"La Chiesa è il Vangelo": alle sorgenti della teologia di papa Francesco 9788826600529

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"La Chiesa è il Vangelo": alle sorgenti della teologia di papa Francesco
 9788826600529

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INDICE

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Piero Coda

« La

Chiesa è il Vangelo»

Alle sorgenti della teologia di papa Francesco

LIBRERIA EDll1ìICE VATICANA

PIERO CODA

« LA CHIESA È IL VANGELO» ALLE SORGENTI DELLA TEOLOGIA DI PAPA FRANCESCO

LIBRERIA EDITRICE VATICANA

© Copyright 2017 - Libreria Editrice Vaticana 00120 Città del Vaticano Te!. 06.698.81032 - Fax 06.698.84716 [email protected] ISBN 978-88-266-0052-9 www.vatican.va www.libreriaeditricevaticana.va

COLLANA LA TEOLOGIA DI PAPA FRANCESCO JURGEN WERBICK: La debolezza di Dio per l'uomo. La visione di Dio di papa Francesco Lucm CASULA: Volti� gesti e luoghi. La cristologia di papa Francesco PETER HONERMANN: Uomini secondo Cn'sto oggz'. L'antropolo­ gia di papa Francesco ROBERTO REPOLE: Il sogno di una Chiesa evangelica. L' ecclesio­ logia di papa Francesco CARLos GALLI: Cristo, Man·a, la Chiesa e i popoli. La mariolo­ gia di papa Francesco SANTIAGO MADRIGAL TERRAZAS: "L'unità prevale sul conflitto". L'ecumenismo di papa Francesco .ARISTIDE FUMAGALLI: Camminare nell'amore. La teologia mo­ rale di papa Francesco JuAN CARLos ScANNONE: Il Vangelo della Miseni:ordia nello spirito di discernimento. L'etica sociale di papa Francesco MARINELLA FERRONI: Kengma e prefezia. L'ermeneutica bi­ blica di papa Francesco PIERO CODA: "La Chiesa è il Vangelo". Alle sorgenti della teologia di papa Francesco MARK.o IVAN RuPNIK: Secondo lo Spirito. La teologia spiritua­ le in cammino con la Chiesa di papa Francesco

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ABBREVIAZIONI

AL

Amoris Laetitia

DV Dives in Misericordia

EG

Evangelii gaudium

ES

Esercizi Spirituali

GS

Gaudium et spes

LS

Laudato si'

EN Evangelii nuntiandi

GD Gaudete in Domino

LG Lumen gentium

MV Misericordiae vultus

OT

Optatam totius

pp

Populorum P rogressio

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PREFAZIONE ALLA COLLANA

Sin dal primo apparire in piazza san Pietro, la sera della sua elezione, è stato chiaro ai più che il pontificato di Francesco si presentava all'insegna di una novità di stile. Il vestire sobrio, il chiamarsi vescovo di Roma, il chiedere - nel "silenzio assordante" di una piazza gremita - la pre­ ghiera del popolo, il salutare con un semplice "buonasera" i presenti . . . sono stati tutti segni eloquenti del fatto che era in atto un mutamento nel "modo di porsi" e, dunque, nel "linguaggio". I gesti e le parole che da li in poi sono seguiti non hanno fatto che confermare e consolidare la prima im­ pressione. Si potrebbe anzi dire che, in questi anni, l'im­ magine del papato ne sia uscita decisamente trasformata, in un mutamento che investe anche le omelie tenute, i di­ scorsi fatti e i documenti promulgati. Ciò- com'era prevedibile -ha ingenerato pareri anche molto discordanti tra loro, specie per quel che concerne il suo insegnamento. Se molti hanno infatti accolto con gran­ de entusiasmo e simpatia il suo magistero, sentendovi il fre­ sco soffio del Vangelo, alcuni lo hanno invece accostato con distacco e, talvolta, con sospetto. Non sono mancati giudizi anche molto perentori, giunti a mettere in forse l'esistenza stessa di una teologia nell'insegnamento di Francesco. 5

Un tale sommario giudizio poteva far leva sulla dif­ ferente provenienza tra Francesco e il suo predecessore, Benedetto XVI. Quest'ultimo, lo si sa, è stato uno dei più illustri e rilevanti teologi del Novecento e ha indubbia­ mente fatto tesoro della sua personale elaborazione teolo­ gica nel ricco magistero papale, di cui non si finisce né si finirà di apprezzare la profondità. Bergoglio ha alle spalle, soprattutto e primariamente, la lunga e radicale esperienza del religioso e del pastore. Ciò non significa, però, che il suo magistero sia privo di teologia. Il fatto che egli non sia stato, per lo più o sol­ tanto, teologo "di professione" non vuol dire che il suo magistero non sia supportato da una teologia. Se così fos­ se, si dovrebbe con rigore dedurne che la maggioranza dei suoi predecessori siano stati privi di teologia, dal momen­ to che Ratzinger rappresenta l'eccezione più che la regola. In ogni caso, il fatto che si sia potuto discutere della portata teologica del magistero di Francesco così come il fatto che, molto spesso, alcune sue espressioni altamente evocative e immediate siano state talmente abusate - in ambiente giornalistico come in quello ecclesiastico - da farne smarrire la profondità, rende sensata un'operazione come quella cui intende rispondere la collana che ho l'o­ nore di presentare. Avvalendosi della competenza e dello studio rigoro­ so di teologi provenienti da diversi contesti e dalla serietà ormai assodata, si è inteso ricercare quale sia il pensiero teologico che supporta l'insegnamento del Papa, quali ne 6

siano le radici, quale la novità e quale la continuità con il magistero precedente. Il risultato è racchiuso negli 11 volumi che vengono a formare la presente collana, dal titolo semplice e imme­ diato: "La teologia di papa Francesco". Essi possono venire letti in modo autonomo l'uno dall'altro, ovviamente; così come in modo autonomo sono stati redatti dai singoli autori. L'auspicio, tuttavia, è che la lettura dell'intera collana possa rappresentare non solo un valido supporto per cogliere la teologia su cui si fonda l'insegnamento di Francesco nei diversi ambiti del sapere teologico, ma anche un'introduzione ai punti cardine del suo pensiero e del suo insegnamento complessivi. L'intento, dunque, non è di tipo "apologetico" né, tanto meno, di aggiungere ulteriori voci alle tante che già parlano del Papa. Lo scopo è quello di cercare di vedere e di aiutare a vedere quale sia il pensiero teologico su cui si basa Francesco e che si esprime, con novità di accento, nel suo insegnamento. Tra le molte scoperte che il lettore potrà fare, leggen­ do i volumi, ci sarà certamente quella di dover constatare come nel magistero di Francesco confluisca tanto la be­ nefica novità dell'insegnamento conciliare, quanto quella della teologia che lo ha preparato e che vi ha fatto seguito. Dal momento che è forse ancora troppo presto perché tutta questa ricchezza costituisca un patrimonio comune, pacifico e pienamente recepito da tutti, non stupisce che 7

l'insegnamento del Papa possa risultare, talvolta, non im­ mediatamente comprensibile a tutti. Allo stesso modo, nell'insegnamento di Francesco ap­ pare ormai come un punto di non ritorno ciò che tanto la teologia recente quanto il magistero conciliare hanno inse­ gnato: che la dottrina, cioè, non è né può essere qualcosa di estraneo rispetto alla cosiddetta pastorale. La verità che la Chiesa è chiamata a custodire è quella del Vangelo di Cristo, che deve essere comunicato alle donne e agli uomi­ ni di ogni luogo ed ogni tempo. Per questo il compito del magistero ecclesiale deve essere anche quello di favorire la comunicazione del Vangelo. E per questo, la teologia non potrà mai ridursi ad un asettico esercizio da tavolino, sganciato dalla vita del popolo di Dio e dalla sua missione di far incontrare le donne e gli uomini del proprio tempo con la novità perenne e inesauribile del Vangelo di Gesù. Non sono mancati, in questi anni, coloro che ascol­ tando alcune espressioni critiche di Francesco concernen­ ti la teologia o i teologi, hanno pensato di doverne dedur­ re una sua personale incondizionata svalutazione. Forse, uno studio più puntuale dell'insegnamento del Papa, come quello offerto dalla presente collana, potrà essere anche utile a mostrare che, se occorre rimanere sempre critici rispetto ad una teologia che smarrisse il suo vitale anco­ raggio alla viva fede della Chiesa, è invece indispensabile una teologia che assuma con "fedeltà creativa" il compito di pensare criticamente quella stessa fede, affinché conti­ nui ad essere annunciata. 8

Di una tale teologia non è certo privo l'insegnamento di Francesco; ed una tale teologia è certo auspicata da un magistero come il suo, così desideroso che l'amore miseri­ cordioso di Dio continui a toccare il cuore e la mente delle donne e degli uomini del nostro tempo. Il curatore ROBERTO REPOLE

INTRODUZIONE

Andare alla scoperta delle fonti del pensiero di papa Francesco ha un fascino tutto suo. Perché non si tratta d'indulgere a uno studio distaccato e asettico: quanto d'immergersi in un vissuto in cui l'amore tenero e forte per Cristo, per la Chiesa, per tutti e ogni volta per ciascu­ no, a partire dai più poveri e scartati, cerca la via di Dio col suo Popolo, la mette in luce, la segue e aiuta a seguirla. Così che in quest'impresa, a prima vista tutt'altro che agevole, s'avverte alla fine di aver incontrato il Signore che vive nel cuore di un uomo che la Sua grazia ha chiama­ to a essere Vescovo di Roma e così Pastore della Chiesa universale. E vi vive con la luce del Vangelo e insieme coi mille riflessi in cui essa si rifrange, nell'esperienza e nell'intelligenza della fede lungo i secoli maturate in chi ha conosciuto e seguito Gesù, ma anche in chi lo ha atteso e desiderato e in qualche modo ha condiviso qualcosa del suo messaggio e della sua vita, anche senza saperlo. La teologia di papa Francesco è una teologia ecclesia­ le e insieme esistenziale, spirituale e insieme kerigmatica, mistica e insieme sociale. Una sintesi originale e persona­ lissima, che sprigiona una grande attrattiva ed incisività. Come mostrano la gioia e l'efficacia che irradia. Di qui la dinamica che spontaneamente ho seguito nello stendere queste pagine: partendo da Ignazio di Lo11

yola e Francesco di Assisi, interpreti vivi del Vangelo di Gesù nella missione della Chiesa (cap. 1), per passare poi alla tradizione teologica illustrata da quei testimoni che più ho avvertito presenti in papa Francesco (cap. 2), per sof­ fermarmi, infine, su alcune delle linee teologiche più rile­ vanti - a proposito di Dio, dell'uomo, della Chiesa - che risaltano nel suo magistero (capp. da 3 a 5).

I IGNAZIO DI LOYOLA E IL "DI PIÙ" DEL VANGELO IN UN PAPA CHE SI CHIAMA FRANCESCO CAPITOLO

1. Il Vangelo ''sine glossa" Colpisce, nell'Evangelii gaudium (EG), un'affermazione che sembra semplicemente detta tra le altre, ma che invece - se meditata e accolta in ciò che intende comunicare mostra d'avere un inusitato peso, anche per chi esercita il ministero che gli compete in quanto successore di Pietro. Papa Francesco parla dell'evangelizzazione con Spiri­ to e invita a guardare a Gesù per conformarsi al suo stile nel rapporto con gli altri nella luce del Padre, siano essi compagni di cammino nella fede o nella comune umanità, al di là di ogni etichetta e di ogni improprio steccato. E così rimarca quanto detto: Questa non è l'opinione di un Papa né un'opzionepastorale tra altre possibili; sono indicazioni della Parola di Dio così chiare, dirette ed evidenti che non hanno bisogno di interpretazioni che toglierebbero ad esse fòrza interpellante. Viviamole "sine glossa", senza commenti. In tal modo sperimenteremo la gioia missionaria di condividere la vita con il popolo fedele a Dio cercando di accendere ilfuoco nel cuore del mondo. (EG 271)

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Mi verrebbe da dire che qui c'è tutto papa Francesco: il suo programma e il suo stile pastorale, certo, ma insieme il cuore pulsante della sua esperienza e della sua intelli­ genza della fede. Esperienza e intelligenza. Sì: quel che non lascia indenni, quando ci si pone in ascolto dell'in­ segnamento e in sintonia con la guida pastorale di papa Francesco è proprio questo: una penetrante esperienza di fede da cui si sprigiona un'incisiva intelligenza del farsi storia dell'evento di Gesù Cristo nella storia dell'umanità attraverso il ministero della Chiesa. È nel Vangelo, dunque, che occorre cercare la fonte originaria e permanente dello stile peculiare che informa il ministero di papa Francesco. Il Vangelo, è ovvio, rice­ vuto dalle mani della Chiesa, custodito con fedeltà e in­ terpretato e incarnato con creatività, lungo i secoli, dalla sua Tradizione vivente. Il Vangelo, proprio così, attraverso la mediazione della Chiesa - «santa madre gerarchica», come Francesco ama chiamarla seguendo sant'Ignazio di Loyola -, accolto, vissuto e annunciato nella sua fresca e calzante attualità. 1 In questo accesso al Vangelo nell'oggi della Chiesa e del mondo ciò che salta per prima cosa agli occhi è il fatto che ]orge Maria Bergoglio è il primo Papa gesuita della 1 Cfr. W KASPER, Il Vangelo: origine, fondamento efante de/fa gioia, in Id., Papa Francesco. La rivoluzione de/fa tenerezza e de/l'amore, Queri­ niana, Brescia 2015, pp. 37-47.

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storia. Un figlio spirituale di Sant'Ignazio, dunque, che è chiamato a esercitare quel ministero di unità, di guida e di conferma nella fede che sappiamo quale importanza rivesta per la Compagnia di Gesù. Tutto ciò non rappre­ senta un semplice dettaglio se vogliamo sintonizzarci sulla lunghezza d'onda che ispira l'interpretazione e l'esercizio del ministero pettino da parte di papa Francesco. Perché - come illustra assai bene, nel Vaticano II, la Costituzione sulla divina Rivelazione Dei Verbum (Dv) - l'intelligenza e la messa in opera del Vangelo proftcit, viene avanti e cresce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce itifatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le medi­ tano in cuor loro (cfr. Le 2, 19 e 51), sia con intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.

(cfr. n. 8) In questa prospettiva, si può intuire quanto il cari­ sma di Sant'Ignazio - che è senz'altro uno di quei praeclara charismata di cui parla la Costituzione del Vaticano II sulla Chiesa Lumen gentium (LG) (cfr. n. 12), richiamandosi alle fonti di esperienza e intelligenza spirituale della fede per il Popolo di Dio cui fa riferimento la DV - si offra a papa Francesco come una via pertinente e privilegiata di acces­ so al cuore pulsante del Vangelo nella sua incessante, e 15

anche oggi più che mai incidente, performatività storica. La Compagnia di Gesù non viene chiamata nella Formula di Giulio III «via ad Illum»?2 Una via che, in Cristo «la» via, conduce al Padre nel soffio dello Spirito. 2. "Nuestro modo de proceder" C'è senz'altro un circolo virtuoso che così s'instaura, spontaneamente ma con estrema fecondità, nell'esperien­ za e nell'intelligenza della fede che animano il ministero di papa Francesco. E che - per dirla col Vangelo - fa sì che quanto egli propone alla Chiesa in ascolto dello Spirito sia fondato sulla roccia della Parola di Dio (cfr. Mt 7,24), ascol­ tata e accolta per ciò che è: «Non come parola degli uomini, ma come Parola di Dio» (cfr. 1 Ts 2,13), viva dunque ed ef­ ficace quale spada a doppio taglio che giunge fino al punto di divisione tra l'anima e il corpo (cfr. Eb 4,12). È il circolo tra l'attestazione della Parola di Dio nella Scrittura e la sua risonanza oggi qui per noi nella forza dello Spirito Santo. Da un lato, infatti, è dalla Parola - che si è fatta carne ed è stata innalzata sulla Croce in Cristo Gesù - che una volta per sempre, senza misura e sempre di nuovo, si spri­ giona lo Spirito Santo che dà la vita; ma, dall'altro, è solo grazie al dono dello Spirito Santo che la Parola è ricordata, compresa in tutta la sua ricchezza, penetrata sino a co2

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Form. Inst. Jul. III, n. 1.

glierne il midollo e a comunicarne tutta la bellezza e verità (cfr. Cv 14,26; 15,27; 16,8; 16,12-15). È in questo circolo virtuoso che si gioca il ritmo dell'esistenza cristiana e della missione della Chiesa: così che la Parola di Dio, che ha preso carne nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo, continui a prendere carne in virtù dello stesso Spirito nella storia dell'umanità, finché Cristo sia davvero «tutto in tutti» (cfr. Col 3,11; 1 Cor 15,28). La verità cristiana, che è vita per il mondo, si consolida con gli anni, si sviluppa col tempo, si appro­ fondisce con l'età, secondo quanto recita l'effato di San Vincenzo di Lèrins nel suo Commonitotium, cui spesso papa Francesco si richiama. 3 Sant'lgnazio di Loyola, per impulso dello Spirito, ha appunto tracciato lungo il procedere di questo cammino una via luminosa e robusta per la missione della Chiesa nella stagione inedita e sfidante della modernità. La storia non si fa con i "se" e con i "ma": e tuttavia non si può non pensare con una punta di sgomento a che cosa ne sarebbe stato della Chiesa cattolica - nel passaggio esigente rap­ presentato dall'epoca della modernità, che solo ai nostri giorni sembra aprirsi a un'epoca nuova - se in essa non si fosse dispiegata l'opera della Compagnia di Gesù. A tutti i livelli: dalla missione alla formazione del cle­ ro, dalla cultura accademica all'arte, dalla ricerca scientifica 3

Commonitoriumprimum, 23: PL 50,668.

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all'azione sociale. Ciò che Ignazio puntigliosamente decli­ na, muovendo da un rigoroso e permanente ascolto del volere di Dio, è un «modo di procedere»: 4 e cioè un me­ todo di conformazione ecclesiale alla missione di Cristo, da Cristo trasmessa alla sua Chiesa in obbedienza al Padre per la salvezza del mondo. Non è la questione del metodo a livello filosofico (Descartes) e a livello scientifico (Galileo) la quaestio prin­ ceps della modernità? E non è soprattutto a proposito del­ la svolta antropologica verso il soggetto, con lo stagliarsi cruciale del senso e del destino della libertà, che si ven­ gono a giocare, nella modernità, le istanze decisive della verità e del bene, della dignità individuale e della direzione della storia? «Nuestro modo de proceder». È questo "metodo" che ]orge Maria Bergoglio ha scelto e si è addestrato a far suo dal momento in cui ha seguito la spinta interiore a entrare nella Compagnia di Gesù. Questo metodo - senza esclu­ sivismi, è ovvio, nell'alveo sempre della grande e articolata Tradizione della Chiesa - gli ha offerto una preziosa chia­ ve d'accesso al Vangelo nell'interpretazione esigente della sua esistenza come partecipazione ed espressione della missione della Chiesa di Cristo. E a tale metodo bisogna, 4

« Questo Istituto o modo di procedere, come la chiama il Padre Ignazio... »: NADAL, 3a Predica di Alcalà (1561), in Comm. de Inst. 304.

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penso, risalire e rifarsi per comprendere e valorizzare ap­ pieno lo stile del suo ministero come Vescovo di Roma, le direttrici che lo innervano, il dono che rappresenta per la Chiesa. 5 Un metodo, si badi bene, perché il contenuto e l'o­ biettivo sono quelli di sempre: testimoniare e accendere il «fuoco del Vangelo» al cuore del mondo di oggi. Nella percezione spirituale e nella fondata convinzione, suffra­ gata dal magistero del Concilio Vaticano II e dagli ultimi Papi e insieme dal cammino percorso in questi decenni dal Popolo di Dio nelle varie parti del mondo, che è scoccata l'ora di una nuova tappa nella storia di evangelizzazione della Chiesa (cfr. EG 17). 3. "Contemplativi in actione" Decisiva fonte dell'esperienza spirituale, del pensiero teologico e del ministero di papa Bergoglio è dunque il carisma di Ignazio di Loyola. Ma di "quale" Ignazio? Non ha conosciuto la storia stessa della Compagnia di Gesù molteplici e talvolta anche un po' dissonanti interpretazio­ ni del suo carisma di fondazione? Entra qui in gioco un fatto importante, al di là del­ la spiccata sensibilità personale dell'uomo e del cristiano Cfr. il lucido saggio di A. SPADARO, La riforma della Chiesa secondo Francesco. Le radici ignaziane, in «La Civiltà Cattolica», n. 3968 5

(24 ottobre 2015), pp. 114-131.

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Jorge Maria Bergoglio per quanto si offre, nell'esperienza ignaziana, di schiettamente e costosamente evangelico. Si tratta di questo: il Vaticano II, proponendo una comples­ siva reimpaginazione della missione ecclesiale nel riman­ do alla sua sorgente e norma permanente in Gesù Cristo, ha invitato anche le Congregazioni e gli Ordini religiosi a ritornare all'ispirazione originaria di ciascuno per intra­ prendere con coraggio creativo la via dell'attualizzazione. 6 Solo così, in effetti, poteva essere rimesso in movimento il circolo virtuoso tra la Parola e lo Spirito di cui prima s'è detto, al fine di decifrare con pertinenza i "segni dei tempi" e immettere a piene mani il lievito del Vangelo nel­ la pasta della storia umana. Del resto, l'evento stesso del Concilio si è giovato, e non poco, dell'apporto di grandi teologi gesuiti come Henri de Lubac e Karl Rahner. Come noto ciò è avvenuto, non senza tensioni e scos­ soni, anche per la Compagnia di Gesù. Jorge Maria Bergo­ glio, per tanti versi, è figlio e testimone di questa stagione nuova della vita della Chiesa che ha spinto la Compagnia di Gesù a rileggere la grazia dell'origine per illuminare di essa la sua missione nell'oggi. Senz'altro è stato il P. Pedro Ar­ rupe, Preposito generale della Compagnia dal 1965 al 1983, il grande artefice della messa in moto di questa imponente operazione che, se già ad oggi ha prodotto sostanziosi frut6

Cfr. Decreto Peifectae caritatis sul rinnovamento della vita religiosa, n. 2.

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ti, si può presumere ne abbia in serbo di più grandi e belli per il futuro. Anzi, viene spontaneo pensare che esperien­ ze ecclesiali come quella illustrata dal Cardinal Carlo Maria Martini nel suo ministero a Milano, così come quella illu­ strata oggi dal ministero di papa Francesco, rappresentino la prova provata della bontà e della lungimiranza delle pro­ spettive e degli orientamenti promananti dal Concilio. Dunque, l'Ignazio che offre a Jorge Maria Bergoglio il suo «modo di procedere» nell'esperienza e nell'intelligen­ za di Cristo è quello per dir così riscoperto nella nitida e robusta nervatura mistica che anima non solo gli Esercizi spirituali (ES), ma - come scrive P. Arrupe - insieme, e inscindibilmente, «il processo di conversione delle intui­ zioni originarie del Cardoner e della Storta in principi isti­ tuzionali, che non sono altra cosa se non le Costituzioni». 7 In questa linea già si erano mossi i fratelli Rahner: Hugo, in una serie di conferenze sugli ES e le Costituzioni, Karl nel suo richiamo alla sorgente propriamente mistica della visione ignaziana. 8 7 P. iIBRUPE s.j., L'ispirazione trinitaria del carisma ignazjano, n. 53 (8 febbraio 1980), cfr. H. ALPHONSO, Il rinnovamento appropriato. Del carisma dei gesuiti-ignaziano quale vissuto e proposto dal Padre Arrupe, Apostolato della P reghiera, Roma 2009. 8 Cfr. H. RAHNER, Ignatius von Lqyola und das geschichtliche Wer­ den seiner Friimmigkeit, Styria Verlag, Graz-Salzburg-Wien 1947; K. RAHNER, Discorso di sant'Ignazio ad un gesuita odierno, in Scienza efede cristiana, (Nuovi Saggi IX), tr. it., Paoline, Roma 1984, pp. 522-574;

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Papa Francesco, in diverse occasioni,9 ha esplicita­ mente richiamato come suoi ispiratori alcuni dei rappre­ sentanti dell'interpretazione del carisma ignaziano che ne hanno valorizzato la scaturigine e la dimensione essen­ zialmente mistica. Innanzi tutto, Pietro Favre, il primo compagno d'Ignazio, che egli stesso ha canonizzato il 1 7 dicembre 2013, sottolineando in lui «il vero e profondo desiderio di "esser dilatato in Dio": era completamente centrato in Dio, e per questo poteva andare, in spirito di obbedienza, spesso anche a piedi, dovunque per l'Europa, a dialogare con tutti con dolcezza, e ad annunciare il Van­ gelo».10 È assai significativo, poi, che papa Francesco si richiami ad altri illustri esponenti dell'interpretazione mi­ stica del carisma ignaziano, come Louis Lallement e Jean­ Joseph Surin nel '600, sino a giungere, nel '900, a Gaston Ferrarci e Michel de Certeau. Si tratta, in fondo, di cogliere dal vivo la performati­ vità evangelizzatrice del «modo di procedere» disegnato da Sant'Ignazio che si può riassumere nella formula da lui stesso forgiata: contemplativi in actione, a significare il pro­ gramma e l'impegno di centrare e immergere in Dio, adeIo., La mistica ignazjana della gioia del mondo, in Saggi di spiritualità, tr. Paoline, Roma 1969, pp. 203-230. 9 Cfr. ad es. A. SPADARO, Intervista a Papa Francesco, in