Le piante nella Bibbia 9788849277555, 8849277555

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Le piante nella Bibbia
 9788849277555, 8849277555

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Le piante nella Bibbia Maria Grilli Caiola Paolo Maria Guarrera Alessandro Travaglini

A Mario, con grande affetto e gratitudine

© Proprietà letteraria riservata

Gangemi Editore spa Piazza San Pantaleo 4, Roma w w w. g a n g e m i e d i t o r e . i t

Nessuna parte di questa pubblicazione può essere memorizzata, fotocopiata o comunque riprodotta senza le dovute autorizzazioni. Le nostre edizioni sono disponibili in Italia e all’estero anche in versione ebook. Our publications, both as books and ebooks, are available in Italy and abroad.

ISBN 978-88-492-755-

Le piante nella Bibbia Maria Grilli Caiola, Paolo Maria Guarrera, Alessandro Travaglini

Ringraziamenti Per avere contribuito con commenti, consigli, contributi, figure a colori si ringraziano: per aver gentilmente concesso le fotografie: Antonio Moro, KeyToNature – Cerca le chiavi di Dryades - Università degli studi di Trieste (sito 11) Avinoam Danin, The Hebrew University of Jerusalem - Flora of Israel (sito 2) B. R. Rajeswara Rao, Chief Scientist, CSIR-CIMAP Research Centre, Hyderabad, India Baud Bernadette, Biodiversité végétale du sud-ouest Marocain (sito 10) Beppe Di Gregorio, Acta Plantarum (sito 1) D. Lluz, The Mina and Everard Goodman Faculty of Life Sciences, Bar-llan University, Ramat-Gan, Israel Franco Giordana, Acta Plantarum (sito 1) Franco Rossi, Acta Plantarum (sito 1) Franz Neidi, Acta Plantarum (sito 1) Jose Pedro M., Murcia Oficina Verde Universidad de Murcia, Murcia, España Jens G. Rohwer, International Lauraceae Working Group (sito 12) Lalithamba www.flickr.com Log House Plants, Cottage Grow Oregon U.S.A. M. Sabu & V. P. Thomas, Department of Botany, University of Calicut, Kerala, India M. Antonia Brighetti, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”, Roma Margherita Guarrera, Roma Marinella Zepigi, Acta Plantarum (sito 1) Nicola Testa, Acta plantarum (sito 1) Orto Botanico di Catania - Università degli studi di Catania, Catania Raffaelli Mauro, Erbario Tropicale di Firenze, Università di Firenze, Firenze Richard A. Howard, Image Collection, of Smithsonian Institution, Washington, D.C., USA S. K. Ghimire, Associate professor of Central Department of Botany, Tribhuvan Universty Kirtipur, Kathmandu, Nepal Seyed Mohammad Nabavi, Applied Biotechnology Research Center, Baqiyatallah University of Medical Sciences, Tehran, Iran Silviana Emma Mauri, Acta Plantarum (sito 1) Tran Huu Dang & Le Cong Kiet, Department of Ecology and Evolutionary Biology, Univ. of Sciences Ho Chy Minh, Ho Chy Minh, Vietnam Randrianafy Zarasoa Jean Noël, Madagascar Roberto Targa, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”, per la scansione di diapositive e fotografie e per la realizzazione delle cartine di figure 3 e 4 Guido Moggi, Università di Firenze, per la rilettura critica del testo e per i suggerimenti e consigli Romano Penna, Pontificia Università Lateranense, Roma, per la revisione biblica M. Caterina Calabrò, Roma, per la revisione del testo Bruna Milano per la ricerca di alcuni nomi di piante della Bibbia in lingua araba (tabella 12)

LE PIANTE NELLA BIBBIA M. Grilli Caiola, P.M. Guarrera, A. Travaglini Sommario Prefazione di Mons. Romano Penna

7

Presentazione del Prof. Guido Moggi

9

Introduzione

13

Un rinnovato interesse per la Bibbia

13

Un giardino con le piante bibliche

13

Un volume sulle piante nella Bibbia

14

La Bibbia

15

La Terra Promessa

17

La vita degli Israeliti

18

Organizzazione sociale

18

Alimentazione e agricoltura

19

Le piante nella Bibbia

23

Studi sulle piante della Bibbia

23

Identificazione delle specie bibliche

24

Presentazione delle piante bibliche. Esegesi, descrizione, interesse.

27

Le piante della sapienza e dei messaggi politici. Discorso della Sapienza, Apologo di Iotam

27

Metodologia e ricerca.

28

1

Piante della Terra Promessa

31

2

Piante della Festa delle Capanne

41

3

Cereali, piante orticole, piante da fibre tessili

47

4

Piante da frutto

65

5

Fiori di campo ed erbe amare

71

6

Piante officinali, aromatiche, tossiche

83

7

Alberi e arbusti

111

8

Piante di luoghi umidi

137

9

Cardi e piante spinose

149

10 Piante del Candelabro ebraico e della Sindone

155

Apparati

169

Note conclusive

171

Piante citate nell’AT e nel NT

174

Piante con scheda e fotografia, riportate nella Bibbia senza nome comune e aggregate per nome collettivo

175

Elenco delle piante secondo nome volgare in italiano, con descrizione e foto

176

Elenco delle piante secondo nome scientifico in latino, con descrizione e foto

179

Elenco delle piante citate senza descrizione e senza foto

182

Piante con numero totale di citazioni e numero dei libri biblici in cui sono citate

183

Piante e loro principali derivati con numero di citazioni e numero dei libri biblici in cui sono citati 183 Citazioni per ogni specie nei libri biblici raggruppati secondo canone CEI-UELCI 2008

184

I libri dell’AT con numero di piante citate e citazioni in ogni libro

186

I libri del NT con numero di piante citate e citazioni in ogni libro

187

Simbologie relative a piante bibliche

188

Principali piante della Bibbia e loro denominazioni in alcune lingue del bacino del Mediterraneo ed aree adiacenti

190

Elenco dei versetti citati dell’AT e del NT

194

Glossario

199

Bibliografia e sitografia

200

Indice analitico

204

Gli Autori

206

P

refazione

Come sanno bene gli Autori di questo volume, le piante sono una componente essenziale delle pagine bibliche, sia di quelle storico-narrative sia di quelle poetiche-sapienziali, anche se non sempre sono botanicamente precisate. Qui mi accontento di accennare ad alcune di esse, rimandando al testo e alle tabelle conclusive dell’opera, dove se ne dà un’elencazione minuta e ragionata. La Bibbia riporta già agli inizi dell’umanità la menzione di due alberi, quelli della vita e della conoscenza del bene e del male, presenti nel “giardino di Eden” dove erano collocati insieme a ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare” (Genesi 2,9). Ma poi continua con il legno di cipresso con cui Noè costruì l’Arca per salvarsi dal diluvio (Genesi 6,14) a cui è successivamente collegata la foglia d’ulivo recata dalla colomba per annunciare la fine dell’esiziale nubifragio (Genesi 8,11). Seguono poi le querce di Mamre (presso Ebron, tra Gerusalemme e Betlemme), all’ombra delle quali Abramo ricevette una teofania sotto forma di tre messaggeri da lui ospitati (Genesi 18,1), e i diversi cespugli tra cui Agar in fuga depose il fanciullo Ismaele (Genesi 21,15) o in cui Abramo vide impigliato un ariete che doveva sostituire l’immolazione di Isacco (Genesi 22,13). Decisivo, poi, prima dell’esodo degli ebrei dall’Egitto, fu il roveto che «ardeva per il fuoco, ma non si consumava» (Esodo 3,2), da cui Dio apparve a Mosè, rilevandogli il proprio nome tipico «io sono colui che sono». Costitutive del fondamentale rito ebraico della cena pasquale (di allora come oggi) sono invece le «erbe amare», da intendersi come cicoria o rucola (Esodo 12,8), come pure l’issòpo che gli ebrei intinsero nel sangue dell’agnello per spalmare gli stipiti delle case e così stornar l’angelo sterminatore al suo passaggio (Esodo 12,22). Né bisogna dimenticare i giunchi, sia quelli del Nilo fra i quali la madre di Mosè depose il figlioletto in un cesto di papiro per farlo scampare all’ordine del Faraone di uccidere i figli maschi degli ebrei (Esodo 2,3), sia quelli che stanno all’origine del toponimo Mar Rosso (dovuto all’antica traduzione greca della Bibbia, dove invece nell’originale ebraico si legge yam sûf cioè «mar dei Giunchi») (Esodo 13,18). Giustamente famoso poi è il «tralcio con un grappolo d’uva» che gli esploratori della Terra Promessa mandati da Mosè re-

carono con una stanga a motivo del suo peso, insieme a « melograni e fichi» (Numeri 13,23). Le pagine dell’Antico Testamento proseguono con varie altre menzioni botaniche. Si pensi alla quercia e il tamerisco, all’issòpo (Esodo 12,22), i cedri del Libano (1 Re 5,13), il mandorlo (Geremia 1,11) il lentisco e il leccio (Daniele 13,54-58), il cipresso sempre verde come definizione di Dio (Osea 14,9), al ricino che dà ombra e riposo a Giona profeta (Giona 4,6), ai «pascoli erbosi» su cui Dio fa riposare il giusto (Salmo 23,2), per non dire dell’elenco secondo cui il Cantico dei Cantici richiama a cascata il narciso, il melo, il giglio, il melograno, la palma, e lo zafferano, per non dire della metafora dell’uomo giusto «come albero piantato lungo i corsi d’acqua» (Salmo 1,3). Negli scritti del Nuovo testamento e in specie nei Vangeli si aggiungono, non tanto la trave e la pagliuzza di cui non si specificano le piante (Matteo 7,3-5), quanto soprattutto il grano e la zizzania di una celebre parabola evangelica (Matteo 13,36-43), i gigli del campo che sono splendidi anche senza filare tanto che «neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro» (Matteo 6,28-29), «l’erba che oggi c’è e domani si getta nel forno» (Matteo 6,30). Si pensi anche alle spighe strappate per fame dai discepoli di Gesù in giorno di sabato (Matteo 12,1) e ai «campi che già biondeggiano per la mietitura» (Giovanni 4, 35), oltre che per la apocalittica «messe della terra che è matura» (Apocalisse 14,15). Gesù parla anche delle spine da cui non si raccoglie uva e dei rovi che non producono fichi (Matteo 7,16) e delle carrube che era costretto a mangiare il figlio prodigo (Luca 13,6-9). In particolare Egli fa menzione della senape, che è «il più piccolo di tutti i semi, ma quando viene seminato cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa dei rami così grandi che gli uccelli possono fare il nido alla sua ombra» (Marco 4, 3132). Ma nei Vangeli si parla anche del sicomòro su cui salì Zaccheo per vedere Gesù (Luca 19,4), dell’albero di fichi sotto cui Gesù vide Natanaele (Giovanni 1,48), del fico sterile che dà frutti solo a tempo debito (Luca 13,6-9) e del fico come paragone del germogliare della fine dei tempi (Luca 21,29 ss). Un accento particolare è posto sulla vigna come luogo di raccolto a tempo debito (Matteo 21,33-46) come pure sulla vite e i tralci 7

PREFAZIONE

ciò, occorre onestamente riconoscere che a tutt’oggi sul tema importante delle piante nella Bibbia, e più precisamente su quelle esistenti nella Terra Promessa o terra d’Israele, non esiste una monografia completa e soddisfacente in lingua italiana. Ampie pubblicazioni sulla flora biblica sono invece reperibili in lingua, inglese, francese, spagnolo, tedesco. Ebbene, va detto che gli Autori del presente volume hanno fatto un lavoro encomiabile, degno di attenta considerazione. Il Lettore ne otterrà una informazione puntuale e completa, che contribuirà non solo alla sua personale erudizione, ma pure a configurarsi una più concreta contestualizzazione “ecocosmologica” della Parola di Dio.

in quanto metafore di Gesù stesso e di quanti sono uniti a lui (Giovanni 15, 1-5), comprese le uve mature per la vendemmia (Apocalisse 14,18-19). Una menzione a parte meritano gli Ulivi del Monte omonimo, dove Gesù insegna (Matteo 24,3) e dove si verifica la sua ascensione al cielo (Atti degli Apostoli 2,12), oltre all’orto degli Ulivi detto Getsemani dove avviene la sua agonia e il suo arresto (Marco 14,32; Luca 22,39). Da parte sua Paolo ricorda l’olivo selvatico contrapposto all’olivo buono, di cui afferma paradossalmente che è il primo innestato «contro natura» sul secondo (Romani 11,24). A parte va ricordata la frequente seppur generica qualifica della croce di Gesù come semplice «legno» senza specificarne la qualità (Atti degli Apostoli 5,30; Atti degli Apostoli 10,39; Atti degli Apostoli 13,29; Galati 3,13; 1 Pietro 2,24): così si discorre via via passando anche per il cinnamòmo (Apocalisse 18,13), il lino puro (Apocalisse 8,16; 19,8-14) e una canna d’oro (Apocalisse 2,15), fino all’escatologico «albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno» (Apocalisse 22,2). Come si vede, il materiale biblico in merito di botanica è abbondante e assai variegato. Ma nonostante

MONS. ROMANO PENNA Pontificia Università Lateranense

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Girolamo, autore della Vulgata

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P

resentazione

Da sempre le piante costituiscono un elemento importante nella vita dell’uomo per la loro bellezza, la loro varietà, la loro utilità, che le hanno rese indispensabili per la nostra stessa sopravvivenza. E se ancora oggi il nostro interesse verso il mondo vegetale ci dimostra l’importanza di questi organismi, a maggior ragione questo interesse doveva apparire più profondo tre o quattromila anni fa quando la vita delle popolazioni dipendeva in buona parte dalle risorse della natura. È logico quindi attendersi che anche nei testi sacri, retaggio delle diverse religioni oggi diffuse nel pianeta, una certa attenzione sia dedicata alle piante, elementi essenziali per la vita di tutti i giorni ed esse stesse simbolo di vita. Anche nella Bibbia infatti numerosi sono i riferimenti al mondo vegetale e alle singole piante, tanto che questo argomento ha interessato, oltre che i biblisti e gli esperti in campo religioso, anche i botanici i quali, specialmente all’estero, si sono dedicati allo studio delle piante menzionate nel Sacro Testo, fondamento delle religioni ebraica e cristiana. Tuttavia ancora oggi non esisteva un libro comprensivo sulle piante della Bibbia scritto da botanici italiani e quindi dedicato prevalentemente ad un pubblico italiano. Questa opera assume quindi un’importanza significativa in questo contesto generale poiché essa è deliberatamente rivolta a lettori che non abbiano la possibilità di consultare i testi scritti in lingua straniera. Per questo motivo appare quindi molto opportuna la scelta operata dagli autori di ispirarsi alla Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.UELCI, 2008). Questa premessa risulta necessaria specialmente riguardo al numero e ai tipi di piante citate in quanto, come segnalano gli autori, talvolta si rilevano delle diversità rispetto alle citazioni di piante riscontrabili nei testi scritti da botanici stranieri in altre lingue (e generalmente basati su altre versioni della Bibbia). Un lettore interessato all’argomento che consulti questo libro resta affascinato dal suo contenuto per i diversi aspetti attraverso i quali le piante sono menzionate, se non altro per la loro ricchezza, la loro varietà, il loro particolare significato, tutti aspetti che emergono dal testo attraverso una lettura attenta e

meditata. Anzitutto va rilevato come gli autori abbiano scelto un particolare sistema di presentazione delle piante citate nella Bibbia. Infatti, a differenza di molti testi stranieri che elencano tutte le specie citate in ordine alfabetico, gli autori di questo testo hanno preferito riunirle in dieci gruppi separati, secondo il significato prevalente (simbolico, utilitaristico, storico, ecologico, ecc.) che le piante possedevano nel contesto del libro sacro, anche se ciò ha comportato ovviamente alcune ripetizioni. Ecco quindi che troviamo ad esempio nel primo capitolo le “Piante della Terra Promessa” (cioè le sette specie fondamentali legate alla fertilità della terra di Israele) o nel decimo le “Piante del Candelabro ebraico e della Sindone” (cioè quelle che hanno un preciso rapporto con due importanti manufatti di rilevante significato per la religione ebraica – il Candelabro a sette braccia o menorah – o per quella cristiana – la Sacra Sindone). Ciò ha permesso di valutare meglio l’impatto che le varie tipologie di specie vegetali hanno all’interno dei vari “libri” della Bibbia. Dal punto di vista botanico emergono alcuni aspetti significativi che meritano di essere sottolineati. Ovviamente, molte delle specie citate sono caratteristiche dell’area mediterranea e del Medio Oriente; ma un lettore attento può rilevare alcune singolarità, come l’alta frequenza con cui è menzionato il melograno (Punica granatum L.), pianta da noi solo coltivata (e neppure troppo comunemente), tanto da risultare addirittura fra le più tipiche di quelle della Terra Promessa. Come è logico aspettarsi, le citazioni più frequenti sono dedicate alle piante alimentari: è chiaro che il problema della sopravvivenza per quelle popolazioni era quello essenziale e quindi troviamo frequenti richiami alle varie specie di Triticum (frumento, grano duro, farro, ecc.), alla vite (Vitis vinifera L.), all’olivo (Olea europaea L.), ma anche a piante a noi meno familiari ma in quelle regioni molto più comuni e largamente utilizzate, come appunto il melograno o la palma da dattero (Phoenix dactylifera L.). Quest’ultima in particolare assume grande importanza (ben 39 citazioni) non solo dal punto di vista alimentare, 9

PRESENTAZIONE

ma anche come elemento del paesaggio e specialmente per il significato simbolico che assume in vari episodi sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento. Riguardo alle piante alimentari, sono frequentemente ricordate anche il fico (Ficus carica L.), vari cereali (come l’orzo, Hordeum distichum L., il sorgo, Sorghum bicolor (L.) Moench, il miglio, Panicum miliaceum L., ecc.), molti legumi (fave, Vicia faba L., ceci, Cicer arietinum L., lenticchie, Lens culinaris Medik., ecc.), oltre alle erbe aromatiche, largamente usate come condimento. Fra queste ultime, troviamo specie a noi note, come la menta (Mentha longifolia (L.) Huds.), lo zafferano (Crocus sativus L.) o il coriandolo (Coriandrum sativum L.), ma anche altre di provenienza orientale, sconosciute o poco usate nei paesi del Mediterraneo centrale, e che invece avevano spesso un’ampia utilizzazione in Palestina e nei territori vicini come erbe aromatizzanti. Tali sono ad esempio il cumino (Cuminum cyminum L.), l’amòmo o cardamòmo (Amomum subulatum Roxb.), la canna aromatica (Cymbopogon martinii Stapf ), usata anche in profumeria e medicina, ecc. Un aspetto particolare è rappresentato dalle piante aromatiche utilizzate per profumi, unguenti, balsami, creme, ecc. e cioè in generale nelle pratiche religiose, in cosmetica o nelle varie attività familiari. È sorprendente l’alto numero di specie vegetali utilizzate per questi scopi, spesso anche per più usi, a dimostrare come grande importanza venisse attribuita alle cerimonie religiose e civili e alla cura nelle attività di tutti i giorni. Fra queste piante, com’è logico attendersi, la specie maggiormente menzionata è l’albero dell’incenso (Boswellia sacra Flueck.), originario dell’Arabia meridionale e della “Terra di Punt” (Somalia settentrionale), la cui resina è stata utilizzata da tempi remotissimi in molte pratiche religiose (e non solo dall’ebraismo o dal cristianesimo). Gli studiosi riportano almeno 159 citazioni per l’incenso nelle varie parti della Bibbia. Sono poi citate con una certa frequenza la mirra (Commiphora myrrha (Nees) Engl.) e l’issòpo (Majorana syriaca (L.) Rafin.), di cui veniva fatto largo uso; altre specie aromatiche di origine per lo più orientale sono la cannella (Cinnamomum zeylanicum Nees), l’agallocco (Aquilaria malaccensis Roxb.), l’astragalo (Astracantha gummifera (Labill.) Podl.), l’hennè (Lawsonia inermis L.), l’aloe (Aloe succotrina Lam.), il gàlbano (Ferula galbaniflua Boiss. et Buhse) e numerose altre. Anche le piante usate per scopi terapeutici trovano chiari riferimenti nella Bibbia, come la mandràgora (Mandragora autumnalis L.), il ricino (Ricinus communis L.), la malva (Malva sylvestris L.), l’assenzio (Artemisia herba-alba Asso), ecc. Non mancano nelle varie parti della Bibbia citazioni riferite al paesaggio ed alle specie vegetali che lo ca-

ratterizzano. Così troviamo frequentemente menzionato il cedro del Libano (Cedrus libani A. Rich.), albero una volta largamente diffuso nella parte settentrionale della Palestina e nel Libano e oggi purtroppo molto più rarefatto. E ancora le varie specie di querce (Quercus ilex L., Q. ithaburensis Decne, Q. calliprinos Webb, ecc.), le acacie (Acacia raddiana Savi), il cipresso (Cupressus sempervirens L.), il carrubo (Ceratonia siliqua L.), la palma da datteri, e numerosi arbusti, come il mirto (Myrtus communis L.), il pistacchio (Pistacia vera L.), il cappero egiziano (Zygophyllum dumosum Boiss.), lo spinaporci (Sarcopoterium spinosum Schap.), i giuggioli, i cisti, ecc. Non mancano infine frequenti citazioni ai fiori di campo (anemoni, gigli, narcisi, ranuncoli, tulipani, ecc.), ed anche alle piante spinose (cardi, rovi, arbusti spinosi, ecc.), a quelle dei luoghi umidi (papiro, canne, pioppi, platani, ecc.), alle piante tessili (lino, cotone) o agli alberi ed arbusti utilizzati per il loro legname (cedro, cipresso, sandalo, olivo, ecc.). Non è facile valutare il numero totale di specie vegetali menzionate nella Bibbia. Ciò dipende da vari motivi di carattere interpretativo, storico, archeologico, ecc. Secondo i vari autori tale numero oscilla da 128 a 206, di cui 95 sarebbero menzionate da tutti coloro che si sono occupati dell’argomento. Se si considera che tutte le piante menzionate nella Bibbia hanno un loro preciso significato interpretativo, tale numero appare abbastanza elevato, tenendo presente che non vengono citate le specie che non si inquadrano nel contesto illustrativo del testo sacro. Si comprende perciò perché molte specie diffuse nel paesaggio dei territori considerati ma senza particolare significato non vengano affatto menzionate. Il numero delle piante citate appare allora piuttosto interessante (poco meno della metà di quelle note all’inizio dell’era cristiana) se si considera che all’epoca di Teofrasto (III sec. a.C.) o di Dioscoride (I sec. d.C.), i massimi studiosi della flora di quei territori, le specie vegetali conosciute erano in totale circa 450-500. Si nota specialmente nella Bibbia una particolare attenzione rivolta alle piante quando queste assumono importanza nella vita quotidiana, nelle attività ricorrenti, nelle cerimonie e nei riti tradizionali e così via. Uno dei maggiori problemi che tutti gli studiosi delle piante della Bibbia hanno dovuto affrontare è stato certamente quello di una identificazione sicura delle piante menzionate. Se infatti questa è certa per molte specie, per altre (come segnalato dagli autori del libro) si rivela problematica, tanto che per i diversi studiosi si sono avute differenti interpretazioni con il riferimento a specie vegetali spesso molto dissimili. Ne è un esempio il problema della identificazione della pianta che componeva la corona di spine che 10

Il Lago di Tiberiade (Foto di M. Guarrera)

L'oasi di Gerico (Foto di P.M.Guarrera)

fu messa sul capo di Gesù al momento della condanna: per essa dai diversi studiosi sono stati fatti i nomi addirittura di tre specie spinose [Sarcopoterium spinosum Schap., Ziziphus spina-christi (L.) Desf., Rhamnus lycioides L. subsp. graeca (Boiss. et Reut.) Tutin], senza pervenire ad una conclusione univoca. Un libro come questo, che ora viene pubblicato, merita tutto l’interesse non solo dei botanici o dei biblisti, ma in generale di tutti coloro che hanno a cuore il patrimonio vegetale del nostro pianeta ed i suoi riflessi nella cultura, nell’arte, nella storia, nella religione. La lettura della Bibbia, infatti, ed i frequenti riferimenti al mondo delle piante devono far riflettere sul significato che possiede questa grande varietà di piante che ci circonda e sulla sua importanza. In un periodo in cui si parla tanto di biodiversità (e

nel caso specifico di biodiversità vegetale) e si comincia a comprenderne il significato scientifico, pratico, ma anche vorrei dire spirituale, emerge in tutta la sua attualità il versetto della Genesi 1,12: “La terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.”

GUIDO MOGGI già Professore ordinario di Botanica Università degli Studi di Firenze

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I

ntroduzione

Un rinnovato interesse per la Bibbia In tempi recenti è andato crescendo l’interesse per la Bibbia e la sua lettura. A tale interesse hanno contribuito varie iniziative, talune ad elevato livello mediatico quale “La lettura della Bibbia giorno e notte” iniziata nel 2005 a Limoges poi continuata in varie città della Francia e in Italia. Memorabile “La lettura della Bibbia giorno e notte” avvenuta a Roma il 5-11 ottobre 2008 nella basilica di S. Croce in Gerusalemme con la prima lettura da parte del Sommo Pontefice Benedetto XVI e poi la continuazione da parte di attori, politici, rappresentanti della società civile, famiglie intere e singole persone. L’iniziativa è poi continuata e continua in altre città, Bologna, Foggia, S. Giovanni Rotondo, Matera (www.labibbiagiornoenotte.rai.it). Sono da ricordare gli incontri promossi dal Pontificio Consiglio della cultura con “Il cortile dei gentili”, tenutosi a Bologna e Parigi nel 2011, Stoccolma, Assisi, Braga (Spagna), Firenze nel 2012 e continuerà nel 2013-2014 in varie città italiane, europee, extraeuropee (www.cortiledeigentili.com). Altri contributi sono venuti dalle recenti traduzioni della Bibbia (La Sacra Bibbia, CEI-UELCI 2008; Nuova versione della Bibbia, Ed. San Paolo 2010-e ss.), da convegni e conferenze, tenuti da vari Centri di Studi Biblici quali il Pontificio Istituto Biblico (Roma), organizzazioni bibliche quali l’Associazione Biblica Italiana (ABI), Associazione laica di cultura biblica-ONLUS (BIBLIA). Notevole interesse ha poi suscitato la firma del protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e BIBLIA, per la lettura della Bibbia nelle scuole (MIUR, 20 Marzo 2010 e 27 maggio 2013, hubMIUR.pubblica.istruzione.it). In parallelo a tali attività è cresciuto anche l’interesse storico e scientifico per gli aspetti naturalistici contenuti nella Bibbia, in particolare per le piante e gli animali (Hareuveni, 1980; Pratesi, 2005). Per quanto riguarda le piante vi hanno contribuito varie recenti pubblicazioni (Maillat et Maillat, 1999; Musselman, 2000, 2012; Boureux, 2001; Pratesi 2005; Kawollek et Falk 2006; Zoppi, 2008; Isasa, 2011; Segura Munguía et Torres Ripa, 2011). Non ultimo l’interesse scientifico per le piante bibliche ha portato vari Orti botanici e altre Istituzioni a realizzare dei settori dedicati a tali piante. Oltre al famoso

Neot Kedumim (Riserva Paesaggistica Biblica in Israele) fondata nel 1968, e ai vari Biblical Gardens degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Irlanda, Jagellonian University of Cracovia (Wlodarczyk, 2004), si ricordano il Giardino della Bibbia presso l’abbazia di S. Caprasio ad Aulla (Massa Carrara) (Zoppi, 2008) e le collezioni di piante bibliche negli Orti Botanici di Napoli e Cagliari. Un Giardino con le piante bibliche Tra le iniziative legate alla Bibbia si citano “il giardino con le piante bibliche “realizzato per la Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) tenuta a Roma nel 2000, con la veglia guidata da Papa Giovanni Paolo II a Tor Vergata il 19 agosto. In tale occasione nell’area dell’Università di Roma “Tor Vergata” era stato allestito un Giardino con le Piante bibliche. Si trattava di una aiuola rotonda di 6500 m2 (Fig. 1), divisa in due parti simmetriche da un vialetto lungo il quale era stata eretta la Porta Santa sulla quale era posta la statua in bronzo del Cristo, opera del Maestro Pierotti di Pietrasanta. Ciascuna delle due parti era divisa in quattro settori nei quali trovavano posto piante bibliche, coltivate o spontanee, di ambienti e interesse diversi. Il terreno era ricoperto da prato e tutta l’aiuola era circondata da un cintura di terreno nudo. Le piante vi erano distribuite in ordine crescente di altezza, dal centro verso i margini del giardino, in numero di uno o più esemplari per ciascuna specie. Ogni specie era indicata da un cartello che riportava il nome volgare in italiano, il binomio scientifico e la famiglia di appartenenza in latino. Ogni settore era a sua volta contrassegnato da un cartello, e un grande pannello posto all’ingresso del giardino riproduceva la mappa dell’area e le piante distribuite nei vari settori (Fig. 1). Le specie messe a dimora erano 68, alcune delle quali allo stato vegetativo, altre in fioritura, altre rappresentate da frutti, semi, bulbi dormienti. Nel primo settore a sinistra erano le sette specie della “Terra Promessa” (frumento, orzo, olivo, vite, melograno, fico, palma da datteri). Nei successivi a sinistra erano distribuiti i “Fiori di campo e le erbe amare”, gli “Alberi e arbusti” spontanei della steppa e del deserto, le “Piante officinali”. Nel settore a destra all’ingresso si trovavano le quattro specie della “Festa delle capanne” menzionate nel 13

INTRODUZIONE

Un volume sulle piante nella Bibbia Nel 2011 hanno avuto luogo due importanti eventi: la beatificazione di Giovanni Paolo II e la GMG (Giornata Mondiale della Gioventù) celebrata a Madrid con la partecipazione di Benedetto XVI. Entrambe le celebrazioni ricordano la GMG tenuta a Tor Vergata nel 2000. Questi due eventi hanno suggerito la realizzazione di un volume sulle piante citate nella Bibbia tenendo conto dell’esperienza e dello studio allora maturati e dei nuovi contributi a tale argomento raccolti nel decennio ultimo. Oltre che un ricordo dello storico evento il libro intende riempire un vuoto letterario e scientifico nel campo delle piante bibliche. Infatti mentre risulta copioso l’apporto dato anche di recente da Autori stranieri alla conoscenza delle piante e animali citati nella Bibbia, piuttosto scarsa è tale produzione in Italia. Un ulteriore motivo del volume è quello di offrire una guida a coloro che sono impegnati nella lettura della Bibbia, in particolare agli insegnanti delle scuole (Grilli Caiola, 2006) che avranno l’occasione di leggere in classe la Bibbia e di commentarla con gli studenti e i colleghi di varie discipline, come previsto nel protocollo d’intesa tra MIUR e BIBLIA (2010, 2013). Infine si è considerato l’interesse che oggi è cresciuto per le visite degli Orti Botanici, nei quali si possono trovare settori dedicati alle piante bibliche. Il presente volume vuole essere di preparazione anche a tali visitatori che in tal modo potranno meglio valorizzare la loro conoscenza delle piante bibliche attraverso una diretta osservazione delle collezioni presenti negli Orti Botanici.

Figura 1: pianta del giardino con la Piante bibliche

Levitico (palma da datteri, mirto, salice, cedro). Nei settori successivi a destra si trovavano “I cereali e le piante orticole”, gli “Alberi da frutto”, le ”Piante palustri”. In tale occasione venne preparato anche un volumetto “Il giardino con le piante bibliche” (Grilli Caiola, 2000) con le immagini delle piante riportate nella Bibbia e presenti nel giardino, accompagnate dal versetto biblico che le ricorda, e da una breve descrizione delle piante. La sera del 19 Agosto 2000 all’arrivo nella spianata di Tor Vergata il Santo Padre Giovanni Paolo II attraversò il giardino biblico passando sotto la Porta Santa, tenendo per mano i giovani rappresentanti dei cinque continenti (Fig. 2).

Figura 2: S.S. Giovanni Paolo II attraversa il Giardino biblico realizzato in occasione della G.M.G. di Roma

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La

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ibbia

La lettura della Bibbia, Antico (AT) e Nuovo Testamento (NT), fa incontrare spesso piante in gran parte mediterranee e quindi note anche ai giorni nostri. Prese in certi contesti anche le piante ci fanno comprendere bene la storia del popolo ebraico, la vita quotidiana, gli aspetti religiosi, sociali, civili, culturali, in pace e nei vari conflitti sostenuti durante la sua lunga storia. Per meglio comprendere il significato delle piante riportate nella Bibbia è bene tenere presente i luoghi in cui sono avvenuti i fatti narrati, i tempi, gli autori dei testi, i destinatari dei messaggi inviati attraverso le piante. La Bibbia è un insieme di 73 piccoli libri, 46 dell’Antico Testamento (AT) e 27 del Nuovo Testamento (NT), una raccolta scritta della tradizione religiosa di Israele: perciò è designata Scrittura, Sacra Scrittura. I primi cinque libri dell’AT, Genesi, Esodo, Deuteronomio, Numeri, Levitico, formano il Pentateuco, un insieme organico e conservato in modo identico in tutte le tradizioni ebraiche e cristiane. Gli Ebrei chiamano il Pentateuco “La Torah”, cioè “la legge” che più propriamente vorrebbe dire “istruzione” o “insegnamento” (Doglio, 2010). Nel canone riportato in La Sacra Bibbia della CEI-UELCI (2008) al Pentateuco seguono 16 Libri storici (Giosuè, Giudici, Rut, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1 e 2 Maccabei), 7 Libri sapienziali (Giobbe, Salmi, Proverbi, Qoelet, Cantico dei cantici, Sapienza, Siracide) e 18 Libri profetici (Isaia, Geremia, Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia). Nella Bibbia sono narrati fatti all’inizio tramandati oralmente, in seguito testimoniati direttamente o indirettamente dagli autori del Sacro Libro. I fatti dell’AT iniziano con la Genesi dove è riportata la Creazione della terra con tutte le sue componenti, il cielo, la terra, le piante, gli animali, l’uomo Adamo ed Eva, i figli Caino ed Abele, Noè e il diluvio, il periodo postdiluviano e l’epoca dei Patriarchi, i “padri dell’Alleanza”. In questi libri si descrive il popolo ebraico e la sua “Alleanza con Dio”, il solo Dio che sceglie il popolo ebraico a cominciare dal capostipite Abramo. Abramo è un seminomade che, originario di Ur, una importante città dei Caldei nella Mesopotamia, si dedica alla pastorizia,

e col padre Terach si sposta verso Canaan, la Terra Promessa, seguendo le indicazioni che gli vengono impartite da Dio. La Terra Promessa è un territorio ricco di piante e prodotti tali da configurare una vita solida e abbiente con frumento, orzo, miele, olio, frutta (melagrane, datteri e vite). Tale promessa doveva essere molto allettante rispetto alla vita seminomade intrapresa dal capostipite dei patriarchi. Ciò che più colpisce è la fedeltà del Patriarca all’ Alleanza con Dio che ne diviene la guida e la protezione in ogni istante. La vita di Abramo, Isacco e di Giacobbe trascorre su un medesimo modello. Questo cambia con la comparsa di Giuseppe, il figlio prediletto di Giacobbe, che venduto dai fratelli, si trova in Egitto, in ambiente molto diverso da quello originario, addirittura alla corte del Faraone. La famiglia lo seguirà in un secondo tempo e darà origine ad una folta generazione di Israeliti. Ma la vita in Egitto, dapprima vantaggiosa, diventa in seguito pesante per la comunità Israelita, tanto da decidere la fuga sotto la guida di Mosè. Nell’Esodo viene documentato il passaggio degli Israeliti attraverso il Mar Rosso (il Mare di giunchi) col miracolo della spartizione delle acque e poi il deserto del Sinai. Mosè rappresenta il capostipite di una nuova categoria di personaggi biblici, “i profeti”, oratori che hanno un dialogo con Dio, dal quale ricevono istruzioni (oracoli) da trasmettere al popolo perché venga rispettata l’Alleanza col solo unico Dio. Mosè riceveva tali istruzioni e le trasmetteva agli israeliti spesso per mezzo del fratello sacerdote Aronne riguardo alle azioni da intraprendere per arrivare alla Terra Promessa. Nel patto di Alleanza Dio pretende dal popolo Israelita una fedeltà assoluta alle sue leggi. La vita nel deserto, come ci viene tramandata dall’Esodo, è un cammino lungo quarant’anni, con sofferenze, migrazioni in cerca di cibo, combattimenti di difesa e di occupazione di vie verso l’obiettivo finale, la Terra Promessa ai Padri. I Patriarchi non arriveranno alla Terra Promessa, nemmeno Mosè, il grande condottiero degli Israeliti dall’Egitto al Giordano, attraverso il Sinai. La conquista della Palestina verrà compiuta da Giosuè, che uscendo dal deserto, si porta vicino a Gerico attraversando il Giordano, con un miracolo simile a quello con cui gli Israeliti attraversarono il Mar Rosso inseguiti dagli egiziani. Attraverso conflitti e conquiste gli Israeliti ottennero la Terra 15

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Promessa che venne suddivisa tra le dodici tribù di Israele, chiamate col nome dei figli di Giacobbe (Ruben, Giuda, Simeone, Levi, Zabulon, Issacar, Dan, Gad, Aser, Neftali) e dei due figli di Giuseppe (Manasse ed Efraim) (Figura 3). Ogni tribù ricevette un territorio nel quale doveva vivere e sul quale poteva regnare. Solo la tribù di Levi non ebbe un proprio territorio, ma numerose città nei diversi territori, perché i suoi uomini erano sacerdoti. Nella Bibbia viene ripetuto che Dio diede agli Israeliti la terra come eredità che doveva passare di generazione in generazione: ”Egli ha gettato per loro la sorte, la sua mano ha diviso per loro la terra con la corda: / la possederanno per sempre, / la abiteranno di generazione in generazione:” (Isaia, 34,17). La divisione stabiliva anche un ordine sociale per il quale “Ognuno stava sotto la propria vite e sotto il proprio fico”, come realizzato sotto il regno di Salomone (1 Re 5,5) e come auspicato da Michea (4,4) e Zaccaria (3,10). Le Tribù erano guidate da “Giudici”, personaggi dal significato politico militare, cioè di condottieri che in epoche diverse hanno compiuto gesta eroiche. Svolgevano pertanto ruoli di liberatori e salvatori oltre che essere carismatici in senso religioso. In seguito le tribù si unirono in un unico regno, con Re Saul, poi Davide e il figlio Salomone, i due grandi re del regno di Israele. Alla morte di Salomone, il regno di Israele venne suddiviso nei due regni: Israele, al nord, e Giuda, al sud a iniziare circa dal 900 a. C.. I due regni tuttavia non ebbero lunga durata. I loro re spesso infedeli all’Alleanza con l’unico Dio di Israele, si abbandonarono a idolatrie varie, a discordie e sconfitte culminate con diaspore. Nel 721 a. C. il regno del Nord (Israele) cadde sotto il dominio dell’impero assiro, con la deportazione di molti israeliti a Babilonia. Il regno di Giuda sopravvivrà come vassallo del regno Assiro fino al 587 a. C, quando, sotto il regno di Giosia, Nabucodonosor conquisterà Gerusalemme deportando una parte dei suoi abitanti (Doglio, 2010). Seguirà quindi la conquista da parte di Alessandro Magno e poi dei Romani. La comparsa di Gesù di Nazareth segna l’inizio e gli eventi del Nuovo Testamento con i profondi cambiamenti nella vita del popolo ebraico. L’avvento di Gesù è stato determinante per la formazione di un nuovo movimento religioso culturale tuttora vivo, il Cristianesimo. Il Messia Gesù infatti, senza rifiutare la tradizione di Israele e dei testi sacri, ha realizzato un nuovo rapporto con Dio definito in termine biblico “Alleanza”: la “Nuova Alleanza” o “Nuovo Testamento”, dando compimento all’attesa rivelazione divina. Il Nuovo Testamento si compone di 27 libri, composti probabilmente tra il 40 e la fine del primo secolo d.C., il tempo in cui il Nord di Israele era sotto il dominio romano, da Augusto imperatore, fino a Tiberio, Caligola, Claudio ed oltre. Sono scritti di diversa estensione, nei quali sono riportati eventi inerenti la vita di Gesù, degli Apostoli, della Chiesa primitiva. Lo compongono: i

Figura 3: il territorio di Israele diviso per le dodici tribù

quattro Vangeli, di Marco, Matteo, Luca e Giovanni; le Lettere; gli Atti degli Apostoli; l’Apocalisse. Nei Vangeli si riferiscono eventi storici e le parole di Gesù di Nazareth, dove storia e fede, eventi e interpretazione si intrecciano in modo stretto come accade in Cristo che è vero uomo e Dio (Ravasi, 2008; Ratzinger, 2011). Le “Lettere”, 13 testi, 7 delle quali riconducibili a Paolo di Tarso e scritte tra il 50-60 d.C., le altre forse a mano dai discepoli di Paolo, riflettono il pensiero e la pastorale del Maestro. Gli Atti degli Apostoli rappresentano un tracciato delle origini e della vita della chiesa primitiva come ci è presentato dall’evangelista Luca. Da Gerusalemme il vangelo predicato da Pietro raggiunge Roma e attraversa l’intera area mediterranea. Colpiscono, tra gli altri, i viaggi missionari di Paolo, il grande apostolo delle genti (Ravasi, 2008). L’Apocalisse, attribuita a Giovanni, completa il NT e chiude l’intero ciclo biblico con il messaggio escatologico dell’attesa finale e la invocazione conclusiva “Maràna thà”, ”Vieni Signore Gesù”. Il NT si riallaccia all’AT, ma il tempo degli Ebrei del NT è molto diverso da quello che si incontrava fino al profeta Malachia. Gli Ebrei, ritornati a Gerusalemme dopo 16

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i periodi bui della deportazione e della prima distruzione del Tempio, si trovavano mescolati a vari altri popoli, a greci e romani, e nel loro interno esistevano varie correnti di pensiero riguardo l’interpretazione della Legge. Sono perciò ricordati gli scribi, farisei, samaritani, sadducei, gentili, pubblicani, negli strati alti della società mentre pescatori, contadini e commercianti formavano la parte attiva della popolazione. L’ambiente del NT era perciò più omogeneo con città fortificate, villaggi di contorno e fiorente attività commerciale, sia all’interno sia con paesi limitrofi e lontani (Dahler, 2003). Una mentalità e una cultura molto diversa da quella dell’AT del quale veniva conservata una forte aderenza alla legge e al monoteismo, elementi che Gesù non rinnega, ma nobilita nel nuovo comandamento della carità. La Terra Promessa Più volte e in forme diverse Dio promise ad Abramo, Isacco, Giacobbe il possesso di una terra dove vivere come residenti e non più come forestieri. La Terra Promessa è stata indicata con nomi diversi, Canaan, Terra d’Israele, Giudea, Terra Santa. Nella Genesi (12,1-9) Il Signore disse ad Abram: «Vattene dalla tua terra, / dalla tua parentela / e dalla casa di tuo padre / Verso la terra che io ti indicherò». Abram partì e si incamminò con tutta la famiglia e i beni verso la terra di Canaan. Abram la raggiunse e la attraversò fino alla località di Sichem presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i cananei. Quale fosse quella terra viene precisato pochi passi oltre, il gior-

Figura 4: il territorio di Israele con i principali luoghi citati nel testo

Figura 5: veduta del lago di Tiberiade - (Foto di M. Guarrera)

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no in cui il Signore concluse questa alleanza con Abram: «Alla tua discendenza / io do questa terra, / dal fiume d’Egitto / al grande fiume, il fiume Eufrate; la terra dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kalmoniti, gli Ittiti, i Perizziti, i Refaim, gli Amorrei, i Cananei, i Gergesei e i Gebusei». La Terra Promessa si identifica con la terra di Canaan, nome sia del figlio di Cam, figlio di Noè, sia del territorio abitato dai Cananei e i vari popoli derivati da Canaan, come è evidenziato dal capitolo della Genesi (Genealogia: tavola dei popoli) (10,1-32). I popoli citati nella Terra Promessa erano spesso assoggettati a un re, con case, fortificazioni e anche aree coltivate. Rapportata alla situazione odierna si pensa che l’area corrispondesse agli attuali stati di Israele e Giordania, e a una parte del Libano e della Siria. Ciò che ha sempre contraddistinto la terra era il fatto che vi scorrevano “latte e miele”, prodotti a significare ricchezza e benessere, a confronto del tipo di vita più semplice dei nomadi o seminomadi clan dei patriarchi. Geograficamente la terra doveva presentare aspetti diversi, con montagne, colline, pianure, deserti, terre coltivate. Visto in superficie il territorio poteva essere suddiviso in fasce corrispondenti alle seguenti aree: la piana di Transgiordania, ad est del Giordano, costituita da un altipiano sul quale scorrono i fiumi Zered, Arnon, Labbok, Larmul, e la fossa del Giordano, profonda quasi 400 mt sotto il livello del mare nella zona del Mar Morto. In questa fascia è l’area da cui nasce il Giordano, che confluisce nel lago di Tiberiade o Galilea (spesso chiamato anche mare) (Figura 5), e poi ne fuoriesce per finire nel Mar Morto; una parte centrale con al nord la Galilea (dove verso il Libano si innalza il Monte Ermon, alto circa 2800 mt s.l.m., e verso il mare il Monte Carmelo), formata da un serie di colline e dalla pianura di Esdrelon; più in basso è la Samaria, con le città di Sichem, Betel, Shilo; ancora più a sud la Giudea, con monti, altipiani, deserti e le città di Gerusalemme e Betlemme; la fascia costiera, abitata dai Filistei (da cui deriva il nome Palestina) che si allarga nella Sefela; all’estremo sud la zona dei deserti del Neghev, Paran, Sinai. Regioni come la Gilead, la Sefela, la Samaria vengono citate più volte nei libri dell’AT per le produzioni uniche o speciali quali il balsamo del Gilead e i sicomòri della Sefela, ma non mancano ambienti diversificati dal punto di vista della componente vegetale spontanea come le steppe di Moab, le foreste, le dune, i pascoli, oltre ai frutteti, ai vigneti e agli uliveti, dai quali venivano ottenuti prodotti pregiati come frumento, frutta, olio, vino (Zohary, 1982).

Figura 6: gregge con pastore presso Gerico - (Foto di P.M. Guarrera)

aspetti della vita degli Israeliti e dei popoli assoggettati, delle abitazioni nelle città e nei villaggi, delle varie mansioni e degli oggetti legati al culto. Nel Nuovo Testamento la vita è ormai evoluta con residenza in città e organizzazione religiosa e civile in varie categorie storicamente note. All’epoca dei Patriarchi e di Mosè gli Israeliti erano in gran parte dediti alla pastorizia, vivevano in tende, si spostavano con la famiglia, i servi, il bestiame, trasportando tutto con asini e poi con cammelli. Non coltivavano se non pochi appezzamenti di terreno con viti, ulivi, grano e poco altro (Dahler, 2003). La vita quotidiana era dedicata all’allevamento di greggi e trascorreva sotto tende, di solito non lontane da una città dove avvenivano scambi di prodotti (Figura 6). In luoghi favoriti da piogge, e dalla disponibilità di pascoli, la comunità poteva fissarsi per un certo tempo e avviare l’allevamento di bovini e talora anche l’agricoltura. Le prime abitazioni perciò erano tende da nomadi, che si potevano spostare seguendo itinerari conformi alle necessità di trovare alimento e acqua, per gli animali e per l’uomo. Dopo la conquista della Terra Promessa la vita era fissata in dimore raccolte in città o in villaggi attorno alle città. Le abitazioni erano a uno o due piani, con il tetto spianato che serviva per stendervi a seccare erbe, semi, frutti e anche per dormirvi durante le notti calde. Ciò è descritto nel libro di Giosuè, allorché la prostituta Raab nasconde le spie che Giosuè aveva mandato da Sittim ad esplorare il territorio di Gerico e dintorni prima di iniziarne la conquista: “Ella invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti fra gli steli di lino che teneva lì ammucchiati” (Giosuè 2,6-7).

La vita degli Israeliti In quale ambiente vivevano, quale attività svolgevano, come conducevano la loro esistenza, quale organizzazione politica e sociale avessero gli Israeliti si deduce dalle descrizioni nei libri dell’Esodo, dei Giudici, dei Re, nelle Cronache, nei libri profetici. Molti episodi descrivono

Organizzazione sociale L’ambiente seminomade aveva un’organizzazione sociale tipo clan, formata da varie persone: il patriarca con le sue donne, i figli, i fratelli, le sorelle, i cugini, i nipoti e 18

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anche servi e serve, e persino schiavi e schiave. Il potere nella comunità veniva esercitato dal patriarca che ne era la guida anche spirituale (Dahler, 2003). Il nucleo sociale del clan era la famiglia formata da gruppi imparentati fra di loro allo scopo di salvaguardare il patrimonio interno al nucleo familiare. Ciò comportava unioni consanguinee e l’allargamento della discendenza da un dato capostipite. L’organizzazione sociale e gerarchica degli Israeliti si trova in Giosuè in occasione della punizione di Acab che aveva violato l’interdetto e doveva essere punito: “Vi accosterete dunque domattina divisi per tribù: la tribù che il Signore avrà designato con la sorte si accosterà per casati e il casato che il Signore avrà designato si accosterà per famiglie; la famiglia che il Signore avrà designato si accosterà per individui. Colui che risulterà causa di sterminio sarà bruciato lui e tutte le sue cose, per aver trasgredito il patto del Signore e aver commesso un’infamia in Israele”(Giosuè 7,14-15). Nella Terra Promessa gli Israeliti trovarono città con case e piante coltivate: “Vi diedi una terra per la quale non avete lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato” (Giosuè 24,13). Le comunità si organizzarono in tribù, ciascuna con un giudice che le guidava e ne prendeva il comando in caso di guerra. Per importanti decisioni venivano consultati gli anziani della comunità. Già nell’Esodo (18,13-26) si trova la figura dei giudici allorché Ietro, il suocero suggerisce a Mosè di eleggere alcuni uomini che lo aiutassero a dirimere le questioni che sorgevano in mezzo alla comunità. “Mosè dunque scelse in tutto Israele uomini validi e li costituì alla testa del popolo come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di decine. Essi giudicavano il popolo in ogni circostanza: quando avevano affari difficili li sottoponevano a Mosè, ma giudicavano essi stessi tutti gli affari minori”. La funzione di questi giudici era prevalentemente quella di dirimere contese o contrasti nell’ambito della comunità, ben diversa quindi da quella dei giudici del dopo esodo. Con le tribù, la vita divenne stanziale, fiorirono le città e sorse la necessità di riunire le forze per difendersi dai regni vicini. Le tribù decisero di nominarsi un re. Il Sommo Sacerdote Samuele unse come primo re d’Israele Saul, cui seguì la Casa di Davide, prima Davide, quindi il figlio, il grande Re Salomone cui si deve la costruzione del Tempio a Gerusalemme.

che viene definito coltivatore della terra: “Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna” (Genesi 9,20). Il vignaiuolo e il suo lavoro sono descritti da Isaia (5,1-7) nel capitolo “Israele, la vigna del Signore”. E Giovanni (15,1-2) ancora riferisce le affermazioni di Gesù riguardo alla vite: “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore”. Frequente è l’immagine del pastore come è ricordato nella bella poetica del Salmo 23 (1-9): “Il Signore è il mio pastore, / non manco di nulla. / Su pascoli erbosi mi fa riposare / ad acque tranquille mi conduce. / Rinfranca l’anima mia, / mi guida per il giusto cammino / a motivo del suo nome”. Tema ripreso da Matteo (18,1214) e da Luca (15,4-7) nella parabola della pecora smarrita, mentre in Giovanni (10,11-13) Gesù dichiara: “Io sono il buon pastore”. La figura del seminatore è ricordata nella parabola del seminatore e del seme da Matteo (13,1-23), Marco (4,120), Luca (8,4-1). Figure rurali si trovano tra profeti come Amos (7,14-15) che in risposta alla provocazione di Amasia risponde: “Non ero profeta né figlio di profeta; / ero un mandriano, coltivavo piante di sicomòro. / Il Signore mi prese, / mi chiamò mentre seguivo il gregge. / Il Signore mi disse: / Va’, profetizza al mio popolo Israele”. L’attività agricola aveva la finalità di provvedere cibo per gli uomini e per il bestiame ed era svolta in modo conforme all’alimentazione adottata e al tipo di vita sociale civile e religiosa. Dapprima era limitata ad aree dove la pioggia consentiva la germinazione dei semi e la crescita di colture, o dove era possibile scavare pozzi da cui attingere acqua per il bestiame e per gli uomini. In altre zone venivano sfruttate risorse naturali ottenute da alberi e arbusti spontanei tipici dell’area mediterranea. In seguito si sviluppò un’agricoltura più estesa e intensa. “Quando Gedeone vi giunse un uomo stava raccontando un sogno al suo compagno e gli diceva: ”Ho fatto un sogno. Mi pareva di vedere una pagnotta d’orzo rotolare nell’accampamento di Madian: giunse alla tenda, la urtò e la rovesciò e la tenda cadde a terra” (Giudici 7,13). La pagnotta d’orzo che rotola sulla tenda è simbolo di un popolo agricolo, cioè degli Israeliti dediti da tempo all’agricoltura, mentre la tenda che cade perché, urtata dalla pagnotta, simboleggia un popolo nomade quali erano quelli più a oriente come i Madianiti. Anche se molti passi della Bibbia a iniziare dalla Genesi (2,8-11) parlano di terreni e giardini irrigati, suggerendo che l’irrigazione fosse una pratica già conosciuta - “Innaffierò il mio giardino / irrigherò la mia aiuola” (Siracide 24,29) - tuttavia la maggior parte delle coltivazioni avveniva su terreno non irrigato e ciò comportava una ricerca dei tempi più appropriati per le semine e la raccolta. Le colture riguardavano principalmente piante erbacee, cereali in aree più estese, ortaggi e aromatiche in aree ridotte, giardini o orti per lo più annessi o attorno alle abitazioni. Col tempo le proprietà si ampliarono fino a costituire dei latifondi a spese del ceto più povero. Di tale struttura si parla più volte nei Vangeli e contro lo

Alimentazione e Agricoltura L’attività degli Israeliti è spesso ricordata nella Bibbia sotto forma di figure che occupano un posto dominante negli eventi storici e nelle parabole: il vignaiuolo, il pastore, il seminatore, il raccoglitore di frutti. Tutte attività che riportano ad una vita rurale agricola, spesso concepita come attività nobile, sacra, come evidenziato nel versetto “Non disprezzare il lavoro faticoso / in particolare l’agricoltura che Dio ha istituito” (Siracide 7,15). La prima attività ricordata è quella del vignaiuolo Noè 19

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sfruttamento dei poveri si alzava la voce di Gesù. Nel passo di 2 Samuele (17, 28) dove si racconta lo scontro tra Davide e il figlio Assalonne, si legge: “Da Roghelìm, portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano abbrustolito, fave, lenticchie, miele, panna e pecore e formaggio di mucca per Davide e per la sua gente, perché mangiassero; infatti dicevano: « Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto»”. Qui è riportato quasi un menù con quello che era la composizione base dell’alimentazione dell’antico popolo ebraico: cereali, legumi, latte, formaggio, miele, carne, relegata prevalentemente alle festività. Nel NT invece accanto agli ingredienti vegetali troviamo spesso il pesce, che veniva in gran parte dal Mare di Galilea dove l’attività dei pescatori era fiorente. Gesù non tarda a scegliere i suoi primi discepoli tra i pescatori, e a compiere i miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Matteo 14, 13-21; 15, 32-39; Marco 6, 30-44; 8, 1-10; Luca 9, 10-17; Giovanni 6, 1-15) e della pesca miracolosa (Luca 5, 411). L’alimentazione era basata soprattutto sul consumo di foglie, frutti, semi di piante che crescevano spontanee o che venivano coltivate per brevi stagioni. La preparazione dei cibi risentiva del tipo di approvvigionamento, per cui venivano consumati cibi di rapida preparazione o prodotti raccolti e conservati allo stato secco. Nel cibo prevaleva il pane di frumento per i più abbienti, di orzo per i più poveri: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane” (Genesi 3,19). Per il pane serviva il grano i cui chicchi potevano essere consumati anche abbrustoliti, soprattutto quelli di farro, oppure il grano poteva essere macinato e con la farina più pregiata formare delle focacce, dolci, frittelle, usando miele come dolcificante. Al pane era associato il consumo di ortaggi come legumi, insalate, cetrioli, cipolle e persino olive. Abbondante era il consumo di frutta, fresca come dissetante, e secca come alimento: melograni, uva, cocomeri, fichi, datteri, mandorle. I cibi erano conditi con olio di oliva, e aromatizzati con erbe spontanee o coltivate: senape nera, cumino, zafferano, aglio. Lo sviluppo dell’agricoltura ha comportato la scelta di piante più produttive, adatte alla alimentazione e alla loro conservazione nel tempo prevalentemente mediante essiccamento. Per la nutrizione i cereali rappresentavano l’alimento di base e i più coltivati erano il grano duro e il farro nelle zone più piovose, l’orzo in aree semiaride e valli fertili ai bordi del deserto, in minore quantità il sorgo (Gonkarov, 2011): “Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, (pani) azzimi e grano abbrustolito, proprio quel giorno” (Giosuè 5,11). Altro frumento biblico è la spelta (Triticum spelta) che cresceva in terreni poveri ed è stato coltivato per secoli nelle regioni mediterranee dove ancora oggi si trova in piccole aree. Una considerevole estensione aveva l’orzo che serviva per preparare pane e come foraggio per gli animali. Dei cereali estivi nella Bibbia è ricordato il miglio e solo un tipo di sorgo che cresce bene in montagna

Figura 7: cascate del fiume Giordano - (Foto di P.M. Guarrera)

e che era stato introdotto dall’Egitto. Al consumo di cereali si accompagnava quello di ortaggi ricchi di proteine, come i legumi (fave, ceci, lenticchie), e di bulbose (aglio, cipolle, porri). L’alimentazione era poi completata e talora basata in gran parte sul consumo di frutti di piante erbacee come cocomeri e cetrioli e di alberi da frutto quali carrubo, gelso, noce, pistacchio, mandorlo, oltre la vite, il fico e la palma da dattero. Per insaporire i cibi erano largamente usate piante aromatiche selvatiche o coltivate, di cui si utilizzavano foglie crude o cotte o seccate, semi seccati e usati interi o frantumati (Aita, 2007). Tra le aromatiche sono riportate l’aneto, il cumino, il coriandolo, l’origano, la maggiorana, la menta e anche l’issòpo. Quest’ultima pianta, molto citata, trovava impiego anche in medicina e nelle cerimonie della purificazione. Secondo studi recenti (Zohary, 1982; Fleisher et Fleisher,1988) l’issòpo biblico altro non sarebbe che una specie di Majorana. Molte specie citate nella Bibbia trovavano impiego come piante officinali (Mattioli, 1568; Guarrera, 2008; Gunther, 1934), usate come rimedio contro disturbi o per conservare la salute o infine per migliorare non solo lo stato di benessere ma anche quello estetico e igienico personale e della casa. Tra esse troviamo l’aloe, la canfora, la mandràgora, il làdano, lo stòrace, il ricino, lo zafferano, quest’ultimo usato anche in tintoria. Una pianta molto antica e che ha attirato l’attenzione dell’uomo per migliaia di anni è la mandràgora (Mandragora autumnalis), una solanacea erbacea tossica con la radice antropomorfa alla quale sono state attribuite proprietà 20

LA BIBBIA

analgesiche, antiepilettiche, e afrodisiache. Per quanto riguarda la mirra offerta dai Re Magi a Gesù Bambino si tratta del prodotto raro proveniente da piante (Commiphora myrrha) dell’Africa e dello Yemen, mentre la mirra citata per l’uso in cerimonie doveva essere una specie di làdano o cisto, forse Cistus creticus. L’incenso proviene dall’Arabia saudita e si ottiene da Boswellia sacra (Raffaelli et Tardelli, 2007; Raffaelli et al., 2003 a e b), albero il cui tronco fornisce un essudato biancastro che all’aria raggruma in massa solida ed emana un intenso profumo allorché viene bruciato. Come la mirra e altri profumi rari e costosi anche l’incenso veniva importato dai trafficanti lungo le vie del commercio con paesi più o meno lontani. Della Palestina era invece il balsamo (Commiphora gileadensis), un albero o arbusto spontaneo nel Gilead, la fertile regione a est del Giordano (Figura 7), famosa per i suoi pascoli, i vigneti, gli uliveti e per il suo celebre balsamo. “Il Signore disse a Mosè: ”Procurati balsami, stòrace, onice, gàlbano come balsami e incenso puro: il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa” (Esodo 30, 3435). Le piante tessili comprendevano prevalentemente il lino e il cotone, tuttavia il cotone non era coltivato in Israele, mentre la seta, che non è una fibra vegetale, come del resto molte spezie e aromi, venivano acquistati da trafficanti che provenivano da oriente. Essi commerciavano vari prodotti seguendo la via del mare, attraverso la costa filistea fino a raggiungere l’Egitto. Le piante incontrate dal popolo ebraico nei lunghi spostamenti fornivano anche legno (cedro del Libano, cipresso, bosso), ombra (acacie, tamerici, quercia di Palestina, quercia vallonea o quercia del Tabor, leccio). Una ultima considerazione meritano le indicazioni trasmesse per coltivare la terra, per la raccolta e la trebbiatura dei cereali, o per rammentare come talune epidemie venissero evitate a mezzo di accorgimenti colturali. Tra le leggi del Levitico si ricorda che il Signore ordinò a Mosè di riferire agli Israeliti l’osservanza dell’anno sabbatico: “Quando entrerete nel paese che io vi do, la terra dovrà avere il suo sabato consacrato al Signore. Per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore; non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna” (Levitico 25, 2-4). L’uso di lasciare il terreno incolto per uno o due anni è pratica agricola nota come “maggese”, applicata per molti secoli al fine di ridare fertilità al terreno. La coltivazione dei campi iniziava con la preparazione del terreno attraverso la vangatura o l’aratura effettuata con l’aratro trainato da animali (buoi). Seguiva la semina a spaglio, effettuata con la distribuzione del seme a larga mano e poi la raccolta. I cereali venivano tagliati con la falce e riuniti in covoni lasciando sul ter-

reno un po’ di spighe che servivano per la spigolatura da parte delle vedove e dei forestieri (Deuteronomio 24, 19; Rut 2,7). Il frumento veniva trebbiato col trebbio azionato da animali (asini) e poi vagliato col vaglio sull’aia. Seguiva la macinatura su pietre e il prodotto era farina o semola a seconda del tipo di cariosside. Dal grano duro si avevano farine molto grossolane e adatte a fare pane non lievitato o pasta. Dal grano tenero si otteneva fior di farina col quale si faceva pane lievitato e altri preparati. Il farro, avendo la cariosside vestita, veniva abbrustolito e poi triturato in frammenti più o meno grossolani. Le operazioni agricole riportate non erano troppo diverse da quelle seguite in tutta l’area mediterranea e che si sono tramandate per lungo tempo, fino a quando la meccanizzazione agraria con l’impiego di macchine agricole ha sovvertito completamente la gestione manuale della terra. Interessanti sono le descrizioni dei danni recati ai cereali da malattie come le ruggini e i carboni (ruggini e carboni dei cereali), malattie fungine trasmesse attraverso spore disperse dal vento, e che colpiscono le colture al momento della fioritura. Contro tali calamità, cause di tristi carestie bibliche, considerate a quei tempi come punizioni divine dovute a infedeltà a Dio, ben poco poteva essere fatto allora: “Io vi ho colpiti con la ruggine, con il carbonchio e con la grandine in tutti i lavori delle vostre mani, ma voi non siete ritornati a me” (Aggeo 2,17-19). Tuttavia un’attenta osservazione diretta indicava che la grandine colpiva i cereali al momento della fioritura e che quelli tardivi non risultavano colpiti: “Il lino e l’orzo erano stati colpiti, perché in spiga e il lino in fiore; ma il grano e la spelta non erano stati colpiti, perché tardivi” (Esodo 9, 31-32). Il fatto che il grano e la spelta non fossero colpiti perché tardivi indica che si trattava di grano duro e di spelta, che in quelle regioni desertiche dovevano maturare tardi. Le carestie bibliche sono oggi scomparse per merito della genetica agraria che ha portato alla costituzione di cultivar di frumento e di altri cereali precoci o tardivi, resistenti alle ruggini e ai carboni, nonché a varie avversità ambientali.

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Da quanto sopra, emerge l‘importanza che le piante hanno rappresentato per la vita degli Israeliti sia nell’AT sia nel NT. Tuttavia nel leggere la Bibbia non va dimenticata la natura sacra del libro ed è lecito chiederci che senso hanno le piante nel Sacro testo. Una prima considerazione ci ricorda l’importanza che Dio diede alla piante nel terzo giorno della creazione, dopo la creazione del cielo e della terra e dopo che le acque si erano ritirate in un solo luogo ed era apparso l’asciutto. “Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme secondo la propria specie.” (Genesi 1, 11-12). Da ciò si evidenzia la necessità del suolo come luogo di crescita delle piante e le piante come prima componente viva del creato dalla quale dipendono le altre. Infatti dopo è riportata la creazione degli animali, e in seguito Dio creò l’uomo e gli diede il dominio su tutti gli essere viventi e “Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde»”(Genesi 1, 29-30). Dopo la trasgressione nel giardino di Eden, Dio modificò il comando e disse all’uomo: “Maledetto il suolo per causa tua!. / Con dolore ne trarrai il cibo / per tutti i giorni della tua vita. / Spine e cardi produrrà per te / e mangerai l’erba dei campi. / Con il sudore del tuo volto mangerai il pane” (Genesi 3,18-19). In questi versetti si compendia tutto il tragico destino a cui l’uomo è andato incontro trasgredendo il comando divino. Egli dovrà lavorare il suolo con fatica e si ciberà di erbe verdi, prima destinate solo agli animali, segno del decadimento cui è andato incontro. Il pane sarà frutto del sudore della fronte. Piante da frutto ed erbe verdi sono nomi collettivi che indicano genericamente fonti di cibo che l’uomo può procurarsi sia direttamente dalla terra, sia attraverso la lavorazione del suolo. I libri della Bibbia trattano in

continuazione questo rapporto tra l’uomo, la terra, le piante come sorgente di vita sia in senso metaforico sia in senso reale. Ma nel prosieguo dei libri le piante assumono valori diversi estendendo il loro significato a quello di piante per ottenere farina per il pane, frutti per il vino e bevande inebrianti, l’olio, il legno per costruire case e arredi, sostanze medicinali ed aromatiche, aromi ed essenze di interesse cultuale. Studi sulle piante della Bibbia Il nomadismo aveva la caratteristica di tenere le persone a contatto continuo con la natura. Perciò non stupisce il continuo richiamo a piante e animali da parte dei personaggi biblici che provenivano in gran parte da un ambiente rurale. Personaggi come Salomone e Isaia, pur essendo di origine privilegiata, riflettono tutta la loro familiarità con la natura dalla quale prendono spunto per esprimere i concetti teologici e morali più elevati. La flora di Israele attualmente conta circa 2600 specie, distribuite su una superficie di 20.700 kmq. Essa non risulta sensibilmente cambiata negli ultimi 4000 anni riguardo alla componente spontanea, salvo taluni spostamenti di habitat, e la immissione di talune specie esotiche. Perciò la maggior parte delle piante spontanee e coltivate oggi in Israele sono ancora quelle che gli ebrei incontravano durante il loro peregrinare o coltivavano per le loro necessità (Zohary, 1982; Danin, 1983; Duke, 1999 e 2008; Foggi, 1999; Pavari Mezzetti, 1999; Boureux, 2001). Il numero di piante identificate nella Bibbia varia, secondo i vari Autori (Tab.1). I motivi di tale disparità di dati risiedono anzitutto nel problema della identificazione dei nomi. La Bibbia è stata scritta in epoca lontana e le piante nei testi originari erano indicate con nomi volgari, ossia comuni, in lingua locale, ma a causa delle numerose dispersioni in diversi paesi dominatori, le loro denominazioni possono aver subito profonde modifiche e assimilato termini nuovi. Pertanto una pianta poteva avere nomi diversi in luoghi o paesi diversi, oppure lo stesso nome poteva essere usato per indicare piante in realtà diverse in posti diversi. 23

LE PIANTE NELLA BIBBIA

L’uso di un nome scientifico per indicare le piante è stato introdotto più tardi da Linneo (1707-1778). Esso ha valore universale ed è costituito da un binomio latino che sta a indicare il genere e la specie, una sorta di cognome e nome, per indicare una data pianta, che con tale nome è da tutti riconosciuta. Ma ai tempi biblici e per molti secoli ancora il nome volgare era l’unico mezzo di comunicazione per far conoscere una pianta o un animale. La traduzione di tali nomi da parte dei biblisti ha incontrato difficoltà per le varie lingue in cui il testo è stato tradotto. Oggi si contano oltre 2000 versioni della Bibbia nelle varie lingue, e anche se il riferimento è sempre la traduzione dei Settanta, dall’ebraico ed aramaico in greco, e della Vulgata, tradotta da San Girolamo dal greco in latino, tuttavia l’uso di parole diverse può avere generato differenze di interpretazione dei nomi delle piante. Tutto ciò ha reso complicato il lavoro di riconoscimento tassonomico delle piante nella Bibbia, dei loro nomi indicati in lingua ebraica ed aramaica. Vi è anche da dire che la Bibbia, come opera religiosa, non si pone come scopo primario la individuazione delle piante e l’illustrazione degli aspetti naturalistici. Le piante vi sono riportate in relazione ad avvenimenti, ambienti, messaggi, salmi, preghiere, proverbi, ma soprattutto come simboli e sono perciò sparse in mezzo a descrizioni religiose, storiche, proverbiali. L’interesse scientifico per le piante bibliche e il loro preciso riconoscimento tassonomico ha spinto vari autori (Zohary, 1982; Danin, 1983; Musselman, 2012) a un confronto con le specie esistenti in terra d’Israele e della Palestina e territori vicini (Libano, Siria, Arabia) in generale, tenendo peraltro presente che talune specie possono essere scomparse, altre abbandonate dai siti biblici, altre modificate nel tempo da processi di ibridazione e mutazione. Anche se esistono tuttora dubbi riguardo talune specie gli studi botanici, archeologici, storici insieme sono riusciti a risolvere l’identità scientifica di molte piante e a dare nel complesso una visione vicina alla realtà riguardo l’identità, l’ambiente, la coltura, l’uso, il significato delle piante citate nella Bibbia. Sull’identificazione delle specie bibliche, un recente studio di Wlodarczyk (2007) ha posto in rilievo il numero e le specie di piante riconosciute in lavori fondamentali per tale argomento. Da tale analisi risulta che è diverso il numero delle specie complessivamente riportate da diversi Autori come riepilogato nella Tabella 1. Sommando le specie citate dai vari autori si arriva ad elencare 206 specie di piante bibliche delle quali 95 risultano presenti nei lavori della maggior parte degli autori citati (Wlodarczyk, 2007).

Tabella 1: Numero delle specie censite nella Bibbia secondo diversi Autori Autore e Anno Numero di di pubblicazione specie citate Moldenke et Moldenke (1952) 199 Hareuveni (1980) 51 Zohary (1982) 144 Duke et Duke (1983) 141 Jacob (1992) 128 Hepper (1992) 182 Maillat et Maillat (1999) 174 Identificazione delle specie bibliche Tra le piante attribuite alla Bibbia, alcune non vi risultano espressamente citate. Tali sono la mela che Eva avrebbe offerto ad Adamo che non risulta citata in nessuna delle Bibbie consultate (Ricciotti (1957; AA.VV. New Revised Standard Version, 1993; “La Bible” di Chouraqui, 2003; CEI-UELCI (2008) e l’albero di Giuda (Cercis siliquastrum). In Genesi (3,6) si parla solo di frutti dell’albero “che sta in mezzo al giardino”. Per quanto riguarda l’Albero di Giuda, la pianta che la tradizione indica come l’albero a cui si sarebbe impiccato Giuda preso dal rimorso per aver tradito Gesù, in realtà non viene nominata e Matteo (27,5) dice solo che “Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi”. Né viene citato negli Atti degli Apostoli (1,18) in riferimento alla fine di Giuda. Queste due piante sono riferite da tradizioni, ma non trovano spazio tra le righe del Sacro Libro. Un secondo gruppo di piante collettivamente indicate nella Bibbia come fiori di campo, giglio delle valli, erbe amare, spini e cardi, pruni e spini, la manna, e altre non trovano univoca interpretazione. Per il giglio (Osea 14, 6) sono state proposte le liliacee Lilium candidum e Pancratium maritimum, ma anche le iridacee Narcissus tazzetta e Iris pseudoacorus e la ranunculacea Anemone coronaria. Per quanto riguarda la manna del deserto essa è stata di volta in volta identificata come coriandolo o sua varietà locale, come secreto di rami di tamerice, come Hammada salicornica (in ebraico man rimth), o come secreto di insetti che vivono sui rami di tamerice e più recentemente come i frutti tondeggianti di Ochradenus baccata, resedacea comune nella penisola del Sinai (Maillat et Maillat, 1999). Finora nessuna delle ipotesi sopra riportate è stata scientificamente avvalorata. È su questo gruppo di piante che maggiormente divergono le tradizioni e interpretazioni dando risultati diversi quanto al numero di piante identificate da vari autori. Per quanto concerne la corona di spine messa sul capo di Gesù condannato, invece, recenti

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LE PIANTE NELLA BIBBIA

studi sulla Sindone (Rinaldi, 1960; D’Errico, 1981; Frale, 2009; Danin, 2010) hanno rilevato che i fori presenti sul capo indicano che si trattava di un casco piuttosto che di una corona di spine. Tale casco, con molta probabilità, era formato da Sarcopoterium spinosum Schrantz (Rosaceae), pianta dai rami spinosi, flessibili, che si possono intrecciare e che fiorisce in marzo- aprile (Rinaldi, 1960; Scannerini, 1998). Tuttavia il suo polline trovato sulla Sindone da Frei nel 1973, non è stato confermato dallo studio di Baruch nel 1998 sulle diapositive di Frei (Danin et al., 1999). Inoltre i rami e le spine di questa pianta sembrano troppo fragili per poter produrre le lesioni documentate. Secondo Danin (2010) è molto più probabile che si tratti di Zizyphus spina-christi, un arbusto i cui rami spinosi erano utilizzati dagli ebrei per proteggere i campi da animali o di Rhamnus lycioides. Entrambe le specie hanno spine molto robuste e sono reperibili nelle vicinanze di Gerusalemme. Un terzo gruppo di piante bibliche, abbastanza sicuro, comprende piante spontanee in Israele e tuttora riconoscibili in specie delle steppe, del deserto, delle zone umide, delle oasi, oltre a piante coltivate per cibo, vestiario, medicina, aromi, profumi, legno(Bailey et Danin, 1981; Zohary, 1982; Foggi, 1999; Musselman, 2007, 2012; Duke, 2008; Isaza, 2011; Segura Munguía et Torres Ripa, 2011). Con il raggiungimento della Terra Promessa la vita degli Israeliti si svolge entro e attorno alle città. L’agricoltura viene incrementata mentre si riduce la necessità di approvvigionamenti di piante spontanee. Fioriscono l’allevamento, l’agricoltura, il commercio. La vita si svolge su basi sociali diverse e su una società già consolidata dove il contatto con la natura è ridotto. Pertanto nel Nuovo Testamento si ricordano solo poche piante tra le quali la vite, il grano, l’orzo, la senape, la menta, il coriandolo, il cumino, il lino, la mirra, l’incenso. È sorprendente che l’albero si trovi proprio all’inizio e alla chiusura della Bibbia. All’inizio dell’AT, nel libro della Genesi, dopo la descrizione delle creazione della natura e dell’uomo si legge: “Il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente e vi collocò l’uomo che aveva plasmato…Poi il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2, 8-9). E il NT chiude con la citazione dell’albero della vita: “e se qualcuno toglierà qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa” (Apocalisse 22, 19). L’albero è perciò al centro dell’attenzione dei vari scritti e riflette la vicinanza che l’uomo ha sempre trovato con la natura e le piante. Per i cristiani l’albero salvifico è quello della croce. Insieme al ricordo dell’albero è da sottolineare anche

l’ambiente nel quale la pianta viene a trovarsi con il richiamo frequente al giardino e all’orto, come luogo di delizie dove le piante sono al centro dell’attenzione del narratore. Già l’uomo dopo la creazione venne messo in un giardino posto ad oriente, Eden. È qui che viene commessa la colpa che l’uomo si trascina fin dalla nascita: il peccato originale. Nel Cantico dei Cantici (6, 11) i colloqui avvengono in gran parte in un giardino e si cita espressamente il “giardino di noci”. “Nell’Orto degli ulivi” inizia il percorso della passione di Cristo; in un giardino avviene la sepoltura: “Ora nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto: là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù” (Giovanni 19, 41-42). In un giardino venne annunciata la risurrezione di Gesù e il riscatto dal peccato commesso in Eden. Nell’AT si incontrano alberi e arbusti spontanei di ambiente desertico (acacie, mirti, cedro del Libano) o della steppa (cipresso, olmo, abete) come riportato in Genesi (37, 25), Esodo (30, 34-35), Cantico dei Cantici (4, 13-14), e in Isaia (41, 19), “Pianterò cedri nel deserto / acacie, mirti e ulivi: / porrò nella steppa cipressi. / olmi insieme con abeti: / perché vedano e comprendano a un tempo / che questo ha fatto la mano del Signore / lo ha creato il Santo di Israele”. Arbusti e alberi si trovavano anche lungo i fiumi, torrenti, laghi, come l’oleandro, il platano e il salice, insieme a piante erbacee quali la canna domestica, la lisca maggiore, il papiro e i giunchi, mentre nelle oasi era rigogliosa la palma da dattero. I giunchi in particolare dovevano essere molto diffusi se il Mar Rosso era indicato come “Mare dei Giunchi”: “Sull’asciutto Israele attraversò questo Giordano, poiché YHWH vostro Dio prosciugò l’acqua del Giordano davanti a voi finché foste passati, come YHWH vostro Dio aveva fatto al mare dei Giunchi, prosciugandolo davanti a noi finché non fummo passati” (Giosuè 4, 23-24) (Nuova versione della Bibbia, S. Paolo, ed. San Paolo 2010). Un certo numero di piante sono identificate a mezzo dei loro prodotti principali. Ad es. la vigna, l’uva, il mosto, il vino, bevande inebrianti, conducono alla vite. Analogamente l’olio, puro o aromatizzato rievoca la pianta di ulivo. A quel tempo era la sola pianta da olio utilizzata e l’olio era un prodotto impiegato in molti campi, da quello alimentare alla profumeria, per illuminazione, per rituali religiosi. Altri prodotti invece conservano il nome della pianta da cui vengono ottenuti e perciò dal prodotto si può risalire alla pianta. Tali sono i nomi di lino, grano, fico, melograno ecc..

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resentazione delle piante bibliche Esegesi, descrizione, interesse

Le piante portatrici di messaggi: Discorso della Sapienza e Apologo di Iotam Nella Bibbia le piante erano oggetto non solo di interesse materiale come cibo e bevanda, ma erano strumenti per esprimere pensieri, emozioni, considerazioni spirituali, significati allegorici utili a trasmettere messaggi divini, religiosi, politici, ecologici e informazioni colturali, un mezzo per comunicare, far riflettere e interpretare ordini, promesse, gratificazioni. A tale riguardo vale la pena citarne alcuni. Il primo è al secondo versetto della Genesi: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse (Genesi 2,15). Un messaggio ecologico alquanto attuale che è diventato il logo della “Giornata per la salvaguardia del Creato” che la Chiesa Cattolica celebra ogni anno nel mese di settembre. Messaggi divini sono quelli con i quali Dio ordina l’istituzione della Festa delle Capanne, ricordata nel Levitico, (23, 33-43), nel Deuteronomio (16,13), in Neemia (8,15). Sia pure con talune variazioni essi richiamano le modalità per le feste del ringraziamento, dopo la raccolta dei frutti e la conclusione del ciclo agrario in autunno. Le piante vi assumono simbolo di fertilità (cedro, frutti degli alberi migliori), immortalità (rami di palma), dell’acqua del Giordano, in memoria del passaggio del fiume e la conquista della Terra Promessa (salici di torrente), felicità (mirto, rami con dense foglie): “Ora il quindici del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa del Signore per sette giorni; il primo giorno sarà di assoluto riposo e così l’ottavo giorno: Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori, rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni” (Levitico 23,40). Delle piante si serve Zaccaria nella “Lamentazione” per annunciare la caduta delle grandi potenze che si opponevano alla volontà di Dio: “Apri, Libano le tue porte / e il fuoco divori i tuoi cedri. / Urla, cipresso, perché il cedro è caduto, gli splendidi alberi sono distrutti. / Urlate, querce di Basan, / perché la foresta impenetrabile è abbattuta!” (Zaccaria 11,1-2). Un testo nel quale le piante sono testimoni dell’amore tra i due protagonisti è il Cantico dei Cantici, un libro di 8 capitoli nei quali 22 piante e loro prodotti (come

vite, uva, vigna) sono citate per oltre 75 volte. E nel Discorso della Sapienza (Siracide 24,13-17) vengono citate ben 14 piante secondo il loro ambiente e le loro più rinomate proprietà per esprimere le virtù più eccelse della sapienza: cedro sul Libano, cipresso sui monti dell’Ermon, profumi e nuvole d’incenso, la vite per i frutti. “Sono cresciuta come cedro sul Libano, come un cipresso sui monti dell’Ermon. Sono cresciuta come una palma in Engaddi, e come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura e come un platano mi sono elevata. Come cinnamòmo e balsamo di aromi; come mirra scelta ho sparso profumo, come gàlbano, onice e stòrace, come nuvola di incenso nella tenda. Come un terebinto ho esteso i miei rami e i miei rami sono piacevoli e belli. Io come vite ho prodotto splendidi germogli e i miei fiori danno frutti di gloria e ricchezza. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti, perché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi vale più del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me avranno ancora sete. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà”. Molto interessante è anche l’uso politico delle piante nell’Apologo di Iotam (Giudici 9, 7-15) nel quale cinque piante, come in una favola, sono protagoniste di una scena nella quale è in discussione la proposta di eleggere un re, proposta rivolta a vari alberi, ma rifiutata. Solo il rovo accetterà l’invito, condizionandolo al comportamento degli elettori. “Ascoltatemi, signori di Sichem, e Dio ascolterà voi! Si misero in cammino gli alberi per ungere un re su di essi. Dissero all’ulivo: “Regna su di noi”. 27

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Rispose loro l’ulivo: “Rinuncerò al mio olio grazie al quale si onorano dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?” Dissero gli alberi al fico: “Vieni tu, regna su di noi”. Rispose loro il fico: “Rinuncerò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito, e andrò a librarmi sugli alberi?”. Dissero gli alberi alla vite: “Vieni tu, regna su di noi” .Rispose loro la vite: “Rinuncerò al mio mosto che allieta dèi e uomini, e andrò a librarmi sugli alberi?”. Dissero tutti gli alberi al rovo: “Vieni tu, regna su di noi”. Rispose il rovo agli alberi: “Se davvero mi ungete re su di voi, venite, rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e divori i cedri del Libano”.

Va sottolineato che ai fini dell’identificazione delle piante bibliche, sono di aiuto lo studio comparativo dei linguaggi semitici, soprattutto dell’aramaico (l’antica lingua ebraica parlata) e dell’arabo. Esistono molti termini ebraici di piante che sono identici o assai vicini a quelli in aramaico e arabo. Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., diversi agricoltori ebrei rimasero in Palestina, e così venne conservata una ricca tradizione di nomi vernacolari relativi alle piante e all’agricoltura. Gli arabi, dopo la conquista della Palestina nel 640 d.C., assorbirono nella loro lingua questa terminologia e così essa rimase nella lingua araba (Zohary, 1982). Queste e altre similitudini o differenze sono visibili nella Tabella 12. “Tre botanici non fanno un biblista” né un teologo: perciò per l’esegesi, l’ermeneutica ed escatologia, ci si è affidati a testi biblici (CEI-UELCI, 2008; AA.VV. Nuova Versione della Bibbia di San Paolo, 2010 e ss.) e a commenti biblici (Dahler, 2003; Ravasi, 2008; Penna, 2008; Doglio, 2010; Vigini, 2011). Per la parte storica e naturalistica delle piante sono stati consultati libri storici su Israele (Le lettere di El-Amarna a cura di Liverani, 1998 e 1999; Flavio Giuseppe, La guerra giudaica, a cura di A. Vitucci, 1974; Antichità giudaiche, a cura di Moraldi, 1998; Bright, 2006), volumi sulle piante di Israele (Gunther, 1934; Zohary, 1982; Zohary et Feinbrun-Dothan, 1966-1986; Darom, 1990; Foggi, 1999; Danin, 2010), testi classici greci e latini: Ippocrate (460-370 a. C., Corpus Hippocraticum); Teofrasto (371-287 a. C., I Profumi); Catone (234-149, De agricoltura); Varrone (117-27 a. C., De lingua latina e De re rustica); Plinio (23-79 d. C, Naturalis Historia); Celso (14 a. C- 37 d. C. circa, De medicina); Columella (4 d. C. -70 d. C., Res Rustica); Sereno Sammonico Q. (III d. C., Liber medicinalis) le cui abbreviazioni nel testo sono le seguenti: Corpus Hippocraticum, CH; I Profumi, Pr; De Agricultura, DA; De Lingua latina LL; De re rustica, DRR; Naturalis Historia, NH; De Medicina, DM; Res Rustica, RR; Liber medicinalis, LM. Di interesse e di aiuto sono state le seguenti pubblicazioni sulle piante della Bibbia (Gerard, 1536; Cultrera, 1861; Smith, 1877; Moldenke et Moldenke, 1952; Hareuveni, 1980; Zohary, 1982; Duke et Duke, 1983, 2008; Hepper, 1992; Maillat et Maillat, 1999; Kawollek et Falk, 2006; Musselman, 2007, 2012; Isasa, 2011; Segura Munguía et Torres Ripa, 2011; Zohary et al., 2012). Le piante riportate nelle schede sono indicate con il loro nome volgare (in italiano), il binomio scientifico (in latino e in corsivo) e la famiglia di appartenenza (in latino maiuscolo). Nella moderna sistematica e tassonomia le piante vengono spesso riportate con denominazioni diverse rispetto a decenni passati. Per ogni specie si è cercato uno o più versetti dell’AT o nel NT che ne sottolineasse la conoscenza, l’uso o l’impor-

Iotam era figlio di Gedeone, uno dei maggiori Giudici di Israele. Gedeone, fedele a Dio, aveva combattuto e vinto i Madianiti che per sette anni avevano angariato Israele ed aveva assicurato 40 anni di pace a Israele. Alla morte di Gedeone, Abimelech, il figlio avuto da una schiava, si fece eleggere giudice dai signori di Sichem e appena insediato uccise tutti i 70 fratelli, figli di Gedeone. Iotam solo si salvò e corse sul monte Garizim da dove lanciò il suo grido contro i signori di Sichem avvertendoli del pericolo cui andavano incontro con la scelta di Abimelech. Il discorso avviene in forma di poesia interpellando alcuni alberi da frutto che rifiutano di guidare i signori di Sichem. Il rovo invece accetta a condizione che un fuoco divori Abimelech e i signori di Sichem se non hanno operato con onestà e fedeltà alla casa di Gedeone. Abimelech durò solo tre anni dopo i quali venne ucciso e Sichem distrutta. Metodologia della ricerca Nel riconoscimento e descrizione delle piante sono stati seguiti alcuni passaggi. Anzitutto le piante citate sono quelle ritrovate nella Bibbia della CEI- UELCI, 2008. Per la maggior parte sono piante note anche ai giorni nostri e ben identificabili. Altre sono nomi collettivi che possono indicare piante diverse. I versetti presi dalla Bibbia si riferiscono in gran parte a singole piante citate col loro nome comune, ad es. vite, olivo, fico ecc. I versetti sono qui riportati in corsivo, e sono accompagnati dal nome del libro biblico, in neretto, il numero del capitolo del libro in neretto, il numero o numeri dei versetti in carattere normale. 28

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

tanza. Inoltre si è prestata attenzione alla letteratura scientifica, consultando libri e riviste pubblicati di recente. Riguardo all’interesse e all’uso delle piante nella Bibbia ci si è attenuti sia alle informazioni contenute nella Bibbia sia a interpretazioni date da vari autori sopra citati, sia a ricerche specifiche su singole piante o gruppi di piante. Si è tuttavia tenuto presente anche un certo raffronto con l’uso moderno della pianta e dei suoi derivati in vari settori: alimentazione, medicina, farmacia, erboristeria, profumeria, ecc. Della Nuova Versione della Bibbia (AA. VV., 2010 e ss.) sono stati consultati il Deuteronomio, Giosuè, Tobit, Atti degli Apostoli. È stata consultata anche la Bibbia di Ricciotti (1957), la Bibbia di Gerusalemme (1974), Il Nuovo Testamento, edito da Ricci (19601980), la Holy Bible New Revised Standard Version (1993) e La Bible di Chouraqui (2003), La nuova guida della Bibbia, Ravasi (2008). Le piante considerate sono state raggruppate come segue: 1. Piante della Terra Promessa 2. Piante della Festa delle Capanne 3. Cereali, piante orticole e piante da fibre tessili 4. Piante da frutto

5. Fiori di campo ed erbe amare 6. Piante officinali, aromatiche, tossiche 7. Alberi e arbusti 8. Piante di luoghi umidi 9. Cardi e piante spinose 10. Piante del Candelabro ebraico e della Sindone Sono state considerate anche le piante del Candelabro ebraico e della Sindone per le numerose ricerche scientifiche recenti di cui le icone sono state oggetto e per l’interesse religioso, storico, critico che hanno suscitato e continuano a suscitare. I raggruppamenti da noi proposti sono solo indicativi. Infatti mentre i primi due gruppi rispondono alle indicazioni bibliche, cioè comprendono piante ben individuabili, gli altri rispondono a criteri vari, quali piante alimentari (3), erbe spontanee e coltivate (4-5), piante ricche di composti aromatici (6), piante arboree e arbustive spontanee e coltivate (7), piante di ambienti umidi (8) o secchi (9), piante spinose che caratterizzano vari paesaggi (9). Le piante bibliche identificate sono qui descritte nella loro morfologia esterna, accompagnate da immagini fotografiche prese dagli autori da piante spontanee o coltivate o donate da privati e da varie istituzioni.

Figura 8: Olivo secolare nell’orto del Getsemani (Foto di P.M.Guarrera)

Figura 9: L'uva in un antico bassorilievo a Cafarnao (Foto di P.M. Guarrera)

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1 PIANTE DELLA Terra Promessa

“…il Signore tuo Dio sta per farti entrare in una buona terra di torrenti, di fonti e di acque sotterranee, che scaturiscono nella pianura e sulla montagna: terra di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni; terra di ulivi, di olio e di miele”, Deuteronomio 8, 7-8 “Allora il capo dei coppieri raccontò il suo sogno a Giuseppe e gli disse: «Nel mio sogno ecco mi stava davanti una vite sulla quale vi erano tre tralci; non appena cominciò a germogliare, apparvero i fiori, e i suoi grappoli maturarono gli acini»”, Genesi 40, 9

Fico, Ficus carica L. Grano (Grano duro), Triticum durum Desf. Melograno, Punica granatum L. Olivo, Olea europaea L. Orzo, Hordeum distichum L. Palma da datteri, Phoenix dactylifera L. Vite, Vitis vinifera L.

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

La Terra Promessa prende il nome dalla promessa che Dio fece ad Abramo di dargli in eredità un territorio sul quale vivere con tutta la sua progenie. Abramo aveva già vissuto nella terra di Canaan come forestiero e vi era ritornato dopo una sua temporanea migrazione in Egitto dove si era spinto a ricercare viveri a causa di una grave carestia. Di ritorno nella terra di Canaan la promessa di Dio si rifece viva “Farò di te una grande nazione / e ti benedirò.” (Genesi 12, 2), assicurando una dinastia innumerevole per la quale occorreva un territorio, la terra, che verrà assegnata al popolo ebraico per una promessa fatta al suo capostipite Abramo. A conferma che la promessa era vera Abramo ricevette la prima prova col concepimento di un figlio dalla moglie Sara, ormai in età avanzata. Il figlio Isacco è l’inizio di una progenie numerosa che riuscirà dopo tanto tempo ad occupare la Terra Promessa. Una parola, un popolo, una terra (Dahler, 2003). La biblica Terra Promessa, la terra di Canaan, odierno stato di Israele, è un’area grande all’incirca quanto la nostra regione Calabria, ricca di vegetazione, acque e risorse minerarie. Nella Bibbia si narra che gli ebrei, dopo l’uscita dall’Egitto, hanno vagato per circa quaranta anni nel deserto - in un territorio arido, senza acqua né piante, alla ricerca di questa fertile terra, in cui era già allora fiorente l’agricoltura (nata fra il 6000 e l’8000 a. C.) (Zohary, 1982). La Bibbia riporta che alcuni esploratori inviati da Mosè nella terra di Canaan, tornarono portando su una pertica di legno un tralcio della migliore uva, nonché melograni e fichi (Numeri 13, 2324). L’immagine di questi due uomini ha ancora oggi un forte valore simbolico per gli Ebrei. Il versetto del Deuteronomio è ancora più dettagliato e riguarda non solo le colture agricole e i loro prodotti ma anche l’acqua. Nella Terra Promessa ci saranno, torrenti, fonti, acque sotterranee, l’acqua necessaria alla coltivazione del frumento, dell’orzo, della vite e indispensabile per la vita stessa dell’uomo e del bestiame. La Terra Promessa rappresenta tre elementi fondamentali per la futura vita del popolo ebraico: la stanzialità, dopo la quale il popolo ebraico potrà avviare un’agricoltura fiorente, da contrapporre al nomadismo, che consente solo brevi periodi di coltivazione e in terre sempre diverse; la ricchezza di acqua per le colture e per l’uomo e gli animali, da contrapporre alla aleatoria disponibilità di acqua da scoprire ogni volta durante il nomadismo; le piante da coltivare per trarne nutrimento e anche un reddito per sostenere l’intera comunità. Il valore dell’acqua è presente nella benedizione che Isacco, ormai prossimo alla fine dei suoi giorni, si accinge a dare a Giacobbe che con un trucco si sostituisce a Esaù, il fratello primogenito: “Dio ti conceda la rugiada del cielo, / terre grasse, frumento e mosto in abbondanza“ (Genesi 27,28). Più volte nella Bibbia si parla della “terra dove scorrono latte e miele” (Esodo 3,8; 3,17). Il latte proveniva dal-

l’allevamento di capre, pecore, mucche. Il miele secondo gli insegnamenti di molti rabbini non è miele di api bensì lo sciroppo spremuto dai frutti della palma da datteri (Phoenix dactylifera). I maestri di cui sopra notano che in una lista di piante, il miele – prodotto animale – sarebbe una strana eccezione. Oltretutto in Israele quello più diffuso è il miele di carrubo (Ceratonia siliqua) – pianta comune in tale territorio – ma quest’albero ha fioritura autunnale mentre invece, all’incirca nel periodo da Pasqua a Pentecoste, i fiori delle 7 specie sopra nominate sbocciano e sono fecondati, e di alcune di tali specie (grano e orzo) i frutti giungono a maturazione. Recenti scavi effettuati a Tel Rehot nella valle di Beth-Shean a pochi km a ovest del fiume Giordano, nel nord Israele, una delle più importanti città stato durante il periodo dei re, hanno portato alla luce un alveare. Si tratta di un centinaio di arnie composte da cilindri di argilla e paglia adagiati orizzontalmente in file, risalenti al X-IX sec. a.C.. Ciascuna arnia presentava un foro anteriore per l’entrata e uscita delle api, e sul lato opposto un coperchio per l’estrazione del miele. Ciò indicherebbe che l’apicoltura, con l’estrazione del miele e della cera, era un’attività già affermata al tempo di Salomone (Mazar et Panitz-Cohen, 2007). Le cosiddette “sette specie”, legate alla fertilità della terra di Israele, sono: grano, orzo, vite, fico, melograno, olivo e palma da datteri. Le sette piante in discorso hanno un ruolo nella missione a favore del monoteismo intrapresa dal popolo di Israele in contrapposizione ai sette popoli circostanti la Terra Promessa e ai primitivi abitanti di essa, in quanto solo queste specie possono essere portate come offerta dei primi frutti (bikkurim) al Tempio di Gerusalemme. Delle sette specie o varietà, quattro sono di maggiore importanza per la vita quotidiana: grano, orzo, vite e olivo. Esse sono simbolo di prosperità, ma per questo motivo il popolo di Israele non dovrà mai dimenticare Colui che le ha fornite, per passare ad altri dèi: “Ora se voi obbedirete diligentemente ai comandi che oggi vi do, amando il Signore vostro Dio, e servendolo con tutto il cuore e con tutta l’anima, io darò alla vostra terra la pioggia al suo tempo: la pioggia d’autunno e la pioggia di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo frumento, il tuo vino e il tuo olio.” (Deuteronomio 11, 13-17): queste sono le parole che Dio ha comandato agli Israeliti di recitare mattino e sera e di scrivere sopra gli stipiti delle porte delle case e le porte delle loro città (Hareuveni, 1980).

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1. Piante della Terra Promessa

FICO, Ficus carica L. (MORACEAE) ”Non è un luogo dove si possa seminare, non ci sono fichi, non vigne, non melograni, e non c’è acqua da bere”, Numeri 20,5.

psenes) depone le uova nei fiori femminili brevistili del caprifico. Le larve formano una galla da cui schiude l’insetto adulto che uscendo si carica di polline e poi lo depone sui fiori femminili del fico allorché visita questi. I siconi del fico dove avviene l’impollinazione formano i piccoli acheni che si notano in forma di granellini nei fichi maturi e secchi. Il fico coltivato è il risultato di interventi dell’uomo mirati a selezionare le piante con i siconi più grossi e dolci, a praticare la caprificazione artificiale associando fichi veri e caprifichi, a sfruttare la partenocarpia per la formazione di siconi senza impollinazione e a praticare la riproduzione per via vegetativa. Il fico è una delle sette piante della Terra Promessa, citato spesso nell’Antico e Nuovo Testamento. La sua origine risale probabilmente a 5000 anni fa, in un’area corrispondente all’Asia occidentale. Da allora le popolazioni nomadi hanno provveduto a diffondere i semi di fico da un luogo all’altro, a migliorarne la coltura e l’uso e a tramandarlo per lunghi secoli ai popoli mediterranei (Egizi, Greci, Romani). Papiri egiziani ne parlano come di una novità importata dalla Siria e lo ritenevano un elemento importantissimo per l’alimentazione del popolo. Il suo frutto, consumato fresco, seccato, pressato, accompagnava l’uomo durante le lunghe peregrinazioni, mentre la fronda offriva riparo dai cocenti raggi del sole. Era inoltre usato come medicamento, legno per il fuoco ed era simbolo di fertilità e prosperità, di felicità terrena e ultraterrena.

È un albero o arbusto cespuglioso, lattiginoso, con rami fragili e flessibili, corteccia grigio scuro, foglie grandi, picciolate, lobate, decidue. I fiori sono in infiorescenze a siconio, di varie dimensioni, colore e periodo di maturazione. Il siconio è un ramo a fiore, ingrossato a coppa e carnoso, ricoperto internamente da fiori e aperto verso l’esterno mediante un opercolo. I primi frutti a maturare sono i fichi fioroni o profichi che si formano nell’autunno e maturano all’inizio dell’estate successiva; contengono solo fiori femminili provvisti di un lungo stilo e perciò detti longistili. Successivamente compaiono i veri fichi o forniti, che si formano a primavera all’ascella dei rami dell’annata e maturano a fine estate. Essi contengono prevalentemente fiori femminili longistili, ma anche fiori brevistili e fiori maschili piuttosto scarsi, per cui l’impollinazione e la conseguente formazione dei frutti tipo acheni è pressoché inesistente. L’impollinazione e la formazione dei frutti è possibile con l’aiuto di un piccolo insetto imenottero e la presenza nei dintorni del caprifico, una forma di fico spontaneo nei cui siconi sono numerosi fiori maschili ricchi di polline (Zohary et al., 2012), per cui la pianta è considerata la forma maschile del fico coltivato. L’insetto (Blastophaga

1. FICO, Ficus carica L. (MORACEAE)- (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

GRANO (GRANO DURO), Triticum durum Desf. (POACEAE) “Allora i dieci fratelli di Giuseppe scesero per acquistare il frumento dall’Egitto”, Genesi 42,3.

esigente di clima caldo e secco. Nella Bibbia non si fa riferimento a pasta, ma a pane lievitato, pane azzimo, pane cotto e conservato a lungo, e si parla anche di semole e di piatti di tipo orientale come il couscous. Può darsi quindi che una parte del grano duro fosse riservato a piatti o pani particolari mentre per il pane dei poveri veniva usato orzo, oppure farro, oppure spelta, essendo le loro cariossidi più ricche di farina. Coltivato da tempi remoti nell’area mediterranea, il grano duro è una delle piante più citate nella Bibbia, come tale e come derivati, pane, focacce, impasti vari. Già Catone (RA XL) parla di grano bianco, frumento trimestrale e di grano tenero, grano pulito della pula per la farinata, di farro e di orzo. Il grano tenero era nominato siligo, il grano duro robus; una varietà di grano duro pregiato, per semola, era detta similago, impiegata nella preparazione del libum (una sorta di focaccia romana). Di diversi frumenti tratta anche Columella (RR 2,63) che distingue il robus, il più bianco e il più pesante, la siligine, ottima per il pane; il grano trimestrale, un frumento primaverile da seminare quando le condizioni meteoriche non consentono la semina in autunno.

Il grano duro è un cereale con culmo pieno nell’ultimo internodo, terminato da spighe erette, compatte, con spighette a glumette esterne lungamente aristate. Cariossidi dure, a sezione triangolare, con endosperma vitreo da cui, con la macinazione, si ottiene semola adatta alla pastificazione. È tuttora aperta la questione di quale frumento si tratta nella Bibbia. Poiché i frumenti coltivati nell’area palestinese dovevano essere di più e diversi. In base alle informazioni contenute nei libri biblici e agli studi genetici e archeologici, è lecito supporre che in Israele si trovassero sia il grano duro (Triticum durum), un tetraploide, sia quello tenero (T. aestivum), un esaploide (Zohary et al., 2012). Entrambe le specie derivano da incroci tra un frumento diploide e una graminacea selvatica. Per il grano duro si è trattato di un solo incrocio, per il grano tenero ne sono occorsi due. Il grano duro doveva essere quello più conosciuto e coltivato. Ciò in base anche alle caratteristiche climatiche dell’area essendo il grano duro più

2. GRANO (Grano duro), Triticum durum Desf. (POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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1. Piante della Terra Promessa

Punica rimanda a piante frequenti nel territorio punico di Cartagine, oggi Tunisia. Presso gli egiziani il melograno era pianta coltivata almeno dal 1500 a.C. Quando gli Israeliti uscirono dall’Egitto e dopo 40 giorni si trovarono nel deserto senza cibo e senza acqua rimproverarono a Mosè “Non è un luogo dove si possa seminare, non ci sono fichi, non vigne, non melograni, e non c’è acqua da bere” (Numeri 20, 5). Secondo una credenza popolare il melograno conterrebbe 613 semi tanti quanti sono i comandamenti nella Torah e l’espressione “pieno come un melograno” indicherebbe uno che osserva molti comandamenti (Kawollek et Falk, 2006). Citato 31 volte nella Bibbia. Basta ricordare come nella reggia voluta da Salomone vi erano colonne i cui capitelli avevano “duecento melagrane in file intorno a ogni capitello”(1 Re, 7, 20). Anche i paramenti dei sacerdoti riportavano disegni di melagrane. Israele è tuttora un centro di coltivazione, produzione e commercio di melagrane, di colore rosso intenso e alquanto succose. Gli estratti del frutto di melograno, ricchi di polifenoli, sono impiegati nella medicina alternativa per la loro azione nell’abbassare il colesterolo, ridurre la formazione di placche arteriose, per la protezione della pelle contro il foto invecchiamento dovuto ai raggi UVB. Grossmann et al. (2010) hanno evidenziato nel frutto di melograno la presenza di acido punicico (un acido grasso ω-5) in grado di inibire la crescita del cancro al seno.

MELOGRANO, Punica granatum L. (PUNICACEAE) “Giunsero fino alla valle di Escol, e là tagliarono un tralcio con un grappolo d’uva, che portarono in due con una stanga, e presero anche melagrane e fichi”, Numeri 13, 23. Alberello a foglie decidue con fusto molto ramificato, foglie intere, oblunghe, fiori vistosi, rosso arancione, odorosi; frutto globoso, glabro, internamente diviso da setti trasversali sui quali sono numerosissimi semi con tegumento carnoso, ricco di acqua, dolce. Coltivato da migliaia di anni per i semi, consumati freschi o conservati, per ornamento, per la corteccia usata nella preparazione di inchiostro e in medicina. Resti di melograno trovati in Israele e Giordania testimoniano della sua coltivazione fin dall’inizio dell’Età del Bronzo. Forme spontanee della pianta si trovano nel nord-est della Turchia, in Albania e Montenegro. L’addomesticamento è stato accompagnato da un aumento di grossezza del frutto e dal passaggio alla riproduzione vegetativa, oggi sfruttata per la moltiplicazione della pianta in numerosi paesi del vicino e lontano Oriente. Il melograno ha significato di abbondanza, di fecondità, di gioia. In aggiunta alla corteccia anche il frutto e il suo succo entrano in varie composizioni medicinali (Celso V. 19.12-17; VI. 9.2-4). Soprattutto il frutto veniva usato per consumarne il succo e per farne liquore. Il nome

3. MELOGRANO, Punica granatum L. (PUNICACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

OLIVO, Olea europaea L. (OLEACEAE) “Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo”, Genesi 8,10.

di colore giallo, è ricercato da ebanisti. Salomone lo utilizzò per far scolpire i due cherubini che con le loro ali coprivano l’Arca dell’Alleanza e le imposte della porta per la quale si entrava nel Santo dei Santi. L’olivo è anche simbolo di pace. Una sua foglia venne portata dalla colomba nell’arca a Noè per annunciargli la fine del diluvio. L’olio di oliva presso gli Ebrei serviva a preparare l’unguento aromatico, con il quale furono unti e santificati i sacerdoti, i re, le cose spettanti al tabernacolo. L’olio fatto al mortaio serviva per fare ardere le sette lucerne del candelabro d’oro che stavano accese tutte durante la notte e solo tre di esse durante il giorno. Alcuni rabbini paragonano Israele all’oliva “che è messa sotto la mola, macinata, poi legata con le corde, e caricata con le pietre, allora dà olio; lo stesso Israele: i popoli della terra lo prendono, lo condannano alla catena…, lo schiacciano sotto i loro piedi; allora Israele dà, come olio, la sua preghiera a Dio” (Fleg, 1981). Da olivo deriva il nome di persona Zait. Dagli apostoli l’olio, una volta benedetto, veniva usato per guarire gli infermi e tuttora serve per somministrare l’estrema unzione (sacramento degli infermi) agli ammalati; un olio profumato è il “sacro crisma” per il Battesimo, la Cresima, o Confermazione, la cui unzione è il segno del dono dello Spirito Santo, e l’Ordinazione sacra. Nella macchia sempreverde mediterranea si trova l’olivastro (Olea europaea subsp. oleaster Hoffm. & Link), che è la forma spontanea dell’olivo.

Albero sempreverde, longevo, molto ramificato, con chioma densa, foglie lanceolate verde scuro nella pagina superiore, biancastre in quella inferiore per la presenza di peli scutati che difendono le foglia dalla intensa traspirazione. La pianta infatti è di ambiente caldo arido al quale resiste, limitando le perdite di acqua, a mezzo di adattamenti strutturali tipici di piante resistenti al secco (xerofite). Fiori bianchi, piccoli, in pannocchie. Frutto a drupa (oliva) verde quando immatura, nera a maturità, con polpa e seme ricchi di olio molto apprezzato per l’alimentazione umana. È una delle più importanti piante coltivate dell’area mediterranea e tra le più citate nelle Bibbia. Ricoperti di oliveti erano il Monte degli ulivi, vicino a Gerusalemme; ma anche altre zone della Giudea e della Samaria. Il suo uso nella Bibbia risulta diffuso sia per la produzione di olio, sia in forma più ridotta come consumo di olive (schiacciata di olive). La sua comparsa si fa risalire al 3700 a.C. Di esso vengono lodate oltre il verde perenne, la bellezza e la fecondità. Questo carattere prende lo spunto dalla capacità della pianta di produrre numerosi polloni alla base del tronco, che come figli moltiplicano la pianta. Il legno di olivo, duro e nodoso,

4. OLIVO, Olea europaea L. (OLEACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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1. Piante della Terra Promessa

cheologici (Zohary et al., 2012) risalenti a siti preagricoltura di 50.000-27.000 anni fa. È più sicuro che l’orzo sia stato il primo cereale a essere coltivato. I reperti archeologici indicano in Ur (Mesopotamia) nella Fertile Semiluna uno dei centri antichi di coltivazione. Un altro centro d’origine potrebbe essere la Palestina dove forse vi è stata una evoluzione del cereale coltivato da specie di orzo spontanee (H. spontaneum). In coltura esistono tuttavia forme di orzo a cariosside nuda che già nell’antichità erano preferite per l’alimentazione umana. A maturità la cariosside si stacca dalla rachide avvolta da glumette e glume, concresciute con la parete del frutto (cariosside vestita). Dopo la raccolta perciò l’orzo richiede vari trattamenti per eliminare gli involucri esterni (pula) e liberare la cariosside nuda. Coltivato per foraggio fresco e per granella (alimentazione umana e animale), gran parte è destinato all’industria della birra. A tal fine si usa l’orzo distico, meno ricco di proteine. Non è certo se gli Israeliti facessero uso di birra, consumata invece in abbondanza dagli egiziani. Sull’uso di tisane d’orzo per trattare malattie acute con febbri continue si sofferma a lungo Ippocrate (CH 5,15). Per il medico della scuola di Cos il suo glutine è liscio, consistente, confortante, fluido, umido, dissetante, di facile eliminazione.

ORZO, Hordeum distichum L. (POACEAE) “Ora il lino e l’orzo erano stati colpiti, perché l’orzo era in spiga e il lino in fiore; ma il grano e la spelta non erano stati colpiti, perché tardivi”, Esodo 9,31-32. È il più antico cereale coltivato. Venne usato dagli Egiziani e Cinesi fin dal 2800 a. C. per alimentazione, fino a quando fu sostituito prima dal frumento e poi dalla segale. Esistono varie forme di orzo. Botanicamente l’orzo è un complesso variabile di forme primitive distiche presenti nelle specie selvatiche e forme esastiche derivate dalle prime per addomesticamento. Caratteristica comune è quella di avere le foglie provviste di due orecchiette basali e una spiga eretta, lungamente aristata, con 3 spighette su ogni dente della rachide. L’orzo distico presenta, delle tre spighette, solo la mediana con fiore fertile, per cui a maturità la spiga evidenzia due file di cariossidi dal basso verso l’alto. Nell’orzo tetrastico invece, due delle spighette sono fertili e la mediana è sterile, e la spiga matura ha 4 file di cariossidi. Nell’orzo esastico infine tutte e 3 le spighette sono fertili e a maturità la spiga presenta 6 file di cariossidi. Non vi è accordo su quali siano le forme di orzo più primitive. È molto probabile che l’orzo più antico fosse quello distico, come indicato dai resti ar-

5. ORZO, Hordeum distichum L. (POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

anni fa (Sallon et al., 2008). Le lunghissime foglie sono usate in molte celebrazioni quali ”La festa dei tabernacoli”, la solennità della “Purificazione del tempio” profanato, la “Festa delle Palme”, tuttora a ricordare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme (Giovanni 12, 12-13). È una delle piante più apprezzate nei tempi biblici. Già nell’Esodo si ricorda Elim, la sesta sosta degli Israeliti nel deserto, perché ivi trovarono oltre alle sorgenti d’acqua ben settanta palme. Gerico era chiamata la “città delle palme” per l’eccellenza dei frutti delle sue palme. I frutti si usano freschi o secchi, sono dolci e gustosi, e possono essere impastati con farina per fare pani e focacce. Da quelli freschi si estrae una tintura, ma anche un liquore detto sicera; dai datteri fermentati si ottiene una bevanda alcolica; dai datteri appassiti si ricava una specie di miele che si usa in salse e condimenti. Le foglie sono adoperate per cesti, funi, canestri; i tronchi servono a coprire i tetti delle case. Simbolo di bellezza e fecondità, di vitalità e di resurrezione (Apocalisse 7,9), ma anche dell’uomo giusto “Fiorirà il giusto come la palma” (Salmo 92, 13). Estesamente coltivata in Israele in diverse varietà a seconda delle condizioni climatiche delle regioni. Da Palma deriva il nome di donna ebrea Dikla (Genesi 10,26); da palma da dattero Tamar, da cui Tamara (2 Samuele 13, 1).

PALMA DA DATTERI, Phoenix dactylifera L. (ARECACEAE) “Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso l’acqua”, Esodo 15, 27. Pianta tipica di varie zone dell’Africa e del Medio Oriente, della Palestina in particolare, dove per la buona temperatura dell’aria e il caldo costante del sole produce d’inverno i migliori frutti. La pianta può raggiungere 20 m di altezza, con fusto (stipite) colonnare, terminato da una corona di foglie pinnate, lunghe 23 m. Le vecchie foglie cadono appena sono formate le nuove, lasciando sul tronco i resti. I fiori maschili e femminili sono portati da piante distinte, in grosse pannocchie accompagnate da una larga spata. Il frutto, dattero perché somigliante all’estremità di un dito, è una drupa con esocarpo membranoso, mesocarpo polposo e dolce, endocarpo sottile avvolgente un grosso seme con tegumento duro. Pianta molto longeva con semi che conservano a lungo la capacità di germinare. Di semi ne sono stati scoperti di recente nella fortezza di Masada, sul Mar Morto, alcuni dei quali sono riusciti a germinare. Sarebbero i semi più antichi a conservare la germinabilità: la datazione col radiocarbonio ha infatti stabilito che risalgono a circa 2000

6. PALMA DA DATTERI, Phoenix dactylifera L. (ARECACEAE) - (Foto di P. M. Guarrera)

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1. Piante della Terra Promessa

VITE, Vitis vinifera L. (VITACEAE) “Egli lega alla vite il suo asinello / e a una vite scelta il figlio della sua asina, / lava nel vino la sua veste / e nel sangue dell’uva il suo manto”, Genesi 49,11.

fica la Sinagoga, nel Cantico dei Cantici la vigna è figura della Chiesa sposa di Gesù Cristo. La vite fruttifera è immagine d’una buona moglie; la vite ben piantata rappresenta Gerusalemme. La vite fronzuta e produttiva è simbolo della prosperità e della propagazione grandissima del popolo d’Israele. La vite è simbolo della Sapienza incarnata. La Palestina viene considerata una delle culle della viticoltura e dell’enologia, tradizione che dai tempi biblici si è conservata fino ai giorni nostri. Al tempo in cui venne scritto il libro della Genesi la vite aveva già percorso un lungo tratto di storia, iniziata probabilmente nel Vicino Oriente e diffusasi dal Mar Caspio in tutto il bacino mediterraneo fino alle coste della Palestina. Nella Bibbia ricorre spesso la parola vite per alludere alla pianta dalla quale si ottiene l’uva, ma non meno frequenti sono i richiami alla coltura della vite, ai vigneti, ai vari tipi di vino naturali o aromatizzati, come pure ad oli e unguenti nei quali il vino gioca una funzione di cattura dell’aroma. Cosi pure il termine bevande inebrianti per indicare il prodotto fermentato della vite. Vino è parola che indica il succo fermentato della vite, il vocabolo più frequente nella Bibbia, di origine indoeuropea importato in Palestina insieme al vino dal Caucaso; altro termine ricorrente è un vocabolo di origine semitica, per indicare le bevande fermentate “La libagione sarà versata nel santuario, bevanda inebriante in onore del Signore” (Numeri 28, 7). Mosto è il succo d’uva appena prodotto non fermentato; ”Presi gli acini li spremetti nella coppa del Faraone” (Genesi 40, 11); altrove viene indicato il mosto e il vino in fermentazione. Di vino aromatico abbonda la Bibbia nei vari libri: “Il Signore tiene in mano una coppa / colma di vino drogato” (Salmo 75, 9). Frequente era il vino aromatizzato con frutti di mirto, con petali di rose e molte altre piante aromatiche, sia in forma di foglie, fiori, radici, legno. Vini aromatici venivano consumati non solo per dissetarsi, ma anche a scopo medicinale. In questo senso vengono riportati anche da numerosi autori greci e latini: Teofrasto (Pr 38); Catone (DA CXXXIV,1); Plinio (NH XXIII,45-53); Celso (DM II,33. 2); Sereno (LM XXVII). Solo pochi libri della Bibbia non riportano cenni alla vite o ai suoi prodotti, alle varie operazioni di coltura delle vigne, di raccolta dell’uva (vendemmia), della conservazione e commercio del vino. Una rassegna delle citazioni nei vari libri, tabella 7, dà un’idea dell’importanza della vite e dei suoi prodotti, dell’uso del vino come benessere per l’anima e per il corpo, ma anche del suo pericolo in caso di eccessi. Occorre tuttavia tenere presente che i richiami a questa pianta nella Bibbia hanno sempre un significato religioso, simbolico, allegorico. Nel vino rosso è contenuto un potente antiossidante, il resveratrolo.

La vite è una pianta con fusto sarmentoso che in coltura viene sostenuto da tutori vivi o morti. Ha foglie decidue, semplici, palmato-lobate, lungamente picciolate e pelose. I fiori, piccoli, giallo verdastri, sono in racemi con robusta rachide e producono bacche (uva) di varia forma, dimensione, colore, sapore, con o senza semi. Dal succo d’uva fermentato si ottiene il vino, bevanda ben nota fin dai lontani tempi biblici. Ma anche l’uva fresca era consumata in grande quantità così come l’uva seccata e addirittura venivano consumate delle schiacciate di uva. La sistematica di Vitis vinifera è ancora piuttosto complessa. Recenti indicazioni considerano Vitis vinifera la specie base con V. vinifera subsp. vinifera la vite coltivata e subsp. sylvestris la vite selvatica. Quest’ultima è diploide, ma dioica con un rapporto 1:1 tra piante maschili e piante femminili. Tale rapporto assicura alla pianta l’allo-impollinazione e la produzione di frutti con semi, con i quali la pianta si riproduce in natura. In ciò differisce dalla vite coltivata i cui semi germinano con difficoltà. Le varietà di vite oggi sono numerosissime così come i vini, più o meno pregiati a seconda del vitigno di provenienza e del tipo di lavorazione dell’uva per produrre vino. In generale si distinguono uve da tavola e uve da vino. Le prime sono molto succose, hanno un periodo di produzione più o meno prolungato, alcune si possono anche conservare a lungo e in genere si trovano in regioni a clima più caldo e asciutto. La vite è una delle piante più citate nella Bibbia, sia nel AT sia nel NT. Il prodotto della vite, il vino, insieme al pane assumono un significato importante non solo come cibo e bevanda, ma anche soprattutto religioso. Già nella Genesi (14, 18) “Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio Altissimo e benedisse Abram”. La benedizione del pane e del vino si rinnova nel NT in occasione dell’ultima cena e l’offerta del pane e del vino diventa poi il centro dell’Eucaristia nella messa. La vite è la prima pianta citata come coltivata nella Bibbia. E Noè viene considerato il primo vignaiuolo, anche se in realtà la vite risulta originaria dell’Armenia e poi coltivata in Palestina. Regioni ricche di vigne e famose per il vino erano i territori della tribù di Giuda, i colli della Samaria, il territorio di Silo, la valle del Libano e molte altre. La vite, il vino, la vigna sono temi che ricorrono spesso in quasi tutti i libri biblici, spesso in funzione apologetica o simbolica, ma anche descrittiva delle operazioni necessarie per coltivare una pianta dal prodotto cosi pregiato per l’uomo. Così la vigna è figura del popolo ebraico; la vigna di Salomone signi39

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

7- VITE, Vitis vinifera L. (VITACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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2 PIANTE DELLA FESTA DELLE CAPANNE

“Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori, rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente e gioirete davanti al Signore vostro Dio, per sette giorni”, Levitico 23, 40

Cedro, Citrus medica L. Mirto, Myrtus communis L. Palma da datteri*, Phoenix dactylifera L. Salice, Salix alba L. * vedi capitolo Piante della Terra Promessa

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Nel calendario ebraico si trovano 5 feste di origine biblica: tre feste del pellegrinaggio o del raccolto, la Pasqua, Pesach (Deuteronomio 26,7), la Pentecoste, Shavuot (Esodo 23,16), la Festa delle Capanne, Sukkot (Deuteronomio 16,13-14) e le due feste penitenziali, il Giorno del Giudizio, Ras ha-Shannah (Michea 7,19) e il Giorno dell’Espiazione, Yom Kippur (Levitico 16,30). Inoltre le feste minori: il Carnevale degli Ebrei, Purim (Ester 9,19) e la festa delle luci, Hannukkah (Salmo 30). Le tre feste del pellegrinaggio hanno carattere agricolo, e sono legate ai ritmi stagionali: Pasqua cade in primavera, Pentecoste a inizio estate, la Festa delle Capanne in autunno. Il loro significato agricolo originario si è poi modificato nel tempo assumendo anche carattere storico, rievocativo di eventi fondamentali per il popolo ebraico. Così la Pasqua è anche il ricordo della notte in cui Dio decretò l’eliminazione di tutti i primogeniti egiziani per costringere il Faraone a lasciare uscire gli Ebrei dall’Egitto; e la Pentecoste a 40 giorni dalla Pasqua è per ricordare i 40 anni trascorsi dal popolo ebraico nel deserto. La festa delle Capanne, detta anche “festa dei tabernacoli”, “festa del raccolto” e “festa della gioia” è chiamata in ebraico Sukkot (che vuol dire appunto “Capanne”) e si celebra poco prima dell’equinozio di autunno. Questa ricorrenza gioiosa fa memoria di come il popolo di Israele sia rimasto per 40 anni nel deserto, ove abitava in precarie capanne, ma era protetto, secondo la tradizione, dalle “nubi di gloria”(hakadash) del Signore. Sukkot cade alla fine della stagione agricola, quando si raccolgono i prodotti dei campi, e ricorda che non è grazie alla perizia umana che si è ottenuta l’abbondanza dei prodotti della terra, come appare ai nostri occhi, ma che tutto proviene da Dio, che ci dona la vita, e dalla sua infinita bontà. Inoltre, la festa sottolinea la precarietà di questo mondo e della nostra vita: il mondo in cui viviamo non è che una capanna (sukkà) provvisoria e instabile; quindi la sukkà rappresenta l’annullamento dell’importanza del possesso, e questo porta pace fra gli uomini. È una delle tre feste di pellegrinaggio prescritte nella Torah, nelle quali gli ebrei dovevano recarsi al santuario di Gerusalemme. La capanna in cui ogni ebreo deve dimorare per 7 giorni, secondo il comando del Levitico 23, 42-43, o almeno mangiarvi dentro, se le condizioni atmosferiche sono avverse, va costruita con un tetto decorato di fogliame e frutta di stagione non troppo denso in modo che guardando dall’interno verso il cielo, di sera sia possibile ammirare le stelle. Così essa rappresenta anche la necessità di avere una vita spirituale: l’uomo deve avere la mente e lo spirito rivolti verso l’alto. Durante la festa suddetta, gli ebrei costruiscono capanne nel giardino della propria casa, o anche su balconi e terrazze. La festa è anche chiamata “festa del raccolto” per celebrare la straordinaria rilevanza dei prodotti agricoli nell’antico Israele e, il fatto che il lavoro compiuto rettamente “tra-

sforma la terra in cielo”. Come simboli agricoli sono state scelte 4 specie (Levitico 23, 40) evocatrici della locale biodiversità, che legate insieme formano un fascio detto lulav. Questo, durante le preghiere del mattino, è agitato in direzione dei 4 punti cardinali, del cielo e della terra, per simboleggiare l’onnipotenza di Dio e poiché somiglia a uno scettro del giudizio, per assicurare che il suo popolo è stato da Lui giudicato retto. Il lulav è anche un ramo di palma da dattero, dal frutto delizioso, ma inodore; l’etrog è il cedro agrume, il frutto dell’albero hadar che ha aroma e ottimo gusto; l’hadas (il mirto) ha odore ma non gusto; l’haravà (il salice) è privo di gusto e profumo. Le quattro piante rappresentano quattro tipologie di ebrei che, pur nella diversità (studiosi e osservanti o meno della Legge), riusciranno ugualmente a convivere e ad essere uniti strettamente rallegrandosi davanti a Dio. Il settimo giorno di Sukkot i fedeli recitano invocazioni di osanna, aiuto e salvezza con il lulav in mano, compiendo sette giri all’interno della sinagoga, prima dei quali 7 rotoli della Torah sono fatti girare anch’essi 7 volte prima di riporli nell’Arca. Finita la preghiera, i rami del salice, detti hoshanoh, sono battuti in terra facendone cadere le foglie, come simbolo del perdono accordato. In questa notte, la tradizione ebraica prevede anche lo studio della Torah, al fine che siano cancellati i peccati rimasti in sospeso. Le 4 specie sono anche una sintesi della storia degli ebrei e del loro cammino dall’uscita dall’Egitto alla Terra Promessa: essi hanno vagato nel deserto, le cui oasi sono rappresentate dalla palma da datteri, hanno attraversato il Giordano (figurato dal salice, pianta che cresce lungo i corsi d’acqua), si sono ritrovati ad avere a che fare con una natura selvaggia (rappresentata dal mirto, pianta della macchia mediterranea) e hanno creato coltivazioni di alberi da frutta (il cedro) (Maillat et Maillat 1999). Secondo Hareuveni (1980) il cedro è simbolo di fertilità, il salice rappresenta la dipendenza dall’acqua, il mirto l’immortalità e il successo (anche se tagliato, sopravvive in luoghi caldi e aridi), la palma è simbolo di speranza, di vittoria.

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2. Piante della Festa delle Capanne

tura di cedro come eccipienti correttivi. Dall’epicarpo glanduloso o scorza si può anche ottenere una essenza di cedro, detta Acqua di cedro, impiegata in profumeria, in medicina, in liquoreria. Alla scorza vengono inoltre ascritte proprietà stimolanti, digestive, e carminative, nonché disinfettanti e germicide per uso esterno. Originario della Cina e India meridionale è stato introdotto nell’area mediterranea molto prima dell’era cristiana (Zohary et al., 2012) ed era già coltivato anche nella Giudea, oltre che in Egitto, e in Babilonia, dove la pianta era apprezzata per la sua bellezza e i frutti per le notevoli dimensioni che raggiungevano; anzi è stato il primo agrume a essere coltivato in Israele. In occasione della Festa dei Tabernacoli gli Ebrei portavano fronde di palma, rami di mirto e di salice e anche di cedri, pensando che questi erano da intendere come frutti dell’albero ombroso o bellissimo. Riguardo al significato del cedro, si pensa che esso simboleggi l’albero della conoscenza. Inoltre il comando biblico di prendere i frutti migliori viene interpretato come “prendere frutti senza difetto”, il che è piuttosto raro nel caso del cedro cresciuto in natura. Per ottenere tali frutti gli israeliani oggi ricorrono a colture in serra. A settembre ne colgono a mano i frutti maturi che, opportunamente imballati, vengono spediti agli ebrei in tutto il mondo per le celebrazioni rituali.

CEDRO, Citrus medica L. (RUTACEAE) “Andate al monte e portatene rami di ulivo, rami di olivastro, rami di mirto, rami di palma e rami di alberi ombrosi, per fare capanne, come sta scritto”, Neemia 8, 15. Alberello a foglie persistenti, semplici, ovali, larghe oblunghe di colore verde scuro brillante, con molte ghiandole e perciò assai profumate, munite alla base di lunghe spine e di un picciolo privo di ali. Rami cilindrici, eretti. Fiori grandi, con 4-8 petali violetti all’esterno, calice con 3-5 sepali lobati, 20-40 stami, un ovario largo cilindrico. Fiori spesso in grappoli odorosi che compaiono dalla primavera all’autunno. Nonostante i numerosi fiori si formano solo pochi frutti gialli, odorosi, carnosi, tipo esperidio, di grandi dimensioni, di forma ovale o oblunga, con umbone (punta) prominente, buccia rugosa, e spessa, fragrante. Nel frutto mentre il mesocarpo (scorza) è abbondante, l’endocarpo (polpa) è ridotto a stretti spicchi con poco succo. La scorza può essere consumata fresca, ma limitatamente, mentre il suo largo impiego è per la produzione di candito. A tal fine si usano frutti maturi, privati dell’endocarpo e conservati entro botti con acqua di mare. Si usa anche il succo del frutto contenente vitamine (B1 e C) e flavonoidi (espiridina). In farmacia si usano lo sciroppo e la tin-

8. CEDRO, Citrus medica L. (RUTACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

come prescritto nel Levitico. Pianta spesso citata dai profeti Isaia (55, 13) e Zaccaria. È in mezzo a una valle profonda tra i mirti che il profeta Zaccaria (1, 7-11) ha la prima visione con i cavalieri e la visione del dominio di Dio su tutta la terra. Ester, la figlia adottiva di Mardocheo, sposa al re Assuero, ha nome ebreo Hadàssa, derivato dalla parola ebraica che designa il mirto (Ester 2, 7). Pure il nome maschile Assa e quello femminile Hadassah derivano da mirto. Catone (RA 8,2) dopo aver consigliato il terreno adatto a piantarvi fichi aggiunge:“Un terreno nei paraggi della città lo terrei a giardino, di ogni genere, con ogni genere di fiori, da ghirlande, bulbi di megara, mirto matrimoniale bianco e scuro, alloro di Delfi e di Cipro e selvatico; nocciole calve, avellane, prenestine, e mandorle: tutte queste piante fa in modo che vengano seminate”. Varrone (LL V,154) nel descrivere il Circo Massimo riferisce che: “il centro del Circo si chiama “ad Murceae” perché, secondo Polibio, è la denominazione che viene da “ad urcei”, cioè la zona dei vasai. Ma altri invece, dicono che la denominazione venga da “murtetum” (bosco di mirti) perché un tempo ve ne sarebbe stato lì uno. Ne rimane ancora qualche traccia, perché ivi è ancora un santuario dedicato a Venere Murtea. Le ghirlande più famose e ricercate erano quelle di mirto, pianta sacra a Venere e dunque legata alle celebrazioni delle nozze.

MIRTO, Myrtus communis L. (MYRTACEE) “Invece di spini cresceranno cipressi, / invece di ortiche cresceranno mirti; / ciò sarà a gloria del Signore, / un segno eterno che non sarà distrutto”, Isaia 55, 13. Albero o arbusto sempreverde, mediterraneo, che cresce in molte regioni d’Israele, dalla Valle del Giordano alla Valle Dan, nel Golan, nella Galilea e più raramente sul Monte Carmelo. Molto ramificato fin dalla base con rami eretti, foglie opposte o in verticilli, verde scuro, ovato-bislunghe, coriacee, lisce. Fiori isolati, ascellari, con peduncolo evidente, a calice globulare, corolla e stami bianchi, frutto a bacca blu-nera, piccola, ovoide. Fiorisce in primavera. Cresce in vallate, evitando le zone desertiche e ricoperte di vegetazione spinosa. Cresce anche in alture dove Neemia (8,15) comanda di andare a prendere rami di mirto, olivo e altre piante per la Festa dei Tabernacoli. Pianta ornamentale, apprezzata per il denso fogliame, soprattutto per siepi. I frutti vengono usati in vari modi: in liquoreria, profumeria, talora in medicina. Dalle foglie per distillazione si ottiene un liquido incolore, profumato, usato in farmacia. Per distillazione dei fiori si ottiene l’acqua di mirto usata in cosmetica. Molto apprezzato è il liquore di mirto (in Italia preparato soprattutto in Sardegna). Gli israeliti dovevano usare il mirto nel primo giorno della Festa delle Capanne,

9. MIRTO, Myrtus communis L. (MYRTACEE) - (Foto di A. Travaglini)

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2. Piante della Festa delle Capanne

umidi e i rami una volta scortecciati servivano per fare vimini e specialmente per legare i rami delle viti (pratica attuata anche oggi). La corteccia, ammorbidita, serviva per fasciare i tronchi delle viti. Il saliceto doveva essere tagliato a marzo-aprile. Nella Bibbia i salici sono tra le piante che devono essere impiegate nella costruzione delle capanne e secondo taluni si sarebbe trattato del S. babylonica, o salice piangente, pianta bella e stimata. Probabilmente i salici erano impiegati per coprire il tetto delle capanne perché il fogliame leggero consentiva di vedere il cielo cui erano rivolte le preghiere. Un altro albero usato per fare capanne dagli ebrei in Israele è il Populus euphratica Oliv. Questa specie arborea è tipica delle foresta fluviale ai margini del Giordano, vegetando nei pressi delle sorgenti della valle di Zin, vicino Sede Boqer, tra Bet Shean e la valle del Mar Morto, e anche lungo le coste di questo lago salato. Il Populus euphratica presenta due tipi di foglie: quelle giovanili sono oblungo-allungate, simili a foglie di salici, mentre quelle adulte, da ellittiche a ovate a romboidali, sono più somiglianti a quelle di un pioppo. Per Zohary (1982) sono senza dubbio pioppi dell’Eufrate i salici citati nel famoso passo del Salmo 137, 1-2: “Ai salici di quella terra / appendemmo le nostre cetre”, poiché dominanti nella vegetazione fluviale dell’Eufrate. Questi è uno dei due fiumi che rendeva fertile la Mesopotamia e che passava per Babilonia, la grande città ove furono deportati gli ebrei sotto Nabucodonosor.

SALICE, Salix alba L., Salix acmophylla Boiss.; Pioppo, Populus euphratica Oliv. (SALICACEAE) “Scelse un germoglio del paese / e lo depose in un campo da seme; / lungo il corso di grandi acque, / lo piantò come un salice, / perché germogliasse / diventasse una vite estesa, / poco elevata, che verso l’aquila volgesse i rami / e le radici crescessero sotto di essa”, Ezechiele 17, 5-6. I salici ipotizzati nella Bibbia sono probabilmente più di uno, qui si descrive S. alba che è quello riconosciuto dai più. Si tratta di un albero a tronco eretto, con rami ad andamento verticale che formano una chioma espansa. Foglie decidue, semplici, brevemente picciolate, di forma lanceolata e molto appuntita. Fiori unisessuali su piante diverse (pianta dioica): gli amenti maschili hanno colore giallastro e sono lunghi 4-5 cm, quelli femminili sono più corti e verdastri. Il frutto è una capsula che racchiude semi coperti da peluria che conferisce loro una aspetto lanuginoso e ne favorisce la dispersione a mezzo del vento. Specie ripariale, cresce lungo i corsi d’acqua, nei terreni freschi e profondi o umidi e argillosi. Coltivato per la produzione di vimini, imballaggi e carta. Il versetto riporta la parabola dell’aquila, del salice e della vite, dove il germoglio di vite rappresenta Sedecia messo sul trono di Giuda da Nabucodonosor; l’aquila verso la quale volgere i rami di salice sarebbe l’Egitto al quale Sedecia si rivolse, ma che finì in rovina. Secondo Varrone (RR 1,23. 5) i salici (Salix viminalis L.) venivano coltivati in luoghi

10. SALICE, Salix alba L. (SALICACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Capanna allestita per la Festa delle Capanne in Giudea a Ein-Karem, vicino a Gerusalemme - (Foto di P. M. Guarrera)

Cedro, da I discorsi di M. Pietro Andrea Matthioli

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3 CEREALI, PIANTE ORTICOLE E PIANTE DA FIBRE TESSILI

“Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio, e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso, sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni”, Ezechiele 4, 9 “Si procura lana e lino / e li lavora volentieri con le mani”, Proverbi 31, 13

Aglio, Allium sativum L. Cece, Cicer arietinum L. Cetriolo, Cucumis sativus L. Cipolla, Allium cepa L. Cocomero, Citrullus lanatus (Thumb.) Mats et Nakai Cotone, Gossypium herbaceum L. Farro Triticum dicoccum Schrank. Fava, Vicia faba L. Frumento (Grano tenero), Triticum aestivum L. Lenticchia, Lens culinaris Medik. Miglio, Panicum miliaceum L. Porro, Allium porrum L. Sorgo, Sorghum bicolor (L.) Moench. Spelta, Triticum spelta L. Zizzania, Lolium temulentum L. e Cephalaria syriaca (L.) Schrader ex Roemer etSchultes

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

L’agricoltura è nata fra 10000 e 8000 anni fa, e ha comportato la trasformazione di vaste aree (fertili pianure, e più piccole aree in valli montane). Residui di coltivazioni rinvenute presso Gerico, il Monte Carmelo e altri luoghi biblici possono essere datate, ad es., al settimo millennio a. C. (Zohary et al., 2000). Frutteti e orti sorgevano sulle pendici terrazzate di colline. Dopo il taglio dei boschi avvenuti in epoca remota per la produzione di carbone, hanno mantenuto ancora oggi una grande fertilità soprattutto le grandi pianure adiacenti alla costa (Foggi, 1999). È probabile che Israele e le aree circostanti del Medio Oriente possano essere stati i luoghi d’origine di una serie di antenati di piante coltivate, tra cui cereali, legumi e piante da frutto. Zohary (1982) scrive che forse nessun libro come la Bibbia offre un così ricco e chiaro quadro della vita agricola di un tempo, e che in Giudea e Samaria, nella seconda metà del XX secolo, ancora l’agricoltura faceva uso degli antichi metodi (semina a mano e mietitura con la falce, aratura con buoi ecc.). In aggiunta ai cereali, cui si è fatto cenno nell’introduzione (grano duro e farro nelle zone più piovose; orzo in quelle semiaride, in minore quantità un tipo di sorgo; spelta in terreni poveri) si coltivavano legumi (fave, ceci, lenticchie), che secondo la moderna scienza dell’alimentazione forniscono aminoacidi essenziali complementari come tipo a quelli dei cereali e perciò in associazione con questi sono quasi dieteticamente equivalenti per un adulto a carne, pesce e latte. In campi e orti si facevano crescere anche Liliacee bulbose (aglio, cipolle, porri), e Cucurbitacee (cocomeri e cetrioli), oltre ad alberi da frutto e piante aromatiche (vedi cap. 4 e 6). Negli orti erano forse anche coltivate le carote, perché jizer (che in lingua araba significa ‘carota’) è il nome di un famoso sito della Palestina biblica secondo l’autore israeliano Zohary (1982). Nella Bibbia gli orti coltivati sono nominati in alcuni casi: come nell’episodio di Nabot di Jizreel, possessore di una vigna, che il re Acab voleva trasformare in orto di verdure (1 Re 21, 2). Tra le piante da fibra, il lino (con cui si facevano le vesti ma anche i sudari per avvolgere i cadaveri) era probabilmente assai coltivato, mentre il cotone era importato. Del primo (originatosi forse proprio in Israele dal progenitore Linum bienne ancora oggi presente allo stato spontaneo sul territorio) si adopera il fusto da cui si estraggono le fibre mediante macerazione; del secondo si usano i lunghi e fitti peli unicellulari ricoprenti i semi, costituiti di cellulosa quasi pura, che una volta ripuliti da corpi estranei costituiscono la ben nota ‘ovatta’. Il lavoro dei campi era comunque regolato da norme in difesa del povero, dello straniero, dell’orfano e dello schiavo: il povero poteva sfamarsi con i resti della mietitura e della vendemmia, e fruire del raccolto del settimo anno e del giubileo (Esodo 23, 10-11; Levitico 19, 9-10; 23, 22; 25, 3-6; Deuteronomio 24, 19-21; 26, 12 ecc.). E la legge del riposo sabbatico valeva anche per i campi, non solo per gli uomini: “Per sei anni semi-

nerai la tua terra e ne raccoglierai il prodotto, ma nel settimo anno non la sfrutterai e la lascerai incolta: ne mangeranno gli indigenti del tuo popolo, ciò che lasceranno sarà consumato dalle bestie selvatiche. Così farai per la tua vigna e per il tuo oliveto” (Esodo 23, 10-11). È poi da citare la zizzania per ricordare che allora, come ancora in tempi recenti, le colture dei cereali erano frequentemente e pesantemente invase da erbe infestanti quali la zizzania, papaveri, camomilla, vedovina ecc. Nel Vangelo di Matteo (13, 24-25) ne viene sottolineata non solo la presenza, ma anche la dannosità in quanto pianta tossica e perciò si presta per la parabola del seminatore nel cui campo il vicino nemico sparge la zizzania. La parabola del seminatore riportata da Matteo (13,38) illustra il rapporto tra il seme e l’ambiente necessario perché il seme germini e dia origine a una nuova pianta con frutto. Questo rapporto è oggi ben compreso dagli studi sulla germinabilità e germinazione del seme e la natura del terreno necessaria perché tutto il ciclo si compia. Sulle infestanti è tuttavia da ricordare che molte colture agrarie hanno avuto origine per addomesticamento di infestanti, per via diretta o per incrocio tra infestante e coltura associata. L’affermazione di campi coltivati come di altri ambienti disturbati ha consentito a molte piante spontanee indesiderate di affermarsi e di invadere le colture. Tali piante adattandosi al nuovo terreno e alla coltura associata hanno conservato il loro modo di disperdere i semi, di germinare e svilupparsi nonostante gli sforzi del coltivatore per estirparle. Ma quando tali infestanti hanno presentato qualche aspetto vantaggioso il coltivatore invece di eliminarle le ha favorite e utilizzate ai propri fini scegliendo il seme delle piante migliori. Alcune colture del Vecchio Mondo sono colture secondarie, cioè derivate da piante addomesticate per evoluzione da infestanti. L’importanza dell’agricoltura e delle festività religiose per gli ebrei si ritrova nel calendario ebraico, basato sul ciclo lunare e solare. Esso si componeva di 12 mesi di 29-30 giorni, ciascuno con inizio dal giorno della luna nuova. Per armonizzare i due cicli si inseriva un 13° mese ogni 2-3 anni. Nel primo mese Nisan (marzo aprile) si celebrava la Pasqua e la festa degli azzimi (Pentecoste) e si mieteva l’orzo; in Ijar (aprile maggio) si raccoglievano vari prodotti, mentre nel mese di Tamuz (giugno luglio) si raccoglieva la prima uva; nel sesto mese Eluf si aveva la raccolta delle olive, e in quello di Tishri (settembre ottobre) erano previste le Feste di Capodanno, il Giorno dell’espiazione e la Festa delle Capanne. Nel mese di Marchesvan (ottobre novembre) con le prime piogge si seminava il grano. Nel mese di Kisleu (novembre dicembre) ricorreva la Festa di dedicazione del tempio, nell’ultimo mese dell’anno Adar (febbraio marzo) erano le ultime piogge e la raccolta del lino e la Festa di Purim (vedi figura pagina 64) (Ravasi, 2008).

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terza foglia ha funzione di protezione del germoglio, la quarta e la quinta rappresentano gli assi fogliari. Dal dischetto basale originano i primordi delle radici avventizie. La parte aerea dell’aglio è evidente durante le prime fasi di sviluppo della pianta ed è costituita da uno stelo cilindrico, lungo 20-30 cm con la parte basale delle foglie a guaina e la lamina lineare verdeglauco. Lo scapo fiorale cilindrico termina con delle ombrellette di fiori misti a bulbilli, oppure porta solo bulbilli protetti durante lo sviluppo da una spata univalve. I fiori hanno sei tepali lanceolati, sei stami, un ovario supero. Il frutto è una capsula a molti loculi, ciascuno con 1-2 semi. Nei climi mediterranei l’aglio fiorisce raramente, ciò avviene invece nei climi tropicali. I semi però perdono presto la capacità di germinare per cui la riproduzione dell’aglio è affidata ai bulbilli. Si consumano i bulbilli durante tutto l’anno, come aromatizzanti di piatti di carne, pesce, verdure, salse. I bulbi contengono alliina, un aminoacido che viene scisso dall’allinasi in allicina, il composto responsabile dell’aroma caratteristico dell’aglio. L’aglio è impiegato anche nell’industria chimico farmaceutica. Ha proprietà antisettiche, antiipertensive, antitumorali.

AGLIO, Allium sativum L. (ALLIACEAE) “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei cetrioli, dei porri, delle cipolle e dell’aglio”, Numeri 11, 5. Originario dell’Asia occidentale dove si trova spontaneo, l’aglio ha avuto larga diffusione nell’area mediterranea. Molto popolare nell’antico Egitto come riferito dal versetto sopra riportato. A causa del suo sapore pungente e inconfondibile è considerato più una pianta per aromatizzare cibi piuttosto che un ortaggio vero e proprio. È una bulbosa erbacea che si conserva da un anno all’altro come bulbo (testa); questo si forma nel terreno ed è composto da 8-14 bulbilli (spicchi) sessili, arcuati, inseriti su un breve fusto a disco. Tali bulbilli sono disposti sul fusto a corona e protetti da foglie metamorfosate (tuniche sterili) di colore bianco o rosa. I bulbilli a loro volta sono raggruppati, 1-2, all’ascella di altre tuniche (tuniche fertili) che avvolgono il resto del bulbo. Ogni bulbillo risulta di un certo numero di foglie di cui la più esterna è dura, cartacea, con funzione protettiva. La più importante è la seconda foglia detta di riserva di forma tubulare, carnosa che costituisce la parte principale del bulbillo. La

11. AGLIO, Allium sativum L. (ALLIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

ploide ad autoimpollinazione, interfertile. Il frutto è un legume breve, rigonfio, con 1-2 semi tondeggianti a superficie liscia, o rugosa e con un rostro più o meno pronunciato di colore bianco, rosa, bruno-nero, con cotiledoni di colore giallo. I frutti maturano in estate. Non tutti gli studiosi di piante della Bibbia concordano nel ritenere C. arietinum la specie biblica e ritengono che il solo cece noto in Israele sia C. pinnatifidum Jaub et Spach, una specie spontanea nelle zone nordiche e nelle colline centrali del paese. Per altri si tratta di C. arietinum subsp. arietinum. È specie nota solo allo stato coltivato, originata probabilmente da una delle specie dell’Asia Minore e dell’altopiano himalaiano. Per alimentazione umana vengono usati ceci a seme grosso, giallo o giallo-rosa, mentre quelli a semi più colorati vengono impiegati in mangimistica. Il cece è uno dei semi nutrienti che si consuma cotto. Molte popolazioni orientali usano i ceci come principale ingrediente di minestre e altri piatti. I semi torrefatti sono usati come succedaneo del caffè, mentre i semi macinati danno una farina panificabile, con cui in tutto il Medio Oriente si prepara l’humus, una specie di crema con limone e talora zenzero, molto popolare in Israele e nella cucina araba (Aita, 2007).

CECE, Cicer arietinum L. (FABACEAE) “I buoi e gli asini che lavorano la terra / mangeranno biada saporita, / ventilata con la pala e con il vaglio”, Isaia 30, 24. Pur non essendo nominato direttamente nella Bibbia (CEI-UELCI, 2008), il cece è considerato un legume conosciuto dagli Israeliti e il versetto sopra riportato di Isaia si considera riferito al cece. I ceci vengono espressamente citati nel libro 2 Re (17, 28) nelle traduzioni di Ricciotti (1957) e Chouraqui (2003) quando “da Roghelìm, portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, ceci tostati, miele, panna e pecore e formaggio di mucca, per Davide e per la sua gente, perché mangiassero; infatti dicevano: «Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto»”. Il cece oggi noto solo allo stato coltivato, è una leguminosa erbacea, annuale, a fusto eretto, tetragonale e glandoloso-pubescente che porta foglie larghe, composte da 9-15 foglioline ovali che trasudano acido malico e ossalico e perciò non adatte come foraggio. Ciò sarebbe coerente con il passo di Isaia citato. I fiori sono solitari, bianchi, rosei, porporini su peduncoli all’ascella delle foglie. È specie di-

12. CECE, Cicer arietinum L. (FABACEAE) - (Foto di Franco Rossi)

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i vigneti e gli uliveti. Essa venne inoltre coltivata in Palestina dopo il ritorno degli Ebrei nella Terra Promessa e probabilmente non così sorvegliata stando al seguente versetto biblico: “È rimasta sola la figlia di Sion, / come una capanna in una vigna, / come una tenda in un campo di cetrioli, / come una città assediata” (Isaia 1,8). La figlia di Sion è la personificazione di Gerusalemme, a quel tempo presa di mira dai potenti regni Assiro e Babilonese. Il frutto di cetriolo è molto acquoso (99% di acqua), il che rende comprensibile il desiderio del frutto da parte degli ebrei nel deserto, bisognosi di dissetarsi (Numeri 11, 5). Può conservarsi fresco per qualche tempo e viene consumato prevalentemente allo stato fresco. Una certa quantità alimenta oggi l’industria conserviera nella preparazione di cetriolini soli o con altre verdure sottaceti. È specie diploide che non appartiene all’insieme degli ortaggi mediterranei. Le forme selvatiche si trovano infatti nell’Himalaya e nei territori adiacenti alla cintura himalaiana. Molto probabilmente è entrato in coltura in India e solo più tardi è arrivato nel bacino mediterraneo, ma non si sa come e quando.

CETRIOLO, Cucumis sativus L. (CUCURBITACEAE) “Gli idoli sono come uno spauracchio / in un campo di cetrioli: / non sanno parlare, / bisogna portarli, / perché non possono camminare“, Geremia 10, 5. È una pianta erbacea, annuale, strisciante sul terreno o rampicante con rami lunghi fino a 3-4 metri. Foglie semplici, cordiformi, angolose, opposte ai cirri. I fiori, a corolla gialla con cinque petali fusi nella parte inferiore e cinque lobi terminali, sono unisessuali sulla stessa pianta. Quelli maschili a fascetti con cinque stami, i femminili isolati con ovario infero ingrossato da cui matura un frutto peponide allungato, verde o di altro colore, a superficie liscia o con protuberanze e una piccola punta spiniforme. A maturità, il frutto ha polpa abbondante, con semi biancastri disposti sull’asse centrale in tre logge allungate ripiene di tessuto polposo. Il fatto che gli israeliti ricordassero che in Egitto mangiavano tra le altre cose anche cetrioli confermerebbe che la pianta fosse ben conosciuta, consumata e coltivata in Egitto dove la sua coltura era protetta da guardie, come

13. CETRIOLO, Cucumis sativus L. (CUCURBITACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

pellare. Il frutto è una capsula che a maturità si apre spontaneamente mettendo a nudo i numerosi semi neri, angolosi. La parte più usata è il bulbo, ma anche le foglie, che quando giovani costituiscono parte dell’ortaggio. Esistono numerose cultivars, diverse per colore dei bulbi, per sapore, per consumo sia fresche che conservate. Originaria nella fascia che va dalla Palestina all’India, la cipolla è stata molto usata come alimento dal 3000 a. C.. Gli Egiziani già ne praticavano la coltura. Non è un elemento mediterraneo. I suoi progenitori non sono riconosciuti con certezza, ma la cipolla coltivata ha forti somiglianze con le specie spontanee come Allium oschaninii O. Feltsh che cresce in Afghanistan e nella vicinanze di Uzbekistan e di A. vavilovii Popov & Vved delle montagne di Kapetdag, Turkmenia. Sono specie che si incrociano con la specie di cipolla coltivata, lasciando supporre una derivazione da tali progenitori. Contiene composti sulfurei organici responsabili delle irritazioni delle mucose allo stato fresco (fanno lacrimare gli occhi), ma che volatilizzano con la cottura. Adoperata in medicina popolare come diuretica e contro la tosse (bollita nel latte).

CIPOLLA, Allium cepa L. (ALLIACEAE) “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio”, Numeri 11, 5. La cipolla è una pianta erbacea con fusto bulboso, sotterraneo, ingrossato, costituito da un numero vario di foglie (tuniche) inserite su nodi molto ravvicinati formanti un brevissimo fusto (girello). Dal girello partono inferiormente numerosissime radici a fascio. Le tuniche più esterne del bulbo sono cartacee, sottili, pigmentate o bianche ed hanno solo funzione protettiva; quelle interne invece, carnose e ricche di sostanze di riserva, costituiscono la parte commestibile della pianta. Le foglie vegetative sono grosse, cilindriche, cave, di colore verde-glauco. È pianta biennale che al secondo anno di coltura emette uno scapo fiorifero, cilindrico, cavo internamente, rigonfio nella parte mediana, protetto durante l’accrescimento da una spata e da brattee membranose. Lo scapo termina con una ombrella di centinaia di fiori brevemente peduncolati, biancastri o rosei. Ogni fiore si compone di un perigonio di sei tepali, sei stami e un ovario supero tricar-

14. CIPOLLA, Allium cepa L. (ALLIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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3. Creali, piante orticole e piante da fibre tessili

il largo consumo in stagioni calde e in aree secche e la nostalgia degli ebrei per questi frutti durante la traversata del deserto. La pianta era infatti largamente coltivata in Egitto dove gli Ebrei ebbero l’occasione di valorizzarne le caratteristiche rinfrescanti. Nativo e addomesticato in Africa tropicale, era noto in Egitto fin dall’età del bronzo. Secondo taluni studiosi nell’Africa sud occidentale si troverebbero forme annuali da cui potrebbe essere stato addomesticato il cocomero (Zohary et al., 2012). Ma questa ipotesi contrasta col fatto che i luoghi dove oggi si trovano i più stretti parenti appartengono a tempi molto successivi a quelli in cui la pianta era già una coltura avviata in Egitto. Anche per questa pianta perciò resta il mistero della modalità di origine e del luogo di provenienza. Allo stato selvatico si ritiene che sia distribuito in molte aree secche di regioni a nord e a sud dell’equatore. La sua coltura richiede clima temperato caldo con scarse precipitazioni durante la maturazione dei frutti. Il consumo dei frutti avviene prevalentemente allo stato fresco, essendo scarsamente impiegato nella conservazione come in marmellate o altri derivati.

COCOMERO, Citrullus lanatus (Thumb.) Mats et Nakai (CUCURBITACEAE) “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio”, Numeri 11, 5. Erba annuale, con fusti striscianti, ramificati, angolosi, pelosi, disposti in più ordini e muniti di cirri ramificati. Le foglie larghe e pelose, profondamente lobate, sono di colore verde-glauco. Fiori isolati, ascellari, unisessuali, con corolla rotata a cinque lobi, giallo chiaro. I fiori maschili hanno tre stami, quelli femminili tre staminodi e un ovario infero. Il frutto è un grosso peponide globoso o oblungo, verde uniforme o chiazzato di giallo o bianco, di varie dimensioni che matura in estate. Il frutto ha una buccia dura e liscia o leggermente solcata; la polpa, corrispondente al mesocarpo ed endocarpo fusi, è bianca, bianco-verdastra o rossa e molto succosa e zuccherina. Contiene numerosi semi gialli, bianchi, neri appuntiti e appiattiti disposti in file longitudinali. La polpa contiene circa il 90% di acqua, l’ 810% di zuccheri, ed è molto dissetante. Ciò spiega

15. COCOMERO, Citrullus lanatus (Thumb.) Mats et Nakai (CUCURBITACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

riuniti in una colonna centrale, e antere di colore scuro. Il frutto è una grossa capsula sferica, protetta da brattee esterne, contenente molti semi piccoli, neri, avvolti in abbondanti peli per la loro dispersione a mezzo del vento. Alcuni peli sono lunghi, bianchi, o color crema e formano il fiocco o bioccolo o peluria, usati per la tessitura; altri, più corti, aderiscono al tegumento del seme e possono talora mancare. A maturità le capsule si aprono in cinque valve e liberano i semi avvolti dalla massa fioccosa formata dai peli che si dilatano appena usciti dalla capsula. I semi contengono una elevata quantità di olio, uno dei più importanti tra quelli essiccativi, che induriscono all’aria. La raccolta è scalare, e avviene mano a mano che le capsule si aprono e si ha la completa secchezza dei segmenti del frutto. Segue la sgranatura del seme per separare il fiocco dai peli corti aderenti al seme. Una volta imballato il cotone viene messo in commercio, mentre i semi vengono usati per l’estrazione dell’olio. La pianta coltivata per la produzione della fibra tessile, il cotone, ha due principali centri di origine: uno in Centro America, l’altro in Arabia e Asia Minore. Da quest’ultimo alcuni derivano il cotone coltivato in Israele da tempi biblici, ma non citato nella Bibbia CEI-UELCI (2008), dove sono invece citati il lino e la seta. Questo sembrerebbe escludere la presenza o almeno la coltura di questa pianta in Israele. Taluni autori, tuttavia ritengono che la pianta vi fosse già presente in epoca precristiana (Musselman, 2012), originaria dal ceppo dell’Iran.

COTONE, Gossypium herbaceum L. (MALVACEAE) “Vi erano cortine di lino e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d’argento e a colonne di marmo bianco; vi erano inoltre divani d’oro e d’argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori”, Ester 1, 6. La presenza del cotone nella Bibbia è molto discussa. Nella Bibbia CEI-UELCI (2008) come in quella di Gerusalemme (1976) e di Ricciotti (1957) si parla di lino, ma in altre traduzioni quali Chouraqui (2003) e NRSV (1997) compare il cotone invece del lino. Il cotone inoltre è trattato tra le piante bibliche anche da altri autori (Hepper 1992; Maillat et Maillat 1999). Il cotone era coltivato in India ed è possibile che Alessandro Magno, dopo la conquista della Persia e il raggiungimento dell’India, abbia conosciuto la pianta e ne abbia favorita la diffusione. Si ritiene che la pianta venisse utilizzata in Palestina solo dal III sec. a.C. e la sua coltura si sia diffusa dopo la dominazione romana. Il cotone è pianta erbacea, robusta, ramificata in basso, con grandi foglie ovate, coriacee, lungamente picciolate, rivestite di peli stellati e presentanti un piccolo nettario nella pagina inferiore lungo la nervatura principale. Altre ghiandole oleifere sono distribuite su quasi tutte le parti vegetative della pianta. Fiori isolati, grandi, di colore rosso, bianco o giallo, con la parte centrale colorata più intensamente di rosso porpora. Calice formato da un piccolo tubo di colore verde, stami numerosi (100-150) con i filamenti

16. COTONE, Gossypium herbaceum L. (MALVACEAE) - (Foto di P. M. Guarrera)

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3. Creali, piante orticole e piante da fibre tessili

sfarinati. Cresce bene su terreni poveri in zone collinari ed è resistente al freddo e a vari agenti patogeni e infestanti. È un frumento a semina autunnale che matura in piena estate e dopo la trebbiatura richiede un processo di molitura per liberare le cariossidi dagli involucri (pula). Dal farro previa macinazione si ottengono sfarinati usati singoli o mescolati con farine di altri cereali, quali orzo e miglio, e anche con sfarinati di legumi, tipo lenticchie e fave. La farina di farro si presta a confezionare un pane molto saporito. Nell’ambito dei frumenti tetraploidi oltre al farro e al grano duro (vedi pag. 36) si annovera anche il grano orientale corrispondente alla specie Triticum turgidum. È una specie spesso associata ad altre del genere Triticum con le quali viene spesso confusa. Goncharov (2011) lo riconosce come specie distinta da T. turanicum che per alcuni è una subsp. di T. turgidum. È un frumento alto fino a 1,70 cm con culmo eretto, spiga aristata con 27 spighette e circa 55 cariossidi per spiga. Le cariossidi sono nude, grosse, allungate, di colore ambrato, con endosperma vitreo e un alto contenuto di proteine, selenio e beta carotene. È un frumento a semina autunnale e raccolta ad inizio estate. Originario della fascia tra l’Anatolia e l’altopiano iraniano (Khorasan), col tempo si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale dove è sopravvissuto all’espansione del grano duro e tenero e dove si trova ancora col nome di Saragolla in piccole aziende nell’Italia meridionale. Secondo Zohary et al. ( 2012) T. turgidum è il progenitore del grano tenero. Infatti dall’incrocio di T. turgidum con Aegylops tauschii si sarebbe inizialmente formato T. spelta con cariossidi vestite, successivamente T. aestivum, il grano tenero, con cariossidi nude.

FARRO, Triticum dicoccum Schrank. (POACEAE) “Se offrirai al Signore un’oblazione di primizie, offrirai come oblazione delle tue primizie spighe di grano abbrustolito al fuoco e chicchi frantumati di grano novello”, (Levitico 2, 14). Dal versetto si deduce che si trattava di farro le cui cariossidi cadono a terra con la spighetta e per utilizzarle si ricorreva all’abbrustolimento al fuoco per eliminare tutti gli involucri e separare la cariosside nuda (Varrone, RR I, 63). Cereale largamente coltivato dagli antichi Egiziani, da Babilonesi, Greci, Romani. Dal suo nome trae origine il termine farina. I più antichi ritrovamenti risalgono a 7000 anni a. C. È un frumento tetraploide, come il grano duro, ma a maturità presenta cariossidi vestite, cioè la cariosside vestita a maturità non si separa dagli involucri e inoltre le cariossidi mature si staccano dalla rachide e cadono sul terreno rendendo difficile la sua raccolta. Ha spiga appiattita, pendente a maturità, e due cariossidi in ogni spighetta. Si ritiene originato in Palestina, da un Triticum diploide (T. dicoccoides) che si è ibridato con una graminacea selvatica (Zohary et al., 2012). Da tale incrocio e successivo raddoppiamento genomico si sarebbe originato il farro tetraploide o farro propriamente detto per distinguerlo dal farro piccolo (T. monococcum) e dal farro grande o spelta (T. spelta) (Zohary et al., 2012). Il farro è stato uno dei primi frumenti a essere coltivati nell’era neolitica tra i 10. 000 e 2500 anni a. C. e la sua coltura è giunta fino a noi ma il suo interesse è andato diminuendo con la comparsa dei “frumenti a cariosside svestita” e più produttivi come T. durum e T. aestivum, le cui cariossidi si prestano meglio a essere lavorate e consumate come

17. FARRO, Triticum dicoccum Schrank. ( POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

timane. La fava si consuma fresca, o cotta. Dai semi secchi si ottengono sfarinati adatti a preparare focacce e piatti vari. La farina mescolata in basse dosi a quella di frumento serviva per fare pane. In Egitto le fave germogliate erano molto usate per preparare una specie di focaccia fritta. Presso i Greci e Romani l’uso delle fave, per quanto molto diffuso, era considerato dannoso perché provocava oscuramento della vista. Si è scoperto in seguito che tale credenza aveva le sue radici in un disturbo legato al consumo della fava che provoca crisi emolitiche note col nome di favismo. La malattia, tra quelle rare, è diffusa tra i popoli africani e mediterranei e dovuta alla mancanza di un enzima, la G6FD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi). L’assenza di questo enzima causa rottura dei globuli rossi e sostanze ossidanti quali la vicina, presente nelle fave e altri legumi, sono la causa scatenante la crisi emolitica. Le persone sensibili a tale fenomeno e portatrici del gene modificato sul cromosoma X devono astenersi dal consumare questo legume e possibilmente non aggirarsi in luoghi dove si trova la fava in fioritura. Per le persone sane invece le fave sono un alimento ottimo, ricco di proteine, amido, e sali minerali. Tuttavia le fave non erano mangiate dai Pitagorici perché credevano che in esse fossero le anime dei morti.

FAVA, Vicia faba L. (FABACEAE) “Portarono giacigli, coppe e vasi di terracotta, grano, orzo, farina, grano arrostito, fave, lenticchie, miele, panna e pecore e formaggio di mucca per Davide e per la sua gente, perché mangiassero; infatti dicevano: Questa gente ha patito fame, stanchezza e sete nel deserto”, 2 Samuele 17, 28-29. Pianta coltivata da oltre 4000 anni da Egizi, Greci, Romani per alimentazione, oggi nota solo allo stato coltivato. È una leguminosa annuale primaverile con radice fittonante sulla quale si trovano numerosi tubercoli radicali contenenti batteri che fissano azoto atmosferico. Lo stelo è eretto, alto fino a 2 metri, a sezione quadrangolare o cavo, con foglie alterne, composte da foglioline ovato-bislunghe, intere. Fiori in fascetti all’ascella delle foglie, di colore bianco con macchie nere. Legume cilindrico, glabro, internamente ricoperto da fine tessuto bianco spugnoso, con molti semi (fave). I semi hanno forma irregolare e dimensioni varie, di colore verde quando sono freschi, diventano brunastri col disseccamento. La fava è uno dei primi ortaggi a fiorire e maturare in primavera. La fioritura e maturazione scalare consentono di disporre di questo ortaggio per alcune set-

18. FAVA, Vicia faba L. (FABACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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3. Creali, piante orticole e piante da fibre tessili

tiche. Cariossidi più o meno ovali con un largo solco ventrale e l’apice con un pennello di peli ben sviluppato. A maturità le cariossidi sono nude, cioè si staccano dagli involucri e le riserve sono rappresentate in gran parte da parenchima farinoso, per cui alla macinazione si ottengono farine integrali, se macinate intere, oppure farine bianche di vario tipo se macinate dopo l’eliminazione del tegumento che va a formare la crusca. La farina bianca è adatta alla panificazione ed è meno nutriente di quella integrale essendo costituita solo da amido, contenuto nel parenchima farinoso, mentre minerali, vitamine, proteine, grassi sono localizzate nei tegumenti e perciò vanno nella crusca. Il frumento tenero risulta che si sia originato nell’età del ferro, attorno al 6000-5000 a.C. È da escludere che fosse conosciuto e coltivato prima della monarchia di Salomone. È più probabile che venisse coltivato nel NT. Il passo riportato all’inizio di questa scheda suggerisce che i discepoli con le mani sgranassero delle spighe per ottenere cariossidi nude che potevano masticare, cosa facile con le cariossidi di grano tenero, più difficile con le cariossidi del grano duro. Testimonianze a favore della coltura dei due tipi di frumento al tempo dei Romani e quindi del NT sono in Catone (DA XL) e Columella (RR 2,6-3).

(FRUMENTO (GRANO TENERO), Triticum aestivum L. (POACEAE) “Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?»”, Luca 6, 1-2. Nella Bibbia si parla spesso di grano, grano abbrustolito, frumento, frumento novello e, ovviamente, del suo prodotto principale, la farina e il pane. La tassonomia del genere Triticum è ancora complessa (Goncharov, 2011), oggi però sappiamo che i due frumenti più importanti sono il grano duro (T. durum) e il grano tenero (T. aestivum) (Zohary et al., 2012). A differenza dei frumenti tetraploidi il grano tenero, esaploide, non ha progenitori naturali in quanto originato per ibridazione tra il tetraploide Triticum turgidum (2n= 4x = BBAA= 28) coltivato e la graminacea diploide spontanea Aegylops tauschii (2x=DD=14), seguito da raddoppiamento dei cromosomi (BBAADD=42). Il grano tenero è un frumento a semina autunnale e primaverile, meglio adattato a climi temperati freddi. È pianta con forte accestimento e quindi più produttiva, con culmi a 5-6 internodi sempre cavi, spighette con 5-9 fiori fertili, con glumette aristate o mu-

19. FRUMENTO (GRANO TENERO), Triticum aestivum L. (POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

rante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni” si apprende che anche le lenticchie potevano essere sfarinate e mescolate ad altre farine per fare del pane. Secondo Plinio (NH,XVIII. 123) la lenticchia preferisce un clima secco. In Egitto ve ne erano di due tipi, l’una più tonda e scura, l’altra di forma normale e da cui per metafora il nome di lenticchia è passato ad indicate le lentiggini. La lenticchia “dà tranquillità di carattere a chi se ne nutre”. Riguardo all’uso, lo stesso storico riferisce che “la lenticchia va abbrustolita prima, poi la si macina leggermente insieme con la crusca oppure aggiungendo a 20 sterzi un pezzo di argilla cruda e mezzo moggio di sabbia”. Come i semi di molte altre leguminose anche le lenticchie con il tempo vanno soggette ad attacchi di insetti come i tonchi con gravi perdite dei legumi. Allo scopo di evitare tale infestazioni Catone (DA CXXV,1) dà la seguente ricetta per la conservazione delle lenticchie: “Scioglierai del laserpizio nell’aceto, poi bagnerai le lenticchie di questo aceto al laserpizio, e le lascerai al sole; poi spalmerai le lenticchie di olio e lascerai che si asciughino…Così si conservano intatte al meglio”.

LENTICCHIA, Lens culinaris Medik. (FABACEAE) “Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò”, Genesi 25, 34. È una delle leguminose di più antica coltura in Egitto e in India per l’alto valore nutritivo dei suoi semi. È una piccola erba annuale, con fusto sottile, alto fino a 70 cm., peloso, ramificato. Foglie composte da 4-14 foglioline, le ultime trasformate in cirri. Fiori 2-4, raccolti in racemi, peduncolati, posti all’ascella delle foglie, bianchi o bleu, a struttura papilionacea. Il frutto, un legume, è piatto, corto, con due semi lenticolari di vario colore, ricchi di proteine (25%) molto nutrienti. Si distinguono quelle a semi piccoli (microsperme) di 3-6 mm e quelle a semi grandi, (macrosperme) 6-9 mm di diametro. Le lenticchie si consumano cotte o conservate. Sono considerate tra i legumi più fini, un ottimo sostituto della carne, della quale sono più digeribili. Che fossero appetitose ne dà conferma Esaù che, per godersi il legume, fu disposto a perdere la primogenitura. Dal passo di Ezechiele (4, 9): ”Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane; ne mangerai du-

20. LENTICCHIA, Lens culinaris Medik. (FABACEAE) - (Foto di A. Moro)

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3. Creali, piante orticole e piante da fibre tessili

ficazione, sebbene fosse meno stimato del grano. L’uso del miglio è quindi quello di dare sfarinati per la panificazione e per altri prodotti quali focacce, torte, polente e simili. La cariosside, essendo vestita, prima della macinazione deve essere trattata per eliminare gli involucri, glumette e glume. Come per altri cereali la macinazione porta a eliminare parti come la parete del frutto dove si localizzano molti nutrienti quali proteine, lipidi, minerali (fosforo nella fitina) e vitamine. Perciò il pane fatto con crusca di cereali, poveri o nobili, è molto più nutriente di quello fatto con sola farina bianca. Gli Ebrei, come molti popoli antichi e alcuni attuali, potevano alimentarsi solo con farine integrali addizionate di qualche legume per sopperire alla carenza nei cereali di certi aminoacidi essenziali (lisina, triptofano). Non meraviglia quindi se l’elenco delle piante eduli, spontanee o coltivate, in passato fosse piuttosto ridotto e il cibo rustico ma nutriente. Per fermentazione dal miglio si ottiene una bevanda a basso contenuto alcoolico, diffusa in Oriente; dal germe si ottiene olio. Ippocrate (CH 85) ne ordina l’uso, in decotto o altro, per convalescenti di malattie acute (es. la pleuresia, con febbri continue). Per Maillat et Maillat (1999) il termine dohan citato in Ezechiele potrebbe anche riferirsi a Sorghum bicolor, in arabo durrah.

MIGLIO, Panicum miliaceum L. (POACEAE) “e non vi pone grano, miglio e orzo, e spelta lungo i confini?”, Isaia 28, 25. È una pianta annuale con culmi eretti alti 1,5 m al massimo, semplici, ripieni di midollo. Foglie lineari lanceolate, larghe e vellutate, con guaine pelose. Infiorescenze a pannocchia lunga, ramificata, lassa e disordinata, solitaria, aperta e pendente dalla sommità, formata da spighette glabre biflore o uniflore con fiori ermafroditi piccoli. Le cariossidi bianco-giallognole o rosse, di forma sferica o globosa, leggermente schiacciate e lucide, quando mature restano avvolte dalle glumette che hanno un aspetto brillante. È oggi considerato un cereale minore per la sua ridotta coltivazione e consumo. Non era così nel passato, quando questo cereale era conosciuto e molto più consumato soprattutto nei paesi asiatici dove sembra si sia originato. Anche gli Ebrei dovevano farne ampio uso, soprattutto presso le popolazioni più povere, per preparare pane. Nel versetto citato la mescolanza allude a una alimentazione minima e dura che Gerusalemme avrebbe subito durante l’assedio previsto dal profeta. Secondo Varrone (Traglia, 1974) il miglio si poteva conservare per più di cento anni. In verità il miglio era largamente usato per pani-

21. MIGLIO, Panicum miliaceum L. (POACEAE) - (Foto di F. Giordana)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Nerone, a giorni fissi, tutti i mesi mangiava porri all’olio e niente altro, senza neanche il pane, per curare la propria voce. E confermava che il più apprezzato era il porro egiziano, seguito subito dopo da quello di Ostia e di Ariccia. Il porro si poteva coltivare in forma di foglie da taglio o per il bulbo ingrossato. Quello da taglio poteva a sua volta essere: a foglia erbacea con solchi evidenti, per la preparazione di farmaci; o a foglie più asciutte e tonde, e solchi meno netti. Forniva un succo da prendere in quantità limitata: a dosi elevate poteva essere dannoso. Rimedio molto usato, con altri ingredienti, in caso di disturbi digestivi, circolatori, a occhi e orecchi, e morsi di animali velenosi. È una specie prevalentemente tetraploide che si moltiplica per seme. Incisioni murali, dipinti e disegni nell’Antico Egitto testimoniano che il porro ivi era parte integrante dell’alimentazione già 4000 anni fa. Materiale selvatico e coltivato trovato al di fuori dell’Egitto, come ad es. a Gerico, suggerisce che il porro era coltivato anche in Mesopotamia nello stesso periodo. È certamente specie mediterranea o elemento del sud-ovest asiatico con progenitori selvatici ben individuati. Tra questi Allium ampeloprasum L. è specie spontanea tetraploide, ampiamente distribuita nel bacino mediterraneo, capace di incroci fertili con molte robuste varietà di porro coltivate.

PORRO, Allium porrum L. (ALLIACEAE) “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio”, Numeri 11, 5. Ortaggio minore rispetto ad aglio e cipolla, noto solo in coltura. Si ritiene derivi da A. ampeloprasum, pianta pure del genere Allium, originaria della regione mediterranea. Molto noto e apprezzato da Ebrei ed Egiziani da oltre 2000 anni. Specie biennale, si raccoglie nel primo anno di coltivazione utilizzandone il bulbo formato dalle lunghe guaine fogliari carnose, sovrapposte. Ha foglie larghe, lineari, piene, formanti uno stelo turgido, cilindrico, consistente, lungo 15-40 cm. Nel secondo anno di coltura produce ombrelle di fiori da cui si sviluppano capsule con numerosissimi semi. Prima della raccolta i suoi fusti sono sottoposti a imbianchimento, procedimento che li rende bianchi, carnosi, teneri, gustosi. Si riproduce per seme e la coltura avviene in circa quattro mesi per le varietà precoci a maturazione estiva, in sette per le varietà autunnali. È un ortaggio aromatico, ottimo per minestre e zuppe, come contorno, lessato e condito. Per Columella (II sec. d. C) Ariccia (cittadina nei pressi di Roma) è la madre del porro. Plinio (I sec. d. C) ci informa che il porro da taglio era diventato famoso da quando l’ imperatore

22. PORRO, Allium porrum L. (ALLIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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3. Creali, piante orticole e piante da fibre tessili

raccolte e arrostite e mangiate come tali o macinate per fare pane greggio. In Africa si trovano forme di sorgo selvatiche, coltivate, infestanti. Scoperte di preagricoltura risalenti a circa 8.000 anni fa hanno indicato che semi di sorgo erano raccolti da specie selvatiche prima del suo addomesticamento. Non si sa tuttavia né come né quando la pianta è entrata in coltura. Mentre resti di sorgo selvatico si trovano in contesti databili tra 800 e 600 a.C., prove di sorgo coltivato abbondano in contesti databili dal 100 al 1200 d.C.. I più primitivi segni di coltura del sorgo non vengono dall’Africa tropicale a sud del Sahara dove probabilmente è stato addomesticato, ma dall’India e risalgono al II millennio a.C.. Perché non si trovino forme di sorgo selvatico in India è inspiegabile. Un’ipotesi è che vi sia stato un primo addomesticamento in Africa e da lì la pianta sia migrata nel sud-centro dell’India da dove si è diffuso all’Asia sud-occidentale e al bacino mediterraneo, ma solo molto più tardi, forse in epoca medioevale (Zohary et al., 2012). Forse vi arrivò nel periodo ellenistico o romano, ma solo più tardi si affermò come coltura nel mediterraneo. La farina di sorgo ha un elevato tenore in proteine, ma è povera di glutine e perciò adatta solo alla panificazione, anche se il pane risulta poco poroso. Oggi il sorgo è ancora abbondante in Israele, in aree con poca pioggia e senza irrigazione.

SORGO, Sorghum bicolor (L.) Moench (POACEAE) “Dopo questo Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca”, Giovanni 19, 28-29. Era coltivato in Palestina nel NT e in breve divenne una coltura molto importante nelle aree di pianura più calde. Il culmo forse venne usato dai soldati romani per percuotere Gesù coronato di spine. “E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui” (Marco 15, 19). Alcuni autori ritengono che la canna usata per dare la spugna a Gesù sulla croce sia il culmo del sorgo, molti altri invece propendono per l’Arundo donax (vedi pag. 144), pochi per l’issòpo. Altri Autori ritengono che il culmo sia stato usato per percuotere Gesù coronato di spine Marco 15, 19. Il sorgo comune è un cereale diffuso in Palestina e in Egitto col nome di durra. Si tratta di un cereale annuale che può raggiungere 2 m di altezza, con culmo pieno di midollo secco, foglie lunghe e larghe, fiori in grosse pannocchie compatte, dense, terminali. Fiorisce da giugno a luglio e a maturità la pannocchia ha moltissime cariossidi piuttosto grandi e spesse, dure, che vengono

23. SORGO, Sorghum bicolor (L.) Moench (POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

perti di spelta nei siti archeologici. È un frumento notoriamente coltivato in Europa, ma anche in Medio Oriente e non è ancora stabilito con certezza se vi siano due differenti centri di origine di questo cereale. È inoltre ancora incerto se la spelta d’Europa si sia originata dalla spelta asiatica o abbia a sua volta originato quella. Recenti studi (Yan et al., 2003) indicherebbero una diversa origine ed evoluzione dei due frumenti. La sua comparsa e diffusione si fa risalire all’età del bronzo, tra 2500 e 1000 anni a. C., ma secondo altri autori la sua origine sarebbe più antica e risalirebbe a 8000 anni fa, nell’Asia sud-occidentale, nell’area della Mezzaluna fertile. Per Zohary et al. (2012) la spelta sarebbe una sottospecie di T. aestivum, cioè T. aestivum subsp. spelta (L.) Thell., ma Goncharov (2011) in base ad elementi genetici e molecolari la riconosce come specie a sé stante T. spelta L. È un frumento a semina autunnale che matura nella tarda estate, come il grano duro. Ciò giustifica il versetto biblico sopra riportato: a seguito della grandine mandata da Dio in Egitto per punire il Faraone che non voleva lasciare partire gli Ebrei, la spelta sfuggiva alla calamità perché essendo tardiva rispetto alle colture citate non ne risentiva in modo letale. La coltivazione della spelta nel passato consentiva di ottenere paglia per uso zootecnico e per coprire capanne, e granella per alimentazione animale e umana. La farina di spelta è ricca di fibra e glutine e si presta alla produzione di pane e biscotti, ma sono noti anche un gin e una birra a base di spelta.

SPELTA, Triticum spelta L. (POACEAE) “Ora il lino e l’orzo erano stati colpiti, perché l’orzo era in spiga e il lino in fiore; ma il grano e la spelta non erano stati colpiti, perché tardivi”, Esodo 9, 31-32. La spelta è una graminacea alta 150 cm., con spiga lunga e sottile, mutica, con circa 20 spighette per ogni dente della rachide e tre cariossidi in ogni spighetta. A maturità la rachide si disarticola al punto di inserzione delle spighette e le spighette con le cariossidi cadono a terra. Con la trebbiatura si ottengono cariossidi rivestite dalle glumette. Per il consumo della granella è necessario un ulteriore trattamento per liberare le cariossidi nude. È un frumento esaploide considerato antenato del frumento tenero. Come quest’ultimo la spelta si sarebbe originata dal frumento coltivato T. turgidum (2n=4x) con genoma BBAA a 28 cromosomi, per incrocio con la graminacea spontanea Aegylops tauschii, diploide (2n=2x) con genoma DD e14 cromosomi. L’ibrido sterile BAD per raddoppiamento cromosomico avrebbe dato i frumenti esaploidi fertili a genoma BBAADD: la spelta è con cariossidi vestite e il frumento tenero con cariossidi nude. L’inserimento del genoma DD nei frumenti tetraploidi avrebbe modificato la rachide, da fragile in robusta, consentendo il distacco delle cariossidi dalla rachide. Caratteristica che distingue la spighetta matura di spelta è che alla sua caduta dalla rachide conserva attaccato l’internodo sopra la base della spighetta. Questo è un elemento importante per distinguere i re-

24. SPELTA, Triticum spelta L. (POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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3. Creali, piante orticole e piante da fibre tessili

trovi loglio e che una possibile candidata a zizzania possa essere Cephalaria syriaca, la vedovina siriana (Dispacaceae), una specie molto diffusa e invadente nel Mediterraneo orientale. In Turchia la pianta è cosi diffusa nei campi di grano che il cereale è abbandonato mentre Cephalaria è raccolta per l’estrazione di olio dai suoi semi. A confermare però la tradizionale identificazione della zizzania con il loglio è anche la scoperta di numerosi semi di Lolium e pochi di Cephalaria insieme a cariossidi di frumento in alcuni siti archeologici in Siria. Nella Bibbia molte piante sono citate come infestanti delle colture e come tali meritevoli di essere estirpate. Poche di esse però sono associate alle colture di frumento o altri cereali. Per quanto riguarda Cephalaria syriaca a suo favore è il fatto che è assai comune nei campi di grano dei paesi orientali, ha simile fenologia, altezza, conservazione dei frutti. Per un insieme di fattori Lolium temulentum (Poaceae) resta la più probabile specie per indicare la zizzania. È infatti una graminacea, che con il frumento ha un ciclo di sviluppo simile e contemporaneo e di maturazione delle cariossidi. Lolium temulentum fino a pochi decenni fa era una comune e diffusa infestante nei campi di grano del nostro paese, ma il diserbo ne ha decretato la completa scomparsa tanto che oggi è raro trovare tale pianta. Il fatto che fosse indicata come infestante da estirpare connota un carattere particolare che è quel-

ZIZZANIA, Lolium temulentum L. (POACEAE) “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò”, Matteo 13, 24-25. La zizzania è una graminacea annua di 80 cm e più di altezza, con spighe lunghe fino a 12 cm., formate da spighette appiattite, divergenti a maturità, disposte in modo distico sul rachide. Ciascuna spighetta è formata da 5-8 fiori accompagnati da una gluma esterna robusta e più lunga della spighetta. Cariossidi di Lolium sono state trovate in tombe egizie di 4000 anni fa. Zizzania indica anche genericamente infestanti delle messi. Il loglio è evidentemente indistinguibile dal frumento quando è in uno stadio giovane, e matura nello stesso periodo in cui matura il frumento. Inoltre le due piante hanno cariossidi molto simili come grandezza e come aspetto. Ciò giustifica il suggerimento di Gesù di lasciare crescere insieme il grano e la zizzania per separarli dopo la raccolta. La separazione del loglio dal grano è resa necessaria in quanto il loglio e altre specie di Lolium contengono un fungo che produce tossine dannose all’uomo e agli animali. Sull’identità di Lolium temulentum con la zizzania della Bibbia vi sono riserve da parte di Musselman (2000), il quale fa rilevare come oggi nei campi di frumento in Siria e Giordania non si

25. ZIZZANIA, Lolium temulentum L. (POACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

lo della sua tossicità. Anche a questo riguardo esistono tuttora dati contradditori. Infatti Lolium come altre graminacee, ospita un fungo chiamato Claviceps purpurea, un ascomicete che infetta la pianta al momento della fioritura, si localizza nel fiore e vi produce una struttura di conservazione detta sclerozio. È questo una specie di cornetto nero, compatto e duro che sporge dalle glumette e glume e a maturità cade sul terreno dove al momento della fioritura dell’anno successivo originerà spore che infetteranno altri fiori. L’aspetto della struttura ha fatto sì che la malattia fosse indicata col nome di segale cornuta, poiché la segale è l’ospite più comune del fungo. Lolium temulentum ospita un altro fungo, localizzato nella cariosside, tra tegumento ed endosperma e identificato come Chaetonium kunzeanum Zopf.. Studi successivi evidenziarono la tossicità delle piante colpite, senza tuttavia

ulteriori informazioni. Le farine da cereali contenenti cariossidi infette di Lolium temulentum hanno causato frequenti intossicazioni alle persone e animali nutriti con farine e derivati di piante infette, manifestando mal di testa, disturbi di vista e di equilibrio, vomito. La tossicità delle cariossidi di Lolium temulentum è dovuta a dei metaboliti del fungo tra cui la temulina, un alcaloide neurotossico. È poi opportuno precisare che alcaloidi sono stati determinati anche nelle cariossidi di varie specie di Lolium. Alcaloidi neurotossici sono prodotti anche dalla Claviceps purpurea e gli effetti, l’ergotismo, sono pure di natura neurotossica con manifestazioni di due tipi: una gangrenosa, più grave, un’altra di tipo convulsivo e allucinatorio. Le più recenti manifestazioni di ergotismo sono state registrate nel 1951 in Francia a causa di farine contenenti sclerozi di segale cornuta (Samorini, 1992).

Calendario ebraico, da Ravasi (2008), modificato

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4 PIANTE DA FRUTTO

“Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne”, Genesi 1, 11 “Quando cingerai d’assedio una città per lungo tempo, per espugnarla e conquistarla, non ne distruggerai gli alberi colpendoli con la scure; ne mangerai il frutto, ma non li taglierai, perché l’albero della campagna è forse un uomo, per essere coinvolto nell’assedio? Soltanto potrai distruggere e recidere gli alberi che saprai non essere alberi da frutto, per costruire opere d’assedio contro la città che è in guerra con te, finché non sia caduta”, Deuteronomio 20, 19-20

Cedro*, Citrus medica L. Fico*, Ficus carica L. Gelso nero, Morus nigra L. Mandorlo, Amygdalus communis L. Melo, Malus sylvestris L. Melograno*, Punica granatum L. Noce, Juglans regia L. Olivo*, Olea europaea L. Vite*, Vitis vinifera L. *Vedi Piante della Terra Promessa

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

In questo gruppo figurano piante caratterizzate da frutti eduli allo stato fresco o seccato o per i semi contenuti nei frutti e consumati maturi allo stato secco. Botanicamente il frutto è il risultato dello sviluppo della parte del fiore (ovario) nel quale sono alloggiati gli ovuli. Dopo l’impollinazione e la fecondazione l’ovario si trasforma in frutto e gli ovuli in semi. I frutti veri, tipo drupe, bacche, peponide sono alquanto diversi per dimensione, forma, colore e contenuto, ma spesso quello che chiamiamo frutto è in realtà un falso frutto. Per es. il siconio del fico è un corto ramo ingrossato, carnoso, tappezzato internamente da fiori; la mela è la parte ingrossata del ricettacolo che contiene l’ovario; la mora del gelso è un insieme di piccoli frutti ciascuno derivato dall’accrescimento degli involucri fiorali. Perciò anche se collettivamente indicate come piante da frutto spesso vengono sfruttate per i loro semi o parti diverse dal vero frutto, esempio mandorlo, noce. Tra i frutti carnosi di cui si utilizza tutta o parte della parete del frutto vi sono falsi frutti particolari quali il cinorrodo, il frutto della rosa. È costituito dalla parte ingrossata dell’ovario di forma allungata o tondeggiante di colore giallo o rosso, internamente incavata e contenente a maturità i veri frutti ad achenio. È un frutto talora commestibile e alquanto ricco di vitamina C. Alberi e arbusti possono produrre frutti non carnosi a maturità secchi, come il legume e la capsula che a maturità si aprono e lasciano cadere i semi sul terreno. La raccolta di tali frutti va programmata in tempo al fine di non perdere i semi che costituiscono il prodotto principale di una coltura. Il legume, frutto tipico di fava, pisello e lenticchia si trova anche nell’acacia, nel carrubo, nella cassia, in questo caso la parte commestibile è quella del frutto. Spesso i frutti riportano il nome della pianta e nella Bibbia tale uso è molto frequente come mela per melo, fico frutto per fico pianta, melagrane per melograno. Il frutto è spesso usato in senso metaforico sia nell’AT sia nel NT: a cominciare dalla Genesi dove in Eden Dio pose “ogni erba che dà seme e ogni albero fruttifero che produce seme “(Genesi 1,29), fino all’ Apocalisse (22,2) “all’albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutti ogni mese”. Gli alberi da frutto sono da sempre stati considerati simbolo di prosperità. Essi appartengono soprattutto ad alcune famiglie botaniche, come le Moracee (fico, sicomòro) e le Rosacee (melo, mandorlo); sono originari dell’Oriente molti alberi da frutto di quest’ultima famiglia così come certe Rutacee (arancio, mandarino). I frutti sono ricchi di vitamine, pectine, zuccheri (ad es. il fruttosio), ma anche di oligoelementi e acidi grassi omega-3, che preservano dall’ossidazione cellulare, questi ultimi in particolare presenti in noci e mandorle. Nei frutti secchi la parte commestibile è data dai semi che sono ricchi di acidi grassi polinsaturi e costituiscono commercialmente la frutta secca.

Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità è riferito che un maggiore consumo di frutta e verdura aumenta le difese immunitarie, riduce il rischio di diabete, obesità, malattie cardiovascolari e tumori. Nell’antico Israele, specialmente nelle annate in cui il raccolto era particolarmente abbondante, alcuni frutti potevano essere conservati a lungo come riserva per l’inverno e per i periodi di carestia (fichi, datteri e mele secchi; mandorle, noci, melegrane e pistacchi; olive in salamoia). Da alcuni frutti potevano essere ricavate bevande (vino dall’uva, una bevanda alcoolica dolce dai datteri fermentati). Frutti e aromi sono celebrati in particolare nel “Cantico dei Cantici”(2, 3; 4, 13 - 14; 7, 13). I frutti commestibili nei primi 3 anni erano per legge proibiti agli ebrei. In Levitico (19, 23-25) si legge: “Quando sarete entrati nel paese e vi avrete piantato ogni sorta d’alberi da frutto, ne considererete i frutti come non circoncisi; per tre anni saranno per voi come non circoncisi: non se ne dovrà mangiare. Nel quarto anno tutti i loro frutti saranno consacrati al Signore, come dono festivo. Nel quinto anno mangerete il frutto di quegli alberi; così essi continueranno a produrre”. Io sono il Signore vostro Dio”. Secondo la nota della Bibbia di Gerusalemme (1974) a questo passo, la circoncisione segnava in origine l’ingresso nella maturità e l’uomo non circonciso era impuro. In confronto, i frutti di un albero troppo giovane sono “non circoncisi”, impuri, prima della loro consacrazione a Dio. In realtà la pratica di eliminare i fiori prima che si trasformino in frutti, sembra utile a non far invecchiare precocemente un albero da frutta (Cultrera, 1861). Nel Salmo 1, 3 colui che medita la Parola di Dio, la legge del Signore, è detto “felice” e paragonato a “un albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono / e tutto quello che fa, riesce bene”. Nella visione di Ezechiele (47, 12) l’acqua che esce dalla soglia del Tempio della futura Gerusalemme forma un fiume, lungo il quale “su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina”. La simbologia del frutto è ripresa anche nel Nuovo Testamento. Nei Vangeli Gesù Cristo afferma: “un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.” (Matteo 7, 18; Luca 6, 43). E ancora dice ai suoi discepoli: “vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga” (Giovanni 15, 16). Anche S. Paolo raccomanda più volte (Lettera ai Filippesi 1, 11) ai fedeli cristiani di essere ripieni di frutti di giustizia, cioè di amore, gioia e pace. 66

4. Piante da frutto

deriva oltre che dall’ovario, anche dall’ingrossamento degli involucri fiorali. Anche la pianta viene talora indicata come moro (Musselman, 2012; Zoppi, 2008). Come il fico anche il gelso, genere Morus, appartiene alla famiglia delle Moraceae, e comprende una decina di specie delle quali le più note sono il M. nigra o gelso nero e il M. alba, gelso bianco. Le due specie hanno origini diverse e si distinguono per il colore dell’infruttescenza che è nera in M. nigra e bianco-latte in M. alba. Riguardo all’origine il M. nigra vive spontaneo in Persia, sulle coste del Mar Caspio da dove deve essere stato introdotto in tempi remoti in Palestina. I suoi frutti erano utilizzati a scopo alimentare. Albero molto longevo con tronchi che possono presentarsi molto ingrossati. Il gelso bianco è invece originario della Cina, ha frutti chiari più piccoli del precedente e meno gustosi. È coltivato principalmente per le foglie che servono per l’allevamento del baco da seta. Infatti i bruchi durante la crescita, fino al momento di fare il bozzolo dal quale si ricava la seta, si nutrono di foglie del gelso bianco. Tale attività non risulta che fosse presente ai tempi biblici in Israele. Anche i frutti di questa specie sono commestibili. Entrambe le specie vivono in ambienti freschi, umidi, lungo corsi d’acqua e fioriscono a primavera tra aprile e maggio. Oltre ai frutti queste piante offrono ombra.

GELSO NERO, Morus nigra L. (MORACEAE) “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: sradicati e vai a piantarti nel mare, ed esso vi obbedirebbe”, Luca 17, 6. Nella Bibbia il gelso è citato una sola volta nell’AT, nel libro 1 Maccabei a proposito delle guerre tra il re Antioco V Eupatore e Giuda Maccabeo. Quando le truppe del re si disposero a battaglia, dopo aver suonato le trombe: “posero innanzi agli elefanti succo d’uva e di more per stimolarli al combattimento” (1 Maccabei 6,34). Anche nel NT il gelso ha una sola citazione ed è in occasione del richiamo di Gesù alla forza della fede come è riportato nel versetto di Luca posto in capo alla presente scheda. Il gelso è un albero a chioma espansa a volte ramificato fin dalla base. Foglie semplici, ovali o cuoriformi, di colore verde scuro, pubescenti sulla pagina inferiore, inserite in modo alterno su rametti leggermente pubescenti. Fiori unisessuali in infiorescenze separate, ma portate dalla stessa pianta (monoica): i maschili in amenti penduli, i femminili in spighe tozze e ovali. Fiorisce in aprile-maggio, con le infiorescenze che precedono di poco o sono simultanee alla schiusura delle foglie. Il frutto è un sorosio detto mora o moro formata da numerose piccole drupe, la cui parte carnosa

26. GELSO NERO, Morus nigra L. (MORACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

socarpo diventano ben presto duri e legnosi e si staccano con facilità dal sottostante endocarpo, costituendo il mallo; in questo caso la parte più consistente del frutto è l’endocarpo che avvolge un grosso seme edule, di sapore gradevole, ricco di olio e di altri composti nutrienti; c) mandorle da dolciaria, caratterizzate dai semi che si prestano a preparare dolciumi (confetti, torrone, pasta di mandorle). I semi secchi (mandorle) liberati dall’endocarpo, sono ricchi di olio (30-60%), proteine (18%) e glucidi (40%), oltre a vitamine e composti aromatici e sono utilizzati, come già detto, per consumo diretto, in pasticceria, in liquoreria. L’olio di mandorle che si estrae dai semi, viene utilizzato in medicina e liquoreria. L’elevato valore nutritivo unito alla possibilità di conservarle a lungo fanno delle mandorle un ricercato alimento anche per gli Ebrei. In Genesi (37,25), Esodo (25,33; 25,34; 37,19), Qoelet (12,5) il mandorlo è citato per il fiore, mentre in Genesi (43,11) le mandorle vengono accostate ai pistacchi come prodotti della terra. La sua fioritura precoce per gli Ebrei è simbolo di vita nuova. In Israele erano noti due tipi di mandorle, una amara, da cui si ricava olio impiegato in medicina, una dolce usata a scopo alimentare per dolci.

MANDORLO, Amygdalus communis L. (ROSACEAE) “Mi fu rivolta questa parola del Signore: «che cosa vedi, Geremia?» Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo», Geremia 1, 11. Albero nativo delle regioni mediterranee, più volte citato nella Bibbia e coltivato per i semi aromatici e ricchi di grassi. Fusto di media altezza con chioma arrotondata, foglie semplici, lanceolate, lungamente picciolate e glabre. È la prima drupacea a fiorire con fiori isolati o in fascetti, bianchi su rami fruttiferi (dardi). Il frutto è una drupa di colore verde con esocarpo peloso, mesocarpo verdastro, dapprima polposo, poi fibroso, separabile a maturità dall’endocarpo, che è lignificato e poroso, di consistenza tale che si può rompere con la sola pressione delle dita (mandorle premici). In altri casi invece il mesocarpo è più duro (mandorle non premici) e non è commestibile. A tale riguardo si distinguono: a) mandorle fresche da tavola nelle quali si ha abbondante mesocarpo che è commestibile quando è maturo, con sapore acidulo, ma gradevole; in questo caso le drupe si raccolgono immature e si consumano intere; b) mandorle secche da tavola, quelle invece nelle quali l’esocarpo e il me-

27. MANDORLO, Amygdalus communis L. (ROSACEAE) - (Foto di M.A. Brighetti)

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mità hanno fatto deperire piante da frutto tra le quali il melo. La coltura del melo risale a circa 4000 anni a. C., nel vicino Oriente e si praticava nel paese di Canaan prima ancora dell’arrivo degli Ebrei. Alcune varietà crescono ancora spontanee in boschi della Turchia e forse erano native anche del Libano, paese famoso per le mele (Zohary, 1982). Nel melo molti Padri della Chiesa riconoscono l’albero della croce, sul quale avvenne la redenzione del genere umano dopo la caduta originale avvenuta in un giardino ricco di alberi con frutti. Oltre che come frutto da consumare fresco o seccato la mela si prestava ed era ampiamente usata nella preparazione di unguenti e oli profumati. Teofrasto (Pr 26) nel suo libro I Profumi ne dà la seguente ricetta: “La lavorazione dell’unguento di mela una volta trattato l’olio per astringerlo, vi si lasciano macerare le mele a freddo e le si toglie prima che diventino scure. La stessa operazione si ripete a ogni carico di mele, perché quando il frutto annerisce è segno che si sta putrefacendo a causa del liquido di cui è imbevuto”. L’unguento di mela non è colorato. La stessa ricetta viene seguita da Dioscoride (I sec. d.C.) che tuttavia non condivide l’idea che le mele annerite siano segno di putrefazione, tanto che, al contrario, raccomanda di lasciarle in infusione nell’olio per parecchi giorni, fino a che l’olio non abbia assorbito la potenza delle mele. Plinio (NH XIII,11) conferma l’uso delle mele per la preparazione di unguenti, ma precisa che le mele utilizzate a tale scopo sono le cotogne.

MELO, Malus sylvestris (L.) Miller (ROSACEAE) “La vite è diventata secca / il fico inaridito, / il melograno, la palma, il melo, / tutti gli alberi dei campi sono secchi, / è venuta a mancare la gioia tra i figli dell’uomo, Gioele 1, 12. Il melo della Bibbia deve essere ricondotto alla specie spontanea M. sylvestris, mentre la specie oggi coltivata in oltre 2.000 varietà e cultivars nei paesi temperatifreddi fa capo a M. communis. Malus sylvestris è un alberello con foglie caduche, semplici, pelose; fiori rosa-bianchi, in corimbi di 4-6 fiori, che compaiono a primavera, insieme alle foglie. Il fiore ha cinque sepali caduchi, cinque petali liberi, ovario infero concresciuto con il ricettacolo. Il frutto è un pomo (mela) tondeggiante, depresso e incavato in corrispondenza dell’attacco del peduncolo e all’estremità opposta dove si notano i resti del calice. Esternamente la mela è rivestita da una epidermide (buccia) sottile ma robusta, ricoperta da cuticola liscia con numerose lenticelle. Il mesocarpo è fuso con l’endocarpo (polpa) e contiene 5 logge membranose che avvolgono i semi e formano la parte centrale del frutto, comunemente detto torsolo. La mela è un frutto molto gustoso, con polpa bianca, ricca di zuccheri, pectine, vitamine ed elementi minerali, e perciò salutare. Per il gradito sapore e la capacità di conservarsi a lungo la mela era un frutto molto apprezzato in Israele. Il profeta Gioele nella lamentazione di cui è riportato un versetto in testa rievoca la tristezza del popolo allorché le cala-

28. MELO, Malus sylvestris (L.) Mill. (ROSACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

che a maturità si stacca dall’endocarpo legnoso e rugoso e lascia cadere la noce. Questa è costituita dall’endocarpo che avvolge un seme (gheriglio) con tegumento scuro e due cotiledoni bianchi, a superficie rugosa, carnosi, ricchi di lipidi, aromatici, eduli. È spontaneo nelle foreste temperate di latifoglie delle regioni montuose dall’Anatolia settentrionale al Caucaso fino all’Asia centrale. Originario della Persia, il noce è stato introdotto in tempi biblici nel Libano dove si è naturalizzato. I Greci, paragonando il seme alla conformazione del cervello lo chiamavano caryon (da kara, testa), mentre i Romani, che lo consideravano la “ghianda di Giove”, lo definivano Jovis glans, da cui il nome scientifico Juglans. È apprezzato per i semi, il legno, le foglie e l’ombra che offre. Il noce dà un legname tra i più apprezzati: omogeneo e di media densità si presta molto bene alla lavorazione, sia per lavori di intarsi che per la costruzione di mobili, arredamenti e rivestimenti.

NOCE, Juglans regia L. (JUGLANDACEAE) “Nel giardino di noci io sono sceso / per vedere i germogli della valle, / e osservare se la vite metteva gemme / e i melograni erano in fiore”, Cantico dei Cantici 6, 11. Albero molto alto che può raggiungere i 25-30 m di altezza e diametro di 1m; la chioma è larga e arrotondata, con fusto rivestito da corteccia di color cenere, dapprima liscia nelle piante giovani, poi screpolata, con fessure longitudinali, nelle piante vecchie. Foglie alterne, decidue, lunghe fino a 35 cm, imparipennate, composte da (3) 5-9 paia di foglioline fragranti, oblunghe, intere, fortemente aromatiche. A primavera, prima delle foglie, produce amenti di fiori maschili sui rami dell’anno precedente. I fiori femminili sono terminali sui rami dell’anno e sono riuniti a gruppi di 1-3 (5); i fiori sono globosi e provvisti di due stigmi voluminosi pennati e divaricati. Da questi si sviluppano drupe tondeggianti, verdi, con un mesocarpo

29. NOCE, Juglans regia L. (JUGLANDACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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5 FIORI DI CAMPO ED ERBE AMARE

“Perché, ecco, l’inverno è passato, / è cessata la pioggia, se n’è andata; / i fiori sono apparsi nei campi, / il tempo del canto è tornato / e la voce della tortora ancora si fa sentire / nella nostra campagna”, Cantico dei Cantici 2, 11-12 “Hanno perduto ogni vigore: / disfatti dall’ indigenza e dalla fame, / brucano per l’arido deserto; / da lungo tempo regione desolata, / raccogliendo erbe amare accanto ai cespugli / e radici di ginestra per loro cibo”, Giobbe 30, 2-4

Anemone, Anemone coronaria L. Antèmide della Palestina, Camomilla di mare, Anthemis palaestina Reut. Cappero, Capparis spinosa L. Cicoria, Cichorium endivia L. (Cichorium pumilum Jacq.) Giglio bianco, Lilium candidum L. Mandràgora, Mandragora autumnalis L. Narciso, Narcissus tazetta L. subsp. tazetta Ortiche, Urtica pilulifera L., U. urens L. Ranuncolo, Ranunculus asiaticus L. Tulipano, Tulipa agenensis Redouté

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

In questo gruppo sono comprese piante la cui identificazione avviene attraverso descrizioni di ambienti più che da descrizioni della pianta, sulle quali si trovano facilmente critiche e discussioni di identità. Ciò non toglie importanza al gruppo come partecipe della vita del popolo ebraico sia come piante alimentari sia, per lo più, come piante native spontanee, attraenti per le fioriture e coloriture massive che imprimono all’ambiente, nonché per la bellezza dei singoli fiori. Da tali piante spontanee sono state derivate per selezione ed ibridazione varietà e forme di bulbose coltivate in orti e giardini. Nel Cantico dei Cantici (2, 12) i fiori di campo sono chiamati in ebraico nitzanim, parola che è in relazione con nissan, il primo mese dell’anno per gli ebrei, corrispondente all’equinozio di primavera. I nitzanim sono dunque i fiori della primavera; ma poiché il verbo natzath significa “fiorire” e “brillare” si presume che tali fiori siano soprattutto fiori rossi e brillanti (Maillat et Maillat 1999; Hareuveni, 1980) come l’anemone (Anemone coronaria), il ranuncolo dell’Asia (Ranunculus asiaticus), il papavero selvatico (Papaver subpiriforme Fedde), il tulipano (Tulipa agenensis). Nei Vangeli anche Gesù parla delle magnifiche fioriture primaverili, presumibilmente quelle attorno al Mare di Galilea, per assicurare gli uomini che esiste la Provvidenza divina e di non preoccuparsi per il vestito, citando i gigli dei campi che non filano, non tessono: “Eppure neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” (Matteo 6, 28-30). Tali gigli potrebbero essere anche, oltre alle specie sopra citate, dei gladioli (Gladiolus italicus Miller), comuni piante infestanti delle messi e dalle corolle di un bel colore rosaceo. Le erbe sono spesso nella Bibbia simbolo della precarietà della vita e della mortalità dell’uomo. “Secca l’erba, appassisce, il fiore, / ma la parola del nostro Dio dura per sempre” (Isaia 40, 8). Pietro (1 Lettera 1, 24 -25) riprende il passo: “ogni carne è come l’erba / e tutta la sua gloria come un fiore di campo. / L’erba inaridisce, i fiori cadono, / ma la parola del Signore rimane in eterno”. Delle erbe è anche indicata nella Bibbia la valenza alimentare. Il Salmo 104 (103), 14 riporta: “Fai crescere il fieno per gli armenti e l’erba al servizio dell’uomo, perché tragga alimento dalla terra”. Ancora oggi varie erbe fanno parte della tradizione locale (Bailey et Danin, 1981; Lev-Yadun, 1999). Fra le erbe alimentari vi sono anche quelle dette in ebraico merorim, cioè le “erbe amare”(arabo murair), ancora oggi raccolte allo stato spontaneo nei territori dei piccoli centri, o coltivate in orti (Zohary, 1982), appartenenti soprattutto alle famiglie delle Asteraceae e delle Brassicaceae. Si consumano in insalata o lesse. Le erbe amare sono collegate alla celebrazione della Pasqua, fin dall’ uscita dall’Egitto degli ebrei. Esodo (12, 8) prescrive: “In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e

con erbe amare” e un precetto analogo è espresso in Numeri (9, 11). Il significato delle erbe amare è quello di ricordare l’amarezza della schiavitù in Egitto. Durante la cena pasquale esse vengono intinte in una mistura (charoset) fatta di mele, noci, miele, cannella, vino e succo di limone, che ricorda l’argilla con la quale gli ebrei fabbricavano i mattoni per costruire le piramidi. Le erbe amare, rappresentate spesso da una radice di rafano o cren (Armoracia rusticana), dall’aroma pungente, sono intinte nella mistura e mangiate: il rafano provoca la lacrimazione degli occhi, e ciò per rammentare le lacrime versate dagli ebrei in Egitto. Esso non esiste allo stato spontaneo in Israele, ma è stato adoperato dagli ebrei stabilitisi in Europa centrale in seguito alla diaspora. Tra le altre erbe amare: la cicoria (Cichorium intybus), in Israele rappresentata da una specie locale (Cichorium pumilum), sempre a fiori blu; la Reichardia tingitana, dai gialli capolini; la Lactuca tuberosa e la Lactuca serriola, da consumarsi con moderazione a causa del latice tossico; e alcuni cardi, che a Pasqua non sono ancora coperti di spine (generi Eryngium, Echinops, Carduus e Centaurea). Si possono aggiungere alla mistura di erbe amare: la rucola (Eruca sativa); il finocchio (Foeniculum vulgare) (Delaveau, 1982); l’indivia (Cichorium endivia); il dente di leone (Taraxacum officinale) e l’acetosella (Rumex acetosella). In Israele nella Pasqua ebraica si mangia in particolare un tipo di cardo (Eryngium creticum), tenero e dolce in inverno e all’inizio della primavera, e una Centaurea spinosa, che in questo periodo ha ancora le foglie senza spine. Queste ultime erbe sono dolci all’inizio dell’inverno e poi amare a primavera e in estate: ciò ricorda che i fratelli del patriarca Giuseppe furono trattati bene in Egitto, ma poi sorse un altro Faraone che non lo aveva conosciuto e che ridusse gli Ebrei in schiavitù (Hareuveni, 1980). Simili piante amare sono o erano anche utilizzate nel Centro-Sud Italia per integrare l’alimentazione povera di pastori e contadini: Centaurea solstitialis in Maremma, Reichardia picroides (vicariante di Reichardia tingitana) ovunque, e diverse Carduaceae in Basilicata. Questo consumare le erbe amare a Pasqua è dunque un precetto, ma forse anche un ricordo dell’alimentazione povera dei pastori e allevatori nomadi: così come il pane azzimo, pane secco che si conserva a lungo nelle traversate del deserto, è ancora oggi portato con sé dai beduini del Nord Africa per essere consumato all’occorrenza (Guarrera, 2006; 2008).

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5. Fiori di campo ed erbe amare

tappeti multicolori e belli, colorando prati e colline dell’ area Mediterranea spingendosi fino al deserto. Pianta con robusto rizoma dal quale ogni anno origina un fusto ridotto a 25-40 cm di altezza con foglie in rosette basali, segmentate in tre parti incise, come in una mano, finemente denticolate. Fiori su lunghi peduncoli con involucro di tre sepali ridotti a brattee incise e più o meno pubescenti al di sotto, che avvolgono i sei petali rosso scarlatto o diversamente colorati. Filamenti e antere di colore nero, con alone bianco, numerosissimi. Carpelli liberi, numerosi, dai quali maturano acheni con un solo seme, provvisti di una lunga coda dovuta agli stili che si allungano e sono provvisti di peli cartacei. I fiori si aprono al mattino e si chiudono di sera; la fioritura avviene in marzo aprile. I frutti diffusi dal vento hanno semi a rapida germinazione. È comune nella regione mediterranea. Osservazioni sulle piante che crescono in Israele (Hepper, 1992) sembrano indicare che il colore che la pianta presenta in una particolare regione ha una sua base genetica. Ad esempio attorno a Gerusalemme l’anemone si presenta più frequentemente con corolla di colore blu, mentre su colline con rocce basaltiche prevalgono i fiori di anemone con colore blu e bianco.

ANEMONE, Anemone coronaria L. (RANUNCULACEAE) “E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?”, Matteo 6, 28-30. Quando Gesù richiamava l’attenzione dei suoi discepoli a guardare i gigli del campo per sottolineare la bellezza della natura che non dipende dall’uomo ma dal creatore che si occupa di far germinare il seme, crescere la pianta e farla fiorire, doveva trattarsi di un richiamo allo spettacolo che le fioriture primaverili offrivano nella Galilea dove Gesù svolgeva la sua missione a quel tempo. I gigli sono perciò un termine collettivo col quale sono indicate molte piante erbacee, annuali o pluriannuali a fiori vistosi e che si presentano in formazioni piuttosto numerose. Una di queste piante in grado di colorare estese superfici nella primavera inoltrata è Anemone coronaria, un’erba con fiori rossi, blu, rosa, rosso scarlatto, bianchi. Forma dei

30. ANEMONE, Anemone coronaria L. (RANUNCULACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

anemoni e dei ranuncoli si potessero trovare fiori gialli come quelli di Crepis sancta e C. palaestina come pure fiori di colore bianco che non appartengono a gigli, ma al tipo di camomilla e margherite dei nostri campi. L’antemide della Palestina infatti non a caso è detta anche camomilla di mare e come la nostra comune camomilla appartiene alla stessa famiglia delle Asteraceae, caratterizzata dall’avere fiori riuniti in capolini. Delle circa 20 specie di Anthemis presenti in Israele alcune possono essere legate alle steppe e ai deserti, ma quella in oggetto è una infestante che può trovarsi sia in formazioni erbacee spontanee e ruderali sia in oliveti non ben curati. Ed è per questo suo ambiente che la maggioranza degli autori che si sono occupati delle piante bibliche (Hepper, 1983; Isasa, 2011; Moldenke et Moldenke, 1952; Segura Munguia et Torres Ripa, 2011; Zohary, 1982) mettono l’antemide della Palestina tra i fiori di campo. Ma vi è anche chi interpreta l’antemide non come pianta appariscente, ma molto riservata e nascosta tale doverla ricercare per svelarla. Inoltre vi è chi sottolinea la parte del versetto di Matteo (6,30) “Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non sarà molto di più per voi, gente di poca fede?” come una indicazione che i fiori del campo erano piante che poco dopo la fioritura avvizzivano, lasciavano i semi sul terreno e venivano raccolti col grano. La camomilla invece si sviluppa e fiorisce più tardi, resta in vegetazione più a lungo ed è presente ancora al tempo della raccolta delle stoppie.

ANTÈMIDE DELLA PALESTINA, CAMOMILLA DI MARE, Anthemis palaestina Reut. (ASTERACEAE) ”Ogni carne è come l’erba e tutta la sua gloria come un fiore di campo. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma la parola del Signore rimane in eterno”, 1 Pietro 1, 24-25. È una pianta annuale con foglie più volte divise, capolini numerosi, su lunghi peduncoli, con centinaia di fiori tubulosi gialli nel disco centrale, bianchi, eretti nel raggio. Questi ricurvano in basso di sera, mentre si stendono di giorno. Fiorisce da marzo a giugno e produce numerosi piccoli acheni con ala membranosa, con i quali si riproduce nell’anno successivo. Questa pianta, simile alla nostra camomilla e chiamata dagli Ebrei di oggi “dog camomille” non trova una specifica citazione nella Bibbia dove potrebbe essere indicata come fiore di campo. E perciò trova collocazione nel versetto citato 1 Pietro 1, 24-25. I grossi e numerosi capolini e le svariate piante assai diffuse nelle messi dovevano attrarre l’attenzione dei passanti, come avveniva anche ai tempi nostri alcuni decenni or sono, quando la camomilla comune non era stata ancora distrutta dagli erbicidi e si vedeva in mezzo ai campi di frumento e lungo i bordi delle strade. Specie mediterranea è comune e infestante in colture, boschi e macchia mediterranea, oltre che in steppe e nella vegetazione del monte Ermon. È facile immaginare che tra le fioriture dei prati e dei coltivi non disturbati della Palestina oltre ai magnifici colori rosso e blu delle

31. ANTÈMIDE DELLA PALESTINA, CAMOMILLA DI MARE, Anthemis palaestina Reut. (ASTERACEAE) (Foto di A. Danin)

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5. Fiori di campo ed erbe amare

Plinio (NH XIII, 127) suggeriva di non usare il cappero d’oltremare dal momento che quelli di Arabia sono velenosi, quelli d’Africa dannosi per le gengive, quelli della Mauritania pericolosi per tutti i gonfiori. Anche quelli di Puglia causano vomito, indeboliscono lo stomaco e stimolano l’intestino. Alcuni tipi di cappero in effetti hanno sapore più forte e provocano svariate conseguenze se mangiati. Il meno dannoso è il cappero italico. L’A. riferisce dicerie secondo cui a cibarsi quotidianamente di cappero si prevengono paralisi e dolori di milza. Come curativo per disturbi di milza si usava anche la scorza della radice bevuta nel vino mentre i semi tritati in aceto o bolliti, oppure la radice masticata, erano consigliati per calmare il mal di denti (Plinio, NH XIII,127). La richiesta di capperi è in crescita nella cucina mediterranea per il sapore piccante e gustoso che conferisce alle salse. Grandi produttori di capperi sono Marocco, Spagna, Turchia, Italia. Anche i frutti possono essere raccolti e consumati quando in stadio molto giovane. Sia in natura sia in coltura il cappero si presta a rinverdire pareti secche, muri, monumenti. Quando Salomone (1Re, 5,13) “Parlò delle piante, dal cedro del Libano all’issòpo che sbuca dal muro” secondo Maillat et Maillat (1999) intendeva parlare del cappero che ricade lungo le mura dei palazzi. E tuttavia, contrariamente a quello che succede a molte piante, il cappero è una pianta singolare in quanto conserva le foglie durante la stagione calda e secca d’estate e le perde nei mesi umidi invernali.

CAPPERO, Capparis spinosa L. (CAPPARIDACEAE) “Quando fiorirà il mandorlo e la locusta si trascinerà a stento e il cappero non avrà più effetto”, Qoélet 12, 5. Il libro Qoèlet chiamato anche Ecclesiaste è pervaso da considerazioni profonde sul senso della vita e si rivolge all’individuo troppo portato a considerarsi come il centro dell’universo. Ciò che deve preoccupare l’uomo è di godere in modo responsabile la vita che Dio gli dona, ricordandosi della brevità della vita e della necessità di rendere conto a Dio. Il cappero è il simbolo della vita saggia e bella che però deve finire poiché “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato”, Qoèlet (3, 2-4). Il cappero è un piccolo arbusto spinoso, con rami pendenti, che cresce su pareti secche, muri e rocce. Ha foglie sparse, rotonde, intere, caduche, con due stipole spinose. Fiori grandi, ascellari, isolati, portati da lunghi peduncoli, con 4 sepali verdi, concavi, 4 petali bianchi in croce, numerosi e lunghi stami con antere viola, un ovario caratterizzato da un lungo ginoforo e uno stimma sessile. Il frutto è una bacca ovale, carnosa che a maturità si apre e libera numerosi semi. Fiorisce dalla primavera all’estate. I boccioli fiorali e i giovani frutticini sono raccolti e conservati in vari modi per consumo alimentare. Hanno proprietà stimolanti e antiscorbutiche.

32. CAPPERO, Capparis spinosa L. (CAPPARIDACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Presenta rizoma ingrossato e fittone robusto, fusto aereo ramificato alla base, alto fino a un metro, foglie basali in rosetta, semplici, a margine variamente inciso, foglie del caule più piccole, fiori in capolini con ligula pure azzurra come in Cichorium endivia, frutto ad achenio. Le foglie giovani sono consumate crude o cotte ed hanno proprietà colagoghe (stimolanti delle secrezioni biliari); analoghe proprietà sono possedute dalle radici, che, però, vengono consumate cotte, tostate e usate come surrogato del caffè. Le erbe amare erano in gran parte piante infestanti, di ampia distribuzione, comuni in Egitto e Asia occidentale. Così una o più di queste piante poteva essere consumata come erba amara i merorim in ricordo della Pasqua. Endivia è perciò un termine collettivo per indicare varie piante con le stesse caratteristiche di essere consumate e di gusto amare. L’endivia cresce lungo le strade e nei campi abbandonati. Si usa in insalata ed è ancora oggi mangiata dagli Arabi come altre cicorie ed erbe amare. Molti botanici considerano l’endivia come nativa dell’India, ma è incerto se sia stata introdotta in Egitto e Palestina ai tempi di Mosè (circa 1200 anni a.C.). È anche poco credibile come la pianta potesse essere commerciata dato che, tranne le radici, si conserva poco a lungo, mentre il commercio dall’India richiedeva tempi lunghi per arrivare a destinazione. Inoltre taluni sostengono che né la cicoria né l’endivia erano note in Palestina.

CICORIA, Cichorium endivia L. (syn. C. pumilum Jacq. ) (ASTERACEAE) “In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco: la mangeranno con azzimi e con erbe amare”, Esodo 12, 8. La cicoria nana è una delle poche piante individuate nella Bibbia come pianta amara. Cichorium endivia è pianta annua peloso-ispida dal fusto corto, anche se in condizioni favorevoli può raggiungere 1 m di altezza. Foglie oblunghe con prominente nervo mediano, irregolarmente dentate o lobate, alternate sul fusto e in rosetta alla base, infiorescenza a capolino, celestina, con peduncoli sottostanti ingrossati a clava, frutto achenio con pappo lungo da 1 / 6 a ½ dell’achenio. A differenza della Flora di Israele on line (Danin) che riporta la sinonimia sopra indicata, Conti et al. (2005) considerano l’entità in oggetto come Cichorium endivia L. subsp. pumilum (Jacq. ) Cout.. L’entità, edibile per l’uomo e per il bestiame, steno-mediterranea, di ambienti mediterranei, steppici e semi-steppici e del M. Ermon, pure diffusa in Italia centro-meridionale e Sicilia, è molto simile alla cicoria comune (Cichorium intybus L.), adoperata fra le erbe amare (le bibliche merorim) nella Pasqua ebraica in tutto il mondo. La cicoria comune, diffusa allo stato spontaneo in prati e campi in Italia, nel bacino del Mediterraneo e altrove (cosmopolita), ma non in Israele, è invece una pianta perenne.

33. CICORIA, Cichorium endivia L. (syn. C. pumilum Jacq.) (ASTERACEAE) - (Foto di E. Mauri Silviana)

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5. Fiori di campo ed erbe amare

spirituale, santità, e resurrezione per i cristiani. Dall’ebraico Shoushan, che vuol dire giglio deriva il nome Susanna. La bellezza del fiore ha colpito naturalisti e artisti che l’hanno raffigurato nell’arte a cominciare dal Tempio di Salomone, fino alle tele raffiguranti la Madonna e santi con il giglio in mano, tanto che viene anche ricordato come “Giglio della Madonna” (Leonardo, Annunciazione), alludendo alla purezza di Maria concepita senza macchia. Nella Bibbia il giglio è citato più volte come simbolo e speranza di liberazione del popolo Israelita. Osea (14, 67) invita alla conversione, profetizzando la salvezza di Israele da parte del suo Dio: “Sarò come rugiada per Israele: / fiorirà come un giglio / e metterà radici come un albero del Libano, / si spanderanno i suoi germogli / e avrà la bellezza dell’olivo / e la fragranza del Libano”. Esistono tuttavia interpretazioni diverse sulla pianta indicata nella Bibbia come giglio delle valli. Per taluni si tratta del mughetto, Convallaria majalis (anche se questo è solo specie di montagna), per altri di Hyacinthus orientalis e per altri ancora di Iris pseudoacorus che è a fiori gialli, quindi non potrebbe essere il giglio bianco (Moldenke et Moldenke, 1952).

GIGLIO BIANCO, Lilium candidum L. (LILIACEAE ) “Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro”, Luca 12, 27. Pianta con fusto bulboso rivestito di scaglie e foglie basali, carnose, svernanti in rosette che muoiono nella primavera successiva al momento della fioritura. Fusto aereo di 1 - 1.5 metri di altezza coperto da foglie erette nella parte inferiore, lanceolate e sessili. Scapo fiorale foglioso, terminato da un fascetto di grossi fiori molto profumati, specialmente di notte, a 6 tepali bianchi fusi in un lungo tubo e terminanti con 6 lobi. I sei stami hanno antere scure, portate da lunghi filamenti. Ovario con tre carpelli fusi, e un lungo stilo con stimma bilobo. Frutto a capsula triloculare con molti semi. Si trova spontaneo in luoghi rocciosi e radure boschive. Coltivato da tempo in Persia, nella Siria, in Palestina non è sicuro il luogo di origine. Una volta molto più frequente, in Israele si trova ancora sul Monte Carmelo e in Galilea. Il giglio bianco era simbolo di bellezza, di fertilità e prosperità; di purezza

34. GIGLIO BIANCO, Lilium candidum L. (LILIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

(Fleisher et Fleisher, 1994) e antiossidanti. Tra i componenti chimici determinati nei frutti sono abbondanti dei composti sulfurei, insoliti in parti vegetali dotate di elevata fragranza. L’episodio riportato nella Genesi si riferisce al colloquio tra le sorelle Rachele e Lia, le matriarche che Giacobbe ebbe in moglie: la prima da lui scelta per amore, Lia imposta con inganno dal suocero Laban. Entrambe erano fedeli alla tradizione che vedeva nella donna il rinnovarsi della vita e la crescita della famiglia e della società e pertanto desiderose di avere figli. Ma Rachele era sterile e la mandràgora era considerata pianta afrodisiaca e utile contro la sterilità, perciò ne chiese a Lia, concedendole in cambio il possesso del marito Giacobbe per la notte successiva. La risposta al desiderio di Rachele di avere un figlio da Giacobbe non risulta essere addebitata alla mandràgora. Rachele infatti generò Giuseppe circa tre anni dopo l’episodio sopra riportato e secondo la Bibbia per divino intervento. Ma la reputazione che la mandràgora avesse effetti afrodisiaci e favorevoli al concepimento si è tramandata per molti secoli successivi, fino al Medioevo, quando intorno a questa pianta fiorirono varie leggende. È comune sulle colline della Giudea e nelle zone terrazzate della Galilea. Va ricordato che per Wlodarczyk (1977), viene citata M. officinarum L., che però in Palestina non è presente.

MANDRÀGORA, Mandragora autumnalis L. (SOLANACEAE) “Al tempo della mietitura del grano Ruben uscì e trovò delle mandragore che portò alla madre Lia. Rachele disse a Lia “Dammi un po’ delle mandragore di tuo figlio”, Genesi 30, 14. La mandràgora è una specie mediterranea, erbacea, perenne, con foglie larghe ovate o oblunghe, grinzose, disposte in rosette che ricoprono quasi un metro quadrato di terreno. La radice è ramificata in modo da somigliare alle gambe di una persona; il colletto viene paragonato al torace e alla testa con i capelli raffigurati nelle foglie assumendo le sembianze di una persona e perciò si tratta di pianta antropomorfa. Al centro della rosetta fogliare si formano dei fiori campanulati, blu, portati da lunghi peduncoli. Il fiore presenta il calice a 5 sepali uniti, la corolla a larga campana con i petali fusi, 5 stami e un ovario supero bicarpellare a due logge. Frutto a bacca gialla-rossa, a maturità profumata. Il frutto matura a primavera, ma rimane in campo fino all’ inizio dell’estate. I frutti sono eduli per gli animali selvatici e vengono rapidamente consumati da questi, attratti dall’intenso profumo, per cui sono difficili da trovare sul posto. Contengono sostanze narcotiche, tossiche, lassative, sedative, afrodisiache

35. MANDRÀGORA, Mandragora autumnalis L. (SOLANACEAE) - (Foto di B. Di Gregorio)

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5. Fiori di campo ed erbe amare

cultura cristiana dove col nome di Narciso si trovano vescovi e cristiani famosi. Narcissus tazetta è tra le specie di Narcissus forse la più nota, quella più elegante e appariscente per le dimensioni e fattura del fiore. Un tempo molto comune nei pascoli di colline e in montagna, dove ricopriva a primavera vaste superfici formando macchie visibili in lontananza. Il fenomeno si prestava alla raccolta massiccia da parte di gitanti come nelle famose “narcisate”. Oggi, almeno in Italia, tale spettacolo è divenuto sempre meno frequente. Anche in Israele la fioritura dei narciso doveva segnare il ritorno della primavera e per analogia il ritorno alla vita dopo il riposo invernale. Nelle aspirazioni del profeta Isaia il narciso che fiorisce nella steppa, luogo di per sé arido, vuole indicare il rinnovamento di Israele dopo la deportazione in Babilonia e l’avvento di un futuro gioioso contrassegnato dal ritorno a Dio del popolo eletto. N. tazetta è una delle due specie native in Israele, comune in terreni profondi alluvionali e tra arbusti e rocce nel Negev settentrionale dove fiorisce a novembre, talora anche d’inverno e resta dormiente fino a febbraio. Si trova comunemente sulle colline e in posti umidi della Pianura di Sharon e per questo è da alcuni identificato con la “rosa di Sharon”. Ghirlande di fiori di narciso sono state trovate nelle tombe egizie del periodo greco-romano.

NARCISO, Narcissus tazetta L. subsp. tazetta (AMARYLLIDACEAE) “Io sono un narciso della pianura di Saron”, Cantico dei Cantici 2, 1. “Si rallegrino il deserto e la terra arida, / esulti e fiorisca la steppa. / Come fiore di narciso fiorisca; / si, canti con gioia e con giubilo”, Isaia 35, 1-2. Il narciso è una bulbosa a fioritura primaverile che si trova oggi spontanea in prati abbandonati e soprattutto coltivata in numerose specie e varietà. Ha foglie allungate, lineari, di colore grigio. Dal bulbo sotterraneo emergono gli scapi fioriferi con circa 20 fiori composti da: ovario infero; perigonio a tubo sopra ad esso, che si allarga in 6 lobi tepaloidei bianchi; la corona, giallo limone, che si considera formata dalle stipole dei 6 stami; lo stilo. La posizione del fiore ricurvo in basso protegge il polline e il nettare dalla pioggia. L’impollinazione avviene da parte di insetti, attratti dal nettare, dai colori contrastanti e dal piacevole profumo che si intensifica di notte. Il frutto è una breve capsula su un debole peduncolo che cade quando è matura e libera i semi, probabilmente dispersi dalle formiche. È pianta molto conosciuta e apprezzata dai popoli orientali che la usano anche come nome di persona. In questo senso è stato adottato anche presso la

36. NARCISO, Narcissus tazetta L. subsp. tazetta (AMARYLLIDACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

i giovani germogli di ortica erano usati come ortaggio e in insalata. Inoltre erano impiegati per uso interno come cibo purgativo, come componente di una dieta leggera per febbri e vermi intestinali; per uso esterno servivano per irritare la pelle nel caso di paralisi. In Plinio (NH XXII,32-38) si trova un’ampia descrizione dell’ortica, con un lungo elenco di tutte le proprietà medicinali della pianta. L’autore rileva che al momento della fioritura i calici dei fiori di ortica spandono una lanugine purpurea. Ci sono varie ortiche selvatiche e quelle coltivate: fra le ortiche selvatiche c’è la cosiddetta ortica canina (Urtica urens), più pizzicante e anche col gambo pungente, e le foglie sfrangiate. La lanugine, anche solo dopo un leggero contatto provoca subito il prurito e la formazione di bollicine simili a quelle delle scottature. Il rimedio è l’olio. La proprietà di pungere viene acquisita dopo che il sole l’ha irrobustita. La radice delle ortiche selvatiche rende più tenero ogni tipo di carne con cui la si fa cuocere. Dalle ortiche si ricava olio oltre a innumerevoli medicamenti. La pianta cotta o in conserva fa molto bene per la trachea, per la tosse, per lo stomaco, per gli orecchioni, per i geloni.

ORTICHE, Urtica pilulifera L., (URTICACEAE) “Invece di spini cresceranno cipressi, invece di ortiche cresceranno mirti; / ciò sarà a gloria del Signore, / un segno eterno che non sarà distrutto / ”, Isaia 55, 13. In Israele crescono quattro specie di ortiche, tutte piante nitrofile che abbondano presso abitati, lungo le strade, in luoghi aridi ricchi di sostanza organica, facili da accostare a luoghi abbandonati. Si tratta di piante erbacee, con fusti eretti, angolosi, e foglie opposte, larghe, dentate, coperte da peli urticanti che producono al contatto un dolore bruciante. Ciò è dovuto a sostanze istamino-simili contenute nei peli, che fuoriescono allorché la parte silicea del pelo si rompe al contatto con la pelle. I giovani germogli delle ortiche sono commestibili. Hanno fiori unisessuali, verdi, in spighe ascellari; frutti piccoli ad achenio, avvolti dai sepali verdi. In U. urens la lamina fogliare è molto più lunga del picciolo, la pianta è alta fino a 70 cm e i fiori sono in spighe quasi sessili e più brevi del picciolo della foglia ascellante. U. pilulifera è caratterizzata da fiori femminili raccolti in formazioni globose verdi portate da lunghi piccioli. Per Celso (DM II,29)

37. ORTICHE, Urtica pilulifera L. (URTICACEAE) - (Foto di N. Testa)

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5. Fiori di campo ed erbe amare

i fiori di campo che ai caldi raggi del sole appassiscono e perdono le corolle. La brevità della fioritura si presta bene a interpretare il valore della ricchezza e della bellezza, valori entrambi elevati, ma di breve durata. Come altri fiori di campo, quali il tulipano, l’anemone, il papavero, anche il ranuncolo ha fiori rossi ed è distinguibile dall’anemone per i sepali riflessi. Smith (1877) lo mette tra i gigli di campo che abbondavano in Palestina, ma Post esclude che possa trattarsi di gigli per il colore troppo intenso (in Musselman, 2012). Danin (1983) pone Ranunculus asiaticus tra la flora che si sviluppa su calcare gessoso e marna nella parte nord del Sinai. Compare in primavera di anni piovosi con le geofite Tulipa polychroma e Anemone coronaria, sui fianchi esposti a nord sopra gli 800 m su letti di calcare popolati da associazioni più mesofitiche di Artemisia herba-alba e Noaea mucronata. Nonostante le divergenze di opinioni, la maggior parte degli autori di volumi sulle piante bibliche concordano nel riportate tra queste anche il R. asiaticus (Wlodarczyk, 2007).

RANUNCOLO, Ranunculus asiaticus L. (RANUNCULACEAE) “Il fratello di umili condizioni sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d’erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l’erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce”, Giacomo 1, 9-11. Pianta erbacea con radice carnosa dalla quale dipartono le radici assorbenti, rinnovantesi ogni anno. Fusto aereo breve con foglie basali dentate o leggermente lobate, le altre settate con lobi dentati. Scapo ramificato, con rami terminanti con un solo fiore con 5 sepali e 5 petali rossi. Numerosi stami, numerosi carpelli ciascuno con uno stilo e uno stimma all’apice. Frutto a poliachenio formato da numerosi acheni, piatti, alati, che a maturità si separano in singole unità diffuse dal vento. Oltre che per mezzo di acheni con un solo seme la pianta si propaga anche per stoloni. È uno dei fiori più belli in Israele. Si estende fino alle zone aride e può essere annoverato tra

38. RANUNCOLO, Ranunculus asiaticus L. (RANUNCULACEAE) - (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

TULIPANO, Tulipa agenensis Redouté (syn. T. sharonensis Dinsm.) (LILIACEAE) “Ogni uomo è come l’erba / e tutta la sua grazia è come un fiore del campo. / Secca l’erba, il fiore appassisce / quando soffia su di essi il vento del Signore”, Isaia 40,6-8.

Siracide (50,8) in:”come rosa fiorita nei giorni di primavera, / come giglio lungo i corsi d’acqua, / ...” È un’erba spontanea provvista di bulbo con foglie basali in rosetta, intere, a margine liscio. Fiori a 6 tepali rossi, frutto a capsula trivalve. È probabilmente uno dei fiori detti in ebraico nitzanim (in lingua araba, particolarmente in Iraq, sono analogamente detti nissan dei fiori rossi particolarmente vistosi). La fioritura di Tulipa agenensis, che avviene nelle regioni montuose e nelle colline semi-aride del Negev, dura solo una settimana, ed è contemporanea a quella dell’Anemone coronaria o di poco posteriore ad essa. La pianta sarebbe un possibile candidato per la cosiddetta “rosa di Sharon” (Cantico dei Cantici 2, 1), secondo Maillat et Maillat (1999). T. montana fiorisce da febbraio ad aprile, il fiore dura una settimana. È la specie più nota, con fusto aereo robusto, eretto, di 15-30 cm di altezza. I tulipani, di cui esiste un centinaio di specie, per la varietà di colore e bellezza sono da secoli assai importanti per l’economia dell’Olanda, ove vengono largamente coltivati.

Il nome riporta subito alle grandi distese di fiori oggi coltivati in Olanda come pure al turbante (thuliban) indossato dai persiani, e alla Persia dove si celebrava la festa del tulipano nel serraglio del Sultano. Ma tulipano come nome non si trova nella Bibbia, ma si ritrova in quella categoria di fiori di campo che a primavera, in montagna e in terreni costieri sabbiosi della pianura di Sharon, tinteggiano di rosso i campi della Palestina. Si tratta di piante spontanee, indicate talora come rose di Sharon e identificate in Tulipa sharonensis e in T. montana. Sono bulbose dal cui bulbo sotterraneo emerge un fusto con foglie e fiore a sei tepali colorati, sei stami e un ovario tricarpellare da cui matura una capsula con numerosi semi che vengono dispersi sul terreno. T. sharonenis fiorisce a maggio e potrebbe essere identificata con la pianta indicata dal

39. TULIPANO, Tulipa agenensis Redouté (LILIACEAE) - (Foto di A. Danin)

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6 PIANTE OFFICINALI, AROMATICHE, TOSSICHE

“Israele, loro padre, rispose: « Se è così, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti della terra e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e làdano, pistacchi e mandorle »”, Genesi 43, 11

Agallocco, Aquilaria malaccensis Lam. Amòmo, Amomum subulatum Roxb. Aneto, Anethum graveolens L. Assenzio, Artemisia herba-alba Asso Astragalo, Astracantha gummifera (Labill.) Podlech Balsamo, Commiphora gileadensis L. C.Chr.* Canna aromatica, Cymbopogon martinii Stapf. Cannella, Cinnamomum zeylanicum Blume Cassia, Cinnamomum aromaticum Nees Cicuta maggiore, Conium maculatum L. Coloquìntide, Citrullus colocynthis (L.) Schrad. Coriandolo, Coriandrum sativum L. Cumino, Cuminum cyminum L. (Nigella, Nigella sativa L.) Edera, Hedera helix L. Gàlbano, Ferula galbaniflua Boiss. et Bulse Issòpo, Majorana syriaca (L.) Rafin. Làdano, Cistus creticus L.* Malva, Malva sylvestris L. Menta, Mentha longifolia (L.) Huds. Mirra, Commiphora myrrha (Nees) Engl.** Nardo, Nardostachys jatamansi (D. Don) D.C. Ricino, Ricinus communis L. Robbia, Rubia tinctorum L. Ruta, Ruta chalepensis L. Senape nera, Brassica nigra (L.) Koch Stòrace, Liquidambar orientalis Miller e L. styraciflua L. Zafferano, Crocus sativus L. * vedi cap. 10 ** vedi cap. 7

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Il termine “pianta officinale” deriva da officina, l’antico laboratorio farmaceutico del Medioevo, in cui si preparavano estratti da piante non solo medicinali, ma anche alimentari, cosmetiche, essenziere. Per cui, in senso più ristretto, la parola “officinale” indica la pianta dalle riconosciute proprietà terapeutiche, e in senso più ampio, quella trattata per i fini più diversi nell’antica farmacia. Le piante medicinali oggi rientrano in circa il 40% dei farmaci in commercio. Molte sono nominate nella Bibbia ed erano note fin dai tempi antichi per curare ed abbellire. Siracide (38, 4; 38, 6-7) riporta: “Il Signore ha creato medicamenti dalla terra, / l’uomo assennato non li disprezza. Ed Egli ha dato agli uomini la scienza / perché fosse glorificato nelle sue meraviglie. / Con esse il medico cura e toglie il dolore, / con queste il farmacista prepara le misture”. E il libro della 7, 17-20): “Egli stesso mi ha concesso la coSapienza (7 noscenza autentica delle cose, / per comprendere … la varietà delle piante e le proprietà delle radici”. Molte piante officinali erano originarie del medio e lontano oriente o del nord Africa e il loro rifornimento richiedeva delle vie di comunicazione tra i luoghi di origine e quelli di consumo. Il trasporto avveniva mediante cammelli e i mercanti erano di solito organizzati in carovane per meglio affrontare i pericoli derivanti dai lunghi e pericolosi tragitti. Percorsi probabilmente sottoposti a permessi di transito come si deduce dai colloqui tra il re di Edom e Mosè che gli chiedeva di poter attraversare il territorio per raggiungere Canaan (Numeri 20, 14-21). La medicina ebraica sembra derivare da quella egiziana e mesopotamica, anche se presenta alcuni tratti originali ed unici. L’incenso (da Boswellia sacra), lebonâh, (una miscela di gomme, amido e terpeni, tra cui l’acido boswellico) bruciato nel Tempio, non era solo il simbolo della preghiera che sale a Dio come soave profumo, ma aveva anche una funzione igienica, purificando l’aria spesso maleodorante dopo i numerosi sacrifici di animali. La mirra (Commiphora myrrha), môr, imputrescibile, figurava in unguenti per la pelle e rimedi vari. Il balsamo della Giudea era un prodotto, fatto dalla resina (tzôri) di un albero, Commiphora gileadensis (Zohary, 1982) o Commiphora molmol, parenti della mirra: curava con efficacia piaghe e ferite (Geremia 46, 11). Il cosiddetto “balsamo di Galaad” potrebbe essere stato la stessa cosa, o la resina di terebinto (Pistacia atlantica; P. palaestina) sgorgante da incisioni del tronco a primavera, usata ancora in medicina popolare come astringente (Foggi, 1999). Molto apprezzato anticamente, giustificava in tempi difficili l’esclamazione di Geremia 8, 22: “Non v’è dunque più balsamo in Gàlaad? Non c’è più nessun medico? Perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo?”. Era noto poi il “làdano”, fornito dalla secrezione del Cistus creticus (pag. 161) della macchia mediterranea. L’olio (zaît) misto a vino era un rimedio popolare e poco costoso: fu quello del buon Samaritano (Luca 10, 25-37). Serviva anche come veicolo per preparare unguenti. Uno di questi è de-

scritto in Esodo (30, 22-25), a base di mirra, cinnamòmo (cannella), giunco e quiddâch, quest’ultimo forse Cinnamomum cassia o Laurus malabrathum: “Il Signore parlò a Mosè: Procùrati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di cinquecento sicli, cinnamòmo profumato, la metà, cioè duecentocinquanta sicli, canna aromatica, duecentocinquanta; cassia, cinquecento sicli, secondo il siclo del santuario, e un hin d’olio d’oliva. Ne farai l’olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra”. Una bevanda fermentata a base di datteri, fichi, more e orzo era data come tonico in caso di stanchezza. In 2 Re (20, 7) è riportato che il profeta guarì il re Ezechia da una infiammazione cutanea applicandogli sul viso un cataplasma di fichi. Tra le piante aromatiche, provviste di olii essenziali con fenoli, esteri, terpeni, alcune sono autoctone in Israele (finocchio, menta, ruta), altre importate dall’Estremo Oriente (sesamo, cardamòmo, zenzero, nardo); dall’ultimo si estraeva il prezioso unguento versato dalla Maddalena sui piedi di Gesù. Negli ultimi decenni sono state effettuate in Israele varie indagini sull’uso delle piante in medicina locale (Bailey et Danin, 1980; Silva et Abraham, 1981; Dafni et al., 1984; Friedman et al., 1986; Palevitch et al., 1986; Dafni et Yaniv, 1994; Lev et Amar, 2000; Ali-Shtayeh et al., 2000; Ljubuncic et al., 2005; Moussaieff et al., 2005). Tra le 81 specie utilizzate dai beduini del Negev, quelle a cui è attribuita maggiore valenza curativa sono Phagnalon rupestre (dolori artritici), Teucrium polium e Artemisia herba-alba (disturbi gastrici) (Friedman et al., 1986). In un altro studio è stato rilevato l’uso di 165 piante, le più usate sono Teucrium polium (disturbi digestivi), Matricaria aurea (malattie respiratorie), Paronychia argentea (infiammazioni e calcoli urinari), Petroselinum sativum (disturbi urinari e prostatici), Salvia fruticosa (disturbi digestivi) (Ali-Shtayeh et al., 2000). Gli stessi autori hanno riscontrato talora usi locali diversi rispetto a una precedente indagine (Palevitch et al., 1986): ad es. l’ortica (Urtica pilulifera), per reumatismi e artrite, si usava in passato per curare per lo più ferite e infiammazioni. L’ezov o issòpo, una specie simile alla maggiorana, utilizzato nelle aspersioni di sangue e per purificare, è oggi usato anche come condimento (Guarrera, 2008). Tra le piante tossiche e perfino mortali si citano la cicuta (Conium maculatum) e il ricino (Ricinus communis).

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

tato come “aloe”, il che porta a confondere la pianta con l’aloe del NT che è citata a proposito dell’unguento usato per conservare il corpo di Gesù deposto dalla Croce. Si tratta di due piante completamente diverse. L’agallocco è un albero dell’Estremo Oriente, originario della Cocincina, Malesia e India settentrionale. Si trova ancora nella foreste piovose dell’Indonesia, Cambogia, India settentrionale, Laos, Malesia, Filippine, Borneo e Vietnam (Kiet et al., 2005) ed è oggi studiato per la composizione dei suoi estratti ad azione anticancro e antidepressiva (Dash et al., 2008). Nella Bibbia il suo legno era apprezzato come profumo di incenso e adoperato per profumare case, abiti, oltre che per uso personale. Ancora oggi come allora tale legno è molto quotato, e usato come incenso, in profumeria, in medicina e per la produzione di piccoli oggetti di artigianato. Viene commerciato in forma di sezioni di fusti o rami che contengono legno resinoso profumato. Si ritiene che la resina sia il risultato di un processo di difesa della pianta contro ferite e infezioni da parte di una o più specie fungine e generalmente si trova in alberi vecchi di oltre 20 anni. Dato il valore commerciale del legno lo sfruttamento, spesso illegale, dell’albero ha causato in molti paesi un deperimento dei boschi di agallocco per cui la pianta è diventata specie protetta (Dash et al. 2008).

AGALLOCCO o ALOE LEGNOSA, Aquilaria malaccensis Lam. (sin.: A. agallocha Roxb.) (THYMELAEACEAE) “Di mirra, aloe e cassia / profumano tutte le tue vesti; / dai palazzi d’avorio ti rallegri / il suono di strumenti a corda”, Salmo 45, 9. “Ho messo coperte soffici sul mio letto, / lenzuola ricamate di lino d’Egitto; / ho profumato il mio giaciglio di mirra, di aloe e di cinnamòmo”, Proverbi 7, 16. L’agallocco è un albero sempreverde di 6-10 metri in altezza con corteccia liscia, grigio-verde scuro e legno bianco-giallo. I rami sono coperti da peli sparsi quando sono giovani. Foglie alterne, cuoiose, obovate o ellittiche, a base cuneata e apice acuminato, lunghe 5-11 cm e larghe 2-4 cm., con 15-20 paia di nervature parallele laterali e margine intero. Fiori verdegiallo, profumati, in ombrelle ascellari o terminali, hanno un calice di 5 elementi colorati, la corolla ridotta a piccole squame, 5 stami, un ovario bicarpellare uniloculare. Frutto a capsula ovoide con superficie ricoperta da corti peli grigi. Quando il frutto matura si apre in due valve piatte e lascia uscire un filamento sericeo alla cui base è aggrappato un seme. Il legno emana un gradevole profumo quando viene bruciato. L’agallocco cioè l’aloe legno nell’AT, è ripor-

40. AGALLOCCO, Aquilaria malaccensis Lam. (sin.: A. agallocha Roxb.) (THYMELAEACEAE) (Foto di Tran Huu Dang & Le Cong Kiet)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

ovoidale internamente divisa in tre logge ciascuna con molti semi. Questi sono ricchi di olio che viene estratto e costituisce la spezia del commercio usata come aromatizzante in profumeria e in cucina. È una pianta tropicale, originaria del Nepal, che è il maggiore produttore mondiale di questa spezia tanto che essa è chiamata anche “cardamòmo nepalese”, ma è conosciuta anche come “cardamòmo nero”, il cui nome commerciale serve per distinguerlo da altre specie di cardamòmo derivanti sia dal genere Amomum, sia dal genere Elettaria, entrambi appartenenti alla famiglia delle Zingiberacerae. In realtà la pianta è diffusa in tutta l’area dell’Himalaya orientale (Thomas et al. 2000). È ampiamente coltivato sulle montagne subhimalayane ad altitudini tra 1000 e 2000 metri. I versetti dell’Apocalisse si rifanno ad analoghi oracoli contro la città perversa di Babilonia, che a causa dei suoi peccati verrà distrutta. Essi danno un’idea dell’attività commerciale della potente città babilonese e del suo re Nabucodonosor che aveva distrutto Gerusalemme. Nell’elenco dei prodotti commerciati l’amòmo figura come una spezia molto pregiata. È infatti una della spezie più care al mondo, dopo zafferano e vaniglia.

AMÒMO, Amomum subulatum Roxb. (ZINGIBERACEAE) “Anche i mercanti della terra piangono e si lamentano su di essa, perché nessuno compera più le loro merci: i loro carichi d’oro, d’argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti di avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo; cinnamòmo, amòmo, profumi, unguenti, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, carri, schiavi e vite umane”, Apocalisse 18,11-13. È una specie erbacea, cespugliosa, con rizoma ricco di fecola dal quale originano numerosi steli eretti o ricurvi in basso con foglie alterne, lineari ellittiche, a margine intero. Fiori in spighe dense, più o meno coniche, seminascoste dalle brattee fiorali. I fiori hanno calice campanulato, aperto su un lato, corolla giallo pallida, appena più lunga del calice, con un lobo superiore curvo e gli altri due stretti e distesi. Fiori di colore bianco-giallastro. Staminodio largo, uno stame fertile, ovario dal quale origina un frutto ovoidale con involucro esterno carnoso. Il frutto si raccoglie immaturo e si separa la parte interna in forma di capsula

41. AMÒMO, Amomum subulatum Roxb. (ZINGIBERACEAE) - (Foto di Sabu e Thomas)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

superiori ad altri. Nella vita quotidiana però non manifestavano lo stesso impegno morale a praticare la giustizia, la misericordia e la fedeltà, tenendo nei confronti di queste virtù un atteggiamento meno rigoroso e quindi costumi morali più liberi. Tale atteggiamento ricorre anche nell’episodio della raccolta di spighe di grano da parte dei discepoli di Gesù in giorno di sabato, atto contestato dai Farisei. Il monito di Gesù si avvale di parabole nelle quali comuni piante vengono usate per far capire la profonda differenza tra i principii e la pratica della Legge. La pianta era molto apprezzata oltre che in Palestina anche dai Romani. Catone (DA CXXX, 1) la indica come ingrediente, insieme al cumino, nella ricetta per la preparazione dei mostaccioli. Plinio (NH XX,151) la pone tra gli ortaggi impiegati in medicina per calmare le coliche, e per l’effetto astringente sull’intestino. Plinio (NH XX,196) inoltre indica l’aneto per curare l’ugola, splenopatie, lombaggini, male ai reni. In questo caso prescrive di “applicare in loco il composto: salvia bagnata mescolata in acqua dolce, aneto frantumato in concomitanza a del mastice e quel preparato che deriva chiaramente il nome dai suoi dieci costituenti” (probabile decamiron, preparato più volte citato di cui non è nota la composizione).

ANETO, Anethum graveolens L. (APIACEAE) “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’aneto e sul cumino, e trascurate le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle”, Matteo 23, 23-24. Pianta erbacea annuale originaria dell’Asia di sud-ovest. In Italia coltivata, raramente naturalizzata. Radice a fittone fibrosa. Fusto eretto alto fino a 1 metro, ramificato nella parte alta. Foglie alterne, verde-bluastre con lamina divisa in lacinie filiformi. Fiori piccoli, gialli, in ombrelle di 15-30 raggi, che compaiono in estate. Frutti a diachenio, scanalati, allungati. Semi molto aromatici, usati per aromatizzare verdure, sottaceti, conserve. Si usano le foglie consumate fresche e i frutti seccati impiegati in salse per pesce e in insalate. Ha proprietà terapeutiche, diuretiche stimolanti, carminative. L’Aneto era molto apprezzato dal popolo ebraico per il sapore aromatico e gradevole: gli Scribi e Farisei ne pagavano la decima sebbene le erbe più minute come aneto e cumino non fossero per legge sottoposte alla decima. Pagando le tasse su beni superflui come le piante aromatiche i Farisei, scrupolosi osservanti della Legge (Torah), si sentivano moralmente

42. ANETO, Anethum graveolens L. (APIACEAE) - (Foto di F. Giordana)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

ASSENZIO, Artemisia herba-alba Asso (ASTERACEAE) “Essi trasformano il diritto in assenzio, e gettano a terra la giustizia“, Amos 5, 7.

e bere acque avvelenate»” Geremia (9, 14). Catone (DA CXXX, 1) nel suo De agricultura suggerisce l’uso dell’assenzio come rimedio contro le escoriazioni “Quando andrai per strada, ti terrai un ramoscello di assenzio del Ponto sotto l’anello”, cioè sotto l’anello della mano o del braccio. Ancora oggi l’assenzio è pianta ritenuta tossica. Ciò si deve a dei principi attivi (tujone, tujolo ecc.) contenuti nell’olio essenziale estratto dalle foglie e dalle sommità fiorite, che possono dare seri disturbi cerebrali, solo se presi in dosi elevate. In proporzioni misurate l’assenzio è un aromatizzante di bevande alcoliche (es. Vermouth), correttivo del sapore in prodotti farmaceutici ed eupeptico (facilitante la digestione). La pianta domina in aree del Medio Oriente. Il colore grigio argenteo delle foglie dell’arbusto lo rendono riconoscibile quando il resto della vegetazione è seccata. Fiorisce a metà estate. Oltre al suo valore medicinale, la pianta è valida per foraggio e in certe aree viene intensamente pascolata. Nel NT è citato una sola volta, nell’Apocalisse. La pianta è molto amara, ma non necessariamente tossica, anche se Amos (6,12) parla dell’amarezza come di veleno. Sereno (LM XVII) informa che l’assenzio, come la ruta, giova allo stomaco e alla digestione. Allo stesso scopo giova un decotto in acqua di due parti di assenzio e una terza parte di ruta.

Pianta arbustiva, sempreverde, alta circa 40 cm., molto ramificata fin dalla base, forma cespugli arrotondati. Foglie pelose, più volte divise che compaiono alla fine della stagione delle piogge, poi sostituite da piccole foglie tipo scaglie durante l’estate. In autunno sui fusti e i rami compaiono dei piccoli capolini, penduli, glabri o poco pelosi, gialli, con 2-4 fiori dai quali maturano piccoli acheni piumosi. È una pianta del deserto, fortemente aromatica e piuttosto amara, che cresce abbondante nell’Arabia e in Palestina, specialmente nei dintorni di Betlemme e del mare di Tiberiade. Veniva consumata dalle capre, talora in modo eccessivo, mentre le foglie seccate servivano a preparare bevande per i beduini del Sinai e del Negev. È usata nella farmacopea col nome di “seme santo” per la sua azione vermifuga, febbrifuga e antisterica. L’assenzio ha sapore molto amaro e nauseante tanto che il suo nome veniva associato a quello di fiele e come tale era simbolo di dispiacere, disgusto, corruzione. Geremia nel lamento su Gerusalemme per i fatti di empietà e di ingiustizia avverte: “Pertanto così dice il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: «Ecco, farò loro ingoiare assenzio

43. ASSENZIO, Artemisia herba-alba Asso (ASTERACEAE) - (Foto di Antoni Ribes)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

del Gilead può essere stata prodotta da una specie locale di A. gummifera sul Monte Ermon. La stretto legame tra Gilead e gli articoli elencati nel versetto riportato suggerisce che questa era l’area dove esisteva un centro di produzione e commercio di droghe e beni di lusso. Specie arbustiva e spinosa del Medio Oriente compreso Israele, nella Bibbia viene interpretata come una delle piante da cui si otteneva resina. Si usa in farmacia e confetteria per confezionare pillole e gelatine. La gomma serve come colla nell’arte e per fabbricare telai. È comune nel deserto così come ad elevate altitudini sul Libano e in molte altre parti della Palestina. In Cantico dei Cantici (4, 13), le citazioni del giardino di spezie e del giardino di aromi fanno pensare che Salomone avesse nei suoi giardini tutti i tipi di piante da profumo comuni in Palestina, come anche quelle native del Sud Europa, lavanda, rosmarino, timo, salvia, maggiorana ecc. Secondo Zohary (1982) il genere Astragalus comprende 1800 specie, 300 delle quali vivono ad altitudini alpine e subalpine e forniscono gomme. La gomma è prodotta da alcune di tali specie che vivono in alcuni paesi del Medio Oriente, compreso Israele dove si trova la tragacanta di Betlemme che cresce nella Giudea e nel Gilead.

ASTRAGALO (GOMMA ADRAGANTE), Astracantha gummifera (Labill.) Podlech (FABACEAE) “Poi sedettero per prendere cibo. Quand’ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di resina, balsamo e làdano, che andavano a portare in Egitto”, Genesi 37, 25. La pianta della gomma adragante è un arbusto di 3050 cm di altezza, molto ramificato alla base, con rametti lanosi muniti di spine lunghe, diritte e gialle. Foglie pennato-divise e alcune paia di foglioline portate su un asse spinoso. Fiori, bianchi o gialli, di tipo papilionaceo, si trovano all’ascella delle foglie o in lassi racemi globosi. I frutti, piccoli, densamente lanosi, sono dispersi dal vento. Dal Gilead provenivano molti prodotti preziosi come balsamo, làdano, resina che in questo caso è interpretata come gommo-resina o gomma meglio nota come adragante. La resina si ottiene per incisioni fatte sulle radici di Astracantha gummifera alcuni cm sottoterra e lasciate aperte per alcuni giorni per consentire che i piccoli grumi di gomma induriscano all’aria (Smith, 1877; Zohary, 1982). I grumi sono poi raccolti da pastori per i mercati locali e lontani. La gomma adragante con altri prodotti e droghe

44. ASTRAGALO (GOMMA ADRAGANTE), Astracantha gummifera (Labill.) Podlech (FABACEAE) (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

ridotto a un lemma vuoto, quello superiore è ermafrodita con un sottile lemma, un’arista di 12-18 mm; manca la palea. Il fiore fertile ha tre stami e un ovario con uno stimma bifido piumoso. Il frutto è una cariosside cilindrica-globosa con ilo basale. Quando la pannocchia matura, assume una colorazione rosso vivo. Quale pianta sia la canna aromatica che nel libro dell’Esodo entrava nella composizione dell’olio per l’unzione, è oggetto di studio. A lungo si è creduto che fosse l’Acorus calamus (Cultrera, 1861), corrispondente alla canna odorosa presente nella flora italiana. In realtà questa specie non esiste in Israele e perciò non è citata in altri testi di piante bibliche. Zohary (1982) ritiene che si tratti di Cymbopogon martinii, una delle graminacee aromatiche di uso quotidiano nel mondo antico sia per profumi e cosmetici, sia in medicina e come aromatizzante di cibi. L’antico uso di queste piante è stato rivelato dai resti trovati nelle tombe dei Faraoni della XX e XXI dinastia, circa 3000 anni dopo la sepoltura, quando il profumo di C. schoenanthus era ancora percepibile. Nei tempi biblici l’olio era usato quotidianamente per profumare, per insaporire e in medicina, oltre che per cosmetici. Sebbene non sia certo quale specie venisse usata, in Israele la specie di cui sopra cresce spontanea e si usano i fusti aerei per l’estrazione dell’olio che entrava verosimilmente nella composizione dell’olio per l’unzione. Rilevante è l’azione antiossidante (Rao et al., 2009). Si usa l’olio estratto da infiorescenze, lamina e guaina fogliare, pianta intera. Nel fusto si ha la maggiore concentrazione di olio essenziale il cui principale componente è il geraniolo

CANNA AROMATICA, Cymbopogon martinii Stapf. (POACEAE) “Procurati balsami pregiati: mirra vergine per peso di cinquecento sicli; cinnamòmo profumato, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; canna aromatica, duecentocinquanta sicli; cassia, cinquanta sicli, conformi al siclo del santuario; e un hin d’olio d’oliva”, Esodo 30, 23-24. Cymbopogon comprende 140 specie nel mondo, di cui 45 si trovano in India. Sono oggi abbondanti nelle aree tropicali e subtropicali di Asia, Africa, America, con distribuzione dalle montagne e praterie alle zone aride. Tale varietà di ambienti è accompagnata da variazioni di caratteri morfologici e composizione in olio essenziale a livello sia interspecifico sia intraspecifico e da un anno all’altro. C. martinii, graminacea che cresce spontanea in Israele, è un’erbacea perenne, aromatica che forma dei cuscinetti con numerosi culmi eretti che originano da un rizoma legnoso. II culmo, cilindrico e liscio, può raggiungere 2-3 metri di altezza, con fusto nodoso, e gli internodi più bassi sono spesso vuoti. Le foglie sono guainanti con la lamina libera lineare, la guaina che avvolge il culmo nella parte basale, le orecchiette striate avvolgenti il culmo e senza peli, la ligula oblunga di 1,5 - 4 mm membranoso-cartacea. L’infiorescenza è una pannocchia eretta, più volte ramificata, misurante 30x5 cm. I rametti della pannocchia terminano con 4-7 paia di spighette, ciascuna con una spighetta sessile e l’altra pedicellata, e con una spighetta terminale sessile e due pedicellate. Rachide, internodi e pedicelli sono sottili, appiattiti su un lato e pelosi lungo i margini. Nella spighetta sessile il fiore inferiore è

45. CANNA AROMATICA, Cymbopogon martinii Stapf. (POACEAE) - (Foto di B.R. Rajeswara Rao)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

acqua di mare per poi distillarli. Con il cinnamòmo e la cassia si profumavano i letti, gli abiti, come suggerisce il versetto del Siracide, ed erano imbalsamati i cadaveri dei Faraoni. Nell’Apocalisse (18, 11-13) a proposito della caduta di Babilonia si lamenta la mancanza di commercio di materie preziose tra le quali il cinnamòmo: “Anche i mercanti della terra piangono e si lamentano su di essa, perché nessuno compera più le loro merci: …legni profumati di ogni specie, oggetti di avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo; cinnamòmo, amòmo, profumi, unguenti, incenso, vino, olio …”. È un arbusto che cresce in aree confinanti con il cinnamomo (cassia), ma la forma che cresce in montagna ha lo stelo più grosso, la corteccia più fine e un maggiore valore commerciale. La corteccia dei rami è bianca dalla base fino a pochi cm verso l’apice, poi diventa rosseggiante e dopo nera. L’ultima parte è la più pregiata, quella intermedia è di minore qualità, quella alla base non ha nessun valore. La cannella ben nota del commercio si ottiene dalla corteccia di alberelli di 3 anni. A primavera e in autunno quando la pianta è ancora in vegetazione e ricca di succo, si tagliano i giovani ramoscelli per la lunghezza di due dita circa. Si elimina la scorza esterna grigia e scabrosa, di nessun valore, poi si tagliano delle striscioline longitudinali che si mettono al sole a seccare. Mano a mano che l’umidità dei tessuti evapora, la corteccia si ripiega su se stessa a forma di bastoncino o canna internamente vuoto, da cui il nome di cannella. Durante il disseccamento la corteccia acquista un aroma acuto e soave e un gusto piccante che non è presente allo stato fresco. La cannella masticata lascia un resto piuttosto legnoso.

CANNELLA, Cinnamomum zeylanicum Blume (LAURACEAE) “I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane, / con i frutti più squisiti, / alberi di cipro e nardo, / nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo, / con ogni specie di alberi d’incenso, / mirra e àloe, / con tutti gli aromi migliori”, Cantico dei Cantici 4, 13-14. È il vero cinnamòmo, e come la cassia, l’alloro e la canfora (Cinnamomum camphora) sono alberi che appartengono alla stessa famiglia delle Lauraceae. La cannella è un albero tropicale a lenta crescita, di 10-20 metri di altezza, con corteccia liscia cenerina, rami distesi. Foglie sempreverdi, coriacee, opposte, lanceolate con apice acuminato, con belle venature, verde brillante sopra e bianche sotto, lunghe 12 cm circa. Fiori bianchi, piccoli, in pannocchie. I frutti sono piccole bacche di forma ovoidale, nero-violacee, alla base avvolte nei resti degli involucri fiorali, contenenti un solo seme. I germogli giovani hanno corteccia a macchie arancio o verde scuro. La cannella del commercio è la parte più interna della corteccia presa da alberi di 3-5 anni di età nelle basse valli. La cannella più fine viene dai rami giovani. Da Ceylon proviene la migliore qualità di cannella. Nella Bibbia Mosè ordina di prendere cinnamòmo, cassia, canna odorifera e mirra vergine per fare l’olio santo col quale ungere e consacrare l’arca della testimonianza, la mensa con i suoi vasi, il candelabro d’oro, l’altare dei timiati e quello degli olocausti con tutti gli utensili che servivano e i sacerdoti celebranti, Aronne e i suoi figli. L’olio di cannella si ricava dai frutti maturi o anche agitando piccoli pezzi di corteccia in

46. CANNELLA, Cinnamomum zeylanicum Blume (LAURACEAE) - (Foto di Randrianati Zarasoa Jean Noël)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

rante il lungo cammino nel deserto Mosè ricevette da Dio le prescrizioni per la costruzione del santuario, l’unzione dei suoi ministri, la preparazione dei timiati, cioè dei profumi da bruciare nel santuario, la preparazione dell’olio per l’unzione dei vasi sacri e dei sacerdoti celebranti, Aronne i suoi figli (Esodo, 30, 34-36). La pianta di cassia era molto ammirata dagli Ebrei per la sua bellezza e Giobbe, finite le tribolazioni, ebbe tre figlie, la seconda delle quali chiamò Cassia (Giobbe, 42, 13). Vi sono dubbi se questa spezia raggiungesse la regione mediterranea prima dei tempi biblici dell’AT, dato che l’albero cresce più a oriente della cannella. È un arbusto che mette germogli ad appena pochi cm dal terreno acquistando forma cespugliosa. Questo suo portamento, unitamente al fatto che cresce in zone di pianura aride dove abbondano rovi e altri cespugli, rende difficoltoso il lavoro di raccolta della pianta. Si raccoglie e si secca come la cannella, ma rispetto a quest’ultima il prodotto finito è meno aromatico e più mucillaginoso così che nel masticarlo si scioglie bene in bocca senza lasciare residui legnosi. Plinio (NH XII,) riferisce che la produzione di cassia di un intero anno non eguagliava la quantità che l’Imperatore Nerone fece bruciare per i funerali di Poppea, il cui corpo venne imbalsamato di profumi, ma non bruciato. Nella Bibbia è riportato che con la cassia e la cannella si preparava l’olio santo che era usato nella consacrazione dei re. L’olio serviva anche a profumare i letti, a far prendere un buon odore agli abiti che a tal fine venivano chiusi in casse d’avorio o di cedro o di altro materiale prezioso.

CASSIA, Cinnamomum aromaticum Nees (sin.: C. cassia (L.) J. Presl). (LAURACEAE) “Di mirra, aloe e cassia / profumano tutte le tue vesti; / dai palazzi d’avorio ti rallegri / il suono di strumenti a corda”, Salmo 45, 6. La cassia è un bellissimo albero sempreverde della Cina e del Sud-Est asiatico, di 10-15 metri di altezza, con corteccia grigia, ramoso, con foglie opposte, ovate-lanceolate, di 10-15 cm di lunghezza, rosse quando giovani. Fiori piccoli, bianchi in pannocchie composte, frutti a bacca, piccoli, scuri con un solo seme. Per la preparazione della corteccia si tagliano rami interi e piccoli alberi di almeno due anni. Dalla pianta madre rispunteranno nuovi germogli che saranno pronti per la decorticazione negli anni successivi. La corteccia è molto più spessa e rugosa di quella di cannella. La corteccia del commercio, macinata o in bastoncini interi, viene usata per aromatizzare cibi e dolci. Dalla distillazione del legno e delle foglie si ottiene una sorta di canfora, un antisettico polmonare oltre che stimolante della funzione cardiaca e della respirazione, perciò la cassia entrava nella medicina. Poiché la cassia cresce nell’estremo oriente, sia Mosè che Salomone se ne assicuravano il rifornimento attraverso il mercato da Ceylon. Profumi di cassia e cinnamòmo erano noti in Palestina e probabilmente anche in Egitto da tempi remoti. La corteccia di cassia è sempre stata considerata inferiore a quella del cinnamòmo (o cannella). L’impiego dei profumi in Israele si sviluppò verso l’inizio del I millennio a. C., dopo la schiavitù in Egitto. Du-

47.CASSIA, Cinnamomum aromaticum Nees (LAURACEAE) - (Foto di J. G. Rohwer)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

alcaloidi, quali cicutossina e coniina, contenuti in tutte le sue parti, soprattutto nei semi e nelle radici fresche o seccate. Cicuta è un nome assegnato a piante appartenenti a generi e specie diverse. La più nota è la cicuta maggiore al cui veleno si può riferire il salmo di Davide (Salmo 69, 22). Presso i Greci era usata come pianta medicinale, però si conosceva soprattutto come veleno mortale. Durante il governo dei Trenta Tiranni ad Atene si concesse che i condannati a morte potessero bere la cicuta per evitare loro sofferenze durante l’esecuzione. A sperimentarne gli effetti fu anche Socrate che condannato a morte bevve la cicuta e descrisse ai presenti con dettagli i sintomi dell’avvelenamento. Tali sintomi sono stati poi raccolti e riportati da Platone nel Fedone. Con lo stesso veleno vennero giustiziati Focione e Filopemene e vi è chi ritiene che il veleno fosse in realtà una miscela di cicuta e altra pozione anestetizzante. Plinio (NH XXV,151) riferisce che il succo di cicuta è in grado di neutralizzare l’effetto tossico del succo di ruta. Lo stesso naturalista romano sosteneva anche che la parte velenosa della cicuta fosse nel seme, mentre il gambo poteva essere consumato, sia crudo, sia cucinato. Nella Bibbia si fa riferimento alla cicuta quando si tratta di veleno. In vari versetti infatti non compare la voce cicuta ma veleno e la più comune interpretazione è che per veleno si sottintende cicuta. In Matteo (27,34) la cicuta viene identificata col fiele: “Gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere”.

CICUTA MAGGIORE, Conium maculatum L. (APIACEAE) “Mi hanno messo veleno nel cibo e quando avevo sete mi hanno dato aceto”, Salmo 69, 22. La denominazione di C. maculatum all’ombrellifera tossica si deve a Linneo, mentre cicuta (Cicuta latifolia, C. virosa) era il nome col quale la pianta era nota precedentemente (Gerard,1636). La cicuta maggiore, Conium maculatum, è una pianta erbacea biennale dalle rosette di foglie basali ricoprenti il terreno. Si trova dal mare alla zona submontana e cresce in luoghi ruderali e ombrosi, o erbosi. Nel primo anno forma solo foglie basali con robusti piccioli, con lamina divisa più volte in sottili lobi allungati e appuntiti. Nella primavera del secondo anno dalle rosette basali compaiono fusti grossi, cavi, di 1-2 metri di altezza, molto ramificati. Il fusto, cilindrico, ha striature poco marcate verde glauco e numerose macchioline rosse da cui il nome “maculatum”. I fiori sono numerosissimi, in ombrelle composte da 10-30 ombrellette rotonde, con fiori piccoli, maschili e femminili su infiorescenze distinte. I fiori femminili hanno perianzio con corolla a petali più lunghi, bianchi e un ovario bicarpellare sormontato da stimma bilobo. I fiori maschili hanno un calice breve con cinque sepali saldati alla base e cinque petali bianchi liberi con margine ricurvo in dentro, cinque stami e un ovario atrofizzato. Il frutto è un diachenio globoso con costole ondulate e crenate che a maturità si separa in due porzioni di monoacheni, ciascuna con un seme. La pianta è molto velenosa per gli

48. CICUTA MAGGIORE, Conium maculatum L. (APIACEAE ) - (Foto di P. M. Guarrera)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

struire un Tempio al Signore vi impiegò legni pregiati, di cedro e cipresso, e fece scolpire nel legno come ornamento vari tipi di piante. Tra queste anche melagrane e coloquintidi (le ultime nel Mare, bacino per abluzioni). La pianta, con tralci muniti di viticci per aderire al sostegno, ricorda molto la vite selvatica con la quale viene identificata nella Bibbia (CEI-UELCI 2008) a proposito del miracolo di Eliseo con i giovani profeti. Eliseo si trovava in Galgala, città nelle vicinanze di Gerico e del Giordano, in un periodo di grande carestia. Per fronteggiare la fame dei suoi giovani profeti ordinò a un suo servo di andare a raccogliere delle erbe spontanee per preparare una minestra. ”Il servo trovò una specie di vite selvatica: da essa colse zucche agresti e se ne riempì il mantello. Ritornò e gettò i frutti a pezzi nella pentola della minestra, non sapendo che cosa fossero. Si versò da mangiare agli uomini, che appena assaggiata la minestra gridarono: «Nella pentola c’è la morte, uomo di Dio»” 2 Re 4, 39-40. Eliseo bonificò poi la minestra facendo mettere nella pentola della farina. L’episodio narrato in 2 Re mette in evidenza da una parte la difficoltà di individuare certe piante sulla base dell’aspetto esterno, dall’altra sottolinea la virtù taumaturgica del profeta Eliseo. La pianta assomiglia molto ai comuni cocomeri e a certe zucche, da cui il nome di zucca agreste, e per tale somiglianza viene scambiata provocando i danni sopra esposti, come è capitato anche al profeta Eliseo.

COLOQUÌNTIDE, ZUCCA AGRESTE Citrullus colocynthis (L. ) Schrad. (CUCURBITACEAE) “C’erano sotto l’orlo, tutt’intorno figure di coloquintidi, dieci per ogni cubito, che formavano un giro all’intorno; le figure di coloquintidi erano disposte in due file ed erano state colate insieme con il Mare”, 1 Re 7, 24. La coloquìntide è una pianta erbacea a fusto prostrato, o rampicante che si aggrappa a muri o altri sostegni a mezzo di tralci e vi aderisce con cirri o viticci. Il fusto è lungo al massimo mezzo metro, con foglie scabre formate da 3-5 segmenti lobati o dentati, biancastre al di sotto. Fiori piccoli, solitari, a corolla rotata giallo verdognola, a lobi ovali. Frutto a peponide globoso, della grossezza di un’arancia, con epicarpo duro, giallo con macchie verdi a maturità, e polpa biancastra di sapore molto amaro. È infatti un purgante molto drastico e dannoso. I frutti contengono glucosidi e provocano gravi intossicazioni con fortissime irritazioni dell’apparato gastrointestinale, forti crampi e vomito. La droga è tuttavia nota e commerciata nei paesi Nord Africani, Siria, Palestina. La pianta cresce nel Sinai e nella parte occidentale del Negev dove viene raccolta e pure commerciata. I semi sono eduli e macinati si usano per fare del pane che i beduini mangiano nei tempi di carestia. È noto che Salomone fu un grande re di Israele e che amava la natura, soprattutto le piante. Quando decise di co-

49.COLOQUÌNTIDE, Citrullus colocynthis (L. ) Schrad. (CUCURBITACEAE) - (Foto di P. M. Guarrera)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

go soggiorno in Egitto. Da Plinio (NH XX, 216) si apprende che del coriandolo non si trovano specie selvatiche e che il migliore risulti essere quello egiziano che è efficace contro un solo genere di serpenti, sia in pozione, sia in impacchi. Il naturalista aggiunge che il coriandolo veniva usato in molte combinazioni contro ferite e numerosi altri disturbi. Columella (RR XII, 7. 5) segnalava il coriandolo nella ricetta per fare il moretum come segue: “Metti nel mortaio della santoreggia, della menta, della ruta, del coriandolo, del sedano, del porro a taglio o, in mancanza di questo, una cipolla fresca, foglie di lattuga, di ruchetta, di timo verde o di nepitella e anche del puleggio verde e del cacio fresco e salato; pesta insieme tutte queste cose; aggiungendovi un pochino di aceto piperato; quando avrai disposto questa composizione in un piccolo piatto, versavi sopra dell’olio”. Celso (DM II 31; V, 18) riporta il coriandolo come medicamento per uso interno come diuretico, mentre per uso esterno come componente di farmaci per la cura della podagra. È ampiamente coltivato in Medio Oriente ed è molto apprezzato come spezia nella cucina araba. Il seme (frutto) quando macinato è usato come spezia. Molto più note sono le foglie che col nome di cilantro, formano un ingrediente di salsa per piatti della cucina spagnola e messicana. I due condimenti, cilantro e coriandolo, sono prodotti da due diverse sottospecie di C. sativum. Ci sono varietà e razze molto coltivate per il frutto e per le foglie.

CORIANDOLO, Coriandrum sativum L. (APIACEAE) “La casa d’Israele lo chiamò manna. Era simile al seme di coriandolo e bianco; aveva il sapore di una focaccia con miele”, Esodo 16, 31. Pianta erbacea, coltivata, talora naturalizzata, con fusti eretti, lisci, ramificati, alti fino a 50 cm. Foglie alterne a lamina bipennatodivisa 2-3 volte in sottili lacinie, ineguali. Infiorescenze a ombrella formate da 4-6 raggi portanti fiori bianchi, piccoli. Frutti: diacheni sub-globosi molto aromatici usati in cucina per aromatizzare i cibi. I frutti e le foglie quando verdi e stropicciati danno odore acuto e sgradevole che perdono col disseccamento, diventando aromatici e di gusto soave, adatti a insaporire carni, pesce, verdure cotte, sottaceti. Gli acheni hanno proprietà antisettiche, aperitive, digestive. Viene usato come blando sedativo per la capacità di aumentare la secrezione gastrica e così facilitare i processi digestivi. Largamente coltivato e usato in Egitto, dove gli Ebrei lo hanno conosciuto. Nel versetto infatti si ricorda la manna miracolosa che ha nutrito il popolo ebraico durante i quarant’anni di traversata del deserto. Essa viene paragonata al coriandolo, essendo in piccoli grani rotondi della grandezza e somiglianza dei semi di coriandolo, ma di colore bianco. Per descrivere la manna si fa ricorso al coriandolo perché questo era stato largamente usato dagli Ebrei durante il loro lun-

50. CORIANDOLO, Coriandrum sativum L. (APIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

popolo, ora ammonendolo con riguardo ora trattandolo duramente. Cresce alla superficie del terreno, penetrando quasi per nulla con le radici e tendendo verso l’alto; gli si addicono soprattutto i terreni friabili e caldi; va seminato a metà primavera. Ne esiste una varietà selvatica, che alcuni chiamano rustica, e altri tebaica: tritata e bevuta con acqua, è di giovamento nei dolori di stomaco. Secondo Plinio (NH XX,159162) il cumino, tra le piante aromatiche, è la più indicata per guarire disturbi di stomaco. Per Plinio il cumino più apprezzato è quello di Carpetania (regione della Spagna bagnata dal fiume Tago), altrimenti il vanto tocca a quello etiope e a quello africano: certuni ne preferiscono la qualità egiziana. Per Zohary (1982) il versetto di Isaia riportato sopra alluderebbe a Nigella sativa, detta anche cumino nero e ad altre specie di Ranunculaceae. Ma la sua identificazione è discussa (Maillat et Maillat, 1999) e Nigella non risulta nella Bibbia (CEI-UELCI, 2008). Nigella è un’erba alta 20-30 cm con foglie ripetutamente divise in sottili segmenti lineari. Fiori isolati, bianchi o blu, con 5 sepali, 5 petali vistosi, numerosi stami, 3 carpelli con lunghi stili. Produce 3-7 frutti a follicolo, con numerosi semi scuri.

CUMINO, Cuminum cyminum L. (APIACEAE) “Certo, l’anéto non si batte con il tribbio / , né si fa girare sul cumino il rullo / , ma con il bastone si batte l’anéto / e con la verga il cumino”, Isaia 28, 27. Specie centro-asiatica di incolti aridi, coltivata in Medio Oriente da lungo tempo. Pianta annuale, erbacea con fusti eretti alti fino a 50 cm., ramificati. Foglie completamente divise in lacinie filiformi di 1 x 20-50 mm. Infiorescenze a ombrella con 3-5 raggi con fiori piccoli, bianchi o rosei. Frutti a diachenio, molto aromatici, pelosi, ellissoidali o clavati, con 5 coste rilevate setoloso-irte, con all’apice i denti lesiniformi del calice. I frutti, raccolti a fine estate, sono impiegati nella preparazione di dolci, pani e in liquoreria (liquore kummel). Come aromatizzanti di carni sono ingrediente fondamentale di cucine del Nord Africa e del Medio Oriente. Ha proprietà digestive, diuretiche, aperitive, antispasmodiche, carminative. Nel versetto sopra riportato il profeta Isaia voleva sottolineare che la coltivazione del grano era superiore a quella del cumino e di altre erbe aromatiche largamente coltivate in Egitto. Ma forse vi è anche l’allusione al comportamento che il Dio di Israele mantiene nei confronti del suo

51.CUMINO, Cuminum cyminum L. (APIACEAE) - (Foto di Log House Plants)

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la tosse (da usare con cautela per la possibile tossicità), per uso esterno a scopo antinevralgico e anestetico. In cosmetica entra nella composizione di taluni prodotti ad azione astringente e sedativa. Presso i Greci l’edera era considerata simbolo di divinità e usata per coronare eroi. Le feste Dionisiache riportate nel libro dei Maccabei ricordano le cerimonie ellenistiche in onore del dio Dioniso, cui dovevano partecipare anche gli Israeliti coronati di edera. I rami di edera infatti sono flessibili e si prestano a formare degli intrecci vivi da porre sul capo. L’incoronazione con edera comportava anche la venerazione di un Dio diverso da quello di Israele e a tale imposizione i Maccabei si rifiutarono organizzando la rivolta contro Antioco Epifane, attorno al 160 a. C. in Gerusalemme, nella difesa del tempio. Per Catone (DA CXX,1) il legno d’edera non trattiene il vino, ciò viene suggerito come mezzo per smascherare la frode del vino annacquato. A tale scopo basta mettere in un recipiente di legno di edera il vino. Il vino trasuda, l’acqua, se presente, viene trattenuta nel recipiente. Celso (DM II,33. 4) ne parla nel libro II di De re medica.

EDERA, Hedera helix L. (ARALIACEAE) “Si era trascinati con aspra violenza ogni mese nel giorno natalizio del re, ad assistere al sacrificio e quando giungevano le feste dionisiache, si era costretti a sfilare in onore di Dioniso coronati di edera”, 2 Maccabei 6, 7. Rampicante sempreverde, perenne, ha fusti legnosi e corti rametti che aderiscono a muri e piante mediante corte radici (fulcri). Foglie semplici, cordate e arrotondate alla base, cuoiose, portate da lunghi piccioli. Quelle dei rami sterili sono 3-5-lobate e cuoriformi alla base; quelle dei rami fioriferi, che non hanno radici, sono obovate e intere. Fiori piccoli, verde-giallo, in ombrelle che si notano facilmente. Hanno calice con 5 minutissimi sepali, la corolla con 5 petali ridotti, l’ovario infero con 5 carpelli fusi, un corto stilo. Frutto a bacca globosa, nera, contenente semi duri e velenosi che sono un importante cibo per gli uccelli. Un tempo molto diffusa in Israele, oggi è diventata rara. Si trova nella Galilea e in Samaria a formare siepi ornamentali, su alberi e muri, in luoghi freschi e ombreggiati. Le foglie contengono vari saponosidi per cui sono sfruttate in medicina popolare per preparare rimedi contro

52. EDERA, Hedera helix L. (ARALIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

gommoresina che si ritiene derivata dall’ombrellifera Ferula galbaniflua e che viene ricordato anche nell’Elogio della Sapienza (Siracide 24, 15). Se il gàlbano sia il prodotto di una sola specie o di più specie di Ferula è un problema ancora aperto in quanto ferule di questa specie non esistono in Israele e nei paesi vicini (Moldenke et Moldenke, 1952; Zohary, 1982). La specie si ritiene nativa della Persia e della Siria da dove si sarebbe diffusa in Egitto, India, Cina. Più certo è che la gommoresina di gàlbano veniva importata da altri paesi e adoperata in cerimonie religiose, un uso che gli Israeliti avevano probabilmente appreso durante la loro permanenza in Egitto. La combinazione con altri aromi dà luogo a un profumo, dolce e balsamico. Il gàlbano nella Bibbia è citato solo due volte, nei versetti sopracitati dell’Esodo e del Siracide. Mentre l’incenso poteva essere bruciato solo a scopo religioso, il gàlbano e la mirra venivano usati anche in ambiti profani, ad esempio domestici. Attualmente considerata fonte naturale di antiossidanti con possibili applicazioni terapeutiche (Nabavi et al., 2012).

GÀLBANO, Ferula galbaniflua Boiss. et Buhse (APIACEAE) ”Il Signore disse a Mosè: «Procurati balsami: stòrace, onice, gàlbano e incenso puro: il tutto in parti uguali. Farai con esso un profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere, salata, pura e santa»”, Esodo 30, 34-35. La Ferula galbaniflua è una pianta perenne, con fusto cilindrico, nodoso, midolloso, con foglie guainanti e più volte divise in minuti segmenti. I fiori sono piccoli, in ombrellette formanti ampie ombrelle, gialli, con struttura a cinque elementi come nelle ombrellifere. L’interesse della pianta risiede nel succo che sgorga dal fusto in seguito a tagli effettuati nella parte bassa e anche nel colletto: è un liquido giallastro denso, di odore cattivo, ma mescolato con miscele per incenso ha la capacità di fare ardere lentamente la mistura. La sostanza aromatica, gàlbano, è una massa densa e collosa che va modellata in minuscole sferette. Tra i vari timiati, composti da bruciare nel tempio, è indicato il gàlbano, una

53. GÀLBANO, Ferula galbaniflua Boiss. et Buhse (APIACEAE)** - (Foto di Seyed Mohammad Nabavi). Nel riquadro la gommoresina del commercio

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

più piccola delle piante, Dio voleva mostrare la sua grandezza” scrivono alcuni rabbini (Fleg, 1981). Recenti studi sono propensi a identificare l’issòpo con Majorana syriaca (Fleisher et Fleisher, 1988; Zohary, 1982), una labiata cespugliosa, in ebraico za’atar. I Samaritani usano ancora oggi M. syriaca come issòpo per il rito della Pasqua (Zohary, 1982). Per Fleisher et Fleisher (1988) il biblico issòpo è il chemiotipo a carvacrolo di Origanum syriacum. Il termine za’atar si può anche riferire ad altre specie di Labiate, dalle simili caratteristiche come aroma e condimento di cibi, quali Satureja thymbra L., Thymbra spicata L. e Coridothymus capitatus (L.) Reichenb., anche se queste ultime, di uso più raro in Israele, hanno un secondo nome locale (diverso di volta in volta) che segue il termine za’atar; solo O. syriacum è chiamato za’atar senza altri nomi secondari aggiunti. In Levitico (14,6) Mosé descrive l’uso dell’issòpo in riti di purificazione, spiegando al popolo la legge ricevuta sul Sinai. I palestinesi usano l’issòpo come tè e spezia per cibi cotti al forno; ne mangiano sul pane le foglie secche macinate, con sale, grano e orzo tritato (Bailey et Danin, 1981); Friedman et al., (1986) riportano la tisana per tosse, indigestione, raffreddore e come tonico; l’uso antitosse del decotto è pure dei beduini del Sinai e Negev (Bailey et Danin, 1981). I Drusi del Golan ne bevono la tisana a scopo antidiabetico (Yaniv, 1987); usato anche in caso di artrite.

ISSÒPO, Majorana syriaca (L.) Rafin. (syn. Origanum syriacum L.) (LAMIACEAE) “Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro / lavami e sarò più bianco della neve”, Salmo 51, 9. È un’erba sempreverde, perenne, che cresce abbondante su terreno roccioso, con fusto alto 50-80 cm., molto ramificato, peloso, a sezione quadrata. Foglie opposte, sessili, intere, ellittico-ovate. Fiori piccoli, bianchi (aprile-settembre), su brattee lanose, in dense spighe unilaterali sulle parti superiori dei rami. Calice a denti diseguali, corolla bilabiata da cui escono i 4 stami, ovario con 4 carpelli dai quali matura un frutto a tetrachenio avvolto dal calice. Citato nei libri biblici in occasione di riti di purificazione e nel N. T. da Paolo (Ebrei 9, 19) ricordando come con il sangue di vitelli e dei capri con acqua, lana scarlatta e issòpo Mosè asperse di sangue il libro della legge e il popolo di Israele. L’issòpo era usato per intingere sangue da cospargere sugli stipiti delle porte degli ebrei per essere risparmiati dall’Angelo vendicatore (Pasqua) (Esodo 12, 21-23). Di questo sangue (figura del prezioso sangue di Cristo), desiderava essere asperso il re Davide. L’issòpo che sbuca dal muro rappresenta modestia e umiltà, al contrario del maestoso cedro del Libano, come sentenzia Salomone (1 Re 5,9.13). In tal senso può essere compresa la preghiera di Davide dopo il peccato con Bersabea, nel salmo 51. “Con l’issòpo, la

54. ISSÒPO, Majorana syriaca (L.) Rafin. (syn. Origanum syriacum L.) (LAMIACEAE) - (Foto di P. M. Guarrera)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

MALVA, Malva sylvestris L. (MALVACEAE) “Si mangia forse un cibo insipido, senza sale?. O che gusto c’è nell’acqua di malva?”, Giobbe 6, 6. Erba spontanea alta fino a 40 cm, ramificata alla base, con rami basali prostrati, foglie lungamente picciolate, reniformi, ondulate e leggermente lobate. E fiori in fascetti di 2-6 all’ascella delle foglie, presenti da luglio a ottobre, che si aprono al mattino e si chiudono la notte, rosa purpurei, con venature violette di sopra. Una caratteristica delle malvacee è la presenza di stami riuniti per i filamenti e con le antere libere a formare una colonna centrale nel fiore. I carpelli sono numerosi e fusi con un unico stilo che passa tra gli stami e fuoriesce dalla colonna di antere. Frutti formati da numerosi acheni a spicchio attorno a un asse centrale, che si separano a maturità. La malva può rientrare tra i fiori di campo per l’ambiente di crescita e per le belle tonalità dei fiori in grado di dare una vivace colorazione d’insieme ad un campo incolto unitamente ad altre erbe spontanee o in coltivi unitamente alla coltura. Molto comune in quasi tutti i continenti anche se si considera originaria del bacino mediterraneo. Per gli Ebrei doveva essere una specie di verdura da consumare come in-

salata. In medicina veniva impiegata contro numerosi malanni, dall’epilessia, agli ascessi ai denti, alla tosse, una specie di rimedio per tutte le malattie. Anche oggi con le foglie seccate e meglio ancora con i fiori di malva si fanno decotti utili contro la tosse e la raucedine, oppure con i cataplasmi di foglie si curano ascessi dentari. I boccioli fiorali e le foglie giovani possono ancora trovare impiego in insalate, mentre il colore contenuto nei fiori può servire per colorare alimenti. Alla malva Plinio (NH XX,222) dedica una lunga trattazione per dire che la pianta era raccolta sia allo stato spontaneo sia coltivata e che era oggetto di grandi elogi per i suoi innumerevoli effetti benevoli sulla salute dell’uomo. In particolare secondo Plinio la malva risultava efficace contro le punture di scorpioni e insetti: gli scorpioni, se coperti con una foglia di malva restano inerti. La malva guarisce la gotta e bollita sarebbe una cura contro l’epilessia. Le foglie bollite in olio e applicate al corpo guariscono dal fuoco sacro e dalle ustioni, mentre le foglie crude, miste a pane guariscono le ferite infiammate. Sereno (LM, III) sostiene che un decotto di radici di malva è efficace per eliminare la forfora, mentre l’applicazione di foglie di malva pestate e di grasso serve per curare le lussazioni articolari (LM, LII).

55. MALVA, Malva sylvestris L. (MALVACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

MENTA, Mentha longifolia (L.) Huds. (LAMIACEAE) “Ma guai a voi, farisei, che pagate le decime sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio”, Luca 11, 42. Pianta perenne alta fino a 1,5 m, rizomatosa, con fusto aereo a sezione tetragona, coperto da fini peli. Il fusto principale è assai ramificato nella parte alta; ha foglie semplici, opposte, sessili o subsessili, lanceolate, lunghe fino a 90 mm, pubescenti, dal margine finemente dentato, verdi-grigie. Ciascun ramo termina in racemi cilindrici di minuti fiori rosa-purpurei. Frutti a tetrachenio. Erba che cresce lungo corsi d’acqua, fossi, paludi. È tra le mente presenti in Israele la più comune e la più usata sia come aromatizzante in cucina per insaporire carni, sia come infuso contro il mal di testa, o carminativo (favorisce l’espulsione dei gas intestinali) e stimolante. Ricca di olio essenziale impiegato in profumeria e liquoreria. Specie piuttosto variabile con ampia distribuzione nell’area mediterranea e Asia orientale. In Israele, coltivata in orti e giardini, si presenta anche semispontanea da semi sfuggiti alla coltivazione. Il rimprovero riportato da Luca (Luca 11, 42)

è dovuto al fatto che la menta come le erbe che non danno reddito non dovevano essere sottoposte alla decima, contrariamente a quello che facevano Scribi e Farisei. La menta ama l’umidità, d’estate è verde, ma d’inverno ingiallisce pur mantenendo a lungo le foglie seccate. Una volta piantata, in primavera mediante talee o anche rizomi, rimane viva per lungo tempo. Usata per piatti rustici la menta diffonde il suo gradevole aroma. Il profumo di menta rinfranca l’animo e il sapore stimola l’appetito, perciò questa erba è un ingrediente comune di molte salse. Il succo di menta fa bene alla voce, ma solo nell’imminenza di una contesa oratoria e quando l’ugola è gonfia conviene usare la menta in gargarismi con latte, ruta e coriandolo (Plinio NH XX,147). Affine alla menta sopra descritta è la specie spontanea M. pulegium anch’essa in grado di rianimare le persone che hanno perso i sensi. A tal fine si ripongono i loro ramoscelli in ampolle di vetro piene di aceto. Varrone affermava che una ghirlanda di puleggio, più che una di rose, merita di essere collocata nella stanza in cui dormiamo; infatti la pianta in impacco fa cessare il mal di testa e annusata protegge il capo dai disturbi dovuti al freddo, al caldo, alla sete (in Plinio NH XX,133).

56. MENTA, Mentha longifolia (L.) Huds. (LAMIACEAE) - (Foto di M. Zepigi)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

MIRRA, Commiphora myrrha (Nees) Engl. (BURSERACEAE) “I Magi entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”, Matteo 2, 11. La mirra è il secreto di una pianta con fusto ingrossato, corteccia biancastra a strati sottili, che si stacca spontaneamente e lascia esposta la sottostante corteccia più spessa, verde, contenente canali resiniferi con la fragrante mirra, rami spinosi, quelli giovani lunghi con foglie composte da 3-5 foglioline ovate, crenate, fiori rossi a 4-8 petali. Frutti a drupa. La pianta produce gommoresina, di odore balsamico e sapore acre che trasuda dal tronco spontaneamente o per incisioni. Le gocce di mirra si raccolgono a fine estate dai rami e dal tronco dell’albero dove si formano piccoli nodi secernenti un liquido giallo e gradevole che, solidificato, diventa una pasta di colore rosso tendente al marrone. La principale fornitrice di mirra è C. myrrha, indigena dell’Abissinia settentrionale, ma forniscono mirra una decina di altre specie di Commiphora di ambienti aridi di Somalia, Arabia e India, a crescita molto lenta e di difficile coltivazione. Taluni distinguono tra mirra medicinale e mirra profumata (Thulin et Claeson, 1991). La mirra commerciata si presenta in forma di granuli o masserelle irregolari, rossastre o rosso-brune, di sapore amaro e profumo fresco gradevole. Adoperata in medicina contro disturbi intestinali, il suo uso è oggi molto ridotto e limitato a profumeria, cosmetica ed alcuni prodotti farmaceutici.

Nei tempi biblici, invece, era molto più ampio: profumo molto pregiato per l’olio per l’unzione sacra (Esodo 30, 25), ma anche per il corpo femminile (Cantico dei Cantici 1, 13), stanze (Cantico dei Cantici 5, 5), abiti e letti (Proverbi 7, 17). Come antisettico la mirra era adoperata nell’imbalsamazione dei corpi o per trattare esternamente i cadaveri, come deve essere avvenuto per il corpo di Gesù. Nella Bibbia si fa riferimento a due tipi di mirra: la mirra eletta o libera che gocciola spontaneamente dalla pianta in gocce trasparenti, friabili, di forte odore, la più pregiata. È uno degli aromi più soavi, tanto che i re Arabi usavano mandarla in dono a principi stranieri come uno dei più preziosi prodotti della loro terra. L’altra è la mirra comune o ungulata, ottenuta incidendo due volte l’anno il fusto e i grossi rami; è in masse piccole, quasi trasparenti, di gusto amaro, aromatico, acre (Cultrera, 1861). Nel Libro di Ester (2, 12) si legge che le giovani prescelte per il re Assuero erano trattate nell’harem per sei mesi con olio di mirra, che curava e profumava la pelle, e per altri sei mesi con aromi e altri cosmetici. La mirra aromatizzava il miglior vino (“vino mirrato”), per banchetti sontuosi e offerte agli dei; tale mistura veniva anche somministrata come ipnotico e anestetico per i condannati alla crocifissione. Recenti studi hanno rivelato che la mirra ha proprietà oppiacee (Dolara et al., 2000). Nel NT alla commovente e delicata scena di venerazione del bambino da parte dei Re Magi con l’offerta di doni preziosi tra i quali la mirra, si contrappone quella della deposizione del corpo di Gesù dalla croce e successivo trattamento con mirra e altri aromi prima della sepoltura.

57. MIRRA, Commiphora myrrha (Nees) Engl. (BURSERACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

NARDO, Nardostachys jatamansi (Jones) DC. (VALERIANACEAE) “Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo”, Giovanni 12, 3. Pianta erbacea con robusto rizoma perenne, non ramificato, ricoperto da un mantello di residui fibrosi costituiti dai residui della parti basali delle foglie che annualmente appassiscono e seccano. Nativo del Nepal e diffuso in Himalaya, Cina e India, cresce nella zona alpina-subalpina tra i 3.300 e i 5000 metri di altitudine. Ha foglie in rosette basali, allungate con tre sottili nervature; le cauline opposte, sessili. Scapi con fiori piccoli, campanulati, rosa in corti racemi. Fiori con sepali a cinque lobi lanceolati, dentati, che crescono con la maturazione del frutto. Corolla a cinque petali concresciuti, stami 4. Frutto secco ad achenio, accompagnato dai resti scariosi del calice che ne favoriscono la dispersione. Cresce in boschi e prati di altitudini elevate. Tutte le parti della pianta contengono un olio essenziale molto denso e aromatico, che si estrae soprattutto dal rizoma ed è usato per produrre unguenti profumati e come ingrediente dell’incenso nel Tempio di Gerusalemme. Nella Bibbia il nardo è nominato tre volte nel Cantico dei Cantici (1,12) e tre volte nei Vangeli (Matteo 26, 6-13; Marco 14, 3-9; Giovanni 12, 1-8). Da Marco si apprende che a casa di Simone il lebbroso, mentre Gesù era a tavola, una donna con un vaso di alabastro pieno di profumo

di puro nardo di grande valore, ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul capo di Gesù. Dal racconto di Giovanni, sopra riportato, si ha una più precisa valutazione del valore dei trecento grammi di nardo con i quali Maria, a Betania, cosparse i piedi di Gesù. Una libbra di olio profumato di vero nardo secondo Giuda valeva 300 denari, corrispondenti a circa il salario di un operaio agricolo (Cristiano et De Martino, 2002). Spezia molto apprezzata non solo dagli Ebrei, ma anche dai Greci e dai Romani, per profumi, cosmetici e in medicina per la cura di disturbi nervosi. Nell’isola di Giava e nelle Indie serve come condimento, mentre in Cina si usa mescolarlo ad altre aromatiche per fare pastiglie e sacchetti odoriferi. In India è usato in molte medicine. Col rizoma schiacciato e distillato si ottiene l’olio di nardo, un olio intensamente aromatico impiegato anche in medicina. Con l’unguento di nardo si ungevano i corpi prima di dare onorevole sepoltura. Era molto ricercato nel Vicino Oriente, Egitto, Roma. A causa della distanza da cui proveniva il nardo, era merce molto costosa. Il migliore era importato in vasetti chiusi di alabastro che venivano aperti solo in occasioni molto importanti. Gli Orientali col nardo usavano ungere i convitati. Quando un capo riceveva ospiti di riguardo non solo li incoronava con corone di fiori ma rompeva il coperchio di un vaso di alabastro e li ungeva con nardo (Moldenke et Moldenke 1952). Da tale usanza si comprendono il gesto di Maria riportato nei Vangeli e il versetto del Cantico dei Cantici (1, 12): “Mentre il re è sul suo divano, / il mio nardo effonde il suo profumo”.

58. NARDO, Nardostachys jatamansi (Jones) DC. (VALERIANACEAE) - (Foto di S.K. Ghimire)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

RICINO, Ricinus communis L. (EUPHORBIACEAE) “Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino ”, Giona 4, 6. È pianta annuale o perenne, che può raggiungere dimensioni notevoli sia in altezza, fino a 3 m (10 m nelle regioni tropicali). Ha fusto verde, spesso, rossiccio, cavo e di notevole spessore. Foglie con lunghissimi piccioli e lamina larga mediamente 30 cm, palmato-lobata (peltata), profondamente divisa in 710 lobi triangolari, dentati, lanceolati con nervature prominenti, di colore rosso nelle foglie giovani, verde scuro in quelle adulte. Fiori piccoli, unisessuali, in spighe di 15-20 cm, poste all’estremità del fusto con i fiori maschili in basso, quelli femminili in alto. I fiori maschili hanno 3-5 sepali divisi e numerosi stami con filamenti ramificati. I fiori femminili hanno un involucro con 5 lobi, 3 carpelli fusi in un grosso ovario con 3 stili rossi biforcati. Il frutto è una capsula spinosa che a maturità si divide in tre porzioni ciascuna con un seme bruno con chiazze chiare. La comparsa dei fiori e la maturazione dei frutti è scalare per cui sulla stessa pianta si trovano fiori giovani e frutti con semi maturi, ricchi di olio e molto tossici, specie se ingeriti dai bambini (Anzalone et Guarrera, 1995; Grilli Caiola, 1998). Il seme è ricco di olio che viene estratto dalle

farine dopo riscaldamento. Spontaneo nel Libano e in Palestina, veniva coltivato per l’olio usato in molte cerimonie. Tutta la pianta è molto tossica per il contenuto in ricina, una proteina termostabile, che agglutina i globuli rossi del sangue, e in ricinina, altra proteina tossica, ma termolabile e più facilmente degradabile. Tali sostanze sono concentrate specialmente nella parte esterna (tegumento) dei semi: 12 semi sono la dose ritenuta mortale per l’uomo e solo alcuni per un bambino. Nonostante l’elevata tossicità dei semi, il ricino veniva largamente coltivato per la produzione di un olio. Date le dimensioni che la pianta può raggiungere, l’episodio narrato da Giona (vedi versetto sopra) sta a indicare la potenza di Dio nel far crescere, nel tempo di una notte, una pianta di così grandi dimensioni e con la funzione di proteggere il profeta dai raggi del sole. Da Plinio (NH XV,25) apprendiamo che è un “albero frequente in Egitto, che alcuni chiamano crotone, altri sibi, altri sesamo selvatico e noi lo chiamiamo ricinus (zecca) per la somiglianza del seme con l’insetto”. Il seme è ricco di olio: dopo aver cotto il seme in acqua si raccoglie l’olio che galleggia. Il suo olio conferisce un gusto nauseante e dà una luce fioca nelle lucerne. Riguardo al nome dell’olio anche Celso (DM V,19. 26; V, 24. 3) lo riporta come Cicinum oleum e lo indica come medicamento emolliente. Cultrera (1861) riporta il termine ebreo kikajon che era stato tradotto erroneamente dai Settanta in colocintide, e da Girolamo in edera nella Vulgata.

59. RICINO, Ricinus communis L. (EUPHORBIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

ROBBIA, Rubia tinctorum L. (RUBIACEAE) “ Chi è costui che viene da Edom, / da Bosra con le vesti tinte di rosso, / splendido nelle sue vesti, / che avanza nella pienezza della sua forza”, (Isaia 63, 1). È un’erba perenne con fusto scabro e foglie oblungo lanceolate, con tre nervature reticolate, caduche, disposte su uno stesso verticillo a raggiera in numero di 2-6; i fiori sono giallo-verdi e i frutti bacche globose di colore rosso-nerastro. Originaria dell’Asia occidentale, è spontanea ad es. nel sud della Francia e in alcune zone della penisola italiana, o quivi talora considerata specie aliena (Conti et al., 2005). La robbia era in passato una delle piante maggiormente adoperate per tingere le stoffe in rosso o rosa, e coltivata appositamente in orti e oliveti fino alla fine dell‘ ‘800. In ebraico la robbia è chiamata puah, puvah o fuah, che indica un nome proprio nel passo sopra citato e anche in Genesi (46, 13) e in 1Cronache (7, 1); in lingua araba, è analogamente detta fuwwa. In ebraico Pua è nome di donna. Dalle radici di questa specie (e delle congeneri Rubia peregrina e R. tenuifolia, con foglie persistenti) si ricava una sostanza colorante, l’alizarina, prodotta dall‘acido ruberitrico. Il nome alizarina deriva dall’arabo alizari, che ne designa la radice. Le piante erano raccolte nel terzo anno di crescita, asciugate e macinate; la sostanza colorante veniva immessa in commercio sotto forma di polvere, ma poteva essere facilmente sofisticata. Già Plinio (NH XIX,

47) parla di piantagioni di robbia tintoria, in seguito incoraggiate da Carlo Magno; nel secolo XV e seguenti Francia, Olanda e Alsazia ne divennero i maggiori produttori, ma in precedenza dapprima in Turchia, poi in Grecia si svilupparono particolari trattamenti (tenuti a lungo segreti) atti a conferire alle stoffe un colore rosso brillante, il cosiddetto “rosso-turco”(Schneider, 1981; Baroni Fornasiero et al., 2006). Per Plinio (NH XXIV, 94) la robbia serviva per la tintura della lana e del cuoio. Molto apprezzata era la qualità prodotta in Italia e particolarmente quella dei dintorni di Roma. Plinio scrive che è pianta conosciuta soltanto dal volgo avido, perché procura ampi guadagni. Cresce sia spontanea sia coltivata. Dal punto di vista officinale stimola la diuresi e, con l’idromele, guarisce l’itterizia. Ancora Plinio scrive che per allontanare i serpenti si fanno applicazioni dei rami con le foglie attaccate. Sereno (LM LVI) prescrive l’uso della robbia con acqua melata per la cura della malattia regale (ittero, o itterizia) il cui nome eccelso è dovuto all’essere curata morbidamente nei palazzi sontuosi. Nei libri biblici a proposito di indumenti si parla di tuniche, mantelli, sacchi, vestiti molto semplici che gli antichi Israeliti indossavano. Il colore era naturale, lana grezza o bruna, lino grezzo o bianco. Tuttavia il colore azzurro e bruno godeva di grande popolarità, mentre il giallo, dal fiore di zafferano, era il segno distintivo dei leviti e la porpora il simbolo del potere (Dahler, 2003).

60. ROBBIA, Rubia tinctorum L. (RUBIACEAE) - (Foto di F. Neidi)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

RUTA, Ruta chalepensis L. (RUTACEAE) “Ma guai a voi, Farisei, che pagate le decime sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio”, Luca 11, 42. La ruta è un piccolo arbusto nativo delle regioni Mediterranee e dei Balcani, che può raggiungere 70 cm in altezza con foglie bipennato-divise, 10-20 cm lunghe, con segmenti oblungo-ellittici a margine intero. Le foglie inferiori hanno picciolo più lungo di quelle superiori e le brattee basali più larghe, profumate, con ghiandole oleose, lucide. Raramente i segmenti fogliari raggiungono 1 cm. I fiori sono piccoli, 2 cm circa di diametro, raccolti in infiorescenze a pannocchia all’estremità dei rami superiori, con 4 sepali, 4-5 petali gialli a margine cigliato e ricurvi a doccia, lunghi 2 cm circa, 8 stami disposti in due verticilli. Gli stami più esterni maturano e si aprono prima di quelli interni posti nella concavità dei petali. I sepali sono ovati, glabri. L’ovario è supero sul ricettacolo del fiore sul quale sono inseriti i verticilli fiorali e che è provvisto di un disco ipogino che caratterizza la famiglia cui appartengono gli agrumi. Il disco ha la forma di un anello sotto l’ovario ed è provvisto di grosse ghiandole. Il frutto è una capsula a quattro lobi che a maturità si separano ciascuno con semi angolosi. Pianta ruderale, ai margini di boschi dei piani montano e submontano, in luoghi rocciosi, scarpate secche. Fiorisce tra febbraio e giugno.

Contiene un olio volatile e le sue foglie nei tempi antichi, e anche oggi, erano usate in profumeria, in cucina e in medicina contro vari disturbi come vertigini, isterismi, e come balsamo. Il richiamo di Luca è ai Farisei che sottoponevano questa pianta a tassa malgrado le prescrizioni che solo le erbe coltivate nei giardini o orti venissero tassate. Plinio (NH XIX,156) ricorda il vino melato aromatizzato con la ruta e che gli antichi attribuivano un particolare prestigio a questa pianta. La ruta si riproduce da seme, per talea, per propaggine. Quando la cima di un ramo si incurva fino a toccare terra, mette subito radici. La ruta si sarchia non senza difficoltà perché provoca ulcerazioni che danno prurito, a meno di coprirsi le mani o di ungerle con olio. Tale accorgimento durante la scerbatura della pianta è ricordato anche da Columella (RR XI,3,38). Lo stesso Columella poi ricorda che le foglie di ruta vengono preparate in una marinata e si conservano a mazzetti (Columella RR VII,7,5). Per Plinio (NH 20,131-143) la ruta è tra le più importanti piante medicinali, non solo per l’uomo, ma anche per gli animali domestici. Egli distingue la ruta coltivata a foglie più larghe e rami più ricchi e quella selvatica che ha aspetto più ispido e maggior forza in ogni suo effetto. L’impiego della ruta doveva essere molto comune se anche Catone (DA, CXXVIII) la pone tra gli ingredienti per la preparazione dell’epityrum di olive verdi, mature o miste.

61. RUTA, Ruta chalepensis L. (RUTACEAE) - (Foto di P. M. Guarrera)

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6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

SENAPE NERA, Brassica nigra (L.) Koch. (BRASSICACEAE) “Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra»”, Marco, 4, 30-32. La senape nera è un’erba annuale con foglie larghe alla base mentre il fusto centrale è ispido, ramificato nelle parti superiori e può raggiungere i 2 metri di altezza su terreni particolarmente fertili. I fiori, numerosi, gialli in racemi, hanno una struttura tetramera tipica delle Crucifere, cioè 4 sepali liberi, 4 petali liberi disposti a croce, un pistillo formato da due carpelli fusi, ma internamente separati da un setto. Il frutto è una lunga siliqua lineare, cioè un frutto secco che a maturità si apre lungo due linee, rilasciando due valve che si estroflettono e un setto mediano sul quale sono i semi. Questi sono molto piccoli, 1 mm di diametro circa, numerosi, cadono a terra, mentre i resti del frutto rimangono attaccati alla pianta per un certo tempo. Diffusa tra la vegetazione attorno al Mare di Galilea, è stata estesamente coltivata fin dai tempi biblici per l’olio che si ottiene dai semi, e che trova impiego come medicamento e conservante. I semi infatti sono ricchi di olio e contengono il glucoside sinigrina e l’enzima mirosina, che in presenza di acqua libera una essenza dotata di intensa azione irritante. La senape coltivata è un tetraploide con 2n=4x=36 cromosomi con forme

selvatiche e razze distribuite sul versante occidentale dell’Asia e dell’Europa. È probabile che la senape coltivata derivi da forme selvatiche raccolte o coltivate come piante da olio nel tardo neolitico (Zohari et al., 2012). L’essenza di senape preserva vari prodotti alimentari dall’azione fermentativa provocata da batteri e muffe. Anticamente i semi si usavano come antidoto contro veleni e per curare, mediante cataplasmi umidi, bronchiti, tossi, raffreddori. Nel Vangelo di Marco e di Luca (13, 18-19) la senape viene citata come pianta dai cui semi piccoli origina una pianta alta e robusta tanto da consentire a uccelli di nidificarvi. Anche se il paragone sembrerebbe forzato in realtà la senape è pianta con semi molto piccoli, a crescita molto veloce, di altezza che supera molte altre piante orticole. Plinio (NH XX 236-240) riporta un lungo elenco di disturbi contro i quali è efficace la senape. E cita anche l’affermazione di Pitagora per il quale la senape è al primo posto tra le piante coltivate; la sua azione tende verso l’alto, perché nessuna altra sostanza penetra tanto nelle narici e nel cervello come la senape. Celso (DM I,212; I,493) ne fa ampio uso come medicamento da solo in cataplasmi o in miscela per la cura di svariati disturbi e anche da consumare in insalate miste. Plinio (NH XIX,171) distingue tre tipi di senape in base al tipo e consistenza delle foglie, ma non è dato di capire di quali specie si tratta. Poiché era già nota a Greci e Romani si ritiene che sia stata messa in coltura piuttosto anticamente. D’altronde semi carbonizzati ritrovati in siti archeologici non consentono di distinguere tra Sinapis e Brassica e di risalire con una certa approssimazione all’epoca di inizio della coltura della pianta (Zohari, et al., 2012).

62. SENAPE NERA, Brassica nigra (L.) Koch. (BRASSICACEAE) - (Foto di F. Rossi)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

STÒRACE DEL LEVANTE, Liquidambar orientalis Mill., (ALTINGICIACEAE) “Il Signore disse a Mosè: «Procurati balsami: stòrace, ònice, gàlbano e incenso puro: il tutto in parti uguali. Farai con essi un profumo da bruciare»”, Esodo 30, 34-35. Detto “albero dello stòrace liquido”, dalla cui corteccia trasuda oleoresina liquida detto stòrace o anche copale che si usa in profumeria, L. orientalis è originario del Medio Oriente mentre L. styraciflua è dell’America e Malesia. L. orientalis può raggiungere i 50 metri di altezza. Ha rami principali che si estendono orizzontali, corteccia rossiccio bruna, foglie con esili piccioli, palmato-lobate, con 5 lobi, glabre, lucide, che emanano un gradevole odore allo sfregamento. Fiori appaiati, bianchi, penduli, cerosi, ricchi di nettare, quelli maschili in racemi terminali, quelli femminili in capolini peduncolati. Frutto globoso, formato da numerose capsule a punta, legnose, da cui a maturità cadono i semi. La Bibbia fa più probabilmente riferimento a L. orientalis, originario dell’Asia Minore, che produce il vero stòrace, usato sia in profumeria sia in medicina e per il legno. La resina che si ottiene dallo stòrace è liquida, carattere questo comune ad altre piante quali Styrax officinalis L. (stòrace comune) e alla parte più sottile della mirra. Da L. orientalis la resina si ottiene iniziando a primavera a scuotere la corteccia dell’albero in modo da provocare

un trauma che la pianta tende a curare ricoprendolo di un essudato odoroso che è appunto la resina di stòrace. Lo stòrace si raccoglie in autunno, ha consistenza di miele, è vischioso, opaco. Lasciato riposare si separa in uno strato superiore fluido di colore scuro, e uno inferiore grigiastro contenente detriti della pianta. Nello stòrace sono contenute resine alcoliche, acido cinnamico, olio volatile. L’uso dello stòrace è prescritto da Mosè nell’Esodo (30, 34-35), per preparare unitamente ad onice, gàlbano e incenso, un balsamo da bruciare (timiati, profumi da bruciare) sull’altare della Testimonianza. Plinio e Dioscoride consideravano Styrax officinalis come l’albero che dava resina per incisione dei rami. Da Plinio (NH XII,124-125) si apprende che lo stòrace viene prodotto nella parte della Siria che confina con la Giudea, all’interno della Fenicia, nei dintorni di Gabala. Le gocce della sua resina hanno un odore forte e piacevole. L’albero internamente è cavo come una canna e pieno di succo. È apprezzato lo storace di Pisidia, di Cipro, della Cilicia, di Creta. Quello della Siria non trova impiego in medicina, ma solo in profumeria. Tra gli storaci prodotti nei vari luoghi citati i più pregiati sono quelli di colore rossiccio, oleosi ed elastici; i peggiori sono quelli bruni e ricoperti da muffe biancastre. Lo storace viene sofisticato con la resina di cedro e gomma, con miele, con mandorle amare. Si tratta di sofisticazioni che vengono svelate al gusto.

63. STÒRACE DEL LEVANTE, Liquidambar orientalis Mill. (ALTINGICIACEAE) -

(Foto di J. P. M. Murcia) 108

6. Piante officinali, aromatiche, tossiche

ZAFFERANO, Crocus sativus L. (IRIDACEAE) “I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, / con i frutti più squisiti; / alberi di cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo, / con ogni specie d’ alberi d’incenso; / mirra e àloe, / con tutti i migliori aromi”, Cantico dei Cantici 4, 13-14. Citato una sola volta nell’Antico Testamento, lo zafferano è una piccola iridacea con un cormo sotterraneo che fiorisce in autunno, prima o in contemporanea alle foglie. Produce 2-5 fiori isolati, grandi, di colore violetto con 6 tepali, fusi in lungo tubo e terminanti in sei lobi, tre esterni, tre interni. Il tubo corollino è internamente percorso dallo stilo che proviene dall’ovario posto sotto il perigonio e terminante con tre lunghi stimmi allargati all’apice a trombetta. I tre stami sono inseriti sul tubo del perigonio. Il fiore è di breve durata e la parte usata è costituita dai tre lunghi stimmi rossi che seccati danno la droga nota in commercio come zafferano usata per colorare tessuti, per aromatizzare cibi e bevande e in medicina. Lo zafferano, nonostante la produzione di fiori completi e belli è tuttavia una pianta sterile e la sua origine è tuttora in parte misteriosa (Grilli Caiola et Canini, 2010). Recenti studi archeologici hanno individuato la sua presenza attraverso dipinti e tradizioni nel Vicino Oriente, nei tempi biblici. Affreschi con fiori di zafferano sono stati trovati in Siria e Palestina indican-

do che la pianta era conosciuta nel Vicino Oriente (Niemeier et Niemeier, 2000 ). La sua presenza è stata riportata in Iraq, nella città natale di Sargon, il fondatore degli Accadi, in Iran, e in molte altre città. Mentre i Sumeri lo usavano come ingrediente di pozioni magiche, nella Palestina e in Egitto il suo impiego era legato ad una presunta azione afrodisiaca e pertanto era simbolo di benessere e passione. Nel giardino del Cantico dei Cantici, come sopra è riportato, lo zafferano viene evocato come pianta aromatica unitamente alle altre più note e diffuse. Ma noto e molto apprezzato era il colore zafferano che distingueva gli abiti dei Leviti (Dahler, 2003). In Italia è coltivato dal Medioevo sull’altopiano di Navelli (L’Aquila), forse provenendo dall’Asia minore. Con oppio e zafferano si faceva il laudàno, un preparato galenico analgesico da non confondere con il làdano, prodotto resinoso ricavato da cisti della macchia mediterranea. I Romani apprezzavano lo zafferano per il colore, il gusto, l’aroma. Nel Satiricon di Petronio (a cura di Reverdito, 2002) viene citato nella famosa cena da Trimalcione. Lo zafferano è oggi la droga più costosa del mondo. Studi biochimici hanno portato alla identificazione dei composti responsabili del colore dello zafferano, i carotenoidi crocina e crocetina; dell’aroma, il safranale e altri composti; il sapore è dovuto al flavonoide picrocrocina, presente in elevate quantità (circa il 13% del peso secco).

64. ZAFFERANO, Crocus sativus L. (IRIDACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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7 ALBERI E ARBUSTI

“Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male”, Genesi 2, 9.

Abete della Cilicia, Abies cilicica (Antoine & Kotschy) Carrière Acacia, Acacia raddiana Savi Alloro, Laurus nobilis L. Balsamo, Commiphora gileadensis (L.) Engl. Carrubo, Ceratonia siliqua L. Cedro del Libano, Cedrus libani A. Richard Cipresso, Cupressus sempervirens L. Cipro (Henna), Lawsonia inermis L. Ebano, Diospyros ebenum Koenig ex Retz. Ginestra bianca, Retama raetam Webb. & Berth. Incenso, Boswellia sacra Fluek Leccio, Quercus ilex L. Lentisco, Pistacia lentiscus L. Mirra, Commiphora myrrha Engl. Olmo canescente, Ulmus canescens Melville Pioppo bianco, Populus alba L. Pistacchio, Pistacia vera L. Quercia del M. Tabor, Quercus ithaburensis Decne. Quercia di Palestina, Quercus calliprinos Webb. Rosa, Rosa phoenicea L. Sandalo, Pterocarpus santalinus L. Sicomòro, Ficus sycomorus L. Tamerice, Tamarix aphylla (L.) Karst Terebinto, Pistacia atlantica Desf.

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

In passato la Palestina era probabilmente ricoperta in buona parte da foreste di querce, rappresentate da specie che si rinvengono ancora oggi: Quercus calliprinos Webb. nella parte centrale; Q. ithaburensis nella piana costiera a Nord, sulle colline della Galilea e sul M. Tabor; Q. boissieri nelle stazioni più fresche sempre a Nord, ad es. sul M. Ermon. Boschi e foreste erano anche costituiti da alberi di terebinto (Pistacia atlantica, P. palaestina) e da carrubi (Ceratonia siliqua). È noto che le locali foreste non solo fornivano le materie prime per manufatti, attività artigianali e combustibile, ma erano anche una fonte di legname da costruzione che veniva esportato in Egitto (Zohary, 1982). Ancora oggi predomina in una parte del paese una vegetazione di macchia mediterranea, risultato di un intervento dell’uomo intenso e prolungato nel tempo su tali foreste. Tale macchia è costituita da lentischi (Pistacia lentiscus), mirti (Myrtus communis), spinaporci (Sarcopoterium spinosum), oltre alla citata Quercus calliprinos. Non è sicuro l’indigenato del pino di Aleppo (Pinus halepensis), attualmente diffuso nell’area centrale del paese. Alcune specie tropicali africane sono penetrate in zone caldo-aride, come la palma da datteri (Phoenix dactylifera), abbondante presso Gerico, il sicomòro (Ficus sycomorus), un particolare tipo di fico del Sudan, che cresce attualmente per riproduzione vegetativa nella stessa località e in Galilea, e la mela di Sodoma (Calotropis procera), che si rinviene ad es. nei dintorni del Mar Morto. Tra gli alberi tipici del deserto, nel fondo degli uadi, sono le acacie (Acacia raddiana e A. tortilis), dalle lunghe radici che permettono loro di arrivare all’acqua nelle profondità del sottosuolo. Con assi di legno di acacia erano costruiti l’arca dell’alleanza e i suoi accessori (Esodo 25, 10-13; 25, 23; 26, 15). Tipici della vegetazione steppica, in zone sabbiose in particolare del litorale, sono una sorta di ginestra dai fiori bianchi (Retama raetam), la passerina (Thymelaea hirsuta), varie specie di tamerici (Tamarix sp. pl.) e l’assenzio (Artemisia herba-alba), mentre le steppe arborate - ad es. nei dintorni del mare di Galilea - sono caratterizzate dalla sopra citata Pistacia atlantica. Nei deserti e nelle steppe desertiche cresce il non comune Ziziphus lotus, mentre al contrario il suo stretto parente Ziziphus spina-christi è largamente diffuso dalle aree desertiche a quelle più calde della regione mediterranea. Sui suoli salsi predomina una vegetazione alofila (cioè adattata all’elevato contenuto salino del suolo) costituita da salicornie e Atriplex halimus (Foggi, 1999). L’abete di Cilicia (Abies cilicica) e il cedro del Libano (Cedrus libani), allo stato spontaneo, non sono oggi più presenti nel territorio di Israele. Con il legno di quest’ ultimo - assai ricercato - fu costruito il Tempio di Gerusalemme. Il sandalo (Pterocarpus santalinus) e l’ebano (Diospyros ebenum), altri legni assai

pregiati, erano importati dall’Estremo Oriente (India e aree adiacenti). In relazione alla descrizione di piante nel racconto biblico Maillat et Maillat (1999) notano che “La vegetazione del Pentateuco è soprattutto quella delle steppe e dei deserti...; la vegetazione dei Profeti è soprattutto quella della Terra Promessa e in particolare della Giudea; nei Vangeli si evoca soprattutto la vegetazione della Galilea, luogo di soggiorno e predicazione di Gesù Cristo, e particolarmente la vegetazione dei dintorni del lago di Tiberiade”. Nella Bibbia diversi alberi - in genere di aspetto imponente - sono associati a luoghi particolari: ad es. le querce di Basan, sulle alture del Golan, simbolo di forza e anche utilizzate per fare i remi delle navi (Isaia 2, 13; Ezechiele 27, 6; Zaccaria 11, 2); le querce [o terebinti] di Mamre, località ricollegata con Ebron o siti distanti alcune miglia da esso (Genesi 18, 1), dove tre uomini – che i Padri della Chiesa interpretano essere immagine della Trinità - apparvero ad Abramo preannunciandogli che sua moglie avrebbe avuto un bimbo nonostante fosse sterile; e il terebinto caratterizzante la cosiddetta “Valle del Terebinto”, dove Davide uccise il gigante Golia (1 Samuele 17, 2). Non meno importanti sono i riferimenti a Sittim, le acacie, località nelle steppe di Moab, dove avvenne il tradimento del popolo di Israele con le donne e le divinità del luogo, causando una grave punizione divina (Numeri 25,1-16). Sittim è anche ricordata perché da lì partirono le spie per esplorare il territorio di Gerico che Giosuè stava per prendere:“Giosuè, figlio di Nun, di nascosto inviò da Sittim due spie, ingiungendo:« Andate e osservate il territorio di Gerico». Essi andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab. Lì dormirono” (Giosuè 2,1). Durante il soggiorno in Egitto il popolo d’Israele venne a conoscenza di vari usi e costumi riguardanti la vita e il culto locale. Conobbero l’uso di essenze e spezie nuove tra le quali l’incenso, originario e importato dalla Somalia ed Etiopia; la mirra pure di origine africana; il cipro, il sandalo. Inoltre piante coltivate da frutto come il sicomòro. Gli ebrei all’uscita dall’Egitto usarono l’incenso come essenza da bruciare nella Tenda della Testimonianza e poi nel Tempio di Gerusalemme per cui le citazioni di questo albero e della sua resina sono le più numerose nella Bibbia. Per l’uso del legno profumato vengono citate il sandalo e l’ebano, entrambi di origine indiana, costosi e riservati a lavori pregiati in dote ai Faraoni egiziani. Un così intenso uso degli alberi per impieghi cultuali e altro, deve avere causato un iniziale declino della crescita di tali piante.

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7. Alberi e arbusti

ABETE DELLA CILICIA, Abies cilicica (Antoine & Kotschy) Carrière (PINACEAE) “Nel deserto pianterò cedri, / acacie, mirti e ulivi, / nella steppa porrò cipressi / olmi e abeti”, Isaia 41 19.

latitudine di circa 34° nord (1 Re 6,34). Riguardo all’uso del legno di questa pianta si trovano informazioni in Ezechiele (27, 3-9), il profeta che paragona Tiro a una nave di perfetta bellezza e descrive il materiale usato nelle sue varie componenti: “…i tuoi costruttori ti hanno resa bellissima: / con cipressi del Senir / hanno costruito tutte le tue fiancate, / hanno preso il cedro del Libano / per farti l’albero maestro; / i tuoi remi li hanno fatti con le querce di Basan; / il ponte lo hanno fatto d’avorio, / intarsiato nell’abete delle isole di Chittim. / Di lino ricamato d’Egitto era la tua vela che ti servisse d’insegna”. Secondo Hepper (1992) è molto probabile che l’albero della nave non fosse fatto col tronco di cedro del Libano, troppo robusto e massiccio per tale scopo, ma da Cipressi del Senir o ancora meglio da abeti della Cilicia, dai tronchi sottili e agili. Senir è la parte del Monte Ermon nel Libano dove crescono cedri, cipressi, abeti. È anche da notare che nella Bibbia NRSV (New Revision Standard Version) la traduzione del passo sopra riferito di Ezechiele riporta che le fiancate delle navi di Tiro erano fatte di abete del Senir e il ponte con pini delle coste di Cipro.

L’Abete della Cilicia, gimnosperma, è un albero che raramente raggiunge i 35 mt. di altezza. Ha corteccia grigio-cenere, branche patenti o ascendenti che conferiscono alla pianta un aspetto affilato conico con rami distici, opposti e glabri. Ha foglie aghiformi corte e sottili, di 2-3 mm., piane, un po’ incise alla sommità, di colore verde–scuro con due file di stomi nella pagina inferiore. I coni sono molto grossi, 5 cm di diam., cilindrici, appuntiti, dapprima verdi, poi bruno-rossastri a maturità. È una bellissima pianta ornamentale, vigorosa, rustica che cresce insieme al Cedro del Libano formando un tipo di foresta mista. Introdotto in Europa più di un secolo fa dall’Asia Minore, e specialmente dalla Cilicia, la regione dell’Anatolia meridionale, oggi Turchia. L’acquisto di grosse quantità di legno da parte di Re Salomone da Chiram, re di Tiro, comprendeva questa specie del Libano il cui limite più meridionale di distribuzione è oggi ad una

65. ABETE (BIANCO) DELLA CILICIA, Abies cilicica (Antoine & Kotschy) Carrière (PINACEAE) (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

estate. L’Acacia viene più volte citata nella Bibbia come uno degli elementi tipici del paesaggio e di sostentamento per il popolo israelita offrendo ombra e cibo per gli animali e i pastori. Sittim, significa “le acacie” ed è un nome di località delle steppe del Moab. Con il legno di acacia fu costruita la Dimora, cioè il santuario portatile che accompagnò gli Ebrei durante la traversata del deserto. Di acacia doveva essere anche la tavola dei pani dell’offerta e l’altare degli olocausti. È l’albero tipico delle oasi desertiche, capace di adattarsi a lunghi periodi di secco mediante modificazioni xeromorfiche, e si trova in terreni poveri di azoto. Questo adattamento è legato alla simbiosi che la pianta stabilisce con batteri (rizobi) che formano noduli sulle radici e nei quali avviene la fissazione di azoto atmosferico da parte dei batteri stessi. Le foglie, nonostante le lunghe spine, sono consumate dai cammelli. L’acacia biblica non è quella da noi diffusa lungo le strade (Robinia pseudoacacia), proveniente dal Nord America.

ACACIA COMUNE, Acacia raddiana Savi (FABACEAE) “Faranno dunque un’arca di legno d’acacia: avrà due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza”, Esodo 25, 10. L’Acacia raddiana è un piccolo albero di 5-6 metri di altezza, ramificato in alto con chioma espansa simile a un ombrello aperto. Le foglie sono bipennate, composte da 5-12 paia di foglioline piccole, oblunghe, ellittiche, glabre, provviste di stipole trasformate in spine robuste, lunghe, generalmente diritte, talora ricurve. Fiorisce tra ottobre e dicembre con fiori minuti, gialli, in glomeruli terminali, rotondi di 0,5-2,5 cm di diametro, su peduncoli lunghi 1,5-2,5 cm. I fiori sono formati da 5 sepali e 5 petali corti, giallo chiaro e tanti stami che fuoriescono dal tubo corollino, in mezzo ai quali è un lungo ovario. Il frutto è un legume lungo 13 cm, glabro, compresso e spiralato, che cade dall’albero e viene consumato dagli animali. Ha due periodi di fioritura, a primavera e nella tarda

66. ACACIA COMUNE, Acacia raddiana Savi (FABACEAE) - (Foto di A. Danin)

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7. Alberi e arbusti

diano e viene impiegato come pianta ornamentale per giardini e parchi. Cresce allo stato spontaneo su terreni rocciosi del Monte Carmelo e nella Galilea, senza tuttavia essere mai stato abbondante in Palestina. Albero molto stimato dai Greci che lo ritenevano pianta nobile per eccellenza e lo usavano per fare corone per onorare eroi e personalità famose. Si ricorda che nella mitologia greca Dafne inseguita da Apollo venne trasformata in una pianta di alloro. Nella Bibbia è citato come simbolo di benessere e di gloria e per i Cristiani simboleggia la resurrezione di Cristo e la vittoria del bene sul male. Le foglie sono ancora oggi usate come aromatizzante di cibi; radici, foglie, frutti e corteccia sono stati a lungo utilizzati in medicina per il loro contenuto in olio essenziale. Per il fogliame denso, permanente e fragrante, l’alloro è un albero simbolo di prosperità e nobiltà. Gli antichi Romani per festeggiare poeti e generali vittoriosi usavano intrecciare rametti di alloro in una corona, “laurea” e porla sul capo di tali personaggi in segno di gloria e di vittoria. Si può ricordare che la parola ”laurea” e “baccalaureato” è oggi il riconoscimento agli studi effettuati presso Università e Centri di ricerca (già dal Medioevo se ne incoronavano coloro che avevano finito gli studi universitari, ma anche i poeti). Da alloro deriva il nome Oren.

ALLORO, Laurus nobilis L. (LAURACEAE) “Egli si taglia cedri, prende un cipresso o una quercia che aveva fatto crescere robusta nella selva, pianta un alloro che la pioggia farà crescere”, Isaia 44, 14. È un albero sempreverde, a portamento arboreo o arbustivo, di altezza variabile, a chioma appuntita o allargata, molto ramificato, a crescita lenta. Foglie persistenti intere, ovate, brevemente picciolate, ellittico-lanceolate con apice acuto, lunghe fino a 20 cm, glabre a margine liscio lievemente ondulato, coriacee e profumate, alterne, raramente opposte o verticillate; la pagina superiore lucida di colore verde scuro, quella inferiore più chiara verde opaco. Fiori piccoli, biancoverdastri, unisessuali su piante distinte (piante dioiche), in ombrelle laterali o terminali o in dense cime con numerosi fiori. I fiori maschili hanno quattro petali e numerosi stami, provvisti di ghiandole nettarifere; i fiori femminili hanno pochi stami, un pistillo da cui sviluppa una drupa, nera, di lunghezza di circa 1,0-1,3 cm, che contiene un solo seme sferoidale, con due cotiledoni ricchi di sostanze grasse; giunge a maturazione in ottobre-novembre. I frutti rimangono sulla pianta per tutto l'inverno, talvolta sino a primavera inoltrata. Si trova in formazioni miste dal piano basale a quello me-

67. ALLORO, Laurus nobilis L. (LAURACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

e a seguito di incisioni eseguite nei mesi caldi. La linfa sgorga dalla ferita in forma di gocce bianche che presto rapprendono e cadono a terra da dove vengono raccolte. La goccia dapprima è bianca, poi diviene color miele col tempo. Il liquido è limpido, di sapore acre, molto aromatico e consistente come la trementina. Recentemente due scienziati Israeliani dell’Università di Gerusalemme sono riusciti a riprodurre la pianta e sono in attesa del proseguimento della crescita e del possibile prodotto (Iluz et al., 2010). Bosmath, il nome di una figlia di Esaù e di una sorella di Salomone, deriva da “balsamo della Giudea”. Secondo Flavio Giuseppe (I sec. d.C.) presso Gerico è la terra più fertile della Giudea, ricca in gran numero di palme e di piante di balsamo. E Antonio, triumviro romano, dopo aver conquistato la Siria e i paesi giudei e arabi, ritagliò una gran porzione dei territori di Erode e Malco e ne fece dono a Cleopatra, regina d’Egitto. Tra tali territori erano zone a palmeti di Gerico dove cresceva il balsamo. Celso (DM III,21. 7; DM V,24. 3) informa che dal balsamo si otteneva una apprezzata essenza anche per bollitura del legno, delle foglie e dei semi. Il balsamo serviva per uso interno come diuretico e per uso esterno per pulire ferite e infezioni e come emolliente in forma di cataplasmi.

BALSAMO, Commiphora gileadensis (L.) Engl. (BURSERACEAE) “Con te commerciavano Giuda e la terra d’Israele. Ti davano in cambio grano di Minnit, dolci, miele, olio e balsamo“, Ezechiele 27, 17. Il balsamo è un alberello, dai rami rossicci, eretti, fragili e con nodi diseguali. Le foglie, ternate o pluripennate, hanno foglioline diseguali, intere, verde glauco. Fiori isolati su brevi peduncoli, bianchi. Frutto piccolo, aromatico. Originario dell’Arabia, sarebbe stato introdotto nella Giudea dalla Regina di Saba che in occasione della sua visita al re Salomone gli fece dono di alcuni rametti di balsamo. Da allora sembra che sia stato coltivato in vigne nei giardini di Salomone e nella valle di Gerico vicino Engaddi. Le piante, i balsamini, erano custoditi e riservati in orti reali, ma il loro numero era molto limitato all’epoca dei Romani i quali li moltiplicarono a mezzo di arboscelli facendola divenire una coltura molto redditizia. In seguito alla conquista della Palestina da parte dei turchi la pianta venne trasferita nei giardini del Sultano che ne vietava la visita e la coltivazione al di fuori degli orti reali. Il pregio della pianta sta nella linfa che fuoriesce dalla corteccia e da varie parti vegetative, spontaneamente

68. BALSAMO, Commiphora gileadensis (L.) Engl.(BURSERACEAE) - (Foto di D. Lluz)

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7. Alberi e arbusti

CARRUBO, Ceratonia siliqua L. (CAESALPINIACEAE) “Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gliene dava”, Luca (15, 16). Albero a crescita molto lenta, ma anche molto longevo e resistente a molte avversità ambientali. È sempreverde, densamente ramificato in alto, con rami tortuosi e pendenti formanti una corona arrotondata. Ha foglie alate, su un rachide di color rossastro, composte da 2-4 paia di foglioline ovato-rotonde, coriacee, lisce e lucide, di colore verde intenso. I fiori compaiono all’inizio estate e continuano fino all’autunno, raccolti in brevi spighe ascellari, sessili lungo i rami; quelli maschili formati da cinque stami, e un gineceo ridotto, quelli femminili da ovari allungati e stami ridotti. Gli involucri fiorali sono pressoché assenti. È una specie considerata dioica in quanto fiori maschili e femminili sono su piante diverse, ma in realtà la stessa pianta può presentare tre tipi di fiori: maschili, ermafroditi, femminili. I frutti, le carrube, sono dei lunghi legumi che maturano nell’estate successiva alla fioritura. Il legume ha polpa carnosa e dolce, nella quale sono dei semi piatti e duri. Citato solo nel Nuovo Testamento, il carrubo è un albero nativo in

Israele, importante componente della sua vegetazione, presente in molte associazioni arboree delle pianure costiere e sulle colline della Galilea e della Samaria. Luca (15, 16) riferisce che le carrube venivano usate per alimentazione umana e animale, e anche oggi entrano nella composizione di molti mangimi. Ma è pianta di molto interesse anche in medicina per i semi le cui farine ricche di addensanti ed emulsionanti vengono impiegate in campo farmaceutico ed alimentare. Inoltre i frutti, previa frantumazione, possono essere sottoposti a fermentazione e distillazione per dare alcool. I semi, molto duri e omogenei per dimensioni e peso, sono stati usati a lungo come unità di peso, il carato (dall’arabo quirat), per metalli preziosi. Le foglie ricche di tannino sono impiegate per la concia delle pelli, mentre il legno trova uso in lavori di ebanisteria e nella fabbricazione di barche. Un tempo molto diffuso sia allo stato spontaneo sia in coltura, il carrubo ha subito col tempo un notevole declino. È un albero molto elegante che viene rivalutato come ornamento di parchi e grandi giardini su terreni sciolti. La pianta e i suoi usi sono stati riportati sia da Plinio sia da Columella. Molti legumi bruciati sono stati trovati negli scavi di Pompei ed Ercolano.

69. CARRUBO, Ceratonia siliqua L. (CAESALPINIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

turità, cilindrici, allungati, con squame che portano sacche polliniche all’ascella. Dagli strobili femminili dopo circa due anni maturano coni ovoidali, legnosi, lunghi circa 10 cm., che lasciano cadere le singole squame con i semi. Pianta molto longeva: si parla di esemplari che contano circa 2500 anni. Un tempo molto diffuso, è stato fortemente sfruttato per il legno resinoso e molto durevole per cui oggi il cedro del Libano allo stato naturale è ridotto a poche centinaia di esemplari protetti in riserve all’uopo costituite nel Libano (Databook on endangered tree and shrub species and provenance, 1986). In Turchia ne esistono ancora estese formazioni sui monti Tauri dove la riproduzione naturale è spesso molto abbondante e vigorosa. In coltivazione è un albero molto apprezzato e piantato a scopo ornamentale in grandi giardini e parchi. Nella Bibbia il cedro del Libano è citato più volte a simboleggiare la nobiltà, la regalità e la forza. Dopo l’incenso è l’albero più citato nella Bibbia (70 volte), per quanto solo nell’AT. La sua fama è legata a quella di re Salomone che “Parlò di piante, dal cedro del Libano all’issòpo che sbuca dal muro” (1 Re, 5,6) e ne chiese in abbondanza a Chiram, re di Tiro per costruire il Tempio a Gerusalemme.

CEDRO DEL LIBANO, Cedrus libani A. Richard (PINACEAE) “Persino i cipressi gioiscono per te / e anche i cedri del Libano: / Da quando tu sei prostrato / non sale più nessuno a tagliarci”, Isaia 14, 8. “Sono sazi gli alberi del Signore / i cedri del Libano da lui piantati”, Salmo 104, 16. Albero maestoso, di 20-35 m di altezza, e tronco di 58 m di larghezza, formava densi boschi nel Libano e nei Tauri della Cilicia. Per la qualità, fragranza e durata del legno, venne molto utilizzato in antichità per costruire case, navi, troni, altari. Cresce principalmente su terreno roccioso da 1500 fino a 3000 mt di altezza in ambienti a clima continentale freddo, mediterraneo o temperato freddo con piogge invernali. Conifera sempreverde, ha fusto con apice appiattito, rami orizzontali a candelabro, che formano palchi densamente coperti di foglie lunghe fino a 3 cm, verde scuro, riunite in fascetti di 30-40, su brevi rametti (brachiblasti). Fiori unisessuali sulla stessa pianta, quelli femminili in strobili verdastri, tondeggianti e corti, formati da squame con ovuli all’ascella; quelli maschili in strobili giallastri a ma-

70. CEDRO DEL LIBANO, Cedrus libani A. Richard (PINACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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7. Alberi e arbusti

CIPRESSO, Cupressus sempervirens L. (CUPRESSACEAE) “Là gli uccelli fanno il loro nido / e sui cipressi la cicogna ha la sua casa”, Salmo 104, 17. Il cipresso è una conifera di 20-30 m di altezza, dal portamento slanciato e appuntito (piramidale), con rami svettanti e aderenti al tronco principale. Questo avviene nella forma piramidale, mentre nella forma orizzontale i rami sono più divaricati e la pianta assume un portamento più aperto con chioma conica. Le foglie squamiformi embricate, opposte, piccolissime e disposte in file molto serrate, verdi e lisce, ricoprono i rami cilindrici. I fiori maschili e femminili sono raggruppati in strobili distinti sulla stessa pianta. Gli strobili maschili sono cilindrici, allungati per 1,5 cm, portati in gruppi all’estremità di rametti; quelli femminili (coni) isolati o in gruppi sono tondeggianti, di 2,5 cm di diametro, formati da squame peltate al disotto delle quali sono gli ovuli e a maturità si aprono lasciando cadere i semi che sono allungati e provvisti di ala membranosa. Fiorisce in aprile-maggio e matura

i semi nell’estate successiva. Pianta ornamentale, spesso coltivata nella regione mediterranea, ha legno molto aromatico, duro, resistente all’acqua. Usato dagli antichi per fare statue di idoli, ma anche le navi dei Fenici, Greci, Cretesi (e l’arca di Noè). È nativo in Israele, una volta comune sulle montagne della Giudea. Usato come ornamento di tombe in Oriente, in Grecia e a Roma. Il suo legno, molto resistente, è servito per i sarcofagi delle mummie Egiziane. Da ciò ne è derivato un simbolo di tristezza, ma nella Bibbia esso viene anche riportato come simbolo della sapienza. È spesso coltivato nella regione mediterranea per rimboschimenti, siepi e viali. Anche il cipresso, come il cedro del Libano, non è riportato nel NT. È invece citato (23 volte) nell’AT: nei Libri Profetici (8 volte), nella Genesi, in 1Re in 2Cronache, nel Cantico dei Cantici e nel Siracide allorché viene fatto l’elogio della Sapienza: “Sono cresciuta come un cedro sul Libano, / come un cipresso sui monti dell’Ermon” (Siracide, 23,13). Il versetto precisa il sito dove la pianta può crescere e trovarsi, sui monti dell’Ermon.

71. CIPRESSO, Cupressus sempervirens L. (CUPRESSACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

CIPRO (HENNA O HENNÈ), Lawsonia inermis L. (LYTHRACEAE) “L’amato mio è per me un grappolo di cipro / nelle vigne di Engaddi “, Cantico dei Cantici, 1, 14. Un tempo assegnato al genere Cyperus, cipro è un arbusto apprezzato fin dall’antichità per la non comune fragranza dei fiori e più noto come hennè o henna. Spesso arborescente, può raggiungere 2-8 metri in altezza, con rami più o meno spinescenti. Nei primi due anni di vita la pianta non ha spine e le foglie hanno un basso contenuto di colorante. Nelle piante mature si sviluppano lunghe spine dalle gemme fogliari durante la fase di quiescenza. Foglie opposte, lanceolato-ovate, ristrette alla base in corto picciolo. Da maggio a luglio compaiono fiori tetrameri, piccoli, profumati, in pannocchie terminali, bianchi o rosati. Frutto a capsula globosa contenente 40-45 semi poligonali, angolosi, che maturano alla fine dell’estate. È una pianta molto resistente alle elevate temperature e al secco prolungato, che cresce spontanea vicino alle oasi dei deserti e in regioni semiaride, ai bordi delle piantagioni di palma. Originaria delle regioni tropicali e subtropicali dell’Africa si è diffusa in Iraq, Iran, India occidentale e poi coltivata in tutto il bacino Mediterraneo orientale. Probabilmente era coltivata anche nelle oasi calde come a Engaddi, tra il Mar Morto e i precipizi del deserto della Giudea, luogo ricco di acqua

dove anticamente crescevano molte piante medicinali e cosmetiche. Oggi diffusa in quasi tutti i paesi arabi con l’Iran come il maggior produttore di henna. Le foglie contengono un colorante giallo, il lawsone, un ossi-naftochinone. Il più alto contenuto del colorante si ha nei piccioli delle foglie giovani e nelle foglie più vecchie. Dalle foglie si estrae una droga che ha azione abortiva e viene talora adoperata per tagliare l’hashish. Il più largo uso dell’hennè è in cosmetica, in particolare in tinture per capelli, per tingere la pelle e le unghie. Cosmetico tipico delle popolazioni arabe, viene utilizzato allo stato di foglie fresche schiacciate oppure in polvere impastata con acqua e succo di limone per tingere pelli, unghie, tessuti, legni, e per fare, allora come oggi, dei tatuaggi. L’uso dell’hennè per le donne è segno di buona fortuna e le proteggerebbe da sventure. È un colorante a lunga persistenza, che si è conservato sulle mummie più antiche. Nel versetto del Cantico dei Cantici sopra riportato si parla di grappoli di cipro e di vigne. Ciò in apparente contrasto con la biologia della pianta appena descritta. In realtà al tempo di Salomone, nel territorio di Engaddi, cipri e balsamini (piante di balsamo) venivano piantati in file ordinate e le piantagioni erano chiamate vigne. Invece il senso religioso sarebbe quello dei grappoli di frutti della resurrezione di Cristo, della predicazione degli Apostoli, delle conversioni dei Gentili e l’assistenza alla Chiesa fino alla fine dei secoli (Cultrera, 1861).

72. CIPRO (HENNA O HENNÈ), Lawsonia inermis L. (LYTHRACEAE) - (Foto di B. Baud)

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7. Alberi e arbusti

EBANO, Diospyros ebenum Koenig ex Retz. (EBENACEAE) “Gli abitanti di Dedan trafficavano con te; il commercio delle molte isole era nelle tue mani: ti davano in pagamento zanne d’avorio ed ebano”, Ezechiele 27, 15. L’ebano è albero sempreverde, che può raggiungere i 20-25 m in altezza, a crescita lenta, glabro in tutte le sue parti. Rami con corteccia grigia, di colore scuro quelli che portano i fiori. Ha foglie alterne, ovatooblunghe, coriacee, intere, di 6-15 cm in lunghezza e larghe 3-5 cm. Fiori piccoli, sessili, ascellari, solitari, unisessuali, con corolla a forma di campana o tubulosa. Frutti piccoli, tipo bacca, di circa 2 cm di diametro, tondeggianti, che ricordano quelli del comune kaki, col quale condividono l’appartenenza alla stessa famiglia. Originario dell’isola di Ceylon, per cui si chiama “Ebano di Ceylon”, si trova in una fascia che si estende dall’India all’Arcipelago malese, in aree a media aridità. Famoso per fornire il legno, l’ebano, di colore nero venato di verde, durissimo, a grana compatta, di lunghissima conservazione all’aria, fornito da piante che hanno raggiunto la maturità. Il colore nero è dovuto a un pigmento che impregna la parte più interna del legno (duramen). L’ebano è un legno pregiatissimo che può essere lavorato solo da esperti “ebanisti” per

la produzione di oggetti di pregio molto pesanti, intarsi, tasti da pianoforte, perciò largamente impiegato in ebanisteria e liuteria. Nel suo lamento per la rovina di Tiro, Ezechiele (27, 15) ricorda i beni accumulati dal Re attraverso il commercio con paesi e isole, enumerando varie merci di scambio tra le quali l’ebano. In Israele il palazzo di Salomone e altre strutture di pregio venivano ornate con opere di ebanisteria dove il legno nero dell’ebano era combinato con sculture di avorio per dare maggiore contrasto all’opera nel suo insieme. Per Hepper (1992) la pianta che veniva acquistata e usata in Palestina nei tempi antichi non è quella che noi assegniamo a Dyospiros ebenum, ma Dalbergia melanoxylon che cresce in paesi più secchi ai margini del Sahara, di più facile importazione data la maggior vicinanza tra i luoghi di produzione e l’antica Palestina. Dyospiros ebenum inoltre risulta che veniva importata dai paesi originari in tempi molto successivi a quelli citati nella Bibbia. Dalbergia ha un ciclo di crescita che va dai 70 ai 100 anni. Il pregio della pianta, che è originaria del Sudan e Senegal, sta nel legno nero paragonabile al vero ebano, durissimo, a grana fine e compatto, difficile da lavorare. È legno per ebanisteria e per lavori molto pregiati e costosi. In Europa è molto considerato per fare strumenti musicali, pianoforti e clarinetti.

73. EBANO, Diospyros ebenum Koenig ex Retz. (EBENACEAE) - (Foto di R.A. Howard)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

GINESTRA BIANCA, Retama raetam Webb. & Berth. (FABACEAE) “Elia impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra“, 1 Re, 19, 3-4. La ginestra bianca è un albero alto 3 metri, molto ramificato a poca altezza dal terreno, con una chioma molto densa ed espansa. I rami, lunghi e flessibili, sono coperti da foglie, allungate e minute, che cadono poco dopo la loro comparsa, per cui la pianta vive fotosintetizzando a mezzo dei rami che restano verdi, muniti di stomi infossati in solchi in modo da ridurre al minimo la dispersione dell’acqua. Fiorisce dalla fine dell’inverno all’inizio della primavera. In quel periodo la pianta si copre di miriadi di piccoli fiori, profumati, brevemente pedicellati, con calice purpureo e corolla bianca con venature violette. Il fiore ha struttura papilionacea e il frutto è un piccolo legume che cade a terra quando maturo e contiene un solo seme duro, giallo. I semi vengono consumati dai conigli che li espellono e li rendono germinabili. Il racconto biblico narra dei prodigi del profeta Elia che dopo aver eliminato i falsi profeti di Baal e scortato re Acab per difenderlo dalla pioggia torrenziale, venne minacciato di morte da Gezabele, la moglie di

Acab. Per sfuggire al pericolo di essere ucciso si inoltrò nel deserto dove si rifugiò sotto una ginestra per difendersi dal freddo e dal sole. In varie traduzioni della Bibbia la parola ginestra venne tradotta in modo improprio come “ginepro” (La Bibbia di Gerusalemme, 1974). Si tratta invece di una delle più comuni ginestre che crescono nel deserto, su terreni sabbiosi o anche sabbie, nella regione mediterranea. È una ginestra molto utilizzata per produrre ottimo carbone e per stabilizzare terreni e scarpate sabbiosi, incoerenti, nelle Alture del Golan, del Monte Carmelo e nella parte orientale della Samaria. Ciò grazie all’apparato radicale della pianta con radici che si estendono fino a 20 metri di profondità catturando l’acqua negli strati più bassi del terreno. I semi vengono raccolti e mangiati dai beduini che se ne servono come rimedio contro diversi disturbi: mal di testa, mal di stomaco, mal di denti.Le caratteristiche della ginestra bianca sono tali da rendere attendibile il racconto di Elia, che dalla ginestra poteva trovare sollievo e anche alimento, cosa improbabile da un ginepro. Sotto la ginestra infatti Elia si addormentò e dopo aver mangiato quello che l’angelo gli fece trovare, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb. “Frecce di un prode / con braci ardenti di ginestra” (Salmo 120,4) servono per salire sul Monte Sion.

74. GINESTRA BIANCA, Retama raetam Webb. & Berth. (FABACEAE) - (Foto di M. Grilli Caiola)

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7. Alberi e arbusti

INCENSO Boswellia sacra Flueck (BURSERACEAE) “Uno stuolo di cammelli ti invaderà, / dromedari di Madian e di Efa, / tutti verranno da Saba, portando oro e incenso”, Isaia 60, 6. Si tratta di alberi o arbusti di media altezza, distribuiti in Africa, nella Penisola Arabica e in India. La forma più comune ha fusti ramificati con chioma allargata in alto a cono rovesciato, ma se ne trovano anche con rami contorti ed abbassati fino a toccare il terreno. Foglie pennate-composte con foglioline a margine dentato, pubescenti, tomentose e verdi nella pagina inferiore. Fiori numerosi, piccoli, verdastri o biancastri lungo racemi con petali caduchi di 4-5 mm. Ogni fiore presenta 5 sepali, 5 petali fusi e ridotti, 5 stami inseriti su un disco basale e un ovario supero. Il fusto e i rami della pianta sono percorsi longitudinalmente da lunghi canali resiniferi ripieni di resina. Questa essuda naturalmente da foglie e rametti, ma può aumentare dopo incisioni dei fusti. Le gocce sono giallastre o rossastre, molto aromatiche e amare. L’incenso è una gommoresina che trasuda dalla corteccia di varie specie di Boswellia, di cui quattro sono le più importanti: B. sacra, B. frereana, B. papyrifera e B. serrata. Le prime due danno le migliori qualità di incenso: la prima dà incenso per essere bruciato, dalla seconda si ottiene incenso che viene anche masticato ed è fortemente richiesto in Arabia Saudita (Raffaelli et Tardelli, 2003a, 2003b; 2007). B. sacra è la più importante dello Yemen e Oman. Le gocce sono raccolte dalla pianta con opportuni attrezzi, seccate, e la resina commerciata in masse so-

lide più o meno grosse. Ai tempi biblici l’incenso non si trovava in Israele ed era fornito dai Fenici che lo trasportavano attraverso la famosa via delle spezie a sud dell’Arabia e alcune stazioni del litorale dell’Africa Orientale, strada ancora usata per l’importazione dall’ India e dal lontano Oriente. Gli Ebrei probabilmente erano venuti a conoscenza dell’incenso in Egitto e in Assiria, ove era ampiamente impiegato in riti di sacrificio. L’incontro della Regina di Saba con Re Salomone è trattato in 1Re (10, 1-13). La Regina Bilqis regnava su una parte dell’Arabia meridionale corrispondente all’attuale Yemen, dove cresce B. sacra che dà un ottimo incenso che ella portò in dono a Salomone. Secondo un’altra versione la Regina proveniva dall’Etiopia dove cresce B. papyrifera, produttrice di incenso di buona qualità. In ogni caso il dono, l’incenso, rappresentava qualcosa di molto pregiato per il paese della Regina. L’incenso è anche portato in dono dai Re Magi al Bambino di Betlemme in segno di riconoscimento della sua divinità. Nell’Esodo (30, 34-36) Dio prescrive a Mosè di procurarsi dei balsami per preparare, un “profumo da bruciare, una composizione aromatica secondo l’arte del profumiere…”. I “timiati”, ossia i profumi da bruciare, comprendono sostanze in gran parte di origine vegetale, di odore penetrante e gradevole e il fumo prodotto doveva significare l’omaggio dell’uomo a Dio, l’innalzamento dell’anima verso il proprio creatore e benefattore. Essi dovevano essere posti davanti all’Arca della Testimonianza, nella tenda del convegno. Tuttora l’incenso è usato nelle cerimonie religiose della Chiesa Cattolica e Orientale.

75. INCENSO Boswellia sacra Flueck (BURSERACEAE) - (Foto di M. Raffaelli)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

LECCIO Quercus ilex L. (FAGACEAE) “Allontanato questi, fece venire l’altro e gli disse: «Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi (insieme)?»: Rispose: «Sotto un leccio»”, Daniele 13, 56-58. Pianta tipicamente mediterranea, sempreverde, originaria dell’Europa meridionale e del Nord Africa, a portamento arboreo, alto fino a 25 metri, con diametro anche superiore al metro; è un albero molto longevo che può raggiungere i 500-1000 anni. Oppure cresce in forma arbustiva o cespugliosa. L’apparato radicale è strutturato su un fittone molto robusto che si sviluppa in profondità rapidamente per diversi metri, per cui la pianta sopporta male il trapianto. Corteccia grigio brunastra, foglie persistenti, semplici, spesse, coriacee, di forma ellittico lanceolata, verde scuro lucente nella pagina superiore, grigiastre e tomentose in quella inferiore. Il leccio è policiclico, cioè produce anche due-tre cacciate in un anno e le foglie possono persistere per due tre anni. Alcuni esemplari cespugliosi presentano una marcata eterofillia, specie nelle foglie giovani, con foglie basali dentate e spinose, foglie apicali a margine intero. Pianta monoica con fiori

unisessuali. I fiori maschili, in amenti verde-giallastro, hanno un perigonio di 3-7 squame e un numero variabile di stami. I fiori femminili sono avvolti da un involucro con scaglie, in piccoli gruppi su un corto peduncolo, all’ascella delle foglie. Frutti ad achenio (ghiande) di 3-5 cm di lunghezza, con apice affusolato, avvolto per circa metà da una cupola con squame leggermente tomentose. Le ghiande maturano nell’autunno dello stesso anno della fioritura, anche se non sono rari i casi di rifioritura autunnale. Esse sono portate in gruppi 1-5 su un breve peduncolo. Q. ilex ha areale circummediterraneo, è più diffuso nel settore occidentale che in quello orientale. È difficile precisare i luoghi di origine di questa pianta, oggi comunissima in tutta l’area mediterranea, ma che non viene citata tra la flora di Israele. Non si hanno perciò informazioni precise nemmeno sugli usi della pianta ai tempi di Daniele, il cui libro si riferisce a episodi avvenuti alla corte babilonese e persiana. Da quanto riferisce il profeta doveva trattarsi di una pianta coltivata in un giardino e come tale a scopo ornamentale e in grande quantità o almeno di grandi dimensioni se consentiva a persone di nascondersi.

76. LECCIO Quercus ilex L. (FAGACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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7. Alberi e arbusti

LENTISCO, Pistacia lentiscus L. (ANACARDIACEAE) “Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce…Ora dunque, se tu hai visto costei, dì: sotto quale albero li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentisco»”, Daniele 13, 52-54. Alberello basso, molto ramificato, sdraiato, con rami spesso tortuosi e rossicci, formante densi cespugli sempreverdi di colore verde scuro. Foglie composte da 2-5 paia di foglioline ovali, intere, glabre, con picciuolo rossiccio e alato. Fiori unisessuali all’ascella delle foglie, quelli maschili con 5 antere rosse, quelli femminili con un ovario sormontato da tre stimmi da cui si sviluppa una drupa rotonda, rossastra. Il suo tronco per incisione o anche spontaneamente, dà un resina chiara e dolce, detta mastice, poiché viene masticata di continuo dai Turchi. Usata da medici antichi come rimedio di molti mali, è invece di uso ridotto nella medicina attuale. È pianta che per la bellezza del fogliame e del portamento veniva e viene tuttora usata come pianta ornamentale di giardini e parchi. In tale contesto doveva trovarsi quando la casta Susanna

venne sorpresa e calunniata dai vecchioni, come riferisce Daniele. È possibile che si trattasse di lentisco in quanto la pianta forma dei cespugli alti e molto densi tali da consentire a persone di nascondersi dietro ad essi. Alcuni identificano con la resina di lentisco quella che Giacobbe mandò al Vicerè di Egitto per mezzo dei propri figli. “Israele, loro padre, rispose «Se è così, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti della terra e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e làdano, pistacchi e mandorle»” (Genesi, 43, 11). Secondo Moldenke et Moldenke (1952) il balsamo di Giacobbe doveva essere un prezioso prodotto della terra di Canaan, sconosciuto in Egitto, ottenuto per incisione dei rami e del fusto di P. lentiscus, detto anche Albero del mastice. Per la produzione di gomma si scelgono gli alberi maschili. Vengono incisi a luglio per stimolare la produzione dell’essudato e poi questo è raccolto in autunno. Il mastice più rinomato è quello ottenuto dal lentisco dell’Isola di Chio che sarebbe prodotto da P. lentiscus var. chia (Musselman, 2012). Secondo Plinio (NH XXIV,36) la resina di lentisco è un ottimo farmaco per curare le ciglia, per le fratture, per infezioni alle orecchie. Le drupe, la scorza, la linfa sono diuretici.

77. LENTISCO, Pistacia lentiscus L. (ANACARDIACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

OLMO CANESCENTE, Ulmus canescens Melville (ULMACEAE) “Nel deserto pianterò cedri, / acacie, mirti e ulivi, / nella steppa porrò cipressi, / olmi e abeti”, Isaia 41, 19. Seguendo Zohary (1982) si descrive U. canescens, l’olmo canescente che trova anche oggi una sistemazione botanica piuttosto indefinita in quanto viene indicato sia come specie distinta sia come sinonimo di U. minor, o anche come U. minor Mill. subsp. canescens (Melville) Browicz & Ziel. È un albero con fusto diritto, alto fino a 8 m, talora con aspetto arbustivo, a crescita simpodiale, con rametti dell’anno che per una folta peluria assumono colorazione grigia. Foglie alterne, decidue, disposte in modo distico, piuttosto larghe, ovate-oblunghe, a margine dentato, grigie per peli al disotto, asimmetriche, con 12-16 paia di nervature secondarie. La pagina superiore è verde scuro, liscia o scabrosa, con radi peli, mentre la pagina inferiore è opaca, più chiara, pelosa lungo le nervature. I fiori piccoli, in corti glomeruli ascellari, rosso porpora, specialmente le antere, ermafroditi, compaiono prima delle foglie. Frutto a samara appiattita, alata, dispersa dal vento, di 1,5 - 2 cm, a base cuneata con una marginatura che quasi rag-

giunge il seme che è più in alto del centro della samara. Nella Bibbia l’olmo trova citazione, come termine collettivo “olmi” senza specificazione di specie. Inoltre olmo non è citato in altre versioni bibliche o testi di piante bibliche quali Moldenke et Moldenke (1952), Maillat et Maillat (1999). Viene invece riportato da Zohary (1982) e Hepper (1992) senza specificazione precisa. Perciò si può pensare che l’olmo esistesse nel passato in Israele in corrispondenza a un periodo più piovoso, mentre in tempi più recenti la sua presenza si è diradata. Di ambiente umido, cresce lungo i corsi d’acqua in Galilea e Samaria e ciò in contrasto con quanto riporta il versetto di Isaia posto in capo alla scheda dove si parla di steppa. Usato come tutore della vite. Il versetto riportato fa parte di un oracolo che Isaia indirizzava al popolo di Giuda affinché trovasse il coraggio e la fede nel Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe al fine di ottenere la salvezza dall’esilio babilonese cui era stato sottoposto. Durante tutta la sua lunga vita il profeta non cesserà di opporsi alle alleanze con i re Assiri e Medi e di sostenere che la salvezza di Giuda dipendeva dal solo intervento del Dio dei patriarchi, a condizione che Giuda riconoscesse le proprie colpe e fosse disposto a ritornare al proprio Dio.

78.OLMO, Ulmus canescens Melville (ULMACEAE) - (Orto Botanico di Catania)

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7. Alberi e arbusti

PIOPPO BIANCO, Populus alba L. (SALICACEAE) “bruciano incensi / sotto la quercia, i pioppi e i terebinti / perché buona è la loro ombra”, Osea 4, 13. Albero a foglie caduche, alto fino a 20 metri, con chioma ampia, fusto eretto o tortuoso, corteccia dapprima verde metallico, poi biancastra, screpolata longitudinalmente. Foglie semplici, alterne, ricoperte da peli nella pagina inferiore tali da conferire un colore biancastro alla lamina fogliare, con marcata eterofillia: quelle all’apice della pianta sono lobate, con 3-5 lobi a margine dentato, lungamente picciolate, le altre sono tondeggianti o allungate e brevemente picciolate. Pianta dioica con fiori unisessuali su piante distinte, che compaiono prima delle foglie. Gli amenti maschili dapprima rossastri, alla fioritura sono gialli, formati da lunghi amenti pelosi, con fiori a 4 o più stami accompagnati da brattee squamose; quelli femminili sono sessili, verde grigiastro, con un ovario supero con due stimmi e una brattea pelosa. Frutto a capsula peduncolata, a superficie liscia con numerosi semi provvisti di lunghi peli, che ne favoriscono la disseminazione a primavera, poche settimane dopo la fioritura che avviene da marzo ad aprile. Pianta nativa di paesi del Medio Oriente, compresi la Siria e il Libano, è diffusa in Palestina, nelle regioni asiatiche e

africane del bacino mediterraneo, nell’Europa centrale e meridionale. Cresce lungo i corsi d’acqua, ma anche in zone collinose, come ci riferisce Osea nel passo riportato all’inizio di questa scheda. Abbondante dove soggiornavano i patriarchi e profeti. Ai tempi biblici i pali di pioppo venivano impiegati per sostegno delle tende. Il legno, facile da lavorare, serviva per fare utensili domestici e attrezzi agricoli oltre che nell’edilizia. Oltre che come pianta ornamentale, il pioppo era usato in medicina come tonico e febbrifugo per il contenuto in acido salicilico e il glucoside populina nella corteccia. Il nome di persona Livneh deriva da pioppo bianco. Pioppo bianco doveva essere quello che Giacobbe usò, ingannando il suocero Labano, per arricchirsi e possedere greggi in grande quantità. Giacobbe ne usò i ramoscelli per ottenere pecore e capre di un solo colore: “Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo e di platano, ne intagliò la corteccia a striscie bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. Mise i rami così scortecciati nei canaletti agli abbeveratoi dell’acqua, dove veniva a bere il bestiame” (Genesi 30, 37-38). Il pioppo ha infatti corteccia bianca e foglie di sotto biancastre per il rivestimento di peli lanuginosi. Plinio (NH XX,151;47) come rimedio contro le escoriazioni, suggerisce di tenere in mano della menta e del pioppo. Il pioppo è citato solo due volte nell’AT in due libri.

79. PIOPPO BIANCO, Populus alba L. (SALICACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

PISTACCHIO, Pistacia vera L. (ANACARDIACEAE) “Israele loro padre rispose: Se è così, fate pure: mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti della terra e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e làdano, pistacchi e mandorle”, Genesi 43, 11. È un piccolo albero a portamento eretto o sdraiato o cespuglioso, che può raggiungere 10 metri in altezza, con chioma ampia e fitta, rami tortuosi a corteccia rossastra. Foglie decidue, alterne, alate, imparipennate, composte da 2-3 paia di foglioline ovate, dure, lucide e coriacee. Fiori unisessuali su piante distinte (dioiche), privi di corolla e riuniti in racemi formanti pannocchie. Una pianta maschile può produrre polline sufficiente per impollinare fino a 10 piante femminili, ma in natura la proporzione tra i due tipi di piante, femminili e maschili, non è stabilita, e le produzioni di pistacchi ogni anno variano in modo consistente. Vi contribuiscono in modo sensibile anche le condizioni ambientali. Inoltre il frutto impiega due anni per la maturazione. Frutto a drupa, verde o rossa, con endocarpo ovale a guscio sottile e duro, contenente un seme che ha colore verde vivo sotto un tegumento viola. La drupa matura si apre lungo una fessura laterale e libera un seme (pistacchio), gustoso, ricco di grassi, commestibile. Pianta di ambiente steppico, con climi caldi e asciutti, probabilmente ori-

ginaria dell’Asia Minore e Siria, introdotta in Israele dalla Siria o dalla Persia. Si trova in molte zone rocciose del Libano e della Palestina ad altitudini tra i 300 e gli 800 m s. l. m in pistacchieti naturali o impiantati dall’uomo. È coltivato per i semi, mangiati crudi, tostati, sfarinati e impiegati in varie forme di pasticceria. Venne introdotto nel Mediterraneo all’inizio dell’era cristiana e ciò farebbe escludere che Giacobbe potesse disporre di pregiati pistacchi. Potrebbe essersi trattato di forme spontanee di pistacchio a semi eduli, consumati da popolazioni locali. Oppure la parola allude a qualche altro prodotto. Varietà di pistacchi sono estesamente coltivate in Iran, nel sudest della Turchia, nell’Asia centrale e sud-orientale. È un diploide (2n=2x=30) la cui riproduzione avviene per innesto in situ di cultivar su altre specie selvatiche di Pistacia (P. palaestina, P. atlantica, P. terebinthus). Le forme selvatiche hanno frutti più piccoli ma eduli e vengono consumati da popolazioni locali. In base a recenti studi molecolari esistono diversità genetiche e affinità tra forme selvatiche e cultivar di Pistacia. Le prime indicazioni archeologiche indicano che i pistacchi esistevano già nell’età del bronzo e del tardo neolitico. Se queste rappresentino popolamenti di forme spontanee o coltivate non si sa. La totale dipendenza del pistacchio di oggi dall’innesto, pratica che viene riferita da Teofrasto al IV secolo a.C., farebbe pensare ad un addomesticamento piuttosto recente (Zohary et al., 2012).

80. PISTACCHIO, Pistacia vera L. (ANACARDIACEAE) - (Foto di P. M. Guarrera)

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7. Alberi e arbusti

QUERCIA DEL MONTE TABOR, Quercus ithaburensis Decne. (FAGACEAE) “Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore”, Genesi 13, 18. Questa quercia è detta anche “Quercia del Tabor”. Ha distribuzione mediterraneo-orientale. Eliofila e termofila, occupa il piano basale della vegetazione fino a quota 200 metri. Specie caducifoglia, si presenta con rami giovani di colore chiaro e chioma espansa a forma globosa. Alta fino a 25 metri, molto longeva, con apparato radicale alquanto esteso in profondità e orizzontalmente. Ha foglie decidue, conservate fino al tardo autunno, lucide, ovate, coperte da un denso rivestimento di peli, a margini con denti terminanti in una breve punta. Fiorisce a maggio con amenti maschili penduli lunghi 1,5-5 cm con asse tomentoso, e sei stami per ogni fiore; quelli femminili in lunghe spighe hanno un ovario con 4-6 stili. I frutti, le ghiande, maturano nel secondo anno, talora anche nel primo anno, in autunno, e si trovano isolate o in piccoli gruppi su corti peduncoli. Sono le ghiande più grosse che si trovano nel genere Quercus, raggiungendo 2-4 cm di diametro e 4-5 cm in lunghezza. Cilindriche,

con apice ombelicato, rosso scure a maturità e pubescenti, le ghiande sono avvolte da una cupola molto sviluppata, emisferica, di 6 cm di diametro con squame lunghe oltre 1 cm e larghe 5-6 mm, tomentose, legnose, spesso estroflesse. Il legno, è duro e durevole, scuro per impregnazione di tannini e perciò molto impiegato in costruzioni edilizie, barche, utensili di uso quotidiano. Si trova sia in formazioni pure sia miste. Il suo areale attuale è nel complesso più ampio di quello originario per una maggiore diffusione della pianta per via antropica. Ma le foreste di Quercia del Tabor una volta erano molto più diffuse lungo le pianure costiere della Galilea, nel Golan e nel Basan, sui monti della Transgiordania. Le ghiande sono commestibili e per secoli sono state consumate anche dall’uomo oltre che dagli animali. Le cupole sono invece molto ricche di tannini e perciò commerciate e usate per tintura e concia di pelli. Nella Bibbia le querce sono citate numerose volte e tra le prime quelle di Mamre ad Ebron dove Abramo si stabilì ed eresse un altare. Molti luoghi prendono nome da queste piante e sono venerati in quanto dedicati a personalità illustri o ad eventi biblici. In Italia esiste la subsp. macrolepis (Kotschy) Hedge & Yalt., ma solo nel Salento (Puglia) e in Basilicata presso Matera.

81. QUERCIA DEL MONTE TABOR, Quercus ithaburensis Decne. (FAGACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

QUERCIA DI PALESTINA, Quercus calliprinos Webb. (FAGACEAE) “Poi il Signore apparve a lui alle querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno”, Genesi 18, 1. Foglie sempreverdi, rigide, appuntite e spinose, più piccole delle altre querce che si trovano in Israele, con dimensione massima di 2 x 5 cm, ovate, oblunghe, piccole, cuoiose, glabre, con margine spinoso. Le foglie cadono a primavera appena dopo lo sviluppo delle nuove foglie. Fiorisce in aprile con numerosissimi amenti unisessuali; quelli maschili penduli, formati da fiori distanziati lungo l’asse, quelli femminili in corte spighe. Cresce in ambienti aridi, su terreni rocciosi, fino a 1200 m s.l.m.. La quercia di Palestina è la quercia che domina nei boschi e macchie di sclerofille sempreverdi in Israele. Specie arbustiva, cespugliosa, ramificata dalla base, con chioma allargata semicircolare di circa un metro di diametro. Tale portamento, basso e largo, sembra in connessione ad un adattamento assunto dalla pianta in conseguenza dell’intenso sfruttamento subito da parte dell’uomo per la produzione di carbone. Sembra infatti che a tale scopo fosse utilizzata soprattutto questa quercia. Si può trovare

in esemplari isolati nei pressi di cimiteri o luoghi sacri e in tal caso assume dimensioni molto elevate, fino 20 metri di altezza e diametro del tronco di tre metri. Querce di questo tipo potrebbero aver consentito ad Abramo di restare all’ingresso della tenda in momenti caldi della giornata, approfittando dell’ombra offerta da queste piante. ll nome Allon, deriva dal nome quercia. Le Querce sono citate più volte nell’AT, soprattutto in relazione ai vari spostamenti di Abram nella terra di Canaan, oltre a vari episodi importanti, come indicati dai versetti seguenti: “Arrivarono nella terra di Canaan e Abram la attraversò fino alla località di Sichem, presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i Cananei” (Genesi 12, 5-6). Un altro spostamento e luogo segnato da querce è Ebron: “Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre che sono a Ebron, e vi costruì un altare al Signore” (Genesi 13,4). “Essi consegnarono a Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano e i pendenti che avevano agli orecchi, e Giacobbe li sotterrò sotto le querce presso Sichem” (Genesi 35,4). “Allora morì Debora, la nutrice di Rebecca, e fu sepolta al di sotto di Bethel, ai piedi della quercia. Così essa prese il nome di Quercia del Pianto.” (Genesi 35,8).

82. QUERCIA DI PALESTINA, Quercus calliprinos Webb. (FAGACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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7. Alberi e arbusti

di altitudine. Le rose della Bibbia erano certamente diverse da quelle attualmente coltivate, e riconducibili a più specie selvatiche e di coltivazione, a fiori con corolla semplice di 5 petali. Molto apprezzate per le forme, i colori e gli aromi, crescevano spontanee e venivano coltivate in abbondanza per ornamento e per profumi e cosmetici. A volte le citazioni bibliche si riferiscono a piante diverse dal genere Rosa, come ad es. le rose del Siracide (24, 14 e 39, 13). I fiori di rosa erano molto usati per la preparazione di unguenti, oli, polveri a base di fiori e per ghirlande (Teofrasto, PR 25, 35, 45). La caratteristica dell’olio di rosa è che in esso si aggiungono grandi quantità di sale ed è per questa ragione che si ha una forte perdita di materiale. L’unguento di rosa è colorato con le radici di Anchusa. La base migliore per l’unguento di rosa è l’olio di sesamo. Come altri unguenti e oli aromatizzati anche quello di rosa si presta per la terapia di talune malattie ed ha la caratteristica di dare sollievo dall’affaticamento, dalla pesantezza di testa, emicrania, a differenza di altri unguenti che invece la causano. Sereno (LM X), medico romano del III sec. d. C., ordinava di trattare la lebbra come segue: “mischiare biacca e papiro egiziano con incenso ed olio aromatizzato con rose, spalmare il viso per ridargli così sollievo”.

ROSA, Rosa phoenicea L. (ROSACEAE) “Coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano”, Sapienza 2, 8. Gli studiosi di flora Biblica (Moldenke et Moldenke, 1952; Zohary, 1982) ritengono che la più probabile rosa riportata nei Sacri testi sia Rosa phoenicea L.. È una pianta arbustiva, rampicante, apprezzata per i fiori grandi, e profumati, utilizzati in profumeria e per il legno usato in fini lavori di artigianato. Ha fusto rampicante lungo fino a 6 m., con numerose spine. Foglie composte da 5 foglioline, color verde blu, obovate o ovali, su brevi piccioli, con lamina appuntita, finemente pelosa di sotto, dentata, terminata da ghiandole. Rachide spinosa, stipole dentate. Fiori rosa o bianchi (Maillat et Maillat, 1999), profumati, 3-5 cm di diametro, in dense ombrelle o isolati su brevi germogli. Sepali esterni pennatifidi, ricettacolo a coppa lungo 1-1,2 cm, liscio, petali cinque, stami numerosissimi, ovario con numerosi carpelli liberi affossati nel ricettacolo. Il frutto vero è costituito da un aggregato di acheni contenuti nella coppa del ricettacolo che si accresce insieme ai frutti e che è carnosa, rossa e commestibile a maturità (cinorrodo). Colonizza aree umide di basse colline formando siepi fino a 1100 metri

83. ROSA, Rosa phoenicea L. (ROSACEAE) - (Foto di A. Moro)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

potrebbe spiegarsi con l’ipotesi che possa essersi estinta nel tempo. Il legno di sandalo veniva usato anche per tingere tessuti di lana cui conferisce tinta bruno-rossastra. Trovava infine impiego nella medicina Indu come tonico e astringente. Oltre all’India il mercato più importante del legno di sandalo è il Giappone. Ma la pianta endemica in India è oggi inclusa nella lista rossa delle piante a rischio (CITES) per l’eccessivo sfruttamento in natura. Nonostante le leggi sul controllo della raccolta del prodotto, per fronteggiare il pericolo dell’estinzione sono state tentate anche delle coltivazioni. Il sandalo Pterocarpus santalinus è detto anche sandalo rosso a causa del colore aranciato del suo legno che col tempo tende a diventare rosso scuro. Altra pianta chiamata sandalo bianco è Santalum album, appartenente alla famiglia delle Santalaceae. È un albero che può raggiungere i 10 metri di altezza, con foglie semplici, opposte, intere e pannocchie di fiori giallastri, con involucri di quattro elementi e frutto a drupa con calice persistente. Cresce in mezzo ad altre piante e le sue radici si inseriscono su quelle delle piante vicine e ne sottraggono la linfa mediante austori. Per tale motivo sono considerate emiparassite in quanto conservano il colore verde e fotosintetizzano autonomamente, pur sfruttando sostanze organiche di altri. Originario dell’Asia sudorientale ha legno poco colorato ma assai profumato, aromatico, duro, di facile pulitura e lucidatura, qualità che lo fanno apprezzare per lavori di ebanisteria e per la lavorazione di articoli pregiati di lusso. Col riscaldamento il legno emana un profumo gradevole e trasuda resina verde. Il suo olio è uno dei più apprezzati nel mercato dei profumi.

SANDALO, Pterocarpus santalinus L. f. (FABACEAE) “Mandami legno di cedro, di cipresso e di sandalo dal Libano. Io so, infatti, che i tuoi uomini sono abili nel tagliare gli alberi del Libano. Ora i miei uomini si uniranno ai tuoi per prepararmi legno in grande quantità, perché il tempio che intendo costruire deve essere grande e stupendo”, 2 Cronache 2, 7-8. “Inoltre gli uomini di Curam e quelli di Salomone che portavano oro da Ofir, recarono legno di sandalo e pietre preziose”, 2 Cronache 9, 10. Il sandalo ha foglie trifogliate con foglioline ovate, pelose nella faccia inferiore, lisce in quella superiore. Ha fiori gialli papilionacei, raccolti in spighe ascellari. Il frutto è un baccello con due semi. Vi è stata una lunga discussione tra esperti su che cosa significasse la parola almug usata per indicare il legno portato a Salomone. Quando Salomone chiede a Curam, re di Tiro, di mandare legno di cedro, cipresso e sandalo sapeva di chiedere del materiale molto prezioso che allora si trovava in abbondanza nei boschi del Libano, salvo il sandalo, che oltre che per costruzioni edili veniva usato per fare strumenti musicali quali lire e arpe, suonate nel Tempio dai Leviti. Il sandalo è un albero tropicale e perciò non poteva trovarsi sul monte Libano, ma veniva abbondantemente commerciato dai carovanieri provenienti dall’India dove l’albero è originario e cresce. Le interpretazioni hanno via via individuato alberi di diversa specie quali cedro, pino, cipresso. Gli studi recenti hanno identificato P. santalinus con la pianta di sandalo, a legno duro e profumato che scurisce all’aria, e impregnato di olio odoroso. L’osservazione che oggi la pianta non si trova più nel Libano

84. SANDALO, Pterocarpus santalinus L. f. (FABACEAE) - (Foto di Lalithamba)

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7. Alberi e arbusti

SICOMÒRO, Ficus sycomorus L. (MORACEAE) “Entrò nella città di Gerico, e la stava attraversando, quand’ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là”, Luca 19, 1-4. Albero robusto, altissimo, fino a 10-15 m, con foglie alterne, picciolate, semplici, ovali, un poco angolose, lisce e ruvide di sopra, pallide e tomentose di sotto. I fiori e i frutti (siconi) piccoli, con polpa soda e biancastra di gusto dolce, sono sessili e si sviluppano sul tronco e sui rami più vecchi. Sono di qualità inferiore a quelli del fico, ma in passato erano consumati e anche commercializzati. Originario del Sudan, è sensibile ai geli, come può dedursi dal Salmo 78, 47. “Devastò le loro vigne con la grandine / i loro sicomòri con la brina” in riferimento alla distruzione di sicomòri e altri prodotti della campagna a seguito della grandine mandata da Dio in Egitto per punire il Faraone che si opponeva al rilascio degli Ebrei. Il sicomòro trova altre citazioni bibliche: il profeta Amos (7, 14) in risposta all’accusa lanciatagli da Amasia di congiurare contro di lui, risponde: “Non ero profeta né figlio

di profeta / ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro”. Amos era benestante e curava i sicomòri incidendone i frutti per favorirne la maturazione. Ciò perché i siconi non sono impollinati da un insetto adatto: ma se i frutti vengono incisi allora l’etilene che viene liberata a seguito della ferita ha l’effetto di produrre una rapida maturazione del siconio con un aumento di 7 volte le dimensioni in 4-5 giorni. Nel NT il sicomòro è ricordato per l’episodio riferito da Luca (19, 1-4), quando Gesù entrato in Gerico si trovò attorniato da grande folla. Un ricco pubblicano, Zaccheo, desiderava vedere Gesù, ma essendo piccolo di statura non poteva, e allora salì su un sicomòro, alto albero. È diffuso in Egitto e Israele specialmente nella Sefela, la parte orientale della striscia costiera da Giaffa verso sud, una regione collinare con vegetazione mediterranea a vigne, uliveti, melograni, mandorli, sicomòri. Apprezzato per l’ombra che assicurava ai viandanti del deserto. Il legno leggero, duro, nerastro, ha la caratteristica di non seccare all’aria se non sotto l’acqua: perciò si usava immergerne fusti e rami in laghi e stagni finché fossero secchi e galleggiassero. Così preparato serviva per coprire le case: “I mattoni sono caduti, / ricostruiremo in pietra; i sicomòri sono stati abbattuti, / li sostituiremo con cedri” (Isaia, 9, 9).

85. SICOMÒRO, Ficus sycomorus L. (MORACEAE) - (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

TAMERICE, Tamarix aphylla (L.) Karst. (TAMARICACEAE) “Abramo piantò un tamerisco a Bersabea e lì invocò il nome del Signore, Dio dell’eternità”, Genesi 21, 33. La tamerice è un albero sempreverde di ambiente arido che giunge fino a 10 m in altezza. Presenta rami lunghi e sottili, flessibili, ricurvi in basso, con corteccia liscia e rossastra nei rami giovani. Con l’età la corteccia, solcata e corrugata, assume un colore blu-violaceo. Le foglie sono ridotte a piccole squame appuntite, verde grigio, lunghe 1-2 mm, sovrapposte a embrice sul ramo, spesso incrostate di sali. Tende a fiorire durante l’inverno, allorché si ricopre di piccolissimi fiori in pannocchie di 3-6 cm. I fiori hanno sepali di 1-5 mm e petali bianco-rosa, 2 mm, caduchi. I frutti sono piccole capsule trigone, con ciuffi di peli che ne consentono la dispersione a mezzo del vento e contengono piccolissimi semi (1 mm di diam.). Ogni fiore può produrre migliaia di semi. Vive in uadi nelle regioni desertiche del Negev e del Mar Morto, su terreni sabbiosi dove attinge acqua da strati profondi in virtù del suo apparato radicale che penetra fino a 11 m in profondità. È resistente allo stress idrico, alla salinità e alle elevate temperature, perciò si trova in aree con bassissimo tasso di piovosità ed elevata salinità. È peculiare di tali piante la presenza nelle foglie di ghiandole saline per l’estru-

sione di sali in eccesso. Il suo legno era usato per fare attrezzi agricoli (aratri), utensili (ciotole). In medicina era prescritto contro la sterilità femminile (Bailey et Danin, 1981). Si ritiene che la manna del deserto sia il secreto zuccherino prodotto da insetti che vivono sui rami di tamerice. Geremia (17, 6) durante il regno di Ioakim, riflettendo sul peccato di Giuda, diffida l’uomo che confida nell’uomo anziché in Dio, poiché costui “Sarà come un tamerisco nella steppa; / non vedrà venire il bene, / dimorerà in luoghi aridi nel deserto, / in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere”. Oltre a T. aphylla, vi sono T. nilotica, sinonimo di Tamarix mannifera (Zohary, 1982), comune al Sud di Israele, e altre specie meno diffuse quali T. palaestina, T. tetragyna (Maillat et Maillat, 1999). La tamerice è citato 4 volte nella Bibbia: una volta in Genesi, come riportato nel versetto in capo alla presente scheda, un’altra nel libro del profeta Geremia, pure già citato.Due volte si trova in 1 Samuele nelle seguenti occasioni. La prima quando Davide con i suoi uomini viene avvistato nella Foresta di Cheret dai seguaci di Saul: “Saul era seduto a Gaboa sotto il tamerisco, sull’altura, con le lance in mano e i ministri intorno” (1Samuele 22,6). Il secondo episodio si riferisce alla sepoltura delle ossa di Saul e dei suoi figli a Iabes: “Poi presero le loro ossa,le seppellirono sotto il tamerisco che è a Iabes e fecero digiuno per sette giorni” (1Samuele 31,13).

86. TAMERICE, Tamarix aphylla (L.) Karst. (TAMARICACEAE) - (Foto di A. Danin)

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7. Alberi e arbusti

TEREBINTO, Pistacia atlantica Desf. (ANACARDIACEAE) “…ma sarà ancora preda della distruzione, / come una quercia e come un terebinto, / di cui alla caduta resta il ceppo: / seme santo il suo ceppo.”, Isaia 6, 13. Detti anche “carrubi della Giudea”, i terebinti sono tra gli alberi più antichi e tipici della Palestina, sede un tempo di culto e sepoltura di morti. In autunno le loro foglie, composte da due o più paia di foglioline, prima di cadere si colorano di rosso. Sono specie dioiche con fiori verdi unisessuali; il termine “dioico” indica che i fiori maschili e femminili si trovano su due piante distinte. I frutti sono drupe fragranti. Il terebinto della Palestina (Pistacia palaestina), tipicamente mediterraneo, cresce spesso insieme a quercia spinosa (Quercus calliprinos), alloro (Laurus nobilis), corbezzolo greco (Arbutus andrachne), nespolo napoletano (Crataegus azarolus) e carrubo (Ceratonia siliqua). Pistacia atlantica, più alto e più longevo, di ambienti più aridi (anche arbusteti steppici e deserti), è quello a cui si fa più spesso riferimento nella Bibbia con il termine elah. Nella foresta del Tabor e della bassa Galilea si può rinvenire insieme a Quercus ithaburensis. Queste due maestose specie, simbolo di forza e immortalità, sono state talvolta confuse in antiche ci-

tazioni. Infatti la parola ebraica usata per Pistacia è elâh (alah o êlîm), e la sua radice è el (Dio); similmente allôn, êlôn designano la quercia. La Valle di Elah ove Davide uccise Golia (1 Samuele 17, 2) deve il suo nome ad alberi di Pistacia; un angelo apparve a Gedeone sotto un terebinto (Giudici 6, 11); Assalonne, figlio del re Davide, rimase impigliato con la capigliatura a un terebinto (2 Samuele 18, 9). La resina di terebinto può bruciare come incenso. Sulla Sindone Danin (2010) ha osservato immagini di frutti di lentisco, ma anche di Pistacia atlantica e / o P. palaestina, che non si trovano a marzo e aprile, e tuttavia potevano essere acquistati in mercati, ove sono tuttora venduti. È citato 10 volte nella Bibbia: cinque volte nei libri storici (1 Samuele 17,19; 2 Samuele 10,14; 18,9; Giudici, 6,11; 19,2; 1Re 13,14; 1Cronache 10,12); e tre volte nei libri profetici: (Isaia 6,13; Ezechiele 6,13; Osea 4,13). Non è citato nella Genesi né nel NT. Il legno di terebinto è duro, robusto e impiegato in lavori di edilizia, per la produzione di legname e per piccoli lavori di artigianato. La pianta produce una sostanza viscosa e resinosa che trasuda anche dalla corteccia. Probabilmente si tratta della trementina di Chio e di Cipro, usata in medicina. L’olio di terebinto serviva a falsificare l’olio di balsamo (Plinio NH XIII,121).

87. TEREBINTO, Pistacia atlantica Desf. (ANACARDIACEAE) - (Foto di P. M Guarrera)

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8 PIANTE DI LUOGHI UMIDI

“La terra bruciata diventerà una palude, / il suolo riarso sorgenti d’acqua. / I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli / diventeranno canneti e giuncaie.”, Isaia 35, 7

Atrìplice Atriplex halimus L. Canna domestica; Arundo donax L. Canna palustre, Phragmites australis (Cav. ) Trin. Giunco o lisca lacustre, Schoenoplectus lacustris (L.) Palla Lisca maggiore, Typha latifolia L. Loto, Nymphaea sp. pl. Oleandro, Nerium oleander L. Papiro, Cyperus papyrus L. Platano, Platanus orientalis L. Salice*, Salix alba L. * vedi Capitolo della Festa delle Capanne

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Tra le piante nominate nella Bibbia tipiche dei luoghi umidi ve ne sono di certa identificazione, per Zohary (1982), perlomeno alcune tra cui il pioppo (Populus alba, P. euphratica), il platano orientale (Platanus orientalis), l’oleandro (Nerium oleander), l’olmo (Ulmus canescens), il salice (Salix alba, S. acmophylla), il papiro (Cyperus papyrus), la canna (Phragmites australis). Gli ambienti umidi sono caratterizzati dall’ampia disponibilità di acqua e le piante che vi si trovano (igrofite) presentano accorgimenti tesi ad aumentare la perdita di acqua nell’atmosfera più che a incentivare lo sviluppo dell’apparato radicale. Tuttavia esistono diversi tipi di ambienti umidi e di conseguenza le piante vengono indicate con termini diversi: igrofite sono quelle adattate ad ambienti umidi con terreno sempre ben provvisto di acqua e deficit di saturazione di umidità nell’aria. Tali piante tendono ad esaltare al massimo la traspirazione. Nel caso estremo possono adattarsi a vivere nell’acqua, come le idrofite. Talora i terreni pur ricchi di acqua contengono elevate quantità di sali e le piante di questi ambienti, le alofite, dispongono di meccanismi per eliminare gli eccessi di sali. Così l’atriplice, alofita, è legata a terreni umidi e salati; le canne e i giunchi sono igrofite di argini di terreni e di acque stagnanti; platani e salici vivono su terreni di buona umidità; il loto, idrofita, vive nell’acqua di laghi o stagni; l’oleandro può occupare terreni umidi o anche secchi. In Israele i luoghi più adatti alla crescita di tali specie sono la valle del fiume Giordano e la piana costiera, nonché certi prati umidi inondati in inverno ai bordi di corsi d’acqua minori. Le più importanti riserve di acqua in Israele sono il fiume Giordano e soprattutto il lago di Tiberiade, detto anche Mare di Galilea, il luogo attorno al quale Gesù trascorse la maggior parte della sua vita pubblica. Il Giordano nasce dal monte Ermon e ha un corso piuttosto ripido nella parte alta, prima di gettarsi nel lago di Tiberiade; quindi fuoriesce da esso e compie un percorso ancora abbastanza lungo prima di confluire nel Mar Morto. Il Giordano segna per un lungo tratto il confine tra lo stato di Israele e la Giordania. I platani orientali, dalle foglie palmate profondamente incise, sono facilmente osservabili al Nord del paese nella riserva naturale vicino Banjas, ai bordi di uno spumeggiante corso superiore del Giordano, in una zona di spettacolari cascate; in Italia si rinvengono platani orientali in alcune ville, frutto di impianti seicenteschi (Ville Aldobrandini e Falconieri a Frascati, Villa Lante di Bagnaia a Viterbo) e allo stato spontaneo nel Sud Italia. I platani che vediamo nelle nostre città sono quasi tutti frutto dell’incrocio fra il platano americano e quello orientale. Nella riserva di Banjas i platani orientali sono accompagnati da specie come lo storace (Styrax officinalis), dai vistosi fiori bianchi, che in Italia cresce solo in un’area a Nord di Roma (Monti Tiburtini, Prenestini e Lucretili), oltre che vicino ad Amalfi. L’oleandro, da alcuni identificato come la “rosa di Gerico”(località dal clima assai arido ma sede di una famosa oasi), presente allo

stato spontaneo anche nelle fiumare del Sud Italia, è una pianta dai bei fiori rossi, rosei o bianchi. È assai resistente all’aridità, avendo nella sua struttura fogliare delle cripte stomatiche ripiene di peli che evitano la dispersione del vapore acqueo attraverso gli stomi, le aperture presenti nella pagina inferiore della foglia. È tuttavia, nonostante la sua attraente bellezza, una pianta tossica. La Palestina costituisce il limite Nord della distribuzione del papiro, una specie tropicale con i cui steli gli Egiziani fabbricavano la carta e con cui venne fatto il cestello dentro cui la madre pose il piccolo Mosè affidandolo alle acque del Nilo; con la pianta erano anche fatte alcune agili imbarcazioni dei messaggeri del faraone che il profeta Isaia invitò a ritornare sui loro passi cessando gli intrighi in favore di una coalizione contro l’Assiria (Isaia 18, 2). In Israele il papiro ha il suo massimo centro di distribuzione nella valle superiore del Giordano, ma non è attualmente molto frequente. Il mare di giunchi in Egitto, attraversato da Mosè con il suo popolo potrebbe essere stato costituito da piante di Juncus maritimus, o meglio da papiri, un tempo più abbondanti sul Giordano. Alcuni autori pensano che il mare di giunchi non corrisponda al Mar Rosso ma alle paludi dell’istmo di Suez, il lago Timsah, ad esempio; i giunchi potevano in realtà anche essere canne (Arundo donax o Phragmites australis) o altre piante palustri del genere Typha, con le cui foglie si compiono ancora oggi numerosi lavori di intrecciatura (Maillat et Maillat, 1999). Nel passo di Isaia (58, 5) Dio richiede non un digiuno puramente esteriore, come il piegare il capo a somiglianza del giunco, bensì qualità interiori che dimostrino un vero spirito di penitenza. Vicino al mare o sulle sponde del lago di Tiberiade sono frequenti i tamarischi, detti anche tamerici (Tamarix sp. pl. ). Si pensa che talune piante palustri servissero per flauti, strumenti musicali molto usati in Palestina e citati nella Bibbia, così come anche cetre, timpani, tirsi. Nella Bibbia la musica era molto apprezzata e suonata con strumenti semplici da costruire e praticare. Non a caso suonatori trovano un loro fondatore nei primi capitoli della Genesi (4,21) dove è riportato: “Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.” Il flauto con altri strumenti era suonato in occasione di eventi solenni, cultuali, come anche in momenti tristi, come si deduce dai seguenti fatti tratti uno dal AT, l’altro dal NT. In 1 Re (1, 39-40): “Il sacerdote Sadoc prese il corno dell’olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: ”Viva il re Salomone!”. “Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra”. E in Matteo (9,23): “Arrivato nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme»”. Da un contesto sembra logico pensare, come Hepper e altri, che per fare flauti venisse usata specialmente la canna Arundo. 138

8. Piante di luoghi umidi

ATRÌPLICE, Atriplex halimus L. (AMARANTHACEAE) “Hanno perduto ogni vigore; / disfatti dall’indigenza e dalla fame, / brucano per l’arido deserto, / da lungo tempo regione desolata“, Giobbe 30, 2-4. È una specie perenne con fusto di 1-2 m, ramificato fin dalla base per cui la pianta nel suo insieme assume un portamento di arbusto cespuglioso. Fusto e foglie sono ricoperti da fini peli vescicolosi, quelli sulle foglie giovani ripieni di soluzioni saline. Le foglie sono semplici, alterne, ovate talora ottuse, cuneate. I fiori, compaiono in autunno, in lunghe infiorescenze verdi a spiga con fiori maschili e femminili distinti. Frutto ad achenio, avvolto da brattee membranose, che matura e disperde il seme in inverno. Il frammento riportato indica tutta la drammatica situazione di infelicità di Giobbe, passato da una condizione di benestante a relitto umano, senza più sostentamento, costretto a sopravvivere raccogliendo quanto di più scarto esiste nella zona. Atriplex halimus infatti è una di quelle piante che vivono in deserti aridi e salati e quindi poco appetibili come alimento, essendo amara e dura. In tempi di fame tuttavia le foglie sono raccolte e consumate dai pastori e dai loro greggi (Bailey et Danin, 1981). Si preparano cotte in acqua e poi mescolate a

latte acido di capra o in minestre. Si trova lungo le coste mediterranee in deserti, lungo le scarpate e bordi delle strade e nelle oasi come infestante. È comune in uadi ricchi di gesso, con letto di rocce marnose, ma relativamente rara su terreni sabbiosi, magmatici e metamorfici. Danin (1983) conferma che le foglie sono eduli e possono essere mangiate fresche o cotte in acqua e che durante l’estate, per il loro alto contenuto in sali possono essere aggiunte direttamente al cibo come condimento. I beduini usano A. halimus sia come cibo sia come foraggio ed hanno idiomi speciali per indicare le praterie della pianta. La pianta è stata piantata nel Negev per pascolo. Il suo valore come pianta da foraggio è stato confermato da recenti ricerche. Alazzeh et al. (2009) hanno indicato che la pianta, ricca di elementi minerali (Cu, Zn, Ca, Co), può essere usata per l’ingrassamento di agnelli. Plinio (NH XX.219) riferisce che Pitagora considerava l’atriplice coltivata responsabile dell’insorgere di idropisia, itterizia, pallore, indigestione e a conferma di ciò ripeteva il fatto che negli orti non cresce attorno ad essa nessuna pianta se non stentata. Ciò fa pensare che l’atriplice fosse anche coltivata. Veniva indicata nella cura di numerose malattie come ittero, tonsillite, foruncoli negli stadi iniziali. La pianta selvatica si usava per tingere i capelli.

88. ATRÌPLICE, Atriplex halimus L. (AMARANTHACEAE) - (Foto di A. Moro)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

CANNA DOMESTICA, Arundo donax L. (POACEAE) “Ed ecco il tempio era tutto recinto da un muro. La canna per misurare che l’uomo teneva in mano era di sei cubiti, ciascuno di un cubito e un palmo. Egli misurò lo spessore del muro: era una canna, e l’altezza una canna”, Ezechiele 40, 5. È una graminacea comune in Palestina, Siria, Sinai, lungo le coste del Mar Morto, nella valle del Giordano e altrove. Pianta rizomatosa, perenne, che si riproduce per rizomi e può vivere per lunghi anni. È la più grande graminacea con culmo vuoto, suddiviso in tanti segmenti da nodi e internodi, 1-4 cm di diametro che nel secondo anno di crescita si ramifica. L’apparato radicale ha radici fibrose che crescono nel terreno fino a 5 m di profondità, in terreni sabbiosi che sono i più adatti alla pianta, ma si adatta anche a terreni sciolti. La parte aerea raggiunge 6-8 metri in altezza e in condizioni favorevoli può crescere fino a 5-7 cm al giorno. La crescita può durare tutto l’anno: il periodo ottimale è da febbraio a ottobre e cresce bene quando è vicina all’acqua, ma lo sviluppo è ritardato se manca umidità nel primo anno di crescita. Forma una impenetrabile vegetazione di fusti cilindrici, alti, avvolti da robuste foglie lineari. Il secco ha poco effetto sulla pianta ormai attecchita da due o tre anni che può sopravvivere al secco in quanto radici e rizomi possono raggiungere le riserve di acqua. È capace di resistere alle basse temperature in fase di riposo invernale, ma è sensibile alle gelate quando ha già avviato la ripresa primaverile. Fiorisce nella tarda estate e produce fiori come piume, e anche semi che però non germinano, per cui la riproduzione avviene per talee di fusto che radicano e emettono germogli. Le foglie sono

alterne, di colore verde grigio, lunghe 30-60 cm e larghe 2-6 cm, lanceolate, appuntite, con ciuffi di peli lanosi alla base. Ha pannocchie piumose, verde pallido, lunghe 40-60 cm con spighette a 3-4 fiori, munite di glumetta inferiore con dorso villoso, bifida e con una corta arista tra i due lobi. Fiori monoici, cariossidi sterili. Forma dense formazioni ed è invasiva, tanto da soppiantare altre specie ripariali. Viene considerata indigena della regione mediterranea. Confermerebbe questa ipotesi il fatto che la pianta sarebbe stata semi-addomesticata in tale area dove si trovano altre specie di Arundo. Ma per altri studiosi la pianta sarebbe stata introdotta nel Mediterraneo dall’Asia orientale. Circa 5000 anni a. C. gli Egiziani usavano questa canna per rivestire ambienti dove conservare il grano sottoterra, e forse le foglie servivano per avvolgere mummie. È comunque vario il suo uso come bastone da passeggio, canna da pesca, per cesti e mazze, cannuccia per scrivere, tutori per rampicanti. Gli Ebrei avevano l’abitudine di misurare i lavori con una canna, come è riferito da Ezechiele (40, 5). Da millenni le canne vengono impiegate per ance per strumenti musicali a fiato (oboe, fagotto, clarinetto, sassofono). Il flauto di Pan è formato da 10 o più canne di diverse dimensioni legate o incollate fra loro. In tempi recenti si è tentato lo sfruttamento di questa pianta per la produzione di biocombustibile (Mariani et al., 2010) e di cellulosa per carta e come fitodepuratore di acque. Alcuni AA. pensano che la canna usata per dare la spugna a Gesù sulla croce (Giovanni 19, 28-29) fosse il culmo del sorgo, molti altri invece propendono per l’Arundo donax. Secondo Hepper (1992) il culmo tagliato appena sopra il nodo o qualche cm sopra forma una scatola usata per tenerci i soldi, come quella di Giuda (Giovanni 12, 6; 13, 29).

89. CANNA DOMESTICA, Arundo donax L. (POACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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8. Piante di luoghi umidi

CANNA PALUSTRE, Phragmites australis (Cav.)Trin. ex Steud. (POACEAE) “Inoltre il Signore percuoterà Israele, come una canna agitata dall’acqua. Eliminerà Israele da questa terra buona che ha dato ai loro padri e li disperderà oltre il Fiume, perché si sono eretti i loro pali sacri, provocando così il Signore”, 1 Re 14, 15. Come indica il nome specifico, è una canna legata ai luoghi ricchi di acqua e paludosi. Una erbacea perenne munita di rizoma che si allunga orizzontalmente con stoloni, mentre la parte aerea, culmo, può raggiungere 4 metri in altezza. Il culmo, cilindrico di 2-3 cm di diametro, cavo, non ramificato, ha foglie opposte, ampie, laminari, lunghe 15-60 cm., glabre, verdi o glauche, distribuite fino alla base della infiorescenza. Mentre il rizoma sommerso germoglia a marzo, i culmi fioriscono a luglio con una pannocchia di fiori posta alla loro estremità. La pannocchia, violacea, compatta, lunga fino a 40 cm., aperta durante la fioritura, è lucente per l’abbondanza di peli sericei posti sulla rachide delle spighette. Ogni spighetta è formata da 2-10 fiori, quello inferiore con soli stami, gli altri ermafroditi. Le glume delle spighette sono acutissime, mentre le glumette sono diseguali e quella in basso è aristata nella metà inferiore del dorso. La cariosside è di tipo vestito. È la canna che vive in zone ricche di acqua e caratterizza la vegetazione ai bordi di stagni e laghi, da dove riesce a risalire sulle rive e gli argini. Abbonda nelle rive del Nilo dove si associa a Typha e altre palustri. Nei tempi biblici la canna veniva ampiamente adoperata, e talvolta

anche coltivata, per vari usi quotidiani quali la formazione di barriere a protezione di piante giovani, stuoie per l’essiccamento di frutti e semi, e per ricoprire capanne. La canna, Phragmites australis, era usata per fare flauti, strumenti musicali molto usati in Palestina (1 Re 1, 39-40; Matteo, 9, 23). Simbolo di fragilità come da Matteo (12, 20) “Non spezzerà una canna già incrinata, / non spegnerà una fiamma smorta”. In 1Re (1,3940) si ricorda la consacrazione del re Salomone e i flauti che hanno accompagnato la cerimonia: “…Fecero montare Salomone sulla mula del re Davide e lo condussero a Ghicon. Il sacerdote Sadoc prese il corno dell’olio dalla tenda e unse Salomone; suonarono il corno e tutto il popolo gridò: «Viva il re Salomone!». Tutto il popolo risalì dietro a lui, il popolo suonava i flauti e godeva di una grande gioia; il loro clamore lacerava la terra”. L’uso del flauto è rimasto molto comune anche nel NT, come ci riferisce l’episodio narrato da Matteo (9,23): “Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via: La fanciulla, infatti, non è morta, ma dorme»”. La canna comune si trova in Israele, nel Sinai, nella Penisola Araba, in Asia e in Europa. La canna veniva usata per fare penne per scrivere pergamene e documenti su pelle. In Numeri (17,3) è la più antica referenza sulla scrittura che era fatta su legno “scrissero i nomi di ogni tribù sul bastone”. L’inchiostro era formato con nerofumo sciolto in succo di galle o cupole di ghiande di Quercus aegilops. Le cupole infatti erano un articolo molto richiesto dal mercato per la concia delle pelli, per colorare il cuoio, per fare inchiostro.

90. CANNA PALUSTRE, Phragmites australis (Cav.)Trin. ex Steud. (POACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

GIUNCO o LISCA LACUSTRE, Schoenoplectus lacustris (L.) Palla (CYPERACEAE) “Ed ecco, salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse, e si misero a pascolare tra i giunchi”, Genesi 41,2. Delle specie di Schoenoplectus che crescono in Israele in fossi, paludi e acque stagnanti, S. lacustris è la più comune. È un’erba perenne con grosso rizoma orizzontale, fusti cilindrici e spugnosi, verdi, alti fino a 1 m., foglie superiori con lamina lunga fino a 15 cm., le inferiori ridotte a una guaina squamiforme. Le infiorescenze sono ad antela irregolare con molte spighe fusiformi, ovate della lunghezza di 5-10 mm a fiori minuti, verdi; gli acheni, fusiformi, sono a sezione trigona. Zohary (1982) riferisce che nel passo citato il giunco è detto agmon in ebraico, termine derivato da agam, che significa lago, stagno, palude con vegetazione, oppure pianta palustre, acquatica. “I suoi canali diventeranno putridi, / diminuiranno e seccheranno i torrenti dell’Egitto, / canne e giunchi sfioriranno. / I giunchi sulle rive e alla foce del Nilo / e tutte le piante del Nilo / sec-

cheranno, saranno dispersi dal vento, non saranno più” (Isaia 19,6-7). In Israele la pianta era usata in casolari per fare pareti divisorie, e presenta usi simili a quelli della canna comune. Poiché il giunco è pianta degli acquitrini e, come la canna, vive solo nell’acqua, così il profeta voleva fare intendere che il re d’Assiria, Sennacherib nell’invadere l’Egitto avrebbe distrutto i canali che intersecano il fiume alla foce (Cultrera, 1861). Ma la figura di Cristo avrebbe tramutato la desolazione di Gerusalemme in gloria come annuncia il profeta: “La terra bruciata diventerà una palude, / il suolo riarso sorgenti d’acqua. / I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli / diventeranno canneti e giuncaie.” (Isaia 35,7). In Italia S. lacustris è citata per usi tradizionali solo per la Sardegna, ove è utilizzata per lavori di intreccio; in passato con il fusto spugnoso (assai morbido ed elastico!) si costruiva in tale regione, già dai tempi antichi, insieme a Juncus acutus, una particolare imbarcazione detta su fassòni / is fassonis.

91. LISCA LACUSTRE o GIUNCO, Schenoplectus lacustris (L.) Palla (CYPERACEAE) - (Foto di F. Giordana)

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8. Piante di luoghi umidi

LISCA MAGGIORE, Typha latifolia L. (TYPHACEAE) “Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra”, Matteo 27,9-28. “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? / Una canna sbattuta dal vento?”, Matteo 11,7. Erba rizomatosa, perenne, con fusti aerei, eretti, cilindrici, robusti, di 3-4 m, ricoperti dalle guaine fogliari che si sovrappongono le une alle altre. Lamine fogliari erette, lineari, lunghe più di un metro. Fiori in spesse spighe cilindriche, compatte, dapprima verdi poi marroni scuro a maturità, distinti tra la parte superiore formata da fiori maschili e quella inferiore con fiori femminili. I fiori sono unisessuali: quelli femminili in basso, sono numerosi e piccolissimi, formati da un ovario senza brattee, con peli perigoniali più lunghi dello stimma che è ovato-spatolato; i fiori maschili nella parte superiore dell’asse fiorale, con 1-5 stami. Il frutto è un piccolo achenio munito di peli. È comune lungo i corsi d’acqua, dove l’acqua scorre lentamente, e forma una densa vegetazione, contribuendo all’interramento di acque stagnanti ricche di materiale nutritivo. Si trova in fossi e acque basse ai margini di laghi, spesso conso-

ciata ad altre specie palustri. Le foglie erano usate per lavori di cestineria, reti, imbottitura di cuscini. Ma in Palestina e in Libano sono frequenti altre specie di Typha tra le quali T. australis che domina in alcune associazioni vegetali delle regioni mediterranee di Israele. Non è facile trovare accordo su quale sia stata la canna messa nella mano destra di Gesù. Smith (1877) ritiene che non si tratti di Typha in quanto essendo legata all’acqua e non vicina a Gerusalemme, non poteva essere raccolta in fretta. Danin (1983) nel descrivere la vegetazione del Sinai riporta più volte la presenza di Typha come pianta igrofila di acque dolci e scarsa tolleranza di salinità. Forma addensamenti utili per indicare la presenza di sorgenti di acque potabili individuabili a distanze di centinaia di metri. Si tratta di pianta con culmo robusto, capace di provocare ferite come riportato nel messaggio che il coppiere del re di Assiria recita a Ezechia re di Giuda: “Ora, in chi confidi per ribellarti a me? Ecco, tu confidi su questo sostegno di canna spezzata che è l’Egitto, che penetra nella mano, forandola, a chi vi si appoggia; tale è il faraone, re d’Egitto per tutti coloro che confidano in lui” (2Re 18,21). Come la canna palustre, il papiro e la canna domestica anche la lisca maggiore è comunemente usata per fare flauti, penne, bastoni per camminare, materiale per costruire case, per cestineria, per fare barche, scarpe, corde.

92. LISCA MAGGIORE, Typha latifolia L. (TYPHACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

LOTO, Nymphaea sp. pl. (NYMPHAEACEAE) “Egli sotto le piante di loto si sdraia, nel folto del canneto e della palude. Lo ricoprono d’ombra i loti selvatici, lo circondano i salici del torrente”, Giobbe 40, 21-22. Il termine ebraico utilizzato in questo passo, tzeh’elim, si riferisce genericamente a piante di luoghi umidi che forniscono ombra, e non è detto che corrisponda al loto, nonostante che tale nome compaia nella traduzione del passo citato. Un altro riferimento possibile al loto risiederebbe nel libro dei Re (1Re 7,19.26), anche se nel testo si parla di gigli; è assai verosimile che gli architetti fenici del Tempio di Salomone prendessero a modello i monumenti egiziani, sui cui fregi e capitelli vi erano dei motivi di fiori appariscenti come i loti. Per questo in alcune traduzioni il termine ebraico shoushan, spesso reso come “giglio”, è tradotto come giglio d’acqua, cioè loto. In varie lingue le ninfee, dalle foglie tondeggianti, sono per la loro bellezza accostate al giglio: ad es. in inglese sono dette waterlilies, cioè “gigli d’acqua”. In Egitto crescono, come probabilmente in passato, le specie Nymphaea lotus L. e Nymphaea caerulea Savigny, la prima a fiori bianchi o

giallognoli, la seconda a fiori blu. Tuttavia in Palestina potevano crescere altre specie simili più comuni quali Nymphaea alba L. e Nuphar lutea (L.) Sm., la prima a fiori bianchi, la seconda a fiori gialli. Le ninfee sono piante idrofite che vivono generalmente nell’acqua ma possono sopravvivere su terreno asciutto. Ciò per le radici che affondano nel fango dal quale traggono umidità. Sono perenni, rizomatose, bulbose, con foglie ampie distese sul pelo dell’acqua, fusto ripieno di canali aerei che trasportano aria ai tessuti inferiori. Fiori grandi, vistosi, formati da 4-6 sepali, numerosi petali, numerosi stami, un ovario semiinfero; il frutto globoso coriaceo è una capsula che matura nel fango. Si riproducono sia per seme, sia per separazione dei cespi. Piante spontanee ma molto apprezzate per ornare giardini e laghetti. Non rientrerebbe nelle ipotesi invece il cosiddetto fiore di loto originario dell’India (Nelumbo nucifera Gaertn.), che non era presente in Egitto né in Palestina. Un’altra possibile ipotesi è che il termine ebraico shoushan si riferisca al comune Iris pseudoacorus L., il giglio d’acqua: in arabo infatti la corrispondente parola sûsân significa “Iris”.

93. LOTO, Nymphaea sp. (NYMPHAEACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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8. Piante di luoghi umidi

OLEANDRO (Mazza di San Giuseppe), Nerium oleander L. (APOCYNACEAE) “Ascoltatemi, figli santi, e crescete come una rosa che germoglia presso un torrente”, Siracide 39, 13. È un arbusto sempreverde di 2-5 metri di altezza, ramificato dalla base, con foglie opposte, coriacee, lanceolate. Fiori in corimbi da rosa a bianchi, che compaiono all’inizio dell’estate e durano fino all’autunno. Hanno forma di campana, con 5 petali, stami fusi con la corolla che presenta all’interno delle appendici piumose. Il frutto è un lungo follicolo che a maturità si apre in due valve e libera semi provvisti di peli di colore bruno, diffusi dal vento. È una pianta molto decorativa e perciò molto coltivata a scopo ornamentale, ma anche molto tossica (cfr. in introduzione a “piante di luoghi umidi”). Le piante “rosa di Gerico” o “rose” che crescono vicino all’acqua di cui si parla in alcuni brani della Bibbia sono da alcuni identificate nell’oleandro, che prospera spontaneo lungo le rive dei fiumi dove forma ampie cinture di vegetazione ripariale di colore rosa alla fioritura. Originario della regione mediterranea e orientale, spontaneo in alcune

regioni e zone mediterranee, frequentemente coltivato in parchi e giardini. Secondo taluni autori “i rami di salici di torrente” (Levitico 23, 40) richiesti agli Israeliti per celebrare le festa delle capanne, sarebbero da intendere come i rami di oleandro, comunissimo in Palestina sulle sponde del Giordano. L’oleandro era già noto fin dall’antichità ai Greci ed altri popoli. Dai Romani i fiori erano apprezzati per fare ghirlande di vari colori (Plinio, NH, 21, 51). Non si sa esattamente quando sia iniziata la sua presenza in Italia, ma era nota fin dall’antichità come pianta venefica e medicinale. Già i Romani la conoscevano per la sua velenosità e come pianta legata all’acqua. Infatti tutte le parti, specialmente foglie e corteccia contengono glucosidi dall’effetto paralizzante sul cuore. Tale tossicità permane nella pianta anche dopo essiccamento e bollitura. La velenosità dell’oleandro è dovuta ad alcaloidi e a glucosidi vari di cui l’oleandroside è il più importante (Grilli Caiola, 1998). L’ingestione delle sue parti può essere fatale, ma è tossico anche il fumo che sprigiona dal fuoco acceso con fusti e foglie della pianta. Accanto alla velenosità sono tuttavia riportati anche impieghi di oleandro come pianta medicinale.

94. OLEANDRO, Nerium oleander L. (APOCYNACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

PAPIRO, Cyperus papyrus L. (CYPERACEAE) “Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro, lo spalmò di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo”, Esodo 2, 3. Pianta con grossi rizomi le cui radici penetrano nel terreno umido, mentre i fusti aerei, triangolari, eretti, possono raggiungere 2-6 m di altezza e 10 cm di diametro, terminando con una larga infiorescenza ad ombrella composta da numerosissimi fiori in spighette. L’infiorescenza ha una organizzazione abbastanza complessa. Infatti è circondata alla base da numerose brattee lanceolate, al di sopra delle quali partono diversi raggi lunghi e setacei che a loro volta si dividono in altri 3 raggi più corti, essi pure setacei a formare l’involucro delle ombrellette più piccole. Queste sono costituite da 3 corti peduncoli che portano molte spighette, angolose, tubulose, sessili e brune. I fiori sono ermafroditi con il perigonio sostituito da glume, ovario con uno stilo e 3 stimmi papillosi, sei stami, frutto ad achenio coriaceo avvolto dalle glume. Foglie indivise con guaina chiusa, ridotte a scaglie alla base delle infiorescenze. Citato più

volte nella Bibbia, era molto diffuso nella Valle del Giordano, e Giosuè (Nuova Versione della Bibbia, 2010) parla di “mare di Giunchi” in riferimento all’attraversamento del Mar Rosso: “Giosuè eresse a Ghilgal le dodici pietre che avevano preso del Giordano, dicendo agli Israeliti: «Quando in futuro i vostri figli chiederanno ai loro padri: Cosa significano queste pietre?» voi farete sapere ai vostri figli: «Sull’asciutto Israele attraversò questo Giordano», poiché YHWH vostro Dio prosciugò l’acqua del Giordano davanti a voi finché foste passati, come YHWH vostro Dio aveva fatto al mare dei Giunchi, prosciugandolo davanti a noi finché non fummo passati; perché tutti i popoli della terra riconoscano che la mano di YHWH è forte e voi rispettate YHWH vostro Dio per sempre “ (Giosuè 4, 2024). Anche se dei giunchi del genere Juncus possono trovarsi in varie zone di Israele, il termine giunco usato nella Bibbia come nei passi sopra riportati allude al papiro che a quei tempi lussureggiava sulle sponde del Nilo, tanto da risultare impenetrabile alle imbarcazioni. Queste erano anche formate da papiro come afferma il Profeta: “Ah! Terra dagli insetti ronzanti, / che ti trovi oltre i fiumi dell’Etiopia, / che mandi ambasciatori per mare; / in barche di papiro sulle acque” (Isaia 18, 1).

95. PAPIRO, Cyperus papyrus L. (CYPERACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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8. Piante di luoghi umidi

PLATANO, Platanus orientalis L. (PLATANACEAE) “I cedri non l’uguagliavano / nel giardino di Dio, / i cipressi non gli assomigliavano con le loro fronde, / i platani non erano neppure / come uno dei suoi rami: / nessun albero nel giardino di Dio / lo pareggiava in magnificenza”, Ezechiele 31, 8. È un albero che può raggiungere 20 m di altezza, con larga chioma rastremata verso l’alto e tronco ricoperto da una scorza chiara che si stacca a placche con bordi arrotondati. Foglie decidue, larghe, alterne, troncate alla base, con incisioni più o meno profonde, e segmenti appuntiti, ricoperte da peli. Fiori verdastri, unisessuali, maschili e femminili sulla stessa pianta, in amenti sferici portati a 3-4 da lunghi peduncoli pendenti. Infruttescenze globose pendule che a maturità si disarticolano in tanti acheni pelosi disseminati dal vento. Nella Bibbia il platano è elevato a immagine di grandezza e di bellezza e il profeta Ezechiele (31,8) paragona i rami di platano ai satrapi del re d’Assiria che avevano un esteso comando. Comune nel Libano, Siria, Nord Israele lungo i corsi d’acqua, in zone pianeggianti o poco elevate, in individui isolati e quindi più maestosi o in formazioni monospecifiche. Comune lungo le rive della parte alta del Giordano. Nella Bib-

bia è spesso ricordato come i Salici e Pioppi che crescono abitualmente in luoghi umidi di pianure, come piante che vivono lungo i corsi d’acqua. Molto apprezzato per ombreggiamento di viali e per ornamento in molte città europee (ove però è coltivato spesso Platanus x hybrida, incrocio tra P. occidentalis dell’America e P. orientalis) per la capacità di resistere all’inquinamento. Da Plinio ( XII,6) si apprende che il platano è tra i primi alberi introdotti in Italia, dapprima nel Mar Ionio, poi in Sicilia e poi fino alla Gallia Belgica. Dioniso il Vecchio, tiranno di Siracusa, lo portò nella città di Reggio per ornare con effetti meravigliosi la propria dimora. In realtà l’interesse per il platano era legato all’ombra che la pianta procura a mezzo della sua ampia chioma. A Roma era talmente apprezzato che lo si nutriva annaffiandolo col vino, appurando che esso fa molto bene alle radici. “E così abbiamo insegnato a bere il vino anche agli alberi”, commentava Plinio. La pratica di dare vino al platano era attribuita a Quinto Ortensio Ortalo, il celebre oratore avversario di Cicerone, il quale durante un’arringa con Cicerone, gli chiese di invertire l’ordine delle arringhe perché doveva recarsi in campagna ad annaffiare personalmente di vino un platano che aveva piantato nella sua tenuta al Tuscolo (Cattabiani, 1996).

96. PLATANO, Platanus orientalis L. (PLATANACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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9 CARDI E PIANTE SPINOSE

“Nei suoi palazzi cresceranno le spine, / ortiche e cardi sulle sue fortezze; / diventerà una tana di sciacalli, / recinto per gli struzzi”, Isaia 34, 13

Cardo del deserto, Notobasis syriaca (L.) Cass. Cardo mariano, Silybum marianum (L.) Gaertn. Centaurea spagnola, Centaurea iberica Sprengel Rovo, Rubus sanguineus Friv. (per altri arbusti spinosi vedi Piante del Candelabro Ebraico e della Sindone)

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Nella Bibbia compaiono oltre una ventina di nomi di piante spinose, su un totale di oltre settanta specie spinose comprese nella flora di Israele. Non tutti sono riconducibili a specie certe, ma solo quelli basati su evidenze etimologiche o geobotaniche, o i cui nomi sono simili a quelli di altri linguaggi semitici, offrendo quindi indizi plausibili (Zohary, 1982). Cardi, spine, spini, rovi, pruni sono nomi che nella Bibbia ricorrono frequenti, oltre sessanta volte complessivamente, per indicare punizioni, minacce, condizioni di vita indigente, ristrettezza alimentare: a iniziare dalla Genesi quando, dopo che Adamo aveva infranto il comando divino, Dio maledisse l’uomo con le parole “(il suolo) spine e cardi produrrà per te / e mangerai l’erba dei campi” (Genesi 3,18). E Isaia (7,2325) nel capitolo in cui viene profetizzato l’arrivo dell’Emmanuele descrive quella che sarà la distruzione dei nemici di Giuda “Avverrà in quel giorno: / ogni luogo dove erano mille viti / valutate mille sicli d’argento, / sarà preda dei rovi e dei pruni. / Vi si entrerà armati di frecce e di arco, / perché tutta la terra sarà rovi e pruni. / In tutti i monti, / che erano vangati con la vanga, / non si passerà più / per paura delle spine e dei rovi”. Le spine sono particolari strutture che possono essere interpretate come segno di difesa, da parte della pianta, dal morso degli animali e dalla perdita di acqua per traspirazione, quando l’aria è troppo secca e le radici non trovano sufficiente acqua nel terreno per compensare le perdite nell’aria. Alcune piante spinose sono cardi, appartenenti ad una sezione delle Asteracee (ad es. Gundelia tournefortii, Notobasis syriaca, Scolymus maculatus, Silybum marianum), altre sono arbusti spinosi di varie famiglie botaniche (come Lycium europaeum, Sarcopoterium spinosum, Ziziphus lotus, Ziziphus spina-christi). Spesso, nella Bibbia, i cardi e le altre piante fornite di spine figurano come simbolo di desolazione e di aridità, ma non dobbiamo dimenticare che diverse Carduacee fanno anche parte delle cosiddette “erbe amare” preparate per la Pasqua ebraica (cfr. Fiori di campo ed erbe amare). Nella Parabola evangelica del Seminatore, il seme seminato tra le spine rappresenta colui che ascolta la Parola di Dio, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza la soffocano, ed essa non dà frutto (Matteo 13, 22). Piante a lunghe spine sono oggetto di studi per individuare il loro utilizzo per la corona di spine messa sul capo di Gesù condannato. Il caso del rovo è particolare. In Israele non esiste la specie collettiva comune in Italia e in altri paesi dell’ Europa (Rubus fruticosus), ma un’altra specie, il rovo rosso (Rubus sanguineus), un tempo chiamato Rubus sanctus, che si rinviene nella metà Nord del paese, ai bordi di corsi d’acqua e paludi. Il famoso roveto ardente che Mosè vide sul M. Oreb potrebbe non essere un rovo, visto che questo non cre150

sce sul M. Sinai e nelle aree circostanti, e che il rovo presente nel giardino del monastero di Santa Caterina, sotto il Sinai, sembra essere stato quivi piantato dai monaci (Zohary, 1982; Maillat et Maillat, 1999). Il nome ebraico sneh, citato in Esodo (3, 1-4) è messo in relazione da Hareuveni (1980) con la parola shen (dente), che al plurale è shinaim, nome che dà luogo al toponimo del M. Sinai. In effetti il M. Sinai ha dei rilievi dalla forma di denti. Secondo Zohary (1982) l’interpretazione di sneh come sania, che indicherebbe delle specie di Rubus, è basata sulla mera aramaizzazione di sneh; ma la parola sneh potrebbe indicare più probabilmente la Cassia senna, poiché il nome arabo di questa pianta è sena o sene. È una Leguminosa effettivamente presente sul fondo dei uadi della penisola sinaitica e del Sud di Israele, le cui foglioline sono impiegate in erboristeria e farmacia a scopo lassativo e purgante, e che ha frutti rosso cremisi richiamanti una fiamma. Un’altra ipotesi è quella di Smith (1877), il quale suggerisce che il roveto ardente fosse una pianta di acacia infestata dal parassita Loranthus acaciae, simile al vischio, ma dai bei fiori color rosso vivo, che in primavera sembrano ardere sull’acacia. Altri studiosi pensano che il rovo di Mosè potesse essere un tipo di biancospino (Crataegus sinaica) che cresce sul M. Sinai (Zohary, 1982). Cardi e piante spinose hanno caratteristiche morfologiche e strutturali tese a razionare al massimo la scarsa disponibilità di acqua nel terreno e nell’aria. Sono piante xerofite tipiche di ambienti desertici e steppe aride. Gli elementi più frequenti in queste piante sono delle formazioni spinose di vario tipo. In base alla loro origine si distinguono: spine derivate dalla trasformazione di foglie in strutture allungate e appuntite tese ad eliminare la traspirazione e a costituire degli elementi di difesa dal morso di erbivori, difesa opportuna data la scarsità di vegetazione nelle steppe e boscaglie secche; spine derivate dalla trasformazione di stipole, come nelle acacie; spine derivate dalla trasformazione di corti rametti, brachiblasti, e che possono dare inserzione a foglie normali; spine di origine caulinare, cioè dal fusto, come nel biancospino, provviste anche di tessuti conduttori, e con cicatrici di foglie; aculei, formazioni tricomatose tipo emergenze con parete cellulare fortemente ispessita, senza tessuti conduttori; peli spinosi, morti, vuoti di contenuto, ripieni di sola aria, bianchi e più o meno lucenti. Questi ultimi si trovano su foglie o giovani rami, mentre spine e aculei sono formazioni più rigide e robuste, tipiche di organi legnosi.

9. Cardi e piante spinose

Italia e nelle isole maggiori. Ai cardi e piante spinose è legato l’episodio narrato nel libro dei Giudici allorché Gedeone dapprima minacciò e poi realizzò la punizione degli abitanti della città di Succot che avevano rifiutato di soccorrere i suoi uomini esausti per le battaglie contro i re di Madian: “Gedeone disse: «Ebbene, quando il Signore mi avrà consegnato nelle mani Zebach e Salmunnà, vi strazierò le carni con le spine del deserto e con i cardi»” (Giudici 8,7). E dopo aver vinto la battaglia contro i re di Madian, Gedeone: “Prese gli anziani della città e con le spine del deserto e con i cardi castigò gli uomini di Succot” (Giudici 8,16). L’episodio fa pensare che le spinose del deserto dovessero essere piante abbondanti e con spine rigide e forti da poter essere usate per simili trattamenti punitivi. I fusti giovani e le vene centrali delle giovani foglie di N. syriaca possono essere consumate e provvedere cibo e liquido. N. syriaca, Sylibum marianum e Scolymus maculatus si trovano prevalentemente ai margini del deserto e i loro fusti sono una buona fonte di liquidi. Sereno (LM XLIV) suggerisce di ingerire in acqua tiepida radice di cardo come rimedio contro il veleno di vipere. Occorre però precisare che l’Autore non indica di quale cardo si tratti, perciò il rimedio resta nel vago. A N. syriaca fa probabilmente riferimento Plinio (NH XXIV 107) quando tratta dello spino d’Arabia per le proprietà astringenti e antiemorragiche della radice.

CARDO DEL DESERTO, CARDO SIRIANO, Notobasis syriaca (L.) Cass. (ASTERACEAE) “Prese gli anziani della città e con le spine del deserto e con i cardi castigò gli uomini di Succot”, Giudici 8, 16. Le spine del deserto sono state identificate con una pianta desertica, spinosa, Notobasis syriaca, un’erba annuale che può raggiungere 150 cm nello scapo fiorifero, robusto, striato, inizialmente rivestito di lanugine ragnatelosa, ma poi glabro o con peli bianchi. In realtà durante l’inverno la pianta si presenta solo con delle rosette di foglie basali, larghe e profondamente lobate, con denti terminati da spine, aderenti al terreno. A primavera forma i fusti fioriferi ramificati, coperti da foglie più piccole di quelle basali, lineari, profondamente divise in segmenti lineari spinosi tipicamente violetti con nervature argentee. I rami terminano con capolini a fiori rosa o bianchi, con brattee membranose munite di lunghe spine semplici o pinnato tripartite, le ultime più lunghe dei capolini. Alla fine della primavera compaiono i grossi acheni, obovati, lisci e glabri, muniti di pappo con lunghi peli piumosi e giallastri, col quale vengono dispersi dal vento. È una specie il cui areale è limitato alle coste mediterranee, ruderale, frequente in luoghi abbandonati, incolti, ai bordi delle strade e in pascoli e campi aridi. Presente, ma rara, anche in parte dell’Italia Centrale, nel Sud

97. CARDO DEL DESERTO, CARDO SIRIANO, Notobasis syriaca (L.) Cass. (ASTERACEAE) (Foto di B. Di Gregorio)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

aculeo ricurvo. Corolle tubulose, porporine, frutti ad achenio obovato-compresso, nero-giallo, con pappo formato da setole denticolate bianche, caduche. Il nome comune, cardo mariano, fa riferimento alle macchie color latte che sono sparse nelle foglie della pianta e che una tradizione vuole che siano le gocce di latte cadute mentre la Madonna allattava il bambino (Cattabiani, 1996). Di zone desertiche e subdesertiche, è presente anche in Italia in incolti e prati aridi. Nella Bibbia è citato anche come cardo del Libano perché abbonda nella Siria, specialmente sulla catena del Libano. In 2 Re (14, 9), si legge che quando Amasia, re di Giuda, inviò messaggeri a Ioas, re di Israele, per proporgli lo scontro, Ioas gli fece rispondere: “Il cardo del Libano mandò a dire al cedro del Libano: «Dà in moglie tua figlia a mio figlio». Ma passò una bestia selvatica del Libano e calpestò il cardo”. È un apologo col quale Ioas deride Amasia per la sua idolatria e presunzione di supremazia e di sfida a Israele. Nella sfida prevalse poi Ioas che vinse Amasia, lo fece prigioniero e con un immenso bottino se ne tornò in Samaria. È una pianta che trova impiego anche in medicina per dei composti flavonici contenuti nei frutti, ad es., la silibina, che hanno effetto epatoprotettore e disintossicante del fegato.

CARDO MARIANO, Silybum marianum (L.) Gaertn. (ASTERACEAE) “Gedeone disse: «Ebbene, quando il Signore mi avrà consegnato nelle mani Zebach e Salmunnà, vi strazierò le carni con le spine del deserto e con i cardi»”, Giudici 8, 7. È una pianta biennale, nel primo anno produce una rosetta di foglie basali, picciolate, coriacee, pennatifide, lunghe fino a 40 cm, con margine ondulato e sinuato, con lobi triangolari terminati da spine robuste e lamina verde scuro con variegature bianche lungo la nervatura, glabra. In questa forma la pianta trascorre l’inverno. Nel secondo anno, soprattutto dopo abbondanti piogge invernali, compare il fusto aereo, eretto, robusto, scanalato, rugoso, alto fino a 1,5 m, ramificato nella parte superiore e con foglie larghe, sessili, glabre, dentate, terminanti con spine gialle. L’altezza della pianta unitamente alla larghezza delle foglie e alla densità delle piante ne fanno una formazione pressoché impenetrabile in certe zone della Galilea settentrionale dove si rinviene comunemente. Fiori in capolini globosi, grandi, fino a 10 cm di diametro, all’apice dei fusti. Le brattee dell’involucro del capolino sono gialle, dentate e spinose, terminanti con un

98. CARDO MARIANO, Silybum marianum (L. ) Gaertn. (ASTERACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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9. Cardi e piante spinose

CENTAUREA SPAGNOLA, Centaurea iberica Sprengel (ASTERACEAE) “Le alture dell’iniquità, peccato d’Israele, / saranno distrutte, / spine e rovi cresceranno sui loro altari; / diranno ai monti: «Copriteci» / e ai colli: «Cadete su di noi»”, Osea 10, 8. È un’ erba annuale di suoli leggeri e di habitat naturali, ma disturbati dall’antropizzazione e dal calpestio di animali (boschi e cespuglieti mediterranei, cespuglieti steppici e semi-steppici, vegetazione montana del M. Ermon). Presenta capolini con fiori solo ermafroditi, petali color panna o violaceo, stami rosa, foglie alterne sul fusto e in rosetta alla base (divise), con margine fogliare liscio e brattee spinescenti; i capolini sono accompagnati da lunghe acuminate spine e l’impollinazione è favorita dagli insetti. Questa pianta di corotipo mediterraneo-iraniano-turaniano, è una delle 25 specie del genere Centaurea presenti nella flora di Israele. Per Zohary (1982) la parola dardar nominata nella Bibbia può riferirsi a questa e ad altre specie di Centaurea spinose. Gli arabi chiamano analogamente dardur la più comune Centaurea spinosa che è descritta in questa scheda. La popolazione locale sopra citata ne raccoglie le foglie in inverno e ad inizio primavera, anche dette mureir, per scopi alimentari; analogamente gli ebrei chiamano questa e altre simili piante merorim. La specie

potrebbe rientrare nella citazione di Matteo (7, 15-16): “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?” È pianta che per le caratteristiche dei capolini e per il rivestimento di robusti peli rigidi può essere collocata sia tra le piante spinose sia tra le piante amare reperibili in Israele. La dotazione di lunghi peli spinosi potrebbe includerla tra gli spini descritti nel libro Giudici (8,7; 8,16); per l’ambiente, i territori abbandonati, potrebbe corrispondere ai cardi in Osea (10,8) anche per la sua distribuzione al centro e Nord del paese; come infestante del grano o dell’orzo, agli spini in Giobbe (31,3840); come cardo a quello di confronto tra il cedro del Libano e il cardo citato in 2Re (14,9). Le specie indicate genericamente come cardi e spini sono numerose e numerose sono le loro citazioni nell’AT e NT. E riesce difficile attribuire ad una data specie un dato cardo o spino, salvo una precisa indicazione di morfologia, luogo, ambiente, uso. Su C. iberica vi è una certa concordanza di indicazioni da parte di numerosi studiosi della flora d’Israele. Inoltre può essere di aiuto considerare che le spine e aculei sono di solito portati da piante legnose, mentre nelle piante erbacee si parla di rivestimenti pelosi o tomentosi. Perciò nel caso di centaurea sarebbe più corretto parlare di cardo piuttosto che di spino.

99. CENTAUREA SPAGNOLA, Centaurea iberica Sprengel (ASTERACEAE) - (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

tricati cespugli spinosi impenetrabili lungo le rive di torrenti e paludi. Con questo nome alcuni autori hanno individuato il rovo che forma il roveto che si trova all’ingresso del Monastero di S. Caterina al Sinai. Esso ricorda il roveto che Mosè vide mentre era al Monte Oreb a pascolare il gregge del suocero Ietro: gli apparve l’angelo del Signore in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto che mandava luce ma non si consumava (Esodo 3, 1-2). Secondo una interpretazione rabbinica, la fiamma bruciava nel roveto ma il roveto rimaneva indenne: “Perché il dolore è in Israele, ma Dio non vuole che lo consumi” (Fleg, 1981). Secondo invece alcuni Padri della Chiesa, il roveto ardente di Mosè è la Vergine Maria (figura della Chiesa e del popolo di Dio), che porta il Signore, ma non si consuma (Cultrera, 1861). Cultrera (1861) ritiene che il roveto che Mosè vide ai piedi del Monte Oreb possa essere formato da R. fruticosus L. e riporta diverse interpretazioni mistiche del fenomeno. In realtà non è nota con certezza la pianta che potrebbe aver procurato la fiamma ardente (Cfr. scheda introduttiva). Secondo Sereno (LM XIV) per le gengive e per le labbra “è utile e buono masticare foglie di rovo”. Lo stesso Autore in LMXXVIII consiglia di prendere un composto di cottura di castagne, sorba conservata, appio e teneri polloni di rovo spinoso come pozione valida, anche per l’infanzia con problemi di eruzione dentale, per arrestare emissioni diarroiche.

ROVO, Rubus sanguineus Friv. (ROSACEAE) “Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo”, Luca 6, 44. Il fusto, i rami, i piccioli, e i peduncoli sono forniti di robuste spine ricurve in basso. Alquanto ramificato con rami eretti o ricadenti e aggrovigliati e foglie divise in 3-9 foglioline sempreverdi, verde scuro di sopra, argentee al disotto. Fiori a mazzetti all’estremità dei rami, con cinque lunghi petali bianchi e numerosi carpelli distinti. Frutto aggregato, mora, formato da tante piccole drupe, nerastre, inserite su uno stesso ricettacolo e derivanti da tanti carpelli distinti. I frutti, maturanti alla fine dell’estate, sono eduli e disperdono i semi per mezzo di frugivori. A tale proposito si nota che i frutti immaturi hanno colore rosso e sono acidi, poi diventano neri o nero-blu a maturità e sono più dolci e gustosi. Si ritiene che il cambiamento di colore sia legato alla necessità della pianta di proteggere i semi dagli erbivori fino alla loro maturazione. I frutti che presentano tale comportamento, comune ad altre specie di piante, vengono indicati come frutti aposematici (Lev-Yadun et al., 2009). Il nome rovo si applica a più specie del genere Rubus. Inoltre molte specie hanno sinonimi come è il caso di Rubus sanguineus noto anche come R. sanctus Schreb.. R. sanguineus forma dei cespugli rampicanti, spinosi. Questo rovo si trova nella parte centrale e settentrionale di Israele dove forma in-

100. ROVO, Rubus sanguineus Friv. (ROSACEAE) - (Foto di A. Danin)

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10 PIANTE DEL CANDELABRO EBRAICO E DELLA SINDONE

“Farai anche un candelabro d’oro puro. Il candelabro sarà lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo. Sei bracci usciranno dai suoi lati: tre bracci del candelabro da un lato e tre bracci del candelabro dall’altro…. Il fusto del candelabro avrà quattro calici in forma di fiore di mandorlo, con i loro bulbi e le loro corolle: un bulbo sotto i due bracci che si dipartono da esso e un bulbo sotto i due bracci seguenti e un bulbo sotto gli ultimi due bracci che si dipartono da esso; così per tutti i sei bracci che escono dal candelabro”, Esodo 25, 31-32; 25,34-35 “Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo -quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura”, Giovanni 19, 38-40

Aloe, Aloe vera L. Cappero egiziano, Zygophyllum dumosum Boiss. Galgal, Gundelia tournefortii L. Ladano, Cisto di Creta, Cistus creticus L. Lino, Linum usitatissimum L. Ranno, Rhamnus lycioides L. subsp. graeca (Boiss. & Reut.) Tutin Salvia della Palestina, Salvia palaestina Benth. Spinaporci, Sarcopoterium spinosum (L.) Spach Spina di Cristo, Ziziphus spina-christi (L.) Desf. Spina Santa, Lycium europaeum L.

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

Questo ultimo gruppo si riferisce a piante di cui si fa appena un cenno nella Bibbia o che sono chiamate in causa da scienziati in relazione a due manufatti cui l’ebraismo e il cristianesimo assegnano un’importante significato nelle loro rispettive tradizioni religiose: il Candelabro Ebraico e la S. Sindone. Il candelabro a sette braccia (Menorah) è uno dei più importanti simboli di Israele. In Esodo (25,3140 e 37,17-24) vi è la stessa descrizione del candelabro per il Tabernacolo costruito nel deserto del Sinai: di oro puro, su un ramo tre calici a forma di fiori di mandorlo, con bocciolo e corolla, e lo stesso anche su altri sei rami portanti candele. Poiché oggi non si trovano mandorli nel deserto del Sinai, è possibile che altri alberi potessero essere usati come modelli per il candelabro, ad es. Crataegus sinaica (Zohary,1982). Oppure si trattava di un altro mandorlo, Amygdalus ramonensis, localizzato a metà strada tra Mizpe Ramon e la frontiera egiziana. Il fatto che nella Bibbia il mandorlo sia chiamato con due nomi diversi, potrebbe designarne due diverse forme: una spontanea, spinosa, dalle mandorle generalmente amare e un’altra coltivata (Maillat et Maillat, 1999). Secondo Hareuveni (1981) altre piante, per la forma delle loro infiorescenze, potrebbero avere ispirato la formazione del candelabro a sette braccia, ad es. alcune specie di Salvia: Salvia judaica, dai fiori color rosa lilla scuro, ma ancora meglio Salvia palaestina, dai fiori bianco-rosei. Le salvie citate forniscono ottimo miele e potrebbero ricollegarsi alla visione biblica della Terra Promessa, nota come il “paese ove scorre latte e miele”. Inoltre il loro nome ebraico è moriah, lo stesso del monte ove Abramo stava per sacrificare suo figlio Isacco, e che per tradizione si trova a Gerusalemme, sotto l’attuale Moschea di Omar, dalla cupola dorata che spicca in tutte le vedute della città santa. Secondo Maillat et Maillat (1999) un’altra pianta cui gli ebrei potrebbero essersi ispirati per il candelabro a 7 braccia è un tipo di verbasco dai fiori gialli (Verbascum sinaiticum) localizzato nel deserto della Giudea e in quello del Negev o un altro verbasco più diffuso in Israele (Verbascum fruticulosum). Nel vangelo di Giovanni (19,40) si legge che dopo la morte di Gesù sulla croce Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo ne presero il corpo e lo avvolsero con teli insieme ad aromi come usavano fare i giudei per preparare la sepoltura. Di un telo scrive anche Luca (23,53), mentre Matteo (27,59) e Marco (15,26) usano il termine lenzuolo per indicare l’avvolgimento di Gesù. L’apparente discrepanza dei termini usati è stata analizzata in dettaglio da Frale (2009) e Rigato (2010) spiegando che il termine greco othon che compare nella versione originale dei vangeli si riferisce a un tessuto di lino lungo vari metri dal quale si 156

potevano ottenere più pezzi (othonia). Sindone, traduzione di othonia (plurale) è un termine che nelle traduzioni della Bibbia recenti non viene più usato. Nella cattedrale di Torino è conservato un lenzuolo, ”Sindone” con l’immagine dell’uomo dei dolori di Isaia (50,11), reliquia preziosa del corpo di Gesù crocifisso. La Sindone è una icona molto particolare sulla quale si sono indirizzati studi per stabilirne l’autenticità e capire l’origine dell’immagine sul sacro telo. Per quanto attiene alla storia del manufatto si ritiene che esso sia stato portato da Gerusalemme a Edessa, (Istanbul), poi in Provenza, per arrivare a Torino nel 1578. Che si tratti di una manufatto originale è dimostrato dal fatto che è di puro lino tessuto a spina di pesce, filato a mano, con torsione della fibra in senso orario, con caratteristiche di torsione a “Z” come nei lini rinvenuti a Palmyra (Siria) e nel deserto della Giudea, tecniche di lavorazione andate perse già nel Medioevo (Frale, 2009). Finora incomprensibile è il modo di formarsi dell’immagine dell’uomo sul tessuto. La Sindone è stata fotografata la prima volta da Secondo Pia nel 1898, il quale, sviluppando la lastra, si accorse che l’immagine fissata sulla lastra era un positivo, quindi la tela era in negativo. In positivo risultano anche le macchie di sangue, tra le quali quelle sul capo causate da una calotta di spine, le abrasioni sul dorso per il trasporto di una pesante croce e circa 120 impronte simili a quelle lasciate dalla flagellazione. Inoltre è visibile una ferita da chiodo che interessando il nervo mediano, obbligò il pollice a contrarsi in posizione quasi ortogonale rispetto alle altre dita; e una grande ferita sul costato come quella descritta nel vangelo, causata da una lancia. Recenti studi (Di Lazzaro et al., 2011) sostengono che i possibili fenomeni fisici finora esaminati sono ancora insufficienti a spiegare la formazione dell’immagine sul telo. Numerosi altri studi sono stati dedicati a stabilire la provenienza della Sindone analizzando i pollini rinvenuti tra le fibre di lino e le immagini di resti di piante individuate in vari punti del telo. Le piante superiori producono quantità diverse di polline, nelle strutture maschili del fiore, a seconda che siano anemofile, cioè affidino il polline al vento o entomofile, cioè il polline sia trasportato da insetti pronubi. Le dimensioni, da pochi micron (millesimi di millimetro) a un centinaio di micron, favoriscono la sua dispersione. Il rivestimento del granulo pollinico (esina) è costituito principalmente da sporopollenina, una molecola complessa che rende il polline particolarmente resistente ad agenti chimici e fisici per cui possono essere riconosciuti e identificati granuli fossili o granuli intrappolati su diversi substrati, come stoffe, quadri, abiti (Travaglini et Mei, 2010;

10. piante del Candelabro Ebraico e della Sindone

Granuli pollinici di Asteraceae e di Amaranthaceae

Mei et al., 2009). Le dimensioni, il numero e il tipo di aperture, le sculturazioni, la forma sono elementi che consentono di riconoscere la famiglia, il genere e in alcuni casi la specie della pianta di appartenenza del granulo. Le prime ricerche sui pollini presenti sulla Sindone sono state condotte dal criminologo svizzero Max Frei che trovò pollini di piante che crescono solo in Palestina e Medio Oriente. In base ai suoi studi egli concluse che il tessuto aveva soggiornato in Palestina, Turchia, Francia e Italia e che il polline rinvenuto più frequente sul lenzuolo era identico a quello trovato nei sedimenti del Lago di Tiberiade in strati risalenti a 2000 anni indietro. In successive ricerche compiute al fine di raccogliere pollini da piante in Medio Oriente da confrontare con quelli sulla Sindone, Frei osservò che il numero di pollini di specie palestinesi o mediorientali era di gran lunga superiore a quello delle specie europee. Molte di tali piante sono a Urfa (antica Edessa) e Istanbul, località turche ove avrebbe soggiornato la Sindone. Inoltre il polline di molte piante trovato da Frei è trasportato da insetti, non dal vento, pertanto la possibilità di contaminazione di pollini da parte di altri pollini entomofili da ambienti lontani fra di loro risulta quasi impossibile (Barberis et Boccaletto, 2010). È tuttavia doveroso segnalare che sarebbero necessarie ulteriori ricerche circa la determinazione di granuli pollinici raccolti da Frei (Boi, 2012; Fanti et Gaeta, 2013). Recentemente alcuni studiosi (Danin et al., 1999) hanno individuato sulla Sindone le immagini di una decina di piante che crescono anche nelle vicinanze di Gerusalemme e il cui periodo di fioritura corrisponde ai mesi di marzo-aprile, talune con orario pomeridiano di aper-

tura del fiore. Tra queste sono Gundelia e Cistus creticus: la prima cresce in Turchia, Siria e nel Nord Iran, Iraq e Israele, qui spingendosi a sud fino a Gerusalemme. Il suo polline è stato trovato sul sudario di Oviedo (Spagna), esso pure filato con torcitura a “Z” e con macchie di sangue dello stesso tipo di quello della Sindone. Un’altra pianta è il cappero egiziano (Zigophyllum dumosum) della quale, sempre secondo Danin, sulla Sindone sarebbe stata trovata l’immagine di un fiore. La pianta ha un areale di distribuzione a Sud di Israele, Giordania, Egitto, incrociandosi con quello di Gundelia verso Gerusalemme, e potendo indicare l’area in cui fu adoperata la Sindone, tra Gerusalemme ed Ebron (Siti Internet 6-79; Danin et al., 1999; Danin, 2010). La presenza di pollini e immagini di piante sulla Sindone potrebbe essere spiegata col racconto della deposizione e sepoltura riportato nei Vangeli. Tra la folla che assisteva alla crocifissione di Gesù, oltre a Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome (Marco 15,40) erano molte altre donne che venivano dalla Galilea e hanno seguito il Maestro fino alla sua fine (CEI, 1978). Potrebbero essere state loro a depositare fiori o piante raccolte nelle vicinanze per dare una testimonianza di fedeltà e di onore al loro Maestro. Unitamente al sangue anche taluni resti di piante potrebbero essere stati posti sul lenzuolo dopo la deposizione del corpo di Gesù.

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

sandro Magno si sia spinto a Sud alla conquista dell’isola per controllare il commercio della specie pregiata. Oggi poco usata per la sua rarità, era anticamente impiegata dai Greci quattro secoli prima dell’era cristiana per le sue proprietà lassative. Per il suo aroma poco gradevole era frammista a mirra fragrante e involta fra i lenzuoli funebri. Secondo alcuni sembra che il nome di A. succotrina sia il risultato di una confusione storica. È una pianta della regione del Capo e non crescerebbe naturalmente a Socotra, ma per molti anni l’origine di questa pianta è rimasta avvolta nel mistero. È stato solo all’inizio del ‘900 che è stata registrata presso l’area del Capo una precisa località per A. succotrina. Sarebbe stata la prima specie di aloe introdotta dal Sud Africa in Europa (fiorì ad Amsterdam nel 1689). Alcuni autori (Smith, 1877; Greppin, 1988; Musselman, 2007) mettono in dubbio che la pianta citata in Giovanni sia del genere Aloe: potrebbe trattarsi di Aquilaria agallocha, spesso tradotta come aloe legno, ipotesi poco accettabile. Va comunque evidenziato che l’aloe aromatico, citato nell’ A.T. accanto ad altre spezie, vada identificato come Aquilaria agallocha (vedi pag. 85).

ALOE, Aloe vera L. (ALOACEAE) “Vi andò anche Nicodemo – quello che in precedenza era andato da lui di notte- e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e aloe”, Giovanni (19, 39). Duke (2008) ritiene A. succotrina inclusa in A. vera. Pianta succulenta con una rosetta di foglie carnose, rigide, a margine spinoso. Fiori in lunghe spighe terminali, rossi, tubulosi (color rosso arancio in A. succotrina). Dalle foglie si estrae un succo che concentrato al sole diventa una massa solida di aspetto vetroso usata in medicina (amaro, colagogo a piccole dosi e purgante a forti dosi; cosmetico) e in veterinaria. Contiene composti antracenici (aloine, aloemodina ecc.). Gli egiziani lo adoperavano per imbalsamare i cadaveri. Nicodemo lo portò per profumare il lenzuolo di Gesù, probabilmente con l’intento di imbalsamarne il corpo [(Matteo (27,59), Marco (15,46), Luca (23,53)]. L’aloe più pregiata era A. succotrina, di cui alcune cellule epidermiche sono state ritrovate sulla Sindone (Marinelli, 2009; 2012). Il nome della specie viene dall’Isola di Socotra (Yemen) sulla costa orientale d’Africa all’ingresso del Mar Rosso. Si narra che Ales-

101. ALOE, Aloe vera L. (ALOACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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10. piante del Candelabro Ebraico e della Sindone

CAPPERO EGIZIANO, Zygophyllum dumosum Boiss. (ZYGOPHYLLACEAE) “Partirono da Mara e giunsero a Elìm; a Elìm c’erano dodici sorgenti di acqua e settanta palme: qui si accamparono. Partirono da Elìm e si accamparono presso il Mar Rosso”, Numeri 33, 9-10. È un arbusto piuttosto basso, al massimo un metro in altezza, prostrato, molto longevo. Sui suoi fusti sono stati contati anelli legnosi che portano fino a 300 anni, ai quali si devono aggiungere gli anni di secco durante i quali non viene formato legno. È sempreverde con un sistema radicale alquanto ramificato e un fusto corto, ricoperto di peli appressati. I rami legnosi formano un intricato sistema sul quale si distinguono i germogli di un anno che sono erbacei e portano foglie succulente su un breve picciuolo cilindrico con due foglioline oblunghe che cadono all’inizio del periodo secco, per cui la pianta risulta in gran parte senza foglie. All’inizio della primavera compaiono dei fiori bianchi, nelle parti superiori dei rami, formati da cinque sepali allungati e cinque petali bianchi. I frutti sono delle capsule deiscenti, circondate da cinque o più ali, con molti semi. Questa specie è infatti una di quelle piante miracolose del deserto che possono vivere alcuni anni di seguito senza pioggia, sopportando pesanti perdite del proprio corpo con l’eliminazione dei rami laterali e conservando solo alcune cellule vive in taluni rami laterali. Quando arrivano le piogge la pianta può produrre nuovi rami e riformarsi.

Nella Bibbia non risulta un nome specifico per indicare questa pianta. Tuttavia Zohary (1982) ritiene che la pianta si estenda su centinaia di miglia quadrati dei deserti di Israele e di certe regioni del Sinai per cui è impossibile che gli Israeliti non ne abbiano incontrato durante la loro traversata del deserto. Tale opinione è suffragata anche dalle descrizioni di Foggi (1999) che definisce Zygophyllum dumosum come uno degli arbusti più comuni delle aree desertiche e salate del Sinai e del Negev, una specie guida per molte associazioni di piante che vanno sotto il nome di hammada o vegetazione del deserto roccioso. La biologia della pianta è alquanto particolare e finalizzata alla utilizzazione dell’acqua quando disponibile e al superamento dei prolungati periodi di siccità. Danin (1983) ha messo in evidenza come l’epidermide del picciuolo fogliare sia fatto di un solo strato di cellule durante l’inverno ma da più strati d’estate. I frutti, composti da cinque ali, ciascuna con uno o più semi, hanno la parete ricca di sali. Questi funzionano da inibitori della germinazione e la ritardano fino a quando il sale non viene dilavato da una abbondante pioggia. In tal modo oltre alla germinazione viene assicurata l’acqua per la sopravvivenza della plantula. Sulla Sindone sono state individuate le immagini di due foglie giovani con un paio di foglioline, due foglie vecchie di due anni e un fiore di Zygophyllum dumosum (Danin et al., 1999; Danin et Guerra, 2008).

102. CAPPERO EGIZIANO, Zygophyllum dumosum Boiss (ZYGOPHYLLACEAE) - (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

GALGAL, Gundelia tournefortii L. (ASTERACEAE) “Mio Dio, rendili come un vortice, / come paglia che il vento disperde”, Salmo 83, 14. Gundelia è pianta perenne, erbacea, lattiginosa, alta 70 cm circa, con fusto semplice, striato, ingrossato alla base. Le foglie basali, in rosetta, sono pinnate, larghe, rigide, cuoiose, con nervature prominenti e lobi spinosi; le cauline sono invece alterne, più piccole e meno chiaramente lobate, con margine dentato o serrato. Fiorisce da marzo a giugno con fiori gialli e violacei in capolini globosi di 5-8 cm di diametro, circondati da 3-4 brattee fogliose spinescenti. Il latice secreto dalla pianta può dare disturbi intestinali, ma i giovani capolini colti quando sono ancora al livello del suolo possono essere consumati crudi o cotti, e le radici lessate. Questo cardo, tipico di aree semidesertiche e steppe con arbusti, ma presente anche in formazioni segetali e post-segetali aperte della regione mediterranea, viene identificata in base alla caratteristica di venire rotolato dal vento come un vortice con la polvere quando si trova allo stato secco. La parola ebraica galgal indica appunto un’erba che rotola, dopo il distacco dalla pianta madre. Sono circa una trentina le piante che in Israele si comportano in tal modo, ma Gundelia è di esse la più notevole. Detta akuvith nella letteratura ebraica e a’kub o ka‘ub in arabo. Nel Nord di Israele i capolini, coperti di frutta secca tritata e spezie, sono scot-

tati in olio e conditi con salsa di limone. Le piante mature si danno talvolta in foraggio ai cammelli (Lev-Yadun, 1999). Le ricerche di Lev-Yadun et Abbo (1999) hanno evidenziato nelle parti commestibili una buona digeribilità, un alto contenuto di derivati dell’acido caffeico e una elevata attività antiossidante. Recenti indagini avrebbero individuato immagini di capolini e resti di polline di Gundelia sulla Sindone, ma un palinologo (T. Litt, in Danin et Guerra, 2008, Danin, 2009) non ravviserebbe distinzione fra tale polline e quello di altri cardi. Gundelia è diffusa a Sud fino a una linea congiungente Gerusalemme a Ebron; a Nord in Turchia e vicini paesi dell’Asia minore. Il nome della pianta non figura nella Bibbia, ma due passi fanno riferimento ad una pianta con le caratteristiche di galgal. Il primo è quello del Salmo 83,14 riportato in capo alla presente scheda; l’altro è in Isaia: “Le nazioni fanno fragore / come il fragore di molta acqua, / ma egli le minaccia, esse fuggono lontano; / come pula sono disperse sui monti dal vento / e come vortice di polvere dinanzi al turbine” (Isaia 17,13). Per Isaia i molti nemici di Israele saranno dispersi come foglie sulle montagna al soffiar del vento, come galgal per un turbine. Il riferimento è alla pianta i cui capolini si staccano per mezzo di un tessuto separatore che si forma alla base del ramo e il vento del deserto li fa rotolare come pallottole spinte dalla forza del vento.

103. GALGAL, Gundelia tournefortii L. (ASTERACEAE) - (Foto di A. Danin)

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10. piante del Candelabro Ebraico e della Sindone

LÀDANO, CISTO DI CRETA Cistus creticus L. (CISTACEAE) “Mettete nei vostri bagagli i prodotti più scelti del paese e portateli in dono a quell’uomo: un po’ di balsamo, un po’ di miele, resina e làdano, pistacchi e mandorle”, Genesi 43, 11. “Alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Gàlaad, con i cammelli carichi di resina, balsamo e làdano, che andavano a portare in Egitto”, Genesi 37, 25. C. creticus è un arbusto di aree mediterranee (macchia e gariga), semi-steppiche e del M. Ermon. Cresce soprattutto nella parte ovest di Israele, ma verso il deserto ha un limite dell’areale parallelo a quello di Gundelia tournefortii a est di Gerusalemme, con alcune stazioni a est del Giordano (Danin, 2010). In Italia si rinviene, con varie sottospecie, soprattutto al Centro-Sud e nelle isole. Ha fusto legnoso (30 cm-1 m), fiori dal lungo peduncolo, stami gialli e 5 petali appariscenti, violacei o rosa carminio; foglie semplici, intere, opposte, ovate, rugose, a margine ondulato, con peli ghiandolari (presenti anche su fusto e infiorescenze); frutti a capsula globosa bruna con semi neri. Sulla Sindone Danin et al. (1999) ha osservato 8-9 fiori che per i petali arrotondati sembrano appartenere a C. creticus piuttosto che all’affine C. salviifolius. Linneo ha chiamato C. ladaniferus un arbusto dell’Europa mediterranea assente però dal Medio Oriente.

Il passo, riportato in Genesi 43, 11, si riferisce alla raccomandazione del patriarca Giacobbe ai figli che stavano per recarsi dal viceré di Egitto, non sapendo che quello fosse il fratello Giuseppe venduto da loro come schiavo. Il làdano (Genesi 37, 25) una resina bruna, aromatica e amara, prodotta da fusto, foglie e semi di vari Cistus, in particolare C. creticus (che include C. incanus), in ebraico è lot (aram. letem). Il nome latino ladanum (greco ladanon) è di origine orientale: infatti in arabo è ladhan, in assiro ladanu (Zohary, 1982; Maillat et Maillat, 1999). La resina, stimolante, espettorante e astringente, non va confusa con il laudàno, preparato galenico analgesico (miscela di oppio e zafferano); è raccolta con un rastrello di lacci di pelle, a cui aderisce il succo appiccicoso, o si ottiene bollendo i rami in acqua. Venduta in pezzi contorti o a spirale, dà un olio essenziale dorato odorante di ambra grigia. Nelle Chiese orientali è usata come incenso; trova anche uso in profumeria. A Creta la resina si raccoglieva dal pelo delle capre. Queste infatti, nutrendosi dei cisti, si caricavano di resina in corrispondenza ai peli vicini alla bocca dai quali veniva raccolta dai mandriani con speciali pettini (Cultrera, 1861). La resina, il ladano, si presta a fungere da addensante in una composizione di storace, galbano, e incenso ridotto in polvere minuta per i profumi da bruciare (timiati) davanti all’Arca della Testimonianza, secondo l’ordine dato da Dio a Mosè (Esodo 30, 34-35) (Cristiano et De Martino, 2002 a e b).

104. LÀDANO, CISTO DI CRETA, Cistus creticus L. (CISTACEAE) - (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

LINO, Linum usitatissimum L. (LINACEAE) ”C’era un uomo ricco,che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo e ogni giorno si dava dei lauti banchetti”, Luca 16,19. Delicata pianta erbacea conosciuta da tempi lontanissimi anche in Palestina per le fibre contenute nella corteccia. Annuale, a fusto liscio, cilindrico, esile, alto al massimo un metro, semplice. Con foglie sottili lineari-lanceolate appuntite. Fiori alle estremità del fusto e dei rami in racemi fogliosi lassi, formati da calice con cinque sepali ovati, lunghi circa la metà della corolla, due esterni glabri con i margini interi e tre interni leggermente più larghi, con i margini membranosi e le estremità variamente divise. Corolla vistosa a cinque petali liberi di colore azzurro o bianco. Stami cinque liberi ma con i filamenti riuniti alla base in una specie di involucro che circonda l’ovario, alternantesi con cinque staminodi. Ovario supero formato da 5 carpelli, ciascuno internamente diviso in due loculi contenenti un solo ovulo. Il frutto è una capsula brunastra appuntita, contenente semi ricchi di olio (35-38%) e di proteine. Il tegumento del seme è formato da più strati di cellule, di cui il più esterno ha cellule con la proprietà di rigonfiarsi in presenza di acqua. Nel fusto, tra la corteccia e il libro, si trovano gruppi di 10-25 fibre cellulosiche lunghe 25-35 mm con le pareti ispessite e un ampio lume cellulare. Le fibre possono essere isolate e usate per confezionare tessuti, reti da pe-

sca, o fare carta. La separazione delle fibre dal fusto avviene attraverso processi di macerazione biologica, cioè enzimi in grado di demolire la lamella che tiene uniti i fasci di fibre dai restanti tessuti del fusto. I fusti prima di essere utilizzati vengono separati dai frutti e quindi i frutti dai semi. Dai semi si ottengono farine che si usano in medicina per cataplasmi e per estrazione l’olio di semi di lino. Gli antichi Egiziani usavano bende di tessuto di lino per avvolgere le mummie. E nel NT si ricorda che il corpo di Gesù deposto dalla croce è stato avvolto in un telo di lino sul quale è rimasta impressa la propria figura. Tale lino è considerato Sacro e si venera come Sindone. Abiti con tessuto di lino erano molto apprezzati presso i popoli mediterranei e orientali, soprattutto dagli Egiziani che ne erano dei grossi coltivatori. In una lettera che Amenophi III, grande re d’Egitto manda a Tarhumta-radu, re di Arzawa nell’Anatolia (Lettere di el-Amarna, Liverani, 1999), del XIV-XIII sec. a.C., vi è l’elenco dei ricchi doni che il re manda come controdote per la concessione della figlia al re d’Egitto. La lettera, in lingua hittita, riferisce dello sviluppo positivo della trattative matrimoniali e nell’elenco dei doni di Amenophi III vi è il lino. La popolazione dell’Antico Egitto conosceva quindi il lino e nel Papiro di Ebers risalente al 1500 a. C. si trova elencato il lino tra le piante medicinali. Celso (DM II,33. 5) lo prescrive per uso esterno, come epispastico, per chiudere ferite, come cataplasma caldo.

105. LINO, Linum usitatissimum L. (LINACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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10. piante del Candelabro Ebraico e della Sindone

RANNO-SPINA SANTA, Rhamnus lycioides L. subsp. graeca (Boiss. & Reut.) Tutin (syn. Rhamnus palaestinus Boiss.) (RHAMNACEAE) “Allora i soldati …. spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo…”, Matteo 27, 27-29. Arbusto o piccolo albero della macchia e foresta mediterranea, dei cespuglieti semi-steppici, presente anche nel Sinai e sul M. Ermon, in aree che ricevono più di 300 mm di pioggia l’anno. Ha fiori verdastri solitari o in piccoli gruppi all’ascella delle foglie; foglie alterne a margine scarsamente dentato, fusto spinescente, frutti rossi e poi neri. Detto etzbonit in ebraico, presenta spine disposte fra loro ad angolo ottuso. Le immagini di alcune di esse sono state individuate dal botanico Danin (Danin et al., 1999) sulla Sindone (“tre paia di lunghe spine con un angolo di 150°-155° tra le due spine, e altre tre spine singole”), che lo studioso definisce tra gli strumenti di tortura più feroci. In passato il legno di questa e altre piante legnose era usato dai contadini arabi, a causa della sua durezza, per costruire lame per aratri, e l’uso deve essere assai antico; era anche adoperato per fare pestelli e mortai. Una sorta di calotta (dalla forma delle antiche corone dei re) è stata realizzata con i rami spinosi della pianta e di Ziziphus spina-christi presso il Kibbutz En Gedi, ipotizzando che con le due specie possa essere stata intrecciata la vera corona

di spine (Danin, 2010). Secondo l’esegesi cristiana Gesù sulla croce ha compiuto lo Shemà (Deuteronomio 6, 4-9) amando Dio con tutto il cuore (trafitto da una lancia), con tutta la mente (circondata da spine, i fatti incomprensibili che Dio permette nella vita) e con tutte le forze (le braccia con cui si lavora e i piedi con cui si cammina, inchiodati alla croce). R. lycioides è un arbusto comune nella Giudea e il nome corrisponderebbe nell’ebreo moderno ad atad. Nella Genesi viene ricordata l’Aia di Atad, dove venne celebrato il funerale del Patriarca Abramo. Vi parteciparono Giuseppe, i ministri del Faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani della terra d’Egitto, tutta la casa di Giuseppe, i suoi fratelli e la casa di suo padre: “Lasciarono nella regione di Gosen, soltanto i loro bambini, le loro greggi e i loro armenti. Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare una carovana imponente. Quando giunsero all’aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne, e Giuseppe celebrò per suo padre un lutto di sette giorni. I Cananei che abitavano la terra videro il lutto all’aia di Atad e dissero: «È un lutto grave questo per gli Egiziani». Per questo lo si chiamò Abel-Misràim; essa si trova al di là del Giordano” (Genesi 50,8-11). L’Aia sarebbe una pianura in terra di Canaan a circa tre miglia dal Giordano e ricoperta da arbusti di ranno. È però difficile dire se si tratta di R. lycioides o altra specie del genere, o di altro genere.

106. RANNO-SPINA SANTA, Rhamnus lycioides L. subsp. graeca (Boiss. & Reut.) - (Foto di A. Danin)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

SALVIA DELLA PALESTINA, Salvia palaestina Benth. (LAMIACEAE) “Salomone fece tutti gli utensili del tempio del Signore, l’altare d’oro, la mensa d’oro su cui si ponevano i pani dell’offerta, i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra di fronte al sacrario d’oro purissimo, i fiori, le lampade…”, 1 Re 7, 48-49. I petali sono di colore bianco e rosa. Le foglie sono incise, con margine dentato o serrato; quelle del fusto (che è quadrangolare) sono opposte, come in tutte le Lamiaceae, e quelle basali sono disposte in rosetta. Fiorisce ad aprile e presenta infiorescenze a spicastro o verticillastro. Il corotipo di questa specie è Mediterraneo-Irano-Turaniano, vale a dire che la specie è diffusa dal Mediterraneo orientale all’Asia occidentale attraverso l’Anatolia e l’Iran. Salvia è una delle 23 specie del genere presenti in Israele. Tipica di affioramenti rocciosi e ambienti di degradazione della macchia mediterranea con basse piante arbustive spinose o aromatiche come timi, cisti, erica, Sarcopoterium spinosum. In Israele si rinviene in aree boschive e arbustive mediterranee, cespuglieti semi-steppici e steppici, e deserti anche estremi. I rami del fusto di tale specie, più

di quelli di altre salvie locali (ad es. Salvia judaica Boiss. e S. hierosolymitana Boiss.) presentano notevole somiglianza con la Menorah, il Candelabro ebraico (Hareuveni, 1980). Esso si trovava nel tempio di Gerusalemme ed è divenuto il simbolo della religione ebraica oltre che dello Stato di Israele. Nelle sue lucerne si accende olio d’oliva misto ad aromi. Il significato simbolico della menorah è legato al numero sette, ed è collegato al cielo e ai 7 pianeti, ma anche ad es. ai sette giorni della settimana. In Manor-Friedman (2006) sono riportati, tra le bellissime tavole a colori di piante bibliche, due stupendi disegni di Salvia effettuati nel 1923, e la foto di un campione di erbario. Recenti ricerche (Al-Jaber et al., 2012) hanno messo in evidenza che le foglie di Salvia palaestina che cresce spontanea in Giordania, contengono numerosi terpeni, 15 dei quali già noti, ma 6 isolati per la prima volta. In seguito un altro nuovo terpene è stato trovato e isolato per la prima volta. La presenza di tali composti conferiscono alla pianta odore profumato. Altri ricercatori (Miski et al., 1983) hanno individuato nelle foglie 10 agliconi e sei glicosidi di luteolina e apigenina. Tra essi la cirsimaritina mostrava una elevata attività antibatterica.

107. SALVIA DELLA PALESTINA, Salvia palaestina Benth. (LAMIACEAE) - (Foto di A. Danin)

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10. piante del Candelabro Ebraico e della Sindone

SPINAPORCI, Sarcopoterium spinosum (L.) Sp. (ROSACEAE) “Spine e tranelli sono sulla via del perverso, chi ha cura di se stesso se ne tiene lontano”, Proverbi 22, 5. “Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra”, Matteo 27, 28. “Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo”, Marco 15, 16-17. È una delle piante più comuni in Israele. Arbusto spinoso alto fino a 60 cm con chioma arrotondata, forma cuscinetti arbustivi con rami sottili, flessibili, spinosi facilmente pieghevoli. Spine appuntite, divise, sottili. Foglie composte da 4-7 paia di piccole foglioline ovate densamente tomentose sulla faccia inferiore. Fiori piccoli carnosi e rossi, con petali precocemente caduchi, riuniti in infiorescenze a spiga, allungate o globose, poste alle estremità dei rami. Il frutto somiglia in apparenza a una mela molto piccola, ma il tessuto esterno invece di essere succoso è spugnoso e serve per la dispersione dei semi.

La parte esterna spugnosa è quasi impermeabile all’acqua. I semi sono dispersi dal vento a breve distanza, oppure trascinati più lontano dall’acqua di inondazione. Si trova sulle montagne della Giudea, sul Monte Carmelo, in Samaria e Galilea. Poiché i rami sono sottili e le foglie scarse, i cespugli anche se verdi bruciano. In ogni infiorescenza i fiori posti in alto sono femminili, quelli in basso sono maschili. Ogni fiore presenta 4 sepali verdi spesso con un orlo biancastro, mancano i petali, e vi sono 10-30 stami nei fiori maschili. Il ricettacolo è tubuloso o urceolato. Frutti tipo bacca, globosi, carnosi e rossi. Fiorisce in marzo- aprile. Pianta che si insedia facilmente in luoghi scoperti e ruderali. Perciò nella Bibbia essa è citata come emblema di desolazione e rovina. Ma nei vangeli di Matteo e Marco a proposito della passione di Gesù viene evocata una corona di spine posta sul capo del condannato. Impronte di spine sono state trovate anche nella Sindone. Basandosi sulla posizione delle lesioni del capo dell’immagine della Sindone, sul portamento dei rami spinosi della pianta, sulla sua grande diffusione in Palestina, sul suo uso comune come esca per accendere il fuoco, la pianta del casco di spine è stata attribuita da taluni studiosi a Sarcopoterium spinosum (Rinaldi, 1960; D’Errico, 1981; Scannerini, 1998).

108. SPINAPORCI, Sarcopoterium spinosum (L.) Sp. (ROSACEAE) - (Foto di A. Travaglini)

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PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

SPINA DI CRISTO, Ziziphus spina-christi (L. ) Desf. (RHAMNACEAE) “Dissero tutti gli alberi al rovo: «Vieni tu, regna su di noi». Rispose il rovo, agli alberi: / «Se davvero mi ungete Re su di voi, / venite, rifugiatevi alla mia ombra; / se no, esca un fuoco dal rovo / e divori i cedri del Libano»”, Giudici 9, 14-15. Albero di dimensioni generalmente ridotte, ma che in individui isolati può raggiungere i 10- 15 m in altezza con tronco ben definito, eretto, flessuoso e chioma densa, arrotondata: perciò viene impiegato in città per dare ombra. Corteccia grigio brunastro, che si curva in solchi e spaccature quando è matura e diventa rossastra ai bordi delle spaccature. La pianta è sempreverde se cresce in ambienti umidi, ma perde tutte le foglie se la stagione è troppo secca. Le foglie sono semplici, ellittico ovate, a margine leggermente crenato, glabre sulla pagina superiore, pubescenti di sotto, con tre nervature prominenti e stipole trasformate in spine di diversa lunghezza e consistenza: una lunga e sottile, l’altra ricurva, dura e robusta. Infiorescenze a pannocchia con 10-25 fiori, giallo-verdi, con breve peduncolo, bianco peloso, come il calice. Corolla gialla a cinque lobi, stami numerosi, frutto globoso dapprima verde, poi rossiccio con la maturità. Pianta molto longeva e con accentuata capacità rigenerativa a mezzo di polloni, tanto da diventare invasiva in ambienti confacenti dove forma impenetrabili barriere spinose. Tale capacità viene sfruttata per consolidare terreni sabbiosi contro l’erosione. È un albero considerato sacro e venerato presso molte religioni e in molti paesi (Dafni

et al., 2005). I frutti sono eduli e come le foglie vengono consumati da molti animali (pecore, capre, cammelli); il legno è usato per carbone; foglie, frutti e radici sono impiegati nella medicina popolare orientale. È forse uno dei più comuni alberi in ambienti assai caldi della regione mediterranea, che presentano temperature molto più elevate delle aree circostanti. Tali sono alcune aree attorno al Mar Morto e la Valle del Giordano, dove le alte temperature si accompagnano a forte umidità, tali da consentire la sopravvivenza di specie tropicali. Di ambiente desertico e steppico è un’altra specie, Zyziphus lotus, che si incontra nelle regioni a clima caldo e arido come quelle della Samaria e di Gerico e in Galilea. Z. lotus è una specie arbustiva spinosa, alta non più di due metri con foglie caduche e rami a corteccia liscia e chiara, con andamento a zig -zag, formanti cespugli alquanto intricati. Foglie ovato o largamente ellittiche con margini crenulati e stipole trasformate in spine. I fiori sono minuti, verde-giallastri, in piccoli racemi. Frutto globoso, dolce, edule. La specie pur essendo di ambiente arido viene anche coltivata. Inoltre il suo areale si estende talora verso aree meno aride fino a confluire con comunità della specie Z. spina-christi. Z. spina-christi viene spesso riportato come sinonimo di Rhamnus spina-christi e di Paliurus spina-christi. Tale sinonimia non risulta avvalorata per Paliurus che ha rami a zig zag e frutti piatti, legnosi con un achenio circondato da una robusta ala circolare. È stato invece ipotizzato che con i rami di Z. spina-christi sia stato formato l’intreccio con robuste spine posto sul capo di Gesù prima della crocifissione (Danin, 2010).

109. SPINA DI CRISTO, Ziziphus spina-christi (L. ) Desf. (RHAMNACEAE) (Foto di P. M. Guarrera)

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10. piante del Candelabro Ebraico e della Sindone

SPINA SANTA, Lycium europaeum L. (SOLANACEAE) “I Filistei radunarono di nuovo le loro truppe per la guerra, si radunarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azekà, a Eefes-Dammin”, 1 Samuele 17, 1. Azekah è usato come toponimo per indicare località dove si trova la pianta Lycium europaeum. In arabo è ausseg, similare al toponimo. Il termine azekà è riportato sette volte nella Bibbia per indicare una pianta spinosa. È un arbusto spinoso, molto comune e abbondante in Israele con fusto alto fino a 6 metri, molto ramificato in alto e foglie carnosette, a fascetti di 2-4, oblunghe (fino a 6 cm) che si aprono alla fine dell’estate. Fiori solitari, ascellari formati da un lungo tubo corollino da rosa a blu terminante con cinque lobi e un calice minuto con cinque denti. Frutto a bacca piccola rossa, edule. In Italia la specie è coltivata per siepi e inselvatichita su ruderi, macerie e greti. Nel Sud di Israele esiste un’altra specie, Lycium shawii, molto spinosa. L. europaeum ha spine giovani di 1-2 cm al massimo e robuste, alla base del fascetto di foglie, ma nei fusti vecchi le spine possono raggiungere la lunghezza di 15 cm. Fiorisce da giugno a settembre. Pianta mediterranea si rinviene in formazioni a macchia, boschi arbustivi, steppe. Per D’Errico (1981) e per Maillat et Maillat (1999) sarebbe la pianta i cui rami potrebbero essere stati usati per fare la corona di spine messa sul capo di Gesù. Il nome ricorda la Licia, antico paese dell’Asia Minore dove Lycium e altri alberi e arbusti spinosi sono numerosi. Nell’apologo di Jotam

(Giudici 9,14-15), Abimelech proclamatosi re degli abitanti di Sichem viene paragonato al rovo che si incendia facilmente e propaga la fiamma ad altri alberi del bosco come i cedri, che rappresentano i cittadini ricchi e onorati della città. Azekah è luogo a ovest della Giudea, ai piedi delle colline della Sefela, dove il Lycium sarebbe abbondante. I beduini del Neghev si tatuano con le foglie di Lycium, spremendone il succo e mettendo poi il liquido sottocute. I tatuaggi erano molto comuni tra i beduini; le donne tatuavano le figlie alla maggiore età per renderle più belle e attraenti. La pianta appartiene alle Solanaceae, una famiglia composta da specie ricche di composti tossici e pertanto anche questa deve essere trattata con cautela, specialmente per quanto riguarda il consumo delle foglie come ortaggio, e i frutti. Infatti anche i frutti crudi o cotti, ma ben maturi, in certi casi vengono mangiati. È documentato per la Sicilia l'uso alimentare della pianta intera di L. europaeum sbollentata e soffritta con olio, limone e pepe o strapazzata con uova, formaggio e cipolle (Lentini et Venza, 2007) e per la Basilicata l’utilizzo, non comune, dei germogli bolliti e fritti (Pieroni et al., 2002). Recenti ricerche ne hanno messo in evidenza la ricchezza in vitamine A, C, E, oltre che in flavonoidi e altri composti bioattivi, quali acidi grassi essenziali. Inoltre è stato sperimentato che la ingestione di frutti consente di ridurre la crescita del cancro e in certi casi anche di regredirlo. Nella medicina popolare viene adoperato dai beduini del Neghev del Nord. Un uso attuale è quello della pianta per stabilizzare i terreni in quanto ha un apparato radicale esteso e robusto.

110. SPINA SANTA, Lycium europaeum L. (SOLANACEAE) - (Foto di A. Danin)

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Apparati

Note conclusive

A chiusura della lettura della Bibbia nella ricerca delle piante e del loro significato, attraverso pascoli, deserti, oasi, torrenti, fiumi, pianure, colline, monti, riteniamo non inutile offrire al lettore alcuni dati e precisazioni riguardo alle piante trovate e descritte. Il numero e le specie da noi riportati concordano in larga parte con quelli di autori che si sono precedentemente occupati dell’argomento, ma non in tutto. Le differenze trovano spiegazioni in parte nelle difficoltà dei vari Biblisti a interpretare in modo univoco le lingue ebraica, aramaica, greca, nelle quali i vari testi originari vennero scritti. Ma vi sono anche differenze imputabili a una diversa concezione del sacro libro da parte delle diverse religioni. Perciò come già anticipato a pagg. 13 e 28 la traduzione da noi adottata è quella della CEI-UELCI (2008). In essa troviamo piante riportate col loro nome comune e perciò di più facile riconoscimento a livello di entità generica o specifica; altre riferite con nomi al plurale (es. abeti, olmi, pioppi ecc. ) e quindi individuabili a livello di genere ma con una certa approssimazione per quanto attiene la specie; altre ancora sono in gruppi di piante con denominazioni collettive riferite spesso ad ambienti o usi delle stesse. Ad es. fiori di campo, erbe amare. È su questi nomi che divergono maggiormente i numeri sulle piante della Bibbia riportati da vari autori (Tab. 1). Già Smith (1877) ne aveva individuate un centinaio. Restando ai dati più recenti Musselman (2007, 2012) ne descrive un’ottantina, Zoppi (2008) ne cita 93 comprendendovi piante collettive. Vi sono poi raggruppamenti di piante sotto forma di descrizioni macroscopiche, come colpi d’occhio nei quali non si può intravedere alcun gruppo di piante con una certa approssimazione. Ne riportiamo alcune tra le tantissime incontrate nei libri biblici: erba della terra (Esodo 10, 12; 10, 25); alberi della campagna (Levitico 26, 20); orto di erbaggi (Deuteronomio 11, 10); erba del campo, foglie verdi d’erbetta, erba di valli (2 Re, 19, 26); erba dei tetti (Salmi 29, 6); alberi dei campi (Isaia 55, 12); albero verde (Isaia 57, 5); fertili pascoli, florida vegetazione (Ezechiele 34, 29); alberi ombrosi (Neemia 8, 15). È ovvio che da tali espressioni si possono trarre indicazioni solo sul

fatto che si tratta di formazioni vegetali composte da alberi o erbe, isolati o in formazioni prative, ma non sul tipo di pianta. Le piante indicate nella Bibbia col nome comune assommano a 83. Di esse 77 si trovano nell’AT, di cui 54 esclusive dell’AT; 29 nel NT, di cui 6 esclusive del NT; 23 risultano sia nell’AT sia nel NT (Tab. 2). A tale numero vanno aggiunti 27 nomi collettivi di piante, spesso riportati al plurale (alberi, querce, cipressi ecc.) o indicativi di ambienti con piante diverse e più di una (Tab. 3). Tali sono i cardi, rovi, spine, fiori di campo, querce. Nella Bibbia si parla spesso di Querce con indicazione dei luoghi dove potevano trovarsi: ad es. la Quercia di Morè; la Quercia della stele (Giudici 9,6), dove i signori di Sichem si riunirono e proclamarono re Abimelec; Via della Quercia dei Maghi (Giudici 9,36-37) dove si trovavano gli uomini di Sichem, avversari di Abimelec. Sotto la Quercia di Jabes (1 Cronache 11,12) i guerrieri di Saul seppellirono le ossa di Saul e dei suoi figli. Più frequentemente però si citano solo querce ed è noto che queste piante nella Palestina erano numerose. Di esse sono state da noi riportate solo le due specie più attinenti alle descrizioni bibliche: la quercia della Palestina (Quercus calliprinos) e la quercia del Tabor (Q. ithaburensis). L’insieme della piante descritte con scheda e foto, assommano a 110 e i loro nomi sono riportati in tabelle in ordine alfabetico, rispettivamente: con il nome comune italiano, il binomio scientifico, la famiglia di appartenenza, la pagina di riferimento nel testo in Tab. 4; e secondo il binomio scientifico, il nome comune italiano, la famiglia di appartenenza, la pagina di riferimento nel testo in Tab. 5. Da tali tabelle si evince che le specie individuate appartengono a 54 famiglie diverse e a 97 generi comprendenti una sola o pochissime specie. Ciò sta a indicare la diversità delle piante e degli ambienti occupati. Quando non indicata da un nome comune l’identificazione di una specie in un libro biblico è avvenuta attraverso l’analisi del contesto in cui la pianta era presentata, sulla base di elementi storici e archeologici disponibili, dal confronto con la flora attuale e pregressa dell’area di pertinenza della pian171

PRESENTAZIONE DELLE PIANTE BIBLICHE

ta. Ciò può portate a individuare piante che ipoteticamente potrebbero essere diverse da quelle da noi indicate e corrispondere a piante diversamente individuate da altri autori o altri biblisti sulle quali non esiste concordanza di identità. Esse sono state da noi citate nelle schede introduttive dei vari gruppi oppure nelle schede relative a singole specie, mettendone in evidenza la possibile citazione da parte di altri autori. In questo gruppo, comprensivo di 113 nomi (Tab. 6), riportati solo col binomio scientifico, si trovano piante che hanno interesse come entità spontanee o coltivate. Da alcune di queste hanno preso origine attraverso processi di ibridazione o per selezione alcune delle attuali importanti piante coltivate. Basti citare le specie di Triticum, Hordeum, Linum da cui sono derivati i grani duri e teneri, i vari tipi di orzo e il lino. Dalla Tab. 2 si nota come il numero di piante nel NT sia ridotto rispetto a quelle dell’AT. Ciò sta ad indicare che l’ambiente del I secolo d.C., quello della Galilea e della Giudea era molto diverso da quello prima e dopo la conquista della Terra Promessa, durato oltre un millennio (dal 1300 a.C. al I secolo d.C.). Connotava il NT una diversità sociale, morale, culturale, dove le discussioni sulla osservanza della Legge sovrastavano gli aspetti naturalistici. D’altronde in quel lasso di tempo l’attività del popolo ebraico era prevalentemente l’agricoltura e la pesca e il commercio più che la pastorizia. Perciò erano le piante coltivate, la vite, il grano, l’olivo, ad essere oggetto di osservazione ai fini colturali e lo spunto per la narrazione di parabole da parte del Maestro. Nella Tab.7 sono riportate per ogni pianta il numero di citazioni totali nella Bibbia e il numero di libri biblici in cui ogni pianta è citata. Un esame dei dati mette in evidenza che tra i libri dell’AT il maggior numero di citazioni si trovano nei libri del Pentateuco e in quelli dei Profeti. Inoltre analizzando le varie piante citate si nota che non tutte quelle riportate trovano corrispondenza nella flora palestinese di allora e di oggi. Basti pensare all’incenso che non era coltivato né spontaneo in Israele, ma se ne conosceva il prodotto, cioè la resina, che veniva largamente usata nei rituali religiosi. Vi è ampia scelta tra quelle più note e quelle più rare. Mentre l’incenso è citato 151 volte, l’amomo 1 sola volta, il galbano, il làdano, la canna aromatica 2 volte, la cassia 3, il nardo e il sandalo 4, l’assenzio 8, l’aloe 9, l’issòpo 11. Molte delle piante officinali appena nominate erano originarie del medio e lontano oriente o del nord Africa e il loro rifornimento richiedeva tempi lunghi e vie di comunicazione. Il trasporto avveniva dapprima con asini, poi con cammelli e i mercanti erano organizzati in carovane per meglio affrontare i disagi dei lunghi, pericolosi e costosi tragitti che richiedevano permessi e pagamenti di transito. Ciò si deduce dal colloquio tra il re di Edom e Mosè che gli chiedeva di poter attraversare il territorio 172

per raggiungere Canaan seguendo la via Regia (Numeri 20,14-21): “Permettici di passare per il tuo territorio. Non passeremo per campi, né per vigne e non berremo l’acqua dei pozzi; seguiremo la via Regia, non devieremo né a destra né a sinistra, finchè non avremo attraversato il tuo territorio”. La via Regia, la più importante nell’antichità, partiva dall’Egitto e, lungo la penisola del Sinai arrivava fino ad Aqaba sul Mar Rosso. Era usata per il trasporto dell’incenso e delle spezie dall’Arabia meridionale. Un’altra antichissima via commerciale collegava l’Egitto con la Mesopotamia e l’Africa con l’Asia: era la Via Filistea, poi diventata Via Maris in quanto costeggiava la costa del Mediterraneo,tra Gaza e la pianura di Sharon, nel territorio dei Filistei. Essa incrociava altre vie mercantili consentendo una rete di comunicazione tra i vari centri commerciali dell’Egitto, Arabia, Mesopotamia. Inoltre c’era la Via della seta, vasto intreccio di itinerari attraverso i quali la seta dalla Cina, e grandi varietà di merci arrivavano ai vari paesi occidentali fino a Roma (Boulnois, 2007). Il commercio dei prodotti di cui sopra era intenso, nonostante il costo elevato, e la produzione proveniva quasi del tutto dalla raccolta da piante spontanee. Ne segue che il continuo e intenso sfruttamento del prezioso patrimonio vegetale ha portato dapprima al diradamento, poi al graduale rischio di sopravvivenza della specie e alla necessità di interventi di protezione (Anuradha et Pullaiah, 1999; Rao et al., 2004; Raffaelli et Tardelli, 2007; Iluz et al., 2010; BenYehoshua et al., 2012). Interventi di protezione sono stati già segnalati per il cedro del Libano, l’incenso, la mirra, il sandalo, la canna aromatica, il balsamo. Tra tutte le piante riportate spiccano per numero di citazioni quelle i cui prodotti costituivano la base dell’alimentazione ebraica: il grano, la vite, l’olivo, e i loro vari derivati: infatti, grano, frumento, con i derivati farina, pane, focacce, mostrano circa 500 citazioni, mentre la vite con vigna, uva, mosto, vino, assomma circa 400 citazioni; olivo con olio arriva a circa 239 citazioni (Tab. 7a). Per quanto riguarda i libri biblici spiccano per numero di piante citate e numero complessivo di citazioni di piante, il libro Esodo e quello del profeta Isaia (Tab. 8), notoriamente un poeta della natura, culturalmente aperto, politicamente attivo nel regno di Giuda. D’altronde nessuno dei 47 libri dell’AT è del tutto privo di citazioni di piante (Tab. 9). Da una sola citazione nel libro di Abdia, 2 in Baruc, Naum, Esdra, si arriva a 34 in Isaia, 25 in Esodo, 23 in Ezechiele, 22 in Genesi e Cantico dei Cantici. All’opposto nel NT su 26 libri ben 17 non riportano alcuna citazione di piante. Tra quelli con maggiori citazioni sono il vangelo di Luca con 16 nomi, di Giovanni e l’Apocalisse con 13 nomi; 1 sola citazione nelle Lettere di Paolo ai Romani, in 1 Corinzi, e negli Atti degli Apostoli (Tab. 10). Come è stato anticipato nell’introduzione a pag 13,

le piante nella Bibbia vengono spesso usate come simboli, allegorie, metafore, parabole con le quali si esprimono concetti spirituali, etici, sociali, politici. Si tratta di idee, stati d’animo, emozioni che vengono espresse in momenti particolari, spesso su ispirazione divina, usando come paragone una o più piante o parti di esse, fiori, rami, radici e in modo tale che i concetti insiti nel pensiero siano facilmente accolti dagli ascoltatori o lettori. Nella Tab. 11 vengono elencati alcuni dei simboli che le piante rappresentano e come sono stati usati e interpretati dagli autori biblici nei vari libri. Da tale tabella è evidente che talune piante, soprattutto alberi, si prestano più di altre a simboleggiare virtù e comportamenti umani e divini. Non a caso la vite, il cedro del Libano, l’olivo, il fico, la palma, che sono le piante più citate, sono anche quelle che sono cariche di più simboli e significati. Inoltre uno stesso simbolo può essere rappresentato da piante diverse, da autori diversi in libri diversi, così come piante diverse assumono significati simili in autori e libri diversi. È infine da sottolineare che il senso dei simboli non è sempre interpretabile in modo univoco e pertanto può variare a seconda dell’interpretazione che ne danno o ne hanno dato gli esegeti. Le differenti interpretazioni dei nomi delle piante traggono origine dai diversi linguaggi presenti nella Palestina dopo le invasioni e conseguenti deportazioni e dalla contemporanea presenza sul territorio di etnie molto diverse: ebrei rimasti nella propria terra, ebrei ritornati dall’esilio, popoli dominatori egiziani, assiri, persiani, greci, romani. Un insieme di lingue originali mescolate ad altre ibride che non potevano non coinvolgere anche nomi comuni per indicare cose, oggetti, piante, animali. Taluni dei nomi attuali delle piante considerate riflettono la loro radice greca, altri ripetono nomi latini, altri ancora e diversi, potevano essere usati per indicare la stessa pianta. Ciò è evidente nella Tabella 12 dove sono stati messi a confronto i nomi scientifici attuali delle maggior parte delle piante bibliche da noi considerate, con i rispettivi nomi nella lingua ebraica, greca, latina, araba, seguendo un ordine diacronico delle varie versioni / traduzioni bibliche. In diversi casi si può notare analogia tra i termini in lingua ebraica e in arabo e talora tra i termini greci e latini. Se i termini sono tra parentesi, ciò significa che si fa riferimento a un termine generico e non specifico, oppure che non si ha certezza assoluta dell’attribuzione del termine a quella determinata specie (ad es. il termine thymiama citato da Bruzzone (1998) significa balsamo e non necessariamente può correlarsi solo al balsamo per eccellenza della Palestina che è Commiphora gileadensis). In lingua ebraica a volte esistono parole solo al plurale; in varie lingue, inoltre, possono essere diversi i termini indicanti sia la pianta sia il suo frutto. Solo in alcuni casi non si può trovare la corrispondenza dei termini in tutte e quattro le lin-

gue, in quanto la pianta è troppo particolare per potere essere distinta da specie simili, e troppo poco nota per potersi ricondurre con certezza a un termine specifico, o troppo somigliante ad altre specie simili con le quali può essere confusa. Un esempio è il cardo, simile ad altre piante dotate di strutture spinose. È infine interessante notare come diversi nomi ebraici di persona, maschili o femminili, siano derivati da nomi di piante e molti di essi sono legati ad episodi biblici. Cassia ad esempio ci ricorda la vita di Giobbe che da ricco si trova all’improvviso immerso nella spaventosa miseria economica e fisica che lo porta a interrogare Dio sui motivi di tante disgrazie. Ma dopo la ribellione si pente e chiede perdono a Dio, che alla fine lo premia restituendogli benessere fisico ed economico e ancora una ricca prole. Alle tre figlie nate egli dà i nomi di Argenteo alla prima, Colomba alla seconda e Cassia alla terza (Giobbe 42, 14), in riferimento al triplice regno minerale, animale e vegetale. Cassia era in particolare una essenza aromatica molto apprezzata, derivata da una pianta orientale molto bella. Nella Bibbia si dice che sulla terra non vi erano donne così belle come le figlie di Giobbe. Altri nomi di persona derivati da nomi di piante sono i seguenti che si trovano in Genesi: Dicla, palma, una discendente di Sem, figlio di Noè (Genesi 10,26); Lot, cisto di creta, era figlio del fratello di Abramo (Genesi 11,27); Keturà, l’ultima moglie di Abramo (Genesi 25, 1) significa incenso; Basmat, da balsamo della Giudea, era moglie di Esaù (Genesi 36,1-43); Puva, robbia, figlia di Issacar, figlio di Giacobbe, figura tra i figli e nipoti di Giacobbe che entrarono in Egitto dopo l’incontro di Giuseppe col padre e i fratelli (Genesi, 46,13); Pua si ritrova anche in Giudici (10,1) per ricordare il figlio Tola che fu giudice di Israele per ventitré anni. Altri nomi sono Tamar, da palma da datteri, figlia di Davide e di una sua concubina (1 Cronache 3,9), mentre Allon, da Terebinto o Quercia della Palestina, figura tra la discendenza di Simeone, figlio di Israele (Giacobbe). Il nome di Ester, era anche Adassa che significa Mirto al femminile e Assa al maschile. Ester è la protagonista del libro biblico Ester (2, 5-6): orfana di genitori venne adottata dallo zio Mardocheo; divenuta moglie del re assiro Artaserse riuscì a salvare il popolo ebreo da un grave pericolo. Anche Susanna da Shoushan, giglio, occupa un posto importante nel libro di Daniele (13,1-66), perché venne accusata dai due vecchioni e poi riconosciuta innocente.Tra altri nomi maschili si ricordano Oren (2 Cronache 2,25), e Zait, ulivo (1 Maccabei 7,19).

“Sia in festa la campagna, acclamino tutti gli alberi della foresta” (Salmo 96(95), 11-12). 173

Tabella 2 Piante citate nell’AT e nel NT. In corsivo sono riportate le piante esclusive dell’AT e del NT. Piante in A T Abete Acacie Aglio Alloro Aloe Aneto Assenzio Balsamo Canna aromatica Canna domestica (Arundo) Cannella cinnamòmo Cappero Cardi Cassia Cedro del Libano Cetriolo Cipolla Cipresso Cipro Cocomero Coloquìntide (zucche agresti) Coriandolo Cumino Ebano Edera Fava Fico Frumento tenero Gàlbano Gelso nero Giglio bianco Ginestra bianca Giunco Grano duro Incenso Issòpo Làdano (cisto di Creta) Leccio Lenticchia Lentisco Lino Loto Malva Mandorlo

Piante in N T Aloe Aneto Amòmo Assenzio Canna domestica (Arundo) Cannella cinnamòmo Carrubo Cumino Fico Frumento tenero Gelso nero Giglio Grano duro Incenso Issòpo Lino Menta Mirra Nardo Orzo Palme Rovo Ruta Senape Sicomòro Spini Ulivo Vite Zizzania

Mandragora Melo Melograno Miglio Mirra Mirto Narciso Nardo Noce Olmo Ortiche Orzo Palme Papiro Pioppo Pistacchio Platano Porro Quercia del Tabor Ricino Rosa Rovo Salice Sandalo Sicomòro Spelta Spinaporci Stòrace Tamerice Terebinto Ulivo Vite Zafferano Totale AT: 77

Totale NT: 29 quelle esclusive del NT (in corsivo): 6

esclusive dell’AT, (in corsivo): 54

comuni AT e NT: 23

174

Tabella 3 Piante con scheda e fotografia, riportate nella Bibbia senza nome comune e aggregate per nome collettivo. fiori di campo

spini

cardi

anemone antèmide della Palestina ranuncolo tulipano cappero egiziano galgal quercia spinosa ranno spina di Cristo spina santa cardo del deserto centaurea spagnola

erbe amare

canne cereali altre varie

175

atrìplice cicoria cicuta maggiore canna palustre lisca maggiore farro-grano abbrustolito sorgo agallocco astragalo cece cedro (citrus) cotone oleandro robbia salvia palestina Totale: 27

Tabella 4 Elenco delle piante con descrizione e foto. Di ciascuna specie è riportato il nome volgare italiano, il nome scientifico in latino, la famiglia di appartenenza, la pagina di riferimento. Nome comune abete della Cilicia acacia comune aglio alloro aloe agallocco aloe legnosa amòmo anemone aneto antèmide della Palestina assenzio astragalo (gomma adragante) atrìplice balsamo canna domestica canna aromatica canna palustre cannella cappero cappero egiziano cardo mariano cardo del deserto (siriaco) carrubo cassia cece cedro cedro del libano centaurea spagnola cetriolo cicoria cicuta maggiore cipolla cipresso cipro (hennè) cocomero coloquìntide coriandolo cotone

Nome latino Abies cilicica (Antoine & Kotschy) Carrière Acacia raddiana Savi Allium sativum L. Laurus nobilis L. Aloe vera L. Aquilaria malaccensis Lam. Amomum subulatum Roxb. Anemone coronaria L. Anethum graveolens L. Anthemis palaestina Reut. Artemisia herba-alba Asso Astracantha gummifera (Labill.) Podlech Atriplex halimus L. Commiphora gileadensis (L.) C.Chr. Arundo donax L. Cymbopogon martinii Stapf. Phragmites australis (Cav.) Trin. ex Steud. Cinnamomum zeylanicum Nees Capparis spinosa L. Zygophyllum dumosum Boiss. Silybum marianum (L.) Gaertn. Notobasis syriaca Cass. Ceratonia siliqua L. Cinnamomum aromaticum Nees Cicer arietinum L. Citrus medica L. Cedrus libani A. Richard Centaurea iberica Spreng. Cucumis sativus L. Cichorium endivia L. syn. C. pumilum Jacq. Conium maculatum L. Allium cepa L. Cupressus sempervirens L. Lawsonia inermis L. Citrullus lanatus (Thumb.) Mats et Nakai Citrullus colocynthis (L.) Schrad. Coriandrum sativum L. Gossypium herbaceum L.

176

Famiglia Pinaceae Fabaceae Alliaceae Lauraceae Aloaceae Thymelaeaceae Zingiberaceae Ranunculaceae Apiaceae Asteraceae Asteraceae Fabaceae Amaranthaceae Burseraceae Poaceae Poaceae Poaceae Lauraceae Capparaceae Zygophyllaceae Asteraceae Asteraceae Caesalpiniaceae Lauraceae Fabaceae Rutaceae Pinaceae Asteraceae Cucurbitaceae Asteraceae Apiaceae Alliaceae Cupressaceae Lythraceae Cucurbitaceae Cucurbitaceae Apiaceae Malvaceae

Pag. 113 114 49 115 158 85 86 73 87 74 88 89 139 116 140 90 141 91 75 159 152 151 117 92 50 43 118 153 51 76 93 52 119 120 53 94 95 54

cumino ebano edera farro fava fico frumento (grano tenero) gàlbano o ferula galgal gelso nero giglio bianco ginestra bianca giunco o lisca lacustre grano (grano duro) incenso issòpo làdano, cisto cretico leccio lenticchia lentisco lino lisca maggiore loto malva mandorlo mandràgora melo melograno menta miglio mirra mirto narciso nardo noce oleandro olivo olmo ortica orzo palma da datteri

Cuminum cyminum L. Diospyros ebenum Koenig ex Retz. Hedera helix L. Triticum dicoccum Schrank Vicia faba L. Ficus carica L. Triticum aestivum L. Ferula galbaniflua Boiss. et Buhse Gundelia tournefortii L. Morus nigra L. Lilium candidum L. Retama raetam Webb & Berthel. Schoenoplectus lacustris (L.) Palla Triticum durum Desf. Boswellia sacra Flueck Majorana syriaca (L.) Rafin. Cistus creticus L. Quercus ilex L. Lens culinaris Medik. Pistacia lentiscus L. Linum usitatissimum L. Typha latifolia L. Nymphaea sp. pl. Malva sylvestris L. Amygdalus communis L. Mandragora autumnalis L. Malus sylvestris (L.) Mill. Punica granatum L. Mentha longifolia (L.) Huds. Panicum miliaceum L. Commiphora myrrha (Nees) Engl. Myrtus communis L. Narcissus tazetta L. subsp. tazetta Nardostachys jatamansi (D. Don) D.C. Juglans regia L. Nerium oleander L. Olea europaea L. Ulmus canescens Melville Urtica pilulifera L. Hordeum distichum L. Phoenix dactylifera L.

177

Apiaceae Ebenaceae Araliaceae Poaceae Fabaceae Moraceae Poaceae Apiaceae Asteraceae Moraceae Liliaceae Fabaceae Cyperaceae Poaceae Burseraceae Lamiaceae Cistaceae Fagaceae Fabaceae Anacardiaceae Linaceae Typhaceae Nymphaeaceae Malvaceae Rosaceae Solanaceae Rosaceae Lythraceae Lamiaceae Poaceae Burseraceae Myrtaceae Alliaceae Valerianaceae Juglandaceae Apocynaceae Oleaceae Ulmaceae Urticaceae Poaceae Arecaceae

96 121 97 55 56 33 57 98 160 67 77 122 142 34 123 99 161 124 58 125 162 143 144 100 68 78 69 35 101 59 102 44 79 103 70 145 36 126 80 37 38

papiro pioppo bianco pistacchio platano porro quercia del Monte Tabor quercia di Palestina ranno o spina santa ranuncolo asiatico ricino robbia rosa rovo ruta salice salvia della Palestina sandalo senape sicomòro sorgo spelta spina di Cristo spina santa spinaporci stòrace tamerice terebinto tulipano vite zafferano zizzania

Cyperus papyrus L. Populus alba L. Pistacia vera L. Platanus orientalis L. Allium porrum L. Quercus ithaburensis Decne Quercus calliprinos Webb. Rhamnus lycioides L. subsp. graeca (Boiss. & Reut.) Tutin Ranunculus asiaticus Thunb Ricinus communis L. Rubia tinctorum L. Rosa phoenicia Boiss. Rubus sanguineus Friv. Ruta chalepensis L. Salix alba L. Salvia palaestina Benth. Pterocarpus santalinus L. Brassica nigra (L. ) Koch Ficus sycomorus L. Sorghum bicolor (L. ) Moench Triticum spelta L. Ziziphus spina-christi (L.) Desf. Lycium europaeum L. Sarcopoterium spinosum Spach Liquidambar orientalis Mill. Tamarix aphylla (L.) H. Karst. Pistacia atlantica Desf. Tulipa agenensis Redouté Vitis vinifera L. Crocus sativus L. Lolium temulentum L.

178

Cyperaceae Salicaceae Anacardiaceae Platanaceae Alliaceae Fagaceae Fagaceae Rhamnaceae Ranunculaceae Euphorbiaceae Rubiaceae Rosaceae Rosaceae Rutaceae Salicaceae Lamiaceae Fabaceae Brassicaceae Moraceae Poaceae Poaceae Rhamnaceae Solanaceae Rosaceae Altingiciaceae Tamaricaceae Anacardiaceae Liliaceae Vitaceae Iridaceae Poaceae

146 127 128 147 60 129 130 163 81 104 105 131 154 106 45 164 132 107 133 61 62 166 167 165 108 134 135 82 39 109 63

Tabella 5 Elenco delle piante con descrizione e foto. Di ciascuna specie è riportato il nome scientifico in latino, il nome volgare italiano, la famiglia di appartenenza, la pagina di riferimento. Nome latino

Nome comune

Famiglia

Pag.

Abies cilicica (Antoine & Kotschy) Carrière

abete della Cilicia

Pinaceae

113

Acacia raddiana Savi

acacia comune

Fabaceae

114

Allium cepa L.

cipolla

Alliaceae

52

Allium porrum L.

porro

Alliaceae

60

Allium sativum L.

aglio

Alliaceae

49

Aloe vera L.

aloe

Aloaceae

158

Amomum subulatum Roxb.

amòmo

Zingiberaceae

86

Amygdalus communis L.

mandorlo

Rosaceae

68

Anemone coronaria L.

anemone

Ranunculaceae

73

Anethum graveolens L.

aneto

Apiaceae

87

Anthemis palaestina Reut.

antèmide della Palestina

Asteraceae

74

Aquilaria malaccensis Lam.

agallocco, aloe legnosa

Thymelaeaceae

85

Artemisia herba-alba Asso

assenzio

Asteraceae

88

Arundo donax L.

canna domestica

Poaceae

140

Astracantha gummifera (Labill.) Podlech

gomma adragante

Fabaceae

89

Atriplex halimus L.

atrìplice

Amaranthaceae

139

Boswellia sacra Flueck

incenso

Burseraceae

123

Brassica nigra (L. ) Koch

senape

Brassicaceae

107

Capparis spinosa L.

cappero

Capparaceae

75

Cedrus libani A. Richard

cedro del libano

Pinaceae

118

Centaurea iberica Spreng.

centaurea spagnola

Asteraceae

153

Ceratonia siliqua L.

carrubo

Caesalpiniaceae

117

Cicer arietinum L.

cece

Fabaceae

50

Cichorium endivia L., syn. C. pumilum Jacq.

cicoria

Asteraceae

76

Cinnamomum aromaticum Nees

cassia

Lauraceae

92

Cinnamomum zeylanicum Nees

cannella

Lauraceae

91

Cistus creticus L.

làdano, cisto cretico

Cistaceae

161

Citrullus colocynthis (L.) Schrad.

coloquìntide

Cucurbitaceae

94

Citrullus lanatus (Thumb.) Mats et Nakai

cocomero

Cucurbitaceae

53

Citrus medica L.

cedro

Rutaceae

43

Commiphora gileadensis L. C.Chr.

balsamo

Burseraceae

116

Commiphora myrrha (Nees) Engl.

mirra

Burseraceae

102

Conium maculatum L.

cicuta maggiore

Apiaceae

93

Coriandrum sativum L.

coriandolo

Apiaceae

95

Crocus sativus L.

zafferano

Iridaceae

109

Cucumis sativus L.

cetriolo

Cucurbitaceae

51

Cuminum cyminum L.

cumino

Apiaceae

96

Cupressus sempervirens L.

cipresso

Cupressaceae

179

119

Cymbopogon martinii Stapf.

canna aromatica

Poaceae

Cyperus papyrus L.

papiro

Cyperaceae

146

Diospyros ebenum Koenig ex Retz.

ebano

Ebenaceae

121

Ferula galbaniflua Boiss. et Buhse

gàlbano o ferula

Apiaceae

98

Ficus carica L.

fico

Moraceae

33

Ficus sycomorus L.

sicomòro

Moraceae

133

Gossypium herbaceum L.

cotone

Malvaceae

54

Gundelia tournefortii L.

galgal

Asteraceae

160

Hedera helix L.

edera

Araliaceae

97

Hordeum distichum L.

orzo

Poaceae

37

Juglans regia L.

noce

Juglandaceae

70

Laurus nobilis L.

alloro

Lauraceae

115

Lawsonia inermis L.

cipro, henne’

Lythraceae

120

Lens culinaris Medik.

lenticchia

Fabaceae

58

Lilium candidum L.

giglio bianco

Liliaceae

77

Linum usitatissimum L.

lino

Linaceae

162

Liquidambar orientalis Mill.

stòrace

Altingiciaceae

108

Lolium temulentum L.

zizzania

Poaceae

Lycium europaeum L.

spina santa

Solanaceae

167

Majorana syriaca (L.) Rafin.

issòpo

Lamiaceae

99

Malus sylvestris (L.) Mill.

melo

Rosaceae

69

Malva sylvestris L.

malva

Malvaceae

100

Mandragora autumnalis L.

mandràgora

Solanaceae

78

Mentha longifolia (L.) Huds.

menta

Lamiaceae

101

Morus nigra L.

gelso nero

Moraceae

67

Myrtus communis L.

mirto

Myrtaceae

44

Narcissus tazetta L. subsp. tazetta

narciso

Alliaceae

79

Nardostachys jatamansi (D. Don) D.C.

nardo

Valerianaceae

103

Nerium oleander L.

oleandro

Apocynaceae

145

Notobasis syriaca Cass.

cardo del deserto (siriaco) Asteraceae

151

Nymphaea sp. pl.

loto

Nymphaeaceae

144

Olea europaea L.

olivo

Oleaceae

36

Panicum miliaceum L.

miglio

Poaceae

59

Phoenix dactylifera L.

palma da datteri

Arecaceae

38

Phragmites australis (Cav.) Trin. ex Steud.

canna palustre

Poaceae

141

Pistacia atlantica Desf.

terebinto

Anacardiaceae

135

Pistacia lentiscus L.

lentisco

Anacardiaceae

125

Pistacia vera L.

pistacchio

Anacardiaceae

128

Platanus orientalis L.

platano

Platanaceae

147

Populus alba L.

pioppo bianco

Salicaceae

127

Pterocarpus santalinus L.

sandalo

Fabaceae

132

Punica granatum L.

melograno

Lythraceae

180

90

63

35

Quercus calliprinos Webb.

quercia di Palestina

Fagaceae

130

Quercus ilex L.

leccio

Fagaceae

124

Quercus ithaburensis Decne

quercia del M. Tabor

Fagaceae

129

Ranunculus asiaticus Thunb

ranuncolo asiatico

Ranunculaceae

Retama raetam Webb & Berthel.

ginestra bianca

Fabaceae

122

Rhamnus lycioides L. subsp. graeca (Boiss. & Reut.) Tutin

ranno o spina santa

Rhamnaceae

163

Ricinus communis L.

ricino

Euphorbiaceae

104

Rosa phoenicia Boiss.

rosa

Rosaceae

131

Rubia tinctorum L.

robbia

Rubiaceae

105

Rubus sanguineus Friv.

rovo

Rosaceae

154

Ruta chalepensis L.

ruta

Rutaceae

106

Salix alba L.

salice

Salicaceae

45

Salvia palaestina Benth.

salvia della Palestina

Lamiaceae

164

Sarcopoterium spinosum Spach

spinaporci

Rosaceae

165

Schoenoplectus lacustris (L.) Palla

giunco o lisca lacustre

Cyperaceae

142

Silybum marianum (L.) Gaertn.

cardo mariano

Asteraceae

152

Sorghum bicolor (L. ) Moench

sorgo

Poaceae

Tamarix aphylla (L.) H. Karst.

tamerice

Tamaricaceae

Triticum aestivum L.

frumento (grano tenero)

Poaceae

57

Triticum dicoccum Schrank

farro

Poaceae

55

Triticum durum Desf.

grano duro

Poaceae

34

Triticum spelta L.

spelta

Poaceae

62

Tulipa agenensis Redouté

tulipano

Liliaceae

82

Typha latifolia L.

lisca maggiore

Typhaceae

143

Ulmus canescens Melville

olmo

Ulmaceae

126

Urtica pilulifera L.

ortica

Urticaceae

80

Vicia faba L.

fava

Fabaceae

56

Vitis vinifera L.

vite

Vitaceae

39

Ziziphus spina-christi (L.) Desf.

spina di Cristo

Rhamnaceae

166

Zygophyllum dumosum Boiss.

cappero egiziano

Zygophyllaceae

159

181

81

61 134

Tabella 6 Elenco delle piante correlate alle piante bibliche, citate nel testo, senza descrizione e senza foto. Acacia tortilis (Forssk.) Hayne 112 Acorus calamus L. 90 Aegilops tauschii Coss. 55, 57, 62 Allium ampeloprasum L. 60 Allium oschaninii O. Feltsh 52 Allium vavilovii Popov & Vved 52 Aloe succotrina Lam. 10, 155, 158 Amygdalus ramonensis Danin 156 Arbutus andrachne L. 135 Armoracia rusticana G.Gaertn., B.Mey. & Scherb. 72 Boswellia frereana Birdw 123 Boswellia papyrifera (Delile) Hochst. 123 Boswellia serrata Roxb 123 Calotropis procera R.Br. 112 Cassia senna L. 150 Centaurea solstitialis L. 72 Centaurea spinosa Griseb. 72 Cephalaria syriaca (L.)Schrader ex Roemer et Schultes 63 Cicer pinnatifidum Jaub. and Spach 50 Cichorium intybus L. 72, 76, 192 Cichorium pumilum Jacq 72, 76, 192 Cinnamomum camphora (L.) J. Presl 91 Cinnamomum cassia Blume 84, 92 Cistus incanus L. 161 Cistus ladaniferus Stokes 161 Cistus salviifolius L. 161 Commiphora molmol Engl. ex Tschirch 84 Convallaria majalis L. 77 Coridothymus capitatus (L.) Reich. fil. 99 Crataegus azarolus L. 135 Crataegus sinaica Boiss. 150, 156 Cymbopogon schoenanthus (L.) Spreng. 90 Dalbergia melanoxylon Guill. & Perr. 121 Echinops 72 Elettaria 86 Eruca sativa Mill. 72 Eryngium creticum Lam. 72 Foeniculum vulgare Mill. 72 Gladiolus italicus Miller 72 Hyacinthus orientalis L. 77 Iris pseudoacorus L. 24, 77, 144 Juncus acutus Torr. 142 Juncus maritimus Lam. 138 Lactuca serriola L. 72 Lactuca tuberosa Jacq. 72 Laurus malabrathum L. 84 Linum bienne Mill. 48 Lycium shawii Roem. & Schult. 167 150 Loranthus acaciae Zucc. Mandragora officinarum L. 50, 78 Matricaria aurea Sch. Bip. 84 Mentha pulegium L. 101 Morus alba L. 67 Nelumbo nucifera L. 144 Nigella sativa L. 83, 96, 191 Noaea mucronata (Forssk.) Aschers. & Schweinf 81 Nuphar lutea (L.) Sm. 144 Nymphaea alba L. 144 Nymphaea caerulea Auct. 144 Nymphaea lotus L. 144

Olea europaea L. subsp. oleaster (Hoffmanns. & Link) Negodi 36 Origanum syriacum L. 99 Paliurus spina-christi Mill. 166 Pancratium maritimum L. 24, 191 Papaver subpiriforme Fedde 72 Paronychia argentea Lam. 84 Petroselinum sativum Hoffm. 84 Phagnalon rupestre (L.) D.C. 84 Pistacia palaestina Boiss. 111, 135 Pistacia terebinthus L. 128 Platanus occidentalis L. 147 Populus euphratica Oliv. 45, 138 Quercus aegilops L. 141 Quercus boissieri Reut. 112 Reichardia picroides (L.) Roth. 72 Reichardia tingitana (L.) Roth. 72 Rhamnus spina-christi L. 166 Robinia pseudoacacia L. 114 Rubia tenuifolia d’Urv 105 Rubus fruticosus L. 150, 154 Rubus sanctus Kuntze 150 Rumex acetosella L. 72 Salix acmophylla Boiss. 45, 138 Salix babylonica L. 45 Salix viminalis L. 45 Salvia fruticosa Mill. 84 Salvia hierosolymitana Boiss. 164 Salvia judaica Boiss. 156, 164 Santalum album L. 132 Satureja thymbra L. 99 Scolymus maculatus L. 150, 151 Styrax officinalis L. 138, 192 Tamarix mannifera ( Ehrenb.) Bunge 134 Tamarix nilotica (Ehrenb.) Bunge 134 Tamarix palaestina Bertol. 134 Tamarix tetragyna Ehrenb 50, 134 Taraxacum officinale Weber 72 Teucrium polium L. 50, 84 Thymelaea hirsuta (L.)Endl. 112 Triticum dicoccoides (Körn. ex Asch. & Graebn.) Aarons 55 Triticum monococcum L. 55 Triticum turanicum Jakubz. 55 Triticum turgidum L. 55, 57, 62 Tulipa montana Lindl. 82 Tulipa polychroma Stapf. 81 Tulipa sharonensis Dinsm 82 Thymbra spicata Pall ex M. Bieb. 99 Typha australis Schumac. 143 Ulmus minor L. 126 Urtica urens L. 71, 80 Verbascum fruticulosum Post 156 Verbascum sinaiticum Benth. 156 Zyziphus lotus (L.) Lam. 112, 150, 166, 192 Totale

182

113

Tabella 7 Piante con numero totale di citazioni e numero dei libri biblici, tra parentesi, in cui sono citate. Grano Incenso Cedro del Libano Lino Fico Olivo Vite Frumento Palma Orzo Canna Melograno Rovo Querce Acacia Cipresso Balsamo Giglio Mirra Mandorlo Giunco Cardi Issòpo Terebinto Assenzio Sicomòro Zizzania Aloe Mandràgora Mirto Salice Sandalo Cetriolo Cinnamòmo Melo Nardo Pistacchio Senape Aneto Cannella Cassia Cumino

Citazioni 175 159 70 68 64 56 48 42 39 38 37 31 28 28 25 23 22 16 16 11 14 13 11 10 10 8 8 6 6 6 6 6 5 5 5 5 5 5 4 4 4 4

Libri (34) (29) (20) (18) (25) (22) (24) (18) (16) (18) (11) (13) (8) (9) (3) (4) (6) (8) (8) (5) (5) (8) (5) (4) (6) (5) (1) (6) (5) (1) (2) (1) (3) (3) (5) (4) (2) (2) (3) (2) (3) (2)

Ginestra Lenticchia Ricino Rosa Tamerice Abeti Ortiche Papiro Platano Spelta Canna Aromatica Cipro Coloquìntide Coriandolo Gàlbano Gelso nero Làdano Loto Miglio Narciso Olmi Pioppo Stòrace Alloro Amòmo Cappero Carrubo Cipolla Cocomero Cotone Ebano Edera Leccio Lentisco Maggiorana Malva Menta Noce Porro Ruta Zafferano

Citazioni 4 4 4 4 4 3 3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

Libri (2) (3) (1) (2) (1) (3) (2) (2) (2) (1) (2) (1) (1) (2) (2) (2) (2) (1) (1) (2) (2) (2) (1) (1) (1) (1) (2) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1)

Tabella 7a Piante e loro principali derivati con numero di citazioni e numero dei libri biblici, tra parentesi, nei quali sono citati. Citazioni Libri Citazioni Libri Farina 28 (14) Tralcio 6 (1) Focacce 5 (2) Mosto 6 (2) Frumento 42 (18) Vino 223 (26) Grano 175 (34) Bevande inebrianti 16 (2) Pane 317 (38) Totale 460 (102) Totale 567 (106) Olio 183 (28) Vigna 121 (27) Ulivo 56 (22) Vite 48 (24) Totale 239 (50) Uva 40 (20) 183

Tabella 8 Citazioni per ogni specie nei libri biblici raggruppati secondo canone, CEI-UELCI (2008). Citazioni Abeti Acacie Aglio Alloro Aloe Amòmo Aneto Assenzio Balsamo Canna Canna aromatica Cannella Cappero Carrubo Cassia Cedro (Cedrus) Cetriolo Cinnamòmo Cipolla Cipresso Cipro Cocomero Coloquìntide e zucche agresti Coriandolo Cumino Ebano Edera Fava Fico Frumento (grano tenero) Gàlbano Gelso Giglio Ginestra Giunco Grano ( grano duro) Incenso Issòpo Làdano Leccio Lenticchia Lentisco Lino Loto Malva

Pentateuco 0 24 1 0 2 0 0 1 12 0 1 0 0 0 1 8 2 1 1 1 0 1 0 2 0 0 0 0 4 17 1 0 0 0 5 24 54 8 2 0 1 0 32 0 0

Storici 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2 0 0 0 0 0 30 0 0 0 8 0 0 1 0 0 0 1 1 12 11 0 1 4 2 0 34 49 1 0 0 2 0 8 0 0

184

Sapienza 0 0 0 0 3 0 0 1 6 2 0 1 1 0 2 15 0 3 0 4 2 0 0 0 0 0 0 0 4 5 1 0 10 2 3 4 12 1 0 0 0 0 3 2 1

Profeti 3 1 0 1 0 0 3 6 4 22 1 2 0 0 1 17 3 0 0 10 0 0 0 0 3 1 0 1 27 5 0 0 1 0 6 33 39 0 0 1 1 1 18 0 0

NT 0 0 0 0 1 1 1 2 0 11 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 17 4 0 1 1 0 0 11 5 1 0 0 0 0 7 0 0

totale 3 25 1 1 6 1 4 10 22 37 2 3 1 1 4 70 5 5 1 23 2 1 1 2 4 1 1 2 64 42 2 2 16 4 14 106 159 11 2 1 4 1 68 2 1

Mandorlo Mandràgora Melo Melograno Menta Miglio Mirto Mirra Narciso Nardo Noce Olmo Ortiche Orzo Palma da datteri Papiro Pioppo Pistacchio Platano Porro Quercia Rosa Ruta Salice Sandalo Senape Sicomòro Spelta Stòrace Tamerice Terebinto Ulivo Vite Zafferano Zizzania Totale

9 5 0 9 0 0 0 1 0 0 0 0 0 5 4 1 1 5 1 1 7 0 0 1 0 0 0 1 1 1 0 6 7 0 0 272

0 0 0 10 0 0 1 1 0 0 0 0 0 21 11 0 0 0 0 0 10 0 0 0 6 0 4 0 0 2 5 20 4 0 0 262

Totale piante 80

185

1 1 4 7 0 0 0 11 1 3 1 0 0 1 7 1 0 0 1 0 0 4 0 2 0 0 1 0 1 0 2 6 8 1 0 152

1 0 1 5 0 2 5 0 1 0 0 2 3 7 15 1 1 0 1 0 11 0 0 3 0 0 2 2 0 1 3 14 22 0 0 314

0 0 0 0 1 0 0 3 0 2 0 0 0 4 2 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 5 1 0 0 0 0 10 7 0 8 110

11 6 5 31 1 2 6 16 2 5 1 2 3 38 39 3 2 5 3 1 28 4 1 6 6 5 8 3 2 4 10 56 48 1 8 1110

Tabella 9 I libri dell’AT con numero di piante citate e citazioni in ogni libro. Canone

libri

capitoli

numero piante

numero citazioni

Pentateuco

Genesi Esodo Levitico Numeri Deuteronomio

50 40 27 36 34

22 25 9 18 16

56 87 61 37 28

Storici

Giosuè Giudici Ruth 1 Samuele 2 Samuele 1 Re 2 Re 1 Cronache 2 Cronache Esdra Neemia Tobia Giuditta Ester 1 Maccabei 2 Maccabei

24 21 4 31 24 22 25 29 36 10 13 14 16 10 16 15

4 12 3 9 8 19 12 10 11 2 9 3 7 2 6 5

4 25 9 16 17 63 32 19 51 3 19 3 8 4 9 6

Sapienziali

Giobbe Salmi Proverbi Qòelet Cantico dei Cantici Sapienza Siracide

42 150 31 12 8 19 51

17 20 9 3 22 2 20

23 32 11 3 60 2 33

Profetici

Isaia Geremia Lamentazioni Baruc Ezechiele Daniele Osea Gioele Amos Abdia Giona Michea Nahum Abacuc Sofonia Aggeo Zaccaria Malachia

66 52 5 6 48 14 14 4 9 1 4 7 3 3 3 2 14 3

34 15 3 2 23 4 16 7 8 1 1 3 2 3 2 5 9 2

97 58 4 2 82 7 28 14 11 1 4 4 2 3 2 7 13 2

186

Tabella 10 I libri del NT con numero di piante citate e citazioni in ogni libro. Libri

Lettere

Capitoli

Numero piante

Numero citazioni

Vangeli Matteo Marco Luca Giovanni

28 16 24 21

13 8 16 11

34 14 28 16

Atti degli Apostoli

28

1

1

Romani 1 Corinzi 2 Corinzi Galati Efesini Filippesi Colossesi 1 Tessalonicesi 2 Tessalonicesi 1 Timoteo 2 Timoteo Tito Filemone Ebrei Giacomo 1 Pietro 2 Pietro 1 Giovanni 2 Giovanni 3 Giovanni Giuda

16 16 13 6 6 4 4 5 3 6 4 3 1 13 5 5 3 5 1 1 1

1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 3 3 0 0 0 0 0 0

5 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 3 4 0 0 0 0 0 0

Apocalisse

22

13

22

187

Tabella 11 Alcune simbologie relative a piante bibliche. Nome volgare

Specie vegetale

Simbolismo

Citazioni bibliche

Aglio

Allium sativum L.

Benessere

Numeri 11,5

Assenzio

Artemisia herba-alba Asso

Crudeltà, Morte, Ingiustizia Proverbi 5,4-5; Amos 6,12

Cedro del Libano Cedrus libani A. Richard

Forza, Vigore, Potenza

Amos 2,9; 1 Re 5,13; 2Re 14,9; Ezechiele17,3

Gloria

Giudici 9,15; Ezechiele 31,3-10

Nobiltà

Cantico dei Cantici 5,15

Potenza divina

Salmo 29,5; Isaia 41,19

Sapienza

Siracide 24,1-13

Uomo giusto

Salmo 92,13

Cipolla

Allium cepa L.

Benessere

Numeri 11,5

Cipresso

Cupressus sempervirens L.

Gioia, Giubilo

Isaia 55,12-13

Sapienza

Siracide 24,1-13

Felicità terrena

1 Maccabei 14,12

Gloria

Giudici,9,10-11; Isaia 28,4

Fico

Ficus carica L.

Gàlbano

Ferula galbaniflua Boiss. et Buhse Sapienza

Siracide 24,1-15

Giglio

Lilium candidum L.

Innocenza, Purezza

Daniele13,2-3*; Cantico dei Cantici 6,2

Incenso

Boswellia sacra Flueck

Divinità

Matteo 2,11

Sapienza

Siracide 24,1-15

Umiltà

1 Re 5,13

Issòpo

Majorana syriaca (L.) Rafin.

Mirra

Commiphora myrrha (Nees) Engl. Morte

Matteo, 2,11

Sapienza

Siracide 24,1-15

Generosità divina

Isaia 41,19

Gioia, Giubilo

Isaia 55,12-13

Potenza divina

Isaia 41,19

Narciso

Narcissus tazetta L. subsp. tazetta Gioia, Giubilo

Isaia 35,1-2

Olivo

Olea europaea L.

Bellezza, Grazia

Osea14,7; Isaia 41,19

Fedeltà divina

Siracide 24,19; Salmo 52,10

Gloria

Giudici,9,8-9

Maestà

Geremia11,16

Pace, Riconciliazione

Genesi 8,11

Potenza divina

Isaia 41,19

Sapienza

Siracide 24,1-14

Mirto

Myrtus communis L.

Orzo

Hordeum vulgare L.

Povertà

2Re 7,1

Palma

Phoenix dactylifera L.

Bellezza, Eleganza, Grazia

Cantico dei Cantici 7,8

Gioia, Giubilo

Giovanni 12,12-13

da dattero

188

Longevità

Giobbe 29,19

Sapienza

Siracide 24,1-14

Uomo giusto

Salmo 92,13

Porro

Allium porrum L.

Benessere

Numeri 11,5

Platano

Platanus orientalis L.

Sapienza

Siracide 24,1-14

Quercia

Quercus ithaburensis Decne

Immortalità

Isaia 6,13

Rosa

Rosa sp. pl.

Sapienza

Siracide 24,1-14

Terebinto

Pistacia atlantica L.

Immortalità

Isaia 6,13

Sapienza

Siracide 24,1-16

Felicità terrena

1 Maccabei 14,12

Gloria

Giudici,9,12-13

Popolo ebraico

Osea 10,1

Sapienza

Siracide 24,1-17

Nozze, Fecondità

Cantico dei Cantici 4,13-14

Vite

Zafferano

Vitis vinifera L.

Crocus sativus L.

Nota. Il simbolismo riguarda altre piante non meglio identificate e alcuni derivati vegetali: Albero della conoscenza (simbolo di Conoscenza: Genesi 3,1-7); Alberi e pali sacri (simbolo di Divinità Pagane: Deuteronomio12, 2-3; Esodo34,13); Albero della vita (simbolo di Vita: Genesi 2,9; 3,24; Proverbi 11,30; Apocalisse 22,2); Albero piantato lungo corsi d’acqua (figura dell’ Uomo Giusto: Salmo 1,3); Piante spinose, pungenti (simbolo del Peccato: Genesi 3,18). * Il nome Susanna, in ebraico Shoushan, significa ‘giglio’.

189

Tabella 12 Principali piante della Bibbia e loro denominazioni in alcune lingue del bacino del Mediterraneo ed aree adiacenti [secondo Zohary, 1982¹; Bruzzone, 1998² (per la lingua latina con riferimento alla Vulgata); Duke, 1999³; Maillat et Maillat, 19994; Sito Neot Kedumim (English transliteration)5 [*]); Castiglioni et Mariotti, 19966; Montanari, 19957; Mattioli, 15858; Traini, 19999. Specie

Nome italiano

Abies cilicica (Antoine & Kotschy) Carrière Acacia raddiana Savi

Abete della Cilicia berosh lebanon1, xyla asepta2 berosh erez1, plur. beroshim1 Acacia del deserto shittah1 4, shitta2, (akakìa: gener.)6 plur. shittim1 2 4 Cipolla batsal3 , batzal krómmuon7 (egiziano moderno: basal)4, plur. betzalim4 Aglio shum2 3, plur. skorodon2 4 shumin , shummin2 (ebr. moderno: shoum)4 Mandorlo shaked1 2 4 5, karyon2 4 plur. shekedim , luz2 4 5 (aram.: luz)1 Aneto sabtu3 anethon2

Allium cepa L.

Allium sativum L.

Amygdalus communis L. Anethum graveolens L.

Ebraico

Greco

la’anah2, laànah4, apsinthos1 2 laanah1, laehnah3 Astracantha gummifera Gomma nekhoth1 4, _____________ (Labill.) Podlech adragante besem3 Atriplex halimus L. Atrìplice maluah1, malouah4 àlimon 7 Boswellia sacra Flueck Incenso levonah1 4, lebonah3 lìbanos 7 Brassica nigra (L.) Koch (*) Senape nera ____________ sinapi3 4 Capparis spinosa L. Cappero avionah1, abiyonah3, kapparis2 abijjonah2 Cedrus libani Loud. Cedro del Libano erez1 4 5, ‘erez2, kedros2 14 Centaurea iberica Centaurea (dardar) (**) _____________ Trev. ex Spreng. Ceratonia siliqua L. Carrubo haruvim1, kharuv5, keration2 4 keration3 Cicer arietinum L. Cece hamitz1 4 (aram. erébintos7 ed ebr. moderno: himtza)1 4 Cichorium sp.(***) Cicoria maror3 séris7 1 14 Cinnamomum aromaticum Cassia ketziah , kiddah , kasìa2, trochìa2 Nees qiddah2, qesiah2 Cinnamomum zeylanicum Cannella kinnamon1 4, kinnamômon2 Nees keenamom3 Cistus creticus L. (incl. Cistus Cisto di Creta lot1 5 (aram: letem)1,làdanon4 incanus L.) lotem5, varod5 Citrullus colocynthis (L. ) Coloquìntide pakuoth-sadeh1, kolokuntís1 Schrad. pakouot4 Citrus medica L. Cedro ethrog1 3, etrog4 5 kitróphiton7 Commiphora myrrha (Nees) Mirra mor1 2 4 5, smyrna2 5 Engl. commifora Commiphora gileadensis Balsamo basam, bosem, opobalsamum, (L.) Engl. besem1, bâsam4, thymiama1 plur. besamin2 Artemisia herba-alba Asso

Assenzio

190

Latino

Arabo

setim2

(shu¯h: gener.)9

(acacia: gener.)6

sunt1

caepa6

bassal3

allium2

thoum3

amygdalus, amygdalum2

louz3 4, lauz1 3, loz3, lûz4

anethum2

sabth1, shibith, shibit3 shih3

absinthium2

cedrus2 ____________

nakaa1, nakaath1, nakaoth4 mulah1 luban1 3 khardal3 lassaf1, el asaf1, kabbar3, lasafa3 arz4 dardur1

siliqua2

kharrub3

cicer 6

humus1

cichorium6 cassia2, stacte2

seris3 salı¯ha, aka¯sya¯9

cinnamomum2

darsini3

ladanum4

ladhan4

(colocynthis1)

chandel, handel, andal8, hanDhal9 utraj3 mor, mur8, murr9

____________ halimus 8 tus6 sinapis1 capparis2

citrus6 myrrha2 (thymiama)2

balasam, balsham1, bashan4

Crocus sativus L.

Zafferano

karkom1 2 3 4

krokos2

Cucumis sativus L. Cuminum cyminum L.

Cetriolo Cumino

_____________ cucumis6 kyminon2 4 cyminum2

Cupressus sempervirens L.

Cipresso

Cyperus papyrus L.

Papiro

keshuem3 kamon1 4, kammon3, kammôn2 berosh (plur.: beroshim)1, brosh (ebr. moderno)4, te’ashshur2 , te’ashur5 gomeh1 4 5, gome’2

Diospyros ebenum Koenig

Ebano

Ficus carica L.

Fico

Ficus sycomorus L.

Sicomòro

Gossypium herbaceum L.

Cotone

Gundelia tournefortii L. Hedera helix L. Hordeum distichum L.

Gundelia Edera Orzo

Juglans regia L. Laurus nobilis L.

Noce Alloro

Lawsonia inermis L.

Hennè

Lens culinaris Medik.

Lenticchia

Linum usitatissimum L.

Lino

Lolium temulentum L. Lycium europaeum L. Majorana syriaca (L.) Rafin. Malus sylvestris Mill.

Loglio Spina Santa Issòpo Melo

Malva sylvestris L.

Malva

Mandragora autumnalis L.

Mandràgora

Mentha longifolia (L.) Hudson

Menta

saferam1 3, kurkam1 kheyar3 kemmoun3, kemun1 4

kyparissos2

cypressus2

saru¯9

papyros2

papyrus2

burdi, berdi8, bardy9 abanus8 9, abenus8, abnus9

hovenim1 4, ébenos7 hobanim [egiz.:hbu]1 te’enah1-4, teena5 syké, sykon2 (frutto: teenim)1, plur: develah1 shikmim1, shikma5, sykomorea2 shikmah4, sykaminos2 2 shiqmah , shikmoth1 karpas1, karpasos4 tzemer-gefen1, karpos4 (galgal)1 4 _____________ k’soos4 kissos4 2 se’ orah , krithe2 3, 134 seorah krithinos2 14 (plur.: seorim) egoz1 3 5 karía persiché 7 oren1, etz-shemen5, dàfne7 dafna5 kopher1 3 4, keffer ___________ (aram.: kufra)1, koffer5 (adasha)3 4, plur: phakos2 adashim1 2 4 pistah2 , peshet1 2, linon2, linous2, pistah, bod2 4, byssos2 bus2, shes2 4, peshte3, pishtah1 4 zun1, zoun4 zizànion2, zizania4 1 5 azekah ; yikshat lùkion8 ezov1 3 4 5, ezob2 hyssopus2 tappuah1 2, melon 2 4 tappouah halamuth1, maláke7 helemout4 (*****); ebr. moderno: halamith1 dudaim1 5, mandragora 2, 2 duda’im , mandragōras 7 4 doudaim , duda’em3, dud3 heduosmon3 edyosmon4 eduosmon2

191

crocus2

hebĕnus6 ficus2

tine, teen3

sycomorus2

mumeiz, iumeiz, aliumeiz, giumeizi8

gossypium6

quTn9

_____________ akub, k’aub1 hedĕra6 cussus8, lablab9 2 hordeum shaair3 nux6 laurus6

goz1, jauz1, joz3 ar1

__________

henna, alhenna3

lenticula, lens2

adas1 4

linum2 , byssus2

bontouma3, hab e kattan3, kettan1, sib muma3

zizania2 lycium8 hyssopus2 malus 2

ziwan1 4 ausseg1 za’tar (****) tuffah1, tiffah4

malva6

chubeze, chabazi8, khubba¯z, khubba¯za, khubbayza9

mandragora2

iabora, yabrohach8

mentha2

nahanaha8, na‘na‘9

Morus nigra L.

Gelso nero

Myrtus communis L.

Mirto

Nardostachys jatamansi (D.Don) DC.

Nardo

Nerium oleander L.

Oleandro

Nigella sativa L.

Sesamo nero o cumino nero

Olea europaea L.

Olivo

Pancratium maritimum L.

Giglio di mare

Phoenix dactylifera L.

Palma da datteri

Pistacia lentiscus L.

tut, mesukan1, messukan4; Nuovo Testamento: sycamine1 hadas1 2 3 4 (anche aram.), hadass5 nerd1 2, nered, naird1, nard1, inard3 harduf 1 5 (ebr. moderno) ketzah1 3 4; kazha (aram.)1

sycáminos7

morus 6

nardos1 2, narkom3

nardus1 2

mersin3, yas3, as1, rihan1, hadas3 sambululaasffir3

phyto-rhodon, rhododendron2 melánthion7 8

rhododendron6

difla1

melanthium8

zayit1 4 5, zait2, zayeet3, etz-zayit1, izhar2, shemen2 khavatzelet hakhof5 tamar1 2 3 4 5

elaion2, elaia,2 elaïa 4

olea4, olivam2, oleum2

habbatussada3, habba sooda3; kazha1 4 zaytun, itm3

___________

____________

susan al bahr4

phoinix2

palma2

Lentisco

tzori, mastikin, elat hamastik4 5

skínos7 8

lentiscus6

Pistacia vera L.

Pistacchio

pistákion

pistacium8

Pistacia atlantica Desf., P. palaestina Boiss. Platanus orientalis L.

Terebinto

terebinthos4

terebinthus4

butm4

platanos2, elate 2

platanus2

dulb8 9

Pterocarpus santalinus L. Punica granatum L.

Sandalo Melograno

xylon thyinon2 rhoa2

Quercus calliprinos Webb, Q. ithaburensis Decasne

Quercia

Retama retam (Forssk.) Webb & Berthel. Ricinus communis L.

Ginestra bianca

botnim1 5, botna5, elat habotnim5 elah1 4 5, ellah2, allon2 armon1 4 5, ‘armon2, dolev5 (aram.: dilba) 1 algum, almug1 4 rimmon1 2 3 4 5, rimôn4 allon1, alon1 2 4 5, elon1 (ellah2); plur.: allonim1 rothem1, rotem5

machla, nachal (frutti: tamar)8, nakhla9 daru8; (mastehc, mazteche, mastoche: mastice di Chio)8; shagara al-maSTaka¯’9 butm1, fustuq 9

lignum thyinum2 sandal9 malum punicum4, romman3, malum granatum 2 ruman3, rummân4 quercus2 (chullot, hullet, beluth,8 balluT9: gener.) ____________ retem4

Rosa canina L. Rubia tinctorum L.

Rosa selvatica Robbia

Ruta sp.

Ruta

Salix alba L.

Salice

Silybum marianum (L.) Gaertn.

Cardo mariano

Platano

Ricino

myrsine2, myrtos 4 myrtus2

tut, thut8, tut, shagara at-tut9

(balanos)2, drys 2 ___________

kikayon1 3 4 5 kolokyntha2, 1 (egiz.: kiki) , kolucunti1 qiqaupm3 shoshana5, vered1 5 rhodon2 puah1, pouah4, erithródanon8 1 1 puvah , fuah , puah shel idt, puat hatzabaim5 peygas4 peganon1 2 3 4 (ebr. moderno) plur.: aravim4, iteai2 arabim2; ebr. moderno: aravah1 4; tsaftsafah3 dardar3 ___________

192

ricinus6, hedera2

el keroa3, kherwa’3, khirwa3

rosa2 rubia6

ward gabaly9 fuwwa1; paue, fuie, alsabagin8

ruta2 salices2

fegan1, aruda3, sadab3 khilaf3

____________

shouk en-nasara3

Solanum incanum L. Styrax officinalis L.

Belladonna grigia (******) Stòrace

Tamarix aphylla (L.) Karst Triticum sp.

Tamerice Grano duro e grano tenero + farro

Triticum spelta L. Urtica sp.pl.

Spelta Ortica

Vicia faba L. Vitis vinifera L.

Fava Vite

Ziziphus lotus (L.) Lam.

Giuggiolo selvatico Spina di Cristo

Ziziphus spina-christi (L.) Desf. Zygophyllum dumosum Boiss.

Cappero del deserto

chadeq3

____________

____________

hadaq1, ‘arsam3

styrax (stŏrax)6

libna1, abhar1

tamariscus 2 frumentum 2, triticum 2

atl4, ethl1 burr3

far, viciam2 urtica 2, spina 2

hais 8, hinTa9 horreig1

livneh1 4 5, stúrax 7 nataph3 eshel1 2 4 5 aroura 2 12 5 hitta , khitta , sitos 2 dagan1 2, bar1 2, kamah1, okel2, sheber2, kussemeth1, kussemoth1, kussmim1, avur1, omer1, geresh1, carmel1, cheethah3 kussemet2 krithe2 1 seravim , harul, phryganon 2 qinosh2, charoom3; ebr. moderno: sirpad 1 4 pol2, poul4 kyamos2 kerem1 2, gepen3, ampelos2 gephen2, gefen5 atad1 ___________

faba2 vinea2, vitis2

foul4 aenaeb, anab3

____________

dum1 (frutto)

atad1 4 5

___________

____________

dum1 (frutto)

elim1

___________

____________

illam1

Legenda aram. = aramaico; ebr. = ebraico; egiz. = egiziano; plur. = plurale; latino: soprattutto nella Vulgata. Sito Neot Kedumim (cfr. Sitografia)[*]; gener. = generico, di nome che riguarda un intero genere ma non una specie in particolare; (*) non esiste il nome ebraico di Brassica nigra: la pianta è citata solo nel Nuovo Testamento; (**) nome che si applica anche ad altre specie del genere Centaurea; (***) termine generico riferentesi in primis a Cichorium endivia (C. pumilum), presente in Palestina, e poi alla comune Cichorium intybus, utilizzate per la Pasqua ebraica; (****) il termine designa in Palestina un miscuglio di specie aromatiche, tra cui il timo e l’issòpo biblico, cfr. Fleisher et Fleisher (1988) (*****); il termine per Maillat et Maillat (1999) potrebbe designare altre Malvacee commestibili; (******) il nome volgare è una italianizzazione del corrispondente nome inglese.

193

Elenco dei versetti citati nell’Antico e Nuovo testamento

Deuteronomio 26, 7 ............................................. 42 Deuteronomio 26, 12 .......................................... 48

A Aggeo 2, 17-19 ..................................................... 21 Amos 5, 7 ............................................................. 88 Amos 6, 12 ........................................................... 88 Amos 7, 14 ......................................................... 133 Amos 7, 14-15 ..................................................... 19 Apocalisse 2,15 ...................................................... 8 Apocalisse 7,9 ...................................................... 38 Apocalisse 8,16 ...................................................... 8 Apocalisse 14,15 .................................................... 7 Apocalisse 14, 18-19 .................................................... 8 Apocalisse 18,11-13 ............................................ 86, 91 Apocalisse 18,13 .................................................... 8 Apocalisse 19,8-14 ................................................ 8 Apocalisse 22,2 .................................................. 8, 66 Apocalisse 22, 19 ................................................. 25 Atti degli Apostoli 1,18 ...................................... 24 Atti degli Apostoli 5,30 ........................................ 8 Atti degli Apostoli 10,39 ...................................... 8 Atti degli Apostoli 13,29 ...................................... 8

E Ebrei 9, 19 ............................................................ 99 Esodo 2, 3 ...................................................... 7, 146 Esodo 3, 1-2 ....................................................... 154 Esodo 3, 1-4 ....................................................... 150 Esodo 3, 2 ................................................................ 7 Esodo 3, 8 .............................................................. 31 Esodo 3,17 ............................................................ 31 Esodo 9, 31-32 .................................... 21, 37, 62 Esodo 10, 12 ...................................................... 171 Esodo 10, 25 ...................................................... 171 Esodo 12, 8 ................................................... 7, 72, 76 Esodo 12, 21-23 ................................................... 99 Esodo 12, 22 ........................................................... 7 Esodo 13,18 ........................................................... 7 Esodo 15, 27 ........................................................ 38 Esodo 16, 31 ........................................................ 95 Esodo 18,13-26 .................................................... 19 Esodo 23, 10-11 ................................................. 48 Esodo 23,16 ......................................................... 42 Esodo 25, 10 ...................................................... 114 Esodo 25, 10-13; 23 ......................................... 112 Esodo 25, 31-32; 34-35 ..................................... 155 Esodo 25, 31-40 ................................................. 156 Esodo 25, 33; 34; .................................................. 68 Esodo 26, 15 ...................................................... 112 Esodo 30, 22-25 ................................................... 84 Esodo 30, 23-24 ................................................... 90 Esodo 30, 25 ...................................................... 102 Esodo 30, 34-35 ................................ 21, 25, 98, 108, 161 Esodo 30, 34-36 ................................................. 92, 123 Esodo 37,17-24 ................................................ 156 Esodo 37, 19 ........................................................ 68 Ester 1, 6 .............................................................. 54 Ester 2, 5-6 .............................................................. 173 Ester 2, 7 .............................................................. 44 Ester 2, 12 .......................................................... 102 Ezechiele 4, 9 ....................................................... 47, 58 Ezechiele 6,13 .................................................... 135 Ezechiele 17, 5-6 ................................................. 45 Ezechiele 27, 3-9 ............................................... 113 Ezechiele 27, 6 ................................................... 112 Ezechiele 27, 15 ................................................. 121 Ezechiele 27, 17 ................................................. 116 Ezechiele 31, 8 ................................................... 147 Ezechiele 34, 29 ................................................. 171 Ezechiele 40, 5 ................................................... 140 Ezechiele 47, 12 ................................................... 66

C Cantico dei Cantici 1,12 ................................... 103 Cantico dei Cantici 1, 13 .................................. 102 Cantico dei Cantici 1, 14 .................................. 120 Cantico dei Cantici 2, 1 ................................ 79, 82 Cantico dei Cantici 2,3 ....................................... 66 Cantico dei Cantici 2, 11-12 .............................. 71 Cantico dei Cantici 2, 12 .................................... 72 Cantico dei Cantici 4, 13 .................................... 89 Cantico dei Cantici 4, 13-14 ......... 25, 66, 91, 109 Cantico dei Cantici 5, 5 .................................... 102 Cantico dei Cantici 6, 11 .............................. 25, 70 Cantico dei Cantici 7, 13 ................................... 66 1 Cronache 3,9 ................................................... 173 1 Cronache 7, 1 ................................................. 105 1 Cronache 10,12 .............................................. 135 1 Cronache 11,12 .............................................. 171 2 Cronache, 2, 7-8 ............................................. 132 2 Cronache 2,25 ................................................ 173 2 Cronache 9, 10 ............................................... 132 D Daniele 13,1-66 ................................................. 173 Daniele 13, 52-54 .............................................. 125 Daniele 13, 56-58 ............................................... 124 Deuteronomio 6, 4-9 ........................................ 163 Deuteronomio 8, 7-8 .......................................... 30 Deuteronomio 11, 10 ........................................ 171 Deuteronomio 11, 13-17 .................................... 32 Deuteronomio 16,13 ........................................... 27 Deuteronomio 16,13-14 ..................................... 42 Deuteronomio 20, 19-20 .................................... 65 Deuteronomio 24, 19 .......................................... 21 Deuteronomio 24, 19-21 .................................... 48

F Filippesi, Lettera ai 1, 11 .................................... 66 G Galati, Lettera ai 3,13 .................................................. 8 Genesi 1, 11. ........................................................ 65 Genesi 1,11-12. .................................................... 23

194

Genesi 1,12 .......................................................... 11 Genesi 1, 29 ......................................................... 66 Genesi 1, 29-30 .................................................... 23 Genesi 2, 8-9 ........................................................ 25 Genesi 2, 8-11 ...................................................... 19 Genesi 2, 9 .................................................... 7, 111 Genesi 2,15 .......................................................... 27 Genesi 3,6 ............................................................. 24 Genesi 3,18 ........................................................ 150 Genesi 3,18-19 ..................................................... 23 Genesi 3,19 .......................................................... 20 Genesi 4, 21 ....................................................... 138 Genesi 6,14 ............................................................ 7 Genesi 8,10 .......................................................... 36 Genesi 8,11 ............................................................ 7 Genesi 9,20. ......................................................... 19 Genesi 10,1-32 ..................................................... 18 Genesi 10,26 ............................................... 38, 173 Genesi 11, 27 ...................................................... 173 Genesi 12,1-9 ....................................................... 17 Genesi 12, 2. ....................................................... 32 Genesi 12, 5-6. ................................................... 130 Genesi 13, 4 ....................................................... 130 Genesi 13, 18 ..................................................... 129 Genesi 14, 18 ........................................................ 38 Genesi 15, 17-20 ....................................................... 18 Genesi 18, 1 ........................................... 7, 112, 130 Genesi 21,15 ........................................................... 7 Genesi 21, 33 ...................................................... 134 Genesi 22,13 ........................................................... 7 Genesi 25, 1 ........................................................ 173 Genesi 25, 34 ........................................................ 58 Genesi 27, 28 ......................................................... 32 Genesi 30, 14 ........................................................ 78 Genesi 30, 37-38 ................................................ 127 Genesi 35, 4 ...................................................... 130 Genesi 35,8. ........................................................ 130 Genesi 36,1-43 ................................................... 173 Genesi 37, 25 ................................. 25, 68, 89, 161 Genesi 40, 9 .......................................................... 30 Genesi 40, 11 ........................................................ 38 Genesi 41,2 ......................................................... 142 Genesi 42,3 ........................................................... 34 Genesi 43,11 .......................... 68, 83, 125, 128, 161 Genesi, 46, 13 ............................................. 105, 173 Genesi 49,11 ......................................................... 38 Genesi 50,8-11 ................................................... 163 Geremia 1,11 .................................................... 7, 68 Geremia 8, 22 ....................................................... 84 Geremia 9, 14 ....................................................... 88 Geremia 10, 5 ....................................................... 51 Geremia 17, 6 ..................................................... 134 Geremia 46, 11 ..................................................... 84 Giacomo, Lettera 1, 9-11 ............................................... 81 Giobbe 31,38-40 ................................................ 153 Giobbe 6, 6 ......................................................... 100 Giobbe 30, 2-4 ............................................ 71, 139 Giobbe 40, 21-22 ............................................... 144 Giobbe, 42, 13 ..................................................... 92

Giobbe 42, 14 .................................................... 173 Gioele 1, 12 .......................................................... 69 Giona 4,6 .......................................................... 7, 104 Giosuè 2,1 ........................................................... 112 Giosuè 2,6-7 ......................................................... 18 Giosuè 4, 20-24 .................................................. 146 Giosuè 4, 23-24 .................................................... 25 Giosuè 5,11 .......................................................... 20 Giosuè 7,14-15 ..................................................... 19 Giosuè 24,13 ........................................................ 19 Giovanni 1,48 ......................................................... 8 Giovanni 4, 35 ....................................................... 7 Giovanni 6, 1-15 ................................................. 20 Giovanni 10, 11-13 .............................................. 19 Giovanni 12, 1-8 ............................................... 103 Giovanni 12, 3 .................................................... 103 Giovanni 12, 6 .................................................. 140 Giovanni 12, 12-13 ............................................. 38 Giovanni 13, 29 ................................................. 140 Giovanni 15,1-2 ................................................... 19 Giovanni 15, 1-5 ................................................... 8 Giovanni 15, 16 ................................................... 66 Giovanni 19, 28-29 .............................................. 61, 140 Giovanni 19, 38-40 ........................................... 155 Giovanni 19, 39 ................................................. 158 Giovanni 19, 40 ................................................. 156 Giovanni 19, 41-42 ............................................. 25 Giudici 6,11 ........................................................ 135 Giudici 7,13 .......................................................... 19 Giudici 8,7 ................................................. 151, 152, 153, Giudici 8,16 ......................................................... 151, 153 Giudici 9, 6; 36-37............................................... 171 Giudici 9, 7-15 ..................................................... 27 Giudici 9, 14-15 ................................................. 166, 167 Giudici 10,1 ....................................................... 173 Giudici 19,2 ........................................................ 135 I Isaia 1, 8 ................................................................ 51 Isaia 2, 13 ............................................................ 112 Isaia 5, 1-7 ............................................................. 19 Isaia 6, 13 ............................................................ 135 Isaia 7, 23-25 ....................................................... 150 Isaia 9, 9 .............................................................. 133 Isaia 14, 8 ............................................................ 118 Isaia 18, 1 ............................................................ 146 Isaia 18, 2 ............................................................ 138 Isaia 19,6-7 ......................................................... 142 Isaia 28, 25 ........................................................... 59 Isaia 28, 27 ........................................................... 96 Isaia 30, 24 ........................................................... 50 Isaia 34, 13 ......................................................... 149 Isaia 34, 17 ........................................................... 16 Isaia 35, 1-2 .......................................................... 79 Isaia 35, 7 ............................................................ 137, 142 Isaia 40, 6-8 .......................................................... 82 Isaia 40, 8 .............................................................. 72 Isaia 41 ................................................................ 113 Isaia 41, 19 ............................................................ 25, 126 195

Isaia Isaia Isaia Isaia Isaia Isaia Isaia Isaia

44, 50, 55, 55, 57, 58, 60, 63,

14 .......................................................... 115 11 .......................................................... 156 12 .......................................................... 171 13 ..................................................... 44, 80 5 ............................................................ 171 5 ................................................... 138, 142 6 ............................................................ 123 1 ............................................................ 105

L Levitico 2, 14 .................................................. 55 Levitico 14, 6 ................................................. 99 Levitico 16,30 ................................................... 42 Levitico 19, 9-10 .............................................. 48 Levitico 19, 23-25 ........................................... 66 Levitico 23, 22 ............................................... 48 Levitico, 23, 33-43 ............................................... 27 Levitico 23, 40 ....................................... 27, 41, 42, 145 Levitico 23, 42-43 ................................................ 42 Levitico 25, 2-4 .................................................... 21 Levitico 25, 3-6 .................................................... 48 Levitico 26, 20 .................................................... 171 Luca 5, 4-11 .......................................................... 20 Luca 6, 1-2 ............................................................ 57 Luca 6, 43 ............................................................. 66 Luca 6, 44 ........................................................... 154 Luca 8,4-1 ............................................................. 19 Luca 9, 10-17 ........................................................ 20 Luca 10, 25-37 ...................................................... 84 Luca 11, 42 .......................................................... 101, 106 Luca 12, 27 ........................................................... 77 Luca 13, 6-9 ........................................................... 7 Luca 13, 18-19 .................................................... 107 Luca 15, 4-7 .......................................................... 19 Luca 15, 16 ......................................................... 117 Luca 16, 19 ......................................................... 162 Luca 17, 6 ............................................................. 67 Luca 19, 1-4 ........................................................ 133 Luca 19,4 ................................................................. 7 Luca 21,29 .............................................................. 7 Luca 22,39 .............................................................. 8 Luca 23, 53 ........................................................ 156, 158 M 1 Maccabei 6,34 ................................................... 67 1 Maccabei 7,19 ................................................. 173 2 Maccabei, 6, 7 ................................................... 97 Marco 4,1-20 ........................................................ 19 Marco, 4, 30-32 .................................................. 107 Marco 4, 31-32 ....................................................... 7 Marco 6, 30-44 ..................................................... 20 Marco 8, 1-10 ....................................................... 20 Marco 14, 3-9 ..................................................... 103 Marco 14,32 ........................................................... 8 Marco 15, 16-17. ............................................... 165 Marco 15, 19 ........................................................ 61 Marco 15,26 ....................................................... 156 Marco 15,40 ....................................................... 157 Marco 15, 46 ...................................................... 158

Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Matteo Michea Michea

2, 11 ....................................................... 102 6, 28-29 ..................................................... 7 6, 28-30 .................................................... 72, 73 6, 30 ............................................................ 7, 74 7, 3-5 .......................................................... 7 7, 15-16 ................................................. 153 7, 16 ........................................................... 7 7, 18 ......................................................... 66 9, 23 ........................................... 138, 141 11, 7 ....................................................... 143 12, 1 ............................................................ 7 12, 20 ..................................................... 141 13, 1-23 ..................................................... 19 13, 3-8 ....................................................... 48 13, 22 ..................................................... 150 13, 24-25 ................................................. 48, 63 13, 36-43 ................................................... 7 14, 13-21 ................................................. 20 15, 32-39 ................................................. 20 18, 12-14 .................................................. 19 21, 33-46 .................................................... 8 23, 23-24 ................................................. 87 24, 3 ........................................................... 8 26, 6-13 ................................................. 103 27, 5 ......................................................... 24 27, 9-28 ................................................. 143 27, 27-29 ............................................... 163 27, 28 .................................................... 165 27, 34 ....................................................... 93 27, 59 ........................................... 156, 158 4, 4 ........................................................... 16 7,19 .......................................................... 42

N Neemia Numeri Numeri Numeri Numeri Numeri Numeri Numeri Numeri Numeri Numeri

8, 15 ........................................... 27, 43, 44, 171 9, 11 ........................................................ 72 11, 5 .................................... 49, 51, 52, 53, 60 13, 23. ...................................................... 7, 35 13, 23-24 ................................................ 31 17, 3 ....................................................... 141 20, 5 .............................................. 33, 35 20, 14-21 ...................................... 84, 172 25, 1-16 .................................................. 112 28, 7 ........................................................ 38 33, 9-10 ................................................. 159

O Osea Osea Osea Osea Osea

4,13 ......................................................... 127, 135 10, 8 ........................................................... 153 14, 6 ............................................................. 24 14, 6-7 ......................................................... 77 14,9 ................................................................ 7

P Pietro, 1Lettera 1, 24 -25 .................................. 72, 74 Pietro 2,24 .............................................................. 8 Proverbi 7, 16 ....................................................... 85 Proverbi 7, 17 ..................................................... 102 Proverbi 22, 5 ..................................................... 165

196

Proverbi 31, 13 ..................................................... 47 Q Qoelet 3, 2-4 ......................................................... 75 Qoelet 12, 5 .......................................................... 68, 75 R 1 Re 1, 39-40 ..................................................... 138, 141 1 Re 5,5 ................................................................. 16 1 Re 5,6 ............................................................... 118 1 Re 5, 9-13 .......................................................... 99 1 Re 5, 13 ........................................................... 7, 75 1 Re 6, 34 ............................................................. 113 1 Re 7, 19-26 ....................................................... 144 1 Re 7, 20 .............................................................. 35 1 Re 7, 24 .............................................................. 94 1 Re, 7, 48-49 ..................................................... 164 1 Re 10, 1-13 ...................................................... 123 1 Re 13, 14 ........................................................... 135 1 Re 14, 15 ......................................................... 141 1 Re 19, 3-4 ........................................................ 122 1 Re 21, 2 .............................................................. 48 2 Re 4, 39-40 ........................................................ 94 2 Re 14, 9 ............................................................ 152, 153 2 Re 17, 28 ........................................................... 50 2 Re 18, 21 ......................................................... 143 2 Re 19, 26 ......................................................... 171 2 Re ....................................................................... 119 2 Re 20, 7 .............................................................. 84 Romani, Lettera 11, 24 .............................................. 8 Rut 2, 7 ................................................................... 21

2 Samuele 17, 28 .................................................. 20 2 Samuele 17, 28-29 ........................................... 56 2 Samuele, 18, 9 ................................................. 135 Sapienza 2, 8 ....................................................... 131 Sapienza 7, 17-20 ................................................. 84 Siracide 7, 15 ......................................................... 19 Siracide 23, 13 ...................................................... 119 Siracide 24, 13-17 .................................................. 27 Siracide 24, 14 ................................................... 131 Siracide 24, 15 ..................................................... 98 Siracide 24, 29 ....................................................... 19 Siracide 38, 4; 6-7 ............................................... 84 Siracide 39, 13 .................................................... 131, 145 Siracide 50, 8 ......................................................... 82 Z Zaccaria Zaccaria Zaccaria Zaccaria

S Salmo 1, 3 .............................................................. 7, 66 Salmo 23, 1-9 ....................................................... 19 Salmo 23, 2 ............................................................. 7 Salmi 29, 6 ....................................................... 171 Salmo 30 ............................................................... 42 Salmo 45, 6 ........................................................... 92 Salmo 45, 9 ........................................................... 85 Salmo 51, 9 ........................................................... 99 Salmo 69, 22 ......................................................... 93 Salmo 75, 9 ........................................................... 39 Salmo 78, 47 ....................................................... 133 Salmo 83, 14 ....................................................... 160 Salmo 92, 13 ......................................................... 38 Salmo 96 (95), 11-12 ................................................... 173 Salmo 104 (103), 14 ............................................. 72 Salmo 104, 16 ..................................................... 118 Salmo 104, 17 ..................................................... 119 Salmo 120, 4 ...................................................... 122 Salmo 137, 1-2 ..................................................... 45 1 Samuele, 17, 1 ................................................. 167 1 Samuele, 17, 2 ................................................. 112, 135 1 Samuele 17,19 ................................................. 135 1 Samuele 22, 6 ................................................... 134 1 Samuele 31,13 ................................................. 134 2 Samuele 10,14 ................................................. 135 2 Samuele 13, 1 .................................................... 38 197

1, 7-11 .................................................... 44 3, 10 ........................................................ 16 11,1-2 ..................................................... 27 11, 2 ..................................................... 112

GLOSSARIO dei più comuni termini botanici Achenio frutto secco che non si apre a maturità, con pericarpo pergamenaceo libero dal seme (quercia, carota) Amento o gattino infiorescenza allungata pendula, facilmente caduca, tipica di salici, pioppi, ecc. Arista prolungamento, detto anche resta, rigido e sottile che si protende dalle glume delle Graminaceae (Poaceae) Bacca frutto con epicarpo (parte esterna) membranoso e tutto il resto carnoso contenente i semi (uva) Brattea foglia più o meno trasformata (talora colorata) che accompagna un fiore o una infiorescenza Capolino infiorescenza con asse slargato piano su cui si impiantano fiorellini sessili (girasole, margherita) Capsula frutto formato da due o più carpelli che si apre in vario modo (papavero, giusquiamo) Cariosside frutto delle Graminacee (Poaceae) che, anche giunto a completa maturazione, non si apre spontaneamente per fare uscire l’unico seme Carpello foglia trasformata che costituisce il pistillo Cinorrodo falso frutto che non deriva dall’ovario, ma dal ricettacolo ingrossato, carnoso, a forma di coppa che contiene all’interno i veri frutti, gli acheni; tipico della rosa Cordiforme foglia a forma di cuore Culmo stelo o fusto diritto, nodoso e internamente vuoto delle Graminaceae (Poaceae) Deciduo le cui foglie cadono in autunno Diachenio frutto formato da due acheni Drupa frutto con epicarpo (parte esterna) membranoso e sottile, mesocarpo carnoso, endocarpo legnoso (il “nòcciolo”) racchiudente il seme (ciliegia, oliva, pesca) Embricate foglie disposte come tegole Endocarpo la parte interna di una drupa, legnosa (es. il “nòcciolo”) di una pesca Endosperma parte che ricopre l’embrione all’interno del seme Esocarpo la parte esterna di un frutto Fittone radice non ramificata, che si ingrossa notevolmente (carota) Follicolo frutto uni carpellare con più semi che si apre lungo la linea di sutura della foglia carpellare (oleandro) Ginoforo piccolo peduncolo che nasce dal ricettacolo del fiore e sostiene l’ovario (e quindi anche il frutto) Gluma ciascuna delle brattee con arista che avvolgono e proteggono prima i fiori e poi le cariossidi di Poaceae Igrofile piante legate ad ambienti umidi Idrofite piante che vivono nell’acqua Xerofite piante di ambienti caldi e secchi Legume frutto unicarpellare con più semi che si apre lungo la linea di sutura e lungo la nervatura mediana della foglia carpellare (fava, carrubo) Lemma piccola gluma inferiore delle Graminacee (Poaceae), una brattea sterile simile alle glume, ma più interna ad esse, che avvolge la palea e il relativo fiore. Mesocarpo parte intermedia del frutto

Nettario organo del fiore che secerne il nettare Ovario la cavità che contiene gli ovuli Palea piccola brattea delle spighette delle Graminacee (Poaceae) Papilionaceo, fiore delle Fabaceae simile per forma a una farfalla (papillon in francese), con vessillo, carena e ali Peltata foglia con picciolo disposto al centro di essa, che somiglia a uno scudo Parenchima tessuto cellulare molle, di riempimento Peponide il frutto delle Cucurbitacee (zucca, melone ecc.), in gran parte carnoso e acquoso Perianzio l’insieme degli antofilli, foglie carpellari verdi o colorate (sepali e petali) Perigonio insieme di antofilli tutti uguali (narciso, giglio) Pistillo organo fiorale formato da una foglia carpellare che si salda ai margini, formando un apparecchio chiuso; è formato alla base dall’ovario e, al di sopra di esso, da una parte assile, lo stilo, che termina con lo stimma Polline: granulo pollinico; costituisce il gametofito maschile delle piante superiori. Viene prodotto nelle sacche polliniche delle gimnosperme o nelle angiosperme prodotto nelle antere, parte sommitale dello stame; reca al suo interno i gameti maschili, che serviranno per la fecondazione dell’ovulo presente nel fiore femminile. Pomo cfr. mela, falso frutto; il vero frutto sarebbe il “torsolo”, il resto risulta dalla modificazione del ricettacolo Ricettacolo ingrossamento all’apice del peduncolo, sul quale si inseriscono i pezzi fiorali Rizoma fusto strisciante, anche ipogeo, che produce gemme superiormente e inferiormente radici; svolge anche funzione di riserva, può avere forma di tubero Samara frutto achenio o noce con una o due ali (acero, olmo) Scapo fusto o asse fiorale, in genere privo di foglie, che sorge da un bulbo o da un rizoma Scutati, peli – quelli di foglie di olivo, a forma di stella e molto densi per limitare la traspirazione Siconio infiorescenza di fico, ritenuta impropriamente frutto (il fico), che contiene all’interno piccoli acheni Siliqua frutto secco a due aperture che si apre a maturità; i semi sono aderenti a un setto Spata grande foglia alla base del peduncolo di un fiore (es.palma) Stame la parte maschile di un fiore, formato da filamento e antera (in quest’ultima sono i granuli pollinici) Staminodio stame che ha perso la funzione di formare il polline o struttura con aspetto di stame che svolge talvolta funzioni vessillifere Stilo parte del pistillo che sovrasta l’ovario Stipola ognuna delle due foglioline, simmetriche, che nascono alla base del picciolo nelle foglie di alcune piante Strobilo o cono la pigna, infiorescenza delle conifere con foglie lignificate portanti ovuli che dopo la fecondazione si trasformano in semi Tepali ciascuna delle parti in cui è diviso il perigonio di fiori delle Monocotiledoni (Liliacee, Amarillidacee ecc.)

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Indice analitico dei termini non riportati nelle tabelle Abimelech 28, 167, 171 acidi grassi omega-3 66 acido boswellico 84 acido salicilico 127 agricoltura 18, 19, 20, 25, 28, 32, 37, 48, 61, 172 Alessandro Magno 16, 54, 158 Alimentazione 19, 20, 29, 33, 36, 37, 48, 50, 56, 59, 60, 62, 72, 117, 172 alizarina 105 aloemodina 158 alofile, piante 112 aloine 158 Amarna, lettere 28, 162, 202 Antico Testamento 7, 15, 109 Apologo di Iotam 27, 28 Aramaico 24, 28, 171, 192 Arca della Testimonianza 42, 91, 112, 114, 123, 161 Aronne 15, 91, 92 Babilonia 16, 43, 45, 51, 55, 79, 86, 91, 124,126 balsamo di Galaad 84 Basan 27, 112, 113, 129 Betel 14, 18 Betlemme 7, 18, 88, 89, 123 Bibbia giorno e notte 13, 203 Biblia 13, 14, 201 Bosmath 116 Canaan 15, 17, 18, 32, 69, 84, 125, 130, 163, 172 Candelabro ebraico 9, 29, 36, 91, 155, 156, 164 carboni dei cereali 21 Carlo Magno 105 carvacrolo 99 Casa di Davide 19 Catone 28, 34, 39, 44, 57, 58, 87, 88, 97, 200 Celso 28, 35, 39, 80, 95, 97, 104, 107, 116, 162 Chouraqui 24, 29, 50, 54, 200 clan 18,19 Columella 28, 34, 57, 60, 95, 106, 117, 200 coniina, cicutossina 93 Corona di spine 11, 24, 25, 143, 150, 163, 165,167 Cortile dei Gentili 13, 203 crocina, crocetina 109 Dioscoride 10, 39, 69, 108, 201, 202 Discorso della Sapienza 27 durra 59, 61 Ebron 7, 112, 129, 130, 157, 160 Elim 38, 135, 159, 192 Engaddi 7, 116, 120 ergotismo 64 ermeneutica 28 escatologia 8, 16, 28 Esdrelon, pianura 18 Esegesi 27, 28, 173

Eufrate 18, 45 favismo 56 fiori di campo 10, 13, 24, 29, 71, 72, 74, 81, 82, 100, 150, 171, 175 Gerico 11, 15, 18, 27, 38, 48, 60, 94, 112, 116, 133, 138, 145, 166 Gerusalemme 7, 13, 16-19, 25, 28, 29, 32, 36, 38, 39, 42, 51, 54, 59, 66, 73, 86, 88, 97, 103, 112, 116, 118, 123, 142, 143, 156, 157, 160, 161, 164, 201, 203 Giardino biblico 14 Giardino di noci 25, 70 giglio delle valli 24, 77 Giordano 15, 18, 20, 21, 25, 27, 32, 42, 44, 45, 94, 138, 140, 145, 146, 147, 161, 163, 166 glutine 37, 61, 62 Golan 44, 99, 112, 122, 129 gommo-resina 89, 98, 123 Hammada 24, 159 humus 50, 190 idrofite 144 igrofite 138 intrecciatura 138, 142, 143 Ippocrate 28, 37, 59, 201 Israele 8, 9, 13, 15-17, 19, 21, 23-25, 28, 32, 34-36, 38, 39, 42-45, 48, 50, 54, 61, 66, 67-69, 72- 74, 76, 77, 79, 80, 81, 83, 84, 88-90, 92, 94-99, 101, 112, 116, 119, 121, 123-126, 128, 130, 133, 134, 138, 141-143, 146, 147, 150, 152-154, 156, 157, 159-161, 164, 165, 167, 172, 173, 200, 201, 203 kibbutz 163 làdano 20, 21, 83, 84, 89, 109, 125, 128, 155, 161, 172, 174, 176, 179, 183, 184, 190 Lago di Tiberiade 18, 112, 138 laudàno 109, 161 lawsone 120 legno 7, 8, 21, 23, 25, 32, 33, 36, 39, 68, 70, 85, 86, 91, 92, 94, 97, 108, 112-114, 116-118, 119, 121, 127, 129, 131-135, 141, 158, 159, 163, 166 Libano 7,10, 18, 21, 25, 27, 28, 39, 69, 70, 75, 77, 89, 99, 104, 111, 112, 113, 118, 127, 128, 132, 143, 147, 152, 153, 166, 172, 173, 174, 176, 179, 181, 183, 188, 190 Libri profetici 15, 18, 119, 135 Libri Sapienziali 15 Libri storici 15, 28, 135 libum 34 Madianiti 19, 28 maggese 21 manna 24, 95, 134 Mar Morto 18, 38, 45, 112, 120, 134, 138, 140, 166 Mar Rosso 7, 15, 16, 25, 138, 146, 158, 159, 172 Mare dei giunchi 25, 146 Mare di Galilea 20, 72, 107, 112, 138 Mare di Tiberiade 88 204

Masada 38 mastice 87, 125, 191 Menorah 9, 156, 164 Mesopotamia 15, 37, 45, 60, 84, 172 miele 15, 18, 20, 27, 31, 32, 38, 50, 56, 72, 83, 95, 108, 116, 125, 128, 156, 161 mirosina 107 Monastero S. Caterina 150, 154 Monte Carmelo 18, 44, 48, 77, 115, 122, 165 Monte Tabor 21, 111, 112, 129, 135, 171 Monti Tauri 118 Moschea di Omar 156 Mosè 7, 15, 18, 19, 21, 32, 35, 76, 84, 91, 92, 98, 99, 108, 115, 123, 138, 150, 154, 161, 172, 200, 201 mostaccioli 87 mosto 25, 28, 32, 39, 172, 183 Nabucodonosor 16, 45, 86 Negev 79, 82, 84, 88, 94, 99, 134, 139, 156, 159, 200, 201 Noè 7, 15, 18, 19, 119, 173 olio di rosa 131 olio per l’unzione 84, 90, 92, 102 Oreb 122, 150, 154 origano 20 Orti botanici 13, 14 Orto degli ulivi 8, 25 Palestina 10, 15, 18, 21, 24, 28, 37, 38, 39, 48, 51, 52, 54, 55, 61, 67, 71, 74, 76, 78, 81, 82, 87- 89, 92, 94, 104, 109, 112, 115, 116, 121, 127, 128, 130, 135, 138, 140, 141, 143, 144, 145, 157, 162, 164, 165, 171, 173, 192, 202 Papiro di Ebers 162 Patriarchi 15, 18, 19, 72, 126, 127, 161, 163 Pentateuco 15, 112, 172, 184, 186 Petronio 109, 202 piante spinose 5, 10, 29, 149-151, 153, 190 picrocrocina 109 Plinio 28, 39, 58, 60, 69, 75, 80, 87, 92, 93, 95, 96, 100, 101, 104-108, 117, 125, 127, 135, 139, 145, 147, 151, 202 polline, granuli pollinici 25, 33, 39, 50, 66, 79, 118, 128, 133, 153, 156, 157, 160, 199, 202, 203, 206 populina 127 Profeti 172, 185 Purim 42, 48 Quercia di Mamre 7, 112, 129, 130 Quercia di Morè 17, 130, 171 Quercia di Sichem 17, 130 Regina di Saba 116, 123 Regno di Giuda 16, 172 Regno di Israele 16 Ricciotti 24, 29, 50, 54, 203 ricina, ricinina 104 Rosa di Sharon 79, 82 Sabbatico 21, 48

safranale 109 Salomone 7, 16, 19, 23, 32, 33, 35, 36, 39, 72, 73, 75, 77, 89, 92, 94, 99, 113, 116, 118, 120, 121, 123, 132, 138, 141, 144, 164 Samaria 18, 36, 39, 48, 97, 117, 122, 126, 152, 165, 166 Samaritani 17, 84, 99 Sefela 18, 133, 167 segale cornuta 64 seme santo 88, 135 Sereno Sammonico 28, 203 sesamo selvatico 104 Shilo 18 Sichem 17, 18, 27, 28, 130, 167, 171 silibina 152 simbiosi 114, 206 Sinai 15, 18, 24, 81, 88, 94, 99, 140, 141, 143, 150, 154, 156, 159, 163, 172, 200 Sindone 9, 25, 29, 135, 155-163, 165, 200-203 sinigrina 107 Siria 18, 24, 33, 63, 77, 94, 98, 108, 109, 116, 127,128, 140, 147, 151, 152, 156, 157 Sittim 18, 112, 114 Socotra 158 spine 7, 10, 11, 23, 25, 29, 43, 44, 51, 61, 72, 75, 80, 89, 102, 104, 112, 114, 120, 124, 130, 131, 135, 149, 150-156, 158, 160, 163, 164-167, 171, 173 strumenti musicali 138, 140, 141 Sudario di Oviedo 157, 202 Sukkot 42 Sumeri 109 tatuaggi 120, 167 temulina 64 Teofrasto 10, 28, 39, 69, 128, 203 Terra Promessa 7, 8, 9, 15-19, 25, 27, 29, 31-33, 42, 51,112, 156, 172 Terra santa 17, 150 timiati 91, 92, 98, 108, 123, 161 Tiro 113, 118, 121, 132 Torah 15, 35, 42, 87 traduzione dei Settanta 24, 104 Transgiordania 18, 129 tribù 16, 19, 39, 141 tujone, tujolo 88 unguento 10, 36, 39, 69, 84-86, 91, 103, 131 Vangeli 7, 16, 20, 66, 72, 103, 112,156, 157, 165, 187 Varrone 28, 44, 45, 55, 99, 101, 203 vino aromatico 39 vino melato 106 vino mirrato 102 vitamine 57, 59, 66, 68, 69 Vulgata 24, 104, 190 xerofite 150 Zaccheo 7, 133

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GLI AUTORI

MARIA GRILLI CAIOLA, già professore ordinario di Botanica presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Professore incaricato di Botanica presso l’Università degli studi di Milano. Si è occupata di ricerche di biologia dei cianobatteri, di simbiosi, della biologia riproduttiva di zafferano, della progettazione dell’Orto Botanico dell’Università di Tor Vergata e del restauro ambientale dell’Isola di Ventotene. Ha coordinato diversi progetti di ricerca nazionali (Ministero dell’Istruzione Universitaria e della Ricerca e del Consiglio Nazionale delle Ricerche), e internazionali. Autrice di circa 200 lavori sperimentali e reviews. Per due volte vincitrice di premi dell’ Accademia Nazionale dei Lincei per la ricerca. Presidente del Corso di Laurea in biologia, presso l’Università di Roma Tor Vergata, membro del consiglio direttivo e poi vice presidente della Società di Botanica Italiana SBI. Membro del direttivo del Gruppo Orti Botanici della SBI, Socio di varie Società Scientifiche Nazionali e Internazionale. È riportata in Who’s Who.

PAOLO MARIA GUARRERA, laureato in Scienze Biologiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma, etnobotanico, è Funzionario Biologo presso l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (MIBAC). Vincitore nel 1979 del Premio Nazionale Bonomelli, e già allievo dei Prof. V. Giacomini e B. Anzalone, è stato comandato (1988-1995) presso la cattedra di Botanica Farmaceutica dell’ Università “La Sapienza” per ricerche sulla medicina popolare. Ha quindi tenuto corsi di Botanica presso le Università di Roma Tre e di Viterbo, e attualmente collabora con varie sedi universitarie, tra cui Roma Tre. È autore o curatore di 130 lavori scientifici, tra cui alcuni pubblicati su riviste internazionali, e altri in volumi, come la “Guida alle Piante Medicinali e all’Orto dei Semplici di Roma” (1995), la serie relativa al “Censimento del Patrimonio Vegetale del Lazio” (1994-2000), “Usi e tradizioni della flora italiana. Medicina popolare ed Etnobotanica” (2006) e “L’uso tradizionale delle piante nell’Alto Molise” (2009), edito dalla S.B.I. È revisore di riviste quali il Journal of Ethnopharmacology. Dal 2006 è consigliere del Gruppo Botaniche Applicate della Società Botanica Italiana (S.B.I.); dal 2008 al 2011 ha fatto parte del consiglio della sezione laziale della S.B.I.

ALESSANDRO TRAVAGLINI, laureato in Scienze Biologiche presso l’Università “La Sapienza” di Roma, è ricercatore confermato di Botanica all’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha insegnato al liceo classico. Esperienze nelle valutazioni di impatto ambientale. Si è occupato del progetto di restauro vegetazionale dell’isola di Ventotene. Ha compiuto studi floristico vegetazionali nel parco dei Monti Simbruini. Ha collaborato per venti anni alla progettazione e alle fasi preliminari dell’Orto Botanico e Arboreto dell’Università di Roma Tor Vergata, fino alla realizzazione dei primi impianti, facendo parte del gruppo Orti Botanici della Società Botanica italiana. Dirige il Centro di monitoraggio aerobiologico dell’Università di Roma Tor Vergata. È il responsabile dell’ Herbarium dell’Università di Roma Tor Vergata. È stato, dal 2007 al 2012, il Coordinatore del Comitato di Rete Italiana di Monitoraggio in Aerobiologia dell’Associazione Italiana di Aerobiologia, per la quale è responsabile dei corsi di formazione. È coordinatore scientifico di programmi Life. Si occupa di Botanica sistematica e di Botanica e palinologia forense. È impegnato in attività di educazione ambientale in scuole primaria e secondaria di primo grado, finalizzate alla informazione e prevenzione delle allergie da polline. Dal 2002 è consigliere e segretario del Gruppo di palinologia della Società Botanica Italiana (S.B.I.).

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Leggendo il Sacro Libro si incorre sovente in citazioni botaniche che accompagnano il flusso dei discorsi storici, delle cognizioni o delle parabole. Da queste emerge, ora di sfuggita, ora con rilevante evidenza il mondo delle piante che fu proprio dell’epoca cui le vicende bibliche si riferiscono. Tali vicende sono state oggetto, per la loro importanza religiosa e storica, di numerose ricerche. Gli aspetti della Botanica, estrapolati dal racconto biblico, vogliono formare l’oggetto del presente studio, per evidenziarlo rispetto al testo biblico, onde sottoporlo all’attenzione di studiosi o più semplicemente di amanti della lettura della Bibbia. Gli autori (Maria Grilli Caiola, Paolo Maria Guarrera, Alessandro Travaglini) animati da eguale passione hanno cercato di redigere con dovizia di notizie e di documenti questo studio di ricerca e di esposizione che essi sottopongono con modestia, quando non con umiltà, al sereno giudizio dei lettori e in primo luogo con gratitudine per i tanti veri esperti della ricerca biblica che hanno voluto aiutarli. Opera di questi tre botanici italiani è il frutto di un lavoro di erborizzazione tra le pagine della Bibbia nella ricerca della piante presenti nella terra di Israele ai tempi biblici e attuali e il loro significato. Il libro si compone di 208 pagine, con testo, 110 schede relative alle piante descritte, 110 figure a colori delle piante riportate nelle schede, piante intere, foglie, fiori, frutti, semi, 170 referenze bibliografiche e sitografiche, tabelle riepilogative delle piante citate con il loro nome volgare, il binomio scientifico in latino, la famiglia in latino di appartenenza, le citazioni nel libro biblico, il capitolo e il versetto o i versetti riferiti alla pianta considerata. La nomenclatura scientifica è aggiornata secondo i recenti inquadramenti tassonomici e nomenclaturali. Per l’individuazione delle piante e del loro uso sono stati consultati recenti contributi sull’argomento di autori stranieri e ricerche specifiche su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Le piante sono raggruppate in 10 categorie, a iniziare da quelle della Terra Promessa per finire con quelle della Menorah e della Sindone. Vi sono incluse 12 tabelle riassuntive della piante trattate, delle citazioni nell’Antico e Nuovo Testamento, dell’etimologia dei nomi scientifici e comuni, delle citazioni bibliche. Il volume intende colmare un vuoto nella produzione scientifica e letteraria italiana sulle piante citate nel Libro Sacro. L’intento è quello di offrire un contributo e un aiuto a coloro che intendono occuparsi a vario titolo della Bibbia, in ambito storico scientifico oltre che religioso.

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