Testi giudaici per lo studio del Nuovo Testamento

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Testi giudaici per lo studio del Nuovo Testamento

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NUOVO TESTAMENTO Supplementi A cura di GERHARD FRIEDRICH VOLUME8

TESTI GIUDAICI PER LO STUDIO DEL NUOVO TESTAMENTO

PAIDEIA EDITRICE BRESCIA

TESTI GIUDAICI PER LO STUDIO DEL NUOVO TESTAMENTO A CURA DI

HANS G. KIPPENBERG

e

GERD A. WEWERS

Edizione italiana a cura di Gmuo FIRPO

PAIDEIA EDITRICE BRESCIA

Titolo originale dell'opera:

T extbuch zur neutestamentlichen Zeitgeschichte Herausgegeben von Hans G. Kippenberg und Gerd A. Wewers Traduzione di Giulio Firpo © Vandenhoeck & Ruprecht, Gottingen 1979 © Paideia Editrice, Brescia 1987

I S BN 8 8 .394 .0400.7

PREMESSA

Le origini del cristianesimo sono strettamente collegate alle condizioni economiche ed alla situazione politica della Pale­ stina, nonché alle idee religiose ivi professate. Nonostante vi sia una sostanziale concordanza su questa disamina, che può apparire quasi banale, le opinioni su come dimostrare tutto questo attraverso le fonti del sec. I d.C. divergono in misura considerevole. Finché i testi neotestamentari fanno esplicita­ mente ed autonomamente riferimento a eventi o personaggi dell'epoca - governatori romani, farisei, sadducei, Samaritani, ecc. - non sorgono, nel complesso, problemi eccessivi. Diverso è il caso in cui occorra stabilire concordanze soltanto implicite con altre fonti: si deve procedere allora ad una comparazione diretta tra il testo biblico e quello non biblico? Non abbiamo creduto opportuno operare in tal sensoj chi lo facesse, si lasce­ rebbe sfuggire la cornice contenutistica della produzione lette­ raria neotestamentaria e non farebbe che estrapolare ciò che è oggetto di confronto dal contesto entro il quale ha acquisito il proprio specifico significato. Concordanze più sottili, consi­ stenti più in un analogo modo di considerare i problemi che non in un analogo modo di risolverli, filtrano quasi sempre i­ navvertitamente attraverso le ampie maglie di questa rete. E, infine, è anche discutibile se sia utile, oltre che corretto, sepa­ rare le idee del cristianesimo delle origini dalle premesse d'or­ dine sociale che ne hanno condizionato lo sviluppo. Per tutte queste ragioni abbiamo deciso di procedere in maniera diver­ sa. In una prima sezione vorremmo presentare il contesto sto­ rico, economico, politico entro cui sorse e crebbe la comunità cristiana primitiva. In seguito vorremmo concentrare la nostra

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Premessa

attenzione e quella del lettore sulla ricostruzione del pensiero teologico di due gruppi (o correnti di pensiero) giudaici a cui il Nuovo Testamento fa aperto riferimento: i Samaritani e il giudaismo rabbinico. Ci siamo limitati ad essi non solo per le esplicite allusioni sopra accennate} ma anche perché li abbiamo ritenuti degni di particolare considerazione in quanto sono riu­ sciti a sopravvivere} superandola} alla grave crisi che attanagliò il giudaismo in età ellenistica e romana imperiale (ed in que­ sto sono paragonabili al cristianesimo) : ciò significa che sono stati in grado di elaborare un proprio pensiero teologico. Abbiamo inserito nella prima sezione i riferimenti alla sto­ ria contemporanea contenuti nella letteratura qumranica e ne­ gli apocrifi/ pseudepigrafi. Non si tratta} nel complesso } di mol­ ti passi} poiché gli autori di tali testi nutrivano un interesse piuttosto limitato nei confronti della realtà storica. Non può mancare} infine} l'avvertenza che questa raccolta di testi storici è integrata da una raccolta di testi storico-religiosi. L }uno e l'altro aspetto sono indispensabili per documentare i rapporti del Nuovo Testamento con la storia e la religione dei suoi tempi. Groningen-Salzgitter .

HANS G. KIPPENBERG GERD A. WEWERS

AVVERTENZA ALL'EDIZIONE ITALIANA

Per l'edizione italiana dei testi qui raccolti ci si è attenuti, in linea di principio, alla versione tedesca curata da Hans G. Kippenberg e Gerd A. Wewers . Laddove tuttavia questa presentava difficoltà di compren­ sione o di altro genere si è cercato di ovviare con l'ausilio di altre edi­ zioni di testi rabbinici (in ispecie : quella inglese della Soncino Press per il Talmud babilonese e per il Midrash Rabbah ; quella francese curata da M. Schwab per il Talmud palestinese ; quella inglese a cura di J .z. Lauterbach per la Mekilta) o di fonti latine e greche . L'eccezione al criterio qui esposto è costituita, per un certo nume­ ro di testi della presente raccolta, dall'adozione di traduzioni italiane già esistenti e di indiscutibile livello, i cui dati bibliografici si trovano, sotto il titolo «Fonti», alle pp . 3 2 0 ss. Tuttavia si vuoi qui segnalare, per i motivi sotto esposti, l'adozione della versione italiana della Mi Yh­ na curata da Vittorio Castiglioni (Mishnaiot, 3 voll . , Roma 1 962 ) . Ta­ le traduzione fu eseguita tra il r893 e il I9II, data della morte del­ l'autore, il quale ne iniziò la pubblicazione in fascicoli ; dal I9II al 1 9 3 3 l'edizione - sempre in fascicoli, e sulla base delle minute del Ca­ stiglioni - fu continuata da un allievo di questi, E. Schreiber. Nel 1 93 3 risultavano pubblicati quattro ordini su sei e u n trattato del quinto or­ dine . Solo nel 1 9 62 è comparsa l'edizione completa del testo italiano della Mishna. Quanto fin qui detto è per chiarire le ragioni del tono e della struttura particolari - ma non per questo meno suggestivi - dei passi mishnici qui riportati come detto, nella versione del Castiglioni, che si è preferito lasciare inalterata, salvo rare eccezioni legate ad esi­ genze di miglior comprensione, in omaggio all'auctoritas ed ai meriti dell'autore . Per quanto poi concerne le fonti veterotestamentarie (sia gli interi brani tratti da Siracide, Daniele, r Maccabei e 2 Macca­ bei, sia le numerosissime citazioni contenute nei testi rabbinici) si è fatto ricorso alle relative edizioni curate dalla casa editrice Marietti di Torino (le quali non sono citate nell 'indice bibliografico) . Si avverte infine che nell'inserire parole o brevi frasi tra parentesi all'interno dei passi tradotti, allo scopo di una più agevole lettura de­ gli stessi, ci si è attenuti, in genere, al criterio adottato nell'edizione ori-

IO

Avvertenza all'edizione italiana

ginale. Ulteriori inserimenti esplicativi tra parentesi (introdotti da ' = ', 'cioè : ' , ' o : ') sono del curatore dell'edizione italiana. Desidero ringraziare i professori Bruno Chiesa, dell'Università di Pavia, e Ida Zatelli, dell'Università di Firenze, il cui intervento ha con­ sentito di venire a capo di numerosi problemi di carattere :filologico e interpretativo, nonché la dr.sa Maria Graziadei Celoria per l'aiuto pre­ zioso offertomi nel corso della traduzione.

GIULIO FIRPO Nota dell'editore italiano. Il titolo dell'edizione italiana, Testi giudaici per lo studio del Nuovo Testamento , pur non attenendosi a quello del­ l'edizione originale tedesca, Textbuch zur neutestamentlichen Zeitge­ schichte (difficilmente traducibile in modo soddisfacente) , trova giusti­

ficazione nei testi raccolti, provenienti in massima parte dal giudaismo palestinese ed ellenistico, eccetto qualche testo epigrafico o di autore la­ tino o greco (2o, sui 394 dell'intera silloge) di origine non giudaica.

I L'ASSETTO POLITICO ED ECONOMICO DELLA GIUDEA IN ETÀ ELLENISTICA E ROMANA Hans G. Kippenberg

INTRODUZIONE

Nell'epoca ellenistico-romana, la storia del popolo giudai­ co si svolge entro un periodo i cui inizi si trovano in drammati­ co contrasto con le sue fasi finali : da un lato , la vita di un po­ polo che godeva di una pace relativa sotto la guida dei sommi sacerdoti ; dall'altro, l'ordine di Vespasiano di porre in vendi­ ta tutto il paese dei Giudei . Naturalmente, tale declino politi­ co non è che un aspetto della storia di quell'epoca : infatti la letteratura, la filosofia, la teologia si sono sviluppate addirittu­ ra in misura inversamente proporzionale alle catastrofi ester­ ne . Tuttavia, nel nucleo più profondo e recondito di tale pro­ duzione letteraria possiamo individuare il riflesso degli eventi politici. La crocifissione di Gesù di Nazaret - di significato fondamentale per la letteratura neotestamentaria - non era forse connessa alla sfera politica almeno quanto l'annienta­ mento del culto templare gerosolimitano, di portata contrad­ dittoriamente pregiudiziale per la letteratura rabbinica ? Come poté accadere tutto ciò ? Cosa provocò il declino poli­ tico? La popolazione giudaica (con questo termine intendiamo indicare, in particolare, gli abitanti della Giudea ) fu forse vit­ tima di nazioni più grandi, oppure il suo declino fu provocato dalle proprie velleità di potenza, sproporzionate alla realtà? Troviamo esposte entrambe queste ipotesi già nella produzio­ ne letteraria coeva: per il «resistente» Giuda, i Giudei erano vittime innocenti dell'espansionismo romano, mentre per Fla­ vio Giuseppe che, passato ai Romani, ci ha lasciato le sue gran­ di opere storiografiche, sono state le idee - prive di qualsiasi

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

aggancio con la realtà - di coloro che lottavano per la libertà a provocare la rovina. Ma cosa era accaduto, in effetti? Le in­ formazioni fornite al riguardo dalla letteratura giudaica e da quella ellenistica sono, tutto sommato, piuttosto scarse e, in ogni modo, se ne può concludere che esse non convalidano né l'una né l'altra ipotesi . Ciò che invece le fonti storiografiche do­ cumentano è che il popolo, in quel tempo, non era unito, ma suddiviso in diversi raggruppamenti. Si deve inoltre osservare che, di volta in volta, tali gruppi si allearono - in un rapporto soggetto, del resto, ad alti e bassi - con gli Stati vicini che ri­ valeggiavano tra loro . Così, ad esempio, i Maccabei trovarono appoggio, nella lotta contro i Seleucidi, presso il senato roma­ no, mentre i loro avversari interni - i ceti abbienti e socialmen­ te e culturalmente più progrediti - vennero a patti con la Siria . Un secolo e mezzo più tardi i rapporti si rovesciarono: le stir­ pi più ricche sostenevano le parti dei Romani, mentre i loro op­ positori interni le avversavano. Per comprendere i retroscena e le ragioni di tali situazio­ ni è necessario tener presenti anche le trasformazioni sociali verificatesi all'interno delle potenze dominanti e le conseguen ­ ze da esse prodotte sulla situazione interna della Giudea . Le differenze più rilevanti sono riscontrabili, in questo caso, nella posizione del potere centrale nei confronti delle istituzioni a carattere etnico e nelle diverse forme dell'appalto statale. Men­ tre i Seleucidi volevano integrare il popolo giudaico anche sot­ to il profilo culturale e religioso, i Romani agirono con mag­ gior prudenza. Anche l'appalto statale - cioè la riscossione del tributo imposto dal dominatore - fu regolato in modo diver­ so. In epoca seleucidica era usuale che il sovrano potesse cede­ re all'asta questa esazione ad aristocratici locali, in cambio di una somma di denaro : in tal modo, costoro traevano indiretta­ mente profitto anche dalla dominazione straniera . In età ro­ mana, in un primo tempo l'aristocrazia indigena fu soppianta­ ta dagli esattori di Roma, mentre in età imperiale le fu affidata solo l'esazione delle gabelle imposte alla popolazione rurale :

Introduzi01ze

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ciò eliminò la possibilità di trarne dei vantaggi. Le fonti testi­ moniano eloquentemente al riguardo, e mi astengo dall'espor­ re qui tutta la complessità della situazione. È importante con­ statare che la situazione dei vari gruppi esistenti in Giudea composti da persone appartenenti a svariate fasce economiche, da abitanti delle città e del territorio, da imprenditori e da mer­ canti - è stata di volta in volta influenzata dalle strutture so­ ciali della potenza dominante. In conclusione, dalle fonti e dai documenti veniamo a sape­ re che talune istituzioni di antica tradizione - le quali avevano assicurato, un tempo, l'unità e la compattezza del popolo persero, in quest'epoca, importanza ed efficacia : mi riferisco, ad esempio, ai limiti di tempo prescritti alla schiavitù per de­ biti di un individuo non in grado di pagare, oppure al diritto inalienabile di una famiglia sulla propria terra : vi sono docu­ menti che attestano l'esistenza di rapporti giuridici che pre­ scindono assolutamente da tali principi . Ed anche in questo caso non dovremo andare a cercare i propugnatori di tali nuo­ vi rapporti soltanto al di fuori del popolo giudaico, ma anche all'interno di esso ; e poiché le antiche istituzioni di cui si è fat­ to cenno, strettamente collegate a concezioni religiose, tutela­ vano i più poveri, incontriamo sovente i sostenitori della tra­ dizione tra i diseredati . Dunque, le fonti che ci parlano della situazione degli abi­ tanti della Giudea in età ellenistico-romana attestano l'esisten­ za di una crisi interiore. Questo popolo non era caduto vittima innocente della politica di una grande potenza, né della pro­ pria hybris : si può dire, piuttosto, che le condizioni dell'epo­ ca avevano contribuito ad acuire i dissidi, già presenti da lun­ go tempo, tra ricchi e poveri, cittadini e contadini, sostenitori ed oppositori della tradizione. Il drammatico contrasto ravvi­ sabile, in questo periodo, tra le premesse iniziali e la conclu­ sione della storia del popolo giudaico1 appare, dopo la lettura I . Mi sono occupato di questa tematica nel volume Religion und Klassenbildung im antiken ]udiia. Bine religionssoziologische Studie zum Verhiiltnis von Tradition

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

delle fonti e dei documenti, quale conseguenza non già di u­ na catastrofe esterna, bensl del venir meno della solidarietà sociale tra i cittadini . I. LO STATO-TEMPIO

a) La ierocrazia L'organizzazione della provincia persiana di Giudea ci è ben nota so­ prattutto dai papiri di Elefantina . La comunità giudaica di Elefantina, in Egitto, aveva chiesto aiuto nel 410 a.C. ai Giudei di Palestina. La lettera riprodotta qui di seguito era stata indirizzata al governatore Ba­ goas, al sommo sacerdote Jo�anan (Neh. 1 2 ,2 2 ) e ai sacerdoti gerosoli­ mitani, come pure ad Ostanes, fratello di Anani, ed ai maggiorenti dei Giudei. Accanto al governatore persiano esistevano due collegi, uno sacerdotale ed uno aristocratico, retti da un capo . La suddivisione della popolazione in sacerdoti e giudei (Beniaminiti), la presenza di due col­ legi e la preminenza della casta sacerdotale costituirono la struttura or­ ganizzativa di Israele fino all'età seleucidica .

I. L'organizzazione della provincia di Giudea

P. Eleph . nr . 30, ll . I7-I9: Già prima di questo, al tempo in cui ci fu arrecato questo male, abbiamo inviato una lettera al nostro signore ed al som­ mo sacerdote Jo}:tanan ed ai suoi colleghi, i sacerdoti gerosoli­ mitani, a Ostanes, fratello di Anani, ed ai maggiorenti dei Giudei . Non ci è pervenuta alcuna lettera (di risposta) . b) Le imposte sacerdotali Occorre distinguere le seguenti imposte : la tassa del tempio, pari a mezzo siclo tirio (Neh. 1 0 ,3 3 ; Ex. 30 , I I ss .) ; le primizie (Ex. 2 3 ,1 9 ; Num. 1 8 , 1 3 ; Deut. 2 6 , 1 ss . ; Neh. r o ,3 6 ) , che spettavano ai sacerdoti gerosolimitani e la cui quantità non era prescritta ; l'offerta sacerdotale (Num. 1 8 , 1 2 ; Neh. 1 0,3 7 ) , che comprendeva all'incirca il 5o% del racund gesellschaftlicher Entwicklung (Studien zur Umwelt cles Neuen Testaments 14), GOttingen 1978 .

Lo Stato-tempio

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colto agricolo e che veniva ripartita nel territorio tra i sacerdoti ; la pri­ ma decima, per la quale la letteratura rabbinica si rifaceva a Num. I 8 , 2 I-26 (quella di cui a Lev. 2 7 ,3 0-3 3 ; Deut. I 2 , q ; 14,22 ss . era consi­ derata come seconda decima, che restava a disposizione del proprieta­ rio). Neh. I o , 3 8 impose ai sacerdoti la sorveglianza sulla ripartizione delle decime, operata dai !eviti. La legge Dammai (da demaj = prodotti soggetti a decima, ma sul cui corretto pagamento vi sono dubbi) , di Giovanni Ircano, confermò che I / I o della prima decima doveva esser consegnato ai sacerdoti, ma non sanzionò la consegna della grande de­ cima !evitica . Probabilmente, in età asmonea i sacerdoti divennero i le­ gittimi destinatari della grande decima (Ios . , c. Ap. I , I 8 8 ; ant. Iud. 1 4, 203 ) . Da quanto riferisce Flavio Giuseppe emerge inequivocabilmente, quanto meno, che ai suoi tempi era in uso la prima decima e che i sacer­ doti la pretendevano (vita So ; cfr . inoltre H e br. 7 ,5 ) ; essi la riscuote­ vano direttamente sul territorio (Ios ., vita 6 3 ) . Dalla Mishna appren­ diamo che gli appaltatori del territorio rispondevano delle offerte e del­ le decime dovute ai sacerdoti . L'origine sacerdotale o !evitica di questa imposta è da rintracciarsi nel racconto biblico della liberazione dalla schiavitù d'Egitto e della conquista della terra promessa.

2 . Il pagamento della decima sotto Giovanni Ireano

Bah. Sotah 48a (un testo parallelo di minore importanza è in Tos. Sotah I 3 , 1 o) : Egli ( = il sommo sacerdote Giovanni Ircano) annullò anche la dichiarazione consueta (cfr . Deut. 2 6 , 1 3 ss .) ed emanò la norma circa i prodotti . Quando inviò ispettori in tutto il terri­ torio d'Israele e si accorse che costoro ( = i proprietari) sepa­ ravano solo la grande offerta sacerdotale (terumah) , mentre una parte di essi separava la prima e la seconda decima, ed al­ tri no , disse loro : «Figli miei, venite, voglio dirvi questo : co­ me nella grande terumah è insito (il rischio di) un peccato mor­ tale, così pure nella terumah della decima1 e del prodotto non suddiviso è insito (il rischio di) un peccato mortale» . Egli quindi si levò e dette loro questa disposizione : chi acquista prodotti da un 'am ha-'are� ne separi la prima e la seconda de­ cima. Dalla prima decima egli separi poi la terumah della de­ cim a e la consegni ad un sacerdote, e con la seconda decima sal­ ga a Gerusalemme e colà se ne cibi; ma chi voglia pretendere

I. La Giudea in età ellenistica e romana

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da un altro la prima decima e la decima dei poveri, deve dimo­ strarlo ( = deve dimostrare che la prima decima e la decima dei poveri non sono state separate dal produttore). r . [La parte separata in prima istanza è la «grande terumah», o offerta sacerdotale : da distinguersi dalla «terumah della decima», cioè la decima della decima del le­ vita, che questi doveva consegnare al sacerdote].

3 . I sacerdoti quali destinatari della decima

Ecateo, in Ios . , c. Ap. 1,188: Tutti i sacerdoti dei Giudei, dice ( = Ecateo) , che ricevono le decime e che amministrano le cose comuni sono circa mil­ lecinquecento . 4·

Esazione forzata della decima

Ios . , ant. Iud. 20,179-181: In quel tempo, il re Agrippa conferi il sommo sacerdozio a Ismael, figlio di Pabi. Sorsero allora dei dissensi tra i sommi sacerdoti, i sacerdoti e i capi del popolo gerosolimitano, sì che ciascuno di essi si pose a capo di una banda di uomini temerari e disposti alla rivolta. Ovunque queste bande s'incontrassero, si scambiavano ingiurie e sassate . Non c'era nessuno in grado di ridurli alla ragione e tutto si svolgeva come in una città pri­ va di capi. I sommi sacerdoti giunsero a tal punto d'impuden­ za e di ardire che osarono inviare i loro servi nelle aie per por­ tar via la decima spettante ai sacerdoti, sì che i sacerdoti più poveri morirono di fame. In tal modo la violenza dei semina­ tori di discordia abbatteva ogni diritto. 5 . Differenti destinazioni della decima

Bab. Ketubbot 26a: «La grande offerta (terumah) spetta al sacerdote e la prima decima al levita» . Parole di R. Aqiba (tannaita, morto ca. 135). R. Eleazar ben Azariah disse : «La prima decima spetta anche al sacerdote» .

Lo Stato-tempio

6 . Suddivisione dei prodotti samaritani

M. Demai 2 ,4 : Chi compera vino da Samaritani, dice : «Due log , che io poi s eparerò, siano (la) grande offerta; altri dieci siano (prima) de­ cima, ed altri nove seconda decima» . Quindi può mescolare e bere . 7.

Sulla validità della decima

M. Bikkurim 2 , 3 : Vigono per l'offerta e per la decima (disposizioni) non vale­ voli per le primizie : l'offerta e la decima rendono (tuttavia) proibito il frumento ; hanno una misura fissa; si prelevano da tutte le derrate, in ogni tempo, sia che il tempio esista o che non esista, per campi lavorati a mezzadria, o presi in affitto o predati per violenza o per furto. 8. Il fondamento teologico della decima

Ios . , ant. Iud. 4 , 2 4 0 - 2 4 2 : Oltre alle due decime che già vi ho detto di pagare ogni an­ no, una per i leviti, l'altra per i banchetti, occorre prelevarne una terza ogni tre anni, al fine di distribuire alle vedove ed a­ gli orfani quanto loro manca. Le primizie mature che ciascu­ no avrà raccolto dovranno esser portate al tempio, e là, dopo aver ringraziato Dio per la terra che le ha prodotte e che egli ci ha donato e dopo aver effettuato i sacrifici prescritti dalla legge, dovranno essere offerte ai sacerdoti . Poi quando una persona, dopo aver fatto tutto questo, dopo aver offerto la de­ cima di tutto, sia per i leviti che per i banchetti, con le primi­ zie, sarà sul punto di tornare a casa, si volgerà ai sacri recinti del tempio e renderà grazie a Dio per aver liberato (Israele) dalle violenze degli Egiziani e per avergli dato in dono una ter­ ra ricca e fertile.

I. La Giudea in età ellenistica e romana

r8

c) Il tesoro del ten1pio Le istituzioni dello Stato teocratico giudaico erano protette dal loro carattere sacro contro ogni intlusione illegittima. Il tempio, perciò, po­ teva diventare, per i benestanti, un deposito bancario sicuro : ma pro­ prio per questo fu più volte oggetto di confisca . Sotto Seleuco IV ( 1 8 71 7 5 a.C.) falli un primo tentativo di tal genere da parte di Eliodoro ; vi riuscl invece, poco dopo, Antioco IV Epifane (2 Mach. 5 ,1 5 ss . ) . An­ che Crasso mise le mani sul tesoro del tempio ( los . , bell. Iud. r , r 79) : Flavio Giuseppe afferma che , nel 54 a.C., Crasso confiscò i duemila ta­ lenti che già Pompeo vi aveva trovato , requisendo inoltre oro di pro­ prietà del tempio per un valore di ottomila talenti d'argento (Ios ., ant. Iud. r4 , I 05 ) . Infine, Pilato impiegò il tesoro del tempio per la costru­ zione di un acquedotto . Il patrimonio templare era costituito (e veni­ va incrementato) in primo luogo dal tributo, ammontante a mezzo si­ do tirio, che ogni giudeo era tenuto annualmente a versare, poi dai do­ ni votivi dei sovrani stranieri (2 Mach . 5 , r 6) , dalla decima della decima (Neh. r o ,39) e da altre elargizioni . Con questo tesoro si provvedeva al sostentamento dei poveri . Il passo di Flavio Giuseppe : «l soldati era­ no tutti cosi carichi di tesori rubati, che in Siria il prezzo commerciale dell'oro scese a metà di quello precedente» (bell. Iud. 6 ,3 r 7) rende l'i­ dea delle enormi ricchezze di cui i soldati romani s 'impadronirono alla fine della guerra giudaica, dopo la distruzione del tempio, malgrado tut­ te le confische cui abbiamo accennato.

9 · Il

tempio come deposito bancario

2 Mach. 3 , 1 0- 1 3 : Allora il sommo sacerdote gli fece osservare che il denaro in deposito era delle vedove e degli orfani ; che una parte di es­ so �ra di !reano, figlio di Tobia, persona di posizione assai di­ stinta, e che - contrariamente a quanto aveva inventato l'em­ pio Simone - tutto il tesoro consisteva in 400 talenti d'argen­ to e 2 0 0 d'oro e che sarebbe assolutamente impossibile defrau­ dare quelli che si erano fidati della santità del luogo e della sa­ cra sicurezza del tempio onorato in tutto il mondo . Ma Elio­ doro, in forza degli ordini del re, asseriva che tali ricchezze do­ vevano essere trasferite assolutam ente nella cassa del re.

La dominazione seleucide

r o . Le ricchezze del tempio Ios . , bell. Iud. 6,282: ( I Romani) incendiarono inoltre le stanze del tesoro, in cui erano riposti un'infinità di denaro, di vesti preziose e altri og­ getti di valore : in una parola, tutta la ricchezza dei Giudei, a­ vendovi i signori trasferito tutto ciò che tenevano nelle loro case. 2.

LA DOMINAZIONE SELEUCIDE

a) La Giudea quale ethnos Nella guerra svoltasi nel 2oo a.C . tra il regno seleucidico e quello to­ lemaico per il controllo della Palestina, il re di Siria Antioco III ( 2 2 2 1 8 7 a.C .) riusd, con l'aiuto dei Giudei, a sconfiggere l'esercito egizia­ no. Nel 1 9 8 a .C. Antioco ricompensò i Giudei con un editto che può esser considerato come la carta costituzionale della Giudea sotto la do­ minazione seleucidica. In esso, il re, dopo aver definito in ogni parti­ colare il sostegno statale al culto praticato nel tempio di Gerusalemme, aggiunge disposizioni atte a garantire l'autoamministrazione della Giu­ dea : in tale regione la vita politica deve essere regolata secondo le leg­ gi degli avi, e le istituzioni a ciò preposte - e cioè un consiglio forma­ to dai membri dell'aristocrazia locale ed un consiglio sacerdotale - ven­ gono esentate dal pagamento delle imposte . Il concetto di ethnos, che nella letteratura greca era stato adoperato per designare comunità tri­ bali, sta ad indicare, in questo decreto, l'autonomia e l'indipendenza delle istituzioni ataviche locali , depositarie del potere sovrano. Nelle controversie politiche insorte negli anni 1 7o- r 6 8 a .C . tra il regno se­ leucidico ed i Giudei emerse evidente l'ambiguità di questo assetto. Il partito aristocratico desiderava l'incorporazione di Gerusalemme , quale polis, nel regno di Siria, mentre la maggior parte della popolazio­ ne sosteneva la necessità di attenersi alla tradizione. Se nella polis il diritto di legiferare non poteva prescindere dalla volontà della citta­ dinanza (o del re) , i capi dell'insurrezione maccabaica commisuravano la validità del diritto alla sua corrispondenza alla legge dei padri . (Cfr. E. Lohse, L'ambiente del Nuovo Testamento , Brescia r 9 8o, 2 1-2 5 ) .

I. La Giudea in età ellenistica e romana

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I I . Antioco il Grande e lo status dell ethnos giudaico )

Ios . , ant. Iud. I 2 , I 4 2-I 44= (Antioco il Grande ordina : ) Tutti gli appartenenti al popo­ lo (ethnos) giudaico vivranno secondo le leggi dei padri, e la gerusia, i sacerdoti, gli scribi del tempio ed i cantori sacri sa­ ranno esentati dalla tassa pro capite, dalla corona e dalla tas­ sa sul sale . Ed affinché la città sia al più presto ripopolata, io accordo a quanti vi abitano attualmente ed a quanti verranno a stabilirvisi fino al mese di Hyperberetaios l'esenzione dalle imposte per tre anni . In più , li esento, per l'avvenire, dal pa­ gamento di un terzo delle imposte, affinché siano risarciti del­ le loro perdite. Quanto a coloro che sono stati portati via dal­ la città e ridotti in schiavitù, rendiamo la libertà a loro ed ai loro figli, e ordiniamo che vengano loro restituiti i beni .

I 2 . Emancipazione dalla tradizione Ios . , ant. Iud. I 2 ,2 3 9-24 I : Quando Gesù ( = Giasone), il precedente sommo sacerdo­ te, si rivoltò contro Menelao, che era stato insediato dopo di lui, il popolo si divise in due partiti contrapposti : i figli di To­ bia si schierarono con Menelao, mentre la maggior parte della popolazione appoggiò Giasone . Minacciati da quest'ultimo , Menelao e i figli di Tobia si rifugiarono presso Antioco e gli dis­ sero di esser disposti ad abbandonare le leggi dei padri e la co­ stituzione (politeia) che ad esse si ispirava, a sottoporsi alla legge del re e ad adottare una costituzione greca. Perciò gli chiesero il permesso di costruire un ginnasio a Gerusalemme.

I 3 . La lotta per ta conservazione delle leggi dei padri I Mach.

I , 54- 5 8 ; 2 , I 5-2 8 ; 4 ,3 6-43 : Il I 5 di Casleu dell'anno I 45 Antioco costruì l'abominevo­ le idolo della desolazione su l'altare ed edificò are nelle città di Giuda tutto all'intorno . Su le porte delle case e nelle piazze of-

La domùtazione seleucide

2I

frivano incenso; riducevano in pezzi e bruciavano i libri della legge, che riuscivano a trovare. Sia colui, presso cui si trovava il libro dell'Alleanza, sia quegli che osservava la legge veniva­ no condannati a morte in forza dell'editto reale. Avendo con loro la forza, così facevano con gli Israeliti che, mese per me­ se, venivano scoperti nelle città . . . Frattanto i messi reali, che erano stati incaricati di promuo­ vere l'apostasia, giunsero in Modin per obbligare a sacrificare. Molti Israeliti si unirono ad essi . Mattatia, però, ed i suoi figli si tenevano in disparte. Allora i messi reali si rivolsero a Mat­ tatia dicendogli : «Tu sei un'autorità in questa città, uomo o­ norato e grande, con una corona di figli e fratelli . Orsù, vieni per primo ed adempi l'ordine del re, come già fecero tutte le genti, gli uomini di Giuda e quanti sono rimasti in Gerusalem ­ me. Così tu ed i tuoi figli sarete fra gli amici del re e sarete ono­ rati con doni d'argento e d'oro e con molti regali» . Rispose lo­ ro Mattatia, dicendo a gran voce : «Anche se tutte le genti, che sono sotto il dominio del re, gli obbedissero in modo tale da abbandonare ciascuna la religione dei suoi padri ed accettas­ sero il suo comando, io, i miei figli ed i miei fratelli ci compor­ teremo secondo il patto dei nostri padri . Ci guardi Dio dall'ab­ bandonare la legge e le tradizioni . Non ascolteremo le parole del re, deviando dalla nostra religione a destra od a sinistra» . Appena finì di pronunziare queste parole, si avanzò un Giudeo davanti a tutti per sacrificare su l'ara di Modin, conformemen­ te all'editto del re. Al vederlo Mattatia ebbe un impeto d'ira, si contrassero i suoi reni e crebbe con giustizia il suo furore. Perciò gli si avventò e lo trucidò su l'ara . Contemporaneamen­ te egli uccise anche il messo reale, che costringeva a sacrifica­ re, ed abbattè l'ara. Così si mostrò geloso dell'onore della leg­ ge, come fece Finees nei riguardi di Zamri, figlio di Salom . Mattatia si mise a gridare per la città a gran voce dicendo : «Chiunque ha zelo per la legge e vuol mantenere l'Alleanza mi segua» . Subito egli ed i suoi figli fuggirono sui monti, abban­ donando quanto possedevano in città . . .

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

Allo ra Giuda ed i suoi fratelli dissero : «Ecco, i nostri nemi­ ci sono stati sconfitti; andiamo a purificare e riconsacrare il santuario» . Si radunò, perciò, tutto l'esercito ed andarono sul monte Sion. Quando videro il santuario deserto, l'altare pro­ fanato, le porte bruciate, l'erba cresciuta nei cortili come in un bosco o su un colle e le celle rovinate, si strapparono le vesti, elevarono gran lamento e si cosparsero il capo di cenere. Si prostrarono con la faccia per terra e, datone il segnale con le trombe, levarono grida verso il cielo . Giuda comandò ad un gruppo dei suoi di combattere quelli dell 'Akra, mentre egli purificava il santuario. Per questo scelse sacerdoti senza mac­ chia, osservanti della legge, i quali purificarono il santuario e gettarono le pietre della contaminazione in un luogo immondo . b) Imposte politiche: l'appalto statale Oltre alle imposte dovute al tempio e ai sacerdoti, ve n'erano anche alcune che spettavano ai dominatori stranieri. Sotto il lagide Tolomeo v Epifane (2o4- 1 8 I a.C.), la Giudea era considerata come appartenen­ te al tempio, e per essa il sommo sacerdote doveva pagare annualmen­ te una tassa di venti talenti. Alla fine del sec. III a.C., al posto di que­ sto tributo (per il quale si ricorreva al tesoro templare) venne introdot­ to anche in Giudea il sistema dell'appalto statale : la riscossione della quota dovuta dei prodotti fu appaltata, previo pagamento di una som­ ma di denaro, ad aristocratici locali . Tale sistema, che favorl l'ascesa della famiglia dei Tobiadi della regione ammonitica, rimase in vigore sotto i Seleucidi ( Ios ., ant. Iud. I 2 , 1 5 5 ) e condizionò la funzione del­ le istituzioni politiche. La polis diventa uno dei quattro punti di riferi­ mento a cui fanno capo l'economia e l'amministrazione, come afferma­ no gli pseudoaristotelici Oeconomica, che descrivono le condizioni del­ l'età seleucidica. Il sistema fiscale differenziato di questo periodo è de­ scritto nel primo libro dei Maccabei, laddove si parla della sua abolizio­ ne da parte del re Demetrio, nel 142 a.C. (e cfr. un importante passo parallelo in I Mach. 2 ,34 ss.). Non sorprende che l'abolizione di tale sistema sia celebrata come la fine della schiavitù (I Mach. 1 3 , 4 1 ss . ; Ios . , ant. Iud. 1 3 ,2 1 3 ) , se è vero che dovevano esser consegnati un ter­ zo dei cereali e metà della produzione frutticola . Non venivano appaltate solo alcune parti dei prodotti del suolo, ma anche cariche ed uffici provvisti di regolari introiti. Nel 1 7 1 a.C., il fra-

La dominazione seleucide

23

tello del sovrintendente del tempio, Simone, di nome Menelao, di stir­ pe non sacerdotale, offri al re trecento talenti in più del sommo sacer­ dote Giasone, e divenne sommo sacerdote (2 Mach. 4,2 3 ss.) .

14. Il

pagamento del tributo da parte del sommo sacerdote al re d'Egitto

Ios . , ant. Iud. 12,15 8 ss . : Questo (sommo sacerdote) Onia era dotato di scarsa intelli­ genza e avido di denaro . Perciò non versò più l'imposta di ven­ ti talenti che i suoi padri avevano pagato al re, detraendoli dal loro patrimonio, in nome del popolo. Ciò suscitò una grande ira nel re Tolemeo, il quale inviò un messo a Gerusalemme, rimproverando Onia per non aver pagato l'imposta e minac­ ciandolo, se non l'avesse fatto, di suddividere il territorio in lotti e di inviarvi dei soldati come coloni. I

5. L'appalto

statale sotto la dominazione tolemaica

Ios . , ant. Iud. I2,I75-I77= Giunto che fu il giorno in cui si dovevano appaltare le im­ poste delle città, si presentarono coloro che occupavano, nelle rispettive province, i posti di maggior prestigio. Quando le offerte per le imposte della Celesiria, della Fenicia e della Giu­ dea con la Samaria avevano ormai raggiunto gli ottomila ta­ lenti, si fece avanti Giuseppe rimproverando agli acquiren­ ti di essersi messi d'accordo per offrire al sovrano un prezzo basso per le imposte e promettendo al sovrano di pagare il doppio e di consegnargli i beni di coloro che non avessero a­ dempiuto ai propri obblighi verso la sua casa. In effetti, que­ sto (diritto) era previsto dall'appalto delle imposte. Il re lo ascoltò con piacere e disse di esser disposto ad affidargli l'ap­ palto delle imposte, vedendo in ciò un incremento delle pro­ prie entrate.

24

I. La Giudea in età ellenistica e romana

I 6 . L'appalto statale sotto la dominazione seleucidica Ios ., ant. Iud. I 2 , I 5 5 : Gli aristocratici ebbero in appalto (il diritto) di riscuotere le tasse nelle loro province e, raccolta la somma stabilita, la versarono a1 re . I 7. Riduzione della polis a punto di riferimento amministrativo [ Arist. ] , oeconom. A I , I s.; B I , I : L'amministrazione domestica e la politica differiscono non solo tanto quanto famiglia e Stato (queste in effetti ne costitui­ scono le rispettive materie) ma anche perché la politica consta di molti capi, l'amministrazione domestica invece è il governo d'uno solo [ monarchia ] . ( . . . ) Lo Stato è un complesso di fami­ glie, di terre, di possedimenti sufficiente a vivere bene. ( . . . ) Di conseguenza è chiaro che l'amministrazione domestica è, per origine, anteriore alla politica . Ed anche l'opera [ è anteriore ] , giacché la famiglia è parte dello Stato . . . Ci sono quattro forme di economia, per fare una distinzio­ ne generale (troveremo infatti che tutte le altre si riportano a questo schema) : regale, satrapica, politica, privata . Quanto poi segue si può cosi riassumere : all'amministrazione regia competono il conio delle monete, l'espor­ tazione, l'importazione, le spese in generale ; all'amministrazione satrapica fanno capo sei specie di entrate : a) dalla campagna (ekphorion o decima : una tassa sui prodotti del suolo) ; b) da prodotti speciali (come oro, argento, rame) ; c) dai mercati ; d) da imposte ( sulla terra e sulle vendite, compresa l'imposta fondiaria) ; e) dal bestiame (decima o epikarpia) ; f) da altre fonti (come la tassa pro capite e l'imposta sui manufatti) ; l'amministrazione della polis comprende entrate provenienti da pro­ dotti speciali della campagna, dai mercati, dalle strade e dai servizi pub­ blici ; alla sfera privata appartengono gli introiti ricavati dal suolo, quelli derivanti da attività a ciclo periodico e le entrate dovute agli interessi sui prestiti.

La dominazione seleucide I8.

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Le imposte richieste dai Seleucidi

I Mach. I 0 ,2 9-3 I :

«Ed ora io (Demetrio) vi prosciolgo ed esento tutti i Giu­ dei dai tributi, dalla tassa del sale e delle corone . Parimenti ri­ nunzio alla terza parte del seminato, alla metà dei frutti degli alberi, che mi appartiene . Da oggi in avanti non voglio più per­ cepire ciò dalla regione di Giuda e dai tre distretti che vi sono stati annessi, dalla Samaria e dalla Galilea, da quest'oggi e per sempre. Gerusalemme col suo territorio sia una città santa ed immune dalle decime e dai tributi» . c) Dominazione seleucidica e rottura della tradizione La successione nel sommo sacerdozio era riservata, in periodo poste­ silico, a determinati gruppi familiari, che potevano far risalire le pro­ prie origini a Zadoc ed Eleazaro (I Chr. 5 ,27-4 1 ) . Questo criterio ge­ nealogico venne disatteso, nel qr a.C., da Antioco IV Epifane, che af­ fidò la carica, dietro il versamento di una somma di denaro, a Menelao, di stirpe non sacerdotale . Tale intromissione del sovrano, oltre a infran­ gere la tradizione, indusse a porsi il problema della legittimità del po­ tere politico allora vigente e provocò il formarsi di vari gruppi all'in­ terno della società giudaica. Gli asidei erano interessati al ristabilimen­ to dell'ordine tradizionale, senza tuttavia mettere in discussione la do­ minazione seleucidica ; ciò li distingueva dai Maccabei, per le cui vedu­ te politiche il testo che qui riproduciamo mostra comprensione (cfr. E. Lohse, Ambiente, cit . , 26 s . ) . I

9.

Gli asidei

I Mach. 7 ,8-I 6 :

Il re allora scelse Bacchide, uno dei suoi amici, comandante della regione al di là del fiume, personaggio insigne nel regno e fedele al re, e lo mandò insieme all'empio Alcimo, cui confe ­ rì il sommo sacerdozio e diede facoltà di vendicarsi dei figli di Israele. Partirono, dunque, costoro e vennero con un esercito numeroso nella Giudea . Bacchide mandò ambasciatori a Giu­ da ed ai suoi fratelli con parole pacifiche per ingannarlo . Ma

I. La Giudea in età ellenistica e romana

questi non si fidarono dei loro discorsi; sapevano, infatti, che erano venuti con grande esercito. Si presentò ad Alcimo ed a Bacchide una commissione di scribi per richiedere dei patti giu­ sti . Gli asidei furono i primi fra gli Israeliti a domandare la pace . Poiché dicevano : «Un sacerdote della stirpe di Aronne è venuto con l'esercito; egli non ci farà del male» . Egli rivol­ se loro parole amichevoli e giurò loro, dicendo : «Non procu­ reremo alcun male né a voi né ai vostri amici» . Quelli gli cre­ dettero . Ora egli, presi sessanta uomini fra di loro, li fece uc­ cidere in un sol giorno . 3.

I MACCABEI E GLI ASMONEI

a) L }alleanza tra Roma e la Giudea ( I6I a.C. ) Il trattato concluso nel r 6 r a.C . , che Flavio Giuseppe riporta (ant. Iud. I 2 ,4 1 7-4 19) parafrasandolo, è redatto in forma di senatoconsulto.

I patti che Roma stipulava con Stati stranieri erano paritari o non pari­ tari (foedera aequa oppure foedera iniqua). Il patto di amicizia e di al­ leanza concluso da Giuda Maccabeo e dal popolo dei Giudei appartiene al primo tipo : Romani e Giudei s 'impegnano a prestarsi reciproca­ mente aiuto contro l'aggressione di terzi . Ciononostante, il rapporto non è esattamente paritario : soltanto Roma, infatti, in caso di conflit­ to può decidere quali debbano essere i rapporti della Giudea con gli al­ tri alleati romani . Ove scoppi una guerra che riguardi Roma, è il senato a decidere sull'intervento dei Giudei in aiuto all'alleato . In caso di guer­ ra che riguardi la Giudea, è sempre Roma a riservarsi ogni decisione in merito . Le clausole di alleanza e di neutralità non sono state qui inse­ rite separatamente, a differenza di quanto verifi.catosi in altri trattati . Il trattato, valido «per mare e per terra» , aveva durata indeterminata e veniva rinnovato, di volta in volta, dai sommi sacerdoti ( r Mach. 1 2 ,3 ; Ios., ant. Iud. 1 3 ,259-2 6 6); le persone giuridiche che lo stipulano so­ no, da una parte, il popolo romano rappresentato dal senato e, dall'al­ tra, Giuda e l'ethnos (o il demos) dei Giudei. In occasione dei rinnova­ menti del trattato compaiono, quali soggetti giuridici di parte giudaica, il sommo sacerdote e il popolo (ethnos o demos) dei Giudei. Questo sdoppiamento costitul il presupposto giuridico che verso la fine dell'età asmonea consenti all'ethnos giudaico di presentarsi con propri amba­ sciatori agli organi istituzionali romani, ed a Roma di trasferire il pote­ re politico ad istituzioni non sacerdotali.

I Maccabei e gli Asmonei

20 .

27

Il trattato di amicizia e di alleanza tra Romani e Giudei I Mach. 8,17-32:

Giuda, pertanto, scelse Eupolemo, figlio di Giovanni, fi­ glio di Acco, e Giasone, figlio di Eleazaro, e li inviò a Roma per stabilire con essi amicizia ed alleanza, con la speranza che togliessero loro di dosso il giogo, visto che il regno dei Greci voleva ridurre in schiavitù Israele. Ed andarono a Roma - il viaggio è lunghissimo -, entrarono nella curia e, presa la paro­ la, dissero : «Giuda, detto Maccabeo, i suoi fratelli ed il popo­ lo dei Giudei ci hanno inviati a voi per stabilire con voi allean­ za e pace e per essere noi iscritti fra i vostri alleati ed amici» . Piacque a quelli la proposta. Questa è la copia della lettera, che fecero incidere su tavole e mandarono a Gerusalemme per­ ché rimanesse fra i Giudei come un documento di pace e di al­ leanza. «Prosperità ai Romani ed alla nazione dei Giudei nel mare e sulla terra per sempre ! La spada nemica sia lungi da es­ si. Se scoppia una guerra contro Roma oppure contro qualun­ que suo alleato in ogni parte del suo dominio, la nazione dei Giudei combatterà a loro fianco di tutto cuore, come l'oppor­ tunità lo permetterà. Essi non daranno né somministreranno ai nemici grano, armi, denaro o navi, come piacque a Roma, ma osserveranno queste decisioni senza pretendere nessun com­ penso . Parimenti se la nazione dei Giudei sarà attaccata per prima, combatteranno a suo fianco i Romani con tutto il loro animo, come lo consentiranno le circostanze. Ed agli avversa­ ri essi non daranno né grano, né armi, né denaro, né navi, co­ me piacque a Roma, ma osserveranno queste decisioni senza inganno. In questi termini i Romani stabilirono le convenzio­ ni col popolo giudaico . Se dopo ciò gli uni o gli altri vorranno aggiungere o togliere qualcosa, lo faranno a loro piacimento ; quello che verrà aggiunto o tolto sarà obbligatorio . Riguardo poi ai danni recati ai Giudei da Demetrio, gli abbiamo scritto, dicendogli : Perché fai pesare il tuo giogo sui Giudei, nostri amici e nostri alleati? Se ancora si appelleranno contro di te,

I. La Giudea in età ellenistica e romana

noi renderemo loro giustizia, facendoti guerra per mare e per terra» . h) La signoria asmonea Sull'insediamento dell'asmoneo Simone quale capo e sommo sacer­ dote ( 1 40 a.C.) rendevano testimonianza tavole di bronzo collocate sul monte Sion. Sotto il profilo politico, la Giudea era divenuta libera, co­ me dimostrava l'esenzione dal tributo. L'aristocrazia giudaica era stata sostituita da un «principato popolate» , dotato di un proprio apparato statale. Mentre fino ad allora era stato il re di Siria a nominare i sommi sacerdoti, subentrò adesso l'acclamazione popolare. Poiché il sommo sacerdozio venne trasferito ad una famiglia che, per tradizione, non a­ veva mai preteso di rivestire tale carica, si decise di mantenere questo stato di cose :fino alla venuta di un profeta . La funzione di etnarca, affi­ data a Simone, era dovuta alla necessità di dare e conservare al popolo una guida politica e militare. I principi-sacerdoti asmonei conferirono sempre più al loro potere i tratti della monarchia, legiferando indipendentemente dalla tradizione. Si rese così necessaria la costituzione di una sorta di stato maggiore fa­ cente capo al sovrano e privo di qualsiasi rapporto con il popolo. L'ar­ ruolamento di metcenari stranieri serviva per la politica estera, ma tute­ lava nel contempo , all'interno, il potere degli Asmonei contro i loro av­ versari, tra i quali figuravano, in prima fila, i farisei. Su raccomandazio­ ne di Alessandro Ianneo ( los., ant. Iud. 1 3 ,399 ss . ) , Alessandra (76-67 a.C.) li fece partecipare al governo, ove svolsero un ruolo determinan­ te (cfr. E . Lohse, Ambiente, cit . , 29-3 3 ). 2r.

L )insediamento di Simone quale capo e sommo sacerdote

I Mach . 1 4 , 2 7-2 9 . 41-44 . 47 :

Il 2 8 di Elul dell'anno 172 ( r 4o a .C . ) , che è il terzo anno di Simone, sommo sacerdote e saramel, in una solenne adunanza dei sacerdoti, del popolo, dei principi della nazione e degli an­ ziani della regione ci fu manifestato quanto segue : ( . . . ) i Giu­ dei ed i sacerdoti avevano decretato che Simone fosse loro du­ ce e sommo sacerdote per sempre, fino alla venuta di un profe­ ta fedele, e fosse loro comandante ed avesse cura del santuario e nominasse chi deve presiedere ai suoi lavori, al paese , ali' e-

I Maccabei e gli Asmonei

29

sercito ed alle fortezze, che si occupasse direttamente del san­ tuario e venisse obbedito da tutti e nel suo nome si scrivesse­ ro tutti i contratti nella regione ; avesse il diritto di vestirsi di porpora e di portare ornamenti d'oro. A nessuno del popolo e dei sacerdoti sarà lecito abrogare nulla di quanto si è decre­ tato né opporsi ai suoi ordini, né convocare nel paese una riu­ nione senza il suo permesso, né indossare la porpora né porta­ re la fibbia d'oro ( . . . ) . Simone accettò e con piacere si dichiarò sommo sacerdote, comandante ed etnarca dei Giudei e dei sacerdoti e capo di tutti . 2 2 . La trasformazione della signoria in monarchia

Ios ., ant. Iud. 1 3 ,3 0 1 : Dopo la morte del loro padre (I reano) , al figlio maggiore, Aristobulo, parve opportuno trasformare la signoria in mo­ narchia, che riteneva essere la forma migliore di governo ; e fu il primo a cingere il diadema, quattrocentottantun anni e tre mesi dopo il ritorno del popolo in patria dalla schiavitù babi­ lonese . 2 3. Arruolamento di mercenari stranieri

Ios . , ant. Iud. 1 3 ,249 : Ircano fece apr.ire la tomba di David, che aveva superato in ricchezza tutti gli altri re, e ne tolse fuori tremila talenti d'ar­ gento . Grazie a queste risorse egli, primo fra tutti i Giudei, cominciò ad arruolare truppe straniere . 2 4 . La circoncisione obbligatoria

Ios . , ant. Iud. 1 3 ,3 1 8 : Nonostante lo ( = Aristobulo) si definisse filelleno, egli ave­ va reso grandi servigi alla sua patria : aveva mosso guerra agli l turei, annettendone una considerevole parte del territorio al-

30

I. La Giudea in età ellenistica

e

l"omana

la Giudea ed obbligando gli abitanti, se volevano rimanere nel­ la loro terra, a sottoporsi alla circoncisione ed a vivere secon­ do le leggi dei Giudei . 2 5 . L'influenza dei farisei Ios . , bell. Iud. I , I IO ss . : A fianco a lei ( = Alessandra) crebbero in potenza i farisei, un gruppo di Giudei in fama di superare tutti gli altri nel ri­ spetto della religione e nell'esatta interpretazione delle leggi. Verso di questi anche troppa deferenza mostrava Alessandra, animata com'era da un gran trasporto per le cose sacre . E quel­ li a poco a poco, insinuandosi nell'ingenuità della donna, di­ vennero i padroni del regno, liberi di esiliare e di richiamare chi volessero, di assolvere e di condannare . 2 6 . L'imposizione del tributo ai popoli stranieri

Ios . , ant. Iud. I 3 , 3 74 : (Alessandro Ianneo) assoldò anche mercenari pisidi e cilici . Non poteva infatti ricorrere ai Siri, trovandosi in guerra con essi . Dopo aver sottomesso le popolazioni arabe di Moab e di Galaad ed aver loro imposto il tributo, distrusse Amathus , non avendo Teodoro osato combattere con lui . c ) L'opposizione al sommo sacerdozio asmoneo Tanto Giovanni !reano ( r 34- r 0 5 a.C.) quanto Alessandro Ianneo ( r o3- 7 6 a.C.) dovettero far fronte ad un'opposizione che non solo criti­ cava il sommo sacerdozio asmoneo, ma lo definiva illegittimo a causa della violazione, da parte di Simone, di un requisito di purezza indi­ spensabile a tale carica : egli aveva sposato una giudea caduta prigionie­ ra di guerra, e ciò rappresentava un pericolo per la purezza della stirpe sacerdotale (Lev. 2 r , r 3 ss.) . Ciò non era dovuto al desiderio di trasfe­ rire il potere politico-religioso a stirpi sacerdotali ; anzi, si prospettava la separazione della sfera politica da quella religioso-sacerdotale . Forse si voleva impedire, cosl agendo, la lenta ma progressiva trasformazione dell'unione personale di questi due poteri in una monarchia ereditaria

I lvfaccabei e gli Asmonei

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provvista di legittimazione sacrale (cosa che Aristobulo riusd a realiz­ zare nel 1 04 a.C . ) . Cfr . E. Lohse, Ambiente, cit ., 29-3 3 .

2 7 . Le

obiezioni mosse al sommo sacerdozio asmoneo

Ios . , ant. Iud. 1 3 ,290-2 9 2 : Ma uno dei convitati, di nome Eleazaro, uomo di sentimen­ ti malvagi e portato alla lite, disse (ad Ircano) : «Poiché tu hai chiesto di sapere la verità: se vuoi essere giusto, rinuncia al sommo sacerdozio ed accontentati di governare il popolo» . E quando Ircano gli domandò per quale motivo avrebbe dovuto deporre il sommo sacerdozio, Eleazaro rispose : «Poiché ab­ biamo saputo dai nostri padri che tua madre è stata schiava di guerra al tempo di Antioco Epifane» . Era una menzogna. !r­ eano si irritò parecchio contro di lui , e tutti i farisei furono as­ sai indignati . 2 8 . La

legittimazione sacrale del potere

Ios . , ant. Iud. 1 3 ,2 9 9 : Egli (!reano) era stato giudicato da Dio degno dei tre mas­ simi (favori) : il governo del popolo, il sommo sacerdozio e il dono della profezia .

29. La resistenza al sommo sacerdozio asmoneo Ios . , ant. Iud. r 3 ,3 72-3 7 4 : Quando Alessandro si avvicinò all'altare e stava per dare inizio al sacrificio, il popolo si sollevò contro di lui e cominciò a lanciargli contro dei limoni . Come ho già detto altrove, è in­ fat ti d'uso, presso i Giudei, che in occasione della festa dei Ta­ bernacoli ciascuno porti un tirso formato da rami di palma e di limone . E il popolo lo ingiuriò , accusandolo di discendere da prigionieri di guerra (da una prigioniera di guerra) e di es­ sere indegno di celebrare il sacrificio . Alessandro, irritato, ne uccise circa seimila, poi circondò l'altare ed il santuario con u­ na barriera di legno che solo i sacerdoti potevano oltrepassa-

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

re, impedendo così al popolo di accedere a lui. Arruolò anche mercenari pisidi e cilici . d) L'opposizione aristocratica alla monarchia asmonea Gli anni successivi alla morte di Alessandra (76-67 a.C.) furono ca­ ratterizzati dall'insorgere di contrasti interni, e dopo una guerra civile che coinvolse anche il regno nabateo di Areta ed i Romani, Aristobulo II riusd a privare del regno il fratello !reano II (66-63 a.C . ) . A Pom­ peo, che nel 64 a.C. stava organizzando, a Damasco, la provincia di Si­ ria, si presentarono i suddetti fratelli, pregandolo di decidere a quale dei due spettasse il regno . Conosciamo questi eventi da Flavio Giusep­ pe e dallo storico ellenistico Diodoro : entrambi rivelano l'esistenza di un'opposizione di principio alla monarchia asmonea, che sorgeva dagli esponenti più in vista della società giudaica ( cosl Diodoro) e si fondava sull'accusa, mossa agli Asmonei, di avere stravolto l'assetto istituzio­ nale tradizionale e di aver trasformato la guida del popolo esercitata dai sommi sacerdoti nel potere discrezionale di un sovrano. I notabili facevano riferimento, nella loro accusa, ai trattati con Roma, che rico­ noscevano quali depositari del potere e dell'iniziativa politica non già un monarca, bensl soltanto i Giudei, liberi e indipendenti, ed il sommo sacerdote (cfr . E. Lohse, Ambiente, cit ., 34 ss . ) . 30.

La presa del potere da parte di Aristobulo

Ios . , bell. Iud. I , I I ? : In quel torno di tempo Alessandra si ammalò, e Aristobulo, il più giovane dei suoi figli, colta l'occasione, con i suoi segua­ ci - ne aveva molti e tutti entusiasti per il suo ardore - s'im­ padronì di tutte le fortezze e, assoldato un corp o di mercenari con i denari che vi aveva raccolt::>, si proclamò re. 3 I.

I partigiani di Aristobulo e di Ireano

Ios . , ant. Iud. I4 , 2 0 : Il popolo (di Gerusalemme) si pronunciò per Ircano e com­ batté insieme a lui, mentre solo i sacerdoti presero le parti di Aristobulo.

I Ma ccabei e gli Asmonei

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3 2 . La

resistenza degli aristocratici alla monarchia asmonea e le loro motivazioni

Diod. 4 0 , 2 : Mentre Pompeo si trovava a Damasco, in Siria, vennero a lui Aristobulo, re dei Giudei, e !reano suo fratello, che erano in dissidio fra loro per il regno. Ma anche i maggiorenti (dei Giudei) , in numero di più di duecento, si recarono da Pompeo, e gli dissero che i loro antenati, dopo essersi ribellati a Deme­ trio (o : in qualità di reggitori del tempio : Dindorf) , avevano inviato un'ambasceria al senato, ottenendo di poter porsi alla guida dei Giudei liberi ed autonomi, i quali (per questo) non da un re, ma da un sommo sacerdote venivano retti. Questi ( = gli Asmonei ) governavano invece nel disprezzo delle leggi dei padri ed avevano ridotto, contro ogni principio di giustizia, i cittadini a schiavi; ed avevano ottenuto il regno solo grazie ad una moltitudine di mercenari e ricorrendo a violenze e a mol­ ti delitti nefandi . (Pompeo) rinviò (ogni decisione) in merito ad un altro momento, ma biasimò aspramente quelli che erano con Ircano per il disprezzo della legge mostrato dai Giudei e per le ingiustizie commesse nei confronti dei Romani, aggiun­ gendo di ritenerli degni di una punizione più grave e severa ma anche - in nome della tradizionale clemenza dei Romani di esser disposto a perdonarli se da allora in poi si fossero mo­ strati obbedienti . 33 .

Le argomentazioni religiose contro la monarchia

Ios . , ant. Iud. 1 4 ,4 1 : Là ( = a Damasco) egli ( = Pompeo) ascoltò i Giudei ed i lo­ ro capi, Aristobulo e Ircano, che litigavano (per la succes­ sione) . Il popolo li osteggiava entrambi e chiedeva di non es­ ser sottoposto al potere di un re, sostenendo che era costume del luogo obbedire ai sacerdoti del Dio che ivi si venerava, mentre quei due (fratelli) , che discendevano da sacerdoti, ten-

I. La Giudea in età ellenistica e romana

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tavano di imporre al popolo un governo diverso, per ridurlo così in servitù.

Mosè e un giusto ordinamento monarchico Ios . , ant. Iud. 4,2 2 3 s . (discorso di Mosè) : Il governo aristocratico è ciò che vi ha di meglio, così come la vita che sotto esso si svolge; non vi colga il desiderio di una diversa forma di governo, ma siate soddisfatti di quella, sotto­ stando alla signoria delle vostre leggi ed agendo secondo quan­ to esse prescrivono. Vi basti Dio come vostra unica guida . Ma se mai vi cogliesse il desiderio di avere un re, esso appartenga alla vostra razza ed abbia sempre cura della giustizia e delle al­ tre virtù . Che egli riconosca in Dio e nelle leggi le sorgenti del­ la saggezza, e non faccia nulla senza aver consultato il sommo sacerdote e gli anziani. 34·



LA DOMINAZIONE ROMANA (IN ETÀ REPUBBLICANA)

a) L }ordinamento della Giudea sotto Pompeo e Gabinio ( 63 -55 a.C. )

Nel 63 a.C. Pompeo mutò il rapporto giuridico fino ad allora esistito tra Roma e la Giudea, imponendo allo Stato-tempio un tributo incas­ sato direttamente da appaltatori romani. Il potere giudiziario, invece, restò di competenza dei Giudei . Dal trattato di amicizia era sorto un rapporto di vassallaggio evidenziantesi nell'insediamento del sommo sa­ cerdote da parte dei Romani. La Giudea si trovò così in una posizione intermedia tra l'autonomia amministrativa e l'amministrazione diretta, quale provincia, da parte dei Romani . La politica pompeiana ebbe an­ che altri riflessi sulla Giudea : le città ellenistiche furono sottratte ai Giudei e riottennero, all'interno della provincia di Siria, parte dei loro antichi diritti . Ciò era dovuto al desiderio di Pompeo di raffor­ zare i ceti aristocratici delle città, in opposizione alla diversa tendenza propria delle monarchie orientali, tra le quali si annoverava anche quel­ la asmonea. La divisione del territorio in cinque distretti, quale fu at­ tuata negli anni 5 7-55 a.C. dal governatore di Siria, Gabinio, va anche considerata come un trasferimento - adattato alle condizioni locali del potere politico alle aristocrazie cittadine, sì da rendere le città affat­ to indipendenti dal tempio (cfr. E. Lohse, Ambiente, cit ., 3 4 ss.) .

La do minazione romana (in età repubblicana)

3 5. La

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Giudea come Stato vassallo

l os ., ant. Iud. 1 4 ,72-7 6 (cfr. bell. Iud. 1 , 1 5 3 ss .) : Ma Pompeo entrò nell'interno (del tempio), accompagnato da un nutrito seguito : e videro ciò che è consentito vedere sol­ tanto ai sommi sacerdoti. Sebbene vi fossero là la tavola d'oro, i candelabri sacri, le coppe di libagione e grandi quantità di a­ romi, senza contare i circa duemila talenti del tesoro sacro, Pompeo, per pietà religiosa, non toccò niente, comportandosi, sotto questo riguardo, in modo degno della sua virtù. L'indo­ mani nominò !reano sommo sacerdote, quale ricompensa per tutti i servizi che costui gli aveva reso e, soprattutto, perché aveva impedito ai Giudei della campagna di far causa comune con Aristobulo . Poi fece decapitare coloro che avevano fomen­ tato la guerra. Fausto e gli altri, che avevano coraggiosamen­ te dato la scalata alle mura, ricevettero la ricompensa del loro valore. Pompeo rese Gerusalemme tributaria dei Romani ; tol­ se ai Giudei le città di Celesiria che i Gerosolimitani avevano sottomesso e le trasferì sotto l'autorità di un governatore ro­ mano, riportando così all'interno delle sue frontiere il popolo giudaico, che fino ad allora aveva coltivato ambizioni tanto e­ levate . Per far piacere a Demetrio di Gadara, suo liberto, Pom­ peo ricostruì tale città, recentemente distrutta ; e rese ai rispet­ tivi abitanti le città di Hippos , Scitopoli, Pella, Dium, Sama­ ria, e ancora Marisa, Azoto, Iamnia e Aretusa. E Pompeo non soltanto dichiarò libere ed unì alla provincia di Siria tutte que­ ste città dell'interno, a parte quelle che erano state distrutte, ma anche le città costiere di Gaza, Ioppe, Dora e Torre di Stra­ tane . 36.

La giurisdizione

Ammian . 1 4 ,8 , I 2 : Questa regione (la Palestina) ebbe una sorte uguale alla Si­ ria . Infatti Pompeo, sconfitti i Giudei e presa Gerusalemme,

I. La Giudea in età ellettistica e romana

costituì un'unica provincia sotto la giurisdizione di un gover­ natore. 3 7 . La

separazione del potere politico dal tempio

los . , ant. Iud. 1 4 ,90 (cfr . bell. Iud. r , r 69 ss .) : (Gabinio) condusse !reano a Gerusalemme, per affidargli la custodia del temp io. Egli insediò poi cinque synhedria, e divi­ se il popolo in altrettante parti. Questi synhedria si trovavano a Gerusalemme, a Gazara, ad Amathus, a Gerico ed a Se:ffori in Galilea . Così i Giudei, sottratti al potere di un monarca, vis­ sero sotto un regime aristocratico . b) Imposte politiche: il sistema romano dei publicani Nel 67 a.C., una prima legge di conferimento di pieni poteri, la lex Gabinia, aveva affidato a Pompeo il potere assoluto sul Mediterraneo e

sulle sue coste, allo scopo di combattere i pirati. Un'altra legge di tal genere, la lex Manilia, doveva conferirgli nel 66 a.C. il comando supre­ mo nella guerra contro Mitridate e Tigrane, che minacciavano l'Asia Minore . Cicerone motivò l'adozione di tale misura con l'esigenza di tu­ telare gli interessi economici romani in Asia Minore : si trattava di pro­ teggere gli introiti ( vectigalia) appaltati dallo Stato e divenuti ormai in­ dispensabili all'economia romana. Gli appaltatori (publicani) apparte­ nevano all'ordo equestris, cioè ad un ceto di persone facoltose forma­ tosi fra il sec. III ed il II a.C. e che svolgeva determinate funzioni nel­ l'apparato militare . I publicani, che erano organizzati in societates, ri­ scuotevano le imposte con l'aiuto di impiegati, come afferma chiara­ mente Cicerone - la cui esposizione, pur riferendosi solo all'Asia Mino­ re, rinvia comunque ad un più ampio contesto di eventi politici e mili­ tari di cui va tenuto conto anche per comprendere l'attività di Pompeo in Giudea e in Siria. La politica di Gabinio in Siria e in Giudea (57-55 a.C.), che Cicero­ ne deplora, fa presupporre che i publicani riscuotessero le imposte . Al contrario, la resistenza ad essi opposta da Gabinio e , poi, l'abolizione operata da Cesare, nel 44 a.C., dell'esazione fiscale tramite publicani in Giudea ( los ., ant. Iud. r 4,2oo), costituirono due momenti fonda­ mentali del processo di lenta ma graduale abolizione del potere dei pu­ blicani e di affidamento delle questioni tributarie a capi militari locali, come ad esempio Antipatro in Giudea.

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3 8 . L'appalto statale sotto la repubblica romana Cic . , de imp. Cn. Pomp. 4 . 1 4- 1 9 : Orbene, perché il mio discorso prenda le mosse dall'origi­ ne stessa di tutta questa questione, i vostri tributari e i vostri alleati vengono con loro grave rischio attaccati dai forti eserci­ ti di due potentissimi re, Mitridate e Tigrane, dei quali il pri­ mo ce lo siamo lasciato sfuggire, il secondo invece l'abbiamo provocato noi; ed entrambi ritengono che si sia offerta loro l'occasione propizia per occupare l'Asia. Ogni giorno giungo­ no dall'Asia delle lettere a quei cavalieri romani, tutte per­ sone degne della più alta considerazione, che hanno impiega­ to grossi capitali, adesso in pericolo, nella gestione delle ren­ dite dello Stato; e sono stati loro che, in considerazione degli stretti vincoli che mi legano alla loro classe, mi hanno affidato la difesa degli interessi pubblici e dei loro capitali in perico­ lo . ( . . . ) Se è vero, dunque, che i nostri antenati fecero guerra ad An­ tioco, a Filippo, agli Etoli e ai Cartaginesi solo per difendere i loro alleati e senza aver ricevuto essi stessi nessun torto che ne potesse provocare l'intervento, con quanto maggior ardore voi, che di torti ne avete ricevuti, dovreste difendere la sicu­ rezza degli alleati insieme con l'onore del vostro impero, tan­ to più che sono in gioco le vostre entrate più cospicue ! Ché mentre le entrate fiscali che ci vengono dalle altre province so­ no, Romani, così modeste che è già tanto se bastano ad assicu­ rare la difesa, l'Asia è invece così ricca e fertile, che è senz'al­ tro superiore a ogni altra regione per la feracità dei campi, per la varietà dei prodotti, per l'estensione dei pascoli e per l'ab­ bondanza delle merci d'esportazione . È per questo, Romani , che se volete conservare quanto serve a fare la guerra e a dare splendore alla pace, a questa provincia va evitata non solamen­ te l'effettiva rovina, ma perfino il timore della rovina . Ché mentre in ogni altro campo il danno si avverte soltanto quan­ do si verifica un rovescio, in fatto di tributi, invece, a produr-

I. La Giudea in età ellenistica e romana

re il rovescio è, oltre l'abbattersi di una sciagura, anche solo la paura di essa . È proprio cosl . Quando le truppe nemiche non sono lontane, allora, anche in assenza di una qualunque incur­ sione, si abbandona il bestiame, si interrompe la coltivazione dei campi , si ferma il commercio marittimo. Ne deriva di con­ seguenza l'impossibilità di conservare il gettito fiscale dei da­ zi, delle imposte fondiarie e di quelle sui pascoli pubblici; per cui non di rado basta un semplice allarme, basta la sola paura della guerra perché se ne vadano in fumo i proventi di un inte­ ro anno . E infine qual è, secondo voi, lo stato d'animo di colo­ ro che ci pagano le tasse o di coloro che ne hanno la gestione e ne curano l'esazione, dato che due re sono vicini con i loro po­ tenti eserciti e che basta un'incursione della cavalleria nemica perché in un lampo si perdano le rendite fiscali di tutto un an­ no? E le preoccupazioni degli appaltatori delle imposte, che sanno esposti a gravi pericoli i numerosissimi dipendenti man­ tenuti nelle saline, nelle campagne, nei porti e nei posti di guar­ dia delle dogane ? Ritenete forse di poter continuare a godere di tali rendite se, oltre a preservare dalla rovina, com'ho già detto prima, quelli che ve le procurano, non li libererete pure dal terrore della rovina? E c'è pure un'altra questione che non dovete trascurare, u­ na questione che, accingendomi a parlare della particolare na­ tura di questa guerra, che coinvolge gli averi di molti cittadi­ ni romani, m'ero proposto di esaminare per ultima; ebbene, Romani , voi, con quella saggezza che vi distingue, dovete tener­ ne particolarmente conto . Sono anzitutto i pubblicani, tutte persone assai rispettabili e facoltose, che hanno trasferito in quella provincia i loro interessi e i loro capitali, e proprio ai loro affari e ai loro patrimoni dovreste, anche prescindendo dall'interesse pubblico , rivolgere le vostre cure ; se infatti ab­ biamo sempre considerato le entrate tributarie come il fulcro dello Stato, allora diremo senza tema di essere smentiti che quella classe che ne ha la gestione è il sostegno delle altre clas­ si . Vi sono poi cittadini appartenenti alle altre classi che, pie-

La do minazione romana (in età repubblicana)

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ni d'attività e d'iniziativa, hanno i loro affari in Asia, parte de­ dicandosi ad essi personalmente - e a voi corre l'obbligo di provvedere alla loro sicurezza, benché lontani -, parte inve· stendo in quella provincia grossi capitali. Come dunque il vo­ stro senso di umanità vi impone di impedire la rovina di un gran numero di concittadini, così il vostro senno politico deve indurvi a capire che la rovina di molti nostri concittadini coin­ volge inevitabilmente quella dello Stato. I-la infatti scarsissimo peso la considerazione che a noi, an­ che se lasciamo in rovina i pubblicani, è sempre possibile recu­ perare, in seguito a una nuova vittoria, il gettito fiscale; ché da una parte gli attuali appaltatori non avranno più i mezzi, a cau­ sa della rovina subita, per assicurarsi l'appalto delle imposte, dall 'altra non ci saranno altri a voler concorrere all'aggiudi­ cazione per timore della rovina. Dobbiamo inoltre tenere ben fissa nella mente, se non altro perché la sventura ci è stata mae­ stra, la lezione venutaci sempre dall'Asia e sempre da Mitrida­ te all'inizio di questa guerra : quando in Asia moltissimi uo­ mini d'affari perdettero ingenti capitali, a Roma - lo sappia­ mo bene - la sospensione dei pagamenti alle relative scadenze determinò il crollo del credito, poiché quando in una città so­ no in molti a perdere capitali e averi, è inevitabile che si tirino dietro nella stessa rovina parecchi altri. Ecco il pericolo che do­ vete allontanare dal nostro Stato, e credetemi pure - del resto è una cosa che vedete con i vostri stessi occhi -: il credito e il movimento di capitali il cui centro è costituito da Roma, e pro­ priamente dal foro, sono strettissimamente connessi con i fon­ di stanziati in Asia ; non ci potrebbe essere laggiù un crollo senza il contemporaneo crollo, sotto la spinta di quella rovina, delle nostre finanze . Considerate dunque se si debba da parte vostra esitare un attimo a dedicare tutto l'impegno ad una guer­ ra che costituisce l'unica difesa della gloria del vostro impe­ ro , della salvezza degli alleati, di un elevatissimo reddito fisca­ le, nonché del patrimonio di moltissimi concittadini, cui sono strettamente connessi gli interessi del nostro Stato.

I. La Giudea in età ellenistica e romana

40 3 9 · L'importanza

delle entrate fiscali

Cic . , Verr. 2 , 7 : I nostri vectigalia e le province sono, oserei dire, proprietà (praedia) del popolo romano. 4 0 . L'esautorazione

degli appaltatori d'imposte

Cic . , de provv. conss. r o s . : Orbene, egli ( = Gabinio) consegnò in servitù ai Giudei ed ai Siri , popoli nati per servire, i miseri publicani. Fin dall'ini­ zio egli decise - né mutò atteggiamento - di rifiutare la giusti­ zia ai publicani; annullò giuste convenzioni, tolse via le stazb­ ni di sorveglianza doganale, esonerò molti sottoposti a vectigal e a stipendium. In qualsiasi città si trovasse o si recasse, proibì che vi operassero i publicani o i loro servi. . . Perciò, o padri co­ scritti, potete vedere i publicani in grave crisi ed ormai quasi completamente rovinati non già dalla temerità del contratto d'appalto o dall'imperizia nell'amministrazione, ma dall'avi­ dità, dalla superbia, dalla crudeltà di Gabinio . c) L'influenza della dominazione romana su altre etnìe La tendenza - chiaramente individuabile nella storia del popolo giu­ daico - alla trasformazione delle istituzioni nazionali, sotto l'influenza della dominazione romana, ha dei paralleli nella storia di altri popoli o­ rientali : ciò che Strabone narra dei Galati ne è un esempio . 41.

L'esempio dei Galati

Strabo 1 2 , 5 , 1 : Le tre etnie (dei Galati) parlavano la stessa lingua e non dif­ ferivano in nulla tra loro. Ciascuna fu divisa in quattro parti , ed ognuna di queste fu denominata tetrarchia. Ogni tetrarchia aveva il proprio tetrarca, nonché un giudice e un capo milita­ re ad esso subordinati, e due sottocapi militari. Il consiglio (bulè) che assisteva i dodici tetrarchi era composto da trecen-

La do minazione romana (in età repubblicana)

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to uomini, che si riunivano nel luogo chiamato Drynemeton. Il consiglio giudicava sui delitti capitali, mentre per tutto il resto erano competenti i tetrarchi e i giudici. Questo era l'or­ dinamento anticamente in vigore presso di loro; ai nostri gior­ ni, però, il potere è passato prima a tre capi, poi a due, infine a uno solo, Deiotaro, a cui è succeduto Aminta. Attualmente, sono i Romani a detenere il potere, ed hanno riunito in una so­ la provincia tutto (il territorio) appartenuto ad Aminta. d) I decreti di Cesare ( 47-44 a.C. ) I decreti di Cesare, che Flavio Giuseppe inserl volutamente nelle sue

Antichità giudaiche, sono documenti autentici, e non invenzioni di Giu­

dei minacciati dall'antisemitismo antico . Essi furono promulgati in oc­ casione di un rinnovamento del vecchio trattato di alleanza, ma non sa­ rebbero mai stati emanati senza l'aiuto determinante fornito da Anti­ patro a Cesare nel corso della guerra alessandrina del 47 a.C., ed in vir­ tù del quale Antipatro fu nominato procurator (cfr. E . Lohse, Ambien­ te, cit. , 35 ss . ) . A differenza dei trattati del sec . I I a . C . , le clausole di questi decreti regolano taluni rapporti interni dello Stato giudaico . Lo status vassalla­ tico del sommo sacerdote fu abolito sotto il profilo giuridico, ma ven­ ne politicamente mantenuto in vita in quanto era l'autorità romana a confetire la sanzione definitiva alle leggi che riguardavano in modo spe­ cifico i Giudei : la successione dei sommi sacerdoti, la legittimità della loro nomina, l'esenzione dal tributo nell'anno sabbatico ed il pagamen­ to della decima al sommo sacerdote (e non ai sacerdoti in generale o, come in verità era prescritto, ai leviti) . L a validità dello status giuridico di cui godevano i Giudei come eth­ nos veniva riconosciuta anche oltre i confini della Giudea, in tutto l'im­ pero .

42 . Antipatro, padre di Erode, procuratore della Giudea Ios . , ant. Iud. 1 4 , 1 43 (cfr . bell. Iud. 1 , 1 9 9 ss.) : Dopo che Antipatro ebbe pronunciato queste parole, Cesa­ re nominò Ircano sommo sacerdote, ma permise ad Antipatro di scegliere il tipo di potere politico che avesse desiderato . Ed

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I . La Giudea in età ellenistica e romana

essendosi Antipatro rimesso al volere di Cesare, questi lo no­ minò epitropos ( = procurator) della Giudea.

La conferma dei privilegi del sommo sacerdote Ios . , ant. Iud. I4 , 1 9 2 - 1 9 5 = Io, Giulio Cesare, imperator e pontifex maximus, (dittato­ re) per la seconda volta, ordino, dopo aver ascoltato i miei con­ siglieri, quanto segue . Poiché il giudeo !reano, figlio di Ales­ sandro, ora come in precedenza , in pace come in guerra, ha di­ mostrato nei nostri riguardi fedeltà e zelo . . . , voglio che !rea­ no, figlio di Alessandro, e la sua progenie siano etnarchi dei Giudei , che detengano in perpetuo il sommo sacerdozio dei Giudei secondo i costumi patrii, che siano considerati nostri amici di particolare riguardo; voglio inoltre che egli ed i suoi figli conservino tutti i diritti e privilegi collegati al sommo sa­ cerdozio, o di altra natura, secondo quanto previsto dalle loro leggi . Ma se nel frattempo sorgesse una qualche questione cir­ ca il modo di vivere dei Giudei, desidero che a giudicarne sia­ no essi stessi [ variante : sia egli stesso = Ircano ] . 43 ·

4 4 · La regolamentazione delle imposte

Ios . , ant. Iud. r 4 , 2 0 2-2 r o : Giulio Cesare, imperator per la seconda volta, ha ordinato che essi (i Giudei) paghino annualmente - esclusa loppe - un tributo per la città di Gerusalemme, eccetto che nel settimo anno, che essi chiamano sabbatico, poiché in quell'anno non raccolgono i frutti degli alberi e non seminano . In Sidone es­ si pagheranno, nel secondo anno, il tributo, consistente nella quarta parte dei prodotti del suolo ; in aggiunta, verseranno ad Ircano e ai suoi figli le decime, proprio come le pagavano ai loro antenati . Nessuno, magistrato o promagistrato, pretore o legato, può arruolare truppe ausiliarie nel territorio dei Giu­ dei, ed ai soldati è proibito richiedere del denaro, né per i quartieri d'inverno né per qualsivoglia altro motivo . I Giudei debbono invece restare immuni da ogni molestia. Tutto ciò

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che in futuro possederanno, acquisteranno, deterranno e rice­ veranno in assegnazione, appartenga loro. La città di Ioppe, che i Giudei possedevano già prima di stringere alleanza coi Romani, appartenga ad essi, come prima; e per questa città !r­ eano, figlio di Alessandro, ed i suoi figli pagheranno quale tri­ buto - a titolo di imposta sulla terra, sul porto e sulle espor­ tazioni, da raccogliere tra quanti abitano il territorio - venti­ milaseicentosettantacinque m odii, da versare a Sidone ogni anno ad eccezione del settimo, che i Giudei chiamano sabba­ tico e durante il quale non seminano la terra né raccolgono i frutti degli alberi. Quanto ai villaggi che si trovano nella gran­ de pianura, e che appartenevano ad !reano e ai suoi antenati, il senato ha stabilito che continuino ad appartenere ad !reano ed ai Giudei alle stesse condizioni di cui godevano anche in precedenza. Continueranno a sussistere anche gli antichi dirit­ ti che regolavano vicendevolmente i rapporti tra i Giudei, i sacerdoti e i sommi sacerdoti, cosl come i privilegi ricevuti per decreto del popolo e del senato . E potranno godere degli stes­ si diritti anche in Lidda . Ed i villaggi, i territori, gli insedia­ menti precedentemente appartenenti ai re di Siria e Fenicia alleati dei Romani e del cui usufrutto a costoro era stato con­ sentito di godere, apparterranno, per volontà del senato, al­ l'etnarca !reano ed ai Giudei . Ad !reano, ai suoi figli ed agli ambasciatori da lui inviati sia accordato il privilegio di assiste­ re, seduti tra i senatori, alle lotte fra gladiatori e fra belve . E se chiederanno al dittatore o al magister equitum il permesso di comparire davanti al senato, essi saranno colà introdotti, ed una risposta sarà loro comunicata nel termine massimo di die­ ci giorni dalla deliberazione .

4 5 . I diritti dei Giudei della diaspora Ios . , ant. Iud. 1 4 , 24 1 - 2 4 3 : Gli arconti di Laodicea al proconsole Gaio Rabirio, figlio di Gaio, salute . Sopatro, l'inviato del sommo sacerdote Ircano, ci ha trasmesso la tua lettera, ove tu ci rendi noto che erano giun-

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

ti presso di te alcuni inviati da parte di !reano, sommo sacer­ dote dei Giudei, latori di un documento scritto relativo al lo­ ro popolo, in forza del quale essi possono celebrare il sabato e praticare gli altri loro riti secondo le proprie leggi e, per l'ami­ cizia e l'alleanza che li lega a noi, nella nostra provincia non debbono ricevere ordini né ingiurie da nessuno. La stessa let­ tera aggiunge che quando gli abitanti di Tralles , alla tua pre­ senza, avevano apertamente manifestato la loro disapprovazio­ ne circa le decisioni prese a riguardo dei Giudei, tu avevi loro ordinato di attenervisi senza discutere. E tu sei anche stato pregato di scriverei per informarci di tutto questo . Perciò, con ­ formandoci alle tue disposizioni, abbiamo preso in consegna la lettera inviataci e l'abbiamo collocata nei nostri pubblici ar­ chivi . 5 . L'ETÀ ERODIANA a) I rapporti giuridici tra Roma ed Erode Le deliberazioni sollecitate da Antonio sono del 41 e del 40 a.C. (Lohse, Ambiente, cit ., 37 s . ) . Già nel trasferimento - attuato da Ce­ sare - del potere politico ad Antipatro poteva ravvisarsi la separazione di un'amministrazione soggetta a Roma dal potere del sommo sacerdo­ te; poi, a datare dall'età di Antonio, a taluni capi locali - come ad es. Antipatro e i suoi figli, che si erano particolarmente distinti - fu con­ cesso, in Giudea, lo status clientelare . Il conferimento del titolo di et­ narca e, più tardi, di quello di re attesta una maggiore considerazione nei confronti di Erode. Il re-cliente era del tutto indipendente nell'am­ ministrazione del suo regno, poteva batter moneta, render giustizia in modo autonomo e, almeno entro certi limiti, persino assumere iniziati­ ve belliche. Il regno cessava di esistere con la morte del re . La titolatu­ ra di Erode era rex socius et amicus populi Romani, e contraddistingue­ va questa particolare sorta di rapporto politico.

4 6 . La nomina di Erode e Fasael a tetrarchi Ios . , ant. Iud. r 4 , 3 2 5 ss. (cfr . bell. Iud. r ,243 ss .) : Antonio, dopo aver ascoltato le due parti ( = il gruppo che faceva capo ad Erode ed i notabili giudei) a Dafne, chiese ad

L'età erodiana

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!reano quale dei due partiti antagonisti avrebbe retto, secon­ do lui, il popolo nel modo migliore . Allorché costui rispose : «Erode e i suoi» , Antonio , che già da lungo tempo nutriva ver­ so di essi sentimenti di amicizia per il legame di ospitalità che lo legava ad Antipatro fin da quando egli era stato in Giudea al fianco di Gabinio, nominò Erode e Fasael tetrarchi ed affi­ dò loro il governo dei Giudei. 47 .

La nomina di Erode a re

Ios . , ant. Iud. 1 4 ,3 8 2 .3 8 5 (cfr. bell. Iud. 1 ,2 8 2-2 8 5 ) : In parte per il ricordo dell'ospitalità di Antipatro, in parte per il denaro che Erode gli prometteva se fosse divenuto re ­ analogamente a quanto già gli aveva promesso in precedenza, quando era stato nominato tetrarca -, ma soprattutto per l'o­ dio che nutriva contro Antigono, che considerava fazioso e ne­ mico dei Romani, Antonio era pronto ad aiutare Erode a rag­ giungere i suoi scopi . . . Essendosi fortemente irritato il senato a causa di ciò ( = della coalizione tra Antigono e i Parti) , su­ bito Antonio si levò e sottolineò quanto sarebbe stato utile, nella guerra contro i Parti, se Erode fosse stato nominato re. Questa richiesta incontrò generale consenso e fu votata all'u­ nanimità. b) La struttura del regno erodiano Erode, che regnò sulla Giudea dal 3 7 al 4 a.C., era di origine idu­ mea , non giudaica . Egli governava uno Stato etnicamente eterogeneo, in cui convivevano Giudei, Samaritani e Greci (E. Lohse, Ambiente, cit. , 3 9 s.), e per consolidare il proprio potere aveva assoldato merce­ nari stranieri. Erode si appellava inoltre ad un diritto seleucidico, di cu i si valsero anche i Romani, secondo il quale la terra era di proprie­ tà del re . Tutto il territorio non ripartito fra le città apparteneva dun­ que al re, il quale poteva venderlo a privati o regalarlo ai suoi funzio­ nari. Erode si richiamò a tale diritto . A Samaria, ove già dalla fine del sec. IV a.C. esisteva un insediamento ellenistico, si davano condizioni favorevoli alla fondazione d'una vera e propria città ellenistica : ed E­ rode colonizzò la città trapiantandovi mercenari e la popolazione civile

I. La Giudea in età ellenistica e romana

dei dintorni, e distribuendo ai cittadini il territorio circostante a titolo di proprietà fondiaria. A questo avvenimento - che trova riscontro nel­ la fondazione della città di Fasaelide e più tardi, intorno al 26 d.C., in quella di Tiberiade, sul lago di Genezaret - è chiaramente connesso il sorgere di nuovi rapporti di dipendenza economica : i contadini del re divennero affittuari degli abitanti della città, i loro campi ed i loro ter­ reni non furono più soggetti al tributo regio, divenendo invece parte in­ tegrante fondamentale di un'attività privata. Per i contadini giudei - i quali, per antica tradizione, pagavano tributi al tempio ed al re, senza che ciò comportasse l'esistenza di diritti statali di proprietà sul suolo e sugli uomini - un fatto del genere costitui un cambiamento radicale .

48 . Il passaggio di Erode dalla parte di Ottaviano Ios . , bell. Iud. r ,3 8 6-3 9 3 : Di ll a poco, dopo che Cesare vinse ad Azio, fu preso dal­ l'ansietà per la sua sorte a causa dell'amicizia che aveva avuta con Antonio . Eppure era più il timore che egli incuteva di quel­ lo che provava; infatti Cesare non ritenne di aver tolto di mez­ zo Antonio, finché a costui rimaneva Erode . Comunque il re decise di affrontare il pericolo e, sbarcato a Rodi , ove si trova­ va Cesare, gli si presentò senza diadema, con abiti e portamen­ to da privato, ma con sentimenti regali . E, nulla celando della verità, così disse senza giri di parole : «lo, o Cesare, che da An­ tonio fui fatto re, riconosco che ad Antonio ho reso servigi in ogni occasione. E non saprei tacere che mi avresti trovato suo inseparabile compagno d'armi, se gli Arabi non me l'avessero impedito. A lui inviai truppe ausiliarie, quanto più mi fu pos­ sibile, e grandissime quantità di vettovaglie, e nemmeno dopo la disfatta di Azio abbandonai il mio benefattore e, non po­ tendo più essergli utile come alleato, gli diedi un ottimo consi­ glio dicendogli che l'unico rimedio per la sua disastrosa situa­ zione era la morte di Cleopatra . Se l'avesse tolta di mezzo, io gli promisi denari e mura per difendersi, un esercito e me stes­ so come compagno nella lotta contro di te. Ma gli impedirono di darmi ascolto la passione per Cleopatra e dio, che riservava a te l'impero. Poi sono stato coinvolto nella disfatta di Anto-

L'età erodiana

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n io , e dopo la sua fine ho deposto il diadema. Ora vengo a te rip onendo ogni speranza di salvezza nella mia rettitudine e nel­ la presunzione che si indagherà non di chi sono stato amico, ma come mi sono comportato con l'amico» . Cesare gli rispose : « Sta di buon animo e continua a regna­ re più sicuro di prima, perché ben sei meritevole di governare su molti sudditi tu che sei cosl rispettoso dell'amicizia . Cerca di rimanere fedele anche a chi ha avuto un destino migliore, giacché io faccio il massimo affidamento sul tuo carattere. Cer­ tamente Antonio fece bene a dare ascolto a Cleopatra invece che a te, poiché grazie al suo errore io ho guadagnato un ami­ co quale tu sei . E poi, sembra che hai già cominciato a render­ mi favori inviando a Quinto Didio, come egli stesso mi scrive , aiuti per combattere i gladiatori . Perciò al presente con un e­ ditto ti confermo re, e anche in futuro coglierò l'occasione di mostrarti la mia considerazione, sl che tu non abbia a sentire la perdita di Antonio» . Dopo aver rivolto al re queste amichevoli parole e averlo cinto col diadema, sancì la concessione con un editto intessu­ to di molte espressioni onorifiche a sua lode . 4 9 · La

ricostruzione del tempio di Gerusalemme da parte di Erode

los . , bell. Iud. 1 ,40 1 -407 : Cosl nel quindicesimo ( 2 0- 1 9 a .C.) anno di regno non so­ lo restaurò il tempio, ma ne raddoppiò anche l'area circostan­ te mediante la costruzione di nuovi bastioni, con una spesa in­ gente e con una magnificenza insuperabile. Ne erano prova i grandi porticati intorno al tempio e la fortezza che lo domina­ va sul lato settentrionale . I porticati li ricostrul dalle fonda­ menta, la fortezza la costrul con sontuosa magnificenza in nul­ la inferiore a una reggia, e la chiamò Antonia in onore di An­ tonio. La sua residenza, edificata nella parte alta della città, comprendeva due grandissimi e bellissimi palazzi, con i quali ==

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nemmeno il tempio poteva paragonarsi, e che egli dal nome dei suoi amici chiamò uno Cesareo e l'altro Agrippeo. Ma non soltanto a palazzi egli diede tali denominazioni a ricordo dei suoi amici, ma la sua munificenza giunse anche a far nascere intere città. Nel territorio di Samaria egli costruì una città racchiusa in bellissime mura della lunghezza di venti stadi e, avendovi insediato seimila abitanti, cui assegnò terre fertilissime, e avendovi eretto nel centro un tempio grandissi­ mo con un recinto sacro di uno stadio e mezzo consacrato a Ce­ sare, chiamò la città col nome di Sebaste ; ai suoi abitanti con­ cesse una costituzione privilegiata. In seguito, quando Cesare gli fece dono di altri territori, an­ che qui egli innalzò un tempio di marmo bianco presso le fon­ ti del Giordano, in una località chiamata Panion. Quivi si a­ derge a perdita d'occhio la vetta di un monte sulle cui pendici si apre un antro tenebroso, nel quale una voragine a strapiom­ bo sprofonda in un baratro smisurato, pieno di acqua immobi­ le, e non c'è lunghezza che basti a chi per toccare il fondo vi ca­ la alcunché con una corda . Dall'antro attraverso le infiltrazio­ ni esterne sgorgano le sorgenti, e di qui, come alcuni credono , nasce il Giordano; però, come esattamente stanno le cose a­ vremo occasione di dirlo in seguito . Anche a Gerico il re, fra la fortezza di Cipro e l'antica reg­ gia, ne costruì una nuova, più bella e più accogliente, e la chia­ ·mò dal nome degli stessi amici. Insomma non sarebbe possibi­ le dire quale luogo del suo regno, che vi si prestasse, egli lasciò privo di costruzioni in onore di Cesare. E dopo aver riempito di templi il suo territorio, diffuse anche nei suoi possedimen­ ti le costruzioni onorifiche e in molte città eresse monumenti a Cesare.

5 0 . La fondazione di Se baste Ios ., ant. Iud. 1 5 ,29 1-293 ·296 : La tenacia del popolo (di Gerusalemme) e la sua intrepida fedeltà alle proprie leggi rendevano difficile la situazione di E-

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rode, sì da indurlo ad adottare misure tese a rafforzare vieppiù la propria sicurezza. Fu così che decise di accerchiare il popo­ lo da ogni parte, affinché dal malcontento non si passasse ad u­ na aperta ribellione. In città, egli disponeva già del palazzo fortificato in cui viveva e dove poteva sentirsi al sicuro; ana­ loga era, per il tempio, la funzione della torre Antonia, che e­ gli aveva costruito. Pensò dunque di fare di Samaria il terzo baluardo contro l'intera nazione, e le dette il nome di Sebaste. Egli pensava che tale località gli avrebbe offerto non minore sicurezza (delle altre), essendo distante da Gerusalemme solo un giorno di viaggio ed essendo posta in una posizione altret­ tanto vantaggiosa per controllare quanto si svolgeva in città e nel territorio . . . Quando si recò a Samaria per fortificarla, vi insediò intenzionalmente parecchi suoi vecchi compagni d'ar­ me e molti abitanti dei territori circonvicini. Il suo desiderio era quello di fondare in tal modo una nuova (città) , rendendo così importante un centro che fino ad allora non aveva goduto di nessuna fama . Ma fece questo anche perché l'ambizione contribuiva a rinsaldare la sua sicurezza . Erode la ribattezzò Sebaste e distribuì fra i coloni il territorio circostante, che era il migliore di tutto il paese, sì che essi potessero vivere in pro­ sperità non appena vi si fossero raccolti .

5 I . La fondazione di Fasaelide Ios . , an t. Iud. 1 6 , 1 45 : Egli (Erode) fondò dunque una città nella parte settentrio­ nale della valle di Gerico, chiamandola con il nome del fratel­ lo. Tale fondazione offrì l'occasione per far divenire il territo­ rio circostante, in precedenza pressoché desertico, centro di un'intensa attività, grazie all'industriosità dei cittadini . 5 2 . La fondazione di Tiberiade Ios . , ant. Iud. 1 8 ,3 6-3 8 : Il tetrarca Erode (Antipa : 4 a.C. - 3 9 d.C . ) , grazie alla posi­ zione di prim'ordine da lui raggiunta tra gli amici di Tiberio,

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costruì una città che chiamò Tiberiade, situata nella miglior parte della Galilea, sul lago di Genezaret . Non lontano da lì, in un villaggio chiamato Ammathus, si trova una fonte terma­ le calda. Coloro che vi andarono ad abitare erano una folla composita e raccogliticcia; tra di essi, non pochi erano Gali­ lei, e poi c'erano quanti erano stati costretti a lasciare le terre di Antipa e ad insediarsi nella neofondazione; né mancavano taluni dignitari . Accanto a questi Erode insediò una moltitu­ dine di diseredati che aveva raccolto per ogni dove, per alcu­ ni dei quali v'era anche il dubbio se fossero liberi. Spesso Ero­ de concesse loro la libertà in massa e li colmò di benefici, a condizione che non lasciassero la città, facendo costruire abi­ tazioni a sue spese e donando loro terre . Egli sapeva infatti che questo insediamento era illegittimo ed in contrasto con la tra­ dizione dei Giudei, poiché Tiberiade era stata costruita sul luo­ go di sepolture andate distrutte. E la nostra legge dice che a­ bitanti di tal genere sono impuri per sette giorni . c) La legittimazione del potere erodiano Erode adottò forme di governo e di legittimazione del potere tratte dalla tradizione ellenistica . Ciò che Flavio Giuseppe narra intorno a u­ na carestia dimostra che Erode governava il suo regno palestinese, po­ polato da Giudei e da Greci, come un despota regge la sua casa (oikos ) e che il successo di questo modo di gestire il potere era considerato co­ me una prova di buon governo . Se gli avversari di Erode ne giudicava­ no le iniziative in base alla misura in cui queste si ispiravano alle leggi degli avi ( los . , ant. Iud. 1 5 ,2 77-2 8 8 ; 1 7 , 1 49 ss.), Erode, da parte sua , adduceva quale motivazione del suo potere la guida dello Stato . A que­ sta concezione corrispondeva il giuramento, che Erode concepiva quale requisito di un atteggiamento di lealtà, sovraordinata alla tradizione, verso la propria persona, ed al quale perciò i farisei si opposero . L'op­ posizione dei ceti benestanti alla monarchia erodiana derivava, secondo Flavio Giuseppe, dalle misure arbitrarie a cui venivano sottoposti i pos­ sidenti, ai quali l'incorporazione a pieno titolo nell'impero romano ap­ pariva come un vantaggio, dal momento che doveva liberarli dall'incu­ bo delle confische del despota.

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5 3 . L'assistenza alla popolazione da parte di Erode

Ios . , ant. Iud. 1 5 , 3 0 5 - 3 1 2 : In questa situazione ( = nella mancanza di generi alimen­ tari) Erode esaminò le possibilità di trovare rimedio alla crisi . La cosa era difficile, poiché i popoli circonvicini non potevano vendere grano, trovandosi essi stessi in non minori difficoltà; d'altra parte, egli non disponeva di denaro, sempre che fosse stato possibile ottenere piccole quantità di vettovaglie ad alto prezzo . Ritenendo comunque di non dover trascurare alcuna possibilità di venire in aiuto al suo popolo, fece fondere tutte le suppellettili d'oro e d'argento che si trovavano nel suo pa­ lazzo, ivi compresi gli oggetti di un certo valore artistico e fab­ bricati con cura particolare, e inviò il denaro ricavatone in E­ gitto, dove Petronio era stato insediato quale prefetto da parte di Cesare . Petronio , al quale già si erano rivolte parec­ chie persone afflitte dallo stesso problema, era amico personale di Erode e desiderava salvarne i sudditi; perciò gli concesse la priorità neli ' esportazione di grano (dali 'Egitto ), e si occupò in prima persona dell'acquisto del frumento e del suo trasporto per nave, sì che quest'opera di soccorso fu dovuta in gran par­ te, se non per intero, proprio a lui . Una volta giunto il convo­ glio con le vettovaglie, Erode attribui il merito di tutto questo alla propria sollecitudine ; così non solo fece cambiare opinione a quanti fino ad allora gli si erano dimostrati ostili , ma offrl la migliore dimostrazione della sua benevolenza e della sua capa­ cità di proteggere il popolo . Anzitutto, poi, distribuì il grano , con minuziosa esattezza, a coloro che erano in grado di ricavar­ ne cibo con le proprie mani ; ma essendovi molte persone che per l'età avanzata o per qualche altro impedimento non era­ no in grado di prepararsi gli alimenti , incaricò taluni fornai di provvedere alla bisogna, sì da procurare cibo già bell'e pron­ to. Ancora, fece sì che quanti avevano visto andar distrutto il loro bestiame o l'avevano utilizzato a fini alimentari - e per­ ciò non disponevano più di lana o di altro materiale per vestir-

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si - non avessero nulla da temere per l'inverno. Dopo aver co­ sl provveduto alle necessità dei sudditi, si volse a soccorrere le città vicine, fornendo sementi ai Siri . E ciò gli fu di non po­ co profitto, poiché la sua generosità ebbe come esito un buon raccolto, sl che le vettovaglie prodotte furono sufficienti per tutti . Infine, quando giunse il tempo del raccolto, inviò in cam­ pagna non meno di cinquantamila uomini, che egli provvide a nutrire e a tutelare in ogni modo : cosl, con la sua munificen­ za e con il suo zelo, non solo risollevò il proprio regno dalle gravi difficoltà in cui versava, ma sostenne anche i vicini, che si trovavano nella medesima situazione .

54 · Il giuramento di fedeltà imposto da Erode ai suoi sudditi los . , ant. Iud. 1 5 ,3 6 8-370 : Chi ostinatamente rifiutava di adeguarsi a queste (nuove) disposizioni veniva perseguitato in ogni modo ; quanto agli al­ tri, Erode li volle obbligare per giuramento a restargli sempre fedeli, e li costrinse a prestare una dichiarazione giurata che a­ vrebbero sempre assunto un atteggiamento favorevole al suo potere. La maggior parte obbedl, per servilismo o per paura. Chi mostrò una certa fierezza e fece resistenza all'ingiunzione fu allontanato con i mezzi più diversi. Ma quando Erode volle indurre a prestar giuramento anche Pollione il fariseo e Sa­ mias, nonché molti dei loro seguaci, questi rifiutarono : tutta­ via il re non procedette contro di essi come aveva fatto con gli altri che non avevano voluto giurare, e ciò per riguardo nei confronti di Pollione. Furono ugualmente esentati da tali ob­ blighi coloro che sono chiamati esseni : una setta che segue u­ na condotta di vita simile a quella dei pitagorici, in Grecia .

5 5 . La spoliazione dei ricchi da parte di Erode los ., ant. Iud. 1 5 ,5 - 6 : Presa Gerusalemme, Erode raccolse tutte le ricchezze di o-

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gni genere che trovò nel regno; inoltre, spogliò i ricchi dei lo­ ro averi. In tal modo mise insieme una grande quantità d'oro e d'argento, di cui fece dono ad Antonio ed al suo seguito. E­ rode fece poi mettere a morte quarantacinque tra i rappresen­ tanti più importanti del partito antigoniano. d) Il sinedrio Erode, che doveva il suo regno al senato romano, si rese politicamen­ te e giuridicamente indipendente dalle istituzioni giudaiche tradiziona­ li. Ciò apparve chiaro dal suo atteggiamento nei confronti del sinedrio (collegio, tribunale) . In età achemenide si era costituito un consiglio di anziani, composto dai capi (dr. Neb. r o , r ) , sanzionato da Antioco III , nel suo editto del r 98 a.C., quale gerusia, e che anche nei primi tempi dell'età asmonea aveva conservato la propria importanza. La scarsa con­ siderazione in cui gli ultimi sovrani asmonei ed Erode tennero il sine­ drio rese l'aristocrazia giudaica sempre più ostile al re e fautrice della dominazione romana. Dopo la fine del potere asmoneo, Gabinio inse­ diò in Giudea e in Galilea cinque synbedria, che erano gli organi del­ l'amministrazione cittadina ( 5 7-55 a.C.) . Erode privò il sinedrio di Ge­ rusalemme del potere giudiziario, ne fece uccidere i membri ( Ios . , ant. Iud. I 4 , r 7 5 ) e lo piegò ai propri voleri (ibid. 7 3 ) . Al tempo del go­ verno procuratorio, i Romani affidarono parte dell'attività giurisdizio­ nale al sinedrio gerosolimitano . La protesta del procuratore romano Al­ bino (62 d.C.) per la convocazione del sinedrio da parte del sommo sacerdote dimostra che l'autonomia dell'autorità giudaica aveva il suo limite nell'intervento del procuratore romano . Accanto a questo sinedrio «politico» ve n'era anche uno a carattere giuridico-religioso, su cui ci informano gli scritti rabbinici (al riguardo cfr. G. Wewers, sotto, pp. 2 1 8 ss .) .

5 6 . Violazioni erodiane della giurisdizione giudaica I os , ant . Iud. 1 4 , 1 6 7 : Erode, figlio suo (di Antipatro) , mise a morte Ezechia e mol­ ti dei suoi, in violazione della nostra legge, che proibisce di uc ­ cidere un uomo, anche se è un criminale, se prima non è stato condannato a tale pena dal sinedrio. .

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5 7 . La procedura giudiziaria: la posizione del procurator romano e del sinedrio Ios . , ant. Iud. 2 0 , 1 9 7-20 3 (avvenimenti del 6 2 d.C.) : Essendo venuto a conoscenza della morte di Pesto, l'impe­ ratore inviò in Giudea, quale procuratore, Albino. Il re tolse il sommo sacerdozio a Giuseppe e conferì la successione in ta­ le carica al figlio di Anano, anch'egli di nome Anano. ( . . . ) Il giovane Anano, che, come abbiamo detto, aveva ottenuto il sommo sacerdozio, aveva un carattere fiero ed un coraggio stra­ ordinario e faceva parte dei sadducei, i quali, come ho già det­ to in precedenza, sono molto più rigorosi di tutti gli altri Giu­ dei allorché si tratta di emettere una sentenza in tribunale . Ta­ le essendo l'animo di Anano, questi ritenne di avere a disposi­ zione una opportunità favorevole, essendo morto Pesto e non ancora arrivato Albino : riunl il sinedrio dei giudici e condus­ se dinanzi ad esso il fratello di Gesù detto il Cristo, di nome Giacomo, e certe altre persone, accusandoli di aver trasgredi­ to la legge, e li fece lapidare . Ma quanti tra gli abitanti della città erano considerati più moderati e fedeli alla legge se ne sen­ tirono offesi, e perciò inviarono in segreto dei messi al re A­ grippa pregandolo di invitare per iscritto Anano, il cui primo atto non era stato corretto, ad astenersi da altre iniziative del genere . Alcuni andarono anche incontro ad Albino, che si sta­ va avvicinando da Alessandria, e lo informarono che Anano non aveva l'autorità di convocare il sinedrio senza la sua ap­ provazione . Persuaso dalle loro parole, Albino scrisse una let­ tera irata ad Anano, minacciando di punirlo . Il re Agrippa, per questo motivo, tolse il sommo sacerdozio ad Anano, che l'aveva rivestito per tre mesi, e lo conferi a Gesù, figlio di Damnaeus . e) Tasse politiche La Giudea fu trattata da Cassio ( 5 3- 5 1 a.C . ) come un'entità politica assoggettata a tributo e responsabile della riscossione di una somma di

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7oo talenti d'argento . Tale incombenza venne affidata da Antipatro, che era stato investito delle funzioni politiche, ai suoi figli, i quali, a loro volta, incaricarono i magistrati delle varie città di raccogliere l'im­ posta. Le quattro città che furono ridotte in schiavitù a causa della lo­ ro insolvenza fiscale si trovano in Ios ., bel!. Iud. 3 , 5 5 , fra le undici to­ parchie della Giudea. Forse questo ordinamento amministrativo esiste­ va già al tempo di Cassio . Erode poteva disporre illimitatamente delle proprie finanze. Sembra che egli abbia riscosso il tributo - il cui ammontare non rimase sempre lo stesso : cfr . ant. Iud. 1 5 ,3 6 5 , sul condono di un terzo delle imposte ­ attraverso il proprio apparato amministrativo . A tale contesto fanno ri­ ferimento le richieste a cui dovette far fronte Archelao, dopo la morte di Erode . Quando, con il consenso di Augusto, il potere passò ad Ar­ chelao, il territorio fu sottoposto al pagamento di un tributo, il cui am­ montare venne stabilito dai Romani. In precedenza, dunque, deve es­ sere stato effettuato un censimento . 58.

L) esazione del tributo in Giudea

Ios . , ant. Iud. I 4 ,2 7 1 -2 7 6 : La morte di Cesare scatenò la guerra, e tutti i personaggi importanti si dispersero per l'impero a raccogliere truppe . Cas­ sio arrivò da Roma in Siria per assicurarsi l'appoggio dell'eser­ cito dislocato intorno ad Apamea. Dopo aver fatto togliere l'assedio ed aver riconciliato Basso e Murco, percorse le città, raccogliendo armi e soldati ed imponendo pesanti tributi. E­ gli infierl soprattutto sulla Giudea, imponendo una tassa di settecento talenti d'argento. Quando Antipatro si avvide che, a causa di ciò, si diffondevano paura e disordine, affidò ai suoi figli il compito di riscuotere la somma, incaricando pure Mali­ chus , che non era ben disposto nei suoi confronti, ed altri an­ cora . Ora, Erode fu il primo a raccogliere, in Galilea, quanto gli era stato prescritto, e ciò lo pose in ottima luce presso Cas­ sio. Erode riteneva prudente blandire i Romani ed assicurar­ sene la benevolenza a spese degli altri . Quanti erano preposti all'amministrazione delle altre città furono invece venduti con tutto il loro seguito, ed in quel tempo Cassio ridusse in schia­ vitù quattro città, di cui le più importanti erano Gofna ed Em-

I. La Giudea in età ellenistica e romana

maus, e le altre Lidda e Thamna. Cassio era incollerito a tal punto da mettere quasi a morte Malichus - contro il quale si era già mosso -, se non l'avesse trattenuto Ircano con l'invio, tramite Antipatro, di cento talenti detratti dalle proprie ric­ chezze. 5 9 . La speranza di una diminuzione delle imposte

Ios . , ant. Iud. 1 7,204-205 ( avvenimenti del 4 a.C.) : Come accade di solito allorquando qualcuno riesce a conse­ guire il sommo potere, la moltitudine era convinta che i primi giorni della reggenza di Archelao fossero i più adatti a farne comprendere le intenzioni : sl che quanto più dolcemente ed ossequiosamente Archelao si rivolgeva alla massa, tanto più alti si levavano gli elogi nei suoi confronti. Così si cominciò a rivolgerli richieste di favori: alcuni pretendevano a gran voce che diminuisse le imposte annuali, altri chiedevano che libe­ rasse quanti erano stati imprigionati da Erode, ed altri ancora reclamavano l'abolizione delle tasse sulle vendite e sugli ap� palti pubblici che venivano riscosse con rigore. 6o. Il tributo riconosciuto da Roma ad Archelao

los . , ant. Iud. 1 7 ,3 1 9 : Ad Archelao furono assegnate Idumea, Giudea e Samaria : a questi territori l'imperatore rimise un quarto dei tributi , per ricompensarli di non essersi uniti al resto della popolazio­ ne in rivolta. Anche alcune città furono rese tributarie di Ar­ chelao : Torre di Stratone, Sebaste, loppe e Gerusalemme. Gaza, Gadara e Hippos, città greche, furono separate dal ter­ ritorio a lui assegnato ed inglobate nella provincia di Siria. Dal suo territorio Archelao ricavava annualmente un gettito :fisca­ le di circa seicento talenti.

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f) Regno o provincia La morte di Erode, avvenuta nel 4 a.C., segnò l'inizio di una serie di avvenimenti analoghi a quelli verifìcatisi nel 64 a.C., al tempo di Pom­ peo. Una delegazione di notabili giudei fu inviata dal popolo - che po­ co dopo si ribellò apertamente al potere erodiano - a Roma, per discu­ tere della fine del regno e dell'annessione di questo alla provincia di Si­ ria, mentre il figlio di Erode, Archelao, cercava di far valere le proprie pretese alla successione. Davanti ad Augusto, il defunto sovrano ven­ ne accusato di aver operato contro le leggi e di aver eccessivamente sfruttato la Giudea . V'è certo da chiedersi se l'annessione alla provincia di Siria corrispondesse davvero all'interesse del popolo, che aspirava all'autonomia (cfr. E. Lohse, Ambiente, cit ., 4 1 s . ) .

6 I . L'opposizione aristocratica alla monarchia Ios . , ant. Iud. I 7 ,3 00-3 0 I .3 04 · 3 o 6-3 07 . 3 I 4 : (Dopo la morte di Erode il Grande) giunse a Roma un'am­ basceria giudaica, la cui missione era stata autorizzata da Va­ ro, su richiesta del popolo, per richiedere l'autonomia. Gli am­ basciatori inviati per volontà della nazione erano cinquanta, e ad essi si unirono più di ottomila Giudei abitanti a Roma. Quando l'imperatore ebbe riunito nel tempio di Apollo - che egli stesso aveva costruito senza badare a spese - il consilium dei suoi amici e dei personaggi più importanti di Roma, si pre­ sentarono là gli ambasciatori, seguiti dalla massa dei Giudei romani, nonché Archelao con i suoi amici . . . Dunque, quando agli ambasciatori dei Giudei, che s'erano proposti di perorare la causa della soppressione del regno, ven­ ne concesso di parlare, costoro si misero a denunciare le ille­ galità commesse da Erode . . . Egli ( = Erode) non aveva mai cessato di abbellire le città cir­ convicine abitate da stranieri, sebbene ciò comportasse la ro­ vina e l'abbandono di quelle situate all'interno del suo regno; aveva ridotto il suo popolo in una miseria senza speranza, men­ tre quando aveva assunto il potere esso godeva di uno straor­ din ario benessere; aveva incamerato le sostanze dei cittadini più in vista, facendoli eliminare sotto i pretesti più assurdi, ed

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aveva pure sottratto i beni a quanti aveva concesso il discuti­ bile piacere di continuare a vivere . Oltre ai tributi annualmen­ te imposti a ciascuno, abbondanti contribuzioni straordinarie dovevano esser versate a lui, ai suoi familiari, ai suoi amici ed agli schiavi incaricati di riscuotere il tributo, poiché non v'era possibilità di mettersi al riparo dagli oltraggi, se non pagando . . . Insomma, ciò che i Giudei pretendevano era di essere libe­ rati dalla monarchia e da qualsiasi governo del genere e di ve­ nire aggregati alla provincia di Siria, sottoponendosi alla giu­ risdizione dei legati colà inviati . In questo modo si sarebbe fi­ nalmente visto se essi erano davvero turbolenti e fomentatori di rivolte o se invece non fossero pronti a ubbidire a padroni più moderati di quelli avuti fino ad allora. 6 2 . Gli avversari plebei della monarchia Ios ., ant. Iud. 1 7 ,2 7 1 -2 7 2 : C'era poi un certo Giuda, :figlio di quell'Ezechia, capo di briganti , che, divenuto assai forte, era stato catturato da Ero­ de solo a prezzo di molti sforzi . Questo Giuda riunl a Seffori, in Galilea, una moltitudine di disperati e dette l'assalto al pa­ lazzo reale ; impadronitosi di tutte le armi che vi si trovavano, armò ciascuno dei suoi e razziò tutte le ricchezze che trovò . Divenne cosl motivo di terrore per tutti, poiché - desideran­ do accrescere il proprio patrimonio e pervenire alla dignità regia, che sperava di ottenere non attraverso la pratica della virtù, bensl eccedendo in violenza ed ingiustizia - depredava quanti cadevano nelle sue mani . 6 . IL POTERE IN ETÀ ROMANA a) La Giudea quale provincia procuratoria ( 6 d. C. ) Nel 6 d.C. la Giudea divenne una provincia imperiale procuratoria.. La gestione politica - separata dalle competenze del sommo sacerdo­ te - della Giudea (e della Samaria) fu sottratta all'etnarca Archelao e

Il p otere in età romana

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affidata a un cavaliere romano : in tal modo, Roma assumeva diretta­ mente il governo di quel territorio, anziché controllarlo indirettamen­ te come in precedenza. Augusto affidò al procuratore la giurisdizione capitale e le questioni relative alla fissazione e all'esazione delle impo­ ste . La registrazione del patrimonio privato serviva sia a redigere un preventivo dell'ammontare delle tasse in natura da versare allo Stato, sia all'esazione del tributum capitis, che da ora riguardò anche quanti erano privi di proprietà fondiarie . La locazione (o vendita) dei beni e­ rodiani fu effettuata sulla base del diritto di proprietà di cui l'impera­ tore divenne titolare a seguito dell'esilio di Archelao . L'assetto giuridico del sistema amministrativo romano venne defini­ to , nel sec. II d.C., dal giurista Gaio . L'ordinamento del territorio pro­ vinciale quale dominium del popolo romano o dell'imperatore fu san­ cito al tempo di Claudio ( 4 1-54 d.C . ) , ma probabilmente è anteriore (cfr . E. Lohse, Ambiente, cit. , 42 s. e 2 34) .

6 3 . Le competenze del procuratore

Ios . , bell. Iud. 2 , I I 7· I r 8 : Essendo stato ridotto a provincia il territorio di Archelao , vi fu mandato come procuratore Coponio, un membro dell'or­ dine equestre dei romani, investito da Cesare anche del pote­ re di condannare a morte. Sotto di lui un galileo di nome Giu­ da spinse gli abitanti alla ribellione, colmandoli di ingiurie se avessero continuato a pagare il tributo ai romani e ad avere, oltre Dio, padroni mortali. 6 4 . Il censimento di Quirinio

I os . , ant Iud. r 8 , r -6 .9 : Quirinio, un senatore romano che, avendo percorso tutto il curs us honorum, era arrivato al consolato e godeva, sotto tutti i riguardi, di alta considerazione, giunse con un piccolo segui­ to in Siria, dove Augusto l'aveva inviato quale censitore e giu­ dice di quella nazione . Con lui fu inviato Coponio, personag­ gio di rango equestre, a governare i Giudei con pieni poteri. Anche Quirinio si recò in Giudea, che era stata annessa alla S iria, per effettuarvi il censimento delle proprietà e per liqui.

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

dare i beni di Archelao. Sebbene i Giudei fossero rimasti, sul­ le prime, assai colpiti nell'udire del censimento, rinunciarono in genere ad opporvisi, convinti dalle parole del sommo sacer­ dote Ioazar, figlio di Boeto . Così, quanti furono persuasi da costui, dichiararono senza esitare l'ammontare dei loro beni. Ma un certo Giuda, un gaulanita che proveniva dalla città di Gamala, dopo aver conquistato alla sua causa un fariseo di no­ me Saddoc, alzò la bandiera della rivolta sostenendo che il cen­ simento comportava null'altro che l'asservimento ed invitan­ do i Giudei a rivendicare la propria libertà: un successo avreb­ be garantito il possesso e il godimento dei loro beni, mentre se non fossero riusciti a conservare ciò che restava loro, avrebbe­ ro comunque conseguito gloria ed onore per aver mostrato la grandezza del loro animo . . . La gente ascoltava con piacere que ­ sti discorsi, per cui il loro ( = di Giuda e Saddoc) coraggioso disegno fece grandi progressi . . . Si dimostra così come il rovesciamento e lo stravolgimento delle tradizioni ancestrali risulti determinante nel processo di sfaldamento dell'unità del popolo : Giuda e Saddoc suscitaro­ no ed introdussero presso di noi una quarta filosofia, e dopo a­ ver raccolto intorno a sé un buon numero di seguaci, riempiro­ no subito il paese di disordini, spargendo - per la novità di ta­ le filosofia, fino ad allora sconosciuta - i semi dei mali che non tardarono ancora una volta a sopravvenire. 6 5 . L) attività di Pilato Ios . , bell. Iud. 2 , 1 69- 1 77 : Pilato, che Tiberio aveva inviato a governare la Giudea co­ me procuratore, una notte introdusse in Gerusalemme avvolti in una copertura i ritratti dell'imperatore che sono chiamati immagini . Fattosi giorno, la cosa suscitò la più grande eccita­ zione fra i Giudei; infatti a quella vista restarono subito co­ sternati per l'offesa alle loro leggi - dato che essi non ammet­ tono che nella città sia eretta alcuna immagine -, e lo sdegno dei cittadini fece accorrere in massa la folla del contado. Re-

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catisi in tutta fretta d a Pilato a Cesarea, lo pregarono di rimuo­ vere le immagini da Gerusalemme e di rispettare le loro tradi­ zioni, e avendo Pilato risposto con un rifiuto, si prosternaro­ no con la faccia a terra intorno alla sua residenza e vi restaro­ no immobili per cinque giorni e cinque notti. Il giorno dopo, Pilato si assise sul suo tribunale nel grande stadio, ed essendo stata convocata la folla come se volesse dar loro una risposta, fece ai soldati un segnale convenuto perché circondassero i Giudei in assetto di combattimento. Rinchiusi da una schiera su tre righe, i Giudei rimasero attoniti a quella vista inattesa, e Pilato minacciò che li avrebbe fatti massacra­ re se non avessero accolte le immagini di Cesare, e fece segno ai soldati di sguainare le spade . I Giudei, come se si fossero messi d'accordo, si gettarono tutt'insieme in ginocchio e, pro­ tendendo il collo, dichiararono che erano pronti piuttosto a morire che a violare la legge. Pilato restò vivamente impres­ sionato da un così intenso spirito religioso, e comandò di riti­ rare immediatamente le immagini da Gerusalemme. Tempo dopo, Pilato provocò un altro tumulto impiegando il tesoro sacro, che si chiama korbonàs, per un acquedotto che faceva arrivare l'acqua da una distanza di quattrocento stadi . La folla ribolliva di sdegno, e una volta che Pilato si trovava in Gerusalemme ne circondò il tribunale con grandi schiamaz­ zi. Quello, che già sapeva della loro intenzione di tumultua­ re, aveva sparpagliato fra la folla i soldati, armati e vestiti in abiti civili, con l'ordine di non usare le spade, ma di picchiare con bastoni i dimostranti, e a un certo punto diede il segnale . I Giudei furono percossi, e molti morirono per i colpi ricevu­ ti , molti calpestati da loro stessi nel fuggi fuggi. Terrorizzata dalla sorte delle vittime, la folla ammutolì . 6 6 . I diritti di proprietà sul suolo provinciale

Gai ., inst. 2 ,4- 7 . 1 9 . 2 1 : Sono sacre (sacrae) le cose consacrate agli dèi superiori; re­ ligiose (religiosae) sono invece quelle lasciate agli dèi mani.

I. La Giudea in età ellenistica e romana

Ma è considerato sacro soltanto ciò (o : il suolo) che è stato consacrato ex auctoritate del popolo Romano : ad esempio, in virtù di una legge o di un senatusconsultum . Dipende · invece dalla nostra volontà renderlo religiosus, sotterrando un mor­ to in un luogo che ci appartiene, sempreché le sue esequie ci competano. Ma i più sono dell'avviso che in suolo provinciale un luogo non possa diventare religiosus, poiché là i proprieta­ ri sono il popolo Romano o l'imperatore, mentre noi potrem­ mo godere solo del possesso o dell'usufrutto. Comunque, an­ che se (il luogo) non è religiosus, può tuttavia esser ritenuto tale. ( . . . ) Le cose nec mancipi diventano di un altro, sotto ogni tito­ lo, attraverso il semplice trasferimento (traditio), sempreché siano materiali e possano per questo esser trasmesse (a un al­ tro) ( . . . ) . Nella stessa condizione giuridica (trasferibili) sono i fondi provinciali, dei quali alcuni chiamiamo stipendiari, al­ tri tributari . Stipendiari sono quelli situati nelle province che sono considerate propriae del popolo Romano; tributari, quel­ li situati nelle province ritenute propriae dell'imperatore . b) Le imposte in età imperiale Nella provincia di Giudea venivano riscossi due tipi di imposte di­ rette : una tassa fondiaria (tributum agri, da pagarsi parte in denaro e parte in merci, che sostituiva l'antica imposta proporzionale ed era ba­ sato su dati censuali ) ed una tassa pro capite (tributum capitis, il cui ammontare veniva calcolato percentualmente sulla base del patrimonio registrato : si trattava della tassa per eccellenza sul reddito derivante dall'economia non agraria) . Il sinedrio gerosolimitano o l'aristocrazia giudaica rispondevano della loro esazione al procuratore romano, il quale sceglieva i responsabili appunto dal loro seno . Le pratiche relati­ ve alla riscossione delle imposte indirette (portoria) venivano invece affidate a piccoli appaltatori (i gabellieri di cui parla il Nuovo Testa­ mento ). Le tasse romane suscitarono in Giudea una forte opposizione.

Il p otere in età romana

6 7 . Il peso dei tributi

Tac., ann. 2 ,42 ,5 (relativo al 1 5-2 6 d.C . ) : Le province di Siria e Giudea, oppresse dai tributi, implora­ vano una diminuzione delle tasse . 6 8 . La tassa pro capite App . , Syr. 5 0 (sec. n d.C.) : (Poiché i Giudei si sono ribellati a Pompeo, Vespasiano e A­ driano) , l'ammontare della tassa pro capite, è, per tutti i Giu­ dei, più elevata che per il resto degli abitanti (dell'impero) . Ma anche i Siri ed i Cilici sono soggetti ad una tassa annuale, ammontante all' t % del valore di ciò che ognuno possiede. 6 9 . Il rifiuto del pagamento del tributo Ios . , bell. Iud. 2 ,402-406 .40 7 (si riferisce al 6 6 d.C.) : E poiché gridavano che loro la guerra volevano farla non ai Romani, ma a Floro per le ingiurie patite, il re Agrippa ripre­ se : «Ma il vostro agire è di chi già è in guerra con i Romani ; infatti non avete pagato il tributo a Cesare, e poi avete abbat­ tuto il portico dell'Antonia. Potreste liberarvi dall'accusa di ribellione, se lo ricostruirete e se verserete il tributo ; la fortez­ za non è di Floro, né a Floro voi darete il vostro denaro» . Il popolo si lasciò persuadere, e salito al tempio col re e con Be­ renice diede inizio ai lavori di ricostruzione del portico, men­ tre i magistrati e i membri del consiglio si sparpagliavano per i villaggi alla raccolta del tributo ; in breve furono raccolti qua­ ranta talenti, poiché a tanto ammontavano gli arretrati . . . (A­ grippa) mandò da Floro a Cesarea i loro magistrati insieme con i maggiorenti, perché egli potesse designare tra loro quelli che dovevano occuparsi di raccogliere il tributo nel paese .

I. La Giudea in età ellenistica e romana

70 . La critica degli esseni alle imposte

Comm. ad Abacuc, da Qumran ( I QpHab) 6 ,6-8 (si riferi­ sce forse ai Seleucidi) : Per essi la sua porzione è pingue e la sua pietanza ben con­ dita (Hab. I , I 6 ) . L'interpretazione si riferisce al fatto che es­ si dividono il loro giogo e le loro angherie, «la sua pietanza» , su tutti i popoli, anno per anno, depredando cosl molti paesi. 7 I . Il rifiuto delle istituzioni romane da parte dei rabbi

Bab. Shabbat 3 3b (v. anche G . Wewers , sotto, pp. 307 ss.) : R. Judah, R. Jose e R . Shimeon stavano seduti uno accanto all'altro, e Judah, il figlio di un proselita, sedeva presso di lo­ ro. R. Judah cominciò : «Quanto sono belle le opere di questo popolo ( = Roma) ! Essi hanno istituito mercati, costruito pon­ ti e bagni» . R. Jose taceva ; ma R. Shimeon ben Jo}:lai ribatté : «Tutto ciò che hanno fatto, l'hanno fatto per se stessi ; hanno istituito mercati per mettervi delle prostitute, hanno costrui­ to bagni per ritemprarvisi e ponti per imporvi dogane» . 72 . Il rifiuto rabbinico delle tasse

]er. 'Abodah Zara 44b,3 7-40 : (Sentenza di R. J:Ianina bar Pappa, ca. 300 d.C.) . E cosa di­ ce loro ( = ai popoli del mondo ) un israelita ? Vi benediciamo nel nome di ]ahvé (Ps. 1 29 ,8 ) : (il verso significa: ) e gli israe­ liti dicono loro : «Tutte le cose buone e consolanti che vengo­ no al mondo non vi appartengono forse (solo) per amor no­ tra? Ma voi non solo non ci dite : 'Venite e partecipate di (queste) benedizioni' , ma ci imponete tributi sul suolo , presta­ zioni gratuite con l'impiego di animali, imposte di capitazio­ ne e diritti di acquartieramento » . c) La struttura amministrativa Una lettera scritta nel 45 d.C. dall'imperatore Claudio ai Giudei non è indirizzata, come accadeva nel sec. II e nel 1 a.C . , al sommo sacerdote

Il pot ere in età romana

e all'ethnos, bensl alle istituzioni ellenistiche della polis Gerusalemme ed all' ethnos dei Giudei. Poiché delle istituzioni a cui fa riferimento

Flavio Giuseppe possiamo soltanto identificare gli arconti nei membri del sinedrio, in siffatta intestazione è presente l'idea di un mutamento e di un passaggio di poteri, peraltro corrispondente alla funzione svol­ ta da Gerusalemme nei confronti del territorio circostante ed eviden­ zia tasi nella suddivisione territoriale della Giudea in distretti ammini­ strativi (alla città di Gerusalemme viene infatti in tal modo affidata la gestione di tutto il territorio) . Il concetto di toparchia risale all'ammi­ nistrazione tolemaica e designa un distretto amministrativo-fiscale, men­ tre il concetto di cleruchia è connesso con la lottizzazione del territo­ rio. La suddivisione in toparchie, menzionata anche da Plinio con talu­ ne varianti (nat. hist. 1 4 ,70), si fonda sul principio della signoria sul territorio .

7 3 . Gerusalemme come polis

Ios . , ant. Iud. 2 o , r r (45 d.C.) : Claudio Cesare Germanico, investito per la quinta volta del­ la tribunicia potestas, designato console per la quarta volta, salutato imperatore per la decima volta, pater patriae, agli ar­ conti, alla boulè, al demos dei Gerosolimitani e a tutto l'eth­ nos dei Giudei, salute. 7 4 . Suddivisione

della Giudea in toparchie

Ios . , bell. Iud. 3 ,54-5 6 : (La Giudea) si divide in undici distretti, di cui il primo e il principale è Gerusalemme, che domina tutto il territorio come la testa il corpo; gli altri dopo di esso delimitano le toparchie : il secondo è Gofna e dopo viene Acrabeta e poi Thamna e Lid­ da, Emmaus, Pella e l'Idumea e Engadde , Erodio e Gerico ; dopo di questi sono da ricordare Iamnia e Ioppe, che reggono le contrade circonvicine, e poi la Gamalitica e la Gaulanitide e la Batanea e la Traconitide, che sono anche parte del regno di Agrippa. ·

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I. La Giudea in età ellenistica e mmana

d) La nomina del sommo sacerdote Erode n, re dell'iturea Calcide nell'Antilibano (4 1 -48 d.C . ) , ottenne dall'imperatore romano pieni poteri sul tempio : pure in questo caso la premessa è costituita dalla concentrazione di ogni autorità nelle mani di Cesare, al quale anche il sommo sacerdote (che svolgeva la funzione di capo dell' ethnos, dotato di una costituzione di stampo aristocratico) doveva la nomina.

7 5 . La guida del!)ethnos Ios . , ant. Iud. 2 0 ,249-2 5 r : Dopo (Aristobulo) nessun asmoneo ottenne più il sommo sacerdozio da parte di Erode . Anche il figlio di questi, Arche­ lao, seguì tale condotta nella nomina dei sommi sacerdoti, e dopo di lui allo stesso modo si comportarono i Romani, una volta assunto il governo della Giudea. Dal tempo di Erode fi­ no al giorno il cui Tito conquistò e mise a fuoco la città ed il tempio vi furono ventotto sommi sacerdoti, per un totale di centosette anni . Di questi, alcuni ressero tale carica durante il regno di Erode e sotto Archelao . Alla monarchia di costoro subentrò una costituzione aristocratica, ed ai sommi sacerdo­ ti venne affidata la guida della nazione. 7 6 . La nomina del sommo sacerdote Ios . , ant. Iud. 2 0 , 1 5- r 6 : I l figlio del defunto re Agrippa, Erode, a cui in quel tempo era affidata l'amministrazione di Calcide, chiese all'imperatore Claudio di poter disporre anche del tempio e degli arredi sa­ cri e di poter scegliere i sommi sacerdoti . La risposta dell'!m­ peratore fu affermativa. Da quel tempo tale potere appartenne a lui ed ai suoi discendenti, fino alla fine della guerra giudai­ ca. Allora Erode destituì il sommo sacerdote soprannominato Cantheras ed insediò al suo posto, il quella carica, Giuseppe figlio di Carnei .

Il po tere in età romana

e ) Lo status giuridico dei Giudei nell'impero romano I trattati stipulati da Roma con il sommo sacerdote e l'ethnos dei Giu dei assicuravano a questi ultimi il godimento di una particolare con­ dizione giuridica in tutta l'ecumene romana. Quanto alle notizie di Strabone sulla stratificazione sociale nella città di Cirene, occorre sotto­ lineare che esse riguardavano le condizioni dell'età augustea. Lo status particolare dei Giudei riguardava, tra l'altro, anche la validità del dirit­ to giudaico nelle città dell'impero. A Cesarea, i Giudei godevano del pieno diritto di cittadinanza (isopolitia) : allorché ne furono privati, nel 6o d.C., sorsero profondi dissidi con i Siri, che più tardi sfociarono nella guerra contro Roma.

7 7 . Lo

status giuridico dei Giudei nell'impero romano

Ios . , ant. Iud. 1 4 , 1 1 4- r r 7 : Lo stesso Strabone, in un altro passo, attesta che al tempo in cui Silla passò in Grecia per andare a combattere Mitridate e inviò Lucullo a reprimere la rivolta dei nostri compatrioti a Cirene, l'ecumene era piena di Giudei. Dice Strabone : «V'e­ rano in Cirene quattro (classi) : i cittadini, gli agricoltori, i me­ teci e i Giudei» . Questi ultimi hanno invaso già quasi tutte le città del mon­ do, e non è facile trovare un posto che non abbia accolto que­ sto popolo e che non ne sia caduto in possesso . . . In Egitto è stato assegnato all'insediamento giudaico un territorio a sé, e ad Alessandria una gran parte della città è riservata a questa nazione. Ed è stato insediato, a loro ( = dei Giudei) capo, un etnarca, che regge il popolo, siede in giudizio ed ha la supervi­ sione dei contratti e delle ordinanze, come se fosse il capo di uno Stato sovrano. 78 .

La revoca dei diritti politici dei Giudei (da parte di Nero ne)

l os . , ant . Iud. 2 0 , 1 8 3 s . : I capi (protoi) dei Siri di Cesarea ottennero, dietro il paga­ mento di una forte somma, che Berillo - il quale era il peda-

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

gogo di Nerone, che gli aveva affidato il segretariato per la cor­ rispondenza con la Grecia - intervenisse presso l'imperatore onde ottenere un rescritto che annullasse la parità di diritti po­ litici di cui godevano i Giudei . Berillo sollecitò in tal senso l'imperatore, ed ottenne la sua autorizzazione a redigere la let­ tera. Ciò rappresentò, per il nostro popolo, l'origine di tutti i mali che seguirono . Infatti, quando i Giudei di Cesarea ven­ nero a conoscenza del contenuto dell'epistola, inasprirono il loro contrasto con i Siri,fìno aprovocarelo scoppio dellaguerra. f ) I gruppi politici in Galilea, durante la guerra L'autobiografia di Flavio Giuseppe consente di farsi un'idea degli scopi che si prefiggevano i vari gruppi giudaici al tempo della guerra con Roma . Flavio Giuseppe era stato inviato in Galilea dal sinedrio di Gerusalemme, insieme ad altri due sacerdoti (los . , vita 62), con l'inca­ rico di indurre i ribelli a deporre le armi, onde assicurare in quella re­ gione un sostegno all'aristocrazia gerosolimitana, contraria alla guerra (los ., vita 2 9 ) . Flavio Giuseppe parla anche dell'atteggiamento delle città galilee verso Roma e Agrippa, e distingue tra i Galilei e i cittadini di Seffori e Tiberiade (Ios . , vita 30 ) . Il termine «galileo » è applicato alla popolazione vivente al di fuori delle leghe cittadine e soggetta al­ l'amministrazione diretta romana : Flavio Giuseppe ne parla senza ad­ dentrarsi nei particolari, ma lascia capire che essa era decisamente osti­ le ai Romani ed ai loro alleati nelle città (diversamente, però, egli si e­ sptime in vita 1 2 5 ) . Fu soprattutto nelle città che egli cercò potenziali avversari alla guerra con Roma. Flavio Giuseppe descrive analiticamen­ te i partiti di Tiberiade : accanto ad una cerchia oligarchica che perora­ va la permanenza della città sotto Agrippa II esisteva un raggruppa­ mento «borghese» che sosteneva il ripristino dello status di capitale della Galilea (dopo il 5 4 , infatti, Nerone aveva ceduto ad Agrippa n Tiberiade e Tarichae con i loro circondari amministrativi : Ios . , ant. Iud. 2 0, 1 5 9 ; bell. Iud. 2 ,2 5 2 ) . I corifei dei due «partiti» erano mem­ bri della boulè cittadina, cioè del consiglio che, in epoca romana, non veniva più scelto, di regola, all'interno dell'assemblea dei cittadini, ma era composto dai capi delle (principali) famiglie, che dovevano offrire determinate garanzie censitarie . V'era poi un terzo gruppo, quello dei marinai e degli indigenti, che lottava per l'autodeterminazione etni­ ca (ad esso appartenevano anche dei Galilei) . La lotta per la conserva-

Il potere in età romana

zione della tradizione era diretta, nel contempo , contro l'aristocrazia appoggiata da Roma. A T'iberiade fu questo gruppo a prevalere, sotto la guida di Gesù, figlio di Saffia .

7 9 · I partiti di Tiberiade Ios . , vita 3 2-3 9 : In questa città (Tiberiade) c'erano tre partiti. Il primo era composto da persone in vista, ed era guidato da Giulio Capello . Costui ed i suoi amici - Erode figlio di Miaros, Erode figlio di Gamalos e Compsos figlio di Compsos, il cui fratello Crispo, che in precedenza era stato governatore sotto il gran re ( = A­ grippa I ) , si trovava nelle sue proprietà al di là del Giordano ­ consigliavano, in quel momento, di rimaner fedeli ai Romani ed al re ( = Agrippa n ) . Ma Pistos - che soggiaceva all'influen­ za del figlio Giusto e che era di natura per certi aspetti squili­ brata - non era dello stesso avviso. Il secondo partito, compo­ sto da persone affatto insignificanti, era deciso per la guerra . Alla testa del terzo partito, infine, v'era Giusto, figlio di Pi­ stos , il quale dava a vedere di esitare a lanciarsi nella guerra, ma in realtà ardeva del desiderio di scatenare una rivoluzione, convinto com'era che un cambiamento (di regime) gli avrebbe fatto conquistare il potere . Si fece dunque avanti tra la folla e cercò di convincere il popolo che Tiberiade era stata sempre la capitale della Galilea al tempo di Erode il Tetrarca, che ne era anche stato il fondatore, e che Erode aveva voluto che la città di Seffori fosse soggetta a Tiberiade . Anche sotto il re Agrippa il Padre essi ( = gli abitanti di Tiberiade) non aveva­ no perduto questa preminenza, ma l'avevano conservata fino a che Felice non era divenuto procurator della Giudea . Ma o­ ra - affermava Giusto - era loro capitata la sventura di esser stati ceduti in dono da Nerone ad Agrippa il Giovane : e subi­ to Seffori, grazie alla sua sottomissione ai Romani , era dive­ nuta la capitale della Galilea, e Tiberiade aveva cessato di es­ sere la sede della banca regia e dell'archivio . Con questi discor-

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

si, e con altri dello stesso genere, rivolti contro il re Agrippa, Giusto cercava di incitare il popolo alla sedizione, aggiungen­ do che era giunto il momento di prendere le armi e, dopo a­ ver tratto della loro parte i Galilei (costoro, infatti, li avreb­ bero seguiti volentieri, per l'odio che nutrivano da tempo con­ tro i Sefforiti a causa della fedeltà di questi ai Romani) , di ven­ dicarsi, potendo contare su forze importanti . 8 o . Violenze del gruppo dei poveri Ios . , vita 64-6 7 : Partii quindi insieme a loro ( = ai miei colleghi) dalla cit­ tà di Seffori dirigendomi verso un villaggio di nome Betmaus, a quattro stadi da Tiberiade, e di Il inviai una delegazione al Consiglio di Tiberiade ed ai notabili del popolo, pregandoli di raggiungermi . Quando furono arrivati - Giusto era con essi ­ spiegai loro che, insieme ai miei colleghi, ero stato incaricato dalla comunità gerosolimitana di convincerli ad abbattere il palazzo costruito dal tetrarca Erode e da costui abbellito con immagini di esseri viventi, poiché le nostre leggi vietano una costruzione di tal fatta . Quindi li invitai ad autorizzarci a pro­ cedere al più presto in questo senso. In un primo momento Capello e i suoi seguaci e i capi della cittadinanza si opposero energicamente e a lungo, ma poi, cedendo alle nostre insisten­ ze, finiroro per acconsentire . Fummo prevenuti tuttavia da Gesù, figlio di Saffia, già da me ricordato in precedenza quale capo del partito dei marinai e dei poveri : costui, con alcuni Galilei , mise a fuoco tutto il palazzo, sperando di ricavarne grosse ricchezze poiché aveva visto alcuni tetti [ = solai ] di case (o : camere) ricoperti d'oro . E riuscirono a fare un buon bottino, nonostante la nostra presenza e la nostra opposizio­ ne . . . I seguaci di Gesù uccisero allora, a Tiberiade, i Greci che vi abitavano e tutti coloro che, prima della guerra, erano stati loro nemici .

Il potere in età romana

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8 I . La lotta per la difesa della tradizione Ios . , vita 1 3 4- 1 3 5 : Colui che maggiormente li ( = l a gente raccolta nell'ippo­ dromo di Tarichea) infiammava era GesV. figlio di Saffia, a quel tempo arconte in Tiberiade, uomo malvagio, nato per semina­ re le peggiori discordie, mestatore ed agitatore quant'altri mai. Ecco dunque che, con le leggi di Mosè in mano, si fece avanti tra la folla e disse : « Se, o cittadini, la cura dei vostri interes­ si non riesce a farvi odiare Giuseppe, sia almeno il rispetto delle leggi ancestrali, che il vostro generale in capo si appre­ stava a tradire, a indurvi a ciò ; e mostrando il vostro odio per le azioni malvagie, vendicatevi dell'autore di un simile atten­ tato» . g) Movimenti di resistenza in Giudea A differenza di quanto verificatosi a Tiberiade e in Galilea, a Geru­ salemme sorse un movimento di resistenza sostenuto dalla casta sacer­ dotale , ed i cui membri si dettero il nome di zeloti (Ios ., bell. Iud. 4, I 6 I : «pieni di zelo per la legge») . Sotto la guida del sacerdote Eleaza­ ro, figlio di Anania, gli zeloti si impadronirono della città bassa e del tempio . L'oligarchia cittadina ed il sommo sacerdozio stavano invece dalla parte di Roma. Accanto a tale raggruppamento ne esisteva un al­ tro , i cui componenti Flavio Giuseppe chiama sicari. Con questa deno­ minazione, che si riferiva ai piccoli pugnali degli insorti, si indicava, verosimilmente, il movimento di resistenza nelle campagne della Giu­ dea, capeggiato , nell'ordine, da Giuda il Galileo (Ios . , bell. Iud. 2 , I 7 ss.), da suo figlio Mena}:lem e , infine, dal loro parente Eleazaro (diver­ samente bel!. Iud. 2 ,2 54, secondo cui i sicari sarebbero stati i compo­ nenti di un movimento di resistenza cittadino ; la nostra interpretazio­ ne si basa soprattutto su bell. Iud. 7,25 3 ss . ) . Essi avevano la loro roc­ caforte a Masada (bell. Iud. 4 ,5 I 6) . L'opposizione tra i due movimenti di resistenza, che si evidenziò nell'assassinio di Mena}:lem, era dovuta a qualcosa di più che ad una semplice rivalità tra due capi della rivolta. Dopo la cacciata dei sicari da Gerusalemme, gli zeloti insediarono un nuovo sommo sacerdote, abolendo i privi]egi di determinate famiglie ed assegnando ad un'estrazione a sorte - a cui partecipavano tutte le famiglie sacerdotali - la scelta del sommo sacerdote. Così agendo s 'in-

I. La Giudea in età ellenistica e

romana

tendeva por fine ai privilegi di talune casate e rinnovare l'ambiente ie­ rocratico della società giudaica. In confronto al movimento zelota, quel­ lo dei sicari era maggiormente orientato verso mète sociali ( Ios ., bell. Iud. 7 ,2 5 5 ) . Il concetto di libertà, che era alla base del programma di entrambi i movimenti (Ios ., bell. Iud. 2 ,264. 443 ) , prevedeva l'aboli­ zione delle sperequazioni economiche tra le classi sociali - come è di­ mostrato dalla distruzione dei documenti che registtavano i debiti - ed il ritorno all'autonomia politica. Anche a Simone bar Ghiora, che ap­ parteneva ai sicari di Masada, ed alla sua banda che operava nelle cam­ pagne si può attribuite un analogo concetto di libertà, basato sull'osti­ lità alla dominazione tomana. In una ulteriore fase della guerra, dopo­ ché Simone bar Ghiora era stato fatto entrare in Gerusalemme ( Ios . , bell. Iud. 4,573-575 ) , s i distinse nuovamente un gruppo sacerdotale ( Ios . , bell. Iud. 5 , r r .2 r ) i cui membri si chiamavano zeloti ( Ios ., bel!.

Iud. 5 ,98- r o5 ) .

8 2 . Una nuova setta: i sicari Ios . , bell. Iud. 2 ,2 5 4- 2 5 7 : Però, mentre il paese veniva cosl ripulito, in Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei cosiddetti sicari, che commettevano assassini in pieno giorno e nel bel mezzo della città . Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla, nascondendo sotto le vesti dei piccoli pugnali, e con questi colpivano i loro avversari ; poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a coloro che esprimevano il loro orrore e lo facevano cosl bene da essere creduti e perciò non era possibile scoprirli . Il primo ad essere assassinato da loro fu il sommo sacerdote Gionata e, dopo di lui, ogni giorno numerose furono le vittime, ma il terrore era più grande delle uccisioni perché ciascuno, come in guerra, si sentiva ogni momento in pericolo di vita. Si studiavano da lon­ tano le mosse degli avversari e non ci si fidava nemmeno degli amici che si avvicinavano, ma pur fra tanti sospetti e cautele la gente continuava a morire, tanta era la sveltezza degli assassi­ ni e la loro abilità nel non farsi scoprire.

Il potere in età romana

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8 3 . La preistoria della guerra giudaica Ios . , bell. Iud. 2 ,2 84-2 9 2 : Intanto i Greci di Cesarea, che avevano ottenuto da Nero­ ne il governo della città, arrivarono portando il testo della sen­ tenza, e fu allora che ebbe inizio la guerra, l'anno dodicesimo del regno di Nerone, il diciassettesimo del regno di Agrippa, nel mese di Artemisia . Il pretesto da cui essa prese l'avvio non fu proporzionato agli immani disastri che provocò . I Giudei di Cesarea, che avevano la sinagoga vicino a un terreno di pro­ prietà di un concittadino greco, avevano più volte cercato di acquistare quel terreno offrendo un prezzo di gran lunga supe­ riore al suo valore; ma quello non si era curato delle loro insi­ stenze, anzi per dispetto costrul sul terreno impiantandovi del­ le officine e lasciando ai Giudei una via d'accesso stretta e as­ sai malagevole . Sul principio i giovani più focosi si fecero a­ vanti ostacolando i lavori di costruzione. Ma poiché Floro in­ tervenne a impedire le loro violenze, i notabili dei Giudei, in­ sieme con Giovanni il pubblicano, persuasero Floro con l' of­ ferta di otto talenti a ordinare la sospensione dei lavori . Flo­ ro, che aveva promesso il suo appoggio solo per intascare la ri­ compensa, non appena l'ottenne partl da Cesarea alla volta di Sebaste, lasciando libero corso alle violenze, quasi avesse ven­ duto ai Giudei l'autorizzazione a regolare la questione con le armi . Il giorno successivo era un sabato, e mentre i Giudei si an­ davano raccogliendo nella sinagoga, un greco di Cesarea, un provocatore, collocò dinanzi all'ingresso un vaso capovolto e si mise a sacrifìcarvi sopra degli uccelli . Ciò mandò in bestia i Giudei come un insulto alle loro leggi e una profanazione del luogo . Le persone di senno e amanti della pace sostenevano che bisognava rivolgersi alla autorità, mentre i più faziosi e quelli che avevano il sangue ribollente per la gioventù ardeva­ no dal desiderio di menare le mani . Anche i più insofferenti tra i Greci di Cesarea erano Il pronti ad azzuffarsi - avevano

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

mandato apposta quel tale a mettere in burla il sacrificio - e ben presto si scatenò la mischia. Arrivò Giocondo, il coman­ dante della cavalleria incaricato di impedire gli scontri, che fece togliere di mezzo il vaso e cercò di mettere fine ai disordi­ ni . Ma rimase sopraffatto dalla violenza dei cittadini di stirpe greca, e allora i Giudei afferrarono il libro delle leggi e si riti­ rarono a Narbata, come si chiamava un loro distretto sito alla distanza di sessanta stadi da Cesarea; invece dodici dei loro ca­ pi, compreso Giovanni, si recarono da Floro a Cesarea per la­ mentarsi di quanto era accaduto e chiedergli soccorso, ricor­ dandogli con una certa delicatezza gli otto talenti. Ma Floro li fece arrestare, incolpandoli di aver portato via da Cesarea i li­ bri della legge.

84 . Il rifiuto degli zeloti di sacrificare per l'imperatore Ios . , bell. Iud. 2 , 4 08-4 1 0 : Contemporaneamente nel tempio di Gerusalemme avven­ ne che Eleazar, figlio del sommo sacerdote Anania, un giovane assai facinoroso che allora aveva l'ufficio di capitano, persua­ se gli addetti alle cerimonie di culto a non accettare un dono o un sacrificio da parte di uno straniero. Questo però significava dare l'avvio alla guerra contro i Romani, poiché cosi essi pro­ vocavano l'abolizione del sacrificio celebrato in favore dei Ro­ mani e di Cesare . E, sebbene i sommi sacerdoti e i maggioren­ ti esortassero a non tralasciare il consueto rito per i domina­ tori, quelli non cedettero sia perché confidavano molto nel lo­ ro numero, essendo appoggiati dai più attivi dei rivoluzionari, sia specialmente perché pendevano dalle labbra di Eleazar. 8 5 . La conquista della parte alta di Gerusalemme da parte degli zeloti e dei sicari Ios . , bell. Iud. 2 , 4 22-42 8 : Incoraggiati dal loro ( = della cavalleria di Agrippa) arrivo , i maggiorenti, con i sommi sacerdoti e tutta quella parte del popolo che voleva la pace, occuparono la parte alta della città;

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i rivoluzionari occupavano invece la parte bassa e il tempio . Erano incessantemente in azione con pietre e fionde, e fra le due zone era un continuo lancio di proiettili; più d'una volta uscirono ad affrontarsi in gruppi e si verificarono degli scontri nei quali i rivoluzionari risultavano superiori per l'audacia e i soldati regi per l'addestramento . Costoro si prefiggevano so­ prattutto d'impadronirsi del tempio e di scacciarne i profana­ tori del santuario, mentre i rivoluzionari di Eleazar si batteva­ no per aggiungere anche la città alta alla zona che già control­ lavano . Per sette giorni vi fu grande strage da ambedue le par­ ti, senza che nessuna abbandonasse la zona che occupava. Il giorno dopo ricorreva la festa delle Xiloforie, nella quale se­ condo il rito ognuno portava legna all'altare, sl che non man­ casse mai alimento al fuoco che deve rimanere sempre acceso . Quelli che occupavano il tempio impedirono ai loro avversari di compiere il rito, e invece accolsero nelle loro file molti dei sicari infiltratisi fra il popolino - sicari venivano chiamati dei briganti che portavano pugnali nascosti nel seno - e cosl po­ terono lanciare con più audacia i loro attacchi. I soldati regi, inferiori per numero e per ardimento, furono costretti a eva­ cuare la città alta. Gli avversari vi si precipitarono e appicca­ rono l'incendio alla casa del sommo sacerdote Anania e alla reggia di Agrippa e Berenice; quindi portarono il fuoco agli ar­ chivi, allo scopo di distruggere i contratti di prestito e d'impe­ dire la riscossione dei debiti, sì da cattivarsi la massa dei de­ bitori e da mettere impunemente i poveri contro i ricchi. Es­ sendo fuggiti gli addetti alla conservatoria degli atti, vi appic­ carono l'incendio. Dopo aver cosl distrutto col fuoco i gangli vitali della città, mossero contro i nemici, e allora alcuni dei maggiorenti e dei sommi sacerdoti si nascosero . 8 6 . I sicari

Ios . , bell. Iud. 2 ,43 3-43 4 : Fu allora che un certo Menal}.em, figlio di Giuda detto il Ga-

I. La Giudea in età ellenistica e romana

lileo, un dottore assai pericoloso che già ai tempi di Quirinio aveva rimproverato ai Giudei di riconoscere la signoria dei Ro­ mani quando già avevano Dio come signore, messosi alla testa di alcuni :fidi raggiunse Masada, dove aprì a forza l'arsenale del re Erode e, avendo armato oltre ai paesani altri briganti, fece di questi la sua guardia del corpo; quindi ritornò a Geru­ salemme e, assunto il comando della ribellione, prese a dirige­ re l'assedio.

8 7 . La rottura fra zelo ti e sicari Ios . , bell. Iud . 2 ,443-447 : Ma contro Menal).em si levarono i partigiani di Eleazar, ri­ petendosi l'un l'altro che non era il caso di ribellarsi ai Roma­ ni spinti dal desiderio di libertà per poi sacri:ficarla a un boia paesano, e sopportare un padrone che, se anche non avesse fat­ to nulla di male, era pur sempre inferiore a loro; e ammesso pure che ci dovesse essere uno a capo del governo, questo com­ pito spettava a chiunque altro più che a lui : così si misero d'ac­ cordo e lo assalirono nel tempio; vi si era infatti recato a pre­ gare in gran pompa, ornato della veste regia e avendo i suoi più fanatici seguaci come guardia del corpo . Come gli uomini di Eleazar si furono scagliati su di lui, anche il resto del popo­ lo tutto infuriato afferrò delle pietre e si diede a colpire il dot­ tore, ritenendo che, levatoio di mezzo, sarebbe interamente cessata la rivolta ; gli uomini di Menal).em fecero per un po' re­ sistenza, ma quando videro che tutta la folla era contro di lo­ ro; fuggirono dove ognuno poté, e allora seguì una strage di quelli che venivano presi e una caccia a quelli che si nasconde­ vano . Pochi trovarono scampo rifugiandosi nascostamente a Masada, e fra questi Eleazar :figlio di Giairo, legato a Mena­ l).em da vincoli di parentela, che in seguito fu il capo della re­ sistenza di Masada .

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8 8 . L'insediamento

di un nuovo sommo sacerdote ad opera degli zeloti

Ios . , bell. Iud. 4 , 1 47 ss. ; 1 5 3- 1 5 5 : Alla fine il popolo giunse a tale estremo di impotenza e di terrore, e quelli di follia, da voler prendere nelle loro mani an­ che l'elezione dei sommi sacerdoti. Pertanto abolirono i privi­ legi delle famiglie da cui si erano sempre presi a turno i som­ mi sacerdoti, e nominarono individui comuni e di bassa estra­ zione per averli alleati nelle loro empie ribalderie . . . Mettendo a prova lo smarrimento del popolo e dando la mi­ sura della loro potenza, essi vollero infatti introdurre il sorteg­ gio per la scelta dei sommi sacerdoti mentre la successione di costoro, come abbiamo detto, era regolata in base alle famiglie. A giustificazione di tale progetto addussero un'antica usanza, affermando che anche anticamente il sommo sacerdozio si as­ segnava mediante sorteggio, mentre in realtà miravano a di­ struggere un sistema ben radicato e il loro era un artificio per dominare, giacché erano essi che manovravano l'attribuzione delle cariche. Pertanto convocarono uno dei casati dei sommi sacerdoti, di nome Eniachin, e ne estrassero a sorte un sommo sacerdote. Usci per caso un individuo tale che nessuno meglio di lui avrebbe potuto mettere in luce la loro soperchieria : si chiamava Panni, figlio di Samuele, del villaggio di Aftia, il qua­ le non solo non discendeva da sommi sacerdoti, ma era tanto rozzo da non sapere nemmeno che cosa fosse il sommo sacer­ dozio .

8 9 . Simone bar Ghiora e il suo seguito Ios . , bell. Iud. 4 ,508-5 1 3 : Allora Simone, che mirava alla conquista del potere e sogna­ va grandi imprese, udita anche la fine di Anano, si ritirò fra i monti e, promettendo la libertà agli schiavi e premi ai liberi, radunò da ogni parte una banda di briganti. Appena ebbe ai suoi ordini una banda abbastanza forte si diede a fare incur-

I. La Giudea in età ellenistica e I'Omana

sioni contro i villaggi di montagna; quindi, reso audace dai continui arrivi di altri briganti, scese ad operare in pianura. Quando poi diventò un pericolo anche per le città, molte per­ sone per bene si lasciarono attrarre verso di lui dalla sua forza e dal successo delle sue imprese, e la sua non fu più una banda di soli schiavi e !adroni, ma anche di non pochi cittadini che gli prestavano ubbidienza come a un re. Ed egli prese a batte­ re non solo la toparchia di Acrabatene, ma anche la regione fi­ no alla grande Idumea : infatti in un borgo chiamato Nain egli innalzò un fortilizio cinto di mura e lo usava come base difen­ siva ; poi nel vallone di nome Ferete allargò molte caverne, ol­ tre a quelle che trovò già pronte, per depositarvi i tesori e il ri­ cavato delle razzie. I vi ripose anche i viveri saccheggiati, e nel­ l'interno di esse erano alloggiati anche la maggior parte dei . . . SUOI uom1111. 9 0 . La giustizia degli zeloti Ios . , bell. Iud. 4 , 3 3 4-3 3 6 : Nauseati ormai dai massacri indiscriminati, quelli organiz­ zarono la farsa di un regolare processo . Si erano prefissi di e­ liminare uno dei personaggi più in vista, Zaccaria figlio di Ba­ ris , contro il quale li avevano inveleniti la sua grande avver­ sione al male e l'amore per la libertà; inoltre era anche ricco, sì che non solo speravano di appropriarsi dei suoi beni, ma an­ che di liberarsi di un avversario potente e temibile . Pertanto intimarono a settanta dei cittadini più ragguardevoli di radu­ narsi nel tempio, assegnarono a questi come in una rappresen­ tazione teatrale la funzione di giudici senza alcun effettivo po­ tere, e dinanzi a loro accusarono Zaccaria di voler consegnare la patria ai Romani e di aver organizzato il tradimento metten­ dosi in relazione con Vespasiano . 9 r . La caduta di Masada Ios . , bell. Iud. 7 , 3 04-3 2 I . 3 8 9-40 r : Dopo aver circondato tutto il luogo con una linea di circon-

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v allazione, e messi in atto, come dicevamo, i più minuziosi ac­ corgimenti per impedire che alcuno potesse sfuggire, il coman­ dante romano diede inizio alle operazioni di assedio nell'unico luogo che aveva trovato idoneo all'elevazione di un terrapie­ no. Alle spalle della torre che dominava la pista che ad occi­ dente s 'inerpicava verso la reggia e la sommità, s'ergeva una grossa prominenza rocciosa di notevole larghezza e molto svi­ luppata in altezza, che però restava trecento cubiti più in bas­ so di Masada ; si chiamava Bianca . Silva vi salì a prenderne pos­ sesso e ordinò all'esercito di costruirvi sopra un terrapieno . I soldati si misero all'opera con grande ardore e in gran nume­ ro, ed elevarono un solido terrapieno dell'altezza di duecento cubiti . Questo non venne però giudicato abbastanza stabile e alto per piazzarvi le macchine, e pertanto vi fu costruita sopra una piattaforma di grossi blocchi congiunti insieme, che ave­ va l'altezza e la larghezza di cinquanta cubiti . Per il resto le macchine furono costruite a imitazione di quelle fatte fare da Vespasiano e poi da Tito per i loro assedi, e inoltre venne fab­ bricata una torre di sessanta cubiti tutta ricoperta di ferro, dal­ l'alto della quale i Romani, tirando con un gran numero di ca­ tapulte e baliste, ben presto fecero piazza pulita dei difensori delle mura impedendo a chiunque di affacciarvisi . Nello stes­ so tempo Silva, che aveva costruito anche un grosso ariete, die­ de ordine di battere continuamente il muro e alla fine, sia pu­ re dopo molti sforzi, riuscl ad aprire una breccia e a farlo ro­ vinare. Ma intanto all'interno i sicari si erano affrettati a co­ struire un altro muro, che però non doveva fare la fine dell'al­ tro sotto i colpi dell'ariete; infatti lo costruirono morbido e capace di smorzare la violenza dei colpi nel seguente modo . Congiunsero fra loro alle estremità delle grosse travi disposte l'una strettamente attaccata all'altra nel senso della lunghez­ za; disposero poi verticalmente queste strutture a due a due l'una di fronte all'altra a distanza dello spessore di un muro , e riempirono l'intercapedine di terra . Per impedire poi che nel­ l'intercapedine la terra si sollevasse e si riversasse giù, con-

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giunsero con altre travi trasversali quelle disposte per lungo. La loro opera aveva cosi l'apparenza di una muratura, ma i colpi arrivando sul morbido si smorzavano e rendevano più compatta la terra comprimendola con lo scuotimento . Visto ciò, Silva pensò che di un tal baluardo avrebbe avuto ragione piuttosto col fuoco, e diede ordine ai suoi uomini di scagliar­ vi contro delle fiaccole accese . Quello, che era fatto per gran parte di legno, prese subito fuoco e, incendiandosi per tutto il suo spessore a causa della scarsa compattezza, sprigionò un'e­ norme :fiammata . Quando il fuoco era ancora all'inizio, dal nord prese a soffiare contro i Romani un vento che causò non poca paura ; infatti spingeva dall'alto le :fiamme contro di loro, ed essi furono quasi presi dalla disperazione come se ormai le loro macchine fossero state distrutte . Poi all'improvviso, co­ me per divino volere, il vento prese a spirare dal sud e, soffian­ do con violenza in direzione opposta, spinse le fiamme contro il muro, che ormai fu tutto in fiamme da una parte all'altra. Favoriti cosl dall'aiuto del dio i Romani fecero ritorno festan­ ti nell'accampamento, essendosi stabilito di scatenare l'attac­ co contro i nemici il giorno dopo, e nella notte rafforzarono la vigilanza perché nessuno di quelli avesse a eclissarsi. Ma né Eleazar meditava di fuggire, né avrebbe permesso di farlo ad alcuno dei suoi. Vedendo il muro rovinato dal fuoco , non scorgendo più nessun'altra possibilità di scampo o di sal­ vezza, e d'altra parte mettendosi davanti agli occhi ciò che i Romani, se avessero vinto, avrebbero fatto a loro, ai bambini e alle donne, decise che tutti dovessero morire . . . Eleazar avrebbe voluto proseguire con le sue parole d'inci­ tamento, ma tutti lo interruppero impazienti di metterle in at­ to sotto la spinta d'un'ansia incontenibile; come invasati, se ne partirono cercando l'uno di precedere l'altro e reputando che si dava prova di coraggio e di saggezza a non farsi vedere tra gli ultimi : tanta era la smania che li aveva presi di uccide­ re le mogli, i :figli e se stessi. Né, come ci si sarebbe potuto at­ tendere, si affievoli il loro ardore nel passare all'azione, ma

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conservarono saldo il proponimento maturato ascoltando quel­ le parole e, sebbene tutti serbassero vivi i loro affetti domesti­ ci , aveva in loro il sopravvento la ragione, da cui sentivano di essere stati guidati a decidere per il meglio dei loro cari. Così, mentre carezzavano e stringevano al petto le mogli e solleva­ vano tra le braccia i figli baciandoli tra le lacrime per l'ultima volta, al tempo stesso, come servendosi di mani altrui, man­ darono a effetto il loro disegno, consolandosi di doverli ucci­ dere al pensiero dei tormenti che quelli avrebbero sofferto se fossero caduti in mano dei nemici . Alla fine nessuno di loro non si rivelò all'altezza di un'impresa così coraggiosa, ma tutti uccisero l'uno sull'altro i loro cari : vittime di un miserando destino, cui trucidare di propria mano la moglie e i figli appar­ ve il minore dei mali ! Poi, non riuscendo più a sopportare lo strazio per dò che avevano fatto, e pensando di recar offesa a quei morti se ancora per poco fossero sopravvissuti, fecero in tutta fretta un sol mucchio dei loro averi e vi appiccarono il fuoco; quindi, estratti a sorte dieci fra loro col compito di uc­ cidere tutti gli altri, si distesero ciascuno accanto ai corpi del­ la moglie e dei figli e, abbracciandoli, porsero senza esitare la gola agli incaricati di quel triste ufficio. Costoro, dopo che li ebbero uccisi tutti senza deflettere dalla consegna, stabilirono di ricorrere al sorteggio anche fra loro: chi veniva designato doveva uccidere gli altri nove e per ultimo se stesso; tanta era presso tutti la scambievole fiducia che fra loro non vi sarebbe stata alcuna differenza nel dare e nel ricevere la morte. Alla fi­ ne i nove porsero la gola al compagno che, rimasto unico su­ perstite, diede prima uno sguardo tutt'intorno a quella diste­ sa di corpi, per vedere se fra tanta strage fosse ancora rimasto qualcuno bisognoso della sua mano ; poi, quando fu certo che tutti erano morti, appiccò un grande incendio alla reggia e, raccogliendo le forze che gli restavano, si conficcò la spada nel corpo fino all'elsa stramazzando accanto ai suoi familiari. Es­ s i erano morti credendo di non lasciare ai Romani nemmeno uno di loro vivo; invece una donna anziana e una seconda, che

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era parente di Eleazar e superava la maggior parte delle altre donne per senno ed educazione, si salvarono assieme a cinque bambini nascondendosi nei cunicoli sotterranei che trasporta­ vano l'acqua potabile mentre gli altri erano tutti intenti a con­ sumare la strage : novecentosessanta furono le vittime, com­ prendendo nel numero anche le donne e i bambini, e la data dell'eccidio fu il quindici del mese di Xanthico. h) Le condizioni giuridiche dopo la guerra giudaica Alla fine della guerra, nel 70 d.C . , si ripeté in tutto il paese ciò che era avvenuto nel 6 d.C. ai possedimenti erodiani : l'imperatore mise in vendita tutto . La Giudea ricevette lo status giuridico di saltus imperia­ le . I contadini, già in precedenza assoggettati al tributo , si trasformaro­ no in mezzadri su proprietà altrui.

9 2 . La vendita della Giudea e l'imposizione di una tassa pro capite Ios . , bell. Iud. 7 ,2 1 6-2 1 8 : All'incirca in quel tempo l'imperatore ordinò a Basso e a Laberio Massimo, che era il procuratore, di assoggettare tutto il territorio della Giudea al regime della locazione in affitto . E­ gli infatti non vi costitul alcuna città, riservandosi quella re­ gione come sua proprietà privata, e soltanto a ottocento solda­ ti inviati in congedo fece la concessione di costituire una co­ lonia nella località che si chiama Emmaus e dista trenta stadi da Gerusalemme . Egli poi impose a tutti i Giudei, dovunque risiedessero, una tassa di due dracme a testa da versare annual­ mente al Campidoglio come prima l'avevano versata al tempio di Gerusalemme. i) L'insurrezione di Bar Kosba L'ultima resistenza alla dominazione romana in Giudea ebbe luogo negli anni 1 3 2-1 3 5 d.C . , e fu causata dall'ordine dell'imperatore Adria­ no di fondare sulle rovine di Gerusalemme una città i cui abitanti non dovevano essere Giudei, ma stranieri . Capo dell'insurrezione fu Simo-

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ne bar o ben Kos(i)ba (nella tradizione cristiana, Bar Kokhba) . Un cer­ to sacerdote Eleazaro, il cui nome compare, insieme a quello di Simo­ ne, nelle monete del primo anno della rivolta, non svolse alcuna fun­ zione politica. Le finalità dell'insurrezione sono espresse tanto sulle mo­ nete che sui documenti di altro genere : si trattava della restaurazione ( ge'ulla) d'Israele. Simone rivendicava il diritto di fissare e riscuotere le tasse in natura, la lealtà dei suoi subordinati e l'amministrazione della giustizia ; inoltre, da Mur. 24B - un contratto d'appalto - veniamo a sapere che parte del territorio era considerato proprietà dello Stato . Tutto ciò tradisce una evidente ispirazione ai modelli amministrativi romani. La restaurazione di Israele consisteva nell'attuazione delle di­ sposizioni della torà : osservanza dell'anno sabbatico, del sabato , della festa delle capanne, del pagamento delle decime, ecc . La titolatura di «principe di Israele» ha dei paralleli negli scritti degli esseni del Mar Morto e va ricollegata ad Ez. 4 6 , ove si trova la prescrizione secondo cui il principe mette a disposizione dei suoi servi i propri beni eredita­ ri non in modo definitivo, ma solo fino al successivo anno di affranca­ zione (cioè il settimo) (Ez. 46,1 7) . L'ultimo dei brani riportati di segui­ to è una tradizione rabbinica sull'insurrezione di Bar Kosba (cfr . E. Lohse, Ambiente, cit . , 5 3 ss.) .

9 3 . Motivi

e conseguenze della rivolta D.Ca. 69 , 1 2 - 1 4 : Ma quando egli ( = Adriano) fondò una città al posto di quella che era stata rasa al suolo, chiamandola Elia Capitolina, e al posto del tempio di Dio edificò un altro tempio, dedicato a Zeus , scoppiò una guerra di grosse proporzioni e di non breve durata . I Giudei, infatti, ritenevano inammissibile che appar­ tenenti a genti straniere fossero trapiantati nella loro città, e che in essa venissero eretti templi dedicati a divinità stranie­ re . . . Ma quando Adriano se ne fu andato, costoro si solleva­ rono apertamente. Non osando affrontare i Romani in campo aperto, occuparono - nel territorio - le posizioni (più) favore­ voli e le fortificarono con mura e con camminamenti sotterra­ nei, per avere un posto in cui rifugiarsi nel caso che fossero st ati incalzati e per potersi incontrare sotto terra, di nascosto . Nei camminamenti sotterranei essi praticarono dei fori verso l'alto, per poter usufruire della luce e dell'aria .

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In un primo momento, i Romani non si preoccuparono af­ fatto di tutto questo . Ma di Il a poco tutta la Giudea insorse. I Giudei si sollevarono in tutto il territorio e si riunivano (a questo scopo), dando prova, sia in segreto sia apertamente, di grande ostilità nei confronti dei Romani ; allora molte altre nazioni si unirono a loro, nel desiderio di trarre vantaggio dal­ la situazione, e tutta l'ecumene, si può dire, insorse per que­ sta ragione . Soltanto allora Adriano inviò contro di loro i suoi migliori generali . . . (Giulio Severo) riuscì - in verità con no­ tevole lentezza, ma anche senza correre eccessivi pericoli - a logorarne la resistenza, a spossarli e ad annientarli . In effetti, soltanto pochi scamparono. Cinquanta delle loro più solide fortezze furono distrutte, e vennero rasi al suolo novecentot­ tantacinque dei loro più noti villaggi. Cinquecentottantamila uomini furono uccisi in incursioni e battaglie, e non fu preci­ sabile il numero di quanti perirono di fame, di malattia e ne­ gli incendi . Quasi tutta la Giudea venne così ridotta a un de­ serto.

La richiesta di tributi Murabba' at 44 : Da Shimeon a Joshua figlio di Galgula. Pace ! Devi prepa­ rarti a inviare cinque kor di grano tramite le persone della mia casa (che si trovano) presso di te, (come) tu sai ! E prepara (dunque) a ciascuno di loro un luogo di ospitalità. È infatti il caso che essi restino da te per il giorno di sabato. Provvedi af­ finché il loro cuore sia soddisfatto. Sii coraggioso ed incorag­ gia (coloro che) si trovano costà. Sii in pace ! Ed io ho ordina­ to a ognuno che ti dia il suo grano . Essi lo riporteranno (indie­ tro) il giorno dopo il sabato. 94·

La giurisdizione Murabba'at 4 3 : Da Shimeon figlio di Kosiba e Jeshua figlio di Galgula ed a­ gli uomini della fortezza. Pace ! Io invoco il cielo a testimone 95 .

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contro di me che se qualcuno dei Galilei che io ho salvato su­ birà dei danni, metterò delle catene di ferro ai vostri piedi co­ me ho fatto con Ben Aflul . 9 6 . Simone, il principe di Israele Yadin 1 : Shimeon figlio di Kosiba, principe (naSi) sopra ( = di) Israe­ le, a Jonatan e Masabala. Pace ! 9 7 . La locazione del suolo pubblico

Murabba'at 24B : Nel ventesimo giorno del mese di Shebat, nell'anno secon­ do della liberazione di Israele, per l'autorità di Shimeon figlio di Kosiba, il principe di Israele. Nel campo che si trova sul monte di Erode ( = Herodium) , [ Eleaza ] r figlio dello Sciloni­ ta ha detto ad Hillel figlio di Garis : di mia spontanea volon­ tà ho preso in affitto da te una parcella di terra che si trova in Ir Na�ash e che in forza della locazione [ è mia ] . [ Io l'ho pre­ sa in affitto da Shi ] meon, il principe di Israele, per cinque an­ ni . Ma se egli non la coltiva . . . e quella terra, egli verrà destitui­ to ( = dal suo diritto) e perderà tutto. Io l'ho presa da te in affitto da oggi fino alla fine dell'anno che precede l'anno della remissione. L [ 'affit ] to io te lo pagherò qui, anno per anno, in grano puro e di buona qualità : quattro kor e otto sea, che saranno sottoposti alla decima . . . [ dopo aver ] ne [ prelevato la deci ] ma, [ che io verserò ] anno per anno al tesoro su(l monte di) E [ rode ] ( = Herodium) . (Questo documento) è valido e mi impegna secondo il suo tenore . [ Eleazar, figlio dello Scilo­ nita, per se stesso. Shimeon ben Kosiba, per suo ordine . ] 9 8 . Simone bar Kosba nelle tradizioni rabbiniche

]er. Ta'anit 6 8d,48-69a,2 2 : R. Shimeon ben Jol:tai (tannaita, ca. 1 5 0) ha insegnato : «Il

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mio maestro Aqiba ( tannaita, morto intorno al I 3 5 ) era soli­ to interpretare : una stella ( = kokab) è sorta da Giacobbe (Num. 2 4 , I 7) (nel senso) che Kosbar è sorto da Giacobbe» . Quando R. Aqiba ebbe visto Bar Kosba, disse: « In verità, quello è il re, il messia ! » R. Jol;tanan ben Torta (tannaita, ca. I I O) gli disse : «Aqiba, l'erba sarà cresciuta tra le tue mascel­ le ( = sulla tua tomba), ed ancora non sarà apparso il figlio di Davi d ( = messia ) ! » . R . Jol;tanan (palestinese, morto nel 2 79) ha detto : «Il fra­ gore (delle armi) dell'imperatore Adriano uccise in Bethar2 ottocentomila (uomini) » . R . Jol;tanan ha detto: «Ottantamila coppie di suonatori di corno hanno assediato Bethar» . Ciascuno (di essi) era un uffi­ ciale (a capo) di (non so) quante truppe. E là c'era Ben Kosba, che aveva (con sé) duecentomila (uomini) dall'indice mozzato. I saggi gli mandarono a chiedere : «Per quanto tempo (anco­ ra) costringerai Israele ad essere (un popolo di) gente piena di difetti (fisici) ? » .3 Egli rispose loro : «Ma come? Come sarebbe (altrimenti) possibile metterli ( = il loro coraggio) alla pro­ va ? » . Essi gli risposero : «Chiunque, cavalcando il proprio ca­ vallo, non sappia sradicare un cedro del Libano, non dev'es­ sere arruolato nel tuo esercito ! » . (Per questo) egli ne aveva duecentomila così e duecentomila così. E quando egli uscì a battaglia, disse : «Signore del mon­ do ! Non incoraggiare e non scoraggiare ! Non sei tu Dio ? Noi scenderemo (a battaglia) , ma tu non devi uscire con le nostre schiere ! » .4 Per tre anni e mezzo Adriano assediò Bethar ! E R. Eleazar di Modai ( tannaita, morto intorno al I 3 5 ) ' stava avvolto in un sacco e coperto di cenere, e ogni giorno pregava e diceva: « Si­ gnore del mondo ! Non emettere oggi la tua sentenza (su di noi) ! Non emettere oggi la tua sentenza (su di noi) ! » . Adriano voleva (già) andarsene, ma un Samaritano6 gli dis­ se : «Non andar via, ché io vedrò cosa si può fare affinché la città ti sia consegnata ! » . Seguendo l'acquedotto, egli entrò in

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città . Una volta dentro, trovò R. Eleazar immerso nella pre­ ghiera . E fece come se gli bisbigliasse qualcosa nell'orecchio. Gli abitanti della città lo videro e lo condussero davanti a Ben Kosba, e gli dissero : «Abbiamo visto questo vecchio chiac­ chierare con tuo zio ! » . Ed egli gli chiese : «Cosa gli hai det­ to, e cosa ti ha detto? » . Egli rispose : « Se te lo dico, il re ( = Adriano) mi uccide, e se non te lo dico, mi uccidi tu. Per me è meglio che sia l'imperatore, e non tu, ad uccidermi ! » . E (poi) soggiunse : «Egli ( = Eleazar) mi ha detto : 'lo stesso conse­ gnerò la città (ai Romani) ' » . Egli ( = Ben Kosba) si recò da R. Eleazar di Modai, e gli chiese: «Cosa ti ha detto questo Sama­ ritano? » . E l'altro : « Proprio nulla» . (E Ben Kosba : ) «E tu cosa gli hai detto? » . (Eleazar) rispose : «Proprio nulla» . Egli ( = Ben Kosba) gli dette un calcio e lo uccise. Allora si udì una voce dal cielo che diceva: «Guai al pasto­ re inetto, che trascura le pecore! La spada sul suo braccio e sul suo occhio destro! Il suo braccio diventi tutto secco e il suo occhio destro gli si offuschi tutto (Zach. I I , I ?) ! Tu hai ucci­ so Eleazar di Modai, il braccio e l'occhio destro di tutta Israe­ le ! Perciò il braccio di quell'uomo s'inaridirà ed il suo occhio destro diventerà cieco ! » . Allora Bethar venne presa, e Ben Kosba fu ucciso . Portarono l a sua testa ad Adriano; e d egli disse loro : «Chi l'ha ucciso ? » . Un Samaritano rispose : « lo l'ho ucciso» . E l'imperatore : «Mostrami i suoi genitali (o: corpo) » . Egli gli mostrò i suoi genitali, (e) trovò un serpente arrotolato tutto al­ l'intorno. Ed egli ( = Adriano) disse : «Se non l'avesse ucciso la divinità, chi avrebbe potuto ucciderlo ? » . E su di lui recitò a gran voce (il versetto) : se non perché la loro roccia li ha ven­ duti, il Signore li ha abbandonati! (Deut. 3 2 ,3 0 ) . I Romani ne [ = di Giudei ] uccisero tanti e fecero una stra­ ge così grande che un cavallo sprofondava nel sangue fino alle narici . Il sangue fece rotolare rocce del peso di quaranta sea ( ca. 5 2 0 kg) e si riversò in mare (colorandolo di rosso) fino a quattro miglia ( = ca. 6 km) dalla costa. ==

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Se tu dici che (Bethar) era vicina al mare, (non è vero) ! Non era forse quaranta miglia ( = ca. 6o km) lontana dal mare ? Si disse: i cervelli di trecento bambini furono trovati (in Bethar) su di una pietra, e si trovarono tre ceste (piene) di fi­ latteri tagliati/ (ciascuna del peso) di sette (volte) sette sea (nel complesso, ca . 1 900 kg) . Ma alcuni dicono : (erano) sette ceste di tre (volte) tre sea. Si insegna : R. Shimeon ben Gamaliel (tannaita, ca. 1 40) di­ ce : «C'erano in Bethar cinquecento scuole, e la più piccola tra esse aveva non meno di cinquecento scolari . Ed essi ( = gli sco­ lari) dissero : ' Se i nemici ci sorprendono, piomberemo su di loro con i nostri stili e caveremo loro gli occhi' . E quando i peccati provocarono {la conquista di Bethar) , i Romani li ( = i bambini) avvolsero ciascuno nel suo rotolo e li bruciarono . E di tutti costoro solo io ( = Shimeon) sono scampato» . E alla propria sorte egli applicava (il versetto) : il mio occhio tormen­ ta la mia anima, a causa di tutte le figlie della mia città (Lam. 3 ,5 I ) · Il malvagio Adriano aveva un grande vigneto : diciotto mi­ glia di lato ( = ca. 7 3 0 km2) , come la distanza (da) Tiberiade a Seffori, e l'aveva circondato (con uno) steccato (costituito) dai trucidati di Bethar, alto come un uomo con le braccia tese. Ed egli ( = Adriano) non decise ( = consentì) che si seppellissero (i morti) . (Per questo si dovette attendere) fino ad un altro so­ vrano ( = Antonino Pio) , che decise che venissero sepolti . I . Il nome varia : Ben Kosba, Bar Kosba (nella tradizione giudaica) e Bar Kochba ( = Kokba: cfr. Num. 24,17) (nella tradizione cristiana) . Cfr. i testi m 39· 1 9 1 . 207 . 2. Il centro dell'insurrezione, nel Sud della Palestina. 3· Lev. 2 r ,r6 ss. 4· In contrapposizione all'Antico Testamento, nel quale Dio scende in battaglia in­ sieme all'esercito di Israele, la fiducia che Ben Kosba ripone in se stesso è cosl gran­ de da non aver bisogno di Dio. Cfr. in senso opposto, subito dopo, la preghiera di R. Eleazar di Modai. 5· Questo celebre dotto era lo zio di Ben Kosba. 6. I Samaritani s'erano uniti ai Giudei nell'insurrezione antiromana. Mancò poco, però, che venisse loro attribuito, quali nemici secolari, il tradimento della città. 7· Ex. r3 ,r6 ; Deut. 6,8.u . r 8 ; Mt. 23,5.

La legittimaz.ione del potere

7 . LA LEGITTIMAZIONE DEL POTERE IN AMBITO ELLENI STICO E GIUDAICO

a) La legittimità del sovrano ellenistico I sovrani ellenistici apparivano ai sudditi come taumaturghi divini. Il loro potere si basava sulla borghesia commerciale cittadina, sulle éli­ tes intellettuali delle poleis e sull 'esercito . Il fondamento filosofico di questo potere è rintracciabile in alcuni frammenti neopitagorici ed in testi del medio platonismo, e ruota intorno all'identificazione tra pote­ re e ragione . Il fondamento religioso ci è noto dalle titolature ufficiali e dagli indirizzi di saluto, ove si afferma la necessità di un siffatto pote­ re per il bene dei popoli e, a tal fine, si ricorre a concetti quali salvato­ re e dio . Proprio nei concetti religiosi relativi alla dimensione trascen­ dente era insito un potenziale semantico capace di mettere in risalto l'ineguaglianza e l'asimmetria presenti nelle relazioni sociali e tale da poter essere adoperato per la legittimazione della sovranità.

9 9 · Il

re quale legge vivente

Diotogene in Stob . , anth. 4 ,7,6 1 ss . (Hense 2 6 3 , 1 5-2 64,7 . 265 ,8- 1 2 ) : (Ottimo) sarebbe che re fosse il più giusto, (e) il più giu­ sto colui che per eccellenza rispetta la legge : ché senza giu­ stizia non vi sarebbe re, (ma ) senza legge non vi sarebbe giu­ stizia. Infatti, ciò che è giusto è insito nella legge, e la legge è all'origine di ciò che è giusto; ma il re è legge vivente e signo­ re legittimo. Perciò egli è il più giusto e colui che per eccellen­ za rispetta la legge. Le attività del re sono tre : guidare l'esercito, amministra­ re la giustizia e venerare gli dèi . Egli può guidar bene l'eserci­ to poiché a lui è stato dato di condurre bene una guerra; egli amministra la giustizia ed ascolta tutti i suoi sudditi dal mo­ mento che ha ben imparato a discernere la natura di ciò che è giusto e della legge; egli onora gli dèi in modo pio e santo, poi­ ché ha ben riflettuto sulla natura e sulla virtù degli dèi. Per­ ciò il re perfetto è anche necessariamente un buon comandan-

I. La Giudea in età ellenistica e rommza

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te, (un buon) giudice e (un buon) sacerdote . . . Ché lo Stato (po­ lis) , composto di molti e differenti (elementi) , rappresenta l'or­ dine e l'armonia del cosmo, e il re, che detiene un potere illi­ mitato e che è legge personificata, è (come un) dio fra gli uomm1 . r oo .

L'armonia nello Stato

Ecfanto in Stob., anth. 4,7 ,64 (Hense 2 7 5 , 1 5-2 7 6 ,9 . 2 7 8 , 8-! 2): Nello Stato ( = polis ), l'accordo, che tende a un fine comu­ ne, riproduce l'armonia dell'insieme . Se il potere fosse gestito disordinatamente, nessuno Stato potrebbe venir governato . Per conseguire l'ordine, chi detiene il potere e chi è sottopo­ sto ad esso hanno bisogno di leggi e di una guida politica, se in qualche modo esse ne ( = dal potere) vengano salvaguardate . Il bene comune che ne deriva è un'armonia e una sintonia tra tutte (le componenti) che genera accordo attraverso la persua­ sione. Chi governa in modo virtuoso è chiamato re, e lo è (an­ che ) perché possiede i medesimi sentimenti di amicizia e di ar­ monia nei confronti dei suoi sudditi che Dio nutre nei confron­ ti del cosmo e degli esseri che vi si trovano . È necessario anzi­ tutto che si instauri, da parte del re, un rapporto di totale be­ nevolenza ( = amore) verso i sudditi; ma, in secondo luogo, tale amore - paragonabile a quello di un genitore verso il fi­ glio, di un pastore verso il gregge, di una legge verso coloro che la osservano - deve esser nutrito anche da parte dei sud­ di ti verso il re . . . Coloro che fanno autonomamente del bene non tengono in alcun conto la persuasione, poiché non hanno neppure alcun timore della costrizione . Ma è soltanto il re che potrebbe in­ fondere questo buon effetto nella natura dell'uomo, sl che es­ sa, per imitare chi le è superiore (cioè : il re) , segua ciò che è giusto ( = compia il proprio dovere) .

La legittimazione del potere

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I o I . Il (buon) governo apportatore di salvezza Philo, de somn. 2 , I 5 4 : L'assenza di comando (anarchia) è infatti ricca di insidie, mentre il potere ( = governo) apporta salvezza, e soprattutto quel potere in cui sono tenuti in onore la legge e la giustizia : ma questo è il potere fondato sulla ragione. I 0 2 . Il culto del sovrano OGIS 45 8 : (È difficile dire) se il giorno della nascita del divino Cesare abbia apportato più letizia o benefici ; giusto sarebbe che lo considerassimo equivalente all'inizio di tutte le cose, se pure non per la (sua) natura, certo per la (sua) utilità, se (è vero che) quando tutto stava andando in rovina ed era precipitato nella ( = nel vortice della) distruzione egli ( = Augusto ) restau­ rò un ordine e dette un altro ( = nuovo) aspetto al mondo : a quel mondo che aveva ormai accolto la propria fine in modo (tutto sommato) assai ben accetto, se non fosse nato, (per) buona sorte di tutti, Cesare. Perciò uno dovrebbe a buon di­ ritto considerare questo (evento) quale inizio della propria vi­ ta ed esistenza, (in quanto) esso ha posto fine al rammarico d'esser venuti al mondo. E poiché in nessun giorno diverso da questo - sorto quale fonte di felicità per tutti - si potrebbero trarre auspici più favorevoli sia per il bene comune sia per quello individuale; e (poiché) avviene che all'incirca nello stes­ so tempo nelle città d'Asia cade l'inizio del periodo magistra­ tuale - coincidenza, codesta, chiaramente disposta da un qual­ che volere divino, acciocché diventasse occasione per tributa­ re onore ad Augusto -; e poiché è difficile ricambiare adegua­ tamente le sue ( = di Augusto) benemerenze, tanto grandi es­ se sono, a meno di non escogitare continuamente una qualche nuova forma di ringraziamento ; (e poiché si pensa che) gli uo­ mini celebrerebbero (ancor) più volentieri il suo ( = di Au-

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I . La Giudea in età ellenistica e romana

gusto) genetliaco quale genetliaco di tutti ove (vi) si aggiun­ gesse un motivo particolare di letizia (collegato) alla magistra­ tura : (per tutte queste ragioni) ritengo che il genetliaco del divino Cesare debba valere come la nuova, autentica neome­ nia e (debba) essere unica per tutte le città. (Deliberazione del koinòn della provincia d'Asia) . Delibe­ razione dei Greci d'Asia, su proposta del gran sacerdote Apol­ lonio, figlio di Menofilo, di Azanoi . Poiché la provvidenza che ha preordinato ogni istante della nostra vita predispose nel modo migliore la (nostra) esistenza con sollecitudine e zelo facendo nascere Augusto - che essa, a beneficio degli uomini, colmò di virtù - e inviandolo a noi ed ai nostri posteri quale salvatore, (lui) che ha posto fine alla guerra e che ha (ri)dato un ordine a tutto - del resto con la sua apparizione, Cesare è andato ben oltre le speranze del passato, poiché non solo ha superato i benefattori (del genere umano) vissuti prima di lui , ma non ha lasciato speranze in tal senso (cioè : di superare Au­ gusto stesso) a quelli delle età successive -, il giorno natale del dio (Augusto) fu, per il mondo, il principio degli evangeli ( = annunzi di felicità) trasmessi per mezzo di lui . b) La contrapposizione tra Oriente e Occidente Un oracolo sibillino del sec . n a.C. fa presupporre che l'opposizione alla dominazione romana sia sorta anzitutto a causa del tributo. Danie­ le prende in esame la dominazione straniera e le conseguenze del man­ cato rispetto del culto giudaico : agli imperi babilonese, medo, persia­ no e greco fa seguito - per il sacrilegio commesso dal re seleucide con­ tro la legge e il culto dei Giudei - il trasferimento della sovranità al po­ polo dei Santi dell'Altissimo. È probabile che l'oracolo secondo cui dal­ la Giudea doveva sorgere un uomo che sarebbe diventato signore del mondo (e che motivò la rivolta antiromana del 66 d.C.) si richiamasse al «Figlio dell'Uomo» di Dan. 7. Un oracolo siffatto presupponeva un concetto di messia quale rappresentante di una comunità. Gli storici romani riferirono l'oracolo a Vespasiano .

La legittimazione del potere r o3 .

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La profezia della sottomissione di Roma da parte deWAsia

Or. Sib. 3 , 3 5 0- 3 5 5 : Le ricchezze che Roma aveva tratto dall'Asia tributaria, l 'Asia, a sua volta, le riotterrà indietro, in misura tripla, da Ro­ ma, alla quale farà espiare la violenza distruttrice che già do­ vette subire . E per quanti uomini d'Asia servirono come schia­ vi nelle case degli abitanti dell'Italia, venti volte tanti abitan­ ti dell'Italia saranno servi in Asia, nell'indigenza, e pagheran­ no il loro debito moltiplicato per diecimila. 1 04 . La signoria escatologica

del popolo dei Santi dell'Altissimo Dan. 7 , 2 3 -2 7 : Quanto alla quarta bestia : un quarto regno vi sarà sulla ter­ ra, che sarà differente da tutti i regni e divorerà tutta la terra e la schiaccerà e la stritolerà. E quanto alle dieci corna: da que­ sto regno sorgeranno dieci re e un altro sorgerà dopo di essi : esso sarà differente dai precedenti e abbatterà tre re ; proferi­ rà parola contro l'Altissimo e vorrà sterminare i Santi dell'Al­ tissimo e cercherà di cambiare tempi e legge; quelli saranno poi consegnati nelle sue mani fino a un tempo, e a tempi, e un mezzo tempo. La corte poi s 'assiderà e a lui si toglierà il pote­ re, sicché sarà annullato e distrutto per sempre . Il regno poi e il potere e la grandezza dei regni sotto tutto il cielo sarà da­ to al popolo dei Santi dell'Altissimo : il suo regno sarà un e­ terno e tutti i potentati a lui serviranno e saranno soggetti . I o 5 . La successione degli imperi universali Veli. Pat . I ,6 : Ecco un passo degli Annali romani di Emilio Sura. «Primi gli Assiri sottomisero tutte le nazioni, poi lo stesso fecero i Medi, poi i Persiani, infine i Macedoni; ma dopo la sconfitta

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di due re di origine macedone, Filippo e Antioco, avvenuta po­ co dopo la sottomissione di Cartagine, il dominio passò nelle mani del popolo romano. Tra questo momento e l'inizio del regno assiro di Nino, che primo ebbe una dominazione univer­ sale, corrono millenovecentonovantacinque anni» . 1 0 6 . L'importanza di un oracolo nella guerra giudaica Ios . , bell. Iud. 6 ,3 1 2-3 1 4 : Ma quello che maggiormente li incitò alla guerra fu un'am­ bigua profezia, ritrovata ugualmente nelle sacre scritture, se­ condo cui in quel tempo uno proveniente dal loro paese sareb­ be diventato il dominatore del mondo. Questa essi la intesero come se alludesse a un loro connazionale, e molti sapienti si sbagliarono nella sua interpretazione, mentre la profezia in realtà si riferiva al dominio di Vespasiano, acclamato impera­ tore in Giudea. Tutto ciò sta a dimostrare che gli uomini non possono sfuggire al loro destino nemmeno se lo prevedono .

I 0 7 . La profezia della dominazione dell'Oriente sul mondo Tac , h ist 5 , 1 3 : La maggior parte (dei Giudei) era convinta che fosse scrit­ to, negli antichi testi dei sacerdoti, che, in quell'epoca, l'O­ riente avrebbe dimostrato la propria forza e che degli uomini partiti dalla Giudea sarebbero diventati i padroni del mondo . Quella profezia oscura aveva predetto Vespasiano e Tito, ma la folla, come al solito gli uomini quando desiderano qualco­ sa, riferiva a se stessa il grande destino e nemmeno le avversi­ tà li ·spingevano a cambiare parere ed a credere alla verità . .

.

1 0 8 . L'attesa di un signore del mondo proveniente dalla Giudea Suet . , Vesp. 4 ,9 : Si era avvalorata in tutto l'Oriente un'antica e costante cre­ denza : che per disposizione dei Fati quelli che in quel tempo

La legittimazione del potere



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fossero venuti dalla Giudea otterrebbero la signoria universale. I Giudei, riferendo a se stessi quella predizione che, come poi �li eventi dimostrarono, concerneva un imperatore roma­ no, msorsero. c) Messianismo Nella dottrina messianica giudaica possiamo distinguere due com­ plessi concettuali. Nel primo, il messia è considerato figlio di David, scelto da Dio . La dottrina farisaica del messia, che troviamo espressa per la prima volta nei Salmi di Salomone (sec. I a.C . ) , appoggia siffatta legittimazione di­ nastica del sovrano. Considerata in questa prospettiva, la monarchia a­ smonea appare come illegittima e può essere abbattuta solo da un inter­ vento divino . In questa concezione, tra il messia e il popolo non v'è al­ tro rapporto che l'elezione divina. Nel secondo, documentato da testi che vanno dal sec. I a.C . fino al sec. 11 d.C., il sovrano si presenta come il rappresentante di un gruppo suddiviso in sacerdoti e laici : si attendono dunque due messia (E. Loh­ se, Ambiente, cit. , u 6 s . ) . La monarchia, in questa fattispecie , viene subordinata al sacerdozio . La legittimità del potere consiste nell'accor­ do tra il capo ed il gruppo . Il messia d'Israele è il capo delle forze ar­ mate, che ripristina la tradizione abolita dalla dominazione straniera . Simone bar Kosba, che sembra non essere stato di stirpe davidica, si è ispirato a questo complesso concettuale .

r o9 . L'attesa farisaica di un messia davidico Ps. Sal. I 7 ,4- r 2 . 2 3 -2 7 : Tu, o Signore, hai eletto David a re sopra Israele, e quanto all a sua discendenza, gli hai giurato, per l'eternità, che il suo regno non avrà fine al Tuo cospetto . Ed a causa dei nostri pec­ cati i peccatori si levarono contro di noi, ci assalirono e ci di­ spersero; essi, ai quali Tu non hai fatto alcuna promessa, si so­ no presi (tutto) con la forza e non hanno glorificato il Tuo no­ me degno di ogni onore; nella loro arroganza si sono fastosa­ mente impadroniti della regalità, hanno reso deserto il trono di David nella tracotanza di sostituirvisi . E Tu, o Dio, li rove-

l. La Giudea in età ellenistica

e romana

scerai, ed eliminerai la loro stirpe dalla terra, quando un uo­ mo di razza diversa dalla nostra si leverà contro di loro. Tu, o Dio, renderai loro secondo i loro peccati, sì che ab­ biano la ricompensa per le loro opere. Dio non avrà pietà di loro; Egli ha ricercato la loro progenie, e non ne ha lasciato sfuggire neppur uno ; fedele è Dio in tutti i suoi giudizi, che rende sulla terra. ( ) Guarda, Signore, e fa' sorgere per essi il loro re, :figlio di David, nell'epoca che tu, o Dio, hai scelto, affinché regni su I­ sraele tuo servo; e dagli forza, perché abbatta i potenti ingiu­ sti, purifichi Gerusalemme dai pagani che la calpestano nella rovina, cacci i peccatori dall'eredità, in saggezza ed in giusti­ zia, infranga la tracotanza del peccatore come vaso d'argilla, abbatta con verga di ferro tutta la loro sostanza, annienti gli empi pagani con una sola parola della sua bocca, i pagani fug­ gano davanti a lui, a seguito della sua minaccia, e ammonisca i peccatori per i pensieri del loro cuore . . . .

I I o . I messia di Aronne e di Israele

Regola dell'assemblea, da Qumran ( I QSa) 2 , I I - 1 7 : Questa sarà la seduta dei notabili, chiamati al convegno per il consiglio della comunità, quando Dio avrà fatto nascere il messia in mezzo a loro. Entrerà il sacerdote capo di tutta l'as­ semblea di Israele e poi tutti i suoi fratelli, i figli di Aronne, i sacerdoti , i chiamati a convegno, i notabili, e siederanno da­ vanti a lui, ognuno secondo la sua dignità. Dopo entrerà il mes­ sia di Israele e davanti a lui siederanno i capi delle tribù di I­ sraele, ognuno secondo la sua dignità, in base al suo posto nei loro accampamenti e secondo le loro disposizioni di marcia. Tutti i capi famiglia dell'assemblea, con i sapienti dell'as­ semblea santa, siederanno davanti ad essi, ognuno secondo la sua dignità.

Classi economiche

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I I I . La preminenza del sacerdozio sulla monarchia

Test. XII Patr. , Ruben 6 ,7-I I : Dio ha dato a Levi l'autorità e a Giuda insieme con lui; e anche a me, a Dan e a Giuseppe, per essere dei capi. Per que­ sto io vi ordino di ascoltare Levi perché conoscerà la legge di Dio; darà istruzioni riguardanti il giudizio e farà i sacrifici per Israele fino al compimento dei tempi; sommo sacerdote unto indicato dal Signore. Io vi scongiuro per il Dio del cielo di fa­ re la verità ciascuno verso il suo prossimo, di nutrire amore ciascuno per il suo fratello. A Levi avvicinatevi in umiltà di cuore, per ricevere dalla sua bocca la benedizione. Egli bene­ dirà Israele e Giuda, perché lui il Signore ha scelto per regna­ re davanti a tutto il popolo. 8 . CLASSI ECONOMICHE

a) I debiti: tradizione e diritto ellenistico Neh. r o ,3 1 -38 tramanda una convenzione in base alla quale i capi dei sacerdoti, dei leviti e dei laici s'impegnavano con giuramento, davanti a Neemia, all'osservanza di determinate leggi (43 2 a.C.). Essi approva­ rono la separazione dalle altre popolazioni della regione, la rinunzia al raccolto ed il condono dei debiti nel settimo anno (per cui cfr. Ex. 2 3 , I I e Deut. 1 5 ,2 ) e, infine, il versamento di determinate imposte al tem­ pio ed ai sacerdoti . Mentre numerose fonti attestano che, in seguito, durante l'anno sabbatico i campi non vennero seminati, il condono dei debiti fu contestato. La comunità essena del Mar Morto lo conosceva ; i farisei invece lo eliminarono grazie ad uno stratagemma giuridico at­ tribuito ad Hillel il Vecchio (ca. 6o a.C. - 20 d.C.) . Al posto di un rap­ porto di garanzia, concernente i beni fondiari e la persona del debitore e basato su un diritto limitato di usufrutto, subentrò l'aggiudicazione di proprietà (prosbolè) tratta dal diritto greco, in base alla quale il credi­ tore otteneva in proprietà i beni del debitore. Un documento del sec. I a .C . attesta la prassi giuridica del trasferimento di proprietà. La rego­ lamentazione deuteronomica dell'indebitamente serviva alla ierocrazia per impedire la costituzione e lo sviluppo di latifondi appartenenti a laici e corrispondeva agli interessi dei contadini (Neh. 5 , 1 - 1 3 ) . L'atten· zione rivolta dai farisei delle città allo sviluppo del commercio e del credito dimostra che furono essi ad eliminare tali disposizioni .

I. La Giudea ilt età ellenistica e 1'omana

I I 2 . L'osservanza dell'anno sabbatico 6 ,49 : (Il re Antioco Eupatore) negoziò la pace con quelli di Be­ thsura, che uscirono dalla città, perché non avevano più vive­ ri per rimanervi a lungo rinchiusi, essendo quello un anno sab­ batico per la terra . I Mach.

I I 3 . Il giudizio di Tacito sull'anno sabbatico Tac . , hist. 5 ,4 : Attratti dall'ozio, ( i Giudei) consacrano al riposo anche il settimo anno.

I I 4 . Anno sabbatico ed anno giubilare nella descrizione di Flavio Giuseppe Ios ., ant. Iud. 3 ,2 8 0-2 8 2 : Queste sono le leggi che Mosè ci ha dato, e che venivano già osservate al tempo in cui visse; ma vi sono altre prescri­ zioni che egli, soggiornando nel deserto, provvide a formula­ re, affinché gli Ebrei le applicassero in seguito, dopo la conqui­ sta di Canaan . Egli stabilisce che ogni settimo anno la terra non venga lavorata né seminata, così come aveva prescritto a­ gli uomini di astenersi dal lavoro nel settimo giorno . Quanto ai prodotti spontanei del suolo, però, il godimento di questi deve esser garantito a tutti coloro che lo desiderino, sia che appartengano al popolo o non, poiché non se ne deve conser­ var� niente. Questa pratica doveva essere osservata anche alla fine della settima settimana di anni . In tutto si tratta di cin­ quanta anni, e gli Ebrei chiamano il cinquantesimo anno col nome di Iobel. In quest'epoca ai debitori vengono rimessi i debiti e gli schiavi sono posti in libertà : quanto meno coloro che appartengono al popolo e che per aver trasgredito una qualche prescrizione della legge sono stati puniti con la ridu­ zione alla condizione servile, senza esser condannati a morte.

Classi economiche

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I I 5 . Il pegno di garanzia

Doc. Dam . , da Qumran (CD) I o , I 8 : Nessuno (nel giorno di sabato) prenda dal suo prossimo qualcosa a titolo di pegno di garanzia . I I 6 . La remissione dei debiti

Parole di Mosè, da Qumran ( I Q2 2 ) 3 ,4-6 : In quest'anno tu rimetterai anche i debiti. Ogni creditore che ha prestato qualcosa a qualcuno o ha un'ipoteca sul suo fratello, rimetterà al suo prossimo : poiché la rimessa dei de­ biti è proclamata in onore di Dio, del vostro Dio. Egli esigerà la restituzione dallo straniero, ma non dal suo fratello . I I 7 . Il prosbol

M. Shebi'it I o ,2-4 : Debiti fatti sopra pegno o dei quali le relative debitoria­ li furono depositate in giudizio non patiscono remissione . Il prosbol fa sì che il prestito non soggiaccia a remissione. Que­ sta è una delle cose istituite da Hillel il Vecchio. Quando vide che le persone si rifiutavano di farsi prestiti. . . Hillel istituì il prosbol . Questo è il contenuto essenziale della formula di un prosbol : «Affermo io (con la presente) davanti a voi N. ed N. giudici del luogo tale, che qualunque credito che io abbia, lo posso riscuotere in qualunque tempo io voglia» . E i giudici sottoscrivono, oppure i testimoni . I I 8 . Un documento di prestito

Murabba'at I 8 : ( Il giorno . . . del mese . . . nel) secondo anno dell'imperatore Nerone, a Siwaja, Absalom figlio di I:Janin, di Siwaja, ha con­ venuto, in mia presenza, di aver avuto in prestito da me, Za­ karja figlio di Jol;tanan, figlio di . . . abitante in Keslon, la som­ ma di venti denari, (dichiarando : ) Io (la restituirò il. . . e se)

I. La Giudea in età ellenistica e mmana

I OO

non riuscirò a restituirla entro tale termine, essa ti verrà ver­ sata con i1 2 o % (d'interesse), e ti sarà completamente rimbor­ sata in questo anno sabbatico (cioè : anche se comincerà un an­ no sabbatico) . E se non dovessi farlo, ( te ne) sarà fatto risarci­ mento sui miei beni (mobili) , e su tutto dò che io acquisterò tu hai il diritto di pignoramento. b) Schiavitù e servitù da debiti Il diritto pubblico giudaico poneva limiti non solo alla responsabili­ tà civile ma anche, nel contempo, all'asservimento personale . Varrone distingueva - secondo un'ottica romana - tra schiavi e lavoratori libe­ ri, annoverando tra questi ultimi i contadini poveri, i braccianti e gli obaerarii (cioè quanti saldavano con prestazioni di lavoro il proprio de­ bito), che erano numerosi in Asia, Egitto e Illiria (de r.r. r , r 7,2 ) . An­ che tra i Giudei esisteva la servitù per debiti, che tuttavia non esclu­ deva chi ne veniva colpito dalla sfera di validità dei rapporti etnici (mentre nella società ellenistica la schiavitù implicava l'esclusione dal diritto positivo dell'appartenenza alla comunità politica) . Tale contrad­ dizione è alla base del conflitto di cui ci informa Flavio Giuseppe : Ero­ de decretò la vendita di alcuni ladri - prevista dalla disposizione vete­ rotestamentaria di Ex. 2 2 ,3 - in paesi stranieri : ciò fu interpretato co­ me una violazione di Deut. 1 5 , 1 2 ed Ex. 2 r , r 6/Deut. 24,7 . Questa mi­ sura va interpretata alla luce della concezione erodiana della Giudea quale oikos del sovrano : si comprende quindi come essa abbia potuto apparire come un atto di tirannia. I farisei non avevano remare nei confronti della servitù per debiti al­ l'interno della società giudaica, distinguendola nettamente dalla schia­ vitù di stranieri (sui cosiddetti schiavi cananei cfr. Lev. 2 5 .44-46 ) . Gli esseni, invece, secondo quanto riferiscono Filone e Flavio Giuseppe, non conoscevano la schiavitù (neppure quella per debiti) : tale rinuncia si ispirava alla volontà di non violare le tradizioni di solidarietà etnica. Ciò vale però solo per la comunità del Mar Morto, e non per i gruppi che vivevano sparsi qua e là.

I 1 9 . L'inosservanza delle regole sulla schiavitù per debiti da parte di Erode Ios . , ant. Iud. 1 6 , 1 -5 : Nell'amministrazione generale dello Stato,il re (Erode) com-

Classi ec01zomiche

IO!

pì un serio sforzo per eliminare una ad una le varie ingiustizie commesse in città e nel territorio ed emanò una legge affatto diversa da quelle precedenti che egli stesso provvide a rende­ re operativa . Essa prevedeva che i colpevoli di furto con scas­ so dovevano esser venduti per venir deportati fuori del regno : si trattava non solo di una punizione durissima per chi dove­ va subirla, ma anche di una violazione degli usi nazionali . In­ fatti, l'essere ridotti schiavi di genti di altre razze e che pra­ ticavano una diversa condotta di vita, nonché l'obbligo di fa­ re tutto ciò che costoro ordinavano, rappresentava un'offesa al sentimento religioso prima ancora che una punizione per i condannati, tanto più se si considera il genere di pena che fi­ no ad allora era stato applicato, e che qui ricordo : le leggi pre­ scrivevano che il ladro pagasse il quadruplo del maltolto e che , se non era in grado di farlo, fosse venduto, ma non a genti di razza straniera né in servitù perpetua : doveva infatti esser li­ berato alla fine del sesto anno di servitù . Questa punizione (e­ rodiana) , nella sua durezza ed illegalità, appariva come il rifles ­ so dell'arroganza (di Erode) , il quale, così facendo, s 'era com­ portato non da re, bensì da tiranno, senza alcun riguardo per il comune interesse dei suoi sudditi. Così, questa iniziativa, consona a tutti gli altri suoi atti, provocò nei suoi confronti maldicenze e ostilità.

1 2 0 . La servitù per debiti Mekilta Nezikin I 3 : Lo si venderà in ragione del suo furto (Ex. 2 2 ,2 ) , cioè né per meno e né per più ( = il valore del ladro messo in vendita deve corrispondere esattamente a quello della merce rubata; in caso contrario la vendita non può aver luogo) . R. Judah (ca. 1 5 0 ; più correttamente R. Joshua, ca. 90) diceva : « Se costui ha rubato merce per un valore minore di quello attribuito alla sua persona, non può esser venduto; se ha rubato merce per un valore superiore a quello attribuito alla sua persona, chi ha

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

subito il furto può scegliere se venderlo - e può farlo - o scri­ vergli una nota di debito» . I 2 I . La durata della servitù per debiti

Mekilta Nezikin I : Nel settimo anno sarà messo in libertà (Ex. 2 I ,2 ) . Si tratta del settimo anno dalla vendita . Tu dici : il settimo dalla ven­ dita; o la Scrittura non intende piuttosto il settimo degli an­ ni ( solari)? La Scrittura dice : egli servirà per sei anni. Dun­ que s'intende il settimo anno dalla vendita e non il settimo de­ gli anni (solari ). I 2 2 . La

differenza tra schiavi (giudei) per debiti e schiavi appartenenti a razze straniere M. 'Arakin 8 ,4 ss . : Un individuo può votare parte del suo bestiame minuto, del suo bestiame grosso, dei suoi schiavi o delle sue schiave cananei , o del suo campo ereditario; ma se ha votato tutto, non votò . Questa è l'opinione di R. Eliezer ( 9 0- I 3 0 d.C.) ( . . . ) Se uno votasse il figlio o la figlia, lo schiavo o la schiava ebrei, o un campo da lui comperato, non sono votati, perché nessu­ no può votare ciò che non gli appartiene . I 2 3 . Gli schiavi appartenenti a razze straniere

M. Qiddushin I ,3 : Uno schiavo cananita diventa proprietà del padrone con de­ naro, con un documento scritto e con presa di possesso; ritor­ na in balia di se stesso con denaro mediante altri o con un do­ cumento da se stesso. I 24 . Lo status dei figli di donne non sposate M. Qiddushin 3 , I 2 : Per tutte quelle donne il cui matrimonio non sarebbe vali­ do né con lui ( = con un Israelita) né con altri, il neonato è co-

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me lei. E chi sarebbe questi? Questi sarebbe il figlio di una schiava (nata) pagana (o: di una schiava o di una pagana) .

1 2 5 . L'ideale esseno dell'uguaglianza Philo, quod omnis 79 : Tra di essi non c'è neppur uno schiavo, ma sono tutti liberi e si aiutano vicendevolmente. E condannano i padroni (di schia­ vi) non solo in quanto autori di ingiustizia, poiché oltraggiano il principio di uguaglianza tra gli uomini, ma anche in quanto blasfemi, poiché annullano la legge della natura, che generan­ do ed allevando tutti gli uomini nello stesso modo, come una madre, li ha creati nei fatti, e non solo a parole, veri fratelli. c) Imprigionamento per debiti La parabola neotestamentaria del servo crudele individua due diver­ si tipi di pignoramento per insolvibilità . Nel primo caso, il re minaccia di vendere il funzionario statale insieme con la moglie, i figli e i beni, e di saldare il debito col ricavato . Nel secondo caso, il creditore fa met­ tere in prigione il debitore finché il debito venga pagato (dalla fami­ glia ) : cfr . lvft. 1 8 ,23 -2 5 . Da un lato abbiamo dunque a che fare con un pignoramento amministrativo contro un evasore fiscale ; dall'altro (che ha il suo parallelo in lvlt. 5 ,25 ss. / Lc. 1 2 ,58 ss. ) , con un pignoramento processuale contro un debitore privato. Alla possibilità di incarcerazio­ ne per debiti fa riferimento, oltre alle fonti evangeliche, anche Flavio Giuseppe, quando parla della corruttibilità del procuratore Albino ( 626 4 d.C . ) .

r 2 6 . L'imprigionamento per debiti los . , bell. Iud. 2 ,2 7 3 : (Il procuratore Albino) prendeva denaro per riconsegnare in libertà ai parenti quelli che per brigantaggio erano stati car­ cerati dalle autorità delle loro città o dai precedenti procurato­ ri, sicché soltanto chi non pagava rimaneva in prigione come un delinquente.

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

d) La proprietà fondiaria: la piccola proprietà contadina I testi che trattano della proprietà fondiaria in Palestina possono es­ sere classificati in vari gruppi. Un primo complesso considera il terreno come piccola proprietà contadina, inalienabile ed assegnata da Mosè . La narrazione di Ecateo ( sec. IV-III a.C.) ricorda quella plutarchea rela­ tiva alla suddivisione del territorio spartano in piccoli lotti di uguali di­ mensioni, operata da Licurgo. L'esistenza di una popolazione contadina libera che coltiva la propria terra è senz'altro verisimile per la Palesti­ na giudaico-samaritana : altrettanto però non si può dire dell'asserzio­ ne relativa ad una più ampia proprietà fondiaria assegnata ai sacerdoti . Parlando dell'inalienabilità del suolo (che si rifaceva al principio del­ l'appartenenza della terra a Jahvé : Lev. 2 5 ,2 3 ) , Ecateo fa trasparire la sua critica nei confronti della stratifi.cazione sociale dell'età ellenistica. La Lettera di Aristea si presenta sotto forma di relazione di un fun­ zionario egizio di Tolemeo II Filadelfo ( 2 8 3-246 a.C.) su una missione effettuata presso il sommo sacerdote Eleazaro . Sulla base di indizi inter­ ni si ritiene probabile che questo rapporto sia stato redatto da un Giu­ deo in età asmonea (all'incirca tra il 1 3 0 ed il 100 a.C . ) . La descrizione del territorio, redatta secondo l'ottica di un pagano ellenistico , mette in evidenza la razionalità che ispira i reciproci rapporti tra città e villag­ gio , tra economia commerciale, artigianale ed agricola. Anche se lo Sta­ to giudaico subisce una deformazione - nella prospettiva di una critica all'urbanizzazione di tipo ellenistico - in chiave utopistica , la Lettera di Aristea offre un'idea dell'economia giudaica nel periodo ellenistico, con­ traddistinta dall'incremento delle attività commerciali . Accanto all'in­ dicazione di sessanta milioni di arure di terra, che è troppo elevata, tro­ viamo, nello ps.-Ecateo, quella di tre milioni (Ios . , c. Ap. 1 , 1 9 5 ) . An­ che la Lettera di Aristea presuppone una lottizzazione del terreno in piccoli appezzamenti uguali . Flavio Giuseppe spiega il silenzio degli storici greci sui Giudei con l'assenza, in Giudea, di sbocchi marittimi e di un apprezzabile movimento commerciale . Questa situazione , a dire il vero, era mutata da quando gli Asmonei avevano annesso al regno la città portuale di Ioppe . r 27.

La ripartizione del territorio ad opera di Mosè

Ecateo in Diod. 4 0 , 3 ,7 : (Mosè) guidò spedizioni militari nelle terre dei popoli con­ finanti, ed avendo conquistato molto territorio lo ripartì, sor­ teggiandolo, tra i privati cittadini in lotti uguali, mentre riser-

Classi economiche

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vò lotti di maggiori dimensioni ai sacerdoti, affinché costoro, traendone redditi più consistenti, potessero occuparsi, senza interruzione e senza distogliersi in altre faccende, del culto di­ vino. Ai privati cittadini non era consentito vendere la loro porzione di terra, e ciò per evitare che alcuni, spinti da cupi­ digia, comprassero i lotti, opprimessero i più poveri e spianas­ sero così la strada al decremento demografico. r28.

L'economia della Giudea

ep. Ar. r o 7- I 09 . I I 2- r r 6 : Il territorio è infatti ampio e bello . Poiché una parte di es­ so, e cioè quello che chiamano Samaria e la zona che confina con il territorio degli Idumei, è pianeggiante, mentre un'altra parte è montuosa, è necessario attendere continuamente all'a­ gricoltura ed alla cura della terra, affinché grazie a tali attività anche quanti abitano sui monti possano fruire di abbondanti prodotti del suolo. Poiché ciò è quanto accade, tutto viene sot ­ toposto a coltura, nell'intera regione sopra citata, e ne deriva un abbondante raccolto. Le grandi e, conseguentemente, ric­ che città hanno - è vero - molti abitanti , ma non si curano af­ fatto di lavorare la terra, essendo tutti costoro dediti alla bel­ la vita, tanto più che, per disposizione naturale , gli uomini sono inclini ai piaceri. . . Infatti, notevole è l'impegno di coloro che lavorano la terra . Il paese è fittamente coltivato a olivi , cereali e legumi, e inoltre produce vino e molto miele ; né si contano gli altri alberi da frutto e le palme . (Vi si trova) an­ che molto bestiame d'ogni specie, che può fruire di pascoli ab­ bondanti . Perciò essi ( == i primi abitanti) ben videro che i luo­ ghi necessitavano (per le loro caratteristiche) di molte braccia, e nel costruire la città ed i villaggi operarono secondo criteri razionali . Inoltre, una gran quantità di spezie, oro e pietre pre­ ziose viene importata dagli Arabi in questo paese, il quale, co­ sì come ben si presta ad essere coltivato, offre anche buone pos­ sibilità al commercio . Dal canto suo, la città è assai industrio­ sa né soffre la mancanza delle merci che vengono trasportate

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

per mare, in quanto dispone di comodi porti per i rifornimen­ ti (Ascalona, Gaza e Ioppe, come pure Tolemaide, fondata dal re) ; essa è situata in mezzo ai territori sopra descritti e a non molta distanza da questi (porti) . La regione è abbondantemen­ te fornita di tutto, bagnata com'è da ogni parte ed efficacemen­ te protetta. Le scorre d'intorno il fiume chiamato Giordano, che mai s 'inaridisce. Il territorio misurava, in origine, non meno di sessanta milioni di arure - più tardi, le popolazioni circonvicine vi misero piede -, ed in seicentomila divennero possessori di lotti di cento arure ciascuno. r 2 9 . La scarsa importanza del commercio Ios . , c. Ap. r ,6o-6 r : Ora, noi né abitiamo una regione marittima né troviamo pia­ cevoli la pratica dei commerci né i contatti con gli altri che ne derivano; invece, le nostre città sono costruite all'interno, lon­ tane dal mare; abitando una terra fertile, la lavoriamo con ala­ crità, soprattutto mettendo ogni studio nell'educazione dei fi­ gli e facendo della custodia delle leggi e della religione traman­ data in conformità ad esse l'opera più necessaria di tutta la vi­ ta. Se si aggiunge, a quanto è detto sopra, la natura particolare del nostro genere di vita, nei tempi antichi non vi fu nulla che ci procurasse relazioni con i Greci, come invece agli Egiziani le importazioni e le esportazioni e agli abitanti del tratto co­ stiero della Fenicia l'impegno nel commercio al dettaglio e più articolato per arricchirsi . e) La proprietà fondiaria: la terra del re Un secondo gruppo di testi considera la terra come proprietà del re, il quale poteva dispensarla a piacimento in compenso di servizi a lui re­ si. A tale principio si ispirarono i Tolemei (cfr . sopra , p. 2 2 ) , il sovra­ no seleucide Antioco rv Epifane (I Mach. 3 ,34-36), Erode e, infine, gli imperatori romani dopo la guerra giudaica. Flavio Giuseppe non si limita ad informarci in generale sul tratta­ mento dell'intera Giudea, da parte di Vespasiano, come sua proprietà

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fondiaria (cfr . sopra, p . 8 2 ) : dalla sua autobiografia sappiamo che Ve­ spasiano gli concesse la cittadinanza romana e alcune terre in Giudea ; Domiziano lo esentò poi dagli obblighi fiscali (mentre i cittadini roma­ ni dovevano abitualmente versare il vectigal per i loro possedimenti in provincia) . I

3 0 . Suddivisione del territorio da parte delfimperatore romano

Ios . , vita 4 2 2 ss.42 5 .429 : Dopo che Tito ebbe represso i tumulti in Giudea, mi fece dono di un altro appezzamento nella pianura in cambio dei possedimenti che mi appartenevano nelle vicinanze di Gerusa­ lemme, e che non mi avrebbero più procurato alcun guadagno poiché una guarnigione romana stava per acquartierarvisi . . . Dopo esser giunti a Roma, fui oggetto di ogni attenzione da parte di Vespasiano : mi dette un alloggio nella casa che era stata sua prima di diventare imperatore, mi onorò della citta­ dinanza romana e mi concesse una pensione . . . Da Vespasiano ricevetti in dono un possedimento non piccolo in Giudea . . . (Domiziano) esentò i (miei) possedimenti in Giudea dal paga­ mento di imposte. f) La proprietà fondiaria: la proprietà privata Un terzo gruppo di testi presuppone l'esistenza della proprietà fon­ diaria privata. Numerose fonti attestano che la vendita di appezzamen­ ti terrieri era in uso anche al tempo di Bar Kosiba. Nella Mishna si tro­ va una casistica relativa a proprietà giudaiche che potevano venir affit­ tate o vendute a stranieri . I

3 r . Una vendita di terreno

Murrabba'at 2 9 I l quattordici (del mese) di Elul, nel secondo anno della li­ berazione d'Israele, in ( . . . )elim, (alla presenza) dei sottoscritti Jonatan bar Joseph, Shimeon bar Shabbai, Judah bar Judah

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e Shimeon bar Zakaria, Kleopos bar Eutrapelos ha venduto ad Eleazar bar Zakaria ed a Sham'a bar Jol,lanan le piantagioni di vite (situate) tra ( . . . ) .

1 3 2 . I limiti imposti alla vendita di terreni M. 'Abodah Zara I ,8 : Non si vendono loro ( = ai Gojim) prodotti attaccati al ter­ reno, ma si vende loro dopo tagliati . R. Judah (ca. I JO) inse­ gna : « Si può venderli a condizione di tagliarli. Non si appi­ gionano loro case nella terra d'Israele, e manco a dire campi ; in Siria si affittano loro case ma non campi» . Fuori della terra d'Israele si vendono loro case e s 'affittano campi ; questa è l'o­ pinione di R. Meir (ca. I J O) . R. Jose (ca. I JO) dice : «Nella terra d'Israele si affittano case, ma non campi; in Siria si ven­ dono loro case, e si affittano campi ; fuori della terra d'Israele si vendono loro queste e quelli» . g) La «mezzadria» Un rapporto che potremmo definire mezzadrile, cioè la ripartizione dei profitti del raccolto secondo una proporzione convenuta tra proprie­ tario e affittuario, ricorre sovente negli scritti rabbinici ed è presuppo­ sto anche dal tenore della parabola neotestamentaria dei cattivi vignaio­ li (Mc. 1 2 , 1 - I I ) . Accanto ai mezzadri esistevano anche degli affittuari che disponevano della terra in cambio di una somma fissa di denaro . Al­ la spartizione del raccolto sull'aia della trebbiatura prendevano parte anche gli operai agricoli e i funzionari del villaggio . La mezzadria è at­ testata in Giudea solo in età ellenistica ed è in rapporto con il colona­ to, basato, di regola, su un canone d'affitto fisso .

I 3 3 . Forme di affitto Tos. Demai 6 ,2 : Quale differenza tra soker ed poker ! Il soker affitta per de­ naro, l' poker per fn1tti (del raccolto) .

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Gli obblighi dell'affittuario

M. Baba Me�'ia 9 , 1 ·5 . r o : Se uno affitta un campo dal compagno, dove si è soliti di potare, deve potare; di sterpare, deve sterpare ; di arare, poste­ riormente deve arare . Tutto conforme all'uso del paese . Come dividono il frumento, così dividono la paglia e la pula, come dividono il vino, così dividono i tralci e le canne, e ambedue devono provvedere le canne ( . . . ) Se uno affitta un campo dal compagno e non è produttivo ; se c'è tanto (prodotto) da for­ mare una bica, ei deve occuparsene . R. Judah opina : «Che li­ mite è quello di una bica ? Qualora il prodotto corrisponda al­ la sementa» ( . . . ) Se uno assume dal compagno un campo per un settennio, per settecento zuz, l'anno sabbatico entra nel nu­ mero; ma se lo assume per sette anni per settecento zuz (a cen­ to zuz l'anno) , l'anno sabbatico non è del numero . I 3 5 . La spartizione del raccolto

Tos. Baba Me�'ia 9 , 1 3 - 1 6 : Termini dell'accordo tra affittuari e proprietari : io renderò il campo coltivabile, seminerò, sarchierò e mieterò , e porrò il raccolto davanti a te . Tu verrai e prenderai la metà del grano e della paglia. Ed anch'io prenderò la metà, per il lavoro svol­ to e per le spese (sostenute) . Se uno ha affittato un campo da un altro, lo miete, lega le mannelle (o: forma i covoni) e separa la pula. Vengono poi gli agrimensori, gli sterratori, gli ispettori e l'economo ( = so­ no tutti funzionari della comunità) e tolgono (la parte loro spettante) dal mucchio ( = cioè dall'intero raccolto, prima che venga suddiviso tra proprietario e affittuario) ; ma lo scavato­ re di pozzi, il soprintendente dei bagni, il barbiere ed il padro­ ne di una nave, ove accampino una pretesa nei confronti del proprietario, prendano dalla parte spettante al proprietario, e ove accampino una pretesa nei confronti dell'affittuario pren-

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dano dalla parte spettante a costui ( = dopo che le rispettive spettanze sono state suddivise) . Se uno ha affittato un campo da un altro e l'ha seminato nel primo anno, ma il seme non ha germogliato, lo si costringa a seminario anche nel secondo anno; se però dopo averlo semi­ nato nel secondo anno, il seme non germoglia, non lo si obbli­ ghi a seminario nel terzo anno. I 3 6 . La quota di partecipazione

Bab. Baba Mes'ia I I oa : . Chi sara (più ) degno di credibilità tra l'affittuario (aris) che afferma di esser subentrato (nella lavorazione del campo) in cambio della metà (del raccolto) ed il proprietario che affer­ ma di averlo ingaggiato per un terzo (del raccolto) ? R. Judah dice : « Il proprietario sia creduto» , e R. Nal;lman dice : «Ci si regoli sempre secondo gli usi del luogo» . Da questo (gli stu­ diosi successivi) conclusero che non v'è contraddizione, poi­ che l'uno parla di luoghi ove l'aris riceve la metà, l'altro di luo­ ghi dove riceve un terzo; allora R. Mari, figlio della figlia di Shemuel, disse loro : «Questo disse Abbaji : 'Anche riguardo a luoghi dove l'aris riceve la metà v'è disaccordo . R. Judah di­ ce : il proprietario sia reputato degno di fede, ché, se avesse voluto, avrebbe potuto dire : questi è il mio lavoratore preso a nolo; oppure : questi è il mio spigolatore' » . h) Sentenze 1·elative all'organizzazione rurale Il testo di seguito riprodotto ha la forma di una raccolta di sentenze (elenco di consuetudini giuridiche rurali) che regolano soprattutto lo sfruttamento del circondario, dei pascoli e dei boschi. La raccolta è fat­ ta risalire a Joshua ( = Giosuè) , e quindi non appartiene alla tradizione sinaitica . Vi è contenuta una sezione di diritto corporativo su base et­ nica, sulla cui origine e datazione non siamo in grado di pronunziarci .

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III

r 3 7 . Diritti dei contadini

Bab. Baba Qamma B r a : Joshua ha (stipulato) dieci accordi (per la divisione di Ca­ naan con Israele) : si può far pascolare nelle boscaglie; si può raccogliere legna nei loro ( = degli israeliti) campi; si può raccogliere erba dovunque, eccezion fatta per il tri­ foglio ; si posson tagliare ovunque rami, eccezion fatta per i ramo­ scelli d'olivo; (tutti) gli abitanti del ( = di un determinato) luogo posso­ no servirsi (dell'acqua) di un sorgente venuta alla luce da po­ co; si può pescare (all'amo) nel mare di Tiberiade, ma non si può tendere alcun rezzaglio ed ostacolare la navigazione; si può evacuare (dovunque) dietro un recinto, anche in un campo pieno di zafferano; ci si può servire dei sentieri che passano attraverso un pos­ sedimento privato fino all'arrivo delle piogge autunnali ; . per evitare tratti di percorso (pieni di pozzanghere) si può deviare (ed attraversare un possedimento privato) ; chi si è smarrito tra i vigneti può tagliare (i) tralci che gli o­ stacolano il cammino ; infine, un morto sconosciuto (che non ha parenti) trovato in mezzo alla campagna ottiene automaticamente diritto di se­ poltura (nel luogo stesso in cui è stato trovato) . i ) Artigianato Nel sec. II a.C. Gesù ben Sirac ha descritto analiticamente il lavoro del contadino e dell'artigiano . Il saggio, che qui parla, rispetta indub­ bi amente l'operosità creativa : ma chi lavora manualmente non conosce il vero ordine . Solo chi non si occupa di attività di tal genere può essere un saggio. (Per un diverso giudizio da parte dei rabbi vd. sotto, III 3c).

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

1 3 8 . I doveri delfartigiano

Sir. 3 8 ,24-3 4 : L'applicazione studiosa dello scriba accresce la sua sapien­ za ; chi non ha mestiere può diventare sapiente : come può di­ ventar sapiente chi maneggia il pungolo, chi si fa un punto d'o­ nore nel brandire lo spiedo, chi stimola i buoi, dirigendoli al canto del suo ritornello, chi conversa coi piccoli dei tori? È preoccupato di segnar con l'aratro i solchi, e la sua cura è nel­ l'ingrassar gli animali. Lo stesso per ogni altro artigiano, per ogni altro operaio : non ha riposo, né di notte, né di giorno. Colui che incide l'in­ taglio dei sigilli, colui la cui arte consiste a produr tessuti va­ riopinti, è preoccupato d'eseguire disegni simmetrici, e la sua cura è nel compiere l'opera . Ecco ancora il fabbro assiso pres­ so il fuoco; gira e rigira il suo strumento pesante . La fiamma ardente gli screpola la carne, cuoce al caldo del forno. Il fra­ casso del martello gli rintrona le orecchie, il suo occhio è fisso sul modello dell'utensile. È preoccupato di compiere il suo la­ voro, la sua cura è nel mantenere le proporzioni . Ecco ancora il vasaio assiso alla sua ruota; con la pianta dei piedi fa girare il vaso . Senza riposo è tormentato dalla sua opera, perché dal numero dipende tutto il suo lavoro. Le sue braccia corrono sull'argilla . Prima di diventar canuto, è tutto storto e gobbo ! È preoccupato di ultimare le vernici, e la sua cura va alla tem­ peratura del forno . Questi tipi di persone sono tutti abili nelle loro mani ; ognuno di loro del suo mestiere se n'intende. Sen­ za di loro non si potrebbe edificare alcuna città; dove stanno loro, non c'è carestia . Ma al consiglio del popolo, non saranno cercati ; nell'assemblea non godono di alcuna preminenza; sul seggio del giudice non prendono posto ; non meditano né sulla legge né sul diritto ; non sanno proporre una dottrina pene­ trante ; nelle sentenze dei sapienti non ci capiscono niente, per ché sono tutti protesi alle cose del loro mestiere; la loro preoc­ cupazione va all'esercizio della loro arte .

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k) Commercio Tutto ciò che, in quanto prodotto del suolo, era sottoposto alla deci­ ma (come, ad esempio, l'olio : Ios . , ant. Iud. r 2 , r 2o ) , non poteva esser comprato da stranieri, ma soltanto da Giudei. Poiché nelle città elleni­ stiche della Palestina e della Siria abitavano numerosi Giudei, si crea­ rono le premesse di un lucroso commercio . I pieni poteri di cui godeva Giuseppe, quale delegato del sinedrio di Gerusalemme, per il commer­ cio dell'olio d'oliva di Giovanni di Giscala, come pure per ciò che con­ cerneva i depositi imperiali di cereali, dimostrano che la ierocrazia ge­ rosolimitana controllava la distribuzione dei prodotti del suolo. Nel pe­ riodo anteriore alla guerra maccabaica il diritto di sorveglianza sui mer­ cati era conteso tra gli organi cittadini e la casta sacerdotale. r39.

Obiezioni etiche al commercio

Sir. 2 7 , 2 : Come tra le giunture delle pietre si conficca il palo, cosi tra la compera e la vendita penetra il peccato. 140.

La controversia sul controllo del mercato

2 Mach. 3 , 1 -4 : Mentre nella città santa si viveva in completa pace e si os­ servavano scrupolosamente le leggi a causa della pietà del som­ mo sacerdote Onia e della sua severità per il male, avveniva che gli stessi re onoravano il luogo santo ed arricchivano il tem­ pio con magnifici doni, tanto che Seleuco, re dell'Asia, prov­ vedeva con le proprie entrate a tutte le spese concernenti il ser­ vizio dei sacrifici . Un certo Simone, però, della tribù Bilga, co­ stituito sopraintendente del tempio, si trovò in disaccordo col sommo sacerdote su l'amministrazione cittadina . 14 1 .

Il commercio come fonte di profitto

Ios . , vita 70-76 : Di là (Tiberiade) mi recai con i miei colleghi a Giscala, da Giovanni, per conoscerne le intenzioni. Ben presto mi resi

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I. La Giudea in età ellenistica e romana

conto che egli sognava solo rivoluzioni e bramava il comando ; in effetti, mi chiese il permesso di impadronirsi del grano im­ periale immagazzinato nei villaggi dell'Alta Galilea, poiché ­ diceva - voleva impiegarne il ricavato per restaurare le mura della sua città natale. Ma poiché compresi il suo vero intento, non gli concessi l'autorizzazione. Era cioè mia intenzione con­ servare quel grano o per i Romani o per me stesso, poiché a me la comunità gerosolimitana aveva affidato la responsabili­ tà del controllo e della gestione della situazione in quella zo­ na. Non avendomi potuto convincere, Giovanni si rivols e ai miei colleghi : essi infatti non avevano alcuna idea di ciò che stava per accadere ed erano quanto mai disposti a intascare del denaro . Cosl li corruppe, inducendoli a votare che tutto il grano che si trovava nel suo distretto gli fosse consegnato. Messo in minoranza, uno contro due, dovetti tacere . A questo inganno, Giovanni ne aggiunse poi un altro, sostenendo che i Giudei di Cesarea di Filippo, che per ordine del re non pote­ vano lasciare la città, gli avevano inviato un messaggio chie­ dendogli - dal momento che non disponevano più di olio puro con cui ungersi- di fare in modo di procurarne loro, per non esser costretti a servirsi di olio prodotto dai Greci e a trasgre­ dire cosl le leggi giudaiche . Giovanni non affermava queste co­ se mosso da pietà religiosa, ma solo per una evidentissima cu­ pidità di guadagno. Sapendo infatti che a Cesarea due sestie­ ri ( = r sestiere corrisponde a mezzo litro) si vendevano per una dracma, mentre a Giscala ottanta sestieri venivano valu­ tati solo quattro dracme, spedl (a Cesarea) tutto l'olio di cui disponeva (a Giscala) , dopo aver ottenuto - per salvare le ap­ parenze - la mia autorizzazione . Da parte mia, gliel'accordai certo non di buon grado, ma solo per timore della massa, poi­ ché avevo tutte le ragioni di temere di venir lapidato in caso di un prolungato rifiuto. Grazie al mio consenso, Giovanni si procurò notevoli somme di denaro, agendo in questo modo malvagio .

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1 4 2 . Limiti imposti al commercio con stranieri

M. 'Abodah Zara r , r .6 ; 2 ,6 : Prima delle feste dei pagani, per tre giorni è proibito di fa­ re affari con loro; di prestare loro alcuna cosa, o di chiederla da loro ; di far loro prestiti di denaro, o di farselo prestare da loro ; di pagarli, o di farsi pagare da loro . . . Dov'è uso di vende­ re animali minuti ai pagani, si vendono ; dove non è uso di venderli loro, non si vendono . In nessun luogo è permesso di vender loro animali grossi, vitelli e giovani asini perfetti né difettosi . . . Le seguenti cose dei pagani sono proibite, senza però che sia proibito di trarne vantaggio : latte munto da un pagano, senza la sorveglianza di un israelita, il loro pane e il lorò olio . Rabbi e il suo tribunale hanno permesso l'olio .

II I SAMARITANI Hans G . Kippenberg

INTRODUZIONE

La Samaria e i Samaritani sono citati in numerosi passi dei vangeli e degli Atti degli Apostoli : Mt. 1 0 ,5 s . ; Le. 9 ,5 1 - 5 6 ; 1 0 ,29-3 7 ; 1 7 , I I - 1 9 ; Io. 4 , 1 -42 ; 8 ,48 ; Act. 1 ,8 ; 8 ,4-2 5 ; 9 ,3 1 ; I 5 ,3 . Per contro, si può notare come, sorprendentemente , nel­ la storia dei tempi del Nuovo Testamento essi non siano og­ getto di alcuna considerazione degna di nota. Ciò può esser dovuto anche alla relazione in cui si pose la comunità samari­ tana con quegli adoratori sincretistici di Jahvé che, secondo 2 Re g . 1 7 ,2 9 , si trovavano in Samaria nel sec. VIII-VII a.C. Poiché i LXX ed anche altri testi antichi avevano attribuito a questi gruppi il nome di « Samaritani», si vide nella neo­ colonizzazione assira del territorio anche l'origine di questa comunità cultuale. Oggi però sappiamo che la comunità samaritana esisteva quando, alla fine del sec . IV a .C . , l'antica Samaria venne rifon­ data e fu istituito un culto sul Garizim. La rivalità tra Samaria e Giuda, nel sec. VI-V a.C., era di natura puramente politica . Non furono queste tensioni a provocare, alla fine, la rifonda­ zione di Samaria e l'istituzione del culto sul Garizim, bensì i dissidi all'interno della casta sacerdotale gerosolimitana. An­ che le leggende relative al culto del tempio samaritano, la lista dei sommi sacerdoti samaritani ed il Pentateuco samaritano ­ un testo di origine palestinese presente anche nella biblioteca di Qumran - attestano il carattere giudaico della comunità in oggetto. Le più antiche informazioni di fonte giudaica sui Samarita-

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II. I Samaritani

ni risalgono al sec. n a.C. La comunità samaritana è chiama­ tata col nome di « Sichemiti» o «popolo di Sichem» , ecc. ma non con quello di « Samaritani» . Solo dal sec. I a .C. alcuni av­ versari giudei chiamarono la comunità sichemita col nome tratto da 2 Reg. 1 7 ,2 9 . Questa polemica era causata dalle a­ perture d'una parte della comunità samaritana nei confronti della politica seleucidica di ellenizzazione . Giovanni Ircano punì queste aperture con la spada: il Garizim e Sichem furo­ no distrutti. La comunità si disperse per la Palestina e costruì in diversi luoghi alcune sinagoghe. Resti archeologici di sina­ goghe samaritane sono attestati in numerose località della Pa­ lestina. La più importante era quella che si trovava sulla ci­ ma del Garizim, mentre su un'altra cima poco distante (Tell er-Ras) c'era un tempio pagano-israelita. In questa sinagoga veniva letto il Pentateuco samaritano in versione greca o ara­ maica. Nel secolo IV d.C. il capo samaritano Bar Rabba rifor­ mò tale liturgia. Non mancavano testi teologici, come il Me­ mar Marqa. Ma, come già in precedenza , il Garizim, dai Samaritani i­ dentificato con la località patriarcale veterotestamentaria di Betel, rimase oggetto di un triplice pellegrinaggio annuale. Già il Memar Ma1'qa presuppone l'esistenza di questa liturgia . Il taheb costituì per molto tempo il cardine dell'escatolo­ gia samaritana. Lo si interpretava come «Mosè che ritorna» o come il restauratore della tenda originaria. Tuttavia uno stu­ dio del materiale samaritano più antico dimostra che taheb va tradotto con «colui che si volge, ritorna» . Egli è il primo di quella generazione di «coloro che tornano, si volgono» , che pongo fine al periodo della separazione (apostasia, distacco) e ristabiliscono la compiacenza divina (verso i Samaritani) . La concezione del taheb non ha nulla a che fare, in origine, con l'attesa di un profeta come Mosè (cfr . Deut. r 8 , r 5 ; r 8 , r 8 ) , collegata invece all'apparizione di una setta che riferiva l'an­ tica attesa samaritana di un profeta come Mosè ad un certo Dositeo, vissuto probabilmente nel sec. I d.C. Ma la teologia

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«ufficiale» samaritana rifiutò senz'altro l'antica attesa, al cui posto subentrò la speranza riposta nel taheb. Il titolo di «Grande Potenza» - che venne attribuito anche a Simon Mago - consente di farsi un'idea della liturgia sina­ gogale : è infatti nella sinagoga che si usa rispondere alla let­ tura della torà con le parole : « Grande è la Potenza, che . . . » . Simone fu visto come l'incarnazione di questa Potenza, che veniva invocata come «la grande» (Act. 8 , 1 0) .1 I.

IL CULTO SUL GARIZIM

a) La fondazione del tempio sul Garizim In ant. Iud. I I ,3 02-347, Flavio Giuseppe narra la storia della fon­ dazione del tempio sul monte Garizim . In questo racconto è inserita u­ na leggenda che ha per oggetto la visita di Alessandro Magno al tempio di Gerusalemme ed il suo omaggio al sommo sacerdote locale . Questo racconto costituisce già una reazione ad una leggenda analoga relativa al tempio sul Garizim, tramandataci anch'essa da Flavio Giuseppe : il governatore della Samaria, Sanballat III , nel 3 3 2 a.C. aveva ottenuto da Alessandro il permesso di costruire un tempio sul Garizim. In questo caso non si tratta certamente di un'invenzione giudaica, proprio perché un'autorizzazione del genere costituiva una sanzione ufficiale del culto praticato nel tempio samaritano. Altrove, Flavio Giuseppe parla del­ l'accanimento con cui Giudei e Samaritani litigarono intorno alle ono­ ranze prestate dai re d'Asia ai rispettivi templi, considerandole come un attestato della legittimità e dell'ufficialità di un santuario (ant. Iud. 1 3 , 74-7 9 ) . È per questi motivi che anche i Giudei hanno tramandato - pe­ rò, commentandola - la narrazione samaritana ; e l'intervento a com­ mento si evidenzia là dove l'appartenenza dei Samaritani al popolo giu­ daico viene contestata e la fondazione del tempio sul Garizim è attri­ buita - interpretando liberamente Neh. 1 3 ,28 ss. - ad interessi affatto personali di Sanballat . Tali congetture si dimostrano tuttavia inappro­ priate , ove le si consideri in rapporto alla fonte usata da Flavio Giusep­ pe, a proposito della quale va notato come essa non conosca ancora il termine di Samaritani (che entrerà nell'uso solo nel sec. I a.C . ) e ricorI . Per una particolareggiata esposizione della storia della religione samaritana cfr. il mio volume Garizim und Synagoge. Traditionsgeschichtliche Untersuchungen zur samaritanischen Religion der aramiiischen Periode, Berlin - New York 1971 .

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ra invece all'antica denominazione di Sichemiti (cfr . cosl Sir. 50,26, nel sec . II a.C.) . Inoltre, ai particolari di questa narrazione si accordano pie­ namente le testimonianze archeologiche, che dimostrano che Sichem venne accuratamente restaurata alla fine del sec. IV a.C., dopo esser ri­ masta disabitata - o quasi - per r 50 anni . I passi di Flavio Giuseppe, che qui riportiamo, appartengono tutti alla fonte di cui egli si è servi­ to, ed il cui autore non era un Giudeo, ma, più verosimilmente, un si­ chemita. Questo racconto, quanto mai sobrio, possiede tutti i requisiti per esser considerato rispondente a verità storica.

r . Alessandro) Sanballat e l'autorizzazione alla costruzione del tempio sul Garizim

Ios . , ant. Iud. r r ,3 I 2 .3 2 I -3 2 4 .3 42-3 44 : Essendo stati coinvolti molti sacerdoti ed israeliti in ma­ trimoni di tal fatta ( = con samaritane) , grande turbamento colse i Gerosolimitani : tutti infatti passarono a Manasse ( = il genero di Sanballat : Neh. 1 3 ,2 8 ) , e ad essi Sanballat concesse denaro e terra da coltivare ed assegnò anche un posto in cui abitare, mostrandosi condiscendente in ogni modo verso il ge­ nero . . . Ora, Sanballat, giudicando favorevole l'occasione, abban­ donò Dario e, insieme a ottomila dei suoi amministrati, si re­ cò da Alessandro, il quale stava appunto iniziando l'assedio di Tiro, dicendogli di volergli cedere tutto il territorio da lui go­ vernato e di accettarlo volentieri quale signore al posto del re Dario. Avendogli Alessandro fatto buona accoglienza, Sanbal­ lat si fece coraggio e gli parlò dei suoi progetti, rivelandogli di avere un genero di nome Manasse, fratello del sommo sacer­ dote giudaico Iaddus , e aggiungendo che c'erano molti altri compatrioti di suo genero che, insieme a questi, desideravano costruire un tempio nel territorio a lui soggetto. Era anche nell'interesse di Alessandro - diceva Sanballat - dividere in due la potenza dei Giudei, poiché se questo popolo, in caso di una sollevazione, fosse stato unito e concorde, avrebbe procu­ rato seri grattacapi ai re, così come un tempo li aveva procura­ ti ai sovrani assiri. Avendo Alessandro acconsentito, Sanballat

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costruì in tutta fretta il tempio e vi insediò Manasse quale sa­ cerdote, ritenendo di aver garantito in tal modo grandissimo onore ai discendenti di sua figlia . . . Così, con gran pompa e mostrando grande premura nei suoi confronti, i Samaritani andarono incontro al re fino quasi a Gerusalemme. Avendoli Alessandro lodati, gli abitanti di Si­ chem si fecero avanti insieme ai soldati che Sanballat gli ave­ va inviato, e lo pregarono di voler visitare la loro città e di o­ norare, con la sua presenza, il loro tempio. Il re rispose di vo­ ler esaudire il loro desiderio un'altra volta, al suo ritorno. Ma quando poi lo pregarono anche di rimetter loro l'imposta del settimo anno, dicendo che in queli'anno essi non seminavano , il re domandò a qual titolo essi ponessero tale richiesta. Aven­ do risposto di essere ebrei, ma di esser chiamati anche i Sidoni di Sichem, Alessandro chiese ancora se essi fossero Giudei . Quando affermarono di non esserlo, egli disse : «Ma io ho ac­ cordato tali privilegi ai Giudei . Tuttavia, al mio ritorno, quan­ do avrò assunto più accurate informazioni su di voi, prende­ rò le decisioni che mi parranno opportune» . b) Le leggende sul culto del tempio samaritano Il Garizim (in samaritano, Argarizim) è citato già nel Deuteronomio (vii a.C.) ed in Giosuè, VI a.C., come pure, en passant, in Iud. 9,7. Deut. 1 1 ,29 e 27,1 2 n e parlano in riferimento a un annunzio di bene­ dizione su Israele (Mosè ne prescrisse le modalità, attuate in seguito da Giosuè : Ios. 8 , 3 0-3 5 ) . Secondo Deut. 2 7.4, inoltre, Mosè comandò ­ stando al testo del Pentatenco samaritano e alla Vetus Latina la co­ struzione di un altare sul Garizim . Non sono però state queste indica­ zioni a conferire primieramente al monte, agli occhi dei Samaritani, il suo carattere sacro : vi sono infatti altri due miti relativi alle origini di tale credenza. Il primo lo intende e lo contraddistingue come il luogo sul quale A­ bramo eresse un altare (Gen. 1 2 ,7 ss . ) : è appunto per questa ragione che il Garizim viene chiamato Bete! . Questo far risalire il carattere sa­ cro della montagna ad Abramo non si trova solo nella letteratura ara­ maica, ma già in uno scrittore samaritano del sec. II a.C. -

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Accanto a questo hieros logos ne esisteva un altro, che sembra riflet­ tere piuttosto un'ispirazione di matrice !evitica, e secondo il quale il Garizim dev'essere considerato il luogo sul quale si ergeva la sacra ten­ da (il tabernacolo ) di Mosè, e dove essa si ergerà di nuovo alla fine dei tempi . A ciò allude anche un episodio riportato da Flavio Giuseppe .

2 . La costruzione deW altare sul Garizim da parte di Abramo

Memar Marqa 2 ,46 , r 2 (ed. Macdonald) : Ed egli (Abramo) costruì là un altare (Gen. 1 2 ,7 ) . E dove avrebbe dovuto costruirlo, se non davanti alla casa del Poten­ te ( = traduzione aramaica dell'ebr. bét'el) ? E il suo nome, in precedenza, era Monte dell'Oriente (Gen. r o ,3o ) . 3 . Abramo ospite del santuario del Garizim Ps .-Eupolemo in Eus . , praep. ev. 9 , 1 7 ,5 : (Abramo) fu accolto come ospite da una città nel santuario Argarizim, che significa Monte dell'Altissimo, e ricevette do­ ni da Melchisedec, che era sacerdote di Dio e re . 4 · La tenda del convegno sul Garizim

Memar Marqa 5 , 1 2 o , r ss . (ed. Macdonald) : E dopo (cioè : dopo l'inizio dell'abbandono : pnwth ) il fa­ vore (rhwth) sarà mascherato, e la malvagità diverrà assai for­ te, e la dimora di Dio nascosta ( = distrutta) , e il monte Gari­ zim verrà profanato; in ogni luogo si troverà l'apostasia; non vi sarà alcuno zelante per Dio. 5 . Le suppellettili sacre nascoste sul Garizim

los . , ant. Iud. r 8 ,8 5 : Neppure i Samaritani rimasero tranquilli ( = al tempo di Pi­ lato, 3 6 d.C.) . Riusd ad attirare la loro attenzione un uomo che non riteneva cosa grave il mentire e che in tutto ciò che fa­ ceva mirava ad accattivarsi la massa; egli ordinò loro di salire seco sul Garizim - che essi consideravano la più santa delle

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montagne - assicurando di mostrar loro, una volta arrivati, le suppellettili sacre sepolte là dove Mosè le aveva depositate. c) Lo scisma dal punto di vista samaritano Le cronache samaritane, la cui redazione data a dopo il sec. xn d.C . , dànno scarse informazioni sul tempio del Garizim . L a storia di cui mag­ giormente si occupano è quella compresa tra la creazione e l'allontana­ mento di Dio dal culto sacrifìcale, al tempo di 'Uzzi . Esse si attengono ad uno schema genealogico sacerdotale noto anche a r Chron. 5 ,27-3 1 : Levi-Caat-Amram-Aronne (Mosè)-Eleazaro-Finees-Bukki-'Uzzi . Solo a partire da quest'ultimo nome l'elenco dei sommi sacerdoti samaritani procede per conto proprio . Questa cesura nella successione sacerdotale, descritta particolareggiatamente nella Cronaca n, era nota anche alla tradizione giudaica ; e per ciò che concerne il trasferimento della funzio­ ne di sommo sacerdote dalla linea aaronitica a quella !evitica, essa non solo ha motivato le rivendicazioni samaritane, ma ha anche legittimato l'assunzione del sommo sacerdozio da parte degli Asmonei, che appar­ tenevano alla discendenza levittica.

6. La cesura nella successione sommosacerdotale Ios . , ant. Iud. 5 ,3 6 1 - 3 6 2 : 'Eli fu il primo della casa di Itamar, secondo figlio di A­ ronne, a rivestire il sommo sacerdozio; in precedenza, infatti, ne era stata depositaria la casa di Eleazaro, e lo si era trasmes­ so di padre in figlio . Eleazaro lo trasmise a Finees suo figlio, e questi a suo figlio Abishua, e questi a suo figlio Bukki, e que­ sti a suo figlio 'Uzzi . Dopo 'Uzzi lo rivestl 'Eli - di cui stiamo appunto parlando - e poi la sua discendenza, fino ai tempi di Salomone . Fu allora che la casa di Eleazaro riottenne il sommo sacerdozio . 7 . Il

dissidio tra 'Uzzi ed 'Eli

Cronaca 2 , Giudici § L (Macdonald 40 ss .) : 'Eli divenne ambizioso e annunciò di voler assumere la ca­ rica di sommo sacerdote . Egli era già il custode di tutta la ca-

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sa ( = tesoro) di oro e d'argento che gli israeliti erano soliti of­ frire a J ahvé. Era lui che lo riceveva e lo distribuiva per ( = a nome di) tutto il popolo di Israele . Il sommo sacerdote 'Uzzi a­ bitava nella casa del santuario, come Jahvé aveva ordinato per mezzo del suo servo Mosè : Egli non deve uscire dal santuario . 'Eli chiamò a sé molti israeliti e disse loro : «È giusto che io serva uno più giovane (di me) ? Io non desidero questo per me e mi aspetto da voi che condividiate la mia opinione e mi se­ guiate» . Ed 'Eli scrisse anche a tutte le città nei dintorni del monte Garizim-Betel, ripetendo loro queste cose . Esse si rac­ colsero tutte intorno a lui e dissero : «Noi accettiamo ciò che dici, non vogliamo opporci a te e desideriamo fare tutto ciò che ci dici» . E cosl strinsero un patto con lui. Ed un volere malvagio s 'impadronl di 'Eli. Egli e tutti coloro che avevano stretto un patto con lui tennero celato l'accaduto . Dopo questi fatti, 'Eli, un giorno, offrl un sacrificio sull'al­ tare, ma erroneamente, senza sale . Jahvé non accettò il grade­ vole profumo di questo sacrificio . Quando il sommo sacerdo­ te 'Uzzi si avvide che il sacrificio non era gradito a Jahvé, s 'a­ dirò con 'Eli e gli si rivolse con dure parole . Al che, 'Eli arse d'ira, chiamò a raccolta i suoi uomini ( = quelli che avevano stretto un patto con lui ) e riferl loro le · parole (di 'Uzzi) . Ed in quello stesso giorno gli israeliti che abitavano nelle città di Sichem, di Palestina e di Iebus si divisero in due parti. Una si schierò con il sommo sacerdote 'Uzzi ben Bukki, l'altra con 'Eli ben Jefunne ( . . . ) . I giosefiti restarono fedeli a 'Uzzi ben Bukki; i giudaiti seguirono invece 'Eli ben Jefunne . 8 . L'occultamento della tenda del convegno al tempo di 'Uzzi

Cronaca 2 , I Samuele § B (Macdonald 4 2 ss.) : L'ira (di Jahvé) si manifestò nel secondo giorno (della set­ timana) - lo stesso giorno in cui il nostro padre Adamo era stato cacciato dal giardino dell'Eden, ed anche lo stesso gior­ no in cui il corpo della creatura (umana) venne trasformato in un (corpo) dolente ( = in cui l'uomo fu reso soggetto al dolo-

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re) . . . In quei giorni il sacerdote 'Uzzi venne ad officiare davan� ti a Jahvé nella tenda del convegno. E là una voce lo chiamò : 'Uzzi. Egli si volse e vide che presso la tenda c'era un'ampia grotta ( . . . ) . Ed 'Uzzi raccolse tutte le sacre vesti, i vasi d'oro e d'argento, l'arca della legge, il candelabro, gli altari e tutte le suppellettili sacre, e depose il tutto in questa grotta . Come il sommo sacerdote 'Uzzi fu uscito dalla grotta, l'ingresso di que� sta fu chiuso dalla potenza di Dio - sia Egli benedetto ! -. Il sommo sacerdote 'Uzzi tracciò un segno sull'ingresso della grotta, ed il giorno (seguente) si recò di buon'ora alla grotta. Ed egli vide : (che ) in quel luogo non c'era più alcuna grotta . 2.

LITURGIE SAMARIT ANE

a ) Il pellegrinaggio sul Garizim Deut. 1 6 , 1 6 prescrive che il popolo si presenti tre volte all'anno di­ nanzi a Dio, nel luogo da Lui prescelto : in occasione della festa di ma��ot, della festa delle settimane e di quella delle capanne . I Samari­ tani, che identificano questo luogo col Garizim, adempiono ancor oggi a tale precetto, e nei loro scritti liturgici troviamo le prescrizioni per i pellegrinaggi sul Garizim , il cui momento culminante è l'annuncio del­ la benedizione, fatto dal sacerdote nel luogo sacro . Si può avere un'idea di quanto profondamente tale liturgia abbia influito sul pensiero dei Samaritani leggendo , ad esempio, i trattati redatti in aramaico, nel sec . IV d.C., da Marqa (Memar Marqa) : qui, infatti, l'interpretazione del testo biblico evidenzia un'attenzione costante all'aspetto liturgico . Il canto di lode innalzato da Israele a Dio presso il Mar Rosso (Ex. I 5 ) , che costituisce il momento centrale della festa di ma��ot, viene inter­ pretato come un formulario liturgico . 9 · L'importanza del pellegrinaggio

Liturgia samaritana, p . 4 5 7 , 1 �3 (ed. Cowley) : Durante la festa delle settimane vogliamo fare un pellegri� naggio sul monte santo , sul luogo della santità, e vogliamo ri� cevere la grande benedizione dalla bocca di colui che è rivesti� to di santità, il santo sommo sacerdote, il più santo dei santi .

II. I Samaritani

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I o . Una rappresentazione liturgica

Memar Marqa 2 ,3 7 ,2 9-2 ,3 8 ,6 (ed . Macdonald) : Poi Mosè e gli israeliti elevarono a Iahvé questo canto (Ex. I 5 , I a PS) . Ciascuno ricordava la parola jasir tra tutte quelle del (canto di) lode, perché questa includeva tutte le parole dell'(inno di) lode. Una sistemazione davvero magnifica fu quella assunta da Mosè e dagli israeliti nell'elevare ( a Dio) questo canto, presso il mare . Mo�è stava presso il mare, ed il suo viso era rivolto verso il Garizim, Betel . Dietro di lui stavano tutti gli Anziani d'Israe­ le e dietro gli Anziani tutti gli israeliti. Ed il profeta Mosè cantò l'inno, sezione dopo sezione . Quando finiva ogni sezio­ ne, taceva e tutti gli Anziani rispondevano col versetto : Cantate Iahvé1 che il popolo è esaltato ( = ha trionfato) . Ca­ vallo e cavaliere ha travolti nel mare (v. I b) . E tutto Israele diceva : (Iahvé è) la mia forza ed il mio can­ tico, ed egli è divenuto la mia salvezza (v. 2a) fino a Iahvé è un eroe in guerra. Iahvé è il suo nome (v. 3 ) . Poi tacevano e il profeta Mosè (ri)cominciava a cantare . Allo stesso modo cantava Miriam e diceva, con gli Anziani : Cantate Iahvé (v. 2 I b) ; e le donne dicevano con gli israeliti : La mia forza ed il mio cantico (v. 2 a) , fino alla fine (v. 3 ). Ché il popolo è esaltato ( = ha trionfato) (v. I = 2 I b) - si tratta del Faraone e dei suoi cavalieri, la cui imponenza si le­ vò contro gli israeliti - cavallo e cavaliere ha travolti nel mare . b) Il servizio liturgico sinagogale Il riordinamento della comunità religiosa samaritana, promosso da Baba Rabba (sec. IV d.C . ) , si manifestò nella riapertura di vecchie sina­ goghe e nella codificazione dei culti ivi praticati . Le sinagoghe dei Sa­ maritani, però, sono assai più antiche del sec. IV d.C . : le prime iscrizio­ ni sinagogali risalgono al sec. I d.C. Già prima di Baba esisteva una rac­ colta di inni - il cd. Durran composti sulla base della liturgia sinago­ gale, ove avevano trovato applicazione . Tale raccolta è composta da ventitre inni, da recitarsi rispettivamente alla mattina e alla sera dei -

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giorni feriali, al sabato o durante varie altre festività. Al tempo di Ba­ ba Rabba, altri inni furono composti da Amram Dara e da Marqa, e vennero accolti nello schema liturgico. Dopo la lettura di alcuni brani tr atti da un libro del Pentateuco , seguivano un brano del Durtan ed un altro inno, di Amram Dara, padre di Marqa, o di Marqa stesso . rr.

Un inno della liturgia sinagogale

Durran 1 4 (Cowley 44,5- 1 7 ) : V . 3 : altre (cose) debbono esser dette nei giorni di sabato . Cr. r : aggiunta per la notte del sabato sera cosl come per il mattino. Vedi, grande è la magnificenza del giorno di sabato . Pro­ sperità a loro, agli Ebrei, per il dono che è stato loro fatto : la legge santa ed il giorno santo . La legge, affinché essi leggano in essa, e il giorno santo per il riposo. Grande è il sabato . Lo­ dato sia il suo artefice, e adorato sia il suo autore . Il sabato si estende per un tempo senza fine ; è la prima festa, che non fi­ nisce, e (la) santa (festa ), che non muta, poiché esso (se . : il sa­ bato) è più grande di tutti i giorni ed è più santo di tutte le fe­ ste . Il re vivente lo distinse (dagli altri) per il suo nome . Non c'è nessuna festa come il sabato, né (qualcosa) di altrettanto santo . Non esiste una comunità santa come questa, che lo os­ serva. O voi che osservate il sabato, custoditelo perché egli è san­ to . Ciascuno lo chiama santo, e Dio, che l'ha creato, è miseri­ cordioso e compassionevole. Noi vogliamo metterei tutti a se­ dere, aprire la nostra bocca e parlare dei tuoi prodigi, o re mi­ sericordioso, che ci nutri (e ci dài la vita) e ci proteggi . Ed è nostro dovere glorificare il tuo regno ; o Misericordioso, tua è la grandezza, al tuo nome grande e vittorioso spetta la magnj­ ficazione. Non c'è altro Dio all'infuori dell'uno . c) La funzione del sacerdozio legittimo La particolare dignità attribuita alla casta sacerdotale deriva, nella letteratura samaritana, dall'essere stata scelta per il servizio liturgico

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nel miskan ( = tenda [ dimora ] ) mosaico. È perciò riscontrabile una par­ ticolare attenzione nei confronti dei diversi gradi del sacerdozio . Nel periodo successivo all'occultamento del miskan, al sacerdozio aaroniti­ co compete soprattutto l'annuncio della benedizione, funzione che non può essere svolta da laici. Agli scribi spetta piuttosto l'interpretazione della torà .

I 2 . Le prerogative degli Aaroniti

Memar Marqa 6 , I 3 9 ,29-6 , I 40 , I (ed. Macdonald) : (Aronne) offrirà sacrifici veraci e, con lui, anche i suoi fi­ gli . Essi entreranno tutti nell'abitazione ( = santuario) e chi rimane fuori non deve avvicinarsi ( . . . ) . Chi sta fuori non può cibarsi con loro del pane (che fa parte) del pane sacrificale (e) che è stato offerto da essi in sacrificio. Chi sta fuori non parte­ cipa, insieme a loro , della benedizione che Dio insegnò loro . Ed essi bruciano (il sacrificio) col fuoco nell'abitazione ( = san­ tuario) . Chi può avvicinarsi a quel luogo? Chi può stare da­ vanti ai Cherubini mentre la voce di Dio gli si rivolge (così) : «Chi è colui che comincia {a pronunciare) le parole del perdo­ no, e i suoi figli con lui» ? I 3 . La gerarchia sacerdotale

Memar Marqa J , I 2 I , I 8· 2 2 (ed. Macdonald) : Ed egli ( = Mosè) si rivolse ad Eleazar, che stava alla sua de­ stra, gli baciò il volto e gli disse : «Figlio di mio fratello, rap­ presentante di Jahvé, erede del sommo sacerdozio, tu godi di un rango sacerdotale che hai ereditato, le tue azioni (si svolgo­ no) nel santo miskiin e tu sei idoneo a ciò» . E (poi) si rivolse a Itamar e gli disse : «Figlio di mio fratel­ lo, tu sei unto sacerdote, e nella tua mano (è) la sorveglianza su tutti i l eviti e su tutti gli arredi sacri» . I 4 . Gli scribi

Memar Marqa 4,9 4 , I O- I I (ed. Macdonald) : Noi vogliamo restare sempre nella casa dove s 'insegna la ve­ rità e non allontanarcene. Noi vogliamo imparare dalla Scrit-

Concezioni escatologiche samaritane

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tura che in essa ( = casa) si trova, e magnificare la lettura che in essa ( = Scrittura) è scritta ( = si trova) . Il grande profeta è l'autore, e noi siamo i giovinetti che il nostro Signore scelse a tal fine.

Giuseppe, signore del Garizim Memar Marqa J ,6 J , I -4 (ed. Macdonald) : Quanto a Giuseppe, alcuni dimostrarono che egli (cioè : e non i sacerdoti) pronunciò la benedizione. E quando venivano interrogati su tale affermazione dicevano, riferendosi a Giu­ seppe, che egli era il padrone del posto. Fu detto loro, sulla ba­ se di ciò che i dottori avevano accertato, che dovevano dar a­ scolto a questo : «Giuseppe è benedetto e così pure la sua ter­ ra . Sua è la proprietà, e non del sacerdote . Ed anche se Giusep­ pe è il padrone della casa e tutti i suoi fratelli si riuniscono presso di lui ( = in essa ), di lui non è detto : per servire e per benedire (Deut. 2 r ,5 PS) . Questa è prerogativa esclusiva del­ la tribù di Levi» . r5.



CONCEZIONI E S CATOLOGICHE S AMARITANE

Tutte le dottrine e le teorie circa la fine dei tempi si riferiscono al già avvenuto allontanamento di Dio da Israele (oppure di Israele da Dio ). Complementarmente, viene anche rappresentato il ripristino del­ l'antica condizione felice . In origine, i giorni festivi erano - come dice il brano riportato di seguito, tratto da un testo fondamentale della litur­ gia samaritana - i tempi nei quali l'uomo pio offriva sacrifici e il cielo faceva traboccare la sua benedizione sui credenti. Ma da quando Israe­ le s'era allontanato da questa strada ( tempo della pnwth), non solo han­ no avuto fine i sacrifici, ma Israele è diventato lo zerbino di tutti i po­ poli. E cosi, i ricordi di antiche epoche di salvezza e l'attesa di una nuo­ va età escatologica si sono ricollegati, oltre che al sabato, anche, e in modo evidente, ai giorni festivi .

r 6 . Il tempo dell'abbandono

Durran 2 r (Cowley 46,26-4 7 ,5 ) : Lascia che piangiamo su di te, o Israele, (per) come tu eri

II. I Samaritani

nei giorni della compiacenza ( = di Dio) e (per) come tu sei (adesso) , nei giorni dell'abbandono ( = di Israele da parte di Dio e viceversa) . Tu eri col tuo Dio, riunito presso di lui per ogni festività, gli offrivi (in) sacrificio la ricchezza ( = il pro­ dotto) del lavoro delle tue mani. Ed egli (l' )accoglieva da te come un padre (l'accoglie) dal figlio. Ed egli prostrava tutti i popoli davanti a te, si ergeva a tuo scudo, teneva lontane da te tutte le percosse della sventura . Ma dal giorno in cui ti ribel­ lasti e lo abbandonasti, sei divenuto come lo zerbino dei popo­ li. (Mesi e ) feste passano così come sopravvengono. Nessun sacrificio ha luogo in essi ( = nel loro corso) . Ma Dio, la cui grandezza è eterna, non trae (da ciò) vantaggio o svantaggio . Sia egli benedetto . Non esiste altro Dio all'infuori dell'uno . a) Teorie samaritane su Mosè La comunità religiosa samaritana, diversamente da quella giudaica, non ha riconosciuto una profezia secondo Mosè (ed eventualmente se­ condo Giosuè) . Per essa, con l'occultamento del miskan al tempo di 'Uzzi era cominciato un periodo di allontanamento di Jahvé da Israele (e viceversa) , destinato a terminare soltanto con il rinnovamento della compiacenza divina. L'assenza degli Agiografi e dei Profeti nel Penta­ teuco samaritano è sicuramente dovuta ad una decisione di ordine teo­ logico, ma non ad una anticipazione cronologica dello scisma ad un pe­ riodo anteriore alla formazione di questa parte del canone . Ciò è chia­ ro soprattutto nella dottrina di Mosè . I titoli attribuiti a Mosè sono assai numerosi e tendono a sottolineare la straordinarietà della sua po­ sizione . Nell'intensità di questa predicazione si esprime la dottrina se­ condo cui Mosè è il più santo di tutti i santi e tornerà alla fine dei tem­ pi, nel giorno della vendetta, per punire quanti non hanno voluto cre­ dere alla sua rivelazione .

.

r 7 . La santità di Mosè, unica nel suo genere

Durran 6 (Cowley 40,27-4 I , r o) : Un (gran) Dio - e nessun (altro) è come lui -, una grande comunità - e nulla è uguale a lei - e un grande profeta - non ne nasce nessuno (altro) come lui - si riunirono sul monte Si-

Concezioni escatologiche samaritane

nai nel giorno in cui la Scrittura scese ( = dal cielo) . Il corno co­ minciò a suonare, e si udì la voce del profeta. Ed il Buono dis­ se: « (Sublime sia il profeta) e grande sia il profeta (e sublime sia il suo ufficio) : che egli si acconci e diventi grande e raggiun­ ga l 'arafel ( = il cielo più basso) » . In verità, egli fu rivestito di un abito che nessun re può indossare . In verità, egli fu avvol­ to nella nube, ed il suo volto fu irradiato del raggio della luce, affinché tutti i popoli sapessero che Mosè è servo e confidente di Dio. Ricordati di Jo}:Iebed in bene, il tralcio puro e sacro, ché questi frutti (traggono origine) da lei : l'uno profeta , l'altro sacerdote; l'uno ( = Mosè) , (un) dio per gli Egizi, uno che cam­ minò nel fuoco; l'altro ( = Aronne) mangiò i resti del fuoco . E poi Miriam, che cantò sul (la riva del) mare . (I) popoli lo ( = il canto) udirono, ed ebbero timore. E il Signore disse : «A­ vranno la loro ricompensa . Aronne prenderà la mia parte, Mo­ sè si vestirà del mio nome, e Miriam sarà chiamata profetessa; nessuna, dopo Eva, fu come lei» . Amram e Jo}:Iebed siano esal­ tati . Tre santi discesero da essi . Per i loro meriti soccorrici, o Buono, con la tua misericordia. Benedetto sia Dio . Non vi è Dio all'infuori dell'uno . I

8 . Mosè, profeta incomparabile

Memar Marqa 4 , I I r ,8- r 2 (ed . Macdonald) : Non c'è, né mai sorgerà un profeta come Mosè. Egli venne innalzato al di sopra dell'intero genere umano e giunse ad es­ sere associato agli angeli, secondo quanto gli fu detto : Ed io voglio unirmi con te (Deut. 3 2 ;5 0 Targum) . Dov'è uno come Mosè, che camminò nel fuoco? Dov'è uno come Mosè, che ha infranto ( = che penetrò, at­ traversò) le nubi? Dov'è uno come Mosè, che si avvicinò alla nube oscura? Dov'è uno come Mosè, a cui il Signore disse : «E tu sta' qui accanto a me» ?

II. I Samaritani

1 32

Dov'è un profeta come Mosè? Dio gli parlava «bocca a boc­ ca» . Dov'è un profeta come Mosè? Egli digiunò quaranta giorni e quaranta notti. Non mangiò né bevve . E discese (dal monte) recando due tavole di pietra scritte dal dito di Dio . I9.

Il ritorno di Mosè alla fine dei tempi

Memar Marqa 4,8 9 ,2 ss. (ed. Macdonald) : Il grande profeta Mosè innalzò l'abitazione ( = il santuario) . Tutti coloro che cercano Jahvé saranno radunati in esso. Per­ ciò, nel giorno della vendetta il grande profeta Mosè salverà coloro che amano (Dio) , e annienterà tutti i nemici . b) L'attesa di un profeta come Mosè Nella religione samaritana antica è attestata in maniera inequivoca­ bile l'idea secondo cui il profeta annunziato in Deut. I 8 , 1 5 . I 8 ripristi­ nerà, come Mosè, il tempo della compiacenza (divina : rbwth) . Questa attesa era forse già presente nel pensiero della donna samaritana, di cui parla il vangelo di Giovanni (Io. 4 , 1 9 ) . I Samaritani hanno canonizza­ to questa attesa, introducendola nel loro decalogo di Ex. 20 (Deut. 5 , 2 8 ss. e I 8 , r 8 come ampliamento di Ex. 2o,2 rb nel Pentateuco samari­ tano ) . Tale ampliamento è antico, e ciò è dimostrato, fra l'altro, anche dal fatto di trovarsi già come presupposto nella letteratura essena di Qumran (4 QTest r-8 cita il testo del Pentateuco samaritano di Ex. 2 0 , 2 rb ) . Dopo che il samaritano Dositeo era stato annunciato come questo profeta atteso, si formò tra i Samaritani «ortodossi» (cioè non dositea­ ni) la dottrina secondo cui il profeta promesso «come Mosè» era già comparso nella persona di Giosuè.

2 0 . L'aggiunta del Pentateuco samaritano al decalogo

Pent. Sam. , Ex. 2 0 , 2 1 b : E Jahvé disse a Mosè : «Ho ascoltato le parole che questo popolo ti ha rivolto . Tutto quello che hanno detto è giusto . Magari il loro cuore fosse sempre cosl, per temermi e osser­ vare in ogni tempo i miei comandamenti, sl che essi e i loro fi-

Concezioni escatologiche samaritane

I33

gli vivessero felici in perpetuo ! » (Deut. 5 ,2 5b-26) . «Dai lo­ ro fratelli io susciterò un profeta come te e metterò le mie pa­ role sulla sua bocca. Ed egli annunzierà loro tutto ciò che gli comanderò di dire. E se uno non ascolterà le parole che egli profferirà in nome mio, io gliene chiederò conto . . . Tuttavia, il profeta che oserà profferire in nome mio ciò che io non gli ho ordinato di dire e che parlerà in nome di dèi stranieri, quel profeta morirà. E se tu dici in cuor tuo : 'Come si possono co­ noscere le parole che Jahvé non ha pronunciato ? ' , (sappi : ) quello ( = la parola) che il profeta pronuncerà nel nome di Jahvé, (ma) non si avvererà né si verificherà, quello sarà (la parola) che Jahvé non ha detto . Il profeta parlò per presunzio­ ne : tu non devi aver paura di lui» (Deut. I 8 , I 8-2 2 ) . «Va' e di' loro : 'Tornate alle vostre tende' . Ma tu sta' qui con me : io ti farò conoscere tutti i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che tu poi insegnerai ad essi, sì che le mettano in pratica nel paese che sto per dar loro in possesso» (Deut. 5 ,27-2 8 ). c) Il taheb Soltanto nel sec. xrv d.C. l'idea messianica di un profeta come Mosè è stata identificata, nella letteratura samaritana, col taheb. Le origini di questa seconda dottrina messianica sono ancora oscure : tutt'al più si possono dedurre dal significato di taheb, participio attivo di twb, e quindi «ciò che si volta, ciò che ritorna» . Tale ritorno è il pendant dell'allontanamento di Jahvé da Israele e di Israele da Jahvé . In corri­ spondenza con questo duplice significato di pnwt, anche il taheb rap­ presenta, da un lato, il prototipo degli israeliti che ritornano a Jahvé e, dall'altro, il sinonimo del volgersi di Jahvé ad Israele . Da siffatta ambi­ valenza si è allontanata, a poco a poco, l'attesa di un taheb, attestata per la prima volta nel sec . II d.C. nel Durran ; e nel corso della storia della religione samaritana essa è stata sempre più accostata all'idea di un li­ beratore messianico . 2

I . Il

taheb come prototipo

Durran 9 (Cowley 4 2 , I 4- I 8 ) : Salute a loro, a coloro che si volgono (per tornare) indietro

II. I Samaritani

1 34

(t' bjh) , che vengono alla parola del loro Signore. La misericor­ dia è con loro, ed il Signore dell'universo li esalta. Salute al mondo, quando vengono colui che si volge (per ritornare) (t'bh = taheb) e la sua assemblea. In verità, suben­ tra la pace, si estende la misericordia, è allontanata la sven­ tura, viene estirpata la malvagità, gli uomini diventano pacifi­ ci, (la) rugiada (si posa) su coloro che vivono nella rpwth , ed il creatore del mondo viene lodato senza ipocrisia. 2 2 . Il

taheb quale liberatore

Memar Marqa r ,2 2 , r 3 - I 7 (ed. Macdonald) : Venga in pace il taheb e possa spazzar via l'oscurità che s 'è impadronita del mondo . Venga in pace il taheb e annienti i nemici che fanno adira­ re Dio. Venga in pace il taheb ed offra un sacrificio secondo giu­ stizia davanti a Betel . Venga in pace il taheb e Jahvé dimostri compassione e ma­ nifesti la sua compiacenza, e Israele sacrifichi tra l'inizio del declino del sole e il tramonto completo ( = la sera) . Venga in pace il taheb e separi gli eletti dai reietti . d) I dositeani Da alcuni scrittori arabi e bizantini di epoca tarda - quali S ahrastani, Baladhuri ed Eulogio - apprendiamo che nei secoli cristiani i Samarita­ ni si erano suddivisi in due gruppi (o comunità) religiosi, che si distin­ guevano per dottrina e norme giuridiche. Lo scisma sarebbe stato pro­ vocato dalla presenza, tra i Samaritani, di un uomo di nome Dositeo/ Dusis, che avrebbe riferito a sé la predizione relativa ad un profeta «Co­ me Mosè » . Da lui avrebbe tratto origine la setta dei Dusitaniya. Queste notizie di età tarda sono confermate da Padri della chiesa quali Origene ed Epifania . Nella tradizione samaritana sono le Crona­ che a parlarci di Dositeo, mentre il Memar Marqa allude solo indiret­ tamente all'esistenza di un gruppo del genere. Nel sec. I d.C. - un'e­ poca in cui un po' dappertutto sorgevano asceti religiosi a rivendicare

Concezioni escatologiche samaritane

1 35

a se stessi antichissime profezie - Dositeo si fece passare per il profe­ ta promesso, simile a Mosè, ed ebbe un largo seguito di discepoli . Sol­ tanto il riordinamento della comunità samaritana, avviato da Baba Rabba nel sec . IV d.C . , provocò la netta separazione di un'ortodossia samaritana dalla dottrina dositeana .

2 3 . Dositeo quale profeta simile

a

Mosè

Orig . , c. Cels. I ,5 7 : E dopo l'epoca di Gesù, anche il samaritano Dositeo voleva convincere i Samaritani di essere il Cristo profetizzato da Mo­ sè, e sembra che convinse alcuni della verità di tale dottrina. 2 4 . I dositeani Orig., in Io. I 3 ,2 7 ( § I 6 2 ) : Così, tra i Samaritani sorse un certo Dositeo che asseriva di essere il Cristo annunziato dalle profezie; da lui son deriva­ ti e durano tuttora i dositeani, che possiedono libri di Dosi­ teo e narrano di lui certe favole, secondo cui egli non avrebbe gustato la morte, ma sarebbe ancora in vita . 2 5 . La dottrina dositeana della risurrezione

Cronaca 2 (da una copia inedita di Macdonald) : E quando muore uno di loro, lo avvolgono con un efod, gli mettono in mano un bastone e gli infilano dei sandali (cfr. Ex. I 2 , I I ) , nella convinzione . . . che il morto, che hanno sepolto nella sua tomba, quando sarà la sua ora risorgerà dal sepolcro e trasmigrerà nei giardini dell'Eden. 2 6 . La polemica antidositeana

Memar Marqa 3 ,7 3 , I O- I 2 (ed . Macdonald) : E se qualcuno ti annuncia di (voler) divulgare cose scanda­ lose, guardati bene dall'ascoltare le (sue) parole. Egli è l'uo­ mo dal quale io ( = Dio ) ti ho messo in guardia, poiché rac­ coglie (in sé) sette mali : egli si paragonerà ai Giusti vissuti nel passato, (ed) ai quali di notte, in sogno, io rivelai ciò che do-

II. I Samaritani

vevano annunciare . Ed egli dirà di essere uguale a Mosè nel lasciare un segno o nel compiere un miracolo. 2 7 . La polemica contro l'equiparazione di Dositeo a Mosè

Durran r (Cowley 3 8 ,25-3 9 , 1 ) : Ed il Signore lo ( = Mosè) insediò in una posizione di cui nessun re è in condizione di godere, lo pose al di sopra di ciò che è di vile natura e gli affidò il mondo del nascosto (agli al­ tri) . Chi dice che il profeta è come Mosè vedrà qual è la sua ( = di Mosè) grandezza. Non c'è altro Dio all'infuori del no­ stro Signore. (Non c'è) nessuna scrittura come la torà. (Non c'è) nessun vero profeta come Mosè. (Non c'è) nessuna fede perfetta e nessuna verità al di fuori della sua. 4·

LO GNOSTICISMO SAMARITANO

'

a) I racconti cristiani su Simon Mago Uno dei primi pensatori gnosticheggianti è stato Simon Mago, ori­ ginario della località samaritana di Gitta, a sud-est di Cesarea Marit­ tima . Secondo Act. 8 , egli aveva fatto la sua apparizione in Samaria già prima della predicazione cristiana, operando miracoli e venendo celebrato dagli abitanti del luogo col nome di «grande Potenza» (l'ag­ giunta «di Dio» è una integrazione di Luca) . Il primo a parlarci delle peculiarità di questa dottrina è, verso la metà del sec . n d.C., Giusti­ no : e lo fa in virtù delle sue conoscenze intorno alle cerchie simonia­ che del suo tempo . L'identificazione del fondatore della setta con l'Al­ tissimo in persona contraddistingue tale insegnamento, un cui ulterio­ re, singolare aspetto - in relazione con altri sistemi gnostici è la rap­ presentazione della liberazione dell'Ennoia, simboleggiata dal riscat­ to della figlia di Simone da un bordello di Tiro. Questi due elementi in­ ducono a porre la gnosi simoniaca alle origini del movimento gnostico . -

2 8 . Glorificazione di Simone ed Elena Iust . , apol 1 ,2 6 ,2-3 : Il samaritano Simone, del villaggio di Gittai, che compì, sotto l'imperatore Claudio, prodigi magici grazie alle arti dei .

Lo gnosticismo samaritano

1 37

demoni che operavano in lui, nella vostra città imperiale, Ro­ ma, fu ritenuto un dio, e come tale voi lo onoraste dedican­ dogli una statua eretta nel fiume Tevere ( = nell'isola Tiberi­ na) tra i due ponti e recante la seguente iscrizione : Simoni deo sancto . E quasi tutti i Samaritani, ma anche alcuni di altre na­ zioni, lo ( = Simone) riconoscono come loro primo dio e lo a­ dorano. Ed una certa Elena - che girovagò insieme a lui in quell'epoca e che in precedenza s 'era prostituita in un lupa­ nare - è da essi chiamata «prima Ennoia» , da lui generata . b) L'uomo divino Si è discusso, e si continua a discutere - fra l'altro, proprio riguar­ do alla gnosi simoniaca - se vi sia stato o meno uno gnosticismo indi­ pendente dal cristianesimo . Poiché il quesito è di capitale importan­ za per l'interpretazione dell'annuncio neotestamentario, il dibattito è straordinariamente animato . Si fronteggiano due posizioni . La prima di esse muove dall'osservazione che Luca, negli Atti degli Apostoli, de­ scrive Simone come un taumaturgo : dunque, la gnosi simoniaca si sa­ rebbe formata solo più tardi , con l'accoglimento di elementi cristiani. Sotto il profilo storico-religioso, pertanto , a Simon Mago corrisponde· rebbe il «tipo» del taumaturgo ellenistico, dell'uomo divino, quale ce lo descrive, ad esempio, Filostrato, al principio del sec. III d.C . , nella figura di Apollonia di Tiana (vissuto nel sec. I d.C . ) . 2 9 . Il

«tipo» del taumaturgo ellenistico

Philostr. , vita Apoll. r ,4 : Patria di Apollonia fu Tiana, una città greca nel paese di Cappadocia . Il padre portava il suo stesso nome, la famiglia era antica e discendeva dai primi fondatori della città . La sua ricchezza si distingueva tra i concittadini, e invero si tratta di una terra assai prospera. Quando era incinta di lui, alla ma­ dre apparve un demone egizio, quel Proteo che in Omero mu­ ta varie forme. Senza provare timore, essa gli chiese di chi si sarebbe sgravata ; ed egli rispose : «Di me» . Replicò la donna «E tu chi sei ? » . «Proteo ,» disse «il dio dell'Egitto» . Quale fosse la sapienza di Proteo non è necessario spiegare a chi leg-

II. I Samaritani

ge i poeti : era multiforme e si tramutava di momento in mo­ mento sottraendosi a ogni cattura; sembrava conoscere e pre­ vedere ogni cosa. Dovremo ricordarci di Proteo soprattutto nel seguito della nostra storia, quando Apollonio apparirà do­ tato di virtù profetica più che Proteo stesso, e lo vedremo su­ perare molte difficoltà e perigli proprio nel momento in cui più grave era la minaccia. c) La «grande Potenza» Una seconda risposta trae spunto dal concetto di «grande Potenza» , che ricorre in quasi tutte le osservazioni antiche sulla gnosi simoniaca e che ha la sua preistoria, con ogni verosimiglianza, nel credo religioso praticato nel territorio di Samaria, con cui Simone e la sua setta erano strettamente collegati. Il senso del concetto greco è uguale dappertut­ to, e designa il Dio Altissimo in persona, non già un suo predicato . Nel­ la letteratura samaritana del periodo aramaico è individuabile, in ag­ giunta, un riscontro sorprendente : in numerosissimi passi il concetto e­ braico di Dio ( 'el) è reso con helah ( = Potenza) (tale accostamento è a­ gevolato, del resto , dalla consonanza dei due vocaboli nell'aramaico sa­ maritano ) . Si:ffatta identità tra le definizioni di Dio e di Potenza è un tratto comune al simonianismo ed alla religione samaritana. V'è poi un ulteriore indizio. La definizione di questa Potenza come «grande» era, nelle dossologie delle sinagoghe samaritane, la risposta tradizionale al­ la lettura del Pentateuco . Perciò la parte più antica delle liturgie sama­ ritane (il Durran, databile con ogni probabilità al sec . II d.C.) presup­ pone già l'esistenza di una formula appropriata. A siffatta consuetudine liturgica potrebbe alludere Act. 8 , r o , laddove i Samaritani chiamano Simone «la Potenza, quella che è detta la grande» .

La «grande Potenza>> nella liturgia samaritana Durrcm r 8 (Cowley 45 ,2 5-46,4) : Possente è la Potenza, che si dispone al riposo. Essa non trae origine dalla fatica, ma (riposa) perché chi fa festa deve riposare . In sei giorni essa creò il mondo e tutto il creato ; nel settimo (giorno) riposò e rese quel giorno santo in eterno , e disse : «Chi in esso riposa, sarà benedetto, e chiunque lo pro­ fani sarà ucciso» (per cui cfr . Ex. 3 1 , r 4 ) . Infatti, esso ( = il 30.

Tradizioni rabbiniche sui Samaritani

sabato) è un settore stabilito da Dio. Mosè fu incaricato di an­ nunciarlo (Ex. 2 0 ,8 ) . Ed egli lo stabili per tutto il genere u­ mano e lo insegnò, davanti al monte Sinai, alla comunità che era uscita dall'Egitto, affinché costoro ( = gli appartenenti a tale comunità) riposassero in esso e dicessero : «Grande è la grande Potenza, che in questo modo ha esaltato (i deboli) » . Benedetto sia Dio . Non v'è altro Dio all'infuori dell'uno. 5 · TRADIZIONI RABBINICHE SUI SAMARITANI (Gerd A. Wewers) I giudizi dei rabbi sono stati assai diversi fra loro, a seconda delle e­ poche in cui sono stati formulati. Nei primi tempi del giudaismo rab­ binico si operava una netta distinzione anche tra pagani e Samaritani. Ma l'elemento distintivo era avvertito nell'adorazione sul Garizim. Con il tempo, i giudizi si fanno sempre più ostili, giungendo fino ad attri­ buire (falsamente) ai Samaritani vere e proprie concezioni eretiche. Al­ cuni dottori equipararono addirittura i Samaritani ai pagani, e più tardi, per questa strada, si arrivò a bollare tout court i Samaritani come «i pa­ gani» . «Samaritano» diventò persino il termine tecnico per «pagano». Essi erano considerati quasi estranei ad Israele : lo dimostra l'attribu­ zione (certamente infondata) ad un samaritano del tradimento di Be­ thar, durante la rivolta di Bar Kosba (cfr . sotto, III 14) .

3 I . Giudei-pagani-Samaritani

Tos. 'Abodah Zara 3 , 1 2- 1 3 (Zuckermandel 464) : «Un israelita circoncide un pagano in funzione della con­ versione.1 Ma un pagano non può circoncidere un israelita, poi­ ché essi ( = i pagani ) sono indiziati di omicidio» : · parole di R. Meir ( tannaita, ca. I 50) . Ma i saggi dicono : «Un proselita (può) circoncide(re) un israelita nel momento in cui altri sia­ no presso di lui . Ma in presenza di soli quattro occhi (cioè : quando sono soli ) è proibito, poiché essi ( = i pagani) sono sospetti di omicidio» . «Un israelita può circoncidere un samaritano . Ma un sama­ ritano non può circoncidere un israelita, poiché essi ( = i Sa-

140

II. I Samarita11i

maritani) compiono la circoncisione nel nome del monte Ga­ rizim» : parole di R. Judah (tannaita, ca . I 5o) . R. Jose (tannai­ ta, ca. I 5 0) gli disse : «Dove troviamo un atto di circoncisio­ ne che non sia fatto nel nome del patto (di Dio con Abramo) ? 2 Dunque egli ( = il Samaritano) lo può fare nel nome del mon­ te Garizim, finché la sua anima si separi ( = muoia) » . I . Il passaggio al giudaismo deve essere garantito.

2. Gen. I ?,I-J4.

3 2 . Opinioni diverse

Tos. Terumot 4 , I 2 (Zuckermandel 3 I s . ) : Un samaritano è come un pagano . Parole di Rabbi (tannai­ ta, morto ca . 2 I 7) . Rabban Shimeon ben Gamaliel (tannaita, ca. 1 40) dice : «Un samaritano è come un israelita» . 3 3 . L'adorazione sul Garizim

Bereshit Rabbah 8 I ,3 : R. Ishmael figlio di R. Jose (tannaita, ca. r 8o) , salendo per pregare a Gerusalemme, passò presso questa quercia e vide un Samaritano che gli chiese : «Dove vai? » . Egli rispose : «A pre­ gare a Gerusalemme» . E quegli : «Non è meglio che tu preghi in questo Monte benedetto, e non in quel letamaio? » . Il Rab­ bi : «Vi dirò a che cosa voi somigliate : ad un cane desideroso d'una carogna ; siccome sapete che gli idoli sono sotterrati qui sotto/ come è detto : E Giacobbe li sotterrò , perciò voi siete desiderosi di questi» . Dissero : «Questi ( = R. Ishmael) cerca di renderlo ( = il luogo) impuro» . I Samaritani decisero allo­ ra di uccider!o ed egli fuggl di notte. llf" i\ii:. f.• . . x . Un glossatore ha inserito qui il passo biblico (Gen. 35,4), a cui allude R. lsh­ mael: e Giacobbe li ( = gli dèi stranieri) sotterrò.

3 4 · Una discriminazione dogmatica! Sifre Shelah I I 2 (Horovitz 1 2 2 ) : R. Shimeon ben Eleazar (tannaita, ca . I 9o) ha detto : «Da questo ho riconosciuto la falsità dei libri dei Samaritani . Essi

Tradizioni rabbiniche sui Samaritani

infatti dicono : i morti non (ri)vivono . Io ho detto loro : vedi, la (Scrittura) dice : Sia sterminato quell'uomo, ( ché) il suo peccato è in lui (Num. 1 5 , 3 I ) » . Ma la Scrittura insegna (le pa­ role) il suo peccato è in lui solo perché in avvenire, nel giorno del giudizio, costui dovrà render conto (del proprio operato) . r.

Cfr. i testi

35.

m

20.23 .24.

Impurità dei Samaritani

M. Shebi'it 8 , r o : R . Eliezer ( tannaita, ca. 90) dice : «Chi mangia il pane di un samaritano è come colui che mangia carne di maiale» .

III IL GIUDAISMO RABBINICO Gerd A. Wewers

INTRODUZIONE

Fino ad oggi, dall'ambiente neotestamentario ci sono per­ venute, oltre a quelle cristiane, solo le tradizioni del giudai­ smo rabbinico. Ciò giustifica il fatto che ad esse sia stata riser­ vata una sezione a parte, senza peraltro voler destare l'impres­ sione che il giudaismo rabbinico sia stato un fenomeno isola­ to dal suo contesto storico oppure - al contrario - ancorato istituzionalmente ad esso (una sorta di «chiesa giudaica» ) . Questa sezione è stata composta muovendo dal presupposto che il giudaismo rabbinico ha costituito un fenomeno comples­ so quanto il protocristianesimo . In verità l'espressione «giu­ daismo rabbinico» , scelta in base al genere ed alla mole della produzione letteraria pervenuta fìno a noi, è niente più che un espediente, non già un'espressione caratterizzante in senso a­ nalitico. Per questo motivo, ed in ragione della grande quan­ tità del materiale, non è stato possibile procedere ad una se­ lezione di testi esemplari . Si è cercato di operare una scelta il­ lustrativa che lumeggi il giudaismo rabbinico nelle sue molte­ plici manifestazioni e nella sua consapevolezza, omogenea e unitaria e fondata sulla Bibbia, del proprio ruolo di rappre­ sentante dell'Israele scelto da Dio . Nella selezione dei testi ha poi svolto un ruolo importante la convinzione che sia pos­ sibile in certa misura riscontrare, tra il pensiero religioso del­ la cristianità e della chiesa delle origini (subito dopo la morte di Gesù ) e quello del giudaismo rabbinico (dopo la fìne del­ l'indipendenza politica di Israele : distruzione del tempio nel 7 0 , naufragio dell'ultima rivolta nel 1 3 5 ) , una certa, pur se

I 44

III. Il giudaismo rabbinico

singolare, evoluzione parallela, senza che si debba parlare di reciproci ed espliciti contatti e influenze. Quanto alle traduzioni, si è l:enuto anzitutto conto delle e­ dizioni esistenti, in una gamma che va dalle volgarizzazioni a­ critiche alle edizioni che meglio soddisfano le esigenze scienti­ fiche . L'indicazione dell'edizione a cui si è fatto ricorso di volta in volta è collocata accanto a quella del passo riportato. Nei te­ sti, accanto al nome delle autorità rabbiniche menzionate è po­ sta l'indicazione dell'età in cui esse vissero : per questo ci sia­ mo rifatti alle conclusioni a cui è pervenuto P. Billerbeck sul­ la base delle sue ricerche e degli studi precedenti . Queste indi­ cazioni cronologiche non sono da considerare come assolute : la regola è che il rabbi citato è stato il primo a trasmettere l'o­ pinione che esprime, e non necessariamente il suo autore. Cia­ scuna sottosezione è preceduta da un'introduzione che espone il contenuto e le peculiarità dei singoli testi ed in cui si rinvia spesso alle opere di P. Billerbeck e di E. Lohse, accessibili an­ che a chi non è specialista della materia. Nella sezione III 2c ( « Inni e preghiere») è stato necessario riflettere se gli inni della cd. mistica giudaica, tratti dalla let­ teratura Hekalot, dovessero essere inseriti nell'antologia. For­ se, da un punto di vista storico-tradizionale, il loro inserimen­ to sarebbe stato giustificato; non così, però, dal punto di vista storico-redazionale che presiede al criterio di selezione qui a­ dottato . Al riguardo, tuttavia, occorre sottolineare che i pro­ blemi attinenti alla storia della tradizione appaiono risolti in troppo modesta misura per riuscire a enuclearli e inquadrarli in modo sicuro e definitivo.! Tuttavia, ad uso degli interessati, si può rinviare a traduzioni parziali e più agevolmente acces­ sibili al grosso pubblico : il trattato, d'età recenziore, sui pa­ lazzi celesti (Masseket Hekalot) si trova in K. Wilhelm, ]udi­ scher Glaube, 2 1 1 -2 2 6 ; un settore più lungo della Hekalot I.

Per un'introduzione generale a questi problemi cfr. G. Scholem, Die judische

Mystik in ihren Hauptstromtmgen, Frankfurt a.M. r967.

Assetto politico e sociale

1 45

Rabbati si trova, tradotto da J . Maier, in R. Brunner, Gesetz und Gnade, I 04- 1 0 9 .2 Per le stesse ragioni si è rinunciato ad inserire nella presente raccolta passi tratti dai testi cabbalici più antichU Va da sé che, in considerazione della gran quan­ tità del materiale raccolto, non è stato possibile inserire nep­ pure talune interessanti tradizioni che pure avrebbero potu­ to trovar posto in una selezione caratterizzata da un criterio storico-redazionale. Si è cercato anzitutto di documentare dati di fatto e problemi essenziali : non era previsto di descriverli sulla scorta delle fonti (ed esclusivamente di esse ! ) . Poiché, nel frattempo, è stato pubblicato il comodo manua­ le di J. Maier, in cui si trovano numerosi rinvii bibliografici, nella presente raccolta di testi si è evitato per principio di ri­ portare la bibliografia interpretativa. I.

ASSETTO POLITICO E SOCIALE

a) Il «popolo della terra» ('am ha-'are�) «Popolo della terra» non è stato il nome che si è dato una parte del­ la popolazione palestinese . Può sorprendere che le definizioni del «PO· polo della terra» e le regole che disciplinano i rapporti con esso siano concepite e formulate secondo una prospettiva farisaico-rabbinica (testi III r- 3 ) ; il fatto è che l'assenza di testimonianze fornite da tale popola­ zione riguardo a se stessa è dovuta alla sua totale incapacità di espri­ mersi per iscritto . Ne consegue che la parte più povera della popolazio­ ne della campagna divenne un gruppo solo grazie all'attività letteraria dei rabbi. All'interno di un «4 3 -48 ) , accostandosi piuttosto alla prospettiva, pa­ leocristiana, di Cipriano, secondo cui al di fuori della chiesa non v'è salvezza. Tenuto conto di tali limiti, va comunque detto che l'amore verso il prossimo (Lev. r 9 , r 8 ) è considerato da R. Aqiba come il fulcro della torà (testo III r 9 8 ) , ed anche Hillel il Vecchio lo considera come «regola aurea» (testo III 1 9 9 ) . Più tardi, l'amore verso il prossimo en­ tra in modo del tutto naturale nell'elenco delle componenti della pietà religiosa (testo III 200) . Le opere di misericordia fanno la loro appari­ zione accanto alle classiche categorie rabbiniche «puro-impuro» e «per­ messo-proibito» (testo III 2or ) . Nella misura in cui la relazione, fissa­ ta dai rabbi, di Israele col mondo circostante prescinde dai complessi «eretici» (sez. III rd) e «pagani/proseliti» (sez . III 2f) , già in tempi an­ tichi si può osservare l'esistenza di un duplice rapporto verso il mon­ do pagano. Se, occasionalmente, si apprezzavano la filosofia e la lingua greche e la cultura romana (testi III 202 . 204) , tuttavia era netto il ri­ fiuto del culto pagano in quanto idolatrico . Naturalmente, questa oppo­ sizione si acui quando l'occupazione romana rese più difficoltoso o ad­ dirittura proibi l'esercizio dei precetti della torà (testi III 2 03 . 209 ) . Il culto pagano ufficiale, in ogni caso, veniva aspramente deriso o rifiutato come politeistico (testi III 204-20 5 ) : e tale rifiuto era sovente espres­ so in forma di dialogo con un ipotetico filosofo (testi III 206) . In tem­ pi più recenti, il rapporto con il potere non è cosi univoco : se si è scet­ tici verso la «provvisorietà dei regni terreni» (sez. III 4d) , v'è anche il riconoscimento delle realtà di fatto (testo III 207) e del loro diritto di e­ sercitare il potere (testo III 208 ) . Queste testimonianze di età recenzio­ re non sono comprensibili senza l'esperienza del fallimento politico, nel quale, tuttavia, la professione di fede si fece sempre più chiara e pun­ tuale (testo III 2 09 ) .

I 98 . Il comandamento dell'amore del prossimo

Jer. Nedarim 4 I c,3 6-3 8 : E tu amerai il tuo prossimo come te stesso (Lev. 1 9 , r 8 ). R. Aqiba (tannaita, morto ca . I 3 5 ) dice : «Si tratta di un grande principio (contenuto ) nella torà» . Ben 'Azzai (tannaita, ca . I I o) dice : «Questo è il libro delle generazioni degli uomini (Gen. J , I ) . Questo principio è ancor più grande dell'altro» .

I rabbi e il cristianesimo

1 9 9 . L ) amore del prossimo quale essenza della torà

Bah. Shabbat 3 1 a : Un'altra volta accadde che un pagano s i presentò a Sham­ mai ( tannaita, ca. 3 0 a.C.) e gli disse : «Desidero che tu, mi fac­ cia diventare proselita,1 a condizione che tu m'insegni tutta la torà mentre io sto in piedi su un piede solo » . Egli lo cacciò (percuotendolo) con il cubito che aveva in mano. Ed (il paga­ no) si presentò a Hillel (tannaita, ca . 20 a .C.) , che lo fece pro­ selita (e) gli disse: «Ciò che ti è odioso, non farlo al tuo pros­ simo . Questa è tutta la torà: il resto è commento ( = interpre­ tazione) . Va' e insegnala» . r.

Cfr. la sez. m, 2f.

2 0 0 . Un catalogo di virtù

Bab. Shabbat 1 2 7a: R. Judah bar Shila (palestinese, sec. rv ) ha detto in nome di R. Assi (palestinese, ca . 3 00) in nome di R. Jo}:lanan (palesti­ nese, morto nel 2 79 ) : «Di sei cose i frutti l'uomo mangia in questo mondo, mentre il capitale gli sussiste ( = gli resta in­ tatto) per il mondo futuro . E queste cose sono : l'ospitalità (of­ ferta) ai viandanti, il conforto ai malati, il raccoglimento nella preghiera, la frequentazione mattiniera della scuola, l'educa­ zione dei propri figli allo studio della torà, il giudizio positivo sul proprio compagno» . 2 0 1 . La ricompensa per le opere di carità

Rut Rabbah 2 , I 4 (Vilna 5 h) : R. Ze'era (palestinese, ca. 300) ha detto : « In questo rotolo ( = il libro di Rut) non c'è nulla (sull') impurità, nulla (sulla ) purezza, nulla (su ciò che è) vietato, nulla (su ciò che è) con­ sentito. E perché è (stato) scritto? Per insegnarti quanto gran­ de sia la ricompensa per l'esercizio di opere di carità» .

306

III. Il giudaismo rabbinico

202 . Un episodio dell'età asmonea

Bab. Sotah 49b : P rabbi hanno insegnato : «Quando i re della dinastia a­ smonea combattevano l'uno contro l'altro,2 !reano era fuori di Gerusalemme ed Aristobulo all'interno di essa. Ogni giorno essi ( = gli assediati) facevano scendere dei denarii in una ce­ sta, e tiravano su (animali per il) sacrificio quotidiano .3 C'era là un vecchio, esperto di sapienza greca. Egli comunicò con loro ( = con gli assedianti) in greco, e disse loro : 'Finché essi ( = gli assediati ) si occuperanno del ( = di celebrare il) sacrifi­ cio, non si consegneranno nelle vostre mani'. Il giorno dopo, essi ( = gli assediati) calarono una cesta con i denarii e tirarono su un maiale4• Ma quando (la cesta) fu a metà del muro, (l'ani­ male) conficcò le sue unghie (nel muro) . La terra d'Israele tre­ mò per un'estensione (in quadrato) di quattrocento parasan­ ghe» .5 Il testo commenta il divieto fatto a un padre di insegnare al figlio la lingua gre3· Testo m 27. Cfr. testo m 35· 2 . Negli anni 67-63 a.C. 4· Un animale immondo sotto il profilo cultuale. 5. Circa 2200 km. r.

ca.

203 . La persecuzione sotto Adriano

Mekilta Balpodesh 6 (Horovitz-Rabin 2 2 7 ) : R . Natan (tannaita, ca. r 6o ) dice : « (Coloro) che mi amano ed osservano i miei comandamenti (Ex. 20,6) . Questi sono gli israeliti che abitano nella terra d'Israele e che sacrificano la loro vita per i comandamenti . Per quale ragione sei portato via per venire ucciso ? Perché ho circonciso i miei figli . Per quale ragione sei portato via per venir bruciato ? Perché ho letto nella torà. Perché sei portato via per essere appeso (alla forca) ? Perché ho mangiato (pane) azzimo. Perché ricevi cen­ to sferzate? 1 Perché ho preso la fronda festiva.2 E (la Scrittu­ ra) dice : quelle che mi vennero inflitte nella casa dei miei a-

I rabbi e il cristianesimo

3 07

manti (Zach. 1 3 ,6 ) . Le percosse hanno fatto sl che io fossi a­ mato dal Padre mio in cielo» . I . Il testo è corrotto, e la traduzione qui proposta fa seguito ad un tentativo di ricostruzione. 2 . Lev. 23,40.

204. L'atteggiamento verso il culto pubblico (pagano)

M. 'Abodah Zara 3 , 1 -5 : «Tutte le immagini sono proibite, perché vengono adorate una volta all'anno» . Tale è l'opinione di R. Meir (tannaita, ca. I 50 ). I saggi dicono: «Non sono proibite che quelle che han­ no in mano una verga, un uccello o una palla» .1 Shimeon ben Gamaliel (tannaita, ca. 140) insegna : « Ogni (immagine) che abbia in mano qualsiasi cosa» . Se uno trova frantumi d'immagini, sono permessi. Se ha trovato l'immagine di una mano o di un piede, queste sono proibite, perché sono state adorate. (Se uno trova) degli oggetti su cui vi è l'immagine del Sole o della Luna o quella di un drago/ li getti nel Mare del Sale. R. Shimeon ben Gamaliel dice : « Se si trovano sopra degli ogget­ ti di riguardo, sono proibite, ma quelle su oggetti spregevoli, sono permesse» . R. Jose (tannaita, ca . 1 5 0) dice : « Si riduco­ no in polvere, e si spargono al vento, o si gettano in mare» . Gli dissero : «Diventa cosl concime, mentre sta scritto : E non deve rimanere attaccato alla tua mano nulla della scomunica (Deut. 1 3 , 1 8 ) ! Procolo figlio del filosofo interrogò R . Gamaliel ( tannaita, ca . 9 0 ) in Acco, mentre questo si bagnava nel bagno di Afro­ dite : «È scritto nella vostra legge : Non deve rimane1'e attac­ cato alla tua mano nulla della scomunica (Deut. 1 3 , 1 8 ) : co­ m'è dunque che tu ti bagni nel bagno di Afrodite? » . Rispose : «Non si risponde in bagno» .3 Quando fu uscito, gli disse : «Non sono già io che sono entrato nel suo campo, ma bensl essa, che è entrata nel mio campo .4 Non si dice già : 'Facciamo un bagno per ornamento ad Afrodite' ma 'collochiamo Afrodi-

308

III . Il giudaismo rabbinico

te per ornamento del bagno' . Un'altra cosa ancora, (ti dirò) : se anche ti dessero molto denaro, tu non ti presenteresti da­ vanti al tuo idolo essendo ignudo, o dopo avere avuto una pol­ luzione notturna; né gli orineresti davanti . Costei invece sta alla foce del canale, e tutta la gente orina davanti a lei. Il te­ sto dice solo : i loro dèi (Deut. 7 , 1 6 ecc.) . (Dunque) : ciò che viene trattato come divinità, è proibito; ma ciò che non viene trattato come divinità, è permesso» . Se gl'idolatri adorano monti o colline, essi stessi (cioè : que­ sti elementi geografici) sono permessi, ma ciò che è sopra di essi è proibito; conforme al testo che dice : non desiderare l'argento e l'oro che fosse su di essi e prenderlo per te (Deut. 7 ,2 5 ) . R. Jose il Galileo (tannaita, ca . 1 1 0) dice : «l loro dei, sui monti (Deut. 1 2 ,2 ) , non già i monti loro dei; i loro dei, sui colli (Deut. 1 2 ,2 ) , non già i colli loro dei» . E perché è proibita la Ashera .' Perché c'è in essa la coope­ razione dell'uomo, ed ogni cosa in cui c'è la cooperazione del­ la mano dell'uomo è proibita . Disse R. Aqiba (tannaita, mor­ to ca . 1 3 5 ) : «lo voglio esaminare e spiegare (questo passo) da­ vanti a te . Ogni luogo dove tu vedi un alto monte o un'eleva­ ta collina, ed un albero fronzuto, sappi che là c'è un idolo» . I . Il bastone ( = scettro) , l'uccello e il globo sono ricorrenti simboli pagani (specialmente romani) del potere. 2. Emblema consueto delle coorti romane. 3 . Le richieste di spiegazione della torà non debbono ricevere risposta in questo contesto. 4· La statua di Afrodite è stata eretta solo dopo la costruzione del bagno. 5· Tronco d'albero sacro vicino ad un altare e simbolo di una dea caananita. In base alla precedente interpretazione di Deut. 1 2,2 se ne può dedurre : i tronchi d'albero non sono i loro dèi.

205 . Una discussione sugli idoli

M. 'Abodah Zara 4,7 : A Roma si chiese agli Anziani (giudei) : « Se Dio non vuole l'idolatria, perché non la distrugge? » . Risposero : « Se aves­ sero adorato cosa di cui il mondo non aveva bisogno, l'a­ vrebbe distrutta : ma essi adorano il Sole, la Luna, le stelle e

I rabbi e il cristianesimo

30 9

i segni dello Zodiaco; dovrà egli distruggere il suo mondo, a cagione dei pazzi? » . E quelli soggiunsero a loro : «Ebbene, se è così, distrugga le cose di cui il mondo non ha bisogno ! » . Ri­ sposero loro : «In tal modo noi stessi rafforzeremmo la cre­ denza degli adoratori di questF (elementi naturali) , i quali di­ rebbero : 'Dovete dunque riconoscere che sono divinità, perché non furono distrutte' » . ·

I . Del Sole, della Luna, delle stelle e dei pianeti.

2 0 6 . Un aspetto della polemica sugli idoli

Bab. 'Abodah Zara 54b-5 5 a : Un filosofo chiese a R. Gamaliel ( tannaita, ca . 90) : «Nella vostra torà sta scritto : ché il Signore, tuo Dio, è un fuoco struggente, un Dio geloso egli è (Deut. 4,24). Perché egli se la prende con i suoi ( = dell'idolo) adoratori e non con­ tro l'idolo (stesso ) ? » R. Gamaliel rispose : «Voglio esporti un paragone. A cosa si può confrontare la questione (in ogget­ to) ? Ad un re in carne ed ossa, che ha avuto un figlio, e quel figlio ha allevato un cane, dandogli il nome di suo padre . E quando il figlio giurava , diceva : 'Per la vita di questo cane , mio padre ! ' . Quando il re l'udì, con chi si adirò? Col cane o col figlio? Risponderai : 'Col figlio ! '» . E l'altro chiese : «Tu chiami quell'(idolo) un cane? Ma non c'è qualcosa (di reale) in esso? » . Egli ribatté : «E cos'hai visto? ( = che prove hai? ) » . E l'altro : «Una volta, nella nostra città è scoppiato un incen­ dio, e tutta la città bruciò, ad eccezione di quella casa dell'i­ dolo ! » . Il rabbi gli disse : «Voglio esporti un paragone . A co­ sa si può confrontare la questione (in oggetto ) ? Ad un re in carne ed ossa, contro il quale si era ribellata una città . Quan­ do il re mosse guerra, la mosse con i vivi o con i morti ? Ri­ sponderai : 'Con i vivi ! '» . Il filosofo disse : «Tu lo ( = l'idolo) chiami un cane, tu lo ( = l'idolo) chiami un morto ! Se la cosa sta in questi termini, egli ( = Dio) lo annienterà (eliminando­ lo) dal mondo ! >> . Il rabbi rispose : «Se essi adorassero una co-

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III. Il giudaismo rabbinico

sa di cui il mondo non ha bisogno, egli, vedi, la annientereb­ be ! (Ma) vedi ! , essi adorano il Sole, la Luna, le stelle, i pia­ neti, i torrenti e le valli ! Egli distruggerà (allora) il suo mon­ do a causa degli sciocchi ? E cosl dice la (Scrittura) : (raccolgo' tutto quanto dalla faccia della terra, parola del Signore, (rac­ colgo' uomini e bestie, (raccolgo' gli uccelli del cielo e i pe­ sci del mare, (farò cadere' gli empi, ecc . (Soph. r ,2) . Ma co­ me? Poiché i malvagi inciampano su queste cose, dovrebbe e­ gli distruggerle? E non adorano (anche) uomini? Ed io ster­ minerò gli uomini dalla faccia del suolo (Soph. I ,3 ) » . Il comandante Agrippa1 chiese a R . Gamaliel (tannaita, ca. 90) : «Nella vostra torà sta scritto : ché il Signore, Dio tuo, è un fuoco struggente, un Dio geloso egli è (Deut. 4,24). Tut­ tavia, un saggio è geloso solo di un saggio, un guerriero solo di un guerriero, un ricco solo di un ricco? » . Il rabbi rispose : «Voglio esporti un paragone . A cosa si può confrontare la questione (in oggetto) ? Ad un uomo che sposa una (seconda) donna, insieme alla prima . Se (la seconda) è migliore dell'al­ tra, (la prima) non ne è gelosa; se le è inferiore, (la prima) ne è gelosa» . r.

Certamente Agrippa II (50-94 d.C.), pronipote di Erode il Grande .

2 0 7 . L'atteggiamento verso le autorità Bah. Berakot 5 8 a : Insegnarono i nostri maestri : «Chi vede i sapienti d'Israe­ le, dica : 'Benedetto colui che ha fatto partecipare coloro che lo temono alla sua sapienza'; chi vede i sapienti di altre gen­ ti, dica : 'Benedetto colui che dette parte della sua sapienza alle sue creature' . Chi vede i re d'Israele, dica : 'Benedetto chi ha fatto partecipare coloro che lo temono alla sua gloria' . Chi vede i re delle altre genti, dica : 'Benedetto chi dette parte del­ la sua gloria alle sue creature' » . Disse R . Jol:tanan (palestinese, morto nel 2 79) : «L'uomo si sforzi sempre di correre incontro ai re d'Israele, e non solo

I rabbi e il cristianesimo

3II

incontro ai re d'Israele, ma anche incontro ai re delle altre genti, perché, se lo meriterà, egli distinguerà tra i re d'Israele e i re delle altre genti» . 208 . Diritti del governo

Bab. Baba Qamma 1 1 3 a : Shemuel (babilonese, morto nel 2 54 ) ha detto : «Il diritto della ( = su cui si basa la) dominazione ( = governo) è un di­ ritto (valido/vigente) » .x r . Questa sentenza di Shemuel viene citata assai di frequente nel giudaismo rabbi­ nico, nei più diversi contesti.

2 0 9 . Il martirio di R. Aqiba

Bab. Berakot 6 1b : Insegnarono i nostri dottori : «Una volta, il governo gre­ co ( = Roma) decretò che gli israeliti non potevano occupar­ si dello studio della legge . Venne Pappos ben Judah (tannai­ ta, ca. 1 1 0 ) e trovò R. Aqiba (tannaita, morto ca. 1 3 5 ) che ra­ dunava molta gente e si occupava dello studio della legge. Questi gli disse : 'Aqiba, non temi il governo ? ' . L'altro gli ri­ spose : 'Ti darò un esempio. Una volpe camminava lungo il fiu­ me e vide i pesci che si raccoglievano ora in un punto ora in un altro . Disse allora (la volpe) : Davanti a chi fuggite? Le ri­ sposero : Davanti alle reti che gli uomini affondano contro di noi. Essa disse allora : Volete salire sulla terra asciutta e allo­ ra abiteremo io e voi assieme, cosl come dimorarono i padri miei con i vostri? Le risposero : Sei tu di cui si dice sei la più scaltra fra le bestie? Invero non sei scaltra, ma stolta ! Se nel nostro elemento vitale noi siamo presi da timore, tanto più lo saremo nell'elemento per noi mortale . Cosi anche noi : se ora che ci occupiamo della legge di cui si dice : Invero, essa è la tua vita e la tua longevità (Deut. 3 0 ,2 0 ) , tale è la nostra sorte, se poi dovessimo staccarci da essa, tanto più (saremmo votati alla morte) ! » .

3 12

III. Il giudaismo rabbinico

Si racconta : non passarono che pochi giorni e R. Aqiba fu preso e imprigionato. Fu preso pure Pappos ben Judah e fu imprigionato accanto a lui . Gli disse (R. Aqiba) : «Che cosa ti portò qui dentro ? » . L'altro gli rispose : «Beato te, R. Aqi­ ba, che sei stato preso per via della legge ; e guai a me, Pappos , che fui preso per cose futili ! » . Allorché R. Aqiba fu portato al supplizio, era il tempo di recitare l'Ascolta/ e gli strappavano la carne con gli uncini di ferro, ed egli accettò il giogo del regno dei cieli . Gli disse­ ro allora i suoi discepoli : «0 nostro maestro, fino a questo punto (arriva la tua forza d'animo) ? » . Egli rispose allora : «Per tutta la mia vita io ero turbato dal versetto biblico : Con tutta la tua anima (Deut. 6 ,5 ) , (interpretandolo) : anche se e­ gli ti toglie l'anima ! Io pensavo : quando avrò l'occasione per compiere ciò ? Ora che ho l'occasione, non dovrei forse com­ piere tale precetto ? » . Ed egli prolungò la parola « Unico» (Deut. 6 ,4) finché non esalò l'anima, dicendo sempre la parola : «U­ nico» . Allora risuonò una voce celeste : «Beato R. Aqiba che ha esalato l'anima con la parola : 'Unico' » . Dissero gli angeli ministranti dinanzi al Santo, sia egli benedetto : «Questo è lo studio della legge e questo è il compenso? » .2 Fu mortale dalla tua mano, o Signore/ fu mortale ? (Ps. I 7 , 1 4) . Egli (Dio) dis­ se loro : «La loro sorte è nella vita eterna» (Ps. 1 7 , 1 4) . Risuo­ nò una voce celeste che disse : «Beato te, R. Aqiba, perché sei destinato per la vita futura» . r . La preghiera quotidiana, sulla base di Deut. 6,4-9; I I ,I3-21 . In Num. 15 ,37-4I vi sono benedizioni introduttorie e conclusive. 2. Cfr. testo m r8. 3 · R. Aqiba, per il servizio reso alla torà, doveva morire per mano di Dio, e non per mano umana.

g) Dio La professione biblica dell'unico Dio (Deut. 6 ,4 ss.) è il punto di par­ tenza e di riferimento delle testimonianze rabbiniche su Dio . L'idea del­ la scelta di Israele come l'unico popolo di Dio, corrispondente all'unico Dio , si sviluppa non solo nel concetto di alleanza, ma anche in quello

I rabbi e il cristianesimo

di amore, come già è insito nella stessa professione di fede. Si giunge cosl ad affermazioni di fede quali quella del testo III 2 I O , e frequente­ mente Dio è detto padre (testi III 3 5 · 54 · 203 . 2 I o-2 1 1 : molto spesso ciò avviene nella letteratura rabbinica) . In tutte queste espressioni si pone l'accento sulla vicinanza di Dio ad Israele (testo III 2 I 2 ) , impen­ sabile senza il tramite della torà ; essa può essere intesa e sviluppata an­ che in senso antropomorfico, ché la corrispondenza tra Dio e Israele, insita nel concetto di amore, è concepita - con l'aiuto della rivela­ zione divina (la torà) - in modo tale che Dio , come un rabbi, si dedica allo studio delle tradizioni (testo III 2 I 3 ; cfr. il messia immerso nello studio della torà : testo III I 77 ) . Lo sfondo di queste testimonianze so­ lo apparentemente ingenue e scandalose, che presentano Dio come un rabbi erudito, è costituito da una complessa situazione storico-tradizio­ nale . L'inesprimibilità del nome di Dio, ancorata al culto, non sfocia nel pensiero di un Dio lontano dal mondo, ma, all'opposto, con l'aiuto del­ la torà, in una concezione in cui la torà e la realtà, cosl come la torà e il nome di Dio, si trovano in un rapporto di reciproca corrispondenza . Il nome proprio originario di Dio diventa qui il nome di Dio, che è in­ terpretabile (i testi III 2 I 4·2 I 5 mostrano le due fondamentali possibi­ lità interpretative dell'analisi e dello sviluppo) . Il principio fondamen­ tale, osservato già nella messianologia rabbinica , e cioè che la torà e la realtà si commentano a vicenda, produce i suoi effetti, in questo stadio recenziore del pensiero rabbinico, anche sulla teologia vera e propria. Ciò che a prima vista può apparire come un giuoco o come una cavil­ losa e astratta «teologia della lettera del testo» è invece il tentativo, pie­ no di spirito soteriologico, di fornire, attraverso la rivelazione, la prova dell'esistenza dell'unico Dio , associato ad una complessa realtà del mon­ do (testo III 2 I 6 ) . Quello che emerge dalla semplice religiosità della riflessione storica omiletica (testo III I 2 7 ) e dalla complicata «teologia della corrispondenza», e che deriva dallo sviluppo della professione bi­ blica di fede, è, in entrambi i casi, il medesimo concetto : cioè che nella realizzazione della redenzione del mondo, Israele e il suo Dio sono i soli fattori importanti. 2 1 0.

Fede in Dio

M. Rosh ha-Shanah 3 ,8 : E quando Mosè alzava la mano vinceva Israele, e quando la abbassava vinceva Amalec (Ex. I 7 , r r ) . E che, potevano forse le mani di Mosè rendere vittoriosi in guerra o rendere scon­ fitti in guerra ? Ma ciò vuole indicare che ogni qualvolta gli i-

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III. Il giudaismo rabbinico

sraeliti volgevano la mente al cielo e assoggettavano il loro cuore al loro padre celeste riuscivano vittoriosi; quando cosl non facevano rimanevano sconfitti. La stessa cosa tu puoi di­ re del passo : fatti un serpente e assicuralo ad una pertica, e chiunque sarà morsicato e lo guarderà resterà in vita (Num. 2 I ,8 ) . E che, il serpente fa morire o il serpente mantiene in vita? Se non che ogni qualvolta gli israeliti volgevano la men­ te al cielo e assoggettavano il loro cuore al loro padre celeste, guarivano, altrimenti si distruggevano. 2 I I . Dio padre di Israele

Shemot Rabbah 3 2 ,5 (Vilna 6oc) : R. Ji�}:taq (palestinese, ca . 300) ha cominciato : «Ed io ho detto: come vorrei preferirti fra i (miei) figli; ma come una donna è infedele al suo amante (Ier. 3 , I 9 ss . ) . Ed io ho detto: come vorrei preferirti fra i (miei) figli (Ier. 3 , 1 9 ) . Tutti i pro­ digi e le grandi imprese che ho compiuto per voi non (le ho compiute) perché me ne ricompensiate, ma affinché mi onoria­ te quali figli e mi chiamiate vostro padre» . 2 r 2 . La vicinanza di Dio

]er. Berakot I 3a, I 7·2 I .2 5-2 8 : R. Pin}:tas (palestinese, ca . 3 60) ha detto in nome di R. Ju­ dah bar Shimeon (palestinese, ca. 3 2 0) : «L'idolo sembra vici­ no, ma è ben lontano (da noi) . Qual è la ragione? lo ( = l'ido­ lo) alzano sulle spalle e lo portano , ecc . (I s. 46,7) . In definitiva, il suo ( = dell'idolatra) Dio è con lui nella sua casa, ed egli ( = l'idolatra) grida (rivolto a lui) finché muore, ma esso ( = l'ido­ lo) non lo ode e non (lo) soccorre nel bisogno . Invece il San­ to, sia egli benedetto, sembra lontano, ma nessuno è più vici­ no di lui . [ Segue qui un passo sulle dimensioni del cielo, che ha lo scopo di illustrare e spiegare l'apparente lontananza di Dio ] . E se un uomo entra nella sinagoga, si mette dietro una colonna e prega a bassa voce, il Santo, sia egli benedetto, a-

I rabbi e il cristianesimo

315

scolta la sua preghiera. Com'è detto : poiché, parlando Anna in cuor suo, solo le sue labbra si movevano, senza che la sua voce si udisse ( I Sam. 1 , 1 3 ) . Però il Santo, sia egli benedetto, udl la sua preghiera» . 2 1 3 . Dio come rabbi

Bah. lf.agigah r 5b : Rabbi bar Shila (babilonese, prima metà del sec. IV) incon­ trò (il profeta) Elia e gli chiese : «Che fa il Santo, sia egli be­ nedetto? » (Elia) rispose : «Egli proferisce insegnamenti dal­ la bocca di tutti i rabbi, ma nulla dalla bocca di R. Meir ( tan­ naita, ca . I 5 0 ) » . (Rabba bar Shila) chiese : «Perché? » . (Ed Elia) : « Perché egli ( = R. Meir) ha appreso insegnamenti dal­ la bocca dell'( eretico) A}:ter» . 2 1 4 . La scomposizione del nome di Dio Bab. A{enabot 29b : Perché grazie (alle lettere) JH il Signore è una rocca eterna (Is. 2 6 ,4Y ( . . . ) R. Judah bar Rabbi Eleai (tannaita, ca. 1 5 0 ) h a interpretato : «Questi ( = le due lettere JH) sono i due mondi che il Santo, sia egli benedetto, ha creato : uno trami­ te (la lettera) he ed uno tramite (la lettera) jod. Ma non so se il mondo futuro tramite jod e questo mondo tramite he, oppu­ re se questo mondo tramite jod e quello futuro tramite he . Tuttavia dice (la Scrittura) : queste sono le origini dei cieli e della terra allorché essi furono creati (Gen. 2 ,4) . Non legge­ re : quando sono stati creati, ma : tramite he egli li ha creati.2 Ciò significa : questo mondo mediante he e quello futuro me­ diante jod » . r . Cosl è inteso il versetto nel prosieguo. JH ( = iod e be) sono le due prime let· tere del tetragramma divino JHWH. 2 . L'espressione ebraica in Gen. 24 può essere intesa anche cosl.

III. Il giudaismo t·abbinico

316

2 r 5 . La combinazione del nome

Bah. Qiddushin 7 r a : I rabbi hanno insegnato : «Dapprima si trasmise ad ogni uomo il nome ( = di Dio) (composto) di dodici lettere. x Ma quando crebbe il numero degli uomini privi di (ogni) discipli­ na, lo si affidò (solo) a quanti, tra i sacerdoti, erano pii, e que­ sti lo 'biascicavano' durante il salmodiare dei sacerdoti loro fratelli» . r . Al riguardo si può pensare ad una struttura geometrica che poté ben essere ado­ perata a scopi magici e che poteva forse avere questo aspetto : HJ HWHJ JHWH

JH

2 1 6 . La liberazione per mezzo del «grande nome»

Bereshit Rabbah 44, 1 9 : Ed anche la nazione che essi serviranno io giudicherò ( Gen. 1 5 , 1 4) . R. Eleazar (palestinese, ca . 2 70) disse in nome di R. Jose ben Zimra (palestinese, ca . 2 2 0 ): «Con queste due let­ tere (DN) il Santo, sia egli benedetto, assicurò Abramo nostro padre che avrebbe liberato i suoi figli, ma se faranno peniten­ za li libererà con settantadue lettere» . Infatti disse R . Judah (palestinese, ca. 3 5 0) : «Da andare a prendersi una nazione di mezzo a un'altra nazione (Deut. 4 , 34) a terribili interventi grandiosi (Deut . 4 ,34) noi troviamo settantadue lettere, (il numero delle lettere che compongono il nome) del Santo, sia egli benedetto . x E si uno ti dice che in­ vece sono settantacinque (lettere) , tu digli : 'Togli da esse il secondo «il popolo» (cioè : la parola «il popolo» laddove es­ sa ricorre per la seconda. volta)/ poiché non ci va inclusa' » . R. Abin (palestinese, ca. 3 2 5 ) h a detto : «Col suo nome li liberò , perché il nome del Santo, sia egli benedetto, si compo­ ne di settantadue lettere» . r. 2.

Il versetto citato ha, in ebraico, 75 lettere. Cfr. l'argomentazione che segue. Questa espressione è composta, in ebraico, da tre lettere.

I rabbi e il cristianesimo

2 r 7 . La liberazione è solo opera di Dio

Midrash Tehillim 3 6 ,6 (Buber r 2 5b) : Invero presso te è la fonte di vita, nella tua luce vedremo la luce (Ps. 3 6 , r o) . R. Jo}:tanan (palestinese, morto nel 2 70) ha detto : «Accadde che un uomo accese una lampada, e que­ sta si spense. Egli l'accese (una seconda volta) , ma essa si spen­ se (di nuovo ). Egli disse : 'Per quanto tempo devo stancarmi intorno a questa lampada? Aspetterò la luce del Sole e cam­ minerò in essa' . In questo modo gli israeliti furono asserviti in Egitto, ma sorse Mosè e li liberò . Di nuovo essi furono tra­ sportati, schiavi, in Babilonia, ma sorsero Daniele, I:Iananiah, Mishael ed Azariah e li liberarono . Ancora una volta furono ridotti in schiavitù dall'Elam, dalla Media e dalla Persia : ma sorsero Morde}:tai ed Ester e li liberarono . Di nuovo,· furono asserviti dalla Grecia, ma sorsero l'Asmoned e i suoi figli e li liberarono . Infine, furono ridotti in schiavitù dalla malva­ gia Edom ( = Roma) . Allora gli israeliti dissero : 'Vedi, siamo stanchi di esser ridotti in schiavitù e di esser liberati, per poi esser di nuovo asserviti ! Ora non vogliamo (più) esser salvati (per mezzo della) carne e del sangue, ma ci liberi il Signore, Zebaot è il suo nome, il Santo d'Israele ! ' » . 1 . II capostipite della dinastia asmonea, Mattatia, su cui siamo informati da I Mach.

BIBLIOGRAFIA E RACCOLTE DI TESTI

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I . Dalle edizioni italiane citate in questa sezione sono state riprese integralmente le traduzioni dei corrispondenti passi della raccolta (cfr. sopra, p. 9 ) .

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3 22

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INDICE ANALITICO IN RIFERIMENTO AL NUOVO TESTAMENTO (i rinvii sono alle parti e ai testi)

amore del prossimo : passùn appalto statale : Mt. 1 8,23-25 Archelao (ca. 23 a.C.-15 d.C.) : Mt. 2,22 artigianato, lavoro manuale : Act. ro,6 ecc. attesa di un profeta : Io. 4,19 cananei : cfr. zeloti capitano del tempio : Le. 224. 52; Act. 4,1 ; 5,24.

III 198-201 I 15 S. 38 I 6o. 63 I 5 1 . 85; III 137-144 I 2 I ; II 20

26

circoncisione : Le. 1 ,59 ; 2,21-24; Io. 7,22 s. ; Act.

7,8 ; 15,1.5; 2 1 ,21 ; Rom. 2,25-29; 3,1 ; 4,9-12 ; I Cor. 7,18 ; Gal. 2,3 ; 5 ,2-6.n ; Eph. 2,r r ; Phil. 3 ,2-5 ; Col. 2,u ; 3 , I I città : passim commercio : Mt. I3,45 ; Iac. 4,13 s. ; Apoc. r8,u23 «consiglio superiore» : cfr. tribunale contadini : cfr. proprietà fondiaria cristianesimo: cfr. Gesù culto sul Garizim : Io. 4,20 debiti (e diritti relativi) : Mt. 5,25 s. ; r8,23-35 diaspora : passim Dio : passim discendenza : Mt. r ,r-q ; Le. 3 ,23-38 distruzione del tempio : Mt. 24,1-3 ; Mc. 13 ,1-4; Le. 2 1 ,5-7 divorzio : Mt. 5 ,27-32 ; 19,3-12 ; Mc. ro,r-12 ; Le.

r6,r8;

I

Cor. 7,ro-r6

I Petr. 5,13; Apoc. 17,5 ; r8,2 donna: I Cor. 14,34 s. ; Eph. 5,22-33 ; Col. 3,18 s. eretici : Mt. 9,3 ; Mc. 2 ,6 s. ; Le. 5,21 Erode (37-4 a.C.) : Mt. 2,r6 Erode Antipa (ca. 23 a.C. - 40/45 d.C.) : Mt. 14, r-6 ; Mc. 3,6 ; 8,15 s., ecc. erodiani : Mt. 22,r6; Mc. 3 ,6; 8,15; 12,13 esclusione dalle sinagoghe : Le. 6,22 ; Io. r6,2 farisei : passim

dominazione romana : Rom. 13 ,1-7;

I 17. 35· 5 ! . 73 I 1 29. 139-142

S.

II 1-5 . 33 I 85. I I 2-I I8. 126 I 77 s. ; III 1 2 - 14. 36 II 30; III 35· 54· 210-2 17 III I IO-I I2 III 35 III 130-133 I 20. 35-4 1 . 6r. 63-66. 75 S !02 III I I 7. 1 20-136. 143 III 15-19. 53 I 46-55. 6r s. I 52 III sez. rb III 2!. 5 1 I 2 5 . 43 ; III sez. rb

Indice analitico

3 24 festa delle settimane : Act. 2,I ; 2o,I6; I Cor. I6,8 festa dei tabernacoli : Io. 5,I ( ? ) ; 7,2. I4. 37 feste : Le. 2,4I s . ; Io. 2,I3 ; ?,Io-q; n ,55 fidanzamento : Mt. I ,I 8 ; Le. I ,27 ; 2,5 fine dei tempi: passim Galilea: Mt. 26,69 ; Mc. I4,7o ; Le. I3 ,I·3 · 23,6;

III IOI III 102-103 I 85 ; III 3 1 . 97-109 III 1 20-123 I 104; II r6; III 184-197 I 79-81

Act. 5,37 Gesù : passim giorno della riconciliazione : Rom. 3,25 ; cfr. Act.

27,9 ; Hebr. 7,I-ro. r8

giuramento : Mt. 5,33-37; 23,I6-22 giurisdizione (locale) : Mt. IO,I7 ; Mc. I3,9 gravidanza e nascita: Mt. r , r 8.23 ; 24,19 ; Mc. 13, I?; Le. 1 ,30. 41 . 57; 2,5; 2 1 ,23; · I Thess. 5,3 ;

I 54 I 36 S . 57· 95 ; III 90-9 1 III I I 3

Apoc. 12,2 imposte : Mt. 1 7,24-27; Rom. 1 3 ,7 imposte templari : Mt. 17,24-27; Hebr. 7,5-9 inni : cfr. preghiere legge : cfr. torà }evirato : Mt. 22 ,23-30; Mc. I2,18-25 ; Le. 20,27-35 !eviti: cfr. sacerdoti matrimonio : Mt. 22,1-14 ; 25,1-13 ; Le. 14,I6-24;

Io. 2,1-r r ; I Cor. 7,1-9. 25-40; Eph. 5 ,22-3 3 ; Col. 3,18 s. ; I Petr. 3,1-7 ; Hebr. 13,4; Apoc. 19,7-9 mercenari : Mt. 8,9; 27,27. 65 ; Le. 3,14; 2 Tim. 2,3 s. messia : passim

morte : Mt. 9,23-25; 22,23-33 ; 23 ,29 ; 27,7-9. 57-

66; 28,1-10; Mc. 2,35-42 ; 12,18-27; 1 5,42-47; r6,r-8 ; Le. 5 .49-55; r6,r9-3 1 ; 20,27-40 . 47; 23, 50-56; 24,r-r r ; Io. 4,46-53 ; r r ,r-44; 19,30-42 ; 20,1-12 Mosè : passim movimenti di resistenza (cfr. anche zdoti) : Le. 6, 15 s . ; Act. 5,37; 2 1 ,38 nascita : cfr. gravidanza ordinazione : Act. 6,6 ; I Tim. 4,14; 2 Tim. r ,6 pani di proposizione : Mt. 12,4; Mc. 2,26; Le. 6,4;

I 2-8 . I4- 18. 2 6 . 3 5 · 38-40. 44· 58-6r . 68-72. 92 s. I03 I 9; III 33-34

II I ; III 122. 124-129

I 23 . 30 I 109-I I I ; II 2I s. ; III 165183 III 145-151

II 17-19 I 56. 62 . 64. 79-9 1 III 79 III 25-26

Hebr. 9,2

pasqua : Mt. 26,2. q-r9; Mc. q,r s.r2-r6 ; Le. 2, 41 s . ; 22,r r . 7-1 3 ; Io. 2,13 . 23 ; 6,4; r r ,55 s . ; 12,1 ; 13,1 ; r8,39 ; 19,14; Act. 12,3 s.; I Cor. 5,

7 s . ; Hebr. r r ,28

III 99-100

in riferimento al N.T. pastori : Mt. 9,36; 25,32 ; 26,3 1 ; Mc. 6,34; 14,27; Le . 2,8-20 ; Io. ro,r-30 pellegrinaggi : Le. 2,41 ; Io. 7,r-r3 pena di morte : Mt. 27,1 s. ; Io. r8,3r ; Act. 7 ,58 s. ; 1 2 ,2 personale della sinagoga : Mt. 9,18 ; Mc. 5 ,22. 3538 ; Le. 4,2o ; 8 ,41 . 49 ; 13, 14 i Act. r8,8. 1 7 personale e istituzioni del tempio : Hebr. 9,6-ro Pilato (26-36 d.C. procurator) : Le. 1 3 ,1-5 ecc . «popolo della terra» : Mt. 5 ,3 ; Le. 6,2o ; Io. 7>49 predicazione : passim preghiere (inni) : Mt. 6,5-15 ; 7,7-n ; 26,36-46 ; Mc. n ,25 ; 14,32-42 ; Le. 1 ,46-55· 68-Bo; 2,28-32 ; 9 , 53 ; n ,2-4. 9-1 3 ; 22 ,40-46 ; Act. 2,42 ; 4,23-3 1 ; Rom. n ,33-36 ; r6,25-27 ; Phil. 2,5-I I ; Eph. 5, 14-2 1 ; Col. 4,2-4 ; I Tim. 2,1-7; 3 , 1 6 ; I Io. 5,1 315 proclamazione del messia : Mt. n ,3 ; 27,54 ; Mc. 15,39; Le. 7,19. 23-47 ; Io. 6,69 procurator: Le. 2,2; 3,1 ; Mt. 27,2-58 ; Act. 23 ,2427. 3 2 proprietà privata : Mt. 1 3 ,44 ; 2o,r-r6 ; Mc. I2,I­ I 2 ; Le. 14,18 ; 15,I I s. proseliti : Mt. 2 3 , 1 5 ; Act. 2,n ; 6,5 ; 13 >43· 50; r6, I4 i l 7 A prostitute : Mt. 2 1 ,3 1 s. ; Le. 15,30 pubblicani : Mt. 5,46; 9,9-13 ; 10,3 ; n ,r9 ; r 8 , q ; Mc. 2,13-17; Le. 3 , 1 2 ; 5,27-32. 39 ; 7 ,29 . 3 4 ; 1 5, r ; r 8 ,9-14 rabbi : Mt. 23,7; 26,25 . 49 ; Mc. 9,5 ; ro,5 r ; n ,2 r ; 14,45 ; Io. 1 ,38. 49 ; 3,2. 26; 4,3 1 ; 6,25 ; 9,2; I I , 8 ; 2o,r 6 regno : Mt. 2,2; 4,8-ro ; 4,17 ; 2 1 ,5 ; 2 7,I I ; Io. 19, 1 5 ecc. sabato : Mt. u,r-14; 24,20 ; 28,r ; J...fc. r ,2 r ; 2,232 8 ; 3 ,r-6 ; 6,2 ; 15,42 ; r6,r ; Le. 4,16. 3 1 ; 6,r­ I I ; I3 ,ro- q ; 14,r-6 ; 23,54. 56; Io. 5,9- 1 8 ; 7, 22 ; 9,14-16 ; 19,31 ; Act. r ,r2 ; 13,14. 27 . 42 . 44 ; 1 5 ,21 ; r6,r 3 ; 17,2 ; 1 8,4 ; Col. 2,16 sacerdoti e !eviti : Mt. 8,4; Mc. 1 ,44 ; Le. 5,14; 1 7, 14 ; Io. r , r 9 ; A ct. 4,1 ; 6,7; Hebr. 7,n- r ; sacrificio : Rom. 3,21-26 ; Hebr. 9,I I s. sadducei : Mt. 3 ,7 ; r6,r-r 2 ; 22 ,23-34; Mc. 8,r4·2r ; 1 2 , r 8-27 ; Le. 20,27-40; Act. 4,1-4; 5,17; 23,6-10 Samaria (Sebaste) : Act. 8,5. 9· I4 Samaritani : passim

III 6 II 9 s. ; III 3 1 I 56 S . 63 III 41-42 III 22. 29-30 I 65 III 1-4. 29. 35 · 1 26 III 42-46 II I I ; III sez. 2C

I 57· 63-66

III 29. 74-79 · r6o. 184 III 5 III 5- 6

·

I 22 . 30-34 . 47· 6r s. 130 I 37 i III 104-109

I

1·5 · 19 ; II 1 2 s. ; III 27-30. 40

I 84 ; III 27-28. 99 III 8-9 I 49 s. parte 11

I ndice analitico schiavi : passim sepoltura: cfr. morte sicari : cfr. movimenti di resistenza; zeloti Simon Mago : Act. 8,9-I3 sinagoga : Mt. 4,23 ; 6,2 . 5; 9,35; ro,I7 ; I2,9 ; I3, 54; 23,34; Mc. I ,2 r . 29. 39; 3,I ; 6,2 ; I3,9; Le .

4,I5 S . 33· 44; 6,6; 7,5 ; I2,I I ; 2I,I2; J o. 6,59 ; I8,2o; Act. 6,9 ; 9,2. 20; I 3 ,5· q ; q,r . IO. I7; I8,4. I9 ; I9,8 ; 22,I9; 26,I I sommo sacerdote : Mt. 2I,23 ; Mc. I I ,27 ; Le. 3,2 ; 2o, I ; Act. 4,6; 5,27; Hebr. 4,I4·5,ro; 7,26-8,6 ; I3,II Stato (cfr. anche dominazione romana) : passim suppellettili del tempio : Hebr. 9,I-5 tempio : passim tende (veli) del tempio : Mt. 27,5 I ; Mc. 15,38 ; Le. 23,45 ; Hebr. 6,I9 Tiberiade : lo. 6,23

timorati di Dio : cfr. proseliti torà : Mt. 5,I7-I9; 7,12 ; I5,I-9 ; Mc. 7,I-I 3 ; Ro m .

3,I9-4,25 ; 5, 1 3 . 20; 7,I-25 ; 9,4. 3 I ; I 0,4; I3, 8-Io; Gal. 2,I5-4,7. 2 I -3 I ; 5,3 . q. I 8. 23; 6,2 ; Phil. 3,5 tribunale («consiglio superiore») : Mt. 5 ,22 ; 26, 59 ; Mc. I4,55 ; I5,I ; Le. 2,4I-52 ; 22 ,66 ; lo. n , 47; Act. 5,2 I-4I ; 6,I2-I5 ; 22 ,30-23,22 ; 24,20 zeloti (cfr. anche movimenti di resistenza) : Mt. I0,4; r r ,r 2 ; Mc. 3,I8 s . ; Le. 6,I5 s. ; Act. I , 1 3 ; 2 I ,38

II 28 I 83 ; II I I ; III sez. 2b

I I. 27-29. 43 S . 75 S . 84. 88; II 6-8; III 8. 22. 27. 29 III 202-209 III 24 I 9 s. 49· 76 ; III sez. 2a III 23 I 52. 79 I I I-I3. 8 I ; III 56-73 . I98. I99 ; e cfr. i rinvii a m sez . 2e

III IO-II

INDICE DEI RIFERIMENTI NEOTESTAMENTARI (i rinvii sono alle parti e ai testi)

Matteo I ,I-1 7: discendenza III r ro-r r 2 I , I 8 : fidanzamento III 120-I23 I,l8. 23 ; 24,I 9 : gravidanza e nascita III I I 3 2,2; 4,8-10. I7 i 2 1 ,5 ; 27,I I : regno I 22. 30-34. 47· 6I ss. I30 2,I6: Erode I 46-55. 6I ss. 2,22 : Archelao I 6o. 63 3,7; I6,I-12; 22,33-34 : sadducei III 8. 9 4,23; 6,2. 5 i 9,35; IO,I7; I2,9 i I3,54; 23,34: sinagoga I 83; II I; III sez . 2b 5 ,3 : «popolo della terra» III I-4· 29. 35· 126 5,I7-I9 ; 7,12 ; I5,I-9 : torà I r r-I3 . 8 I ; III 56-73 . I98-I99 e i rinvii alla sez. 2e 5,22 ; 26,59: tribunale ( «consiglio su­ periore») I 56-57; III 88-96 5,25 s. ; I8,23-35: debiti, diritti relativi ai debiti I 85 . I I 2-I I8. 126 5,33-37; 23,I6-22 : giuramento I 54 5,46; 9,9-I3; 10,3 ; r r ,I9; I8,17: pub­ blicani III 5-6 6,5-I5 ; 7,7-r r ; 2 6 ,36-46 : preghiere (in­ ni) II I I ; III sez. 2C 8,4: sacerdoti e leviti I I-5 · 19; II 12 SS . III 27-30. 40 8,9; 27,27. 65 : mercenari I 23. 30 9,3 : eretici III 15-19. 53 9,1 8 : personale della sinagoga III 41-42 9,23-25 ; 22,23-33; 23,29; 27,7-9· 57-66; 28,1-10: morte III 145-151 9,36; 25,32 ; 26,3 1 : pastori III 6 10,4; I I ,I 2 : zeloti III IO-I I ro,17 : giurisdizione (locale) 1 ,36 ss. 57· 95; III 90-91

r r ,3 ; 27,54 : proclamazioni messianiche I 96-98. ro6-ro8 I2,I-I4 i 24,20 ; 28,1 : sabato I 37; III 104-109 12,4: pani di proposizione III 25-26 1 3 ,44 ; 2o,r-r6: proprietà fondiaria I 127-136 13,45 : commercio I 129. 139-142 14,1-6 : Erode Antipa I 52 17,24-27 : imposte I 2-8 . 14-18. 26. 35· 38-40. 44 · 58-6r . 68-72 . 92 ss. 103 ; tasse per il tempio I 9 ; III 33-34 I8,23-25 : appalto statale I 15 ss. 38 19,3-12; 22,1-14: divorzio, ripudio III 130-133 2 1 ,23 : sommi sacerdoti I r . 27-29. 43 SS . 75 SS. 84. 88; II 6-8 ; III 8. 22. 2729 2 1 ,3 1 s.: prostitute III 5 22,1-14; 25,1-1 3 : matrimonio II r ; III I22. 1 24-129 22,16: seguaci di Erode III sez. rb 22,23-30 : levirato III 134-136 23,7 ss. ; 26,25 . 49 : rabbi m 79-96 23,15 : proseliti m 29. 74-79. r6o. 184 24,1-3 : distruzione del tempio III 35 26,2 . 17-19 : pasqua III 99-100 26,69 : Galilea I 79-8 1 27,1 ss . : pena di morte I 56-57. 63 27,2-58: procurator I 57· 63-66 2 7,5 I : tende del tempio III 2 3 Marco 1 ,2 1 ; 2,23-28; 3,1-6; 6,2 ; 15,42; r6,r : sabato I 37; III 104·109 r ,2 r . 29. 39 ; 3,1 ; 6,2 ; 13,9: sinagoga I 83 ; II r r : III sez . 2b 1 ,44 : sacerdoti e leviti I I-5 · 19 ; II 12

Indice dei riferimenti neotestamentari ss. ; III 27-30. 40 2,6 s . : eretici III 15-19. 53 2,13-17: pubblicani III 5-6 2,26 : pani di proposizione III 25-26 2,35-42 ; 12,18-27 ; 15,42-47; 16,I-8 : morte III I45-15I 3,6; 8,15 s . : Erode Antipa I 52 3,6; 8,I5i I2,I3 : seguaci di Erode III sez. Ib 3,I8 s . : zeloti III IO-I I 5,22 . 35-38 ; personale della sinagoga III 4I-42 6,34; 14,27: pastori III 6 7,I-I3 : torà I I I-I3. 8 I ; III 56-73 . 198I99, e cfr. i rinvii alla sez u 8,14-2 I ; 12,I8-27 : sadducei III 8-9 9,5 ; 10,5 I ; I I ,2 I i I4,45 : rabbi III 7996 IO,I-1 2 : divorzio, ripudio III I30-I33 n ,25 s.; 14,32-42 : preghiere (inni) II I I ; III sez. 2C n ,27: sommo sacerdote I r. 27-29. 43 S. 75 S. 84. 88; II 6-8 ; III 8. 22. 27 .29 I2,I-I 2 : proprietà fondiaria I I27-I36 I2,I 8-25: !evirato III I34-I36 I3 ,I-4 : distruzione del tempio III 35 I3,9 : giurisdizione (locale) I 36 s. 57· 95 i III 90-9I I3,17: gravidanza e nascita III I I 3 14,I s. I2-I6: pasqua III 99-IOO 14,5 5 ; I 5 ,I : tribunale ( «consiglio superiore») I 56-57; III 88-96 14,70 : Galilea I 79-8I I5,3 8 : tende del tempio III 23 15,39: proclamazioni messianiche I 9698. I06-Io8

Luca · I ,27; 2,5 : fidanzamento III 12o-I23 I ,30. 41. 57; 2,5 ; 2 I ,23 : gravidanza e nascita II I I 3 I A6-55· 68-8o ; 2,28-32; 9,5 3 ; n ,2-4. 9-I3 ; 22 ,40-46 : preghiere (inni) II I I ; III sez. 2C I,59; 2,2I-24 : circoncisione I 24; III I I4·I I 6

2,2 ; 3,I : procurator I 57· 63-66 2,8-20 : pastori III 6 2 ,4I : pellegrinaggi n 9-I o; III 3 I 2,4I s . : feste I 85 ; III 3 1 . 97-I09 2,41 s. ; 22,I s. 7-I3 : pasqua III 99-IOO 2,4I-52; 22,66 : tribunale («consiglio superiore») I 56-57 ; III 88-96 3,2 : 2o,I : sommo sacerdote I r . 27-29. 43 S . 75 S . 84. 88; II 6-8 ; III 8. 22. 27. 29 3,I2 s . ; 5,27-32. 39 ; 7,29 s. 34; I5,I s. ; I 8,9-14: pubblicani III 5-6 3,I4: mercenari I 23. 30 3,23-3 8 : discendenza III no-I 12 4,I5 S. 33-34; 6,6; 7,5 ; I2,II j 2I,12 : sinagoga I 83 ; II n ; III sez. 2b 4,I6. 31 ; 6,I-I I j I3 ,IO-I 7 i 14,I-6; 23, 54· 56: sabato I 37; m I04-109 4,2o; 8,4 r . 49 ; I3,I4: personale della sinagoga III 4I-42 5,14; 17,I4: sacerdoti e !eviti I I-5· I9 i II 1 2 s. ; III 27-30. 40 5,2I : eretici m I5-I9. 53 5 A9-55 i r6,I9-3I i 20 , 27-40 . 47 i 23 ,5056; 24,1-I I : morte III I45-I5I 6,4: pani di proposizione I I I 2 5-26 6,I5 s . : movimenti di resistenza : I 56. 62. 64. 79-9I 6,15 S . : zeloti III IO-I I 6,2o : «popolo della terra» III I-4· 29. 35· 1 26 6,22 : esclusione dalle sinagoghe III 2 1 . 5I 7,I9 ; 23,47 : proclamazioni messianiche I 96-98. ro6-Io8 I3 ,I-3 ; 23,6 : Galilea I 79-81 13 ,I-5 : Pilato I 65 I4,I6-24 : matrimonio n I; III I22. I24I29 14,I8 ; I 5 ,n s.: proprietà fondiaria I I27-I36 I5,30: prostitute III 5 I6,r 8 : divorzio, ripudio III I30-I33 20,27-35: !evirato m I34-I36 20,27-40 : sadducei III 8-9 2 I ,5-7 : distruzione del tempio III 35

Indice dei riferimenti neotestamentari 22,4. 52 : capitano del tempio I 84; m 29 23.45 : tende (veli) del tempio III 23 Giovanni r,r9: sacerdoti e leviti I 1-5 . 19; II 1 2 s. ; III 27-30. 40 1,38. 49 ; 3 ,2 . 26; 4,3 1 ; 6,25 ; 9,2 ; n ,8 ; 20,16 : rabbi III 79-96 2,1-n : matrimonio I x ; III 122. 124129 2,1 3 ; 7,10-I4; I I ,55 SS . : feste I 85 ; III 3 ! . 97-109 2,13. 23 ; 6,4; I I ,55 s. ; 12,1 ; 13,1 ; 18, 39; 19,14: pasqua III 99-100 4,19 : attesa di un profeta I 2 1 ; II 20 4,20 : culto sul Garizim II 1-5. 33 4,46-53 ; I I , X -44; 19,30-42 ; 20,1-1 2 : morte III 145-151 5,1 (?); 7,2 . I4· 37: festa dei taberna­ coli II I ro2-103 5,9-1 8 ; 7,22 s. ; 9,14-16; 19,3 1 : sabato I 37; III 104-109 6,23 : Tiberiade I 52. 79 6,59 ; r8,2o : sinagoga I 83 ; II I I ; III sez. 2c 6,69 : proclamazioni messianiche I 9698. ro6-ro8 7,1-1 3 : pellegrinaggi II 9-ro; m 3 1 7,22 s . : circoncisione I 24; III n4-n6 7,49 : «popolo della terra» III r-4. 29. 35· ! 26 10,1-30: pastori I II 6 I I ,47 : tribunale («consiglio superio­ re») I 56-57; III 88-96 x6,2 : esclusione dalle sinagoghe III 2 1 . 51 19,1 5 : regno I 2 2 . 30-34. 47· 6r ss. 130 Atti degli Apostoli I,I2; 13,14. 27. 42 . 44 ; 15,21 ; r6,1 3 ; 17,2; 1 8,4 : sabato I 3 7 ; III I04-109 1 , 1 3 ; 2 1 ,38: ze}oti III IO-I I 2,I ; 20,16: festa delle settimane III 101 2,I I ; 6,5 ; I 3 A3 · 50; 16,14; 17.4: proseliti III 29. 74-79. r6o. 184

3 29 2,42 ; 4,23-3 1 : preghiere (inni) II I I ; III sez . 2C 4,1 ; 6,7: sacerdoti e !eviti I 1-5 . 19; II 12 ss.; III 27-30. 40 4,1-4; 5,17 ss.; 23,6-ro: sadducei III 8-9 4,6; 5,27: sommo sacerdote I I . 27-29. 43 SS. 75 SS. 84. 88; II 6-8 ; III 8 . 22. 27. 29 5,21-41 ; 6,12-1 5 ; 22,30-23 ,22 ; 2 4 ,20 : tribunale ( «consiglio superiore») I 56-57; III 88-96 5 ,37: Galilea I 79-81 5,37; 2 1 ,3 8 : movimenti di resistenza I 56. 62. 64. 79-91 6,6 : ordinazione III 79 6,9 ; 9,2-20; 13,5 . 14; 17,1 . IO. 17; 18, 4· 1 9 ; 19,8 ; 22,1 9 ; 26,I I : sinagoga I 83 ; II n ; III sez. 2b 7,8; 15,r . 5; 2 1 ,21 : circoncisione 1 24; III I I4-I I6 7,58 ss . ; 12,2 : pena di morte I 56-57. 63 8,5. 9· 14: Samaria (Sebaste) I 49 ss. 8,9-13 : Simon Mago II 28 xo,6 : artigianato, lavoro manuale I 5 1 . 85 ; III 137- 144 12,3 ss . : pasqua III 99-100 x8,8. 17: personale della sinagoga m 41-42 27,9 : giorno della riconciliazione m 98 Romani 2,25-29 ; 3,1 ; 4,9-12 : circoncisione I 24; III I I4-I I6 3,19-4,25 ; 5,13. 20 ; 7,1-25 ; 9.4• 31; IO, 4 ss. ; 13,8-10 : torà I 1 1-13. Br ; I I I 56-73. 198-199 e i rinvii alla sez u 3,21-26 : sacrificio I 84; m 27-28. 99 3,25 : giorno della riconciliazione III 98 I I ,33-36; r6,25-27: preghiere (inni) n I I ; III sez. 2C 13 ,1-T dominazione romana I 20. 354 1 . 6r. 63-66. 75 ss. !02 13,7: imposte r 2-8. 14-1 8. 26. 35· 3840. 44 · 58-6 1 . 68-72 . 92 ss. 103

Indice dei riferimenti neotestamentari

330 I

Corinti

4,14 : ordinazione III 79

5,7 s . : pasqua III 99-roo 7,1-9. 25-40 : matrimonio II I ; III 122. I 24·1 29 7,10- 1 6 : divorzio, ripudio III 1 30·133 7,18 ss . : circoncisione 1 24 ; III I I4·I I 6 14.34 s . : donna III r q . 1 20-I36. 143 r6,8 : festa delle settimane III ro1

Galati

2,3 ; 5 ,2-6 . I I ss . : circoncisione 1 24; III I I4·I I 6 2,1 5-4,7 · 2 1-3 1 ; 5 ,3 . 14. I 8 . 23 ; 6,2 : torà 1 I I· I 3 . 8 I ; III 56-73 . I98-199 e rinvii alla sez. 2e

Efesilzi

2,n : circoncisione 1 24 ; III I I4·I I 6 5 ,14·2 1 : preghiere (inni) II I I ; III sez. 2C 5,22-23 : matrimonio II 1 ; III 122. I24· 129 5,22-23 : donna III I I 7. I20·I36. 143

Filippesi

2,5-I I : preghiere (inni) II I I ; 111 sez . 2c 3 ,2-5 : circoncisione 1 24; III I I4·I I6 3 ,5 SS . : torà I I I· I 3 . 8r; III 56-73 . I98I99 e rinvii alla sez . u

Colossesi

2,I I ; 3 ,I I : circoncisione 1 24 ; III I I4· II6 2 ,I 6 : sabato I 3 7 ; III I04·I09 3,r8 s . : matrimonio II I ; III I 2 2 . I 24-129 3,I8 s.: donna III I I 7. 1 20-I3 6. I43 4,2-4 : preghiere (inni) II I I ; III sez. 2c I

Timoteo

r ,6 : ordinazione III 79 2,3 s . : mercenari I 23. 30 I

Pietro

3,1-7: matrimonio II r ; III 1 2 2 . I24· I 29 5,13 : dominazione romana I 20. 35-4 1 . 6 r . 63-66. 7 5 s. 102 I

Giovanni

5,I3-1 5 : preghiere (inni) II 2C

n;

III sez.

Ebrei 4,I4·5 ,Io ; 7,26-8 ,6; 1 3 ,I I : sommo sa­ cerdote 1 r . 27-29 . 43 s. 75 s. 84. 8 8 ; I I 6-8 ; III 8 . 22. 27. 2 9 6,I9 : tende del tempio III 2 3 7,1-ro,r 8 : giorno della riconciliazione III 98 7,5-9 : imposte dovute al tempio 1 9 ; III 33-34 7,I I·I 7 : sacerdoti e leviti I 1-5. I 9 ; II 12 s . ; III 27-30. 40 9,1-5 : suppellettili del tempio III 24 9,2 : pani di proposizione m 25-26 9,6- I o : personale e strutture del tempio III 22. 29-30 9,I I ss . : sacrificio 1 84; III 27-28. 99 I I ,28 : pasqua III 99-roo I 3 ,4 : matrimonio II r ; III I22. I 24· I29

Giacomo 4,I3 ss . : commercio

1

129. 1 39-142

Apocalisse Tessalonicesi

5 ,3 : gravidanza e nascita I

2

111

I I3

Timoteo

2,I·7; 3 , I 6 : preghiere (inni) II n ; sez. 2c

111

I 2,2 : gravidanza e nascita III I I 3 I 7,5 ; I 8 ,2 : dominazione romana I 20. 35·4 ! . 6 r . 63-66. 75 s. 102 18,I I-23 : commercio I 129. 139-I42 19,7-9 : matrimonio II r ; 111 I22. I 24I29

INDICE GENERALE

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . Avvertenza all'edizione italiana

7

.

.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

9

Parte prima L'A S SETTO POLITICO ED ECONOMICO DELLA GIUDEA IN ETÀ ELLENI STICA E ROMANA (H.G. Kippenberg) Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I.

II

Lo Stato-tempio . . . a) La ierocrazia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . r . L'organizzazione della provincia di Giudea, I4·

. . . . . . . . . . . . .

b) Le imposte sacerdotali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. I l pagamento della decima sotto Giovanni !reano, 15. - 3 · I sacerdoti quali destinatari della decima, r 6 . - 4 · Esazione forzata della decima, r6. - 5 · Differenti destinazioni della decima, r6. - 6. Suddivisione dei prodotti samaritani, 17. - 7· Sulla validità della decima, q . - 8. Il fondamento teologico della decima, 17. c) Il tesoro del tempio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9· Il tempio come deposito bancario, r 8. - ro. Le ricchezze del tempio, 19.

2. La dominazione seleucide a) La Giudea quale ethnos r r . Antioco il Grande e lo status dell'ethnos giudaico, 20. - 12. Eman­ cipazione dalla tradizione, 20. - 13. La lotta per la conservazione delle leggi dei padri, 20. b ) Imposte politiche : l'appalto statale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I4· Il pagamento del tributo d a parte del sommo sacerdote al re d'Egitto, 23. - 15. L'appalto statale sotto la dominazione tolemaica, 23. -

I4

14

I8

I9 I9

22

Indice generale

332

r6. L'appalto statale sotto la dominazione seleucidica, 24. - 17. Riduzione della polis a punto di riferimento amministrativo, 24. - r8. Le imposte richieste dai Seleucidi, 25 .

c) Dominazione seleucidica e rottura della tradizione . . . . . . . . 19. Gli asidei, 25.

25

3 . I Maccabei e gli Asmonei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

26

a) L'alleanza tra Roma e la Giudea ( r 6 r a.C.) . . . . . . . . . . . . . 20. I l trattato di amicizia e di alleanza tra Romani e Giudei, 27.

26

h) La signoria asmonea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 1 . L'insediamento di Simone quale capo e sommo sacerdote, 28. - 22. La trasformazione della signoria in monarchia, 29. - 23. Arruolamento di mercenari stranieri, 29. - 24. La circoncisione obbligatoria, 29. 25. L'influenza dei farisei, 30. - 26. L'imposizione del tributo ai popoli stranieri, 30.

28

c ) L'opposizione al sommo sacerdozio asmoneo . . . . . . . . . . . 27. Le obiezioni mosse al sommo sacerdozio asmoneo, 3 1 . - 28. La legit­ timazione sacrale del potere, 3 1 . - 29. La resistenza al sommo sacerdozio asmoneo, 3 1 .

30

d ) L'opposizione aristocratica alla monarchia asmonea . . . . . 30. L a presa del potere d a parte di Aristobulo, 32. - 3 1 . I partigiani di Aristobulo e di !reano, 32. - 32. La resistenza degli aristocratici alla monarchia asmonea e le loro motivazioni, 33· - 33· Le argomentazioni religiose contro la monarchia, 33· - 34· Mosè e un giusto ordina­ mento monarchico, 34·

32

.

4· La dominazione romana (in età repubblicana)

. . . . . . . . . . . .

34

a) L'ordinamento della Giudea sotto Pompeo e Gabinio ( 63- 5 5 a.C.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35· La Giudea come Stato vassallo, 35· - 36. La giurisdizione, 35· - 37· · La separazione del potere politico dal tempio, 36.

34

.

b) Imposte politiche : il sistema romano dei publicani . . . . . . 3 8 . L'appalto statale sotto la repubblica romana, 37· - 39· L'importanza delle entrate fiscali, 40. - 40. L'esautorazione degli appaltatori d'im­ poste, 40.

36

c) L'influenza della dominazione romana su altre etnle 41 . L'esempio dei Galati, 40 .

40

Indice generale

333

d) I decreti di Cesare (47-44 a.C.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42 . Antipatro, padre di Erode, procuratore della Giudea, 4I. - 43 · La conferma dei privilegi del sommo sacerdote, 42 . - 44· La regolamen­ tazione delle imposte, 42 . - 45 · I diritti dei Giudei della diaspora, 43· .

5 · L'età erodiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

41

44

.

a) I rapporti giuridici tra Roma ed Erode . . . . . . . . . . . . . . . 46. La nomina di Erode e Fasael a tetrarchi, 44· - 47· La nomina di .

44

Erode a re, 45 ·

b) La struttura del regno erodiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48. Il passaggio di Erode dalla parte di Ottaviano, 46. - 49· La rico­ struzione del tempio di Gerusalemme da parte di Erode, 47· - 50. La fondazione di Sebaste, 48 . - 5 ! . La fondazione di Fasaelide, 49· - 52. La fondazione di Tiberiade, 49· .

45

c) La legittimazione del potere erodiano . . . . . . . . . . . . . . . . . 53· L'assistenza alla popolazione da parte di Erode, 5 L - 54· Il giura­ mento di fedeltà imposto da Erode ai suoi sudditi, 52. - 55· La spo­ liazione dei ricchi da parte di Erode, 52. d) Il sinedrio 56. Violazioni erodiane della giurisdizione giudaica, 53· - 57· La pro­ cedura giudiziaria : la posizione del procurator romano e del sinedrio, 54·

53

e ) Tasse politiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58. L'esazione del tributo in Giudea, 55· - 59· La speranza di una di­ minuzione delle imposte, 56. - 6o . Il tributo riconosciuto da Roma ad Archelao, 56.

54

f) Regno o provincia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 x . L'opposizione aristocratica alla monarchia, 57· - 62. Gli avversari

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plebei della monarchia, 58.

6 . Il potere in età romana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

58

a) La Giudea quale provincia procuratoria ( 6 d.C . ) . . . . . . . . . 63. Le competenze del procuratore, 59· - 64. I l censimento di Quirinio, 59 · - 65 . L'attività di Pilato, 6 o - 66. I diritti di proprietà sul suolo provinciale, 6 x .

58

b) Le imposte in età imperiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67. Il peso dei tributi, 63 . - 68. La tassa pro capite, 63 . - 69. Il rifiuto

62

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I 1tdice generale

3 34

del pagamento del tributo, 63 . - 70. La critica degli esseni alle impo­ ste, 64. - 71 . Il rifiuto delle istituzioni romane da parte dei rabbi, 64. - 72. Il rifiuto rabbinico delle tasse, 64.

c ) La struttura amministrativa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73· Gerusalemme come polis, 65. - 74· Suddivisione della Giudea in toparchie, 65 .

64

d) La nomina del sommo sacerdote . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75 · L a guida dell'ethnos , 66. - 76. L a nomina del sommo sacerdote, 66.

66

e) Lo status giuridico dei Giudei nell'impero romano . . . . . . 77. Lo status giuridico dei Giudei nell'impero romano, 67. - 78. L a revoca dei diritti politici dei Giudei (da parte di Nerone) , 67.

67

f) I gruppi politici in Galilea, durante la guerra . . . . . . . . . . . 79· I partiti di Tiberiade, 6 9 . - So. Violenze del gruppo dei poveri, 70. - 8 1 . La lotta per la difesa della tradizione, 71 .

68

g) Movimenti di resistenza in Giudea . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82. Una nuova setta: i sicari, 72. - 83. La preistoria della guerra giu­ daica, 73 · - 84. Il rifiuto degli zeloti di sacrificare per l'imperatore, 7 4. - 85 . La conquista della parte alta di Gerusalemme da parte degli zeloti e dei sicari, 74· - 86. I sicari, 75· - 87. La rottura fra zeloti e sicari, 76. - 88. L'insediamento di un nuovo sommo sacerdote ad opera degli zeloti, 77· - 89. Simone bar Ghiora e il suo seguito, 77· - 90. La giustizia degli zeloti, 78. - 9 1 . La caduta di Masada, 78.

71

h) Le condizioni giuridiche dopo la guerra giudaica . . . . . . . . . 92 . L a vendita della Giudea e l'imposizione di una tassa pro capite, 82.

82

i) L'insurrezione di Bar Kosba . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93 · Motivi e conseguenze della rivolta, 83. - 94· L a richiesta d i tributi, 84. - 95 · La giurisdizione, 84. - 96. Simone, il principe di Israele, 85. - 97· La locazione del suolo pubblico, 85. - 98. Simone bar Kosba nelle tradizioni rabbiniche, 85.

82

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7. La legittimazione del potere in ambito ellenistico e giudaico

89

a ) L a legittimità del sovrano ellenistico . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99· Il re quale legge vivente, 89. - 100. L'armonia nello Stato, 90. 101 . Il (buon) governo apportatore di salvezza, 9 1 . - 102. Il culto del sovrano, 91 .

89

b) La contrapposizione tra Oriente e Occidente . . . . . . . . . . . . 103 . La profezia della sottomissione di Roma d a parte dell'Asia, 93· -

92

Indice generale

3 35

104. La signoria escatologica del popolo dei Santi dell'Altissimo, 93 · - 105 . La successione degli imperi universali, 93 · - 1 06 . L'importanza di un oracolo nella guerra giudaica, 94· 107. La profezia della domina­ zione dell'Oriente sul mondo, 94· - ro8. L'attesa di un signore del mondo proveniente dalla Giudea, 94· -

c) Messianismo . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . 109 . L'attesa farisaica di un messia davidico, 95 · - no. I messia di Aronne e di Israele, 96. - I I I . La preminenza del sacerdozio sulla mo­ narchia, 97. .

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8 . Classi economiche

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a) I debiti : tradizione e diritto ellenistico . . . . . . . . . . . . . . . . I I 2. L'osservanza dell'anno sabbatico, 98. - I I 3 . Il giudizio di Taci-

97

to sull'anno sabbatico, 98. - r q . Anno sabbatico ed anno giubilare nella descrizione di Flavio Giuseppe, 98. - I I J . Il pegno di garanzia, 99· - n 6 . La remissione dei debiti, 99· - I I 7. 1l prosbol, 99 · - n 8. Un documento di prestito, 99·

b) Schiavitù e servitù da debiti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 00

c-.�-· - · ·

n 9. L'inosservanza delle regole sulla schiavitù per debiti d a parte di Erode, roo. - 1 20. La servitù per debiti, ror . - 121 . La durata della servitù per debiti, 102. - 122. La differenza tra schiavi (giudei) per de­ biti e schiavi appartenenti a razze straniere, 102. - 123. Gli schiavi ap­ partenenti a razze straniere, ro2. - 1 24. Lo status dei figli di donne non sposate, ro2. - 1 25. L'ideale esseno dell'uguaglianza, 103 .

c) Imprigionamento per debiti . . . . . .

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1 2 6 . L'imprigionamento per debiti, ro3 .

d) La proprietà fondiaria : la piccola proprietà contadina . . . . . 104 1 27. La ripartizione del territorio ad opera di Mosè, 104. - 128. L'e­ conomia della Giudea, 105 . - 1 29 . La scarsa importanza del commercio, ro6 .

e) La proprietà fondiaria : la terra del re . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 0 6 130. Suddivisione del territorio d a parte dell'imperatore romano, 107 .

f) La proprietà fondiaria : la proprietà privata . . . . . . . . . . . . 1 07 1 3 1 . Una vendita di terreno, 107. - 132. I limiti imposti alla vendita di terreni, ro8.

g) La «mezzadria» . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 0 8 I 3 3 · Fonne di affitto, ro8. - I34· Gli obblighi dell'affittuario, 109 . I 3 5 · La spartizione del raccolto, 109 . - 136. La quota di partecipazione, I IO.

Indice generale

h) Sentenze relative all'organizzazione rurale I 3 7 · Diritti dei contadini, I I I . i ) Artigianato 138. I doveri dell'artigiano, I I 2 . .

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III

k) Commercio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I I 3 139. Obiezioni etiche al commercio, u 3 . - 140. La controversia sul controllo del mercato, u 3 . - 141 . Il commercio come fonte di profitto, I I3. - 142 . Limiti imposti al commercio con stranieri, n5. Parte seconda I SAMARITANI (H.G. Kippenberg) Introduzione

I I]

I Il culto sul Garizim . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - . . I I 9 .

a) La fondazione del tempio sul Garizim

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I I9

x . Alessandro, Sanballat e l'autorizzazione alla costruzione del tempio sul Garizim, uo.

b) Le leggende sul culto del tempio samaritano . . . . . . . . . . . . I 2 I 2. La costruzione dell'altare sul Garizim da parte di Abramo, 122. - 3· Abramo ospite del santuario del Garizim, 122. - 4· La tf'nda del con­ vegno sul Garizim, 122. - 5· Le suppellettili sacre nascoste sul Garizim, 122. c) Lo scisma dal punto di vista samaritano . . . . . . I23 6. La cesura nella successione sommosacerdotale, 123. - 7· Il dissidio tra 'Uzzi ed 'Eli, 123. - 8 . L'occultamento della tenda del convegno al tempo di 'Uzzi, 124. .

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2. Liturgie samaritane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 2 5

a ) Il pellegrinaggio sul Garizim . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 2 5 9· L'importanza del pellegrinaggio, 125. - xo. Una rappresentazione liturgica, 126. .

b) Il servizio liturgico sinagogale n.

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. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 126

Un inno della liturgia sinagogale, 127.

c) La funzione del sacerdozio legittimo . . . . . . . . . . . . . . . . . 1 2 7 12. Le prerogative degli Aaroniti, 128. - 1 3 . La gerarchia sacerdotale, 128. - 14. Gli scribi, 128. - 15. Giuseppe, signore del Garizim, 129. .

Indice generale

337

3 . Concezioni escatologiche samaritane 16. Il tempo dell'abbandono, 129.

I29

a ) Teorie samaritane su Mosè

. . . . I30 q . La santità di Mosè, unica nel suo genere, 130. - 1 8 . Mosè, profeta incomparabile, 1 3 1 . - 19. Il ritorno di Mosè alla fine dei tempi, 132. .

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. . . . . . . b) L'attesa di un profeta come Mosè 20. L'aggiunta del Pentateuco samaritano al decalogo, 132. .

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c) Il taheb . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 3 3 2 1 . Il taheb come prototipo, 133. - 22. I l taheb quale liberatore, 134. d) I dositeani . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 34 23. Dositeo quale profeta simile a Mosè, 135. - 24. I dositeani, 135· 25. La dottrina dositeana della risurrezione, 135. - 26. La polemica an­ tidositeana, 135. - 27. La polemica contro l'equiparazione di Dositeo a Mosè, 136. .

4 · Lo gnosticismo samaritano

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. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 36

a) I racconti cristiani su Simon Mago . . . . . 28. Glorificazione di Simone ed Elena, 136.

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b) L'uomo divino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29. I l «tipo» del taumaturgo ellenistico, 137.

c) La «grande Potenza» 30. La «grande Potenza» nella liturgia samaritana, 138. .

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I39 5· Tradizioni rabbiniche sui Samaritani (G.A. Wewers) . 3 1 . Giudei-pagani-Samaritani, 139. - 3 2 . Opinioni diverse, 140. - 33· L'adorazione sul Garizim, qo. - 34· Una discriminazione dogmatica, 140. - 35· Impurità dei Samaritani, 141 . .

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Parte terza IL GIUDAISMO RABBINICO (G.A. Wewers) Introduzione r . Assetto politico e sociale

I43 .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 45

a) Il «popolo della terra» ('am ha-'are�) r.

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. . . . . . . . . . . . . . . . . 1 45

Definizioni farisaiche del «popolo della terra», 146. - 2 . I rapporti con il «popolo della terra», I 4 7 · - 3 · Commercio e ospitalità con il «po-

Indice generale polo della terra», I49· - 4· Povertà del «popolo della terra», I49· - 5· Gabellieri e prostitute, 150. - 6. Disonestà dei gabellieri e dei pastori,

150.

b) Scissioni e contrasti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 5 I 7· Le sette categorie di farisei, 152. - 8 . Discriminazione dei sadducei, 152. - 9 · I boetosei, I 53· - ro. Gli zeloti, I 54· - I L Zeloti e farisei, I 54 · - 12. Il giudaismo della diaspora, 156. - 1 3 . La contrapposizione tra Giudea e Galilea, I57· - q. Problemi di confine, 158. .

c) Gli eretici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 5 9 15. Le opinioni degli eretici, r6o. - r6. I libri degli eretici, r6o. - 1 7 · Usi eretici nel culto divino, r6r . - r 8 . L'eresia di un rinnegato, r 6 2 . 19. Confutazione di un'eresia, 163 . - 20. Una discussione sul monoteismo, 163. - 2 1 . L'esclusione degli eretici, 165. .

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2 . La vita religiosa

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a) Il tempio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 66 22. Santità del tempio di Erode, 167. - 23. Le tende del tempio, 168. 24. Il candelabro, 169. - 25. La stanza dei pani di proposizione, r69. - 26. Disposizione dei pani di proposizione, 169. - 27. Il sacrificio quo­ tidiano, 170. - 28. Importanza del sacrificio quotidiano, 172. - 29. Il personale del tempio, 172. - 30. I canti dei leviti, 173. - 3 1 . I pellegri­ naggi annuali, 174· - 32. Il rispetto del tempio, 174. - 33· Prelevamenti di denaro dal tesoro templare, 175 . - 34· Gli scopi del prelevamento di denaro dal tesoro templare, 175· - 35· Conseguenze della distruzione del tempio, 176. .

b) La sinagoga . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 7 8 36. La sinagoga di Alessandria, I79· - 37· Un'iscrizione sinagogale ge­ rosolimitana, 180. - 38. La presenza di Dio nella sinagoga, 180. - 39· Il numero dieci, 1 8 1 . - 40. Regole liturgiche, r8 1 . - 4 1 . Il capo della si­ nagoga, r82. - 42. Il presidente della preghiera, 182. - 43 · La liturgia del sabato, r82. - 44· Predicatori e uditori, 183. - 45 · Una predica di R. Eleazar, r83 . - 46. Una predica esegetica, 185. - 47· La vendita di una sinagoga, r86. .

c) Inni e preghiere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 8 7 48. Prescrizioni per le preghiere, 187. - 49· Alcuni modi di pregare, r88. - 50. Preghiere giornaliere rabbiniche, 189. - 5 1 . La preghiera delle diciotto benedizioni (recensione palestinese) , 191 . - 52. Una breve preghiera, 193 . - 53· Lodi vietate, I93· - 54· Il raccoglimento nella preghiera, I94· - 55· Riconoscimento dei propri peccati, 194. .

d) La torà I 95 56. La torà offerta a tutti, 195 . - 57· La torà come dono di salvezza, 196. - 58. La torà e Dio, 196. - 59· Pienezza di significato della torà, .

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197. - 6o. Lo studio della torà, 197. - 6 1 . 1l numero dei comandamenti, 198. - 62. Diversi tipi di comandamento, 198. - 63 . La natura della torà, 199. - 64. Torà e tradizione, 199.

e) Interpretazione della torà . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65 . Regole interpretative rabbiniche, 200 . - 66. Torà e interpretazione, 201 . - 67. Interpreti e torà, 201 . - 68. Una successione di parole, 202 . - 69. Un analogismo, 203 . - 70. Una deduzione logica, 203 . - 7 1 . Un riferimento attuale, 204. - 72. Un particolare impiego della Scrittura, 204. - 73· Contraddizioni, 204 .

I 99

f) Proseliti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 205 74· Proselitismo missionario, 205 . - 75 · Il battesimo dei proseliti, 206 . - 76. L'ammaestramento dei proseliti, 207. - 77· La considerazione nei riguardi dei proseliti, 208. - 78. Proseliti e timorati di Dio, 2 1 1 . - 79· Il proselita non circonciso (ger tosab), 212. g) Il rabbi e il patriarca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 r 2 Bo. L'ordinazione, 213. - 8 1 . Poteri giurisdizionali, 214. - 82 . Opinione dei singoli e opinione della maggioranza, 214. - 83 . Una controversia dottrinale, 215. - 84. Controversia e dimostrazione, 215. - 85. Una controversia sulla fine dei tempi, 216. - 86. La disposizione dell'assemblea, 217. - 87. La considerazione verso la casta rabbinica, 218. h) Il diritto rabbinico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 1 8 88. La disposizione del grande tribunale, 219. - 89. Il numero dei com­ ponenti del grande tribunale, 219. - 90. L'attività del grande tribunale, 220. - 9 1 . Fattispecie giudiziarie, 22 1 . - 92 . Le competenze dei giudici, 224. - 93 - La pena di morte, 224. - 94· L'escussione dei testimoni, 224. - 95· Il processo di bestemmia, 225. - 96. Estensione della competenza giudiziaria e alcune opinioni sulla pena di morte, 225 . i) Feste e precetti festivi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22 6 97· Il capodanno, 226. - 98. Il giorno della riconciliazione, 227. - 99· Il sacrificio pasquale nel tempio, 229. - 100. La celebrazione domestica della pasqua, 230. - 101 . La festa delle settimane, 233. - 102. La capanna ( = il tabernacolo) , 233 . - 103 . La gioia durante la festa dei tabernacoli, 234. - 104. L'inizio del sabato, 235. - w5 . I lavori proibiti di sabato, 235. - w6. Lo spazio entro cui è consentito muoversi di sabato, 237. - 107. Trasgressione dei precetti del sabato, 237. - 108. Il sabato e gli altri giorni, 238. - 109. La gioia del sabato, 238. 3· La vita dell'individuo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

239

. 23 9 a ) Origine, nascita, circoncisione, educazione . . . 1 !0. Le categorie di appartenenza genealogica, 240 . - I I I . Libri genea­ logici, 242 . - I I 2 . La genealogia di due dottori, 242 . - I I 3 - Le origini .

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Indice generale

340

della vita umana, 243. - I I4. Come si svolgeva la circoncisione, 243 . - 1 15 . La liturgia della circoncisione, 243 . - n6. Esaltazione della cir­ concisione, 244. - I I 7. La successione degli stadi educativi, 245 . - n8. Gli obblighi relativi all'educazione dei figli, 246. - I I 9 . Le età della vita, 247.

b) Fidanzamento, matrimonio, divorzio, !evirato . . . . . . . . . . 247 1 20. Diversi modi di fidanzamento, 248 . - 1 2 1 . Formule di fidanzamento, 248 . - 122. La benedizione del fidanzamento e la benedizione nuziale, 249. - 123 . Il concubito prima delle nozze, 250. - 1 24. L'ammontare minimo della dote, 25 1 . - 125. Costumi matrimoniali giudei e galilei, 252. - 126. Il matrimonio sia adeguato al proprio rango, 252. 127. La gioia del dl nuziale, 253. - 128. Il dovere matrimoniale, 253. - 129. Impurità della donna, 254. - 130. Motivi di ripudio della donna, 255· - 1 3 1 . Il libello di ripudio, 255 · - 132. Formulario di un libello di ripudio, 256. - 133. Revoca del ripudio, 257. - 134. Seconde nozze, 257. - 135. Un abile espediente per evitare il levirato, 258. 136. Un caso estremo di !evirato, 258. .

c) La vita professionale 259 137. Mestieri ordinari, 259. - 138. I pescatori d i Tiberiade, 260. - 139. La considerazione che si aveva delle varie professioni, 260. - qo. Attività equivoche, 261 . - 141 . Una lista di professioni, 261 . - 142. Elogio del lavoro manuale, 262. - 143· I lavori della donna, 263 . - 144. Forme di ricchezza, 263. .

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d ) Morte e sepoltura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 64 145 . Impurità dei cadaveri, 264. - 146. Preparazione del cadavere per le esequie, 265 . - 147. Omaggio al defunto, 265 . - q8. Il corteo funebre, 265 . - 149. Le cerimonie di lutto, 266. - 150. Il lutto per la morte di uno schiavo, 267. - 151 . L'orazione funebre, 267. .

4· I rabbi e il cristianesimo . . . . . . . . . . . . . . . . .

268

a ) Le opinioni rabbiniche su Gesù . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 269 152. Le origini di Gesù, 270. - 153. Un racconto leggendario, 271 . 154. L'eresia di Gesù, 271 . - 155 . Guarigioni ed eresia, 271 . - 156. I discepoli di Gesù, 273 . - 157. Bileam-Gesù, 274. - 158. La morte di Gesù, 274. - 159. Un altro racconto sulla morte di Gesù, 274. - 160. Gesù e Israele, 275· .

b) La polemica anticristiana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 7 6 161 . Il Figlio dell'Uomo, 276. - 162. L'ascensione, 277. - 163. Un passo evangelico, 277. - 164. Il divieto di contatto, 278. .

c) L'origine e il titolo ( nome) del messia . . . . . . . . . . . . . . . . 2 7 8 165. Rut quale antenata del messia, 278 . - 166. Una dimostrazione ge­ nealogica scritturate, 279. - 167. Perez quale antenato del messia, 280. .

J ndice generale

34 I

- 168. Il messia quale appartenente alla tribù di Giuda, 280. - 169. Il nome e l'origine del messia, 281 . - 170. Il nome del messia, 282.

d) Tipologia messianica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 8 3 171. La preesistenza del messia, 285 . - 172. La venuta del messia, 285. - 173. I giorni del messia, 286. - 174. Il messia e gli imperi, 287. !75· Il messia come eroe guerriero, 287. - q6. Il messia come re guer­ riero, 288. - 177. Il messia quale principe della pace, 288. - q8. Un sommo sacerdote messianico, 289. - 179. Il messia sofferente, 289. 180. Il messia figlio di Giuseppe, 290. - 1 8 1 . Il dolore per la morte del messia figlio di Giuseppe, 290. - 182. La negazione del ritorno del messia, 290 . - 183. La richiesta di un segno della venuta del messia, 291 . e) La fine dei tempi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2 9 r 1 84. Un «programma» escatologico, 292 . - 185. La venuta del messia, 293 . - 186. Sofferenze e fine dei tempi, 296. - 187. Attualità e fine dei tempi nella predicazione, 297. - 188. Il primo e l'ultimo liberatore, 297. 189. La liberazione dall'Egitto come modello della liberazione alla fine dei tempi, 298. - 190. La durata del mondo e la fine dei tempi, 298 . 191 . Il tribunale di Dio, 300. - 192. Il giorno del gran giudizio, 300. - 193. Il giudizio sui popoli nei giorni del messia, 301 . - 194. Dio e I­ sraele quali componenti del tribunale alla fine dei tempi, 301 . - 195. Il giudizio sui popoli alla fine dei tempi, 30 1 . - 196. La reazione alle spe­ culazioni sulla fine dei tempi, 302. - 197. Profezie, 303 . .

f) Amore del prossimo e rapporto con lo Stato . . . . . . . . . 303 1 9 8 . I l comandamento dell'amore del prossimo, 304. - 1 9 9 . L'amore del prossimo quale essenza della torà, 305. - 200. Un catalogo di virtù, 305 . - 201 . La ricompensa per le opere di carità, 305 . - 202. Un episodio dell'età asmonea, 306. - 203 . La persecuzione sotto Adriano, 306. - 204. L'atteggiamento verso il culto pubblico (pagano), 307. 205 . Una discussione sugli idoli, 308 . - 206. Un aspetto della polemica sugli idoli, 309. - 207. L'atteggiamento verso le autorità, 310. - 208 . Diritti del governo, 3 I I . - 209 . Il martirio di R. Aqiba, 3 I I . g ) Dio 3!2 210. Fede in Dio, 3 1 3 . - 2 1 1 . Dio padre di Israele, 314. - 212. La vi­ cinanza di Dio, 314. - 2 1 3 . Dio come rabbi, 315. - 214. La scomposi­ zione del nome di Dio, 3 1 5 . - 215. La combinazione del nome, 3 1 6 . 216. La liberazione per mezzo del «grande nome», 316. - 217. La li­ berazione è solo opera di Dio, 317. Bibliografia e raccolte di testi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 r 9 Fonti 3 20 .

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. . . . . 323 Indice analitico in riferimento al Nuovo Testamento Indice dei riferimenti neotestamentari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 327 .

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ABBREVIAZIONI DEI LIBRI BIBLICI

ANTICO TESTAMENTO Gen. Ex. Lev. Num. Deut. Ios. Iud. Ruth

Genesis Exodus Leviticus Numeri Deuteronomium Iosue Iudices Ruth

I-2 Sam.

( = LXX x-2 Regnorum ; Vg. x-2 Regum)

I-2 Reg.

( = LXX 3-4 Regnorum ; Vg. 3-4 Regum)

x-2 Chron. ( = Vulg. I-2 Para!.) x-2 Par. I-2 Paralipomenon 1-3 Esdr. I-3 Esdrae ( = Vulg. 3 Esdr. [ apocr.] , Esdr. I + II [ = T. Mas . Esdr., c. I-Io ; Nehem. C. I I-23 ] ) Tob.

Tobias

Iudith Esth. Iob Ps . Prov. Qoh.

Iudith Esther Iob P salmi Proverbia Qohelet

Cant. Sap. Sir. I s. Ier. Bar. Lam. Ep. Ier.

Ezech. Dan. Mal. O s. Am. Mich. Ioel Abd. Ion.

Canticum Canticorum Sapientia Salomonis Siracides Isaias Ieremias Baruch Lamentationes Epistula Ieremiae (Vg. Bar. c. 6) Daniel (V g. c. I3 = Susanna; I4 = Bel et Draco) Ezechiel D aniel Malachias Oseas Amos Michaeas

Ioel Abdias Ionas Nahum N ah. Abac. Abacuc Soph. Sophonias Ag. Aggaeus Zach. Zacharias I-4 Mach. I-4 Machabaeorum

NUOVO TESTAMENTO Mt. Mc. Le. lo. Act. Rom. r-2 Cor. Gal. Eph. Phil. Col.

Evangelium Matthaei Evangelium Marci Evangelium Lucae Evangelium Ioannis Actus Apostolorum Epistula ad Romanos Epistulae ad Corinthios r-2 Epistula ad Galatas Epistula ad Ephesios Epistula ad Philippenses Epistula ad Colossenses

Thess. Ep. ad Thessalonicenses r-2 Epistulae ad Timotheum r-2 Tit. Epistula ad Titum Philm. Epistula ad Philemonem Hebr. Epistula ad Hebraeos lac. Epistula lacobi r -3 Io. Epistulae loannis r-3 r-2 Petr. Epistulae Petri r-2 ludae Epistula ludae Apoc. Apocalypsis Ioannis r-2

I-2

Tim.

ALTRE ABBREVIAZIONI Ammian. App., Syr. [ Arist . ] ,

oeconom.

Ammianus Appianus, Syl'iaca [Aristoteles ] , oeconomi-

ca

Babilonese (Talmud) Bah. Cic ., de imp. M. Tullius Cicero, de im­

Cn. Pomp. Cic., de prov. conss. Cic., Verr.

perio Cnei Pompei M. Tullius Cicero, de provincis consularibus M. Tullius Cicero, in Verrem

D. Ca. Diod.

Dio Cassius Cocceianus Diodorus Siculus

ep. Ar.

epistula Aristeae

Gai., inst.

Gaius iurisconsultus, in­

stitutiones Ios ., ant. Iud. Flavius Iosephus, anti­

quitates Iudaicae Ios ., beli. I ud. Flavius Iosephus, bellum

Iudaicum los ., c. Ap.

Flavius losephus, contra

Apionem lust., apol. Jer. M. OGIS

lustinus Martyr, apologia Jerushalmi (Talmud) Mishna

Orientis Graeci Inscrip-

tiones Selectae, ed . W. Dittenberger

Or. Sib.

Oracoli Sibyllini

Orig., c. Cels. Origenes, contra Celsum Orig., in Io. Origcnes, in Ioannenz Philo,

commentarius Philo, de somniis

de somn. Philo, quod omnis pro­ quod omnis bus liber sit Philostr., Flavius Philostratus, vita vita Apoll. Apollonii Ps. Sal. Psalmi Salomonis Stob., anth. loannes Stobaeus, antho­ logimn Suet., Vesp. C. Suetonius Tranquillus, divus Vespasianus Tac., ann. Cornelius Tacitus, anna­ les Tac., hist. Cornelius Tacitus, histo­ riae Test. XII Testamenta XII Patriar­ Patr. chamm Philo,

Tos . Veli. Pat.

Tosefta Velleius Paterculus