Studi Trentini di Scienze Naturali 
Caratteristiche geolitologiche e geomeccaniche del Flysch nella Provincia di Trieste

Citation preview

t studi Trentini di Scienze Nat'uiištì"Ti-'otf5'9TRL-ia"(ít-[iltššieír"pìešf 77; tuttiiltieìim 't-štszfl] ____-

___-___ ___-_

*__ ...__

..___.Li .._-,__

ROBERTO ONOFRI

Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Univer sitù di Trieste

Caratteristiche geolitologiche e geomeccaniche del Flysch nella Provincia di Trieste

ABSTRACT

ONoFRt R., 1982 - Caratteristiche geolitologiche e geomeccaniche del Flysch nella Provincia di Trieste. tíGeolythological and geomechanical characters

of the Flysch formation in the Trieste area] - Studi trent. Sci. nnt., 59, Acta geol.: 77 -103.

In this report geolythological and geomechanical characters of the Flysch

in the Trieste area are described, in order to supply concepts which Could be useful to people working on constructions in this geological Formation. For this reason a simple practical classification of various «types» Of

Flysch is proposed. After a discussion about the Flysch as a e rock system ››, the results of surface degradalion on this Formation, some considerations about the important problem of recognizing the recent and ancient filling soils which are rather usual in the Trieste area are reported. Finally some-

real examples are schematically outlined in order to explain the problems and disadvantages that very often occur working on the most superficia] parts of the Flysch.

Roberto Ono/rl, Istituto di Geologia e Paleontologia tlell'Università, Pim-_ :ale Europa l - 1554127 Trieste, Italy.

1.

Premessa

Scopo del presente lavoro i: In presentazione di nlettne considerazioni ge-

nerali sui caratteri geolitoioigiel e “euttleeenniel tlei terreni tieliu lttttnnrìone Inni'-

no-.o-arenacea (l-'lyseht presente nei territorio della I't'ovlnein ill 'l'lteste. ln purtieoiare si i: cercato di inquadrate nel modo pitt -HL'IIIPHW “i Ul'tltH'lfU “ifl'm'

delle caratteristiche piit significative della forum/tune stessa. per tllvulinne eun'77

eeui geologico tecnici fomiantcntaii la cui conoscenza si ritiene neccr-.saIL-i a .la

opera nel campo delle costruzioni. infatti. l`aumento del numero. della mole c - ~ talora

della templi-.sua

degli interventi sul terreno hanno reso sempre piit attuale il problema della «o noscenza geologico tecnica delle masse sulle quali si opera, nonche t|t|c|lo della necessita di una fattiva collalan'azionc tra ncolopo. inncnncrc. architetto, peotnetra. costruttore.

_ Nello spirito di questa prospettiva. inerente i problemi della peolopia ap› pitcata` verranno presentati alcuni concetti geologici L- pwlnpiw. [colliri ptw ci ritiene possano portare un contributo per una migliore comprensione delle ca-

ratteristiche c del colmwrtatncnto dei terreni della l'ortna/,ione del lilyscb; si ritiene infatti che tale tipo d'inquadratncnto sia il' primo passo per lo .studio tivi ict't"tto c per Vado/.ione di concetti c di descrizioni lccttlcltc clic dovrebbero es-

sere comuni a quanti operano nel settore.

2.

Caratteristiche _qeoiitoiogìche dei terreni della formazione marnoso - arenacea

La formazione marnoso-arcnacca del territorio di 'l'rieste `e localizzabile piuttosto facilmente in quanto essa costituisce i rilievi compresi fra il mare Adriatico e le formazioni dei calcari del Carso triestino. il limite geologico fra calcari e lilysch corre aii'incirca lungo la congiungente tiiip.

I) S. Dorlieo .

Bagnoli - S. Lorenzo - S. Giuseppe - Chiusa - Longcra - Cave liaccantmi - Villa Derin - Conconeilo - Sottomonte - Monte Gurca - Contovcllo - Monte S. Paolo -

Monte S. Primo - Monte licreiza -- litorale prospiciente la stazione di iiivio Aurisina; va inoltre notato che qualche piccolo cd isolato lembo di lilysch affiora

lungo il tratto costiero tra Bivio Aurisina cd il golfo di Sistiana. Coi termine di e formazione ntarnoso-arcnacca ›› ci si riferisce ad un'alternanza ritmica di rocce elastiche, originatcsi in ambiente di sedimentazionc marino. costituite nel nostro caso da due tipi litologici principali. a caratteristiche

petrografiche e fisiche notevolmente diverse. e cioi,` da marta' cd areaurie'i. Le murne sono rocce prevalentemente carlwnatico argillose, sovente fogliettate, abbastanza fragili; la roccia sana ha un colore variabile da grigio ecrulco a grigio cupo. Solto l'azione degli agenti atmosferici le porzioni più superficiali

di questo litotipo assumono un caratteristico colore iter-“Cup Sono rocce nel complesso impermeabili e, pertanto` le acque possono aver difficolta a penetrare a grande profomlitit in seno nil'annmtsso, lìsscndosi ie tnarne depositate in straterelli. o in lamine sottili. dcsquatnano facilmente in piccole scaglie. specie quando la roccia sia stata oggetto di intctn~L` azioni di deformazione che abbiano provocato una frequente fratttn'azione in SC-

no alla massa rocciosa. Questa fratturazionc facilita l'a'zìoae dì solnhilizzaliulli' della frazione cariaamtica del lilolipo da parte delle acque, sicché la fra/it"W 'i I termini marta' cd armmra' sono stati usati la senso inni; mm ,i è mmm litenaiU necessario spilmcrsi in piil precise deilnl/ionl petrtanailclw, tenuto Uomo tlet camili`IL` “T nico-pratico di questo lavoro.

TS

/\ _ _] _____\ /

`

.

_, ALLuvlom .\_

D i"

è; :I

06"

//\L

H"

. \__` .Bivio Aullelno

\

k

'

LL

FORMAZIONE HARNOBO ARENACEÀ (FL YSCH)

E

FORHAZIONI CALCAREE

-

_:l-:z-

// ' \ In Fu :canoni

Fíg.1 - Distribuzione della formazione marnoso-arenacca Trieste.

(Flyseh)

nella

Provineia

di

argillosa - insolubile _ può conferire alle porzioni più superficiali della massa un pronunciato grado di plasticità. Il materiale argilloso derivante dalla degradazione totale delle marne può

essere rinvenuto come materiale di riempimento di superfici di separazione della massa rocciosa, quali i giunti di stratificazione, le fratture, le faglie; inoltre, a

seconda della conformazione morfologica del' terreno e della presenza di acque dilavanti o di ruscellamento, detto materiale può venir trasportato in punti più

o meno lontani dal punto di origine, accumulandosi in depositi di variabile spessore, spesso intercalati a depositi alluvionali costituiti da altri tipi di materiale (sabbie, ghiaie, ecc.).

ll processo di degradazione forte igroscopicità. Così l'acqua ruolo importantissimo dal punto massa rocciosa nel suo insieme,

viene favorito nelle marne anche dalla loro d'imbibizìonc può giuocare nelle marne un di vista del comportamento meccanico della in quanto porta ad una considerevole varia-

zione delle proprietà fisiche e, di conseguenza, delle caratteristiche di resistenza 79

c di defortnabilitù della tnttssa stessa. La forte igroscopicttù delle mata

«untila

negli tamara. pil', buiscc inoltre a trattenere una certa quantita d'ttua, specie

superficiali, c cio implict un atunento dell'tuniditù dcll'atnbicntc una i ›l|.-t tlw tale acqtta venga lentamente ceduta.

Le marnc sono per 'lo più costituite da pacchetti di lamine sottili, spesso

ci", invisibili itnlividuttltnente ad occhio nudo; nella roccia allo stato nattualt- ltgole lamine costituenti il pacchetto si presentano infatti legate tra loto, fotmando un tutt'uno dotato di una certa coesione. Si puo perù constatare cltc qualora il pacchetto venga itntnerso in acqua per tm certo periodo di tempo c. successiva.

mente. venga lasciato cssiecarc, esso tende a stnldividcrsi s|mntancatncnte nella serie di latninc che lo compongono. l'1 facile cotnprcttnlcre cotnc anche questa caratteristica possa avere un ruolo decisamente negativo nei riguardi del cont-

portatnento tncecanico della massa rocciosa nel stto insieme, specie ncIlc sue porzioni più prossime al piano di campagna.

Le arenarie della zona di Trieste sono prevalcntctnene delle calcareniti. cioe rocce a tnatrice earbonatica che ingloba un.: frazione detritict costituita per lo più da granuli di caleite, quarzo, altri silicati e resti di tnicrofossili. Sono

le è rocce molto dure, compatte, rigide, il cui singolo « provino ›› di ntateria dotato di un'a'i'tissitna resistenza meccanica. lla roccia sana presenta alla rottura degli agenti ttn colore variabile dal grigio chiaro al grigio scuro; sotto l'azione

confeattnosfcrici anche l'arcnaria sttbiscc dei processi di degradazione che le riscono una pigmentazione glallo-ocraceo-rossastra.

seconLa massa rocciosa nel suo insieme è dotata di una certa permeabilità

i di strato, fratture. daria dovuta alla presenza di superfici di discontinuità (giunt talora aperte di diversi faglie); alcune di qtteste discontinuità possono essere

di degradazione centimetri e dotate di elevata frequenza, per etti il processo

nelle tnarnc, delle arenarie si spinge ad una profondità più notevole che non

pur essendo molto più lento. e sotterAd opera delle acque di pcreolazione. ruscellatncnto e circolazion

one, con cultran 'a, le arenarie subiscono un lentissitno processo di decalcificazi lcn|te|ncntc terroso-sabsegucntc sfasciatncnto della roccia in ttn ammasso |'n'eva o tneno distanti dal bioso che da origine a depositi di variabile spessore, più

punto di origine. Anche nel caso delle arenarie l'assorbintento d'acqua. Pllf

za di zum' essendo molto più ridotto che nelle tnarne, può detertninurc la presen

d'umiditù.

con superfici Le arenarie sotto in genere bene e nettatttettte stratificatc. lisce. sebbene hl di letto e di letto degli strati spesso molto regolari, pitttte e

possa anche osservare con una certa frequenza la presenza dl irregolarità U ll'

rugositù accentuata dovute a strutture transfaecialì (queste ultime, quando PI'U'

ltlltsenti, possono consentire la nmbillzzazione di una certa t'eslstenzn al taglio U go le superfici di strato). l slngoll strati possono avere ttno spessore variabll

da circa l ct'n a circa 200 ctn, per quanto al possano riscontrare ttnclte delle ll" mine di arenaria di spessore mlllintetrlco.

ln base t quanto esposto risttlta facllntente contnrct'tslblle cla,- csscntlU ll

lilysclt costíttt i to da un'altcrtutnza dl litollpl a curattcrlstlchc pett'ugraflelte L' l"

siche molto diverse, le azionl della degradazione sull'tmo e snll'altt'u lilw 'HU' 80

logico si influenzcranno reciprocamente ed assumeranno aspetti diversi a seconda dei rapporti percentuali intercorrenti fra marne ed arenarie in una certa zona e, a parità di rapporti percentuali, a seconda dello spessore dei singoli strati, dell'assctto strutturale di tutta la massa rocciosa nel suo complesso, delle

dislocazionì, deformazioni e grado di suddivisione secondaria che la massa ha subito.

3.

I principali «tipi ›› di Flyseh

Esaminando la ripetizione ritmica di marne ed arenarie nella loro successione stratigrafica, si può constatare come nella Provincia di Trieste essa risulti molto mutevole da zona a zona, sia per quanto concerne i rapporti percentuali di un litotipo rispetto all'altro, sia per quanto riguarda la variazione del periodo 2) della stratificazione dei litotipi stessi. Questa situazione di mutevolezza, riscontrabile da un luogo all'altro del territorio in esame, ha avuto come causa prima-

ria le modalità di sedimentazione, mentre ha avuto come causa secondaria le spinte tettoniche e le dislocazioni in cui è stato coinvolto il Flyseh. La definizione delle caratteristiche litostratigrafiche del Flyseh risulta quindi di fondamentale importanza, essendo tale definizione uno dei primi dati da acquisire in tutti i problemi di geologia applicata all'ingegneria. È infatti evidente che per la corretta impostazione di qualsiasi problema tecnico si debba, innanzi tutto, definire il «tipo ››3) di materiale su cui si dovranno compiere

determinati lavori, o che dovrà subire determinate sollecitazioni, allo scopo di avere gli elementi di base per stabilire su quali principii debbano essere impostati i calcoli di stabilità o di portanza del terreno.

Operando una drastica selezione tra tutti i numerosissimi casi che si possono riscontrare in natura, si ritiene che per un uso tecnico pratico di base la casistica generale possa essere ricondotta a cinque «tipi» principali di Flyseh, tenendo conto delle variazioni percentuali

della marna rispetto all'arenaria,

del periodo della stratificazione dei litotipi suddetti, della costanza dello Spessore dei singoli pacchetti o strati di materiale: __ T1; Costituito prevalentemente da arenarie (in genere strati di spessore superiore ai 30 cm) con interstratificatì pacchetti di lamine di marna

dello spessore globale di ordine centimetrico. 2)

Variazione dello spessore dei pacchetti di marna c degli strati di arenaria.

1) ll termine tipo viene qui introdotto per comodità ed esclusivamente ad uso tecnicopratico, prescindendo dal significato previsto per detto termine dal Codice ltaliano di no-

menclatura stratìgrafìca.

Sempre a proposito del tipo di materiale si desidera richiamare l'attenzione sul fatto

che attualmente nei cantieri di lavoro si usa in proposito una terminologia che dà spesso adito a dubbie interpretazioni, od esprime addirittura concetti completamente erronei sia sulla natura, che sull'origìne di certi tipi di terreno o di roccia. Sarebbe pertanto auspica-

bile che termini come «trtsseffo», «Hostel/o», «crostello t'tt Iortttttziotw» ed altri venis-

sero completamente ahbandonati e che per definire il tt'pu di materiale si adoltasse una terminologia tecnica più semplice, comune a tutti, ma derivante da una valutazione scien-

tifica delle reali caratteristiche geolitologiche del materiale stesso.

81

Stratifieazione. distinta e spessore del singolo strato notev olmente costante tFig. 2).

Costituito prevalentemente da arenaria (strati generalmente di spessore inferiore ai 30 cm) con interstratificati poco frequenti pacchetti

di lamine di marna dello spessore globale di ordi ne centimetrico. Stratificazione distinta e spessore del singolo stra to notevolmente costa nte tFig. 3).

-_ Ta:

Costituito da circa 50% di arenaria e 50% di marna (spessore degli

strati di arenaria e dei pacchetti di lamine di marna variabile generalmente da circa 1 cm a circa 20 cm).

Stratìficazione distinta e spessore del singolo strato, o pacchetto, notevolmente costante (Fig. 4).

_ T4:

Costituito prevalentemente da marna i cui pacchetti possono avere uno spessore variabile da circa 10 cm a circa 50 cm; interstratificatì

rari strati di arenaria il cui spessore si aggira generalmen te tra circa 1 cm e 20 cm.

Stratificazione abbastanza distinta e spessore del singolo pacch etto, o strato, piuttosto costante (Fig. 5).

Costituito prevalentemente da arenarie a buona consistenz a litoide, ma che hanno subito notevoli processi deformativi (spessore degli

strati non superiore ai 10 cm circa). Stratificazione talora poco distinta e a spessore poco costa nte (Fig. 6).

Naturalmente la classificazione necessariamente schematica dei sopra men-

zionati tipi di Flysch non ha potuto tener conto di tutte le sfumaure che pos-

sono costituire il passaggio da un tipo all"altro. Nella risoluzione dei problemi

tecnici reali si potrà però valutare, con sufficiente approssimazione, ia percen-

tuale di un litotipo rispetto all'altro, qualora si disponga di appro priati scavi

geognostici o di affiorarnenti che offrano due superfici di esposizione delia massa rocciosa fra loro subortogonali.

4.

II Flysch come sistema roccioso



Gli eventi tettonici che hanno causato le disloc azioni del Flysc h nel terri-

torio studiato, hanno anche determinato in esso un

assetto strutturale globale

piuttosto complesso, sia per le modalità con le quali tali eventi si sono svolti.

sia per le peculiari caratteristiche della mass a rocciosa nel suo insieme. PU' que

sti motivi, anche in none geograficamente molto prossime tra loro, si POS' sono avere assetti strutturali del lilyseh molto mutevoli onde

talora -- è molto azzardato, effettuare la -

difficile, se non addirittura impossibile o perl omeno estrapolazione dei dati di glacltura de

“H Sil'tllifieazione per areuli molto estesi.

..82. l ' u 'r- 'r .-'

.

._

t

. f:_-. -4- l . v

x

i

u

'I "(d/v

PU "I -rìçì

'-

i, : Mu F ' *q gl3:1 ? 1 st!1;.:

?; fw I ww fü fifi

'-j

*fl-*f* ë

.

a,

lv' -. .

“ut v 5 ` 1

_-

.

F

g

I

v

_ i

*

'l'-

'JJ-.'42. ..

J

.

`-`

' 1|:

- 1' i "W..2' o *f fi`Ÿg

'

Fig. 3 - Flysch del Tipo 2 (T2).

I

'

.

~ -1 .l ..ih

.

`

1

I

' in

f- ` .o

_ì:ß.,"'

"HI

*iü"9\~ `“ l' .

i,

.lil-*55 "

~

l..

-_

n

._

."

`

_.

n

'

-.___

__

"'_

''r' ' _Qtšrlr. *vvfi'åu'

"

'

A`

1'

' 'à'~.~›*“"` '

.

"I `I

.

I

i

P..

_.

i;

'-pt-.à

*x

_ h fw... _

1

'

.

__-__' .ì

."'_" ~

.

f .

`

_

.'-"'

'I\"'

___ LT,

'm

'

`

__\

~ ~

'.'

á

`

-I

' Q

.

' --'_ -

_

_ ~'

.' 4.....

t.

.ii-._

IH*

.iQ-ß.

`, a

_

“ha

5*_ ___

rf

mi

i'

.

__

_

.

a *1' ~

*_

-I

'

-

u'

q

-

`___Ll

'i u 'ma

:___ d__§___.`___ mi

.Jl'

_.

.._-J ›

'0"-

'

_

:ha

-

_

_ ___ ._

__

_

_

-m

"

___

-b-ll .-_

i

'

`u-

I

I

.

.1n-

.

L

'V

.

_ _.

*5m*

u

\

-~

-

I

_ .y

:i

_f'.

› v



I

_ u

_

v -..

' .83% ,__1_. _-`}

`:. 4..H i.

.

_.à _ Aut "

_

_'

:'-rç *__ __h..v__

ú-l

sul? _'--'_1"

4:;"7 ¬~ a..

_

-

_h.

-u

"

_

""

_.

-v

"

¬ _

.

J xd.,

J"

.

_ .v

'

'

i.

'_g,_ _” ..i f f

_”-

è ,`

.'-1. lv'fi. ...__t ' 32"* f . ru I* - "A _, 'l'7 -

.'-'

_

J

,HA

. "1' ._

".f__r _ dul¬

dlf

- _M_ 'un vgkrwtçfu'fi, I., _. \_ AM l __\,

. ›

"f wfim :ri __.---*-: .._-w».' _- ›- . ¦'..›'JW

.

'i'.

p.

'

_

_¢†~

c'

I

|

_ '

..IJI.`

'-

'.

._ `

_

w q _- __

f

`1`J `I

~`flfiwzbwt`

-

'Tg-:M

=.¬¬-H~¬--=-

.



. d* 1 u

.-¬."

P-"ra-

. v_ . ..I _ .__ ìfiçšzàvëwfl-zùmšfa

*L

'

-

*

d'

'p-

_

_

“i

..I-L

`

v,

' . “Fm-...e

"r-

~

_

"i

_

n

" ""'

“wu-H... x» -fl'f mph

i..

-

4-.

-_v -

_

“-

*Ivi-.2 '___ «-. '

1' .._-“__,x

-' \ _.:...r '1231«r .

-5

:_

:5" .



t

"

' -"'"

m"

.

«__1-294. *di'wh'fiå '

_.. aj'.

"5"

u

d-_ .a

__*

,__-“_

..'43. g bd;

__,

.

-

*'w'ì;mmm I "mi ~ ,._ -'i-'f._. ¬w,,.3'-*kfi-.fi-"øfi-* - . ›...--. ._ v--ßrt¬,.›.-¬-.~›.¢

«p.- - e. - ...Jf-w¢w~ --«'--"“'z *W ...If Jflfl . É- .W-f «4" ' ,

_

..l

v

'-.__

__'

_

.

.fu-__.

“im-H 'I *gm. k

e

A

._.TR_-¬D_TA-`_a\`,_`d_¬_i_ i.,

.'

y'__l.-`.

-

v

."fi

Wfi7:,1 mq; _ :e -¬- p.

“OH

-

_

.j

_

_

u

__.Iís' __

«a--.«--~ «WP-f -

I.

'

'

_

wi'



1.11 '; ' O

5-"

_

'

ß

._.

__'. "yi, " P"-

r

_

_ 1

«9'- '

'

'

_.

. '_'

›-

-åßf'

Lav'

_

'

..ššgi' if;

fi-"ä sul...) -

-

¬ `

f . _'jàw`

'

'

4'

. -

.

¬

=

.

-

'e

. ›

'›

“'

_

- ..

"iv-3;

` il): :gl-:l

.Pu-Fr* 1( ,u '

.'.'

"'r' 'I' "71'

.ti

-

(EQ: H'J

.__-_:_-

. Jåítfi __ :ari: ._J__ì_ S ___"š ""': a_ __ \|-._'_,_._,_

__ .'___._ i-__,w.élk-f Qta; :9.4% “ƒ _

' "'

'i",. :JLÈI Lv": ,SJ-:44.25' "i

- .uu-..-1... MP* -4 ma

:__rìtìn

_- .xfi

(hšffèêrì

“rt-r;-

*---¦~“¬†-f.-:W › f -' *1-I'

_

h i

-

-

*f.v-

à

Fig. 4 - Flysch del Tipo 3 (T3).

."'I

.'

.ug-__*

,

f

f-

' *-.

g.

-

~`

_):

'_

."'J ' ',.n

mi- :1_-'_

e . djs-_çff-' 'f “' - :4*› ~ “É › _' _

ufl' _ _

ƒ 9-;q

._n

n

..A

ƒ

._ I _

.. _-\ - ,p

J .

T-.:

ù -J

J;

_.

if: "

"_*I lMlâ» i"-

"7' x *ßßå/'p' n r *J Fu; ò-F:JU-___* 41"" . . _1\ "as"_ JT I. v 0' J \ ,WJ †\'j\ø

I'

.

m.. .iz-.53.23

ß (-

_

I

1.1

.

rr

,p_f

I'l!

|

aj",

\'.'_'

_:

_

__ __'l'gfll ..hiflåk

_..

“__

wzfW-f»wß-.If-w ..M - ; -fM T '¬."

:'1515'"

__-'_

'-

- 'I

.

.

___.

.84

'

YM":

"III-_(

ü :Pf'n'

i_.“___

_I'

.' __; .':fir'tgl Hu' *Pdl *JM I :i 4; 'f' a. '. '_ fa!) '.:{___:_'._._._..' f _, ._ nf, _

I”.

4

_

',11

_.-_,___.

-~

_,

_

Ne deriva quindi che. in genere, per la soluzione di problemi tecnici si dcvc pote r

disporre di ttn congruo numero di punti d'indagine geognostica e che, pertanto,

le spese per questa parte degli studi sono sotcnte piuttosto elevate. I suddetti processi defortnatiti hanno inoltre detcrtninato nella m 11551!

I'UC-

ciosa la formazione di numerose superfici di discontinuità; infatti, dall'emmc

dum. “gg _'_›_ 3_ .t` ì, o :ti può facilmente osservare che le superfici di separazione presenti nella massa del Flysch non sotto rappresentate soltanto d ai giunti di strato (sttperfici di separazione pritnaria tra uno strato e quello adiace nte), ma anche da ttttto un insieme di altre famiglie di superfici di separazione va-

riatnente orientate (sistemi di discontinuità a secondarie ›› costituiti in genere da

fratture e più raramente da faglie) che. intersecandosi più o meno compl eta-

mente tra loro e con i giunti di strato, suddividono la massa roccio sa in un sistema a corpi multipli parzialmente o completamente definiti (volum i rocciosi unitari).

Sempre dalle figure più sopra menzionate si può rileva re come, a seconda del tipo di Flysch, le dimensioni dei singoli corpi rocciosi completamente definiti siano estremamente variabili in quanto condizion ate sia dalla spaziatura fra i giun ti di stratificazione, sia dalla spaziatura ed esten sione bidimensionlc delle

85

varie superfici di separazione 4). ll lilyscit quindi, specie nelle sue po,

"l" Più

superficiali che corrispondono alla zona interessata dalla maggior para` mi Più

comuni progetti, risulta essere una massa rocciosa più o meno suddi.. _ ,Mia un insieme vincolato di corpi rocciosi in cui i legami ancora esistenti anni di roccia integra). o le semplici connessioni di un corpo con gli altri (tl._-:enninate

dalla morfologia più o meno regolare delle superfici di separazione), mimmo

un ruolo importantissimo in rapporto alle caratteristiche di deformabiiita c di resistenza della massa rocciosa nel suo insieme. Tenendo inoltre in evidenza che

il Flysch e una formazione geologica costituita prevalentemente dall'associazionc

di due litotipi diversi, si comprende come un tale ammasso possa presentare 50-

vente __ come del resto la maggior parte delle masse rocciose - un variabile `grado di anisotropia e che, pertanto, il suo comportamento meccanico sarà regolato in certi casi dalle leggi della Geomeccanica e della Geologia strutturale, mentre in altri potrà essere regolato anche dalle leggi della Meccanica dei suoli (massa quasi isotropa). Tenuto conto delie considerazioni più sopra svolte, per la soluzione di un problema concreto ed a seconda della scala del problema stesso, sovente il geologo non dovrà limitarsi alle sole usuali rilevazioni sulliassetto della stratifica-

zione del Flysch, ma dovrà anche acquisire ulteriori dati necessari a definire: 1`orìentazione di altri sistemi di discontinuità (fratture e fagiie), i valori dell'apertura, della spaziatura, dell”indice di continuità di particolari strutture, le caratteristiche dei materiali di riempimento delle stesse, i caratteri geometricomorfologici delle superfici considerate; dovrà inoltre tener conto di gradi di

libertà della massa rocciosa in rapporto al quadro morfologico-strutturale ed

al problema da risolvere, nonché analizzare l'influenza della presenza di eventuale acqua di falda o di impregnazione. Come già si è accennato in precedenza,

in alcuni casi - specie a causa dell'elevato grado di suddivisione della massa rocciosa (dovuta a particolari addensamenti di superfici di separazione ed anche

al «tipo» di Flysch) _, l'ammasso potrà risultare nel suo insieme come un sistema quasi isotropo; in questi particolari casi il problema dovrà essere valu-

tato con estrema cautela, onde stabilire se gli schemi di analisi da adottare pOSsano rientrare in quelli della Meccanica dei suoli, oppure rientrino ancora in

quelli della Geomcccanicas).

') Giova a questo punto ricordare che il primo principio della Meccanica delle roflff stabilisce che questa disciplina è essenzialmente Meccanica delle strutture, cioe uno tll' :ciplina che si basa più sulle proprietà meccaniche delle superfici di discontinuità della

massa rocciosa (giunti di strato, fratture, faglie ecc.) che non sullo proprieta del nmtcrmlli

roccia; solo in alcuni casi determinati, infatti, le proprieta inca-uniche dCI materiali' "0"",

e quelle della musa rocciosa tendono ad identificarsi.

_

i) in Geologia tecnica si intendono convenzìomtlmenle come tem- 0 ,mali i truth-:l'32 di copertura superficiale incoerenti o poco etici-tivi (in-,illlc' guhhic, "mi, ghinie eee). ltllflì'nc' si intendono come rocce i materiali litlci compatti, dotati in genere dl elevata L'Ucf'"

86

5.

Gli effetti della degradazione sulle porzioni superficiali del Flysch Come noto, l'insiemc delle azioni che alterano e disgregano una roccia in

ambiente superficiale sono dovute a fattori fisici, chimici e talora ad organismi. Sulla formazione marnoso - arcnacea l'insiemc di tali azioni, cioe la degrad azione, si manifesta con diverso grado di accentuazione sia in rapporto al « tipo ›› di

Flysch, che in rapporto al suo assetto strutturale ed al grado di suddivisione

globale dell'insieme. Si osserva così che la porzione più superficiale del Flysch

-- che sia stata completamente alterata, decompressa e disarticolata, in misura tale che non sia più possibile riconoscere l'andamento della stratificazione -- è di spessore quanto mai variabile anche in punti del terreno distanti pochi metri

lineari l'uno dall'altro (in Fig. '7 si noti, al di sopra della linea marcata in

chiaro, la grande variabilità dello spessore della porzione completamente alte-

rata del terreno). Questo primo complessoú) di materiale alterato, decompresso e disartico-

lato, che chiameremo Cl, è in genere costituito dal cosiddetto terreno vegetale nelle porzioni più prossime al piano di campagna, mentre in profondità può essere costituito da una matrice terroso-limoso-argillosa che ingloba, in propor -

zioni molto variabili, corpi detritiei di arenaria e talora scaglie di marna. Le dimensioni dei corpi detritiei di arenaria sono molto mutevoli in quanto predeterminate sia dallo spessore dei singoli strati coinvolti nel processo di degradazione, sia dalla spaziatura ed estensione bidimensionale delle altre superfici di discontinuità che suddividevano la massa rocciosa originaria; si può così osservare che tali corpi possono essere di dimensioni granulari, come pure possono raggiungere volumi di oltre 1 m3; questi ultimi sono in genere costituiti da volumi unitari con forma di prisma appiattito. Il C1 subisce talora un certo rimaneggiamento e trasporto naturali (acqua

e gravità) rispetto al punto in cui si trovava la massa rocciosa da cui ha preso

origine; per questo motivo è spesso molto difficile prevedere la natura granu-

lometrica di tale complesso in base alle deduzioni che si potrebbe presumere

di effettuare con liosservazione di eventuali affioramenti rocciosi limitrofi; può

infatti accadere, ad esempio, in una zona dove gli affioramenti di Flysch in situ mostrano la presenza di un tipo litologico prevalentemente marnoso e con ri-

dotte intercalazioni di strati arenacei di scarso spessore, e dove si potrebbe quindi pensare che in seno al Cl delle coperture siano assenti grandi blocchi

rocciosi unitari di arenaria, di accertare la presenza di tali blocchi. E facile comprendere come una situazione del genere debba essere posta in evidenza

prima che un determianto progetto entri in fase esecutiva, in quanto tale situazione potrebbe creare problemi tecnici imprevisti. Come si è già detto, lo spessore globale del C1 può essere molto variabile

da zona a zona ed anche in punti limitrofi di una stessa area; esso può

variare da pochi decimetri a parecchi metri. Si è pure potuto riscontrare che °) ll termine complesso viene introdotto per comodità ed esclusivamente ad uso tecnico-pratico, prescindendo dal significato previsto per ll termine stesso dal Codice Italiano di nomenclatura stratigrafica.

87

`-`

'-

_

~., 1-. ,i ..E'Jhsfif'à--c

Fig. 7 - Variabilità dello spessore dei terreni di copertura (C1) giustapposti alla massa stratificata del Flysch (al di sotto della linea in chiaro: C2 + C3).

anche su pendii inclinati di oltre 40° sull'orizzontale, dove si sarebb e potuto

ragionevolmente presumere che la roccia flyschoide in situ fosse molto prossima al piano di campagna, il Cl raggiungeva talora spessori di circa 4-5 In

(misurati secondo la normale ai'la superficie topografica).

In base alle considerazioni più sopra svolte sull a costituzione litologica e

sul tipo di aggregazione dei materiali costituenti il C1, risult a che esso È Un

complesso le cui caratteristiche di deformabilità e di resistenza possono venir

inquadrate nei procedimenti di analisi proprii della Meccanica dei suoli. Le ca-

ratteristiche globali di tale con-:plesso sono, in genere, piutto sto scadenti, v8riano col mutare dei rapporti percentuali e dei reciproci rappo rti spaziali fl'ff frammenti lapidei e matrice, vengono notevolmente peggiorare dalla presenza dl

acqua (essa accelera al massimo i processi d'instabili zzazione sui pendii 0 Sl" fronti di scavo).

Tenendo quindi in evidenza che qualsi asi intervento dell'uomo sulla fOl", mazione marnoso-a rneacea avverrà quasi sempre, fin dall'inizio dei lavori. Slll

materiali del complesso Cl, si dovrà porre la massima cautela nell'eseguire scavi:

nello scegliere la quota di appoggio delle fondaz ioni, nello scegliere ì 1311"ml geotecnici da utilizzare per i

calcoli di verifica delle condizionigeostatiche «JCHÉ

pareti di scavo e dei terreni a monte delle stesse, sopra ttutto nellc zone in C1"

il Cl risulti aver un elevato spessore e più scadenti `aratteristìche meccanis'hc

ed ove vi sia presenza di acqua (di falda o d'imprcgnazione)

Soggiaeente al Cl appare gradualmc . ` ma "le U" FIysch che ha subito :010 Illì'h parziale degradazione O

ed una cc m' dlsurlicola'liülw; questo complesso, Chi: L `

88

Ft'g. 8 - Vista frontale di una parete di scavo nella formazione del Flysch. Risulta evidente la successione tra copertura superficiale (Cl), Flysch in situ mediamente alterato e decompresso (C2), Flysch in situ quasi «integro ›› (C3).

meremo C2, mostra con buona evidenza liandamento della giacitura della stratificazione, specialmente nel caso in cui il Flysch sia dei Tipi 1, 2 e 3. In genere, lo spessore di questo secondo complesso varia mediamente da circa 50

a circa 300 cm, potendosi pur tuttavia talora riscontrare anche spessori di 600 cm.

Infine, soggiacente al C2, appare gradualmente un terzo complesso, che chiameremo C3, costituito da Flysch che da un punto di vista tecnico può essere considerato quasi integro, anche se i ititotipi che ne fanno parte possono

presentare ancora tracce di una certa degradazione ed un certo grado di suddivisione secondaria. In Fig. 8 si può osservare una sezione di terreno in cui risultano con buona evidenza i tre complessi Cl, C2 e C3 messi in luce da uno sbancamcnto.

6.

Terreni di riporto

Per terreno dz' riporto si deve intendere soltanto quel materiale che i: stato trasportato ed accumulato in un certo sito dall'uolno; questo materiale può es-

sere costituito sia da prodotti naturali (roccia e terre) derivanti da scavi, sia da macerie derivanti dalla demolizione di costruzioni. Nel linguaggio corrente nei cantieri edili si sentono definire spesso come

terreno di riporto quei materiali che abbiamo attribuito al complesso Cl e che 89

1'.

i

i,

Fíg. 9 - Aspetto superficiale di un terreno di riporto debolmente mascherato da scarsa vegetazione.

sono stati originati da processi naturali; 1a definizione in uso nei cantieri è assolutamente da scartarsi in quanto causa di grossolani equivoci che possono condurre ad errate valutazioni sulle reali caratteristiche tecniche del terreno in

questione e, di conseguenza, sul suo comportamento meccanico. I veri terreni di riporto, qualora siano costituiti da materiali di scavo provenienti dal Flysch e scaricati su pendii appartenenti alla formazione stessa, sono talora male individuabili mediante il solo esame di superficie del terreno,

specie se essi derivano da depositi realizzati in tempi a noi lontani; iniatti in questi casi essi possono essere notevolmente mascherati anche da vegetazione di alto fusto. Se i riporti sono stati realizzati invece in epoche più recenti` la

vegetazione è scarsa, la loro mimetizzazione risulta di conseguenza meno ellicaee e pertanto possono essere riconosciuti più agevgilmcntc imclw Con Sigmpliei ricognizioni di superficie. Resta comunque ad esempio il [atto che nella zona collinare che circonda la città di Trieste i terreni di riporto, costituiti iii mitte-

riali provenienti dal lilysch, sono per lo più localizzati a valle di antiche cave di arenaria, di strade e linee ferroviarie, specie presso gli imhoechi di gallerie; pertanto, anche se atttmlntcnte mascherata dalla vegetazione, la presenza di riporti dovrebbe venir sospettata ogni qualvolta si Catimini un terreno in pI'USSi-

mità ed a valle dei siti sopra descritti. tenendo anche in evidenza che. talora. III

morfologia dei terreni di riporto può apparire chiaramente come anomala ri-

90

Fìg. 10 - Fronte di scavo aperto in un antico terreno di riporto; la distribuzione ad andamento subparallelo (in diagonale) di alcuni dei frammenti lapidei maggiori è dovuta al

sovrapporsi di discariche successive.

spetto a quella del terreno naturale circostante (in Fig. 9 è illustrato il tipico aspetto di un terreno di riporto recente). Nel caso in cui mediante ricognizioni di superficie non venissero risolti soddisfacentemente i quesiti circa la natura, lo spessore e la distribuzione areale

del sospettato riporto, bisognerà fare eseguire alcuni scavi o sondaggi geogno-

stici in punti del terreno opportunamente scelti in funzione della scala del problema da risolvere. L”esame di detti scavi o dei prodotti di sondaggio, accom-

pagnato dalle altre osservazioni eseguite, permetterà a geologo di definire la natura del terreno, il suo spessore, la sua distribuzione areale, l”eventuale presenza di acque sotterranee che sovente si stabiliscono alla base del riporto stesso. L'aspetto delle porzioni interne del riporto è notevolmente diverso dall'aspetto del terreno di alterazione superficiale che abbiamo definito come C1

(Fìg. 8). Infatti mediante un esame in sito si può constatare: che la frazione detritica del riporto è spesso a spigoli molto vivi e prescritti sovente delle alter-

nanze di clasti che mostrano una specie di andamento subparallelo tra loro; che assieme ai corpi detritici di roccia alterata ne esistono altri di roccia abbastanza fresca, dovuti a rotture recenti durante il loro scavo: che i vacuoli o gli mterspazi tra un elemento lapidco e l'al'tro sono talora privi di ricmpimcnti, Oppure non completamente occlusi dalla frazione detritica più l'inc. Una volta che si sia riconosciuto un terreno come \II

'ci'

Pig. 16 - Schema del pendio e del dissesto descritto al Cap. 7.5. A) B) C)

_

.

Pendio iniziale: Cl = terreno superficiale di copertura; C2 + C3 - Flyscli in situ. . . . . . ' \ 'l Pendio dopo gli sbancanienti per la realizzazione di un edificio (E) e la costruztOm d* rilevato R (sovraccarico). . . . . . _ « .lnnesco di un dissesto secondo la superficie di_ rottura-scivolamento 55; h " . Fr :il-.i . . . _-

tura di trazione-taglio a monte; Z = Muretto in pietrame spancimo; X = unghla d“ dissesto.

D)

Pendìo dopo la sistemazione: P = Pezzame calcareo arido; M .-.. Muro in C-a-i G 'a

gabbionata.

100

Nell'esempio di Fig. l'1 si può vedere la sezione di un pendio sul quale dovevano venire costruite due palazzine. Da alcune ricognizioni in superficie e dall'esame di alcuni scavi geognostici ci si rese conto che si era in presenza di un antico riporto (R) costituito da frammenti decimctrici di arenaria in abbondante matrice «terrosa» (liig. IO). Onde accertare lo spessore e l'estensione areale del riporto venne eseguito un supplemento d'indagini geognostichc,

eomportame anche l'esecuzione di alcune trivellazioni con prelievo di campioni in profondità. Da dette indagini risultava una stratigrafia del sottosuolo cuttw quella sehenmticamente illustrata in liig. 17^ (sezione tipo del terreno). ossia il riporto mostrava di avere uno spessore massimo di circa lU m (misurati in direzione normale alla superficie topografica); tale riporto ricoprivz un debole

strato di terreno naturale incoerente (Cl) al quale soggiaceva roccia in sito del

Tipo l ed appartenente al complesso C3.

ll progetto di massima prevedeva una sistemazione del terreno come sche-

maticamente indicato in liig. l7ll, mentre per gli edifici erano previste fondazioni dirette sul riporto stesso. Dalle verifiche di stabilita eseguite per il pendio.

risultava che i notevoli lavori di scavo previsti dal progetto di massima avreb-

bero instabilizzato le porzioni superiori del versante, con possibilita di dissesti anche nel terreno incoerente (R e Cl) nelle porzioni inferiori del versante stesso. Per quanto concerneva il terreno di appoggio delle fondazioni degli edifici. destava preoccupazione anche il fatto che il materiale di riporto risultava scarsamente addensato; inoltre, i 'ari frammenti lapidei costituenti il riporto spesso non erano a reciproco contatto, ma risultavano separati da una matrice terrosa che faceva pronosticare assai scarse caratteristiche di resistenza dell'ammasso. Un fatto positivo era tuttavia l'assenza di acqua sia di falda che in vene.

Dopo la valutazione dei risultati delle varie indagini geologiche e geogno-

sliche. nonche i risultati delle analisi di stabilita del terreno, venne deciso di

effettuare una sistemazione del pendio come indicato in liig. ITC, nonche di r nalizzare fondazioni su pali che avrebbero dovuto raggiungere il substrato