La ceramica nello scavo archeologico. Analisi, quantificazione e interpretazione 9788843079407

La ceramica costituisce il materiale più frequentemente rinvenuto negli scavi archeologici e quello più utilizzato non s

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La ceramica nello scavo archeologico. Analisi, quantificazione e interpretazione
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La ceram.ica nello scavo archeologico Analisi. quantificazione e interpretazione

Monica Ceci, Riccardo Santangeli Valenzani Carocci editore

@ Studi Superiori

Carocci editore

@ Studi Superiori

La ceramica costituisce il materiale più frequentemente rinvenuto

negli scavi archeologici e quello più utilizzato non solo per la datazione degli strati e delle strutture, ma anche negli studi di storia economica e nella ricostruzione dei flussi commerciali dell'antichità. L'utilizzazione dei reperti ceramici per queste analisi presenta dei problemi teorici e pratici di notevole portata, spesso sottovalutati negli studi archeologici, a cominciare dalla difficoltà di calcolare la reale quantità di oggetti rinvenuti, e i rapporti quantitativi tra le diverse forme e produzioni. La bibliografia esistente su questi temi, peraltro ampia, nella maggior parte dei casi richiede competenze matematiche e statistiche di cui gli archeologi, per lo più di formazione umanistica, sono generalmente privi. Lo scopo del libro è esporre tali argomenti in modo discorsivo, riducendo al minimo indispensabile l'impiego di un linguaggio tecnico e di formule complesse. \I ,,niI;

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Grafico che mostra la distribuzione cronologica dei reperti provenienti dai Fori Imperiali: la linea superiore mostra la totalità dei reperti, la linea inferiore i soli reperti in fase, lo spazio tra le due rappresenta l'area di residualità

4. RICOSTRUIRE LA STORIA ATTRAVERSO GLI OGGETTI

grandi accumuli depositati dopo l'abbandono dei Fori, quando si è reso necessario rialzare i livelli a causa dell'impaludamento o per riconvertirli in vigne e orti con l'apporto di terra adatta alla coltivazione e accuratamente privata dei grossi inclusi. Per questa ragione, in questa parte del grafico, la linea superiore che corrisponde al totale dei frammenti è così significativa, mentre la linea del materiale in fase è decisamente modesta, se non pari a zero. L'area di residualità, cioè la distanza tra le due linee, è particolarmente evidente e significativa, poiché mostra il carattere di materiale non in fase della maggior parte della ceramica antica e tardoantica rinvenuta nell'area, che proviene da azioni positive, quindi di accumulo. Inoltre essa costituisce anche un'interessante evidenza in negativo, testimoniando un'azione di asporto avvenuta in altri luoghi, più o meno vicini, da cui provengono le terre e che dà indicazioni su quale sia l'epoca di formazione dei contesti di provenienza delle terre di riporto. Come esempio dell'applicazione di questo metodo per l'analisi delle fasi di un singolo monumento, si presenta il grafico relativo alla stratificazione del Foro di Cesare (FIG. 4.rn ). La curva dei materiali in fase mostra in primo luogo le trasformazioni medio e tardorepubblicane, quindi il susseguirsi dei livelli di frequentazione precesariani, per arrivare alle fasi costruttive di età cesariano-augustea. Queste ultime comprendono la pavimentazione del Foro, con gli strati di preparazione e il massetto, e un condotto fognario (per le varie fasi di costruzione e trasformazione delle aree forensi cfr. da ultimo Meneghini, 2009 con ampia bibliografia precedente). La linea scende per risalire nel V secolo, periodo in cui è attestata l'attività della fornace metallurgica all'interno della taberna, dietro il portico occidentale (Delfino et al., 2013, pp. 96-rn1). Tra VII e X secolo segue un lungo tratto di assenza o quasi di notizie. Questo dato sembrerebbe contraddire le evidenze archeologiche, visto che alla fine dell'vm secolo è datata la costruzione di due capanne di legno di forma rettangolare (Santangeli Valenzani, 20n, pp. 46-7, fig. 3.rn ). Il motivo della mancanza di materiale ceramico in fase ha però diverse spiegazioni: può indicare l'effettiva assenza di attività o la presenza di attività che lasciano poche tracce oppure,

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Grafico che mostra la distribuzione cronologica dei reperti provenienti dal Foro di Cesare: la linea superiore mostra la totalità dei reperti, la linea inferiore i soli reperti in fase, lo spazio tra le due rappresenta l'area di residualità

4. RICOSTRUIRE LA STORIA ATTRAVERSO GLI OGGETTI

come in questo caso, può visualizzare attività in negativo, cioè di asportazione. L'area occupata dalle capanne di VIII secolo, infatti, è stata rasata, al punto che non sono stati rinvenuti neanche i piani pavimentali. Tuttavia il confronto delle due linee, quindi l'area di residualità, mostra cosa è accaduto e permette di ricostruire l'entità di una fase, quella appunto delle capanne di legno, che ha lasciato scarsissime tracce in giacitura primaria, ma che è ben visibile, grazie ai materiali a essa relativi rimasti in circolazione come residui, nella stratigrafia successiva. Segue poi la fase delle coltivazioni e delle domus terrinee e poi di nuovo solo materiali residui per il periodo rinascimentale e moderno. È evidente che, trattandosi di una prima sperimentazione del metodo su scala urbana, sono risultate inevitabili alcune approssimazioni, in particolare per quanto riguarda alcune classi di datazione approssimativa o di lunga durata (come ad esempio le anfore), che possono condizionare i dati della media ponderata e attribuire una rilevanza maggiore di quella effettiva ad alcuni periodi. Nonostante queste limitazioni, i risultati conseguiti mostrano le ampie possibilità di questo approccio nell'analisi delle trasformazioni urbane. Nelle prossime esperienze sarà quindi necessario giungere a delle cronologie più raffinate e, ove possibile, calcolare le medie più sui tipi che sulle classi.

Glossario

Campione {statistica): sottoinsieme di una popolazione (v.), individuato in modo da consentire, con margini di errori contenuti, la stima di determinati valori dell'intera popolazione.

Cerchiometro: stampato predisposto con una serie di cerchi concentrici posti a distanze regolari, utilizzato per determinare il diametro di un frammento di orlo e la percentuale di circonferenza conservata (cfr. PAR. 3.2.2).

Contesto archeologico (archaeological assemblage): insieme dei materiali rinvenuti all'interno di un determinato contesto di scavo.

Contesto d'uso (systemic assemblage): insieme dei materiali in uso contemporaneamente in un determinato momento e situazione storica.

De facto rifuse: oggetti lasciati in posto al momento dell'abbando-

no di un insediamento, generalmente perché troppo ingombranti o pesanti per essere trasportati o di valore troppo basso perché valesse la pena di portarli via (cfr. PAR. 1.1).

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LA CERAMICA NELLO SCAVO ARCHEOLOGICO

Indice di residualità: percentuale dei residui sul totale del materiale presente in un contesto archeologico (cfr. PAR. 1.3).

Nombre typologique d'individus: nell'ambito del calcolo del numero minimo di esemplari, variante che consente di registrare l'esistenza di un singolo ipotetico esemplare nel caso di classi e/o produzioni non attestate da alcun frammento significativo (cfr. PAR. 3.2.2).

Popolazione (statistica): insieme degli elementi oggetto di studio a cui si riferisce l'indagine statistica.

Postdeposizionale (vita): insieme degli eventi a cui è sottoposto un reperto una volta uscito dal contesto d'uso (v.) ed entrato nel contesto archeologico (v.).

Primary rifuse: reperti archeologici rinvenuti nel luogo stesso del loro utilizzo (cfr.

PAR.

1.1).

Reperto: manufatto o altro ritrovamento di interesse storico rinvenuto all'interno di un contesto archeologico.

Secondary rifuse: reperti archeologici rinvenuti in un luogo diverso da quello del loro utilizzo (cfr.

PAR.

1.1).

Setacciatura: operazione mediante la quale si separano i reperti e gli inclusi di maggiori dimensioni dalla matrice terrosa di uno strato, facendo passare la terra di scavo attraverso un setaccio.

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GLOSSARIO

Sherd family: insieme di tutti i frammenti, anche se non contigui, che, in base alle somiglianze morfologiche, dimensionali e di tipo di impasto, potrebbero appartenere allo stesso vaso (cfr. PAR. 3.2.2).

"Vessel shape family: insieme di diverse forme ceramiche con caratteristiche morfologiche, tecniche o decorative comuni (cfr. PAR. 3).

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