Gli Assiri. Storia di una civiltà 9788843090747

A metà Ottocento, la riscoperta della civiltà assira e delle antiche capitali di Nimrud, Dur Sharrukin/Khorsabad e Niniv

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Gli Assiri. Storia di una civiltà
 9788843090747

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Gli Assiri Storia di una civiltà

Davide Nadali

Carocci editore

@, Studi Superiori

Carocci editore

@ Studi Superiori

A metà Ottocento, la riscoperta della civiltà assira e delle antiche capitali di Nimrud, Dur Sharrukin/ Khorsahad e Ninive segna un momento cruciale per la storia dell'archeo logia e di fatto la nascita dell'archeo logia orientale. Lo scavo delle antiche colline dei siti della Mesopotam ia comincia per l'appunto in Assiria, nella regione settentrion ale dell'Iraq, oggi tristemente nota alle cronache per i disastrosi e tragici eventi che hanno riguardato la moderna città di Mosul, occupata dallo Stato Islamico fmo al giugno del ~017. Il volume espone sinteticame nte la storia dell'Assiria , dal m al 1 millennio a.e., dalla fondazione della città-Stato diAssur fmo alla formazione di uno Stato territoriale e infme di un impero che, nel vn secolo a.e., copre una vastissima area: dalle montagne degli Zagros, a est, fmo all'Egitto, a ovest, e dall'Anatol ia, a nord, frno al deserto siro-arabic o, a sud. Da"ide Nadali insegna Archeologia e Storia dell'arte del Vicino Oriente antico alla Sapienza - Università di Roma. Ha lavorato a Ebla (Siria) fmo al 2010 e dal 2014 è codirettore della Missione archeologica italiana a Nigin, in Iraq meridionale . Autore di numerosi saggi sulla cultura assira, per Carocci editore ha curato, con A. Polcaro, il manuale diArcheologia della Mesopotamia antica (1• rist. 2016).

ISBN 978-88-430-9074-7

€ 18,00

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I lettori che desiderano informazioni sui volumi pubblicati dalla casa editrice possono rivolgersi direttamente a: Carocci editore Corso Vittorio Emanuele II, 2.2.9 00186 Roma telefono 06 4l 81 84 17

fax 06 4l 74 79 31

Siamo su: www.carocci.it www.facebook.com/ caroccieditore www.twitter.com/ caroccieditore

Davide Nadali

Gli Assiri Storia di una civiltà

Carocci editore

1• edizione,

© copyright

lOI8

marzo lOI8 by Carocci editore S.p.A., Roma

Realizzazione editoriale: Edimill S.r.l., Bologna Impaginazione: Luca Paternoster, Urbino Finito di stampare nel marzo lOI8 da Grafiche VD srl, Città di Castello (PG)

Riproduzione vietata ai sensi di legge (are. 171 della legge 2.2. aprile 1941, n. 633) Senza regolare autorizzazione,

è vietato riprodurre questo volume anche parzialmente e con qualsiasi mezzo, compresa la fotocopia, anche per uso interno o didattico.

A Paolo Matthiae ejulian Reade, i miei maestri assiri. Con stima e riconoscenza

Indice

Premessa

II

I.

La scoperta dell'Assiria

13

I.I.

1.2.

La scoperta dell'Assiria Le fonti per w1a storia degli Assiri: tra passato e presente

13 23

2.

Assur: da città-Stato a capitale di uno Stato

29

2.1.

Assur prima dell'Assiria La metropoli commerciale Il "Paese di Assur": formazione e ascesa politica di uno Stato territoriale

29

Assiria: la fase imperiale

45

L'impero assiro: una questione terminologica I protagonisti

45

2.2.

3.

32

35

so

3.2..1. I sovrani d'Assiria/ 3.2..2.. Le regine d'Assiria/ 3.2..3. La corte,

i funzionari e l'amministrazione dell'impero

4.

La guerra e gli eserciti d'Assiria

63

4.1. 4.2.

La gestione e la formazione degli eserciti La composizione degli eserciti: unità e corpi

63 67

4.2..1. La fanteria / 4.2..2.. La cavalleria / 4.2..3. Il reparto carrista / 4.2..4. Gli arcieri / 4.2..5. I lancieri / 4.2..6. I frombolieri / 4.2..7. I

soldati guastatori

9

GLI ASSIRI

4.3. 4-4-

Gli assedi e le battaglie in campo aperto: come e quando I trionfi

95 101

5.

Le capitali dell'impero, un impero di capitali

105

5.1. 5.2.. 5.3.

Nimrud Khorsabad Ninive

108

12.4

6.

Un'arte per l'impero

135

6.1. 6.2..

Raccontare per immagini Un'arte di regime? La questione della propaganda

138 154

7.

L'Assiria oggi: un patrimonio perduto?

159

Cronologia dei re assiri

165

Bibliografia

167

II?

10

Premessa

Questo libro presenta la storia e la cultura degli Assiri, dalle epiche scoperte avvenute nella metà del XIX secolo - che hanno di fatto segnato la nascita dell'archeologia orientale - fino ai drammatici eventi più recenti - che hanno visto gli Assiri protagonisti delle cronache in seguito alle devastanti e barbariche distruzioni perpetrate dalle bande nere dello Stato Islamico a Mosul e nell'Iraq settentrionale, distruzioni che hanno colpito i siti archeologici di Nimrud, Khorsabad e Ninive, le antiche magnificenti capitali dell'impero assiro. La storia assira, soprattutto nella fase imperiale del I millennio a.C., ha profondamente modificato e cambiato quella del Vicino Oriente antico, inducendo trasformazioni politiche, culturali e sociali in un' ottica appunto imperiale e transregionale: nel VII secolo a.C., il potere di Assur si estendeva, infatti, fino all'Egitto settentrionale, arrivando a comprendere non solo numerose realtà territoriali, ma anche diversi popoli ed etnie. Dal momento della loro scoperta, e a causa delle forti implicazioni ideologiche di testi quali l'Antico Testamento e delle fonti degli autori classici, gli Assiri sono stati spesso osservati e studiati attraverso una lente che se da un lato ha consentito di scoprire aspetti e nozioni della loro cultura, dall'altro ne ha deformato la visione attraverso giudizi morali che hanno contribuito alla definizione del dispotismo orientale in contrapposizione alla ragione del mondo occidentale. Questo breve saggio vuole rovesciare tale prospettiva: studiare e parlare di Assiri da un'ottica assira, riformulando e, perché no, stravolgendo i parametri interpretativi, con una particolare attenzione alle definizioni che a volte possono indurre a riscritture e manipolazioni (non sempre volute) del pensiero e della storia assira. Concetti come "ideologià' e "propaganda" sono ad esempio oramai un luogo comu-

II

GLI ASSIRI

ne della storia di questo popolo, dove la sovrapposizione delle nostre contemporanee nozioni ideologiche rischia di viziare l'analisi del dato antico. Allo stesso tempo, giudizi di natura estetica sull'arte assira - spesso basati su una forte tradizione di studi dell'arte occidentale possono risultare più dannosi che proficui se, soprattutto, si tende a prediligere un'analisi di tipo comparativo, negando l'originalità e la creatività degli scultori assiri. Le recenti vicende dell'Iraq settentrionale, che hanno visto il successo dell'esercito iracheno nella liberazione di Mosul, portano notizie drammatiche sulla condizione dei civili e delle rovine ancora fumanti all'interno della città, ma permettono di nutrire (per ora timide) speranze sulle future possibilità di riabilitazione della città e del suo inestimabile patrimonio storico-archeologico. Lungi dal volersi spingere troppo in avanti e dal voler esaurire le difficoltà di una stagione che a fatica si sta aprendo, il capitolo finale del libro vuole essere un modesto contributo a quanto ogni archeologo sarà chiamato a fare, tenendo altissima la guardia contro le inevitabili speculazioni e le spregiudicate azioni alimentate sciaguratamente anche dalle scelte e velleità di alcuni studiosi. Mi auguro che ripercorrere la storia degli Assiri possa aiutare a comprendere la ricchezza di una cultura e di una regione che ora più che mai ha bisogno di studio e attente valutazioni per la sua corretta valorizzazione e conservazione, a sostegno di quegli iracheni che hanno caparbiamente difeso il loro patrimonio e delle future generazioni che continueranno a farlo.

12

I

La scoperta dell'Assiria

I.I

La scoperta dell'Assiria Assiria è un nome fortemente evocativo per la storia e l'archeologia del Vicino Oriente antico: non solo per la scoria della scoperta delle vestigia di questa civiltà, ma anche (si potrebbe dire ma soprattutto) per le implicazioni ideologiche e politiche a causa dei forti legami e riferimenti con il testo dell'Antico Testamento (cfr. FIG. 1.1). È infatti significativo che le prime attività archeologiche in Oriente da parte di esploratori europei abbiano riguardato proprio la regione assira nell'Iraq settentrionale, portando alla scoperta delle antiche capitali dei sovrani assiri e determinando la nascita di un sempre più acceso interesse per le antichità mesopotamiche, che si è inoltre concretizzato con la creazione delle gallerie assire al Museo Britannico di Londra e al Museo del Louvre di Parigi. L'interesse per la riscoperta delle vestigia assire nasce alla metà del XIX secolo, quando funzionari e consoli di Francia e Gran Bretagna operanti nel territorio dell'impero ottomano, nella città di Mosul, cominciano a indagare le colline artificiali (tulul in arabo) che nascondono le rovine di antiche città: il paesaggio archeologico dell'antica Mesopotamia, ma più in generale del Vicino Oriente, è proprio caratterizzato dalla presenza di monticoli che corrispondono ad antichi insediamenti; tale particolare conformazione è dettata dall'uso in antico di mattoni crudi, che, disfacendosi per l'azione di agenti atmosferici, creano questi cumuli di terra. Ciò comporta che solo uno scavo archeologico può realmente portare alla scoperta e alla comprensione della forma ed estensione delle antiche città vicino-orientali e dei suoi edifici: diversamente infatti dalle antichità in pietra di età classica, che fuoriescono dal terre-

13

FIGURA

1.1

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MAR MEDITERRANEO

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Carta dd Vicino Oriente antico

!. LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

no e sono chiaramente a vista, le strutture dei centri urbani dell'Oriente preclassico sono per lo più invisibili e la questione della visibilità delle scoperte, ovvero di come rendere leggibili le vestigia in mattoni crudi, spesso conservate per un'altezza troppo esigua o addirittura inesistente, per i non esperti e il grande pubblico, ha da sempre preoccupato gli archeologi, portando di fatto a creazioni e immagini molto spesso fan tasiose e poco o per nulla rispettose del dato reale. Nel 1842, il console francese, di origine italiana, Paul-Émile Botta intraprende l'esplorazione della collina di Quyunjiq che avrebbe tuttavia abbandonato dopo poco per gli scarsi risultati; solo le successive ricerche del britannico Austen Henry Layard avrebbero rivelato e confermato che la collina di Quyunjiq nascondeva le rovine dell'antica città di Ninive. Botta, invece, sposta la sua attenzione sul sito di Khorsabad che sorge a circa 20 km a nord-est di Ninive, portando alla scoperta dell'antica città assira di Dur Sharrukin, la capitale fondata da Sargon II nell'vm secolo a.C. Nel giro di pochi anni, alla metà dell'Ottocento, le scoperte francesi e inglesi in Assiria occupano massicciamente e prepotentemente i giornali dell'epoca, dando ampia eco non solo ai risultati ma di fatto enfatizzando quella che può benissimo essere definita come una competizione tra le due potenze europee nel controllo e nella gestione delle antichità mesopotamiche, volendo attribuirsi il primato di aver fatto giungere le immagini dei sovrani assiri sulle rive della Senna e del Tamigi'. Una sfida che si è infatti acuita con le operazioni illecite di scavo da parte di Hormuzd Rassam, già collaboratore di Layard, sulla collina di Quyunjiq nella parte settentrionale che era stata assegnata al francese Vietar Place: con questa mossa, Rassam scopre i celeberrimi bassorilievi della caccia al leone del sovrano Assurbanipal (oggi esposti a Londra) e rinviene l'altra metà della cosiddetta "Biblioteca del sovrano" (una parte era già stata trovata da Layard nello scavo del Palazzo SudOvest di Sennacherib), che è infatti oggi integralmente conservata al Museo Britannico di Londra. L'intensa attività archeologica in Iraq settentrionale, in quello che non a caso viene definito il "triangolo assiro" i cui vertici sono formaA cale proposito è interessante la notizia data sul giornale "L'Illuscracion" del che riporta che, nonostante non si sappia se le effigi ritraggano Nabucodonosor, Sardanapalo o Nino stesso, i re assiri sono finalmente sbarcati sulle rive della Senna (Bohrer, 2003, p. 66). 1.

1847

15

GLI ASSIRI

ti dalle principali città e capitali dell'impero (Nimrud, Khorsabad e Ninive), consente finalmente di avere una visione diretta della civiltà assira: noti già da fonti secondarie, in particolare la Bibbia ma anche autori classici greci e latini, gli Assiri hanno per lungo tempo vissuto nell'ombra, dal momento che testimonianze dirette erano sparite da molto tempo, sepolte dalla polvere e dalla terra disfatta dei mattoni crudi dei palazzi, dei templi e delle case delle città assire. Le pionieristiche esplorazioni di francesi e inglesi segnano non solo la ricomparsa degli Assiri, ma di fatto la nascita dell'archeologia del Vicino Oriente antico. Con i lavori di Botta a Ninive del 1842 si suole indicare lanascita della disciplina archeologica nel Vicino Oriente, che, fino a quel momento, era stato soprattutto indagato e studiato da viaggiatori europei che avevano descritto la spettacolarità del paesaggio archeologico (Invernizzi, 2000; Di Paolo, 2006; 2008): si trattava tuttavia di una descrizione archeologica che interessava le grandi città (si pensi ad esempio a Gerusalemme, con il fascino e l'ingombrante eredità della storia del regno di Israele così come è narrato nella Bibbia, a Damasco e ad Aleppo, solo per citare i più noti e significativi) e le monumentali rovine che erano a vista (basti, ad esempio, pensare a Petra in Giordania o a Palmira nel deserto siriano). Le colline artificiali, che invece sono l'indizio dell'esistenza di un antico insediamento di età preclassica, proprio per il loro aspetto anonimo, eccetto rarissime circostanze, non avevano suscitato l'interesse dei viaggiatori occidentali: solo in un'occasione, gli esploratori europei ingaggiarono una vera e propria caccia alla riscoperta o meglio all' identificazione di una delle meraviglie più note dell'antichità, la celeberrima Torre di Babele, divenuta tale soprattutto per il racconto biblico che la riguarda. Viaggiatori prima, ma gli stessi archeologi in seguito, si sono orientati nella vastità dello spazio dell'Oriente con la Bibbia alla mano, quasi fosse una guida per il riconoscimento dei luoghi e quindi delle antiche civiltà che un tempo li occupavano: cale atteggiamento comportò che la realtà che veniva riscoperta con gli scavi doveva necessariamente corrispondere al testo dell'Antico Testamento. In poche parole, la Bibbia non poteva non aver ragione: questa eredità interpretativa, che ha guidato e condizionato l'esplorazione archeologica in Mesopotamia, almeno per quanto riguarda la realtà assira, è ancora oggi presente nella ricerca archeologica nel Levante meridionale (Palestina e Israele), dove, per ovvie ragioni, il testo biblico ha un fortissimo peso e l'interpretazione dei dati archeologici è spesso forzatamente

I6

I. LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

piegata perché corrisponda alle descrizioni dei profeti e dei libri della Bibbia. In tal senso, in modo del tutto opposto, la riscoperta, verso la fine del XIX secolo, dei Sumeri ha avuto tutt'altra eco e storia: i Sumeri, un popolo dalle antichissime e ignote origini (ancora oggi se ne discute infatti la provenienza), non sono citati nella Bibbia e questa assenza ha di fatto determinato una riscoperta che si potrebbe definire più serena e meno condizionata da eventi esterni e da una riscrittura della storia in chiave religiosa. La ricerca della Torre di Babele rappresenta un primo vero e proprio interesse per le antichità dell'antico Oriente, ben prima quindi dell'inizio dell'esplorazione archeologica: ogni viaggiatore pretendeva di aver trovato la prova dell'esistenza della torre, quindi di poter dimostrare sul campo che la Bibbia aveva ragione. Questa rincorsa all'identificazione della vera Torre di Babele avveniva ogni qual volta un viaggiatore pretendeva di averne trovato traccia in una delle tante colline artificiali che definivano il paesaggio del Vicino Oriente. Ecco quindi che ogni collina, ogni ammasso che si ergeva dalla superficie era automaticamente ricondotto alla famosa costruzione babilonese, un mito creato non solo dal testo biblico ma enfatizzato anche dalle immagini che erano state create già a partire dal Rinascimento e che si erano oramai pienamente ancorate nella memoria e nella mente di ogni europeo. È interessante ricordare come il nobile romano Pietro della Valle fu autore, nel 1616, della prima attività archeologica sul sito di Babilonia credendo di aver appunto individuato il luogo dove sorgeva la Torre (Invernizzi, 2000, p. 645): conferma che avvenne più di due secoli dopo, quando l'archeologo tedesco Rorbert Koldewey intraprese lo scavo del sito di Babilonia. Oltre al retaggio delle fonti bibliche e più tarde, che ovviamente presentano gli Assiri secondo una libera interpretazione e applicazione di parametri e giudizi che tendono a sottolineare le differenze, spesso in senso negativo, rispetto al mondo greco e romano, lo scavo delle città assire di Nimrud, Khorsabad e Ninive risente anche delle rudimentali tecniche di scavo messe in atto dai primi esploratori, spesso e troppo eufemisticamente definiti pionieri dell'archeologia orientale: è certo, come già ricordato, che lo scavo in Assiria ha segnato l'inizio dell'attività archeologica in Oriente, ma metodi e obiettivi erano assolutamente insufficienti e inadeguati per la comprensione sistematica e organica dei contesti che Botta e Layard stavano riportando alla luce.

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GLI ASSIRI

Lo scavo delle colline artificiali, che si sono appunto formate per il disfacimento naturale o causato dall'uomo delle strutture in mattoni crudi, è operazione non semplice, che richiede spesso attenzione e precisione, due prerogative che erano sconosciute ai primi archeologi in Assiria: lo scavo avveniva così attraverso pozzi e proseguiva in gallerie con un conseguente disinteresse per la stratificazione dei depositi e la registrazione non solo dei rapporti stratigrafici, ma anche dei materiali che, molte volte, erano addirittura abbandonati se non rientravano tra gli oggetti degni di attenzione. Se infatti si osservano le relazioni di scavo dei grandi palazzi assiri di Nimrud, Khorsabad e Ninive ci si rende immediatamente conto che, al di là della pianta architettonica e delle lastre a rilievo che decoravano le stanze, poco o nulla è noto del contesto, della cultura materiale e delle fasi di uso e riutilizzo degli edifici. In realtà le lastre scolpite sono servite come guida per l'identificazione dei muri perimetrali delle sale degli edifici palatini: questo aspetto è ancora più evidente quando si confrontano contesti dove sono invece assenti lastre in pietra scolpite; l'impreparazione nell'affrontare uno scavo di strutture in mattoni crudi ha fatto sì che i muri non fossero visti e venissero di fatto distrutti. I bassorilievi, che oggi sono parte delle collezioni dei musei di Parigi e Londra, erano un prezioso bottino per gli esploratori: più lastre erano recuperate, più i musei delle rispettive madrepatrie (Francia e Gran Bretagna) si arricchivano di opere da esporre nelle nuove e apposta predisposte gallerie assire. La presenza in Europa delle vestigia dei sovrani assiri, ferocemente descritti nella Bibbia come i peggiori nemici dei profeti e del popolo di Israele, dà avvio a una rinnovata stagione di studi dove, finalmente, accanto alle fonti dell'Antico Testamento e degli storici classici, era possibile avere una testimonianza diretta non solo visiva, con la scoperta dei palazzi, delle città e delle sculture degli Assiri, ma anche verbale, con la riscoperta di antichi documenti in cuneiforme. Ma se i testi, una volta decifrati e tradotti, sono in un certo qual modo una voce diretta dal passato (un passato anche molto remoto che risale alle origini della storia mesopotamica), le vestigia archeologiche necessitano di essere integrate perché possano effettivamente fornire una vivida rappresentazione di come le antiche città assire erano fatte e di come le sculture, ora a Londra e a Parigi, erano in realtà vissute e percepite dagli antichi. La fonte diretta dei bassorilievi che ritraggono principalmente il sovrano assiro in diversi atteggiamenti e momenti (guerra, caccia, con-

18

I. LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

testi rituali e religiosi, vita di corte) è stata inizialmente usata come una sorta di specchio della società assira, ovvero le immagini riproducono fedelmente persone e momenti della vita quotidiana in Assiria, anzi dando ragione alle fonti della Bibbia e degli autori classici: le immagini diventano pertanto la traduzione visuale delle descrizioni e dei giudizi formulati proprio sulla base delle tradizioni più tarde, che vedono il re assiro, in generale il monarca dell'Oriente antico, come un despota dedito a ogni tipo di vizio e depravazione che governa su una massa di persone di fatto anonime e assoggettate, in una visione rigidamente piramidale della società vicino-orientale antica. A ben vedere, questa visione del mondo antico si basa su una valutazione non solo di fonti non mesopotamiche - che già quindi prevedono una riscrittura di usi e costumi visti e decifrati con gli occhi dello storico e dell'analista ma anche del mondo orientale contemporaneo alle scoperte, con una trasposizione dell'Oriente del XIX secolo al IX secolo a.C., soprattutto per quanto riguarda l'aspetto e la conformazione delle città, le decorazioni, gli abiti e la costruzione della società, in netto contrasto con la tipologia dei costumi dell'Occidente. Con la scoperta dei rilievi assiri si apre una fase di studi antiquari: ovvero le immagini scolpite dagli Assiri diventano una fonte documentaria per l'analisi e lo studio della cultura materiale degli Assiri, dagli usi fìno appunto alla moda, alle acconciature e ai monili. Questo tipo di approccio, che non necessariamente è errato, è tuttavia limitante perché pone a rischio una visione più sistematica del processo di produzione di immagini e dell'uso di queste immagini nella società assira: volendo vedere solo il sovrano come non solo l'artefice ma anche l'unico protagonista delle scene scolpite, il giudizio che l'arte assira è limitata all'esaltazione del potere regale ed è volta alla coercizione di nemici e sudditi è ovviamente scontato. La valutazione delle opere assire in tal senso ha precluso un vero e sereno giudizio estetico sulla produzione artistica, soprattutto ogni qualvolta che i rilievi assiri erano messi a confronto con le opere di Grecia e Roma, riconoscendo o addirittura lamentando l'assenza di originalità, prospettiva e libertà dell'artista. Ciononostante, l'Assiria diventa argomento di discussione nell' Europa del XIX secolo, con l'affermazione di una vera e propria assiromania, con il richiamo alle sculture scoperte dagli archeologi francesi e inglesi nella moda dell'epoca, nel disegno dell'architettura e nella cultura popolare. Di fatto, l'anno 1842, che decreta appunto la nascita dell'archeologia orientale, si pone come uno spartiacque nella rappre-

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GLI ASSIRI

sentazione (reale e mentale) dell'Oriente antico tra un'era in cui tutto era fondato solo su fonti altre e un'epoca in cui invece è l'Oriente in prima persona a parlare e a mostrarsi. Al di là dell'attività più propriamente scientifica, con ricerche, studi e approfondimenti, il mondo assiro ha largamente coinvolto anche un pubblico molto più ampio: non è un caso, infatti, che le opere di Austen Henry Layard (Nineveh and Its Remains del 1849 e The Monuments ofNineveh del 1853) siano ben presto divenute dei successi editoriali. Questo interesse è in parte dovuto non solo all'ampia diffusione delle scoperte in Iraq anche sui giornali dell'epoca, ma soprattutto al forte impatto che la cultura assira, per le implicazioni storiche legate al regno di Israele, ha da sempre avuto e suscitato. Per rimanere in un ambito popolare, si pensi ad esempio alle numerose rappresentazioni sceniche di opere liriche, a soggetto storico, ambientate nell' antico Oriente, in tempi e luoghi che prima del 1842 erano praticamente sconosciuti o immaginati seguendo canoni di riferimento del tutto ·occidentali: come rappresentare la città e il palazzo della regina assira Semiramide? Come doveva apparire la reggia di Nabucodonosor, re di Babilonia (Nadali, 2010-11)? Da questi presupposti nasce di fatto la necessità e la volontà dei primi scopritori di voler rappresentare le proprie scoperte seguendo e rifacendosi alle mode e agli stereotipi del tempo, quasi a voler venire incontro al diffuso gusto popolare e incontrare quindi l' approvazione del pubblico. Insomma, gli archeologi non hanno tanto smentito l'immaginario collettivo di un Oriente esotico e alieno ali' Europa, ma lo hanno rafforzato piegando la realtà archeologica a quelle immagini tanto diffuse e comuni. È indubbio tuttavia che le scoperte, sebbene raccontate con il filtro occidentale dell'Oriente, hanno modificato lo stereotipo o comunque lo hanno, almeno parzialmente, reso più storico e meno fittizio: tornando al caso della lirica, il debutto dell'opera Nabucco di Giuseppe Verdi al Teatro alla Scala di Milano è alquanto emblematico. Ancora più significativo se si pensa alla data di debutto dell'opera verdiana: 1842. L'opera, come è noto, narra le vicende del re babilonese Nabucodonosor (il Nabucco del libretto), conquistatore di Gerusalemme e quindi autore della deportazione del popolo ebraico a Babilonia (da qui nasce appunto il celeberrimo coro del Vti; pensiero, sulle rive del fiume di Babilonia): come rappresentare Babilonia, la Babele del testo biblico, la città della famosa torre, ma totalmente

20

I. LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

ignota archeologicamente e da fonti direttamente babilonesi? Gli scenografi devono allora far ricorso all'immaginazione, o meglio a quel bagaglio di immagini che erano impiegate per rappresentare l'Oriente e che attingeva, come diceva il pittore inglese John Martin per spiegare il suo quadro La caduta di Ninive del 1830, a un vasto territorio compreso tra l'Egitto e l'India. Questo spiega perché le immagini dell'antico Oriente, prima del 1842, sono infarcite di elementi presi a prestito dall'architettura egiziana, persiana e indiana, con l'inserimento di piramidi e obelischi e la presenza di elefanti: doveva essere immediatamente chiaro a tutti che una piramide e un elefante non potevano che far riferimento a un luogo d'Oriente. A questi elementi dell'antichità, si devono ovviamente aggiungere i richiami alle città orientali dell'Ottocento, con i loro spazi, mercati, edifici, che erano intensamente frequentate da europei. Cosa succede dopo il 1842? Si assiste a una mediazione o a una fusione di stili, stilemi e immagini entrate oramai nella memoria collettiva per identificare un luogo d'Oriente: come già ricordato, gli archeologi, per rendere visibili le loro scoperte che non conservavano la monumentalità degli spazi e degli edifici in pietra delle città orientali di età classica, hanno fatto ricorso allo stesso stereotipo, integrando, ricostruendo o semplicemente inventando il dato che non era più visibile perché non conservatosi. Allo stesso tempo, però, ora l'Oriente possiede una propria voce e un proprio volto: le sculture assire, popolari perché esposte nei musei nel cuore dell'Europa, erano liberamente inserite - anche contro ogni evidenza archeologica - in architetture che non avevano nulla di orientale ma erano ancora forgiate su modelli egiziani, persiani, indiani o addirittura moderni. Sarebbe quasi più corretto dire che gli archeologi hanno fatto esattamente come i pittori e gli scenografi che si sono confrontati con la raffigurazione dell'antico Oriente piuttosto che il contrario: anzi, forse pittori e scenografi si sono sentiti confortati nel vedere che proprio gli scopritori delle antiche città assire usavano gli stessi sistemi per raffigurarle e farle rinascere dalle rovine. Ripercorrendo pertanto la storia della riscoperta dell'Assiria, è del tutto logico chiedersi se quanto è stato riportato alla luce corrisponda veramente alla realtà assira o non sia piuttosto la proiezione di un desiderio e di un'immagine mentale degli scopritori: la verità sta forse nel mezzo, ovvero la superfetazione ha certamente travisato l'aspetto originario delle architetture e dell'ambiente naturale delle città di As-

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GLI ASSIRI

siria, ma è pur vero che alla base sono i dati riportati alla luce. I rilievi parietali rinvenuti nelle residenze dei sovrani assiri hanno condizionato la ricerca sul campo e l'andamento degli studi: da un lato, sono serviti come guida per il riconoscimento delle strutture in mattoni crudi; allo stesso tempo però, trovandosi lungo le facciate dei muri, gli scopritori procedevano con scavi in pozzi e gallerie a seguire le lastre in pietra, disinteressandosi dei depositi di materiale archeologico al centro delle stanze. Lo scavo dei palazzi assiri era alla fine diventato una ricerca spasmodica di nuovi rilievi da staccare e trasferire in Europa: ma, contestualmente, il ritrovamento dei rilievi permetteva di disegnare la pianta degli edifici che, tuttavia, sono stati ridisegnati applicando principi e moduli di simmetria e ripetitività non sempre confermati dal dato di scavo. Architettura e rilievi: questi sono i caratteri principali della scoperta degli Assiri alla metà nel XIX secolo. Dati relativi alla cultura materiale (ad esempio la ceramica, o ritrovamenti di oggettistica minore come sigilli, impronte di sigillo o figurine in terracotta) non sono stati raccolti; in ogni caso, il contesto di ritrovamento non è mai stato indicato in modo preciso, come invece si suole fare nell'archeologia moderna, che ha affinato i metodi sulla base degli obiettivi. Per questo però esistevano le scene scolpite sui rilievi: in questo si vede appunto il valore antiquario dato alle immagini, come rappresentazioni che documentano usi e costumi degli Assiri. Nonostante la gran mole di dati prodotti dalle prime scoperte, è indubbio come questa conoscenza sia tuttavia parziale: a dire il vero, riguarda una parte della società assira che, guarda caso, permetteva di esprimere giudizi di valore e merito sul presupposto dispotismo orientale. Per molto tempo, anzi si può affermare a giusto titolo che solo ora sia iniziata una controtendenza, la città assira è stata identificata con le cittadelle su cui erano costruiti i principali edifici di rappresentanza, il palazzo del re e i templi delle divinità. Le reali dimensioni della città assira o almeno quella che potremo definire come laforma urbis, ovvero la morfologia degli spazi e la presenza di edifici non necessariamente solo pubblici e monumentali, sono state trascurate in passato e oggi possono essere valutate grazie alla stagione degli studi del paesaggio e della morfologia dell'ambiente assiro in Iraq settentrionale - è doveroso sottolineare come questa nuova tendenza di studi sia stata dettata e obbligata da un'impossibilità di lavorare sul campo nella regione propriamente assira, a causa delle vicende belliche che hanno interessato

2.2.

I. LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

l'Iraq dalla fine degli anni Novanta fino all'occupazione di Mosul ad opera delle truppe del sedicente Stato Islamico di ISIS/DAESH (liberazione di Mosul, 2.9 giugno 2.017 ). Sono passati 175 anni dalla scoperta degli Assiri e certamente moltissimo è stato fatto per la scrittura di una storia che sia finalmente fondata su dati reali e oggettivi e non su tradizioni e riscritture tardive: allo stesso tempo, quelle stesse fonti non assire che parlano di Assiri sono importanti proprio per contestualizzare e ridefinire invece le prerogative e i caratteri veri della società assira tutta, a comprendere certamente il sovrano e la corte fino però a considerare l'insieme degli individui che lavorano per conto dell'impero nell'amministrazione civile e militare.

1.2

Le fonti per una storia degli Assiri: tra passato e presente L'antichità della riscoperta degli Assiri porta certamente con sé un gran bagaglio di informazioni, dati e studi che si sono stratificati nel corso del tempo: da un punto di vista archeologico, si riscontra tuttavia come, subito dopo il forte impulso dovuto alla novità della scoperta, lo scavo delle città assire, almeno delle capitali del Nord, abbia subìto un arresto, in concomitanza con la scoperta dei Sumeri in Iraq meridionale a partire dalla fine dell'Ottocento, lo scavo di Babilonia di Robert Koldewey tra il 1899 e il 1917, la storica esplorazione dell'Orientai lnstitute di Chicago dei siti della regione del fiume Diyala'. Negli anni Trenta del Novecento, una missione statunitense dell' Orientai lnstitute di Chicago riprende gli scavi nella capitale di Sargon II, nella città di Khorsabad, l'antica Dur Sharrukin, dove prima avevano operato i primi esploratori francesi. Oltre a lavori sul complesso del palazzo reale di Sargon II, gli archeologi di Chicago si impegnano anche nello studio della conformazione della città con lo scavo delle porte urbiche, l'analisi degli assi viari e l'indagine della seconda collina della città, dove sorgeva un altro edificio di carattere palatino, verosimilmente residenza del principe ereditario e luogo deputato alla ge2.. Sulla storia delle scoperte tra metà dell'Ottocento e primi decenni del Novecento, cfr. Macchiae (2.005).

2.3

GLI ASSIRI

stione amministrativa degli affari della guerra. Anche l'esplorazione di Nimrud negli anni Sessanta del Novecento ad opera degli archeologi inglesi della British School of Archaeology in Iraq si pone altri obiettivi, oltre allo scavo degli edifici palatini sulla collina principale, l' identificazione dei maggiori centri e santuari e l'esplorazione dell'edificio sulla collina secondaria della città, con la scoperta di Forte Salmanassar, un complesso edificio dalla particolare conformazione con la presenza di quattro grandi corti, o meglio spazi aperti, che, nei secoli VIII e VII a.C., assunse il ruolo di palazzo-arsenale (ekal mafarti) per l'amministrazione dell'esercito assiro e dei bottini conquistati al termine delle campagne militari. Scavi degli archeologi iracheni sia a Nimrud ma soprattutto a Ninive hanno invece restituito interessati dati sulle porte urbiche e il sistema di fortificazione delle città assire, con uno sguardo quindi verso la periferia dei centri urbani e una nuova attenzione verso aspetti che erano stati poco indagati se non addirittura ignoratil. Laricerca di nuove lastre scolpite e di testi cuneiformi aveva pesantemente condizionato l'attività degli archeologi, con netta predilezione per i contesti palatini e templari, a scapito quindi di altri settori delle città come i quartieri di unità domestiche, il sistema di difesa e gli ampi spazi delle cosiddette "città basse" ai piedi delle colline principali. Per questo motivo, le fonti archeologiche a disposizione per uno studio della società assira e delle città sono viziate da queste scelte: solo recentemente, lo scavo di centri urbani periferici, che non siano quindi le capitali nel cuore dell'Assiria, ha permesso di avere una visione più ampia e organica della gestione del territorio dell'impero, dando di fatto uno spessore e una localizzazione fisica agli apparati e alle unità amministrative che sono descritte nei testi economici, che registrano appunto i responsabili, le mansioni e il tipo di beni e materiali da gestire. Infine, del tutto recentissimamente, la ripresa dell'esplorazione archeologica in Iraq settentrionale, nella regione del Kurdistan iracheno, sta finalmente completando un quadro finora troppo frammentario dell'entroterra dell'impero assiro, con uno studio sistematico non solo di alcuni centri urbani legati alle capitali (ad esempio Arbela nell'omonina città di Erbil o Qasr Shamamok, l'antica Kilizi/Kakzu)4, ma 3. Per una disanima di tutte le attività di scavo a Ninive, cfr. Reade (1000 ). 4. Per le più recenti operazioni di scavo e ricerca nella regione del Kurdistan

iracheno, cfr. i contributi raccolti in Kopanias, MacGinnis (1016).

2,4

LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

FIGURA

1.2.

La regione assira

Khorsabad (Dur Sharrukin)

.

o

ShanfKhan Tc Il Bill (Tarisu) (Shibaniba)

o



Kuyungik (Ninive) Balawac

e(lm~-Bel)

Nirnru,

O(Kalknu)

Erbile (Arba-Il)

Qasr Shamamok • (Kakzu)

Fonte: Liverani (2017, p. 276).

anche del paesaggio e dell'ecosistema che era necessario per il sostentamento delle città, il mantenimento e funzionamento di palazzi, templi e giardini e la possibilità di ospitare grandi numeri di persone. Il progetto archeologico "Terra di Ninive" dell'Università degli Studi di Udine, diretto da Daniele Morandi Bonacossi, è appositamente dedicato allo studio del complesso e finora ignorato, o solo parzialmente e spora-

25

GLI ASSIRI

dicamence studiato, territorio a nord del cosiddetto "triangolo assiro", formato appunto dalle tre capitali (cfr. FIG. 1.2.): Nimrud, Khorsabad e Ninive. In particolare, l'intervento degli Assiri per la regolamentazione delle acque, attraverso canali artificiali e la gestione dei fiumi, è non solo l'esito di un delicato e ben studiato piano ingegneristico, ma mette chiaramente in evidenza come il territorio circostante non sia una semplice periferia, ma sia al contrario al centro dell'impero per l'importanza che assume non solo nell'ambito del controllo politico e militare del territorio, ma soprattutto per le fondamentali risorse naturali di cui gli Assiri beneficiavano. Accanto alle fonti più propriamente archeologiche, che, come è stato detto, solo di recente iniziano a essere integrate con nuovi dati, la storia degli Assiri è stata comunque possibile grazie alla mole di testi (iscrizioni reale e lettere) e alle lastre scolpite che erano state rinvenute nei palazzi: i primi sono una voce diretta dal passato, e se le iscrizioni reali sono formulate e scritte seguendo un linguaggio simbolico, fortemente canonico, e ideologico, il contenuto delle lettere è decisamente più indicativo per quella che potrebbe giustamente essere definita una microstoria degli Assiri, ovvero una scrittura degli eventi non necessariamente verticistica, dall'alto verso il basso. I rilievi sono stati in passato, come già ricordato, ampiamente usati come fonte visiva diretta della vita quotidiana, principalmente di corte, degli Assiri: questo atteggiamento partiva dal presupposto che le sculture assire potevano avere un mero valore di catalogo di ricorrenze e presenze, dal momento che il valore artistico ed estetico di quelle opere era messo in discussione, o comunque decisamente attenuato, a fronte di una valutazione più specificatamente politica: da un lato, le opere erano incese come emanazione della volontà del sovrano assiro, e quindi fortemente condizionate dall'ideologia e dalla propaganda di governo; dall'altro, il giudizio politico era inoltre proprio dell'analista, che, applicando i propri filtri interpretativi, disconosceva l'originalità delle sculture assire inopportunamente messe a confronto con le opere, quelle sì esteticamente di valore, del mondo occidentale. Se ai rilievi assiri si poteva dare un giudizio di merito ciò dipendeva esclusivamente dal fatto che si riconosceva una sorta di antecedenza delle più tarde opere del mondo classico greco e romano, che però completavano e quindi perfezionavano il rudimentale tentativo ed esperimento assiro. Lasciando momentaneamente da parte l'archeologia, testi e rilievi sono stati i due blocchi di documentazione maggiormente impiegati

I. LA SCOPERTA DELL'ASSIRIA

per lo studio del mondo assiro: è inoltre significativo osservare come scrittura e scultura, e questo non vale solo per il mondo assiro ma si potrebbe più in generale applicare alla Mesopotamia, siano strettamente connesse, in una simbiosi di forma e contenuto per l'espressione e trasmissione di pensiero e conoscenza. Oltre alle lunghe iscrizioni regali, che erano conservate nei templi o all'interno dei palazzi stessi, incise appunto in una fascia centrale sugli ortostati scolpiti, sono soprattutto le numerosissime lettere dei funzionari e ufficiali dell'impero a raccontarci, quasi giorno per giorno, le attività di gestione degli affari dello Stato assiro per conto del sovrano. Sono proprio queste missive che mostrano chiaramente il rapporto tra la madrepatria e i territori conquistati o le regioni che sorgevano lungo i confini dell'impero, che, per questo motivo, necessitavano di una capillare osservazione proprio per motivi di difesa: inoltre, a differenza delle iscrizioni ufficiali della cancelleria di palazzo, che hanno il compito di redigere i testi celebrativi degli Annali, le lettere dell'amministrazione sono decisamente più dirette e meno costrette da un canone linguistico. Pertanto, ogni lettera scritta al sovrano è portatrice di una serie di informazioni dai territori delle province dell'impero direttamente nella capitale: numeri, nomi, problemi, notizie sono costantemente riferiti al re in una sorta di rendiconto costante delle situazioni, dei problemi incontrati e delle soluzioni adottate. Se dall'osservazione dei rilievi palatini e dalla lettura delle iscrizioni regali si potrebbe dedurre che il tutto sia costruito per mostrare l'assoluta efficienza e perfezione del sistema politico e ideologico dell'impero, sono proprio le lettere che rivelano la complessità della gestione dell'impero, che passa appunto anche attraverso problemi che possono mettere in difficoltà la perfetta macchina amministrativa e bellica dell'impero assiro. Anzi, proprio questa discrepanza potrebbe essere addotta per sottolineare il valore del tutto propagandistico e fittizio delle iscrizioni regali e dei rilievi: se le lettere indicano l'esistenza di problemi, perché questi poi scompaiono dalle fonti ufficiali di diretta emanazione degli scribi e degli artisti di corte? Non si tratta tuttavia di una precisa volontà di falsificare la realtà: il diverso tenore del contenuto dei documenti, scritti e visivi, dipende dal tipo di contesto in cui questi circolavano e dal tipo di persone a cui erano espressamente rivolti. Per questo motivo, il contesto di uso e fruizione diventa una chiave interpretativa fondamentale per poter davvero comprendere a fondo il contenuto, sia

27

GLI ASSIRI

per quanto riguarda il tipo di messaggio sia per le categorie a cui è rivolto. Recenti studi si sono dedicati a far dialogare le diverse fonti, mostrando come esistano differenti gradi e livelli di lettura che si declinano a seconda del luogo dove iscrizioni e immagini erano esposte (o, al contrario, non lo erano affatto) e quando queste erano rese pubbliche in determinate occasioni (si pensi ad esempio al fatto che componimenti come le lettere scritte dal sovrano al dio nazionale Assur fossero redatte secondo una fraseologia ben studiata e fossero inoltre lette pubblicamente). Accanto alla scelta di temi specifici, la prospettiva che è attualmente in corso e che si prevede porterà a nuove considerazioni sugli Assiri mira a decostruire quell'impianto fortemente ideologico che, se è vero che in parte esiste, non deve tuttavia diventare un limite per l' interpretazione o, peggio, imporre una costruzione che rischia sì di essere artefatta, infedele e altamente ideologica, rispecchiando più la volontà dell'analista che il reale intento di coloro che hanno scolpito quelle parole e quelle immagini.

2.8

2

Assur: da città-Stato a capitale di uno Stato

2.1

Assur prima dell'Assiria L'antica città di Assur, corrispondente ali' odierno sito di Qalat Sherqat in Iraq, sorge sulla riva occidentale del fiume Tigri, a circa 110 km a sud di Mosul: morfologicamente, Assur è uno sperone, di forma triangolare, a strapiombo sul fiume, il cui versante settentrionale è stato occupato, nel corso dei secoli, da imponenti edifici pubblici (templi, palazzi, ziqqurat) che dovevano definire, visti dal basso e dalla sponda del fiume, una scenografia imponente di grande effetto (cfr. FIG. 2.1). Lo scavo di Assur tra il 1903 e il 1914 ad opera dell'architetto tedesco Walter Andrae ha, assieme all'esperienza a Babilonia del conterraneo Robert Koldewey (che di Andrae è stato collaboratore sul campo), rivoluzionato il metodo di indagine delle antiche colline di mattoni crudi della Mesopotamia (Andrae, 1977): sebbene ancora fosse in uso il metodo dello scavo in pozzi e gallerie che a Nimrud, Khorsabad e Ninive avevano permesso di identificare i perimetri delle sale dei palazzi assiri e il recupero quindi delle lastre scolpite, Koldewey a Babilonia e Andrae ad Assur hanno per primi introdotto un nuovo modo di osservare e scavare la sequenza di depositi archeologici, di fatto mettendo in pratica una primissima forma di stratigrafia. La loro formazione da architetti ha certamente influito sulla capacità di osservazione e dianalisi delle sovrapposizioni e dei rifacimenti architettonici con il riconoscimento reale del mattone crudo (Liverani, 2000 ): sarebbe certamente improprio parlare di stratigrafia archeologica così come viene intesa oggi, ma è indubbio che le stratigrafie architettoniche degli edifici di Babilonia e di Assur hanno prodotto sezioni archeo-architettoniche

29

GLI ASSIRI

FIGURA 2..1

Pianta generale del sito di Assur

Fonte: Micale (101s, fìg. 1a).

che sono oggi di grande utilità per lo studio delle tecniche costruttive dell'antica Mesopotamia e per la ricostruzione delle sequenze e delle fasi d'uso degli edifici scavati (Micale, Nadali, 2008). L'attenzione di Andrae per il mattone crudo è stata così rivoluzionaria nella storia dell'esplorazione archeologica della Mesopotamia che ancora oggi gli operai specializzati nello scavo delle strutture in

30

2.. ASSUR: DA CITTÀ-STATO A CAPITALE DI UNO STATO

crudo vengono denominati sherqati (da Qalat Sherqat, nome moderno dell'antica Assur). Le indagini archeologiche di Andrae, successivamente corroborate da scavi condotti dal Dipartimento iracheno delle antichità (dal 1979 in modo non continuativo), Reinhard Dittmann (1988-89), Barthel Hrouda (1990) e più recentemente da Peter Miglus (2000-01), hanno messo in evidenza come Assur sia un centro urbano di antica fondazione, sebbene poche e scarse siano le notizie circa la fase preistorica e protostorica. Certamente, la città ha una fase di occupazione databile alla metà del III millennio a.C. (Periodo Protodinastico), con un importante tempio dedicato alla dea Ishtar: di nuovo, sempre nel III millennio a.C., Assur è parte prima dello Stato territoriale accadico e successivamente del regno della Terza Dinastia di Ur, sebbene anche per questa fase i dati siano esigui per definire davvero il quadro delle relazioni e dell'autonomia di Assur all'interno di queste compagini statali a livello territoriale. Certamente la situazione cambia all'inizio del II millennio, quando, con la caduta del regno della Terza Dinastia di Ur (2004 a.C. ca.), Assur riacquisisce piena autonomia e diventa il perno mesopotamico di un più ampio circuito di relazioni di tipo soprattutto commerciale

(cfr. PAR. 2.2). La storia di Assur, prima di diventare il centro politico e religioso dell'Assiria, mostra l'importanza del centro urbano nella storia mesopotamica, in particolare nella dinamica di interazione tra Mesopotamia meridionale e Mesopotamia settentrionale: per la posizione geografica, di poco più a nord della confluenza del Piccolo Zab nel Tigri, Assur è un crocevia di passaggio quasi obbligato per una comunicazione non solo lungo un asse nord-sud, ma anche est-ovest, a mettere in comunicazione i centri della regione di Makhmur immediatamente a est del Tigri, verso la piana di Erbil e i monti Zagros ancora più est, e la fertile regione dellaJezirah siriana a ovest. In tal senso, come vedremo, centri provinciali e città di nuova fondazione, già a partire dalla seconda metà del II millennio a.C., sorgono rispettivamente a ovest e a est di Assur, ripetendo uno schema che era già riconoscibile in una fase più amica del II millennio a.C., funzionale alla rete di scambi e commercio con la regione anatolica. Inoltre, Assur definisce il vertice inferiore di quello che comunemente viene definito il "triangolo assiro", i cui limiti settentrionali sono segnati dalle capitali dell'ultima fase imperiale della storia assira:

31

GLI ASSIRI

la scelta del luogo per la fondazione della città, certamente dettata e influenzata dalla particolare conformazione del territorio in quel!' area, sottolinea il ruolo e l'importanza strategici di Assur quale nucleo forte e centro propulsore della formazione e ascesa politica della futura entità politica di Assiria. Anche quando Assur non ricoprirà più la funzione di capitale politica, la città avrà comunque un forte peso nella conduzione politica dell'impero, mantenendo la centralità del luogo di culto del dio nazionale Assur, che, infatti, non avrà mai santuari e templi al di fuori della città omonima - anzi, quando questo avverrà, sarà visto con estremo sfavore proprio dalla classe sacerdotale.

2.2

La metropoli commerciale Con l'inizio del II millennio a.C. e la fine dell'ultimo grande regno del III millennio a.C., di cui Assur era tributaria, la città si trova al centro di un nuovo sistema di riferimento in un più ampio raggio di azione che collega la Mesopotamia settentrionale all'Anatolia meridionale, attraversando laJezirah siriana. Anche se i dati non giungono direttamente da Assur, l'evidenza archeologica dallo scavo di Kiiltepe, l'antica Kanesh, in Turchia, con il cospicuo numero di testi cuneiformi ritrovati in situ, mostra chiaramente l'intenso traffico di scambi tra le due città, con una vera e propria via carovaniera e l'esistenza di un emporio (kdrum) che, all'esterno della città, doveva ospitare i mercanti provenienti da Assur, che potevano quindi trovare alloggio per la durata necessaria al completamento della transazione di scambio (cfr. FIG. 2..2.) (Veenhof, Eidem, 2.008). L'apprestamento di questo fondaco presso la città anatolica è indizio prezioso per lo studio, ancora in corso, della dinamica e della regolarità dei rapporti economici tra l'Assiria e Kanesh: infatti, le regole della rete commerciale erano stabilite e fissate in accordi e trattati stipulati tra il principe di Kanesh e i mercanti assiri (e quindi con il signore di Assur ). Riferimenti al trattato sono inoltre contenuti nei vari testi che sono stati ritrovati negli scavi delle unità domestiche del kdrum: scritti in un accadico definito "antico assiro", questi documenti, databili ai primi 50 anni del XIX secolo a.C., non sono solo importanti per la ricostruzione delle transazioni economiche e commerciali, ma costituiscono anche un fondamentale contributo linguistico per lo studio

32.

FIGURA 2..2.

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