Pro e contro Gandhi

Artefice dell'indipendenza politica dell'India nel 1947, Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici del sat

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Pro e contro Gandhi

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PRO E CONTRO

GANDHI a cura di Robi Ronza

Di prossima pubblicazione:

LENI N ROOSEVELT MUSSOLINI

Sono già usciti

STAUN D KENNEDY D MAO D HI TLER CHURCHILL D GIOVANNI XXIII FRANCO D MARX

ARNOLDO MONDADORI EDITORE S.p.A. . PRESIDENTE

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Gianfranco Cantini, Nando Sampietro A��INISTRATORE EDITORIALE DEI DOSSIER

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I DOSSIER MONDADORI DIRETTORE

Enzo Orlandi REDAZIONE Marisa Paltrinieri Gianni Rizzoni, Emilio Barbaglia Segreteria: Maristella Bodino IMPAGINAZIONE Bruno Acqualagna, Giovanni Melada ICONOGRAFIA VOLUME GANDHI Giovanni Melada Riccardo Trovatore

© Arnoldo Mondadori Editore 1972 Pubblicazione mensile, registrata al Tribunale di Milano N. 301 del 3.9.71 Spedizione in abbonamento a tariffa editoriale ridotta autorizz. N. 15278/2 del 25.6.1971 Direzione P.T. Verona Direttore Responsabile: Enzo Orlandi

GANDHI

MONDADORI

L'INDIA ERA DA POCHI ANNI passata· sotto il controllo diretto della Corona inglese ( 1 858), quando a Porbandar, una cittadina della penisola del Kathiawar, sulla costa oc­ cidentale dell'immenso subcontinente asiatico, nasceva Mo­ handas Karamchand Gandhi (2 ottobre 1 869}, l 'uomo che avrebbe speso tutta la sua vita per restituire l 'indipendenza all 'India e agli indu, dopo secoli di dominio musulmano e inglese. La penisola indiana contava allora circa 200 milio­ ni di abitanti (oggi sono diventati circa 550 milioni}, ed era divisa in quasi cinquecento regni e minuscoli principati

India: un lanlaSiiCO mosaico di popoli Conoscere l'India è difficile, specie per la sua vastità. Settimo paese del mondo per superficie (oltre 3 milioni di kmq) è il secondo per popolazio­ ne, venendo subito dopo la Cina. La natura le ha assegnato confini natu­ rali quanto mai precisi. Delimitata a nord dall'Himalaia, si allunga verso l'Oceano Indiano per drca 3200 km, e nessuno, a vederla sulla carta, im­ maginerebbe che possa contenere un cosi fantastico agglomerato di popo­ li, di lingue, di usi, di credenze reli­ giose, di colori e climi. L'India sembra piu un agglomerato di stati che una nazione unica, e co­ si fu in realtà per la maggior parte della sua storia. Tranne alcuni glo­ riosi periodi di unità imperiale, quel­ la che oggi chiamiamo India fu per secoli un mosaico di eterogenee na­ zioni-stato che cambiavano fisiono­ mia a seconda delle guerre interne. Nel 1947, al momento dell'indipen­ denza, essa era ancora divisa in In­ dia inglese e· 562 principati autono­ mi » ( J.D. Brown, e redazione Life, India, Mondadori 1962 ). «

La "terra del Desiderio" Scrisse il filosofo tedesco Hegel che « l'India, terra del Desiderio, fu un elemento essenziale nella storia. Fin dalle epoche piu remote le aspirazio­ ni e i desideri di tutte le nazioni so­ no sempre stati diretti a ottenere l'accesso ai tesori inestimabili che produce questa terra delle meravi­ glie: tesori della natura - perle, dia. manti, profumi, essenze di rose, leo­ ni, elefanti ecc. - e tesori di saggez­ za. Il modo grazie al quale l'Occi­ dente è riuscito a impadronirsi di ta­ li ricchezze è sempre stato un fatto di importanza storica mondiale, stret­ tamente legato al destino delle nazio­ ni » ( citato da Kavalam Pannikkar, Storia della dominazione europea in Asia, Einaudi 1958 ).

Tremila anni di invasioni Numerose furono le invasioni dell'In­ dia, e ancora piu numerosi i piani di invasione. Dopo gli arii ( poi detti in­ du) che vi si riversarono oltre mille anni prima di Cristo provenendo dal­ la Persia e dall'Afganistan, fu la vol­ ta dei greco-macedoni di Alessandro Magno, che raggiunsero il bacino del5

vassalli della Corona britannica . . Gli indu erano stati i pri­ mi conquistatori deHa grande penisola : di ceppo ariano, erano penetrati nella regione tra il 1 500 e il 1 200 avanti Cristo, portando con sé una lingua, una religione (indui­ smo) e una cultura che dopo essere state tramandate oral­ mente di generazione in generazione, vennero compendiate nei Veda, una sorta di sacra scrittura indu. Tra il 700 e il 1 000 dopo Cristo, iniziò una serie di invasioni musulma­ ne che culminarono con l 'Impero del Gran Mogol, istituito nel 1 526 da Baber, discendente di Gengis Khan e di Tamer-

l'Indo attorno al 325 avanti Cristo; seguirono nel V secolo d.C. gli unni nel XIV e XV i mongoli, nel XVI gli eserciti di Baber. Tra il XII e il XVIII secolo il paese venne invaso anche da arabi, turchi persiani e afgani, mentre Portogallo, poi Francia e In­ ghilterra si contendevano i suoi por­ ti. Anche Napoleone progettò di im­ padronirsi dell'intero Paese. Lo stes­ so sogno accarezzarono Hitler e l'im­ peratore del Giappon e Hirohito.

Ariani e dravidici

A lungo si è ritenuto che gli arii, di pelle bianca e di occhi talvolta az­ zurri, invadendo l'India vi abbiano portato la civiltà, sostituendo la loro cultura a quella primitiva dei dravi­ dici. Questa opinione, di stampo raz­ zista ( gli arii sono di stirpe indo-eu­ ropea, mentre i dravidici hanno la pelle scura ), _si è rivelata un pregiudi­ zio. La cultura e l'arte degli arii, dei semi-nomadi, era molto piu rozza di quella dei dravidici. L'India classica trovò la sua lingua letteraria nel san­ scrito, parlato dagli invasori, ma il grosso dei suoi temi e dei suoi lavori deriva dai dravidici (notizie dall'En­ cyclopedia Americana, American Cor­ poration, New York 1968 ). 6

La penetrazlone lslamica In India

l 88b8r il COnQUiSI810r8 non piacciono un indiani L'Islam fece la sua prima comparsa in Jndia tra il settimo e l'ottavo se­ colo dopo Cristo, portato da mercan­ ti arabi stanziatisi sulle coste occi­ dentali, dal Sind al Malabar. Ma la sua espansione è una conseguenza della graduale conquista del subcon­ tinente da parte di popolazioni turco­ mongole di fede musulmana che, at­ traverso il passo di Khyber, scesero nelle valli dell'Indo e poi del Gange. Nella primavera del 1526, il condot­ tiero afgano .Baber, lontano discen­ dente di Gengis Khan e Tamerlano, sferra l'ultimo attacco islamico all'In­ dia e la piega nella decisiva battaglia di Panipat, dando inizio all'impero del Gran Mogol. Ma la nuova conqui­ sta non è di gradimento al futuro im­ peratore che cosi descrive il popolo indiano nel suo diario : « Gli abitanti dell'India, oltre a non essere belli, non hanno genio �é intelligenza. Non sono affabili , ignorano ogni senso di solidarietà. Non hanno abilità nei la­ vori manuali né interesse per l'atti­ vità meccanica. La loro architettura è rozza. I prodotti del suolo sono

lano . Baber invase l 'India settentrionale , vinse il sultano afgano di Dehli e si proclamò imperatore ( mogol) delle In­ die . L'autorità del Gran Mogol doveva durare, almeno no­ minalmente, fino al 1 857. In verità, già nel 1 750 l'India ve­ niva governata da dinastie locali, e l 'autorità del Gran Mo­ gol era solo un lontano ricordo . Gli europei occupavano al­ lora soltanto alcuni porti costieri e commerciavano con l 'interno senza proporsi espansioni territoriali . Ma agli ini­ zi del 1 800, la situazione era completamente mutata . Gli inglesi, battuti i francesi - gli unici pericolosi concorrenti

scarsi. Non hanno buona carne, né cibo buono, neppure il pane si trova nei mercati. Non hanno bagni pubbli­ ci, né scuole, né torce, né caridele ».

L'islamismo combatte la fede indi'l La religione musulmana conquistò molti proseliti in India, grazie all'al­ to prestigio morale dei sufi, gli asceti musulmani. Tra il '500 e il '600, poi, sotto l'Impero dei Mogol , islamismo e induismo si compenetrarono, finché il primo rischiò di essere riassorbito nel secondo. Per difendere l'Islam da questo rischio, l'imperatore Aurang­ zeb (che regnò dal 1658 al 1707) mise fine alla politica dei suoi predecesso­ ri, che si erano dimostrati tolleranti nei confronti dell'induismo. Ne derivò una crisi culturale e politica da cui l'Impero dei Mogol usci stremato.

LI COIQUISTI II&LESE Churchill: ••fu una crisi d'Incoscienza"

« Il governo inglese non fu mai coin­ volto come protagonista nel conflitto indiano. La Compagnia delle Indie

Orientali era un'organizzazione mer­ cantile. I suoi direttori erano uomini d'affari che desideravano dividendi, non guerre, e brontolavano per ogni quattrino speso in truppe e annessio­ ni. Ma la bufera nel grande subconti­ nente li costrinse, contro la loro vo­ lontà e le loro idee, ad assumere il controllo di territori sempre piu va­ sti finché, come per caso, stabilirono un impero non meno solido , e certo piu pacifico, di quello dei predeces­ sori mongoli. Non ha senso chiamare "espansione imperialistica ", se per questa s'intende l'acquisto deliberato di potere politico, un simile proces­ so. Dell'Impero britannico in India è stato ben detto che fu conquistato in un attacco d'incoscienza » (Churchill, Storia dei popoli di lingua inglese, vol. 3°, Mondadori 1958 ).

1855 La rtvoha dei slpahl -

« La grande Compagnia delle Indie Oriental i britannica cominciò a com­ merciare in India nel Seicento; il di­ sfacimento dell'Impero dei Mogol la portò all'azione politica e militare; al principio dell'Ottocento era padrona di tutta la penisola. Gli indu, come avevano subito la conquista musul­ mana, si adattarono a quella inglese;

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alla conquista dell'India - e i maratti - la piu bellicosa tra le popolazioni indiane - si stavano impadronendo del­ l 'intero subcontinente . Il potere non era però gestito dallo Stato, bensi da una specie di ente di Stato , la Compagnia delle Indie Orientali . Nel 1 857-58 ci fu l 'unico serio tentativo di ribellione· al do­ minio inglese : la rivolta dei sipahi, i soldati indiani al ser­ vizio della Compagnia. La repressione della rivolta fu bru­ tale . Londra colse l'occasione per sciogliere la Compagnia, e la sovranità sull'India passò direttamente alla Corona in-

la loro religione non ha aspetti poli­ tici. Per i musulmani invece la sogge­ zione a infedeli fu una tragedia. Il loro malcontento contribui fortemen­ te alla violentissima rivolta del 1857, che ebbe per capo simbolico l'ultimo, completamente esautorato, imperato­ re dei Mogol. La rivolta venne repres­ sa con durezza : rappresaglie per anni contro le zone ribelli, in prevalenza musulmane, con proscrizioni e confi­ sche, causa di amari rancori » (Vir­ ginia Vacca, L'Islamismo, in "Le gran­ di religioni ", Rizzoli Ed. 1 963 ).

Il grasso di bue e di maiale scatena l'ammutinamento L'occasione immediata della rivolta dei sipahi, i soldati indiani al servi­ zio degli inglesi, fu il nuovo fucile Enfield, le cui cartucce erano lubri­ ficate, cosi almeno credevano gli in­ diani, con grasso di bue e di maiale. In una fase del caricamento di que­ sta arma, si doveva stringere la car­ tuccia tra i denti. Veniva cosi violato rispettivamente il precetto musulma­ no di non mangiar carne di maiale e quello indu di non mangiare carne di bue. " L'ammurtmlmeBto scoppiò il 10 maggio 1857 a Mirat ( Meerot) e si estese in breve a macchia d'olio in 8

· tutto il nord e il centro del paese. Dehli venne occupata dai rivoltosi. Presso Kanpur, i ribelli massacraro­ no la guarnigione inglese ( 17 giugno 1857), impresa non molto difficile, poi ­ ché la maggior parte delle truppe bri­ tanniche era stata inviata a Sebasto­ poli per la guerra di Crimea contro la Russia. Quando giunsero i rinforzi, la vendetta degli inglesi fu terribile » (Jean Romein, Il secolo dell'Asia, erli� zione Einaudi 1969 ).

La "ripresa in mano" degli inglesi Ripreso il controllo dell'immensa co­ lonia, gli inglesi la riorganizzarono, ponendo le basi di quella che sarebbe diventata l'India moderna. Il - falli­ mento della rivolta dei si.pahi aveva fatto perdere alle classi dirigenti tra­ dizionali il potere di cui ancora di­ sponevano. E al loro posto si era via via insediato un nuovo ceto di mer­ canti, di professionisti e di funzio­ nari pubblici. « Nella tradizione india­ na, gli uomini al servizio del governo godevano di un prestigio inferiore solo a quello dei brahmani, che sape­ vano leggere e scrivere. Un prestigio quasi sacro, perché il saper leggere e scrivere apriva la porta alla cono-

glese . Il 1· gennaio 1 877, la regina Vittoria veniva procla­ mata Imperatrice delle Indie . Fino alla venuta degli inglesi , i musulmani avevano dominato politicamente ed economi­ camente gli indu pur essendo numericamente inferiori (nel­ la proporzione di l a 7 ) , senza però riuscire né ad assorbirli né a farsi assorbire. Oltre ai musulmani e agli indu, vive­ vano in India varie minoranze etniche e religiose. La piu ri­ levante era quella dei cristiani, che attualmente sono oltre l O milioni ( di cui circa 7 milioni cattolici) . L'induismo era dunque l a religione - e la cultura - pre-

scema delle sacre scritture indu , men­ tre il governo era considerato di ori­ gine divina » (P. Spear, Storia dell'In­ dia, Rizzoli 1970).

L'INDUISMO 330 mllionl.di divinità

incarnano un dio unico

« L'induismo o dharma (Armonia, Or­ dine, Legge), come lo chiamano 300 milioni di seguaci, pervade tutta la vita indiana, spingendosi anche al di là del campo strettamente religioso. Esso è allo stesso tempo :filosofia, teo­ logia, sistema sociale e regola indi­ viduale di vita. I testi sacri indu sono tanto numerosi e complicati che ai giovani indu di una volta rimaneva poco tempo per studiare qualcos'al­ tro. Altrettanto numerosi sono gli dèi. E anche se la cifra divulgata di 330 milioni non è il risultato di un con­ teggio ma piuttosto il simbolo di una quasi infinità, in realtà il pantheon indu contiene centinaia di dèi e semi ­ dèi, delle cui immagini abbondano i tempi ( e gli angoli delle strade ... Sono tanti i riti con cui l'induismo accom­ pagna gli atti della vita quotidiana del credente, che qualcuno ha potuto affermare che l'India è " una nazione

di preti ·. L'indu, d'altro canto, crede fermamente nel monoteismo. Per lui le centinaia di dèi dell'induismo non sono che simboli degl i innumerevoli aspetti del potere infinito del Dio uni­ co, o Realtà Suprema che egli chiama Brahman o Brahma. Egli ha fiducia che un giorno, in questa vita o in qualche futura reincarnazione, ogni essere umano potrà finalmente gettar via le cose da nulla e conoscere la gioia eterna e senza limiti dell'unione colla Verità. t!. la credenza nel des ti­ no ultimo dell'uomo che dà una base unitaria ai vari volti dell'induismo • (J.D. Brown, India, op. cit.).

Ram Mohan Aoy Il Lutero Indiano Il grande riformatore dell'induismo, Ram Mohan Roy, era nato da fami­ glia bramina. « Aveva ricevuto dap­ prima una educazione rigidamente indu ma, come allora erano costretti a fare tutti i suoi correligionari che speravano di far carriera nell'ammi­ nistrazione pubblica, si era poi im­ pregnato di cultura islamica; stava anzi studiando a fondo l'arabo e il persiano, quando poté entrare al ser­ vizio della Compagnia delle Indie O­ rientali. Si dette allora allo studio 9

dominante nel grande subcontinente indiano. A un primo sguardo appare come un complesso di precetti e di fedi di­ verse e contrastanti , che vanno dal riconoscimento di una sola divinità suprema, al culto per moltissimi dèi minori, dall'animismo al panteismo . Per un indu tuttavia questa non è incoe.renza, ma varietà di modi di una stessa fede in un solo dio supremo : il culto degli dèi minori è visto come strumento offerto ai piu semplici per giungere a compren­ dere l 'essenza dell'Essere Supremo. Quando gli inglesi con­ quistarono l'India, la religione indu era in grande decaden-

dell'inglese, grazie al quale poté co- · noscere in tutta la sua ampiezza il pensiero liberale dell'Occidente. Du­ ravano ancora in quell'epoca, nella vita intellettuale europea, quella sere­ nità e quel senso d i certezza che era­ no stati propri dell'illuminismo. La luce di Holbach, di Condorcet, di Di­ derot, dei grandi enciclopedisti, non si era ancora spenta » ( Kavalam Pa­ nikkar, op. cit.).

l'Omero indu, scrisse il Bhagavadgita, insieme al resto del Mahabharata, attorno al quinto secolo prima di Cri­ sto. Il Bhagavadgita consta di 700 ver­ si, divisi in 18 capitoli o discorsi.

Sacrilego offendere mucche e scimmie Strade di Benares : rumori, grida, colori, e odori strani, marciume e profumi rari. Odori che impregnano i vestiti e che persino i corpi fini­ scono con l'assumere. Mucche e scim­ mie vagabondano in libertà per le strade e i vicoli; e gli uomini le ra­ sentano, le sfiorano, le accettano. E non si tratta certo di tolleranza. C'è molto di piu. I libri sacri perpetua­ no il ricordo dell'aiuto che antica­ mente gli dèi ricevettero da parte del mondo animale. E alzare le ma­ ni su una mucca o su una scimmia sarebbe sacrilegio. A Benares quegli animali hanno persino il loro tem­ p io. Sono decine e decine di migliaia a dividersi la città con i 40.000 bra­ mini che la abitano ... » (Joseph Kes­ sel, II Gange, da Vita segreta e me­ ravigliosa dei grandi fiumi, edizione di Selezione del Reader's Digest, Mi­ lano 1972 ). «

Il ttBhagavadglta":

ttSta fatta la volontà di Dio" Il Bhagavadgita è una parte del gran. de poema epico sacro Mahabharata, ma viene spesso letto- e considerato come un'opera a sé stante. Consiste di un dialogo tra l'eroe del poema, Arjuna, e Krishna, suo amico e auri­ ga, che è un'incarnazione di Dio. Si è alla vigilia della fatale battaglia di Kurukshetra in cui i pandava si scon­ treranno con i kaurava in una lotta all'ultimo sangue. Arj una, sapendo che la vittoria gli costerà la morte di tutti i suoi parenti, vorrebbe ritirarsi offrendo il suo petto alla spada dei nemici. Krishna lo rimprovera, invi­ tandolo a fare la volontà di Dio quali ne siano le conseguenze, e infine lo convince a entrare in campo. Vyasa, lO

za. Il contatto con l'Occidente, e il fatto che da quel mo­ mento in poi l'Islam perdesse ogni preminenza politica e sociale, fece sorgere nel seno dell'induismo una serie di vi­ gorosi movimenti di riforma e di aggiornamento . Questo processo cominciò con l 'opera del bramino Ram Mohan Roy (circa 1 772-1 833 ), fondatore di una scuola di pensiero det­ ta Brahma-Samaj (Comunità dei èredenti ), in cui l'indui­ smo si fonde con i principi e i valori dell 'illuminismo euro­ peo . Uno degli ultimi grandi eredi di questa tradizione do­ veva essere il Mahatma (grande anima) Gandhi . Il princi-

LA VACCA SACRA Il culto indu per la mucca risale al­ meno a 3000 anni fa, originato forse in parte dalla necessità di assicurare il rifornimento del latte. Comunque tale misura protettiva fini coll'inse­ rirsi nella tradizione religiosa. Oggi in India la mucca non è venerata co­ me una divinità, e spesso non è nem­ meno ben trattata. In pratica il culto per questo animale si traduce nella probizione di ucciderlo. « Con tan­ te altre condizioni avverse che per­ petuano lo stato di miseria e di arre. tratezza delle masse rurali, la proi­ bizione della macellazione delle vac­ che rappresenta un complesso estre­ mamente grave di inibizioni e astaco. li alla pianificazione » (Gunnar Myr­ dal, Saggio sulla povertà di undici paesi asiatici, ed. Il Saggiatore 197 1 ).

&andhl: •7utto ciò cha viva ì Il tuo prossimo" « La protezione della vacca è la caratteristica dell'induismo : Gandhi vede anzi in essa una delle piu al­ te affermazioni dell'evoluzione uma­ na. Perché? Perché è un simbolo di

" tutto il mondo inferiore ", col qua­ le l'uomo stringe un patto d'allean­ za : significa " l'affratellamento tra l'uo­ mo e l'animale "; e - secondo la bel­ la espressione del Mahatma - " tra· sporta l'essere umano al di là dei limiti della sua specie, afferma l'i­ dentità dell'uomo con tutto ciò che vive ". La ragione d'aver scelto pro. prio la vacca sta nel fatto che in In· dia è questa la migliore compagna, la fonte di abbondanza; e Gandhi ve. de " nei suoi dolci occhi un poema di pietà ". Ma il culto che egli le tribu­ ta non ha nulla a che fare con l'i­ dolatria: nessuno piu duramente di lui condanna il feticismo privo di bontà del popolo indu, che osserva soltanto la lettera, senza praticare la compassione "per le mute creatu­ re di Dio ". Quando il pensiero di Gandhi siasi veramente compreso ( e nessuno l o avrebbe compreso meglio del poverello d'Assisi ), anche l'im­ portanza che egli attribuisce al cul­ to della vacca non può stupirei. Né egli ha torto quando dice che la pro. tezione della vacca "è il dono della religione indu al mondo ": ché infat­ ti al precetto del Vangelo : "Ama il tuo prossimo come te stesso" si ag­ giunge l'altro : " Tutto ciò che vive è il tuo prossimo " » (R. Rolland, Mahat­ ma Gandhi, Sonzogno, Milano ). 11

pale punto di riferimento della scuola è il Bhagavadgita ( Il canto del Beato), un testo sacro cui anche Gandhi attribui­ va la massima autorevolezza. L'elemento piu noto, appariscente e caratteristico della so­ cietà indu è il sistema castale . Si tratta di un fenomeno so­ ciale che ha componenti religiose, economiche, politiche, psicologiche . Ogni casta (a sua volta divisa in sottocaste) è un gruppo isolato dagli altri dalla barriera della non-com­ mensalità e dell'endogamia ; in altre parole, i membri di ogni casta possono sposarsi solo tra loro e mangiare cibo

Il sistema casta le : un retaggio dell'invasione ariana Gli adi avevano un'organizzazione sociale articolata nel sistema delle caste, cioè di gruppi sociali chiusi e isolati gli uni dagli altri, specializzati da una particolare funzione. Le caste degli arii sono fondamentalmente tre, corrispondenti alle tre funzioni cardi­ nali dell'uomo nella società antica: quella del sacerdote, quella del guer­ riero e re, quella del produttore di ricchezza economica ( allevatore, agri­ coltore e commerciante). Si hanno quindi i brahmani o bramini o sa­ cerdoti, gli ksatriya o rajanya, ri­ spettivamente guerrieri o re, e i vai­ sya, campagnoli o borghigiani » ( Pio Filippani Ronconi, L'induismo, in "Le grandi religioni", Rizzoli Ed. 1963). «

casta = colore della pelle « Varna, cioè " casta " nelle lingue in­ du, significa letteralmente " colore". I primi sudra, o servitori e operai, era­ no probabilmente dei dravidici di pel­ le scura, resi schiavi dai bianchi aria­ ni : i vaisya ariani del popolo, i ksa­ triya i loro nobili e i b rahmani (bra12

mini ) i loro preti. I matrimoni tra membri di caste diverse, scoraggiati ma non impediti, ridussero poi i con­ trasti di colore ma non quelli di fun­ zione » (G. Ashe, Gandhi, A Study in Revolution, Asia Pubi. House 1958).

3000

gruppi diversi

Attualmente in India, nonostante l'a­ bolizione dei precetti di casta, esisto­ no circa tremila gruppi castali, de­ rivanti dal frazionamento delle quat­ tro grandi suddivisioni originarie. Se­ condo il mito, le ha istituite Dio stes­ so: i b ramini (sacerdoti, dotti ), so­ no usciti dalla bocca del creatore, i ksatriya ( guerrieri, uomini di gover­ no) dalle sue braccia, i vaisya o ba­ nya (mercanti, artigiani, fittavoli ) dal­ le sue c o s ce , i sudra ( servitori e schiavi ) dai suoi piedi. Solo i mem­ bri delle prime tre caste potevano accostarsi alle sacre scritture. I su­ dra si dividevano poi, secondo il me­ stiere che facevano, in sudra puliti e sudra sporchi. Sotto di loro, i fuo­ ricasta o intoccabili. Essendo ormai ogni casta composta di milioni di per­ sone sparse per tutta l'India, il ve­ ro punto di riferimento diventa ora la sottocasta costituita localmente.

toccato e cucinato da loro soltanto. Le caste sono in ordine gerarchico. Ogni persona vivrebbe diverse volte ( teoria del­ la reincarnazione delle anime) reincarnandosi in uomini o donne di caste sempre piu elevate se si è comportata ret­ tamente in vita, e percorrendo il cammino inverso in caso contrario . Il fine di questa alterna vicenda è la progressiva purificazione dell'anima. Soltanto alla fine di tale processo, l 'anima - liberata dalla materia - potrà riconfondersi con l 'Essere Supremo. Questi non è un Dio personale, ma un principio divino che pervade tutta la realtà. •

L'istituzionalizzazione dell'ineguaglianza « Il sistema castale spezzò la società indiana con i suoi riti ed i suoi tabu, imponendo una stabilità non lontana dalla paralisi. L'induismo ortodosso ne fece una mistica, chiudendo la porta a qualsiasi cambiamento. I li­ bri sacri, che consacravano il siste­ ma castale nella sua semplice forma originaria, vennero usati per sostene­ re la sacralità della degenerata polti­ glia in cui esso si era trasformato ,, ( G. Ashe, op. cit.). « Con le caste, si può dire che l'India ha i stituziona­ lizzato l'ineguaglianza » (Louis Du­ mont, Caste, Racisme e t Stratifica­ tion in " Cahiers internationaux de sociologie•, XXIX 1960). Per Bouglé (Essais sur le régime des castes ) il regime delle caste è caratterizzato da questi tre punti : « specializzazio­ ne ereditaria, organizzazione gerar­ chica, repulsione reciproca ».

L'ordine morale della reincamazione « L'individuo umano non è per l'indu il centro dell'Universo; ma, come a

tutti gli altri esseri, gli è stato asse­ gnato un posto nell'ordine cosmico, il rita vedico, il dharma classico, e il suo dovere consiste semplicemen­ te nel rimanere al suo posto, fare ciò che è necess_ario per essere un vero bramino, se è nato bramino, o un vero sudra se è nato sudra. Questo insegnano i testi sacri -indu. Del re­ sto, la nascita in questa o quella ca­ sta non è un fatto arbitrario, ma il risultato degli atti precedenti. Non si può infatti, nella coscienza dell'indu, separare la sua adesione al sistema delle caste dalla sua credenza nella reincarnazione, in innumerevoli rein­ carnazioni, senza principio, benché possano avere una fine. Se dunque io compio il mio C;tovere di bramino, rinascerò come bramino o ancora meglio; altrimenti posso rinascere in una casta inferiore » ( M. Biardeau, India, Mondadori 1960).

L'inferno della rlnasd.ta Il ciclo delle reincarnazioni è una ruota senza fine, un " inferno ". La sal­ vezza consiste nello sfuggirvi rien­ trando definitivamente nel seno del Brahman, la divinità suprema, i n uno stato di felice e piena consapevolezza del proprio esistere. 13

KABA GANDHI , il padre di Mohandas , era Primo mml­ stro ( diwan ) ereditario di uno degli innumerevoli minu­ scoli stati indiani, la cui capitale era Porbandar. Kaba ave­ va già passato la quarantina, quando si sposò per la quarta volta, essendogli morte successivamente le prime tre mo­ gli . Da Putlibai , la quarta sposa, ebbe una figlia e tre ma­ schi , il minore dei quali era apputo Mohandas . La famiglia Gandhi apparteneva alla casta dei mercanti o vaisya ( det­ ti nel Nord dell'India banya ), che viene al 3° posto nella scala gerarchica dopo le caste dei bramini e dei guerrieri .

PORBANDAR, lA BEUA ClnÀ DI MARMO

« Porbandar è ricordata da greci e romani per le sue belle case intera­ mente costruite con il marmo estrat­ to dalle colline vicine. E proprio in una di queste solide case marmoree, con le porte di legno decorate e con terrazze sormontate da alti padiglio­ ni, il 2 ottobre 1869, nacque Mohan­ das �aramchand Gandhi » ( Raj a Rao, Un gwrno apparve sulla Terra in " Il Corriere Unesco•, ottobre 1 969 ).

l Gandhi : tre generazioni di Primi ministri « I Gandhi appartengono alla casta dei banya e sembra che in origine fossero droghieri. Ma da tre gene­ razioni erano Primi ministri (diwan) in diversi stati del Kathiawar. Mio nonno, Uttamchand Gandhi. detto Ota, deve esser stato un uomo di carattere. Vittima di intrighi, fu co­ stretto a lasciare Porbandar, dove

Gandhi giovinetto (a destra) con il fratello Laxmidas

era Primo ministro, e a rifugiarsi a Junagadh. Giunto a quella corte, sa­ lutò il principe con la mano sinistra. Qualcuno, notando quell'apparente scortesia, gliene chiese la ragione; mio nonno rispose dicendo che la sua mano destra era già impegnata a Porbandar » (M. Gandhi, An Auto­ biography, Navajivan Pubi. House, Ahmedabad 1927).

La collana d'oro di papà Gandhi « Mohandas Karamchand - o Mo­ han, come lo chiamavano i suoi passò l'infanzia in una casa dove non si era né ignoranti né particolarmen­ te colti. Di libri in giro ce n'erano pochi; perlopiu si trattava di testi religiosi, che le famiglie indu usano tenersi in casa, cosi come quelle in­ glesi hanno in casa la Bibbia. Senza essere ricchi, i parenti di Mohan go­ devano di un certo comfort e di una certa distinzione. Suo padre, a segno visibile del suo status, portava una collana d'oro. De i due fratelli ma�­ giori, il primo, Laxmidas, sarebbe di­ venuto avvocato a Raj kot e poi fun­ zionario del Tesoro di Porbandar. Karsandas , che aveva solo due anni piu di Mohandas, diventò sottocom-

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La madre Putlibai ebbe un'indelebile influenza sulla perso­ nalità del piccolo Mohandas . Profondamente devota, non passava giorno che non si recasse al tempio e non si impe­ gnasse in qualche pratica religiosa. Si teneva anche al cor­ rente degli affari del piccolo Stato, e le dame della Cor­ te ricorda compiaciuto Gandhi nella sua Autobiografia, stimavano molto la sua intelligenza Mohandas aveva sette anni quando la sua famiglia si trasferi a Raj kot : il padre era infatti diventato Primo ministro dello stato omo­ nimo, uno dei 1 87 della penisola del Kathiawar. «

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missario di polizia. La primogenita era una bambina. Raliatbehn » (Geof­ frey Ashe, Gandhi, A study in Revo­ lution, op. cit. ).

••Mio padre indulgeva ai piacert della carne" « Mio padre aveva il culto della fami­ glia, era sincero, ardito e generoso, ma di carattere collerico. Forse in­ dulgeva ai piacer i della carne; tanto è vero che si sposò per la quarta vol­ ta quando aveva già passato la qua­ rantina. Ma era incorruttibile e ave­ va fama di uomo assolutamente im­ parziale sia con i familiari che con gli estranei » (M. Gandhi, op. cit.).

Una madre troppo religiosa La madre di Gandhi, Putlibai, era completament e chiusa nella religio­ ne. La sua esistenza consisteva in una interminabile sequela di digiuni e pratiche religiose. Ciononostante, nessuno nella famiglia Gandhi aveva pensato a una regolare educazione re­ ligiosa, grave omissione per un fan­ ciullo come Mohan, il cui interessa­ mento ai problemi morali e religiosi 16

».

era, a dir poco, precoce. Lo splendore e la pompa dei riti religiosi non lo soddisfacevano. Sfogliando i volumi della biblioteca paterna, trovò nel Manusmriti la storia della creazione; gli parve apocrifa, ma nessuno s i diede l a pena di risolvere i suoi dub­ bi. Gandhi incominciò a propendere per l'ateismo che fece parte della sua ribellione di adolescente a ogni au­ torità ( notizie da B.R. Nanda, Gan­ dhi il Mahatma, Mondadori '1961 ).

l digiuni di Putlibai « Un anno, quando Mohan era anco. ra piccolo, sua madre fece il voto di non mangiare durante il chaturmas ( una sorta di quaresima ) fino a che i suoi occhi non avessero visto il so­ le. I figli, preoccupati perché il sole raramente riesce ad attraversare la densa coltre di nubi della stagione dei monsoni, giravano inquieti per il giardino scrutando il cielo plumbeo sperando di vedere uno squarcio nel­ le nuvole. Allora Mohan si precipita­ va in cucina : "Mamma, corri, svelta, corri, è venuto fuori il sole ! Vieni a vedere ". Ma Putlibai non si lasciava smuovere facilmente; finiva quello che stava facendo, riassettava il suo sari e finalmente usciva fuori a ve-

Questa penisola, non lontana dalla frontiera che oggi sepa­ ra l 'India dal Pakistan, è grande 50 .000 kmq (quanto il Pie­ monte con la Lombardia) e contava allora pressappoco due milioni e mezzo di abitanti, di cui 1'83 per cento di ·stirpe e religione indll. Il 4 per cento di essi apparteneva alla set­ ta dei jaina, per i quali la non violenza (ahimsa) nei con­ fronti di tutti gli esseri animati senza distinzione è un arti­ colo di fede . Per i giainisti la via che conduce a Dio è l'a­ more piu che l 'intelligenza. Gandhi doveva restare molto influenzato dalla loro testimonianza di amore incondizio-

dere il sole. Ma il piu delle volte il sole era già stato inghiottito da una nuvola. " Non importa, bambini, non vi preoccupate " li tranquillizzava. " Il Signore non ha voluto che oggi io mangiassi.• E se ne tornava in cuci­ na a preparare il pranzo per la fami­ glia >> ( Taya Zinkin, Gandhi, l'eroe della non violenza, Mursia 1969).

Mohan piange alla lettura del sacri testi « La madre di Mohandas insegnò ai figli a ubbidire ai piu anziani, a se­ guire gli esempi dei santi bramini, ad apprezzare la lealtà, a coltivare lo spirito di rinuncia. Essa li induceva spesso ad ascoltare le letture di testi religiosi; al piccolo Mohandas piac­ que immensamente la storia di Prah­ lad, che sfidò suo padre eretico e pro­ vò l'esistenza di Dio, il quale apparve all'improvviso davanti a loro. La vi­ cenda di Hariscandra, che rinunciò al regno per ricercare la verità e scelse i piu umili mestieri, lo commosse fi­ no alle lacrime ; arrivò a chiedersi perché lui stesso e il resto del mon­ do non potessero vivere come Hari­ scandra >> ( Raj a Rao, art. cit.).

Non gioca e non parla con gli altrt bambini « Ubbidienza ai genitori divenne il suo motto. La norma dell'implicita ubbidienza si estese dai genitori agli insegnanti, e dagli insegnanti a tutti gli " anziani ". Questa rinuncia ai pri­ vilegi della fanciulleiZza può aver con­ tribuito a un'eccessiva passività, tra­ mutandosi in una diffidenza morbo­ sa e impedendogli di giocare, e addi-. rittura di parlare con altri bambini. Se a scuola gli venivano conferiti un premio o una medaglia, egli riteneva che andassero al di là dei su9i meri­ ti; portava la medaglia nella tasca in­ tema della giacca, per cosi dire, ti­ moroso che gli altri potessero sco­ prire quanto poco ne fosse degno » {B. R. Nanda, op. cit. )_

Un esasperato amore per la verità Allorché fu in età di andare a scuo­ la, prima a Porbandar, poi a Raj kot (dove suo padre era stato inviato per mettere ordine negli affari dello Sta­ to ), Mohandas si distinse per il suo attaccamento alla verità. Un giorno un ispettore britannico interrogava gli alliev i sull'ortografia di una paro­ la inglese e il maestro suggeriva; Mo«

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nato per ogni forma di vita . Kaba, con tutta la sua fami­ glia, era un inau visnuita (cioè della corrente che venera innanzitutto Visnu). Benché in casa si parlasse il guj ara­ ti, una delle quasi duecento lingue diffuse in India, egli era solito recitare passi del Bhagavadgita nel testo origina­ le, ossia in sanscrito, l'antica lingua .che è per l'India piu o meno quello che sono il latino e il greco per l'Europa. Un altro testo che fece grande impressione sul giovanissimo Mohandas è il Ramayana, un grande poema epico in 24 mi­ la versi nel quale si celebra la vita di Rama, sesta incarna-

handas fu il solo a rifiutare questo aiuto illecito e a commettere lo ·sba­ glio » ( Raja Rao, art. cit.).

"ladruncolo, fumatore e aspirante suicida Fra gli undici e i dodici anni, il pic­ colo Mohan cominciò a fumare di na­ scosto e a rubare i soldi ai genitori·e ai fratelli per comperare le sigarette. Qualche tempo dopo, appreso che i sem i di una pianta della giungla, lo stramonio, erano velenosi, strinse con un suo giovane parente un patto suicida per liberarsi per sempre dal­ l'oppressione dei genitori. Spinti da un profondo sentimento drammatico. i due fanciulli decisero di morire nel temoio della città. Arrivarono in real­ tà fino all'altare, ma all'ultimo mo­ mento mancò loro il coraggio. Per salvare la propria dignità, ognuno in­ ghiotti due o tre semi e se ne tornò a casa » (Louis Fischer, La vita di Gandhi, La Nuova Italia 197 1 ). «

Fin da piccolo cocciuto e non violento « Per ann i il ragazzo Gandhi non ma­ nifestò alcuna qualità eccezionale. La

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tavola pitagorica era per lui un gros­ so problema. Camminare era l'eser­ cizio fisico che piu gli piaceva, e il giardinaggio il suo passatempo favo­ rito. Aveva una notevole abilità ma­ nuale. Gli studiosi, che hanno cerca­ to nella sua infanzia i segni di quello che sarebbe diventato, osservano che era cocciuto ma non violento. Non picchiava mai altri ragazzi, nemme­ no quelli che picchiavano lui » (G. Ashe, op. cit. ).

la dottrina glalnlsta "II giainismo fondato da Vardhama­ na, detto Jina, un guerriero d i nobile stirpe vissuto probabilmente fra il 599 e il 527 a.C. divenuto poi mona­ co, asceta e predicatore, è una del­ le grandi Teligioni indiane. Come il buddismo, col quale ha molti punti di somiglianza, rigetta l'autorità dei Veda, i sacrifici e le caste. A differen­ za del buddismo, il giainismo però ha mantenuto la tendenza a conservare intatto il retaggio delle dottrine pri­ mitive, pur arricchendole, e questo gli conferisce un carattere primitivo e rigorista, alieno dalle arditezze mi­ stiche del buddismo » ( Pio Filippani Ronconi, Il giainismo, in " Le grandi religioni ", Rizzoli Ed. 1963 ).

zione di Visnu. Il futuro Mahatma non riusci mai a diven­ tare un vero conoscitore del sanscrito, cui pure dava gran­ de importanza, e di ciò attribui la responsabilità al sistema scolastico indiano dei suoi tempi, largamente ispirato a mo­ delli occidentali . Essendo di natura assai timido, Gandhi non si dimostrò uno studente particolarmente brillante, né alle elementari né alle medie inferiori e superiori , che fre­ quentò tra i dieci e i diciassette anni . Fu in quel tempo che Gandhi contravvenne per la prima volta a uno dei sacri divieti della sua casta : quello di non

I elnque voti dei monaci I giainisti ( oggi 2 milioni circa di per­ sone) sono eredi di una tradizione re­ ligiosa che risale almeno al sesto se­ colo prima di Cristo. Credono nella reincarnazione delle anime, ma non in un Dio supremo. Secondo loro, l'universo, che è eterno, passa senza fine attraverso fasi di apogeo seguite da fasi di declino. I monaci giainisti fanno cinque voti con cui si impe­ gnano a non fare del male a qual­ siasi essere vivente, a non mentire, a non rubare, a non possedere nul­ la, ad astenersi dai rapporti sessuali.

Il santo-bandito scrive il "Ramayana" Valmiki, l'autore del Ramayana, vis­ se attorno al quinto secolo prima di Cristo. Da giovane era stato un ban­ dito, ma poi giunse alla santità me­ ditando e ripetendo continuamente il nome di Rama, la sacra invocazio­ ne che piu di duemila anni dopo do­ veva avere tanta parte nella vita spi­ rituale di Gandhi. Si racconta che una voce discesa dal cielo avesse or­ dinato all'ex bandito di cantare le vicende di Rama, la sesta incarnazio­ ne di Visnu.

Dall'lntanzla alla morte la alacUiatorla a Rama Rama è il prototipo della piu as­ soluta dirittura morale. Non appena il piccolo Mohandas imparò a parla­ re, Ramabhai, la sua balia, gli inse­ gnò a pronunciare il Ram-nam, la famosa invocazione a Rama, ancora oggi ripetuta in tutta l'India; furono poi queste le ultime parole che Gan­ dhi disse prima di morire » (Jean Herbert, Ce que Gandhi a vraiment dit, Stock, Parigi 1969). «

« O Signore, perdona i tre peccati dovuti l alle mie umane limitazioni : l Tu sei dovunque, ma io ti adoro qui ; l Tu sei senza forma, ma io ti adoro in queste forme; l Tu non hai bisogno di lode, ma io ti offro l queste preghiere e questo mio saluto. l Signore, perdona i tre pec­ cati dovuti alle mie umane limitazio­ ni » (da J.D. Brown, India, op. cit.).

Preghiera indu:

611 Inglesi sono ford

.-chi ��B�glmo carne

Mohandas, quando ancora bambino viveva a Rajkot, fu molto impressio19

mangiare carne. Lo convinse un suo compagno di scuola, di cui era diventato amico. Gandhi intitolò " Una tragedia" il capitolo della sua autobiografia in cui parla di questo epi­ sodio. Nel corso di un anno, mangiò carne una mezza dozzi­ na di volte, cucinandola di nascosto insieme all 'amico . La trasgressione di un precetto cosi importante per i visnuiti gli costò una crisi religiosa che, a 1 6 anni, lo spinse sul­ l 'orlo del suicidio. Alla fine ne usci presentando a suo pa­ dre, che giaceva a letto malato, una solenne confessione scritta. E da allora non ebbe piu cedimenti al riguardo. •

nato dalla vigori� degli inglesi. Lui e i suoi compagm cantavano spesso una canzoncina del poeta gujarati Narmad, che diceva : « Guardate co­ me i forti inglesi dominano i piccoli indiani/ Siccome mangiano carne, sono alti cinque cubiti ».

cercavo di addormentarmi mi sem­ brava che una capra viva si agitasse belando dentro di me, e avrei voluto alzarmi, attanagliato come ero dai rimorsi » (M. Gandhi, op. cit.).

Una capra viva nello stomaco di Gandhi

L'uso di non mangiare carne è anti­ chissimo e rientra tra i precetti di diverse religioni orientali. Numerose personalità di tutti i tempi si sono pronunciate a favore della dieta ve­ getariana. Tra gli altri : Budda, Pi­ tagora, Platone, Plutarco, Ovidio, Se­ neca, Diogene, Origene, Tertulliano, San Giovanni Crisostomo, Clemente Alessandrino, Voltaire, Rousseau e G.B. Shaw. Inoltre Thoreau e Tol­ stoi, i due occidentali che, insieme a Ruskin, piu hanno influenzato il pensiero di Gandhi. Tra i cristiani, sono per una dieta vegetariana gli "Avventisti del Settimo Giorno ", e la maggior parte degli ordini monastici cattolici di clausura, tra cui innanzi­ tutto quello dei Trappisti.

Deciso a mangiare la carne, fissai con il mio compagno il giorno in cui fare l'esperimento. E. difficile spiega­ re pienamente come io mi sentissi. Da un lato c'era l'entusiasmo per questa " riforma" e la novità di vive­ re una svolta importante della mia vita. Dall'altro, la vergogna di na­ scondermi come un ladro per com­ piere un gesto cosi importante. Non so dire quale delle due sensazioni prevalesse in me. Andammo in cerca di un posto solitario lungo la riva del fiume, e qui vidi la carne per la prima volta nella mia vita. C'era an­ che del pane. Non mi piacquero né l'una né l'altro. La carne, di capra, era dura come il cuoio. Non riuscii affatto a masticarla. Mi sentii male e smisi di mangiare. La notte succes­ siva fu terribile. Un orrendo incubo mi ossessionava. Tutte le volte che «

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l grandi vegetariani

Gandhi studente in legge all'università di Londra

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NELL'INDIA degli ultimi decenni del secolo scorso, il ma­ trimonio tra giovanissimi - combinato dai genitori - era un costume ancora molto diffuso. Mohandas venne succes­ sivamente fidanzato a tre bambine ; le prime due morirono in tenera età, mentre la terza, Kasturbai , promessagli in matrimonio quando entrambi avevano sette anni e mezzo, lo sposò a tredici anni compiuti . Gandhi condannerà poi con dure parole questo uso barbarico, anche se era tempe­ rato dall'abitudine di separare periodicamente gli sposi­ bambini . Nei primi cinque anni della loro vita coniugale ,

Il matrimonio di Gandhi

Fidanzato a sette anni La regina Vittoria era stata procla­ mata imperatrice delle I ndie il pri­ mo gennaio 1877, nel corso di una sontuosa cerimonia che ebbe luogo a Delhi. In quello stesso anno, la gio­ vanissima Kasturbai venne fidanzata al coetaneo Mohandas Gandhi, l'uo­ mo che avrebbe posto fine al domi­ nio britannico sul suo paese. Il ma­ trimonio si celebrò sei anni dopo. In seguito, Gandhi doveva scrivere : « Quando vedo i ragazzi di 13 an­ ni affidati alle mie cure e penso al mio matrimonio, tendo a compiange­ re me stesso e a compiacermi che a loro non sia toccata una sorte simi­ le » (M. Gandhi , op . cit.).

Un marito brutto e ridicolo « Durante la cerimonia nuziale, Ka­ sturbai guardò il marito che suo pa­ dre le aveva dato. E vide un ragazzo di piccola statura, secco come un chiodo. Le sue grandi orecchie ave­ vano i lobi forati per tenere lontani gli spiriti cattivi. Il naso era largo e grosso. I capelli neri cosi ispidi dà 22

restare facilmente scompigliati su quel testone sostenuto da un collo esile. Benché le sue mani fossero forti ed espressive, le braccia appa­ rivano deboli e ossute. Il torace era stranamente ampio, ma il resto del corpo completava l'immagine di un giovinetto malaticcio, di una ridico­ la bruttezza » ( Eleanor Morton, Wo­ men behind Mahatma Gandhi, Max Reinhart, Londra 1954).

Ammaestrato dalla cognata per la prima notte di nozze « Due bambini innocenti si gettarono cosi inconsapevolmente nell'oceano della vita. La moglie di mio fratello mi aveva spiegato per filo e per se­ gno come mi dovevo comportare la prima notte. Non so chi avesse istrui­ to mia moglie. Non gliel'ho mai do­ mandato, né penso di chiederglielo adesso. Comunque eravamo troppo nervosi per poterei guardare in fac­ cia. Eravamo anche troppo timidi » ( M. Gandhi, op. cit.).

.Le regole d'oro della sposa Indi « Una donna virtuosa che ami il pro­ prio marito deve in tutto agire secon-

Mohandas e Kasturbai vissero infatti insieme per non piu di 36 mesi complessivi . Comunque, anche se si videro per la prima volta il giorno delle nozze, il loro fu un matrimo­ nio riuscito . Kasturbai diede al Mahatma quattro figli e lo segui sempre fedelmente . A 18 anni, finite le medie, Mohan­ das venne mandato al Samaldas College di Bhavnagar, un istituto di istruzione superiore, ma non era abbastanza pre­ parato per poterne seguire i corsi impartiti solo in inglese. E cosi, alla fine del primo anno, se ne tornò a casa. Un vec­ chio e influente amico di famiglia, il bramino Mavij Dave,

do i suoi desideri come se fosse un dio. Deve sempre sedersi dopo e af­ zarsi prima di lui, e quando sente il rumore dei suoi passi sulla soglia della casa, deve andargli incontro e fare tutto ciò che desidera. Se il ma­ rito ha torto non deve rimproverarlo sgarbatamente ma manifestargli ap­ pena il proprio dispiacere e poi ri­ prenderlo con parole affettuose » (Vat. sayana, Kamasutra, riportato dalla Morton nell'op. cit. ).

Kasturbai moulie ribelle Gli inizi della vita matrimoniale di Gandhi non furono facili, perché il futuro Mahatma voleva essere idola­ trato dalla moglie, come imponeva la tradizione indu, mentre Kasturbai, di carattere tutt'altro che docile, non era di questo avviso. Egli pretese un giorno che la moglie gli giurasse fe­ deltà in eterno. Kasturbai, per dispet­ to, rifiutò. Il giovane Mohandas di­ ventò allora gelosissimo, anche se na­ turalmente nulla giustificava i suoi sospetti. Le proibi, senza ottenere ob­ bedienza, di uscire dalle loro stanze. Kasturbai non si piegava, sentendo poca soggezione per un marito che « aveva paura del buio, dei serpenti, dei fantasmi e dei ladri. Mohandas

di notte non dormiva se non c'erano nella stanza dei piccoli lumi accesi; Kasturbai glieli spegneva e poi si met­ teva a correre al buio se il marito tentava di rincorrerla. Andava a fi­ nire che i due sposi-bambini non si parlavano piu nemmeno nelle loro stanze » ( E . Morton, op. cit.).

Ma fu lei a insegnargli la non violenza È stata mia moglie a insegnarm i la non violenza quando ho tentato d i piegarla alla m i a volontà. L a sua re­ sistenza ostinata da un lato, e dal­ l'altro la sua tranquilla sottomissione alla sofferenza che pativa a causa del. la mia stupidità, hanno fatto sf che infine mi vergognassi e la smettessi di credere di avere per natura il di­ ritto di dominare su di lei. Cosi è di­ ventata il mio maestro della non vio­ lenza » ( Mahatma Gandhi, Essays and reflections on his life and work, Al­ len & Unwin, Londra 1939). «

Dio salva Bandhl dalla casa di tolleranza Gandhi aveva quindici anni quando un amico lo convinse ad andare con 23

consigliò allora alla madre e ai fratelli maggiori (il padre era moFto nel 1 88 5 ) di mandarlo in Inghilterra a studiare giurisprudenza : in tre anni avrebbe cosi potuto ottenere quel diploma in legge ormai necessario per intraprendere la carriera di alto funzionario per la quale - diversamen­ te dai tempi di suo padre - si richiedeva non solo pratica amministrativa ma anche un titolo di studio. La famiglia Gandhi apparteneva alla sottocasta dei Modh banya, e fino ad allora nessun Modh banya era mai andato in Inghilter­ ra. Il progettato viaggio di Mohandas suscitò aperte oppo..:

lui in una casa di tolleranza. « Mi mandò dentro con le necessarie istru­ zioni. Il prezzo era già stato pagato e tutto organizzato anticipatamente. Entrai nelle fauci del peccato, ma Dio nella Sua infinita misericordia mi protesse da me stesso. In questo co­ vo del vizio restai come cieco e mu­ to. Mi sedetti sul letto accanto alla donna senza riuscire a dire una pa­ rola. Ella naturalmente perse la pa­ zienza indicandomi la porta tra in­ giurie e insulti. lo mi sentii allora come ferito nella mia dignità uma­ na, e desiderai sprofondare sotto ter­ ra per la vergogna. Da allora ho sem. pre ringraziato Dio di avermi salva­ to in tale occasione » ( Gandhi, An Autobiography, op. cit.).

la ••passione •lmalesca"

gli Impedisce di assistere Il padre morente

Il padre di Mohandas, sofferente a causa di una fistola, ormai non si alzava piu dal letto. Gandhi, allora sedicenne, lo assisteva insieme allo zio. Una sera lo zio propose a Mo­ handas di dargli il cambio. « Io ne fui contento e corsi subito nella mia camera da letto. Kasturbai, ooveret­ ta, era immersa nel sonno. Ma come 24

poteva dormire se io ero vicino a lei ? Cosi la svegliai. » Nel cuore della notte, Gandhi viene chiamato : suo padre è morto. « Cosi tutto era fini­ to! Mi sentivo profondamente sver­ gognato e miserabile. Corsi nella stanza di mio padre. Mi rendevo con­ to che, se la passione animalesca non mi avesse accecato, mi sarei rispar­ miato la tortura della separazione da lui negli ultimi istanti della sua vita » (Mohandas Gandhi, An Autobiogra­ phy, op. cit.).

Gandhi a scuola : debole in educazione fisica Quando si sposò, Gandhi frequentava la scuola media; era uno studente scrupoloso ma non molto brillante. Anche l'educazione fisica non gli pia­ ceva, e si piegò a fare ginnastica e a giocare a criket solo al liceo, dove era obbligatorio. « Adesso mi rendo conto , scriverà piu tardi « di aver avuto torto. In quegli anni , nutrivo l'erronea convinzione che la ginna­ stica non avesse nulla a che vedere con l'educazione. Oggi invece ho com­ preso che nei programmi scolastici l'educazione del fisico dovrebbe ave­ re non meno spazio di quella della mente. >>

SIZIOni : si temeva infatti che in Europa gli sarebbe stato impossibile osservare tutte le prescrizioni e i divieti ritua­ li . Mohandas tranquillizzò sua madre con un triplice giu­ ramento : per tutta la durata della sua permanenza in Inghilterra non avrebbe avvicinato una donna, né mangia­ to carne, né bevuto vino. La solenne promessa convinse Pu­ tlibai, ma non le autorità della sottocasta. Venne convoca­ ta un'assemblea di tutti i Modh banya, durante la quale Mohandas si senti ingiungere di non lasciare l'India per alcun motivo. Già da allora però il futuro Mahatma, pur

In Inghilterra per diventare avvocato Finiti gli studi medi, Gandhi decise di recarsi in Inghilterra a perfezio­ nare il suo inglese e a compiere degli studi di legge. Infatti, nei tribunali istituiti dagli inglesi in India « le pro­ cedure erano straniere e assoluta­ mente non familiari agli indiani, la legge era anch'essa in gran parte straniera, e stranieri erano i giudici ... Gli avvocati vennero cosi a formare in India la prima classe professiona­ le. Diventarono i naturali intermedia­ ri fra governo e popolo e dalle loro fila dovevano uscire i leader indipen­ dentisti della nuova classe. Furono il primo gruppo di indiani moderni che seppe scalzare il mito dell'incompe­ tenza indigena... L'influenza di que­ sta classe si può giudicare dal nu­ mero di leader nazionali che ricevet­ tero una preparazione giuridica. I piu eminenti furono M. Gandhi , M. A. Jinnah e i Nehru » ( P. Spear, op. cit.).

Lo zio è contrarlo al viaggio In Europa Per potersi recare in Inghilterra, Gandhi ha bisogno, tra l'altro, del-

l'autorizzazione dello zio, che è il nuovo capofamiglia, dopo la morte del padre. Si reca da lui a Porbandar e gli espone il suo problema. Lo zio gli risponde : '' Non sono sicuro che si possa soggiornare in Inghilterra senza pregiudizio per la propria reli­ gione. Da tutto ciò che ho sentito, avrei i miei dubbi... Non mi restano molti anni da vivere. Alle soglie del­ la morte, come posso darti il permes­ so di andare in Inghilterra, di recarti di là dal mare? Ma non voglio met­ terti i bastoni tra le ruote. Ciò che conta è il consenso di tua madre. Se lei è d'accordo, cosi sia! Dille che non mi opporrò. Vai e che tu abbia la mia benedizione ». L a solenne promessa d i Mohandas

.. Niente vino, donne e carne 1" Ritornato dalla madre, Mohan le pro­ mise che avrebbe rispettato i precet­ ti indu anche a Londra. « Mi fido di te » rispose Putlibai, « ma come po­ trei darti la mia fiducia quando ti troverai in una terra lontana? Sono confusa e non so che cosa fare. Mi consulterò con Becharj i Swami. » Be­ charj i Swami, in origine un Modh banya, era poi diventato un monaco 25

essendo fedele all 'induismo, non era disposto ad accettar­ ne gli aspetti piu anacronistici . Quindi si rifiutò di obbedi­ re all 'ingiunzione . Lo sheth, suprema autorità dei Modh banya, reagi espellendolo dalla casta e stabilendo una mul­ ta di una rupia e quattro anna ( l anna 1 / 1 6 di rupia) per chiunque lo aiutasse o solo andasse a salutarlo alla par­ tenza. La famiglia Gandhi non cambiò idea e Mohandas parti per Londra ( 1 888). Lasciava a Raj kot la moglie e un bambino di pochi mesi, Hariral. Un altro figlio, natogli quando aveva sedici anni circa, era morto in fasce. • =

giainista. Anche lui insieme al bra­ mino Mavj i Dave, era un consigliere autorevole della famiglia Gandhi. Be­ charji venne in aiuto alla donna di­ cendole: « Chiederò solennemente a Mohandas di fare i tre voti e poi po­ trà mettersi in viaggio ». Egli presie­ dette la cerimonia del giuramento, durante la quale Gandhi si impegnò a non toccare né il vino né le donne né la carne. Ciò fatto, sua madre gli diede .il permesso di recarsi in In­ ghilterra ( da M. Gandhi, An Autobio­ graphy, op. cit.).

PROCESSO E SCOMUNICA DI MOHAN GANDHI Lo sheth, capo della comunità, che era un lontano parente dei Gandhi, e che aveva avuto per il padre di Mohandas sentimenti di cordiale ami­ cizia, cosi apostrofò il giovane: « Se­ condo la casta, il tuo proposito di andare in Inghilterra non è accetta­ bile. La nostra religione proibisce i viaggi all'estero ». Al che Gandhi ri­ spose : « Non penso che sia affatto contro la nostra religione l'andare in Inghilterra. Intendo recarmici per procedere negli studi. E ho già so­ lennemente promesso a mia madre di astenermi dalle tre cose che piu 26

di tutte voi temete. Sono sicuro che il voto da me pronunciato mi proteg­ gerà ». « Ma noi ti diciamo » replicò lo sheth, « che non è possibile tener fede laggiu ai precetti della nostra religione. Tu sai come fossi amico di tuo padre e dovresti ascoltare il mio consiglio. » « Lo so » rispose Mohan­ das, « e mi rendo anche conto che lei è piu anziano di me. Ma mi spiace di doverle dire che non intendo ri­ nunciare al mio viaggio in Inghilter­ ra. Un amico e consigliere di mio padre, che è un colto bramino, non ha niente a che ridire in proposito, mentre anche mia madre e mio fra­ tello rrii hanno dato il loro consen­ so. » « Intendi dunque non rispettare gli ordini della casta? » chiese lo sheth. « Mi spiace mol to, ma penso che la casta non dovrebbe immi­ schiarsi in queste faccende. » Questa risposta mandò su tutte le furie lo sheth. Egli maledi Mohandas che re­ stò seduto senza muoversi. Allora lo sheth sentenziò : « Da oggi questo ra­ gazzo verrà considerato fuoricasta. Chiunque lo aiuta o va a salutarlo verrà punito con una multa di una rupia e quattro anna ».

della

L'avvocato Gandhi all'epoca permanenza nel Sudafrica

sua

AL SUO ARRIVO IN INGHILTERRA, Gandhi, che si " ver­

gognava " un poco pi essere un indiano e di non parlare bene l 'inglese, tentò di tutto per diventare un vero gen­ tleman britannico : si fece confezionare abiti alla occiden­ tale, prese lezioni di dizione, di ballo e di musica . Ma pre­ sto si rese conto dell'ingenuità di quei tentativi , e a poco a poco prese coscienza dell 'alto valore della cultura e della tradizione indu, aiutato in ciò da alcuni amici inglesi . A Londra si iscrisse alla facoltà di legge, che segui con buon profitto fino a superare gli esami di ammissione al Foro

L'INGHILTERRA DELLA REGINA VITTORIA Gandhi s'imbarcò per l'Inghilterra a bordo del Clyde il 4 settembre 1888. La grande isola viveva in quegli an­ ni l'apogeo della sua energia espan­ sionistica. L'anno prima erano stati celebrati con grande pompa i cin­ quant'anni di regno della regina Vit­ toria, salita al trono diciottenne nel 1 837 (morirà nel 1901 , chiudendo un'e­ poca che da lei prese appunto il no­ me di "vittoriana »). Dal 1875, il go­ verno di Londra controllava il ca­ nale di Suez, inaugurato il 17 novem­ bre 1869, garantendosi cosi comuni­ cazioni rapide con il suo immenso impero indiano e con le nuove colo­ nie del Continente nero.

Ga ndhi mangia da solo perché non sa usare forchetta e coltello Il viaggio da Bombay all'Inghilterra durò circa otto settimane. Essendo i passeggeri quasi tutti inglesi, Gandhi, che non parlava ancora bene la loro lingua, si trovava in imbarazzo. « Pas­ sò perciò la maggior parte del tem28

po nella sua cabina, oppure da solo sul ponte ad ammirare le stelle e il chiarore della luna. Benché non sof· frisse il mal di mare, evitava di pran­ zare nel ristorante di bordo, in parte per il suo impaccio a maneggiare il coltello e la forchetta ( gli indiani m a n g i a n o servendosi direttamente della mano destra), in parte per il suo timore che i cibi contenessero carne. Preferi dunque cibarsi parca­ mente con i viveri che si era portato con sé » (Geoffrey Ashe, op. cit.).

A Londra prende lezioni di danza, dizione e violino A Londra, in un primo tempo, Gan­ dhi fece di tutto per diventare un perfetto gentleman britannico. Com­ prò un intero guardaroba di abiti di ottimo taglio, prese lezioni di violi­ no, di dizione; « assunse anche una signora di mezza età perché gli inse­ gnasse a ballare, nonostante che per questo fosse costretto a cingerle la vita » ( E . Morton, op. cit. ). « Seguire il ritmo era al di sopra delle mie possibilità. Non riuscivo a seguire il piano e quindi a tenere il tempo » ( Gandhi, An Autobiography, op. cit.).

londinese . Per allargare le sue conoscenze della cultura europea, studiò anche il francese e nel 1 890 si recò a Pa­ rigi dove era in corso la Esposizione Universale, per la quale Eiffel aveva costruito la celebre torre omonima. In quei due anni e otto mesi londinesi, Gandhi fece alcune esperienze e incontri che dovevano rivelarsi basilari per tutto il successivo sviluppo del suo pensiero e del suo pro­ gramma politico. Innanzitutto, si accostò al cristianesimo. Poi entrò in contatto con inglesi diversi degli arrogan­ ti sahib che vivevano in India ; gente che lo trattava da pa-

Non llludla : pretarleca tare ll gagà « Ricordo un incontro che ebbi con il giovane Gandhi nel febbraio 1890 , in Piccadilly Circus. Mohandas por­ tava un cappello a cilindro di seta, brunito e lucente, un colletto alla Gladstone, rigido e inamidato; una cravatta alquanto vistosa che sfog­ giava tutti i colori dell'arcobaleno e sotto alla quale si trovava una bella camicia di seta a righe. Indossava un cappotto chiaro 'da mattina, una giacca a doppio petto, calzoni scuri a righe, e non solo scarpe di lustri­ no, ma sulle scarpe ghette. Aveva guanti di pelle e un bastone da pas­ seggio dal pomo d'argento, ma non portava gli occhiali. Era, per servirsi del gergo di allora, un gagà, un da­ merino, un elegantone, uno studente piu interessato alla moda e alle frivo­ lezze che agli studi » ( Sahchidanand Sinha, articolo nell'" Amrit Bazar Pa­ trika", 26 gennaio 1950).

La conversione di Gandh i :

"Non sarò mal un Inglese " « A Londra, Gandhi fa la scoperta di se stesso. Vi arriva convinto della ne-

cessità di anglicizzarsi... ma improv­ visamente un giorno si ridesta alla realtà. Si convince che egli non è e non sarà mai un europeo né un gen­ tleman... Abbandona l'appartamento che aveva appigionato, si riduce in una stanza, compera una stufa, vi cuoce egli stesso la prima colazione e la cena, composta di una tazza di cacao e pane. Si immerge nello stu­ dio del diritto. Nelle ore libere si de­ dica a qualche lettura di argomento r�ligioso » (G. Borsa, Gandhi e il ri­ sorgimento indiano, Bompiani 1942).

I �orsi della famltà di legge: han�heUi e lezioni mnviviali Per diventare avvocati iscritti al Fo­ ro di Londra occorreva frequentare una dozzina di corsi, che duravano complessivamente tre anni, e quindi superare gli esami. Gandhi prese co­ me sempre la cosa molto sul serio, pur sapendo che « il curriculum de­ gli studi era facile, gli esami prati­ camente privi di valore, mentre gli avvocati (esaminatori ) venivano sar­ casticamente soprannominati " legali da pranzo " ». Infatti, i corsi consi­ stevano in una serie di banchetti so­ ciali dell'Ordine degli Avvocati, cui gli allievi dovevano partecipare. Ciò 29

ri a pari, senza vedere in lui un essere da " civilizzare " . Ed è a questo " popolo inglese " che egli piu volte si rivolgerà, durante le sue campagne non violente per l'indipendenza dell'India . Inoltre, il suo concetto indu della " divinità " cò­ me qualcosa di non ben distinto e individuabile, e i divieti di J:l!.élngiare carne e bere vino propri della sua casta, gli aprirono la via a stretti rapporti con due scuole di pensiero occidentali fiorenti in Gran Bretagna negli ultimi decenni dell '800 : la Società teosofica e la Società vegetariana di Londra. Gli aderenti a quest'ultima si astengono dalla car-

non significava che pranzassero an­ che loro : dovevano semplicemente « trovarsi sul posto all'ora stabilita e presenziare al banchetto ». In ori­ gine, durante il pranzo si svolgevano delle vere e proprie lezioni conviviali di pratica forense; ma già ai tempi di Gandhi - essendo diventati trop. oi i candidati - ciò non era piu pos­ sibile. Non per questo, però. gli av­ vocati avevano rinunciato alla ghiot. ta tradizione. Comunque sia, ricorda Ghandi, « superai gli esami e venni ammesso all'Ordine il l giugno 1 891 , 1'1 1 venni iscritto all'Albo e il 12 mi imbarcai per l'India ».

&andhl sp811B'8 sana scellini per p,... sulla TolTI Bllal

« Una delle cose oiu interessanti del­ l'Esposizione di Parigi era la Torre Eiffel, costruita completamente in ferro e alta circa mille piedi. C'era­ no naturalmente molte altre attra. zioni, ma la Torre le superava tutte, dal momento che fino ad allora si pensava che non fosse possibile co­ struire con successo una struttura di quell'altezza... C'era un ristorante sulla prima piattaforma, dove pran­ zai sperperando sette scellini per la 30

semplice soddisfazione di poter poi dire di aver mangiato a quell'altezza » ( Gandhi, An Autobiography, op. cit.).

Si accosta al cristianesimo « Non c'è dubbio che Gandhi fu in­ fluenzato dal cristianesimo, ma non è facile dire se ciò sia avvenuto per via diretta o indiretta. Come egli stesso scrive, senti molto il valore delle parole contenute nel Sermone della Montagna, che egli paragona a un'antica poesia guj arati. Si com­ muoveva alla vista di un crocifisso ; e verso la fine dei suoi giorni aveva nella sua stanza solo l'immagine del volto di Cristo » (A. Sessa, Gandhi, la forza della non violenza, EMI 1969).

L 'Antico Testamento: una lettura soporifera Fu un vegetariano di Manchester a dare a Gandhi un'immagine meno ne­ gativa del cristianesimo di quella offertagli dai missionari di Rajkot, che lo avevano letteralmente scanda­ lizzato con la loro rozza smania di proselitismo. L'amico di Manchester

ne e dagli alcoolici , come gli indu ; alcuni si rifiutano per­ sino di consumare uova e latte , optando per una dieta esclu­ sivamente composta di frutta e verdura. Molto importante fu per Gandhi l 'incontro con il moderno pensiero teosofico , da lui " scoperto " alla fine del secondo anno del suo periodo di studio in Inghilterra. Una delle maggiori esponenti del­ la teosofia inglese era Annie Besant, donna coraggiosa che avrebbe avuto una parte di primo piano nella storia del mo­ vimento indipendentista indiano. L'interesse di Gandhi per la teosofia non andò però oltre un certo limite. Egli rifiutò,

gli suggeri di leggere la Bibbia. L'An­ tico Testamento non gli piacque af­ fatto. Lesse completamente solo il Genesi, mentre gli altri libri lo face­ vano addormentare.

Percne non si Ieee cristiano? « Se, nonostante la sua totale adesio­ ne allo spirito delle Beatitudini e la sua sconfinata venerazione per Cri­ sto, egli non prese mai in conside­ razione l'idea di farsi cristiano, fu probabilmente perché non riuscf mai a vedere quale rapporto ci fosse tra il Cristo e il cristianesimo delle va­ rie Chiese, da secoli piu o meno complici della logica della violenza. " In Europa, egli scrisse, milioni di uomini credono al cristianesimo, ma, contro gli insegnamenti di Gesti, so­ no impegnati in un'orgia fratricida che si traduce in delitti e spargimen­ to di sangue : questo significa negare il vero cristianesimo" >> ( Padre Bal­ ducci nella presentazione a Gandhi, la forza della non violenza, op. cit.).

t.a teosofìa ( let teralmente " divina sa­ pienza " } è una concezione religiosa

slegata dalle religioni esistenti nelle quali però vede altrettante equiva­ lenti manifestazioni della stessa vo­ lontà di reciproco rapporto tra Dio e gli uomini. La Società teosofica era stata fondata nel 1875 a Nuova York. Elena Petrovna Blavatski.i , un'aristo­ cratica russa, ne diventò ben presto uno degli esponenti piu autorevoli. Il pensiero teosofico moderno era molto influenzato dall'induismo, di cui condivide anche la fede nella reincarnazione delle anime. Non a caso oggi la sede centrale della So­ cietà teosofica, che è diffusa in piu di cinquanta paesi, si trova ad Adyar (Tamil Nadu, ex stato di Madras) nell'India meridionale.

Gand h i : "Sono solo un simpatizzante" « Venni portato alla Loggia Blavat­ skij e qui presentato a Madame Bla­ vatskij e a Mrs. Besant. Quest'ultima aveva da poco aderito alla Società teosofica, e io stavo seguendo con molto interesse la polemica sorta at­ torno alla sua conversione. Gli amici mi proposero di entrare nella Socie ­ tà, ma io rifiutai educatamente di­ cendo : " Siccome conosco cosi poco la mia religione, non voglio far par31

bt;nché sollecitato, di iscriversi alla Società teosofica. E anche quando - in patria, anni dopo - si ritrovò alla testa del movimento indipendentista insieme alla Besant, i due non s 'intesero mai del tutto. In Inghilterra Gandhi lesse per la prima volta tutto il Bhagavadgita, nella versione in­ glese di sir Erwin Amold. Glielo avevano raccomandato due fratelli teosofici . Costoro gli consigliarono poi di leg­ gere, dello stesso Arnold, Th e Ligh t of Asia (La luce del­ l'Asia). Gandhi riterrà poi sempre questi due testi, insieme al Sermone della Montagna di Gesu, come il fondamento

te di alcuna istituzione religiosa " " ( Gandhi, An Autobiography, op. cit.).

Annle Beaant un'atea convertita Annie Besant, nata a Londra nel 1847, era un'atea militante e una nota pub­ blicista quando nel 1889, proprio nei giorni in cui Gandhi la conobbe, si converti clamorosamente alla teoso­ fia, diventando un'allieva appassiona­ ta della Blavats k ij . Da quel momen­ to decise di dedicarsi alla causa del­ l'indipendenza dell'India, dove si tra­ sferi. Nel 1917, fu addirittura eletta presidente del Congresso, la grande organizzazione culturale e politica dei nazionalisti indiani.

l VEGETARIANI: ••lnsari•oci armoniosamente nel regno dalla natura" A sostegno della loro scelta, i vege­ tariani portano delle ragioni sia igie­ niche che morali, che vanno dall'a­ more per le bestie, e in genere dalla ripugnanza per qualsiasi spargimen­ to di sangue, fino al desiderio di in­ serirsi armoniosamente nel regno del­ la natura, tornando alla dieta non 32

carnivora che si dice fosse in origine quella dell'uomo, come dimostrereb­ be il fatto che le scimmie, ossia gli animali a noi piu vicini, si nutrono di frutta. Nel secolo scorso, il movi­ mento vegetariano ebbe grande svi­ luppo in Inghilterra; nel 1 847 venne fondata a Manchester una Vegetarian Society. Nel 1889 ( quando Gandhi era a Londra) fu creata la Vegeta­ rian F ederal Union, cui aderirono s ocietà vegetariane di diversi paesi.

Gandhi giornalista del "The Vegetarian " « Mohandas s i avventurò per l a pri­ ma volta nel giornalismo collaboran­ do con nove articoli alla rivista del movimento vegetariano inglese "The Vegetarian ". Questi articoli si occu­ pavano della dieta e delle abitudini del popolo indiano, del suo sistema sociale e delle sue festività, e vi ba­ lenavano qua e là lampi di umori­ smo. Nello stesso periodo, egli entrò a far parte del comitato esecutivo della Società vegetariana di Londra e si assunse il compito di disegnarne il distintivo. Non solo, quando sog­ giornò nel quartiere londinese di Bayswater, vi fondò un circolo vege­ tariano " (Nanda, op. cit. ).

di tutta la sua esperienza religiosa. Superata la crisi di ateismo che l 'aveva travagliato attorno ai 16 anni, Gandhi considerò definitivamente inconcepibile nell 'uomo la man­ canza di fede in Dio. Il 12.:.6- 189 1 , subito dopo aver ottenuto la laurea in giurisprudenza, Gandhi s'imbarcò sull'Oceana per iniziare il viaggio che l 'avrebbe riportato in India. Sa­ peva di andare incontro a un periodo difficile della sua vita : avrebbe dovuto cercare di farsi riaccogliere dalla sot­ tocasta cui apparteneva, e poi c'era il problema dello stu­ dio legale che progettava di aprire a Raj kot . •

1 Londra 1aaaa il DiO indiano dai libri indiani « :e molto significativo che proprio a Londra, nel cuore dell'Occidente, Gandhi senta il bisogno di leggere il libro piu indiano di tutta la lette­ ratura indiana. :e l'indice di una rea­ zione all'atmosfera occidentale. Dal­ la lettura della Gita ritrae una im­ pressione enorme. Lo colpiscono mol­ to questi versetti: "Quando l'uomo volge la sua attenzione agli oggetti dei sensi egli si attacca ad essi; da questo attaccamento nasce in lui l'a­ more, dall'amore l'ira, dall'ira il tur­ bamento del senno, dal turbamento del senno l'agitazione della memoria, dall'agitazione d e l l a memoria l'an­ nientamento della luce dello spirito, e per l'annientamento di questa luce egli perisce " » ( Giorgio Borsa, Gandhi e il risorgimento indiano, op. cit.).

Nl MARI, NÉ DARWIN

« Nuove correnti letterarie, sociali e politiche si stavano agitando nell'In­ ghilterra del 1880 e del 1890, ma esi­ stono scarse prove del fatto che Gan­ dhi sia stato suscettibile a esse. Nel

corso del suo resoconto di quaranta pagine sul soggiorno in Inghilterra, egli non accenna né a Marx, · né a Darwin, né a Huxley. Il problema cruciale per lui era il modo di ordi­ nare le proprie risorse interiori per mantenere la promessa fatta alla ma­ dre, di lottare contro le ricorrenti tentazioni " della carne, del vino, del­ la donna·, e di iniettare nella pro­ pria esistenza quotidiana la sempli­ cità, la parsimonia e uno scopo ,, ( B. R. Nanda, op. cit.).

Torna dall'Inghilterra indiano al cento per cento « Gandhi trascorse gli anni della for ­ mazione in una casa indu ortodossa e studiò in scuole indiane. Pur im­ parando l'inglese a scuola, la sua lin­ gua materna era il guj arati. E quan­ do parti per l'Inghilterra, personalità e mentalità di lui avevano già rice­ vuto il sigillo del tradizionale am­ biente indiano. In tal modo, i quasi tre anni trascorsi a Londra non fu­ rono per il futuro Mahatma che una fase transitoria ... Rientrò in India nel 1891 , fondamentalmente immutato, indiano al cento per cento, e niente affatto inglese » (M. Brecher, Vita di Nehru, Il Saggiatore 1965 ).

33

A BOMBAY, DOVE IL FRATELLO MAGGIORE era andato ad accoglierlo, una brutta notizia attendeva Gandhi : sua madre era morta mentre egli si trovava a Londra. Non glie­ ne avevano dato immediatamente notizia per non infligger­ gli un grande dolore mentre si trovava « solo e in terra stra­ niera » . Fu un colpo terribile per Mohandas, che era affezio­ natissimo alla madre . Nella sua Autobiografia, egli scrive che durante il viaggio di ritorno pensava spesso con impa­ zienza al momento in cui avrebbe potuto rivederla e riab­ bracciarla, mentre invece non dice nulla della moglie se

IL RITORNO IN INDIA Tempesta nel cuore di Gandhi Al largo dell'Arabia, il mare era agi­ tato e tutti i passeggeri, vinti dal mal di mare, restavano rinchiusi nel ­ le loro cabine. Solo Gandhi , a quanto lui stesso dice, continuava imperter­ rito a recarsi al ristorante di bordo, dove non mangiava altro che il por­ ridge, l'unico piatto del menu accet­ tabile per un vegetariano. « Il mare era agitato ma ancor piu paurosa si rivelava la tempesta che infuriava nel suo cuore. Cofne si sarebbe po­ tuto riadattare a Raj kot, lui che era diventato un ammiratore del modo di vivere inglese? Il ragazzo di 1 8 anni, partito con i l dhoti e la giacca tipica del Kathiawar, la fascia intes­ suta d'oro e il complicato turbante della sua casta, ritornava indossando pantaloni con la piega, scarpe lucide, colletto duro e cravatta » ( Eleanor Morton, op. cit . ).

Gandhi, procura tore, davanti al suo studio di Johannesburg

Mamma Putlibai è morta > ( G. Ashe, op. cit.).

1924 : i l Mahatma c o n lndira Nehru,

la futura Indira Gandhi

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65

NELL'OTTOBRE DEL 1 9 1 2, Gokhale si reca in visita· nel Sudafrica : viene ricevuto con tutti gli onori dalle auto­ rità locali che gli promettono l 'abrogazione di molte delle leggi di apartheid, o discriminazione razziale, nei confron­ ti degli immigrati indiani, e in particolar modo l'aboli­ zione dell'iniqua tassa di 3 sterline annue a persona im­ posta a quei coolies che al termine del loro contratto quinquennale vogliono restare nel paese come liberi lavo­ ratori. Un modo per costringerli al rimpatrio o alla schia­ vitu a vita . Ma appena Gokhale è ripartito, le buone inten-

60kh818 ViSita TDISIDJ Farm Quando Gokhale andò nel Sudafrica per vedere sul posto che cosa faceva Gandhi, questi lo invitò nell'ashram della Tolstoy Farm. Nella fattoria si conduceva una vita spartana. Gli abi­ tanti dormivano in giacigli sistemati sul pavimento delle abitazioni. Per rendergli piu ccnfortevole il soggior­ no gli venne procurato un letto. Ma il povero Gokhale, che per raggiungere la Tolstoy Farm dalla stazione ave­ va dovuto fare quasi tre chilometri a piedi, cagionevole di salute com'e­ ra, si prese un solenne raffreddore, con costernazione di Gandhi. Restò tuttavia m o l t o ben impressionato dalla testimonianza offertagli dai sa­ tyagrahi e, saputo che solo lui dor­ miva in un letto, chiese subito di avere come gli altri un giaciglio sul pavimento ( riferito da C.F. Andrews, Mahatma Gandhi's ldèas, op. cit.).

"La tassa sui coolies è un insulto a l l ' I ndia" L'abrogazione della tassa -di 3 ster­ line, promessa a Gokhale dal gover­ no sudafricano e poi non attuata, fe­ ce scrivere a Gandhi nella sua Auto66

biografia: « Il mancato adempimento di una promessa fatta a un rappre­ sentante del nostro Paese, quale era Gokhale, sarebbe stato un insulto non solo a lui ma a tutta l'India e perciò non lo si poteva tollerare... e quindi ci rendemmo conto che i sa­ tyagrahi avrebbero dovuto includere nel loro programma l'abolizione di quella tassa ».

Per emlgrn In Sudalrlca bisogna essere poliglotti Nel marzo del 1913, il governo suda­ fricano presentò al Parlamento una nuova legge sull'immigrazione fatta per limitare l'afflusso degli indiani nel paese. Vi si stabiliva che, per ottenere il visto d'ingresso, gli immi­ granti dovevano dimostrare di cono­ scere una qualsiasi lingua europea « a scelta del funzionario » esamina­ tore. Inoltre, non potevano stabilirsi nel paese famiglie poligamiche (rife­ rito da Huttenback, op. cit.).

Annullali l matrimoni lndu e musulmani Il 14 marzo 1913 la Corte Suprema del Sudafrica dichiarò nulli tutti i

zioni vengono messe in soffitta. Anzi, ad aggravare la si­ tuazione degli immigrati, la Corte Suprema locale emana, nel marzo 1 9 1 3 , una legge secondo la quale tutti i matri­ moni celebrati con riti non cristiani sono nulli . Questi provvedimenti spingono dalla parte di Gandhi due forze che prima erano poco rappresentate nel suo movimento : i lavoratori manuali ( soprattutto minatori) e le donne, che la sentenza della Corte Suprema trasformava in con­ cubine e madri di figl i illegittimi . Gandhi lanciò un'energica campagna di pressione sulle autorità, che amplificò in un

matrimoni non cristiani. « Questa era certo una mossa contro gli in­ diani, che si sposavano secondo le loro religioni e le loro tradizioni; sia gli indu che i musulmani si erano sempre sposati alla presenza dei lo­ ro sacerdoti, come si usa in India ; ma se i loro matrimoni non veni­ vano riconosciuti validi . i loro figli risultavano illegittimi. Tutti quindi venivano colpiti. Gandhi protestò su­ bito presso il governo, avvertendo che una nuova azione sarebbe stata intrapresa qualora la legge fosse sta­ ta approvata. E poiché erano in gio­ co le condizioni delle donne, decise di coinvolgere anche loro nella lot­ ta. Parlò a una dozzina di donne spiegando loro perché era loro do­ vere farsi arrestare; esse si dichia­ rarono· subito entusiaste, e garanti­ rono che nulla al mondo le avreb­ be fermate » (T. Zinkin, op. cit.).

SMUTS proclama la krlmlnazione razziale La legge sull'immigrazione entrò in vigore il t• agosto 19 13, nonostante i tentativi del , governo di Londra e di quello indiano per impedirlo. La preoccupazione di questi due gover­ ni, britannici entrambi (per gover-

no indiano si intende infatti il Vi­ ceré inglese e i suoi ministri ), era soprattutto quella di evitare che l 'e. mergere di discriminazioni razziali nel Sudafrica fosse troppo smacca­ to. Un funzionario sudafricano, i nve­ ce, ebbe l'ingenuità di leggere pub­ blicamente una lettera di i s t rul i o n i del generale Smuts in cui s i diccvu , senza eufemismi, che la legge doVl'­ va essere usata per impedire l ' im­ migrazione degli indiani nel paese. « Il Premier britannico Gladstone si adirò perché era stata pubblicamen­ te proClamata l'intenzione di discri­ minare. Egli era di nuovo i n prcdn alla smania di tenere in vita la f i n ­ zione d'un Impero in cui a tutti i s u d ­ diti sarebbe stata accordata uguale considerazione » Huttenback, op. c i t . ). 1913: nuova campagna Satyagraha

Gand h i : "Vi prometto amare

e prolungate sofferenze "

Il 13 settembre 19 13, Gandhi diede il via a una nuova campagna Satya­ graha, la piu imponente della sua stagione sudafricana. Proclamando l'inizio della nuova agitazione, il lea­ der indiano scriveva: « Questa vol­ ta la lotta ha come obiettivo il mu67

massiccio sciopero di minatori e in una marcia di 5-6000 indiani dal Nata! al Transvaal . Con questa marcia, unen­ do come sempre il candore all'astuzia, Gandhi voleva pro­ vocare una violazione in · massa della legge sui passaporti interni . Il governo fu costretto ad arrestare gli scioperan­ ti che passavano la frontiera illegalmente ; ma ciò facen­ do li mise nell'impossibilità legale di ritornare al lavoro . Tentò allora di risolvere il problema dichiarando le mi­ niere sedi staccate delle prigioni, ma la ferma resistenza dei minatori fece fallire la manovra. Anche Gandhi era

tamento della mentalità del gover­ no e degli indiani · del Sudafrica. Ed a ciò si può giungere solo tramite prolungate e amare sofferenze che devono toccare il cuore sia del go­ verno che del gruppo predominante [ ossia dei bianchi] » (M. Gandhi in " lndian Opinion ", 13-9-1913).

l pionieri della

resistenza passiva

Il 15 settembre, un " gruppo di pio­ nieri ·, dodici uomini e quattro don­ ne tra cui la moglie di Gandhi, Ka­ sturbai, da Durban si diressero a Volksrust, per attraversare di li ille­ galmente il confine con il Transvaal. Come previsto, furono arrestati ed espulsi; e non appena tentarono di ripassare il confine, arrestati di nuo­ vo, vennero condannati a pene va­ rianti da uno a tre mesi di lavori forzati. Altri seguirono l'esempio del "gruppo di pionieri ", e la sconfitta del governo cominciò a delinearsi » ( Huttenback, op. cit.).

diata reazione dei proprietari delle miniere fu di togliere l'acqua e la corrente elettrica nelle case di pro­ prietà della Compagnia mineraria a­ bitate dagli scioperanti. Lo sciope­ ro dilagava. Gandhi, prevedendo che si sarebbe protratto a lungo, invitò i minatori a lasciare le loro case, portandosi via il minimo indispen­ sabile per sopravvivere, e ad accam­ parsi all'aperto. Nel giro di pochi giorni, ben 5000 minatori indiani era­ no riuniti in un campo di fortuna.

«

Lo sdopero dei miDatori dilaga A metà ottobre, i minatori di New­ castle scesero in sciopero. L'imme68

Gli indu invadono il Transvaal (pacificamente) « Il 6 novembre 1913 alle 6.30 del mattino, Gandhi contò le sue forze. C'erano 2037 uomini, 127 donne e 57 bambini. "Abbiamo recitato le pre­ ghiere - scrisse poi Gandhi - e ci siamo messi in marcia in nome di Dio." Ai confini del Transvaal la po­ lizia li lasciò passare. Alcune donne portavano i bambini in braccio o sulla schiena. Quasi tutti erano scal­ zi. Era una folla policroma che par­ lava tamil, telugu, guj arati, hindi e altre lingue indu e vestiva i costu­ mi piu differenti, ma era unita nel­ la fede piu assoluta verso il piccolo generale della pace, le cui parole

stato arrestato, ma ormai la notizia degli scioperi dei mi­ natori indiani del Sudafrica aveva fatto il giro del mondo. Londra, preoccupata delle conseguenze che questi fatti po­ tevano avere sul clima politico dell 'India, perla dell 'Im­ pero, fece pressioni sul governo sudafricano perché risol­ vesse celermente la questione. Ma anche Gandhi si preoc­ cupava che le cose non andassero troppo oltre. Tanto per cominciare, fece di tutto per evitare che lo sciopero dei minatori indiani del Natal nordoccidentale si es ten­ desse al resto del paese, fino a coinvolgere tutti i sessan-

d'ordine erano : "Non opponetevi al­ l'arresto ", " Subite i manganelli del­ la polizia ", " Comportatevi secondo le norme della morale e dell'igie­ ne " >> (L Fischer op. cit.).

Una pittoresca comitiva « I pellegrini che Gandhi sta gui­ dando » scrisse il corrispondente del " Sunday Post " « costituiscono una comitiva quanto mai pittoresca. So­ no magrissimi, addirittura emaciati ; hanno delle gambe che sembrano bacchettine, ma il modo con cui marciano, tenendosi su con razioni da fame, dimostra che sono gente particolarmente dura. »

&AIDHI condannalo a quindici mesi di carcere Le autorità cercarono di resistere. Mandarono delle truppe incontro ai marciatori e fecero arrestare Gan­ dhi. Poi, visto che ciò non serviva e che anzi rendeva maggiore il pe­ ricolo - poiché Gandhi era l'unica persona che potesse guidare e disci­ plinare quella massa fanatizzata lo rimisero in libertà. Egli tornò tra

«

i dimostranti, che le autorità dovet­ tero arrestare in massa e rispedi re nel Natal con dei treni speciali. Gan­ dhi fu di nuovo processato e con­ dannato a quindici mesi di carccn�. Ma intanto il coraggio e la nob i l t à del movimento avevano f at t o i m · pressione s u tutti » (Borsa, Ga ndl1i t' il risorgimento indiano, op. c i t . ) .

Il Viceré dell'India attacca Londra e Sudalrtca In India, le vicende dei compu t r i o l l del Sudafrica e l'arresto di G a n d h i avevano creato grande tensione. Il Viceré, Lord Harding, per calmare le acque, pronunciò a Madras u n d i ­ scorso in cui attaccava durame n ll" sia i l governo d i Pretoria che q u e l ­ lo di Londra. Nella capitale inglese si pensò per questo di destitui rlo , ma poi non lo si fece perché H a r­ ding, grazie al suo discorso , era di­ ventato cosi popolare in India che il suo richiamo avrebbe potuto d a­ re esca a un'insurrezione.

L'i ncontro Gandhi-Smuts Il 16 gennaio 1914, Gandhi si incon­ trò con Smuts, dando cosi inizio ad 69

tamila lavoratori indiani del Sudafrica . E quando, in un secondo tempo, il personale europeo delle ferrovie entrò in sciopero « non solo per reclamare l 'aumento dei salari ma anche con il proposito di impadronirsi delle redini del potere proprio per non mettere in difficoltà il governo, Gandhi si rifiutò di organizzare in concomitanza una nuo­ va marcia di lavoratori indiani . Per questo ricevette rin­ graziamenti da Londra. La campagna di pressione sul go­ verno si concluse con il successo degli scioperanti . Gan­ dhi si incontrò con il generale Smuts, padre dell'Unione »,

una serie di colloqui che poi culmi­ narono con l'accordo che da loro prese il nome. L'accordo, recepito successivamente da una legge, ri­ mosse le cause di immediato scon­ tento degli indiani, senza però con­ cedere loro nulla sulle questioni so­ stanziali, prima fra tutte il diritto di voto, di cui continuarono ad es­ sere privi. « Gandhi aveva lasciato il Sudafrica ottimista sul futuro dei suoi connazionali ivi stabiliti, ma il suo era un ottimismo mal fondato » ( R.A. Huttenback, op. cit.).

SMUTS: ffNotro U massimo rispetto per quel santo indii" Il generale Smuts dirà poi : « Ho avuto il destino di essere l'antago­ n i sta di un uomo per il quale anche allora avevo il piu alto rispetto ». Ma quando Gandhi lasciò definitiva­ mente il Sudafrica dichiarò, tiran­ do un evidente sospiro di sollievo: « Il "santo " ha lasciato le nostre ter­ re, e io sinceramente spero che lo abbia fatto una volta per sempre » ( riferito in W.K. Hancock, Smuts: The Sanguine Years, 1870-1919, Uni­ versity Press, Cambridge 1967 ). E subito iniziò la demolizione degli ac­ cordi stipulati con " il santo ". 70

••L'eguaglianza dei popoli dell'Impero è un sogno utopistico e pericoloso" È sorprendente che Gandhi, ancora nel 1914, avesse tanta fiducia in una " filosofia imperiale " che non trova­ va alcuna applicazione nei fatti. Ep­ pure, in diverse occasioni, da fonti tanto autorevoli quanto insospetta­ bili, ne. era stata pubblicamente af­ fermata l'inconsistenza. Per esempio, il 6 dicembre 1913, il " Times " di Lon­ dra pubblicò una lunga lettera di Sir West Ridgeway (un alto funzio­ nario britannico inviato per l'appun­ to nel Transvaal a studiare il pro­ blema della concessione del diritto di voto ai non bianchi ) in cui tra l'altro si può leggere : « In patria ci sono degli imperialisti da tavolino che sognano un Impero utopistico in cui tutti i cittadini godrebbero di uguali diritti. Questo sogno non si può realizzare, almeno nelle prossi­ me generazioni. Se il governo ten­ tasse di applicare una politica del genere, o anche la sostenesse a pa­ role, il crollo del nostro Impero ne sarebbe l'immediata conseguenza » ( " The Times ", 6-12-1913).

Sudafricana e del suo apartheid, e ottenne che nel corso del 1 9 1 4 venisse revocata gran parte delle leggi contestate . Gokhale, che si trova in quel momento in Gran Bretagna , lo felicitò per il successo e lo invitò a raggiungerlo . Il 6 agosto Gandhi sbarcava a Londra. La prima guerra mon­ diale era scoppiata da due giorni . Subito, il piccolo avvo­ cato indiano si mise a organizzare un reparto di sanità composto di volontari indiani, incontrando l 'opposizione di molti connazionali che già vedevano nella lotta per l'in­ dipendenza dell'India dalla Gran Bretagna il vero obiet-

La prima guerra mondiale

Gandhi si schiera con gli inglesi Allo scoppio della 1• guerra mondia­ le, Gandhi si schiera con gli inglesi e organizza un reparto indiano di sa­ nità. Cosi facendo entra apparente­ mente in contraddizione con la dottri­ na di cui è il piu autorevole sosteni­ tore in questo secolo: la non violenza. Egli stesso se ne rende conto e si giustifica nella sua Autobiografia spie­ gando che poiché l'uomo, per il fatto stesso di vivere (quindi di bere, mangiare, muoversi ) è coinvolto in una forma, sia pur limitata, di vio­ lenza, l'unico modo perché possa es­ sere non violento è di avere come motivo ispiratore la compassione. Solo con la compassione, spiega Gandhi, l'uomo può evitare o ridur­ re al minimo la violenza, anche se non potrà mai liberarsi del tutto dalla violenza altrui.

''Credevo di potertl convertire con l'amore" « Pensavo che gli indiani residenti in Inghilterra dovessero prendere

parte alla guerra. Molte obiezioni furono mosse a questa mia idea. Non era dovere dello schiavo che desiderava essere libero afferrare l'occasione delle difficoltà in cui si trovava il padrone per affrancarsi ? Ma questo argomento non mi con­ vinceva... In quel tempo, ri tenevo ancora che quella situazione dipen­ desse piu dagli errori dei singol i funzionari che dall'intero sistemn britannico, e credevo che noi a ­ vremmo potuto convertirli con l 'a­ more. Benché la dominazione hrl­ tannica fosse ingiusta, non m i s e m ­ brava allora intollerabile come lu giudico oggi » (M. Gandhi, Autobio· grafia, op. cit.).

IL RITORIO Il 11011

"Tagore è la montagna, Bandhl la cascata" Nel marzo del 1915, Gandhi incon­ trò per la prima volta Rabindranath Tagore, il grande poeta indiano in­ signito due anni prima del Premio Nobel per la letteratura. Per certi aspetti i due erano simili... Un'acuta americana, riferisce Ashe, ebbe a os­ servare che « Tagore è come la mon­ tagna, e Gandhi come la cascata, la 71

tivo da perseguire. Gandhi rimase poco in Inghilterra ; un attacco di pleurite lo costrinse a trasferirsi in un clima piu caldo. Nel dicembre si imbarcava per l'India e sbar­ cava a Bombay il 9 gennaio 1 9 1 5 . Il grande poeta indiano Rabindranath Tagt!l're, premio Nobel del 1 9 1 3 , lo s alutò al suo arrivo con l'appellativo di Mahatma, Grande Ani­ ma, nome che da quel momento in poi doveva rimanergli indissolubilmente legato. Il 25 maggio, Gandhi fondava a Sabarmati, nella sua regione d'origine, un nuovo ash ram per i suoi familiari e i piu fidi discepoli . •

cui acqua scende fino agli abitanti delle pendici ». Ad ogni modo, no­ nostante le diversità, Gandhi e Ta­ gore furono legati da grande ami­ cizia e reciproca stima.

tfTi saluto, Grande Anbna" Fu Tagore ad attribuire a Gandhi il titolo di Mahatma ( Grande Anima ). A quanto pare, « un suo sostenitore lo aveva chiamato cosi quando an­ cora si trovava nel Sudafrica. Ma fu Tagore a lanciare il culto. Già da febbraio ( 1 915) cominciò , nelle let­ tere che gli indirizzava, a riferirsi a lui come al "Mahatma Gandhi ", · e cantò in una poesia "la Grande Ani­ ma in veste di mendicante ", allu­ dendo agli abiti modesti che egli stava prendendo l'abitudine di in­ dossare. A Gandhi non piacque mai di essere chiamato cosi. Ma il tito­ lo si incollò su di lui. Le masse lo accolsero come " Grande Anima" pri­ nia ancora di conoscerlo come uo. mo politico » ( G. Ashe, op. cit. ).

Cosa vuoi

dire

E l'Essere unico e luminoso, Il Creatore di ogni cosa, il Mahatma, Vivo sempre nel cuore dei popoli Rivelato dal cuore, Dall'intuizione, dall'intelligenza. Colui che lo conosce, Diviene immortale.

Tagore, visitando l'ashram , il ritiro prediletto di Gandhi, nel dicembre 1922, citò questa bella strofa, appli­ candola all'apostolo » ( Romain Rol­ land, Mahatma Gandhi, op. cit.).

MAHATMA

« Il significato letterale del nome che fu dato a Gandhi dal popolo

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dell'India è Grande Anima ( da Ma­ ha, grande e Atma, anima). La pa­ rola trova la sua origine negli Upa­ nishad, dove sta a significare l'Es­ sere Supremo e quelli che si unisco­ no a lui in comunione di conoscen­ za e .d'amore :

Una tipica espressione del Mahatma Gandhi

.

·

.

...

. :_, ma invano. In maggio, Manilal si converti ufficial­ mente all'islamismo. Gandhi scrisse in proposito, su " Harij an", un arti­ colo agrodolce, mettendo in dubbio la sua sincerità. Il fallimento di Ma­ nilal, causato dal suo scontro con la personalità del padre, venne vissuto dal Mahatma come un suo fallimen­ to personale, e in parte lo fu. 139

lo vide in serio pericolo. Promuovendolo a guida dell'inte­ ro Congresso, inoltre, ne smorzò l 'impeto rivoluzionario . In quella posizione, infatti , a Nehru non bastava piu il solo appoggio dei compagni di corrente, e si vide quindi costret­ to ad annacquare il suo programma politico per non corre­ re il rischio di un fiasco rovinoso . Quando, nel 1 938, co­ minciò a diventare chiaro a tutti che si stava andando ver­ so una seconda guerra mondiale, il Congresso, guidato da Nehru, pur negando la sua collaborazione al Governo bri­ tannico, condannò a piu riprese la politica della Germania,

Che frana la famigHa Gandhi! « La famiglia di Gandhi non gli dà g'rande soddisfazione. Dei quattro fi­ gli, uno è proprio finito male. L'al­ tro, Devadas, è un ragazzo molto superficiale, che non ha affatto una idea profonda della missione di suo padre. Un terzo è ancora molto gio­ vane. E un quarto porta avanti co­ scienziosamente i programmi del pa­ dre a Phoenix, nel Sudafrica , ma sembra che non sia un'aquila. Ma­ dame Gàndhi è una sposa fedele, che si è sacrificata alla missione del ma­ rito , ma è innanzitutto una donna con una sua vita interiore, cui non va affatto la vita pubblica dell ash ram. Gandhi , poi, si comporta come se fosse solo » (R. Rolland in Gandhi et Romain Rolland, op. cit.). '

­

Nehru non aderisce al Partito socialista Nehru, come Gandhi, voleva assolu­ tamente evitare scissioni in seno al Congresso e in questa prospettiva i due uomini avevano bisogno l'uno dell'altro. Gandhi, in particolare, ave­ va bisogno di un uomo come Nehru. La sua leadership stava diventando «

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una sfida, specialmente per i giova­ ni. Anche se i giovani si rendevano conto che il larghissimo appello alle masse di Gandhi, che essi giudicava­ no in fondo un appello atavico, era essenzialmente antiprogressista » (Mi­ chael Edwardes, Nehru, Allen Lane, The Penguin Press 1 971 ). Quando, nel 1934, alcuni membri dell'ala sinistra del Congresso avevano fondato, in carcere, il Partito socialista indiano, Nehru, pure lui carcerato, non vi ave­ va aderito. Ciò che gli consenti anche in futuro una maggior libertà di azio­ ne sia nei confronti del Congresso che dello stesso Mahatma. LE ELEZIONI DEL 1937

Il partito del Congresso è onnal un partito di massa " Le elezioni hanno luogo nel 1937

nelle varie " province " indiane. Que­ ste elezioni, tenute su una base di censo, si concludono con una schiac­ ciante vittoria del Congresso. La Le­ ga musulmana, invece, non ottiene che magri risultati: il 4-6% del to­ tale dei voti musulmani. L'accesso del partito del Congresso ai governi della maggioranza delle province, ac. cresce considerevolmente il suo pre-

dell'Italia e del Giappone . Subhas Chandra Bose, invece, sosteneva una tesi piu estremista : l 'importante era batte­ re la Gran Bretagna e buttarla fuori dall'India. Per questo non si doveva esitare a schierarsi dalla parte del Giappone che, prevedibilmente, dopo aver travolto le maldifese co­ lonie francesi d'Indocina avrebbe attaccato l'India britan­ nica attraverso la Birmania. Nel gennaio 1 939, il Congres­ so elesse S.C . Bose suo presidente. Il Mahatma intervenne immediatamente e dopo aver convocato una nuova riunio­ ne del partito per marzo, a Tripuri, ottenne che fosse con-

stigio. Nel 1938-1939 il Congresso di­ viene un partito di massa che conta 4.400.000 membri, contro i 500.000 cir­ ca di tre anni prima. L'azione pra­ tica del partito del Congresso attra­ verso i governi provinciali che con­ trolla è doppiamente limitata: dai poteri ristretti dei quali dispongono i governi stessi, e dal crearsi di sva­ riate correnti politiche che non tar­ da a manifestarsi ancora una volta in seno , al partito ... Le masse che avevano sostenuto il partito si aspet­ tavano un sensibile cambiamento del­ le loro condizioni di vita. Ma ben poco cambiava. La delusione inco­ minciava ad affiorare. · n progresso è lento e lo scontento di1aga • com­ mentava Jawaharlal Nehru » ( Char­ les Bettelheim . L'lnde indépendante, F. Maspero 1 97 1 ).

Breve luna di miele fra Congresso e governo inglese Varata la nuova Costituzione, il Con­ gresso aveva dovuto decidere che atteggiamento prendere nei suoi con­ fronti. E Nehru, a malincuore, si risolse per la collaborazione. Venne riportato in vita il partito dello Swa­ raj, che già nel primo dopoguerra era stato la grande occasione di suo

padre Motilal. Attraverso tale forma­ zione politica, il Congresso portò avanti un'attiva opposizione presso il governo centrale, mentre deteneva il controllo dei ministeri di otto pro­ vince su undici. La " luna di miele " tra il Congresso e il governo britan­ nico durò due anni, dal 1937 al 1939, e costitui una specie di prova gene­ rale del futuro e defi nitivo trapasso di poteri dagli inglesi agli indiani.

Una rivoluzione nel partito

1 uandhiani si dimenano « Notizie giunte da Calcutta confer­ mano che Mr. Bose, presidente del Partito del Congresso, ha accettato · le dimissioni dal Comitato esecutivo del partito di tutti quei suoi mem­ bri della corrente di Gandhi che han­ no controllato per molti anni la po­ litica del Congresso. Questa decisione ha sollevato scalpore nell'opinione pubblica nazionalista. Il fatto che i discepoli politici di Mr. Gandhi non accettino la leadership di Mr. Bose apre grossi interrogativi sul futuro del partito, mentre la decisione del pandit J awaharlal Nehru di dimet­ tersi anche lui ha sorpreso quei mem­ bri della sinistra che evidentemente

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fermata la linea portata avanti negli anni passati sotto la guida di Gandhi )) . Bo se fu costretto a dare le dimissio­ ni nel maggio successivo e appena scoppiata la guerra espa­ triò e passò dalla parte dei giapponesi, come aveva propo­ sto a tutto il Congresso. I giapponesi gli affidarono il co­ mando del cosiddetto Jndian National Army ( Esercito na­ zionale indiano) e lo nominarono Primo ministro del fan­ tomatico " Governo provvisorio dell'India libera " . Nel 1 945, la morte in un incidente aereo gli risparmiò un difficile futuro da ex collaborazionista. «

contavano sul suo appoggio >> ( " The Times " 28 febbraio 1 939).

Gandhi al prende la rivincita Nel 1 938 venne proposto per la ca� rica di presidente del Congresso il moderato veterano Sittaramaya. Ma l'ala sinistra del comitato panindia­ no del Congresso sfuggi al controllo di Gandhi e rielesse Bose. Gandhi non cedette, e nel giro di due mesi costrinse Bose alle dimissioni » ( P. Spear, op. cit.). «

Ha pugnalato Bose alle spalle Dimettendosi da presidente del Con­ gresso indiano , Mr. Subhas Bose ha posto fine a una situazione insoste­ nibile. Lo scorso dicembre era stato rieletto per un altro anno a prefe­ renza del dott. Sittaramaya, che era stato sostenuto da Mr. Gandhi e dai leader piu moderati del Congresso. Mr. Gandhi interpretò pubblicamente questo risultato come una sua scon­ fitta personale... I sostenitori di Mr. Gandhi, -che .erano membri del Co-

«

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mitato esecutivo, si sono dimessi e a tutt'oggi non sono stati sostitui­ ti; all'annuale sessione del Congres­ so, svoltosi a Tripuri, in marzo, Mr. Bose venne aggirato e battuto nelle votazioni. Con la sua formale eclissi, Mr. Gandhi si è dimostrato piu pe­ ricoloso per Mr. Bose di quanto fos­ se l'assassinato . Banco per Macbeth » ( " The Manchester Guardian ", 1-5-'39 ).

Il Viceré i nglese proclama :

"L 'India è in guerra "

« Il 3 settembre 1939 il Viceré inglese proclamò l'India stato belligerante. La legalità del gesto era indiscuti­ bile, ma esso fu compiuto senza nep­ pure l'apparenza di una consultazio­ ne con i capi politici indiani. Per Lord Unlithgow, era assiomatico che " il piu bel gioiello dell'Impero " sa­ rebbe venuto automaticamente in aiu­ to alla Gran Bretagna nel momento del bisogno. Per Nehru e la maggior parte dei nazionalisti indiani , al con­ trario, la questione si presentava in una luce interamente diversa. Osser­ vando la scena mondiale nell'autun­ no del 1939, essi definirono "imperia­ lista" quella guerra: una lotta tra il fascismo " aggressore " in cerca di maggior potenza, e la Francia e l'In-

Finché la guerra, scoppiata nel settembre 1 939, restò con­ finata in Europa, l'India ne segui lo svolgersi con un cer­ to distacco. In quel periodo cruciale i rapporti tra il gover­ no britannico e il Congresso peggiorarono continuamente . Il 14 settembre 1 939, l'organizzazione dei nazionalisti in­ diani aveva pubblicato un manifesto in cui affe rmava che mai l 'India avrebbe aiutato gli inglesi in un conflitto il cui obiettivo era il mantenimento dello status quo ; e, dato che gli inglesi definivano quella che stavano combattendo " guer­ ra per la democrazia " , l'India affermò che si sarebbe schie-

ghilterra " reazionarie" , attaccate alle spoglie dell'Impero. Un'India sogget­ ta, avevano spesso dichiarato, non avrebbe mai partecipato a un con­ flitto simile, a meno che il suo di­ ritto alla libertà non venisse ricono­ sciuto » (Michael Brecher, op. cit.).

Il Congresso: ��ci stiamo se ci date la libertà" Il 14 settembre il Congresso diramò la seguente Mozione sugli scopi del­ la guerra : « Se la guerra ho lo scopo di difend�re lo status quo - i pos­ sedimenti imperialistici , le colonie, gli interessi privati e i privilegi allora l'India non può averci nulla a che fare. Se invece la meta è la democrazia e un ordine mondiale ba­ sato sulla democrazia, allora l'India vi è grandemente interessata ... Un'In­ dia libera e democratica si assoderà volentieri ad altre nazioni libere nel­ la difesa comune contro l'aggressione e per una cooperazione economica ... ma tale cooperazione ha da svilup­ parsi tra eguali e per mutuo con­ senso. Il Comitato e secutivo invita di conseguenza il governo britannico a dichiarare in termini inequivocabili quali siano i suoi intenti nei riguardi della democrazia e dell'imperialismo

e quale ordine nuovo sia nei suoi desideri ; in particolare, in quale for­ ma tali intenti verranno applicati all'India e portati a effetto nel mo­ mento presente » (" Congress Bulletin no 5 " , 25 settembre 1939). Trotskij ai lavoratori Indiani

"Gli inglesi sono come Hitler e Mussolin i" 1939. « Cari amici, l'umanità vive nel­ l'attesa di una guerra che natural­ mente trascinerà nel suo vortice i popoli coloniali e avrà una portata decisiva per la loro sorte. Gli agenti del governo britannico presentano le cose come se la guerra dovesse esse­ re fatta per i principi della " demo­ crazia" che bisogna salvare dal fasci­ smo. Questo vangelo è una delibe­ rata menzogna. Se il governo inglese fosse veramente interessato allo svi­ luppo della democrazia, avrebbe un modo semplicissimo di dimostrarlo : concedere la libertà all'India. Il di­ ritto all'indipendenza nazionale è uno degli elementari diritti democratici. Ma in realtà il governo di Londra è pronto a cedere tutte le democrazie della Terra in cambio di un decimo delle sue colonie. Le classi e i popoli 143

rata con loro solo se avesse potuto deciderlo democratica­ mente, disponendo di un governo nazionale responsabile · davanti a un parlamento eletto dagli indiani . Il Congresso indirizzò in questi termini un ultimatum all'Inghilterra, agli Stati Uniti, alla Cina e alle Nazioni Unite, cioè a tutte le potenze in guerra contro l'Asse . Gandhi invece avrebbe voluto che il Congresso appoggiasse Londra senza porre condizioni, perché in un tale frangente la cosa gli sembrava un ricatto odioso. Ma, ancora una volta, preferi piegarsi piuttosto che rompere con il pandit Nehru. •

o p p r e s s i , come hanno insegnato Murx, Engels, Lenin e Liebknecht, devono cercare nel loro paese il ne­ mico principale, che è rappresentato dai loro sfruttatori e oppressori. In I ndia questo nemico è innanzi tutto la borghesia inglese. Il rovesciamen­ to dell'imperialismo inglese sarebbe un terribile colpo per tutti gli op­ pressori, compresi i dittatori Hitler e Mussolini » (Trotskij , I problemi del­ la rivoluzione . . , Einaudi 1970). .

Aiutare o non aiutare gli lngleel? « Nell'aprile 1940, Danimarca e Nor­ vegia furono invase dai tedeschi, poi fu la volta dell'Olanda e del Belgio. Quando infine le armate tedesche di­ lagarono in Francia, l'esercito bri­ tannico fu buttato in mare e costret­ to alla fuga dalla spiaggia di Dun­ kerque. Sembrava ormai chiaro che la Germania era imbattibile, e la Gran Bretagna alla vigilia di un'in­ vasione. Il governo di Londra, con­ sapevole del pericolo che correva, aveva dato istruzioni al Viceré del' l'India, Linlithgow, di fare tutto il possibile per tenere gli indiani lega­ ti all'Inghilterra durante la guerra. Ma Linlithgow non era certo l'uomo

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adatto a promuovere questa "opera­ zione di aggancio". Inoltre il suo im­ mobilismo fu incoraggiato dalla no­ mina a Premier di Winston Chur­ chill, l'arcinemico delle libertà india­ ne. Gli eventi europei ebbero una vio­ lenta ripercussione nell'ambito del Congresso e originarono l'ennesima frattura del partito. Da una parte Nehru, che era fortemente contrario ad approfittare della critica situazio­ ne britannica. La disobbedienza civi­ le in quel momento, diceva, avrebbe fatto degl'indiani gli alleati del nazi­ smo. Anche Gandhi non voleva osta­ colare gli inglesi proprio quando era in gioco la vita stessa della nazione. Maulana Azad, invece, allora presi­ dente del Congresso, era contrario al­ le idee di Nehru e Gandhi. Gli ingle­ si avevano rifiutato le modeste ri­ chieste del Congresso, e adesso avreb­ bero sperimentato sulla loro pelle il significato della non cooperazione ! Perché mai jl Congresso, che aveva denunciato la guerra come imperia­ lista, avrebbe dovuto cambiare pare­ !l"e e soccorre re la "sfruttatrice" Gran Bretagna? » ( Edwardes , op. cit.).

Incontro del Mahatma con Lord e Lady Mountbatten

SUBITO DOPO L'INVASIONE DELLA FRANCIA, da parte delle truppe di Hitler, Winston Churchill si affrettò a pro­ porre all 'India l 'indipendenza a guerra finita. Il Congresso rispose chiedendo l'indipendenza subito e l'immediato tra­ sferimento dei poteri a un governo provvisorio tutto com­ posto da membri indiani. Churchill respinse la richiesta ; come ritorsione , in ottobre venne decretata la ripresa del­ la campagna di disobbedienza civile . Gli inglesi tornarono alla carica dopo Pearl Harbor e dopo la conquista della Bir­ mania da parte dei giapponesi : scarcerato Nehru e altri

La partecipazione indiana alla 2• uuerra mondiale Dopo Pearl Harbor v e n n e creato l'Eastern Group Supply Council (Co­ mitato logistico del gruppo orienta­ le delle forze alleate), di cui l'India era il membro principale. Essa forni ben presto al Council il 60 per cento dei materiali richiesti, percentuale poi salita al 75 per cento. Ne derivò un grande sviluppo dell'industria in­ diana. Le acciaierie furono potenzia­ te e venne creata l'industria dell'al­ luminio, alimentata dalle enormi ri­ serve indiane di bauxite. « Nel 1939, l'esercito indiano contava 175.000 uo­ mini ; era efficiente, disciplinato e combattivo, ma non meccanizzato. A partire dalla metà del 1940, l'effettivo fu aumentato a circa due milioni di uomini, il che significa che il 2 per cento della popolazione adulta era sotto le armi » ( Spear, op. cit.).

CHURCHILL

• . .

"Straordinarie le virtu militari degli indiani... " Churchill scrisse della partecipazio­ ne indiana alla I I guerra mondiale : 146

« Brillarono di vivida luce le qualità militari e l'eroismo glorioso delle truppe indiane, che combatterono nel Medio Oriente, difesero l'Egitto, li­ berarono l'Etiopia, ebbero gran par­ te nella guerra in India e a fianco dei loro camerati britannici, scaccia­ rono i giapponesi dalla Birmania. La lealtà dell'esercito indiano verso il Re Imperatore, l'orgogliosa fedeltà dei principi indiani ai trattati da essi conclusi, l'insuperato coraggio dei soldati e degli ufficiali indiani tanto musulmani quanto indu, risplendo­ no per sempre negli annali di que­ sto conflitto ».

" ... ma ce le fecero pagar care" « Nessuno fra i grandi popoli del mondo fu cosi efficacemente protetto dagli orrori e dai pericoli della guer­ ra mondiale come quello indiano; esso superò la grave crisi grazie agli sforzi della nostra piccola isola. I funzionari del governo britannico in India erano avvezzi a considerare come un punto d'onore, in caso di divergenza, la difesa degli interessi particolari dell'India contro quelli della Gran Bretagna. Accordi conclu­ si allorché si riteneva che la guerra sarebbe stata combattuta in Europa

leader del Congresso, nel marzo 1 942 mandarono in India Sir Stafford Cripps a trattare con gli illustri ex detenuti . Le trattative però fallirono perché Londra non si disse di­ sposta ad " abbandonare l'India " e ad accettare, come il Congresso chiedeva, che la responsabilità della difesa del Paese venisse affidata all'eventuale governo provvisorio in­ diano . A questo punto Churchill tornò alla politica del pu­ gno di ferro : 1 '8 agosto 1 942 Nehru e tutti gli altri membri dell'Esecutivo del Congresso vennero incarcerati . Anche Gandhi e sua moglie Kasturbai furono costretti a prendere

furono poi invocati per addebitarci il costo di beni e servizi impiegati interamente per la difesa dell'India. Giungemmo cosi al termine della guerra, le cui peggiori sofferenze era­ no state risparmiate agli indiani, es­ sendo debitori verso questi ultimi di una somma quasi uguale a quella che dovevamo agli Stati Uniti dopo il conflitto precedente » (Churchill, La 2• guerra mondiale, Mondadori ).

Una nuova campagna di disobbedienza civile Davanti al rifiuto inglese di concede­ re una pronta e totale indipendenza all'India, il 15 novembre 1940 Gan­ dhi annunciò al Viceré « il suo piano di disobbedienza civile : egli avrebbe incaricato di pronunciare discorsi contro la guerra, in spregio alle leg­ gi sullo stato di belligeranza, un mi­ gliaio di personalità politiche con­ gressiste, per provocare il loro arre­ sto )) (G. Borsa, op. cit.).

Churchill : "Non esageriamo con la clemenza!" Sembra che, nell'iniziativa di riapri­ re il dialogo con il Congresso, il

Viceré abbia forzato la mano al Pre­ mier Churchill. Questi infatti, il 12 novembre 1941, gli inviò un messag­ gio in cui tra l'altro si legge : « Come sapete, sono sempre stato dell'opi­ nione che un uomo come Nehru do­ vrebbe essere trattato da detenuto politico e non da criminale. Tuttavia un'amnistia all'ingrosso mi fa l'im­ pressione di una resa al momento del successo. Senza dubbio, il rila­ scio di questi prigionieri, avvenuto sotto forma di un atto di clemenza , sarà acclamato come una vittoria del partito di Gandhi ».

La missione di pace

di Sir Staflord Cripps « L'obiettivo del progetto elaborato dal Gabinetto di Guerra per venire incontro alle aspirazioni costituziona­ li dell'India )) scrive "The Times " del 30-3-'42 a proposito dell'invio in In­ dia della missione Cripps, « è la crea­ zione di un'Unione Indiana che ver­ rà a costituire un dominion associa­ to alla Gran Bretagna e agli altri do­ minions. La possibilità o meno che questo piano diventi realtà dipende dal risultato dei colloqui di Sir Staf­ ford Cripps con i leader indiani. »

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alloggio in qu è lli che il Mahatma chiamava sarcasticamen­ te gli albergh i di Sua Maestà Dovevano rimanere in carcere per quasi 2 anni. Kasturbai si ammalò gravemen­ te e mori in prigione, suggellando cosi decenni di sempre piu attiva dedizione agli ideali del marito . Gandhi si am­ malò pure lui alcune settimane dopo la morte della mo­ glie e venne scarcerato. Era l 'ultima volta che metteva pie­ de in prigione . Fino ad allora aveva scontato 249 giorni di carcere in Sudafrica e altri 2089 in India. Finita la guerra, le elezioni del luglio 1 945 portarono alla vittoria in Gran «

FALLITE LE TRATTATIVE ! aandhi e Nehru in carcere L'H aprile 1 942 le trattative fra Cripps e il Congresso, rappresentato dal suo presidente J. Nehru, erano praticamente fallite. Nehru scrisse al­ l'inviato inglese che le sue proposte non potevano essere accolte e que­ sti, il giorno dopo, sali sull'aereo che doveva riportarlo a Londra. Il presi­ dente americano Roosevelt insistette presso Churchill perché fosse con­ cessa subito l'indipendenza all'India. Ma Churchill, ritenendo che un 'India · indipendente non sarebbe riuscita a difendersi dai giapponesi, fu irremo­ vibile. Il Congresso allora autorizzò Gandhi a preparare un nuovo movi­ mento di disobbedienza civile. Il go­ verno inglese rispose facendo arre­ stare Gandhi, J awaharlal Nehru, Mau­ lana Azad e altri leader del Congres­ so. L'operazione ebbe luogo nelle pri­ me ore del 9-8-'42. « Alla notizia di questi arresti uffic i postali , comandi di polizia e tribunali furono i ncendia­ ti; si danneggiarono linee ferroviarie, edifici e parchi di automezzi. Il Gover­ no reagi con tutta la forza a sua di­ sposizione; le folle vennero disperse a colpi di fucile e addirittura mitra­ gliate da aerei ,. ( B .R. Nanda, op. cit.). 148

».

FUORI DALL'INDIA!

Quit India! (lasciate l'India ! ) , una fra­

se che Gandhi avrebbe pronunciato rivolgendosi agli inglesi, diventò il motto dei manifestanti in ogni par­ te del Paese. In realtà questa frase, attribuita al Mahatma, venne coniata da un giornalista americano che lo aveva intervistato ( rif. da Pyarelal,

M. Gandhi: The last Phase, 1956).

CBURCWLL: i ftntl digiuni del Mahatma « Ai primi di febbraio, Gandhi an­ nunciò che avrebbe digiunato per tre settimane. Egli si trovava rinchiuso con tutte le comodità possibili in un palazzetto di Poona, sotto l'attenta sorveglianza di medici britannici e indiani. Era certo, sin dai primi gior­ ni, ch'egli veniva alimentato con zuc­ chero, sciolto nell'acqua che beveva; cosa che, insieme con la straordina­ ria vitalità e l'abituale austerità, per­ mise al suo fragile corpo di conti­ nuare cosi a lungo ad astenersi da qualsiasi forma visibile di cibo. Alla fine, convintosi della nostra inflessi­ bilità, Gandhi rinunciò a digiunare; comunque, sebbene indebolito, la sua salute non ne soffri gravemente ,. (W. Churchill, op. cit ., vol. IV).

Bretagna i laburisti, tradizionalmente favorevoli all'eman­ cipazione dell'India. Li guidava Clement Attlee che nel 1 927-30, come membro della Commissione Simon, aveva avuto modo di conoscere da vicino gli indiani, i loro pro­ blemi e il loro desiderio di indipendenza . A ritardare il passaggio all'indipendenza riemerse però il contrasto, or­ mai insanabile, tra indu e musulmani . Si delineò a questo punto l 'ipotesi di una spartizione del Paese in due stati , spartizione contro cui il Mahatma lottò disperatamente , con tutte le sue forze , ma senza successo. •

Masturbai muore in carcere « Mrs. M.K. Gandhi, moglie del lea­ der del Partito del Congresso india­ no, è morta a Poona, all'alba di ieri mattina. Aveva 74 anni. Dall'inizio dell'anno aveva subito diversi attac­ chi cardiaci. Mrs. Gandhi tributava a suo marito la tradizionale venera­ zione della moglie indu, ma non era abbastanza istruita per poter capire la sua sottile produzione intellettua­ le. Kasturbai non ebbe mai il mini­ mo influsso sull'entourage e sui visi­ tatori del marito, né sui prolungati dibattiti politici di cui egli fu al cen­ tro. Ella fu dall'inizio alla fine una docile e umile moglie e madre, orgo­ .gliosa del suo marito Mahatma ma incapace di comprenderne l'enorme influenza » ( " The Times ", 23-2-'44 ).

Gandhi: ••Non nrabba potuto

fara una morte migliore"

Gandhi venne messo in libertà il 5 maggio 1 944, un mese prima dello sbarco in Normandia. Uscendo dal carcere il suo pensiero andò a Ka­ sturbai e al suo fedele segretario Mahadev Desai, pure morto durante la prigionia. « Kasturbai desiderava tanto » affermò « uscire dalla pri-

gione. Comunque so che non avreb­ be potuto fare una morte migliore. Sia lei che Mahadev hanno offerto le loro vite sull'altare della libertà , ( Pyarelal, op. cit.).

LA GIJERRA È FINITA L'India aspetta l'Indipendenza Per l'India, la guerra fini con la resa del Giappone (2 settembre 1945 ). Da quel giorno in poi, l'immenso Paese cominciò ad attendere l'indipendenza. « Nella situazione entrava però un terzo elemento. Si trattava dei mu­ sulmani, ormai organizzati nella Le­ ga musulmana quasi tanto efficace­ mente quanto gli indu nel Congres­ so, e controllati dal loro leader Mo­ hamed Ali Jinnah piu completamen­ te di quanto il Congresso fosse con­ trollato da Gandhi. La politica del­ la Lega era impostata sull'idea del Paikistan, cioè di uno .stato musul­ mano sepaTato » ( P. SpeaJI", op. cit.). Gandhi tentò di trovare un com­ promesso con Jinnah. Il loro scam­ bio di lettere, nel settembre 1944, gli fece capire che non c'era piu modo di raddrizzare la situazione ; il prezzo dell'indipendenza dell'India era la rinunzia all'unità del subcon­ tinente » ( F. Cataluccio, oo. cit.). 149

I SO

IL 1 5 AGOSTO 1 947, da quello che era stato l'Impero delle Indie sorse da un lato l 'Unione Indiana e dall 'altro il Pa­ kistan, l'unico stato moderno d iv iso in due parti distanti centinaia di chilometri l 'una dall'altra . Amareggiato, Gan­ dhi rifiutò di partecipare ai festeggiamenti scegliendo in­ vece di passare il 1 5 agosto ospite di un suo amico mu­ sulmano di Calcutta. Intanto, la spartizione aveva creato in entrambi gli stati delle minoranze, che decisero di emi­ grare verso la rispettiva madrepatria religiosa. Piu di sei milioni di profughi si misero in cammino da una parte e

Gli Inglesi lasciano l'India « Allorché il governo del laburista Attlee approvò la decisione di riti­ rarsi rapidamente e dignitosamente dall'India, non poteva piu valersi del prestigio inglese per colmare l'abis­ so che si era spalancato fra il Con­ gresso nazionale indiano e la Lega musulmana, che chiedeva insistente­ mente la partizione del Paese. Mes­ so di fronte a contrasti etnici e reli­ giosi sempre crescenti, al pericolo di uno sconvolgimento generale del­ la legge e dell'ordine pubblico, al governo Attlee non restava altra pos­ sibilità che indurre i leader indiani ad addivenire rapidamente a una composizione delle rispettive vert�n­ ze, stabilendo una scadenza improro­ gabile per il ritiro degli inglesi. I conservatori inglesi, e Churchill in particolare, denunziarono la decisio­ ne come una resa incondizionata, un rischio ingiustificabile, un rifiuto del­ le responsabilità della Gran Breta­ gna » (Gunnar Myrdal, op. cit.).

1948 : il Mahatma sorretto

da due collaboratrici

LA &BANDE STRAGE DI CALCUTTA 4000 morti, 10.000 feriti Il Premier britannico Attlee nominò nuovo e ultimo Viceré dell'India Lord Mountbatten, già comandante delle truppe anglo-indiane sul fron­ te birmano. Appena in India il Vice­ ré invitò Gandhi a conferire con lui. Frattanto Jinnah aveva fatto presen­ te al Viceré che la spartizione del Paese era la sola soluzione possibi­ le. « Siccome il Viceré esitava ad ar­ rendersi all'idea di una spart izione dell'India, Jinnah annunciò un'" azio­ ne diretta " per ottenere la formazio­ ne del Pakistan. In conseguenza del­ l'annuncio a Calcutta nacquero tu­ multi che durarono quattro giorni c vanno sotto il nome di Great Cal­ cutta Killing ( la grande strage di Calcutta) in cui, secondo le stime u f­ ficiali, i morti furono 4000 e i feriti 10 mila. Dappertutto scoppiarono di ­ sordini che si risolsero in crudeltà e atrocità raccapriccianti. Il susse­ guirsi dei tumulti fini di convince­ re il Congresso della necessità d'un compromesso. Solo Gandhi tenne du­ ro sino alla fine, solitario apostolo della non violenza » ( Spear, op. cit.). 151

dall'altra. Quasi un milione di persone perirono nelle stra­ gi e nei massacri che accompagnarono la gigantesca migra­ zione . L'indipendenza dell'India, ottenuta senza fare appel­ lo alle armi, costò ugualmente sangue e lacrime . In quelle drammatiche settimane, Gandhi spese le sue ultime forze predicando la pace tra indu e musulmani per impedire che continuasse quell'insensata strage . Nel dicembre, iniziò un nuovo digiuno di protesta (il ventesimo " fino alla morte " ) a Delhi, dove i profughi indu giunti dal Panj ab terrorizza­ vano la minoranza musulmana della città, e lo continuò

La politica degli inglesi : divide et impera « L'India britannica, cessando di e­ sistere, dava origine di fatto a due stati : il Pakistan e l'Unione Indiana. Questa " partizione" presentava nume­ rosi caratteri artificiosi. Tuttavia, la storia degli anni anteriori all'indi­ pendenza dimostra che il Governo britan nico non aveva risparmiato sforzi per rendere la spartizione po­ liticamente inevitabile. Sperava co­ si di mantenere piu facilmente il controllo su due giovani stati » (C. Bettelheim, op. cit. ).

La tragica spartizione: mezzo milione di morti nel PanJab Nei primi giorni dell'agosto 1947, la commissione britannica creata per la definizione dei confini fra India e Pakistan, chiamata Commissione Radcliffe dal nome del suo presiden­ te, mise a punto lo studio della nuo­ va linea di confine assegnando par­ te .del Panjab al Pakistan e parte all'India. « L'effetto immediato del­ l'assegnazione Radcliffe fu di accre· scere la tensione fino al punto di 152

rottura. Un isterismo di massa e una paura paralizzante s'impadroni­ rono dei sikh e degli indu del Pa­ njab occidentale, e dei musulmani del Panj ab orientale. Fu come se l'assegnazione avesse sbarrato le porte di una prigione, intrappolan­ do in due grandi campi di concen­ tramento milioni di contadini panj a­ besi spaventati e confusi. Mentre il resto del Paese celebrava la raggiun­ ta indipendenza, nel Panjab aveva inizio un periodo di orrori sfrenati. Ogni atrocità dava luogo a reazioni equivalenti e, entro pochi giorni, la " Terra dei cinque fiumi " fu in preda alla furia piu bestiale. Prima della fine dell'anno mezzo milione di per­ sone morirono o furono trucidate » (M. Brecher, Vita di Nehru, op. cit.).

Mohamad Ali .Jinnah Il padre del Paklatan Mohamed Ali Jinnah ( 1876-1948 ) è lo statista che creò il Pakistan. Aveva cominciato la sua carriera politica come nazionalista musulmano ade­ rente al partito del Congresso. Le campagne di non cooperazione orga­ nizzate da Gandhi lo delusero, ma ancora nel 1937 riteneva possibile una collaborazione tra il Congresso e la

finché i capi delle organizzazioni dei profughi non vennero piangendo a deporre le armi ai suoi piedi . Non appena pe­ rò riprese, come era solito fare ogni giorno, a recarsi a pregare con i discepoli nel suo giardino , alcuni ignoti lanciarono oltre il muro di cinta una bomba a mano che tuttavia non lo feri . Il Mahatma non si lasciò intimorire , e continuò nella sua pia abitudine . Aveva 78 anni quando la sera del 30 gennaio 1 948 , appoggiandosi a due giovani seguaci (camminava ormai con difficoltà), scese come al solito nel giardino . Qui un indu estremista, Ran Nathuram

Lega musulmana. Solo quando capi che il Congresso non vedeva altra forma di collaborazione che quella del puro e semplice confluire dei mu. sulmani nelle sue file, egli ne diven­ tò un oppositore implacabile.

Cosa vuoi dire Paldst• Pakistan è una parola inventata nel 1933 da Rahmat Ali, profeta del na­ zionalismo musulmano in India. •p• sta per Pan.i ab, • A • per afgani, " K " per Kashmir. " S " per Sind (popoli e regioni di tradizione islamioa dell'In­ dia Occidentale); stan è parola per­ siana che significa "paese ". Per com­ binazione, in urdu, la lingua dei mu­ sulmani dell'India Occidentale, pak significa puro, quindi Pakistan vuole anche dire: " Paese dei puri ".

Il Mahatma diventa un martire musulmano Il 20 gennaio venne lanciata contro il Mahatma una bomba a mano di fabbricazione artigianale. Il Mahat­ ma si rendeva conto che l'attenta­ tore non poteva essere solo. Non smise tuttavia di lavorare a due suoi progetti : un viaggio di pace nel Pa-

kistan e un discorso in cui si pro­ poneva di affermare che il Congres­ so, in quanto partito, non serviva piu, e si sarebbe dovuto trasformare in un'organizzazione di servizio so­ ciale. Il 30 gennaio si verificò un nuovo attentato ad opera di Nathu­ ram Vinayak Godse, un bramino trentacinquenne che a Poona dirige­ va un settimanale della Mahasabha, un'organizzazione estremista indu. Fu lui l'uomo che passò alla storia co­ me l'assassino del Mahatma.. « Fu co­ si che il santo indu divenne martire dei musulmani " (G. Ashe, op. cit . ).

L'ASSASSINIO DI GANDHI Questa la descrizione dell'assassinio di Gandhi riferita da un testimone oculare e raccolta dal giornalista E. Singer dell'Associated Press : « E­ cheggiarono tre colpi di pistola e un foro rosso si formò sul petto nu­ do del Mahatma all'altezza del cuo­ re. Dopo la terza detonazione, Gan­ dhi si abbatté lentamente per terra quasi sfu�gendo alle braccia che cer­ cavano dt sostenerlo. Prima di ca­ dere, ebbe ancora la forza di solle­ vare le braccia e piegare le mani nel rituale saluto alla congregazione ». 153

Vinayak Godse, 35 anni, mischiatosi alla piccola folla, do­ po essersi inchinato davanti a lui come tutti i presenti, gli scaricò addosso una pistola . Gandhi , prima di morire, fece in tempo a perdonare il suo uccisore e a pronunciare il no­ me di Rama, uno dei molti con cui nell'induismo viene chiamato Dio : gli aveva raccomandato di ripeterlo spesso, quando era un bambino, la sua nutrice, ed egli era rimasto fedele fino alla morte a quella consegna. Aveva trascorso l 'ultima mattina della sua vita scrivendo lettere . « Doma­ ni aveva scritto « può darsi che non sia piu qui . Nel pri»

••Era l'unica morte abbastanza grande per lui" Mentre Gandhi cadeva sotto i colpi del suo assassino, Nehru stava per entrare nel giardino teatro del de­ litto. « Avvicinatosi, si inginocchiò accanto al corpo del Mahatma e pianse senza ritegno. Tutt'intorno a lui la gente si aggirava, troppo stor­ dita per poter far altro che gemere e lamentarsi. " Che cos'è tutto que­ sto piagnucolare ?" esclamò allora la poetessa Saroij nu Naidu, discepola del Mahatma. "Avreste preferito che morisse di vecchiaia o d'indigestio­ ne? Questa era l'unica morte abba­ stanza grande per lui » (M. Brecher, Vita di Nehru, op. cit.).

Profondo cordoglio in tutto il mondo « Questa fine violenta di un uomo che della resistenza passi­ va alla violenza aveva fatto la nor­ ma fondamentale della sua vita ci addolora profondamente ». Truman: « È una tragica perdita per il mondo intero ». Andrej Gromyko : « Esprimo la mia profonda simpatia al popolo indiano

De Gasperl:

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»

per la tragica morte del Mahatma ». Re Giorgio d'Inghilterra : « La regina ed io siamo profondamente scossi dalla notizia della morte del signor Gandhi. Esprimiamo al popolo del­ l'India la nostra sincera simpatia nel momento della irreparabile perdita che ha colpito l'intera umanità ». Maurlce Schumann , uomo politico francese : « L'ambizione di Gandhi era quella di offrire la sua vita in sacrificio. Non vorrebbe perciò che lo piangessimo. Noi piuttosto dob­ biamo piangere su noi stessi, perché la pazzia omicida che l'ha ucciso potrebbe scatenare n-:!1 mondo asia­ tico una carneficina contagiosa ».

Fra carri annati e aerei da combattimento l'addio al Mahatma Il corteo funebre di Gandhi ad Al­ lahabad fu grandioso. « Lo aprivano d istaccamenti di polizia » raccontò ptu tardi un discepolo del Mahatma a I ndro Montanelli, « poi reparti del­ l'esercito a cavallo, poi i carri arma­ ti, mentre sopra le nostre teste vo­ lavano apparecchi da caccia e gros­ si quadrimotori da bombardamento. Perché abbiamo un bell'esercito, sa­ pete, qui in India. Un esercito mo-

mo pomeriggio, si era incontrato con una giornalista in­ viata da " Life . Che cosa deve fare un satyagrahi - ave­ va chiesto la giornalista - se una bomba atomica sta ca­ dendo sulla sua città ? Gandhi aveva risposto : Guar­ dare in alto senza paura e pregare per il pilota. Il suo sa­ crificio non sarà vano La sera del 3 1 gennaio, le fiamme del rogo funebre consumavano il corpo del Mahatma sugli argini del Yamuna, di fronte a una folla in lacrime . La · morte di Gandhi pose tei:mine alle stragi che avevano accompagnato la spartizione dell'ex India britannica . Non "

«

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».

derno, ben equipaggiato con armi americane ... » Commenta Montanelli : « E io pensavo a Gandhi che se ne andava cosi, sotto quel tetto di aero­ plani, alla testa di una processione che minacciosamente agitava, facen­ doli luccicare al sole, i suoi stru­ menti di violenza e di distruzione » (" Corriere della Sera " 12 luglio 1952).

IL DOPO GANDHI Sempre f&Die e miseria in India « Quando Nehru nel 1947 si trovò a capo del governo, traboccava tutto di idee sociali e umanitarie non tut­ te ben digerite: un insieme di teo­ rie predicate da Gandhi, e altre de­ rivanti da un socialismo fabiano e pacifico. Due azioni si prefisse fin dal principio : la guerra alla mise­ ria, male antico dell'India, e la li­ berazione dalle pastoie dell'indui­ smo, con la creazione di uno stato laico. Non poté esimersi però da alcune concessioni ai tradizionalisti. E dovette tollerare che nella stessa Costituzione, articolo 48, comparisse un invito agli Stati dell'Unione In­ diana a "prendere provvedimenti per proibire il macello delle vacche e dei vitelli e del bestiame da latte e da tiro ". E cosi l'India non può di-

sporre di un'enorme materia prima per nutrire la sua popolazione » ( Pao­ lo Monelli, " La Stampa " 14-6-'62 ) .

4 guerre in 24 anni « I "realisti " indiani che avevano spe­ rato di risolvere il problema del subcontinente con la vivisezione, si rendono oggi conto che essa ha ori­ ginato, in 24 anni, quattro gue rre tra India e Pakistan. Fra il 1 947 e il 1949 si verificò la prima guerra del Kashmir. Nel 1948 scoppiò la guerra detta dei quattro giorni per l 'an­ nessione dello stato di Hyderabad ; dall'agosto 1 965 al gennaio 1966 s i ebbe una seconda guerra d e l Kash­ mir, e il 3 dicembre 1 97 1 , è scoppia. ta la guerra per il Bengala. Nehru , stesso riconobbe nel 1949: " Avrei lot­ tato senza quartiere contro la crea­ zione del Pakistan, se avessi pot uto prevedere le terribili conseguenze della spartizione " » (Max Gallo , " G a­ ceta llustrada ·, Madrid 2-1-1972 ) .

1971 I l rapporto di forza tra India a Paldstan •

Abitanti:

India : 537 milioni, Pakistan 1 14 155

per questo, tuttavia, regnò la pace tra India e Pakistan, che dall'ottobre '47 si contendevano il Kashmir, regione mon­ tagnosa abitata da musulmani ma governata da indu che avevano optato per l'Unione Indiana. La guerra fini nel gen­ naio '49 con la vittoria dell 'India, che si annesse quasi tut­ to il territorio contestato. Il Premier Nehru era scompar­ so da meno di un anno quando - il 1· settembre 1965 il conflitto fra i due stati si riaccese, per concludersi 22 giorni dopo con un'altra sconfitta per il Pakistan. Poche ore dopo la firma degli accordi di pace, avvenuta a Ta-

Bilancio mllltare :

India : 1656 milioni di dollari Pakistan : 715 milioni di dollari

Forze armate:

India : 980.000 uomini Pakistan : 392.000 uomini

Divisioni di fanteria:

India : 23 ( 10 delle quali sono divi­ sioni di montagna) piu 6 brigate in­ dipendenti di fanteria e 2 brigate di paracadutisti; Pakistan : 12 piu 2 divisioni in for­ mazione; l brigata di difesa aerea Divisioni bllndate: India : l , piu 2 brigate blindate; Pakistan : 2, piu l brigata blindata Cannoni:

India : 3000, Pakistan : 1 100

Carri armati:

India : 1450, Pakistan 870

Aerei da combattimento:

India : 625, Pakistan 285 ( dal settimanale " Jeune Afrique", ri­ ferito da " Il Giomo ", 5-12-197 1 ) .

INDIA E BANGLA DESH « N uova Delhi vuole nel Bangla Desh un governo che si riconosca debito­ re all'India dell'aiuto determinante prestato dall'esercito indiano. E per averlo non esiterà a tenere le sue divisioni nell'ex Pakistan Orientale

156

magari per anni. Ma riuscirà l'In­ dia a dare una parvenza d'ordine a un Paese sconvolto dalla guerra e dalle lotte intestine qual è il Bangla Desh ? Forse. Ma ciò che l'India sarà portata inevitabilmente a fare sarà sostituirsi semplicemente al Paki­ stan nello sfruttamento coloniale del Bengala Orientale » ( Egisto Corradi, "Corriere della Sera » 1 9-1 2-'71 ) .

un nuovo terribile nemico: la Cina di Mao «

Agli occhi dell'India, negli ultimi

15 anni la Cina è balzata in primo

piano come un nemico estremamen­ te pericoloso. Bisogna riconoscere che gli scontri di frontiera dell'au­ tunno del 1962 non si possono sbri­ gativamente spiegare come conse­ guenza di un'aggressione cinese. An­ che la versione indiana dell'episodio riconosce che il governo di Nuova Delhi, constatando che non si poteva indurre la Cina ad abbandonare il suolo dell'India con mezzi diploma­ tici, lanciò un'offensiva militare per ricacciare gli invasori. L'attacco ven­ ne respinto e i cinesi inseguirono gli indiani in ritirata penetrando per una profondità considerevole in ter-

skent grazie alla mediazione dell 'URSS, il Premier indiano Shastri morf . Gli successe la figlia di Nehru, Indira Gan­ dhi ( il cognome è quello del marito - semplice omonimo del Mahatma - da cui si era ben presto divisa). Sotto la sua guida, il 3 dicembre 1 971 , l'India ha attaccato il Paki­ stan Orientale, intervenendo in aiuto delle forze del Ban­ gla Desh (Bengala Libero) che lottavano per l 'indipendenza di quello stato. La guerra si è conclusa con il pieno successo dell 'esercito indiano, e con ]a nascita - dalle ceneri del Pakistan Orientale - del nuovo Stato del Bangla Desh . •

ritorio incontestabilmente indiano prima di tornare in trionfo sulla li­ nea di demarcazione da loro rico­ nosciuta valida. Nulla avrebbe po­ tuto impedire loro di spingersi an­ cora piu avanti, e l'episodio è per­ fettamente comprensibile se si tie­ ne conto che i cinesi erano sincera­ mente convinti della giustizia delle loro rivendicazioni e volevano far capire agli indiani che erano risolu­ ti a mantenere il loro controllo su territori che a loro parere apparte­ nevano alla Cina » (H. McAleavy, Storia della Cina moderna, Rizzoli Editore 1 969 ) . 1971, lndira Gandhi ha firmato a Mosca un trattato di amicizia indo-sovietico in funzione eminentemente anticinese.

NELL 'AGOSTO

I N D I RA GAN D H I :

"Noi giovani non andavamo d'accordo con Il Mahatma"

Dopo la sua morte, è sorta su Gan­ dhi molta mitologia. Ma resta il fat­ to che era un uomo eccezionale, ter­ ribilmente intelligente, con un intui­ to formidabile. Dopo l'indipendenza, lavorai molto con lui; nel periodo in «

cui v'erano i tumulti tra indu e mu­ sulmani mi incaricò di occuparmi dei musulmani. Eh, sf, era un gran­ d'uomo. Però tra me e Gandhi non ci fu mai l'intesa che c'era tra mc e mio · padre. Parlava sempre di re· Iigione. Era convinto che ciò fosse giusto. Insomma, noi giovani non andavamo d'accordo con lui su mol­ te cose » (lndira Gandhi a Oriana Fa l­ laci, "L'Europeo • 10-12-'72 ) .

Gandhi: la vigila coeolenz• della nazione

r

" Come ha detto Gandhi è o � l e­ spressione comune in India. E 1 s u o nome lo invoca il governo per 'lu­ stificare la sua politica ; lo usa l op­ posizione per protestare con tro i l governo. A volte s i tratta d i citazio­ ni fatte senza sincerità. Ma ogni vol­ ta che i capi dell'India difendono gli "intoccabili ", assistono i contadini o resistono alla tentazione di usare la forza per indurre alla disciplina un popolo che per tradizione è scarsa­ mente portato a essa, è la voce di Gandhi che ascoltano. Oltre che es­ sere venerato dal popolo intero, il Mahatma è la coscienza stessa della nazione » (J.D. Brown, op. cit.). 157

cronolog ia 1869 - 2 ottobre, nasce a Porbandar Mohandas Karamchand Gandhi fi. glio di Karamchand e di Putlibai. 1876 - Karamchand pa­ dre è nominato giudice e si stabilisce a Raj kot. 1877 - Fidanzamento di Gandhi con Kasturbai ( le nozze avverranno nel 1883).

Morte di Karam­ chand Gandhl, il padre. 1885 -

1888 - Gandhi a Londra per studiare legge. 1890 - Morte della ma­ dre Putlibai. 1891 - Appena laureato­ si ritorna in India. Eser­ cita l'avvocatura a Bom­ bay e a Raj kot. 1893 - 4 aprile, parten­ za per il Sudafrica. Pri­ mo soggiorno a Durban. Trasferimento a Pretoria. 1894 - Ritorno a Dur­ ban. Esercita l'avvocatu­ ra. Fonda il Congresso indiano del Natal, un'as­ sociazione che i n t e n de salvaguardare gli interes­ si degli indiani emigrati in quello stato. 1896 - Trascorre sei me. si in India. Azioni in fa­ vore degli indi ani del Su­ dafrica. Incontro con Ti­ lak. e Gokhale, i capi del Congresso, cioè il parti­ to politico maggioritario dell'India.

Ritorno nel Na­ tal con la famiglia. Mani­ festazioni dei bianchi in Sudafrica contro Gandhi. 1897 -

Guerra anglo-boe­ ra. Per sei settimane Gandhi organizza un cor1899 -

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po di sanità fra gli india­ ni e si presta come barel­ liere volontario. 1901 - Ritorno in India. In dicembre assiste alla sessione del Congresso. Presenta una mozione in favore degli indiani del Sudafrica. 1902 -

frica.

Ritorno in Suda­

1903 - Apre uno stu­ dio d'avvocato a Johan­ nesburg.

Pubblica il gior­ nale "lndian Opinion•. Legge Unto this Last di Ruskin. Fonda la Colo­ nia di Phoenix. 1904 -

1906 - Rivolta degli Zulu. Presta servizio come ba­ relliere volontario. Pro­ nuncia il voto di castità. 1907 - Azione contro la Legge asiatica. Organiz­ zazione della resistenza passiva. Crea la parola Satyagraha. Rinuncia al­ la professione e distri­ buisce i suoi beni. 1908 - Il 10 gennaio è condannato a due mesi di prigione a Johannes­ burg. Rilasciato il 30 gen­ naio. 15 ottobre-13 dicem­ bre, nuovo arresto.

A Londra. Prima lettera a Tolstoi. Novem­ bre, ritorno nel Sudafri­ ca. Scrive Hind Swaraj. 1909 -

1910 - Seconda lettera a Tolstoi e invio di Hind Swaraj. Crea la Fattoria Tolstoi ( Tolstoy Farm).

Ottobre, marcia dal Natal al Transvaal. 1 1 novembre, condanna a 15 mesi di prigione. 1913 -

Liberato il 18 dicembre. Incontro col reverendo Andrews.

ad Ahmedabad, condan­ na a sei anni di reclu­ sione.

1914 30 giugno : accor­ do Smuts-Gandhi. 1 8 lu­ glio : partenza per Lon­ dra. Reclutamento di in­ fermieri indiani per la prima guerra mondiale.

1923 In prigione a Ye­ ravda. Scrive Satyagraha in Sudafrica e l'Autobio­ grafia. Legge e fila.

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1915 - Arrivo a Bombay. 18 febbraio, il poeta Ta­ gore lo saluta Mahat­ ma. 25 maggio: fondazio­ ne del primo ashram in­ diano a Sabarmati. 1916 - Viaggi e riunioni per tutta l'India. 1917 - aprile, Satyagra­ ha per il problema del­ le piantagioni d'indaco del Champaran. 1918 Satyagraha con gli operai delle filature di Ahmedabad. Digiuno di tre giorni per sostene ­ re gli scioperanti. Satya­ graha nel Kerala. Reclu­ tamento di indiani per l'esercito inglese. -

28 febbraio : giu­ ramento di Satyagraha contro le leggi Rowlatt. 13 aprile: digiuno di tre giorni per penitenza do­ po atti di sabotaggio. Pubblica i giornali " Young India" e "Nava­ j ivan ". 17 ottobre : pre­ siede la conferenza del Califfato, lancia l'idea e l'espressione della non cooperazione. 1919

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1921 1• agosto : primo rogo di tessuti stranieri. Digiuna cinque giorni per espiare i morti di Bom­ bay. -

1922 13 marzo : arre­ sto. 1 8 marzo : processo -

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1924 - Operato d'urgen­ za di appendicite. Libera­ zione. 18 settembre : ven­ tun giorni di digiuno do­ po i moti indu-musulma­ ni di Kohat. 1925 Viaggi per l'In­ dia. Ottobre: fondazione dell'Associazione panin­ diana dei filatori. -

1926 - Voto di un an­ no di silenzio politico a Sabarmati.

Viaggi, riunioni, filatura e roghi di tes­ suti. 1927 -

1930 30 gennaio : pub­ blicazione degli undici punti della non coopera­ zione. 12 marzo-6 aprile : marcia del sale. 4 mag­ gio : incarcerato a Ye­ ravda. -

·

1931 25 gennaio : libe­ razione. 4 marzo : accor­ do Gandhi-Irwin. 29 ago­ sto-5 dicembre, viaggio a Londra per i lavori del­ la Tavola Rotonda. Di­ cembre: giro di confe­ renze a Parigi, in Sviz­ zera, in Italia. Incontro con Romain Rolland e con Mussolini. 28 dicem­ bre, arriva a Bombay. -

to dalla prigione di Ye­ ravda. 26 luglio : scioglie I'ashram. to agosto: arre­ stato, rilasciato il 4. Nuo­ vo arresto. Condannato a un anno di prigione. Rilasciato il 23. Si consi­ dera prigioniero fino al­ lo scadere della pena (agosto 1934 ). Fonda un nuovo giornale, " Harij an " (" Figli di Dio " ). 1 934 - 7 aprile : sospen­ de la disobbedienza civi­ le. 25 giugno : un atten­ tatore lancia una bomba contro Gandhi : 26 otto­ bre : fonda l'Associazio­ ne panindiana delle in­ dustrie di villaggio. Si ritira dal Congresso. 1935

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Wardha.

Si stabilisce a

1936-1938 Facendo base a Segaon viaggia e orga­ nizza riunioni per l'India. -

9 agosto: incarce­ rato nel palazzo dell'A­ ga Khan a Poona. 15 ago­ sto: morte del segretario Mahadev Desai. 1942

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1943 10 febbraio, digiu­ no di tre settimane. -

22 febbraio, mor­ te di Kasturbai. 6 mag­ gio, Gandhi, ammalato , è rilasciato. Fallimento dei negoziati Gandhi-Jinnah (dal 9 al 26 giugno). 1944 -

1932 -

1946 dicembre-marzo, scontri fra indu e musul­ mani. Massacri di Noak­ hali e del Bihar.

1933 -

1948 - 13-18 gennaio : di­ giuno a Delhi. 20 genna­ io, sfugge a un tentativo di assassinio. 30 genna­ io: muore assassinato a Delhi.

4 gennaio arre­ sto. Prigionia a Yeravda. 20-26 settembre: digiuno tino alla morte per gli " intoccabili ". Patto di Ye­ ravda. 8 maggio rilascia-

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QUESTO VOLUME t!. STATO IMPRESSO NEL MESE DI GIUGNO DELL'ANNO MCMLXXI I NELLE OFFICINE GRAFICHE VERONESI DELLA ARNOLDO MONDADORI EDITORE PRINTED IN ITALY