Mysterium salutis. I fondamenti d'una dogmatica della storia della salvezza (parte II) [Vol. 2] 8839900020, 9788839900029

MYSTERIUM SALUTIS (12 volumi): L'opera, caratterizzata innanzitutto dalla internazionalità degli autori, è concepit

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Italian Pages 648 Year 1968

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Mysterium salutis. I fondamenti d'una dogmatica della storia della salvezza (parte II) [Vol. 2]
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MYSTERIUM SALUTIS Nuovo corso di dogmatica come teologia della storia della salvezza

a cura di ]. FEINER

e M. WHRER

edizione italiana a cura di TOMMASO fEDEltICI

QUERINIANA -BRESCIA

I FONDAMENTI D'UNA DOGMATICA DELLA STORIA DELLA SALVEZZA con la collllborazion e di HANS URS VON BALTHASAR- ADOLF DARLAP JOHANNES FEINER - HEINRICH FRIES HERBERT HAAG - ANDRÉ DE HALLEUX GOTTHOLD HASENHUTTL - KARL LEHMANN PETER LENGSFELD - MAGNUS LOHRER JOSEF PFAMMATTER - KARL RAHNER GOTTLIEB SOHNGEN • BASIL STUDER ALOIS STENZEL - JOSEF TRUTSCH

parte 11

QUERINIANA - BRESCIA

Titolo originale dell'opera:

MYSTERIUM SALUTIS Grundriss heilsgeschichtlicher Dogmatik Bem:iger Verlag

4· edizione:,

Einsiedeln I 96 5

s~ttcmbrc

1977

© I965 by Benziger Ver!ag • Einsiedeln

©

i968 by Editrice Queriniana · Brescia

Con approvaiione ei:clesiastica

SOMMARIO

7 Collaboratori e traduttori

9 L'attualizzazione della rivelazione mediante la Chiesa Rivelazione e Chiesa· Chiesa e rivelazione (Johannes Feiner) Portatori della mediazione (Magnus Lohrcr - Basi! Studcr) - Modi attraverso i quali la mediazione si realizza (Alois Stenzel - Karl Rahner - Hans Urs von Balthasar) - Storicità della mediazione (Karl Rahner • Karl Lehmann).

369 La fede L'uditore della parola di Dio (Josef Triitsch) - La fede secondo la sa.era Scrit· tura (Josef Pfammatter) - Linee dello sviluppo del doema e della teologia Intelligenza teologica della fede (Josef Triitsch).

51 x La sapienza della teologia sulla via della scienza La 'sapienza di Dio nel mistero' in Paolo come documento biblico e come origine spirituale d'ogni teologia cristiana - 'Teologia, filosofia, scienza Kerygma, dogma, esegesi, storia: campi fondamentali d'un enunciato teologico - Divisione della reologia - Forme fondamentali della teologia in quanto scienza e sapienza; in particolare il concetto di toologia di s. Tommaso (Gottlieb Sohngen) - Exc11rrns: La teologia ortodossa (André de Halleux).

609 Abbreviazioni 619

Indice onomastico (della

634 Indice analitico (della 657 Indice

1

I

e

e II parte) 11

parre)

COLLABORATORI

HANS

URS

VON BALTHASAR

Nato nel r905, dr. filos., dr. teol. honoris causa, scrittore e pubblicista. AooLF DARLAP

Nato nel 1924, Assistente alla ricerca scientifica. JoHANNEs FEINER

Nato nel r909, dr. teol., dr. filos., docente di dogmatica nel Seminario di St. Luzi, Chur, consultore del Segretariato per l'Unità dei cristiani. HEINRICH FRIES

Nato nel r9n, docente di teologia fondamentale e direttore dell'Istituto Ecumenico della Facoltà teologica deH'Università di Monaco. HERBERT HAAG Nato nel 191_s,

dr. teol., docente di esegesi ddl'A.T. presso la teologica dell'Università di Tubinga.

Facoltà

ANDRÉ DE HALLEUX O.F.M.

Nato nel r929, dr. teoI., docente di tecilogia orientale presso la Facoltà teologica deH'Università di Lovanio. GOTTHOLD HAsENHiiTI'L

Nato nel 1933, dr. teol., assistente alla ricerca scientifica nell'Istituto di Srudi Ecume~ici dell'Università di Tubinga. KARL LEHMANN

Nato nel 1936, dr. teol., assistente ail'Istituto per la concezione cristiana del mondo e per la filosofia della religione presso la Facoltà filosofica dell'Università di Monaco. PETER LENGSFELD

Nato nel 1930, docente di teologia dogmatica ed ecumenica presso fa. Facoltà teologica dell'Università di Miì~ster i. W. MAGNUS UiHRER O.S.B.

Dell'Abbazia di Einsiedeln (Svizzera), nato nd 1928, dr. teol., docente di dogmatica presso la Facoltà teologica del Pontificio Ateneo di Sant'Anselmo in Roma. }OSEF PFAMMATTER

Nato nel 1926; dr. teol., docente di esegesi del N.T. nel Seminario diocesano di St. Luzi, Chur.

KAIO.. RAHNER S.J.

Nato nel 1904, docente di Concezione cristiana del mondo e di Filosofia della religione presso la Facoltà filosofica dell'Università di Monaco. GoTTLIEB SoHNGEN

Nato nel r892, dr. teol., dr. fìlos., professore emerito di teologia fondamentale e di propedeutica teologica presso la Facoltà teologica dell'Università di Monaco .. ALOIS STENZEL S.J.

Nato nel r917, dr. teol., docente di dogmatica e di liturgia al Sank1 Georgen, Scuola Superiore di fiilosofia e di teologia ddla Facoltà teologica S.J. di Francoforte sul Meno. BASTL STUDER O.S.B.

Dell'Abbazia di Engelbcrg (Svizzm1), nato nel 1925, dr. teol., docente di patrologia presso la Facoltà teologica dol Pontificio Ateneo di Sant'Anselmo in Roma. JosEF tRDTSCH

Nato nel r9r8, dr. teol., già docente di teologia dogmatica e di teologia fondamentale al Seminario diocesano di St. Luzi, Chur, rettore del Collegio Maria HiH, Cant. di Schwyz.

TRADUTTORI GwsÉPPE RUGGIEIU

Ru.11E1n-u

Snu - ANGELO TOSATO - G10VANl'lJ VIOLA

CAPITOLO QUARTO

L'ATTUALIZZAZIONE DELLA RIVELAZIONE MEDIANTE LA CHIESA

SEZIONE PRIMA

RIVELAZIONE E CHIESA- CHIESA E RIVELAZIONE

Già nel capitolo n,* che trattava della rivelazione, ~ nel capitolo III, in cui si è discussa la presenza oggettiva della rivelazione nella Scrittura e nella tradizione, il discorso di necessità ricadeva continuamente sulla Chiesa. La Chiesa, in quanto comunità dei credenti nella definitiva parola rivelatrice di Dio realizzatasi nel Cristo, non è infatti un'entità 'al di fuori' dell'avvenimento della rivelazione e ad esso aggiunta solo in secondo tempo; appartiene bensl al fatto della rivelazione come suo particolare momento. L'incarnazione non è concepibile alla stregua d'un avvenimento puramente oggettivo, che tutti conoscono e credono soltanto cosl come si presenta nella realtà. L'avvenimento del Cristo non costituirebbe una rivelazione fatta al mondo, se non ci fosse una comunità di uomini che lo accolgono, nella fede, come autorivelazione di Dio. In quanto la parola rivelante di Dio, manifestatasi al mondo mediante tutto l'avvenimento del Cristo, viene accolta dalla comunità di Gesù nella fede, essa diventa 'presente nel mondo e per il mondo; e poiché questa comunità di credenti si prolunga nella storia, questa rivelazione, pur avvenuta una volta per tutte, acquista una presenzialità permanente nel mondo e per il mondo. La rivelazione è sostanzialmente il fatto, liberamente posto da Dio, dell'incontro personale di Dio con l'uomo, e quindi, per sua stessa natura, implica il socio umano, per quanto anche questi, già come uomo, sia posto da Dio pur liberamente. Questo socio, * Ricordiamo al lettore che l'edizione italiana divide in 2 parti ciascun volume dell'edizione originale. La prima parte del volume I fondamenti d'una dogmatica dl.'l· !c1 .lfori,1 della salvezza comprende i primi tre capitoli (già pubblicati).

IO

ll!Vl!LAZ!ONE E CHll!SA DELLA 11.IVl!LAZIONI!

in cui Dio opera la venuta e l'accettazione della sua parola rivelante, non è l'uomo isolato, l'uomo si:ngolo in quanto tale, bensl l'uomo nella comunità. La parola di Dio, tanto nell'Antico quanto nel Nuovo Testamento, si rivolge sempre alla comunità del popolo di Dio. Il soggetto primario della definitiva rivelazione nel mondo è la Chie· sa; il singolo diventa partecipe della parola rivelante di Dio mediante la comunità ecclesiale. Come dunque, da un lato, la rivelazione afferma la Chiesa apparsa nella storia quale comunità escatologica che crede la deilnitiva parola di Dio, così, dall'altro, la Chiesa, per sua stessa natura,4i.r_nplica la rivelazione. Non si deve concepire la Chiesa come una ·corrilÌt'iità sussistente di per se stessa, a cui in seguito sia stata affidata' la rivelazione: essa piuttosto, secondo la sua natura, costituisce la presenza storica della rivelazione avvenuta nel Cristo per tutto il periodo che intercorre tra la prima venuta di Cristo nel mondo e il suo compimento nella parusia del Cristo. La Chiesa è il 'luogo' della avvenuta rivelazione, che costantemente si rinnova fino al compimento della storia della salvezza, ed è contemporaneamente l' 'organo' che rea· lizza questa venuta nella storia. L'eph'hapax dell'avvenimento storico della rivelazione di Gesù Cristo esclude che, nella storia successiva, avvengano altre rivelazioni o che la rivelazione continui. Ma 'la tensione del tempo intermedio' esige che. la. parola di Dio rivelante nella fede, parola in sé unica ed irrepedbile, possa continuamente rivolgersi all'umanità. Ciò significa che l'autorivelazione di Dio, avvenuta una volta per tutte in Gesù Cristo, deve continuamente farsi presente nella storia al fine di poter essere rivelazione anche per ogni successiva generazione chiamata alla fede nel Cristo e, in essa, restare presente nel mondo. Abbiamo cosi acquisito il concetto centrale sotto cui si raggrup.peranno i singoli temi che esamineremo in questo capitoio. Si tratta della realiz.z.az.ione della presenza attuale della rivelazione, avvenuta una volta per tutte nel Cristo, presenza realizzata nella Chiesa e dalla Chiesa nel tempo intercorrente tra la venuta del Cristo e la fine della storia. Compito di questo capitolo è di descrivere i singoli momenti attraverso i quali procede questo 'farsi presente' che si attua nella Chiesa e mediante la Chiesa. Da tale compito esula lo sviluppo d'una ecclesiologia in tutte le sue dimensioni: questo sarà invece oggetto

ATl'UALIZZAZlONE DELLA RIVELAZlONE DEL

n

CR1~·ro

del IV volume. Qui si intende soltanto de!i(:rivere, da un detenninato punto di vista, il processo atttav:eI'So èqj J.a Chiesa si autorealizza, e precisamente nel far vedere éome proprio mediante l'autorealizzazione della Chiesa la verità rivelat_a,. resasi già p~~sénte al mondo nei primi fedeli, continui a rendersi presente nella storia, in modo da poter efficacemente raggiungere tutti coldro cbe sono chiamati alla comunione di fede nella Chiesa. La r SEZIONE costituisce una specie d'introduzione al· resto del capitolo. Essa offre una visione d'insieme dei siii.goli temi che verranno esposti e discussi in seguito, e la connessione secondo la quale si svilupperà il loro studio.

I.

L'attualizzazione della rivelazione del Cristo

a. Rivelazione come verità di salvezza e come grazia di salvezza

In Cristo, Dio stesso si è rivelato quale salvezza dell'uomo rendendosi storicamente presente nel mondo. La rivelazione del Cristo è l'escatologica, insuperabile, storica autorivelazione di Dio. Infatti, in Gesù Cristo, Dio ha comunicato se stesso a questo mondo in modo assoluto e definitivo. Come è già stato esposto nel capitolo 1 (v. parte prima) il fatto che Dio si sia comunicato, rivelandosi, nell'avvenimento del Cristo, non significa una pura e semplice proclamazione della volontà divina di salvezza e di grazia attraverso la parola e l'azione di Dio in Gesù Cristo, bensl il rendersi presente nella storia della stessa grazia di salvezza che, in definitiva, è Dio stesso. 1 Il Cristo annuncia la salvezza dell'uomo; nel Cristo la salvezza annunciata è presente nel mondo. Egli è dunque «pieno di grazia e di verità» (lo. r, r 4 ), poiché in lui Dio è vitalmente presente come grazia che ha vinto il peccato e come verità che ha debellato l'ignoranza e l'errore. In lui, Verbo divin~ personale, non soltanto Dio esprime definitivamente la sua volontà di grazia nei riguardi dell'umanità peccatrice, ma tale volontà rende irrevocabilmente presente nella storia. Il Cristo, viva e personale presenza di Dio nel mondo, costituisce la grazia 1

Vedi le considerazioni Ji A.

DARLAP,

in Myrterium Salutis,

1/!,

pp.

n2-I27.

12

.RIVELAZIONE E CHIESA DELLA IUVELAZIUNE

di salvezza comunicata all'umanità e la verità salvifica ad essa rivelata: verità e grazia in lui sono indissolubilmente unite. Ora, se la missione della Chiesa consiste nel portare a conclusione la rivelazione avvenuta nel Cristo rendendola continuamente presente nella storia, ciò significa che essa, nella storia che si svolge dall'ascensione del Cristo alla sua parusia, deve farsi mediatrice sia della grazia di salvezza concessa nel Cristo, sia della verità di salvezza in lui rivelata. Non possono essere dissociate l'una dall'altra la mediazione della verità rivelata e la mediazione della grazia rivelata. Come infatti l'autocomunicazione di Dio che si rivela nel Cristo è al tempo stesso verità e grazia di salvezza, cosl anche la mediazione ecclesiale non si limita ad annunciare la verità rivelata circa la grazia di Dio, ma rende anche presente l'efficacia reale stessa di questa grazia. La Chiesa non soltanto annuncia 'come verità' la grazia a noi concessa nel Cristo, ma ce la comunica, anzi ce la comunica proprio mediante quella stessa parola con cui l'annuncia. Infatti la parola rivelante la verità divina, di cui la parola umana è forma e supporto, è verbum efficax che dona al fedele quella grazia che annuncia. Per quanto dunque la verità della salvezza e la grazia della salvezza costituiscano un'unità indissolubile, è bene distinguere, come ci insegna lo stesso Nuovo Testamento, questi due aspetti dell'unica rivelazione. Siamo quindi giustificati quando esaminiamo separatamente la rivelazione sotto l'aspetto di comunicazione della verità e sotto l'aspetto di grazia di perdono e di rinnovamento. Naturalmente in queste considerazioni non bisogna mai perdere di vista l'unità della realtà studiata. Bisogna dunque fare attenzione che in questo capitolo, il cui argomento è l'attualizzazione della rivelazione mediante la Chiesa, si esaminerà, d'accordo col contesto generale del r volume, la rivelazione soltanto sotto uno dei due aspetti menzionati, e, precisamente, sotto l'aspetto di comunicazione della verità, ossia di tutto quanto si è realizzato e si realizza nel Cristo Gesù. Nel rv volume, in cui si esporrà l'ecclesiologia, nello studio della parola operatrice di grazia e del sacramento della Chiesa, questa stessa rivelazione comunicata dalla Chiesa verrà esaminata sotto l'aspetto di comunicazione della grazia. Il fatto di aver preso innanzitutto in esame l'aspetto 'verità' 'conoscenza' nella rivelazione, è conseguenza immediata della natura

ATTUALIZZAZIONE DELLA RIVELAZIONE DEL CRISTO

del problema. Si tratta qui di stabilire i fondamenti della storia particolare della salvezza. Esiste una storia speciale della salvezza, ed una storia generale della salvezza che si realizza nell'umanità estranea al Cristo. Il carattere distintivo della prima consiste precisamente nel fatto che la gratuita comunicazione di se stesso fatta da Dio agli uomini, il dono, che Dio fa di se stesso agli uomini nella grazia della salvezza - dono che viene offerto a tutti gli uomini di tutti i tempi - in essa e soltanto in essa perviene alla sua manifestazione priva di ambiguità, alla sua interpretazione ed espressione dogmaticamente riflessa e ufficialmente sanzionata.2 Per quanto anche al di fuori della speciale storia della salvezza la grazia della salvezza raggiunga efficacemente innumerevoli uomini, essa viene tuttavia accolta in maniera irriflessa e non oggettiva, o in ogni modo, viene interpretata non univocamente. Nella storia speciale della salvezza, invece, a causa dell'avvenimento del Cristo annunciato e riconosciuto fra gli uomini, la grazia salvifica si esprime in modo riflesso ed acquista consapevolezza obiettiva. In tale storia speciale la scienza oggettiva dell'autocomunicazione gratuita di Dio diviene un elemento nella storia di questa stessa autocomunicazione. Dovendo adunque occuparci di teologia cristiana, occorrerà discorrere dell'azione rivelatrice con cui Dio comunica se stesso innanzitutto proprio sotto il suo aspetto di 'conoscenza' e di 'verità'. b. La Chiesa come obiettivo della rivelazione L'atto di fede, con cui l'uomo si apre alla rivelazione e partecipa alla verità rivelata sotto l'influsso della grazia, è indubbiamente un atto squisitamente personale. Sarebbe però un falsare il senso della rivelazione se questa venisse interpretata individualisticamente come un fatto destinato a comunicare ad una moltepliciù·ECIALE DllLLA CHIESA

evangelica risalta soprattutto nel problema dell'infallibilità del magistero ecclesiastico. Alla Chiesa in quanto tale, come sottolinea ad esempio KARL BARTH, volentieri essa attribuisce una definitiva indefettibilità.26 Tuttavia quest'attributo non è affatto legato ad un magistero infallibile. PAUL ALTHAUS puntualizza esattamente il pensiero evangelico quando scrive: «La promessa dello Spirito alla Chiesa significa invece: Dio non lascerà mai morire totalmente la Chiesa in se stessa, nei suoi peccati e nella sua impotenza, ma in qualche punto della Chiesa lo Spirito di Dio fa sempre irrompere nuove la verità e la vita per tutta quanta la Chiesa; in qualche punto suscita sempre profeti e riformatori. Questo è il modo degli evangelici di concepire la guida dello Spirito e l'infallibilità della Chiesa».27 L'indistruttibilità della Chiesa non dipende quindi dall'infallibilità d'un determinato istituto ecclesiastico, bensl dal fatto che la parola di Dio può sempre di nuovo affermarsi in modi che essa stessa determina. La teologia cattolica invece sottolinea la necessità d'un magistero infallibile della Chiesa: là dove la Chiesa del Nuovo Testamento nel suo magistero ufficiale parla con l'intenzione di vincolare, non può cadere in errore senza rinnegarsi come Chiesa cli Cristo, e questo non in virtù d'una qualche autonoma autorità, bensl unicamente in forza dell'assistenza dello Spirito santo ed al servizio della fede di tutta la Chiesa. «L'infallibilità della Chiesa e del suo magistero non può dunque essere concepita come l'attività miracolosa d'una particolare perspicacia data a qualcuno da Dio, e che Dio potrebbe dare a piacere a una qualsiasi persona solo che lo volesse. Essa è invece collegata col carattere definitivo escatologico della situazione salvifica realizzata nel Cristo: in quanto l'azione salvifica di Dio nel Cristo è l'azione definitiva e vittoriosa, ed in quanto alla sua intima costituzione appartengono sia la fede-verità, sia la struttura ecclesiasticosociale, un errore, concepito come una deiìnitiva auto-comprensione di questa realtà salvifica, distruggerebbe questa stessa realtà».221 Ciò non esclude certamente che da parte cattolica non debbano venire 1b

'li 28

K. B11RTH, Kirchliche Dogmatik, IV /1, 770-772. P. ALTHAUS, Die christliche Wahrheit 4, Giltersloh 19,8, p. _526. K. RAHNER-H. VoRGRIMLEJt, Kleines Theologùches \Vorterbuch, Freiburg i. Br.

1961.

88

PORT ATOiii DELLA MEDIAZIONE

ascoltate le autentiche esigenze e le difficoltà della teologia evangelica. Cosi non solo si debbono far risaltare con tutta chiarezza i limiti interni dell'infallibilità del magistero, ma si dovrebbe anche prendere in considerazione con maggior lucidità di prima la fallibilità del magistero nel campo in cui esso non è infallibile. Soprattutto, mediante un'ermeneutica approfondita delle proposizioni magisteriali, bisognerebbe mostrare come non solo la Scrittura debba essere letta e interpretata alla luce di queste, ma come, reciprocamente, anche queste debbano essere lette e interpretate alla luce della Scrittura. Né è lecito dare l'impressione che l'incarico magisteriale della Chiesa sia stato affidato soltanto all'ufficio, e che il momento profetico nella Chiesa non abbia alcun significato più profondo per la sempre rinnovata attualizzazione della parola di Dio e della sua sovranità sulla Chiesa. Le successive riflessioni intendono precisamente chiarire in che modo queste esigenze evangeliche debbano essere accolte da parte cattolica. dd. Nel discorso sul magistero è necessario soprattutto definire in modo più esatto il concetto d'infallibilità. Il Vaticano I fornisce una formulazione tecnica delle condizioni e dei momenti di una definizione infallibile in rapporto con la definizione dell'infallibilità papale (cf. 3 d). Ciò che dobbiamo dire a questo proposito, si deve trasferire analogamente anche alle decisioni infallibili del concilio. Il concetto stesso d'infallibilità non è del tutto privo d'ambiguità. Innanzitutto esso afferma qualcosa di negativo, ossia la man~anza di errore in ciò che viene insegnato o definito formalmente come vincolante. Questa definizione si realizza in generale come delimitazione della vera dottrina nei rispetti della eresia e dell'errore.~ E chiaro che in tutto ciò esiste anche un'esigenza positiva, in quanto la proposizione rivelata deve essere assicurata di fronte alle disgregazioni ed alle interpretazioni errate. Così, ad esempio, le formule cristologiche di Calcedonia, per quanto non siano espresse in linguaggio biblico, in definitiva servono a salvaguardare le afl!J Ci esprimiamo con prudenza, in quanto, nei riguardi dei due ultimi dogmi mariani, si dovrebbe chiedere se essi non intendano servire innanzi tutto la contempla· zione di fede della Chiesa. La questione dell'opportunità di queste definizioni oggi non dovrebbe certamente prescindere dalla situazione ecumenica.

IL MAGISTERO SPECIALE DHLA CHIJ::SA

fermazioni biblico-storico-salvifiche sul Cristo.30 Premessa tacita del concetto di magistero infallibile è l'importanza che riveste per la salvezza la verità e l'errore in campo religioso. Dalla natura dell'argomento in questione si desume che si può parlare di decisione infallibile solo quando il magistero ufficiale della Chiesa si esprime in quanto tale con l'intenzione di vincolare le CO· scienze. Tuttavia, anche in questo caso, una proposizione magiste· riale non deve essere ingenuamente intesa come totale ed esauriente spiegazione di un qualche contenuto oggettivo; ogni determinazione, infatti, solleva nuove questioni e ogni definizione si inserisce in un contesto più vasto, ed esige d'essere interpretata nell'ambito di esso. A ciò si aggiunga che, in molti casi, il confine tra ciò che è definito e ciò che non è definito, tra proposizione dottrinale in sé stessa e la sua rappresentazione e spiegazione teologica, non è nettamente definito.J 1 Per questo motivo è illecito l'uso ingenuo, irriflesso delle decisioni magisteriali infallibili, soprattutto nelle questioni nuove e teologicamente controverse. È certamente falso anche dar peso alle proposizioni magisteriali solo quando si tratti di dichiara· zioni definitivamente vincolanti. Si deve aderire con religoso rispet· to al magistero anche quando le sue proposizioni non esigano l'ade· sione di 'fede richiesta dall'infallibilità.JZ È chiaro che questa adesione deve essere graduata corrispondentemente al peso d'una proposizione magisteriale (per esprimerci in linguaggio scolastico: ad una proposizione non infallibile non può corrispondere un assensus {idei divinac et catholicae ), e anzi essa può mettersi in questione, in determinate circostanze. Non voler vedere questo significa misconoscere la situazione itinerante della Chiesa, che determina interiormente, nella Chiesa, sia l'insegnamento, sia l'adesione. Dal punto di vista del diverso peso da attribuire in particolare alle proposizioni magisteriali o in generale teologiche, sin dal Medio Evo, ma soprattutto dopo l'avvento della teologia positivo-scolastica post-tridentina si lO V. al riguardo J. DANJÉLOU, Christologie und Geschichle. Vom Geheimnis der Geschichle, Stuttgart 1955, pp. 213-236. li Sulla problematica dcl 'definito per inclusione' cf. le riflessioni fondamentali di K. RAHNER, Theolo11.isches zum Monogenismus, tr. in BCR, 64, pp. 168-279: partico· larmente pp. i87 ss. 32 Costituzione De Ecclesia, n.

2,.