Il libro dei testimoni. Martirologio ecumenico 9788821544699

472 57 40MB

Italian Pages 671 Year 2002

Report DMCA / Copyright

DOWNLOAD FILE

Polecaj historie

Il libro dei testimoni. Martirologio ecumenico
 9788821544699

Citation preview

Il libro dei testimoni Martirologio ecumenico a cura della Comunità di Bose, sotto la direzione di Riccardo Larini Introduzione di Enzo Bianchi, priore di Bose

G_. SAN PAOLO

©EDIZIONI SAN PAOLO s.r.l., 2002 Piazza Soncino, 5 - 20092 Cinisello Balsamo (Milano) www.edizionisanpaolo.it Distribuzione: Diffusione San Paolo s.r.l. Corso Regina Margherita, 2 - 10153 Torino

Alle Loro Santità Giovanni Paolo Il, papa di Roma, e Bartholomeos I, arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico, e al Rev. Pastore Konrad Raiser, segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Attraverso di loro, a tutti i cristiani del mondo.

INTRODUZIONE

La necessità di giungere a un martirologio ecumenico Le origini dei martirologi Dopo anni di lavoro e di ricerca, eccoci finalmente giunti alla pubblicazione del martirologio ecumenico a lungo desiderato e preparato assieme ai cristiani di tutte le chiese. Perché «ecumenico»? È bene rispondere senza indugio: un martirologio non può che essere «ecumenico». Così è stato fin dai primi secoli della chiesa 1• Ben presto, infatti, i cristiani cominciarono a raccogliere i nomi dei mrutiri locali, ben consci che, come ricorda il celebre adagio di Tertulliano: «Il sangue dei cristiani è un seme»2 • Il martire infatti fu percepito da subito come il testimone per eccellenza della fede in Cristo morto e risorto. Ma accanto alle liste dei martiri si cominciarono presto a formare in ogni chiesa locale analoghe memorie dei vescovi che si erano succeduti alla guida del popolo cristiano. È nota l'importanza che Ireneo di Lione attribuisce a tali elenchi, che attestano la paradosis, la trasmissione integrale della fede apostolica di comunità in comunità lungo la storia, rappresentata dal succedersi dei pastori in ogni chiesa locale. Già nel IV secolo a Nicomedia, e quindi pochi decenni più tardi nella regione di Aquileia, si avvertì il bisogno di ricordare la comunione universale tra le chiese mettendo insieme diverse liste di martiri locali, fino a produrre una raccolta globale dei testimoni: è il celebre Martirologio geronimiano, così chiamato perché Cromazio di Aquileia ed Eliodoro di Altino si erano rivolti a Girolamo per chiedere che fosse lui stesso ad approntarne l'edizione. Da allora le chiese di tutto il mondo hanno continuato a ricordare, oltre ai loro martiri e vescovi locali, anche i più significativi testimoni della fede che lo Spirito aveva suscitato ad altre latitudini. Di secolo in secolo, sia in oriente che in occidente, proseguì la redazione di nuovi martirologi, compilati tenendo conto dei precedenti e inserendo via via nomi nuovi e nuove storie degne di essere ricordate. In 1 Per la storia dell'evoluzione dei primi martirologi e calendari delle chiese, abbiamo fatto riferimento a H. Leclercq, s.v. «Martyrologe», in DACL X, Letouzey etAné, Paris 1932, coli. 2523-2619; G. De Luca, s.v. «Martirologio», in Enciclopedia Italiana XXII, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1934, p. 460; A. Bugnini, s.v. «Martirologio», in Enciclopedia cattolica VIII, Città del Vaticano 1953, coli. 244258; J. Dubois, s.v. «Martyrologe», in Catholicisme VIII, Letouzey et Ané, Paris 1978, coli. 776-783. 2 Semen esl sanguis christianorwn: Tertulliano, Apologeticum 50,12.

INTRODUZIONE

8

occidente si sviluppò soprattutto la struttura classica del martirologio: indicazione, giorno per giorno, di alcuni santi, di cui si riferisce in quale città o paese sono commemorati, con l'aggiunta eventuale di notizie sul luogo del martirio o della vita del testimone, e un riassunto lapidario - spesso in una sola frase - di qualche gesto che lo ha reso celebre. Accanto ai martirologi, ma ben distinti, fiorirono i «leggendari», ovvero le raccolte di vite dei santi. In oriente si svilupparono soprattutto i menei, i menologi e i sinassari: i primi contengono brani innici composti in onore dei santi per la loro memoria liturgica; i menologi assomigliano ai leggendari occidentali, anche se le vite vi sono disposte secondo la successione cronologica dei santi nel calendario della chiesa; i sinassari, infine, sono dei martirologi molto più ricchi di notizie, impiegati normalmente nelle assemblee cristiane, soprattutto in quelle monastiche, per la lettura sia personale che comunitaria.

La divisione tra le chiese I martirologi3 furono dunque in principio uno strumento di unità tra le chiese. Ma presto iniziarono le divisioni: nel v secolo con l'oriente non calcedonese, alla fine del primo millennio tra oriente bizantino e occidente latino, quindi nel XVI secolo tra cattolici e protestanti, per citare solo le maggiori. Vi fu per la verità un ultimo, nobile tentativo di costituire un martirologio autenticamente universale: è il Martirologio Romano del cardinale Baronio, edito nel 1586 per volere di papa Gregorio XIII. L'enorme lavoro di erudito del Baronia e dei suoi collaboratori è stato senza dubbio lo sforzo più notevole compiuto nella storia cristiana per giungere a un martirologio di tutta la cristianità, anche se vani sono poi risultati i tentativi di riformarlo per adeguarlo ai tempi, soprattutto all'enorme mutamento di prospettive introdottosi grazie al movimento ecumenico nel xx secolo. Con il moltiplicarsi delle divisioni tra le chiese, i martirologi cominciarono a subire un'evoluzione contraria rispetto a quella che ne aveva caratterizzato più di mille anni di storia; certo, si continuarono ad aggiungere nuovi nomi agli elenchi dei frutti suscitati dallo Spirito lungo i secoli, ma soltanto quelli appartenenti alla propria chiesa. In alcuni casi, come avvenne ad esempio nella chiesa caldea nel XVIII e nel XIX se3 Cosl chiameremo d'ora in poi per semplicità tanto i martirologi veri e propri quanto i menologi e i sinassari orientali.

INTRODUZIONE

9

colo, si giunse ad espungere nomi celebri di figure ricordate nella liturgia, perché appartenenti a «chiese scismatiche». Inoltre, non va dimenticato l'impatto della Riforma sulla memoria liturgica dei santi. In alcune chiese, come in quella d'Inghilten-a, essa si ridusse ai soli testimoni di cui parla la Scrittura. In altre, il principio del solus Christus (Gesù Cristo unico mediatore fra Dio e gli uomini, come ricorda 1' apostolo Paolo) portò a contestare fortemente le feste dei santi, fino ad eliminarle completamente dalla vita della chiesa. Testimoni, non avvocati

Una nuova inversione, pur non immediata, di tendenza, si è affacciata sulla scena mondiale con la diffusione sempre più convinta del movimento ecumenico. La contraddizione all'Evangelo rappresentata dalle divisioni tra i cristiani è balzata finalmente nel xx secolo agli occhi di tutti. Troppo a lungo, in nome della «verità» che ciascuno presumeva di possedere integralmente, si è combattuto il diverso, il cristiano di altre culture e altre chiese, fino a impiegare la stessa agiografia per ferire e accusare 1' «avversario», erigendosi troppo facilmente ad «avvocati» del Signore. Se sia questa la verità «che è in Gesù» (cf. Ef 4,21), sarà lo stesso Giudice e Pastore supremo a svelarlo alla fine dei tempi, quando ogni cristiano e ogni chiesa saranno chiamati a rendere conto dell'uso che hanno fatto del bel Nome di Cristo. Ma il millennio che è appena iniziato ha bisogno, più che di apologeti, di testimoni del cristianesimo; come ricordava papa Paolo VI nella Evangelii nuntiandi: «La Buona Novella dev'essere proclamata anzitutto mediante la testimonianza» 4• Oggi, in poche parole, vi è urgenza di uomini che, come i primi martiri cristiani e i grandi padri della chiesa, più che sforzarsi di «provare» la risurrezione di Cristo attraverso ragionamenti o indizi di ordine storico, ne testimonino la perdurante verità nella storia tramite la loro fedeltà all'Evangelo, fino ad accettare di morire perché la risun-ezione di Cristo sia narrata come una ragione per la quale vale la pena di vivere e di dare la vita. È questo il cuore del paradossale messaggio cristiano, che annuncia un amore più forte della morte.

4

EN21.

INTRODUZIONE

10

L'ecumenismo dei martiri è il più convincente Giovanni Paolo II, in uno dei brani giustamente più citati della Tertio millennio adveniente, osservava: «Al termine del secondo millennio, la chiesa è diventata nuovamente chiesa di martiri ... la testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti... è una testimonianza da non dimenticare» 5• E per questo il papa di Roma invitava nella medesima lettera apostolica a non dimenticare la testimonianza dei martiri di tutte le chiese, perché «l'ecumenismo dei santi, dei martiri, è forse il più convincente» 6• Questo invito ha assunto nella lettera enciclica Ut unum sint un chiarimento coraggioso e decisivo: In una visione teocentrica, noi cristiani già abbiamo un Martirologio comune ... Ho già constatato, e con gioia, come la comunione, imperfetta ma reale, è mantenuta e cresce a molti livelli della vita ecclesiale. Ritengo ora che essa sia già perfetta in ciò che tutti noi consideriamo l'apice della vita di grazia, la martyr(a fino alla morte, la comunione più vera che ci sia con Cristo che effonde il suo sangue e, in questo sacrificio, fa diventare vicini coloro che un tempo erano lontani.

Ma non è solo nei martiri che esiste già una pienezza di comunione capace di far trascendere i limiti delle confessioni cristiane. Subito dopo Giovanni Paolo II aggiunge infatti: Se per tutte le comunità cristiane i martiri sono la prova della potenza della grazia, essi non sono tuttavia i soli a testimoniare tale potenza. Sebbene in modo invisibile, la comunione non ancora piena delle nostre comunità è in verità cementata saldamente nella piena comunione dei santi, cioè di coloro che, alla conclusione di una esistenza fedele alla grazia, sono nella comunione di Cristo glorioso. Questi santi vengono da tutte le Chiese e Comunità ecclesiali, che hanno aperto loro l'ingresso nella comunione della salvezza.

Allora, conclude il papa, è fondamentale tenere ben viva la memoria di questo patrimonio comune dei santi di tutte le chiese, perché laddove esiste la sincera volontà di seguire Cristo, spesso lo Spirito sa effondere la sua grazia in sentieri diversi da quelli ordinari. L'esperienza ecumenica ci ha permesso di comprenderlo meglio7 • TMA 37. Ibidem. 7 Sono tutte citazioni tratte dallo straordinario nr. 84 della Ut unum sint (i corsivi sono miei). 5 6

INTRODUZIONE

11

Solo così tutte le chiese potranno conve1tirsi alla ricerca della comunione piena e visibile: contemplando la koinonfa che già esiste tra i santi di ogni latitudine e confessione. In campo ecumenico, nel 1978 era stata la commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese a concludere la sua riunione di Bangalore, in India, sul tema Rendere conto della speranza che è in noi con il seguente auspicio: È desiderabile che un'antologia ecumenica di resoconti sul martirio, sia dei primi tempi che di oggi, venga pubblicata ad uso di tutte le chiese, dato che il riconoscimento dei martiri supera ormai i confini di ogni confessione e riporta noi tutti al centro della fede, alla sorgente della speranza e all'esempio dell'amore di Dio e dei nostd fratelli. L'uso di tale libro rafforzerebbe la solidarietà dei cristiani, nella preghiera e nell'azione, con coloro che si trovano in situazioni difficili e pericolose8.

Ancor prima, il Decreto conciliare sull'ecumenismo, la Unitatis redintegratio, aveva affermato: È necessario che i cattolici con gioia riconoscano e stimino i valori veramente cristiani, promananti dal comune patrimonio, che si trovano presso i fratelli da noi separati. Riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo, talora sino all'effusione del sangue, è cosa giusta e salutare: perché Dio è sempre mirabile e deve essere ammirato nelle sue opere. Né si deve dimenticare che quanto dalla grazia dello Spirito santo viene compiuto nei fratelli separati, può contribuire alla nostra edificazione9 •

E si potrebbero citare altri testi conciliari 10 • Ecco allora che una piccola comunità monastica, sorta il giorno stesso della chiusura del Concilio, 1'8 dicembre 1965, e composta sin dall'inizio, per dono di Dio, da fratelli sia cattolici che riformati e aperta al dialogo con gli ortodossi, avvertì da subito il bisogno di edificarsi mettendo in comune tutto ciò che poteva essere condiviso dalle diverse tradizioni che la componevano. E la comunità scoprì, con gioia riconoscente, che davvero molto era ciò che poteva unire e edificare. A Bose «Testimonianza fino alla morte», in Credere oggi 24 (1984), p. 103. VR4. 1 Fondamentale è Lumen gentium 15, dove si afferma che con i cristiani appartenenti ad altre chiese rispetto a quella cattolica esiste «la comunione di preghiere e di altri benefici spirituali; anzi, una certa vera unione nello Spirito santo, poiché anche in loro con la sua virtù santificante opera per mezzo di doni e grazie, e ha fo1tificato alcuni di loro fino allo spargimento del sangue. Così lo Spirito suscita in tutti i discepoli cli Cristo desiderio e attività, affinché tutti, nel modo da Cristo stabilito, pacificamente si uniscano in un solo gregge sotto un solo Pastore». 8

9

°

INTRODUZIONE

12

abbiamo verificato che realmente «l'ecumenismo dei testimoni è l' ecumenismo più convincente», perché riconoscendo la storia dell'azione continua e misteriosa dello Spirito si può imparare a camminare con sempre maggiore convinzione sulle tracce di Cristo. E con il bisogno di condividere i propri «santi», è sorta con gli anni anche l'esigenza di imparare a fare memoria nella liturgia della comunità dei testimoni delle varie chiese. Questo ha richiesto studi seri, per trovare modalità di celebrazione che fossero anzitutto conformi all'Evangelo, e poi anche rispettose delle convinzioni più profonde delle chiese cui i monaci di Bose non cessano di appartenere una volta entrati in comunità 11 • E cosl, già nei primi anni '70, cominciammo a stendere un piccolo martirologio ecumenico. Perché si fatica a comporre un martirologio ecumenico?

La nostra speranza più viva era di poter ricevere dalle mani delle massime autorità di tutte le chiese un martirologio autenticamente e ufficialmente ecumenico, per aiutarci a fare memoria dell'inesauribile azione dello Spirito nel mondo, in ogni tempo e in ogni luogo. Ma diverse difficoltà sono sorte nel frattempo lungo il cammino del movimento per l'unità dei cristiani. In primo luogo vi è il problema del riconoscimento da parte di tutti che il potere santificante dello Spirito santo possa agire anche al di fuori dei confini della propria confessione. Gesù stesso ammonisce i suoi discepoli che vogliono impedire a un uomo di scacciare i demoni nel suo nome «perché non era dei nostri»: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9,38-40). E sia nel libro dei Numeri (11,28) che negli Atti degli Apostoli (10,44; 11,15) ci è attestato che lo Spirito di Dio discende sugli uomini al di là di quei confini «istituzionali» che pure sono parte dell'economia divina. Per tutti dovrebbe poi valere la considerazione compiuta ·da Origene nel III secolo, il quale invitava a esprimersi con cautela su questi temi, poiché «a volte capita che chi è messo fuori dalla chiesa sia dentro, mentre chi sembra essere dentro in realtà 11 All'atto della professione monastica definitiva, infatti, ogni monaco di Bose si impegna a rimanere fedele sino alla morte alla chiesa che lo ha generato a Cristo mediante il battesimo. Fermo restando il rispetto per la libertà di coscienza di ogni persona, non si vede infatti per quale ragione chi crede che in ogni chiesa cristiana sia possibile essere inseriti mediante il battesimo nella comunione della salvezza (cf. Ut unum sint 84), debba abbandonare la propria comunità ecclesiale ed entrare in un'altra per poter giungere alla pienezza della vita cristiana.

INTRODUZIONE

13

è fuori» 12 • Nel xn secolo, un grande padre armeno, Nerses di Lambron, invitava i cristiani della sua chiesa ad aprire gli occhi sull'azione libera e potente dello Spirito con queste parole: Fratelli, per grazia di Dio il mondo intero è unito a Cristo nella speranza, poiché tutti si tengono sul retto cammino, ognuno nella propria nazione e nel proprio paese. Membra del medesimo capo sono la Spagna e l'oriente, greci e barbari, armeni e georgiani, siri ed egiziani; in lui tutti sono uniti nello Spirito e di lui si sono rivestiti mediante la fede. E ciò è manifestato in modo particolare dall'efficacia delle grazie dello Spirito, che effettivamente agisce con più forza in ciascuno di loro ... A chi lo esamina, tutto ciò risulta evidente. Anzi, sono noti non solo gli uomini, ma persino i templi inanimati e i segni materiali che essi hanno innalzato nel nome di Cristo: tutte cose che una fede imperfetta non può compiere; dove non c'è la fede, infatti, come potrebbe esserci lo Spirito? E dove non c'è lo Spirito, come potrebbe esserci la potenza? 13

Ciò non significa relativizzare le questioni teologiche che dividono le chiese, ma vuol dire invece che è nostra facoltà, anzi nostro dovere, operare un discernimento per riconoscere i doni dello Spirito operanti nella storia. Che cos'è l'unico peccato imperdonabile di cui parlano i vangeli, se non proprio il rifiuto di attribuire a Dio ciò che da Dio è stato operato mediante il suo Spirito? E poi la storia dimostra che il popolo di Dio ha saputo operare un tale riconoscimento. Isacco di Ninive (VII sec.), appartenente a una chiesa ritenuta da cattolici e ortodossi non in possesso di una comprensione integrale del dogma cristiano, non è forse riconosciuto e venerato da tutti come maestro di spiritualità tra i più grandi che il cristianesimo abbia mai avuto? Sulla posizione del magistero cattolico e su quella dei massimi organismi ecumenici mondiali rispetto ai «santi» suscitati dallo Spirito in tutte le chiese già abbiamo detto; tuttavia si possono rilevare alcuni ulteriori elementi di riflessione. Anche tra le chiese ortodosse, spesso molto più prudenti, non sono pochi i segni di una notevole apertura al riconoscimento della santità di cristiani vissuti al di fuori dei confini canonici dell'ortodossia. Non è forse vero che gli affreschi di diverse chiese bizantine del xrv e del xv secolo nell'isola di Creta testimoniano una venerazione presso i greci di san Francesco d' Assisi1 4 ? E ancora: figuOrigene, Homélies sur le Lévitique 14,3, SC 287, p. 239. Nerses di Lambron, Il primato della carità. Discorso sinodale, a cura di B. L. Zekiyan e V. Lanzarini, Qiqajon, Bose 1996, p. 64. 14 Cf. al riguardo gli studi di Y. Spiteris, Francesco e l'oriente cristiano. Un confronto, Istituto storico dei Cappuccini, Roma 1999. 12 13

INTRODUZIONE

14

re di notevole prestigio dell'ortodossia contemporanea hanno espresso con coraggio posizioni teologiche di notevole respiro. Così si esprimeva nel 1966 l'archimandrita Maximos Aghiorgoussis, che era stato delegato del Patriarca ecumenico di Costantinopoli alla III e alla IV sessione del concilio Vaticano II: I grandi uomini non hanno patria, appartengono all'umanità intera. Così i santi. Essi oltrepassano i confini confessionali e appartengono all'intera cristianità. San Francesco d'Assisi, come il suo simile san Serafim di Sarov, sono grandi santi. Non possono essere circoscritti nell'ambito relativo delle due chiese sorelle, quella orientale e quella occidentale. Sono santi di tutta la chiesa 15 •

Ancor più autorevole è la voce del metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad, responsabile nel Patriarcato di Mosca del Dipartimento per le relazioni esterne con le chiese, il quale in occasione della sua visita ufficiale ad Assisi nel 1996 ebbe a dire: Ritorno volentieri ad Assisi, perché è uno dei luoghi santi dell'Ortodossia in Italia, come lo sono Bari per la tomba di san Nicola e Norcia, paese natale di san Benedetto. Questi due santi sono vissuti prima della divisione delle nostre chiese. San Francesco, pur essendo venuto dopo la divisione, dimostra la continuazione dell'unità ad un livello più alto, dove la divisione non c'è. Come san Serafim di Sarov, san Francesco è la prova dell'unità che supera la divisione. Ed è giusto che sia così, perché non tramonti la speranza dell'unione tra le chiese 16 •

Certo, le barriere teologiche a un riconoscimento del titolo di martire a chi non sia pienamente «ortodosso» rimangono ben vive in porzioni non irrilevanti di diverse comunità confessionali. Così come rimangono molti nel mondo i cristiani disposti a morire per un articolo di fede proprio ed esclusivo della loro comunità ecclesiale. Ma proprio questo dovrebbe rendere un dovere assoluto quel discernimento che noi cristiani possiamo compiere riguardo alla potenza santificante dello Spirito, accanto all'altrettanto imprescindibile dovere di chiarire le serie divergenze teologiche tuttora esistenti mediante i dialoghi ufficiali tra le chiese. Il secondo impedimento alla costituzione di un martirologio ecume15 M. Aghiorgoussis, «La spiritualità di san Francesco e l'Oriente cristiano», relazione alla Giornata di studio in onore di Giovanni Jorgensen nel centenario della nascita (1866), nel decennale della morte ( 1956), Tipografia Don Orione, Roma 1967, p. 54. 16 «La delegazione del Patriarcato di Mosca nella basilica di San Francesco in Assisi», in San Francesco Patrono d'Italia 2 (1996), p. 58 (il corsivo è mio); prima di lui un altro illusu·e vescovo msso, il metropolita Evlogij di Parigi, aveva ripetuto più volte negli anni '30 del xx secolo: «Uomini come san Serafan di Sarov, san Francesco d'Assisi e molti altri hanno realizzato nella loro vita l'unione fra le chiese».

15

INTRODUZIONE

nico è la paura: è questo, mi pare, il vero problema di sempre nell'incontro fra le chiese. Non è cosa scontata riconoscere in un credente «diverso» rispetto ai nostri schemi confessionali che egli ha raggiunto la «piena maturità cristiana», fino a poter essere di esempio ai fratelli. Ma vale la pena di spendere due parole in più per chiarire questo snodo cruciale dell'attuale impasse ecumenica. I dialoghi intercristiani si sono sviluppati nel xx secolo a partire da due principi fondamentali, formulati rispettivamente alla prima conferenza mondiale di Vita e Azione del 1925 a Stoccolma e alla prima assise di Fede e Costituzione del 1927 a Losanna. Il primo si può così sintetizzare: «la fede divide, l'azione unisce»; il secondo: «cominciamo a discutere di ciò che ci unisce, e poi passeremo a ciò che ci divide». Il primo principio è ai nostri giorni fortemente contraddetto: è spesso proprio sulle grandi questioni «pratiche» che i cristiani sono oggi divisi. E infatti, per giungere a documenti comuni le grandi assise ecumeniche ufficiali devono a volte allargare a tal punto lo sguardo e gli orizzonti da diluire fortemente il contenuto delle loro affermazioni, svincolandole spesso da forti e fondate motivazioni evangeliche. Ma il problema più grande è il secondo principio. Certo, con onestà va riconosciuto che esso ci ha portati molto lontano nel cammino verso una piena riconciliazione. Il documento di Lima su Battesimo, Eucaristia e Ministero ne è stato il frutto più visibile e maturo. Ma resta un fatto cruciale: non possiamo incontrare l'altro solamente trovando in lui ciò che già abbiamo in noi. Alla fin fine, rischiamo di costruire nuovi monologhi sotto la falsa bandiera del dialogo. È questa l'aporia con cui dovranno fare i conti quanti si muovono sulla linea di un «consenso etico delle religioni», ma è anche quella di quanti pensano di poter incontrare veramente l'altro a partire da una concezione della verità che dell'altro possa fare a meno 17 • L'altro lo incontro davvero se faccio spazio anche alla sua diversità. Non è una questione qualsiasi: è un dato profondamente cristologico; Cristo ha incontrato la nostra umanità proprio assumendo la nostra radicale alterità, come ricorda l'apostolo Paolo: .' ecco una via che porta alla salvezza. Te ne mostrerò ora una seconda: quale? «Non giudicate - dice la Scrittura - e non sarete giudicati». Ecco una via che non è fatta di digiuni, di veglie, di fatiche. Non giudicare dunque tuo fratello, anche se con i tuoi stessi occhi lo vedessi peccare. Uno solo infatti è il giudice e il Signore, ed «egli darà a ciascuno secondo le sue opere», e uno solo è il giorno del giudizio, nel quale staremo davanti al giudice, curvati a terra ed esposti al giudizio secondo le nostre opere, in attesa della misericordia di Dio. Infatti, «il Padre non giudica nessuno, ma affida al Figlio ogni

giudizio». Colui dunque che giudica prima della parusia è un anticristo, poiché usurpa il diritto del Cristo (Anastasio Sinaita, dal Discorso sulla santa sinassi). LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Tommaso d'Aquino, presbitero, filosofo, maestro della fede CATIOLICI D'OCCIDENTE:

Tommaso d'Aquino, presbitero e dottore della chiesa (calendario romano e ambrosiano) Tirso (III sec.), martire (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (19 tiìbaMerr): Rinvenimento dei corpi di abba Or, Pisura e di Ambira loro madre (Chiesa copta)

29 GENNAIO

86

Yafqeranna Egzi' (t1372), monaco (Chiesa etiopica) LUTERANI: Carlo Magno (t814), re e sostenitore del cristianesimo MARONITI: Efrem il Siro, confessore ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI: Efrem il Siro, diacono e monaco

Gabriele di Lesnovo e Procoro di Pcinja (X-XI sec.), anacoreti; Romilo di Ravanica (t1376), monaco (Chiesa serba) Salome Ugiarmeli e Perozhavar Sivnieli (Iv sec.; Chiesa georgiana) SIRO-OCCIDENTALI: Efrem il Siro VETEROCATTOLICI: Agnese (111 sec.), vergine e martire (vedi al 21 gennaio)

29 GENNAIO

LE CHIESE RICORDANO ...

COPTI ED ETIOPICI (20 tUbah/terr): Procoro (I sec.), uno dei 72 discepoli (Chiesa copta) LUTERANI: Theophil Wurm (t1953), vescovo nel Wilrttemberg MARONITI: Ippolito (111 secolo), presbitero e martire; Palladio (IV-V sec.), anacoreta

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI: Traslazione delle reliquie di Ignazio il Teoforo (tea. 115), ieromartire (vedi al 20 dicembre) Damasceno di Gabrovo (t1771), neomartire (Chiesa serba) SIRO-ORIENTALI: Francesco di Sales (tl622), vescovo (Chiesa malabarese)

30 GENNAIO

GANDHI (1869-1948), giusto tra le genti

N

el 1948, mentre si sta recando come ogni giorno alla preghiera della sera, viene ucciso con tre colpi di pistola da un giovane indù Mahatma Gandhi, profeta della non violenza e dell'amore universale. Mohandas Karamchand Gandhi - questo il nome ricevuto alla nascita - era nato a Porbandar, in India, nel 1869, da una famiglia appartenente a una casta tradizionalmente dedita all'agricoltura e al commercio. Sposatosi in giovanissima età, com'era costume, egli fu inviato a Londra a studiare diritto. Negli anni londinesi, Mohandas scoprì il cristianesimo e ne trasse l'occasione per approfondire ed essenzializzare la propria fede indù.

30 GENNAIO

87

Nel 1893, Gandhi divenne avvocato in Sudafrica, a Durban, e agli studi dell'Evangelo e della Bhagavadgita unì la presa di coscienza delle grandi discriminazioni esistenti fra gli uomini. Rientrato in India nel 1915, diede inizio al satyagraha, metodo di resistenza pacifica fondato sull' ahimsa, la non violenza che sorge dai cuori che cercano con passione la verità e che sono alimentati dal fuoco del1' amore. Dal 1920, Gandhi guiderà il movimento per l'indipendenza dell'India, cercando di tenere unita la maggioranza indù con le minoranze sikh, cristiana e musulmana. Più volte arrestato, osteggiato in modo crescente dai suoi stessi correligionari, Gandhi spese il resto dei suoi giorni per riconciliare la popolazione dell'India, con la sola forza delle sue lunghe marce a piedi nudi, accompagnate da digiuni rituali. Nel 1947 venne proclamata l'indipendenza dell'India, ma la situazione interna precipitò. Il Mahatma, la «grande anima», come era ormai chiamato Gandhi, venne ucciso perché il suo progetto di amore universale per alcuni non era tollerabile. Prima di cadere dolcemente a terra, ferito a morte, egli pronunciò un'unica parola: «Rama», invocando il nome di Dio, perché perdonasse il suo uccisore. TRACCE DI LETTURA

L

a dottrina del satyagraha non è nuova; essa non è che un'estensione della regola della vita domestica alla vita politica. Le dispute e le controversie di famiglia vengono generalmente regolate secondo la legge dell'amore. Il membro cui è stato fatto un torto ha tanta af fettuosa attenzione per gli altri membri da sopportare tale torto a favore dei suoi princìpi, senza vendicarsi e irritarsi contro coloro che l'hanno offeso. E poiché reprimere la propria collera e soffrire volontariamente sono sforzi difficili, egli non eleva a dignità di princìpi ciò che reputa bagatelle, ma in tutto quello che non è essenziale è sempre pronto ad accordarsi con il resto della famiglia, e riesce così ad assicurarsi il massimo della pace per se stesso senza turbare quella degli altri. Così, sia che egli resista sia che ceda, la sua azione è sempre calcolata in modo da promuovere la comune felicità della famiglia. È questa legge

d'amore che, prima di ogni altra, silenziosamente ma sicuramente, governa la famiglia da un capo all'altro del mondo civile. Anche le nazioni non possono essere civili se non nella misura in cui obbediscono a tale legge. Questa legge d'amore altro non è che una legge di verità. Senza verità non c'è amore (Gandhi, Relazione del 1919 al Congresso indiano). PREGHIERA

Guidami tu, luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii tu a condurmi! La notte è oscura e sono lontano da casa, sii tu a condurmi! Sostieni i miei piedi vacillanti: io non chiedo di vedere ciò che mi attende all'orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente.

31 GENNAIO

88

Non sono mai stato in questo stato, né ho pregato che fossi tu a condurmi. Amavo scegliere e scrutare il mio cammino; ma ora sii tu a condurmi! Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura, il mio cuore era schiavo dell'orgoglio: non ricordare gli anni ormai passati. Così a lungo la tua forza mi ha benedetto, e certo mi condurrà ancora, landa dopo landa, palude dopo palude, oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà; e con l'apparire del mattino rivedrò il sorriso di quei volti angelici che da tanto tempo amo e per poco avevo perduto (John Henry Newman, Guidami tu, luce gentile).

LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Carlo (t1649), re e martire COPTI ED ETIOPICI (21 tiibah/terr): Morte!Dormizione della vergine Madre di Dio (Chiesa copto-ortodossa ed etiopica; vedi al 15 agosto) Consacrazione della prima chiesa dedicata alla Vergine (Chiesa copto-cattolica) LUTERANI:

Xaver Marnitz (tl919), testimone fino al sangue in Lettonia ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Ippolito (III secolo), presbitero di Roma, ieromartire; Sinassi dei tre santi Gerarchi (Basilio il Grande, Gregorio il Teologo e Giovanni Crisostomo)

31 GENNAIO

ANTONIO IL GRANDE (ca. 250-356), monaco

A

ntonio nacque da una famiglia agiata a Qemans, a sud dell'odierna città del Cairo, attorno al 250. Verso i vent'anni udì le parole dell'Evangelo: «Vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi». Come se la lettura fosse stata fatta per lui, si affrettò a metterla in pratica. Postosi alla sequela di un anziano e santo asceta nei pressi del suo villaggio e degli asceti dei dintorni, Antonio decise poi di ritirarsi sulla montagna, vicino a Pispir, dove visse vent'anni come recluso in un fortino abbandonato. Egli conobbe la tentazione e la lotta che fecero di lui un uomo di grande esperienza spirituale, ricco di misericordia, di umiltà, di discernimento e di carità. «Nessuno, se non avrà conosciuto la tentazione, potrà entrare nel regno dei cieli: togli le tentazioni, e nessuno si salverà», dice un suo celebre apoftegma. Ricercato come padre spirituale per l'irradiamento carismatico della sua persona, Antonio accolse molti discepoli, poi si inoltrò nel «deserto interiore», verso il mar Rosso, alla ricerca di una sempre maggiore

89

31 GENNAIO

solitudine, e morì sulla montagna ai cui piedi sorge ancor oggi il monastero che porta il suo nome. Nel corso del suo itinerario di ricerca del Signore, Antonio non esitò ad abbandonare per tre volte la pace del deserto per testimoniare la compagnia degli uomini, recandosi ad Alessandria per incoraggiare i martiri durante la persecuzione di Massimino nel 311 e per difendere il vescovo Atanasio nella lotta contro gli ariani. La sua fama e la diffusione della sua Vita, scritta da Atanasio, suscitarono molti discepoli in tutto il mondo cristiano e gli meritarono il titolo di «padre di tutti i monaci» con cui oggi lo ricorda la chiesa copta. TRACCE DI LETTURA

D

isse abba Antonio ad abba Poemen: «Questo è il grande lavoro dell'uomo: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio e attendersi la tentazione fino all'ultimo respiro». Disse ancora: «Dal prossimo ci vengono la vita e la morte. Perché se guadagniamo il fratello guadagniamo Dio, ma se scandalizziamo il fratello pecchiamo contro Cristo». Disse ancora: «Chi dimora nel deserto e cerca la pace è liberato da tre guerre: quella dell'udito, della lingua e quella degli occhi. Gliene resta una sola: quella del cuore».

si ogni anno dal beato Antonio. Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza del!' anima; uno, invece, taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo molto tempo abbaAntonio gli disse: «Da tanto tempo vieni qui e non mi chiedi niente!». E quello gli rispose: «Mi basta vederti, padre!» (Antonio, Apoftegmi). PREGHIERA

Dio del cielo e della terra, che hai ispirato Antonio a ritirarsi nel deserto per lottare contro i demoni e vivere di te solo, concedi anche a noi di rinunciare a noi stessi e di vincere ogni tentazione per amare te al di sopra di ogni cosa. Per Cristo nostro unico Signore.

Disse abbaAntonio: «Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno, e quando vedranno uno che non è pazzo, lo assaliranno dicendogli: "Sei pazza!" per il solo fatto che non è come loro».

LETTURE BIBLICHE

Tre padri avevano l'abitudine di recar-

Dt 8,2-5; Mt 6,24-34

90

31 GENNAIO

MARCELLA (ca. 330-411), monaca

A

gli inizi del 411 muore Marcella, nobildonna romana ricordata co-

~e la prima promotrice della vita monastica femminile nella città

di Roma. La sua vita ci è narrata con ampi dettagli storici e spirituali da Girolamo, che la conobbe attorno al 382 in occasione del suo soggiorno romano. Marcella, nata poco prima del 330, era di famiglia illustre. I fatti decisivi della sua vita furono la sua precoce vedovanza, dopo soli sette mesi di matrimonio, e l'incontro con le Vite dei padri del deserto che cominciavano a circolare in occidente grazie ad Atanasio. Ritiratasi nella propria casa sull'Aventino, Marcella decise di condurre una vita di rinuncia, alla ricerca della povertà di cuore necessaria per poter comprendere le Scritture e fare la volontà di Dio. E delle Scritture Marcella divenne un'apprezzata interprete. A lei si unirono col tempo altre giovani donne animate da analoghe intenzioni. Sebbene non fossero né le prime né le uniche donne a cercare di costituire un nucleo monastico nella capitale dell'impero, l'incontro con Girolamo diede loro, assieme a una sicura guida spirituale, una notorietà che è giunta fino ai nostri giorni. Quando due sue compagne, Paola ed Eustochio, decisero di seguire il loro padre spirituale in Palestina, Marcella ritenne di non dover abbandonare il luogo di solitudine che era riuscita a crearsi nel cuore della città. Neppure l'arrivo dei goti di Alarico, della cui brutalità anche Marcella fece l'esperienza, le impedl di rimanere serenamente sino alla fine nel suo piccolo monastero cittadino, a ricercare la volontà di Dio nell'ascolto orante della sua Parola. TRACCE DI LETIURA

Incredibile era il suo trasporto per la 1 divina Scrittura; non si stancava di cantare: «Ho nascosto nel mio cuore le tue parole, per non peccare contro di te», e l'altro passo sul ritratto dell'uomo perfetto: «La sua volontà è di osservare la Legge del Signore; giorno e notte egli la medita». Capiva che la meditazione non consiste nel ripetere i testi della Scrittura, ma nell'agire secondo la massima dell'Apostolo: «Sia che mangiate, sia che beviate, o qualsiasi altra cosa facciate, fate tutto a gloria di Dio», poiché solo

dopo aver tradotto in vita i comandamenti sapeva di meritare l'intelligenza della Scrittura (Girolamo, dalla Lettera 127). LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Giovanni Bosco (tl881), presbitero, fondatore dei Salesiani CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Giovanni Bosco, presbitero (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (22 tiibah/terr): Antonio il Grande, astro del deserto e padre di tutti i monaci

91 LUTERANI:

Charles Spurgeon (t1892), predicatore del risveglio in Inghilterra MARONITI:

Trifenia di Cizico (III-IV sec.), martire; Acacia di Tolemaide e compagni ("rea. 273), martiri ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Ciro e Giovanni di Alessandria (1·ca.

31 GENNAIO 303), taumaturghi e anargiri (vedi al 14 febbraio) Cirillo e Maria (XIV sec.), genitori di san Sergio, monaci (Chiesa russa) Massimo (tl516), arcivescovo di Valacchia (Chiesa serba) Efrem Mzire (IX sec.), monaco (Chiesa georgiana)

Martirologio del mese di

FEBBRAIO

1 FEBBRAIO

LE CHIESE RICORDANO ...

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

ANGLICANI:

Brigida (tea. 525), badessa di Kildare COPTI ED ETIOPICI (23 tiibah/terr): Timoteo, apostolo (Chiesa copta; vedi al 26 gennaio) LUTERANI:

Klaus Harms (t1855), restauratore della chiesa in Bassa Sassonia MARONITI:

Eutichiano (III sec.), papa

Vigilia dell'Incontro di nostro Signore Gesù Cristo; Trifone di Lampsaco ('f250), martire SIRO-OCCIDENTALI:

Giovanni bar •Abdan (t1033), patriarca di Antiochia SIRO-ORIENTALI:

Ignazio di Antiochia ('fca. 115), vescovo e martire (Chiesa malabarese; vedi al 20 dicembre)

2 FEBBRAIO

PRESENTAZIONE DI GESÙ Al TEMPIO

I

l 2 febbraio tutte le chiese cristiane celebrano la Presentazione di Gesù al Tempio; la festa odierna ci ricorda che 40 giorni dopo la nascita del suo primogenito, Maria portò il bambino al Tempio per riscattarlo con il sacrificio di due tortore o due colombe, secondo la Legge di Mosè. Questo adempimento della Legge è anche il primo incontro ufficiale di Gesù con il suo popolo, nella persona dell'anziano Simeone. Per questo le chiese ortodosse chiamano la festa di oggi il Santo Incontro (hypapanté) del Signore. È un incontro e una manifestazione, poiché Maria entra nel Tempio «per manifestare al mondo colui che ha dato la Legge e la compie», e per accompagnare il Figlio nella sua prima offerta al Padre. La festa della Presentazione sorse a Gerusalemme, dove è attestata già nel IV secolo. Dalla liturgia gerosolimitana le liturgie occidentali hanno attinto la processione delle candele, che hanno conservato fino ai nostri giorni; essa trae origine dal cantico del vecchio Simeone, il quale prendendo tra le braccia il piccolo Gesù ringrazia Dio e riconosce in quel bambino la «luce per la rivelazione alle genti e la gloria del popolo d'Israele». Celebrando questa festa i cristiani sono così condotti a ricordare che per riconoscere il Signore e la sua missione di salvezza universale sono necessarie la povertà e l'attesa che furono proprie di Simeone, del-

2 FEBBRAIO

96

la profetessa Anna e di tutti i poveri di Israele, che l'evangelista Luca presenta nel vangelo dell'infanzia. TRACCE DI LETTURA

]\ Tel Tempio santo Simeone portava 1 V il bambino cantando: «Sei venuto, o Compassionevole, hai avuto pietà di questo vegliardo, alle mie ossa tu hai concesso di trovare la pace nello Sheol. Dalle tue mani io sarò elevato fino al cielo dalla mia tomba». Anna abbracciò il bimbo e pose la sua bocca sulle sue labbra e lo Spirito riposò su di esse, e come Isaia, la cui bocca fu muta finché un carbone infuocato non si accostò alle sue labbra e gli sciolse la lingua, anche Anna ardeva per lo Spirito uscito dalla bocca del Cristo. E anche lei si mise a cantare: «Figlio regale e sprezzato, mentre tu taci comprendi, nascosto tu vedi, tenuto ali' oscuro tu sai, Dio-uomo, sia gloria al tuo Nome» (Efrem il Siro, dagli Inni).

Per questo noi ci offriamo a te in sacrificio vivente e santo, attraverso Gesù Cristo, nostro unico Signore. LETTURE BIBLICHE

Gal 4,4-7 (vigilia); Ml 3,1-4; Eb 2,1418; Le 2,22-32 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Presentazione di Cristo al Tempio CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Presentazione del Signore (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (24 tubah/terr): Maria di Alessandria (VI-VII sec.), monaca (Chiesa copta) Marf:ta Krestos di Dabra Libiinos (tl497; Chiesa etiopica) LUTERANI:

Presentazione del Signore al Tempio; Burcardo di Wiirzburg (t753), vescovo ed evangelizzatore MARONITI:

Presentazione di Gesù al Tempio PREGHIERA

Dio della luce, tu hai voluto che tuo Figlio, Parola fatta carne, incontrasse nel Tempio il suo popolo e fosse accolto dai poveri che attendevano la consolazione: concedi a Israele la pienezza della tua salvezza e a tutte le genti la luce del Messia.

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Incontro del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo SIRO-OCCIDENTALI:

Incontro di Cristo nel Tempio con Simeone l'Anziano SIRO-ORIENTALI:

Presentazione di Gesù al Tempio VETEROCATTOLICI:

Presentazione di Gesù al Tempio

3 FEBBRAIO

OSCAR (ca. 800-865), monaco e pastore

N

ell'865 muore a Brema Oscar (Ansgario), monaco benedettino e vescovo di Amburgo e Brema. Di origine germanica, Oscar era nato nella Francia settentrionale, nei pressi di Corbie. Divenuto monaco nel celebre monastero benedettino di quella città, egli venne inviato giovanissimo nel nord dell'Europa come maestro di scuola, il che testimonia la sua grande cultura e i notevoli doni spirituali di cui era dotato. Il re franco Ludovico il Pio pensò a lui per l'evangelizzazione dei popoli della Svezia e della Danimarca. Eletto vescovo di Amburgo, Oscar cominciò così un'interminabile serie di viaggi e di predicazioni, che lo portarono ad annunciare l'Evangelo dal nord della Frisia fino all'Islanda, in accordo con i disegni politici della cotte carolingia. Ma, nonostante i legami che ebbe con i potenti del tempo, egli fu un pastore pieno di sollecitudine, soprattutto per le fasce più povere e deboli della popolazione, e si batté con vigore contro i duri trattamenti subiti dagli schiavi. Assunto anche il titolo di vescovo di Brema, Oscar continuò fino all'ultimo dei suoi giorni a esercitare con coraggio e fermezza il proprio compito di pastore e di annunciatore della parola evangelica. È il santo patrono della Danimarca. TRACCE DI LETIURA

l Ji, sono due tipi di martirio: uno av-

V viene di nascosto,

quando la chiesa è in pace; l'altro ha invece luogo nei periodi di persecuzione ed è sotto gli occhi di tutti. Oscar desiderava entrambe queste forme di martirio, e lo si può realmente considerare martire, perché, come dice l'Apostolo, il mondo era per lui crocifisso e lui lo era al mondo. Egli era un martire perché, in mezzo alle tentazioni del maligno, alle seduzioni della carne, alle persecuzioni degli infedeli e all'opposizione dei cristiani, egli perseverò sino alla fine senza mostrarsi turbato, ma restando irremovibile e invincibile come compete a un confessore di Cristo. Egli

fu veramente un martire, perché martire significa testimone, e Oscar fu testimone della parola di Dio e del Nome di Cristo (Rimberto, dalla Vita di Oscar). PREGHIERA

Dio di grazia e di potenza, che hai mandato il tuo servo Oscar a diffondere l'Evangelo tra le genti del Nord: fa' sorgere, ti preghiamo, nella nostra generazione, messaggeri della tua buona notizia e annunciatori del regno che viene, perché il mondo possa conoscere le ricchezze incommensurabili del tuo salvatore Gesù Cristo, che vive e regna con te,

4 FEBBRAIO

98 Sebastiano (tea. 287), martire (Chiesa copto-cattolica)

nell'unità dello Spirito santo, un solo Dio, ora e sempre.

LUTERANI:

LETTURE BIBLICHE

Is 52,7-10; Rm 10,11-15; Mc 6,7-13

Oscar, evangelizzatore in Europa settentrionale; Matthias Desubas (t1746), testimone fino al sangue in Francia MARONITI:

LE CHIESE RICORDANO ...

Simeone il Giusto e Anna la Profetessa

ANGLICANI:

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Oscar, arcivescovo di Amburgo, missionario in Danimarca e Svezia CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Biagio di Sebaste (tea. 316), vescovo e martire; Oscar, vescovo (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (25 tflbah/terr): Pietro il Devoto (Iv sec.), monaco a Scete (Chiesa copto-ortodossa)

Sinassi di Simeone il Teodoco, giusto, e Anna, profetessa Massimo il Greco (tl556), monaco (Chiesa russa) SIRO-OCCIDENTALI: Bar~omil (v sec.),

padre del monachesi-

mo siriaco VETEROCATTOLICI:

Biagio di Sebaste, vescovo e martire

4 FEBBRAIO

I 49 ANZIANI DI SCETE (t444), monaci e martiri chiesa copta fa oggi memoria dei 49 martiri di Scete. L Ia monaci copti erano spesso vittime nei primi secoli della chiesa di incursioni berbere provenienti dal deserto. Per questo motivo nelle comunità semianacoretiche più consistenti si iniziò presto a costruire dei rifugi nei quali all'arrivo dei predatori era possibile ritirarsi e rimanere al riparo per diverse settimane. Sotto l'imperatore Giustiniano (VI sec.) tutti i grandi monasteri furono dotati di veri e propri torrioni raggiungibili mediante un ponte levatoio. Non si sa con certezza se nel v secolo a San Macario vi fosse un'analoga forma di difesa; la tradizione, tuttavia, racconta che all'arrivo dell'ennesima incursione berbera 49 monaci decisero di testimoniare volontariamente la loro fedeltà a Cristo fino all'effusione del sangue, e non cercarono di sfuggire alla morte violenta. Essi avevano viva coscienza, infatti, di essere già morti con Cristo, di essere divenuti martiri nell'intenzione con la loro professione monastica. Nel luogo dove vennero sepolti sorse una chiesa, detta appunto dei 49 martiri di Scete, molto cara a tutti i monaci copti perché ricorda la comunione di preghiera che nella chiesa esiste sempre fra i santi del cielo e quelli della terra.

5 FEBBRAIO

99 TRACCE DI LEITURA

LEITURE BIBLICHE

fl legame tra vita cristiana quotidiana, 1 monachesimo e martirio è davvero inscritto già nel battesimo, in quella vocazione primaria che implica ogni successivo cammino del cristiano, in quell'ingresso nella morte e resurrezione di Cristo che solo definisce l'identità del cristiano: verità, questa, sovente dimenticata nei lunghi secoli della «cristianità», nei quali era la società, la civiltà cristiana a determinare «per nascita» le appartenenze e a fornire i criteri di identità (Enzo Bianchi, da Più for-

Eb 12,3-14; lPt 4,12-19; At 8,3-13; Mt 4,23-5,16

ti dell'odio).

LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Gilberto di Sempringham (tl 189), fondatore dell'Ordine gilbertino COPTI ED ETIOPICI (26 tilbah/terr): I 49 anziani di Scete, martiri; Anastasia di Scete (VI sec.), monaca (Chiesa copta) LUTERANI:

Rabano Mauro (t856), erudito e vescovo di Magonza MARONITI:

Isidoro di Pelusio (tea. 433), monaco PREGHIERA

Le corone del martirio non sono di questo mondo, ma sono state date loro dal Salvatore con gloria e onore. Come disse David nel salmo: «Di gloria e onore li hai coronati». Pregate il Signore per noi, o cori tutti dei martiri, che patiste per amore di Cristo, affinché ci rimetta i nostri peccati.

ORTODOSSI E GRECO-CATrOLICI:

Isidoro di Pelusio, monaco SIRO-ORIENTALI:

Giovanni de Britto ("!'1693), missionario e martire (Chiesa malabarese) VETEROCATrOLICI:

Oscar (Ansgario; t865), vescovo ed evangelizzatore (vedi al 3 febbraio)

5 FEBBRAIO

PHILIPP JAKOB SPENER (1635-1705), pastore luterano

N

el 1705 si spegne a Berlino Philipp Jakob Spener, predicatore luterano e promotore del pietismo in terra di Germania. Nativo dell'Alsazia superiore, nei pressi di Colmar, Spener era stato avviato fin da giovane alla carriera ecclesiastica. All'educazione ricevuta dai genitori, ispirata come spesso accadeva allora nel luteranesimo tedesco all'opera di Johann Arndt, Philipp Jakob aggiunse una solida formazione teologica conseguita all'università di Strasburgo, dove approfondì la conoscenza degli scritti di Lutero. Nel 1664 egli sposò Susanna Erhardt, dalla quale avrebbe avuto in

5 FEBBRAIO

100

seguito undici figli, e conseguì il titolo di dottore. Ma alla carriera accademica preferì sempre l'attività di predicatore. Convinto del profondo bisogno di riforma anche della chiesa luterana, Spener promosse la formazione di piccole comunità di preghiera e scrisse i Pia desideria, che costituiranno una sorta di manifesto del pietismo tedesco. Alla necessità di una più intensa vita di preghiera e di comunione, egli seppe aggiungere nei suoi scritti un forte orientamento pratico, che farà di lui e dei suoi seguaci dei testimoni profondamente influenti sui costumi dei cristiani tedeschi. Ormai conosciuto in tutta la Germania, Spener divenne prima predicatore alla corte del duca di Sassonia, per poi essere nominato preposito della Nikolaildrche di Berlino e membro del concistoro della chiesa luterana. Nonostante i molti apprezzamenti ricevuti, tuttavia non risparmiò mai a nessuno, neppure ai suoi patroni, come il duca di Sassonia, critiche anche dure fondate sull'Evangelo e sul primato della fede nella vita di chi si proclama cristiano. TRACCE DI LETIURA

Tutto il nostro cristianesimo consiste ..l nell'uomo interiore o nuovo, la cui anima è la fede e i cui frutti sono i frutti della vita; questa ritengo sia la questione principale: che le prediche che facciamo siano in generale dirette a questo scopo. Da una parte esse dovrebbero mirare a mostrare come i preziosi benefici divini si indirizzino all'uomo interiore, in modo che così la fede e in essa quest'uomo interiore vengano sempre più rafforzati. Ma dall'altra parte dovrebbero mirare a promuovere le opere, in modo che non siamo affatto contenti di condurre le persone esclusivamente all'abbandono dei vizi e all'esercizio delle virtù esteriori, e quindi ad avere a che fare soltanto con l'uomo esteriore, cosa che può fare anche l'etica pagana. Dobbiamo piuttosto porre il fondamento proprio nel cuore, mostrare che è pura ipocrisia ciò che non procede da questo fondamento, e abituare le persone a lavorare prima di tutto a questa interiorità, a risveglia-

re in sé l'amore di Dio e del prossimo attraverso mezzi adeguati, e a operare poi in base ad esso (Philipp Jakob Spener, dai Pia desideria). LE CHIESE RICORDANO .•. CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Agata (t251), vergine e martire COPTI ED ETIOPICI (27 tiibah/terr): Febammone (III-IV sec.), martire (Chiesa copto-ortodossa) Ascensione di Enoch, profeta (Chiesa etiopica) LUTERANI:

Philipp Jalwb Spener, teologo in Francia e a Berlino MARONITI:

Agata, martire ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Agata di Catania, martire Sinassi dei santi di Kostroma (Chiesa russa) Anatolio di Odessa (tl938), vescovo e martire (Chiesa ucraina) VETEROCATTOLICI:

Agata, vergine e martire

6 FEBBRAIO

BARSANUFIO E GIOVANNI DI GAZA (v1 sec.), monaci

L

e chiese ortodosse ricordano oggi Barsanufio il Grande e Giovanni il Profeta, monaci vissuti nel VI secolo nel deserto di Gaza. Il più anziano dei due, Barsanufio, era egiziano di origine. Prima dell'ingresso in monastero aveva patito numerose malattie e tentazioni, che lo avevano temprato. Giunto in Palestina, si era unito ai cenobiti guidati dall'igumeno Serido, per darsi poi alla vita da eremita e infine da recluso, acquisendo una profonda pace e una solidissima personalità, come traspare dalle sue Lettere. Nel medesimo epistolario compaiono pure le lettere di Giovanni, compagno di solitudine di Barsanufio. Giovanni, che era stato igumeno nel monastero di Merasala, aveva seguito le stesse tappe percorse da Barsanufio, fino a divenire recluso nelle vicinanze di quest'ultimo. La fama dei due anziani fu tale che moltissimi cercarono un loro consiglio epistolare. Collegati con il mondo esterno soltanto mediante l'igumeno Serido, i due padri del deserto offrirono con il loro epistolario una delle più importanti collezioni cristiane di scritti sul valore dell'umiltà e dell'obbedienza: sono l'umiltà e l'obbedienza, infatti, negli insegnamenti dei due anziani, a guidare chi le pratica al pieno esercizio della libertà e dell'amore. Illuminati dallo Spirito, Barsanufio e Giovanni seppero, pur nel loro totale isolamento, generare alla vita spirituale intere generazioni di cristiani, mostrando che chi davvero è giunto alla pace che deriva dalla scoperta dell'uomo interiore, può vivere amando ogni creatura, anche se è separato da tutti.

TRACCE DI LETTURA

D

omandò uno dei padri al grande anziano: «Ti prego, padre, dimmi come si acquista l'umiltà». Rispose Barsanufio: «Come acquistare l'umiltà peifetta, lo ha insegnato il Signore dicendo: "Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime"; se vuoi dunque acquistare il peifetto riposo, impara cosa egli ha sopportato e sopporta, recidi in tutto la tua volontà, poiché egli ha detto: "Sono disceso dal cielo a fare non la mia volontà, ma la volontà del Padre mio che è nei cieli". Questa è l'umiltà perfetta: il portare ingiurie e insulti e tut-

to quello che patì il nostro maestro Gesù» (Barsanufio e Giovanni, Epistolario 150). PREGHIERA

Nello specchio dei vostri cuori puri furono rivelati i segreti degli uomini e i disegni di Dio. Splendenti erano i raggi della grazia che emanavano da voi disperdendo le ombre del peccato dalle anime degli uomini. O Barsanufio e Giovanni, luminari di discernimento, supplicate per noi tutti il Signore.

102

6 FEBBRAIO

PAOLO MIKI E COMPAGNI (t1597), martiri

N

el febbraio del 1597 muoiono crocifissi su di una collina nei pressi di Nagasaki il gesuita giapponese Paolo Miki e 26 compagni cristiani. Il cristianesimo era giunto in Giappone da alcuni decenni grazie al'." l'azione missionaria di Francesco Saverio. In breve tempo era sorta, per opera di francescani e gesuiti, una piccola ma dinamica chiesa locale. Ma l'arrivo di forze straniere in Giappone, poco gradito fin dagli inizi, cominciò a essere considerato intollerabile dallo shogun (capo militare supremo) Taikosama, il quale cercava di ricomporre l'unità del proprio paese contro i piccoli signori locali, appellandosi a un'ideologia nazionalista. La situazione precipitò quando nel 1587 i missionari vennero espulsi e il cristianesimo proibito. La chiesa fu costretta a proseguire la sua vita nella clandestinità. Nel 1597 scoppiò una vera e propria persecuzione. Paolo Miki, primo gesuita giapponese e appassionato predicatore, venne arrestato assieme ai suoi compagni. Li si sarebbe voluti portare in giro per i paesi per intimorire la popolazione, ma ovunque venivano condotti essi annunciavano l'Evangelo e rispondevano con canti di lode ai supplizi ai quali erano sottoposti. Paolo Miki, dopo aver espresso il suo perdono ai carnefici, andò incontro alla morte cantando: «Nelle tue mani, Signore, raccomando il mio spirito». Nel ricordare i primi martiri del Giappone, ogni cristiano in questo giorno è invitato a ricordare davanti al Signore tutte le chiese in quella terra, da sempre nella difficile condizione di chi non è che un'esigua minoranza, un piccolo gregge. TRACCE DI LETTURA

M

entre si stavano avvicinando i pagani per uccidere i cristiani su ordine del re, uno dei padri della casa di Nagasaki domandò a un ragazzo quindicenne: «Che cosa risponderai quando ti domanderanno se sei stato battezzato?». «Risponderò loro», disse il ragazzo, «che sono un cristiano». «E se per questo motivo minacciano di ucciderti, che cosa farai?». «Mi preparerò a morire». «Ma come?», domandò il padre. Il ragazzo, con ammirevole forza d'animo e mescolando parole e lacrime, ri-

spose: «Fino all'ultimo momento implorerò la misericordia di Dio» (dagli Acta sanctorum). PREGHIERA

O Dio, forza dei martiri, che hai chiamato alla gloria eterna san Paolo Miki e i suoi compagni attraverso il martirio della croce, concedi anche a noi per la loro intercessione di testimoniare in vita e in morte la fede del nostro battesimo.

6 FEBBRAIO

103 Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

LETIURE BIBLICHE

Gal 2,19-20; Mt 28,16-20

KSENIJA DI SAN PIETROBURGO (ca. 1720-ca. 1803), folle per Cristo

ggi la Chiesa ortodossa russa ricorda Ksenija di San Pietroburgo, Ofolle per Cristo. Ksenija Grigorievna Petrova era sposata con un ufficiale dell'esercito imperiale. La morte del marito, quando Ksenija aveva soltanto ventisei anni, le fece mettere radicalmente in discussione la vita mondana a cui era abituata. Iniziò così ad assumere in modo sempre più marcato comportamenti bizzarri, fino ad essere riconosciuta come folle per Cristo, secondo una modalità di testimonianza evangelica molto cara alla spiritualità ortodossa e a quella russa in particolare. Vestita con gli abiti via via più consunti del marito, Ksenija nascose per 45 anni la sua totale dedizione ai poveri della città sotto le spoglie dell'accattona. Morì probabilmente nel 1803, ed è a tutt'oggi una delle figure di santità più care al popolo russo. PREGHIERA

Per aver scelto la povertà di Cristo, tu gusti ora il suo eterno banchetto; avendo combattuto la follia del mondo con la tua finta pazzia, attraverso l'umiliazione della croce hai ricevuto la forza di Dio. O beata Ksenij a, che hai avuto il dono dei miracoli per soccorrere i fratelli, prega Cristo Dio di liberarci da ogni male attraverso la conversione e la penitenza. LETIURE BIBLICHE

Gal 3,23-4,3; Mt 25,1-13 LE CHIESE RICORDANO ...

(28 tubah/terr): La moltiplicazione dei pani Kaw di al-Fayyam (III-IV sec.), martire (Chiesa copto-ortodossa) Apollonia Ct249), vergine di Alessandria (Chiesa copto-cattolica)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Amando (tea. 679), missionario e vescovo nelle Fiandre MARONITI:

Proclo (I sec.), discepolo dell'apostolo Giovanni, martire ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Bucalo (I sec.), vescovo di Smirne; Fazio il Confessore Ct891), patriarca di Costantinopoli, isapostolo Ksenija di San Pietroburgo, folle per Cristo (Chiesa russa) SIRO-ORIENTALI:

ANGLICANI:

I martiri del Giappone CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Paolo Miki e compagni, martiri (calendario romano e ambrosiano)

Tito, apostolo (Chiesa malabarese; vedi al 26 gennaio)

7 FEBBRAIO

NEOMARTIRI E CONFESSORI DELLA RUSSIA E DELL'UCRAINA (xx sec.)

I

l 25 gennaio (7 febbraio secondo il calendario gregoriano) del 1918, viene ucciso dai rivoluzionari bolscevichi Vladimiro, metropolita di Kiev e di Halyc. Raggiunto nella Laura delle Grotte di Kiev, Vladimiro fu sommariamente processato e condannato a morte. Morì benedicendo i suoi uccisori. Con la sua tragica fine, divenne ormai evidente l'inconciliabilità tra gli ideologi della Rivoluzione d'ottobre e lala più radicalmente evangelica dei cristiani in terra russa. In realtà già nel 1905, con l'assassinio dei presbiteri Vladimiro Troepolskij e Costantino Chitrov da parte dei primi rivoluzionari, si era profilata una nuova stagione di testimonianza fino al sangue per i cristiani russi. Nel 1910 venne poi assassinato a Tbilisi l'arcivescovo Nicone, esarca della Georgia. Allo scoppio della Rivoluzione d'ottobre fu ucciso I' arciprete Giovanni Kocurov. Nel 1918 nella sola città di Voronez furono martirizzati 160 presbiteri, compreso l'arcivescovo Tichon, impiccato alla porta della cattedrale. Il numero di martiri cristiani sotto il dominio sovietico fu incalcolabile, come impressionante fu il numero globale di vittime del regime: quasi venti milioni di persone persero la vita, a volte dopo anni di esilio e di tormenti. Nella chiesa, a fasi alterne, furono soprattutto vescovi, preti e monaci a essere perseguitati, torturati e uccisi. Ma il cristianesimo in Russia è sopravvissuto, a riprova che davvero il sangue dei martiri è il suo seme più fecondo. La memoria odierna, dapprima celebrata soltanto dalla Chiesa russa in esilio, è oggi patrimonio comune di tutti gli ortodossi russi e ucraini. TRACCE DI LETTURA

O

Signore, dona la tua benedizione, affinché noi tutti, tuoi servi deboli e peccatori, spossati sulla via, possiamo, ciascuno sul cammino della propria vita, cantarti, nonostante tutto, di fronte ai nostri fratelli che si sono rivoltati contro di te: a te, nostro Dio,

un immenso canto di lode e di azione di grazie. Ora ti preghiamo: concedi ai cristiani di essere calmi, senza timore, in pace nella tua volontà. Perdonaci e benedici noi tutti, i ladroni e i samaritani, i bambini, quelli che cadono lungo la via, i preti che passano senza fermarsi. Tutti sono il nostro prossimo:

8 FEBBRAIO

105 i carnefici e le vittime, quelli che maledicono e quelli che sono maledetti, quelli che ti combattono crudelmente e quelli che si prostrano davanti al tuo amore. Accoglici tutti in te, Padre santo e giusto (Preghiera anonima recitata durante le persecuzioni krusceviane ). PREGHIERA

Sei stato per il tuo gregge un'immagine della misericordia, della protezione e della difesa di Cristo, o padre e vescovo Vladimiro. Accettando da uomo mite la sofferenza, hai benedetto e perdonato gli uomini malvagi venuti a ucciderti. Intercedi presso Cristo nostro Dio affinché ci conceda uno spirito di pace e la sua grande tenerezza.

LETIURE BIBLICHE

Eb 13,7-16; Le 12,32-40 LE CHIESE RICORDANO ...

o' OCCIDENTE: Perpetua e Felicita (tea. 203), martiri (calendario ambrosiano; vedi al 7 mm·zo) Dorotea (IV sec.), vergine e martire (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (29 tiibah/terr): Xenia di Milasa (v sec.), monaca (Chiesa copta) Gabra Niizriiwi (XIV-xv sec.), monaco (Chiesa etiopica) CATIOLICI

LUTERANI:

Adolf St0cker (t1909), predicatore di corte a Berlino ORTODOSSI E GRECO-CATIOLICI:

Partenio (IV sec.), vescovo di Lampsaco; Luca del Monte Stirion (tea. 946), monaco Neomartiri della Russia (Chiesa russa) Gabriele Kikodze (t1896), vescovo (Chiesa georgiana)

8 FEBBRAIO

SEVERO DI ANTIOCHIA (ca. 459-538), monaco e pastore

I

n questo giorno la chiesa siro-occidentale fa memoria di Severo, monaco e patriarca di Antiochia nel VI secolo, ricordato anche dalla Chiesa copta il 14 di amslr e il 2 di babah. Severo era originario di Sozopoli, in Pisidia. Dopo gli studi, compiuti ad Alessandria e a Berito (l'odierna Beirut), egli si ritirò in un monastero nei pressi di Gaza, attratto dal radicalismo evangelico dei monaci palestinesi. Formatosi in ambienti fedeli alla teologia di Cirillo di Alessandria e ostili sia alla filosofia greca che alle affermazioni del concilio di Calcedonia, Severo dedicò gran parte della sua vita a difendere, basandosi sulle Scritture e sugli insegnamenti dei padri, le cosiddette posizioni «monofisite moderate».

8 FEBBRAIO

106

Dopo un soggiorno a Costantinopoli, Severo fu consacrato nel 512 patriarca di Antiochia. Negli anni del suo ministero pastorale antiocheno egli trasmise ai suoi fedeli, attraverso omelie che sono ritenute tra le più belle dell'antichità, un profondo desiderio di conoscenza del Cristo e di comunione con Dio. A più riprese egli cercò anche di dare un valido contributo alla comprensione tra le diverse fazioni teologiche in cui ormai la chiesa d'oriente si era divisa, ma per il continuo mutamento delle politiche imperiali fu costretto a desistere. Severo allora si ritirò, dopo un ultimo viaggio a Costantinopoli, in Egitto, dove morì a Chois 1'8 febbraio del 538, conscio di avere fatto quanto era nelle sue possibilità perché fosse la carità ad avere l'ultima parola nella vita della chiesa. TRACCE DI LETTURA

F

ratelli, domani partiamo verso le sante chiese delle campagne e verso i santi monasteri di coloro che si consacrano alla vita solitaria. Infatti la legge vuole che colui che in ogni epoca occupa questa sede apostolica, lasci la città e visiti il gregge della diocesi. Ma voi, come pensate che mi sosterrò quando per un po' di tempo sarò dissociato dalla comunione con voi, amici di Dio? Ad ogni modo, in mia assenza, andate in chiesa con perseveranza e assiduità, e alzando le vostre mani, chiedete a Dio che vi guidi in ogni opera buona e vi aiuti. Fortificatevi nellafede e nella purezza della carne, facendo il segno della croce sulla vostra fronte e rivestendovi della forza dei santi misteri come di una corazza. Per la misericordia abbondante verso i bisognosi sarete degni della misericordia che viene dall'alto. E anche noi, lontani da voi, vi aiu-

n

teremo, chiedendo a quegli uomini, che hanno lasciato il mondo e si sono uniti a Dio, che facciano salire per voi preghiere pure (Severo di Antiochia, dall'Omelia cattedrale 55). PREGHIERA

Pastore fermo, lampada luminosa, proclamatore dell'ortodossia è il patriarca Severo, maestro del gregge di Cristo. Ogni ginocchio si piega dinanzi al Signore, ogni lingua lo benedice; la gloria di Dio si dilata, riempie il volto dell'universo. Chiedi al Signore per noi, o maestro dell'ortodossia, che ci rimetta i nostri peccati. LETTURE BIBLICHE

2Tm 3,10-4,22; lPt 5,1-14; At 20,1738; Gv 10,1-16

8 FEBBRAIO

107

STEFANO DI MURET (t1124), monaco

I

l Martirologio Romano ricorda oggi Stefano di Muret, eremita e testimone della semplicità e del radicalismo evangelici. Tutto ciò che sappiamo dei primi trent'anni della sua vita lo dobbiamo al suo biografo Stefano di Liciac. Secondo quest'ultimo, Stefano di Muret, nativo dell' Alvernia, si era recato nell'Italia meridionale a seguito del padre quando era ancora dodicenne. Fu probabilmente in tale occasione che venne a contatto con gruppi eremitici nei pressi di Benevento, rimanendo fortemente affascinato dal loro genere di vita. Giunto attorno al 1076 ad Ambazac, sulla collina di Muret, nella regione di Limoges, Stefano si ritirò nella solitudine, e a poco a poco si raggrupparono attorno a lui altri amanti della quiete. In pochi anni, il bosco di Muret si riempì di piccole capanne, che diventarono in seguito un monastero d'impronta classica. Qui Stefano fu semplicemente un testimone fedele e autentico dell'Evangelo: a Muret egli accolse ogni giorno pellegrini, viandanti, visitatori di ogni specie, con misericordia e amore per tutti; ma accolse soprattutto i poveri, riconoscendo in essi la visita di Cristo, e i peccatori, verso i quali mostrò la forza della misericordia, infinitamente più grande della forza del peccato. Stefano morì 1'8 febbraio 1124, senza lasciare nulla di scritto. Ma a partire dai suoi insegnamenti orali i suoi discepoli redassero in seguito un'opera spirituale e una Regola. Alla sua morte, i suoi compagni furono costretti a lasciare Muret per Grandmont, dove diedero vita all'Ordine grandmontano, ispirato alla testimonianza di Stefano, che influenzò in modo significativo la rinascita spirituale del XII secolo.

TRACCE DI LETTURA

Q

uesto era il pensiero del nostro padre Stefano: «Il peccatore che viene da noi, se sente parole crudeli penserà che Dio è crudele e si attaccherà ancor più alla sua iniquità. Darà invece ascolto più facilmente a chi gli annunzia la salvezza dell'anima sua se prima avrà ricevuto quel che gli è necessario per il corpo. Se quindi vanno serviti loro dei beni spirituali perché si liberino dal loro errore, molto più vanno dati loro dei beni temporali perché servano Cristo». E così si rivolgeva ai pec-

catari, annunciando l'amore di Dio: «Fratello mio, non aver paura. Tu non puoi vincere Dio al punto da aver più potere tu nel peccare che lui nel perdonare. I tuoi peccati sono piccoli nel momento in cui ti converti a Dio» (da Stefano di Muret, L'Evangelo e nient'altro). PREGHIERA

O Dio, che hai condotto il beato Stefano alla solitudine per renderlo padre in Cristo di molti figli spirituali

108

9 FEBBRAIO e per mostrare loro con la parola e con l'esempio la via che conduce alla patria celeste, accorda a noi, che su questa terra abbiamo gustato il pane del cielo, di conoscere la via che porta a te, per poter giungere al riposo senza fine. Per Cristo nostro Signore.

(30 tiibah/terr): Sofia, Pistis, Elpis e Agape di Tessalonica (II sec.), martiri (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Georg Wagner ("f 1527), testimone fino al sangue in Austria MARONITI:

Zaccaria

(VI-V

sec. a.C.), profeta

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Teodoro lo Strafilata (t319), megalomartire; Zaccaria, profeta

LETIURE BIBLICHE

Is 35,1-10; Mt 19,27-30

SIRO-OCCIDENTALI:

Severo, patriarca di Antiochia, corona dei Siriani

LE CHIESE RICORDANO .•• CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Girolamo Emiliani Ct1537; calendario romano e ambrosiano)

9 FEBBRAIO

MARONE (tea. 410), monaco

T

ra i molti monaci della Siria dediti alle forme più ardite e rigorose di ascesi, Teodoreto di Cirro ne ricorda uno che «avendo deciso di vivere a cielo scoperto, si ritirò sulla vetta di un monte»: È il monaco Marene, della cui vita si sa pochissimo, ma che ha lasciato un segno indelebile nella storia delle chiese d'oriente, e che oggi viene ricordato dalla chiesa maronita che da lui stesso trae la propria denominazione. Questo eremita, il quale passò tutta la vita esposto alle intemperie e totalmente dedito alla preghiera, ebbe infatti un'influenza molto grande sul movimento monastico della regione di Cirro e poi anche della diocesi di Aleppo. Marene fu un maestro di vita spirituale molto apprezzato, e grazie alla sua assiduità con il Signore insegnò a coloro che lo consultavano a combattere i loro mali spirituali ricorrendo anzitutto alla preghiera. A un secolo dalla sua morte era fiorente nei pressi di Apamea il monastero di Beth Morum (san Marone), a lui dedicato. Sarà attorno a tale luogo, in cui si custodiva la memoria di Marene, che si raduneranno molti cristiani di fede calcedonese in seguito all'invasione araba della

9 FEBBRAIO

109

Siria, dando vita a una chiesa autonoma che prenderà il nome di chiesa maronita. La venerazione per Marone nelle regioni montagnose della Siria e del Libano è rimasta grande fino ai nostri giorni, e anche i bizantini loricordano nei loro sinassari, il 14 febbraio. TRACCE DI LETTURA

O

ra ricorderò Marane, perché pure lui ha abbellito il coro dei santi. Avendo deciso di vivere a cielo scoperto, egli si ritirò sulla vetta di un monte, che una volta i pagani avevano destinato al culto, e consacrò a Dio quel luogo santo che era stato possesso dei demoni. In quel posto egli stabilì la sua dimora e soltanto raramente fece uso di una piccola tenda che aveva costruito. Mentre i medici prescrivono per ogni malattia un farmaco diverso, la sua medicina era sempre la stessa, comune a tutti i santi: la preghiera. Non curava soltanto le malattie del corpo, ma anche quelle dell'anima: guariva uno dall'avarizia, un altro dall'ira, istruiva questo nella temperanza, quello nella giustizia, puniva l'incontinenza di questo, scuoteva la pigrizia di quello (Teodoreto di Cirro, Storia dei monaci della Siria 16). PREGHIERA

Umilmente prese su di sé la sua croce, per umiltà si fece eremita e con umiltà pregava il suo Dio sulle cime dei monti. Il santo eremita ebbe a cuore queste parole di Cristo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».

La sua esistenza divenne un sacrificio vivente, e con essa trasmise la vita ai suoi discepoli. Egli fu unto come padre di un grande popolo. Nel campo della vita fu come l'aratro del suo Maestro, poiché preparava le anime perché potessero accogliere il seme di verità. Lode e azione di grazie a Colui che l'ha scelto, ora e nei secoli dei secoli. LETTURE BIBLICHE

2Tm 2,10-17; Gv 12,22-30 LE CHIESE RICORDANO ...

(1 amsir/yakkatit): Concilio dei 150 padri a Costantinopoli (381) Andrea di Saffe'a (xv sec.; Chiesa etiopica)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

fohn Hooper (t1555), vescovo e testimone fino al sangue in Inghilterra MARONITI:

Marane, monaco ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Chiusura della festa dell'Incontro; Niceforo di Antiochia (tea. 257), martire

10 FEBBRAIO

PAOLO DI TEBE (ca. 228-ca. 341 ), monaco

I

n 9u~sto giorno la chiesa copta ricorda Paolo di Tebe, primo eremita cnstlano. Le notizie più attendibili su di lui sono contenute nella sua Vita scritta da Girolamo, tesa a sfatare le leggende e a ricostruire un quadro reale, per quei tempi, dell'eremita egiziano. Nato attorno al 228, da famiglia cristiana, molto ricca, Paolo ricevette un'educazione raffinata; rifugiatosi nella Bassa Tebaide per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani, di fronte all'ostilità del cognato, che minacciava di consegnarlo alle autorità, egli decise di fare della propria fuga una scelta radicale e volontaria di vita. Trovata una grotta bennascosta dai meandri delle rocce, e tuttavia irrigata da una piccola ma costante sorgente d'acqua, egli vi si stabilì fino alla morte. Secondo la tradizione, come segno che questa era la volontà di Dio per lui, Paolo riceveva ogni giorno da un corvo la razione di pane necessaria al suo sostentamento. Sui novant'anni passati da Paolo nella grotta vi è un silenzio assoluto, quasi a indicare l'indicibilità dell'esperienza di Dio che l'eremita cristiano può vivere nella solitudine. In questo, Paolo fu contrapposto da Girolamo ad Antonio, esempio di solitario divenuto maestro di asceti e impegnato nelle vicende della storia. Prima di morire, Paolo ricevette la visita di Antonio, che ne assicurò la sepoltura nella fossa scavata per Paolo da due leoni, che spesso figurano al suo fianco e a quello del suo visitatore nell'iconografia tradizionale. Ancora oggi, attorno alla grotta di Paolo, vive una comunità di anacoreti totalmente dediti alla ricerca di Dio nella solitudine. TRACCE DI LETTURA

Q

uando si scatenò la furia della persecuzione, Paolo rimase molto appartato in una città remota. Ma il marito della sorella, per brama di denaro, cominciò a voler denunciare colui che avrebbe dovuto nascondere. Appena il prudentissimo giovane comprese ciò, si rifugiò nei deserti dei monti, e mentre attendeva la fine della persecuzione, mutò questa necessità in

scelta volontaria. Procedendo a poco a poco, trovò un monte roccioso, alle cui falde era una non grande spelonca chiusa da un masso. Dopo averlo rimosso, scorse nell'interno un grande vestibolo a cielo aperto; e una vecchia palma intrecciava i suoi larghi rami, mostrando una limpidissima fonte. Innamoratosi di quella dimora, che in certo modo gli veniva offerta da Dio,

10 FEBBRAIO

111 vi passò in preghiera e in solitudine tutta la vita (Girolamo, Vita di san Paolo eremita 4-6). PREGHIERA

Il nostro santo abba Paolo divenne il primo nel deserto e praticò l'ascesi senza interruzione, giorno e notte. Si esercitò nella pietà,

ottenne la vittoria con la forza di Cristo. Chiedi al Signore per noi, o grande santo abba Paolo, che il Signore che tanto hai amato rimetta i nostri peccati. LETTURE BIBLICHE

Eb 13,7-·25; lPt 5,1-14; At 15,12-21; Mc 9,33-41

SCOLASTICA (ca. 480-ca. 547), monaca

O

ggi le chiese d'oriente e d'occidente ricordano Scolastica, sorella di Benedetto da Norcia. Personaggio avvolto nel mistero, di Scolastica si conosce soltanto ciò che il biografo di Benedetto, Gregorio Magno, ha lasciato scritto nel secondo libro dei suoi Dialoghi. Essa era stata votata alla vita religiosa sin dall'infanzia, ed era solita far visita al fratello Benedetto a Montecassino una volta all'anno. In una delle più belle pagine dell'opera di Gregorio è descritto l'ultimo incontro fra Scolastica e il fratello. Questi, al calar della sera, voleva fare ritorno al proprio monastero, fedele alla Regola, ma Scolastica, che presentiva la propria fine ormai vicina, pregò il Signore di potersi intrattenere tutta la notte con Benedetto, per condividere con lui nella preghiera e nella conversazione la propria ricerca di Dio. La leggenda vuole che un improvviso temporale desse ragione alla preghiera di Scolastica: essa aveva prevalso, commenta Gregorio, sulla riluttanza di Benedetto, perché aveva saputo mostrare un amore più grande di quello del fratello. Scolastica ricorda a tutti noi che al di là delle leggi e delle regole che ci possiamo dare per camminare sulle tracce del Signore, non esiste via più sicura di una carità ardente e sincera per trovare la volontà di Dio sulle nostre vite.

TRACCE DI LETTURA

S

colastica rivolse a Benedetto questa preghiera: «Ti chiedo proprio per favore: non lasciarmi per questa notte, ma fermiamoci fino al mattino, a pregustare, con le nostre conversazioni, le gioie del cielo». Ma egli le rispose: «Ma co-

sa dici, sorella? Non posso assolutamente pernottare fuori del monastero». Alla risposta negativa del fratello, Scolastica poggiò sul tavolo le mani a dita conserte, vi poggiò sopra il capo, e si immerse in profonda orazione. Quando sollevò il capo dalla tavola, si scatenò una

11 FEBBRAIO

112

tempesta, e né il venerabile Benedetto, né i monaci che erano con lui poterono metter piede fuori del!' abitazione. Benedetto fu costretto a rimanere lì contro la sua volontà. E così trascorsero tutta la notte vegliando e si riempirono l'anima di santi discorsi. Non c'è da meravigliarsi che una donna, desiderosa di trattenersi più a lungo col fratello, abbia avuto più potere di lui perché, secondo l'insegnamento di Giovanni, «Dio è amore»; fu quindi giustissimo che potesse di più colei che amava di più (Gregorio Magno, Dialoghi 2,33 ). PREGHIERA

Dio di amore e di fedeltà, facendo memoria di Scolastica, monaca alla sequela di tuo Figlio, noi ricordiamo la potenza del tuo amore: concedici nella nostra vita comune di fratelli e di sorelle di riconoscere che la nostra forza deriva solo dall'amare di più. Per Cristo nostro Signore.

LETTURE BIBLICHE

lCor 7,25-35; Le 10,38-42. LE CHIESE RICORDANO ...

ANGLICANI: Scolastica, sorella di Benedetto, badessa di Plombarola CATTOLICI D'OCCIDENTE: Scolastica, vergine (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (2 amsir/yakk:atit): Paolo di Tebe, primo eremita LUTERANI: Friedrich Christoph Oetinger (tl 782), teologo nel Wilrttemberg MARONITI: Apollonia (t249), martire; Dorotea (Iv sec.), vergine e martire , ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI: Caralampo il Taumaturgo (t202), ieromartire

11 FEBBRAIO

BENEDETTO DI ANIANE (ca. 750-821), monaco

O

ggi nel calendario monastico occidentale ricorre la memoria di Benedetto di Aniane, riformatore del monachesimo nell'epoca carolingia. Nato verso la metà dell'vm secolo nel sud della Francia, ai confini con la Spagna, e battezzato con il nome di Vitiza, fu educato alla corte di Carlo Magno, dove assunse incarichi di prestigio al servizio del re. Scampato nel corso di una campagna militare alla morte mentre guadava un fiume con i.suoi commilitoni, egli si fermò nei pressi di Digione e si fece monaco, assumendo il nome di Benedetto. Qui cercò di applicare con rigore gli insegnamenti di Pacomio e di Basilio, finché non in-

11 FEBBRAIO

113

contrò la Regola di Benedetto da Norcia, che esercitò su diJui un profondo fascino. Insodddisfatto dei compagni con cui viveva in Borgogna, Benedetto si ritirò quindi in Linguadoca, sua terra d'origine, dove avviò un insediamento monastico nei pressi di Aniane. Il suo tentativo di dar vita a un monachesimo all'altezza della regola benedettina andava incontro ai disegni politici di Carlo Magno e del suo successore Ludovico il Pio, che fecero del monaco di Aniane il paladino di una riforma globale del monachesimo occidentale. Con tale riforma nell' 817 fu imposta l'adozione in tutto l'occidente della Regola di san Benedetto. Benedetto di Aniane morì l' 11 febbraio dell'anno 821 nel monastero di Inda, fatto costruire per lui dal sovrano nei pressi della corte di Aquisgrana. TRACCE DI LETTURA

S

appi, o padre amatissimo, che ormai sono giunto agli estremi e mi avvio verso la fine; non spero più di rivederti con questi occhi di carne. Colui che può rendere mondo un immondo, retto un peccatore, giusto un empio, faccia in modo che noi possiamo godere del regno eterno e ivi cantare un cantico nuovo assieme a tutti i santi. Intanto io ti supplico, o carissimo padre, che come hai avuto cura dei monaci che vivono nel monastero di Aniane, allo stesso modo, ora che l'anima mia si separa dal corpo, tu li consideri sempre di più nel tuo santo affetto. Ti affido tutti gli amici, i familiari, i parenti che vivono in quelle zone: fate tutto nella carità e nella discrezione. La santa Trinità vi custodisca e vi sia elargito il premio eterno (Benedetto di Aniane, dalla Lettera all'arcivescovo Nibridio). PREGHIERA

O Dio, che rinnovasti la vita monastica con l'insegnamento e l'esempio del santo abate Benedetto di Aniane, concedici, per sua intercessione, di conservare uno stile di vita

in tutto conforme all'insegnamento di Cristo, tuo Figlio, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. LETTURE BIBLICHE

Sof 2,3; 3,12-13; Mt 23,8-12 LE CHIESE RICORDANO ... CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Beata Maria vergine di Lourdes (calen-

dario romano e ambrosiano) Benedetto di Aniane, abate (calendario

monastico) (3 amsir/yak:katit): (VI sec. ?), monaco (Chiesa copto-ortodossa) Giulio (t352), papa di Roma (Chiesa copto-cattolica)

COPTI ED ETIOPICI

Giacomo di Palestina

LUTERANI:

Ugo di San Vittore (tl 141), dottore della chiesa in Francia; Benjamin Schmolk (tl 737), poeta in Slesia MARONITI:

Caralampo (t202), martire; Biagio di Sebaste (tea. 316), martire ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Biagio, arcivescovo di Sebaste e iero-

martire

12 FEBBRAIO

LE CHIESE RICORDANO ...

LUTERANI:

CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Eulalia di Barcellona (III-IV sec.), vergine e martire (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (4 amsir/yakkatit): Agapo (I sec.), uno dei 70 discepoli (Chiesa copta) Giovanni di Dabra Libiinos (t1559), monaco (Chiesa etiopica)

Valentin Ernst LOscher ( t 1749), teologo in Sassonia; Friedrich Schleiermacher (i'1834), teologo a Berlino MARONITI:

Melezio di Antiochia (t381), vescovo ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Melezio, arcivescovo di Antiochia

13 FEBBRAIO

GIORDANO DI SASSONIA (ca. 1185-1237), presbitero

!

domenicani ricordano oggi Giordano di Sassonia, biografo di Domenico di Guzman e suo successore alla guida dell'Ordine dei predicatori. Giordano era nato a Burgberg, in Sassonia, attorno al 1185, e si era trasferito a Parigi per studiare teologia. A Parigi, a seguito dell'incontro con Domenico, la sua vita cambiò profondamente. Un anno più tardi, Giordano entrò nell'Ordine domenicano insieme a Enrico di Colonia, suo carissimo amico. Alla morte di Domenico, Giordano di Sassonia assunse la guida del1' Ordine, consolidando e diffondendo ovunque l'attività dei Predicatori. Nel corso del suo ministero il numero dei conventi e dei frati venne decuplicato, si giunse a formulare le Costituzioni e a fornire un assetto stabile alla vita domenicana, in anni di grande fermento e instabilità spirituale. Giordano, uomo di profonda serenità e grande propagatore degli ideali evangelici che avevano guidato la vita e l'azione di Domenico, ebbe tra l'altro il merito di fornirci nel suo Libro sulle origini dei frati predicatori una delle rare vite di fondatori equilibrate e prive degli eccessi agiografici tipici dell'epoca medioevale. Egli morì naufrago, mentre tornava dalla Terra Santa, da una delle sue frequenti visite alle province dell'Ordine, il 13 febbraio del 1237.

14 FEBBRAIO

115 TRACCE DI LETTURA

C

ara sorella, è stato il tuo desiderio che ti ha spinta a scrivermi, e io dunque ti dirò qualcosa a proposito del santo desiderio. Carissima, il desiderio degli antichi padri invitò il tuo Sposo, Cristo Figlio di Dio, a venire a soffrire, ed egli venne. Invitato dai tuoi desideri alle tue gioie, come potrà non venire? Innalza tutti i tuoi desideri verso il cielo. Se vuoi imparare una lingua spirituale, vivi con il desiderio dei paesi del cielo, in modo che se avrai occasione di leggere un libro dal contenuto spirituale o ascoltare un predicatore, tu li possa comprendere. Il senso delle cose spirituali non può essere compreso da chi non è mai stato nelle regioni dello spirito (Giordano di Sassonia, dalle Lettere). PREGHIERA

O Dio,

tu hai voluto che il beato Giordano presentasse l'ideale domenicano come piena attuazione dell'Evangelo:

rendici testimoni fedeli e operosi del regno di Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. LETTURE BIBLICHE

Ef 4,1-7.11-13; Le 10,1-9 LE CHIESE RICORDANO ...

COPTI ED ETIOPICI (5 amsir/yakkatit): Apollo il Pastore (Iv sec.), monaco (Chiesa copto-ortodossa) Agrippina (rr sec. ), patriarca di Alessandria (Chiesa copto-cattolica) LUTERANI: Christian Friedrich Schwartz (tl 798), missionario in India MARONITI: Martiniano di Cesarea (Iv-v sec.), monaco ORTODOSSI E GRECO-CATIOLICI: Martiniano di Cesarea, monaco SIRO-OCCIDENTALI: Elia /II (tea. 723), patriarca di Antiochia

14 FEBBRAIO

CIRO, monaco, E GIOVANNI (tea. 303), martiri

L

a chiesa copta ricorda oggi il monaco Ciro e suo fratello Giovanni, martiri al tempo di Diocleziano assieme alle tre vergini Teodora, Teodossia e Teopista e alla loro madre Atanasia. Secondo gli antichi agiografi, Giovanni era soldato, mentre Ciro, dopo aver esercitato l'arte medica, si era ritirato in monastero. Entrambi originari di Alessandria, vivevano tuttavia nei pressi di Antiochia. Allo scoppio della persecuzione di Diocleziano, essi fecero ritorno ad Alessandria, dove incoraggiarono Atanasia e le sue tre figlie a rimanere salde nella confessione della fede. Attorno al 303 la situazione precipitò, vi furono arresti in massa, e

14 FEBBRAIO

116

sia le quattro donne che Ciro e Giovanni vennero condannati a morte, torturati e infine decapitati nel medesimo giorno. I loro corpi vennero dapprima posti nella chiesa di San Marco, ad Alessandria, e poi trasferiti a Menouthis, alla periferia della grande metropoli africana, dove attorno alla loro tomba si sviluppò uno dei più frequentati santuari del1' antichità. Ancora oggi il quartiere alessandrino ove sorgeva la loro tomba si chiama Abukir, dal nome di Ciro, venerato come grande guaritore per la fama di medico dei poveri che si era guadagnato in vita. Le reliquie di Ciro e Giovanni si trovano attualmente a Roma, dove sorgono diverse chiese dedicate ai due martiri egiziani. TRACCE DI LETIURA

LETIURE BIBLICHE

'Ssi ora riposano in questo sepolcro. Nobilmente andarono incontro al martirio per il Nome di Cristo, e per lui deposero le loro vite. Le loro reliquie erano poste in un medesimo luogo, e non potendo discernere quale fosse il corpo dell'uno, quale quello dell'altro, abbiamo deciso di prendere entrambi e di trasferirli nella chiesa dei Santi Evangelisti, facendo loro un sepolcro come conviene a dei martiri. Anche in futuro, allora, se Dio lo vorrà, potremo trovarci riuniti per rendere onore sia ai santi evangelisti sia ai beati martiri, i cui nomi sono Ciro e Giovanni (Cirillo di Alessandria, dalle Omelie).

Eb 12,3-14; lPt 4,12-19; At 7,44-8,1; Le 11,53-12,12

E

PREGHIERA

Riuniamoci, o amati, per lodare Cristo nostro re e venerare in vari modi i sapienti apa Ciro e Giovanni. Essi disprezzarono questo mondo e amarono Cristo Signore, per cui fu dato loro di sanare ogni malattia. Salute, o martiri del nostro Signore Gesù Cristo, salve, nobili lottatori, sapienti apa Ciro e Giovanni, rivestiti delle corone del martirio. Pregate il Signore per noi, apa Ciro e Giovanni, affinché rimetta i nostri peccati.

LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Cirillo (t869) e Metodio (t885), missionari presso gli slavi (vedi al 24 maggio); Valentino (tea. 269), martire a Roma ARMENI:

Purificazione della vergine Maria (vedi al 2 febbraio) CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo (calendario romano e ambrosiano) Valentino, presbitero e martire (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (6 amsir/yakkatit): Ciro e Giovanni, martiri (Chiesa coptoortodossa) Maria la peccatrice, che unse il Signore a Betania (Chiesa etiopica) LUTERANI:

Cirillo e Metodio, evangelizzatori in Boemia; Johann Daniel Falk (t1826), pedagogo in Sassonia ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Aussenzio del Monte Oxeia (t470), presbitero Marane ('tea. 410), eremita (Chiesa melkita; vedi al 9 febbraio) SIRO-ORIENTALI:

Marco, apostolo ed evangelista (Chiesa malabarese; vedi al 25 aprile) VETEROCATTOLICI:

Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo, evangelizzatori

15 FEBBRAIO LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Sigfrido (tl045), vescovo, apostolo della Svezia; Thomas Bray ("rt 730), presbitero, fondatore di società missionarie CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Onesimo (I sec.), discepolo dell'apostolo Paolo (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (7 amslr/yakkatit): Alessandro II (tea. 724), 43° patriarca di Alessandria (Chiesa copto-ortodossa)

Ciro e Giovanni (tea. 303), martiri (Chiesa copto-cattolica; vedi al 14 febbraio) LUTERANI:

Georg Maus ("!1945), testimone fino al sangue in Renania MARONITI:

Eusebio di Asicha

(IV-V

sec.), anacoreta

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI 1:

Onesimo, apostolo

16 FEBBRAIO LE CHIESE RICORDANO ...

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

(8 amslr/yakkatit): Ingresso di Cristo nel Tempio (vedi al 2 febbraio)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Wilhelm Schmidt (t 1924), testimone della fede in Germania centrale

Panfilo di Cesarea e compagni (tea. 307), martiri Nicola del Giappone (t1912), arcivescovo isapostolo (Chiesa russa) Giacomo (tl292), arcivescovo dei serbi (Chiesa serba)

17 FEBBRAIO

I SElTE FONDATORI DELL'ORDINE DEI SERVI DI MARIA (x111 sec.), religiosi

F

iorentini, mercanti di lana, ricchi, i sette santi fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria erano nati verso la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Amici fra di loro e appartenenti a un gruppo laico di fedeli particolarmente devoti alla Vergine che si dedicava al servizio dei poveri e de-

1 Le chiese appartenenti al patriarcato di Gerusalemme, di Mosca, di Serbia e di Georgia, e i monasteri del monte Athos, che seguono il calendario giuliano anche per le feste a data fissa, celebrano oggi l'Incontro del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

17 FEBBRAIO

118

gli ammalati, probabilmente verso il 1240 essi cominciarono a vivere insieme, poco fuori Firenze, nella povertà e nella preghiera, secondo un proposito di vita penitenziale. Adottata in seguito la regola di Agostino, alla ricerca di maggior solitudine, si stabilirono sul Monte Senario. Qui la comunità penitenziale divenne ufficialmente l'Ordine dei Servi di Maria, ordine ispirato al genere di vita narrato nei sommari degli Atti degli Apostoli, con un impegno di radicale povertà, di preghiera e di lavoro. Fra i sette santi i più noti sono Bonfiglio Monaldo, primo priore di Monte Senario, e Alessio Falconieri che, rifiutata l'ordinazione presbitera1e, morì il 17 febbraio 1310, più che centenario, e fu testimone della costituzione definitiva dell'Ordine dei Servi, avvenuta nel 1304. TRACCE DI LETIURA

i erano abbassati nell'umiltà: come Spersone forti tenevano la radice del[' amore nell'impegno che si erano preposto, così che potevano dire con David: «Ti amo, Signore, mia forza». Venivano sollevati dalla speranza delle cose eterne: come persone più forti alzavano nel momento della prova il vessillo della carità, così che potevano esclamare con Giobbe: «Anche se il mio Creatore mi ucciderà, spererò in lui». E infine furono consumati dalla carità: come persone fortissime toccavano l'apice dell'amore, contenti addirittura di essere flagellati: grandissima gioia provavano a soffrire per Cristo (Leggenda sull'origine dell'Ordine 39).

PREGHIERA

Signore Dio nostro, donaci la carità ardente dei sette santi fondatori che, uniti in un cuore e un'anima sola, a causa dell'Evangelo hanno abbandonato ogni cosa per vivere la comunione fraterna e servire la comunità ecclesiale di cui Maria è figura e primizia. Per Cristo nostro unico Signore. LETIURE BIBLICHE

Sir 44,1-2.10-15; Ef 4,1-6.15-16; Gv 17,20-24

JANANI LUWUM E COMPAGNI (t1977), martiri

J

anani Luwum nacque nel 1922 ad Acholi, in Uganda. Figlio della prima generazione di cristiani ugandesi, convertiti dai missionari britannici, da ragazzo aveva fatto, come tutti i suoi fratelli, il pastore delle pecore e delle capre che appartenevano alla sua famiglia di contadini. Il giovane Janani, tuttavia, mostrò una tale propensione ali' apprendimento che gli fu offerta la possibilità di studiare e di diventare insegnante. A 26 anni divenne anch'egli cristiano, e nel 1956 fu ordinato presbitero della locale chiesa anglicana. Eletto vescovo dell'Uganda settentrionale nel 1969, fu nominato arcivescovo dell'Uganda cinque anni

17 FEBBRAIO

119

più tardi, quando già infuriava il regime dittatoriale del generale Idi Amin. Luwum cominciò a esporsi pubblicamente, contestando la brutalità della dittatura e facendosi portavoce del malcontento dei cristiani ugandesi e di larghe fasce della popolazione. Nel 1977, di fronte al montare delle stragi di stato, l'opposizione dei vescovi si fece palese e vibrante. Il 17 febbraio, pochi giorni dopo che Idi Amin aveva ricevuto una dura lettera di protesta firmata da tutti i vescovi anglicani, il regime annunciò che Luwum era stato trovato morto in un incidente d'auto assieme a due ministri del governo ugandese. Alla moglie che insisteva perché non si recasse all'incontro con il dittatore, Luwum aveva detto, poche ore prima di morire: «Sono l' arcivescovo, non posso fuggire. Che io possa vedere in quanto mi accade la mano del Signore». TRACCE DI LETTURA

U:

n dottore, che aveva visto i corpi delle tre vittime durante il cambio della guardia, confermò che tutti e tre erano stati uccisi. Poi emersero alcuni dettagli sulle ultime ore del!' arcivescovo. Egli era stato preso dal centro di ricerca dello Stato, spogliato e spinto in una grande cella piena di prigionieri condannati a morte. Lo riconobbero, e uno di loro gli chiese la benedizione. Poi i soldati gli restituirono la veste e il crocifisso. Quindi tornò in cella, pregò con i prigionieri e li benedisse. Una grande pace e una grande calma scese su tutti loro, come testimoniò un sopravvissuto. Si dice anche che cercassero di fargli firmare una confessione. Altri hanno testimoniato che egli pregava a voce alta per i suoi carcerieri quando venne ucciso (Dal racconto di un testimone). PREGHIERA

Dio di verità, il tuo servo Janani Luwum ha camminato nella luce, e con la sua morte ha sconfitto le forze delle tenebre: liberaci dalla paura di coloro che uccidono il corpo, perché possiamo anche noi camminare come figli della luce,

per mezzo di colui che ha vinto la tenebra con la forza della croce, Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, un solo Dio, ora e sempre. LETTURE BIBLICHE

Sir 4,20-28; 2Tm 4,1-8; Gv 12,24-32 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Janani Luwum, arcivescovo dell'Uganda, martire CATTOLICI D'OCCIDENTE:

I 7 fondatori dell'Ordine dei Servi della beata vergine Maria (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (9 amsir/yakkatit): Bar~oma (v sec.), padre dei monaci della Siria (Chiesa copto-ortodossa) Proterio ( t457), patriarca di Alessandria e martire (Chiesa copto-cattolica) LUTERANI:

Johann Heermann (t1647), poeta in Slesia ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Teodoro il Coscritto (tea. 306), megalomartire Romano di Tarnovo (XIV sec.), monaco (Chiesa bulgara)

18 FEBBRAIO

BEATO ANGELICO (ca. 1400-1455), religioso e iconografo

N

el 1455 si spegne nel convento romano di Santa Maria sopra Minerva, fra' Giovanni di San Domenico, religioso domenicano passato alla storia come il Beato Angelico. Fra' Giovanni, che prima di entrare dai domenicani si chiamava Guido di Piero, era nato verso la fine del XIV secolo nei pressi di Firenze, in una famiglia poverissima. Entrato molto giovane nella Compagnia di San Niccolò, una confraternita fiorentina, il giovane Guido si era presto segnalato per le precoci e straordinarie doti di pittore. Stimato dai contemporanei per la dolcezza e la semplicità, Guido avvertì il bisogno di contribuire con tutta la sua vita al rinnovamento evangelico che in quegli anni era ormai divenuto un imperativo nella chiesa. Egli entrò così nel convento domenicano di Fiesole, appartenente al1' ala riformatrice dell'Ordine, e prestò il suo servizio di predicatore discreto e silenzioso, di teologo e di poeta ai suoi contemporanei. Ma fu soprattutto grazie ai suoi dipinti che il Beato Angelico seppe realizzare l'armonia tra la nascente arte rinascimentale e la purezza di cuore di un vero cercatore di Dio. Come ebbe a dire Michelangelo, fu la sua opera a fargli «meritare il cielo, per poter contemplare tutta la bellezza da lui raffigurata sulla terra». Dal 1438 fra' Giovanni si stabilì nel convento fiorentino di San Marco, di cui sarà più tardi nominato priore, assieme a tre confratelli pittori. In esso lAngelico e i suoi compagni ci hanno lasciato una delle espressioni più pure e sobrie dell'arte religiosa rinascimentale. Chiamato a Roma dai primi papi umanisti, fra' Giovanni morì nel convento del Maestro generale dell'Ordine. Secondo la leggenda, alla sua morte colò una lacrima dalla guancia di ciascuno degli angeli che l' Angelico aveva dipinto.

TRACCE DI LETIURA

C

on tutta la sua vita fra' Angelico cantò la gloria di Dio, che egli portava come un tesoro nel profondo del suo cuore, ed esprimeva nelle opere d'arte. Egli è rimasto nella memoria della chiesa e nella storia della cultura come uno straordinario religioso-artista. Figlio spirituale di san Domenico, con il pen-

nello espresse la sua «summa» dei misteri divini, come Tommaso d'Aquino li enunciò con il linguaggio teologico. Nelle sue opere i colori e le forme «si prostrano verso il tempio santo di Dio» e proclamano un particolare rendimento di grazie al suo Nome. L'eccezionale, mistico fascino della pittura di fra' Angelico ci obbliga afer-

19 FEBBRAIO

121 marci incantati davanti al genio, e a esclamare con il salmista: «Quanto è buono Dio con gli uomini puri di cuore!» (Giovanni Paolo II, da un'Omelia del 18febbraio 1984).

LETIURE BIBLICHE

Rm 8,5-11; Mt 5,16; 6,19-23; 7,17.20-21 LE CHIESE RICORDANO ... CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Patrizio (tea. 461), vescovo (calendario

PREGHIERA

Per un dono meraviglioso del tuo amore, o Dio, il beato Giovanni Angelico ha contemplato e insegnato con fervore operoso i misteri del tuo Verbo. Per sua intercessione conduci anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la bellezza della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

ambrosiano; vedi al 17 marzo) (10 amsir/yakkatit): Giacomo figlio di Alfeo, apostolo (Chiesa copta; vedi al 3 maggio)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Martin Lutero (t1546), riformatore a Wittenberg (vedi al 31 ottobre) MARONITI:

Leone il Grande (t461), papa e confessore (vedi al 10 novembre) ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Leone, papa di Roma Teodosio (tl696), arcivescovo di CerniV

gov (Chiesa russa)

19 FEBBRAIO

GIACOMO BARADEO (t578), pastore

L

a chiesa siro-occidentale ricorda oggi Giacomo Baradeo, dal cui nome deriva quello di chiesa «giacobita», attribuito agli antiocheni non calcedonesi dai loro detrattori. Giacomo nacque a Tella d'Mauzelat, in Siria, agli inizi del vr secolo. Divenuto monaco nel vicino monastero di Psilta, egli visse in un periodo difficile per le chiese di tradizione siriaca, profondamente lacerate dalla divisione tra calcedonesi e non calcedonesi, a detrimento spesso dei secondi, detti «monofisiti» per la loro cristologia. Giacomo si recò a Costantinopoli attorno al 528; l'imperatrice Teodora, anticalcedonese, e il patriarca di Alessandria Teodosio riconobbero in lui le qualità necessarie per ravvivare le comunità siro-occidentali, lasciate orfane dalla scomparsa di Severo di Antiochia. Giacomo era infatti un uomo rinomato per l'ascesi, l'erudizione e la capacità di rimanere saldo anche in situazioni di estrema tensione.

122

19 FEBBRAIO

Ordinato vescovo di Edessa da Teodosio, Giacomo percorse in lungo e in largo le regioni orientali, dall'Egitto alla Siria, giungendo sino all'Armenia e ai confini della Persia. Ovunque predicò l'Evangelo, confortò i cristiani perseguitati e ordinò presbiteri, al fine di creare le basi necessarie per una rinascita della sua chiesa. Per passare inosservato, egli si spostava travestito da venditore ambulante, da cui il suo soprannome di «Baradeo». Per la sua attività organizzatrice la chiesa siro-occidentale sopravvisse al periodo più difficile della sua storia, e gettò le basi per una futura rinascita. Baradeo morl nel monastero egiziano di Qasiiin il 30 luglio del 578. TRACCE DI LETIURA

/II)io, che hai fatto ogni cosa meV diante la tua potenza e hai fondato l'universo attraverso la volontà del tuo Unigenito, il quale ci ha rivelato la conoscenza della verità e ci ha fatto conoscere lo Spirito di tenerezza, di santità e di regalità, tu ci hai dato come pastore e medico delle nostre anime il tuo Figlio amato e Unigenito Verbo, Gesù Signore della gloria; con il suo sangue prezioso hai stabilito la tua chiesa e vi hai costituito l'ordine dei presbiteri, ci hai dato guide affinché possiamo essere graditi a te per la conoscenza del Nome del tuo Cristo, che si è moltiplicata ed è ormai diffusa per tutto l'universo.

Manda ora sul tuo servo qui presente lo Spirito santo e spirituale, affinché egli possa proteggere e servire la tua chiesa che gli è stata affidata: perché ordini i presbiteri, unga i diaconi, consacri chiese e altari, benedica le case, interceda efficacemente, guarisca, giudichi, salvi e liberi, sciolga e leghi, rivesta e svesta, riceva e separi. Donagli sapienza e intelligenza, perché sappia riconoscere la tua volontà regale, discernere il peccato e conoscere le norme della giustizia, e possa così risolvere i problemi più complessi e sciogliere tutti i legami con cui il male ci tiene prigionieri (Liturgia siriaca, Preghiera di ordinazione episcopale).

FILOTEA DI ATENE (1522-1589), martire

1

119 febbraio del 1589, muore dopo una lunga agonia Filotea di Atene, ricordata con il titolo di martire dalle chiese del Patriarcato di Costantinopoli. Nativa di Atene e battezzata con il nome di Regula, Filotea discendeva da una famiglia nobile e colta di cristiani. Questo le permise di ricevere un'approfondita preparazione culturale, che in lei si accompagnò sempre a una matura visione di fede. Sposatasi all'età di 14 anni con un ricco ateniese per volontà dei genitori, Regula rimase vedova dopo soli tre anni di matrimonio. Essa rinunciò a contrarre nuove nozze, trasformò una piccola chiesa dedicata

123

19 FEBBRAIO

a sant' Andrea in monastero e assunse il nome monastico di Filotea, dandosi a un'intensa attività educativa e caritativa. Filotea si dedicò alle donne meno agiate della città, soprattutto alle giovani senza protezione, che rischiavano sempre di essere fatte schiave dai dominatori turchi. In pochi anni fondò per loro laboratori, scuole, un ospedale, e pe1fino un ospizio per i poveri. Le parole e i gesti coraggiosi di Filotea a favore delle schiave suscitarono presto le ire dei potenti. Imprigionata e maltrattata, Filotea fu malmenata il 2 ottobre del 1588 durante la celebrazione della liturgia in un monastero cittadino, riportando tali danni fisici da avere irrimediabilmente pregiudicata la salute. Le spoglie mortali di Filotea riposano nella chiesa metropolitana di Atene, dove è ricordata tra le sante più amate della Chiesa di Grecia. TRACCE DI LETTURA

F

ilotea non aveva persone che la eguagliassero quanto alla carità e alla compassione verso i poveri e i malati. Essa distribuiva elemosine instancabilmente, al punto che le finanze del monastero furono ridotte talmente all'estremo che alcune sue sorelle cominciarono a mormorare. Filotea le esortò alla pazienza e a cercare anzitutto il regno di Dio. Spinta dalla fede e dalla compassione, e a dispetto del pericolo di rappresaglie, Filotea aveva offerto asilo nel suo monastero ad alcune schiave. Questa fu l'occasione buona per i turchi, i quali assalirono il monastero, si gettarono su di lei come bestie inferocite, e la trascinarono davanti al giudice per farla apostatare. Ma Filotea confessò con grande gioia che il suo desiderio più profondo era di subire il martirio per amore di Cristo (Dal Sinassario ortodosso).

Tu infatti, o madre, hai brillato con le buone azioni, hai lottato nella fede per amore del prossimo. Perciò, o Filotea, Cristo ti ha glorificata. LETTURE BIBLICHE

Gal 3,23-4,5; Mc 5,24-34 LE CHIESE RICORDANO ... CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Turibio de Mongrovejo (tl606), vescovo (calendario ambrosiano) Pantaleone, martire (calendario mozara-

bico) (11 amslr/yakkatit): Fabiano (t250), papa di Roma (Chiesa copto-ortodossa; vedi al 20 gennaio)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Peter Brullius (t1545), testimone fino al sangue nelle Fiandre MARONITI:

Archippo e Filemone (I sec.), apostoli PREGHIERA

Hai ricevuto l'illuminazione dei santi, o nobile, hai adornato la città di Atene con la tua ascesi e la tua grazia.

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Archippo, apostolo Filotea di Atene (Chiesa greca) SIRO-OCCIDENTALI:

Giacomo Baradeo, vescovo

20 FEBBRAIO LE CHIESE RICORDANO ...

MARONITI:

(12 amsir/yakk:atit): Gelasio di Palestina (v sec.), monaco (Chiesa copto-ortodossa) Fabiano (t250), papa di Roma (Chiesa copto-cattolica; vedi al 20 gennaio)

COPTI ED ETIOPICI

Giacomo (v sec.), discepolo di Marane, monaco e confessore; Leone (tea. 780), vescovo di Catania ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Leone, vescovo di Catania

LUTERANI:

Friedrich Weij3ler (tl937), testimone fino al sangue in Prussia

21 FEBBRAIO

PIER DAMIANI (1007-1072), monaco e pastore

N

ei calendari romano e ambrosiano si fa oggi memoria di Pietro (Pier) Damiani, eremita e vescovo nell'xr secolo. Pietro nacque a Ravenna nel 1007. Rimasto orfano in tenera età, egli compì gli studi classici a Faenza e a Parma grazie all'aiuto del fratello Damiano, dal quale, in segno di riconoscenza, assumerà il suo secondo nome. Cresciuto in mezzo ai fermenti dell' eremitismo sviluppatisi attorno alla figura di Romualdo, Pietro entrò non ancora trentenne nell'eremo di Fonte Avellana, di cui in seguito divenne priore e per il quale scrisse anche una regola. Negli anni avellaniti egli compose tra l'altro la Vita beati Romualdi, documento di fondamentale importanza per la conoscenza degli ideali monastici nell'xr secolo. Uomo di straordinario vigore, tendente all'estremo in tutte le sue attività, egli riuscì a contemperare nella propria vita una forte passione per la vita solitaria, di cui è forse il più convinto teorizzatore in occidente, e un impegno ecclesiale e politico che lo portò a girare l'Europa per fungere da paciere in situazioni difficili fra papi, vescovi, monaci e regnanti di ogni sorta. Pier Damiani si batté dapprima con parole veementi per la riforma dei costumi assai coffotti del clero; poi, eletto vescovo di Ostia e cardinale attorno al 1057, si mostrò invece un uomo capace di accondiscendere alle debolezze altrui al fine di ricomporre i conflitti più dolenti. Pur rinunciando al cardinalato dopo pochi anni per ritrovare la libertà

21 FEBBRAIO

125

e la pace, egli non cessò di compiere missioni conciliatrici ovunque ve ne fosse bisogno. Pier Darniani morl a Faenza, la notte tra il 22 e il 23 febbraio del l 072, di ritorno dall'ennesima missione a servizio della pace. Le sue spoglie mortali riposano nella cattedrale di Faenza. TRACCE DI LETTURA

C

hi darà una fontana di lacrime ai miei occhi? Velatevi, o mie pupille, nel pianto: guai a me che sono caduto! Le gocce del mare, l'arena del lido, non uguagliano la moltitudine dei miei peccati: essi sono più delle stelle e delle piogge, pesano più delle montagne. Sono indegno di vedere il cielo coi miei occhi, non merito di pronunciare con le mie labbra il nome di Dio. Mi sforza al pianto, ma il cuore resta di pietra. Insisto nella preghiera, ma lo spirito si perde altrove. Cerco la luce, ed ecco giungono le tenebre della mia mente perversa. Io piango questa mia povera anima ferita: tu che morendo annientasti l'impero della morte, risuscitala! Per le tue viscere di misericordia, ti prego: liberami dai lacci del peccato. Merito sdegno: largiscimi perdono, o fonte di pietà. Fammi sempre obbediente ai tuoi comandi, e guidami alla vita celeste, tu che con il Padre e con lo Spirito santo tutto disponi nelle nostre vite (Pier Damiani, dai Carmi).

all'amore di Cristo e camminiamo verso di te nella luce del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. LETTURE BIBLICHE

Ez 3,16-21; Le 12,32-34 LE CHIESE RICORDANO ... CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Pier Damiani, vescovo e dottore della chiesa (calendario romano e ambrosiano) Ilario di Poitiers (t367), vescovo (calendario mozarabico; vedi al 13 gennaio) COPTI ED ETIOPICI (13 amsir/yak:katit): Sergio di Atripe (III-IV sec.), martire (Chiesa copta) LUTERANI:

Lars Levi Laestadius ('t1861), testimone della fede in Lapponia MARONITI:

Eustazio (t337), patriarca di Antiochia e martire ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

PREGHIERA

Dio onnipotente, che in san Pier Damiani ci hai dato un maestro e un modello di vita interamente votata al servizio nella santa chiesa, fa' che non anteponiamo nulla

Timoteo dei Simboli (t795), monaco; Eustazio, patriarca di Antiochia Sava Il ('tl271), arcivescovo dei serbi (Chiesa serba) VETERO CATTOLICI:

Germano, abate, e Randoaldo (t675), monaco, martiri

22 FEBBRAIO CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO

I

l 22 febbraio gli antichi romani onoravano la memoria dei loro morti e mangiavano presso le loro tombe, attorno alla «cattedra» vuota riservata ai defunti per indicarne la presenza in mezzo ai familiari. Già nel 354 la Depositio martyrum, il più antico calendario della chiesa di Roma, testimonia la sostituzione di tale festa pagana con la memoria della cattedra di Pietro, cioè dell'inizio del suo episcopato romano. Più tardi furono celebrate due memorie della cattedra petrina, una il 18 gennaio, propria della Gallia e commemorante l'inizio del servizio episcopale di Pietro a Roma, e l'altra il 22 febbraio, memoria del suo ministero ad Antiochia. Con la festa odierna, attualmente celebrata dalla sola chiesa cattolica, si è voluto mantenere anche per Pietro, come si è fatto per Paolo, una seconda memoria che ne ricorda la specifica missione nella chiesa. La commemorazione dell'episcopato romano dell'apostolo è così l'occasione per sottolineare da un lato il fondamento apostolico della chiesa di Roma, dall'altro il servizio di presidenza nella carità che l'antica tradizione ha riconosciuto a Pietro e ai suoi successori, siano essi tutti i vescovi, come interpreta oggi l'ortodossia, siano invece i soli vescovi di Roma, secondo l'esegesi della Scrittura prevalsa in occidente.

TRACCE DI LETIURA

PREGHIERA

1 fondamento di ogni primato nella chiesa è Cristo. Ogni primato nell'umanità riscattata, prima di tutto del vescovo nella chiesa locale, ma anche del metropolita in mezzo ai suoi vescovi, del patriarca in mezzo ai suoi metropoliti, e infine del primo vescovo, quello di Roma, nella pentarchia ai tempi della chiesa indivisa, non è che un 'immagine precaria, sempre bisognosa di essere purificata, del primato del Signore-Amore. Primato di servizio, fino alla testimonianza, se necessario, del sangue e della morte (Olivier Clément, da Roma diversamente).

Concedi, Dio onnipotente, che tra gli sconvolgimenti del mondo non si turbi la tua chiesa, che hai fondato sulla roccia con la professione di fede dell'apostolo Pietro. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

1

LETIURE BIBLICHE

lPt 5,1-4; Mt 16,13-19

22 FEBBRAIO

127

MARGHERITA DA CORTONA (1247-1297), testimone

I

l 22 febbraio del 1297 conclude i suoi giorni terreni Margherita da Cortona, terziaria francescana. Nata nel 1247 a Laviano, sul lago Trasimeno, Margherita rimase presto orfana di madre. A disagio con la propria matrigna, essa fuggì, appena sedicenne, nel castello del conte Arsenio di Montepulciano, con il quale visse per dieci anni. Quando l'uomo che amava incontrò precocemente la morte durante una partita di caccia, Margherita fu respinta sia dalla propria famiglia sia da quella di Arsenio. Abbandonata da tutti e con un figlio da allevare, nato dalla relazione con il nobile toscano, la giovane fu accolta da due nobildonne di Cortona, che la indirizzarono ai frati minori, presso i quali trascorrerà gran parte della sua vita. Aiutata dai francescani, Margherita segnò a sua volta profondamente la loro spiritualità con una vita di grande austerità e di totale dedizione agli ultimi. Donna di grande carità e mistica della passione di Cristo, da cui attingeva la forza per amare, Margherita fu all'origine di innumerevoli iniziative a favore di poveri e ammalati, nei quali non si stancò mai di cercare il volto del suo Signore. Essa si spense all'età di cinquant'anni in una piccola cella nella rocca sovrastante Cortona, delusa dalle decisioni dei capitoli francescani che ormai si allontanavano dal rigore degli inizi, ma ritenuta da tutti un modello di vita evangelica. TRACCE DI LETTURA

1f, Signore le disse in visione: «Cosa 1 domandi di me, Margherita, martire mia?». «Signore mio, perché mi chiami martire, quando io non ho patito per amor tuo nulla di aspro?». Il Signore le rispose: «Il tuo martirio è il timore che hai di perdermi e di offendere me, tuo Creatore; ma io ti dico che sei la nuova luce data a questo mondo e illuminata da me». A queste parole l'umile Margherita esclamò: «Signore, scenda su di me la tua misericordia, perché non sia tenebra in questo mondo, ma fa' che io risplenda della tua luce, tu che sei la mia luce». E il Signore a lei: «Non è forse vero, figlia mia, che tu per amor mio ti sei privata di ogni gioia della terra? E che per amore mio sei pronta ad

affrontare ogni sofferenza? Non racchiudi forse nel tuo cuore, per amore mio, tutti i poveri del mondo?» (fra' Giunta Bevignati, Leggenda di Margherita da Cortona 10,16). PREGHIERA

O Dio, che non vuoi la morte del peccatore ma la sua conversione, come hai richiamato santa Margherita dalla via della perdizione a quella della salvezza, concedi anche a noi di liberarci dalle catene del peccato per dedicarci totalmente al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,

23 FEBBRAIO

128

nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

LUTERANI:

LETTURE BIBLICHE

MARONITI:

Bartholomaus Ziegenbalg (t1719), evangelizzatore in India Cattedra di Pietro ad Antiochia

Ez 18,21-23.27-28; Le 15,1-10

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

LE CHIESE RICORDANO ... CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Cattedra di Pietro, apostolo COPTI ED ETIOPICI (14 amsir/yakkatit): Severo di Antiochia (t538), vescovo (Chiesa copto-ortodossa; vedi al1'8 febbraio)

Ritrovamento delle reliquie dei santi martiri nel quartiere di Eugenio a Costantinopoli (395-408) Ritrovamento delle reliquie di Innocenza di Irkutsk (1805; Chiesa russa) SIRO-OCCIDENTALI:

Cattedra di Pietro ad Antiochia

23 FEBBRAIO

POLICARPO DI SMIRNE (tea. 167), pastore e martire

A

ttorno al 167, in Asia minore, muore martire Policarpo, vescovo di Smirne. Nato attorno agli anni '70 del I secolo da genitori cristiani, di lui Ireneo di Lione, che fu suo discepolo, ci dice che conobbe l'apostolo Giovanni e altri che avevano visto il Signore. Verso l'anno 100, Policarpo fu scelto come vescovo della chiesa di Smirne. Esercitò il suo ministero con totale dedizione e con un amore degno degli insegnamenti ricevuti dall'apostolo Giovanni, il «discepolo amato». Quando Ignazio, in viaggio verso il martirio, fece sosta in quella città, Policarpo lo accolse e lo sostenne. Nel 154 egli si recò a Roma per discutere l'annosa questione della data della Pasqua con papa Aniceto. Pur non avendo trovato un accordo, i due vescovi rimasero in comunione e si separarono in pace celebrando un'agape fraterna. Tornato a Smirne, al termine di una lunga vita di fedeltà e di amore per il Signore, Policarpo subl il martirio, benedicendo Dio di averlo reso degno di partecipare al calice di Cristo «per la resurrezione alla vita eterna». Il racconto della sua morte (la sua passio), uno dei testi più toccanti dell'antichità cristiana, vede nel martirio la realizzazione della piena sequela di Cristo e nei martiri «i discepoli e gli imitatori del Signore per l'amore immenso al loro re e maestro».

23 FEBBRAIO

129 TRACCE DI LETTURA

P

olicarpo, levati gli occhi al cielo, disse: «Signore Dio onnipotente, Padre dell'amato e benedetto Figlio tuo Gesù Cristo, per mezza del quale abbiamo ricevuto la conoscenza di te, sii benedetto per avermi giudicato degno in questo giorno e in quest'ora di prender posto nel novero dei martiri, nel calice del tuo Cristo per la resurrezione alla vita eterna di anima e corpo nell'incorruttibilità dello Spirito santo. Che io fra essi sia accolto oggi al tuo cospetto come sacrificio a te gradito, così come tu, il Dio veritiero e alieno da menzagna, hai in precedenza disposto e manifestato e compiuto. Per questo al di sopra di tutto io ti lodo, ti benedico, ti glorifico tramite l'eterno e celeste tuo sommo sacerdote e Figlio amato Gesù Cristo, mediante il quale sia gloria a te con lui e con lo Spirito santo, ora e per i secoli a venire. Amen» (Martirio di Poli carpo 14). PREGHIERA

Dio onnipotente, che hai dato al tuo servo Policarpo la franchezza di confessare il Nome del nostro salvatore Gesù Cristo davanti ai potenti di questo mondo e il coraggio di morire per la fede in lui:

accorda anche a noi la prontezza necessaria per rispondere della fede che è in noi e per accettare con gioia di soffrire per amore del nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, un solo Dio, ora e sempre. LETTURE BIBLICHE

Sap 5,15-20; Ap 2,8-11; Gv 12,24-26 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Policarpo, vescovo di Smirne, martire CATIOLICI D'OCCIDENTE:

Policarpo, vescovo e martire (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (15 amsir/yakkatit): Pafnuzio (Iv sec.), monaco (Chiesa copta) LUTERANI:

Policarpo, vescovo e martire in Asia Minore MARONITI:

Policarpo, martire ORTODOSSI E GRECO-CATIOLICI:

Policarpo, vescovo di Smirne, ieromartire Giovanni Petrizi (XI-XII sec.; Chiesa georgiana) VETEROCATIOLICI:

Policarpo, vescovo e martire

24 FEBBRAIO FRANCISCA NUNEZ DE CARBAJAL (m. 1590), martire ebrea

N

el 1590, a Città del Messico, viene arsa viva Francisca Nufiez de Carbajal. Francisca, appartenente alla celebre famiglia dei Carbajal, conversos messicani di origine portoghese fra i quali spiccavano illustri uomini politici nelle colonie americane, era stata denunciata perché continuava a professare la propria fede ebraica. Di fronte al suo fermo rifiuto di abiurare la religione dei suoi padri, Francisca fu imprigionata e sottoposta ripetutamente a torture per più di tre anni, prima di essere mandata pubblicamente al rogo. A uno a uno, tutti i membri della famiglia Carbajal seguiranno la stessa sorte di Francisca, fino a quando, il 26 marzo del 1601, toccherà all'ultima sorella di Francisca, Mariana, l'onore della morte a motivo della propria fede nel Dio d'Israele.

TRACCE DI LETIURA

M

a come posso cantare in questo mondo per me così vuoto? Come posso suonare con queste misere mani contorte? Dove sono i miei morti? Li cerco, mio Dio, anche nel letame, in ogni mucchio di cenere... Oh, ditemi dove siete.

Gridate da ogni lembo di terra, da sotto ogni pietra, gridate dalla polvere, dalle fiamme, dal fumo è il vostro sangue, la vostra linfa, il midollo delle vostre ossa, è la vostra carne, la vostra vita! Gridate, gridate forte! (Yitzhak Katzenelson, da Il canto del popolo ebraico massacrato).

KIDÀNA MEl:IRAT

1

116 del mese di yakkatit, e in tono minore il 16 di ogni mese dell'anno, i cristiani di Etiopia fanno memoria del Kidana Me'IJ,rat, ovvero del «patto di misericordia», che secondo un'antichissima tradizione Gesù avrebbe fatto con sua madre, promettendole di salvare tutti coloro che sarebbero ricorsi alla sua intercessione. Il Kidana Me'IJ,rat costituisce una delle più importanti feste dell' anno liturgico etiopico. Esso è segno della forte accentuazione mariana nella spiritualità popolare delle chiese orientali. Tuttavia, al cuore della celebrazione che oggi ha luogo in tutta l'Etiopia, vi è soprattutto l'affermazione della misericordia di Dio rivelata attraverso Gesù Cristo, di cui

25 FEBBRAIO

131

la Vergine non è che un'umile serva. Il Kidàna Me"IJ,rat, allora, è più che mai una festa in cui si annuncia il cuore stesso dell'Evangelo. TRACCE DI LETTURA

(16 amsir/yakkiitit): Elisabetta, madre di Giovanni il Battista (Chiesa copta) Michele al-Buf:zayrf (t1923), monaco (Chiesa copto-ortodossa) Kidtina Mef:zrat (Patto della misericordia; Chiesa etiopica)

COPTI ED ETIOPICI

S

alve a te, Patto di Misericordia, mia speranza che giustifichi il peccatore e che cerchi una sola pecora che fa smarrita tra le novantanove. Salve a te, Patto di Misericordia, colonna che il Signore eresse, affinché tu sia segno di salvezza per tutti i peccatori, fortifica l'amore!

LUTERANI:

Mattia, apostolo; Johann Christoph Blumhardt (t1880), testimone della fede nel Wiirttemberg ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Salve a te, Patto di Misericordia, oro, corona di ogni bene; tu sei il tesoro del povero e la ricchezza che è in cielo. LETTURE BIBLICHE

Primo e secondo ritrovamento della testa del santo Profeta, Precursore e Battista Giovanni (452) Demetrio di Vologda (t1392), monaco (Chiesa russa) Giorgio di Kratovo (tl515), neomartire (Chiesa serba)

Gal 4,lss.; 2Gv 4ss.; At l,13ss.; Le l,39ss.

SIRO-OCCIDENTALI:

LE CHIESE RICORDANO ...

SIRO-ORIENTALI:

Matteo, evangelista (vedi al 21 settembre) Mattia, apostolo (Chiesa malabarese)

CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Mattia, apostolo (calendario mozarabico; vedi al 14 maggio)

VETEROCATTOLICI:

Mattia, apostolo

25 FEBBRAIO

ROBERTO D'ARBRISSEL (ca. 1045-1116), monaco

N

el 1116, in Francia, muore Roberto d' Arbrissel,. eremita, predicatore itinerante e fondatore dell'Ordine di Fontevraud. Nato adArbrissel, nella diocesi bretone di Rennes, verso la metà dell'XI secolo, Roberto era pienamente partecipe delle contraddizioni all'Evangelo che caratterizzavano la chiesa del suo tempo. Ma recatosi a Parigi per compiere gli studi, egli fu toccato dall'esigenza di riforma che si andava profilando nella chiesa, e iniziò un autentico cammino di conversione.

25 FEBBRAIO

132

Fece ritorno in diocesi, ma il suo cambiamento non fu gradito, e fu costretto a ritirarsi in solitudine. Teologo erudito, dotato di un'eloquenza straordinaria, egli visse un tempo di deserto, durante il quale si radunarono attorno a lui numerosi discepoli. Fra essi vi furono soprattutto gli emarginati dalla società e dalla chiesa, come i lebbrosi o le mogli dei parroci abbandonate agli inizi della riforma gregoriana. Roberto diede quindi inizio al suo ministero di predicatore itinerante, trascinando al proprio seguito una folla di uomini e donne di ogni condizione, che accettarono di farsi poveri per Cristo. Nel 1101 Roberto, ritenuto un folle da molti vescovi e potenti del suo tempo, stimò opportuno dare ai suoi discepoli una dimora permanente, che stabilì nella foresta di Fontevraud, dove suddivise la nuova comunità in quattro nuclei: le donne, i monaci, i penitenti e i lebbrosi. L'Ordine misto che ne scaturì fu un ordine prevalentemente femminile: gli uomini avevano il compito di proteggere le donne, ma la direzione delle comunità era affidata a queste ultime. Roberto trascorse gli ultimi anni della sua vita continuando a predicare e difendendo ovunque quanti erano vittime di sfruttamento e di sopraffazione. TRACCE DI LETTURA

R

oberto fece chiamare l'arcivescovo di Bourges e gli disse: «Signore, tu sei il mio caro padre, il mio arcivescovo. Sai come sempre ti ho amato e ti ho obbedito. Sai anche come per amor tuo sia venuto a stabilirmi in questa regione. Desidero manifestarti la volontà del mio cuore. Non desidero essere sepolto né a Betlemme, né a Gerusalemme, né a Cluny. Non desidero altro luogo che il cimitero di Fontevraud. Ma non ti chiedo affatto di essere sepolto in monastero o nei chiostri, ma in mezzo ai miei fratelli poveri, nel cimitero. Là sono sepolti, infatti, i miei buoni presbiteri e chierici, i miei amati laici e le mie sante vergini. Là riposano i miei poveri lebbrosi, là i compagni del mio pellegrinaggio terreno, coloro che mi hanno seguito per amore di Dio, quanti hanno portato assieme a me stenti e fatiche, miserie e calamità, disfacendosi

di ogni loro bene all'udire la mia predicazione. Se sarò sepolto in tale luogo, i viventi lo ameranno di più e su di esso verranno a invocare la misericordia del Signore (Dalla Vita di Roberto d' Arbrissel). LE CHIESE RICORDANO ...

(17 amsir/yaldcatit): Menna di al-Asmanayn (VII sec.), monaco e martire (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Walburga (t779), badessa in Francia MARONITI:

Felice III (t492), papa ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Tarasio Ct806), arcivescovo di Costantinopoli Alessio (tl378), metropolita di Russia (Chiesa russa) Procoro il Georgiano (t1066), monaco (Chiesa georgiana)

26 FEBBRAIO

LE CHIESE RICORDANO ...

MARONITI:

(18 amsir/yakkatit): Melezio (t381), patriarca di Antiochia (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Matilde di Magdeburgo (tea. 1283), mistica in Sassonia (vedi al 19 novembre)

Porfirio di Gaza ("!"420); Alessandro (t344), vescovo di Alessandria ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Porfirio, vescovo di Gaza Simeone il Mirovlita Ctl1%), padre di Sava (Chiesa serba)

27 FEBBRAIO

GREGORIO DI NAREK (ca. 945-1010), monaco e innografo

S

econdo gli antichi sinassari armeni, in questa data veniva un tempo celebrata la memoria di Gregorio di Narek, monaco e innografo vissuto tra il x e l'xI secolo. Nato probabilmente nell'odierno villaggio di Narek, nei pressi del lago di Van, in Armenia, attorno al 945, Gregorio rimase presto orfano della madre. Affidato dal padre al locale monastero, Gregorio vi trascorrerà tutta la vita. Lì egli ricevette una ricchissima formazione dall'igumeno Anania, che gli permise di leggere tutte le grandi opere patristiche, sia greche che orientali, e di nutrire la sua meditazione quotidiana con un immenso tesoro di letture spirituali. In un incessante alternarsi di lavoro e di preghiera, Gregorio cominciò a manifestare una forte propensione a rielaborare la tradizione ricevuta in un linguaggio poetico fra i più alti della storia cristiana. Compose così, per chiunque glielo chiedesse, inni, trattati, commenti alla Scrittura, panegirici; fu un predicatore amato e apprezzato dai più dotti ma anche dai più semplici. Il suo Libro di preghiere è uno dei massimi capolavori della letteratura cristiana. Nerses di Lambron lo definirà «un angelo rivestito di un corpo». La chiesa armena ricorda Gregorio assieme ai «santi traduttori» nella prima metà di ottobre. TRACCE DI LETTURA

Tu sei questo meraviglioso canto 1 nel quale noi troviamo il nostro impulso,

musica al cui seno le forme sono costruite. Tu sei il segreto del pensiero

134

27 FEBBRAIO grazie a cui tutto insieme è in movimento, ogni ~plendore si trova in te riunito come nell'anfora si accostano le canne.

Dio del mezzogiorno che domini sugli astri (Gregorio di Narek, dal Libro di preghiere).

abbi misericordia, o Padre di clemenza, per la croce, la passione e la morte di tuo Figlio. Chi per primo emise la voce di lamentazione di questo cantico di lacrime, che tale farmaco di salvezza ci somministrò per la vita, sia egli nel tuo nome guarito, o Forte. E insieme a lui possiamo noi pure essere iscritti, ritrovandoci con lui tra i beati.

PREGHIERA

LETTURE BIBLICHE

Ora, per le parole di supplica dei lettori di questo libro,

lCor 12,4-11; Mt 7,6-12

Tu sei il dito del cipresso che indica la via e le tue sopracciglia sono riunite in un sol arco.

GEORGE HERBERT (1593-1633), presbitero

giorno, la Chiesa d'Inghilterra ricorda un altro grande poeI ltamedesimo cristiano: George Herbert. Nato nel 1593 nell'aristocratica famiglia dei Pembroke, George si recò a Cambridge nel 1614, dove studiò fino a diventare fellow del Trinity College. Divenuto a soli venticinque anni pubblico oratore all'università e membro del parlamento, Herbert sembrava destinato alla carriera politica, quando, stupendo tutti, decise di ritirarsi presso la comunità «monastica» di Little Gidding per prepararsi all'ordinazione diaconale. Dopo il suo matrimonio, George fu ordinato presbitero e gli fu assegnata la parrocchia di Bermerton, nei pressi di Salisbury, dove visse il resto· della sua breve vita. A Bermerton egli cercò soprattutto di alimentare la vita spirituale dei suoi parrocchiani attraverso la recita quotidiana dell'ufficio delle ore, e mediante la composizione di una grande quantità di inni e di poemi liturgici. A dispetto della prematura morte, giunta quando era appena quarantenne, egli ci ha lasciato un patrimonio poetico inestimabile, che lo pone di diritto fra i massimi innografi cristiani. Herbert morì in questo giorno, nel 1633. TRACCE DI LETTURA

L

ascia, o Signore, quando il tuo tetto avrà nascosto la mia anima che in un tal luogo io possa porre il nido;

allora di un peccatore liberato ti sarai, e io del bisogno di sperare e di temere. Ma a modo tuo: di certo le tue vie sono migliori.

28 FEBBRAIO

135 Distendi o contrai il tuo povero debitore: non sarà che un modo di accordarmi il seno per rendere la musica migliore. Che io voli con gli angeli, o cada con la polvere, gli uni e l'altra han fatto le tue mani, e là io sono; la tua potenza e il tuo amore, il mio amore e la mia fede rendono ogni luogo la terra dell'incontro (George Herbert, da The Temper). PREGHIERA

Attraverso colui che ha deposto la sua vita per noi e vive e regna con te, ora e sempre. LETIURE BIBLICHE

Ml 2,5-7; Ap 19,5-9; Mt 11,25-30 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

George Herbert, presbitero e poeta (19 amsir/yakkatit): Traslazione delle reliquie di Marciano, monaco (Chiesa copto-ortodossa) Pietro Il (t380), 21° patriarca di Alessandria (Chiesa copto-cattolica)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

O Dio, pastore del tuo popolo, il tuo servo George Herbert ha manifestato il servizio amorevole di Cristo nel suo ministero di pastore delle tue pecore: attraverso questa eucaristia alla quale abbiamo preso parte risveglia in noi l'amore di Cristo e mantienici fedeli alla nostra vocazione cristiana.

Patrick Hamilton ('t1528), testimone fino al sangue in Scozia MARONITI:

Taleleo di Gabala (tea. 460), eremita; Procopio il Decapolita (tea. 750) ORTODOSSI E GRECO-CATfOLICI:

Procopio il Decapolita, monaco e confessore Cirillo (t869), monaco e apostolo degli slavi (Chiesa rnssa e Chiesa serba; vedi al 24 maggio)

28 FEBBRAIO

MARTIN BUCERO (1491-1551 ), testimone

I

l 28 febbraio 1551 muore esule a Cambridge Martin Bucero, riformatore della chiesa di Strasburgo. Era nato a Sélestat, in Alsazia, da una famiglia umile. Essendo un giovane con spiccate qualità intellettuali, l'unica via possibile nella sua povertà per poter studiare era entrare in convento, e così avvenne nel 1506, quando Martin fu accolto dai domenicani della sua città natale. I suoi superiori lo mandarono dieci anni dopo ad affinare la sua conoscenza teologica presso i domenicani di Heidelberg; fu nell'univer-

28 FEBBRAIO

136

sità di quella città che Bucero conobbe Martin Lutero e fu conquistato alla causa riformatrice. Uscito dapprima dall'Ordine, ma rimasto prete secolare, Bucero fu tuttavia scomunicato quando si sposò con Elisabeth Silbereisen. Perseguitato per le sue idee luterane, egli si rifugiò nel 1523 a Strasburgo, dove divenne il principale protagonista della riforma nel capoluogo alsaziano. Nei venticinque anni dedicati alla riforma, Bucero fu un predicatore convinto del ritorno all'Evangelo in tutti gli aspetti della vita ecclesiale. Egli organizzò il sinodo locale, grazie al quale tentò poi di creare una rete di piccole «comunità cristiane» confessanti, che dovevano costituire nei suoi intenti le unità evangeliche di base della chiesa, secondo il modello degli Atti degli Apostoli. Ma Bucero fu anche un sincero uomo di pace. Egli si adoperò in tutti i modi per tenere unite le varie anime della Riforma, per reintegrare gli anabattisti e per giungere a un'intesa con i teologi romani. Esiliato nel 1549 su ordine di Carlo V, Bucero terminò la sua vita a Cambridge, dove diede il proprio contributo alla revisione del Prayer Book anglicano. Alla sua morte, la chiesa di Strasburgo non seguì le sue idee, ma aderì all'ortodossia luterana. TRACCE DI LETIURA

F

ratelli, per quanto riguarda il primo punto della nostra riforma, cioè la predicazione della parola di Dio, dobbiamo ringraziare incessantemente l'onnipotente ed eterno Dio per la sua immensa grazia e misericordia, perché in questi ultimi tempi egli ha mediante la sua sovrabbondante grazia riacceso in noi a tal punto la luce del suo santo Evangelo e ci ha salvati e liberati da errori e idolatrie orrendi e perniciosi. Ecosì anche l'insegnamento è talmente radicato nella parola di Dio che non abbiamo coscienza di alcun errore in nessun articolo di fede, ma abbiamo predicato, sul fondamento della santa Scrittura, secondo le nostre capacità, in modo limpido e chiaro, il puro Evangelo, dal momento in cui Dio ci ha portati a questa vera conoscenza. La questione, tuttavia, non è solo che

la parola sia predicata fedelmente, ma soprattutto che la gente orienti la propria vita conformemente ad essa, perché non sono gli uditori della parola, ma i facitori di essa che saranno beati. Cristo stesso dice per questo: «Insegnate loro a osservare tutte le cose che vi ho comandate»; in altre parole la gente, attraverso una tale predicazione, sia indotta a cambiare vita, a convertirsi a Dio col cuore (Martin Bucero, Le carenze e i difetti delle chiese 2, 1). LE CHIESE RICORDANO ...

(20 amsir/yakkatit): Pietro II (t380), 21° patriarca di Alessandria (Chiesa copto-ortodossa) GabraMar'iiwi e KeflaMiiryiim (XIV-XV sec.), monaci (Chiesa etiopica)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Martin Bucero, riformatore a Strasburgo e in Inghilterra

137

29 FEBBRAIO

MARONITI:

VETEROCATTOLICI:

Cira e Marana di Siria (tea. 450), vergini

Romano e Lupicino (v sec.), abati

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Basilio il Confessore ('fca. 750), compagno di Procopio il Decapolita

29 FEBBRAIO

GIOVANNI CASSIANO (ca. 360-ca. 435), monaco

L

e chiese ortodosse ricordano oggi Giovanni Cassiano, monaco e trasmettitore della vita monastica dal deserto egiziano all'occidente cristiano. Nato intorno al 360, probabilmente alla foce del Danubio, dopo aver ricevuto un'educazione classica Giovanni intraprese un viaggio in oriente, assieme all'amico Germano, per conoscere la vita dei monaci in quelle terre. Egli soggiornò a Betlemme e per due volte percorse i deserti egiziani della Tebaide, dove dimorò per diversi anni. I suoi ricordi e le conversazioni sulla vita monastica avute con i padri del deserto daranno più tardi origine ai libri delle Conferenze spirituali e delle Istituzioni cenobitiche, opere che ebbero grande importanza nella storia della spiritualità e alle quali Benedetto nella sua regola rimanda chi desidera progredire nel cammino monastico. Verso il 399, Cassiano si recò a Costantinopoli presso Giovanni Crisostomo e nel 404, dopo la messa al bando di quest'ultimo, fu prima a Roma e poi in Gallia. Fondato a Marsiglia nel 415 il monastero di San Vittore, egli vi rimase fino alla morte, avvenuta verso il 435, guidando i suoi monaci e componendo le sue opere di spiritualità monastica. TRACCE DI LETTURA

L

a Scrittura chiama la nostra libertà a diversi gradi di maturità nella fede. È vero, essa loda coloro che temono Dio, e promette loro di poter giungere per mezzo del timore a una beatitudine perfetta. Tuttavia, essa dice anche: «Nell'amore non c'è timore, al contrario l 'amore peifetto scaccia il timore; perché

il timore suppone un castigo e chi teme non è peifetto nell'amore». Chi avrà posto le proprie fondamenta sulla peifezione di una tale carità, potrà elevarsi a un grado ancor più eccellente e più sublime: il timore dell'amore. Esso non nasce dalla paura del castigo, né dal desiderio della ricompensa, ma dalla grandezza stessa del/' amore. È un misto di rispetto e di attenzione

29 FEBBRAIO

affettuosa, come quella che un.figlio ha per un padre pieno di misericordia, un fratello per il fratello, un amico per l'amico, la sposa per lo sposo. Un tale timore non sta in apprensione né per i colpi né per i rimproveri che può ricevere. Ciò che esso teme, è soltanto di ferire l'amore anche con la più piccola ferita (Giovanni Cassiano, Conferenze spirituali 11,12-13).

138 ed espongono una scienza di salvezza, o Cassiano dalla mente divina. Noi dunque a te gridiamo: eleva suppliche per tutti coloro che ti acclamano. LE CHIESE RICORDANO ... COPTI ED ETIOPICI

(21 amsir/yakkatit):

Onesimo (I sec.), discepolo dell'apostolo Paolo (Chiesa copta) LUTERANI:

PREGHIERA

Aderendo instancabilmente a Dio con digiuni e veglie, ti sei messo al di sopra di ogni concupiscenza, o beato. Incessantemente illuminato da ascensioni di bellezza, hai fatto scaturire rivi di dottrina che irrigano i cuori dei credenti

Suitberto (t713), evangelizzatore in Bassa Renania MARONITI:

Cassiano, monaco ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Cassiano il Confessore, monaco Germano di Dobrugia (tea. 405), monaco (Chiesa romena)

Martirologio del mese di

MARZO

1 MARZO LE CHIESE RICORDANO ...

LUTERANI:

Martin Moller (t1606), poeta in Slesia

ANGLICANI:

David (tea. 601), vescovo di Menevia, patrono del Galles CA'ITOLICI D'OCCIDENTE:

Niceforo (?),martire (calend. mozarabico) (22 amsir/yakkatit): Marilta (Iv sec.), vescovo (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

MARONITI:

Domnina di Cirro (v sec.); Eudocia la Samaritana (II sec.) ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Eudocia, monaca e martire

2 MARZO AGNESE DI BOEMIA (1211-1282), monaca

I

l 2 marzo del 1282, torna al Padre Agnese di Boemia, nel piccolo monastero che lei stessa aveva fondato sul modello di San Damiano ad Assisi. Tredicesima figlia del re di Boemia, Agnese era stata a più riprese destinata a sposare potenti principi di altre case reali, secondo il costume del tempo. Problemi politici prima, e poi la morte del padre, avevano vanificato i progetti che altri avevano pensato sulla sua vita. Ma l'evento decisivo per la futura scelta di Agnese di farsi celibe per il regno dei cieli fu l'arrivo a Praga nel 1225 dei primi francescani, quando la giovane principessa non aveva ancora quindici anni. Da loro Agnese apprese dell'esperienza di Chiara e delle minori di San Damiano, e ne rimase conquistata. Cominciò così un cammino di abbassamento, che la portò a servire i poveri e i bisognosi per le vie della capitale boema. Per amore della radicalità evangelica che ormai aveva intuito di poter seguire, Agnese ebbe il coraggio di rifiutare il matrimonio che l' avrebbe resa imperatrice, e diede inizio nel 1234, in accordo con la stessa Chiara di Assisi, a un convento damianita nel cuore di Praga. Come Chiara, anche Agnese dovette a lungo lottare per vedere riconosciuto dalla chiesa il diritto a vivere sine proprio, nell' «altissima e santa povertà». Ottenuto ciò che aveva pazientemente richiesto e atteso, e dopo aver dato vita a diverse iniziative a favore dei poveri e degli ammalati, Agnese visse gli ultimi anni ritirata nella sua comunità, sottomessa alle sorelle, rifiutando qualsiasi titolo o ruolo che potesse porla al di sopra di esse.

2 MARZO

142

TRACCE DI LETTURA

PREGHIERA

risto è lo splendore della gloria eterna, la luminosità della luce senza fine e lo specchio senza macchia. Guarda ogni giorno questo specchio, o regina, sposa di Cristo, e guarda incessantemente in lui il tuo volto, per ornarti tutta intera, interiormente ed esteriormente, avvolgendoti in stoffe variegate, ornandoti altresì dei fiori di tutte le virtù, come conviene alla figlia e alla sposa amatissima dell'unico Sovrano. In questo specchio risplende la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità, come potrai tu stessa contemplare in esso, per grazia di Dio. Considera il principio dello specchio: la povertà di colui che è stato deposto in una mangiatoia e avvolto in fasce. O mirabile umiltà, stupefacente povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, riposa in una mangiatoia. In mezzo allo specchio, considera l'umiltà, la beata povertà, le fatiche innumerevoli che egli ha sopportato per redimere il genere umano. E alla fine del medesimo specchio, contempla l'ineffabile carità con la quale ha voluto soffrire sulla croce e morire la morte più infame di tutte. È questo specchio, appeso al legno della croce, che si rivolge ai passanti indicando loro cosa sia necessario considerare: «0 voi tutti che andate per la strada, guardate e vedete se c'è un dolore come il mio dolore» (Chiara di Assisi, dalle Lettere ad Agnese).

O Dio, che hai ispirato alla beata Agnese da Praga di anteporre al fascino della dignità regale l'umiltà della croce, concedici, per sua intercessione, di volgere sempre il nostro animo alle cose di lassù, nel distacco dalle cose della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

C

LETTURE BIBLICHE

lPt 4,7-11; Mt 16,24-27 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Chad (t672), vescovo di Lichfield, missionario COPTI ED ETIOPICI (23 amsir/yakkatit): Eusebio il Capitano (III-IV sec.), martire (Chiesa copta) LUTERANI:

John Wesley (tl 791), predicatore del risveglio in Inghilterra (vedi al 24 maggio) MARONITI:

Giovanni Marane (vrr sec.), primo patriarca maronita ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Esichio il Palatino (tea. 303), martire; Teodoto (t315), vescovo di Kyrenia Ermogene il Taumaturgo (t1612), patriarca di Mosca (Chiesa russa)

3 MARZO

LE CHIESE RICORDANO ...

CATTOLICI D'OCCIDENTE: Emiterio e Cheledonio (III sec.), martiri (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (24 amsir/yakkatit): Agapito (Iv sec.), vescovo (Chiesa copta) LUTERANI: Giovanni Federico il Magnanimo ('f 1554), sostenitore della Riforma in Sassonia

MARONITI: Tommaso d'Aquino (tl274; vedi al 28 gennaio) ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI: Cleonico, Eutropio e Basilisco (IX sec.), martiri Nicola (tl591), patriarca dei georgiani (Chiesa georgiana)

4 MARZO

GERASIMO DEL GIORDANO (tea. 475), monaco

L

e chiese ortodosse ricordano oggi Gerasimo del Giordano, monaco del deserto palestinese. La sua storia, ricostruita in base a una Vita anonima e ad aneddoti riportati dal Prato spirituale di Giovanni Mosco, rimane in larga parte avvolta nel mistero. Gerasimo nacque probabilmente verso la fine del IV secolo nella provincia di Licia, ed entrò giovane in un cenobio dell'Asia Minore. Attratto dalla fama degli anacoreti che in quel tempo popolavano il deserto palestinese, si recò nel deserto di Giuda per seguirne le tracce. Ma presto molti discepoli cominciarono a chiedergli di rimanere con lui. Gerasimo, allora, diede vita a un monastero nei pressi di Gerico, al quale erano legati una settantina di eremi nel deserto. In questo modo, ai più giovani era offerta la possibilità di apprendere la purificazione del cuore nella carità fraterna, mentre gli anziani potevano dedicarsi alla solitudine dell'eremo, alla ricerca dell' «uomo nascosto del cuore». A Gerasimo, uomo di grande carità e comunione, è legata anche. la celebre storia del leone che, guarito dall'anziano, gli rimase fedele fino alla morte. Quando Gerasimo morì, l'animale si lasciò a sua volta morire sulla tomba del monaco giordanita. La laura di Gerasimo rimase fino al XIII secolo uno dei centri più importanti del monachesimo palestinese.

5 MARZO

144

TRACCE DI LETTURA

PREGHIERA

T Tn giorno, mentre abba Gerasimo U passeggiava presso la riva del

Cittadino del deserto e angelo rivestito di carne, tu sei diventato un taumaturgo, o nostro padre teoforo Gerasimo. Attraverso il digiuno, le veglie e la preghiera, tu hai ricevuto il dono di grazia della guarigione sia dei corpi che delle anime di coloro che a te si sono rivolti con fede. Sia gloria a colui che ti ha dato la forza! Gloria a colui che ti ha incoronato! Gloria a colui che attraverso di te ha accordato a tutti la guarigione!

Giordano, gli si fece incontro un leone. Ruggiva forte a causa della sua zampa, perché era stato punto dalla spina di una canna e la zampa era gonfia e piena di pus. Vedendo l'anziano, il leone gli si accostò e gli mostrò la zampa ferita dalla spina, con aria implorante. Nel vederlo in questo stato l'anziano si mise a sedere, gli prese la zampa e con un taglio tolse la spina e molto siero. Poi gli disinfettò accuratamente la ferita, gli fasciò la zampa e lo congedò. Ma il leone guarito non lasciò più l'anziano. Quando abba Gerasimo se ne andò al Signore e fu seppellito dai padri, il leone vide e sentì abba Sabazia che si prostrava e piangeva sul sepolcro; si prostrò anche lui, batté forte il capo per terra e ruggì. Poi, all'improvviso, morì sulla tomba dell'anziano (Giovanni Mosco, Il prato spirituale 107).

LE CHIESE RICORDANO ... CAITOLICI D'OCCIDENTE:

Casimiro (tl484; calendario romano) (25 amsir/yakkiitit): Archippo, Filemone e Appia (I sec.), martiri (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Elsa Brandstrom (t1948), testimone della fede in Finlandia MARONITI:

Paolo e Giuliana (tea. 273), martiri; Gerasimo del Giordano, monaco ORTODOSSI E GRECO-CAITOLICI:

Gerasimo del Giordano, monaco

5 MARZO LE CHIESE RICORDANO ... COPTI ED ETIOPICI Osea (VIII sec.

(26 amsir/yakkatit): a.C.), profeta (Chiesa

MARONITI:

Conone d'Isauria (III sec.), martire; Alberto Magno (tl283)

copta)

ORTODOSSI E GRECO-CAITOLICI:

LUTERANI:

Conone d'lsauria, martire

Jakob Hermann Friedrich Kohlbrugge Ctl 875), predicatore in Renania

6 MARZO LE CHIESE RICORDANO ...

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

(27 amsir/yakkatit): Eustazio (t337), patriarca di Antiochia (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

I 42 martiri di Amorio (t838) VETEROCATTOLICI:

Fridolino (vn-vm sec.), monaco ed evangelizzatore

LUTERANI:

Crodegango di Metz (t766), vescovo in Lorena

7 MARZO PERPETUA E FELICITA (t203), martiri

erpetua e Felicita facevano parte di un gruppo di catecumeni impriPgionati a Cartagine durante la persecuzione di Settimio Severo. La loro passio è uno dei testi più commoventi dell'antichità cristiana. Essa ci rivela la consapevolezza con cui i martiri si preparavano a ricevere la morte: secondo la loro stessa testimonianza, infatti, la fonte della loro forza e della loro fierezza non era altro che il Cristo che viveva e soffriva con loro e in loro. Perpetua, giovane di famiglia patrizia, era madre di un bambino ancora in fasce quando fu arrestata. Felicita, invece, che era una schiava, era incinta. Tre giorni prima del martirio Felicita diede alla luce una bambina, e mentre soffriva nel travaglio del parto un carceriere le disse: «Se ora soffri così, cosa farai quando sarai gettata alle fiere?». Ma essa rispose: «Adesso sono io che soffro, ma là sarà un altro a soffrire per me dentro di me, perché anch'io ora soffro per lui». Perpetua, a sua volta, quando ricevette il battesimo in carcere scrisse: «Lo Spirito di Dio mi ha ispirato di impetrare dall'acqua nient'altro che la saldezza della carne nelle sofferenze del martirio». Morirono martiri a Cartagine nel 203. La loro popolarità fu subito enorme, e i loro nomi aprono l'elenco dei martiri nominati nel Canone romano. TRACCE DI LETIURA

S

iccome la folla chiedeva che Perpetua, Felicita e i loro compagni venissero portati nell'arena, essi si levarono spontaneamente e si portarono be-

ne in vista dove li voleva la folla; non prima, però, di essersi scambiati il bacio, così da affrontare il martirio con questo gesto di pace. O fortissimi e beatissimi martiri! Ve-

8 MARZO

146

ramente chiamati ed eletti ad aver parte nella gloria del Signore nostro Gesù Cristo! Com'è giusto e necessario che chi onora, riconosce e adora il suo Nome legga anche queste testimonian-. ze a edificazione della chiesa: affinché anche i nuovi atti di virtù testimonino che un unico e sempre medesimo Spirito santo è tuttora operante, e con esso l'onnipotente Dio Padre e il Figlio suo Gesù Cristo nostro Signore, al quale è gloria e immensa potestà nei secoli dei secoli (Passione di Perpetua e Felicita 21).

LETIURE BIBLICHE

Sir 51,1-12; Mt 10,28-33 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Perpetua, Felicita e compagni, martiri a

Cartagine CATIOLICI D'OCCIDENTE:

Perpetua e Felicita, martiri (calendario romano e mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (28 amsir/yakkatit): Teodoro il Greco (III-IV sec.), martire (Chiesa copta) LUTERANI:

PREGHIERA

Signore Dio, sii lodato per Perpetua e Felicita, che hanno trovato in te la forza di resistere ai persecutori e di sostenere nella fede i tormenti della morte: il loro amore fino al martirio orienti il nostro sguardo verso la gloria e la luce da esse condivise con Gesù risorto, vivente nei secoli dei secoli.

Perpetua e Felicita, martiri a Cartagine ORTODOSSI E GRECO-CATIOLICI:

I 7 vescovi di Cherson (rv sec.), iero-

martiri I 9 bambini di Kola, martiri (Chiesa

georgiana) SIRO-ORIENTALI:

Tommaso d'Aquino (i'1274; Chiesa malabarese; vedi al 28 gennaio) VETEROCATIOLICI:

Perpetua e Felicita, martiri

8 MARZO

GIOVANNI DI DIO (1495-1550), testimone

I

l discernimento della propria vocazione non sempre passa per vie piane e lineari. Lo testimonia Giovanni di Dio, di cui oggi ricorre la festa secondo il Calendario romano. Nato nel 1495 a Montemoro-Novo, in Portogallo, Giovanni Ciudad subì un primo grosso trauma quando, non ancora decenne, fu sottratto misteriosamente e per sempre alla sua famiglia, e fu condotto a fare il pastore in Spagna, a Oropesa. Arruolatosi in seguito nell'esercito spagnolo, egli percorse con scarsa fortuna e diverse disavventure la carriera militare, finché non decise

8 MARZO

147

di lasciare le armi per fare il venditore ambulante di libri a Granada. Secondo il suo biografo, qui avvenne l'incontro determinante con la predicazione di Giovanni di Avila: ne fu folgorato a tal punto che decise di diventare una sorta di folle per Cristo. Dopo un drammatico periodo trascorso in manicomio, egli ne uscì con una sola idea per la propria vita: assistere gli ammalati e i poveri abbandonati di Granada. Giovanni, che aggiunse a questo punto la qualifica «di Dio» al proprio nome, divenne il riferimento fondamentale per gli emarginati della città, e a lui cominciarono a unirsi altri uomini desiderosi di servire Cristo nei poveri e negli infermi. Giovanni di Dio morì l' 8 marzo del 1550, e dopo la sua morte, sebbene egli mai avesse cercato di fondare un ordine religioso, grazie al suo esempio nacquero i «Fatebenefratelli», così chiamati dal saluto con cui Giovanni e i suoi discepoli erano soliti mendicare aiuto per i loro malati nelle vie di Granada. TRACCE DI LETTURA

P

er vincere il mondo, il diavolo e la carne, è necessario non confidare in se stessi, perché si cadrà mille volte al giorno in peccato, ma confidare solo in Gesù Cristo e unicamente per il suo amore e per la sua bontà non peccare, né mormorare, né fare del male, né danno al prossimo, ma desiderare per il prossimo ciò che vorremmo facessero a noi; e desiderare che tutti si salvino; e amare e servire solo Gesù Cristo per quello che lui è, e non per timore dell'inferno (Giovanni di Dio, Lettera alla duchessa di Sessa). PREGHIERA

Signore, che in san Giovanni di Dio hai fatto risplendere la tua misericordia, concedi anche a noi di esprimere con le opere la sua carità verso i poveri e i malati per essere accolti fra gli eletti nel tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,

nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. LETTURE BIBLICHE

Gc 2,14-17; Mt 25,31-45 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Edward King (t1910), vescovo di Lincoln; Felice ("f647), vescovo, apostolo degli Angli orientali; Geoffrey Studdert Kennedy Ctl929), presbitero, poeta CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Giovanni di Dio, religioso (calendario romano) COPTI ED ETIOPICI (29 amsTr/yakkatit): Policarpo (tea. 167), vescovo di Smirne, martire (Chiesa copta; vedi al 23 febbraio) LUTERANI:

Tommaso d'Aquino (tl274), dottore della chiesa in Italia (vedi al 28 gennaio) MARONITI:

Francesca Romana ('1"1440), monaca; Giovanni di Dio ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Teofllatto ('f 842), vescovo di Nicomedia e confessore

9 MARZO

I 40 MARTIRI DI SEBASTE (t320)

O

ggi in molte chiese d'oriente ricorre la memoria dei 40 martiri di Sebaste, che il Martirologio Romano ricorda il 1O marzo e la chiesa armena il sabato dopo la metà della quaresima. La dodicesima legione dell'esercito romano era accampata agli inizi del IV secolo nella cittadina armena di Sebaste. Di fronte all'ordine dell'imperatore Licinio, il quale aveva comandato a tutti i militi romani di offrire sacrifici agli dei, quaranta soldati opposero un fermo rifiuto, a motivo della loro fede cristiana. Immediatamente processati, essi furono condannati a morire di freddo, dopo esser stati lasciati completamente nudi su di un lago gelato dal rigore dell'inverno. La vicenda dei 40 martiri di Sebaste fu presto narrata e proposta come esempio di testimonianza comunitaria resa a Cristo fino al dono della vita. Nell'iconografia tradizionale si sottolinea l'aiuto reciproco che i 40 martiri si prestm·ono gli uni agli altri di fronte alla morte ormai certa. Secondo la tradizione, fu Ernrnelia, madre di Basilio di Cesarea, a far costruire la prima chiesa dedicata alla loro memoria, che si estese rapidamente a tutte le chiese cristiane.

TRACCE DI LETIURA

PREGHIERA

uand'ebbero udito la sentenza, si levarono con gioia sino all'ultimo i mento, e corsero verso la morte che li attendeva nel lago gelato, esortandosi l'un l'altro come per la condivisione d'un bottino: «Non è di abiti comuni che ci siamo spogliati, bensì dell'uomo vecchio, quello che si corrompe nei piaceri illusori. Ti ringraziamo, Signore, perché con queste vesti abbiamo deposto il peccato. Eravamo stati rivestiti a causa del serpente, ora siamo spogliati a motivo di Cristo. Cosa daremo in cambio al Signore che per primo si è spogliato per noi? Rude è l'inverno, ma com'è dolce il paradiso! Doloroso il gelo, ma com'è piacevole la consolazione! Sopportiamolo un poco, e sarà il seno di Abramo a riscaldarci» (Basilio, dall'Omelia 19).

David esclamava profeticamente nei salmi: «Siamo passati per il fuoco e per l'acqua, poi ci hai tratti fuori al refrigerio». Voi, martiri di Cristo, con le opere stesse avete adempiuto questa parola: siete passati per il fuoco e per l'acqua, e siete entrati nel regno dei cieli. Intercedete dunque, o quaranta lottatori, perché ci sia donata la grande misericordia. LETIURE BIBLICHE

Eb 12,1-10; Mt 20,1-16

9 MARZO

149

CATERINA DA BOLOGNA (1413-1463), monaca

N

el 1463 muore a Bologna Caterina Vegri, monaca clarissa. Caterina è una figura spirituale emblematica del periodo rinascimentale. Figlia di una ricca famiglia bolognese, educata alla corte estense, all'età di 14 anni lasciò la corte per unirsi a un gruppo di donne animate dal desiderio di vivere radicalmente l'Evangelo nella vita comune e nella preghiera. Nel 1434, alla comunità del Corpus Domini- così si chiamava il gruppo di donne a cui Caterina si era unita - venne imposta, su forte pressione della gerarchia ecclesiastica, l'adozione della regola di santa Chiara. L'evento, in parte traumatico per la contemporanea immissione di tre monache clarisse garanti delle decisioni pontificie, fu vissuto con semplicità da Caterina, che seppe far tesoro degli elementi evangelici presenti nella spiritualità francescana per arricchire e integrare il proprio itinerario vocazionale. Donna di profonda vita interiore, Caterina sentì il dovere di mettere per iscritto i frutti della propria esperienza di fede per aiutare le novizie a lei affidate ad affrontare la lotta spirituale. Nei suoi scritti trapela la sapiente compaginazione di tutto ciò che Caterina ha ricevuto: conoscenza del mondo e dei suoi problemi, devotio moderna, insegnamenti della tradizione monastica e spiritualità francescana; ogni cosa è letta alla luce di quella che per la santa bolognese è l'arma principale della lotta spirituale: la familiarità con le Scritture. Scelta nel 1456 come badessa per la nuova fondazione di Bologna, Caterina fece ritorno nella città in cui era nata, dove visse gli ultimi sette anni di vita guidando le sorelle alla conoscenza dell'umiltà e della misericordia divine.

TRACCE DI LETIURA

Q

uando Dio per la sua clemenza si degnava di far visita alla mia mente, subito me ne accorgevo per questo segno infallibile e verace: cioè che egli era preceduto dalla santa aurora della sua umiltà la quale, entrando in me, immediatamente mi faceva abbassare il capo interiore ed esteriore, al punto che mi pareva d'esser la radice principale di tutte le colpe passate, presenti e future. E cos~ giudicandosi la mia mente cagione di qualunque difetto avesse

riscontrato nelle sue vicine, io conservavo vero amore e dilezione nei loro riguardi. E allora sopraggiungeva il radiante sole e il fuoco cocente, il Cristo, e con l'umiltà ricevuta la mia anima si riposava in pace senza bisogno d'altro mezza, tanto da poter dire: «0 alta nullità, il tuo agire è tanto forte, che apri tutte le porte ed entri all'infinito» (Caterina da Bologna, da Le armi della lotta spirituale 7).

10 MARZO

150

PREGHIERA

LE CHIESE RICORDANO ...

Dio nostro Padre, donaci la sapienza d'amore che illuminò santa Caterina da Bologna, sposa fedele del tuo Figlio; fa' che portando ogni giorno la nostra croce sperimentiamo i benefici della resurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

ARMENI:

Amenawag (tl335), neomartire CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Francesca Romana (tl440), religiosa (calendario romano) COPTI ED ETIOPICI (30 amsir/yakkatit): Ritrovamento della testa di Giovanni il Battista (452; Chiesa copta) LUTERANI:

Bruno di Querfurt (tl009), vescovo in Polonia (vedi al 19 giugno) MARONITI:

I 40 martiri di Sebaste ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

LETIURE BIBLICHE

I 40 martiri di Sebaste

Ct 8,6-7 (oppure 2Cor 4,6-10.16-18); Le 10,38-42

SIRO-ORIENTALI:

I 40 martiri di Sebaste

10 MARZO

LE CHIESE RICORDANO ... COPTI ED ETIOPICI

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

(1 baramhat/maggabit):

Gregorio ("1"604), papa di Roma (Chiesa copto-cattolica; vedi al 3 settembre)

Quadrato di Corinto e compagni (t258), martiri VETEROCATTOLICI:

I 40 martiri di Sebaste

LUTERANI:

140 soldati di Sebaste (t320), martiri in Armenia (vedi al 9 marzo)

11 MARZO

SOFRONIO DI GERUSALEMME (tea. 638), pastore

N

ativo di Damasco, Sofronio aveva ricevuto un'istruzione ragguardevole che gli aveva permesso di assimilare in profondità i classici antichi, soprattutto le tragedie greche, nonché la ormai ampia letteratura cristiana dei primi secoli. Egli fu un uomo dotato di un'ampia gamma d'interessi e versato in

11 MARZO

151

molte professioni e discipline. Interessato allo studio delle Scritture, si recò nel monastero palestinese di San Teodosio, dove strinse una duratura amicizia con Giovanni Mosco, del quale divenne figlio spirituale e che gli dedicherà più tardi il suo Prato spirituale. Assetato di ulteriori incontri e conoscenze, Sofronio si recò assieme a Giovanni in Egitto, dove conobbe i grandi dotti e gli spirituali dell'epoca, divenendo poco alla volta un fine teologo. La sua vita assunse una direzione decisiva con il suo ritorno in Palestina: fattosi monaco, dopo qualche anno, nel 634, fu eletto patriarca di Gerusalemme. In questa veste, egli contribuì in modo sapiente al dibattito teologico, senza cedere ai poco convincenti compromessi che alcuni avanzavano per riavvicinare sostenitori e oppositori del concilio di Calcedonia. Ma, soprattutto, Sofronio difese i cristiani palestinesi dall'avanzata araba, grazie a un sapiente connubio di mitezza, franchezza e diplomazia. Accanto ai suoi scritti dogmatici, egli ci ha lasciato importanti opere agiografiche e liturgiche. Si deve probabilmente a lui la prima versione degli Improperi del Venerdì santo impiegati poi per secoli nelle liturgie occidentali. TRACCE DI LETTURA

O

meraviglia! Perché esito a dire il mistero? Un tempo la croce precedeva la resurrezione; ora, invece, se l'è presa come guida e precorritrice. O meraviglioso scambio! Coloro che hanno celebrato prima la lietissima solennità della resurrezione, vedendo seguire ad essa la beata esaltazione della croce, hanno la sua potentissima compagnia che cammina con loro durante i viaggi di terra e che naviga con loro sul mare, che presiede all'universale salvezza, difende da ogni avversità e con i fatti mostra che la sua forza onnipotente ha abbracciato tutti i confini della terra, riempie tutto e giunge senza fatica dappertutto, salvando i fedeli dalle difficoltà,facendo risplendere la salvezza per i credenti e rendendo inefficaci i piani di tutti i nemici (Sofronio di Gerusalemme, Omelie 3,2). PREGHIERA

Dalla tua bocca di teologo hai fatto risuonare insegnamenti su Dio,

beatissimo Sofronio, parlando in modo chiarissimo del Padre senza principio, del Figlio anch'egli senza principio e dello Spirito santo ad essi coeterno, e con sapienza hai definito la dottrina del Verbo. Per l'intercessione dei tuoi santi, o Dio, abbi pietà di noi e salvaci. LETTURE BIBLICHE

Eb 13,7-16; Mt 5,14-19 LE CHIESE RICORDANO ...

(2 baramhat/maggabit): Macrobio (III-IV sec.), vescovo di Niciu, martire (Chiesa copta)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Pionio (i'250), martire in Asia Minore MARONITI:

Sofronio di Gerusalemme, vescovo ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Sofronio, patriarca di Gerusalemme Sofronio di Vraca (i'1813), vescovo e confessore (Chiesa bulgara)

12 MARZO

MASSIMILIANO DI TEVESTE (t295), martire

marzo del 295 viene eseguita in Numidia la condanna a morte I ldel12giovane Massimiliano di Teveste, primo obiettore di coscienza cristiano al servizio militare. Giunto all'età prescritta dalla legge, Massimiliano oppose un netto rifiuto allorché fu chiamato a compiere, come tutti i cittadini romani, il servizio di leva nell'esercito. Arrestato, egli fu chiamato in giudizio nel foro. Alle domande del proconsole che gli chiedeva per quale ragione si opponesse al servizio militare, Massimiliano rispose, con molta semplicità e fermezza, che in coscienza non riteneva compatibile l'Evangelo con l'esercizio di qualsiasi forma di violenza. Per timore che un simile atteggiamento potesse diffondersi tra i cristiani, ormai numerosi nell'impero, Massimiliano fu condannato alla pena capitale, immediatamente eseguita. La sua presenza nel Martirologio Romano risuona come un perenne monito per tutti coloro che ritengono di poter compaginare con disinvoltura le esigenze radicali del1'Evangelo con gli ordinamenti imposti dalle società umane. TRACCE DI LETTURA

Tl proconsole Diane disse: «Come ti 1 chiami?». Massimiliano rispose: «Ma perché vuoi sapere il mio nome? Io non posso servire nell'esercito, perché sono cristiano». Il proconsole disse: «Preparatelo». Mentre lo preparavano, Massimiliano replicò: «Non posso servire nel!' esercito, non posso fare

del male: sono cristiano». Diane disse: «Servi nell'esercito, se non vuoi morire». Massimiliano rispose: «Non servo, mozzami pure il capo; io non milito nel1' esercito di questo mondo, ma in quello del mio Dio». Il proconsole disse: «Chi ti ha indotto a questo?». Rispose: «Il mio animo, e colui che mi ha chiamato» (dagli Acta Maximiliani).

SIMEONE IL NUOVO TEOLOGO (ca. 949-1022), monaco

1

1 12 marzo del 1022, nel monastero di Santa Marina, sulla riva asiatica del Bosforo, conclude i suoi giorni terreni Simeone il Nuovo Teologo, monaco e spirituale tra i più amati nell'oriente cristiano. Solo l'evangelista Giovanni e Gregorio di Nazianzo sono stati soprannominati, prima di lui, «teologi». Nella tradizione bizantina tale titolo indica coloro che hanno ricevuto la conoscenza di Dio attraverso un'esperienza personale e che sono stati capaci di trasmetterla alla chiesa.

12 MARZO

153

Simeone nacque attorno al 949 in Asia Minore, e fu inviato ancora giovane a Costantinopoli per perfezionare gli studi. Poco attratto dalla possibile carriera che gli si prospettava presso la corte bizantina, Simeone conobbe un tempo di dubbi e di ricerche. La sua vita cominciò ad assumere un certo ordine quando egli incontrò il monaco Simeone del celebre monastero costantinopolitano di Studio. Sotto la guida dell'anziano studita, Simeone imparò l'arte della preghiera senza distrazioni. Dalla sua intensa esperienza di preghiera, egli attinse la certezza che l'amore di Dio è effuso nel cuore dei credenti mediante il dono dello Spirito. Divenuto monaco e poi igumeno del monastero di San Marna, egli fu soprattutto un sapiente trasmettitore di questa semplice certezza che gli derivava dalla propria personalissima esperienza di incontro con Dio. Poco compreso negli ambienti della capitale, Simeone fu costretto all'esilio sulla riva asiatica del Bosforo. Qui egli raccolse vecchi e nuovi discepoli nel nuovo monastero di Santa Marina, e si dedicò fino alla morte alla loro guida, attraverso scritti spirituali e liturgici di grandissimo valore. TRACCE DI LETTURA

PREGHIERA

ona il Paraclito, o Salvatore; mandalo, come hai promesso, mandalo anche ora a chi ti cerca e attende il tuo Spirito. Non tardare, o compassionevole, non trascurare, o misericordioso, non dimenticare chi ti cerca con l'anima assetata. Non privare me, indegno, di questa vita e non disprezzarmi, o Dio, non abbandonarmi. Le tue viscere di pietà io ti presento, ti metto davanti la tua misericordia e ti offro, o mediatore, il tuo amore per gli uomini. Non ho faticato, non ho compiuto opere di giustizia, tu però non mi hai trascurato: mi hai cercato e mi hai trovato (Simeone il Nuovo Teologo, dall'Inno 41).

Sei divenuto un teologo della trascendente e incomprensibile Trinità, e hai brillato della Luce triuna, o ispirato. Dall'alto ti fu data una bocca di sapiente e da essa sono fluiti fiumi di teologia. Abbeverandoci ad essi, noi gridiamo di gioia: «Rallegrati, o giusto, Simeone dalla mente divina».

D

LE CHIESE RICORDANO ... CATIOLICI D'OCCIDENTE:

Gregorio Magno (t604), papa (calendario mozarabico; vedi al 3 settembre) COPTI ED ETIOPICI (3 baramhat/maggabit): Cosma III (t933), 58° patriarca di Alessandria (Chiesa copto-ortodossa) Eufrasia (IV sec.), martire (Chiesa copto-cattolica) LUTERANI:

Gregorio Magno, vescovo a Roma

154

13 MARZO MARONITI:

VETEROCATTOLICI:

Gregorio Magno, papa e confessore ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Gregorio Magno, vescovo e dottore della chiesa

Teofane di Singriana (t817), igumeno SIRO-ORIENTALI:

Gregorio Magno, papa (Chiesa malabarese)

13 MARZO LE CHIESE RICORDANO ..•

LUTERANI:

CATfOLICI D'OCCIDENTE:

Leandro (t600/601), vescovo di Siviglia (calendario mozarabico) COPTI ED ETIOPICI (4 baramhiit/maggabit): Concilio di Djazirah Beni 'Omr (II sec.; Chiesa copto-ortodossa) Esichio il Palatino (1"303), martire (Chiesa copto-cattolica)

Georg van Ghese (t1559), testimone fino al sangue in Italia settentrionale MARONITI:

Teofane di Singriana (t817) ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Traslazione delle reliquie di Niceforo (847), patriarca di Costantinopoli

14 MARZO GABRA MANFAS QEDDUS (xiv-xv sec.), monaco del mese di maggabit, corrispondente al nostro 14 marzo, i cristiani I ldi5Etiopia ricordano Abuna Gabra Manfas Qeddus, anacoreta tra i più venerati nella Chiesa etiopica. Non è agevole ricostruire storicamente la vita di colui il cui nome significa «servo dello Spirito santo». Secondo i sinassari etiopici egli nacque nella città egiziana di Nel).isa, che abbandonò molto presto per intraprendere un lungo cammino anacoretico nella terra di Kabt. Gabra Manfas Qeddus rappresenta in modo emblematico il tipo dell'eremita che si separa dal mondo per fare spazio all'intera creazione nella sua incessante intercessione. Raffigurato nell'iconografia tradizionale in compagnia di leoni e di pantere e rivestito solamente dei propri lunghi capelli, Gabra Manfas Qeddus visse probabilmente a cavallo tra il XIV e il xv secolo, spostandosi a più riprese lungo 1' altopiano

15 MARZO

155

etiopico e diventando ovunque un importante riferimento spirituale. Sempre secondo la tradizione, alla sua morte il Signore fece il patto di concedere la vita eterna a quanti si sarebbero affidati alla sua intercessione. TRACCE DI l.ETTURA

LETTURE BIBLICHE

ignore nostro Dio, tu che scruti i cuori e conosci ogni pensiero degli uomini prima ancora che si formi, guarda verso di noi dalla dimora del tuo Santo. Signore, tu che perdoni e sei clemente, porta a compimento la tua misericordia su questo tuo servo, che è venuto a te perché chiamato a questa vocazione santa e pura. Tutti i suoi pensieri siano rivolti a te, affinché egli possa farsi carico del tuo giogo che è leggero e che conduce alla vita eterna. Egli ha fuggito ogni concupiscenza e desiderio malvagio, e si è rifugiato nella tua misericordia, perché tu possa rinnovarlo. Rendilo saldo nella lotta, vigilante nella conoscenza dei misteri, in vista della loro piena rivelazione, affinché sia reso degno dell'indicibile gioia e di ricevere la gloria che non verrà mai meno nel tuo regno (Liturgia etiopica, Pre-

Rm 14,lss.; lPt 4,lss.; At 17,19ss.; Mt 6,19ss.

S

LE CHIESE RICORDANO ... CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Rodrigo e Salomone ('t857), martiri (calendario mozarabico) (5 baramhat/maggabit): Sarapamone di Scete (?), monaco (Chiesa copto-ortodossa) Gabra Manfas Qeddus, monaco (Chiesa etiopica)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Matilde (i·968), regina, moglie di Enrico I; Friedrich Gottlieb Klopstock (tl803), poeta ad Amburgo ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Benedetto da Norcia (t547), monaco (vedi all' 11 luglio)

ghiera per la professione monastica).

15 MARZO LE CHIESE RICORDANO ... COPTI ED ETIOPICI

(6 baramhat/maggabit):

Dioscoro di Alessandria (vn-vm sec.), martire (Chiesa copto-ortodossa) Teodoto diAncira Ct303), martire (Chiesa copto-cattolica) LUTERANI:

MARONITI:

Benedetto da Norcia (t547), monaco (vedi all' 11 luglio) ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Agapio di Cesarea e compagni (t303), martiri

Arsenio (tl409), vescovo di Tver' (Chiesa russa e di Serbia)

Gaspare Oleviano (t 1587), teologo nel

Ambrogio Chelaia (t1927), patriarca

Palatinato

(Chiesa georgiana)

16 MARZO

LE CHIESE RICORDANO ...

MARONITI:

(7 baramhat/maggabit): Filemone e Apollonia di Antinoe (III-IV sec.), martiri (Chiesa copto-ortodossa)

COPTI ED ETIOPICI

LUTERANI:

Eriberto di Colonia (tl021), vescovo

Papas di Licaonia

(III-IV

sec.), martire

ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Sabino d'Egitto (t287), martire Giovanni II (XI sec.), patriarca (Chiesa georgiana)

17 MARZO

PATRIZIO D'IRLANDA (ca. 390-ca. 461), pastore

e chiese d'occidente ricordano oggi Patrizio, evangelizzatore e priL mo vescovo dell'Irlanda. Nato nella Cornovaglia britannica attorno al 390, non ancora sedicenne Patrizio era stato catturato da pirati irlandesi che lo avevano rivenduto come schiavo in Irlanda. Nei sei anni di cattività, in cui Patrizio fece il pastore, la sua solitudine fu colmata dalla presenza sempre più consolante del Signore nel suo cuore. Fuggito dall'Irlanda, Patrizio si preparò all'ordinazione presbiterale, e forse soggiornò per un certo tempo in qualche monastero della Gallia. Non si sa con certezza se abbia mai emesso i voti monastici, anche se è chiaro il grande amore che aveva per i monaci e per la loro intimità con il Signore. Per colmare la propria scarsa conoscenza del latino, Patrizio si nutrì con assiduità mediante la lettura della Scrittura, nella quale infine troverà la sua vocazione di annunciatore dell'Evangelo sino agli estremi confini della terra. Nel 432 Patrizio venne inviato come vescovo in Irlanda. Da quel momento, per trent'anni egli percorse in lungo e in largo l'isola diffondendo l'Evangelo, costituendo comunità e dando un'organizzazione agli sparuti gruppi di cristiani che già esistevano in quella terra. Spesso disprezzato dagli ibernici perché straniero, contrastato in seno alla chiesa per la sua cultura approssimativa, Patrizio riuscì tuttavia, grazie alla sua grande umanità e alla sua passione per l'Evangelo, a portare a termine con gioia la missione ricevuta, come testimonia la sua Confessione, documento autobiografico nel quale egli narra con toni altamente evangelici la propria esperienza missionaria.

17 MARZO

157

Egli morì, forse nel 461, non si sa bene dove. Sulla sua vita fiorl un'enorme messe di leggende, che lo resero uno dei santi più amati di tutto il medioevo. TRACCE DI LETTURA

7\ Ton devo nascondere il dono che Dio

1 Vmi elargì nella terra della mia pri-

gionia, perché allora tenacemente lo cercai e là lo trovai e mi salvò da tutte le mie colpe in virtù dell'inabitazione del suo Spirito, che ha operato fino ad oggi in me. Perciò rendo incessantemente grazie al mio Dio, che mi ha conservato fedele nel giorno della prova, così che oggi con fiducia posso osare offrirgli in sacrificio come offerta viva la mia vita per Cristo Signore, che mi ha salvato da tutte le mie angosce, e così posso dire: «Chi sono io, Signore, quale vocazione è la mia, se tu hai operato al mio fianco con tutta la forza della tua divinità: ecco, siamo testimoni, l'Evangelo è stato predicato fino agli estremi confini della terra» (Patrizio, Confessione 33-34 ).

e rafforzaci nel nostro pellegrinaggio verso la luce della vita senza fine. Attraverso Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, un solo Dio, ora e sempre. LETTURE BIBLICHE

Is 51,1-11; Ap 22,1-5; Mt 10,16-23 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Patrizio, vescovo, missionario, patrono dell'Irlanda CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Patrizio, vescovo (calendario romano) COPTI ED ETIOPICI

(8 baramhat/maggabit):

Mattia, apostolo (vedi al 14 maggio) LUTERANI:

Patrizio d'Irlanda, vescovo e missionario MARONITI:

PREGHIERA

Dio onnipotente, che nella tua provvidenza hai scelto il tuo servo Patrizio perché divenisse l'apostolo del popolo irlandese: mantieni vivo in noi il fuoco della fede che egli ha acceso

Giuseppe d'Arimatea; Alessio «l'uomo di Dio» (t411); Patrizio, vescovo ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Alessio «l'uomo di Dio» Daniele di Mosca Ctl303), fondatore del

monastero di San Daniele (Chiesa russa) VETEROCATTOLICI:

Patrizio, vescovo ed evangelizzatore

18 MARZO CIRILLO DI GERUSALEMME (ca. 315-386/387), pastore

Il

18 marzo del 386 o del 387 muore a Gerusalemme Cirillo, pastore della chiesa gerosolimitana. Cirillo era nato attorno al 315 nei pressi della Città Santa, e nessuna informazione attendibile ci è giunta riguardo alla sua giovinezza. Quel che è certo è che egli fu ordinato presbitero all'età di trent'anni, e che dopo poco più di tre anni, e con un'elezione molto contestata, gli fu affidato il seggio episcopale di Gerusalemme. I dubbi e le maldicenze sulla sua persona lo accompagneranno per tutta la vita, soprattutto per il fatto che i suoi due vescovi consacranti erano filoariani. Ma Cirillo, a dispetto delle umiliazioni patite, maturò, grazie all'ascolto costante delle Scritture, un sensus fidei che lo porterà ad essere uno dei grandi difensori della fede apostolica. Condannato per tre volte all'esilio da imperatori o sinodi arianeggianti, Cirillo fu animato da un sincero spirito di carità e di attenzione per i poveri. Ma soprattutto coltivò un appassionato interesse per l'educazione religiosa dei fedeli. Le sue Catechesi, di schietta ispirazione biblica - sebbene non tutte di certa attribuzione - ne fanno uno dei più grandi annunciatori clell'Evangelo clell' antichità. Non si può infine nascondere un'ombra, che non muta la grandezza dell'esempio che Cirillo ci ha lasciato in molti altri settori. Come altri padri della chiesa, egli non ebbe un~ piena comprensione del mistero di Israele, e si oppose con toni talmente veementi alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, da contribuire in modo significativo a quell'antigiudaismo che soltanto sedici secoli dopo la chiesa comincerà a ricusare.

TRACCE DI LETTURA

L

a chiesa è detta cattolica perché abbraccia tutti i luoghi dell'universo, da un'estremità all'altra della terra; perché insegna la totalità dello scibile riguardo alle verità necessarie, senza omissione, sulle cose visibili e invisibili, celesti e terrestri; perché ha come referente religioso l'universo degli uomini, capi e sudditi, dotti e indotti, che è chiamata a raggiungere per condurre tutto il genere umano al culto in verità.

Essa rende inoltre disponibile un rimedio universale e una cura per ogni sorta di peccato, dell'anima e del corpo, e possiede in sé ogni genere di forza, sia che la si possa esprimere a parole o mediante grazie di ogni sorta (Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 18,23 ). PREGHIERA

O Dio, che con l'insegnamento di san Cirillo hai guidato la tua chiesa

19 MARZO

159 a comprendere la profondità dei misteri cristiani, donaci, per sua intercessione, di conoscere te e colui che hai mandato, Gesù Cristo tuo Figlio, per possedere la pienezza della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli.

(9 baramhat/maggabit): Conone di Isauria (III sec.), martire (Chiesa copto-ortodossa) Arriano (IV sec. ), martire (Chiesa coptocattolica)

COPTf ED ETIOPICI

LUTERANI:

Cirillo di Geritsalemme, vescovo e dottore della chiesa; Marie Schlieps ('11919), testimone fino al sangue in Lettonia MARONITI:

Cirillo di Gerusalemme, confessore ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Cirillo, arcivescovo di Gerusalemme Ritrovamento delle reliquie di Teodoro di Smolensk e dei suoi figli (1463; Chiesa russa)

LETIURE BIBLICHE

Pr 4,1-9; Gv 16,12-15 LE CHIESE RICORDANO ...

SIRO-ORIENTALI:

ANGLICANI:

Cirillo, vescovo di Gerusalemme, maestro della fede

Cirillo di Gerusalemme, vescovo (Chiesa malabarese)

CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della chiesa (calendario romano)

19 MARZO

GIUSEPPE, PADRE DI GESÙ SECONDO LA LEGGE, testimone

G

iuseppe era discendente di David, e il vangelo di Matteo lo definisce sobriamente: «Lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato il Cristo» (Mt 1,16) e «uomo giusto» (Mt 1,19). Egli ebbe il compito di legare Gesù alla discendenza davidica, di riassumere le figure dei patriarchi, che spesso avevano ricevuto in sogno la rivelazione di Dio, e di far ripercorrere al piccolo Gesù il cammino del1' esodo, inserendolo pienamente nella storia di Israele per renderlo erede delle promesse. Uomo del silenzio, Giuseppe apprese nella sua quiete orante, giorno dopo giorno, la volontà del Signore. Dopo il ritorno dall'Egitto, nulla ci è detto a suo riguardo. Un'antica leggenda vuole che egli abbia terminato i suoi giorni in una grande pace, indicando nel figlio Gesù, riconosciuto come Messia, il motivo della sua serenità di fronte alla fine

19 MARZO

160

della vita terrena. Per questo motivo, nella tradizione occidentale si cominciò presto a invocarne l'intercessione per ricevere il dono di una buona morte. Le chiese bizantine ricordano Giuseppe assieme a David e a Giacomo fratello del Signore nei giorni che seguono il Natale. Nella chiesa copta la sua memoria era celebrata già nel v secolo. In occidente, invece, una vera e propria festa di Giuseppe si sviluppò soltanto in epoca moderna e divenne festa di precetto nel 1621. In epoca recente, malgrado il suo inserimento nel Canone romano per volere di papa Giovanni XXIII, la festa di Giuseppe è stata privata della solennità che da poco aveva acquisito, quasi a segnare la discrezione e il silenzio che accompagnano sin dai primi secoli la memoria di colui che fu il padre di Gesù secondo la Legge. TRACCE DI LEITURA

LEITURE BIBLICHE

iuseppe dalle labbra chiuse è l'uomo dell'interiore; fa parte di quella coorte di silenziosi per i quali parlare è perdere tempo, è soprattutto tradire l'Intraducibile, l'Ineffabile. Giuseppe dalle labbra chiuse è l'uomo che comincia là dove Giobbe finisce, che nasce con la mano sulla bocca. Ha un senso enorme di Dio, della dismisura del suo Essere e della sua pazzia d'amore. Dopo il ritorno dall'Egitto, Giuseppe scompare. Credetemi, questa morte, questo transitus del beato Giuseppe non ha nulla di triste. Il suo silenzio è lo stesso di Dio. È riempito dalla forza dell'Amore (Louis-Albert Lassus, da Pregare è una festa).

2Sam 7,4-16; Rm 4,13-18; Mt 1,18-25

G

PREGHIERA

Dio nostro, tu hai voluto che tuo Figlio Gesù fosse chiamato il figlio di Giuseppe per adempiere la promessa fatta a David: accordaci di accogliere con semplicità il mistero dell'incarnazione, come l'ha accolto l'umile e giusto falegname di Nazaret. Per Cristo nostro Signore.

LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Giuseppe di Nazaret CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Giuseppe, sposo della beata vergine Maria (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (1 obaramhat/maggabit): Ritrovamento della Croce gloriosa Takasta Berhiin (XIV sec.), monaco (Chiesa etiopica) LUTERANI:

Giuseppe di Nazaret; Michael Weij3e (i-1534), presbitero e poeta in Boemia MARONITI:

Giuseppe di Nazaret, confessore ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Crisanto, Daria e compagni (t283), martiri SIRO-ORIENTALI:

Giuseppe di Nazaret (Chiesa caldea e malabarese) VETEROCATTOLICI:

Giuseppe, padre adottivo di Gesù

20 MARZO

SERAPIONE DI THMUIS (1v sec.), monaco e pastore

TI 20 marzo l'antico Sinassario Alessandrino riporta la memoria di Se.lrapione, asceta nel deserto egiziano e poi vescovo di Thmuis. Serapione fu una figura di primissimo piano nella chiesa copta del IV secolo. Monaco nel deserto interiore, confidente di Antonio che gli lasciò in eredità, in maniera molto simbolica, una delle sue tuniche di pelle, Serapione accettò la nomina episcopale per contribuire a difendere la fede della chiesa, seriamente minacciata dagli ariani, ma soprattutto dai manichei. Per contrastare questi ultimi Serapione scrisse un trattato sulla dignità e l'importanza dell'Antico Testamento per la fede cristiana, che denota al tempo stesso una notevole finezza d'ingegno e una assidua frequentazione delle Scritture. Serapione fu un polemista dai toni pacati, ebbe una sincera amicizia con Atanasio, che difese a più riprese dai detrattori, e contribuì in modo notevole alla pacificazione tra le fazioni che dividevano in modo profondo la chiesa nel IV secolo. Egli morl in esilio sotto l'imperatore Costanzo, e per questo motivo Girolamo lo ricorda con il titolo di confessore della fede. TRACCE DI LETTURA

'

UJesù Cristo all'origine della vostra .LJdecisione, buona e lodevole, di farvi monaci, e sarà lui stesso a portarla a compimento. Egli vi dona, o monaci, una pazienza e una.fine mirabili, egli si fa cammino percorribile per tutti coloro che desiderano essere salvati. Affrettandovi a percorrere questa via sin da principio, voi avete come compagno di viaggio il nostro Signore e Salvatore, come Dio disse a Israele: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò». Assieme a voi e grazie a voi, o monaci, è beato anche il mondo: voi santificate il deserto, e le vostre preghiere salvano l'intera umanità (Serapione di Thmuis, dalla Lettera ai monaci).

LE CHIESE RICORDANO ••. ANGLICANI:

Cuthbert (vn sec.), vescovo di Lindisfarne, missionario COPTI ED ETIOPICI (11 baramhat/maggabit): Basilio di Cherson (III-IV sec.), martire (Chiesa copto-ortodossa) Serapione, vescovo di Thmuis (Chiesa copto-cattolica) Alef (V-VI sec.), monaco (Chiesa etiopica) LUTERANI:

Alberto di Prussia Ct 1568), sostenitore della Riforma MARONITI:

Fatina la Samaritana e compagni (I sec.) ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

I 20 monaci di San Saba (tea. 797), martiri

21 MARZO THOMAS CRANMER (1489-1556), pastore

I

n questo giorno, nel 1556, sale sul rogo per ordine della regina d'Inghilterra Maria I l'arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer. Egli fu una delle tante vittime della rivalsa cattolica sotto il breve regno della figlia di Enrico VIII. Con lui si colpiva la figura in tutti i sensi più decisiva della Riforma inglese. Thomas era nato ad Aslockton nel 1489, aveva studiato a Cambridge e sembrava avviato a una tranquilla carriera accademica, quando il fortuito incontro con Enrico VIII ne mutò radicalmente la vita. Cranmer, che assieme ad alcuni amici già da tempo si era interessato alla Riforma protestante, prestò tutto il suo ingegno per dare basi teologiche, e soprattutto liturgiche, alla nuova Chiesa d'Inghilterra. Sotto la sua guida fu completata la traduzione in lingua inglese della Bibbia, fu redatto il Book of Common Prayer nonché la prima bozza della confessione di fede della Chiesa anglicana. Eletto nel 1533 per volere del re arcivescovo di Canterbury, egli mostrò una certa umanità verso i nemici della Riforma anglicana, anche se mai si distaccò pubblicamente dalle posizioni meno evangeliche della casa reale. Coinvolto nei disegni per la successione al re Enrico, la cui figlia cattolica salì al trono nel 1553, Cranmer subì una dura persecuzione di tre anni. Costretto a firmare diverse ritrattazioni, umiliato, Cranmer ritrovò forza e dignità a processo ormai concluso, riaffermando tutto ciò che la sua coscienza gli aveva dettato nel corso della vita e chiedendo perdono ai suoi compagni per le false ritrattazioni che aveva sottoscritto. La Chiesa d'Inghilterra lo ricorda come martire.

TRACCE DI LETTURA

P

oiché gli uomini sono tutti peccatori, disobbediscono a Dio e violano la sua legge e i suoi comandamenti, nessuno può essere giustificato e reso giusto davanti a Dio in virtù delle proprie azioni, per quanto buone esse appaiano; viceversa ognuno è necessariamente costretto a ricercare un'altra giustizia o giustificazione che si ottiene dalle mani stesse di Dio, ossia la remissione, il perdono dei peccati e del-

le trasgressioni commesse. Questa giustificazione o giustizia che riceviamo per grazia di Dio e per i meriti di Cristo, se accolta con fede, è accordata da Dio per la nostra perfetta e compiuta giustificazione (Thomas Cranmer, dalle Omelie). PREGHIERA

Padre di tutte le misericordie, che mediante l'opera del tuo servo Thomas Cranmer

22 MARZO

163 hai rinnovato la liturgia della tua chiesa e che attraverso la sua morte hai rivelato la tua forza nella debolezza umana: rafforzaci con la tua grazia affinché possiamo lodarti in spirito e verità e giungere così alle gioie del tuo regno senza fine. Attraverso Gesù Cristo nostro mediatore e paraclito, che vive e regna con te, nell'unità dello Spirito santo, un solo Dio, ora e sempre.

CATTOLICI D'OCCIDENTE:

Transito del padre Benedetto (t547), abate (calendario monastico; vedi all' 11 luglio) COPTI ED ETIOPICI (12 baramhat/maggabit): Demetrio (tea. 230), 12° patriarca di Alessandria (Chiesa copto-ortodossa) LUTERANI:

Nicola della Flae (t1487), pacificatore in Svizzera ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Giacomo (vm sec.), vescovo e confessore SIRO-ORIENTALI:

Benedetto, monaco (Chiesa malabarese) VETEROCATfOLICI:

Benedetto da Norcia, abate

LETTURE BIBLICHE

Is 43,l-3a; 2Tm 2,8-15; Gv 10,11-15 LE CHIESE RICORDANO ••. ANGLICANI:

Thomas Cranmer, arcivescovo di Canterbury, martire della Riforma

22 MARZO LE CHIESE RICORDANO ••• COPTI ED ETIOPICI ( 13

baramhat/maggabit): I 40 martiri di Sebaste (t320; vedi al 9 marzo)

LUTERANI:

August Schreiber (t1903), missionario a Sumatra

MARONITI:

Sergio Paolo (I sec.), discepolo dell'apostolo Paolo e vescovo cli Narbona ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Basilio di Ancira (tea. 362), ieromartire VETEROCATTOLICI:

Nicola della Flae ("1-1487), confessore

23 MARZO LE CHIESE RICORDANO ...

LUTERANI:

CAITOLICI D'OCCIDENTE:

Turibio de Mongrovejo (t1606), vescovo (calendario romano) COPTI ED ETIOPICI (14 baramhat/maggabit): Eugenio, Agatodoro ed Elpidio di Cherson (IV sec.), vescovi e martiri (Chiesa copto-ortodossa) Dionigi (t264), patriarca di Alessandria (Chiesa copto-cattolica)

Wolfgang van Anhalt ( t 1566), sostenitore della Riforma MARONITI:

Nicone (t251), martire; Rebecca arRayyes (tl914), monaca ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Nicone di Sicilia e 199 compagni, monaci e martiri Giovanni Chachuleli (X-XI sec.), monaco (Chiesa georgiana)

24 MARZO

PAUL-IRÉNÉE COUTURIER (1881-1953), presbitero e testimone di ecumenismo

N

el 1953 si spegne a Lione Paul-Irénée Couturier, presbitero cattolico la cui vita è un'incontestabile e sincera testimonianza di quell'ecumenismo a cui, anche grazie a lui, la Chiesa cattolica approderà con il concilio Vaticano II. Couturier era nato a Lione nel 1881. Dopo aver ricevuto una formazione scientifica, entrò in seminario e fu ordinato presbitero. Quando aveva 39 anni, egli fece un'esperienza determinante: mosso dal desiderio di alleviare le sofferenze degli emigrati russi nella regione lionese, ne conobbe la vita e la fede e si convinse della profonda unità che già esisteva con i cristiani d'oriente. Approfondendo la propria conoscenza del cristianesimo ortodosso, Couturier approdò a Chevetogne, dove fu profondamente toccato dagli scritti del cardinale Mercier e da dom Lambert Beauduin. Diede così inizio a quella che diverrà la «settimana di preghiera per l'unità dei cristiani», convinto che il cuore dell'ecumenismo sia la preghiera stessa di Gesù: «che tutti siano una sola cosa». Couturier fu anche all'origine del Gruppo di Dombes, nato per promuovere una maggiore conoscenza fra cattolici e protestanti francesi. Egli avviò un'impressionante rete di rapporti epistolari, con i quali seppe intessere la trama essenziale di amicizia e di stima fra cristiani sul cui fondamento prenderanno avvio i grandi dialoghi ecumenici.

165

24 MARZO

Alla sua morte i messaggi di cordoglio giunti al vescovo di Lione da tutte le chiese cristiane testimoniarono l'unanime riconoscimento all'impegno evangelico di un uomo che aveva saputo dare un'anima al1' ecumenismo. TRACCE DI LETTURA

O

gni generazione è chiamata a porsi di nuovo la domanda: che cosa fate voi per guarire il corpo spezzato di Cristo? Da molto tempo, da secoli, la carità, vincolo dell'unità, si è affievolita. L'unità è stata spezzata, i cristiani sono stati disgregati dalla ferita del peccato. E le divisioni persistono perché nei cuori la carità è ancora fredda.

La carità riprenderà la sua.fiamma, la sua fiamma di calore luminoso, nel dolore, nell'umiltà, nel pentimento, nel1a preghiera, nella supplica, nell'ardore e nella perseveranza della preghiera. La preghiera è un combattimento con Dio in cui si trionfa per mezza della forza stessa di Dio (Paul-Irénée Couturier, dagli Opuscoli).

OSCAR ARNULFO ROMERO (1917-1980), pastore e martire

S

an Salvador, 24 marzo 1980: alle ore 18,30, mentre sta celebrando l'eucaristia, cade ucciso da un sicario Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo della capitale. Era nato a Ciudad Barrios, da una famiglia di razza mista, e aveva maturato la propria vocazione presbiterale dopo aver praticato il lavoro di falegname nel borgo in cui era cresciuto. Compiuti gli studi a Roma durante il secondo conflitto mondiale, Romero rientrò in patria, dove gli furono conferiti incarichi di sempre maggior responsabilità nella chiesa salvadoregna. Alla morte dell'arcivescovo Luis Chaver y Gonzales, grande difensore di poveri e oppressi, l'arcidiocesi del Salvador era lacerata da profonde divisioni; Romero fu designato come successore di Chaver, tra la generale soddisfazione dei settori conservatori della società, che lo ritenevano portatore di una spiritualità innocua e disincarnata. Ma nella drammatica situazione politica e sociale del suo paese, monsignor Romero cominciò a denunciare con forza le ingiustizie e le violenze subite dai contadini e dai poveri del Salvador, confrontando coraggiosamente la realtà quotidiana con l'Evangelo e le sue esigenze. Promotore del dialogo e della riconciliazione in seno alla chiesa e al paese, nei tre anni del suo episcopato nella capitale la sua popolarità crebbe enormemente; ma assieme al favore dei poveri, egli si attirò anche l'ostilità dei potenti e di parte della stessa gerarchia cattolica nel suo paese.

166

24 MARZO

Fedele al proprio motto episcopale, «sentire con la chiesa», Romero si sacrificò fino a donare la vita per promuovere una profonda conversione del corpo ecclesiale, unico cammino in grado di abilitare la chiesa stessa a denunciare il lato oscuro del mondo. TRACCE DI LETTURA

D

io in Cristo vive vicinissimo a noi. E Cristo ci ha dato una norma: «Avevo fame e mi hai dato da mangiare». Dove c'è un affamato, Cristo è vicinissimo a noi. «Avevo sete e mi hai dato da bere»: quando uno bussa alla tua porta e ti chiede dell'acqua, è Cristo, se lo guardi con fede. E del malato che desidera una visita Cristo ti dice: «Ero infermo e sei venuto a visitarmi». E Cristo è nel carcerato. Quanti oggi si vergognano di prestare testimonianza a favore di persone innocenti! Quale terrore è stato seminato nel nostro popolo se persino gli amici tradiscono gli amici appena li vedono cadere in disgrazia! Se vedessimo che è Cristo l'uomo bisognoso, l'uomo torturato, l'uomo prigioniero, l'uomo ucciso, lui in ogni figura umana calpestata così indegnamente lungo le nostre strade, scopriremmo questo Cristo calpestato come moneta d'oro che si raccoglie con cura e si bacia, né certo ci vergogneremmo di lui (Oscar Arnulfo Romero, parole pronunciate il 16 marzo 1980). PREGHIERA

Signore nostro, il tuo servo Oscar Romero ha preferito essere perseguitato e morire piuttosto che rinnegare i suoi fratelli poveri e oppressi:

il dono della sua vita, libagione versata per i poveri, renda più preziosa la nostra fede in te e più trasparente la nostra testimonianza per la giustizia in mezzo agli uomini. Per Cristo nostro Signore. LETTURE BIBLICHE

Ger 11,18-20; Gv 12,24-26 LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Walter Hilton di Thurgarton (t1396), canonico agostiniano, mistico; Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, martire COPTI ED ETIOPICI

(15 baramhiit/maggabit): Sara della Tebaide (IV-V sec. ?), reclusa (Chiesa copto-ortodossa) LUTERANI:

Veit Dietrich (t1549), teologo a Norimberga MARONITI:

Artemone di Seleucia (I sec.), vescovo ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Vigilia dell'Evangelizzazione della santissima Madre di Dio e sempre vergine Maria; Artemone, vescovo di Seleucia Alessio di Goloseevo (tl917), monaco (Chiesa ucraina) VETEROCATTOLICI:

Gabriele, arcangelo (vedi al 29 settembre)

25 MARZO

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

L

e chiese d'oriente e d'occidente celebrano oggi l'Annunciazione del Signore, che nella tradizione bizantina porta il nome di festa dell'Evangelizzazione della Madre di Dio. In questa solennità si ricorda il celebre episodio biblico dell'annuncio recato dall'angelo a Maria di Nazaret. Maria, presentata da Luca come personificazione del resto povero e umiliato di Israele, di coloro che non attendono altro che la venuta del Messia, è nell'episodio odierno della Scrittura colei che accogliendo mediante l'ascolto la parola di Dio recata dall'angelo, concepisce nel proprio grembo per opera dello Spirito santo il Figlio di Dio, la Parola dell'Altissimo fatta carne. Maria è chiamata per questo nella tradizione patristica la nuova Eva, la madre di tutti i credenti: nei credenti, infatti, mediante la fede, il Signore ha deciso di stabilire la sua dimora. Le prime tracce di una festa dell'Annunciazione risalgono alla prima metà del VI secolo, a Costantinopoli. La festa si diffuse progressivamente dalla capitale bizantina a tutto l'oriente e l'occidente. La sua collocazione nella data odierna, legata alla fissazione del Natale al 25 dicembre, le dona un tono marcatamente cristologico, rafforzato dal fatto che in occidente il 25 marzo era legato fin dall'antichità alla memoria dell'incarnazione, della passione e della resun-ezione di çristo. Per mantenere il legame della festa odierna con il Natale e consentirne nel contempo la celebrazione solenne, l'antica liturgia mozarabica preferiva commemorare l'annunciazione il 18 dicembre, mentre quella siriaca dedica tuttora alla pericope lucana dell'annuncio a Maria le ultime due domeniche prima del Natale, e quella ambrosiana riserva tale pericope per la domenica di avvento detta dell'Incarnazione.

TRACCE DI LETTURA

O

ggi è rivelato il mistero che è da tutta l'eternità: il Figlio di Dio diventa Figlio dell'uomo; partecipando a ciò che è inferiore, ci rende partecipi delle cose più alte. Adamo all'inizio fu ingannato: cercò di diventare Dio, ma non vi riuscì. Ora Dio diventa uomo,

per divinizzare Adamo. Si rallegri la creazione ed esulti la natura: l'arcangelo sta con timore davanti alla Vergine, e con il suo saluto: «Rallegrati» reca l'annuncio gioioso che il nostro dolore è finito. O Dio, che ti sei fatto uomo per la tua misericordiosa compassione,

26 MARZO

168

sia gloria a te! (Orthros, Liturgia ortodossa). PREGHIERA

Signore Dio nostro, oggi noi riviviamo l'annunciazione dell'angelo alla vergine Maria, che accogliendo la tua parola ha permesso al Verbo di farsi carne: rendici disponibili come lei a compiere la tua volontà e ad acconsentire alla salvezza che tu ci doni in Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore. LETIURE BIBLICHE

Eb 10,4-10 (vigilia); Is 7,10-14; Ef 1,3-12; Le 1,26-38

CATIOLICI D'OCCIDENTE:

Annunciazione del Signore (calendario romano e ambrosiano) COPTI ED ETIOPICI (16 baramhat/maggabit): Michele I (t767), 46° patriarca di Alessandria (Chiesa copto-ortodossa) Giusto (II sec.), patriarca di Alessandria (Chiesa copto-cattolica) LUTERANI:

Annunciazione della nascita del Signore a Maria; Ernesto il Pio (t1675), duca di Sassonia MARONITI:

Annunciazione della Vergine ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Evangelizzazione della santissima Madre di Dio e sempre vergine Maria Basilio di Poiana Marului (t1767), esicasta (Chiesa romena) SIRO-OCCIDENTALI:

Annunciazione alla Madre di Dio SIRO-ORIENTALI:

LE CHIESE RICORDANO ...

Annunciazione del Signore alla Madre di Dio (Chiesa caldea e malabarese)

ANGLICANI:

Annunciazione di nostro Signore alla beata vergine Maria

VETEROCATTOLICI:

Annunciazione a Maria

26 MARZO

GIOVANNI DI DALYATHA (v11-v111 sec.), monaco

L

a quarta domenica di quaresima la Chiesa assira fa memoria di Giovanni di Dalyatha, mistico tra i più grandi della storia cristiana. Giovanni, chiamato anche Saba o il «Vegliardo», nacque nella seconda metà del VII secolo nel villaggio di Ardamust, a nord-ovest di Mossul. Egli fu iniziato allo studio delle Scritture nella scuola del suo villaggio, quindi frequentò il monastero di Apnimaran e, intorno all'anno 700, divenne monaco nel monastero di Mar Yozadaq. Dopo sette anni, si ritirò in solitudine sulla montagna di Dalyatha, forse nei pressi dell'Ararat, e da essa prese il nome. Negli anni di solitudine, Giovanni approfondì la propria vita spirituale e si esercitò nell'arte della contemplazione, imparando a discernere l'in-

26 MARZO

169

timo legame tra la creazione e il Creatore, e alimentando il proprio spirito grazie all'incontro quotidiano con la natura e i suoi simboli. Malgrado la lontananza dai suoi simili, egli non perse mai quei tratti di profonda umanità che caratterizzeranno tutti i suoi insegnamenti. Raggiunto da alcuni discepoli, Giovanni mise per iscritto i frutti della sua ragguardevole esperienza interiore. Influenzato dalle opere di Evagrio, di Macario, di Dionigi Areopagita e di Gregorio di Nissa, egli sottolineò tuttavia in modo ancor più radicale rispetto ai suoi maestri come il grado più elevato della vita cristiana sia quello della carità e del!' amore. Giovanni morì in una data imprecisata, in quella solitudine in cui più che a fuggire il mondo aveva imparato ad amare ogni creatura. TRACCE DI LETTURA

fmiei occhi sono stati bruciati dalla 1 tua bellezza ed è stata divelta davanti a me la terra sulla quale avanzavo; la mia intelligenza è stupita per la meraviglia che è in te e io, ormai, mi riconosco come uno che non è. Una.fiamma si è accesa nelle mie ossa e ruscelli sono sgorgati per bagnare l'intera mia carne, perché non si consumi. O fornace purificatrice, nella quale l'Artefice ha mondato la sua creatura! O abito di luce, che ci hai spogliati della nostra volontà perché ce ne rivestissimo, ora, nel fuoco! Signore, lasciami dare ai tuoi figli ciò che è santo, non è ai cani che lo do. Gloria a te! Come sono mirabili i tuoi pensieri! Beati coloro che ti amano, perché risplendono per la tua bellezza e tu dai loro in dono te stesso.

Questa è la resurrezione anticipata di coloro che sono morti in Cristo (Giovanni di Dalyatha, dalle Lettere). LE CHIESE RICORDANO ... ANGLICANI:

Harriet Monsell di Clewer (t1883), fondatrice della comunità di San Giovanni Battista COPTI ED ETIOPICI (17 baramhat/maggabit): Lazzaro, amico di Gesù (Chiesa copto-ortodossa; vedi al 29 luglio) LUTERANI:

Ludgero (t809), evangelizzatore e vescovo in Vestfalia; Karl Schlau (tl919), testimone fino al sangue in Lettonia MARONITI:

Gabriele, arcangelo ORTODOSSI E GRECO-CATTOLICI:

Sinassi dell'arcangelo Gabriele Montano e Massima di Sirmio (tea. 304), martiri (Chiesa romena) SIRO-ORIENTALI:

Giovanni di Dalyatha, monaco (Chiesa caldea e assira)

27 MARZO

AL·l:IALLAG (m. 922), giusto tra le genti

A

ll'alba del 27 marzo 922, muore decapitato il maestro sufi al-ijalIag, dopo una notte intera passata in agonia su di un patibolo a forma di croce. Nativo del villaggio persiano di Ti1r, al-ijusain ibn Man~ilr al-ijallag era stato educato da giovane nelle scuole coraniche e sufi della sua terra. Uomo di temperamento forte, ijallag decise di rompere ogni legame col proprio passato per darsi alla predicazione itinerante di una Verità che, pur non posseduta, lo accompagnava ormai come un tormento. Dopo diverse peregrinazioni attraverso loriente, ijallag si stabilì a Baghdad e decise di iniziare un pellegrinaggio interiore nel proprio cuore, vera dimora di Dio. La sua identificazione amorosa con l'Amato, meta di ogni sufi, lo portò a formulare insegnamenti ritenuti fortemente sovversivi, fino alla celebre affermazione: «lo sono la Verità», con la quale, lungi dal proclamarsi l'incarnazione di Allah, egli voleva semplicemente ricordare che solo chi fa totalmente spazio in sé all'Altro può giungere a proclamare l'unità divina e il nome ineffabile di Dio. Ma il suo invito al pellegrinaggio interiore fu inteso come una condanna del pellegrinaggio alla Mecca, pilastro della religione islamica, e ijallag fu condannato a morte. Nella sua Passione, narrata in modo straordinario dai suoi discepoli, egli poteva così consumare la propria ricerca di Dio, facendo totalmente spazio nella propria vita alla presenza divina nel sacrificio, per amore, della propria carne. Come hanno giustamente rilevato alcuni maestri cristiani del nostro tempo, la memoria di ijallag e della sua passione d'amore per l'Unico è uno dei messaggi antidolatrici più forti che la storia delle religioni abbia offerto all'intera umanità. TRACCE DI LETIURA

T

i fa posto il mio cuore tutto intero, lì non c'è spazio per cosa creata. Tra la pelle e le ossa Ti trattengo, che ne sarà di me se mai Ti perdo? Il Tuo Spirito s'è impastato col mio, come l'ambra col muschio odoroso. Se qualcosa Ti tocca, mi tocca:

non c'è più differenza, perché Tu sei me. I pellegrini vanno alla Mecca, e io da Chi abita in me, vittime offrono quelli, io offro il mio sangue e la vita. C'è chi gira attorno al Suo tempio senza farlo col corpo, perché gira attorno a Dio stesso, che dal rito lo scioglie.

28 MARZO

171 Ho visto il mio Signore con l'occhio del mio cuore, Gli ho chiesto: ((Chi sei?», m'ha detto: «Tu!». Il Tuo (