Utopia e utopie nel pensiero storico antico

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Utopia e utopie nel pensiero storico antico

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UTOPIA E UTOPIE NEL PENSIERO STORICO ANTICO a cura di

Chiara Carsana e Maria Teresa Schettino > di BRETSCHNEIDER

(a cura di) CI-HARA CARSANA, MARIA TERESA SCHETFINO Utopia e utopie nelpensiero storico anti Co Copyright 2008 > Ernst Bloch, A ddio all'Utopia?

Ii tema dell'utopia pone agli antichisti ii problema iniziale della legittimità di riferire ad epoche e contesti assai precedenti un neologismo, che pure fu ispirato a Tommaso Moro dalla consuetudine con le lingue classiche e sostenuto dagli ideali umanistici. In effetti, ii ñcorso a una lingua morta per veicolare - attraverso la definizione di un "non-luogo" (0i5 TO i-i-oc) o di un "luogo felice" (Ei ToTroc) - una proposta di riflessione, volta a coinvolgere i contemporanei, basterebbe di per sé a ricordare il debito contratto dal pensatore inglese con il retaggio molteplice della Grecia e di Roma. La stessa rinascita umanistica, di cui il pensiero utopico è uno dei frutti di piü larga fortuna nella cultura occidentale, nacque, peraltro, grazie al dialogo costante e al confronto fecondo con gli Antichi. Ii concetto di utopia quale categoria imprescindibile del pensiero occidentale ha innervato altresI la moderna riflessione storiografica sul mondo antico, divenendone un vettore la cui potenza attende di essere individuata appieno. Una volta riconosciuto che il nucleo vitale dell'utopia appartiene di diritto alle civiltà classiche, vale sottolineare che fu quello l'ambito onginario in cui germinarono testi, categoric ed esperimenti di convivenza pre-utopici, germinazione che ebbe nella cultura curiosa e cosmopolita dell'Ellenismo il vivaio privilegiato. a.Itesti In questo ambito, è superfluo, tuttavia inevitabile,ribadirela centralità della Repubblica e dde Leggi di Platone, con le implicazioni di utopia in nuce che sono state da piii parti segnalate: hãsti qui citare il contributo di Margherita Isnardi, risalente a poco meno di yent'anni fa ed esemplare già dal titolo, Motivi utopici — ma non utopia* La prima parte di questa introduzione rielabora la premessa al panel *Pensiero utopico e prassi politica nel mondo antico*, presentato in occasione del IV Convegno internazionale della Utopian Studies Society tenutosi a Madrid nel 2003. La stesura di quella premessa e la realizzazione dell'intero panel non sarebbero state possibili senza ii contributo di idee e riflessioni di Sandrina Cioccolo, che qui sentitamente ringraziaino.

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INTRODUZIONE

in Platone'. Si deve a questa studiOsa di aver precisato nella deontologia (o nel dover essere) l'alternativa platonica tra irrealizzabilità pratica e progetto politico. Secondo tale analisi, la città della Repubblica esiste oltre ii tempo e lo spazio nell'ordine della ragione trascendente. I due tipi di modello di città defirtiti dalla Isnardi, vale a dire l'utopia "programmatica" e "paradigmatica", servono a chiarire appunto l'inapplicabilità tout court del termine utopia alla comunità perfetta proiettata da Platone nell'immaginario. Ristretta ad un grixppo di potere, l'educazion dell'auspicato ceto dei filosofi si riferisce ad un comportamento etico-politico e non (come nell'utopia "programmatica") ad un progetto da considerare in qualche modo realizzabile per la comunità nella sua interezza. D'altronde, i motivi utopici individuati nel testo platonico, cioè ha perfetta unità dell'élite favorita dalle norme collettivistiche e la garanzia eugenetica di continuità della sua eccellenza psico-fisica, non bastano a comporre un modello puro, o "paradigmatico" di critica radicale alla società storica. Almeno un cenno si deve anche al commento tematico alla Repubblicä diretto da Mario Vegetti, ove si è illuminato il significato dell' ambientazione del dialogo al Pireo: questo Scenario di "altrove" rispetto alla città è la condizione necessaria per una proposta politico-costituzionale tanto priva di riscontri nella realtà fattuale di Atene da respirare appieno nella formulazione teorica. La katabasis di Socrate nel "mondo altro" del Pireo rappresenta un vero e proprio viaggio iniziatico verso la conoscenza che lo condurrà alla kallipolis , che è insieme e compito della praxis teorico-etica del filosofo2. Del resto l'apporto platonico agli sviluppi della filosofia si lascia considerare ininterrotto fino all'età contemporanea, con fasi di particolare intensità che tutte, già dal neoplatonismo di Plotino, meriterebbero di essere indagàte sotto la specie dell'utopia3. Nondimeno, è soltanto con Aristotele nella Politica - come ha ben evidenziato Bertelli nel suo saggio sull'utopia antica 4 - che si coglie per la prima volta l'articolarsi del concetto di progetto utopico in contrapposizione al piano concreto della politica, laddove egli distingue nel libro II i progetti ideali - tra i quali cita, accanto alla Repubblica platonica, l'opera di Falea di Calcedone 5 - dalle costituzioni storiche.

M. ISNARDI PARENTE, Motivi utopici — ma non utopia— in Platone, in R. UGLIom (ed.), La cittd ideale nella tradizione classica e biblico-cristiana, Atti del convegno nazionale di studi, Torino 1987, pp. 137-154. 2 M. VEGETrI, Katabdsis, in M. vEoarn (ed.), Platone. La Repubblica, vol. 1.1, Napoli 1998, pp. 93-104; ID., Introduzione, in Platone, La Repubblica, Milano 2007, pp. 39-42. M. IsNAsiol PAIiENTE, Introduzione a Plot mo, Roma . Bari 1994, pp. 61-62. L. BERTELLI, L'utopia greca, in L. FiizPo (ed.), Storia delle idee economiche politiche e sociali, vol. 1, Torino 1982, pp. 471-474,529-532. Falea di Calcedone, vissuto a cavallo tra V e IV secolo aC., è ii primo pensatore politico di cui abbiamo notizia ad avere avvertito la necessità di ricomporre i conflitti sociali attraverso usia parificazio-

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Ma non è col dialogo e col trattato filosofico 6 che si esaurisce la disamina dei teSti antichi all'intemo dei quali è possibile individuare le forme dei "non-luoghi felici" che influenzeranno gli utopisti moderni. E stato merito di Emilio Gabba aver sottolineato come sia soprattutto all'interno di opere di carattere storiografico die vengano a confluire, in eta ellenistica, narrazioni utopiche derivate spesso dalla letteratura paradossografica. Queste rappresentazioni, in cui un' ambientazione di tipo insulare si combina con teorie di costituzioni perfette e con tendenze egalitarie, rispondevano alie sentite esigenze sociali del pubblico ed erano considerate testi storici (e indicativa la loro presenza nella Biblioteca di Diodoro) 7 . Tali rifles sioni, come felicemente iota lo stesso Gabba, penetrano largamente in Roma come espressione di un desiderio di evasione e di pace che si manifesta particolarmente nell'età delle guerre clviii del I sec a C , e confluiscono nella Naturalis Historia di Plinio e nelle Historiae di Tacito8. Ci sembra infine importante segnalare, sulla base deliaricca bibliografia non solo italiana, 1' attuale tendenza ad applicare 1' etichetta di utopia - e talora di distopia - alla realtà parallela nella comniedia attica e ail'elenco di luoghi di delizia tramandato anche nei frammenti dei gastronomi9. b. Le categorie Nel tentativo di delineare categorie utili ad orientàre laricerca, possono essere indicate due linee, che non mancano di punti di contatto La prima nparte dall'etimoiogia ou oroc e individua ii non-luogo entro una geografia aitra 10 , che dali' originaria connotazione mitica (per es l'isoia ne dei beni ottenuta grazie a dei pin ricchi ai piE poveri (Arist., Pol. 1266b, 3-5). Egli immagina una comunità agricola in cui la produzione artigianale sia sotto ii controllo diretto dello stato e ii principio di uguaglianza si realizzi anche attraverso l'istruzione, da impartire a tutti i cittadini nella medesima forma. Falea estende cos! ad un progetto puramente teorico alcune esperienze tipiche della società dorica: vd. BERTELL!, L'utopia greca, pp. 474, 529-532. Vd. pure le Politeiai dei filosofi cinici e stoici di eta ellenistica: infra, nota 23. E. GABBA, True History and False History in Classical A ntiquity, JRS 71, 1981, pp. 50-62 [= Storia vera e storiafalsa nell'antichità classica, in Cultura classica e storiografia moderna, Bologna 1995, pp. 2329]; vd. di recente anche ID., Osservazioni introduttive, in D. AMBAGLIO (ed.), A tti del Convegno "Epitomatied epitomatori: ii crocevia di Diodoro Siculo", Como 2005, pp. 9-10. 8 GABBA, Storia vera, pp. 30-31. G. PADUANO, La città degli Uccelli e Ic ambivalenze del nuovo sistema etico-politico, SCO 22, 1973, pp. 115-144; A. LOPEZ EIRE, Comedia polItica y utopia, CIF 10, 1984, pp. 137-174;E. CORSIN!, Gli Uccelli di A ristofane: utopia o satira politico?, in R. UGLIor'u (ed.), La cittàideale nella tradizione cbssica e biblico-cristiana, Atti del convegno nazionale di studi, Torino 1987, pp. 57-136; M. PELLEGRINO, Utopie e immagini gastronomiche neiframmenti dell'A rchaia, Bologna 2000; M. FMriou, Mundus alter. Utopie e distopie nella commedia greca antica, Milano 2001. 10 F CORDANO, La geografia degli antichi, Roma - Ban 1992, pp. 87-96; GABBA, Storia vera, pp. 23ss.

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dei Feaci nell' Odissea) trascolora in significati religiosi (gil Iperborei, popolo di Apollo, da Pindaro a Plutarco 11) 0 si piega alla parodia (come nel caso della Storia vera e di altre operette di Luciano). Già a metà degli anni Sessanta, Santo Mazzarino segnalava la contiguità tra mito e utopia'2. La seconda linea, phi rilevante nell'ottica che informa gli interventi del volume, si connette alla meditazione antica sulia costituzione e sul regime politico ideali. Nel primo Ellenismo, con riprese a Roma nell' eta tardo-repubblicana ed imperiale, nel quadro di una basileia intesa come miglior forma di governo, l'ottimo monarca, minutamente descritto nelle sue virtü e comportamenti, rendeva ideale lo stato da lui retto. La corrispondenza cos! istituita tra "ideale" e "utopia" non vuole tuttavia tacere la tensione fra due categorie contigue, ma non sovrapponibi11. L ... utopia" contiene una componente variabile, ma pressoché costante, di idealizzazione, mentre l ... ideale" puè fare a meno dell ... utopia". Ii discrimine fra 'ideale" e "utopia", fattori la cui tensione è talora coperta dall' ambiguita del significante, è dato dalla cifra della realizzabilità, ovvero dalla intensità della valenza progettuale, tanto piü forte nell'utopia quanto pitt è potente la dimensione critica che la ispira. Tra progettualità e realizzazione interviene sempre una discrepanza: va da sé che l'utopia non è il residuo non attuato di un progetto, in quanto essa si sostanzia in un sistema. Tale considerazione risulta utile per addentrarsi nel territorio, comune nel mondo antico, dell'idealizzazione di fasi o leaders di un passato anche notevolmente lontano, caso per caso discernendo gli elementi peculiari di ciascun processo di idealizzazione in rapporto alla realtà che lo ha espresso. Si propongono due modalità esemplificative. Neila prima, il passato è idealizzato a partire dall' assunto della sua storicità. Una probabile sorgente di tale formalizzazione rimanda alla propaganda personale che, da Alessandro Magno in poi, mirava ad assimilare la prassi politica del leader alla causa della felicità collettiva e insieme ne garan tiva la realtà fattuale. La seconda modalità, rivolta ancora durante il principato soprattutto al pubblico di lingua greca, manifesto la permanenza di una rilettura in chiave pia marcatamente utopica della storia arcaica dell'Eliade, favorita da una progressiva selezione di episodi semileggendari e decantazione di caratteri individualizzatj (un caso è la fortuna del " M. MENGHJ, L'utopia degli Iperborei, Milano 1998, pp. 29-50, 93-96.

2 S. MAZZARINO, Ii pensiero storico classico, vol.2, Roma - Bari 1966, pp. 37-53,412 n. 555, dove la questione si interseca con la concezione non-lineare (per taluni ciclica) del tempo nella cultura ellenistico-romana, in contrapposizione con quella giudaico-cristiana; sul rapporto mito-utopia vd. inoltre A. GlAicruNi, Mito e utopia nella letteratura greca prima di Platone, RIL 101, 1967, pp. 101-131. Di recente sulla ripresa del mito delI'età dell'oro in autori latini dell'alto principato, si veda R. Evrs, Utopia A ntiqua. Readings of the Golden A ge and Decline at Rome, London 2008.

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perfetto legislatore incarnato da Solone). Nella tradizione storiografica Si profila la ricostruzione di modelli originari e arcaici qualiesempi di armonia e perfezione. Ii modello di città viene proiettato all'indietro in un "non-luogo" circonfuso di un'aura mitica: un'operazione; che Si potrebbe definire "utopia retrospettiva". c. Gli esperimenti di convivenza La riflessione sulle utopie antiche e moderne condotta da Moses Finley a meta degli anni Sessanta 13 ebbe, fra gli altri meriti, quello di focalizzare la corrente propulsiva deli' elaborazione utopica nella cntica sociale Nonostante l'interpretazione finleiana risulti, oggi, per , piii versi datata nella sua filiazione dal dibattito politico-ideologico in cui maturO, essa conserva un suo ruolo, che appare ridimensionato ma non oscurato dalla ricca bibliografia successiva, che ha articolato su nuove prospettiy e la problematica relativa all utopia La spinta alla trasformazione sociale, alla luce del confronto degli studi, si precisa quale chiave di lettura valida, ma non unica ne assoluta, delle formulazioni utopiche dall'Ellenismo all'eta moderna Ii fattore sociale resta predominante, come e naturale, nelle propoSte utopiche all'origine degli esperimenti di convivenza Nel suo compromesso con l'inattuabile, l'elaborazione utopica non vive solo nella descrizione filosofico-letteraria, ma trova sfogo nella orgamzzazione di una società altra, situata in uno spazio separato, costruito secondo calcoii ritenuti ottimali, e strutturata secondo valori, norme e co g tumi eccentrici rispetto alla realtà storica. Entro questa gamma di variabili costitutive, citta e comunita stanno in un rapporto concettuale complesso, anzi proteiforme, fino alla supremazia di un polo sull'aitro e dunque alla scissione. In questa cornice indichiamo quattro tipologie significative per la loro fortuna'4. 1. L'esperienza greca delle fondazioni coloniali, soprattutto nella sua ultima fase (V sec. a.C.), fornisce veri e propri modelli che hanno una diretta ricaduta nelle rappresentazioni di "città ideali". Che la colonia assuma questo ruolo risulta chiaro dalle formulazioni stesse dei teorici dell'utopia: Falea di Calcedone opponeva città di nuova fondazione a

13 M.I. FINLEY, Utopie antiche e moderne, in Uso e abuso della storia. II signficato, lo studio e la comprensione del passato,trad. it., Torino 1981, pp. 267- 289,[=B.M00RE - K.H. WOLFF (edd.), The Critical Spirit. Essays in Honor of Herbert Marcuse, Boston 1967, pp. 3-201. 14 Sulle seguenti tipologie rinviamo alle osservazioni di S. CroccoLo,Tipologie greco-ellenistiche di città ideale, Utopia and utopianism 1, 2006, pp. 14-17.

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città "già abitate" a causa della maggior facilità di applicare alle prime ii principio dell'uguaglianza dei beni 15; Platone immaginava la città ideale delle Leggi come colonia da fondare ex novo. L'idea dell'ottima organizzazione dello spazio trova ii suo esempio pii noto nel ricordo della cobha periclea di Turi, fondazione legata al nome dell'architetto Ippodàmo da Mileto 16 . E significativo che proprio ii principio dell'uguaglianza dei lotti primari, che trova ampia eco nelle fondazioni di "città ideali", abbia come unica attestazione ii racconto di Diodoro relativo alla distribuzione di terra a Turi 17; essa continuerà ad evocare, nella fantasia popolare, l'immagine di un paradiso di facile ricchezza 18• Nell'estremo tentativo di costruire una società rinnovata dal confronto panellenico, si affermè la convinzione che una progettualita urbanistica capace di garantire uno spazio perfetto, cioé condizioni di vita ottimaii, bastasse a determinare una comunità coerente con quel livello ideale Erano implicite in tale convinzione l'esemplarità e la potenziale replicabilità deli' esperimento urbanistico, previo adattamento alle caratteristiche topografiche del luoghi prescelti. In questo filone del pensiero utopico valgono da fonti tanto disegni di progetti urbanistico-architettonici irrealizzabili o irrealizzati, quanto intere città, quartieri o edifici, in cui si sperO di avverare una scheggia di mondo ideale. L'enorme materiale disponibile è oggetto da parte degli storici dell'urbanistica e dell'architettura di quella disamina che diede a Lewis-Mumford l'abbrivio able sue illuminanti opere sulla città nella storia e sulla storia deli'utopia20. 2. Al principio urbanistico della trasferibilità delle condizioni materiali dello Spazio migliore per la vita sociale si è opposta a put riprese la fiducia nell'unicità spazio-temporale di esperimenti di convivenza, di volta in volta Soggetti alla definizione di "città ideale". Fra una miriade di esempi, basti citaré quello di Uranopoli, città ideale fondata nel primo Ellenismo da Alessarco, figlio di Antipatro. Nonostante la scarsità delle fonti, che aveva fatto sottovalutare proprio a Finley l'episodio fino a indurlo ad ascriverlo , gli studi piü recenti convergono nell' ammettere che motivi politici contingenti rendevano la penisola calcidica l'unica sede possibile per Uranopoli, ovvero per la discesa, del 'Cielo" sulla terra 21 . Si scorge, in questo caso,la continuità con l'assimilazione ad Ouranos di una delle città dominanti nella storia dell'•Ellade, Tebedi Beozia. C'6 da chiedersi se ii modello di Cadmos, mitico fondatore di Tebe, da annovaverare fra gli "urbanisti" che guardavano gli astri, quale Metone, architetto della città degli Uccelli, e ii famoso Ippodamo di Mileto, , non fosse presente nell'utopia di Alessarco, che aveva tra l'altro assunto il nome di Helios. 3. Ii principio di unicità spazio-temporale si declina nella variante che designa quale luogo eletto la zona pii bella di una città magnificente. A tale apparente riduzione topografica corrisponde l'estensione del principio di unicità allo stile di vita ideale, che tale puè dirsi anche perché circoscritto e sommamente elitario. In una fase piñtarda dell'Ellenismo, e tuttavia collegabile al caso di Uranopoli per l'insistenza sulla simbologia celeste, si attesta al Canopo, in Alessandria d'Egitto, la comunità degli A mimetobioi, cioé dei pochi uniti dall'inimitabile vita 22 . Questo gruppo, che rivendicava a sé qualità e privilegi piii che umani, ove i'mcredibile sfarzo era forse meno caratterizzante della raffinatezza culturale, venne costituito da Cleopatra con Antonio. Genitori di due gemelli, chiamati Helios e Selene, Antonio e Cleopatra con il loro scelto seguito Si inscrivevano in una prospettiva astrale (Plut., Ant. 28-29). 4. Mentre le prime tre tipologie sono accomunate, seppur in diversa misura, dalla materialità del contesto urbano, ché fissa le coordinate di ciascunã esperienza, l'ultima tende ad assolutizzare ii dato etico-sociale. Attingendo ad un'altra suggestione di Finley, confermata dal successivo fiorire di contributi sulla scuola cinica, vale ricordare la proiezione utopica di filosofi come Cratete di Tebe (IV sec. a.C.). Autore dei versi sulla città di Pera (Bisaccia), egli vi estremizza gli ideali di una semplicità ascetica fino alla miseria e una concezione cosmopolita di segno apolide, ideali del resto intrinseci alla morale cinica: il luogo ideale non coincideva con uno spazio urbano fisico, ma con ii patrimonio morale ed intellettuale di uomini rinnovati dalla filosofia23. 21 Si veda ora F. LANDTJCCI GATFIN0NI, L'arte del potere: vita e opere di Cassandro di Macedonia, Stuttgart 2003, pp. 68,90-91, 122. 22 Vd. anche M.T. ScnErnNo, La boisson des dieux. A propos du banquet de Cléopdtre, DHA 32, 2006, pp. 59-73. 23 Vd. pure le Politeiai di Diogene e di Zenone, modelli utopici di anti-città: cfr. BERTELLI, L'utopia greca, pp. 553-556; D. HENNIG, Utopia politica, in S. Saris (ed.), I Greci. Storia, cultura, arte, Societd, 2.3, Torino 1998, pp. 503-523.

INTRODUZIONE

La trama di testi, categorie ed esperimenti di convivenza fin qui sommariamente enunciata sostiene gli interventi che compongono ii volume. Questo lavoro prosegue la riflessione che ha avuto inizio in occasione della nostra partecipazione a due convegni internazionali organizzati dali' Utopian Studies Society rispettivamente a Madrid e a Porto nel 2003 e nel 2004. In tale occasione, da un lato, abbiamo enucleato i problemi di metodo connessi con ii tema deli'utopia, problemi che trovano nel volume un nuovo banco di prova; daii'altro, abbiamo rilevato il minor apporto dato dalla bibliografia moderna alla disamina del versante romano deil'utopia, sia nei suoi addentellati con ii mondo ellenistico, sia in rapporto allo sviluppo del pensiero politico e storiografico. Ii piano generale di questo lavoro presuppone i contributi fondamentali di S. Mazzarino, M.I. Finley ed B. Gabba che abbiamo già citati. Da storici, questi studiosi sono stati i primi a riflettere sul rapporto tra realtà storica e istanze utopiche, in specie nel mondo antico. Sul piano della meditazione storiografica e storico-politica antica la strada cos! autorevolmente aperta è ancora sentiero in parte inesplorato. Perciô ci è parso foriero di interessanti sviluppi e nuovi risultati riprendere tali prospettiye di studio, applicandole all' ambito del pensiero politico e storiografiCo attraverso la selezione di momenti e opere nodali tra la fine della repubblica e il tardo impero. A tali presupposti Si richiama ii titolo di questo volume, che intende sottolineare l'assenza di una definizione univoca del concetto di utopia e la molteplicità delle elaborazioni appartenenti a tale dimensione che costellarono ii penSiero politico antic0 24 . Le fonti discusse dai contributi che il volume riunisce non appartengono a un ambito strettamente filosofico, ma propongono uno spettro di analisi che pertiene alla riflessione politologica, in testi che vanno dalla storiografia alla pubblicistica o a rappresentazioni dello spazio urbano e a progetti di fondazione. Ii volume si è venuto a configurare come un dibattito infieri attorno al concetto stesso di utopia e alle sue potenziali applicazioni alla realtà antica. Vale sottolineare che attraverso tutti i contributi del volume si dipana la volontà di affrontare in modo problematico tali questioni come presupposto teorico e metodologico all'analisi delle fonti. Ne scaturisce una molteplicità di interpretazioni all'interno delle quali è possibile cogliere alcune linee di fondo comuni a molti degli interventi, linee che spes SO Si intrecciano e di cui indichiamo le piü significative. Una questione che attraversa ii volume è quella del discrimine tra ideale e utopia, del quale si è discusso nelle pagine precedenti. 24 Sulla distinzione fra utopia e utopismo, su cui la critica moderna si è a lungo interrogata e che ha trovato in R. TROUSSON (V oyages aux pays de nulle part, Bruxelles 1999 [1975) uno dei principali formulatori, rimandiamo alla discussione di M. MONETI CODIGNOLA, Ilpaese che non c'è e i suoi abitanti, Firenze 1992, pp. 8 ss.

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La ricerca di mondi e progetti alternativi è espressione di una disillusione e prende le mosse da un atteggiamento critico rispetto al presente. Alla critica e al rifiuto del presente corrisponde una fuga in un passato idealizzato e trasfigurato, circonfuso di aura mitica, che abbiamo precedentemente definito come "utopia retrospettiva". Questo atteggiamento rimanda a una componente piui generalmente "ucronica" del non-luogo dell'utopia, in cui la dimensione del tempo è alterata. L' atemporalità sfocia nella costruzione di paradigmi perfetti, astorici e immutabili, che valgono da parametri ideali cui tendere. Ii volume è diviso in tre sezioni. Nella prima viene affrontato da diverse angolazioni e in differenti ambiti temporali ii complesso problema del rapporto tra prassi politica e tensione utopica. Tale sezione si apre con una riflessione sulle valenze utopiche del modello della costituzione mista, che mette in luce la presenza dell'utopia retrospettiva in una serie di testi greci e latini (C Carsana) Il secondo contributo esamina un testo teorico, il De legibus di Cicerone, interrogandosi sulla dimensione utopica del trattato in rapporto alla sua contestualizzazione storica e sul nucleo problematico del discrimine fra ideale e utopia (S. Pittia). Ii terzo intervento riguarda l'ambito specifico della letteratura ebraica di epoca greco-romana; esso esamina alcuni testi, pervenutici soprattutto attraverso la tradizione cristiana, in cui l'utopia assume la forma prevalente della letteratura visionaria e apocalittica; Mosè e altri personaggi della tradizione nazionale assurgono a livello di metastoria e sono trasferiti in una dimensione fuori dal tempo (L. Troiani). Ii lavoro seguente ci porta in eta adrianea e descrive l'attività svolta dall'imperatore come nomothetes della città di Atene, in cui l'esplicito richiamo ai nomoi di Dracone, Solone e Clistene, conSacrati dalla tradizione quali paradigmi di perenne attualità, riconduce al temà dell'utopia retrospettiva (A. Galimberti). Segue un' analisi della rifles sione politica formulata da Cassio Dione nell. 52 della sua Historia Romana, condotta alla luce del giudizio elaborato dallo storico sul presente e del rapporto problematico . tra tentativi riformatori e prospettiva utopica (M.T. Schettino). Chiude la sezione un contributo dedicato all'optimus princeps nell'Historia A ugusta, il cui autore, che non nutre illusioni a proposito dell'impero passato e futuro, si rifugia nell'elaborazione di modelli dai tratti irrealistici in cui la cifra utopica trascolora nel meraviglioso (A. Molinier Arbo).

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La seconda sezione è dedicata all'organizzazione dello spazio sia in ambito privato che nella fondazione di città. Ii primo dei due interventi che la compongono volge l'attenzione dallo spazio pubblico alla dimensione privata, di cui si discute ii valore antinomico rispetto al primo, nonché la funzione di luogo-rifugio, al di fuori della realtà, lontano dalle preoccupazioni della vita politica, al fine di misurarne la cifra utopica (R. Robert). Ii secondo intervento focalizza invece 1' attenzione su un caso-studio specifico, quello della fondazione di Antinoe, che riflette l'intento da parte di Adriano di costruire un luogo perfetto, e perciô paradigmatico, non solo urbanisticamente, ma anche politicamente, trasformando la struttura amministrativa di una realtà poliadica minore in un manifesto del culto imperiale di caratura ecumenica (E. Calandra). La terza e ultima sezione riunisce una serie di rappresentazioni di altri mondi di carattere utopico o distopico. Ii tema del viaggio percorre ii primo contributo. La descrizione di popoli ignoti tendeva a selezionare comunità straordinarie, i cui sistemi sociali e di governo presentavano tratti utopici. Sulla base del modello archetipico di Odisseo, nelle fonti antiche ii viaggio divenne ben presto metafora dell'arduo cammino verso la conoscenza, cos! come le figure del navigatore e del pescatore simboleggiarono l'ottimo governante (S. Cioccolo). Ii secondo contributo prende in esame ii catalogo di utopie incluse nell'opera storica di Diodoro, riguardanti sistemi politici di popoli pin o meno conosciuti e nelle quali si rivela un'implicita connotazione di critica sociale (D. Ambaglio). Ii terzo intervento, prendendo spunto dalla prospettiva entro cui l'opera di Luciano è stata letta dagli utopisti di eta moderna, vi cOglie una serie di nuclei tematici che e possibile identificare come utopici, nella narrazione, squisitamente metaletteraria, di viaggi in "altri mondi" situati in una dimensione alterata dello spazio e del tempo si esprimono una critica alla società umana e la rappresentazione di sistemi alternativi (C. Carsana). Ii contributo che segue indaga il nesso tra utopia e viaggio all'interno di un contesto storiografico quale riflesso dell'interpretazione della realtà storica, sia essa passata o presente; esamina in specifico la cosiddetta utopia di Teopompo, distinguendo tra i suoi elementi originari e i tagli interpretativi operati da Eliano, che conserva la descrizione dello storico greco (M.T. Schettino). Ii volume si chiude con un contributo che prende in esame una serie di testi di eta tardoantica, in cui si presentano immagini della realtà imperiale contemporanea talmente anacronistiche da apparire utopiche.

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In particolare, nel De gentibus Indiae et Bra gmanibus di Palladio si narra del viaggio di uno scolastico di Tebe d'Egitto verso l'India e del suo soggiorno nelia mitica isola di Taprobane, sovrapponibile alle isole utopiche della tradizione ellenistica. Nel racconto questa mitica terra, che assicura felicità e longevità ai suoi abitanti (macrobioi) , cede al confronto con l'impero romano contemporaneo, che gil abitanti di Tapobrane rispettano e temono per ii suo superiore valore militare e tecnico: Un mondo dunque, l'impero, presentato come preferibile a qualsiasi terra di utopia. Ii contributo mette giustamente in rilievo un problema nodale: Palladio, come gli altri autori dei testi presi in esame, considerava da y -veroaulsd tàprenaziodl'mchentva offrire ai suoi lettori? Le utopie tardoantiche sono davvero da considerarsi tali? (G. Zecchini). Sulla scia del problema posto dall'ultimo intervento vorremmo concludere rilanciando ii dibattito. Benché l'impero romano per gli autori tardoantichi potesse costituire una reaità tangibile, ii confronto con un'isola felice di utopia ne sottintende nondimeno 1' assimilazione a quest'ultima. La questione della doppia percezione (quella dell' autore e quella del lettore, non sempre appartenenti alla stessa epoca) che le rappresentazioni utopiche comportano, non riguarda peraltro solo ii tardoantico e obbliga a interpretare secondo una corretta prospettiva storica queste come tutte le altre fonti dell'antichità, per coglierne appieno ii significato in rapporto al variare dei tempi e delle circostanze, nella misura in cui le visioni utopiche e ucroniche sono sempre frutto dei ternpi che le hanno prodotte. Desideriamo ringraziare ii prof. Giuseppe Zecchini per aver benevolmente accolto ii nostro volume nella collana da lui diretta. Cogliamo altresi l'occasione per esprimere la nostra gratitudine al prof Emilio Gabba per 1 SUO1 preziosi consigli e la lettura della nostra introduzione Chiara Carsana, Maria Teresa Schettino (settembre 2007) Riferimenti bibliografici La bibliografia che segue raccoglie, oltre ai lavori citati in nota nell'introduzione, una serie di altri titoli recenti riguardanti l'utopia antica. AMlorri 1988 BERTELLI 1980

G. Avuorri, Le isole Fortunate. Mito, utopia, realtà geografica,

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SYLVIE PITFIA

cicéronienne, en posant que les sympathies idéologiques de Cicéron ont une valeur générale applicable aux lois de Rome. Mais ce choix de l'immutabilité laisse pendantes encore d'autres difficultés. D'abord ii laisse ouverte la question des lois nouvelles: de facon purement negative, le principe d'intangibilite des lois encourage 1' intercessio t6 et surtout 1' obnuntiatio t7 pour se prémunir de mesures nouvelles réputées mauvaises (3.42-43). Cette intangibilité affaiblit paradoxalement la portée même du traité parce qu'elle incite a l'obstruction systématique. La question de savoir quelle extension territoriale Cicéron entendait appliquer a ses lois reste egaiement posée. Un passage du livre 2 accrédite l'universalité territoriale du De legibus t8 . On sait que, peu de temps avant l'epoque de la redaction du De legibus, Pompée avait impose des modèles institutionneis romains dans la Bithynie qu'il venait de conquérir t9 . Girardet, dans sa monographie, répond implicitement a la question de l'extension territoriale des lois cicéroniennes des le titre, die Ordnung der W elt, soutenant i'idée qu'il ne s'agit pas seulement de perfectionner les lois des Romains, mais d'éiaborer un ensemble applicable a toute la sphere de l'imperium Romanum. Ii y a là une nouveauté dans le traité, celle qui consiste a considérer les lois de Rome comme applicables a toutes les autres communautés du monde, précisément en vertu de leur lien avec le droit naturel 90 . Pourtant, la nuance apportée en 3.4 (leges damus populis liberis) peut faire douter que la pensée cicéronienne ait revêtu une dimension cosmopolite: Perelli 91 considère la lecture du traité comine une derive des modernes. Cicéron pouvait-il avoir en tête les populations sujettes de l'empire on seulement les peupies libres aux marges du monde romain? Les lois proposées dans le traité ne peuvent guère passer pour des lois applicables a i'humanité. Elles sont plutôt destinées aux populi liberi, c'est-à-dire a ceux qui échappent a la gouverne d'un monarque, aux peuples qui sont tout sim-

cf.

86 Sur le role salvateur de l'intercessor, 3.11, ob ii apparaIt que l'intercession West pas exciusivement réservée aux tribuns, mais a tout citoyen soucieux du salut de l'Etat (cc qui pent paraltre Comme une justification a posteriori des intitiatives prises pour éliminer les Gracques, entre autres). Voir aussi la mention des en 3.27 (probabiles morae) , allusion aux procedures d'obstruction liées an droit d'auspices. 87 PERELLI (II pensiero politico, p. 128-129) relève que les exemples de lois mauvaises dont Cicéron vante l'annulation sont précisbment des lois auxquelles les augures ont fait obstacle, comme cc fut le cas pour la lex Titia agraria de 99 on les leges Liviae de 91. Voir Cie. Leg. 2.14 et 2.31. C'est contre ces abus de l'augurat que Clodius avait tenté de réagir, D. C. 38.13.3-38.14.2. 88 Cic, Leg. 2.35: non enim populo Romano, sed omnibus bonis jirmisque populis leges damus. Signalons deux allusions indirectes a cette universalitb des lois en 1.57 et 3.4. 89 Ces dispositions imposées aux cites bithyniennes se dhduisent de Plin. Epist. 10.112, 10.114 et 10.115. 9° Même idée chez RAWSON, The Interpretation, p. 134-135. ' PERELLI, 11 pensiero politico, p. 125-126.

cf.

LA DIMENSION UTOPIQUE DU TRAITE CICERONIEN DE LEGIBUS

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plement organisés dans une respublica, qu'elle soit aristocratique ou democratique ou mixte92. Parmi les mesures nouvelles, figure 1' extension du délai reel d' exercice de la censure. Une des hypotheses possibles - certes hardie, et qui, je crois, n' a pas été avancée jusqu' a present - serait que cette extension soit rendue nécessaire non seulement par la volonté d'accroItre les pouvoirs mêmes des censeurs, mais qu'elle pourrait correspondre a la prise en compte de la nouvelle terntorialite de la cite romaine Si dans la cite des origines, ii était possible de réaliser l'ensemble des operations du census en dix-huit mois du fait de la proximité géographique entre le centre civique et la residence de la majorité des ciues, ii West plus techniquement possible de faire venir a Rome en peu de semaines ou même de mois les membres du corps civique. La proposition cicéronienne pourrait être une option distincte de la solution qui consisterait a tranférer a l'échelon municipal les operations de cens: Cicéron serait alors resté fidèle a l'esprit originel de la censure, concue dans une optique centralisatrice, tout en l'adaptant a l'accroissement du corps civique. Mais c'est là pure conjecture et aucun passage du texte n'accrédite formellement cette interpretation. Quoi qu'il en soit, l'extension de la durée des tâches censoriennes, s ' accompagne d'une redefinition elargie de leurs pouvoirs. Des fonctions dont lä nature est empruntée a l'heritage institutionnel des cites grecques sont assignees aux censeurs (3.11 et 46-47). Ils deviennent responsables de la légitimité des lois, doivent recevoir les redditions de comptes de tous les magistrats a leur sortie de charge" et rendre un avis préliminaire sur les decisions officielles. Les censeurs deviennent les gardiens des lois 94 , les vop.oXaKEc: cette proposition, en elle-même, sous-entend l'existence possible de violations de la loi, d'illegalites commises par des responsables officiels. Elle est grecque dans son esprit, elle soumet la sphere publique a une exigence de moralisation, tant dans la dimension publique que privée de 1 'existence, elle fait peser sur les homines politiques des exigences et, plus encore, des menaces de vraies sanctions. Cicéron laisse entendre en 2.14 que, contrairement a celles qu' avaient redigees pour la Grande Grèce Zaleucos et Charondas, les lois proposées pounaient être d'abord écrites pour l'étude et le plaisir

Die Ordnung der W elt, p. 161. C'est la tradition de l'di9uva grecque. Sur ces aspects, voir KEYES, Original Elements, p. 316317; RA W SON, The Interpretation, p. 144-146; PERELLI, II pensiero politico, p. 134-135. Sur le modèle des V%LO^6XaKE3 conçu par Demetrios de Phalhre, voir H. J. GEHEXE, Politik und Philosophie bei Demetrios von Phaleron, Chiron 8, 1978, p. 149-193, spec. p. 152-162; Chr. HABICHT, A then, Die Geschichte der Stadt in der hellenistichen Zeit, Munich 1995 (cite dans l'édition française A thènes hellenistique, trad. fr. M. et D. Knoepfler, Paris 20062), spec. p.73. 92 GIRARDET,

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SYLVIE PITHA

(studii et delectationis causa) 95 . De la sorte, ii semble admettre que son traité West pas destine a la communauté civique du temps present, mais A un corps civique futur, capable de vertu politique 96 . Si la remarque du paragraphe 2.14 s'applique bien a Cicéron lui-même, la dimension utopique du livre en serait renforcée. Rappelons enfin que la tension voire la contradiction entre réalité et utopie sont rendues gerables par le choix même de la forme dialoguée. Ainsi les divergences de vues entre les deux frères, a propos des tribuns de la plèbe notarnment, permettent de presenter un point de vue contrasté: là oü Quintus désapprouve l'abandon des mesures syllaniennes, Marcus defend les initiatives de Pompée visant a rétablir le pouvoir des tribuns. Ii en est de même pour le débat sur le vote secret. L'absence d'assentiment entre les interlocuteurs, l'aveu de n'être pas convaincu permettent a l'auteur de conceder implicitement la faiblesse de certains arguments sans renoncer toutefois a les faire valoir 97 . Cicéron West pas dans l'obligation de proposer une constitution qui fasse consensus, ii ne se place pas dans la perspective de convaincre une assemblée civique, de faire adherer largement a un projet politique et institutionnel qu'il faudrait traduire en actes. En cela, on pent admettre qu'il est dans l'utopie. La polyphonie inhérente a la forme dialoguee pourrait affadir cette dimension en ce que la contradiction du du débat ne permet pas d'affirmer complètement une préférence et done exciut toute normativité - or ii West pas vraiment d'utopie sans dimension normative. Le tableau que forment les lois religieuses (2.19-22) et les lois politiques (3.6-11) constitue en fait le cceur de 1' expression normative et donne sa justification a une lecture du De legibus comme utopie. Conclusions

Tentons pour conclure de soupeser les éléments qui sont dans la balance. Ceux qui font renoncer a une lecture du traité comme utopie sont précisément tous les exemples historiques, y compris ceux empruntés aux autres Etats ou royaumes 9t , mais aussi ceux de l'histoire

GIRARDET (Die Ordnung der W elt, p. 9 et n. 40) comprend le passage comme la volonté d'opposer Zaleucos et Charondas a Platon. Peut-on exclure l'hypothèse que Cicéron prenne une distance personnelle avec son traité et souligne aussi la difficulté d'une mise en pratique? S 'ii était écrit studiis et delectationis causa, le De legibus en revétirait une dimention utopique accrue. KEYES, Original Elements, p. 310. n Cf. par exemple Cie. Leg. 3.26 (nO Quintus reçoit le renfort d'Atticus) et 3.37. Voir FERRARY, Le idee politiche, p. 781 et 785. 98 Xerxès et les Perses (Cic. Leg. 2.26); lois de Lycurgue, de Solon, de Zaleucos et Charondas, avec on intérêt moindre pour Sparte (2.39; 3.16) et Athbnes (2.35-36; 2.40; 2.59; 2.64-66; indirectement en 3.46 et 3.47) face a la Grande Grbce,jugee plus intéressante (2.14-15).

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romaine 99 . Les éléments qui feraient pencher pour un ouvrage marqué par l'esprit utopique sont associés au souci d'amenager les institutions réelles pour les tirer vers la perfection: par exemple l'idée que les censeurs resteraient vraiment en place cinq années (3.7), la volonté de faire respecter les lois sur 1 'iteration et les intervalles entre les magistratures (3.9), la procedure de vote libre mais surveillé par les bons citoyens (3.10), le respect des auspices et la requête de l'incorruptibilité des magistrats (3.11), le role repensé des tribuns de la plèbe (3.19-26) etc. Sans doute la dimension utopique la plus probante est celle du paragraphe 3.29 qui contient les promesses de développer la formation et l'éducation (educatio et disciplina). Cicéron veut parler non de hominibus qui nunc sunt sed de futuris. Malheureusement ces passages-là ne sont pas préservés on Wont pas été écrits, mais il importe pen que le livre 4 Wait jamais été redige ou que sa transmission ait connu trop d' aléas: l'intention marquee par Cicéron est claire, indépendamment de cc qui est conserve du texte. L'Arpinate a manifesté la volonté de changer la vie morale et les comportements des dirigeants, d'éduquer les chefs 100 . C' est en empruntant cette voie que Cicéron pensait pouvoir recomposer les fondements de la communauté civique et de son organisation. Implicitement cc primat accorde a l'education minore l'urgence a reformer les lois: si la conduite des magistrats peut être a long terme amendée par les vertus de l'éducation recue, alors les changements institutionnels immédiats perdent de leur acuité. Le traité, sur cc point, est, sinon contradictoire, du moms marqué par une réflexion en deux étapes: reformer les lois pour le temps present; reformer la morale des classes dirigeantes pour n' avoir plus a reformer les lois dans le futur'° 1 . N'oublions pas que les lecteurs potentiels de Cicéron auraient été les membres de la classe dirigeante, il ne pouvait pas mettre l'accent sur des éléments trop innovants. Assurément l'ouvrage se veut un traité de sagesse pratique, compose sur un sujet qui n'était pas nouveau - la meilleure constitution - mais le but de Cicéron était bien d'en proposer une qui ait a voir précisément avec la réalité. Paradoxalement, la dimension utopique est peut-être IA, faire de la théorie politique non en se tenant protégé et a l'écart du monde mais sous la lumière des réalités de la cite (3.14), et non pas comme les premiers Stoiciens 1 avaient fait D'ou precisement la nuse en valeur du modele de Demetrios de Phalere, peripateticien, homme de

Episode des Bacchanales (Cic. Leg. 2.37); longues discussions sur le role des tribuns de la plèbe (3.19-21). 100 Cic. Leg. 3.32: ego autem nobilium uita uictuque mutato mores mutari ciuitatumputo. 101 How, Cicero's Ideal, p. 34.

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SYL VIE PITTIA

science et en même temps homme de sagesse pratique 102• 11 l'emportait par sa culture et sa science autant que par son aptitude a gouverner: et doctrinae studiis et regenda ciuitate princeps. Cela ne signifie pas qu' ii faille surestimer l'influence de la pensée péripatéticienne sur le De legibus 103 . Cicéron ne rédige pas une constitution de Rome a la facon dont Aristote a redigé une constitution d'Athènes. L'Arpinate prend sa cite pour modèle et, en même temps, ii entend y réaliser son ideal politique. Mais il reconnaIt lui-même que cette n'a guère de chances d'être appliquee de son temps. Elle a en tout cas été composée pour une république a venir, pas pour guérir une republique malade et qu'on pourrait soigner'04 , et il West pas certain que Cicéron ait associé son projet a la mise en place d'un nouveau r6gime105. La faible portée politique du modèle offert par le De legibus est peutêtre le signe le plus fort de la dimension utopique du traité. Le livre est demeuré sans veritable postérité dans la pensée politique et dans la philosophie antique. A la fois trOp marqué par son essence républicaine et pas assez visionnaire pour proposer des formes de constitution adaptées aux temps nouveaux d'un empire territorial étendu. Cicéron pensait encore trop les lois de la cite a l'échelle des territoires de l'Italie, pas a la mesure d'un empire . Cette cite romaine-IA n'existait plus nulle part, et Pon ne pouvait y revenir, elle était, de fait, utopique. SYLVIE PITTIA

Università de Reims UMR 8585, Centre G. Glotz

102

Cie. Leg. 2.64 et surtout 3.14: Phalereus ille Demetrius [...] mirabiliter doctrinam ex umbracu-

us eruditorum otioque non modo in solem atque in puluerem, sed in ipsum discrimen aciemque produxit.

Sur Faction de Demetrios, voir Habicht, A thènes hellenistique, p. 71-84. 103 How (Cicero's Ideal, p. 27) insiste sur le fait que Cichron utilise beaucoup l'enseignement des péripatéticiens dans le traité mais West pas tenu par leurs conclusions. FERRARY (Le ideepolitiche, p.778) souligne que certains passages comme 3.13-14 invitent a ne pas surestimer l'influence stoIcienne en général et panbtienne en particulier, le traith étant clairement place sons l'inspiration de Platon, d'Aristote et de l'école péripatéticienne en général, avec les mentions explicite de Théophraste et Dicéarque. 104 KEYES, Original Elements, p. 323. 105 C'est en tout cas l'opinion d'E. LEPORE, Ii principe ciceroniano e gli ideali politici della tarda repubblica, Naples 1954, p.288.

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L'UTOPIA IN ALCUNI TESTI DELLA LETTERATURA EBRAICA DI ETA GRECA

L'utopia puè essere definita una categoria mentáie che varia ovviamente nel tempo e nello spazio. L' antichità ha dato al termine un' accezione e una pregnanza differenti dalle nostre. Ma un atteggiamento, una disposizione d' ammo possono essere individuati costantemente nello scorrere del tempo. Variano i contenuti e i modelli, ma non la forma. Per usare un'espressione di G.W.F. Hegel, l'uomo fugge dalla realtà nel mondo della fede ii regno che . B ii processo denominato , una complessa operazione psicologica attraverso la quale l'individuo, motu proprio, Si estrania da sé alla ricerca dell'identità di un'altra persona (che, tra 1' altro, significa "maschera"). Per venire all'antichità, osserviamo come ii giovane Hegel abbia teorizzato che una delle ragioni fondamentali dell' affennazione del Cristianesimo sarebbe stato ii (presunto) dispotismo dell'impero romano che avrebbe soppresso la libertà e indotto gli uomini a confidare di cercare la felicità in cielo. Come dice J.J. Rousseau, . Sarebbe fin troppo facile scomodare i nostri classici della letteratura, ad esempio Ugo Foscolo o Giacomo Leopardi che, ad ogni pie sospinto, ci stimolano a ragionare amaramente sulle illusioni come motore delle azioni umane1. L'antichità greco-romana, come è ovvio, ha conosciuto vane forme ed espressioni di utopie che rientrano in un genere di letteratura molto piü diffuso di quanto non risulti dai resti che ci sono stati tramandati 2 . Se è possibile e legittimo generalizzare, questo tipo di speculazione ha delle peculiarità che non si riscontrano nell' analoga e coeva produzione letteraria dei popoli vicino-orientali. Alludo a un fenomeno che coinvolge

E.J. BICI JvIAN -

p. 249.

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2 Cfr. L. BERTELLI, L'Utopia greca, in L. FIaPo (ed.), Storia delle idee politiche, economiche e sociali, Torino 1982, vol.1, pp. 463-581; ID., L'Utopia, in Lo spazio letterario della Grecia antica, vol. I, Roma 1992, pp. 493-524; G. Vi'orri (ed.), A ristotele. Racconti meravigliosi, Milano 2007.

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queste letterature orientali d'età greco-romana ed è legato alle loro particolari vicissitudini politiche. Qui, in particolare nel Vicino Oriente, l'utopia assume, per cos! dire, la forma prevalente della letteratura visionaria, escatologica e apocalittica (nel senso specificamente etimologico, "rivelatrice"). Ii libro biblico di Daniele, pur nella complessità dei suoi contenuti e della sedimentazione dei materiali sovrapposti che hanno finito per comporlo, rappresenta un esempio di letteratura utopica in cui avvenimenti di storiä dinastica e politica delle monarchie macedoni d'Oriente sono estrapolati e collocati in una dimensione fuori della realW. Uno dei motivi e costituito dalla circostanza che il mondo vicinoorientale e sottoposto da secoli all'amministrazione greco-macedone. L'autore di IMaccabei come pure Flavio Giuseppe parlano apertamente di schiavitü inflitta a Israele dal "regno dei Greci" . Facciamo alcuni esempi. Uno scritto in versione demotica, definito correntemente La Profezia dell'A gnello, predice la conquista dell'Egitto da parte degli Assiri e la deportazione delle sue divinità a Ninive. Questo scritto ci è noto da un papiro demotico risalente all'epoca di Cesare Augusto. Ovviamente, dopo un periodo di grande tribolazione, ii lettore è rassicurato sul futuro (anche se in tempi lunghi). Seguirà una beatitudine avulsa dai vincoli del tempo. Questa tradizione compare anche nella traduzione delle "sacre scritture" egiziane compiuta da Manetone di Sebennytos nel III a.C. Egli annota, per esempio, die ii primo re della XXIV dinastia sarebbe stato Boccori il Saita4'o dpvLov eaTo5 Analogo sembra ii caso de L'Oracolo del V asaio, scritto in stile profetico e sibillino. Anche qui l'utopia si esprime, dopo la descrizione dei mali presenti e immediatamente futuri, con la predizione della finale, definitiva liberazione dal giogo straniero 6• Anche la letteratura ebraica di epoca greco-romana non si sottrae a questa caratteristica generale. L'estraniazione dalla realtà si materializza nella manifestazione del trascendente. Perfino un razionalista ante litteram, quale puô essere definito l'anonimo autore di I Maccabei, presuppone che l'epoca del profetismo non sarebbe definitivamente tramontata 7 . Egli immagina che verrà un tempo in cui i profeti potranno ripristinare ii collegamento, ora interrotto, della storia di Israele con il trascen-

L. TRoiMsi, Ii >. La tradizione "storica", cos! come è consegnata nell'Antico Testamento, è trasferita nel mondo dell'irrealtà. In un altro scritto giudeo-ellenistico, parallelo ai libri storici della Bibbia, la cosiddetta A ssunzione di Mosè (o Testamento di Mosè), Giosuè, figlio di Nave, vede due Mosè nel momento del trapasso: l'uno che sta insieme agli angeli, l'altro ritenuto degno di sepoltura sui monti, presso dirupi 10• Ancora pii significative le

Cfr. P. SACCHI, L'apocalittica giudaica e la sua storia, Brescia 1990. A.-M. DENTS et collaborateurs (avec le concours de J.-CL. HAELEWYCK), Introduction a la littérature religieuse judeo-hellenistique. Tome I (Pseudepigraphes de l'A ncien Testament), Turnhout 2000, pp. 331-348. 10 Ibid., pp. 431-475; cfr. specialmente pp. 445-446.

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espressioni contenute nella cosiddetta A pocalisse di Sofonia. ". Questo genere di letteratura, definito comunemente dalla dottrina moderna "apocalittico", con tutte le sfumature, i dinieghi e I distinguo die segnano di consueto un dibattito scientifico che voglia essere definito serio, finisce per eSSere, in sostanza, una delle tante espressioni che l'utopia assume nei pensiero antico. Almeno a partire dai tempi maccabaici (166 a.C.), 1 'ebraismo deve misurarsi con i parametri e gil stimoli della paideia, con gil eserciti, i mercanti e gli intellettuali greci. Come Sesoosis per gil Egiziani e Nabucodonosor presso i Babilonesi, Mosè e altre figure della tradizione nazionale assurgono a livello di metastoria e sono di fatto collocate sul piedistallo dell'utopia 12• Questo fenomeno non è solo provocato da presunti velleitarismi di riscossa nazionale. La Vita di Mosè di Filone Alessandrino non è certo un manifesto d'indipendenza politica. Il legislatore diviene l'esempio della perfezione spirituale cui puô arrivare la natura umana. Egli è segregato dal tempo e dailo spazio. La forza dell'ellenismo e ii suo potere disgregatore delle antiche civiltà nazionali soliecitarono un flione di letteratura che tendesse a collocare fuori del tempo e dello spazio I grandi protagonisti del passato e non ii esponesse ali'usura del tempo e deli'evoiuzione dettata dai contatti reciproci. Ii sacerdote babilonese Berosso, intorno al 290 a.C., arriva a pretendere che, dal tempi del mitico Oannes deile sacre scritture in cuneiforme, non ci sarebbe piü stato progresso alcuno per l'umanità 13 . Ii tempo si sarebbe irreversibilmente fermato. Anche nel cosiddetto Libro dei Giubilei, un genere di letteratura parabiblica molto in yoga presso la cristianità, lastoria biblica è sottratta al mondo della realtà. L'angelo della presenza fa mettere per iscritto sulle tavole celesti quello che deve avvenire; ii succedere degli avvenimenti è per cos! dire plasmato fuonl delle coordinate temporali e spaziali e cone, come la futura città di Dio di S. Agostino, in parallelo, denivando dalla volontà divina che è preesistente al mondo. Enoch diventa ii primo che avrebbe appreso le lettere e le avrebbe insegnato, egli perô anche fu ritenuto degno della rivelazione del misteri divini. L'angelo, che parla a Mosè, gli spiega che è stato Jul ad avere insegnato ad Abramo "la lingua ebraica" 14. I profeti, ad esempio Ezechiele, hanno lasciato, ciascuno, un proprio apocrifo. I loro scritti canonici sono integrati e, per cos! dire, inverati da scritti "nascosti"

" Ibid., pp. 793-802,. FGrHist 665 F 14; FGrHist 264 F 25,53-59; FGrHist 715 F 1 ° FGrHist 680 F 1,4. 14 Dui'ns, Introduction, pp. 349-403. 12

L'UTOPIA IN ALCUNI TESTI DELLA LETFERATURA EBRAICA DI ETA GRECA

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collocati al di fuori dell'esperienza ordinaria. La cosiddetta Apocalisse greca di Enoch immagina un' era in cui >.. Ii visionario Si rifugia nel mondo dell'utopia, fuori dei confini del reale. Anche quella che è comunemente definita letteratura storica giudaico-ellenistica, vale a dire la produzione letteraria degli ebrei in lingua greca, qualche volta sembra inserire la storia passata nella profezia e la trasferisce oltre l'ambito del divenire Storico. Ad esempio, -uno di questi autori, Eupolemo, dà un resoconto di storia ebraica a partire da Mosè fino a Salomone nella cornice di un libro (?) relativo alla profezia di Elia 16 Pitt in generale, gran parte della letteratura giudaico-ellenistica tramandataci consiste di fatto in un rifacimento in senso utopico della storia biblica. Parti della Scrittura sono estrapolate e integrate per accentuare questo aspetto. Un tragediografo ebreo, forse nativo di Alessandria, un imitatore di Eschilo e in particolare dei Persiani, autore di una tragedia intitolata L 'Esodo, forse vissuto nell' ultima parte del II secolo a.C., enfatizza e amplifica episodi biblici come ii sogno di Giacobbe: >. Ii proposito è quello di convincere ii credente che la realtà sensibile è suscettibile delle piii svariate e inaspettate modifiche. Un autore giudaico-ellenistico, impegnato nelle difficoltà della vita civile e sensibile al tema della convivenza delle etnie in seno a una grande metropoli come Ales sandria di Egitto, teorizza che accanto alla realtà sensibile, quale appare ai nostri sensi, scone un'altra storia fuori della nostra percezione sensibile e che non si adegua ai nostri parametri temporali e spaziali. L'utopia fa capolino nella riscrittura e nell'esegesi della Bibbia da parte di Filone. Celebrati personaggi biblici vengono sottratti alla realtà e divengono simboli di un universo che è fuori dei parametri della percezione sensibile. Filone parla anche di speculazioni che finiscono per eliminare ogni dimensione temporale e spaziale. Lucio TRoIi'n Università di Pavia Riferimenti bibliografici A pocalypsis 1970 A pocalypsis Henochi Graece edidit M. Black, Fragmenta pseudepigraphorum quae supersunt graeca una cum historicorum et auctorum Judaeorum hellenistarumfragmentis collegit et ordinavit A .-M. Denis, Leiden 1970. BERTELLI 1982 L. BERTELLI, L'Utopia greca, in L. Fwo (ed.), Storia delle idee politiche, economiche e sociali, Torino 1982, vol. I, pp. 463-581 BERTELLI 1992 L. BERTELLI, L'Utopia, in La spazio letterario della Grecia antica, vol. I, Roma 1992, pp. 493-524.

19 Ibid., pp. 1216-1237.

L'UTOPIA IN ALCUNT TESTI DELLA LETTERATURA EBRAICA DI ETA GRECA

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E.J. BICKERMAN - H. TADMOR, Darius I, Pseudo Smerdis, and the Magi, Athenaeum 66, 1978, pp. 239-261. E. BKEscIANT, Letteratura e poesia dell'antico Egitto. Cultura e società attraverso i testi, Torino 1999. DENTS et coil. 2000 A.-M. DENIS et collaborateurs (avec le concours de J.-CL. HAELEWYCK), Introduction a la littérature religieuse judéo-hellénistique. Tome I (Pseudepigraphes de l'A ncien Testament), Turnhout 2000. EDDY 1961 S.K. EDDY, The King id Dead, Lincoln 1961. P.M. FRASER, Ptolemaic A lexandria, Oxford 1972. FRASER 1972 LANFRANCHT 2003 P. LANFRANCHI, Ii sogno di Mosè nell'Exagoge di Ezechiele ii tragico, Materia giudaica 8, 2003, pp. 105-112. SACCHI 1990 P. SACCHI, L'apocalittica giudaica e la sua storia, Brescia 1990. L. TROJANI, Ii > (1Tp6Tov 1EV Olifl) T OS' LpdKOVTOc V6j1OU3 dtVELXE 1TX1) T6V 4OVLKW1) dTravTcts 6Là T1l) XaXETI-6T1TG KG'L Ta JIEyEBoc T(dI) E1TLTL.LLQW)22. Gellio perO (NA 11, 18, 15)23, secondo ii quale Draconefu ii primo a dare una. legge scritta agli Ateniesi e iuris divini t htma.iper.itus:ftuit, ricostruisce in maniera meno drastica 1' atteggiamento : di S1one verso Dracone: isecondo 1 'erudito infatti le leggi draconiane furono tacitamente lasciate cadere in disuso dagli Ateniesi perché impendio acerbiores e Solone con la sua legislazione rese piii miti, modificandoli, alcuni provvedimenti del predecessore. Per Gellio Solone non fu colui che abrogO la legislazione draconiana ma colui che la corresse in senso piü mite; ciô peraltro lascia scorgere l'esistenza di tradizioni diverse sui rapporti tra Solone e Dracone nel II sec. d.C. (Gellio e Plutarco sono pressoché contemporanei), su cui torneremo piü diffusamente24. Al di là di queste differenze è possibile stabilire un'indubbia conti11 Oft. da ultimo i saggi in J. H. BLOK - A. P.M. H. LARDIN0IS, Solon of A thens. New Historical and Philological A pproaches, Leiden-Boston 2006. 20 E. RUSCHENBUSCH, ZOAQNOZ NOMOI. Die Fragmente des solonischen Gesetzwerkes mit einer Text-und Uberlieferungsgeschichte, Historia Einzelschriften, 9, Stuttgart 1966; A. MARTINA, Solon. Testimonia veterum, Roma 1968. 21 DE SARcns, A tthis, pp. 247-289; J. H. BLOK, Solon's Funerary Laws, in BLOK-LARDINOIS (edd.), Solon of A thens, pp. 197-247. Iricerta b l'attribuzione a Solone dell'istituzione del tribunale eliastico (L. PlccIIDLLI, in M. MANFREDINT - L. Piccnur.0 (edd.), Plutarco. La V ita di Solone, Milano 1977, pp. 211-212). 22 Cfr. A rist. A then. pol. 7, 1. 23 Eius (scil. Draconis) igitur leges, quoniam videbantur impendio acerbiores, non decreto iussoque sed tacito inlitteratoque A theniensium consensu oblitteratae sunt. Postea legibus aliis mitioribus a Solone compositis usi sunt. Is Solo e septem illis inclutis sapientibusfuit. Is sua lege injures own, Ut Draco antea, mortis sed dupli poena vindicandum existimavit. 24 L'elaborazione politica delle figure di Dracone e di Solone in senso oligarchico-moderato avviene soprattutto ad opera degli oratori attici del IV secolo: cfr. ad es. Andoc. 1, 83; per Dracone dr. i contrastanti giudizi di Demade (in Plut. Sol. 17,3) e Licurgo (Contra Leocr. 65); per Solone cfr. ad es. Isocr. 7, 16,31-55; 12, 148; 15, 231, 235, 313, su Cm C. MossE, Due miti politici: Licurgo e Solone, in! Greci, II. 1, Torino 1997, pp. 1325-l335einfra.

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nuità tra l'operato di Dracone e quello di Solone su alcuni temi che mi sembrano importanti. Solone, pur abrogando le leggi draconiane, lasciô intatte queue sugli omicidi (che vennero rimesse in vigore nel IV secolo); sia Dracone sia Solone, sebbene in modo diverso, agiscono su un sfondo religioso-sacrale. In questo contesto acquista importanza anche ii legame con Delfi che accomuna Dracone e Solone: se ii legame di Dracone, come s'6 detto, appare piü di natura ideologica (si badi perô che Gellio, nel passo appena citato, definisce chiaramente ii legislatore ateniese iuris divini et humani peritus), quello di Solone sembra avere anche uno spiccato carattere politico. A Solone infatti che, secondo Plutarco (Sol. 11, 1), aveva accusato i Focei di Cirra di sacrilegio, spetta l'iniziativa della prima guerra sacra (582/1 a.C.), dichiarata dagli Anfizioni (capeggiati dai Tessali, dai Sicioni e dagli Ateniesi) contro le pretese dei Focei sul santuario delfico, a cui si aggiungevano motivazioni di ordine politico-econoniico relativamente agli scambi commerciali sul Golfo di Corinto e alle rotte per l'Occidente25. Ii legame tralegislazione soloniana e sfera religioso-sacrale è peraltro chiaramente esphcitato da un passo della Vita solornana di Plutarco (26,.6-10), secondQ il quale, siccome dopo l'affaire ciloniano >. Per quanto concerne la pratica dei misteri il frammento 30 Gentili-Prato rivela, come ha recentemente messo in luce L. M. L'Homme-Wéry 26 , ii legame tra la politica di Solone ed Eleusi, mentre, circa la redazione delle leggi attinenti la sfera cultualesacrale, in un passo della V ita soloniana di Plutarco (25, 2), che commenta un frammento di Cratino sulle leggi di Dracone e di Solone, si afferma che 27. La tradizione sugli OVEc a questo proposito è per noi molto istruttiVa. Sappiamo infatti che Aristotele compose un fIEp'L mw Z 6XC0vo3 dovuw (Ti) 28 in cinque libri (purtroppo perduti), che tuttavia doveva ancora circolare a Roma in eta sillana 29 ; a metà del I sec. a.C. Asciepiade di Mirlea, contemporaneo di Pompeo, è autore di Tv covwv Ey11TLKd (T2), al quale rispose con uno scritto (llEpt TWV doóvwv Th)l) óXwvoc avTLypa4fl rrpèc 'AoxXirid6iiv) Didimo diAlessandria (T3); in eta augusteo-tiberiana infine, un altro grammatico di Alessandria, Seleuco, rifacendosi ad Asciepiade e a Didimo, compose uno 1TrówrLa Th)1) óXwi'oc d6vuw (T4). Ora, questa tradizione rivela che a partire dal IV secolo a.C. la legislazione soloniana è oggetto di studio e che questa tradizione di studi prosegue sino all'età augusteo-tiberiana. Che nel IV secolo la legislazione soloniana sia d'attualità non sorprende, perché proprio allora (a seguito della restaurazione democratica ad Atene nel 403 a.C.) la figura e l'opera del legislatore ateniese assumono contorni "mitici". Claude Mossé ha evidenziat0 30 come ii riferimento a Solone, a partire da Aristotele 31 , ma soprattutto nelle pagine degli oratori attici e ancor pià nell 'A reopagitico isocrateo, 32. Vale infine la pena notare che ii Solone di Plutarco 33 (che e un contemporaneo di Traiano e di Adriano) si colloca essenzialmente nella scia di Aristotele, per cui Solone è un moderato, uomo del 8f1 pc e della classe media (Gov), che non si schiera tra due gruppi contrapposti, autore di una costituzione democratica al quale sono attribuite generosamente leggi che in realtà vedono la luce soltanto nel IV secolo 34 . Proprio nel IV secolo inoltre si rafforza ii nesso Dracone-Solone in quanto con ii 409

Tuttavia la distinzione plutarchea è solo una delle possibili: cfr. SmouD, The A xones, pp. 3-4; 28-35. Faccio riferimento all'edizione Ruschenbusch citata supra. 29 RUSCHENBUSCH, ZOAQNOZ NOMOI,pp. 50-52,57-58. Nell'ultimo trentennio del II sec. a.C. Apellicone di Teo portd alla bce gli scritti di Aristotele e eurO le prime copie. Dopo la morte di Apellicone, nell'82 Silla trasferl la sua biblioteca da Atene a Roma dove (forse nel 55) due grammatici, Tirannione ed Andronico di Roth, curarono la nuova edizione e la schedatura delle opere di Aristotele. 30 Cfr. C. MossE, Comment s'élabore un mythepolitique. Solon >40. Al di là di queste sopravvivenze "areheologiche" e letterario-erudite, la figura di Solone nella cultura giuridico-antiquaria romana tra ill secolo a.C. e ii II secolo d.C. sembra ritagliarsi un posto preciso. Come è noto, la tradizione relativa alla formazione delle Dodici Tavole in Livio (3, 31, 8 e 32, 6) ricorda l'invio di un'ambaseeria ad Atene da parte dei decemviri del 451 con ii compito di inclitas leges Solonis describere, nonché in altre città della Greeia 41 , sempre con compiti di studio (3, 31, 8). Accanto a questa tradizione ne esistono altre due: una in Dionisio d'Alicarnasso (A nt. Rom. 10, 51, 5), secondo la quale furono due le ambaseerie, una diretta nelle città magnogreche, l'altra ad Atene; una terza in Pomponio (Dig. 1, 2, 2, 4), che parla genericamente di un viag-

Plut. Sol. 20, 1; Gell. NA 2, 12. Utopica appare già la norma "soloniana" circa la privazione del diritti clviii a chi non aderisse a nessuna delle fazioni in lotta in caso di OTU0I3, presente peraltro già nelle Elegie soloniane in cui l'autore rivendica la sua funzione di arbitro sociale 36 Su cui cfr. 1'Introduzione a questo volume. Hdt. 1,29 e 86; Plut. Sol. 27, 1. 38 Suet. Tib. 56: item cum soleret (scil. Tiberius) ex lectione cotidiana quaestiones super coenam proponere et comperisset Seleucum grammaticum a ministris suis perquirere, quos quoque tempore tractaret auctores, atque ira praeparatum venire, primum a contubernio removit, deinde etiam ad mortem compulit. a COt KaTypadqoav ELC liilivois bovar 6v TIXUIOIOLC

1 TOE PLEXOOJOL OTpE01EV0U3, W v ETL eat' ipiä

lv llpuTavELw X eIosava psepb 8LEmET0. 40 -TrXT0L0v 81 TrpuTavELóv lOTtE, 11! (jI V6101L TE 01 zóXsvóa CLOt yrypajljLlvvoL. 41 Per l'influenza greca salle Dodici Tavole cfr. G. CsnoO, La legge delle X II

tavole. Osservazioni e problemi, ANRW 1. 2, New York-Berlin 1972, pp. 115-133; M. Ducos, L'influence grecque sur la loi des douze tables, Paris 1978.

TRA UTOPIA B IDEALIZZAZIONE: ADRIANO, DRACONE E SOLONE

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gio in Grecia da parte dei decemviri e dell'aiuto prestato al collegio decemvirale dall'esule greco Ermodoro di Efeso, filosofo e legislatore, amico di Eraclito42. La discussione delle varianti delle diverse tradizioni ha indotto Franz Wieacker 43 a concludere per l'infondatezza di queste tradizioni in relazioñe alla metà del V secolo a.C., pur non esciudendo che la legislazione soloniana possa aver avuto un influsso su quella romana; i riferimenti a Solone sarebbero per lo pit da ricondurre alle speculazioni degli antiquari e dei giuristi romani, spesso autori, a partire dal I secolo a.C., di commenti alle Dodici Tavole. Al di là della storicità delle tradizioni relative alla legazione decemvirale ad Atene, in Grecia o nelle città magnogreche e senza entrare nella minuta discussione delle singole argomentazioni proposte da Wieacker44 , a noi qui interessa soprattutto osservare come tra I secolo a.C. e II secolo d.C. nella cultura giuridico-antiquaria romanasi conservi memona del legame tra la piii antica legislazione romana e le leggi soloniane. La legislazione soloniana appare in tale senso paradigmatica e l'impiego del modello soloniano appare già "filtrato" attraverso la rielaborazione greca di IV sècolo, cioè in chiave che non esiterei a definire, secondo le modalità precisate in precedenza, "utopica" in quanto idealizzata. Ancora nei primi decenni del II secolo d.C. ii legame Solone-Dodici Tavole è al centro del dibattito. Tacito (A nn. 3, 26, 3), che scrive sotto Traiano e Adriano, individua il culmine della legislazione greca in Solone e nelle Dodici Tavole, (27, 1). Anche se nel testo degli A nnales il collegamento tra Solone e le Dodici Tavole non è enunciato espressamente, non è difficile cogliere nel parallelismo tra mondo greco e mondo roman0 45 la

42 In questa tradizione possono essere riversate le notizie di Cic. V err. 5, 72, 187; Pun. Ep. 5,24,4; Flor. 1, 24, 1, che parlano genericamente di derivazione greca delle leggi romane. Su Ermodoro cfr. Strabo 14, 1, 25; Plin. NH 34, 5, 2 1. ° F. WIEACKER, Solon und die X II Tafein, in Studi V olterra Ill, Milano 1971, pp. 761-768; 782-784; cfr. già E. RUSCHENBUSCH, Die Zwolftafeln und die ro,nische Gesandtschaft nach A then, Historia 12, 1963, pp. 250-253 e ancora P. SIEWERT, Die angebliche Ubernahme solonischer Gesetze in die Zwolftafeln. Ursprung und A usgestaltung einer Legende, Chiron 8, 1978, pp. 338-344. II cui tentativo di negare interferenze tra leggi soloniane e Dodici Tavole in relazione alle disposizioni funerarie (cosI anche SIEWERT, Die angebliche, pp. 331-337) lascia tuttavia spazio ad ipotesi quantomeno diverse. Si veda ad es. I'esplicita testimonianza di Cic. Leg. 2, 59: lam cetera in X II minuendi sumptus sunt lamentationisque funebris, translata de Solonis fere legibus [ ... ]. Quod eo magis iudico verum ease quia lex Solonis id ipsum vetat. Per una valutazione pin equilibrata cfr. ora BLOK, Solon's Funerary, pp. 197-247 (con bibliografia). ° Che incomincia laddove Tacito a 26, 3 cessa di parlare di Solone e passa a delineare una breve storia delle leggi romane da Romolo alI'epoca di Tiberio. Con Solone si conclude la trattazione relativa alla legislazione greca, con le Dodici Tavole (27, 1) si conclude la trattazione relativa alla migliore legislazione romana a cui segue, in modo piuttosto brusco, un lungo periodo di "decadenza" iniziato con i iiibunati dei Gracchi, di Druso e di Saturnino (27, 2 e sgg.), interrotto solo a tratti da alcuni momenti positivi (con Silla, con Augusto e, infine, con Tiberio).

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suggestione proposta 46 : come con Solone, secondo Tacito, la legislazione greca raggiunge la sua compiutezza, cos! le Dodici Tavole sono ii finis aequi iuris47. Sotto Adriano poi viene composto l'Enchiridion e, poco dopo, compare un ampio commento alle Dodici Tavole di Gaio, testi nei quali 48 . Cos!, le Noctes A tticae, in un passo dell'undicesimo libro (11, 18, 1-6), parlando delle pene inflitte ai ladri, prendono in considerazione queue di Dracone, di Solone e delle Dodici Tavole, rivelando come la selezione delle tre legislazioni fosse ormai paradigmatica per i Romani del II secolo e sottolineando che le leggi romane rispetto a queue greche rappresentavano ilfinis aequi iuris poiché 50 . Infine, sempre Gellio, in NA 20, 1-54, riferisce di un disputa tra ii giurista Sesto Cecilio e ii sofista Favorino di Arelate (ambedue attivi sotto Adriano e Antonino Pio)51, avvenuta in area Palatina mentre erano in attesa di rendere omaggio all'imperatore (Antonino Pio), sulla severità delle pene per alcuni delitti e l'eccessiva mitezza per altri sancita dalle Dodici Tavole: mentre a Favorino spetta la parte deli, accusa, Sesto Cecilio s ' incarica di difendere la bontà e 1' equità delle Dodici Tavole. A questo punto, prima di procedere oltre, mi sembra di poter sintetizzare cos! i dati piui importanti sin qui emersi:

46 Vale la pena notare la posizione dell'excursus tacitiano collocato entro la narrazione del principato di Tiberio, al quale lo storico riconosce ii merito di aver posto un freno al dilagare dei delatori che forzavano la legge (28, 3). L'attenzione di Tiberio per le leggi soloniane potrebbe essere suggerita dal fatto che, come s'è detto, tra I frequentatori della corte tiberiana c'era Seleuco, autore di un commento agli dovc. ° Il richiamo all'equita potrebbe far pensare nuovamente a Solone il quale, a prescindere dalle coloriture di IV secolo, aveva già rivendicato per sé nelle sue Elegie l'immagine dell'uomo politico che govema con imparziale giustizia e rigorosa onestà. Vale la pena ricordare che per Ammiano Marcellino (22, 16,22) Solon [ ... ] Romano quoque iuri maximum addiditfundamentum cfr. U. ZCccHINI, Greek and Roman Parallel History in A mmianus, in J. W. DRIJVERS et aiji (edd.), A mmianus after Julian, Leiden 2007, p. 206. 48 F. D'IPPOLITO, Le X II Tavole: ii testo e lapolitica, in Storia di Roma I, Torino 1991, p.397. a Draco A theniensis y in bonus multaque esse prudentia existimatus est iunis divini et humani pentusfuit. Is Draco leges quibus A thenienses uterenturprimus omnium tulit. In illis legibusfurem cuiusmodicumque furti supplicio capitis poeniendum esse et alia pleraque nimis severe censuit sanxitque. Eius igitur leges, quoniam videbantur impendio acerbiores, non decréto iussoque sed tacito inlitteratoque A theniensium consensu oblitteratae Sunt. Postea legibus aliis mitioribus a Solone compositis usi sunt. Is Solo e septem illis inclutis sapientibusfuit. Is sua lege infures non, ut Draco antea, mortis sed dupli poena vindicandum existimavit. Decemvini autem nostni, qui post reges exactos quibus populus Romanus utenetur in X II tabulis scnipserunt, neque pari severitate in poeniendis omnium genenumfuribus neque remissa nimis lenitate usi sunt. ° Ho attirato l'attenzione (GALIMBERTI, A driano e 1 'ideologia, pp. 102-108) sulla legislazione milltare adrianea,che fa della moderazione e dell'humanitas I suoi criteri guida. Cfr. F. CASAVOLA, Giuristi adrianei, Napoli 1980, pp. 77-105.

TRA UTOPIA E IDEAUzzAzIONE: ADRIANO, DRACONE B SOLONE

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1. Sia Dracone sia Solone sono due riformatori sul piano legislativo e costituzionale. 2. Ambedue operano sullo sfondo di un contesto connotato dal punto di vista religioso e sacrale, al centro del quale sono Delfi (sia in Dracone sia in Solone) ed Eleusi (in Solone). 3. Gli c0VE3 soloniani sono oggetto di un ininterrotto interesse di studio, avviato da Aristotele, che si estende fino ad almeno ill sec. d.C. 4. Dal IV secolo è in atto un'interpretazione mitico-utopica dell'attivita di Solone e della sua figura sotto ii profilo legislativo e politico, che ravvisa nel legislatore greco ii modello del perfetto legislatore: questa immagine trapassa nella cultura giuridico-antiquaria romana tra ill secolo a.C. e ii II secolo d.C. e viene accostata alla legislazione decemviraie delle Dodici Tavole. Alla luce di ciO credo ora sia possibile cogliere e illustrare put ampiamente ii carattere idealizzante-utopico del progetto di Adriano in Grecia. Adriano nel corso dei suoi viaggi Si pone anch'egli come legislatore (vooeTr) in Grecia e in particolare ad Atene. Qui l'imperatore, in una data imprecisata, aveva emanato una legge (voioeEoia) 52 relativa al cornmercio dell'olio d'oliva, fissando le quote destinate ad Atene e all'esportazione nonché le multe e la regolamentazione degli eventuali contenziosi. La critica ha riconosciuto in queste disposizioni un'eco di un'analoga legge soloniana a cui accenna Plutarco (Sol. 24, Per quanto significativa, quest'eco ml sembra nient'altro che un precedente, peraltro poco perspicuo. C'è perô un aspetto della attività legislativa di Adriano ad Atene che merita maggior attenzione per comprendere meglio ii rapporto con gli antichi legislatori presi qui a modello. Adriano infatti ad Atene è autore non solo di una generale attività legislativa in quanto imperatore, ma in quanto VO1LO06T_Q3 è, al pari di Solone e di Dracone, l'autore di riforme che lato sensu potremmo definire costituzionali 54 : ad Atene ii principe costituI infatti una tribii col suo nome ('A6ptavL3) e ridusse ii numero dei buleuti da seicento a cinquecento, il numero cioè fissato da Clistene55. 52 CosI nella prima linea dell'iscrizione: Kd(tdXaLa) vo(to)t(ota) Atptavot in OLIVER, Greek Constitutions, n° 92, che commenta: . IL caTh TWV 53 1(1>) 6 y1VO1tW1) hLatOLl) Trp63 /Xaiou jió>OV .84KEV, ?IXXG 6'tdyiv /KthXUO, IM . t TLVLV WThV /KaT61) SpaxlIac ELS TO 8fljl69LOv (aL Trp 76V TOJV dp&g ThV dpXovTa TroLetataL TrpooE Ta l ev Tor /1L4V tOTIV 0 TOUTO1) LTEPLEXÜ1V TOL' vojov. Cfr. GRAINDOR, A thènes, pp. 74-79. 14 In un'iscrizione ateniese relativa ai dodici arconti di Delo del 119-120 d.C. (BCH 28, 1904, 172; BCH 34, 1910,421) un certo Pitodoro è vo ioQ/ i Tlc . GRAINDOR, A thènes, p.32 nota 1, ha nsservato che: >. Colpisce in ogni caso la coincidenza con le date chiave del progetto Panellenico di Adriann: 121/2 e 125/6 (cfr. infra). 55 Secondo un'ipotesi recente Adriano avrebbe restaurato anche la Pnice (M. H. HANSEN, The A the-

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In base a quest'ultimo dato si sarebbe tentati di ipotizzare che nella notizia di Girolamo da cui siamo partiti l'accenno ai reliquorumque libris donde Adriano e i suoi giuristi avevano tratto ispirazione per dare nuove leggi agli Ateniesi sia un'allusione alla costituzione di Clistene; senonché non c'è traccia di una legislazione scritta clistenica. Si potrebbero a questo punto avanzare due nomi: quello di Cratero, ii generale di Alessandro (o meno probabilmente ii figlio) 56, e quello di Demetrio Falereo. Ii primo fu autore di una Xvvayuyr5 5TLcY1dTWV di Atene in almeno nove libri di cui possediamo 23 frammenti: i decreti sono databiii tutti al V secolo, tuttavia in essi non sono comprese misure di tipo "costituzionale" o amministrativo relative ad Atene, e soprattutto Cratero non è un legislatore. Ha pertanto pi1 probabilità di essere identificato come una delle fonti di Adriano Demetrio Falereo 57 , noto per la sua attivita politica e legislativa (Webrli 13, 12, 15 = SOD 16A, 16B, 20A) 58 ad Atene tra ii 318 e ii 307 a.C., e autore di un TrEp'L T1 'A9ivflcrL VOROOE criaç in quattro libri, di un TIEp'1 mw 'Ae1vrIrL TFOXLTEL(UV in due libri nonché di un TrEpl. vópwv e di un ipl. TFOXLTIKQV 59 , opere in cui mostra uno spiccatointeresse per la storia delle costituzioni ateniesi ed in particola-

nian Democracy in the A ge of Demosthenes. Structure, Principles and Ideology, Oxford-Cambridge Mass. 1991, p. 128). Alle tribU e ai demi di A ntinoopolis furono assegnati I nomi degli dei e degli eroi di Atene. Non so quanto fondamento abbia l'ipotesi di WEBER, Untersuchungen, pp. 166-167, secondo ii quale l'introduzione del demo Salamis nella tribd A thenais di A ntinoopolis h da ricondurre alla versione soloniana presente in Plutarco (Sol. 10, 3), conosciuta da Adriano, dell'appartenenza di Salamina ad Atene e non a Megara. Per L'HOMME-WERY, La perspective, pp. 63-113, la conquista di Salamina da parte di Solone fu solo una tappa per sottrarre Eleusi al controllo di Megara. La presa di Salamina sotto Solone è per DE SANCTIS, A tthis, p. 335, una leggenda; per Erodoto (1, 59, 4) l'isola venne presa da Pisistrato, anche se Aristotele (A then. pol. 17, 2) nega (ma a torto, cfr. RHODES, A Commentary, p. 224) che Pisistrato abbia potuto partecipare all'impresa, considerata la sua troppo giovane eta. Fonti sulla guerra in MART1NA, Solon, T 237-255; per la versione plutarchea cfr. ii commento di PICCIRILLI, Plutarco, pp. 131-143. Cfr. D. ERDAS, Cratero ii Macedone. Testimonianze eframmenti, Tivoli 2002, pp. 2-9, in cui sono ora raccolti e commentati i frammenti di Cratero. I franimenti delle opere di Demetrio sono in F. WEHRLI, Die Schule des A ristoteles. Texts und Kommentar, IV , Demetrios von Phaleron, Basel-Stuttgart 1968 2 , e ora in W. W. FORTENBAUGH - E. SCHUTRUMPF, Demetrius of Phalerum. Text, Translation and Discussion, New Brunswick-London 2000 = SOD, abbreviazione impiegata dagli stessi editori per indicare I curatori del testo dei frammenti (Peter Sork, Jan Max van Ophuijsen, Tiziano Dorandi). 58 Su cui cfr. M. GAGARIN, The Legislation of Demetrius of Phalerum and the Transformation of A thenian Law, in FORTENBAUGH - SCHUTRUMPF, Demetrius of Phalerum, pp. 347-365; A. BAwvI, Sulla legislazione di Demetrio del Falero, BIDR 102, 2005, pp. 529-550. Tra le opere storico-giuridiche di Demetrio deve essere ricordata anche 1' 'APXdVTWV dvaypa4n, su cui A . BMisr, Storia ateniese,Jllosofia epolitica nell'opera di Demetrio del Falero, in A tti del Congresso "Storiografla locale e storiografia universale:forme di acquisizione del sapere storico nella cultura antica (Bologna 16-18 dicembre 1999)", Como 2001, pp. 332-345. Demetrio fu peraltro autore di opere di diverso genere (storico, filosofico, letterario e retorico [Wehrli 174-186 = SOD 1]). Su Demetrio politico e filosofo cfr. H. J. GEHRKE, Das V erhdltnis von Politik und Philosophie in den W erken des Demetrios von Phaleron, Chiron 8, 1978, pp. 149-193; H. B. GOTTSCHALK, Demetrius of Phalerum: A Politician among Philosophers and a Philosopher among Politicians, in FORTENBAUGH - SCHUTRUMPF, Demetrius of Phalerum, pp. 367-380.

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re di quella soloniana (Wehrli 1551 = SOD 114), che elegge a suo modello politico-costituzionale di riferimento (Wehrli 11, 13, 147 = SOD 15B, 16A, 117)60. Egli è soprattutto considerato (Wehrli 17 = SOD 20B, 58A) come terzo legislatore di Atene (dopo Dracone e Solone oppure, se si preferisce, dopo Solone e Clistene) 61 . Cicerone del resto (De re p. 2, 1, 2)62 ricorda Demetrio come ultimo di una schiera di legislatori ateniesi, dopo Teseo, Dracone, Solone, Clistene et multi alii; nel De legibus (2, 64 e 66) Demetrio è citato come fonte autorevole in relazione alle leggi per la limitazione del lusso funerario ad Atene stabilite sulla base della legislazione soloniana e riprese a Roma dai decemviri nella decima tavola. In eta imperiale Strabone (9, 1, 20), accanto all' attivita politica di Demetrio, menziona i suoi UTFO}.LV1 LG.TG. a. ouV Eypct5E TrEpL Tqc TFOXLTELGc e, infine, tra II e III secolo d.C., Eliano accenna 63 ancora all' attività politico-legislativa di Demetrio includendolo in un numeroso elenco di LXócrO4oL tra i quali spiccano una serie di legislatori (per esempio Zaleuco, Caronda e Solone). Ii plurale libri impiegato da Girolamo sembra dunque meglio riferibile alla piii abbondante produzione di Demetrio in materia politico-costituzionale che non a quella di Cratero. Demetrio non solo in quanto uomo di studi, ma anche in quanto legislatore e uomo politico di orientamento decisamente conservatore, sostenitore di un ritorno alla costituzione soloniana, appare in sintonia con la scelta adrianea a favore del modello soloniano che, proprio attorno al IV secolo, acquisisce quei contorni mitici di cui si è discusso in precedenza. CiO deve essere tuttavia ulteriormente inquadrato, a mio avviso, nel progetto di rifondazione della città di Atene entro la cornice della politica panellenica di Adriano64. Tra ii 121 e il 125 Adriano intraprende infatti il suo primo grande viaggio che culmina in Grecia con l'iniziazione ai misteri eleusini ai quali, accanto a Delfi, lega l'ideazione di un preciso progetto panellenico che giunge a compimento con l'istituzione del Panhellenion ad Atene nel 131/2 La V ita Hadriani, nonostante il disordine cronologico, descrive bene la parabola ateniese di Adriano il quale, sinda giovane, si era meritato l'appellativo di Graeculus per il suo amore per la grecità che non esitava a mostrare pubblicamente (1, 5). Prima di diventare impera60 Cfr. BANFI, Storia ateniese, pp. 334-336. 61 20 B: rftuTpLoc 6 IOUXIpE63 yvupIETo y ' v0to0Tfl3 'AOIivrNLv; 58A: Tot aXpw &fl1Tp[O1) TptTou voFo IETou 'A8iva[wv. 62 A theniensiurn (scil. rem publicam legibus et institutis constituerunt) [...] turn Theseus turn Draco

turn Solo turn Clisthenes turn multi alii, postremo exsanguem jam et iacentem doctus vir Phalereus sustentasset Demetrius. 63 V H 3, 17: ArIIL0TPLOC 81 6 ftkqpE1g KOl ' AOTivflaLv T1LX1vOTaTa TroXLTetaaTo, lOT ' UtT6V 6 ouv6ic 'Mflvalo3 4206voe l463oE, KG1 lu ALytlrn1 81 oiJvllu T16 UToXetaIq vojioOoLat 1pE. Riprendo qui alcune considerazioni già sviluppate in GALIMBERTI, A driano e l'ideologia, pp. 125139.

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tore, aveva soggiornato ad Atene nel 111/12 rivestendo la carica di arconte (19, 1)65; poi, in occasione del secondo viaggio in Grecia nel 125 (13, 1)66; infine una parte di Atene fu interamente costruita ex novo dall'imperatore e prese ii nome di Hadrianopolis (20, 4) 67. L'iscrizione 68 sull' arco che segnava l'ingresso nella città adrianea rivela che l'imperatore si considerava addirittura ii nuovo Teseo, vale a dire il nuovo fondatore di Atene; ii nome di Adriano appare peraltro in poco meno di un centinaio di altari degli anni 131/2 che, oltre ad attestare significativamente la diffusione del suo culto, lo ricordano quale (u)Tp Ka'L KT19T113)69 Ma soprattutto Atene, attraverSo ii Panhellenion, diventa ii centro di una lega panellenica di poleis ed ethne associati attorno al culto dell'imperatore 70 . Interessante a questo propoSito è ii criterio scelto da Adriano per l'ingresso nel Panhellenion: soltanto le comunità che potevano dimostrare una Sicura:origine greca 7 ' erano ammesse nel consesPer la data esatta dell'arcontato di Adriano cfr. supra. Cfr. Dio 69, 11, 1; 16, 1-2; Hier. Chron. (199 HELM): Hadrianus multa A theniensibus dona largitur. II legame tra la generosità di Adriano a favore degli Ateniesi e la sua iniziaziond eleusina appare sorprendentemente confermato da un'iscrizione (B. M. SMALLWOOD, Documents illustrating the Principates of Nerva, Trajan and Hadrian, Oxford 1966, 71a) in cui la lerofantide ricorda l'iniziazione di Adriano: darei-ov Ic TTdC'aLg TIXOOTO1! KaTIXEUE TróXEaaLv, /AIpLavóv, KXELVi1C 5' 1oa KKpoTrirj. 67 In effetti gil scavi hanno dimostrato die II nuovo quartiere è localizzabile in due aree: la prima attorno al Panhellenion e all'Olympieion, ii santuario di Zeus Olympios voluto anch'esso da Adriano, la seconda presso 1'Agora. Cfr. WEBER, Untersuchungen, p. 164; GRAINDOR, A thènes, pp. 37-58; J. BEAUJEAU, La religion romaine a l'apogee de l'empire. I. La politique religieuse des A ntonins (96192), Paris 1955, pp. 176-178; M. T. TAuMuIito BOATWRIGHT, Further Thoughts on Hadrianic A thens, Hesperia 52, 1983, pp. 173-176; A. J. SPAWFORTII - S. WALKER, The W orld of the Panhellenion: I. A thens and Eleusis, JRS 75, 1985, pp. 93-95; R. BTIENNE, La nouvelle A thènes d'Hadrien, REA 94, 1992, pp. 269-271. Pausania afferma che (1, 20, 7) ('ASfivaL UIOLC ASpLaVOl IOOLX110vTOC iOaav), ii quale arricchi Atene di altri preziosi monumenti: un Pantheon, un portico lungo ii quale correva un ampio colonnato di marmo frigio, ambienti adorni di un tetto dorato e di alabastro, di statue e di pitture ove trovava spazio una biblioteca e un ginnasio anch'esso attorniato da un imponente colonnato marmoreo (1,18,9); cfr. anche Hier. Chron. (200 HELM): Hadrianus cum insignes etplurimas aedes A thenisfecisset, agonem edidit bibliothecamque miri opens exstruit. 60 JG 112 5185: ALl eta' 'AOIiVaL Ouicylooc i TTP1V ii6XL/A16' La' 'ASpLavoI, eat o1xi eEotlJc T2IXI3. Cfr. anche SEG X X I 820; XXIX 198. Cfr. da ultimo A. KARIVIERI, Just one of the Boys. Hadrian in the Company of Zeus, Dionysus and Theseus, in E. N. OSTENFELD, Greek Romans and Roman Greeks. Studies in Cultural Interaction, Aarhus 2002, p. 49. A1I'immagine di novello Teseo ad Atene sembra cornspondere quella di Adriano Romulus Conditor che ii principe cerca di accreditare a Roma proprio neT 121 in occasione del Natalis Urbis. 69 La documentazione epigrafica è stata pubblicata da A. S. BENJAMIN, The A ltars of Hadrian in A thens and Hadrian's Panhellenic Program, Hesperia 32,1963, pp. 57-86. Su Adriano KtIstes et Conditor cfr. B. CALANDRA, Oltre la Grecia. A lle origini del jIlellenismo di A driano, Napoli 1996, pp. 119-130. 70 Cfr. da ultimo P. Douimws, Idee e pratiche in eta ellenistica e imperiale, in G. ZECCHINI (ed.), Ii federalismo nel mondo antico, Milano 2005, pp. 41-81. 71 J. H. OLIVER, Marcus A urelius: A spects of Civic and Cultural Policy in the East, Princeton 1970, nn° 5-6. Ambedue le iscrizioni, relative la prima all'ammissione della cittb di Magnesia sul Meandro, la seconda della città frigia di Cibira, fanno riferimento al loro yl1oc 'EXXI1VL [eli']. Cfr. SPAWFORTh - WALKER, The W orld, p. 82. 66

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SO ateniese. Un'iscrizione argiva degli ultimi anni del regno di Adriano conserva una lettera diretta da Argo alia città cilicia di Ege, unita ad un decreto argivo in onore del sofista P. Anteio Antioco, un notabile di Ege. Ambedue i documenti sono originati dail'attività antiquaria di Antioco ad Argo: in occasione di una lunga visita aila città egli tenne un pubblico discorso mostrando gli antichi legami che univano Argo ed Ege, fondati sulle mitiche peregrinazioni deli' argivo Perseo e negoziô ii "rinnovo" dei legami ((JuyyEvEIaL) tra le due città, come mostra la lettera delie autorità argive diretta ad Ege, databile anch ' essa agli ultimi anni del regno di Adriano 72 . Questo richiamo aile radici mitiche e ai rapporti di TUVELG è alla base del progetto di Adriano di rifondare l'unità greca attorno alle due strutture politichefondamentali della grecità stessa, le poleis e gli ethne, convogliando in senso religioso questa unità attorno alla sua persona e arricchendola in modo significativo di un privilegiato rapporto con Atene. A sua voltaquesto rapporto privilegiato si intreccia strettamente con Eleusi e con Delfi, i due centri sacrali del piü antico panellenismo greco, che sono anche un riferimento ideologico di primo piano nelle legislazioni di Dracone e di Solone. A Delfi infatti Adriano assunse l'arcontato per ben due volte, di cui una sicuramente nel 125. Di quest'anno è una letteradi Adriano in risposta all'Anfizionia delfica 74 relativa alla composizione numerica del consesso e alla raccolta dei decreti anfizionici da partedi un inviato dell'imperatore per verificarne la coerenza e la correttezza giuridica rispetto aile leggi di Roma. A parere di Adriano i voti dei Tessali all'interno deil'Anfizionia andavano ridistribuiti tra Ateniesi e Spartani e le altre città (vct j ICOLVO1) T1O.V TW V TWI! EXXivwv TO oiiv6pLo1) 75 . L' intervento diretto dell'imperatore nella composizione del sinedrio nonché il controllo sui decreti anfizionici rivelano la decisione di Adriano di fare del piü antico organismo panellenico la sede della grecità finalmente unita in modo paritetico in un consesso comune sotto la guida di Roma. Secondo recenti ipotesi

0 all'età antonina, poichh Antioco, come attesta Filostrato (VS 568 e 524), fu allievo di Dionisio di Mileto contemporaneo di Adriano. Cfr. L. ROBERT, Documents d'A sie Mineure, BCH 101, 1977, Pp. 119-132. SIG3 551. Nel 120 e nel 125 oppure nel 124/5 e nel 129/130. Cfr. WEBER, Untersuchungen, p. 193; BEAUJEAU, La religion romaine, p. 185. Adriano restituiinoltre a Delfi .lapossibilità di batter moneta e interrogé egli stesso l'oracolo a proposito della patria di Omero (A P 14, 102). Plutarco (De Pyth. orac. 29) attesta la rinascita di Delfi ai suoi tempi. Su Adriano, Plutarco e Delfi cfr. S. SWAIN, Plutarch, Hadrian and Delphi, Historia 40, 1991, Pp. 318-330; C. TALAMO, Plutarco, DeW e il Panellenio, in P. VOLPE CACCIATORE - F. FERRARI, Plutarco e la cultura della sua eta, Napoli 2007, pp. 207-219. OLIVER, Greek Constitutions, n. 75. Sulla singolare coincidenza tra gli ethne presenti a Delfi che votavano anche nel Panhellenion cfr. I. ROMEO, The Panhellenion and Ethnic Identity in Hadrianic Greece, CPh 97, 2002, Pp. 24-25.

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peraltro Delfi doveva essere in un primo momento ii luogo dove sarebbe dovuto sorgere ii Panhellenion76. Ad Eleusi Adriano non mancô di partecipare al rito misterico ogni volta che soggiornô ad Atene, passando dal grado di mystes (cioe di sempuce iniziato) a quello di epoptes; per volere di Adriano ii mese attico di Boedromione, durante ii quale si celebravano i Grandi Misteri, dava d'ora in poi inizio al calendario 77 ; fece inoltre erigere un ponte sul Cefiso (andato poi distrutto per un'inondazione) 78 per collegare piii rapidamente Atene ad Eleusi; i pescivendoli di Eleusi furono esentati da qualsiasi tassa nei periodi in cui si celebravano i misteri; una notizia di Aurelio Vittore (14, 4) rivela infine che Adriano era talmente entusiasta dei misteri ut etiam 1...] initia Cereris Liberaeque, quae Eleusina dicitur, A theniensium modo Roma percoleret80. Oltre alla intrinseca valenza panellenica del culto eleusino, proprio ad Eleusi all'epoca di Adriano sorgevano due archi, copie dell'arco di Atene presso il Panhellenion, che costeggiavano l'entrata principale del santuario, ambedue sormontati da una medesima iscrizione ( -roiv eEoLl) KaL TO)L WT0Kp6.T0pL 01 llaVXXflVE3) 81 . Ii fatto che Adriano sia collocato sullo stesso piano di parità delle dee (Demetra e Kore) e che i dedicatari siano i llavXXivcç, mi sembra riveli in modo significativo che gli archi di Eleusi appaiono dedicati ad Adriano in quanto "programmaticamente" panellenico attraverso le sue partecipazioni al rito eleusino 82; j llavXXrvES' peraltro ogni quattro anni - secondo l'antica prassi - offrivano una parte delle aparchai al santuario delfico t3 . Ii culto misterico

• 76 D. W11.LERS, Hadrians Panhellenisches Programm, Basel 1990, pp. 99-100; C. ANToNarn, La centralità di Eleusi nell'ideologia panellenica adrianea, Ostralca 4, 1995, p. 149; Bnuay , Hadrian, pp. 218-219; J. M. CORTES COPETE, Elfracaso del premier proyecto panheldnico de A driano, DHA Z5, 1999, pp. 91-112 e ID., Delfos, colonia neroniana, Habis 30, 1999, pp. 237-251; TALAMO, Plutarco, DelfI, pp. 207-209. Probabilmente nella seconda metà del 11 sec. almeno tre anfizioni erano anche flavilX nvec: cfr. F. LEFEVRE, L'A mphictioniepyleo-delphique: histoire et institutions, Paris 1998, pp. 131-132. Su cui GRAINDOR, A thènes, p. 15. 78 Flier. C/iron. 198 Helm (sotto ii 123): Cefisusfiuvius Eleusinam inundavit, quem Hadrianus ponte coniugensA thenis hiemavit; Syncell. 659,9: . 0 atxrô [ . 1 x L áaar Els 'A Oivac cai tuOdç Ta 'EXEUaiin Kal ye4up03aa 'Elevdiva caTaFcX0000lc y av iniô Krzaol roTaiou. ' OLIVER, Greek Constitutions, n° 77. ° Cfr. anche Giuliano ii quale afferma (Caesares 311D) che Adriano era TroXuiipaytovCw Th aTroppTa oppure Hier., De vir. ill. 19: Cumque Hadrianus A thenis exegisset hiemem, invisens Eleusinam et omnibus paene Graecis sacris initiatus. n IG 1122958. K. CLINTON, Hadrian's Contribution to the Reinassance at Eleusis, in S. W.c.rcaR A. CAMERON, Proceedings of the Tenth British Museum Classical Colloquium. The Greek Reinassance in the Roman Empire, London 1989, pp. 56-68, contra le ipotesi di un'attribuzione delle iscrizioni ad Antonino Pio o a Marco Aurelio; l'erezione degli archi spetterebbe alla fine del regno di Adriano. 82 L'assenza del nome di Adriano potrebbe trovare un'ulteriore spiegazione nel fatto che egli non amava che ii suo nome comparisse sui monumenti pubblici (Hadr. 20,4: Et cum titulos in operibus non amaret). Per alcune significative eccezioni cfr. infra. 83 IG H2 2956-2957: di queste due iscrizioni una e senza data, i'altra h datata trail 177 e ii 189; tuttavia, come scrive CLINTON, Hadrian's Contribution, p. 57: >. 84 IG 112 3386, su una base di una statua databile trail 180 cii 182 d.C. 85 Sul tradizionalismo della politica religiosa di Adriano a Roma, oltre al fondamentale BEAUJEAU, La religion romaine, pp. 111-278, mi permetto di rinviare ad alcune mie pagine (GnvIBaRrI, A driano e l'ideologia, pp. 125-130). 86 IG 112 1075: [ITE dr 'Ae>ae] d4IKTo E6WKEV t8[u11 TaLC AOlvaIoLC XpoOaL TIQIC T8OXaL0L9 TflC sróXe[wr V61OL3]. 17 GRAINDOR, A thènes, 73. p.

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si. Allo stesso tempo ii riferimento alla piii illustre tradizione legislativa greca trova ii suo corrispettivo nella tradizione giuridica romana, assai vivace nell'età adrianea, che individua in Solone uno dei modelli di riferimento delle Dodici Tavole. La "costituzione" adrianea e i suoi riferimenti rivelano peraltro una certa sintonia con ii dibattito sugli antichi legislatori greci e le loro costituzioni, che già in eta traianea gode di una certa fortuna. Plutarco nella synkrisis delle Vite di Licurgo e Numa (4, 2-4) sostiene la superiorità della costituzione del primo in ambito educativo88 . A questo proposito mi sembra interessante osservare che la Vita adrianea dell'HA (Hadr. 2, 8) lega espressamente ii nome di Numa a quello di Adriano in relazione alle V ergilianas sortes che Adriano avrebbe consultato in vista della sua successione: ii responso sarebbero stati i versi di A en. 6, 808-812 11 relativi a Numaprimam qui legibus urbemfundavit; inoltre per Aurelio Vittore (14, 24)90 Adriano, come Numa, caerimonias, leges, gymnasia doctoresque curare occepit. Non so se Adriano, riprendendo ii modello di Numa in ambito legislativo (e religioso) polemizzasse con Plutarco, o meglio con una tradizione di matrice greca; tuttavia l'accostamento a Numa rivela che, mentre Adriano in Grecia ancorô il suo progetto panellenico agli ormai mitici precedenti di Dracone e di Solone, in ambito romano ii suo fillellenismo fu senz'altro temperato dalla riproposizione di modelli, come quello di Numa che, pur guardando alla Grecia 91 , erano senz' altro riconducibili a tradizioni romane. ALESSANDRO GAUMBERTI

Università Cattolica di Milano

88 P. DESIDERI, Lycurgus: The Spartan Ideal in the A ge of Trajan, in P. A. STADTBR - L. VAN DER STOCKT, Sage and Emperor. Plutarch, Greek Intellectuals, and Roman Power in the Time of Trajan (98117 A D), Leiden 2002, pp. 315-327. Secondo Desideri (p. 324), nelle esenzioni fiscali di cui godono grammatici, retori e filosofi a partire da Vespasiano, nonché negli alimenta traianei, si pub cogliere l'inino a Roma di un Sistema di "educazione pubblica", cioe di un certo controllo dell'educazione da parte dello "stato" (che paga o contribuisce a pagare gli insegnanti), non pill affidata esciusivamente alla famiglia ormai in crisi. 89 Quis procul ille autem ramis insignis olivae/sacra ferens? Nosco crinis incanaque menta/regis Romani primam qui legibus urbem fundabit, Curibus parvis et paupere terra/missus in imperium magnum. Ibi Graecorum more seu Pompilii Numae caerimonias leges gymnasia doctoresque curare occepit, adeo quidem, Ut etiam ludum ingenuarum artium, quod A thenaeum vocant, constitueret, atque initia Cereris Liberaeque, quae Eleusina dicitur, A theniensium modo Roma percoleret. Sulla formazione greca di Numa cfr. Plut. Num. 1,3-5; Cic. De rep. 2,15,28-29; Liv. 1, 18, 2-4.

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GALIMBERTI 2007 GEHRKE 1978 GruuAi'n 2001 GOTrSCHALK 2000

GRAINDOR 1973 HANSEN 1991 HIGNETT 1952 HIGNETr 1949 Kiuvmiu 2002

LEFEvms 1996 L'HOMIvIE-WERY 1996 MACDOWELL 1962 MANFREDINI PIccIEmLI 1977 MA RTINA 1968 MOSSE 1979

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TRA UTOPIA B IDEALIZZAZIONE: ADRIANO, DRACONE B SOLONE

Rizzo 1963 ROBERT 1977 RHODES 19932

Roimo 2002 RUSCHENBUSCH

1960 RUSCHENBUSCH

1963 RUSCHENBUSCH

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STORIOGRAFIA, POLITICA E UTOPIA IN CASSIGDIONE*

Esponente di spicco dell'élite senatoria, di origine orientale, autore di una Historia Romana, in cui narrava le vicende di Roma dalle origini fino ai suoi tempi (gli ultimi 7 libri sono dedicati all 'epoca severiana), Cassio Dione conserva la testimonianza preziosa di un contemporaneo sul proprio tempo'. Storico della sua eta, attento a rivendicare ruolo e prerogative dei membri dell'ordo senatorio, ne esplicita l'analisi dei problemi, sia politici che economici2. Le osservazioni contenute nei libri dedicati alla storia contemporanea sono completate dalla riflessione politica, espressa sotto forma di dialogo, nell. 52. In tale libro, relativo all'anno 29 a.C., alla vigilia dei passi istituzionali che garantirono ad Ottaviano la guida dello Stato 3 , Cassio Dione mette in campo un dibattito fittizio tra Agrippa e Mecenate sulla forma di governo da instaurare da parte di Ottaviano: Agrippa propone il mantenimento (o meglio il ritorno) alla res publica, mentre Mecenate l'istituzione della monarchia (cioe del principato). La riflessione sulla miglior forma di governo è contigua alla fonnulazione di utopie e costituisce perciO un polo di attrazione per investigare la portata del vettore utopico presso un intellettuale rappresentativo dellaprimametà del Ill secolo. Ii discorso di Agrippa è breve (52.2-13) e fa da spalla a quello di Mecenate che si impone, occupando i due terzi del dibattito (52.14-40):

* Per una trattazione pid ampia del rapporto tra la riflessiorie politica e le attese utopiche nell'età dei Severi rinvio al mio articolo Conscience de Ia crise, utopie etperspectives reformatrices a l'epoque des Sévères, Latomus 67, 2008, pp. 985-999. F. MILLAR, A Study of Cassius Dio, Oxford 1964; C. LarrA, La composizione delI'opera di Cassio Dione: cronologia e sfondo storico-politico, in Ricerche di storiografia greca di eta romana, Pisa 1979, pp. 117-189; R. BERING-STASCHEWSKI, Romische Zeitgeschichte bei Cassius Dio, Bochum 1981; T.D. BARNES, The Composition of Cassius Dio's Roman History, Phoenix 28, 1984, pp. 240-255; M.T. SCHEITINO, Cassio Diane e le guerre civili di eta severiana, Oerión 19,2001, pp. 533-558, con ulteriore bibliografia. 2 Per una "coscienza della crisi" nella seconda metà del III secolo presso le fonti contemporanee cfr. G. ALFOLDY, The Crisis of the ThirdCentury as seen by Contemporaries, GRBS 15, 1974, pp. 89Ill; diversamente L. DE BLoIs, The Third Century Crisis and the Greek Elite in the Roman Empire, Histonia 33, 1984, pp. 358-377. Ovvero la costituzione del principato, con l'assunzione dell'imperium maius et infinitum e della tribunicia potestas.

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MARIA TERESA SCHEYFINO

non solo in quest'ultimo si discutono le ragioni della preferenza da accordare alla monarchia, ma si delinea, in una sorta di prefigurazione della realtà storica, la struttura amministrativa data da Augusto all'impero. Essa non aveva sublto, ancora in eta severiana, sostanziali modifiche; anacronismi intervengono peraltro a estendere la riflessione che si svolge nel discorso alla temperie storica dell'autore: sia sotto forma di dati reali ma di epoca severiana 4 , sia nelle veste di dati non attestati storicamente, probabili proposte riformatrici 5 . Ii pensiero espresso da Mecenate e perciO la risposta organica ed articolata di Dione alle difficoltà dell'impero della propria epoca 6 . Questa Si sviluppa su due livelli, che tendono a intersecarsi: ii primo è rappresentato dalla questione costituzionale (la miglior forma di governo), ii secondo dalla minuta descrizione della struttura politico-amministrativa del principato. Nel primo livello, dopo aver esaminato i vantaggi offerti dal regime monarchico, Cassio Dione individua ii nodo istituzionale nei rapporti di potere tra princeps e senato, che devono essere uniformati alla collaborazione. La ratio risiede nella salvaguardia della libertas del senato, per dirla con una parola chiave del pensiero politico dell'establishment senatorio nell'alto impero: cioè la libertà di partecipare al potere, con funzione di controllo e di equilibrio rispetto alle prerogative del princeps7. Nel secondo livello, Cassio Dione traccia l'organizzazione politica dell'impero, con la suddivisione dei compiti tra ordo senatorio e ordo equestre, intesi in una sorta di gerarchia, in cui al primo spetti la direzione politico-strategica dell'impero, al secondo ii funzionamento burocratico-militare, in altri termini l'esecuzione delle direttive stabilite dal senato. In questo scenario, nei capp. 28-29, a latere del problema della difesa, lo storico affronta la questione rilevante delle difficoltà economiche in cui l'impero Si dibatte, che egli inquadra fra due polarità: ii mantenimento degli eserciti e la necessità di sollevare la classe senatoria da una fiscalità onerosat. Ad es., la preselezione dei candidati alle elezioni o la descrizione di un senato non pin, come quello augusteo, composto esciusivamente da italici, ma anche da membri delle elites orientali, in accordo con quello severiano. Ad es., I'estensione del poteri di alcuni magistrati, senza riscontro, come l'attribuzione della giurisdizione capitale al praefectus urbi, o la menzione di cariche mai istituite, come quella del subcensore. 6 II rapporto con la propria epoca e generalmente ammesso: per l'interpretazione del discorso come la risposta dionea alla crisi dei suoi tempi si veda U. ESPINOZA - Ruiz, Debate A grippa-Mecenas en Dion Casio. Respuesta senatorial a la crisis del imperio romano en época severiana, Madrid 1982; E. GABBA, Progetti di rforme economiche efiscali in uno storico dell'età dei Seven, in ID., Del buon uso della ncchezza, Milano 1988, pp. 189-212 [= Studi in onore di A mintore Fanfani, I, Milano 1962, Pp. 41-681; M. REINHOLD, From Republic to Principat. A n Historical Commentary on Cassius Dio's Roman History Books 49-52, 36-29 B.C., Atlanta 1987; G. Zacci-Ima, II pensiero politico romano, Roma 1997, pp. 121124. Per una rassegna delle posizioni del moderni sul dibattito dell. 52 di Casslo Diane basti qui 11 rinvio a G. Caesci M.aaoNE, Introduzione, in Cassio Dione. Storia romana, Milano 1998, pp. 19-25, con la nota bibliografica di pp. 31-33. Djo 52.14.3; 52.15.1; 52.31.1-32.3; 52.37.7; 52.38.3. 1 Si ricordi che ii peso tributario gravava specialmente sulla grande proprietà agraria.

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Cassio Dione propone tre soluzioni integrate per affrontare la crisi: 1) formulazione di un bilancio "consuntivo" che registri le entrate globaii e di uno "preventivo" delle spese; 2) riforma della tassazione con una put ripartita distribuzione degli oneri 9; 3) promozione deli' agricoltura, principale fonte di ricchezza e base dell'economia dello stato L'idea in Dione di affidare allo stato, tramite una politica di interventi creditizi, la guida della vita economica deli 'impero,. per quanto conti precedenti nella storia imperiale, è conferma del sempre maggior rilievo assunto dal fattore economico nelle valutazioni politiche dei membri piii avveduti della classe dirigente imperiale, seppur quale conseguenza dei problemi militari. Tuttavia Dione delinea le difficoltà economiche dell'impero in una prospettiva del tutto interna al proprio ordo: difficoltà della classe senatoria a sostenere gli oneri finanziari dell'impero 11 . Una tale visione (fiscalismo oppressivo ai danni delle elites 12 e a vantaggio dei soldati), insieme con i timori, manifestati dallo stesso Dione, per 1' arrivo ai piIi alti ranghi di membri estranei all'élite senatoria 13, costituiva l'interpretazione base della crisi da parte dell'establishment. La risposta dionea si muove tra I versanti politico-istituzionale ed economico in un'articolata corrispondenza tra teoria e pr .assi. Secondo una costante dei periodi di "crisi" o "transizione", lo storico e senatore della Bitinia veicola il ripensamento dell'impero attraverso la modalità tradizionale della riflessione sulla migliore forma di governo. Essa è per funzionale all'elaborazione di una prassi, offrendo, a.piü riprese, la sponda al traghettamento dalla problematica piii generale a misure specifiche in chiave operativa. La doppia valenza, ideale e pragmatica, rende la meditazione dionea put elaborata dei precedenti ellenistici, che vivevano appieno nelia formulazione teorica, e piii ardua la sua valutazione complessiva. Ci si limiterà, in questa sede, solo a qualche aspetto significativo. Quanto al dibattito sullè costituzioni di matrice greca, vanno sottolineate due peculiarità del procedimento dioneo: a) ii modello

In specie si auspica la riscossione da parte di autorità appositamente incaricate, evitando esazioni straordinarie. '° Le misure principali: vendita di beni dell'imperatore, prestiti agevolati i cui interessi annui garantiscano entrate durature, con effetti benefici anche sulla tassazione. Le difficoltà finanziarie deIl'impero, nella visione dionea, dipendono in gran parte dalle spese militari. Esse erano costituite dal soldo e dai praemia militiae all'atto del congedo . (cioe spese "ordinane"), ma Cassio Dione insiste sulla indisciplina e la corruzione delle truppe (dalle pretese esose e pronte a "vendersi" al migliore offerente), dandone un'immagine negativa e criticando la linea filomilitare dei Seven: in realtà, l'aumento del soldo da parte di Settimio Severo fu probabilmente una misura resa necessaria dalla svalutazione della moneta. Sull'argomento cfr. GABBA, Progetti , pp. 189-212. 12 Non a caso, egli attribuisce anche un provvedimento di portata considerevole, su versanti molteplici, quale la Constitutio A ntoniniana (estensione della cittadinanza a tutti gli abitanti deIl'impero, fatta eccezione per alcune categorie) solamente alle necessità economiche dello stesso Caracalla, con l'unico fine di ampliare ii bacino di riscossione delle tasse. 3 Perfino alla nomina imperiale: valga da esempio Macrino.

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scelto, b) ii doppio livello della soluzione offerta alla crisi, una proposta politica intessuta di un piano di riforme puntuali. a) Ii modeilo scelto non è posto, come nella maggioranza dei trattati costituzionali, in un passato remoto, la cui storicità è evanescente. L'elezione di Augusto e del suo principato a paradigma è, peraltro, in sintonia con uno dei motivi della propaganda di Settimio Severo, con una consonanza che non è stata messa in giusto rilievo. Settimio Severo nel suo discorso in senato dopo la vittoria sul rivale Albino (197 d.C.), discorso a cui Dione era presente, esplicitamente indicô quale suo modello ispiratore Augusto a discapito di Cesare. Con atti di studiata propaganda, egli promosse se stesso a restaurator deil'impero, identificandosi in un nuovo Romolo e in un nuovo Augusto. Non si deve ritenere scontata la scelta, dal momento che, nel corso del TI secolo, la fortuna della figura di Cesare trovô diverse attestazioni 14• Indipendentemente dalla datazione dell'opera dionea'5 , 1' appartenenza deli' archetipo augusteo all' orizzonte culturale severiano ne attenua ii significato polemico: essa si traduce in un'idealizzazione funzionale ali'attualizzazione pit che al vagheggiamento. b) Per quanto con alcune varianti, la descrizione complessiva delia struttura del principato si mostra corrispondente alla realtà, tanto e vero che ha rappresentato una delle fonti piii preziose per ricostruire storicamente ii funzionamento del "sistema impero" dei primi secoli. In modo analogo, le proposte di riforma trovano, in piii di un caso, riscontro nell'attività dei Severi e sono state dagli studiosi considerate coerenti con la situazione deli'inizio del III secolo. Inoitre, lo stesso Dione chiarisce come le modalità pragmatiche debbano attenersi a uno schema modulato nei tempi e nelle forme: egli pensa in termini di fattibiiità. A 74.10.3, individua ii fallimento deli'opera di riforma intrapresa, poco prima dell'ascesa di Settimio Severo, da Pertinace (193 d.C.), imperatore che pure egli stima e apprezza, neila precipitosità con cui egli l'ha condotta: 16 Un piano riformatore ha successo neila misura in cui procede per tappe meditate. L'accento sul metodo fa pendere, nella tensione tra spinta progettuale e realizzabiiità, la bilancia verso la seconda. Infine, se il iinguaggio dioneo rivela un atteggiamento politico volto al passato secondo i canoni del pensiero antico, il punto di arrivo è la icaaGTWJL (restauratio pit che renovatio). L'utopia, di per sé, puô prevede-

14 Non ultimo ii De vita Caesarum svetoniano, che si apre appunto con la biografia di Cesare Cifi si attribuisce II ruolo di iniziatore del principato e capostipite dei Giulio-Claudi. 15 Si tratta di un problema annoso: per un articolato status quaestionis rinvio a SCHETTINO, Cassio Dione, pp. 533-558. 16 Dio 74.10.3: [...] 1rOXLTLFCi IcaTdaTaaLs CaL XPO'OU Cal aollLav XPI1.

STORIOGRAFIA, POLITICA E UTOPIA IN CASSIO DIONE

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re una restauratio, ma in una visione in cui ii fine è quanto non è ancora stato realizzato, non ii ripristino sic et simpliciter di ciô che già è stato. Ii substrato teorico e ideale risulta, come è naturale, phi evidente nella proposta politica dionea che investe la gestione del potere e la dinamica tra i gruppi dirigenti: in essa sta ii cuore della riflessione del senatore bitinico sui propri tempi. Ii nodo della sua concezione politica è la salvaguardia dello status dell'elite senatoria, garanzia dell'rnalterabihtà dello status dell'impero stesso. Fuicro della gestione politica dell'impero, ii senatodetermina la nomina imperiale, in un rapporto di reciproca promozione dei migliori ii princeps deve circondarsi dei mighori, cos! come i migliori naturaliter sceglieranno e coadiuveranno 1' optimus princeps. L' arrnonia tra i poteri dello stato permetterà di difendersi dai nemici esterni. Ora, la datazione dell'opera dionea è una questione aperta; Se, come credo, si deve pensare a una stesura tra ii 214 e il 225 17 , ill. 52 con la proposta politica di Dione è posteriore all'emanazione della Constitutio A ntoniniana ( 212 d.C.) che, estendendo la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero, profilava il quadro istituzionale della monarchia universale. Pur concedendo - ma la critica non è unanime - un periodo positivo nei rapporti tra senato e imperatore sotto Alessandro Severo, la prospettiva dionea apparirebbe legata a modalità teorico-operative in via di superamento. Sembra legittimo interrogarsi se il suo essere proposta di retroguardia ne innaizi ii coefficiente utopico. Anzitutto, Cassio Dione non si limita a una formulazione teorica. E implicita nell'articolazione del dibattito messo in campo nel 1. 52 una vera e propria richiesta politica. Aggiungerei altre due considerazioni. La prima: i periodi di collaborazione tra princeps e senato appartenevano ancora a un passato recente (la stessa nomina di Pertinace nel 193 d.C. era Stata legittimata dall'assenso senatorio); né la sottovalutazione della portata politica della Constitutio appare di segno univoco, tanto da chiarirsi quale esito di una polemica istituzionale 18• La seconda considerazione: il riferimento ad Augusto, al di là dell'idealizzazione, trova appiglio nella realtà storica o almeno nella ricostruzione dionea della realtà del principato augusteo. Sul problema pote-

'

SCHETTINO, Cassio Dione, pp. 555-558. Erodiano, storico pressochd contemporaneo di Cassio Dione, tace del tutto ii provvedimento, mentre la menzione sarebbe stata presente in Mario Massimo: sulla fortuna del decreto in eta severiana cfr. G. Zeccumn, La Constitutio Antoniniana e l'universalismo politico di Roma, in L'ecumenismo politico nella coscienza dell'occidente, Roma 1998, pp. 349-358. D'altra partela concezione espressa in Dio 52.19.6 di Roma quale "sola" città deIl'impero (4iotrp TlVh play riv ipleiépav 1T6XLV oLKbtvTEs) è indizio di una ricezione positiva, o quanto meno scevra da polemiche, dei principi della Constitutio A ntoniniana. Su tale concezione da ultimo L. Dc BLoIs, The W orld a City: Cassius Dio's V iew of the Roman Empire, in L'ecumenismo, pp. 359-368. 18

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re-dissenso, e illuminante la trattazione dionea (55.14 sgg.) della congiura di Cinna contro Augusto (4 d.C.), che si risolve in un dialogo sul tema potere-dissenso tra quest'ultimo e la moglie Livia: l'episodio è ricordato da Cassio Dione per comprovare l'atteggiamento pacato e indulgente di Augusto. Sulla considerazione del senato in eta augustea, basti ricordare la definizione, nell. 56, cioè non in un libro "teorico", della costituzione augustea quale costituzione mista, in cui l'elemento di equilibrio è rappresentato proprio dal senato. Si coglie perciô un discrimen sottilissimo in Dione tra idealizzazione del passato, proposta di retroguardia, valenza utopica, che dimostra la complessità del suo approccio: egli "si difenderebbe" dall'utopia con un'ottica centripeta, coerente peraltro con tematiche che ritmicamente percorrono ii pensiero politico romano. Roma, a differenza delle poleis greche, non ebbe un nomos istitutivo, che sancisse non solo l'atto di fondazione ma anche le regole e i principi che regolavano la comunità statuale'9 . La carta costituzionale è, oggi come nelle poleis greche, non solo l'insieme di norme che regolamentano la vita civile e politica, ma anche dei principi ispiratori che la informano: essa disegna il traguardo di una comunità ideale cui quella reale deve tendere. In tal senso le si puô riconoscere un segno utopico; d'altra parte, la valenza ideale ne spiega il rilievo assunto nella riflessione e nel dibattito politico in Grecia, ove lapoliteia divenne oggetto di mitizzazione e abbrivio a forzare la realtà entro gli schemi di una norma talora piü astratta che realizzabile 20 . La ridotta prospettiva utopica del pensiero politico-istituzionale romano, pur non alieno da evoluzioni sotto l'influenza greca, si sosteneva con la fiducia nella potenza del diritto21. La formulazione della proposta politica dionea mostra gli interessanti esiti di una contaminatio tra modalità greche e modalità romane. Ellefono, senatore eminente, dalla carriera prestigiosa, in Cassio Dione agiscono elementi molteplici, in una combinatoria che rivela l'articolazione del presente. H motivo della libertas tipicamente romano (si veda Plinio) si agglutina nella riflessione sul basileus ideale di sapore ellenistico e sulla costituzione mista (si veda Dione di Prusa). Ii valore del diritto quale mezzo privilegiato di gestione dell'impero fa spazio all'istanza pedagogica dell'educazione delle classi superiori, che ancora lascia traspari-

Vd. zEccHINI, II pensiero, p. 19. Si pensi alla costituzione di Licurgo. Sul dibattito costituzionale in Grecia, sempre fondamentale, J. De ROMILLY, Le classement des constitutions d'Hérodote a A ristote, REG 72, 1959, pp. 81-99. Sullo stato ideale cfr. A. DEMANDT, Der Idealstaat, KoIn 1993. 21 Si aggiunga che essa potrebbe inserirsi in una visione ritenuta da alcuni ciclica e tale pertanto da distrarre dalla proiezione futuraper indurre alI'idealizzazione del passato: sulla concezione del tempo nel mondo greco-romano, si veda S. MAzzAP.mo ,I1 pensiero storico classico, vol.3, Bari 1966, pp. 329-358, 412-460 n. 555. 20

STORIOGRAFIA, POLITICA B UTOPIA IN CASSIO DIONE

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re ii segno dell'aspirazione platonica al governo dei filosofi. La personalità di Cassio Dione è spia che i tempi erano mutati e che le elites grecizzate erano ormai ai vertici del potere: non si poteva credere a una crisi irreversibile, né prefigurare la perdita di quel ruolo preminente che a y evano infine conquistato. M& TERESA SCHETTNO Université de La Rochelle

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d'édicules en stuc évoquant la façade d'édifices religieux, et dont le vaste atrium de style structural fait echo au decor intérieur contemporain de la basilique de la cite 17 . La référence a l'architecture royale ou théâtrale pourrait être considérée comme une forme d'aspiration utopique a un statut heroIque bien éloigné, dans les faits, de la condition réelle du dominus, une sorte de fantasme de puissance, si, par son efficacité, cette architecture ne contribuait pas aussi très concrètement a soutenir l'ambition sociale de son propriétaire. En s'appuyant sur l'analyse que V. M. Strocka a donnée de la "Maison du Labyrinthe" 18, J• Bragantini a récemment propose d'attribuer une signification très precise a la repartition des différents types de décors de second style dans la maison. Elle remarque en effet que les décors a paroi fermée se répartis sent plutôt dans la partie publique (atrium et pieces adjacentes), alors que les décors a paroi ouverte ou dotes d'éléments en saillie (cubiculum 42) sont réservés aux pièces internes de l'habitation. En somme, loin de représenter des phases dans l'évolution du decor, comme l'avait établi A. Mau, la diversité des schémas décoratifs pounait avoir contribué a manifester clairement la hiérarchie et la fonction des espaces domestiques' 9 . Le decor ne constitue pas (seulement) un cadre ideal, il participe donc sans ambiguIté a 1' efficacité sociale de 1' architecture. L'approche de la maison romaine fondée sur le rapport entre schema planimétrique et fonction socio-politique de l'espace domestique doit être nuancée. Le cadre restreint de cet exposé nous permettra seulement de formuler quelques remarques. L' analyse sociologique doit tenir compte de multiples paramètres historiques. Notons d'abord que, grace A ses nombreuses propriétés, la classe dirigeante romaine dispos alt d'un vaste choix de demeures, dont le caractère et la fonction dépendaient du climat, du site, des besoins ou des désirs des propriétaires. La multiplicite des residences permettait donc une forme de spécialisation de cha-

17 Voir dans la très abondante bibliographic consacrée a cette maison: A. HOFFMANN, Die Casa del Fauno in Pompeji. Ein Haus wie ein Palast, Basileia 1996, P. 258-259; F. PESANDO, A utocelebrazione aristocratica e propaganda politica in ambiente privato: la Casa del Fauno a Pompei, CCG 7, 1996, p. 189-228; F. ZEVI, Die Casa del Fauno in Pompeji und das A lexandermosaik, RM 105, 1998, p.21-145. La simplicité du decor de premier style dans l'atrium est confirmée par la relative austérité des pavements des pièces de reception (atrium et tablinum), simpiement ornées de motifs géométriques, alors que les plus belles mosaiques sont réservées aux pièces d'apparat situées autour du peristyle on aux pièces intimes. Tout se passe comme si la simplicite du decor conférait aux loca communia une part de monumentalité en raison précisément de la proximitd de cc type de decor avec ceiui des monuments publics, voir I. BALDASARRE - A. PONTRANDOLFO - A. ROUVERET - M. SALVADORI, Lapeinture romaine de l'epoque hellenistique a l'A ntiquité tardive, Milan-Aries 2003, p. 76. IS V.M. STROCKA, Casa del Labirinto (V I 11, 8-10). Hkuser in Pompeii 4, Munich 1991, p. 115-119. 19 J• BRAGANT8NI, Problemi dipittura romana, AION ArchStAnt 2 (n.s.), 1995, p. 174-197 (en particulier p. 182).

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RENAUD ROBERT

cune d'entre elles 20 . Mais ii faut surtout tenir compte du profond bouleversement que connaIt la vie politique a l'époque impériale. La maison vitruvienne, conçue pour l'oligarchie républicaine et adaptée a ses usages sociaux et politiques, ne répond plus exactement aux besoins des elites imp6riales 21 . L' architecture même de la domus manifeste clairement une evolution planimetrique - avec notamment l'émergence dans de nombreuses provinces des maisons a péristyle central - qui reflète sans nul doute les changements des modes de vie 22. Sous l'influence du mode de vie grec, la perception de la maison se transforme a partir de la seconde moitié du Il e s. ay . J.-C.: le péristyle cherche a reproduire 1' architecture des gymnases, le jardin évoque le paradeisos 23 . En s ' appropriant un tel modèle culturel, l'architecture domestique se conforme certainement a une forme d'utopie 24• Ce modèle s 'incarne tout particulièrement dans la villa, dont P. Zanker a montré qu'elle influençait en retour 1' architecture de la domus25. C'est pourquoi les archéologues distinguent en général deux phases dans l'histoire de l'architecture domestique: jusqu'à la fin de l'époque républicaine, la maison des elites serait organisée autour de sa partie publique (les pièces disposées autour de l'atrium); ce secteur public de la maison est le prolongement direct de l'espace public et le cadre des activités civiques du maître de maison. La part grandissante du secteur réservé a l'intimité (les pièces disposées autour du péristyle) manifeste-

20 E. RAWSON, L'aristocrazia ciceroniana e le sue proprietà, in M. I. FINLEY (bd.), La proprieta a Roma. Guida storica e critica, Rome-Bari 1980, p. 97-118. 21 La rbflexion de Vitruve (6.5.2) parait particulièrement adaptée aux besoins des hommes politiques de la pbriode des guerres civiles. Lents maisons doivent comporter de vastes pièces de reception quod in domibus eorum saepius et publica consilia et privata iudicia arbitriaque conficiuntur. Les assemblées (publica consilia) qui se tiennent, selon I'architecte, dans leo demeures des hommes qui honores magistratusque gerundo praestare debent officia ciuibus et les decisions pnivées (privata iudicia) qui y sont prises, rappellent leo reunions des factiones évoquées par César en 49 a y . J.-C. (Caes. Civ. 1.6), lorsque Pompbe, contraint de rester hors de Rome en raison de son imperium proconsulaire, recevait les représentants du Sénat et ses partisans dans sa villa suburbaine. COARELLI, La casa dell'aristocrazia romana, p. 178; E. R0MAN0, Dal De officiis a V itruvio, da V itruvio a Orazio: ii dibattito sul lusso edilizio, dans Le projet de V itruve. Objet, destinataires et reception du De architectura (Colloque international de Rome, 26-27 mars 1993), Rome 1994, p. 63-73, particulièrement p. 71-73; Gaos, La basilique dons la maison des notables, p.313. 22 P. GROS, L'architecture romaine, p. 148-196; our leo maisons africaines a cour péristyle, R. REBUFFAT, Maisons a péristyle d'A frique du Nord, repertoire des plans publiés, MEFRA 81, 1989, p.659-724 et S. BULLO - F. Gimomi (dd.), Amplissimae atque ornatissimae domus. L'edilizia residenziale nelle città della Tunisia romana, 2 vol., (Antenor Quaderni 2/1-2), Rome, 2003. 23 Sur les ambnagements des villas de Cicbron, voir U. SAURON, Templa serena. A propos de la "V illa des Papyri" a Herculanum: contribution a l'étude des comportements aristocratiques romains a lafin de la République, MEFRA 92, 1980, p. 277-301; ID., De Buthrote a Sperlonga: a propos d'un livre recent sur le theme de la grotte dans les décors romains, RA 1991, p. 3-42. 24 Les emprunts a l'architecture grecque, ddsormais dbconnectés de leur fonction originelle, ont essentiellement unevaleur de citations. 25 P. ZANKER, Die V illa als V orbild des späten pompejanischen W ohngeschmacks, JDI 94, 1979, p.460-523 (trad. it., Pompei. Società, immagini urbane eforme dell'abitare, Turin 1993, p. 151-230).

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rait un repli sur les activités liées a l'otium et sur une nouvelle forme de sociabilité, désormais plus informelle ou moms immédiatement politique 26 . Ce type de raisonnement revient finalement a projeter sur 1' analyse diachronique la distinction vitruvienne entre partie publique de la domus, les loca communia, et le secteur privé, les loca propria 27 . Pour 1' architecte, le caractère privé des pièces augmente de manière inversement proportionnelle a leur éloignement de la rue, l'accessibilité aux étrangers determinant la plus ou moms grande intimité des pièces réservées a la famille et a ses proches. 2. De l'otium a l'utopie? L'insistance des chercheurs, depuis une vingtaine d' années, sur la dimension politique de l'espace domestique peut apparaItre comme une reaction aux interpretations spiritualistes, dont les travaux de K. Schefold demeurent l'exemple le plus accompli 28 . La maison est un sanctuaire en forme de pinacothèque, elle abrite une collection d'images qui reflèterait 1' ideal spirituel du dominus. Ii est vrai que 1' approche sociologique d'A. Wallace-Hadrill réservait au decor domestique et, en particuher, aux representations mythologiques, une fonction essentiellement générique, qui rendait assez superficiellement compte de la variété des themes choisis par les commanditaires: la connaissance des mythes est signe de culture, privilege des elites, et, a 1' instar des diverses manifestations du luxe, indique avant tout le statut social du dominus. L'usage

26 J.-A. DIcIunArt't, The Peristyle and the Transformation of Domestic Space in Hellenistic Pompei, in R. LAURENCE - A. WALLACE-HADRILL (bd.), Domestic Space in the Roman W orld: Pompei and beyond, JRA supplement 22, Portsmouth 1997, p. 121-136; sur la signification ideologique des portiques evoquant la palestre grecque, SAURON, Templa serena. A propos de la "V illa des Papiri" a Herculanum, p.285-288. 27 Vitr.6.5.1. 28 K. SCHEFOLD, Pompeianische Malerei. Sinn und Ideengeschichte, Bale 1952, cite dans la trad. fr . de J.-M. CROISILLE (La peinture pompéienne. Essai sur l'dvolution de sa signification, Latomus 108, Bruxelles 1972). La démarche de K. Schefold est encore marquee par la question de la romanité de Fart pornphien (versus Fart greC). La peinture romaine est souvent qualifiee d ... énigme on de mystère": son apparente banalitd decorative requiert une démarche hermeneutique specifique. L'art romain serait plus symbolique et plus conscient que Fart grec, car ii se fonde sur d'autres conceptions éthiques et religieuses (La peinture pompéienne, p. 41) que celles des Grecs. C'est dans I'atmosphère de religiosite de la pohsie augustéenne qu'il conviendrait de rechercher les des de l'énigme de la peinture. Aussi étudier la peinturepompéienne revient-il a en déchiffrer la signification symbolique: >). Sull'argomento cfr. C. NICOLET, L'Empire romain: espace, temps et politique, Ktema 8, 1981, pp. 163-173; P. ARr>, TraGOFFART 1977 ditio 1977, pp. 60-100. P.J. HEATHER, The anti-Scythian Tirade of Synesius' De regno, Phoenix HEATHER 1988 1988, pp. 152-172. LACOMBRADE 1951 Chr. LACOMBRADE, Le Discours sur la Royauté de Synésios de Cyrène a l'empereur A rcadios, Paris 1951. R. LIzzI, Significatofilosofico e politico deli 'antibarbarismo sinesiano, Lizzi 1981 Rendiconti accademia architett., lett. e belle arti di Napoli 198 l, pp. 4962. A. MARCHETrA, Orosio e A taulfo nell'ideologia dei rapporti romanoMARCHETVrA 1987 barbarici, Roma 1987. A. MARCONE, Ii De re militari di V egezio, SRISF 1981, pp. 121-138. MARCONE 1981 A. MARCONE, Costantino il Grande, Ban 2000. MARCONE 2000 MOHRMANN CHR. (ed.), Palladio. La Storia Lausiaca, Milano-Verona MOHRMANN 1974 1974. A. ONNERFORS, Zu Person und W erk0 des Publius Flavius V egetius RenaONNERFORS 1991 tus, Vetenskapssocietetens i Lund Arsbok 1991, pp. 142-173. T. PRITCHARD, The