Regresso delle nascite - morte dei popoli. Colle prefazioni, aggiunte per l’editore italiano, di Oswald Spengler e Benito Mussolini

A un dato momento la città cresce morbosamente, patologicamente, non, cioè, per virtù propria, ma per un apporto altrui.

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Italian Pages 181 Year 1928

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Regresso delle nascite - morte dei popoli. Colle prefazioni, aggiunte per l’editore italiano, di Oswald Spengler e Benito Mussolini

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Table of contents :
(Prefazione di MUSSOLINI, 5)
(Prefazione di OSWALD SPENGLER, 7)
Soprapopolazione e Maltusianismo, 33
La parola del passato, 39
Regresso della nascite e civiltà, 67
Cosmopoli e sterilità, 83
La dittatura della città cosmopolita, 105
Il tramonto della razza bianca, 125
Le razze straniere, 145
Guerra al regresso della nascite, 159

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R I C C A R D O

K O R H E R R

REGRESSO DELLE NASCITE! MORTE DEI POPOLI N O N

E'

CHI NON E'

U O M O PADRE HEGEL.

PREFAZIONI E

DI

SPENGLER

MUSSOLINI

L I B R E R I A D E L L I T T O R I O - ROMA

(Proprietà

letteraria

riservata)

T I P O G R A F I A D E L L I T T O R I O 1928-VI - R O M A

V i a dei Magazzini Generali, 30

PREFAZIONE DI

MUSSOLINI

P R E F A Z I O N E

DI

M U S S O L I N I

NON conosco personalmente l'autore di questo libro, ne lo conoscevo di fama, prima che mi capitasse sottocchio un fascicolo dei Sùddeutsche Monathshefte (Quaderni mensili della Germania Meridionale) contenente — prefazionato da Osvaldo Spengler — sotto forma di opuscolo, quello che oggi, ampliato e riveduto, io presento come volume al pubblico italiano e in particolar modo al pubblico fascista. Chi sia Osvaldo Spengler è noto agli studiosi che hanno seguito le ultime espressioni del pensiero politico e filosofico tedesco. La sua opera Untergang des Abendlandes (Decadenza dell'Occidente) e stata a suo tempo oggetto di vivo interessamento e di non meno vive polemiche. Il Dott. Riccardo Korherr, è un bavarese di

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Regensburg

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di modeste origini che ha fatto i suoi

corsi universitari

in legge e sociologia a Monaco

ed Erlangen. Giovane, egli è nato nel 1903, potrebbe già aspirare ad una cattedra universitaria, ma egli vi ha rinunziato

per essere, com'egli

stesso

scrive, « più libero nella lotta che intende

mi

condurre

in difesa della civiltà occidentale, minacciata da un complesso di idee mendaci che vanno dalla fratellanza universale, alla felicità dei più,

dall'edonismo

pacifondaio al controllo delle nascite ». Questo libro è un episodio di tale battaglia. Per coloro che hanno meditato sui fenomeni

demografici nei tempi pas-

sati e presenti, il libro stesso non apporta lumi speciali. Ci sono qua e là delle inesattezze,

almeno per

quanto concerne VItalia, come dimostrerò fra poco. Ma il libro è destinato al grande pubblico,

facile

vittima dei pregiudizi edonistici orpellati spesso di falsa scienza e, dato questo scopo, il libro, per la sua esposizione

drammatica,

storici, per i suoi riferimenti

per i suoi

richiami

al mondo

contempo-

raneo, per la sua ampia documentazione

statistica,

è dì una potente efficacia. La dimostrazione

che il

regresso delle nascite attenta in un primo tempo alla potenza dei popoli e in successivi tempi li conduce alla morte, è inoppugnabile.

Anche

le varie

fasi di questo processo di malattia e di morte, sono

8

DI

M U S S O L I N I

esattamente prospettate e hanno un nome che le riassume tutte: urbanesimo o metropolismo, come dice l'autore.

patologico A un dato momento la città cresce morbosamente, patologicamente, non, cioè, per virtù propria, ma per un apporto altrui. Più la città aumenta e si gonfia a metropoli, e più diventa infeconda. La progressiva sterilità dei cittadini è in relazione diretta coli'aumento rapidamente mostruoso della città. Berlino che in un secolo è passata, da centomila, a oltre quattro milioni di abitanti, è, oggi, la città più sterile del mondo. Essa ha il primato del più basso quoziente di natalità non più compensato dalla diminuzione delle morti. La metropoli cresce, attirando verso di se la popolazione della campagna, la quale, però, appena inurbata, diventa — al pari della preesistente popolazione — infeconda. Si fa il deserto nei campi; ma quando il deserto estende le sue plaghe abbandonate e bruciate, la metropoli è presa alla gola: ne i suoi commerci, ne le sue industrie, ne i suoi oceani di pietre e di cemento armato, possono ristabilire l'equilibrio oramai irreparabilmente spezzato: è la catastrofe.

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La città muore, la nazione — senza più le linfe vitali della giovinezza delle nuove generazioni —? non può più resistere — composta com'è oramai di gente vile e invecchiata — a un popolo più giovane che urga alle frontiere abbandonate. Ciò è accaduto. Ciò può ancora accadere. Ciò accadrà e non soltanto fra città o nazioni, ma in un ordine di grandezze infinitamente maggiore: la intiera razza bianca, la razza dell'Occidente, può venire sommersa dalle ialtre razze di colore che si moltiplicano con un ritmo ignoto alla nostra. Negri e gialli sono dunque alle porte?

Le razze prolifiche Sì, sono alle porte e non soltanto per la loro fecondità ma anche per la coscienza che essi hanno preso della loro razza e del suo avvenire nel mondo. Mentre, ad esempio, i bianchi degli Stati Uniti, hanno un miserevole quoziente di natalità — che sarebbe ancora più miserevole, se non vi fossero le iniezioni di razze ancora prolifiche come gli irlandesi, gli ebrei, gli italiani — i negri degli Stati Uniti sono ultra fecondi e ammontano già al totale imponente di quattordici milioni, cioè a un sesto della popolazione della Repubblica stellata. C'è un grande

io

DI

M U S S O L I N I

quartiere di New York, Harlem, popolato esclusivamente di negri. Una grave rivolta di negri scoppiata nel luglio scorso in detto quartiere, fu a stento domata, dopo una notte di conflitti sanguinosi, dalla polizia, che si trovò di fronte masse compatte di negri. Che cosa può significare nella storia futura dell'Occidente, una Cina di quattrocento milioni di uomini, accentrati in uno Stato unitario? E venendo più vicino a noi che cosa può significare per il resto d'Europa la Russia, il cui quoziente di natalità è altissimo, tanto che — malgrado guerre, epidemia, bolscevismo, carestia, esecuzioni in massa — la popolazione della Russia si aggira oggi sui 140 milioni di abitanti? Le campane d'allarme squillano. Coloro che vedono un po' più in là della quotidiana contingenza (a mio avviso non ha diritto di governare una Nazione chi non sia capace di guardare almeno a 50 anni di distanza), sono preoccupati.

europee Nella Nazione più industriale e mercantile dì Europa, la Gran Brettagna^ si invoca da studiosi e da politici un « ritorno alla terra ». Ma come portare alcuni, soltanto alcuni dei molti milioni di lon-

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dinesi ammucchiati nella metropoli, di nuovo verso le campagne? Si può fare il cammino a ritroso? Il Ministero

dell'Agricoltura

risponde con una

nota di pessimismo. Negli ultimi venti mesi la terra arata è diminuita di altri 80 mila ettari, il che significa una diminuzione

di oltre 200 mila

quintali,

nel già esiguo raccolto di grano valutato a un milione e 200 mila quintali. Dunque Londra cresce, ma si fa il deserto nelle campagne inglesi. E' noto che nel 1927 terra ha superato Francia

l'Inghil-

e Germania come mi-

nimo di natalità. Anche nelle belle feconde

pianure

di Francia il deserto guadagna — ironico e tragico bisticcio

di parole! —

l'urbanesimo

guadagna

terreno

perchè

sterile ha — per nutrirsi! —

spopo-

lato e devastato i villaggi ed\ i casolari. Ecco

un

vero grido di angoscia, lanciato recentemente

da

Giuseppe

di

Barthelemy,

membro

dell' Istituto

Francia. a Noi sappiamo che vi sono oggi in. Francia —

egli scrive — due volte più stranieri di prima

della guerra: un milione nel 1911,

due milioni e

mezzo nel 1926; ciò rappresenta il sei per cento della popolazione

totale. Su cento abitanti

della

Francia, ve ne sono sei che non sono francesi. una proporzione impressionante.

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E'

Dal 1918 al 1926

DI

M U S S O L I N I

sono stati introdotti tori dé$)industria

in Francia 853 mila lavora-

e 600 mila contadini,

ciò cheì

rappresenta un totale di un milione e mezzo di individui. Secondo le nostre vecchie statistiche del 1922, gli stranieri avevano già in mano 333.800 di terra, di cui 90.500 erano loro proprietà,

ettari mentre

occupavano il resto con mezzadri e contadini. 1926 VItalia ha fornito il 18 per cento

Nel

dell'impor-

tazione della mano d'opera. Non vi sono

dunque

abbastanza francesi per coltivare la terra di Francia. E' un fatto. Noi abbiamo troppa terra per le nostre braccia. L'Italia

ha troppe braccia per la

sua terra. Che cosa vai meglio? E' la scelta tra la gioventù,

la vitalità, la fecondità

da una parte e

dall'altra

l'età matura, l'età troppo matura,

annunzia

la senilità.

« L'emigrazione



che

diceva

Mussolini nel 1924 — deve essere considerata non come un fenomeno

doloroso di miseria e di debo-

lezza, ma come un problema morale e politico di forza ». Identiche

preoccupazioni

affiorano negli

ele-

menti responsabili della politica belga di fronte al declino progressivo delle nascite. Anche la Svizzera, accusa lo stesso morbo, cogli stessi fatali

effetti.

Il Vaterland del 21 agosto u. s., giornale con-

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servatore di Lucerna, getta un grido di allarme per la diminuzione della natalità in Svizzera. « La verità che balza limpida agli occhi di chi non si contenta di vivere alla giornata — dice il giornale •— è questa: /o

Francia

25,4

23,9

22,1

20,7

18,8

20.7

19:2

19,6

23%

Svezia

30,5

29,0

27,1

25,8

23,7

21,4

18,1

17,5

43°/o

Svizzera

30,8

28,1

28,7

27,4

23,8

20,8

18,7

18,4

40 °/o

Belgio

32,7

30,2

28,9

26,7

23,1

21,9

19,9

19,7

40°/°

Norvegia

30,9

30,8

30,3

27,6

25,6

23,9

21,7

20,0

33 °/o

22,4

47 °/o

Danimarca

31,5

31,9

30,2

28,7

26,7

24,0

21,9

21,1

33°/

Olanda

36,4

34,2

32,5

30,7

28,0

27,4

25,1

24,2

34 °/

Italia

36,9

37,8

34,9

32,5

31,9

30,3

28,2

27,5

25 °/

0

0

0

Ungheria

43,4

44,2

40,5

36,8

35,4

31,8

26,8

27,7

36 °/

Spagna

37,9

36,2

34,8

34,5

31,2

30,0

29,9

29,3

23°/o

Romania

35,0

41,4

40,6

40,0

42,6

37,4

36,2

36,2

3°/o

Russia

49,3

47,2

47,1

43,9

43,7

37,2

42,7

(1)

27,2(2)

27,0

26,0

26,5

25,6

23,7

22,3



36,8

14.8

29,4

26,6

27,4

23,2

22,9

0



Massachusetts Australia

25,0

— '38*/

0

(1) I n u m e r i d a l 1921 i n p o i n o n v a l g o n o , p e r c h è si r i f e r i s c o n o s o l a m e n t e a P i e t r o b u r g o , M o s c a e 51 g o v e r n i c e n t r a l i . (2) I p r i m i q u a t t r o n u m e r i v a l g o n o p e r g l i a n n i 1871/85, 1886/95, 1895/1995 190(5/1910.

68

NASCITE

E

CIVILTÀ

In quasi tutti gli Stati sopracitati la cifra delle nascite diminuisce quasi costantemente. Anche la cifra assoluta delle nascite segna già un regresso, come, per esempio, in Germania, in Francia, in Inghilterra ed in molti piccoli Stati. LTtalia e la Spagna dovrebbero avere raggiunto in questo momento il punto culminante. Ecco intanto alcune cifre delle nascite nel dopoguerra : CIFRE DEI N A T I VIVI

ANNI

Germania

Inghilterra

1920

1599287

957782

1921

1560447

848814

1922

1404215

780124

1923

1297449

1924

Francia

834411

Italia

Spagna

Ungheria

1158041

623339

258751

813396

1118344

648892

255453

759846

1127444

656093

249279

758131

761861

1107505

660776

238971

1270820

730084

752101

1123260

652900

221462

1925

1292499

711287

768983

1107736

644700

235480

1926

1226342

694897

766226

662612

224716

Va rilevato che la Germania in molti anni dell'anteguerra ha avuto più di due milioni di nascite. Le cifre delle nascite che vanno dal 1914 al 1920 nonfiguranonella tabella su riportata, perchè segnano uno stato anormale e quindi porte-

69

REGRESSO

DELLE

rebbero più confusione che altro in un esame sul corso del regresso delle nascite. Tuttavia non si può passare sotto silenzio la grande tragedia dell'ultima guerra. Questa non ha soltanto distrutto per sempre il prestigio della razza bianca, ma ha tolto la vita a dieci milioni di uomini, che oggi non sono sostituibili. Aggiungasi a questa perdita quella ancor più imponente dei bambini non nati a causa della guerra. Burgorfer calcola per la sola Germania da 3 a 3,5 milioni. Dopo la guerra mondiale, come del resto dopo ogni guerra, ci fu un forte aumento delle nascite, ma tale aumento non ha compensato la cifra delle nascite non avvenute durante la guerra mondiale. Negli anni 1922-1923 la proporzione delle nascite ritornò ad essere relativamente normale. Però le cifre delle nascite dell'Europa centrale ed occidentale, eccezione fatta per la Francia, non raggiunsero più l'altezza dell'anteguerra, anzi diminuirono sempre di più. Soltanto la Francia non registrò dopo la guerra mondiale un numero di nascite inferiore a quello del 1913. La Germania invece non ha mai più raggiunto neppur da lontano la cifra delle nascite avute nel 1913 e fra tutti gli Stati di Europa segna il più forte regresso delle nascite. Questa bassa quota delle nascite in Germania

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NASCITE

E

CIVILTÀ

eccessivamente ridotta in confronto al 1913 è stata causata principalmente dal distacco delle sue Provincie orientali, che avevano una popolazione campagnola assai prolifica, nonché dal distacco dell'Alsazia-Lorena. La quota maggiore delle nascite in Francia è dovuta sopratutto all'annessione dell'Alsazia-Lorena. Queste Provincie infatti registrarono nel 1924 una cifra di 22,2; la Francia invece complessivamente nel 1924 registrò la cifra di 19,2. La cifra delle nascite della Francia nel 1924 ascese a 19,0 senza l'Alsazia-Lorena ; ad ogni modo la cifra fu di 0,2 superiore a quella del 1913, nel quale anno essa ascese a 18,8. Tale aumento è dovuto alla forte immigrazione in Francia di elementi stranieri, specialmente di Italiani, Polacchi e Cecoslovacchi, popoli assai prolifici. Per conseguenza la cifra delle nascite della Francia nel 1926 ritornò ad essere quella dell'anteguerra. Osserviamo un po' da vicino la tabella delle cifre delle nascite. Il regresso percentuale delle nascite e l'altezza della cifra delle nascite, considerate insieme, forniscono un quadro pressoché eslatto dello stato delle nascite di un paese. Gli Stati, che hanno una cifra bassa delle nascite, come la Francia, segnano un regresso minimo nel campo delle na-

71

REGRESSO

DELLE

scite. Tuttavia tali Stati risentono maggiormente gli effetti funesti della sterilità in confronto di quelli che, come l'Ungheria, segnano un regresso più forte delle nascite, ma che in pari tempo hanno una cifra assai alta di nascite. L'Ungheria e la Spagna vengono dopo, mentre la Francia le precede di molto. Il regresso delle nascite in Francia, a partire dalla grande rivoluzione, arriva al 5 1 % . La tendenza a compensare le cifre delle nascite è evidente. Dalla tabella sulle cifre di nascita su riportata risulta, che gli Stati più progrediti segnano il massimo regresso delle nascite. Fra gli Stati d'Europa primeggiano in questo riguardo la Francia, la Germania e la Gran Bretagna. Gli altri Stati si avvicinano più o meno a questi tre citati, a seconda che si trovano più o meno vicini ai centri della civiltà ; in prima linea vengono la Svezia, la Svizzera ed il Belgio, poi la Norvegia, la Danimarca e forse anche l'Olanda ed in ultima l'Italia e l'Ungheria, ed ancora più in là la Spagna. Le cifre di nascita dei rimanenti paesi dell'Europa centrale ed Occidentale, qui non citati, che, o non esistevano prima della guerra mondiale o che subirono notevoli mutamenti territoriali in conseguenza della guerra, sono simili a quelle dei loro Stati vicini.

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NASCITE

E

CIVILTÀ

La Polonia conta oggi nel territorio già prussiano, compresi i nati morti, circa 33 nati su 1000 abitanti all'anno. La cifra dei nati vivi in Cecoslovacchia andò diminuendo dal 1921, nel quale anno fu di 29,1,finoa ridursi a 25,7 nel 1925. Consimile è lo sviluppo della Jugoslavia. L'Austria ebbe dal 1871-1880 una cifra di nascite di 39,0; nel 1913 poco più del 29,7; per l'Austria dal dopoguerra abbiamo: per il 1920 la cifra 22,4; per il 1924 la cifra 21,7. La Finlandia, l'Estonia, la Lettonia e la Lituania si staccarono dalla Russia dopo la conclusione della pace. La cifra dei nati vivi per la Finlandia fu del 25,3 nel 1920, ma soltanto un po' più del 22,4 nel 1924; per l'Estoniafigurala cifra 20,3 nel 1921, la cifra 18,2 nel 1924; per la Lettonia la cifra 23,0 nel 1923, la cifra 22,2 nel 1925; per la Lituania la cifra 29,4 nel 1924, la cifra 28,5 nel 1926. Dopo un breve accenno all'Irlanda, frazionata, la cui cifra delle nascite si aggira intorno al 20, al Portogallo, in cui le condizioni della popolazione sono caotiche, restano da esaminare in Europa ancora i Balcani e la Russia. La cifra delle nascite della Romania durante il decennio 1871-1880 era stata di 3 5 ; poi salìfinoa circa 40, e dalla fine della guerra oscilla intorno

73

REGRESSO

DELLE

al 36. Per quanto concerne la Romania ed anche la Bulgaria, che segna circa 40, non si può parlare di regresso delle nascite. La Grecia invece ha una cifra delle nascite bassa. La penisola balcanica e la Russia con le sue nascite enormi non appartengono all'Occidente. I concetti « Europa » ed « Occidente » venivano usati come sinonimi,finchéOsvaldo Spengler chiarì Terrore. I Balcani subirono soltanto l'influenza dell'Occidente. Altrettanto dicasi della Polonia. Anche la Russia con la sua prolifica popolazione campagnuola è stata inserita nell'orbita dell'Occidente a partire da Pietro il Grande. D'altra parte la civiltà occidentale non si limita soltanto all'Europa centrale ed occidentale, mia si è estesa anche alle altre parti del mondo. In tutti i paesi colonizzati dalla razza bianca negli ultimi secoli la civiltà occidentale si impose a poco a poco persino agli abitanti delle città. L'America settentrionale, l'Africa meridionale e l'Australia appartengono alla civiltà occidentale. Le loro cifre delle nascite segnano lo stesso sensibile regresso come i paesi dell'Europa centrale ed occidentale. Il regresso delle nascite nell'America settentrionale è quasi uguale a quello dell'Inghilterra. Nello Stato di Massachussetts, per esempio, la cifra delle na-

74

NASCITE

E

CIVILTÀ

scite, secondo la tabella, è scesa da 27,2 nel decennio 1871-1880, a 22,3 nel 1924. La cifra delle nascite di 27 Stati dell'Unione amnfontava nel 1921 a 24,3; di 31 Stati nel 1922 a 22,5; nel 1923 a 22,4; di 34 Stati nel 1924 a 22,6. Il Canada indica 28,2 nascite nel 1921 su ogni 1000 abitanti; nel 1924 appena un po' più di 25,7. Fra la popolazione bianca dell'Africa meridionale la cifra delle nascite ammontava a 29,0 nel 1920; invece nel 1923 segnò un po' più di 26,6. Nell'Australia la cifra delle nascite che nel decennio 1871-1880 era stata di 36,8, si ridusse a 23,2 nel 1924. Si potrebbero constatare tracce sicure del regresso nelle nascite in tutte quelle parti del mondo, che sono state invase dal « progresso » occidentale, specialmente nelle metropoli, come Buenos-Aires, ove la cifra delle nascite è almeno di 1/4 più bassa che nel resto dell'Argentina, a Rio de Janeiro, a Calcutta, a Bombay e sopratutto ad Hongkong, ove la cifra delle nascite si aggira intorno a 7. Il moderno regresso delle nascite non è un fenomeno caratteristico di singoli individui, come la maggioranza dei medici e degli statisti opina. Esso è invece una pietra nel poderoso edificio di fenomeni uguali nella loro intima essenza. E' il più

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REGRESSO

DELLE

terribile fra i molti segni del regresso della nostra coltura e soltanto se venga messo in rapporto con questi può essere compreso in tutta la sua portata. La millennaria coltura spirituale dell'Occidente oramai tramontata, ha ceduto il posto allo splendore esterno della rigida civiltà moderna. Prima la vita era organica, era un'espressione necessaria e completa dell'anima; oggi la vita è inorganica, senza anima, artificiale. L'intelletto ha riportato la vittoria sull'anima. L'idea del destino è superata. Le facoltà spirituali della nostra civiltà sono già esaurite; ciò si manifesta specialmente nella decadenza della nostra arte e della metafisica. Dinanzi a noi è ancora la facciata esterna della nostra civiltà, l'esterno splendore di questa, come nell'incipiente Cesarismo, nella egemonia dell'economia, della tecnica, del commercio e sopratutto nella sopravalutazione della pura forzafisicadel corpo, che trova la sua più chiara espressione nello sport. L'uomo colto del passato sviluppava le sue energie su se stesso; l'uomo civile moderno invece irradia le sue energie fuori di sè. L'anima è fuggita furtivamente. Ora si cerca di rimediare alla deficiente profondità interna ( = dell'anima) con la estensione esteriore. Per il cervello dell'uomo civile moderno vi sono soltanto possibilità estensive. La

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NASCITE

E

CIVILTÀ

massa e l'estensione oggi sono i fattori determinanti nel campo della politica, dell'arte e della vita in generale. La quantità ha sostituito la qualità. La massa governa sotto la veste della democrazia e in essa il denaro celebra il suo trionfo. L'altafinanzae la massa si sono associate contro la voce del sangue. Il denaro impera assoluto nell'Occidente dove ogni energia viene calcolata sulla base del denaro. La grande massa vuole oggi soltanto vivere. Una volta le passioni politiche ed i sentimenti religiosi avevano il predominio sull'economia. La vita spirituale dominava la vita materiale. Oggi invece tutta la vita interna è talmente decaduta, che non è rimasto altro che la volontà di vivere. La politica economica è diventata scopo a se stessa. Un grande numero di economisti, di professori universitari e di socialisti danno tanto valore all'economia, che più non è possibile fare distinzione fra Stato e popolo. Non si trova più un motivo « ragionevole » per il concetto di nazione. Quest'è la concezione mondiale dei pacifisti, dei patrocinatori della pace mondiale e della riconciliazione dei popoli ; tali pacifisti non si appassionano per l'idea, ma considerano esclusivamente i comodi della vita.

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REGRESSO

DELLE

La deficienza dell'uomo moderno in ogni campo, in cui dovrebbe predominare lo spirito, rivela la totale decadenza e la morte dell'anima e quindi del sentimento religioso. Appunto l'estinzione del vivo sentimento religioso è la causa del regresso delle nascite; essa è il tarlo che uccide progressivamente la nostra civiltà. La fecondità interna dell'umanità occidentale è esaurita. Se vogliamo intendere, secondo Spengler, la parola sterilità in tutta la sua gravità primordiale, dobbiamo dire che essa è, in certo modo, sinonimo del destino riservato all'uomo cerebrale delle grandi città. In questo senso abbiamo non solo l'estinzione della grande arte, delle forme sociali, dei grandi sistemi filosofici, ma anche la morte delle classi evolute che si sono staccate dalla campagna. La decadenza della razza occidentale moderna è cominciata dall'alto. Come è avvenuto in tutte le altre civiltà anche nella nostra incominciò dapprima a sgretolarsi il vertice della piramide, cioè la nobiltà. Con lo stile barocco si è iniziata la sua dissoluzione interna ; oggi infine la civiltà piega il capo dinanzi al libero pensiero, alla democrazia ed all'economia capitalistica. L'antica nobiltà è oggi quasi scomparsa. Verso il 1800, secondo il Niebuhr, non soprav-

78

NASCITE

E

CIVILTÀ

vivevano che una dozzina di famiglie dell'antica nobiltà olandese. Altrettanto avvenne delle antiche famiglie della nobiltà francese, le quali si erano spente nella loro grandissima maggioranza già nel 1815. In Inghilterra si estinsero dal 1811 al 1819 non meno di 753 famiglie baronali su di un numero complessivo di appena 1400 famiglie che erano state elevate a tale alto grado. La nobiltà originaria tedesca, scomparsa quasi tutta, è sostituita da quella nominata per rescritto e per servizi prestati. Delle famiglie nobili registrate nel diario genealogico della nobiltà tedesca ed austriaca fino al 1870 si estinsero oltre 400. Nella Baviera, soltanto dal 1810 ad oggi, si estinsero 94 famiglie nobili. Peggio di tutte le altre nobiltà stanno quelle della Corte e del ceto commerciale, come la nobiltà romana, genovese, veneta e spagnola. Meglio di tutte le altre nobiltà sta quella della campagna, il cui esempio tipico è la nobiltà prussiana; ma anche questa, adattandosi all'ambiente dei grandi centri, andrà scomparendo a poco a poco. Il regresso delle nascite si è esteso dalla nobiltà alla borghesia in tutti gli Stati dell'Occidente ; essa già si propaga anche fra la classe operaia ; in molti Stati ha intaccato persino la classe dei contadini, che è la colonna più salda di una Nazione.

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REGRESSO

DELLE

Queste circostanze sono così intimamente legate al crescere delle grandi città e di così chiara significazione, che al loro esame verrà dedicato il capitolo seguente. Accennerò ora in breve al nesso esistente fra le diverse religioni ed il regresso delle nascite. Le cifre delle nascite degli Stati occidentali prettamente cattolici s'aggirano oggi in media intorno al 26-30; negli Stati prevalentemente protestanti intorno al 19-23; negli Stati prettamente protestanti al 18-21. Sebbene anche altre cause vi concorrano, tuttavia il nesso fra la religione ed il regresso delle nascite è evidente. La popolazione dei paesi cattolici aumenta sensibilmente di più di quella dei paesi protestanti. La differenza fra le cifre delle nascite corrisponde all'essenza stessa delle due religioni. Il cattolicismo è sorto dalla profonda spiritualità del mondo romanico e gotico ed è gotico. Perciò esso vieta ogni libertà nei rapporti sessuali ed ogni mezzo artificiale tendente ad impedire il concepimento. Il gotico infatti rappresenta la forza più alta della severità. Il protestantesimo, come reazione contro le forme severe della vita gotica e cattolica, è il precursore del libero spirito del barocco. L'individuo ha la massima libertà nel campo della sua attività.

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NASCITE

E

CIVILTÀ

Ora è opportuno rilevare che tanto presso i cattolici quanto presso i protestanti la limitazione delle nascite aumenta sempre più. Nella Baviera il numero dei bambini, nel quinquennio 1876-1880, fu di 5,3 su un matrimonio cattolico e di 4,7 su un matrimonio protestante; nel 1913 le cifre furono 4,0 e 3,0; nell'anno anormale 1920 i numeri scesero a 2,0 e 1,6. Tutte le confessioni vanno perdendo sempre più lo spirito religioso. La Francia, che tanto si compiace di essere chiamata paese cattolico, è del tutto irreligiosa. Con Taffievolirsi del sentimlento religioso si può spiegare anche il crollo del giudaismo occidentale. Il regresso delle nascite ed il suicidio agiscono contemporaneamente. La cifra complessiva degli israeliti, per esempio, a Berlino è aumentata del 102% dal 1875 * 1910; la cifra delle nascite però in quel periodo diminuì dell'i 1%. Già nel 1910 su ogni mille ebree si registravano poco più di 54 nascite ; di tutti i matrimoni ebraici di Berlino il 5 0 % non avevano in generale prole ed il 2 5 % una prole troppo scarsa. Oggi la situazione è peggiorata ancora. Gli ebrei tedeschi delle grandi città si estinguerebbero in poche generazioni qualora non ricevessero continuamente forze fresche dalla Polonia e dalla Galizia. a

81 6 - Regresso

delle

nascite.

C O S M O P O L I E STERILITA'

T

JL L sorgere della Cosmopoli è l'avvenimento più grave di conseguenze del tempo nostro. Qui sta la radice della « decadenza dell'Occidente ». Una volta la città era, come la casa del contadino, qualche cosa che, a somiglianza di una pianta, sorgeva dalla campagna. Non vi era alcuna traccia di nomadismo. Ma la città gigantesca di oggi, simbolo e sede dello spirito diventato completamente libero, torna a disprezzare le radici della spiritualità e si stacca da essa. La città mondiale è morta alla terra e non è più capace di alcuno sviluppo interiore. L'anima dello stile gotico è diventata lo spirito dell'opportunismo. La città mondiale è tutta cerebralità e

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COSMOPOLI

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denaro. Una volta essa si sviluppava organicamente. Ma ora comincia a venir su in una massa informe, in una quantità illimitata di masse di pietra addossate a masse di pietra. L'aspetto dignitoso del tempo antico decade, e gli edifici antichi sono distrutti per guadagnare terreno per il traffico e per la fondazione di edifici a scopo economico. Ora sorgono anche edifici estranei al paese e rispondenti a una ragione di opportunità, creata dallo spirito libero: le città degli architetti civili, :he in tutte le civiltà hanno la stessa forma di scacchiera. Queste città personificano il simbolo della mancanza di spiritualità, della sterilità interiore. Babilonia aveva gli stessi regolari quadrati di case di Teli el Amarna e del Tenochtitlan degli Aztechi. Nell'antichità Ippodamo di Miledo nell'anno 441 « disegnò » la città di Thurui, poi il Pireo, Priene e Rodi. Seguì Alessandria, e poi, sempre secondo il suo modello, numerose città provinciali dell'epoca imperiale come Torino, Virunum, Tingad e specialmente Antiochia. Nel mondo arabico i grandi architetti costruironofindal 777, secondo un piano prestabilito, Bagdad, e un secolo più tardi la gì-

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gantesca città di Samarra sul Tigri. La colossale città indiana di Pataliputra aveva la forma di un rettangolo; indubbiamente (secondo Spengler) le città mondiali del tempo dei Khan in Cina hanno avuto la stessa forma geometrica. Nel mondo americano-europeo-occidentale il primo esempio è la costruzione di Washington (1791). La stessa scacchiera di quadrati di case con larghe strade diritte la troviamo in quasi tutte le odierne grandi città e nelle città internazionali. Il fenomeno più moderno è la nuova costruzione addirittura epidemica di città capitali in Asia ed in Australia. In Australia abbiamofindal 1913 Canberra ; l'India ci offre Nuova Delhi, i Russi NovoSibirsk, gli Afgani fabbricano al sud di Kabul una nuova capitale, Kemal Pascià una nuova Angora. La città cosmopolita di oggi, fatta di pietra e che pietrifica chi vi abita, personifica la vecchiaia spirituale di fronte alla fanciullezza spirituale del dorico e del gotico. In essa l'uomo viene staccato dal terreno ed intristisce, diventa improlifico. Perciò le città cosmopolite hanno le più basse cifre di nascite. Così Parigi nel 1916 ha una cifra di nascite di 17,2; nel 1922 di 16,2; negli stessi anni Vienna ha una cifra di nascite di 17,8 e 15,1 ; New-

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York di 26,7 e 22,2; Londra di 24,5 e 21,0; Pietroburgo di 26,4 e 21,8 (1920).

Le cifre delle nascite dei paesi in cui stanno queste città sono notevolmente più alte. Il numero delle nascite della Russia è superiore a 40. Soltanto la cifra di Londra è quasi uguale alla cifra della campagna, perchè Londra non conosce una classe di contadini radicata, per dir così, nel terreno, e tutta la campagna pensa come le città. Berlino negli anni 1913 e 1922 ha, come cifre di nascite, 19,4 e 11,5 ; nel 1923 ha soltanto 9,4. Già nel 1920 aveva superato Parigi, e dal 1922 ha la più bassa cifra di nascite di tutte le città cosmopolite dell'Occidente, ed anche, se si prescinda dà alcuni piccoli territori, di tutto il mondo. Nel 1926 Berlino ha, come Vienna, un'eccedenza di morti. Queste città cosmopolite, col loro materiale umano che si va spegnendo, in cui lo sterminato mare di case fa un'impressione angosciosa, diffondono uno splendore inaudito. Nei quartieri aristocratici — Babilonia sud-ovest, Russafa a Bagdad, Tlatelolco a Tenochtitlan, Berlino occidentale — si elevano le case e i palazzi fastosi dei ricchi e dei nobili. Ma dietro i palazzi dei magnati della finanza, dietro le chiese e i templi maestosi, gli edifici son-

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tuosi, i vasti magazzini che nella loro splendidezza nascondono tutto il resto, si pigia in strade anguste la massa immensa delle grandi caserme d'abitazione e delle misere stamberghe dei poveri. Nel contrasto tra palazzo e stamberga, tra dowais ed insula, si esprime efficacemente quello tra ricchezza colossale e illimitata povertà. In Roma, nella « Roma aurea », dove il triumviro Crasso fu il primo grande speculatore sulle aree fabbricabili, regnava una spaventosa penuria di abitazioni. Mentre nel centro della città colossale i lussuosi palazzi dei discendenti di schiavi manomessi facevano bella mostra di sè, il popolo romano coperto di gloria s'ammassava in alveari umani, in casermoni di molti piani situati nei sobborghi privi di luce. La maggior parte dei « cives romani », e persino le famiglie impoverite dell'antica nobiltà, possedevano soltanto una stamberga per dormire, per cui pagavano un altofitto.Diodoro racconta di un Re egiziano spodestato, che era obbligato ad alloggiare in uno di questi quartieri fuori di mano, in uno dei tanti miseri tugurii. Queste caserme di abitazioni di Roma, come VInsula Feliculae di sinistra fama, con una larghezza di strade dai tre ai cinque metri, raggiungevano altezze come quelle che si vedono soltanto in certe

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città americane. Case di sei e dieci piani potevano vedersi in tutti i quartieri della città, e spesso rovinavano con tutti i loro abitanti. Augusto limitò l'altezza delle facciate delle case a 21 metri. Lo stesso avveniva nelle città cosmopolite di tutte le altre civiltà. A Babilonia il popolo cosmopolita dimorava in grandi caserme di abitazioni di tre o quattro piani, in una miseria indescrivibile. Cartagine e Motya avevano case di sei piani; le case di Tiro erano anche più alte di quelle di Roma. Nella Tebe egiziana le case, secondo Teodoro, avevano da quattro a cinque piani. A Bisanzio si vedevano non di rado caserme di abitazioni di otto o dieci piani. La meravigliosa città araba di Bagdad conosceva anch'essa le caserme di molti piani, piene di gente poverissima. A Fustat, città piena di fascino, Nasiri Khosraw vide case di sei o sette piani abitate da parecchie centinaia di uomini. E vide anche la miseria nelle strade anguste, che le grandi caserme di abitazioni rendevano oscure, tanto che anche durante il giorno bisognava accendere i lumi. A Lubaantum, a Tenochtitlan e a Tezcuco le condizioni non erano diverse da quelle prevalenti oggi a Londra e a Berlino. La penuria di abitazioni delle nostre grandi città

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e delle città cosmopolite è un capitolo che per la sua tristezza non trova paragoni adeguati. Fino ad ora, da noi, non c'è stato alcun mutamento. Non si tratta di non potere, ma di non volere. Le classi inferiori sono costrette all'aborto, perchè per i bambini non vi è posto. Così la questione delle abitazioni troverà allafineuna soluzione tragica come «

in tutte le civiltà tramontate : mancanza di uomini di fronte ad abitazioni vuote.

Luomo' senza sangue u N nuovo nomade, errante di tetto in tetto, ostile a qualunque tradizione, irreligioso, intelligente: ecco l'abitante della città cosmopolita. A questa città appartiene la massa informe, brutale, senza alcuna idealità, la cui politica culmina nel motto (( ubi bene ibi patria » e il cui compito della vita si esaurisce tutto nel « panem et circenses ». La più altafinalitàè rappresentata dalla felicità dei più, alla quale provvedono l'assistenza, la tecnica e lo Stato. Qui si aspira all'umanitarismo e alla pace mondiale, qui potrebbe applicarsi a rovescio l'antico motto dei contadini frisoni : « Il fegato agisce come schiavo».

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(( Panem et circenses » : questo motto della tarda romanità esprime tutti gli interessi e tutti i desideri delle popolazioni delle città cosmopolite quali essi tornano ailche oggi a manifestarsi nel travestimento della lotta per i salari e delle gare sportive. Distribuzioni di grano, terme pubbliche, teatri, circhi, anfiteatri, palestre, possono trovarsi in tutte le civiltà. Lo sport è l'esponente di ogni civiltà, anche della nostra. Tutto il resto deve cedere di fronte ad esso. Diventa sport persino Varie (questo significa « l'arte per l'arte »), la poesia, la scienza. Noi seguiamo le orme di Roma. La palestra di Berlino e il circo romano : ecco due cose quasi identiche. Qui come là i verdi e gli azzurri, i grandi partiti del circo e del foot-ball. La massa degli spettatori è in preda ad una passione che confina con la frenesia. In America, durante l'ultima gara di boxe Dempsey-Tunney, dieci persone sono morte per la soverchia eccitazione. A Roma anche la più alta nobiltà s'interessava allo sport. Alcuni imperatori guidavano i loro carri nelle corse. Eliogabalo elevò la madre del suo auriga Ierocle dalla condizione di schiava alla dignità consolare, e nominò l'auriga del circo, Gordio, Prefetto dei pretoriani. Statue di aurighi e di cavalli da corsa po-

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tevano vedersi agli angoli delle strade e nelle piazze per tutta Roma. Così si mostra il cittadino cosmopolita. Egli non può essere diverso. Il sangue, l'anima, sono venuti meno. Spengler distingue l'esistenza dall'esser presente a se stesso. L'esistenza si riconnette col sangue, col contatto cosmico, col destino; l'esser presente a se stesso si riconnette con lo spirito, con la tensione, con la estensione, con la causalità. L'esistenza è qualcosa di primario ; ad essa si associa l'esser presente a se stesso. Tensione senza il contatto cosmico, e quindi in certo modo l'esser presente a se stesso senza l'esistenza è il trapasso al nulla. Ma civiltà non è altro che tensione, che esser presente a sè stesso. Il sangue, il paese fiorente, il destino si stemperano mediante lo spirito teso al massimo grado, mediante la città cosmopolita tutta di pietra, mediante la causalità. L'intelligenza non è altro che capacità al più teso intendimento. La tensione intellettuale conosce ancora soltanto una forma di ricreazione, che è quella tutta speciale delle città cosmopolite: « la distrazione ». II. puro giuoco, la gioia di vivere, il piacere, l'ebbrezza della felicità, nata dal contatto cosmico, non sono più compresi affatto nella loro essenza. Il più

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intensivo lavoro mentale pratico si dissolve mediante il suo opposto, mediante cioè la stupidità consapevole — si pensi ai moderni couplets —; la distensione spirituale si dissolve mediante quella corporale dello sport; la distensione corporale mediante quella sensuale del piacere e quella spirituale della eccitazione del giuoco e della scommessa. La pura logica del lavoro giornaliero trova il suo surrogato nella mistica praticata consapevolmente. Cinematografia, espressionismo, teosofia, occultismo, gare di boxe, danze di negri, jazz-band, concorsi di bellezza, danze senza veli, corse di cavalli, sono tutte cose che si ritrovano nelle città cosmopolite di tutte le civiltà. Tutto questo segna, di fronte alla cultura ed al paese, una forma nuova, tardiva e senza avvenire, ma inevitabile, di esistenza umana, un immenso passo verso l'inorganico, verso la fine.

I y A morte dell'anima, la città mondiale, con le sue masse senza radici, l'uomo civilizzato, psichicamente e spiritualmente sterile — tuttociò non

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conduce forse verso quel fenomeno che adesso si manifesta improvvisamente con chiarezza: alla morte apparente dell'uomo ? L'abitante delle grandi città dei nostri tempi, internamente estinto, esternamente rilassato, che ha perduto il senso istintivo della vita, della sua necessità e della sua comprensibilità, che regola artificiosamente la propria vita, per mezzo della propria intelligenza secondo il punto di vista dell'opportunità, è stanco della vita, fiacco rispetto alla vita, sia che ne abbia o non ne abbia coscienza. Questo è un fenomeno che non si può spiegare con le leggi della casualità quotidiana, come ha cercato di fare la scienza moderna. Secondo Spengler si tratta in questo caso di una propensione alla morte assolutamente metafisica. L'ultimo uomo delle città mondiali non vuole più vivere, nè come singolo, nè comie tipo, ne come massa. Ciò si rivela leggendo le grandiose, pessimistiche « Dottrine di Amenemhet » dopo la catastrofe dell'Impero di mezzo egiziano, si rivela dalle « esortazioni di Ipuwer » che contengono l'esclamazione « oh, se l'uomofinisse», dal « dialogo di chi è stanco della vita con la propria anima » e dai due canti che si trovano nella tomba del Padre Divino di Amon Nef erhotep. Si rivela dal Taoteking di Lao-tse con le sue tendenze a maledire il mondo e anche più si

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rivela dal Buddismo indiano. Sin dagli inizi della sua civiltà, l'uomo indiano è stato pervaso da una infinita stanchezza della vita. Egli non vuole più vivere, « la vita è dolore ». L'immortalità, quale si esprime nella rinascita, non è più intesa da lui come felicità, bensì come pena eterna. A questo punto viene Budda con la sua dottrina. Egli non domanda di Dio, non chiede dell'essere e del non essere, dell'ai di là : (( O Vacco, il conoscitore della verità va oltre le intuizioni semplici ». Egli vuole essere solo liberato dal mondo delle rinascite. Nelle sue quattro sante verità egli mostra la via per la liberazione dai « dolori » del mondo. E' il « santo ottuplice sentiero » che, seguito fedelmente, può condurre l'uomo alla rinunzia del mondo, alla liberazione delle passioni, al sollevamento, alla serenità e poi persino al Nirvana, all'eterna estinzione. Chi è penetrato nel Nirvana non è più sottoposto alle rinascite; egli è libero dai dolori di questo mondo. La stessa infinita tristezza si diffonde sulle grandi città mondiali dello Yucatan e dell'Anahuac e si nasconde nello stoicismo dell'antichità, nel taoismo cinese e nel fatalismo e specialmente nel sufismo dell'Islam. La stessa tendenza forma la base del socialismo etico dell'epoca nostra, quando si consideri in esso la fuga dalla lotta per l'esistenza, na-

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scosta sotto il motto : pace mondiale, umanità e fratellanza di tutti gli uomini.

ALLA mancanza della volontà di vivere nascono quei due fenomeni che, tutti e due in modo egualmente spaventoso, significano la volutafinefisica di ogni umanità internamente estinta : il suicidio e la mancanza difigli.Non è un caso che proprio là dove le cifre delle nascite sono miolto basse, i suicidi aumentino terribilmente. Alta la cifra di suicidi o bassa cifra di nascite sono simboli esteriori uguali dello spegnersi della viva religiosità interiore. La diminuzione della cifra delle nascite procede parallelamente con l'aumento della cifra dei suicidi. La tendenza al suicidio è comune a tutte le civiltà. Gli antichi tempi di ogni cultura considerano il suicidio con quell'orrore prettamente umano che suole destare nelle anime sane qualunque atto contrario alla natura. Ma col principiare della civiltà, col mutarsi di tutti i valori avviene anche in questo campo un mutamentofincheall'ultimo il suicidio è riguardato come il più degno modo di morire.

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Prendiamo come esempio Roma, dove nell'epoca imperiale il suicidio infierisce orribilmente. Al tempo di Cesare lo commettono Catone, Giuba, Petreio, Metello, Scipione; sotto Augusto, Varo, Bruto, Cassio; sotto Tiberio, Libo Druso, Cornuto, Cremuzio Cordo, Asinio Gallo, Cocceio Nerva, Lucio Arunzio e mille altri. Per l'epoca imperiale basterà pensare a Nerone, a Ottone e alla maggior parte degli imperatori soldati, particolarmente ad Eliogabalo, il quale lungo tempo prima della sua uccisione prepara le più raffinate maniere di suicidio. Se in quest'epoca gli uomini non commettono più suicidi, la ragione è da ricercarsi nella loro viltà; infatti proprio nella parte più forte del popolo, cioè nell'esercito, la tendenza al suicidio trova più spesso la sua realizzazione. Numerosi soldati di Varo si danno la morte nella selva di Teutoburgo ; circa 400 nella lotta contro i Frisoni, perchè temono di essere traditi. Dopo il suicidio dell'Imperatore Ottone, diventa uno sport fra i suoi soldati scimmiottare il suo esempio. Corrisponde ai desideri e ai presentimenti dei contemporanei l'annunzio dato dai predicatoci cristiani che la fine del mondo peccatore si avvicina. Quasi tutti gli scrittori della tarda antichità si esprimono in favore del suicidio.

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STERILITÀ

Come vanno le cose riguardo al suicidio in Occidente? Noi siamo soltanto al principio dell'evoluzione. I numeri dei suicidi sono già in continuo aumento. In Francia, durante l'ultimo secolo, il numero dei suicidi si è quintuplicato, mentre la popolazione ha subito soltanto un lieve aumento. Negli altri Stati le cose vanno appena meglio. La cifra dei suicidi della Germania (per ogni 10.000 abitanti) è salita prima della guerrafinoa quasi 2,3, oggi a circa 2,6; nel 1925 si contarono in Germania non meno di 15.273 suicidi. In Italia la cifra dei suicidi da 0,3, quale era nel 1870, è salita nel 1923 a 0,9. In Inghilterra, dove il suicidio è considerato come un atto passibile di pena, la cifra dei suicidi da 0,7 (verso il 1870)'è salita nel 1925 a 1,1. Più ancora che il regresso delle nascite, il suicidio si limita alla città. La città cosmopolita infine è il focolare dei suicidi. Tali focolari sono, in Germania, Berlino con una cifra di 4,4 e di 1730 nel 1925, Amburgo con la cifra 4,2 e Lipsia; in Francia, Parigi, Marsiglia, Lione; in Inghilterra, Londra; in Austria, Vienna, che nel primo trimestre del 1927 contava da sola 648 stanchi della vita. Il suicidio in Occidente perde sempre più il suo aspetto macabro. Con David Humle cominciano i

97 7 - Regresso

delle

nascite.

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suoi lodatori,finchéda ultimo Nietzsche predica la libera morte. « Muori al momento giusto » : così insegna Zaratustra. La morte del suicida si chiama già, con ammirazione che fa raccapriccio, « libera morte ». Se non sono più numerosi coloro che scelgono questa specie di morte, la causa è da ricercarsi, come nell'antica Roma, soltanto nella viltà. Infatti proprio l'esercito mostra, come l'esercito romano, il maggior numero di suicidi: nel 1924 nella Reichswtehr si contarono 144 suicidi, mentre soltanto 116 soldati morirono di morte naturale; per il 1925 le cifre sono 129 suicidi e 113 casi di morte naturali. Nel nuovo codice penale tedesco sarà probabilmente accolta la disposizione che chi induce un altro al suicidio sarà condannato alla prigione e in casi gravi persino alla reclusione sino a 10 anni. La necessità che determina tale disposizione di legge è impressionante. Certamente essa non riuscirà a frenare i suicidi come non vi riesce ilfilodi ferro spinato presso la cascata del Regon nel Giappone, nella quale si precipitano annualmente quasi cento uomini, o come il muro intorno al cratere del vulcano Asokate, o come il cancello di ferro sul ponte di Grossheloher presso Monaco.

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La mancanza di figli C/OME l'uomo isolato non vuole più vivere, così anche l'uomo nell'aggregato sociale perde il timore della morte. Questo è l'altro suicidio, il suicidio di interi popoli, il suicidio delle razze, contro il quale Roosevelt ha scritto il noto suo libro. Quello che secondo Spengler colpisce con un senso di profonda, inesplicabile angoscia il contadino e ogni uomo primigenio, il pensiero dell'estinzione della famiglia e del nome, ha perduto il suo significato. Per il contadino e per l'uomo di razza, soltanto la morte senza eredi è la vera e formidabile morte, come insegnano le saghe islandesi nonché il culto degli antenati serbato in Cina. Per « l'ultimo uomo » senza razza, tutto ciò non esiste più. I rapporti e i vincoli del sangue hanno ceduto di fronte a quelli dello spirito e del denaro. Il perdurare del sangue familiare non viene più sentito come dovere di questo sangue; la sorte di essere l'ultimo di una stirpe viene a malapena considerata come un duro fato. Non perchè i figli sarebbero impossibili — l'infeconditàfisica,se è aumentata, non è aumentata che poco —, ma perchè l'intelligenza sviluppatafinoall'estremo non trova più ra-

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gioni perchè ifiglidebbano nascere, questi non nascano. Intelligenza e infecondità non sono collegate soltanto perchè nell'interno di ogni singolo microcosmo lo spirito teso oltre misura consumi il sangue, ma principalmente perchè l'uomo accetta l'abitudine di un regolamento causale della sua esistenza, come abbiamo già detto. La grande crisi viene appena che, nella vita quotidiana di una popolazione pervenuta ad un alto grado di civiltà, vi siano « ragioni » per la presenza di bambini. La natura non conosce ragioni. La ricchezza delle nascite delle popolazioni primitive è un fenomeno naturale sul cui presentarsi nessuno riflette e tanto meno sull'utilità o il danno che ne deriva. Dove in generale sorgono nella coscienza ragioni per questioni attinenti alla vita, la vita stessa è già divenuta una cosa problematica. Allora comincia una saggia limitazione nel numero delle nascite, che da principio si giustifica col bisogno materiale, ma presto non si giustifica più. Presso i francesi d'antica razza oggi il sistema dei due bambini è sorpassato e sostituito dal sistema di un solo bambino e dall'assoluta mancanza difigli.La Germania è già arrivata al sistema dei due bambini. Molto istruttivo è il frammento di una lista di

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abitanti di Ilion dell'età ellenica. Tra i 102 nomi di cittadini, interamente o quasi interamente conservati, che sono annoverati con i loro parenti, ne troviamo 68 di persone coniugate e 64 di non coniugate. Dei matrimoni 17 sono senza figli; soltanto 2i hanno deifiglie precisamente 31 in complesso ! Per menzionare un esempio drastico, nel 1910 a Vienna vi erano 17.113 bambini di quattro anni e 16.111 di cinque anni. Nel 1923 i rispettivi numeri sono 7.092 e 6.343. Questo significa una diminuzione del 60%. In Germania per gli anni 19231926 si manifesta una perdita annua di mezzo milione di bambini di fronte al 1913. Fra cinque o sei anni le conseguenze della mancanza difiglidiventeranno spaventose. La gioventù tedesca è di 10 milioni meno numerosa di quel che era prima della guerra. v

e Uè eco un fenomeno di civiltà di importanza fondamentale: l'emancipazione della donna. L'eterna politica della vera donna è la conquista dell'uomo, per mezzo del quale essa diventa madre di bambini

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e può quindi essere storia, avvenire. Al contrario la donna senza razza, senza bambini, che non è più storia, vorrebbe fare la storia degli uomini, imitarla. Grassi chiama — dal punto di vista puramente medico — la sterilità della donna, un'interruzione dello stato naturale. L'uomo che non procrea, ha ancora lo stesso valore. La donna che volontariamente è sterile, è svalutata. L'esistenza di ogni popolo dipende d^l fatto che la donna rimanga fedele alla legge della generazione. Che questo fatto oggi non avvenga, ne danno prova le tristi conseguenze. La fecondità matrimoniale diminuisce pazzamente- In Germania la cifra di tale fecondità, da 268 che era nel 1870, è discesa nel 1924 a 148. L'Italia può, a questo riguardo, andare orgogliosa : essa conta ancora oltre 20.000 famiglie con 10 e piùfigli.La donna emancipata vuole essere « padrona del suo corpo e del suo destino ». Essa o impedisce il concepimento o si libera del suo frutto con l'aborto, che oggi ha assunto proporzioni spaventose. Spengler scrive : « Invece dei bambini, esse hanno conflitti spirituali... E' del tutto indifferente che una signora americana non trovi alcuna ragione per aver figli, perchè non intende rinunziare ad alcuna stagione o che una parigina adduca per motivo il timore che il suo amante se

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ne vada, o che un'eroina ibseniana sostenga di voler appartenere a se stessa. Esse appartengono tutte a se stesse e sono tutte infeconde ». Veininger ha parlato della ((prostituta », che oggi si fa sem'pre più strada nella vita pubblica. Grassi ripete l'espressione cruda. Prostituta e madre si trovano di fronte animate da un odio mortale l'una rispetto all'altra. La prostituta abbassa con disprezzo lo sguardo sulla madre, che essa considera come schiava dell'uomo e deifigli.Specialmente nella società la prostituta domina e spinge sempre più nell'ombra la madre. La madre viene schernita e dileggiata, la prostituta viene protetta (i)..Ciò avveniva a Roma con le sue grandi etère, in Arabia con le sue cantatrici e in India con le sue bajadere, non diversamente. In ciò è la radice dell'odierno sfacelo della famiglia. La donna è oggi la compagna della vita dell'uomo — il contadino la conosce come la madre dei suoi figli. Il matrimonio ibseniano, la « superiore comunanza spirituale », nella quale entrambe le parti sono « libere » si fa sempre maggiore strada. Così si spiega l'immane aumento dei d i r ti)

Queste

condizioni

giungono

al loro

massimo

sviluppo

America. Un quadro impressionante ne è dato da LINDSEY, La luzione

della gioventù

moderna.

103

in

rivo-

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vorzi. Nel 1925 si registravano in Germania più di 35.000 divorzi, cioè il doppio di quello che veniva registrato nel 1913. A Berlino in media ogni tre matrimoni si divorzia. Anche peggio avviene in America, ove parecchi Stati danno facilitazioni di divorzio per accrescere il traffico dei forestieri. Nelle antiche civiltà le cose non andavano diversamente. La ripugnanza al matrimonio e l'amore per il proprio sesso si manifestano con sempre maggiore intensità. La famiglia, cellula embrionale del corpo del popolo, è in gravissimo pericolo. Essa è in un processo di disfacimento e di decomposizione. Se questa evoluzione procede ulteriormente, tutto il corpo della popolazione è destinato a perire (1).

(1) O g g i si consacra già alla famiglia

un'attenzione maggiore

di quella che vi è stata data sin qui. Si ricordi in modo particolare la benemerita

attività del Prof. Dr.

specialmente il suo bel libro: Fanciullo

104

Hermann Muckermann, e e

Popolo.

LA DELLA

DITTATURA CITTÀ

COSMOPOLITA

A quando sorge la città cosmopolita le grandi decisioni della nostra storia avvengono in pochissime città gigantesche, che mediante il concetto di provincia proscrivono e svalutano tutta la maternità della loro cultura. Provincia è ora tutto, il paese, la piccola città ed anche la città grande ad eccezione di queste poche città gigantesche. Diventare provincia è, secondo Spengler, il destino di tutti i paesi che non si trovino nella zona d'irradiazione di una di tali città. Così avviene in tutte le civiltà. «Non vi sono più nobili e borghesi, liberi e schiavi ; non vi sono più elleni e barbari, credenti e non credenti, ma soltanto sussistono ancora cittadini cosmopoliti e provinciali ».

105

LA

DITTATURA

DELLA

L'eterno contadino, legato alla terra, se ne sta insensibile in disparte e non viene neanche interrogato, egli non conta più in alcuna civiltà. La propaganda socialista, come la Storia, si volge soltanto al cittadino cosmopolita. Il contadino non è neppure democratico — poiché questo concetto è un concetto attinente alla città e incomprensibile per lui — e dalla massa dei cittadini cosmopoliti è deriso ed odiato. Egli è buono precisamente a procurare il pane a questo mondo e a morire per esso. Nella guerra mondiale i contadini rappresentarono la parte di gran lunga più importante degli eserciti.

JLr UMANITÀ esaurita della città cosmopolita, va in rovina anzitutto, per la diminuzione delle nascite, come è stato mostrato precedentemente. Ciò nonostante la città cosmopolita è in continuo sviluppo. Ciò però non avviene più per forza propria, come avveniva per le città del Marocco, ma per mezzo di annessioni dalla campagna. Questo sviluppo è stato iniziato presso di noi già dà gran

106

CITTÀ

COSMOPOLITA

tempo : è la fuga dalle campagne, che va tremendamente aumentando, è « l'affluenza nella città » che ruba alla campagna i migliori elementi della sua popolazione e impedisce così lo spopolamento delle città colossali. Cosi nel Reich tedesco, rispetto alle percentuali della popolazione complessiva, si hanno le seguenti cifre sulla popolazione per le: Città Nell'anno

con

grandi più

100.000

7o

di

Piccole

Medie 20-100

mila

5-20

7o

mila

Provinciali

Campagne

2-5.000

abit.

7o

7o

7o

11,2

12,4

63,9

1871

4,8

1875

6,2

8,2

12,0

12,6

. 61,0

1885

9,5

8,9

1.2,9

12,4

56,3

1895

18,5

10,1

13,6

12,2

49,8

1905

19.0

12,9

13,7

11,8

42,6

1910

21,3

12,9

14,6

11,2

40,0

1919

24,9

12,9

13,5

11,2

87,5

1925

26,7

13,4

• 13,4

10,9

35,6

7,7

La campagna fruttifera è, in questo tempo, fortemente diminuita di popolazione, la città di provincia meno fortemente. Le città piccole e medie si sonò mantenute in certo modo nelle stesse condizioni. Ma le grandi città infruttifere, e soprattutto la città cosmopolita di Berlino, la cui popolazione in questi tempi (compresi i Comuni incorporati) è salita da 826.000 a 4 milioni, si sono gigantesca-

107

LA

DITTATURA

DELLA

mente accresciute. Più di un quarto di tutto il popolo tedesco abita oggi in grandi città. Altrettanto s'è accresciuta la popolazione delle grandi città di altri Stati, come per esempio della Francia, dove tale popolazione dal 9 % di tutti gli abitanti (1872) è salita nel 1920 a oltre il 1 5 % ; dell'Inghilterra, dove dal 27% si è arrivati al 39% ; della Danimarca, dove dall'8% si è arrivati a oltre il 20%. La popolazione delle grandi città degli Stati Uniti rappresentava nel 1890 il 15% dell'intera popolazione; nel 1920 invece rappresentava già il 26% ; in Australia nel 1900 la percentuale era del 33 e nel 1920 di 43. La popolazione delle città cosmopolite si esaurisce quasi completamente in poche generazioni e se conserva il suo numero di abitanti o persino lo aumenta, ciò si deve al suo integrarsi e rinnovarsi di continuo grazie all'apporto di materiale fresco da parte dei villaggi. Già nell'ottava decade del secolo passato, su cento cittadini cosmopoliti la metà, tutt'al più, era rappresentata da nativi delle relative città; a Berlino i nativi erano soltanto il 42%, a Parigi e a Vienna il 35. Anche Monaco contava nel 1900 il 36% di nativi della città. Oggi nelle città cosmopolite i nativi non sono probabilmente che una frazione trascurabile della popolazione. Dove un apporto di materiale nuovo non ha

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CITTÀ

COSMOPOLITA

luogo, come a Vienna, troppo grande per la piccola Austria di oggi, questo spegnersi dei cittadini cosmopoliti si manifesta in modo tragico. Se già dai primi anni dopo la guerra l'eccedenza delle nascite sulle morti diventava sempre più piccola, nel 1926 si arrivò a un'eccedenza di morti di 2302. La popolazione di Vienna quindi dal 1923 al 1925 si è accresciuta di circa 7600 capi e da allora è andata lentamente diminuendo; e poiché essa non è più il punto centrale del sud-est dell'Europa, come lo era al tempo dell'Impero austro-ungarico, va eliminandosi dalla serie delle città cosmopolite. Anche le altre città cosmopolite, senza il continuo afflusso di sangue fresco, presto si spopolerebbero. Ma il sangue giovane della campagna, che la città cosmopolita attira a sè e consuma, ha anche da noi una fine.

A contadini, forti, tenaci, fecondi, e che sono fino ad oggi il solo materiale umano organico, vanno, in questa evoluzione, verso la rovina. La popolazione del contado si spegne come quella della città cosmopolita, ma non dal di dentro come que-

109

LA

DITTATURA

DELLA

sta, bensì per un'azione esteriore, per l'azione della città cosmopolita. Questa ha da principio escluso interamente i contadini dal corso della grande storia, poi li ha spinti nella sua economia capitalistica, che essi non comprendono. Adesso il contado deve sacrificare alla città cosmopolita anche il suo sangue migliore. La campagna mostra già in tutti gli Stati dell'Occidente uno spopolamento e una desolazione impressionanti. Diamo uno sguardo ai singoli Stati. In Francia non soltanto si ha un afflusso molto forte dalla campagna, ma dal 1870 la classe dei contadini, ricostituita quasi ex-novo dalla Rivoluzione e senza radici profonde nella terra, viene colpita sempre più dal regresso delle nascite e persino in maggior misura del ceto operaio della grande industria, che, come è noto, è in tutti i paesi, ed anche da noi in Germania, molto feconda (1). Que-

(1)

L e cifre delle nascite della Vestfalia

e dell'Alta

Slesia,

dove dimorano insieme contadini tenacemente attaccati alla terra e lavoratori della grande industria, sono tra le più alte delle Germania. Mentre le grandi città tedesche nel i926 danno, in complesso, una cifra di nascite di I4,I, la cifra delle nascite dei grandi centri industriali — che dal punto di vista spirituale non sono città, — è in media di i9,5, superiore quindi a quella del Reich (Essen 18,7, Duisburg i9,6, Gelsenkirchen 20,9, Hamborn 24,8, Euer 24,8, Ob§r-

±10

CITTÀ

COSMOPOLITA

sta infecondità dei contadini francesi viene spesso citata per dimostrare che il contadino non garantisce sempre una maggior forza e*un maggior numero di popolo, come non è sempre la fonte di un piuttosto rapido aumento di popolazione. Ma qui si trascura il fatto che la popolazione francese, come, abbiamo già osservato, non è legata profondamente alla terra, nè si tiene conto di altre ragioni. Possiamo paragonare il contadino francese col coltivatore americano, che nel terreno vede soltanto un oggetto economico ed è infecondo come l'abitante della città. La tendenza verso l'urbanesimo, che si manifesta nella parte più intelligente della popolazione della campagna, ha, in quasi tutti gli Stati, portato la classe dei contadini al regresso delle nascite. Il regresso delle nascite e l'urbanesimo hanno già così sfruttato la classe dei contadini e pro-

hausen

22,5, Mùhlhein

18,1,

Mùnchen-Gladbach

i8,4).

Corrispon-

dentemente i suicidi e_i divorzi sono qui assai più rari che nelle altre città e persino nel Reich. Fanno eccezione le ricche città commerciali di Dusseldorf, Krefeld, Elberféld-Barmen, che per là cifra delle nascite stanno, in parte, sotto la media delle grandi città tedesche. Anche l'industria è profondamente legata alla terra, in quanto toglie dalla terra i suoi materiali. Soltanto l'alta finanza ed anche il commercio sono interamente liberi.

in

LA

DITTATURA

DELLA

dotto un tale spopolamento della campagna che il Governo francese ha tentato già di porvi dei ripari. Dal 1871 al 1911 la popolazione della campagna è diminuita di 6.578.000. Questo sviluppo è stato particolarmente affrettato dalla guerra. Larghe zone della migliore campagna francese restano fin da oggi incoltivate, perchè manca la mano d'opera. Nel 1890 la superficie coltivata a grano era ancora di 7 milioni di ettari; nel 1923, secondo i rilievi ufficiali, era soltanto di 5,2 milioni e meno ancora secondo rilievi privati. La superficie incolta, che dal 1920 al 1924 si è accresciuta del 22,7%, è salita ora a circa 5 milioni di ettari, mentre l'economia rurale si volge sempre più all'allevamento estensivo del bestiame e i prati aumentano. Corrispondentemente lo spopolamento progredisce in modo impressionante. Nella Provenza, nella Normandia e specialmente nelle feconde valli della Garonna, del Rodano e della Loira si trovano già villaggi diroccati, di cui la popolazione s'è del tutto spenta; e attorno ad essi per un lungo tratto si stende una campagna incoltivata. Il dipartimento di Gers nel sud ha, dal 1850 in poi, perduto più della metà dei suoi abitanti. Oltre 2.500 grandi fattorie sono disabitate, nonostante la notevole af-

112

CITTÀ

COSMOPOLITA

fluenza di stranieri, e vanno rovinando. Si prevede che Gers, Lot, e parecchi altri dipartimenti, fra circa 30 anni, saranno interamente spopolati. Già nel 1912 a Gers si avevano 100 nascite contro 123 morti, a Lot persino contro 130. Nel primo trimestre del 1927 la proporzione era questa: Lot . . 1267 mòrti contro 640 nascite Gers . . 1366 » » 726 » Arieg . . 1035 » » 565 ». Deve dileguarsi qualunque speranza ! In conseguenza di questo regresso dell'economia rurale, la Francia, che è uno dei più fertili paesi agricoli europei, oggi non è più in grado di coprire da sè il suo fabbisogno di grano. Nel 1924 dovette già importare 23 milioni di quintali di grano. Il prezzo del pane francese è regolato dal mercato americano. Vi sono ora anche in Francia di quelli che parlano di superpopolazione, nonostante la scarsa densità, di 74 abitanti per ogni km. . Essi sostengono che il terreno non può più nutrire i suoi uomini. Non altrimenti avveniva nel territorio romano spopolato, dove il grano per la popolazione doveva esser fatto venire dall'Africa e dall'Egitto; e non al2

113 8 - Regresso

delle

nascite.

LA

DITTATURA

DELLA

trimenti avviene in parte anche in Germania. La necessaria conseguenza, secondo questo modo di vedere, è che la soprapopolazione aumenta a mano amano che la campagna si rende più deserta. Ciò vale certamente per l'abitante delle grandi città e per il parigino, che è costretto a soffrire per effetto di una spaventosa penuria di abitazioni, mentre fuori il paese rimane frattanto completamente spopolato e inselvatichito e le case cadono in rovina. Un altro fenomeno si è manifestato in Francia per effetto dello spopolamento, fenomeno verificatosi anche a Roma : un'enorme svalutazione dei terreni. Nel suo libro sui « Problemi demografici della Francia » Harmsen cita alcuni esempi. Così, già prima della guerra, ad esempio nelle regioni di Lot e del Périgord potevano essere acquistati grossi lotti di terreno a un terzo del prezzo che erano costati 40 anni prima. Nel bacino della Garonna venne venduto nel 1904 un bel terreno per la somma di 105.000 franchi, mentre esso era stato acquistato nel 1884 per 360.000 franchi. Nel territorio estremamente fertile fra la Garonna e Baisse, il prezzo di un possedimento era sceso, nel 1905, alla somma di 105.000 franchi, mentre il terreno era stato pa-

114

CITTÀ

COSM

OP OL I T A

gato nel 1876 408.000 franchi. La svalutazione veniva calcolata ufficialmente nella Guascogna a 2,35 miliardi di franchi oro. Harmsen scrive che oggi essa perde annualmente circa 100 milioni di franchi oro e che la sua ricchezza diminuisce di 10 milioni di franchi ad ogni diminuzione di 1000 uomini. La stessa cosa avviene nel resto dei territori meridionali. In tal guisa il popolo francese si va impoverendo. In Germania la classe dei contadini^ che 40 anni or sono rappresentava la classe più numerosa, costituisce oggi solo un po' più del 2 2 % della popolazione; dal 1907 al 1925 la popolazione delle campagne è diminuita di 3,7 milioni di capi. La superficie coltivabile è nel 1925, secondo il nuovo assetto territoriale, di circa 859.000 ettari più piccola di quella del 1913, mentre i prati e i pascoli sono aumentati. Perciò anche la nostra agricoltura per mancanza di uomini regredisce verso un'economia sempre più estensiva. L'enorme aumento dell'abbandono delle campagne ha già recato colossali perdite a molti distretti agricoli. Specialmente dai territori al di là dell'Oder, dalla Prussia orientale, dalla Prussia occidentale, dalla Posnania e dalla Slesia, ne sono emigrati negli ultimi decenni centinaia di migliaia

115

LA

DITTATURA

DELLA

verso occidente, o verso Berlino e nei distretti industriali. Nella Prussia orientale vi sono distretti agricoli, nei quali non si trovano più di quattro-dodici persone su un chilometro quadrato. Nella Slesia ampie zone sono spopolate. Nel Mecklenburg, secondo il Damaschke, non si trovano per chilometro quadrato uomini in proporzione maggiore che in Siberia. Anche nel Wurttemberg, nella Sassonia, nel Baden, la popolazione va decrescendo in parecchi distretti. Nella Renania, secondo Michele Hainisch, in un distretto agrario, la popolazione è scemata nel periodo di cinque anni da 38.000 a 36.000 capi ; 345 case di contadini sono rimaste inabitate. Del pari neirErzegebirge sassone si possono trovare case vuote. Nelle caserme abitate, nei posti di collocamento, nelle case dei poveri delle nostre metropoli, si parla dell'eccesso della popolazione e della disoccupazione, mentre nello stesso tempo la campagna deperisce inesorabilmente e si presenta la necessità, per la mancanza di braccia tedesche, di far venire nel paese degli stranieri. L'Inghilterra conta oggi appena un po' più dell'8% di persone addette ai lavori agricoli, mentre prima essa era uno Stato schiettamente agricolo.

116

CITTÀ

COSMOPOLITA

Dal 1851 al 1881, in quindici contee, la popolazione è notevolmente scemata, solo in quella di Huntingdon nella proporzione del 1 2 % . Nel distretto di Liskeard, nell'anno 1891, 167 case, che nel 1881 erano ancora abitate, sono rimaste vuote; nel distretto di Dawley si è arrivati persino a 360. Dal 1911 al 1921 la popolazione dei distretti agricoli è scemata nuovamente di 56.700 persone, sebbene adesso parecchie persone impiegate in città abitino in campagna. Una situazione analoga si rivela nella Scozia. Qui la popolazione agricola è scemata per esempio dal 1841 al 1891 di 172.800 capi. Dal 1901 al 1921

venti contee sulle trentatre contee mostrano una diminuzióne della popolazione, dal 1921 al 1924 si arriva persino a trenta. Nell'anno 1921 v'erano qui 51.835 case inabitate. Nella contea del Sutherland oggi" sono distribuiti per chilometro quadrato soltanto 3 abitatiti, a Inverness 8, a Ross 9, nell'Argyll 10. Con l'aumentare della spopolazione, i terreni coltivabili venneroridottianzitutto a pascolo, e poiché risultò che la coltivazione a maggese era maggiormente redditizia, vennero ridotti in larghe zone a maggese. L'Irlanda, divisa oggi in Irlanda settentrionale

±17

LA

DITTATURA

DELLA

e Stato libero irlandese, è la terra tipica della spopolàzione, spopolazione provocata però non soltanto dalla fuga dalle campagne e dal regresso delle nascite, ma, in gran parte, dalla brutalità degli inglesi, che ha avuto come conseguenza anche un'immane emigrazione. Dal 1845 ^ 9 questo paese perdette la metà dei suoi abitanti. A partire dal 1900 la sua popolazione è scemata nuovamente del 7,8 per cento. La popolazione agricola è regredita dal 1841 del 65%. Con lo scemare della popolazione si è verificato, parallelamente, il mutamento del paese, in complesso di terreni da pascoli e di parchi di caccia. Questo fertile paese, che potrebbe nutrire come si calcola da 14 a 17 milioni di uomini, conta ogfgi presso a poco solo 4,2 milioni di anime. E tuttavia parecchie centinaia di migliaia, rappresentano ancora «un eccesso». Dovrebbefinalmentedar da pensare la relatività del concetto di soprapopolazione. a

T

0 0

Lo stesso spettacolo di spopolazione si rivela nelle più belle contrade dell'Austria. In parecchi distretti, specialmente nelle zone montagnose, la popolazione è scemata a partire dal 1880 di più del 10%. Alcuni esempi : Wopfner ricorda una contrada montuosa tirolese, nella quale la popolazione è scemata dal 1837 di più della metà. Hochkrumbach

118

CITTÀ

COSMOPOLITA

nel Voralberg è abbandonato dalla popolazione e Damuls è prossimo allo spopolamento ; nel 1870 quest'ultimo contava ancora 500 abitanti, nel 1920 essi erano ridotti a soli 219; numerose case sono diventate stamberghe. Intere vallate alpine vanno completamente spopolandosi, villaggi di età veneranda cadono in rovina ; pascoli vengono convertiti in zona di caccia. Questa decadenza del contadino delle Alpi è stata descritta in modo impressionante da Peter Rosegger nel suo romanzo « Giacomo l'ultimo ». Nella Svizzera la spopolazione nelle alte Valli è progredita a tal segno che l'opinione pubblica se ne occupa diffusamente. I pascoli si restringono, le zone abitate vengono abbandonate. Si spopolano principalmente Graubiinden, le alte valli del Ticino e la valle superiore del Rodano. In Italia, prima della guerra, è incominciata in grande stile la decadenza della laboriosa classe dei contadini del Piemonte, della Toscana, della Lombardia, della Romagna e della Sicilia. Dove qualche decennio prima si vedevano giardini ben coltivati e campi di piccoli agricoltori, si sono formate in breve tempo paludi e maremme. Dopo la guerra, la decadenza dell'agricoltura si è accentuata ancora più. fino a che Mussolini è riuscito ad attuare le sue ri-

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LA

DITTATURA

DELLA

forme e a rialzare le sorti della campagna italiana. Tuttavia, per esempio, lo spopolamento della Basilicata, regione puramente agricola dell'Italia meridionale, che data già da parecchi decenni, aumenta sempre più. Anche nel nord-ovest e nel sud della Spagna si manifesta un progressivo spopolamento della campagna. Qui, come anche nell'Italia del sud, va guadagnando spazio verso il nord il deserto proveniente dall'Africa. Anche nel Portogallo possiamo notare, in una gra.n parte di distretti, come Vianna, Praga, Traz os Montes, Beirà e specialmente nell'Algare meridionale, una notevole diminuzione della popolazione delle campagne. Guardiamo ora gli Stati Uniti dell'America del Nord, dove fin da principio non c'è mai stata una classe di contadini strettamente legata alla tèrra e dove; per conseguenza, l'esodo dalla campagna e il regresso delle nascite concorrono a determinare Io spopolamento dei distretti agricoli. Così la popolazione bianca nativa, per esempio, nel Michigan, paese agricolo, non dà che pochi bambini per ogni matrimonio, cosicché è dubbio se potrà conservare anche approssimativamente ìa stessa consistenza. Nel tempo stesso l'esodo sempre mag-

120

CITTÀ

COSMOPOLITA

giore di famiglie dei distretti rurali, in cui si erano stabilite da parecchio tempo, determina uno spopolamento sempre maggiore. Nello Stato di Maine le contee rurali di Lincoln e di Valdo, dal 1850 in qua, diminuiscono costantemente di popolazione; quelle di Hancock e Knox dal 1880. Nel Delaware, Kent si spopola sempre più. Nello Stato di New Hampshire, Caroli dal 1910 al 1920 ha avuto una diminuzione di popolazione deir8%. Il numero delle fattorie in questo Stato da 27.053, quale era nell'anno 1910, è sceso nel 1920 a 20.523, mentre nello stesso periodo il territorio coltivato si riduceva del 25% approssimativamente. Nello Stato di Vermont vi sono territori agricoli chefindal 1830 vanno continuamente spopolandosi. Una diminuzione particolarmente notevole di popolazione agricola si osserva anche nel Missouri, nell'Indiana, neirillinois e nel Kansas., In 22 Stati, un terzo e più della superficie coltivabile mostra dal 1910 al 1920 lina diminuzione della cifra della popolazione. I diversi Stati dell'Occidente, specialmente dopo la guerra mondiale, si sono occupati con grande interesse di ripopolare le campagne, sia infrenando l'esodo da esse, sia cercando di richiamare i cittadini verso i camipi. In Germania abbiamo avuto la

121

LA

DITTATURA

DELLA

legge sulla colonizzazione interna del 1919, che facilita molto lo stabilirsi nella campagna. Ma effettivamente dal 1919 al 1925 non vi sono state che 16.812 colonizzazioni interne, delle quali soltanto il 32% ha avuto carattere agricolo; mentre il rimanente si è attuato in sobborghi e in orti. Questo significa un completo insuccesso. La Marca orientale tedesca è stata scarsissimamente colonizzata, e proprio qui, dove i Polacchi si insinuano sempre più e di dove i contadini tedeschi emigrano, sarebbe stato necessario un forte fronte di colonizzazione verso Test. La colonizzazione della campagna può riuscire solo quando l'economia rurale diventi di nuovo redditizia. Ma la massa, che oggi domina, vuole pane a buon mercato e non si cura di vedere di dove il pane venga. Oltre alla campagna, anche le piccole città vanno oggi lentamente spopolandosi. Le piccole città tedesche delle provincie e delle campagne presentano un numero sempre minore di abitanti. In Francia si spopolano già le antiche città provinciali, come Toul e Orleans. Anche in Inghilterra molte città piccole, e persino alcune di media grandezza, mostrano già una diminuzione di popolazione. Negli Stati Uniti, per esempio nello Stato di Vermont,

±22

CITTÀ

COSMOPOLITA

tre quarti delle antiche città avevano, già nel 1920, una popolazione meno numerosa. Questa è la vittoria della città cosmopolita sulla campagna. E' una brutta vittoria. Tanto la città cosmopolita quanto la campagna vanno, grazie ad essa, in rovina.

123

IL TRAMONTO DELLA RAZZA BIANCA

IL regresso delle nascite in Occidente non si è fatto sentirefinorain modo molto notevole nelle sue conseguenze, perchè contemporaneamente è grandemente scemata la mortalità. Senonchè però in quasi tutti gli Stati dell'Occidente il sopravanzo delle nascite rivela già un preoccupante regresso. Così ad esempio il sopravanzo delle nascite ammontava nel 1920

1921

1922

1923

1924

1925

1926

Francia

159790

117023

70579

84871

72216

60064

52768

Germania

666358

700248

523589

439551

508878

546426

491366

Inghilterra

491652

390185

293344

313766

257016

237973

241102

Italia

459926

476110

467033

481052

462240

438764

-

125

IL

T R A M O N T O

I medici e gli studiosi di statistica sostengono che, per effetto della diminuzione della mortalità infantile, oggi, con la limitazione del numero delle nascite, rimane in vita lo stesso numero di neonati, come prima quando vi era un forte numero di nascite e una grande mortalità infantile. Essi perciò patrocinano la limitazione delle nascite e contemporaneamente Tinfrenamento della mortalità infantile. Si desidera uno spostamento di equilibrio nella massa del popolo per quanto è possibile minimo. E' però falso trasportare sul terreno economico la questione della riproduzione e sostenere una procreazione razionale. Un numero piccolo difigliè secondo i concetti odierni cosa gradita, ma enormemente dannosa. I pochifigli,che vengono procreati, anche con una debolezzafisicainnata, vengono allevati con tutti i sussidi dell'arte medica, e allora costano assai più che non moltifigliprocreati senza limitazione. Perciò ifiglideboli e malaticci, e specialmente quelli inabili al lavoro, divengono oggi da noi sempre più numerosi. Inoltre alla limitazione delle nascite, i primogeniti sono relativamente in continuo aumento, però, in generale, essi sono più deboli di quelli nati dopo. In media essi sono più leggeri di 500 grammi rispetto a questi, sono più facilmente

±26

DELLA

RAZZA

BIANCA

soggetti alla tubercolosi, alle malattie mentali e ad altre malattie. Nessun buon allevatore di bestiame adopera come materiale da allevamento i primi nati. Si aggiunga che gli elementi forti ed attivi vanno rapidissimamente scomparendo. Le persone appartenenti agli strati superiori della popolazione fanno rilevare che le condizioni-economiche non permettono più il mantenimento di un gran numero di figli. D'altra parte precisamente gli strati della popolazione che si trovano in peggiori condizioni procreano il maggior numero difigli,mentre la cifra delle nascite va scemando, quanto più alta è la posizione di un dato gruppo sociale. La popolazione dell'Occidente va perciò scomparendo a partire dall'alto. A New, York la cifra delle nascite nei quartieri poveri supera di quattro volte quella delle nascite nei quartieri più aristocratici, a. Pittsburg e anche a Berlino di tre volte, a Londra e a Vienna di due volte e mezzo. A New York, nella ricca Fifth Avenue, una commissione trovò in 45 palazzi soltanto 17 figli! Secondo il Prof. Cattel per ogni 10 dotti americani si contano sette figli. Agli accademici americani toccano ifigliin questa proporzione, ogni uomo uno e mezzo, ogni donna tre quarti. Bertillon contò presso quattrocentoquarantacinque francesi

127

IL

T R A M O N T O

di posizione eminente solo 575 figli, vale solo 1,3 figli per ogni matrimonio, poiché per mantenere uno strato della popolazione debbono oggi toccare ad ogni matrimonio da tre a quattrofigli,gli strati superiori, che complessivamente e particolarmente hanno un numero inferiore difigli,vanno rapidamente scomparendo. Le classi inferiori sono le eredi di quelle superiori. Quello che esse distruggono, nelle rivoluzioni o in altro modo, dei beni delle classi superiori, esse lo distruggono per se stesse, vale a dire per i proprifiglie per i propri nipoti. Dove sono ora gli eredi dell'agiatezza spirituale, delle classi spiritualmente elevate, dell'intelligenza dell'Occidente, che notoriamente hanno meno di chiunque altro la volontà di procreare, e che inoltre, secondo Grassel, diventeranno impotenti circa dieci anni prima di quelli che lavorano con la forzafisica? Anche gli eredi dello spirito vengono dai bassi strati, nei quali ancora si trovano elementi valenti in grande quantità. I meglio dotati provenienti dagli strati bassi si avanzano, salgono negli strati superiori e poi si estinguono come i loro predecessori. Scompaiono continuamente questi migliori, con le loro splendide qualità, dalla razza bianca. Non dovràfinalmentevenire il giorno in cui questa razza

±28

DELLA

RAZZA

BIANCA

sarà defraudata di tutti i suoi elementi forti e ricchi di avvenire e non rimarrà altro che il sangue primitivo, dominato da elementi stranieri sopravvenuti? E' un grande errore quello che si commette oggi mettendo troppo in prima linea l'igiene della razza di fronte alla lotta contro il regresso delle nascite. Oggi è importante non solo la qualità della popolazione, ma anche la quantità; quando quest'ultima sia assicurata, allora può curarsi in grande stile l'igiene della razza, e non viceversa. La Francia ha già dovuto smettere qualunque idea d'igiene della razza, perchè il suo regresso delle nascite la costringe ad accettare persino il più scadente materiale umano se non vuole addirittura spopolarsi. Come nelle singole classi, così anche nei diversi popoli dell'Occidente, si manifestano grandi differenze nelle cifre delle nascite e quindi anche nell'accrescimento della popolazione. L'accrescimento della popolazione dal 1871 al 1921 fu, in Germania, del 52,4% ; nella Gran Bretagna, del 49,6% ; e in Francia, soltanto dell'8,3%. L'accrescimento nell'Occidente si va attenuando sempre più. Gli Stati più poveri di uomini vengono sempre più colonizzati da Stati più ricchi di materiale umano.

±29 9 - Regresso

delle

nascite.

IL

T R A M O N T O

In Italia oggi l'accrescimento naturale della popolazione è, relativamente, il maggiore che vi sia tra gli Stati più importanti dell'Occidente. Prima della guerra quest'aumento di popolazione era quasi totalmente assorbito dall'immensa emigrazione. Negli ultimi anni questo stato di cose si è andato lentamente mutando, in parte per la restrizione dell'immigrazione americana, in parte per la politica demografica di Mussolini. Oggi l'italiano, se emigra, emigra principalmente verso la Francia e verso le colonie francesi. Lo Stato di Mussolini non lascia oggi che i suoi emigranti si perdano nella nazionalità straniera, ma cammina con essi. L'Italia cresce anche con maggior rapidità di tutti gli altri Stati. Oggi supera già l'Inghilterra col Galles e parimenti la Francia per il numero dei suoi abitanti. Molto seria è la situazione nella Francia che, con un numero di abitanti quasi uguale a quello dell'Italia, conta soltanto 1/7 dell'eccesso delle nascite di quest'ultimo paese. Vi sono stati degli anni, nei quali in Francia il numero delle nascite era minore di quello delle morti. Molto più feconda è, al contrario, l'AlsaziaLorena. Essa aveva nel 1925 un eccesso di nascite dell'8,1 su 1000 abitanti; la Francia non arrivava

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che all' 1,5. Nel primo trimestre del 1927 la Francia contava 189.575 nascite, mentre i casi di morte erano notevolmente aumentati di fronte all'anno precedente, raggiungendo la cifra di 221.827. L'eccesso delle morti saliva quindi a 32.252. La curva della popolazione francese discende così rapidamente da superare le più fosche previsioni. Sotto Luigi XIV la Francia aveva ancora un terzo della popolazione dell'Europa. Oggi non ha più della dodicesima parte. Coi suoi 41 milioni essa sta, tra le grandi nazioni, all'ultimo posto, pur essendo il suo territorio più vasto del territorio tedesco. Mentre nel 1800 a 1000 francesi corrispondevano soltanto 911 tedeschi, la proporzione nel 1900 era già 1000 : 1446, e nel 1925, nonostante le grandi perdite di territorio dei Tedeschi e gli aumenti di territorio dei Francesi, era 1000: 1572.

La mancanza di uomini non si f.± sentire soltanto nell'economia rurale. E' noto che anche l'industria francese va sempre più arretrandosi dopo l'inglese, l'americana e la tedesca, perchè alla Francia mancano braccia per il lavoro. Perciò i Francesi sono anche il popolo capitalista con la tasca sempre piena per tutte le nazioni, mentre nel loro proprio

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paese non trovano più lucrosi investimenti. Per contrastare lo spopolamento, chiamano in massa operai e contadini italiani, spagnoli, portoghesi, polacchi, cechi e belgi, i quali in media aumentano tre volte più dei Francesi, cosicché a poco a poco si stabilisce in Francia tutto un altro popolo. Ogni giorno immigrano in Francia circa i.ioo stranieri, ed essa non potrà accoglierli tutti nella sua nazionalità e francesizzarli. Gli stranieri si avanzano lentamente nelle valli e si stabiliscono nei castelli diroccati o anche in luoghi industriali. Gli Spagnoli sono già venuti in Francia a centinaia di migliaia attraverso i Pirenei, e in numero anche maggiore vi son venuti gli Italiani, i quali per la massima parte conservano la loro nazionalità. Nella Francia meridionale vi sono già numerosi villaggi prettamente italiani con proprie scuole e chiese. A Lot-et-Garonne gli Italiani abitano un territorio chiuso di 30.000 ettari. Nel dipartimento di frontiera, Alpes Maritimes, gli Italiani contano oltre il 30% della popolazione. In questa italianizzazione del sud-est della Francia trovano la loro spiegazione i continui incidenti di confine tra l'Italia e la Francia. Il numero degli stranieri in Francia è calcolato

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oggi a 2,5 milioni. Effettivamente il loro numero dovrebbe arrivare a circa 6 milioni. Se al numero degli stranieri si aggiungesse quello dei naturalizzati e dei discendenti di aggruppamenti stranieri, si raggiungerebbe oltre la metà della popolazione francese. Questo stato di cose trova la sua espressione nella sempre maggiore disgregazione interna. > La Francia vuole assoggettare l'Europa e tutto il mondo. Applica questa sua politica agli stranieri immigrati ed anche ai negri dell'Africa, i quali oggi sono già suoi cittadini. Certamente anche la constatazione della propria mancanza di sangue e la preoccupazione angosciosa dell'avvenire hanno precipitato la Francia nello stordimento sadistico degli ultimi decenni, le hanno fatto pronunciare l'espressione che 20 milioni di Tedeschi sarebbero già troppi nel mondo. Ha dovuto costituire eserciti di colore, perchè i suoifiglinon bastano più. Reggimenti negri fanno la guardia sul Reno in onta alla razza bianca. Ha condotto già le sue guerre africane e siriane con soldati mercenari stranieri. Nel Marocco legionari stranieri tedeschi hanno versato il loro sangue per la gloria e l'ambizione di potere della Francia. Essa ha dovuto ridurre le sue divi-

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sioni bianche, perchè i giovani mancano. Recentemente, alla sua frontiera orientale contro l'indifesa Germania, ha cominciato a costruire una linea di fortificazione in terra e cemento armato, dalle Alpifinoal mare, imitazione del « limes » romano nella Germania per la protezione della svigorita Roma. Le colonie dell'Africa del Nord vanno lentamente ma sicuramente perdendosi per la Francia. Nel protettorato francese di Tunisi nel 1921 si contavano soltanto 5 4 4 7 7 Francesi contro 84.819 Italiani. Negli anni 1924 e 1925 sono affluiti colà altri 7.000 Italiani. Nel 1926 si contavano 89.215 Italiani e 71.020 Francesi. Questo aumento considerevole di Francesi comprende oltre 13.000 naturalizzazioni — in parte coercitive — cosicché l'eccesso delle nascite e l'immigrazione, si riducono alla cifra di 3.500.

La Tunisia sarà presto italiana e deve esserlo. Come qui, anche nell'Algeria e nel Marocco, accanto ai Francesi e agli Spagnoli, vi sono moltissimi Italiani. Poco tempo addietro, l'Italia ha domandato di partecipare con parità di diritti all'amministrazione internazionale di Tangeri. Non passerà molto altro tempo e la Francia sarà cacciata dal Mediter-

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raneo per opera dell'Italia, non con i tanks, con gli aeroplani e con le corazzate, ma con uomini, che soli garantiscono l'avvenire. L'Inghilterra si trova in posizione molto migliore; ma anche qui il regresso delle nascite è incominciato in grande stile, e nel 1926 ha portato ad una cifra di nascite di. 17,8. Nel primo trimestre del 1927 Tlnghilterra mostra 167.126 nascite, contro 168.770 morti. L'eccesso delle morti ammonta dunque a 1644. Le migrazioni nei Domini e nelle colonie diminuiscono sentpre a causa della mancanza d'uomini, il che rappresenta anche una ragione della decadenza dell'Impero britannico. Si guardi, a questo proposito, soltanto il sud-Africa, dove si trovano di fronte Inglesi e Boeri. Fino ad ora nel Sud-Africa, in conseguenza della grande immigrazione, gli Inglesi avevano il sopravvento. Da quando l'immigrazione e l'emigrazione quasi si controbilanciarono, i Boeri, con la loro maggiore prolificità, furono in maggioranza. L'idioma olandese chiamato « Taal » è oggi parlato dal 5 1 % dei sud-africani, quantunque l'inglese sia lingua universale. Accanto al piccolo partito dei lavoratori vi sono due grossi partiti politici : il partito dei Boeri, che vuole un'Africa meridionale indipen-

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dente e il cui capo Hertzog è attualmente Primo Ministro, ha nell'attuale Parlamento già 63 seggi, contro 63 seggi del partito inglese dell'Africa del sud, con Smuts alla testa, il quale considera l'Africa del sud come parte dell'Impero britannico. Questo contrasto ha provocato anche la lotta sulla bandiera, che verte intorno all'Union Jack, simbolo del dominio mondiale inglese, e intorno alla bandiera di Jan van Riebeck. Negli Stati Uniti dell'America settentrionale gli Yankees ivi stabiliti da antica data, rivelano un tale regresso nelle nascite, che essi saranno scomparsi dalla faccia della terra già nel periodo di due o tre generazioni. Negli Stati del Massachussetts e di Rhode Island la prolificità della popolazione bianca indigena, alla fine del secolo superava di soli tre quarti persino quella francese. La scomparsa degli Yankees non risulta tanto rimarchevole, in quanto essa viene sempre nuovamente nascosta dall'immane massa degli immigrati. Del pari le alte cifre della natalità dei nuovi immigrati nascondono la bassezza della cifra delle nascite degli Americani da lungo tempo stabiliti nel paese. La cifra delle nascite degli immigrati supera di circa due volte quella della popola-

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zione indigena bianca. In questo calcolo vengono considerati come indigeni anche ifiglidegli immigrati. Del pari il numero delle donne indigene senza figli supera di due volte quello corrispondente delle donne straniere. L'antica stirpe degli Yankees cede sempre più di fronte agli immigrati, specialmente di fronte agli Italiani del sud, ai Polacchi e ai Rumeni estremamente prolifici. Gli stranieri, persino i mulatti, penetrano sempre più nella vita economica americana e prendono il posto dei magnati dell'industria e dei Re delle banche americane. Per effetto della guerra mondiale gli Stati Uniti sono divenuti il più ricco paese del mondo. In tutto il mondo lavora oggi capitale americano, e l'Americano è orgoglioso della propria ricchezza. Così la ricchezza americana è divenuta oggetto delle bramosie generali, la teoria americana della ricchezza è stata riconosciuta in tutto il mondo. Ma la teoria americana della ricchezza americana è falsa. Un popolo diventa veramente ricco non già dalla ricchezza del denaro e delle macchine, bensì dalla ricchezza di uomini. La teoria americana della ricchezza ha reso possibile la legge americana sull'immigrazione, promulgata non tanto per ragioni di

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scelta quanto per il desiderio di tenere la popolazione in limiti di sobria omogeneità. Per effetto di questa legge si dovrà arrivare ad una continua deficenza di uomini per mantenere all'odierno livello il tenore di vita delle masse. Qui si rivela tutto il lato tragico di questa teoria della ricchezza per effetto della quale andrà in malora anzitutto l'economia americana. Lo stesso principio della maggiore limitazione possibile della immigrazione allo scopo di mantenere alto il livello della vita è seguito dall'Australia. Questo paese è incomparabilmente ricco di energie idrauliche, di metalli preziosi e di sconfinate pianure coltivabili, che ora giacciono non coltivate nella misura di più del 99%. La popolazione è di circa 6 milioni su 7,7 milioni di chilometri quadrati di superficie. Gli Australiani non possono e non vogliono amministrare le loro ricchezze, ma non tollerano che gli stranieri se ne ingeriscano e li aiutino. L'immigrazione viene notevolmente ostacolata per istigazione delle masse operaie organizzate. Possono immigrare soltanto bianchi e anche in questo caso si tratta di immigranti provenienti in massima parte dalla zona europea di nord-ovest. Certamente anche la Germania è gravemente colpita dal regresso delle nascite, ma si trova tutta-

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via in condizioni assai migliori degli Stati occidentali. Nel 1926 la cifra delle sue nascite è scesa a 19,5, ma contemporaneamente quella deir Inghilterra è scesa ancora a 17,8; quella della Francia a 18,8; quella della Svezia e della Svizzera sin dal 1925 a 17,5 e 18,4. La mortalità è stata ancora repressa di due decimi sino a 11,7. Il fatto che la Germania, come tutti gli altri Stati, ha in generale un eccesso di nascite, deriva non già dalla sua prolificità, bensì dalla straordinaria bassezza della cifra della sua mortalità. La mancanza di uomini nell'agricoltura e nella grande industria, specialmente in quella delle miniere che, nonostante la disoccupazione delle città, attira sempre maggior numero di lavoratori, ha fatto sì che anche in Germania vengano attirati lavoratori polacchi e italiani — spesso vi ha la sua parte anche il più basso salario rispetto all'operaio tedesco —, che si stabiliscono nel paese transitoriamente o permanentemente. Nel 1915, secondo le cifre ufficiali, sono stati impiegati nell'industria 120,723, nell'agricoltura 142,694 lavoratori stranieri. L'affluenza poco rassicurante di operai stranieri penetra sempre più profondamente in Ger-

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mania, in ogni punto lasciato scoperto dal fabbisogno di lavoro. Il pericolo che rappresentano per la Germania gli operai stranieri è mostrato dalle nostre provincie orientali separate. Ma specialmente anche dall'Alta Slesia, ove nel 1899 fra la massa dei lavoratori dei campi soltanto il 20% era costituito dai Polacchi, mentre nel 1911 la cifra era già salita al 3 0 % , e in parecchi distretti persino al 40%. Anche oggi in Prussia si può constatare sempre più l'infiltrazione dell'elemento slavo. La campagna viene slavizzata, mentre nelle città il vecchio elemento prussiano va in rovina. Il popolo tedesco è ancora più vigoroso della popolazione degli Stati occidentali. Ma di fronte all'Occidente gli manca una sufficiente base territoriale. Specialmente dolorosa è la perdita delle colonie nell'Africa orientale e sud-occidentale. L'Occidente è in regresso e in decadenza : questo è certo. Là dove — fatta eccezione per la Russia — vivono oggi dei bianchi, sia in Europa, in America o in altre parti del mondo, le nascite sono in regresso. Il bianco vaneggia parlando della soprapopolazione della terra e limita le proprie nascite. In tal guisa egli cede il mondo a coloro che continuano a procreare. E queste sono le razze stra-

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niere, che sono in sempre più poderoso sviluppo. Nel 1913 la popolazione dell'Europa rappresentava il 27,5% della popolazione di tutta la terra; oggi essa non rappresenta più, in complesso, del 25%. L'Europa occidentale è già arrivata a tal segno che una nuova guerra la manderebbe addirittura in rovina, giacché data la mancanza di nuove generazioni non vi sarebbe più alcuna sostituzione per le perdite provocate dalla guerra ; perciò si fa propaganda per l'esercito meccanizzato, specialmente in Inghilterra. Oggi però sta sorgendo in Oriente una formazione colossale: la giovane razza russa, sorta dal suolo, profondamente religiosa. In questo caso la razza bianca è già plasmata in maniera completamente diversa da quello che avviene in Occidente; essa rivela un'impronta profondamente asiatica, mongolica, che si manifesta in modo sempre più evidente, quanto più la Russia si scosta dall'Europa, volgendosi verso l'Asia. Sotto il mantello del bolscevismo, l'anima russa si va ridestando. I contrasti interni fra Europa e Russia divengono sempre più profondi. Il fatto che il popolo russo, non già i Soviety, si va straniando dall'Europa, il distacco dallo stanco intellettualismo dell'Occidente e il sor-

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gere di una nuova anima russa dalla terra russa, sono altrettanti simboli di una giovane, fiorente umanità. La gioventù e la vecchiaia sono il sempre più chiaro contrasto. Qui la madre terra, la gleba nazionale, sangue e terra, là la grande città di pietra, morta al senso della terra, il nomlade intellettuale senza sangue ; questo distingue la Russia dall'Occidente. Mentre in Occidente le cifre delle nascite si aggirano intorno a venti e tendono a scemare ulteriormente, la Russia, nonostante la propaganda occidentale-bolscevica, ha avuto, per esempio, nel 1924 una media di 42,7 e anche questa cifra vale soltanto per Pietroburgo, Mosca e 51 governatorati centrali. La massa dei contadini russi ha registrato una cifra di nascite di più di 50. Per contrapposto la cifra di Berlino si aggira intorno a 10. La Russia ha un eccesso di nascite di 1 milione e mezzo ; la popolazione ugualmente numerosa della Germania, della Francia, dell'Inghilterra e della Svezia prese insieme non ne ha che la metà. Nell'Asia centrale si va agglomerando un'enorme massa umana, che va continuamente crescendo. La sola unione sovietista, il cui attuale territorio era abitato nel 1897 da 104 milioni, nel 1914 da 135 milioni, conta oggi circa 150 milioni di abitanti. Come è ridicolo l'ef-

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f etto della barriera degli Stati marginali (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania) con i suoi 8 milioni, contro questi 150 milioni, fra i quali c'è un lievito, come di rado si è verificato nella storia del mondo.

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STRANIERE

T 4 A decadenza della razza bianca, la scomparsa del suo istintivo orgoglio etnico, l'imbastardimento intellettuale, le vociferazioni sull'uguaglianza dei diritti di tutti gli uomini, il decadere della volontà vitale fra i nostri uomini con la spopolazione che ne è una lenta conseguenza e, non da ultimo, l'assoluto predominio dell'elemento economico, che non conosce alcuna differenza di razze, ma soltanto la convenienza delle forze del lavoro, ci hanno portato già gli inizi di una « penetrazione pacifica » nella parte dell'Occidente mantenutasifinoad ora pura, per opera degli appartenenti a razze straniere. Nei docks inglesi e sulle navi inglesi, si trovano occupati oltre a 60.000 Cinesi ed Australiani, che annualmente si accrescono di circa 7.000 uomini. Ancora più pericoloso è il continuo infiltrarsi di

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delle

nascite.

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sangue africano nel Sud-Europa. / negri penetrano continuamente

nell'Italia meridionale, nella

Sicilia

In Ispagna le classi inferiori hanno già troppo sangue di negri nelle vene ; i Portoghesi ne sono completamente imbevuti. Lisbona è, per un terzo, diventata negra. Non meno progredita è la negrizzazione della Francia, che oggi conta nelle campagne centinaia di migliaia di negri, ai quali ha concesso anche i diritti di cittadinanza. La sua popolazione internazionale si mescola già continuamente con i negri e va diventando così un popolo bastardo. La Francia è il più pericoloso punto di entrata delle razze straniere in Europa, un pericolo terribile per l'Occidente. Le razze straniere penetrate pacificamente o attirate in una determinata regionefiniranno,in un lontano avvenire, con l'inondare l'Occidente. Con la loro maggiore prolificità supereranno presto di numero la decadente razza bianca. Le forti razze straniere si mescoleranno anche col sangue malato della razza bianca. Il sangue buono eliminerà il sangue cattivo. Quello che per la Roma morente furono i Germani e i Siri, saranno per noi le razze straniere. Il mescolarsi con le razze straniere significherà la morte della razza bianca. e nella penisola dei Pirenei.

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La lotta delle razze IN condizioni più difficili che nell'Europa occidentale, la razza bianca hafinda oggi da lottare in America e in Africa, per non parlare dell'Asia. Negli Stati Uniti dell'America del Nord la precoce introduzione dell'elemento negro si vendica già aspramente. Nell'ultimo censimento del 1920 si contavano 94,8 milioni di bianchi e 10,9 milioni di uomini di colore. Gli Stati di Alabama, Florida, Georgia, Nord-Carolina, Luisiana sono per un buon terzo abitati da uomini di colore. Negli Stati di Mississipì e del Sud-Carolina, secondo l'ultimo censimento, la popolazione negra è persino maggiore della bianca. Il 1 7 % dei beni rustici negli Stati Uniti è nelle mani di negri, quantunque essi penetrino anche nelle città. La prolificità dei negri negli Stati del Sud, nelle campagne, è più di due volte maggiore di quella degli Yankees che abitano la città. Negli Stati del Sud, grazie al molto sangue di negri, il numero deifigliè notevolmente più grande che negli Stati del Nord. Mentre qui il numero dei bambini d'età inferiore ad un anno s'aggira intorno al 18 per mille della popolazione, nel Nord-Caro-

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lina è di 28,2, nel Sud-Carolina 27, neirAlabama 26,7, nella West-Virginia 26,3, nella Georgia 25,2 e nel Mississipì 24,7* Gli Stati del Sud a poco a poco si negrizzeranno completarrtente, mentre il sangue dei negri si propagherà anche nelle grandi città della Nuova Inghilterra. Il regresso delle nascite dei bianchi e la restrizione dell'immigrazione provvedono a ciò. Accanto ai Negri, gli Indiani, che si andavano già estinguendo, tornano a moltiplicarsi. Nell'anno 1900 si contavano 270.544 Indiani; nel 1905 se ne contavano 349.595. Questo fenomeno si manifesta specialmente nell'Alaska, dove dal 1910 al 1920 la popolazione bianca è diminuita d'oltre il 23%, mentre il numero degli Indiani è aumentato del 5 % . Per l'America può essere anche fatale l'enorme affluenza della razza gialla. Accanto ai 61.739 Cinesi, che nel 1920 si contavano negli Stati Uniti, si fanno rilevare particolarmente i Giapponesi. Nell'anno 1880 i Giapponesi non erano che 148, nel 1920 erano già saliti a 110.010, che si sono quasi tutti stabiliti negli Stati che s'affacciano al Pacifico. Essi aumentano di numero alquanto più rapidamente che gli Americani, cosicché è possibile che un giorno il Giappone reclami l'ovest degli Stati Uniti, e in ispecie la California, come paese giapponese.

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Nelle isole Hawai queste condizioni sono state appena raggiunte. Nel 1880 vi risiedevano 86 Giapponesi; ma nel 1925 di fronte ad 8-10.000 Americani vi erano più di 125.000 Giapponesi. Neil'America centrale la razza bianca diminuisce rapidamente. I Bianchi del Messico contavano ancora allafinedel secolo scorso 3 milioni di uomini su 15 milioni di abitanti. Oggi essi contano ancora 2 milioni di uomini e vengono rapidamente eliminati dagli Indiani. Gli uomini più cospicui del Messico sono tutti Indiani. Il più grande pittore messicano, Miguel de Gabrera, era un Indiano e così pure Panduro e Velasquez ; Indiani sono pure : il grande poeta ed oratore Altamirano, il pedagogo Estabon, il Vescovo Nicola del Puerto, l'Arcivescovo Mungia de Michoacan e molti altri uomini grandi. Gli Indiani del Messico hanno tolto ai Bianchi il potere dello Stato. Calles non è tanto socialista, quanto indiano. La lotta contro il Cattolicesimo ha come fondamento l'odio di razza. Si tratta della vittoria della razza rossa contro le alte classi sociali di capitalisti bianchi. L'aspra lotta del Nicaragua, di cui abbiamo sentito parlare poco tempo fa, non ha nessun altro fondamento. Era la lotta degli Indiani, sotto il Generale

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Sandino, contro gli Americani che formano appena la sesta parte della popolazione. Gli altri Stati dell'America centrale non contano quasi più elementi bianchi. Il Guatemala è uno Stato puramente indiano ; l'Honduras britannico è popolato da Indiani e Negri. Nella Repubblica dell'Honduras vi è appena il 2% di Bianchi, nel Salvador il 95%, a Costarica e Panama non vi sono più elementi bianchi puri. Alla stessa guisa come nell'America centrale i Bianchi sono cacciati dagli Indiani, nelle isole del Golfo Messicano, essi lo sono dai Negri. Ed è perfettamente uguale se il Bianco si mischia con gente di colore o non ; egli è destinato a scomparire. E' ancora una questione di tempo per le isole e per una parte della valle del Mississippi di diventare degli Stati puramente negri, mentre tutta l'America centrale col Messico e con la parte settentrionale dell'America meridionale sono destinate a diventare Stati indiani. Le cifre delle nascite della gente di colore nell'America centrale e meridionale oscillano tra 30 e 50, mentre il numero dei Bianchi in questi territori va sempre diminuendo. La repubblica negra di Haiti conta ormai soltanto Negri e Mulatti; a Cuba vi è ancora il 70% di Bianchi, nelle cui vene scorre in massima parte

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sangue negro; Giamaica conta appena l'i % di Bianchi; le altre isole sono popolate esclusivamente da Negri, Mulatti, Meticci e Creoli. Neil'America meridionale le condizioni della razza bianca sono migliori di quelle dell'America centrale. Tuttavia anche qui essa è destinata a retrocedere di fronte agli Indiani e ai Negri. Nel Venezuela vi è appena Yi% di Bianchi, nell'Equatore l'8%, nella Colombia il 10% e nella Bolivia e nel Perù il 12%. Il Brasile conta il 40% di Bianchi soprattutto a causa dell'immigrazione. Ma tuttavia anche qui i Negri e gli Indiani eliminano lentamente l'elemento bianco. Anche nel Paraguai gli Indiani e i Negri hanno preso un sopravvento sui Bianchi. L'Argentina è popolata in massima parte di Bianchi in seguito all'afflusso di Europei, specie di razza mediterranea. La vecchia America indiana è in risveglio. I suoi antesignani sono i Quesada in Argentina, i Gamio nel Messico, i Balcarcel nel Perù e i Tamayo nella Bolivia. In Africa, oltre la colonizzazione delle coste del Mediterraneo, l'unico grande Stato bianco è l'Unione sud-africana. Ma anche qui la razza bianca non potrà mantenersi a lungo. I Negri si moltiplicano assai più rapidamente dei Bianchi. Nel censimento della popolazione del 1921 su 1000 Bianchi vi

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erano 25,7 bambini sotto un anno, mentre su 1000 Asiatici e Meticci ve n'erano 30 e su 1000 Negri 50,6 ! In tal modo i Negri hanno un numero doppio di bambini. In seguito a questa bassa natalità e nonostante la grande immigrazione, il numero dei Bianchi è aumentato nella colonia del Capo, dal 1865 l 9 > °l° del 258%, mentre la gente di colore è aumentata del 577% cioè di più del doppio. I dominatori Bianchi del Sud Africa si restringono sempre più e formano oggi appena il 20% della popolazione totale e nel Natal il 10%, mentre i Negri aumentano rapidamente. Il Sud Africa torna gradatamente ad essere nero. I Bantu si sentono sempre più emancipati dal dominio dei Bianchi, fondano mestieri propri e tentano, con tutti i mezzi delfa propaganda nera, di pretendere la parità di trattamento coi Bianchi, il che significa l'immediata fine del dominio bianco nel Sud Africa e quindi in tutto >I Continente Africano. I Bianchi nell'Asia Orientale sonofind'ora condannati alla distruzione. In India, nella Cina e nelle Filippine, dove essi sono in diminuzione, essi non lasceranno nessuna traccia nella popolazione. Il numero degli spagnoli nelle Filippine raggiunge oggi appena 1/10% e quello degli Olandesi nei loro possedimenti asiatici 1 / 3 % . a

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Soltanto in Australia si mantiene ancora la razza bianca e alle razze di colore è interdetta l'immigrazione. Il sogno degli Australiani è quello di creare un grande impero di Bianchi, in cui nessuna razza di colore verrà tollerata. Ma l'aumento della popolazione in Australia, a causa della bassa natalità e della limitata immigrazione, è talmente insignificante, che si può aspettarsi che un giorno il Giappone, sovrabbondante di popolazione, — se occorre con la violenza — manderà in questo paese, fertile e quasi spopolato, una parte della sua popolazione, prima che i Bianchi acquistino qui una forza notevole.

X tremendi pericoli sorti per la razza bianca dell'Occidente in conseguenza del regresso delle nascite, della commistione con razze straniere e del declinare rispetto alle razze straniere, sono accompagnati da un altro colossale pericolo, che, si badi bene, è stato provocato appunto dall'Occidente: il ridestarsi delle razze straniere. Per lungo tempo la razza gialla, quella nera e quella rossa sono rimaste assopite nei sogni ; è stato un millennio di

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stanco e apatico sonnecchiare sul sacro suolo di antiche grandezze, mentre si levava su di esse il sole d'Europa. L'Occidente ha europeizzato l'Asia e l'Africa e specialmente l'America, rendendole accessibili alla propria influenza. Queste razze, divenute coscienti della propria forza, sgranchiscono ora le proprie membra. Non si tratta di un ridestarsi originale, di una nuova concezione o di una nuova sensibilità, non si tratta di un grande sviluppo, che viene ora preparato. Si tratta soltanto di una reazione sull'Europa. Il rapporto tra Occidente e razze straniere € oggi identico a quello che una volta esisteva fra l'Egitto e le popolazioni libiche, fra l'Impero dell'Islam intorno al 900 e i Turchi, e la Roma imperiale e i Germani. Il pericolo è immane ! L'Europa ha mostrato troppo chiaramente alle razze oppresse, quanto essa sia degenerata, quanto sia scarso l'elemento di forza primigenia, l'elemento morale e religioso che è alla radice della sua civiltà; sui campi di battaglia della guerra mondiale essa ha loro ispirato il disgusto e lo sprezzo della razza bianca, ha rivelato loro le debolezze dell'Occidente. Cosa anche peggiore, essa ha insegnato loro a combattere contro la razza bianca e ha ridestato in esse il senso della parità di diritti e della

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forza, anzi la coscienza della loro superiorità. La guerra mondiale ha fatto cadere per sempre il prestigio della razza bianca. Sin dal 1914 un giapponese ha parlato del deplorevole sfacelo della cosidetta civiltà occidentale. Oggi le missioni cristiane in Cina, in India e in Africa vanno perdendo lentamente terreno; missionari buddisti attraversano già l'Occidente per convertire i Bianchi alla religione di Budda. La Cina caccia già gli stranieri ; in India, in Siria, in Egitto, in Africa, in tutte le Colonie degli Stati europei la popolazione è in fermento. Potenti imperi coloniali come quello britannico oscillano sulle proprie basi. L'Oriente giallo, l'Islam da Giava sino all'Oceano Atlantico minacciano l'Occidente. Mille e duecento milioni di uomini di colore, barbari, forti, prolifici, uniti da un odio istintivo contro i loro tiranni bianchi, odio non affievolito da teorie sulla conciliazione dei popoli, sorgono contro l'Occidente che va in rovina. Il nemico più forte dell'Occidente è certo il Giappone. Questo piccolo Impero insulare ha, su una superficie che è meno estesa di quella della Germania, più di 84 milioni di uomini. Nel Giappone vero e proprio, secondo la statistica del 1925, venivano registrati per ogni km. quadrato 157 abi-

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tanti. Devesi poi tener conto che nell'interno del paese, data la natura vulcanica del suolo, larghe zone non sono abitabili. La regione costiera è minacciata da continua inondazione. Il resto del territorio fertile è così densamente popolato, che la agricoltura può essere esercitata soltanto sotto forma di giardinaggio. Nelle città, poi, per effetto dei numerosi terremoti non possono essere costruite case alte, perciò anche in questo caso non v'è alcuna possibilità di collocare le masse. E con tutto ciò la popolazione cresce in un modo spaventoso. L'aumento naturale annuo è attualmente di circa 900 mila capi e arriverà presto al milione, giacché la cifra delle nascite è in continuo aumento. Nel decennio 1871-80 essa era di 24,1 e nel 1925 era già arrivata a 34,5. Negli ultimi decenni questo paese ha fatto sue tutte le conquiste della civiltà occidentale, così che esso viene non di rado ascritto alla nostra civiltà ; esso ignora soltanto per ora l'avversione al matrimonio e la sterilità. Non v'è perciò da meravigliarsi se nel Giappone si fa sempre maggiore strada l'imperialismo. Questo popolo ha bisogno di spazio. I progetti annessionistici del Giappone nella Manciuria sono noti. Dalla Cina esso ha ottenuto il diritto di stabilire colonie nella Mongolia orientale. Le isole già tedesche delle Caroline,

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delle Marianne e delle Marshall rappresentano tentacoli protesi verso l'Australia. In tutto il mondo si trovano oggi giapponesi che non hanno più posto nella madre patria, in Cina, negli Stati Uniti, nelle isole del Pacifico, persino in Europa. Dietro il pacifico immigrante si trova la grande potenza giapponese, con la sua posizione eminente, con la sua sicura conoscenza di tutti i mezzi dell'arte bellica moderna. Si ha la sensazione dell'approssimarsi del formidabile cozzo fra la razza bianca e la razza gialla, che potrebbe avere il proprio punto di partenza nell'Oceano « Pacifico » e nella Manciuria. Dopo l'Oriente giallo, il pericolo nero non è meno minaccioso precisamente per noi. Sin dall'epoca della guerra mondiale i Negri hanno acquistato la coscienza della propria compattezza. Lo Islam converte, con enorme successo, la razza negra sino al Congo e desta in essa anche la coscienza politica. Il grido « l'Africa agli Africani ! » viene oggi udito al Capo e al Congo con non minore intensità che al Riff. Ormai i Negri hanno bisogno soltanto di armi e di capi. La Francia mette lóro in pugno le armi, e viene sostenuta sistematicamente in ciò dai Negri dell'America. L'esercito negro del Nord Africa, che conta centinaia di migliaia di uomini, fornite delle armi più moderne, là

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LE

RAZZE

STRANIERE

dove è in progetto la costruzione di una rete di ferrovie strategiche tra Algeri, il Sudan e il Lago Ciad, è sin da oggi padrone dell'Africa, sol che voglia. Parallelamente alla lotta contro il regresso delle nascite, contro la commistione con le razze straniere e contro il delitto che la Francia compie contro la razza bianca, la necessità più imperiosa odierna è certamente questa: che la razza bianca, minata dal regresso delle nascite, si riunisca compatta contro il pericolo giallo, nero e anche rosso, formando una muraglia europea contro il prevalere delle razze straniere. Oggi, che queste razze cominciano a muoversi, l'Occidente non può essere stanco di lottare, non può sognare di « pace mondiale ». Invero questa pace mondiale significherebbe da parte dell'Occidente la rinuncia alla lotta contro le razze straniere e significherebbe conseguentemente esser pronti senza contrasto a divenirne preda. I Negri dell'Africa e ifiglidell'Asia non rinuncieranno !

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GUERRA

AL

DELLE

REGRESSO

NASCITE

JLL regresso delle nascite è stato combattuto da tutte le civiltà, non appena assumeva delle proporzioni più estese e produceva una diminuzione della popolazione. Bisogna ricordare alcuni fatti in modo particolare significativi. Così una legge sumerica della vecchia Babilonia, dell'epoca della terza dinastia di Ur, conteneva delle disposizioni contro un regresso delle nascite; in modo particolare se ne occupava poi l'opera legislativa di Hammurabi. Alla stessa guisa in Egitto numerose disposizioni sul matrimonio e sulla regolamentazione della questione dei figli miravano ad un incremento delle nascite. In India, in caso di sterilità di un matrimonio, un altro uomo o un'altra donna potevano sostituirsi e provvedere alla discendenza. In Cina, accanto alla pode-

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GUERRA

AL

REGRESSO

rosa dottrina morale di Confucio, esistevano anche diverse disposizioni per l'aumento della cifra della popolazione. Le disposizioni spartane e ateniesi, contro gli avversari del matrimonio e i matrimoni senzafigli,sono note. A Roma vi fu dapprima una aes uxorium che consisteva nel diritto dei censori di aumentare le tasse del contribuente che era celibe. Cesare concedeva fra l'altro dei premi legali per la procreazione deifigli;alla stessa guisa egli stabiliva, nella sua lex agraria de Campano dividendo, che i possedimenti della Campania dovessero venir divisi solo fra i cittadini con tre o più figli. L'Imperatore Augusto, con la sua legislazione matrimoniale, nota sotto il nome di lex Julia et Papia Poppaea, completate dalla lex Julia de adulteriis, prendeva delle misure decisive contro il celibato e il regresso delle nascite. Secondo questa legislazione bisognava contrarre matrimonio ; i celibi erano fra l'altro incapaci di ricevere una successione; i coniugi senza prole potevano ereditare soltanto una metà delle sostanze che ad essi toccavano e disporre per testamento reciprocamente solo di una decima parte dei loro beni. Coloro che avevano numerosa prole godevano di considerevoli vantaggi nella vita pubblica, ecc. Fra gli altri Imperatori, lottarono contro il regresso delle nascite in modo par-

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N A S C I T E

ticolare Tiberio, Nerva e Traiano, fondando imponenti istituti di alimentazione anche per bambini di alte classi sociali. LTmperatore Adriano andò tanto oltre in questa via da condonare una parte maggiore o minore della pena ai delinquenti che erano padri, a seconda del numero dei lorofigli.Anche le leggi degli Arabi, degli Aztechi e dei Tezcucani sul matrimonio e sugli schiavi, contenevano disposizioni sull'incremento della natalità. Anche in Occidente e specie in Francia abbiamo delle notevoli disposizioni contro il regresso delle nascite. Ma qui si va anche un poco in senso contrario, si parla di sovrabbondanza di popolazione e della necessità di diminuire l'umanità. Ad ogni modo questo avviene più per comodità che per convinzione. L'individuo che insorge contro la limitazione delle nascite diventa odioso alle masse e soprattutto nell'alta società e nell'ambiente delle donne. L'Imperatore Augusto godeva della massima venerazione a Roma; ma, nella lotta contro gli avversari del matrimonio e i matrimoni senza prole, egli era considerato dalle masse come il peggiore delinquente. Non diversamente accade oggi a Mussolini. Con altro scopo, ma in certa guisa come primi presagi della lotta contro il regresso delle nascite

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- Regresso

delle

nascite.

GUERRA

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soxio stati creati da un secolo in Francia dei Brefotrofi per il ricovero difiglinaturali. Ultimamente questa idea è stata ripresa anche in Germania da cospicue personalità come Cramer-Klett. Al 44 Congresso tedesco dei medici, tenuto a Lipsia nel 1925, il Nassauer sostenne efficacemente quest'idea. Certamente i brefotrofi di vecchio stile, come quelli della Francia e dell'Italia, sono più dannosi che vantaggiosi alla conservazione della popolazione. In Francia, nei primi tempi di quest'esperienza, morì il 6 0 % dei bambini nel primo anno di vita. Nel brefotrofio S. Casa dell'Annunziata a Napoli morirono (nel 1896) 850 poppanti su 853 ! Secondo il prof. Valagussa la mortalità ili molti brefotrofi italiani raggiunge anche oggi il 98-99%. Questo non è il vero scopo del brefotrofio ! Esaminiamo le disposizioni adottate in alcuni Stati contro il regresso delle nascite. La Francia ha adottato innumerevoli misure contro il regresso delle nascite (vedi HARMSEN, Problemi demografici della Francia). In tal modo con la legge del 14 luglio 1913 venne introdotta l'assistenza dello Stato alle famiglie bisognose con quattro e piùfigli.Oggi la Francia mette a servizio della politica demografica, fra le altre cose, anche le imposte sulla rendita e quelle di successione e donazione. 0

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D E L L E

N A S C I T E

In Germania si può appena parlare di una vera e propria lotta contro il regresso delle nascite. Le misure di lotta contro l'alcoolismo e le malattie sessuali, la limitazione e il controllo sui pubblici divertimenti, in certo senso anche i provvedimenti per le famiglie numerose e per gli alloggi e la riforma agraria, rivestono piuttosto un carattere sodalepolitico e hanno per fondamento anche dei moventi economici e morali. Una protezione legale delle famiglie numerose assume notevole importanza nella legislazione tributaria. Si consultino a tale riguardo, per es., gli ordinamenti delle nostre imposte sulla rendita, sui salari e sul patrimonio. Gli impiegati pagano un'aggiunta di imposte sui figli eccezionalmente bassa. La legge sulla tassa di successione del 1925, secondo cui sono tenuti a pagarla i coniugi, eccezion fatta per quelli che hanno figli, può servire come stimolo per la procreazione dei figli. L'Ungheria sta per introdurre una legge in cui sono previste forti tasse sui celibi e i coniugati senzafigli.Ma anche i coniugi, che hanno un figlio solo, debbono pagare tasse e ciò nell'intento di rompere in breccia il sistema dei figli unici. Anche l'Ungheria provvede per i suoifigli.Il primo paragrafo della legge ungherese sulla protezione dei

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bambini dice : « Ogni bambino, che non può essere mantenuto dai suoi congiunti, ha diritto ad essere mantenuto dallo Stato ungherese ». Negli Stati Uniti le leggi delle tasse federali sulla rendita concedono maggiori libertà ai coniugati che non ai celibi e stabiliscono ulteriori diminuzioni agli