La Bibbia commentata dai Padri. Antico Testamento: Proverbi. Qoèlet. Cantico dei cantici [Vol. 8] 883119383X, 9788831193832

Nell'ambito della letteratura sapienziale dell'Antico Testamento i Padri della Chiesa attribuivano i libri dei

193 114 120MB

Italian Pages 520 [523] Year 2007

Report DMCA / Copyright

DOWNLOAD FILE

Polecaj historie

La Bibbia commentata dai Padri. Antico Testamento: Proverbi. Qoèlet. Cantico dei cantici [Vol. 8]
 883119383X, 9788831193832

Citation preview

LA BIBBIA COMMENTATA DAI PADRI collana diretta da TuoMAS C.

0DEN

. edizione italiana a cura di ANGELO DI Antico Testamento

8

BERARDINO

LA BIBBIA COMMENTATA DAI PADRI Antico Testamento 8

PROVERBI QOÈLET CANTICO DEI CANTICI a cura di

J. Robert Wright

Edizione italiana a cura di Marco Conti e Gianluca Pilara Introduzione generale di Angelo Di Berardino

o

Città Nuova

Pubblicato per la prima volta da InterVarsity Press

Proverbs)

Ecclesiaste:,~

Song of Solomon

(Ancient Christian Commentary on Scripture, Old Testament, IX), curato da J. Robert Wright © 2005, Institute of Classical Christian Studies, Thomas C. Oden e J. Robcrt Wright. Tradotto e pubblicato su autorizzazione della InterVarsity Press, P.O. Box 1400, Downers Grove, IL 60515, USA. Traduzioni di Mareo Conti e Gianluca Pilara

Proverbi è a cura di Marco Conti Qoèlet e Cantico dei Cantici sono a cura di Gianluca Pilara

In sovraccopertina: Veduta deltabst"de Ravenna, Chiesa di San Vitale. Archivio Scala, Firenze. Grafica di Rossana Quarta

© 2007, Città Nuova Editrice Via degli Scipioni, 265 - 00192 Roma tel. 063216212 - e-mail: [email protected]

Con approvazione ecclesiastica ISBN 978-88-31 1-9383 -2 .Finito di stampare nel mese

  • (Dottrina cristiana 2, 11)~ Lo stesso fenomeno si ripeteva dove si parlavano altre lingue: prima abbiamo delle traduzioni orali e poi scritte. Inoltre, delle revisioni o edizioni cristiane si può ricordare la monumentale opera di Origene, gli Hexapla, che riportavano su sei colonne: il testo ebraico, la sua traslitterazion~ in caratteri greci: e quattro differenti traduzioni. Inoltre la Bibbia fu tradotta anche nelle lingue antiche orientali' (siriaca, copta, armena, georgiana, etiopica, araba): traduzioni normalmente fatte dal greco dei Settanta e talvolta dal!'ebraico. Tra le traduzioni siriache la più importante è detta Peshitta, eseguita in tempi diversi e parzialmente dal!' ebraico. La traduzione gotica nel IV secolo fu fatta da Ulfila, !'evangelizzatore dei goti. Un commento, o meglio un sermone, fatto su una traduzione, che a sua volta è una interpretazione, è naturale che differisca da uno elaborato sul testo originale. Le parole e le loro etimologie hanno y,fumature diverse, che influiscono sulla elaborazione della riflessione. I commenti cristiani, in qualunque lingua siano stati fatti e tramandati~ si fondano sulle traduzioni nelle rispettive lingue. Lo studio del!' esegesi patristica e delle ope-.

    3 Con il termine «Settanta» (Septuaginta) s'intende la traduzione dei LXX, riferendoci alla totalità dell'Antico Testamento in lingua greca. Tale traduzione greca, primo grande tentativo di esprimere in un altro linguaggio il pensiero religioso ebraico per un'altra cultura, fu fatta in un arco di tempo alquanto esteso. Tuttavia, da parte ebraica, vengono fatte revisioni o "edizioni" della traduzione dei Settanta, come quelle di Teodozione, di Aquila (fine I secolo) e di Simmaco (fine II secolo).

    10

    Introduzione generale

    re dei Padri deve tenere conto anche di questa complessa storia delle traduzioni. Talvolta si trovano divergenze di lingua e di metodo in uno stesso libro biblico sia perché opera di vari traduttori, sia perché emendato o completato con altre traduzioni. Il libro di Giobbe, per esempio) il cui testo al tempo di Origene era più breve, è stato da lui completato con la versione di Teodozione. Cosa avvenne quando questo libro venne tradotto in altre lingue? Gli Antichi Commenti Patristici alla Scrittura hanno avuto immediatamente un grande successo negli Stati Uniti: specialmente in ambiente protestante.. Thomas Oden, della Drew University, ha mirato ad una collaborazione ecumenica, per provenienza e confessione di fede~ e a che l'opera venisse tradotta anche in altre lingue. I}edizione italiana sostanzialmente assume come base di partenza !'edizione americana. Differisce da essa perché si è preferito rielaborare le introduzion~ selezionare e ampliare i testi e le annotazioni. Gli american~ per individuare i brani da pubblicare, hanno lavorato molto con la ricerca digitale mediante i nuovi strumenti informatici. Gli italiani: per formazione e cultura, ·hanno preferito il sistema tradizionale del contatto diretto con le opere antiche. Per i brani riportati si è fatto spesso ricorso a traduzioni esistenti: eventualmente migliorate, ma anche a traduzioni dai testi originali. ANGELO DI BERARnINO

    INTRODUZIONE A PROVERBI, QOÈLET, CANTICO DEI CANTICI

    Nella Chiesa antica lo studio critico dei libri della Bibbia non era così fortemente avanzato da creare agli antichi commentatori problemi di datazione1 di autorità, di ambiente, di contesto, di fonti: di genere letterario o di struttura, tutti aspetti che oggi attirano l1attenzione degli studiosi. Era diffusa però la convinzione che i libri dei Proverbi e di Qoèlet, insieme con il libro di Giobbe e alcuni Salmi1 possedessero caratteri comuni; caratteri che li avrebbero portati ad essere collettivamente riconosciuti come letteratura sapienziale del canonico Antico Testamento. Anche il Cantico dei Cantici era visto come profondamente legato a questo contesto grazie alla grande autorità di Salomone, mentre i libri apocrifi della Sapienza e dell'Ecclesiastico (detto anche Siracide), erano associati agli altri sulla base di un contenuto simile. Il raggruppamento dei tre libri canonici trattati nel presente volume, era già stato proposto nel!'antichità da Origene in Oriente (nel Prologo al suo Commento al Cantico dei Cantici) e in Occidente da Agostino d'Ippona (La città di Dio 17, 20). Questi ultimi: come la maggior parte degli antichi commentatori: si trovarono concordi nella convinzione che Salomone fosse l'autore di tutti e tre i libri 1, opinione che oggi è seguita da pochissimi studiosi. Quasi unanime era anche il consenso sul fatto che il contenuto di questi libri rappresentasse un'e!)pressione della più sottile saggezza in merito al profondo significato della vita conoscibile in un tempo precedente l'incarnazione di Dio in Gesù Cristo. La Sapienza talvolta era anche concepita come personificazione o agente personificato di Dio (e/. Prv 8 - 9), e perciò la letteratura sapienziale nel suo insieme, allora come ora, era vista quale conferma dei limiti della comprensione umana e della difficoltà per gll esseri umani di conoscere il.significato ultimo della vita, espressione di un interoento da parte di Dio che i cristiani giunsero a chiamare incarnazione. Tali ambiguità, o futi!t'tà1 frustrazioni e mera vanità della vita, potrebbero esseri tutti elementi fissati ma non risolti in maniera definitiva in quanto espressione di una comprensione della rivelazt'one cristiana nell'ottica degli antichi commentatori cristiani. Gli antichi scrittori cristiani erano spesso conosciuti come antichi Padri della · Chiesa, u'!a descrizione che è q_ui intesa non a escludere le donne, ma solo a conferma1 Una leggenda dal Tahnud asseriva che Salomone avesse scritto il Cantico dei Cantici durante la sua giovinezza, i Proverbi nella maturità e Qoèlet (noto anche come Ecclesiaste, dalla dicitura greca) nello scetticismo dell'età avanzata. Odgene e Teodoreto di Cirro hanno unito fra loro Proverbi, Qoèlet e Cantico dei Cantici come costituenti una scala a tre gradini che Salomone avrebbe percorso nel1'ascensione agli stadi della vita spirituale, dal morale al naturale al mistico o contemplativo.

    12

    Introduzione a Prv) Qo) Ct '

    re come un dato di fatto che t ampia produzione letteraria pervenutaci sia stata scritta da uomini. Le loro opere si presentano di vario genere) e non tutti gli antichi commentatori cristiani qui compresi hanno scritto commenti sistematici della Bibbia che procedano riga per riga e verso per verso. Ai fini di questa serie questi autori sono detti commentatori: sebbene debba essere sottolineato che molti dei contenuti di questo volume sono tratti da un numero consistente di scritti occasionali e non esclusivamente da commenti completi. Questi scrittori e i loro commenti sono stati identificati quale risultato di vaste ricerche eseguite ali'interno di collezioni di fonti patristiche di ogni genere, condotte inizialmente dallo staff editoriale del progetto dal!'Ancient Christian Commentary on Scriptlire della Drew University · e successivamente dagli autori di ciascun volume di questa serie. Nessun sistema dtricerca è tuttavia perfetto, e la selezione finale è stata fatta sulla base di un mio giudizio soggettt'vo. I principi di selezione e di ordinamento che ho seguito sono definiti in base altimportanza dei passi scelti: al loro significato profondo, alla loro applicabilità e al loro accordo consensuale talvolta compensato da una notevole individualità 2 . In principio erano stati inclusi in questo volume tutti i commenti ai singoli versi di questi tre libri biblici il che significa che ove non fossero presenti commenti a particolari sezioni del testo, allora voleva dire che non esisteva realmente alcun commento su di esse, se non fugaci riferimenti di poca rilevanza. Nessun criterio può essere assolutamente oggettivo, ed è anche ovvio che un volume di passi scelti da vari autori: come il presente, può dire meno di una serie di volumi dedicati separatamente a ciascuno di loro) ma naturalmente tutto ciò avrebbe comportato di necessità un lavoro più esteso. Per quanto riguarda il testo biblico, nei casi in cui le citazioni o i riferimenti alle Scritture) proposti 'nei singoli passi da parte dei commentatoripatristici: varino rispetto al testo principale, tali divergenze vengono indicate in 11ota. Generalmente, infatti: quando gli antichi autori scrivevano in greco, commentavano i libri della.Bibbia come se avessero davanti agli occhi la versione dei Settanta della Scrittura ebraica; quando invece scrivevano in latino, commentavano la Vulgata oppurel'antica versione latina del medesimo materiale testamentario. La Vulgata o la versione latina degli Ebrei: che è associata a Girolamo ·nel V secolo, non era la medesima dei Settanta . Dobbiamo anche fare un'iniziale precisazione sul fatto che molti commentatori cristiani antichi e molti libri dell'Antico Testamento sono stati trovatifra gli autori del . Nuovo Testamento. Tutti questi passi sono stati esclusi dalle pagine del nostro volume a motivo dei limiti fissati dalla serie in cui esso è inserito. Nonostante tutto, questo elemento sembra per lo meno appropriato a fornire importanti informazioni sulla base di un ambiente comune finalizzato a illustrare il precedente biblico che tutti loro of frano e soprattutto la continuità che essi stabiliscono. Come gli antichi commentatori cristiani: anche i passi del Nuovo Testamento si relazionano all'Antico in gran parte sotto forma di allusione o di parafrasi piuttosto che di citazione diretta, ma i paralleli

    .

    Cf. Ch.A. Hall, Reading Scrzj1ture with the Church Fathers, lnterVarsity Press, Downers Grovc (Ill.) 1998, e C.E. Braaten - R.W. Jenson (edd.), Reclaiming the Bible /or the Church, Eerdmans, Grand 2

    Rapids (Mich.) 1995.

    Introduzione a Prv) Qo, Ct

    13

    possono essere fadlmente coltl e intesi. Numerosissimi risultano essère gli esempi riscontratl per questo volume nei riferimenti· del Nuovo Testamento al testo dei Proverbi, troppi per enumerarli tutti. Per ciascuno dei libri biblici inclusi in questo volume vi sono alcuni commenti verso per verso, o sistematici~ che non completano comunque tale evidenza. Per il libro dei Proverbi, l'esteso commento di Beda il Venerabile (672-734), come anche i commenti verso per verso o sistematici di Basilio di Cesarea, Giovanni Crisostomo e Didimo il Cieco, e ancora gli Scolla di Evagrio Pontlco, e i frammenti rimasti dei commenti di Ippolito e Origene. Su Qoèlet i commenti più utili verso per verso sono quelli di Gregorio di Nissa, Didimo il Cieco e Girolamo, insieme alla parafrasi (o meta/rasi) di Gregorio il Taumaturgo e agli Scolia di Evagrio Pontico. Per quanto riguarda il Cantico dei Cantici, invece, i più utilz" commenti sistematici sono quelli di ·Origene, Gregorio di Elvira (relativo però solo ai prz·mi: tre capitoli), Aponio (la cui opera è poco conosciuta), Gregorio di Nissa (nelle sue quindici omelz'e), Teodoreto di Cirro, Nilo di Ancira, Gregorio Magno (pur trattando solo parte del primo capitolo) e Beda il Venerabile (un opera estesa e profonda). Nonostante tutto, risulterà ovvio che la grande maggioranza dei passi è stata selezionata tra antichi scritti di vario genere contenenti citazzòni o allusioni: sebbene talvolta ineguali nei contenuti. È anche necessario sottolineare che le opere degli" antichi autori cristiani che hanno scritto commenti sistematici sui testi biblici: non esauriscono l'intero corpo di commenti crfrtiam: opera dei medesimi autori pervenutici in vari scritti occasionali e qui inclusi. Dal lz'bro dei Proverbi, i passi totali' del Nuovo Testamento contenenti dirette citazioni o allusioni sono 58,· su questo totale, 5 sono le citazioni dirette e 53 le allusioni indirette. Un panorama completo di tali riferimenti sarà presentato in relazz·one al libro di Qoèlet, dove il totale è inferiore, per questo motivo sarà sufficiente a questo punto limitarsi a segnalare t unico esempio nei Proverbi, che è certo il più importante. Prv 8, 22: Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora, trova risonanza e completamento nel passo di Ap 3, 14: Così parla l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio. Non è privo di ragione, dunque, che questa corrispondenza tipologica sia venuta poi ad avere un grande significato crùtologico, in cui Cristo è visto come l'inizio della creazione nei commenti biblici della Chiesa antica. I più antichi còmmentatori crz~r;tiani della Scrittura avevano seguito i· precedenti scrittori del nuovo Testamento che avevano commentato la Scrittura dell'Antico Testamento. Gesù nel Vangelo di Giovanni (Gv 16, 25) così si è espresso: Queste cose vi ho detto in similitudini; ma verrà l'ora in cui non vi parlerò più in sirnilitudini, ma apertamente vi parlerò > 80/4 (1998). In disaccordo con questi studi è Tremper Longman III, Song o/Songs, New Internatt'onal Commentary on the Old Testament, Eerdmans, Grand Rapids (Mich.), 2001, sp. p. 35. 19 Oggi due scuole in particolare tendono ad essere considerate più come complementari che opposte l'una all'altra, e la loro dicotomia è stata contestata. Cf. J.W Trigg, Bt'blt'cal Interpretatt'on, Messagc of the Fathers of the Chruch 9, Michacl Glazier, Wilmington (Del.) 1988, sp. pp. 31-34; e R. Wil-

    Introduzione a Prv, Qo, Ct

    23

    Oltre a quanto è stato finora detto, sui tre libri biblici in esame, esùtono altri 1.385 passi di commenti patristici selezionati e altri 85 differenti autori patristici da includere nel presente volume. Pochi di questi antichi commentatori: tuttavia, hanno scritto commenti alle opere dei loro predecessori indicandoli' per nome, benché comunque tale legame risulti !!pesso evidente per il sorprendente accordo consensuale, che è spesso esplicito in particolari interpretazioni che essi hanno offerto. Inoltre, per lo più, questi scrittori sembrano preoccuparsi poco di collocare le loro opere nel contesto. dei loro predecessor~ raramente nominandoli per nome o discernendo un consenso fra loro o anche mostrando coscienza che vi/asse un continuum storico di interpretazione, anche se taluni riferimenti occasionali possono essere comunque evidenziati come l'influenza di Origene. Bisognerebbe, soprattutto, mettere in rilievo che la maggior parte degli scrittori patristici: a qualunque scuola esegetica appartenessero, erano così fortemente legati al testo scritturistico che molti dei loro commenti dovevano essere estratti di opere la ~i primaria intenzione era l'individuazione di altri soggetti della fede cristiana e di insegnamenti piuttosto che costituire indipendenti e .~istemattà commenti crùtiani su particolari libri biblici. Un'altra prova di quanto detto ci viene dall'osservazione che la teologia·cristiana · nel!'antica storia della Chiesa era scritta con riferimento esteso e costante a ciò che la Bibbia aveva detto, e i commentatori biblici: allora, in contrasto con il presente, non miravano a stabilire una loro personale reputazione accademica con commenti su particolari libri biblici. I teologi moderni e gli studiosi biblici possono ben a/fermare, come molti fanno, che le necessità del mondo e la visione del mondo e il contesto delle scuole in cui noi ora viviamo richiedono che essi scrivano le loro futuristiche teologie e i loro commenti critici nei modi in cui essi !!pesso fanno. Lo scopo di questa seri'e non è prendere posizione contro ciò che essi fanno ma solo indicare che vi è un modo più antico, più vicino al tempo della Bibbia e persistente per alcune centinaia d'anni: che ancora ha molto da comunicarci e non deve essere rifiutato a difesa di una forzata modernità. Mentre oggi l'Antico Testamento è spesso presentato come Scrittura ebraica e insegnato storicamente solo nel contesto del vicino Oriente antico, la materia di questi più antichi commentatori ci riporta ad un periodo in cui l'intera Bibbia era pensata com~ un libro su Cristo e per la Chiesa passata, presente e futura. È questa più antica sapienza che la presente serie cerca di recuperare dai più antichi tempi cristiani a partire dalla metà dell'VIII secolo a. C. e giunti a noi tramite trattati dottrinali: para/ras~ istruzioni catechetiche, scritti pastorali: lettere, omelie, e altre opere di tutti questi scrittori: oltre che per mezzo dei loro commentari sistematici se mai sono arrivati fino a noi. Perciò, i passi qui presentati costituiscono la migliore catena di interpretazione che poteva essere identificata, scelta e raccolta tra tutti questi autori classici che hanno aiutato a chiarire e interpretare il testo sacro per tutta la Chiesa e attraverso i vari se· ken, Remembering the Christian Past, Eerdmans, Grand Rapids (Mich.) 1995, sp. p. 107. Per una descrizione delle due scuole più in termini di reazione e polemica, cf. K. Froehlich, Biblt'cal Interpretatt'on in the Early Church, Fortress, Philadelphia 1984, sp. pp. 19-22, e per una visione in termini di rivalità e di opposizione cf. RA. Greer, pp. 176-199 inJ.L. Kugel - RA. Greer (edd.), The Christian Bible and Its Interpretation in Early Biblica! Interpretation, Westminster Press, Philadelphia 1986.

    24

    Introduzione a Prv, Qo, Ct

    col~

    con la considerazione ultima che questa ricca eredità cristiana potrà essere utile oggi ai fi'ni della predicazione) delt insegnamento) della preghiera) della riflessione e della meditazione. Le introduzioni che precedono ciascun gruppo di passi tentano di stabilire dei legami all'interno di ciascuna catena. Il materiale non è presentato essenzialmente per un pubblico esperto.di accademici, per quanto si possa comunque sperare che esso possa contribufre ad accrescere oggi il numero di studiosi che ritengono ancora che la moderna esegesi debba offrire considerazioni positive sui significati che la Scrittura ha ricevuto dalle varie età da parte di cristiani impegnati lungo tutta la storia della Chiesa. Questo materiale non è presentato come un,alternativa alla moderna o cosiddetta postmoderna scuola criticaj ma come un necessario e a lungo trascurato accrescimento o supplemento ad essa, offrendo più antiche prospettive cristiane che talvolta sono state dimenticate) talvolta ignorate e forse talvo,lta anche cancellate. Nella preparazione di questo volume) ho ricevuto l'aiuto di due team di inestimabili' assistenti: il mio personale team di ricerca, oltre al team edi.toriale degli uffici dell'Ancient Christian Commentary on Scripture della Drew University. Fra gli altri voglio ringraziare per le loro ricerche Vietar Gorodenchuk) Richard Mammana e Barrington Bates) i quali hanno contribuito in maniera rilevante a/l>iniziale ricerca tra le fontt' sotto la mia direzione. Allo stesso tempo la mia gratitudine va anche alla supervisione editoriale dz']oel Elowsky, che ha guidato il team deltACCS dagli uffici a Dre~ oltre che a Calhoun Robertson per la sua estesa opera editoriale e Je//rey Finch, Alerei Khamine, Michael Nausner, Mark Sheridan e Marco Conti per il loro valido aiuto nella professionale traduzione di svariati testi dalle lingue antiche. Soprattutto, la mia riconoscenza va a Thomas Oden per la realizzazione di questo progetto e per avermi invitato a farne parte. Resta il fatto, che deve essere sottolineato in conclusione, che gli autori di questo antico periodo della storia cristiana hanno creduto che Dio stesse parlando loro nella Scrittut:a e per questo motivo l'hanno studiata e hanno scritto su di essa. Il moderno metodo storico-critico di scuola biblica, in quanto tende a localizzare il significato reale della Scrittura solo in un passato accademico e non all'i'nterno della più ampia tradizione di interpretazione della Chiesa, non è un approccio che avrebbero particolarmente riconosciuto o compreso. Tutti i commenti biblici moderni troppo spesso sembrano porre un necessario intervallo tra quelli di allora e quelli di adesso, focali'zzando soprattutto sulle lontane origini testuali o sull'immediato presente e scegliendo di ignorare i secoli intercorsi tra la fondazione e lo sviluppo. È comunque possibile per un qualsiasi commento esprimerci qualcosa, evitando di/issare troppo l'attenzione sulla moderna analisi critica e testualeJ sebbene anche in questo caso l'intervallo di tempo rimanga giacché la lunga e distinta tradizione di esegesi risalente ai secolz' cristiani antt'chi non è stata sempre facilmente utz'liz.~abile20, .i

    commento moderno sui tre libri in discussione che si rivolge ai lettori moderni enon ignora la moderna critica esegetica pur non essendone estl'aneo, ma il cui scopo e la cui intenzione non include un'estesa riflessione dei commentari cristiani antichi, è E.F. Davis, Proverbi, E'cclesiastes and the Song o/ Songs, Westmister John Knox Press, LouisvHle (Ky.) 2000. 20 Un

    Introduzione a P1v, Qo, Ct

    25

    Il presente volume, come d'altronde l'intera serie, sembra offrire un fadle approccio a questo antico materiale, nel tentativo di superare l'intervallo di centinaia d'anni di interpretazione intercorsi tra manoscritto e moderna applicazione. Così come noi ora invitiamo questi antichi commentatori a parlarci oggi, io nizfermo adedicare questo volume a colui che mi ha maggiormente ùpirato negli studi della Chiesa antica e della sua·storia e che non necessita di altra introduzione: il professor Henry Chadwick.

    J. ROBERT WRIGHT

    PROVERBI QOÈLET

    CANTICO DEI CANTICI

    PROVERBI

    DEFINIZIONI, SCOPO, SIGNIFICATO

    Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele, per conoscere la sapienza e la disciplina, per capire i detti profond~ per acquistare un'istruzione illuminata, equità, giustizia e rettitudine, per dare agli inesperti l'accortezza, ai giovani conoscenza e riflessione. Ascolti il saggio e aumenterà il sapere, e l'uomo accorto acquisterà il dono del consiglt'o a, per comprendere proverbi e allegorie, le massime dei saggi e i loro enigmi. Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la sapienza e l'istruzione (1, 1-7). Il proverbio è un enigma che lascia· intendere un più profondo significato, spesso facendo u~o di un'istruzione morale per la condotta di vita (Origene, Clemente Alessandrino, Ippolito). Esso è anche un segnale o una mappa (Didimo il Cieco), oppure un detto che, sotto un'apparenza fisica, fa riferimento all'intelligibile (Evagrio Pontico). Un proverbio viene definito parabola in greco e similitudine in latino (Beda il Venerabile). Da lungo tempo il Libro dei Proverbi viene attribuito a Salomone (Origene), che è anche considerato come un prefigurazione di Cristo (Ippolito). La sapienza dei proverbi di Salomone deriva sia >. 1 Il significato dcl testo ebraico è incerto.

    r

    s Ebraico:

    75

    76

    Proverbi

    non ho prestato orecchio a chi m'istruiva. . Per poco non mi son trovato nel colmo dei mali in mezzo alla folla e all'assemblea» (5, 1-14). li tuo cuore non ti fuggirà, se soiveglierai i tuoi pensieri (Gregorio Magno). All'inizio la rettitudine può apparire amara, ma sarà dolce alla fine (Origene). Anche la conoscenza del~ le dottrine può sembrare miele che cola da lingue benevole, ma in realtà potrebbe essere semplicemente la vanità di un esperto teologo che è anche un fornicatore senza vergogna (Cirillo di Gerusalemme). Ci sono solo due vie, una che conduce alla morte e una alla vita (Cesario di Arles). Ciò che promette essere amore può alla fine risolversi in una schiavitù (Giovanni Crisostomo). È meglio cercare riposo come risultato della fatica piuttosto che prepararsi alla fatica come risultato del riposo (Cesario di Arles). Il consiglio pratico ci assiste nella fuga dal male (Ambrogio). La gratificazione immediata dl;lra solo un istante (Atanasio). Siamo creati a immagine e somiglianza del nostro Creatore, perciò non dobbiamo sprecare il nostro onore o i nostri anni (Gregorio Magno): 1

    1

    Fa' attenzione alla mt'a sapi·enza

    Custodisci i pensieri Infatti è scritto: Figlio mio, fa' attenzione alla mia sapienza e piega l'orecchio alla mia prudenza per custodt're i pensieri. Poiché niente in noi è più instabile ·del cuore, che si allontana da noi ogni qual volta è trascinato via sull'onda dei cattivi pensieri. Perciò infatti il sahnista dice: Il mio cuore mi ha abbandonato (Sal 40, 13). E perciò, ritornando in se stesso dice: Il

    tuo servo ha trovato il suo cuore per pre-

    garti. Pertanto, il cuore solito a disperdersi, si ritrova quando il pensiero è frenato dalla vigilanza. Gregorio Magno, La Regola Pastorale 3, 14

    3 "'

    Stillano miele le labbra di una straniera, ma ciò che segue è amaro come assent.t'o

    La giustizia è amara all'inizio, ma dolce alla fine Anche se sulle prime alcune cose sembrano dolci, come scrive Salomone:

    quello che agli inil.t' sembrava dolce, all'ultimo - dice - è più amaro del flele, più pungente del fllo di spada. Per la giustizia, invece, avviene il contrario: agli inizi sembra più amara, mentre alla fine la si trova più dolce del miele, poiché ha apportato i frutti di virtù. Origene, Omelie su Giosuè 14, 2

    L'esperto teologo che è anche un fornicatore senza vergogna Che cosa infatti gioverebbe conoscere bene la dottrina su Dio e precipitare nella turpitudine della fornicazione, ovvero quale utilità trarrebbe chi custodisse la santa castità e cadesse nell'empietà della bestemmia? L'apprendimento della . dottrina invero è acquisto preziosissimo cui bisogna tendere con animo vigile, perché molti imbonitori la deturpano con filosofie e fantasie devianti (cf. C~l 2, 8). Mentre i Greci seducono con il fascino delle parole: Dalle labbra di una mere-

    trice stilla infatti· il miele. Cirillo di Gerusalemme, Le catechesi 4, 2

    Ammonimenti a usare discrezione (5, 1-14)

    n peccatore si compiace per un breve tempo Anche quando il peccatore cerca . una gratificazione, non trova il frutto del suo peccato piacevole. Come dice la sapienza di Dio in un altro passo: Il pane dell'inganno è piacevole ad un uomo, ma

    dopo che l'ha mangiato, la sua bocc~ si riempirà di ghiaia (Prv 20, 17). E miele stilla dalle labbra di un'adultera,' e per un po' ha un dolce sapor:, ma a~~ fin~ lo tro-. verai più amaro del fiele e pzu tagliente 41 una spada a doppio filo. Pertanto mangia e si compiace per un po' di tempo. Poi, quando è troppo tardi, quando ha reciso · la sua anima da Dio, lo respinge. Ma lo stolto non sa che coloro che sono recisi dalla grazia di Dio, periranno. Atanasio, Lettere 7, 5

    Due strade che conducono alla morte o alla vita In breve tempo [il diavolo] conduce il superbo e il malvagio alla morte per una strada larga e spaziosa. Cristo nostro Signore, al contrario, conduce l'umile e r obbediente alla vita per una strada stretta e diritta. Entrambe queste strade, la larga e la stretta, hanno u~1a fine e sono molto brevi. La fatica non è lunga sulla strada stretta, né è la gioia durevole in quella larga. Coloro che sono deliziati dalla larga.via della malvagità,. dopo una ~reve gioia avranno un castigo eterno. Coloro che seguono Cristo sulla strada stretta, dopo brevi tribolazioni meriteranno di ottenere la ricompensa eterna. Cesario di Arles, Sermoni 23 3, 7

    Non aniore ma schiavitù La prostituta non sa come amare, ma solo come prendere in trappola. Il suo

    77

    bacio è velenoso, e la sua bocca una droga pericolosa. E se questo non appare immediatamente, è ancora più necessario evitarla da questo punto di vista, poiché ella sa velare la distruzione, e·tiene nasco" sta la morte, e non permette che nulla trapeli all'esterno. Se uno cerca il piacere e una vita piena di felicità, eviti la compa" gnia di donne fornicatici, poiché riempiranno le menti dei loro amanti con mille conflitti e tumulti, muovendo contro di loro lotte e contese continue per mezzo delle loro parole ed azioni. E come nel caso di coloro che sono i nostri nemici più acerrimi, lo scopo delle loro azioni e disegni è di immergere i loro amanti nella vergogna, nella povertà e nelle peggiori ristrettezze. E si comportano, dunque, allo stesso modo dei cacciatori che, ·dopo àver teso le loro reti, provano a spingere gli animali selvatici dentro di esse, per poterli uccidere. Giovanni Crisostomo, Omelie sulle statue 14, 10

    Il riposo come risultato della fatica piuttosto che la fatica come risulta" to del riposo Riflettiamo su ciò che è scritto riguardo la dissipazione e i cattivi desideri:

    · Le labbra dt' un'adultera sono dolci per u.n po' di tempo, ma alla fine ella è più amara del fiele. Ora, siccome la nostra ·vita in questo mondo è considerata essere, per cosl dire, una strada, è necessario che raggiungiamo il riposo come risultato della nostra fatica, piuttosto, che la fatic.a come risultato del riposo. E meglio per noi lavorare per un breve periodo sulla strada, in modo che in seguito possiamo felicemente raggiungere la gioia eterna nella nostra patria, con l'aiuto di nostro Signore Gesù Cristo. Cesario di Arles, Sermoni 231, 6

    78 8

    Proverbi

    Tieni lontano da lei il tuo cammino

    Adulterio commesso con gli occhi Bisogna soprattutto tenere a bada gli occhi, poiché è pre/eribile scivolare con i piedi che con gli" occhi. Il Signore guarisce questo male senia mezzi termini, dicendo: Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo (Mt 5, 29); così sradica la brama sin dalle fondamenta. In effetti gli sguardi lascivi e gli ammiccamenti - ossia il fare e.enni con le palpebre - non sono altro che un adulterio commesso con gli occhi, dal momento che per mezzo di essi la concupiscenza lanci i suoi strali. Gli occhi infatti si corrompono prima di tutto il resto del corpo. I:occhio che osserva cose belle rallegra il cuore (Prv 15, 30), ossia lo rallegra avendo appreso ad osservare bene, ma chi strizza l'occhio con inganno reca dolore agli uomini. Clemente Alessandrino, Il pedagogo 3, 69-70

    Un giusta fuga dal male Tu fuggi come si conviene, se il tuo cuore non imita i disegni dei peccatori e i loro pensieri. Fuggi come si conviene, se il tuo occhio fugge i calici e le coppe per non oscurarsi mentre continua a bere. Fuggi come si conviene, se il tuo occhio evita la lingua altrui perché la tua custodisca la verità. Fuggi come si conviene, se non rispondi allo sconsiderato

    in conformità della sconsideratezza (d. Prv 26, 5). Fuggi come si conviene, se allontani i tuoi passi dal cospetto degli stolti. Si cade presto in errore .con una guida cattiva; ma se vuoi fuggire, come si conviene, fa' che il tuo cammino sia lontano dai loro discorsi. Ambrogio, La fuga dal mondo 9, 56

    9

    I tuoi anni in balia di un uomo crudele

    Immagini del creatore o corpi di fango? Chi sono infatti gli stranieri, per noi, se non gli spiriti maligni separati dalla sorte della patria celeste? E qual è il nostro onore se non l'essere creati a immagine e somiglianza del nostro Creatore, nonostante che siamo fatti di corpo e di fango? O chi altri è il crudele se non quell'angelo apostata, il quale con la sua superbia colpì se stesso con la pena di morte e; ormai perduto, non volle risparmiare la morte al genere umano? E così, consegna il suo onore agli stranieri colui che, fatto a immagine e somiglianza di Dio, amministra il tempo della sua vita con i piaceri che sono propri degli spiriti maligni. Consegna i suoi anni al crudele, chi dissipa il tempo di vita ricevuto, secondo la volontà dell'avversario signore del male. Gregodo Magno, La Regola Pastorale 3, 12

    LA TENEREZZA NON VA DISPERSA

    Bevi f acqua della tua cis,terna e quella che zampilla dal tuo pozzo) perché le tue sorgenti non scorrano al di fuor~

    La tenerezza non va dùpersa (5, 15-23)

    79

    i·tuoi ruscelli nelle pubbliche piazze} ma siano per te solo e non per degli estranei insieme a te. Sia benedetta la tua sorgente; trova gioia nella donna della tua giovinezza: ceroa amabile} gazzella graziosa) essa s'intrattenga con te; le sue tenerezze ti inebrino sempre,· sii tu sempre invaghito del suo amore.' Perché, figlio mio) invaghirti d) una straniera e stringerti al petto di un)estranea? Poiché gli occhi del Signore osseroano le vie del!' uomo ed egli vede u tutti i suoi sentieri. I:empio è preda delle sue iniquità, . è catturato con le funi del suo peccato. Egll morirà per mancanza di disciplina, si perderà per la sua grande stoltezza (5, 15-23). Bevi dalla tua cisterna, e fa' uso delle tue risorse personali (Ambrogio, Origene, Ba.sillo Magno, Giovanni Cassiano). Non stai semplicemente irrigando la terra, ma stai illuminando le anime degli uomini (Cirillo di Gerusalemme). Dal momento che l'amore è un dono dello Spirito, non puoi amare quando sembri pio ma poi segui vie malvagie (Agostino). La cerva e la ga:tzella indicano unlegarrÌe d'affetto che anche gli uomini dovrebbero imitare (Ippolito). Fuggire con una d~nna straniera è come accontentarsi di un'educazione secolare invece di ricevere il Verbo del Signore (Clemente Alessandrino). Possiamo essere facilmente colti nei nostri peccati (Agostino), nel qual caso siamo puniti da noi stessi (Salviano il Presbitero). Pert~to dobbiamo purificarci del tutto, e poi saremo felici (Cirillo di Gerusalemme). Ma coloro che peccano e non hanno disciplina periranno (Giovanni Crisostomo).

    15 17 • ·

    Vuoi la tua cisterna per te solo

    La tua dolcezza e amabilità Saprai certamente che, come hai in comune con i fiori una sorte caduca, così hai in comune la letizia con le viti da cui si ricava il vino che rallegra il cuore del'l'uomo. E magari tu imitassi, o uomo, un

    u

    Il significato del testo ebraico è incerto.

    simile esempio, in modo da procurarti le~ tizia e giocondità. In te si trova la dolcezza della tua amabilità, da te sgorga, in te rimane, è insita in te; in te stesso devi cercare la gioia della tua coscienza. Perciò la Scrittura dice: Bevi l'acqua dai tuoi vasi e

    dalla fonte dei tuoi' pozzi. Ambrogio,

    I sei giorni della creazione 5, 12, 49

    80

    Proverbi

    Un tuo proprio pozzo Prova anche tu che ascolti, ad avere un tuo proprio pozzo e una tua propria fonte; affinché tu pure, quando prenderai in mano il libro delle Scritture, incominci ad esprimere anche dalla tua propria intelligenza una qualche comprensione, e, secondo quanto hai imparato in chiesa, tenta anche tu di bere dalla fonte del tuo spirito. Dentro di te c'è l'origine dell'acqua viva (Gn 26, 19), ci sono le vene perenni e le correnti abbondanti del'intelligenza razionale, se appena non siano ostruite dalla terra e dai detriti. Ma datti da fare per scavare la tua terra e purificarla dalle immondezze, cioè per rimuovere la pigrizia del tuo spiritò e per scuotere il torpore del cuore. Origene, Omelie sulla Genesi 12, 5

    Usa le tue risorse personali Bevi l'acqua della tua cisterna, cioè esamina le tue risorse personali, non andare alle fonti che appartengono ad altri, ma dai tuoi corsi d'acqua raccogli per te le consolazioni della vita. Hai piatti di metallo, vestiario, bestie da soma, utensili di tutti i tipi? Vendili; lascia andare tutte le cose eccetto la libertà della tua anima. Basilio Magno, Omelie sui' Salmi 12

    Sarai come una fonte abbondante Bevi l'acqua della tua cisterna e quella che zampilla dal tuo pozzo (... ) Così pure dice Isaia: Sarai come un giardino irrigato e come una sorgente, le cui acque non inaridiscono. Per tuo mezzo saranno riedificati i luoghi abbandonati da secoli e farai· risorgere i fondamenti posti di generazione in generazione, e perciò sarai chiamato il riparatore _di siepi e restauratore delle vie

    di sicurezza (Is 58, 11). (. .. ) Avverà così che non solo ogni indirizzo e meditazione del tuo cuore, ma perfino tutte le divagazioni e le distrazioni dei tuoi pensieri si risolvano per te in un ripensamento santo e incessante della legge divina. Giovanni Cassiano,

    Conferenze ai monaci 14, 13

    Non una semplice irrigazione della terra Ritornando alla Sacra Scrittura beviamo alle acque dei nostri serbatoi, contenitori delle dottrine di fede, o per meglio dire dei nostri pozzi donde sgorgano pure sorgenti. Beviamo l'acqua viva zampillante per la vita eterna (Gv 4, 14). (. .. ) Nòn si parla qui dei fiumi materiali che irrorano la terra rendendola produttiva di triboli o · di alberi, ma di quelli spirituali che inondano di luce le anime. Cirillo di Gerusalemme, Le catechesi 16, 11

    Coloro che non amano restano estranei a Dio Abbt' un4 sorgente d'acqua in tua esclusiva proprietà e nessun estraneo la usi con te (Prv 5, 16-17). Tutti quelli che non amano Dio sono estranei, anticristi. E anche se entrano nelle basiliche, non possono annoverru;si tra i figli di Dio; non appartiene loro questa fonte di vita. Anche il malvagio può avere il battesimo; può avere anche il dono della profezia. Sappiamo che il re Saul aveva il dono della profezia; egli perseguitava il santo David e tuttavia · fu ripieno dello spirito di profezia e incomipciò a profetare (cf. 1Sam19). Anche il malvagio può ricevere il sacramento del corpo e del sangue del Signore: di costoro infatti è detto: Chi mangia e beve indegna-

    mente, mangia e beve la propria condanna (1 Cor 11, 29). Anche il malvagio può por-

    La tenerezza non va dùpersa (5) 15-23)

    tare il nome di Cristo, dirsi cioè cristiano ed essere malvagio; di costoro è detto: Disonoravano il nome del loro Dio (Ez 36, 20). Anche il malvagio dunque può avere tutti questi sacramenti; ma il malvagio non può possedere la carità restando malvagio. E questo ·il dono proprio dei buoni; questa la sorgente ad essi esclusiva~ Lo Spirito di Dio vi esorta a bere di questa fonte; lo Spirito di Dio vi esorta a bere di se stesso. Agostino,

    Commento altepistola ai:Parti di san Giovanni 7, 6

    22

    81

    Preda delle proprie iniquità

    L'uomo catturato dalle funi del suo peccato Siano nel timore quanti si trovano legati, siano nel timore quanti sono sciolti. Quelli che sono sciolti, temano, per non essere legati; quelli che sono legati, preghino, per essere sciolti. Ciqscuno è tenuto legato dalle funi dei propri peccati: ma al di fuori di questa Chiesa niente viene sciolto. Agostino,

    Discorsi 295, 2 19

    Cerva amabile e gazzella graziosa Puniti da noi stessi

    Un legame di affetto e di costanza Mostra anche, con il menzionare [la cerva], la purezza di quel piacere; e con la gazzella intima il pronto e sensibile affetto della moglie. Conosce d'altra parte molte cose che possono eccitare, ma dà loro sicurezza contro di esse, e vi colloca sopra il legame indissolubile dell'affetto, ponendo la costanza davanti a loro. Per il resto la sapienza, parlando in senso figurato, come mi ceivo può respingere e schiacciare le dottrine diaboliche degli eretici. Ippolito,

    Frammenti sui Proverbi, 5 20

    Non invaghirti di una straniera

    Non fermarti alla cultura secolare Quando la Scrittura dice: Non legarti ad una donna straniera, ci sta consigliando di far uso della cultura secolare, ma non di fermarci ad essa perennemente. Ciascuna generazione ha ricevuto doni benefici al momento opportuno, ma essi erano in preparazione del Verbo del Signore. Clemente Alessandrino, Gli Stromati 1, 5, 29

    Con l'aver detto, più sopra, che Dio

    ci punisce per i nostri peccati, e dicendo adesso che siamo noi stessi a punirci, do l'impressione di contraddirmi. Eppure sono vere ambedue le cose: è effettivamente Dio che ci punisce; ma siamo noi, per la nostra condotta, a farci punire. Ma se siamo noi la causa della punizione che lui ci dà, chi può mettere in dubbio che a punire noi stessi siamo proprio noi, con i nostri peccati? Chiunque in~ fatti pone le condizioni che attirano la punizione, è lui stesso a punirsi, proprio come sta scritto: Ogni uomo è prigioniero dei suoi stessi peccati. In conseguenz~, se i malvagi si legano da soli con le funi dei propri peccati, è chiaro che ogni peccatore, quando pecca, si lega con le ·sue proprie mani. Salviano di Marsiglia, Il governo di Dio 8, 1

    Lavatevi, purificatevi! Voi, quindi, che indossate ancora tristi · abiti peccaminosi, stretti dalle catene dei vqstri peccati, ascoltate la voce del profeta: Lavatevi: puri/ù:atev~ via dai miei

    82

    Proverbi

    occhi le vostre malvagità, il male delle vostre anime (ls 1, 16); perché il coro degli angeli vi faccia sentire quell'altra voce:

    Beati coloro cui sono rimesse le colpe e non sono più imputati i peccati (cf. Sal 32, 1). Cirillo di Gerusalemme, ' Le catechesi 1, 2 23

    Egli morirà per mancanza di disciplina

    Il destino di coloro che peccano e non hanno disciplina Egli perirà qui con coloro che non hanno disciplina; e sarà cacciato via dall'abbondanza della sua grassezza. Chi diventa preda del peccato e manca di disciplina farà la medesima esperienza. Infatti, chi fa lega con gli assassini, diventerà un

    UN PADRE A

    assassino. Vedete che amaro tipo di morte [Salomone] indica, quando dice che [il malvagio] morirà con tali compagni. È infatti orribile lasciare la vita con una cattiva reputazione. La depravazione - ciò che Salomone chiama grassezza-si moltiplica al punto che la carne è distrutta completamente dalle opere della carne, e uno è tenuto lontano dall'unico tipo di vita che potrebbe salvarlo. Il malvagio perisce a causa dell'imprudenza, non a causa di desideri carnali: egli aveva un modo legittimo per soddisfare il suo desiderio, cioè sua moglie. Pertanto a nessuno è consentito di accusare la natura, ma solo l'intemperanza che non è propria della natura. Giovanni Crisostomo,

    Commento sui Proverbi di Salomone, frarn. 5, 2.3

    SUO FIGLIO

    Figlio mio) se hai garantito per t'l tuo prosst'mo) se hai dato la tua mano per un estraneo) . se ti sei legato con le parole delle tue labbra e ti sei lasciato prendere dalle parole della tua bocca, figlio mio, fa' cosz:per llberartene: poiché sei caduto nelle mani' del tuo prossimo) va') gèttati ai suoi piedi~ importuna il tuo prossimo; non concedere sonno ai tuoi occhi né riposo alle tue palpebre, liberatene come la gazzella dal laccio v) come un uccello dalle mani del cacciatore. Va' dalla formica) o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d'estate si provvede il vitto) v In

    ebraico: «dalla mano».

    Un padre a suo figlio (6) 1-15)

    83

    al tempo della mietitura accumula il cibo w. Fino a quando) pigro) te ne starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno? Un po dormire) un po' sonnecchiare, un po) incrociare le braccia per riposare e intanto giunge a te la miseria) come un vagabondo) e l1indigenza) come un mendicante. Il perverso) uomo iniquo) va con la bocca dù;torta) ammicca con gli occhi, stropiccia x i piedi e fa cenni con le dita. Cova propositi malvagi· nel cuore) in ogni tempo suscita liti. Per questo improvvisa verrà la sua rovina) · in un attimo crollerà senza rimedio (6, 1-15). 1

    Essere vigile significa andare avanti senza dormire, essere all'erta con gli occhi aperti sia dentro che fuori che d'intorno (Gregorio Magno). Imitate l'industriosità delle formiche (Ambrogio). Lavorate in proporzione alla vostra forza (Basilio Magno). Fate provviste per l'inverno (Agostino). Il monastero è per molti versi una colonia delle "formiche del Signore" (Agostino, Girolamo). Inoltre la formica e lape sono simili (Clemente Alessandrino). Entrambe sono degne di essere imitate (Cirillò di Gerusale111n1e), entrambe sono modelli di altruismo, e anche l'ape provvede seriamente al proprio futuro (Giovanni Crisostomo). I.:ape costituisce un caso unico (Scenute). La cera simboleggia la creazione, il miele la contemplazione (Evagrio Pontico). Le conseguenze dell'inattività sono povertà e guai (Giovanni Crisostomo). 12 ·

    Se hai garantito per il tuo prossimo

    Le responsabilità insite nel dare garanzia Impegnarsi per un amico equivale a prendere su di sé l'anima di un altro arischio della propria vita; per questo poi si dà anche la mano a un estraneo, perché ranimo si lega a una preoccupazione e a una sollecitudine che prima non aveva. Ed egli è preso al laccio dalle parole della sua bocca e prigioniero dei propri discorsi,

    perché mentre è costretto a dire cose buone a coloro che gli sono stati affidati è necessario che prima egli stesso custodisca ciò che dice, ed è quindi propriamente preso al laccio dalle parole della sua bocca quando è costretto dalla coerenza a non abbandonarsi ad una vita diversa da quanto egli va insegnando. E perciò presso il severo Giudice egli è costretto ad adempiere, praticamente, tutto quanto risulta che egli ha imposto agli altri a parole. Gregorio Magno; La Regola Pastorale 3, 4

    w Il testo dei LXX aggiunge: «Oppure va' dall'ape e impara quanto sia diligente, e quanto generosamente si impegni nel suo lavoro; le sue fatiche re e privati cittadini usano per la loro salute, ed ella è desiderata e rispettata da tutti; sebbene sia debole nel corpo, è portat~ avanti dall'onorare la saggezza>>. x Oppure: «batte».

    84 34 ·

    Proverbi

    Non concedere sonno ai tuoi occhi

    Occhi vigili dentro di sé e attorno Chi infatti è preposto agli altri come esempio di vita, è ammonito non solo a vegliare lui stesso ma anche a svegliare l' ami~o. ~iacché non basta, perché la sua vita sta buona, che vegli, se non separa dal torpore del peccato anche colui a cui presiede. Ed è detto bene: Non da-

    re sonno ai tuoi occhi, non sonnecchino le t~e palpebre. Dare sonno agli occhi significa trascurare affatto la cura dei sudditi cessando l'attenzione per loro. E le palpebre sonnecchiano quando i nostri pensieri sanno che cosa bisogna rimproverare ai sudditi ma lo dissimulano resi indolenti dalla pigrizia. Infatti do;mire profondamente è non conoscere e non correggere le azioni dei sudditi, mentre non è dormire il sonnecchiare, il conoscere ciò che va rimproverato e tuttavia non correggerlo coi giusti rimproveri, per una specie di pigra noia dello spirito. Ma, sonnecçhiando, l'occhio cade nel sonno profondo, e ciò avviene per lo più quando chi governa non elimina il male che consoce, e quindi poi, a causa della sua negligenza, può giungere addirittura al punto di non sapere più riconoscere il peccato commesso dai sudditi. Pertanto, bisogna ammonire coloro che governano ad avere gli occhi attentissimi dentro di ' se e attorno, attraverso un'accurata vigilanza, e ad adoperarsi per divenire animali celesti. Gregorio Magno, La Regola Pastorale 3, 4

    minazione dovuta ad una previdenza spontanea si costituisce in anticipo riserve di alimenti per il futuro. E la Scrittura . ti esorta ad imitarne l'operosità dicendo:

    Recati dalla formica, o pigro, e imitane il modo di comportarsi e sii più saggio di lei. Essa infatti non possiede alcun campo coltivato; e, pur non avendo nessuno che la costringa né servendo sotto un padrone, come prepara il suo nutrimento riuscendo ad accumulare un raccolto a spew se delle fatiche! E mentre tu spesso ti trovi in ristrettezze, essa non versa mai nel bisogno. Per lei non ci sono granai sbarrati, non ci sono sorveglianze impenetrabili, mucchi di vettovaglie inviolabili. Il cust