I "fratelli" di Gesù. Considerazioni filologiche, ermeneutiche, storiche, statistiche sulla verginità perpetua di Maria 8810410114, 9788810410110

Sulla parentela degli enigmatici "fratelli" di Gesù - Giuseppe-Ioses, Giuda e Simone - e delle anonime e ancor

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I "fratelli" di Gesù. Considerazioni filologiche, ermeneutiche, storiche, statistiche sulla verginità perpetua di Maria
 8810410114,  9788810410110

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Collana Studi biblici 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. 23. 24. 25. 26. 27. 28. 29. 30. 31. 32. 33. 34. 35. 36. 37. 38. 39. 40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48. 49. 50. 51. 52. 53. 54. 55. 56. 57. 58. 59. 60.

J. Dupont, Teologia della chiesa negli Atti degli apostoli P. Lapide, Leggere la Bibbia con un ebreo F.-E. Wilms, l miracoli nell'Antico Testamento 11 Midrash Temurah. a cura di M. Perani J. Dupont, Le tre apocalissi sinottiche I. de la Potterie. Il mistero del cuore trafitto W. Egger, .~fetodologia del Nuovo Testamento J. Darù, Principio del Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco S. Zedda, Teologia della salvezza nel Vangelo di Luca L. Gianantoni, La paternità apostolica di Paolo S. Zedda, Teologia della salvezza negli Atti degli Apostoli A. Giglioli~ L'uomo o il creato? M. Pesce, Le due fasi della predicazione di Paolo E. Boccara, Il peso della memorill L. Alonso Schokel- J.M. Bravo Arag6n. Appunti di ermeneutica Metodologia dell'Antico Testamento, a cura di H. Simian-Yofre F. Manns, Il giudaismo G. Cirignano - F. Montuschi, La personalità di Paolo F. Manns. La preghiera d'Israele al tempo di Gesù H. Si mi an- Yofre, Testi isaiani dell'Avvento M. Nobile, Ecclesiologia biblica L. Ballarini, Paolo e il dialogo Chiesa-Israele F. Manns. L'Israele di Dio A. Spreafico, La voce di Dio G. Crocetti, Questo è il mio corpo e lo offro per voi A. Rofé, La composizione del Pentateuco P. Lapide, Bibbia tradotta Bibbia tradita G. Cirignano- F. Montuschi, Marco. Un Vangelo di paura e di gioia P. Grelot, Il mistero del Cristo nei Salmi B. Costacurta, l/laccio spezzato G. lbba, La teologia di Qumran A. Wénin, Entrare nei Salmi B. Costacurta, Con la cetra e con la fionda J.P. Fokkelman. Come leggere un racconto biblico X. Léon-Dufour, Agire secondo il Vangelo Bibbia e storia, a cura di M. Hermans - P. Sauvage W. Binni - B.G. Boschi. Cristologia primitiva M. Remaud, Vangelo e tradizione rabbinica B.G. Boschi, Le origini della Chiesa A. Miranda, l sentimenti di Gesù W. Binni, La Chiesa nel Quarto Vangelo X. Léon-Dufour, Il Pane della vita A. Wénin, Il Sabato nella Bibbia B. Costacurta, Lo scettro e la spada Y. Simoens, Il corpo sofferente: dall'uno all'altro Testamento F. Urso, La sofferenza educatrice nella Lettera agli Ebrei L. Mazzinghi, Storia d'Israele dalle origini al periodo romano A. Pitta, Paolo, la Scrittura e la Legge M. Grilli, L'impotenza che salva L. Schiavo, Il Vangelo perduto e ritrovato R. Reggi, l «fratelli» di Gesù

ROBERTO REGGI

I «FRATELLI» DI GESÙ Considerazioni filologiche, ermeneutiche, storiche, statistiche sulla verginità perpetua di Maria

EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA

Realizzazione editoriale: Prohemio editoriale srl, Firenze

0

2010 Centro editoriale dehoniano via Nosadella, 6- 40123 Bologna

www.dehoniane.it EDB® ISBN 978-88-10-41011-0 Stampa: Tipografia Giammarioli, Frascati (RM) 2010

PREFAZIONE

L'infaticabile e generoso Roberto Reggi, già noto per gli utilissimi lavori di traduzione interlineare dei testi biblici per i tipi delle EDB (dal2001- in corso), che sono onorato di avere conosciuto come studente durante la sua formazione teologica a Bologna, con questo lavoro ci offre un'ampia, equilibrata e prudente ricerca sui fratelli di Gesù. A quanto pare l'ultima monografia di uno studioso cattolico apparsa in Italia sul tema risale al 1967 e si tratta non di un'opera autoctona, ma della traduzione del libro tedesco di J. Blinzler, da tempo fuori commercio. La ricerca del dott. Reggi aiuta a colmare utilmente una lacuna imbarazzante nella nostra bibliografia. Non si tratta di una ricerca su base del tutto nuova, ma prevalentemente di una rassegna, molto istruttiva, sulle fonti storiche e sugli studi pubblicati, che spazia dai testi del Nuovo Testamento fino all'oggi della «terza ricerca storica su Gesù», la cosiddetta Third Quest. L'innovazione e l'intuizione originaria della ricerca è piuttosto nell'approccio oggettivo e matematico usato, frutto della robusta formazione scientifica (oltre che umanistica e teologica) che impegna tuttora l'Autore e che lo porta a fornirci chiare tabelle, grafici, schemi, statistiche e test inferenziali. Salendo sulle spalle dei predecessori, talora illustri e talora troppo ingegnosi, Reggi riesce così a mettere vini vecchi in otri nuovi, ma senza che questi si rompano, facilitandone invece la disponibilità e rendendo immediato il confronto della qualità dei diversi tipi di vini, cioè delle varie ipotesi di parentela dei fratelli di Gesù. Diamo volentieri il benvenuto a un testo che sarà utile a evitare semplificazioni e a far pensare. ERMENEGILDO MANICARDI

Roma, 25 aprile 2010

5

INTRODUZIONE

Sulla parentela degli enigmatici «fratelli>) di Gesù (Giacomo, Giuseppe-Ioses, Giuda e Simone) e delle anonime e ancora più oscure «sorelle)), lungo la bimillenaria tradizione cristiana e soprattutto dall'inizio del '900, è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Il termine semita per «fratello» è ampiamente polisemico e i dati fomiti dalle fonti storiche, per quanto siano state navigate in lungo e in largo, sono in definitiva pochi e sporadici. lasciando così campo libero a una pletora di interpretazioni più o meno verosimili su quale fosse la loro effettiva parentela col Signore. La questione di per sé è del tutto marginale all'interno della teologia cristiana e della storia della Chiesa, ma ha indirettamente risvolti importanti per quanto riguarda in primo luogo la teologia mariana e in secondo luogo l'ecclesiologia. In primo luogo infatti la verginità di Maria prima del parto di Gesù è esplicitamente affermata dai vangeli (Mt 1,25; Le 1,34-35), ed è pertanto riconosciuta da tutte le Chiese che si professano cristiane. Invece nei testi neotestamentari non viene chiaramente sostenuta la sua verginità dopo il parto, concetto che. a partire dal Protovange/o di Giacomo del II secolo, si diffuse progressivamente tra gli autori cristiani, fino a ottenere il riconoscimento magisteriale nel secondo concilio di Costantinopoli del 553, nel quale Maria è stata definita ), in Biblica/ Theology Bulletin: A Journal of Bible and Theology 30(2000), 3-14. 10 J.P. MEIER, «The Brothers and Sisters of Jesus in Ecumenical Perspective», in The Catholic Biblica/ Quarterly 54(1992), 1-28.

lO

cerca in concreto di quantificare numericamente i vari «è possibile», «è probabile», «è verosimile» che sono ricorrenti nei modelli di rete ipotizzati dagli studiosi circa la parentela di Gesù. Va precisato che la statistica, per definizione, non permette di arrivare a conclusioni certe e sicure ma permette di indicare, tra le varie alternative possi~ bili, quella che è preferibile su considerazioni matematiche e dunque oggettive. E nel caso dei «fratelli», il modello di rete sociale statisticamente preferibile è quello che li vede come cugini paterni di Gesù, che rimane il figlio unico di sua madre Maria, «Sempre vergine» secondo la tradizione cristiana. Un ringraziamento è infine necessario. La statistica inferenziale è il pane quotidiano degli studiosi che vogliono applicarsi con rigore alle scienze umane. Talvolta però questo pane risulta indigesto per coloro che sono ancora alle prime armi. Pertanto ringrazio di cuore il prof. Elvis Mazzoni, docente dell'Università di Bologna (tra le altre cose) di metodi di ricerca statistici, per i consigli forniti nella parte iniziale del lavoro.

11

1. «FRATELLO» E AFFINI NELLA BIBBIA

Il termine «fratello» è usato nella Bibbia ebraica e greca non sempre con il per noi comune significato di «fratello carnale)>. Esistono poi altri termini greci (ma non ebraici) che esprimono una relazione parentale. Di seguito sono elencati i vari termini, le indicazioni dei vari campi semantici e delle ricorrenze. Per il numero delle ricorrenze dei testi biblici (Testo Masoretico, TM; 1 Settanta, LXX; 2 Nuovo Testamento, NT) è stato usato il software Bible Windows (BWP, 1999) della texana Silver Mountain Software. Per il greco classico invece si è fatto riferimento al Persus Project,4 che rende disponibile online il database digitale «Perseus)> già esistente dal 1987 su supporti fisici. Questo tesauro raccoglie in continuo aggiornamento una mole notevole di dati (scrittori, papiri, iscrizioni su edifici, ossari, statue, monete, monili) in lingua greca del periodo classico. Il database contiene anche il NTS ma al momento non ancora la LXX, presumibilmente per specifici problemi di copyright. Dato che la ricerca delle ricorrenze di un termine nel database dà un risultato cumulativo unico, l'indicazione riportata in queste pagine per il greco classico è quella fornita dal sito meno la ricorrenza neotestamentaria indicata da BWP. 6

1 Versione

Biblia Hebraica Stuttgartensia, 31983. Versione RAHLFS 91971. 3 Versione Greek New Testament NESTLE -ALANO 27 1993 = United Bible Societies 4(1994). 4 Sito perseus.tufts.edu, sezione «Greek Dictionary Headword Search Results». 5 Versione WESTCOTI- HoRT 1885. 6 Si tratta di un calcolo fatto sulla base di due diverse edizioni del NT (1885 e 1994), ma si tratta di un'approssimazione non evitabile e che non ha dirette influenze sui fini statistici del presente scritto. 2

13

1.1.

TESTO MASORETICO

Nei 39 libri che compongono il TM il termine ebraico e aramaico ('ah, si veda romofono e omologo arabo t' e siriaco ...t> (Gs 17,4).

14

-membro di una stessa tribù, cioè di uno dei 12 raggruppamenti etnici relativi ai figli di Giacobbe-Israele: p. es. Nm 8,26; 2Sam 19,11-13; -amico o alleato, in particolare nei momenti avversi: p. es. 2Sam 1,26; IRe 9,13; Pr 17,17; - collega, cioè individuo accomunato da un medesimo incarico di tipo religioso, civile, militare: p. es. 2Cr 31,15; 1Re 20,32; 1Sam 30,23; -prossimo, cioè individuo di pari grado sociale verso il quale si hanno precisi obblighi morali: p. es. Ger 9,3; Ez 47,14; -compagno nella fede, p. es. Dt 1,16; Sal133(132),1. Il termine «fratello» in ebraico pertanto non va inteso come una chiara e precisa indicazione anagrafica, ma come l'indicatore di un legame esistenziale vicino e in qualche modo orizzontale o paritario. Allo stesso modo (non strettamente anagrafico) vanno intesi anche i termini ebraici «padre>> e «figlio»: il padre {:li$, 'a v) non è solamente il genitore biologico ma anche il nonno (p. es. Gen 32,10) e genericamente l'avo, l'antenato, come nella tipica espressione «Dio dei padri» (p. es. Es 3,15); 12 similmente il figlio (1~ ben) non è solo il figlio biologico ma anche il nipote di nonno {p. es. Gen 29,5, cf. 24,25.29) e genericamente il discendente, il postero, come nella tipica espressione «figli d'Israele» (Es 1,7).13

1.2.

GRECO CLASSICO E KOINÉ

Nel greco classico, lingua più complessa e' articolata dell'ebraico biblico, il termine àòtÀ.q>6ç (adelf6s, 6401 volte) o il corrispettivo femminile àòtÀ.uç (delfys, utero) preceduto da à copulativa, quindi letteralmente «con-uterino», «figlio dello stesso utero». Il termine è applicato fuori dall'immediata sfera famigliare,

12

ZoRELL,

voce :U$ significato lb, in Lexicon Hebraicum et aramaicum veteris te-

stamenti. 13 ZoRELL,

voce l ;;l significato 2, in Lexicon Hebraicum et aramaicum veteris testa-

menti. 14

91940,

L.G. LIDDELL- R. Scorr, A Greek-English Lexicon, Clarendon Press, Oxford voce OOEMpOç: «SOD of the same mother».

15

in particolare nelle intestazioni epistolari, con significato elogiativo o iperbolico. Tuttavia due papiri egiziani scritti in greco tra fine II -inizio I secolo a.C. testimoniano un campo più allargato del termine «fratello» all'interno della cosiddetta koiné («Comune»), cioè la parlata greca diffusa nel bacino mediterraneo in epoca imperiale. 15 In particolare, in un papiro (London. Inv. 2850 col. II 15) il termine è usato per indicare un nipote (di zio), e in un altro (Adler Gr. 7) per indicare il figlio del nipote. Non è chiaro se i due papiri risentano della varietà di significati del termine «fratello» delle lingue semitiche, o se si tratti di una più ampia coloritura che il termine aveva autonomamente assunto nel greco di allora, ma il risultato non cambia: il termine adelfos nel greco koiné non indicava necessariamente solo i fratelli in senso proprio. 1.3.

SETIANTA

La ristretta accezione semantica del termine adelfos propria del greco c1assico (fratelli materni) non va applicata in toto ai successivi testi redatti in greco di matrice semita, in primis la traduzione biblica della Settanta, realizzata tra 111-1 secolo a.C., e soprattutto il successivo NT. In tali opere infatti il testo greco è impregnato di semitismi, vale a dire particolari fenomeni sintattici, linguistici, morfologici propri delle lingue semitiche (ebraico e aramaico) ma estranei alla lingua greca. Come esempi dei vari significati del termine «fratello» nella LXX, che compare 926 volte al maschile e 122 al femminile, 16 possono essere pertanto esaminati gli stessi loci esemplificativi indicati a proposito del testo masoretico. Nello specifico: in Gen 14,14 Lot viene detto adelfos di Abramo, mentre è suo nipote, e lo stesso in Gen 29,15 da Labano verso il nipote Giacobbe; in lCr 23,22 il termine è usato per indicare i cugini; in Lv 10,4 indica i figli del cugino.

15 J.J. CoLLINS, «The Brethren of the Lord and Two Recently Published Papyri», i Theological Studies 5( 1944 ), 484-494. 16 Il numero maggiore di occorrenze rispetto al TM (635 al maschile e 119 al femminile, cf. sopra) è dovuto alla maggiore estensione del testo della LXX: vi sono inclusi anche i sette libri deuterocanonici (Gdt, Th, 1-2Mac, Sap, Sir, Bar), Dn ed Est sono più lunghi, e di alcuni di essi (Tb, Dn) è presente una duplice versione.

16

1.4. Nuovo TESTAMENTO

Nei 27 libri del NT il termine adelfos maschile ricorre 343 volte, il femminile adelfé 26 volte. Circa il significato che tale parola riveste nei vari contesti occorre, come visto anche per la LXX, tenere conto della polisemia che caratterizza il termine semitico. In particolare può indicare: 17 -fratello in senso proprio, figli degli stessi genitori: p. es. i fratelli Giacomo e Giovanni sono figli di Zebedeo (Mt 4,21) e della stessa madre (M t 27 ,56); -fratellastro, con un solo genitore in comune, non solo «figli dello stesso utero»: p. es. in Mt 1,2 Giacobbe è detto padre di Giuda e dei suoi «fratelli», alcuni dei quali (sei su dodici) erano figli di altre mogli di Giacobbe (cf. sopra); Erode Antipa è detto «fratello» di Filippo I (M t 14,3) e di Filippo II (Le 3,1 ), ma i tre erano figli di Erode il Grande con mogli diverse (rispettivamente con Maltace, Mariamne Il, Cleopatra di Gerusalemme); -parente o cugino: nel NT non si trova alcun esempio che possa essere chiaramente ed esplicitamente ricondotto a tale significato, come invece avviene per la LXX. Secondo molti esegeti, nel NT un esempio di parentela non fraterna indicata da adelfos è presente in Gv 19,25 (cf. par. 6.5); - discepolo diretto di Gesù, tra cui anche gli apostoli: p. es. Mt 23,8; 25,40; 28,10; Gv 20,17. In alcuni passi (Gv 2,12; 7,3; At 1,13-14) il termine «fratelli» è però chiaramente distinto dai «discepoli» (f.1a&r,t6.t, mathetai); -credente in generale: p. es. Mt 5,22-24; 12,48-50; At 15,23; 17,6; Gal 6,18; Eb 2,17; lPt 2,17; 5,9. In definitiva, come per l'ebraico anche nel greco neotestamentario il termine «fratello>> non indica solo i figli degli stessi genitori: delle 343 occorrenze del maschile, 268 volte il termine è usato in senso metaforico per indicare uno stretto contatto esistenziale, e solo 75 volte riguarda relazioni famigliari. 18 17 Voce àOEA> (Le l ,61 ). Quando Giuseppe e Maria smarriscono Gesù a Gerusalemme lo cercano tra il «parentado» (Le 2,44). In senso più ampio è p. es. usato da Paolo per indicare l'intero popolo d'Israele, suoi «parenti» secondo la carne (Rm 9,3). In alcuni loci (p. es. Le 21,16) il termine «parenti» è chiaramente distinto da «fratelli».

Per cugino non esiste un appropriato termine ebraico e viene usata la circonlocuzione «figlio dello zio» (1i1 T~. ben dod, al femminile ,;, n~. bat dod). 21 Il termine è presenté nella lingua greca (àvewtoç, anepsi6s, femminile àve'Vui. anepsia, letteralmente «Con-nipote») e indica talvolta il figlio del fratello ma soprattutto il figlio di uno zio. 22 Nella Bibbia greca (LXX e NT) ricorre 4 volte, sempre al maschile, mentre nel greco classico ha 267 ricorrenze complessive. Nelle ricorrenze del greco biblico però non indica sempre e con chiarezza i cugini veri e propri, ma (tendenzialmente) una parentela lon-

19 LIDDELL- Scon, A Greek- English Lexicon, voce cruyyevvftç: «congenita!; of the same kin; descent; family; akin to; kinsman; relative». BALZ- SCHNEIDER (edd.}, Exegetisches Worterbuch: «imparentato, parente». 20 AT: mryyEVVftç (synghennés) 24; 0'1Y'(YÉVEta (synghéneia, parentado) 45; NT: auyyEVV'flç 11; m>yyÉVEta 3; recita che entia non sunt multiplicanda sine necessitate, gli enti non devono essere moltiplicati senza necessità. Come il prin-

sPeri criteri esegetici, vedi in particolare i 12 criteri di base per la critica testuale del NT (B. ALANO - K. ALANO, The Text of the New Testament: An lntroduction to the Criticai Editions and to the Theory and Practice of Modern Textual Criticism, Eerdmans, Grand Rapids [MI] 1989, 275-276), il cui valore euristico non si limita però alle sole fonti neotestamentarie. 6 Cf. ALANO - ALANO, The Text of the New Testament, n. 3. 7 Cf. ALANO - ALANO, The Text of the Ne w Testament, nn. 5-6. 8 Cf. ALANO -ALANO, The Text of the New Testament, n. 10. 9 Cf. ALANo -ALANO, The Text of the New Testament, n. 11.

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cipio della falsificabilità, rappresenta uno dei principi fondamentali del sapere scientifico moderno: nell'enunciazione e nella ricerca di nuove teorie gli scienziati cercano di formulare ipotesi senza presupporre distinzioni tra gli elementi in gioco inutili e gratuite, senza introdurre ad hoc elementi o eventi ignoti, mirando a modelli teorici che siano invece semplici, chiari, ordinati, pratici, funzionali, in una parola sola eleganti. Nel campo storiografico il principio di economia si sovrappone in parte al criterio sinottico allorquando unifica personaggi con caratteristiche coincidenti. Nello specifico, nella questione dei «fratelli», per quanto non siano escludibili a priori, dovrebbe essere vista con prudenza e sospetto l'introduzione gratuita di personaggi oscuri o innominati ipotizzati in alcune ricostruzioni, e lo stesso dicasi per eventi ipotetici come le vedovanze maschili o femminili premature e/o matrimoni multipli. In questi casi, che rappresentano la maggior parte dei modelli proposti lungo i secoli, l'impressione complessiva è quella di un semplicistico e ingenuo deus ex machina; - argomento del silenzio (argumentum ex silentio ): dal punto di vista logico rappresenta una fallacia del pensiero che si manifesta allorquando si trae una conclusione da una premessa non presente. Le valutazioni dal silenzio possono essere utili, per quanto non certe, ma vanno valutate alla luce degli altri criteri, in particolare quello sinottico e di economia. Nella fattispecie, la distinzione tra la Madonna e l' «altra Maria» viene comunemente sostenuta sulla base della mancata identificazione della seconda con l'epiteto ricorrente della prima, cioè «la madre di Gesù» o «sua madre» (cf. par. 6.1). Invece un ipotetico uso del silenzio che apparirebbe in contrasto con l'interpretazione comune degli esegeti è la scissione tra il Giacomo protagonista in primo piano di At e l'omonimo «fratello» di Gesù, dato che il primo non è mai così indicato (cf. par. 3.3). Ma il criterio sinottico, sulla base delle altre fonti, porta a identificare i due personaggi.

2.2.

IL LEXICON DELLA ILAN

Un importante e recente strumento, caratterizzato da intenti di completezza e sistematicità, è offerto dalla ricerca realizzata dalla studiosa ebreo-tedesca Tal Ilan che ha censito, con pazienza certosina, i nomi ebraici maschili e femminili nella Palestina tra il 330 a.C. 33

e il200 d.C. 10 che compaiono dalle varie fonti storiche dell'epoca (testi storici, lettere, testamenti, ossari), incluse quelle neotestamentarie, dalle quali è così possibile ottenere uno spaccato della situazione onomastica anche tra i seguaci di Gesù. Sono citati tutti i nomi disponibili, per un campione totale di 3595 casi, ma la Ilan ne considera valida solo una parte 11 invalidando i soprannomi, i secondi nomi, i nomi famigliari, le persone fittizie (p. es. i personaggi citati negli apocrifi), gli stranieri (cioè non ebrei, oppure ebrei non palestinesi). In tal modo la cifra totale viene ridotta a 2826 casi validi, dei quali 2509 di sesso maschile e 317 di sesso femminile. 12 Il motivo della preponderanza di uomini risultanti dal censimento non è dovuto, ovviamente, alla minore presenza di donne rispetto agli uomini nella Palestina del tempo, ma alla minore presenza di queste nelle fonti storiche pervenuteci, correlata all'androcentrismo della società ebraica. Per ogni persona citata viene riportata la grafia del nome nell'alfabeto della fonte (principalmente ebraico - senza le vocali aggiunte successivamente dai masoreti alla Tanakh - e greco, ma anche latino, persiano, arabo, slavo, copto), una descrizione sommaria (solitamente l'indicazione della parentela con un altro personaggio censito, quasi sempre «figlio/a di»), il riferimento bibliografico della fonte e l'approssimativa data di vita corrispondente. Oltre allungo elenco dei nomi la studiosa offre una serie limitata di tabelle 13 che riportano le caratteristiche complessive di nomi e persone in maniera aggregata. Per affiancare i risultati della Ilan al NT è necessario ipotizzare che le ricorrenze da lei trovate siano effettivamente indicative della situazione onomastica della società dell'epoca, cioè che il campione a disposizione di 2826 persone sia correlabile alla popolazione totale degli ebrei palestinesi in quell'epoca. Tale assunto di base si scontra col cosiddetto paradosso centrale del campionamento, 14 che sottolinea l'impossibilità di capire, sulla base del solo esame del campione, se

10 ILAN, Lexicon, l. Il secondo volume, già pubblicato (Lexicon of Jewish Names in Late Antiquity. Part III: The Western Diaspora 330 BCE - 650 CE, Mohr Siebeck, TUbingen 2008), riguarda la diaspora occidentale tra il 330 a.C. e il650 d.C. La parte II, ancora in preparazione, riguarderà la Palestina tra il 200 e il 650 d.C. 11 ILAN, Lexicon, I, 45-50. 12 ILAN, Lexicon, I, 55. 13 ILAN, Lexicon, I, 54-58. 14 Cf. A. STUART, l sondaggi d'opinione. Idee per il campionamento, Newton Compton, Roma 1996.

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questo sia o meno scevro di distorsioni rispetto alla popolazione totale. Nella pratica però l'assunzione di conformità è il presupposto irrinunciabile della maggior parte delle ricerche demografiche, le quali esaminano (con sondaggi, inchieste, questionari ... ) campioni limitati di persone considerandole rappresentative dell'intero gruppo sociale. Anche le elezioni politiche presuppongono lo stesso principio. La Ilan però non mette a disposizione una tabella riassuntiva delle ricorrenze dei nomi (lo fa solo per i 31 più ricorrenti) 15 e non riporta la distribuzione relativa(%). Non è suo interesse specifico poi dividere i personaggi neotestamentari dagli altri. Nelle tabelle seguenti (par. 2.4-5), ispirate a quelle simili abbozzate da Bauckham 16 sulla base del lavoro della Ilan, ma diverse nel contenuto da entrambi gli studiosi, cerco di rimediare a queste comprensibili mancanze per ottenere dati validi e utili per le analisi successive. In vista della determinazione del fitting della ricorrenza di un nome trovato nei racconti cristiani divido i personaggi neotestamentari dagli altri, intendendo però con «personaggi neotestamentari>) i soli ebrei (non samaritani, greci, romani) della Palestina (non originari di Antiochia, Damasco, Roma) che compaiono nelle ambientazioni palestinesi del NT e che costituiscono la rete sociale ego di (cioè centrata su) Gesù: in pratica, i personaggi giudei dei vangeli canonici e gli Atti degli apostoli fino al c. 13 escluso, cioè dali 'inizio dei viaggi di Paolo fuori dalla Palestina. Di alcuni personaggi del NT viene recuperato il nome proprio sulla base del confronto di altre fonti (in particolare i vari Erode, Giuseppe Caifa, Salomè figlia di Erodiade ). Sono inclusi nel computo dei personaggi neotestamentari anche alcuni non esplicitamente descritti nel NT ma che altre fonti indicano come inseriti nella rete parentale o sociale di Gesù (in particolare Simone e Clopa, cugino e zio di Gesù citati da Egesippo). I personaggi «altri)) o «extra-NT)) sono coloro che, censiti dal Lexicon, non sono stati inclusi nella prima categoria.

ts ILAN, Lexicon, I, 56-57.

R. BAUCKHAM, Jesus and the eyewitnesses: the Gospels as eyewitness testimony, Eerdmans, Cambridge 2006, 85-92. 16

35

2.3.

CRITERI ONOMASTICI GENERALI

Il Lexicon ha evidenziato come, a prima vista, i nomi all'epoca fossero particolarmente numerosi: 721 nomi maschili e 110 nomi femminili, per un totale di 831, vale a dire una media statistica di circa 3,4 persone per nome (su 2826). Thttavia l'esame delle ricorrenze mostra come in realtà pochi nomi siano stati portati da molte persone, e moltissimi nomi abbiano una ricorrenza di una o poche unità: i 21 nomi maschili più ricorrenti (su 721, 2,9o/o) sono portati da 1663 uomini (su 2509, 66,3°/o ), mentre i 10 nomi femminili più ricorrenti (su 110,9,1 o/o) sono portati da 245 donne (su 317, 77,3°/o). Quanto all'origine dei nomi, dato che siamo soliti pensare gli ebrei palestinesi dell'epoca di Cristo come profondamente religiosi, ci si aspetterebbe una maggioranza preponderante di nomi biblici. In realtà questi nomi rappresentano solo una minima parte (tra maschili e femminili, 166 su 831, solo 19,8%), anche se sono portati da un insieme di persone nettamente maggiore (2004 su 2826, 70,9°/o ). I restanti tipi di nomi, maggioritari come quantità ma minoritari come diffusione, sono nomi greci (p. es. Enea, Alessandro), latini (p. es. Antonio, Gaio), persiani, semitici non biblici (in ebraico, aramaico, arabo, palmirano ed egiziano) e greco-ebraici (cioè nomi ebraici tradotti a senso in greco. p. es. Teodosio, traduzione a senso di Gionata). Tra i nomi biblici tuttavia non tutti hanno la stessa fortuna e diffusione. Al contrario di quanto ci si aspetterebbe, i nomi dei personaggi principali dell' AT come Abramo, Aronne, Davide, Salomone, Elia non sono attestati, ed è riscontrato un solo Mosè. La Ilan ipotizza che questi nomi fossero considerati «troppo potenti e pericolosi>> per essere portati, 17 notando come lo stesso fenomeno sia stato presente nelle culture cristiane per il nome «Gesù» che non ha trovato diffusione (eccetto l'area spagnola). Invece i nomi biblici che sono particolarmente gettonati sono quelli portati anche dagli asmoneil 8 o maccabei, 19 cioè

17

Lexicon, I, 6. Questo epiteto gentilizio deriva da Asmon, bisnonno del capostipite Mattatia, non citato nella Bibbia ma da Giuseppe Flavio (AG 12,6,1). lMac 2,2-5 elenca 5 figli di Mattatia: Giovanni, Simeone, Giuda, Eleazaro, Gionata. 2Mac 8,22 aggiunge Giuseppe, che viene detto fratello di Simeone e Gionata. 19 «Maccabeo», «martello» in aramaico, è inizialmente il soprannome del solo Giuda (lMac 2,4) che è passato a indicare tutta la famiglia. 18

36

ILAN,

gli appartenenti alla famiglia che guidò il popolo ebraico all'indipendenza nel II secolo a.C. e che rappresentavano gli eroi nazionali: nell'ordine Simone (234 casi validi a partire dal periodo asmoneo), Giuseppe (210), Eleazaro (162), Giuda (160), Giovanni (115), Gionata (68), Mattatia (53), ai quali possono essere aggiunti anche Giosuè-Giasone20 (95 + 4). Un totale di 1101 uomini dopo l'epoca maccabaica, il 43,8°/o della popolazione maschile, percentuale che aumenta di poco (46,2o/o) includendo anche i personaggi omonimi precedenti agli asmonei.

npologia di ricorrenze onomastiche al tempo di Gesù21 --

····-------

Maschi(%) Tipo di nome

biblico non maccabaico

i

-----··

··----·

1

142 (19,7)

Persone

Nomi

Persone

696

13

(27,7)

(11,8)

10 (3,2%)

155 (18,7)

706 (25,0)

..

152 (47,9)

12 (1,4)

1310 (46,4)

335 (13,4)

48 (43,6)

63 (19,9)

243 (29,2)

398 (14,1)

13

84

(2,8)

15 (13,6)

(4,1)

(10,1)

84 (3,0)

34 (4,7)

29 (1,2)

3 (2,7)

2 (0,6)

37 (4,5)

31 (1,1)

221 (30,7)

189 (7,5)

22 (20,0)

75 (23,7%)

243 (29,2)

264 (9,3)

31 (1,2)

6 (5,5)

2 (0,6)

57 (6,9)

33 (1,2)

2509

110 (100)

317 (100)

831 (100)

2826 (100)

greco

195 (27,0)

.-

.

-··

···-

71

69 (9,6)

-

.

-·-

--~---

.

1--·

semitico ~-

semiticogreco r--···

Totale

---·-

3 (2,7)

9 (1,2)

persiano

·-··

1158 (46,2)

maccabaico

r--

---Nomi

Persone

---·

-----

latino

.....

Totale, m+f (%)

1 - - - - - - - - r - ---

Nomi

f---·-·

Femmine(%)

----51

--

--

·-

---

(7,1) ...

721 (100)

(100)

-----

20 Ilan censisce il nome ebraico Giosuè-Gesù (100 casi validi complessivi per l'i tero periodo esaminato) in maniera distinta da Giasone (12 casi complessivi), ma riporta che «molti considerano Giasone la forma ellenizzata di Giosuè», oltre a indicare un Giasone (n. 5) come secondo nome di un Giosuè (n. 10). Per le ~nsiderazioni onomastiche generali di questo paragrafo unifico i due nomi e li aggrego ai nomi maccabaici tenendo conto di Giasone, figlio di Eleazaro Maccabeo (lMac 8,17). 21 Adattamento di ILAN, Lexicon, I, 54-58, con l'aggiunta di Giosuè-Giasone ai nomi maccabaici.

37

100

70 60 _l Latino

5.0

40

D Maccabajco D Biblico no·n maccabwco

10

Nomi maschili

Umninj

Nomi femminili

Donne

Quanto in particolare ai nomi maschili, se si confrontano i nomi portati dai principali personaggi descritti nella Bibbia ebraica (che diventerà poi il Testo Masoretico) con quelli portati dagli asmonei, appare evidente che quando i padri davano il nome ai figli, per così dire, avevano sotto gli occhi specialmente i libri dei Maccabei, non gli altri testi biblici.

38

Ricorrenze onomastiche: priDcipali nomi mascblli per tipo Nomi portati da personaggi del TM e maccabei

Nomi dei personaggi principali del'fM'22

Nomi portati da maccabei e non principali nel TM

Giacobbe

38

241

Eleazaro

168

Levi

25

216

Giovanni

121

Manasse

13

163

Gionata

72

112

Mattatia

62

- - - - - - - - - - -·------

------

Beniamino

9

Isaia

9

Giosuè . -

-----·--

-

--·- - - -

Totale

---------+------t--732 To~e 423

8 7

Rube n lsacco Geremia

3

Efraim

2 -

- --

2

Ezechiele lssacar

-

Davide ---

----

Elia Gad

o oo o o o o

Neftali

O

Salomone

O

---------

~-----+--­

Zabulon

o

-------

Totale

2.4.

118

DIFFUSIONE DEI NOMI MASCHILI

Nello stabilire identificazioni tra due o più persone con lo stesso nome, o al contrario nell'indicare come distinte due persone omonime, che è un duplice problema centrale nella questione dei «fratelli» di Gesù, può essere un prezioso aiuto il constatare quanto fosse effettivamente diffuso il nome in questione all'epoca sulla base delle

22 Sono inclusi i patriarchi, i figli di Giacobbe-Israele e i principali personaggi politici e religiosi della Bibbia ebraica.

39

indicazioni offerte dal Lexicon della Ilan. P. es. le fonti cristiane ci parlano di 3 Clopa distinti e senza nessun elemento irrefutabile che permetta di identificarli. Dato però che il nome era estremamente raro all'epoca, una compresenza di 3 individui omonimi all'interno della ristretta rete sociale di Gesù appare alquanto improbabile. Ancora, e sarà un tema ricorrente nelle pagine seguenti, il nome Giacomo era relativamente raro mentre sembra portato da 6 personaggi distinti del cristianesimo primitivo: troppi, su base statistica, e una loro unificazione (seria e motivata) migliora il fitting della rete neotestamen taria alla società deli' epoca. E così via. Nella stesura delle tabelle per il confronto NT/extra-NT, rispetto alla Ilan, che segue dichiaratamente una politica inclusionista non operando nessun accorpamento,23 compio alcune identificazioni, segnalandole, circa il conteggio dei personaggi neotestamentari, adottando così un preciso modello di rete sociale (5 Maria, 3 Giacomo ... ) tra i diversi ipotizzati dagli studiosi. Sui motivi delle modifiche vedi le note e in particolare le varie argomentazioni nei cc. 5-7. Desta qualche dubbio l'inclusione o meno dei Sette ellenisti diaconi citati da At 6,5 (Stefano, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola). Il NT ne descrive l'attività a Gerusalemme ma non ne specifica la provenienza: solo Nicola è detto di Antiochia di Siria, e Filippo viene detto in seguito risiedente a Cesarea Marittima, in Palestina (At 21,8). La Ilan li censisce tutti come validi, anche (errando) Nicola, Bauckham li omette tutti dalle liste. Questa seconda scelta è preferibile: è evidente che i nomi appaiono rari nella Palestina dell'epoca (4 su 7 sono hapax) e, sebbene non ci sia noto con precisione cosa distinguesse e caratterizzasse gli ellenisti, è verosimile che questi ultimi fossero di origine non palestinese. 24 L'elencazione segue l'ordine decrescente del totale. I nomi con almeno 5 ricorrenze sono tutti elencati, quelli da 4 in giù sono riportati solo se possono corrispondere a personaggi neotestamentari. I .passi biblici sono riferiti alla prima ricorrenza del nome. La ricorrenza relativa (%),non indicata dalla Ilan, è calcolata sul totale dei nomi validi con le modifiche indicate.

Lexicon, I, 35. Cf. anche nota della Bibbia TOB a At 6,5.

23 ILAN, 24

40

Nomi ebraici masdtili in Palestina (300 a.C.-200 d.C.) 25 -·· ··-

Rango

Nome e riferimento persone NT

Ricorrenza (%) NT

Extra-NT

Totale

7 (10,1)

234 (9,7)

241 {9,7)

6 (8,7)

210 (8,7)

216 (8,7)

3

165 (6,8)

(6,7)

-

Simone/Simeone26

1

l. vegliardo di Gerusalemme (Le 2,25); 2. Simon Cefa-Pietro (Mt 4,18);27 3. lebbroso (Mt 26,6); 4. fariseo (Le 7,40); S. cristiano (At 9,43); 6. padre di Giuda Iscariota (Gv 6,71); 7a. «fratello,. di Gesù (Mt 13,55), identificato (cf. par. 3.6; 7.6) con: 7b. apostolo Cananeo-Zelota (Mt 10,4); 7c. il cugino di Gesù

Giuseppe/loses l. 1. Giuseppe (Mt 1.16);

2

2. Barnaba (At 4.36); 3. Barsabba (At 1,23): 4. sinedrita di Arimatea (Mt 27,57); S. Giuseppe Caifa (Mt 26,3);21 6a. «fratello,. di Gesù (Mt 13,55), identificato (cf. par. 6.2) con: 6b. figlio dell'«altra Maria n (M t 27 ,56)

Lazzaro/Eleazaro

3

--

l. amico di Gesù risuscitato (Gv 11,1); 2. protagonista della parabola (Le 16,20);29 3. gemello di Giuda Tommaso»

(4,3)

168

25

Adattamento di ILAN, Lexicon, l. Non sono inclusi Simon Mago (samaritano), il Cireneo (della diaspora), Simone-Niger (di Antiochia). 27 Il soprannome Cefa (KTJ> (Gv 14,22) viene comunemente identificato con Giuda di Giacomo (L.M. PEREITO, «Giuda Taddeo», in Bibliotheca Sanctorum, VI, Istituto Giovanni XXIII. Roma 1965, 1152: K. MOHLEK. «Judas Thaddaus», in Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon, III. Traugott Bautz. Herzberg 1992, 768-770; S. CIPRIANI, «Giuda Taddeo», in Il Grande libro dei Santi. II, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998, 962; MEIER, A Margina/ Jew, III, 201, «possibile ma non certo»; nota a Gv 14,22 della Bibbia TOB). Tuttavia, la possibilità che anche l'apostolo Tommaso si chiamasse Giuda lascia aperta l'identificazione con questo del «non l'Iscariota»: in definitiva «nessuna decisione è possibile» (BROWN, The Gospel According to John, 772). La Ilan lo censisce come autonomo (Judah n. 22). 34 Il padre di Simon Pietro, detto «Giovanni» in Gv 1,42; 21,15-17, è contato come Giona (Mt 16,17) anche dalla Ilan: l'epiteto aramaico Bariona fa supporre l'antichità delloghion matteano che lo rende preferibile al tardivo Gv. 32

42

Gesù/Giosuè 35 6 1-----·

·-

··-

l. Gesù Cristo (M t 1,1 ); 2. padre di Elimas Bariesu (At 13,6);16 3. Gesù Barabba (Mt 27,16)l7 ------·-·

Anania 38 7

--

--·-·

99 (4,0) ·-·-····----

80 (3,3)

82 (3,3)

o

72 (2,9)

72 (2,9)

l. apostolo (Mt 9,9);411 2. sostituto dell'lscariota (At 1,23)

2 (2,9)

60 (2,5)

62 (2,5)

Manaen

l

l. cristiano di Gerusalemme (At 5,1); 2. aommo sacerdote figlio di Nebedeo (At 23,2)

·-----·

....

Gionata39

---------

-------

Matteo/Mattia!Ma ttatia -----·-·

lO

97 (4,0)

2 (2,9)

8

9

3 (4,3)

---··- - · -

cristiano d'Antiochia (At 13,1)41

(1,4)

41 (1,7)

42 (1,7) . ---

-·-······----

Giacomo/Giacobbe

11

l. nonno di Gesù (M t 1,16); 2. apostolo figlio di Zebedeo (Mt 4,21); 3a. apostolo figlio di Alfeo (M t l 0,3), identificato (cf. par. 6.2; 7.2-3) con: 3b. ocfratello» di Gesù (Mt 13,55); 3, reso dalla LXX con Aya~a. È poss16iie che il neotestamentario 'Ayapoç sia una variante di questo nome, e come tale è censito. Dato però che non sono attestati altri omonimi nella Palestina dell'epoca, che il nome è simile ad aya7tr), termine indicante nel NT l'amore di Dio e degli uomini, e che il confine fonetico tra 1t e :l è sottile (ILAN, Lexicon, I, 20), rimane il forte dubbio che si tratti di un soprannome. 64 La Ilan considera fittizio questo personaggio (come la figlia Anna). 6S Il diacono ellenista (At 6,5) è verosimilmente della diaspora e dunque non valido. 66 n diacono ellenista (At 6,5) è verosimilmente della diaspora e dunque non valido. 67 Il diacono ellenista (At 6,5) è verosimilmente della diaspora e dunque non valido. 68 Il diacono ellenista (A t 6,5) è verosimilmente della diaspora e dunque non valido. 69 llan considera l'epiteto di Giuseppe Barnaba (At 4,36) come patronimico, «figlio di Naba» (Napaç), nome non altrimenti attestato nel campione in questione ma presente come nome proprio tra gli ebrei del primo Tempio, arabi, Egitto e Palmira nelle forme ':Il o ,::ll1:J o NaPaioç. Considerando cosi Naba come nome valido non è chiaro perché lo indichi contemporaneamente come secondo nome. Sulla base della mancata diffusione del termine tra gli ebrei palestinesi non c'è motivo per rigettare l'interpretazione neotestamentaria «figlio della consolazione» che rimanderebbe alla radice M::ll, profezia, esortazione. 70 Per le identificazioni illustrate, questo totale è diverso da quello delle persone maschili valide indicato dalla Ilan, cioè 2509.

50

La trasposizione grafica della tabella con le sole ricorrenze neotestamentarie mostra «a colpo d'occhio)> come gli andamenti delle due distribuzioni (NT ed extra-NT) sono confrontabili: i nomi usati dagli agiografi sono quasi tutti (eccettuati Aga bo e Cusa, possibili secondi nomi caratteriali, e Timeo e Fanuele) ricorrenti nella Palestina dell'epoca, e i nomi più diffusi nel primo gruppo Io sono anche nel secondo. Si notano alcune anomalie: nomi molto ricorrenti all'epoca, nel NT possono essere relativamente poco rappresentati (Lazzaro) o assenti (Gionata); di contro, si notano due picchi isolati (Giacomo e Filippo71 ). L'impressione complessiva comunque è di un buon fitting. Oltre all'andamento «a occhio>) simile delle due distribuzioni, anche il test statistico del x? (chi quadro, cf. par. 1.7) sull'intera serie indicherebbe la non diversità delle due reti sociali (0,60 > 0,05), ma data l'esiguità dei casi neotestamentari (la maggior parte delle caselle hanno numeri minori di 5) non può essere assunto come un 'indicazione assolutamente valida. Il test limitato ai soli nomi con ricorrenza 2! 5 (Giuda, Giuseppe, Simone) restituisce un valore di 0,95, prossimo a l (coincidenza perfetta delle due distribuzioni).

71 L'anomalia di Filippo viene ridimensionata se si considera che di fatto solo l'apostolo entra a pieno titolo nella rete neotestamentaria attorno a Gesù.

51

Confronto deUa distribuzione dei nomi mascbili

Sh~loneiSbmeone

,,]ta.se PJil'lilllo.se s L.azzamlBea:z:am

G.i1111da

>Giovanni iesù/Gto:)Uè

1\•iatteo/M , cioè un nome gentilizio non proprio. Pertanto non li aggiungo al computo. st ILAN, Lexicon, I, 33. R2 Antipatro I. con Doris, e Antipatro II (comunemente noto come Erode Antipa o Erode Tetrarca) con Maltace. 83 Erode Filippo I. con Mariamne Il, ed Erode Filippo II, con Cleopatra di Gerusalemme. 84 ILAN, Lexicon, l, 46. 80

57

brano essere stati epiteti abbastanza diffusi, anche se principalmente tra gli uomini. Oltre agli epiteti, per dissolvere eventuali ambiguità era prassi ricorrente l'indicazione di un legame di parentela (cf. dopo), che può essere considerata l'equivalente del nostro cognome. llan riporta alcune indicazioni sommarie sulla diffusione degli epiteti85 tra i personaggi censiti nel Lexicon (cf. tabella seguente). Quanto ai personaggi biblici, si riscontrano diversi tipi di epiteti: 86 - termini caratteriali: p. es. Giuda M acca beo («martello» in aramaico); Gesù Cristo; Erode il Grande; Simone il Lebbroso; Simone detto Pietro-Cefa (letteralmente ); - termini caratteriali coincidenti con un nome proprio o famigliare: p. es. Giuda detto Taddeo (cf. par. 7.5), che è sia un possibile aggettivo (letteralmente «pettoruto>>) sia un nome proprio, e lo stesso per Lebbeo («coraggioso>>, ma anche variant~ del nome Levi); Simone detto Cefa {K11cpàç, Kefàs) ha lo stesso soprannome del sommo sacerdote Giuseppe figlio di Caifa {Kat6.>. Il criterio per distinguere se si tratta di una figliolanza fisica (epiteto patronimico, cf. dopo) oppure simbolica e dunque caratteriale è quello di verificare se il termine riferito è un nome proprio (p. es. Tolomeo) oppure un concetto astratto (p. es. tuono). La cosa si complica quando il termine è sia un nome proprio sia un concetto: p. es. Barabba (figlio di Abba l del padre); Barsabba (figlio di Sabba l dell'anziano); forse anche Bariona, dato che con «barionim» si intendevano anche dei combattenti. 90 Nel suo Lexicon la Han, in ossequio al già citato criterio generale inclusivo, considera tendenzialmente questi soggetti come figli di persone fisiche che sono dunque censite. Un criterio però che può essere fornito indirettamente dallo stesso Lexicon per distinguere soprannomi caratteriali o patronimici può essere quello dell'effettiva ricorrenza dei nomi delle presunte persone: p. es. la Ilan sembra considerare Barnaba come figlio di un Naba, nome che rappresenterebbe un hapax tra gli ebrei dell'epoca, fattore che porta a preferire l'opzione «figlio della consolazione» presentata dallo stesso NT; -soprannomi famigliari o gentilizi: sconosciuti nell'antico ebraismo, sembrano essere subentrati in Palestina per influsso dell'onomastica romana. Gli appartenenti alla famiglia si indicavano come «della casa di» oppure «figlio di» (ed è difficile in questi casi distinguerli da soprannomi caratteriali e patronimici ). oppure ancora il nome famigliare veniva affiancato al nome proprio talvolta prevalendo su esso: cf. p. es. il nome gentilizio Caifa, portato dal sommo sa-

88 P. JoOoN -T. MuRAOKA, A Grammar of Biblical Hebrew. Second Edition, PIB, Roma 2008, 440. K>,l 00 che può presentarsi in greco grammaticalmente in diverse forme, senza che siano ravvisabili particolari sfumature di signiticato: - nome proprio + articolo + articolo al genitivo + nome di riferimento al genitivo, p. es. «Giacomo il (figlio) di Alfeo»; 101 -nome proprio+ articolo+ nome di riferimento al genitivo, p. es. «Maria la (madre di) Ioses»; 102

100 JoOoN -MuRAOKA, A Grammar of Biblica/ Hebrew, 437; L. G. LIDDELL- R. Scarr, A Greek-English Lexicon, Clarendon Press, Oxford 9 1940, voce ò significato III. l. 101 «'létKc.o~oç Ò tou 1\.À.Cp >(SE 2,1,2-4) 11 «3. [ ... ] Egesippo, che visse immediatamente dopo gli apostoli, nel quinto libro delle sue Memorie fornisce un racconto più accurato di questo. Così ricorda: 4. Giacomo fratello del Signore fu successore (nel governo della] Chiesa [di Gerusalemme] con gli apostoli. Era chiamato da tutti Giusto [OiKawç], dal tempo del Signore fino a noi [metà II secolo]. Poiché molti erano chiamati Giacomo, 5. questo (Giacomo] era santo dal ventre della madre. Non bevve vino né bevanda alcolica, né mangiò carne. Non passò rasoio sulla sua testa, non fu unto con olio !profumato] né fece bagni. 6. Lui solo fu degno di entrare nei [luoghi] santi [dç tà iiyta]. Non vestiva infatti lana ma lini. E da solo entrava nel tempio [eiç tòv vaòv]. Fu trovato giacente sulle ginocchia e pregante per il popolo, cosicché le sue ginocchia erano dure come quelle di un cammello, per il piegare costantemente le ginocchia per l'adorazione a Dio e per chiedere perdono per il popolo. 7. Per la sua eccellente giustizia fu chiamato il Giusto e Oblìas [ò OiKatoç Kaì CÌ>~Àiaç), che in greco significa Baluardo del popolo, e Giustizia (OtKatOaUVll], come i profeti dicono di lui. 8. Alcuni poi delle sette eresie (diffuse] tra il popolo, delle quali già scrissi [nelle Memorie], chiesero a lui: .. Qual è la porta di Gesù?'", e disse che questa è il Salvatore. 9. Per queste [parole] alcuni credevano che Gesù è il Cristo. Ma le eresie accennate non credono né nella risurrezione né nel venire la ricompensa a ognuno secondo le proprie opere. Ma alcuni credettero grazie a Giacomo. 10. C'era la preoccupazione poi di molti capi di Giudei, Scribi e Farisei, che dicevano che fosse pericoloso che tutto il popolo aderisse a Gesù Cristo. Essendo convenuti da Giacomo gli dissero: "Ti esortiamo, controlla il popolo, poiché erra circa Gesù considerandolo il Cristo. Ti esortiamo a persuadere tutti coloro che sono venuti [a Gerusalemme] per il giorno di Pasqua circa Gesù. In te infatti tutti crediamo. Noi infatti, [come] anche tutto il popolo, testimoniamo circa te che sei giusto che non ti fai intimorire da nessuno. 11. Persuadi dunque la folla circa Gesù affinché non errino. Infatti tutto il popolo e tutti noi confidiamo in te. Sta' dunque sul pinnacolo del santuario, affinché da là le tue parole siano ascoltate facilmente da tutto il popolo. Infatti per la Pasqua sono convenute tutte le tribù e i Gentili". 12. I già citati Scribi e Farisei collocarono dunque Giacomo sul pinnacolo del tempio, e gridarono a lui e dissero: "Giusto, nel quale tutti abbiamo fiducia, poiché il popolo erra dietro a Gesù il crocifisso, annuncia a noi qual è la porta di Gesù". 13. E rispose con voce grande: "Perché mi interrogate circa il Figlio dell'uomo? Costui siede in cielo, alla destra della grande Potenza, e sta per venire sulle nubi del cielo [Mt 26,64; Mc 14,62]". 14. E molti furono pienamente convinti e glorificanti per la testimonianza di Giacomo e dissero: "Osanna al figlio di Davide". E gli Scribi e i Farisei si dicevano a vicenda: "Abbiamo fatto male a fornire tale testimonianza circa Gesù. Ma saliamo e gettiamolo giù, affinché essendo spaventati non credano a lui". 15. E gridarono dicendo: "Oh! Oh! Anche il giusto erra". E si adempi la scrittura di Isaia (3,10): "Prendiamo il giusto, poiché ci è fonte di problemi. Così mangeranno i frutti delle sue opere".16. Essendo saliti dunque gettaro-

79

3,11,1; 12 4,5,3;1 3 4,22,414 (citazione di Egesippo). Tra gli autori successivi cf. in particolare Epifanio,Panarion 29,3,9-4,4; 15 78,13,2-14,616 (in

no giù il giusto. E si dissero a vicenda: •'Lapidiamo Giacomo il Giusto", e iniziarono a lapidario, poiché non era morto nella caduta. Ma essendosi girato si inginocchiò dicendo: "Ti esorto, Signore Dio Padre, perdonali, infatti non sanno cosa fanno [Le 23,34]" 17. Così dunque mentre lo lapidavano, uno dei sacerdoti figli di Racab, figlio dei Recabiti, dei quali testimonia il profeta Geremia [35), gridò: "Fermi! Cosa fate? Il giusto prega per voi!".l8. Uno di loro. un lavandaia, avendo preso un bastone col quale si colpiscono i vestiti, colpì il giusto sulla testa, e così fu martirizzato. E lo seppellirono in quel luogo, presso il tempio, e la sua stele è ancora presso il tempio. Fu un testimone verace, per i Giudei e per i Greci, che Gesù è il Cristo. E subito Vespasiano li assediò» (SE 2,23,3-18). 12 «Dopo il martirio di Giacomo (62] e la conquista di Gerusalemme avvenuta successivamente [Pompeo nel 63], si dice che gli apostoli e i discepoli convennero da tutte le parti [a Gerusalemme] attorno ai parenti secondo la carne del Signore che erano ancora in vita, molti dei quali sono ancora in vita [al tempo di Egesippo], per prendere la decisione circa chi dovesse degnamente succedere a Giacomo>> (SE 3,11,1). 13 «Poiché i vescovi della circoncisione cessarono allora, è necessario elencarli dall'inizio. Il primo dunque era Giacomo, il [cosid]detto [À.€1Ò!-l€Voç] fratello del Signore. Dopo il quale il secondo fu Simeone. Terzo Giusto. Zaccheo quarto. Quinto Tobia. Sesto Beniamino. Giovanni settimo. Ottavo Mattia. Nono Filippo. Decimo Seneca. Undicesimo Giusto. Levi dodicesimo. Efres tredicesimo. Quattordicesimo Giuseppe. Dopo tutti, quindicesimo Giuda>> (SE 4,5,3). 14 «Ò aùtòç Kai twv Kat · aùtòv aipécrErov ràç «ÌPXàç intoti8Erat ùtà tourcov· KaÌ !-'€Tà TÒ J.laprupflcrat 'IUK(l)p(w tÒV OiKatOV, roç Kai Ò Ki>ptoç, È1ti Tep aùnp ÀÒ'yq>, 1tétÀ.lV 6 ÈK e€iou aùtoù l:U!-l€CÌ>V ò TOÙ KÀoo1Iiì Ka6icrratat ÈmcrK01IOç, ov xpoteEVto 1tUVt€ç, OVta «ÌV€\VlÒV TOÙ KUpiou o&Un:pOV» «Lo stesso (Egesippo] descrive gli inizi delJe eresie con queste (parole): E dopo l'essere martirizzato Giacomo il Giusto, come anche [Io fu] il Signore, secondo lo stesso racconto (di Egesippo], ancora il [figlio] dello zio di lui (del Signore] Simeone, [figlio] di Clopa, fu designato vescovo [di Gerusalemme], il quale proposero tutti, essendo [un] secondo cugino del Signore>> (SE 4,22,4). 15 «3.9. Giacomo, chiamato fratello e apostolo del Signore, fu fatto vescovo immediatamente. Era figlio di Giuseppe, ma fu detto fratello del Signore poiché furono allevati insieme. 4.1. Di Giacomo, che era figlio di Giuseppe da una moglie [precedente] di Giuseppe. non Maria, ho detto e discusso con chiarezza in molti altri loci. 2. E trovo che era di discendenza davidica poiché era figlio di Giuseppe, e che era nato nazireo poiché era primogenito di Giuseppe, e dunque consacrato. E trovo anche che esercitò il sacerdozio nel sacerdozio antico. 3. Per questo gli fu permesso di entrare nel Santo dei Santi una volta all'anno, come la scrittura permette ai sommi sacerdoti, come molti prima di me (Eusebio, Clemente e altri) hanno riportato di lui. 4. Gli anche fu permesso di vestire il copricapo sacerdotale, come le persone degne di fede citate banno testimoniato negli scritti storici». (Epifania, Panarion 29,3,9-4,4 ). 16 «13.2.[Sotto la croce di Gesù il vangelo) non dice ''c'era Giuseppe", o Giacomo il fratello del Signore, che morl in verginità all'età di 96 anni. 3. Il rasoio non toccò la sua testa, e non fece bagni, e non mangiò carne. Non possedeva un cambio d'abito e vestiva solo lino, come dice nel Vangelo: "il giovane fuggì e lasciò il lino col quale era vestito" (libera citazione di Mc 14,51-52]. 4. Giovanni, Giacomo e Giacomo, questi tre vissero in verginità, i due figli di Zebedeo e Giacomo, che era figlio di Giuseppe e detto



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quest'ultimo passo riprende le informazioni di Egesippo già riportate da Eusebio), dove tra l'altro aderisce alla teoria dei fratellastri (cf. 5.1 ); Girolamo, De viris illustribus 2 (Sugli uomini illustri, circa 392-393), 17

fratello del Signore poiché è stato allevato ed educato con lui da Maria sposa di Giuseppe. 5. Solo a questo Giacomo era permesso di entrare nel Santo dei Santi una volta all'anno, poiché era un nazireo e sacerdote. Maria era imparentata a Elisabetta in due modi, e Giacomo era così rivestito della dignità sacerdotale, e in lui per matrimonio (di Giuseppe e Maria] erano unite le due tribù, quella regale con la sacerdotale e quella sacerdotale con la regale. Al tempo dell'esodo, Nacson capo della tribù di Giuda prese in moglie l'antica Elisabetta, figlia di Aronne (Es 6,23). 6. E dunque molte sette ignorano la genealogia di Cristo, e nella loro infedeltà pensano di poter contrastare la verità dicendo: "Come può Maria, della tribù di Davide e Giuda, essere parente di Elisabetta, della tribù di Levi?" 14.1. Giacomo rivestì il diadema sacerdotale. E una volta, durante una siccità, sollevò le mani al cielo e pregò, e il cielo diede immediatamente la pioggia. Non portava mai vestiti di lana. A causa delle sue continue preghiere in ginocchio per la sua pietà, le sue ginocchia divennero dure come quelle di un cammello. 2. Non era chiamato per nome, ma il suo nome era .. il Giusto". Non si lavò mai nei bagni, non mangiò carne, come ho già detto, e non portava sandali. E può essere detto ancora molto circa lui e la sua vita virtuosa. 3. Vedi che quella casa [di Giuseppe] era dunque notevole in ogni modo? Se dunque i figli di Giuseppe praticavano la verginità e il nazireato, quanto più fece l'anziano e onorabile Giuseppe per preservare la purezza deJla vergine e rendere onore al vaso nel quale ha dimorato la salvezza dell'umanità? 4. Anche la natura ci insegna che quelJ'uomo era anziano, molto avanti negli anni, grande tra gli uomini. fedele nel comportamento e pio nel pensiero. Di lui dice il Vangelo: Essendo un uomo che temeva Dio cercò di ripudiarla segretamente (Mt 1,19). 5. Questo Giacomo, fratello del Signore e figlio di Giuseppe, morì a Gerusalemme dopo aver vissuto 24 anni dopo l'assunzione del Salvatore. All'età di 96 anni fu colpito nella testa da un bastone da lavandaia, fu precipitato dal pinnacolo del tempio 6. e cadde senza offesa. ma inginocchiatosi pregava per coloro che lo avevano precipitato dicendo: "Perdonati perché non sanno quello che fanno". E Simeone, suo cugino e figlio di Clopa, disse: "Fermatevi, perché lapidate il Giusto? Sta pregando per voi". E così accadde il martirio» (Epifanio, Panarion 78,13,2-14,6). Questo passo contiene la curiosa identificazione di Giacomo col giovane discepolo anonimo del Getsemani narrato da Mc, verosimilmente leggendaria. Per l'indicazione di Simeone cugino di Giacomo cf. par. 3.6. 17 «Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato Giusto, è da alcuni considerato figlio di Giuseppe da un altro matrimonio. ma mi sembra invece figlio della Maria sorella della madre del Signore della quale Giovanni nel suo vangelo fa menzione [Gv 19,25]. dopo la passione del Signore fu immediatamente ordinato dagli apostoli vescovo di Gerusalemme. Scrisse una sola lettera [Gc), che fa parte delle sette [lettere] cattoliche. QuaJcuno dice che è stata scritta da quaJcun altro a suo nome e progressivamente ha ottenuto autorità. Egesippo, vicino ai tempi apostolici, nel quinto libro dei suoi commentari, circa Giacomo: "Dopo gli apostoli guidò la Chiesa di Gerusalemme Giacomo, fratello del Signore, soprannominato Giusto. Molti sono chiamati Giacomo. Questo fu santo dall'utero materno, non bevette vino né bevande alcoliche. non mangiò carne, né si rase, né si unse (di profumi], né fece bagni. A lui solo era lecito l'ingresso nel Santo dei Santi: non vestì lana ma lini e da solo entrava nel tempio pregava per il popolo inginocchiato, tanto che si credeva che le sue ginocchia fossero dure come (quelle dei) cammelli''.Egesippo dice molte altre cose le quali sarebbe lungo raccontare. Giuseppe [Flavio] nel ventesimo libro delle Antichità /Giudaiche} e Clemente

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che unisce tradizioni antiche, citazioni (Vangelo degli Ebrei e i già visti brani di Egesippo, Giuseppe Flavio, Clemente Alessandrino), leggende e interpretazioni private; le Cronache dello stesso autore. 18 Queste fonti confermano il ruolo prioritario da lui rivestito come vescovo della comunità di Gerusalemme (in particolare SE 2,1,2-4; 2,23,4; 4,5~3) già descritto nel NT. 19 Quanto alle sue caratteristiche personali, l'apologetico brano di Egesippo lo descrive implicitamente come un pio nazireo (SE 2,23,5), cioè come un uomo con precisi doveri votato a Dio dalla nascita (cf. Nm 6,1-21). Ai doveri tipici del nazireato (niente alcol né rasoio) la descrizione di Egesippo aggiunge anche il vegetarianesimo e il rifiuto di olio profumato e bagni (in quel periodo, come per la successiva tradizione monastica, era opi-

[Alessandrino] nel settimo libro delle Disposizioni [dicono che] alla morte di Festo, che governava la Giudea. fu inviato Albino come suo successore da Nerone. Prima che giungesse nella provincia Anna, giovane Sommo sacerdote figlio di Anna, della classe sacerdotale, approfittando dell'anarchia convocò un consiglio, e avendo portato Giacomo di fronte alla folla per rinnegare Cristo Figlio di Dio, essendosi rifiutato ordinò che fosse lapidato. Fu buttato giù dal pinnacolo del tempio e le sue gambe si ruppero. Ancora vivo, tendendo le mani al cielo disse: "'Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno'' [Le 23,34]. Fu colpito alla testa da un bastone di lavandaia. col quale (i lavandai] colpiscono i vestiti. e morì. Giuseppe [flavio] ricorda che era ritenuto tanto santo e riverito dal popolo che la rovina di Gerusalemme (del 70] fu collegata alla sua morte. Di lui l'apostolo Paolo scrive ai Galati (1,19): "degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore", e gli Atti degli Apostoli riferiscono spesso di lui. Il cosiddetto Vangelo secondo gli Ebrei, che ho recentemente tradotto in greco e latino, che anche Origene usa spesso, dice dopo la risurrezione del Salvatore: "E il Signore. dopo aver dato la sindone al servo del sacerdote, andò da Giacomo e apparve a lui. Aveva giurato infatti Giacomo di non mangiare pane dall'ora nella quale aveva bevuto il calice del Signore finché lo avesse visto risorgere dai dormienti". Ancora poco dopo (il vangelo dice]: "Prendi la mensa e il pane, disse il Signore". E subito aggiunge: "[Il Signore] prese il pane e lo benedisse, lo spezzò e Io diede a Giacomo il Giusto e gli disse: Fratello mio. mangia il tuo pane poiché è risorto il Figlio dell'uomo dai dormienti". (Giacomo] resse la Chiesa di Gerusalemme 30 anni, cioè fino al settimo anno di Nerone. e fu sepolto presso il tempio dove fu precipitato. La sua tomba era notissima fino all'assedio di Tito e alla fine (del regno) di Adriano. Alcuni dei nostri pensarono che fosse posto nel monte degli Ulivi ma è una falsa opinione» (Girolamo, DV/2). 18 Così Girolamo in Cronache, 1o anno della 210a olimpiade, 7° anno dell'imperatore Nerone, cioè il 61: «Jacobus, frater Domini, quem omnes Justum appellabant, a Judaeis lapidibus opprimitur: in cujus thronum Simeon, qui et Simon secundus assumitur» «Giacomo. fratello del Signore, che era chiamato da tutti Giusto, fu lapidato. Gli successe Simeone che è anche Simone». 19 Per una rassegna sul ruolo di Giacomo capo dei giudeo-cristiani e contrapposto agli ellenisti di Paolo cf. M. MYLLYKOSKI, «James the Just in History and Tradition: Perspectives of Past and Present. Scholarship (Part I)>), Currents in Biblica/ Research 5(2006), 73-122.

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nione comune che lavarsi con l'acqua risvegliasse le pulsioni sessuali). Epifanio aggiunge a queste caratteristiche anche il non calzare sandali (Panarion 78,14,2) e la verginità (Panarion 78,13,2), anche se un'altra fonte riferisce di un figlio di Giacomo di nome Giuda (cf. par. 3.8), che porta verosimilmente a includerlo, assieme a Giuda (cf. dopo), tra i > può essere inteso come «più giovane>> rispetto a un altro (cf. par. 2.7), ed è possibile che il paragone fosse fatto con Giacomo di Zebedeo. Nella tradizione cattolica viene identificato col precedente (cf. par. 6.2). - «Giacomo servo di Dio e del Signore Gesù CristO>> (Gc l, 1), autore della neotestamentaria Lettera di Giacomo, dalla tradizione successiva identificato (sebbene non con sicurezza) col «fratello>> di Gesù (Eusebio, SE 2,23,25; Girolamo, DVI 2). Anche gli autori moderni riprendono concordemente tale attribuzione e le posizioni sono diversificate solo per l'origine del testo, se cioè sia da considerare autentico oppure pseudoepigrafo, scritto in ambiente giudaico prima di Giacomo o, come è più verosimile, dopo la sua morte, e a lui attribuito. 34 -Giacomo, parente dell'apostolo Giuda «di Giacomo>> (Le 6,16; At 1,13), nella tradizione cattolica comunemente identificato col Giacomo «fratello>> di Gesù e inteso come fratello dell'apostolo Giuda (cf. par. 7.3 ).

3.5.

GIUSEPPE

- Giuseppe ('Irooit) di Gesù. -Per Giuseppe Barsabba cf. par. 7.7.

3.6.

SIMONE

- Simone (l:{J.trov, Simon) «fratello» di Gesù (Mc 6,3; Mt 13,55), dagli esegeti cattolici e da qualche esegeta protestante identificato col seguente; 35 - Simone o Simeone (I:uJ.ltrov, Simeon, ma anche l:iJ.uov), cugino di Gesù, non esplicitamente accennato nei testi neotestarnentari ma descritto da Eusebio (SE 3,11; 36 3,32,37 dove cita Egesippo; 4,22,4, cf.

35 V identificazione non trova riscontro tra i padri (eccetto N ice foro di Costantinopoli, IX sec., Chronogr. brevis 6: PG 100,1036) dato l'imperante modello dei fratellastri. Tra i protestanti che la reputano possibile BuNZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, 118, cita Reicke, Hauck, Grundmann, Weiss-Bousset, Prentice, Lohmeyer. 36 «l. Dopo il martirio di Giacomo [62] e la conquista di Gerusalemme avvenuta successivamente [Pompeo nel63], si dice che gli apostoli e i discepoli convennero da tutte le parti [a Gerusalemme] attorno ai parenti secondo la carne [toiç xpòç y&vouç Katà acipKa] del Signore che erano ancora in vita, molti dei quali sono ancora in vita, per prendere la decisione circa chi dovesse degnamente succedere a Giacomo. 2. E con parere unico di tutti ritennero Simeone [figlio] di Clopa, il quale [Simeone o Clopa?] anche il vangelo ricorda, essere degno del trono di quella parrocchia, [essendo} cugino, come dicono (àvt'lflÒV, roç "fÉ q>acrt), del Salvatore, infatti ricorda Egesippo che Clopa era fratello di Giuseppe» (SE 3,11). 37 «l. Dopo Nerone e Domiziano, sotto colui del quale [Traiano, 98-117] ora esaminiamo i tempi, sorse una persecuzione contro noi (cristiani] in alcune città a causa di una insurrezione di popolo, nella quale Simeone, [figlio] di Clopa, il quale abbiamo detto essere stato secondo vescovo della chiesa di Gerusalemme, ebbe il martirio che pose fine alla sua vita. 2. E di questo (martirio] è testimone Egesippo, del quale già in precedenza abbiamo riferito le parole. Parlando di certi eretici aggiunge come [Simeone J fu accusato da questi in quel tempo. Essendo manifesto che [fosse] Cristiano [ebbe] tormenti in molti modi per molti giorni, e dopo aver stupito il giudice e i grandi con lui patì una fine simile a quella del Signore. 3. Non c'è poi niente come l'ascoltare lo storico, che ricorda con queste parole: "Alcuni di questi eretici accusarono Simone, il [figlio] di Clopa, siccome era da [la stirpe di] Davide e Cristiano, e così fu martirizzato all'età di 120 anni, sotto Cesare Traiano e Attico governatore". 4. Dice poi lo stesso [Egesippo] che i suoi accusatori, avendo trovato i [discendenti) della tribù regale (davidica] dei Giudei, li fecero arrestare [3,20]. È logico che Simeone fosse uno degli spettatori e degli ascoltatori [della predicazione] del Signore, considerando la lunghezza del tempo della sua vita e del ricordare dei vangeli Maria, [moglie] di Clopa, il quale lo ha generato, del quale si è già parlato. 5. Lo stesso storico dice (che] altri

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par. 3.3; vedi anche Girolamo, Cronache38 ). Secondo queste fonti Simone fu a capo della chiesa di Gerusalemme dopo il martirio di Giacomo il Giusto (circa 62). Il motivo di tale scelta derivò anche dall'essere il «secondo cugino» (dopo Giacomo) di Gesù e «ancora» figlio di Clopa, fratello di s. Giuseppe, e (come sembra indicare implicitamente Eusebio in SE 3,32,4) di sua moglie Maria ricordata nei vangeli (Maria di Clopa, Gv 19,25). In questi passi, diversamente dai casi dei «fratelli» Giacomo e Giuda («detti, chiamati, ritenuti»), Egesippo attribuisce la parentela in maniera immediata. Epifanio,39 riprendendo Egesippo, accennando a Simone lo dice figlio di Clopa, ma lo indica come cugino di Giacomo, non di Gesù. Questa variazione deriva verosimilmente dal fatto che riteneva i «fratelli» come fratellastri (cf. par. 8.1): volendo riprendere l'informazione di Egesippo per cui Simone era cugino di Gesù e non potendola applicare correttamente, dato che giudicava Simone fratellastro di Gesù, ha erroneamente traslato il legame di parentela su Giacomo. Simone subì il martirio per crocifissione sotto Traiano, attorno al 107. L'età di 120 anni alla quale secondo Egesippo sarebbe stato ucciso è verosimilmente un'esagerazione arrotondata e simbolica (cf. Gen 6,3; Dt 34,7), e sarebbe ingenuo assumerla come un preciso dato storico come fa Blinzler,40 ma rimane possibile che abbia avuto una vita longeva.

discendenti di uno dei [cosid]detti [> (ZT)~ç, Zelotès, Le 6,15; At 1,13).41 I due epiteti sono il medesimo: il primo è verosimilmente la resa ellenizzata del semitico N'lP, qenay'a, corrispondente al greco «zelota», cioè «dotato di zelo», «zelante nella vita religiosa».42 Il termine però indicava anche un gruppo nazionalista giudaico, ed è stato ipotizzato che Simone ne facesse parte. Il NT non fornisce nessun 'altra informazione esplicita su di lui. Le tradizioni leggendarie successive a lui riferite sono tardive e contraddittorie: sarebbe da identificare col direttore di mensa delle nozze di Cana o con lo stesso sposo, e avrebbe predicato in Africa e Britannia, o in Armenia, Georgia, Persia, Egitto, Mesopotamia, lberia, ed è talvolta indicato come compagno di predicazione e di martirio d eli' apostolo Giuda. Può essere identificato con l'omonimo «fratello» e cugino di Gesù (cf. par. 7.6).

3.7.

GIUDA

- Giuda ('Iouòaç) «fratello» di Gesù (Mc 6,3; Mt 13,55). Le fonti non riferiscono nulla circa la sua persona e la sua vita. Eusebio di Cesarea, citando Egesippo, riferisce dell'esistenza di due suoi nipoti (di nonno) al tempo di Domiziano (SE 3,19-20,8;43

41 K. LùFFLER, «St. Simon the Apostle», in The Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company, New York 1912; F. SPADAFORA, «Simone apostolo», in Bibliotheca Sanctorum, XI, Istituto Giovanni XXIII, Roma 1968, 1169; F. ScHUMANN, «Simon der Zeloten», in Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon, X, Traugott Bautz, Herzberg 1995, 420-422; S. CIPRIANI, «Simone», in Il Grande libro dei Santi, III, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998, 1806. 42 Questo è l'unico significato con cui il termine ricorre nel NT, cf. At 21,20; 22,3; teor 14,12; Gal1,14~ Tt 2,14; 1Pt 3,13. 43 «19. Quando lo stesso Domiziano ordinò di uccidere la stirpe di Davide, un racconto antico dice che alcuni degli eretici accusarono i discendenti di Giuda, [detto) poi essere fratello del Salvatore secondo la carne, siccome erano correlati a Davide e portanti parentela col Cristo. Queste [cose) mostra Egesippo così dicendo: "20.1. Dalla stirpe del Signore sono ancora vivi i nipoti [di nonno] di Giuda, detto suo fratello secondo la carne ["En of; xtpu;crav oi ò.xò ytvouç toù KUpiou uirovoi 'Jouòa toi3 JCatà OclpiCa ÀZyOJ.lÉVOU aÙtOU OOEÀCpOÙ), 2. i quali erano descritti come essenti della stirpe di Davide. Evocato condusse questi all'imperatore Domiziano. Costui infatti temeva la venuta di Cristo, come anche Erode. E [Domiziano] chiese a loro se sono da [la stirpe di] Davide, e confessarono [di esserlo]. 3. Allora chiese a loro quanti possessi

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3,32,5 44 ), cioè 81-96, con la precisazione che Giuda era «detto» fratello del Signore secondo la carne. Secondo il racconto i due nipoti furono interrogati dall'imperatore Domiziano in persona, presumibilmente a Roma, ma furono da lui giudicati privi di ambizioni politiche e dunque innocui. L'elemento del processo ai martiri cristiani al cospetto dell'alta autorità politica è un topos leggendario e questo gioca a sfavore della storicità dell'evento, ma non preclude necessariamente l'esistenza dei due nipoti. Alcuni manoscritti con brani attribuiti ad Egesippo, non citati nella SE di Eusebio, riportano ·i nomi Zokér (Zcùldtp, variante di Zaccaria) e Giacomo ('laK:oo~oç). 45 Il primo può essere identificato con lo Zaccheo (altra variante di Zaccaria) indicato da SE 4,5,3 come quarto vescovo di Gerusalemme, 46 cosa che prolungherebbe la tradizione di porre come capi di quella chiesa i parenti di Gesù (dopo Giacomo, Simone e Giuda figlio di Giacomo). Un racconto analogo a quello di Egesippo è riportato da Epifanio di Gerusalemme (XI secolo ),47 che parla di figli e non nipoti di Giuda: non è chiaro se si tratta di una fonte indipendente da Egesippo o se, più verosimilmente data l'epoca tardiva di Epifania,

avevano, o quanto oro possedessero. E dissero entrambi di avere solo 9.000 denari, appartenenti a ognuno di loro la metà, 4. ma questi possessi non li avevano in denaro, ma in un appezzamento di terra di solo 39 pertiche [circa 3,6 ettari]. dei quali versavano le tasse e si sostenevano col loro lavoro. 5. Mostrarono quindi le loro mani, a testimonianza della durezza del loro corpo per il proprio lavoro, e i calli prodotti sulle loro mani come prova del loro duro lavoro. 6. Essendo interrogati circa il Cristo e il suo regno, quale fosse e quando si manifestasse, diedero risposta che non è del cosmo né terreno. ma celeste e angelico, e accadrà alla fine dei tempi, quando [Cristo] verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e compensare ognuno secondo le proprie azioni. 7. Per queste (parole] Domiziano non li condannò ma, considerandoli anche economicamente modesti, li lasciò liberi, e con un decreto fermò la persecuzione della Chiesa. 8. Essendo stati liberati condussero le chiese, siccome erano testimoni ed erano della stirpe del Signore. Venuta la pace, rimasero in vita fino a Traiano". Queste le cose (dette da] Egesippo» (SE 3,19-20,8). 44 Dopo aver parlato di Simone Eusebio scrive: «Lo stesso storico [Egesippo] parla di altri discendenti di uno dei [cosid]detti [q>Epot.Jivrov] fratelli del Salvatore, il cui nome è Giuda, dei quali abbiamo già accennato, circa la testimonianza [che diedero] della fede in Cristo sotto Domiziano, erano in vita nello stesso regno» (SE 3,32.5). 45 BAUCKHAM, Jude and the Relatives of Jesus in the Early Church, 97; cf. anche J. CHAPMAN, «St. Hegesippus», in The Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company, New York 1910. I manoscritti sono il Bodleian Barocc. 142: Parigi MS1555A. 46 Così A. voN HARNACK, Geschichte der altchristlichen Literatur bis Eusebius, I, Hinrichs, Leipzig 1898, 220; J.J. GuNTHER, «The Fate of the Jerusalem Church: the Flight to Pella», in Theologische Zeitschrift 29(1973), 92. 47 EPIFANIO 01 GERUSALEMME, De Vita B. Virg. 14: PG 120,204.

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vi sia una dipendenza e il testo abbia subìto una corruzione (uirovoìuioi). - Giuda apostolo, indicato come «Giuda di Giacomo)) nelle liste apostoliche lucane (Le 6,16; At 1.13), probabilmente ma non sicuramente coincidente con «Giuda non l'Iscariota>> (Gv 14,22, cf. par. 2.4). Dalla tradizione cristiana è stato comunemente identificato con l'apostolo Taddeo (E>aòoaioç, Thaddàios) citato nelle altre due elencazioni dei dodici (Mt 10,4; Mc 3,19, cf. par. 7.5). Le tradizioni a lui relative circa il suo operato post-pasquale sono confuse e tardive: sarebbe stato lo sposo delle nozze di Cana, quindi avrebbe predicato in Palestina. o in Libano, Siria, Arabia, Mesopotamia, Armenia, Persia. -Giuda fratello di Giacomo, autore della Lettera di Giuda (Gd 1). La maggior parte degli autori contemporanei identifica questo Giuda col «fratello» di Gesù e fratello di Giacomo, sebbene di recente l'attribuzione sia perlopiù considerata pseudoepigrafa48 (cf. par. 7.4). -Per Giuda Barsabba cf. par. 7.7.

3.8.

GIUDA GIUSTO

Questo personaggio appare del tutto marginale nella questione dei «fratelli», ma siccome sembra rientrare tra i parenti di Gesù è necessario un accenno. Eusebio49 indica come terzo (su quindici) vescovo di Gerusalemme, successore di Simone attorno al 107, «uno dei Giudei, un tale Giusto>> floucrroç). Epifania invece50 in una lista

48 Per una rassegna cf. BAUCKHAM, Jude and the Relatives of Jesus in the Early Church, 174, che cita 46 studiosi che dal 1880 in poi la ritengono effettivamente opera del Giuda «fratello», mentre sempre dal1880 sono 35 gli studiosi, perlopiù recenti, che la ri-

tengono pseudoepigrafa e a lui attribuita. Altre ipotesi considerate più o meno verosimili (ivi, 172-173) sono l'apostolo Giuda di Giacomo (7 autori); l'apostolo Giuda Tommaso (3); Giuda Barsabba (8); il «Giuda Giusto» terzo vescovo di Gerusalemme (4); un Giuda indefinito (7). Per l'attribuzione pseudoepigrafa a Giuda «fratello» cf. anche le introduzioni alla Lettera della Bibbia di Gerusalemme («niente obbliga a identificarlo con l'omonimo apostolo»), della Bibbia TOB («da non confondersi con Giuda Taddeo, uno dei Dodici»), della Bibbia CE! 2008 (che non accenna a Giuda Taddeo). 49 «Ma quando Simeone fu ucciso nella maniera descritta [SE 3,32], al trono episcopale di Gerusalemme succedette uno dei Giudei di nome Giusto ['Iouoai6c; ne; 6vof.1a 'IoùcJ'toç], uno delle miriadi della circoncisione [cioè Giudei] i quali credettero in Cristo» (Eusebio, SE 3,35); cf. anche l'accenno in SE 4,5,3: «Terzo: Giusto». 50 «Giacomo, che fu martirizzato a Gerusalemme colpito con un bastone, [vissuto] fino al tempo di Nerone; Simeone, che fu crocifisso sotto Traiano; Giuda; Zaccaria;

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altrimenti coincidente parla di un Giuda al terzo posto, e le Costituzioni apostoliche del tardo IV secolo .precisano che questo Giuda era «figlio di Giacomo». 51 È possibile cercare di armonizzare sinotticamente le diverse indicazioni nominali in quattro modi: - Schlatter52 suggerisce una corruzione del testo di Eusebio da un ipotetico originale «Giuda (figlio) di (Giacomo) Giusto» a «Un Giudeo di nome Giusto», ma questo non trova appiglio in nessuna variante manoscritta; - Zahn53 ipotizza che un tale «Giuda Giusto», non parente di Giacomo, avesse semplicemente un secondo nome latino, portato anche nel NT da Giuseppe Barsabba detto Giusto (At 1,23) e da un «Gesù detto Giusto» (Col4,11). Non considera dunque l'indicazione di CA, rigettandola tacitamente senza motivo; - Chapman 54 traccia (ma non percorre) il cammino di una terza possibile armonizzazione. Parlando non di Giuda Giusto ma di Giuseppe Barsabba detto Giusto ipotizza che «GiustO>> ('Ioùcrroç) sia un secondo nome gentilizio, latinizzazione dell'epiteto «Giusto» (obcatoç) portato da Giacomo e passato a Barsabba, che lo studioso considera fratello di Giacomo (cf. par. 7.7). Sostiene anche che «Gesù detto Giusto» ('Ioùcrtoç) di Col4,11 possa essere incluso nella cerchia dei parenti di Gesù, forse figlio del Giuda «fratello» di Gesù e padre dei due nipoti succitati, «ma è una mera congettura»; - Bauckham55 ipotizza che Epifania, parlando di «Giuda», abbia sbagliato nel citare Eusebio basandosi su un ms. corrotto, dunque il nome originario del vescovo sarebbe stato «Giusto». In seguito le Costituzioni apostoliche, riprendendo l'errore di Epifania, avrebbero specificato il «Giuda» identificandolo con l'apostolo «Giuda di Gia-

Tobia, Beniamino, Giovanni, Mattia, Filippo, Seneca, Giusto, Levi, Efres, Giuseppe, Giuda. Questi sono i vescovi della circoncisione di Gerusalemme» (EPIFANIO DI SALAMINA, Panarion 66,20,1 ). 51 «Circa i vescovi che sono stati ordinati nel nostro tempo indichiamo questi: Giacomo vescovo di Gerusalemme, fratello del Signore, dopo la morte del quale il secondo fu Simeone figlio di Clopa, dopo il quale il terzo fu Giuda (figlio) di Giacomo. Di Cesarea di Palestina ... » (Costituzioni apostoliche 7,46). 52 A. ScHLATIER, Die Kirche Jerusalems vom Jahre 70-130, Bertelsmann, Gtltersloh 1898, 33, cit. da ZAHN, (> ma questa interpretazione, data la già accennata fluidità terminologica dei termini parentali (cf. par. 1.6), rimane possibile. La devozione cristiana ha cercato tardivamente e in maniera contraddittoria di precisare tale parentela. Giulio Africano (ca. 160240), 18 ripreso da Epifani o nel suo Panarion (circa 375), 19 riconduce la parentela a un più generale legame tra la tribù di Giuda, alla quale sostiene appartenere Maria, e quella di Levi, che include Elisabetta, legame derivante dall'antico matrimonio tra il giudaita Nacson e una aronnide di nome Elisabetta (Es 6,23). Si tratta però di una spiegazione artificiosa che, di fatto, imparenta tutte le donne giudee e levite.

16

Cf. Girolamo, VBM 13, citato in par. 8.3. «La maggioranza dei commentatori trova un significato teologico interpretando la madre di Gesù e il Discepolo Prediletto come figure rappresentative o simboliche di un gruppo più ampio» e con ragionevole certezza i due personaggi rappresentano «la figura della chiesa che procrea figli modellati su Gesu>> (R.E. BRowN, The Gospel According to fohn, Doubleday & C., New York 1966-1970, 1150.1153); >. 23 Per la precisione va notato che i testi del NT non affermano che Maria avesse una discendenza davidica ma la riferiscono al solo Giuseppe. Non è chiaro se il saggio abate su questo punto abbia preso una svista o si sia basato su altre fonti e considerazioni non citate.

20

IPPOLITO DI TEBE, Cronache: PG 117,1031. NICEFORO CALLISTO, Storia Ecclesiastica 2,3, cit. in C. SouvAY, «Elizabeth», in The Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company, New York 1909. 22 «Nel colloquio coll'Arcangelo, Maria aveva inteso che sua cugina Elisabetta, moglie ad un sacerdote, chiamato Zaccaria, dovea sebbene avanzata in età, avere un figlio. Con santa sollecitudine andò Maria a trovare la cugina sulle montagne della Giudea, per congratularsi con lei, e sovratutto per servirla, come fece per tre mesi, quale umile ancella ... » (Catechismo di Pio X, 1905, «Sunto di storia del Nuovo Testamento», n. 83). 23 G. RICCIOTTI, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, Milano 1941, § 229. 21

106

Blinzler al termine della sua trattazione24 accenna alla parentela deUe due donne suggerita da Le l ,36, di fatto accettandola (anche se non parla di «cugine») e, contrariamente a Ricciotti, afferma che la stirpe aronnide e sacerdotale che caratterizzava Elisabetta (Le 1,5) doveva essere propria anche di Maria. 25 In realtà altri studiosi sono più prudenti nel valutare l'indicazione di questa parentela che è affermata dai soli brani dell'infanzia di Le, e che anzi è contraddetta da Gv 1,33, dove il Battista parlando di Gesù dice: «lo non lo conoscevo». È possibile poi che la parentela e l'episodio della visitazione siano il prodotto redazionale di Luca (così Brown,26 Meier27 ), che tenta di collegare il Messia e il precursore scrivendo in un'epoca nella quale sembrano esserci stati attriti tra il neonato movimento cristiano e la parte del movimento battista che non era in esso confluita. 28 Ad ogni modo, va ribadito che la questione della parentela di Maria ed Elisabetta, e dunque di Gesù e Giovanni Battista, è ininfluente nella trattazione dei «fratelli)) di Gesù, oltre che per la fede cristiana: cf. p. es. il CCC,29 che parlando del Battista si sofferma sul suo ruolo di precursore e battezzatore di Gesù, tralasciando il racconto della nascita e della parentela con Cristo.

24

BLINZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, 173 nota l. BLINZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, cita diversi studiosi a sostegno di questa ipotesi tra i quali ZAHN, >. 16 Cioè partendo dal presupposto che i «fratelli>> di Gesù sono figli di Maria, considerando che Maria è sempre identificata come «madre di Gesù», si arriva alla conclusione che le due coppie di fratelli devono essere distinte e dunque Giacomo e Giuseppe-Ioses «fratelli» non sono figli dell' «altra Maria>> ma della Madonna. In definitiva, l' «altra Maria>> non costituisce una minaccia all'interpretazione dei fratelli carnali. A ben vedere però si tratta di una dimostrazione per assurdo basata sulla «petizione di principio», 17 che assume come presupposto la conclusione che si intende dimostrare:

15

MEIER, A Marginai Jew, I, 309. V. TAYLOR, The Gospel according to St. Mark, Macmillan, London 1952, 598. 17 BuNZLER, Die Brader und Schwestern Jesu, 95. 16

123

Petizione di principio protestante circa l'«altra Maria» A. la Madonna è madre di Gc e Ioses ~fratefii,.

E. la Madonna

per assurdo:

B. Gc e Ioses «fratelli• sono Gc e loses della passione

C. l'altra Maria

è madre di Gc e Ioses della passione

contrasto,

dunque~ D. la Madonna

~

è sempre detta madre di Gesù

G. Gc e loses •fratelli•

nonsono Gc e Ioses della passione

H. l'altra Maria non è madre di Gc e Ioses «fratelli di Gesù»

conclusione (=A):

l. la Madonna è madre di Gc e Ioses «fratelli di Gesù»

Oltre alle proposizioni ritenute vere A, C, D si ipotizza la proposizione ritenuta falsa B, arrivando all'assurdo F;I!D che dimostra l'invalidità dell'ipotesi iniziale B. Come tale la dimostrazione per assurdo è epistemologicamente legittima, ma la conclusione ultima I è la premessa A. In altri termini, per i sostenitori della teoria dei fratelli l' , o giudicano Giacomo e Giuseppe-Ioses come indefiniti (cioè citati solo qui), oppure li identificano con personaggi citati altrove nel NT (principio di economia): in particolare, loses è identificato col Giuseppe Barsabba di A t 1,23, 19 e Giacomo viene identificato (con maggiore o minore sicurezza a seconda degli autori) con l'apostolo figlio di Alfeo. 20 In definitiva, dato che i nomi Giacomo-Giuseppe-Ioses ricorrono sia nelle liste dei «fratelli» sia nei racconti della passione, tenendo conto della rarità del nome Giacomo e della medesima grafia del nome loses, non essendoci necessità di distinzione, è più semplice e verosimile che questi coincidano e dunque i «fratelli>> siano figli dell'«altra Maria», non della Madonna. Va ora indagata la possibile pareJ?.tela di questa con la sacra famiglia.

6.3. TRE

MARIE

o

QUATIRO DONNE

Spostando l'attenzione dalle narrazioni sinottiche a Gv 19,25, c'è diversità tra gli studiosi sulla valutazione dell'effettivo numero delle donne nominate in questo versetto, complice la mancanza di punteggiatura nei manoscritti greci più antichi: 21

18 «l membri del gruppo di lavoro si sono trovati d'accordo sul fatto che non ci sia la minima possibilità di giungere a una posizione sicura [leggi: condivisa] riguardo al valore da attribuire al dato rappresentato da Mc 15,40 (e 15,47; 16,1) in merito a quale fosse la natura del rapporto tra Gesù e quanti vengono definiti suoi fratelli e sorelle in Mc 6,3» (BRowN - DoNFRIED - FITZMYER - REUMANN, Mary in the New Testament, 85). 19 ZAHN, «BrUder und Vettern Jesu», 349.363; così anche i cattolici Chapman e De la Garenne, che però lo fanno coincidere col «fratello» (parente) di Gesù (cf. par. 7.7). 20 BLINZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, 94, cita: J.B. MAYOR, «Brethren of the Lord; James», in Dictionary of the Bible, I, T & T Clark, Edinburgh 1899, 541; F. SIEFFERT, «Jakobus im NT>), in Realencyklopiidie ftir protestantische Theologie und Kirche, VIII, Hinrichs, Leipzig 31900, 574; TAYLOR, The Gospel according to St. Mark, 233.598; H. STRATHMANN. Das Evangelium nach Johannes, Vandenhoeck & Ruprecht, Gottingen 31955, 250~ W. BAUER, «Jakobus», in Griechisch.:.Deutsches Worterbuch zum Neuen Testament. De Gruyter, Berlin 4 1957,727. 21 Per una rassegna cf. BuNZLER. Die Briider und Schwestern Jesu, 133-136, che però non prende una decisione certa.

125

- due donne: «sua madre e la sorella di sua madre, (cioè) Maria di Clopa e Maria di Màgdala)>, lezione sostenuta da una minoranza di studiosi.22 Contro la possibilità di questa doppia apposizione va notato: l'improbabilità dell'attribuzione dell'epiteto >; WIKENHAUSER, Das Evangelium nach Johannes, 1957, 435. Cf. anche R.E. BROWN, The Gospel According to John, Doubleday & C., New York 19661970, 1124; BROWN- DoNFRIED- FITZMYER- REUMANN, Mary in the New Testament, 82. Tra le principali versioni bibliche moderne che non seguono la para tassi greca e/o suggeriscono quattro donne: New International Version (protestante, 1973): «bis mother, bis mother's sister, Mary the wife of Clopas, and Mary Magdalene»; Bibbia CE/ (1974): «sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala»; Bibbia TOB (interconfessionale, 1976-1979): «Sa mère, la sreur de sa mère, Marie, femme de Clopas et Marie de Magdala»; Nuovissima versione (cattolica, 1987): «sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria Maddalena»; Bibbia Nuova Diodati (protestante, 1991 ): «sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria Maddalena»; Traduzione lnterconfessionale in Lingua Corrente (interconfessionale, 2000): «la madre di Gesù, sua sorella, Maria di Cléofa e Maria di Màgdala»; Bibbia CE/ (2008): «Sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala».

127

rentela orizzontale e paritaria, nella fattispecie «cognata» (cf. par. 6.5). È curioso notare come Brown et al. sostenga l'interpretazione delle quattro donne considerando che «è improbabile che due sorelle si chiamassero entrambe Maria» solo tre pagine dopo aver appurato VOJ.lO.Cff:\1 nt-rpov, tcai Avoptav 'tÒV Ò.OeÀcpÒV aùtoù, Kaì 1aKro~ov Kaì 'Irotlvvr]v Kaì (J)iA.ut7tov Kaì BapeoA.oJlaiov 15. Kaì Maeeaiov Kaì 0roJ.1ÙV Kai 'lciKcol3ov AA.. Sempre circa la fede dei «fratelli», il fatto che nelle narrazioni evangeliche venga presentata prima la chiamata degli apostoli (Mc 3,16-19; Mt 10,2-4; Gv 6,67-70), dove i tre presunti «fratelli» apostoli avevano aderito a Gesù. quindi l'episodio della presa di distanza di Gesù verso i suoi fratelli e la loro mancanza di fede (Mc 3,31-34; Mt 12,46-50; Gv 7,5) può essere addotto come motivo della non identificazione. In realtà gli esegeti contemporanei hanno rinunciato a identificare nelle narrazioni evangeliche precise indicazioni cronachistiche e cronologiche circa l'effettivo svolgimento degli eventi narrati, 14 vedi p. es. l'episodio della pesca miracolosa narrata da Le all·inizio del ministero (5,1-11) ma da Gv dopo la risurrezione (Gv 21,1-14), oppure l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, narrato dagli evangelisti poco prima della passione ma che deve essere probabilmente avvenuto nelle fasi iniziali del ministero di Gesù. Potrebbe trattarsi pertanto di un inserimento discronico della lista degli apostoli verso la parte iniziale del ministero, anche se la costituzione vera e propria del gruppo avvenne solo successivamente. Un'altra possibile argomentazione contro l'identificazione riguarda At 1,13-14, dove sono distinti gli apostoli dai «fratelli» (cf. anche Gv 2,12 e 1Cor 9,5): 15 se nel cenacolo vi fossero stati i tre «fra-

Briider und Schwesternlesu,l54;MEIER,A Margina/Jew, III, 139. Die Brii.der und Schwestern Jesu,146-l47. 15 BLINZLER, Di e Briider und Schwestern Jesu, 148; R.E. BROWN - K.P. DoNFRIEDJ.A. FITZMYER- J. REUMANN, Mary in the New Testament: A Collaborative Assessment 13 BLINZLER,Die 14 BLINZLER,

138

telli»-apostoli, l'elencazione corretta da parte di Le avrebbe dovuto distinguere i 9 apostoli, quindi i 3 fratelli-apostoli, quindi il fratello non apostolo (Giuseppe-Ioses) più altri eventuali fratelli-parenti condiscepoli, tra cui le sorelle. Questa ipotetica lista sarebbe conforme alla nostra sensibilità moderna ma stonerebbe nel contesto della narrazione neotestamentaria, che in generale non mostra particolare interesse nelle precisazioni di numero e di persona, dimostrandosi invece più attenta alle categorie collettive. A titolo di esempio cf. Mt 27,44; Mc 15,32 dove i due «ladroni» crocifissi insultano Gesù, mentre in Le 23,39-43 è precisato che solo uno lo insultava mentre l'altro (il «buon ladrone») lo difendeva; oppure la categoria dei «giudei» del quarto vangelo, includente tutti coloro che rifiutano Gesù (Gv 5,16 et al.) ma che non può essere intesa come un'indicazione numerica (tutti gli apostoli e i discepoli della prima ora erano giudei); oppure l'indicazione dei «sommi sacerdoti» Anna e Caifa, mentre solo Caifa lo era in quegli anni; oppure l'apparizione di Gesù risorto agli undici apostoli (Mc 16,14 p), che diventano dodici in l Cor 15,5. In definitiva queste considerazioni generali circa i «fratelli» non dimostrano l'identificazione con gli omonimi apostoli ma la lasciano possibile.

7.2.

GIACOMO DI ALFEO

Alcune fonti storiche suggeriscono direttamente l'identificazione di Giacomo «fratello» con l'apostolo figlio di Alfeo. Innanzitutto l'affermazione di Paolo in Gal1,19: «[vidi Cefa e] degli apostoli non vidi nessun altro, se non [eì f.llÌ, ei m è] Giacomo~ il fratello del Signore». Il «Se non» è difficile da tradurre e interpretare con certezza poiché l'espressione è, in sé, ambigua e controversa. Sono possibili tre interpretazioni: - senso esclusivo o avversativo (cioè colui che è indicato è al di fuori del riferimento citato): «non vidi altri apostoli. Vidi invece Gia-

by Protestant and Roman Catholic Scholars, Fortress Press, Philadelphia 1978, 84: «Atti 1,13 e 1,14 tengono chiaramente distinti Giacomo di Alfeo (nella lista dei Dodici) e i fratelli di Gesù».

139

como». Questa interpretazione in effetti trova paralleli in alcuni passi neotestamentari 16 ed è sostenuta da diversi studiosi; 17 -senso inclusivo o esplicativo (cioè colui che è indicato è incluso nel riferimento citato), titolo proprio: ) (Gal 2,16); «Ben sapete proprio voi, Filippesi, che all'inizio della predicazione del vangelo. quando partii dalla Macedonia, nessuna Chiesa aprì con me un conto di dare o di avere, se non voi soli» (Fil 4,15). 19 M.J. LAGRANGE, Épitre aux Galates, Gabalda, Paris 1926, 18.

140

Giacomo «fratello» va identificato con l'apostolo Giacomo di Alfeo, come sostenuto da Girolamo, 20 dal concilio di Trento (indirettamente )2 1 e dalla maggior parte degli scrittori cattolici passati e contemporanei, 22 inclusa una recente (2006) catechesi di Benedetto XVI; 23 - senso inclusivo o esplicativo, titolo improprio: Giacomo, incontrato da Paolo, viene definito col titolo onorifico di , in The Journal of Theological Studies os-VII(1906)27, 423; A. CAMERLYNCK, «St. James the Less», in The Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company, New York 1910; CoLLINS, «The Brethren of the Lord and 1Wo RecentJy Published Papyri», 490; G. RicCIOITI, La sacra Bibbia, Salani, Firenze 1940,1719; lo., Vita di Gesù Cristo, Mondadori, Milano 1941, § 313; lo., Le lettere di san Paolo, Coletti, Roma 1949, 219; P. BARGELLINI, Mille Santi del Giorno, Vallecchi, Firenze 1977. 243; P. VANEITI (ed.), La Bibbia, Piemme, Casale Monferrato 1988, 2182, per il quale Giacomo fratello del Signore «forse è il figlio di Alfeo>>; anche G.W. HANSEN, «Lettera ai Galati», in Dizionario di Paolo e delle sue lettere, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, 669, sembra di questo parere: «A eccezione di Giacomo. Pietro fu l'unico apostolo che Paolo vide in queJJ'occasione». La Bibbia di Gerusalemme in nota a Gal l ,19 sostiene questa possibilità e la seguente («la traduzione "se non Giacomo" suppone che questo Giacomo faccia parte dei Dodici e si identifichi con il figlio di Alfeo. oppure prende "apostolo" in senso lato»); cf. anche par. 3.4 circa l'attribuzione della Lettera di Giacomo. 23 «Accanto alla figura di Giacomo "il Maggiore" [... ] compare nei Vangeli un altro Giacomo, che viene detto "'il Minore". Anch'egli fa parte delle liste dei dodici Apostoli scelti personalmente da Gesù, e viene sempre specificato come "figlio di Alfeo" È stato spesso identificato con un altro Giacomo, detto "il Piccolo", figlio di una Maria che potrebbe essere la "Maria di Cleofa" presente, secondo il Quarto Vangelo, ai piedi della Croce insieme alla madre di Gesù. Anche lui era originario di Nazaret e probabile parente di Gesù, del quale alla maniera semitica viene detto "fratello". Di quest'ultimo Giacomo il libro degli Atti sottolinea il ruolo preminente svolto nella Chiesa di Gerusalemme[ ... )» (BENEDETTO XVI, udienza generale di mercoledì 28 giugno 2006). Nella successiva (l l ottobre 2006) catechesi relativa agli apostoli Simone il Cananeo e Giuda Taddeo, il papa non si esprime su eventuali coincidenze con gli omonimi «fratelli», e identifica Taddeo con Giuda di Giacomo senza specificare l'interpretazione del «di Giacomo». :1JO

21

141

guita dagli esegeti protestanti e da alcuni cattolici.24 Va però tenuto conto del fatto che il senso del tennine e apostolo viene a trovare un preciso incastro con l'altro tassello del puzzle Alfeo-Clopa (cf. par. 5.3): è possibile che Giacomo sia figlio di Alfeo, cioè Clopa (fratello di s. Giuseppe), e dunque cugino paterno di Gesù.

7.3.

GIUDA FRATELLO DI GIACOMO

L'interpretazione dell'espressione «Giuda di Giacomo>> delle liste apostoliche lucane (Le 6,16; At 1,13) è difficoltosa per due motivi. In primo luogo il genitivo di relazione, che non esplicita il tipo di parentela tra i due, può essere inteso come relativo al padre36 o al fratello. 37 In secondo luogo, non è chiaro quale sia il Giacomo in questione. Sono possibili pertanto diverse opzioni: - Giuda figlio di Giacomo di Alfeo. Sarebbe la lezione più semplice e immediata per due motivi: in primo luogo, sulla base delle comuni indicazioni di parentela per i maschi, per cui il «di» dovrebbe essere inteso patronimicamente (cf. par. 2.8), e constatando come il nome precedente, «Giacomo di Alfeo», sia comunemente interpretato come «figlio di», l'interpretazione «Giuda figlio di Giacomo»

36 «Giuda figlio di Giacomo» è la resa in entrambi i passi della versione siriaca della Peshitta, e inoltre: Bibbia di Lutero (tedesco, protestante, 1545); Bibbia Segond (francese, protestante, 1880); New American Bihle (inglese, cattolica, 1970); New lnternational Version (inglese, protestante, 1973); Bibbia TOB (francese, interconfessionale, 1975-1976 ); Nuovissima versione (cattolica, 1987); Bibbia di Gerusalemme (francese, cattolica, 1999), che ammette in nota la possibilità «fratello di»; Traduzione lnterconfessionale in Lingua Corrente (interconfessionale, 2000); Bibbia Nuova Riveduta (italiano, protestante, 2006); Bibbia CE/ (2008), mentre la versione del1974lasciava la parentela indefinita (Giuda di Giacomo) traducendo letteralmente il testo greco. 37 «Giuda fratello di Giacomo» è la resa di: Bibbia Douay-Rheims (inglese, cattolica, 1582); Bibbia di re Giacomo (inglese, anglicana, 1769); Bibbia Darby (inglese, 1867); Bibbia Reina-Valera (spagnoJo, protestante, 1960); Bibbia Diodati (italiano, protestante, 1607); Bibbia Nuova Diodati (italiano, protestante, 1991).

145

sembra la più verosimile; in secondo luogo, il nome Giacomo compare poche parole prima e non sembrano esserci motivi per pensare a un Giacomo diverso da quello appena citato. Dato però che è improbabile per motivi anagrafici la presenza di un padre e un figlio nel collegio apostolico, questa opzione, per quanto apparentemente facile e preferibile, non è seriamente considerata dagli studiosi; - Giuda figlio di un ignoto Giacomo. È l'opzione seguita, oltre che dalle versioni bibliche succitate tra le quali la CEI (2008), anche da molti esegeti contemporanei. 38 In tal modo però si introduce, sostanzialmente sine necessitate, un Giacomo (nome non comune, va ancora ricordato) distinto tra l'altro da quello citato poche parole prima e che non sembra comparire altrove nel NT; - Giuda figlio di Giacomo di Gesù (presupponendo la sua distinzione dal figlio di Alfeo). 39 In effetti Giacomo il Giusto sembra aver avuto un figlio di nome Giuda che fu terzo vescovo di Gerusalemme dopo Simone (par. 3.8). Ma questa opzione è improbabile per un duplice motivo anagrafico: primo, assumendo che II Giacomo «fratello» (indipendentemente dall'interpretazione fratello, fratellastro o cugino) fosse all'incirca coetaneo di Gesù (c. a 7/6 a.C.- 30 d.C.) durante il ministero pubblico (28-30) suo figlio Giuda poteva essere poco più che un bambino; secondo, le fonti non sotto-lineano (come fanno per il predecessore Simone) che il Giuda terzo vescovo di Gerusalemme fosse estremamente vecchio al momento del suo incarico (ca. 107), come invece ci si dovrebbe aspettare se fosse stato giovane o adulto ali' epoca del ministero del Signore; - Giuda fratello di un ignoto Giacomo. È l'opzione scelta dalla Ilan, che crea un collegamento circolare e reciproco tra questo Giuda (Judah n. 21) e suo fratello (Jacob n. 11).40 Di contro, come notato (cf. par. 2.8), l'indicazione di parentela fraterna implicita la da un

38 R.E. BROWN, The Gospel According to John, Doubleday & C., New York 19661970, 772, «presumibilmente il figlio di Giacomo, non il fratello di Giacomo come si trova in alcune traduzioni>>; BLINZLER, Die Brilder und Schwestern Jesu, 148; K.F. ULRK'HS, «Judas Jakobi», in Biographisch-Bihliographisches Kirchenlexikon, III, Traugott Bautz, Herzberg 1992, 766; MEtER, A Marginai Jew, III, 202; R. BAUCKHAM, Jesus and the eyewitnesses: the Gospels as eyewitness testimony, Eerdmans, Cambridge 2006,99. 39 Ipotesi accennata da ULRICHS, «Judas Jakobi», 766. 40 T. ILAN, Lexicon of Jewish Names in Late Antiquity. Part /: Palestine 330 B.C.E.200 C.E., Mohr Siebeck, Ttibingen 2002.

146

«di» è possibile ma allorquando il fratello è più noto e più meritevole di citazione che non il padre. Se si opta per l'interpretazione «fratello>>, essa deve rimandare a un fratello degno di nota; - Giuda fratello di Giacomo di Alfeo.41 Ipotizzando che il legame sia fraterno, e non paterno, non ci sono problemi anagrafici a riferire il «di Giacomo>> al Giacomo nominato poche parole prima. È vero che in quel contesto l'indicazione della parentela fraterna a discapito di quella paterna può sembrare anomala: ci si potrebbe aspettare un «Giacomo e Giuda figli di Alfeo» o qualcosa di simile. Tuttavia, una volta presentato il fratello diventa stilisticamente inutile il riferimento al padre, specie se questo è meno noto del fratellc. Lo schema sarebbe dunque strutturalmente non dissimile dalla presentazione di altri due fratelli apostoli in Mc 3,17: Mc 3,17:

«Giacomo (figlio) di Zebedeo

e Giovanni

fratello

di Giacomo,.

Le 6,16:

«Giacomo (figlio) di Alfeo [ ... )

e Giuda

(fratello)

di Giacomo»

In questo caso è evidente che Giacomo «il Maggiore», fratello di Giovanni, è lo stesso appena menzionato, figlio di Zebedeo. L'evangelista Marco ha verosimilmente preferito per Giovanni l'indicazione (esplicita) della parentela fraterna a quella paterna, nonostante questa sia la prassi più comune, perché Giacomo il Maggiore, oltre che essere appena citato, aveva nel gruppo itinerante un ruolo decisamente più importante ed era più noto del padre Zebedeo. Allo stesso modo, parlando di Giuda, Luca ha verosimilmente preferito nelle sue liste l'indicazione fraterna (sebbene implicita) a quella patronimica (avrebbe potuto dire >, facendo 30, perché non doveva dirsi e fare 31? Tuttavia si tratta di un'argomentazione tratta dal silenzio, dunque plausibile nel contesto ma in sé debole. 7.5.

GIUDA TADDEO

Una questione collaterale e marginale all'interpretazione dei «fratelli» di Gesù è il rapporto tra l'apostolo «Giuda di Giacomo» (Le 6,16; At 1,13) e l'apostolo «Taddeo» (0aooaìoç, Thaddàios, Mt 10,3; Mc 3,19) o «Lebbeo» (Aepp(noç, Lebbaios) di alcuni manoscritti (cf. note 5 e 6). La tradizione cristiana antica e contemporanea li ha comunemente identificati, intendendo il secondo come un soprannome:48 si tratta dell'opzione più semplice e immediata sulla base del confronto sinottico dei quattro elenchi apostolici, anche se nessun brano del NT afferma esplicitamente l'identificazione. L'epi-

«Perché, se Giuda è il fratello del Signore, non lo dice? La risposta[ ... ] è la sua umiltà. La chiesa chiamò Giacomo e Giuda fratelli del Signore [ ... ],ma preferiscono pensare a loro stessi come suoi servi» (M. GREEN, The second epistle generai of Peter, and the generai epistle of Jude, Eerdmans, Grand Rapids [MI] 21987, 50; cf. anche ivi, 167). 47 R. BAUCKHAM, Jude and the Relatives of Jesus in the Early Church, T&T Clark Intemational, London- New York 22004, 176. 48 PEREITO, «Giuda Taddeo», 1152; BLINZLER, Die Brii.der und Schwestern Jesu, 149-154, che parla senza distinguo di «Giuda-Taddeo»; ULRICHS, «Judas Jakobi», 766; CIPRIANI, «Giuda Taddeo», 961.

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teto «Taddeo» è stato comunemente inteso come «coraggioso, magnanimo», derivato dal senso metaforico del termine aramaico/siriaco N,n, tedà', «pett0>>,49 che può parimenti aver originato l'epiteto «Lebbeo» a partire dall'ebraico :J?, lev, «cuore». Contro questa tradizionale interpretazione, alcuni hanno invece ipotizzato che Taddeo vada inteso come un nome proprio e debba essere distinto da Giuda. 50 Anche la Ilan,51 nonostante riconosca la somiglianza col N,n aramaico, lo considera una semitizzazione dei nomi greci Teodosio o Teodoto o Teodoro, censendo complessivamente 10 Taddeo. Intendendolo dunque come un nome distinto da Giuda, secondo Meier Taddeo sarebbe stato un discepolo che avrebbe abbandonato il gruppo dei dodici e in seguito sarebbe stato sostituito da Giuda di Giacomo. Il nome «Lebbeo» sarebbe invece una distorsione tardiva di qualche copista, forse con l'intento di inserire nella lista apostolica Levi, di cui Lebbeo sarebbe una Ialinizzazione. Questa ipotesi potrebbe essere in accordo col dato della mancata fede iniziale di Giuda e degli altri «fratelli>>, che ne avrebbe ritardato la sequela di Gesù. Tuttavia, dato che non è chiaro perché Mc e Mt abbiano presentato la lista «non aggiornata» dei dodici, e che viene ipotizzato un evento non descritto da alcuna fonte storica (l'abbandono di Taddeo e la sua sostituzione), il principio di economia porta a rigettare questa interpretazione che non sembra godere di particolare diffusione. Una terza ipotesi52 ammette l'identità di Giuda e Taddeo considerando il secondo non un epiteto caratteriale né un secondo nome semita autonomo, ma un secondo nome ellenista assonante al nome proprio ebraico. Si avrebbe pertanto una situazione simile ai nomi Alfeo, Paolo, Maria (cf. par. 5.3):

49 F. ZoRELL, voce ,tg, in Lexicon Hebraicum et aramaicum veteris testamenti, PIB, Roma 1968. 50 M. CASEY,Aramaic Source of Mark's Gospel, Cambridge University Press, Cambridge 1998, 195-196; MEIER, A Marginai Jew, III, 140.201-202. Cf. anche Bibbia TOB, nota a Mt 10,3: «è del resto poco probabile che questi diversi nomi indichino lo stesso personaggio poiché sono tutti e tre semitici». Bibbia di Gerusalemme (ivi) è indecisa: «Se Taddeo (var.: Lebbeo) di Mt e Mc è lo stesso che Giuda (figlio di Giacomo) di Le e A t, egli passa in questi ultimi dal secondo al terzo posto». st ILAN, Lexicon, l, 284. s2 BAUCKHAM, Jesus and the eyewitnesses, 100.

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confronto Egesippo-Tertulliano è tuttavia evitata dalla constatazione che il padre africano non fornisce indicazioni utili. Un secondo autore antico che viene talvolta indicato come negatore della verginità postpartum è Ireneo di Lione (t 202}, che nel suo Contro le eresie (ca. 180} indica in due passi, pervenutici solo in latino, Maria come «ancora vergine» (adhuc virgo ), paragonandola prima alla terra precedentemente alla lavorazione di Adamo, 49 poi a Eva. 50 Il contesto mostra come l'accento posto da Ireneo sulla verginità di Maria sia sulla sua condizione antepartum, e anche in questo caso la lettura dei passi indica come, più che a un vero e proprio indizio a favore dell'interpretazione dei fratelli in senso proprio, ci si trovi piuttosto davanti a una deduzione dovuta a paraidolia. 51

49 «Come per la disobbedienza di un solo uomo fu introdotto il peccato, e la morte ebbe [luogo] per il peccato, così per l'obbedienza di un solo uomo fu introdotta la giustizia, e la vita può fruttificare per gli uomini che erano morti (Rm 5,19). E come quel primo plasmato, Adamo, dalla rude terra ancora vergine [adhuc vergine) (Dio non aveva ancora mandato la pioggia e l'uomo non lavorava la terra) aveva sostentamento, ed era stato plasmato dalla mano di Dio, cioè il Verbo di Dio (tutte le cose infatti sono state fatte tramite lui), e prese Dio del fango dalla terra e plasmò l'uomo, così il Verbo, ricapitolando Adamo in se stesso esistendo da Maria, che era ancora vergine [quae adhuc erat Virgo ], riceveva rettamente la generazione che ricapitolava quella di Adamo [... ]» (IRENEO DI LIONE, Contro le eresie 3,21,10: PG 7,954s). 50 «Dunque anche la vergine Maria fu trovata obbediente, quando viene detto: Ecco la tua serva, sia di me secondo la tua parola (Le 1,38). Eva invece fu disobbediente: non obbedì infatti quando era ancora vergine [adhuc cum esset virgo]. Anche se aveva un uomo, Adamo, era ancora vergine (erano infatti entrambi nudi nel Paradiso e non si vergognavano, poiché creati da poco non avevano intenzione di generare figli, dovevano infatti prima maturare, poi moltiplicarsi), e diventata disobbediente divenne causa di morte per sé e per l'intero genere umano. Così anche Maria, che aveva un fidanzato ed era vergine, fu obbediente, e fu causa di salvezza per sé e per l'intero genere umano. E per questo la legge la chiama sua moglie [uxorem eius], poiché era fidanzata anche se ancora vergine [virgo sit adhuc), collegando in maniera circolare Maria ed Eva[ ... ). Così anche il nodo della disubbedienza di Eva fu sciolto dall'obbedienza di Maria. Ciò che legò la vergine Eva per incredulità, lo sciolse la vergine Maria per fede» (IRENEO DI LIONE, Contro le eresie 3,22,4: PG 7,959). 51 Blinzler commenta così la presunta adesione di Ireneo alla teoria dei fratelli: «non è affatto certo che Koch [H. KocH, Adhuc virgo. Mariens Jungfrauschaft und Ehe in der altkirchlichen Oberlieferung bis zum Ende des 4. Jahrhunderts, Mohr, Ttibingen 1929, 17-60 ... ] abbia ragione quando interpretando in modo sottile Ireneo [ ... ] ne fa un negatore della virginitas post partum [ ... )»,e cita F.X. STEINMETZER (Titolo ignoto, Theologische Revue 37(1938], 185): «I confronti tra Eva e Maria non dimostrano nulla, perché ogni confronto- e la ricapitolazione di Ireneo è tale- resta zoppicante. Ma qui i confronti vengono tirati da tutte le parti come i paragrafi di un codice penale» (BuNZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, 167-168). Anche Meier giudica i passi di lreneo come non particolarmente indicativi: «il senso di questi testi è meno chiaro di

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L'interpretazione dei fratelli è invece stata esplicitamente avanzata da Elvidio, vescovo ariano di Milano attorno alla metà del IV secolo. La sua opera è andata perduta, per cui non ci sono note nel dettaglio le varie argomentazioni, ma è conoscibile indirettamente dallo scritto che Girolamo redasse nel 383 in sua risposta (cf. dopo). Sembra che Elvidio negasse anche il concepimento verginale di Gesù considerandolo figlio di Giuseppe.

Elvidio (metà IV secolo)

(Giuseppe

J

Seguendo le argomentazioni di Girolamo, nelle Chiese occidentali (cattolica e protestanti) l'interpretazione dei fratelli di Elvidio venne abbandonata per secoli fino a quando fu ripresentata dal biblista Iuterana tedesco Theodor Zahn (1838-1933) in uno studio del1900.

Zahn (1900)

quelli di Egesippo e Tertulliano [ ... ]. Poiché ogni analogia zoppica, è difficile dire quanto possa essere spinta avanti l'analogia di Ireneo» (MEIER,A Margina/ Jew, I, 323).

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Il modello di Zahn propone alcune identificazioni, complessivamente periferiche all'interpretazione «fratelli», che sono state variamente accolte dagli studiosi successivi: 52 lo zio Clopa sarebbe identico al discepolo di Emmaus e suo figlio Simone sarebbe l'altro discepolo anonimo; Salomè potrebbe essere sorella della Madonna, e dunque Giacomo e Giovanni di Zebedeo sarebbero cugini di Gesù; l' «altra Maria» sarebbe identica alla cristiana di Rm 16,6, e suo figlio Giuseppe coinciderebbe col Barsabba di At 1,23; nessuno dei fratelli di Gesù sarebbe stato apostolo. Attualmente l'ipotesi dei fratelli carnali è predominante tra gli studiosi laici e protestanti,53 che col contributo di Zahn considerano risolta la discussione, sebbene gli studiosi confessionali non neghino la nascita verginale di Gesù. Tra i sostenitori E. Meyer, 54 A. Meyer,55 Koch, 56 Buonaiuti,57 Grayson,58 Rienecker,59 Gilles,60 Painter. 61 Tra i

ZAHN, «Brtlder und Vettern Jesu», 363. Cf. BLINZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, 16-17. S4 E. MEYER, Ursprung and Anfiinge des Christentums, II, Cotta, Stuttgart-Berlin 1921. ss A. MEYER, «Jesu Verwandtschaft)), in E. HENNECKE (hrsg. ), Neutestamentliche Apokryphen, Mohr, Tiibingen 1924,103-110. 56 KocH, Adhuc virgo~ lo., Virgo Eva-Virgo Maria. Neue Untersuchungen uber die Lehre von der Jungfrauschaft und der Ehe Mariens in der iiltesten Kirche, Walter de Gruyter, Berlin-Leipzig 1937. 57 E. BuoNAIUTI, «Maria und die jungfraliche Geburt Jesu>>, in Eranos-Jahrbuch 6(1938), 325-363. 58 W. GRAYSON, Veritas and the Virgin. Jesus the Son of God and the Children of Joseph and Mary, Berne Witness inc., Berne 1960. 59 F. RIENECKER, «Briider das Herrn», in Lexikon zur Bibel, Brockhaus Verlag, Wuppertal 1960. 60 J. GILLES, Les «frères et soeurs» de Jésus. Pour une /ecture fidèle des Evangiles, Montaigne, Paris 1979. Tr. it./ «fratelli e sorelle» di Gesù, Claudiana, Torino 1985. 61 J. PAINTER, «Who Was James? ))'in B. CHILTON- J. NEUSNER (eds.), The Brother of Jesus: James the Just and his mission, Westminster John Knox. Louisville (KY) 2001, 10-65~ lo., Just James: the brother of Jesus in history and tradition, University of Carolina Press.. Columbia (SC) 22004. Painter giudica l'ipotesi dei cugini di Girolamo come «fatalmente difettosa, mancante di qualunque antico supporto e facente violenza alla primitiva tradizione che distingue fratello e cugino» (Just James, 297), mentre circa quella dei fratellastri sottolinea come «c'è un'antica evidenza di elementi a favore dell'ipotesi epifaniana [ ... ]ci sono segni di un tentativo di nuova vitalità della posizione epifani an a» (ivi, 299), citando Lightfoot e Bauckham, ma in definitiva opta per il modello di Elvidio: «Dalle fonti più antiche risulta chiaramente che i tentativi di allontanare Giacomo dalla famiglia ristretta di Gesù sono ingiustificati. Qui Giacomo e Gesù sono indicati come fratelli» (ivi, 326). Sl 53

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contributi in italiano, G.C., 62 le argomentazioni addotte dal protestante «studente signor Filippo Tomeo»63 e il valdese Redaliè. 64 Tra gli studiosi cattolici sembra si segnalino solo il tedesco Rudolf Pesch 65 e il già più volte citato statunitense John P. Meier. 66 È però il secondo che, per l'ampia notorietà derivatagli dalla sua ponderosa ricerca ancora in corso sul Gesù storico, viene talvolta additato come pretesto per sostenere , 69 ma in

68 «[ ... ] I frammenti di Egesippo a noi pervenuti non sono senza ambiguità. La traduzione di 4,22 § 4 è particolarmente piena di difficoltà [... ]. Poiché io sono interessato solamente all'attenzione di Egesippo nel distinguere i differenti tipi di parenti di Gesù, una precisa traduzione dell'intero passo in 44,22 § 4 non è vitale per la mia argomentazione, come lo è per quella di Blinzler [ ... che] mescola acriticamente testi del Nuovo Testamento e dei padri della chiesa, per ottenere la sua interpretazione dei passi di Egesippo [... ]. Il testo di 4,22 § 4 sembra affermare che il Simone in discussione era il figlio di Clopa, lo zio di Gesù (o di Giacomo? Il testo è ambiguo in questo punto). Data l'ambiguità e lo stato frammentario di questo passo di Egesippo, come l'ampio uso di Simone/Simeone tra gli ebrei del I sec. a.C. e d.C., non possiamo essere sicuri che Egesippo intenda il Simone indicato come il fratello di Gesù in Marco e Matteo o, a questo riguardo, che Egesippo fosse sempre coerente nelle sue affermazioni e identificazioni. Per l'opinione opposta, cf. Blinzler» (MEIER. A Marginai Jew, I, 321 nota 41 ). A margine: la presunta «ambiguità del testo su questo punto» svanirebbe immediatamente se Meier considerasse, come non fa (e anche in questo caso è difficile pensare a una svista), altre indicazioni chiare ed esplicite di Egesippo che definiscono Clopa zio di Gesù, non di Giacomo (SE 3,11,2; 3,32,6, cf. par. 5.2). 69 MEIER, A Marginai Jew, I, 304.

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taluni casi un po' più di rigore e onestà intellettuale non guasterebbe.70 Dal punto di vista socio-demografico inoltre il modello non appare preferibile per due motivi. Innanzitutto, come già notato, «Un figlio con lo stesso nome del padre [nella fattispecie, Giuseppe] non è comune tra i Giudei della Palestina greco-romana»,1 1 e al di fuori del NT sono testimoniati solo 33 padri che hanno seguito tale criterio (1,3°/o, cf. par. 2.6). 72 Nel NT ne compaiono 2 su 69 (2,9°/o), Agrippa e Anano, che se portati a 3 corrisponderebbero a una ricorrenza relativa dello 4,4 o/o, più lontana della precedente dalla situazione accertata all'epoca e dunque non preferibile. 73 In secondo luogo, il modello dei «fratelli», che di fatto considera distinti vari personaggi (nella fattispecie i vari Giacomo, Giuda, Simone, Giuseppe, Alfeo-Clopa, Maria), porta a tracciare una rete sociale attorno a Gesù che è relativamente dissimile, quanto a distribuzione relativa dei nomi, a quanto sappiamo della società dell'epoca (cf. par. 10.1). In particolare, quando p. es. Meier scrive che Giacomo era un nome giudeo comune, 74 o che «non dobbiamo sorprenderei che ci siano tante persone chiamate Giacomo nel NT» 75 per giustificare la sua moltiplicazione sine necessitate tra Giacomo di Alfeo, il Minore, il parente di Giuda e il «fratello» di Gesù, che si affiancano al nonno di Gesù e al Maggiore, dimostra di non avere sottomano le effettive ricorrenze: la diffusione del nome nella società era solo dell'1,5%, dunque, se si assume la validità del modello dei fratelli, c'è abbondantemente di che sorprendersi che ci siano tante persone chiamate Giacomo nel NT. 70 Benedetto XVI ha scritto dell'opera di Meier: (BENEDEITO XVI, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano 2007, 410). 7t ILAN, Lexicon, l, 33. 72 MEIER, A Marginai Jew, I, 309, non avendo a disposizione il Lexicon della Ilan, cita 3 soli casi a lui noti, ma mancando un totale a cui riferirli non sembra rendersi conto della rarità del fenomeno. 73 Il calcolo considera gli uomini nella rete neotestamentaria come 69, secondo le identificazioni da me proposte (cf. par. 10.1 ). Se si assumono totali diversi (come 79) cambiano le percentuali relative al numero di padri del NT che hanno dato il loro nome ai figli (2: 2,5%; 3: 3,8%) ma non il risultato finale (1,3% < 2,5% < 3,8% ). 74 MEIER,A Marginai Jew, I, 309. 75 J.P. MEIER, A Margina/ Jew: Rethinking the Historical Jesus. Companions and Competitors, III, Doubleday, New York 2001, 202.

172

8.3.

GIROLAMO: CUGINI

Girolamo (t 420) rispose all'ipotesi dei fratelli avanzata da Elvidio con un testo del383, Sulla Verginità della Beata Maria (De Virginitate Beatae Mariae, noto anche come Adversus Helvidium, Contro E lv idio) nel quale afferma, con uno stile vivace e fortemente polemico, che Maria aveva avuto non solo un concepimento verginale, come affermato dai vangeli (Mt 1,25; Le 1,34-35}, ma anche che era rimasta vergine in seguito non avendo figli con Giuseppe. Quanto ai «fratellh>, sulla base della polisemia del termine sostiene che erano in realtà cugini materni di Gesù, figli di Alfeo e Maria di Clopa, sorella di Maria madre di Gesù (cf. in particolare VBM 13-14;76 per

76 «13. O furore cieco, o dannosa follia! Dici [Elvidio] che sua [di Gesù] madre era presente presso la croce del Signore, dici che fu affidata al discepolo Giovanni per la sua vedovanza e solitudine, come se anche per te non avesse quattro figli e numerose figlie dei quali potesse fruire il supporto? Th stesso la chiami vedova, anche se la scrittura non la definisce così. E proponi esempi da tutti gli evangelisti, ma non accetti le parole del solo Giovanni. Dici di sfuggita che era presente alla croce di Gesù, affinché non appaia che tu abbia omesso questo, tuttavia taci delle donne che erano con lei. Non considererei la tua ignoranza se non ti vedessi reticente su questo passo. Ascolta dunque Giovanni che dice: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorelJa di sua madre Maria di Clopa, e Maria di Màgdala (Gv 19,25). Non c'è dubbio che fossero due gli apostoli chiamati col nome Giacomo, Giacomo di Zebedeo e Giacomo di Alfeo. Dunque ignoro che Giacomo il Minore, che la Scrittura chiama figlio di Maria, non però la madre del Signore, fosse un apostolo o no? Se è un apostolo, era figlio di Alfeo e credette in Gesù. E non era uno di quei fratelli (di Gesù), dei quali è scritto: Nemmeno i suoi fratelli credevano in lui (Gv 7.5). Se non è un apostolo, ma un terzo Giacomo, non so come possa essere considerato un fratello del Signore, e non so come potesse essere chiamato Minore a distinzione del Maggiore [in realtà non è così chiamato nei vangeli], poiché Maggiore e Minore possono distinguere due persone, non tre. E il fratello del Signore è un apostolo, poiché Paolo dice: In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore (Gal 1,18-19). E nella stessa lettera: e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne ... (Gal2,9). Non puoi pensare che questo Giacomo fosse il figlio di Zebedeo, leggi gli Atti degli Apostoli: era già stato ucciso da Erode. Resta la conclusione che questa Maria, descritta come madre di Giacomo il Minore, fosse la moglie di AHeo e la sorella della Maria madre del Signore, chiamata Maria di Clopa da Giovanni, o dal nome del padre o dal nome della famiglia o per qualche altra causa. Se ritieni che Maria madre di Giacomo il Minore e Maria di Oopa siano due persone diverse, devi conoscere l'uso della Scrittura di chiamare con nomi diversi le stesse persone. Raguele, suocero di Mosè, è anche detto letro. Gedeone, senza alcun preavviso di cambiamento, viene chiamato lerobaal. Ozia re di Giuda è intercambiato con Azaria. Il monte Tabor è detto anche ltabirium. Anche l'Ermon è chiamato dai Fenici Sanior, e gli Amorrei lo chiamano Sanir. La stessa regione è chiamata con vari nomi: Negeb, Teman, Darom, leggi Ezechiele. Pie

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Giacomo cf. anche DVI 2, DEL 392-3, citata nel par. 3.3).n Il suo esame si basa solo sui testi biblici e non considera Egesippo o altre fonti. Propriamente, limitandosi all'esame del solo NT, Girolamo parla solo dei Giacomo e Giuseppe e non si pronuncia circa Giuda e Simone. Girolamo però non identifica Alfeo con Clopa, elemento che sarà ipotizzato da diversi esegeti cattolici contemporanei. Per quanto poi sostenga l'apostolicità di Giacomo, in accenni contenuti in altre opere lo distingue dai dodici apostoli/ 8 mostrando una certa confusione ed evoluzione nel suo modello.79

tro è detto anche Simone e Cefa. Giuda Zelota in un altro vangelo è detto Taddeo. E sono molti altri gli esempi a riguardo che puoi raccogliere in tutte le Scritture. 14. Ora tentiamo di dimostrare in che modo il fratelli del Signore sono chiamati figli della su~ zia materna [materterae], Maria, i quali prima non erano credenti e poi credettero. E possibile che uno di loro fu subito credente, mentre gli altri furono a lungo increduli, e che una fosse madre di Giacomo e di lose, cioè Maria di Clopa moglie di Alfeo, e questa Maria era detta di Giacomo il Minore. Se fosse stata la madre del Signore sarebbe stata chiamata così come in tutti gli altri loci, non dicendola madre di altri alterandone l'identificazione. Non intendo poi discutere se Maria di Clopa e Maria di Giacomo e Iose fossero due donne distinte, ma solo che Maria di Giacomo e Iose non era la madre del Signore( ... ]» (VBM 13-14). La stessa ipotesi è presentata riassuntivamente da Girolamo in Commento a Matteo 12: PL 26,85, del398: «Come è contenuto nel libro che abbiamo scritto contro Elvidio, noi intendiamo i fratelli del Signore non come figli di Giuseppe, ma come cugini [consobrinos] del Salvatore, figli della Maria zia materna del Signore. che è detta madre di Giacomo il Minore e Giuseppe e Giuda, che in un altro passo del vangelo sono chiamati fratelli del Signore». 77 In Contro Gioviniano 1,39 (PL 23,277-78), del 393, Girolamo parla di Giacomo dicendolo primo vescovo di Gerusalemme e autore della lettera, ma non lo identifica esplicitamente con l'apostolo figlio di Alfeo. Quanto alla sua parentela con Gesù, scrive lapidariamente «qui frater Domi i dicebatur>>, «che era detto fratello del Signore». 78 «Giacomo chiamato fratello di Gesù, che è al di fuori dei dodici, è chiamato apostolo per questa causa: tutti coloro che avevano visto il Signore e dopo predicavano lui erano chiamati apostoli», ricordando poi l'apparizione di Gesù aGiacomo citata in 1Cor 15,5 (Commentario a Galati 1,19, DEL 387); «Due olive, e tre, e quattro, e cinque sono i quattordici apostoli, cioè i Dodici che sono eletti, e il tredicesimo Giacomo che è chiamato fratello del Signore, e Paolo» ( Commentario a Isaia 17,6, DEL 397). 79 Nella Lettera 120 a Edibia, 4 (PL 22,988), del406-407, Girolamo rigetta di fatto il modello precedentemente esposto in VBM distinguendo Maria di Clopa, zia materna di Gesù, dalla Maria madre di Giacomo e Iose: «Nei vangeli leggiamo che vi erano quattro Marie: una madre del Signore salvatore, un'altra zia materna di lui, che è chiamata Maria di Clopa; una terza Maria madre di Giacomo e Iose; una quarta Maria Maddalena. Alcuni però dicono essere la madre di Giacomo e Iose la zia materna di lui [del Signore]».

174

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Nelle sue argomentazioni Girolamo non tiene conto dell'improbabilità di due sorelle con lo stesso nome e non considera le informazioni di Egesippo circa Clopa come zio paterno di Gesù. Le molteplici ipotesi cattoliche moderne hanno cercato di tenere conto di questi elementi. La successiva tradizione cristiana occidentale è stata segnata dali 'interpretazione dei cugini da Girolamo fino ali 'inizio del '900: 80 Agostino (354-430); 81 Beda (t 735, cf. par. 9.2); 82 Pascasio Roberto (t ca. 859); 83 Cristiano di Stablo (t dopo 880); 84 Anselmo di Laon (t 1117);85 Bruno da Segni (t 1123);86 Rupert di Deutz (t

80

Cf. BLINZLER, Die Brii.der und Schwestern Jesu, 162-163. Oltre ai due passi sopra citati (cf. par. 8.1) nei quali afferma sia la possibilità dei fratellastri che dei cugini, Agostino accenna a quest'ultima in: Contro Fausto manicheo 22,35 (PL 42,423): «nel vangelo sono chiamati fratelli del Signore non certo quelli partoriti dalla Vergine Maria, ma tutti i parenti per consanguineità»; Il consenso degli evangelisti 10,16 (PL 34,1225): «c'è poi la risposta che egli diede ai suoi fratelli, cioè a coloro che gli erano parenti secondo la carne ... »; Commento al Vangelo di Giovanni 10,2 (PL 35,1467): «in che senso si parla di fratelli [di Gesù)? Essi erano parenti di Maria, in un grado o in un altro>>; ivi 28.3 (PL 35,1623): «i parenti della vergine Maria venivano chiamati fratelli del Signore»; Esposizione sui Salmi 127,12 (PL 37,1685): «Maria appartiene ai fianchi della sua casa, come ne fan parte quei suoi parenti che, nati dalla stipe di Maria Vergine, credettero in lui»; Discorso 133,1 (PL 38,757): «il Signore Gesù si trovava in Galilea, dove fu allevato, dove ebbe famigliari e parenti che la Scrittura chiama fratelli». 82 PL 92,185. 83 PL 120,481.511. R4 PL 106,1377. 85 PL 162,1368.1377. 86 PL 165,194. 81

175

1129/30);87 Zaccaria Crisopolitano (t ca. 1155);88 Tommaso d'Aquino (1225-1274). 89 Degno di nota è un accenno dell'orientale Giovanni Crisostomo che, sebbene altrove aderisca alla teoria dei fratellastri (v. sopra), sembra sostenere attorno al 395 la teoria dei cugini, scrivendo che Paolo avrebbe potuto definire Giacomo «fratello» come «il figlio di Clopa, come fa l'evangelista». 90 In realtà nessun evangelista riporta questa definizione. Verosimilmente Crisostomo ha ripreso l'ipotesi dei cugini di Girolamo e identificato, come Girolamo non fa, Clopa con Alfeo. L'influenza di Girolamo è possibile anche su un altro orientale, Teodoreto di Ciro (t 457), che indica Giacomo come cugino di Gesù, figlio di Clopa e della sorella della madre di Gesù. 91 La teoria dei cugini è sostenuta anche dai primi riformatori, in particolare Martin Lutero (1483-1546) 92 e Calvino (1509-1564). 93 Altri protestanti a favore dell'interpretazione dei cugini sono94 Beza (1519-1605), Ugo Grozio (1583-1645), Jakob Wettstein (1693-1754), Johann A. Bengel (1687-1752).

PL 169,292. PL 186,193. 89 Commento a Galati 1,5: esaminando Gall,l9, dopo aver esposto e respinto la teoria dei fratelli di Elvidio ( (EISENMAN, James the Brother of Jesus, 483-484).

198

Eisenman (1997)

La valutazione della bontà di questa teoria deve partire dal suo presupposto fondamentale, secondo il quale nei vangeli e negli Atti degli apostoli «eventi storici legati alla Chiesa primitiva sono stati ripetutamente alterati, travisati o eliminati)):44 su questa base si può far dire alle fonti storiche quello che si vuole. Lo studioso battista Robert Price ha pesantemente criticato la sua ricostruzione,45 e così anche l'accademico ecclesiastico italiano Armando Rolla. 46

9.16.

MANFELLOTIO: CUGINI MATERNI DI PRIMO E SECONDO GRADO

L'italiano Luigi Manfellotto47 è l'autore di quello che, a quanto mi risulta, è l'unico studio monografico pubblicato negli ultimi decenni nel nostro paese circa l'argomento in questione. Si tratta però di un testo non disponibile nei normali circuiti librari, ed è caratte-

44

EISENMAN, James the Brother of Jesus, 578. «Eisenman ha portato avanti un entusiasta gioco dei nomi presenti nelle fonti. ( ... ]La sua ipotesi di lavoro è che la confusione, l'alterazione, l'offuscamento [operato dalla Chiesa] deriva dall'interesse di coprire l'importanza, e dunque l'identità, dei desposyni» (R.M. PRICE, «Eisenman's Gospel of James the Just: A Review», in B. CHILTON- J. NEUSNER [eds.], The Brother of Jesus: James the Just and his mission, Westminster John Knox, Louisville [KY] 2001, 186-197). 46 «Non c'è che la scelta fra le affermazioni gratuite (e si potrebbe dire strampalate) che l'autore dissemina lungo tutto il suo scritto [ ... ].Il libro guadagnerebbe in linearità e brevità se fossero eliminate le innumerevoli e fastidiose ripetizioni» (A. RoLLA, «Recensione di R. EisENMAN, James the Brother of Jesus: The Key to Unlocking the Secrets of Early Christianity and the Dead Sea Scrolls, Viking, New York 1997; tr. it. 2007», 2008). 47 L. MANFELLOTIO, l fratelli di Gesù e la Virgo Aeternitatis, [s.n.], Cassino 2001. 45

199

rizzato da una notevole attenzione all'aspetto biblico e spirituale della verginità perpetua di Maria, non accompagnato da un'adeguata trattazione storico-critica del problema dei (in particolare non sono citati i passi di Egesippo ). Questi, citati esplicitamente in una mezza pagina, sono intesi come cugini materni di primo e secondo grado di Gesù. 48

Data la brevità con la quale viene presentato questo modello, non sono chiare le fonti e le considerazioni che portano l'autore a ipotizzare l'esistenza di una Maria cugina della Madonna distinta da una Maria (di Clopa) sorella della Madonna, come pure le considerazioni che portano a scindere i due Giacomo, dei quali non è indicato il legame con gli evangelici > (coincidente col Minore) dall'apostolo figlio di Alfeo, 50 e rifiuta tacitamente anche l'apostolicità gli altri > di Gesù. L'interpretazione dei fratelli e quella dei fratellastri non la ammettono a 210

priori, dato che «Giacomo di Alfeo» non può, secondo questi modelli, essere identificato col Giacomo figlio di Giuseppe e fratello o fratellastro di Gesù. Invece la tradizione cattolica, che lo considera cugino di Gesù e non figlio di Giuseppe, lascia aperta la possibilità che Giacomo possa coincidere con l'apostolo omonimo, e lo stesso anche per Giuda e Simone. Il test statistico sopra descritto indica che il modello di Bechtel, considerante tutti e tre i cugini apostoli, è relativamente preferibile agli altri modelli di parentela esaminati. Ma dato che l'ipotesi della triplice apostolicità non è appunto affermata con certezza dai cattolici, può essere utile un confronto statistico che, presupponendo l'interpretazione dei cugini, ammetta o meno l'apostolicità dei singoli cugini. Confronto tra le possibilità di apostolicità dei cugini1 2 .----------.-----------------·····

Gc, Gd e Simone apostoli (%)

1---------1---··

Situazio?e onomasttca

-- · · - - - - - -

7 Simone (8,0) ---s·oiud--;-. (57 )

e-~%) ~~%mo Tot~~7 persone NT (100)

r--

---.--

Gc e Gd apostoli (%)

3Gg~mo

x} (tutti)

0,50

4G~~~~)to"

...

88 (100)

---

90 (100)

Extra-NT (%)

--+----···

--- - -

8 Simone 8 Simone (9,1) (8,9) ---5 Giuda -- -6Giuda ( 5.7 ) (6,7)

··-t-------14

·;---·-·---·--

Gc apostolo (%)

-

--

234 Simone (8,6) 158 Giud-;(5,8)

35 ~~~)m~-·---

--1-----------+--------1

0,51

0,31

l

0,87

0,73

l

---

t---------+----

1} (N O!: 5)15

0,84

·-

2719 (100)

12 Vengono qui indicati e confrontati solo i nomi le cui identificazioni sono con· traverse. 13 Se Giacomo cugino coincide con l'apostolo figlio di Alfeo, mentre Giuda Taddeo non coincide col Giuda cugino, l'indicazione «Giuda di Giacomo>> va riferita a un ignoto Giacomo diverso dal quello appena citato («di Alfeo>>) nelle liste apostoliche. 14 Fitting delle ricorrenze relative (%) dei 3 nomi controversi con la distribuzione extra-NT. 15 Fitting delle ricorrenze relative(%) dei 2 nomi (escluso Giacomo) con ricor· renza :2: 5 con la distribuzione extra-NT.

211

Simon~/Si:mcone

Giud a

·• Extra.-NT • Gc, Gd e Simone apostoli

G iaoomn.o f01acobbe

Gc e G d apost.nU

1!\J Gc apostolo

mrfusiolle in %

o

4

8

10

12

L'analisi statistica mostra dunque che l'opzione per cui fossero apostoli i cugini Giacomo e Giuda ma non Simone (0,51) è di poco preferibile all'opzione per cui fossero tutti e tre apostoli (0,50), mentre la possibilità che solo Giacomo fosse apostolo non è preferibile (0,31), e lo stesso risultato si ottiene se si esaminano i soli nomi con almeno 5 ricorrenze (rispettivamente 0,84; 0,87; 0,73). In definitiva, diversamente dal caso dei cugini Giacomo e Giuda, per i quali vi sono indizi storiografici e preferenze di ordine statistico per affermarne l'apostolicità, per Simone non vi sono indicazioni a favore nelle fonti storiche e l'analisi statistica fornisce risultati a favore della non apostolicità ma in misura estremamente ridotta. 16 Ad ogni modo una considerazione epistemologica generale di coerenza. semplicità ed eleganza del modello di rete sociale può rendere preferibile l'opzione che tutti e tre i «fratelli» fossero anche apostoli.

16 Questo risultato è in apparente contraddizione con le indicazioni statistiche del par. 7.6. che mostrano verosimile l'identificazione tra Simone «fratello» e l'apostolo~ Là però si tratta di considerazioni sul solo singolo nome e producono scarti poco apprezzabili in direzione dell'identificazione, mentre qui il confronto è fatto tra un cluster di nomi, che produce indicazioni ancora meno apprezzabili in senso opposto.

212

10.3.

ANALISI DELLA SEQUENZA DEl NOMI DEI CUGINI

Al di là delle persone e delle relazioni di parentela~ alcune considerazioni generali possono essere fatte sui nomi in sé e sull'ordine nel quale sono presentati i cugini di Gesù. Innanzi tutto i nomi in sé: Giacomo, Giuseppe, Giuda~ Simone. Essi vengono comunemente collegati a nomi di patriarchi, nella fattispecie Giacobbe e i suoi figli più importanti. 17 Ma il confronto con la distribuzione dei nomi maschili desumibile dal Lexicon della Ilan mostra che, nella società dell'epoca, tra i nomi biblici non sono quelli dei patriarchi a essere più diffusi ma quelli degli allora attuali eroi nazionali, i fratelli maccabei, alcuni dei quali portavano nomi che erano di patriarchi (cf. in particolare il grafico a torta del par. 2.4 ). Se, com'è verosimile, Clopa si adeguò a questa prassi dell'epoca (criterio dell'ambiente palestinese ), nel dare il nome ai suoi figli avrebbe dovuto tendenzialmente preferire nomi maccabaici. Questo sembra essere avvenuto per tre figli su quattro ma non per Giacomo, e l'eccezionalità della presenza di questo nome relativamente non comune (anche se primo per diffusione tra i nomi biblici non maccabei) può essere ricondotta al diffuso criterio della papponomia: Clopa deve avere chiamato questo suo figlio. verosimilmente primogenito, col nome del padre suo e di suo fratello s. Giuseppe (M t 1, 16), mentre per gli altri figli ha seguito la prassi popolare di indicarli con nomi maccabaici. Una considerazione a margine: il criterio della papponomia non è quello seguito da Giuseppe nel chiamare suo figlio Gesù. Di per sé, non è chiaro perché il padre («così ritenuto», Le 3,23) non abbia seguito la prassi dell'epoca, e un fattore esterno per spiegare questa anomalia sembra necessario. Per quanto pruda alla sensibilità contemporanea. che non può credere al Nuovo Testamento come alla luce elettrica, alla radio e alla medicina, 18 i vangeli lo forniscono nell'indicazione dell'angelo: «lo chiamerai Gesù» (Mt 1,21; Le 1,31). Quanto alla serie dei nomi dei cugini, che sono elencati integralmente o parzialmente in vari loci del NT, si notano alcune discrepanze nell'ordine di presentazione.

17 Cf. J. BLINZLER, Die Briider und Schwestern Jesu, Katholisches Bibelwerk, Stuttgart 1967. 30-31. 18 R. BuLTMANN, Neues Testament und Mythologie, 1941, 18.

213

Sinossi delle sequenze dei nomi dei cugini presentati nel NT Mc Mc Mc Mc Mc

3,18: 6,3: 15,40: 15,47: 16,1:

Giacomo di A. Giacomo Giacomo il M.

Mt 10,3-4: Mt 13,55: Mt 27,56:

Giacomo di A. Giacomo Giacomo

Le 6,15-16:

Giacomo di A. Giacomo Giacomo di A.

Le 24,20: At 1,13:

Ioses Ioses Ioses

Taddeo Giuda

Simone il C. Simone

Taddeo Simone

Simone il C. Giuda

Simone lo Z.

Giuda di G.

Simone lo Z.

Giuda di G.

Giacomo

Giuseppe Giuseppe

Il primo nome (o l 'unico citato) è sempre Giacomo, e questo può confermare l'ipotesi che rappresentasse il primogenito del gruppo. Il secondo nome (o l'unico citato quando non ricorre con Giacomo) è sempre Giuseppe-Ioses. Non può trattarsi di una posizione dovuta all'importanza, dato che Giuseppe fu l'unico a non essere apostolo e a non aver avuto (respingendo l'identificazione con Giuseppe Barsabba) particolare risalto nella Chiesa dell'epoca, ed è possibile dunque che fosse il secondogenito. 19 L'esame della sequenza si complica per il terzo e quarto posto delle liste. Marco, il vangelo più antico, riporta la sequenza Giuda-Simone, ripreso anche nell'elencazione degli apostoli di Matteo. Ma nella sua versione dell'episodio del nemo propheta, Matteo presenta l'ordine Simone-Giuda, che è seguito anche dalle liste di Lc-At. Può trattarsi di una variazione senza particolare significato, o può essere una corruzione di M t della iniziale sequenza corretta di Mc, o può al contrario essere una correzione di Mt della iniziale sequenza corrotta di Mc. A favore della prima opzione va notato che .le liste apostoliche, nelle sequenze dei primi due quartetti (cf. cap. 7), appaiono de-

19 Cf. anche BuNZLER, Die Bruder und Schwestern Jesu, 141: «Giacomo e Joses erano la coppia più anziana».

214

cisamente instabili. Rinunciare a un tentativo di ripristino dell'ipotetica sequenza originale appare dunque più che legittimo. Volendo però procedere, per quanto a livello ipotetico e muovendosi su terreni sabbiosi, per capire quale opzione è preferibile tra la seconda (Mc corretto) e la terza (M t corretto), può essere utile il confronto coi fattori o modelli d'influenza che possono essere intervenuti tramite l'applicazione del test dei ranghi. 20

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