Grande Enciclopedia della Sardegna, vol. 8 (Quattrocchi - Sibiola) [2 ed.]

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Grande Enciclopedia della Sardegna, vol. 8 (Quattrocchi - Sibiola) [2 ed.]

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LA GRANDE ENCICLOPEDIA DELLA SARDEGNA

Volume 8

Quattrocchi - Sibiola

Enciclopedia della Sardegna – Volume 8

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LA GRANDE ENCICLOPEDIA DELLA SARDEGNA

Volume 8: Quattrocchi-Sibiola

Edizione speciale e aggiornata per La Nuova Sardegna § 2007 Editoriale La Nuova Sardegna S.p.A. dell’edizione originale La Grande Enciclopedia della Sardegna a cura di Francesco Floris § 2002 Newton & Compton Editori S.r.l.

Supplemento al numero odierno de La Nuova Sardegna Direttore responsabile: Stefano Del Re Amministratore delegato: Odoardo Rizzotti Reg. Trib. di Sassari nº 4 del 19/6/1948

I contenuti della presente edizione speciale sono stati rielaborati, aggiornati, arricchiti e completati da La Nuova Sardegna. Tutti i diritti di copyright sono riservati. Nessuna parte di questo ` essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, eletvolume puo tronico, meccanico, in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio e televisione, ` perseguita a termini di legge. senza autorizzazione scritta dell’Editore. Ogni violazione sara

Finito di stampare nel mese di ottobre 2007 presso ILTE S.p.A., Moncalieri (TO)

Enciclopedia della Sardegna – Volume 8

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LA GRANDE ENCICLOPEDIA DELLA SARDEGNA a cura di Francesco Floris

Enciclopedia della Sardegna – Volume 8

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Per l’edizione speciale:

Progetto e consulenza editoriale: Manlio Brigaglia

Opera a cura di Francesco Floris

Coordinamento redazionale: Salvatore Tola

Progetto grafico e impaginazione: Edigeo s.r.l., Milano

Collaboratori: Mario Argiolas, Piero Bartoloni, Marcella Bonello Lai, Aldo Borghesi, Aldo Brigaglia, Maria Immacolata Brigaglia, Antonio Budruni, Paolo Cabras, Gerolama Carta Mantiglia, Rita Cecaro, Ercole Contu, Fabrizio Delussu, Roberto Dessanti, Giovanni Dore, Piergiorgio Floris, Federico Francioni, Piero Frau, Sergio Frau, Franco Fresi, Elisabetta Garau, Alberto Gavini, Giovanni Gelsomino, Michele Guirguis, Antonio Ibba, Marcello Madau, Giovanni Marginesu, Attilio Mastino, Antonello Mattone, Lucia Mattone, Gianluca Medas, Francesco Melis, Paolo Melis, Giuseppe Meloni, Vico Mossa, Fabrizio Mureddu, Anna Maria Nieddu, Francesca Nonis, Francesco Obinu, Gianni Olla, Pietro Pala, Giampiero Pianu, Tomasino Pinna, Enrico Piras, Giuseppe Piras, `, Paolo Pulina, Marco RenNatalino Piras, Giuseppe Podda, Valentina Porcheddu, Franco Porra deli, Paola Ruggeri, Sandro Ruju, Antonello Sanna, Barbara Sanna, Mauro Giacomo Sanna, Piero Sanna, Pietro Sassu, Tiziana Sassu, Simone Sechi, Giuseppe Serri, Francesco Soddu, Piergiorgio Spanu, Alessandro Teatini, Marco Tedde, Eugenia Tognotti, Francesca Tola, Giovanni Tola, Dolores Tomei, Raimondo Turtas, Esmeralda Ughi, Luisanna Usai, Adriano Vargiu, Massimiliano Vidili, Bepi Vigna, Gianna Zazzara, Raimondo Zucca

Consulenza iconografica: Giancarlo Deidda

Referenze iconografiche: pag. 392: Archivio Edizioni Della Torre (Cagliari) pag. 547: Archivio Sergio Serra (Cagliari) pagg. 3, 27, 33, 38, 42, 44, 55, 61, 71, 74, 77, 80, 96, 98, 108, 116, 117, 119, 124, 130, 132, 139, 149, 150, 154, 158, 167, 168, 169, 170a, 172, 179, 183, 191, 194, 202, 209, 210, 216, 222, 224, 225, 226, 252, 254, 258, 267, 269, 270, 271, 294, 295, 262, 264, 280, 282, 286, 287, 290, 292, 317, 319, 321, 332, 334, 335, 381, 383, 385, 390, 401, 402, 408, 413, 414, 415, 455, 460, 486, 494, 495, 505, 518, 533, 534, 535, 539, 551, 553, 554, 556, 561, 562, 589, 600, 602, 610, 622, 635: De Agostini Picture Library (Novara) pagg. 338, 340: Salvatore Pirisinu (Sassari) pagg. 235, 416: Tore Ligios Immagine di copertina: De Agostini Picture Library

Si ringraziano per la collaborazione tutti gli artisti, gli archivi fotografici e gli enti di conserva` a dispozione che hanno dato permesso di riproduzione. L’Editoriale La Nuova Sardegna S.p.A. e sizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche e testuali non individuate. Si ringraziano le Edizioni Della Torre per la collaborazione.

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Guida alla consultazione Ordine alfabetico ` stata La sequenza alfabetica dei lemmi e fissata trascurando i caratteri non alfabetici. Quando il lemma contiene una virgola – come avviene nei nomi propri di persona tra cognome e nome – l’ordinamento considera solo la parte del lemma che precede la virgola, passando alla parte successiva solo in caso di omografia:

*

– Voci dedicate ai santi. Subito dopo l’attacco del lemma e, se presente, il nome al secolo, vengono indicate le varianti sarde del nome che differiscono dall’italiano: Lorenzo da Brindisi, san (Giulio Cesare Russo; in sardo, Santu Lorenzu, Santu Lorentu, Santu Larentu, Santu Laurentu) ...

San Benedetto San Carlo Sanchez Sanchez de Calatayud, Pietro Sanchez Martinez, Manuel

Dopo l’esposizione generale della vita e delle opere del santo sono spesso presenti i paragrafi In Sardegna, in cui si ` patrono e citano i centri di cui egli e dove possono essere descritti i suoi legami col mondo della storia o delle tradizioni sarde, e Festa, nel quale ven` che gono elencate le date e le localita hanno particolari ricorrenze dedicate al suo culto:

Struttura delle voci ` evidenziato in carattere neIl lemma e retto. ` alcuni lemmi di santi riPer comodita mandano a quelli dedicati a un altro personaggio con cui i primi hanno avuto rapporti e all’interno della cui voce sono citati. ` possibile Nei casi di lemmi complessi e che sia presente una suddivisione in paragrafi. Per le voci di alcune categorie `, generalmente, specifiche la struttura e la medesima. *

Andrea, santo ... In Sardegna Patrono di Birori, Giave, Gonnesa, Modolo, Sant’Andrea Frius, Sedini, Sennariolo, Tortolı`, Ula Tirso e Villanova ` il nome al mese di novemTruschedu. Da bre, Sant’Andria. Patrono dei pescatori e dei pescivendoli, invocato contro i tuoni e per guarire gli animali dal mal di ventre. I proverbi: «Po Sant’Andria si toccat sa pibizia» (Per Sant’Andrea si spilla, si assaggia, il vino nuovo); «Seu cumenti sa perda de Sant’Andria, beni stemmu e mellu stau» (Sono come la pietra di Sant’Andrea, bene stavo e meglio sto): persona che si adatta a tutto. Festa Si festeggia il 30 novembre; il 24 maggio a Sant’Andrea Frius. Sagre estive e in altre date durante l’anno.

– Voci dedicate ai comuni. Vengono forniti alcuni dati essenziali come popolazione, superficie, posizione geografica, suddivisioni amministrative e storiche di appartenenza, seguiti dai paragrafi: TERRITORIO, STORIA, ECONOMIA, DATI STATISTICI, PATRIMONIO ARCHEOLOGICO (solo se rilevante), PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE (e AMBIENTALE, solo se rilevante), FESTE E TRADIZIONI POPOLARI.

– Voci dedicate a botanica e zoologia. Vengono di norma indicati i nomi scienti-

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` un formaggio a pasta ... Bonassai. E ... ` dell’insediamento rurale Precarieta ... Villaggi abbandonati GIUDICATO D’ARBOREA Nel giudicato d’Arborea sono stati individuati i seguenti villaggi abbandonati: 1. Abbagadda, villaggio che sorgeva ... 2. Almos, villaggio che sorgeva ... GIUDICATO DI GALLURA Nel giudicato di Gallura sono stati individuati i seguenti villaggi abbandonati: 1. Agiana ... ... Villaggi i cui abitanti si trasferirono altrove ... GIUDICATO D’ARBOREA ... GIUDICATO DI GALLURA ... ...

fici delle specie citate e una classificazione sistematica generale. Nel caso in cui il lemma faccia riferimento a spe` essere presente un cie diverse puo ` semelenco interno per rendere piu plice la consultazione. I nomi sardi, se presenti, sono dati in corsivo e con l’eventuale specificazione del dialetto tra parentesi: Cicerchia Genere di piante erbacee perenni della famiglia delle Leguminose, rappresentato in Sardegna da diverse specie, caratterizzate da fusti lunghi, spesso rampicanti: 1. la c. a foglie larghe (Lathyrus latifolius L.) ... 2. la c. porporina (Lathyrus articulatus L.) ... Nomi sardi: che´rigu (logudorese); letı´tera (Sardegna centrale); piseddu, pisu de coloru (campidanese); pisu de coloru (Sardegna meridionale).

– Voci dedicate a elementi del patrimonio storico e tradizionale sardo. Il testo viene spesso ordinato secondo paragrafi, attinenti alla categoria degli elementi trattati, o in elenchi:

– Voci dedicate alle famiglie storiche. Nel caso in cui la famiglia si sia divisa in ` rami essi vengono solitamente piu elencati distintamente:

Formaggi della Sardegna ... &

IL FORMAGGIO NELLA STORIA

` il centro della produFin dall’antichita zione ... & TIPI DI FORMAGGIO Attualmente i tipi ` diffusi sono: di formaggio sardo piu ` un formaggio ... Biancospino. E

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Amat Illustre e antica famiglia ... ` la baronia di Ramo di Pietro. Pietro eredito Sorso ... ` la Ramo di Francesco. Francesco continuo linea dei marchesi di Villarios ... Ramo di Francesco (San Filippo). Da Francesco, figlio cadetto del marchese Gavino di Villarios, discende ... Rami collaterali. Attualmente, oltre al ramo marchionale primogenito ...

Quattro Mori

Quattrocchi, Alfio Elio Fotografo (n. Carbonia, sec. XX). Le sue foto sono distribuite in Italia e all’estero dalla prestigiosa agenzia milanese MARKA, e sono apparse in servizi su ‘‘Panorama Travel’’, ‘‘I Viaggi di Repubblica’’, ‘‘Il Corriere della sera’’, oltre che su libri della RCS e della Fabbri. Vincitore del concorso fotografico ‘‘Airone’’ del 1986, ha realizzato campagne pubblicitarie nazionali per il marchio Superga negli anni 1986-1988. Ha curato, per conto del Touring Club Italiano, due Guide Vacanze (Gallura e Gennargentu).

Studi fenici’’, IV, 1, 1986; Jewellery, in A catalogue of material in the British Museum from Phoenician and other tombs at Tharros, 1987.

Quattro Coronati, santi (in sardo, Is Coronaus) Santi (secc. III-IV). Martiri. Ormai arrimaus, messi da parte, un tempo erano veneratissimi in Sardegna, patroni dei muratori, degli stuccatori e degli impresari edili. Dal 1969 il ` limitato a calendari locali o loro culto e particolari. Atti del secolo VI: Claudio, Castorio, Simproniano o Sinforiano e Nicostrato (a essi si aggiunse Simplicio) cristiani della Pannonia, scultori del marmo, per aver rifiutato di scolpire una statua di Esculapio furono chiusi in casse di piombo e gettati in un fiume l’8 novembre d’un anno sotto Diocleziano, reliquie portate a Roma. Dalla Pannonia a Roma, dove Diocleziano fece costruire un tempio in onore di Esculapio, ordinando a tutti di sacrificare. Quattro soldati cristiani, sconosciuti i loro nomi (qualche agiografo sostiene che erano di Albano e si chiamavano Carpoforo, Secondo, Severiano e Vittorino), si rifiutarono e furono condannati a morte mediante flagellazione; San Sebastiano li seppellı` nella via Labicana. Papa Milziade ` con i nomi dei mar(311-314) li chiamo ´ erano morti tiri della Pannonia, poiche nel giorno del loro anniversario. Il loro culto si confuse con quello dei Quattro (e non cinque) Coronati della Pannonia. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggiano l’8 novembre.

Quattrocchi Pisano, Giovanna Archeologa (n. Roma 1947). Allieva di Sabatino Moscati, dopo la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Nel ` diventata professore associato 1980 e di Archeologia fenicio-punica; attual` di Letmente insegna presso la Facolta ` di Tor Vergata a tere dell’Universita Roma. Ha preso parte ad alcune cam` autrice di pagne di scavo a Tharros. E numerosi lavori scientifici che docu` di archeologa, mentano la sua attivita tra cui: I gioielli fenici di Tharros nel Museo nazionale di Cagliari, 1970; Un cippo a Tharros, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, V, 1, 1977; Una stele inedita di Sulci, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, V, 2, 1977; Dieci scarabei da Tharros, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, VI, 1, 1978; La colle` fenicio-puzione Garovaglio. Antichita niche al Museo di Como, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, IX, supplemento, 1981 (nello stesso articolo, in appendice quattro schede su Le terrecotte, I vetri, I gioielli, Cippo con iscrizione); Ancora su una stele inedita di Sulci, ‘‘Rivista di ` puniStudi fenici’’, X, 1, 1982; Antichita che nel Museo di Como, in Atti del I Convegno internazionale di Studi fenici e punici, I, 1983; Nuovi studi sull’oreficeria tharrense, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, XIII, 2, 1985; Studi sull’oreficeria fenicio-punica (1970-1974), ‘‘Rivista di

Quattro Mori Stemma della Sardegna. ` diventato per anIl simbolo dei Q.M. e tonomasia il simbolo della Sardegna. Da un punto di vista araldico si tratta di un’insegna presente in stemmi, medaglie e bandiere: una croce rossa in campo bianco con la testa di un moro bendato in ciascuno dei quattro qua` antiche notizie storiche dranti. Le piu

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Quazza su questa insegna risalgono al secolo XV. In effetti essa era di origine catalana: le quattro teste di mori sono riferibili ad antiche imprese del regno d’Aragona nei confronti dei regni mori della penisola iberica, in particolare alla battaglia di Alcoraz (1096), nella quale la miracolosa apparizione di un guerriero vestito di bianco splendente con una croce rossa sul petto (San Giorgio, poi assunto come protettore della Catalogna) avrebbe condotto alla vittoria Pietro I d’Aragona, e dopo la vittoria sarebbero state trovate sul campo di battaglia quattro teste di mori ben` redate e coronate, simbolo di dignita ` gale. Allo stato attuale delle cose non e possibile sapere per quale motivo questa insegna, che in Aragona fu presto sostituita dallo scudo con i colori giallo e rosso a bande, sia stata utilizzata poi ` ranel Regno di Sardegna. La tesi piu ` che, nel momento di aggionevole e giungere alla federazione catalanoaragonese un nuovo regno, ci si fosse posti, da parte dei conquistatori, il problema di dotarlo anche di un suo emblema: la prima attestazione di esso si troverebbe infatti nel sigillo di una carta di privilegio per il municipio cagliaritano, datata al 1328, pochi anni ` dopo la conquista. Quando l’isola passo ` a essere ai Savoia il simbolo continuo usato e addirittura fu inserito al centro dei grandi stemmi gentilizi della nuova dinastia. Nel corso di quello stesso se` , i mori, che precedencolo XVIII, pero temente erano raffigurati con una benda sulla fronte, presero a essere raffigurati con una benda sugli occhi, secondo Vico Mossa per la distrazione nella fattura di un nuovo punzone, ` vecchiamato a sostituirne uno piu chio, in cui la reale posizione delle bende era diventata illeggibile. Una ` d’Italia semvolta proclamata l’unita ` che l’antico simbolo del Regno bro

sardo fosse caduto in disuso, ma dopo la fine della prima guerra mondiale, con l’affermarsi della cultura sardista, esso divenne l’insegna del Partito Sardo d’Azione e prese nuovamente a essere considerato come il simbolo ` . Quando, dopo l’entrata della sardita in vigore della Costituzione repubblicana, fu istituita la Regione autonoma della Sardegna, il simbolo ufficiale della Regione divenne appunto quello dei Q.M. Infatti con il D.P.R. 5 luglio 1952 (trascritto nel Registro Araldico dell’Archivio di Stato di Roma il 28 ottobre 1952 e nei registri dell’Ufficio Araldico il 14 dicembre 1957), «Concessione alla Regione Autonoma della Sardegna di uno stemma e di un gonfalone», la Regione si dotava di un emblema ufficiale, con uno stemma «d’argento alla croce di rosso accantonata da quattro teste di moro bendate». Una successiva deliberazione all’inizio degli anni Duemila ha fissato la collocazione delle bende sulla fronte e l’orientazione delle quattro teste dei mori a destra.

Quazza, Guido Storico (n. Torino 1922). ` autorevoli studiosi della stoTra i piu ria moderna italiana ed europea, ha dedicato alla Sardegna alcuni scritti: Un temuto sbarco spagnolo in Sardegna (1732) nei rapporti di un diplomatico savoiardo, ‘‘Fert’’, XV, 1943; Una mancata impresa spagnola in Sardegna nel 1732, in Atti del VI Congresso internazionale di studi sardi, 1962; Bogino Giovanni Battista Lorenzo, voce nel Dizionario biografico degli Italiani, X, 1969.

Quercia Nome generico attribuito a

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piante della famiglia delle Fagacee. 1. La q. coccifera, o q. spinosa (Quercus ` coccifera L. o Quercus calliprinos), e una pianta arbustiva sempreverde, con rami intricati e fusto tortuoso. Le foglie sono coriacee, semplici, glabre, ovali o tondeggianti, con margine den-

Quercia tato e spinuloso. I fiori sono a sessi separati e riuniti in infiorescenze, pendule quelle maschili, raccorciate quelli femminili. I frutti sono ghiande ` della con cupola che riveste circa meta ` diffusa in tutto il bacino del ghianda. E ` presente Mediterraneo, in Sardegna e ` del settore sudsolo in alcune localita occidentale dell’isola (agro di Uta, Porto Pino, Bugerru, agro di Pabillo` una specie da pieno sole, prefenis). E risce stazioni assolate, sabbiose o roc` un eleciose, e clima caldo-arido. E mento importante delle formazioni arbustive a macchia alta e, avendo una forte resistenza sia al taglio che agli incendi, rappresenta una garanzia di ` nelle aree soggette a questi continuita ` essere aggredita da un inrischi. Puo setto conosciuto come falsa cocciniglia, e per reazione alla puntura produrre delle escrescenze legnose (galle) dalle quali in passato si estraeva un pigmento rosso, meno pregiato della porpora ma a disposizione anche dei ` poveri della societa ` . Nomi ceti piu ´ ndiri de arroi, la ´ ndiri sardi: arroi, la marru. 2. La q. da sughero, o sughera ` una pianta arbo(Quercus suber L.), e rea alta fino a 15 m con chioma irregolare, rada, a foglie semipersistenti (permangono sull’albero fino all’emissione delle nuove foglie, quindi cadono ` una specie molto lontutte insieme). E ` raggiungere notevoli digeva che puo ` mensioni del tronco. La corteccia e molto screpolata e fessurata, con un’elevata suberificazione. Le foglie sono coriacee, semplici, picciolate, ovate o ovato-lanceolate, con margine dentato, glabre alla pagina superiore, fittamente pelose alla pagina inferiore. I fiori sono unisessuali, quelli maschili riuniti in amenti lassi, quelli femminili corti e avvolti da un involucro peloso, ` compaiono in aprile-maggio. Il frutto e una ghianda che compare in ottobre-

novembre e diventa matura in parte nello stesso anno della fioritura in parte nell’estate dell’anno successivo.

Quercia – Sughera.

` una specie tipicamente mediterraE nea: in Italia si ritrova soprattutto in ` estesi Sicilia e in Sardegna, dove i piu popolamenti sono quelli galluresi; preferisce i climi temperato-subumidi, con suoli freschi e profondi e una di` annua. I boschi a suscreta piovosita ghera sono sempre governati dall’uomo, che ripulisce il sottobosco per poterlo sfruttare a pascolo, ma soprattutto per poter raccogliere il suo prodotto principale, il sughero, uno speciale tessuto della corteccia. Il sughero ha un ciclo rigenerativo di 9-12 anni e la prima estrazione (demaschiatura) ` di 15-18 anni, ottenendo avviene all’eta il ‘‘sughero maschio’’, grossolano e ruvido, usato soltanto per prodotti di aggregazione. Le successive estrazioni forniranno il ‘‘sughero femmina’’, con migliori caratteristiche merceologiche, da cui, con diverse lavorazioni, si ottiene una vasta gamma di prodotti. L’estrazione del sughero (decorticazione) deve essere effettuata con grande cura per evitare di danneggiare

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Quercino il tessuto che lo produce (fellogeno) e ` indicati per tale ragione i periodi piu ` in magsono quelli in cui la pianta e ` fisiologica, cioe ` tra maggiore attivita gio e agosto. Le foreste di sughere, oltre alla caratterizzazione di taluni paesaggi mediterranei, contribuiscono al mantenimento degli equilibri idrogeo-biologici per l’azione di contrasto all’erosione e per la produzione di ossigeno e sostanze nutritive, rappresentano quindi un bene da tutelare non soltanto per il mero valore economico delle materie prime che forniscono ma anche per i vantaggi complessivi che offrono. Deve essere cura degli amministratori provvedere al mantenimento dei boschi in un ottimo stato di conservazione e in particolare di quelli che danno prodotti fondamentali per le microeconomie locali. In Sardegna, la Stazione Sperimentale del Sughero di Tempio Pausania ha proceduto alla certificazione dello stato di conservazione della sughereta di Cosseddu, ricorrendo alla procedura internazionale FSC (Forest Stewardship Council) che certifica la qua` del governo delle foreste, divenlita tando l’unica sughereta al mondo a ottenere questo riconoscimento. Il su` da sempre considerato ghero sardo e uno dei migliori in assoluto; le produ` importanti sono quelle di Cazioni piu langianus, Aggius, Tempio Pausania e Luras. Oltre che nell’impiego indu` da sempre una striale, il sughero e delle materie prime per la costruzione artigianale di oggetti e utensili di uso domestico, come i vassoi per la carne arrosto, o l’uppu, sorta di bicchieremestolo dal manico lunghissimo, usato in Gallura per attingere l’acqua dalle sorgenti. Molti strumenti musicali antichi, come quelli conservati al Museo Dore di Tadasuni, sono in sughero. ` sempre stata consideTutta la pianta e

rata una pianta magica e ad essa sono legati leggende e riti tradizionali: tra tutti quello di sa tuva, in occasione di Sant’Antonio Abate, in cui vengono benedetti e bruciati grossi tronchi di q., a volte sradicando, incautamente, alberi secolari. I nomi sardi si riferiscono al ` ara (gallurese); subergiu sughero: su (Sardegna centrale); suergiu (campidanese); suerzu (logudorese). [TIZIANA SASSU]

Quercino = Zoologia della Sardegna Querqueti (o Querquedo, Cherchedu) Antico villaggio che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella cura` toria dell’Oppia. Era situato in localita San Giacomo nelle campagne di Ittireddu. Dopo l’estinzione della famiglia ` ai Doria che lo inclugiudicale, passo sero nei loro domini. Dopo la conquista ` a far parte catalano-aragonese entro `i del Regnum Sardiniae; quando pero Doria si ribellarono, divenne teatro delle operazioni militari e decadde rapidamente. Prima della fine del secolo XIVera spopolato.

Querqueto (o Cherchedu, Querceto) Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria del Mei` San Nicola logu. Era situato in localita nelle campagne di Siligo. Dopo l’estin` ai zione della famiglia giudicale, passo Doria che lo inclusero nei loro domini. Dopo la conquista catalano-aragonese, con la ribellione dei Doria, divenne teatro delle operazioni militari e decadde rapidamente. Prima della fine del secolo XIV era quasi spopolato. ` di esistere nel secolo XV quando Cesso ` a far parte del villaggio di Siligo. entro

Querqui (o Cerki, Kerki) Antico villaggio che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria di Flu` Funminargia. Era situato in localita tana de Cerchi nelle campagne tra Porto Torres e Sassari. Dopo l’estin-

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Quesada zione della famiglia giudicale fu amministrato direttamente dal Comune di Sassari, ma la sua popolazione diminuı` rapidamente e agli inizi del secolo XIV era completamente spopolato.

Quesada Famiglia sassarese (sec. XIVesistente). Sulle sue origini si fanno due ipotesi: una vuole che derivi dall’antica famiglia gallurese dei Casada, molto importante nel secolo XIV; l’al` a una tradizione famitra, che si rifa liare, la vuole originaria dell’Andalusia, da dove si sarebbe trapiantata a Sassari nel corso del secolo XVI con ` nel un Pietro, giurato capo della citta 1538. I suoi discendenti continuarono a risiedere a Sassari e da Francesco Nicola e da Giovanni Benedetto, due fra` del secolo telli vissuti nella prima meta XVII, sono derivati i due grandi rami della famiglia. Ramo di Francesco Nicola. Da Francesco Nicola, giurato capo di Sassari, discese un ramo dal quale uscirono alcuni illustri giureconsulti. Si estinse agli inizi del secolo XVIII. Ramo di Giovanni Benedetto. Da Giovanni Benedetto, tramite i suoi figli Giovanni Maurizio, Giuseppe Proto e ` Pietro Giovanni, nella seconda meta del secolo discesero altri due rami. Ramo di Pietro Giovanni. Pietro Giovanni diede asilo a suo fratello Giovanni Maurizio coinvolto in alcuni fatti di sangue; condannato a morte nel ` . I suoi di1691, fu privato della nobilta scendenti furono reintegrati nel titolo e diedero luogo a un’intricatissima serie di rami secondari tuttora fiorenti. Da uno di questi discesero i marchesi di San Saturnino, titolo ottenuto nel 1806, oggi estinto. Ramo di Giovanni Proto. Anche Gio`, vanni Proto fu privato della nobilta ma i suoi discendenti la ripresero nel 1699 e si divisero a loro volta in alcune linee secondarie. Da una di queste de-

` la linea dei marchesi di San Sebarivo stiano, titolo ottenuto nel 1816, e il feudo di Cuglieri nel 1834.

Quesada, Antonio Gentiluomo (Sas` sec. XVII-ivi, dopo sari, prima meta 1693). Entrato nell’amministrazione finanziaria, fece una splendida carriera acquistando la stima dei suoi concittadini. Nel 1665 era luogotenente del clavario di Sassari, nel 1676 fu nominato tesoriere della dogana. Nel 1679 fu ri` e nel 1692 e conosciuta la sua nobilta 1693 venne eletto giurato capo della `. sua citta

Quesada, Carlo Marchese di San Sebastiano, diplomatico (Sassari, se` sec. XVIII-ivi?, prima conda meta ` sec. XIX). Ufficiale di carriera di meta ` , entro ` al servizio del grandi capacita ` in deduca di Modena che lo impegno licate missioni in alcune capitali europee. Abbellı` il suo palazzo di Sassari e nel 1816 fu creato marchese di San Se` la contea di bastiano; nel 1834 acquisto Cuglieri per suo figlio Eugenio e quella di Scano di Montiferro per l’altro figlio Ignazio.

Quesada, Cristiano Genealogista (n. Cagliari 1954). Laureato in Scienze po` dedicato all’insegnamento litiche, si e ` stunella formazione professionale. E dioso di problemi di genealogia. Tra i suoi scritti: I Quesada signori utili delle scrivanie del real patrimonio di Sassari, ‘‘Bollettino bibliografico della Sardegna’’, 20, 1995; I Mossa. Una famiglia di podatari, ‘‘Quaderni bolotanesi’’, XXIV, 1998.

Quesada, Cristoforo Gentiluomo sas` sec. sarese (Sassari, seconda meta XVII-ivi, dopo 1718). Figlio di Pietro, uomo attivo, scoppiata la guerra di suc` nel parcessione spagnola si schiero tito favorevole agli Asburgo. Cosı`, una ` in loro povolta che la Sardegna passo tere, fu ripetutamente eletto giurato capo di Sassari fino al 1718.

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Quesada

Quesada, Francesco I Giureconsulto ` sec. XVII-Spa(Sassari, seconda meta gna?, inizi sec. XVIII). Figlio di Pietro, dopo aver conseguito la laurea in ` nella carriera giudiziaria. Legge entro Nel 1686 fu nominato assessore criminale della Regia Governazione di Sassari; in seguito divenne giudice della Reale Udienza. Scoppiata la guerra di successione spagnola, rimase fedele a Filippo V, per cui fu costretto ad andare in esilio in Spagna.

Quesada, Francesco II Giureconsulto (Sassari 1664-ivi 1731). Dopo la condanna a morte di suo zio Giovanni Maurizio, fu costretto a lasciare Sassari e, intrapresa la carriera delle armi, si sta` in Legge. bilı` a Madrid, dove si laureo ` a Sassari dove fu nomiNel 1696 torno nato assessore della Reale Governazione e nel 1699 venne reintegrato nei suoi privilegi. Rimasto in magistratura, raggiunse il grado di giudice della Reale Udienza.

Quesada, Francesco Nicola Genti` sec. XVIIluomo (Sassari, prima meta ivi 1652). Figlio di Giovanni Stefano, ` di spicco, prese parte atpersonalita ` tiva all’amministrazione della sua citta natale e tra il 1644 e il 1649 fu continuativamente eletto giurato capo. A lui si deve il rifacimento della bella fontana del Rosello, «la quale – dice Pasquale Tola – fu ridotta in miglior forma ed ornata di marmi sotto il di lui consolato, come appare nell’iscrizione nella suddetta fonte».

Quesada, Giovanni Maurizio Genti` sec. XVIIluomo (Sassari, prima meta ivi 1681). Uomo dal carattere violento, comandante della cavalleria miliziana di Sassari, fu coinvolto in diversi fatti di sangue che gli alienarono l’opinione pubblica. Condannato per omicidio, fu privato dei suoi privilegi e decapitato nel 1681.

Quesada, Giovanni Serafino Giurista

`, fine sec. XVI-Sassari, prima (Budduso ` sec. XVII). Laureato in Legge, si meta ` per la sua buona preparazione segnalo e divenne avvocato dei poveri presso l’Inquisizione. Difese i privilegi giurisdizionali dell’Inquisizione sarda durante i lavori del parlamento Gandı´a.

Quesada, Mario Studioso e critico d’arte (Chiusaforte 1941-Roma 1996). Figlio di un Antonio della storica famiglia sassarese, dopo la laurea divenne funzionario del Ministero del Turismo ` con passione l’interesse per e coltivo l’arte applicata, divenendone uno dei critici di maggiore prestigio a livello nazionale. Autore di importanti mono` con digrafie specifiche, collaboro verse riviste e fece parte di prestigiosi organismi culturali tra cui l’Ente della Quadriennale romana.

Quesada, Pietro (o P. Quesada Pilo) Giurista (Sassari 1629-Napoli 1675). Figlio di Francesco Nicola, conseguita la lau` in magistratura e rea in Legge entro percorse una brillante carriera giungendo a essere giudice della Reale Udienza: fu – secondo il Tola – «uno ` insigni vissuti in Sardedei maestri piu gna nel secolo XVII». Prese parte ai parlamenti del suo tempo schierandosi nel partito dei Castelvı` per cui, ´ Camarassa, dopo l’uccisione del vicere nel 1668 fu mandato in esilio a Napoli. Fu autore di due opere giuridiche che permettono di avere uno spaccato della vita giudiziaria e civile di Sassari del Seicento: Dissertationum quotidianarum juris in tribunalibus Turritanis controversiae, edita a Napoli nel 1662, e Controversiarum forensium utriusque iuris miscellaneam conficientium tomus unicus, in quo amplissimi senatus sardoi centesimum numerum excedentes decisiones continentur (edito a Roma nel 1665, era dedicato a Cristoforo Crespi di Valdanza, vicecancel-

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Questione sarda liere del Supremo Consiglio di Aragona). «Chi non conoscesse la condizione de’ tempi nei quali egli visse, gli ` del suo usi, i pregiudizi e le calamita paese – scrive il Tola – , basterebbe al certo che leggesse le sue Controversie forensi e le Dissertazioni ancora».

Quesada, Raimondo1 Religioso (Sassari 1702-Bosa 1758). Vescovo di Bosa dal 1750 al 1758. Entrato in Seminario fu ordinato sacerdote. Nominato canonico turritano, per anni resse la parrocchia di Ploaghe. Nel 1750 fu nomi` la dionato vescovo di Bosa: governo cesi con lungimiranza e apertura, promosse la pubblicazione delle opere di ` Giovan Francesco Fara e si preoccupo di tenere in efficienza il sistema dei monti granatici in tutti i villaggi della sua diocesi.

Quesada, Raimondo 2 Marchese di San Saturnino, funzionario (Sassari, ` sec. XVIII-ivi?, inizi sec. seconda meta ` nella XIX). Laureatosi in Legge, entro magistratura e percorse la carriera fino a giungere al grado di giudice della Reale Udienza. Nel 1800 fu nominato segretario di Stato e incaricato di ´ dirigere la segreteria del vicere quando era in Sardegna Carlo Felice, ` in grande amicizia. Porcol quale entro tato a termine il suo incarico, nel 1806 fu nominato marchese di San Saturnino.

Quesada, Salvatore Luigi Poeta e scrittore (Sassari 1845-Porto Torres 1915). Apparteneva al ramo dei signori della scrivania del Patrimonio reale ed esercitava la professione di notaio. Legato agli ambienti della cultura sassarese di fine Ottocento, amico di Salvatore Farina e di Luigi Falchi, fu delicato scrittore e poeta, autore di numerose opere nelle quali seppe rievocare, con raffinata eleganza, le tradizioni della Sassari popolare. Tra le sue opere letterarie vanno in particolare

ricordate Ultimi accordi, pubblicato a Sassari nel 1900, e Canti sassaresi, uscito nel 1909. Fu anche attento studioso delle testimonianze storiche e dei monumenti, su cui scrisse alcune interessanti monografie tra cui: Torres e la sua basilica cristiana, pubblicato a Sassari nel 1906; Ponte Romano in Torres, Sassari 1913.

Quessa Cappay, Gian Pietro Letterato (Sassari, sec. XVII-?). Il Tola lo dice «probabilmente cagliaritano di ` autore di una Storia di San patria». E Lussorio, opera destinata a una sacra ` rappresentazione, il cui manoscritto e custodito nella Biblioteca Universitaria di Sassari. Il Tola diceva di aver visto ed esaminato, nella biblioteca Simon di Alghero, una operetta dal titolo Historia de la vida del nobilissimo caballero calaritano, apostol del reyno de Sarden ˜ a y invicto martir S. Luxorio, compuesta de quanto se halla escrito en varios codices, calendarios, marturologios y autores sardos y forasteros an ˜ o 1751.

Questione sarda Termine con cui la storiografia indica il complesso di squilibri, di ineguaglianze, di problemi che sono riferibili alla Sardegna in relazione al vasto mondo che la circonda, ma in particolare alle condizioni generali del Paese e insieme ai rapporti con lo Stato. Storicamente essa ha inizio col passaggio della Sardegna ai Savoia; la nuova dinastia non aveva accettato volentieri il cambio tra la ricca e popolosa Sicilia e la Sardegna povera e arretrata, di cultura e tradizioni molto vicine a quelle spagnole, nella quale, oltretutto, si parlavano due lingue, lo spagnolo e il sardo, estranee alle tradizioni piemontesi e savoiarde. La Sardegna, inoltre, oltre che nella grande crisi economica che condivideva con la Spagna, si trovava ancora in una profonda crisi politica conseguente al fallimento delle aspirazioni autonomisti-

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Questione sarda che che erano maturate nella seconda ` del secolo XVII. La sua societa ` meta appariva in generale apatica e frustrata. I nuovi arrivati non furono in grado di capire i gravi problemi che affliggevano l’isola: la guardarono come ` estranea, nei confronti della una realta quale assunsero un atteggiamento di diffidenza che si tradusse nell’esclusione dei sardi (i nazionali) dalle decisioni politiche che li riguardavano e ` amministrativa che veniva dall’attivita svolta nei loro confronti (e, si sarebbe dovuto credere, a loro vantaggio). Essi invece avrebbero dovuto impostare un’azione di governo che fosse consapevole delle ragioni storiche della di` e delle difficolta ` dell’isola; un versita impegno capace di realizzare un’effettiva coesione tra sardi e piemontesi e distaccare la Sardegna dall’area di influenza culturale spagnola per inse` gravitante rirla nella nuova realta verso l’Italia. Questo processo richiedeva chiarezza di idee e conoscenze profonde, condizioni che mancavano ai nuovi governanti: cosı` alla diffidenza iniziale nel corso dei decenni si aggiunse una crescente incomprensione che sarebbe esplosa nell’aprile del 1794 portando alla famosa cacciata dei Piemontesi (ora ricordata per legge come Sa die de sa Sardigna). Quando nel 1793, grazie all’azione degli Stamenti che si erano autoconvocati, furono i sardi stessi a riportare una clamorosa vittoria sulla flotta d’invasione francese, nacque fra loro la consapevolezza che la soluzione della q.s. avrebbe potuto essere trovata soltanto nel loro coinvolgimento diretto nell’azione di governo della dinastia. Questo chiesero, ma senza ottenerlo: per cui il secolo XVIII si chiuse anche con il fal` limento dei moti antifeudali e sembro portare a una accentuazione del governo assolutistico. Tutti i problemi

che stavano alla base della q.s. condizionarono l’esistenza del piccolo regno fino al 1848; la monarchia, dal canto suo, con l’abolizione del feudalesimo e con qualche altra riforma, con l’apertura della strada ‘‘Carlo Felice’’, con il miglioramento dei trasporti marittimi, ` con l’editto delle chiudende, sembro voler tentare una nuova strada per risolvere il problema della ‘‘modernizza` la zione’’ dell’isola. Rimaneva pero profonda diffidenza tra popolazione e ´ c’era, in questi, la vogovernanti: ne ` di superare una serie di pregiulonta dizi, di false interpretazioni della ` , che avevano scavato un prorealta fondo abisso e isolato di fatto i sardi. Nei primi decenni dell’Ottocento una felice stagione culturale, legata ai nomi di Giuseppe Manno, Pasquale Tola, Lodovico Baylle, Domenico Alberto Azuni, Pietro Martini, Giovanni Siotto Pintor e di moltissimi altri, ` come una riscossa per i sardi. suono La crescente consapevolezza di un grande passato storico (o comunque creduto tale) fece ritrovare uno spirito ‘‘nazionale’’ che sembrava perduto; ma ancora una volta, nell’affrontare i problemi che stavano alla base della q.s., questa rinnovata consapevolezza in ` razioparte impedı` la soluzione piu nale. La scelta che gli intellettuali, i politici e i ceti dirigenti sardi fecero tra il 1847 e il 1848 fu quella della ‘‘fusione’’ della Sardegna con gli stati di terraferma. I sardi rinunciarono alla propria autonomia: in cambio furono introdotti gli ordinamenti in vigore in Piemonte e, nel momento in cui – paradossalmente – con la concessione dello statuto del 1848 l’isola godette delle li` costituzionali, i problemi che berta erano alla base della cosiddetta q.s. furono accentuati invece che risolti; un triste destino fu quello riservato al regno che, almeno formalmente, aveva

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Quinque Libri avuto il primato politico di avviare la ` dello Stato naformazione dell’unita ` d’Italia, i zionale. Proclamata l’unita governi liberali prefascisti ereditarono l’atteggiamento che la vecchia classe politica piemontese aveva avuto nei confronti della Sardegna. E sebbene, come ha scritto Franco Venturi, ` conosciuto una la Sardegna avesse gia ‘‘sua’’ questione meridionale nel rapporto squilibrato fra il Piemonte e l’isola che si era determinato dopo la ‘‘fusione’’, l’espressione ‘‘questione sarda’’, cosı` pregnante di significati e di protesta, sarebbe stata coniata soltanto nel 1865 in un articolo di G.B. Tuveri. Lo Stato liberale non ammise mai l’esistenza di una q.s., al massimo de` all’isola una parte dell’attivita ` di stino legislazione speciale di cui, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fu fatto oggetto il Mezzogiorno d’Italia: la sua classe politica non aveva d’altronde la consapevolezza dell’esi` sarda. I problemi stenza dell’identita della Sardegna non divennero mai un problema nazionale, come era avvenuto per la Sicilia e per il Mezzogiorno, ` quindi a risolverli non in tere si penso mini politici ma in termini amministrativi. Anche dopo l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, pur essendo stata concessa all’isola l’autonomia speciale, i Governi nazionali non riuscirono a comprendere le ragioni profonde che stavano alla base della ` erano legate alla q.s. e che sempre piu `. A partire dalla coscienza dell’identita ` d’Italia a proclamazione dell’unita oggi, passata l’illusione che aveva condotto alla ‘‘fusione perfetta’’, gli intellettuali sardi e la classe politica tentarono di assumere nei confronti di questa situazione atteggiamenti che sono stati talvolta contraddittori.

‘‘Questione sarda, La’’ Periodico politico-amministrativo, stampato a Ca-

gliari tra giugno e luglio 1907. Di ispi` la nerazione autonomistica, affermo ` di dar vita a un partito che socessita stenesse gli interessi dei sardi per risolvere il problema della ‘‘questione sarda’’.

Quigini Puliga Famiglia di Tortolı` (sec. XVI-esistente). Le sue notizie risalgono al secolo XVI. Di buona condizione, nel 1640 ottenne il cavalierato ` con un Giovanni ereditario e la nobilta che nel 1643 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Avellano. I suoi discendenti continuarono a prendere parte a tutti gli altri parlamenti. Nel secolo XVIII la famiglia era ` ricche dell’Oconsiderata tra le piu ` in grandi opere gliastra e si impegno di bonifica. Agli inizi del secolo XIX si trasferı` a Torino con un Pietro, nominato membro del Supremo Consiglio di Sardegna e dal 1828 insignito del titolo ` ancora oggi recomitale. La famiglia e sidente a Torino.

Quinque Libri Registri parrocchiali contenenti la registrazione dei battesimi, dei matrimoni, delle morti, delle cresime e gli stati delle anime, introdotti dopo il concilio di Trento. Nel loro insieme rappresentano un documento fondamentale per lo studio ` in della popolazione e della societa Sardegna tra il secolo XVI e il XIX. La tenuta dei registri venne disciplinata ` in parsolo alla fine del secolo XVI, piu ticolare fu monsignor Perez del Frago che in un sinodo di Alghero celebrato nel 1573 introdusse alcune regole da seguire nelle registrazioni delle parrocchie limitatamente ai peregrinos y estrangeros. Successivamente le registrazioni si estesero alle altre diocesi ` e con sempre maggiore con regolarita precisione. Nel 1642 l’arcivescovo di ` le Instrucciones para Cagliari emano los Curas (i curati), nelle quali le registrazioni vennero accuratamente di-

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Quinque Libri sciplinate in tutta l’archidiocesi di Cagliari, che allora comprendeva anche quelle di Galtellı` e di Iglesias. Nel 1655 anche la diocesi di Bosa regola` le registrazioni ispirandosi alle mento istruzioni dell’arcivescovo di Cagliari. Nel 1680 le stesse disposizioni vennero adottate dall’archidiocesi di Oristano ` da e nel 1696 dalla diocesi di Ales. E ricordare inoltre che l’archidiocesi ` le sue regole di returritana conservo gistrazione. Delle diocesi sarde l’unica a mantenere una regolamentazione generica e incompleta fu quella di Ampurias e Civita. Il valore anagrafico delle registrazioni parrocchiali venne meno nel corso del secolo XIX con l’introduzione degli appositi uffici di anagrafe ` il presso tutti i comuni; rimase pero loro enorme valore storico per lo studio dell’evoluzione della popolazione. Ecco i quinque libri, per comune, provincia (prima del 2004) e diocesi attualmente conosciuti. Abbasanta (provincia e diocesi di Oristano). La prima registrazione nel 1594 relativa ai decessi; dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Aidomaggiore (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1597 relativa ai matrimoni; dal 1674 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ales (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1604 relativa ai decessi; dal 1607 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Allai (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1669 relativa ai battesimi; dal 1707 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Arbus (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1659 si conservano

le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ardali (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1649 relativa ai battesimi decessi e stato d’anime; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ardauli (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1600 relativa ai matrimoni; dal 1739 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Aritzo (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1609 relativa ai decessi; dal 1739 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Arixi (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1597 relativa ai battesimi e cresime; dal 1646 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Armungia (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1599 relativa ai battesimi; dal 1603 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Arzana (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1555 relativa ai battesimi; dal 1562 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Assemini (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1578 relativa ai battesimi; dal 1589 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Assolo (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1601 relativa ai battesimi; dal 1659 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Asuni (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1583 relativa ai battesimi; dal 1792 si conser-

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Quinque Libri vano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Atzara (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1617 relativa ai battesimi; dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Austis (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ballao (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1599 relativa ai decessi; dal 1633 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Banari (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1663 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Baradili (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1586 relativa ai matrimoni; dal 1588 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Baratili San Pietro (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1646 relativa ai decessi; dal 1649 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Baressa (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1625 relativa ai battesimi; dal 1626 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Bari Sardo (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1584 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1586 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Barrali (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1646 relativa ai battesimi; dal 1650 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Barumini (diocesi di Oristano, provin-

cia di Cagliari). La prima registrazione nel 1655 relativa ai battesimi; dal 1815 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Bauladu (diocesi e provincia di Oristano). Dal 1603 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Baunei (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1624 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Belvı` (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1665 relativa ai decessi; dal 1718 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Bidonı` (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1670 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Bitti (diocesi e provincia di Nuoro). Dal 1594 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi e gli stati d’anime. Bonarcado (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1646 relativa ai battesimi; dal 1702 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Boroneddu (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1707 relativa ai battesimi. Bosa (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1594 relativa ai battesimi e alle cresime; dal 1675 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Burcei (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1656 relativa ai battesimi; dal 1660 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Busachi (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1601

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Quinque Libri relativa ai battesimi; dal 1642 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Cabras (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1627 relativa ai battesimi; dal 1650 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Cagliari (diocesi e provincia di Cagliari); rione Castello: la prima registrazione nel 1571 relativa ai battesimi, dal 1584 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi; rione Marina: la prima registrazione nel 1579 relativa ai battesimi, dal 1594 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi; rione Stampace: la prima registrazione nel 1580 relativa alle cresime, dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi; rione Villanova: dal 1560 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Calasetta (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1771 relativa ai decessi; dal 1776 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Capoterra (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1658 relativa ai battesimi; dal 1684 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Carloforte (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1738 relativa ai battesimi; dal 1836 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Cheremule (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1763 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Chiaramonti (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1703 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Codrongianos (diocesi e provincia di

Sassari). Dal 1646 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Collinas (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1617 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Cuglieri (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1586 relativa ai battesimi; dal 1606 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Curcuris (diocesi di Ales-Terralba provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1714 relativa ai battesimi e decessi; dal 1715 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Decimomannu (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1677 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Decimoputzu (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1560 relativa ai battesimi; dal 1564 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Desulo (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1718 relativa ai decessi; dal 1743 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Domus de Maria (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1722 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Domusnovas (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1645 relativa alle cresime e ai matrimoni; dal 1652 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Domusnovas Canales (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1661 relativa ai decessi; dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

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Quinque Libri Donigala Fenughedu (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1603 relativa ai battesimi. Donori (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1629 relativa ai matrimoni; dal 1631 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Dorgali (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1590 relativa alle cresime; dal 1591 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Elini (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Elmas (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1591 relativa alle cresime; dal 1592 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Escalaplano (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1592 relativa ai battesimi; dal 1607 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Escolca (diocesi di Cagliari, provincia di Nuoro). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Escovedu (diocesi di Ales, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1644 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Esterzili (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1604 relativa ai battesimi; dal 1608 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Figu (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1672 relativa ai battesimi; dal 1677 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Fluminimaggiore (diocesi di Iglesias,

provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1767 relativa ai battesimi; dal 1790 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Flussio (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1616 relativa ai battesimi e alle cresime; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Fonni (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1636 relativa ai matrimoni; dal 1702 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Fordongianus (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1650 relativa ai decessi; dal 1661 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Furtei (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1562 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gadoni (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1644 relativa ai battesimi. Gairo (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Galtellı` (diocesi e provincia di Nuoro). Dal 1560 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gavoi (diocesi e provincia di Nuoro). Nel 1611 il primo stato d’anime; dal 1807 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Genoni (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1533 relativa ai battesimi; dal 1665 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Genuri (diocesi di Oristano, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1589 relativa ai decessi; dal 1631 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

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Quinque Libri Gergei (diocesi di Cagliari, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1559 relativa ai battesimi; dal 1595 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gesico (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1616 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gesturi (diocesi di Oristano, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1579 relativa ai matrimoni; dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ghilarza (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1592 relativa ai battesimi e ai matrimoni; dal 1623 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Giave (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1635 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Giba (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1845 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Girasole (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1589 relativa alle cresime e ai decessi; dal 1596 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Goni (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gonnesa (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1778 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gonnoscodina (diocesi Ales e Terralba, provincia di Oristano). Dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gonnosfanadiga (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. ` (diocesi di Ales-Terralba, Gonnosno provincia di Oristano). Dal 1626 si con-

servano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gonnostramatza (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). Dal 1656 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Gorofai (diocesi e provincia di Nuoro). Dal 1590 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Guamaggiore (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1562 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Guasila (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1569 relativa ai battesimi; dal 1582 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Guspini (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1655 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Iglesias (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1562 relativa ai battesimi; dal 1588 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ilbono (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1601 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1603 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Irgoli (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1559 relativa ai decessi; dal 1560 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Isili (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1656 relativa ai battesimi; dal 1658 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Jerzu (diocesi e provincia di Nuoro). Dal 1669 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Laconi (diocesi di Oristano, provincia

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Quinque Libri di Nuoro). La prima registrazione nel 1597 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1704 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Lanusei (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1611 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1624 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Las Plassas (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1605 relativa ai decessi; dal 1629 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e ai decessi. Loceri (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Loculi (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1582 relativa ai matrimoni e decessi; dal 1617 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. ´ (diocesi e provincia di Nuoro). La Lode prima registrazione nel 1622 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1623 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Lodine (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1800 relativa ai battesimi e ai decessi. Lollove (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1634 relativa ai decessi; dal 1691 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Lotzorai (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1589 relativa ai battesimi; dal 1591 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Lula (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1594 relativa ai decessi; dal 1607 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Lunamatrona (diocesi di Ales-Ter-

ralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1588 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1589 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Magomadas (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1600 relativa ai battesimi; dal 1613 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Mamoiada (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1558 relativa alle cresime; dal 1582 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Mandas (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1583 relativa ai battesimi; dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Manurri (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Mara (diocesi di Alghero, provincia di Sassari). La prima registrazione nel 1700 relativa ai battesimi; dal 1727 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Maracalagonis (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1559 relativa ai battesimi; dal 1561 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Marrubiu (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1650 relativa ai battesimi; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Masainas (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1817 relativa ai battesimi e ai matrimoni; dal 1818 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Massama (diocesi e provincia di Ori-

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Quinque Libri stano). La prima registrazione nel 1688 relativa ai battesimi. Masullas (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). Dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Meana Sardo (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1657 relativa ai decessi; dal 1741 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Milis (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1589 relativa ai battesimi; dal 1849 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Modolo (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1719 relativa ai decessi; dal 1741 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Mogorella (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1661 relativa ai matrimoni; dal 1668 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Mogoro (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1592 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Monastir (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1569 relativa alle cresime e ai decessi; dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Monserrato (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1563 relativa ai battesimi; dal 1576 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Montresta (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1686 relativa ai battesimi; dal 1786 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

Mores (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1647 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Morgongiori (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1652 relativa ai battesimi e alle cresime; dal 1661 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Muravera (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1572 relativa ai battesimi; dal 1577 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Musei (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1649 relativa ai battesimi; dal 1659 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Narbolia (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1622 relativa ai battesimi; dal 1680 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Narcao (diocesi di Iglesias provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1811 relativa ai decessi; dal 1827 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Neoneli (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1668 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Norbello (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1686 relativa ai battesimi; dal 1763 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nughedu Santa Vittoria (diocesi e provincia di Oristano). Dal 1634 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nuoro (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1646 relativa ai decessi; dal 1667 si conservano

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Quinque Libri le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nurachi (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1634 relativa ai battesimi; dal 1668 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nuragus (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1635 relativa ai battesimi; dal 1668 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nurallao (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). Dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nuraminis (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1595 relativa alle cresime e ai matrimoni; dal 1598 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nuraxinieddu (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1578 relativa alle cresime; dal 1587 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nureci (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1583 relativa ai battesimi; dal 1714 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nurri (diocesi di Cagliari, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1598 relativa alle cresime e ai matrimoni; dal 1619 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Nuxis (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1797 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1808 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Oliena (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1574 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1586 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

Ollastra (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1545 relativa ai battesimi; dal 1590 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ollolai (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1682 relativa ai matrimoni e ai decessi. Dal 1705 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Olzai (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1635 relativa ai battesimi; dal 1636 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Onanı` (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1690 relativa ai battesimi; dal 1708 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Oniferi (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1713 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1741 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Orani (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1595 relativa ai battesimi; dal 1784 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Orgosolo (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1634 relativa ai decessi; dal 1635 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Oristano (diocesi e provincia di Oristano): la prima registrazione in cattedrale nel 1631 relativa ai battesimi, dal 1673 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi; la prima registrazione nei Borghi nel 1603 relativa ai decessi, dal 1660 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Orosei (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1560 relativa ai battesimi, alle cresime e ai ma-

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Quinque Libri trimoni; dal 1568 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Orotelli (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1726 relativa ai decessi; dal 1737 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Orroli (diocesi di Cagliari, provincia di Nuoro). Dal 1588 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ortacesus (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1643 relativa ai battesimi; dal 1645 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ortueri (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1644 relativa ai battesimi; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Orune (diocesi di Nuoro, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1703 relativa ai battesimi. Oschiri (provincia di Sassari). Dati non disponibili. Osilo (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1661 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Osidda (provincia di Nuoro). Dati non disponibili. Osini (diocesi di Lanusei provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1611 relativa ai decessi; dal 1616 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ossi (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1697 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ottana (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1611 relativa alle cresime; dal 1616 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ovodda (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel

1608 relativa ai battesimi; dal 1627 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Pabillonis (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Padria (diocesi di Alghero, provincia di Sassari). La prima registrazione nel 1646 relativa ai battesimi; dal 1682 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Palmas Arborea (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1662 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1666 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Pau (provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1608 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1609 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Pauli Arbarei (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1577 relativa alle cresime; dal 1580 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Paulilatino (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1593 relativa ai battesimi; dal 1595 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Perdasdefogu (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Perdaxius (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1845 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Pimentel (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1698 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1699 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

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Quinque Libri Pirri (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1572 relativa alle cresime; dal 1604 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Pompu (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1596 relativa ai decessi; dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Porto Torres (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1686 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Portoscuso (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1747 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Posada (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1594 relativa ai matrimoni; dal 1595 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Pula (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1622 relativa alle cresime; dal 1721 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Quartucciu (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Quartu Sant’Elena (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1596 relativa ai battesimi; dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Rebeccu (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1765 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Riola Sardo (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1604 relativa ai decessi; dal 1652 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ruinas (diocesi e provincia di Ori-

stano). La prima registrazione nel 1628 relativa ai battesimi; dal 1724 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sadali (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1589 relativa ai battesimi; dal 1590 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sagama (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). Dal 1700 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Samassi (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, cresime, matrimoni e decessi. Samatzai (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1561 relativa ai battesimi e alle cresime; dal 1568 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Samugheo (diocesi e provincia di Oristano). Dal 1633 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Basilio (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1584 relativa ai battesimi; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Gavino Monreale (diocesi di AlesTerralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1632 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1636 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Giovanni Suergiu (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1832 relativa ai decessi; dal 1833 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sanluri (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1589 relativa ai battesimi, alle cresime e ai

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Quinque Libri matrimoni; dal 1591 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. ` d’Arcidano (diocesi d’Ales e San Nicolo Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1655 relativa ai decessi; dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. ` Gerrei (diocesi e provincia San Nicolo di Cagliari). La prima registrazione nel 1594 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1600 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Pantaleo (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Sperate (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1586 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1766 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Santadi (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1766 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Santa Giusta (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1610 relativa ai battesimi; dal 1683 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sant’Andrea Frius (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1710 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sant’Antioco (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1756 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1757 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sant’Antonio Ruinas (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1723 relativa ai decessi. Santu Lussurgiu (diocesi di Bosa, pro-

vincia di Oristano). La prima registrazione nel 1578 relativa ai battesimi; dal 1638 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Vero Congius (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1610 relativa ai decessi; dal 1624 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Vero Milis (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1589 relativa ai battesimi; dal 1669 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. San Vito (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1558 relativa ai decessi; dal 1574 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sardara (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1600 relativa ai decessi; dal 1617 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sarroch (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1731 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sarule (diocesi e provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1746 relativa ai battesimi; dal 1782 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sassari (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1571 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Scano di Montiferro (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1584 relativa ai battesimi; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sedilo (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1595 relativa ai decessi; dal 1627 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Segariu (diocesi e provincia di Ca-

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Quinque Libri gliari). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Selargius (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1574 relativa ai battesimi; dal 1575 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Selegas (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1588 relativa alle cresime e ai matrimoni; dal 1609 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Seneghe (diocesi e provincia di Oristano). Dal 1600 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Senis (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1714 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sennariolo (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1645 relativa ai battesimi; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Senorbı` (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1596 relativa ai battesimi e ai matrimoni; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Serdiana (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1643 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1644 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Serramanna (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1560 relativa ai battesimi; dal 1567 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Serrenti (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1561 si conservano le registrazioni dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e dei decessi. Serri (diocesi di Cagliari, provincia di

Nuoro). Dal 1569 si conservano le registrazioni dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e decessi. Sersela (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1627 relativa ai decessi; dal 1670 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sestu (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1581 relativa ai battesimie ai decessi; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Settimo San Pietro (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1569 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1572 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Setzu (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1587 relativa ai decessi; dal 1591 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Seui (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1631 relativa ai matrimoni; dal 1633 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Seulo (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1569 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1672 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Seuni (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1625 relativa ai matrimoni; dal 1626 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siamaggiore (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1623 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1624 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siamanna (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1639 relativa ai matrimoni; dal 1646 si con-

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Quinque Libri servano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siapiccia (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1706 relativa ai decessi. Sicci (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1572 relativa ai decessi; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siddi (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1652 relativa ai battesimi e ai matrimoni; dal 1653 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Silı` (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1650 relativa ai battesimi; dal 1668 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siligo (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1707 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siliqua (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1591 relativa ai battesimi; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Silius (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1642 relativa ai decessi; dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Simala (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). Dal 1592 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Simaxis (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1637 relativa ai battesimi; dal 1642 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sindia (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1622 relativa ai decessi; dal 1682 si con-

servano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sini (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). Dal 1617 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siniscola (diocesi e provincia di Nuoro). Dal 1630 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sinnai (diocesi provincia di Cagliari). Dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e dei decessi. Siris (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1668 relativa ai battesimi; dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Siurgus Donigala (diocesi e provincia di Cagliari): la prima registrazione a Donigala nel 1592 relativa ai decessi, dal 1594 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi; la prima registrazione a Siurgus nel 1591 relativa ai battesimi, dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Soddı` (diocesi di Bosa, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1819 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Solanas (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1600 relativa ai decessi; dal 1602 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Solarussa (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1687 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Soleminis (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1680 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal

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Quinque Libri 1698 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sorgono (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1580 relativa ai battesimi; dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sorradile (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1595 relativa ai decessi; dal 1677 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Sorso (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1634 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Suelli (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1601 relativa alle cresime; dal 1603 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Suni (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1599 relativa ai decessi; dal 1601 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tadasuni (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1599 relativa ai decessi; dal 1601 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Talana (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni, decessi e stati d’anime. Terralba (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1643 relativa ai decessi; dal 1668 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tertenia (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1594 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1596 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Teti (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1667 relativa ai battesimi; dal 1741 si

conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Teulada (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1679 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Thiesi (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1633 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tiana (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1757 relativa ai battesimi; dal 1768 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tinnura (diocesi di Bosa, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1695 relativa ai battesimi; dal 1755 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tissi (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1762 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tonara (diocesi di Oristano, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1581 relativa ai decessi; dal 1589 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Torpe` (diocesi e provincia di Nuoro). Dal 1680 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tortolı` (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1560 relativa ai battesimi; dal 1572 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tramatza (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1664 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1669 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tratalias (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1802 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1826 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tresnuraghes (diocesi di Bosa, provin-

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Quinque Libri cia di Oristano). La prima registrazione nel 1828 relativa ai battesimi. Triei (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1577 relativa ai battesimi; dal 1579 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tuili (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1676 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Tula (provincia di Sassari). Dati non disponibili. Turri (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1603 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ula Tirso (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1603 relativa ai battesimi; dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ulassai (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1569 relativa ai battesimi; dal 1578 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Uras (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). Dal 1694 si conservano le registrazioni dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e dei decessi. Urzulei (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1590 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Usellus (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1671 relativa ai battesimi; dal 1672 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Usini (diocesi e provincia di Sassari). Dal 1739 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ussana (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1569 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1570 si conservano le

registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ussaramanna (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1598 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Ussassai (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1564 relativa ai battesimi; dal 1584 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Uta (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1598 relativa ai matrimoni e ai decessi; dal 1611 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Vallermosa (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1647 relativa ai battesimi; dal 1652 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villacidro (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villagrande Strisaili (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). Dal 1633 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villagreca (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villamar (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1598 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villamassargia (diocesi di Iglesias, provincia di Cagliari). Dal 1632 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villanovaforru (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1592 relativa ai decessi; dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

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Quintillo Villanovafranca (diocesi di Oristano, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1600 relativa ai decessi; dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villanova Monteleone (diocesi di Alghero, provincia di Sassari). La prima registrazione nel 1682 relativa ai battesimi; dal 1684 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villanova Strisaili (diocesi di Lanusei, provincia di Nuoro). La prima registrazione nel 1626 relativa ai decessi; dal 1643 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villanovatulo (diocesi di Cagliari, provincia di Nuoro). Dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e dei decessi. Villanova Truschedu (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1636 relativa ai battesimi e ai matrimoni; dal 1671 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villaputzu (diocesi di Lanusei, provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1619 relativa ai decessi; dal 1620 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villasalto (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1584 relativa ai battesimi, alle cresime e ai matrimoni; dal 1589 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villa San Pietro (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1721 relativa ai battesimi e ai decessi; dal 1722 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villasimius (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1823 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi.

Villasor (diocesi e provincia di Cagliari). La prima registrazione nel 1578 relativa ai battesimi; dal 1585 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villaspeciosa (diocesi e provincia di Cagliari). Dal 1599 si conservano le registrazioni dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e dei decessi. Villaurbana (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1704 relativa ai decessi; dal 1791 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Villa Verde (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1595 relativa ai battesimi; dal 1601 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Zeddiani (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1596 relativa ai battesimi; dal 1667 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Zerfaliu (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1597 relativa ai battesimi. Zeppara (diocesi di Ales-Terralba, provincia di Oristano). Dal 1597 si conservano le registrazioni dei battesimi, matrimoni e decessi. Zuri (diocesi e provincia di Oristano). La prima registrazione nel 1665 relativa ai battesimi.

Quintasio Religioso (?, seconda meta` ` sec. IV). sec. III-Cagliari?, prima meta Vescovo di Cagliari intorno al 314. Si sa che nel 314 prese parte al concilio di Arles con il presbitero Ammonio di Cagliari. Contribuı` alla condanna della teoria dei donatisti, per i quali la vali` del sacramento dipendeva escludita ` del sacerdote. sivamente dalle qualita ` l’intera In quel concilio Q. rappresento provincia della Sardegna. Morı` entro ` del secolo IV. la prima meta

Quintillo Imperatore romano (Darda25

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Quintino nia, 210/220-Aquileia 270). Fratello minore dell’imperatore Claudio II, Q. go` la Sardegna (268) e in seguito fu verno trasferito in Italia (Aquileia?) per difenderla in assenza dell’imperatore impegnato nei Balcani. Forse adlectus fra i senatori e divenuto console suffeta, alla morte di Claudio (270), senato e truppe italiche lo acclamarono augusto: fu riconosciuto nelle province non ancora controllate da barbari o usurpatori, fra le quali la Sardegna, dove un testo da Ossi dimostrerebbe il particolare rapporto stretto con i Sardi. Incapace tuttavia di opporsi allo sfaldamento dell’Impero e di captare le richieste dell’esercito danubiano, si sui` dopo 77 (?) giorni, travolto dal procido nunciamento del magister equitum Aureliano. [ANTONIO IBBA]

Quintino, san (in sardo, Santu Quintinu) Santo martire (sec. III). Romano, ` il di famiglia senatoriale, annuncio Vangelo nella Gallia, arrestato, liberato, nuovamente arrestato, processato, torturato, condannato alla decapitazione, martire sotto Massimiano. Il suo corpo venne gettato nel fiume Somme, nella regione di Vermandois, ` sorta la citta ` di Saint-Quentin. dov’e ` ormai scomIn Sardegna Il suo culto e parso, rimane il nome nella toponomastica e soprattutto nell’onomastica, al maschile e al femminile. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 31 ottobre.

Quinto, san = Crescentino, san e = Emiliano e Priamo, santi

Quio Antico villaggio del giudicato di Torres, incluso nella Planargia. Da tempo immemorabile apparteneva ai Malaspina, che nel 1308 lo cedettero in pegno al giudice d’Arborea. Dopo la ` conquista aragonese, il villaggio entro a far parte del giudicato d’Arborea, ma la sua popolazione diminuı` e prima

della fine del secolo XIV era ormai completamente spopolato.

Quirico e Giulitta, santi (in sardo, Santu Quirigu, Santu Chirigu, Santu Chiricu, Santu Tiriagus, Santa Giulitta, Santa Giuletta, Santa Julitta, Santa Giuditta) Santi martiri. Giulitta – secondo la passio, poco attendibile – nacque a Iconio, l’odierna Konya, nell’Asia Minore. Per sfuggire alla persecu` a Tarso, zione di Diocleziano si rifugio con il figlio Quirico di tre anni. Denun` al proconsole Alessanciata, confesso dro di essere cristiana, rifiutandosi di sacrificare agli dei. «Proconsole: – ` di te, sacrifica agli dei o ti Abbi pieta ` lacerare i fianchi con pettini di faro ` versare una pentola di ferro e ti faro pece bollente sopra i piedi; Giulitta: – Non sacrifico alle sorde e mute statue. Venero e adoro il mio Cristo; Quirico, con la sua vocina: – Anch’io sono cri` il bamstiano!; Il proconsole sollevo ` a terra, facendogli bino e lo scaravento battere la testa sui gradini di pietra. Quirico morı` all’istante; Giulitta, inginocchiandosi e volgendo gli occhi al cielo: – Grazie, o Signore, per esserti degnato di chiamare al premio eterno mio figlio per primo». Un’altra leg` il viso genda narra che Quirico graffio del giudice, il quale infuriato lo pic` a morte. Prima di essere decapichio tata, Giulitta subı` la tortura: le furono lacerati i fianchi e bruciati i piedi, senza che le labbra pronunciassero un solo lamento. Martire il 16 giugno del 305. I corpi di Giulitta e del figlio Quirico (che i francesi chiamano Cyr) vennero gettati nella fossa dei malfattori. In Sardegna Patroni di Cargeghe, Nor` pabello e San Quirico; San Quirico e trono di Ussaramanna. Chiesa nell’agro di Sassari, menzionata nel condaghe di San Pietro di Silki con il nome ` il poedi Santu Imbricu. Del 1802 e metto popolare: Vida de sos gloriosos

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Quirra santos martires Quirigu e Julitta descripta in octava rima sarda. A Norbello Santa Giulitta viene chiamata Santa Giuditta. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggiano il 15 luglio; il Lunedı` dell’Angelo e il 24 agosto ad Ardauli, il 16 giugno a San Quirico, il primo sabato di agosto a Luogosanto, il 10 settembre a Lotzorai e Oschiri; il 22 ` si festeggiano i settembre a Budduso Ss. Anastasia, Quirico e Ambrogio.

Quirino, san = Balbina, santa

Quirra – Chiesa di San Nicola.

Quirra, castello di Castello situato sul

Quirra – Paesaggio nei dintorni dell’antico villaggio.

Quirra Antico villaggio di origini romane, situato lungo la strada che da Sarcapos conduceva a Olbia. Nel Medioevo fece parte del giudicato di Cagliari e fu compreso nell’omonima cu` protetto dal vicino ratoria e si sviluppo castello. Il villaggio divenne cosı` il capoluogo della curatoria, e quando nel 1258 il territorio dell’ormai estinto giudicato fu diviso, fu assegnato ai Visconti, che lo inclusero nel giudicato di Gallura. Alla loro estinzione venne amministrato direttamente dal Comune di Pisa fino alla conquista aragonese. Entrato in possesso degli Aragonesi, la sua storia seguı` quella del castello ed entro gli inizi del secolo XV si ` completamente. spopolo

monte Codias, domina tutta la regione circostante e il mare che lo fronteggia. Fu costruito nel secolo XIII dai giudici di Cagliari, al confine tra il giudicato di Cagliari e quello di Gallura. Dopo la spartizione del 1258, quando il Quirra ` a far parte del giudicato di Galentro lura prese a svolgere una funzione di difesa del territorio dalle scorrerie delle popolazioni dell’interno. Analogo compito svolse quando alla fine del secolo XIII fu amministrato direttamente dal Comune di Pisa. Con la conquista aragonese vi fu stanziata una guarnigione comandata da un castellano con la speranza che la sua presenza potesse contribuire a scoraggiare le continue incursioni che le popolazioni dell’interno facevano nel territorio, molestando le popolazioni dei ` sbagliato e villaggi. Il calcolo si mostro il castello fu isolato dal resto del territorio dai pastori che di fatto lo circondarono, utilizzando i boschi circostanti come comoda base per le loro imprese, tanto che a un castellano venne l’idea di farli incendiare per snidarne gli ingombranti ospiti. Terminate le guerre tra Aragona e Arborea il castello fu concesso ai Carroz che lo inclusero nel loro grande feudo facendone una delle residenze preferite. Nel corso del se` in rovina. Attualmente ricolo XVando mangono considerevoli avanzi dei

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Quirra muri di cinta, di una torre e qualche cisterna.

Quirra, curatoria di Curatoria del giudicato di Cagliari. Si stendeva su un territorio montuoso a sud dell’Ogliastra, su una superficie di 200 km2. Comprendeva i villaggi di Lentiscu, Quirra, Perdasdefogu con il castello di Quirra. Dopo la caduta del giudicato di Cagliari, nella divisione del 1258 il territorio fu incluso nella parte toccata al giudicato di Gallura. Dopo l’estinzione dei Visconti venne amministrato direttamente dal Comune di Pisa. Con la conquista aragonese nel castello fu posta una guarnigione comandata da un castellano e i villaggi furono concessi in feudo a Diego Zapata, che avrebbe dovuto concorrere al mantenimento del castello. Nei decenni successivi il territorio fu tormentato dalle continue ribellioni della popolazione e dai dissapori tra i feudatari e i castellani. Gli Zapata si estinsero nel 1350 e poco dopo, scoppiata la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, la c. di Q. fu devastata. Terminata la guerra, il territorio e il castello furono concessi ai Carroz che li inclusero nel loro grande feudo.

Quirra, marchesato di Feudo. Era il ` esteso della Sardegna; costituito piu da due nuclei ben definiti ma territo` rialmente non contigui, la parte piu estesa comprendeva i territori della baronia di San Michele con parte del Campidano di Cagliari, parte delle curatorie di Decimomannu e di Nora e il territorio delle curatorie del Sarrabus, del Colostrai, del Quirra, dell’Ogliastra con Oliena; il secondo nucleo comprendeva i territori delle curatorie di Bonorcili, Monreale, Marmilla, Parte Usellus. La superficie complessiva era di circa 4800 km2. Quando fu riscattato, nel 1838, comprendeva 76 villaggi: Ales, Arbus, Arzana, Assemini, Banari

di Usellus, Baradili, Baressa, Bari Sardo, Baunei, Curcuris, Elini, Escovedu, Figu, Forru, Gairo, Genuri, Girasole, Gonnoscodina, Gonnosfanadiga, ` , Gonnostramatza, Guspini, Gonnosno Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Lunamatrona, Maracalagonis, Masullas, Mogoro, Morgongiori, Muravera, Oliena, Ollastra Usellus, Osini, Pabillonis, Pau, Pauli Arbarei, Perdasdefogu, Pompu, Samassi, San Gavino, San Vito, Sardara, Selargius, Sestu, Settimo San Pietro, Setzu, Siddi, Simala, Sini, Sinnai, Siris, Talana, Tertenia, Tortolı`, Triei, Tuili, Turri, Ulassai, Uras, Urzulei, Usellus, Ussarella, Ussaramanna, Uta, Villagrande Strisaili, Villanovaforru, Villanova Strisaili, Zeppara. Aveva 69 140 abitanti. Il pe` colloriodo di costituzione del feudo e cabile tra il 1325 e il 1450; il nucleo originario era costituito dalla baronia di San Michele, dalla curatoria dell’Ogliastra e dal villaggio di Cologone, concessi nel 1325 a Berengario I Carroz. Nel 1332 egli ottenne anche buona parte del Sarrabus e poco dopo il villaggio di Tertenia. Suo figlio Berenga` l’acquisto del Sarrabus rio II completo e di buona parte del Quirra, dopo il 1355 di Urzulei e della curatoria del Colostrai. Nel 1363 ottenne il titolo di conte di Quirra e altri territori che gli ` permisero di realizzare la continuita territoriale praticamente dalle porte di Cagliari sino a Oliena. Il secondo nucleo fu acquistato in occasione delle nozze tra Eleonora Manrique e Berengario Bertran Carroz. I suoi discendenti nel 1604 ottennero il titolo marchionale e riorganizzarono l’amministrazione del feudo. Al vertice fu posto un regidor e il territorio fu diviso in dipartimenti, ciascuno dei quali corrispondeva alle antiche curatorie, amministrati da funzionari dipendenti dal regidor. Anche l’amministrazione

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Quotidiano Sardo della giustizia era affidata a organismi detti curie baronali che funzionavano da tribunali di prima istanza, mentre la curia maior, presieduta dallo stesso regidor, rappresentava il tribunale di seconda istanza.

res, compreso nella curatoria della Fluminargia. Dopo l’estinzione della famiglia giudicale venne amministrato direttamente dal Comune di Sassari, ma agli inizi del secolo XIV era ormai completamente spopolato.

Quiterano Famiglia catalana (sec.

‘‘Quotidiano Sardo, Il’’ Quotidiano

XIV). Ne facevano parte alcuni cavalieri che nel corso del secolo XIV si trasferirono in Sardegna. Ad essi, subito dopo la conquista, fu concessa in feudo una parte della curatoria del Sarrabus con i villaggi di Castiadas, Pupus, Villa Trono, Pedredu, Ulmos. La loro discendenza si estinse nel 1361 con un Bernardo.

fondato a Oristano il 9 aprile 1947 per ` dell’episcopato sardo e in parvolonta ticolare dell’arcivescovo. Per tre mesi ebbe sede a Oristano, ma dall’agosto ` a Cagliari, diretto del 1947 si pubblico dal monsignor Giuseppe Lepori. Fu un organo di riferimento per la trattazione dei principali problemi politicoamministrativi nella fase di avvio della autonomia regionale. Povero di mezzi, ` coebbe scarsa diffusione. Continuo munque a essere pubblicato fino alla ` degli anni Cinquanta. seconda meta

Quiteroni (o Kiterone) Antico villaggio di ` origine medioevale, situato in localita Sant’Eusebio nelle campagne di Sassari. Faceva parte del giudicato di Tor-

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R Raccis, Renato Calciatore (Mandas 1922-Cagliari 1981). Trasferitosi giovanissimo a Cagliari con la famiglia, ini` a giocare al calcio nella squadra del zio ‘‘San Saturnino’’ di via Fossario met` di reatendosi in luce per le sue qualita lizzatore. In seguito, ancora giovanissimo, fu ingaggiato dal San Giorgio, squadra toscana di I divisione che ottenne la promozione in serie C. Acquistato nel 1939 dal Prato (serie B), ri` toscana per tre stamase nella citta gioni mettendo a segno 69 gol. Con que` di vensto biglietto da visita, all’eta t’anni fece il suo esordio in serie A con la maglia del Livorno (12 reti) per poi passare all’Asti (10 reti) e alla Juventus ` (10 reti). Al termine della guerra torno al Livorno, dove in due stagioni rea` 30 gol, entrando a far parte della lizzo `. schiera dei ‘‘grandi’’ di questa societa ` al Milan, ma dopo poche Nel 1947 passo partite e 9 gol segnati fu costretto ad abbandonare il calcio da una grave ma` alla morte premalattia che lo porto ` dedicato lo stadio comutura. A lui e nale di Mandas. [GIOVANNI TOLA]

Rachel (o Rachele) Famiglia di musicisti (sec. XVIII-esistente). Di origine francese trapiantata a Parma nel secolo XVIII da un Francesco, si trasferı` a Ca` del secolo XIX gliari nella prima meta con un Giovanni che, avendo preso parte ai moti modenesi del 1830-31, fu

costretto ad andare in esilio. Dopo molte peripezie, nel 1834, scampato a un naufragio sulle coste della Sardegna, vi si stabilı` definitivamente, ponendosi in luce come violoncellista di ` il capostipite dei R. sardi anvalore. E ` cora oggi presenti in seno alla societa cagliaritana.

Rachel, Aroldo Compositore (Cagliari 1875-ivi 1928). Figlio di Raimondo, anche lui musicista, apprese le prime nozioni di musica dal padre e dagli zii, tutti musicisti per tradizione. Trasferitosi all’Istituto musicale di Lucca, vi si ` ; in seguito intraprese la cardiplomo riera di insegnante di musica e si de` alla composizione. Fu autore di dico numerosi quartetti e di alcune sinfonie che dimostrano la sua solida preparazione musicale e il suo interesse per la musica del primo Novecento.

Rachel, Francesco Musicista (Cagliari 1837-ivi 1921). Figlio di Giovanni, vio` il violoncellista e compositore, studio loncello e il flauto sotto la direzione del padre. Precocissimo, a dieci anni si esibı` suonando l’ottavino nel Teatro ` ancivico di Cagliari; in seguito studio che il clarino e dopo aver suonato per anni nella cappella del Duomo divenne primo violoncellista dell’orchestra del Civico. Negli stessi anni inse` il violoncello e compose numerose gno marce, balletti e fantasie.

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Rachel

Rachel, Giovanni Musicista (Parma, ` al inizi sec. XIX-Cagliari 1891). Studio Conservatorio di Parma dove si mise in luce per le sue doti tecniche e interpretative. Di idee liberali, fu coinvolto nei moti di Ciro Menotti nel 1831, per cui ` . Dopo dovette lasciare la sua citta mille peripezie, scampato a un naufragio, nel 1834 si stabilı` in Sardegna; dap` a Sassari, dove fu imprima si fermo piegato nella cappella del Duomo. Successivamente si trasferı` a Cagliari ` la residenza. Suono ` per dedove fisso cenni nell’orchestra del Teatro civico `. della citta

Rachel, Luigi Compositore (Cagliari 1879-ivi 1949). Fu il primo musicista a trarre ispirazione dalla musica tradi` in forma orizionale sarda, che elaboro ginale. Compose anche pezzi di grande livello sinfonico e si esibı` nei maggiori teatri d’Europa, ottenendo riconoscimenti ovunque.

Racheli, Gin Scrittrice di viaggi (n. Mi` stata per molti anni lano, sec. XX). E consulente e dirigente d’azienda e ha coltivato molteplici interessi culturali. Stabilitasi in Sardegna, che considerava la sua seconda patria, dal 1975 si ` dedicata alla ricerca e a scrivere libri e di viaggio, molti dei quali espressamente dedicati alle isole della Sardegna: L’arcipelago del Sulcis e la sua storia, 1981; L’arcipelago di La Maddalena nella storia, 1982; La Sardegna, un’isola un mondo, 1985; Le isole del Sulcis: San Pietro e S. Antioco. Natura, storia, cultura, 1985; La Maddalena e le isole inter` dell’Arcimedie. Natura, storia, societa pelago maddalenino, 1991.

Racugno, Nora Studiosa di filosofia (n. sec. XX). Dopo aver conseguito la lau` dedicata all’inserea in Filosofia, si e gnamento nelle scuole secondarie superiori. Studiosa di grande apertura, si interessa anche di didattica del ci` autrice di numerose opere nema ed e

di buon livello scientifico. Tra i suoi scritti: Antonio Labriola e il positivismo, ` di Magistero del‘‘Annali della Facolta ` di Cagliari’’, 1978; Il l’Universita tempo, ‘‘Alla bottega’’, 4-5, 1988; I filosofi e l’uguaglianza, in Atti del congresso na` Filosofica Italiana, zionale della Societa 1989; Platone, conoscere i miti, 1989; Una filosofia per vivere, ‘‘Alla bottega’’, 1990; Manuale di filosofia, voll. 3, 1990; Rileggendo Antigone, ‘‘Alla bottega’’, 2, 1992; La morte di Dio, ‘‘Alla bottega’’, 3, 1992; A passeggio per Milano con Emilio De Marchi, ‘‘Alla bottega’’, 2, 1994; Il cinema a scuola: l’insegnante animatore, ` culturali’’, ‘‘Segnalazioni per attivita 1996; Discutiamo su cinema e letteratura?, ‘‘Insegnare’’, 1, 1997.

Racugno, Vincenzo Radiologo (n. Jerzu 1920). Laureatosi in Medicina ` dedicato alla ricerca nel 1946, si e scientifica e nel 1949 ha iniziato l’atti` di docente universitario. Dopo alvita cune esperienze all’estero, nel 1959 ha ` ottenuto la libera docenza e dal 1966 e stato professore di Radiologia presso ` autore di nu` di Cagliari. E l’Universita merose pubblicazioni e ha fondato e diretto per trent’anni la Scuola di specializzazione di radiologia.

Radica = Erica Radicati, Gioacchino Michele Domenico Religioso (Saluzzo 1719-Cagliari 1793). Vescovo di Alghero dal 1772 al 1793. Entrato nell’ordine dei Domenicani, fu ordinato sacerdote e divenne maestro di Teologia. Nel 1772, per intervento del conte Bogino, allora onnipotente ministro incaricato degli affari di Sardegna, fu nominato vescovo di Alghero. Nella sua diocesi promosse la ` alcuni siformazione del clero, celebro nodi e fu attento alle condizioni sociali dei suoi fedeli. Nel 1792, avvicinandosi la flotta francese alle coste della Sar` la resistenza a un degna, organizzo eventuale sbarco nel territorio della

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Radicchio ` pochi mesi dopo sua diocesi. Morı` pero la vittoria sui francesi, che aveva anche celebrato in una Lettera pastorale al clero della diocesi di Alghero per la vittoria riportata contro i Francesi, stampata a Cagliari nella Stamperia Reale nello stesso 1793.

Radicchio – Fiori.

Radicchio Pianta erbacea perenne della famiglia delle Composite (Cichorium intybus L.) introdotta da secoli nelle coltivazioni e pertanto fortemente manipolata dall’uomo per otte` molto produttive e resinere varieta ` alta 30-120 cm `. E stenti alle avversita con fusti eretti o prostrati e radice fittonante. Le foglie sono pennatopartite (sono composte con foglioline disposte su ciascun lato del rachide) a margine dentato. I fiori, di colore azzurro intenso, sono riuniti in capolini che si aprono in giugno. Radici e foglie hanno azioni depurative, amaro-toniche, diuretiche e digestive. Vive su pascoli e incolti soprattutto in area collinare. Da questa specie derivano tutte le va` coltivate, in particolare i ‘‘veri rarieta

dicchi’’, che fanno parte della catego` una ria delle cicorie a foglie colorate. E specie molto rustica e particolarmente apprezzata sia nella gastronomia tradizionale che in quella moderna per il suo gusto amarognolo. I nomi sardi sono traduzioni dall’italiano ‘‘cicoria’’: ` legato gigoria, zicoria; un fitonimo e ` della chiusura dei alla particolarita fiori, aperti il mattino e chiusi intorno a mezzogiorno, che le ha fatto meritare il nome di erba fintz’a prangiu (erba fino al pranzo). In Sardegna cresce anche il r. selvatico (Hyoseris radiata L.), con capolini gialli, usato come erba alimentare: infatti le rosette di foglie basali hanno un buon sapore, sia crude in insalata sia cotte, da sole o in miscugli. In passato, i bambini si divertivano a mangiare lo stelo dei fiori non ancora aperti: lu ziru di pabantzolu a Tempio ` -pito ` ad Alghero. Altre Pausania e pito due specie di Hyoseris sono presenti nell’isola: Hyoseris glabra, con steli allargati, e H. taurina, endemica del Sul` cis, con fiori grandi e con ziri molto piu ` soliti celebrare il lunghi. A Ploaghe si e 25 aprile come la giornata di chentu de sos pabanzolos. [TIZIANA SASSU]

` coltivata. Radicchio – Varieta

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Radio private

Radio private Sino al 1974 le trasmissioni radiofoniche (e poi televisive) furono realizzate dalla RAI (Radio Audi` statale atzioni Italiane), di proprieta traverso l’IRI, in regime di monopolio, ` volte difeso dalle sentenze della piu Corte costituzionale. In quell’anno la ` delle traCorte riconobbe la legittimita smissioni private locali via cavo e quindi, di fronte al veloce sviluppo di emittenti private prima radiofoniche (le cosiddette ‘‘radio libere’’) e televi` delle trasmissioni sive, la legittimita locali via etere (1976). La regolamentazione di legge (che conobbe diverse tappe, tutte caratterizzate dall’allargamento e dall’abolizione dei confini originariamente imposti all’iniziativa privata) fu preceduta da una vera ‘‘guerra per l’etere’’, combattuta attraverso la creazione di emittenti radiofoniche (e in seguito anche televisive) che agivano in assenza di specifiche autorizzazioni. In Sardegna il 18 giugno 1975 iniziava le sue trasmissioni una piccola stazione radiofonica privata di Cagliari, la oramai storica Radiolina, cui nel settembre dello stesso anno si af` l’emittente televisiva Videolina. fianco In poco tempo le radio private proliferarono operando in una situazione di incertezza giuridica. Ben presto il monopolio della RAI venne posto in discussione e una sentenza del 1976 sta` detto – il principio che bilı` – come si e l’installazione e l’esercizio di impianti di diffusione di trasmissioni radiotele´ visive via etere era legittimo purche esse non valicassero l’ambito locale. Negli anni successivi si ebbe l’apertura di moltissime emittenti locali, alcune delle quali hanno avuto una funzione storica. In particolare, in Sarde` in funzione ne gna, tra quelle non piu vanno ricordate alcune nate in centri di piccole e medie proporzioni: Abbasanta, Radio Studio 90; Arbatax, Radio

Rama Sound; Arbus, Radio 80; Arzachena, Radio Arzachena Stereo; Assemini, Radio Antenna Sud TIR; Bonnanaro, Radio K Due; Bosa, Radio Planargia; Cabras, Radio Cabras; Capoterra, Radio Emmedue; Carloforte, Radio Carloforte; Castelsardo, Radioreporter; Dorgali, Radio Luna Sardegna; Golfo Aranci, Radio Golfo Aranci; Guspini, Radio Super Sound TV; Ittiri, Teleradio Ittiri; Lanusei, Radio Music; Marrubiu, Radio Tele Marrubiu; Monserrato, Radio Spazio; Morgongiori, Radio Monte Arci; Oliena, Alpha Radio; Orosei, Radio Punto 5 stereo; Paulilatino, Radio Free Sound; Portoscuso, Radio Portoscuso; Porto Torres, Radio del Golfo; Posada, Radio Posada; Quartucciu, Radio Regione Sardegna; San Gavino Monreale, La Piccola Radio; Sant’Antioco, Radio International; Selargius, Radio Stella; Serramanna, Radio Fantasy; Tempio Pausania, Radio Tele Gallura; Thiesi, Radio Tele Mejlogu; Tortolı`, Radio Rama Sound; Uta, Radio Master; Valledoria, Radio 5; Villanovafranca, Radio Oasy; Villanova Monteleone, Radio Villanova Monteleone. Attualmente, nell’isola operano le seguenti emittenti radiofoniche private, ` l’‘‘Almasecondo l’elenco che ne da nacco della Sardegna’’ 2004-2005 dell’Associazione Stampa Sarda. CAGLIARI Radio Karalitana, fondata nel 1997, opera in via Monsignor Cogoni 9, diretta da Antonio Serra, giornalista pubblicista; Radio Mambo, fondata negli anni Ottanta, ha sempre operato nella sede di via Canelles 33, attualmente diretta dal dottor Patrizio Mulas (n. Nuxis 1948), cattolico impegnato, giornalista pubblicista; Radio Manila, fondata nel 1990, ha operato prima nella sede di via San Saturnino 30, ora in via dei Donoratico 57, diretta da Giuseppe Ortu, giornalista pubblici-

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Radio private sta; Radio Sintony International, fon` diretta da Luigi Aldata nel 1990, gia fonso (n. Cagliari 1962), giornalista pubblicista, attualmente da Vittorio Sanna; Radio X, fondata nel 1996, ha la sua sede in piazza del Carmine, direttore Sergio Benoni (n. Padova 1959), giornalista professionista; Radiolina, ` antica l’emittente radiofonica piu della Sardegna, fondata nel 1975, attualmente ha sede presso Videolina in viale Marconi 185, legata al gruppo edi` diretta toriale de ‘‘L’Unione sarda’’, gia da Nicola Scano (n. Cagliari 1960), giornalista professionista; Radio Press, fondata nel 1996, ha avuto sede prima in via Garibaldi 105, ora in via Barone Rossi 27, diretta da Angelo Porru, giornalista pubblicista; Radio Santuario di Bonaria, di recente fondazione, diretta da Nicola Boccuzzo, giornalista pubblicista. SASSARI Mondoradio Network, fondata nel 1997, ha la sua sede in via Biasi, direttore Giovanni Mario Zara (n. La Maddalena 1941), giornalista pubblicista; Radio Eco, fondata a Sassari nel 1998 ha la sua sede in via M. Saba; Radio Venere, fondata nel 1990, ha sede in viale Gramsci; Radio Zero, fondata negli anni Ottanta, ha sede in piazza Castello, attualmente diretta dal giornalista pubblicista Lucio Masia (n. Sassari 1943). ORISTANO Radio Cuore, fondata nel 1992, attualmente diretta da Gianni Massa (n. Tripoli 1935), giornalista professionista; Radio Oristano, fondata nel 1993, ha sede in Galleria Porcella, direttore Paolo Desogus (n. Milis 1941), giornalista professionista. NUORO Radio Barbagia, una delle radio storiche fondata dalla diocesi di Nuoro nel 1976, diretta prima da Rosario Menne, attualmente da Francesco Mariani (n. Orune 1956), giornalista pubblicista; Radio Nuoro Centrale, fon-

` diretta da data negli anni Ottanta, gia Francesco Merche, giornalista pubblicista, ora da Giampiero Careddu (n. Nuoro 1950), giornalista pubblicista. OLBIA Radio Internazionale Costa Smeralda, nata dalla fusione di Radio Costa Smeralda (1990) e Radio Internationale (1995), attualmente diretta da Pierantonio Bardanzellu (n. Tempio Pausania 1939), giornalista pubblicista. ALTRI CENTRI Abbasanta: Radio Studio 90. Alghero: Radio Onda Stereo, fondata nel 1994, direttore Maria Antonietta Izza (n. Alghero 1963), giornalista pubblicista. Capoterra: Radio Emmedue, direttore Graziella Marchi (n. Cagliari 1962), giornalista pubblicista. Carbonia: Radio Star, diretta da Giacomino Desole, giornalista pubblicista; Radio Luna Carbonia, in piazza Rinascita, diretta da Sebastiano Solinas, giornalista pubblicista. Carloforte: Radio San Pietro News, direttore Mariano Froldi, giornalista pubblicista. Gonnosfanadiga: Radio RGF News Gonnosfanadiga, direttore Antonio Mastinu (n. Silanus 1946), giornalista pubblicista. Guspini: Radio Super Sound, direttore Giovanni Pierpaolo Ledda (n. Oristano 1958), giornalista pubblicista. Iglesias: Radio Arcobaleno, fondata nel 1990 da Mauro Pili, attualmente diretta da Marco Bittau (n. Iglesias 1960), giornalista pubblicista. La Maddalena: Radio Arcipelago, fondata nel 1978 come ra` Addis, diretdio televisione da Nicolo tore Salvatore Marco Abate (n. Sassari 1965), giornalista pubblicista. Macomer: Radio Macomer Centrale, direttore Roberto Melis (n. Macomer 1957), giornalista pubblicista. Pirri: Radio Italia Stereo. Sorso: Radio Nova, direttore Gianni Rigoldi (n. Olbia 1932), giornalista pubblicista. Porto Torres: Radio del Golfo, diretta da Aulio Baduena (n. Castelsardo 1947), giornalista pubblicista. Pula: Radio Nora Noti-

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Radio Sardegna zie, direttore Andrea Porcu (n. Cagliari 1956), giornalista professionista. San Gavino Monreale: Radio Sardinia, direttore Antonio Contu (n. Escalaplano 1945), giornalista pubblicista. Sanluri: Nuova Radio Castello. Tempio Pausania: Radio Hobby. Sant’Antioco: Radio In, direttore Timoteo Locci (n. Sant’Antioco 1937), giornalista pubblicista. Terralba: Radio Telestudio 2000, direttore Antonio Melis (n. Nuoro 1942), giornalista pubblicista. Villacidro: Radio Studio 4, direttore Giampaolo Marcialis (n. Villacidro 1949), giornalista pubblicista.

Radio Sardegna Emittente sarda. Fu la prima emittente dell’isola; nacque subito dopo l’8 settembre a Bortigali, ` militari utilizzarono dove le autorita un camion adibito a comunicazioni per trasmettere dei comunicati che i soldati inviavano alle loro famiglie o messaggi in codice ai partigiani che operavano nel Nord Italia occupato. Questo centro radio fu in grado di captare Radio Londra, Radio Algeri e Radio Tunisi, facendo cosı` nascere il primo notiziario dell’Italia liberata. Sabato 8 ottobre, alle 13,15, Radio Sardegna inizia le sue trasmissioni: in palinsesto, musica e molti notiziari. A questi programmi si aggiungono le trasmissioni di carattere religioso, tenute da un cappellano militare, Paolo Carta, futuro arcivescovo di Sassari, e alcuni `, programmi musicali di grande qualita grazie alla presenza, nell’isola, di molti musicisti ‘‘continentali’’. Nel gennaio del 1944 il camion venne spostato a Cagliari e le trasmissioni ripresero da Is Mirrionis, prima in una ‘‘grotta’’, poi in ´ nel un casamento popolare, finche ` in viale maggio la sede non si sposto Bonaria. Con il crescente successo anche gli impianti furono potenziati. Lo sviluppo dell’emittente si dovette anche all’opera di giornalisti come Guido

Martis, Jader Jacobelli, Armando Rossini, Amerigo Gomez, che furono tra i primi redattori e/o direttori di Radio Sardegna. Nel febbraio del 1945 l’emittente viene ceduta dall’amministrazione militare alla neocostituita RAI e Radio Sardegna, assorbita nel ‘‘sistema’’ RAI, perdette rapidamente la sua autonomia. Nei decenni successivi ` tardi Radio Sardegna (diventata piu ` i suoi proRadio Cagliari) continuo grammi. Negli anni Sessanta con il boom radiofonico, la diffusione e l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche locali ebbero un netto incremento, anche grazie a concorsi radiofonici come il Nuraghe d’argento che coinvolse tutti i centri dell’isola. Sulla storia di Radio Sardegna un volume intitolato Radio Brada, a cura di Romano Cannas, con prefazione di Jader Jacobelli (a lui si deve la definizione di ‘‘Radio Brada’’ per l’emittente degli anni 1943-1945, totalmente libera a onta del controllo del PWB alleato, peraltro esercitato da ufficiali-intellettuali democratici e intelligenti), raccoglie una serie di scritti che ne rievocano le vicende. Lo arricchisce un dvd che correda le pagine con immagini spesso inedite.

Radmilli, Antonio Mario Paletnologo (n. sec. XX). Sostenne l’esistenza di industrie paleolitiche in Sardegna. In ` la teoria polemica con Segre elaboro dell’esistenza di un ponte tettonico scomparso. Ha dedicato all’isola due scritti, La preistoria della Sardegna, ‘‘Universo’’, XLIII, 1963, e Stadio dei ` metalli: la Sardegna, in Popoli e civilta dell’Italia antica, I, 1974.

Raffaele, san (in sardo, Santu Raffaeli, Sant’Arraffaeli, Santu Serafinu) Santo, ` l’angelo che nel Libro di arcangelo. E ` Tobia o ToTobia guarisce dalla cecita bia il Vecchio. E sotto il nome di Azaria accompagna Tobia il Giovane da Ga` di Rage, bael figlio di Gabri nella citta

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Ragazzo nella Media, per ritirare dieci talenti d’argento. Durante il viaggio libera Sara figlia di Raguel dall’influsso del demonio Asmodeo e favorisce le nozze di Tobia e Sara. Infine si manifesta: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono al servizio di Dio e hanno accesso ` del Signore». Per la Chiesa alla maesta greca rappresenta il potere religioso, mentre San Michele rappresenta quello militare e San Gabriele quello civile. Per la Chiesa latina la celebrazione liturgica risale al secolo XI, festa il 24 ottobre (data ufficializzata da Benedetto XV nel 1921), spostata nel nuovo calendario al 29 settembre. Raffaele, dall’ebraico repha’El, significa ` il guaritore’’, ‘‘Dio ha guarito’’, ‘‘Dio e ` da ‘‘Dio ha sanato i miei mali’’. Percio ` invocato per la salute del sempre e corpo e dell’anima, raffigurato con il vaso della medicina, emblema dei me` ` patrono. E dici e dei farmacisti di cui e anche protettore vigile e sollecito dei viaggi e degli adolescenti, nell’iconografia vestito da pellegrino e al fianco di Tobia il Giovane, dal secolo XVI nelle vesti dell’angelo custode. Angelo ` alta gerarchia, serafino: daldella piu l’ebraico seraf, ‘‘serpente’’, altro emblema della medicina. In Sardegna Patrono di Is Urigus. Il culto di San Serafino fu diffuso dai Bizantini, i quali lo consideravano, per il suo ruolo di guaritore, successore di Asclepio, nella simbologia rappresentato da un serpente: nelle chiese sarde erette in suo onore veniva praticato il rito dell’incubazione. A pochi chilometri da Ghilarza, chiesa d’origine bizantina; nell’architrave «Mariano IV – secondo Giorgio Farris (1986) – porge i frutti della legge agraria al Serafino benedicente»: «Su nomen de Raphaele / significat meighina, / dadu pro gratia divina / cumpagnu a Tobia fidele / et de Asmodeu crudele / Sara curat cun cle-

mentia. / Raphaele de Deus meighina / sana sa nostra dolentia» (Il nome di Raffaele – significa medicina, – dato per grazia divina – compagno fedele a Tobia, – dall’influsso del crudele Asmodeo – cura Sara con clemenza. – Raffaele, di Dio medicina – guarisci tutti i nostri mali). [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia il 29 settembre; il 9 aprile a Neoneli, la terza domenica dopo Pasqua a Is Urigus e Sindia, il 24 ottobre a Ghilarza e Villasimius.

Raffaele da Santa Giusta Storico (Santa Giusta 1880-Cagliari 1958). Al secolo Giacomo Efisio Contini, entrato nell’ordine francescano fu ordinato sa` cerdote nel 1905 e in seguito si laureo in Teologia alla Gregoriana di Roma. Tornato in Sardegna diresse il primo ‘‘Seminario serafico’’ dell’isola; trasferito ancora in continente, tra il 1923 e il ` la sua attivita ` all’Azione 1927 dedico Cattolica di Massa Carrara. Rientrato definitivamente in Sardegna, proseguı` nei suoi studi di storia e riuscı` a rintracciare i documenti relativi alle vicende del suo ordine smarriti dopo il 1860-61. Tra i suoi scritti: Missionari sardi dei Minori cappuccini, 1931; Mores e il suo convento dei Cappuccini. Cenno storico 1714-1738, 1938; I frati minori cappuccini in Sardegna 1590-1946, 1958.

Raga, Francesco Fisico (n. Cagliari 1939). Allievo di Giuseppe Frongia, conseguita la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Attualmente in` di Cagliari segna presso l’Universita ` stato prenella quale per lunghi anni e ` autore ` di Scienze. E side della Facolta di numerosi importanti lavori che gli ` nazionale. hanno dato notorieta

Ragazzo, Antonio Calciatore (Cagliari 1922-ivi 1978). Attaccante di grande ca` , aveva non comuni doti tecniche pacita e di realizzatore. Esordı` nei campionati regionali nel 1942; nel dopoguerra

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Raggio ` a giocare nella squadra del continuo Cagliari nei primi campionati nazionali fino al 1950. In seguito fece l’allenatore.

Raggio, Andrea Geometra, uomo politico (n. Cagliari 1929). Consigliere regionale, presidente del Consiglio regionale, parlamentare europeo. Impegnato fin da giovane nel Partito Comunista Italiano, nel 1961 ha preso parte alle elezioni regionali per la IV legisla` stato eletto. Nel corso tura, ma non e ` della legislatura, il 28 febbraio 1963 e subentrato a Luigi Pirastu in Consiglio regionale per il collegio di Cagliari. ` stato rieletto nello Successivamente e stesso collegio, senza interruzioni, fino al 1984 per altre quatto legislature. In ` stato questi anni, nel gennaio del 1977 e eletto presidente del Consiglio regionale e ha tenuto l’incarico fino al termine della legislatura nel giugno del 1979. In seguito, tra il dicembre 1980 e ` stato assessore regioil marzo 1982 e nale al Bilancio nelle giunte Rais. In` stato eletto deputato eufine nel 1984 e ropeo e riconfermato in seguito fino al ` stato eletto an1994; negli stessi anni e che consigliere comunale di Cagliari.

Raimondo1 Religioso (Sassari?, prima ` sec. XIV-Ploaghe 1357). Vescovo meta di Ploaghe dal 1352 al 1357. Era arciprete della cattedrale di Torres quando fu nominato vescovo da papa ` nei difClemente VI nel 1352. Governo ficili anni della guerra tra Doria e Aragona e prese parte al Parlamento celebrato a Cagliari da Pietro IV nel 1355.

Raimondo2 Religioso (sec. XIV). Vescovo di Civita dal 1349 al 1351. Apparteneva all’ordine domenicano. Fu nominato vescovo nel 1349, ma nel 1351 fu trasferito a Mariana in Corsica.

San Raimondo di Pen ˜ afort – Il santo mentre si dedica agli studi giuridici. (Dal convento di San Esteban a Salamanca)

˜ afort, san (in sardo, Raimondo di Pen Santu Arremundu) Santo (Villafranca, Spagna, 1180-Majorca 1275). Nacque nella Catalogna da nobile famiglia, in` a Barcellona, dove fu ordinato segno sacerdote. Domenicano (1222), predicatore, da Gregorio IX incaricato di ordinare e ampliare il diritto canonico. Fu lui a incoraggiare Tommaso d’Aquino a scrivere la Summa contra gentiles. Canonizzato da Clemente VIII (1601). Secondo una tradizione senza fondamenti storici avrebbe collaborato con San Pietro Nolasco alla fondazione dell’ordine dei Mercedari. Patrono dei giuristi e degli avvocati. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 7 gennaio.

Raimondo Nonnato, san (in sardo, Santu Remundu Nonnadu, Santu Ramundu, Sant’Arremundu) Santo (Portell, Spagna, 1204 ca.-Cordova, 1240/ 1241). Mercedario, nacque nella Catalogna, chiamato Nonato, Nonnato, ´ estratto dal ventre ‘‘non nato’’, perche della madre morta durante il parto. Av` lo viato agli studi dal padre, che pero fece smettere per paura che diven` in campatasse un religioso e lo mando gna a pascolare il gregge. Sostituı` San Pietro Nolasco nell’ufficio di reden-

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Ram ` volte ostaggio tore degli schiavi. Fu piu in terra d’Africa per riscattare i cristiani. Volle convertire i musulmani e ` le loro ire: il governatore lo suscito fece arrestare e gli fece mettere un luc` chetto in bocca. Gregorio IX lo nomino cardinale. Morı` a Cordova, mentre era in viaggio verso Roma. «Sentendosi alla fine – si legge nella sua Vita leggen´ il sadaria – chiese il viatico e poiche cerdote tardava gli venne somministrato dagli angeli. Morto, sorsero delle ` per il seppellimento. Caricadifficolta rono la sua bara su una mula cieca, che ` svelta alla chiesa rurale di San s’avvio Nicola, dove pregava davanti all’immagine della Madonna quando pascolava il gregge, e lı` venne sepolto. Sopra la sua tomba San Pietro Nolasco fece costruire un convento di mercedari». Canonizzato da Alessandro VII (1657). Patrono dei neonati e delle ostetriche. ` limitato a calenDal 1969 il suo culto e dari locali o particolari. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 31 agosto a Seneghe, l’ultima domenica d’agosto a Bono con la festa satirica della zucca di San Raimondo, legata a un fatto storico, quando gli abitanti il 21 luglio 1796 s’impossessarono dei cannoni della truppa inviata da Cagliari a sedare la rivolta antifeudale all’indomani dell’espatrio di Giovanni Maria Angioy.

Rais, Franco Funzionario, uomo politico (n. Serramanna 1940). Consigliere regionale, presidente della Regione, presidente del Consiglio regionale, deputato al Parlamento. Dopo essersi laureato in Economia e Commercio ha intrapreso la carriera di funzionario amministrativo nel Ministero del la` impegnato in politica. Di voro e si e ` stato idee socialiste, dal 1970 al 1975 e eletto consigliere e assessore comunale a Cagliari e nel 1974 consigliere regionale per la VII legislatura nel col-

legio di Cagliari nella lista del PSI. ` stato riconfermato Successivamente e nello stesso collegio fino alla IX legislatura 1984-1989. Negli stessi anni, ` dal gennaio 1977 all’ottobre 1978, e stato assessore al Lavoro nella seconda giunta Soddu, dall’ottobre 1979 al set` nelle tembre 1980 assessore alla Sanita due giunte Ghinami; dal 24 dicembre successivo all’11 marzo 1982 ha presieduto due giunte regionali di sinistra, segnando una svolta politica di notevole rilievo nella storia autonomistica ` stato dell’isola. Il 31 maggio 1983 e eletto presidente del Consiglio regio` rimasto in carica fino al ternale ed e mine della legislatura, nel 1984. Rie` letto consigliere, nel maggio 1987 si e dimesso per candidarsi al Parlamento; eletto deputato per la X legislatura re` dimesso per pubblicana, nel 1991 si e accettare la carica di presidente del CIS (Credito Industriale Sardo), che ha tenuto fino al 1996.

Rajadell, Berengario Camerario reale ` sec. XIII(Catalogna, seconda meta Sassari 1350). Camerarius reale, prese parte alla spedizione dell’infante Alfonso unitamente a suo fratello Dalmazio. Conclusa la conquista, si stabilı` a Sassari e nel 1330 seguı` Raimondo Cardona nella sua spedizione in Anglona e in Gallura contro i Doria. Per ricompensarlo, nel 1333, il re gli concesse in ` non feudo Ardara e Sorres, di cui pero riuscı` a entrare in possesso per il riaccendersi della guerra contro i Doria. In ` a Guglielmo Cervellon, seguito si lego ` in importanti missioni che lo utilizzo diplomatiche alla corte di Mariano IV. Nel 1339 ottenne in feudo Settepalme, Morores e Ardu nella Fluminargia; nel 1347 concorse alla difesa di Sassari contro l’assedio dei Doria.

Rally = Automobilismo Ram Famiglia originaria di Saragozza (secc. XV-XVII). Trasferita a Cagliari

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Ramasso nel secolo XV con un Giovanni, saliniere minore, che ben presto ottenne che l’ufficio divenisse ereditario nella famiglia; i suoi figli nel 1504 furono ammessi allo Stamento militare nel parlamento Dusay. I loro discendenti presero parte a tutti gli altri parlamenti fino all’estinzione. Nel corso del secolo XVI ebbero anche l’ufficio di maestro razionale che tennero ereditariamente e nel 1562 ottennero il riconosci` . Negli stessi anni mento della nobilta presero parte attiva alle fazioni dell’aristocrazia cagliaritana schierati nel partito contrario agli Aymerich; alla fine del secolo, perso il controllo dell’ufficio di maestro razionale, le loro condizioni decaddero. La famiglia allora si divise in due rami: il ramo cagliaritano, che si estinse poco tempo dopo con un Onofrio, e il ramo di Iglesias, che si estinse prima della fine del secolo XVII.

Ramasso, Francesco Letterato, uomo ` sec. XIXpolitico (Cagliari, prima meta ?). Originale personaggio e uomo di cultura, attivo a Cagliari nella prima ` dell’Ottocento. Fu il presunto aumeta tore di scritti polemici nei confronti della Storia letteraria di Sardegna del Siotto Pintor comparsi subito dopo la pubblicazione dell’opera. Il primo di questi fu la Piccola storia letteraria di ` leggerla, Sardegna ad uso di chi vorra 1844.

Ramasso, Francesco Maria Censore generale dei Monti di soccorso (Cagliari 1756-ivi 1816). Laureato in Legge, ` esercitando la professione di avinizio vocato, e dopo alcuni anni fu nominato vice-censore generale dei Monti di soc` corso. Nel 1793 prese parte all’attivita degli Stamenti e fu inserito, in rappresentanza dello Stamento reale, nella `a delegazione di sei deputati che porto Torino le Cinque domande. Nel 1794 fu tra coloro che chiesero la sospensione

di Girolamo Pitzolo e del Paliaccio dai loro incarichi, accusandoli di collusione con i disegni repressivi del vi´ Vivalda. In seguito, pur condivicere dendo il pensiero di Giovanni Maria ` con i moderati. Nel Angioy, si schiero 1796 fu nominato censore generale e segretario dei Monti di soccorso.

Randaccio, Walter Funzionario di banca, consigliere regionale (n. Roma 1958). Funzionario di banca ed esperto finanziario con esperienze di lavoro a ` avvicinato alla Roma e a Milano, si e politica schierandosi con Forza Italia e ha concorso allo sviluppo del nuovo ` stato partito in Sardegna. Nel 1994 e eletto consigliere regionale del suo partito nel collegio di Cagliari per l’XI legislatura, al termine della quale, `, non e ` stato piu ` rieletto. pero

Randacio, Francesco Studioso di anatomia (Cagliari 1821-ivi 1903). Laureato in Medicina a Palermo nel 1848, nel ` la carriera universitaria a 1853 inizio Torino. Nel 1855 fu nominato profes` sore di Anatomia presso l’Universita di Cagliari e direttore del Gabinetto anatomico di Sassari. Nel 1862 si tra` di Palermo, dove sferı` all’Universita divenne dirigente dei servizi sanitari durante l’epidemia di colera che sconvolse la Sicilia. Uomo dai molteplici in` anche le Carte d’Arboteressi, studio rea difendendone con forza l’autenti` in diversi scritti, tra cui Intorno cita alle carte d’Arborea, pubblicato a Cagliari nel 1871, e La questione delle pergamene e dei codici di Arborea, stampato a Palermo nel 1871.

Randaciu, Raffaele Giurista (Cagliari 1783-ivi 1842). Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Uni` di Cagliari, nel 1807 intraprese versita la carriera in magistratura. Nel 1818 fu nominato giudice della Reale Udienza; dopo essere stato avvocato generale dell’Udienza nel 1835, ne fu

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Ranieri nominato presidente. Fu autore di alcuni interessanti trattati di diritto.

Randazzo, Alberto Operatore sociale, consigliere regionale (n. Cagliari 1971). Diplomato ragioniere, ha affiancato suo padre nella conduzione dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spa` della famistici) e delle altre attivita ` interessato da sempre di poglia e si e ` stato eletto consilitica. Nel 1999 e gliere regionale del Partito Popolare Italiano per la XII legislatura nel collegio di Cagliari. Nel corso della legislatura ha lasciato il Partito Popolare: nel 2000 ha fondato con suo padre il Movimento dei Democratici Cristiani Sardi ` confluito nell’UDC. Nel e poco dopo e ` stato rieletto consigliere regio2004 e nale per la XIII legislatura.

Randazzo, Bruno Consigliere regionale (n. Aritzo 1936). Cattolico impe` il fondatore e l’anignato nel sociale, e matore dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), che gestisce in Sardegna numerosi centri di assi` divenuta stenza e nel corso degli anni e un’impresa di notevoli proporzioni. Schierato nella Democrazia Cristiana, dopo essere stato consigliere e asses` sore comunale di Cagliari, nel 1984 e stato eletto consigliere regionale per la IX legislatura nel collegio di Cagliari. Successivamente riconfermato ` dimesso per canper la X, nel 1992 si e didarsi al Parlamento; eletto deputato per l’XI legislatura repubblicana nel ` ripresentato per dedi1994 non si e carsi alla gestione dell’AIAS e degli altri interessi di famiglia. Dopo una parentesi di alcuni anni, ha ripreso a fare ` dei suoi politica affiancando l’attivita figli.

Ranieri Religioso (Sassari, prima meta` sec. XIII-Ploaghe 1309). Vescovo di Ploaghe dal 1295 al 1309. Eminente sacerdote turritano, quando nel 1290 morı` l’arcivescovo Torchitorio il capi-

` come arcivescovo di Tortolo lo indico res, ma la sua elezione fu annullata da papa Bonifacio VIII. Nel 1295 fu nominato vescovo di Ploaghe e prese pos` desesso della sua diocesi; fu tra i piu ` che cisi sostenitori dell’opportunita Giacomo II d’Aragona prendesse possesso della Sardegna, di cui negli stessi anni era stato investito dal papa.

Ranieri, san (o San Rainiero, San Rainerio; in sardo, Santu Raineriu) Santo confessore (Pisa 1128-ivi 1160). Suonatore di liuto assai richiesto nelle feste. Dopo aver incontrato il pellegrino Alberto ` strumento, di Corsica, abbandono ` devoto e penidanze e feste e si reco tente in Terrasanta, «digiunando qua` dove Gesu ` aveva digiuranta giorni la nato». Al rientro, fu tra i canonici del Duomo di Pisa, poi converso nei monasteri benedettini di Sant’Andrea e di San Vito. Morı` il 17 giugno 1160. Riposa nel Duomo, sull’urna si legge: «San Ranieri, laico di Pisa». La sua mano de´ in epoca stra manca di due dita: poiche medioevale ai ladri tagliavano le dita e ` nata la leggenda d’un anche la mano, e furto commesso quand’era ragazzo. ` la Entrato in una bottega, allungo mano per rubare del formaggio: se ne ` accorse il padrone, il quale gli assesto un colpo di coltello, staccandogli due dita. «Levato quer viziaccio di rub` un gran santo di bare, – San Ranieri e ’ve’ boni», cosı` inizia il sonetto San Ranieri miraoloso di Renato Fucini. Ma come avrebbe potuto suonare il liuto? ` volte ha salPatrono di Pisa, che piu vato dalla peste e dalle piene dell’Arno, e dei ladri. ` stato diffuso In Sardegna Il suo culto e dai pisani. A Villamassargia, la chiesa romanica della Madonna del Pilar in origine era dedicata a lui. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 17 giugno a Villamassargia.

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Ranieri

Ranieri, Ugo Forma errata con cui, per

Ranuccio Religioso (?, prima meta` sec.

un equivoco dello schedatore, Ranieri ` registrato nella Bibliografia Ugo (=) e sarda del Ciasca.

XIII-Cagliari 1322). Arcivescovo di Cagliari dal 1299 al 1322. Entrato nell’ordine dei Minori conventuali, fu ordinato sacerdote. Uomo di grande cultura, nel 1299 fu nominato arcivescovo di Cagliari, ma subito dopo lo stesso ` vicario di Bonifacio VIII lo nomino Roma, nei periodi in cui questi fu arrestato e condotto ad Anagni. Alla morte ´ ragdel papa (1303) finalmente pote giungere Cagliari e reggere la diocesi.

Ranieri Sardo Cronista pisano (Pisa, ` sec. XIV-?). Cittadino piprima meta sano, fu tra gli autori degli Annali della repubblica pisana, una cronaca che ricostruisce la storia della Repubblica di Pisa, nella quale sostiene la tesi che il papa avrebbe donato a Pisa la giurisdizione sulla Sardegna (Cronaca pisana dall’anno 962 sino al 1400, ‘‘Archivio storico italiano’’, VI, parte II).

Ranno Nome generico di piante appartenenti alla famiglia delle Ramnacee. ` un 1. Il r. alpino (Rhamnus alpinus) e arbusto caducifoglio, eretto, poco ra` raggiungere i 4 m di mificato, che puo altezza; le foglie hanno la lamina ovata, con nervature evidenti e margine seghettato, leggermente ricoperta di peluria sulla pagina superiore; i fiori, verde-giallastri, sono riuniti in gruppi ` una all’ascella delle foglie; il frutto e `. Vegeta spontadrupa, nera a maturita neo nelle aree montane della Sardegna centrale, su terreni rocciosi; fiorisce in tarda primavera a giugno. Nome sardo: pipireddu. 2. Il r. di Sardegna (Rhamnus ` un piccolo albero, alto persicifolius) e fino a 5 m; ha foglie lanceolate allungate, con margine seghettato, la lamina ` ondulata da nervature marcate, la e ` ricoperta da una legpagina inferiore e gera peluria; i fiori, simili ai prece` numerosi denti nella forma, sono piu nei mazzetti ascellari e formano delle ` una infiorescenze raccolte; il frutto e ` . Fioridrupa nera bluastra a maturita sce da aprile a maggio. Vegeta in terreni freschi delle aree montane, dove ` endemico; specie inserita nell’ee lenco delle piante da sottoporre a protezione in base alla proposta di L.R. n. 184/2001. Nome sardo: prugna agreste. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Ranuncolo – Fiori di ranuncolo favagello.

Ranuncolo Nome generico di piante della famiglia delle Ranuncolacee. 1. ` Il r. acquatico (Ranunculus aquatilis) e un’erbacea perenne che vive nei ruscelli e nelle fosse d’acqua; ha foglie differenziate: quelle immerse sono divise in segmenti molto sottili, quelle sulla superficie sono reniformi con 3-5 lobi; i fiori sono bianchi e gialli, con lunghi peduncoli. Pianta tipica degli ambienti acquatici, fiorisce da maggio a giugno e ricopre con intense fioriture gli specchi d’acqua sia degli stagni che dei ruscelli: particolarmente spettacolari i ranuncoli acquatici dei paulis, i laghetti stagionali della Giara di Gesturi. 2. Il r. favagello (Ranunculus fica` un’erbacea perenne, ha foglie baria) e sali con lungo picciolo e lamina a forma di cuore; i fiori peduncolati hanno 8-12 petali color giallo oro, lu` un achenio peloso. Difcidi; il frutto e

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Rassegna sarda fuso, vive nei luoghi umidi della macchia e dei boschi e vicino ai corsi d’acqua. Fiorisce dall’inverno sino a tutta la primavera. Nomi sardi: erba de arranas, fundurassu. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Rapallo Famiglia genovese (secc. XVIII-XIX). Si trasferı` a Cagliari agli inizi del secolo XVIII. I suoi membri fecero fortuna dedicandosi al commercio e agli appalti delle rendite dei grandi feudi. Alla fine del secolo due fratelli, Giuseppe e Francesco, diedero vita a due rami della famiglia. Quello discendente da Francesco ottenne il ` nel cavalierato ereditario e la nobilta 1787; quello discendente da Giuseppe ottenne gli stessi privilegi nel 1793 e nel 1820 ebbe il titolo comitale. Questo secondo ramo nel corso del secolo XIX si stabilı` nuovamente a Genova, dove risiede.

Rappresentanze Termine con cui vennero chiamati i documenti inviati dagli Stamenti al re Vittorio Amedeo III tra il luglio e il settembre 1795, tutti riferiti alla drammatica evoluzione della Sarda Rivoluzione. 1. Rappresentanza rassegnata dai tre Stamenti di Sardegna a S.M. relativa all’occorso a Cagliari del giorno 6 luglio ` una relazione che 1795. Il documento e riguarda la richiesta di arresto di Gerolamo Pitzolo e del generale Gavino Paliacio della Planargia, formulata al ´ dagli Stamenti in seguito al comvicere ´ il vicere ´ portamento dei due. Poiche prendeva tempo in merito alla richie` una sollevazione poposta, si scateno lare che si concluse tragicamente: il Pitzolo fu arrestato e subito ucciso dai manifestanti; il Paliacio, anche lui arrestato dalla folla e rinchiuso nella torre dell’Elefante, fu linciato pochi giorni dopo. 2. Rappresentanza seconda rassegnata dai tre Stamenti di Sardegna a S.M. re-

lativa all’occorso a Cagliari nel giorno 22 luglio 1795. Il documento contiene una relazione sui tragici fatti che seguirono alla pubblica lettura fatta in una riunione stamentaria dei documenti sequestrati al generale Paliacio. ` l’indignazione Il loro contenuto suscito generale: la torre dell’Elefante, dove il generale si trovava in stato d’arresto, fu assalita dal popolo in rivolta e il generale, trascinato fuori, fu ucciso sulla pubblica via. 3. Rappresentanza terza rassegnata dai tre Stamenti di Sardegna a S.M. nel 14 ` una relazione analitica agosto 1795. E nella quale i rappresentanti dei tre ` Stamenti riaffermano al re la fedelta degli Stamenti e del meridione della Sardegna, stigmatizzando invece l’incauto atteggiamento assunto a Sassari dal governatore e dai feudatari che avevano avviato una secessione della parte settentrionale dell’isola sulla base della convinzione che a Cagliari stesse per arrivare una flotta francese. 4. Rappresentanza quarta rassegnata dai tre Stamenti di Sardegna a S.M. nei ` una pro24 agosto 1795. Il documento e testa degli Stamenti nei confronti della indifferenza mostrata dal governo reale di fronte al precipitare della situazione a Sassari e nel Logudoro, ` teso e ` diventato il rapdove sempre piu porto tra i feudatari e i loro vassalli. 5. Rappresentanza quinta rassegnata dai tre Stamenti di Sardegna a S.M. nel ` il memoriale fatto 28 settembre 1795. E stampare dagli Stamenti e consegnato all’arcivescovo di Cagliari monsignor Melano di Portula, incaricato di chiedere al sovrano misure per la pacificazione dell’isola e il pieno accoglimento delle Cinque domande formulate nel 1793.

‘‘Rassegna sarda’’ Rivista di politica e di cultura, pubblicata a Sassari tra il maggio 1920 e l’aprile 1921.

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Rassu

Rassu, Massimo Ingegnere, studioso di storia (n. Venezia 1964). Ha al suo attivo articoli e monografie di urbanistica e di storia dell’architettura, alcuni dei quali dedicati alla investigazione delle tracce dei cavalieri Templari nell’isola: Il castello di Marmilla, ‘‘Sardegna Magazine New’’, 1994; Templari e crociati in Sardegna (con G. Deplano), 1995; Templari a Norbello, ‘‘Sardegna Magazine New’’, 1995; Ipotesi sui Templari in Sardegna, 1996; L’Ordine di Malta in Sardegna, 1996; Oristano la ` della Sartiglia, 1996; Oristano: il citta palazzo dei giudici d’Arborea, ‘‘Sardegna Magazine New’’, 1996; Villasalto, l’ambiente, la storia, la miniera, 1997; Pellegrini e Templari in Sardegna, 1997; Pozzomaggiore, l’ambiente, la storia, l’arte, 1999; Guida alle torri costiere della Sardegna, 2000; La Geometria del Tempio, 2002; Baluardi di pietra. Storia delle fortificazioni di Cagliari, 2003.

fitta, nel 1849 si oppose al governo d’A` con Cavour, zeglio e nel 1852 si alleo dando vita al Connubio, permettendo cosı` l’inizio della politica cavouriana. Divenne in cambio presidente della Camera e ministro di Giustizia, nel 1855 fu ministro dell’Interno. Nel 1858 ` in dissidio col Cavour. Fu a capo entro dell’opposizione a Ricasoli e, dopo l’U` , fu presidente del Consiglio nel nita ` suo l’articolo Depu1862 e nel 1867. E tati sardi, ‘‘L’Epoca’’, 15, 1859.

` Funzionario di banca, Rassu, Nicolo consigliere regionale (n. Torralba 1949). Cattolico impegnato, geometra, esperto dei problemi della piccola im` stato funzionaprenditoria agricola, e ` stato eletto conrio del CIS. Dal 1973 e sigliere comunale di Torralba e dal 1976 sindaco del suo paese fino al ` dimesso per can1992, anno in cui si e didarsi nel Consiglio provinciale di Sassari. In seguito ha lasciato la Democrazia Cristiana e ha aderito a Forza ` stato Italia, nelle cui liste nel 1999 e eletto consigliere regionale nel collegio di Sassari per la XII legislatura. Riconfermato per la XIII nel 2004.

Rattazzi, Urbano Uomo politico (Alessandria 1808-Frosinone 1873). Ministro del Regno di Sardegna, presidente del Consiglio del Regno d’Italia. Eletto deputato al Parlamento subalpino nel 1848, divenne ministro dell’Agricoltura nel governo Casati e della Giustizia nel governo Gioberti. Dopo la scon-

Urbano Rattazzi – Il politico piemontese in un ritratto caricaturale del 1866.

Ratto = Zoologia della Sardegna Rattu, Gaetano Giurista (Cagliari 1757ivi 1833). Dopo essersi laureato in Di` di ritto canonico presso l’Universita Cagliari, fu attirato dalla vita religiosa. ` ad apOrdinato sacerdote, continuo profondire i suoi studi; fu nominato

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Rau giudice di Appellazioni e Gravami e in` Diritto civile nell’Ateneo della segno ` . Dopo quindici anni fu creato sua citta ` nucanonico della cattedrale. Lascio merosi manoscritti di carattere giuridico e corsi di lezioni universitarie.

Rattu, Salvatore Architetto, docente universitario (Cagliari 1899-ivi 1970). Combattente della Brigata ‘‘Sassari’’, decorato al V.M., aderı` al fascismo. Fu ` di Cagliari, professore dell’Universita dove diresse l’Istituto di Disegno della ` di Ingegneria, ma il suo inteFacolta resse preminente fu volto alla rilevazione e allo studio della storia delle fortificazioni militari in Sardegna, che ` dedicando specifici volumi alle studio opere di difesa di Cagliari, Alghero, Castelsardo e Santa Teresa Gallura. Membro dell’Istituto Italiano di Urbanistica, fu anche provveditore agli studi per qualche anno. Studioso di valore, ` numerosi lavori scientifici, tra lascio cui La chiesa di S. Saturnino a Cagliari, ` di Ca1935; Bastioni e torri della citta gliari. Contributo alla storia militare e alla sistemazione urbanistica della zona, 1939; Mussolinia di Sardegna, ‘‘Urbanistica’’, 1939; La chiesa di San Nicola di Quirra in Sardegna, 1942; Il modello ligneo della basilica di Bonaria a Cagliari, ‘‘Palladio’’, I, 1, 1942; Bastioni e torri in Alghero, Sardegna. Contributo alla storia dell’architettura militare, 1951; Bastioni e torri di Castelsardo, Sardegna. La roccaforte dai tre nomi: Castel Genovese, Castell’Aragonese, Castelsardo, 1953; La chiesa di San Nicola di Silanus, ‘‘Palladio’’, VII, 2, 1957; Santa Teresa Gallura (Sassari). Longonsardo, in Studi storici in onore di Francesco Loddo Canepa, I, 1959.

blici. La famiglia si estinse nel corso del secolo XVII.

Rau Famiglia di imprenditori sassaresi (secc. XIX-XX). Originari di Berchidda, agli inizi dell’Ottocento erano ` presenti e attivi a Sassari, dove gia aprirono un negozio di liquori e di pasticceria. Nel 1842, insieme ad altri due negozianti, Bargone e Valdettaro, erano impegnati nella costruzione di un edificio in piazza Castello, per il quale chiesero (senza ottenerla) la demolizione di una delle torri del castello. Dopo la creazione di piazza d’Italia, sul finire degli anni Ottanta del ` che, pure secolo XIX aprirono un caffe attraverso mutate gestioni, conserva la ` divisa in sede e il nome. La famiglia si e diversi rami, e mantiene – sotto diverse sigle aziendali – la tradizione della fab` molto bricazione di liquori, fra i quali e conosciuto quello di mirto.

Rau, Antonio Giurista (n. Tempio Pausania 1929). Dopo aver conseguito la ` dedicato laurea in Giurisprudenza si e alla ricerca e all’insegnamento univer` specializzato in Diritto trisitario. Si e ` diventato profesbutario e nel 1980 e sore associato della materia. Attual` di mente insegna presso l’Universita ` autore di alcune pregevoli Cagliari; e pubblicazioni, tra cui Le origini del catasto in Sardegna, ‘‘Studi economico` di Giurisprugiuridici della Facolta ` di Cagliari’’, denza dell’Universita XLV, 1965-68; Analisi della prima legislazione tributaria sarda, 1969; La ri` delforma tributaria sarda nella meta l’Ottocento, ‘‘Studi economico-giuri` di Giurisprudenza dici della Facolta ` di Cagliari’’, XLVI, dell’Universita 1969-70.

Ratu Famiglia di Oristano (secc. XV-

Rau, Concetta Manager, assessore re-

XVII). Le sue notizie risalgono al secolo XV. Godeva di grande considerazione e nel corso del secolo i suoi membri ricopersero importanti uffici pub-

gionale (n. Sassari 1966). Dopo essersi laureata in Scienze politiche all’Uni` di Sassari si e ` perfezionata versita ` e, a partire dal presso altre Universita

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Rau` 1990, ha fatto le sue esperienze di la` attualvoro nel settore industriale. E mente considerata una delle maggiori esperte italiane nel campo dell’inno` stata vazione di impresa; nel 2004 e chiamata da Renato Soru a far parte della sua giunta come assessore tecnico all’Industria.

legittima si estinse nel 1726; rimase ` un ramo, discendente da un figlio pero naturale dell’ultimo marchese, che si estinse alla fine del Settecento.

Ravaneda, Alfonso Ricevitore del ri-

XIII-XIV). Le sue notizie risalgono agli inizi del secolo XIII. I suoi membri presero parte attiva alla vita politica del Comune e alcuni di essi, a partire dalla ` del secolo, ricoprirono seconda meta importanti cariche in Sardegna, dove rimasero fino alla conclusione della presenza pisana nell’isola, nel 1326.

` sec. servato (Cagliari, seconda meta XV-ivi, dopo 1565). Figlio di Antonio I, nel 1525 succedette al padre nell’ufficio e nel 1534 ebbe confermate le sue prerogative da Carlo V. Nel 1553 si ri` a vita privata e fu sostituito da suo tiro ` questi fu figlio Antonio II. Quando pero costretto a recarsi a Madrid per difendersi da accuse di cattiva amministrazione, nel 1565, lo sostituı` e resse per breve tempo l’ufficio di maestro razionale.

` , Benvenuto Cittadino pisano (sec. Rau

Ravaneda, Antonio I Giureconsulto

XIII). Prese parte attiva alla vita politica del Comune; nel 1271 fu nominato castellano di Cagliari. Tornato in patria, nel 1275 fu nominato anziano del Comune.

` sec. XV-Ca(Spagna, seconda meta gliari 1523). Uomo di notevole preparazione, quando nel 1514 fu istituito l’Ufficio di ricevitore del Riservato per regolamentare l’amministrazione finanziaria del Regno di Sardegna, fu lui il primo a essere investito della carica. ` si trasferı` nell’isola, fissando la Percio sua residenza a Cagliari; con molta spregiudicatezza spesso concesse il suo ufficio in commenda ad altri, traendone cosı` notevoli profitti.

` Famiglia popolare pisana (secc. Rau

` , Cione Cittadino pisano (Pisa, seRau ` sec. XIII-Sardegna?, dopo conda meta 1314). Prese parte attiva alla vita politica del suo Comune e tra il 1295 e il 1305 fu per quattro volte eletto tra gli Anziani di Pisa. In seguito, nel 1314, fu rettore di Villa di Chiesa (l’attuale Iglesias).

Ravaneda Famiglia di funzionari dell’amministrazione reale (secc. XVI` XVIII). Di origine spagnola, approdo in Sardegna agli inizi del secolo XVI con un Antonio, che in seguito si stabilı` a Cagliari. Nel corso del secolo i suoi discendenti ricoprirono importanti uffici nell’amministrazione reale, in particolare quello di maestro razionale, e si imparentarono con famiglie della ` feudale. Alla fine del Trecento, nobilta ereditati i feudi di Monti e di Thiesi, la ` famiglia si stabilı` a Sassari dove entro ` potenti; nel nel novero di quelle piu 1635 ottenne il titolo di marchese di Montemaggiore. La loro discendenza

Ravaneda, Antonio II Maestro razio` sec. XVInale (Cagliari, prima meta ` Sassari 1585). Figlio di Alfonso, eredito il titolo di ricevitore del Riservato, ma nel 1558 l’ufficio fu abolito ed egli fu nominato maestro razionale del Regno. Nell’esplicazione dei suoi compiti fu funzionario ligio alle direttive reali nella difesa dei diritti della Corona. Si stabilı` a Sassari dove aveva sposato una De Sena. Avendo avviato la procedura per la confisca dei feudi di Monti e Thiesi appartenenti ai Cariga e ai ` potenti feudatari Manca, allora i piu ` in conflitto con loro. di Sassari, entro Fu difeso da Giovanni Pietro Arquer, ma, accusato di scorrettezze, nel 1565

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Ravanello selvatico fu costretto a recarsi a Madrid per difendersi. Una volta a Madrid, non solo fu discolpato ma riuscı` anche a risolvere a proprio favore la situazione a tal punto che nel 1566 finı` per acquistare il feudo di Monti dai Cariga e fece sposare suo figlio Francesco con Marchesia Cariga.

Ravaneda, Francesco I Signore di ` sec. XVIMonti (Sassari, prima meta ivi 1602). Figlio di Antonio II, succedette a suo padre anche nell’ufficio di ` definitivamaestro razionale e fisso mente la residenza della famiglia a ` Marchesia Cariga Sassari. Sposo quando, nel 1566, suo padre riuscı` ad acquistare dalla famiglia di Marchesia il feudo di Monti, di cui divenne signore per diritto maritale.

Ravaneda, Francesco II Cavallerizzo ` sec. maggiore (Sassari, seconda meta XVII-Cagliari, dopo 1652). Figlio di ` una Torrellas e si Francesco I, sposo stabilı` a Cagliari, dove ebbe anche l’ufficio di Commissario della scrivania del mare; nel 1611 fu nominato vicario `. Quando nel 1622 morı` reale della citta suo fratello Pietro, resse temporaneamente l’ufficio di maestro razionale, ` di suo nipote. Cridata la minore eta ´ Vives e tico nei confronti del vicere della politica della Union de Armas, nell’esercizio dei compiti d’ufficio ` di indurre il governo ad affroncerco tare i gravi problemi della Sardegna e a non spendere il poco denaro a disposizione in un inutile accumulamento di `a armi. Negli anni successivi continuo `a sostenere questa posizione e si lego Bernardino Mattia Cervellon, di cui condivideva le idee. Nel 1652 per que´ sti motivi fu fatto arrestare dal vicere Guevara.

Ravaneda, Pietro I Maestro razionale ` sec. XVI-Ca(Sassari, seconda meta gliari?, 1622). Fratello di Francesco II, ` l’ufficio di maestro razionale e eredito

` vendette nel il feudo di Monti, che pero 1609 a Francesco Dell’Arca. Nel 1622 morı` improvvisamente, quando era ancora giovane.

Ravaneda, Pietro II Marchese di Mon` sec. temaggiore (Sassari, seconda meta XVII-ivi 1644). Figlio di Pietro I, quando suo padre morı` nel 1622 era an` fu posto cora un bambino, e percio sotto tutela dello zio Francesco II. Ere` il grande feudo di Thiesi da sua dito madre Erilla Cariga e nel 1635 ottenne il titolo di marchese di Montemag` all’ufficio di giore. Nel 1639 rinuncio maestro razionale, conservandone ` lo stipendio. pero

Ravaneda, Pietro III Marchese di Mon` sec. temaggiore (Sassari, prima meta ` sec. XVII). FiXVII-ivi, seconda meta glio di Pietro II, succedette al padre nell’amministrazione del grande ` di limitare l’autofeudo. Si preoccupo ` e fece costruire nomia delle comunita ` un grande palazzo a Thiesi, dove fisso anche la sede degli uffici amministrativi e giudiziari. Morı` relativamente giovane a Sassari.

Ravaneda, Pietro IV Marchese di Mon` sec. temaggiore (Sassari, seconda meta XVII-ivi 1726). Figlio di Pietro III, scoppiata la guerra di successione spa` accesi sostenitori del gnola, fu tra i piu passaggio dell’isola agli Asburgo. In se` feguito, all’avvento dei Savoia, giuro ` alla nuova dinastia. Morı` senza delta lasciare discendenza legittima nel 1726.

Ravanello selvatico Pianta della famiglia delle Crocifere (Raphanus raphanistr um); erba annuale completamente ricoperta da una fitta peluria, ha foglie a forma di lira, incise in segmenti dentati; i fiori possono essere ` una sı`liqua bianchi o gialli; il frutto e composta. Predilige terreni incolti, ruderi e bordi delle strade, dove fiorisce da marzo a giugno. In passato venivano

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Ravasio raccolte le foglie giovani, che cotte da sole o con altre verdure costituivano uno dei contorni abituali per le carni ` oggi scarsamente utilizarrosto; il r.s. e zato, mentre da esso sono state selezio` con radici eduli (radice, nate qualita rafano, ramolaccio) o per erbe da foraggio. Nomi sardi: aburlanta, almuraccia, ambrulanthia. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Ravasio, Marco Musicista (n. Milano 1952). Violoncellista di grande valore, unitamente ai fratelli ha fondato il Quartetto Ravasio, specializzato nell’esecuzione di musica da camera, che si ` esibito nei maggiori teatri del mondo e ` internazioraggiungendo notorieta ` tardi ha costituito l’Ensemble nale. Piu barocco italiano, con il quale ha continuato a mietere successi. Dopo aver insegnato musica da camera presso il Conservatorio di Firenze, da qualche anno insegna a Cagliari.

Ravastrello marittimo Pianta della famiglia delle Crocifere (Cakile maritima); erba annuale e carnosa, ha fusti striscianti o eretti; le foglie sono divise in lobi a margine liscio o dentato; i fiori di colore lilla sono riuniti in una infio` una rescenza rada a racemo; il frutto e sı`liqua doppia. Vegeta diffusamente sulle dune sabbiose e sui terreni delle zone costiere in genere. Fiorisce tutto l’anno. Nomi sardi: araussa de mari, arrucca de mari. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Ravot, Emanuele Avvocato, sindaco di Cagliari (Cagliari 1814-ivi 1900). Conseguita la laurea in Giurisprudenza si de` con successo alla professione di dico ` avvocato. Di idee liberali, si impegno anche in politica. Fu eletto consigliere della provincia di Cagliari, di cui fu anche vicepresidente, dal 1861 al 1885; fu eletto anche consigliere comunale di Cagliari, di cui fu sindaco dal 1884 al 1888.

Raya, Antonio Inquisitore per la Sar` sec. XVIdegna (Spagna, prima meta ` , 1606). Nato in Spagna, si Cuzco, Peru ` in Teologia a Bologna. Tornato laureo in Spagna fu ordinato sacerdote e si de` all’insegnamento; nel 1581 fu nodico minato inquisitore del Regno di Sarde` nell’isola con molto zelo gna. Opero fino al 1587. In seguito fu trasferito in Sicilia e nel 1594 fu nominato arcive`. scovo di Cuzco in Peru

Razza = Zoologia della Sardegna Re, Carlo Religioso (Giaveno 1893-Piemonte, dopo 1961). Vescovo di Ampurias e Tempio dal 1951 al 1961. Era in Seminario allo scoppio della prima guerra mondiale, alla quale prese parte. Nel 1920 fu ordinato sacerdote e subito dopo partı` per l’Africa come missionario della Consolata; nel 1931 fu nominato vicario apostolico di Nyeri e amministratore apostolico di Meru, tutt’e due in Kenya, dove visse i difficili anni della seconda guerra mondiale. Nominato vescovo di Ampurias e Tem` la diocesi con pio nel 1951, governo ` fino al 1961, quando grande capacita ` a causa dell’eta `. rinuncio

Re, Luigi Ammiraglio (Cagliari 1897-ivi 1969). Capitano di fregata della Marina militare, all’indomani dell’8 settembre ` al comando delle forze italiane si trovo nell’isola di Lero (Egeo). Respinto l’ordine del comando tedesco di consegnare le armi, resistette sino al 16 novembre, sebbene l’isola fosse duramente bombardata. Fu catturato e tenuto in ostaggio; i suoi uomini in parte si rifugiarono nella vicina Turchia, in parte furono deportati in Germania. Nella seduta della Camera dei deputati del 28 novembre 1948 l’on. Leonetto Amadei, che lo aveva avuto comandante a Lero, chiese che lo Stato riconoscesse i meriti dell’ufficiale, che alla fine del conflitto nulla aveva rivendicato. Andato in pensione con il

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Reale Societa` Agraria ed Economica grado di ammiraglio, morı` a Cagliari pochi anni dopo.

Real Consiglio (o Consiglio regio) Organismo che dipendeva direttamente dal ´ e aveva competenze giurisdiziovicere nali e patrimoniali. Era composto dal reggente della Reale Cancelleria (=), che aveva funzioni di giudice di seconda istanza per tutti i tribunali del Regno, dal procuratore reale (=), dal maestro razionale (=), dal reggente della Reale Tesoreria (questi ultimi tre avevano compiti amministrativi e pa` perfetrimoniali). L’organismo si ando zionando a partire dagli inizi del secolo XV, quando fu introdotta la figura ´ , ma cesso ` di esistere con l’idel vicere stituzione della Reale Udienza (=), voluta da Filippo II. Da quel momento le sue funzioni furono svolte appunto dalla Reale Udienza e dal Consiglio del Reale Patrimonio.

Reale Amministrazione delle Torri Organismo istituito nel 1581 da Filippo II per organizzare e gestire la difesa delle coste della Sardegna dalle incursioni dei corsari nordafricani e turchi. Era costituito da tre Amministratori, rappresentanti ciascuno dei tre Stamenti del Parlamento, ed era presie´. Per perseguire i suoi duto dal vicere compiti si avvaleva di un apparato burocratico al cui vertice era il Contadore, che aveva sede nel Palazzo regio di Cagliari (precisamente, in alcune stanze poste al piano terreno). Traeva i mezzi finanziari necessari dalle entrate di un diritto fisso sulle esportazioni di alcune merci specifiche: formaggio, sale, lana e cuoio. Provvedeva alla manutenzione delle torri esistenti, alla progettazione e fabbricazione di nuove torri e al pagamento delle guarnigioni necessarie. L’organizzazione, riformata da Carlo ` a funEmanuele III nel 1766, continuo zionare fino al 1841.

Reale Cancelleria Prima della costitu-

zione della Reale Udienza (1562-1564) era l’organismo giudiziario che svolgeva le funzioni di tribunale di seconda istanza nei confronti di tutti i tribunali operanti nel Regno e all’occorrenza concorreva ad assolvere fun´. zioni di assistenza politica del vicere A partire dal 1487 a capo della R.C. fu posto un Reggente che era individuato ` alti magistrati delle Audientra i piu cias dei regni dipendenti dalla Corona ` impored era la figura istituzionale piu ´; di fatto, tante del Regno dopo il vicere era il primo ministro del Regno e spesso presiedeva il Real Consiglio. Con la istituzione della Reale Udienza ` ragione di esila R.C. non ebbe piu ` , continuo `a stere. Il suo Reggente, pero essere il principale consigliere del vi´ e a presiedere in sua vece la Reale cere Udienza.

Reale Governazione Organismo che nel periodo catalano-aragonese e in seguito in quello spagnolo assisteva i due governatori nell’esplicazione delle loro funzioni giurisdizionali, che erano molto simili a quelle esercitate dal vi´ ma territorialmente limitate: il cere Governatore del Capo di Cagliari e Gallura era assistito da un assessore esperto in questioni giuridiche e da un certo numero di funzionari minori, di segretari e di scrivani. Le decisioni delle cause adottate dalla Governazione di Cagliari non ammettevano appello; il Governatore del Capo di Sassari e Logudoro era assistito da un uditore delle cause civili, da un uditore delle cause criminali, da un procuratore fiscale regio e da una serie di ufficiali subalterni, da un notaio e da segretari e scrivani: le decisioni delle cause adottate dalla Governazione di Sassari erano appellabili presso la Reale Udienza.

` Agraria ed Economica Reale Societa Associazione-istituzione fondata a Ca-

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Reale Udienza gliari nel 1804 su ispirazione di Carlo ´ di Sardegna. Era Felice, allora vicere presieduta dallo stesso principe e costituita da un vicepresidente, un segretario, un vicesegretario, un tesoriere, un vice-tesoriere e da 36 membri ordinari; il sodalizio era completato dai membri onorari ammessi dagli organi` ; accanto smi statutari per opportunita a questi erano membri di diritto in particolare l’arcivescovo di Cagliari, il reggente della Reale Cancelleria, il segretario di Stato, l’intendente generale, l’avvocato fiscale reale patrimoniale e il censore generale. Il presidente, il segretario e il tesoriere erano cariche vitalizie, le altre venivano rinnovate ogni tre anni. Nel 1806 si asso` all’Accademia dei Georgofili di Ficio renze. Si riuniva abitualmente nella sua sede, ubicata in Castello nel Palazzo Pes di Villamarina in via Lamarmora, e fino al 1811 ebbe anche un orto sperimentale (la botanica) situato fuori dalle mura nei pressi dell’attuale viale Regina Margherita; in quell’anno l’orto sperimentale fu trasferito a Villa Muscas (l’attuale ex Istituto tecnico agrario, nell’area dove oggi sorgono il Conservatorio e il Teatro Comunale) e ` svolqui rimase fino al 1858. La societa geva un vasto programma di studio, collettivo o di singoli soci, del quale ` accarendeva ragione con un’attivita demica annuale articolata in sedute ` venivano pubbliche. Di questa attivita pubblicati gli Atti. Pur avendo una funzione eminentemente accademica, ` (cesso ` di esistere fino a quando opero nel 1861 quando fu istituita la Camera di Commercio), ebbe una funzione anche di orientamento politico ed economico. Tra i suoi membri vanno ricordati numerosi personaggi: Giuseppe Amat, barone di Sorso; Gabriele Asquer; Ignazio Aymerich; Antonio Ballero (=); Lodovico Baylle (=); Gio-

vanni Maria Bua (=), arcivescovo di Oristano; Stanislao Caboni (=); Giovanni Maria Dettori (=); conte Pietro Fancello; Bernardino Falqui Pes (=); Francesco Flores d’Arcais (=); Giuseppe Floris, teologo a Isili; Tommaso Floris, avvocato; Raimondo Garau (=); Agostino Grondona (=); Giovanni Mameli de’ Mannelli; Stefano Manca di Villahermosa (=); Federico Mossa; Pietro Nieddu di Santa Margherita; Tommaso Nin di San Tommaso; Vittorio Pilo Boyl (=), marchese di Putifigari; Gaetano Pollini; Leonardo De Prunner; Luigi Serra (=); Giambattista Serralutzu; Pietro Sisternes de Oblites; Pasquale Tola (=) e molti altri.

Reale Udienza Organismo istituito tra il 1562 e il 1564 da Filippo II per ren` funzionale il sistema giudiziadere piu rio del Regno di Sardegna. L’assetto della nuova istituzione fu perfezionato e definito con una Prammatica del 1573. Il collegio giudicante inizialmente fu composto da cinque magi´ strati (uditori) e presieduto dal vicere o dal reggente della Reale Cancelleria, mentre l’azione di tutela degli interessi generali del Regno erano affidati all’avvocato fiscale regio. Per svolgere il proprio compito la R.U. si avvaleva di una serie di funzionari subalterni che erano detti scrivani, segretari, porteros (uscieri) e alguaziles (guardie), carcerieri; dipendevano inoltre dalla R.U. l’avvocato e il procuratore dei poveri e il procuratore fiscale. La R.U. finı` per diventare il tribunale d’appello oltre che dei tribunali dipendenti dall’amministrazione reale anche di tutti gli altri dipendenti dalle altre giurisdizioni. Le sue sentenze erano appellabili presso il Supremo Consiglio d’Ara` snello il suo gona. Per renderne piu funzionamento, nel 1637 gli Stamenti chiesero che la R.U. fosse sdoppiata; la domanda fu accolta nel 1643, quando

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Reale Udienza furono istituite due sezioni (quella civile e quella criminale), composta ciascuna da quattro magistrati. Col tempo la R.U. ebbe un suo Presidente e le furono attribuiti altri compiti: in conse` anche di cause feuguenza si occupo dali, di conflitti di competenza, dei processi per l’attribuzione della no` , di cause fiscali e di disciplina mibilta litare. Le fu inoltre attribuito l’importantissimo compito di verificare se esistevano i requisiti per la registrazione degli atti normativi e delle nomine dei ´ pafunzionari e quello di dare al vicere reri vincolanti su todas las cosas de gobierno. Finı` cosı` per diventare non solo il supremo organo giurisdizionale ma anche un organo di garanzia e di tutela dell’azione del governo. Con il passaggio della Sardegna ai Savoia, la R.U. ` a mantenere intatte le sue continuo competenze e le sue prerogative fino alla ‘‘fusione perfetta’’ (1847) e all’estensione alla Sardegna degli ordinamenti degli altri territori sabaudi. Du` fu comrante il periodo in cui funziono posta da giuristi di grande talento e di ottima preparazione tra i quali vanno ricordati: Alciator Gaspare, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1690; Aleman Stefano, dottore in Legge, giudice dal 1669; Andreu Giuseppe, dottore in Legge, giudice dal 1648; Angioy Giovanni Maria (=), giudice della sala civile dal 1780; Bonfant Michele, dottore in Legge, giudice; Brunengo Domenico (=), giudice della sala criminale dal 1649; Cadello Giuseppe (=), dottore in Legge, giudice; Canales de la Vega Antonio (=), giudice dal 1637; Canelles Cosimo, dottore in Legge, giudice; Cani Michele Angelo, giudice nel 1577; Cani Antioco, dottore in Legge, giudice dal 1599; Cao Francesco, dottore in Legge, giudice dal 1646; Carcassona Eusebio, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1641, dal 1668

della sala civile; Carcassona Salvatore, dottore in Legge, giudice dal 1611; Carta Giovanni Battista, dottore in Legge, giudice; Castro Francesco, dottore in Legge, giudice dal 1634; Cavassa Giorgio, dottore in Legge, giudice dal 1670; Corz Francesco, dottore in Legge, giudice dal 1613; Cossu Madau Bonaventura, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1795; Cugia Giovanni Battista (=), giudice della sala civile dal 1711; Cugia Litterio, dottore in Legge, giudice della sala criminale e dal 1775 della sala civile; Cugia Michele Gerolamo, dottore in Legge, giudice; Darp Gabriele Angelo, dottore in Legge, giudice nel 1608; De Andrada Giovanni, dottore in Legge, giudice dal 1618; De Heredia Michele, giudice dal 1673; De la Mata Giovanni, giudice della sala criminale dal 1694; Deliperi Paliacio Gavino, giudice dal 1657; Del Vecchio Alfonso, dottore in Legge, giudice dal 1701; De Maran ˜ osa Ignazio, dottore in Legge, giudice dal 1715; Descalz Salcedo Diego, dottore in Legge, giudice dal 1669; Dexart Giovanni (=), ` giudice dal 1628; Escharchoni Nicolo (=), dottore in Legge, giudice dal 1612; Espin Filiberto, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1704; Esporrin Lorenzo, giudice dal 1657; Fernandez Giuseppe, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1674; Flores Andrea, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1794; Flores Antonio, dottore in Legge, giudice della sala criminale; Floris Salvatore, dottore in Legge, giudice dal 1830; Forc ¸ada Domenico, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1653; Garau Raimondo (=), giudice della sala criminale dal 1812; Garcia Luca, dottore in Legge, giudice dal 1613; Giagaraccio Michele, dottore in Legge, giudice nel 1586; Giua Francesco Angelo, dottore in Legge, giudice della sala criminale;

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Re Arlot ´ lveda Giuseppe, dotGonzalez de Sepu tore in Legge, giudice della sala civile dal 1714; Janez Gomez Michelangelo, dottore in Legge, giudice; Lepori Tommaso, dottore in Legge, giudice della ` Salvasala criminale dal 1793; Lledo tore, dottore in Legge, giudice nel 1565; Locci Salvatore, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1702; Lopes de Bailo, giudice dal 1645; Lostia Giovanni Battista, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1795; Mameli Giovanni (=), giudice della sala criminale dal 1787; Manca Andrea, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1673; Manfredi Gavino, dottore in Legge, giudice della sala criminale; Mannu Francesco Ignazio (=), giudice della sala civile dal 1795; Martines Tommaso, giudice dal 1641; Martorell Raffaele, dottore in Legge, giudice dal 1673; Masons Giovanni, dottore in Legge, giudice nel 1606; Matta Antonio Ignazio, dottore in Legge, giudice dal 1751; Meloni Pietro, dottore in Legge, giudice dal 1731; Mossa Francesco, dottore in Legge, giudice dal 1840; Mossa Luigi, dottore in Legge, giudice dal 1815; Nater Ignazio, dottore in Legge, giudice; Navarro Emanuele, giudice della sala civile dal 1684; Nieddu Gavino, dottore in Legge, giudice; Paglietti Carlo, dottore in Legge, giudice dal 1799; Pani Luigi, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1796; Pasella Antonio, dottore in Legge, giudice; Pau Cristoforo, dottore in Legge, giudice dal 1795; Pes Giuseppe, dottore in Legge, giudice; Pilo Andrea, dottore in Legge, giudice della sala criminale; Planty Giuseppe, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1711; Podda Diego (=), giudice della sala criminale dal 1806; Podda Pisano Felice, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1795; Quesada Francesco, giudice della sala civile dal 1698;

Rialt Francesco, giudice del primo collegio nel 1562; Ruggiu Antonio, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1672; Tries Monserrato, dottore in Legge, giudice nel 1567; Salaris Sebastiano, giudice dal 1840; Siotto Pintor Giovanni Maria, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1795; Soro Simone, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1669; Tiragallo Luigi, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1784; Valonga Martino, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1678; Vico Francesco, dottore in Legge giudice dal 1608; Villa Martino, dottore in Legge, giudice della sala civile dal 1634; Zucca Francesco, dottore in Legge, giudice della sala criminale dal 1674.

Re Arlot (o alcaide della taffureria) Nome del funzionario catalano-aragonese preposto al governo delle bische. Preposto al governo delle case da gioco pubbliche (taffurerie o ribalderie), che nel periodo immediatamente successivo alla conquista catalano-aragonese ebbero un notevole sviluppo, specialmente a Sassari e a Bosa. Erano frequentate da personaggi dubbi (thaur) e restarono in funzione fino al 1336.

Re Baldo, castello di Castello i cui resti si trovano lungo la strada che collega Luogosanto ad Arzachena, vicino alla chiesa campestre di Santo Stefano ` detta Stazzu di Baldu. L’ediin localita ficio, di cui rimangono avanzi di una certa consistenza delle mura di cinta, ` non precisabile dai fu costruito in eta giudici di Gallura. La sua denominazione fa pensare al giudice Baldo o Ubaldo, vissuto nel secolo XI; di lui si ` che afferma Giovan conosce solo cio ` che sostenne Francesco Fara, e cioe una guerra con il giudice di Torres Comita I e che fu fatto prigioniero da Giorgia, sorella del giudice turritano.

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Rebeccu

Rebeccu Centro abitato della provincia di Sassari, frazione di Bonorva (da cui dista 6 km), con circa 2 abitanti, posto a 425 m sul livello del mare a est del comune capoluogo, affacciato sulla piana di Santa Lucia. Regione storica: Costaval. Archidiocesi di Sassari. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dai contrafforti settentrionali dell’altipiano di Campeda che vanno a smorzarsi della piana di Santa Lucia, detta anche Valle dei Nuraghi. Le comunicazioni sono assicurate da una breve bretella che si distacca dalla secondaria che unisce Bonorva alle campagne sottostanti e si collega alle strade per Thiesi e per Bono. Si tratta di un territorio ricco di nuraghi e di altre testimo` nianze che dimostrano la continuita dell’insediamento. & STORIA L’attuale villaggio deriva da un insediamento romano situato lungo la strada tra Cagliari e Olbia; nel Medioevo faceva parte del giudicato di Torres ed era compreso nella curatoria del Costaval. A partire dal secolo XIII venne in possesso dei Malaspina che continuarono a conservarlo anche dopo la conquista aragonese. Dopo il 1325 essi affiancarono i Doria nella ribellione contro i nuovi venuti e il villaggio fu gravemente danneggiato a causa della guerra. Scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV il villaggio fu occupato dalle truppe giudicali che lo tennero fino alla caduta dell’Arborea. Dopo la breve parentesi del visconte di Narbona, nel 1421 R. fu compreso nel grande feudo concesso a Bernardo Centelles. ` nel 1439 Francesco GilaQuando pero berto Centelles si sentı` pressato dalla ` di pagare la dote delle sue necessita sorelle, il villaggio fu ceduto a Salvatore Cubello. Questi, nel 1463, lo incluse nel marchesato d’Oristano; dopo che il grande feudo fu sequestrato, nel

1479 il villaggio fu concesso a Enrico Henriquez che lo unı` al suo feudo del Meilogu. Il villaggio, la cui popolazione era diminuita, nel 1506 fu venduto dalle eredi dell’Henriquez ad Alfonso Carrillo. I Carrillo nel 1578, per neces` finanziaria, lo vendettero ai Leda ` sita che lo inclusero nel feudo di Bonorva. ` R. passo ` ai Tola e da questi Dai Leda ultimi, dopo il 1701, agli Amat del ramo di Villarios. I suoi abitanti ebbero un brutto rapporto con gli ultimi feudatari e nel 1795 presero parte ai moti antifeudali e distrussero gli uffici dell’amministrazione baronale. Nel 1821 il villaggio fu incluso nella provincia di Alghero, nella quale rimase fino al 1848. Vittorio Angius ci ha lasciato una preziosa testimonianza: «Popolazione. Il ` piu ` numero totale degli abitanti non e ` andato ridudi un centinajo a quanto e cendosi in questo luogo la gran popolazione, che, come vi ho notato sopra, vi stanziava in altri tempi, e segnatamente nel secolo XIV, quando era principale fra’ luoghi della curatoria di Costa di Valli, e residenza del magistrato ` di 30. del cantone. I fuochi non sono piu Agricoltura. La seminagione del grano, dell’orzo, delle fave, de’ legumi e del ` notevole ne’ territori prossimi a lino, e questo paese in proporzione de’ colti` si spiega co’ vatori ribecchesi; ma cio lavori che fanno i bonorvesi, che possedono la massima parte de’ terreni. I terreni sono molto produttivi, se il cielo favorisce la vegetazione con opportune pioggie. L’orticoltura occupa un consi` giovata dall’acderevole spazio, ed e qua delle due grandi fonti che abbiamo indicate prossime al paese. La viticol` pure molto estesa, ma la maggior tura e ` di proprieta ` de’ bonorvesi. In parte e generale i vini sono bianchi, e questo porta semplicemente la negazione del nero. Di vin nero se ne fa pochissimo. Quando si travasa se gli aggiunge il mo-

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Rebolledo ´ abbia maggior forza e sto cotto, perche ` a lungo tempo senza inaciduri piu ` fatta con dirsi. La manipolazione e ` copoca intelligenza. Fruttiferi. I piu muni sono i noci, i peschi, i meli, i peri, i fichi. La somma delle piante non passa forse le due migliaja. Pastorizia. I pastori che trovansi con numerose greggie e grossi armenti ne’ territori di R., appartengono tutti a proprietari di Bonorva». Abolite le province, ` a far parte della divisione amR. entro ministrativa di Sassari e nel 1859 della ricostituita omonima provincia. Oramai la sua popolazione era ridotta a ` di 100 abitanti e nel 1928, poco piu persa l’autonomia, divenne frazione di Bonorva. In seguito la popolazione ha continuato a trasferirsi nel capoluogo: ` praticamente disabioggi il villaggio e tato, ma le abitazioni vengono ancora utilizzate dai proprietari come seconde abitazioni o come supporto ai lavori nelle vicine campagne. Vi ha sede un ristorante. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE La chiesa di San Lorenzo, co` del secolo struita nella seconda meta XII sulle rovine di un nuraghe polilobato, era l’antica parrocchiale del villaggio. Ha un’unica navata con abside e la copertura in legno a capriate. La facciata, costruita in conci trachitici scuri ` arricchita da un e calcarei bianchi, e campaniletto a vela e dal portale architravato con lunetta semicircolare. Nel ` in rovina e fu parcorso dei secoli ando zialmente demolita per costruire la ` stata completacasa parrocchiale; e mente restaurata tra il 1976 e il 1982.

Rebolledo Famiglia algherese di origine spagnola (sec. XVI). Le sue notizie risalgono al secolo XVI. I R., nel 1528, furono ammessi allo Stamento militare durante il parlamento Vilanova e in seguito continuarono a prendere parte agli altri parlamenti fino a quello del

1583. Nel corso del secolo alcuni dei suoi membri ricoprirono uffici pubblici ad Alghero; la famiglia, comunque, si estinse prima della fine del secolo.

Recio Costante Governatore della Sardegna nel 203(?)-204. Dione Cassio ricorda fra gli avvenimenti che caratterizzarono quell’anno l’abbattimento in ` dell’Impero delle statue che varie citta raffiguravano il potente prefetto del pretorio C. Fulvio Plauziano, genero di Caracalla. Secondo lo storico, R.C. diede quest’ordine dopo che l’imperatore Settimio Severo, sdegnato per la ` di statue che Plauziano si era quantita fatto erigere, decise di farne abbattere alcune. In conseguenza di questo fatto si sarebbe diffusa la notizia secondo cui il prefetto era stato rovesciato ed ` dell’Impero era morto e in molte citta si demolirono le statue raffiguranti ` che accadde anche in Plauziano. Cio ` Sardegna per ordine di R.C., che pago la sua iniziativa con la vita. [ANTONELLO SANNA]

Re di Sardegna Nel corso dei secoli, dal 1297 al 1861, furono re di Sardegna 24 principi appartenenti a sei diverse dinastie. Prima di loro avevano avuto il titolo di re Barisone I, giudice d’Arbo` da Federea, che nel 1164 lo acquisto rico Barbarossa e se ne fece incoronare in Pavia, ma non riuscı` ad affer` , ed Enzo, fimare la propria autorita glio naturale di Federico II di Svevia. Quest’ultimo gli aveva ‘‘regalato’’ il titolo al momento delle nozze con Adelasia di Torres, ma Enzo rimase solo per breve tempo nell’isola. Dinastia dei conti di Barcellona. Giacomo II re d’Aragona (1291-1327), ottenne il titolo da Bonifacio VIII il 4 aprile 1297; Alfonso IV, re d’Aragona (1327-1336); Pietro IV, re d’Aragona (1336-1387); Giovanni I, re d’Aragona

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Regaldi (1387-1395); Martino I, re d’Aragona (1395-1410). Dinastia dei Trastamara. Ferdinando I, re d’Aragona dopo il concordato di Caspe (1412-1416); Alfonso V, re d’Aragona (1416-1458); Giovanni II, re d’Aragona (1458-1479); Ferdinando II, re d’Aragona (1474-1516).

Amedeo III (1773-1796); Carlo Emanuele IV (1796-1802); Vittorio Emanuele I (1802-1821); Carlo Felice (18211831); Carlo Alberto (1831-1849); Vittorio Emanuele II fino al 1861, quando venne proclamato re d’Italia.

Re di Sardegna – Carlo Alberto di Savoia firma lo statuto il 4 marzo 1848. Re di Sardegna – Carlo Emanuele III di Savoia.

R&DT Casa editrice fondata a Capo-

Dinastia degli Asburgo di Spagna. Carlo ` il titolo dal V, imperatore, eredito nonno materno Ferdinando II (15161556); Filippo II, re di Spagna (15561598); Filippo III, re di Spagna (15981621); Filippo IV, re di Spagna (16211665); Carlo II, re di Spagna (16651700). Dinastia dei Borbone-Spagna. Filippo ` il titolo dallo V, re di Spagna, eredito zio Carlo II (1700-1714). Dinastia degli Asburgo d’Austria. Carlo III d’Asburgo ebbe il titolo durante la guerra di successione spagnola in contrapposizione a Filippo V (1714-1720). Dinastia dei Savoia. Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, ottenne il titolo con il trattato di Londra (1720-1732); Carlo Emanuele III (1732-1773); Vittorio

terra nel 1996, affronta e propone temi legati al mondo etnografico e dell’arte, al patrimonio bibliografico antico, all’ambiente. Dal 2002 arricchisce le sue pubblicazioni con testi in lingua inglese, tedesca, francese e spagnola. [MARIO ARGIOLAS]

Regaldi, Giuseppe Filologo e poeta improvvisatore (Varallo Sesia 1809-Bologna 1883). Fuggito da Milano per le sue idee liberali, dopo aver lungamente viaggiato si stabilı` a Parma, dove gli venne offerto di insegnare al` . Quando nel 1860 fu autol’Universita ` di Letrizzata l’apertura della Facolta tere e Filosofia a Cagliari, fu incaricato della cattedra di Letteratura italiana e Storia antica; divenuto amico di Pietro Martini, difese con passione l’autenti` delle Carte d’Arborea, che il Marcita

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Reggente della Reale Cancelleria tini aveva ‘‘scoperto’’ e valorizzato. Ma ` fu chiusa per mannel 1866 la Facolta canza di studenti, e allora si trasferı` a Bologna, dove nei suoi corsi universitari fece spesso riferimento ai contenuti delle Carte, che parevano dimostrare come il volgare italiano (e la sue prime manifestazioni letterarie) avessero avuto origine in Sardegna. Tra i suoi scritti: Carlo Magno e l’abate cagliaritano di S. Fulgenzio, 1865; La principessa Eleonora d’Arborea, 1865; Memorie storiche della Sardegna. Pietro Martini, ‘‘Nuova Antologia’’, III, 1866; ` l’orazione funePietro Martini, 1866 (e bre pronunciata nel Cimitero di Bonaria in occasione del seppellimento di P. Martini); Eleonora d’Arborea, ‘‘Monitore di Bologna’’, 1869; Carte d’Arborea e La giudicessa Eleonora d’Arborea e le Carte d’Arborea, due capitoli in Lezioni inedite, 1887.

Reggente della Reale Cancelleria Magistrato istituito da Ferdinando il Cattolico nel 1487 come aiutante prin´ nei problemi di nacipale del vicere tura giurisdizionale. Di norma fu ` alti magistrati dei tribuscelto tra i piu nali delle Audiencias del Regno d’Aragona e di fatto, per le sue funzioni, divenne una sorta di primo ministro del Regno di Sardegna. Quando nel 1564 fu costituita la Reale Udienza le sue competenze furono modificate; di fatto ne divenne il presidente, con il compito di ´ l’elenco dei laureati fornire al vicere di particolare competenza giuridica, ´ traeva i giudici della dal quale il vicere Reale Udienza. Nelle discussioni ine` il suo renti le cause, in caso di parita voto era determinante.

Reggente la Tesoreria Generale Funzionario istituito da Filippo II nel 1560, riunendo nelle sue mani le funzioni del ricevitore del marchesato di Oristano e del contado del Goceano (=) e quelle del ricevitore del Riservato (=). Era

un tesoriere che dipendeva direttamente dal Tesoriere generale d’Aragona e che aveva il compito di amministrare i feudi del re nel Regno di Sardegna.

Regidor Funzionario dell’amministrazione feudale, che compare nel corso del secolo XVII quando i feudatari, per amministrare i loro feudi, istituirono una vera e propria burocrazia in concorrenza con quella reale. In genere era cavaliere e doveva essere laureato in Legge; dipendeva direttamente dal feudatario e aveva poteri ´ illimitati nel feudo. Era prepressoche posto principalmente all’organizza` giurisdizionale; in zione dell’attivita particolare presiedeva il tribunale baronale d’appello, e da lui dipendevano tutti gli altri giudici baronali operanti nel feudo. Molto spesso riuniva nelle sue mani anche le funzioni amministrative, che di norma sarebbero state proprie del podatario.

‘‘Regione, La’’ Rivista mensile di cultura. Fu pubblicata a Cagliari dall’agosto 1922 al maggio-agosto 1925. Aveva un consiglio di direzione di cui facevano parte Sebastiano Deledda, Raffaele Di Tucci ed Ernesto Concas (ma quest’ultimo si dimise nel gennaio 1925). Di intonazione fortemente regionalistica, nel cui quadro la Sardegna era vista – sono parole di S. Deledda – «non come semplice rappresentazione geografica o antropica, ma come cen` come una bella tro di forze morali, cioe ` spirituale». e originalissima totalita Presentando la rivista, aveva scritto: «L’organo di cultura, a cui vogliamo dar vita, si propone un compito d’importanza fondamentale: vincere l’accorata solitudine della nostra insula` , portando nelle correnti di penrita ` belli siero italiano gli elementi piu della vita spirituale sarda». Fra i collaboratori, Enrico Besta, Arrigo Solmi, Damiano Filia, Pietro Casu, Egidio Pi-

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Regione autonoma della Sardegna lia, Salvator Ruju, Guido Scano, Antonio Scano, Antonio Taramelli.

Regione autonoma della Sardegna La Regione autonoma della Sardegna ` la concretizzazione di una delle aspie ` profonde che sono alla base razioni piu dei dibattiti fra gli intellettuali e i politici sardi sull’autonomismo, la ‘‘que` dell’isola inistione sarda’’ e l’identita ` a meta ` dell’Ottocento. Venne ziati gia costituita come ripartimento del territorio della Repubblica Italiana con l’entrata in vigore della Costituzione (Titolo V, artt. 114-133). Le Regioni sono enti autonomi con propri poteri e funzioni in campo legislativo, amministrativo e finanziario. Alla Sardegna, alla Sicilia, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta la Costituzione (art. 116) attribuisce forme e condizioni particolari per l’esercizio dell’autonomia secondo statuti adottati con leggi costituzionali. Lo statuto speciale per la Sardegna fu pubblicato con legge costituzionale n. 3 del 26 febbraio del 1948 e contiene i ` dell’autonotermini della specialita mia concessa dalla Costituzione alla Sardegna e dei poteri e le funzioni assegnatile in base ad essa. Nel corso de` gli anni il contenuto dello statuto e stato integrato da una serie di norme di attuazione, con le quali gli ambiti delle competenze regionali e i rapporti con lo Stato sono stati ulteriormente definiti. Attualmente l’organizzazione dell’Ente Regione risulta cosı` strutturata: PRESIDENZA DELLA GIUNTA Ha la sua sede ufficiale a Villa Devoto a Cagliari ` artico(attualmente poco utilizzata). E lata in vari servizi di interesse generale per il funzionamento dell’apparato regionale: 1. la Direzione generale, che coordina gli uffici dei rapporti della Regione con l’Unione Europea, il Servizio Documentazione ed Elabora-

zione Dati, il Servizio Espropriazioni; 2. la Direzione generale della Ragioneria; 3. il Servizio legislativo; 4. il ‘‘Bollettino Ufficiale’’ (BURAS); 5. l’Ufficio ispettivo; 6. l’Ufficio di rappresentanza della Regione in Roma. ASSESSORATI REGIONALI 1. Assessorato degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione; 2. Assessorato della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio (dall’Assessorato dipende il Centro Regionale di Programmazione); 3. Assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica; 4. Assessorato della Difesa dell’Ambiente (dall’Assessorato dipendono la Direzione generale del Corpo forestale e l’Ufficio regionale della Protezione civile); 5. Assessorato dell’Agricoltura e Riforma agro-pastorale; 6. Assessorato dell’Industria; 7. Assessorato dei Lavori pubblici; 8. Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio; 9. Assessorato ` e Assistenza sociale; dell’Igiene, Sanita 10. Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport; 11. Assessorato del Lavoro, Formazione professionale, Cooperazione e Sicurezza sociale; 12. Assessorato dei Trasporti. CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA Ha sede in via Roma a Cagliari. Il ` articolato in: 1. Ufficio di Consiglio e presidenza, composto dal presidente e dai vicepresidenti, dai questori e dai segretari del Consiglio; 2. Segreteria generale; 3. Gruppi consiliari; 4. Commissioni consiliari permanenti: I commissione: Autonomia, Ordinamento regionale, Rapporti con lo Stato, Riforma dello Stato, Enti locali, Organizzazione regionale degli Enti e del Personale, polizia rurale, partecipazione popolare; II commissione: Adeguamento dell’Ordinamento regionale agli atti normativi comunitari, Rapporti con la C.E., Cooperazione internazionale, Di-

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Re Giorgio ritti civili, Emigrazione e immigrazione, Etnie, Informazione; III commissione: Programmazione economica ` , Cree sociale, Bilancio, Contabilita dito, Finanza e tributi, demanio e patrimonio, Partecipazioni finanziare; IV commissione: Assetto generale del territorio, Pianificazione territoriale ` e tragenerale, Urbanistica, Viabilita sporti, Navigazione e porti, Edilizia, Lavori pubblici; V commissione: Agricoltura, Forestazione produttiva, Bonifica, Acquacoltura, Caccia e pesca, Pesca industriale e marittima, Alimentazione, Tutela dell’ambiente, Forestazione ambientale, Recupero ambientale, Parchi e riserve naturali, Difesa del suolo; VI commissione: Industria, Miniere, Cave e torbiere, Artigianato, Cooperazione, Lavoro e occupazione, Turismo, Commercio, Fiere e mercati, Risorse energetiche, Fonti alternative `, di energia; VII commissione: Sanita Igiene pubblica, Medicina sociale, Edilizia ospedaliera, Servizi sanitari e sociali, Assistenza, Igiene veterinaria, Personale delle UU.SS.LL.; VIII commissione: Diritto allo studio, Scuole materne, Edilizia scolastica, Cultura, Musei, Biblioteche e archivi storici, Sport e spettacolo, Ricerca scientifica, Formazione professionale. ` prevista la riENTI REGIONALI Ne e forma, in larga parte anche l’abolizione. Al dicembre 2005 erano: 1. Azienda Regionale Sarda Trasporti (ARST); 2. Azienda speciale Fiera internazionale della Sardegna; 3. Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS), istituito nel 1956 per sviluppare la sperimentazione agraria soprattutto in materia di pedologia, agronomia, zootecnia; 4. Ente Autonomo del Flumendosa (EAF), istituito nel 1946 come emanazione del Ministero dei Lavori Pubblici per la bonifica del Campidano; 5. Ente Regionale per il

diritto allo Studio Universitario (ERSU); 6. Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in agricoltura (ERSAT), costituito nel 1966 come l’erede dell’ETFAS costituito nel 1951; 7. Ente Minerario Sardo (EMS), costituito negli anni Settanta; 8. Ente Sardo Acquedotti e Fognature (ESAF), costituito nel 1957 per venire incontro ai problemi della distribuzione dell’acqua nell’isola; 9. Ente Sardo Industrie Turistiche (ESIT), creato nel 1950 per promuovere iniziative atte allo sviluppo del turismo; 10. Istituto per l’Incremento ippico della Sardegna, con sede in Ozieri; 11. Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna, con sede in Sassari; 12. Istituto Sardo per l’Organizzazione del Lavoro artigiano (ISOLA), creato nel 1957 per promuovere lo sviluppo delle produzioni artigianali; 13. Istituto Superiore regionale etnografico, con sede in Nuoro; 14. Istituto zootecnico e caseario per ` stata aggiunta la Sardegna (dal 1959 e l’intitolazione a Giuseppino Carta), con sede nell’azienda Bonassai, loca` Tottubella (Sassari), costituito nel lita 1948; 15. Stazione Sperimentale del Sughero, con sede in Tempio Pausania, istituita nel 1952.

Re Giorgio Maschera del Carnevale di ` il personaggio piu ` Tempio Pausania. E caratteristico, in qualche misura il vero ‘‘re’’ del Carnevale di Tempio, la cui fase finale ha inizio il Giovedı` grasso con la sfilata di carri e maschere, aperta proprio da re Giorgio. Il colorato pupazzo di cartapesta, che viene fabbricato ogni anno, precede il corteo mascherato. I festeggiamenti continuano nei giorni successivi e il grande pupazzo sfila per le strade in un crescendo spettacolare la domenica e il martedı`. L’ultimo giorno, Martedı` grasso, dopo una grande sfilata di carri allegorici seguiti da migliaia di

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Regno di Sardegna e di Corsica maschere, all’imbrunire viene celebrato uno scherzoso processo a re Giorgio e a sua moglie Mannena, in cui il re viene condannato al rogo. Alla fine ` coinvolta nella tutta la popolazione e tradizionale sagra delle ‘‘frittelle lun´li). Col falo ` del pupazzo e la ghe’’ (frisgio frittellata chiude il Carnevale tem` piese. Il termine dialettale Ghjolghju e riferibile al nome proprio Giolzi, protagonista come personaggio e oggetto sessuale insieme, del Carnevale di Bosa. Max Leopold Wagner lo riferisce al linguaggio erotico-genitale frequente nella satira e nell’uso scher` zoso quotidiano di diverse comunita dell’isola.

Regno di Sardegna e di Corsica Regno ‘‘inventato’’ da papa Bonifacio ` VIII, che il 4 aprile del 1297 ne infeudo il re d’Aragona Giacomo II, ottenendone in cambio la rinuncia al trono siciliano. L’atto del pontefice era un tentativo di trovare una soluzione alla crisi politica apertasi in Italia dalle ` e la monarchia lotte tra la casa d’Angio d’Aragona per il controllo del Regno `, delle Due Sicilie. Il papa, in realta ` sul Mepretendeva di avere sovranita ridione d’Italia e sulle isole in base alla cosiddetta ‘‘donazione costantiniana’’ (un documento falso, redatto probabil` del secolo mente nella seconda meta VIII, con cui l’imperatore Costantino aveva donato a papa Silvestro I, si sosteneva, la parte occidentale dell’Im` di Roma, per pero, compresa la citta ` averlo liberato dalla lebbra: la falsita ` Cudella carta fu dimostrata da Nicolo sano e in particolare dall’umanista Lorenzo Valla nella sua De falso credita et ementita Costantini donatione dissertatio, nel secolo XV). Nella circostanza papa Bonifacio l’aveva utilizzata strumentalmente, come peraltro i suoi predecessori Gregorio VII e Innocenzo III ` fatto in altre occasioni, inavevano gia

tervenendo pesantemente nella vita dei quattro giudicati sardi. Il re d’Aragona si rese conto che per poter dare un senso compiuto all’investitura papale egli avrebbe dovuto conquistare militarmente le due isole. L’opera` zione fu avviata nel 1323, ma si fermo alla conquista della sola Sardegna, consolidata soltanto dopo un periodo di guerre ‘‘nazionali’’ durato praticamente per tutto il secolo XIV, sino alla morte di Eleonora d’Arborea (1404?) e alla battaglia di Sanluri (1409). Il nuovo soggetto politico nato dalla conquista si pose come regno della Corona d’Aragona legato alla dinastia aragonese in unione personale, ma completamente autonomo rispetto agli altri regni dipendenti dalla Corona. La conquista ` peraltro la fine dei giudicati, i segno vecchi stati che avevano caratterizzato la storia della Sardegna a partire dall’Alto Medioevo e di tutti gli altri stati territoriali (Della Gherardesca, Doria, Malaspina, Comune di Sassari), che si erano sviluppati durante il Medioevo sardo. Il Regno di Sardegna mantenne le sue caratteristiche di autonomia anche con le dinastie successive. Quando ` ai Savoia, fu questo piccolo poi passo regno che permise alla dinastia savoiardo-piemontese di appagare l’aspirazione al titolo di re che la famiglia ` da tempo, e che era stata in nutriva gia ` soddisfatta con un primo momento gia l’assegnazione del Regno di Sicilia a Vittorio Amedeo II a conclusione della guerra di successione spagnola e della ` , col pace di Utrecht (1714). In realta passaggio dell’isola sotto i Savoia il termine Regno di Sardegna assume due ben distinti significati: il Regno di Sardegna, erede del Regno infeudato a Giacomo II, e che corrisponde alla sola isola dei sardi; e il Regno di Sardegna, titolo della monarchia piemontese, che comprende, oltre la Sardegna

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Reinach (e dunque anche il Regno di Sardegna propriamente detto), anche i cosiddetti stati di terraferma, facenti parte del patrimonio ‘‘continentale’’ della monarchia sabauda (dal 1720 al 1861 l’aggettivo ‘‘sardo’’ indica spesso, appunto, la semplice cittadinanza del Regno sardo-piemontese). La Sardegna ` pero ` a conservare la propria continuo autonomia fino al 1847, anno della ‘‘fusione perfetta’’. L’equiparazione al sistema giuridico delle regioni di terraferma governate dai Savoia non fece venir meno il Regno di Sardegna, che ` a esistere fino al 1861, quando continuo fu proclamato il Regno d’Italia.

Reinach, Salomon Archeologo (SaintGermain-en-Laye, Francia, 1858-Parigi 1932). Prese parte a numerose campagne di scavi in Grecia e in Tunisia; dal ´ cole du Louvre e dal ` all’E 1901 insegno 1903 divenne condirettore della ‘‘Re´ologique’’. Nel 1906 fu nomivue arche nato presidente dell’Accademia delle iscrizioni e diede un grande impulso al rinnovamento degli studi classici in Francia. A lui si deve un articolo su Les ´s de la Sardaigne, ‘‘Republiantiquite que franc ¸aise’’, 1887.

Reinaldi, Simone Mario Religioso, ` sec. XVIII-?, scrittore (Cagliari, meta inizi sec. XIX). Frate cappuccino fa` di oratore relimoso per le sue qualita gioso, mostrate in numerosi elogi funebri come quello per il Beato Lorenzo da Brindisi e del teologo Giovanni Melis ` la sua fama a un Discorso di (1795), lego ringraziamento a Dio in occasione che dai cannonieri sardi tributansi pubblici culti al martire S. Efisio per la riportata vittoria dai sardi nel replicato attacco dato dai francesi alla nostra Cagliari, ` un pubblicato nello stesso 1793. Merito duro giudizio nella Storia letteraria di Giovanni Siotto Pintor, che disse di lui: «Fu pio frate e divoto, ma che di stile e

d’artifizio oratorio non s’intendea meglio che di trombe e di cannoni».

Relli, Roberta Archeologa (n. sec. XX). Laureata in Lettere a Cagliari, collabora con la Soprintendenza archeologica di Cagliari. Ha al suo attivo alcuni saggi, La torre C del complesso nuragico di Antigori. Seconda nota allo scavo del vano superiore, ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 11, 1995; Testimonianze inedite del Bronzo recente e finale nel nuraghe Antigori di Sarroch (con A. Forci), in La ceramica racconta la sua storia, 1995; Ceramiche vascolari nuragiche in pasta grigia di San Gemiliano-Sestu (con A. Forci), ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 12, 1996; Bibliografia della Sardegna prenuragica (con A. Forci), 1997.

Rellini, Ugo Paletnologo (Firenze 1870` Roma 1943). Dopo la laurea si dedico ` all’insegnamento e alla ricerca, e studio ` del Bronzo nei territori appenla civilta ninici. Fu per molti anni professore di ` di Paletnologia presso l’Universita Roma; di idee socialiste, si tenne sempre distante dal regime. Fu maestro di Giovanni Lilliu: quando questi si lau` – ha scritto Antonello Mattone – reo U.R. «diede un giudizio estremamente favorevole sulla sua tesi (Pettazzoni era ` a continuare il correlatore) e lo invito gli studi». Da lui, dice sempre Mattone, Lilliu «ha appreso non soltanto la solida tecnica di scavo basata sul metodo stra` di intratigrafico ma anche la capacita vedere dietro i reperti archeologici le forme complesse della vita sociale». Tra i suoi scritti: Miniere e forni preisto` nurarici, 1922; Miniere e fonderie di Eta gica in Sardegna, ‘‘Bollettino di Paletnologia italiana’’, XLIII, 1, 1923; Notizie varie. Sepolcri preistorici di Fanne Massa in comune di Cuglieri, ‘‘Bollettino di Palet-

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Reparata nologia italiana’’, XLIII, 2-3, 1923; Appunti sul Paleolitico italiano, ‘‘Bollettino di Paletnologia italiana’’, XLIV, 1924; Dolmen e monumenti preistorici vari in `, ‘‘Bollettino di Paterritorio di Budduso letnologia italiana’’, XLIV, 1924; Notizie paletnologiche: idolo femminile scoperto a Senorbı`, ‘‘Bollettino di Paletnologia italiana’’, nuova serie, III, 1939.

Remeraro, Pietro Religioso (Genova, ` sec. XIII-?, 1299?). Vescovo prima meta di Bisarcio dal 1283 al 1299. Fu nominato vescovo di Bisarcio nel 1283 e prese possesso della diocesi nei difficili anni seguiti all’estinzione della dinastia giudicale di Torres. All’interno ` ripetutamente della sua diocesi cerco ` natale, Genova, l’aiuto della sua citta per contrastare lo strapotere dei Pisani. Morı` intorno alla fine del secolo, forse nella stessa sede di Bisarcio, che ` vacante per quattro dopo di lui resto anni.

` dicarriera universitaria. Nel 1995 e ventato ricercatore di Etruscologia; at` di tualmente lavora presso la Facolta ` di Napoli. Ha Lettere dell’Universita partecipato alle prime fasi degli scavi recenti di Nora e ne ha scritto in due saggi, Nora II. Prospezione a Nora (con M. Botto), ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 10, 1993; Nora III. Prospezione a Nora 1993 (con M. Botto), ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 11, 1995.

Rennu Demanio pubblico. Nei documenti giudicali il termine indica il complesso dei beni immobili che costituiscono il demanio pubblico, distinto dai beni privati del giudice.

Remigio, san (in sardo, Santu Remigiu) Santo vescovo (m. 530 ca.). Per settant’anni fu vescovo di Reims, chiamato l’‘‘apostolo della Gallia’’. Il 25 dicembre (in qualche testo si legge «nella ve` «Cloglia pasquale») del 496 battezzo doveo e tutti i suoi franchi». Morı` centenario. Culto del passato in Sardegna, ` rimasto il suo nome nell’onomastica e dell’area meridionale. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia il 1º ottobre.

Rena, Giovanni Religioso (Venezia, se` sec. XVI-Pamplona?, dopo conda meta 1538). Vescovo di Alghero dal 1534 al ` documentato anche 1538. Il suo nome e come Renne, Rene. Probabilmente originario di Venezia, quando si trovava in Curia a Roma venne eletto vescovo di Alghero nel 1534 da papa Paolo III cui era molto legato. Dopo alcuni anni, nel 1538, lo stesso papa lo trasferı` nella diocesi spagnola di Pamplona.

Rendeli, Marco Archeologo (n. Roma 1960). Dopo la laurea ha intrapreso la

Santa Reparata – La santa in una scultura in marmo di Andrea Pisano.

Reparata, santa (in sardo, Santa Reparada) Santa. Vergine e martire secente` sca, di quel secolo di motivazioni piu profane che sacre. Nacque a Cagliari

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Reparata di Cesarea da nobile famiglia, martire a cinquantasei anni con Acasio, Teodoro e Gennaro, sotto l’imperatore Traiano. Reliquie rinvenute il 2 maggio 1616 nell’area cimiteriale di San Saturno, traslate in cattedrale. [ADRIANO VARGIU] In Sardegna Patrona di Narbolia e Santa Reparata. Festa Si festeggia il 2 maggio; l’8 ottobre a Narbolia e Santa Reparata.

Reparata di Cesarea, santa (in sardo, Santa Reparada, Sant’Arreparada, Sant’Apparada) Santa. Vergine e martire, nacque a Cesarea di Palestina. Secondo la passio, arrestata per non aver rispettato il decreto di Decio che obbligava i cittadini a partecipare ai pubblici sacrifici, pena la morte. Tortu` la fede cristiana, derata, non rinnego capitata che aveva dodici anni, la sua ` al cielo in forma di candida anima volo colomba. Traslata in Campania o in Abruzzo. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia l’8 ottobre; il 19 maggio e la prima domenica di settembre a Santa Reparata, frazione di Santa Teresa Gallura, il 20 maggio a Tempio Pausania, i martedı` e mercoledı` precedenti l’Ascensione a Luogosanto, la prima domenica di settembre a Bud`, l’8 dicembre a Narbolia. duso

‘‘Reporters’’ Mensile, uscito a partire dal 2002, collegato attualmente al Ma` di ster in Giornalismo della Facolta Scienze politiche di Sassari. Direttore ` il responsabile Virgilio Mura, che e `, e ` redatto norpreside della Facolta malmente dagli allievi del Master e anche dagli studenti del corso di laurea in Scienze della comunicazione e gior` . Ha avuto nalismo della stessa Facolta inizialmente sede nei locali della ` stampato nel ‘‘Nuova Sardegna’’ ed e Centro stampa dello stesso quotidiano, presso il quale gli studenti frequentano alcuni stages (altri sono assicurati da altri giornali italiani).

‘‘Repubblicano, Il’’ Periodico del Partito Repubblicano di Sassari. Fu pubblicato come settimanale tra il settembre e il novembre 1913, in vista delle elezioni politiche, in cui il PRI presentava un suo candidato, l’avvocato Fortunato Bibbiana, in seguito alla scissione del gruppo repubblicano di Sassari, quando lo schieramento radicalrepubblicano che faceva capo al senatore Filippo Garavetti e all’avvocato ` al Partito Pietro Satta Branca passo Radicale. Era diretto da Michele Saba, che sarebbe stato per oltre mezzo secolo il leader del repubblicanesimo mazziniano di Sassari. Su posizioni an` duramente la tigiolittiane, critico guerra di Libia.

Requesens Famiglia feudale catalana (secc. XV-XVII). Un suo ramo si trasferı` ` del sein Sardegna nella prima meta colo XV con un Galcerando. Egli nel 1437 ottenne di poter fare la guerra di corsa lungo le coste dell’isola. Suo figlio, un altro Galcerando, dopo la caduta del marchesato di Oristano ottenne in feudo il Canales e nel 1481 fu ammesso allo Stamento militare. La ` , si estinse poco sua discendenza, pero dopo con le sue figlie. Nel corso del secolo XVI un altro ramo della famiglia, discendente dai R. che si erano trapiantati in Sicilia fin dal secolo XIV, si stabilı` a Cagliari dando vita a un’illustre discendenza. Questo ramo fu ammesso allo Stamento militare nel 1626 durante il parlamento Bayona e conti` a prendere parte ai successivi parnuo lamenti fino alla sua estinzione, avvenuta dopo il 1678.

Reseda bianca Pianta della famiglia delle Resedacee (Reseda alba); erbacea, ha fusto dritto e ramificato; le foglie sono divise in lobi a margine ruvido; i fiori sono bianchi riuniti in numerose e lunghe infiorescenze a ra` una capsula. Fiorisce cemo; il frutto e

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Restituta da aprile a settembre, vegeta diffusamente nei terreni incolti, anche rocciosi, nei pressi di ruderi e di strade. In Sardegna vegeta anche un’altra specie, la Reseda lutea, dai fiori gialli. Nome sardo: allupa guaddos. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Respicio, san = Trifone, san Resquion Antico villaggio del giudicato di Gallura, compreso nella curatoria di Posada. Con l’estinzione della dinastia dei Visconti, venne amministrato da funzionari del Comune di Pisa. Subito dopo la conquista arago` a far parte del Regnum Sarnese entro diniae, e nel 1324 fu concesso in feudo a ` morı` poBernardo de Poses, che pero chi anni dopo. Intanto il territorio, scoppiata la guerra tra Aragona e Genova, divenne teatro delle operazioni ` a decabelliche e il villaggio comincio dere. Nel 1346 fu incluso da Pietro de So nel grande feudo che andava formando; negli anni successivi il villag` a causa della gio ebbe altre difficolta peste e delle continue guerre e conti` a decadere. Prima della fine del nuo ` completamente secolo XIV si spopolo e scomparve.

Restaino, Franco Storico della filosofia (n. Cagliari 1939). Conseguita la lau` dedicato allo carriera universirea si e taria. Dopo aver insegnato per anni ` di Cagliari, dove e ` presso l’Universita ` di stato anche preside della Facolta ` trasferito Lettere e Filosofia, si e ` di Roma. Studioso presso l’Universita di riconosciuto prestigio, autore di una importante Storia della Filosofia, ha scritto inoltre numerosi saggi e monografie di alto livello scientifico.

Restituta, santa Santa martire. «Nacque a Cagliari – scrive Felice Putzu `e (1927) – da parenti chiari per nobilta ` piu ` per la profesricchezza e quel che e sione della religione cristiana. La si ritiene discendente di San Restituto

martire nella persecuzione sotto Lucio Comodo, le cui reliquie vennero ritrovate nella chiesa cagliaritana di San Lucifero il 16 luglio 1615. Fin da bam` a praticare le virtu ` e vebina imparo ` venne collocata in nuta a matura eta matrimonio con un giovane di nome ` (era diCecilio, pari a lei per nobilta scendente della nobile famiglia romana dei Cecilii, proveniente da Caia Cecilia Tanaquilla moglie di Tarquinio Prisco e da Cecilia Metella moglie di Crasso) e per ricchezza e per la professione della religione cristiana, l’uno e l’altra disposti a sacrificare anche la vita se la maggior gloria di Dio l’avesse richiesto. Il Signore benedisse la loro unione e diede loro dei figli ch’educarono santamente. Si ritiene comunemente che abbia avuto un figlio che fu Eusebio vescovo di Vercelli e una figlia ` un monastero a VerEusebia che fondo celli e vi morı` santamente (nella chiesa ` un altare cagliaritana di Santa R. v’e dedicato a Sant’Eusebia e vi si vede un grazioso simulacro della santa col bacolo in mano). Costretto a partire in ` a Cagliari R. e i Africa, Cecilio lascio teneri figli. Accusato di professare la religione cristiana, venne condannato dal preside romano, ma siccome per ` di natali godeva del privilegio nobilta di cittadino e cavaliere romano, e non ` del preside di farlo moera in facolta rire, venne nondimeno sottoposto a duri tormenti e poi mandato a Roma per esservi giudicato dall’imperatore. Ma durante il viaggio i soldati lo sottoposero a ogni genere di maltrattamenti e prima di giungere a Roma morı`, andando a ricevere la meritata corona ` . R. conobbe tutto per per le sue virtu ´ i tedivina rivelazione e presi con se ` a Roma e si preneri figlioletti ando ` al pontefice, ch’era allora Eusesento bio. Il pontefice, come ci dice Sant’Antonino arcivescovo di Firenze, sapeva

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Restituta del loro arrivo, non solo, ma di quanto la divina provvidenza disponeva di quelle tenere creature, e battezzatele impose loro il proprio nome. R., lasciati a Roma in sicuro asilo i suoi figli, ` a Cagliari, dandosi interase ne ritorno mente alla vita contemplativa. Con lei si ritirarono altre nobili matrone e zitelle nella grotta sottostante alla sua abitazione, nel quartiere di Stampace, servita a uso oratorio nel tempo delle precedenti persecuzioni. Scoperta dagli idolatri, venne condotta dal preside romano e forte nella confessione della fede venne prima condannata a camminare coi piedi nudi su ardenti carboni, venne poi versato sulle sue carni olio bollente, pece, piombo e altri metalli liquefatti e bollenti, dai quali supplizi uscı` illesa. Gettata infine fra le ` in cielo a ragfiamme, l’anima sua volo giungere il suo sposo Cecilio e ricevere `. il guiderdone delle sue elette virtu Non sappiamo di certo l’anno della sua morte e per conseguenza sotto quale imperatore venne immolata: Giovan Francesco Fara porta all’anno 311 la venuta a Roma di Santa Restituta e la presentazione dei suoi figli al pontefice Eusebio. Sant’Antonino arcivescovo di Firenze e altri ne parlano cosı` pure e l’assegnano al tempo della persecuzione di Diocleziano e Massimiano. Per quanto riguarda il giorno i bollandisti l’assegnarono al 15 giugno, ` ma la Chiesa cagliaritana la festeggio sempre nel 17 maggio. Le sue reliquie, raccolte diligentemente dai cristiani, vennero tumulate nella stessa grotta, dove si rinvennero il 26 dicembre 1614. Venne trovata una piccola lastra di marmo bianco con l’iscrizione: ‘‘Hic sunt reliquiae Sanctae Restitutae’’ (Qui sono le reliquie di Santa Restituta) e sotto un vaso contenente le reliquie. Dopo essere state portate in processione per le vie del quartiere di Stam-

pace, le reliquie vennero collocate nella sua chiesa e parte del teschio venne donato alla chiesa dei padri cappuccini». Qualche studioso la riporta a ` i propri Roma nel 301: «Raccomando ` di papa Eusebio, il quale figli alla pieta ` nel battesimo, imponendo li rigenero loro il suo medesimo nome, Eusebio ` ed Eusebia. Tornata a Cagliari, meno per alcun tempo giorni tranquilli e solitari, consacrandoli interamente alle ` . Accusata opere di religione e di pieta come cristiana dal preside imperiale, dopo molti crudeli martoriamenti ` l’anima gloriosa nella confesspiro sione della fede, con la figlia Eusebia, nel 309». A Cagliari, lapide al n. 14 della via Sant’Efisio: «Domus et carcer Sanctae Restituae». Si tratta di una cripta paleocristiana, dove fino al secolo scorso – come ricorda Giovanni Spano (1861) – «le donne portavano i loro piccoli per farli coricare e rivoltare nella polvere, onde liberarli dal vaiolo, senza che avessero bisogno di ricorrere alla scoperta di Edward Jenner». Sull’altare a tre nicchie dei secoli IV-V domina la statua bianca, marmorea, della santa, vestita all’orientale, il capo velato, la mano sinistra aperta in segno di servizio cristiano e di fede, quella destra a pugno sul petto, in to` . Nella tale dedizione a Dio e a Gesu ` invocata contro tradizione popolare e il vaiolo e contro il mal di testa: «Po Santa Restituta / passe’ dolore ’e conca» (Per Santa Restituta – passi il mal di testa). Storicamente Eusebio fu papa nel 309 o 310; esiliato in Sicilia nel 310 a causa di aspre controversie, vi morı` nello stesso anno. Come avrebbe potuto battezzare i figli di R. nel 301 o nel 311? «Anche la storia del martirio di R. ` di Arnaldo Satta a Cagliari – la nota e Branca (1968) – non regge alla critica. Nel 305 Costanzo Cloro era diventato ´ Augusto e aveva chiamato presso di se

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Retablo il figlio Costantino, dando inizio alla tolleranza imperiale verso il Cristianesimo che nel 310 venne ufficialmente riconosciuto. Si deve anche aggiungere che nel Martirologio Romano non ` ` traccia d’una R. di Sardegna». E v’e menzionata a partire dall’850 in alcune biografie del presunto figlio Eusebio. Si tratta senz’altro d’una contaminatio: il 17 maggio la Chiesa ricorda Santa Restituta martire giovanissima a Cartagine, forse sotto Valeriano (255) o forse sotto Diocleziano (304), reliquie custodite nella cattedrale di Napoli. Nel famigerato Seicento sardo, alcuni agiografi ritennero la santa africana figlia di quella sarda. Studi recenti, soprattutto dopo gli scavi nella grotta o cripta della santa, a Cagliari, la ritengono una martire del gruppo di Abi` dell’Africa proconsolare. tina, citta Con il suo primo editto emanato nel febbraio del 303, Diocleziano «co` che fossero dati alle fiamme i mando sacrosanti testamenti del Signore e le ` quanto si legge nedivine Scritture – e gli Atti dei martiri di Abitina – che fossero distrutti i templi consacrati al Signore, che fossero proibiti i sacri riti e le sante riunioni di culto. Ad Abitina furono arrestati quarantanove cristiani mentre celebravano, secondo la consuetudine, i misteri del Signore. Dopo aver ricevuto ad Abitina le prime desiderate catene, i martiri di Cristo, lieti e gioiosi, furono inviati a Cartagine, per essere interrogati dal proconsole Anulino». Non abiurarono, furono torturati e gettati in carcere, dove morirono di stenti. Gli atti riferiscono gli interrogatori e i supplizi di alcuni. Non ` della loro fine e non ripordicono pero tano la data dell’avvenimento. Secondo Sant’Agostino gli interrogatori, e non la loro uccisione, si svolsero il 12 febbraio del 304. La Chiesa li ricorda l’11 febbraio. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 17 maggio a Benetutti, Bono e Nule.

Restituto, san = Restituta, santa. Retablo Dipinto di grandi dimensioni (voce spagnola dal latino recta tabula, in riferimento – pare – alla loro collocazione verticale) che orna molti altari di chiese sarde. La maggior parte delle ` opere sono databili tra la seconda meta del secolo XIV e tutto il XVI; nell’arredo delle chiese assolvevano a una funzione di informazione dei fedeli ma anche alla loro catechizzazione. Furono introdotte da pittori catalani e per i secoli seguenti fino a tutto il se` colo XVI rappresentano la forma piu diffusa e rilevante dell’arte religiosa in Sardegna. Purtroppo nel corso dei secoli molti di questi dipinti sono scomparsi o sono stati smembrati. Attualmente si ha notizia dei seguenti retabli. 1. Retablo dell’Annunciazione. Dipinto ` del da Joan Mates (=) nella prima meta secolo XV; proveniva dalla chiesa di San Francesco di Stampace a Cagliari, attualmente fa parte della raccolta della Pinacoteca Nazionale di Ca` una tempera su tavola compogliari. E sta all’origine da sette tavole e una predella, di cui rimangono solo tre tavole e la predella. 2. Retablo di Ss. Antonio e Gabriele. Dipinto con la tecnica della tempera da Lorenc ¸ Saragossa nel 1365 per il Duomo di Cagliari, oggi perduto. 3. Retablo dei Beneficiati. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola, uscito dalla bottega di Pietro Cavaro (=) attorno al 1527 per la sacrestia dei Beneficiati del Duomo di Cagliari, dove attualmente si trova. Ha una superficie di 2,40 x 2,00 m e raffigura momenti della vita della Vergine e una splendida crocifissione. 4. Retablo di Bonaria. Dipinto con la tecnica della tempera da Michele Ca-

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Retablo varo (=) tra il 1545 e il 1550 per la chiesa di Bonaria a Cagliari. Era composto da 6 tavole e una predella, oggi scomparsa. Tre delle tavole superstiti si trovano nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, la tavola centrale (La Ma` ancora nella donna del Cardellino) e chiesa di Bonaria, le altre due sono nel convento annesso. 5. Retablo di Castelsardo. Dipinto con la tecnica della tempera dal Maestro di Castelsardo (=) nel 1492 per il convento di Santa Maria delle Grazie. Fu smembrato; attualmente se ne conservano quattro tavole nella cattedrale di Sant’Antonio a Castelsardo. 6. Retablo dei Consiglieri. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola nel 1527 ca. nella bottega di Pietro Cavaro (=) per la sala delle adunanze ` a Cagliari. Fu molto del Palazzo di Citta manomesso; attualmente nel Palazzo municipale di via Roma, ha una superficie di 4,75 x 3,00 m. 7. Retablo dei Consiglieri di Oristano. Dipinto con la tecnica dell’olio su tavola da Antioco Mainas (=) tra il 1564 e il ` 1565 per la cappella del Palazzo di Citta di Oristano. Smembrato, attualmente se ne conservano due tavole, una (La Madonna in trono) nell’Antiquarium Arborense, l’altra (La Sepoltura di Cristo) nella collezione Piloni, presso l’U` di Cagliari. niversita 8. Retablo dei due San Giovanni. Dipinto con la tecnica dell’olio da un anonimo nel corso del secolo XVI per la chiesa di San Francesco di Stampace. Mancante di una delle sei tavole di cui era composto, attualmente si trova nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari. 9. Retablo di Gergei. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Antioco Mainas (=) nella seconda ` del secolo XVI per la chiesa delmeta l’Assunta di Gergei, attualmente si

` mancante trova nella parrocchiale. E di parte del polvarolo. 10. Retablo del Giudizio Universale. Dipinto con la tecnica della tempera dal Maestro di Olzai (=) ai primi del secolo XVI. Smembrato, se ne conservano due tavole provenienti dalla chiesa di Santa Maria di Sibiola, attualmente nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari. 11. Retablo di Gonnostramatza. Dipinto con la tecnica della tempera da Lorenzo Cavaro (=) nel 1501 per la chiesa di San Paolo di Serzele e poi trasferito in quella di San Michele di Gonnostramatza, dove attualmente si trova. 12. Retablo di Lunamatrona. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Antioco Mainas (=) nella ` del secolo XVI per la seconda meta chiesa parrocchiale di Lunamatrona dove attualmente si trova, ha una su` costituito perficie di 4,50 x 4,0 m ed e da sei tavole e la predella. 13. Retablo della Madonna col Bambino. Dipinto con la tecnica della tempera da Lorenzo Cavaro (=) nel 1507. Smembrato, attualmente se ne conservano due tavole: una con una Crocifissione nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, l’altra con La Madonna col Bambino in una collezione privata. Fu dipinto per la chiesa di Sant’Efisio di Giorgino a Cagliari. 14. Retablo di Milis. Dipinto con la tecnica della tempera da anonimo nel 1503 per la chiesa di San Paolo a Milis. Smembrato, attualmente se ne conservano tre tavole, ancora custodite a Milis. 15. Retablo maggiore di Ardara. Dipinto con la tecnica della tempera per la chiesa di Ardara (ha in una parte la firma di Giovanni Muru =, e la data ` il 1515). Ha una superficie 10 x 6 m, e ` grande dei retabli sardi. Ha forma piu

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Retablo ` riccamente decodi un tempietto ed e rato. 16. Retablo maggiore di Saccargia. Dipinto con la tecnica della tempera da anonimo nel 1504 per la basilica di Saccargia. Smembrato, attualmente se ne conservano una tavola e la predella, in deposito presso la Soprintendenza ai Beni Artistici di Sassari. 17. Retablo di Uta. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Antioco Mainas (=) nella seconda ` del secolo XVI per la chiesa di meta Santa Maria di Uta. Fu smembrato dopo il 1862; attualmente se ne conservano cinque tavole, due (La Madonna col Bambino e San Paolo) nella parrocchiale di Santa Giusta di Uta; una (Arcangelo Michele) in una collezione privata a Milano; una (i Santi Nicola e Antonio) a Torino in una collezione privata; l’ultima (una Crocifissione) in una collezione privata. 18. Retablo Manca di Villahermosa. Dipinto con la tecnica della tempera da anonimo vicino al Maestro di Olzai (=) ` alla fine del secolo XV. Era di proprieta dei marchesi Manca di Villahermosa: fu venduto a una confraternita della penisola dopo il 1960, ma non si sa dove sia attualmente. 19. Retablo minore di Saccargia. Dipinto con la tecnica della tempera dal Maestro di Castelsardo (=) alla fine del secolo XV per la basilica di Saccargia, attualmente si trova in deposito presso la Soprintendenza ai Beni Artistici di Sassari. 20. Retablo di Nostra Signora di Loreto. Dipinto con la tecnica dell’olio su tavola dal Maestro di Ozieri (=) tra il 1591 e il 1593 per la chiesa di Santa Maria di Loreto a Ozieri, ha una superficie di 2,30 x 1,90 m e attualmente si trova nella sacrestia della cattedrale di Ozieri. 21. Retablo di Nostra Signora della

Neve. Dipinto con la tecnica della tempera da Michele Cavaro (=) nel 1568 per la chiesa di San Francesco di Stampace. Era di grandi dimensioni e fu smembrato; attualmente se ne conservano tre tavole tutte nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari. 22. Retablo di Nostra Signora dei Sette Dolori. Dipinto con la tecnica della tempera da Pietro Cavaro (=) agli inizi del secolo XVI per la chiesa di San Francesco di Oristano. Fu smembrato: attualmente se ne conservano due tavole, una (la Deposizione) nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, l’altra (la Madonna Addolorata), che costituiva la parte centrale del dipinto, nella chiesa di Santa Rosalia a Cagliari. 23. Retablo della Peste. Dipinto con la tecnica della tempera dal Maestro di Olzai (=) dopo il 1477 per la chiesa di Santa Barbara di Olzai, dove attualmente ancora si trova. 24. Retablo della Porziuncola. Dipinto dal Maestro di Castelsardo (=) tra la fine del XV e gli inizi del XVI con la ` largamente tecnica della tempera, e carente. Attualmente ne rimangono 14 tavole. 25. Retablo del Presepio. Dipinto alla fine del secolo XV con la tecnica della tempera dal cosiddetto Maestro del Presepe (=) alla fine del secolo XV. Proviene dalla chiesa di San France` consco di Stampace e attualmente e servato nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari. Ha una superficie di 2,75 x ` composto da 13 tavole. 2,61 m ed e 26. Retablo di Sant’Elia. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Antioco Mainas (=) nella se` del secolo XVI per la chieconda meta setta di Sant’Elia di Quartu Sant’Elena. Fu smembrato nel 1874; attualmente se ne conservano nove tavole, sette del polvarolo (con figure di santi) e due (San Pietro e San Paolo) delle

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Retablo porte, nella parrocchia di Sant’Elena a Quartu. 27. Retablo di Sant’Eligio. Dipinto con la tecnica della tempera ai primi del secolo XVI dal Maestro di Sanluri (=), proviene dalla chiesa di San Pietro a ` custodito nella Sanluri. Attualmente e Pinacoteca Nazionale di Cagliari: ha una superficie complessiva di 4,47 x ` composto da 19 tavole, 3,33 m ed e molte delle quali danneggiate. 28. Retablo di San Bernardino. Dipinto con la tecnica della tempera nel 1455 da Juan Figuera (=), proviene dalla chiesa di San Francesco di Stampace. ` custodito nella PinacoAttualmente e teca Nazionale di Cagliari: ha una superficie complessiva di 3,98 x 2,53 m ed ` composto da 25 tavole nelle quali e ` e narrata la vita del santo. 29. Retablo di San Cristoforo. Dipinto con la tecnica della tempera dal Maestro di Oliena (=) nel secondo quarto ` conserdel secolo XVI. Attualmente e vato presso la parrocchiale di Sant’Ignazio. 30. Retablo di San Francesco. Dipinto con la tecnica dell’olio su tavola da Michele Cavaro (=) nel 1549 ca. per la chiesa di San Francesco di Stampace. Fu smembrato nel 1859 e quattro delle tavole di cui era composto entrarono nella collezione di Giovanni Spano (=) ` due alla parrocchia di che ne dono Ploaghe. 31. Retablo di San Francesco di Oristano. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Antioco ` del seMainas (=) nella seconda meta colo XVI per la chiesa di San Francesco di Oristano. Smembrato, attualmente se ne conservano tre tavole (la Crocifissione, l’Annunciazione e la Dormitio Virginis) nel deposito della Pinacoteca Nazionale di Cagliari. 32. Retablo di San Lussorio. Dipinto con la tecnica della tempera nella bottega

di Michele Cavaro (=) per la chiesa di San Lussorio di Selargius, oggi andato perduto. 33. Retablo di San Martino. Dipinto con la tecnica della tempera da un Maestro ` del secolo catalano nella prima meta XV per la chiesa di San Martino di Oristano. Smembrato, attualmente se ne conservano due tavole nell’Antiquarium Arborense di Oristano. 34. Retablo di San Pantaleo. Dipinto con la tecnica della tempera da anonimo prima del 1503 per la chiesa di San Pantaleo. Attualmente privo della predella, si trova nella chiesa. 35. Retablo di SS. Pietro Martire e Marco Evangelista. Dipinto con la tecnica della tempera da Joan Figuera (=) nel 1455 ca. per la chiesa di San Domenico di Cagliari. Fu portato a Venezia alla fine del secolo XIX e successivamente segnalato a New York; attualmente la ` sconosciuta. sua ubicazione e 36. Retablo di Sant’Anna. Dipinto con la tecnica dell’olio su tavola nella bottega di Antioco Mainas (=) tra il 1571 e il 1576 per la chiesa di Sant’Anna di San` manluri, dove attualmente si trova; e cante dell’elemento centrale. 37. Retablo di Sant’Antonio Abate. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Michele Cavaro (=) nel 1567 per la chiesa di Maracalagonis, dove attualmente si trova; ha ` comuna superficie di 4,40 x 3,50 m ed e posto da cinque tavole riccamente incorniciate con figure di santi, dal tabernacolo e da una predella. 38. Retablo di Sant’Elena. Dipinto con la tecnica dell’olio trasportato su tela dal Maestro di Ozieri (=) nel 1596 per la parrocchiale di Benetutti. Fu smem` dell’Ottobrato entro la prima meta cento: ne rimangono quattro scomparti che, restaurati a cura della Soprintendenza dei Beni Artistici di Sassari,

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Reyna sono stati riportati nella sacrestia della chiesa di Sant’Elena. 39. Retablo di Santa Croce. Dipinto con la tecnica dell’olio su tavola dal Maestro di Ozieri (=) nel 1596 ca. per la chiesa di Santa Croce di Sassari. Smembrato, attualmente se ne conservano due tavole, una (la Crocifissione) si trova a Cannero in provincia di Novara, l’altra (San Sebastiano) nel Museo nazionale ‘‘G.A. Sanna’’ di Sassari. 40. Retablo di Santa Maria di Monserrat. Dipinto con la tecnica della tempera da Antioco Mainas (=) nel corso del secolo XVI per la chiesa di San Francesco di Stampace. Smembrato, attualmente se ne conservano due tavole nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari. 41. Retablo del Santo Cristo. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Pietro Cavaro (=) nel 1533 per la chiesa di San Francesco di Oristano. Smembrato, attualmente se ne conservano quattro scomparti laterali (raffiguranti Santi) nella sacrestia della chiesa, e i cinque riparti della predella (momenti della Vita di San Francesco) presso l’Antiquarium Arborense. 42. Retablo di Sinnai. Dipinto con la tecnica della tempera da Lorenzo Cavaro (=) nel 1508 ca. per la chiesa di Santa Vittoria di Sinnai. Privato della predella e degli elementi laterali del polvarolo, attualmente le sei tavole superstiti sono nella stessa chiesa. 43. Retablo di Suelli. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Pietro e Michele Cavaro (=) tra il 1533 e il 1537 per la chiesa cattedrale di San Pietro di Suelli, dove attualmente si trova. Ha una superficie di ` costituito da sei ta4,45 x 3,25 m ed e vole, il tabernacolo e una predella incorniciati. 44. Retablo di Tuili. Dipinto con la tec-

nica della tempera e dell’olio su tavola dal Maestro di Castelsardo (=) tra il 1498 e il 1500 per la parrocchiale di Tuili, dove attualmente si trova. Ha ` comuna superficie di 5,50 x 3,50 m ed e posto da sei tavole, la predella e la cornice, dipinta con figure di santi. 45. Retablo della Vergine. Dipinto con la tecnica della tempera da Antioco Mainas (=) nel corso del secolo XVI per i Francescani di Iglesias. Ha una superficie di 3,35 x 2,42 m e attualmente si trova nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, anche se di tempo in tempo viene rivendicato con forza da Iglesias. 46. Retablo di Villamar. Dipinto con la tecnica della tempera e dell’olio su tavola da Pietro Cavaro (=) nel 1518 per gli Aymerich, che lo posero nella chiesa parrocchiale del villaggio di Mara di cui erano signori feudali. Ha una superficie di 7,57 x 3,79 m: ricca` costituito da cinque mente decorato, e tavole, cornice con figure, tabernacolo, predella e scomparti laterali con raffigurazioni di santi. 47. Retablo della Visitazione. Dipinto con la tecnica della tempera alla fine del secolo XV da Joan Barcelo (=), proviene dalla chiesa di San Francesco di Stampace e attualmente si trova nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari. Ha ` comuna superficie di 2,89 x 1,88 m ed e posto da 6 tavole.

Rettili = Zoologia della Sardegna Reyna, Giovanni Battista Visitatore generale (sec. XVI). Dotto funzionario dell’amministrazione reale, particolarmente legato a Filippo II, fu inviato in Sardegna nel 1575 come visitatore generale. Durante il suo soggiorno nell’isola ebbe modo di conoscere tutti i principali problemi sardi che con` in una importante relazione che denso ` al re. al suo ritorno in Spagna consegno ` sulle diffiIn particolare si soffermo ` che il grande sviluppo delle coste colta

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Rezoli rappresentava per la difesa dell’isola; ` tra i primi a sostenere la nefu percio ` della costituzione di una squacessita dra di galere per difendere le coste. Le sue idee furono ancora sostenute durante il parlamento Vivas.

Rezoli Antico villaggio del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di Siurgus. Caduto il giudicato, nel 1258 fece parte dei territori assegnati ai Capraia; alla loro estinzione venne in possesso del Comune di Pisa. Scoppiata la guerra per la conquista della Sardegna, il villaggio cadde in mano aragonese e nel 1326 fu concesso in feudo a `, nel 1330, Guglielmo Serrani, che pero ´ n Pe ´rez de Cornel. lo rivendette a Xime Il villaggio rimase in suo possesso fino al 1337, quando fu ancora venduto a Goffredo Gilaberto Cruilles, il quale morı` senza figli nel 1340. Negli anni ` a causa della pesuccessivi si spopolo ste del 1348 e fu nuovamente concesso in feudo a Guglielmo de Torres. Questi, `, non riuscı` a entrarne in possesso pero a causa di una lite con Francesco Resta, al quale le rendite feudali erano state appaltate precedentemente. Frattanto, scoppiate le guerre tra Arborea e Aragona, il villaggio subı` gravi danni. Dopo il 1365, scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, fu occupato dalle truppe arborensi ` rapidamente. e si spopolo

Ribadaneyra Famiglia sassarese di origine spagnola (secc. XVI-XVIII). Se ne hanno notizie a partire dalla se` del secolo XVI. I R. furono conda meta ammessi allo Stamento militare nel 1613 durante il parlamento del duca di Gandı´a. Successivamente presero parte a tutti gli altri parlamenti e nel 1649 ottennero l’appalto per le forniture militari per il Capo di Sassari e del Logudoro. La famiglia si estinse agli inizi del secolo XVIII.

Ribelles Famiglia cagliaritana (sec.

XV). Di probabile origine catalana, le sue notizie risalgono al secolo XV. I R. erano mercanti molto facoltosi; nel 1460 uno di essi, un Emanuele, unita` da Almente a sua moglie acquisto donsa Civiller, vedova di Giacomo de Besora, il grande feudo del Parte Ippis, ` rivendette nel 1461 ai Boter. che pero La famiglia si estinse entro la fine del secolo XV.

Ribelles, Emanuele Cittadino di Cagliari (sec. XV). Nobile, nel 1460, unita` da Almente a sua moglie, acquisto donsa Civiller il feudo di Parte Ippis, ma nel 1461 lo rivendette vantaggiosamente a Raimondo Boter.

Ribelles, Gombaldo Feudatario di Bionis (sec. XIV). Appartenente a famiglia catalana, si trasferı` in Sardegna negli anni Venti del secolo XIV al seguito dell’infante Alfonso. Era cognato ` della di Berengario Carroz e approfitto situazione per sposare la vedova di Giacomo Carroz, quando quest’ultimo morı` nel 1337. Dopo le nozze Gombaldo si impadronı` del feudo di Bionis nella Nurra, sottraendolo al piccolo Giovanni, figlio del defunto. In seguito, ` la seconda ribellione quando scoppio dei Doria, fu tra i principali sostenitori della guerra contro di loro e difese Sassari durante l’assedio del 1347. Morı` poco dopo e i suoi eredi tornarono in Spagna.

Ribes Pianta della famiglia delle Grossulariacee (R. multiflorum ssp. sanda` lioticum Arrigoni); arbusto che puo raggiungere i 2 m di altezza, ha i rami giovani ricoperti di peluria, quelli adulti di placche scure; le foglie sono piccole, arrotondate e divise in 3 lobi ` o meno marcati, con picciolo pepiu loso come la pagina inferiore; i fiori ` sono verde bruno, piccoli, riuniti pero in un fitto grappolo pendente; i frutti, piccole bacche rosse, sono anch’esse raccolte in grappoli pendenti, con sa-

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Riccio pore acidulo, meno gradevole delle specie. Vegeta oltre i 1000 m sul Gennargentu, sul Limbara, e sul monte Novo San Giovanni, in siti riparati, freschi e umidi, dove fiorisce da aprile a ` una specie endemica della maggio. E ` inserita nell’elenco Sardegna ed e delle piante da sottoporre a protezione in base alla proposta di L.R. n. 184/ 2001. Un altro endemismo sardo, raris` il R. sardoum Martelli, con un simo, e ` areale ridotto soltanto a una localita alle pendici del monte Corrasi di Oliena; si differenzia dalla specie precedente per il numero ridotto di fiori e frutti nei grappoli. Per la sua notevole ` stato dichiarato importanza botanica e specie di importanza comunitaria. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

logia. Ha nella sua vasta bibliografia l’articolo Note sardo-meridionali, ‘‘Archivio storico sardo’’, VII, 1911.

Riccaboni, Angelo Economista (n. La Spezia 1959). Dopo la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Nel ` diventato professore associato 1992 e di Economia aziendale; attualmente ` di Economia insegna presso la Facolta ` di Siena. Ha al suo atdell’Universita ` sabauda a tivo il saggio La dominacio l’Alguer a trave`s dels documents comptables de la bisenda del moll 1829-1846 (con A. Barretta), ‘‘L’Alguer’’, 41, 1996.

Riccardi, E. Archeologo (n. Genova, sec. XX). Studioso del Neolitico antico, nel 1979 ha partecipato allo scavo nel laghetto interno della Grotta Verde di Alghero e ne ha scritto in Lo scavo del laghetto interno della Grotta Verde di Alghero. Campagna 1979, ‘‘Rivista di Studi liguri’’, LI, 4, 1986.

Ricci, Carlo Storico della letteratura

Ribes – I tipici grappoli di bacche rosse.

Ribezzo, Francesco Glottologo (Francavilla Fontana 1875-Lecce 1952). ` alla ricerca e Dopo la laurea si dedico all’insegnamento universitario. Nel ` la ‘‘Rivista-indo-greco-ita1917 fondo lica’’, che uscı` fino al 1938; nel 1920 fu nominato professore di Storia comparata delle lingue classiche presso l’U` di Messina. Nel 1925 passo ` da niversita Messina a Palermo a insegnare glotto-

` laureato in Let(n. Cagliari 1937). Si e tere e ha intrapreso la carriera di insegnante di italiano negli istituti superiori. Negli stessi anni ha continuato ad approfondire i suoi studi di letteratura; diventato allievo e collaboratore di Carlo Salinari, quando questi fu do` di Lettere cagliaricente nella Facolta tana, ha scritto con lui una conosciutissima Storia della Letteratura italiana con Antologia degli scrittori e dei critici, di grande efficacia didattica, destinata agli studenti delle scuole medie superiori, che ha avuto fortuna a livello nazionale. Lasciati gli istituti superiori, ha intrapreso la carriera universitaria, insegnando per anni presso l’Univer` di Cagliari; e ` autore di numerosi sita interessanti saggi.

Riccio1 = Zoologia della Sardegna Riccio2 Famiglia di Tempio Pausania (sec. XVII-esistente). Le sue notizie risalgono al secolo XVII. Nel 1633 ot-

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Riccio tenne il cavalierato ereditario con un Gavino, che nel 1643 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Avellano. I suoi discendenti presero parte a tutti gli altri parlamenti, e nel 1679 ottennero il riconosci` . Alla fine del semento della nobilta colo formarono due rami che espres` . Nel sero alcune distinte personalita 1940 ottennero il titolo comitale.

Riccio, Loris Pittore (Palermo 1896USA 1988). Figlio del giornalista Me` giovanissimo per i dardo, si segnalo suoi disegni, all’inizio sulla scia di Giu´ nella prima seppe Biasi. Combatte guerra mondiale, fu a Fiume con D’Annunzio. Nei brevi periodi in cui tornava in Sardegna non disdegnava di prestare la sua penna ai giornaletti goliardici: i critici ricordano le sue caricature in ‘‘La Coda di Paglia’’, 19221923. Subito dopo si stabilı` a Milano, dove divenne un cartellonista di successo (il suo manifesto per la Cipria Gi.` in tutte le storie della graVi.Emme e fica italiana) e collaboratore fisso di riviste e periodici illustrati. Amico dell’allora principe ereditario Umberto di ` a Milano alla decoraSavoia, partecipo zione di diverse case aristocratiche: lui stesso era un frequentatore abituale di quegli ambienti mondani, dove teorizzava un ideale di vita decadente ancora largamente dannunziano. Dopo il 1927, quando vinse un concorso nazionale per un figurino di moda (un altro degli ambiti che fre` con successo), si trasferı` a Paquento rigi, dove divenne collaboratore fisso di ‘‘Vogue’’. Nel 1932 sposa una ricca americana e – come hanno scritto Giuliana Altea e Marco Magnani – «abban` grafica: il suo nome dona l’attivita passa cosı` definitivamente, nelle riviste, dalle pagine dei figurini di moda a ` quelle delle cronache mondane». E morto negli USA nel 1988.

Riccio, Medardo Giornalista (Tempio 1859-Sassari 1923). Alcuni testi lo dicono nato a Cagliari. In effetti fece le sue prime prove a Cagliari, ne ‘‘L’avvenire di Sardegna’’. Dopo un periodo professionale passato tra Palermo e ` a Sassari, dove Como nel 1882 torno dal 1882 al 1893 diresse il quotidiano ‘‘La Sardegna’’ fondato dal Giordano Apostoli. Nel 1892 fu chiamato a succedere a Genserico Granata, il primo direttore de ‘‘La Nuova Sardegna’’, del cui successo editoriale fu costantemente il promotore instancabile. Protagonista del dibattito politico della ` direttaSassari giolittiana, partecipo mente agli eventi politici cittadini, entrando nel 1915 nel comitato ‘‘Pro Dalmazia’’ e prendendo la parola nelle manifestazioni interventiste. Arroccato su posizioni moderate (dunque in contrasto con quella che era stata la linea del quotidiano nei primi 13-14 anni della sua direzione – l’avvenimento determinante fu sicuramente la prima guerra mondiale), non nascose – insieme con l’avversione al socialismo, al sardismo e nel dopoguerra perfino al PPI – le sue simpatie per il fascismo, ` sposare apertamente la di cui sembro ` all’indomani della ‘‘marcia causa gia su Roma’’. La sua morte improvvisa, nel gennaio 1923, insieme con quella (a luglio) di Pietro Satta Branca, permise al gruppo proprietario di spostare il giornale su posizioni liberaldemocratiche solidamente antifasciste. «Sassari – ha scritto Pasquale Marica ricordandone la carriera – signi` per lui soprattutto spirito di indifico ` , intranpendenza, amore per la liberta sigente affetto per l’isola tutta. Fu il giornalista sardo per antonomasia». ` durante la guerra aveva cominGia ciato a pubblicare presso le Edizioni del Risorgimento di Milano i due volumi di Valore dei sardi in guerra, usciti

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Ricino fra il 1917 e il 1920, ricchi di documenti e di dati. Tra i suoi scritti: La Maddalena. A proposito degli armamenti. Note, 1883; Colonizzazione, 1890; Il Congresso radicale, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1905; Francesco Crispi, la Sardegna e la Sicilia, ‘‘Nuova Antologia’’, XLIX, 1914; suoi inediti furono pubblicati dopo la morte, La vittoria dei sardi su Napoleone, ‘‘Mediterranea’’, VII, 4, 1933; La vittoria della Maddalena nel 1793, ‘‘Rassegna storica del Risorgimento’’, 22, 1935; A proposito della difesa della Maddalena, ‘‘Rassegna storica del Risorgimento’’, 7, 1936.

Riccio, Myriam Giornalista e scrittrice ` essere con(Sassari 1895-ivi 1965). Puo siderata la prima donna giornalista professionista in Sardegna; figlia di Medardo, fece le sue prime esperienze a ‘‘La Nuova Sardegna’’ e in seguito divenne corrispondente de ‘‘La Tribuna’’, di numerosi quotidiani e collaboratrice di ‘‘Mediterranea’’. Tra i suoi articoli: Figure di banditi sardi. La tragedia di Orgosolo, ‘‘L’Unione sarda’’, 1923; Antioco Casula: il poeta della montagna, ‘‘La Tribuna’’, 1925; Lavori d’arte sarda, ‘‘Mediterranea’’, III, 1929.

Riccio, Pietro Avvocato, deputato al Parlamento (Sedilo 1921-?, 1975). Conseguita la laurea in Giurisprudenza si ` alla professione di avvocato, afdedico fermandosi come penalista di chiara fama. Cattolico impegnato, fu per alcuni anni sindaco di Oristano e nel 1972 fu eletto deputato per la VI legislatura repubblicana. Parlamentare ` a far parte attivo e preparato, entro della commissione consultiva per il nuovo Codice di procedura penale, ma nel novembre del 1975 fu sequestrato mentre faceva ritorno a casa e barbaramente assassinato. I suoi resti sono stati ritrovati e riconosciuti soltanto alcuni anni fa.

Ricciola = Zoologia della Sardegna

` sec. XIIRicco Religioso (?, prima meta Cagliari 1217). Arcivescovo di Cagliari dal 1183 al 1217. Personaggio di grande prestigio politico, fu nominato arcivescovo di Cagliari nel 1183. Resse la diocesi fino al 1217; particolarmente legato a Innocenzo III, ne condivise le ` di idee e il programma politico. In piu `a un’occasione il pontefice si appoggio lui per tentare di condizionare l’azione dei giudici sardi e di piegarli alla sua strategia politica.

Ricevitore del Marchesato di Oristano Funzionario istituito da Ferdinando il Cattolico nel 1481 per amministrare i feudi tolti a Leonardo Alagon nel 1478 e acquisiti direttamente dal re che li gestiva come signore feudale. L’ufficio fu abolito nel 1560 da Filippo II e le sue funzioni furono assorbite dal reggente la Tesoreria generale del Regno.

Ricevitore del Riservato Funzionario istituito da Ferdinando il Cattolico nel 1497. Aveva il compito di raccogliere e custodire in una cassa speciale i proventi e i tributi feudali che il re raccoglieva in Sardegna sui feudi della Barbagia di Belvı`, del Campidano Maggiore, del Campidano di Milis, del Campidano di Simaxis, del Goceano, del Mandrolisai, del Parte Ocier Real, di Quartu Sant’Elena, che costituivano il ` del re, il territorio di diretta proprieta cosiddetto realenco. I fondi cosı` raccolti non potevano essere impegnati senza un preventivo espresso ordine del re. Assieme al maestro razionale e al procuratore reale faceva parte del Consiglio patrimoniale del Regno. L’ufficio fu abolito nel 1560 da Filippo II e le sue funzioni furono assorbite dal reggente la Tesoreria generale del Regno.

Ricino Pianta della famiglia delle Euforbiacee (Ricinus communis L.); arbusto che raggiunge anche i 3 m, ha foglie

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Ricon de Ribadaneyra di notevoli dimensioni, palmate e divise in lunghi segmenti con margine seghettato, prima verdi, poi rosso cupo tendente al bruno, come i fusti; i fiori, a sessi separati, sono riuniti in pannocchie, rossicce quelle femminili, gialle ` rotondo, con quelle maschili; il frutto e lunghi aculei, e persiste sulla pianta anche dopo la caduta delle foglie. Originario dell’Asia centrale, dopo l’introduzione come pianta ornamentale il r. ` inselvatichito e cresce ormai sponsi e taneo nei bordi dei campi e delle strade, in luoghi in genere degradati. Fiorisce in luglio. In fitoterapia vengono usati i semi da cui si ricava un principio con forti effetti lassativi. Nomi sardi: cagamengia, ricinu (campidanese); ociu ricinu (gallurese); ozzu de ricci (sassarese). [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Ricino – Particolare durante la fioritura.

Ricon de Ribadaneyra, Giovanni Battista Magistrato del Santo Uffizio ` sec. XVI-Sas(Spagna, seconda meta sari?, dopo 1620). Nel 1613 fu nominato visitatore dell’Inquisizione sarda, allora impegnata in gravi conflitti di competenza giurisdizionale con l’amministrazione reale. Giunto in Sardegna, entro il 1614 concluse l’inchiesta che gli era stata affidata e ripartı`. Tor-

nato nell’isola nel 1620, vi morı` poco dopo.

Ricotta – Ricotta salata.

Ricotta Latticino che si riallaccia alla ` antica tradizione dei pastori sardi, piu ben conosciuta fin dal periodo nura` prodotta stagionalmente dal gico. E siero proveniente dalla lavorazione del pecorino sardo in due tipi: la ricotta gentile, dal gusto dolce e raffinato, utilizzabile a ogni ora della giornata come alimento completo, e la ricotta salata (o ` ottenuta dalla stagionamustia), che e tura sotto sale delle ricotte in ambiente ` freddo e ben arieggiato con umidita bassa, a volte anche leggermente affu` ottenuta famicata. La ricotta gentile e cendo coagulare il siero residuo della lavorazione del formaggio; ottenuto il coagulo la ricotta viene estratta con mestoli forati, versata nei caratteristici stampi troncoconici (un tempo erano di sughero), e quindi lasciata spurgare per alcune ore. Si ottengono cosı` formelle di differenti pezzature da 1 kg a 3,5 kg di colore bianco e di consistenza morbida e cremosa. Un tempo rappresentava l’alimento tipico dei pastori, che spesso vi aggiungevano miele, ottenendo cosı` un cibo decisamente sontuoso. Per la ricotta salata la ` identica preparazione delle formelle e a quella dell’altro tipo; una volta ottenute, vengono lasciate spurgare per un giorno e pressate per ridurne l’umi-

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Ridgeway ` . Subito dopo le forme cosı` ottenute dita vengono salate a secco e ulteriormente disidratate. La stagionatura va dai 12 e 15 giorni a qualche mese. La ricotta cosı` ottenuta conserva le caratteristi` utilizche della ricotta normale ed e zata generalmente per insaporire le minestre.

Ricotti, Ercole Storico, uomo politico (Voghera 1816-Torino 1883). Deputato al Parlamento subalpino, senatore del Regno. Dopo la laurea in Ingegneria divenne ufficiale del Genio. Nel 1846 fu nominato insegnante di Storia militare dell’Italia all’Accademia militare di Torino. Nel 1848 prese parte alla prima guerra d’indipendenza e fu fatto prigioniero. Finito il breve conflitto, ` l’esercito e si dedico ` completalascio mente ai suoi studi di storia. Ebbe l’incarico di Storia moderna all’Univer` di Torino; impegnato in politica, sita fu eletto deputato ininterrottamente dalla I alla IV legislatura del Parlamento subalpino. Nel 1862 venne nominato senatore del Regno. La Sarde` intensamente presente nella sua gna e opera maggiore, Storia della monarchia piemontese, in 6 volumi, pubblicata a Firenze negli anni 1861-66.

Ricuperati, Giuseppe Storico (n. Isernia 1936). Dopo la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Attualmente ` professore di Storia moderna presso e ` di Lettere dell’Universita ` di la Facolta Torino. Molto interessato ai rapporti fra Sardegna e Piemonte negli anni del riformismo boginiano e ai legami fra intellettuali sardi e cultura piemontese, ha scritto tra l’altro Il riformismo sabaudo settecentesco e la Sardegna. Appunti per una discussione, ‘‘Studi storici’’, XXVII, 1986 (lo stesso ` ripreso nel III capitolo de I saggio e ` , 1989); volti della pubblica felicita L’esperienza intellettuale e storiografica di Giuseppe Manno fra le istituzioni cul-

turali piemontesi e la Sardegna, in Intel` in Sardegna tra restaulettuali e societa ` d’Italia (a cura di Girorazione e l’unita lamo Sotgiu, Aldo Accardo e Luciano Carta); Gli strumenti dell’assolutismo sabaudo: Segreterie di Stato e Consiglio delle finanze nel XVIII secolo, in Dal ` . Trasformatrono all’albero della liberta ` istituzionali nei terrizioni e continuita tori del Regno di Sardegna dall’antico ` rivoluzionaria, Atti del regime all’eta Convegno di Torino 1989, I, 1991.

Ridgeway, David Archeologo (n. USA, ` interessato ripetutasec. XX). Si e mente alla Sardegna; nel 1984 ha sostenuto, in polemica con F. Bondı`, la presenza di bronzi ciprioti originali a Su Benatzu (tripode dei secoli XII-XI). Tra i suoi scritti: Bronze Hoard from Santa Maria in Paulis Sardinia (con F. Serra Ridgeway ed E. MacNamara), ‘‘British Museum Occasional Papers’’, 45, 1984; Mediterranean comparanda for the Statues from Prama, in Studies in Sardinian Archaeology: Sardinia in the Mediterranean, 1986; Sardinia and the first Western Greeks, in Studies in Sardinian Archaeology II: Sardinia in the Mediterranean, 1986; La Sardegna e il Mediterraneo occidentale allo scorcio del II millennio (con Fulvia Lo Schiavo), in Un millennio di relazioni tra la Sardegna e i paesi del Mediterraneo. Atti del II Convegno di studi di Selargius 1986: la Sardegna nel Mediterraneo tra il II e il I millennio a.C., 1987; Nota di rettifica sul frammento ceramico Tht da Tharros, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, XVII, 1, 1989; Sardinia and History, in Sardinia in the Mediterranean: a Footprint in the sea, 1992; Archaeology in Sardinia and South Italy, ‘‘Archaeological reports for 1989-1994’’, 1995; Forum. Su Tempiesu and the Ceri effect: two Nuragic Notes (con F. Serra Ridgeway), ‘‘Acta Hyperborea’’, 6, 1995; Fenici e indigeni a Sant’Imbenia (con S. Bafico, G. Gar-

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Rifa` i Llimona bini e I. Oggiano), in I Fenici in Sardegna, 1997.

` i Llimona, Merce ` Studiosa di stoRifa ria (n. Spagna, sec. XX). Nel 1990 ha preso parte al XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona svoltosi ad Alghero, presentando una comunicazione sulle Repercussiones de la campa` a Sarnya dels reis de la Corona d’Arago denya en la historia de la vila de Cambrils, ora in Atti del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona, II, 1995.

Righini Cantelli, Valeria Archeologa (n. Faenza 1942). Dopo la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Nel ` diventata professore associato 1980 e di Archeologia classica e attualmente ` di Bologna. insegna presso l’Universita Ha dedicato alla Sardegna una serie di saggi su Tharros, alle cui campagne di scavo ha partecipato: La ceramica ellenistica e romana, in Tharros V, VII, 1, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, 1979; Tharros VI, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, VIII, 1, 1980; Tharros VII, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, IX, 1, 1981; Tharros VIII, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, X, 2, 1982; Una marca anforaria di Malies da Tharros, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, X, 2, 1982; Tharros IX, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, XI, 1, 1983.

Rigoldi, Maddalena Studiosa di storia dell’architettura (n. Cagliari 1939). ` Dopo essersi laureata in Lettere si e dedicata all’insegnamento nella scuola media. Ha al suo attivo gli articoli Lo sviluppo urbanistico di Cagliari: ` moderna, ‘‘Studi da piazzaforte a citta sardi’’, XVII, 1963, e Trasformazione urbanistica di Cagliari nell’Ottocento, in Atti del XIII Congresso di storia dell’Architettura, 1966.

Rinaldi, R. Geologo (n. 1944). Dopo aver conseguito la laurea, ha intrapreso la ` carriera universitaria. Attualmente e professore di Mineralogia, e ha dedicato ai musei cagliaritani l’articolo I musei sardi di Geologia e Paletnologia e

` di Cadi Mineralogia dell’Universita gliari: stato e prospettive, ‘‘Museologia scientifica’’, 8, 1972.

‘‘Rinascita sarda’’ Periodico del PCI, uscito tra gli anni 1957 e 1990, sia pure con interruzioni e alterno rispetto delle cadenze. Fu fondato nel 1957 su indicazione dello stesso Palmiro Togliatti in sostituzione del settimanale ‘‘Il Lavoratore’’, che appariva troppo interno al partito e in qualche misura eccessivamente operaista. ‘‘R.s.’’ voleva invece stabilire un colloquio soprattutto con gli intellettuali democratici sardi: ne fu nominato direttore Velio Spano e vicedirettore responsabile fu Umberto Cardia, che proprio in quell’anno abbandonava il lavoro giornalistico per la carriera politica. Sino al 1961 la rivista uscı` a Sassari, con pochi numeri (ricchi peraltro di contributi interessanti). Dopo una breve interruzione riprese, stampata a Cagliari con un diverso formato, diretta da Renzo Laconi ed Enrico Berlinguer vicedirettore responsabile (nel frattempo venne pubblicata anche ‘‘Rivista sarda’’, redatta da comunisti e psiuppini, condiretta da Girolamo Sot` solo 2 nugiu e Carlo Sanna: ma duro meri). Nel 1963 ne diventava direttore Umberto Cardia; Giuseppe Podda, vicedirettore responsabile, sarebbe diventato direttore negli anni Settanta (con una breve parentesi, alla direzione, di Gavino Angius). Interrotte le pubblicazioni agli inizi degli anni Ottanta, riapparve nel 1987 come ‘‘Nuova Rinascita sarda’’, diretta da Gianni Derosas: ancora interrotta dopo 10 numeri, riapparve sotto la direzione di G. Podda per cessare definitivamente nel 1990 con quattro numeri speciali (dedicati, tra gli altri, a Gramsci, Lussu, Michelangelo Pira).

‘‘Rinnovamento, Il’’ Rivista quadrime-

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Riola Sardo strale di lettere e arti, Cagliari 18981901.

Rio Altana Sito archeologico sul basso corso del rio Altana e del rio Anzos tra Perfugas e Laerru in Anglona dove sono stati ritrovati manufatti ascrivibili al Paleolitico Inferiore. Vi sono stati raccolti in superficie – come scrive Giovanni Lilliu – «un migliaio di manufatti silicei», circa 600 dei quali sono stati classificati: «367 (il 61,1%) litotipi primari (bulini, grattatoi, troncature, becchi, punte, raschia` lunga, corta, erta diffetoi della varieta renziata e denticolata, scagliati). Tra gli strumenti prevalgono i raschiatoi `, corti, e quelli denticolati, per lo piu come gli altri tipi primari, a ritocchi profondi. Per le caratteristiche tipologiche, tipometriche e tecnologiche le industrie di Perfugas-Laerru sembrano rientrare nell’ambito dei complessi litici del clactoniano (da Clacton-on-Sea, nella contea dell’Essex-Inghilterra dove si rinvenne simile industria su scheggia)». Il Paleolitico Inferiore si colloca a 200 000-150 000 anni ` a.C. Partendo da questi ritrovamenti e stato creato a Perfugas l’interessante Museo archeologico e paleobotanico dell’Anglona.

Riola Sardo Comune della provincia di Oristano, incluso nel Comprensorio n. 16, con 2129 abitanti (al 2004), posto a 9 m sul livello del mare una decina di chilometri a nord-ovest di Oristano. Regione storica: Campidano Maggiore. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma allungata da oriente a occidente, si estende per 48,23 km2 e confina a nord con un’isola amministrativa di San Vero Milis e con Narbolia, a est con San Vero e Baratili San Pietro, a sud con Cabras e a ovest per un breve tratto col mare Mediterraneo. Si tratta di una porzione della piana campida-

nese, fertile e ricca di acque: alla periferia settentrionale dell’abitato scorre il Rio di Mare Foghe, che poco dopo confluisce nello stagno di Cabras; mentre a occidente si stendono gli stagni di ` atMurtas e di Sal’e Porcus. Il paese e traversato dalla statale 292 che si dirige da Oristano lungo la costa nord-occidentale; nei pressi di R.S. se ne distaccano una traversa a occidente, ` del litorale, e una a verso le localita oriente, verso San Vero e Narbolia.

Riola Sardo – Coltivazioni. & STORIA Il territorio e ` ricco di testimonianze archeologiche, a partire dal` nuragica. Il villaggio attuale ha l’eta origini medioevali, faceva parte del giudicato d’Arborea ed era compreso nella curatoria del Campidano Maggiore. Caduto il giudicato d’Arborea, nel 1410 fu incluso del marchesato di Oristano e dopo che, nel 1477, il grande feudo fu sequestrato a Leonardo Alagon, prese a essere amministrato da funzionari reali. Nei secoli successivi i suoi abitanti conservarono gelosamente questo privilegio fino al 1767 quando il villaggio fu incluso nel feudo di Arcais concesso a Damiano Nurra (= Nurra3 ). I suoi abitanti tentarono inutilmente di liberarsi dal vincolo ed ebbero cattivi rapporti col feudatario. A partire dal 1780 si rifiutarono di pagare i tributi e Damiano Nurra fu costretto a chiedere l’intervento di una

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Riola Sardo forza armata per riscuoterli. In seguito ` difficili; i rapporti si fecero ancora piu ` ai Flores d’Arcais ai nel 1706 passo quali fu riscattato nel 1838. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Oristano e quando, nel 1848, furono abolite le pro` a far parte della divisione vince entro amministrativa di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una preziosa testimonianza: «Popolazione. Si numerano in R. anime 1040, distinte in maggiori d’anni 20 maschi 317, femmine 326, e in minori maschi 197, femmine 200, e distribuite in famiglie 265. Nel 1826 si numeravano anime 868. Il movimento della medesima si rappresenta ne’ numeri seguenti, che sono le medie del decennio; nescite 35, morti 20, matrimoni 6. I longevi non sono rari. La ` maggiore e ` nella prima eta `e mortalita dopo i sessanta anni. Agricoltura. R. ha ottimi territori pe’ cereali, non infe` produttiva a’ piu ` vantati riori per virtu della regione arborese. La seminagione ordinaria rappresentasi da’ seguenti numeri, starelli di grano 1700, d’orzo 500, di fave 300, di legumi 25, di ` ordilino 50. Il prodotto, nella fertilita ` del 10 pel grano, del 14 per naria e l’orzo, dell’8 per le fave, del 6 pe’ legumi. Il lino poco prospera. Le condizioni sono qui comodissime per la cultura della meliga, e tuttavolta non si fa alcun lavoro per tale specie. Si fanno ` si semina a zappa in de’ narboni, cioe terre novelle, e se ne ha gran frutto. Ma questo frutto non compensa il danno della mancanza delle legne cedue, per´ i narbonatori svelgono le radici deche ` gli alberi e degli arbusti. Il vigneto e assai vasto, e forse occupa uno spazio di circa 700 starelli; la vendemmia co` piosa e il mosto buono. La vernaccia e il vino che bevesi comunemente e in ` un supplemento delabbondanza. E l’acqua. I fruttiferi sono di molte spe` ; ma il numero complescie e varieta

sivo forse non sorpassa le quattro mi` comuni sono figliaja. Le specie piu caje, susini, peschi, albicocchi, meligranati, melicotogni, peri. Il numero ` circa 3500. Potrebbero complessivo da in questo territorio prosperare gli aranci e i limoni; ma nessuno li coltiva; potrebbero prosperare i gelsi, e appena se ne trovano due piante in tutto il territorio. Sono coltivati con qualche diligenza gli olivi, e saranno non meno di 2200. L’orticoltura si pratica sopra un’area notevole e produce molto. Pastorizia. Essendo ampie le regioni del territorio di Riola, che restano incolte, molti educano del bestiame, e si possono numerare vacche 400, cavalle 100, pecore 4700, porci 800. Nel bestiame manso sono buoi per l’agricoltura 280, cavalli e cavalle 150, majali ` quasi 127, giumenti 60. L’apicultura e generalmente negletta». Dal 1859 R. ` a fare parte della ricostituita entro omonima provincia; nel 1927 estese il suo territorio con quelli di Baratili San Pietro e di Nurachi che persero la loro autonomia divenendo sue frazioni fino al 1945, quando riacquistarono l’autonomia. Nel 1933 assunse l’attuale denominazione di R.S. e nel 1974, quando fu definitivamente ricostituita la pro` a farne parte. vincia di Oristano, entro & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono quelle legate alla pesca e alla piscicoltura, ma anche all’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la viticoltura e la frutticoltura; e all’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini, in misura minore di ovini e caprini. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche l’atti` industriale nel settore alimentare vita e in quelli dell’edilizia e della metal` sufficientemente organizzata lurgia. E la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche 5 aziende agrituristiche con 52 posti letto e un ristorante a

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Riola Sardo sostegno del nascente turismo. Servizi. ` collegato da autolinee agli altri R.S. e centri della provincia. Dispone di stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 2169 unita di cui stranieri 5; maschi 1097; femmine 1072; famiglie 762. La tendenza complessiva rivelava un aumento della popolazione, con morti per anno 18 e nati 22; cancellati dall’anagrafe 32 e nuovi iscritti 38. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 12 677 in migliaia di lire; versamenti ICI 861; aziende agricole 193; imprese commerciali 116; esercizi pubblici 8; esercizi all’ingrosso 6; esercizi al dettaglio 41; ambulanti 1. Tra gli indicatori sociali: occupati 532; disoccupati 87; inoccupati 198; laureati 15; diplomati 201; con licenza media 665; con licenza elementare 762; analfabeti 73; automezzi circolanti 757; abbonamenti TV 635. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio conserva testimonianze nuragiche, tra cui i nuraghi Arcibisqua, Biancu, Civas, Francisca Perra, Oru Simbula, Piudu, Porcu Silva, Priogu, S’Imbuccada, Ziricottu, Zuaddias. Il territorio conserva anche resti romani a Conca de s’Omini e a Villa Maiore. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` possibile anRALE Nel centro storico e cora individuare alcune antiche case `costruite in mattoni di terra cruda (la ` interessante e ` la diri). L’edificio piu chiesa di Sant’Anna, parrocchiale costruita nel secolo XVII e successivamente rimaneggiata. Ha un impianto a tre navate e la copertura a volta a botte, al proprio interno conserva un coro ligneo del 1884 e un crocifisso del secolo ` completato dal camXVII. L’edificio e panile costruito nel 1796. Altra chiesa

` quella di San Martino interessante e che sorge nei pressi del cimitero alla estrema periferia del villaggio; fu costruita nel 1580 in forme tardogotiche e successivamente ristrutturata. Ha ` complel’impianto a una navata ed e ` antata dal presbiterio. Interessante e che Casa Carta, palazzetto appartenente a una famiglia originaria di Benetutti (=) e residente a Riola dal Sei` stato costruito nel cento. L’edificio e Settecento, ha due piani e conserva qualche elemento di una certa ele` il comganza. Di grande importanza e plesso di Capo Mannu con le torri di Sa Mora, Capo Mannu, Saline, Scala de Sali. Da R.S. con un percorso di pochi chilometri si giunge sul mare nella lo` di Capo Mannu che possiede nocalita tevoli bellezze naturali purtroppo parzialmente alterate dal disordinato sviluppo di alcuni insediamenti turisticobalneari a Putzu Idu, Mandriola e Su ` posto anche Pallosu. Lungo la costa e un sistema di torri costiere. La torre di Sa Mora fu costruita probabilmente nel ` 1639 in forma cilindrica. L’edificio e oggi in cattivo stato di conservazione; al suo interno, collocato al primo piano e raggiungibile da una scaletta interna, ` un ambiente a cupola; in passato e svolse funzioni di avvistamento e di difesa ed era servito da una guarnigione. ` di Putzu Idu, Poco oltre, in prossimita sorge la torre di Capo Mannu, edificio costruito nel Seicento in forma cilindrica e oggi ridotto allo stato di rudere; ` svolgeva funzioni di avvistamento ed e situato in una posizione dalla quale si gode un panorama immenso. Sempre ` Putzu Idu, sulle rive dello in localita stagno omonimo, sorge la torre delle Saline, anche questa molto mal ridotta. Si tratta di un edificio a forma cilindrica di notevoli proporzioni, costruito nel 1720 con funzioni di osservazione e di difesa; in altri tempi era servito da

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Rio Murtas una guarnigione. Procedendo lungo costa dove una scogliera si erge sul ` situata la torre di Scala de Sali: mare e costruita nel 1639 in forma troncoco` oggi in cattive condizioni, pratinica, e camente ridotta a rudere; svolgeva funzioni di avvistamento e di difesa e in passato era potentemente armata con artiglierie e servita da una guarnigione.

Riola Sardo – Chiesa di San Martino.

FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La festa che meglio conserva il patrimo` quella di Sant’Anna. nio di tradizioni e ` vecchia di secoli, in La ricorrenza e ` la patrona del paese, quanto la santa e e si svolge ogni anno dal 24 al 26 luglio; culmina in una solenne processione in costume nel corso della quale la statua ` portata attraverso il della santa e paese al suono delle launeddas. Nei giorni della festa si svolgono, a contorno delle celebrazioni religiose, gare sportive e altre manifestazioni che sono occasione per il ritrovarsi degli emigrati.

&

Rio Murtas Centro abitato della provincia di Carbonia-Iglesias, frazione di Narcao (da cui dista 3 km), con circa 700 abitanti, posto a 165 m sul livello del mare a est del comune capoluogo, affacciato sulla vallata del rio Mannu. Regione storica: Sulcis. Diocesi di Iglesias. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito

dalle alture non molto elevate, ma erte e povere di corsi d’acqua, dell’Iglesiente, che tuttavia in questa regione lasciano spazio all’amena vallata del rio Mannu, che si dirige a occidente per alimentare il bacino artificiale di ` svilupMonte Pranu. La frazione si e pata lungo la strada che, passando anche per Perdaxius e Narcao, unisce Carbonia alla statale 293. & STORIA L’insediamento trae origine da un furriadroxiu edificato nel corso del secolo XVIII da un gruppo di agricoltori che vi si stabilirono; ebbe poi un incremento di popolazione col moltiplicarsi sulle colline circostanti delle ` estrattive, poi tutte abbandoattivita nate. & ECONOMIA Oggi la popolazione vive ` di agricoltura, allevamento e attivita terziarie, mentre si prospetta la possi` di sviluppo del turismo, legato bilita anche dalla trasformazione delle miniere in parco geominerario.

Ripoll Antica famiglia catalana (secc. XVII-XIX). Nel corso del secolo XVII si stabilı` a Cagliari con un Pietro, regidor dei feudi dei Borgia in Sardegna, signore della Scrivania della Reale Udienza. I suoi discendenti nel 1700 furono riconosciuti nobili sardi e acquistarono alcune saline e peschiere nello stagno di Cagliari. Nel 1775, avendo rinunciato alla signoria della scrivania della Reale Udienza a favore dell’amministrazione reale, ebbero i feudi di Neoneli col titolo di marchese e quello di Tuili col titolo di conte. La famiglia si estinse nel 1822 con un Emanuele.

Ripoll, Emanuele I Gentiluomo (Ca` da suo pagliari 1675-ivi 1731). Eredito dre la signoria della scrivania della ` considereReale Udienza e aumento volmente il patrimonio di famiglia acquistando alcune saline e peschiere situate nello stagno di Cagliari. Giurata ` ai Savoia, nel 1720 fu nominato fedelta

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Riscossa sardista ` anvicario reale di Cagliari e acquisto che la Scrivania della Capitania generale.

Ripoll, Emanuele II Marchese di Neoneli (Cagliari 1750-ivi 1802). Figlio di Pietro II, dopo la morte di suo padre ebbe rapporti difficili con i suoi vassalli che si rifiutavano di pagare i tri` convinti sostebuti feudali. Fu tra i piu ` di far riprennitori dell’opportunita dere agli Stamenti la loro tradizionale funzione parlamentare. Quando nel 1792 lo Stamento militare si autocon` per organizzare la difesa dell’ivoco sola dalla minacciata invasione fran` attivi nei preparativi cese, fu tra i piu e fece parte della delegazione inviata ´ per spiegare gli obiettivi delal vicere l’azione degli Stamenti. Nel 1793 fu nominato colonnello di uno dei reggimenti di miliziani (=) e prese parte attiva alla difesa dell’isola. Del periodo ` una vivace relazione manolascio scritta molto interessante.

Ripoll, Pietro I Gentiluomo (Valencia, ` sec. XVII-Cagliari, seprima meta ` sec. XVII). Laureato in conda meta Legge, abile amministratore, fu inviato dal duca di Gandı´a in Sardegna come regidor del suo immenso patrimonio ` feudale. Stabilitosi a Cagliari, acquisto la signoria della scrivania della Reale Udienza e, sposata una Asquer, incre` il patrimonio di famiglia. mento

Ripoll, Pietro II Marchese di Neoneli (Cagliari 1709-ivi 1775). Figlio di Emanuele I, fu un abile uomo d’affari. Dopo una lunga trattativa con l’amministrazione reale, nel 1774 cedette la signoria della Capitania generale e quella della Scrivania della Reale Udienza consentendo cosı` la modernizzazione dell’apparato amministrativo del Regno: ne ottenne in cambio i feudi di Tuili e di Neoneli con i titoli di marchese e di conte.

‘‘Riscossa’’ Settimanale politico e di

informazione, pubblicato a Sassari tra il luglio 1944 e il dicembre 1946. Fu redatto da un gruppo di intellettuali di tutte le tendenze politiche, incoraggiati dal PWB alleato che voleva educare alla democrazia la generazione ` un uscita dal fascismo. Svolse percio ruolo importantissimo nel rinascente dibattito politico, soprattutto sui temi dell’autonomismo e della ricostruzione e del ruolo dei giovani nella so` che si andava preparando. Fu dicieta retto da Francesco Spanu Satta (=) con la collaborazione di Giuseppe Dessı`. Tra gli altri vi scrissero: Manlio Accardo, Gavino Alivia, Camillo Bellieni, Mario Berlinguer, Antonio Borio, Antonio Bua, Lanfranco Caretti, Salvatore Cottoni, Giuseppe Dessı`, Francesco Fancello, Giovanni Lilliu, Emilio Lussu, Carlo Manunta Bruno, Mario Montagnana, Pietro Moro, Vico Mossa, Enrico Musio, Giuseppe Musio, Gonario Pinna, Luigi Pirastu, Rodolfo Prunas, Luigi Battista Puggioni, Aurelio Roncaglia, Michele Saba, Antonio Segni, Bartolomeo Sotgiu, Nicola Valle. Alla rivista sono dedicati 2 volumi della collana ‘‘Stampa periodica in Sardegna 1943-1949’’ (Riscossa, a cura di M. Brigaglia, 1974).

‘‘Riscossa, La’’1 Giornale politico-amministrativo e letterario, pubblicato a Sassari tra il settembre 1877 e il dicembre 1879. Bisettimanale, usciva il giovedı` e la domenica. Fu diretto da Salvatore Manca Leoni e dal professor Giovanni Maria Devilla.

‘‘Riscossa, La’’2 Settimanale uscito a Cagliari dall’aprile al luglio 1914. Finanziato e ispirato da Felice Porcella, dal n. 3 ebbe il sottotitolo ‘‘Settimanale ` con i socialista-riformista’’. Polemizzo massimalisti e con i nazionalisti e il loro periodico ‘‘Il Maglio’’.

‘‘Riscossa sardista’’ Periodico del Partito Sardo d’Azione Socialista, fon-

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Riserve naturali in Sardegna dato da Emilio Lussu in contemporanea con la scissione del PSd’Az (1948), uscı` per 24 numeri dal giugno 1946 al maggio 1949. Diretto da Anton France` tardi affiancato da sco Branca, piu Carlo Sanna, ospita le prese di posizione e le polemiche ‘‘socialsardiste’’ tra la nascita del nuovo partito e le elezioni del primo Consiglio regionale ` dedicato della Sardegna. Alla rivista e un volume-antologia della collana ‘‘Stampa periodica in Sardegna 19431949’’ (Sardegna democratica, a cura di G. Melis – Riscossa Sardista, a cura di A. Mattone, 1975)

Riserve naturali in Sardegna Le riserve naturali e le aree di rilevante interesse naturalistico sono state istituite con la legge 31 giugno 1989 unitamente ai parchi naturali (=). Sono distribuite nelle quattro province del tempo e rappresentano una ricchezza inestimabile dal punto di vista ambien´ conservano e proteggono tale perche aspetti caratteristici della Sardegna, che altrimenti sarebbero stati esposti a ulteriore degrado o a rischi di estinzione per endemismi vegetali e particolari esemplari di fauna. In particolare le riserve e le aree di particolare interesse sono: 1. Arcipelago di La Maddalena. La ri` costituita dal tratto di serva naturale e costa della Gallura che va da capo Falcone a capo d’Orso e dalle isole di La Maddalena, Santo Stefano, Spargi, Budelli, Razzoli, Santa Maria e Caprera, ` imporper una superficie di 4973 ha. E tante per le bellezze naturali, distribuite lungo 70 km di coste in gran parte disabitate, e disseminate di spiagge come la ‘‘spiaggia rosa’’ dell’isola di Budelli e altre di indescrivibile bellezza. 2. Badde Salighes. Foresta in territorio di Bolotana, dichiarata Area di rilevante interesse naturalistico. Impor-

tante per la vegetazione fittissima costituita da sughere, lecci, agrifogli e roverelle; la fauna comprende astori, sparvieri, gatti selvatici e cinghiali. Il territorio comprende anche un parco impiantato nell’Ottocento dai Piercy, un tempo molto curato ma attualmente decaduto. 3. Barbusi. Riserva naturale di 32 ha in territorio di Carbonia, costituita da due valli che per la loro esposizione a nord consentono lo sviluppo di una macchia che permette, unico sito in Italia, la crescita del Buxus balearicus. 4. Badde Moras. Area di rilevante interesse naturalistico situata nei territori di Capoterra e di Sarroch per la natura geologica del suo suolo con erosioni colonnari e tafoni e l’impressionante canale di Badde Moras presso Santa Barbara. 5. Foresta di Burgos. Foresta del Go` e bellezza, ceano di particolare maesta ricca di grandi esemplari di leccio e di roverella con un rigoglioso sottobosco. ` particolarmente inteAnche la fauna e ressante e comprende rapaci, gatti selvatici, ghiri, cinghiali e molte altre specie. Area di rilevante interesse naturalistico. ´rchida e di 6. Stagni di Bidderosa, di Be Sa Curcurica. Area costiera di 562 ha nei comuni di Siniscola e Orosei, comprende i tre stagni, le dune e i colli gra` nitici dell’entroterra. La vegetazione e ricca di salicornia, salsola, lembi di sughereta ed esemplari di palma nana. Notevole l’avifauna col raro falco pescatore. 7. Capo Caccia. La riserva comprende l’insenatura tra Porto Conte e punta Giglio e comprende il promontorio omo` situata in territorio di Alghero nimo. E e ha una superficie di 2515 ha. Il com` caratterizzato da falesie e da plesso e splendide grotte quali la Grotta di Nettuno, la Grotta dei Ricami e la Grotta

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Riserve naturali in Sardegna Verde; dall’Isola Piana e dall’isola Fo` ad radada, caratterizzata da una cavita arco che la divide in due. La vegeta` quella tipica della macchia mezione e ` diterranea, con la palma nana, ed e sede del falcone pellegrino, del gabbiano reale, della pernice e di altre specie. 8. Capo Figari e isola di Figarolo. La riserva si estende per 458 ha lungo le coste settentrionali della Gallura. Il ter` caratterizzato da falesie alte ritorio e fino a 300 m sul livello del mare, che permettono di godere splendidi panorami su una vasta area incontaminata. La vegetazione comprende foreste di sclerofille con ginepri, olivastri, lentischi e lecci ed endemismi rarissimi. Al` la fauna: vi trettanto interessante e sono presenti la foca monaca, il muflone, l’aquila del Bonelli, il cormorano dal ciuffo e altre specie. ` un promontorio 9. capo Cacciaiu. E sulla costa occidentale in comune di ` Bosa; ha una superficie di 298 ha ed e ` suggestivi considerato uno dei siti piu della costa. Si staglia sul mare in un susseguirsi di dirupi erosi dal vento, di calette e di spiagge racchiuse da rocce altissime, coperto da una rigogliosa macchia mediterranea e boschi di leccio; nella riserva sono presenti il grifone, il falco pellegrino, il falco della regina, il corvo imperiale e molte altre specie. 10. Capo Pecora. La riserva si stende per 1659 ha in territorio dei comuni di Arbus e Fluminimaggiore. Si tratta di un promontorio con una formazione di grandi dune, frammiste a una profonda macchia mediterranea, che si presentano modellate dalla continua azione del vento. La fauna comprende il cervo sardo, il gatto selvatico e altre specie; nelle parti rocciose del litorale nidificava anche la testuggine marina. 11. Cugnana. Area di rilevante inte-

resse naturalistico a nord di Olbia e di ` costituita da un fiordo Golfo Aranci; e profondissimo e roccioso scavato nel ` interna, progranito, la cui parte piu ` occupata da tetta da due penisolette, e una peschiera. ` un promontorio calca12. Sant’Elia. E reo che si proietta nel cagliaritano ` importante per la golfo degli Angeli. E sua rarissima flora e per la sua vegetazione, tipica dei territori rupestri. Nel sito sorgeva anche il santuario di Astarte Ericina. ` un 13. Spartivento e stagni di Chia. E promontorio granitico ricoperto da fitta macchia mediterranea; rappresenta il confine occidentale del golfo di Cagliari e si protende in un alternarsi di dirupi e di dune sabbiose, spiagge e insenature su una superficie ` importante per i piccolisdi 401 ha. E simi stagni di Chia, ricchi di una vegetazione palustre e per la fauna che comprende aironi, gheppi e altre rare specie. 14. Capo Testa. Promontorio a ovest di Santa Teresa Gallura, costituisce una ` importante per le riserva di 220 ha. E ` sue rocce di granito dalle fogge piu ` varie, che sono considestrane e piu ` belle della Sardegna. Nella rate le piu parte settentrionale della riserva si trova la famosa Valle della Luna dalla natura bellissima e selvaggia. ` una fascia litora15. Costa di Nebida. E nea in territorio di Iglesias che si ` caratterizzata da stende per 116 ha; e un insieme di cale, di falesie e di costoni che strapiombano sul mare in un ` l’unico luogo in magnifico scenario. E Italia dove ancora cresce spontaneamente il pino inserito in una macchia rigogliosa di ginepri, filliree e querce spinose. 16. Foci del Coghinas. L’area si stende per 275 ha nei territori di Badesi e di ` caratterizzata da una coValledoria. E

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Riserve naturali in Sardegna sta sabbiosa con dune consolidate da ` sede una importante vegetazione ed e di gabbiani, gallinelle d’acqua, folaghe e altre specie. 17. Foresta di Ispulgi de Nie. Area di rilevante interesse. 18. Grotta di Santa Barbara. Rilevante interesse (Gonnesa). 19. Grotta di San Giovanni. Rilevante interesse (Domusnovas). 20. Is Aruttas. Rilevante interesse (Cabras). 21. Isola Rossa e capo Teulada. La riserva naturale ha una superficie di ` un promontorio roccioso e 282 ha; e ` meristrapiombante nella punta piu dionale della Sardegna, collegato alla terraferma da un istmo che forma una ` intespiaggia con magnifiche dune. E ´ frequentata da feniressante perche cotteri e dall’aquila di mare e saltuariamente dalla foca monaca. ` com22. Isola Rossa di Badesi. L’isola e presa nel territorio del comune di Tri` d’Agultu e ha una superficie di 38 nita ha. Di granito porfirico di colore rossastro, ricoperta da un’interessante mac` frechia mediterranea lungo la costa, e quentata dal rarissimo gabbiano corso e dal gabbiano reale. In quest’isola, nel ` il tradimento di Gia1670, si consumo como Alivesi nei confronti del marchese di Cea che egli aveva attirato in ´ Sardegna dopo l’assassinio del vicere Camarassa; l’Alivesi, infatti, uccise a tradimento Francesco Aymerich, Francesco Cao e Francesco Portugues ` il vecchio marchese al vie consegno ´ perche ´ lo giustiziasse. cere 23. San Pietro, isola di. Isola situata lungo le coste occidentali della provin` di origine vulcanica e cia di Cagliari; e ha una superficie di 50 km 2 ; unitamente all’Isola Piana e a quelle dei Ratti e del Corno costituisce una riserva naturale che ha una superficie complessiva di 5204 ha, importante

per le sue pinete spontanee di pino d’Aleppo miste a macchia mediterranea, per la vegetazione lacustre e per la sua avifauna, che comprende il falcone della regina, il fenicottero, il cormorano e altri. 24. Isole di Serpentara e dei Cavoli. Le due isole, che costituiscono una riserva, sono prospicienti al capo Carbo` la piu ` piccola nara. L’isola dei Cavoli e ` caratterizzata dalla presenza di ed e una colonia di cavolo selvatico; l’isola di Serpentara, lunga circa 1 km e larga mediamente 200 m, si trova lungo la costa sud-orientale e ha una superficie di ` importante per la macchia me68 ha. E diterranea che la ricopre completamente, per gli uccelli che la frequentano e per la saltuaria presenza della foca monaca. 25. Isole di Tavolara, Molara e Molarotto. La riserva ha una superficie comples` interessante per la siva di 1075 ha; e sua fauna stanziale e migratoria, tra cui una piccola popolazione di capre selvatiche a Tavolara e una rarissima ´ per la lucertola a Molarotto, nonche frequentazione della foca monaca. 26. Isole del Toro e della Vacca. Isolotti vulcanici a sud dell’isola di Sant’Antioco, dalla superficie complessiva di 25 ha. La riserva importante per la sua vegetazione, che comprende tra l’altro il lentischio, e per la frequentazione del falco pellegrino e del falco della regina; ospita anche una lucertola endemica e il geco. 27. Stagno di Calich. Riserva di 702 ha in territorio di Alghero, costituita dalla laguna di Calich, separata dal mare da un cordone sabbioso e alimentata dal ` caratteristica per il suo rio Barca. E fondo melmoso che consente la crescita di grandi canneti e di altre 350 specie vegetali tra cui rarissimi ende` interessante mismi. Anche la fauna e

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Riserve naturali in Sardegna per la presenza di germani reali, cavalieri d’Italia e altre specie. 28. Monte Pranu. Lago artificiale creato nel 1951 per far fronte alle piene del rio Palmas, inserito in un comprensorio di 1480 ha nel territorio dei comuni di San Giovanni Suergiu, Villape` importante per ruccio e Tratalias. E l’avifauna, che comprende il pollo sultano, il cavaliere d’Italia e altre specie ` luogo di sosta per fenicotteri, cored e morani e altro. 29. Stagni di Marceddı`, Corru d’Ittiri e San Giovanni. Il complesso forma una laguna della complessiva superficie di ` situato nelle province di 1863 ha ed e Cagliari e di Oristano (comuni di Arbus, Guspini, Arborea e Terralba). ` importanti zone Forma una delle piu umide del Mediterraneo. Di rilievo in` la sua avifauna: vi sono ternazionale e presenti i fenicotteri, l’airone cinerino, il pollo sultano, la folaga, il cormorano, il gabbiano reale e moltissime ` analtre specie. Di grande interesse e che la vegetazione acquatica e in particolare i caratteristici canneti. 30. Monte Albo. La riserva comprende una superficie di 6708 ha nei territori ´, Lula dei comuni di Irgoli, Loculi, Lode e Siniscola, e comprende un complesso montuoso di natura calcareo-dolomitica dal caratteristico colore bianco, panoramico e di magnifico effetto. Il ` ricco di fenomeni carsici territorio e che formano grotte, voragini, canyons, laghetti segreti e sotterranei di bellezza incomparabile e di grande interesse scientifico per la presenza di ra` nella flora e nella fauna. rita 31. Monte Arcuentu e rio Piscinas. La riserva copre una superficie di 10 972 ha nei comuni di Arbus, Gonnosfanadiga ` caratterizzata dalla pree Guspini; e senta di ricchi resti fossili di piante carbonizzate e caratteristiche punte dal profilo seghettato in cui la fantasia

ha voluto di volta in volta vedere il volto di Dante o quello di Napoleone. 32. Monte Ferru di Tertenia. Riserva naturale di 976 ha tra Gairo e Tertenia, comprende un lembo di costa intatto intorno a capo Sferracavallo, caratterizzato da formazioni di porfido rosso di grande effetto. Interessantissima per la fauna che annovera l’aquila reale, l’aquila del Bonelli, il cormorano, il gabbiano reale, il falco pellegrino, il gatto selvatico, la martora, il cinghiale e saltuariamente la foca monaca. 33. Monte Minerva. Montagna isolata di rilevante interesse naturalistico nel territorio di Villanova Monteleone. Il ` segnato dalla caldera vulsuo profilo e ` canica di Sa Cozzula che nei millenni e stata trasformata dalle acque del rio Badde Muttiga in una vallata delineata da alte pareti a picco su cui nidificano uccelli rapaci di diverse specie; nella ` presente il cinfolta vegetazione e ghiale. 34. Monte Moro. Collina di rilevante interesse naturalistico affacciata sul golfo di Arzachena; per la sua lunga ` ha conservato intatte inaccessibilita la flora e la fauna tipiche della zona. 35. Monte Nieddu. La riserva copre una superficie di 2767 ha in comune di Bud` e San Teodoro; si tratta di un masduso siccio granitico isolato, coperto da una fittissima vegetazione di macchia mediterranea, pini, tassi, ontani, ginepri e altro. Ospita un insieme importante di specie faunistiche come il grifone, l’aquila reale, il falco pellegrino, il gatto selvatico, la volpe, la martora, la donnola e altro. In passato fu imprendibile rifugio di banditi. 36. Mularza Noa. Area di rilevante interesse naturalistico nel territorio di Bo` caratterizzata dalla sorgente lotana; e del rio Mularza che si raccoglie nella ` valle di Mandra Mudada. L’ambiente e

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Riserve naturali in Sardegna caratterizzato da esemplari di tassi di notevoli dimensioni. ` una montagna granitica 37. Ortobene. E che ricopre un’area di 248 ha in comune di Nuoro; isolata e panoramica, si eleva fino a 955 m a punta Cuccuru Nigheddu; importante per le macchie di corbezzolo e per le foreste di leccio. ` importante: vi sono Anche la fauna e presenti il cinghiale, la volpe, il gatto selvatico, la lepre e altre specie. 38. Monte Pinu di Telti. Un massiccio granitico che si stende per 473 ha nei territori dei comuni di Olbia, Sant’Antonio di Gallura e Telti, caratterizzato da profonde valli e ricoperto da macchia mediterranea e da boschi di sughero: vi cresce spontaneo il pino marittimo, rarissimo in Sardegna. La fauna comprende il cinghiale, il gatto selvatico, la pernice, la lepre e altre specie proprie della macchia mediterranea. 39. Monte Russu. Fascia di spiagge e di promontori rocciosi che si stende per 90 ha nel territorio di Aglientu-Vignola, caratterizzata dalla presenza di una ricca macchia mediterranea e frequentata da una colonia di cormorani. 40. Monte Senes. Un massiccio di granito situato di fronte al monte Albo, compreso in un’area di 100 ha in comune di Irgoli. Ricoperto da macchia mediterranea e da lembi di foresta mi` popolato da musta di sclerofille, e floni, grifoni e falco pellegrino; di re` stato imcente in un’area circoscritta e messo il cervo sardo. ` uno stagno litoraneo inse41. Osalla. E rito in un’area di 704 ha nei comuni di Orosei e di Dorgali. Interessante per la sua folta vegetazione palustre; la fauna comprende il pollo sultano, il germano reale, la folaga e altre specie tipiche. 42. Sa Praia e vecchie foci del Flumen` uno stagno che si stende per 407 dosa. E ha tra i comuni di Muravera e di Villa-

putzu. Importante per la sua rarissima vegetazione palustre e per le specie di uccelli, tra i quali il falco pescatore, l’airone cinerino e altre specie. ` un’area di 239 ha 43. S’Ena Arrubia. E in provincia di Oristano che comprende l’omonimo stagno dalla super` importante ficie di 190 ha. La riserva e per la sua vegetazione e per la presenza di rare specie di uccelli come l’airone rosso, il tarabuso, il falco di palude e il pollo sultano. Ma soprat` di rilievo internazionale lo statutto e gno, protetto dalla Convenzione di Ramsar: si tratta di uno stagno d’acqua dolce, residuato del famoso stagno di Sassu che fu bonificato ai tempi dell’impianto di Arborea negli anni VentiTrenta del Novecento. ` un comprensorio di 44. Serra ’e Mari. E 620 ha in territorio di Arzana, dalla natura dirupata, coperto da una folta vegetazione di macchia mediterranea. Il ` molto importante per la presenza sito e dell’aquila del Bonelli, del falco pellegrino e di altre rare specie. ` dei 45. Santa Gilla. Stagno di proprieta comuni di Assemini e di Cagliari, costituisce una riserva naturale di 5674 ha; comunica col mare ma vi si scaricano anche i torrenti Mannu, Cixerri e Santa Lucia, che concorre a rendere le sue acque un unicum per quanto riguarda ` e lo sviluppo della vegetala salinita zione. La sua avifauna migratoria e quella stanziale hanno un’importanza internazionale. 46. Stagni di Colostrai e di Feraxi. Riserva naturale che si stende su una superficie di 867 ha nel territorio di Muravera. Racchiude i due stagni che furono formati tra il 1945 e il 1950 quando, in seguito a opere di bonifica, fu deviato il rio Picocca e le acque del fiume riempirono una depressione: gli specchi d’acqua hanno una superficie di 140 ha. Ricca la vegetazione tipica-

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Riserve naturali in Sardegna mente palustre, ricchissima l’avifauna che comprende fenicotteri, pollo sultano, tarabuso e forse il falco pesca` segnalato anche il rarissimo tore; e orco marino. ` la piu ` importante 47. Molentargius. E zona umida della Sardegna. Lo stagno ` dicopre una superficie di 620 ha ed e stinto in due zone, quella di Bellarosa ` la piu ` grande e conMaggiore, che e tiene acque salmastre, quella di Bella` inserosa Minore, con acque dolci. E rito in un’area di 1622 ha in territorio dei comuni di Cagliari e Quartu San` interessato alla costitut’Elena ed e zione di un grande parco. Vi soggior` di cento specie di uccelli, alnano piu cune rare e in via di estinzione. 48. Stagni di Murtas e S’Acqua Durci. Posti al confine delle province di Cagliari e di Nuoro in territorio di Villaputzu, sono compresi in un’area di 691 ha. Si stendono lungo la costa in una zona solitaria di spiagge e rocce dominata dal massiccio del castello di ` interessante per i rapaci che Quirra. E vi nidificano, tra cui il falco grillaio, il corvo imperiale e altri; nelle molte ca` e ` presente anche il geotritone vita sardo. 49. Notteri. Stagno di acqua salata che si stende per 55 ha in territorio di Vil` un’importante zona di sosta lasimius. E per i fenicotteri, i trampolieri e i gabbiani. 50. Orrı`. Piccolo territorio, con un’area di 17 ha vicino a Tortolı`; comprende l’omonima spiaggia e un piccolo stagno interessante per la vegetazione a salicornia, salsola e altre piante; lo stagno ` sede di nidificazione del pollo sule tano e della gallinella d’acqua e sito di passaggio del fenicottero. 51. Stagno di Pilo. Inserito in un comprensorio di 362 ha in territorio di Sassari, lontano da strade, circondato da ` luogo di una rigogliosa vegetazione, e

avvistamento del fenicottero rosa, della volpoca, del martin pescatore, del pollo sultano e di altre specie. 52. Stagno di Platamona. Stagno di 95 ha compreso entro un’area di 165 ha ` in cosituata nell’omonima localita ` profondo mediamune di Sassari. E ` pescosissimo; e ` sede mente 50 cm ed e di importanti specie di uccelli migratori rari quali lo svasso maggiore, l’airone cinerino, il falco di palude, il fenicottero e altri. 53. Stagno di Posada. Una zona costiera nel territorio di Posada che si stende per 771 ha e comprende il lago artificiale costruito nel 1958, i piccoli stagni di Arenariu de Graneri (adibito a peschiera) e le paludi di Santa Lucia. Ricco di vegetazione dove nidificano la folaga, la gallinella d’acqua e altre ` anche importante per il transpecie, e sito di stambecchi, piro piro, gabbiani e altro. 54. San Teodoro. Stagno della superficie di 220 ha che, con i vicini piccoli stagni di Budoni, costituisce una riserva naturale di 750 ha, importante per la sua vegetazione lacustre praticamente incontaminata e per la sua fauna che comprende alcune specie di anatre, i cormorani, gli aironi cinerini e molte altre specie. 55. Pauli Maiori. Stagno di acqua dolce che comunica con quello di Santa Giusta; si stende per 570 ha e costituisce ` importanti del Meuna delle zone piu diterraneo occidentale per le specie di uccelli che la frequentano. Sono presenti tra gli altri il pollo sultano, il gobbo rugginoso, l’airone rosso, il germano reale, il falco di palude, il porciglione e molti altri. 56. Piana dei Grandi Sassi e Pietre Bal` una piana granitica che si lerine. E stende per 800 ha in territorio di Ag` caratterizzata dalla presenza gius. E di grandi massi di granito, isolati o in

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Riso cumuli, interrotta da tratti erbosi. Di grandissima suggestione, i numerosi ruscelletti che vi scorrono favoriscono la formazione di piccole paludi con ricchissima vegetazione caratterizzata da endemismi di grande interesse per lo studioso. 57. Porto Palmas e punta Lu Caparrori. La riserva comprende un’area di 1105 ` della miha che si stende in prossimita ` niera dell’Argentiera nella Nurra. E interessante per le sue dune e per la sua vegetazione di gargia e graminacee alternate a macchia mediterranea di lentischio e cisto e il rarissimo endemismo di Anchusa crispa. 58. Foresta di Sant’Antonio. Area di rilevante interesse naturalistico in territorio di Macomer. La foresta ha roverelle, lecci e sughere con fittissimo sot` la fauna, tobosco; notevolmente ricca e in cui sono presenti tutte le specie tipiche del territorio. 59. Sa Spe´ndula. Area di rilevante interesse naturalistico in territorio di Villacidro, comprende l’omonima cascata formata dal rio Coxinas, caratterizzata dalla ricca vegetazione a macchia mediterranea. ` un complesso 60. Stagni di Porto Pino. E di quattro stagni (Maestrale, del Corvo, Is Berbeis e Foxi), interessanti per i cordoni sabbiosi formati in tempi diversi, che attualmente li separano. Occupano una superficie di 500 ha nell’omonimo golfo sulla costa sud-occidentale. 61. Su Turrunu. Cascata nelle campagne di Seulo, dichiarata area di rilevante interesse naturalistico. 62. Punta S’Unturzu. Area di 375 ha in comune di Berchidda, interamente coperta di boschi e importante per la sua fauna, che comprende l’aquila reale, il grifone, il falco pellegrino, il cinghiale, la martora, il gatto selvatico e altre specie.

` costituita da 63. Tepilora. La riserva e una montagna ricoperta da foreste, isolata al centro di una zona di pascoli nel comune di Bitti. Copre una superficie ` importante per la predi 704 ha ed e senza dell’aquila reale, del corvo imperiale, del cinghiale, della martora, del gatto selvatico e sporadicamente del grifone e del muflone. 64. Torre dei Corsari di Pistis. Complesso di dune in territorio di Arbus, dichiarato di rilevante interesse natu´ costituisce un piccolo ralistico perche deserto che conserva integro l’ambiente. Oltre le dune si stendono tratti di macchia mediterranea impenetrabile dove vivono volpi e cinghiali e nidificano i rapaci. 65. Tuviois. Foresta nelle campagne di Sinnai, dichiarata di rilevante interesse naturalistico per la sua vegetazione che comprende lecci secolari di grandi proporzioni che spesso raggiungono il diametro di 1,5 m, raro documento superstite di quello che dovette essere il manto forestale dell’isola sciaguratamente distrutto in un passato neppure tanto lontano. 66. Valle del Temo. La riserva copre una superficie di 4669 ha al confine tra le province di Nuoro e Sassari e interessa i territori di Bosa, Mara, Villanova Monteleone, Monteleone Rocca Doria, Cossoine, Padria e Romana. Vi scorre il Temo in un paesaggio caratterizzato da strapiombi, gole, falesie, altipiani che costituiscono un ambiente di grande interesse per la fauna e per la flora. Sono presenti tutti i rapaci tipici della Sardegna e la vegetazione comprende foreste di lecci di straordinaria bellezza.

Riso Pianta erbacea della famiglia delle Graminacee (Oryza sativa L.). ` ricca di radici, con Bassa (60/70 cm), e culmi fistolosi. Le foglie sono verde chiaro lanceolate e parallelinervie,

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Risveglio piuttosto lunghe e ricoperte di spessi peli bianchi. Ha una infiorescenza a pannocchia apicale e pendente, costituita da spighette con fiori ermafroditi. ` una cariosside ellittica o sfeIl frutto e rica, piatta e avvolta da due piccole brattee membranose (glumette) e da una pellicola che racchiude le cellule ` molto ricco. La amidacee di cui e ` originaria dell’Estremo pianta e Oriente, probabilmente dell’India o dell’Indocina, da dove provengono i due ceppi originali a cui vengono fatte ` coltivate: il r. risalire tutte le varieta indiano a granello allungato e quello giapponese a granello tondeggiante. ` si diNell’ambito di queste due varieta versificano moltissime razze, che diffe` , esigenze periscono per produttivita dologiche e colturali, per il periodo di maturazione e per la forma della cariosside. Si coltiva per la cariosside impiegata sia nell’alimentazione umana sia per il bestiame, per la produzione di cosmetici (cipria) e per la produzione di olii. Generalmente la pianta si coltiva nelle risaie coperte d’acqua; ` un tipo di r. che si sviluppa esiste pero in terreno secco, detto ‘‘r. secco’’ o ‘‘di ` una delle cinque specie alimonte’’. E mentari fondamentali per il genere ` la principale pianta coltiumano ed e vata sulla terra. In Europa il maggiore ` l’Italia, sia per Paese produttore e ` che per qualita `; la Sardegna quantita contribuisce alle produzioni nazionali con circa 250 000 q annui, ottenuti nelle province di Cagliari e Oristano. Commerciato anche come semente, il r. ` di qualita ` elevatissima, tanto sardo e da essere inserito nella speciale tabella dei ‘‘prodotti tradizionali di qua` ’’ redatta dal Ministero delle Politilita che agricole e forestali. La sua coltivazione nell’isola risale al secolo XVIII, quando furono realizzati i primi campi sperimentali nell’agro di Ussana. In

` comuni sono quelle Italia le razze piu ` difgiapponesi, solo ultimamente si e fusa la coltivazione del Thaibonnet che ` colappartiene al ceppo indiano. Il r. e tivato in terreni paludosi o resi tali artificialmente. Si semina a primavera e ` del mese di settemsi raccoglie a meta bre (risaia stabile); oppure si effettua un trapianto a primavera. La semina del r. si effettua mediante disposizione a righe, lasciando uno strato di circa 5 cm d’acqua a coprire la pianticella nascente, aumentando l’altezza dello strato d’acqua fino a 20 cm con il crescere della pianta. Prima della maturazione viene periodicamente operata la monda del r., ovvero l’eliminazione di erbe estranee alla coltura; questa operazione deve essere fatta almeno 4 volte e un tempo veniva eseguita a mano dalle mondine. Alla raccolta segue la trebbiatura, per far uscire il chicco di r. dal suo involucro vegetale. ` detto ‘‘risone’’ Questo primo prodotto e e va reso commestibile attraverso una serie di operazioni diverse: l’essicca` l’eliminazione zione, la pilatura, cioe delle glumette che avvolgono il frutto, ottenendo come residuo la pula, la bril` la lucidatura dei chicchi. latura, cioe Nomi sardi: arrosu de Valentia (r. di Valenza, campidanese); risu (logudorese). [TIZIANA SASSU]

Riso sardonico = Sardonico, riso ‘‘Risveglio, Il’’ Settimanale cattolico pubblicato a Cagliari tra l’ottobre 1882 e il gennaio 1895, con una breve interruzione nel periodo dicembre 1889gennaio 1891. Usciva il sabato: dal 1894 prese il sottotitolo di ‘‘Periodico sardo politico religioso’’. Diretto da monsignor Luca Canepa, espresse una linea di cattolicesimo intransigente, polemizzando con gli esponenti della cultura laica cagliaritana, ma «non alieno – dice il Ciasca – dal discutere

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Risveglio dell’Isola questioni regionali di carattere sociale e culturale».

‘‘Risveglio dell’Isola, Il’’ Periodico pubblicato a Cagliari dal marzo 1912 al settembre 1922. Fu all’inizio il portavoce dei socialisti riformisti cagliaritani, poi divenne l’organo regionale ` le sue pubblicadella corrente. Inizio zioni come settimanale ma, a partire dal 1914, divenne quotidiano. Sostenne le posizioni moderate di Angelo Corsi e, dopo il 1920, fu in polemica aperta con i massimalisti e con i comunisti. ` del fascismo alla Sostenne l’estraneita ` politica sarda, ma nei suoi conrealta ` un atteggiamento fronti tenne in realta tiepido. «Nei primi anni di vita – scrivono Giuseppina Fois ed Elisabetta Pi` caratteristica una certa intonalia – e zione corporativa dovuta al ruolo svolto da Gino Corradetti che, in qua` di segretario aggiunto della Calita mera del Lavoro di Cagliari, si batteva per la statizzazione delle reti ferroviarie sarde» (a un certo punto, con l’a. V, ebbe addirittura in testata la dicitura ‘‘Organo dei Ferrovieri sardi’’); nel quinto Congresso del PSI sardo questa sua egemonia fu denunciata e il gior` piu ` decisamente sulla nale si schiero linea riformista, «entrando in contatto, anche organizzativo, con il gruppo bissolatiano». Ne fu a lungo redattore responsabile, nell’ultima fase, Giulio Marongiu.

Rita, santa (in sardo, Sant’Arrita, Santa Rita) Santa (Rocca Porena, Perugia, 1381-Cascia 1457). Agostiniana, nacque nei pressi di Cascia da Amata e Antonio Mancini. Margherita, al diminutivo Rita, diciottenne fu costretta dai genitori a sposare Paolo di Fernando, un giovane autoritario e violento. Dal matrimonio nacquero due figli: in una sera d’inverno il marito venne assassinato, i figli giurarono di vendicarlo, ma morirono poco dopo

perdonando gli assassini. «Rimasta sola, chiese di entrare fra le Agostiniane, non venne accettata. I suoi santi protettori – San Giovanni Battista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino – la confortarono e la portarono dentro il monastero, superando porte chiuse con robuste serrature. Al mattutino fu trovata dalle monache inginocchiata ` dalla leggenda, vestı` nel coro». Di la l’abito delle Agostiniane di Cascia nel 1413. Mistica, segnata nel corpo da una malattia cronica e da una spina sulla fronte, staccatasi dalla corona di ` . Morı` il 22 maggio 1457. CanonizGesu ` la santa zata da Leone XIII (1900). E degli ‘‘impossibili’’, dei casi disperati. ` chiesa che non In Sardegna Non c’e abbia una sua immagine, un suo simulacro, che non celebri il 22 maggio la benedizione delle rose. Fioriscono le rose dalle spine: sono le grazie della ` presa i dolori di tutti. Le santa che s’e ` , le spine i patirose sono la felicita ` dopo i patimenti. La menti: la felicita ` il simbolo dello rosa per i cristiani e ` spirito, dell’illuminazione (il loto lo e per gli orientali). Patrona della squadra calcistica del Cagliari. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 22 maggio.

Riti della Settimana santa Ciclo di riti dedicati alla Pasqua – considerata in ` importante tra le ricorSardegna la piu renze annuali – , collocati nel periodo che va dalla Domenica delle Palme al lunedı` detto di Pasquetta. Per la Domenica delle Palme vengono preparati caratteristici intrecci di palme da benedire assieme a ramoscelli d’olivo: alle palme benedette le credenze popolari attribuiscono la funzione di allontanare il malocchio, per cui dopo la benedizione vengono appese dietro la porta di casa o, ridotte in frammenti, vengono sistemate a guisa di portafortuna addosso alle persone. Il secondo

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Riti della Settimana santa momento dei riti pasquali riguarda la settimana che precede la Pasqua (Cida Santa), durante la quale si celebrano in moltissimi centri dell’isola i riti della Passione del Cristo, che rappresentano un’occasione di incontro tra ` una fede radicata e profonda e le piu antiche colorite tradizioni popolari. La passione, la morte e la resurrezione del Cristo sono ricordate con manifestazioni che coralmente coinvolgono ` con rituali antichissimi e le comunita suggestivi e che per la loro spettacola` ricordano in alcuni aspetti le anarita loghe tradizioni spagnole. I momenti salienti di questa corale rappresentazione sono le processioni; in particolare, a Castelsardo si tiene la processione del Lunedı` santo (Lunissanti) che si riallaccia alla tradizione della Via Crucis, nella quale sono ricordati i ` drammatici della Pasmomenti piu sione. Durante la processione, che prevede un percorso da Castelsardo a Tergu e ritorno, dopo la pausa a Tergu vengono portati i simboli dei Misteri e generalmente vengono osservate delle soste nelle quali i momenti della Passione vengono ricordati da cori in sardo cantati da confratelli in costume bianco, di grande suggestione ed efficacia. I riti proseguono il Giovedı` santo (Giobia Santa), il Venerdı` santo (Cenabara Santa), il Sabato Santo (Sabudu Santu) e la Domenica di Pasqua (Paska Manna). Nei giorni che precedono la Pasqua la Chiesa si considera in lutto: nel Giovedı` santo (Giobia Santa) il momento culminante riguarda la preparazione del sepolcro del Cristo, allestito in una cappella che viene addobbata con composizioni floreali; le ` particochiese rimangono aperte ed e larmente sentita la ‘‘visita ai sepolcri’’ a partire dalla sera del Giovedı` santo. Nei sepolcri tra altri addobbi primeg´nniri (‘‘giardini giano i piatti con su ne

´ nniri), germogli di di Adone’’, = Ne grano e legumi color verde pallido, a cui viene attribuito un significato magico, fatti crescere al buio appositamente per essere esposti nei sepolcri.

Riti della Settimana santa – Un momento delle processioni a Sassari.

Nel pomeriggio del Venerdı` santo (Cenabara Santa) in molti centri si svolgono spettacolari processioni in costume col Cristo Morto, che procedono tra lamenti cantati in modo struggente e il rumore prodotto dalle matrakkas, gli strumenti che sostituiscono il rintocco delle campane fermate in segno di lutto; sono formati da due tavolette di legno che sbattono l’una contro l’altra, avevano la funzione di cacciare gli spiriti maligni. Al termine della processione, in molti centri si rappresenta la cerimonia della Deposizione del Cristo (s’Iscravamentu), una essenziale sacra rappresentazione con personaggi in costume, che culmina con l’adagiamento del corpo del Cristo nel sepolcro. Nel Sabato Santo (Sabudu Santu) vengono celebrati i riti per la riconsacrazione dell’olio, del fuoco, dell’acqua e del sale, cui le credenze popolari attribuiscono valore magico. Nel giorno di Pasqua (Paska Manna), escono contemporaneamente dalla chiesa due processioni, una con la Madonna e l’altra con il Cristo Risorto:

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Riva quando si incontrano (S’incontr u) esplode il giubilo dei fedeli, spesso accompagnato da spari a salve. I riti della Settimana santa si svolgono con grande suggestione in particolare ad Alghero, Barumini, Belvı`, Bosa, Cagliari, Castelsardo, Desulo, Furtei, Galtellı`, Iglesias, Laconi, Lunamatrona, Oliena, Oristano, Teulada.

Riva, Alessandro Studioso di anatomia (n. Milano 1939). Ha conseguito la laurea in Medicina nel 1964, intraprendendo la carriera universitaria. Prima allievo del Castoldi, poi suo assistente, nel 1968 ha preso il posto del maestro diventando professore di Anatomia ` di Cagliari. Nel presso l’Universita 1971 ha ottenuto la libera docenza in ` diventato direttore delAnatomia ed e ` curatore del Museo delle l’Istituto; e cere anatomiche. Studioso di livello, ha pubblicato molti lavori scientifici e alcune opere sulla storia delle cere ` di Caanatomiche dell’Universita gliari, in particolare Cere anatomiche ` di di Clemente Susini dell’Universita Cagliari (con L. Cattaneo), 1993.

Riva, Luigi (detto Gigi) Calciatore (n. Leggiuno 1944). Quando giunse a Cagliari, nel 1963, proveniente dal Legnano, squadra di serie C, pochi scommettevano su questo spilungone serio ` e taciturno; aveva 19 anni ma dimostro subito che i gol li sapeva fare. Il Cagliari allora giocava in serie B e proprio nella stagione 1963-64, sotto la guida di Arturo Silvestri, ottenne la storica promozione in serie A, inizio di un crescendo che in sei stagioni avrebbe portato la squadra sarda fino allo scudetto, guidata dal ‘‘filosofo’’ Manlio Scopigno. L.R. crebbe assieme al Cagliari e il Cagliari insieme a lui e soprattutto ai suoi gol. In 13 anni con la ` (l’unica oltre a quella maglia rossoblu del Legnano delle origini) ‘‘Rombo di tuono’’, come venne definito da Gianni

` Brera per la sua potenza e la capacita di tirare in porta con improvvisi guizzi ` impensati, mise a segno e dai punti piu 170 reti e vinse per tre volte la classifica ‘‘cannonieri’’. Nel frattempo otteneva grandi risultati nella nazionale di Ferruccio Valcareggi: nel 1968 vinse il campionato europeo e nel 1970 ottenne il secondo posto ai mondiali del Messico, dopo il mitico 4-3 con la Germania. La sua carriera sarebbe potuta es` ricca se non avesse susere ancora piu bito due gravi infortuni, uno dei quali (nel 1971) lo tenne lontano dai campi per circa un anno. Ancora oggi il suo ` record di 35 reti in nazionale non e ` anche logico che il stato superato. E grande calciatore si affezionasse alla ` di Cagliari, dove ha messo radici citta e dove abita ancora oggi, come altri suoi compagni di squadra dei tempi ` ha avviato una scuola cald’oro. In citta cio che porta il suo nome oltre a varie ` . Oggi fa parte dello staff altre attivita delle squadre nazionali come dirigente accompagnatore della selezione maggiore. [GIOVANNI TOLA]

Rivara, Paolina Archeologa (n. sec. XX). Nel 1994 ha preso parte al convegno internazionale di studi sulla storia di Olbia. La sua comunicazione, Annotazioni sulle necropoli puniche olbiensi, ` in Da Olbı`a a Olbia: 2500 anni di storia e ` mediterranea, I (a cura di di una citta Attilio Mastino e Paola Ruggeri), 1996.

Rivarolo, Carlo Amedeo Vicere´ di Sardegna (Alessandria 1749-Torino, 1740 ca.). In carica dal 1735 al 1738. Ufficiale di carriera, comandante delle galee sabaude, portava il titolo di marchese di ´ e di Rivarolo. San Martino d’Aglie Dopo essere stato governatore di Nizza ´ di e poi di Cremona fu nominato vicere Sardegna nel 1735 e insignito del Collare dell’Annunziata. Preso possesso ` con grande del suo ufficio si adopero energia a reprimere il banditismo: or-

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Riva Villasanta ganizzava delle spedizioni, dette ‘‘colonne volanti’’, con giudici e forca al seguito, procedendo villaggio per villaggio a processi sommari ed esecuzioni. I suoi metodi spietati e violenti gli procurarono presso le popolazioni una fama sinistra. Portato a termine il ` la Sardesuo mandato nel 1738, lascio gna. Era favorevole a ‘‘importare’’ nell’isola gruppi di popolatori dall’esterno, per impedire ai banditi di rifugiarsi nelle vaste zone deserte della regione e anche nell’illusione di potere, con queste ‘‘iniezioni’’ di sangue ` nuovo, cambiare abitudini e mentalita dei sardi: «Nulla da fare coi Sardi – scriveva – , cosı` refrattari al progresso».

Riva Villasanta, Alberto Militare (Cagliari 1900-Trivio di Paradiso, Udine, 1918). Sottotenente dei Bersaglieri, medaglia d’oro al V.M. alla memoria nella prima guerra mondiale. Appartenente a nobile casata, era figlio di Giovanni, anch’egli morto eroicamente in battaglia nel 1916. Non ancora diciassettenne fuggiva di casa per arruolarsi volontario; nominato sottotenente fu destinato all’8º Reggimento Bersaglieri. Assegnato a un reparto d’assalto, nell’agosto 1918 fu decorato di medaglia d’argento al V.M. per la conquista dell’Isola Caserta, sul Piave. L’azione nella quale perdette la vita fu una delle ultime della guerra, avvenuta pochi minuti prima della cessa` . «Mancavano solo 5 zione delle ostilita minuti alle ore 15 – avrebbe scritto Gabriele D’Annunzio – , quando i Bersaglieri dell’8º Reggimento e i Cavalleggeri di Aquila raggiunsero il nemico al Trivio di Paradiso. Quivi era l’ultima resistenza. Quivi era lo sguardo della Patria, quello sguardo che l’eroe sente sul suo cuore segreto e il cuore gli balza. Ecco un giovane italiano, ecco un adolescente, Alberto Riva, della ca-

sata di Villasanta, un italiano in Sardegna. Suo padre era caduto nella battaglia il 7 giugno 1916. Quattro dei suoi consanguinei erano caduti nella battaglia. Al suo fianco un suo fratello era stato ferito. Al passaggio del Piave, al passaggio della Livenza, questo fanciullo aveva operato prodigi, conducendo il reparto d’assalto dell’ottavo reggimento bersaglieri. Il 4 novembre, all’ora precisa dell’armistizio, cadde anche Egli, alla testa dei suoi arditi, colpito nell’atto del balzo, per spingere ` lontano, per accostarsi a la vittoria piu quelli che ci aspettano, a quelli che ancora ci aspettano. Aveva diciott’anni». La motivazione della medaglia d’oro al V.M. dice: «Adolescente ancora, trasse volontario alla guerra, assumendone i rischi maggiori. Comandante gli arditi di un reggimento bersaglieri, fu valo` rischiose roso fra i valorosi. Delle piu imprese, primo a chiedere l’onore, spesso prevenne l’ordine con l’esecuzione, e al suo reparto, provato ad ogni cimento, fu ognora esempio di sublime eroismo. Con fede ardente nella vittoria, nei giorni che precedettero l’offensiva della riscossa, riuscı` a trasfondere nei suoi uomini quella forza ed energia combattiva, che fu consacrata sul campo da una magnifica gara di eroici ardimenti. Nel passaggio del Piave e della Livenza, respinti, con infrenabile ardore, violenti contrattacchi, sempre primo fra i primi, bello di sublime furore, seppe con audace fermezza, trascinare le sue truppe in vari travolgenti assalti, sbaragliando ovunque il nemico. Pochi istanti prima della ces` , infrante in un susazione delle ostilita premo attacco le disperate difese avversarie, cadde gloriosamente sul campo, esempio magnanimo di sacrificio per la grandezza della Patria. (Piave-Livenza-Tagliamento, ottobre – 4 novembre 1918)».

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Rive´a

´ a Nome gallurese di un piatto tiRive pico, sia pure con qualche variante, di tutta la cucina agropastorale, che si ` antiche tradizioni riallaccia alle piu ` confeziodella vita rustica isolana. E nata con la coratella dell’agnello o del capretto da latte che, dopo essere stata accuratamente pulita e tagliata in fette regolari, viene infilzata, alternando alle varie fette una fetta di lardo e una di pane, in un lungo spiedo (in genere di legno selvatico). Si ottiene cosı` una specie di cilindro che poi si avvolge nella reticella dell’omento, legando quindi il tutto con le budella ben pulite in modo da ottenere una massa compatta (rivea). Una volta guarnito lo spiedo, lo si fa cuocere lentamente al fuoco del camino fino alla doratura.

‘‘Rivista economica della Sardegna’’ Periodico fondato da Antioco Cadoni (=), venne pubblicato a Roma dal di` cembre 1876 all’ottobre 1878. Affronto le maggiori questioni economiche che riguardavano la Sardegna, in particolare i problemi delle comunicazioni, dell’agricoltura e delle miniere.

‘‘Rivista sarda, La’’ Effemeride bimestrale di scienze, lettere e arti pubblicato a Cagliari dal gennaio al novembre 1875, diretto dall’avvocato Francesco Carta Cau e in seguito da Giovanni Spano. Fu un’importante pubblicazione di informazione scientifica, che conteneva articoli di archeologia e di storia e preziose indicazioni bibliografiche. Fra i collaboratori, Carlo Brundo e Filippo Vivanet.

‘‘Rivista sarda di criminologia’’ Periodico scientifico a cadenza trimestrale, pubblicato a Cagliari dalla ‘‘scuola criminologica’’ di Raffaele Camba e Nereide Rudas negli anni Ses` con mesanta del Novecento: affronto todi scientifici moderni il problema del banditismo in un periodo in cui ap` urgente darne una corretta pariva piu

interpretazione, in vista anche dei rimedi da assumere (Camba, deputato liberale, fece poi parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sicurezza pubblica in Sardegna, 19691972).

‘‘Rivista sarda politica-economicaletteraria-artistica’’ Mensile diretto da Pantaleo Ledda e (per il solo 19191920) Giovanni Russino, uscito a Roma dal 1919 al 1923.

` , R. Archeologo (n. sec. XX). Nel Rivo 1981 ha lavorato nel villaggio nuragico La Lunetta di Alghero; ha anche diretto gli scavi di Sa Tanca ’e Sa Mura a Villanova Monteleone nel 1984. Ne ha scritto in Notiziario: scavi a La Lunetta e nel nuraghe S. Imbenia, ‘‘Rivista di Scienze preistoriche’’, XXXVII, 1982, e Scavi a Monteleone Roccadoria, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, XIII, 2, 1989.

‘‘Rivoluzione liberale’’ Periodico che divenne organo ufficiale del ricostituito Partito Liberale Italiano subito dopo la caduta del fascismo. Fu pubblicato a Cagliari tra il febbraio 1945 e l’agosto 1947, con una interruzione di cinque mesi fra il settembre 1946 e il marzo 1947. Ispirato e diretto da Francesco Cocco Ortu junior (=). Prese parte al dibattito politico sul problema dell’autonomia regionale sostenen`. Tra i suoi collaboratori done l’inutilita ` importanti: Antonio Romagnino piu (=), appena tornato da lunghi mesi di prigionia di guerra in USA, che fu redattore-capo nella ripresa del 1947 (insieme con Rita Carboni), succedendo nella carica a Giuseppe Susini (=). ` dedicato un volume-antoAlla rivista e logia nella collana ‘‘Stampa periodica in Sardegna 1943-1949’’ (Rivoluzione liberale, a cura di R. Turtas, 1974).

Roadı`a Prestazione personale. Con questo termine, che deriva dal latino ` giudicale venivano inrogativa, in eta dicate tutte le prestazioni di carattere

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Roberti di Castelvero personale che alcune categorie di servi erano tenute a fornire in agricoltura a comando del fisco (Rennu). In seguito, quando a opera dei catalanoaragonesi, a partire dal 1323, fu istituito anche in Sardegna il sistema feu` a essere dale, il termine continuo usato, ma ora genericamente riferito a una prestazione di lavoro gratuito che i vassalli dovevano al loro signore, sia che fosse il feudatario, sia che fossero il clero o il re. In alcuni casi (come per i monti granatici), la prestazione era fornita a diretto vantaggio della comu` : in quel caso vi si poteva ottempenita rare anche di domenica, una volta adempiuto l’obbligo della messa festiva.

Robbia Pianta lianosa della famiglia delle Rubiacee (Rubia peregrina L.); caratterizzata da fusti striscianti a sezione quadrangolare e totalmente ricoperti di piccole spine rivolte verso il basso che li rendono ispidi al tatto; le ` inserite foglie sono verticillate, cioe nei nodi a raggiera, di dimensioni e forme diverse, anche in relazione all’ambiente, da allungate e lanceolate con margine seghettato ad arrotondate con margine liscio; i fiori sono infiorescenze lasse all’ascella delle foglie; tutta la pianta ha un colore rossastro, maggiormente nella radici e nei fusti ` sotterranei, usati per le loro proprieta tintorie. Cresce in quasi tutti gli ambienti, dalle sabbie costiere alla mac´chia di alta collina. Nomi sardi: arru bia (barbaricino); battilinga (gallu´ grese); ciorixedda (campidanese); ru gia (Planargia). [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Roberti, Melchiorre Storico del diritto (Padova 1879-Milano 1961). Intrapresa la carriera universitaria, ha insegnato ` di Padova, di Cagliari, nelle Universita di Siena, di Modena e infine presso l’U` Cattolica di Milano. Ebbe niversita

modo, nella sua vasta produzione scientifica, di affrontare alcuni aspetti ` morto a Milano del Medioevo sardo. E nel 1961. Tra i suoi scritti: Per la storia dei rapporti patrimoniali tra coniugi in Sardegna, ‘‘Archivio storico sardo’’, IV, 1908; Intorno alla scoperta di tesori in Sardegna, ‘‘Archivio storico sardo’’, VI, 1910; Privativa della neve in Sardegna, ‘‘Studi economico-giuridici dell’Uni` di Cagliari’’, III, 1910; Rapporti versita tra Venezia e la Sardegna sul principio del Trecento, 1911; Ricerche e documenti intorno allo jus naufragii del diritto sardo, ‘‘Studi economico-giuridici del` di Cagliari’’, IV, parte II, l’Universita 1912; Le origini della comunione dei beni fra coniugi in Sardegna, 1915.

Roberti di Castelvero, Edmondo Uomo politico (Piemonte 1809-Cagliari 1888). Giunse in Sardegna nel 1829, quando suo padre Giuseppe fu nomi´ , e vi si stabilı` sposando Gionato vicere vanna Carcassona, erede di un ricco patrimonio feudale. Nel 1846 divenne sindaco di Cagliari; convinto sostenitore della ‘‘fusione’’, nel 1849 fu eletto deputato per la IV legislatura del Par` a lamento subalpino; nel 1853 torno fare il sindaco di Cagliari, carica che tenne fino al 1856. Fu nuovamente ` nel 1863 e rieletto sindaco della citta coprı` l’incarico ininterrottamente fino ´ al 1875, anno in cui si dimise perche nel 1874 era stato nuovamente eletto deputato per la XII legislatura del Parlamento italiano. Terminato il mandato parlamentare, a partire dal 1876 riprese a essere eletto consigliere e assessore del Comune di Cagliari fino alla sua morte, avvenuta a Cagliari nel 1888.

Roberti di Castelvero, Giuseppe Vi´ di Sardegna (Asti 1775-Incisa cere Belbo, Cuneo, 1844). In carica dal 1829 al 1831. Conte di Castelvero, comandante del reggimento Savoia cavalleria,

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Robinia nel 1825 fu nominato governatore di Ca´. Nel 1831 fu gliari con funzioni di vicere ` la promosso tenente generale e lascio Sardegna: sotto di lui, in questo stesso anno, fu istituito il Consiglio di Stato. Nel 1835 fu nominato governatore di Cuneo e nel 1842 infine fu nominato governatore di Novara. «Salito al trono Carlo Alberto – scrive Rossana Poddine Rattu – propose, a nome dei Sardi, la rinuncia dei secolari privilegi per unirsi al Pie` dei diritti e dei domonte sulla parita veri. Tale rinuncia fu solennemente offerta dai deputati dei tre Stamenti sardi, ma il veto dell’Austria, la quale ufficialmente richiamava all’osservanza del trattato di cessione dell’isola, non permise che venisse accolta».

a foglie caduche con rami spinosi e chioma allargata; ha grandi foglie imparipennate con foglioline ovali; i fiori sono grappoli bianchi penduli, il frutto ` un legume appiattito scuro, che pere mane a lungo sulla pianta. Originaria ` stata indell’America nord-orientale, e trodotta in Europa nel Seicento. Da al` diffusa, naturalizzandosi anlora si e che nei boschi. In Sardegna ha trovato larga utilizzazione negli impianti stradali per il suo accrescimento rapido e ` di consolidare scarper la sua capacita pate con il suo esteso apparato radi` diffusa anche nel verde urbano cale. E pubblico e privato. Nome sardo: carruba aresti. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Rocabertı` Famiglia feudale catalana

Robinia – Originaria dell’America settentrionale, si e` diffusa ampiamente anche in Sardegna.

Robinia Pianta della famiglia delle Leguminose (R. pseudoacacia L.). Albero

(secc. XIV-XV). Imparentata con la famiglia reale, alcuni dei suoi membri presero parte alla spedizione dell’infante Alfonso, e uno di essi, il visconte Dalmazio, morı` durante l’assedio di Cagliari mentre i suoi figli Goffredo, Guglielmo Galcerando e Timbora ebbero un ruolo importante negli anni che seguirono alla conquista. Goffredo prese parte alla spedizione dell’in` ancora nelle fante Alfonso e si segnalo ` operazioni successive; Timbora sposo il giudice Mariano IV d’Arborea e Guglielmo Galcerando, signore di Cam` Maria di Bas Serra, sobrenys, sposo rella del giudice. I discendenti nati da questo matrimonio, quando nel 1410 fu istituito il marchesato di Oristano, contestarono ai Cubello l’investitura e la ´ sulla base dell’inrivendicarono per se vestitura che del giudicato aveva fatto l’infante Alfonso a Ugone II d’Arborea, padre della loro antenata Maria. In un primo momento ottennero una sentenza favorevole dal Supremo Consiglio d’Aragona, ma il re non ne consentı` l’esecuzione temendo per le possibili conseguenze che essa avrebbe potuto

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Rocca avere sull’equilibrio politico della Sardegna. La controversia con i Cubello ` dopo il 1430, quando i R. tencontinuo tarono di ottenere l’esecuzione della sentenza e fu chiusa solo dopo il 1450 con il loro silenzio.

Rocabertı`, Timbora Giudicessa d’Arborea (sec. XIV). Moglie di Mariano IV ` da Giod’Arborea, nel 1344 acquisto vanni Villana la signoria di Capoterra ` la signoria di Orosei e nel 1346 acquisto col porto ma, per opposizione del re, non riuscı` a entrare in possesso del suo ultimo acquisto. Scoppiata la prima guerra tra suo marito e Pietro IV, il territorio del feudo di Capoterra fu devastato dalle truppe aragonesi.

Rocamarti Famiglia algherese (secc. XVI-XVIII). Di probabile origine comune con i Roca di Castelsardo, come l’impianto dello stemma farebbe pensare, le sue notizie risalgono al secolo XVI con un Agostino e i suoi figli Agostino, Gerolamo e Tommaso. Essi acquistarono all’asta il feudo di Monteleone nel 1570; i loro discendenti nel 1630 ottennero che fosse ripristinato il titolo di conte di Monteleone con un Francesco. La sua discendenza si estinse nel 1702 con un Simone.

Rocamarti, Agostino Signore di Mon` sec. XVIteleone (Alghero, prima meta ivi?, dopo 1575). Era regidor della baronia di Posada e nel 1570 riuscı` ad acquistare all’asta la signoria di Monteleone che era stata sequestrata a Sebastiano Carrillo. Nel 1573 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Coloma e nel 1574 fu ricono`, sciuto generoso. Subito dopo, pero ebbe ad affrontare un duro contrasto ` di Bosa, che pretendeva di con la citta rientrare in possesso di una parte dei territori del feudo che in passato le erano stati attribuiti; la lite si concluse a suo favore nel 1575.

Rocamarti, Francesco Lussorio

Conte di Monteleone (Alghero, prima ` sec. XVII-Spagna 1670). Sposata meta una Castelvı` si trasferı` a Cagliari, dove ` si mise in luce per le notevoli capacita politiche. Schierato nel partito che faceva capo alla famiglia di sua moglie, ´ Casubito dopo l’assassinio del vicere marassa sostenne la linea politica di Bernardino Mattia Cervellon e impedı` la nomina del principe di Piombino a capitano generale del Regno. Fu pertanto sospettato di congiurare contro ` del Regno e mandato in esila stabilita ´ duca di San lio in Spagna dal vicere Germano.

´ n StuRoca Mussons, Marı´a Asuncio diosa di letteratura spagnola (n. Barcellona 1947). Ha intrapreso la carriera universitaria in Italia, quando nel 1980 ` diventata ricercatore di Lingua e lete ` teratura spagnola presso l’Universita di Sassari; attualmente insegna presso ` di Lettere dell’Universita ` di la Facolta Firenze. Riguardano la Sardegna diversi scritti fra cui Il giudice negato, in Alghero, la Catalogna, il Mediterraneo. ` e di una minoranza Storia di una citta catalana in Italia (sec. XV-XX) (a cura di Antonello Mattone e Piero Sanna), ` importante e ` il vo1994, ma l’opera piu lume Antonio Lo Frasso militar de l’Al´r, 1992, che riproduce in edizione gue anastatica Los diez libros de Fortuna de Amor, uscito a Barcellona nel 1573, con una accurata introduzione.

Rocca, Francesco Teologo (Sassari 1570-ivi?, 1639). Divenuto sacerdote, si ` per la profondita ` della sua culsegnalo tura teologica e fu nominato canonico della cattedrale di Sassari. Calificador y consultor del Sant’Uffizio e priore della Confraria dei ‘‘gloriosi martiri’’, ` legato ad alcune opere di il suo nome e valore, in particolare ai 2 volumi De fin, modo y consideraciones della visita della basilica dei Martiri turritani, pubblicati nel 1620 col titolo Hystoria

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Rocco muy antigua llamada condaghe o fundaghe: de la fundacion, consecracion e indulgencias del milagroso temple de nuestros martyres y patronos S. Gavino, S. Proto y S. Januario, en lengua sarda antigua.

San Rocco – Il santo in un dipinto di Andrea Lilli (1596).

Rocco, san (in sardo, Sant’Arroccu, Santu Roccu) Santo (Montpellier, 1295 ca.-?, 1327). Confessore, nacque a Montpellier in Francia da Libera e da `. Giovanni Rog governatore della citta Ventenne, distribuı` i suoi beni ai po` dignita ` e cariche allo zio veri, lascio materno Bartolomeo e partı` pellegrino per Roma. Dalla sua Vita anonima (sec. XV): «Pellegrino di messer Iddio. Statura poco sopra la media, volto breve e rotondo, occhi grandi e modesti, naso regolare, barba rossiccia, corta e poco folta, capelli crespi ricadenti in riccioli sulle spalle, dita lunghe e affusolate, un non so che di distinto in tutta la sua persona. Porta un cappello di feltro a base rialzata davanti, un lungo mantello verde agganciato al collo [che da lui ha preso il nome di sanrocchino o sarocchino] e ornato di conchi-

glie per attingere l’acqua, una tonaca rossa stretta alla vita con una correggia, gambali di stoffa, in mano un lungo bastone reggente una zucca per l’acqua, sulla spalla un sacco di tela ad armacollo. Giunto ad Acquapendente ` la [oggi in provincia di Viterbo] trovo ` all’assistenza peste e subito si dedico degli appestati, liberando in breve il luogo dal terribile male. Apostolo della ` , in fama di taumaturgo, continuo ` carita il suo viaggio, toccando e liberando ` dalla peste, compresa molte citta Roma, dove giunse nel 1317. Un cardinale, il solo rimasto a Roma, mentre gli altri si erano rifugiati ad Avignone, venne guarito all’istante dal santo. Dopo tre anni, nella strada del ritorno, a Piacenza, fu a sua volta colpito dalla ` in un bosco, vicino al Po, peste. Si ritiro riparandosi in una capanna di tronchi d’albero e pietrame, con il tetto di paglia e d’arbusti. Sarebbe morto di fame se il cane del nobile Gottardo Pallastrelli [o Pallostrelli], che aveva il castello a pochi chilometri dal suo rifugio, non gli avesse quotidianamente portato un pane. Un giorno il padrone volle seguire il proprio cane, sco` il santo nel caprendo ogni cosa. Porto ` e gli offrı` compagnia e stello, lo curo amicizia. Rocco guarı` e riprese il cammino verso la Francia. Ad Angera sul lago Maggiore venne arrestato come spia e gettato in prigione, morı` dopo cinque anni di reclusione». Non mancano le varianti della leggenda: dalla ` lo zio Bartolomeo, gli Francia arrivo ` la parte sinistra del petto, dove guardo portava impressa dalla nascita una croce rossastra, e lo riconobbe. Tornato in Francia, continuarono i miracoli. Oppure: tornato a Montpellier di` terziario francescano, i suoi mivento ` , morı` nella racoli non si contarono piu ` nel 1327. Reliquie traslate ad sua citta Arles, a Voghera e infine nella sua

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Rodriguez chiesa di Venezia (1485). Patrono dei viandanti, selciatori, farmacisti, protegge il bestiame, allontana le catastrofi naturali e il colera, con San Sebastiano invocato contro la peste fin dai primi del Quattrocento. In Sardegna Patrono di Seui. Il suo ` stato potenziato sotto i Piemonculto e tesi, di maestro sardo cinquecentesco una sua tela nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, del 1750 la sua chiesa di Cagliari, patrono secondario della diocesi di Bosa. Il detto cagliaritano: «Hat connotu Sant’Arroccu bendendi colostru» (Ha conosciuto San Rocco vendendo colostro), per uno avanti con gli anni, ma anche ironicamente per chi crede di sapere e non sa. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 16 agosto.

Rocha Famiglia cagliaritana di origine catalana (secc. XIV-XVI). Le sue notizie risalgono al secolo XIV, quando, a partire dal 1360, alcuni dei suoi mem`. bri furono eletti consiglieri della citta Accumularono un considerevole patrimonio e nel corso del secolo XV un Arnaldo, chiamato a far parte del Consiglio minore di Cagliari per diversi anni, fu tra coloro che trassero mag` di comgiori utili dall’intensa attivita pravendita dei feudi di quegli anni. Egli infatti prestava ad alcune famiglie le somme necessarie all’acquisto del feudo, traendone notevoli utili. Nel 1497 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Dusay; un suo discendente, un Antonio, nel 1533 ottenne il riconoscimento della no` . La famiglia si estinse entro la bilta fine del secolo XVI.

Rocha, Andreotto Mercante e finan` sec. XIVziere (Cagliari, seconda meta ` sec. XV). Subito dopo la ivi, prima meta fine della guerra tra Aragona e Arborea, nel 1416 ottenne il feudo di Sibiola, ` completamente spopolato. allora gia

` lo rivendette ad Antonio Nel 1432 pero Bollax.

Rodero Riaza, Alicia Archeologa (n. Madrid, sec. XX). Lavora presso il Museo archeologico nazionale di Madrid; tra il 1981 e il 1982 ha preso parte a due campagne annuali di scavo a Tharros, come collaboratrice di Enrico Acquaro. Ha scritto sulle anfore di Tharros, Anfore del tofet di Tharros, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, IX, 1981, e Anforas de la campan ˜ a 1981, in Tharros VIII, ‘‘Rivista di Studi fenici’’, X, 2, 1982.

Rodolfo Religioso (sec. XII). Vescovo di Dolia dal 1163 al 1206?. Personaggio di spicco, fu nominato vescovo di Dolia nel 1163 e resse la sua diocesi per molti anni. Durante il suo episcopato furono iniziati i lavori per la costruzione della cattedrale di San Pantaleo (1170); strenuo difensore dei diritti della diocesi, ` in conflitto con i Vittorini costrinentro gendo il pontefice a inviare in Sardegna l’arcivescovo di Pisa Villano.

Rodrigo de, Antonio Religioso (Spa` sec. XV-Santa Giusta gna, prima meta 1494). Vescovo di Santa Giusta dal 1489 al 1494. Sacerdote di grande cultura, baccelliere in Decretali e canonico di Calahorra. Nel 1489 fu nominato vescovo di Santa Giusta da papa Inno` la diocesi con cenzo VIII. Governo ` , probabilmente a grande difficolta ` avanzata. causa dell’eta

Rodriguez 1 Famiglia cagliaritana (secc. XVII-XIX). Le sue notizie risal` del secolo gono alla seconda meta XVII. Nel 1693 ottenne il cavalierato ereditario con un Salvatore, segretario della Governazione reale, che nel 1698 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Montellano; la sua discendenza si estinse nel 1804 con un Francesco.

Rodriguez2 Famiglia di Iglesias (sec. XVIII-esistente). Se ne ha notizia a par-

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Rodriguez tire dal secolo XVIII. Apparteneva alla borghesia e fu interessata alle prime concessioni di miniere; nel 1787 con un Pasquale ebbe il riconoscimento del cavalierato ereditario e della no` . I suoi discendenti continuarono bilta a risiedere a Iglesias e si divisero in alcuni rami, nel corso del secolo XX si trasferirono a Cagliari.

Rodriguez, Alberto Giornalista, musicista e musicologo (Cagliari 1941-ivi 1999). Esordı` giovanissimo in campo giornalistico, collaborando a diversi periodici tra cui ‘‘Rinascita Sarda’’ dal 1962. Negli stessi anni contribuı` come musicista alla formazione di alcuni gruppi jazz e si trasferı` a Parigi dove fece esperienze con Arrabal, Don` per due nesco e altri e dove collaboro ´ raianni al giornale ‘‘Nouvelles Litte res’’, partecipando intensamente, nel 1968, alle vicende culturali del Maggio ` la collaborafrancese. Al ritorno inizio zione con la RAI, in particolare con Radio Cagliari (ma il suo programma di maggior successo resta ‘‘Per voi giovani’’, una trasmissione dedicata alle avanguardie del jazz mondiale che andava in onda nel notturno di RAI-Radio Tre). Nella stessa Radio Cagliari ` come regista diversi programmi, curo fra cui uno sceneggiato ricavato da Un anno sull’Altipiano, la cui realizzazione piacque allo stesso Lussu, notoriamente molto esigente nell’occasione di queste rielaborazioni, e la ‘‘rivista’’ Controgiornale di Radio Sardegna di Michelangelo Pira, andata in onda fra il 1967 e il 1969. In quegli stessi anni fu anche apprezzato collaboratore della prestigiosa rivista ‘‘Musica jazz’’, in cui scrisse alcuni saggi di estetica musicale e numerosi articoli che lo fecero conoscere a livello interna` a far parte della zionale. Nel 1974 entro redazione de ‘‘L’Unione sarda’’ dove ` la pagina culturale, attiper anni curo

rando col suo carisma numerosi collaboratori. Nel 1985 divenne direttore editoriale del giornale e contribuı` anche al rinnovo degli impianti del quotidiano, sviluppandone in modo mirabile il sistema editoriale elettronico e costituendo il Centro Stampa: a questi stessi temi aveva dedicato la sua tesi di laurea in Storia del Giornalismo. Par` quindi alla gestione delle iniziatecipo tive di Nicola Grauso in Polonia (un’emittente televisiva e un quotidiano). Nel 1996 fu nominato condirettore dell’‘‘Unione sarda’’.

´ Luı´s ArchiRodriguez de Diego, Jose vista (n. Spagna, sec. XX). Direttore dell’Archivio storico generale di Simancas, nel 1984 ha preso parte al Seminario di studi sugli Atti dei Parlamenti sardi svoltosi a Cagliari, presentando una relazione su Fundos documentales sobre Cerden ˜ a en el Archivo general de Simancas, in Acta Curiarum Regni Sardiniae. Istituzioni rappresentative nella Sardegna medioevale e moderna. Atti del Seminario di studi, Cagliari 1984, I, 1986.

Roero di Cortanze, Bernardino Ignazio Religioso (Asti, fine sec. XVII-Novara 1750). Arcivescovo di Sassari dal 1730 al 1741. Era ufficiale di carriera, ma dopo aver guadagnato brillantemente una serie di meriti militari, en` in convento e si fece monaco captro puccino, diventando presto provinciale del Piemonte. Nel 1730 fu nomi` la nato arcivescovo di Sassari. Governo sua diocesi con grande fermezza. Nel 1741 fu trasferito a Novara.

Roero di Cortanze, Tommaso Ercole ´ di Sardegna (Torino 1661-ivi Vicere 1747). In carica dal 1727 al 1731. Marchese, diplomatico di carriera, fu impegnato in diverse delicate missioni durante la guerra di successione spagnola. Fu l’inviato di Vittorio Amedeo di Savoia a Londra nel 1719 per trattare

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Rogier il passaggio del Regno di Sardegna ai Savoia, in seguito fu nominato gover´ natore d’Alessandria e nel 1727 vicere ` l’isola fino al di Sardegna. Governo 1731. «Con lui – ha scritto Rossana Poddine Rattu – la finanza sarda riesce finalmente ad essere in attivo e poter dare inizio alla restituzione al Piemonte delle ingenti somme anticipate per il progresso dell’Isola». Nel 1729` il sistema monetario me1730 riordino ` un nuovo reggitallico dell’isola, creo mento «con l’ingiusto nome di ‘‘Sicilia’’», proseguı` senza tregua l’azione contro i banditi riuscendo a ridurne il ` l’indulto genumero (ma a nulla giovo nerale concesso nel 1730 da Carlo Emanuele III appena asceso al trono), propose la nomina di prestigiosi nobili sardi alla Camera regia. Nel 1731 fu sottoposto a un’inchiesta, ma venne prosciolto. Tornato in Piemonte, nel 1733 fu nominato governatore della cittadella di Torino e insignito del Collare dell’Annunziata.

Roero di Monticelli, Gennaro Vicere´ di Sardegna (Torino 1758-ivi 1846). In carica dal 1823 al 1825. Conte, ufficiale di carriera, giunse al grado di tenente ´ generale. Nel 1823 fu nominato vicere ` l’isola nel 1825. Dudi Sardegna, lascio rante il pur breve incarico, regola` il servizio delle esattorie nell’imento sola, abolı` molte esenzioni, diede im` iniziata nel pulso alla costruzione (gia 1822) della ‘‘strada reale’’ fra Cagliari e Porto Torres. Al ritorno in terraferma fu nominato gran maresciallo in seconda dell’ordine mauriziano.

Roffi, Giacinto Religioso (Mondovı` 1727-Iglesias 1789). Vescovo di Iglesias dal 1783 al 1789. Apparteneva all’ordine degli Agostiniani ed era un uomo di profonda cultura teologica. Chiamato a Roma, divenne vicario generale consultore della Sacra Congregazione dell’Indice. Nel 1783 fu nominato ve-

scovo di Iglesias; nella nuova diocesi ` per portare a termine il si adopero nuovo Palazzo vescovile.

Roger Famiglia di probabile origine catalana (secc. XV-XVIII). Proveniva dalla Baronia. Le notizie risalgono al secolo XV, quando i suoi membri risiedevano a Orosei, dove si imparentarono con i Guiso. A partire dal 1512 alcuni di loro ebbero ereditariamente gli uffici di maggiore del porto e di saliniere di Posada. Accumularono un discreto patrimonio e acquisirono molta considerazione sociale; agli inizi del secolo XVII si divisero in due rami. Quello di Pietro ottenne il riconosci` nel 1647 ma si mento della nobilta estinse poco tempo dopo; quello discendente da Ferdinando ottenne gli stessi privilegi nel 1645. Vennero ammessi allo Stamento militare durante il parlamento Lemos e presero parte a tutti gli altri parlamenti. Si estinsero agli inizi del XVIII.

Rogier, Francesco Luigi Ufficiale di carriera (Cagliari 1844-Torino 1916). Prese parte alla terza guerra di indi` alla pendenza e nel 1870 partecipo presa di Porta Pia, dove ottenne una medaglia d’argento. Nel 1893 fu pro` mosso generale e dal 1894 comando l’Accademia militare di Modena. Nel 1898 gli fu affidato il comando della divisione militare di Cagliari; nel 1915, promosso generale di corpo d’armata, si trasferı` a Torino dove morı` poco dopo nel 1916.

Rogier, Luigi Studioso di storia (n. Ca` stato gliari 1932). Laureato in Lettere, e professore di italiano e storia negli istituti secondari superiori. Studioso di storia moderna (in particolare della ` autore di alcuni interesSardegna), e santi saggi, tra cui Memoriale del re Ferdinando II riguardante alcuni problemi amministrativi della Sardegna 1491, ‘‘Cagliari economica’’, 8, 1961; due

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Rogier saggi Un progetto d’invio in Sardegna di prigionieri e disertori durante la prima guerra d’indipendenza e La Sardegna e il banditismo nel 1747 in una relazione della Reale Udienza, con annesso un prospetto per la repressione, entrambi in La Sardegna e il Risorgimento, 1962; Istruzioni di Ferdinando il Cattolico al vicere´ don Ignazio Lopez de Mendoza, in Studi storici e giuridici in onore di Antonio Era, 1963.

Rogier, Lussorio Religioso (Cagliari, ` sec. XVII-Alghero 1676). prima meta Vescovo di Alghero dal 1672 al 1676. Di` in utroque a venuto sacerdote, si laureo Bologna. In seguito fu parroco a Guasila, quindi nominato canonico della cattedrale di Cagliari. Nel 1672 divenne vescovo di Alghero. Nella nuova ` con grande energia. sede opero

Rogio Figoni, Quirico Letterato (Sas` sec. XVII-?). Cittadino sari, prima meta sassarese. Nel 1649 fece pubblicare il poemetto del padre Antonio Sortes ` e la carestia a Sassari nel sulla siccita ´n verdadera de las cosas 1648, Relacio maravillosas que sucedieron en la ciudad de Sacer en el an ˜ o 1648, stampato dalla tipografia di Gavino Seque nel 1649.

Roissard de Bellet, Jean Baptiste Scrittore di viaggi (Francia 1810-?, 1896). Il barone di Bellet giunse in Sar` del secolo degna nella seconda meta XIX per ricerche minerarie e si inte` alla storia dei nuraghi, scrivendo resso in un libro le proprie impressioni. Ma ` importante e ` quella cola sezione piu stituita dalle numerose foto che sono tra i primi documenti fotografici sull’isola di fine Ottocento. I loro originali, ` vol d’oiriprodotti ne La Sardaigne a seau en 1882, edito a Parigi da Plon nel `1884, sono conservati nella Bibliothe que nationale di Parigi (il libro speci` dal sottotitolo: fica i suoi contenuti gia

´ologie, ‘‘Son histoire, ses moeurs, sa ge ´ tallife `res’’). ses richesses me

Rojch Nobile famiglia aragonese (secc. XVII-XX). Trasferita in Sardegna agli inizi del secolo XVII con un Francesco, capitano delle armate reali, che nel 1619 fu nominato alcaide di Castelsardo; nel 1624 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Vivas. I suoi discendenti formarono due rami della famiglia e presero parte a tutti gli altri parlamenti: da un Giu` a seppe discese il ramo che continuo risiedere a Castelsardo e si estinse nel secolo XVIII; da un Giovanni Francesco discese invece il ramo che si trasferı` a Ozieri, imparentandosi con al` . Agli inizi deltre famiglie della nobilta l’Ottocento questo ramo si trasferı` a ` dai Sanjust i titoli Cagliari ed eredito di conte di San Lorenzo e di barone di Furtei, estinguendosi nella prima ` del secolo XX. meta

Rojch, Angelo Funzionario, uomo politico (n. Galtellı` 1935). Consigliere regionale, presidente della Regione, deputato al Parlamento. Dopo aver con` enseguito la laurea in Pedagogia e trato nell’amministrazione dello Stato. ` stato esponente Cattolico impegnato, e di punta della Democrazia Cristiana ` stato eletto consinuorese. Nel 1969 e gliere regionale del suo partito nel collegio di Nuoro per la VI legislatura e successivamente riconfermato per altre tre legislature fino alla IX (19841989). Dal gennaio 1977 al giugno 1979 ` stato assessore alla Sanita ` nelle due e giunte Soddu, e dal luglio 1982 al giugno 1984 presidente della Giunta regio` dimesso nale. Nel maggio del 1987 si e da consigliere regionale per candi` stato eletto darsi al Parlamento, ed e deputato per la X legislatura repubblicana.

Rojch de Candia, Luisa Gentildonna cagliaritana (secc. XIX-XX). Figlia di

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Rollo una sorella di Mario de Candia, scrittrice attenta e depositaria della memoria del grande cantante, ne scrisse in Mario de Candia, pubblicato a Cagliari nel 1910.

Rolandi, Giovanni Ingegnere (Milano ` stato per anni presidente 1898-1975). E del Sindacato meccanici e metallurgici; ha diretto la miniera di Montevec` interessato chio dal 1939 al 1946 e si e alla storia delle miniere in Sardegna, scrivendone in La metallurgia in Sardegna, 1974, e Ricordi della crisi mineraria degli anni Trenta in Sardegna, ‘‘L’Industria mineraria’’, 3, 1983.

Rolando, Luigi Studioso di anatomia e fisiologia (Torino 1773-ivi 1831). Dopo aver conseguito la laurea in Medicina, fu professore di Fisiologia e di Medicina teorico-pratica presso l’Univer` di Sassari dal 1804 al 1815, e quindi sita professore di Anatomia nell’Univer` di Torino, dove fondo ` e diresse il sita ` il Museo anatomico. A Sassari pubblico suo fondamentale Saggio sopra la vera struttura del cervello dell’uomo e degli animali e sopra le funzioni del sistema ` internervoso, che gli diede notorieta nazionale. Nel libro sono esposti i risultati delle ricerche che lo avevano portato alla scoperta delle ramificazioni cerebrali e dei processi fibrosi del cervello. La particolare scissura sulla faccia dei due emisferi cerebrali, ` conosciuta da lui studiata e descritta, e appunto come scissura di Rolando. Parlando nel 1866 del Teatro anatomico ` di Medicina, Pasquale della Facolta Tola ricorda che vi si custodivano le «forme plastiche in gesso lamelloso» che erano servite agli studi di L.R., che le aveva plasmate di propria ` di Sassari mano. Nel 1882 l’Universita ` una lapide per avere «illugli dedico strato per 13 anni» l’Ateneo sassarese, «iniziandovi, primo in Europa, gli esperimenti sulle localizzazioni cere-

brali, conquista imperitura della scienza».

Rollandi, Maria Stella Studiosa di storia economica (n. Genova 1948). Dopo ` dedicata all’insegnala laurea si e ` divenmento universitario. Nel 1980 e tata ricercatore di Storia economica e quindi professore associato. Attual` di mente insegna presso la Facolta ` di Genova. Economia dell’Universita Ha approfondito in particolare la storia delle miniere in Sardegna negli scritti La formazione della nuova Irlanda in Sardegna. Industria estrattiva e sottosviluppo (1848-1914), ‘‘Classe’’, 6, 1972; Industria mineraria e agricoltura in Sardegna (1922-1943), ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 8-10, 1977; Le ` miniere di ferro in Sardegna dall’unita al 1939, ‘‘Ricerche storiche’’, VIII, 1, 1978; Miniere e minatori in Sardegna dalla crisi del dopoguerra alla nascita di Carbonia, 1981; Storia delle miniere dalle origini al 1943, in La Sardegna. Enciclopedia (a cura di Manlio Brigaglia), II, 1982; Il sistema Bedaux nelle miniere sarde della Pertusola, ‘‘Studi storici’’, XXVI, 1, 1985; Organizzazione del lavoro di miniera e condizione operaia tra le due guerre, in Le miniere e i minatori della Sardegna (a cura di Francesco Manconi), 1986.

Rollo, Piero Pugile (Cagliari 1927-?, 2001). Professionista dal 1955 al 1963 nella categoria dei pesi gallo, nel 1955 conquista il suo primo titolo italiano a Cagliari contro Roberto Spina. Tre anni dopo, in un memorabile incontro ` , toglie la che si svolge nella sua citta corona europea all’altro italiano Mario D’Agata. Dopo appena un anno perde il titolo e ricomincia da capo: un altro ` nuovamente campione itaanno ed e liano; nel 1961 ha addirittura la possi` di conquistare la corona monbilita diale contro Eder Joffre, ma perde l’in-

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Romagnani ` un anno piu ` tardi riconcontro. Si rifa quistando l’europeo a spese di Cossemyns, sconfitto per ko. Nel giro di pochi mesi perde e riconquista il titolo continentale contro il francese Halimi. Nel 1963, ultimo anno di una prestigiosa carriera, perde definitivamente il titolo in un drammatico incontro con l’altro francese Mimoun Ben Ali. [GIOVANNI TOLA]

Romagnani, Gian Paolo Storico (n. Torino 1957). Dopo la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Nel ` diventato ricercatore di Storia 1988 e moderna; attualmente insegna presso ` di Lettere dell’Universita ` di la Facolta Verona. Ha dedicato alla Sardegna due saggi, Un secolo di progetti e tentativi: il ‘‘Dizionario storico-geografico degli Stati sardi’’ da Carena a Casalis 17651856, ‘‘Rivista italiana’’, 2, 1983, e Il parere di Prospero Balbo sui diritti signorili in Sardegna (1818). Una proposta di riforma giuridica ed economica dei primi anni della Restaurazione, in Intel` in Sardegna tra restaulettuali e societa ` d’Italia (a cura di Girorazione e unita lamo Sotgiu, Aldo Accardo e Luciano Carta), II, 1991.

Romagnino, Antonio Scrittore, poeta, critico letterario (n. Cagliari 1917). Dopo aver conseguito la laurea in Let` tere nel 1939 a Cagliari, nel 1941 si e laureato anche in Scienze politiche. Combattente nella seconda guerra mondiale, fu fatto prigioniero di guerra durante la ritirata in Tunisia (febbraio 1943) e trasferito in campi di concentramento in Missouri e Nebraska, sino al 1945, dovendo affrontare l’aspra polemica che divise i prigionieri italiani sull’atteggiamento da assumere dopo l’8 settembre (l’espe` stata raccontata in un libro di rienza e memorie, Diario americano. Prisoner of War 1943-1945, pubblicato nel 2003). Al ` italiano e latino nei liritorno insegno

` cei cittadini, diventando uno dei piu prestigiosi animatori della vita culturale cagliaritana e partecipando al rinato dibattito politico come redattore` capo di ‘‘Rivoluzione liberale’’ (=). E stato per anni presidente dell’associazione culturale Amici del libro. Giornalista pubblicista dal 1972, collabora ormai da decenni con ‘‘L’Unione sarda’’ e con periodici nazionali e locali. Finissimo lettore di letteratura, tema preferito delle sue riflessioni e dei suoi ` diventata la sua citta ` natale, studi e che ha ‘‘raccontato’’ in molti volumi di ` stato consi`. E particolare intensita gliere nazionale e regionale di Italia ` recenti ha pubNostra. Negli anni piu blicato anche raccolte di liriche, spesso anche nel vernacolo cagliaritano, in cui la sua ispirazione di scrittore colto e raffinato mette a frutto le ` popolare, insuggestioni di una civilta tensamente frequentata fin dalla sua giovinezza di abitante di Castello e poi attentamente indagata come portatrice di una ‘‘idea della vita’’ che la ` sembra in procinto di perdere citta nella irrazionale assunzione del costume consumistico contemporaneo. La sua bibliografia di scrittore infaticabile conta un numero sterminato di articoli e saggi. Qui di seguito se ne ri` importanti: Il sesso degli cordano i piu angeli, ‘‘Rivoluzione liberale’’, 1947; Il romanzo dell’Uomo qualunque, ‘‘L’Unione sarda’’ 1974; L’ultima raffica `, del futurismo. Gli ultimi versi in liberta ‘‘L’Unione sarda’’, 1974; Avanguardia e poesia nella Cagliari degli anni 30, ‘‘L’Unione sarda’’, 1974; Cagliari a piedi ` del secolo, ‘‘L’Unione nella prima meta sarda’’, 1978; Un’isola una cultura, ‘‘L’Unione sarda’’, 1978; I grandi sardi in camicia nera, ‘‘L’Unione sarda’’, 1979; La storia delle banche a Cagliari. Il largo Carlo Felice nei primi anni del 1900, ‘‘L’Unione sarda’’, 1979; Cagliari:

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Romana Marina. Memorie e immagini per il recupero del vecchio quartiere, 1981; Cagliari: Castello. Passato e presente di un centro storico, 1982; Il territorio come cultura, in La Sardegna. Enciclopedia (a cura di Manlio Brigaglia), I, 1982; Una capitale tra regionalismo e cosmopolitismo, in Cagliari tra memoria e anticipazione, 1985; Le miniere nelle memorie dei viaggiatori, in Le miniere e i minatori della Sardegna (a cura di Francesco Manconi), 1986; La cultura, in Dentro Castello, 1986; I poeti del 179396, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 32-34, 1990; Guida di Cagliari (con Ludovica Romagnino), 1992; Giuseppe Sanna Sanna: un personaggio di primo piano dell’Ottocento Sardo, ‘‘Almanacco di ` , in I Cagliari’’, 1992; La cagliaritanita cagliaritani illustri, I, 1993; Giorni e stagioni, 1995; Torri e mare, 1995; Farfalle e altro, 1997; Is launeddas e Sant’Efis, in Launeddas. La storia, i protagonisti, la discografia, 1997; Passeggiate cagliaritane, 1997; Chicchi di melagrana, 1999; Epigrammi di Stefano, 2000; La mano sul mento, 2001; Ne´ morsi ne´ carezze, epigrammi, 2002; Nuove passeggiate cagliaritane, 2002.

Romagnino, Ludovica Intellettuale ` (n. Cagliari 1955). Figlia di Antonio, e funzionario presso l’Ente Lirico cagliaritano. Attenta conoscitrice dei ` problemi della cultura cagliaritana, e giornalista pubblicista dal 1990. Tra i suoi scritti: I passatempi nei teatri cittadini, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1990; Guida di Cagliari (con Antonio Romagnino), 1996; La battaglia delle dame cagliaritane per assicurarsi i palchi a teatro, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1992; La moda a Cagliari tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1993.

Romana Comune della provincia di ` Sassari, compreso nella I Comunita

montana, con 604 abitanti (al 2004), posto a 267 m sul livello del mare a oriente del lago artificiale del Temo. Regione storica: Bosa o Monteleone. Diocesi di Alghero-Bosa. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo romboidale, si estende per 21,63 km2 e confina a nord con Villanova Monteleone, a est con Thiesi, a sud con un’isola amministrativa di Cossoine e a ovest con Monteleone Rocca Doria. Si tratta di una regione di colline al confine tra il Logudoro e il Bosano. A occidente del paese scorre il rio Melas, un tempo affluente del Temo e oggi immissario del lago omonimo. Le comunicazioni sono assicurate da una strada secondaria che si distacca a nord dalla statale 131 bis, nei pressi di Ittiri, e nel paese e nelle sue vicinanze si connette con altre strade provenienti rispettivamente da Thiesi, da Giave, da Mara e da Villanova Monteleone. & STORIA Nel territorio si conservano nuraghi e altre testimonianze della ` dell’insediamento delcontinuita ` di origine l’uomo. Il villaggio attuale e medioevale, apparteneva al giudicato di Torres ed era incluso nella curatoria del Monteleone che, a partire dal se` a far parte dei possedicolo XIII, entro menti dei Doria. Estinta la famiglia giudicale, il villaggio fu incluso nel piccolo stato che essi costituirono nella Sardegna nord-occidentale. Dopo la conquista aragonese, quando i Doria si ribellarono agli invasori, il suo territorio divenne teatro delle guerre tra gli stessi e Aragona e poi contro gli Arborea e subı` gravi danni. Dopo la caduta ` a ridel giudicato d’Arborea continuo ` Doria manere in possesso di Nicolo fino al 1436 quando, con la distruzione del castello di Monteleone, l’antica cu` nelle mani degli Aragoratoria passo nesi che lo divisero tra coloro i quali

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Romana avevano contribuito alla conquista. R. fu incluso nei territori toccati a Sassari ` nel 1537 vene Alghero che le due citta `. Nel corso dei dettero a Bernardo Simo ` secoli successivi il villaggio dai Simo ` ai Carrillo e da questi ultimi ai passo Rocamarti che si estinsero nel 1702. Dopo una lite col fisco, R. nel 1712 ` a Domenico Brunengo la cui dipasso scendenza maschile si estinse nel 1775; ` allora a Giovanna Carcassona R. passo con cui gli abitanti non ebbero un felice rapporto e nel 1796 presero parte ai moti antifeudali. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Alghero e nel 1838 si ` dal vincolo feudale. Vittorio Anlibero gius ha lasciato una vivida testimonianza: «Agricoltura. Sebbene le terre coltivabili sieno larghissime, e la natura delle medesime comodissima per molte produzioni; non pertanto pic` l’area coltivata, in ragione della cola e coltivabile, e trascurata la coltura di molti generi che vi verrebbero felice` maggiore mente. L’area coltivata non e di starelli 1500, e quella che produce ` piu ` che tre quinti annualmente non e ` starelli 900, comdella medesima, cioe presevi tutte le vigne e i giardini prossimi all’abitato. La seminagione ordi` computare di starelli 350 naria si puo di frumento, 100 d’orzo, 60 di fave, 30 di legumi, 30 di lino, 25 di meliga. La produzione, se le condizioni atmosferiche ` notevole; e sarebbe sieno favorevoli e anche di molto maggiore, se si sapesse ` diligenmeglio l’arte e si studiasse piu ` temente dell’opera. L’orticoltura non e molto curata. La viticoltura praticata con poca intelligenza, onde dipende la ` del prodotto. I fruttiferi poca bonta sono in notevole numero; ma si vede ´ non pertanto la poca industria, perche certe specie utilissime non furono ancora introdotte. Pastorizia. La regione ` ben idonea alla educazione del bee stiame; ma questo non ha persuaso an-

cora ai romanesi a profittare de’ pascoli. Il bestiame manso numera i seguenti capi, buoi per l’agricoltura 100, cavalli e cavalle 45, giumenti 60, majali 80. Nel bestiame rude sono vacche 150, cavalle 60, capre 400, pecore 2000, porci 500». Quando nel 1848 furono eliminate le province, R. fu incluso nella divisione amministrativa di Sassari e dal 1859 della ricostituita provincia di Sassari. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’allevamento del bestiame, in particolare di ovini, bovini e suini e in misura minore di caprini ed equini; e l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, l’orticoltura, la viticoltura e la frutticoltura. Negli ultimi decenni si sta sviluppando an` industriale che una modesta attivita ` modenei settori alimentare e edile. E stamente organizzata la rete di distri` colbuzione commerciale. Servizi. R. e legato da autolinee agli altri centri della provincia. Dispone di stazione dei Carabinieri, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 635 unita di cui maschi 313; femmine 322; famiglie 247. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione con morti per anno 12 e nati 3; cancellati dall’anagrafe 12 e nuovi iscritti 11. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 974 in migliaia di lire; versamenti ICI 246; aziende agricole 99; imprese commerciali 29; esercizi pubblici 5; esercizi al dettaglio 6. Tra gli indicatori sociali: occupati 173; disoccupati 24; inoccupati 40; laureati 9; diplomati 35; con licenza media 203; con licenza elementare 206; analfabeti 49; automezzi circolanti 233; abbonamenti TV 205.

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Romangia PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio conserva numerose testimonianze archeologiche a partire dal periodo prenuragico; in particolare le domus de janas di Chisternas, Monte Fenosu, Santu Iorzi, Sos Aladervos. Del periodo nuragico conserva i nuraghi Cuguttu, Iscora, Mandra ’e Sa Giua, Mastru Bachis, Montigiu, Pibirra, Santa Maria S’Ispidale, Santu Iagu, Selvina, Suezzones, Su Muttigu, Su Pradu, Trigiadas. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` interessante del RALE L’edificio piu ` la chiesa di Santa Macentro storico e ria degli Angeli, parrocchiale costruita nel secolo XVI in forme tardogotiche e radicalmente rimaneggiata nel corso del secolo XVIII. Ha un impianto a una navata completato da cappelle laterali e dal presbiterio che conserva le ` originarie forme gotiche. La facciata e stata radicalmente rifatta nel secolo ` completato dal camXVIII, l’edificio e panile a canna quadrata sormontato da una cuspide. Al suo interno conserva un altare maggiore in marmo e alcuni altari lignei e statue del Seicento. Altra ` quella di Santa interessante chiesa e Croce, costruita nel secolo XVI in forme tardogotiche e successivamente rimaneggiata. Ha l’impianto a una navata arricchito da cappelle laterali e dal caratteristico presbiterio. Al suo interno conserva un antico altare in tufo rosa. A qualche chilometro dal centro abitato sorge la chiesa di San Lussorio, ricavata in una grotta dove si dice che il santo si fosse nascosto per sette anni per sfuggire ai suoi nemici. All’interno si trova una fonte che viene considerata miracolosa. Nell’avancorpo ha un lungo porticato costruito nel secolo XVII. Il 21 agosto vi si svolge ` la festa. con particolare solennita & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La festa che meglio rispecchia il patrimo&

`e ` nio delle tradizioni della comunita quella di San Lussorio che si apre con una veglia di preghiera nella notte del 20 agosto e prosegue il 21 con un nutrito programma di manifestazioni.

Romangia Curatoria situata nel giudicato di Torres. Si stendeva per 98 km2 su un territorio fertile e densamente popolato, situato a nord di Sassari. Confinava con la Fluminargia e comprendeva i villaggi di Sorso, Sennori, Otheri, Gennor, Uruspe, Gerito, Taniga, Settepalme, Erti, Plaiano, Querqui, Domusnovas, Soranna, Tavera. Dopo l’estinzione della famiglia giudicale fu amministrata direttamente dal Comune di Sassari tramite un funzionario che portava il titolo di Rettore della R.. Subito dopo la conquista catalano-aragonese, i nuovi venuti, senza tener conto della situazione, dopo la ribellione di Sassari presero a dividerne il territorio in piccoli feudi, di cui gli investiti ebbero peraltro un possesso precario a causa della situazione di continua guerriglia provocata da Sassari e dai Doria che vi facevano continue incursioni. Dopo la campagna di Raimondo Cardona nel 1330, la R. sem` pacificata e il sistema di feudi vi fu bro completamente sviluppato. Scoppiata, `, di lı` a poco la guerra tra Genova e pero l’Aragona, i Doria ripresero a devastare il territorio: nel 1334 Sorso fu assalita e semidistrutta dagli abitanti di Castelgenovese (l’attuale Castelsardo). ` la seQuando poi, nel 1347, scoppio conda ribellione dei Doria, la R. fu percorsa da eserciti in armi che la devastarono ulteriormente. La sua situazione ` nei decenni successivi non miglioro nel periodo delle guerre tra Arborea e Aragona. Occupata stabilmente dalle ` a essere teatruppe giudicali, continuo ` in tro di operazioni militari e torno mani aragonesi solo nel 1420 dopo la partenza del visconte di Narbona. Ne-

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Romani gli anni successivi tutto il suo territo`a rio, grandemente danneggiato, entro far parte del feudo di Sorso e ne condivise le vicende fino al riscatto dei feudi.

` Felice Romani – Ritratto del letterato in eta matura.

Romani, Felice Letterato (Genova 1788-Moneglia 1865). Amico di Vincenzo Monti, fu direttore della ‘‘Gazzetta del Piemonte’’. Ha al suo attivo una monografia, Il re Carlo Alberto legislatore, stampata a Cagliari dalla So` Tipografica nel 1848. cieta

Romanico in Sardegna La Sardegna ` vantare una notevole presenza delpuo l’architettura romanica sul suo territo` consirio. Essa rappresenta la parte piu stente e meglio studiata del suo patrimonio artistico. La vicenda dell’arte ro` legata alle vimanica in Sardegna e cende dei quattro giudicati in cui l’isola fu divisa nel corso del Medioevo, ciascuno dei quali fu aperto a esperienze culturali diverse. In ordine di tempo le prime testimonianze del r. sono indicate nel giudicato di Torres: a comin` del secolo XI ciare dalla seconda meta esso si sovrappose bruscamente a pre-

` cedenti strutture bizantine o si sviluppo in forme originali e autonome in concomitanza con l’apertura dei giudicati sardi all’influenza occidentale, all’affermarsi in Sardegna dei grandi ordini religiosi e all’intensificazione dei legami fra la Chiesa sarda e la Chiesa romana. Fiorı` con un apporto culturale estremamente diversificato nei secoli successivi fino al secolo XIII. Nel corso del secolo XIII, pur nel permanere dei caratteri strutturali del r., in alcuni edifici si nota una lenta transizione a forme ` si afferma definidi un gotico che pero tivamente soltanto nel secolo XIV con edifici dovuti ai catalano-aragonesi. In particolare gli edifici di arte romanica in Sardegna sono: Anela, chiesa di Santa Maria, costruita prima del 1162; Ardara, chiesa di Santa Maria del Regno, costruita nel secolo XI, in forme romanico-pisane; chiesa di San Pietro, co` del secolo XII; struita nella prima meta Banari, chiesa di Santa Maria di Cea, ` del secolo XII; Barucostruita a meta mini, chiesa di San Nicola, costruita ` del secolo XIII; nella seconda meta chiesa di San Giovanni, costruita nella ` del secolo XIII; Benetutti, seconda meta chiesa di San Saturnino, costruita nella ` del secolo XII; Bidonı`, seconda meta ` chiesa di San Pietro, costruita a meta del secolo XII; Bisarcio, cattedrale di Sant’Antioco, iniziata alla fine del secolo XI e poi ancora ripresa nel 1153 e nel 1174; Bonarcado, chiesa di Santa Maria, ultimata prima del 1146 da maestranze toscane e ristrutturata nel 12421268 da maestranze iberiche di cultura araba; Borutta, basilica di San Pietro di Sorres, costruita tra il secolo XI e il XII e completata 1170-1190; Bono, chiesa di San Gavino di Lorzia, costruita nella se` del secolo XII; Bonorva, conda meta ` chiesa di San Lorenzo, costruita a meta del secolo XII, restaurata nel 1982; Bosa, chiesa di San Pietro extramuros

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Romanico in Sardegna costruita tra il 1073 e il 1147; castello di Serravalle, costruito tra il secolo XII e il XIV; Bulzi, chiesa di San Pietro delle Immagini, costruita agli inizi del secolo XII; Bultei, chiesa di San Saturnino di Usolvisi, costruita prima del 1163; Burgos, castello del Goceano, costruito tra il secolo XII e il XIII; Cabras, chiesa di San Giovanni di Sinis, ristrutturata alla fine del secolo XI se su un edificio del secolo VII; Cagliari, nella basilica di San Saturnino (sec. V) interventi dei Vittorini tra il 1089 e il 1119 che trasformarono la chiesa in forme romaniche realizzate da maestranze provenzali; chiesa di San Lorenzo, costruita nel secolo XII; chiesa di San Pietro dei pescatori, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; chiesa di San Pancrazio, costruita nel primo quarto del secolo XII; chiesa di Santa Maria del Porto, co` del XII, ultistruita nella prima meta mata nel secolo XIII; torri di San Pancrazio e dell’Elefante, costruite nel secolo XIII e in seguito profondamente modificate; castello di San Michele, costruito nel secolo XIII; Capoterra, chiesa di Santa Barbara, costruita nel 1290; Cargeghe, chiesa di Santa Maria ` ’e Contra, costruita nella seconda meta del secolo XII; Chiaramonti, chiesa di Santa Maria di Orria Piccinna, costruita dopo il 1205; chiesa di Santa Giusta, costruita agli inizi del secolo XIII dai Camaldolesi; Decimomannu, chiesa di Santa Greca, costruita nel secolo XI; Decimoputzu, chiesa di San Giorgio, costruita dopo il 1089; Dolianova, chiesa di San Pantaleo, costruita in tre fasi tra il secolo XII e il XIII da maestranze che si ispirarono a modelli romanico-pisani nel primo intervento e alla cattedrale di Cagliari nel secondo intervento, da maestranze franco-gotiche nel terzo (1261-1289); Domusnovas, chiesa di Santa Barbara, costruita nel primo quarto del secolo XIV, poi profonda-

mente modificata; Elmas, chiesa di Santa Caterina di Semelia, costruita nel secolo XII; Florinas, chiesa di Sant’Antonio Abate, costruita nel secolo XIII; Fordongianus, chiesa di San Lussorio, costruita dai Vittorini sopra un martyrium del secolo V tra il secolo XI e il XII, completata nel secolo XIII; Furtei, chiesa di San Marco, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Galtellı`, costruita prima del 1138, conserva nel suo interno un ciclo di affreschi; Gesico, chiesa di Santa Maria, costruita prima del 1305; Ghilarza, chiesa di San Palmerio costruita tra il 1220 e il 1225; chiesa di San Serafino, costruita alla fine del secolo XIII; Guamaggiore, chiesa di San Pietro, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Guasila, chiesa di Santa Maria di Bangio, costruita nella se` del secolo XIII; Iglesias, conda meta chiesa di Santa Chiara, costruita tra il 1284 e il 1288; Ittireddu, chiesa di Santa ` del Croce, costruita nella prima meta secolo XIII; chiesa di San Giacomo, co` del secolo struita nella prima meta XIII; Ittiri, chiesa di Nostra Signora di Paulis, costruita nel secolo XII dai Cistercensi; chiesa di Santa Maria di Co` del secolo XIII dai ros, costruita a meta Cistercensi; chiesa di San Leonardo di ` del Cuga, costruita nella seconda meta secolo XII; Las Plassas, castello di Marmilla, costruito nell’ultimo quarto del secolo XIII; Luogosanto, chiesa di San Leonardo di Balaiana, costruita nel terzo quarto del secolo XII; Macomer, chiesa di Santa Maria, costruita nella ` del secolo XII; Maracalagoprima meta nis, chiesa di Santa Maria Assunta, costruita dopo il 1237; chiesa di Santa Ma` ria d’Itria, costruita nella seconda meta del secolo XIII; Martis, chiesa di San ` Leonardo, costruita nella prima meta del secolo XII; Massama, chiesa di San ` del Nicola, costruita nella prima meta secolo XIII; Masullas, chiesa di San

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Romanico in Sardegna ` Leonardo, costruita nella seconda meta del secolo XIII su un edificio precedente riconducibile al secolo XII; Milis, chiesa di San Paolo, iniziata tra il 1140 e il 1150 e completata nel 1200 e con parti romaniche; Monastir, chiesa di Santa ` del Lucia, costruita nella seconda meta secolo XIII; Monteleone Rocca Doria, chiesa di Santo Stefano, costruita nella ` del secolo XIII; chiesa di seconda meta Sant’Antonio, costruita nella prima ` del secolo XIII; Nora, chiesa di meta Sant’Efisio, costruita dai Vittorini nel secolo XI; Norbello, chiesa di Santa Maria della Mercede, costruita tra la se` del secolo XII e il secolo conda meta XIII; chiesa dei Santi Quirico e Giu` del secolo XII; ditta, costruita a meta Olbia, cattedrale di San Simplicio, iniziata nel secolo XI e completata tra il 1110 e il 1120; Ollastra Simaxis, chiesa di San Pietro, costruita nella seconda ` del secolo XII; Olmedo, chiesa di meta Nostra Signora di Talı`a, costruita nel secolo XII; Onanı`, chiesa di San Pietro, ` del secolo costruita nella seconda meta XII; Oristano, torre di San Cristoforo, costruita nel 1290; Orotelli, chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel secolo XII; chiesa di San Pietro di Ollin, costruita dopo il 1139; Oschiri, chiesa di Nostra Signora di Castro, costruita agli inizi del secolo XII; chiesa di San Demetrio, costruita prima del 1168; chiesa di ` del Santa Maria di Otti, costruita a meta secolo XII; Osilo, chiesa di Santa Maria ` de Iscalas, costruita nella seconda meta del secolo XII, in rovina; chiesa di Santa Maria di Sassalu, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII, in rovina; Ossi, chiesa di San Silverio, costruita nella ` del secolo XII, in rovina; seconda meta chiesa di Sant’Antonio di Briave, co` del secolo struita nella seconda meta XII; chiesa di Santa Margherita, co` del secolo struita nella seconda meta XIII; Ottana, chiesa di San Nicola, ter-

minata nel 1160; Ozieri, chiesa di San Nicola di Guzule, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Perdaxius, chiesa di San Leonardo, costruita nella ` del secolo XIII; chiesa di seconda meta San Giacomo, costruita nella seconda ` del secolo XIII; Perfugas, rovine meta della chiesa di Santa Maria, costruita prima del 1160; chiesa di Santa Vittoria di Gavazana (frazione di Erula), costruita prima del 1170 e completata nel secolo XIII; Ploaghe, chiesa di San Michele di Salvenero, costruita nel secolo XII; chiesa di Sant’Antonio di Salvenero, costruita agli inizi del secolo XIII; Porto Torres, basilica di San Gavino, costruita tra il 1065 e il 1111; Posada, castello della Fava, costruito nel secolo XIII; Quartu Sant’Elena, chiesa di San Pietro in Ponte, costruita nel secolo XII e ristrutturata nel secolo XIII in forme che preludono al gotico; chiesa di Santa Maria di Cepola, costruita dopo il 1089; chiesa di San Forzorio, co` del secolo struita nella seconda meta XIII; chiesa di Sant’Agata, costruita a ` del secolo XII, modificata nel semeta colo XIV; Quartucciu, chiesa di Sant’Efisio, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Quirra, chiesa di San Nicola, costruita in cotto tra la fine del XII e gli inizi del secolo XIII; Rebeccu, chiesa di San Lorenzo, costruita nel secolo XII in forme romanico-toscane; Saccargia, ba` , cosilica della Santissima Trinita struita nel 1116, ampliata tra il 1180 e il 1200, all’interno affreschi e vicino alla chiesa rovine del convento; Samassi, chiesa di San Gemiliano, del secolo XII, e rovine del convento; San Giovanni Suergiu, rovine della chiesa di Santa Maria di Palmas, costruita prima del 1066; rovine della chiesa di San Giovanni, costruita nel primo quarto del secolo XIV; San Vero Milis, Santa Sofia di Santa Eru, costruita nel primo quarto del secolo XIII; Sant’Antioco, chiesa di

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Romanico in Sardegna Sant’Antioco, costruita tra il secolo XI e il XII su un edificio dei secoli V-VI; Santa Giusta, basilica di Santa Giusta, del secolo XI-XII; Santa Maria Coghinas, chiesa di Santa Maria, costruita tra il 1100 e il 1120; Sardara, castello di ` Monreale, costruito nella seconda meta del secolo XIII; Sarroch, chiesa di Sant’Antonio, costruita tra la fine del XIII e gli inizi del secolo XIV; Sassari, chiesa di San Michele di Plaiano, costruita nel secolo XI; chiesa di Santa Barbara di Li Punti, costruita prima del 1280; chiesa di Sant’Antonio di Noi Noi, costruita ` del secolo XIII; chiesa nella prima meta di San Michele di Murusas, costruita ` del secolo XIII; chiesa nella prima meta di Santa Maria e Santa Margherita de lo ` del seArdo, costruita nella prima meta colo XIII, in rovina; chiesa di San Pietro ` del di Silki, costruita nella prima meta secolo XIII, successivamente rimaneggiata; chiesa di San Nicola, cattedrale, ` del secolo costruita nella seconda meta XIII, rimaneggiata nei secoli successivi; chiesa di San Quirico, costruita ` del secolo XII; nella seconda meta chiesa di San Biagio, costruita nella se` del secolo XIII; Sedini, conda meta chiesa di San Nicola di Silanis, costruita nel secolo XII; chiesa di San ` Pancrazio di Nursi, costruita a meta del secolo XII; Segariu, chiesa di Sant’Antonio, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Selargius, chiesa di San Giuliano, costruita tra il secolo XII e il XIII; chiesa di San Lussorio, costruita nel secolo XII, in rovina; Semestene, chiesa di San Nicola di Trullas, costruita nel 1113, all’interno conserva affreschi; Seneghe, chiesa di San Pietro ` del seMilis Piccinnu, costruita a meta colo XIII; Senorbı`, Santa Maria di Segolai, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Serdiana, chiesa di Santa Maria di Sibiola, costruita tra il 1120 e il 1130 dai Vittorini; Serrenti, chiesa di

Santa Vitalia, costruita nell’ultimo quarto del secolo XIII; Sestu, nell’abitato chiesa di San Salvatore, seconda ` del secolo XII; chiesa campestre meta di San Gemiliano, costruita nel secolo XIII; Settimo San Pietro, chiesa di San ` Giovanni, costruita nella seconda meta del secolo XIII; Siddi, chiesa di San Michele, costruita nell’ultimo ventennio del secolo XIII; Sietefuentes, chiesa di ` del seSan Leonardo, costruita a meta colo XII, riadattata nel secolo XIV; Silanus, chiesa di Santa Sabina, ristrutturata in forme romaniche nel secolo XI; chiesa di San Lorenzo, costruita nella ` del secolo XII dai Cisterseconda meta censi; Siligo, chiesa di Sant’Elia di Montesanto, costruita nel secolo XI; chiesa di Santa Maria di Bubalis (Mesumundu), edificio del secolo VI completato in forme romaniche nell’XI; chiesa di San Pietro, costruita nel secolo XII, in rovina; Siliqua, castello di Acquafredda, costruito nel terzo quarto del secolo XIII; Sindia, chiesa di Santa Maria di Corte, costruita nel secolo XII; chiesa ` del sedi San Pietro, costruita a meta colo XII; chiesa di San Pietro, costruita nel secolo XII dai Cistercensi; Solarussa, chiesa di San Gregorio Magno, costruita nel secolo XII; Sorradile, chiesa di San Nicola di Nurozo, co` del secolo XII; Suelli, struita a meta chiesa di San Pietro, costruita nella se` del secolo XIII, con il camconda meta panile, rimaneggiata nei secoli successivi; Tergu, chiesa di Santa Maria, costruita nel secolo XII, rovine del convento; Terralba, chiesa di San Pietro, costruita in forme romaniche nel secolo XII, fu demolita nel 1821; Tissi, chiesa di Sant’Anastasia, costruita nel secolo XI e ristrutturata nel secolo XVII; chiesa di Santa Vittoria, costruita nel secolo XII e ristrutturata nel secolo XVII; oratorio di Santa Croce, costruito nel secolo XII e inglobato nella parroc-

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Romano chiale; Torralba, chiesa di Sant’Andrea, ` del secolo XI; chiesa di costruita a meta Santa Maria di Capuabbas, costruita tra ` del XII e la seconda la seconda meta ` del secolo XIII; Tratalias, chiesa meta di Santa Maria, edificata nel secolo XIII da maestranze locali; Tula, chiesa di Santa Maria, costruita prima del 1175; Usellus, chiesa di Santa Reparata, costruita nel secondo quarto del secolo XII, completamente ristrutturata nel XVIII; Usini, chiesa di San Giorgio di Oleastreto, costruita nella seconda ` del secolo XII; chiesa di Santa Mameta ` del ria, costruita tra la seconda meta XIII e il primo quarto del secolo XIV; Ussana, chiesa di San Saturno, costruita nel secolo XI dai Vittorini; Uta, chiesa di Santa Maria, costruita in forme romanico-pisane entro la prima ` del secolo XII; Viddalba, chiesa di meta San Giovanni, rovine; Villamar, chiesa di San Giovanni di Mara Arbarei, co` del secolo struita nella seconda meta XIII; chiesa di San Pietro, costruita ` del secolo XIII; Vilnella seconda meta lamassargia, chiesa tardoromanica di San Ranieri, costruita nel secolo XIV e largamente rimaneggiata; chiesa di Santa Maria ad Nives, costruita nel secolo XIII e largamente rimaneggiata; Villa San Pietro, chiesa di San Pietro, ` del secolo costruita nella seconda meta XIII; Villaspeciosa, chiesa di San Platano, costruita dai Vittorini nella prima ` del secolo XII con maestranze prometa venzali; Zeddiani, chiesa di Sant’Anto` del senio, costruita nella prima meta colo XIII; Zerfaliu, chiesa di San Gio` del sevanni, costruita nella prima meta colo XIII e ampliata nei secoli successivi; Zuri, chiesa di San Pietro, costruita nel 1291 da Anselmo da Como in forme romanico-lombarde.

Romano, David Storico (n. Spagna, sec. ` di XX). Professore presso l’Universita Barcellona, nel 1990 ha preso parte ai

lavori del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona svoltisi ad Alghero, in cui ha presentato una comunicazione sugli Ebrei in Sardegna 1335-1445, ora negli Atti del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona, III, 1996.

Romano, Ferdinando Religioso (Sara` sec. XV-Oristano gozza, prima meta 1492). Arcivescovo di Oristano dal 1485 al 1492. Divenuto sacerdote, si pose in evidenza per il grande fervore, nel 1485 fu nominato arcivescovo di Oristano. Giunto nella sua sede, si impe` nella riforma dell’organizzazione gno della diocesi.

Romano, Giuliano Archeoastronomo (n. sec. XX). Nel 1989 ha partecipato al Colloquio internazionale di archeologia e astronomia svoltosi a Venezia, dove ha presentato una relazione Astronomical orientations of Monte d’Accoddi (con F. Proverbio e A. Aveni), ora in ‘‘Archeologia e Astronomia’’, supplemento alla ‘‘Rivista di Archeologia’’, 1991.

Rombi, Bruno Scrittore (n. Calasetta ` trasferito a Genova 1931). Nel 1960 si e dove risiede e dove svolge un’intensa ` anche come giornalista. Ha inattivita fatti, per anni, curato il supplemento letterario de ‘‘Il Lavoro’’ di Genova e ha collaborato con riviste letterarie di ` autore di numerosi rilievo nazionale. E romanzi e raccolte di versi, tradotti in diverse lingue, per i quali ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Tra i suoi scritti: Canti per un’isola, versi, 1980; Sebastiano Satta. Vita e opere, 1983; Un anno a Calasetta, 1989; Salvatore Cambosu, cantore solitario, 1992; Otto tempi per un presagio, 1998; Sardegna, madre di pietra, 2000; A Costantino Nivola, versi, 2001; Un battello fantasma, 2001; ˆ dese ´dda, versi in dialetto di Vuxe de Ca Calasetta, 2002; Una donna di carbone, romanzo, 2004.

Rombi, Guido Storico (n. Tempio Pausania 1965). Bibliotecario dal 1992

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Romero i Frias presso la Biblioteca comunale di Tempio, dottore di ricerca in Storia sociale e religiosa dal 1997. I suoi studi riguardano la storia politica e religiosa della ` contemporanea: La Sardegna nell’Eta cultura cattolica e la DC in Sardegna. Dalla caduta del fascismo al 18 aprile 1948, 1995; Tempio nelle guide di viaggio ` imponente e cupa, dell’Ottocento. Citta ‘‘Almanacco gallurese’’, 2001-2002; ` a Sassari dal 1931 al Chiesa e societa 1961. L’episcopato di Arcangelo Mazzotti, 2000; Don Enea Selis, un protagonista sardo del ’900, 2002; Il tenente Scopa (Alfredo Graziani) e l’amico Emilio Lussu, ‘‘Almanacco gallurese’’, 2002` in Sardegna tra gli 2003; Chiesa e societa anni Venti e gli anni Cinquanta, in Albino Morera. L’uomo e il pastore nel contesto socio-religioso della diocesi di Tempio-Ampurias, 2004; Il riformista. Claudio Demartis e il socialismo a Tempio e in Gallura. Una storia da rivedere e ancora da scrivere, ‘‘Almanacco gallurese’’, 2005-2006; Gli anni difficili 1944-1949. La provincia di Sassari nelle relazioni dei prefetti, 2006. Nel 2002 ha curato la prima ristampa dell’opera di Silla Lissia La Gallura. Studi storico-sociali, uscita nel 1903.

Rombi, Paride Magistrato, scrittore (Calasetta 1921-Napoli 1997). Laureatosi in Giurisprudenza, giovanissimo ` dedicato alla carriera della magisi e stratura giudiziaria in cui ha raggiunto ` stato anche nello staff ` alti. E i gradi piu dell’Ufficio di presidenza del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat (1969-1971). Ha sempre coltivato interessi letterari, scrivendo romanzi e racconti di buon livello. Ha esordito nel 1952 vincendo il premio ‘‘Grazia Deledda’’ con il romanzo Perdu, ambientato nel Sulcis, storia di un pastorello al centro di un caso giudiziario; il ` stato pubblicato, secondo le romanzo e regole di quelle edizioni del premio, da

Mondadori nella prestigiosa collana della ‘‘Medusa’’. Accanto a Perdu, protagonista del racconto, appare «questo Sulcis arretrato e povero – ha scritto Maria Giacobbe in prefazione dell’ultima edizione, quella della ‘‘Bibliotheca sarda’’ della nuorese Ilisso, 2000 – , con la sua spesso violenta bellezza e la sua guatante tragedia», che agli occhi dell’autore appare «come la quintessenza stessa della Sardegna». Di` seguito un secondo versi anni dopo e romanzo, Il raccolto, 1969. Negli ultimi anni, raccogliendo le sollecitazioni del movimento per la lingua sarda, ha tradotto diversi testi, fra cui l’Antigone di ` Sofocle in dialetto sulcitano (l’opera e stata edita nel 1983 dalla ‘‘Lao Silesu’’).

Romero, Angelo Cantante lirico (n. Cagliari 1939). Sin da bambino ha manifestato spiccate attitudini al canto e ha debuttato a soli 11 anni al teatro ‘‘Giardino’’ di Cagliari, interpretando la parte del pastorello nella Tosca. Baritono, dopo aver studiato col maestro Albergoni a Cagliari e con Elena d’Ambrosio a Roma ha debuttato alla televisione nell’Orfeo di Monteverdi e subito dopo a Spoleto, nella Manon di Massenet. In seguito ha ampliato il proprio repertorio sino a portarlo al numero ` record di 120 opere, con le quali si e esibito nei maggiori teatri europei e ` stato particolarstatunitensi dove e mente apprezzato per l’interpretazione del Barbiere di Siviglia. Di re` tornato a Cagliari dove insegna cente e canto e in alcune occasioni si esibisce per beneficenza, riscuotendo sempre notevole successo.

Romero i Frias, Marina Studiosa di storia della lingua catalana (n. Barcellona, sec. XX). Insegna da molti anni ` di Sassari. Si e ` occunell’Universita pata dell’evoluzione del catalano a Cagliari tra il Cinque e il Seicento, nel momento dell’imposizione del casti-

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Romice gliano come lingua ufficiale, e ha curato opere di scrittori catalani o sardi, come l’algherese Rafael Sari, di cui ha pubblicato la raccolta Ombra i sol, 1980; tra gli scritti scientifici, Note sulla situazione linguistica a Cagliari nel periodo 1598-1615, ‘‘Estudis Universitaris catalans’’, XXV, 1983.

Romice = Erba brusca Romualdo e Zenone, santi (o Santi Romualdo e Zeno; in sardo, Santu Romualdu e Zenoni) Santi. San Romualdo abate nacque a Ravenna nel 907 da nobile famiglia. Dopo aver assistito a un delitto commesso dal padre, il duca Sergio, inorridito e sentendosi in colpa per non averlo fermato, per espiazione vestı` l’abito benedettino. Per tre anni nel monastero di Sant’Apollinare in Classe, poi prese la strada dei pellegrinaggi, Veneto, Lombardia, Francia, Istria, Ungheria. Fondatore dell’ordine dei Camaldolesi (1012), cosiddetto dall’eremo di Camaldoli, oggi in provincia d’Arezzo, che il santo fece costruire (1009) a 1104 m, basato su una ` della regola benemaggiore austerita dettina. Morı` nel monastero di Valdicastro vicino a Fabriano il 19 giugno 1027. San Zenone nacque nella Mauritania, fu vescovo di Verona dal 362 al 372, eli` abusi liturgici, incoraggio ` il voto mino ` delle ragazze. Rimangono i di castita suoi Sermoni, sedici lunghi e settantasette brevi, rivolti alla dottrina trinitaria, alla mariologia, ai sacramenti, alle ` cristiane, al paganesimo ancora virtu presente, all’arianesimo. ` patrono In Sardegna San Romualdo e ` di Bonarcado; insieme a San Zenone e titolare della parrocchia di quel comune, che ha sede nella chiesa romanica di Santa Maria, consacrata nel 1146 e annessa a un monastero camaldolese dipendente dall’abbazia di San Zenone di Pisa. [ADRIANO VARGIU] Festa San Romualdo si festeggia il 7

febbraio (giorno della traslazione del suo corpo incorrotto da Valdicastro a Fabriano) e il 19 giugno; San Zenone si festeggia il 22 aprile; i due santi si festeggiano l’8 febbraio a Bonarcado.

Rondine = Zoologia della Sardegna Rondone = Zoologia della Sardegna ` Ferrer, Pedro Storico del diRoque ritto (n. Barcellona, sec. XX). Nel 1983 ha preso parte al convegno di studi sugli statuti sassaresi svoltosi a Sassari. Ha in particolare approfondito lo studio del diritto penale nella Sardegna catalana, conducendo uno studio parallelo a quello di Angelo Castellaccio. Esemplare del suo rigore metodologico il bel saggio I fiorini, il re e il visconte, ‘‘Quaderni sardi di Storia’’, 3, 1981-83. Tra gli altri suoi scritti: L’infrazione della legge a Cagliari dal 1340 al 1380, ‘‘Quaderni sardi di Storia’’, 5, 1985-86; Dinamicas sociales y dinamicas penales en Sasser 1342-43, in Gli Sta` , istitututi sassaresi. Economia, societa ` zioni a Sassari nel Medioevo e nell’Eta Moderna (a cura di Antonello Mattone e Marco Tangheroni), 1986.

Roqueta Famiglia della borghesia cagliaritana (secc. XVI-XVII). Le sue origini risalgono al secolo XVI; nel 1597 ottenne il cavalierato ereditario con un Antioco, ma si estinse nel corso del secolo XVII.

Ros Famiglia di origine catalana (secc. XV-XVI). Un suo ramo si trasferı` in Sardegna agli inizi del secolo XV con un Luigi, governatore del Capo di Cagliari e Gallura. Nel corso del secolo i suoi discendenti acquistarono il feudo di Teulada e quello di Olmedo, ma si estinsero nel 1512 con un Gabriele Giuliano.

Ros, Francesco Signore di Teulada ` sec. XV-ivi?, (Alghero, prima meta ` sec. XVI). Nel 1472 fu nomiprima meta nato luogotenente del procuratore ` reale del Logudoro; nel 1475 acquisto

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Rosa da Ausia Torrellas il feudo di Olmedo e tutti i territori da esso dipendenti.

Ros, Luigi Governatore del Capo di Ca` gliari e Gallura (Spagna?, seconda meta ` sec. XV). sec. XIV-Cagliari, prima meta Tra il maggio e il luglio del 1413 svolse funzioni di governatore generale del ` Capo di Cagliari e Gallura. Si adopero ´ fosse rapidamente restaurata la perche darsena del porto di Cagliari.

Rosa Pianta arbustiva della famiglia delle Rosacee. In Sardegna allo stato spontaneo vegetano: 1. la r. selvatica, o r. canina (R. canina L.), una pianta arbustiva molto ramificata, con numerose spine a uncino; le foglie sono composte da un numero dispari, 5-7, di foglioline con margine seghettato; i fiori sono bianchi o leggermente rosati, con 5 petali e con evidenti stami gialli; i frutti sono bacche allungate e carnose, di diverse gradazioni di rosso, generalmente intenso. Diffusa, cresce indipendentemente dall’altitudine a ridosso di muri e siepi e fiorisce da aprile a luglio. Nella medicina popolare le vengono riconosciute molte pro` : tutte le parti della pianta sono prieta usate per preparare infusi contro i disturbi gastro-enterici; ottime come ricostituenti le marmellate ottenute con la polpa dei frutti. In cosmesi si usa l’‘‘acqua di rose’’ come detergente e decongestionante. Negli ultimi tempi si nota una rivalutazione generale delle piante spontanee, e la r. canina si sta ` anche diffondendo sempre di piu come pianta ornamentale rustica e ‘‘antica’’; 2. la r. di macchia (R. agrestis), ` simile alla precedente, con fusti piu grossi e spinosi, foglie rade e allungate, ` ridotti. Nomi sardi: baddaiolu; fiori piu fusighittu; rosa cabrina; rosa de mar` cra ` binu (logudorese); 3. la r. giani; ru sempreverde o r. lustra (R. sempervirens L.), con foglie rade e lucide, pochi aculei non uncinati e fiori bianchi dai

petali bilobati; i frutti allungati, di colore rosso scuro, sono ricoperti di peli; cresce rigogliosa al livello del mare ma ` trovare anche nelle fasce collisi puo nari sino ai 1000 m. Nomi sardi: arrosi` riu, pippilloddi; 4. xedda bianca, ispina la r. di Serafino (R. seraphini Viv.), con rami grossi, rigidi, rossastri, e moltissimi aculei; le foglie sono rade, con foglioline ovate a margine fittamente seghettato e apice arrotondato, lucide nella pagina superiore; i fiori con petali grandi e arrotondati, rosa intenso; ` rosso e liscio; distribuita in il frutto e areali ristretti a zone montane oltre gli 800 m, in ambienti soleggiati; fiorisce all’inizio dell’estate e fruttifica in autunno; 5. la r. di Pouzin (R. pouzinii), una piccola pianta arbustiva a foglie caduche, rami esili ed eretti, fiori ter` di colore dal minali, con tonalita bianco al porpora e frutti a forma di fuso, rossi e lisci; poco diffusa in Sardegna, cresce negli ambienti montani, ai bordi della macchia o nelle siepi dove fiorisce intensamente a fine primavera. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Rosa, Gianni Scrittore (n. Milano 1930). Di famiglia originaria di Cuglieri, dopo la laurea in Agraria a Firenze ha vissuto a lungo all’estero; entrato nella Commissione europea a Bruxelles, ha svolto la maggior parte del suo lavoro alla direzione ‘‘Informazione, Comunicazione e Cultura’’. Ha tenuto sempre i contatti con la Sardegna, ha collaborato a di` stato verse testate giornalistiche ed e per otto anni direttore del periodico ‘‘Europa verde’’. Ha pubblicato in Inghilterra Speak Italian and know Italy (1964 e 1967); e in seguito La Sardegna vista da lontano. Asterischi, storia, giornalismo, viaggiatori dell’Ottocento (1999) e La mia Cuglieri. Storia e immagini del ` bello della Sardegna (2003). paese piu

Rosa, santa = Antioco, santo e = Platano, san

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Rosa da Lima

Santa Rosa da Lima – Particolare di un dipinto dedicato alla vita della santa.

Rosa da Lima, santa (Isabella Flores; in sardo, Sant’Arrosa, Santa Rosa) Santa (Lima 1586-ivi 1617). Terziaria domeni` il 20 aprile 1586. cana, nacque nel Peru Contro il volere dei genitori fece il voto del terz’ordine domenicano, prendendo il nome di Rosa di Santa Maria, e pur non essendo religiosa in senso stretto condusse una vita di preghiera e di penitenza. Una delle tante ‘‘beate’’, come venivano chiamate allora le donne che sceglievano di dedicare la propria vita alla fede e al servizio dei bisognosi, rimanendo nelle proprie abitazioni, beateiros (case delle beate) in lingua spagnola. Morı` il 30 agosto 1617. Canonizzata da Clemente X (1671), prima santa del Nuovo Mondo. Patrona principale dell’America Latina, delle Filippine e delle In´ dei fiorai e dei die Occidentali, nonche giardinieri. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia il 23 agosto; l’ultima domenica d’agosto a Monti.

Rosa da Viterbo, santa (in sardo, San-

t’Arrosa, Santa Rosa, Santa Rosalia) Santa (Viterbo, 1233/1235-ivi, 1252/ 1253). Terziaria francescana, nacque da genitori poverissimi, Caterina la madre, Giovanni il padre. «Le sue prime parole – si legge nella sua Vita anonima, fantasiosa e devozionale, datata 1457 – ` e Maria. A tre anni risuscito ` furono Gesu ` una una zia materna, a sei aggiusto brocca che un’amica aveva rotto alla fonte, adolescente vestiva di lana grezza, portava il cilicio e si flagellava, si privava del suo per darlo ai poveri. Il padre la sorprese con del pane nel grembiule, mentre lo portava ai poveri, e le domando: ‘‘A chi porti quel pane?’’. ` le braccia e mostro ` il suo Rosa allargo grembiule pieno di magnifiche rose. Un giovedı` [del 1244 o del 1250 secondo alcune fonti] le apparve la Madonna e le ` di diventare terziaria franceordino ` l’amore, la fedelta ` alla scana». Predico Chiesa e al papa, la preghiera e la peni` contro le eresie dei Catenza. Predico tari, contro i ghibellini e le sanguinose `. Il podesta ` Mainetto di lotte delle citta Bovolo, interpretando le sue prediche ` a Soriano contro Federico II, la esilio nel Cimino. Tornata a Viterbo dopo la morte dell’imperatore, chiese di entrare dalle Clarisse, respinta disse: «Se non volete ricevermi da viva, mi riceve` inrete da morta». Morı` nella sua citta torno al 1252-1253. Seppellita senza cassa nella chiesa di Santa Maria del Poggio, dopo diciotto mesi il suo corpo fu ritrovato intatto. Traslato il 4 settembre 1258 nella chiesa delle Clarisse, ` conservato Santa Maria delle Rose, si e incorrotto nei secoli. Rimasto integro anche dopo un incendio che ha ridotto l’urna che la conteneva in cenere. Per alcuni agiografi sarebbe stata canoniz` sozata da Callisto III (1457), ma i piu ` mai stata canonizstengono che non e zata. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia il 6 marzo; il 4 set-

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Rosalia tembre a Nurri, dove viene chiamata Santa Rosalia.

Santa Rosalia – La santa ai piedi della Madonna in gloria insieme a San Giovanni Battista. Dipinto di Pietro Novelli.

Rosalia, santa (in sardo, Sant’Arresuli, Santa Resulia) Santa vergine (sec. XII). La sua era una famiglia che discendeva da Carlo Magno: nacque nel 1130 a Santo Stefano Quisquina, feudo del padre, sbarcato in Sicilia (1072) con i conquistatori normanni. Nobile normanna anche la madre, Maria Guiscarda. Ma i ` la fanno nascere a Palermo, «battezpiu zata nella cattedrale dall’arcivescovo, padrino re Guglielmo I di Sicilia (11541166), madrina la moglie regina Margherita di Navarra, alla cui corte visse per diversi anni, nel lusso e nell’agiatezza, istruita da insigni maestri nella lingua latina e nel sapere. A quattordici ` e si ritiro ` in una anni fece voto di castita

spelonca nutrendosi di bacche e di erbe, del latte di una capretta e del cibo che di tanto in tanto le portavano gli angeli». Davvero tante le leggende: il monte Pellegrino, avuto in dono dalla ` il suo luogo di preghiera regina, divento e di penitenza, vestita da basiliana o da benedettina o senza un’identificazione di tipo monastico. Nel suo ritiro morı` il 4 settembre 1160. La grotta sul monte Pellegrino, dove condusse vita anacoretica e dove il 15 luglio 1624 furono ritrovate le reliquie, traslate a Palermo il 9 ` diventata luogo di culto e giugno 1625, e ` ancora chi per di pellegrinaggio, c’e voto vi si reca in ginocchio o scalzo. Patrona di Palermo, invocata contro la peste e i tanti mali quotidiani. Il suo nome ` di origine latina: Rosalia significa ‘‘coe rona di fiori’’. Le rosarie, diventate ‘‘rosalie’’, erano cerimonie funebri pagane: durante il pasto comunitario ai convitati venivano date delle rose da deporre sulle tombe dei propri defunti. ` nata l’usanza dei fiori sulle Cosı` e tombe. ` stato diffuso dai In Sardegna Il culto e siciliani. La chiesa di Cagliari, officiata ` stata data «dal munidai Frati minori, e cipio ai siciliani il 26 agosto 1695, in segno di riconoscenza per aver la santa ` dalla peste». I detti caliberato la citta gliaritani: «Tocchete a Sant’Arresulia!», ‘‘Avviatevi a Santa Rosalia!’’. Nel 1794 Cagliari insorse contro i piemontesi. Durante la sommossa i piemontesi catturati dai cagliaritani furono sistemati nella chiesa di Santa Rosalia, prima di ` , imbarcati. essere espulsi dalla citta Con un pizzico di riguardo i cagliaritani dicevano ai piemontesi: «Tocchete a Sant’Arresulia!», ‘‘Avviatevi a Santa Ro´ il sardo «Toccai a Sansalia!’’, anziche t’Arresulia», ‘‘Andate a Santa Rosalia’’. «S’unguentu de Santa Rosalia», ‘‘L’unguento di Santa Rosalia’’: in passato i frati del convento cagliaritano di Santa

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Rosanes Rosalia producevano un unguento buono, come l’elisir di Dulcamara, per tutti i mali. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia il 4 settembre; il 19 ottobre a Benetutti.

Rosanes, Ugone Governatore del Capo di Cagliari e Gallura (Catalogna, se` sec. XIV-ivi?, prima meta ` conda meta sec. XV). Fu nominato governatore nel 1407 e prese possesso del suo ufficio nel periodo conclusivo della guerra contro ` la Sardegna poco l’Arborea. Lascio prima dell’arrivo di Martino il Giovane.

Rosas1 Localita` abitata, situata a qual` che chilometro da Narcao in prossimita dell’omonimo monte a nord dell’abitato. Trae origine da un antico medau ` imprecisabile da pastabilito in un’eta stori nel comprensorio ricco di pascoli.

Rosas2 Miniera di piombo, zinco e rame in territorio di Narcao. La sua impor` del suo sfruttamento tanza e la difficolta furono intuite nel 1832 da Francesco Mameli, che favorı` la fondazione della ` Unione Miniere Sulcis e Sarrasocieta bus, costituita da tre imprenditori di Iglesias, cui la miniera fu concessa nel ` dell’estrazione, deri1851. La difficolta vante dal fatto che i filoni dei solfuri presentavano minerali misti e, per quei tempi, difficilmente separabili, ` la societa ` sull’orlo del fallimento, porto ma nel 1883, grazie all’ingegnere Gior` riprese. Furono gio Asproni, l’attivita introdotte delle innovazioni che consentirono di sviluppare la cernita dei ` razionalminerali e di sfruttarli piu mente; tuttavia la valorizzazione della miniera non riuscı` a trovare neppure allora adeguato sbocco, creando non ` ai minatori che vivepoche difficolta vano (circa 600) nella borgata di Terrubia che si era formata poco distante dalla miniera. Un nuovo tentativo di razionalizzazione fu compiuto nel 1911 da ` Charles Wright, un inglese che miglioro l’accesso alla miniera, introdusse l’elet-

` dei grandi depositi trificazione e trovo di galena. Subito dopo la fine della prima guerra mondiale la vecchia so` si trasformo ` in Societa ` Miniere cieta Rosas e l’apporto di nuovi capitali consentı` il rilancio dei lavori, ma ben pre` che posero sto insorsero altre difficolta ´ il numero in crisi il complesso, cosicche degli operai scese rapidamente a non ` di 200. La crisi continuo ` irreversipiu bile negli anni Trenta, sebbene gli impianti venissero ulteriormente ammodernati. Nel secondo dopoguerra l’atti` fu fermata e infine entro il 1986 gli vita impianti furono smantellati.

Rosas, Mario Fotografo (n. Cagliari 1963). Collaboratore dell’agenzia ANSA agli inizi della sua carriera, oggi Rosas lavora per ‘‘La Nuova Sardegna’’ e pubblica le sue immagini sui maggiori quo` tidiani e periodici nazionali ed esteri. E l’autore della fotografia intitolata ‘‘Aids nessun contagio’’, che ritrae il bacio del professor Aiuti a una giovane sieropositiva in un ospedale cagliaritano: immagine che, trasmessa dall’ANSA, ha fatto ` aggiudicata il il giro del mondo e si e premio speciale della giuria alla settima edizione del premio nazionale ‘‘Chia Sardegna’’. Autore dei libri fotografici Il lunedı` del Santo e Gisella, cronaca di un delitto.

˜ olas, Dalmazio (o D. Rodigina di Ros Ban Bagno ) Gentiluomo (Cagliari, prima ` sec. XIV-ivi?, dopo 1361). Compare meta nel 1361 come acquirente da Timbora di Rocabertı` del feudo di Capoterra. In una cronaca feudale di recente pubblicazione si ipotizza che egli fosse il visconte Dalmazio di Rocabertı` cui Timbora avrebbe venduto il feudo nella speranza di riuscire a conservarlo. L’ipotesi appare improbabile: nella genealogia dei Rocabertı` a quella data non si ´ il padre della trova un Dalmazio perche giudicessa, il visconte Dalmazio, era morto nel 1324. Il neo-feudatario perse

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Rossello` comunque il controllo del feudo, che fu occupato dalle truppe giudicali. Solo dopo la battaglia di Sanluri sua figlia ˜ ans, Paola, sposata con Bernardo Castan ` la disponibilita `. ne riacquisto

Rosellas Famiglia di Ozieri (secc. XVI-

(nuorese); romasinu (logudorese); romazzinu, zippari. La sua diffusa presenza ha dato luogo a numerosi topo` di Romazzinu in nimi, come la localita Costa Smeralda. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

XVII). Le sue notizie risalgono al secolo XVI; i suoi membri, considerati pubblicamente nobili, nel 1583 furono ammessi allo Stamento militare durante il parlamento Moncada. Alla fine del secolo si trasferirono a Cagliari dove ottennero ereditariamente l’ufficio di alguazil mayor e continuarono a prendere parte ai parlamenti successivi. Si estinsero nel corso del secolo XVII.

Rosmarino Pianta della famiglia delle Labiate (Rosmarinus officinalis L.). Arbusto sempreverde, alto sino a 2 m, con molti rami legnosi ricoperti di foglie lineari, coriacee, verde scuro nella pagina superiore e chiare in quella inferiore; i fiori crescono fitti all’apice dei rami, con corolla violetta disposta a ` un achenio. Pianta inspiga; il frutto e ` una delle tensamente aromatica, il r. e essenze principali della macchia bassa, distribuito a quasi tutte le altitudini, tranne quelle oltre i 1200 m, con preferenza per i luoghi assolati. Viene anche coltivato negli orti o come bordura ornamentale, fiorisce tutto l’anno a livello del mare, e crea, in primavera, colorate e profumate macchie di vio` freschi. Molto letto negli ambienti piu usato in cucina come aroma per arrosti e carni in genere, ha anche molteplici ` officinali: gli infusi e i deproprieta cotti delle sue foglie sono digestivi, antidolorifici, tonificanti e antidepressivi. Considerato una pianta con poteri ` veniva ofmagici, sin dall’antichita ` ; in molti paesi della ferto alle divinita Sardegna il giorno di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, vengono accesi ` con rami di r. Nomi sardi: cı`ppiri falo romaniu (campidanese); gramassinu

Rosmarino – Le foglie sono uno dei principali aromi usati per condire le carni.

Rosola, santa = Simplicio, san Rospo verde = Zoologia della Sardegna

` Famiglia di origine majorRossello china (secc. XVI-XVII). Trapiantata a Cagliari nel corso del secolo XVI, raggiunse una discreta posizione econo` la signoria mica e nel 1552 acquisto della scrivania del vicariato di Cagliari e in seguito il feudo di Musei. La famiglia si estinse agli inizi del secolo XVII con il celebre umanista Monserrato.

` , Bartolomeo Notaio (CaRossello ` sec. XVI-ivi, dopo gliari, prima meta ` , nel 1553). Uomo di notevoli capacita ` dai Mora la signoria della 1552 acquisto scrivania del vicariato di Cagliari. Nel 1553 fu eletto consigliere di Cagliari. Morı` poco dopo senza figli.

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Rossello`

` , Monserrato Signore di MuRossello ` sei, magistrato (Cagliari, seconda meta sec. XVI-ivi 1607). Uomo di grande cul` nella cartura, laureato in Legge, entro riera giudiziaria che percorse brillantemente sino al grado di giudice della sala civile della Reale Udienza. Nel 1598 lo ` come suo sinStamento militare lo invio daco a Madrid per far approvare da Filippo II i capitoli del parlamento Aytona. «E conciliato avendosi con tale occasione – scrive Pasquale Tola – la fiducia del monarca spagnolo e del Supremo Consiglio di Aragona», fu nominato visitatore del Regno di Sardegna. Fu nell’espletamento di questo incarico che «si rendette benemerito della Sardegna», raccogliendo tutti i manoscritti ` rari che poteano illustrarne l’isto«piu ria, e tra gli altri, i libri inediti De rebus sardois e la Corographia del Fara (=)». Raccolse cosı`, anche con altri acquisti, ` di 5000 un’imponente biblioteca di piu volumi, oggi conservati nella Biblioteca Universitaria di Cagliari. Era protettore dei Gesuiti ai quali, morendo, la` il suo feudo e ogni altro suo bene. scio

Rosselmini Famiglia pisana (secc. XIII-XIV). Di estrazione popolare, le sue notizie risalgono al secolo XIII. Attivamente impegnata nella vita politica del Comune dell’Arno, espresse numerosi personaggi, alcuni dei quali ` del secolo a partire dalla seconda meta XIII ebbero importanti uffici in Sarde` dalla Sargna. La famiglia si allontano degna nel secolo XIV, quando l’isola cadde in mano agli Aragonesi; si tra` estinta. sferı` a Pisa, dove in seguito si e

Rosselmini, Lorenzo Castellano di Ca` sec. XIII-ivi, gliari (Pisa, seconda meta 1350 ca.). Eminente cittadino politicamente molto attivo, nel 1291 fu nominato per la prima volta tra gli Anziani ` a essere del Comune di Pisa. Continuo ancora eletto negli anni successivi per

altre nove volte fino al 1347. Nel 1304 fu nominato castellano di Cagliari.

Rossi Famiglia cagliaritana (secc. XVIII-XIX). Era originaria della Calabria, da dove si trasferı` in Sardegna alla fine del secolo XVIII. Iniziatore delle fortune della famiglia fu Salvatore, che ottenne il titolo di barone nel 1847. I suoi discendenti conservarono il considerevole patrimonio che egli aveva accumulato, ma si estinsero alla fine dell’Ottocento.

Rossi, Francesco Religioso (Thiene 1863-Ferrara 1929). Arcivescovo di Cagliari dal 1913 al 1920. Una volta ordinato sacerdote, fece le sue prime esperienze pastorali in Veneto fino al 1910, quando fu nominato rettore del Seminario di Perugia e vicario generale di quella diocesi. Nel 1913 fu nominato ar` la diocivescovo di Cagliari e governo cesi nei difficili anni della prima guerra mondiale sino al 1919, quando fu nominato arcivescovo di Ferrara. A Cagliari ` agli appartenenti al clero la frevieto ` «per pericolo di quenza dell’Universita sovversione» e nella sua relazione ad li` la diffusione mina del 1916 lamento nella diocesi (ma soprattutto nel capoluogo) di «pratiche malthusiane». La` Cagliari solo nel 1920. scio

Rossi, Guido Archeologo (n. sec. XX). Nel 1985 ha scavato con l’archeologa Bafico a Santu Antine, scoprendone le fondamenta; dal 1988 ha concorso all’impianto del Museo della Valle dei Nuraghi del Logudoro-Meilogu a Torralba. Tra i suoi scritti, riguardano la Sardegna Nuove acquisizioni cronologiche ed architettoniche sul nuraghe Santu Antine di Torralba (con S. Bafico), in Un millennio di relazioni fra Sardegna e paesi del Mediterraneo. Atti del II Convegno di studi di Selargius 1986: la Sardegna nel Mediterraneo tra il II e il I millennio a.C., 1987; due schede, Torralba. L’idea del Museo, sua realizzazione e as-

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Rossini setto (con S. Bafico e Antonietta Boninu), e La sezione prenuragica e nuragica (con S. Bafico), entrambe in L’Antiquarium arborense e i civici musei archeologici della Sardegna, 1988; Il nuraghe di S. Antine. Gli scavi e i materiali (con S. Bafico), in Il nuraghe di S. Antine nel Logudoro Meilogu (a cura di Alberto Moravetti), 1988; Monte d’Accoddi e la cultura di Ozieri (con T. Mannoni, S. Ba`), in La cultura di Ozieri. lice e Santo Tine Problematiche e nuove acquisizioni, 1989; Le ceramiche del saggio XXIII di Monte d’Accoddi (con S. Bafico), in Monte d’Accoddi e la cultura di Ozieri, 1989; Una proposta di attribuzione cronologica per le ceramiche decorate dal nuraghe Santu Antine di Torralba (con S. Bafico), in Un millennio di relazioni tra la Sardegna e i paesi del Mediterraneo. Atti del III Convegno di studi, Selargius 1987: ‘‘La Sardegna nel Mediterraneo tra il Bronzo medio e il Bronzo recente (XVI-XIII sec. a.C.)’’, 1992.

Rossi, Rosanna Pittrice (n. Cagliari 1937). Dopo avere studiato al Liceo artistico di Cagliari, ha completato la sua formazione a Firenze e a Roma, dove ha esordito con i suoi primi lavori, ma ` stata a Cala sua prima personale e gliari, ‘‘Il Cenacolo’’, 1957. Ha preso parte a numerose mostre in Italia e all’estero, ottenendo riconoscimenti e consensi. Molte delle sue opere sono in importanti gallerie. «R.R. – ha scritto Francesca Angela Zaru – ha instaurato con il colore un rapporto particolare. Rinunciando fin dal 1970 ad ` utilizzarlo per dar vita a immagini piu ` , lo ha indao meno allusive alla realta gato in uno sperimentalismo vario e fruttuoso, nelle sue molteplici poten` espressive». E ancora: «In chi zialita guarda restano come in sospensione i richiami a esperienze di atmosfere naturali, si impone il tempo lontanissimo

dell’emanazione luminosa che porta in ´ l’idea astratta di spazio». se

Rossi, Salvatore Imprenditore, uomo politico (Cagliari 1774-ivi 1858). Sindaco di Cagliari. Abile imprenditore, soccorse i suoi concittadini durante la micidiale carestia del 1812, conosciuta come S’annu de su famini, l’anno della fame, organizzando delle spedizioni a Malta per sopperire, come si poteva, ` . Il alle urgenze alimentari della citta ` legato in particolare all’imsuo nome e pianto a Cagliari di una fabbrica di berrittas che ebbe grande successo. Si oc` inoltre di tonnare e creo ` a Cagliari cupo un istituto di credito e un Monte di `, divenendo uno degli uomini piu ` Pieta `. Consigliere comunale ricchi della citta dal 1836 e sindaco nel 1842-1843, nel 1847 ottenne il titolo di barone. Nel 1848 fu eletto deputato al Parlamento subalpino per la I legislatura nel collegio di Isili, ma l’elezione fu poi annullata per difetti nello scrutinio dei voti.

Rossignoli, Cinzia Archeologa (n. sec. XX). Nel 1992 ha fatto parte della mis` di Pasione di studio dell’Universita dova a Nora, e ne ha scritto in Nora III. Lo scavo Area D macellum (con M.T. Lachin e S. Bullo), ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 11, 1995.

Rossini, Armando Avvocato, giornalista (n. sec. XX). Nel 1944 fu il primo direttore della neonata Radio Sarde` Cagliari nel 1944 e continuo ` gna; lascio la sua carriera alla RAI, fino a raggiungere il grado di amministratore delegato. Fu – ha scritto Manlio Brigaglia – non solo il primo direttore, ma anche «il primo ‘‘cercatore di uomini’’ per l’impresa che si preparava. Aveva alle spalle una lunga esperienza giornalistica: era stato capo dell’Ufficio Stampa dell’ultimo governo Giolitti e resocontista parlamentare di un giornale romano. Di simpatie liberali, nel

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Rossino ` anche ai quoperiodo sardo collaboro tidiani regionali, in particolare sul tema angosciante dell’inflazione». Suo successore fu Amerigo Gomez, che si ` anche per l’impegno con cui segnalo difese (invano) l’autonomia dell’emittente: A.R., da Roma, sosteneva invece la centralizzazione dell’intero sistema radiofonico nazionale, in paradossale opposizione all’esperienza sarda, che di tanto era debitrice alla sua intelligenza e al suo pragmatismo.

Rossino, Giovanni Battista Pittore (Cagliari 1872-ivi 1956). Ritrattista e di` per molti segnatore incisivo, insegno anni negli istituti superiori. Si impose tra i pittori cagliaritani dei primi del Novecento, e negli anni Venti-Trenta fu tra gli organizzatori del movimento pittorico in Sardegna; di questo lavoro ` testimonianza anche l’articolo L’arte e in Sardegna, ‘‘Rivista sarda’’, I, 2, 1919. Molti suoi lavori sono conservati in collezioni private.

Rossi Vitelli, Luigi Avvocato (prima ` sec. XIX-?). Consigliere provinmeta ciale di Cagliari dal 1860 al 1866, si oc` della riforma dei Monti di soccupo corso. Ne scrisse in Monti di soccorso e credito fondiario in Sardegna, 1867. Al suo attivo anche una Monografia storico-statistica del comune di Quarto Sant’Elena, 1878.

Rosso Famiglia di origini genovesi (secc. XVII-XVIII). Si trasferı` a Bosa nel corso del secolo XVII per curarvi i ` propri affari. Ben presto l’attivita crebbe e i suoi membri si imparenta` rono con alcune famiglie della nobilta ` del secittadina. Nella seconda meta colo si trasferirono a Cagliari e nel 1682 ottennero il cavalierato eredita` con un Giovanni Antorio e la nobilta nio che nel 1688 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Monteleone. La famiglia si estinse nel corso del secolo XVIII.

Rosso, Francesca Moglie del bey di Tunisi (Carloforte 1790-Tunisi, dopo 1840). Fu rapita ancora bambina dai pirati tunisini nella famosa incursione a Carloforte del 2 settembre 1798 e condotta a Tunisi come schiava. Divenuta una bellissima giovane, fu posta nell’` sposa a harem del bey; nel 1805 ando ` bin Mahmud, fratello del bey, Mustafa che nel 1835 divenne bey a sua volta. Dall’unione nel 1806 nacque Ahmad ` , che nel 1837 succedette a bin Mustafa suo padre sul trono.

Rosso, Maria Chiara Insegnante, deputato al Parlamento (n. Busachi 1941). Laureata in Lingue e docente di Francese negli istituti superiori, sul finire della VII legislatura (1976-1979) ´, dimissionasuccedette a Carlo Mole rio, come prima dei non eletti della precedente consultazione nella lista della DC. Pure nel breve periodo in cui sedette alla Camera dei deputati si ` per una proposta di legge che segnalo estendeva il titolo di ‘‘signora’’ anche alle cittadine nubili.

Rossore, san = Lussorio, san Rota, Antonio Docente di Storia del Diritto italiano (Roma 1926-ivi, seconda ` sec. XX). Allievo e assistente all’Umeta ` di Roma di Francesco Calasso niversita (1904-1965), uno dei maggiori storici italiani del diritto, negli anni Sessanta, incaricato dell’insegnamento di Esegesi delle fonti del diritto medioevale nella ` di Giurisprudenza dell’UniverFacolta ` di Sassari, ebbe contemporaneasita mente cattedra di storia e filosofia nel locale Liceo classico ‘‘D.A. Azuni’’. Nominato a Sassari professore aggregato, divenne ordinario poco tempo prima di andare in pensione. Negli anni sardi si ` anche di storia del diritto in Saroccupo degna, scrivendo i saggi Aspetti giuridici della Carta de Logu di Eleonora d’Arborea, ‘‘Archivio storico sardo di Sassari’’, I, 1975; Il donativo agli inizi del Parla-

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Roverella mento sardo, ‘‘Archivio storico sardo di Sassari’’, IV, 1978; L’interpellanza preliminare nel Parlamento del 1421 e l’alienazione regia delle ville, ‘‘Archivio storico sardo di Sassari’’, VI, 1980.

Roth, Angelo Patologo, deputato al Parlamento (Alghero 1855-Sassari 1919). Il` a Torino e inlustre patologo, si laureo traprese la carriera universitaria. Dopo alcuni anni di insegnamento presso l’U` di Cagliari, dal 1900 si trasferı` niversita ` di Sassari di cui fu presso l’Universita anche rettore. Scienziato di valore, contribuı` alla realizzazione dell’Istituto di Clinica chirurgica e fu autore di alcune pubblicazioni di grande valore scientifico. Negli anni di permanenza a Sassari, attirato dalla cerchia dei radicorepubblicani che facevano capo al deputato Filippo Garavetti, prese a occuparsi anche di politica, vicino a istituzioni laiche come la massoneria o l’associazione studentesca ‘‘Corda Fratres’’. Fu eletto consigliere e assessore comunale di Sassari; nel 1909 fu eletto deputato per la XXIII legislatura, nel collegio di Alghero e riconfermato poi per la XXIV. Tra il 1916 e il 1918 fu sottosegretario alla Pubblica Istruzione nei governi Boselli e Orlando. Tra i suoi scritti: Sulla tubercolosi dell’anca, 1883; Sull’intervento chirurgico nelle anchilosi angolari del ginocchio, 1884; Contributo alla conoscenza degli esiti lontani sulla cura radicale dell’ernia non strozzata, 1886; Osservazioni e note di chirurgia: ano preternaturale; resezione circolare dell’intestino tenue, 1886; Contributo alla patologia e terapia della ipertrofia prostatica, 1889; La fortuna del chirurgo, 1889; Osservazioni e note di chirurgia ortopedica, 1894; Craniectomia esplorativa, 1895.

Rotondo Famiglia originaria di Palermo (secc. XVIII-XIX). Si stabilı` a Cagliari nel corso del secolo XVIII. Nel 1787 ottenne il cavalierato ereditario

` con un Giulio, alfiere degli e la nobilta ´ . Si estinse nel alabardieri del vicere corso del secolo XIX.

Roure Famiglia catalana originaria di Barcellona (secc. XIV-XV). Vi apparteneva un Giacomo, uomo d’armi, che giunse in Sardegna con Martino il Giovane prima della battaglia di Sanluri. Prese parte all’ultima fase della secolare guerra tra Aragona e Arborea e nel 1417 ebbe come ricompensa la signoria di Nuragi de Frotey, Sebuci e Post` erede la mont. Non ebbe figli e lascio figlia di Pietro suo fratello, Caterina, sposata con Antonio De Sena.

Roux, Amedeo Avvocato (sec. XIX). Interessato alla storia della letteratura ` delle Carte italiana, difese l’autenticita d’Arborea polemizzando col filologo Meyer nel 1864. Ebbe un’amichevole corrispondenza col Martini. Tra i suoi scritti: Pergamene d’Arborea, ‘‘Corriere di Sardegna’’, 1866; Les codici d’Arborea, ‘‘Revue moderne’’, XXXV, 1868.

Roverella Pianta arborea caducifoglia alta fino a 20 m della famiglia delle Fagacee (Quercus pubescens Willd.). Ha chioma espansa e globosa, le foglie, semplici e alterne, hanno forme e dimensioni variabilissime tra i diversi individui e anche nello stesso, sono lobate e pelose alla pagina inferiore; secche, persistono sui rami anche fino all’emissione delle nuove foglie. I fiori sono unisessuali riuniti in infiorescenze, allungate nei fiori maschili, corte, tozze e avvolte in squame in quelli femminili, compaiono da aprile a maggio contemporaneamente alle foglie. I frutti sono ghiande (frutti secchi indeiscenti) ma` difture da ottobre a novembre. La r. e fusa dalla Francia al centro Europa e nelle regioni meridionali fino alla Tur` una specie che vegeta bene dai chia. E 500 m ai 1400 m e in Sardegna, dove non sono presenti i faggi, rappresenta il limite altitudinale superiore delle forma-

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Rovina ` un albero longevo che zioni boschive. E assume proporzioni maestose; notevoli gli esemplari monumentali presenti in Sardegna nei boschi del Marghine, dove si consocia con il tasso, l’agrifoglio, l’a` cero e il ciavardello nei versanti piu umidi e freschi esposti a nord per formare bellissimi ed estesi nuclei a bosco ` particolarmente premisto. La pianta e diletta dagli allevatori in quanto fornisce foglie e ghiande per il bestiame e ` sia per l’intaglio legno di buona qualita sia come combustibile. L’aggressione di alcuni insetti cinipidi provoca la formazione di globuli legnosi (galle) sui suoi rami: le galle sono ricche di tannino e venivano utilizzate in tintoria e per la concia delle pelli. Nomi sardi: kerku (logudorese e Sardegna centrale); orroli (campidanese); numerosi e diffusi in tutta l’isola i toponimi derivati da questi termini. [TIZIANA SASSU]

Roverella – Un esemplare nei dintorni di Villanova Strisaili.

Cagliari e Oristano. Tra i suoi scritti: Recenti scoperte in Sardegna, in Atti del VI Congresso nazionale di Archeologia cristiana (1983), 1985; Sorso. Tempio a ` Serra Niedda, ‘‘Nuovo pozzo in localita Bullettino archeologico sardo’’, 2, 1985; Sorso. Santa Filitica, in Atti del I Convegno su Archeologia cristiana e altomedioevale nell’Oristanese, Cuglieri 1984, 1986; Sassari. Tissi, in L’Archeologia tardo-romana e medioevale nella Sardegna centro-settentrionale, 1986; Ceramiche graffite medioevali e postmedioevali dal S. Nicola di Sassari e altri siti della Sardegna centro-settentrionale, in Atti del XIX Convegno internazionale della Ceramica, Albisola 1986, 1988; Il Duomo di San Nicola. Recenti indagini archeologiche, in Sassari. Le origini, 1989; Alghero. Loc. S. Imbenia. ` tardoInsediamento e necropoli di Eta romana e altomedioevale e Sorso. Loca` S. Filitica, entrambi in Il suburbio lita ` in Sardegna: persistenze e tradella citta sformazioni. Atti del III Convegno di Archeologia tardoromana e altomedioevale, Cuglieri, 1986, 1989; Un tipo ceramico da corredi funerari: la forma Boninu 1971-72, in Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo, IV Convegno sull’Archeologia tardoromana e medioevale, Cuglieri 1987, 1990; Il santuario nuragico di Ser ra Niedda-So rso, ‘‘Nuovo Bullettino archeologico sardo’’, 3, 1990; Sepolture tardoromane e altomedioevali nella Sardegna nordoccidentale e centrale, ‘‘Scavi e Ricerche’’, 8, 1990.

Rovo Pianta della famiglia delle Rosa-

Rovina, Daniela Archeologa (n. Rosignano Marittimo 1951). Laureata in Lettere, ha intrapreso la carriera del Ministero dei Beni culturali. Dal 1986 ` funzionario presso la Soprintene denza dei beni ambientali e artistici di

cee (Rubus ulmifolium Schott). Cespuglio sempreverde, con moltissimi rami intricati e striscianti; le foglie sono composte da foglioline dentate; i fiori sono riuniti in grappoli all’apice dei rami e sono bianchi con sfumature rosate; il ` una mora rossa dapprima e frutto e `. Diffusissimo, quasi innera a maturita

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Rowland festante, il r. cresce sui muretti a secco e ai bordi delle strade, ma anche ai margini delle macchie e dei boschi, vicino alle fonti e ai corsi d’acqua; fiorisce in tarda primavera e i frutti maturano da agosto sino ad autunno inoltrato, a seconda dell’altitudine: ricchi di vitamina A e C, sono molto saporiti e vengono mangiati freschi, conservati sotto zucchero e alcool o usati per la preparazione di ottime marmellate dalle pro` astringenti e depurative; i deprieta cotti della radice sono antireumatici e disinfettanti del cavo orale. Le sue radici rosse sono usate come coloranti. Nomi sardi: arruaxu; lama (gallurese); ` , ru, ruvu. In un piccolismura de arru ` simo areale ristretto alla sola localita Sos Nı´beros (i tassi), in territorio di Bono vegeta il r. di Arrigoni (Rubus arrigonii Camarda), un rarissimo endemismo sardo; ha foglie larghe, infiorescenze allungate e frutti piccoli e scuri, `. di sapore acidulo anche a maturita ` inserita nell’elenco delle Tale specie e piante da sottoporre a vincolo di protezione in base alla proposta di L.R. n. 184/ 2001. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Rowland, Robert Joseph Jr. Studioso ` classiche (Shenandoah, di antichita USA, 1942-Philadelphia 2007). Ha inse` del gnato Storia antica all’Universita Missouri. Attualmente insegna all’Uni` del Maryland, dove e ` direttore versita ` andel Dipartimento di Studi classici; e che presidente dell’Associazione americana di Filologia. Ha iniziato a occuparsi di storia e archeologia sarde dal 1973, producendo una nutrita serie di studi che caratterizzano la sua ricchissima bibliografia. Tra i suoi scritti: Mortality in Roman Sardinia, ‘‘Studi sardi’’, XXII, 1973; Onomasticon Sardorum Romanorum, ‘‘Beitra ¨ ge zur Namenforschung’’, 8, 1973; Onomastic Remarks on roman Sardinia, ‘‘Names’’, XXI, 2, 1973; Sardinian in the Roman Empire,

‘‘Ancient Society’’, 5, 1974; Cultural Continuity and Romanization in Sardinia, negli Atti del VI Congreso international de Estudios clasicos, 1974; Baths, Mosaics and the Romanization of Sardinia, negli Atti dell’Assemblea annuale dell’‘‘Archaeological Institute of America’’, 1974; The Biggest Island in the World, ‘‘Classical World’’, LXVIII, 1975; Onomasticon Sardorum Romanorum. Addenda, ‘‘Beitra ¨ ge zur Namenforschung’’, X, 2, 1975; Isis in Roman Sardinia, ‘‘Classical Philology’’, LXXI, 2, 1976; Aspects of Ancient Sardinia, 1976; ` culturale nella SarAspetti di continuita degna romana, ‘‘Latomus’’, XXXVI, 1977; Aristo and Mutumbal Ricoce, ‘‘Beitra ¨ge zur Namenforschung’’, XII, 3 1977; Onomasticon Sardorum Romanorum: addenda additis, ‘‘Beitra ¨ge zur Namenforschung’’, XII, 4, 1977; Another Anachronism in the Historia Augusta?, ‘‘Liverpool Classical Monthly’’, II, 1977; The Christianisation of Sardinia to ca. A.D. 600, ‘‘Bulletin of the Institute of Mediterranean Archaeology’’, II, 1977; A Unique (roman?) Burial in Sardinia, ‘‘Antiquity’’, 52, 1978; Numismatic and the Military History of Sardinia, in Akten des XI Internationalen Limeskongresses, 1978; A Sardinian Bronzetto in Sicily, ‘‘Liverpool Classical Monthly’’, 7, 1978; Two Sardinian notes, ‘‘Zeitschrift fu ¨ r Papyrologie und Epigraphik’’, XXX, 1978; The distribution Patterns of Roman Materials in Sardinia, negli Atti dell’Assemblea annuale dell’‘‘Archaeological Institute of America’’, 1979; Rural Archaeology in Roman Sardinia, in Second International Colloquium on Sardinian Archaeology, 1980; Surface Surveys at Serramanna and Ozieri, Sardinia, in Atti dell’Assemblea annuale dell’‘‘Archaeological Institute of America’’, 1981; Matronymics and other rarities in Medioeval Sardinia, ‘‘Beitra ¨ ge zur Namenforschung’’, XVI, 4, 1981; I ritrovamenti ro-

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Rowland mani in Sardegna, ‘‘Studia archeologica’’, XXVIII, 1981; Notes in the Use of Iron in Nuragic and Roman Sardinia, ‘‘Journal of Field Archaeology’’, IX, 1982; Romans and Barbarians in the Sardinian Barbagia, in Atti dell’Assemblea annuale dell’‘‘American Philological Association’’, 1982; The Sardinian Condaghi: neglected evidence for medioeval sex ratio, ‘‘Florilegium’’, IV, 1982; Addenda to ‘‘I ritrovamenti romani in Sardegna’’, 1982; Where did all the Nuragic go? Observations on the Distribution of Nuragic Bronzes, in Fourth International Colloquium on Sardinian Archaeology, 1982; Women in Medioeval Sardinia, in Southestern Medioeval Association, 1982; Roman invasion and nuragic response, in Fifth international colloquium on Sardinian archeology, 1983; The decline of the aristocracy in Eleventh and Twelft Century Sardinia, ‘‘Quaderni d’Italianistica’’, IV, 1983; The Case of the Missing Sardinian Grain, ‘‘The ancient World’’, I, 1984; The Roman Invasion of Sardinia, in Third conference of Italian Archaeology, 1984; The country-side of Roman Sardinia, in Studies in Sardinian Archaeology, 1984; Beyond the Frontier of Punic Sardinia, ‘‘American Journal of Ancient History’’, 1985; Archeologia giovanile, ‘‘The Old World Archaeology Newsletter’’, IX, 2, 1985; The cities of Roman Sardinia, in Meeting of Classical Association of the Atlantic States, 1985; From the Roman to the Medioeval Period in Sardinia: Archaeological Problems and Prospects, in The first Millennium Conference, 1985; Donne proprietarie terriere nella Sardegna medievale, ‘‘Quaderni bolotanesi’’, XII, 1986; Postscript to a unique (Roman?) burial in Sardinia, ‘‘Antiquity’’, 61, 1987; The faunal remains of Prehistoric Sardinia, in Studies in Nuragic Archaeology, ‘‘British Archaeological Reports International Series’’, 373, 1987; The Roman Period

around Bauladu, in Tufts University Colloquium on Sardinian Archaeology, 1987; The production of Sardinian Grain in the Roman Period, ‘‘American Philological Association’’, 1987; The Maryland Wesleyan Bauladu Survey (con S.L. Dyson), ‘‘Archaeological Institute of America’’, 1987; Survey Archaeology in the territory of Bauladu: preliminary notice (con S.L. Dyson), ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 5, 1988; Preliminary Etymological Observations on the romanization of Sardinia, ` di Lettere e Filo‘‘Annali della Facolta ` di Cagliari’’, XLV, sofia dell’Universita 1988; The archaeology of Roman Sardinia: a Selected Typological Inventory, ‘‘Aufstieg und Niedergang der Ro ¨ mischen Welt’’, XI, 1988; Continuity in Preroman to Roman Sardinia, ‘‘Giornale americano di Archeologia’’, 92, 1988; Settlement Change in Roman Sardinia, ‘‘Quaderni della British School at Rome’’, 1988; The Mariland Wesleyan Sardinia Survey: the 1988 Season, ‘‘Classical Association of the Midwest and South, Southern Section’’, 1988; Colloquium on Sardinian Archaeology, 1988; ` nella SarMatronimici e altre singolarita degna medioevale, ‘‘Quaderni bolotanesi’’, XV, 1989; Survey Archaeology in the territories of Paulilatino and Fordongianus: preliminary notice (con S.L. Dyson), ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 6, 1989; New Methodologies and the Archaeology of Roman Sardinia, ‘‘Hannual Harpham Lecture University of Akron’’, 1989; Bronze Hoards, Settlements Patterns and the Evolution of Nuragic Society, ‘‘Quaderni dell’Istituto svedese di Studi classici a Roma’’, 1989; The production of grain in Roman Sardinia, ‘‘Mediterranean History Review’’, 5, 1990; Conservatism and Change in Roman Rural Sardinia (con S.L. Dy-

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Rubattu son), e Appunti sulla rete stradale romana attorno a Forum Traiani, entrambi in L’Africa romana. Atti del VII Convegno di studi, 1990; Settlement in the Tirso River Valley, Sardinia, in Fourth Conference of Italian Archaeology, 1990; Notes on some Obsidian Hydration Dates in Sardinia (con C.M. Stevenson) ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 7, 1990; Ancient Sardinia, ‘‘Archaeological Institute of America Lecture Tour’’, 1990; High and Low Culture in Roman Sardinia, Panel on Backwater Provinces of the Roman Empire, ‘‘Classical Association of the Midwest and South Columbia’’, 1990; Su alcuni toponimi greco-orientali in Sardegna, ‘‘Quaderni bolotanesi’’, XVII, 1991; Contadini-guerrieri, an Alternative Hypothesis of Sardinian Cultural Evolution in the Nuragic Period, in Nuragic Architecture in its Military and Socio-economic Context, 1991; Survey Archaeology in Sardinia (con S.L. Dyson), ‘‘Papers of the British School at Rome’’, vol. 2, 1991; Survey archeology around colonia Iulia Augusta Uselis. First preliminary report, ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 8, 1991; Sardinia Provincia Frumentaria, ‘‘Quaderni del ´ rard’’, 1991; When did Centre Jean Be the Nuragic Period in Sardinia End?, in Sardinia antiqua. Studi in onore di Piero Meloni per il suo 70º compleanno, 1992; L’importanza storica del ripostiglio romano di Berchidda, ‘‘Studi sardi’’, 1992; Survey and Settlement Reconstruction in West Central Sardinia, ‘‘American Journal of Field Archaeology’’, 1992; Sardinia, voce in Encyclopedia of Near Eastern Archaeology, 1997; The Periphery of the center. Sardinia in the ancient world, 1997.

Royg de Los Fayos, Pietro Gentiluomo catalano (sec. XIV). Nel 1371

Pietro IV gli concesse il feudo di Villamajor nel Fundimonte, ma non riuscı` a venirne in possesso a causa della guerra tra Aragona e Arborea.

˜ igo Religioso Royo de Calatayud, In ` sec. XVII-Albara(Spagna, prima meta cia, Spagna, dopo 1669). Arcivescovo di Sassari dal 1660 al 1669. Benedettino, ` , disegnalatosi per le sue capacita venne maestro generale del suo ordine. Nel 1660 fu nominato arcivescovo di Sassari; preso possesso della sede ` a suo agio e nel 1666, apnon si trovo profittando delle forti tensioni che laceravano l’isola, dopo l’omicidio Ca` in Spagna e vi si tratmarassa torno tenne fino al 1668. Tornato malvolen` tieri in Sardegna, nel 1669 abbandono definitivamente la sua diocesi e preferı` essere trasferito ad Albaracia. Se` e conticondo Pasquale Tola rinnovo ` la galleria dei ritratti degli arcivenuo scovi turritani nelle sale dell’Episco` pio, iniziata dal De Lorca (=). Sollecito el rezo (l’ufficio) dei Santi Martiri turritani (=), approvato dalla relativa congregazione nel 1668.

Rubattu, Tonino Mario Letterato e poeta (n. Rodi 1938). Compiuti gli studi a Sassari, ha insegnato per lunghi anni nella scuola elementare; quindi, conse` stato docente a conguita la laurea, e tratto presso le cattedre di Linguistica ` di sarda e di Filologia dell’Universita ` stato per otto anni sindaco di Sassari. E Sennori, dove risiede. Ha diretto per anni la rivista ‘‘S’Ischiglia’’ e ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la ` di poeta, di studioso della sua attivita lingua sarda e di promotore del premio di poesia in lingua sarda ‘‘Romangia’’. Ha esordito come poeta in italiano ` passato poi alla (Primi voli, 1976) ed e poesia e alla prosa in lingua sarda: Lagrimas e isperas, 1982; Sas contascias de tia Massiana ’e Lolloe, 1993; Sos diccios non sun... fae, 2004; Ruju lidone, 2005.

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Rubeddu Nell’intento di valorizzare la lingua e la ` impegnato nella letteratura sarde si e trasposizione in logudorese dei poemi omerici: Odissea, 1979, e Iliade, s.d., entrambi in nuova edizione 2005. Ha tradotto anche le tragedie di Federico Garcia Lorca (Amore e morte, 1991, 3 volumi) ´n Jime ´nez (Eternie versi di Juan Ramo dades, 1997). Ha messo infine a frutto la conoscenza della lingua sarda, in tutte le sue varianti, nel monumentale Dizionario universale della lingua di Sardegna (DULS), del quale sono usciti sino ad ora sei volumi, 2003-2004.

lebrazione del parlamento di Pietro IV, ` a queste rendite e Francesco rinuncio ottenne come indennizzo il feudo di Sarroch, Perdasal, Luche, Santa Maria Maddalena nella curatoria di Nora. I suoi discendenti, scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, ne persero il controllo e riuscirono a tornarne in possesso solo dopo la battaglia di Sanluri. Nel corso del secolo XV la ` a occupare una posifamiglia continuo zione di grande rilievo in seno alla so` cagliaritana, ma si estinse prima cieta della fine del secolo.

Rubeddu, Salvatore Poeta (Nuoro

Rubeo, Bernardo (o B. Roig) Religioso

1847-ivi 1891). Avviato agli studi, in Sar` per dedidegna e a Pisa, li abbandono ` carsi alla ricerca e alla scrittura. Entro a pieno titolo nel gruppo dei poeti nuo` dell’Ottocento, resi della seconda meta che scrivevano nel linguaggio locale ` del moto Su ispirandosi alle idealita Connottu, le cui opere sono state raccolte da Gonario Pinna (=). Mentre nelle poesie d’amore appare «schiavo di certo andazzo letterarieggiante del tempo» (Pinna), che comprendeva mitologia ed arcadia, in quelle politicosatiriche mostra una decisa presa di posizione a favore delle classi umili e oppresse, condita da un profondo anticlericalismo e da alcune punte di li`: lo si vede ad esempio nella cenziosita ` ampia, Su Zudissiu unisua opera piu versale.

Rubeo (o Roig) Famiglia di origini catalane (secc. XIV-XV). Fu tra le famiglie che per prime popolarono il castello di Cagliari dopo che, nel 1326, fu abbandonato dai Pisani. Erano mercanti di grano e di sale e ben presto accumula` rono una considerevole fortuna. Gia prima del 1350 erano in grado di prestare considerevoli somme all’amministrazione reale, ottenendone come pegno alcune rendite sullo stagno e sulle saline di Cagliari. Nel 1355, dopo la ce-

` sec. XV-Bosa (Cagliari, prima meta 1463). Vescovo di Bosa dal 1460 al 1463. Fratello di Simone, fu nominato canonico della cattedrale di Cagliari. ` in la ` con gli Quando oramai era gia anni, nel 1460 fu nominato vescovo di Bosa. Resse la diocesi per poco tempo, ´ morı` a Bosa nel 1463. perche

Rubeo, Francesco (o F. Roig) Signore di ` sec. Sarroch (Cagliari, seconda meta ` sec. XV). Nel XIV-ivi?, prima meta 1396 fu eletto consigliere capo di Cagliari. Subito dopo la battaglia di San` in possesso del suo feudo, luri torno che era stato occupato per lungo tempo dalle truppe del giudice d’Arborea e gravemente danneggiato.

Rubeo, Giovanni (o G. Roig) Religioso ` sec. XV-Avi(Sardegna, prima meta gnone 1345). Vescovo di Terralba dal 1332 al 1333. Apparteneva all’ordine dei Carmelitani ed era dottore in Teologia. Fu nominato vescovo di Bosa nel 1332 da papa Giovanni XXII, che nel ` ad Avignone. 1333 lo chiamo

Rubeo, Simone (o S. Roig) Signore di ` sec. XVSarroch (Cagliari, prima meta ` sec. XV). Protagoniivi, seconda meta sta della vita politica ed economica ` , fu eletto ripetutamente condella citta sigliere di Cagliari. Nella seconda ` del secolo accumulo ` grandi ricmeta

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Rucola chezze speculando sulla compravendita di feudi che in quel periodo carat` la storia della citta `. terizzo

Rubeo, Tommaso (o T. Roig) Religioso ` sec. XIV-Bosa (Sicilia, seconda meta 1449). Vescovo di Bosa dal 1445 al 1449. Appartenente a nobile famiglia, entrato nell’ordine domenicano divenne maestro di Teologia. Uomo di profonda cul`, divenne il confessore e il tura e pieta teologo preferito di Alfonso V. Nel 1445 fu nominato vescovo di Bosa; preso possesso della diocesi, vi condusse una intensa battaglia contro gli usurai.

Rubino, Salvatore Microbiologo (n. Cuglieri 1955). Dopo aver conseguito la ` dedicato alla rilaurea in Medicina si e cerca e ha compiuto numerosi soggiorni ` in di studio presso altre Universita America (San Diego di California, Princeton) e in Europa (Istituto Pasteur di Parigi, Siviglia). Tornato in Italia ha intrapreso la carriera universitaria: at` professore di Microbiolotualmente e ` di Sassari, dove gia presso l’Universita dirige il Dipartimento di Scienze biomediche. Interessato alla diffusione e alla promozione della ricerca scientifica, ha concorso alla realizzazione del Museo della Tonnara di Stintino (e in questa occasione ha pubblicato un ampio studio, La tonnara Saline. Tradizioni e riti di una tonnara, 1994). Ha fatto anche alcune esperienze di cooperazione ` autore nei paesi in via di sviluppo ed e di numerose pubblicazioni che gli ` internazionale. hanno dato notorieta Fa parte di prestigiose istituzioni cultu` rali italiane e straniere, e nel 2005 e stato inserito in un comitato di otto esperti consulenti dell’OMS (Organizza`) che hanno zione Mondiale della Sanita ` dei il compito di potenziare le attivita ` pubblica nei Paesi laboratori di Sanita in via di sviluppo per fronteggiare le epidemie dovute ad agenti patogeni emergenti (SARS e influenza aviaria) e

riemergenti (tubercolosi, colera e salmonellosi).

Rubrenses Etnico di una popolazione (forse una civitas) della Sardegna romana, stanziata nell’area ogliastrina, presso il distaccamento militare di Custodia Rubriensis (odierna Bari Sardo), citato dall’Anonimo Ravennate. Il ` noto grazie nome della popolazione e a un cippo terminale custodito nel Settecento presso una chiesa rurale di ` andato perBari Sardo. Il cippo, che e duto, portava inscritti su entrambe le facce gli etnici di due popolazioni confinanti: Altic(ienses) e Rubr(enses). I R. del documento epigrafico sono stati accostati dagli studiosi ai Roubrensioi citati da Tolomeo. L’etnico deriverebbe dall’aggettivo latino ruber con riferimento alla colorazione rossastra dei cosiddetti ‘‘Scogli Rossi’’ di Arbatax. Risulta perspicua, a questo proposito, l’analogia con l’etnico Rubrenses con ` di Saxa Rubra riferimento alla localita (attuale Grottarossa), sulla via Flaminia a nord di Roma, citato in un’iscrizione proveniente dalla capitale. [PAOLA RUGGERI]

Ruby, Giuseppe Antonio Vicere´ di ` sec. Sardegna (Spagna?, seconda meta ` sec. XVIII). In XVII-ivi?, prima meta carica nel 1717. Ufficiale di carriera, ` la guerra di succesquando scoppio ` con Carlo sione spagnola si schiero ´ d’Asburgo. Nel 1714 fu nominato vicere ´ di Sardedi Majorca e nel 1717 vicere gna. Giunto nell’isola, saputo che incombeva la spedizione progettata dal cardinale Alberoni tendente a resti` di tuire l’isola al re di Spagna, cerco organizzare la difesa con gli scarsi mezzi a sua disposizione.

Ruchetta = Rucola Rucola Pianta erbacea annuale della famiglia delle Crocifere (Eruca sativa Miller). Ha fusto ascendente e molto ramoso. Le foglie sono succose a lobi den-

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Ruda ` tati. I fiori hanno 4 petali bianchi, piu raramente giallo pallido venati di violetto, e sono raccolti in infiorescenze a racemo. I frutti sono sı`lique (frutti secchi deiscenti), glabre e molto appressate al fusto. Vive negli incolti preferibilmente su substrati calcarei. Le foglie sono commestibili e vengono consumate crude in insalata o cotte in vario modo e utilizzate come condimento.

in casseruola per risotti e pastasciutte. La medicina popolare italiana attribuisce alla ruchetta un’azione positiva per la crescita dei capelli. I nomi sardi sono tutti rifatti sull’italiano ‘‘rucola’’: ´ kas (campidanese); ruarruchitta; arru chetta, ruga; rughitta (logudorese); rukitta (Sardegna centrale). [TIZIANA SASSU]

Ruda Antico villaggio di origine medio` non idenevale, situato in una localita tificata della curatoria del Meilogu nel giudicato di Torres. Nel secolo XII ` nelle mani dei Doria per matripasso monio con una principessa della casa giudicale. Quando questa famiglia si estinse essi lo inclusero nello stato che andavano formando nella parte nord-occidentale del disciolto giudicato. Dopo la conquista catalano-aragonese ne conservarono il possesso, ma quando a partire dal 1325 scoppiarono le guerre tra loro e l’Aragona, il villaggio divenne teatro delle operazioni militari e subı` gravi danni; poco ` del secolo scomparve. dopo la meta

` coltivata. Rucola – Varieta

Ruda 1 Famiglia sassarese (sec. XV). ` apprezzata dall’antichita ` per le sue E ` stimolanti e antiscorbutiche. proprieta ` conosciuta con il nome In Sardegna e di ruchetta la Diplotaxis tenuifolia, erba perenne, alta fino a 70 cm, con base legnosa e fusto eretto, ramoso, con foglie solo nella parte inferiore; le foglie basali sono lunghe e spatolate, divise in 4 segmenti, le foglie superiori sono allungate e divise in 3 lobi; i fiori sono di un bel giallo vivo, riuniti in infiorescenze allungate all’apice degli steli. Si trova nei substrati calcarei, in ` frequente sui colli di campi incolti; e Cagliari. La ruchetta ha un uso alimentare: le foglie hanno un sapore forte che ricorda quello della r. e sono usate per insaporire insalate di altre erbe. Si `, anche cotte e saltate utilizzano, pero

Compare per la prima volta nel secolo XV in seno all’oligarchia che dominava `. Nel 1441 la vita economica della citta ottenne il riconoscimento della genero` con uno Stefano, la cui discendenza sita si estinse nel corso dello stesso secolo.

Ruda 2 Famiglia di Samatzai (sec. XVIII-esistente). Di grandi proprietari terrieri, le sue prime notizie risalgono al secolo XVIII. Per tutto il secolo i suoi membri si dedicarono allo sviluppo di una grande azienda nella Trexenta. Nel 1814 ottennero il cavalierato eredi` con un Filippo, i cui tario e la nobilta discendenti contrassero importanti matrimoni ed entro la fine del secolo ereditarono dai Musso il titolo di conte di Villanova Montesanto e dai Sanjust quelli di conte di San Lorenzo e di ba-

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Rufo rone di Furtei. La famiglia risiede ancor oggi a Cagliari.

Ruda, Villa Edificio che sorge a Suelli nella via centrale. Costruita in epoche diverse, fu completata nel 1847 da Bartolomeo Casu, un nobile di Mandas dal ` costiquale i Ruda la ereditarono. E tuita da una casa padronale al cui interno sono alcuni ingenui affreschi che hanno per soggetto scene di repressione di banditi, un interessante archivio domestico di Casa Ruda e arredi che permettono di ricostruire la vita ` rurale nell’Ottocento. della nobilta ` completato da un vastisL’edificio e simo complesso di magazzini, stalle e altri locali di servizio che si articolano su alcuni cortili interni; su di essi si ` soraprono dei loggiati, uno dei quali e retto da misteriose colonne di pietra lavorata che hanno interessato alcuni studiosi per la loro origine sicuramente medioevale. Da alcuni decenni ` in una parte di questi vasti locali e stato aperto un ristorante tipico.

Rudas, Nereide Docente di Psichiatria (n. Macomer 1925). Dopo aver conse` dedicata guito la laurea in Medicina si e alla ricerca e ha intrapreso la carriera universitaria. Dapprima libera docente in Psichiatria, ha insegnato all’Univer` di Roma e successivamente in sita ` stata profesquella di Cagliari, dove e sore di Clinica psichiatrica e direttore dell’Istituto e della Scuola di specializzazione di Psichiatria. Profonda conoscitrice della disciplina, nel 1987 ha fondato a Cagliari la prima Clinica psichiatrica e ha condotto ricerche sul campo sui principali aspetti della condizione ` contemporadell’uomo nella societa nea. Ha fondato e diretto con Raffaele Camba, negli anni Sessanta, la ‘‘Rivista sarda di criminologia’’ (=) che ha offerto un importante contributo alla conoscenza e alla comprensione del fenomeno del banditismo in quegli anni

` presidente dell’Istituto drammatici. E Gramsci della Sardegna e presidente ` italiana di Psichiatria fodella Societa ` autrice di numerosissimi saggi rense. E scientifici di notevole livello per i quali ha avuto riconoscimenti internazionali. Tra i suoi scritti: Caratteristiche, tenden` e dinamiche dei fenomeni di crimizialita ` in Sardegna (con Giuseppe Pugnalita gioni), in Atti della commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni di cri` in Sardegna, I, 1972; L’emigraminalita zione sarda. Caratteristiche strutturali, ` nella ge1974; Identificazione e identita nealogia individuale e collettiva: il caso delle Carte d’Arborea, in Sardegna, Medi` terraneo e Atlantico tra Medioevo ed Eta Moderna. Studi storici in memoria di Alberto Boscolo, 1983; Mille anni di solitudine, ‘‘Essere secondo Natura’’, 6, 1986; `, L’isola dei coralli. Itinerari dell’identita ` stata riedita nel 2003 per 1997 (l’opera e la collana ‘‘La Biblioteca della Nuova Sardegna’’: «Qui non si sa – ha scritto nella prefazione al libro Bruno Calleri con riferimento, in particolare, all’emozionante Storia di Marco che ne costituisce la seconda parte – se a parlare sia ` la neuropsichiatra, la psichiatra fopiu rense, la fine psicopatologa o, maggiormente, la scrittrice, la narratrice, la creatrice di metafore»); Le Carte d’Arborea come romanzo delle origini, in Le Carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX secolo (a cura di Luciano Marrocu), 1997; Storie senza, 2000.

Rufo Magistrato cagliaritano. L (uci) f(ilius) Rufus fu un importante cittadino di Carales attestato nell’iscrizione mutila rinvenuta a Cagliari in via dei Genovesi nel quartiere di Castello. Dall’iscrizione si coglie l’importanza di questo cittadino che, dopo aver ricoperto cariche militari (prefetto di coorte, tribuno legionario) e amministrative (addetto alla cura della via Emilia, procuratore dell’Augusta Plotina moglie di Traiano,

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Rufrio Crispino procuratore ad ripam di Adriano) proprie di un cavaliere, rientrato nella sua ` vi rivestı` la carica sacerdotale di citta ` importante magistrapontefice e la piu tura cittadina: il quattuorvirato iure dicundo quinquennale. Quest’ultima carica permette di attribuire alla princi` della Sardegna romana nei pale citta primi decenni del secolo II la condizione giuridica di municipium. Rufo fu ` della forse il finanziatore nella sua citta costruzione delle Terme Rufiane ricor` citato come date in un’iscrizione. R. e amministratore di Cagliari nel Caralis Panegyricus, opera di Roderigo Hunno Baeza, umanista probabilmente cagliaritano della fine del Cinquecento. `] [FRANCO PORRA

Rufrio Crispino Prefetto (sec. I). Cavaliere romano, primo marito di Poppea Sabina, dalla quale ebbe un figlio di lui omonimo che fu eliminato da Nerone in `. Con l’appoggio di Messalina tenera eta divenne prefetto del pretorio nel 47 d.C. Durante l’esercizio di questa carica gli furono attribuite dapprima le insegne pretorie e quindi quelle consolari. Nel 51 entrambi i prefetti, troppo legati alla memoria di Messalina, furono rimossi ´ invisi ad Agrippina, dalla carica perche che li fece sostituire con Afranio Burro. Nell’anno 65 anche R.C. divenne vittima del ‘‘terrore’’ neroniano e in seguito all’accusa di cospirazione fu condannato all’esilio in Sardegna. L’isola, quindi, ancora una volta rivestiva il ruolo di terra di confino per importanti personaggi politici dell’Urbe. In Sardegna R.C. si uccise nel 66 dopo aver ricevuto la notizia che era stata decretata la sua morte. [PIERGIORGIO FLORIS]

Rugby Sport. Questa pratica sportiva fece una breve apparizione negli anni Trenta del Novecento con la nascita di due squadre, una a Sassari (il GUF, 11º ai campionati italiani del 1935) e l’altra a Cagliari, la GIL. La prima iscrizione

di una squadra sarda a campionati re` solo molti anni golari avviene pero dopo, quando ad Alghero nasce l’Amatori Rugby, fondata da alcuni appassio` isonati nel 1975 e oggi maggiore realta lana di questo sport non molto diffuso. Dopo un avvio nei campionati minori, grazie al supporto tecnico dell’ex azzurro Marco Bollesan (che tuttora presta la sua collaborazione), viene raggiunta la serie A e conseguito nel 20032004 il miglior risultato con il secondo ` algheposto nel girone A. La societa rese, che organizza anche un buon set` presieduta attualtore giovanile, e mente da Francesco Badessi e allenata da Ramiro Cassina. Dispone anche di una seconda squadra che partecipa al campionato di serie C assieme alle al` sarde: F. Sinnai, A.R. Capotre realta terra, R. Olbia e A.R. Sassari. Attual` in mente il movimento del r. sardo e crescita; lo testimoniano i numerosi tornei giovanili e la presenza di una squadra femminile, la Grazia Deledda di Sassari, che disputa il massimo campionato. [GIOVANNI TOLA]

Rugby – Un momento di una partita.

Ruggeri, Giovanni Operaio, consigliere regionale (Elmas 1946-ivi 1997). Militante comunista fin da giovane, dopo essere stato protagonista delle lotte operaie per difendere il polo industriale di Macchiareddu, nel 1984 fu eletto consigliere regionale del suo

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Ruinas partito nel collegio di Cagliari per la IX legislatura e successivamente riconfermato per la X. Morı` prematuramente nel 1997.

Ruggeri, Paola Docente di Storia romana (n. La Maddalena 1962). Profes` di sore associato presso l’Universita Sassari (2000), formatasi alla scuola di ` fatta apprezzare Attilio Mastino, si e per i numerosi lavori sull’Africa e sulla Sardegna romana, in parte raccolti nel volume Africa ipsa parens illa Sardiniae. Studi di storia antica e di epigrafia, 1999. Membro del comitato scientifico L’Africa romana, collabora fattivamente dal 1992 alla pubblicazione degli Atti del Convegno. Fra i vari lavori si ricordano: Un signifer della cohors ligurum in Sardegna, ‘‘Zeitschrift fu ¨ r Papyrologie und Epigraphik’’, 101, 1994; Alle origini della viticoltura in Sardegna, 1995; Mommsen e le iscrizioni latine della Sardegna: per una rivalutazione delle falsae con tema africano, ‘‘Sacer’’, III, 1996; L’epigrafia paleocristiana: Theodor Mommsen e la condanna delle falsae caralitanae, in Atti del convegno ‘‘La Sardegna paleocristiana tra Eusebio da Vercelli e Gregorio Magno’’, 1996; I falsi epigrafici romani delle Carte d’Arborea, ‘‘Santu Antine’’, I, 1996; I falsi epigrafici romani delle Carte d’Arborea, in Le Carte d’Arborea. Falsi e falsari nella Sardegna del XIX sec. (a cura di Luciano Marrocu), 1997; Roma dalle origini della Repubblica al Principato, 2004. Ha recentemente edito il volume Roma dalle origini della Repubblica al Principato, 2004. [ANTONIO IBBA]

Ruggieri, Francesco Storico del teatro (n. Cagliari 1937). Laureato in Economia e Commercio, per lunghi anni professore nell’Istituto tecnico ‘‘Mar` ricercatore scrupotini’’ di Cagliari. E loso e attento della storia di Cagliari, specializzato soprattutto in storia del teatro; ha collaborato alla realizza-

zione di alcune mostre storiche. Tra i suoi scritti: Medioevo a Cagliari cupo e boccacesco, ‘‘Esse come Sardegna’’, I, 1, 1983; Requiem in lingua sarda per una fallita banca, ‘‘Esse come Sardegna’’, I, 3, 1983; Nelle carte intestate uno spac` anni cato della Cagliari di cento e piu fa, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1984; I vigili del fuoco a Cagliari, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1985; Cagliari alla fine del XVIII secolo in un libro del cappellano tedesco Joseph Fuos, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1986; Il primo dicembre 1619 a Cagliari si svolse un grande torneo, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1987; Notizie sul Teatro regio di Cagliari nel periodo della residenza della corte sabauda in Sardegna, ‘‘Bollettino bibliografico della Sardegna’’, 11-12, 1989; La visita a Cagliari del principe Carlo Alberto nel 1829, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1991; Storia del Teatro Civico di Cagliari, 1993; Risalgono a fine Ottocento i primi passi della cinematografia nell’isola, ‘‘Sardegna fieristica’’, 1996; La lenta penetrazione del Cristianesimo in Sardegna, ‘‘Sardegna fieristica’’, 1997.

Rugiu Famiglia algherese (sec. XVIIesistente). Le sue notizie risalgono al secolo XVII. Apparteneva alla borghesia e nel 1677 ottenne il cavalierato ere` con un Antonio, giuditario e la nobilta dice della Reale Udienza. Nei secoli successivi i suoi membri continuarono a risiedere ad Alghero e a ricoprire importanti uffici pubblici. Con questo cognome esiste anche una famiglia di Sassari.

Ruinas1 Comune della provincia di Oristano, incluso nel Comprensorio n. 17, con 821 abitanti (al 2004), posto a 359 m sul livello del mare a oriente di Oristano. Regione storica: Parte Valenza. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo trapezoidale, si estende per 30,38 km2 e confina a nord

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Ruinas con Allai, a est con Samugheo, a sud con Asuni e Villa Sant’Antonio e a ovest con Mogorella e Villaurbana. Si tratta di un territorio di colline non molto alte, ma tagliato da vallate piuttosto erte e profonde, come quella del rio Mannu che scorre a oriente del paese e si dirige verso il Tirso. R. comunica per mezzo di una strada secondaria che si distacca dalla Allai-Samugheo e si dirige a sud per raggiungere Mogorella e Villa Sant’Antonio. & STORIA Il suo territorio e ` ricco di nuraghi e di altre testimonianze ar` pero ` cheologiche; il villaggio attuale e di origine medioevale, faceva parte del giudicato d’Arborea ed era incluso nella curatoria del Parte Valenza. Caduto il giudicato d’Arborea, i suoi abitanti continuarono a tenere un atteggiamento ostile nei confronti degli Aragonesi ma nel 1416 fu incluso nel feudo concesso a Ludovico Pontons il quale a sua volta vendette R. ad Antonio Madello nel 1421. Nel 1429 i suoi eredi vendettero il villaggio a Pietro Joffre che lo unı` al feudo di Senis cui rimase unito nei secoli successivi. Cosı` dagli Joffre ` ai Cardona e da questi, nel 1486, passo ` che pero ` vendettero il villagai Besalu gio a Bernardino Margens. In seguito R. ` dai Margens ai Fogondo, ai Nin passo cui fu riscattato nel 1838. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Isili e quando, nel 1848, furono abolite le province, fu incluso nella divisione amministrativa di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una preziosa testimonianza: «Popolazione. Nell’anno 1847 si numerarono in Ruinas anime 690, distinte in maggiori di anni 20, maschi 206, femmine 217, in minori, maschi 133, femmine 134, distribuite in famiglie 169. Agricoltura. La superficie coltivata da’ ` computare in starelli ruinesi si puo 2300, poco meno di tre miglia quadrate, vale a dire circa un settimo del territo-

rio. Ma quella che produce annual` molto, perche ´ non si arano piu ` mente e di 1170 starelli, e la vigna con gli orti non ´ restano in supera li starelli 230, sicche ` di starelli 900. L’ordinaria seriposo piu ` di starelli 650 di grano, 200 minagione e d’orzo, 60 di fave, 200 di lino, 40 di legumi. La fruttificazione in circostanze favorevoli aumenta il seme del grano a 15, dell’orzo ad altrettanto, delle fave a 8, de’ legumi ad altrettanto. Uno starello di semenza di lino si computa in media che possa dare libbre 35 di lino. Nelle regioni incolte e di pascolo si fanno de’ novali, che producono molto. In alcuni siti i terreni, spesso dissodati da uno stesso colono, sono stati riconosciuti di `. Gli alberi fruttiferi sono sua proprieta `, ma non molto di molte specie e varieta numerosi. De’ grandi chiusi destinati per la pastura e in qualche loro parte anche per la coltura che si dicono tanche appena se ne possono indicare sette ` poco prospera se si od otto. Pastorizia. E confronti l’estensione dei pascoli col numero dei capi che si educano. Nel bestiame domito si annoverano, buoi per l’agricoltura 340, cavalli 60, majali 60, giumenti 110. Nel bestiame rude erano, vacche 350, capre 1500, pecore 2000, porci 800. Il caseificio si fa con metodi ` poco saggi, onde la non buona qualita del prodotto. Ne’ cortili del paese si ha ` gran copia di pollame. L’apicoltura e `a piuttosto negletta». Nel 1859 R. entro far parte della ricostituita provincia di ` con Mogorella e Cagliari; nel 1928 formo Sant’Antonio R. il nuovo comune di Mogorella R. che nel 1936 prese il nome di R. Nel 1950 i tre villaggi riacquistarono le rispettive autonomie; quando poi nel 1974 fu costituita la provincia di Ori` a farne parte. stano R. entro & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura e la viticoltura, la frutticoltura; e l’alleva-

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Ruinas mento del bestiame, in particolare di ovini, bovini e suini e in misura minore di caprini. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche una modestissima ` industriale nei settori alimenattivita tare e edilizio. Modesta anche la rete di distribuzione commerciale. Servizi. R. ` collegato da autolinee agli altri cene tri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 856 unita di cui stranieri 3; maschi 420; femmine 436; famiglie 300. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 6 e nati 3; cancellati dall’anagrafe 19 e nuovi iscritti 10. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 11 262 in migliaia di lire; versamenti ICI 307; aziende agricole 142; imprese commerciali 41; esercizi pubblici 3; esercizi al dettaglio 9; ambulanti 3. Tra gli indicatori sociali: occupati 236; disoccupati 37; inoccupati 51; laureati 10; diplomati 60; con licenza media 262, con licenza elementare 306; analfabeti 45; automezzi circolanti 223; abbonamenti TV 276. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Notevoli sono le testimonianze archeologi` dell’inche che denotano la continuita sediamento nel territorio; in particolare risalgono al periodo prenuragico le domus de janas di Su Fossu. Al periodo nuragico risalgono i nuraghi Nuraghi, Nurampei, Nura Olla. All’epoca romana risalgono i resti del villaggio di Ghentiana che ha restituito numerose suppellettili. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il centro storico conserva l’assetto tradizionale, lungo le strade si affacciano le tipiche case in basalto che gli conferiscono un aspetto partico-

` significativo e ` la lare. L’edificio piu chiesa di San Giorgio, parrocchiale costruita nel secolo XVII in conci di trachite rosa. Sorge su un colle e domina l’abitato, ha l’impianto a una navata completato da cappelle laterali e dal ` a volte a presbiterio; la copertura e botte. A qualche chilometro dal centro abitato sorge la chiesa di San Teodoro, costruita nel secolo X in forme bizantine e successivamente rimaneggiata. Nelle sue vicinanze sono visibili alcuni resti di edifici probabilmente risalenti alla statio romana di Ghentiana. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI A R. si celebra il 19 maggio la festa campestre di San Teodoro, con processione, sfilata di carri e manifestazioni di folclore; il 19 agosto di festeggia invece il patrono San Giorgio: anche in questa occasione processione, canti e musiche.

Ruinas2 Antico villaggio del giudicato d’Arborea, compreso nella curatoria del Guilcier a qualche chilometro da Sedilo. Dopo la conquista catalano-arago` a restare in possesso del nese continuo giudice d’Arborea. Nel 1378 fu incluso nei territori giudicali che il re d’Aragona, provocatoriamente, concesse al traditore Valore de Ligia. Dopo la caduta del giudicato d’Arborea la sua popolazione tenne un atteggiamento ostile ` nei confronti dei vincitori e si ribello apertamente quando nel 1415 i De Ligia tentarono di far valere i propri diritti. ` a LeoDopo alcuni anni, nel 1420, passo ` nardo Cubello, ma in seguito si spopolo completamente e scomparve.

Ruinas, Stanis (pseud. di Giovanni A. De Rosas) Giornalista, scrittore (Usini 1900` attivi Roma 1984). Giornalista fra i piu nel ventennio fra le due guerre, esordı` giovanissimo collaborando subito a quotidiani sardi (in particolare ‘‘L’Unione sarda’’) e della penisola (fra ` gli altri, ‘‘Il Tempo’’ di Roma, su cui gia nel 1921 apparve un suo articolo su La

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Ruiu grande anima di Sebastiano Satta). Si av` presto al fascismo, di cui sarebbe vicino ` entusiasti sostenitori, stato uno dei piu a partire dall’opuscolo polemico Deputati sardi aventiniani alla sbarra, pubblicato a Roma nel 1924, con una premessa di Teresa Labriola. Attento a quanto si muoveva in Sardegna (e anzi, nonostante una carriera tutta ‘‘continentale’’, fortemente legato alle proprie ra` nel 1927 un ampio invendici), pubblico tario, La Sardegna e i suoi scrittori (che erano Sebastiano Satta, Ottone Bacaredda, Grazia Deledda, Antioco Zucca, Antonio Scano, Luigi Falchi, Filippo Addis, Pietro Casu, Salvator Ruju, Francesco Cucca, Giuseppe Senes, Tullio Marcialis, Gavino Leo, Vincenzo Soro); allo stesso tema sono collegati gli articoli Pietro Casu: «La dura tappa» e Poetesse di Sardegna, entrambi su ‘‘L’Unione sarda’’, 1923, e il polemico Contro i vecchi democratici-massoni in favore dei giovani scrittori fascisti, ‘‘Sardegna’’, VI, 8, 1928. Fu anche scrittore di novelle (Il mio viaggio di nozze, ‘‘L’Unione sarda’’, 1923), e di romanzi (La Montagna, 1937). Dopo il 25 luglio fu ` alcuni mesi a Regina arrestato e passo `, diede vita alla Coeli. Tornato in liberta rivista, ‘‘L’Idea nazionale’’, una delle prime pubblicazioni di questo secondo dopoguerra in cui era facile agli ex fascisti riconoscere alcune delle proprie convinzioni. Fortemente polemico, ebbe numerose querele ma anche notevole audience nella ‘‘maggioranza silenziosa’’. Alcune recenti ricostruzioni della storia della rivista la collocano all’interno di un progetto di Palmiro Togliatti per portare verso il PCI gli ancora giovani nostalgici del fascismo. Altri ` vastissuoi articoli (ma la bibliografia e sima), I pittori sardi alla XC Esposizione di Belle Arti, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1922; Scrittori e pittori sardi e poeti dialettali, ‘‘L’Unione sarda’’, 1924; Figure del

fascismo sardo, 1928; L’Alternos: Giovanni Maria Angioy, ‘‘L’Unione sarda’’, 1936; Garibaldi in Gallura, ‘‘L’Unione sarda’’, 1950.

Ruiu, Domenico Fotografo naturalista ` impegnato da diversi (n. Nuoro 1949). E anni nella divulgazione di temi ambientali e per la conservazione del patrimonio faunistico della Sardegna, con atti` propagandistiche nelle scuole, vita scritti e mostre itineranti; collabora inoltre con riviste di settore italiane ed estere, sia come autore di articoli che come fotografo (‘‘Airone’’, ‘‘Oasis’’, ‘‘Qui Touring’’), e con quotidiani, testate televisive nazionali e private. Ha organizzato mostre sul grifone e sull’ambiente della Sardegna centrale. Ha curato in particolare la ricerca fotografica sulla biologia dell’avvoltoio grifone. Tra i suoi scritti: Compagni di viaggio, 1979; Caro grifone, 1983; Il muflone, 1993; Il Supramonte, 1999; Su puzonarju, 2005.

Ruiz Famiglia sassarese di origine catalana (secc. XVI-XIX). Le sue notizie risalgono al secolo XVI: godevano di grande considerazione e nel 1558, durante il parlamento Madrigal, furono ammessi allo Stamento militare. Alcuni dei suoi membri si segnalarono soprattutto come valorosi guerrieri negli eserciti reali, combattendo con onore in mezza Europa. Scoppiata la guerra di ` successione spagnola, furono tra i piu fieri sostenitori di Filippo V per cui furono costretti ad andare in esilio in Spagna. Dopo l’avvento dei Savoia tornarono ad Alghero, dove la famiglia si estinse nel corso del secolo XIX.

Ruiz, Michele Ufficiale di carriera (Al` sec. XVII-Valencia ghero, prima meta 1720). Nel 1673 si trasferı` in Catalogna dove percorse una brillante carriera e nel 1697 fu insignito dell’ordine di San` in Sardegna; tiago. Subito dopo torno ` la guerra di succesquando scoppio sione spagnola rimase fedele a Filippo

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Ruju

ivi 1974). Collaboratore della ‘‘Nuova Sardegna’’ e di riviste letterarie, esordı` nella narrativa col romanzo autobiografico Il salto del fosso, 1967, col quale ottenne l’anno successivo il secondo premio al concorso ‘‘Grazia Deledda’’ sezione ‘‘Opera prima’’. Nel 1970 fece seguire Quel giorno a Buggerru, rievocazione drammatica dell’eccidio avvenuto nel 1904: rappresentata per la ` tornata prima volta a Nuoro nel 1971, e ` riprese sulle scene dei teatri poi a piu ` Su connottu, ‘‘azione isolani. Del 1972 e scenica in due tempi’’ ispirata ai moti per la terra scoppiati a Nuoro nel 1868, anche questa utilizzata da alcune compagnie. Poco dopo la sua morte prema` uscita la raccolta di versi La tura e danza dell’argia, 1974.

` aveva esorgelo Sommaruga. In realta dito giovanissimo nel 1902 con la raccolta di versi A vent’anni e con il Canto d’Ichnusa, pubblicato in occasione della collocazione del monumento a Cristo Redentore di Vincenzo L. Ierace sull’Ortobene nuorese. Alcune parti del poemetto L’eroe cieco, pubblicate dalla ‘‘Rivista sarda’’, 1919, lo fecero apprezzare a livello nazionale e lodare dal D’Annunzio. Tornato a Sassari, si de` all’insegnamento negli istituti sudico periori e al giornalismo: particolarmente apprezzata fu la sua opera di curatore della pagina letteraria del sassarese ‘‘L’Isola’’, che fece diventare palestra dei giovani scrittori e poeti isolani. ` allora, nel 1928, a pubblicare, Comincio sotto lo pseudonimo di Agniru Canu, poesie in dialetto sassarese che comparvero su ‘‘L’Isola’’ e, nel secondo dopoguerra, su ‘‘La Nuova Sardegna’’, in seguito raccolte nei volumi Agnireddu e Rusina e Sassari ve´ccia e noba. «Con Agnireddu e Rusina – ha scritto la nipote Caterina Ruju per la edizione in un solo volume delle due raccolte sassaresi, Ilisso 2001 – nasce il personaggio di ` un giovane contadino, Agniru Canu: e ` si crea a poco a poco la cui personalita ` mai negata, anzi e rappresenta la realta sempre messa in rilievo delle origini e dei rapporti con la terra di S.R. Agni` un poemetto d’amore, reddu e Rusina e di sapore apparentemente petrarche´ccia e noba rappresenta sco. Sassari ve ` sassarese come il insieme la realta poeta la vive, pur nella mitizzazione dei tempi passati e dell’infanzia».

Ruju, Salvator (noto con lo pseud. Agniru

Ruju, Salvatore Religioso (Cuglieri, se-

Canu) Letterato e poeta (Sassari 1878-ivi

` sec. XVII-Ales 1728). Veconda meta scovo di Ales e Terralba dal 1726 al ` in 1728. Ordinato sacerdote, si laureo utroque a Sassari e in seguito si pose in ` . Canoluce per le sue grandi qualita nico cagliaritano, fu nominato vescovo di Ales e Terralba da papa Benedetto

Ve nel 1706 fu nominato governatore di Alghero. Passata la Sardegna agli Asburgo, nel 1708 fu incarcerato: una volta liberato si trasferı` in Spagna, ` al Bacallar e quando il cardove si lego ` la spedizione dinale Alberoni preparo per la riconquista della Sardegna vi prese parte. Dopo il fallimento dell’im` in Spagna. presa torno

Ruju, Antonio (detto Nino) Avvocato, consigliere regionale (Osilo 1931-Sassari 1983). Di cultura sardista, dopo essersi laureato in Giurisprudenza e avere intrapreso la carriera forense si ` alla politica nel Partito Sardo avvicino d’Azione. Nel 1965 fu eletto consigliere regionale del suo partito nel collegio di Sassari per la V legislatura (1965-1969), ` rieletto. ma in seguito non fu piu

Ruju, Romano Scrittore (Nuoro 1935-

1966). Compı` i suoi primi studi a Sassari, ` in Legge, e quindi fredove si laureo ` la Facolta ` di Lettere a Roma, quento dove, protetto dalla Deledda che molto lo stimava, si inserı` negli ambienti letterari della ‘‘Cronaca Bizantina’’ di An-

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Ruju ` fu XIII nel 1726; il suo episcopato pero interrotto da una morte prematura, che lo colse ad Ales nel 1728.

Ruju, Sandro Insegnante, storico dell’industria (n. Sassari 1949). Esperto di ` studioso formazione professionale, e dei processi di industrializzazione, con particolare riguardo alla Sardegna. Responsabile dell’ufficio studi della CGIL, ha dedicato numerosi scritti alla storia dello sviluppo economico della Sardegna, segnalandosi per il rigore del metodo, che lo porta a indagare e ricostruire fenomeni ancora in progress con la stessa prospettiva dello storico che indaga su eventi del passato. Ma, forte anche della sua partecipazione al dibattito nei movimenti studenteschi degli anni Sessanta-Settanta e del suo impegno diretto nelle lotte sindacali (che aggiungono elementi di informazione diretta alla sua profonda conoscenza del mondo del lavoro isolano), ogni suo ` attraversato da una intensa scritto e passione civile che anima il suo stile di convincente chiarezza. Tra i suoi scritti: Al carro del monopolio petrolchimico, ‘‘Tuttoquotidiano’’, 1976; Questo il futuro chimico che piace alla Sir, ‘‘Tuttoquotidiano’’, 1977; Dinamica, contraddizioni strutturali e prospettive di sviluppo dell’industria petrochimica, ‘‘Quaderni sardi di Economia’’, 4, 1979; Quali produzioni industriali per la Sardegna?, ‘‘Quaderni bolotanesi’’, VII, 1981; tre capitoli: Storia dell’industrializzazione, Storia della Sir, Storia del movimento sindacale, in La Sardegna. Enciclopedia (a cura di M. Brigaglia), II, 1982; C’e` ancora una petrolchimica nel futuro della Sardegna?, ‘‘Ichnusa’’, n.s., I, 1, 1982; Dalla scuola al lavoro. Due indagini sui diplomati e sugli studenti degli istituti alberghieri sardi, ‘‘La Provincia di Sassari’’, VI, 7, 1987; Via delle Conce. Storia e memorie dell’industria del cuoio a Sassari ` e campagna. Sto1850-1970, 1988; Citta

ria della Camera del Lavoro di Sassari dalla fondazione all’avvento del fascismo 1900-1922, 1990; L’industria di trasformazione del sughero, in Atlante economico della Sardegna, II, 1990; Struttura produttiva, livelli occupativi e trasformazioni nel settore delle costruzioni in provincia di Sassari, ‘‘Informazioni statistiche ed economiche della Provincia di Sassari’’, 3-4, 1990; L’alimentazione dei minatori nella Sardegna del primo Novecento: il caso dell’Argentiera, ‘‘Il Risorgimento’’, XLIV, 1992; La condizione operaia in Sardegna durante il fascismo, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 47-49, 1996; L’Argentiera. Storia e memorie di una borgata mineraria in Sardegna (18641963), 1996; Fiammiferi di Sardegna. All’origine dell’industria degli zolfanelli, `, economia, politica dal se1997; Societa condo dopoguerra ad oggi (1944-1998), in ‘‘Storia d’Italia’’, Einaudi, Le regioni ` ad oggi. La Sardegna (a cura dall’Unita di L. Berlinguer e A. Mattone), 1998; I mondi minerari della Sardegna, in Tra ` , 1999; Il peso del sufabbrica e societa ghero, 2002.

Rullero Famiglia di mercanti cagliaritani (secc. XVII-XVIII). Le sue notizie risalgono al secolo XVII. Raggiunta una ragguardevole condizione economica, nel 1687 ottennero il cavalierato ` con un Onorato. I ereditario e la nobilta suoi figli nel 1688 furono ammessi allo Stamento militare durante il parlamento Monteleone; la loro discendenza si estinse nel corso del secolo XVIII.

Runchina, Giovanni Latinista (n. Roma 1936). Conseguita la laurea, ha insegnato per lunghi anni nei Licei classici ` divenuto professore assoe nel 1985 e ciato di Letteratura latina. Attualmente lavora nel Dipartimento di Filologia ` di classica e Glottologia della Facolta Scienze della Formazione dell’Univer` autore di numerosi, ` di Cagliari. E sita

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Ruta pregevoli lavori monografici e di arti` importanti riviste coli apparsi nelle piu scientifiche. Tra gli altri Da Ennio a Si` di Magilio Italico, ‘‘Annali della Facolta stero di Cagliari’’, VI, 1, 1982; La Sardegna e i Tullii Cicerones, in Sardinia antiqua. Studi in onore di Piero Meloni per il suo 70º compleanno, 1992.

lippo II, in Sardegna, Spagna e Stati Ita` di Filippo II (a cura di liani nell’eta Bruno Anatra e Francesco Manconi), 1999.

Rundine, Angelo Studioso di storia della cultura (Sassari 1952-ivi 2005). Im` piegato in un ente pubblico, si dedico dagli ultimi anni Settanta allo studio della storia delle istituzioni scolastiche e culturali nella Sardegna spagnola, lasciando – nonostante la morte prematura – numerosi importanti contributi fra cui Chiese e conventi di Sassari. Le carte del convento di S. Maria di Betlem e di Sant’Antonio Abate, XIV XIX sec., 1979; La stampa a Sassari alla fine del ’600, in Arte e cultura del ’600 e ’700 in Sardegna (a cura di Tatiana Kirova), ` di 1984; Gli studenti sardi all’Universita `, studenti, maeSalamanca, in Universita stri. Contributi alla storia della cultura in Sardegna (con Eugenia Tognotti e Raimondo Turtas), collana di ‘‘Studi del Centro interdisciplinare per la Storia ` di Sassari’’, 1990; due dell’Universita capitoli, La stregoneria e I libri proibiti, ` sarda in Eta ` spaentrambi in La societa gnola (a cura di Francesco Manconi), I, 1992; Corsari barbareschi, schiavi e rinnegati nelle coste galluresi nel ’500 e ’600, in Da Olbı`a a Olbia. 2500 anni di storia di ` mediterranea, II (a cura di Giuuna citta seppe Meloni e Giuseppina F. Simbula), 1995; Inquisizione spagnola, censura e libri proibiti in Sardegna nel ’500 e ’600, ` e migrazioni stu1996; Piccole Universita ` dentesche. Studenti sardi in universita spagnole e italiane (sec. XVI-XVII), in Le ` minori in Europa, 1998; Gli Universita inquisitori del tribunale del S. Ufficio in Sardegna (1493-1718), ‘‘Archivio storico sardo’’, XXXIX, 1998; Corsari, schiavi e ` di Firinnegati nei mari sardi nell’eta

Ruta – Fioritura estiva.

Ruta Pianta della famiglia delle Rutacee (R. chalepensis L.). Arbusto sempreverde con rami legnosi e flessibili; le foglie, di color verde-grigiastro, sono composte, pennatosette; i fiori sono piccoli, gialli, riuniti in mazzi rotondi (corimbi) ` lunghi dei petali; i frutti con stami piu sono globosi, con semi lucidi, scuri, a ` intenforma di fagiolo. Tutta la pianta e samente aromatica, con un odore non gradevole. Cresce spontanea negli in` diffusamente nelle zone cocolti, piu stiere, e fiorisce per tutta l’estate. Pur essendo amarissima, tutta la pianta viene usata in decotti, infusi e tisane che, efficaci sui sistemi digerente e ner` antiemorragiche voso, hanno proprieta ` endee antidolorifiche. In Sardegna e mica la R. corsica DC., rinvenuta soltanto sul Gennargentu, inserita nell’elenco delle piante da sottoporre a vincolo di protezione in base alla proposta di L.R. n. 184/2001. La r. che si usa per aromatizzare la grappa appartiene a una specie (R. graveolens L.) che non cresce spontanea nell’isola. Antonia

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Rutilio Namaziano Pessei in Le piante officinali della Sardegna (2000) riporta l’antico uso di cospargere le case di r. per prevenire o scongiurare il contagio della peste, legato ` della r. di scacciare forse alla capacita insetti e parassiti sia dal corpo che dai loro nascondigli. Con il nome di r. canina (detta anche r. selvatica o scrofularia comune) si indica la Scrophularia canina L., piccolo cespuglio con numerosi rami a sezione quadrangolare; le foglie sono composte e divise in segmenti allungati con margine dentato; i fiori sono tubulari, piccoli, rosso scuro, distribuiti nella parte terminale dei fusti; il frutto ` una cassula con semi scuri e oblunghi; e la pianta cresce in luoghi aridi e sulla rocce, a tutte le altitudini, e fiorisce a primavera inoltrata. (Per la r. caprina = Iperico). Nomi sardi: arruda; arrura (campidanese); elba di santa Maria, kurruma; ruda (sassarese); rutedda (nuorese). [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Rutilio Namaziano, Claudio Poeta ori` sec. ginario della Gallia (seconda meta IV-inizi sec. V). Appartenente a una famiglia di alti funzionari imperiali, ricoprı` egli stesso, a Roma, importanti cariche, fino a quella di praefectus urbi, nel 414. Lega il suo nome a un poemetto, giuntoci incompleto, nel quale descrive il viaggio di ritorno (De reditu suo) da lui compiuto nel 415 via mare da Roma alla Gallia, regione devastata, a quell’epoca, dalle scorrerie dei Goti. Ricco di digressioni dotte, il De reditu contiene, nel primo libro, un fugace riferimento alla Sardegna, lı` dove l’autore, elogiando l’isola d’Elba «celebrata per metalli», ricorda, enumerando altre regioni ricche di miniere,

anche i giacimenti metalliferi sardi. [ANNA MARIA NIEDDU]

Ruxoto Famiglia cagliaritana (secc. XVII-XVIII). Se ne parla a partire dal secolo XVII: nel 1691 ottenne il cavalierato ereditario con un Francesco che nel 1698 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Montellano. Suo figlio Diego, nel 1712, ottenne `; i suoi il riconoscimento della nobilta discendenti si estinsero nel corso del secolo XVIII.

Ruzittu, Michele Insegnante (Arza` il ‘‘padre’’ delchena 1871-ivi 1960). E l’autonomia comunale di Arzachena, il cui distacco dalla ‘‘matrigna’’ Tempio ` vasto ter(allora uno dei comuni dal piu ritorio d’Italia) sostenne con intensi contatti con i politici sardi e con una forte campagna giornalistica: il suo capolavoro furono le elezioni amministrative del 1914, in cui diede vita a una lista ` gli abitanti detta dei ‘‘frazionisti’’ (cioe ` delle frazioni di Tempio) che conquisto la maggioranza. Suo fratello Salvatore divenne sindaco di Tempio. La battaglia riprese nell’immediato dopoguerra, ´ una legge del 1920 (attuata nel finche 1922) concesse l’autonomia ad Arzachena. Appassionato dilettante di archeologia, promosse gli scavi nel territorio del comune, scoprendo nel 1959 la necropoli di Li Muri, sede – secondo alcuni studiosi – di una specifica facies della cultura di Ozieri. La sua opera ` la monografia Cronistoria principale e ` della pietra ai nodi Arzachena dall’Eta stri giorni, 1948, ristampata nel 2002 in occasione dell’ottantesimo anniversario della conquista dell’autonomia comunale del paese.

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S Saba Famiglia sassarese (sec. XV). Le sue notizie risalgono agli inizi del secolo XV con un Francesco che nel 1419 ottenne il riconoscimento della gene` . Avevano una posizione finanziarosita ` solide della citta ` ed erano ria tra le piu in grado di partecipare agli appalti per la riscossione dei tributi, traendone notevoli profitti. Uno dei figli di Fran` , alla meta ` del secolo, a cesco, pero causa del non felice andamento degli ` incontro a una crisi fiappalti, ando nanziaria che rapidamente condusse la famiglia alla rovina.

Saba, Agostino Religioso, storico della Chiesa (Serdiana 1888-Sassari 1962). Arcivescovo di Sassari dal 1961 al 1962. Fu ordinato sacerdote e si tra` in Teologia sferı` a Roma dove si laureo e in Lettere, avendo come professore alla ‘‘Sapienza’’ Pietro Fedele. Tornato in Sardegna, dopo un breve soggiorno come docente ad Arzana, si trasferı` ` in nuovamente a Roma, dove insegno ` in alcuni istituti privati. Infine rientro ` a insegnare Sardegna, dove inizio presso il Liceo ‘‘Dettori’’ di Cagliari e ` il Liceo scientifico prinel 1924 fondo vato di Iglesias, di cui fu preside per alcuni anni. Tra il 1927 e il 1928 fu a ` allo stuMontecassino, dove si dedico dio dei documenti sui rapporti fra quel monastero e la Sardegna medioevale. Nel 1930 si trasferı` a Milano, dove inse-

` Storia medioevale e Storia della gno ` Cattolica, Chiesa presso l’Universita dando avvio alla redazione delle sue due monumentali opere, una sulla storia dei papi e l’altra sulla storia della Chiesa. Nel 1953 fu nominato vescovo di Nicotera e Tropea e prese parte alla preparazione del concilio Vaticano II; nel 1961 fu nominato arcivescovo di Sassari. Tra i suoi numerosissimi scritti, frutto di una eccezionale capa` di lavoro: Studi sui Cartolari d’Arcita borea, 1923; Guardando la luna. Ricordi di mitologia sarda, ‘‘Il Nuraghe’’, I, 8-9, 1923; Spighe [in memoria del vescovo di Tortolı` monsignor Emanuele Virgilio], 1923; San Giorgio di Suelli e la sua leggenda, ‘‘Il Nuraghe’’, II, 18, 1924; Le monache della Purissima a Cagliari attraverso un memoriale dell’arcivescovo Delbecchi, ‘‘Il Nuraghe’’, III, 33, 1925; Montecassino e la Sardegna medioevale. Note storiche e codice diplomatico sardo-cassinese, 1927; Asili del Beato Cottolengo in Sardegna nel 1º decennio di apostolato educativo, ‘‘La scuola di Sardegna’’, V, 5, 1927; Il Pontificato Romano e la Sardegna medioevale, I [dal sec. VI al sec. VIII], 1929; Il Monachismo benedettino in Sardegna, ‘‘Convivium’’, 3, 1929; L’abate Luigi Tosti e la Conciliazione, 1929; La Sardegna cristiana, ‘‘Convivium’’, 1930; Cassinensia, 1930; Bernardo I Ayglerio, abate di Montecas-

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Saba sino, 1931; P. Luigi Tosti e un’Antologia di Edoardo Fenu, ‘‘Convivium’’, 1931; Il vescovo del concilio di Efeso negli ‘‘Anecdota’’ raccolti dal Muratori, ‘‘Convivium’’, 1931; Il cardinale Federico Borromeo e la Biblioteca Ambrosiana, ‘‘Convivium’’, 1931; ‘‘De Pestilentia’’ del ` un codice Card. Federico Borromeo [e inedito dell’Ambrosiano], 1932; Un fondo dialettologico sardo nella biblioteca Ambrosiana di Milano, ‘‘Annuario del Liceo scientifico pareggiato di Iglesias’’, 1932; La Biblioteca Ambrosiana (1609-1932), ‘‘Aevum’’, 1932; Francesco Rivola e Alessandro Manzoni, ‘‘Convivium’’, 1933; Federico Borromeo e i mistici del suo tempo, 1933; Maria Vergine Immacolata, 1933; I grandi Cardinali italiani nella vita e nella storia, ‘‘Convivium’’, 1933; Lineamenti per una storia ` , 1933; Gli incuecclesiastica della carita naboli della Biblioteca Ambrosiana, ‘‘L’Italia’’, 1934; Montecassino e Federico Borromeo, ‘‘Convivium’’, 1934; Le Corporazioni medioevali, ‘‘Vita e Pensiero’’, 1934; San Bernardino da Siena, ‘‘Scuola Cattolica’’, 1935; Storia dei papi (con Carlo Castiglioni), voll. 2 [di ` il vol. I, Da S. Piemonsignor A. Saba e tro a Celestino V, di monsignor C. Castiglioni il vol. II, Da Bonifacio VIII a Pio XI], 1952; La biblioteca di San Carlo Bor` del romeo, 1936; Spirito e azione nell’eta Rinascimento Cristiano, ‘‘Convivium’’, 1937; Alcuni ricordi francescani ad Iglesias, ‘‘L’Italia francescana’’, 1938; Storia della Chiesa. I, Dalle origini al sec. VIII, 1938; L’atto di unione di Roma con i Greci, ‘‘Vita e pensiero’’, 1939; Profilo storico di S. Ambrogio, ‘‘L’Osservatore Romano’’, 1940; Storia della Chiesa. II, Dal potere temporale dei Papi a Bonifacio VIII, 1940; Appunti sull’opera politica di S. Ambrogio, ‘‘Bollettino storico agostiniano’’, 1941; Martirio e trionfo del Cristianesimo, 1942; Il ‘‘povero’’ Manzella, ‘‘L’Italia’’, 1942; Sant’Antonio

Abate, 1944; Le varie confessioni ortodosse, 1945; Storia della Chiesa. III, 1, Dai Pontefici di Avignone a Pio XII, 1943; 2, 1945 [«i 4 volumi dell’opera – scrive Raimondo Bonu – hanno avuto una ristampa della stessa casa editrice UTET nel 1954, con l’aggiornamento ` recenti e una bibliofino agli anni piu grafia arricchita di tutte le indicazioni ` importanti»]; Le grandi critiche piu giornate del Concilio di Trento, ‘‘Vita e Pensiero’’, 1946; Barba e divorzio di Luigi VII, ‘‘L’Osservatore Romano’’, 1949; Il Romitaggio e la Fatebenesorelle, ‘‘L’Osservatore Romano’’, 1949; Un vescovo missionario in Italia: Emanuele Virgilio, ‘‘L’Osservatore Romano’’, 1950; Le sante Bartolomea Capitanio e ` delVincenza Gerosa nella spiritualita l’Ottocento, ‘‘La scuola cattolica’’, 1950; Montecassino rinasce, ‘‘L’Osservatore Romano’’, 1951; Storia del Cristianesimo, in Enciclopedia del Cattolico, I, 1953; Verso la definizione del simbolo niceno costantinopolitano, in Il simbolo, 1955.

Saba, Andrea Economista (n. Sassari ` formato alla 1932). Dopo la laurea si e scuola di Paolo Sylos Labini. Nel 1964 ha insegnato Economia politica nella ` di Giurisprudenza dell’UniFacolta ` di Sassari ed e ` quindi passato a versita Roma dove ha insegnato Economia in` di Statistica e dustriale nella Facolta di Scienze attuariali. Ha al suo attivo numerosi scritti, fra cui Costi e prezzi delle fonti energetiche in Italia e nei ` economica europaesi della Comunita pea, 1963; I prezzi dell’energia in Gran Bretagna e nella CEE, 1964; La politica di incentivazione degli investimenti industriali in Italia ed Europa, 1969; La situazione economica e le proposte di sviluppo nella zona di Sassari, 1970 (il testo deriva da un rapporto preparato tra il 1966 e il 1968 per una ricerca su Sassari commissionata dal Centro regionale

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Saba della Programmazione ad Alessandro Pizzorno e Laura Balbo); I costi umani dello sviluppo industriale, 1971; Proposte per una politica economica in Sardegna, 1976.

mosphere’’, ‘‘D di Repubblica’’, ‘‘Meridiani’’. Apre a Cagliari, tra il 1987 e il 1995, l’agenzia ‘‘Supportivisivi’’, nella quale opera come art director e fotografo.

Saba, Antonio1 Operaio, consigliere

Saba, Benito Consigliere regionale,

regionale (n. Buggerru 1928). Militante ` fin da giovane nella Sinistra, nel 1979 e stato eletto consigliere regionale del Partito Comunista Italiano per l’VIII legislatura nel collegio di Cagliari. Al ` stato ricandidato, ma ha termine non e continuato nell’impegno politico. Dopo la costituzione del Partito Demo` passato a Rifoncratico della Sinistra e ` stato per qualdazione Comunista ed e che tempo consigliere d’amministrazione della SFIRS.

sindaco di Sassari (n. Cagliari 1936). Dopo aver conseguito la laurea in Giu` trasferito a Sassari, risprudenza, si e ` impegnato anche nell’attivita ` dove si e politica schierato nelle file della De` volte mocrazia Cristiana. Eletto piu ` consigliere comunale di Sassari, ne e stato sindaco dal 1971 al 1974, anno in ` stato eletto consigliere regionale cui e del suo partito per la VII legislatura nel ` stato collegio di Sassari. In seguito e riconfermato nello stesso collegio per l’VIII e la IX legislatura fino al 1989. Nel corso della IX legislatura ha clamorosamente lasciato il gruppo democristiano per alcune settimane; ripre` sentatosi per la X legislatura non e stato rieletto.

Saba, Antonio2 Docente di Chimica, assessore regionale tecnico (n. Sassari 1939). Dopo aver conseguito la laurea ha intrapreso la carriera universitaria; ha lavorato per tre anni presso la Scuola di Scienze Chimiche dell’Uni` dell’East Anglia e presso il Diversita ` partimento di Chimica dell’Universita ` professore di della Florida. Dal 1989 e ` Chimica organica presso l’Universita ` adoperato per l’idi Sassari, dove si e stituzione del corso di laurea in Chimica. Studioso di notevole prestigio, fa parte di diverse istituzioni scientifi` autore di apprezzati saggi che che ed e ` a livello intergli hanno dato notorieta nazionale. Dal giugno 1995 al settem` stato anche chiamato a far bre 1996 e parte della seconda giunta Palomba in ` di tecnico come assessore alla qualita Difesa dell’Ambiente.

Saba, Antonio3 Fotografo (n. Cagliari, sec. XX). Diplomato presso l’Istituto Europeo di Design di Cagliari con specializzazione in fotografia commerciale, si perfeziona in California e poi opera come free lance a Cagliari, Milano e Los Angeles. Le sue immagini vengono pubblicate sulle riviste ‘‘At-

Saba, Franceschino Finanziere (Sas` sec. XV-?). Figlio di sari, prima meta ` un’enorme fortuna Francesco, eredito che gli permise di continuare le atti` e di estendere il patrimonio della vita ` il feudo di famiglia. Nel 1439 acquisto Codrongianos; nello stesso anno fu in grado di concludere un affare che se` i destini della famiglia: egli infatti gno ottenne in appalto per 12 anni la dogana di Sassari, fonte di grandi proventi e di altrettanta considerazione sociale. Cosı` nel 1440 ottenne l’ufficio di maggiore del porto e fu riconosciuto nobile. Era ormai diventato uno dei ` eminenti della citta `, personaggi piu per cui fu inviato dai suoi concittadini come ambasciatore presso Alfonso V per trattare il problema dell’infeuda` . Al suo rizione della Nurra alla citta ` anche il feudo torno, nel 1442, acquisto di Mores, ma pochi anni dopo, a partire ` ed ebbe dal 1448, la sua fortuna muto

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Saba inizio il suo declino finanziario. Infatti, a causa dell’infelice andamento dell’appalto della dogana, le sue disponi` finanziarie cominciarono a dimibilita nuire e presto non riuscı` a pagare gli utili ai soci che aveva coinvolto nell’impresa. Essi pretesero con insistenza di avere indietro le somme che gli avevano affidato e i relativi interessi; in un primo momento la protezione di Alfonso V gli consentı` di resistere alle loro richieste, ma i soci, ormai passati a un atteggiamento apertamente ostile, si rivolsero al governatore Giovanni De Flors, col quale peraltro S. non aveva buoni rapporti. Le cose precipitarono subito dopo la morte di Alfonso; Giovanni De Flors, legato a Giovanni II, che poco dopo lo ` vicere ´ , approfitto ` della situanomino zione per colpirlo, e quando S. non riuscı` a coprire una fideiussione della tesoreria reale, gli fece sequestrare i feudi per venderli all’asta. Fu la rovina: per far fronte ai suoi impegni si ` di debiti, Giacomo Cardona, a carico ` il nome degli altri creditori, occupo feudo di Codrongianos e infine nel 1455 il De Flors fece vendere all’asta tutti i feudi.

Saba, Francesco Finanziere (Sassari, ` sec. XIV-ivi, 1436 ca.). seconda meta L’andamento fortunato dei suoi affari lo pose nella condizione di avere una ` finanziaria che enorme disponibilita gli consentiva di prestare somme di denaro allo stesso Alfonso V e di ottenere credito illimitato presso i suoi concit` con la contadini. Il re lo ricompenso cessione del feudo di Quirquiddo nel 1434 e di Ottava ed Eristala nel 1435.

Saba, Giovanni Religioso (Cagliari 1775-Oristano 1860). Arcivescovo di Oristano dal 1842 al 1860. Completati i ` in Teologia e fu orsuoi studi si laureo ` per alcuni dinato sacerdote. Insegno ` di anni Scrittura presso l’Universita

Cagliari, guadagnandosi una notevole fama; fu cosı` nominato canonico penitenziere della diocesi. In seguito fu nominato vicario generale di monsignor Tore, arcivescovo di Cagliari dal 1837 al 1840, e nel 1842 arcivescovo di Ori` la diocesi con grande stano. Governo fermezza, soprattutto nel difficile momento seguito a una grave carestia per ` grandi far fronte alla quale impegno somme acquistando grano da distribuire alla gente. Difensore dei privi` inutillegi del clero, nel 1850 tento mente di opporsi all’abolizione del foro ecclesiastico. Attento conoscitore ` al pittore Giod’arte, commissiono vanni Marghinotti la famosa Ultima Cena che si trova nel Duomo di Oristano. Esiste una vasta raccolta di sue Lettere pastorali alla diocesi di Oristano e all’archidiocesi di Cagliari in italiano e in latino (1839-1855).

Saba, Giuseppe Maria (detto Peppinello) Medico, docente universitario (n.

Sassari 1927). Figlio di Michele, ha studiato a Sassari nel Liceo ‘‘Azuni’’; dopo aver conseguito la laurea in Medicina ha avuto esperienze di studio in Inghilterra. Tornato in Sardegna ha intrapreso la carriera universitaria. Ordi` nel 1965 (erano nario di Anestesia gia sei in tutta Italia), ha insegnato dap` di Cagliari, prima presso l’Universita dove ha impiantato un moderno centro di anestesia e di rianimazione acqui` a livello nazionale. stando notorieta ` stato nominato diNegli stessi anni e rettore del servizio di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Cagliari e nel ` della Mi1972 ha fondato la Fraternita sericordia per il soccorso rapido degli ` attivissimo presiammalati, di cui e ` stato chiamato alla dente. Nel 1982 e ` di Medicina dell’Universita ` Facolta ‘‘La Sapienza’’ di Roma come professore di Rianimazione, anestesia e terapia del dolore. Fa parte integrante del

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Saba suo dinamico carattere l’esperienza giornalistica, condotta a Sassari negli anni Cinquanta come redattore de ‘‘La Gazzetta sarda’’ (=), giornale del lunedı`, da lui fondato con un valente gruppo di amici quando era ancora studente universitario.

Saba, Michele Avvocato, giornalista (Ossi 1891-Sassari 1957). Dopo essersi ` la laureato in Giurisprudenza esercito ` in professione di avvocato e si impegno politica professando idee repubbli` a dicane. Negli stessi anni collaboro verse testate nazionali e a giornali lo` la prima guerra cali; quando scoppio mondiale assunse posizioni interventiste molto simili a quelle di Mussolini del quale divenne amico. Terminata la ` guerra, quando il fascismo manifesto la sua natura totalitaria, prese le distanze da Mussolini. Tornato a Sassari ` riprese la sua professione e continuo nel suo impegno politico e giornalistico, diventando un protagonista della ` insieme con il vita culturale della citta fratello Stefano e la sorella Maria. Nel 1925, scoppiata la polemica tra Antonio Boi e Sebastiano Pola sulla figura e l’opera di Giovanni Maria Angioy, difese il Boi; durante il fascismo fu sospettato di appartenere al movimento di Giusti` ; arrestato nell’autunno zia e Liberta 1930 e incarcerato a Regina Coeli, fu prosciolto nel 1931. Fu nuovamente arrestato nel 1935, quando si scoprı` che era stato l’organizzatore, in Sardegna, di una colletta che doveva servire a permettere a Emilio Lussu, operato di toracoplastica nel sanatorio di Clavadel-Davos, in Svizzera, di sottoporsi a una seconda operazione, richiesta dai risultati della prima. In questa occasione, si racconta, fu lo stesso Mussolini a disporre la sua liberazione, in considerazione dello spirito di solida` che l’aveva mosso. Caduto il rerieta ` con Francegime, nel 1944-45 collaboro

sco Spanu Satta alla rivista democratica ‘‘Riscossa’’, sulla quale tenne una rubrica, ‘‘Senza tanti riguardi’’, molto seguita. Tra i suoi scritti: Collaborazione necessaria, ‘‘L’Unione sarda’’, 1944; Gli antifascisti e la collaborazione, ‘‘L’Isola’’, 1944; Fuochi di bivacco, ‘‘Riscossa’’, 1944; Qualche dovere da compiere, ‘‘Riscossa’’, 1944; Separatismo, ‘‘Riscossa’’, 1944; Gli antifascisti e la collaborazione, ‘‘Riscossa’’, 1944; Antonio Gramsci e Attilio Deffenu, ‘‘Riscossa’’, 1945; La fine della tregua, ‘‘Riscossa’’, 1945; Lo sviluppo della stampa antifascista prima del gennaio 1925, ‘‘Voce repubblicana’’, 1949; Balzac in Sardegna, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1950; Giornali e giornalisti nella vita pubblica e nella cultura in Sardegna, in Atti del III Congresso nazionale della Stampa, 1951.

Saba, Salvatore Religioso (Ozieri 1795-Roma 1864). Entrato nell’ordine dei Cappuccini, prese i voti e in seguito ` per alcuni anni nelle scuole insegno che il suo ordine aveva in Sardegna. Prima del 1850 fu chiamato a Roma come segretario del padre generale e, per le sue non comuni doti, divenne consultore delle congregazioni di Propaganda Fide e dell’Inquisizione. Nel 1853 fu eletto a sua volta padre generale dei Capuccini. In seguito fu nominato arcivescovo di Cartagine e commissario apostolico delle Indie.

Saba, Vincenzo Sindacalista (n. Ozieri ` prima al ginnasio di 1916). Studio Ozieri, poi al liceo Mamiani di Roma e ` in Lettere nel 1938 con Natasi laureo lino Sapegno (tesi su Cecco Angiolieri e la poesia d’arte). Quello stesso anno vince il concorso per i licei e sceglie la sede di Cagliari, dove a partire dal 1939 insegna italiano e latino al Liceo scientifico. Caduto il fascismo partecipa alla ` dei movimenti sindacali, prima attivita iscrivendosi alla CGIL unitaria dove fa

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Sabas parte della corrente cristiana. Dal 1947 organizza ‘‘Cronache sociali’’, legandosi a Rossetti; partecipa ai congressi DC di Napoli del 1947 e di Venezia del 1949. All’atto della scissione sindacale si schiera con la CISL dedicandosi all’organizzazione dei professori di scuola media, del cui sindacato unita` stato dirigente negli anni rio era gia precedenti. Quando Dossetti rompe con la DC anche S. esce dal partito, nel ` piu ` , occupandosi quale non rientrera soltanto del sindacato. Dal 1954 e sino al 1956 lavora all’Ufficio speciale per l’azione sindacale nel Mezzogiorno, costituito quell’anno dal Consiglio generale Cisl allo scopo di approfondire l’azione sindacale nel Sud. Direttore del Centro studi CISL di Firenze dal 1956 al 1960, si trasferisce da quell’anno a Roma, dove sino al 1969 dirige l’Ufficio studi CISL. Sono gli anni della sua intensa collaborazione (e amicizia fra` in geterna) con Mario Romani, e, piu nerale, della sua partecipazione alle ` di elaborazione promosse da attivita Giulio Pastore. Dopo il 1969 insegna Storia del Movimento sindacale alla Pro Deo (chiamato da Vittorio Bache` tra let) e poi, sino al 1977, alla LUISS. E i promotori della Fondazione Giulio Pastore, diretta prima da Romani, poi, alla sua morte (1975), da Giovanni Marongiu. Alla scomparsa di questi, nel ` presidente 1993, lo stesso S. ne sara ` presidente sino al 2000 (attualmente e emerito). Attento studioso dei movimenti sindacali e dei problemi del la` autore di numerosi saggi e vovoro, e lumi, tra cui: Le esperienze associative in Italia, 1978; Verso un nuovo sindacato (luglio 1948-1955), nel volume collettaneo Il sindacato nuovo, 1981; Giulio Pastore sindacalista. Dalle leghe bianche alla formazione della Cisl (1818-1858), 1983; Il ‘‘Patto di Roma’’, 1994; Quella specie di laburismo cristiano. Dossetti,

` a De Pastore, Romani e l’alternativita Gasperi. 1946-1951, 1996; Il problema storico della Cisl. La cittadinanza sinda` civile e nella cale in Italia nella societa ` ` politica (1950-1993), 2000. E societa coautore con Sergio Zaninelli di Mario Romani, la cultura al servizio del ‘‘sindacato nuovo’’, 1995.

Sabas, Is Localita` abitata in territorio ` sviluppata in eta ` non di Santadi che si e precisabile, e comunque non prima del secolo XVII, da un furriadroxiu costruito da un gruppo di pastori in terre concesse in enfiteusi a una famiglia Saba dalla quale ha finito per prendere il nome.

Sabatini, Francesco Agrotecnico, consigliere regionale (n. Lotzorai 1962). Imprenditore agricolo di rilievo, interessato da sempre alla politica, milita ` recenti nelle file della negli anni piu Margherita. Consigliere e assessore ` stato provinciale di Nuoro, nel 2004 e eletto consigliere regionale del suo partito per la XIII legislatura nel collegio di Nuoro.

Sabatini, Renzo Violinista (Cagliari, ?` Lucca, sec. XIX). Precocissimo, mostro ` , per cui di possedere notevoli capacita fu mandato a studiare a Lucca e in se` presso l’Accademia di guito si diplomo Santa Cecilia a Roma. Fece parte dell’orchestra del Teatro ‘‘Argentina’’ in Roma, fu apprezzato concertista e infine, ormai anziano, si stabilı` a Lucca ` violino alla scuola munidove insegno cipale di musica fino alla sua morte.

Sabattini, Gianfranco Economista (n. Comacchio 1935). Dal 1947 risiede a Cagliari, dove ha conseguito la laurea e ha iniziato la carriera universitaria. ` diventato professore assoNel 1980 e ciato di Politica economica e attual` ordinario della stessa materia mente e ` di Economia dell’Upresso la Facolta ` di Cagliari. Nel corso degli niversita anni ha anche ricoperto altri impor-

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Sabina tanti incarichi pubblici; attualmente fa parte del consiglio di amministrazione della banca CIS. Studioso molto conosciuto, ha approfondito i temi dello sviluppo e del sottosviluppo e ha ` della costitustudiato le possibilita zione di una zona franca in Sardegna. Ha scritto numerosi saggi scientifici, fra i quali Il sistema economico della Sardegna (con Beniamino Moro), 1973; ` minerarie regionali La crisi delle attivita e il ruolo del settore pubblico (con B. Moro), 1975; L’occupazione femminile. Il caso della Sardegna, 1979; Il passaggio dal sottosviluppo allo sviluppo (con Giulio Bolacchi), ‘‘Quaderni sardi di Economia’’, 4, 1983; Oligopoli e crescita economica: il passaggio dal sottosviluppo allo sviluppo in Sardegna (con G. Bolacchi e Giuseppe Usai), 1985; Uno sviluppo economico mancato, in Storia dei Sardi e della Sardegna (a cura di Massimo Guidetti), IV, 1988; La speranza della Rinascita (1960-1972), in Ca` , 1999. gliari. Storia e futuro della citta Ha collaborato alla nuova edizione del volume di Alberto Boscolo, Luigi Bulferetti e Lorenzo Del Piano, Profilo storico-economico della Sardegna dal riformismo settecentesco al Piano di Rinascita, 1991. ` orientale. Era spesso Sabazio Divinita identificato con Dioniso-Libero proba´ anch’egli provocava bilmente perche l’estasi nei suoi devoti tramite una bevanda, la saba (o sapa). Dei rituali che caratterizzavano questo culto si sa da Arnobio che durante le cerimonie si utilizzava un serpente d’oro e lo si faceva strisciare sul corpo degli iniziati. Era raffigurato sempre con folta barba e con abbigliamento frigio (berretto conico, tunica corta e calzari); nei casi in cui la figura era intera teneva la mano destra sollevata nel gesto della bene` con le prime tre dita dictio latina, cioe distese e con l’anulare e il mignolo ri-

piegati a contatto con il palmo. Il docu` importante relativo a questo mento piu ` stato rinvenuto a culto in Sardegna e Padria: una mano destra bronzea, nel gesto della benedizione, ornata da vari elementi legati al dio fra i quali un serpente. [ALBERTO GAVINI]

Sabbatucci, Giovanni Storico (n. 1944). Dopo aver conseguito la laurea ha intrapreso la carriera universitaria; ` professore di Storia conattualmente e temporanea alla ‘‘Sapienza’’ di Roma ` dopo esserlo stato presso l’Universita di Macerata. Ha studiato fin da giovane il movimento degli ex combattenti all’indomani della prima guerra mondiale, e questo l’ha portato spesso a occuparsi della Sardegna, in particolare del Partito Sardo d’Azione e delle origini del fascismo nell’isola. Oltre i due testi fondamentali, I combattenti del primo dopoguerra, 1974, e La stampa del combattentismo (1918-1925), 1980, ha scritto: La Sardegna di fronte al fascismo, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1971; L’esperienza del combattentismo e il Partito Sardo d’Azione, in Lotte sociali, antifascismo e autonomia in Sardegna, 1982.

Sabina, santa (in sardo, Santa Sabina, Santa Sirbana, Santa Sarbana) Santa martire (m. 119). Martirologio Romano in passato: «29 agosto, a Roma, sul colle Aventino, la nascita al cielo di Santa Sabina martire, la quale sotto l’imperatore Adriano venne uccisa con la ` la palma del martirio». spada e riporto La passio: sposata con Valentino, matrona ricca e felice. Morto il marito, venne convertita al Cristianesimo da Serapia, una sua schiava originaria d’Antiochia. Insieme si ritirarono a Vindena, nei pressi di Terni, fondando ` . Denunciate, processate una comunita separatamente: Serapia fu condannata a morte dal magistrato Berillus, martire il 29 luglio 119, S. fu fatta deca-

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Saca pitare dal prefetto Elpidio il 29 agosto 119. Le reliquie delle due martiri furono traslate (823) nella basilica sull’Aventino, fatta costruire in onore di ` Santa S. da Pietro d’Illiria (430). C’e chi ritiene la basilica, dei secoli III-IV, costruita da un’agiata matrona romana ` limidi nome S. Dal 1969 il suo culto e tato a calendari locali o particolari. In Sardegna Patrona di Pattada. A Si` romanica, lanus la chiesa della santa e dei secoli IX-XI, a croce greca, costruita sopra un pozzo sacro nuragico, tempio del culto delle acque. Unica in tutta la Sardegna per la planimetria a tre vani absidati, ricalcante la protome bovina del pozzo sacro. L’acqua della ` detta s’abba de sa berivicina fonte e ` : secondo la dade, l’acqua della verita ` , pertradizione farebbe dire la verita ` veniva fatta bere alle persone socio spettate di qualche delitto. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 29 agosto; la seconda settimana di settembre a Silanus.

Saca (o sacca) Licenza di esportazione. Veniva rilasciata dopo una complessa procedura amministrativa a chi volesse esportare dal Regno di Sardegna cereali, in particolare il grano; si conoscono comunque sacas concesse per l’esportazione dell’orzo e delle fave. La sua concessione era legata alla procedura dell’afforo (=) ed era possibile solo dopo che fosse stato portato a termine l’ammasso del grano necessario al fabbisogno di Cagliari e stabilito il prezzo annuale del grano. Generalmente la concessione della licenza comportava il pagamento di una tassa e veniva formalizzata dal personale dell’amministrazione viceregia con una procedura lunga e complessa che spesso ritardava la vendita, danneggiando il concessionario. Una volta rilasciata, la licenza doveva essere vi-

stata anche da uno dei segretari di ` comportava ulteriori spese e Stato: cio altre perdite di tempo. Nel corso del secolo XVII le sacas, oltre che come normale pratica commerciale, potevano essere concesse anche come ricompensa per particolari benemerenze che la persona che ne beneficiava avesse acquisito nei confronti dell’amministrazione; ad esempio, questo tipo di saca veniva concesso a personaggi che si erano posti in evidenza durante i parlamenti, assecondando con la loro influenza e il loro ´ duvoto i disegni politici del vicere rante la trattativa per stabilire il donativo. In altri casi veniva concessa a personaggi ligi alla Corona nel momento in cui venivano investiti di uffici da svolgere in Sardegna: in questo caso i vantaggi legati alla concessione servivano come indennizzo per il trasferimento.

Saccargia Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria di Figulinas. Era situato nel territorio di Codrongianos, dove, agli inizi del secolo XII, i giudici di Torres fecero costruire l’omonima abbazia donandola ai Camaldolesi. A partire dagli ` inizi del secolo XIII il villaggio passo nelle mani dei Malaspina i quali, estinta la famiglia giudicale, lo compresero nel loro piccolo stato. Subito dopo la conquista catalano-aragonese, avendo essi prestato omaggio al prin` a far parte del Recipe Alfonso, entro gnum Sardiniae. Ma quando nel 1325 si allearono ai Doria ribelli, soffrı` gravi danni a causa delle operazioni militari ` a dimie la sua popolazione comincio ` comunque a essere nuire. Continuo posseduto dai Malaspina, ai quali fu sequestrato definitivamente nel 1353. In quella occasione il villaggio, quasi deserto, cadde nelle mani delle truppe

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Saccargia del giudice d’Arborea, che lo tennero fino al 1409. Dopo la battaglia di Sanluri, trascorsa la parentesi nella quale fu tenuto dal visconte di Narbona, nel 1420 fu concesso in feudo a Bernardo Sellent che lo unı` al feudo di Codrongianos. Nei secoli successivi le vicende di Saccargia furono legate a quelle di Codrongianos. Il villaggio era semispo` del sepolato, ed entro la prima meta colo XVII gli ultimi abitanti si rifugiarono nel centro vicino.

Basilica di Saccargia – La celebre chiesa sorge nelle campagne di Codrongianos.

Saccargia, basilica di Chiesa romanico-pisana del secolo XII a 16 km da Sassari lungo la S.S. detta ‘‘direttissima’’ per Olbia, in territorio del comune di Codrongianos (=).Solitaria in una verde silenziosa vallata, la chiesa fu fondata dal giudice Costantino I di Torres e da sua moglie Marcusa, che la fecero costruire in forme romaniche da maestranze pisane. Il nome Saccar` ‘‘la gia verrebbe da s’accargia, cioe vacca pezzata’’: in effetti in un capitello del portico una mucca scolpita sui quattro lati richiamerebbe la leg-

genda di fondazione della basilica, legata alla presenza di una vacca che aveva l’abitudine di inginocchiarsi sul dosso dove poi sorse il tempio, in atteggiamento di preghiera (o per offrire il proprio latte ai frati di un convento lı` vicino). Un’altra leggenda racconta invece che il giudice Costantino e sua moglie, sostando nel convento durante un loro viaggio da Ardara al porto di Torres, confidarono ai frati il loro desiderio, ancora inesaudito, di avere un figlio; convinti dai frati a rivolgersi alla Vergine (e secondo una terza leggenda confortati in questo dall’appari` nel zione della Madonna che annuncio sonno a Marcusa il prossimo evento), quando l’erede nacque fecero edificare la chiesa per ringraziamento. Donata ai Camaldolesi, fu consacrata nel 1116. All’origine l’abbazia aveva una pianta a croce commissa con aula mononavata e il transetto con tre absidi. Tra la fine del secolo XII e gli inizi del XIII fu ampliata e completata anche con la costruzione del portico anteriore e del campanile. All’interno nell’abside conserva un ciclo di affreschi risalenti al secolo XIII e riconducibili ad ambienti artistici umbro-toscani. Gli affreschi comprendono quattro zone: il catino absidale con il Cristo in gloria che sovrasta tre fasce con altri soggetti; nella prima, che comprende la parte superiore del semicilindro ` raffigurata la Madonna dell’abside, e con i 12 Apostoli; nella fascia mediana sono rappresentate alcune Scene della ` convita di Cristo; la fascia inferiore e cepita come un finto velario. All’esterno la facciata, il campanile e i muri perimetrali sono realizzati con file di conci di trachite alternativamente bianchi e neri, disposti con re` e di grande effetto scenogragolarita fico. La facciata, oltre che dal portico, ` ingentilita da due ordini di archetti e

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Sacco sorretti da eleganti colonnine. Dalla zona sud della chiesa si accede ai resti del monastero – oggetto di una recente campagna di restauri – dalle cui note` intuire l’imporvoli dimensioni si puo ` del complesso tanza e la grandiosita ` in rovina entro il secolo XVI. che ando

` difficile riconoscere gli elenile, dov’e menti risarciti e quelli originali senza il soccorso di occasionali documenti fotografici d’archivio». Collocata su un piccolo rilievo al centro di una grande vallata (per quanto manomessa nel Novecento da scavi sulle sue pa` ’’ di Saccargia e ` uno reti), la ‘‘Trinita ` emozionanti monumenti medei piu ` dioevali della Sardegna. La festa piu importante, fra le molte che si svolgono ` quella che ha intorno alla chiesa, e luogo l’ultima domenica di maggio.

Sacco, Federico Geologo e paletnologo (Fossano 1864-Torino 1948). Intrapresa la carriera universitaria, fu pro` di Torino fessore presso l’Universita dal 1897 al 1935; nel 1925 fu nominato accademico dei Lincei. Ha dedicato all’archeologia sarda un articolo sulle Domos de Gianas di Scampilis-Perdasdefogu, ‘‘Atti della R. Accademia di Scienze di Torino’’, LXI, 1926.

Saccomanno, Luigi Tenore (Cagliari

Basilica di Saccargia – Affreschi absidali.

Sull’edificio sono stati eseguiti, a partire dalla fine dell’Ottocento, restauri che ne hanno in parte alterato la primitiva fisionomia. «A partire dal 1894 – ha scritto Roberto Coroneo – la serie dei ` fra l’altro la rimorestauri comporto zione dell’intonaco interno, listato in bianco e nero, e probabilmente fedele alla situazione originaria. In particolare, fra il 1903 e il 1906, ‘‘lavori di riat` che di restauro’’ comprotamento piu ` del monumisero la piena leggibilita mento, specialmente nel prospetto principale (demolito e ricostruito per intero) e nella parte alta del campa-

1825-ivi 1871). Era dotato di mezzi vocali prodigiosi, per cui fu mandato a studiare canto nella penisola. Terminati gli studi esordı` come tenore ottenendo presto un clamoroso successo che gli diede fama in tutta Europa. Gli eccessivi sforzi cui sottopose la sua voce gli fecero contrarre una malattia alle corde vocali che lo costrinse a operarsi. Ristabilitosi, riprese a cantare interpretando parti da baritono e continuando a ottenere clamorosi successi ` in tutto il mondo. Nel 1867 si ritiro ` a Cagliari. dalle scene e torno

Sacerci Toponimo citato dall’Anonimo Ravennate (sec. VII) e, nella variante Sacercin, dal geografo Guidone (secc. XI-XII). Nella Cosmographia del Ravennate era menzionato dopo Turris Librisonis colonia Iulia (Turris Lybisonis) e dopo Adselona. Il tratto di strada in cui era ubicata S. costituiva un’appendice della strada a Caralibus Tur-

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Sadali rem, in direzione di Tibula. Il toponimo ` stato in passato assimilato all’HeS. e reum di Tolomeo o all’Erucium citato nell’Itinerario Antoniniano, forse a nord di Perfugas. Ettore Pais aveva proposto per S. l’identificazione con ad Herculem – stazione che si pensava ` di Osilo – , a partire da in prossimita Sacellum Herculis, con successiva fusione e contrazione dei due termini. Attualmente si tende a identificare Ad Herculem con il sito individuato in ` di Pozzo San Nicola (lungo prossimita la strada che congiunge Porto Torres a Stintino), noto come Cuili Ercoli e atte` medioevale come Erstato nell’Eta quilo. [ANTONELLO SANNA]

Sachero, Carlo Giacinto Medico, docente universitario (Sciolze, seconda ` sec. XVIII-Torino, dopo 1840). meta Dopo aver conseguito la laurea in Me` di Torino, nel dicina all’Universita 1826 fu nominato professore di Medi` di Sassari, cina presso l’Universita ` per molti anni. Nel 1834 dove insegno ` la richiesta del governatore appoggio ´ venisse di Sassari Pietro Crotti perche ` di concessa ai sassaresi la possibilita costruire fuori della cerchia di mura medioevali: in una sua specifica memoria «espose il pericolo di una epide` – scrive Enmia che minacciava la citta rico Costa – , indicando i diversi punti ` anche del proda demolire». Si occupo blema della malaria, scrivendo una monografia Dell’intemperie di Sardegna e delle febbri periodiche perniciose, stampata a Torino nel 1833.

Sadali Comune della provincia di Ca` gliari, compreso nella XIII Comunita montana, con 1037 abitanti (al 2004), posto a 705 m sul livello del mare alle falde meridionali del massiccio del Gennargentu. Regione storica: Barbagia di Seulo. Diocesi di Lanusei. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo trapezoidale, si

estende per 49,88 km2 e confina a nord con Seulo, a est con Seui ed Esterzili, a sud ancora con Esterzili e a ovest con Nurri e Villanovatulo. Si tratta di una regione di montagna, nella quale un breve pianoro si alterna a una ricca serie di rilievi e ad alcune profonde vallate, quali ad esempio la zona a sud del paese, nella quale scorre il rio che porta lo stesso nome, e si dirige a occidente per confluire nel Flumendosa. S. comunica per mezzo della tortuosa statale 193, che taglia questo versante del Gennargentu toccando anche Seui e Ussassai; e per mezzo della ferrovia a scartamento ridotto Mandas-Arbatax, impiegata oggi per scopi prevalentemente turistici.

Sadali – Edificio del centro storico. & STORIA Il suo territorio conserva ` molti monumenti preistorici dell’eta ` successive. L’atnuragica e delle eta `e ` di origini altometuale villaggio pero dioevali; faceva parte del giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria della Barbagia di Seulo. Quando nel 1257 Pisa pose fine al piccolo stato, nella divisione del 1258, S. fu incluso nei territori toccati ai Visconti e annesso al giudicato di Gallura. All’estinzione della dinastia prese a essere amministrato direttamente da funzionari del Comune di Pisa; dopo la conquista aragonese con tutta la Barbagia di ` Seulo, fu concesso in feudo a Nicolo

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Sadali Carroz, Bartolomeo Subirats e Gu` noto (= Barglielmo Montgry. Come e bagia) entro il 1345 tutta la curatoria ` nelle mani di Nicolo ` Carroz che, passo ` erede sua figlia alla sua morte, lascio Stefania sposata con Olfo da Procida (=). Nel 1349 egli vendette a Bartolomeo Cespujades il quale vendette a sua volta ad Alibrando de Ac ¸en. Quest’ultimo, probabilmente nel 1352, vendette il territorio a Giovanni Carroz che lo unı` al suo feudo di Mandas. Scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, la Barbagia di Seulo divenne teatro delle operazioni e fu occupata dalle truppe arborensi che la tennero fino alla battaglia di ` in posSanluri. Subito dopo S. torno sesso dei Carroz e, alla loro estinzione, ` ai Maza de Lic passo ¸ana. Nei secoli successivi fu dei Ladron e, via via, degli ˜ iga, dei Hurtado de Mendoza, degli Zun Pimentel e infine dei Tellez Giron cui nel 1838 fu riscattato. Vittorio Angius ci ha lasciato una preziosa testimonianza: «Popolazione. Sono in S. anime 637 distinte in maggiori di anni 20, maschi 185, femmine 180, e in minori maschi 130, femmine 142, distribuite in famiglie 146. Sono applicate all’agricoltura persone 180, alla pastorizia 80, a’ ` devono mestieri diversi 20. Questi pero ´ aggiungersi agli agricoltori, perche coltivano i loro terreni se ne hanno. Le donne lavorano sempre e fanno le tele e il panno per il bisogno della famiglia vendendo quello che sia loro superfluo. Lo stato dell’istruzione primaria ` come in ogni altra parte, poco soddie sfacente. Non concorrono alla scuola ` che 8 ragazzi, e non si puo ` dire che piu dopo la istituzione di questa scuola siane uscito alcuno che sapesse quello che avrebbe dovuto imparare. In tutto il paese non erano 10 persone che sappian leggere e scrivere. Agricoltura. Il territorio di S. ha molte regioni attis-

sime alla coltura de’ cereali. La ordina` come ne’ numeri seria seminagione e guenti, di grano starelli 400, d’orzo 200, di fave 50, di granone 10, di legumi 15, ` di lino 30. La fruttificazione media e del 7 per il grano, del 10 per l’orzo. Il ` poco esteso e pero ` il suo provigneto e ` insufficiente alla consumadotto e zione. Generalmente non si fa questa cultura ne’ luoghi idonei, dove le uva non maturano, e le operazioni del vinificio facendosi con poca intelligenza si ` . L’orticolha un vino di cattiva qualita ` molto studiata, sebbene tura non e siavi il comodo delle acque per una facilissima irrigazione. Le specie che comunemente si coltivano sono cavoli, cipolle, zucche, pomi d’oro. Pastorizia. Il ´ non territorio essendo esteso, perche ` forse meno di 16 miglia quadrate, avra e l’agricoltura essendo cosı` ristretta, come abbiam veduto, dovrebbe credersi che fosse assai notevole la pastorizia, massime per la copia dei buoni ´ pur in questa pascoli; tuttavolta ne parte i sadalesi sono diligenti. Il bestiame manso comprende buoi 100 per l’agricoltura, cavalli 40, giumenti 50, majali 80. Il bestiame rude componesi di vacche 350, capre 250, pecore 3000, porci 800, cavalle 75». Nel 1821 S. fu incluso nella provincia di Isili; quando nel 1848 le province furono incluse `a nelle divisioni amministrative, entro far parte di quella di Cagliari; nel 1859 infine della ricostituita omonima provincia; nel 1927, quando fu formata la provincia di Nuoro, vi fu incluso. Con la recente formazione delle nuove province ha scelto di essere incluso in quella di Cagliari. Da qualche anno a questa parte, accanto alle tradizionali ` agropastorali, il villaggio attivita sfrutta una discreta corrente di turismo attratta dalle sue bellezze naturali. & ECONOMIA Le attivita ` di base della

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Sadali sua economia sono l’allevamento del bestiame, in particolare di ovini, caprini ma anche bovini e suini, e l’agricoltura, in particolare l’orticoltura, la viticoltura e la frutticoltura. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche ` industriale nei una modesta attivita ` settori estrattivo e dell’edilizia. Non e adeguatamente organizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche due aziende agrituristiche ` collegato e due ristoranti. Servizi. S. e mediante autolinee e con la ferrovia agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 1089 unita di cui stranieri 21; maschi 558; femmine 541; famiglie 419. La tendenza complessiva rivelava una forte diminuzione della popolazione, con morti per anno 18 e nati 9; cancellati dall’anagrafe 32 e nuovi iscritti 15. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 786 in migliaia di lire; versamenti ICI 487; aziende agricole 246; imprese commerciali 69; esercizi pubblici 8; esercizi al dettaglio 26; ambulanti 6. Tra gli indicatori sociali: occupati 306; disoccupati 42; inoccupati 112; laureati 17; diplomati 94; con licenza media 402; con licenza elementare 341; analfabeti 42; automezzi circolanti 313; abbonamenti TV 305. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il suo territorio comprende alcune grotte che testimoniano la presenza dell’uomo fin dal periodo Eneolitico. Vi si trovano anche alcuni nuraghi tra cui quelli di Accodu, Casteddu de Seddori, Istria, Larzu, Nurassolu, Pala Nuraxi, Su Padente, Taccu Piccinnu. Da alcune ` possibile individuare tracce di tombe e una presenza romana nel territorio.

PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE Il tessuto urbano ha conservato in gran parte l’assetto tradizionale, caratterizzato da strade tortuose sulle quali si affacciano le tipi` che case barbaricine in pietra a piu ` interessante e ` la piani. L’edificio piu chiesa di San Valentino, parrocchiale ` riconducibile al seil cui impianto e colo XV; fu radicalmente ristrutturata ` del secolo XVII. La nella seconda meta ` ingentilita da un bel porsua facciata e tale gotico e da un grande rosone. All’interno conserva un tabernacolo ligneo del 1655 a forma di tempietto, di grande effetto scenografico. Nei suoi pressi sgorga una caratteristica cascatella formata dalle acque di diverse sorgenti che zampillano nei territori circostanti l’abitato. Essa appare improvvisamente da un baratro sotterraneo detto Sa Bucca Manna e rinfresca con i suoi zampilli la piazzetta circostante. Altri edifici importanti sono la chiesetta di Sant’Elena che sorge alla periferia del villaggio presso la sorgente di Funtana Manna che con il suo scrosciare rappresenta un’altra delle meraviglie del centro storico di S. Edificata probabilmente nel secolo X, la ` estrechiesa ha forme bizantine ed e mamente semplice e suggestiva. Infine Sant’Antonio, chiesa costruita nel secolo XVII; ha l’impianto a una navata completata da alcune cappelle laterali e dal presbiterio. Viene indicata come chiesa di Sant’Antoni de su fogu ma non si sa se l’espressione sia riferibile al classico fuoco che i fedeli accendono sulla piazza antistante il 16 gennaio o se invece sia riferibile alla convinzione che all’interno della chiesa si sono verificate tante miracolose guarigioni dal ‘‘fuoco di Sant’Antonio’’. Le campagne, ricche di boschi e di sor` belle del territorio genti, sono tra le piu e fin dagli inizi del Novecento rappre&

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Saddington sentarono un richiamo per comitive di cagliaritani che servendosi del trenino delle complementari le raggiungevano ` di magperiodicamente. La localita ` costituita dalle giore suggestione e grotte di Is Janas (Le Fate), uno dei maggiori fenomeni carsici osservabili ` di in Sardegna. Si sviluppano per piu 300 m e sono ricche di meravigliose stalattiti che secondo le leggende popolari niente altro sono che alcune fate ` illuminata adepietrificate. La grotta e guatamente e custodita da una cooperativa di guide. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La ` significativa tra le feste popolari e ` piu quella che si svolge il 2-3 giugno in onore di Santa Maria d’Itria e culmina in una magnifica processione in costume che dalla parrocchiale conduce la statua della santa all’omonima chiesetta campestre dove si svolge un grande banchetto. Singolari sono anche le tradizioni ancora rinnovate in occasione del matrimonio, conosciute come Su tillitu ’e porta: lo sposo e i suoi parenti si presentano alla porta della casa della sposa alla quale bussa S’Anguli ’e su sposu, un parente che figura come il custode dello sposo. A questo punto la porta si apre e le parenti e le amiche della sposa fanno finta di bastonarlo fino a quando non si presenta lo sposo che interrompe la pantomima ´ la sposa, l’accompagna e, presa con se in chiesa per la cerimonia.

Saddington, Denis B. Storico (n. Repubblica Sudafricana, sec. XX). Studioso di storia romana, insegna nel Di` partimento classico dell’Universita Withwatersrand di Johannesburg. Ha dedicato alla Sardegna il saggio The armed forces and the equestrian administrators of early imperial Sardinia and Corsica, in Sardinia antiqua. Studi in onore di Piero Meloni in occasione del suo 70º compleanno, 1992.

Saettone = Zoologia della Sardegna

Aurelio Saffi – Il politico e scrittore romagnolo ` due saggi alla Sardegna. dedico

Saffi, Aurelio Scrittore, uomo politico (Forlı` 1819-San Varano, Forlı`, 1890). Mazziniano, nel 1849 fu uno dei triumviri della Repubblica Romana e, dopo ` esule in Svizzera e la sua caduta, ando ` definitivapoi a Londra. Nel 1867 torno mente in Italia, e dal 1877 divenne pro` di fessore di Storia presso l’Universita Bologna. Due suoi saggi dedicati alla Sardegna, L’eventuale cessione della Sardegna e Mazzini e la Sardegna, si leggono in Ricordi e scritti, rispettivamente VII, 1899, e XIII, 1905.

Safortesa, Pedro Ramon Presidente del Regno di Sardegna (Majorca, se` sec. XVI-ivi, prima meta ` conda meta sec. XVII). In carica dal 1625 al 1626. Uomo di buona preparazione giuridica, nel corso degli anni aveva percorso una brillante carriera nell’amministrazione reale; era stato consigliere reale e membro del Consiglio di guerra delle Fiandre. Ricopriva l’ufficio di

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Sagama procuratore reale a Majorca quando, in seguito all’improvvisa morte del vi´ di Sardegna Vives, nel novembre cere del 1625 gli fu affidata la presidenza ´ in atdel Regno con funzioni di vicere tesa della nomina del successore del Vives. Giunto a Cagliari, resse l’ufficio fino all’aprile del 1626, disimpegnan` dolo con energia. Lasciata l’isola torno a vivere a Majorca.

Sagama Comune della provincia di ` Oristano, compreso nell’VIII Comunita montana, con 205 abitanti (al 2004), posto a 333 m sul livello del mare a sud-est di Bosa. Regione storica: Planargia. Diocesi di Bosa. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo semicircolare, si estende per 11,67 km2 e confina a nord con Tinnura e Suni, a est con Sindia, a sud con Scano di Montiferro e a ovest con Flussio e Tinnura. Si tratta di un territorio costituito in parte dall’estre` occidentale dell’altipiano di Cammita peda, in parte dal primo digradare dei rilievi verso la costa marina. S. comunica per mezzo di una strada secondaria che, partendo dalla statale 292 in ` di Flussio, si dirige a sud, prossimita verso Scano di Montiferro. A Flussio, 4 km di distanza, si trova anche la stazione lungo la ferrovia a scartamento ridotto Macomer-Bosa, utilizzata oggi prevalentemente per scopi turistici. & STORIA Il territorio conserva alcuni ` nuramonumenti preistorici dall’eta gica fino al periodo romano. Nel Medioevo il villaggio faceva parte del giudicato di Torres ed era incluso nella curatoria della Planargia che da tempo immemorabile apparteneva ai Malaspina. Dopo l’estinzione della famiglia giudicale essi lo inclusero nel loro piccolo stato e nel 1308 lo cedettero in pegno al giudice d’Arborea. Dopo la conquista aragonese nel 1328, S., unitamente a tutta la Planargia, malgrado

le proteste dei Malaspina fu concesso come feudo della Corona d’Aragona a Ugone II d’Arborea che la unı` formalmente al giudicato d’Arborea. Dopo la battaglia di Sanluri S. fece parte dei territori riconosciuti ai Carroz come eredi di Giovanni d’Arborea, ma quando nel 1423 Benedetta Carroz d’Arborea morı`, il villaggio e la Planargia tornarono al fisco. Nel 1430 fu compreso nel feudo concesso a Guglielmo Raimondo Moncada che nel 1453 fu confiscato a suo figlio. Nel 1469 fu nuovamente concesso a Giovanni Vilamarı`; quando i Vilamarı` si estinsero ` sotto il diretto controllo nel 1569, torno reale. Per alcuni decenni il villaggio fu abbandonato a se stesso e visse nel perenne terrore delle incursioni dei cor` a spoposari barbareschi e comincio ` di larsi. Dopo che inutilmente la citta ` di farsi infeudare la PlanarBosa tento ` gia, nei cui territori peraltro i suoi piu facoltosi cittadini andavano impian`a tando allevamenti, nel 1629 S. entro far parte del feudo concesso ai Brondo. Nel 1652 soffrı` a causa della peste e si ` quasi completamente, la dimispopolo ` la crisi nuzione degli abitanti provoco dell’amministrazione feudale e il territorio fu tolto ai Brondo nel 1670. In seguito S., sempre legata al feudo della ` agli Olives, ai quali fu Planargia, passo sequestrato dopo il 1717. Fu infine compreso nel feudo concesso ai Paliacio nel 1756 e ad essi riscattato nel 1838. Il rapporto tra i suoi abitanti e gli ultimi feudatari fu tempestoso a causa ` dell’amministrazione e nel dell’esosita 1761 si ribellarono; tornata la pace, il ` a covare e quando nel fuoco continuo 1795 gli abitanti di Sindia aderirono ai moti antifeudali, anche gli abitanti di S. scesero nuovamente in piazza. Vittorio Angius ha lasciato una precisa te` di stimonianza: «La popolazione di S. e anime 450, distinte in maggiori di anni

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Sagama 20, maschi 105, femmine 210, e minori maschi 65, femmine 70, spartite in famiglie 115. Non pochi vivono oltre il sessantesimo anno, se non soccombano a’ dolori di punta, che per la poca cura in ripararsi dalle variazioni atmosferiche sogliono romper la vita anche a persone di robusta natura. La scuola primaria suole esser chiusa per difetto ` in chi dodi concorrenti, e di volonta vrebbe istruirli. Le sole professioni esercitate sono l’agricoltura e la pastorizia. Agricoltura. Le terre del sagamese sono atte per i cereali e producono bene se favorisca il cielo. L’ordi` di starelli 300 di naria seminagione e grano, 100 di orzo, 50 di fave, 10 di legumi, 12 di lino. Per la copia delle acque, che danno le fonti di S. Michele, si ` per l’orticoltura, ma ha molta comodita non sono molti che vi si applichino. La ` occupa alcuni tratti notemeliga pero voli. La vigna prospera e produce ot´ e ` poco estesa, timi frutti; ma perche ` il frutto e ` scarso. L’intero prodotto pero di rado sopravanza le 350 cariche. Gli ` alberi fruttiferi sono poco curati, ed e ristrettisimo il numero degli individui delle specie de’ peri, pomi, susini, fichi e noci. L’olivo vi prospererebbe benissimo come nel territorio di Cuglieri e ` nessuna industria. di Bosa; ma non v’e ` notare nessuna tanca, e non Non si puo ` che si trovano in tutto il territorio piu 10 chiusi piccoli, ne’ quali alternativamente si semina e si tiene il bestiame a ` una meschipastura. La pastorizia e ` . Gli animali mansi sono ne’ senita guenti numeri, buoi per l’agricoltura 60, vacche mannalite 30, cavalli e cavalle domite 30. I rudi sono vacche 50, cavalle 45, pecore 250. Il superfluo de’ prodotti vendesi a Bosa». Nel 1821 S. fu incluso nella provincia di Cuglieri; quando nel 1848 le province furono ` a far parte della diviabolite, entro sione amministrativa di Nuoro e nel

1859 della ricostituita provincia di Sassari. Nel 1927, quando fu formata la ` a farne provincia di Nuoro, entro parte. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, l’olivicoltura e la viticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di ovini e bovini, in misura minore di suini e ca` industriale prini. Non esiste attivita ` modesta la rete di distribuzione ed e ` collegato da commerciale. Servizi. S. e autolinee e con la ferrovia agli altri centri della provincia. Dispone di scuola dell’obbligo e di sportello bancario. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 218 unita di cui maschi 102; femmine 116; famiglie 91. La tendenza complessiva rivela un aumento della popolazione, con morti per anno 3 e nati 2; cancellati dall’anagrafe 1 e nuovi iscritti 7. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 11 362 in migliaia di lire; versamenti ICI 122; aziende agricole 66; imprese commerciali 3; esercizi pubblici 1; esercizi al dettaglio 1. Tra gli indicatori sociali: occupati 50; disoccupati 6; inoccupati 23; laureati 3; diplomati 14; con licenza media 56; con licenza elementare 135; analfabeti 3; automezzi circolanti 80; abbonamenti TV 80. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e ` nuragica; in logiche a partire dall’eta particolare conserva i nuraghi Funtanedda, Gianas, Multineddu, Piscialzos, Sa Resi, Su Nuratolu. Vi si trovano anche alcune Tombe di giganti. Dei nura` interessante e ` quello di Funghi il piu tanedda, situato alle porte del villaggio; si tratta di una costruzione risa` antica della civilta ` lente alla fase piu nuragica, definibile come pseudonu-

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Sagra di Sant’Efisio raghe; ha una forma di ellisse tronca di ` attraversato notevoli dimensioni ed e da parte a parte da un corridoio cui si accede da due ingressi. Di grande importanza sono anche le Tombe di giganti che si trovano nei territori circostanti all’abitato, in particolare quella conosciuta come Su Crastu Covaccadu: ` in situata alle porte dell’abitato, e buone condizioni di conservazione. Un’altra, conosciuta come Su Crastu ` situata in localita ` San MiIscrittu, e chele, lungo la strada per Scano di Montiferro. Il territorio conserva anche le tracce di alcuni insediamenti ro` interessante dei quali si mani, il piu ` Murenda dove sono trova in localita state ritrovate alcune tombe che hanno restituito suppellettili e monete del periodo di Marco Aurelio. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE L’abitato, circondato da una vasta distesa di vigneti, ha conservato in molti punti l’assetto urbanistico tradi` zionale. L’edificio di maggiore rilievo e la chiesa di San Gabriele Arcangelo, ` un parrocchiale ultimata nel 1606: e ` edificio architettonicamente tra i piu interessanti della Planargia, ha un’aula mononavata e la copertura ` ingenticon volte a botte; la facciata e lita da un solenne portale con elementi classicheggianti e da un frontone curvilineo; al proprio interno conserva alcune pregevoli tele dei secoli XVI e XVII e una statua opera di Nino Pisano. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Le tradizioni del paese rivivono in occa` imsione delle feste popolari: la piu ` quella in onore di San Gaportante e briele, il patrono. Si svolge il 24 marzo e richiama moltissima gente anche dai paesi vicini.

Sagantia Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curato-

ria del Costavall. Era situato in prossi` di Bonorva. Entro il secolo XII mita ` nelle mani dei Malaspina che, passo dopo l’estinzione della famiglia giudicale, lo inclusero nello stato che avevano formato con i loro possedimenti. ` , lo cedettero in pegno al Nel 1308, pero giudice d’Arborea e, dopo la conquista catalano-aragonese, tentarono vanamente di riottenerne il possesso seb` prestato omaggio al bene avessero gia re d’Aragona. Il villaggio rimase nelle mani del giudice d’Arborea che, quando i Malaspina si schierarono con i Doria appoggiandone la ribellione, nel 1328 ne ottenne l’investitura feudale. Scoppiate le guerre tra Aragona e Arborea, fu investito dalle operazioni militari e scomparve in pochi anni.

Sagheddu, Maria Gabriella Beata (Dorgali 1914-Grottaferrata 1939). Monaca a vent’anni dell’ordine dei Cistercensi riformati, nel monastero delle Trappiste di Grottaferrata. Offrı` la pro` della Chiesa e per i pria vita per l’unita fratelli separati. Riposa nella ‘‘Cap`’’ del monastero di Vipella dell’Unita torchiano. Proclamata beata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983. Chiesa in suo onore a Nuoro, cappella, ` venerata la reliquia costituita «dov’e dal cervello», nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria a Dorgali.

Sagra di Sant’Efisio Solenne festa religiosa che si svolge il 1º maggio a Cagliari in onore del santo patrono della Sardegna. La sua celebrazione risale al 1657, quando la sagra volle onorare lo scioglimento di un voto fatto dalla ` di Cagliari nel 1652 ai municipalita tempi della grande peste che flagel` quindi una festa lava tutta l’isola. E che, pur coinvolgendo contemporaneamente anche Pula e Sarroch e tutti i centri della Sardegna che prendono parte alla processione in costume ` tipicanella mattinata del 1º maggio, e

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Sagra di Sant’Efisio mente (se non esclusivamente) cagliaritana.

Sagra di Sant’Efisio – Partecipanti in costume tradizionale.

Il suo svolgimento presenta problemi analoghi a quelli della sagra del Re-

dentore a Nuoro (=): infatti negli ultimi anni l’aspetto meramente turistico e spettacolare ha minacciato di far perdere il tradizionale senso religioso della manifestazione. A partire ` dalla sua prima edizione la sagra si e sempre svolta il 1º maggio, con due sole eccezioni: nel 1794, anno in cui in conseguenza dei fatti del 28 aprile (= Die de sa Sardigna, Sa) la festa fu spostata al 1º giugno successivo, e nel 1916, quando, per motivi legati alle esigenze belliche, si svolse il 7 maggio. La tradizione fu rispettata anche in situazioni eccezionali come nel maggio del 1943, quando il simulacro compı` il suo pellegrinaggio percorrendo, caricato su un’auto solitaria, scortata da pochi fe` silenziosa dideli, le strade della citta ` strutta dai bombardamenti. La festa e organizzata dall’Arciconfraternita del Gonfalone sotto l’invocazione di Sant’Efisio, nata nel 1618 dalla fusione della Confraternita di Sant’Efisio (che esisteva fin dal 1558) con quella del ` fa pensare che la festa Gonfalone. Cio ` anin onore del santo abbia origini piu ` contiche del 1657: la supposizione e fermata dalla statua del cosiddetto Sant’Efis sballiau, che fino al Settecento veniva utilizzata per la proces` stata resione e che recentemente e staurata. Questo simulacro, infatti, ` antico e riferibile alsembrerebbe piu meno al secolo XVI. Nel 1796 il sodali` la zio divenne arciconfraternita, trovo sua sede nella chiesa di Sant’Efisio nel quartiere di Stampace ed ebbe come protettore Carlo Felice. La festa ha inizio il 30 aprile con la vestizione della statua del santo che, tratta dalla sua nicchia, viene rivestita con gli abiti di gala e il ricco patrimonio di gioielli di ` dei fedeli l’ha docui nei secoli la pieta tata; la vestizione avviene a cura dei soci dell’arciconfraternita, che subito dopo la collocano in un artistico coc-

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Sagra di Sant’Efisio chio settecentesco sistemato al centro della chiesa, destinato a trasportare il santo nel suo viaggio verso Pula. Nella mattina del 1º maggio col canto dei goccius (=) in onore del santo (Protettori poderosu, / de Sardigna speziali, / liberanoisi de mali, / Efis Martiri gloriosu) si apre ufficialmente la sagra, che prosegue con la messa solenne alla quale prende parte l’Alternos (oggi rappresentante del sindaco di Cagliari, un ´ ). tempo rappresentante del vicere Questi giunge alla chiesa indossando la marsina sulla quale porta un collare ` di d’oro, donato da Carlo II alla citta Cagliari, detto comunemente Toson ` accompagnato dalla Guardiad’oro; e nı`a, i cui membri vestono tutti rigorosamente cilindro e marsina e sono scortati dai valletti del Comune in costume settecentesco. Frattanto, all’inizio della messa, lungo un percorso prestabilito (e ora in gran parte transennato e bordato di tribune per il pubblico), inizia a muoversi la solenne pro` aperta da cessione in costume. E gruppi di cavalieri in costume, seguiti dalle traccas e da gruppi in abbigliamento tradizionale provenienti dai diversi villaggi dell’isola. Si tratta di non meno di quattromila costumi che sfilano compostamente a piedi con gli stendardi delle confraternite, intonando l’Ave Maria in sardo e altri canti di carattere religioso, in osservanza del significato prettamente religioso che la festa aveva all’origine. La ric` dei costumi che afchezza e la varieta fluiscono da tutta la Sardegna coinvolgono emotivamente i turisti, che solo in maniera confusa percepiscono la vera natura della manifestazione (o comunque tendono a fruirla in quel modo). A mezzogiorno, subito dopo la celebrazione della messa, il cocchio con la statua del santo esce dalla chiesa preceduto dai miliziani (=) a cavallo nelle

tradizionali divise rosse e con l’archibugio, in funzione di scorta (un tempo anche di difesa e dissuasione, quando il viaggio da Cagliari a Pula poteva tramutarsi in una pericolosa avventura), dalla Guardianı`a e dall’Alternos. Il cocchio, circondato da una fila di Carabinieri a cavallo in alta uniforme e dai soci dell’arciconfraternita nel caratteristico costume azzurro con la mantellina bianca, si muove preceduto da suonatori di launeddas (=), seguito dal cappellano e da un numero crescente di fedeli che lo accompagnano fino alla zona di La Plaia, alla periferia della `, dove la processione si scioglie. A citta questo punto il cocchio viene accompagnato dal presidente dell’arciconfraternita, dal cappellano e da una scorta nella cappella privata dei conti Ballero Ciarella, che sorge nel borgo di Giorgino, alle porte di Cagliari, lungo la via per Nora. In questa chiesetta, a opera dei membri della famiglia Ballero, vengono tolti al santo i gioielli e le vesti di gala, che vengono sostituite con le vesti da viaggio; anche il cocchio ` adatto al viene sostituito con uno piu ` modesto e robusto di viaggio, piu quello usato per la processione. Il cocchio da campagna riprende quindi il suo viaggio accompagnato dal cappellano, da alcuni miliziani a cavallo e da una folla di pellegrini che a piedi affronta il percorso in preghiera. Il corteo giunge a Maddalena Spiaggia (=) dove si incontra con la rappresentanza del comune di Capoterra che rende omaggio al santo. La tappa successiva ` in localita ` Su Loi, dove prestano e omaggio al santo i rappresentanti della famiglia Manca di Villahermosa; solo a tarda sera il corteo giunge a Sarroch, dove il cocchio viene ospitato dalla famiglia Maxia e dove si celebra una messa solenne. Trascorsa la notte a Sarroch, nella mattina del 2 maggio il

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Sagrestani cocchio riprende il suo viaggio e, dopo una breve sosta a Villa San Pietro, raggiunge Pula, dove viene accolto dal sindaco e dall’Alternos accompagnato dalla Guardianı`a in costume. Nel primo pomeriggio il cocchio percorre la sua ultima tappa raggiungendo la chiesetta di Nora (=), luogo del martirio di Efisio. Qui la statua sosta anche il 3 maggio, mentre si svolgono alcuni riti religiosi che si concludono nella tarda mattinata del 3 con il pranzo offerto ai poveri dall’Alternos. Nel pomeriggio inizia il viaggio di ritorno a Cagliari; il cocchio passa la notte a Pula e, nella prima mattina del 4 maggio, riparte ` per giungere in sealla volta della citta rata a Giorgino dove, nella chiesetta dei Ballero Ciarella, la statua viene di nuovo rivestita dei paramenti solenni, nuovamente adornata dei gioielli e ricollocata nel cocchio di gala. Nella `e tarda serata il corteo giunge in citta percorre le vie del centro accompagnato dai miliziani a cavallo e da una scenografica fiaccolata per concludersi nella chiesa da cui era partito. ` esposta fino al 22 La statua rimarra maggio; al termine di due novenari, il santo, spogliato degli abiti di gala, ` ricollocato nella sua nicchia. verra

Sagrestani, Marco Storico (n. Firenze 1946). Dopo la laurea ha intrapreso la ` divecarriera universitaria. Nel 1980 e nuto ricercatore di Storia contemporanea e attualmente lavora presso la Fa` di Scienze politiche dell’Univercolta ` di Firenze. Ha dedicato a Francesita sco Cocco Ortu jr. un ampio saggio, Un contributo per l’itinerario politico del leader del liberalismo sardo, pubblicato nel ‘‘Bollettino bibliografico della Sardegna’’, 20, 1995.

Sahe Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria della Fluminargia. Era ubicato nelle vici-

nanze dell’attuale borgata di Tottubella (Sassari). Dopo l’estinzione della famiglia giudicale fu conteso tra i Doria e il Comune di Sassari, che finı` per spuntarla. Prese cosı` a essere amministrato direttamente da funzionari del Comune e dopo la conquista catalanoaragonese, avendo Sassari prestato ` a far omaggio al re d’Aragona, entro parte del Regnum Sardiniae. Dopo la ` , si trovo ` inveribellione del 1325, pero stito dalle continue operazioni militari provocate dalle guerre tra Doria e Aragona e fu abbandonato dalla popola` del secolo XIV. zione prima della meta

Sailis, Enrico Giurista, uomo politico (Guasila 1899-Cagliari 1967). Deputato al Parlamento, senatore della Repubblica. Cattolico attivo nel Partito Popolare Italiano fin dal 1919. Laureatosi in Giurisprudenza, durante il fascismo si tenne in disparte e intraprese la carriera accademica divenendo professore di Diritto costituzionale presso ` di Cagliari. Alla ripresa l’Universita della vita democratica, nel 1946, fu uno dei protagonisti della elaborazione dello statuto sardo d’autonomia. Fu deputato dal 1948 al 1953 e senatore nel 1967. Tra i suoi numerosi articoli della battaglia pubblicistica, Ieri e oggi, ‘‘Corriere di Sardegna’’, 1945; Socialismo responsabile, ‘‘Corriere di Sardegna’’, 1945; Monarchia o repubblica?, ‘‘Corriere di Sardegna’’, 1945; Sardegna e Italia, ‘‘Corriere di Sardegna’’, 1946; Alle soglie dell’autonomia, ‘‘Corriere di Sardegna’’, 1947; Lo sciogli` inmento dei consigli regionali, 1957, e vece l’ultima sua opera di Diritto costituzionale.

Saint John Wilkes, W.G. Archeologo (n. Regno Unito, sec. XX). Archeologo inglese, specialista in archeologia subacquea, nel 1966 compı` delle esplorazioni nell’antico porto di Nora e a Tharros in base alle quali, nel 1984, fu varato

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Saiu Deidda il progetto ‘‘Sardinian Coast’’. Di quelle sue esperienze di studio in Sardegna diede conto in Underwater explorations of ancient port of Nora. Sardinia (con E. MacNamara), ‘‘Papers of British School at Rome’’, XXXV, 1967.

´ verin, Charles Viaggiatore Saint Se (sec. XIX). Viaggiatore francese, arrivato in Sardegna nel 1820, vi si trattenne fino al 1821 ed ebbe modo di approfondirne la conoscenza. Nel 1827 ` un libro, Souvenirs d’un se´pubblico jour en Sardaigne pendant les anne´es 1821 et 1822, ou notice sur cette ˆıle, edito a Lione, che ebbe una qualche noto` e fu tra le prime opere che fecero rieta conoscere la Sardegna (anche se quasi contemporaneamente veniva pubblicato a Parigi, in francese, il primo volume del Voyage del Lamarmora).

Sais, Is Localita` abitata in territorio di ` sviluppata in Narcao. La frazione si e ` non precisabile, e comunque non eta prima del secolo XVII, da un furriadroxiu costruito in territori a poca distanza dall’abitato principale. Attualmente ha pochissimi abitanti.

Saiu Famiglia cagliaritana (secc. XVIIXVIII). Di condizione borghese, le sue notizie risalgono al secolo XVII, nel corso del quale alcuni dei suoi membri ` ; nel furono eletti consiglieri della citta 1712 la famiglia ottenne il cavalierato ereditario con il dottor Giacomo, ma le sue condizioni decaddero nel corso del secolo XVIII.

Saiu Deidda, Anna Storica dell’arte (n. Cagliari 1940). Intrapresa la carriera ` diventata ricercatore universitaria, e di Storia dell’Arte moderna. Attualmente insegna nel Dipartimento di Studi storici e geografico-artistici ` di Scienze della Formadella Facolta ` au` di Cagliari. E zione dell’Universita trice di numerosi articoli su monumenti e opere d’arte sardi pubblicati in riviste scientifiche. Tra i suoi scritti:

La chiesa cassinese di S. Maria di Palmas nel Sulcis, ‘‘Studi sardi’’, XXIV, 1978; Il Santuario dei martiri a Cagliari. Le testimonianze di S. Esquirro e F. Car` di Magimona, ‘‘Annali della Facolta ` di Cagliari’’, IV, stero dell’Universita 1980; Il tetramorfo nella pila della parrocchiale di Sarroch, ‘‘Annali della Fa` di Magistero dell’Universita ` di colta Cagliari’’, IV, 1980; Una nuova lettura del Santuario dei martiri cagliaritani sulla base di alcune considerazioni di Giovanni Spano, ‘‘Studi sardi’’, XXV, 1981; Scultura decorativa nell’architettura romanica della Sardegna sud-occi` di Magidentale, ‘‘Annali della Facolta ` di Cagliari’’, V, stero dell’Universita parte II, 1981; Osservazioni sull’iconografia di alcune acquasantiere dei secoli XVI-XVII in Sardegna, 1981; Sulla atti` ingegneristica di Giuseppe Viana, vita ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 1719, 1982; Dal manierismo al barocco, in La provincia di Cagliari, I, 1983; Documenti e notizie sulla chiesa sotterranea di Santa Restituta a Cagliari, ‘‘Archivio storico sardo’’, XXXIV, 1983; Come nell’Ottocento i centri urbani modificarono la loro fisionomia, in Sardegna. L’uomo e la pianura (a cura di Angela Terrosu Asole), 1984; Opere d’arte e d’architettura in Sardegna nei disegni del ’600, in Arte e cultura del ’600 e del ’700 in Sardegna (a cura di Tatiana Kirova), 1984; L’uso cristiano delle grotte e delle architetture rupestri in Sardegna, in Atti del VI Convegno nazionale di Archeologia cristiana, Ancona, 1985; I centri montani tra Ottocento e Novecento, in Sardegna. L’uomo e la montagna (a cura di Angela Terrosu Asole), 1985; L’arte, in Dentro Castello, 1986; I luoghi di Santa Gilla nella storia dell’arte, ‘‘Biblioteca francescana sarda’’, I, parte I, 1987; L’antico portale del chiostro di San Francesco in Oristano, ‘‘Biblioteca

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Sala francescana sarda’’, I, 1987; Teatro e scenografia a Cagliari nel Settecento, ‘‘Studi sardi’’, XXVII, 1987; La chiesa nella documentazione storico-letteraria, in Domus et carcer Sanctae Restitutae, 1988; Architettura rupestre medioevale in Sardegna, in Archeologia paleocristiana e altomedioevale in Sardegna: Studi e ricerche recenti, Seminario 1986, 1988; Il santuario sotterraneo di S. Agostino nel contesto dell’architettura r upestre medioevale a Cagliari, in L’Africa romana. Atti del VI Convegno di studi, 1989; Immagini di una batta` di Caglia. L’attacco francese alla citta gliari nel 1793, ‘‘Atti dell’Accademia clementina’’, 1990; La cultura artistica ` napoleonica, in Alin Sardegna nell’Eta l’ombra dell’aquila imperiale, II, 1994; Due opere d’arte della Sardegna tra le carte del barone Giuseppe Vernazza, ‘‘Biblioteca francescana sarda’’, VI, 1995.

Sala, Oddone Religioso (Pisa, seconda ` sec. XIII-Napoli 1325). Vescovo di meta Terralba dal 1300 al 1302, arcivescovo di Oristano dal 1308 al 1312. Entrato ` nell’ordine dei Domenicani, completo i suoi studi e subito dopo si trasferı` a ` in Teologia. TorParigi, dove si laureo ` buona fama per nato a Pisa si guadagno la sua cultura teologica e fu nominato lettore presso il convento di Santa Caterina. Era priore dello stesso convento quando, nel 1300, fu nominato vescovo di Terralba, il cui territorio era compreso nel giudicato d’Arborea. Nel 1302 fu trasferito alla diocesi di Pola, ma nel 1308, nominato arcivescovo di ` in Sardegna nel moOristano, torno mento in cui il giudicato d’Arborea era retto in condominio dai giudici Andreotto e Mariano. Giunto nella nuova ` un sinodo i cui sede, nel 1309 vi celebro atti vennero diffusi in alcuni centri della diocesi anche in sardo. Particolarmente legato a Clemente V, dal pon-

tefice gli fu dato l’incarico di inquisire i Templari che risiedevano nelle diocesi di Arborea, Cagliari e Torres. Nel 1312, infine, fu trasferito a Pisa dove ` a essere impegnato in imporcontinuo tanti missioni diplomatiche.

Sala, Vincenzo Studioso piemontese (sec. XIX). Preso atto dell’arretratezza nella quale versava la Sardegna, dopo i moti sassaresi del 1852 prese parte al dibattito relativo ai provvedimenti necessari per porvi rimedio. Cosı` nel 1853 ` un intervento per la colonizzateorizzo zione dell’isola da parte del governo piemontese nell’opuscolo Memorie politico-economiche intorno alla Sardegna nel 1852, stampato a Sassari da Ciceri.

Saladino Religioso (m. 1355). Vescovo di Dolia dal 1340 al 1355. Fu nominato ` la diovescovo nel 1340 e amministro cesi con molta saggezza acquistando ` e prestigio. Cosı`, quando nel notorieta 1341 morı` l’arcivescovo di Cagliari Gondisalvo, i canonici del capitolo cagliaritano lo indicarono come suo suc` , non convalido ` la cessore. Il papa, pero ` a regdesignazione, per cui continuo gere la sua diocesi negli anni difficili che culminarono nella prima guerra tra Aragona e Arborea. Morı` prima dell’inizio del Parlamento celebrato a Cagliari da Pietro IV.

Salafier, Andrea Commerciante (secc. ` in Sardegna nel XVIII-XIX). Approdo 1777 stabilendosi a Oristano, dove ebbe anche l’ufficio di viceconsole di Francia. Alcuni anni dopo si trasferı` a Sassari, dove nel drammatico periodo che seguı` i moti antifeudali angioyani ` di fu sospettato di svolgere attivita spionaggio a favore della Francia; arrestato nel 1799 fu tenuto in carcere per un anno e poi estradato forzosamente in Corsica, dove si stabilı` ad Ajaccio.

Salamatta Antico villaggio di origine

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Salaris medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria del Montiferru. Dopo l’estinzione della famiglia giudicale il villaggio fece parte dei territori che, con un colpo di mano, i giudici d’Arborea an` netterono al loro stato. Ma presto ando spopolandosi e prima della conquista catalano-aragonese era deserto.

Salamatter Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria della Planargia. Era ubicato in ` di Suni. Spesso fu resiprossimita denza giudicale; dopo l’estinzione della dinastia di Torres cadde in mano ´ al al giudice d’Arborea che lo annette suo stato. Ma nei decenni successivi la ` a diminuire sua popolazione comincio ` del secolo XIV era completae a meta mente spopolato.

Salamura Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria del Montiferru. Era ubicato nelle ` Salacampagne di Cuglieri in localita mare. Dopo l’estinzione della famiglia giudicale il villaggio cadde nelle mani dei giudici d’Arborea che lo annetterono al loro stato. Ma nei decenni suc` spopolandosi rapidacessivi ando mente e prima della conquista cata` deserto. lano-aragonese era gia

Salanes Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria del Sigerro. Era situato nella vallata del Cixerri. Caduto il giudicato, nella divisione del 1258 fu incluso nella parte toccata ai Della Gherardesca. Alcuni anni dopo, quando la famiglia procedette a un’ulteriore divisione tra i ` ai discendenti del suoi due rami, tocco conte Gherardo. Dopo la conquista catalano-aragonese essi giurarono fe` alla Corona d’Aragona e riuscidelta rono a conservare il possesso del vil-

` nei decenni successivi laggio, che pero ` completamente. si spopolo

Salaris1 Famiglia di Bosa (secc. XIII` presente XVIII). Molto antica, era gia nel giudicato di Torres a partire dal secolo XIII con un Alipertino, i cui discendenti furono allontanati da Sassari dopo la ribellione antiaragonese del 1325. Ricompaiono a Bosa fin dalla ` del secolo XV con i fratelli prima meta Paolo e Antonio, entrambi ragguardevoli cittadini. I due erano legati agli Aragonesi e presero parte alla guerra ` Doria, contribuendo alla contro Nicolo conquista del castello di Monteleone. Nello smembramento dei domini di `, nel 1435 Paolo ebbe il salto e la Nicolo montagna della Minerva, Antonio ebbe i salti di Uliot Lobeo, che quando morı` passarono al fratello. Nel 1458 questi prese in appalto la dogana di Bosa traendo dall’ufficio notevoli proventi; i suoi discendenti impiantarono nei territori del feudo grandi allevamenti di bestiame che seppero sviluppare `, uno vantaggiosamente. Nel 1573 pero `, entro ` in conflitto con di essi, un Nicolo ˜ ez, fu processato dal l’inquisitore Iban Santo Uffizio e scomunicato. Poco dopo il suo feudo fu confiscato e nel 1585 venduto al barone di Pozzomaggiore. I suoi discendenti, ormai impoveriti, si dedicarono alla carriera mili` del secolo tare ed entro la prima meta XVII si trasferirono a Macomer. Nel 1678 ottennero il riconoscimento del ` cavalierato ereditario e della nobilta con un Felice; egli si stabilı` a Oristano, dove i suoi discendenti continuarono a risiedere fino agli inizi del secolo ` del SetteXVIII. Nella prima meta cento la famiglia si trasferı` a Cagliari, dove si estinse nel 1780 con un Raimondo.

Salaris2 Famiglia sassarese (sec. XIXesistente). Le sue notizie risalgono al secolo XIX, quando nel 1842 ottenne il

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Salaris ` con cavalierato ereditario e la nobilta il dottor Sebastiano, giudice della Reale Udienza. Egli ebbe numerosa discendenza: uno dei suoi figli fu il celebre deputato Francesco, che ebbe residenza a Cagliari, Villasor e Bologna, dando vita ad alcuni rami della famiglia ancor oggi fiorenti.

Salaris, Francesco Avvocato, deputato al Parlamento (Sassari 1822-Cagliari 1900). Laureato in Giurispru` all’inizio alla carriera denza, si dedico militare. Lasciate le armi, nel 1857 ` in Sardegna stabilendosi a Carientro ` la professione di gliari, dove esercito avvocato e ottenne un incarico all’Uni` . Guadagnata la stima dei conversita cittadini, tra il 1860 e il 1892 fu eletto ` volte consigliere comunale e consipiu gliere provinciale e nel 1867 divenne presidente dell’Amministrazione provinciale. Contemporaneamente, nel 1861, ebbe inizio la sua lunga carriera di parlamentare: infatti, dopo la prima elezione fu rieletto deputato ininterrottamente fino al 1897. Schierato con la Sinistra, fino al 1876 si oppose alla Destra storica interessandosi delle condizioni della Sardegna e, nel 1867, della questione ferroviaria. In seguito assunse una posizione autonoma rispetto a Francesco Cocco Ortu. Nel 1885 fu relatore per la Sardegna dell’inchiesta agraria promossa dallo Jacini. Tra i suoi scritti: Ferrovie sarde, 1875; Ferrovie sarde. Considerazioni, 1875; Condizioni di alcuni comuni della provincia di Cagliari, 1882; Agli elettori del primo collegio di Cagliari, 1882; Convenzioni ferroviarie, 1884; Relazione del commissario Salaris Francesco sulla dodicesima circoscrizione (provincia di Cagliari e Sassari), in Atti della Giunta per la Inchiesta agraria sulle condizioni della classe agricola, XIV, 1-2, 1885 [la ` stata antologizzata quasi relazione e per intero nel volume Le inchieste par-

lamentari sulla Sardegna dell’Ottocento, II, L’inchiesta agraria e la relazione Pais Serra (a cura di Manlio Brigaglia), edito dalla Edes nel 1987]; Discorsi parlamentari e scritti vari, s.d.; Interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro delle Finanze per conoscere se e come intenda il governo provvedere alle desolanti condizioni di non pochi comuni della provincia di Cagliari, s.d.; Discorso pronunziato il 2 novembre 1896, nella solenne commemorazione dei trapassati che ` , l’indipencombatterono per la liberta ` d’Italia, 1896. denza e l’unita

Salaris, Ignazio Militare (Bortigali 1892-monte Sief, Belluno, 1916). Tenente in s.p.e. di fanteria, medaglia d’oro al V.M. alla memoria nella prima guerra mondiale. Conseguı` ancora giovanissimo il diploma di maestro. Sottotenente nel 45º Reggimento Fanteria ‘‘Reggio’’, si fece notare subito tanto da meritare la medaglia d’argento al ` con mirabile slancio, V.M.: «Guido energia e perizia il suo plotone fin sotto i reticolati avversari. Ferito alla spalla destra, dopo essersi fasciato alla me` a combattere incitando i glio, continuo suoi dipendenti a perseverare nella lotta ed a procedere alla distruzione ` il comando dei reticolati stessi. Lascio del plotone, soltanto quando venne l’ordine di ritirarsi. (Piccolo Lagazuoi, 22 ottobre 1915)». Il 21 maggio 1916 cadde nell’assalto al monte Sief. Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’oro al V.M. con questa motivazione: «Costante, fulgido esempio di eccezionale coraggio, di calma e di prudenza, in un combattimento per la conquista d’una forte posizione nemica, gli fu affidato il comando di un reparto scelto incaricato d’una difficile missione. Fe` a comrito una prima volta, continuo battere; ferito nuovamente, non appena medicato, volle ritornare al co-

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Salavert y Roca mando del suo reparto, e, mentre arditamente incorava i suoi all’esecuzione dell’arduo compito, colpito da scheggia di granata, perdette eroicamente la vita. (Monte Sief, 21 maggio 1916)».

Salassa Antico villaggio di probabile origine romana che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria dell’Anglona. Era ubicato nelle vicinanze di Castelsardo. A partire da` nelle mani gli inizi del secolo XII passo dei Doria i quali, estinta la famiglia giudicale, lo compresero nel loro piccolo stato. Quando essi prestarono omaggio al re d’Aragona, il villaggio, terminate le operazioni della guerra ` a far parte del Redi conquista, entro ` si ribelgnum Sardiniae. Quando pero larono, divenne una delle basi della ` spopolandosi raloro resistenza e ando pidamente a causa della guerra successiva.

Salat, Giovanni Religioso (?, sec. XIVOristano 1412). Arcivescovo di Oristano dal 1379 al 1412. Entrato nell’ordine dei Domenicani fu ordinato sacerdote ` . Divenne in seguito un ape si laureo prezzato insegnante di Sacra Scrittura; fu eletto arcivescovo nel 1379, un anno dopo l’elezione di Roberto di Ginevra a papa come Clemente VII, cui egli era molto legato. Apertosi lo scisma d’Occidente rimase fedele al papa avignonese, per cui la sua presenza a Oristano fu osteggiata dalla dinastia giudicale, che per ragioni politiche si era schierata a sostegno del pontefice romano Urbano VI. Cosı`, negli anni seguenti, gli furono contrapposti dai papi romani numerosi vescovi di loro obbe` , pero `, di nomine puradienza; si tratto `a mente formali. Egli infatti continuo reggere la diocesi e la sua posizione fu rafforzata dopo che nel 1409 il giudi` di esistere; morı` cato d’Arborea cesso ` stata documentata nel 1412 (la data e da Francesco Artizzu in base a una let-

tera di Ferdinando I che ne annuncia la morte a papa Benedetto XIII).

Salavert, Clemente Scrivano reale ` sec. XIII-ivi (Catalogna, seconda meta 1340). Notaio di grande preparazione, divenne uno degli uomini di fiducia di Giacomo II, che sostenne nel suo progetto di trasformazione della struttura dell’amministrazione reale. Nel 1323 il ` in Sardegna come consire lo invio gliere dell’infante Alfonso. Dopo la cacciata dei Pisani da Cagliari, fu nominato scrivano della bajulia, del porto ` di Cagliari, e della dogana della citta ` assunse una posizione nella cui societa di assoluto rilievo. Nel 1328 ottenne i feudi di Ussana, Serdiana, Turris e Siserri; nello stesso anno fu nominato an` pero ` in che scrivano di Iglesias; entro conflitto con Bonanato De Petra, scrivano della curia di Cagliari, geloso dei ` fu cosuoi successi, per la cui ostilita stretto a lasciare la Sardegna. Tornato in Catalogna, fu nominato scrivano reale e gli fu affidato il compito di registrare i documenti segreti; il nuovo ufficio gli consentı` di prendere parte alle riunioni del Consiglio reale e di divenire personaggio di preminente in` , torno ` fluenza a corte. Nel 1330, pero in Sardegna per assolvervi alcune delicate missioni e per occuparsi dell’amministrazione dei suoi feudi. Negli anni successivi ebbe modo di tornare ancora nell’isola nel 1334 e nel 1339 per celebrare i processi contro i ribelli di Sassari. Al ritorno in patria morı` senza lasciare discendenti.

Salavert y Roca, Vicente Storico cata` segretario lano (n. Valencia 1956). Gia dell’Archivio della Corona d’Aragona e ` di Barcelprofessore nell’Universita lona, nel 1964 divenne direttore generale del Registro general de la proprietad intellectual di Madrid. Fu molto legato agli ambienti degli storici sardi, e ` alcune delle sue opere allo studedico

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Salazar dio dei rapporti tra Sardegna e Catalogna; fu corrispondente del Centro di Studi sardi. Tra i suoi scritti: La isla de Cerden ˜ a y la politica internacional de Jaime II, ‘‘Hispania’’, XXXIX, 1950; El ´n meditratado de Anagni y la expansio ´ nea de la Corona de Arago ´n, 1952; terra Giovanna di Gallura, il suo matrimonio e la politica sarda di Giacomo II d’Aragona, ‘‘Archivio storico sardo’’, XXIV, 1954; Il progetto di cessione della repubblica di Pisa al Regno di Sardegna, in Atti del V Congresso internazionale di Studi sardi, 1954; Cerden ˜ a y la expan´n mediterra ´ nea de la Corona de Arasio ´n, voll. 2, 1956; Los motivos econo ´migo cos en la conquista de Cerden ˜ a, in Atti del VI Congresso di storia della Corona d’Aragona, Madrid, 1959; Datos sobre la ´n y rentas de Gallura en los ultipoblacio ´n pisana en mos an ˜ os de la dominacio Cerden ˜ a, in Atti del VI Congresso internazionale di Studi sardi, 1962; Cerden ˜a ´n mediterra ´ nea de la eje de la expansio ´ n, ‘‘San Jorge’’, 46, Corona de Arago ´n de un 1962; En torno a la designacio oficial real para Cerden ˜ a en tiempo de Pedro IV el Cerimonioso, ‘‘Archivio storico sardo’’, XXVIII, 1962; Un nuevo documento para la historia de Cerden ˜ a, in Studi storici in onore di Francesco Loddo Canepa, II, 1962; Jaime II de Ara´n y Ugone II de Arborea y la conquista go de Cerden ˜ a, in Atti del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona, II, 1995.

Salazar Famiglia di Iglesias (sec. XVIesistente). Le sue notizie risalgono al secolo XVI, quando viveva Peroto, sposato con Giovanna Massa; grazie al matrimonio questi divenne signore della ` , ufficio che apparScrivania della citta teneva alla famiglia della moglie. Egli ` dai Massa anche la signoria di eredito tutte le altre scrivanie; ebbe due figlie, ` a Cagliari, e CateSibilla, che si sposo ` un Nicolo ` Rosso di Gerina che sposo nova. I figli nati da quest’ultima coppia

assunsero il cognome Salazar e diedero vita a questa seconda famiglia Salazar in Sardegna. I loro discendenti, nel corso del secolo XVII, assunsero una posizione di rilievo in seno alla so` di Iglesias e ricoprirono imporcieta tanti uffici pubblici. Nel 1643 furono ammessi allo Stamento militare durante il parlamento Avellano e successivamente presero parte a tutti gli altri parlamenti. Nel 1647 ebbero il riconoscimento del cavalierato ereditario e `. Nella prima meta ` del sedella nobilta ` , le condizioni econocolo XVIII, pero miche della famiglia cominciarono a indebolirsi a causa di una lunga lite con i Satta, discendenti da Sibilla, l’altra figlia di Peroto, che rivendicavano una parte della signoria delle scrivanie. La lite si protrasse a lungo e di que` l’amministrazione reale sto approfitto che intervenne con l’intento di togliere le scrivanie ai S. e acquisirle al patrimonio reale. Stremati dalla lunga contesa, nel 1804 i S. finirono per cedere tutto al fisco. In seguito la famiglia si trasferı` a Cagliari e a Roma, dove i suoi membri attualmente vivono.

Salazar, Maria Antonietta Pittrice (n. Cagliari 1903). Dotata di notevoli capa` innate, fu allieva del Rossino. In cita seguito, per esigenze della sua famiglia, si trasferı` nella penisola dove si stabilı` a Torino. Nella sua nuova resi` in contatto con quegli amdenza entro bienti artistici e prese parte a numerose mostre in Italia e all’estero, riscuotendo riconoscimenti.

Salazar, Pietro Signore delle scrivanie ` sec. di Iglesias (Iglesias, seconda meta XVI-ivi, dopo 1630). Riunı` nelle sue mani la signoria di tutte le scrivanie ` ; attento all’evolversi della della citta ` al duca politica del suo tempo, si lego di Gandı´a che nel 1613 lo fece nominare luogotenente del maestro razio` fu nale. In seguito per le sue capacita

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Salice ` inviato a corte come sindaco della citta ` allo schieramento favorevole e si lego ´n de Armas. Al ritorno in Saralla Unio degna, nel 1625, fu nominato capitano di Iglesias.

Salerno, Maddalena Assessore regionale (n. Mamoiada 1950). Funzionaria della Direzione provinciale del Lavoro di Nuoro, da sempre impegnata in politica, ha militato dal 1971 nel Partito Comunista Italiano e dal 1997 in Rifon` stata consigliere dazione Comunista. E comunale e assessore a Bitti dal 1978 al 1981, consigliere comunale a Nuoro dal 1983 al 1993, assessore della Comu` montana nuorese dal 1987 al 1992. nita ` Esperta di diritto del lavoro, nel 2004 e stata chiamata a far parte della giunta Soru come assessore tecnico al Lavoro.

Saletti, Cesare Archeologo (n. Napoli 1934). Dopo la laurea ha intrapreso la ` carriera universitaria. Attualmente e professore di Archeologia classica ` di Lettere dell’Univernella Facolta ` di Pavia. Tra i suoi scritti, riguarsita dano la Sardegna Note su un ritratto di Traiano nel Museo nazionale di Cagliari, ‘‘Athenaeum’’, 57, 1978; La scultura, in La villa di Tigellio. Mostra degli scavi, 1980; La scultura romana in Sardegna: ritratti e statue iconiche, ‘‘Rivista di Archeologia’’, XIII, 1989.

Salice – Esemplari di salice bianco.

Salice Nome generico con il quale si indicano piante della famiglia delle

Salicacee. 1. Il s. bianco, detto anche s. comune o s. da pertiche (Salix alba L.), ` un albero caducifoglio alto fino a 25 m e con chioma espansa e globosa e rami lunghi e flessibili. Le foglie sono semplici e alterne, con lamina lanceolata e margine denticolato, la pagina supe` glabra a maturita ` , quella inferiore e ` pubescente e grigio-argentea. I riore e fiori sono unisessuali e riuniti in infiorescenze ad amento, compaiono contemporaneamente alle foglie da febbraio-marzo ad aprile a seconda del` ` una capsula. E l’altitudine. Il frutto e una specie a rapido accrescimento che insieme agli ontani e ai pioppi caratterizza le sponde dei corsi d’acqua, suoi habitat di eccellenza. Per l’ecce` di radicazione e ` largazionale velocita mente impiegata nel consolidamento delle ripe e trattata per ottenere perti` una specie diffusa in tutto il conche. E tinente europeo e apprezzata fin dal` per le sue caratteristiche l’antichita ` febbrifumellifere e per le proprieta ghe della corteccia, ricca di acido acetilsalicilico, base dell’Aspirina. 2. Il s. ` di Gallura (Salix atrocinerea Brot.) e una pianta arbustiva o un piccolo albero caducifoglio diffuso in un’area ristretta dell’Europa occidentale e dell’Africa del Nord; in Italia si ritrova solo in Sardegna e pertanto deve il suo nome volgare alla localizzazione geografica. Ha foglie lanceolate oppure ovato-lanceolate, con pagina superiore glabra e inferiore pelosa. I fiori unisessuali, che compaiono a febbraiomarzo prima dell’emissione delle foglie, sono raccolti in infiorescenze. Il ` una capsula. Colonizza gli hafrutto e bitat umidi delle sponde di fossi e canali ma si rinviene anche lungo le scarpate e i bordi delle strade. 3. Il s. pedi` un arcellato (Salix pedicellata Desf.) e busto o un piccolo albero caducifoglio con areale ristretto al bacino occiden-

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Salice ` tale del Mediterraneo, in Sardegna e presente quasi esclusivamente nelle zone centro-meridionali. Ha foglie ovali-lanceolate con margine ondu` glabra, lato, la pagina superiore e quella inferiore pelosa. I fiori sono unisessuali portati su piante diverse e raccolti in infiorescenze, compaiono a febbraio-marzo prima dell’emissione ` una capsula. Ha delle foglie. Il frutto e ` di ibridazione con Sagrande capacita lix atrocinerea. 4. Il s. rosso (Salix pur` un arbusto o un alberello purea L.) e caducifoglio, con foglie lineari-lanceolate che cadono precocemente. I fiori sono unisessuali e riuniti in amenti, compaiono prima dell’emissione delle ` una foglie in febbraio-marzo. Il frutto e ` una specie molto difcapsula pelosa. E fusa in tutta Europa, in Sardegna vive al di sotto dei 500 m, prediligendo come tutti i salici posizioni soleggiate e ` la specie piu ` umide. Tra tutti i salici e largamente impiegata per i lavori di intreccio in quanto produce rami sottili e `facili da manipolare. Nomi sardi: sa ` ighi (campidanese); sa ` lighe bixi, sa biancu (logudorese). [TIZIANA SASSU]

Salice, Lorenzo = Bonifacio, padre

Salicornia – Arbusto adatto ad ambienti salmastri, e` comune nei pressi della costa.

Salicornia Pianta della famiglia delle Chenopodiacee (Arthrocnemum fruticosum (L.) Moq.). Arbusto molto ramificato, basso e a volte strisciante con fusti nodosi, formati da segmenti (scient. articoli) corti e arrotondati, con foglie poco evidenti, ridotte a squame che avvolgono il fusto; i fiori crescono tra gli articoli e i frutti sono grigiastri e seto` di losi. Caratterizzata dalla capacita ` crescere su substrati salmastri, la s. e tipica delle lagune e delle zone umide in vicinanza del mare. Nomi sardi: lessoı`ni (logudorese); sussuı`ni (campidanese). [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Salinas, Renato Architetto (n. Il Cairo 1905). Nato da famiglia ebraica, dopo ` nella essersi laureato nel 1931 entro carriera delle Belle Arti. Fu epurato per motivi razziali e costretto a risiedere e lavorare all’estero. Caduto il fascismo, fu reintegrato e tra il 1948 e il ` presso la Soprintendenza 1953 lavoro di Napoli. Nel 1953 si trasferı` a Cagliari, dove percorse la carriera raggiungendo il grado di soprintendente ai Monumenti. Per alcuni anni, inoltre, ebbe anche l’incarico dell’insegnamento di Storia dell’Arte presso l’Uni` di Cagliari. Studioso di livello, versita ha lasciato numerosi studi sui monumenti della Sardegna, tra i quali L’architettura del Rinascimento in Sardegna. I primi esempi, ‘‘Studi sardi’’, XIVXV, 1958; Il complesso monumentale di S. Croce a Cagliari (con M. Freddi), ‘‘Bollettino tecnico del Circolo culturale Ingegneri e Architetti sardi’’, 4, 1958; La chiesa parrocchiale di San Gavino Monreale, ‘‘Bollettino tecnico del Circolo culturale Ingegneri e Architetti sardi’’, 3, 1959; La chiesetta della Speranza nel Castello di Cagliari (con M. Freddi), ‘‘Cagliari economica’’, 1959; Architetti piemontesi in Sardegna, in Atti del X Congresso internazionale di storia dell’Architettura, Torino 1957,

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Saline 1959; La chiesa di Santa Maria del Monte, ‘‘Bollettino degli Ingegneri e Architetti di Cagliari’’, 1959; L’evoluzione dell’architettura in Sardegna nel Seicento, ‘‘Studi sardi’’, XVI, 1960; Il Rinascimento in Sardegna, ‘‘Bollettino del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura’’, XVII, 1961; Lo sviluppo dell’architettura in Sardegna dal gotico al barocco, in Atti del XIII Congresso internazionale di storia dell’Architettura, 1966; La chiesa di San Bachisio a Bolotana e l’architettura del Rinascimento in Sardegna, ‘‘Quaderni bolotanesi’’, 1978.

Saline Il sale ha rappresentato, fin dal ` tempo dei Fenici, uno dei prodotti piu importanti dell’economia della Sardegna. Le strutture attraverso le quali veniva prodotto e i modi della sua commercializzazione hanno avuto sempre un ruolo importante nella storia dell’isola. L’archeologia testimonia l’esistenza delle saline e del commercio del sale dalla Sardegna verso diversi approdi europei continuativamente ` piu ` remote fino al tardo Imdalle eta pero romano.

Saline – Salina a Quartu Sant’Elena.

LA STORIA Sappiamo che durante la dominazione romana furono costituite ` di Pubblicani che associadelle societa rono i mercanti addetti al commercio ´ del sale tentando di regolarlo. Poiche ` inadeguato, questo sistema si mostro

` in un secondo tempo l’intera attivita fu controllata dal Corpus salariorum, un’istituzione pubblica che ne disci` la produzione e la commercializplino zazione. Dal secolo V all’XI molto poco conosciamo sull’industria del sale in Sardegna; si ha ragione di credere che, con le invasioni barbariche prima e con il costante pericolo delle incursioni arabe in seguito, ogni forma di commercio del sale sia scomparsa e che quindi con essa sia diminuita di molto la produzione. Probabilmente ` a esin questo periodo il sale continuo ` per sere prodotto in piccole quantita ` locali; quando sopperire alle necessita agli inizi del secolo XI le fonti a nostra disposizione ci consentono di vedere con sufficiente chiarezza la vita e le istituzioni che regolavano i quattro giudicati, scopriamo che la produzione del sale nell’isola rappresentava un’at` importante, guardata con intetivita resse anche dall’esterno della Sardegna. Nel Medioevo, quindi, il sale fu uno dei motivi per cui i mercanti stranieri presero a frequentare stabilmente l’isola e a cercare di controllare la produzione della preziosa merce. Nel secolo XI le saline appaiono incluse nel demanio dello Stato che i giudici amministravano direttamente. Data l’importanza e il valore del prodotto, essi presero a concederle a stranieri per ricavare cosı` le somme di denaro che servivano per perseguire i loro interessi politici. In un primo tempo le saline furono concesse all’ordine dei monaci di San Vittore di Marsiglia che, dalla fine del secolo XI e per ` quasi una tutto il secolo XII, esercito forma di monopolio; successivamente si interessarono al sale anche i mer` presenti canti pisani e genovesi gia nell’isola per lo sfruttamento di altre ricchezze. Il meccanismo delle concessioni delle saline divenne una delle

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Saline principali vie per instaurare la dipendenza politica della Sardegna, soprattutto da Pisa. Il sistema di sfruttamento delle saline, pur passando dalle mani dei giudici a quelle dei nuovi padroni dell’isola, mantenne il suo carattere pubblico. La conquista catalano-ara` la situagonese, quindi, non modifico zione: per i nuovi venuti il sale era un prodotto strategico che il re volle conservare direttamente nelle proprie mani, avviando un sistema di sfruttamento monopolistico.

Saline – Cagliari e` stata nei secoli uno dei ` importanti porti del Mediterraneo per piu il commercio del sale. Le sue saline erano famose.

L’ORGANIZZAZIONE Il sistema posto in essere dagli Aragonesi si mantenne im-

mutato anche in periodo spagnolo e nel periodo sabaudo. Alla conduzione delle saline venivano comandati dei funzionari reali, chiamati ‘‘salinieri’’, cui erano demandati tutti i compiti relativi alla gestione dell’intero ciclo at` . Essi erano affiancati dal sobretivita posat, uno scrivano che aveva il compito di rilasciare le licenze di esportazione. Il lavoro di questi funzionari veniva integrato da quello della guardia dels estanys. Quest’ultimo aveva compiti tecnici e provvedeva alla manutenzione e alla conservazione degli impianti, si serviva di personale subal´ terno ed era lautamente pagato perche ` tecnica che diera dalla sua capacita pendeva il livello della produzione. ` di estrazione fu regolaAnche l’attivita mentata minutamente; a garantirla furono chiamati gli abitanti dei villaggi ` vicini alle saline che, in una sorta piu di pubblica dipendenza assimilabile alle prestazioni di natura feudale, furono chiamati a lavorarvi periodicamente e gratuitamente (mandai a tirai sali). Questo regime aprı` una delle pia` dolorose della gestione delle ghe piu saline e fu fonte di terribili tensioni soprattutto negli anni successivi alla conquista. Il sistema, a partire dal secolo XV, fu parzialmente modificato e molte saline furono date in appalto a privati, dando cosı` vita a una situazione nuova, ` entro la fine del secolo fu reche pero golamentata da Ferdinando II il Cattolico, che istituı` formalmente il monopolio del sale, primo moderno stru` mento di disciplina totale dell’attivita delle saline. Le funzioni dei salinieri e dei loro collaboratori furono minutamente regolamentate: furono definite ` di misura del sale e fu fissato il le unita loro prezzo unitario; furono regolati gli appalti e le quote che gli appaltatori avrebbero dovuto garantire all’amministrazione reale; inoltre fu regola-

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Saline mentato il sistema del commercio sulla base di un prezzo ufficiale del sale che avrebbe potuto essere venduto solo nei magazzini controllati dai funzionari ` di produzione. In reali nelle localita considerazione della particolare situa` furono fatte zione di alcune comunita anche delle eccezioni, in base alle quali agli abitanti di Cagliari venne garantita una porzione gratuita del sale. ` mantenuto l’obbligo del serviFu pero zio pubblico nelle saline per gli abitanti dei disgraziati villaggi che fossero vicini agli impianti (le cosiddette ‘‘comandate del sale’’), che divenne ancor ` gravoso a partire dalla fine del sepiu colo XVI quando fu esteso ad altri centri del Campidano. Questo sistema fu praticamente mantenuto fino alla fine del periodo spagnolo. Passata l’isola ai Savoia, i principi che avevano governato il monopolio del sale furono mantenuti e venne costituita la Reale Azienda del sale che ebbe il compito di ` di produpresiedere a tutte le attivita zione e di commercializzazione. Con questo sistema il porto di Cagliari divenne l’esclusivo luogo di caricamento del prodotto e tutta la produzione vi fu convogliata e concentrata. Anche il sistema delle odiate ‘‘comandate del sale’’ fu mantenuto, anzi venne esteso a molti altri villaggi gravitanti intorno a Cagliari, a Oristano e in misura minore a Sassari e ad Alghero. Un’altra preoccupazione costante dell’amministrazione sabauda fu quella della lotta all’evasione dal pagamento della dogana, azione che fu condotta con grande efficacia. Agli inizi del secolo ` a pensare XIX finalmente si comincio di liberare gli abitanti dei villaggi da ` , che fu abolita questa antica servitu nel 1836 in concomitanza con l’abolizione del feudalesimo. Da quel momento in poi il lavoro delle saline fu assegnato ai forzati. Il regime pubblico

della produzione del sale si mantenne inalterato anche dopo il 1861, ma solo dopo il 1922 cominciarono a svilupparsi alcune saline gestite da privati. I LUOGHI Data la particolare natura delle coste, le saline in ogni tempo furono sviluppate nelle zone delle grandi lagune e degli stagni costieri. Le principali di cui abbiamo notizia sono: Saline di Bertica, secolo XIII, che erano nella Nurra e appartenevano a San Michele di Salvenor; Saline di Cabu Mannu, nell’Oristanese, attive dal secolo XVI; Saline di Cagliari, di cui si ha ` in epoca romana: si svilupnotizia gia parono in diversi luoghi del golfo e furono continuativamente attive; nel secolo XVI erano divise in due zone, quella di Quartu e quella del Lazzaretto; Saline del Capo Mannu, attive a partire dal secolo XVII nell’Oristanese; Saline di Carloforte, che iniziarono la loro produzione nel 1738 ma si svilupparono compiutamente nella se` del secolo XIX; Saline dello conda meta stagno di Casaraccio, lungo le coste della Nurra, che furono abbandonate nel corso del secolo XVI; Salina del Fangario, presso Alghero, attiva fin dal secolo XV, poi concessa in feudo alla famiglia Abella (=); Saline dello stagno di Genano, lungo le coste della Nurra ` sul golfo dell’Asinara, in funzione gia ` giudicale rimasero attive fino al in eta secolo XV; Saline di Nuri Ermi, nell’Oristanese, presso lo stagno di Mari Ermi, attive a partire dal secolo XVII; Saline di Palmas, attive dal secolo XIV fino al secolo XVI, poi riattivate nel 1743; Saline del golfo dell’Asinara, attive dal secolo XVI; Saline di Guturu de Panjone, di cui si ha notizia nel secolo XIII: si trovavano nella Nurra ed ` del monastero di erano di proprieta San Michele di Salvenor; Saline dello stagno di Mistras, nell’Oristanese, attive nel secolo XVII; Saline di Pauli Ma-

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Saliniere rigosa, nella zona di Cabras, attive dal secolo XVII; Saline di Pauli Pirastu, nell’Oristanese, attive dal secolo XVI; Saline dello stagno di Pilo, nelle vicinanze di Porto Torres sulle rive del golfo dell’Asinara, attive fino al secolo XVI; Saline di Plaiano, nella Nurra nel secolo XIII, appartenenti a San Michele di Salvenor; Saline di Posada, attive fin dal Medioevo; Saline di Terralba, attive fin dal secolo XVI; Saline di Terranova, attive dal Medioevo; Saline di Teulada, attivate nel secolo XVII; Saline di Vertigues, nel Sassa` di un ordine relirese, di proprieta gioso.

` specifiche minori con responsabilita di amministrazione e di gestione.

Salis Famiglia di Ales (sec. XVII-esistente). Appartenente alla ricca bor` nota ghesia agraria della Marmilla, e fin dal secolo XVII. Nel 1729 ottenne il ` con cavalierato ereditario e la nobilta ` , i cui discendenti si Ignazio Salis Ferra stabilirono in diversi centri della Marmilla continuando a segnalarsi per le ` nel campo dell’agricoltura. attivita

Salis, Adriano Dirigente, consigliere regionale (n. Settimo San Pietro 1951). ` Impegnato in politica fin da giovane, e ` stato eletto consigliere comunale ed e stato sindaco del suo paese natale dal ` stato 1980 al 1995. Negli stessi anni e eletto consigliere provinciale di Ca` gliari dal 1990 al 1995, anno in cui e stato nominato assessore provinciale ` dimesso da consialla Cultura e si e gliere. Militante del PCI e poi dei De` stato mocratici di Sinistra, nel 2004 e eletto consigliere regionale per la XIII legislatura nel collegio di Cagliari nella lista Italia dei Valori (Di PietroOcchetto).

Salis, Aldo Poeta, scrittore (n. Sassari

Saline – Salina a Carloforte.

Saliniere Funzionario delle saline. Istituito dopo la nascita del Regnum Sardiniae, aveva il compito di sorvegliare e di amministrare le saline reali dell’isola. Il primo s. fu nominato dal re nel ` a essere di 1324; in seguito continuo nomina regia e venne sottoposto al procuratore reale (=), al quale era tenuto a presentare annualmente il rendiconto ` . Egli doveva inoltre della sua attivita preoccuparsi di provvedere a tenere efficienti gli impianti delle saline, a rifornire i magazzini reali del sale e a sovrintendere alle operazioni di vendita del prodotto sia al minuto che all’ingrosso. Per svolgere i suoi compiti si serviva di una schiera di funzionari

` conside1925). Scrive in sassarese ed e rato tra i rinnovatori della poesia sassarese degli ultimi anni. Egli infatti, pur ispirandosi alla grande tradizione di Pompeo Calvia e di Salvator Ruju, applica le moderne tendenze della lirica a questa tradizione, giungendo cosı` a un personale stile espressivo. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti nei principali concorsi letterari. Ha anche pubblicato raccolte di racconti in italiano di grande efficacia. Tra i suoi scritti: La cianchetta zappuradda, versi, 1979; Una gallina per il dottore, 1980; Adiu a li fiori, versi, 1983; Un cugnoru pienu di parauri, 2003.

Salis, Francesco Insegnante, operatore culturale (n. Santu Lussurgiu ` nei primi anni di attivita ` 1923). Gia

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Salis ` dicome insegnante elementare si e stinto per iniziative originali e innova` tive. All’aprirsi degli anni Cinquanta e stato chiamato a occuparsi del Centro di Cultura popolare UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo) aperto nel suo paese, e ha av` viato una molteplice serie di attivita che hanno lasciato traccia profonda nella vita sociale e culturale: non solo l’alfabetizzazione vera e propria, ma anche teatro e cineforum, ricerche ´ sulla cultura e la lingua locali, nonche ` iniziative per la promozione di attivita produttive, come la fondazione di cooperative di tessitrici, magliaie, guantaie. Ha dato quindi vita al Museo della Tecnologia contadina, uno dei primi del genere nell’isola, che raccoglie oltre duemila strumenti e oggetti di lavoro esposti in un palazzetto del secolo XVII sito in via Meloni.

Salis, Giovanni Battista1 (detto Corbeddu o Crobeddu) Bandito (Oliena 1844ivi 1898). Accusato di diversi delitti, riuscı` a sfuggire alla cattura e si diede alla macchia, raggiungendo una noto` sinistra per la sua ferocia. In dirieta ` in inacciotto anni di latitanza, abito cessibili rifugi della valle di Lanaittu, dove si trova quello che viene conside`, il rato, forse senza grande probabilita suo rifugio, e che da lui ha preso il nome: la Grotta Corbeddu, nella quale sono stati trovati reperti che hanno fatto retrodatare la presenza dell’uomo in Sardegna a oltre il 10 000 a.C. nel Paleolitico superiore. Terrore delle popolazioni del Nuorese, spesso si spinse anche nel Campidano. Per la ` delle sue imprese finı` per temerarieta essere conosciuto come il ‘‘re del bosco’’, una sorta di Robin Hood pastorale: in effetti, l’altro soprannome di ‘‘Nestore dei banditi’’, che gli fu dato, voleva riferirsi all’opera di mediatore e in qualche modo di pacificatore che

in diverse occasioni veniva chiamato a svolgere. Cosı`, quando nel 1884 nel suo territorio vennero sequestrati (a scopo d’estorsione) due commercianti fran` docucesi di legname, Paty e Pral, e mentato che il sottoprefetto di Nuoro ´ si adoperasse si rivolse a lui perche per la loro liberazione. E quando que` fama che C. rifiutasse le sta avvenne, e 20 000 lire di compenso che gli furono ` in cambio un orologio offerte: accetto ´ d’oro, che portava ancora con se quando nel 1898 fu ucciso in un conflitto a fuoco dal carabiniere Aventino Moretti.

Salis, Giovanni Battista2 Insegnante, scrittore (Orgosolo 1919-Cagliari, fine sec. XX). Dopo essersi laureato in Let` all’insegnatere e in Filosofia si dedico mento negli istituti secondari superiori. Dopo alcuni anni divenne preside del Liceo ‘‘Asproni’’ di Nuoro. Successivamente si trasferı` a Cagliari, dove fu preside di alcuni istituti superiori. Studioso dei problemi della scuola, segretario generale dell’IRRSAE Sardegna, ottenne la medaglia d’oro dei benemeriti della Pubblica ` scomparso negli anni NoIstruzione. E vanta. Tra i suoi scritti: Pane d’orzo, 1983; Orgosolo tra storia e mito, 1989.

Salis, Luciano Insegnante (Cagliari 1920-ivi 2004). Conseguita l’abilita` all’insegnazione magistrale, si dedico mento contribuendo a educare generazioni di cagliaritani; studioso e appassionato sostenitore della tradizione di Sant’Efisio, fu presidente dell’arciconfraternita dal 1976 al 1986 e dal 2001 al 2002: in questo incarico diede un deciso impulso al mantenimento del carattere religioso della sagra di Sant’Efisio (=).

Salis, Marco Pedagogista (n. Cagliari, sec. XX). Dopo aver conseguito la lau` dedicato alla rirea in Pedagogia si e cerca; allievo di Alberto Granese, ha

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Salis intrapreso interessanti studi di storia della pedagogia. Avviato nella carriera accademica, attualmente insegna ` di Scienze della Forpresso la Facolta ` di Cagliari. Al mazione dell’Universita suo attivo una serie di monografie su Pedagogia e curricolo, 1988; Spencer ` . Educazione, filosofia, nella modernita scienza e natura umana, 1993; Scuola, pedagogia, didattica, curricolo: aspetti storici e teorici, 1996; Auguste Comte. L’educazione tra filosofia positiva e reli` , 2003. gione dell’Umanita

Salis, Michele Scrittore (Oliena 1931` stato insegnante di scuola ivi 2004). E media e ha coltivato in forma eclettica interessi nel campo della storia, della letteratura e della lingua, attento in particolare ai temi legati alla Sardegna e al suo paese natale. Collaboratore di giornali e riviste, da ‘‘Fron` tiera’’ a ‘‘Sardegna mediterranea’’, e coautore di Oliena. Immagini e testimonianze di vita (1085), e autore di Oliena. Personaggi e problemi, 1980, Elias Portolu di Grazia Deledda in ottave sarde, 1998 e Piccolo vocabolario sardo olianese-italiano (1999).

Salis, Pietro1 Magistrato, deputato al Parlamento, senatore del Regno (Ploaghe 1811-?, 1901). Laureatosi in Legge, ` nella carriera della magistraentro tura. Di idee liberali prese parte al dibattito politico negli anni della ‘‘fusione’’ e in seguito fu eletto consigliere provinciale di Sassari; nel 1874 fu eletto deputato al Parlamento. A Mon` con i moderati; nel tecitorio si schiero ` rieletto. Eletto 1876 non venne pero nuovamente consigliere provinciale, divenne presidente del Consiglio provinciale di Sassari. Nel 1890 fu nominato senatore del Regno per la 9ª cate´ presidente di Corte d’Apgoria, perche pello. Al Senato aderı` al gruppo liberale costituzionale. Tra i suoi scritti: Ferrovie sarde. Ragioni giuridiche che

obbligano il Governo al loro compimento, 1875; Il commiato, 1886; Comme` Ferracciu, 1892; morazione di Nicolo ` di Sassari, Soppressione dell’Universita ‘‘La Sardegna’’, 1893; Interpellanza al ministro della P. Istruzione sull’Univer` di Sassari, 1895; Statua di Vittorio sita Emanuele II nella piazza d’Italia a Sassari, 1898; A proposito del Macrobio bosano, 1896; Agli elettori del mandamento di Ploaghe, 1899.

Salis, Pietro2 (noto con lo pseud. Piero Marras) Cantautore, consigliere regio-

nale (n. Nuoro 1949). Ha iniziato la sua ` nel 1965, nel 1967 si e ` trasferito attivita a Cagliari dove ha subito acquistato no` ; nel 1974 e ` entrato a far parte torieta del gruppo 2001 e ha assunto il nome d’arte di Piero Marras. Musicista raffinato, sensibile ai problemi sociali e a ` stato autore quelli della lingua sarda, e di numerosi album e di CD dal contenuto fortemente impegnato sul piano della rivendicazione identitaria. Tra i ` noti gli album Fuori suoi lavori piu campo del 1974, Marras, pubblicato dalla EMI nel 1983 e vincitore della ‘‘Vela d’Argento’’; nel 1985 esce Abbardente, seguito presto da molti altri. L’impegno culturale e le sue convinzioni lo hanno portato a militare nel ` stato Partito Sardo d’Azione; nel 1989 e eletto consigliere regionale nel collegio di Cagliari per la X legislatura, al ` stato ricantermine della quale non e didato.

Salit, Giovanni Notaio (Cagliari, prima ` sec. XIV-?). Nel 1353 ebbe il feudo meta di Orto de Cidro tolto ai Donoratico dopo che il villaggio era stato sequestrato all’infelice conte Gherardo. Egli ` non si interesso ` dell’amministrapero zione del feudo e qualche anno dopo lo rivendette a Berengario Carroz.

Saliu Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di

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Saltarelli Nora. Era situato nelle campagne di Pula. Con la capitolazione del giudicato, nella divisione del 1258 fu compreso nella parte che venne assegnata ai Della Gherardesca e nella divisione cui i due rami della famiglia procedet` ai Donoratero alcuni anni dopo, tocco tico discendenti dal conte Gherardo (= Della Gherardesca, Gherardo I). Prima che iniziasse la conquista catalanoaragonese i membri di questo ramo si dichiararono vassalli del re d’Aragona, per cui il villaggio fu loro riconosciuto come feudo. Nel 1348 soffrı` a causa ` quasi compledella peste e si spopolo tamente; scoppiata nel 1353 la prima guerra tra Mariano IVe Pietro IV, fu sequestrato a un altro conte Gherardo di Donoratico. Nel 1358 fu concesso in feudo a Emanuele de Entenc ¸ a, che allo scoppio della seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV ne perse il con` sotto trollo. Negli anni successivi passo il controllo delle truppe giudicali e si ` rapidamente. Gli Entenc spopolo ¸a non recuperarono il feudo, ormai deserto, e dopo la battaglia di Sanluri, nel 1415, il suo territorio fu concesso a Berengario Bertran Carroz.

Salmi, Mario Storico dell’arte (San Giovanni Valdarno 1889-Roma 1980). Dopo la laurea intraprese la carriera universitaria e, a partire dal 1927, fu professore di Storia dell’Arte presso le ` di Milano, di Firenze e di Universita Roma. Fu inoltre presidente del Consi` fino al glio superiore delle antichita 1971; dal 1963 era accademico dei Lin` occupato della Sardegna nella cei. Si e relazione Toscana e Sardegna nel periodo romanico, ora in Atti del XIII Congresso internazionale di storia dell’Architettura, 1963.

Salmis Aureis, Giovanni Religioso ` sec. XV-Bosa, (Spagna?, prima meta 1483 ca.). Vescovo di Ottana dal 1454 al 1471, vescovo di Bosa dal 1471 al 1483.

Entrato nell’ordine dei Minori osservanti, dopo essere stato ordinato sacerdote divenne maestro di Teologia. Alcuni anni dopo fu nominato vicario generale del suo ordine e nel 1452 inviato ` V come inquisitore del Reda Nicolo gno di Sardegna. Nel 1454 fu nominato anche vescovo di Ottana e prese possesso della sua diocesi, ma mantenendo contemporaneamente l’ufficio `, fu accudi inquisitore. Nel 1459, pero sato da Pio II di aver abusato del proprio potere. Nonostante l’accusa, con` a governare la sua diocesi fino al tinuo 1471, quando fu trasferito a Bosa.

Salpa = Zoologia della Sardegna Salsapariglia Pianta della famiglia delle Liliacee (Smilax aspera L.), nota anche come smilace; ha fusti legnosi, lunghissimi, rampicanti, con rami erbacei, flessibili e spinosi; le foglie sono coriacee, alterne, a forma di asta appuntita con margine spinoso; i fiori sono riuniti in mazzetti giallo-verda` stri, all’ascella della foglia; il frutto e una bacca rossa, a grappolo. Diffusissima in tutti gli ambienti di macchia, ricopre spesso gli arbusti e gli alberi con le sue liane; fiorisce in autunno e colora con i suoi frutti rossi il paesaggio invernale. Se ne conoscono pro` officinali: un decotto della raprieta dice, bevuto a digiuno, allevia disturbi di fegato e reni. Prima dell’avvento degli antibiotici, un estratto di s. veniva usato nella cura della sifilide. Nomi ` biu, a ` smila, breddu ` la sardi: arru kra `ni. [MARIA IMMACOLATA aresta, teti, tintio BRIGAGLIA]

Saltarelli, Lapo Giurista e poeta (Fi` sec. XIII-Cagliari, renze, seconda meta 1320 ca.). Fu tra i protagonisti della vita politica e culturale fiorentina a partire dal 1282. La sua carriera politica si interruppe nel 1300 quando, dopo aver denunciato pubblicamente le intese tra Bonifacio VIII e alcuni fiorentini

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Saltaro de Gunale ` , fu accuper impadronirsi della citta sato di baratteria e nel 1302 costretto a rifugiarsi a Pisa, da dove, anche per la cattiva fama che lo seguiva e la sua vocazione a intessere pericolose amicizie politiche, dovette trasferirsi a Ca` essere considegliari. Come poeta puo rato l’inventore di una nuova forma di sonetto ‘‘rinforzato’’ che ebbe un buon successo tra i rimatori del suo tempo. Morı` in esilio a Cagliari; sulla vicenda nella quale fu coinvolto si ricorda il non lusinghiero giudizio che di lui diede Dante nella Divina Commedia, citandolo come esempio del degrado del costume morale nella Firenze del Trecento. Temendo «l’inesorabile ira» di Bonifacio VIII – come scrive Dionigi ` in Sardegna con l’aiuto e Scano – riparo la protezione del potente fratello Simone (che nel 1323 sarebbe stato nominato arcivescovo di Pisa). A Cagliari ve´ quando stı` il saio francescano, sicche morı` fu sepolto nella chiesa di San Francesco di Stampace: nella lapide, conservata al Museo archeologico na` detto ‘‘doctor lezionale di Cagliari, e gum de Florentia’’.

Saltaro de Gunale Principe (sec. XII). Figlio di Marcusa de Gunale e del suo primo marito, fratello uterino del giudice Gonario, visse alla corte del patrigno, il giudice Costantino I di Torres. Prese parte alla spedizione contro le Baleari, coprendosi di gloria. In seguito visse alla corte del suo fratellastro.

Salto Unita` fondiaria. Nel periodo giu` dicale il termine era riferito a un’unita fondiaria da porre in relazione con la ` fondi di didomo, un complesso di piu verso tipo che costituivano nel loro in` produttiva completa. sieme una unita Generalmente in una domo, accanto ai fondi coltivati, esisteva una superficie, che era anche la parte di maggiore estensione, destinata al pascolo e di-

stinta in tre parti: su pardu, che era il terreno a prato, sa silva che era il bosco, su saltu che consisteva in un territorio boscoso, lasciato incolto per l’allevamento brado. Introdotto in Sardegna il feudalesimo nel secolo XIVe sparito l’assetto delle domos, l’uso del termine rimase riferito genericamente a una estensione di terreno incolto che spesso veniva data in enfiteusi. Questa pratica, a partire dagli inizi del secolo ` in una vera e propria XV, si trasformo concessione feudale, soprattutto in quei territori, frequenti in un’isola ` poco popolata, dove i salti erano piu numerosi. Col tempo, nel corso del secolo XVI, il termine, originariamente riferito semplicemente a un terreno incolto, fu riferito anche a un terreno aperto in contrapposizione alla tanca, che era il terreno chiuso per antonomasia, pur se era anch’essa, come il s., destinata all’allevamento.

Salustiano, san (o San Saluziano, San ` ritenuto cagliariGiustiniano) Santo. E tano, martire il 27 maggio, non si cono` sce l’anno. Con il titolo di confessore e passato dal Martirologio Geronimiano al Martirologio Romano. [ADRIANO VARGIU]

Salutare, san = Eugenio, santo Salvador, Berengario Guardasigilli ` d’Aragona (Barcellona, prima meta sec. XIV-Alghero 1354). Notaio di grande competenza, percorse una brillante carriera nell’amministrazione reale. Era guardasigilli del procuratore di Catalogna quando nel 1347 giunse in Sardegna. Nello stesso anno gli fu donato il feudo di Ossi, situato nella curatoria del Coros; poco dopo fu nominato scrivano della Cancelleria ` in patria. Quando pero ` reale e torno Pietro IV decise di intervenire personalmente in Sardegna per ristabilirvi l’ordine, lo seguı` nell’impresa, ma

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Salvadori Lussu morı` durante l’assedio di Alghero nel 1354.

Salvador Esteban, Emilia Storica (n. Spagna, sec. XX). Docente nell’Univer` di Valencia, nel 1991 ha preso parte sita ai lavori del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona svoltosi ad Alghero, in cui ha presentato una comu´ n al nicazione dal titolo Aproximacio trafico maritimo entre la isla de Cerden ˜a y la ciudad de Valencia en el siglo XVI, ora in Atti del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona, II, 1995; ha anche pubblicato il saggio Las tempranas ´ nes hacendisticas de Ferpreocupacio nando el Catolico. El caso sardo, ‘‘Archivio storico sardo’’, XXXIX, 1998.

Salvadori Lussu, Gioconda (nota con il nome Joyce Lussu) Patriota, scrittrice (Firenze 1912-Roma 2001). Di genitori marchigiani, figlia del conte Guglielmo Salvadori e di ascendenza inglese da parte materna, crebbe in un ambiente familiare ricco di tradizioni risorgimentali, di liberalismo progressista (delle sue antenate femministe ` un ironico e affettuoso ritratto in fara Le inglesi in Italia, 1970) e di cultura ´, positivista mitteleuropea. Allorche nell’aprile 1924, per sfuggire alle aggressioni fasciste, da Firenze il padre ` esule in Svizzera con tutta la faando miglia, stabilendosi in un villaggio del Vaud, le figlie furono ospitate in un collegio fondato dal movimento pacifista ispirato da Bertrand Russell e dal ` anche a fregandhismo. S.L. continuo quentare l’Italia col fratello Max, che ` arrestato, e proseguı` gli nel 1932 sara ` tedesca di Heildelstudi all’Universita berg, interrompendoli all’avvento del nazismo. Giovanissima, aveva pubblicato un libretto di Liriche (edito da Ricciardi, Napoli) che aveva avuto un’entusiastica presentazione di Benedetto Croce. Nel 1933, nella casa di Giuseppe ` Emilio Chiostergi a Ginevra, incontro

Lussu, cui doveva consegnare un messaggio da parte dei confinati di Ponza. Quando Lussu dovette essere ricoverato in un sanatorio di Clavadel (Davos) per una lunga cura contro la tubercolosi contratta in carcere e aggravata dal confino, Joyce si trasferı` a Parigi e ` alla Sorbona. Nello stesso pestudio riodo, fra il 1934 e il 1938, visse anche in Kenya dove la famiglia tentava la fortuna con una impresa agricola. Nel ` con Lussu quello che 1938 celebro ` «un matrimonio socialista»; chiamera ` il suo rapporto con Joyce raccontera Lussu e, attraverso di lui, con la Sardegna, nell’introduzione a L’olivastro e l’innesto, una raccolta di scritti pubbli` Parigi cata a Cagliari nel 1982. Lascio insieme a Lussu il 14 giugno 1940, mentre le avanguardie tedesche entravano ` . Rifugiatisi a Tolosa presso Silin citta vio Trentin e poi in montagna, si trasferirono a Marsiglia per coordinare l’imbarco dei rifugiati antifascisti verso gli USA. Nel giugno del 1941 passarono a piedi i Pirenei e attraversarono la Spagna, giungendo dopo un avventuroso viaggio a Lisbona, da dove Lussu si tenne in contatto con i gruppi di Giusti` negli USA e con la Mazzini zia e Liberta Society di New York. A Lisbona S.L. si ` , prendendovi iscrisse all’Universita un altro diploma universitario. Poi si ` con Lussu in Inghilterra, dove frereco ` per tre mesi un corso di addequento stramento per commandos. Rientrata ` con in Francia con Lussu, partecipo ` clandestina. Fermata lui all’attivita dalla Gestapo per aver fatto passare il ` ’’ Modigliani e confine svizzero a ‘‘Mene a sua moglie Vera, la sua conoscenza del tedesco le permise di farsi rilasciare dopo poche ore. Rientrata in Italia all’indomani del 25 luglio, dopo l’8 ` alla Resistenza settembre partecipo ` volte le liromana, attraversando piu nee del fronte come ‘‘corriere’’, sotto il

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Salvagnolo nome di ‘‘Simonetta’’. Dopo la Libera` decorata di medaglia d’arzione sara ` riconosciuto il gento al V.M. e le sara grado di capitano: «Ha assolto – conclude la motivazione – missioni di estrema delicatezza ed importanza irraggiando intorno alla sua mirabile at` un alone di leggenda». In occativita sione delle prime elezioni amministrative del 1946 fu capolista del Partito d’Azione a Porto San Giorgio (Ascoli Piceno), unico comune in Italia dove questo partito ottenne la maggioranza assoluta. Nell’immediato dopoguerra fu tra le promotrici dell’Unione Donne Italiane e nel 1948 fu eletta nella direzione del PSI, come responsabile nazionale della sezione femminile. Il suo ` uno dei libro Donne come te (1947) e primi testi italiani del movimento delle donne. A partire dagli anni Cin` nel movimento dei quanta si impegno Partigiani della pace e nel sostegno delle lotte di liberazione anticoloniale in Africa (colonie portoghesi e nel Medio Oriente, curdi), compiendo inchie` un’inste e viaggi. A questi affianco ` di scrittrice politica: pubtensa attivita ` traduzioni di poeti rivoluzionari blico (Nazim Hikmet, Agostinho Neto, Ho Ciminh, poeti curdi, mozambicani, guineani, albanesi, jugoslavi, eschimesi: ` spiegato in il senso di questa ricerca e ` a Cuba neTradurre poesia, 1969). Ando gli anni del movimento Tricontinentale e in Cina durante la Rivoluzione ` alcuni culturale. Dopo il 1968 coordino gruppi locali impegnati a ricostruire in termini nuovi la storia del proprio territorio. Nella collana da lei diretta per Marsilio sono usciti Storia del Fermano, Storia del Viterbese, Storia della gente trentina. Insieme ai temi della pace e della liberazione della donna, cui ha dedicato alcuni originali pamphlet di scrittura raffinata e insieme energica (Padre padrone padre-

terno, 1976; L’acqua del 2000, 1977; L’uomo che volle nascere donna, 1978) ha anche tentato la letteratura di fantasia con Sherlock Holmes nelle Marche, ` a scri1982. Negli ultimi anni continuo vere e a partecipare, soprattutto nelle scuole, a incontri e conferenze sui pro` contemporanea. blemi della societa

Salvagnolo Famiglia sassarese (sec. XVII). Compare agli inizi del secolo XVII; i suoi membri ricoprivano uffici pubblici di un certo rilievo ed erano in possesso di un discreto patrimonio. Nel 1636 ottenne il cavalierato eredita` con Carlo, Francesco e rio e la nobilta Gavino, tre fratelli che nel 1643 furono ammessi allo Stamento militare durante il parlamento Avellano. I loro discendenti continuarono a prendere parte ai parlamenti successivi, ma si estinsero prima della fine del secolo.

Salvagnolo, Pietro Giurista (Sassari, ` sec. XVII-?). Conseguita la prima meta laurea in Legge, prese a esercitare la professione di avvocato con grande successo. Venuto in notevole considerazione, nel 1636 gli furono conferiti il ` . Nel cavalierato ereditario e la nobilta 1630 scrisse un trattato di Consultazioni forensi, nel quale raccolse un considerevole numero di pareri giuridici.

Salvatore, san (o Santissimo Salvatore; in sardo, Santu Sarbadori, Gesus Sarbadori, Santu Srabadori, Santu Salvadori, Santu Sarbadore, Su Sarbadore, Santu ` venerato Trabadore) Nome con cui e ` , il Messia, il Salvatore. Gesu In Sardegna Patrono di Baratili San Pietro, Gorofai, Sas Murtas di Posada e Serdiana. Protettore dei bottai. ATortolı` chiamato Sarbadoreddu o Santixeddu. Nella penisoletta del Sinis si ` trova l’ipogeo di San Salvatore: in eta classica tempio di Ercole Soter, Ercole Salvatore, e fino al secolo IV santuario pagano del culto delle acque, come testimoniano le pitture parietali (Afro-

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Salvatore da Horta dite, ninfe, Eros, Ercole che strozza il leone Nemeo ecc.). Nel secolo XVII prigione di marinai, i quali hanno disegnato nelle pareti galeoni e figure in costume spagnolo. Diventata chiesa, la gente ha continuato ad attingere, dalla fonte nella cripta, l’acqua salutare e rigeneratrice. Tra sacro e profano la corsa degli scalzi, che rievoca un fatto storico, quando dal mare arrivarono i mori («Mamma mia, su moro, ohi su moro!») e i pescatori di Cabras trasportarono la statua del Salvatore ` di 14 km, cordalla chiesa al paese, piu rendo a piedi nudi, «per non sollevare polvere – vuole la tradizione – ed essere visti dal nemico». No, scalzi secondo il costume dei pescatori, dei marinai. Altra processione caratteristica a Perdasdefogu: ex voto di croci di canne ricoperte con drappi colorati.

(una cassa di caratteri, un torchio e la carta).

San Salvatore da Horta – Il santo e l’inquisitore di Aragona in un dipinto ´ Esteban Murillo. di Bartolome

Salvatore da Horta, san (in sardo,

[ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il martedı` dopo Pasqua a Uras, la domenica che segue la Pasqua a Luogosanto, la seconda domenica di maggio a Sas Murtas di Posada e Serdiana, il 6 agosto a Baratili San Pietro, Gorofai e Nuoro, la prima domenica d’agosto a Sestu, la prima domenica di settembre a Cabras, il 12 settembre ad Arborea, Benetutti, Gergei, Meana Sardo, Perdasdefogu, Tortolı` e Ussassai, l’8 novembre a Selargius, il 9 novembre a Pattada.

Salvatore da Bologna Tipografo (sec. XV). Alla fine del secolo era presente a Cagliari, dove nel 1493, su commis` Agreda, stampo ` quello sione di Nicolo ` essere considerato il primo che puo esemplare di stampa in Sardegna, lo Speculum Ecclesiae di Ugo di Santo Caro. Si presume che fosse uno dei tanti stampatori ambulanti che negli stessi anni operavano in diverse parti ´ gli strud’Europa, portando con se menti essenziali del proprio mestiere

Santu Salvadori de Horta) Santo (Santa ´ s, Spagna, 1520-CaColoma de Farne gliari 1567). Francescano, nacque nella provincia di Gerona, il 24 dicembre del 1520, di domenica. Trascorse l’infanzia in un ospedale, dove i genitori lavoravano come inservienti, e l’adolescenza pascolando le pecore. Dopo la morte dei genitori, si trasferı` con la sorella a ` il mestiere Barcellona, dove esercito di calzolaio. Sposatasi la sorella, il 3 maggio 1540 vestı` l’abito di fratello laico dei Minori francescani. Questuante e portinaio del convento di Horta, umile, caritatevole, taumaturgo. Scambiandolo per un invasato, i superiori lo trasferirono da un convento all’altro: cuoco a Reus e a Belpuig, nuovamente a Reus sotto falso nome, fra Alfonso, infine a Barcellona. Dappertutto era un accorrere di gente, di fanatismo popolare. Processato dall’Inquisizione, assolto ed esaltato dagli stessi giudici. Da Filippo II re di Spa´ pregna chiamato a Madrid perche

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Salvennor gasse per lui, per la sua famiglia e per i suoi stati. Francesco Borgia, governatore della Catalogna e futuro santo, lo ` nel suo ducato di Gandı´a. Freinvito quenti le estasi, gli apparve la Madonna col Bambino, dopo una questua fu visto rientrare al convento accompagnato da due angeli. A Barcellona gli venne dato il foglio di obbedienza per ` da lui desiderata e proCagliari, citta fetizzata come ultima dimora: «Varie – scrive Joaquı´n Arce (1956) – sono le congetture che si sono fatte per inda` la sua gare sulla causa che determino ` chi crede presenza in Sardegna, v’e che i suoi genitori fossero d’origine ´ conoscevano la lingua sarda, poiche sarda. E lo stesso santo sentiva per essa uno speciale affetto. Scelto con alcuni compagni per accompagnare un commissario provinciale che doveva ` a Cagliari andare in Sardegna, arrivo nel novembre del 1565». Per diciotto mesi visse nel convento di Santa Maria ` , che sorgeva nell’area oggi ocdi Gesu cupata dalla Manifattura dei Tabacchi nel viale Regina Margherita, assediato da malati e bisognosi d’ogni genere. ´ Alvaro de Madrigal e Anche il vicere l’arcivescovo Antonio Parragues de Castillejo andarono a trovarlo. Morı` il 18 marzo 1567, solenni i funerali. Vene` a esserlo dopo rato in vita, continuo morto. Agl’inizi del secolo XVII un ` il suo cuore, oggi frate fanatico rubo custodito nella chiesa di San Pietro di Silki di Sassari. Distrutto il convento di ` , de Gesusu per i cagliaritani Gesu (1717), il suo corpo venne traslato nella ` rimasta la chiesa di San Mauro, dov’e bara e una reliquia, successivamente in quella di Santa Rosalia. Reliquie sono state donate a Horta e a Madrid. Beatificato da Paolo V (1605-1621), che nell’occasione definı` la Sardegna «Hortus coelestium plantationum» (Giardino di celesti piantagioni). Cano-

nizzato da Pio XI il 17 aprile 1938. [ADRIANO VARGIU]

Festa Si festeggia il 18 marzo; la terza domenica di maggio a Quartu Sant’Elena.

Salvennor Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria di Figulinas, nei cui territori nel secolo XII fu costruita, nelle campagne di Ploaghe, l’abbazia dei Vallombro` essere considerata l’orisani che puo gine del villaggio. A partire dagli inizi ` nelle mani dei del secolo XIII passo Malaspina i quali, estinta la famiglia giudicale, lo compresero nel loro piccolo stato. Avendo essi prestato omaggio al re d’Aragona, subito dopo la con` a far parte del Regnum quista entro Sardiniae. Ma a partire dal 1325 il villaggio soffrı` gravi danni durante la ribellione dei Doria e la sua popolazione ` a diminuire. Continuo ` cocomincio munque a essere posseduto dai Malaspina, ai quali fu sequestrato definitivamente soltanto nel 1353. In seguito il villaggio, che era quasi deserto, scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, fu occupato dalle truppe arborensi che lo tennero fino al 1409. Dopo la parentesi dell’occupazione da parte del visconte di Narbona, nel 1424 fu compreso nel feudo concesso a Pietro De Feno. In poco tempo dai De Feno ` ai Saba e infine nel 1444 ai Monpasso ˜ ans che lo unirono al loro feudo di tan ` ai Ploaghe. Nei secoli successivi passo Castelvı`, ma la sua popolazione conti` a diminuire: entro la prima meta ` nuo del secolo XVIII era completamente deserto.

Salvi, Donatella Archeologa (n. Roma ` entrata 1947). Laureatasi in Lettere, e nella carriera delle Soprintendenze archeologiche. Attualmente lavora presso la Soprintendenza archeologica per la province di Cagliari e di Ori-

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Salvi stano. Specialista in archeologia medioevale e tardoantica, ha preso parte a numerose campagne di scavo e pubblicato numerosi interessanti lavori, tra i quali: Ruderi romani a Sant’Andrea, ‘‘Mondo archeologico’’, 15, 1978; ` puAspetti topografici di Cagliari in eta nica e romana, ‘‘Ashart’’, 1, 1980; Un tardo capitello composito in piazza Trento a Cagliari, ‘‘Studi sardi’’, XXVI, 1986; Pirri. Rinvenimento di un nuovo cippo funerario romano, ‘‘Nuovo Bullettino archeologico sardo’’, I, 1986; La maiolica arcaica del pozzo medioevale di Bia ’e Palma a Selargius, ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 4, 1987; La villa di Tigellio. Cenni archeologici, ‘‘Antheo’’, IV, 1987; Sancti innumerabiles. Scavi nella Cagliari del ’600. Testimonianze e verifiche (con D. Mureddu e G. Stefani), 1988; Aspetti di archeologia medioevale e postmedioevale nel Cagliaritano, in Archeologia paleocristiana ed altomedioevale in Sardegna: studi e ricerche recenti, Seminario, 1988; Riscoperta di alcune iscrizioni rinvenute a Cagliari nel Seicento (con G. Stefani), ‘‘Epigraphica’’, L, 1988; L’officina dei martiri. La fantasia del Bonfant: hic iacent corpora sanctorum martyrum: i reliquari, in Falsi e falsari della Sardegna (a cura di Luciano Marrocu), 1988; Aspetti di Archeologia medioevale e postmedioevale nel Cagliaritano, in Archeologia paleocristiana e altomedioevale in Sardegna. Studi e ricerche recenti, 1988; Il battistero, la basilica, la chiesa di San Giovanni, ‘‘Tharros. Quaderni didattici della Soprintendenza Archeologica’’, 2, 1989; Norbello. Santa Maria della Mercede: il corredo della tomba alpha, ‘‘Quaderni della Soprintendenza delle province di Cagliari e Oristano’’, 6, 1989; Il mausoleo di Cirredis. Villaputzu, in Atti del VI Convegno sull’Archeologia tardoromana e medio-

evale in Sardegna, 1989; La ceramica d’importazione, in Traffici, naufragi, miracoli, testimonianze di terra e di mare. Catalogo della mostra, 1989; Oreficerie altomedioevali nei corredi funerari femminili, in Corredi tombali e oreficerie nella Sardegna altomedioevale, ‘‘Quaderni didattici della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 3, 1990; La comu` del culto. La stipe votiva di S. Annita drea Frius, in L’Africa romana. Atti del VII Convegno di studi, 1990; Il battistero, la basilica, la chiesa di San Giovanni, in Tharros, ‘‘Quaderni didattici della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 4, 1990; Alcuni contesti funerari cagliaritani attraverso le cronache del Seicento, in Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo. IV Convegno sull’Archeologia tardoromana e medioevale, Cuglieri 1987, 1990; Capitelli con colombe nella basilica di San Gavino a Porto Torres, ‘‘Studi sardi’’, XXIX, 1991; Lo stemma di Eleonora Manrique sul sarcofago di Violante Carroz, ‘‘Medioevo. Saggi e Rassegne’’, 16, 1991; Contributo per la ricostruzione topografica della Cagliari punica. Notizie preliminari sullo scavo di S. Gilla 1986-87, in Atti del II Congresso internazionale di studi fenici e punici, 1991; Le ‘‘massae plumbee’’ di Maldiventre, in L’Africa romana. Atti del IX Convegno di studi, 1992; Passeggiando per Cagliari con l’archeologo (con O. Fonzo e D. Mureddu), ‘‘Quaderni didattici della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 5, 1993; La ceramica postmedioevale in Sardegna: indicazioni documentali e primi riscontri materiali (con M.F. Porcella), in Atti del XXIV Convegno internazionale sulla ceramica, 1994; L’area archeologica di via Angioy a Cagliari ed i suoi elementi architettonici, ‘‘Nuovo Bullettino archeologico sardo’’, 4, 1995; Capi-

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Salvi telli romani nel Sulcis Iglesiente, in Carbonia e il Sulcis. Archeologia e territorio, 1995; I sotterranei del Castello di Cagliari, 1996; Un nuovo settore della necropoli di Tuvixeddu, in Tuvixeddu tomba su tomba, 1998; La necropoli orientale di Cagliari. Due scavi inediti del 1952, ‘‘Quaderni della Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano’’, 15, 1999; La pro` duzione ceramica in Sardegna nell’eta moderna attraverso le testimonianze archeologiche, in Corporazioni, Gremi e Artigianato tra Sardegna, Spagna, Ita` moderna (selia, nel Medioevo e nell’eta coli XIV-XIX), 2000; Testimonianze di ` punica e Romana tra Ogliastra e Sareta ` storica di rabus, in Ogliastra. Identita una provincia, 2000; Il pozzo della parrocchia di Tramatza: i dati archeologici, in Strexiu de terra. Produzioni ceramiche di area oristanese nei secoli XVIXVII, 2001; Archeologia medievale: i Castelli di san Michele a Cagliari, di Monreale a Sardara, di Acquafredda a Siliqua, di Orgoglioso a Silius, in Le architetture fortificate della Sardegna centromeridionale, 2001; Sovrani, dame e cavalieri e i castelli conquistati dagli Arborea in ferro e fuoco, in Castella Arborensia, 2001; Dalla terra e dall’acqua. Patrimonio sconosciuto e relitti di alta profon` , in Traffico illecito del patrimonio dita archeologico. Internazionalizzazione del fenomeno e problematiche di contrasto, 2002; Ville romane nel golfo degli Angeli tra il I e il II secolo d.C., in Stabiae. Storia e architettura, 2002; otto schede: La gioielleria, Bonarcado: la chiesa bizantina di Bonacatto, Norbello: l’area cimiteriale di Santa Maria della Mercede, Sant’Antioco: tomba a camera, Tratalias: l’area cimiteriale, Nuraminis: ` San Costantomba a camera in localita tino, Cagliari: San Saturnino le fasi altomedioevali, Cagliari: l’area archeologica di Santa Gilla, tutte in Ai confini

dell’impero. Storia, arte e archeologia nella Sardegna bizantina, 2002; I relitti ` lungo le coste della di alta profondita Sardegna meridionale, in L’Africa Romana, XIV, II, 2002; tre schede: Il ‘‘limes Ecclesiae’’ di Santa Gilla, Quartuc` Pill’e Matta: necropoli ciu, localita tardo-romana, Le terme romane e la chiesa di Santa Maria di Paradiso a Vallermosa, tutte in Insulae Christi. Il Cristianesimo primitivo in Sardegna, Corsica e Baleari, 2002; La vita sociale a Ka` marittima nel rales. Un’antica citta cuore del Mediterraneo, 2003.

Salvi, Sergio Scrittore, giornalista (n. Firenze 1932). Studioso dei problemi ` autore di numerosi delle minoranze, e interessanti saggi, alcuni dei quali riguardano la Sardegna, indicata come ` evidenti uno degli esempi storici piu di quelle che S. chiama ‘‘le nazioni proibite’’. L’espressione, derivata dal titolo del suo primo libro di successo ` entrata nel linguaggio ponazionale, e litico dei movimenti identitari, cosı` come ‘‘le lingue tagliate’’, titolo del suo secondo libro. Anche la terza opera, Patria e matria, riprende il tema, sempre suggestivo, della cittadinanza ‘‘regionale’’ se non addirittura etnica, al cui dibattito S. ha portato un contributo importante. Tra i suoi scritti: Le nazioni proibite, 1973; Costi` sarda, tuzione italiana e identita ‘‘L’Unione sarda’’, 1975; Le lingue tagliate, 1975; Patria e matria, 1978.

Salvia Pianta della famiglia delle Labiate (S. officinalis L.); piccolo arbusto sempreverde a fusti alti fino a 1 m, lignificati nella parte inferiore, erbacei ` in quella superiore; tutta la pianta e coperta di una fitta peluria biancastra; le foglie con un lungo picciolo sono ovali, appuntite e rugose; i fiori sono riuniti in infiorescenze violaceo-ro` formato da 4 acheni sate; il frutto e ovali neri. Pianta fortemente aroma-

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Samassi tica, assente allo stato spontaneo viene coltivata per i suoi usi sia terapeutici che alimentari. In Sardegna vegeta spontanea una specie endemica, la S. desoleana Atzei et Picci, osservata soltanto in quattro areali puntiformi vicino a Sassari, nei pressi di Oliena e in ` , quest’ulOgliastra. Per la sua rarita ` inserita nell’elenco delle piante tima e da sottoporre a vincolo di protezione in base alla proposta di L.R. n. 184/2001. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

guito, nel 1655, ebbe il riconoscimento del cavalierato ereditario con un Agostino. I suoi discendenti continuarono a prendere parte ai parlamenti, ma si estinsero nel corso del secolo XVIII.

Salvioni, Carlo Glottologo (Bellinzona, Svizzera, 1858-Milano 1920). Dopo la laurea intraprese la carriera universitaria e nel 1884 fu nominato professore ` di di Glottologia presso l’Universita ` nell’UniverTorino; dal 1890 insegno ` di Pavia. Nel 1915 fu nominato acsita cademico dei Lincei. Tra i suoi scritti: Bricciche sarde, ‘‘Archivio storico sardo’’, V, 1909; Note di lingua sarda (serie I-III, e IV-V), ‘‘Rendiconti del R. Istituto lombardo di scienze e lettere’’, s. II, XLII, 162, 1909; Versioni sarde, corse e caprajese della «parabola del Figliol prodigo» tratte dalle carte Biondelli, ‘‘Archivio storico sardo’’, IX, 1912.

Salzet Famiglia cagliaritana (secc. XV-

Salvia – In Sardegna e` spontanea una specie endemica.

Salvino Famiglia di Castelsardo (secc. XVII-XVIII). Di probabile origine ` a essere presente a Cacorsa, comincio stelsardo (allora Castellaragonese) agli inizi del secolo XVII. Fin dai primi tempi ebbe una posizione di rilievo in ` della cittadina: per seno alla societa quanto non avesse riconoscimento di ` sarda, nel 1643 fu ammessa nobilta allo Stamento militare durante il parlamento Avellano come discendente in linea femminile dagli Zonza. In se-

XVI). Di origine spagnola, le sue notizie risalgono al secolo XV, quando i suoi membri comparvero in seno alla ` cittadina. In poco tempo entrasocieta rono a far parte dell’oligarchia mercantile che dominava la vita economica e politica di Cagliari. Nel 1421 un Pietro fu uno dei rappresentanti della ` durante il Parlamento indetto da citta Alfonso V. I suoi discendenti, nel 1483, ottennero il riconoscimento della no` con un Antonio, giurato capo della bilta ` . La famiglia si estinse nel corso citta del secolo XVI.

Samassi Comune della provincia del Medio Campidano, incluso nel Comprensorio n. 20, con 5347 abitanti (al 2004), posto a 56 m sul livello del mare una decina di chilometri a sud di Sanluri. Regione storica: Nuraminis. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo trapezoidale, si estende per 42,21 km2 e confina a nord con Sanluri, a est con Serrenti, a sud

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Samassi con Serramanna e a ovest ancora con Serramanna e Sanluri. Si tratta di una porzione della pianura campidanese, fertile e ricca di acque; alla periferia occidentale del paese scorre il rio Mannu, che si dirige da nord a sud, verso lo stagno di Cagliari. S. si trova a breve distanza dalla superstrada Ca` collegato gliari-Sassari, alla quale e per mezzo di tre bretelle, due dirette a nord, rispettivamente verso Furtei e Sanluri, l’altra a sud, verso Serrenti. Altre strade si diramano dal centro abitato a sud, verso Serramanna, e a ovest, verso Vallermosa e verso Villacidro. Il paese dispone anche di stazione ferroviaria lungo la linea Cagliari-Oristano. & STORIA L’abitato ha origini preistoriche, il succedersi ininterrotto dei ritrovamenti di reperti archeologici di` dell’insediamostra la continuita ` mento dell’uomo nel territorio dall’eta punica fino all’Alto Medioevo. Nel Medioevo apparteneva al giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria del Nuraminis. Dopo la caduta del giudicato, nella divisione del 1258, S. fu incluso nei territori toccati al conte di Capraia e, all’estinzione della sua di` ai Giudici di Arboscendenza, passo ` il giudice Mariano rea. Nel 1295 pero II lo cedette al Comune di Pisa e prima della fine del secolo prese a essere amministrato direttamente dal Comune. Dopo la conquista aragonese, nel 1331 fu acquistato da Raimondo Desvall i cui discendenti ne persero la disponi` dopo la prima guerra tra Mariano bilita ` IV e Pietro IV. Il villaggio si spopolo quasi completamente a causa della peste del 1348 e, a partire dal 1366, scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, fu occupato dalle truppe del giudice d’Arborea. Con il trattato di Sanluri del 1388 sarebbe dovuto tornare nelle mani del re che prontamente lo concesse in feudo ad Antonio

` noto pero ` la guerra Pujalt (=). Come e tra Arborea e Aragona riprese nel 1391 e il villaggio cadde nuovamente nelle mani delle truppe giudicali fino alla ` battaglia di Sanluri. Poco dopo torno nelle mani dei Montbuy eredi dei Pujalt che nel 1450 lo vendettero agli ` ai Erill. Dagli Erill S., nel 1542, passo Cavaller e nel 1547 a uno dei rami dei Castelvı` (=) che ne fecero il capoluogo del feudo. Nel secolo XVII quando S. era divenuto un fiorente centro agricolo, soffrı` per la peste del 1652 e si ` quasi completamente. I Caspopolo stelvı` continuarono a tenere il villaggio fino agli inizi del XVIII quando si estinsero. Tornato al fisco, nel 1736 fu venduto ad Antonio Simon (= Simon1 ) il quale ebbe il titolo di marchese. Dai ` ai Ricca di Castelvero cui Simon passo fu riscattato nel 1838. Vittorio Angius ci ha lasciato questa testimonianza: «Popolazione. Sono in S. anime 2170, distinte in maggiori di anni 20 maschi 685, femmine 700, e in minori maschi 385, femmine 400, distribuite in famiglie 450. Nel movimento della popolazione si trovarono i seguenti numeri, nascite 48, morti 30, matrimoni 10. Le ` frequenti sono infiammamalattie piu zioni e febbri periodiche o perniciose. Non sono molti i longevi, e i pochi che oltrepassano i 60 anni appartengono `e ` molto alle classe agiata. La mortalita ` e nella classe notevole nella prima eta povera. Agricoltura. Le terre di S. sono `, e se i metodi fossero midi gran bonta gliori, e le pioggie frequenti e opportune, i frutti cereali sarebbero d’una maravigliosa abbondanza, come sono in quegli anni, quando il cielo risponde a’ voti dell’agricola. L’ordinaria semi` ne’ numeri seguenti, frunagione e mento starelli 3200, orzo 600, fave 800, legumi 170; e l’ordinaria fruttifica`e ` di stazione delle suddette quantita ` al decurelli 32 000 di frumento, cioe

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Samassi ` al doplo, di starelli 7300 di orzo, cioe ` al decuplo, star. 11,200 di fave, cioe quattordecuplo, e di star. 1500 di legumi. Di lino se ne seminano star. 40, e ` , le nebse ne raccolgono 60. La siccita bie e le locuste scemano spesso le messi. Per essere liberati dal flagello delle locuste i samassesi festeggiano solennemente a S. Isidoro. Orticoltura. ` dir negletta, ma certamente Non si puo non vi si studia quanto vorrebbe la pro` . Il territorio adoperato pria utilita ` piu ` esteso nella medesima forse non e di dodici starelli, 6 ha. Gli alberi fruttiferi sono rarissimi e forse non oltrepassano il migliajo compresi pure sessanta olivi: quindi i samassesi devono desiderare molte frutta, e per incuria si privano d’una parte sussidiaria del vitto. Le specie de’ pochi fruttiferi sono ficaje, peri di gelsi bianchi, olivi, i cui frutti si confettano. Il vigneto ha un’area non minore di starelli 1000 (ettari 500) e produce quartare di vino 200 000 in circa, o litri 1 000 000. Di questa ` solo una piccolissima parte si quantita brucia per acquavite, l’altra si beve nel paese. Sono chiusi per pastura e per agricoltura circa 360 starelli di terreno. Il chiostro suol essere a siepe `lima. viva di certa pianta, che dicono e I fichi d’India difendono rarissimi poderi. Bestiame manso. Servono all’agricoltura ed a’ carri circa 640 buoi, alla sella cavalli 60, alla macinazione del ` che non si ha grano giumenti 455, gia che un solo molino idraulico. I majali che si hanno ne’ cortili sono ingrassati col brenne e co’ fichi moreschi, messi al siero. Bestiame rude. In questo si possono solo indicare vacche, pecore e porci; le prime in numero di 200 incirca, le seconde 3000, gli ultimi di 300». Nel 1821 S. fu incluso nella provincia di Cagliari; dal 1848 fece parte della omonima divisione amministra-

tiva e infine dal 1859 della provincia ricostituita. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, l’orticoltura, la viticoltura e la frutticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini, in misura minore di ovini ed equini. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche l’atti` industriale nei settori alimentare, vita per la lavorazione e conservazione della frutta, della lavorazione del legno, della metallurgia e dei prodotti ` sufficientemente orgaper edilizia. E nizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano un albergo con 14 posti letto e un ristorante. Servizi. ` collegato da autolinee e mediante S. e ferrovia agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale e impianti sportivi adeguati per il calcio, l’atletica leggera, il tennis e la pallacanestro. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 5533 unita di cui stranieri 14; maschi 2711; femmine 2822; famiglie 1805. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 52 e nati 45; cancellati dall’anagrafe 77 e nuovi iscritti 72. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 772 in migliaia di lire; versamenti ICI 1672; aziende agricole 577; imprese commerciali 229; esercizi pubblici 21; esercizi all’ingrosso 4; esercizi al dettaglio 84; ambulanti 21. Tra gli indicatori sociali: occupati 1434; disoccupati 268; inoccupati 417; laureati 57; diplomati 436; con licenza media 1761; con licenza elementare 1665; analfabeti 299; automezzi circolanti 1796; abbonamenti TV 1356.

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Samassi PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricchissimo di testimonianze ritorio e archeologiche dal periodo prenuragico al periodo tardoantico. Di particolare rilievo sono la stazione e le tombe di Palazzu risalenti alla cultura di ` la Monte Claro. Altro importante sito e stazione di Sa Mandara, risalente alla cultura di Ozieri, dove sono stati rinvenuti un bell’esemplare di Dea Madre e numerosi altri manufatti. Sono inoltre individuabili i nuraghi Argiddas, Castroni, Palamuras, Satani e Sa Uga. ` importante e ` quello di Tra tutti il piu Argiddas, nuraghe a torre semplice riconducibile al Nuragico medio. L’edi` ha una caratteristica che lo ficio pero rende assolutamente singolare: la sua ` parzialmente scavata camera interna e nella roccia. A breve distanza dai con` stato infini con i territori di Sanluri e dividuato nel 1981 un centro punico, che a partire dal secolo V si sovrappose a un precedente villaggio prenuragico. Vi si possono osservare tratti di muri con pietre piccole cementate con fango e vi si trovano moltissimi frammenti di ceramica punica decorata. In diverse ` inoltre sono stati individuati localita ` romana che confermano reperti di eta come il territorio dopo la conquista fosse diventato un importante centro ` agricole. di sviluppo delle attivita & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il paese ha conservato in parte l’assetto urbanistico tipico del Campidano con le grandi case in mattoni di ` diri) affacciate su un vaterra cruda (la sto cortile circondato da porticati (sa ` arlolla). Nel corso dell’Ottocento si e ricchito anche di alcuni pretenziosi palazzotti di una qualche eleganza. Gli edifici di maggior rilievo sono San Gemiliano (Santu Millanu), chiesa che si trova nella parte alta dell’abitato e in passato ne era la parrocchiale. Fu edificata alla fine del secolo XIII sulle ro&

vine di un altro edificio, risalente al secolo XI, situato al centro di un’area cimiteriale altomedioevale che ha restituito una tomba bizantina contenente un’iscrizione frammentaria. Ha ` un’aula mononavata con abside ed e costruita in arenaria; l’interno conserva il mausoleo di Giacomo Castelvı` (=), feudatario del villaggio, opera di ` scanScipione Aprile (=). La facciata e ` arricchita da un dita in tre specchi ed e campaniletto a vela e da un portale ´ centrale di grande eleganza, nonche ` luce alda un’ampia monofora che da ` quella di Nol’aula. Altra bella chiesa e stra Signora di Monserrato, l’attuale chiesa parrocchiale; di impianto go` stata costruita nel tico-aragonese, e ` dei corso del secolo XVI per volonta Castelvı` e successivamente ristrutturata tra la fine del secolo XVII e l’inizio del XVIII. Cosı` che dell’edificio originario si conservano solo alcune cappelle laterali, il presbiterio e il bel portale della facciata. Nell’interno sono conservate alcune decorazioni dell’Altomonte (=). & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Il pa` trimonio delle tradizioni popolari e conservato in alcune ricorrenze che ancor oggi attirano la partecipazione ` . La prindi buona parte della comunita ` la festa di Sant’Antonio Abate cipale e che si svolge il 16 e 17 gennaio e culmina con la formazione attorno a un palo alto 6 m di una grande catasta di legno che sul far della sera viene incendiata: si ha cosı` su fogaroni (il grande fuoco) intorno al quale gli abitanti danzano e cantano quasi a presagio dell’imminente Carnevale e della fine del` l’inverno. Altro importante momento e rappresentato appunto dalle celebrazioni del Carnevale che si protraggono per una settimana e culminano il Martedı` grasso con mascherate, cortei e balli. Di particolare suggestione sono i

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Samatzai riti della Settimana santa che culminano la domenica di Pasqua con la processione de S’Incontru nel corso della quale le statue secentesche della Madonna e del Cristo risorto si incontrano, al termine di una duplice processione segnata da una grande partecipazione popolare. Legate alla tradi` sono la zione contadina della comunita festa di Sant’Isidoro, che si svolge a maggio, e quella di Santa Margherita che si svolge a luglio. Da qualche anno a questa parte durante il mese di giu` sede della festa della mugno il paese e sica, occasione per ascoltare buone esecuzioni di musica di ogni genere.

Samatzai Comune della provincia di Cagliari, incluso nel Comprensorio n. 20, con 1750 abitanti (al 2004), posto a 162 m sul livello del mare una trentina di chilometri a nord di Cagliari. Regione storica: Nuraminis. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma allungata da nord-ovest a sudest, si estende per 31,12 km2 e confina a nord con Guasila, a est con Pimentel e Barrali, a sud con Donori e Ussana e a ovest con Nuraminis e Serrenti. Si tratta di un territorio ai confini tra le modeste colline della Trexenta e la fertile pianura campidanese; a breve distanza dall’abitato scorre uno degli affluenti di sinistra del rio Mannu, che ` a sud si getta nello stagno di poco piu Cagliari. Il paese si trova 5 km a oriente della superstrada Cagliari-Sassari, cui ` unito da una bretella che continua e poi, toccando Pimentel, sino a connettersi con la 128 centrale sarda. & STORIA Il territorio e ` ricco di testimonianze preistoriche; il succedersi dei reperti archeologici dimostra la ` dell’insediamento fino alcontinuita l’Alto Medioevo. Nel Medioevo S. apparteneva al giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria del Nura-

minis. Dopo la caduta del giudicato, nella divisione del 1258 fu incluso nei territori toccati al conte di Capraia, e all’estinzione della sua discendenza ` al giudice d’Arborea. Nel 1295 passo ` il giudice Mariano II lo cedette al pero Comune di Pisa e prima della fine del secolo prese a essere amministrato direttamente da funzionari del Comune. Dopo la conquista aragonese fu concesso in feudo a Bernardo Ballester i cui discendenti si estinsero nel 1348. Subito dopo il villaggio fu nuovamente concesso a Guglielmo de Torres che ` non riuscı` a entrarne immediatapero mente in possesso a causa di una lite giudiziaria con Francesco Resta. Il suo comunque fu un rapporto tormentato: infatti il villaggio soffrı` a causa della peste e per le vicende della prima guerra tra Mariano IVe Pietro IV. Il villaggio era spopolato quasi completamente quando Guglielmo nel 1362 morı` senza eredi. Successivamente fu concesso ad Antonio Pujalt ma, a partire dal 1366, scoppiata la seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, fu occupato dalle truppe del giudice d’Arborea. Con il trattato di Sanluri del 1388 sarebbe dovuto tornare nelle mani del Pujalt (=). La guerra tra Ar` riprese nel 1391 borea e Aragona pero e il villaggio cadde nuovamente nelle mani delle truppe giudicali che lo tennero fino alla battaglia di Sanluri. Poco ` nelle mani dei Montbuy, dopo torno eredi dei Pujalt, che nel 1450 lo vendettero agli Erill. Dagli Erill S., nel 1542, ` ai Cervellon, i cui discendenti passo continuarono a possederlo fino all’estinzione avvenuta nel 1826. Nel 1821 S. era stato incluso nella provincia di Cagliari e dopo l’estinzione dei Cervel` lon la sua dipendenza feudale sembro finita ma il marchese d’Arcais, avendo sposato l’ultima dei Cervellon, pretese la successione nel feudo dando inizio a

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Samatzai una lite che non era ancora conclusa nel 1838 quando i feudi furono riscattati. Vittorio Angius ci ha lasciato una preziosa testimonianza: «Popolazione. Sono in S. anime 1110, divise in maggiori di anni 20 maschi 280, femmine 300, e minori maschi 265, femmine 275, distribuite in famiglie 254. Nascono ordinariamente 35, muoiono 10, e si fanno matrimoni 7. Gli abitanti si ammalano per febbri, reumi, e infiammazioni al petto ed a’ visceri inferiori: sono alcuni che vivono a 70 anni. Agri` nientecoltura. Questo territorio e meno di quello della vicina Trexenta fecondissimo di cereali, e produce molto, se non manchino le pioggie. La ` di starelli seminagione ordinaria e 1300 di grano, 350 d’orzo, 440 di fave, 200 di legumi. La fruttificazione me` del 12 per il grano, l’orzo e le diocre e ` fave, del 10 per i legumi. Pochissimo e il terreno adoperato per la orticoltura, non coltivandosi che poche specie e ` esser necessario per le quanto puo case particolari. Di lino non si semina ` che vogliasi per le tele, di cui abbipiu sogna la famiglia. Il vigneto occupa una notevole superficie intorno al paese e produce molta copia di mosto e di ` la cui vendemmia puo ` buona qualita produrre circa 200 mila litri. Gli alberi fruttiferi, come nelle altre regioni granifere meridionali, sono in piccolissimo numero e in poche specie. Il numero non oltrepassa li 500 individui, le specie sono ficaje, mandorli e peri. Dopo il vigneto l’altro terreno chiuso non sopravanza li starelli 150, de’ quali 100 formano una tanca, gli altri 50 alcuni piccoli chiusi, che dicono cungiaus. In essi si semina alternativamente un anno a grano, l’altro a foraggio e a legumi. Bestiame. Nel bestiame manso si possono indicare buoi per l’agricoltura e per carreggiare 320, cavalle 30, giumenti 225. Nel bestiame

rude vacche 160, cavalle 60, pecore 3500, capre 200, porci 400. Il prodotto ` in giovenchi, lana e formaggio puo ` ascendere a Lit. 15 000. L’apicoltura e ` il propraticata da pochissimi; pero ` buonissimo». Dal 1848 S. fece dotto e parte della divisione amministrativa di Cagliari e infine dal 1859 della omonima provincia ricostituita. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la viticoltura e l’orticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini, in misura minore di ovini ed equini. Negli ultimi decenni si sta svi` industriale luppando anche l’attivita nei settori dei materiali da costruzione ed estrattivo, in particolare con un grande cementificio sorto a ovest del ` paese, e della lavorazione del legno. E sufficientemente organizzata la rete di distribuzione commerciale. Servizi. S. ` collegato da autolinee agli altri cene tri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 1758 unita di cui stranieri 3; maschi 888; femmine 870; famiglie 591. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 15 e nati 12; cancellati dall’anagrafe 33 e nuovi iscritti 24. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 15 029 in migliaia di lire; versamenti ICI 571; aziende agricole 211; imprese commerciali 76; esercizi pubblici 4; esercizi al dettaglio 24; ambulanti 3. Tra gli indicatori sociali: occupati 465; disoccupati 63; inoccupati 113; laureati 12; diplomati 146; con licenza media 526; con licenza elemen-

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Samatzai tare 554; analfabeti 82; automezzi circolanti 627; abbonamenti TV 477. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e logiche a partire dal periodo prenuragico, con menhir di differente tipologia e resti di villaggi. Del periodo nuragico rimangono le tracce di alcuni nuraghi ` quello tra i quali di grande rilievo e chiamato Domu is Abis ma detto anche Su Nuraxi e posto a poca distanza dall’abitato; si tratta di un nuraghe polilobato la cui torre centrale conserva ancora una certa imponenza. Altro sito ` il nuraghe Bruncu Maurimportante e reddu, situato ai confini tra il territorio di S. e quello di Pimentel; si tratta di un nuraghe complesso rafforzato da un poderoso antemurale. Attorno alla fortezza si stende anche un villaggio nuragico. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il paese ha conservato in parte l’antico tessuto urbanistico con alcune caratteristiche case a corte costruite alla campidanese, con mattoni in terra ` diri). Al centro dell’abitato si cruda (la trova la chiesa di San Giovanni Battista, parrocchiale costruita in forme gotico -catalane nel secolo XVI; ha un’aula mononavata a copertura li` argnea sorretta da archi ogivali, ed e ricchita da un bell’altare marmoreo. L’edificio conserva un complesso di ` belle statue lignee del secolo XVI ed e completato da un campanile probabil` antico, anch’esso in forme mente piu gotico-aragonesi. A poca distanza sorge il Monte granatico: costruito nel corso del secolo XVIII, ha forme molto ` sviluppato secondo una semplici ed e pianta molto irregolare in funzione delle operazioni di ammasso del grano; ha la copertura lignea. Va poi ricordata Santa Barbara, chiesa costruita nel secolo XVII entro un’area cimiteriale; ha l’impianto a una navata e la copertura

` in legno a capriate, mentre la facciata e arricchita da un campanile a vela. Al suo interno si notano sul pavimento sei tombe coperta da lastre d’ardesia; l’altare maggiore ha forme tardorinascimentali. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Le feste popolari tramandano la memoria delle antiche usanze contadine; ad esempio quella della Candelora, che si svolge il 2 febbraio e viene organizzata dalla Arciconfraternita della Madonna del Rosario secondo un rigido cerimoniale che ricorda antiche cerimonie propiziatorie precristiane. Imponente ` la festa in onore dei santi a maggio e Bertorio, Giustino e Fedele le cui reliquie sarebbero state trovate nel 1625 in una tomba nella chiesa di San Marco; prevede oltre il momento liturgico manifestazioni folcloristiche di grande li` quella di vello. Altra festa importante e San Giovanni Battista che si svolge il 29 agosto presso la chiesa parrocchiale con grande partecipazione di popolo; in passato era l’occasione per il rinnovo dei contratti tra servi pastori e datori di lavoro (s’accodradura). La ri` tuttacorrenza di maggiore richiamo e via la festa di San Pietro, che si svolge sia nell’abitato che presso la chiesetta ` di San Pietro, che sorge nella localita ` costituito da di Oliri. Il suo culmine e una processione che dalla parrocchia accompagna la statua del santo alla chiesetta dove sul sagrato (sa prazza de is timballus) si effettua un tradizionale ballo tondo; terminate le cerimonie religiose, la statua viene riaccompagnata in parrocchia sul far della sera con una suggestiva fiaccolata. Ma prima che la processione faccia il suo ritorno si organizza nella prazza de is timballus un grande banchetto attorno a sa carradedda de Santu Perdu, una gran botte nella quale ogni vignaiolo del villaggio versa del vino che serve a innaffiare il

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Sambigucci ` pasto. Dal 1989 a contorno della festa e ripresa l’organizzazione di gare ippiche che destano vivo interesse tra i presenti.

Sambigucci, Gavino Medico e umani` sec. XVI-ivi, sta (Sassari, prima meta ` Filodopo 1570). Probabilmente studio ` pesofia e Medicina a Pisa (la notizia e raltro controversa, come l’informazione secondo cui vi avrebbe tenuto cattedra e pubblicato un libro De arte ` a Bologna, rethorica) e si perfeziono dove nel 1546 fu ammesso all’Accademia Bocchiana, di cui – dice Pasquale Tola – fu «nel 1556 facondo ed erudito inauguratore della sua ristaurata esistenza». Siccome il simbolo dell’Accademia erano le statue di Minerva e di Mercurio unite fra loro, con un amo` Hermathena rino in mezzo, lo chiamo ` il discorso pronunciato nele pubblico l’occasione col titolo In Hermathenam Bocchiam interpretatio, esaltazione dell’amore allo studio, della pazienza e della fatica. Il lavoro fu dedicato all’arcivescovo turritano Salvatore Alepus, protettore della famiglia Sambigucci, cui viene ascritto il merito di avere incoraggiato agli studi il giovane ` Gavino. Giovan Francesco Fara chiamo l’amico ‘‘filosofo, medico e poeta insigne’’. Tornato in Sardegna, nel 1567 ricopriva la carica di protomedico gene` improbabile, dice rale dell’isola. Non e il Tola, che fosse ancora vivo nel 1570.

`, pianta; i frutti, drupe nere a maturita sono riuniti in grappoli penduli, con rami rossi. Diffuso nella vegetazione spontanea, il s. predilige terreni freschi, radure e margini di macchia e bosco; si rinviene anche nel verde urbano, utilizzato come pianta ornamentale. Fiorisce nella tarda primavera. Ricche di vitamina C e di carotene, tutte le parti della pianta sono usate in ` offitoterapia con molteplici proprieta ficinali, soprattutto depurative e purganti; inoltre con i frutti si ottengono saporite marmellate e si aromatizzano liquori. Nomi sardi: sabukku, sambucu. [MARIA IMMACOLATA BRIGAGLIA]

Sampante, Ranieri Giureconsulto, ret` tore di Cagliari (Pisa, seconda meta sec. XIII-ivi?, dopo 1304). Eminente cittadino impegnato nella vita politica del Comune dell’Arno, dopo essere stato nel 1287 delegato a trattare la pace con Genova dopo la battaglia ` una carriera polidella Meloria, inizio tica prestigiosa e tra il 1289 e il 1309 fu eletto per ben 13 volte anziano della ` . In diverse occasioni svolse un citta ruolo importante anche in Sardegna; cosı` nel 1294 fu nominato castellano di San Michele e rettore del castello di Castro. Nel 1304, unitamente a Betto Alliata e a Giovanni Cinquini, fu incaricato di stendere la versione definitiva del Breve di Villa di Chiesa, gli sta` mineraria. tuti della citta

Sambuco Pianta della famiglia delle

Sampero Famiglia sassarese (secc.

Caprifoliacee (Sambucus nigra L.), conosciuta come s. comune o s. nero; arbusto rampicante o piccolo albero ` molto ramificato a foglie caduche, puo raggiungere i 7 m di altezza; le foglie sono composte da un numero dispari di foglioline ovato-lanceolate, con margine dentato e lungo picciolo; i fiori, piccoli, bianco-giallastri, formano grandi e dense infiorescenze a ombrella, che permangono a lungo sulla

XVI-XVIII). Di origine corsa, le sue notizie risalgono al secolo XVI, quando i suoi membri compaiono tra i protago`. nisti della vita pubblica della citta Essi infatti presero a ricoprire con una certa frequenza uffici pubblici di una qualche importanza. Nel 1641 ottennero il cavalierato ereditario e la ` con Giovanni Battista, che fu nobilta ammesso allo Stamento militare nel 1653 durante il parlamento Lemos. I

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Samugheo suoi discendenti continuarono a prendere parte agli altri parlamenti ed espressero alcune distinte persona` . Si estinsero nel corso del secolo lita XVIII.

Sampero, Francesco Religioso (Sas` sec. XVII-Castellarasari, prima meta gonese 1688). Vescovo di Ampurias e Civita dal 1685 al 1688. Completati i suoi studi, fu ordinato sacerdote e si ` in trasferı` a Bologna, dove si laureo utroque. Al suo ritorno fu nominato canonico della cattedrale di Sassari e per ` fu chiamato a le sue grandi capacita coprire l’incarico di vicario capitolare durante l’assenza di cinque arcivescovi. Nel 1685 fu a sua volta nominato vescovo di Ampurias e Civita; nel 1686 pose fine alle diatribe tendenti alla ricostituzione della diocesi di Civita. Morı` a Castellaragonese (oggi Castelsardo).

Sampero, Lorenzo Religioso (Sassari, ` sec. XVII-Castellaragonse prima meta 1669). Vescovo di Ampurias e Civita dal 1656 al 1669. Ordinato sacerdote, si trasferı` a Cagliari dove divenne maestro di Teologia e canonico della cattedrale. Nel 1656 fu nominato vescovo di Ampurias e Civita; una volta insediato, resse la diocesi con energia cercando di rinnovarne le strutture. Morı` a Castellaragonese (oggi Castelsardo).

penisola. Nel 1856, probabilmente per motivi politici, fu ferito a pugnalate a ` continuo ` a risiedere. Torino dove pero Una antologia del suo giornale, ricco di spunti polemici e spesso anche di autentiche campagne di quella che oggi si ` chiamerebbe ‘‘controinformazione’’, e L’‘‘Eco della Sardegna’’ (a cura di Giuseppe Marci e Leopoldu Ortu), pubblicata a Cagliari nel 1991. Prima di partire dalla Sardegna aveva pubblicato dei Versi estemporanei cantati nella sua prima accademia nel teatro civico di Cagliari, 1843; L’eremita di Ripaglia, romanzo storico, fu pubblicato postumo nel 1887.

Samuele, san1 (in sardo, Santu Samueli) Santo (sec. XI a.C.). Profeta, ultimo giudice d’Israele, dalla tradizione ritenuto l’autore dei due Libri di Sa` stato muele. Il suo culto in Sardegna e diffuso dai Bizantini. Caduto nel dimenticatoio, resiste il nome nell’onomastica. [ADRIANO VARGIU] Festa Si festeggia il 20 agosto.

Samuele, san2 = Daniele, san2

Sampol Gandolfo, Stefano Giornalista (Alghero 1820-Roma 1880). Nel 1844 si stabilı` a Torino dove conobbe il ` a Cavour e il Lamarmora e comincio occuparsi di giornalismo. Cattolico convinto, malgrado la frequentazione degli ambienti laici e liberali legati al Cavour, fu uno dei maggiori difensori del potere temporale dei papi. Nel ` ‘‘L’Eco della Sardegna’’, un 1852 fondo periodico che, sebbene da posizioni conservatrici, avrebbe dovuto concorrere a far conoscere i problemi della Sardegna all’opinione pubblica della

Samugheo – Chiesa di San Basilio.

Samugheo Comune della provincia di ` Oristano, compreso nella XV Comunita montana, con 3435 abitanti (al 2004), posto a 370 m sul livello del mare nel retroterra di Oristano. Regione storica: Mandrolisai. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio comunale,

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Samugheo di forma grosso modo triangolare, si estende per 81,27 km2 e confina a nord con Busachi e Ortueri, a est con Atzara, Meana Sardo e Laconi, a sud con Asuni e a ovest con Ruinas e Allai. Si tratta di una regione tutta di colline, che non raggiungono grandi altezze, ma sono piuttosto mosse e tagliate da incisioni profonde, come quella scavata dal rio Imbessu, poi Mannu, che si dirige verso nord per confluire nel Tirso. S. comunica per mezzo di una strada secondaria che ha inizio a Fordongianus e, toccando anche Allai e Asuni, va a collegarsi con la statale 442 Uras-Laconi; altre strade collegano S. con Busachi, a nord, e con Sorgono, a est. & STORIA Il suo territorio e ` ricco di testimonianze preistoriche prevalen` nuragica; dopo la contemente di eta quista cartaginese vi fu costruita una cinta fortificata di grande importanza strategica, probabilmente collegata alla vicina fortezza di Medusa (=). Il ` a essere abitato anterritorio continuo ` romana; nel Medioevo apche in eta parteneva al giudicato di Arborea ed era compreso nella curatoria del Mandrolisai. Dopo la caduta del giudicato, ` a far parte dei territori nel 1410 entro concessi in feudo a Giovanni Deana suocero del marchese d’Oristano. Poco dopo il villaggio, estinti i Deana, fu ereditato da Leonardo Cubello che ` al suo secondogenito Salvalo lascio tore. Divenuto quest’ultimo marchese ` a far parte d’Oristano, nel 1463 S. entro del marchesato; nel 1470 fu ereditato da Leonardo Alagon che, essendosi ri`. A bellato, ne perse la disponibilita partire dal 1477 fu amministrato direttamente da funzionari reali e nel 1507, unitamente a tutti gli altri villaggi del Mandrolisai, ottenne il privilegio di essere amministrato da un official scelto annualmente tra le persone native del Mandrolisai. Nei secoli successivi il

privilegio fu rispettato fino a che la ` agli Asburgo. Allora inSardegna passo fatti, nel 1716, quando la riscossione delle rendite civili del Mandrolisai fu infeudata ai Valentino (=), S. fu assoggettato al vincolo feudale e inutilmente i suoi abitanti tentarono di liberarsi. Nel 1821 fu incluso nella provin` dalla cia di Oristano e nel 1838 si libero sua dipendenza feudale. Vittorio Angius ci ha lasciato una testimonianza di cui riportiamo qualche passo: «Popolazione. Il comune di S. consta di anime 1880, distinte in maggiori di anni 20, maschi 469, femmine 453, e minori maschi 458, femmine 500, distribuite in famiglie 417. Possono tenersi i seguenti numeri per conoscere il movimento annuo della popolazione, nascite 56, morti 30, matrimoni 20 per anno. Agricoltura. Il territorio in quelle ` coltivato mostrasi benigno e parti che e non si rifiuta a nessun genere di riproduzione se sia bene scelto il luogo. Nella regione settentrionale vien bene l’orzo, nell’altra il grano e il lino ` che annuale la vigna. Le quantita mente si danno a’ solchi sogliono essere starelli 1200 di frumento, 700 d’orzo, 400 di fave, 150 di legumi, 400 ` ordinaria e ` di lino; la produzione piu dell’8 per il frumento, del 12 per l’orzo, del 10 per le fave, dell’8 per i legumi. Il ` che in altra conlino non rende piu ´ offre prodotto migliore. Si sotrada, ne gliono avere per il lavoro donnesco circa 600 cantara di fibra. Sono adoperati nell’orticoltura circa 60 starelli di terreno, non poche le specie colte, e ` molto stimati i frutti copiosi. La vite e molto fruttifera e se vegeta in luoghi ` frutti di molta bonta ` , de’ idonei da ` aversi un ottimo vino. Il terquali puo reno impiegato in questa coltura non pare meno di 350 starelli, e la vendemmia di litri 120 000. D’alberi fruttiferi ` si ha una nodi molte specie e varieta

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Samugheo tevole copia, sebbene debba dirsi, che in questa parte non si adopera molta ` la diligenza de’ sacura, e che nulla e mughesi per gli olivi e per i gelsi, i quali potrebbero nutrire l’industria serica e ` proficuo che dar alle donne lavoro piu ` la loro opera sul lino. I piccoli non e chiusi sono molti, le grandi chiudende pochissime, e tutt’insieme appena un quinto de’ terreni coltivabili, i quali si ` tenere che non sorpassino un terzo puo di tutta l’area territoriale: gli altri due terzi, in molti tratti incoltivabili, per´ nude roccie, restano alla pastura. che Pastorizia. Sono entro i termini di questa contrada abbondanti pascoli per le diverse specie di bestiame, e se fosse maggiore intelligenza se ne potrebbero ` . Nel beavere in maggiore quantita stiame manso si possono numerare i seguenti capi, buoi per l’agricoltura 630, vacche 350, majali 300, cavalli 180, giumenti 300: in totale capi 1440. Nel bestiame rude, vacche 1800, capre 3000, pecore 4500, porci 2300, cavalle 120: in totale capi 11,720». Dal 1848 S. fece parte della divisione amministrativa di Cagliari e infine dal 1859 della omonima provincia ricostituita. Quando nel 1974 fu definitivamente ` istituita la provincia di Oristano, entro a farne parte. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la frutticoltura e la viticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e ovini, in misura minore di caprini, suini ed equini. Negli ultimi decenni ` insi sta sviluppando anche l’attivita dustriale nei settori agroalimentare, lattiero-caseario, del legno, dei mate` diriali da costruzione, dell’edilizia. E scretamente sviluppata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche tre aziende agrituristiche con 9 posti letto e tre ristoranti. Artigianato.

` la tessitura con i Di antica tradizione e telai domestici di coperte, arazzi, tappeti dai tipici e vivacissimi colori. Ser` collegato mediante autolinee vizi. S. e agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale e il Museo unico regionale dell’Arte tessile. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 3565 unita di cui stranieri 3; maschi 1770; femmine 1795; famiglie 1139. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 54 e nati 28; cancellati dall’anagrafe 42 e nuovi iscritti 30. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 11 889 in migliaia di lire; versamenti ICI 1178; aziende agricole 743; imprese commerciali 398; esercizi pubblici 21; esercizi al dettaglio 74; ambulanti 10. Tra gli indicatori sociali: occupati 1037; disoccupati 166; inoccupati 184; laureati 29; diplomati 263; con licenza media 1080; con licenza elementare 1203; analfabeti 199; automezzi circolanti 1134; abbonamenti TV 966. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e ` dellogiche che attestano la continuita l’insediamento dell’uomo a partire dall’Eneolitico. Di particolare rilievo ` una necropoli eneolitica costituita e da numerose domus de janas di differente tipologia. Numerosi e molto interessanti sono i siti nuragici, tra cui i nuraghi Aspu, Istui, Longu, Mura Maere, Nieddu, Nugreo, Paule Lutturu, Perdadossu, Pirarba, Taccu, Urei e numerose Tombe di giganti tra cui quella di S’Altare de Su Scudu, situata a qualche chilometro dall’abitato ` coe in buono stato di conservazione. E stituita da un’esedra di discrete di-

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Samugheo mensioni dalla quale si accede al corpo sepolcrale vero e proprio. Durante scavi archeologici condotti di recente sono stati ritrovati dei vaghi di pasta vitrea che testimoniano dei rapporti esterni che avevano gli abitanti del ter` anche la forritorio. Di grande rilievo e tezza tardopunica di Santa Vittoria, si` del colle omonimo tuata alla sommita dal quale si dominano gli accessi alle zone interne. Infine sono presenti alcuni siti romani come Trabi, Planu de ` importante dei Lacos e altri, il piu ` quello di Moro Meres, con notequali e voli ruderi e colonne, che ha restituito monete e suppellettili varie. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il tessuto urbanistico ha conser´ integro il centro storico vato pressoche caratterizzato da un complesso di antiche case in pietra ingentilite da porte e finestre dalle cornici intagliate opera degli scalpellini (picaparderis) locali. ` interessante e ` la chiesa L’edificio piu di San Sebastiano, parrocchiale edificata nel secolo XV in forme gotico-aragonesi e successivamente modificata nel corso del secolo XVII con l’aggiunta di alcune cappelle laterali. L’interno ha una navata unica e copertura ` ingentilita da un a volta; la facciata e rosone poligonale riccamente deco` interessante anche il camparato. E nile a canna quadrata edificato nel secolo XVI. Altro edificio di grande inte` la chiesa di San Basilio: isolata resse e nella campagna, fu costruita nel 1603; al suo interno si trova una fonte tardomedioevale di grande bellezza. Ai confini con il territorio di Asuni, al culmine di un colle affacciato su un’ansa del rio Araxisi, si trovano i resti del castello di Medusa, sul quale sono fiorite molte leggende. Le poderose strutture sono state sottoposte di recente a scavi ` emerso che la e indagini dalle quali e fortezza, utilizzata nel periodo medio-

` su una preesievale, era nata in realta ` in epoca stente struttura, creata gia tardoromana e bizantina per controllare il passaggio, allora importante, lungo la valle che mette in comunicazione l’Oristanese con la Barbagia. Alla periferia del paese, in un edificio ap` visitare il positamente costruito, si puo Museo dell’arte tessile, nel quale si possono ammirare manufatti di varie epoche delle varie zone della Sardegna.

Samugheo – Costumi tradizionali.

FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Mo` antiche mento di richiamo delle piu tradizioni sono i festeggiamenti per il Carnevale che si svolgono a febbraio e culminano in grandi balli e nella classica sfilata con l’antica maschera locale detta de Su Mamutzone. Di grande suggestione sono anche i riti della Settimana santa durante i quali si svolgono scenografiche processioni di sapore spagnolo e hanno luogo sacre rappresentazioni in sardo. A maggio si svolge la festa di Sant’Isidoro che culmina con una magnifica cavalcata in costume; ad agosto il villaggio si anima con la mostra etnografica Artes anticas, durante la quale vengono fatte ri-

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San Bartolomeo ` tradizionali e si svolge vivere le attivita la mostra dell’artigianato del Centro ` diventata un momento Sardegna, che e di grande richiamo turistico. Infine la festa di San Basilio, istituita nel 1603, si svolge nella prima domenica di settembre. I festeggiamenti durano alcuni giorni e si aprono con una processione con la quale il simulacro del santo viene portato, accompagnato da un corteggio in costume, dalla parrocchia alla chiesetta campestre a lui intitolata. Nella chiesetta si celebra un novenario, e dal 1988 vi si svolgono altri festeggiamenti tra cui una corsa rituale a cavallo o ardia, nel corso della quale i partecipanti si contendono un trofeo costituito da uno stendardo di broccato (su pannu de su bruccau). Di ` il costume. L’abbigrande bellezza e ` cogliamento tradizionale femminile e stituito da una camicia di cotone celestina col girocollo plissettato, pettina ricamata e polsini alti; sotto la camicia si indossa una maglina rosa (sa fla` nella) lasciata intravedere; la gonna e plissettata, di orbace nero col bordo superiore e la banda inferiore di broccatello verde; sotto il bordo superiore un panno rosso ricamato e a seguire sopra la balza una striscia nera con fiori gialli (sa kinta de fattu). Sopra la camicia si indossano il busto (su corpittu) di broccato di vari colori, bordato di raso rosso con code da infilare sotto la gonna; e, solo in occasione di lutto, una giacca (su gippone) in velluto scuro con maniche a tre quarti. Sopra la gonna si indossa il grembiule di panno nero con bordo di raso verde ricamato a fiori negli angoli inferiori (sa kinta de ` completato ananti). L’abbigliamento e da quattro fazzoletti: uno a contatto con i capelli per tenerli fermi, di tibet marrone o verde oliva legato sulla fronte (su mucadore ’e ligare o turbanti); quindi un fazzoletto di tessuto

di lana leggero beige con rose stampate (su mucadore ’e rosas); come terzo ne va sistemato uno color castagno con le falde pendenti ripiegate e riportate sul capo posto in modo che lasci intravedere il precedente (su mucadore ’e moda); infine un panno d’orbace verde scuro bordato di raso verde con ricamo floreale (su mantigheddu). L’abbiglia` costimento tradizionale maschile e tuito da una camicia di lino tessuto in casa, a foggia di casacca con pettina e polsi ricamati; e dai calzoni di lino ricamati lateralmente (sa braga bianca). Sopra la camicia si indossa il gilet (su cosso) di velluto blu con bordi di raso azzurro ricamato sul davanti con motivi floreali, che si porta aperto. Sopra i calzoni si portano il gonnellino (sa braga niedda) di orbace nero molto corto e plissettato, e le ghette (is carzas) ` comdi orbace nero. L’abbigliamento e pletato da una berritta di orbace nero.

Sanatello Famiglia sassarese (secc. XVI-XVIII). Compare nel corso del secolo XVI; i suoi membri ricoprivano con una certa frequenza uffici nell’amministrazione del Comune e godevano di discreta considerazione. Nel 1616 ottennero il cavalierato ereditario con un Matteo che nel 1624 fu ammesso anche allo Stamento militare durante il parlamento Vivas. Nel 1630 la famiglia ` ottenne il riconoscimento della nobilta con Giovanni Francescp, giurato capo; i suoi discendenti continuarono a prendere parte agli altri parlamenti e ricoprirono uffici pubblici; si estinsero nel corso del secolo XVIII. ` naSan Bartolomeo, Grotta di Cavita turale in territorio di Cagliari, entro i limiti dell’attuale zona militare nel quartiere di San Bartolomeo. La grotta ` distrutta; fu scoperta come sito oggi e ` delarcheologico nella seconda meta l’Ottocento e studiata dall’Orsoni. Vi furono trovati reperti ceramici riferi-

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San Basilio bili al Neolitico finale (cultura di Ozieri) e alla cultura di Monte Claro. In questa seconda fase la grotta fu usata come luogo di sepoltura collettiva.

San Basilio Comune della provincia di Cagliari, compreso nella XXI Comu` montana, con 1388 abitanti (al nita 2004), posto a 420 m sul livello del mare 7 km a est di Senorbı`. Regione storica: Trexenta. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo romboidale, si estende per 44,83 km2 e confina a nord con Siurgus Donigala, a est con Goni, ` Gerrei, a sud con Silius e San Nicolo Sant’Andrea Frius e a ovest con Se` oriennorbı`. Si tratta della parte piu tale della Trexenta, caratterizzata da una serie di colline basse e arroton` , a est del date; la punta maggiore e paese, il Cuccuru Turri, 675 m. I corsi d’acqua appartengono in parte al bacino idrico del Mulargia, a nord, in parte a quello del rio Mannu di Cagliari, a sud. S.B. comunica attraverso una strada secondaria che ha inizio a Senorbı` e si divide poi in due bracci, uno per Goni e uno per Silius. & STORIA Il territorio conserva alcune ` nuragica e le testimonianze di eta tracce di un centro abitato romano cui nel Medioevo succedette una comu` di monaci bizantini. Da questa conita ` deriva l’attuale villaggio che munita nel Medioevo apparteneva al giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria della Trexenta. Dopo la caduta del giudicato nella divisione del 1258 il villaggio fu incluso nei territori toccati al conte di Capraia e, all’estinzione ` ai giudici della sua discendenza, passo ` Mariano II lo d’Arborea. Nel 1295 pero cedette al Comune di Pisa e prima della fine del secolo il paese venne amministrato direttamente da funzionari

del Comune dell’Arno. Dopo la conquista aragonese S.B. nel 1326 fu incluso nel grande feudo della Trexenta concesso dal re al Comune di Pisa. Il Co` con grande fiscalimune lo amministro smo scontentando la popolazione per cui ne perse il controllo nel 1353 allo scoppio della prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV quando la popola` per ribellarsi e per zione ne approfitto cacciare definitivamente i funzionari pisani. Successivamente allo scoppio della seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, S.B. fu occupato dalle truppe arborensi che lo tennero fino alla battaglia di Sanluri. Nel 1421 il villaggio fu compreso nel territorio dato in amministrazione a Giacomo de Besora che nel 1434 fu trasformato in feudo. Nel corso dei secoli successivi dai De Be` agli Alagon che lo unirono sora passo al loro feudo di Villasor. Nel corso del secolo XVII gli Alagon ridussero l’autonomia del piccolo centro e ne aumentarono il carico fiscale; quando agli ` ai De inizi del XVIII si estinsero passo Silva Alagon cui fu riscattato nel 1838. Nel 1821 il villaggio fu incluso nella provincia di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una precisa testimonianza: «Popolazione. Consta questa di anime 1530, distinte in maggiori di anni 20, maschi 410, femmine 425, in minori, maschi 340, femmine 355, distribuite in famiglie 312. Il movimento ` espresso ne’ sedella popolazione e guenti numeri, nascite 50, morti 20, matrimoni 16. Sono applicati all’agricoltura circa 420, alla pastorizia 50, a’ mestieri diversi 25. Nelle professioni liberali sarebbero a notare i notai che sono 7, un chirurgo, un flebotomo ecc. Agricoltura. I terreni di S.B. sono di molta forza produttiva, e se non sieno contrarie le stagioni ottienesi un frutto notevole. I numeri ordinari della seminagione sono i seguenti, starelli di grano

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San Basilio 900, d’orzo 300, di fave 200, di legumi 60, di lino 60. La fruttificazione mediocre ` del 12 per il frumento, del 15 per e l’orzo, del 10 per le fave, dell’8 per i le` quasi affatto negumi. L’orticoltura e gletta. Gli alberi fruttiferi sono di po` , il numero degli che specie e varieta ` ristretto. La vigna e ` proindividui e ` il sufficiente; spera; la vendemmia da ` de’ vini e ` mediocre perche ´ la quantita ` fatta con non buoni la manipolazione e metodi d’arte. Si ha appena il sufficiente per il consumo. Le piccole terre chiuse per le vigne e per seminarvi e pascolarvi (is congiaus) forse non hanno una superficie complessiva di 1250 starelli; di grandi chiudende (tan` indicare una noteche) non se ne puo vole. I terreni aperti coltivabili sono ` di starelli 3600, gli incoltivabili piu 1500. Pastorizia. Nel bestiame manso sono a indicarsi, buoi per l’agricoltura 200, vacche 100, cavalli 70, giumenti 120, majali 80. Nel bestiame rude vacche 600, cavalle 80, capre 2500, pecore 3500, porci 600. Nelle terre incolte di ` pero ` abbondante. E `a S.B. il pascolo e ` di besapersi che l’indicata quantita ` stiame nelle proposte specie non e ` de’ Sanbasiliani, pertutta di proprieta ´ questi pastori non sono ordinariache mente che communari, come dicono, coi proprietari di Senorbı`, Suelli e Selegas». Dal 1848 S.B. fece parte della divisione amministrativa di Cagliari e infine dal 1859 della omonima provincia ricostituita. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la frutticolturae la viticoltura, e l’allevamento del bestiame, specialmente di bovini e ovini, in misura minore di suini e di equini. Negli ultimi decenni si sta svi` luppando anche una modesta attivita industriale con piccole aziende nel set` tore lattiero-caseario e dell’edilizia. E

poco organizzata la rete di distribu` colzione commerciale. Servizi. S.B. e legato da autolinee agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 1456 unita di cui maschi 744; femmine 712; famiglie 435. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 7 e nati 5; cancellati dall’anagrafe 29 e nuovi iscritti 12. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 16 649 in migliaia di lire; versamenti ICI 358; aziende agricole 232; imprese commerciali 40; esercizi pubblici 6; esercizi al dettaglio 14; ambulanti 6. Tra gli indicatori sociali: occupati 356; disoccupati 12; inoccupati 185; laureati 3; diplomati 106; con licenza media 507; con licenza elementare 420; analfabeti 69; automezzi circolanti 473; abbonamenti TV 305. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze sopratritorio e tutto del periodo nuragico con i nuraghi Nuraxi Agus, Pei Cani, Perdu Mo` interessante las, S’omu ’e S’Orcu. Il piu ` S’Omu ’e S’Orcu che sorge a tra questi e ` di nobreve distanza dall’abitato ed e ` del tipo monotevoli proporzioni. E torre, al suo interno si trova una camera con volta a tholos completata da due nicchioni contrapposti. In epoca successiva fu rifasciato con un muraglione subquadrato costituito da blocchi regolari disposti a filari del quale rimangono discreti avanzi. Un altro edificio di rilievo risale al periodo ro` costituito dai resti di un mano ed e complesso termale del secolo I d.C. attualmente compreso nel perimetro del cimitero.

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San Benedetto & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il villaggio conserva l’assetto tradizionale dei centri di media collina; lungo le strade del centro storico si affacciano le corti chiuse da grandi portali dai quali si accede a case in pie` piani. L’edificio di maggior ritra a piu ` la chiesa di San Pietro, parroclievo e chiale costruita tra la fine del secolo XVI e gli inizi del XVII in forme tardogotiche. Ha l’impianto a una navata completata da alcune cappelle laterali e dal presbiterio. Altro monumento di ` la chiesa di San Basilio: l’edirilievo e ficio, oggi situato alla periferia, era un tempo chiesa parrocchiale del villaggio. Costruito in forme romaniche nel secolo XII, sorge su un’area che recenti scavi hanno rivelato essere stata utilizzata in periodo bizantino; fu poi modi` a ficata nel secolo XVI. L’interno e pianta rettangolare, attualmente ha una sola navata ma alcuni elementi inducono a pensare che fosse a due navate. La facciata, arricchita da un cam` stata profondamente paniletto a vela, e modificata nel corso del secolo XVI; nell’Ottocento l’edificio fu utilizzato anche come Monte granatico. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Le antiche tradizioni del paese rivivono durante le feste popolari che richiamano ogni anno visitatori dai paesi circonvicini. Il 19 e il 20 gennaio si svolge quella di San Sebastiano, che culmina con una processione solenne per le vie del centro e si chiude, dopo la celebrazione della messa, con l’accensione del ` rituale (su fogadoni). Il 30 giugno si falo svolge la festa di San Basilio che ora` considerata la piu ` importante mai e del territorio circostante: prevede una nutrita serie di manifestazioni folcloristiche con il concorso di fedeli e di pubblico da tutta la Trexenta e dal Gerrei. ` per le strade si La tradizione dei falo rinnova l’ultima domenica di agosto in

occasione della festa di San Giovanni Battista e l’ultima domenica di settembre in occasione di quella di Sant’Ignazio.

San Benedetto Miniera di piombo, argento e zinco in territorio di Iglesias. Il filone fu scoperto nel 1869 da Leone ` lo sfruttaGou ¨ in che nel 1871 ne avvio ` francese mento per conto della societa ` nel 1872 lo ce‘‘Petin Gaudet’’ che pero dette alla ‘‘Vieille Montagne’’. La ` miglioro ` gli impianti e nuova societa nei primi anni del Novecento ne svi` la produttivita ` . Entro il 1907 luppo nelle vicinanze dei pozzi fu costruito anche un modernissimo villaggio dotato di scuola elementare e di molti altri servizi a disposizione dei 700 operai che dipendevano dalla miniera. Con lo scoppio della prima guerra mondiale ` in crisi; la difficile sila miniera entro ` fino al 1920; subito dopo tuazione duro ` riprendersi, ma la ripresa fu sembro ´ negli anni seguenti, effimera perche ` concessionaria enessendo la societa trata in contrasto con il governo per ragioni doganali, nel 1932 i lavori furono ` interrotti. Nel 1941 la miniera passo ` Anonima Nichelio e Mealla Societa talli Nobili dell’AMMI e immediatamente i lavori ripresero, ma dopo l’armistizio furono nuovamente interrotti per ricominciare solo nel 1949, dopo ` , la ‘‘Sapez’’, che una nuova societa aveva rilevato gli impianti. Ben presto, `, emerse la inadeguatezza delle ripero ´ lo sfruttasorse disponibili perche mento potesse continuare producendo utili. Negli anni seguenti, comunque, ` non fu interrotta e furono prol’attivita mosse nuove campagne di ricerca nella speranza di trovare altri filoni: ` , non diedero risultati. Nel esse, pero 1987 gli impianti passarono alla SIM, `. che nel 1990 chiuse l’attivita

San Carlo Feudo istituito nel 1712 da Carlo VI: comprendeva il villaggio di

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Sanciu Marrubiu con i salti di Zuradili, e fu concesso a Giovanni Battista Borro dietro il pagamento di 5000 scudi. L’investitura fu definita come libero e franco allodio (=), ma all’avvento dei Savoia i feudatari entrarono in con` il feudo. flitto col fisco, che sequestro Ne seguı` una lite giudiziaria che fu definita soltanto nel 1753 a favore dei Borro; essi rientrarono in possesso del feudo comprendente Marrubiu e Zuradili e le montagne di Cheddus e Nuros col titolo di marchese di San Carlo, pagando al fisco altri 4500 scudi.

Sanchez Famiglia sassarese (secc. XVXVII). Proveniente dalla Spagna, com` nel corso del secolo XV. pare in citta Nel 1473 un Giacomo fu nominato ricevitore del Riservato; i suoi discendenti continuarono a ricoprire importanti uffici nell’amministrazione finanziaria del Regno. La famiglia si estinse ` del secolo XVII. nella prima meta

Sanchez de Calatayud, Pietro Vicere´ di Sardegna dal 1604 al 1610 (Valencia, ` sec. XVI-ivi, prima meta ` seconda meta sec. XVII). Apparteneva a una potente famiglia feudale ed era consigliere ´ di reale. Nel 1604 fu nominato vicere Sardegna: arrivato a Cagliari, svolse il `; suo mandato con notevole dinamicita ` di reprimere il banditismo mantento dando delle truppe in Gallura per ristabilirvi la pubblica sicurezza; nel 1606 soccorse Bosa durante una terri` il numero bile inondazione; aumento dei giudici della Reale Udienza e si ` di potenziare il sistema preoccupo delle fortificazioni del Regno. Termi` l’inato il suo mandato, nel 1610 lascio ` in Spagna. sola e ritorno

Sanchez Martinez, Manuel Storico (n. Spagna, sec. XX). Ha lavorato presso la ` i Fontanell; ricercaFondazione Mila tore presso il ‘‘Consejo superior de Investigaciones cientificas’’, nel 1991 ha preso parte ai lavori del XIV Congresso

di storia della Corona d’Aragona svoltosi ad Alghero, in cui ha presentato una relazione, Despue´ s de Aidu de ´nes de los suTurdu 1347: las repercusio cesos de Cerden ˜ a en el patrimonio real, ora in Atti del XIV Congresso di storia della Corona d’Aragona, II, 1995.

Sanchis, Giuseppe Religioso (Spagna, ` sec. XVII-ivi, seconda prima meta ` sec. XVII). Vescovo di Ampurias meta e Civita dal 1672 al 1673. Entrato nell’ordine dei Mercedari scalzi fu ordinato sacerdote e poco dopo divenne dottore in Filosofia. Uomo di grande equilibrio, percorse una brillante carriera nell’ordine arrivando a essere eletto maestro generale. Ricoperse l’ufficio per sei anni; nel 1672 fu nominato vescovo di Ampurias e Civita, ma dopo appena un anno, nel 1673, fu trasferito nuovamente in Spagna nella diocesi di Segorbe.

Sanciot, Andrea Gentiluomo alghe` sec. XV-?). rese (Alghero, prima meta ´ discendeva per parte di madre Poiche dai Pinna, famiglia che nel corso del XIV aveva subito delle ingiustizie a opera dei Doria, animato da antica ruggine nel 1436 prese parte alla guerra ` Doria. Si distinse nella contro Nicolo conquista del castello di Monteleone e nello smembramento dei domini tolti ai Doria ebbe modo di ottenere in ` appartenuti a suo feudo i territori gia nonno materno, dei quali a suo tempo i Doria si erano arbitrariamente impadroniti.

Sanciu, Antonio Archeologo (n. Bud` 1948). Lavora presso la Soprintenduso denza archeologica per le province di Sassari e Nuoro; negli ultimi anni ha prevalentemente lavorato a Olbia collaborando con Rubens D’Oriano. Tra i suoi scritti: Notiziario: Monte Colvos` e Sa janna ’e Su Laccu-BudBudduso `, entrambi in ‘‘Rivista di Scienze duso preistoriche’’, XXXVII, 1-2, 1982; Lo

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Sanciu scavo del nuraghe Belveghile di Olbia, ‘‘Nuovo Bullettino archeologico sardo’’, 3, 1986; Olbia, via Porto Romano. Scavo in area urbana e Corso Umberto. Scavo in area urbana, ‘‘Nuovo Bullettino archeologico sardo’’, 2, 1989; Olbia: nuraghe Belveghile, ‘‘Bollettino di Archeologia’’, 1-2, 1990; Le matrici fittili, in Contributi su Olbia punica, 1991; Olbia. Il territorio, in Olbia e il suo territorio. Storia e archeologia, 1991; Bolli su terra sigillata italica da Olbia, in L’Africa romana. Atti del IX Convegno di studi, 1992; Cheremule. Censimento archeologico, ‘‘Bollettino di Archeologia’’, 19-21, 1994; Olmedo. Censimento archeologico, ‘‘Bollettino di Archeologia’’, 19-21, 1996; Le popolazioni r urali tra Cartagine e Roma: Santu Giolzi di Romana, in I Fenici in Sardegna, 1997.

Sanciu, Fedele Allevatore, consigliere ` 1959). Fin da gioregionale (n. Budduso vane interessato alla dimensione sociale del rapporto dell’uomo con l’ambiente, nel corso degli anni ha ricoperto numerosi incarichi pubblici; dal ` presidente del Consorzio di bo1998 e nifica del Liscia e consigliere della Camera di Commercio di Sassari. Nel ` stato eletto consigliere regio2004 e nale di Forza Italia per la XIII legislatura nel collegio di Olbia, ma nel 2006 si ` dimesso avendo optato per il Senato e della Repubblica.

Sancta Maria Magdalena Antico centro, probabilmente una corte, ubicata ` di Lollove. Faceva parte in prossimita del giudicato di Gallura ed era compresa nella curatoria di Orosei. Il suo ` attorno alla nucleo abitato si sviluppo chiesa di Sancta Maria Magdalena e dopo la conquista catalano-aragonese ` a far parte del Regnum Sardientro niae. Nei decenni successivi fu danneggiato dalle vicende della guerra

tra Genova e Aragona e rimase abitato ` del secolo XIV. soltanto fino a meta

Sancta Victoria Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria del Montiferru. Era ubicato nelle vicinanze di Sennariolo. Quando la famiglia giudicale di Torres si estinse il villaggio, unitamente a tutta ` al giudice d’Arbola curatoria, passo rea, che entro la fine del secolo lo an´ al suo stato. Dopo la caduta del nette ` a far parte giudicato, nel 1417 entro dei territori concessi in feudo a Gu` nel 1421 ˜ ans, che pero glielmo Montan lo vendette agli Zatrillas. Negli anni ` e dopo il 1436 fu successivi si spopolo abbandonato.

Sancti innumerabiles Espressione usata dall’arcivescovo di Cagliari Francesco D’Esquivel nella lettura del frammento di una lapide rinvenuto nel 1615 nelle catacombe di San Lucifero, a Cagliari, insieme con una grande ` di ossa. Il frammento, in vequantita ` , recava solo il testo monco ‘‘+ rita s...inum....’’, ma la lettura data dall’arcivescovo fece ritenere che le ossa ritrovate fossero quelle di un certo numero di martiri dei primi secoli del Cristianesimo. Fu pertanto decisa la loro translazione in Duomo, dove l’arcivescovo fece costruire appositamente la cripta; la translazione delle reliquie fu compiuta nel 1618 con una solenne cerimonia. Il fatto si inquadra ` di ricerca di relinell’intensa attivita quie di martiri che tra il 1614 e il 1618 ` la vita delle diocesi di Cacaratterizzo gliari e di Sassari, che si disputavano il titolo di Primate della Sardegna usando le reliquie cosı` ritrovate come testimonianza della diffusione della fede nei rispettivi territori di competenza.

Sanctus Simeon Antico villaggio di probabile origine altomedioevale, po-

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San Gavino di Torres sto alle pendici di monte Caccao in ` di Bonorva in un sito freprossimita quentato fin dall’epoca nuragica; faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria del Costavall. A partire dal secolo XII appartenne ai Malaspina, che quando si estinse la dinastia giudicale di Torres lo inclusero nello stato che formarono con i loro possedimenti nella Sardegna ` , lo cedetsettentrionale. Nel 1308, pero tero in pegno al giudice d’Arborea, che ` . Avendo prestato non lo restituı` piu omaggio al re d’Aragona, dopo la conquista catalano-aragonese vanamente tentarono di ottenerne la restituzione; anzi, quando si schierarono a fianco dei Doria ribelli, nel 1328 ne persero definitivamente il possesso. Il villaggio fu concesso allora dal re d’Aragona al ´ defigiudice d’Arborea, che lo annette nitivamente al suo regno. Scoppiate le guerre tra Aragona e Arborea, fu investito dalle operazioni militari e gravemente danneggiato; nel 1376 fu abbandonato per la peste.

(n. Gand, Belgio, sec. XX). Antichista, dirige il Seminario post-classico del` di Gand. Ha al suo attivo l’Universita un saggio che riguarda la Sardegna, Ces pierres que l’on compte en Sardai`tre hommage a ` Piero Meloni, in gne: pie Sardinia antiqua. Studi in onore di Piero Meloni in occasione del suo 70º compleanno, 1992.

Sanfilippo, Ignazio Archeologo (Sici-

(sec. XIV). Scoppiate le guerre tra Ara` con gli Aragona e Arborea, si schiero ` gona contro gli Arborea. Nella fase piu acuta del confronto, nel 1380 gli fu dato in feudo un villaggio nel Goceano: fu ´ il territorio una provocazione, perche apparteneva al giudicato d’Arborea.

lia, sec. XIX-?, sec. XX). Regio ispettore agli scavi e alla conservazione dei monumenti nell’ultimo decennio del secolo XIX, si trasferı` a Iglesias agli ` leinizi del Novecento. Il suo nome e gato alla scoperta e all’esplorazione del villaggio nuragico di Seruci a Gonnesa nel 1901. Tra i suoi scritti: Relazione sulle catacombe di S. Antioco, 1892; Sepolture antichissime riconosciute nella regione di Genna Luas, ‘‘No` ’’, 1893; tizie degli Scavi di Antichita Esplorazioni archeologiche nella grotta del bandito, ‘‘Notizie degli Scavi di An`’’, 1893; Scoperta di una caverna tichita con fittili preistorici nella regione di San Lorenzo in territorio di Iglesias, ‘‘Arte e Storia’’, XII, 1893; Memorie su una grotta funeraria in Sant’Antioco, 1894; Relazione sulla scoperta di una stazione preistorica nel comune di Gonnesa, 1908; Le abitazioni preistoriche in agro di Gonnesa, ‘‘Archivio storico sardo’’, IX, 1914.

Sandaliotis (o Sandalia) Antica denomi-

San Gavino di Torres Cattedrale ro-

Sanda, Giuliano Gentiluomo sardo

nazione della Sardegna; dal greco san´ lion (sandalo). Secondo Plinio (sec. I da ` lo storico siceliota Timeo di d.C.) gia Tauromenio, vissuto nei secoli IV-III a.C., chiamava cosı` l’isola: Sardiniam ipsam Timaeus Sandaliotim appellavit ab effigie soleae. Numerose fonti antiche ricordano l’alternanza tra questa denominazione e Ichnussa (dal greco ichnos, ‘‘orma’’, ‘‘pianta del piede’’). [ANTONELLO SANNA]

Sanders, Gabriel Studioso fiammingo

manica, attualmente parrocchiale di Porto Torres. La sua costruzione fu iniziata prima del 1065 da Gonario Comita giudice di Torres e d’Arborea e fu completata entro il 1111 da suo figlio Tor` prima della cochitorio Barisone I. Gia struzione dell’attuale basilica l’area `, della necropoli orientale della citta detta di Monte Agellu, era sede del vescovo di Torres e qui sorgeva una chiesa edificata su un martyrium cristiano. La chiesa fu demolita e l’edifi-

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San Gavino Monreale ` il martyrium cio romanico incorporo che fu trasformato in ipogeo; la basilica fu concepita con impianto a tre navate ad absidi contrapposte. Costruita da maestranze di formazione pisana guidate da architetti pisani su un progetto unitario, l’opera fu portata a termine in due tempi: l’abside orientale e il corpo orientale furono edificati nella prima fase, il resto fu completato alla ripresa dei lavori.

giudice Gonario Comita, del sogno in cui gli apparve S. Gavino, dello scioglimento del voto per la liberazione dalla lebbra, del ritrovamento dei corpi dei protomartiri turritani nella grotta di Balai; indagini successive, calate sui dati sia formali che archeologici, con` di fermeranno la sostanziale validita simile categoria di fonti, basate su perduti documenti autentici e pertanto fe` dei fatti». deli alla realta

San Gavino Monreale Comune della

San Gavino di Torres – Interno della basilica di San Gavino a Porto Torres.

Nel 1492 la basilica fu restaurata e vi fu aperto il portale in forme gotico-arago` legato il culto dei nesi. Alla basilica e martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario. «Nell’ambito dei contributi in base alle fonti agiografiche delle ‘‘passioni’’ dei protomartiri isolani – ha scritto Roberto Coroneo (Architettura ` del Mille al primo romanica dalla meta ’300, 1993) – , Bacchisio Raimondo ` pure la Passio di GaMotzo esamino vino, Proto e Gianuario; riconoscendola di redazione altomedioevale in quanto non conserva memoria dell’edificazione della basilica, a differenza dell’Inventio corporum sanctorum Gavini, Proti et Januari (secc. XIII-XIV) e dello Pseudocondaghe di san Gavino (sec. XV), che arricchisce di nuovi dettagli la narrazione della malattia del

provincia del Medio Campidano, com` montana, preso nella XVIII Comunita con 9331 abitanti (al 2004), posto a 54 m sul livello del mare 9 km a ovest di Sanluri. Regione storica: Monreale. Diocesi di Ales. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo trapezoidale, si estende per 87,54 km2 e confina a nord con Pabillonis e Sardara, a est con Sardara e Sanluri, a sud con Villacidro e a ovest con Gonnosfanadiga. Si tratta della parte centrale della pianura campidanese, fertile e ricca di acque: intorno al paese passa il rio Bruncu Fenugu, poi rio Malu, che si dirige a nord per gettarsi negli stagni di Marceddı`. S.G.M. si trova pochi chilometri a occidente della superstrada Cagliari-Sas` collegato con due sari, alla quale e strade, una diretta a Sardara, l’altra a Sanluri; altre strade si diramano a raggiera verso Pabillonis a nord, Guspini e Gonnosfanadiga a ovest; Villacidro e Samassi a sud. Il paese dispone anche di stazione lungo la linea ferroviaria Cagliari-Oristano. & STORIA Il territorio conserva alcune ` nuragica e le testimonianze di eta tracce di insediamenti punici e di un centro abitato romano dal quale nel ` il villaggio di NuMedioevo si sviluppo razzeddu dove fu costruita la chiesa di San Gavino. Da questo primitivo nucleo deriva l’attuale centro abitato. Ap-

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San Gavino Monreale parteneva al giudicato d’Arborea ed era compreso nella curatoria del Monreale. Per la sua posizione di confine col giudicato di Cagliari e per la vicinanza del castello di Monreale, durante le guerre tra Aragona e Arborea il suo territorio fu spesso teatro delle operazioni militari e subı` gravi danni. Dopo la caduta del giudicato, nel 1420 fu concesso in feudo a Raimondo Guglielmo Moncada ai cui discendenti fu sequestrato nel 1453. Subito dopo il villaggio fu compreso nei territori acquistati da Simone Royg che, nello stesso ` anno, li rivendette a Pietro di Besalu ` genero del conte di Quirra. Egli pero non aveva il denaro sufficiente per pagare il suo acquisto per cui fu costretto a rivolgersi al suocero per onorare il suo debito col Royg. Quando il conte ` diede il pretesto a Dalmazio morı`, cio Carroz, marito della contessa Violante ` la resti(=), di pretendere dal Besalu tuzione della somma avuta in prestito. ´ lo sfortunato non era in condiPoiche zione di pagare, lo costrinse a cedergli l’intero territorio. Cosı` S.G., a partire ` a far parte della contea dal 1477, entro di Quirra. Nel corso dei secoli succes` ai Centelles, ai sivi dai Carroz passo ` e infine agli Osorio, a Borgia, ai Catala cui fu riscattato nel 1838. Nel 1821 il villaggio fu creato capoluogo di mandamento e incluso nella provincia di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una precisa testimonianza: «Nell’anno 1846, quando la popolazione era di anime 2646, queste erano distinte, in maggiori di anni 20, maschi 832, di femmine 854, in minori, maschi 471, femmine 489, e distribuite in famiglie 635. Per il movimento della medesima si ` medie possono tenere come quantita annuali, nascite 95, morti 70, matri` moni 25. L’ordinario corso della vita e alli 60 anni: molti arrivano agli 80, ed alcuni di forte temperamento e che si

abbiano cura, si approssimano al secolo. Le malattie comuni sono: nell’inverno, infiammazioni di petto per brusco cangiamento di temperatura; nell’estate, febbri gastriche per abuso di frutte immature; nell’autunno, febbri intermittenti e perniciose. Agricoltura. ` di ducento persone che posSono piu sedendo terreni esercitano l’agricoltura sopra i medesimi; degli altri che ` compresi nel totale de’ coloni, ho gia ` con proprietari di alcuni fanno societa terre, o con altra persona che metta le spese del fitto del terreno, il rimanente de’ coloni lavora per mercede nei ` campi altrui. Il territorio di S.G.M. e coltivato in circa tre quinti della sua superficie. In questa parte si comprendono ambe le vidazzoni in cui si alterna la seminagione, i chiusi (cungiaus), le vigne ed i terreni de’ novali (narboni) che nel 1845 furono divisi dalla strovina. Le vigne comprendono un’area, ` computarsi di circa un miglio che puo ` di starelli 800. I chiusi quadrato, cioe sono forse contenuti in una superficie maggiore. In essi si semina, e si introduce a pastura il bestiame di servigio, ` , dove o manso. I terreni, dove piu meno, sono atti ad ogni sorta di biade, e per produrre abbondantemente, basta che le pioggie vengano opportune, e nel tempo della fioritura e maturazione de’ frutti, i seminati non patiscano le nebbia, principalmente quella cosı` malefica che annulla le speranze de’ coloni in poche ore. La seminagione ordinaria si computa di starelli 3500 di grano, 500 d’orzo, 800 di fave, 200 di legumi, tra piselli, lenticchie, ecc., di lino in tot. 5/m. La comune fruttificazione del grano nelle annate ` del 7.plo, nelle annate medioscarse e cri al 10, nelle buone dal 12 al 15, nelle ` . Il grano di S.G.M. e ` ottime dal 20 e piu molto stimato per il panificio. L’orzo, le fave ed i legumi sogliono produrre di

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San Gavino Monreale ` . Il lino non prospera perche ´ il terpiu ` propizio. Appena si posreno non gli e sono avere 25/m manipoli. Uno dei pro` lo zaffedotti particolari di S.G.M. e ` in maggior quanrano, che vi si coltivo ` che in altre parti del regno, ed e ` tita molto stimato nel commercio. Dispiace ` il notare che alcuni ne vanno pero smettendo la coltivazione. Se questa coltura sterilizza il terreno, si sa bene come fare per ingrassarlo. Il Fara nella sua corografia, dando un cenno del giudicato (come erano appellati i grandi dipartimenti) del Colostrai, nota sopra S.G. l’unico particolare dell’ottimo zafferano, che produceva questo territorio. Pastorizia. I pascoli delle terre incolte (sa strovina) sono sostanziosi, ma non molto abbondanti, massime se le pioggie si facciano desiderare. Se fossero chiusi il loro prodotto sarebbe certamente molto maggiore. In inverno e ` nella primavera tutto il territorio puo parere una prateria, e porge largo nutrimento a cavalli, pecore e vacche. In ` del bestiame era altri tempi la quantita ` notevole, che sia nel preassai piu sente, che si possono computare nel Bestiame manso, buoi per l’agricoltura 718, vacche mannalite, o manse 30, cavalli 80, majali 120, giumenti 412; Bestiame rude, vacche 1040, tori, vitelli e vitelle 340, cavalle 300, capre 1500, porci 1200, pecore 7600. I buoi servono ´ generalanche a carreggiare, perche mente chi ha buoi e carro vettureggia all’occasione. I cavalli portano la sella e il basto con carico di cereali, di stoviglie e di bosco per venderlo in quei paesi, dove se ne abbia bisogno. I giumenti servono per la macinazione del grano, non avendosi che un solo molino idraulico, il quale lavora quando possa avere il moto da una sufficiente corrente. I pastori vagano per le terre incolte esposti a tutte le inclemenze at´ non fermandosi in mosferiche perche

nessuna parte non possono ripararsi in ` sono fortunati alcuna capanna, eppero sempre che possano trovare un albero frondoso che li protegga dalla pioggia e dal sole». Dal 1848 S.G.M. fece parte della divisione amministrativa di Cagliari e infine dal 1859 della omonima provincia ricostituita. A partire dalla ` dell’Ottocento, dopo che seconda meta fu collegato dalla ferrovia, la sua eco` . Alle attivita ` tradinomia si sviluppo ` zionali si affiancarono alcune attivita industriali di rilievo e nel 1932 a S.G.M. fu inaugurata una fonderia fatta costruire dalla Montevecchio. Lo svi` venuto luppo industriale del centro e ` meno con la cessazione dell’attivita ` comundella fonderia, la sua vivacita que ha continuato a sorreggerne lo svi` divenuto luppo e negli ultimi anni e uno dei punti di riferimento per la nascita della provincia del Medio Campidano cui ha aderito. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, l’orticoltura, la frutticoltura, la coltivazione dello zafferano; e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini, in misura minore di ovini, equini e volatili. Negli ultimi decenni si sta svi` industriale luppando anche l’attivita nei settori agroalimentare, lattiero-caseario, dei laterizi, della metallurgia e ` discretamente svilupdell’edilizia. E pata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano due alberghi con 24 posti letto e due ristoranti. Servizi. ` collegato da autolinee e da ferS.G.M. e rovia agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, ospedale, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo e scuola secondaria superiore (Liceo scientifico e Liceo pedagogico), sportelli bancari. Possiede una Biblioteca

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San Gavino Monreale comunale, una stazione radiotelevisiva, un periodico quindicinale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 9938 unita di cui stranieri 117; maschi 4857; femmine 5081; famiglie 3189. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 93 e nati 62; cancellati dall’anagrafe 123 e nuovi iscritti 82. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 17 817 in migliaia di lire; versamenti ICI 3043; aziende agricole 882; imprese commerciali 429; esercizi pubblici 64; esercizi all’ingrosso 9; esercizi al dettaglio 197; ambulanti 27. Tra gli indicatori sociali: occupati 2648; disoccupati 322; inoccupati 752; laureati 148; diplomati 1392; con licenza media 3312; con licenza elementare 2633; analfabeti 414; automezzi circolanti 3468; abbonamenti TV 2557. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e logiche, tra le quali i nuraghi Nuraxeddu, Porcedda, Sa Sennora, Scrocca, Su Nuraxi, Su Pranu. Di grande importanza sono poi numerosi siti risalenti al periodo romano che dimostrano come il territorio fosse in quell’epoca intensamente sfruttato da alcune co` di agricoltori. munita & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Nel corso del secolo XX il centro abitato ha subı`to profonde trasformazioni urbanistiche, conserva comunque ancora qualche vecchia casa a corte costruita in mattoni di terra ` diri) e numerose chiese a tecruda (la ` stimonianza del passato. Il nucleo piu ` individuabile attorno alla antico e chiesa di San Gavino. L’edificio, che attualmente appartiene a un ordine monastico, fu costruito tra il 1310 e il 1350 per impulso della famiglia giudicale; ha una sola navata con l’abside e aveva forme gotiche e la copertura in legno a

capriate. Divenne uno dei centri di spi` della famiglia dei Bas Serra. ritualita Nel corso del secolo XV il prospetto venne trasformato in forme aragonesi; un altro intervento posto in essere nel ` la volta che fu secolo XVIII riguardo sostituita con l’attuale a botte. Nel 1983 sono stati individuati, nelle sculture antropomorfe di quattro peducci nel catino dell’abside, i ritratti di Eleonora d’Arborea, Brancaleone Doria, ` Ugone III e Mariano IV. La parte piu ` sviluppata inrecente del paese si e torno alla chiesa di Santa Chiara, parrocchiale costruita nel secolo XVI e successivamente rimaneggiata. L’interno ha una navata scandita in quattro campate da archi ogivali che sorreggono la copertura in legno; su di essa si aprono alcune cappelle laterali che conservano elementi di architettura gotica e il presbiterio ristrutturato nel secolo XVII. Il campanile, a canna quadrata, fu demolito nel 1937 e ricostruito alcuni anni dopo. Non lontana sorge la chiesa di Santa Croce, costruita nel secolo XVI e sede della Confraternita del Rosario; ha un’unica navata e vi si custodiscono il grande crocifisso usato per il rito de s’Iscravamentu e una sta` di Antotua della Madonna della Pieta nio Cano (=) della fine del secolo ` anche il comXVIII. Di grande rilievo e plesso di Santa Lucia, costituito da una chiesa e un convento dei Minori osservanti costruiti nel secolo XVI sulle rovine di un precedente complesso benedettino del secolo XIII. La chiesa ha ` complel’impianto a una navata ed e tata da alcune cappelle laterali e dal presbiterio; nel 1700 fu ampliata ulteriormente. L’intero complesso nel 1866, con lo scioglimento degli ordini ` al demanio e fu ceduto religiosi, passo ` a privati che lo destinarono ad attivita industriali snaturandone la struttura. Solo nel 1939 il complesso fu restituito

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Sanges ai Francescani e furono iniziati i lavori ` stata di restauro; nel 1977 la chiesa e riaperta al culto. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Tradizionale, nei mesi di febbraio e marzo, ` il Carnevale sangavinese che negli ule timi decenni ha assunto importanza e richiama un numero crescente di persone anche da altri centri per le numerose manifestazioni che vi si svolgono; culmina in un’imponente sfilata di carri allegorici appositamente costruiti. Importanti e assolutamente singolari sono i riti della Settimana santa, specie la cerimonia de s’Iscravamentu che si svolge il Venerdı` santo nella piazza antistante la chiesa parrocchiale illuminata a giorno. Consiste nella deposizione del Cristo dalla croce; alle varie fasi della manifestazione, che si svolgono nella forma di una sacra rappresentazione, prendono parte Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo, la Madonna, San Giovanni e altri personaggi vestiti in costume. Avvenuta la deposizione, la statua del Cristo viene trasferita alla chiesa di Santa Croce e adagiata su una lettiga che viene accompagnata, al canto del Miserere, da una solenne processione. Tra il giugno e il settembre si svolgono numerose altre manifestazioni che sono sconosciute come Estate sangavinese; ma la ricorrenza di maggior richiamo si svolge a novembre in occasione della Mostra regionale dello zafferano, prodotto al quale S.G.M. riserva molti dei suoi terreni. Alla mostra fanno da contorno numerose manifestazioni di carattere culturale e anche gastrono´ viene data la possibilita ` mico, perche di assaggiare piatti caratteristici che prevedono appunto l’impiego dello zafferano. Infine il 13 dicembre, in occasione della festa di Santa Lucia, molti fedeli indossano l’antico costume.

Sanges, Mario Archeologo (n. Ozieri 1943). Assistente di scavo, tecnico presso la Soprintendenza archeologica per le province di Sassari e Nuoro. In anni di studio ha affinato le proprie competenze divenendo un esperto del periodo prenuragico, al quale ha dedicato numerosi studi. Tra i suoi scritti: Testimonianze della cultura di Bonnanaro nella grotta di Sisaia, ‘‘Gruttas e Nurras’’, I, 2, 1974; Nuoro. Museo civico, 1978; Due domus de janas nel territorio di Oliena, in La Sardegna centro-orientale dal Neolitico alla fine del mondo antico, 1980; due schede di Notiziario: grotta di Corbeddu-Oliena e grotta Murroccu-Urzulei, entrambe in ‘‘Rivista di Scienze preistoriche’’, XXXVII, 1-2, 1982; tre saggi, First report on a Paleolithic culture in Sardinia (con Y.P. Sondaar, T. Kostakis e D. Esu), Pleistocene vertebrate faunal evolution in Man on Sardinia, Le culture di Monte Claro e di Bonnanaro in alcune grotte delle codule di Ilune e di Sisine nella costa orientale della Sardegna, tutti in The Deya conference of Prehistory, ‘‘British Archaeological Report International Series’’, 229, I e II, 1984; quattro schede, La tomba megalitica di Aiodda Nurallao, La grotta Corbeddu-Oliena, Tombe ipo` domus de janasgeiche in localita Oliena, La grotta Murroccu-Urzulei, ` nel territotutte in Dieci anni di attivita rio della provincia di Nuoro 1975-1985, 1985; The Pleistocene deer hunter of Sardinia (con Y.P. Sondaar), ‘‘Geobios’’, XIX, 1, 1986; La valle di Lanaittu: note archeologiche, in Guida delle escursioni al Congresso internazionale su I primi uomini in ambiente insulare, 1988; Oliena: la preistoria, in L’Antiquarium Arborense e i civici musei archeologici della Sardegna, 1988; Un aspetto della cultura di Monte Claro da Orroli, ‘‘Rassegna di Archeologia’’, 7, 1988; Dating of the upper Pleistocene lithic industry of

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San Giovanni Sardinia, ‘‘Radiocarbon’’, 31, 3, 1989; Il Paleolitico e l’industria litica del Neolitico (con G. Pitzalis), ‘‘Sardegna archeologica’’, 1990; Il nuraghe Arrubiu ` nuragica, 1990; di Orroli, in La civilta La valle di Lanaittu. Oliena, in Archeologia e territorio, Catalogo della mostra, 1990; La fine del Pleistocene nella grotta Corbeddu in Sardegna. Fossili umani, aspetti paleontologici e cultura materiale, ‘‘Rivista di Scienze preistoriche’’, XLI, 1-2, 1990; Atzara. Chiesa di S. Gavino, ‘‘Scavi e Scoperte’’, 10, 1991; due schede, I primi abitanti dell’isola e La fauna pleistocenica, in Sardegna. Ci` di un’isola mediterranea, Catalogo vilta della mostra, 1993; Oliena. Grotta Corbeddu e grotta Concas ’e sos TroccosGolfo Aranci Capo Figari. Campagna di scavo e prospezioni (con P.Y. Sondaar), ‘‘Bollettino di Archeologia’’, 10, 1993; Il nuraghe Arrubiu di Orroli (con Fulvia Lo Schiavo), collana ‘‘Itinerari e guide’’, 20, 1994; Il popolamento della Sardegna nel tardo Pleistocene: nuova acquisizione di un resto fossile umano della grotta Corbeddu, ‘‘Rivista di Scienze preistoriche’’, XLV, 1995; The human colonization of Sardinia: late Pleistocene human fossil from Corbeddu Cave, ‘‘Comptes rendues de l’Accademie des Sciences de Paris’’, 320, II, 1995; Oliena. Grotta Corbeddu, campagna di scavo 1992-93 (con P.Y. Sondaar), ‘‘Bollettino di Archeologia’’, 19-21, 1996; La cultura di Ozieri a Orroli, in La cultura di Ozieri. La Sardegna e il Mediterraneo tra il IV e il III millennio a.C., ` del Sarcidano e della 1997; L’eredita Barbagia di Seulo (a cura di), 2000.

San Giorgio Miniera di piombo e zinco situata in territorio del comune di Iglesias. Il suo sfruttamento risale a epoche lontane: sono riscontrabili segni ` fin dal periodo pievidenti di attivita ` imsano, quando divenne uno dei piu portanti campi minerari d’Europa. Ab-

bandonato durante il periodo spagnolo, il suo sfruttamento riprese nel 1870; pochi anni dopo vi fu costruito un singolare edificio a forma di castello medioevale detto Sa macchina beccia. Era un centro di sollevamento del minerale che funzionava con energia a vapore; unico nel suo genere, riusciva ad azionare un ascensore in grado di portare in superficie i materiali scavati a qualche centinaio di me`. tri di profondita

San Giovanni1 Miniera di piombo e zinco in territorio del comune di Gon` tra le piu ` antiche della Sardenesa. E gna, sfruttata fin dai tempi dei Romani. Nel periodo pisano, quando veniva chiamata miniera di Barlao, era sfruttata intensamente, tanto che pur con ` a scatecniche rudimentali si arrivo vare pozzi profondi fino a 100 m. Si ha ` mineraria notizia di una certa attivita ` del secolo ancora nella prima meta XVI, alla quale segue un silenzio inter` dell’Ottocento. Le atrotto solo a meta ` ripresero nel 1867 a opera della tivita Gonnesa Mining Company Limited che ` gli impianti ottenendo buoni sviluppo ` non fu risultati. In seguito la societa ` in condizione di sorreggerne lo svipiu luppo e, dopo un tentativo di cessione alla Monteponi, alla fine dell’Otto` alla Pertusola. In pochi cento passo anni la miniera divenne la terza nell’isola per la produzione delle calamine; le sue strutture e i suoi impianti furono migliorati e nel 1904 fu costruita una nuova grande laveria. Nel 1918, poi, fu scoperta una nuova enorme massa mi` neralizzata, per cui lo sviluppo sembro poter continuare con le migliori prospettive. Molte gallerie furono elettrificate, furono migliorati i sistemi di trasporto del minerale scavato; in que` con ste condizioni la miniera supero successo la recessione degli anni ` a produrre anche Trenta e continuo

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San Giovanni negli anni successivi, ma allo scoppio della seconda guerra mondiale fu fer` riprese mata. Nel dopoguerra l’attivita ` dalle 20 000 t ane la produzione passo nue alle 426 000 t degli anni Sessanta, quando gli occupati toccarono il numero record di 6700. Negli stessi anni, ` , ebbe inizio la crisi che porto ` pero come conseguenza una drastica diminuzione degli addetti, seguita da dure lotte sindacali. Nel 1967 la Pertusola ` cedette l’impianto alla Societa ` Piombo-Zincifera Sarda di proprieta pubblica; erano questi gli anni in cui cominciava a prendere forma il progetto di centralizzare le produzioni del piombo e dello zinco nella miniera di Campo Pisano, per cui San Giovanni fu gradualmente abbandonata e in ` alla parte smantellata. Nel 1982 passo ‘‘Samin’’ e infine, nel 1987, alla SIM, `. che ridusse ulteriormente l’attivita Ormai il suo prodotto viene convogliato a Campo Pisano. GROTTA DI SANTA BARBARA All’interno della miniera di San Giovanni si trova la grande e spettacolare Grotta di Santa Barbara. Le sue volte sono coperte da cristalli tabulari di barite blu di grande effetto, che l’illuminazione artificiale valorizza nel contrasto che essi creano con fantastiche colonne di stalattiti bianche. Entrando nella grotta il visitatore ha l’impressione di essere immerso in uno scenario nel complesso fiabesco. La direzione della ` di miniera sta studiando la possibilita aprire al pubblico la grotta, che fino al 1993 non era visitabile.

San Giovanni2 Centro abitato della provincia di Sassari, frazione di Sassari (da cui dista 8 km), con circa 1000 abitanti, posto a 93 m sul livello del mare a nord-ovest del comune capoluogo, lungo la superstrada per Porto Torres. Regione storica: Fluminargia. Archidiocesi di Sassari.

` costituito TERRITORIO Il territorio e da un tavolato calcareo che digrada dolcemente verso il litorale del golfo dell’Asinara, tradizionalmente adibito all’allevamento e all’agricoltura (olio e cereali). Le comunicazioni sono assicurate dalla superstrada, ma a S.G. si trova anche una stazione ferroviaria lungo la linea Sassari-Porto Torres. & STORIA Nato dapprima come punto di concentrazione di allevatori e agri` sviluppato coltori, l’insediamento si e ` lungo la poi come appendice della citta ` sede grande via di comunicazione, ed e ` commerciali e anche di alcune attivita produttive. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` significativo e ` la RALE L’edificio piu chiesa di San Giovanni, situata poco fuori dall’abitato a breve distanza dalla strada per Porto Torres; fu costruita nel secolo XVI; ha tre navate scandite da archi a tutto sesto pog` completata gianti su tozzi pilastri ed e da un presbiterio quadrato; la coper` con volte a botte. tura e &

San Giovanni di Ofillo Antica corte situata a poca distanza del villaggio di Orfili nella curatoria omonima del giudicato di Gallura. Si sviluppava attorno alla chiesa di San Giovanni, che dipendeva dalla diocesi di Civita; apparteneva all’ordine dei Templari, che riuscirono a conservarne il possesso per qualche tempo anche dopo la bolla di soppressione dell’ordine, nel 1312.

San Giovanni di Ossillili Antica corte situata nella curatoria di Galtellı` del giudicato di Gallura. Le sue origini risalgono al secolo XII; nel 1150 apparteneva al monastero toscano di San Felice di Vada; in seguito il suo abitato si ` notevolmente e si arricchı` in sviluppo conseguenza di alcune generose donazioni dei giudici di Gallura. Ma nel ` comcorso del secolo XIII si spopolo pletamente.

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San Giovanni di Sinis

` – La torre, visibile in San Giovanni di Sarrala lontananza, si affaccia sul litorale di Tertenia.

` Torre coSan Giovanni di Sarrala ` Marina di Tertenia. stiera in localita Fu costruita nel 1639 e destinata alla difesa pesante; dotata di quattro cannoni e di quattro spingarde, nel corso dei secoli contribuı` a scoraggiare diversi tentativi di sbarco. Durante la seconda guerra mondiale fu sventrata e adattata a fortino.

San Giovanni di Sinis Centro abitato della provincia di Oristano, frazione di Cabras (da cui dista 12 km), con circa 40 abitanti, posto a 7 m sul livello del mare a sud-ovest del comune capoluogo, sulla punta della penisola che chiude a nord il golfo di Oristano. Regione storica: Campidano Maggiore. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito da una penisola che ha a occidente il mare aperto, a oriente l’area riparata del golfo e lo stagno di Mistras, importante oasi naturalistica. Le comunicazioni sono assicurate da una strada che giunge da Cabras e Oristano e si conclude qui, in corrispondenza con le vicine rovine di Tharros. & STORIA Il villaggio si sviluppo ` pre-

sumibilmente in periodo altomedioe` della chiesa di San vale in prossimita Giovanni, per poi scomparire nel corso del secolo XI, dopo il trasferimento della capitale giudicale da Tharros a Oristano. Fu abbandonato dagli abitanti anche a causa delle frequenti incursioni di corsari; solo dopo secoli di abbandono e di silenzio fu di nuovo frequentato da pescatori. Il territorio fu ` sicuro dalle torri litoranee reso piu che limitarono i pericoli. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio circostante conserva numerose vestigia punico-romane legate alla vi` di Tharros. cina citta & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE A partire dal secolo XVIII vi si ` un insieme di capanne (barsviluppo raccas) che i pescatori costruirono come residenza temporanea e punto ` . Col d’appoggio per le loro attivita tempo queste abitazioni divennero sta` del bili e nel corso della seconda meta Novecento furono trasformate in comode residenze balneari suscitando una non sopita polemica. Si trattava delle tipiche capanne dei pescatori costruite a pianta rettangolare: una intelaiatura portante in tronchi sulla quale vengono connesse pareti e spioventi in canne e in fascine. L’insieme e le dune circostanti conferivano a queste costruzioni un carattere singolare di enorme bellezza e di grande fascino. Altro documento di grande rilievo sono le torri costiere tra le quali la torre di Sevo: sorge a poca distanza dall’attuale abitato lungo il tratto settentrionale della costa a picco sul mare; di forma cilindrica, in buone condizioni, fu costruita intorno al 1720 e aveva funzione di osservazione e di difesa; a due piani, conserva al proprio interno due vasti ambienti a cupola comunicanti attraverso una scaletta. Infine quella detta di San Giovanni di Sinis: co-

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San Giovanni Suergiu struita nel 1591 e destinata alla difesa ` un edificio di notevoli dipesante, e mensioni con una grande volta a cupola e con muri perimetrali spessi circa 4 m. Posta a una quota di 50 m sul livello del mare, domina le rovine della ` di Tharros ed e ` in collegamento citta con le altre torri del golfo di Oristano.

San Giovanni di Sinis – Abitazioni temporanee di pescatori.

San Giovanni Suergiu Comune della provincia di Carbonia-Iglesias, com` montana, preso nella XXII Comunita con 6072 abitanti (al 2004), posto a 16 m sul livello del mare a ridosso della fascia costiera antistante l’isola di Sant’Antioco. Regione storica: Sulcis. Diocesi di Iglesias. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma allungata da nord-ovest a sudest, si estende per 70,63 km2, comprendenti anche le frazioni di Matzaccara, Palmas e Is Origas, e confina a nord con Portoscuso e Carbonia, a est ancora con Carbonia e con Tratalias, a sud con Giba e a ovest col mare Mediterraneo e con Sant’Antioco. Si tratta di una fascia costiera pianeggiante, delimitata a occidente dal litorale, a oriente ` atdai primi rilievi dell’Iglesiente; e

traversata da alcuni piccoli corsi d’acqua che scendono dalle alture al mare, e ha a sud, delimitato tra l’altro dall’istmo utilizzato per i collegamenti con Sant’Antioco, l’ampio stagno di Santa Caterina. S.G.S. si trova lungo la statale 126 che, proveniente da Sant’Antioco, si dirige verso nord lungo la costa; e proprio in corrispondenza col paese si connette con la 195 proveniente da Cagliari lungo il litorale meridionale. & STORIA Il territorio conserva alcune ` prenuragica e nutestimonianze di eta ragica, le tracce di insediamenti punici e di un centro abitato romano dal ` la villa quale nel Medioevo si sviluppo di Palmas de Sols. Presso Palmas de Sols, a partire dal secolo IX, si rifugiarono gli abitanti di Sulci per proteggersi dalle incursioni degli Arabi. Apparteneva al giudicato di Cagliari ed era compreso nella curatoria del Sulcis. Dopo la caduta del giudicato, nella divisione del 1258 fu compreso nei territori assegnati ai Della Gherardesca e alcuni anni dopo, quando i due rami della famiglia fecero tra loro una se` al ramo del conda divisione, tocco ` noto, alla fine conte Ugolino. Come e del secolo XIII i suoi figli fecero guerra al Comune di Pisa per vendicarne la ` sconfitti e persero morte, furono pero tutto; da quel momento il villaggio prese a essere amministrato da funzionari del Comune. Subito dopo la conquista aragonese Palmas fu concesso in feudo a Guglielmo di Montgry i cui figli, nel 1349, lo cedettero ad Alibrando de Ac ¸ en che lo inserı` in un feudo di grandi proporzioni che andava formando. Quando nel 1364 egli ` con il giudice d’Arborea il si schiero villaggio fu confiscato e concesso a Pie` ne perse il contro De Milany che pero trollo allo scoppio della seconda guerra tra Pietro IV e Mariano IV. Du-

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San Giovanni Suergiu rante le guerre tra Aragona e Arborea il suo territorio fu spesso teatro delle operazioni militari, subı` gravi danni e ` a spopolarsi. Fu occupato comincio dalle truppe giudicali che lo tennero fino alla battaglia di Sanluri nonostante nel 1391 il re lo avesse concesso in feudo ai Montbuy. Finita la guerra Palmas de Sols pervenne finalmente ad Alamanno Montbuy, ma oramai il suo territorio era una vasta plaga boscosa rifugio di pastori e di bande di briganti. Nel corso dei secoli succes` agli Aragall, ai sivi dai Montbuy passo Bellit, ai Gualbes, ai Brondo e infine ai Bou Crespi ai quali fu riscattato nel ` a rimanere 1838. Il territorio continuo disabitato e solo a partire dal secolo ` un XVIII prese a ripopolarsi e si formo medau attorno alla antica chiesa del villaggio scomparso. Nel 1853 Palmas divenne comune ma nel 1880 l’amministrazione fu trasferita nella sua sede attuale che prese a chiamarsi Palmas Suergiu. Solo nel 1952 il villaggio assunse l’attuale denominazione. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la viticoltura e l’orticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini e in misura minore di ovini e caprini. Negli ultimi decenni si sta svi` industriale luppando anche l’attivita nei settori della piscicoltura, degli ali` mentari, del vetro e della stampa. E sufficientemente organizzata la rete di distribuzione commerciale. Servizi. ` collegato da autolinee agli altri S.G.S. e centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo, sportelli bancari. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 6279 unita di cui stranieri 49; maschi 3154; fem-

mine 3125; famiglie 1827. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 50 e nati 59; cancellati dall’anagrafe 171 e nuovi iscritti 102. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 17 530 in migliaia di lire; versamenti ICI 1952; aziende agricole 864; imprese commerciali 229; esercizi pubblici 21; esercizi al dettaglio 66; ambulanti 21. Tra gli indicatori sociali: occupati 1536; disoccupati 242; inoccupati 598; laureati 53; diplomati 535; con licenza media 1997; con licenza elementare 1961; analfabeti 300; automezzi circolanti 2252; abbonamenti TV 1576. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e logiche a partire dal periodo prenuragico; in particolare le domus de janas di Loci Santus, risalenti alla cultura di Ozieri, e quelle di Cramina Lana, complesso di domus di diverse tipologie; in alcune di esse si notano lastroni incisi con figure umane e un carro a ruote radiate. Di qualche interesse sono anche i nuraghi Is Paras, Loci, Palangianu e in territorio di Matzaccara, frazione a 8 km dal paese, le imponenti ` purovine di un centro abitato di eta ` a essere abitato in nica che continuo ` romana (forse il Populum citato da eta ` possibile inTolomeo); di questa fase e dividuare i resti di un complesso termale e la necropoli. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Di grande interesse per la ricostruzione della memoria storica del ` il nucleo abitato di Palmas villaggio e che sorge a 3,5 km da S.G.S. Fu il primo nucleo di ripopolamento del territorio; ` presso il rio Palmas attorno si sviluppo alla chiesa di Santa Maria, edificio costruito nel secolo XII in forme romaniche. Ha un’aula mononavata con abside e copertura in legno a capriate;

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San Giovanni Suergiu all’esterno i muri perimetrali e la facciata sono decorati da un motivo continuo a doppie listelle. Certamente fu la parrocchia dell’antica Palmas de Sols e, quando nel corso del secolo XVIII il centro riprese a vivere, subı` radicali restauri. Qualche anno fa il piccolo ` stato rimesso a nuovo, scrive tempio e S. Mantega: «Una chiesa dell’anno Mille testimone solitaria degli ultimi ` dieci secoli della storia del Sulcis. E quello che rimane dell’antica borgata medioevale di Palmas. La chiesa sorge in una radura. Poggia le fondamenta sui resti di un antico tempio pagano se ` antico nuraghe. Palmas non di un piu ` piu ` . Trentasei anni fa le case non c’e dei contadini e pastori sono state rase al suolo e ricostruite qualche chilome` in la ` , verso S.G.S. Le infiltratro piu zioni di acqua provocate dalla costruzione della diga di Monte Pranu le avevano minate alle fondamenta. Del vecchio paese restano soltanto pietre sparse nel pianoro... Ma a testimoniare ` rimasta la chiesa del tempo passato e dell’anno Mille... Una paziente opera di recupero e restauro ha consentito ora di ristrutturare il tempio. La pic` uno spettacolo di archicola chiesa e tettura romanico-pisana. Risale al` cil’anno Mille, non ci sono dubbi. ‘‘E tata insieme alla chiesa di S. Antioco nel Cartulaire dell’abate di San Vittorio di Marsiglia’’, spiega Don Nicolino Vacca che da appassionato archeologo ne ha ricostruito la storia ‘‘che testimonia la presenza della chiesa dall’anno ` il documento che consente di 1010’’. E datare con sicurezza la chiesa. Cin` tardi, nel 1606 Torchitoquant’anni piu ` le rio, giudice cagliaritano, consegnera chiese del Sulcis ai monaci benedet` tini di Montecassino. E trent’anni piu tardi, nel 1089, il figlio Costantino chia` a Palmas i Benedettini di San Vitmera tore di Marsiglia. I monaci in quel pe-

riodo erano presenti in altre quattro chiese sparse nel Sulcis. C’era la chiesa madre a Flumentepido, nei ` l’unica rimasta pressi di Carbonia. E ancora in piedi assieme a quella di Palmas. Della chiesa di Santa Maria di Villarios resiste soltanto la facciata. Men` piu ` traccia delle chiese di tre non c’e San Giorgio di Tului (Giba) e di San Vincenzo di Taberna, vicino a Matzac` anche molto probabile che la cara. E chiesa di Santa Maria di Palmas sia stata sede vescovile per alcuni decenni. Nel primo secolo dopo l’anno Mille i vescovi del Sulcis dovettero infatti abbandonare Sant’Antioco a causa delle incursioni dei pirati sara` probabile che si siano ceni. Ebbene e rifugiati a Palmas. La chiesa di Tratalias (diventata poi sede vescovile) venne inaugurata infatti soltanto nel 1213. Gli storici concordano nel ritenere che le spoglie dei vescovi Aimone e Alberto che vi si trovano, siano state ` un trasferite lı` da una chiesa vicina. E miracolo che l’antica chiesa sia arrivata quasi intatta sino ai nostri giorni. Dalla partenza dei Benedettini, nel ` del 1800 la chie1340, fino alla meta ` stata periodicamente abbandosetta e nata. Era diventata un ricovero per il bestiame. Il restauro le ha restituito ` tutto il suo splendore». Cuore delpero ` la chiesa di San l’attuale villaggio e Giovanni Battista, parrocchiale costruita nel 1959 su progetto dell’architetto Di Tomassi in forme modernissime: a pianta rettangolare, con un’unica aula e cappelle laterali. All’interno conserva un grande mosaico realizzato da Filippo Figari (=) e altre statue di scultori contemporanei. Si affac` collegata cia su una grande piazza cui e da una scenografica scalinata. Altro complesso interessante sono i ruderi dell’antica chiesa di San Giovanni Battista, situati alla periferia dell’abitato;

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San Gregorio costruita nel secolo XIV in forme tardoromaniche, aveva l’impianto a una navata. Attualmente restano una parte della facciata e del muro perimetrale. Altra importante testimonianza del passato sono i ruderi del castello di Palmas, fortezza che fu fatta costruire nel secolo XI dai giudici di Cagliari per proteggere l’antico villaggio di Palmas de Sols (=), dove si erano rifugiati gli abitanti di Sulci. Caduto il giudicato, ` nelle mani dei Della nel 1258 passo Gherardesca e alcuni anni dopo, quando essi fecero una nuova divisione tra i due rami della famiglia, al conte Ugolino. I suoi figli ne persero il possesso alla fine del secolo XIII, quando furono sconfitti da Pisa nella guerra che avevano iniziato per vendicare la morte del padre. Nel 1323 fu investito dalle truppe aragonesi sbarcate per iniziare la conquista della Sardegna, espugnato e gravemente danneggiato. Il castello fu occupato da una `a guarnigione di truppe reali ma inizio decadere ed entro la fine del secolo ` in rovina. Attualmente restano ando una torre in pessimo stato e qualche tratto del muro di cinta. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Le tradizioni popolari del villaggio sono connesse non tanto al suo passato medioevale quanto alla fase della sua ri` costituzione e ripopolamento. Le piu importanti manifestazioni si tengono durante l’estate, in particolare a luglio, quando si svolge la festa in onore della Madonna delle Grazie; conosciuta come Sa Festixedda, culmina in una spettacolare processione a mare. Ad agosto, in occasione dell’Estate Sangiovannese, si svolge un nutrito programma di manifestazioni che richia` di turisti. mano una grande quantita

San Gregorio Centro abitato della provincia di Cagliari, frazione di Sinnai (da cui dista 20 km), con circa 100 abi-

tanti, posto a 265 m sul livello del mare a ovest del comune capoluogo, lungo la statale 125 Orientale sarda. Regione storica: Campidano di Cagliari. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dalle pendici occidentali del massiccio dei Sette Fratelli (1023 m), a tratti boscose e a macchia, a tratti a pascolo. Nei pressi del villaggio scorre il rio Longu, che scende a gettarsi nel golfo di Quartu. Le comunicazioni sono assicurate dalla statale 125 che, prima di arrivare alla periferia di Cagliari, ha una deviazione per Maracalagonis e per il capoluogo Sinnai. & STORIA Il territorio di S.G. fu frequentato fin dall’epoca romana e vi sorse il centro di Ferraria, posto lungo la strada da Cagliari a Tibula e specializzato nella raccolta di minerali. Scomparsa Ferraria, in epoca bizan` una comunita ` di motina vi si insedio naci Basiliani che vi introdusse il culto di San Gregorio Nazianzeno. Il territo` a far parte del giudicato di rio entro Cagliari e fu incluso nella curatoria del Campidano. Attorno alla chiesa di ` il villaggio di San Gregorio si sviluppo Villanova Sa Pannuga. A partire dal 1258 fu amministrato direttamente dal Comune di Pisa. Dopo la conquista aragonese fu incluso nel grande feudo dei Carroz, ma il villaggio fu abbandonato prima della fine del secolo XIV. Il terri` a far torio, oramai deserto, continuo parte del feudo di Quirra di cui seguı` le sorti fino al riscatto dei feudi nel 1838. La chiesa di San Gregorio conti` pero ` a essere frequentata periodinuo camente in occasione della festa del ` santo. A partire dalla seconda meta dell’Ottocento, a opera di un gruppo di famiglie della borghesia cagliaritana che costruirono le loro case di villeggiatura attorno alla chiesa, la borgata prese a svilupparsi e a essere animata

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Sangualo tra la primavera e la fine dell’estate. A partire dal 1950 il territorio circostante fu ulteriormente valorizzato da alcuni insediamenti turistici e dal rinnovato interesse per il comprensorio dei Sette Fratelli (=). & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Interessanti i resti delle Terme Rufiane, complesso termale romano risalente ai secoli III-IV che sorgeva non lontano dalla chiesa omonima. Alcuni decenni fa il sito ha restituito abbondanti resti ` imperiale, di manufatti ceramici di eta monete, spezzoni di colonne e un’iscrizione frammentaria del secolo III che ricorda il restauro dello stabilimento.

Sangualo, Antonio Religioso (Casti` sec. XIV-Santa Seglia, seconda meta verina 1454). Vescovo di Bosa dal 1407 al 1413. Fu nominato vescovo di Bosa nel 1407, ma prese possesso della sua diocesi solo nel 1410, dopo la caduta del giudicato d’Arborea. Il suo rapporto con la popolazione fu difficile, ´ nel 1413 fu trasferito a Stronsicche goli; dopo alcuni anni fu nominato ar` la civescovo di Santa Severina. Lascio Sardegna e morı` nella sua sede.

Sanguinetti, Giuseppe (detto Pippo) Pittore (Cagliari 1904-ivi 1977). Autodidatta oltre che buon pittore, fu un abilissimo disegnatore: fu anche apprezzato caricaturista. Si fece notare soprattutto come grafico pubblicitario; molte delle sue caricature illustrano periodici della Sardegna e della penisola.

Sanguinetti, Sebastiano Religioso (n. Lula 1945). Vescovo di Ozieri dal 1997 al 2006, vescovo di Tempio-Ampurias dal ` 2006. Una volta ordinato sacerdote, e stato per diciotto anni viceparroco e poi parroco a Orgosolo; in seguito, dopo aver ricoperto altri incarichi nella diocesi di Nuoro, tra il 1987 e il ` stato chiamato a Roma come as1991 e sistente centrale dell’Ufficio famiglia

dell’Azione Cattolica. Giornalista pubblicista, dal 1989 ha diretto per un anno ‘‘L’Ortobene’’. Nel 1997 divenne ve` stato scovo di Ozieri, nel giugno 2006 e nominato vescovo della diocesi di Tempio-Ampurias.

Sanjust Famiglia cagliaritana (sec. XIII-esistente). Originaria della Catalogna, le sue notizie risalgono al secolo XIII. I suoi membri erano legati all’ordine dei Templari e possedevano ` ; uno di essi, un Piegrandi proprieta tro, era commendatore del Tempio a Majorca nel 1301. Accanto a lui opera` e Andrea, suoi nivano i fratelli Nicolo poti che, quando nel 1307 l’ordine templare fu sciolto, continuarono a risie` divenne dere a Majorca, dove Nicolo tesoriere di Sancio I di Majorca. Egli nel 1318 ebbe la baronia di San Martı` d’Alzanell, che precedentemente era appartenuta ai Templari. In seguito, subito dopo la fine della spedizione dell’infante Alfonso, la famiglia si tra` percio ` essferı` in Sardegna: essa puo sere oggi considerata come l’ultima e unica rappresentante di quel primissimo nucleo di catalani che si stanziarono nell’isola. I S. furono investiti del feudo di Villagreca con un Andrea, fra`, che fu tra i finanziatori tello di Nicolo del trasferimento. Il primo personag` in Sardegna fu gio che si fermo Ughetto, castellano di Iglesias nel ` da Andrea il feudo di 1353, che eredito Villagreca. Suo figlio Michele, dopo la battaglia di Sanluri, nel 1415, ottenne ` alla anche il feudo di Furtei e si lego nuova dinastia dei Trastamara. Nel 1426 il figlio Dalmazio ottenne quello di Pauli (l’attuale Monserrato) nelle vicinanze di Cagliari e nel 1432 il titolo di barone. Nel corso del secolo XV i suoi discendenti estesero la loro influenza politica e la consistenza finanziaria della famiglia; continuando nella espansione della loro ricchezza, acqui-

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Sanjust starono alcuni feudi, tra cui quello di Elmas nel 1526. Alla fine del secolo XVI, con Antioco e Giovanni figli di un Gerolamo, la famiglia si divise in due rami. Ramo di Antioco. Da Antioco discese il ramo non feudale, che espresse alcune ` che ricoprirono distinte personalita importanti uffici nell’amministrazione reale. Questo ramo si estinse nel 1718 con un Filippo. Ramo di Giovanni. Da Giovanni, erede del patrimonio feudale della famiglia, ` il ramo principale. I suoi diderivo scendenti nel 1689 ottennero il titolo di conte di San Lorenzo e, scoppiata la ´ guerra di successione spagnola, poiche erano rimasti fedeli a Filippo V furono costretti a fuggire in Spagna. Tornati in Sardegna dopo il 1720, con i figli del conte Dalmazio, Francesco e Giovanni, formarono due nuovi rami della famiglia, il ramo dei conti di San Lorenzo e il ramo dei baroni di Teulada. Ramo dei conti di San Lorenzo. Francesco fu erede del patrimonio feudale e ` la linea dei conti di San Locontinuo renzo, che per buona parte del secolo ` a risiedere in Spagna. Suo ficontinuo ` in Sardeglio, il conte Dalmazio, torno gna a curare gli interessi della famiglia; questo ramo fu continuato dai figli di suo fratello Giuseppe, la cui discen` deldenza si estinse nella prima meta l’Ottocento, facendo passare i feudi ai Roych per matrimonio. Ramo dei baroni di Teulada. Giovanni, che si era tenuto fuori dalla politica, ebbe un figlio, Giovanni Battista, che da sua moglie Maria Grazia Catalan ` la baronia di Teulada. Dal maeredito trimonio nacque numerosa prole da cui discendono tutti i Sanjust attuali. Agli inizi dell’Ottocento questo ramo della famiglia ottenne per matrimonio anche la contea di Tuili e il marchesato di Neoneli. Nel corso del secolo XIX si

divise in alcune linee, tutte ancora oggi fiorenti, dalle quali vennero alcune di` . Anche nel Novestinte personalita cento i Sanjust non hanno cessato di ` di rilievo. Atesprimere personalita tualmente risiedono a Cagliari e a Roma.

Sanjust, Antonio Ansberto Barone di ` sec. XV-ivi Furtei (Cagliari, prima meta 1494). Figlio di Dalmazio, rimasto orfano quando era ancora bambino, crebbe sotto la tutela della madre Mar`, gherita, donna di notevoli capacita che seppe anche aumentare il patrimonio della famiglia con l’acquisto di Segariu nel 1454. Divenuto adulto, si ` uomo di non comuni capacita ` rivelo ` Antonia politiche e finanziarie e sposo Roig, ricchissima ereditiera; fatta so` con Giacomo Aragall, divenne cieta ` di uno dei protagonisti dell’attivita compravendita dei feudi. Prima del ` i feudi della famiglia 1450 eredito dopo la morte del fratello primogenito Pietro. Entratone in possesso, si oc` con cura della loro amministracupo ` nuove zione; tra l’altro vi sperimento tecniche per migliorare la produzione del grano e fece costruire la chiesa parrocchiale di Pauli. Unı` Segariu al feudo di Furtei, ottenendo l’approvazione reale per questa operazione nel 1467. Negli anni successivi e fino al ` la sua fortunata attivita ` 1485 continuo finanziaria tenendosi abilmente al di fuori dalla controversia tra Alagon e ` forti Carroz. Negli stessi anni presto somme al Comune di Cagliari, ottenendo in pegno le rendite del feudo di ` il piccolo Quartu; nel 1484 acquisto feudo di Nuragi de Frotey estendendo cosı` ulteriormente i confini dei suoi possedimenti. Frattanto nel 1480 aveva ottenuto il riconoscimento della no` e nel 1484 il privilegio di poter dibilta sporre dei feudi per successione femminile.

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Sanjust

Sanjust, Carlo 1 Deputato al Parlamento subalpino (Cagliari 1811-ivi 1872). Barone di Teulada, figlio di En` Mariangela Ripoll; ebbe rico, sposo cosı` anche il marchesato di Neoneli e ` vanla contea di Tuili. Nel 1838 tratto taggiosamente il riscatto dei feudi che possedeva. Attento alle problematiche dei suoi tempi, di idee liberali moderate, fu favorevole alla ‘‘fusione perfetta’’. Negli anni seguenti fu eletto deputato per la IV legislatura del Parla` riconfermento subalpino. Non piu ` a prendere parte alla mato, continuo vita politica e per 25 anni fu eletto consigliere comunale di Cagliari.

Sanjust, Carlo2 Consigliere regionale (n. Cagliari 1970). Da sempre interes` schierato con sato alla politica, si e Forza Italia; dopo essere stato consi` stato gliere circoscrizionale, dal 1998 e eletto consigliere comunale di Cagliari ` stato nominato assessore e nel 2001 e comunale nella giunta di Emilio Flo` stato eletto consigliere ris. Nel 2004 e regionale del suo partito nel collegio di Cagliari per la XIII legislatura.

` fu coCagliari. Dopo la resa della citta stretto ad andare in esilio in Spagna con i figli Ignazio, Giovanni e Francesco.

Sanjust, Dalmazio III Conte di San Lorenzo (Cagliari 1698-ivi 1778). Figlio del conte Francesco II, costretto ad andare in esilio in Spagna con suo padre e col nonno, dopo il passaggio della ` definitivaSardegna ai Savoia torno ` fedelta ` alla mente nell’isola. Giuro nuova dinastia e percorse una brillante carriera fino a giungere al grado di Reggente di cappa e spada del Supremo Consiglio di Sardegna; nel 1778 fu insignito del Collare dell’Annunziata. Era sposato con Caterina Castelvı`, per cui, maritali nomine, ebbe i titoli di marchese di Laconi e di visconte di Sanluri. Morı` senza lasciare figli nel 1778.

Sanjust, Dalmazio I Barone di Furtei ` sec. XIV-ivi (Cagliari, seconda meta 1438). Figlio di Michele, uomo d’armi, ` al servizio dei Trastamara e comentro ´ per Alfonso V negli assedi di batte Calvi e di Bonifacio. Tornato a Cagliari, nel 1426 ebbe come ricompensa per il suo valore il vasto feudo di Pauli nel Campidano di Cagliari e nel 1432 il titolo di barone.

Sanjust, Dalmazio II Conte di San Lorenzo (Cagliari 1645-Madrid, dopo 1715). Figlio di Francesco I, continuatore delle tradizioni di famiglia, scoppiata la guerra di successione spagnola ` unitamente ai suoi figli nel si schiero partito che era favorevole a Filippo V. Nel 1708 fu tra coloro che sostenevano ` di resistere con le armi la necessita agli anglo-olandesi che bombardavano

Edmondo Sanjust – Il politico cagliaritano in una foto d’epoca.

Sanjust, Edmondo Ingegnere, uomo politico (Cagliari 1858-ivi?, 1936). Deputato al Parlamento, senatore del Regno. Figlio del barone Enrico III di Teulada, dopo la laurea in Ingegneria divenne responsabile del Genio civile a Cagliari e, nel 1895, fu eletto consi` il gliere comunale. Nel 1908 elaboro piano regolatore di Roma e nel 1910 fu chiamato a far parte del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Frattanto, nel 1908, era stato eletto deputato al

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Sanjust ` attivamente al Parlamento: partecipo dibattito parlamentare e fu ininterrottamente rieletto fino al 1921. Nel 1923 fu nominato senatore e nel 1924 fu tra i fondatori del partito nazionale cattolico. Successivamente aderı` al fascismo. Tra i suoi scritti: Cagliari antica, medioevale e moderna (con Filippo Vivanet), 1902, e Il porto di Cagliari, 1922.

Sanjust, Enrico I Gentiluomo di corte (Cagliari 1788-ivi 1821). Barone di Teulada, figlio di Francesco, negli anni della permanenza dei Savoia a Cagliari fece una brillante carriera a corte. Nel 1812 fu nominato maresciallo delle Guardie del corpo del re e nel 1817 ebbe il titolo di scudiero reale. Nel 1820 fu nominato commissario generale della cavalleria miliziana di Ca` il gliari. Attraverso i suoi quattro figli e capostipite di tutti i rami attuali della famiglia.

Sanjust, Enrico II Avvocato, sindaco di Cagliari (Cagliari 1839-ivi 1910). Barone di Teulada, figlio di Carlo, dopo aver conseguito la laurea in Giurispru` alla professione di avdenza si dedico vocato e prese parte alla vita politica ` . Fu ripetutamente eletto della citta consigliere comunale di Cagliari, tra il ` e fu 1876 e il 1882 fu sindaco della citta anche eletto consigliere provinciale. Fece interessanti studi di carattere ge` alla biblioteca del Conealogico e dono mune una collezione di libri rari e di documenti.

Sanjust, Enrico III Avvocato, giornalista (Cagliari 1846-ivi 1936). Figlio di Ignazio, cattolico impegnato, dopo essersi laureato in Giurisprudenza si de` alla professione di avvocato e al dico giornalismo. Uomo di profonda religio` , fu l’indiscusso leader del nasita scente movimento cattolico dell’inizio ` alcune prestidel Novecento. Animo ` giose istituzioni sociali come la Societa Operaia e il Conservatorio delle Figlie

` e diresse i della Provvidenza; fondo quotidiani ‘‘La Sardegna Cattolica’’ e ‘‘Il Corriere di Sardegna’’. Fu eletto ` volte consigliere comunale di Capiu `, per gliari. Papa Leone XIII lo nomino i suoi meriti, conte palatino. Oltre i ` moltissimi scritti della sua attivita pubblicistica ha lasciato diversi opuscoli, fra cui Nella solenne inaugura` Opezione della bandiera della Societa raia Cattolica di Mutuo Soccorso, 1914, e In memoria di suor Maria Calcagno, 1916.

Sanjust, Francesco I Conte di San Lorenzo (Cagliari 1621-ivi 1695). Figlio del barone Giovanni, erede dei feudi della famiglia, fu uomo di grande prudenza: quando in seno allo Stamento militare si andarono formando i due partiti che facevano capo ai Castelvı` e ` in quello degli agli Alagon, si schiero Alagon, continuando cosı` la tradizio` della famiglia alla dinastia. nale lealta `, la rivalita ` tra questi e i Quando, pero ` acuta, seppe abilCastelvı` si fece piu mente tenersi in disparte; cosı`, quando nel 1662 fu nominato governatore di ` Cagliari e rimase nella Sassari, lascio sua sede fino al 1680, anno in cui cedette l’ufficio a Felice, uno dei suoi figli. Tornato a Cagliari, contribuı` alla normalizzazione della vita civile dopo le vicende seguite all’assassinio del vi´ Camarassa e fu tra i maggiori artecere fici della buona riuscita del parlamento Monteleone, per cui nel 1689 ottenne il titolo di conte di San Lorenzo sul feudo di Pauli.

Sanjust, Francesco II Conte di San Lorenzo (Cagliari 1678-ivi 1751). Figlio del conte Dalmazio II, durante la guerra di successione spagnola fu costretto ad andare in esilio in Spagna al seguito di suo padre. Passata la Sardegna ai Savoia, dopo aver giurato fe` alla loro dinastia nel 1720 ottenne delta ` dei feudi nuovamente la disponibilita

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Sanjust appartenuti alla famiglia. Pur avendo instaurato buoni rapporti con i nuovi signori, rimase legato alla Spagna, dove spesso tornava risiedendovi per lunghi periodi: in effetti in segreto con` a sperare fino alla morte in un tinuo possibile ritorno della Sardegna al re di Spagna.

Sanjust, Francesco III Barone di Teulada, ufficiale di carriera (Cagliari ` da sua 1731-ivi 1802). Nel 1737 eredito madre la baronia di Teulada; completata la sua formazione, divenne uffi` nella diciale di carriera. Si segnalo fesa delle coste dagli attacchi dei cor` con sari barbareschi, e si occupo grande entusiasmo dell’amministra` l’industria zione del feudo. Impianto del sale nel suo feudo di Teulada e rimboschı` Monte Urpinu, ai margini di Cagliari, sviluppandovi alcune moderne aziende agrarie. Nel 1793 fu nominato Reggente di cappa e spada del Supremo Consiglio di Sardegna.

Sanjust, Gerolamo Barone di Furtei, ` sec. finanziere (Cagliari, seconda meta XV-ivi 1528). Nipote di Antonio Ansberto, proseguendo le tradizionali at` della famiglia divenne un potivita tente finanziere. Estese ulteriormente il suo patrimonio acquistando dai To` il feudo di Mogor sulle rive dello rello stagno di Santa Gilla e nel 1522, dai Bernat, il contiguo feudo di Elmas; unı` i nuovi acquisti al feudo di Pauli, formando cosı` un vasto complesso territo` di Cagliari. riale ai margini della citta

Sanjust, Giacomo1 Governatore del ` sec. Paraguay (Spagna, prima meta XVIII-?). Figlio del conte Francesco II, ` a risienacque in Spagna e continuo dervi anche dopo che la famiglia, nel 1720, aveva riacquistato i feudi sardi. Entrato nell’amministrazione reale, vi fece una brillante carriera, giungendo a essere nominato governatore del Paraguay e del territorio del Potosı´.

Sanjust, Giacomo2 Religioso (Catalo` sec. XIII-?). Vescovo gna, seconda meta di Ampurias dal 1332. Entrato nell’ordine dei Domenicani fu ordinato sacerdote e si pose in evidenza per le sue `. Nel 1332 fu nominato vescovo qualita di Ampurias: resse la diocesi negli anni difficili della guerra tra Doria e Aragona.

Sanjust, Giuseppe I Conte di San Lorenzo (Cagliari 1699-Madrid 1782). Fratello di Dalmazio III, allo scoppio della guerra di successione spagnola fu costretto ad andare in esilio con i suoi familiari. Si stabilı` definitivamente in Spagna dove fece una brillante carriera militare; nel corso degli anni fu governatore di Maastricht, di Peni` di un’ocscola e di Porto Santo. In piu ` di togliere Gibilterra agli casione tento inglesi; quando nel 1778 morı` suo fra` tutti i feudi che tello Dalmazio, eredito la famiglia possedeva in Sardegna ma decise di continuare a risiedere in Spagna, inviando nell’isola uno dei suoi figli.

Sanjust, Giuseppe II Conte di San Lo` sec. XVIIIrenzo (Spagna, prima meta Cagliari 1791). Figlio di Giuseppe I, tor` nei territori nato in Sardegna sviluppo del suo feudo di San Lorenzo interessanti sperimentazioni in agricoltura come la coltivazione della salicornia e ` anla produzione della soda. Impianto che alcune peschiere nello stagno di Santa Gilla.

Sanjust, Giuseppe III Ufficiale di carriera (Cagliari 1785-Torino 1859). Figlio del conte Giuseppe II, percorse una brillante carriera nel reggimento di ` a far parte Sardegna; nel 1825 entro delle Guardie del corpo del re e fu nominato precettore del futuro Vittorio Emanuele II. Nel 1835 fu insignito del Collare dell’Annunziata.

Sanjust, Ignazio Ufficiale di carriera (Cagliari 1817-ivi 1884). Figlio del ba-

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Sanjust rone Enrico, uscito dall’Accademia Militare prese parte alla seconda e alla terza guerra dell’indipendenza nazionale, ottenendo onorificenze e la promozione a generale. Negli anni se` le legioni di Palermo guenti comando e di Napoli. Morı` dopo essere stato collocato a riposo.

Sanjust, Maria Giovanna Studiosa di letteratura italiana (n. Cagliari 1942). ` dedicata alla Conseguita la laurea, si e carriera universitaria; ha sempre inse` di Cagliari, gnato presso l’Universita ` diventata professore dove nel 1985 e associato. Specializzata in letteratura ` autrice moderna e contemporanea, e di numerosi interessanti saggi. Tra i suoi scritti: Tra rivoluzione e restaurazione. Itinerario nella cultura di Sardegna, 1993.

Sanjust, Michele Signore di Villagreca ` sec. e di Furtei (Cagliari, seconda meta XIV-ivi, 1420 ca.). Figlio di Ughetto, come suo padre rimase legato alla dinastia e dopo la battaglia di Sanluri ` in possesso del feudo di Villarientro greca. Negli anni che seguirono si im` a ripopolarlo e a riparare i pegno danni che la guerra aveva provocato; legatosi alla nuova dinastia dei Trastamara, nel 1415 ottenne anche il feudo di Furtei, il cui territorio unı` a quello ` possedeva. che gia

Sanjust, Monserrato Barone di Furtei ` sec. XVI-ivi (Cagliari, prima meta ` da 1579). Figlio di Gerolamo, eredito ` suo padre i feudi e le fiorenti attivita ` in lite che vi aveva impiantato. Entro ´, con il Comune di Cagliari perche quando pretese di esercitare alcuni diritti fiscali sui nuovi territori che il pa` dre aveva acquistato in prossimita ` si dello stagno di Santa Gilla, la citta oppose sostenendo che essi facevano parte dei territori a suo tempo asse` . Il contrasto duro ` fino gnati alla citta ´ riconobbe al 1564, anno in cui il vicere

che mai questi territori erano apparte` nuti a Cagliari. Signore munifico, curo in particolare il feudo di Pauli nel quale introdusse il culto della Vergine di Monserrato.

` Gentiluomo catalano Sanjust, Nicolo ` sec. XIII-Ma(Spagna, seconda meta ` allo zio Pietro e si jorca 1345). Si lego trasferı` a Majorca, dove divenne tesoriere di Sancio I di Majorca che nel 1318 gli diede la baronia di Sant Martı` ` posseduta dai Templari. d’Alzanell, gia Nel 1321 fu mandato come ambasciatore alla corte del re d’Aragona; stabi` la spedilitosi a Barcellona, finanzio zione in Sardegna con 2000 ducati; per`, dopo la fine delle operazioni milicio ` una rendita annua di tari, si assicuro 200 ducati da esigere sui proventi degli stagni di Cagliari e l’investitura del feudo di Villagreca per suo fratello Andrea. Le sue fortune politiche e finanziarie ebbero termine nel 1344 con la caduta del Regno di Majorca.

Sanjust, palazzi Nome sotto cui sono ` noto ben conosciuti due palazzi: il piu ` quello che sorge a Cagliari, l’altro si e trova a Teulada. Il palazzo di Cagliari sorge in piazza Indipendenza; fu progettato alla fine dell’Ottocento da Ed` un’antica mondo Sanjust, che adatto costruzione del secolo XV, in passato adibita a monastero, a sede dell’Uni`, a teatro e infine a caserma. Coversita struito in forme che si ispirano al gusto neoclassico, l’edificio ha tre facciate, una sulla via Canelles, una sulla piazza Indipendenza e la terza sulla via La Marmora. Nel complesso ha forme molto semplici ed eleganti. Nella se` del Novecento la famiglia conda meta ` . Il palazzo di ne cedette la proprieta Teulada sorge in piazza Parrocchia. Probabilmente costruito nel Seicento per i Catalan, fu ereditato dai Sanjust ` del Settecento e ristrutturato a meta nelle forme attuali agli inizi dell’Otto-

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Sanjust cento. Ha un solo piano e forme molto semplici; era probabilmente il centro dell’amministrazione baronale e insieme la residenza estiva della fami` di proprieta ` del Coglia. Attualmente e mune di Teulada.

Sanjust, Ughetto Signore di Villagreca, castellano di Iglesias (Majorca, ` sec. XIV-Cagliari, seconda prima meta ` sec. XIV). Figlio di Nicolo `, uomo meta d’armi, dopo la disgrazia del padre en` al servizio di Pietro IV che lo invio ` tro ` cain Sardegna e nel 1353 lo nomino stellano di Iglesias. Scoppiata la prima ` guerra tra Mariano IVe Pietro IV, cerco ` dalle inutilmente di difendere la citta truppe giudicali, ma fu costretto ad abbandonarla e a rifugiarsi a Cagliari. ` il feudo di Villagreca dallo zio Eredito ` la Andrea, ma quando nel 1363 scoppio seconda guerra tra Aragona e Arborea non riuscı` a conservarne il possesso. Negli anni seguenti si stabilı` nuovamente a Cagliari e nel 1376 fu nominato `a castellano di San Michele. Continuo rimanere legato alla dinastia, e morı` a Cagliari prima della fine del secolo.

San Leonardo Centro abitato della provincia di Olbia-Tempio, frazione di Oschiri (da cui dista 9 km), posto a 264 m sul livello del mare a nord del comune capoluogo, alle pendici meridionali del Limbara. Regione storica: Montacuto. Diocesi di Ozieri. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito da una valle riparata alle falde del monte, in parte a bosco e a macchia mediterranea, in parte a pascolo. A breve distanza si stende l’ampio lago artificiale del Coghinas. Le comunicazioni sono assicurate dalla strada Oschiri-Tempio, che passa a brevissima distanza dal villaggio. & STORIA Il piccolo nucleo si sviluppo ` nel corso del secolo XVIII da un complesso di stazzi dove i pastori conducevano le loro greggi. Ha nell’insieme

conservato le caratteristiche originarie e costituisce un complesso di grande suggestione ambientale.

San Leonardo di Siete Fuentes Centro abitato della provincia di Oristano, frazione di Santu Lussurgiu (da cui dista 7 km), con circa 40 abitanti, posto a 684 m sul livello del mare a nord-est del comune capoluogo, lungo la strada per Macomer. Regione storica: Montiferru. Diocesi di Alghero-Bosa. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dalle falde occidentali del monte Ferru, in parte a bosco e in parte a pa` scolo, e ricche di acque: in prossimita dell’abitato ha origine il rio omonimo, che va a confluire nel Tirso. Le comunicazioni sono assicurate dalla provinciale proveniente da Macomer, che subito dopo si divide in due bracci, uno per Cuglieri e uno per Santu Lussurgiu. & STORIA Nel Medioevo il villaggio faceva parte del giudicato di Torres ed era inserito nella curatoria del Montiferru; prendeva il nome dalle sette fontane che sgorgano da una sorgente e ` e le prosono rinomate per la bonta ` terapeutiche delle loro acque. prieta Dopo l’estinzione della famiglia giudicale di Torres, il giudice d’Arborea si impadronı` del villaggio e di tutto il Montiferru. S.L. di S.F. fu donato dai giudici all’ordine di San Giovanni di Gerusalemme che alla fine del secolo XIII vi aprı` un ospedale nel quale, nel 1297, morı` il conte Lotto Della Gherardesca per le ferite riportate nella guerra che, con suo fratello, aveva scatenato contro il Comune di Pisa per vendicare suo padre. Nel corso del secolo XIV, durante le guerre tra Arborea e Aragona, il Montiferru divenne spesso teatro delle operazioni e l’or` il villaggio che dedine abbandono cadde rapidamente. Tornata la pace, nel 1421 fu concesso in feudo ai De

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Sanluri Marı`. Questi nel 1455 lo rivendettero agli Zatrillas che lo unirono al loro grande feudo. Il villaggio scomparve entro il secolo XVI. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` situata nel RALE L’attuale frazione e cuore di un meraviglioso parco residuato di una smisurata e magnifica foresta che si stendeva fino a Scano di Montiferro e fu distrutta tra il 1818 e il ` nel corso del secolo 1822. La localita ` sviluppata come centro di sogXX si e giorno montano. L’edificio di maggior ` la chiesa di San Leonardo di pregio e Siete Fuentes, edificio che probabil` quanto resta dell’antico villagmente e gio scomparso e dell’Ospedale dei cavalieri dell’Ordine gerosolimitano. La sua costruzione risale al secolo XI, fu impiantata in forme romanico-pisane e alla fine del secolo XIII fu ristrutturata in forme che risentono del gotico. Ha una sola navata completata da ` in un’abside, la copertura dell’aula e legno a capriate. Attualmente viene usata dall’Ordine di Malta per suggestive cerimonie. A breve distanza dalla ` posta l’antica fonte con le sette chiesa e bocche, da molti ritenuta miracolosa, ancor oggi meta di persone che confi` medicamendano nelle sue proprieta tose e da turisti. La festa di maggior richiamo si svolge il 2 giugno e culmina nella fiera del cavallo; in questa occasione gli allevatori che operano nella Sardegna centrale espongono i migliori esemplari dei loro allevamenti.

San Leone Miniera di ferro situata in territorio di Assemini. Scoperta da ` in funzione nel Leone Gou ¨ in, entro 1865, unitamente alla ferrovia di 15 km che portava il materiale scavato alla spiaggia di Maddalena, nel golfo di Ca` essere considerata la gliari, e che puo prima ferrovia sarda. Gli elevati costi `, determinarono la di produzione, pero sospensione dei lavori dopo alcuni

anni. Agli inizi del Novecento la So` Mediterranea tento ` un suo rilancieta cio, ma fu un momento effimero e cosı` nel 1921 la concessione fu revocata. Su` bito dopo il Gruppo Breda si interesso alla miniera e nel 1941 ottenne una nuova concessione; la licenza di sfruttamento fu favorita dalla particolare congiuntura della guerra, ma nel 1943, con la distruzione del porto di Cagliari, ` venne sospesa. Nel dopol’attivita ` alla Ferromin guerra la miniera passo della Finsider, che riuscı` a rilanciarne la produzione. Furono costruiti dei ` funzionuovi impianti che resero piu nale il trattamento del materiale scavato e furono trovate ingenti riserve di minerale, ma gli alti costi di produzione nel 1963 determinarono la fermata del complesso. Negli anni Settanta l’intera struttura fu venduta a un’industria alimentare, che attualmente ne sfrutta i boschi.

San Luigi Torre costiera. Destinata alla difesa dell’isola, fu costruita nel 1639 sull’isola di Serpentara e potentemente armata. Era dotata di tre cannoni, cinque spingarde e servita da un’adeguata guarnigione.

Sanluri Comune capoluogo, insieme a Villacidro, della provincia del Medio Campidano, incluso nel Comprensorio n. 20, con 8556 abitanti (al 2004), posto a 135 m sul livello del mare lungo la superstrada Cagliari-Sassari. Regione storica: Nuraminis. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma allungata da nord a sud, si estende per 84,16 km2, comprendenti anche la frazione di San Michele, e confina a nord con Villanovaforru e Lunamatrona, a est con Villamar, Furtei e Serrenti, a sud con Samassi e Serramanna e a ovest con Villacidro, San Gavino Monreale e Sardara. Si tratta di una regione al confine tra le modeste

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Sanluri alture della Marmilla e della Trexenta a occidente, e la fertile piana campidanese a oriente. A sud dell’abitato scorre il fiume Mannu, che si dirige verso lo stagno di Cagliari. S. usufrui` della superstrada sce della prossimita ‘‘Carlo Felice’’, ma costituisce nodo stradale anche per altre strade che si lo collegano ai centri circostanti: con Villanovaforru e Lunamatrona a nord; Villamar e Guasila a est; Samassi a sud; San Gavino Monreale e Pabillonis a ovest. S. dispone anche di stazione ferroviaria, Sanluri Stato, lungo la linea Cagliari-Oristano, a 6 km.

Sanluri – Veduta del centro abitato con la chiesa della Madonna delle Grazie e il castello.

STORIA Il territorio conserva testimonianze dell’insediamento dell’uomo a partire dal periodo prenuragico. L’attuale centro abitato deriva da un villaggio punico-romano situato lungo la via tra Cagliari e Torres. Il vil` a essere abitato in eta ` laggio continuo bizantina e nel Medioevo fu conosciuto come Sellori; compreso nel giudicato di Cagliari, fece parte della curatoria di Nuraminis e mantenne una notevole importanza per la sua posizione strategica. Caduto il giudicato, nella divisione del 1258 fu incluso nella parte toccata al conte di Capraia, e all’estin` al zione della sua discendenza passo &

` Magiudice d’Arborea. Nel 1295 pero riano II lo cedette al Comune di Pisa e prima della fine del secolo prese a essere amministrato da funzionari del Comune di Pisa. Dopo la conquista aragonese fu concesso in feudo a Urraca ` morı` senza eredi, de Entenc ¸a che pero per cui nel 1332 fu nuovamente infeudato a Goffredo Gilaberto Cruilles. I ` ne discendenti di quest’ultimo pero persero il possesso e nel 1349 fu concesso ancora a Ponzio Santa Pau (=). Nel 1353, scoppiata la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, S. fu investito dalle truppe giudicali, conquistato e gravemente danneggiato. Finita la guerra, il re vi fece costruire il castello adattando una precedente for` la difesa ai tezza giudicale e ne affido Santa Pau. Scoppiata la seconda guerra tra Aragona e Arborea, S. fu investito nuovamente dalle truppe giudicali e occupato; il castello caduto in mano giudicale divenne anche una delle residenze di Eleonora d’Arborea. Negli anni che seguirono il villaggio ebbe una cinta di mura poligonale rafforzata da torri, di cui rimangono po` del castello. che tracce in prossimita ` fino al termine L’occupazione continuo della guerra, nel 1388 vi fu firmata la pace tra Eleonora e Giovanni I d’Ara` non servı` a far cessare il gona che pero conflitto. Nel 1409 nelle sue campagne ` si svolse la celebre battaglia che segno la fine del giudicato d’Arborea. Il vil` ai Santa Pau che pero ` nel laggio torno 1427 preferirono venderlo ai De Sena. Questi nel 1436 ottennero il titolo di visconti di S. ma, per essersi legati a Leonardo Alagon (= Alagon), nel 1477 si videro confiscare il villaggio che nel 1479 fu donato a Enrico Henriquez. `, pochi giorni dopo, vendette Egli pero vantaggiosamente S. ai Castelvı` che lo tennero fino alla loro estinzione; dai ` agli Aymerich ai quali Castelvı` passo

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Sanluri fu riscattato nel 1838. Nel 1821 divenne capoluogo di mandamento e fu incluso nella provincia di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una viva testimo` volte cinianza: «Popolazione. Nel piu tato censimento la popolazione di S. fu computata di anime 3710, distribuita in famiglie 975 e in case 889. In rispetto alla condizione domestica erano gli abitanti di S. distinti in maschi scapoli 1079, ammogliati 724, vedovi 71, totale 1874: e in femmine zitelle 934, maritate 714, vedove 188, totale 1836. Pel movimento della popolazione si possono notare i seguenti numeri: nascite 125, morti 65, matrimoni 30. Agricoltura. I terreni di S. sono generalmente di ` , per cui possono mettersi tanta fertilita ` fecondi delle regioni a paro con i piu ´ la Treriputate le meglio granifere. Ne ´ la Marmilla, che sono le recenta, ne ` feraci dell’isola, hanno terre gioni piu migliori. Aggiugnesi alla natura l’ausilio dell’arte, e la produzione cresce per ` vero che in altra parte i questa. Egli e ` diligenti nel cucoloni non sono piu rare i loro seminati, in sarchiarli e sgombrarli dalle erbe parassite. La se` ne’ seguenti numinagione ordinaria e meri. Di frumento starelli 3800, di fave 2500, di legumi 100, d’orzo 1000, di lino ` stimati sono le len20. Tra’ legumi i piu ticchie, i ceci e i piselli, e della prima specie se ne seminano forse starelli 30, delle due seguenti starelli 50. La produzione media del frumento in anno di ` di 10 pel frumento, di mediocre frutto e 15 per l’orzo, di 8 per le fave, di 20 per i legumi. Cosı` secondo le supposte quan` di seminagione si tolgono dalle aje tita starelli di grano 60 mila in circa, d’orzo 15 000, di fave 35 000, di legumi 1600. Dal lino si hanno starelli di semenza 30, maniche 10,000 di buona stoppa. Pa` ristrettisstorizia. Questa industria e ´ il suolo essendo in massima, perche sima parte coltivato resta poco spazio

al pascolo comune, e non trovasi pastura acconcia per alcune specie, come le vacche e le capre. Il bestiame rude consiste in alcuni armenti di vacche, e in pochi branchi di pecore e di porci. Le vacche appartengono a pochi proprietari, e per la enunciata ragione si mandano in altri territori. Il loro numero non somma forse a capi 400. I porci rudi forse sorpassano i capi 2000. Le pecore divise in varie greggie, e pascolanti nel territorio proprio, non ` di capi 4500. I formaggi di sono piu ` mediocre sono di molto inferiori bonta ` che si suol consumare nel alla quantita paese, e devesi comprarne da altre parti. Il bestiame manso consiste in buoi circa 2000, i quali servono a’ lavori ´ le poche agrari. Si comprano perche vacche che furono indicate non possono bastare per supplire a un decimo delle mancanze che avvengono, e sono mantenute con molta cura. Si hanno poi a notare circa 400 cavalli, che servono per sella e per vettureggiare. Quasi ogni principale agricoltore ha il suo. Non mancano i majali, ma non ` di 500. I giumenti per la sono forse piu macinazione del grano ascendono ` a far forse a 1000». Nel 1848 S. entro parte della divisione amministrativa di Cagliari e dal 1859 della omonima ricostituita provincia. Nel corso del` l’Ottocento la sua economia si sviluppo ´ fu collegato mirabilmente sia perche ´ fu avalla rete ferroviaria, sia perche viata la bonifica della palude. Negli ul` stato uno dei centri dai timi anni e ` sviluppato il movimento che quali si e ha portato alla costituzione della provincia del Medio Campidano. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, l’orticoltura, la frutticoltura e la viticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini ma anche di ovini,

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Sanluri equini e pollame. Negli ultimi decenni ` insi sta sviluppando anche l’attivita dustriale nel settore alimentare e in quelli dell’abbigliamento, della stampa, della lavorazione della plastica, della chimica e della produzione ` discretadi materiali per l’edilizia. E mente sviluppata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano tre alberghi con 67 posti letto e quattro risto` collegato da autoliranti. Servizi. S. e nee e dalla ferrovia agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo e scuola secondaria superiore (Liceo linguistico, Istituto tecnico, Istituto professionale), sportelli bancari. Possiede una Biblioteca comunale e due musei.

Sanluri – Chiesa della Madonna delle Grazie. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 8592 unita di cui stranieri 60; maschi 4248; femmine 4594; famiglie 2907. La tendenza complessiva rivelava un lieve aumento della popolazione, con morti per anno 61 e nati 72; cancellati dall’anagrafe

138 e nuovi iscritti 138. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 15 356 in migliaia di lire; versamenti ICI 3115; aziende agricole 741; imprese commerciali 427; esercizi pubblici 51; esercizi all’ingrosso 9; esercizi al dettaglio 175; ambulanti 91. Tra gli indicatori sociali: occupati 2484; disoccupati 309; inoccupati 615; laureati 133; diplomati 989; con licenza media 2864; con licenza elementare 2239; analfabeti 320; automezzi circolanti 3128; abbonamenti TV 2138. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e logiche che a partire dal periodo pre` nuragico testimoniano la continuita dell’insediamento umano. Al periodo prenuragico appartiene il villaggio di Corti Beccia, formato da 42 capanne circolari, una delle quali fu usata come tomba in quanto vi furono rinvenuti due scheletri rannicchiati. Risale alla cultura di Monte Claro dell’Eneo` databile tra il 2400 e litico recente ed e il 2100 a.C. Altro complesso di notevole ` quello di domus de janas di interesse e ` omonima. Pardu Jossu, nella localita Scavate nell’arenaria, risalgono al periodo della cultura di Monte Claro e hanno restituito depositi funerari di grande ricchezza: oltre che molte ceramiche, vi sono stati rinvenuti resti di animali che permettono di avere un quadro della fauna del tempo. Intorno a S. si trovano anche le tracce di alcuni nuraghi tra i quali quelli di Candela, Corti Sa Perda, Fenu, Gattus, Nuraghe Mannu e Puxeddu. Altro importante ` la necropoli di Bidd’e Cresia, di sito e epoca punico-romana, utilizzata tra il secolo IV a.C. e il secolo IV d.C. Era legata a un piccolo centro di agricoltori di cui si sono perse le tracce. Le tombe sono del tipo a fossa e del tipo a enchytrismos che veniva utilizzato per la sepoltura dei bambini e ha restituito ab-

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Sanluri bondanti corredi, soprattutto vasellame e frammenti di pasta di vetro.

Sanluri – Uno dei torrioni del castello.

PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE ` E AMBIENTALE Cuore della cittadina e il centro storico, quartiere sistemato su una vasta area quadrata che nel Medioevo era cinto da mura di cui riman` del castello: gono tracce in prossimita fortezza costruita probabilmente dai giudici d’Arborea nel corso del secolo XII e ristrutturata radicalmente dopo il 1353 dagli Aragonesi. Attualmente l’edificio ha pianta quadrata (20 x 27 m) con mura alte 10 m e spesse mediamente 1,80 m, coronate da un cammino di ronda e rafforzate da quattro tor` una spettarette merlate. All’interno e colare corte sulla quale si affaccia una scala a T simmetrica che consente l’accesso ai piani superiori. L’edificio, che ` l’unico castello attualmente abitato e in Sardegna, appartiene ai conti Villasanta (=) e ospita nelle sue sale il Museo risorgimentale Emanuele Filiberto duca d’Aosta che contiene ricche ` collezioni formate dai Villasanta ed e arredato con mobili d’epoca di discreto interesse. La sua secolare esi` scandita da episodi imporstenza e tanti: fu residenza di Eleonora d’Arborea e soprattutto dopo la battaglia di Sanluri sarebbe stato teatro dei tragici &

amori tra re Martino il Giovane (=) e la donna ricordata come ‘‘La Bella di Sanluri’’. All’interno del quartiere storico si trova la chiesa di San Lorenzo: costruita nel secolo XIV e radicalmente ristrutturata nel corso del XVI, ha l’impianto a una navata abbellita da cappelle laterali e dal presbiterio; la ` estremamente semplice. Al facciata e suo interno conserva un altare in legno dorato e intagliato del secolo XVI e alcune pregevoli statue del secolo XVII. Dalla piazza del castello attraverso una dolce salita si giunge alla chiesa di San Rocco, costruita nel secolo XVI in forme tardogotiche come ringraziamento per la fine di una terribile epidemia di peste. Ha l’impianto a una navata arricchita da cappelle laterali. La ` in pietra a vista, arricchita facciata e da un rosone e da un portale a sesto acuto. Proseguendo poco oltre si trova il convento dei Cappuccini: edificato ` situato su un colle dal nel Seicento, e quale si domina l’abitato. La chiesa, dedicata a San Francesco, conserva poco del suo originario impianto secentesco: al suo interno si trova un bell’altare in legno intagliato e dorato di pregevole fattura. Il convento dopo un ` stato relungo periodo di abbandono e staurato completamente e ha ripreso a ` di noteessere centro di spiritualita vole richiamo. In una delle ali del fab` stato realizzato il Museo stobricato e rico etnografico cappuccino, articolato in tre sezioni, rispettivamente di storia sacra, di archeologia e della vita dell’ordine. Di particolare interesse sono le sale di quest’ultima sezione dove sono stati ricostruiti minutamente gli ambienti tipici della vita dei frati durante il secolo XVII. Nella sezione di ` inoltre custodita una colstoria sacra e lezione di ben 11 000 immaginette sacre, unica nel suo genere. A sud-ovest rispetto al castello si sviluppano i quar-

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Sanluri ` moderni dove si trovano altieri piu cuni pretenziosi palazzotti ottocenteschi e la chiesa della Madonna delle Grazie, attuale parrocchiale, che fu costruita tra il 1781 e il 1786 sulla chiesa precedente di cui si conserva il solo campanile in forme gotico-aragonesi, risalente al secolo XVI. L’edificio attuale fu realizzato da Carlo Maino e da Antonio Ignazio Carta su disegno di Giuseppe Viana (=) in forme tardobarocche. Ha un impianto a tre navate, il ` completato da un’impotransetto e nente cupola; al suo interno conserva un bel crocifisso del Quattrocento, alcune tele di Giovanni Marghinotti e di Raffaele Arui e un retablo del secolo ` raffigurato il S. del tempo. XVI in cui e ` la Altro interessantissimo edificio e chiesa di San Pietro, costruita nel secolo XIV con un impianto basilicale a due navate e la copertura in legno; fino al secolo XVIII fu la parrocchiale del villaggio. Al suo interno sono conservati il Retablo di Sant’Eligio, opera su tavola del Cinquecento del Maestro di S.; alcune tele del secolo XVI; il pulpito in legno del secolo XVIII, intagliato e dipinto; e il fonte battesimale del secolo XIV in pietra scolpita. Da una strada che si diparte dalla stazione ferroviaria (Sanluri Stato) si giunge al complesso dell’Azienda Agraria Bonifica che comprende l’antico stabilimento ‘‘Vittorio Emanuele II’’ e si stende su una superficie di 2500 ha ricavati nel 1913 dal prosciugamento degli stagni di S. e di Samassi che per secoli erano stati regno della malaria. Possiede una rete di strade interpode` sviluppata in un sirali (27 km) ed e stema di case coloniche, stalle, foraggere razionalmente agglomerate nei complessi di Strovina e di San Michele.

Sanluri – Camera da letto di Preziosa di Sanluri nel castello: letto a baldacchino e cassettone spagnoli del secolo XVI.

FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Di grande rilievo per la memoria storica della cittadina sono alcune feste popolari tra le quali quella della Madonna delle Grazie che si svolge il 31 maggio presso la parrocchia, organizzata da un comitato di prioresse (Is priorissas) scelte nel giorno della Candelora. Si apre con la vestizione della statua e ha il suo culmine in una solenne processione in costume nel corso della quale la statua collocata su un carro sfila per le vie della cittadina. Da pochi anni un altro appuntamento, organizzato con grande cura, sta assumendo il compito di rievocare una fase saliente della storia del centro. Si tratta della rievocazione della Battaglia di S. che si svolse il 30 giugno del 1409 tra le truppe catalano-aragonesi guidate da re Martino il Giovane e quelle del giudicato d’Arborea guidate dal giudice Guglielmo III di Narbona. L’armata iberica, che proveniva da Cagliari, meglio disposta ` con e forse meglio armata, si scontro l’esercito piuttosto composito che il visconte era riuscito a mettere in campo. Dopo alcune ore di combattimento nella piana circostante il paese i primi riuscirono a rompere lo schieramento dei sardi dividendolo in due tronconi;

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San Marco uno fu sospinto nei pressi del rio ` detta Su BocciMannu in una localita droxiu (lett. ‘‘l’ammazzatoio’’), dove fu circondato e sterminato; l’altro fu sospinto verso il castello e massacrato unitamente a una parte della popolazione del villaggio. La battaglia ebbe conseguenze determinanti per la storia della Sardegna: da quel momento ` il giudicato d’Arborea non si risollevo ` e poco tempo dopo fu costretto a piu capitolare: cosı` ebbe inizio una lunghissima dominazione straniera in Sardegna. La rievocazione ha luogo in ` Bruncu ’e Sa Batalla (Collina localita della Battaglia), alle pendici di un colle posto a est dell’abitato, e vede la partecipazione di numerosi figuranti in costume d’epoca che rappresentano le fasi culminanti dello storico confronto richiamando numerosissimi spettatori. La rappresentazione sto` sempre accompagnata da mostre rica e e da altre manifestazioni che ripropongono ai moltissimi turisti il clima nel quale l’evento si svolse. In questo spirito a settembre si svolge anche la festa del Borgo, durante la quale entro il perimetro del centro storico vengono rievocati i mestieri tradizionali della co`. Di grande interesse e ` anche il munita costume. L’abbigliamento tradizionale ` sostanzialmente di due femminile e ` costitipi. Quello dei giorni di festa e tuito da una camicia di cotone con pizzi applicati ai polsini e al collo, molto scollata, tanto che per coprire il seno si usa un fazzoletto (su mucadori de zugu), e da una gonna in panno marrone con bordature a sfondo scuro. Sopra la camicia si indossano il busto di broccato con sfondo nero e disegno verde (su cossu) ornato di trina verde e chiuso con ganci, e una giacca in panno scuro. Sopra la gonna si indossano il grembiule di panno nero (sa fascadroxia) e una cinta d’argento a cerchietti

` com(sa gancera). L’abbigliamento e pletato da un fazzoletto per raccogliere i capelli, da uno scialle di seta viola a fiori neri (su sciallu) e dalle scarpe in vernice nera. L’abbigliamento di tutti i ` costituito da una camicia sigiorni e mile a quella usata nei giorni di festa e da una gonna plissettata di bordatino blu e rosso (sa gunnedda sarda). Sopra la camicia si indossa il busto di broccato con sfondo nero e disegno verde (su cossu); sopra la gonna il grembiule di seta nera o viola a disegni dorati (su ` compledeventali). L’abbigliamento e tato da un fazzoletto per raccogliere i capelli e da uno scialle di seta viola a fiori neri (su sciallu). L’abbigliamento ` costituito da tradizionale maschile e una camicia di cotone pieghettata e chiusa al collo da due bottoni d’oro e dai calzoni di tela grezza o di orbace. Sopra la camicia si indossa il gilet (su collettu) di pelle, ornato con borchie di metallo e chiuso lateralmente, che ar` riva ad altezza del ginocchio ed e stretto in vita da una cintura di pelle ` scura; sopra i calzoni si portano le piu ghette (is crazzas) di pelle con bottoni ` comalla caviglia. L’abbigliamento e pletato da una berritta di orbace a forma troncoconica che rimane rigida (berritta impixiada).

San Marco Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria di Nulauro. Era ubicato in prossi` di Alghero. Il suo abitato crebbe mita attorno a una residenza giudicale, che ` per maagli inizi del secolo XIII passo trimonio ai Doria. Estinta la dinastia, essi lo inclusero nello stato che formarono nella parte nord-occidentale del disciolto giudicato. Avendo essi prestato omaggio al re d’Aragona, subito dopo la conquista catalano-aragonese ` a far parte del Regnum Sardientro ` essi si ribellarono, niae; quando pero

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San Martin `, riufu loro sequestrato. I Doria, pero scirono a conservarne il possesso anche in seguito, fino al 1353, quando Alghero cadde in mano alle truppe di Pietro IV. San Marco subı` gravi danni a causa della guerra e poco tempo dopo fu abbandonato dalla popolazione.

San Martin Famiglia spagnola (sec. XVI). Di antiche tradizioni, un suo ramo si trasferı` in Sardegna nel 1546 con un Biagio che ricoprı` numerose importanti funzioni pubbliche. La famiglia si estinse nel corso del secolo con suo figlio Pietro Antonio, che ricopriva l’ufficio di gentiluomo dell’artiglieria.

San Martin, Biagio Maestro di posta ` della Sardegna (Spagna, prima meta sec. XVI-Cagliari 1584). Nel 1546 ebbe l’ufficio di maestro di posta e si trasferı` in Sardegna. Negli anni successivi ` di sviluppare il servizio postale tento nell’isola, ma l’inesistenza di una rete ` delle comunistradale e la precarieta cazioni di fatto glielo impedirono. In seguito tenne molti altri uffici pubblici a Cagliari, Oristano e Castellaragonese (l’attuale Castelsardo). 1

Sanna Famiglia di Cagliari (secc. XVIXVII). Le sue notizie risalgono alla se` del secolo XVI, quando viconda meta veva un Salvatore figlio di Antonio. Entrato nell’amministrazione reale, per` Cacorse una brillante carriera e sposo terina Porta, erede della baronia di Teulada. Dal loro matrimonio nacque ` la baronia. Il suo Agostino, che eredito destino fu crudele: dopo le nozze felici e la nascita di alcuni figli, egli infatti, unitamente a tutta la sua famiglia, nel 1656, fu ucciso dalla peste che fin dal 1652 mieteva migliaia di vittime in Sardegna.

Sanna2 Famiglia di Alghero (secc. XVIXVIII). Le sue notizie risalgono al secolo XVI; i suoi membri avevano una buona posizione economica e gode-

vano di buona reputazione in seno alla ` cittadina. Nel 1599 il dottor societa Giovanni Antonio, vicario reale della `, ottenne il cavalierato ereditario citta ` . Nel 1613 fu anche e nel 1605 la nobilta ammesso allo Stamento militare durante il parlamento del duca di Gandı´a; suo figlio Francesco percorse una brillante carriera nell’esercito reale e fu armato cavaliere mentre si trovava in Spagna. I suoi discendenti continuarono a risiedere ad Alghero, dove mantennero una discreta posizione e si estinsero nel corso del secolo XVIII.

Sanna3 Famiglia di Benetutti (secc. XVI-XVII). Le sue notizie risalgono ` del secolo XVI. In alla seconda meta possesso di un discreto patrimonio, ` espresse alcune distinte personalita tra cui il dottor Giovanni Francesco Sanna Bello, che nel 1616 ottenne il cavalierato ereditario. Lo stesso, nel 1624, fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Vivas. I ` tardi si trasferisuoi discendenti piu rono a Ozieri, dove si estinsero nel corso del secolo XVII.

Sanna 4 Famiglia di Cagliari (secc. XVII-XVIII). Appartenente alla borghesia cagliaritana, le sue notizie risalgono al secolo XVII. Scoppiata la guerra di successione spagnola, uno dei suoi membri, il dottor Bernardino ` con decisione nel Pietro, si schiero partito favorevole a Carlo d’Asburgo e, quando l’isola fu conquistata, nel 1708 ebbe la concessione del cavalierato ` . Uno dei ereditario e della nobilta suoi figli fu il celebre giurista Pietro Sanna Lecca. La famiglia si estinse alla fine del secolo XVIII.

Sanna5 Famiglia di Codrongianos e Pozzomaggiore (sec. XVII-esistente). Famiglia di grandi proprietari, le sue ` del notizie risalgono alla seconda meta secolo XVII; era originaria di Codrongianos, dove possedeva un ingente pa-

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Sanna trimonio. Scoppiata la guerra di suc` nel parcessione spagnola, si schiero tito filoasburgico; nel 1717 uno dei suoi membri, un Filippo, ottenne il ca` poco valierato ereditario e la nobilta prima dell’arrivo nell’isola delle truppe della spedizione progettata dal cardinale Alberoni. Ma a causa del precipitare della situazione politica egli non riuscı` a ottenere l’exequatur; con l’avvento dei Savoia, comunque, i suoi discendenti continuarono a usare pubblicamente i privilegi concessi: nel ` diffidati formal1756 furono percio mente dal continuare a farlo. Dopo altri anni di tensioni, tra il 1788 e il 1790 regolarizzarono la loro posizione e ottennero finalmente il riconoscimento degli antichi privilegi. Alla fine del secolo la famiglia si divise in due rami: ` a risiedere a Codrongiauno continuo nos e a Sassari e uno, nel corso del secolo XIX, si trasferı` a Pozzomaggiore. Entrambi i rami della famiglia esistono ancora oggi.

Sanna6 Famiglia di Cuglieri (sec. XVIIesistente). Originaria di Ortacesus, le sue notizie risalgono al secolo XVII; i suoi membri possedevano un discreto patrimonio e godevano di una considerevole reputazione. Nel 1737 un Salvatorangelo ottenne il cavalierato eredi` ; pochi mesi dopo egli tario e la nobilta ` una nobildonna di Cuglieri e si sposo stabilı` in quel villaggio. Dal loro matrimonio discendono gli attuali Sanna Passino residenti a Cuglieri.

Sanna 7 Famiglia di Mogoro (Sanna Borro e Sanna Randaccio) (sec. XVIesistente). Probabilmente originaria di Maracalagonis, i suoi membri appaiono impegnati in importanti uffici dell’amministrazione del marchesato di Quirra a partire dal secolo XVI. Nel corso dei secoli successivi mantennero ` una posizione in seno alla comunita elevata che nel 1806 fu sancita con la

concessione del cavalierato ereditario ` per il notaio Antonio e della nobilta Vincenzo, benemerito dell’agricoltura. Dai suoi nipoti Vincenzo, Efisio e Raf` del secolo faele nella seconda meta XIX discesero i tre rami della famiglia, due dei quali tuttora fiorenti. Ramo di Vincenzo. Da Vincenzo vengono i Sanna Borro che continuarono a risiedere a Mogoro e che attualmente risiedono a Cagliari e a Roma. Ramo di Raffaele. Da Raffaele discendono i Sanna Randaccio, profondamente legati a Cagliari e alla sua so` , che hanno espresso alcune emicieta `. nenti personalita Ramo di Efisio. Da Efisio discende il ramo che, imparentatosi con i Sulis, si trasferı` a Muravera.

Sanna8 Famiglia di Oristano (secc. XVIXVII). Fin dal secolo XVI godeva di `. grande considerazione nella citta ` del secolo le sue Nella seconda meta fortune furono legate al possesso della signoria della scrivania del vicariato reale di Oristano. L’importante ufficio pervenne a un Antioco che aveva sposato una Armengol, appartenente alla famiglia che era proprietaria della ` nel 1582 vide moscrivania; egli pero ` rire il suo unico figlio, per cui lascio ` della scrivania al fratello l’eredita Leonardo. Ereditata la signoria, quest’ultimo assunse una posizione di as`; a soluto rilievo nella vita della citta sua volta ebbe un’unica figlia che, sposatasi a un Pira, trasmise la signoria a ` questa famiglia. Il matrimonio segno l’apice di questo ramo dei S.: ne rimane traccia nel palazzo detto Casa di Eleonora, che fu fatto appositamente costruire in occasione del matrimonio. La discendenza fu continuata da un terzo fratello, Antonio, collettore dei diritti della dogana, che fu il capostipite del secondo ramo della famiglia. Suo nipote Gaspare, sergente mag-

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Sanna ` , nel 1631 ottenne il cagiore della citta valierato ereditario. Nel 1643 fu ammesso allo Stamento militare durante il parlamento Avellano; i suoi discendenti presero parte anche ai parlamenti successivi fino al 1673, ma pochi anni dopo si estinsero.

Sanna9 Famiglia di Tempio Pausania (sec. XVIII-esistente). Ricchi proprietari originari di Osilo; le notizie su di loro risalgono al secolo XVIII. Nel 1806 ottennero il cavalierato ereditario e la ` con Salvatorangelo, che si era nobilta distinto nella repressione dei moti angioyani e comandava un battaglione della fanteria miliziana. Suo figlio Salvatore, sposata una Guglielmo, si tra` sferı` a Tempio Pausania e vi impianto la famiglia. Alla fine del secolo un ramo della famiglia si trasferı` in Calabria.

Sanna, Adalberto Funzionario di banca, consigliere regionale (n. Senorbı` 1949). Dopo essersi laureato in ` divenuto funzionaScienze politiche e rio di banca. Da giovane impegnato in politica nelle file della Democrazia Cristiana, dopo essere stato per molte legislature consigliere comunale e ` consigliere provinciale, nel 1989 si e presentato alle elezioni per la X legi` stato eletto. slatura regionale, ma non e `, e ` diNel corso della legislatura, pero ventato consigliere regionale subentrando a Bruno Randazzo nel 1992. Al ` stato ritermine della legislatura non e confermato; ha continuato a fare politica schierato nell’UDC, e attualmente ` sindaco di Senorbı`. e

Sanna, Alberto Consigliere regionale (n. Villaurbana 1950). Militante nella ` fin da giovane dedicato Sinistra, si e alla politica nelle file del Partito De` stato per mocratico della Sinistra. E anni consigliere comunale e sindaco ` stato del suo paese natale; dal 1990 e eletto consigliere provinciale di Ori-

` stato asstano, e negli anni seguenti e sessore e vicepresidente del Consiglio. ` stato eletto consigliere reNel 1999 e gionale del suo partito nel collegio di Oristano per la XII legislatura e nel 2004 riconfermato per la XIII.

Sanna, Andrea Religioso (Maracalago` sec. XV-Oristano nis, seconda meta 1555). Vescovo di Ales dal 1521 al 1554, arcivescovo di Oristano dal 1554 al 1555. Fratello di Giovanni, completati i suoi studi fu ordinato sacerdote e divenne canonico del capitolo di Ca` nell’opera di evangegliari. Si segnalo lizzazione dei mori schiavi a Cagliari; molto legato al fratello, fu da lui chiamato a far parte del tribunale dell’Inquisizione. Quando poi nel 1521 questo ` la diocesi di Ales, fu nominato lascio vescovo al suo posto. Legato alle con` cagliaritana, ensorterie della nobilta ` in contrasto per motivi di giurisditro ´ Antonio Cardona. Tra zione col vicere il 1542 e il 1545 fu coinvolto nel cosiddetto ‘‘affare della viceregina’’ e fu sospeso dal suo incarico presso il tribunale dell’Inquisizione. Nel 1546 riprese il suo ufficio di inquisitore, ma ` a operare con sistemi molto continuo discutibili. Per porre fine alla situazione, nel 1554 fu nominato infine arcivescovo di Oristano.

Sanna, Anna Insegnante, politica (n. Thiesi 1948). Deputato al Parlamento, sindaco di Sassari. Laureatasi in Let` impegnata in politica militere, si e tando nel Partito Comunista Italiano e successivamente nel Partito Democra` stata eletta consitico della Sinistra. E gliere comunale di Samatzai per al` trasferita a cuni anni; in seguito si e ` stata eletta deSassari, dove nel 1987 e putato al Parlamento per il suo partito e successivamente riconfermata; nel 1992, al termine della legislatura, non ` stata ricandidata. Nel 1995 e ` stata ine fine eletta sindaco di Sassari fino al

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Sanna 2000; dopo una legislatura politicamente tormentata, nuovamente candidata a sindaco dopo una frattura nello schieramento cittadino che l’aveva ` stata riconfermata. eletta, non e

Sanna, Antonello Urbanista (n. Cagliari 1949). Dopo essersi laureato in ` dedicato alla carriera Ingegneria si e ` diventato prouniversitaria. Nel 1983 e fessore associato di Architettura tecnica; ordinario, attualmente insegna ` di Progettazione edilizia nella Facolta ` di Cagliari. Ingegneria dell’Universita Si occupa di architettura e di urbani` uno dei massimi conoscitori stica, ed e della storia dell’urbanistica in Sarde` autore di numerosi saggi di nogna. E tevole livello scientifico, tra i quali Insediamento, abitazione, cultura urbana (con A. Cadinu), in Guasila: un paese della Sardegna, 1984; Sardegna. L’architettura popolare in Italia (con Giulio ` , in Angioni e A. Cadinu), 1988; La citta La Provincia di Oristano, 1989; L’archi` sarda in tettura popolare, in La societa ` spagnola (a cura di Francesco ManEta coni) II, 1992; Il paesaggio costruito: case di pietra, case di terra, in I paesi, ` della Sardegna’’, collana ‘‘Paesi e citta 1, 1998.

Sanna, Antonio1 Linguista (Bonorva 1918-Cagliari 1981). Era ancora studente universitario quando partı` per la seconda guerra mondiale; fatto prigioniero in Africa settentrionale fu trasferito in un campo di concentramento in India. Durante la prigionia approfondı` la conoscenza della cultura in` in Lettere a diana; al ritorno si laureo Cagliari nel 1947. Fu assistente del glottologo Gian Domenico Serra e dal 1954 professore di Linguistica sarda ` di Lettere dell’Univernella Facolta ` di Cagliari; negli anni successivi sita diresse l’Istituto di Filologia moderna. Profondo studioso del sardo, fu per due anni presidente della giuria del pre-

` di Ozieri’’. Tra i mio di poesia ‘‘Citta suoi scritti: Due testi antichi in dialetto ` e Cobles de la Conquialgherese: Relacio sta dels Francesos, ‘‘Annali della Fa` di Lettere e Filosofia dell’Univercolta ` di Cagliari’’, XVII, 1950; Aspetti sita della poesia sarda. I maggiori, ‘‘S’Ischiglia’’, III, 9-10, 1951; Il sinodo di Pietro Spano arcivescovo di Torres. Testo inedito logudorese del XV sec., ‘‘Nuovo Bollettino bibliografico sardo’’, II, 12, 1956; La romanizzazione del centro montano di Sardegna, ‘‘Filologia romanza’’, IV, 1957; Libellus judicum turritanorum (con Alberto Boscolo), 1957; Il codice di S. Pietro di Sorres. Testo inedito logudorese del sec. XV, 1957; Il sinodo di Ottana, 3 giugno 1474, ‘‘Nuovo Bollettino bibliografico sardo’’, V, 26, 1960; Tracce di riti bizantini in Sardegna, Atti del Convegno di Studi religiosi sardi 1962, 1963; Il dialetto di Sassari. Origine, formazione, profilo fonetico, 1967-1968; I ‘‘liberos de paniliu’’ nella Sardegna medioevale, ‘‘Annali della Fa` di Lettere e di Filosofia dell’Unicolta ` di Cagliari’’, XXXV, 1973; Il diaversita letto di Sassari, in Il dialetto di Sassari e altri saggi, 1975; [tra gli altri saggi, La lingua della ‘‘Carta de Logu’’ e Una inedita scomunica sarda del ’700]; La situazione linguistica e sociolinguistica della Sardegna, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 6-7, 1976; Una sconosciuta versione del ‘‘Libellus judicum turritano` di Lettere rum’’, ‘‘Annali della Facolta ` di Cagliari’’, e Filosofia dell’Universita I, 1980; Il carattere popolare della lingua della ‘‘Carta de Logu’’, in Il mondo della ‘‘Carta de Logu’’, 1980.

Sanna, Antonio2 Microbiologo (n. Pattada 1917). Dopo essersi laureato a ` dedicato alla riParma nel 1941, si e cerca e alla carriera universitaria. ` di SasProfessore presso l’Universita ` stato chiamato sari nel 1958, nel 1959 e

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Sanna a insegnare Microbiologia presso l’U` di Parma, dove e ` stato anche niversita ` di Medicina. Di preside della Facolta ` trasferito a Roma, dove e ` stato qui si e ` di Medicina delpreside della Facolta ` autore di nu` Cattolica. E l’Universita merose pubblicazioni scientifiche su alcuni virus trasmessi da artropodi.

Sanna, Carlo1 Generale, deputato al Parlamento (Senorbı` 1859-Roma 1928). Dopo aver terminato i suoi studi in Accademia percorse una brillante carriera che lo condusse ai vertici della gerarchia militare. Scoppiata la prima guerra mondiale fu posto a capo della XXXII Divisione cui apparteneva la ` con quegli Brigata ‘‘Sassari’’; instauro uomini un rapporto improntato alla ge` e al rispetto umano, che lo nerosita fece chiamare affettuosamente dai soldati Babbu Mannu, appellativo che oltre l’affetto esprime la grande stima che essi avevano di lui. Nel 1924 fu candidato (ed eletto) al Parlamento nel listone fascista della Sardegna. In seguito fu presidente del tribunale speciale per la difesa dello Stato.

Sanna, Carlo2 Deputato al Parlamento (Monserrato 1920-Cagliari 2007). Laureato in Lettere, di idee sardiste, su` bito dopo la caduta del fascismo si e impegnato nel rilancio del partito. Nel 1948 ha aderito alla scissione provo` passato al cata da Emilio Lussu ed e Partito Sardo d’Azione Socialista. Nel ` stato eletto consigliere regio1949 e nale del suo partito per la I legislatura, durante la quale, nel novembre dello stesso 1949, il PSd’AS ha aderito al Partito Socialista Italiano. Successiva` stato riconfermato consigliere mente e regionale, eletto nelle liste del PSI, fino al 1963 per altre tre legislature. ` dimesso da Nel febbraio del 1963 si e consigliere regionale per candidarsi al Parlamento. Eletto deputato per la IV legislatura repubblicana, nel 1964 ha

` aderito al Partito Socialista di Unita Proletaria. Riconfermato deputato per la V legislatura, tra il 1968 e il 1972 ` stato vicepresidente della commise sione Pubblica Istruzione alla Camera.

Sanna, Carlo3 Uomo politico (n. Menaggio 1926). Consigliere regionale, senatore della Repubblica. Sardista, impegnato nel suo partito, nel 1965 viene eletto consigliere regionale per la V legislatura. Nel 1969 non viene riconfermato, ma viene rieletto dieci anni dopo nel 1979 per l’VIII legislatura. Dal dicembre 1980 al marzo 1982 diviene assessore alla Pubblica Istruzione nelle due giunte Rais. Riconfermato anche per la IX legislatura, nell’agosto 1985 diviene assessore al Lavoro nella giunta Melis; nel luglio 1987 si dimette da consigliere per candidarsi al Parlamento. Eletto contemporaneamente per la Camera e per il Senato, opta per il Senato.

Sanna, Celestina Studiosa di storia, archivista (n. Iglesias, sec. XX). Laureata in Lettere, ha diretto per anni l’Archivio comunale di Iglesias, riordinandolo e dandogli nuovo impulso. ` della sua citta `, Studiosa delle antichita ` autrice di importanti lavori di carate tere storico, tra i quali Iglesias: la chiesa di San Francesco, ‘‘Corriere del Sulcis’’, 3, 1984; Apprestamenti difensivi e architetture militari a Iglesias, in Arte e cultura del ’600 e ’700 in Sardegna (a cura di Tatiana Kirova), 1984; Un fondo inedito dell’Archivio storico comunale di Iglesias, ‘‘Bollettino bibliografico della Sardegna’’, 4, 1985; I Parlamenti sardi nell’Archivio storico comunale di Iglesias, in Acta Curiarum Regni Sardiniae. Istituzioni rappresentative nella Sardegna medioevale e moderna. Atti del Seminario di Studi, Cagliari 1986, I, 1986.

Sanna, Daniela Studiosa di storia romana ed epigrafia latina (n. Sassari,

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Sanna sec. XX). Allieva di Attilio Mastino, laureata in Lettere, ha lavorato con Paola Ruggeri. Nel 1996 ha preso parte a Cagliari al convegno sulla Sardegna paleocristiana ai tempi di Gregorio Magno con una relazione su L’epigrafia paleocristiana: Theodor Mommsen e la condanna delle ‘‘falsae calaritanae’’, ora in Atti del Convegno ‘‘La Sardegna paleocristiana tra Eusebio da Vercelli e Gregorio Magno’’, 1996. Ha al suo attivo anche il saggio Mommsen e le iscrizioni latine della Sardegna: per una rivalutazione delle ‘‘falsae’’ con tema africano, ‘‘Sacer’’, III, 1996.

Sanna, Daniele Studioso di storia (n. Sassari 1970). Giornalista pubblicista, ` ricercatore presso l’Istituto per la e Storia della Resistenza di Sondrio. Studioso del periodo successivo all’8 settembre, ha curato la pubblicazione del volume di Antonio Tedde, Un ufficiale scomodo. Dall’armistizio alla guerra di liberazione (1943-45) (prefazione di Giorgio Rochat) e scritto Da `. Gioacchino SoliPorta S. Paolo a Salo nas comandante antitedesco, 2005.

Sanna, Demetrio Gesuita, latinista (Thiesi 1729-Fano 1801). Entrato nell’ordine dei Gesuiti, fu ordinato sacer`, dote e fu inviato missionario in Peru ` alcuni anni a Lima. Indove soggiorno vitato dal ministro Battista Lorenzo ` in Sardegna e si Bogino nel 1766 torno stabilı` a Cagliari. Nel 1768 si trasferı` a Roma, dove risiedette fino al 1773; in seguito allo scioglimento della Compa` a Fano, dove visse in dignia si ritiro ` scrivendo con lo pseugnitosa poverta donimo di Mariano Pistofilo degli Eusebi. Ha lasciato due volumi di riflessioni su Il peccato in religione e in logica, pubblicati ad Assisi e Pesaro negli anni 1791-1792.

Sanna, Dino Giornalista e scrittore (Menaggio 1929-Cagliari 2001). Fratello di Carlo, dopo essersi laureato in Giu-

` al giornalismo. risprudenza si dedico Pubblicista nel 1965, professionista dal 1972. Assunto alla RAI, fu per anni redattore del ‘‘Gazzettino sardo’’ della sede di Cagliari e fu il primo conduttore del telegiornale regionale. Uomo dai molteplici interessi, fu con Giovanni Lilliu allo scavo della reggia nuragica di Barumini; preso il brevetto di ` allo stupilota di aliante, si appassiono dio della storia dell’aviazione in Sardegna. Tra i suoi scritti: Febbraio 1943: Cagliari sotto le bombe, ‘‘Mediterraneo’’, I, 1963; La base aerea di Decimomannu, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1975; Cinquant’anni orsono nasceva la linea aerea Roma-Cagliari, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1980; Nur. La misteriosa ci` dei sardi (a cura di S.), 1980; Covilta mincia nel 1919 la storia dell’aeroporto di Monserrato, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1984; Nel 1912 Cagliari fu al centro di un clamoroso affaire, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1987; Come eravamo: Cagliari tra il 1935 e il 1939, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1990; La storia del cielo di Elmas, ‘‘Sardegna economica’’, 30, 1992; Le spie della Repubblica sociale e dei tedeschi in Sardegna, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1992; Nel novembre del 1943 le SS trucidarono diciassette soldati sardi a Montefosco nel Viterbese, ‘‘Almanacco di Cagliari’’, 1993; Storia dell’aviazione in Sardegna, 2001.

Sanna, Elisabetta Venerabile (Codrongianos 1788-Roma 1857). Sposata, madre di sette figli, dopo la morte del marito partı` pellegrina per la Terrasanta. Terziaria francescana, a Roma incon` San Vincenzo Pallotti ed entro ` nella tro ` Apostolato Cattolico. Sesua Societa polta nella chiesa di San Salvatore in Onda.

Sanna, Emanuele Medico, uomo politico (n. Samugheo 1943). Consigliere regionale, presidente del Consiglio regionale, deputato al Parlamento. Lau-

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Sanna ` specializzato in reato in Medicina, si e Pediatria e ha iniziato la carriera come medico ospedaliero a Cagliari. Impegnato fin da giovane nel Partito Comunista Italiano, nel 1975 viene eletto consigliere comunale di Cagliari, segnalandosi per l’impegno col quale affronta i problemi sanitari in relazione ` stato eletto conal territorio. Nel 1979 e sigliere regionale del suo partito per l’VIII legislatura e successivamente riconfermato fino alla X. Negli anni del ` stato assessore regiosuo mandato e ` dal dicembre 1980 alnale alla Sanita l’aprile 1981 nella giunta Rais. Nell’a` stato eletto presidente del gosto 1984 e Consiglio regionale, ufficio che ha mantenuto per tutta la legislatura, adoperandosi per il trasferimento della sede del Consiglio nel nuovo palazzo su via Roma. Rieletto per la X legislatura, nominato assessore alla Difesa dell’ambiente nel novembre 1992, in ottemperanza a quanto disposto da una legge regionale sulle incompatibi` approvata nell’agosto precedente, lita ` dimesso da consigliere regionale; e ` si e rimasto assessore fino al termine della legislatura, nel giugno 1994. Negli anni ` stato segretario regionale successivi e ` del suo partito e nel giugno del 1999 e stato rieletto consigliere regionale per la XII legislatura, al termine della ` ricandidato, ma ha acquale non si e cettato di candidarsi come sindaco del suo paese natale. Nella consultazione ` stato eletto alla Cadell’aprile 2006 e mera dei deputati nelle liste dell’Unione. Ha al suo attivo l’articolo L’evoluzione secolare della statura in Sardegna (con G.G. Cosseddu e G. Floris), ` di Scienze na‘‘Bollettino della Societa turali’’, XXIII, 1984.

Sanna, Enedina Studiosa di tradizioni popolari (n. Cheremule 1962). Insieme con il musicista Enzo Favata ha creato ad Alghero negli anni Ottanta gli ‘‘Ar-

chivi del Sud’’, all’interno del cui programma ha condotto numerose ricerche sui racconti orali della tradizione isolana, restaurandone diverse registrazioni e pubblicandole in tre Cd, Contami unu contu. Racconti popolari della Sardegna, dedicati rispettivamente a Logudoro, Baronie e Campidano. Ha al suo attivo anche Le mille e una voce, Atti del seminario sull’arte del racconto tenuti ad Alghero nell’ottobre 1999, 2000, curati insieme a Marina Favata. Ha tradotto per Sellerio il libro della ricercatrice francese Nicole Belmont, Poetica della fiaba, 2003.

Sanna, Francesco1 Avvocato, consigliere regionale (n. Iglesias 1965). Dopo aver conseguito la laurea in Giu` dedicato alla profesrisprudenza si e sione di avvocato e ha approfondito studi di management e di progetta` stato zione finanziaria. Dal 1985 e eletto consigliere comunale di Igle` affermato sias; negli stessi anni si e nel movimento giovanile della Demo` divenuto nel crazia Cristiana di cui e 1992 segretario nazionale. Negli anni seguenti ha continuato a interessarsi di politica; sciolta la Democrazia Cri` passato al Partito Popolare, stiana, e ` entrato nella cui direzione nazionale e nel 1995; ha in seguito partecipato alla costituzione della Margherita e nel ` stato eletto consigliere regio2004 e nale per la XIII legislatura.

Sanna, Francesco2 (detto Franco) Impiegato, consigliere regionale (n. Perdasdefogu 1946). Perito elettrotecnico, ha fatto politica fin da giovane militando nelle file dei Democratici di Si` stato consigliere comunale di nistra. E Perdasdefogu e in seguito consigliere comunale e assessore di Tertenia. Poco ` stato eletto consigliere provindopo e ` stato eletto ciale di Nuoro. Nel 2004 e consigliere regionale del suo partito

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Sanna nel collegio dell’Ogliastra per la XIII legislatura.

Sanna, Francesco Antonio Gesuita, missionario (Cagliari 1697-ivi 1779). ` nel Entrato nella Compagnia di Gesu 1712, professo di 4 voti nel 1735, fu professore di Retorica in Sardegna. Nel 1729 era stato inviato a Quito, in Ecuador, dove le sue deboli forze lo costrin` : qui fu professero a restare nella citta sore di Teologia, prefetto degli studi, direttore del Collegio massimo. Costretto a rientrare in Europa dall’e` a Cagliari ditto di Carlo III (1767), torno nel noviziato di San Michele, e qui dovette sperimentare anche la soppressione della Compagnia decretata da Clemente XIII nel 1773. Morı` nella stessa Cagliari pochi anni dopo.

fatta pubblicare da Aldo Cesaraccio sulla ‘‘Nuova Sardegna’’ verso il 1955). Subito dopo il diploma, nel 1960, si trasferı` a Milano, dove, con l’aiuto del pubblicitario sassarese Rodolfo Mura, ` a collaborare col prestigioso comincio studio ‘‘Sigla’’.

Sanna, Fulvio Dirigente politico (n. Bo` sec. XX). Militante norva, prima meta socialista, nel 1944 aderı` al Partito Comunista di Sardegna con Antonio Cassitta e Giovanni Antioco Mura. Poco ` passo ` al PCI, nella tempo dopo pero cui federazione di Sassari divenne responsabile dei problemi dell’agricol` tura, nel momento in cui si faceva piu viva la lotta per la terra. In seguito a una delle manifestazioni di massa che caratterizzarono il periodo, accusato come responsabile dei disordini, espa` andando a stabilirsi a Berlino, trio nella Repubblica Democratica Tede` negli organismi di prosca, dove lavoro paganda radiofonica e giornalistica rivolti verso l’Italia. Tra gli articoli scritti al ritorno in patria, ricorda uno dei ‘‘maestri’’ della sua giovinezza socialista in Giovanni Antioco Mura e l’affermazione del socialismo sassarese, ‘‘Rinascita sarda’’, 1969.

Sanna, Gavino1 Pubblicitario (n. Porto Torres 1940). Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Sassari segnalandosi fin da ragazzo come caricaturista (la sua prima, dedicata ad Antonio Segni, fu

Gavino Sanna – Dalle affermazioni negli Stati Uniti al lavoro a Milano e, di tanto in tanto, un viaggio nella terra d’origine.

` recato negli USA per stuNel 1969 si e diare cinematografia alla New York University e ha preso a collaborare con alcune grandi agenzie pubblicita` gli ha dato notorieta ` rie. Questa attivita internazionale e gli ha fatto ottenere negli USA numerosi importanti rico` stabinoscimenti. Tornato in Italia si e ` stata confelito a Milano; nel 1998 gli e rita la laurea honoris causa in Scienze ` di della Comunicazione dalla Facolta ` ` di Sassari. E Lettere dell’Universita autore di numerosi volumi sulla pub` e di una simpatica autobiograblicita fia, Le uova di Woody Allen (1995); tra le altre opere, Ancora una e poi basta; Caricature; Un anno di vita; Se si taglia i capelli ci daremo del tu, 1998; Professione creativo, 2000; L’inganno di un sorriso, 2003. Ha anche pubblicato presso

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Sanna l’editore sassarese Delfino Lo sguardo inquieto. Grandi caricaturisti del Novecento (con Aldo Tanchis), 2003. Di recente ha dato vita con alcuni soci a una moderna azienda vitivinicola, ‘‘Mesa’’, a Sant’Anna Arresi. Le sue bottiglie, di cui ha disegnato le etichette, sono state scelte dal Vinitaly di Verona per rappresentare l’Italia sui mercati mondiali nel 2007.

Sanna, Gavino2 Fotografo (n. Monti 1953). Si interessa anche di pittura, e dipinge su tela i paesaggi e i colori della sua Gallura. Collabora con la redazione di Olbia (dove vive) de ‘‘La Nuova Sardegna’’, ma anche con altre testate, come ‘‘La Repubblica’’ e ‘‘The ´ per riviste come ‘‘Oggi’’ e Sun’’, nonche ‘‘Gente’’.

Sanna, Giacomo Consigliere regio` da nale (n. Sassari 1949). Sardista, gia ` stato giovane impegnato in politica, e eletto ripetutamente consigliere provinciale di Sassari e nei primi anni Novanta presidente della Provincia. Nel ` stato eletto consigliere regio1994 e nale del PSd’Az per l’XI legislatura nel collegio di Sassari. Nel corso della legislatura, tra il giugno 1995 e il gen` stato assessore ai Trasporti naio 1998, e in quattro giunte Palomba. Successivamente riconfermato consigliere per la XII legislatura, nel 2004, presentandosi a capo della lista Indipendentzia, ` stato rieletto. non e

Sanna, Gian Valerio Uomo politico (n. Abbasanta 1958). Consigliere regionale, assessore regionale. Fin da giovane impegnato in politica prima nelle file della Democrazia Cristiana e in seguito in quelle del Partito Popolare Ita` stato, nel 1997, il primo liano, di cui e segretario regionale. Dopo essere stato consigliere comunale di Abbasanta e coordinatore provinciale del PPI, nel ` stato eletto presidente della 1995 e ` stato Provincia di Oristano. Nel 1999 e

eletto consigliere regionale per la XII legislatura nel collegio di Oristano nella lista del PPI. Allo scadere della ` ricandilegislatura, nel 2004, non si e ` stato chiamato a far parte dato ma e della giunta Soru come assessore regionale agli Enti locali.

Sanna, Gigi Insegnante, militante politico (n. Abbasanta 1939). Dopo essersi ` dedicato all’inlaureato in Lettere si e segnamento nelle scuole secondarie. Sardista da sempre, ha rilanciato il ` ruolo del suo partito a Oristano, dove e stato anche eletto consigliere comu` impenale per alcuni anni. Da tempo e gnato sul fronte della battaglia identitaria, segnalandosi in particolare per gli interventi in difesa della lingua sarda. Tra i suoi scritti: Sardegna. Lingua, comunicazione e letteratura (con G. Atzori), 1994; Omines. Dal Neolitico al` nuragica (con G. Atzori), 1996. l’Eta

Sanna, Giovanni1 Intellettuale e uomo politico (Sardegna, fine sec. XIX-?). Nel 1914 aderı` al Gruppo d’Azione per gli interessi della Sardegna, fondato da Attilio Deffenu su posizioni antiprotezionistiche. Tra i suoi interventi giornalistici, Le delizie della protezione granaria, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1913; La Sardegna nel momento presente dell’economia nazionale, ‘‘Sardegna’’, 1, 1914.

Sanna, Giovanni2 Religioso (Maraca` sec. XV-Sassari lagonis, seconda meta 1523). Vescovo di Ales e Terralba dal 1507 al 1516, arcivescovo di Sassari dal 1516 al 1523. Fratello di Andrea, completati i suoi studi e ordinato sacerdote, fu incaricato da Leone X di riformare tutti i conventi della Sardegna. Portato a termine il proprio compito, nel 1507 fu nominato vescovo di Ales e di Terralba. Preso possesso della dio` per il restauro della cesi si adopero ` poco dopo; cattedrale, che consacro nello stesso periodo svolse un ruolo di

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Sanna primo piano nel parlamento Dusay-Rebolledo. Nel 1515, al culmine della potenza, venne nominato inquisitore per ` a tenere i due la Sardegna. Continuo ` di numerosi paincarichi e si circondo renti, tra i quali il fratello Andrea. Nel 1516 fu nominato arcivescovo di Sassari. Raggiunta la sua nuova sede, con` pero ` a governare anche quella di tinuo Ales e a svolgere i compiti di inquisitore. Nel 1516 acconsentı` alla separazione del Gremio dei Falegnami da quello dei Muratori, di cui faceva parte.

Sanna, Giovanni3 Religioso, vescovo di Ampurias e Civita (Santu Lussurgiu, ` sec. XVI-Castellaragonese prima meta 1607). Laureato in utroque, uomo di `, legato ai Gesuiti, fu nogrande abilita minato canonico della cattedrale di Ales e inviato ad Algeri a trattare il riscatto di molti sardi fatti prigionieri dai corsari. Fu nominato vescovo di Ampurias e Civita nel 1586; preso pos` di far cosesso della sede si preoccupo struire la cattedrale di Castellaragonese (l’attuale Castelsardo); negli stessi anni promosse l’apertura di due noviziati dei Gesuiti a Cagliari e a Sassari. Durante il suo governo, i sacerdoti della collegiata di Tempio – rinnovando una rivendicazione del centro gallurese – chiesero il ripristino dell’antica diocesi di Civita, ma il vescovo, richiamandosi a una disposizione di ` che la diocesi Pio V (1568), dichiaro era «suppressa et extincta».

Sanna, Giovanni4 Giornalista, scrittore (n. Cagliari 1935). Fratello di Carlo e di Dino, conseguita la laurea in Giu` dedicato al giornalirisprudenza si e smo. Dopo aver animato la vita culturale di Cagliari negli anni Sessanta, segnalandosi anche come abile chitarri` stato resta in famosi complessi jazz, e dattore di ‘‘Tuttoquotidiano’’ e successivamente de ‘‘L’altro Giornale’’, dove

ha curato le pagine della cultura e del ` entrato alla RAI, parteteatro; infine e cipando a numerosi programmi radiofonici. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui per due volte il premio ‘‘Iglesias’’ di giornalismo. Studioso di ` autore teatro e di tradizioni popolari, e di numerose interessanti pubblicazioni, tra cui il recente Sonadoris e cantadoris, edito a Cagliari nel 2001.

Sanna, Giovanni Antonio Finanziere, uomo politico (Sassari 1819-Firenze 1875). Deputato al Parlamento subalpino e al Parlamento italiano. Pioniere ` mineraria a Montevecchio dell’attivita fin dal 1845, con gli anni divenne proprietario della miniera e vi costruı` un moderno impianto. Dopo il 1848 promosse in Sardegna la pubblicazione dei primi giornali ‘‘democratici’’. Esponente della Sinistra, amico di Ga` molte sue iniziative ribaldi, finanzio politiche. Nel 1857 fu eletto deputato per la prima volta nella VI legislatura; schierato con la Sinistra intervenne nel 1859 nella questione degli ademprivi. Nel 1860 divenne proprietario dell’autorevole quotidiano ‘‘Il Diritto’’ di Torino. Negli anni successivi, pur continuando a rimanere deputato (fu eletto per la VII legislatura ancora in Sardegna e per la IX in quella di Grosseto), estese la rete dei propri affari e per riuscire a conservare la conces` in sione di Montevecchio si imbarco una lunga lite con Francesco Domenico Guerrazzi e il nipote Franceschino, suo genero. Terminata nel 1865 ` parlamentare, nel 1871 fondo ` l’attivita la Banca Agricola Industriale Sarda, ` fallı` alcuni anni dopo, anche che pero se le somme versate dai risparmiatori furono tutte restituite col tempo. Mo` suo esecutore testamenrendo nomino tario il deputato bittese Giorgio Asproni, zio dell’omonimo Giorgio Asproni, suo braccio destro a Monte-

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Sanna ` diede luogo a una vecchio: ma l’eredita serie infinita di liti giudiziari, forse an`. In che in conseguenza della sua entita vita aveva messo insieme una ricca collezione di oggetti antichi e di dipinti, ` per la realizzazione di un che lascio museo a Sassari, che infatti, realizzato dopo un lungo e sofferto iter burocratico, fu poi intitolato a lui. Tra i suoi scritti: Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati in tornata del 21 febbraio 1859 sul progetto di legge relativo degli ademprivi in Sardegna, 1859; La Sardegna. I dolori della Sardegna, ‘‘Il Diritto’’, 1859; Memoriale al presidente del Consiglio sulle condizioni e sui bisogni della Sardegna, ‘‘La Gazzetta popolare’’, 1862; L’arruffapopoli di Giuseppe Giusti e Francesco Domenico Guerrazzi, 1869; I due Guerrazzi, 1870 (sulla miniera di Montevecchio e la lunga lite ` ; su questo tema per la sua proprieta aveva iniziato a scrivere un documentato saggio Dionigi Scano; il testo, ri` leggere nei masto incompiuto, si puo suoi Scritti inediti).

Sanna, Giovanni Battista Religioso, vescovo di Ales e Terralba (Sassari, se` sec. XVII-Bosa 1736). Dopo conda meta essere stato ordinato sacerdote, si lau` in utroque e fu nominato canonico a reo Bosa. Era da alcuni anni vicario generale di Bosa quando nel 1728 fu nominato vescovo di Ales; una volta preso ` di abpossesso della sede si preoccupo bellire la cattedrale di Ales, provvedendo a farvi costruire la tomba dei vescovi.

Sanna, Giovanni Leonardo Religioso ` sec. XVII-ivi (Cuglieri, seconda meta 1741). Vescovo di Ampurias e Civita dal 1736 al 1737, vescovo di Bosa dal 1737 al 1741. Nato da nobile famiglia, dopo essere stato ordinato sacerdote, ` in utroque e si dedico ` all’insesi laureo gnamento universitario. Per le sue ` fu nominato ‘‘giudice dei graqualita

vami’’ e incaricato di numerose delicate missioni negli anni che segnarono il passaggio della Sardegna ai Savoia. ` di CaFu anche rettore dell’Universita gliari e nel 1736 vescovo di Ampurias e ` fu trasferito alla Civita. Nel 1737 pero diocesi di Bosa. Tra i suoi scritti: Oracion panegirica de S. Saturnino, 1711; Festivos cultos, publicos aplausos, ovaciones panegiricas en la canonizacion de S. Pio V, de la Orden de Predicadores, 1714.

Sanna, Giovanni Maria1 Religioso, ve` scovo di Ampurias e Tempio (Budduso 1936-Cagliari 2007). Entrato nell’ordine dei Minori conventuali fu ordinato sacerdote alla fine dell’Ottocento. ` fu nominato Per le sue grandi qualita commissario generale del suo ordine per la Sardegna e per la Spagna. Nel 1915 divenne vescovo di Ampurias e Tempio, ma nel 1922 fu trasferito alla ` a diocesi di Gravina, dove continuo operare con grande impegno.

Sanna, Giovanni Maria2 (detto Mimmia) ` 1936). Esperto di turismo (n. Budduso ` entrato Laureato in Giurisprudenza, e nell’amministrazione regionale, dove ` giunto al grado di direttore dei sere ` occupato dei problemi dei vizi. Si e beni culturali e della loro fruizione da ` stato diparte del grande pubblico; e rettore dell’ESITe commissario straordinario delle aziende di soggiorno e turismo di Cagliari e di Sassari. Nell’am` stato organizzabito del suo incarico e tore della sagra di Sant’Efisio (=), della Cavalcata sarda e della sagra del ` Redentore di Nuoro. In particolare e stato l’artefice del regolamento che ha restituito alla sagra di Sant’Efisio il carattere di manifestazione prettamente religiosa.

Sanna, Ignazio Antropologo cristiano, arcivescovo di Oristano (n. Orune 1942). Dopo aver frequentato i seminari di Nuoro e di Cuglieri (1954-1963)

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Sanna ha continuato gli studi a Roma, prima al Seminario romano maggiore e quindi all’Accademia ecclesiastica (1963-1972). Ha conseguito le lauree in Teologia, in Filosofia e in Diritto cano` nico. Ordinato sacerdote nel 1967, e stato nel 1972 segretario della Nunziatura a Quito (Ecuador). Tornato a Roma ha rivestito numerose cariche: cappellano del papa, assistente centrale dei giovani di Azione Cattolica, prorettore ` lateradella Pontificia Universita nense, membro della Pontificia Acca` demia di Teologia. Dal giugno 2006 e arcivescovo di Oristano. Tra i suoi scritti: La cristologia antropologica di P. Karl Rahner, 1970; Appunti di antropologia, 1979; L’uomo via fondamentale della Chiesa. Trattato di antropologia teologica, 1984, 1989 e 1994; L’Azione Cattolica dal Concilio al Sinodo, 1988; ` umana. Per Immagine di Dio e liberta un’antropologia a misura d’uomo, 1990; Dalla parte dell’uomo. La chiesa e i valori umani, 1992; Chiamati per nome. Antropologia teologica, 1994; Le beatitudini del prete, 1994; Karl Rahner, 2000; L’antropologia cristiana tra mo` e postmodernita ` , 2001; I papi e dernita ` lateranense, la Pontificia Universita 2001; Nomade o pellegrino? Sentieri di ` aperta. Il crisperanza, 2005; L’identita stiano e la questione antropologica, 2006.

per la XII, allo scadere della legisla` stata riconfermata. tura non e

Sanna, Matteo Consigliere regionale ` inte(n. Olbia 1975). Precocissimo, si e ressato da molto giovane alla politica; schierato in Alleanza Nazionale, nel ` stato eletto consigliere comu1997 e nale di Telti, nel 2000 eletto consigliere provinciale di Sassari, e a soli 24 anni ` stato assessore provinciale. Nel 2004 e eletto consigliere regionale del suo partito per la XIII legislatura nel collegio di Olbia.

Sanna, Natale Insegnante, storico (Sedilo 1918-Cagliari 2000). Conseguita la laurea in Lettere a Cagliari nel 1941, divenne professore negli istituti superiori. Per alcuni anni fu incaricato dell’insegnamento di Storia contempora` di Cagliari. Rinea presso l’Universita cercatore attento e scrupoloso, ha lasciato numerosi lavori tra cui un’opera poderosa sulla storia della Sardegna, ` tutta la la cui redazione lo impegno vita. Tra i suoi scritti: Il cammino dei sardi: storia, letteratura ed arte di Sardegna, 1964 [un testo di base, che ha avuto grande diffusione e molte ristampe]; La Sardegna contemporanea dal 1870 al 1924, in Breve Storia della Sardegna (a cura di Alberto Boscolo), 1965; Importante ritrovamento archeologico, ‘‘Frontiera’’, I, 7, 1968.

Sanna, Maria Noemi Medico, consi-

Sanna, Paolo Giornalista, scrittore (n.

gliere regionale (n. Ozieri 1949). Dopo essersi laureata in Medicina ha fatto un’esperienza di studio in Canada; tor` specializzata in nata in Sardegna, si e Psichiatria e in Criminologia: attualmente lavora nella Clinica psichiatrica ` di Sassari. All’impegno dell’Universita scientifico ha accoppiato quello politico, schierandosi in Alleanza Nazio` stata eletta consigliere nale. Nel 1994 e regionale del suo partito per l’XI legislatura nel collegio di Sassari; rieletta

` Sassari 1942). Professionista dal 1975, e stato sino alla fine del secolo XX redattore del ‘‘Gazzettino sardo’’ della RAI nella sede di Sassari. In quel periodo ha anche collaborato a numerosi programmi delle tre reti nazionali. Lasciato il servizio, ha potuto dedicarsi alla letteratura saggistica (L’altro Pavese. Un ‘‘misfatto’’ non solo letterario, 2000) e alla poesia (Sud. Il segno e il viaggio, con Matteo Gazzolo, 2001; Duetto, con Adele Loriga Camoglio,

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Sanna 2002), anche in dialetto sassarese (Fogghi e lumi, 2004, riedito nel 2007).

Sanna, Paolo Terzo Imprenditore agricolo, consigliere regionale (n. San Gavino Monreale 1956). Dopo essersi ` delaureato in Ingegneria chimica si e dicato alla conduzione della vasta ` seazienda agricola di famiglia. Si e ` sperignalato per una estesa attivita mentale nel campo delle nuove coltivazioni, introducendo tra l’altro la coltura del riso nel Medio Campidano. ` ha ottenuto riPer questa sua attivita conoscimenti a livello nazionale e nel ` diventato presidente del Con1997 e sorzio di Bonifica della Sardegna meridionale. Attirato dalla politica, schierato in Forza Italia, dopo essere stato eletto consigliere comunale di San Ga` stato eletto consigliere vino, nel 2004 e regionale del suo partito per la XIII legislatura nel collegio del Medio Campi`, e ` stata imdano; la sua elezione, pero pugnata davanti al tribunale amministrativo regionale dal suo collega di partito Pietro Pittalis, che nel maggio 2005 ha ottenuto di sostituirlo in Consiglio regionale, schierandosi poi con l’UDEUR.

Sanna, Piero Storico (n. Sassari 1949). Dopo la laurea ha intrapreso la car` divenriera universitaria. Nel 1984 e tato professore associato di Storia moderna, disciplina che attualmente in` di Scienze polisegna presso la Facolta ` di Sassari. Stutiche dell’Universita dioso della storia politica e sociale ` recenti della Sardegna, negli anni piu ha curato in particolare alcuni aspetti del periodo sabaudo, scrivendo importanti saggi di spessore, spesso in collaborazione col collega Antonello Mattone. Si interessa anche di storia delle ` istituzioni. Nei primi anni Ottanta e stato nel comitato di direzione dei ‘‘Quaderni sardi di Storia’’. Tra i suoi scritti: Due giornali comunisti sardi del

1944, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 3, 1974; I quotidiani nel periodo del CLN, introduzione al vol. I della collana ‘‘Stampa periodica in Sardegna 194349’’, 1975; La ricostituzione della provincia di Nuoro, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 8-10, 1977; Storia del PCI in Sardegna dal 25 luglio alla Costituente, 1977; I Monti frumentari, ‘‘Agricoltura Informazioni’’, 1-2, 1983; Per una storia del movimento contadino, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, numero speciale, 1985; Dai Monti frumentari alle banche dell’Ottocento. Storia del credito agrario in Sardegna, in La Sardegna. Enciclopedia (a cura di Manlio Brigaglia), III, 1988 [nella stessa opera ha anche curato la Cronologia della Sardegna sabauda]; Problemi di politica agraria in Sardegna e in Corsica nella se` del XVIII secolo, ‘‘Archivio conda meta sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 29-31, 1990; Giovanni Maria Angioy e un progetto sulla storia del diritto patrio del Regno di Sardegna (1802) (con Antonello Mattone), in Studi e ricerche in onore di Girolamo Sotgiu, I, 1993; due saggi, Il grano delle ville e le istituzioni annonarie del XVIII secolo e Per una storia economica e ci` di Alghero (con A. Matvile della citta tone), entrambi in Alghero, la Catalo` gna, il Mediterraneo. Storia di una citta e di una minoranza catalana in Italia (XV-XX sec.) (a cura di A. Mattone e P. Sanna), 1994; I Simon, una famiglia di intellettuali tra riformismo e restaurazione (con A. Mattone), in All’ombra dell’aquila imperiale. Trasformazioni e ` istituzionale nei territori sacontinuita ` napoleonica (1802-1814), II, baudi in Eta 1994; La Sardegna sabauda, in Storia della Sardegna (a cura di M. Brigaglia), 1995; I parlamenti del Regnum Sardi-

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Sanna niae: problemi storico-istituzionali, ‘‘Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico’’, 47-49, 1996; La rivoluzione delle idee: la ri` sarde e la cirforma delle due universita colazione della cultura europea (17641790) (con A. Mattone), ‘‘Rivista storica italiana’’, CX, 3, 1998; Istruire nelle ve` patrie. Il ‘‘prospetto dell’isola di Sarrita degna’’ di Matteo Luigi Simon (con A. ` Mattone), in Dal mondo antico all’eta contemporanea. Studi in onore di Manlio Brigaglia, 2001.

`; nel 1900 fu nominato diretsue qualita tore delle miniere sarde. Svolse il suo lavoro fino al 1919, attraversando il difficile momento della prima guerra mondiale in cui le miniere entrarono in crisi per mancanza di mano d’opera. ` Subito dopo la guerra, nel 1920, fondo ` per la distribuzione dell’euna societa nergia elettrica e in seguito divenne presidente del Sindacato delle miniere della Sardegna. Fu anche il decano degli ingegneri italiani: morı` centenario a Cagliari nel 1958.

Sanna, Pietro1 Religioso (Maracalago-

Sanna, Roberta Archeologa (n. Ca-

nis 1500-Oristano 1563). Arcivescovo di Oristano dal 1556 al 1563. Completati i suoi studi fu ordinato sacerdote e divenne dottore in Decretali. Uomo di grande cultura, protetto dagli zii Giovanni e Andrea, divenne canonico della cattedrale di Cagliari. Nel 1556, alla morte dello zio Andrea, fu nominato arcivescovo di Oristano.

gliari 1957). A partire dal 1980 ha diretto per alcuni anni il Gruppo archeologico giovanile di Villaspeciosa. In seguito ha continuato a dedicarsi con passione all’archeologia, prendendo parte a scavi importanti. Ha al suo attivo numerosi scritti, tra i quali otto tra schede e capitoli in Villaspeciosa. Censimento archeologico del territorio, ` Mitza 1984: Materiali nuragici. Localita Purdia-Decimoputzu, Menhir Loc. Cuccureddus, Epoca punica, Sepolture ad inumazione. Loc. Su Carropu de Sa ` Is Femmina, Abitato nuragico, localita ` Monti Crus, Nuraghe Cilixianu, localita Cilixianu, La frequentazione in epoca storica, Sigillata chiara; e ancora, Materiali nuragici da Mitza Purdia-Decimoputzu, ‘‘Studi sardi’’, XXVI, 1986; Il villaggio di Is Arridelis-Uta, in La cultura di Ozieri. Problematiche e nuove acquisizioni, 1989; Gallura. Introduzione storico-geografica, in Guida ai musei regionali e locali della Sardegna, 1991.

Sanna, Pietro2 Gesuita, missionario (Cagliari 1700-ivi, dopo 1773). Entrato ` nel 1716, pronella Compagnia di Gesu fesso di 4 voti nel 1733, alcuni anni dopo venne inviato in missione in Paraguay, dove fu per tre anni procuratore della Compagnia. L’editto di Carlo III (1767) che lo costrinse a rientrare in ´ n di CorEuropa lo colse nella reduccio ` a Cagliari, dove fu pus Christi. Torno confessore nel noviziato di San Michele. A Cagliari morı` poco tempo dopo la soppressione della Compagnia (1773).

Sanna, Riccardo Ingegnere minerario (Cagliari 1858-ivi 1958). Figlio di Giuseppe Sanna Sanna, dopo aver comple` a lavorare nelle mitato gli studi inizio niere di Monteponi ma, dopo la morte di suo padre, preferı` trasferirsi nella penisola e fare esperienza in altri ambienti minerari. Tornato in Sardegna riprese il lavoro nella miniera di San Giovanni, dove si impose presto per le

Sanna, Salvatore1 Gentiluomo caglia` sec. ritano (Cagliari, seconda meta XVI-ivi, 1630 ca.). Entrato nell’amministrazione reale, per anni fu nel Napoletano e infine, tornato in Sardegna, fu nominato pagatore della Tanca Regia. Nel 1605 fu nominato maestro razio` l’erede della banale e in seguito sposo ronia di Teulada.

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Sanna

Sanna, Salvatore2 (detto Tore) Funzionario, consigliere regionale (n. Villasimius 1947). Funzionario amministra` di Cagliari, da semtivo dell’Universita pre impegnato in politica, ha militato prima nel Partito Comunista Italiano e attualmente nei Democratici di Sinistra. Eletto consigliere comunale di ` stato sindaco del suo Villasimius, e paese interrottamente per 23 anni, dal 1978 al 2001, contribuendo in modo notevole allo sviluppo turistico del piccolo centro e alla costituzione di quel ` stato eletto parco nazionale. Nel 1994 e consigliere regionale del suo partito nel collegio di Cagliari per l’XI legislatura, riconfermato nel 1999 per la XII legislatura, nel corso della quale ha ricoperto la carica di vicepresidente del Consiglio regionale. Non rieletto nelle ` stato eletto elezioni del 2001, nel 2004 e ancora una volta sindaco di Villasimius.

Sanna, Simonetta Docente universitario, consigliere regionale (n. Bonorva ` laureata in 1949). Figlia di Fulvio, e Lingue, specializzata in Lingua e letteratura tedesca, che ha studiato nel lungo soggiorno giovanile a Berlino ` ritenuta uno dei maggiori (RDT): e esperti italiani nel campo della didattica delle lingue. Dopo le esperienze di studio in Germania, ha intrapreso la carriera universitaria dapprima ` di Cagliari, in sepresso l’Universita ` guito a Sassari, dove attualmente e professore ordinario di Lingua e letteratura tedesca. Da preside della Fa` ha provveduto all’ampliamento colta dei locali e soprattutto all’arricchimento dell’offerta didattica, anche attraverso il Centro linguistico d’Ateneo. Autrice di numerosi studi sulla letteratura tedesca, dal 1991 fa parte del Comitato scientifico della ‘‘Zeitschrift fu ¨r Germanistik’’ della Humboldt Univer` stata eletta sita ¨ t di Berlino. Nel 2004 e

consigliere regionale di Progetto Sardegna nel listino ‘‘Sardegna insieme’’ per la XIII legislatura.

Sanna, Ulrico Studioso di scienza dei materiali (n. Torino 1947). Dopo la laurea ha intrapreso la carriera universitaria. Professore associato di Scienza e tecnologia dei materiali, attualmente ` di Ingegneria insegna presso la Facolta ` di Cagliari, dove fa andell’Universita che parte del Gruppo di ricerca ‘‘Scienza e tecnologia dei materiali’’. Autore di numerose pubblicazioni, ha approfondito alcuni aspetti della tecnologia metallurgica nella Sardegna nuragica negli articoli Bronze metalworking in nuragic site of Santa Barbara, Sardinia, Italy, ‘‘Journal of the Historical Metallurgy Society’’, 26, 1992; Some metallurgical remarks of Sardinian Bronzetti, in Sardinia in the Mediterranean: a Footprint in the Sea, 1992; The use of ceramic materials in metallurgy in Sardinia in the early iron age, in Atti dello World Ceramic Congress, 1994.

Sanna, Vittoria Docente di Letteratura inglese (Cagliari 1918-ivi 2004). Dopo ` alessersi laureata in Lettere si dedico l’insegnamento negli istituti secon` la sua dari; successivamente continuo ` di Cacarriera presso l’Universita gliari, dove fu anche preside della Fa` di Lingue. Ricercatrice di grande colta livello, fece lunghi soggiorni di studio in Inghilterra dove approfondı` le sue conoscenze su molti autori contemporanei. Tra i numerosi suoi scritti, Il romanzo di Virginia Wolf, 1951; Orizzonti ` dell’Otsociali inglesi nella prima meta tocento, 1952; Arnold Bennett e i ro` , 1953. manzi delle Cinque Citta

Sanna Borro, Giuseppe Chimico (Cagliari 1887-Roma 1970). Conseguita la ` alla ricerca e all’inselaurea si dedico gnamento universitario. Volontario du` rante la prima guerra mondiale, fu piu

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Sanna Bruno volte decorato per i suoi numerosi atti ` la Sodi valore. Nel dopoguerra fondo ` Idrogeno ed Ossigeno e fu il procieta motore della diffusione dell’industria del gas a Cagliari. Studioso di valore, fu autore di numerosi lavori di carattere scientifico, tra cui Composizione delle acque madri delle saline demaniali di Cagliari, 1920 e Studio fisico-chimico sui terreni di bonifica sarda, 1920.

Sanna Bruno Famiglia siciliana (secc. ` XVI-XVII). Radicata fin dai tempi piu antichi nel Trapanese, un suo ramo si ` in Sardegna agli inizi del setrapianto colo XVI con un Giovanni Bruno figlio di Pietro. Apparteneva a un ramo secondario della famiglia: in possesso di una buona preparazione giuridica, giunse in Sardegna per cercare fortuna in qualche settore dell’ammini` all’arcivescovo di strazione. Si lego Sassari, Giovanni Sanna, inquisitore ` generale per la Sardegna, e ne sposo la sorella Isabella. Dal matrimonio con Isabella nacque Pietro che, secondo il modello di assimilazione, assunse il cognome Sanna e nel 1542 fu compartecipe dell’operazione che ` Salvatore Aymerich all’acquisto porto dei feudi degli Erill ottenendone i villaggi di Gesico e Goni. Alla fine del secolo i suoi nipoti furono travolti dallo scandalo finanziario che aveva toccato Gerolamo Comellas, loro nonno materno, ma comunque riuscirono a salvare i due feudi. La discendenza si ` del secolo estinse nella seconda meta ` al fisco. XVII e il feudo torno

Sanna Bruno, Giovanni (o G. Bruno) ` Gentiluomo (Trapani, seconda meta sec. XV-Cagliari 1542). In possesso di buona preparazione giuridica, trasferitosi in Sardegna a cercar fortuna ` Isabella Sanna, sorella di Giosposo vanni arcivescovo di Sassari e grande inquisitore. L’arcivescovo, uomo di potere e convinto nepotista, lo fece nomi-

nare avvocato del Sant’Ufficio e lo as` alla sua famiglia secondo un mosimilo dello abbastanza diffuso a tutti i livelli ` a essere sociali in Sardegna. Continuo protetto anche dall’altro cognato, il vescovo Andrea Sanna; fu cosı` coinvolto nella rete di affari in cui il prelato era implicato e, nel tormentato periodo nel quale una parte dell’aristocrazia ` di opporsi ai disegni innosarda cerco ´ Cardona, fu tra i provatori del vicere tagonisti dell’opposizione ai progetti riformatori. La resistenza al Cardona fece maturare, nel 1541, l’accusa mossa alla viceregina di eresia e stregoneria (il cosiddetto ‘‘affare della vicere`, gina’’), un espediente ideato, in realta pare dai fratelli Zapata, per colpire il ´ . Ad esso si pensa che Giovanni vicere non fosse stato estraneo; la morte, sopraggiunta nel 1542, probabilmente gli ` spiacevoli sorprese che l’evolevito versi dell’affare in seguito avrebbe portato ad altri membri del clan familiare.

Sanna Bruno, Pietro Barone di Gesico ` sec. XVIe Goni (Cagliari, prima meta ivi, dopo 1558). Figlio di Giovanni, laureatosi in Legge fu coinvolto nella rete di traffici e maneggi di cui suo padre era protagonista. Legato a Salvatore ` a termine con lui l’oAymerich, porto perazione di acquisto dei feudi appar` in tenenti agli Erill e nel 1542 entro possesso dei feudi di Gesico e di Goni. Nel 1558 fu ammesso allo Stamento militare durante i lavori del parlamento Madrigal, inserendosi cosı` definitivamente nel giro dell’aristocrazia cagliaritana anche attraverso il matrimonio con una figlia di Gerolamo Comellas, amministratore delle rendite di Oristano. Morı` pochi anni dopo.

Sanna Bruno, Tiberio Barone di Ge` sec. sico e Goni (Cagliari, prima meta XVI-ivi 1583). Figlio di Pietro, quando suo padre morı` era ancora minorenne

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Sanna Corda ` fu posto sotto la tutela del e percio ` del nonno materno. Ma verso la meta secolo quest’ultimo fu travolto da uno ` a doscandalo finanziario e T. si trovo ver affrontare un periodo di grandi dif`. Nel 1560 fu addirittura condanficolta nato a pagare 1000 ducati per aver prestato fideiussione al nonno.

Sanna Corda, Francesco Sacerdote, patriota della Sarda Rivoluzione (Torralba 1759-Longosardo 1802). Laureatosi nel 1778, teologo, fu ordinato sacerdote nello stesso anno; divenuto par` fama roco del suo paese, si guadagno di buon oratore e di difensore dei deboli. Di idee liberali, aderı` al programma politico di Giovanni Maria Angioy, che seguı` nei tormentati momenti della sua esperienza politica. Dopo la ` la caduta dell’Alternos, nel 1798 lascio sua parrocchia e, a causa dalla repressione degli angioyani posta in quegli ` , fu anni in atto con crescente intensita costretto a espatriare clandestina` nella vicina mente dall’isola. Si rifugio ` nel giro degli amici Corsica, dove entro della famiglia Bonaparte; stabilitosi ad Ajaccio, divenne confessore di Leti` di orzia, madre di Napoleone, e cerco ganizzare i fuorusciti sardi nell’intento di rientrare in Sardegna con l’aiuto del Direttorio per instaurare nell’isola un governo repubblicano. Per realizzare ` in incoil progetto addirittura sbarco gnito alcune volte in Sardegna e in se` a Parigi a chiedere un inguito si reco tervento francese nell’isola, come del resto proponevano in quel periodo quasi tutti gli altri esuli sardi. Rimase nella capitale fino al 1802, partecipando nel 1801 al concilio nazionale della Chiesa francese, cui seguı` l’accordo fra la Chiesa costituzionale e il cosiddetto Clero refrattario, che aveva rifiutato di giurare la Costituzione civile del clero del 1790. Subito dopo si ` a Bastia, dove si adopero ` per orgareco

nizzare una spedizione. Fallı` un primo tentativo in maggio, nel giugno successivo, messo insieme un piccolo corpo da sbarco, comandato da lui e dal giovane notaio Francesco Cilocco, raggiunse le coste della Sardegna sulle Bocche di Bonifacio prendendo terra in due diversi punti. S.C., sbarcato all’imboccatura del fiordo di Longosardo, ebbe facilmente ragione della piccolissima guarnigione che ne difendeva la torre. Alzata su questa la bandiera della Rivoluzione, S.C. scrisse ` della una serie di lettere alle autorita Gallura invitandole a riconoscere il nuovo stato di cose. Ma nel giro di pochi giorni un concentrico attacco di forze sabaude da mare e da terra si concluse con un breve scontro ai piedi ` la morte (18 della torre in cui S.C. trovo giugno). Quasi contemporaneamente falliva anche l’impresa del Cilocco, catturato a tradimento e subito dopo giustiziato a Sassari.

Sanna Denti, Pietro Magistrato, deputato al Parlamento (Bono 1812-Cagliari?, 1890). Laureato in Legge, entrato in magistratura percorse una brillante carriera giungendo al grado di consigliere onorario della Corte di Cassazione. Fu anche attento alla vita politica del suo tempo; interprete delle idee della Sinistra, fu eletto consigliere provinciale di Cagliari una prima volta tra il 1860 e il 1861 e successivamente tra il 1868 e il 1872. Negli stessi anni prese anche parte alle elezioni politiche riuscendo a essere eletto deputato in diverse occasioni, ma le sue elezioni furono sempre annullate fino al 1870, quando finalmente fu eletto per l’XI legislatura.

Sanna Lecca, Pietro Magistrato (Cagliari 1715-Torino 1798). Uomo di vasta cultura, dopo aver conseguito la laurea ` in magistratura percorin Legge entro rendo una luminosa carriera giudizia-

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Sanna Randaccio ria. Giunto ai massimi vertici, fu chiamato a Torino da Carlo Emanuele III e nominato reggente del Supremo Consi` per sviglio di Sardegna. Si adopero luppare la pratica della chiusura dei terreni; ma suo grande merito fu la pubblicazione della fondamentale raccolta di Editti, pregoni ed altri provvedimenti emanati pel Regno di Sardegna sotto il governo dei Reali di Savoia fino al 1774, 3 volumi stampati a Cagliari dalla Stamperia Reale nel 1775. La Raccolta degli Atti governativi ed economici del Regno di Sardegna, pubblicata con autorizzazione del governo venne continuata in molti altri volumi sino al 1847, sulla scia dell’opera di S.L., un «corpo di leggi patrie – come scrisse Pasquale Tola – molto stimabile, non cosı` per l’ordine e per la chiarezza, di cui in molti luoghi manca la collezione, come per la saggezza dei provvedimenti».

Sanna Naitana, Giuseppe Uomo poli` tico, intellettuale (Bosa, seconda meta sec. XIX-?). Fu ripetutamente eletto consigliere provinciale di Cagliari tra il 1893 e il 1901. Ha al suo attivo un saggio su Il conte Ugolino della Gherardesca ed i suoi figli in Sardegna, ‘‘Vita sarda’’, 12, 1892.

Sanna Oliver, Gabriel Giureconsulto ` sec. XVIcagliaritano (seconda meta ?). Esperto in diritto feudale, ha lasciato una serie di scritti ricchi di preziosi riferimenti alle vicende della storia medioevale di Sardegna. Tra gli altri: Responsum sive juris allegationes ad causam comitatus Quirrae pro Don Joachimo Carros et de Centelles Barchinonae populato, 1591; Responsum ad causam quae in R. Audientia praesentis Sardiniae regni vertitur super missione in possessionem baroniarum et castrorum Bellae Loylae Guardae, Aquae Frigidae et Baradili in caralitano capite sitorum, 1599; Epitome juris allegatio-

num ad propriam causam contra Quirrae olim comites, ratione mercedis laboris eximii per ipsum praestiti pro quandam Don Joachimo Carroz et de Centelles Quirrae comite, in causa adjudicationis totius eiusdem Quirrae comitatus, 1606.

Sanna Randaccio, Francesco Avvocato, magistrato (Iglesias 1877-Oristano 1962). Dopo aver conseguito la ` in magistratura. laurea in Legge entro ` la carriera e si mise Antifascista, lascio a esercitare la professione di avvocato a Oristano. Alla caduta del fascismo ` al dibattito politico in Sardepartecipo gna, schierato su quelle posizioni liberali che facevano parte della tradizione familiare. Tra i suoi scritti del tempo, l’articolo Potere giudiziario e li` , ‘‘Rivoluzione liberale’’, 1945. berta

Sanna Randaccio, Giuseppe Avvocato, uomo politico (Iglesias 1868-Cagliari 1944). Deputato al Parlamento, sindaco di Cagliari. Conseguita la lau` la prorea in Giurisprudenza esercito fessione di avvocato a Cagliari impegnandosi anche in politica. Inizial` idee radicali, in semente manifesto ` gradualmente alle poguito si avvicino sizioni liberali di Francesco Cocco Ortu e fu eletto consigliere provinciale e comunale di Cagliari; dal 1911 al 1914 fu assessore comunale (ne sarebbe stato sindaco nel 1921). Nel 1919 fu eletto deputato per la XXV legislatura e riconfermato fino al 1924. Nel 1921 fu sottosegretario di Giustizia e culto nel governo Bonomi; in seguito, con l’av` dalla polivento del fascismo, si ritiro tica attiva.

Sanna Randaccio, Raffaele Avvocato, uomo politico (Cagliari 1896-ivi 1968). Consigliere regionale, senatore della Repubblica. Laureato in Legge, eser` la professione di avvocato. Di idee cito liberali, durante il periodo fascista si ` a vita privata dedicandosi alla ritiro

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Sanna Salaris professione. A partire dal 1943 fu a capo dell’Ufficio affari civili delle ` alla politica atForze Armate e torno tiva, in particolare fu uno degli ispiratori della politica degli Alti comandi e dell’Alto Commissario per la Sardegna. A partire dal 1944 fece parte della Consulta regionale, in seno alla quale ` dello studio dell’ordinasi occupo mento regionale, ipotizzando un’ampia autonomia. Consigliere comunale di Cagliari nel 1946, nel 1948 fu anche ` riconfermato eletto senatore. Non piu ` esclusivamente alla nel 1953, si dedico professione. Nel 1963 fu eletto consigliere regionale per il PLI, ma si dimise dalla carica nel 1968, quando divenne membro del Consiglio superiore della Magistratura. Morı` poco dopo a Cagliari. Tra gli scritti dell’immediato dopoguerra, L’autonomia regionale, ‘‘Rivoluzione liberale’’, 1945; Federalismo, ‘‘Rivoluzione liberale’’, 1945; Po` di spirito, ‘‘Rivoluzione liberale’’, verta 1945; Fronte autonomistico, ‘‘Rivoluzione liberale’’, 1945; Prima di tutto il plebiscito, ‘‘Rivoluzione liberale’’, 1945; 8 settembre 1943. L’armistizio in Sardegna, ‘‘L’Unione sarda’’, 1947.

Sanna Salaris, Giuseppe Psichiatra ` sec. XIX-?). (Cagliari, seconda meta Medico, fu direttore del manicomio di Cagliari; sostenitore delle teorie an` tropologiche del Lombroso, le applico in particolare agli arrestati della ‘‘caccia grossa’’ del 1899 nell’articolo Una centuria di delinquenti sardi. Ricerche analitiche e comparative sui banditi e sui loro parenti prossimi, ‘‘Archivio di Psichiatria e Scienze penali’’, XXII, 12, 1901, e in Delinquenza negli alienati sardi, ‘‘Archivio psichiatrico di scienze penitenziarie e antropologiche criminali’’, XXIV, 1903.

Sanna Sanna, Giuseppe Avvocato, giornalista, uomo politico (Anela 1821Genova 1874). Deputato al Parlamento

subalpino e al Parlamento italiano. Conseguita la laurea in Giurisprudenza, si trasferı` a Cagliari, divenuta presto sua patria d’adozione, dove ` la professione di avvocato. Si esercito diede anche al giornalismo e alla politica, schierato nella Sinistra. Nel 1850 ` con Giovanni Battista Tuveri ‘‘La fondo Gazzetta popolare’’, che uscı` sino al 1869, e nelle elezioni suppletive della IV Legislatura fu eletto deputato. Con` a essere rieletto fino al 1857, per tinuo la VII e l’VIII nel collegio di Ozieri, condusse una impegnativa battaglia contro la Destra storica in Parlamento e dalle colonne del suo giornale. Inter` politica, dopo alcune dirotta l’attivita savventure legate all’accusa di avere allineato il giornale alle posizioni governative per gli interessi che aveva ` della diligenza, fu nuovanella Societa mente rieletto tra il 1860 e il 1865; in questi anni fu strenuo avversario dell’ingegner Giorgio Asproni sui problemi delle miniere sarde. Interessato allo sviluppo delle ferrovie, promosse l’inchiesta parlamentare del 1869. A ` partire dagli anni Sessanta si avvicino al Mazzini e ne sostenne le posizioni. Tra i molti suoi scritti, Discorsi parlamentari sul progetto di legge per gli assegni suppletivi al clero della Sardegna, 1853; Agli elettori del collegio di Ozieri, 1860; Schizzi storici della camarilla di Cagliari, 1862; Altre poche parole sul mio progetto di studi pel porto di Terranova Pausania, 1865; Grandi utopie sulla Sardegna, 1872; Ferrovie economiche nella provincia di Cagliari. Proposte alla rappresentanza provinciale, 1872.

Sanna Tolu, Vincenzo Storico del diritto (Osilo 1812-Sassari 1885). Dopo essersi laureato in Legge intraprese la ` per carriera universitaria. Insegno molti anni Storia del Diritto presso l’U` di Sassari; negli stessi anni si niversita ` di politica e fu eletto piu ` volte occupo

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San Nicolo` d’Arcidano consigliere comunale di Sassari. Nel 1848 fu eletto nel primo Consiglio co` e quindi assessore. munale della citta Durante l’epidemia di colera (=) del ` per la grande genero1855 si segnalo ` con la quale si adopero ` per soccorsita ` ofrere gli ammalati e per l’ospitalita ferta ai cinque primi medici accorsi da ` con altri proCagliari. Nel 1869 fondo ` il ‘‘Cirfessionisti e borghesi della citta colo di Sassari’’, di cui fu eletto primo ` da questa istituzione che presidente (e deriva il ‘‘Circolo sassarese’’, ancora oggi esistente).

Sannia, Marisa Cantante (n. Iglesias 1947). Giocatrice di pallacanestro di notevole livello, ha militato nel CUS Cagliari e ha fatto parte della nazio` divenuta poponale femminile. Ma e lare soprattutto come cantante negli anni Sessanta, quando, vincendo un concorso nazionale per ‘‘voci nuove’’, ` imposta all’attenzione generale olsi e tre che per la sua voce per il suo stile ` arrivata sobrio e delicato. Nel 1968 e seconda al Festival della canzone italiana di Sanremo, e per molti anni ha conquistato altri successi. Da alcuni ` in pubblico, ma si anni non canta piu dedica alla rielaborazione e all’approfondimento di testi di canzoni sarde di grandi poeti, di cui pubblica di tanto in tanto un’edizione in disco.

´ , Laura Studiosa di letteSannia Nowe ratura italiana (n. Dualchi 1943). Dopo la laurea ha intrapreso la carriera uni` diventata profesversitaria. Nel 1980 e sore associato di letteratura italiana; ` di attualmente insegna nella Facolta ` di Cagliari. La Lingue dell’Universita ` importante e ` il volume sua opera piu Dai lumi alla patria italiana. Cultura letteraria sarda, 1996.

` d’Arcidano Comune della San Nicolo provincia di Oristano, compreso nella ` montana, con 2900 abiXVI Comunita tanti (al 2004), posto a 13 m sul livello

del mare a oriente degli stagni di Marceddı`. Regione storica: Monreale. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo trapezoidale, si estende per 28,36 km2 e confina a nord con Terralba, a est con Uras e Mogoro, a sud con Pabillonis e a ovest con Guspini. Si tratta di una parte della pianura campidanese, fertile e qui particolarmente ricca di acque: nei pressi del paese scorrono il fiume Mannu, in ` a sud il due distinti bracci, poco piu Sitzerri e a nord il Mogoro, tutti diretti ` verso gli stagni di Marceddı`. Il paese e attraversato dalla statale 126 che da Oristano si dirige verso Iglesias; e dalla quale si distacca una traversa che in 6 km conduce a Uras, dove si trovano sia l’innesto nella superstrada CagliariSassari sia la stazione lungo la linea ferroviaria Cagliari-Oristano. & STORIA Il territorio conserva testimonianze archeologiche risalenti al ` a essere periodo nuragico; continuo abitato anche in periodo romano ma ` di origini mel’attuale centro abitato e dioevali. Apparteneva al giudicato d’Arborea e col nome di Arcidano era compreso nella curatoria del Bonorcili. Subito dopo la caduta del giudicato fu amministrato direttamente da funzionari reali e prima del 1430 in` a Eleocluso nei territori che il re dono nora Manrique in occasione delle sue nozze con Berengario Bertran Carroz. ` a far parte della Cosı` il villaggio entro contea di Quirra. Nei secoli successivi ` dai Bertran Carroz ai Centelles e passo `e successivamente ai Borgia, ai Catala infine agli Osorio ai quali fu riscattato solo nel 1838. Nel corso del secolo XVI soffrı` per le continue invasioni dei corsari barbareschi che ne avviarono lo spopolamento e ne fecero decadere l’e` a far parte conomia. Nel 1821 entro della provincia di Oristano e dal 1848

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San Nicolo` d’Arcidano della divisione amministrativa di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato questa testimonianza: «L’unica profes` l’agricoltura; sione di questi paesani e le donne fabbricano delle tele e del fo` solo quanto basta pel prorese, pero prio bisogno. Di qualunque rango ella sia una fanciulla che va a marito, tra gli altri mobili e arnesi, che porta nella di ` sempre il telajo: la qual lui casa, vi e ` comune alla maggior consuetudine e parte dei villaggi della Sardegna meri` un consiglio di comunita `, dionale. Vi e una giunta locale sul monte di soccorso, una scuola normale frequentata da 12 fanciulli. Si celebrano ordinariamente all’anno da 7 matrimoni, nascono circa 25 0 30, muoiono 20. Il numero delle famiglie va a 206. La totale ` 36 individui popolazione a 815, che da al battaglione Monreale dei corpi mili` assai ziani baracellari. Il territorio e ` quasi circoristretto; la sua figura e lare, e la superficie, non maggiore di 9 ` poco miglia quadrate, nel generale e idonea al seminario per essere sabbioso, e la fruttificazione non va che di rado oltre il sei per uno. Lo stato presente del monte di soccorso porta il fondo granatico a 710; il nummario a ` di starelli lire 65. 15. 4. La dotazione e 400 (litr. 19 680), e di lire sarde 581 (lire nuove 1115.52). Seminasi pure orzo, fave, e lino, ma poco commercio si fa di questi prodotti. Si coltivano pochissime specie di alberi fruttiferi, e invece abbondano assai i fichi d’India. ` la principale occupazione e La vigna e risorsa del contadino arcidanese: vi prospera, essendo il terreno a questo principalmente adattato, riescono buoni i vini, e si vendono ai genovesi. Gran parte di questo territorio viene occupato da tanche, che servono al pascolo del bestiame domito, buoi per l’agricoltura, vacche ammansite, e pochi ` qualche segno cavalli e giumenti. Vi e

di pecore, ma in piccol numero». Nel 1859 S.N. d’A. fu incluso nella ricostituita provincia di Cagliari e nel 1863 prese l’attuale denominazione. Nel 1928 perse la propria autonomia e divenne frazione di Terralba; terminata la seconda guerra mondiale, nel 1946 ` la propria autonomia. Nel riacquisto 1974 infine, quando fu definitivamente ` istituita la provincia di Oristano, entro a farne parte. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, specialmente la cerealicoltura, l’orticoltura, la viticoltura, e l’allevamento del bestiame, specialmente di bovini e ovini, in misura minore di suini ed equini. Negli ultimi decenni si sta svi` luppando anche una modesta attivita industriale nei settori alimentare, tes` sufficientemente sile e dell’edilizia. E organizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi opera anche un’azienda agrituristica con 9 posti letto. Artigianato. Nel rispetto di un’antica ` sviluppata la produtradizione vi e zione di tappeti e di coperte confezionati con i telai domestici. Servizi. S.N. ` collegato tramite autolinee agli d’A. e altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 2938 unita di cui stranieri 72; maschi 1496; femmine 1442; famiglie 908. La tendenza complessiva rivelava una sostanziale ` della popolazione, con morti stabilita per anno 27 e nati 36; cancellati dall’anagrafe 38 e nuovi iscritti 32. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 12 946 in migliaia di lire; versamenti ICI 928; aziende agricole 456; imprese commerciali 144; esercizi pubblici 12; esercizi al detta-

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San Nicolo` Gerrei glio 52; ambulanti 4. Tra gli indicatori sociali: occupati 707; disoccupati 182; inoccupati 211; laureati 27; diplomati 207; con licenza media 847; con licenza elementare 942; analfabeti 131; automezzi circolanti 821; abbonamenti TV 704. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio conserva un notevole patrimonio archeologico, soprattutto del periodo nuragico. Vi si individuano infatti i nuraghi Corti Perda, Figurassa, Melas, Maringianu, Nuracciolu, Peppi Zappas, Urradili. Tra questi l’edificio ` quello di Peppi di maggior rilievo e Zappas, posto a poca distanza dall’abitato; si tratta di una costruzione del tipo polilobato, costituita da una torre ` ascrivibile alla fase piu ` centrale che e antica, attorno alla quale in epoca successiva furono costruite altre torri collegate da una potente cinta. Di grande interesse sono anche i resti relativi al` romana tra cui quelli di un coml’eta ` Sa Cresia de plesso termale in localita ´ quelli in Santa Maria de Nabui; nonche ` San Pantaleo che sono ascrivilocalita bili a una villa rustica e hanno restituito numerose suppellettili. & PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE Negli ultimi decenni il ` notevolmente tracentro abitato si e sformato, ma conserva ancora alcune caratteristiche case a corte, costruite ` diri) tipiin mattoni di terra cruda (la che dell’architettura campidanese. ` significativo e ` la chiesa L’edificio piu `, parrocchiale costruita di San Nicolo tra il 1855 e il 1857 al posto della vecchia oramai insufficiente. Ha un impianto a una navata su cui si aprono le cappelle laterali e il presbiterio; la co` a volte a botte e la facciata, pertura e ` completata da scandita da tre lesene, e un timpano su cui si apre un oculo. Il campanile a canna quadrata, costruito ` situato poco discosto dall’enel 1856, e

` riccamente dificio. All’interno l’aula e decorata con marmi di pregio e ha un ` fonte battesimale del 1919. Singolare e ` di organizzare escursioni la possibilita lungo le rive del rio Mogoro e del rio ` possibile praticare la peMannu dove e sca delle anguille. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Tra le manifestazioni che richiamano le tradizioni del villaggio vanno ricordate quelle in onore di Santa Margherita che si tengono a luglio e quelle in onore ` patrono, il 10 settembre. di San Nicolo Ma ad attirare un gran numero di persone sono soprattutto la ciclopedalata ` occasione che si svolge a maggio ed e per rievocare le belle escursioni in bicicletta che si usava fare in tempi passati quando la circolazione automobilistica non era ancora sviluppata; e la sagra agro-zootecnica che si svolge in ` occasione per promuovere agosto ed e la conoscenza dei prodotti del territorio.

` Gerrei Comune della proSan Nicolo vincia di Cagliari, compreso nella XXI ` montana, con 944 abitanti (al Comunita 2004), posto a 365 m sul livello del mare 25 km a oriente di Senorbı`. Regione storica: Gerrei. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo triangolare, si estende per 62,64 km2 e confina a nord con Silius e Ballao, a est con Armungia e Villasalto, a sud ancora con Villasalto e a ovest con Dolianova, Sant’Andrea Frius e San Basilio. Si tratta di una regione di colline al centro di una vasta area montuosa, in questa parte sudorientale dell’isola, tradizionalmente poco popolata. A sud e a nord dell’abitato scorrono rispettivamente i rii Marrada e Cannas, entrambi affluenti di destra del Flumendosa, che passa a una decina di chilometri di distanza. S.N.G. comunica per mezzo della sta-

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San Nicolo` Gerrei tale 387, che proviene da Cagliari e si dirige verso Muravera passando anche per Ballao; dal paese altre strade minori si dirigono verso Villasalto a est, Silius a nord e Dolianova a sud-ovest. & STORIA L’attuale centro ha origini romane; nel Medioevo apparteneva al giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria del Gerrei (Galilla) con l’antico nome di Pauli Gerrei. Quando il giudicato scomparve, nella divisione del 1258 il villaggio fu compreso nei territori assegnati al conte di Capraia e all’estinzione della sua discendenza ` ai giudici d’Arborea. Nel 1295 passo Mariano II lo cedette al Comune dell’Arno e prima della fine del secolo fu amministrato direttamente da funzionari del Comune. Dopo la conquista aragonese i suoi abitanti si mantennero ostili e in stato di potenziale ribellione contro i nuovi venuti; nel 1350 fu concesso in feudo a Bernardo Ladrera ` ne perse rapidamente il conche pero trollo quando scoppiarono le guerre tra Aragona e Arborea. Il territorio fu invaso e occupato dalle truppe giudicali che lo tennero fino al 1409. Il villag´ la gio gravemente danneggiato, poiche discendenza del Ladrera era estinta, ` sotto il controllo del re; nel 1493 torno fu acquistato dagli Zatrillas che lo inclusero nel loro grande feudo che comprendeva buona parte del Gerrei. Nei secoli successivi la sua importanza crebbe, divenne il capoluogo del feudo e la sede della curia baronale; i feudatari inoltre regolamentarono l’elezione del majore e il corpo dei barra` dagli celli. Nel 1814 il villaggio passo Zatrillas ai Vivaldi Pasqua ai quali fu riscattato nel 1838. Nel 1821 fu creato capoluogo di mandamento e incluso nella provincia di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una viva testimonianza: «Popolazione. I paulesi sono attualmente anime 865, distinte in mag-

giori d’anni 20 maschi 275, femmine 282, e minori maschi 153, femmine 155, distribuiti in famiglie 205. Professioni. ` di lavorare 215 sono Dei maschi in eta applicati all’agricoltura, 52 alla pasto` farizia, 25 ai mestieri necessari, cioe legnami, muratori, fabbri-ferrai, scarpari ecc. Agricoltura. L’estensione del ` meno di 26 territorio del paulese non e miglia quadrate, delle quali 14 sono superficie aspra, inetta o difficilissima alla cultura, le rimanenti 12 facilmente ` molto a lodarsi genecoltivabili. Non e ralmente la natura di questi terreni, i quali sono poco fertili anche quando non mancano le pioggie. Numeri ordinari della seminagione, starelli di grano 600, d’orzo 200, di fave 100, di legumi 6, di lino 25, e forse di poco sono aumentati, non essendosi osservato alcun progresso nelle cose agrarie di questo paese. La produzione ordinaria ` il 7, dell’orzo il 9, delle fave del grano e il 7, del lino l’1 e ½ di seme e cantare 1, 1,5 di fibra. I fruttiferi sono in gran nu`, e mero, e di molte specie e varieta danno bei prodotti, principalmente ` lucro che dalle noci. Non ricavasi pero mandorle, e passeranno molti anni prima che possa ottenersene dagli ` poco esteso e olivi. Il vigneto di P. e ` necessario alla non produce quanto e consumazione del paese e de’ passeg` si gieri che vanno nell’Ogliastra; pero va distendendo. Il vino del medesimo ` inferiore in bonta `a piace al gusto, ma e quello che si manipola in Villasalto, Armungia e Ballao. I luoghi scelti per la cultura delle viti non sono i meglio ` adattati. Pastorizia. Il territorio di P. e molto idoneo alla pastorizia, e se vi fos` intelligenti la pastorisero persone piu ` larga e profizia potrebbe essere piu cua per la copia de’ pascoli che piacciono alle diverse specie e per la como` de’ prati irrigui nelle valli, che abdita biamo indicate col mezzo di tante ac-

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San Nicolo` Gerrei que perenni. Bestiame manso, buoi per l’agricoltura 280, vacche mannalite 100, cavalli 100, somari 200, majali 70. Bestiame rude, vacche 500, pecore 3200, capre 3000, porci 800, cavalle ` di qualche bonta `: 120. Il formaggio e ` del latte delle capre e delle peesso e ´ non si usa mungere le vaccore, perche ` fin che, come generalmente si pratico qui nella Sardegna meridionale. Il ca` delle due qualita ` il micio pecorino e gliore. I pastori paulesi vanno erranti, come altrove, e si ricoverano o nelle spelonche o in capanne formate da rami. Essi non sono come in altre parti maligni verso gli agricoltori, anzi molti fra i medesimi si procurano col proprio ` loro neceslavoro il grano e l’orzo che e ` a far parte sario». Nel 1848 S.N.G. entro della divisione amministrativa omonima e dal 1859 nuovamente della ricostituita provincia. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini, ovini ed equini, e l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la viticoltura, l’olivicoltura e la frutticoltura. ` del settore Alla tradizionale attivita lattiero-caseario si sta aggiungendo negli ultimi decenni anche una modesta iniziativa industriale nei settori ali` poco organizzata la mentare e edile. E rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche due aziende agrituristi` che con 9 posti letto. Servizi. S.N.G. e collegato da autolinee agli altri centri ` dotato di Pro Loco, della provincia. E stazione dei Carabinieri, guardia medica, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 998 unita di cui stranieri 1; maschi 497; femmine 501; famiglie 360. La tendenza complessiva rivelava un aumento della po-

polazione, con morti per anno 11 e nati 7; cancellati dall’anagrafe 10 e nuovi iscritti 18. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 060 in migliaia di lire; versamenti ICI 325; aziende agricole 190; imprese commerciali 47; esercizi pubblici 6; esercizi al dettaglio 12; ambulanti 3. Tra gli indicatori sociali: occupati 263; disoccupati 32; inoccupati 94; laureati 6; diplomati 72; con licenza media 326; con licenza elementare 357; analfabeti 46; automezzi circolanti 320; abbonamenti TV 263. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio conserva testimonianze archeologiche risalenti al periodo nuragico e al periodo punico e romano. Il ` quello di sito di maggiore interesse e ` vicina al centro Santu Iacci, localita abitato dove sorgono un tempio nuragico a pozzo e un edificio a pianta rettangolare. Nelle sue vicinanze fu rinvenuta nel 1861 la base di una colonna in bronzo con un’iscrizione risalente al secolo II a.C. in punico, latino e greco. Contiene un ringraziamento a Esculapio (Esshum Merre) formulato da un certo Cleone per la sua guarigione. & PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE Il tessuto urbanistico conserva l’assetto tradizionale, lungo le strade del centro storico si affacciano ancora numerose grandi case a corte alle quali si accede da portali in pietra, talvolta pretenziosi; le case hanno le fondamenta e la parte bassa dei muri in pietra schistosa mentre la ` costruita con mattoni in parte alta e ` diri). L’edificio princiterra cruda (la ` la chiesa di San Nicola di Bari, pale e parrocchiale costruita nel Seicento in forme barocche con un impianto a una sola navata e la copertura con volte a ` affacciata su una botte. La chiesa e ` sistemata una bella sculpiazza dove e tura di Pinuccio Sciola (=). Una delle

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Sannio ` interessanti nelle campagne mete piu ` l’altipiano di che circondano il paese e ` nguni, lungo la strada per Planu Sa Sant’Andrea Frius, chiamato cosı` per la presenza di un’erba dal colore rossastro. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Di ` la festa di particolare importanza e Santa Lucia che si svolge la terza domenica di settembre nella omonima chiesa campestre a poca distanza dal paese; si tratta di una festa campestre che nell’arco di due giorni prevede un intenso programma di manifestazioni civili e religiose.

Sannio Famiglia originaria di Lula (sec. XVIII-esistente). Conosciuta fin dagli inizi del secolo XVIII, ottenne il ` nel cavalierato ereditario e la nobilta 1750 con un Salvatore. I suoi discendenti continuarono a risiedere a Lula fino agli inizi del secolo XIX, quando si stabilirono in alcuni altri centri del Nuorese. Attualmente la famiglia ri`. siede a Budduso

tale 125 Orientale sarda poco a nord di Olbia e vi si ricollega poco a sud di Arzachena. & STORIA Fin dal secolo XVIII la regione era frequentata sporadicamente da gruppi di pastori che avevano come punto di riferimento la chiesetta di San ` del secolo XIX Pantaleo. Dopo la meta i pastori presero a risiedere stabilmente nella zona e a sviluppare il tessuto urbano del nuovo villaggio. Agli inizi del Novecento vi fu istituita la parrocchia e proseguı` nel suo svi` luppo; negli ultimi decenni il centro e cresciuto ulteriormente per il grande richiamo turistico che le zone vicine esercitano.

San Pantaleo1 = Dolia San Pantaleo2 Centro abitato della provincia di Olbia-Tempio, frazione di Olbia (da cui dista 20 km), con circa 800 abitanti, posto a 166 m sul livello del mare a nord del comune capoluogo, all’interno rispetto alla Costa Smeralda. Regione storica: Gemini. Diocesi di Tempio-Ampurias. & TERRITORIO Il territorio e ` rappresentato dalle colline di questa parte della Gallura, granitiche, ricoperte di macchia mediterranea, povere di acqua. Il villaggio si trova in una posizione suggestiva nei pressi di tre colline, chiamate monte Cugnana, monte Lurisincu e monte Murvone, in una conca ricca di vegetazione nella quale sgorga la sorgente di Beddoro, considerata una delle migliori della Sardegna. Le comunicazioni sono assicurate da una bretella che si distacca dalla sta-

San Pantaleo – Vigneti.

` di base dell’eECONOMIA Le attivita conomia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura e la frutticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di ovini e caprini. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche una ` industriale. S.P. e ` modesta attivita unito tramite autolinee agli altri centri della provincia. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il suo centro urbano conserva le caratteristiche architetture galluresi &

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San Pasquale in granito e alcune chiese di un qualche pregio architettonico. Tra queste la chiesa di San Pantaleo, parrocchiale costruita nel 1904 sulle rovine dell’antica chiesetta omonima. In granito, ha un impianto a un’unica navata scandita in tre campate. A breve distanza dall’abitato sorge poi la chiesa di San Giovanni, posta lungo la strada per Arzachena; costruita in periodo non precisabile, ha un’unica navata, la copertura in travi di legno e la facciata a due ingressi. Al proprio interno conserva una statua che, secondo una tradizione non documentata, sarebbe stata trovata in una vicina palude. Altro edificio che sorge nelle campagne circo` la chiesa di San Michele, posta stanti e sull’Orientale sarda ai confini col ter` ritorio di Arzachena in una localita punteggiata da magnifici ulivi secolari. Costruita in granito in periodo imprecisabile e restaurata nell’Ottocento, ha una navata unica e la facciata con due ingressi e il campanile a vela. Conserva il pavimento originale in cotto e la copertura in travi in legno. Infine la chiesa di Sant’Antonio da Padova, posta alle falde del colle di Cugnana in posizione panoramica in mezzo a un suggestivo boschetto di ` stata in ulivi. Di origini medioevali, e tempi relativamente recenti ricostruita nelle forme attuali, ha una navata unica scandita in tre campate. La ` arricchita da alcune rozze facciata e sculture e dal campaniletto a vela. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La festa che meglio conserva le tradizioni ` quella di San Saldel piccolo centro e vatore che si svolge nella prima domenica di maggio con un ricco programma di manifestazioni.

San Pasquale Centro abitato della provincia di Olbia-Tempio, frazione in parte di Santa Teresa Gallura (da cui dista 16 km) e in parte di Tempio Pau-

sania (da cui dista 44 km): la linea di confine fra i due territori comunali `– passa all’interno del paese (qua e la si dice – all’interno di una stessa abita` posto zione). Ha circa 300 abitanti ed e a 139 m sul livello del mare a breve distanza dalla costa nord-occidentale, nel retroterra di Palau. Regione storica: Gemini. Diocesi di Tempio-Ampuris. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito in parte dalle colline granitiche di questa parte della Gallura, in parte da una breve piana litoranea. Le comunicazioni sono assicurate dalla statale 125 ` unito da Orientale sarda, cui l’abitato e una brevissima bretella. & STORIA Nel Medioevo si svilupparono in questa zona alcuni piccoli cen` pero ` persa qualsiasi tri, dei quali si e traccia; nei secoli successivi il territorio rimase spopolato. A partire dalla ` a essere fine del secolo XVIII comincio frequentato da gruppi di pastori che vi costruirono uno stazzo da cui nell’Otto` sviluppato il villaggio atcento si e tuale. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in ` particolare la frutticoltura, l’attivita sugheriera e la viticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di ` collegata ovini e caprini. La frazione e tramite autolinee agli altri centri della provincia. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio conserva alcune testimonianze archeologiche che documentano la frequentazione dell’uomo fin dalla preistoria. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Di un certo pregio la chiesa campestre di San Michele, posta a qualche chilometro dall’abitato sulle sponde del Liscia in un ambiente ricco di ulivi millenari di grande bellezza. Costruita ` volte riin tempi molto antichi, fu piu

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San Pietro maneggiata; ha una navata unica e al suo interno conserva molti caratteristici ex voto.

Isola di San Pietro – La costa nei dintorni di capo Sandalo.

San Pietro, isola di Isola di 51 km2 di superficie compresa nell’arcipelago delle isole sulcitane circa due miglia a nord dell’isola di Sant’Antioco. Di origine vulcanica, ha terreno collinare; la ` alta e ` la Guardia dei sua punta piu mori, 211 m sul livello del mare; le sue coste presentano alcune bellezze incomparabili, specialmente quelle dette ‘‘della Mezzaluna’’ nella parte meridionale dell’isola, a picco sul mare di fronte ai faraglioni detti ‘‘le Colonne’’ che si stagliano a una ventina di metri dalla costa; dalle Colonne al capo Sandalo, lungo la parte occidentale del suo perimetro, si possono am` impervie e selmirare le coste piu ´ intatta, vagge, dalla natura pressoche spesso a picco sul mare. Anche l’interno dell’isola, che ha un solo centro ` di Carloforte, e ` di partiabitato, la citta colare bellezza paesaggistica, anche ricca di una fauna interessante che comprende il falco della regina (detto ‘‘falco di Eleonora’’), i fenicotteri, i cormorani, i gabbiani, una particolare specie di coniglio. Il suo nome antico, datole dai Punici che vi avrebbero costruito un tempio dedicato a Baal Inosim, sarebbe quello di isola degli spar-

vieri (che i Romani latinizzarono in Accipitrum Insula). Secondo una leggenda, dovrebbe il suo attuale nome al fatto che San Pietro, mentre era in viaggio per mare verso Cagliari, vi si sarebbe fermato per sfuggire a una tempesta. Nel Medioevo appartenne al giudicato di Cagliari, compresa nella curatoria del Sulcis. Dopo la conquista catalano-aragonese, invece, rimase abbandonata e indifesa. Spesso divenne rifugio per le navi dei corsari ` di un’occasione barbareschi, che in piu ne fecero la base per le loro incursioni lungo le coste del Sulcis; fu per porre rimedio a questa situazione che nel corso del secolo XVIII il governo sa` quindi baudo decise di colonizzarla. E in questo contesto che l’isola divenne ` di pescatori la sede di una comunita liguri, in gran parte originari di Pegli, invitati a trasferirsi in Sardegna dall’isola di Tabarca, di fronte alla costa tunisina. Furono loro che nel 1738 diedero vita a Carloforte con un primo nu` . Attualmente i cleo di circa 250 unita loro discendenti rappresentano l’intera popolazione dell’isola; essi hanno mantenuto fortemente la propria iden` culturale, il proprio dialetto (antita cora tutto ligure, seppure non impermeabile agli influssi del sardo) e custodiscono un interessantissimo, originale patrimonio di usanze e di tradizioni.

San Pietro di Quirra Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di Quirra. Era situato a pochi chilometri dal castello di Quirra. Caduto il giudicato di Cagliari, nella divisione del 1258 fu assegnato ai Visconti, che lo unirono ai loro territori nel giudicato di Gallura. Alla estinzione dei signori toscani, fu amministrato direttamente da Pisa fino alla conquista catalano-aragonese. In se-

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San Salvatore guito la sua storia fu simile a quella del ` a spopolarsi, ed encastello; comincio tro la fine del secolo XIII era deserto.

San Priamo Centro abitato della provincia di Cagliari, frazione di San Vito (da cui dista 15 km), con circa 250 abitanti, posto a 9 m sul livello del mare a sud del comune capoluogo, lungo la statale 125 Orientale sarda. Regione storica: Sarrabus. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dalla parte finale della vallata del rio Sa Picocca, che scende dai monti del Sarrabus per andare a gettarsi nel vi`, cino mare Tirreno, formando pero prima, alcuni stagni costieri. Le comunicazioni sono assicurate dall’Orientale, che in questo punto si connette con la strada che si dirige lungo la costa sino a Castiadas e Villasimius. & STORIA Nel Medioevo questo territorio faceva parte del giudicato di Cagliari, era compreso nella curatoria del Colostrai e vi sorgeva il villaggio di Villamajori. Abbandonato poi per molti secoli, tra gli anni Venti e Trenta del secolo XX fu sottoposto a una bonifica idraulica e a un’intensa opera di trasformazione agraria. Fu cosı` possibile costruire nel 1926 l’attuale villaggio che divenne il centro di aggregazione dei contadini impegnati nella bonifica. Nel 1946 vi fu anche costruita una moderna chiesa. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la viticoltura e l’orticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di ovini e bovini. Il suo ter` collegato da autolinee agli alritorio e tri centri della provincia. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il principale monumento che testimonia del passato del piccolo centro ` la torre delle Saline (detta anche di e Colostrai), costruita agli inizi del se-

colo XVIII sulla spiaggia di San Priamo, su un colle impervio a picco sul mare dalla quale si gode un panorama eccezionale. Restaurata di recente, ha la pianta quadrata, esempio unico tra le torri litoranee della Sardegna. Aveva una funzione di avvistamento ed era servita da una modesta guarnigione. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La ` dedifesta principale del villaggio e cata a San Priamo e si svolge la dome` una ` vicina al 28 maggio. E nica piu ` caratteristiche del Sarrabus delle piu e dura tre giorni: si apre con una processione che parte dalla parrocchia di Muravera, da dove la statua del santo viene collocata su un cocchio trainato da buoi. Scortata da molti cavalieri la statua giunge all’omonima chiesetta, posta in riva a un torrente (secondo la leggenda sorgerebbe sul luogo in cui il santo abitava). Gli intervenuti nel partecipare alle cerimonie e all’intenso programma di manifestazioni folcloristiche scrutano il livello del torrente dal quale tentano di trarre utili informazioni sull’andamento dell’annata agraria. Terminate le cerimonie, la statua viene posta nuovamente sul suo cocchio e riaccompagnata a Muravera con una imponente fiaccolata.

San Salvatore Centro abitato della provincia di Oristano, frazione di Cabras (da cui dista 8 km), posto a 6 m sul livello del mare a ovest del comune capoluogo, nella penisola del Sinis. Regione storica: Campidano Maggiore. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dalla distesa arida e ventosa della piana del Sinis, interrotta a sud dallo stagno di Mistras e dal mare, a nord dal grande stagno di Cabras. Le comunicazioni sono assicurate dalla strada che unisce Cabras alle rovine di Tharros, dalla quale si stacca in questo punto la

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San Sperate deviazione per la parte settentrionale della penisola. & STORIA L’insediamento ha origini ` attorno altomedioevali: si sviluppo alla chiesa omonima con la trasformazione delle cumbessı`as che circondavano l’edificio in case di abitazione. Con il trasferimento della capitale giudicale da Tharros a Oristano, nel corso del secolo XI il villaggio decadde ma ` a essere frequentato periodicontinuo camente in occasione della festa (= Cabras). & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Attorno al 1960 il suo tessuto urbanistico fu trasformato radicalmente per le esigenze dell’industria cinema` come sito tografica che lo individuo adatto a girarvi film del genere ‘‘western all’italiana’’. Qualche traccia di ` questo adattamento cinematografico e ancora visibile; ma il monumento di ` la chiesa, in particomaggior rilievo e lare la cripta sotterranea, della quale scritte e incisioni di vario genere attestano l’antichissimo uso.

San Sperate Comune della provincia di Cagliari, compreso nella XXIII Co` montana, con 6922 abitanti (al munita 2004), posto a 41 m sul livello del mare una quindicina di chilometri a nordovest di Cagliari. Regione storica: Decimo. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo trapezoidale, si estende per 26,15 km2 e confina a nord con Villasor e Monastir, a est ancora con Monastir, a sud con Sestu, Assemini e Decimomannu e a ovest con Villasor. Si tratta della parte meridionale della piana campidanese, fertile e ricca di acque. A ovest del paese scorre il rio Mannu, che proviene da nord e ` a sud si getta nello pochi chilometri piu stagno di Cagliari. S.S. si trova a breve distanza dalla superstrada Cagliari` collegato tramite alcune Sassari, cui e

brevi bretelle; altre strade lo uniscono a Villasor a nord-ovest, ad Assemini a ` sud-ovest. Le stazioni ferroviarie piu vicine, lungo la linea Cagliari-Oristano, sono a Decimomannu o a Villasor, entrambe a 6 km di distanza. & STORIA Il suo territorio e ` ricchissimo di testimonianze che risalgono fino all’epoca prenuragica e che dimostrano che fu abitato continuativamente dall’uomo. Nel Medioevo faceva parte del giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria di Decimomannu. Caduto il giudicato, nella divisione del 1258 fu assegnato ai Della Gherardesca e pochi anni dopo, quando i due rami della famiglia fecero tra loro una seconda divisione, ` al ramo che discendeva dal conte tocco Gherardo (Donoratico). I suoi discendenti prima della conquista aragonese si erano riconosciuti vassalli del re d’Aragona per cui fin dal 1323 il villaggio, unitamente a quasi tutto il territorio dell’antica curatoria, fu riconosciuto loro come feudo della Corona. Scoppiata la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, nel 1353 il villaggio fu occupato dalle truppe giudicali e subito dopo confiscato al conte Gherardo II della Gherardesca (=) sospettato di tradimento. Poco dopo fu concesso in feudo a Bartolomeo Cespujades che ` , scoppiata la seconda guerra tra pero Mariano IV e Pietro IV, ne perse il con´ fu occupato dalle truppe trollo perche giudicali. S.S. rimase in loro possesso fino alla pace del 1388; tornato in possesso del re, nel 1391 fu concesso in ` non riuscifeudo ai De Toulon che pero ´ , come e ` rono ad insediarvisi poiche ` il villagnoto, alla ripresa delle ostilita gio fu nuovamente occupato dalle truppe giudicali. Finita la guerra, i De Toulon entrarono finalmente in possesso di S.S. che trovarono gravemente desolato per cui, nel 1442, preferirono

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San Sperate ` (=). Questi ultimi, a venderlo ai Torello loro volta, nel 1490 lo vendettero ai Boter. Nei secoli successivi il villaggio ` dai Boter ai Porcella e infine ai passo Forteza che nel 1744 rinunciarono all’investitura. S.S. fu allora venduto ai Cadello che nel 1749 ebbero anche il titolo di marchesi e tennero il territorio fino al riscatto dei feudi nel 1838. Nel 1821 fu incluso nella provincia di Cagliari, nel 1848 nella divisione amministrativa omonima e finalmente nel 1859 nella ricostituita provincia di Cagliari. Vittorio Angius ci ha lasciato una vivace testimonianza: «Popolazione. Si annoverano in questo comune anime 1420, distinte in maggiori di anni 20, maschi 358, femmine 401, minori, maschi 342, femmine 519, distribuite in famiglie 310. La professione ` l’agricoltura, alcuni pochisgenerale e simi fanno la pastorizia, e saranno circa 60 quelli che esercitano i mestieri necessari di muratori, fabbri da ferro, legname, botti, scarpe, vesti ecc. Le donne sono sempre occupate nelle opere proprie o del panificio, o della filatura e tessitura per provvedere al bisogno della famiglia in tele di panno. ` come altrove L’istruzione elementare e ` notarne trascuratissima, e non si puo alcun profitto in tanti, da che essa fu ´ quelli che nel paese stabilita; perche san leggere e scrivere non sommano a ` di 20, compresi anche i preti. Agripiu coltura. I terreni di S.S. sono molto adattati alla coltivazione de’ cereali, e in alcune parti a’ giardini ed agli orti. I cereali vi prosperano e fruttificano largamente, se non manchino le pioggie, e se nel tempo che fioriscano non passi su essi alcuna nebbia nociva; se in quello che maturino non regnino i venti caldi del levante. La mediocre ` produzione del frumento e dell’orzo e al 10, delle fave al 12, de’ legumi altret` che si semina e ` raptanta. La quantita

presentata approssimativamente da’ seguenti numeri, frumento starelli 2200, orzo 300, fave 500, legumi 150, lino 120. La vigna prospera, come altri ` prodotto copioso, e, se non vegetali, da sia ottimo, dipende questo dalla causa generale del non buon metodo nella manipolazione. L’estensione occupata ` meno di starelli 400. dalle viti non sara Pastorizia. Il bestiame rude di S.S. consiste in pecore e porci, non essendo nel ´ per vacche, ne ´ territorio pastura ne ` potuto intendere. per capre, come si e Attendono al governo del medesimo 20 persone tra grandi e piccoli. Le greggie delle pecore possono avere in totale capi 2500, gli armenti di porci 350. Il bestiame manso consiste in tori o buoi 600, cavalli 50, giumenti 320. Il formag` , serve in parte gio, di mediocre bonta alla consumazione del paese». A par` del secolo XIX tire dalla seconda meta l’economia di S.S., e in particolare la frutticoltura, sfruttando la disponibi` sviluppata otte` dell’acqua, si e lita nendo ottimi risultati. Prima del 1968, grazie all’iniziativa dello scultore Pi` nuccio Sciola (=), l’intero villaggio e stato coinvolto nell’iniziativa meglio nota come ‘‘paese museo’’ che ne ha vitalizzato la cultura. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la frutticoltura, l’orticoltura, la viticoltura e l’olivicoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini, in misura minore ` sviluppata di ovini, equini e pollame. E l’apicoltura, con la produzione del caratteristico miele all’arancio che si colloca accanto ai mieli di cardo e di eucalipto. Negli ultimi decenni si sta svi` industriale luppando anche l’attivita nel settore alimentare e in quelli della carta, dei materiali da costruzione, metalmeccanico, dell’edilizia e della ` discretafabbricazione di mobili. E

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San Sperate mente sviluppata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche un albergo con 12 posti letto e due ri` tradizionalstoranti. Artigianato. E mente sviluppato l’artigianato della ` collegato traceramica. Servizi. S.S. e mite autolinee e con la ferrovia agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportelli bancari. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 6837 unita di cui stranieri 15; maschi 3475; femmine 3362; famiglie 2150. La tendenza complessiva rivelava una sostanziale ` della popolazione, con morti stabilita per anno 51 e nati 54; cancellati dall’anagrafe 132 e nuovi iscritti (130). Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 853 in migliaia di lire; versamenti ICI 2039; aziende agricole 1073; imprese commerciali 259; esercizi pubblici 36; esercizi all’ingrosso 6; esercizi al dettaglio 102. Tra gli indicatori sociali: occupati 1835; disoccupati 328; inoccupati 490; laureati 53; diplomati 631; con licenza media 2244; con licenza elementare 1804; analfabeti 240; automezzi circolanti 2346; abbonamenti TV 1605. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio conserva interessanti testimonianze archeologiche che attestano ` dell’insediamento della continuita umano a partire dal periodo prenura` il sito di Pigico. Di grande rilievo e ` non lontana dalscina ’e Ortu, localita l’attuale abitato, dove sono stati individuati un villaggio con capanne riconducibili al periodo del Bronzo medio e la relativa necropoli. Le prime hanno restituito macine e altri utensili non´ ossa di animali domestici, attrache ` possibile ricostruire la verso i quali e ` che vi si svolgevano. La vita e le attivita

` costituita da tombe a sacca, necropoli e che hanno restituito ceramiche lisce e decorate. Il territorio conserva inoltre importanti testimonianze del periodo nuragico, punico e romano.

San Sperate – Maschera ghignante del periodo fenicio-punico. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` sviluppato noteRALE Il villaggio si e volmente nel corso degli ultimi decenni; ha tuttavia conservato il nucleo originario con strade strette sulle quali si affacciano le case a corte tipiche dell’architettura campidanese, costruite ` diri). con mattoni di terra cruda (la ` una piazCuore di questo quartiere e zetta sulla quale si affaccia la chiesa di San Sperate, costruita nel secolo XVI in forme gotico-catalane sul luogo dove si ` il dice fosse la tomba del santo che da nome al paese. Fu fortemente rimaneggiata nei secoli successivi, in particolare nel Seicento. Ha una sola navata completata da alcune cappelle e dal presbiterio di forma quadrata; la co` con volte a botte; la facciata pertura e ` coronata da una merlatura; la torre e campanaria, a base quadrata, con-

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San Sperate serva invece i caratteri originali. Sulla stessa piazza si affaccia l’edificio del Monte granatico che fu costruito alla ` fine del secolo XVIII e attualmente e molto danneggiato. Altri edifici degni di nota sono la chiesa di Santa Lucia, costruita nel secolo XIV in forme roma` antico del niche su un edificio piu quale rimangono alcuni elementi che fanno pensare a una chiesa bizantina. Infine la chiesa di San Giovanni Battista, costruita nel secolo XV in forme gotico-catalane con una sola navata; in passato fu per secoli la chiesa parrocchiale. Ma il vero tesoro artisticoculturale del paese sono i murales (=), pitture che decorano le pareti esterne degli edifici in molte strade e piazze. Sono nati da un’esperienza iniziata nel maggio del 1968 da un gruppo di pittori guidati da Pinuccio Sciola (=); alcuni muri di vecchie case a corte vennero intonacati e preparati dagli stessi abitanti e servirono agli artisti per avviare il primo ciclo di murales. Oltre a Sciola negli anni seguenti hanno dipinto a S.S. tutti i maggiori esponenti del movimento della pittura murale a livello internazionale quali C. Dominguez, H. Reuter e tra i sardi Farci, Argiolas, Mameli, Pilloni, Muscas e molti altri. Ben presto l’assetto urbanistico del villaggio assunse un nuovo volto e le pitture murali, che nell’intenzione degli artisti che le avevano create avrebbero dovuto avere un carattere di rinnovamento e di protesta sociale, divennero anche occasione assolutamente originale di espressione artistica. Tutto il paese ne fu coinvolto e si arricchı` di opere d’arte non solo pittoriche ma anche di scultura, e divenne con gli anni il ‘‘paese museo’’. Molte strade e alcune piazze inoltre sono arricchite dalle sculture dello stesso Sciola che ha voluto cosı` donare al suo paese natale alcune testimonianze

della sua arte conosciuta in tutta Europa. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La memoria delle antiche tradizioni si conserva in alcune feste popolari di grande suggestione tra cui caratteri` la Celebrazione dei defunti il 2 stica e novembre; in quest’occasione i bambini girano per le case chiedendo offerte per le anime dei defunti; ricevono in dono il tipico pan’e saba, un dolce confezionato per l’occasione con la sapa ottenuta dalla bollitura del mo` sto. Altra festa di grande effetto e quella di Santa Lucia che si svolge il 13 dicembre; per l’occasione viene preparata in piazza una gigantesca catasta ` fuoco; attorno ad essa alla quale si da sostano i fedeli che chiedono alla santa la protezione per la propria vista o la guarigione dalle malattie degli occhi. ` significativa pero `e ` quella La festa piu in onore di San Sperate, il santo patrono; si svolge il 17 luglio nella chiesa parrocchiale. Il momento culminante ` costituito da una processione in coe stume che si snoda per le strade del paese con la partecipazione di numerosi carri a buoi riccamente addobbati ` stata ag(traccas). Alla festa religiosa e gregata da qualche anno la sagra delle pesche per far conoscere il frutto che viene prodotto in abbondanza nel territorio circostante. (Le pesche sono talmente importanti nell’economia del ` villaggio che in una delle sue piazze e stato sistemato un monumento che riproduce un cumulo di questi frutti, giganteschi e coloratissimi). I festeggiamenti si protraggono per una settimana e prevedono tra l’altro che in alcune case, dove nella tradizionale corte funziona ancora il forno a legna, si confezioni con metodi tradizionale il pane (= Pane sardo) per la gioia dei tu` anche il risti. Di particolare bellezza e costume. L’abbigliamento tradizionale

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Santa Caterina di Pittinuri ` costituito da una camicia femminile e di tela bianca a collo basso riccamente ricamata, e da una gonna formata da sette teli per complessivi 8 m di seta nera a fiori rossi o bianchi guarnita a mezza altezza da una trina fiorita (sa gunnedda). Sopra la camicia si indossano un busto (su cosso) di broccato giallo a fiori dorati con bordi di tela rossa e ornato con trine o lustrini, e la giacca (su gipponi) di raso nero a fiori viola bordata di tela verde e il collo alto con pieghe; se non si indossa la giacca si porta sul busto un fazzoletto di seta gialla che copre il seno (su panneddu). Sopra la gonna si indossa il grembiule di raso nero (su davantali) tenuto in vita da una catena d’argento (sa gan` completato ciera). L’abbigliamento e da un fazzoletto di seta gialla (su mucadori a turbanti) e da uno scialle rettangolare di seta viola o verde (su mucadori mannu). L’abbigliamento tradizio` costituito da una caminale maschile e cia di tela a colletto alto (a izzughittu) e dai calzoni di tela bianca (is carzonis de arroda). Sopra la camicia si indossano il gilet di panno nero, chiuso al centro, e la giacca corta di orbace nero. Sopra i calzoni si portano il gonnellino (sa roda) di panno nero e le ghette (is crazzas) ugualmente di panno nero. L’abbi` completato da una berritta gliamento e di panno nero molto lunga.

Santa Caterina di Pittinuri Centro abitato della provincia di Oristano, frazione di Cuglieri (da cui dista 15 km), con circa 300 abitanti, posto a 21 m sul livello del mare a sud-ovest del comune capoluogo, lungo il litorale. Regione storica: Montiferru. Diocesi di Alghero-Bosa. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dagli ultimi contrafforti del monte ` Ferru che arrivano sino in prossimita del mare, dando luogo a una costa alta, nella quale si aprono alcune cale e

` ancora piu ` spiagge; a nord la costa e scoscesa, mentre a sud si abbassa in corrispondenza con la penisola del Sinis. Le comunicazioni sono assicurate dalla statale 292 che attraversa il villaggio collegandolo col capoluogo Cuglieri a nord, con Oristano a sud.

Santa Caterina di Pittinuri – Suggestiva appendice marina di Cuglieri, il piccolo borgo si `e sviluppato soprattutto nella ` del Novecento. seconda meta & STORIA I dintorni sono ricchi di testimonianze prenuragiche e nuragiche. Nel Medioevo si ebbe il primo sviluppo del villaggio che faceva parte del giudicato di Torres ed era compreso nella curatoria del Montiferru. Dopo l’estinzione della dinastia giudicale, il giudice d’Arborea si impadronı` del ter` a far parte del ritorio e Pittinuri entro giudicato d’Arborea. Rimase in mano arborense fino alla caduta del giudi` gradualmente cato nel 1409, ma ando spopolandosi dopo la peste del 1376. A partire dal 1420 il territorio fu ripetutamente concesso in feudo e alla fine del secolo fu acquistato dagli Zatrillas (=). Essi, nel corso del secolo XVI, tentarono di ripopolare il villaggio im-

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Santa Cruz piantandovi un porto e una tonnara difesi dalla torre di Santa Caterina, ma senza successo. Il territorio nel 1669 fu confiscato a Francesca Zatrillas (=) e ` ai Manca Guiso che si in seguito passo estinsero nel 1788 lasciando eredi gli Amat ai quali fu riscattato nel 1838. Nel corso del secolo XIX finı` per essere incluso nella provincia di Cagliari e prese gradualmente a ripopolarsi ` del suo piccolo porto. grazie all’attivita ` del secolo A partire dalla seconda meta XX il villaggio, che assunse il nome at` cresciuto ulteriormente grazie tuale, e ad alcuni insediamenti turistici; la sua popolazione aumenta di molto nel periodo estivo.

Santa Chiara del Tirso Centro abitato della provincia di Oristano, frazione di Ula Tirso (da cui dista 8 km), con circa 100 abitanti, posto a 202 m sul livello del mare a ovest del comune capoluogo, su un colle che domina la vecchia diga del lago Omodeo. Regione storica: Gilciber. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dalle propaggini orientali dell’altipiano di Abbasanta che lasciano spazio al versante destro della vallata del ` occuTirso, nel punto in cui questa e ` pata dall’invaso artificiale, oggi piu ` profondo con la costruampio e piu zione a valle di un nuovo sbarramento. Le comunicazioni sono assicurate dalla strada che collega Abbasanta e Paulilatino da un lato con Busachi e Ula Tirso dall’altro. & STORIA Il villaggio si sviluppo ` dopo il 1920 con la costruzione dello sbarramento che diede vita al lago Omodeo e inizialmente servı` da residenza agli operai impegnati nell’opera e nella centrale idroelettrica.

Santa Cruz Famiglia di origine spagnola (sec. XV-esistente). Comparve in ` del seSardegna nella seconda meta

colo XV con due personaggi, Ludovico, vescovo di Bisarcio, e il dottor Giovanni, che probabilmente era suo nipote, un magistrato che nel 1481 acqui` all’asta il feudo di Tuili sequestrato sto a Salvatore De Sena. I suoi discendenti furono chiamati in giudizio dai Dedoni, antichi proprietari del feudo, che tentarono di rientrarne in possesso appigliandosi ad alcune imperfezioni nelle condizioni della vendita fatta dal loro antenato. I Dedoni infatti sostenevano che, avendo essi ceduto solo Tuili in pegno al De Sena, col sequestro ne sarebbero dovuti rientrare in possesso e quindi il feudo non avrebbe potuto essere venduto all’asta. Per conservare il feudo, quindi, i S.C. furono costretti ad affrontare un contenzioso; le spese per sostenere la lite e il tenore di vita che essi mantennero nel corso del secolo XVI determinarono il tracollo finanziario della fami` decisaglia. La situazione si aggravo mente a causa di una ulteriore lite ` tra i due nata per motivi di eredita rami in cui si era divisa. Nel 1659, divenuta ormai insostenibile la situazione debitoria, un Emanuele fu costretto a consentire che il feudo fosse venduto all’asta per soddisfare i creditori. I discendenti dello sfortunato barone, ` , continuarono a prendere parte pero ai parlamenti e nel giro di una generazione, con una serie di matrimoni felicemente indovinati, ricostruirono le stremate sostanze della casata. Dopo un matrimonio con una Castelvı`, la famiglia si trasferı` a Laconi, dove risiedette fino agli inizi dell’Ottocento. Da Laconi i S.C. passarono a Isili e successivamente a Mandas, dove, impegnandosi in fortunate intraprese agricole e nell’industria del formaggio, raggiunsero una considerevole condizione economica. Attualmente i loro discendenti risiedono a Cagliari.

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Santa Cruz

Santa Cruz, Giovanni Signore di Tuili (sec. XV). Esperto giurisperito, fu investito dell’ufficio di Giudice reale. In questa veste fece parte del collegio che nel 1475 raccolse le prove testimoniali contro Leonardo Alagon in base alle quali questi fu dichiarato ribelle. Nel 1478 prese parte alla battaglia di ` all’asta il Macomer e nel 1481 acquisto feudo di Tuili. Uomo di grande cultura ` , volle che dell’investitura e sensibilita rimanesse imperitura memoria donando un magnifico retablo (=) alla chiesa parrocchiale di Tuili.

Santa Cruz, Palazzo Edificio di Mandas, situato in via Cagliari. Fatto costruire nel 1905 da Edoardo Santa Cruz, ha due piani; la sua facciata presenta elementi decorativi in bugnato ` abbellita da un portale e da tre ed e balconi, dei quali quello centrale aggetta sul portale d’ingresso.

Santadi – Veduta del centro abitato.

Santadi Comune della provincia di Carbonia-Iglesias, compreso nella ` montana, con 3767 abiXXII Comunita tanti (al 2004), posto a 135 m sul livello ` del mare all’interno della costa che da sull’arcipelago sulcitano. Regione storica: Sulcis. Diocesi di Iglesias. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo rettangolare, si estende per 115,59 km2, comprendenti anche le frazioni di Is Cattas, Is Sabas e Terresoli, e confina a nord con Narcao

e Nuxis, a est con un’isola amministrativa di Assemini, con Villa San Pietro e Pula, a sud con Teulada e a ovest con Giba e Villaperuccio. Si tratta di una porzione centrale dei rilievi dell’Iglesiente, tagliati trasversalmente dalla vallata del rio Mannu, poi rio di S., che scorre da oriente a occidente per gettarsi nel lago artificiale di Monte Pranu, e quindi nel mare a sud di San` collegato con una t’Antioco. Il paese e bretella di 3 km alla statale 293 GibaSiliqua; strade minori si diramano a nord verso Nuxis, a est verso Assemini, a sud verso Teulada. & STORIA Il villaggio attuale ha origini probabilmente altomedioevali legate all’arrivo dei Mauri dall’Africa nel se` a far parte del giudicolo V d.C. Entro cato di Cagliari ed era incluso nella curatoria del Sulcis; caduto il giudicato di Cagliari, nella divisione del 1258 fu incluso nei territori assegnati ai Della Gheradesca. Nella divisione che pochi anni dopo i due rami della famiglia fecero tra loro, fu assegnato al conte Ugo` ne persero la dispolino, i cui figli pero ` alla fine del secolo XIII a causa nibilita della guerra che scatenarono contro il Comune di Pisa per vendicarne la morte. Cosı` S., che allora era un grosso villaggio (Santa Ada de Sulcis), prese a essere amministrato dal comune toscano; subito dopo la conquista aragonese venne concesso in feudo a Gomita ` , nel de Ac ¸ en i cui discendenti, pero 1355, dopo la celebrazione del Parlamento, lo vendettero ad Arnaldo ` che comunque non riuscı` a enAguilo trarne in possesso. Nel 1362 il villaggio e il suo territorio furono donati a Emanuele de Entenc ¸a il quale dopo pochi anni, allo scoppio della seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, ne perse la ` ; il centro abitato fu indisponibilita fatti occupato dalle truppe giudicali che lo tennero fino alla battaglia di

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Santadi Sanluri. Furono anni terribili nei quali il territorio di S. fu ripetutamente de` a spopolarsi. Torvastato e comincio nata la pace in una zona oramai quasi completamente spopolata, il paese fu infeudato al vescovo di Iglesias, e quando la diocesi fu unita a quella di ` a eserciCagliari l’arcivescovo inizio tarvi le funzioni giurisdizionali. Nel corso dei secoli XVII e XVIII vi furono frequenti contrasti tra il vescovo e il fisco per stabilire i limiti della giurisdizione. Nel 1754 infine l’arcivescovo ne venne formalmente investito e quando nel 1763 fu ricostituita la dio` a essere ammicesi di Iglesias, S. torno nistrato dallo stesso vescovo fino al riscatto dei feudi nel 1838; nel corso dell’Ottocento divenne il centro di una vasta area di ripopolamento nella quale si formarono i boddeus di Nuxis (=), Murdeu, Villaperuccio (=), Tirongis, Gutturu Ponti, Riu Siriddi, Terraseo (=), Tattinu, Perdedu, Isca Gessa, Su Benatzu. L’intero complesso nel 1821 fu incluso nella provincia di Iglesias; ` a far parte della divinel 1848 entro sione amministrativa di Cagliari e nel 1853 fu costituito in comune e in capoluogo di mandamento, mentre tutti i suoi medaus divennero frazioni. Nel 1859 fu incluso nella ricostituita provincia di Cagliari e a partire dalla se` dell’Ottocento il suo terriconda meta torio venne intensamente sfruttato per la produzione di carbone vegetale e per l’impianto di alcune miniere. La crisi del settore minerario, giunta dopo la fine della seconda guerra mon` un radicale cambiadiale, determino `, mento della struttura della comunita ` impegnata in una che attualmente e fiorente agricoltura e nel turismo. Negli ultimi anni questo comune ha preso parte al dibattito che ha portato alla costituzione della provincia di Carbo-

nia-Iglesias, altrimenti detta del Sulcis. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in ` rinomata particolare la viticoltura (e la Cantina sociale), l’orticoltura e l’olivicoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini e in misura minore di ovini, caprini e pollame. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche una modesta atti` industriale nel settore lattiero-cavita ` seario, del legno e metalmeccanico. E sufficientemente organizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi ope` rano anche due ristoranti. Servizi. S. e collegato tramite autolinee agli altri ` dotato di Pro centri della provincia. E Loco, stazione dei Carabinieri, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo e scuola secondaria superiore (Istituto professionale), sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale e un Museo etnografico. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 3855 unita di cui stranieri 5; maschi 1924; femmine 1931; famiglie 1315. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 26 e nati 23; cancellati dall’anagrafe 79 e nuovi iscritti 62. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 910 in migliaia di lire; versamenti ICI 1021; aziende agricole 465; imprese commerciali 178; esercizi pubblici 24; esercizi all’ingrosso 4; esercizi al dettaglio 71; ambulanti 8. Tra gli indicatori sociali: occupati 926; disoccupati 210; inoccupati 365; laureati 28; diplomati 289; con licenza media 1194; con licenza elementare 1182; analfabeti 401; automezzi circolanti 1399; abbonamenti TV 1053. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Ric` il patrimonio archeologico chissimo e che documenta la ininterrotta pre-

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Santadi senza dell’uomo nel territorio a partire dal periodo prenuragico. Tra i molti ` di siti di questo periodo nella localita Su Benatzu, posta a qualche chilometro dall’abitato, si aprono due grotte, quella di Is Zuddas, di grande interesse speleologico, e quella di Su Pi` un sito archeologico. Fu rosu, che e esplorata per la prima volta nel 1968 e ` ai visitatori i resti di un santuarivelo ` del Ferro, tra i rio della prima Eta ` di ceramiquali una enorme quantita che di ogni tipo risalenti al Nuragico medio e un piccolo tripode in bronzo disposti in un vasto ambiente che fa pensare che la caverna fosse un luogo di culto molto frequentato; ulteriori indagini hanno dimostrato la presenza di tracce della cultura di Bonuighinu e della cultura di Ozieri. Altri siti prenuragici sono le grotte di San Paolo e Monte Maina, tutte ascrivibili alla cultura di Ozieri. Il territorio conserva molti nuraghi tra cui quelli di Arcu de Mesu, Cixiri, Conchilleddu, Cristu, de Is Animas, de Is Paras, de Magai, de S’Angioni, de Schisorgiu, Diana, Frassu, Is Pireddas, Is Pistis, Manigas, Mannu de Barrua, Marigas, Monticello, Muentinu, Niedda, Perd’e Fogu, Pimpini, Pintus, Santus, Sanna, S’Arriorgiu, Sa Serba Andria, Senzu e Sessini, alcuni dei quali in buone condizioni. Sono state individuate anche alcune Tombe di giganti tra cui quella di Sa Turr’e Fraigada. Ma il sito di mag` quello di giore interesse scientifico e Pani Loriga che si trova su un altipiano a 1 km dall’abitato e a 15 dal mare. Nel sito sono state rinvenute una necropoli di domus de janas e i resti di un villaggio nuragico sul quale nel secolo VII a.C. fu costruita una fortezza punica. Nel 1965 vi furono iniziati scavi archeologici sistematici condotti da Ferruccio Barreca (=) e in seguito da Gianni Tore (=), che hanno rivelato l’e-

sistenza di una cinta fortificata, di un nucleo consistente di abitazioni e di una necropoli a cremazione, e hanno ` di ceramirestituito una gran quantita che.

Santadi – Coltivazioni.

PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE Il tessuto urbanistico consta di due nuclei. Quello di S. Susu ` il piu ` antico ed e ` (Santa Ada de Sulcis) e caratterizzato dalla presenza della ` , parrocchiale chiesa di San Nicolo molto antica ricostruita nell’Ottocento; ha un impianto a navata unica e la copertura con volte a botte. Al suo interno sono custoditi un crocifisso del Settecento, due candelabri d’argento, un ostensorio in stile neoclassico e alcuni paramenti di pregio. Si affaccia su una grande piazza a giardino sulla quale si affacciano anche alcuni palazzotti ottocenteschi e la chiesa della Madonna delle Grazie, costruita nel secolo XV; ha un impianto a una sola navata e la facciata arricchita da un campanile a vela; al suo interno sono conservati una statua lignea del secolo XVII e una tela raffigurante le Anime Purganti, di autore ignoto. Poco distante sorge la Casa museo ‘‘Sa Domu ` una vecchia casa antiga’’. Il locale e dell’Ottocento situata in via Mazzini. Contiene arredi dell’Ottocento riferibili alla cultura contadina, suppellettili e utensili distribuiti nei diversi ambienti lungo un percorso espositivo &

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Santadi coerente. Nel cortile si trovano il forno, il tipico porticato (lolla) e gli attrezzi da lavoro. L’altro nucleo, detto di ` sviluppato nell’Ottocento S. Basso, si e e con case tradizionali dalla tipica struttura sulcitana. Nelle campagne sono inoltre visibili numerosi furriadroxius che documentano ancora come si siano installate sul territorio ` di pastori e di contadini le comunita che hanno dato luogo al ripopola` Su Benatzu si trova, mento. In localita come si diceva, la grotta di Is Zuddas, che riveste un notevole interesse speleologico per alcune grandi sale tappezzate da bellissime concrezioni: la ` nota e ` chiamata ‘‘Sala Paradiso’’ a piu causa dei cristalli candidi di aragonite di cui le pareti e la volta abbondano, offrendo al visitatore uno spettacolo fantastico. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La ` nota e piu ` significativa tra le manipiu festazioni che rievocano le antiche tra` il Matrimonio mauritano. Sedizioni e condo una leggenda l’usanza risalirebbe all’arrivo dei Mauri, esiliati in Sardegna al tempo dei Vandali; l’ipo` piu ` creditesi sembra poco credibile, e bile invece che il rito ricalchi antiche tradizioni contadine legate ai rapporti di S. con la diocesi di Iglesias, dove tra ` elevate il matrimonio vele classi piu niva celebrato in modo molto simile. ` La cerimonia si svolge ad agosto ed e ` a parstata riproposta con continuita tire dal 1969. Due distinti cortei di carri a buoi addobbati a festa (traccas), che trasportano persone vestite in costume, prelevano i due sposi, anch’essi in costume, e li conducono seguendo percorsi diversi fino alla piazza del paese dove si svolge la cerimonia religiosa. Alla fine di essa gli sposi inginocchiati vengono benedetti dalle rispettive madri che li purificano rinnovando un antico rito dell’acqua (sa

gratzia): porgono agli sposi due coppe colme d’acqua sulle quali hanno tracciato il segno della croce; la cerimonia si ripete col pane e il grano e subito dopo sul capo degli sposi viene versato il contenuto di una ciotola contenente del sale, simbolo della saggezza e contro il malocchio, del grano simbolo `, delle monete simbolo della fecondita della ricchezza, e dei petali di rosa, simbolo dell’amore. La cerimonia si conclude con un corteo in costume che raggiunge la casa degli sposi dove si svolge un lauto banchetto. Di grande ` il costume. L’abbigliamento bellezza e ` sostanzialtradizionale femminile e ` mente di tre tipi. Quello della sposa e costituito da una camicia di lino ricamata e guarnita nel collo e nei polsini di pizzo finissimo (sa camisa a polanias), e da una gonna plissettata composta da nove teli di seta di colore vario (su manteo) sotto la quale si indossa una sottogonna di tela bianca (sa fardetta bianca). Sopra la camicia si indossa una giacca (su gipponi) di seta o di raso con le maniche chiuse e guarnite da 24 bottoncini di filigrana d’oro, e sopra la giacca, disposto a guisa di scialle che copra il collo e il petto, un fazzoletto di seta (sa perra ’e seda) adornato da gioielli. Sopra la gonna si indossa il grembiule di seta di vari colori ` com(su ventalicu). L’abbigliamento e pletato da una cuffia di raso rosso (sa scuffia), da un fazzoletto di tulle o mussola (su mucaroi biancu) e infine da un manto rettangolare di lana celeste (su panniccu ’e colori). L’abbigliamento ` costituito femminile della domenica e da una camicia simile a quella dell’abbigliamento nuziale, e da una gonna plissettata di seta; sopra la gonna si indossa il grembiule di seta damascata nera a disegni dorati (su ventalicu). ` completato da un L’abbigliamento e fazzoletto rosso legato sopra la nuca

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Santa Gilla (sa tocca) e da un fazzoletto colorato (su mucaroi de colori). L’abbigliamento ` costituito da femminile da lavoro e una camicia uguale alle altre e da una gonna di tela fantasia. Sopra la camicia si indossa il busto (su cosso) di tessuti vari. Sulla gonna si indossa il grem` completato da biule; l’abbigliamento e un fazzoletto di tela fantasia. L’abbi` cogliamento tradizionale maschile e stituito da una camicia di tela bianca dalle maniche molto ampie, riccamente ricamata e col collo chiuso da bottoni d’oro; e dai calzoni (pantalone ’e linu). Sopra la camicia si indossano il gilet (su cossu) di panno nero sul davanti, e la giacca (sa casacca) di orbace nero a doppio petto guarnita da due file di bottoni d’oro o d’argento. Sopra i calzoni si portano il gonnellino e le ghette (is crazzas), tutti di orbace nero. ` completato da una L’abbigliamento e berritta di panno nero fermata sulla fronte con un fazzoletto di seta rosso.

Santa Gilla Stagno situato nel golfo di ` . Ha una Cagliari a occidente della citta superficie di 5600 ha e ha la forma di un triangolo. Le sue acque sono salmastre e poco profonde, separate dal mare da una sottile striscia di terra detta La ` diviso in due grandi Plaja. Lo stagno e comprensori: quello settentrionale, dove si riversano il Fluminimannu e il Cixerri, e la parte sud-occidentale che invece comunica direttamente col ` in quest’ultima che si e ` da semmare. E ` di produzione pre sviluppata l’attivita del sale. S.G. ha una storia molto antica e complessa. Fu frequentato fin dal tempo dei Fenici che stabilirono lungo le sue rive il loro primo insediamento, ` tardi si sviluppo ` Carales. da cui piu ` romana, dopo la diTrascurato in eta struzione di Carales da parte degli ` giudicale torno ` a essere Arabi, in eta rifugio sicuro per la nascente Santa Igia, che divenne la capitale del giudi-

cato di Cagliari. Dopo la distruzione di ` il silenzio Santa Igia, sullo stagno torno ` ; nei secoli succesma non l’inattivita sivi, fin dalla prima fase della conquista catalano-aragonese, vi furono impiantate molte peschiere (= Peschiera), il cui prodotto era particolarmente apprezzato. Nel corso del secolo XVIII le concessioni delle peschiere fecero la fortuna di molte famiglie cagliaritane, ma il grande spazio fu anche compreso nel feudo di Las Conquistas. A partire dal secolo XIX si comin` a pensare di sfruttare lo specchio cio d’acqua anche per impiantarvi delle ´ S.G. divenne uno degli saline, cosicche ` la nascente induspazi a cui guardo strializzazione della Cagliari del primo Novecento. Fu appunto nei primi decenni del Novecento che lo stagno divenne la sede di una grande salina pri` grazie all’impegno vata che si sviluppo ` di Luigi Contivecchi e che si comincio a guardarlo anche come spazio capace di garantire comunicazioni moderne non solo per Cagliari ma per l’intera isola. Cosı`, a partire dagli anni Trenta, le sue acque furono prescelte come specchio d’approdo comodo e protetto per gli idrovolanti: da queste prime esperienze si svilupparono dapprima la grande base militare di Elmas e successivamente l’aeroporto civile, che sta accrescendo la sua importanza e ` assunto una dimensione interha gia nazionale. Nel secondo dopoguerra si ` a guardare alla laguna anche comincio come alla possibile sede di un grande porto commerciale: paradossalmente, dopo millenni si tornava all’idea che aveva spinto i Fenici a valorizzarla. Cosı`, dopo l’avvio del processo di industrializzazione dell’isola, negli anni Sessanta del Novecento si decise di costruirvi un grande porto-canale che fosse in grado di servire da polmone per la nascente zona industriale di

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Santa Giusta Macchiareddu. Attualmente l’intero ` di proprieta ` della Recomprensorio e gione che si trova a dover fare fronte a ` di tre ordini di problemi: 1. la necessita ` rivitalizzare le tradizionali attivita della pesca e delle saline: in questo set` stata bonificata e semtore la laguna e bra che le sue acque stiano tornando a essere quelle di sempre. In quanto alle saline, il problema va certamente in` ampio (= quadrato in un discorso piu ` di rivedere il Saline); 2. la necessita problema dello stagno come spazio di grandi comunicazioni, disciplinando lo sviluppo dell’aeroporto ma soprattutto affrontando il problema del ` stato porto-canale: il porto, in effetti, e costruito faticosamente e con grande ´ , tramondispendio di risorse, sicche tati gli obiettivi della prima industria` attualmente lizzazione, la struttura e pensata come il grande porto commerciale di Cagliari, centro di smistamento dei containers, anche se per ora ` di salstenta a decollare; 3. la necessita vaguardare il grande patrimonio fau` depositario e nistico di cui lo stagno e nello stesso tempo di proteggere il patrimonio archeologico, che ancora attende di essere studiato adeguatamente. ` un’isoletta situata al cenSA ILLETTA E tro della laguna in un territorio frequentato dall’uomo fin dalla preistoria. Nel corso dei secoli condivise le vicende di S.G. fino al riscatto dei feudi (1838). Vi sorge la chiesa di San Simone, costruita probabilmente nel secolo XI e poi successivamente rimaneggiata a ` riprese: ha impianto a una navata, piu copertura in legno a capriate; la fac` arricchita da un campaniletto a ciata e vela e da un affresco raffigurante il ` in epoca recente). santo (eseguito pero Accanto alla chiesa sorgono alcuni am` al bienti risalenti con ogni probabilita secolo XVII, quando l’isola fu inclusa

nel marchesato di Las Conquistas; nel secolo XVIII vi si riuniva un gruppo di letterati che aveva dato vita a una sorta di Arcadia cagliaritana.

Santa Giusta – Lo stagno.

Santa Giusta Comune della provincia di Oristano, compreso nella XVI Comu` montana, con 4408 abitanti (al nita 2004), posto a 10 m sul livello del mare alla periferia meridionale di Oristano. Regione storica: Campidano di Simaxis. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo triangolare, si estende per 69,17 km2, comprese le frazioni di Cuccuru de Portu e Corte Baccas, e confina a nord con Oristano, a est con Palmas Arborea e Ales, a sud con Marrubiu e Arborea e a ovest col mare del golfo di Oristano. Si tratta di una porzione della piana campidanese, fertile e ricca di acque: il paese si trova tra il grande stagno che porta il suo stesso ` ristretto Pauli nome, a ovest, e il piu ` situato a breve diMinori, a est. S.G. e stanza dalla superstrada Cagliari-Sassari; e comunica direttamente anche con Oristano, a nord, e con Arborea a sud. Dispone anche di stazione lungo la linea ferroviaria Cagliari-Oristano. & STORIA L’attuale centro sorge in un ` sito frequentato dall’uomo fin dall’eta ` la nuragica, dove in seguito si sviluppo ` fenicio-punica di Othoca che concitta ` a esistere anche in eta ` romana. tinuo

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Santa Giusta Nell’Alto Medioevo quando vi si svi` il culto per Santa Giusta, il picluppo colo centro faceva parte del giudicato d’Arborea ed era incluso nella curatoria del Campidano di Oristano; a partire dal secolo XI fu sede dell’omonima diocesi e, caduto il giudicato d’Arborea, nel 1410 fu incluso nel marchesato di Oristano. Nei decenni successivi, ` data la sua vicinanza al mare comincio a soffrire per le continue incursioni dei corsari barbareschi e la sua popolazione diminuı` rapidamente. Quando nel 1477, per le vicende di Leonardo Alagon (= Alagon), il marchesato fu confiscato, S.G. prese a essere governato da funzionari reali. La sua deca` oramai inarrestabile: indenza sembro fatti subı` un altro duro colpo con l’abolizione della diocesi agli inizi del Cinquecento. Il villaggio si era ridotto a poche case attorno alla bella catte` dipendente da Oridrale, sempre piu stano, in un territorio che le incursioni barbaresche, l’incuria degli uomini e la malaria rendevano desolato. Gli abitanti comunque difesero gelosamente il loro privilegio di dipendere direttamente dal re fino al 1767, quando fu istituito il marchesato d’Arcais concesso a Damiano Nurra (= Nurra3 ). Malgrado le proteste degli abitanti, il nuovo vincolo feudale fu mantenuto e ` dai all’inizio dell’Ottocento S.G. passo Nurra ai Flores ai quali rimase fino al ` alla fine dei diritti feudali in 1838, cioe Sardegna. Nel 1821 fu incluso nella `a provincia di Oristano; nel 1848 entro far parte della divisione amministrativa di Cagliari e dal 1859 dell’omonima ricostituita provincia. Di questo periodo abbiamo la preziosa testimonianza di Vittorio Angius: «Popolazione. Si computa presentemente di anime 1047, distinte in maggiori, maschi 206, femmine 214, distribuite in famiglie 293. Agricoltura. I terreni di S.G.

` un sono in gran parte sabbionicci, pero po’ magri e facili a inaridirsi, come quelli che i campidanesi d’Arborea di`ri; quindi i frutti non sono cono grego molto abbondanti. I numeri ordinari della seminagione delle solite specie sono: starelli 700 di grano, 200 d’orzo, 250 di fave e poco di lino. La fruttificazione comune ed ordinaria del 7 per il grano, del 10 per l’orzo, dell’8 per le fave. I novali (narboni) che si coltivano con la zappa nelle migliori parti della landa di Sant’Anna, producono assai ` , spesso al quadruplo de’ campi piu ` della vidazzone. Il monte di soccorso e ` popiuttosto in buono stato: sono pero chi i contadini che prendano il suo prestito. Le vigne occupano una notevole superficie, e producono; ma la manipolazione poco saggia cagiona che i vini non abbiano generalmente la `, che si loda in quello delle altre bonta vigne arboresi. Sono in gran numero e di molte specie gli alberi fruttiferi, e si ` coltivano alcuni oliveti. L’orticoltura e ` quemolto ristretta. Pastorizia. Non e sta cosı` estesa come pare lo permette` del territorebbe l’estensione e qualita rio, e molta parte de’ pascoli si consuma da bestiame straniero. Il bestiame manso numera buoi per l’agricoltura 150, cavalli 20, giumenti 115. Il bestiame rude, vacche 300, capre 2000, pecore 3000, e piccol numero di porci. Le pecore hanno nell’inverno ottimo nutrimento nella regione di Cirras, la ` computare di micui superficie si puo glia quadrate 4 ½ tolti gli stagnuoli. Questa regione comprende la terra interposta a’ due stagni di S.G. e del Sassu e quella parte del littorale che trovasi fra la foce del Sassu, quella del Tirso e il canale per cui lo stagno comunica col mare nella imboccatura del fiume. La pastura della medesima si appalta ogni anno per lire 10 000 ai pastori delle Barbagie, che vengono a

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Santa Giusta svernarvi con le loro greggie e vi restano fino a maggio». Nel 1927 S.G. fu aggregato a Oristano di cui divenne fra` la prozione e solo nel 1947 riacquisto pria autonomia. Quando poi nel 1974 fu istituita definitivamente la provincia di Oristano, il paese vi fu nuovamente incluso. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la frutticoltura e l’orticoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e ovini, in misura minore di suini ed equini. Negli ultimi decenni si sta svi` industriale luppando anche l’attivita nei settori chimico, metallurgico, della piscicoltura e della pesca, della lavorazione del legno, delle produzioni ali` dimentari, dei laterizi e della carta. E scretamente sviluppata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche tre aziende agrituristiche con 29 posti letto e tre ristoranti. Servizi. ` collegato da autolinee e dalla ferS.G. e rovia agli altri centri della provincia. Dispone di Pro Loco, stazione dei Carabinieri, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 4378 unita di cui stranieri 5; maschi 2198; femmine 2180; famiglie 1425. La tendenza complessiva rivelava un aumento della popolazione, con morti per anno 29 e nati 45; cancellati dall’anagrafe 75 e nuovi iscritti 159. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 17 188 in migliaia di lire; versamenti ICI 1466; aziende agricole 294; imprese commerciali 145; esercizi pubblici 13; esercizi all’ingrosso 5; esercizi al dettaglio 64; ambulanti 17. Tra gli indicatori sociali: occupati 1196; disoccupati 215; inoccupati 253;

laureati 56; diplomati 396; con licenza media 1301; con licenza elementare 1241; analfabeti 98; automezzi circolanti 1474; abbonamenti TV 916. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di tracce dell’esistenza ritorio e ` punica di Othoca (=) che della citta probabilmente si stendeva nel punto in cui si trova l’attuale parte settentrio` continuo ` a fionale dell’abitato; la citta rire anche in epoca romana: di essa rimane la necropoli con alcune interessanti tombe a camera.

Santa Giusta – Imbarcazioni in giunco in occasione della regata de is fassonis. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il tessuto urbano ha conservato alcune tipiche case del Campidano co` diri) struite in mattoni di terra cruda (la e affacciate su grandi cortili. L’edificio ` importante e ` la cattedrale di Santa piu ` rappresentativi Giusta; uno dei piu esempi del romanico sardo, costruita su un piccolo rilievo a opera di uno sconosciuto architetto pisano, domina l’attuale abitato. L’edificio fu portato a termine nel corso del secolo XII su un

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Sant’Agostino martyrium precedente, che attualmente funge da cripta, in forme pisano-lucchesi; fu sede della diocesi omonima soppressa nel 1503, quando fu unita a quella di Oristano. Nel corso dei secoli, pur mantenendo l’assetto ` stato piu ` volte rimanegoriginario, e giato: nel 1847 fu realizzato un arredo ` marmoreo per il presbiterio, che pero fu rimosso nel 1985 durante un restauro. «Questa rimozione – ha scritto Roberto Coroneo – ha prodotto il recupero di frammenti di un pluteo romanico decorato a cerchi intersecatisi». Nel 1910 all’esterno fu costruito un campanile a canna quadrata in forme romanico-pisane su progetto di Dionigi Scano. L’edificio ha un’aula a tre navate scandite da colonne di riporto, ` chiuso da un’abside semicircoed e lare; il presbiterio sopraelevato ingloba il martyrium al quale si accede da due scalette laterali. Di grande inte` anche la chiesetta di Santa Seresse e vera, costruita nel Medioevo e inserita in un’area ricca di tombe a camera pu` apparteniche, con ogni probabilita nenti alla necropoli di Othoca. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Caratteristici sono i riti della Settimana santa che coinvolgono l’intera comu` in una serie di fastose cerimonie. nita ` interessante e ` La manifestazione piu ` la regata de is fassonis e dei cius, pero le imbarcazioni usate da tempo immemorabile dai pescatori degli stagni. Le origini di questa manifestazione, che si svolge tra agosto e settembre, sono molto antiche e, secondo alcuni, sarebbero da far risalire alla fondazione della diocesi nel secolo XII. Fu da questo periodo infatti che si svolgeva, organizzata appunto dalla diocesi, la festa del perdono dei peccati per chi si fosse confessato e comunicato il giorno di Pasqua presso la cattedrale. Tale pos` avrebbe provocato l’afflusso di sibilita

` di penitenti che una grande quantita raggiungevano la basilica con ogni mezzo, a piedi, a cavallo ma soprattutto, data la natura dei luoghi ricchi di paludi e di lagune, con is fassonis, barche costruite artigianalmente con i giunchi delle paludi, con le quali era possibile a tutti la navigazione. Infine in settembre, in occasione della festa di Santa Severa, da qualche anno si svolge anche la sagra dei malloreddus, occasione per gustare i saporiti gnocchi cucinati secondo le antiche tradizioni.

Santa Giusta – Un momento della regata de is fassonis.

Sant’Agostino Centro abitato della provincia di Oristano, frazione di Abbasanta (da cui dista 7 km), con circa 50 abitanti, posto a 364 m sul livello del mare a ovest del comune capoluogo, sulla strada per Santu Lussurgiu. Regione storica: Gilciber. Archidiocesi di Oristano. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito dall’altipiano di Abbasanta, che ha a occidente il monte Ferru e a oriente la vallata del Tirso, fiume verso il quale scorrono i corsi d’acqua, tra i quali il rio San Leonardo che passa a breve distanza dalla frazione. Le comunicazioni sono assicurate dalla provinciale che in 15 km di percorso collega Abbasanta a Santu Lussurgiu. Il piccolo in` inserito in un vasto terrisediamento e

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Santa Lucia torio che comprende numerose tanche ` praticato intensamente l’allevadove e mento. & STORIA S.A. si e ` sviluppato a partire dal secolo XVIII attorno alla chiesetta omonima; in un primo periodo fu abitato solo periodicamente dai pellegrini che durante il novenario che precede la festa del santo si stabilivano nel complesso di piccoli rifugi (cumbessı`as o muristenes) attorno alla chiesa. Col tempo furono costruite alcune case rurali che costituirono il nucleo dell’attuale villaggio. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` RALE L’edificio di maggiore rilievo e la chiesa di Sant’Agostino, presumibilmente costruita nel secolo XVII. In basalto scuro, ha un impianto a una sola navata e la copertura con volta a botte; ` il complesso delle mucaratteristico e ristenes o cumbessı`as (=) che circonda l’edificio e serve per ospitare i pellegrini durante la festa in onore del santo e il novenario che la precede. ` del giudicato di Santa Igia Antica citta Cagliari. Era situata sulle sponde occidentali della laguna di Santa Gilla in una posizione facilmente difendibile dagli attacchi da mare e da terra. Con ` sorse subito dopo la ogni probabilita distruzione della vecchia Carales, in un momento imprecisato del secolo VIII. Fu anche la prima capitale del giudicato, e dopo il secolo X dovette conoscere uno sviluppo notevole per´ fu sede della residenza del giudice, che del vescovo e di tutte le principali atti` e strutture amministrative del giuvita dicato. A partire dal secolo XI, quando la presenza dei Pisani in Cagliari si ` trasformando da commerciale in ando politica, la sua posizione si fece alternativa a Castello e Bagnaria, residenze dei mercanti pisani. Fu rasa al suolo nel 1257 dall’esercito mandato da Pisa per porre fine al giudicato di Cagliari.

Santa Lucia – Veduta del litorale.

Santa Lucia Centro abitato della provincia di Nuoro, frazione di Siniscola (da cui dista 8 km), con circa 250 abitanti, posto a 3 m sul livello del mare a est del comune capoluogo, affacciato sulla costa tirrenica. Regione storica: Posada. Diocesi di Nuoro. & TERRITORIO Il territorio consiste in una pianura che si stende tra il monte Albo e il litorale; a breve distanza dalla frazione sfocia in mare il Rio de Siniscola, che scende dalla vallata a sud del massiccio. Le comunicazioni sono assicurate dalla statale 125 Orientale sarda, che passa a breve distanza e ` unito da due brevi traalla quale S.L. e verse. & STORIA Il suo territorio era frequentato fin dal periodo romano, come dimostrano le rovine poste in luce dagli scavi effettuati nel 1978. Le origini dell’abitato attuale risalgono al secolo XVIII quando il sito, reso sicuro dalle torri costiere, prese a essere frequen` attorno a tato da pescatori. Si sviluppo una chiesetta costruita nel Seicento in ` dell’omonima torre, edifiprossimita cata nel 1639, destinata alla difesa pesante e dotata di un cannone e quattro spingarde. Nel corso dei secoli subı` di` volte versi attacchi e fu restaurata piu ma la sua presenza, nel secolo XVIII, ` un gruppo di pescatori ponincoraggio zesi che frequentavano l’insenatura a

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Santa Margherita ` del sestabilirvisi. Nella seconda meta ` ultecolo XX il minuscolo centro si e riormente sviluppato col crescere del turismo balneare. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` significativo RALE Il monumento piu ` la torre di S.L., ordel piccolo centro e mai inglobata dal tessuto urbano del ` in buone condizioni e ha villaggio; e una forma cilindrica. Articolata su due piani, ha al suo interno ambienti a cupola; aveva funzioni di avvistamento e di difesa ed era armata con un cannone e servita da una piccola guarnigione.

Santa Margherita Centro abitato della provincia di Cagliari, frazione di Pula (da cui dista 6 km), posto a 4 m sul livello del mare a sud-ovest del comune capoluogo, affacciato sulla costa meridionale. Regione storica: Nora. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito da una piccola pianura stretta tra la linea di costa e i primi contrafforti dei vicini monti dell’Iglesiente: punta Eva, 551 m, punta Is Crabus, 576 m. Le comunicazioni sono assicurate dalla statale 185 Iglesiente, che proviene da Cagliari e si dirige verso Teulada e Carbonia. & STORIA Gia ` oggetto di sperimentazioni agrarie nel corso del secolo XIX da parte del conte Nieddu (= Nieddu di Santa Margherita) e di altri illuminati aristocratici, nel secondo dopoguerra, a partire dagli anni Cinquanta, ` stata teatro di due comla regione e plesse esperienze di trasformazione fondiaria. La prima ebbe inizio con la costruzione dell’omonimo centro e di una Cantina sociale che hanno dato luogo alla radicale trasformazione del territorio promossa dall’ETFAS (=), Ente per la Trasformazione Fondiaria e Agraria della Sardegna; successivamente una vastissima pineta, che co-

` pre la maggior parte del territorio, e stata integralmente lottizzata e trasformata in un centro di residenza balneare dotato di moderne infrastrutture. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTU` importante e ` RALE Il monumento piu la torre di Cala d’Ostia, edificata nella ` del secolo XVII in forma prima meta troncoconica su due piani e ancora oggi in buono stato di conservazione. L’ambiente del secondo piano ha la volta a cupola e gli alloggiamenti per due cannoni. Svolse una funzione di avvistamento e di difesa e fu servita da una discreta guarnigione.

´ lvaro Storico ´ ndez, A Santamarı´a Ara (Borriol, Spagna, 1917-Palma di Majorca 2004). Professore presso l’Univer` di Palma di Majorca, e ` studioso sita della storia dei traffici commerciali nel Mediterraneo, su cui ha scritto molti importanti studi, fra i quali riguardano la Sardegna El gobierno de Olfo da Procida, ‘‘Hispania’’, XXV, 1965; Cautivos genoveses en Mallorca durante las campan ˜ as sardas 1353-55, ‘‘Anuario de Estudios medioevales’’, 1968.

Santa Maria Coghinas Comune della provincia di Sassari, compreso nella II ` montana, con 1418 abitanti Comunita (al 2004), posto a 21 m sul livello del mare a sud-ovest di Castelsardo. Regione storica: Gemini. Diocesi di Tempio-Ampurias. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo triangolare, si estende per 22 km2, comprese le frazioni di Buroni, Casteldoria, Isolana, La Scalitta e Longareddu, e confina a nord con Valledoria e Bortigiadas, a est ancora con Bortigiadas, a sud con Perfugas e a ovest con Valledoria. Si tratta ` interna della piana del della parte piu Coghinas e dei primi contrafforti dei rilievi dell’Anglona. A breve distanza

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Santa Maria Coghinas scorre il Coghinas, che dopo aver dato ` a monte al secondo invaso vita poco piu artificiale si dirige verso la foce, pochi ` a nord. Il paese comuchilometri piu nica per mezzo di una strada che proviene da Codaruina, centro principale di Valledoria, e si dirige verso Badesi; da qui ha inizio una strada di collegamento con Perfugas, nel retroterra. & STORIA Il territorio conserva le tracce dell’antico villaggio di Coghinas, compreso nel giudicato di Torres e incluso nella curatoria dell’Anglona. A partire dal secolo XII apparteneva ai Doria, che dopo l’estinzione della famiglia giudicale lo inclusero nel piccolo stato che avevano formato nella Sardegna centro-settentrionale. Dopo la conquista aragonese fu teatro dei terribili conflitti che devastarono l’Anglona per ` a spopotutto il secolo XIV e comincio ` del secolo larsi. Nella seconda meta XIV fu occupato dalle truppe giudicali che lo tennero fino al 1409. Tornato in ` a decapossesso dei Doria continuo ` del secolo XV dere ed entro la meta scomparve completamente. L’abitato ` attuale ha origini recenti: si sviluppo nel corso del secolo XIX come uno dei piccoli agglomerati del Campo del Coghinas; la sua economia era basata prevalentemente sull’agricoltura e amministrativamente dipese fino al 1961 da Sedini. Nel 1961 divenne fra` divenzione di Valledoria e dal 1983 e tato comune autonomo. Nel secondo ` svidopoguerra la sua economia si e luppata grazie soprattutto alle colture orticole nella piana, ma anche in seguito al crescere dei flussi turistici e allo sfruttamento delle sue terme. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare l’orticoltura (la coltivazione dei carciofi), e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e suini. Negli ultimi decenni si sta svi-

` luppando anche una modesta attivita industriale nel settore alimentare e in ` poco organizzata la quello estrattivo. E rete di distribuzione commerciale. Vi operano due alberghi con 36 posti letto ` collee due ristoranti. Servizi. S.M.C. e gato da autolinee agli altri centri della ` dotato di uno stabilimento provincia. E per le cure termali, medico, guardia medica, farmacia, scuola dell’obbligo, sportelli bancari. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 1453 unita di cui stranieri 1; maschi 703; femmine 750; famiglie 515. La tendenza complessiva rivelava una sostanziale stabi` della popolazione, con morti per lita anno 14 e nati 9; cancellati dall’anagrafe 22 e nuovi iscritti 25. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 13 244 in migliaia di lire; versamenti ICI 573; aziende agricole 173; imprese commerciali 75; esercizi pubblici 13; esercizi al dettaglio 25; ambulanti 2. Tra gli indicatori sociali: occupati 189; disoccupati 83; inoccupati 95; laureati 10; diplomati 129; con licenza media 408; con licenza elementare 472; analfabeti 86; automezzi circolanti 432; abbonamenti TV 415. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE L’abitato si sviluppa ai piedi del colle dove si trovano i resti del castello dei Doria, edificato nel secolo XIII, del quale restano una torre pentagonale, una parte delle mura perimetrali e una cisterna. A questo proposito riportiamo alcuni brani di un articolo di A.M. Premoli comparso sulla ‘‘Nuova Sardegna’’ del 10 settembre 1998, in occasione dell’appalto per il restauro dell’edificio: «Per procedere corretta` indispensabile una mente al restauro e lettura cronologica dei caratteri architettonici e costruttivi. E la storia del

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Santa Maria de Claro castello ne ha tanta e tutta di grande interesse. La data della sua edifica` certa, ma molti elementi zione non e fanno ritenere agli studiosi che possa ` del essere collocata intorno alla meta 1200. Dell’antico castello ora resta solo il mastio centrale a pianta pentagonale alto 18 m e costruito in pietra locale: arenaria, roccia porfirica e granito. Sono ancora visibili i resti delle tre cinte murarie, mentre della torre restano i muri perimetrali nei quali si ` in aprono larghe brecce. L’interno e condizioni disastrose, ma da tracce re` notare come una parte del sidue si puo piano terra sia stato aggiunto in epoca posteriore. L’accesso ai diversi piani era assicurato da scale e impalchi in legno retti da poderose travi, e un’ultima scala portava al terrazzo attraverso una larga botola che oggi appare ` la cimurata. Veramente particolare e sterna che presenta singolari analogie con quella del castello costruito a Gravina da Federico II. La cisterna, pro` scavata in parte nella fonda 4,5 m, e roccia e si presenta con due ambienti a volta separati da due pilastri che sostengono tre archi. Dei Malaspina prima e dei Doria poi, il castello fu teatro di assedi, lotte e tradimenti, in parte raccolti dallo storico Giuseppe Meloni in un saggio dal suggestivo titolo Casteldoria: processo per una ` resa». Altro edificio di grande pregio e la chiesa di Santa Maria delle Grazie che era la parrocchiale del villaggio medioevale; la sua costruzione fu avviata nel secolo XII in forme romaniche, aveva una sola navata e l’abside era coperta in legno a capriate. Fu modificata nel corso del secolo XIV quando fu costruita la facciata in forme gotiche, col campanile a vela e gli archetti. Un successivo intervento fu fatto agli inizi del Cinquecento quando la chiesa fu ampliata e la fac-

ciata medioevale fu inclusa nella nuova con caratteri gotico-aragonesi. ` costituito Altro complesso di rilievo e dalle terme di Casteldoria: lo stabilimento termale, costruito negli anni Cinquanta, sfrutta una sorgente di acque sulfuree che sgorga ad alta temperatura; essa era conosciuta sin dal tempo antico dalle popolazioni della regione circostante, che approfittavano del fatto che essa si mescola alle acque del fiume per immergersi a scopo terapeutico nelle polle d’acqua particolarmente calda e nel fango che vi si forma. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI La ` la seconda maggiore celebrazione e domenica di maggio, per la patrona Santa Maria: si svolge una processione, si tengono spettacoli di musica e canto e si disputa la gara di scalata all’albero della cuccagna.

Santa Maria de Claro Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria del Campidano. Era situato ai piedi del colle di San Michele, tra Cagliari e Pirri. Dopo la capitolazione del giudicato, nella divisione del ` a far parte dei territori am1258 entro ministrati direttamente dal Comune di Pisa. Subito dopo la conquista catalano-aragonese la sua popolazione era cosı` diminuita che fu considerato come una semplice appendice di Cagliari e compreso nei territori che il re ` . Nel 1345, aveva concesso alla citta `, nonostante le proteste della citta `, pero fu venduto a Francesco di Sant Clement; dopo la peste del 1348, peraltro, risultava completamente spopolato. Nel 1355 i Sant Clement lo vendettero ai Carroz, che lo unirono al loro feudo di Quirra.

Santa Maria de Iscalas Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, com-

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Santa Maria La Palma preso nella curatoria di Montes. Era situato nelle campagne di Osilo. A par` in tire dagli inizi del secolo XIII passo mano ai Malaspina i quali, estinta la famiglia giudicale, lo compresero nel loro piccolo stato. Subito dopo la conquista catalano-aragonese soffrı` gravi danni durante la ribellione dei Doria e ` a dimila sua popolazione comincio ` del secolo i nuire: prima della meta suoi ultimi abitanti si trasferirono a Osilo.

Santa Maria de Larathano Insediamento di origine medioevale. Si trattava di un’azienda agricola (corte) situata nei pressi del villaggio di Larathano nelle campagne di Olbia. Fu impiantata nel 1089 dai Vittorini di Marsi` alglia e agli inizi del secolo XII passo l’Opera di Santa Maria di Pisa. Dal 1323, dopo la conquista catalano-ara` in crisi e decadde rapigonese, entro damente. Nel 1339 fu abbandonata definitivamente.

Santa Maria del Budella Piccolo agglomerato di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Gallura, compreso nella curatoria di Unali. Era situato nell’isola di Budelli nell’arcipelago maddalenino. Sorgeva vicino a un monastero che nel 1243 fu assegnato ` di esistere ai Benedettini e che cesso ` del secolo XIV, deentro la prima meta terminando anche la fine del villaggio.

Santa Maria de Lugula Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Gallura, compreso nella curatoria di Posada. Sor` di Lula. All’estingeva in prossimita zione della dinastia dei Visconti, nella ` del secolo XIII passo ` seconda meta nelle mani del Comune di Pisa che prese ad amministrarlo con propri funzionari di fiducia. Dopo la conquista ` a far parte catalano-aragonese entro del Regnum Sardiniae, ma a causa dello stato di tensione ingeneratosi in

seguito alla guerra tra Genova e Ara` a spopolarsi e in poco gona comincio tempo scomparve.

Santa Maria de Paradiso Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria del Campi` di dano. Era situato in prossimita Quartucciu nel territorio dell’attuale frazione di Sant’Isidoro. Dopo la capitolazione del giudicato, nella divisione ` a far parte dei territori del 1258 entro amministrati direttamente da Pisa. Subito dopo la conquista catalano-arago` a far parte del Regnum Sarnese entro diniae e nel 1324 fu infeudato a Ranieri di Donoratico. Il villaggio era popoloso e ricco, ma soffrı` a causa della peste ` completamente. del 1348 e si spopolo ` la prima guerra tra Quando scoppio Mariano IV e Pietro IV, del villaggio ` traccia: il territorio non esisteva piu fu sequestrato al conte Gherardo di Donoratico (= Della Gherardesca, Gherardo I) nel 1353 e nel maggio del 1355 venne concesso a Bartolomeo Cespujades che nel 1363 lo vendette ai Carroz, i quali lo unirono al loro feudo di Quirra.

Santa Maria La Palma Centro abitato della provincia di Sassari, frazione di Alghero (da cui dista 14 km), con circa 60 abitanti, posto a 34 m sul livello del mare a nord del comune capoluogo, nella vasta regione agricola della Nurra. Regione storica: Alghero. Diocesi di Alghero-Bosa. & TERRITORIO Il territorio e ` costituito da una vasta regione, pianeggiante o di modeste colline, un tempo ricoperta di bosco e di macchia mediterranea e in seguito sottoposta a grandi lavori di bonifica. Le comunicazioni sono assicurate dalla strada che da Sassari si dirige verso la baia di Porto Conte, dalla quale si distacca in questo punto una traversa per Alghero.

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Santa Maria Maddalena STORIA Il centro fu edificato in base a una rigorosa progettazione quando dopo il 1950 l’ETFAS (Ente per la Trasformazione Fondiaria e Agraria in ` la bonifica della Piana Sardegna) avvio ` dived’Alghero. Da allora S.M. la P. e nuto il centro della produzione agraria di qualche centinaio di agricoltori assegnatari dei poderi della riforma. Di ` che vi furono promosse tutte le attivita ` meglio sviluppata e ` la quella che si e viticoltura, che ruota attorno a una ` imposta nel Cantina sociale che si e tempo per il livello dei vini che produce. &

di Baunei (da cui dista 10 km), con circa 1000 abitanti, posto a 9 m sul livello del mare a sud del comune capoluogo, affacciato sulla costa tirrenica. Regione storica: Ogliastra settentrionale. Diocesi di Lanusei.

Santa Maria Maddalena Antico villaggio che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di Nora. Dopo la caduta del giudicato, nella divisione del 1258 fu compreso nella parte che venne assegnata ai Della Gherardesca. Nella divisione cui procedettero, alcuni anni dopo, i ` ai Donodue rami della famiglia, tocco ratico discendenti dal conte Gherardo. Prima che iniziasse la conquista catalano-aragonese i discendenti di questo Gherardo si dichiararono vassalli del ´ il villaggio fu re d’Aragona, cosicche loro riconosciuto come feudo. Nel 1348 soffrı` a causa della peste e si spo` quasi completamente; scoppiata polo nel 1353 la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, fu sequestrato a un altro conte Gherardo di Donoratico. Nel 1358 fu concesso in feudo a Francesco Royg che, allo scoppio della seconda guerra tra Mariano IV e Pietro IV, ne perse il controllo. Negli anni succes` in mano alle truppe giudicali sivi passo ` rapidamente. I Royg non e si spopolo furono in grado di recuperare il feudo se non dopo la battaglia di Sanluri, ma a quel tempo il villaggio era ormai deserto.

Santa Maria Navarrese Centro abitato della provincia dell’Ogliastra, frazione

Santa Maria Navarrese – L’antica torre costiera.

` costituito TERRITORIO Il territorio e dalla piana ogliastrina, che in questo suo punto settentrionale confina con i primi contrafforti della grande massa calcarea conosciuta come Supramonte di Baunei. Le comunicazioni sono assicurate da un doppio collegamento con la vicina statale 125 Orientale sarda, uno in direzione di Baunei e uno in direzione di Lotzorai. La frazione dispone anche di un porto, dal quale tra l’altro, nella stagione estiva, partono le barche che trasportano i turisti a visitare le famose spiagge di Cala Luna e di Cala Sisine (= Spiagge in Sardegna). L’insediamento si trova al centro di un comprensorio di belle spiagge che si alternano a spettacolari scogliere, zona destinata al turismo estivo che determina una notevole crescita stagionale degli abitanti. & STORIA Nel corso dei secoli il sito fu luogo di frequenti sbarchi di corsari barbareschi e teatro di duri scontri tra questi e i difensori cristiani che riuscirono quasi sempre a respingerli. L’at` sviluppato nel corso tuale centro si e &

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Sant’Andrea Frius ` di pedel Novecento da una comunita scatori e ha avuto un notevole incremento con gli insediamenti turistici. & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Nel suo territorio si trovano due ` la caratteristici monumenti. Il primo e torre, una torre costiera di origine incerta la cui tipologia farebbe addirittura pensare a un edificio del secolo ` la chiesa di S.M.N., XI. Il secondo e che ha dato appunto il nome alla loca` . Si tratta di un edificio del secolo lita ` volte ristrutturato e ampliato, XI piu ` lema la cui costruzione originaria e gata alla storia di una principessa, figlia del re di Navarra, che nel secolo XI l’avrebbe fatta costruire per sciogliere un voto. Si racconta infatti che la principessa avrebbe voluto ricordare cosı` lo scampato pericolo di un naufragio, o anche che la chiesa sarebbe legata alle pene d’amore di questa misteriosa fanciulla. Singolare interesse riveste una pianta di olivastro millenario che ` di 10 m sorge vicino alla chiesa, alto piu e con un diametro superiore a 8 m. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Le` antiche tradizioni del picgata alle piu ` la sagra della capra che si colo centro e svolge l’ultima domenica di agosto at` un sicuro ritorno alla chiesetta ed e chiamo per i molti turisti che nel periodo si trovano nella zona. La carne delle capre viene arrostita su appositi spiedi di legno e poi distribuita unitamente a su pistoccu, tipico pane locale, e al Cannonau della zona.

Sant’Andrea Centro abitato della provincia di Cagliari, frazione di Quartu Sant’Elena (da cui dista 8 km), con circa 7000 abitanti, posto a 6 m sul livello del mare a est del comune capoluogo, lungo il litorale. Regione storica: Campidano di Cagliari. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio, costituito da un’estensione della piana campida-

nese, si incunea tra la linea di costa e i primi contrafforti dei monti del Sarrabus e dei Sette Fratelli. Le comunicazioni sono assicurate dalla strada costiera che unisce Cagliari e Quartu a Villasimius, lungo la quale la frazione ` sviluppata. si e & STORIA Si tratta di un centro che a ` sviluppato partire dal secolo XVII si e anche in collegamento con la presenza della chiesa omonima (= Quartu Sant’Elena). Alla fine del secolo XVIII il territorio fu teatro di alcuni degli episodi culminati del tentativo di sbarco francese nel 1793. Nel corso della se` del secolo XX si e ` svilupconda meta pato col sorgere di nuove abitazioni e l’aggiunta di alcuni insediamenti turistico-balneari.

Sant’Andrea Frius Comune della provincia di Cagliari, compreso nella XXI ` montana, con 1892 abitanti Comunita (al 2004), posto a 300 m sul livello del mare una trentina di chilometri a nord di Cagliari. Regione storica: Trexenta. Archidiocesi di Cagliari. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma allungata da est a ovest, si estende per 36,43 km2 e confina a nord con Senorbı` e San Basilio, a est con San ` Gerrei, a sud con Dolianova, Nicolo Serdiana e Donori e a ovest con Barrali e Ortacesus. Si tratta di una regione di colline al confine tra Trexenta e Gerrei. A sud del paese scorre il rio Coxinas, a nord il Cirras, entrambi affluenti del rio Mannu che va a gettarsi nello stagno di Cagliari. Il paese si trova lungo la statale 387 che, proveniente da Cagliari, qui piega a oriente per rag` e gli altri centri giungere San Nicolo del Gerrei; da S.A.F. ha inizio la 547, che lo collega con Senorbı` e si dirige poi verso Sanluri. & STORIA Il territorio e ` ricco di testimonianze archeologiche; il centro abitato attuale sorge su un antico centro

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Sant’Andrea Frius punico che si trovava sulla strada tra Cagliari e Isili e aveva una funzione mi` ad litare. In periodo romano continuo assolvere alla sua funzione di difesa dalle incursioni dei Barbaricini. Nel Medioevo faceva parte del giudicato di Cagliari ed era incluso nella curatoria della Trexenta. Nella divisione del 1258 seguita alla fine del giudicato di Cagliari, il villaggio fu incluso nei territori toccati al conte di Capraia. All’e` al stinzione di questa famiglia passo ` il giugiudice d’Arborea. Nel 1295 pero dice Mariano II lo cedette al Comune di ` a essere ammiPisa dal quale comincio nistrato prima della fine del secolo. Con la conquista aragonese nel 1326 fu incluso nel territorio concesso in feudo della Corona proprio al Comune di ` la prima Pisa. Quando nel 1353 scoppio guerra tra Mariano IV e Pietro IV, la repubblica marinara toscana ne perse definitivamente il controllo. In seguito, scoppiata la seconda guerra tra Arborea e Aragona, S.A.F. fu occupato dalle truppe del giudice d’Arborea che lo tennero fino alla battaglia di Sanluri del 1409. Tornato in mano aragonese, il piccolo centro col suo territorio fu dato in amministrazione nel 1420 a Giacomo De Besora e nel 1434 la concessione fu trasformata in feudo. Nei secoli suc` dai De Besora cessivi il villaggio passo agli Alagon e da questi ultimi ai De Silva, ai quali fu riscattato nel 1838. Il villaggio ebbe una grave crisi demogra` del Seicento a fica nella seconda meta causa della grande epidemia di peste del 1652 e delle incursioni che nei suoi territori compivano i pastori del Gerrei. Sembrava che il suo debole tessuto sociale non dovesse reggere e si spo` quasi completamente, ma dopo polo qualche decennio di abbandono, nel 1699 gli Alagon favorirono il suo ripopolamento introducendovi una colonia di contadini provenienti da Villa-

greca e da Nuraminis. I nuovi coloni furono incentivati in modo notevole e posti nella condizione di resistere e di avere infine ragione delle scorrerie che i pastori del Gerrei avevano ripreso. Nel 1821 S.A.F. fu incluso nella provincia di Cagliari e nel 1848 nell’omonima divisione amministrativa. Di questo periodo abbiamo la testimonianza di Vittorio Angius: «Componesi questo popolato di 210 case, le quali occupano una estensione maggiore del bisogno a cagione che ciascuna casa ha il suo piazzale, e questo assiepato da fichi d’india. La popolazione componesi di circa 910 anime, le quali sono distinte in maggiori d’anni 20 maschi 240, femmine 263, e minori maschi 197, femmine 200. Notaronsi le seguenti medie, nascita annuali 30, morti 17, matrimoni 6. Agricoltura. Il terreno ` in molti tratti assai fecondo, e se la e coltivazione fosse meglio praticata i prodotti, dove concorresse il favore ` ricchi. del cielo, sarebbero assai piu Sono applicati all’agricoltura persone 240. Le misure della seminagione sono di starelli 800 di grano, 550 d’orzo, 160 di fave, 50 di legumi, 60 di lino. La pro` al 12, duzione ordinaria del grano e quella dell’orzo al 15, quella delle fave al 12, quella dei legumi al 7. L’orticultura si esercita sopra una ristrettissima superficie, sebbene molti siti si prestino alla medesima. La vigna vi trova conveniente il suolo ed il clima, escluse certe posizioni poco favorevoli. La vendemmia suol essere copiosa e i vini riuscirebbero di maggior ` se la manipolazione fosse fatta bonta con maggior intelligenza. Sono pochi ` condanna la gli alberi fruttiferi, e cio poca industria de’ Friasini, i quali potrebbero avere un sussidio dalle varie frutta, e lucro dalla coltivazione de’ ` delle gelsi e degli olivi. Si hanno a piu vigne circa 600 starelli di terreno

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Sant’Andrea Frius chiuso, dove si fa seminagione e si tiene a pascolo il bestiame manso, quando sono a maggese. La pastorizia ` negletta, ma non tanto curata, non e quanto permetterebbe il terreno vasto e molto fertile di pascoli. Il bestiame manso numera buoi per l’agricoltura 220, vacche mannalite, vitelli e vitelle 150, cavalli e cavalle 80, giumenti 200, majali 90. Nel bestiame rude sono vacche 700, esclusi i capi minori, pecore 3500, capre 5000, porci 800, cavalle 60. Quei che attendono alla pastorizia tra grandi e minori non sono meno di 90». Dal 1859, ricostituita la provincia di ` definitivamente Cagliari, S.A.F. entro a farne parte. & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini e ovini, in misura minore suini, caprini ed equini, e l’agricoltura, in particolare la cerealicoltura, la frutticoltura, la viticoltura e l’orticoltura. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche ` industriale con una modesta attivita piccole aziende nel settore alimentare (soprattutto formaggi), metalmecca` sufnico e dei prodotti per l’edilizia. E ficientemente organizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi opera an` colche un ristorante. Servizi. S.A.F. e legato da autolinee agli altri centri ` dotato di Pro Loco, della provincia. E stazione dei Carabinieri, medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 1911 unita di cui stranieri 24; maschi 997; femmine 914; famiglie 625. La tendenza complessiva rivelava una diminuzione della popolazione, con morti per anno 16 e nati 17; cancellati dall’anagrafe 42 e nuovi iscritti 26. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio

IRPEF 15 541 in migliaia di lire; versamenti ICI 506; aziende agricole 363; imprese commerciali 63; esercizi pubblici 7; esercizi al dettaglio 35; ambulanti 2. Tra gli indicatori sociali: occupati 441; disoccupati 82; inoccupati 127; laureati 15; diplomati 178; con licenza media 583; con licenza elementare 539; analfabeti 75; automezzi circolanti 678; abbonamenti TV 506. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il territorio comprende diversi siti archeo` logici che documentano la continuita dell’insediamento umano a partire dal periodo prenuragico. Nello stesso cen` stata rinvenuta una tomba tro abitato e a cassone che ha restituito numerose suppellettili di vario genere. Di un certo interesse sono inoltre i nuraghi Is Piagas, Mannu, Monte Uda, Montroxiu. Il territorio era intensamente popolato anche in epoca romana; sono state infatti individuate alcune ville ` . Di particorustiche in diverse localita lare importanza sono quelle rinvenute ` Bangius che hanno restiin localita tuito anche iscrizioni e cippi funerari. Di rilievo il sito di Linna Pertunta, lo` a qualche chilometro dall’abicalita tato, dove sono stati individuati i resti di un edificio a pianta rettangolare di epoca punico-romana, costruito con grossi blocchi squadrati accostati a secco; gli scavi hanno restituito numerosi ex voto in terracotta riproducenti parti del corpo umano di diversa grandezza e gioielli di vario tipo; il tutto fa supporre che l’edificio fosse un tempio ` della salute. dedicato a una divinita & PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE Il villaggio ha conservato in parte il tessuto urbanistico tradizionale con case in pietra a un piano, inserite in un vasto cortile che si affaccia lungo le strade attraverso un portale in legno, spesso di grande eleganza. L’edi` interessante e ` la chiesa di ficio piu

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Sant’Anna Arresi Sant’Andrea, attuale parrocchiale costruita nel secolo XVII; ha un impianto semplice a una sola navata con copertura a volta a botte. Altre chiese interessanti sono quelle della Madonna di Bonaria e di Sant’Isidoro. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Le feste popolari conservano la memoria delle antiche tradizioni della comu` ; di particolare rilievo sono quelle nita di Carnevale. Si svolgono nelle due domeniche a cavallo del Martedı` grasso: in quella che lo precede si svolge un grande corteo con maschere e carri allegorici che si conclude con una abbondante distribuzione di frittelle (zipolata) e di fave lesse alle quali partecipano tutti gli intervenuti. Nella domenica che segue si svolge uno spettacolare palio con cavalieri in costume, detti ‘‘Cavalieri di San Giorgio’’, che danno vita alla ‘‘corsa del drago’’ e a spericolate acrobazie che esaltano la ` . Altra importante manifeloro abilita ` la sagra del mandorlo, stazione e ` molto difpianta la cui coltivazione e fusa nelle campagne del paese; in questa occasione si possono gustare i tipici dolci di mandorla, di grande delicatezza. Altra festa che conserva le anti` quella in onore del pache tradizioni e trono Sant’Andrea che si svolge il 30 novembre; per l’occasione si esibi` gli artiscono i maistrus de gera, cioe giani che in passato fabbricavano i ceri e le candele, arte nella quale gli abitanti del villaggio eccellevano. Durante la festa si tiene ancor oggi un ` possimercato spontaneo nel quale e bile anche vedere ancora le bancarelle dei venditori di torroni e biscotti calati dalle montagne della Barbagia (Is zius de de is turronis e de costeddas), quelle dei pescivendoli del Campidano con muggini e anguille, e quelle dei venditori di piantine di cipolla.

Sant’Anna Arresi – La chiesa di Sant’Anna e il vicino nuraghe.

Sant’Anna Arresi Comune della provincia di Carbonia-Iglesias, compreso ` montana, con nella XXII Comunita 2583 abitanti (al 2004), posto a 77 m sul livello del mare a ridosso del litorale del golfo di Palmas. Regione storica: Sulcis. Diocesi di Iglesias. & TERRITORIO Il territorio comunale, di forma grosso modo triangolare, si estende per 36,69 km2, compresa la frazione di Porto Pino, e confina a nord con Giba, a est con Teulada, a sud e a ovest col mare Mediterraneo. Si tratta di una zona in parte pianeggiante, in ` della costa, e in parte costiprossimita tuita dai primi rilievi dell’Iglesiente (monte Cogotis, 438 m). Alcuni corsi d’acqua scendono da questi ad alimentare gli ampi stagni costieri, detti del ` Maestrale e de Is Brebeis. Il paese e attraversato dalla statale 195 Sulcitana che proveniente da Cagliari si dirige verso Carbonia; da questa si distaccano vie secondarie che raggiungono Piscinas nell’interno e Porto Pino sul litorale. & STORIA Il territorio conserva testi` nuragica che dimomonianze di eta ` della sua frequentastrano l’antichita zione da parte dell’uomo, che in se` deserto fino al tardo Meguito lo lascio dioevo: nei documenti di questo pe` a essere menzionato riodo comincio come zona ricca di volpi (arresi). Nel

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Sant’Anna Arresi tardo Seicento fu frequentato da pastori che col tempo costruirono le prime case attorno alla chiesetta campestre di Sant’Anna, che ancora funge ` da chiesa parrocchiale, e in prossimita di un nuraghe a pianta complessa che ` inglobato nell’abitato. Il suo oramai e ` recente ed e ` legato a quello sviluppo e ` balneare di della contigua localita ` stato costituito come Porto Pino (=); e comune autonomo dal 1965. Nel 1981 ` stato uno dei primi paesi della S.A.A. e Sardegna ad avere un sindaco donna: Teresa Diana. In un’intervista rilasciata nel 1984 a Rossana Meloni, emergono i numerosi problemi e le prospettive del paese: «Sta cambiando ` legata al passato. tutta una mentalita Cominciamo dall’agricoltura: prima ` passati c’era la cultura dell’orto, si e alle coltivazioni in serra, si cercano mercati fuori dai nostri confini e si capisce che per guadagnare occorre vendere fuori casa. Parliamo di turismo: sono sorte cooperative per gestire i servizi, sı`, come avviene nelle riviere del` vuol dire posti l’Emilia Romagna. Cio di lavoro, denari che circolano e restano da noi. Altri giovani si occupano del servizio antincendio, altri ancora punteranno alla pulizia dei boschi. `e ` modernita ` , tutto cio ` – lo riTutto cio peto con orgoglio – testimonia i passi in ` ». avanti, una nuova imprenditorialita & ECONOMIA Le attivita ` di base della sua economia sono l’agricoltura, in particolare l’orticoltura, la viticoltura e la cerealicoltura, e l’allevamento del bestiame, in particolare di bovini, suini e ovini. Negli ultimi decenni si sta sviluppando anche una modesta at` industriale nel settore alimentivita tare e in quelli della pesca e della pi` suf´ dell’edilizia. E scicoltura, nonche ficientemente organizzata la rete di distribuzione commerciale. Vi operano anche due alberghi con 165 posti letto,

due aziende agrituristiche con 12 posti letto, un campeggio con 360 posti letto e ` colquattro ristoranti. Servizi. S.A.A. e legato da autolinee agli altri centri ` dotato di Pro Loco, della provincia. E medico, farmacia, scuola dell’obbligo, sportello bancario. Possiede una Biblioteca comunale. & DATI STATISTICI Al censimento del `, 2001 la popolazione contava 2600 unita di cui stranieri 10; maschi 1326; femmine 1274; famiglie 865. La tendenza complessiva rivelava una lieve diminuzione della popolazione, con morti per anno 24 e nati 20; cancellati dall’anagrafe 60 e nuovi iscritti 58. Tra i principali indicatori economici: imponibile medio IRPEF 14 534 in migliaia di lire; versamenti ICI 1046; aziende agricole 220; imprese commerciali 111; esercizi pubblici 21; esercizi al dettaglio 46; ambulanti 2. Tra gli indicatori sociali: occupati 675; disoccupati 171; inoccupati 197; laureati 15; diplomati 145; con licenza media 786; con licenza elementare 716; analfabeti 180; automezzi circolanti 848; abbonamenti TV 646. & PATRIMONIO ARCHEOLOGICO Il ter` ricco di testimonianze archeoritorio e ` logiche che documentano la continuita dell’insediamento dell’uomo a partire dal periodo prenuragico. Di grande importanza sono i siti del periodo nuragico, in particolare i nuraghi Antiogu Deiana, Chirigu, Feminedda, Gianni Efisi, Gruttiacqua, Monte Arbus, Monte S’Orgiu, Noccus, Punta S’Ega de Funtana, S’Ega Marteddu. Tra tutti ` Punta di particolare rilievo in localita Giara, a 316 m di quota sul mare a qualche chilometro dall’abitato, un nuraghe polilobato costituito da una torre centrale e da quattro torri laterali, che ` di essere messo meglio in attende pero ` domiluce e studiato; dal sito si puo nare tutto il territorio circostante. Di

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Sant’Antioco grande rilievo sono alcuni ruderi ascrivibili al periodo punico, tra cui quelli ` sidi Guardia Sa Perda Fitta, localita tuata su di un’altura dove, a partire dal secolo V a.C., sorse un centro fortificato; vi sono stati individuati resti di una muraglia a blocchi poligonali e di numerosi altri edifici a pianta quadrata di incerta destinazione. Gli scavi hanno restituito ceramiche fenicie e puniche. & PATRIMONIO ARTISTICO, CULTURALE E AMBIENTALE Cuore del centro abitato sono le due chiese di Sant’Anna e il vicino nuraghe. Secondo la tradizione il nuraghe avrebbe costituito nel tardo Seicento il polo di aggregazione ` costituito da per il nascente villaggio; e ` antico, e ` una due corpi: il primo, piu ` tarda si e ` torre alla quale in epoca piu contrapposta un’altra torre, quindi i due edifici sono stati uniti con una cortina che racchiude il cortile. Accanto al nuraghe sorge la chiesa di Sant’Anna, costruita nel 1805 e completata nel 1835; ha un impianto a una sola navata scandita da tre archi e arricchita da un presbiterio. La nuova chiesa parroc` antica chiale sorge dirimpetto alla piu ` stata costruita nel 1965 dall’archied e tetto Angelo Marongiu. Ha l’impianto a una navata e al suo interno conserva un bel dipinto di scuola genovese risalente al secolo XIX. & FESTE E TRADIZIONI POPOLARI Tra le feste tradizionali legate alla memoria storica del paese da ricordare la sagra del pesce che si svolge in agosto ed ` stata introdotta stabilmente dal 1985. e In questa occasione nella piazza principale del villaggio viene allestita una gigantesca padella dove vengono fritte ` di pesce che poi viene grandi quantita offerto a tutti i presenti. La manifestazione comprende anche altri momenti di grande aggregazione, tra i quali un’importante gara di pesca subac-

quea. Alla fine di ogni estate si svolge poi da vent’anni una grande manifestazione musicale di valore internazionale dal suggestivo titolo ‘‘Ai confini tra la Sardegna e il Jazz’’, che porta a S.A.A. musicisti e amanti della musica provenienti da tutto il mondo.

Sant’Antioco – Il centro abitato visto dalla fortezza.

Sant’Antioco Comune della provincia di Carbonia-Iglesias, incluso nel Comprensorio n. 23, con 11 730 abitanti (al 2004), posto a 7 m sul livello del mare ` sul versante orientale dell’isola cui da `e ` unita alla Saril nome, e che in realta degna grazie a un istmo. Regione storica: Sant’Antioco. Diocesi di Iglesias. & TERRITORIO Il territorio comunale, pari a tutta la porzione orientale dell’isola, si estende per 87,53 km2, comprese le aree speciali di Santa Caterina e dello stagno di Cirdu, e confina a nord con Calasetta, a est col mare Mediterraneo e con San Giovanni Suergiu, a sud e a ovest ancora col mare. Si tratta di un territorio piuttosto accidentato, dove le colline, che al centro raggiungono i 250 m circa di altitudine, arrivano fino nei pressi del litorale, determinando nella maggior parte dei casi coste alte e frastagliate, con poche spiagge. Il paese comunica per mezzo della statale 126, che giunge da Carbonia attraverso l’istmo e si inoltra poi nell’isola sino a raggiungere Calasetta.

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Sant’Antioco Dispone anche di porto turistico e di porto commerciale. & STORIA La citta ` fu fondata dai Fe` ad assolvere un’impornici e continuo tante funzione economica nei successivi periodi punico e romano. Il piccolo centro si mantenne in vita nei secoli del tardo Impero romano e dopo la conquista bizantina il suo sistema fortifi` era imponente, fu ultecato, che gia riormente rafforzato con la costruzione del Castrum. A partire dal secolo ` comincio ` a essere graveVIII la citta mente danneggiata dalle incursioni ` spopolandosi. In degli Arabi e ando quel periodo era compresa nel giudicato di Cagliari e faceva parte della curatoria del Sulcis (Sols), della quale per un certo periodo fu anche capoluogo e sede della diocesi. La sua decadenza a causa delle continue incur` inarrestabile: la sioni arabe fu pero ` comincio ` a spopolarsi e nel corso citta del secolo XII la sede della diocesi fu ` sicura Tratalias (=). spostata nella piu ` decadde, fu abbandonata e il La citta ` del veterritorio divenne proprieta scovo di Iglesias che vi mantenne viva la memoria del culto per S.A. di cui si celebrava annualmente la ricorrenza. ` una presenza precaria a Era pero causa del persistere delle incursioni dei corsari nordafricani. Il vecchio castello di Castro, oramai fatiscente, era inadeguato a difendere il territorio e l’isola, e le sue coste addirittura divennero spesso base sicura per le navi dei ` predoni. La situazione peggioro quando nel secolo XVI la diocesi di Iglesias fu unita a quella di Cagliari e il territorio prese a essere amministrato dall’arcivescovo. Nel corso della ` del secolo XVI, per voseconda meta ` di Filippo II, furono costruite le lonta prime torri costiere di difesa e di avvistamento a Portoscuso, a Porto Paglia e a Cala Domestica. Successivamente ne

furono costruite anche altre per cui le ` sicure e il territocoste divennero piu rio riprese a essere frequentato stabilmente. Agli inizi del Seicento, poi, la campagna di scavi promossa dall’arcivescovo di Cagliari alla ricerca delle ` richiamare reliquie del santo sembro in vita l’antico sito. Sorsero cosı` i primi medaus e boddeus per cui, nel corso del secolo, l’arcivescovo pretese di esercitare diritti feudali sul territorio entrando in duro contrasto con il fisco e ` di Iglesias che ritenevano il con la citta territorio di loro pertinenza. La lite si ` per decenni, proprio mentre trascino si andava costituendo un nuovo nucleo abitato attorno all’antica chiesa di S.A. ` di otteNel 1752 l’arcivescovo tento nerne formalmente l’investitura feu` di negoziarne dale: allora il fisco cerco l’investitura col prelato proponendo che vi venisse stanziata una colonia di greco corsi, ma l’arcivescovo si oppose decisamente. Nel 1758 infine l’isola fu ceduta all’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro che vi istituı` una commenda. Il territorio fu diviso in due parti, quella di maggiore estensione al centro di ` rapidamente nelS.A. che si sviluppo ` attorno alla l’area della vecchia citta chiesa del santo; quella di minore estensione fu attribuita alla nascente colonia di Calasetta (=). Nel 1782 l’Ordine Mauriziano ottenne la giurisdi` di subinfeuzione sull’isola e la facolta ` per alcuni anni invedare che sfrutto stendo di Sant’Antioco Vittorio Porcile `, il paese ri(=). Sostanzialmente, pero mase in possesso dell’ordine fino al riscatto nel 1838. Furono decenni di grande sviluppo ma anche di molti tormenti: infatti il villaggio, a guardia del quale il governo sabaudo aveva costruito un importante fortilizio al posto dell’oramai semidistrutto castello di ` a essere obiettivo di Castro, continuo frequenti incursioni dei corsari. Nel

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Sant’Antioco 1792 poi fu per breve periodo occupato dalle truppe francesi della flotta diretta a Cagliari che aveva conquistato Carloforte. In seguito S.A. nel 1821 fu istituito capoluogo di mandamento e fu incluso nella provincia di Iglesias. ` a far parte della diviNel 1848 entro sione amministrativa di Cagliari e dal 1859 della omonima provincia. Per quanto riguarda questo periodo, esiste una vivace testimonianza di Vittorio Angius: «Attualmente (1849) la popolazione di Sulci, o S.A., compresi i pastori che ne dipendono, ammonta ad anime 2900, distinte in maggiori di anni 20 maschi 866, femmine 897, e minori maschi 580, femmine 557. Il movimento ` notevole, e le medella popolazione e die del medesimo si possono definire a nascite circa 100, morti 45, matrimoni 30 l’anno. Agricoltura. Nel territorio proprio degli Antiochesi sono forse ` di giornate diecimila, e di esse colpiu tivate non meno di 6000. Le rimanenti ` possono essere coltivate e non scorrera gran tempo che lo sieno, come lo saranno pure le isolette dell’istmo. Il ter` gereno nella parte a greco dell’isola e neralmente sabbioso, nelle altre argilloso: il primo ottimo per le viti, l’altro per i cereali. La seminagione si calcola approssimativamente di starelli 1700 di frumento, 500 d’orzo, 650 di fave, ´ viene impiegata 100 di legumi. Sicche alla produzione di cereali una superficie di starelli 2950, o ettari 5900. La ` del 12 pel fruttificazione ordinaria e frumento, del 14 per l’orzo e le fave, dell’8 per i legumi. Vigna. I terreni sabbiosi prossimi al paese sono adattis` i filari non solo simi alle viti, eppero vedonsi rigogliosi di pampini, ma carichi e spesso stracarichi di grossissimi ` grappoli. L’ordinaria vendemmia da ` di 2500 botti di tanto da riempire piu cento quartara, o di litri 500; qualche volta bastano appena tutti i vasi, usati e

´ come accadde in uno denuovi, perche gli anni prossimamente passati si ebbe di mosto circa 4000 botti, ossieno litri 2 000 000. Si manipolano pochi vini ` di un nero cagentili. Il vino comune e rico, ma comparativamente agli altri ` poco spiritoso; vini della Sardegna e quindi offende poco il beverne assai come fanno gli antiochesi. Una parte del vino superfluo, che non si possa vendere si