Georg Simmel. Il pensiero, il contesto storico e la nascita della critica
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Sociologica-mente –5– collana curata e diretta da Maria Caterina Federici

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Silvia Fornari

Georg Simmel Il pensiero, il contesto storico e la nascita della critica

Morlacchi Editore

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In copertina: Auguste Rodin, The Crouching Woman, 1880-1882.

isbn 88-87716-85-4 copyright © 2002 by Morlacchi Editore, piazza Morlacchi, 7/9 Perugia redazione: piazza Morlacchi, 2 – Perugia È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata. [email protected] www.morlacchilibri.com Progetto grafico della copertina e impaginazione: Raffaele Marciano Stampa: LCM – Selecta Group – Milano

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GEORG SIMMEL

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Indice

Prefazione .............................................................................. ix Introduzione e considerazioni teoriche ............................... xiii Capitolo I Georg Simmel: la situazione politica, la vita, i circoli culturali.................... 1 1. La situazione politica e culturale in Germania nel periodo 1858-1918 ................................................................................ 1 2. La vita e il mondo scientifico di Georg Simmel ................. 42 3. Georg Simmel, i salotti, i circoli culturali ......................... 55 4. I colleghi del mondo scientifico ......................................... 62 Capitolo II Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche ....................... 85 1. Le radici teoriche della sociologia simmeliana ................. 85 2. La lettura simmeliana di Kant ......................................... 105 3. La filosofia della vita: oltre il realismo e il relativismo .. 115 4. Simmel impressionista o espressionista? ......................... 146 Capitolo III La ricezione del pensiero simmeliano .............................. 175 1. I caratteri generali dell’interpretazione di Simmel ......... 175 2. La ricezione italiana ........................................................ 207 3. La ricezione americana ................................................... 224 4. Il contributo di Simmel alla sociologia contemporanea .. 229 Appendice ............................................................................ 257 Bibliografia generale .......................................................... 263 Bibliografia su Georg Simmel ............................................ 279

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Prefazione

Le formulazioni analitiche di Georg Simmel trovano il proprio presupposto storico nella “modernità” della concezione simmeliana della scienza. A Simmel si devono le riflessioni e l’elaborazione di concetti basilari della sociologia dell’interazione al conflitto, dall’individualismo alla vita urbana. Fenomeni apparentemente, ma solo apparentemente marginali della vita quotidiana trovano ampio respiro nella sua analisi e le sue notazioni sugli effetti della modernità, sui rapporti tra le persone, sul denaro e i suoi effetti sociali e culturali, continuano ad interessare e rivestono un’importanza epistemologica nodale. Soffermarsi sull’importanza di Simmel in un tempo favorevole per la ricezione della sua sociologia e per la forte ripresa di studi simmeliani dopo una lunga pausa di dimenticanza può sembrare una cimenta difficile per la statura e la personalità degli Autori che se ne occupano e se ne sono occupati. Al tempo stesso è indice di una passione e di un desiderio che si ascrivono a merito della giovane studiosa e del lavoro che sta dando alle stampe. Venne suggerito alla Fornari di indirizzarsi per la sua tesi di dottorato presso l’Ateneo di Perugia allo studio del pensiero di Georg Simmel con una particolare attenzione alla tematica delle reti ovvero dell’intersecazione delle cerchie sociali. La Fornari, avendo ripercorso nel suo farsi il pensiero simmeliano, anche se con l’attenzione rivolta al tema, ha conseguito il risultato di ricostruire la formazione della sociologia simmeliana nel suo farsi e si è confrontata con la nascita degli studi critici sull’Autore. Ne è derivata una pista di ricerca particolarmente ricca e stimolante ad avviso di chi scrive così come della Fornari che ha prodotto altri apprezzabili risultati intellettuali già editi.

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Prefazione x Il lavoro della Fornari si articola in tre capitoli che trattano la materia in modo armonico. Dapprima prende in esame il contesto culturale, politico, accademico della formazione del pensiero simmeliano per affrontare poi, separatamente, le radici teoriche della riflessione sociologica dell’Autore. La Fornari affronta poi con spessore critico la ricezione del pensiero di Simmel pur nell’assenza di una Scuola di Pensiero attraverso l’analisi degli studi compiuti in Europa e negli Stati Uniti. Il tentativo è quello di collocare l’opera sociologica di Simmel, per il suo valore paradigmatico, nella scia di una tradizione di pensiero rivolta allo studio delle forme sociali nella sociologia contemporanea dall’approccio figurazionale di Norbert Elias alle analisi dell’interazione sociale di Erving Goffman, agli studi sull’ambivalenza strutturale di Robert Merton, alla neo-sistemica di Niklas Luhmann. E ciò è possibile per una giovane e laboriosa studiosa avvezza alla ricerca sociologica per la traducibilità del linguaggio sociologico simmeliano nei termini del linguaggio della ricerca empirica, per il superamento della dicotomia individuo società (la questione del presunto individualismo metodologico di Simmel è strettamente connessa al rapporto micro-macro, nella sua microsociologia e nella sua macrosociologia e, a quello tra sociologia e psicologia che si declina nell’intraducibile concetto di Vergesellschaftung), per la concezione della realtà sociale come dinamica e processuale. Non stupisce perciò che un giovane, nella fattispecie, una giovane dottorata, oggi assegnista di ricerca presso l’Ateneo perugino sia affascinata dal pensiero di Simmel e dalla particolarità del suo stile. La frammentarietà, l’effervescenza, l’estetismo, l’impressionismo o l’espressionismo, come si chiede la Fornari, di Simmel, in passato nodi critici, oggi elementi per cui vale la pena di ci-

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Prefazione xi mentarsi con la sua opera, arricchiscono di più maturi ripensamenti gli studi sul sociologo tedesco. Tale prospettiva giustifica la pubblicazione del lavoro della Fornari, un contributo originale non tanto alla conoscenza in se del pensiero simmeliano quanto alla interpretazione di esso nella prospettiva di “avvertire il pulsare di una vitalità centrale” e nella consapevolezza che ogni rappresentazione conoscitiva esclude più di quanto include e che l’analisi del sociale è analisi dei processi anche storici. Un accurato apparato bibliografico sorregge l’argomentare della Fornari che ha, consapevolmente e confrontandosi con studiosi attenti e maturi di Simmel dal Calabrò a Poggi, scelto di ridurre il campo. Della Fornari ancora è opportuno mettere in luce l’operosità, il rigore e l’entusiasmo con cui ha affrontato il pensiero di Simmel, dandole atto di aver ripensato criticamente la sua tesi di dottorato mettendo in campo uno sforzo intellettuale non comune ai giovani sociologi che preferiscono gli studi immediatamente “sul campo” al rigore della teoria.

Maria Caterina Federici

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Introduzione e considerazioni teoriche

Il lavoro qui presentato, rappresenta un primo passo nello studio di uno dei maggiori esponenti della sociologia classica tedesca, Georg Simmel. Le motivazioni che portano alla scelta di quest’argomento sono diverse. In primis la scelta di un nome autorevole nel panorama sociologico classico europeo, si è determinata dall’interesse per un sociologo che per lungo tempo è stato etichettato con titoli diversi, filosofo, sociologo ed educatore. Una personalità intensa che caratterizza tutta la sua vita, il percorso intellettuale e di professore universitario. Il secondo motivo riguarda la profondità e le caratteristiche tecniche e metodologiche degli innumerevoli scritti prodotti da Simmel. La produzione scientifica dell’Autore spazia in un ampio scenario tematico, interessandosi di mille problematiche diverse, tanto da far scrivere ai critici simmeliani parole d’elogio e di dura critica. Da qui è partito lo stimolo per affrontare da una prospettiva diversa le problematiche affrontate da Simmel, utilizzando la lente di un Autore che vive in un periodo storico particolare, segnato da importanti trasformazioni politiche, sociali ed economiche1 e verificare se quanto riportato dalla letteratura critica su Simmel si può accettare totalmente e soprattutto se le dure critiche sulla scientificità metodologica trovano ancora oggi un riscontro. In effetti, è opportuno ricordare che Simmel non è certo uno sconosciuto nel mondo accademico tedesco anche se non riesce ad ottenere riconoscimenti ufficiali dalle Università tedesche per una carriera accademica regolare. Solo nel 1901, all’età di quarantatré anni, Simmel ottiene l’incarico di professore straor-

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Silvia Fornari xiv dinario di Filosofia, dopo dieci anni di Privatdozent (professore privato) senza cattedra e senza incarico fisso, con le preoccupazioni che ciò poteva comportare all’Università di Berlino. Nel 1914 Simmel riesce ad ottenere un incarico come Ordinardozent (professore ordinario), con una cattedra in filosofia e non in sociologia, in una sede periferica, a Strasburgo, all’età di cinquantasei anni. Dopo la sua morte non rimane né una scuola né una dottrina, pur avendo influenzato significativamente le menti di alcuni suoi studenti; si ricordano György Lukács, Max Scheler, Ernst Bloch, e Karl Mannhein, per citare coloro che sviluppano successivamente una propria linea di pensiero nel panorama filosofico e sociologico della prima metà del Novecento. Le motivazioni che si possono addurre per spiegare le difficoltà incontrate da Simmel nel mondo accademico tedesco sono diverse, analizzate dai più importanti curatori dei suoi scritti. La prima motivazione riguarda le origini ebraiche, le voci calunniose che circolano nell’ambiente universitario contro Simmel, non come studioso ma come persona, ricordando lo stato di persecuzione nei confronti degli ebrei. Simmel per i suoi più duri critici è ebreo, non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente, per evidenziare uno stato impossibile da celare dietro la dichiarazione di non professare nessuna fede religiosa. Simmel grazie ad una cospicua eredità familiare vive agiatamente, ma soprattutto si comporta come un vero borghese tedesco, dedicandosi ai suoi piaceri, continuando gli studi e la lenta carriera accademica senza pensieri finanziari. La seconda motivazione riguarda la difficoltà d’interpretazione e lettura dei suoi scritti. Simmel è un innovatore nel mondo culturale dell’epoca, come riportato dalle annotazioni sulla sua vita, egli non ama il rigore e la rigidità del mondo accademico ufficiale e non riesce a sottostare a questi condizionamenti mentali per le sue ricerche. I suoi scritti sono ricchi di un virtuo-

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Introduzione xv sismo stilistico condannato da molti docenti universitari. La difficoltà di lettura degli scritti simmeliani, è manifestata dall’accusa da parte di molti critici della natura frammentaria e asistematica delle opere. I rischi maggiori d’inserimento in un lavoro di ricerca, sono rappresentati dalla vasta produzione, vera o attribuita e principalmente perché si tratta di un autore poco considerato da gran parte degli accademici dell’epoca, ma il cui pensiero rifiorisce con le analisi dei posteri. Si è così sviluppato un lavoro di pura analisi a posteriori, in cui il pensiero di Simmel è letto secondo una libera interpretazione, molto spesso senza riuscire ad inquadrare in maniera corretta le problematiche reali delle concezioni simmeliane. La terza motivazione riguardi i temi delle sue ricerche, le quali s’indirizzano verso la filosofia, la storia, la psicologia e la sociologia, solo per citare alcune delle materie di studio, dalle quali sono state tratte anche le etichette attribuite in senso critico al nostro Autore. Simmel si considerava un “filosofo” più che un sociologo, ma sarà il primo in Germania a ricevere l’incarico per realizzare corsi semestrali dedicati interamente alla “Sociologia”, dal 1894. Gli studi simmeliani sono rivolti non alla trattazione delle grandi tematiche sociologiche, ma soprattutto si rivolge verso le problematiche politiche-sociali, tematiche sino allora considerate secondarie, come l’analisi dei gruppi minori della società: gli stranieri, le donne, i giovani studiosi universitari. Le motivazioni sopra riportate sono solo alcune delle spiegazioni che si possono addurre per presentare il personaggio Simmel. L’Autore conosce bene la formalità e l’ostilità dell’ambiente accademico ed impara ad accettarla. Conviene altresì ricordare che il suo scarso interesse verso le convenzioni accademiche dell’epoca influisce negativamente anche nel giudizio finale che le diverse commissioni devono dare agli elaborati, frutto della sua vasta attività scientifica.

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Silvia Fornari xvi Simmel nell’esporre le sue tematiche, durante le lezioni universitarie, non segue mai una linea coerente con gli argomenti della sua materia. In un semestre Simmel parla di filosofia e dei suoi esponenti, nel semestre successivo si dedica a trattazioni sull’estetica, sui pittori e sui poeti contemporanei. Le lezioni simmeliane seguono il filo delle sue intuizioni, fonti per i saggi e le numerose pubblicazioni, tanto che molti dei suoi allievi sono testimoni diretti della passione che muove ogni singolo incontro con il professore. Una passione per l’insegnamento che anche gli allievi che successivamente rinnegano le sue posizioni teoriche gli riconoscono. Il metodo didattico di Simmel attrae un gran numero di studenti, ma favorisce l’invidia dei suoi colleghi, i quali continuano a criticarne l’attività, sminuendo l’apporto scientifico delle trattazioni didattiche. Un tono unico per esaltare la capacità d’eloquio d’esposizione, difficile da incontrare nel clima universitario dell’epoca. Simmel tra i tanti studenti conosciuti durante le lezioni, seleziona coloro che ritiene per merito, doti personali e che mostrano un vivo interesse per gli argomenti trattati, i quali sono invitati personalmente a partecipare agli incontri settimanali nel salotto di casa Simmel. Il salotto di Simmel diventa un centro culturale importante, aperto agli esponenti di tutte le arti, esterni alle accademie, in cui difficilmente entrano rappresentanti del mondo universitario. Le opere e le idee di Simmel sono apprezzate maggiormente fuori della Germania, testimonianza sono le traduzioni e le successive ristampe delle pubblicazioni più importanti. In questo panorama non si può trascurare il suo stretto legame con il mondo culturale, artistico ed intellettuale dell’epoca. Simmel è uno dei pochi che s’interessa di pittura, scultura e d’arte contemporanea. Conosce i maggiori esponenti dell’arte moderna, vive al centro della vita mondana e culturale non solo tedesca, ma europea, dedica molto tempo a viaggiare, anche se la città cui ama sempre ritornare è Berlino. Simmel ama Berlino e la città ricam-

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Introduzione xvii bia l’affetto con una piena adesione allo studioso, quando è chiamato ad insegnare a Strasburgo. Nei quotidiani si accusa l’Accademia di Berlino di non aver trovato posto ad un così importante uomo di cultura. Da quanto riportato, si evidenzia un quadro complesso, da cui traspare una personalità completa, un uomo generoso e ricco di prospettive, poco incline a seguire strade già battute da altri, sempre alla ricerca di realtà originali, curioso di aprirsi verso nuovi mondi culturali. Non è facile la strada che Simmel ha scelto, il desiderio di entrare a far parte del mondo accademico tedesco lo costringe a sottostare ed a farsi interprete della politica della borghesia guglielmina, critica ed avversaria della complessità sociale moderna, ferma divulgatrice delle tradizioni della cultura tedesca. Simmel nel corso della carriera accademica, pur tra le tante difficoltà incontrate, non considera mai l’idea di non proseguire la strada universitaria. La decisione di Simmel di rimanere nell’ambito di studio e di ricerca delle università tedesche, si può giustificare con il forte legame che l’Autore ha con il mondo dell’insegnamento, nel considerare la propria attività filosofica una vera “professione-vocazione”, un Beruf che non è possibile concepire separatamente dall’istituzione universitaria. Da questa introduzione esce un quadro complesso dell’Autore, il quale ci appare come una nebulosa di cui da una trentina d’anni si è tornato a parlare nelle accademie europee ed anglosassoni, se ne parla tanto, ma in nessun’analisi critica del Nostro troveremo esaltate doti di facilità di lettura, di comprensione, anche a causa dell’uso che seppe fare della lingua tedesca. Tutto ciò rappresenta un grave rischio per coloro che vogliono avvicendarsi nel lavoro e nella produzione di Simmel, si rischia di andare avanti per intuizioni e per sentito dire, scrivendo poi più per quello che noi interpretiamo che per ciò che poteva essere il suo reale pensiero.

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Silvia Fornari xviii Per Alessandro Dal Lago, uno degli interpreti del pensiero simmeliano nel panorama italiano, si rischia di definire Simmel in tanti modi, senza realmente averne la certezza. Diventa così il sociologo di mille diverse correnti, filosofo au passant, flâneur, bricouleur, sociologo, storico, educatore e tanto altro si riesca ad estrapolare dai suoi scritti, etichette date spesso con un forte connotato negativo. Scrivere di un intellettuale di questa risma si rischia di fargli dire cose che non intendeva esprimere, o di rivestirlo con una veste non propria, così come non è possibile inserire il suo pensiero all’interno di rigidi schematismi, poiché proprio dall’inflessibilità schematica del mondo accademico tedesco di fine Ottocento, Simmel si stava allontanando. Nei lavori principali Philosophie des Geldes (1900), Soziologie (1908) e nella produzione saggistica, si evidenziano le caratteristiche stilistiche e costruttive tipiche della scrittura simmeliana. I testi sono distinti dalla possibilità di espandere, di ramificare ed esplorare in profondità le tematiche esposte. Simmel parte da un nucleo centrale che rappresenta il tema di base, una questione generale dalla quale si diramano gli aspetti più particolari che rappresentano di per se argomentazioni e trattati complessi che riescono a vivere anche di luce propria, testimoniato dalla vasta bibliografia personale. La caratteristica di base resta la costruzione del suo pensiero come struttura reticolare, definita da un nucleo centrale, da cui si diramano i fili della rete, i sotto argomenti che determinano la fitta rete delle sue trattazioni. Si sviluppa così un complesso lavoro, articolato in modo da risultare vivo ed autonomo in ogni singola ramificazione, tale da potersi ulteriormente sviluppare e dare origine ad un altro testo, come del resto lo stesso fece. Questo schema metodologico si è evidenziato nell’approfondimento dello studio della produzione simmeliana, in cui si evidenzia il superamento della cultura positivistica ottocentesca ed

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Introduzione xix il desiderio di avvicinarsi a nuove correnti di pensiero. Simmel si riconosce nella filosofia relativista e soprattutto nelle concezioni filosofiche della vita, correnti di pensiero che non trovano grandi sostenitori nel mondo accademico. Il tempo di riferimento è scomposto nella capacità di tenere uniti gli argomenti da lui esaminati. Una ramificazione d’idee che hanno la necessita di svilupparsi, ma anche di stabilire e mantenere saldo il punto vitale, centrale, il nucleo della ricerca. I nodi della rete rappresentano le spiegazioni dei legami, e nello stesso tempo ciò non determina la possibilità di chiudere l’argomento ma, di allargare ed approfondire lo studio. Nelle opere di Simmel non troviamo il punto finale, non è possibile affermare che il lavoro si conclude con quanto esposto, esiste sempre la possibilità di riagganciarsi ad altre idee, di continuare ad entrare in un vortice di passaggi mentali, in cui la rete n’è la rappresentazione più esemplificativa. Si realizza uno studio in cui nessuna idea rimane disgregata e chiusa rispetto a quanto sviluppato nei precedenti lavori, una mente aperta segno di uno sviluppo neuronale che supera gli schematismi razionali classici, influenzato dai nuovi studi sulla psiche umana, la «rottura epistemologica dell’io» filtra nei suoi pensieri, si rintraccia in tutti gli scritti, tanto da rendere difficile il lavoro di registrazione ed analisi della complessità del pensiero simmeliano. Il metodo di Simmel è innovativo rispetto alle definizioni formali e dei metodi di dimostrazione usati a quel tempo dagli altri studiosi. Simmel scrive in I problemi fondamentali della filosofia: «Tra gli innumerevoli fili che formano la testura della realtà e il cui complesso dà al filosofo il suo caratteristico problema, la forma determinata del suo tipo spirituale gliene fa trascegliere uno; egli lo interpreta come quello che connette il tutto e da cui tutti gli altri derivano, egli lo segue, per quanto esso appaia alla superficie solo frammentariamente e spesso avvolto in altri, come l’unico che si continui per tutto l’intrec-

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Silvia Fornari xx cio, e lo intesse, oltre la relativa misura della sua manifestazione finita, nell’infinito e nell’assoluto»2. Alessandro Cavalli parla di Simmel come di colui che ha proposto una sociologia dai confini aperti e mobili verso la filosofia, la storia e la psicologia, basata sull’analisi micro e macro delle relazioni sociali3. Vorrei però precisare: mio intendimento con questa ricerca è di spaziare nel mondo delle idee di Simmel, rintracciare nel suo pensiero, i tratti che hanno portato al riconoscimento del valore e della spiccata personalità nel nostro Paese, a partire dalle prime traduzioni delle opere simmeliane da parte del filosofo italiano Antonio Banfi e successivamente di altri esponenti della filosofia e della sociologia italiana. Per le ragioni che ho cercato fin qui di delineare mi sembra opportuno esplicitare quali argomenti sono stati da me approfonditi nel presente lavoro e di quelli che sono gli obiettivi per il proseguo del mio lavoro di studio sull’Autore tedesco: 1. Il primo capitolo, è dedicato all’analisi storica e della realtà politico-sociale che caratterizza i sessant’anni di vita dello studioso tedesco, per riuscire ad inquadrare il pensiero e le influenze che distinguono le scelte filosofiche di Simmel. Nel capitolo, suddiviso in quattro parti, si distinguono le diverse fasi delle opere simmeliane, per comprendere in maniera puntuale la distinzione tra coloro che stimano le opere ed il pensiero di Simmel, da coloro che dichiarano il loro distacco dalle conclusioni dell’Autore. L’attenzione riservata al capitolo si è resa necessaria poiché nella grande produzione critica prodotta dalla critica simmeliana, molto spesso si evidenziano delle profonde divergenze sull’interpretazione delle scelte fatte da Simmel nel corso della vita e della produzione scientifica. 2. Nel secondo capitolo, si entra nel vivo della trattazione esponendo il pensiero e le macro tematiche simmeliane dalla cor-

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Introduzione xxi rente filosofica di cui Simmel è il principale esponente la “Filosofia della vita”. La difficoltà di comprensione di questa linea filosofica si evidenzia anche nell’analisi dei saggi dedicati all’argomento dai più importanti studiosi simmeliani. Il pensiero filosofico, che caratterizza questa terza parte della vita di Simmel, è l’aspetto che con minore forza si rintraccia nella seppur vasta produzione critica straniera ed italiana. Se l’aspetto filosofico specifico della “filosofia della vita” è trascurato dai critici, Simmel rimane un interprete importante della sociologia classica, con forti riferimenti filosofici, che si realizzano in una linea trasversale che attraversa tutta la sua vasta produzione scientifica. 3. Il terzo capitolo ha come obiettivo principale di spiegare e presentare al pubblico una nuova interpretazione del pensiero simmeliano, approfondendo poi la lettura italiana ed americana dell’Autore, concludendo con una panoramica sui maggiori interpreti del pensiero simmeliano italiano contemporaneo. Nella vasta produzione dell’Autore tedesco forti sono i riferimenti ad un concetto già presentato, quello delle reti, che come esposto rende viva tutte le trattazioni simmeliane. Fanno parte di quest’analisi due concetti fondamentali del pensiero sociologico e filosofico dell’Autore. Il primo termine è Wechselwirkung, tradotto nel significato di «effetto di reciprocità» nel senso di co-appartenenza, che insieme al secondo termine Vergesellschaftung «associazioni-sociazioni», rappresentano le categorie relazionali alla base delle sue ricerche filosofiche e sociologiche. Da queste categorie si è originato un indirizzo metodologico che trent’anni dopo determina la nascita di nuove correnti d’indagine sociologica. Si ricordano tra le altre: la “sociologia della vita quotidiana”, la “sociologia dell’interazione” di George Herbert Mead, la teoria del ruolo e dei gruppi di riferimento, individuata da Robert K. Merton. Simmel, cambia il punto di vista sulla società: l’oggetto al centro dell’interesse non

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Silvia Fornari xxii è più lo stato, ma gli individui che compongono la società. La socievolezza, insieme con altre tematiche, come la civetteria, la moda, la conversazione, gli epistolari, sono argomenti tacciati di frivolezza, fondamentali per la comprensione dei processi di socializzazione ed interazione sociale. Simmel non parla di rete, concetto entrato nell’uso ormai quotidiano del nostro fine secolo, nelle nostre più comuni forme di comunicazione, dalle più semplici a quelle dotate di alti livelli tecnologici, primo fra tutte internet, sino all’uso delle network analysis inserite nelle terapie sociali, per capire i legami che si creano sin dai rapporti di tipo primario che si vanno a stabilire nell’ambito ristretto della famiglia, sino alle cerchie più ampie di tipo secondario, delle reti amicali, reti lavorative, reti del tempo libero e di tutti gli ambiti relazionali, determinati dal nostro grado più o meno ampio di interazione con gli altri soggetti. Si è andati così ad accennare brevemente com’è possibile il legame di Simmel, all’interno di una metodologia d’indagine della società, un modo determinato dalla complicazione degli scambi tra i soggetti, dallo studio delle nostre reti relazionali caratterizzate da legami di tipo primario e secondario, che si evolvono nella differenziazione sociale attraverso una fitta rete di relazioni esterne, dalle quali possiamo capire il tipo di soggetti e da quali caratteristiche sono determinati. Il gruppo, l’analisi degli aspetti particolari e sino allora mai analizzati, come la sessualità, le problematiche femminili e lo stesso interesse per i processi educativi, fanno di Simmel un autore da cui è possibile partire per avere una visione approfondita ed importante della realtà nella quale nasce e si sviluppa la sociologia e soprattutto evidenziare l’interesse verso argomenti che oggi rappresentato un aspetto fondamentale della vita relazionale e comportamentale. Individuate le caratteristiche peculiari che ruotano intorno alla figura di Simmel, il presente lavoro si propone di verificare

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Introduzione xxiii se quanto sopra esposto trova una verifica del rifiuto da parte dell’Autore del metodo d’indagine positivistico e delle metodologie proposte dai suoi colleghi dell’Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik, rigettando ogni norma che voleva con assolutezza definirsi rigoroso. Simmel è a favore di una ricerca intesa a seguire «gli innumerevoli fili che formano la testura della realtà».

Note 1

Georg Simmel nasce a Berlino nel 1858 e muore a Strasburgo nel 1918. 2 G. Simmel, I problemi fondamentali della filosofia, Valecchi, Firenze 1972, pp. 55-56. 3 A. Cavalli, “Presentazione”, in “Annali di Sociologia”, 8/1992II, Università degli Studi di Trento, 1994, p. 9.

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GEORG SIMMEL

CAPITOLO I GEORG SIMMEL: LA SITUAZIONE POLITICA, LA VITA, I CIRCOLI CULTURALI

1. La situazione politica e culturale in Germania nel periodo 1858-1918

Rileggendo con attenzione i tratti che hanno caratterizzato la modernità1 e la fine del Novecento, non è difficile accorgersi che molte sono le analogie che legano tale periodo alla fine del secolo precedente, l’Ottocento, analogie utili per comprendere la realtà politica e sociale in cui si trovò a vivere Georg Simmel. Per spiegare le grandi trasformazioni avvenute in questi ultimi secoli, si è pensato di introdurre nuovi termini, tra i quali quello che maggiormente ci ricorda questi passaggi è proprio il concetto di “modernità”. Quale spiegazione è possibile dare della modernità? Quando nasce? Chi sono gli ideatori e sostenitori della modernità? Una definizione della modernità condivisa si basa sul fatto che essa sarebbe caratterizzata da processi costanti di cambiamento. In questo senso, la modernità coinciderebbe con il cambiamento, ossia con la trasformazione di ciò che è passato: «L’esperienza nella modernità è esperienza nel – e del – cambiamento perpetuo»2. Da un punto di vista strettamente storico, si deve dire che il concetto di modernità entra nell’uso comune dopo le rivoluzio-

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Silvia Fornari 2 ni che attraversano l’Europa e l’America nel corso del Settecento: «(…) fu l’affermazione secondo cui l’uomo è ciò che fa, e dunque deve esistere una corrispondenza sempre più stretta tra la produzione, resa più efficace dalla scienza, dalla tecnologia o dall’amministrazione (…)»3. Del resto la nascita della sociologia come scienza si lega alla trasformazione della società, nella quale si evidenziano le caratteristiche stesse della modernità: «(…) l’organizzazione della società regolata dalla legge e la vita personale, mossa dall’interesse ma anche dalla volontà di liberarsi da tutte le costrizioni»4. Detto altrimenti, si tratta di una società in cui le leggi, le scienze economiche, storiche e filosofiche, perdono il senso della realtà precedentemente conquista e, con essa, perdono la capacità di trovare un’adeguata corrispondenza tra l’uomo e i fenomeni legati alla produzione. Le leggi del mercato, le leggi storiche e ancor più le idee sull’uomo non sono più in grado di dare risposte adeguate ai mutamenti della realtà sociale, non riuscendo a risolvere le problematiche emerse dopo la rivoluzione industriale5. La nascita della grande industria moderna, avvenuta in Gran Bretagna nel decennio 1780-1790 si era poi diffusa negli altri Paesi europei, consolidandosi nell’Ottocento. Alla base del suo sviluppo v’è una contraddizione solo apparente: essa, infatti, sarà la matrice stessa della Rivoluzione Industriale. Il capitalismo agrario ed il capitalismo mercantile avevano creato le premesse per una trasformazione generale dell’economia, fondamentale per la nascita delle industrie. Tra i molteplici fattori che contribuirono alla realizzazione di questa trasformazione, si deve ricordare la trasformazione dell’industria agraria, che si aprì verso nuovi mercati, lo sviluppo delle tecniche e delle scienze, che incentivarono la creazione di nuove macchine tessili e nuovi metodi per il reperimento di energie per il lavoro, il colonialismo, le lotte politiche della borghesia dopo la presa di coscienza della sua condizione di classe.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 3 La spiegazione della nascita del processo industriale in Gran Bretagna, è spiegata attraverso l’assunzione di punti di vista assai diversi tra loro. Karl Marx (1818-1883) e Max Weber (18641920), soprattutto, dedicarono analisi molto approfondite al problema in questione, evidenziandone alcuni aspetti centrali. Alcuni di questi aspetti, sarebbero le consistenti conquiste realizzate dal capitalismo industriale e l’estromissione della classe nobiliare dalla direzione statale verificatasi dopo le rivoluzioni del secolo precedente. Proprio queste rivoluzioni avevano trasformato i privilegi di classe ed avevano determinato, a detta di Weber, un cambio di mentalità, influenzato dai valori religiosi del calvinismo. Non va peraltro dimenticato, che la Gran Bretagna deteneva il controllo delle colonie, ricche di materie prime, fondamentali per la produzione di merci su larga scala (si pensi al costo del cotone). La borghesia viene in ogni caso riconosciuta come la classe artefice della trasformazione industriale, stante che lo stesso mondo industriale aveva bisogno di una classe politica che n’assecondasse i progetti d’espansione economica realizzando una legislazione a favore dello stesso mondo borghese6. Per realizzare questa completa trasformazione, che investì tutti i settori umani e portò a compimento l’affermazione del sistema capitalistico, occorrerà così che la classe borghese, promotrice di questo cambiamento, raggiunga il centro del potere politico e le lotte, le iniziative del XVIII e XIX secolo si caratterizzano al fine del raggiungimento di quest’obiettivo. In questo contesto, si assiste all’inevitabile passaggio da una società patriarcale, rurale, rigida nei suoi schemi sociali, ad una società industriale, in cui l’uomo lasciato il lavoro nei campi, deve imparare a lavorare alla catena di montaggio dell’industria moderna, sapendo conciliare lavoro e ruolo nella famiglia. A questo livello, molto si è modificato: si sono modificati soprattutto i canoni di riferimento e gli strumenti per la gestione della sua esistenza.

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Silvia Fornari 4 Se la vita nella società rurale è scandita da ritmi naturali, dall’alternarsi del giorno e della notte, dai cicli lavorativi stagionali, in cui la ricchezza del raccolto dipende dal bagaglio di conoscenze acquisite nell’ascoltare e vedere lavorare i propri familiari e dalla magnanimità della natura, la società industriale scandisce invece la giornata dell’uomo in base ai turni di lavoro, dall’orario di entrata e di uscita dalla fabbrica; il suo sapere diventa sempre più specifico e legato ad un processo di scolarizzazione obbligatorio, per apprendere le nozioni fondamentali del leggere e dello scrivere: «La ragione anima la scienza e le sue applicazioni; inoltre comanda l’adattamento alla vita sociale ai bisogni individuali o collettivi; infine, sostituisce all’arbitrio e alla violenza lo stato di diritto e il mercato. L’umanità, agendo secondo le sue leggi, procede contemporaneamente verso l’abbondanza, la libertà e la felicità»7. Non per niente i primi sociologi, o meglio coloro che per primi si sono posti le domande sulla società moderna, sono essi stessi figli del positivismo, i quali vivono nell’epoca dell’esaltazione della ragione e della razionalità. Al centro della loro riflessione è posta la tecnica. Gli stessi effetti dell’innovazione tecnologica determinano una vera e propria rivoluzione ideologica di cui l’uomo è l’artefice principale. Un cambiamento, voluto per riuscire a trovare una felicità che riesca a far dimenticare la violenza e le difficoltà che sino a quel momento l’uomo aveva ripetutamente subito. Da un punto di vista strettamente politico, l’Ottocento europeo si apre facendo passi indietro rispetto alle radicali trasformazioni che si erano presentate sullo scenario settecentesco. Si pensi alla Rivoluzione Industriale Inglese, alla Rivoluzione Americana, che trovano un loro profondo riferimento nella Rivoluzione Francese. Un evento che ha radicalmente trasformato la società francese e messo chiaramente in luce in tutta Europa la nuova struttura sociale e la necessità di apportare delle radi-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 5 cali modifiche nella stessa realtà sociale. La Rivoluzione Francese, nelle sue fasi conclusive non è riuscita a gestire completamente il radicale movimento politico ed ideologico, tanto che nel 1815 con le decisioni assunte nel Congresso di Vienna si giunge alla Restaurazione. Il crollo dell’Impero Napoleonico comportò il ritorno al potere dei vecchi sovrani. La parola d’ordine è ripristinare le condizioni esistenti prima del 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia a Parigi e data in cui i francesi festeggiano lo scoppio della Rivoluzione Francese. A Vienna i vecchi sovrani s’incontrano per ricreare le antiche alleanze politiche tra le grandi potenze, reprimere le forze rivoluzionarie, diffondere un forte sentimento antigiacobino nelle classi superiori, nel tentativo, appunto di ristabilire i vecchi equilibri nella società. Il potere politico, che torna sotto lo stretto controllo delle forze conservatrici e dell’ancien régime, è coadiuvato anche da una cultura romantica e da un sentimento teocratico che vede nella subordinazione delle monarchie alla chiesa la garanzia per il mantenimento dell’ordine restaurato e per il superamento dei contrasti con i fautori della religione protestante. I sostenitori del romanticismo vedono nella restaurazione assolutistica la possibilità di riprendere gli antichi valori religiosi, morali e civili. Allo stesso tempo si criticano aspramente i mutamenti iniziati con lo sviluppo dell’industrializzazione, gli sconvolgimenti indotti nella società, che modificano radicalmente i rapporti sociali e di costume. La critica e il rifiuto del processo industriale parte anche dalle denunce delle condizioni di vita in cui questa nuova classe urbana è costretta a vivere, esaltando l’antico mondo economico e culturale dell’equilibrata società patriarcale, in cui il grande proprietario terriero o il signore feudale assicura lavoro, serenità ed una vita rispettosa dei loro fondamentali diritti. Se la cultura del romanticismo sembra attenuare il rigore del

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Silvia Fornari 6 ritorno ai vecchi regimi monarchici, nondimeno il contrasto con la realtà di questo nostalgico modo di vedere le cose è sempre più evidente. Il fermento culturale, ideologico, innescato dalla nascita dell’industria moderna e dalla rivoluzione francese, non poteva, infatti, essere messo da parte. In nessun’altra epoca si era, in effetti, assistito a trasformazioni sociali così rapide e profonde, trasformazioni irreversibili, che non potevano, appunto, essere cancellate. L’uomo si era nel frattempo, impossessato del messaggio di libertà, di uguaglianza e di fraternità, frutto dei valori rivoluzionari. L’azione era rivolta alla costituzione di una società nuova in grado di risolvere le forti contraddizioni evidenziate dallo stesso movimento reazionario. Il periodo che va dal 1815 alla metà del secolo è caratterizzato da una febbre rivoluzionaria, che contagia anche i borghesi più moderati. Lo stesso fermento romantico, medievalizzante, spinse verso un ritorno al passato, sebbene venne ben presto sostituito da un romanticismo ribelle, frutto del pensiero di uomini in lotta contro la chiusura ideologica della restaurazione, (tanto da incontrarsi ben presto con i movimenti di opposizione politica). Si trattò di una ripresa del pensiero politico liberale, riflessione che alla fine dell’epoca illuministica caratterizzò i fermenti culturali. Il riferimento ai lumi, alla ragione, alla passione per l’intelligenza e la riscoperta delle potenzialità umane spostò l’interesse verso l’uomo, quale artefice della propria realtà. In questo senso l’uomo “illuminato” avverte il bisogno di una struttura politica, economica e sociale che condivida gli stessi scopi. Scoperte queste possibilità, l’uomo non può certamente tornare indietro, dimenticando tutto e rimanendo soggiogato a una struttura politica e sociale che allontana da sé ogni interesse per le principali necessità e per i bisogni dell’uomo moderno. Ciò che le menti pensano e realizzano non si può considerare come un movimento culturale ormai sorpassato, solo perché scon-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 7 fitto dalle forze politiche reazionarie. L’uomo assapora il concetto di libertà, di possibilità, di felicità, di capacità di costruire una società in cui essere parte integrate dell’amministrazione politica ed economica, e non già un soggetto passivo escluso dalle decisioni che riguardano il suo essere soggetto sociale. Si evidenzia chiaramente un cambiamento nella scala sociale: la realtà sociale non è più composta solo dal clero e dalla nobiltà; nasce anche un terzo stato, la borghesia, che produce ricchezza grazie alle proprie capacità, all’intuizione e alle potenzialità insite nel suo essere, ed un quarto stato rappresentato dalla classe proletaria dei lavoratori. La borghesia rappresenta una parte importante della società all’inizio dell’Ottocento. Essa sente sempre più la presenza di un nuovo mondo oltre l’Europa, le Americhe, e in ciò sta il primo esempio nel superamento dello stato monarchico assolutistico8, il quale dà luogo ad una grande nazione unita in una confederazione di Stati liberi. I movimenti ideologici che generano questa nuova forma politica sono giunti dall’Europa. Sono filosofi come Jean Bodin (1530-1596), Thomas Hobbes (15881679), John Locke (1632-1704), Baruch Spinoza (1632-1677)9, autori francesi ed inglesi, che hanno posto le basi per la nascita dello stato di diritto, per una nuova concezione politica. Soprattutto a partire dalla seconda metà del Seicento, con Hobbes, Locke e Spinoza si afferma il primato della ragione, contraria a qualsiasi forma di autorità. La ragione diviene l’unico criterio di giudizio in tutti i campi dell’umano agire e di conseguenza, anche nella politica, la ragione diviene l’elemento in grado di fornire alla società le regole per l’organizzazione e la regolazione della vita sociale degli individui10. L’uomo moderno è spinto dal desiderio di cambiare, modificare radicalmente la sua vita, mettere da parte le sue vecchie concezioni e sostituirle con idee nuove, con progetti che non solo mettano in discussione il passato, ma che radicalmente

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Silvia Fornari 8 dimentichino ciò che si è realizzato e pensato prima della rivoluzione. Si tratta di un cambiamento radicale, di critica a tutto ciò che rappresenta l’idea di vecchio, passato. Si esalta la ragione, la razionalità umana come base fondamentale per la realizzazione di un mondo migliore, di una società nuova, in cui l’estrema fiducia nella razionalità riesce a produrre uomini nuovi, idee nuove e soprattutto uno stato di diritto. La modernità apre le sue porte ad un estremo sentimento di positività nei riguardi di un uomo in grado di allontanare da sé ogni legame con coscienze e idee del passato e di proiettarsi verso il nuovo. Non a caso questa corrente filosofica prende il nome di Positivismo. L’uomo razionale, moderno è alla ricerca di risposte che ha cercato, secondo alcuni autori, fin dall’epoca risorgimentale, giungendo sino alla Rivoluzione Francese. Tra i sostenitori di questa teoria troviamo Werner Sombart (1863-1941), che, attraverso le pagine del Il capitalismo moderno11, sostiene l’ipotesi che lo spirito e la spinta dell’uomo verso il capitalismo nasca nei mercati e nelle sfide economiche tra le città del Rinascimento italiano, Firenze, Milano, ecc., con l’abbattimento di forme di controllo sociale e politico, attraverso l’esaltazione del profitto e dei mercati. Egli scrive: «Audace, fresco, provocante, disinvolto, ma anche avventuroso, pieno di illusioni e pregiudizi, completamente irrazionale: ecco come si presenta nella storia il nuovo soggetto economico, da cui si svilupperà l’imprenditore capitalista. Avventurieri di commercio o commercianti avventurosi (merchants adventurers) vennero chiamati significativamente coloro che abbandonarono le solite strade tracciate dal Medio Evo ed imboccarono nuove vie di guadagno. (…) Si tratta soprattutto di spirito d’avventura che si manifesta in quegli imprenditori del XVII e XVIII secolo, progettisti e speculatori che pullulano in tutti i paesi»12. Il pensiero di Sombart identifica il capitalismo con l’impul-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 9 so di acquisire ricchezze; il commercio nei traffici medievali rappresenta la rinascita dell’attività economica, in cui si riscontrano i primi caratteri essenziali del capitalismo. Max Weber conosce il pensiero di Sombart ed apprezza la sua opera principale che definisce un “bel capolavoro”. Weber, tuttavia, gli rivolge anche una duplice critica, ossia l’aver sottovalutato l’organizzazione razionale del lavoro, e l’aver preso in considerazione aspetti esistenti nello sviluppo del capitalista, ma si tratta di fattori secondari rispetto allo sviluppo che questi ebbero in tutto il mondo. Per questo nell’introduzione L’etica protestante e lo spirito del capitalismo13, così scrive: «In tutto il mondo c’è stato l’imprenditore di questo tipo: il personaggio dell’avventuriero capitalistico (…) le prospettive di questi imprenditori avevano fondamentalmente un carattere meramente speculativo-irrazionale, oppure erano orientate secondo lo scopo di guadagnare con l’uso della violenza, soprattutto con l’attività predatoria: preda immediata guerresca, o preda cronica fiscale (spennare i sudditi)»14. In quest’opera, come in altri saggi precedenti e nelle opere citate in nota, Weber vuole dimostrare attraverso una metodologia di tipo storico, come il capitalismo moderno sia nato in occidente grazie ad una nuova mentalità economica: «(…) nessi che sussistono fra l’ethos dell’economia moderna e l’etica razionale del protestantesimo ascetico»15. E poi vuole mostrare anche come questa mentalità economica sia condizionata dai contenuti di una fede religiosa: «(…) l’Occidente conosce, nell’età moderna, anche una specie di capitalismo del tutto diverso, e che non si è sviluppato in alcun’altra parte della terra: l’organizzazione capitalistica razionale del lavoro (formalmente) libero»16. Qui siamo di fronte ad una visione della nascita del capitalismo moderno che lo vede originarsi dalla razionalità umana, trasformando radicalmente il concetto di mercato. In nota, We-

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Silvia Fornari 10 ber critica anche l’opera di Georg Simmel, Philosophie des Geldes17, poiché l’economia monetaria viene fatta equivalere da quest’ultimo al capitalismo, a discapito della sua stessa esposizione oggettiva18. Mentre Sombart rintraccia questo sentimento in un tempo lontano, evidenziando l’influsso positivo della religione cattolica, Weber privilegia la spinta ad agire, “un’ascesi mondana”, un Beruf19 che guida le sue azioni, in cui l’uomo seguace della religione Calvinista20 diventa il principale artefice della trasformazione economica: «(…) Beruf trova dunque espressione quel dogma centrale di tutte le chiese protestanti che respinge la distinzione cattolica degli imperativi morali in praecepta e consilia secondo cui l’unico modo di essere graditi a Dio non sta nel sorpassare la moralità intramondana con l’ascesi monacale, ma consiste esclusivamente nell’adempiere ai doveri intramondani, quali risultano dalla posizione occupata dall’individuo nella vita, ossia dalla sua professione, che appunto perciò diventa la sua “vocazione”»21. A tutt’oggi molte sono le opere a carattere socio-politico che analizzano la nascita e lo sviluppo di un vero e proprio “spirito” ideologico, per giustificare la nascita del movimento capitalistico22. La modernità inizia il suo cammino quando l’uomo riesce a dimostrare il suo valore in tutti i campi dell’agire. Egli riesce a completare la sua formazione umana non solo attraverso i dogmi ecclesiastici, ma soprattutto prendendo coscienza della sua capacità di esplorare un mondo ancora in gran parte inesplorato. Un lungo cammino in cui l’uscita dal Medio Evo ha posto le basi per la comprensione della sua capacità raziocinante, delle potenzialità insite nella sua ragione. Non si deve però dimenticare che il cammino lungo questi secoli (dal ’500 al ’700) è irto di ostacoli. Il passaggio si è caratterizzato di grandi eventi artistici, culturali, scientifici, geografici, ma è anche funestato da terribili guerre, che accrescono la

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 11 sofferenza degli uomini e delle donne. L’uomo con le sue doti personali di grande inventore è costretto a ripensare in altri termini a queste potenzialità, in grado di costruire grandi opere, ma anche capace di creare all’opposto terribili armi di morte. Il concetto di modernità espresso dall’epoca positivistica si è avvalso di una estrema fiducia nella razionalità umana che deve, più avanti, fare i conti con le tante contraddizioni e i lati oscuri di questa estrema fiducia nella razionalità umana. Si tratta di una problematica che non investe solo i nuovi studiosi della società, ma anche i filosofi e gli psicologici. Questi ultimi, secondo altre angolature si rivolgono all’acquisizione di nuovi stimoli per comprendere appieno le difficoltà che investono l’uomo moderno. Lo stesso concetto di “rivoluzione” alla fine del settecento acquista il valore di progresso, di crescita verso nuove conquiste, un ideale positivo, figlio dell’ideologia illuministica. Georg Simmel è riconosciuto come uno dei più importanti interpreti della modernità, che in prima persona vive gli eventi culturali e sociali della modernità. Nato e vissuto gran parte della sua vita a Berlino, assiste alla completa trasformazione di questa città, che in pochi anni da importante centro culturale e politico tedesco, acquista i caratteri della “metropoli”, con tutte le sue implicazioni, positive e negative. In un saggio, La metropoli e la vita mentale23, Simmel spiega la metropoli e le trasformazioni del vivere nella modernità. Egli, attraverso l’analisi della disintegrazione della gestualità tradizionale, del modo e dei tempi in cui nell’agire tradizionale si realizzava, individua il moderno, nell’attenzione ai frammenti di vita quotidiana: «Noi siamo tutti frammenti non soltanto dell’uomo in generale, ma anche di noi stessi (…) siamo abbozzi anche di quella individualità e unicità di noi stessi – non siamo denominabili in linea di principio (…)»24. Nell’analisi della modernità di Simmel è posto sia l’aspetto positivo, della possibilità dell’uomo di poter in piena libertà e

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Silvia Fornari 12 nei propri spazi sperimentare, per aprire al singolo individuo nuove possibilità di crescita e potenziamento, sia l’aspetto negativo della crisi. Ma come ci fa notare Paolo Jedlowski, la crisi è sostanzialmente una componente della modernità, il suo continuo mutare genera crisi «(…) il mutamento in se stesso è il suo principio»25. Come osserva lo studioso del pensiero simmeliano, Gianfranco Poggi, Simmel è consapevole e nutre dei dubbi verso alcune tendenze della modernità. Si pensi all’impoverimento nell’espressione dei sentimenti, all’allentamento del senso di appartenenza sociale, oltre al distacco dai valori tradizionali in grado di creare la continuità con il proprio passato e di vivere in un eterno presente26. Simmel è considerato un fautore della modernità, ma anche un critico, un pessimista, per il quale la modernità presenta dei tratti minacciosi, un pensiero espresso da molti intellettuali tedeschi dell’epoca. Per Poggi si tratta piuttosto della “perplessità” di Simmel, più che una vera “avversione” nei confronti della modernità, in cui i fattori che intervengono si possono sintetizzare in: 1. la modernità come epifania; 2. come luogo del massiccio impatto di un’economia monetaria avanzata; 3. come contesto esposto al fenomeno dell’alienazione27. Nel primo risiede la positività dell’evento, nei successivi si evidenzia la perplessità simmeliana. Tale lettura è tratta in specifico dall’analisi della Filosofia del denaro, in cui non appare mai un netto rifiuto della modernità, che invece caratterizza gran parte degli intellettuali tedeschi di fine secolo. L’aspetto più interessante è rivestito dalla considerazione della modernità come epifania, in cui il soggetto e l’oggetto riescono appieno ad esprimere la loro manifestazione. In questo passaggio la rivelazione

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 13 della modernità è data dall’interazione, dall’effetto di reciprocità (Wechselwirkung), come matrice essenziale della realtà28. Simmel è considerato un autore frammentario, irrequieto nell’esposizione delle sue posizioni anche in relazione alla sua visione della modernità, in cui evidenzia la possibilità di poter realizzare una doppia interpretazione della realtà circostante. Dal suo punto di vista è possibile dare un’interpretazione soggettiva, individualistica dei problemi, sostenendo tesi differenti all’interno della stessa analisi. Viene meno, così la concezione totale e definitiva delle scienze premoderne, dove solo una verità poteva giustificare la realtà circostante. L’esperienza stessa della modernità porta alla discontinuità tra la memoria strumentale e la memoria involontaria all’interno dell’esperienza del singolo individuo. Essa è presente tra i vissuti individuali e i contenuti della tradizione; e ciò che determina la mancata coniugazione delle due parti, rappresenta la stessa difficoltà di appropriazione del proprio passato29. Una visione positiva della modernità che non tralascia gli aspetti negativi determinati da una parte della società non in grado di consolidare le proprie conoscenze sotto l’influenza le lusinghe della struttura societaria moderna. Parte del pessimismo simmeliano è frutto dell’influenza del pensiero di Nietzsche, ripreso ampiamente nell’ultima fase delle sue ricerche sino all’esposizione di una propria visione della Lebensphilosophie (Filosofia della vita)30.

Analisi storica della realtà politica ed economica della Germania dal 1858 al 1918 La sociologia in Germania nasce sotto l’influenza di una realtà politica e sociale che prende il nome del sovrano che regna nel Paese in quegli anni, Guglielmo I di Prussia. L’età Guglielmina va dal 1860 al 1890, attraverso un percorso molto distinto

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Silvia Fornari 14 nei suoi caratteri di fondo rispetto agli altri paesi europei, per la presenza al loro interno di una particolare élite culturale31. La storia del popolo tedesco di questo periodo si lega allo sviluppo della classe borghese, la quale, a sua volta, è tenacemente unita al concetto di stato e di nazione. La terminologia si caratterizza così con termini come Bildungsbürgentum (borghesia d’educazione) e Staatsbürgertum (borghesia di stato), che si sviluppano insieme al diffondersi del pensiero luterano, il quale affermava la praticità di spirito e la legittimazione dell’azione spirituale dell’uomo stesso32. Esistono poi alcune categorie, che non troviamo in altri stati, come la categoria dell’establishment (gruppo) accademico tedesco, categoria sociale che incide fortemente nella fase successiva di sviluppo della sociologia in Germania, rispetto alle categorie sociali degli altri Paesi nei quali, pure, stava nascendo la sociologia. Avere una visione del clima sociale e politico in cui nasce e lavora il Nostro è importante per comprendere le motivazioni fondamentali che caratterizzano il suo lavoro ed il suo pensiero, in un Paese dove il tema dominante è l’autoriflessione sull’arretratezza politico-sociale, rispetto agli altri Paesi occidentali. Il processo così innestato porta ad un’accelerazione dei tempi per superare il divario, spinti dalla paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi programmati. Quest’atteggiamento produce un’esasperazione dello sviluppo sociale ed economico della Germania per raggiungere l’obiettivo di divenire una potenza industriale. Simmel non si fa interprete direttamente di questo sentimento. Egli piuttosto è un attento osservatore della realtà del suo Paese, ma non partecipa mai attivamente alle dispute politiche del tempo. Dai suoi lavori più importanti si evince la sua visione delle condizioni di vita e lavoro del suo Paese, ma diversamente dai sui colleghi e amici, Max Weber, Werner Sombart e Ferdinand Tönnies (1855-1936), i cui padri sono tutti membri della

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 15 Dieta prussiana e fautori dei cambiamenti politici e sociali del paese, del Verein für Sozialpolitik, non vive direttamente la realtà politica di coloro che fanno la storia della Germania. Guardando la cosa da un punto di vista più strettamente storico, si può dire che la storia contemporanea della Germania si lega, come anche per altri paesi del continente europeo, ai moti rivoluzionari del 1848, che in tutta Europa insorgono per sedare la minaccia dell’instabilità dell’ordine sociale e politico, che stava originandosi per mano della nuova classe sociale dei lavoratori delle industrie. Tra il 1815 e il 1848 le trasformazioni sociali determinate dalla trasformazione dell’agricoltura, iniziata nell’Europa occidentale dal Settecento, mettono in moto una serie di progressivi e radicali cambiamenti a ritmi sostenuti, tali da sopprimere i limiti al diritto assoluto di proprietà e di conseguenza al commercio della terra. Ci si avvicina all’eliminazione del monopolio fondiario feudale ed ecclesiastico, per dividere poi le terre comuni tra borghesi o persone in possesso di capitali e capacità di accrescimento dei beni in possesso. Il rapporto tra il nuovo proprietario dalla terra (il borghese) ed il nobile si modifica, si supera la condizione feudale del terreno, si modifica la relazione lavorativa tra i propri contadini e i sistemi di produzione. Il fine del nuovo proprietario risiede nell’accrescimento del guadagno che quella terra può realizzare. In seguito all’intervento della classe borghese, anche in campo politico, è possibile liquidare totalmente i residui feudali, abolendo gli ultimi diritti di pascolo e di semina, privatizzando le terre demaniali in favore di chi già possedeva parte di queste terre. Questo modello, originatosi in Inghilterra, riesce in breve tempo a diffondersi nei principali paesi europei, apportando quelle importati trasformazioni che influenzarono profondamente la realizzazione della società moderna. In Prussia anche senza la presenza di una realtà politica unitaria si realizza la trasformazione dei grandi proprietari terrieri,

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Silvia Fornari 16 gli Junker. La grande differenza nella costituzione di questa nuova realtà economica e sociale a dispetto delle trasformazioni realizzatesi in Inghilterra, è posta nel sostegno alla realizzazione dello sviluppo capitalistico, per una continuità sociale, attraverso il mantenimento della vecchia classe dirigente. In Inghilterra nasce, invece, una nuova classe sociale, rappresentata dalle forze borghesi che partecipano tenacemente alla gestione della terra ed intervengono attivamente alla nascita della borghesia industriale, come chiaramente spiega Max Weber nella sua opera più conosciuta, dove si evidenzia che il problema non è tanto quello di comprendere come si realizzi lo sviluppo dell’attività capitalista in quanto tale, ma di capire: «(…) la genesi del capitalismo dell’impresa borghese, con la organizzazione razionale del lavoro libero. (…) è la genesi della borghesia occidentale e della sua natura peculiare, che è certo strettamente connessa con la genesi dell’organizzazione capitalistica del lavoro, (…) Ora il capitalismo occidentale specificamente occidentale moderno evidentemente è condizionato in larga misura anche dallo sviluppo di possibilità tecniche. Oggi la sua razionalità è condizionata in modo essenziale dalla calcolabilità dei fattori tecnicamente decisivi (…) è condizionata specificamente dalla natura peculiare della scienza occidentale, in particolare dalle scienze della natura matematicamente e sperimentalmente esatte e razionalmente fondate»33. In Prussia l’economia resta in mano agli stessi Junker, non solo nel controllo delle terre, ma anche e soprattutto nello sviluppo dei nuovi settori e nella vita politica. E, in tal modo, essi realizzano un profondo controllo sociale. La sociologia in Germania viene così ad identificarsi con gli avvenimenti che creano questa spaccatura, nel momento in cui non si ritrova più l’identificazione con lo Stato e viene a decadere la concezione dello Stato come entità etica, imparziale, al di sopra delle spaccature e dei conflitti delle società civili.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 17 Gli Autori che partecipano al processo della nascita della sociologia sono gli stessi che facevano parte del ceto intellettuale, ed erano in linea con il concetto di Stato suesposto: Weber, Tönnies, Sombart vivono questo conflitto, comprendendo l’inevitabilità del processo stesso. Condividono i valori della loro cultura, ma sono consapevoli che è possibile non accettare i cambiamenti dell’epoca e quindi creano la rottura, accolgono quello che anche per loro è indesiderabile. Molto chiaramente, Alessandro Cavalli esprime questo pensiero affermando che proprio in questa realtà si è sviluppata l’idea stessa di razionalità34: essere razionali significa porsi di fronte alla realtà in maniera disincantata per cui “le cose stanno così anche se non piacciono”. Proprio in questa realtà nasce il razionalismo ed il positivismo, nel momento in cui i valori nei quali si crede non rispondono più alla realtà che si crea intorno; si decide quindi di accettare l’inevitabilità del processo industriale. Tutto questo è chiaramente presente negli Autori prima citati. Si pensi a Tönnies e al suo lavoro più importante su Comunità e Società35. Certamente è chiaro e palese il legame di Tönnies con il concetto di comunità, eppure è proprio in lui che è forte la consapevolezza dell’ineluttabilità di questo cambiamento, l’accettazione del conflitto e la nascita della società industriale. In questo giro di concetti trova espressione il suo pensiero, nel quale oltre ad una netta separazione dall’ideologia positivista, è introdotto un nuovo meccanismo metodologico che anticipa quello che sarà poi il tipo ideale o ideal-tipo weberiano. La stessa suddivisione che Tönnies propone in Comunità (Gemeinschaft) e Società (Gesellschaft), intese come categorie sociologiche, si collegano alla visione positivistica in cui la realtà è spiegata attraverso la ragione. La comunità è la struttura alla quale Tönnies si sente più legato anche per motivi personali. Essa è la struttura che incarna

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Silvia Fornari 18 la realtà naturale, dove si ha una completa partecipazione del gruppo, determinando il legame tra individui in un rapporto di viso, dove la partecipazione emotiva è grande, dove una struttura patriarcale rappresenta quella che è definita “società tradizionale”. Cavalli scrive: «Nella descrizione che Tönnies fa della wesenwille, dei rapporti di comunità, il luogo dove egli collocava la sua Seele; la sua anima, stava senz’altro dalla parte della comunità (…)»36. Si determina così una forma di associazione principale che serve per comprendere poi i processi di integrazione sociale. Poi c’è l’altra struttura, la società, caratterizzata da legami di tipo contrattuale: «(…) dalla parte del contratto, della società, della Kurwille, della volontà che appunto indica come volontà arbitraria»37. Non più legami personali regolati da rapporti de visu, naturali ed emotivi, ma dall’individualismo e dall’egoismo. È questa la struttura che si sviluppa con l’avvento dell’industrializzazione, con il cambiamento dei rapporti tra le parti e lo sviluppo della “società borghese”38. Come afferma Cavalli, Tönnies è comunque un socialdemocratico, è colui che accetta il conflitto e la società industriale: «(…) nel mondo moderno la Gemeinschaft è definitivamente perduta, ne sopravvivono soltanto delle tracce nelle comunità degli operai organizzate in sindacato»39. Lo stesso Weber analizza questo concetto ambivalente di burocratizzazione e razionalità, inteso come forza che controlla l’emotività e i sentimenti. In questa realtà culturale in continua trasformazione si trova ad operare il nostro Autore. La sua vasta attività intellettuale è il prodotto del profondo legame con la sua città e con la vitalità culturale che riesce ad esprimere, insieme ai suoi contemporanei. I fermenti rivoluzionari che seguono sono accomunati da

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 19 un’unica radice, la crisi della società borghese, una classe nuova, distinta da quella nata ai tempi dei comuni. La nuova borghesia nasce dalla trasformazione dell’economia, dalla rivoluzione industriale. Tutto ciò anche se i nuovi proprietari, in vigorosa espansione, non sono ancora capaci di sconfiggere il vecchio mondo aristocratico, le sue resistenze, lottando anche contro una nuova classe sociale operaia. Si crea un clima di vera avversione verso tutte le manifestazioni di protesta popolare da parte dei contadini, degli operai che rivendicano riforme democratiche e maggiori diritti, richieste che si scontrano con il concetto di proprietà privata, fondamento ideologico messo poi in discussione dal comunismo. La tensione europea si riconosce di due diverse origini: 1. le lotte liberali e nazionali dei paesi ancora politicamente divisi o soggetti al regime assolutistico (Italia, Stati Tedeschi, Ungheria, Polonia, Austria); 2. le rivendicazioni democratiche dei paesi aventi già un ordinamento costituzionale liberale. Il tratto che caratterizza la classe sociale degli intellettuali tedeschi risiede in una visione negativa dello sviluppo del processo industriale: la società industriale è vista come disgregatrice dei valori etici del volk (popolo), una società che porta alla rottura dei valori tradizionali e ad un individualismo sfrenato; la società industriale contiene in sé i prodromi del conflitto industriale, del conflitto di classe e della nascita del socialismo. L’industrializzazione, i frutti del mondo moderno, sono ricoperti da un’aurea di forte pessimismo. I valori tradizionali della cultura, lo sprigionarsi di conflitti e di tensioni all’interno della struttura sociale, intaccano la visione armonica e organica della società. Gli ultimi due decenni dell’Ottocento sono segnati profondamente dalla trasformazione di tutta la cultura e realtà politica

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Silvia Fornari 20 europea, in stretto rapporto con le contraddizioni presenti nello sviluppo della società capitalistica industriale. Questi processi creano un’involuzione aggressiva e reazionaria della politica borghese egemone, sia nei riguardi dei conflitti sociali all’interno dei singoli stati, sia nei rapporti tra gli Stati stessi, anche con i primi caratteri delle lotte per i domini imperialistici e coloniali, che allontanano dai valori umanitari e romantici che guidano gli spiriti d’inizio secolo. Si va delineando un’opposizione alle idee positivistiche e vengono a mancare le certezze della razionalità, la realtà non è più chiara e nitida come nel passato. Un’aperta sfiducia si manifesta nel pensiero di filosofi e letterati verso gli aspetti del “sociale”, del positivismo, come l’interesse per la realtà e gli ambienti, lo stimolo delle proposte riformatrici o l’idea di innalzare il livello culturale e morale delle masse attraverso un’educazione scientifica e tecnologica. Scompare la figura del letterato dedito all’analisi delle condizioni di vita degli strati più bassi della società e critico verso quelle personalità spinte dalla ricerca della ricchezza, dalla potenza e dal successo. Al presentarsi di una realtà, che offre conflitti sociali sempre più pressanti, gli scrittori preferiscono la diffusione di idee più conformi al proprio pubblico, la classe borghese che si è ormai distaccata dagli ideali progressisti ed umanitari di pochi anni prima, è alla ricerca di una nuova immagine sociale. Per Wolf Lepenies, in Germania le riforme culturali nascono come reazione, opposta a quelle che sono le linee politiche del momento. Così, anche la fondazione dell’Università di Berlino, che incide profondamente nella realtà storica tedesca, nasce dopo la sconfitta della Prussia nelle guerre di Jena e di Auerstedt. La politica diviene il rifugio di quei tedeschi dalla coscienza sporca che cercano nella Bildung (cultura individuale) e nella Kultur (patrimonio culturale collettivo) la possibilità di rispondere e risolvere le diverse problematiche presenti nel Paese40.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 21 Dopo il Congresso di Vienna (1815), prende avvio la stipula della Costituzione tedesca, con la realizzazione della Confederazione Germanica, formata da 39 Stati, senza sovranità o rappresentatività in quanto singoli Stati, con l’unica eccezione per l’Austria la quale possiede un’autonomia formale. Il controllo egemonico della Confederazione presto passa in mano alla Prussia, in relazione al suo accelerato sviluppo economico, cosa questa che gli permetterà di realizzare nel 1834 l’unione dogale fra 25 Stati tedeschi, il così detto Zollverein, processo con il quale la Prussia avvia l’iter d’industrializzazione del Paese. In relazione alla trasformazione dei processi lavorativi e sociali, non ha trovato luogo un’adeguata evoluzione democratica delle strutture politiche in grado di tenere il passo del processo di industrializzazione. Iniziano a diffondersi timidamente idee liberali nel gruppo della “Società dei Giovani”; idee che presto si rafforzarono creando disordini e proteste, riuscendo però ad ottenere la stesura delle prime carte Costituzionali in Sassonia, Brunswick, AssiaKassel, Hannover (in quest’ultimo Stato furono revocate nel 1837). Se l’esigenza dell’unità passa da un piano ideale ad un piano politico (nel senso che, tutte le diverse componenti possiedono lo stesso ideale), il problema si pone ora sul piano della loro realizzazione. Per la borghesia liberale si tratta di sacrificare gli interessi dinastici per raggiungere l’unita del Paese e costruire un ordinamento costituzionale e parlamentare. La monarchia, soprattutto quella prussiana non voleva perdere il principio di supremazia rispetto agli Stati, concependo l’unificazione solo come affermazione dell’egemonia della Prussia sopra gli altri Stati tedeschi. In questo processo, possiamo inserire anche il dibattito sul senso dell’identità nazionale tedesca, l’Historikerstreit (disputa storica), termine con cui si designa il dibattito sull’identità nazionale, con un concetto personale di Verfas-

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Silvia Fornari 22 sungspatriotismus (patriottismo culturale), che grande incidenza produce nelle evoluzioni storiche del Novecento, dal nazismo all’unificazione della Germania del 198941. Questi avvenimenti si configurano come esemplificativi per capire le idee che si diffusero in quegli anni, idee di libertà, giustizia, uguaglianza, proclamate dalla rivoluzione francese ed entrate nelle menti degli uomini dell’Ottocento. Giovani poeti della “Giovane Germania”, come Heinrich Heine (1797-1856)42, si fanno interpreti di questi sentimenti, spinti da una corrente, nata proprio in Germania, in quell’epoca, che prende il nome di Sturm und Drang (Tempesta e Impeto), sentimento liberale, di esaltazione dei sentimenti più puri nei confronti della propria patria. Pur in un clima di evidente desiderio di trasformazione ideologica, solo dopo l’uscita del Manifesto dei comunisti43, per opera di Karl Marx e di Friedrich Engels (1820-1895) in cui si esortano attivamente le lotte liberali contro il potere assoluto dei governi e il controllo della classe borghese per il potere economico. La società industriale, di sviluppo avanzato, sorta in Inghilterra, Francia, Germania ed in parte in Italia, porta insieme al miglioramento economico di alcune classi, al prevalere della logica del profitto, all’alienazione prodotta dal lavoro industriale, analizzata sul piano politico e filosofico da Marx ed Engels. L’analisi filosofica di Hegel si fa interprete delle difficoltà ideologiche del momento. Lo “Spirito” nella filosofia hegeliana è il corrispettivo di Dio nella religione, è l’attualizzazione o il realizzarsi di una possibilità. Nel suo sistema anche lo spirito è una struttura triadica: spirito soggettivo, spirito oggettivo, spirito assoluto. Lo spirito che interessa alla presente dissertazione è quello oggettivo poiché in questo si trovano le tappe del diritto, della moralità e dell’eticità; da molti il tema dello spirito oggettivo è visto come il più interessante e caratteristico perché si realizza

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 23 nelle istituzioni della famiglia, nelle consuetudini, nei precetti della società e nelle leggi dello Stato. Hegel individua il momento culminante dello spirito oggettivo nell’eticità, dove il bene si realizza concretamente. Proprio nell’eticità lo Stato esprime lo spirito di un popolo, perché è la “realtà della libertà concreta”. Questo rappresenta una caratteristica nei rapporti con gli altri Stati entrando così in conflitto con essi e solo la storia diventerà il “tribunale supremo” decretando la vittoria del popolo il quale ha realizzato il più alto concetto di spirito. Gli individui ed il popolo sono solo uno strumento di cui l’astuzia della ragione si serve per attuare i suoi fini, tanto che “il cittadino esiste solo in quanto membro dello Stato”. Il piano razionale della storia è la realizzazione della libertà dello spirito nel mondo. Anche le guerre sono utili per rafforzare i popoli, i quali raggiungono la pace interna al paese tramite le lotte esterne. Nulla sembra fermare la sua ideologia poiché ogni cosa ha un senso assoluto, così Deus sive historia, tutto è necessario e ogni evento ha un senso assoluto. La spiritualità e lo sviluppo del popolo si riuscirà a comprendere solo attraverso lo spirito assoluto che si realizza in tre forme: l’arte, la religione e la filosofia. Diverso è il modo in cui si giunge alla conoscenza e ad esprimere il proprio sapere, ma identico rimane il contenuto rappresentato dall’Assoluto, dove la forma autentica è colta nel concetto di Filosofia. Già durante gli ultimi dieci anni della vita di Hegel, erano iniziate discussioni e querelles intorno al suo pensiero, delineando la “destra” e la “sinistra” hegeliana. La sinistra si sviluppa nell’attività e nel pensiero di Marx, con un’opera di critica nei confronti della società contemporanea ed un’azione in senso politico. Altri parlano anche dello sviluppo di una terza corrente di “centro”44.

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Silvia Fornari 24 Molti intellettuali esprimono il loro atteggiamento di rifiuto per questo tipo di società borghese-capitalistica, ma mentre Marx ed Engels la rifiutano per motivi politico-sociali, gli artisti lo fanno per motivazioni estetiche. Gli artisti attaccano, non la riduzione dell’uomo ad oggetto nella realtà del lavoro, ma la volgarità, il cattivo gusto del borghese, la sua ostentazione della ricchezza, la povertà culturale che gli impedisce di apprezzare l’opera artistica ed il suo significato. Si crea quel meccanismo che un sociologo americano Thorstein Veblen tratta nel La teoria della classe agiata45. Veblen studia il processo del “consumo vistoso”, condanna il lusso e lo spreco inutile delle ricchezze. La sua è la critica dello sfarzo e della lussuria, del possesso materiale come fine ostentatorio di ricchezza e di potere, tale da creare l’instabilità all’interno stesso del sistema sociale: «Nella moderna comunità civile le linee di separazione fra le classi sociali sono diventate imprecise e mobili, e dovunque ciò avviene il canone di rispettabilità imposto dalle classi superiori estende la sua influenza costrittiva senza trovare resistenze attraverso la struttura sociale fino agli strati più bassi. Il risultato è che i membri di ogni strato accettano come loro ideale di onorabilità lo schema di vita in auge nello strato immediatamente superiore e impiegano le loro energie nel vivere secondo quest’ideale»46. Un testo che precede di molti decenni le critiche al “consumismo” e all’ideologia dell’uomo rampante del moderno homo oeconomicus47 consumatore più che faber, della mentalità del solo avere e dell’apparire, ciò che conta non è quanto si vale e quali sono le nostre capacità, ma quanto si è in grado di apparire, di ostentare fuori. Riprendendo le fila di quanto esaminato da Veblen, Werner Sombart in uno dei suoi lavori sociologici più riusciti sull’analisi del capitalismo scrive: «(…) per lo sviluppo della società moderna, è ora il fatto che i nuovi ceti in ascesa non possiedono altro che la loro ricchezza, né altri tratti

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 25 che li distinguano, se non la capacità di condurre, con grandi mezzi, una vita lussuosa; e inoltre, che questi parvenus diffondono la loro concezione del mondo, una concezione materialistica, che esalta la ricchezza (…)»48. Si creano forme artistiche diverse, basate sul sentimento di rifiuto per questa realtà: l’estetismo come fuga verso un artificioso mondo di bellezza, il decadentismo inglese posto come critica alla mediocrità del gusto vittoriano o il decadentismo francese spinto da un interesse più maturo, determinato dalla situazione politico-sociale creatasi all’indomani della Comune di Parigi. Una fuga espressa non solo dall’immaginario artistico, che diventa realtà. Paul Gauguin (1848-1903) si rifugia in Polinesia lasciando la sicurezza, la stabilità economica e sociale di Parigi, se ne allontana lasciando la famiglia borghese e il posto in banca. Jean-Artur Rimbaud (1854-1891) viaggia fra l’Africa e l’India alla ricerca di nuovi mondi materiali ed artificiali49, solo per citare alcuni esempi di artisti “maledetti”. Non è semplice tracciare un quadro unitario di questo periodo storico intorno all’arte e alla letteratura, poiché la trasformazione che è iniziata con il processo industriale non porta solo ad un’accelerazione nella produzione, ma anche nei ritmi di vita e di conseguenza dei pensieri e nelle trasformazioni delle idee. Da questo momento si assiste a continui e profondi mutamenti anche a distanza di pochi anni delle diverse correnti culturali. Negli anni in cui si delineano questi cambiamenti culturali in Germania la monarchia prussiana non vuole rinunciare al controllo politico, tanto meno accetta di scendere a patti con il nuovo partito liberale. A causa dell’insurrezione popolare a Vienna il cancelliere austriaco Klemens Von Metternich (1773-1859) il 13 marzo 1848 è costretto alle dimissioni e il nuovo re di Prussia, Federico Guglielmo IV (1840-1861), accetta la convocazione di un’assemblea costituente di ispirazione liberale. Ad osteggiare i lavori della costituente, è Ottone di Bismarck (1815-1898),

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Silvia Fornari 26 che influenza con la sua politica le sorti della Germania, negli anni successivi. Il 18 maggio 1848 si costituisce il Parlamento di Francoforte, il quale pone come primo punto di discussione la questione dell’unificazione della Germania, il primo passo si realizza nella consegna della corona di sovrano della “Piccola Germania”, del territorio unificato senza la presenza dell’Austria, titolo che il re rifiuta, anche con l’adesione dell’Austria nella “Grande Germania”. Egli concede solo una Costituzione su basi censitarie e autoritarie, l’Assemblea così formata non riesce a mantenere a lungo il suo progetto, tanto che dopo l’inasprirsi della repressione dei moti liberali in Prussia ed Austria l’Assemblea decade, il 18 giugno 1849. Lo stesso sovrano non riesce nell’intento di realizzare una propria unificazione senza l’Austria, attraverso la stipulazione di un accordo con i principi protestanti, intesa che non raggiunse il suo obiettivo a causa dell’ostilità dei principi cattolici e della stessa Austria che, grazie all’aiuto russo, impone lo scioglimento del Parlamento di Erfurt del 1850, sotto il controllo della Prussia. Una decisione politica che acuisce il risentimento prussiano nei confronti dell’Austria. Il disegno politico di controllo da parte della monarchia si definisce con la sostituzione del sovrano, il principe Guglielmo, capo della dinastia degli Hohenzollern, che occupa il posto di suo fratello Federico Guglielmo IV, prima come reggente nel 1858 e poi come re, con il nome di Guglielmo I, regnando dal 1861 al 1888. Osteggiato nei suoi progetti di rafforzamento della propria autorità e dell’esercito dal partito liberale, aggira l’ostacolo creando un nuovo ministero, a capo del quale pose nel 1862 Ottone von Bismarck. Uomo aristocratico, conservatore, dotato di grandi capacità politiche e di un forte senso di appartenenza al suo ruolo, tanto che in poco tempo riesce a sedare le forze liberali, aggregandole al suo disegno nazionale, così come sul piano della politica estera riesce nella stesura di una serie di

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 27 importanti alleanze che in meno di dieci anni gli permettono la realizzazione dell’unità nazionale. Il suo grande successo si realizza con la dichiarazione di guerra alla Francia nel 1870, conquistando i territori dell’Alsazia e Lorena, territori strategici a confine con la Francia e ricchi di giacimenti minerari. Pone fine all’Impero di Napoleone III sconfiggendolo a Sedan. Si accorda anche per sedare i sentimenti comunitari sorti con la Comune di Parigi, alleandosi con le forze della classe borghese parigina. Nel 1871 nasce il Deutsches Reich, dalla confederazione di venticinque Stati sotto il controllo dell’Impero di Germania. Il Reich tedesco è presieduto per ereditarietà dal re prussiano, divenuto imperatore, con un consiglio federale dotato di poteri legislativi e di controllo, un parlamento elettivo per l’approvazione dei progetti di legge e dei bilanci e un primo ministro che mantiene la sua posizione originaria, Ottone von Bismarck. Al realizzarsi di questa forte struttura politica, corrisponde anche un forte incremento economico con la crescita delle industrie che determina, come conseguenza, una crescente proletarizzazione della popolazione, con il successivo sviluppo delle prime organizzazioni politiche e sindacali, sino alla costituzione nel 1875 del Partito socialdemocratico tedesco, nato dalla fusione di varie tendenze socialiste marxiste e non marxiste, partito messo al bando nel 1878. Il nostro Autore, Georg Simmel, come già esposto, nasce nella zona centrale di Berlino, nel 1858, in un clima politico di grande trasformazione non solo per il nuovo governo, ma soprattutto per la conseguente trasformazione sociale che grande incidenza avrà nello sviluppo delle ideologie sociali. Il periodo tra il 1850-1870 è contrassegnato da una serie di importanti trasformazioni per tre paesi europei la Francia, la Germania e l’Italia, movimenti che incidono profondamente nella costituzione della loro base politica e sociale degli anni a venire.

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Silvia Fornari 28 In questi anni la Francia diventa un impero, la Germania e l’Italia raggiungono l’unificazione, ma soprattutto si vive una fase di prosperità economica e di congiuntura favorevole, tranne brevi crisi avvenute nel 1857 e nel 1866. I fattori fondamentali per il raggiungimento dell’unificazione in Germania e in Italia, sono: per il primo paese è fondamentale il principio di nazionalità, che profondamente incide anche nelle scelte successive realizzate dai suoi fautori politici, mentre per il secondo il nazionalismo ed il liberismo. Il principio di nazionalità non si collega più con le idee di democrazia e fratellanza, espresse dai rivoluzionari del 1789, ma anche da uomini come Giuseppe Mazzini, la nazionalità, insieme al principio del progresso economico e materiale, sono le parole d’ordine delle borghesie moderate, i principali fautori dei movimenti del trentennio che segue il 1848. Ora non si parla più di rivoluzione, l’epoca rivoluzionaria della borghesia è sostituita dalla guerra.

La Germania da Bismarck al «Neuer Kurs» Con il raggiungimento dell’unificazione e la sconfitta della Francia, la Germania diventa la nazione più potente del continente europeo, grazie a due fondamentali fattori: i progressi economici, lo sviluppo delle industrie ed una proterva attività politica ed ideologica del partito socialista. Ottone von Bismarck, che realizza l’unità tedesca, pone le basi per l’avvio del grande sviluppo ideologico della nuova Germania, rimanendo alla guida del suo paese sino al 1890. Concede al suo popolo il suffragio universale, mentre il parlamento non gode di nessun potere di controllo diretto del governo, tanto da rimanere un puro organo legislativo fortemente gestito dall’alto.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 29 La politica bismarckiana si traduce nel continuo sforzo del mantenimento dell’ordine conservatore e di piegare ogni tentativo di evoluzione del sistema prima in senso liberale, poi socialista, mediando tuttavia costantemente le istanze autoritarie degli Junker (grandi proprietari terrieri) prussiani, dell’aristocrazia e dei circoli militari, con le spinte della borghesia capitalistica verso un rapido sviluppo economico. La politica di Bismarck, favorisce la nascita di una tipologia di governo bonapartista e di un processo di industrializzazione accelerato, centralizzato e guidato dall’alto, attraverso il rafforzamento dell’autorità dello Stato, anche in senso laico, contro ogni ingerenza religiosa. Il suo orientamento politico e quello dei suoi sostenitori si basa sullo spirito nazionalistico ed autoritario, che si evidenzia nella lotta contro il partito di centro, rappresentativo dei cattolici, realizzando anche una battaglia Kulturkampf (battaglia per la civiltà) (1873-1878), condotta per superare i pregiudizi e le superstizioni del passato nei riguardi delle moderne ideologie. Con queste azioni Bismarck riesce a liquidare ogni tendenza autonomistica e le resistenze dei gruppi nazionali presenti all’interno del Reich. Un altro pensiero che affligge il Cancelliere è la paura d’ingerenze nelle problematiche interne al paese da parte del papato, soprattutto perché il popolo tedesco deve un totale asservimento al suo comando e la presenza di cittadini che si sentono legati a movimenti esterni, anche se di origine religiosa, rappresentano delle resistenze nei confronti del governo centrale. Il Kulturkampf si realizza con l’istituzione di una serie di leggi che limitano la presenza della Chiesa cattolica: è reso obbligatorio il matrimonio civile prima di quello religioso, è stabilito lo scioglimento di congregazioni religiose e l’espulsione dell’ordine dei gesuiti, ma soprattutto è sottratto alla Chiesa il controllo dell’istruzione. Tutto ciò non basta ad eliminare il partito di

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Silvia Fornari 30 centro, tanto che il Cancelliere è costretto a cambiare politica nell’impossibilità di risolvere il problema cattolico. Revoca gran parte della legislazione anticattolica, lasciando poi libero il partito liberale nazionale e scegliendo di allearsi con il partito di centro in modo da esercitare un controllo diretto ed ottenere l’alleanza dei gruppi di religione cattolica presenti tra i Polacchi della Posnania e nelle regioni meridionali ed occidentali del paese, come l’Alsazia e la Lorena, dove sono presenti anche forti sentimenti liberali e democratici. Il cambio d’indirizzo è determinato anche dalla preoccupante crescita del partito socialdemocratico, nato nel 1875 dalla fusione dei gruppi lassalliano e marxista. Quest’ultimo mantiene la sua titolazione sino alla Prima Guerra mondiale, per diventare poi dopo la Rivoluzione russa del 1917, partito comunista. Il partito socialdemocratico, cresciuto rapidamente, perché rapidamente si realizza il processo di industrializzazione del paese, il quale, se da una parte riesce nel rafforzamento dell’economia e del monopolio della classe borghese, dall’altra vede nascere una nuova classe sociale, gli operai, i quali si riconoscono nelle idee del partito Socialdemocratico, che alle elezioni del 1877 conquista mezzo milione di voti, dimostrando una forza ed una capacità organizzativa al suo interno completamente sconosciuta nel resto dei paesi europei. Per realizzare un controllo su questo partito e riuscire nel mantenimento di una politica centrista ed autoritaria come è quella del Cancelliere, si attuano misure repressive dal 1878 contro la libertà di stampa e di associazione, ma soprattutto una politica di persecuzione sistematica contro i dirigenti del partito. Al partito rimane solo la possibilità di indirizzo e di presenza passiva dei suoi deputati al Reichstag. Per controbilanciare la politica di repressione nei confronti di questo partito, Bismarck si fece promotore di una campagna in favore dell’assistenza e la tutela del lavoro, introducendo i primi servizi di assistenza so-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 31 ciale in favore della classe operaia, che proietta la Germania all’avanguardia della legislazione sociale europea. Una politica accettata dalla stessa classe operaia che comprende il significato celato dietro le riforme sociali, teorizzate da un gruppo di economisti e studiosi della nascente scienza sociale, i “Socialisti della cattedra”, sulla base del Verein für Sozialpolitik, le cui fondamenta sono determinate da due principi: unità personale e libera autodeterminazione. Si crea con il legame fra l’unità assoluta dello stato e il movimento individuale dei singoli, che si concilia con il progresso tecnico e con la crescita dei movimenti di mobilità sociale. Tra i fautori di questo movimento possiamo ricordare il padre di Werner Sombart e il padre di Max Weber, i quali sono spinti dall’esigenza di realizzare le riforme insieme ai Liberali dell’epoca. Essi vedono nell’uso delle riforme l’unico mezzo per legare le masse del nuovo proletariato, alla politica dello stato guglielmino. Anche se la politica e le intenzioni dei Socialisti della Cattedra sembrano essere molto accomodanti ed in grado di fronteggiare i problemi politici e sociali nascenti, il risultato finale è un insuccesso perché, come fa notare Armando Sapori: «Non si appagano di rallentare e di disciplinare le forze improvvisamente irrompenti, ma pretendono di infrenarle in una stabilità che è contraria ai principi dell’evoluzione storica»50. La classe operaia non si lascia intimorire dall’azione repressiva e paternalistica attuata dal governo, tanto da costituire un’attività clandestina di rafforzamento per il partito, che riesce dopo un breve calo a superare ampiamente il mezzo milione di voti iniziali, nelle votazioni del 1887. Clandestinamente pubblicano un giornale “Der Sozialdemokrat”, stampato in Svizzera, a larga diffusione in Germania. Per Bismarck e la sua politica è un duro colpo, che si unisce alla grave situazione interna del paese. Le forze economiche delle industrie e delle finanziarie spingono verso l’attuazione di una

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Silvia Fornari 32 politica espansionistica, come quella che si sta attuando nelle altre nazioni europee. Bismarck non vede per la Germania la possibilità di attuare questo piano espansionistico, ma di limitare la propria azione politica e diplomatica in Europa per riuscire a mantenere una posizione egemonica «(…) Bismarck ebbe una sola preoccupazione: calmare la nascente inquietudine, trasformare la sfiducia in fiducia e dimostrare che, secondo lui, l’impero aveva raggiunto la saturazione e non bramava altro che inserirsi pacificamente nella cerchia delle potenze e conservarvi il proprio posto»51. La sua politica si caratterizza in un continuo sforzo per il mantenimento della pace e del controllo degli altri Paesi europei, pienamente consapevole della centralità della posizione della nuova Germania. Nello stesso tempo entrano in crisi le alleanze con l’Austria e con la Russia nel mantenimento dell’isolamento nei confronti della Francia. L’espansionismo coloniale assume un peso rilevante per la determinazione degli orientamenti politici internazionali negli accordi e negli antagonismi tra gli Stati. Rimangono al centro delle discussioni politiche dei diversi Stati le problematiche circa la questione d’Oriente, importante per l’assetto politico e geografico dell’Europa. Appare sempre più evidente per ogni Stato il problema di far coincidere le esigenze dello sviluppo economico in accordo con la politica estera. Si sviluppa la concorrenza economica, la quale passa dal piano interno a quello internazionale, tanto che il nazionalismo economico diventa una regola quasi universale. La scelta di Bismarck, nell’adozione di tariffe doganali protettive e l’abbandono del libero scambio, si realizza in difesa della produzione interna e per impedire che i manufatti inglesi ed il grano americano facciano concorrenza ai propri prodotti. La svolta protezionistica è attuata non solo dalla Germania nel periodo tra il 1878-90, ma anche dalla Russia, Spagna, Ita-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 33 lia, Svizzera, Svezia, Stati Uniti e Francia, tanto da evidenziare chiaramente che ormai la forza di una Nazione si realizza sulla capacità di imporsi con mezzi politici o militari nella creazione di zone d’influenza riservate. La situazione diventa incandescente e sempre meno controllabile dal 1880 sino al 1914 con lo scoppio della I Guerra Mondiale. Sino a quel momento le capacità diplomatiche di Bismarck riescono a creare una politica di mantenimento non solo per la Germania, ma anche per gli altri paesi dello scenario europeo. La politica internazionale prima del 1890 è dominata dalle conseguenze del duello franco – prussiano, dove ancora è forte il risentimento francese per la sconfitta subita e per la perdita d’importanti terre di confine. Bismarck, grazie all’opera diplomatica, riesce a sedare e porre su un piano secondario la questione dei Balcani, tra Russia ed Austria – Ungheria, spinto dall’intento di isolare politicamente la Francia ed impedirle di trovare gli appoggi necessari per una rivincita sulla Germania. Per fare questo Bismarck stipula il Patto dei tre imperatori, nel 1873 tra Germania, Austria e Russia, isolando così la Francia, la quale per le discordie sul piano coloniale non può chiedere aiuto all’Inghilterra. La Germania riesce a mantenere rapporti d’amicizia con l’Italia dopo la guerra del 1866. In questa situazione Bismarck crea un quadro di solida egemonia politica europea. La situazione non si mantiene a lungo poiché a breve interviene una nuova crisi dei Balcani in cui gli accordi presi non sono mantenuti. Per non rischiare una nuova guerra, ancora una volta il cancelliere, grazie alle sue capacità diplomatiche, invita tutti ad una conferenza per la risoluzione del problema in completa pace. Il Congresso si svolge a Berlino nel giugno-luglio 1878, dove prevale il principio dell’equilibrio e dei compensi. Inizia per questi motivi la prima spartizione dei Balcani tra le potenze, Austria, Russia, Francia ed Inghilterra. Si tratta di una sistemazione provvisoria alla questione

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Silvia Fornari 34 d’Oriente che non elimina i motivi di conflitto alla base delle diverse potenze. La capacità di Bismarck si concretizza, nello sfruttamento delle rivalità presenti tra i Paesi per la creazione di un sistema d’alleanze favorevole al mantenimento della supremazia da parte della Germania. L’essenza della sua politica, la Realpolitik (politica reale, effettiva), risiede non tanto nella capacità di risolvere ed appianare i contrasti presenti in Europa, quanto nel tenere la Francia e la Russia, i paesi con maggior senso di rivalità nei confronti della Germania, nell’incapacità di prendere efficaci iniziative. Bismarck, riesce a mantenere la Germania al centro di ogni possibile coalizione creata dalla Francia, ma tutto quest’impianto politico, non basta ad evitare l’acuirsi delle rivalità tra gli altri Paesi, in movimento verso lo sviluppo delle politiche coloniali e in gara economica per la creazione di nuove forze sul piano internazionale. Tra i suoi accordi politici non possiamo dimenticare la stipula della Triplice alleanza nel 1882, tra Germania, Austria e Italia. L’Italia è certamente titubante nell’accordarsi con l’Austria, per la quale nutre ancora forti dissapori, a causa degli avvenimenti politici precedenti, ma nella sua decisione incide la preoccupante presenza della Francia nel Mediterraneo. La crisi della politica estera del cancelliere non tarda a manifestarsi. Nel periodo 1885-86 si aggrava e riemerge il dissidio fra Austria e Russia sempre per la questione dei Balcani. In questa occasione il cancelliere rafforza l’accordo con l’Austria e l’Italia contro la Russia, ma ciò non impedisce alla Russia di avvicinarsi alla Francia, favorendo l’investimento di capitali francesi in Russia in cambio di un accordo anti-tedesco, che sfocia nella stipula della Duplice Alleanza tra Francia e Russia nel 1891. Caduto l’isolamento della Francia, il cancelliere tedesco vede venire meno tutto il suo impianto di politica estera. Il conflitto interno diviene ingestibile nel momento in cui succede al trono di Germania Guglielmo II, nel 1888, il quale

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 35 non apprezza la politica del cancelliere. Nel 1890, Bismarck, è costretto a presentare le proprie dimissioni. Pur avendo gestito le sorti del paese così a lungo la sua fedeltà alla corona gli impedisce di ribellarsi al volere del nuovo sovrano, non gode più di ha nessuna autorità a supporto della propria posizione, tanto meno quella del Reichstag. Si ritrova isolato, ma la sua caduta, ci fa notare Göhring: «(…) è un avvenimento d’importanza mondiale e il modo in cui essa avvenne rappresenta una pagina vergognosa nella storia della Germania. Essa fu opera di odioso intrigo e di perfetta ipocrisia, in cui già si rivelavano i metodi dell’avvenire»52. Bismarck muore nel 1898, in completo ritiro dalla politica, ma senza aver mai rinunciato a criticare la nuova politica del sovrano, che prese il nome di Neuer Kurs (Nuovo Corso). Il nuovo corso inizia con un giovane sovrano appena ventottenne salito al trono dopo un breve regno di cento giorni dell’imperatore Federico III, morto prematuramente. Il giovane imperatore presenta tutte le qualità degli uomini del nuovo secolo ormai alle porte. Favorisce l’attuazione di una serie di riforme liberali, abolendo le leggi antisocialiste, abbassando le barriere doganali ed attenuando la pressione nei confronti delle minoranze. Questa linea non è apprezzata da colore che lavorano per la cacciata del Cancelliere Bismarck. Con la sua politica, il cancelliere, non riesce a conciliare le esigenze dei diversi settori della classe dirigente, l’aristocrazia agraria prussiana, la grande industria e l’esercito. La scelta per la soluzione di queste problematiche è trovata nella Weltpolitik (politica del mondo), con il ritorno al protezionismo doganale e ad un indirizzo marcatamente imperialistico nella politica estera. Il problema principale, che caratterizza la scena politica internazionale, è rappresentato dalla mancanza di nuovi mercati in cui potersi inserire dopo il primo processo di colonizzazione. Le grandi potenze europee puntano sull’estensione a livello mondiale dei propri interessi,

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Silvia Fornari 36 ma entrano in questo progetto anche gli Stati Uniti e il Giappone, tanto che Guglielmo II si lancia in una politica mondiale in forte concorrenza con altre potenze coloniali e specialmente contro l’Inghilterra. La politica tedesca, il suo nazionalismo diviene sempre più pangermanesimo, spostandosi da una politica protezionistica della posizione egemonica che occupa in Europa, come dai progetti di Bismarck, verso una politica espansionistica per la costruzione della “Grande Germania”, formata da tutti i popoli tedeschi o di tipo tedesco. Ciò determina un riassetto negli schieramenti politici, in relazione alle pressioni che si stanno creando per la questione dei Balcani d’Oriente e dei territori occupati dalle colonie. La situazione, mette in grave crisi gli accordi stipulati in precedenza, tanto che il Congresso di Berlino, nato dalla volontà di Bismarck, trova come unica soluzione, preparare il terreno per lo sviluppo delle rivalità, soprattutto tra Austria e Russia sul fronte dei Balcani, luogo in cui s’innescherà la miccia della I Guerra Mondiale. La Russia sente sempre più forte il distacco della Germania dalla propria posizione di spartiacque nei confronti della Francia e soprattutto della Gran Bretagna. L’imperatore Guglielmo II si sposa con la figlia del re di Inghilterra, una regina con lo stesso carattere volitivo del marito, un legame che non fa prevedere niente di buono sul fronte russo. In politica interna il sovrano non propone grandi trasformazioni, oltre ad un rafforzamento militare, con la costruzione di una potente flotta di guerra. Simmel ha un’opinione precisa della politica di Guglielmo II; così la riporta il suo allievo Bloch: «(…) l’uomo che mi aveva detto: “La storiografia futura mostrerà che due sono state le epoche nefaste per la Germania. La prima: la guerra dei trent’anni; la seconda: Guglielmo II”»53. Mentre si realizzano queste scelte politiche, crescono le concentrazioni industriali, dando un’ulteriore spinta all’attività eco-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 37 nomica. Si stipulano importanti accordi, attraverso la formazione di giganteschi consorzi produttivi tra il 1890 ed il 1914. Uno dei più importanti è il Krupp, che si realizza in un’unica produzione mineraria, metallurgica e chimica nel bacino della Ruhr, per la produzione di materiale bellico. Un altro esempio è rappresentato dalle industrie Siemens, ancor oggi presenti sul mercato, ma soprattutto la nascita del più importante cartello delle miniere carbonifere della Ruhr. In questo sviluppo industriale e finanziario per la prima volta si assiste alla nascita di una collaborazione con le università, nel campo della ricerca, soprattutto per il settore chimico. La Germania, in breve tempo, rispetto alle altre potenze, diventa il primo paese per la produzione del ferro, secondo per il carbone ed a lungo rimane senza concorrenti nell’industria chimica ed elettronica. Triplicata la sua flotta mercantile, è in rapida e continua crescita anche la popolazione, tanto che dal 1890 al 1914 si assiste ad un aumento di circa 16 milioni di persone, raggiungendo i 68 milioni. Questo passaggio rapido ed apparentemente indolore distolse lo sguardo da quella che è la situazione europea, si dimenticano i consigli di Bismarck. Il paese dimostra la sua vitalità, ma non deve fare l’errore di dimenticare la sua posizione nell’ambito della politica europea. La Germania in politica interna, alle elezioni del 1890, assiste alla vittoria del partito socialista, il quale dopo la fine delle persecuzioni decide di apportare un cambiamento al proprio programma. Il programma di Gotha, adottato dal momento della fondazione del partito nel 1875, rivendica la socializzazione dei mezzi di produzione, sino alla lotta alla democrazia. Con il raggiungimento delle libertà si decide di attuare una nuova programmazione che prese il nome di Programma di Erfut, redatto da Karl Kautsky e discusso al Congresso di Erfurt nel 1891, nel quale si definisce in modo organico il nuovo progetto programmatico dei socialisti marxisti, di fronte ai temi della democrazia.

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Silvia Fornari 38 Si riaffermano come base programmatica gli obiettivi del socialismo e il principio della lotta di classe, indicando un programma per le conquiste più importanti nei confronti della classe borghese e per un rafforzamento del movimento operaio. Rivendicano il diritto ad un voto eguale, diretto e segreto per ogni organo rappresentativo, l’estensione del diritto di voto alle donne, la statalizzazione della scuola, lo stipendio ai deputati, l’autonomia amministrativa degli Stati (Länder), delle province e dei comuni, una riforma fiscale e una più ampia legislazione sociale. Attraverso la sua intensa e produttiva attività politica e la diffusione della rivista “Neue Zeit”, la socialdemocrazia tedesca si pone all’avanguardia del movimento operaio internazionale, tanto che il suo prestigio e l’intensa opera di elaborazione e diffusione della dottrina socialista rafforza le correnti marxiste e dei partiti socialisti negli altri paesi europei.

La Prima Guerra Mondiale Nell’agosto del 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, fu subito chiaro che si trattava di una guerra in cui i sentimenti nazionalistici, patriottici, rappresentavano lo stimolo prioritario degli Stati, manifestazione di forze represse, sentimenti sopiti che attendevano solo di potersi riscattare nella vittoria in questa guerra. In Germania questo sentimento nazionalistico aveva ormai raggiunto livelli molto alti: il popolo attende di poter dimostrare la propria forza il proprio vigore, l’unione sembra ormai raggiunta, non esistono ormai più divergenze fra i vari partiti. Il Kaiser in primis, dichiara apertamente la supremazia del popolo tedesco, ormai si conoscono solo i tedeschi. Un popolo unito da un desiderio comune, non esiste opposizione, non si formano partiti antinterventisti, tutto il Volk tedesco è scosso da un sentimento di forza, potenza, sicuri di riuscire a dimostra-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 39 re il proprio valore e divenire la prima potenza europea. Il sentimento di opposizione contro la modernità della classe dirigente, sembra essersi sopito sotto la spinta di un riscatto morale, la tecnologia, la ricerca scientifica sono utili per dare maggiore sicurezza per la conquista del campo di battaglia. Tutto il popolo tedesco sente la spinta alla guerra, tutti vorrebbero intervenire, giovani, vecchi, senza distinzioni, mossi dal desiderio di riuscire in poco tempo a sconfiggere i loro antichi nemici su due fronti; prima sconfiggere la Francia per poi dedicarsi esclusivamente alla battaglia contro la Russia. “La guerra lampo”, come i libri di storia riportano, si trasformò ben presto in una “guerra di posizione”, gli opposti eserciti nelle loro trincee, vere e proprie fortezze sotterranee, protette solo dal filo spinato. Una guerra che non riesce più ad andare avanti, caratterizzata da un grosso consumo di munizioni, uomini ed energie. Una guerra che mostra come il panorama europeo sia cambiato, come è cambiato l’uomo e la sua estrema fiducia nelle conoscenze tecnologiche. Non si può dimenticare che un altro fattore incise negativamente nella guerra, il fronte interno al paese già nel 1916 mostrava le sue crepe. Si era arrivati all’organizzazione di un Ministero della Guerra per gestire una realtà sempre più complessa e per reclutare sempre maggiore manovalanza, anche vecchi e giovani, per lavorare nelle industrie, permettendo l’entrata nelle fabbriche anche delle donne, le quali iniziarono ad occuparsi di tutte quelle attività prima svolte solo dagli uomini. Se all’entrata in guerra, il fronte interno tedesco, era saldo e mosso da un fervido sentimento di patria, ora mostra la sua indecisione, ciò si registra non solo in Germania, ma anche in tutti i paesi entrati in questa guerra mondiale. L’avvenimento che spiazza l’Europa e cambia le carte, è l’abdicazione dello zar di Russia Nicola II, fatto prigioniero con la sua famiglia e poi sterminati in Siberia il 17 luglio 1918 dai

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Silvia Fornari 40 Bolscevichi. Prende così il via la Rivoluzione Russa, avviata non tanto per risanare le ingiustizie sociali presenti nel paese, ma per ribellarsi alla cattiva gestione amministrativa, alla guerra, alla fame e alla sconfitta che tutto il popolo stava vivendo. L’avvenimento conseguente fu l’aiuto tedesco dato a Lenin per rientrare in tempo utile a Pietroburgo e controllare gli eventi, insieme ai suoi compagni delle fasi della rivoluzione, intervenendo per il raggiungimento di un accordo. Si giunge all’ottobre del 1918 a dover fare i conti con la realtà in cui si trova la Germania, il governo sembrava non essersi reso conto che ciò che rimaneva da fare era trovare un accordo entro 48 ore se si voleva fronteggiare una situazione ormai irreparabile, il fronte non era più in grado di gestire le sue trincee. La Prima Guerra Mondiale per la Germania rappresenta una fase fondamentale della sua storia, per la presa di coscienza dei propri sentimenti. L’entrata in guerra è stata determinata da un forte sentimento unitario, non esistevano distinzioni di classi, tutto il popolo era unito nel desiderio di rivincita nazionale in Europa. Ma nel momento in cui il fronte non ottiene i risultati sperati al suo interno il Paese reagisce nuovamente con la separazione, si ricreano i conflitti tra le classi. Ognuna rivendicava una propria posizione, in base alla propria coscienza. Un solo punto si mantenne unitario, il legame con la guerra, tutti gli uomini avevano ben compreso che cosa era ora una guerra, le modalità delle battaglie erano cambiate, tutti erano concordi con il desiderio di salvare i propri uomini. Gli uomini reduci dalla guerra di trincea, nutrivano un forte amor di patria, dopo aver combattuto con forza, fieri della loro identità nazionale. La sconfitta e il trattamento riservato al popolo tedesco al tavolo della pace, fece crescere e rafforzare il senso di appartenenza, di orgoglio nazionale, il quale si mantenne saldo nei diversi schieramenti politici che si erano venuti a creare. Ciò permise più avanti la congiunzione di due correnti

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 41 opposte proprio perché alla base era presente questo sentimento nazionale. La situazione tedesca è stata poi analizzata dagli storici evidenziando come tra i fattori che hanno negativamente influenzato gli eventi non dobbiamo dimenticare: i tempi ridotti a pochi anni, e non in decenni come per gli altri paesi, per la realizzazione dello sviluppo industriale, uno sviluppo definito “anormale” e la crescita del sentimento germanico, il sentirsi isolati rispetto agli altri paesi, sentimento accresciuto dalle decisioni prese dai Paesi vincitori al momento degli accordi di Pace. La letteratura, l’opinione pubblica tedesca del tempo, incalza su questi punti sul paese isolato, lasciato solo in questa guerra, che è stata “gloriosamente perduta” perché “gloriosamente sfortunata”, in preparazione dei difficili anni per la ripresa e la ricostruzione di un Paese molto ferito soprattutto nel suo orgoglio di identità nazionale. Simmel muore nel 1918, vive i tragici anni della prima guerra mondiale, molti suoi studenti sono costretti a lasciare le sue lezioni per andare a morire nelle trincee tedesche. Lui stesso nella prima fase interventista, appoggia l’entrata in guerra della Germania, mosso dagli stessi sentimenti di grandezza e rivalsa nei confronti dell’Europa. È opportuno precisare che la decisione presa da Simmel nel 1914, nasce dalla stessa realtà politica tedesca, dove nessuno schieramento politico promuove la neutralità del paese, dove tutti sono spinti dal desiderio di dimostrare la grandezza e l’elevata ricchezza industriale raggiunta in poco tempo. Simmel successivamente resosi conto della realtà della situazione, scrive in una lettera a Hermann Keyserling: «L’Europa diventerà ciò che la Grecia è stata ai tempi dell’Impero romano: un’interessante meta di viaggi per gli americani, piena di ricordi storici e di rovine e continuerà a produrre artisti, eruditi e chiacchieroni. Aveva ragione Jacob Burckhardt quando quaranta o cinquanta anni fa, scriveva che tutti noi confidiamo trop-

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Silvia Fornari 42 po nella sicurezza della nostra situazione»54. Gli avvenimenti successivi alla prima Guerra Mondiale, dimostrano l’errore di valutazione del popolo tedesco ed anche degli stessi stati vincitori. La guerra che si combatte con armi e mezzi tecnologici sempre più avanzati, evidenzia un cambiamento radicale nella condivisione dell’amor di patria. Dopo i tragici avvenimenti, rimangono pochi intellettuali a sostegno degli ideali bellici. Simmel non ha la possibilità di redimersi dal suo errore di valutazione come fanno invece molti che come lui nel 1914 appoggiano l’intervento. Questi sentimenti di condivisione verso la pace non bastano ad evitare i tragici eventi politici del nazismo e dell’ascesa di Adolf Hitler al governo tedesco55.

2. La vita e il mondo scientifico di Georg Simmel

Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco, nasce nel cuore di Berlino56, il I marzo del 1858. Settimo figlio di una famiglia di ebrei convertiti, Georg è battezzato ed educato al culto evangelico, secondo la fede professata dalla madre Flora Bodstein; mentre il padre, Edward, imprenditore57, si converte invece al cattolicesimo. Alla morte del padre, avvenuta prematuramente nel 1874, Georg è adottato da un amico di famiglia, Julius Friedländer, un noto editore musicale che da allora si dedica all’educazione intellettuale del ragazzo e lo sostiene economicamente. Alla morte di Friedländer, nel 1889, Simmel riceve una cospicua eredità che per un certo periodo costituirà la sua principale fonte di reddito. Inizia gli studi universitari nel 1876, dopo aver frequentato il

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 43 Gymnasium “Friedrich Weber”. Come Max Weber e Werner Sombart, s’iscrive all’Università von Humboldt di Berlino ma, diversamente da molti giovani del tempo, segue solo i corsi nella sua città natale, senza frequentare altre Università, come era uso all’epoca. I suoi interessi si rivolgono verso la storia, la giurisprudenza, l’economia politica; si avvicina alle scienze sociali attraverso il pensiero neokantiano, focalizzandosi sul problema della conoscenza storica, del suo rapporto con le altre forme di conoscenza scientifica e dello statuto delle scienze sociali58. Titolare della cattedra di Storia e prima figura importante nel percorso formativo di Simmel, nonché maestro dei principali esponenti della Sociologia classica tedesca, è Theodor Mommsen (1817-1903)59, studioso dello storicismo tedesco e della sua tradizione neo-kantiana, della filosofia dei valori, punto di riferimento per gli studi di Wilhelm Windelband (1848-1915)60 e Heinrich Rickert (1863-1936)61 e della fenomenologia di Edmund Husserl (1859-1938)62. Simmel prosegue gli studi approfondendo una nuova scienza, la Völkerpsychologie (psicologia dei popoli), i cui fondatori, Moritz Lazarus (1824-1903) e Heymann Steinthal (1823-1899), sono da lui considerati suoi primi maestri. I due studiosi hanno un’opinione positiva degli elaborati simmeliani, tanto da far pubblicare alcuni suoi scritti nella loro rivista specialistica “Zeitschrift für Völkerpsychologie und Sprachwissenschaft”. La rivista di Lazarus, si preoccupa di comprendere i motivi della “psicologia dei popoli”: considera l’individuo come parte di un’unità culturale formata dallo stretto rapporto esistente tra i singoli individui e tutto il suo studio punta ad individuare i fondamenti psicologici su cui si costituisce tale unità. Lazarus è anche il maestro di Wilhelm Dilthey (1833-1911)63 e Wilhelm Max Wundt (1832-1920)64, quest’ultimo fondatore della psicologia cognitiva tedesca. Simmel si avvicina poi all’etnologia con Adolf Bastian (1826-

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Silvia Fornari 44 1905), alla storia dell’arte e della cultura tedesca con Hermann Grimm (1828-1901), allo studio della lingua italiana del Trecento, di Dante e Petrarca, per giungere alla filosofia, la scienza cui si ritiene legato da stretto rapporto filiale, un interesse che nasce nel periodo in cui la tradizione filosofica tedesca sta riprendendo con rinnovata energia i contatti con i motivi speculativi tradizionali, in vista di nuovi obiettivi. Suoi insegnanti di filosofia sono Eduard Zeller (1814-1908), storico del pensiero greco, che conosce frequentando il corso nel semestre invernale del 1878/79 di “Psicologia” e “Storia della filosofia”65, e Friedrich Harms (1819-1880). Su questa base Georg Simmel scrive il suo primo lavoro, uno studio a carattere etnologico e psicologico sulla musica, Psychologische und ethnologische Studien über die Anfänge der Musik (Studi psicologici ed etnografici sugli inizi della musica), respinto come dissertazione dalla commissione di dottorato (definizione questa dei nostri giorni) e in particolare dal prof. Hermann Helmholtz (1821-1894), nel 1880. La tesi di Simmel è respinta poiché l’argomento trattato presenta degli approfondimenti a carattere fisiologico di cui non possiede le necessarie conoscenze. Il lavoro è poi pubblicato con alcune variazioni nel 1882, come primo saggio dell’Autore dalla rivista di Lazarus e Steinthal66. La commissione di dottorato accetta infine lo studio su Kant dal titolo: Das Wesen der Materie nach Kant’s Physischer Monadologie (L’essenza della materia secondo la monadologia fisica di Kant). Simmel consegue la laurea in filosofia, summa cum laude, nel 1881. Lo studio su Kant è utilizzato da Simmel per partecipare ad un concorso regio, indetto nel 1879 dal titolo: Descrizione e valutazione delle diverse concezioni di Kant sulla natura della materia. Nel 1880 vince il concorso, con le parole di elogio di Zeller: «(Simmel) tratta in maniera accurata e approfondita la dottrina di Kant della materia in tutti gli stadi della sua evolu-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 45 zione, tenendo conto in misura adeguata dei suoi predecessori e dei suoi successori; la valutazione segue tale dottrina in tutte le sue ramificazioni, manifestando grande acutezza e un orientamento basato sulla scienza naturale»67. Sono ancor oggi molti i dubbi circa il vero lavoro presentato da Simmel in sede dottorale, o in ogni modo sul contenuto completo dell’opera su Kant. In ogni caso, quest’ultima fu utilizzata da Simmel per partecipare anche ad altri concorsi dedicati alle opere e al pensiero di Kant68. Per l’abilitazione alla docenza si presenta nel 1883, con un approfondimento dello studio kantiano la cui validità scientifica è palesata nelle certificazioni della facoltà dai professori: E. Laas (1837-1885), W. Wundt ed E. Zeller69. Ottiene il titolo di Privatdozent (libero docente) dalla più importante Università della Germania, l’Università di Berlino, nel 1885, a soli venticinque anni, iniziando nel semestre estivo la sua attività di docente, con una lezione intitolata: “Sulla dottrina dei costumi di Kant”. La nomina gli consente di tenere dei corsi liberi, non stipendiati regolarmente dall’Istituzione universitaria, ma retribuiti in base al numero degli studenti iscritti alle sue lezioni e ai loro contributi. È una posizione che anche economicamente si colloca in fondo alla gerarchia universitaria, ma Simmel, grazie al suo carisma, alle doti espositive, riesce subito a destare un forte interesse negli studenti. Le lezioni proseguono nei semestri successivi su tematiche analoghe sino al semestre estivo del 1887, quando affronta diverse argomenti, passando dalla filosofia di Kant alla poesia di Goethe, dall’estetica alla filosofia della storia sino a quando mostra il suo primo interesse per le tematiche sociologiche che approfondisce sino al 1894 quando scrive “Il problema della sociologia”70. Rimane Privatdozent per quindici anni fino al 1900. L’Università di Berlino, dai primi esordi simmeliani, non lo considera parte integrante del corpo accademico, trovandolo poco

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Silvia Fornari 46 incline alle attività scientifiche, tanto da fargli ottenere il titolo di Aussrördentlicher Professor (Professore straordinario), incarico intermedio prima di Ordinarius Professor (Professore Ordinario), solo nel 1901, quando Simmel ha già 43 anni. Il titolo di professore straordinario non gli consente di partecipare attivamente alla vita della comunità accademica e non lo aiuta a superare la condizione di estraneo dell’accademia71. Uno dei suoi allievi, Ernst Bloch (1885-1977)72, così descrive l’ambiente di lavoro del suo maestro: «(…) le sue lezioni erano sovraffollate, ma lui stesso rimase senza nessuna considerazione ufficiale da parte di tutti quei fanfaroni, ignoranti, mezzitalenti, che avevano occupato le cattedre di filosofia (…)»73. Questa citazione è una delle tante testimonianze delle difficoltà incontrare da Simmel nel corso della sua carriera accademica. A compensare questa situazione, si riscontra il grande successo delle pubblicazioni e la stima che riceve dal mondo intellettuale esterno alle accademie del tempo. Simmel riesce a portare avanti le sue ricerche indipendentemente dalle accademie ed a vivere agiatamente, senza incorrere in gravi difficoltà finanziarie, grazie alla cospicua eredità ricevuta dall’amico di famiglia. Altri importanti Autori tedeschi della sociologia del periodo classico, incontrano analoghe difficoltà nel trovare un meritato riconoscimento per il proprio impegno scientifico. Simmel è definito lo straniero dell’accademia74, Werner Sombart criticamente roter Professor (professore rosso)75 per il suo lavoro di rilettura del capitalismo di Karl Marx. L’atteggiamento di distacco delle accademie è sicuramente determinato dall’interesse mostrato da questi Autori insieme ai colleghi Max Weber e Ferdinand Tönnies verso una scienza, la Sociologia, di cui ancora non si è riconosciuta la validità scientifica, anche se esistono notevoli differenze nei curricola dei quattro studiosi, come si preciserà più avanti.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 47 Le motivazioni che si possono addurre, per spiegare le difficoltà che Simmel incontra nell’ambiente accademico berlinese, sono diverse da quelle dichiarate per Weber o per Sombart; Simmel è ebreo, lo è fisicamente, più che religiosamente, non essendo praticante76. Lo storico berlinese Dietrich Schäfer (18451929)77 è drastico quando è chiamato ad esprimere la sua opinione su Simmel, dal ministro della cultura del Baden Böhm, personalmente non avverso allo studioso e consigliere segreto della facoltà di Heidelberg, dove Simmel è al secondo posto per l’ottenimento della cattedra. Schäfer afferma: «(…) non so se il professor Simmel sia battezzato o meno (…) egli ha in tutto e per tutto l’aspetto e la spiritualità di un ebreo»78. La frase è un chiaro esempio della diffidenza nei confronti della sua persona, celata dietro le dure critiche all’operato scientifico. I cittadini ebrei occupano ancora un posto secondario nella società tedesca: pur avendo ottenuto la cittadinanza tedesca nel 1812, non riescono mai a raggiungere incarichi importanti nella pubblica amministrazione, nella carriera militare, nelle Università. In compenso le loro imprese commerciali e finanziarie sono ricche di successi79. La città di Berlino, dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento, vede crescere la sua popolazione sino ad assumere le caratteristiche di una vera metropoli, ma senza avere nessuna tradizione metropolitana80. La crescita della popolazione è favorita anche all’aumento dei cittadini ebrei, i quali riescono meglio ad inserirsi in un centro industriale che non in una piccola città rurale, dove la discriminazione nei loro confronti è molto più evidente. Carlo Mongardini e Gianfranco Poggi sono i sociologi che tra gli altri studiosi in Italia81 analizzano la difficile situazione di vita nelle accademie del tempo degli ebrei e delle altre minoranze, presenti nel territorio tedesco. Si mettono così a fuoco fattori

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Silvia Fornari 48 di forte influenza nella formazione di Simmel e le motivazioni dell’avversione dei colleghi accademici nei suoi confronti82. Mongardini evidenzia le modalità in cui Simmel si presenta ai suoi colleghi: «(…) nel suo atteggiamento nei confronti degli studiosi contemporanei una apertura e una disponibilità molto formali, dietro le quali si cela una grande cautela e riservatezza e spesso un freddo distacco non raramente congiunto ad una punta di sottile ironia. L’ostilità dell’ambiente accademico berlinese deve aver lasciato più di un segno nell’animo di Simmel»83. La formalità, l’ostilità dell’ambiente accademico, è una realtà che Simmel conosce bene e che impara ad accettare. La candidatura di Simmel alla cattedra di Heidelberg è appoggiata anche da Max Weber, il quale si lamenta che Simmel non abbia ancora ottenuto un riconoscimento ufficiale per la sua dotta attività scientifica. Weber riconosce il valore di tutte le sue opere, che si caratterizzano per la validità delle idee teoriche e le sottili osservazioni scientifiche, tanto che nell’opera Filosofia del denaro di Simmel: «(…) trovò delineati e in parte applicati quei metodi di cui egli fece uso nella sua successiva analisi del capitalismo, cioè nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo»84. La cattedra di filosofia rimane vacante per un intero anno, pur di non nominare Simmel, fino a quando non è offerta a Ernst Troeltsch (1865-1923)85. Il duro giudizio espresso nei confronti di Simmel è influenzato anche dalla sua iscrizione ai circoli socialisti, sino al 1895, anno in cui le Autorità universitarie sciolgono l’associazione studentesca di studi sociologici di Berlino, sorta nell’ultimo decennio dell’Ottocento e d’orientamento socialista. La stessa decisione è presa dalle altre università tedesche. Simmel partecipa solo ad uno dei gruppi di lavoro, come fa lo stesso Max Weber. L’avversione delle Autorità nei confronti di queste associazioni giovanili è dettata dalla consapevolezza che dietro gli studenti vi sia

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 49 la regia del gruppo degli “accademici socialisti”, i quali lavorano alla messa in discussione della struttura universitaria tedesca. Da studi più recenti si è evidenziata come la partecipazione ai circoli socialisti di Simmel si realizzi solo nella prima metà del decennio 1890-1900. Nel 1890 decadono le leggi tedesche contro i socialisti e si assiste ad una ripresa delle idee e dei lavori del partito socialista. Il riscontro è dato dall’analisi delle innumerevoli pubblicazioni di Simmel, prima nella rivista liberale “Soziale Praxis” diretta da Ignaz Jastraw, economista liberale, poi nel giornale del partito socialista “Berliner Volksblatt”, che continua le sue pubblicazioni con il nuovo nome “Vorwärts”86. La sua appartenenza o partecipazione ai circoli socialisti rende difficile la riuscita della sua carriera accademica. Diversamente da Simmel, Weber non subisce le medesime critiche e la sua partecipazione attiva al partito non influisce negativamente nel percorso professionale. Nella realtà l’interesse di Simmel nei riguardi dei movimenti socialisti rientra nel periodo in cui si occupa dei diritti dei cittadini nella società. I suoi articoli nelle riviste sopra citate si occupano dei diritti dei sindacati, della socializzazione delle cure mediche e dei primi movimenti liberali delle donne tedesche, riportando anche le vicende dei primi importanti scioperi che si organizzano in quegli anni. David Frisby afferma che le idee socialiste di Simmel, anche se si modificano con il passare degli anni, rimane invariato e personale il rifiuto del materialismo storico come base filosofica dell’analisi storica. Nell’opera I problemi della filosofia della storia87, Simmel critica i capisaldi della Seconda Internazionale, esprimendo il rifiuto delle leggi storiche e del concetto di necessità storica. Nel 1896 «(…) sembra aver già cominciato a prendere le distanze dalla sua precedente posizione socialista, un processo che doveva continuare e trovare la sua espressione più completa nella Filosofia del denaro»88.

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Silvia Fornari 50 A peggiorare la sua posizione nel mondo universitario interviene anche lo specifico interesse verso le tematiche psicologiche e sociologiche. Gli accademici tedeschi considerano le nuove scienze illegali, poiché tendono a sostituire l’istituto ecclesiastico e lo stato nel suo complesso, con la società. É opportuno affermare, con la testimonianza diretta di Simmel, che il mancato appoggio dell’accademia tedesca è determinato da un insieme di calunnie contro la sua persona: «So che intorno a me c’è un cerchio di dicerie su tutto il possibile, ciò che sono e ciò che non sono (…). Ho rinunciato a combattere contro queste accuse insensate che non toccano le reali imperfezioni delle quali io sono pienamente cosciente»89. Conviene altresì ricordare che il suo scarso interesse verso le convenzioni accademiche dell’epoca influisce negativamente anche nel giudizio finale che le diverse commissioni devono dare agli elaborati, frutto della sua attività scientifica. Forte della sicurezza economica ricevuta dall’eredità, egli si permette di sfidare le convezioni accademiche più rigide. Simmel pubblica saggi che non hanno lo stile delle pubblicazioni accademiche, senza citazioni a piè di pagina per giustificare le sue argomentazioni, senza riferimenti agli Autori letti e soprattutto utilizzando uno stile espositivo fluido, aperto, fuori degli schemi accademici. L’accusa di essere frammentario e asistematico nelle sue esposizioni scientifiche, non è recepita dal pubblico esterno alle accademie, che apprezzano invece molto i suoi scritti90. Tra le tante critiche rivolte a Simmel, alcune fanno riferimento alla didattica delle lezioni accademiche. Egli per primo consente alle donne di assistere ai suoi corsi, anche se solo come semplici auditrici: un vero scandalo per l’epoca, se si considera che le donne riusciranno ad ottenere la libera iscrizione nelle università tedesche solo nel 1908. Simmel nell’esporre le sue tematiche, durante le lezioni uni-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 51 versitarie, non segue mai una linea coerente con gli argomenti della sua materia. In un semestre Simmel parla di filosofia e dei suoi esponenti, nel semestre successivo si dedica a trattazioni sull’estetica, sui pittori e sui poeti contemporanei. Le lezioni simmeliane seguono il filo delle sue intuizioni, fonti per i saggi e le numerose pubblicazioni. Uno dei suoi allievi, Kurt Gassen, che si fa carico di pubblicare i suoi appunti sulle lezioni del maestro, scrive: «Avevo circa vent’anni quando ascoltai nei tre anni 1912-1914 cinque lezioni di Simmel e affascinato dalla sua conferenza filosofica, non mi lasciai sfuggire una sola parola e mi appuntai queste lezioni sulla “Filosofia greca” (1913), “La filosofia del XIX sec. da Fichte a Nietzsche e Bergson” (1912-13), “Elementi di logica” (1912-13), “Etica e problemi della cultura moderna” (1913), e “Filosofia dell’arte” (1913-14)»91. Il suo metodo didattico attrae un gran numero di studenti, ma favorisce l’invidia dei suoi colleghi, i quali continuano a criticarne l’attività, sminuendo l’apporto scientifico del suo lavoro. I critici dell’accademia giustificano l’afflusso di studenti alle sue lezioni con la presenza d’allievi di un livello sociale inferiore, rappresentanti delle minoranze tedesche, emigrati in Germania e provenienti dall’Europa orientale, compresa la Russia e la Polonia. Queste illazioni lo fanno ancora di più apparire come il difensore degli ideali “anti-cristiani del popolo tedesco”92. Nonostante le aspre critiche degli accademici, Simmel vede riconoscere il valore delle sue lezioni dei corsi estivi ed invernali, in cui si cimenta nell’analisi sociologica e di psicologia sociale, dai suoi stessi allievi, come riporta Thon: «(…) ha un pubblico che cresce di numero ogni semestre. Per diversi anni egli ha tenuto corsi estivi di psicologia sociale, e uno specifico corso di sociologia nel semestre invernale (…) Oltre a ciò, egli tiene pure un seminario di sociologia applicata. In questa sede si fan-

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Silvia Fornari 52 no relazioni su libri sociologici e si tengono dissertazioni indipendenti»93. Successivamente anche il filosofo italiano Antonio Banfi ricorda il clima che si respira durante le lezioni universitarie di Simmel. Le parole di Banfi sono una dedica continua alle doti e alla personalità del maestro, in cui si evidenziano le vibrazioni delle idee esposte: «(…) la trama percorreva tutto il mondo dello spirito ed ogni punto d’appoggio si risolveva in un intreccio sottile e al vibrar d’ogni filo rispondeva il tono di un significato, la chiarezza di un’idea»94. Un tono unico per esaltare la capacità d’eloquio, d’esposizione, difficile da incontrare in altri docenti dell’Università berlinese. In questo panorama non si può trascurare lo stretto legame di Simmel, con il mondo culturale, artistico ed intellettuale dell’epoca. Simmel è uno dei pochi che s’interessa di pittura, scultura e d’arte contemporanea. Conosce i maggiori esponenti dell’arte moderna, vive al centro della vita mondana e culturale non solo tedesca, ma europea, dedica molto tempo a viaggiare, anche se la città cui ama sempre ritornare è Berlino. Simmel grazie alla sua personale ricchezza economica e l’appartenenza alla classe medio-alta della Germania guglielmina, si può permettere di soddisfare ampiamente i suoi interessi culturali e scientifici, senza difficoltà. Il far parte di una classe sociale colta e privilegiata non lo tiene lontano dalle forme artistiche e culturali dei movimenti d’avanguardia, movimenti ambigui, disordinati, barbarici, che non rispettano i valori estetici classici, movimenti artistici seguiti da Simmel proprio perché rappresentativi della modernità, come scrive Gianfranco Poggi: «La modernità artistica sembrava invece significativa e importante a Simmel per la sua continua sperimentazione e per la sua capacità di esprimere il peculiare tono e il senso autentico dell’esistenza moderna, la sua irrequietudine, la sua frammentarie-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 53 tà, il suo spietato diniego di tutto ciò che generazioni precedenti avevano considerato solido e aproblematico»95. Da quanto riportato, si evidenzia un quadro complesso, da cui traspare una personalità completa, un uomo generoso e ricco di prospettive, poco incline a seguire strade già battute da altri, sempre alla ricerca di realtà originali, curioso di aprirsi verso nuovi mondi. Non è facile la strada che egli vuole percorrere, perché al tempo stesso egli vuole anche entrare a far parte di un mondo accademico che si fa interprete della dura politica della borghesia guglielmina, critica ed avversaria della complessità sociale moderna, ferma divulgatrice della tradizione culturale tedesca. Nello 1890 Simmel si sposa con Gerltrud Kinel, di fede cattolica, ma educata alla religione protestante, una scrittrice di saggi filosofici, firmati con lo pseudonimo di Marie Luise Enckendorff96. Conosce sua moglie frequentando un circolo esclusivo, sorto intorno al poeta Stefan George (1868-1933)97, dove è introdotto grazie a Sabine Graef, che prese poi il nome di Sabine Lepsius per firmare i suoi lavori. Casa Simmel, grazie alle testimonianze degli amici più cari di famiglia, ci appare come un luogo amabile, in cui circola una particolare “aura” filosofica98. Simmel ha due figli, Hans nato dal matrimonio con Gertrud, ed Angi frutto della relazione con Gertrud Kantorovicz. La nuova condizione familiare, ma soprattutto le difficoltà incontrare per accedere all’accademia Berlinese, portano Simmel ad indirizzare i suoi sforzi verso le sedi universitarie considerate periferiche. Nel 1910 si presenta per una cattedra di filosofia nella cittadina prussiana di Greifswald, ma anche questa volta senza successo. Simmel, pur non riuscendo ad ottenere degli incarichi ufficiali a Berlino o nelle altre città tedesche, è insignito della laurea honoris causa in Scienze Politiche il 28 ottobre del 1911, dall’Università di Friburgo, riconoscendolo come uno dei padri

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Silvia Fornari 54 fondatori della scienza sociale e soprattutto per la pubblicazione di un importante lavoro scientifico, Filosofia del denaro99. Solo nel 1914 Simmel riesce ad ottenere un incarico come Ordinardozent (professore ordinario), con una cattedra in filosofia e non in sociologia, in una sede periferica, a Strasburgo, che lo identifica definitivamente come outsider dell’accademia. Per Simmel il dolore più grande è allontanarsi da Berlino, dalla città dove è nato e dove ha trascorso cinquantasei anni della sua vita, e così scrive: «Se accetto (…) non sarà a cuor leggero. L’influenza sulla nostra cultura filosofica che ho esercitato a Berlino non sarà infatti così facile da raggiungere altrove»100. Lasciare Berlino, centro culturale tedesco e proprio intorno al 1914, periodo di forti dibattiti politici precedenti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è un gran sacrificio. Lo stesso mondo culturale berlinese soffre della sua partenza, molti quotidiani pubblicano articoli in cui rimproverano l’accademia berlinese di non aver voluto trovare una cattedra per il prof. Simmel, tanto da parlare e scrivere di «Berlino senza Simmel»101. Simmel, legato alla sua città, non prenderà mai in considerazione l’idea di non proseguire la carriera accademica, non compie questa rinuncia, perché considera la propria attività filosofica come una “professione-vocazione”, un Beruf che non è possibile concepire separatamente dall’istituzione universitaria102. Simmel è per più di vent’anni Privatdozent a Berlino, senza cattedra e senza incarico fisso. Da Strasburgo cerca di ottenere incarichi in altre sedi, soprattutto perché proprio alla fine del suo primo semestre estivo, scoppia la Prima Guerra Mondiale. Molti giovani studenti che seguono le sue lezioni, sono richiamati alle armi e pochi hanno la possibilità di rimanere all’Università. Nel 1915 dopo la morte di Wilhelm Windelband ed Emil Lask si liberano due cattedre a Heidelberg, ma ancora una volta Simmel non riesce nel suo intento. Simmel muore a Strasburgo, a causa di un cancro al fegato, il 28 settembre del 1918.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 55 3. Georg Simmel, i salotti, i circoli culturali

Simmel rappresenta una personalità importante del periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, non solo per la sua produzione intellettuale, ma soprattutto per il legame con la vita culturale di quell’epoca. Simmel vive intensamente la sua città, Berlino, la sua vivacità intellettuale e vive direttamente il clima culturale delle altre capitali e più importanti città europee come Parigi, Roma, Firenze, Venezia103, ecc., dove ama recarsi e vivere a stretto contatto con i rappresentanti delle arti contemporanee del tempo. Landmann così descrive l’ambiente culturale in cui si sviluppa la personalità simmeliana: «Insieme con Dilthey, Husserl e Bergson, Simmel è una tra le figure più fortemente rappresentative di questo periodo, che forse non trovò alcuna espressione mondana tanto chiara quanto in lui. In Simmel si poteva sentire nel modo più forte il battito del polso dei tempi. Il suo pubblico all’università era il più numeroso e il più selezionato. Egli era in rapporto non solo con i massimi filosofi e accademici del suo tempo, quali Bergson, Troeltsch e Max Weber, ma anche con artisti e poeti quali Rodin, George e Rilke. Egli costituiva il centro dell’élite intellettuale»104. In questo clima culturale Simmel, non riuscendo ad ottenere il meritato successo accademico, riceve in ogni modo la stima e l’ammirazione dei suoi studenti che partecipano numerosi alle lezioni ed intervengono ai suoi “seminari privatissimi”, esclusivi, che realizza nella sua abitazione privata. Gli studenti che possono accedervi sono selezionati dallo stesso Simmel, attraverso un’attenta analisi delle loro idee filosofiche. Simmel, come scienziato, preferisce il salotto alla staticità del laboratorio; il suo salotto diviene uno dei circoli più raffinati di Berlino, luoghi d’incontro tipici del tempo, un ritrovo esclu-

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Silvia Fornari 56 sivo, dove può esprimere liberamente le sue idee filosofiche e sociologiche, dal vivo105. Il salotto di Simmel è apprezzato soprattutto dagli studenti stranieri emigrati in Germania, ma è molto difficile per loro riuscire a dimostrare il proprio reale interesse verso le argomentazioni del maestro, come ricorda uno dei suoi allievi, Ernst Bloch: «[la] mia prima visita presso Simmel, (…) riuscì dapprima piuttosto male. Simmel teneva un corso privato di lezioni, ed io gli chiesi il permesso di potervi partecipare; (…) “La mia lezione registra il tutto esaurito; la tengo qui, in casa mia, intorno ad un grande tavolo, sicché non posso accogliervi più di dodici persone”»106. Bloch, non intimorito dell’alterigia con cui è accolto dal professore, decide di intervenire durante la discussione e di rimanere sino alla fine della lezione, quando Simmel, vista la partecipazione del giovane, afferma, secondo il racconto dell’allievo: «Orbene, sembra proprio che in Lei si ascriva un particolare interesse filosofico. Vedrò di far qualcosa: forse uno degli amici che frequenta le mie lezioni rinuncerà»107. Nasce da questo primo incontro un’amicizia e una durevole frequentazione, tra il maestro e l’allievo, che si realizza anche in occasione di alcuni viaggi in Italia e si protrae sino agli ultimi anni di vita di Simmel. Antonio Banfi, allievo italiano di Simmel, ricorda con questi caldi toni gli incontri culturali dei suoi seminari: «(…) le lezioni private erano un rito. Nel suo salotto denso di gusto orientale, innanzi a tazze di tè biondo eravamo in dodici, come i discepoli, e tra noi Frau Simmel e Marianna Weber. Il primo giorno, rotto il gelo, il discorso vagava (…)»108. Tra le diverse personalità che frequentano casa Simmel, occorre ricordare Margaret Susman (1874-1966)109, che insieme alla moglie Gertrud ed alla giovane amante Gertrud Kantorovich, sono le tre figure femminili che instaurano un forte rapporto sentimentale ed intellettuale con il Nostro. Recentemente questi

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 57 rapporti e in generale l’entourage di Simmel, è stato oggetto delle analisi di A. Rammstedt, moglie di O. Rammstedt, presentate all’ultimo Convegno Internazionale di Studi tenutosi presso l’Università di Salerno nel Novembre del 1998, intitolato L’opera di Georg Simmel tra crisi e rinnovamento dei paradigmi sociologici, cui parteciparono tra gli altri: V. Cotesta, A. Cavalli, K. Wolff, O. Rammstedt, M. Maffesoli, P. Watier, C. Mongardini, B. Accarino, T. Karlsruhen, R. Rauti, F. D’Andrea. Tutte e tre le figure femminili, citate, collaborano con Simmel nei suoi studi, pur seguendo un diverso percorso intellettuale. La moglie Gertrud, ventiseienne al momento del matrimonio (1890), si dedica alla pittura, per diventare successivamente assistente universitaria di Simmel, non potendo iscriversi regolarmente alle attività seminariali dell’università tedesca, poiché la legge vieta ancora l’accesso alle donne; Gertrud è la prima donna assistente di sociologia in un’università tedesca110. Margaret Susman, anche lei pittrice e amica di Gertrud, si avvicina agli studi filosofici intorno al 1905-06111, mettendo da parte la pittura e dopo aver ottenuto il dottorato in Svizzera. Successivamente, dopo l’avvento del Nazionalsocialismo nel 1933, è costretta a lasciare la Germania. L’ultima del gruppo, Gertrud Kantorovich, è la più giovane, ed ha la possibilità di compiere i suoi studi universitari in modo più regolare, aiutata dallo stesso Simmel, trasferendosi poi dalla Germania negli Stati Uniti, senza riuscire ad ottenere, in quanto ebrea, una posizione come docente universitaria. L’unione tra le tre figure parte da un generale interesse per il mondo dell’arte ed in particolare per l’arte figurativa. Gertrud Kantorovich delle tre è quella che subisce maggiormente il fascino intellettuale di Simmel, tanto da progettare nel 1929 la pubblicazione di una corposa monografia sull’indimenticato maestro che rimane però solo un mero progetto. I tempi sono cambiati, Simmel è scomparso da più di dieci anni, la cultura

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Silvia Fornari 58 imperante in Germania è quella nazista e poche sono le possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero. Solo nel 1959 la Kantorovich riesce a pubblicare un breve volumetto dedicato all’amore e alla dedizione (Amore e dedizione, 1959). Simmel deve la divulgazione del suo pensiero, dopo la prematura scomparsa e in assenza di una scuola, anche al lavoro d’approfondimento e studio realizzato dalle tre donne. Un lavoro che assume il carattere di un vero e proprio impegno culturale verso la pace, il mecenatismo e la filosofia, come rappresentanti del pensiero femminile. Si tratta di un impegno culturale e una responsabilità personale nei riguardi di un maestro di vita e di studio. Esse perseguono questo scopo insieme con alcuni ex allievi universitari di Simmel. Per Simmel è molto importante la frequentazione del circolo di Stefan George, caratterizzato da un forte interesse alle tematiche di Nietzsche; Autore di riferimento di Simmel e di Lou Andreas-Salomé (1861-1937)112, quest’ultima antesignana delle tematiche del femminismo contemporaneo ed erede spirituale per un certo periodo dello stesso Nietzsche. Grazie all’incontro con Salomé, Simmel conosce un giovane poeta austriaco, poi diventato celebre, Rainer Maria Rilke (1875-1926)113, permettendogli di entrare nel circolo di Stefan George (1868-1933)114. Rilke dichiara il suo più ampio apprezzamento della ricerca simmeliana, le cui osservazioni sono preziose per raggiungere una nuova conoscenza della spiritualità. Il circolo di George è esclusivo per la ricchezza e la rappresentatività intellettuale dei suoi partecipanti. Qui Simmel ha la possibilità di conoscere anche lo scrittore Paul Ernst (1877-1933)115, il quale diventa poi intimo amico dell’allievo di Simmel, György Lukács (1885-1971)116. Il cenacolo di Stefan George nasce per cambiare la società del tempo, una trasformazione che sì realizza attraverso un “impulso vitale”, sollecitato dalla simpatia, dall’interesse personale. Tale processo si realizza educando i suoi seguaci, i quali a

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 59 loro volta devono occuparsi della diffusione in altri circoli e luoghi del sentimento vitale, motore dello sviluppo di una comunità di uomini legati dal consenso e favorevoli ad un’unione senza un’organizzazione sistematica, nata solo come libera associazione d’artisti, esteti, congiunti dal desiderio di conoscere, sapere e creare una realtà esterna ad una società rappresentativa della classe borghese guglielmina. Un’aggregazione di prescelti, senza norme, regole o statuti, mossi dalla simpatia e non dall’interesse. Banfi definisce con queste parole la sua ricerca: «L’equilibrio limitato di cultura contro cui la spiritualità di George reagisce affermando da un lato l’infinita ricchezza di aspetti dell’esperienza e della vita, dall’altro l’esigenza d’una loro sintesi armonica ed universale, è effettivamente rappresentato da quella che potrebbe chiamarsi ed è stata chiamata la cultura borghese della fine del XIX secolo. (…) Essa è anzitutto la rinuncia o la negazione di una sintesi organica di cultura dove i valori ideali equilibrano le forze radicali e profonde, facendone gli strumenti della propria realtà: ridare libertà a queste forze – economiche, politiche, morali – consentire il loro libero sviluppo, sommuovere così il mondo etico dalle sue fondamenta concependolo in un progresso infinito verso un limite ideale, è questo il primo momento – il momento eroico – della cultura borghese»117. Sono attratti in questi cenacoli soprattutto giovani scienziati, più che poeti e letterati, i quali hanno l’idea di poter realizzare un cambiamento radicale delle regole e delle strutture organizzative della società. Idee analoghe sono riprese molti anni dopo dai giovani contestatari del ’68, insieme al movimento dei “figli dei fiori” degli anni ’70. Le idee di George prendono le distanze sia dalla politica della Germania guglielmina sia, successivamente, dalla Repubblica di Weimar. Il suo pensiero è molto critico e diffidente nei confronti dei rappresentanti della classe universitaria, dei pro-

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Silvia Fornari 60 fessori e delle teorie scientifiche che essi stessi rappresentano. Non nasconde mai l’aperto dissenso nei confronti dell’operare universitario, tanto che le reazioni dei professori sono di forte critica, ma anche di grand’ammirazione. Il circolo privato di George, si trova al di fuori della struttura accademica, diventa una lobby molto influente. Molti sono i suoi giovani seguaci che riescono ad ottenere cattedre di “Scienze dello Spirito”, nelle stesse università tedesche che lui non apprezza. George critica ed irride lo stile degli accademici, tanto che quando Simmel gli dedica le successive edizioni di Geschichtsphilosophie118, rivolgendosi al suo “poeta ed amico”, George ammette di non aver capito niente di quanto contenuto nel lavoro simmeliano. Simmel non è un proselito della cerchia di George, ma un suo fervente ammiratore e i loro rapporti sono sempre molto intimi. Simmel è considerato in parte l’outsider dell’accademia, anche per questa vicinanza al circolo culturale di George. Ci sono altri docenti che promuovono il poeta come Kurt Breysing (1866-1940) e Dilthey, i quali si schierano a favore della diffusione del messaggio di vita georgiano, mentre altri come Wolters, definiscono gli accademici seguaci di George al confine tra l’arte e la scienza, in senso molto critico. Dalla sua cattedra Simmel esalta le qualità di George e dello scultore Auguste Rodin (1840-1917)119 come i due massimi esponenti dell’arte del tempo. Simmel è apprezzato dagli artisti, tanto quanto l’accademia guglielmina critica, la capacità intuitiva e l’interesse per le forme d’arte, utilizzate dall’Autore per giungere alla conoscenza scientifica, rispetto allo studio della sola filosofia. Simmel con queste caratteristiche è uno strenuo sostenitore delle posizioni di George. Le loro intense discussioni sono fruttuose non solo per Simmel, ma per lo stesso George, il quale riprende alcune espressioni scientifiche per ricavare riferimenti per le sue opere. La loro unità nasce dal sostegno alla cultura in

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 61 cui vivono, nella difesa della modernità, contro una mentalità critica ed ottusa prodotta dalla borghesia guglielmina, fino all’evento bellico del 1914. Esiste però una diversità fondamentale: Simmel è il sostenitore del concetto, dell’analisi che supera la sostanza, mentre per George tutto è sostanza. George lancia una sfida al suo tempo rinnegando il corpo per esaltare lo spirito astratto, ritenendo che la bellezza sia il mezzo per raggiungere lo spirito. Il suo modello poetico è Dante, che insieme a J. C. F. Hölderlin (1770-1834), il predicatore di un nuovo Dio per la Germania, spera nella rinascita spirituale del Paese e del suo popolo120. Il desiderio di Simmel di entrare a far parte del corpo accademico berlinese, crea dei conflitti anche nel suo rapporto con il poeta e amico George. George intensifica le tendenze pedagogiche, come “vate” del suo movimento poetico, sino a far diventare la sua poesia pura didattica ed i suoi cenacoli da liberi momenti d’incontro assumono un carattere più rigido e strutturato, simile alla burocrazia statalista tedesca, da lui tanto criticata. Segno del definitivo distacco tra i due è la poesia dal titolo Der Weisheitslehrer (Il maestro di saggezza), che George dedica a Simmel dopo il suo trasferimento a Strasburgo: «Da trent’anni hai predicato davanti a schiere Chi ora ti viene dietro? “Nessuno – il mondo”. O maestro meglio era tenere chiuse le porte Hai lavorato per nulla, per una mera parola»121. Lepenies accusa Simmel di guardare alle forme d’arte con un occhio troppo sociologico e di voler dare forma estetica alla sociologia. Tale atteggiamento è fonte di critica da parte di George e dei suoi seguaci, ed inoltre è causa della perdita dell’amicizia e dell’ammirazione, non solo del poeta ed esteta in questione, ma anche di un eminente sociologo francese, Émile Durkheim (1859-1917).

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Silvia Fornari 62 4. I colleghi del mondo scientifico

Weber, come Simmel ed altri studiosi di sociologia, ospita periodicamente nella sua casa di Heidelberg amici, studenti e rappresentanti del mondo intellettuale tedesco, per dibattere della realtà scientifica e culturale di quegli anni. Ciò non basta, tuttavia, a costituire una vera e propria corrente di pensiero. Tra le cause di questa mancata realizzazione si può far cenno all’influenza negativa del suo stato di salute: Weber soffre per un ampio periodo della sua vita, di una forma di “esaurimento nervoso” che lo costringe per circa un ventennio ad allontanarsi dall’insegnamento universitario, perché non si sente più in grado di trasmettere ad altri il suo sapere. Una situazione complessa che non lo allontana del tutto dal mondo accademico, partecipa a convegni seminari, ma non riprende attivamente l’attività d’insegnante122. Dopo la sua morte, nel 1920, non esistono dei veri continuatori del suo pensiero, tanto che solo dopo la fine della Repubblica di Weimar, con l’avvento del potere nazista, si realizza una piena rivalutazione della riflessione weberiana. Weber, diversamente da Sombart e da Simmel, è considerato dall’ambiente universitario una vera e propria autorità. Tra le caratteristiche di Weber, prevale l’incapacità di imporre la propria personalità, sia in campo politico, sia nel mondo accademico. La sua carriera universitaria non incontra ostacoli, raggiunge posizioni di rilievo, ma senza riuscire, con suo gran dispiacere, ad aiutare i colleghi ed amici, come Sombart e Simmel, per i quali ottiene, all’interno dell’Università, solo incarichi temporanei e di scarso prestigio. Il rapporto di Weber con Simmel è occasione di riflessione per alcuni studiosi, i quali si occupano della vicinanza tematica dei due sociologi classici123. L’accostamento tra i due nasce dalle obiezioni epistemologiche espresse da Weber nei confronti di

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 63 Simmel. Weber in alcuni casi mostra le sue obiezioni nei confronti del procedimento metodologico di Simmel con pungente ironia124; dedicando un’opera intera alla figura di Simmel, decidendo poi di non pubblicarla per l’amicizia che lega i due studiosi. Si tratta di una pubblicazione postuma uscita solo in lingua inglese125. Weber, Sombart e Tönnies, insieme a Simmel, sono gli iniziatori di una nuova via di indagine sociologica, critici mordaci del positivismo ingenuo e delle correnti organicistiche126. Il nuovo indirizzo di cui si fanno interpreti si completa il 3 gennaio 1909 con la fondazione della Deutsche Gesellschaft für Soziologie (Associazione tedesca di sociologia), grazie all’animazione ed allo stimolo di Weber, curatore anche della parte finanziaria. Tra i fondatori dell’Associazione, Simmel è colui che detiene una maggiore esperienza rispetto alla materia e a lui fu offerta la presidenza dell’associazione, rifiutata a favore di una direzione collegiale. Lo statuto dell’associazione stabilisce che la «promozione della conoscenza sociologica deve avvenire attraverso ricerche e indagini puramente scientifiche sostenute da lavori puramente scientifici»127, l’associazione, non persegue obiettivi pratici ma si adopera per favorire un «pluralismo scientifico»128. È Simmel ad aprire il primo congresso del gruppo a Francoforte, il 19 ottobre 1910 con un discorso sul tema sociologico della Vergesellschaftung (sociazione-associazione), che con il titolo Soziologie der Geselligkeit (Sociologia della Socievolezza), è pubblicato subito dopo nel numero del 21-22 ottobre 1910 dalla rivista “Frankfurter Zeitung”. È questo un tema molto caro a Simmel, il quale vede nella socievolezza l’aspetto ludico dell’associazione tra gli individui, un legame che si forma attraverso la capacità di saper superare l’egoismo per dare una regolarità al fluire della propria vita. Socievolezza è possedere capacità estetica e saper produrre arte, per dare il giusto movimento alla vita.

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Silvia Fornari 64 Nella stessa occasione del Congresso, Simmel proclama il distacco della sociologia, affermazione non nuova del Nostro. Già nel 1899 alla richiesta di Célestin Bouclé (1870-1939)129 di inviargli un suo intervento per il Congresso francese di sociologia, Simmel così risponde: «Purtroppo non posso mandare la richiesta di relazione per il Congresso di Parigi. Non deve dimenticare che le Sciences Sociales non sono la mia materia. La mia sociologia è una disciplina del tutto specialistica che in Germania non ha altri rappresentanti che me; (…) per me è alquanto penoso essere considerato all’estero soltanto come sociologo, mentre sono piuttosto un filosofo, (…) mi occupo di sociologia soltanto come di una disciplina secondaria. Una volta che avrò adempiuto al mio obbligo verso di essa, pubblicando un’estesa Soziologie, probabilmente non vi tornerò mai più sopra»130. Le parole utilizzate da Simmel nella lettera a Bouglé, hanno lo stesso tono risentito, di una lettera precedente, scritta il 15 luglio 1898 a Georg Jellinek, in cui espone la sua impossibilità a proseguire nello studio sociologico: «(…) la vita e la morte della mia sociologia dipendono completamente da me»131. In questa lettera Rammstedt rintraccia cinque punti relativi al suo rapporto con la sociologia, indicando successivamente le vicende personali che caratterizzano il difficile percorso accademico di Simmel132. Poggi, ci presenta un Autore che decide di non portare avanti fino alla fine il suo impegno verso la sociologia, perché il suo è un interesse parziale, sorto presto, ma che lentamente lo riporta alla filosofia133. La prima rivista tedesca “Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik” (Archivio per lo studio della sociologia e le politiche sociali) a carattere sociologico nasce nel 1903, punto d’incontro di dibattiti e discussioni in relazione con le altre riviste europee della stessa natura. Ricordiamo in Francia l’Année Sociologique, fondata da Durkheim nel 1897, cui collabora Mar-

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 65 cell Mauss, Maurice Halbwachs, Célestin Bouglé, Davy, Hubert, per citare i più noti nel panorama scientifico d’Europa, rivista arricchita anche dagli articoli d’importanti studiosi nazionali ed internazionali, tra cui lo stesso Simmel, il quale nel primo numero pubblicato, così scrive: «(…) que la sociologie (…) Commence à se déberrasser de la masse confuse de problèmes qui s’attachaient à elle; (…) pour avoir un sens défini, la sociologie doint chercher ses problèmes (…)»134. Il lavoro di Simmel è apprezzato e conosciuto tanto in Francia quanto in Italia. In Francia la corrispondenza scientifica tra Durkheim e Simmel permette una diretta collaborazione per la traduzione di suoi lavori pubblicati nell’Année Sociologique. Le opere di Simmel sono divulgate dalla rivista francese, grazie all’interesse dell’allievo di Durkheim, Célestin Bouglé. Bouglé apprezza il lavoro di Simmel, tanto da presentarlo al pubblico francese già nel 1894, facendo proprie alcune analisi simmeliane. In questo periodo Simmel si lamenta spesso con Bouglé per la situazione d’incertezza sorta intorno alla scienza sociale; egli afferma che il suo studio sulla sociologia è motivato dalla necessità di creare una cooperazione tra gli operatori della scienza, tanto che il suo interesse non si è rivolto verso nessun’altra scienza. Affermazione che ha la durata di circa cinque anni, per poi essere rinnegata dallo stesso Simmel. Si ritiene che Durkheim sia a conoscenza del lavoro di Simmel in base dalla citazione presente in una nota dell’introduzione della 2° edizione De la division du travail social (1893, 21902), riferita alla pubblicazione di Social Differenzierung (1890), prima opera sociologica del Nostro. Durkheim dimostra di saper cogliere la diversità d’impostazione tra il proprio lavoro e quello di Simmel, rilevando che quest’ultimo «(…) non (…) parla specificamente della divisione del lavoro, ma piuttosto del procedimento di individuazione in generale»135. Simmel nel suo scritto, si occupa della nascita e dello svilup-

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Silvia Fornari 66 po di un’individualità soggettiva in correlazione ai processi di differenziazione. Durkheim recensisce anche la Filosofia del denaro, nella sua rivista136, pur non condividendo in toto il pensiero del collega tedesco. L’amico e collega Max Weber, diversamente da Durkheim, non scrive nessuna recensione sulle pubblicazioni simmeliane137; difficile è quindi stabilire se Weber apprezza pienamente il pensiero di Simmel o se al contrario non condivide le sue tematiche138.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 67 Note 1

Il concetto di modernità per la prima volta è usato, sembra, dal poeta francese Charles Baudelaire in un suo articolo del 1861. Il termine sta ad indicare la novità, realtà recenti, vicine a noi, rimanendo però legato al momento, ciò che è nuovo oggi non può esserlo domani, evidenziando il carattere transitorio del suo significato. Nel momento in cui l’aggettivo, diviene un sostantivo utilizzato per identificare un’epoca, un periodo storico specifico diviene paradossale. Ma ciò accadde, il termine “modernità” entra ad identificare l’epoca del nuovo, in cui il nuovo è la norma rappresentativa del momento, acquistando un valore specifico. Tratto da: P. Jedlowski, Il mondo in questione, Carocci, Roma 1998, p. 95. 2 P. Jedlowski, La memoria e la modernità – Alcune osservazioni in margine ad Halbwachs, Benjamin e Simmel, in F. D’Andrea (a cura di), I paradigmi della modernità, EURoma Roma 1995, p. 14. 3 A. Touraine, Critica della modernità, Il Saggiatore, Milano 1993, p. 11. 4 Ibidem. 5 Cfr., A. Martinelli, Economia e Società: Marx, Weber, Schumpeter, Polanyi, Parsons e Smelser, Comunità, Milano 1986; A. Giddens, Capitalismo e teoria sociale: Marx, Durkheim e Max Weber, (a cura di) A. Martinelli, Il Saggiatore, Milano 1998. 6 A tale riguardo: Cfr., F. Braudel, La dinamica del capitalismo, Il Mulino, Bologna 1988; A. Cavalli, Le origini del capitalismo, Loescher, Torino 1980; A. Cavalli, Il dibattito sulle origini del Capitalismo, in Aa. Vv., La Storia, “L’età moderna”, vol. III, UTET, Torino 1987; A. Cavalli e S. Tabboni, La divisione del lavoro, Loescher, Torino 1981; N. Elias, Il processo di civilizzazione, Il Mulino, Bologna 1988; J. Habermas, La crisi della razionalità nel capitalismo maturo, Laterza, Roma-Bari 1975; A. Martinelli, M. Salvati e S. Veca, Progetto 89. Tre saggi su libertà, eguaglianza e fraternità, Il Saggiatore, Milano 1989; N. Matteucci, Lo stato moderno. Lessico e percorsi, Il Mulino, Bologna 1993; G. Poggi, La vicenda dello stato moderno, Il Mulino, Bologna 1978; W. Sombart, Il Borghese, Guanda, Parma 1994.

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A. Touraine, Critica della modernità, op. cit., p. 11. A. De Tocqueville, La democrazia in America, (De la démocratie en Amérique, 1835-40), in Scritti politici, vol. II, UTET, Torino 1968. 9 Ricordiamo degli autori i lavori principali sullo stato: J. Bodin, Methodus ad facilem historiarum cognitionem, Les six livres de la République (1576), trad. it., I sei libri dello stato, (a cura di) M. Isnardi Parente, UTET, Torino 1964-1997, opera che rappresenta l’atto di nascita dello Stato “costituzionale” moderno; T. Hobbes, Leviathan, or the Matter, Form and Power of a Commonwealth Ecclesiastical and Civil, (1651) trad. it. Il Leviatano, (a cura di) E. Lunani, contiene testi critici di N. Bobbio, M.A. Cattaneo e H. Warrender, Laterza, Roma-Bari 1997; Opere politiche, (a cura di) N. Bobbio, UTET, Torino 1959; J. Locke, Epistola de Tolerantia, (1689); Two Treatises of Civil Government, (1690) trad. it., Due trattati sul governo, (a cura di) L. Pareyson, UTET, Torino 31982; B. Spinoza, Tractatus theologicopoliticus, (1670), trad. it., Trattato politico, (a cura di) L. Chianese, trad. e commento A. Droetto, Del Gallo, Roma 1991. 10 M. D’Addio, Storia delle dottrine politiche, vol. I, ECIG, Genova 1984, p. 481. 11 W. Sombart, Der moderne Kapitalismus (1902), trad. it. a cura di K. Pedretti Andermann, riduzione del testo originale, Il capitalismo moderno, a cura di A. Cavalli, UTET, Torino 1978, ed anche: W. Sombart, Der Bourgeois, trad. it., Il borghese, op. cit.; W. Sombart, Luxus und Kapitalismus (1913),trad. it., Lusso e capitalismo, (a cura di) M. Protti, Unicopli, Milano 1988; W. Sombart, Metafisica del capitalismo, C. Mutti (a cura di), Edizioni di Ar, Padova 1977; W. Sombart, Die zukunft des Kapitalismus, trad. it., L’avvenire del capitalismo, La Tipografica, Frosinone 1933. 12 W. Sombart, Il Capitalismo Moderno, op. cit., p. 331. 13 M. Weber, Die Protestantische ethik und der geist des Kapitalismus, 1905, trad. it., L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Rizzoli, Milano 1991, ed anche: M. Weber, Wirtschaftsethik der Weltreligionen, in Gesammelte Aufsätze zur Religionssoziologie, (1920), trad. it., L’etica economica delle religioni mondiali, in Sociologia delle religioni, Utet, Torino 1976; M. Weber, Wirktschaft und Gesellschaft, (1922), trad. it., Economia e Società, 8

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 69 Comunità, Milano 1968, tra i capitoli anche, Religionssoziologie, (Sociologia della religione); M. Weber, Le savant et la politique (“La science comme vocation” e “La politique comme vocation”, 1919), Plon, 1959. 14 M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, op. cit, p. 41. 15 Ivi, p. 47. 16 Ivi, p. 41. 17 G. Simmel, Filosofia del denaro (Philosophie des Geldes, Duncker & Humblot, Leipzig 1900; 21907), a cura di A. Cavalli e L. Perucchi, UTET, Torino 1984. 18 M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, op. cit., p. 53, nota 1. 19 Termine tedesco che indica la professione-vocazione. Il termine tradotto assume il significato di professione, intesa come compito, missione, dovere, chiamata, vocazione, nella qualificazione eticoreligiosa della vita professionale mondana, caratteristica dell’ambito protestante. Nel significato della religione calvinista la professione diviene la propria “vocazione”, seguire la propria chiamata. In inglese il termine è tradotto non a caso con calling. 20 A. Cavalli (a cura di), Le origini del capitalismo, op. cit., p. 150. 21 M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, op. cit, p. 102. 22 Si citano alcune tra le tante opere sul tema: F. Braudel, La dinamica del capitalismo, Il Mulino, Bologna 1988; N. Elias, Il processo di civilizzazione, Il Mulino, Bologna 1988; N. Matteucci, Lo stato Moderno. Lessico e percorsi, Il Mulino, Bologna 1993; G. Poggi, La vicenda dello stato moderno, Il Mulino, Bologna 1978; M.A. Toscano, Lo spirito sociologico, F. Angeli, Milano 1998. 23 Ricordiamo le diverse traduzioni italiane del medesimo saggio di G. Simmel, Die Grosssträdte und das Geisteleben, in «Jahrbuch der Gege-Stift-ung», 1903: Metropoli e personalità, in G. Martinotti (a cura di), Città e analisi sociologica, Marsilio, Padova 1968, pp. 275289; La metropoli e la vita mentale, in W. Mills (a cura di), Immagini dell’uomo, Il Mulino, Bologna 1975, pp. 525-540; La metropoli e la vita mentale, in A. Izzo (a cura di), Storia del pensiero sociologico,

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Silvia Fornari 70 vol. II, Il Mulino, Bologna 1990; La metropoli e la vita spirituale, in T. Maldonado (a cura di), Tecnica e cultura: il dibattito tedesco fra Bismark e Weimar, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 65-79; Le metropoli e la vita dello spirito, trad. e intr. di P. Jedlowski, Armando, Roma 1995. I diversi titoli italiani dati al medesimo saggio di Simmel, evidenziano la difficoltà di traduzione del testo originale dell’autore. 24 G. Simmel, Sociologia, Comunità, Milano 1998, p. 31 25 G. Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, trad. e intr. di P. Jedlowski, op. cit., p. 19. 26 G. Poggi, Denaro e modernità, Il Mulino, Bologna 1998, p. 64. 27 Ivi, p. 169-172. 28 Ivi, p. 177. 29 P. Jedlowski, La memoria e modernità – Alcune osservazioni in margine ad Halbwachs, Benjamin e Simmel, in op. cit., p. 21. 30 Il tema in esame sarà oggetto di approfondimento nel secondo capitolo. 31 A. Cavalli, Considerazioni sull’origine della sociologia nella Germania Guglielmina, su Scienza narrazione e tempo, a cura di M. Salvati, Angeli, Milano 1985, da pp. 245 e succ. 32 P. Schiera, Il laboratorio Borghese, Il Mulino, Bologna 1987, pp. 21-22. 33 M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, op. cit., pp. 44-45. 34 A. Cavalli, Considerazioni sull’origine della sociologia nella Germania Guglielmina, op. cit., p. 253. 35 F. Tönnies, Gemeinschaft und Gesellschaft, (1887), trad. It. Comunità e Società, intr. di R. Treves Comunità, Milano 1963. 36 A. Cavalli, Considerazioni sull’origine della sociologia nella Germania Guglielmina, op. cit., p. 253. 37 Ibidem. 38 A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna 1991, pp. 151-155. 39 A. Cavalli, Considerazioni sull’origine della sociologia nella Germania Guglielmina, op. cit., pp. 253-254. 40 W. Lepenies, Conseguenze di un evento inaudito. I tedeschi dopo l’unificazione, trad. it., (a cura di) S. Kold, (Folgen einer

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 71 unerhörten Begebenheit. Die Deutschen nach der Vereiningung, Siedler, Berlin, 1992), Il Mulino, Bologna 1993, pp. 36-37. 41 G. E. Rusconi, Introduzione, in W. Lepenies, Conseguenze di un evento inaudito. I tedeschi dopo l’unificazione, op. cit., p. 11. 42 Heinrich Heine scrittore tedesco, si laurea in legge a Gottinga, dopo aver frequentato le università di Bonn e Berlino. Si converte al cattolicesimo convinto che rappresenti un biglietto da visita per la civiltà europea. La sua attività come scrittore inizia nel 1825, stimolato da innumerevoli viaggi nell’Harz, in Grand Bretagna, in Italia e nel mare del Nord. Come esponente di fronda dello Junges Deutschland, i suoi lavori sono censurati dal governo prussiano, tanto da dover cercare riparo all’estero, a Parigi. In questa città ha la possibilità di conoscere i maggiori esponenti della cultura francese del tempo: da V. Hugo a H. de Balzac, incontrando principesse e musicisti come G. Rossini e F. Chopin, nei salotti più prestigiosi, oltre a K. Marx, il quale tiene a battesimo alcune delle sue stesse poesie politiche. Nel 1848 è colpito da paralisi progressiva, che lo costringe a letto, senza mai smettere di scrivere sino alla sua morte. 43 K. Marx, F. Engels, Manifest der kommunistischen Partei, (1845-46, London), trad. It., Manifesto del Partito Comunista, Einaudi, Torino 1962; K. Marx, Das Kapital (1867-94), trad. it. Il Capitale, Ed. Riuniti, Roma 1964. 44 D. Antiseri e G. Reale, Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi, Vol. III, La Scuola, Brescia 121989, pp. 108-119. 45 T. Veblen, La teoria della classe agiata, trad. a cura di F. Ferrarotti, Einaudi, Torino 1949. 46 Ivi, p. 77. 47 Cfr. M.C. Federici, Dove fondano le libertà dell’uomo, Borla, Roma 1991, pp. 87-95. 48 W. Sombart, Lusso e capitalismo, op. cit., p. 123. 49 G. Salvatore, Guida al Novecento, Principato, Milano 1971, 3 1978, pp. 39-40. 50 A. Sapori, “Werner Sombart”, in Studi di storia economica, (sec. XIII-XIV-XV) vol. II, Sansoni, Firenze 31955, p. 1087. 51 Cfr., M. Göhring, Da Bismarck a Hitler, 1890-1945, Cappelli, Rocca San Casciano 1964, p. 23.

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Ivi, p. 34. E. Bloch, Marxismo e utopia, trad. it., Virgilio Marzocchi, (Tagträume vom aufrechten Gang. Sechs Interviews mit Ernst Bloch, Suhrkamp Verlag, 1977), Ed. Riuniti, Roma 1984, p. 61. 54 Cfr. L. Boella, Ernst Bloch, Jaca Book, Milano 1987, pp. 50-51; tratto dalla lettera a H. Keyserling del 25 marzo 1918, in G. Simmel, Das individuelle Gesetz. Philosophische Excurse, von M. Landmann, Frankfurt a. M. 1968, pp. 243-244. 55 Molti intellettuali, scienziati, filosofi, storici e sociologi scelgono di andarsene nel periodo della dittatura hitleriana, impossibilitati nella realizzazione e nella diffusione delle proprie idee, mentre gran parte del mondo culturale rimane asservito alla politica del regime. Coloro che restano, accettano di proseguire i loro studi in Germania sono tacciati di essere loro stessi dei nazisti, di essere uomini sottomessi alle regole del regime e che non si impegnano per frenare le terribili fasi della politica nazista. 56 «(…) all’angolo tra Leipzigerstrasse e Friedrichstrasse, un luogo di nascita del tutto singolare, che potrebbe corrispondere a Times Square a New York, ma simbolicamente adatto a un uomo che per tutta la vita si trovò nel punto di incontro di molte tendenze, intensamente stimolato da una pluralità di correnti di pensiero e da una molteplicità di sollecitazioni morali», tratto da L. A. Coser, I maestri del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna 1997, p. 237. 57 Il padre è di origini ebraiche, si era convertito al cattolicesimo facendosi battezzare a Parigi, durante un viaggio d’affari per la sua ditta per la commercializzazione delle confetture e dei dolciumi, la “Felix e Sarotti”. Cfr. A. Cavalli – L. Perucchi, Introduzione, in G. Simmel, La filosofia del denaro, Utet, Torino 1984, p. 51. 58 K. Ch. Köhnke, Il giovane Georg Simmel tra positivismo e neokantismo?, in “Rassegna Italiana di Sociologia” XXXIII, 2/1992, pp. 215-231. 59 Cfr. D. Frisby, Georg Simmel (Georg Simmel, Chichester, London, 1984), Il Mulino, Bologna 1985, p. 19; C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna, Bulzoni, Roma 1974-21976, p. X. 60 Wilhelm Windelband. La sua figura si lega ai pensatori tedeschi 53

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 73 degli ultimi anni dell’Ottocento, che riprendono il pensiero di Kant e lo ripropongono nel “neocriticismo” o “ritorno ai valori” che ha contraddistinto la “Scuola del Baden”. È noto principalmente per la sua produzione storiografica sulla filosofia, che lo fa conoscere ed apprezzare in tutta Europa. Delle traduzioni italiane: W. Windelband, Storia della filosofia, 2 voll., a cura di E. Zaniboni, Sandron, Palermo 1919-12; W. Windelband, Storia della filosofia moderna, curatore A. Oberdorfer, 3 voll., Vallecchi, Firenze 1925; W. Windelband, Preludi, curatore R. Arrighi, Bompiani, Milano 1948. 61 Heinrich Rickert, allievo di W. Windelband, al quale succede sulla cattedra di storia della filosofia, presso l’Università di Heidelberg. In, Die Grenzen der naturwissenschaftlichen Begriffsbildung. Eine logische Einleitung in die historischen Wissenschaften (1896-1902), (I limiti della formazione del concetto nelle scienze della natura. Una introduzione logica nelle scienze storiche), Rickert, come Windelband, difende la distinzione tra scienze naturali e scienze dello spirito, le quali possono avere lo stesso oggetto di analisi, ma divergono nel metodo utilizzato. Per le prime il metodo è universale e la sua realtà è la natura, per le seconde il metodo è individuale e la realtà è la storia. Per un’analisi critica di Rickert: Cfr. C. Rosso, Figure e dottrine della filosofia dei valori, Guida, Napoli 1973; traduzioni italiane: H. Rickert, Il fondamento delle scienze della cultura, con saggio introduttivo di M. Signore, “Cultura e wertbeziehung”, Longo, Ravenna 1978; H. Rickert, Filosofia, valori, teoria della definizione, (a cura di) M. Signore, Milella, Lecce 1987. 62 Edmund Husserl, filosofo tedesco. Si dedica agli studi di matematica ed astronomia a Lipsia, per trasferirsi poi a Berlino dove inizia ad occuparsi del concetto d’Infinito. A Vienna segue le lezioni di psicologia di B. Brentano, iniziando poi nel 1887 la sua carriera accademica presso l’università di Halle sino al 1901. La carriera accademica prosegue tra le sedi di Friburgo e Gottinga per poi concludersi nel 1933 a causa delle persecuzioni naziste. Tra le sue opere più importanti si ricordano: Philosophie der Arithmetik (Filosofia dell’aritmetica, 1891), Logische Untersuchungen (Ricerche logiche, 1900-01), Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie (Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica, 1913).

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Silvia Fornari 74 Content accessed by Alma Mater Studiorum - Univ. di Bologna [IP address 137.204.24.180] on 28/02/2019

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Whilhelm Dilthey, filosofo tedesco (1833-1911). Si laurea nel 1864 a Berlino. Succede alla cattedra di filosofia del prof. R. H. Lotze. Dilthey è considerato il fondatore dello “storicismo tedesco”. La prima opera a fondamento del suo pensiero è del 1883, dove introduce la distinzione tra scienze della natura e scienze dello spirito, in cui rivendica l’autonomia dello spirito rispetto alla natura. La distinzione tra le due scienze sussiste in un diverso intendere della distinzione tra “soggetto” e “oggetto”. Nelle scienze dello spirito il soggetto s’identifica con l’oggetto, mentre nelle scienze della natura i due concetti sono estranei e la loro formazione si realizza sull’esperienza esterna, secondo il principio di causalità. Le scienze dello spirito al contrario, sono il prodotto dell’esperienza interna del singolo soggetto (Erlebnis), divenuta oggetto dell’intendere (Verstehen). Dilthey precisa nel suo studio come il compito delle scienze storiche sia di determinare il carattere individuale dei fenomeni storico-sociali. Tra le opere tradotte in italiano: W. Dilthey, Critica della ragione storica, curatore P. Rossi, Einaudi, Torino 1954, rist. 1982; Einleitung in die Geisteswissenschaften, trad. it., Introduzione alle scienze dello spirito, curatore G..A. De Toni, La Nuova Italia, Firenze 1974; Lo studio delle scienze umane, sociale e politiche, curatore G. Cacciatore, Morano, Napoli 1975; Ermeneutica e religione, curatore G. Morra, Rusconi, Milano 1992. Tra i testi critici su Dilthey: G. Marini, Dilthey e la comprensione del mondo umano, Giuffrè, Milano 1965; G. Cacciatori, Scienza e filosofia in Dilthey, 2 voll., Guida, Napoli 1976. 64 Wilhelm Max Wundt. Fondatore del primo Istituto di Psicologia Sperimentale. La sua psicologia si basa sull’esperienza, indaga sui “fatti” di cui abbiamo conoscenza diretta, fatti percepiti direttamente senza intermediari, nell’ambito della nostra conoscenza. Tra i suoi lavori più importanti: Beiträge zur Theorie der Sinneswahrehmung (Contributi alla teoria della percezione sensoriale, 1858-62); Grundzüge der psysiologischen Psychologie (Psicologia fisiologica, 1874); Völkerpsychologie (Psicologia dei popoli, 1904). 65 K. Ch. Köhnke, Il giovane Georg Simmel tra positivismo e neokantismo?, in op. cit., p. 216. 66 G. Simmel, Psychologische und ethnologische Studien über die Musik, in “Zeitschrift für Völkerpsychologie und Sprachwissenschaft”,

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 75 13/1882, pp. 261-305; ripubblicato in T. Kneif (Hrsg.), Texte zur Musiksoziologie, Köln 1975. Esiste una traduzione inglese in G. Simmel, The Conflict in Modern Culture and Other Essays, intr. di K.P. Etzkorn, Teachers College Press, New York 1968, pp. 98-127; si ricorda anche K.P. Etzkorn, Georg Simmel and the Sociology of Musik, in “Social Forces”, 43 (1)/1964, pp. 101-107. 67 Tratto da: K. Ch. Köhnke, Il giovane Georg Simmel tra positivismo e neokantismo?, in op. cit., p. 217. 68 Ivi, pp. 218-221. 69 L. Perucchi, Georg Simmel, in G. Simmel, Arte e civiltà, ISEDI, Milano 1976, pp. 126-127. 70 Cfr. K. Ch. Köhnke, Il giovane Georg Simmel tra positivismo e neokantismo?, in op. cit., p. 222; L. Perucchi, Georg Simmel, in op. cit., p. 127. 71 L. A. Coser, Georg Simmel, in op. cit., pp. 238-240. 72 Ernst Bloch, si laurea in filosofia sotto la guida di Külpe, a Würzburg. A Berlino è allievo di Simmel, mentre a Heidelberg frequenta il circolo di Max Weber insieme a G. Lukács, W. Sombart e K. Jaspers. Esponente della cultura d’avanguardia tra le due guerre in Germania, è in stretto rapporto con gli esponenti dell’espressionismo tedesco. Diventa professore di Filosofia a Lipsia e direttore della rivista “Deutsche Zeitschrift für Philosophie”. Nel periodo nazista è costretto all’esilio negli Stati Uniti. A differenza del suo amico Lukács, ritrova le origini del marxismo non nel razionalismo borghese, ma nelle utopie escatologiche e messianiche della tradizione ebraica. La sua teoria è ricordata come la “filosofia della speranza”, la quale, integrando il materialismo storico e la dialettica, si apre mediante l’utopia verso orizzonti più ampi che comprendono diverse culture, ed in cui il futuro è considerato come l’autentica dimensione dell’uomo. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: Geist der Utopie (Spirito dell’utopia 1918); la raccolta di saggi, Eredità di questo tempo (1935). L’analisi più completa del suo pensiero è espressa nell’opera Il principio di speranza, del 1954. Nel 1967 riceve il Premio della Pace da parte degli editori tedeschi. 73 E. Bloch, Marxismo e utopia, trad. it. (a cura di), V. Marzocchi, Editori Riuniti, Roma 1984, op. orig., Tagträume vom aufrechten

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Silvia Fornari 76 Gang. Sechs Interviews mit Ernst Bloch, Suhrkamp Verlag, s.l., 1977, pp. 60-61. 74 Passim, L.A. Coser, “Introduction: Georg Simmel” in L.A. Coser, Georg Simmel, Englewood Cliffs, N.J., Prentice Hall, 1965, trad. it. Georg Simmel, in op. cit.; in cui il paragrafo è tradotto “Un estraneo nel mondo accademico”, pp. 238-240. 75 F. Ferrarotti, Presentazione, in W. Sombart, Il Borghese, op. cit., p. VII. 76 Cfr. G. Poggi, Denaro e Modernità, op. cit., pp. 51-52. 77 Dietrich Schäfer, storico. Studia nelle università di Jena, Heidelberg e Gottinga. Per un breve periodo è insegnante al ginnasio di Brema, entra nella società storica dell’Hansa e cura l’edizione della terza sezione degli atti nel periodo 1477-1530. Nel 1877 è professore all’università di Jena, per passare successivamente alle Università di Tubinga, Heidelberg e Berlino. Discepolo di Treitschke, si batte contro i cultori della “Kulturgeschicte”, in particolare contro E. Gothein, persuaso dall’idea che il popolo tedesco non ha il senso dello stato e compito dello storico è di educarli ad una realistica presa di coscienza politica. Tra le sue opere più importanti si ricordano: Geschichte von Dänemarck 1523-1648 (Gotha 1893-1902); Die deutsche Hanse, (Bielefeld, 1903); Kolonialgeschichte (Berlino 1903; 41921). L’opera più importante dello storico è Weltgeschichte der Neuzeit (voll. 2, Berlino 1907; 21922), in cui si esalta l’importanza della potenza politica nella storia umana, il primato degli interessi politici su quelli religiosi e culturali ed il valore del dominio sul mare per ogni popolo. Per questa causa fonda il celebre “Flottenverein” e cura le pubblicazioni delle Abhandlugen zur Verkehrund Seegeschichte, testo utilizzato per la propaganda a favore del riarmo navale tedesco ed a dimostrazione dell’importanza della guerra sottomarina. Schäfer è il nemico delle “idee”, i suoi studi sono per la purezza della “storia politica”. Nel 1915 è presidente del “Comitato indipendente per una pace tedesca”, in cui attacca la politica di Bethmann Hollweg, dichiarando una guerra sottomarina senza limite. Dopo la sconfitta della Germania pubblica: Staat und Welt (Stato e mondo, 1922), in cui continua ad affermare la funzione dominante dello stato, tanto da lasciare l’insegnamento nel 1921 per dedicarsi solo alla propaganda della sua fede, la resurrezione della potenza tedesca.

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 77 Content accessed by Alma Mater Studiorum - Univ. di Bologna [IP address 137.204.24.180] on 28/02/2019

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L. Perucchi, Georg Simmel, in op. cit., p. 131. G. Poggi, Denaro e Modernità, op. cit., pp. 51-53. 80 G. Poggi, Denaro e Modernità, op. cit., p. 43. 81 Si ricordano tra gli altri: A. Cavalli, Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, op. cit.; Id., (a cura di), Georg Simmel e la modernità/ Georg Simmel und die Moderne, in “Annali di Sociologia”, 8/1992II, Università degli Studi di Trento, 1994; A. Dal Lago, La tragedia della cultura: saggio su Simmel, Il Mulino, Bologna 1990; Id., “Le antinomie dell’esistenza. Simmel e la filosofia della vita”, in “Aut Aut”, 257/1993, pp. 85-104; Id., Il Conflitto della modernità. Il pensiero di Georg Simmel, Il Mulino, Bologna 1994; F. Ferrarotti, Georg Simmel: le forme del rapporto sociale e lo spirito obiettivato in La società come problema e come progetto, Mondadori, Milano 1979, pp. 133-151; Id., Prefazione a G. Simmel, La differenziazione sociale, tr. it. e cura di B. Accarino, Laterza, Roma -Bari 1982, 21995, pp. V-X; P. Rossi, Lo storicismo tedesco contemporaneo, Einaudi, Torino 1956, 21971, pp. 185-245; Id., (a cura di), Lo storicismo tedesco, UTET, Torino 1977, pp. 427-537. 82 Cfr. L. A. Coser, Georg Simmel, in op. cit., p. 301; C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in op. cit., pp. XII-XIII; G. Poggi, Denaro e modernità, op. cit., p. 57. 83 C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in op. cit., pp. XXXV- XXXVI. 84 Cfr. D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 168. 85 D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 30. 86 Per un’analisi più approfondita D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., pp. 81-85. 87 Cfr. G. Simmel, I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza, trad. it. di G. Cunico, Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie, Duncker & Humblot, Leipzig, 1892, intr. V. D’Anna, Marietti, Casale Monferrato 1982. 88 D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 85. 89 G. Simmel, Lettera a H. Rickert del 26 dicembre 1915, in K. Gassen, M. Ladmann (a cura di), Buch des Dankes an Georg Simmel. Briefe, Erinnerungen, Bibliographie, Duncker & Humblot, Berlin 79

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Silvia Fornari 78 1958, p. 114, cit. tratta da: C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in op. cit., p. XIII. 90 L. A. Coser, Georg Simmel, in op. cit., pp. 300-301. 91 K. Gassen, Premessa, in G. Simmel, L’etica e i problemi della cultura moderna, Guida, Napoli 1968, p. 36. 92 Cfr. C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in op. cit., pp. XI-XII; D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., pp. 24-25; G. Poggi, Denaro e modernità, op. cit., p. 57. 93 O. Thon, The Present Status of Sociology in Germany, in “American Journal of Sociology”, 2/(1896-1897), pp. 567-800, pp. 799-800, tratto da D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 8. 94 A. Banfi, Tre Maestri, in A. Banfi, Scritti letterari, Ed. Riuniti, Roma 1970, pp. 245-251; riferimento nota p. 248. Articolo riprodotto precedentemente nella rivista “L’Illustrazione Italiana”, n.s., 44/1946, pp. 284-285; successivamente nel volume postumo di A. Banfi, Umanità. Pagine autobiografiche, (a cura di) D. Banfi Malaguzzi, Franco, Reggio Emilia 1967, pp. 118-123. 95 G. Poggi, Denaro e modernità, op. cit., p. 65. 96 Tra i saggi a carattere filosofico-religioso si ricordano: Vom Sein und vom Haben der Seele (1906), Realität und Gesetzlichkeit im Geschlechtsleben (1910), Über das Religiöse (1919) e Kindschaft zur Welt (1927). 97 Stefan George, poeta tedesco. Frequenta le scuole a Bingen poi a Darmstadt e nel 1889 si iscrive all’università di Berlino, frequentando le lezioni di lingue romanze e interessandosi anche alla storia dell’arte. Viaggia molto tra l’Italia e la Francia ed a Parigi conosce S. Mallarmé e P. Verlaine. Nell’epoca dell’età guglielmina, rivendica la missione del poeta come profeta della bellezza assoluta e guida spirituale della civiltà. Inizialmente influenzato dal simbolismo francese, fonda nel 1892 a Berlino i Blätter für Kunst (Pagine per l’arte), un organo di un’”arte per l’arte” a carattere prettamente aristocratico, che raccolse intorno a giovani poeti. Delle sue prime raccolte si ricordano: Hymnen (Inni, 1890); Pilgerfahrten (Pellegrinaggi, 1891). Successivamente agli eventi bellici il suo pensiero fu frainteso nella sua severa ed esclusiva spiritualità e fu interpretato come vate del Terzo Reich. Per questo motivo G. abbandona la patria poco prima di morire.

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L. Perucchi, Georg Simmel, in op. cit., pp. 127-129. G. Simmel, Philosophie des Geldes, Duncker & Humblot, Leipzig, 1900 (21907; Berlin 71977, 1989), trad. it, Filosofia del denaro, (a cura di) A. Cavalli e L. Perucchi, UTET, Torino 1984; D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 31. 100 Lettera a Adolf von Harnack del 3 gennaio 1914, in K. Gassen e M. Landmann curatori, Buch des Dankes, Duncker & Humblot, Berlin 1958, p. 82. 101 D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 31. 102 Cfr. L. Perucchi, Georg Simmel, in op. cit., p. 130. 103 G. Simmel, Roma (Rom. Eine ästhetische Analyse, 1898), Firenze (Florenz, 1906), Venezia (Venedig, 1906-1907), traduzione parziale, in: M. Cacciari (a cura di), Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffler e Simmel, Officina, Roma 1973, pp. 94-113. 104 M. Landmann, Einleitung, in G. Simmel, Buch des Dankes, 1957, p. V. 105 W. Lepenies, Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza, Il Mulino, Bologna 1987, p. 290. 106 E. Bloch, Marxismo e utopia, op. cit., p. 59. 107 Ivi, p. 60. 108 A. Banfi, Tre Maestri, in op. cit., pp. 245-251; riferimento nota p. 248. 109 Margaret von Susman, moglie dell’archeologo von Bendemann. 110 K. Ch. Köhnke, Il giovane Georg Simmel tra positivismo e neokantismo?, in op. cit., pp. 226-227. 111 Gli interessi della von Susman, si rivolgono successivamente ai temi filosofico-religiosi, in opere poetiche e in saggi. 112 Lou Andreas-Salomé scrittrice tedesca, amica di F. W. Nietzsche, amante di R. M. Rilke ed allieva di S. Freud. Fu una delle prime psicanaliste attive, le cui esperienze sentimentali ed intellettuali s’intrecciano, realizzando opere saggistiche di grande intelligenza. Per una biografia completa cfr. L. Battaglia, Femminismo aristocratico. Alle radici del pensiero della differenza: Lou Andreas-Salomé e Nietzsche, in D. Corradini Broussard (a cura di), Miti e archetipi. Linguaggi e simboli della storia e della politica, ETS, Pisa 1991. 99

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Rainer Maria Rilke, poeta austriaco, nato in una famiglia di piccola borghesia impiegatizia, con origini nobiliari. É avviato dal padre alla carriera militare, ma il suo carattere emotivo e la fragilità fisica, non si addicono alla dura vita delle caserme. Frequenta l’università di Praga dove inizia a scrivere i suoi primi versi che lui stesso ripudierà successivamente. Nel 1896 si trasferisce a Monaco dove conosce Lou Andreas-Salomé amica di Nietzsche, che lo introduce nel mondo aristocratico e lo spinge a compiere dei viaggi per arricchire e completare la sua formazione culturale. A Salomé dedica le sue poesie Florenzer Tagebuch (Diario fiorentino, post. 1942) resoconto di viaggio a Firenze nel 1898, e con lei parte in viaggio due volte per la Russia nel 1899 e nel 1900. Durante questi viaggi conosce L.N. Tolstoj, scopre l’immensità dei paesaggi russi ed una nuova dimensione di spazio interiore che si ritrova nella produzione successiva. A Parigi conosce lo scultore Rodin, di cui diviene segretario sino al 1906.Tra i suoi più bei lavori si ricordano: Das Stundenbuch (Il libro d’ore, 1903), Das Buch der Bilder (Il libro delle immagini, 1902), Duineser Elegien (Elegie di Duino, 1923). In Italia nel 1984 è stato pubblicato un Epistolario, in cui è raccolto il carteggio intercorso tra Rilke e Salomé dal 1897 al 1926. Rilke con la sua poesia ha descritto con sensibilità ed immagini impressionistiche la difficoltà e la disperazione del popolo europeo a cavallo tra le due guerre, divenendo una delle voci poetiche più importanti del Novecento. 114 L. Battaglia, Il tema della «cultura femminile» nel pensiero di Georg Simmel e la sua rilevanza per il dibattito teorico contemporaneo in AA.VV., Georg Simmel e la modernità, in “Annali di Sociologia”, 8/1992, pp. 268-269. 115 Paul Ernst, scrittore tedesco. Figlio di un minatore è avviato agli studi di teologia, per poi proseguire con la storia e l’economia politica all’università di Berlino. Seguace nel periodo giovanile del naturalismo e del marxismo, elabora alcuni saggi come Der Weg zur Form (La vita verso la forma, 1906), in cui è evidente il richiamo ai lavori di Simmel, al concetto di forma. Le sue tragedie sono apprezzate soprattutto dopo l’avvento del nazismo, in cui interpreta la figura dell’eroe riprendendola dal teatro tragico greco. Si ricordano tra le sue opere: le tragedie Demtrios (Demetrio, 1905), Canossa (1908); il

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 81 poema epico Kaiserbuch (Libro degli imperatori, 1923-28); i racconti Die Hochzeit (Le nozze, 1913) ed un Romanzo storico Das Glück von Lautenthal (La fortuna di Lautenthal, 1933). 116 György Lukács, filosofo ungherese, nasce a Budapest da una ricca famiglia borghese. Dopo la laurea e un breve periodo trascorso in Italia, Lukács continua gli studi all’Università di Berlino e dal 1912 a Heidelberg, dove conosce e diventa allievo e amico dei sociologi, G. Simmel e M. Weber. Attivista del partito comunista ungherese ricopre importanti cariche, come commissario del popolo (ministro) per la pubblica istruzione nel 1918. É costretto spesso a fuggire dall’Ungheria ed a rifugiarsi in altri Paesi europei, poi negli Stati Uniti. Nel 1945 divenne professore ordinario di Estetica a Budapest. Dei suoi lavori principali si ricordano: Storia e coscienza di classe. Studi sulla dialettica marxista (1923), curatore G. Piana, Sugarco, Milano 1967; Estetica, 2 voll. curatori A. Marietti Solmi e F. Codino, Einaudi, Torino 1970; La distruzione della ragione, curatore E. Arnaud, Einaudi, Torino 1959, 21980. 117 A. Banfi, Avvicinamento a Gorge, in “Il Convegno”, XVIII, 910/1937, (fascicolo dedicato alla figura di Stefan George nel IV anniversario della morte), pp. 357-380; articolo pubblicato successivamente in A. Banfi, Scritti letterari, curatore C. Cordié, op. cit., pp. 215-233; riferimento nota pp. 217-218. 118 Cfr. G. Simmel, Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie, Duncker & Humblot, Leipzig 1892. 119 Auguste Rodin, scultore francese. Rodin ama tutte le forme culturali ed artistiche, soprattutto la letteratura di Dante e la scultura. Suo maestro è A. E. Carrier-Belleuse, con il quale inizia a produrre le prime sculture. Vive tra Parigi e Bruxelles, viaggia in Italia dove scopre la scultura di Michelangelo. I suoi primi lavori, come L’età del bronzo, suscitano aspre polemiche da parte di una critica sempre molto dura nei confronti delle sue produzioni artistiche. Dotato di una grande abilità tecnica, unita ad una fervida immaginazione, gli consentì di raggiungere una piena capacità espressiva, sulle linee rinascimentali e classicheggianti, fonde le istanze poetiche moderne, delle arti contemporanee dal simbolismo all’art nouveaux. Nel 1880 riceve dal governo la committenza per l’esecuzione di una porta monumentale

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Silvia Fornari 82 per il “Musée des arts décoratifs”, Porta dell’inferno. Da questa idea nascono una serie di sculture separate come: Il Bacio, Il figliol prodigo, Il pensatore. Raggiunta una fama internazionale a lui si rivolgono le personalità del mondo politico e culturale, per l’esecuzione del proprio ritratto. 120 L’opera in cui si fa interprete di quest’esaltazione è Das Neue Reich (Il Nuovo Regno, 1928). Di quest’opera si fraintende il riferimento all’esclusività spirituale per la Germania, tanto che per questo George venne considerato il vate del Terzo Reich. 121 S. George, Das neue Reich: Der Weisheitslehrer, in Werke, München 1983, vol. II, p. 233; tratto da W. Lepenies, Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza, op. cit., p. 338. 122 Il crollo psichico di cui soffre Weber dura circa 5-6 anni (18971902), periodo in cui non riesce a studiare, scrivere e nemmeno a leggere. Si dedica in questi anni a viaggiare ed a curare la sua malattia. Dal 1903 in poi riprende la propria attività intellettuale intensamente e pubblica il suo lavoro più importante: Die protestantische Ethik und der Geist des Kapitalismus (Etica protestante e lo spirito del capitalismo), riprende i contatti con il mondo accademico, anche se nel suo nuovo ruolo di condirettore della rivista “Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik” insieme con W. Sombart ed E. Jaffé. Dal 1907 un’eredità gli consente di dedicarsi completamente agli studi e riprende i contatti con amici, ex allievi e colleghi del mondo accademico. Non se la sente ancora però d’insegnare, di accettare di nuovo una cattedra universitaria. 123 Per l’analisi del rapporto Weber – Simmel si ricordano tra gli altri: Cfr. Y. Atoji, Georg Simmel and Marx Weber, in “Sociologica”, II, 1/1982, pp. 1-49; J. Faught, Neglected affinities: Max Weber and Georg Simmel, in “The British Journal of Sociology”, vol.36, 2/1985, pp. 155-174; L. Scaff, Weber. Simmel and the sociology of culture, in “The Sociolocical Review”, 1/1977, pp. 1-30, pubblicato in occasione del seminario “Weber’s and Simmel’s Germany: Culture, Science and Politics”, tenuto presso l’European University Institute, il 10 luglio 1986; S. Segre, Weber contro Simmel. L’epistemologia di Simmel alla prova della «sociologia comprendente», ECIG, Genova 1987; D. Frisby, The Ambiguity of Modernity: Georg Simmel and Max Weber,

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Georg Simmel: la situazione politica, la vita… 83 in W. J. Mommsen e J.J. Osterhammel (a cura di), Max Weber and his contemporaries, Unwin Hyman, London, 1989, pp. 422-4433; A. Cavalli, Georg Simmel e Max Weber: un confronto su alcune questioni di metodo in “Rassegna Italiana di Sociologia”, ottobre-dicembre, 4/ 1989, pp. 503-524; K. Lichtblau, Casuality or Interaction? Simmel, Weber and Interpretive Sociology, in G. Simmel, Theory, Culture & Society, Sage, London 1991, pp. 33-57. 124 Vedi nota 2, in B. Nedelmann, L’ambivalenza come principio di socializzazione, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXXIII, 2/ 1992, p. 235. 125 M. Weber, Georg Simmel as Sociologist, in “Social Research”, 1972, v. 39; con un’introduzione a cura di D.N. Levine; trad. it. a cura di M. Picchio, M. Weber, Georg Simmel come sociologo, in M.C. Federici (a cura di), Georg Simmel e la sociologia omnicomprensiva, Morlacchi, Perugia 2001, pp. 279-287. Weber probabilmente scrive questo lavoro, rimasto incompiuto, poco dopo la pubblicazione di Sociologie (1908). 126 Weber giunge a dichiarare il suo disprezzo, per ogni forma di sociologia di stampo evoluzionistico ed organicistico rappresentato in Germania dai lavori di Schäffle, Gunplowicz, Ratzenhofer, Oppenheimer. 127 W. Lepenies, Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza, op. cit., p. 297. 128 Ivi, p. 298. 129 Celestin Bouglé, sociologo francese. Compie i suoi studi in filosofia all’Università Sorbona di Parigi, per insegnare poi dal 1920 all’École normale des hautes études, che dirige dal 1935. Bouglé si allontana dalle posizioni durkhemiane per rivendicare l’indipendenza della sociologia dalla psicologia. La sua analisi evidenzia come: la società pur se priva di coscienza è pur sempre composta da individui, i quali sono in possesso di una propria coscienza. Bougle esprime il suo disaccordo nei confronti dei teorici del darwinismo sociale, ma favorisce il dibattito sui valori e sulla figura degli intellettuali. In pieno accordo con le analisi sviluppate in quegli anni nell’ambiente sociologico di Simmel e Weber. 130 Simmel a C. Bougle, 13 dicembre 1899, in Briefe Georg Simmels

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Silvia Fornari 84 an Célestin Bouglé, Archivio privato Bouglé, Bibliotèque Nationale, Paris, Ms. s.d., p. 20; cfr. W. Gephart, Verlorene und gefundene Briefe Georg Simmels, in H.J. Dahme e O. Rammstedt (a cura di), Die Aktualität Georg Simmels, Suhrkamp, Frankfurt 1984. 131 Lettera tradotta in: O. Rammstedt, Il programma e le premesse della sociologia di Simmel, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, Letture Simmeliane, XXXIII, 2/1992, p. 191. 132 O. Rammstedt, Il programma e le premesse della sociologia di Simmel, in op. cit., pp. 192-194. 133 G. Poggi, Denaro e modernità, op. cit., p. 63. 134 M.C. Federici, Alle radici della sociologia in Italia, F. Angeli, Milano 1990, p. 17. 135 É. Durkheim, La divisione del lavoro sociale, Comunità, Milano 1971, p. 45, nota 2, tit. orig., De la division du travail social, F. Alcan, Paris 1893. 136 É. Durkheim, Philosophie des Geldes, in “L’Année Sociologique”, vol. 5 (1900-1901), pp. 140-145. 137 Cfr. D. Frisby, The Ambiguity of Modernity: Georg Simmel and Max Weber, in op. cit., p. 423. 138 Cfr. M. Weber, Georg Simmel come sociologo, in M.C. Federici, Georg Simmel e la sociologia omnicomprensiva, op. cit., pp. 279-302.

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GEORG SIMMEL

CAPITOLO II IL PENSIERO DI GEORG SIMMEL: BASI TEORICHE

1. Le radici teoriche della sociologia simmeliana

L’opera di Simmel è molto ricca ed articolata. Prodotta nell’intervallo di una quarantina d’anni, dal 1888 al 1918, essa è stata considerata, in parte, spuria in quanto secondo alcuni interpreti non tutta la produzione sarebbe attribuibile al sociologo tedesco Autore1. Il corpus dei suoi scritti è composto da una trentina di volumi e da più di trecento articoli, pubblicati non solo in riviste a carattere scientifico ma anche in giornali e periodici del tempo; peraltro non tutti facili da reperire2. La produzione simmeliana si rivolge a tematiche filosofiche e sociologiche, avvicinandosi all’arte, alla letteratura, così come alla metafisica, alla gnoseologia, all’etica ed all’estetica, solo per citare parte dei suoi tanti interessi culturali. Dopo la sua scomparsa, le vicende della famiglia sono legate ai tristi avvenimenti della seconda guerra mondiale e gran parte del materiale inedito prodotto da Simmel andrà perso. Il figlio Hans, docente di medicina a Jena, emigra negli Stati Uniti, dove morirà a causa dei maltrattamenti sofferti nel campo di concentramento di Dachau. Altri elementi di carattere biografico renderanno difficile la ricostruzione organica della sua impostazione teorica: l’epistolario di Simmel è andato distrutto con i bombardamenti, una vali-

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Silvia Fornari 86 gia con i suoi lavori inediti e i frammenti di altri scritti rubata, due casse contenenti lettere, diari e manoscritti dei suoi libri, sequestrate dalla Gestapo nel 1939 e mai più ritrovate3; veniva così a mancare materiale esegetico di grande importanza al fine della comprensione delle diverse fasi della sua vasta produzione. Una tale perdita rischia di creare lacune interpretative di vasta portata, impedendo una piena comprensione del pensiero simmeliano degli ultimi anni. E ciò non è cosa di poco conto se si considera che, con Simmel, ci troviamo di fronte un pensatore eclettico ed aperto alla modernità, non fossilizzato su schemi teorici acquisiti, in costante evoluzione ed intellettualmente mobilissimo, che anche nell’ultimo frammento inedito potrebbe riservare delle sorprese. Ad esempio, è possibile ritenere che gli scritti mancanti contenessero elementi in grado di far luce sul reale giudizio di Simmel nei riguardi dei movimenti ideologici e politici del suo tempo, giudizio rimasto invece oscuro e che ha originato versioni contrastanti. Gli scritti simmeliani sono la testimonianza diretta dell’idea che è possibile farsi dell’Autore. I legami con la storia e la cultura tedesca e soprattutto con la sua città, Berlino, creano riferimenti che molti critici utilizzano per definire Simmel l’Autore della “cultura della crisi”4. La dinamicità intellettuale dello studioso riesce meglio ad esprimersi soprattutto nella produzione saggistica: in questa forma, la sua forza e la sua vitalità sono più evidenti che nelle opere maggiori le quali del resto, spesso riprendono tematiche trattate negli articoli già pubblicati. In questa sede, per semplificare l’interpretazione del pensiero simmeliano, può essere utile far ricorso ad uno schema sintetico articolato in tre grandi nuclei principali, che rappresentano anche le fasi di indagine della sua ricerca, così descritti: 1. lo studio della dinamica delle forme della cultura (arte, storia, etica, filosofia, scienza, religione);

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 87 2. lo studio delle forme di relazione che costituiscono la realtà sociale; 3. il problema dell’individualità e delle personalità nelle quali la stessa realtà sociale trova espressione5. Queste tre fasi sono distinte anche in base all’evoluzione intellettuale del Nostro che il filosofo tedesco Landmann, negli anni venti, suddivise in tre diversi periodi: 1. fase “positiva”, legata al pragmatismo ed al positivismo; 2. fase “neo-kantiana”, in cui Simmel indaga sul problema del concetto di “valore”; 3. fase “metafisica”, influenzata dalla filosofia di H. Bergson e dalle intuizioni della “filosofia della vita”. Nel 1976, Ladmann individua una quarta fase che si lega al periodo del conflitto mondiale, in cui sono pubblicati i lavori sulla guerra6, considerati scritti minori, poveri delle intuizioni più felici di Simmel e che difficilmente sono ricordati dalla critica7. Tuttavia, analizzando le opere di Simmel è possibile notare come la sua produzione non segua in maniera rigida questi schemi. I lavori simmeliani sono caratterizzati da continui cambi di registro, con ritorni a pensieri precedenti ed ulteriori passi avanti che rendono viva e ricca la lettura soprattutto dei saggi. Lo schema proposto è in ogni modo utile per avere un’idea del percorso seguito da Simmel nell’evolversi della sua ricerca8. Le analisi sociologiche simmeliane, risentono della sua formazione filosofica, soprattutto della concezione relativista. In Über soziale Differenzierung (La differenziazione sociale, 1890), pubblicata con il sottotitolo Soziologische und psychologische Untersuchungen (Ricerche sociologiche e psicologiche), Simmel esprime polemicamente le sue posizioni contro la fissità del pensiero neokantiano dell’a priori, al quale opporne il concetto, tratto dal filosofo francese Henri Bergson (1859-1941)9, di flusso vitale. L’a priori neokantiano sarebbe incapace di cogliere il di-

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Silvia Fornari 88 venire della vita, volgendosi invece al tentativo di incasellare i momenti del nostro vivere. In realtà, secondo Simmel, la vita è refrattaria ad ogni riduzione schematica, dal momento che essa si dà “al di sopra della forma ed in opposizione a essa”. Per Simmel nel corso della nostra vita si creano continuamente forme stabili, che tendiamo a sostituire con altre nuove, le quali a loro volta vincolano le forme medesime. Simmel è definito anche teorico della “sociologia formale”, in cui si analizzano le forme dei rapporti sociali quotidiani prescindendo dai loro diversi contenuti. Simmel riconosce il fondamento della vita sociale nelle forme microscopiche, senza le quali la realtà macroscopica non potrebbe esistere. La società così strutturata non è la somma dei singoli individui, né una realtà autonoma rispetto a loro, bensì un’entità oggettiva che si realizza attraverso le diverse forme dell’interazione, pur mantenendo una parziale autonomia rispetto ai singoli. La forma si distingue dal contenuto, che è indicato come «tutto ciò che negli individui, nei luoghi immediatamente concreti di ogni realtà storica è presente come impulso, interesse, scopo, inclinazione, situazione psichica e movimento (…)»10. Il contenuto a sua volta si distingue dalla forma, la quale si occupa del modo in cui si realizzano le interazioni fra gli attori sociali. Il contenuto rappresenta la materia prima con la quale si realizza il processo associativo, le forme creano la struttura che definisce il tipo d’istituzione nel quale avviene l’interazione, la quale può essere rappresentata da una diade, da una triade, da un gruppo più ampio, oppure dalla società nel suo complesso. Questo modo di procedere, del resto, per condurre le differenze del caso, caratterizza anche lo studio sull’azione proposto da altri Autori del tempo: Pareto, Weber, Mises, ecc., i quali si sono preoccupati di comprendere le complesse dinamiche

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 89 sottese ai processi di costituzione della società e di fattori che orientano lo stesso mutamento sociale. In quest’ottica, si può anche considerare La differenziazione sociale di Simmel, come uno dei primi tentativi di definire la sociologia “scienza indipendente”. Nei primi capitoli di questo saggio, l’Autore volge il proprio interesse alla comprensione delle problematiche sulle origini della scienza sociale: «(…) la sociologia (…) è una scienza eclettica, perché il suo materiale è costituito dai prodotti di altre scienze. (…) essa non si volge direttamente al materiale grezzo elaborato da altre scienze, ma in quanto scienza per così dire alla seconda potenza crea nuove sintesi partendo da ciò che per quelle scienze è già una sintesi»11. L’interesse per la selezione e l’evoluzione sociale è un tema di riferimento classico del tempo; la prima indagine sociologica di Simmel risente di questo clima culturale e parte da una tematica macro-sociologica specifica: “come è possibile la società?”, che impegna anche i grandi teorici europei da Tönnies a Durkheim12. Tali tematiche saranno, appunto affrontate da Simmel nei semestri invernali 1886-87 e nel 1888-1889, nel corso delle lezioni sulle teorie filosofiche del darwinismo e dell’evoluzionismo13. Herbert Spencer (1820-1903) aveva definito il mondo come una sorta di moto continuo, indotto da forze persistenti, le stesse forze che per Simmel muovono la società e che determinano i suoi ritmi. Questa concezione è operante anche nella teoria simmeliana dell’interazione come scambio di energie, così come essa è esplicitata nell’ultimo capitolo dell’opera in questione: La differenziazione e il principio del risparmio di energie14. David Frisby ha notato, nel suo studio critico su Simmel, come quest’ultimo elabori la propria analisi senza riferirsi allo scritto di Ferdinand Tönnies Comunità e Società, che pure era stato pubblicato nel 1887, quindi precedentemente al testo sim-

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Silvia Fornari 90 meliano, e che era parimenti incentrato sul tema della differenziazione. Gli scritti simmeliani sono del resto duramente recensiti dai critici dell’epoca, per la carente sistematicità sui temi della differenziazione sociale: «In realtà, il sottotitolo dell’opera di Simmel, (…), descrive nel modo migliore quest’opera che, a prescindere dal capitolo introduttivo, sui fondamenti della scienza sociale, (…) di fatto considera aspetti della differenziazione sociale connessi l’uno con l’altro in modo non ovvio»15. Nel 1890, Simmel ha già ampiamente delineato le teorie più importanti per la ricerca sociologica, teorie riprese ed ampliate successivamente. Nei diversi capitoli de La differenziazione sociale si parla, infatti, di complessità della scienza sociale, di gruppo e di individuo come elementi costitutive della stessa società, dell’“intersecazione delle cerchie sociali”, tematiche di base della sua teoria sociologica. In altri saggi, Simmel riprende il tentativo di pervenire ad una definizione della sociologia; tra gli altri si ricordano: Einleitung in die Moralwissenschaft (Introduzione alla scienza morale) del 1892-1893, in cui Simmel si preoccupa di capire se l’ordine sociale sia determinato da un principio egoistico dei comportamenti umani; Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie (I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza), sempre del 1892, che precedono il più importante saggio, Das Problem der Soziologie, (Il problema della sociologia) del 1894, pubblicato nella rivista “Jahrbuch für Gesetzgebung, Verwaltung und Volkswirtschaft im Deutschen Reich”16. In questi lavori, Simmel mostra la strutturale incapacità dell’essere umano di stabilire leggi generali nel campo delle scienze umane e sociali e per questo motivo la conoscenza storica gli appare sempre nell’ambito di una coloritura relativistica. Nello specifico in Die Probleme der Geschichtsphilosophie (I problemi della filosofia della storia), il soggetto è identificato con l’og-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 91 getto, sino a giungere all’affermazione che esiste una coincidenza tra le categorie storiografiche e i presupposti psicologici che sono a fondamento dell’organizzazione dei dati empirici. I problemi della filosofia della storia rappresentano, per Simmel, la definizione del suo “programma di lavoro” per la sociologia ed è da lui considerato il saggio più importante del genere. Non a caso nello stesso anno della sua pubblicazione (1894), Simmel tiene il primo corso universitario denominato semplicemente, “Sociologia”. Il saggio, insieme ai lavori successivi, tra il 1894 e il 1898, entra a far parte dell’opera più completa sull’argomento, Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergellschaftung (Sociologia. Indagine sulle forme della sociazione, 1908), in cui sono individuati i modi in cui si realizzano i rapporti degli individui nella società. È questa un’opera che non possiamo considerare né un manuale, né un trattato; essa piuttosto si presenta come una raccolta di saggi, “un mosaico”, definita da Wolf Lepenies una “conversazione (causerie)”17. Nelle pubblicazioni di questo periodo l’interesse di Simmel è rivolto esclusivamente all’analisi delle tematiche sociologiche o, più precisamente, alla definizione della scienza sociale, tracciando i suoi contorni ed andando a definire i termini della ricerca stessa. Definire l’ambito di ricerca della sociologia significa renderla autonoma dalla psicologia e dalla storia, specificandone il metodo di ricerca. Per fare questo, Simmel si rivolge alla realtà con lo sguardo di uno “straniero”, con un senso di appartenenza mai compiuto, come se osservasse la realtà per la prima volta, donandoci tanti diversi punti di vista sugli stessi argomenti (e rendendo però al contempo più difficile il tavolo esegetico)18. Più dettagliatamente, all’interno del quadro di riferimento sociologico, Simmel individua due termini a fondamento del suo concetto di società. La società è, per Simmel, possibile solo come

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Silvia Fornari 92 insieme di individui legati da processi di interazione, tanto che lo studio della società si realizza solo a partire dai legami più semplici e diretti degli attori sociali. In questo contesto Simmel parla di Wechselwirkung (effetto di reciprocità o azione reciproca)19 e di Vergesellschaftung (associazione-sociazione)20, per rappresentare le categorie relazionali alla base dell’interpretazione delle relazioni di reciprocità tra gli individui. Da questa impostazione si origina un indirizzo metodologico che trent’anni dopo porterà alla nascita di nuove correnti d’indagine sociologica. Si pensi, ad esempio, alla “sociologia della vita quotidiana”, alla “sociologia dell’interazione” di George Herbert Mead, alla teoria del ruolo e dei gruppi di riferimento individuata da Robert K. Merton21, nonché alla teoria delle network analysis. Così in Simmel a cambiare è il punto di vista comune sulla società: l’oggetto al centro dell’interesse non è più lo stato, o una qualche altra totalità organica, ma gli individui che compongono la società medesima. In Forme e giochi di società, si legge: «(…) in luogo di tante scienze particolari (storiche, psicologiche, normative), isolate l’una dall’altra in maniera artificiale, dovrebbe subentrare una scienza della società, capace di riunire in sé la moltitudine degli interessi, dei contenuti e dei processi umani, fino a dimostrare che il loro manifestarsi in unità concrete può aver luogo solo attraverso l’associazione (Vergesellschaftung)»22. Si sposta così l’attenzione dal concetto di causa-effetto del pensiero positivista, all’analisi di realtà complesse determinate da singole serie causali che generano le azioni umane, singoli fenomeni legati in una fitta rete di azioni reciproche, di scambi. In questo contesto d’indagine, gli oggetti delle ricerche sociologiche simmeliane sono le forme delle relazioni sociali, le forme di influenza reciproca tra gli individui. Tra le diverse forme studiate da Simmel si ricorda la socievolezza, che insieme ad altre forme, come la civetteria, la moda,

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 93 la conversazione, gli epistolari, diventano importanti elementi di analisi, sebbene essi, all’epoca, venissero considerati come marginali e frivoli. Al contrario, per Simmel essi stanno alla base della comprensione dei processi di socializzazione ed interazione sociale23. Il primo saggio sulla socievolezza appare nel 1911, in Philosophische Kultur 24, frutto dell’intervento di Simmel al congresso della Gesellschaft für Soziologie del 1910. L’interindividualità e la superindividualità rappresentano per Simmel la forma più pura di socievolezza, realizzandosi in tre condizioni fondamentali: «1. L’esclusione di tutto ciò che per la personalità ha un’importanza oggettiva (status, successo, fama, ricchezza), ma che non è però in comune con gli altri partecipanti. 2. L’avere se stessa come unico scopo. 3. L’elaborazione e la trasformazione in forma ludica e leggera della realtà della vita»25. La socievolezza, nella teorizzazione di Simmel, definisce il valore dell’associazione, dove i singoli individui perdono, in senso positivo, la loro individualità e l’interesse si sposta verso il prodotto dell’insieme. Prevalgono le qualità, le caratteristiche del gruppo, dell’insieme, rispetto alle finalità utilitaristiche d’ogni singolo individuo. La socievolezza, secondo l’analisi simmeliana, riesce ad eliminare ogni contraddizione presente nel rapporto individuo- società. Nel processo della socievolezza, Simmel cerca di scoprire la vera natura dell’individuo, il quale entra in questa relazione di reciprocità attraverso uno scambio di verità ed instaurando un rapporto paritario con gli altri membri. Il rapporto creato dalla reciprocità della socievolezza è uno scambio maturo, in una realtà ludica, di svago, in cui tutti devono conoscere le regole e la posta in gioco, senza perseguire scopi utilitaristici, ma

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Silvia Fornari 94 lasciandosi immedesimare nella parte. Simmel spiega l’interazione sociale (Wechselwirkung) con queste parole: «Questa interazione nasce sempre da determinate pulsioni o in vista di determinati obiettivi. Istinti erotici, interessi materiali, impulsi religiosi, finalità di difesa come di attacco, di gioco come di guadagno, di aiuto come di apprendimento e innumerevoli altri motivi fanno si che l’uomo si trovi insieme con gli altri, agisca per loro, con loro e contro di loro, in una condivisione di condizioni tale per cui egli produca effetti sugli altri e ne sia a sua volta influenzato»26. L’attore della socievolezza ha piena consapevolezza della propria posizione all’interno del quadro sociale; il suo gioco è tanto più raffinato quanto più riesce ad interpretarne tutte le elaborazioni culturali e sociali. La società nasce dalla consapevolezza e dalla reciprocità d’azione dei singoli individui, dalle cui finalità singole si origina l’unità sociale. La Vergesellschaftung, è il termine utilizzato da Simmel per indicare la materia, il contenuto della relazione, tradotto successivamente con “sociazione”: «La sociazione è quindi la forma, che si realizza in innumerevoli e differenti modi, in cui – sulla base di quegli interessi sensibili o ideali, momentanei o durevoli, consci o inconsci, che spingono in modo causale o che muovono in modo teleologico – gli individui crescono insieme in un’unità in cui questi interessi si realizzano»27. La socievolezza implica la costruzione di un mondo relazionale migliore. Gli uomini e le donne, che entrano a far parte della relazione, spendono le caratteristiche migliori proprio all’interno del gruppo. La creatività, l’intelligenza, i talenti sono premiati dallo scambio e dalla reciprocità e comprensione del rapporto tra i singoli membri. Si evidenzia così come alla base vi siano aspetti etici, valoriali, pedagogico-educativi, della definizione del gruppo, dell’insieme sociale, sia esso piccolo o grande. Scrive Simmel: «I rapporti pratici e le necessità spingono gli

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 95 uomini a elaborare il materiale vitale acquisito dal mondo con le forze dell’intelligenza, della volontà, dell’impulso creativo, del moto dei sentimenti e li inducono a dare forma determinante ai suoi elementi in vista delle finalità della vita»28. In questo passaggio è evidente come la socievolezza, la reciprocità dello scambio, la forma aperta della relazionalità individuale, avvicinino l’impostazione di Simmel alla corrente della “Filosofia della vita”, rispetto alla quale vi sarà un crescente interesse, soprattutto nell’ultima parte del suo percorso intellettuale. Le diverse tematiche affrontate da Simmel, seguono un filo conduttore unitario, la relazionalità e la capacità di costruzione dei legami sociali. Il “denaro”, la filosofia ed il valore, non solo monetario, sono al centro dell’interesse di uno dei lavori più importanti del Nostro, La filosofia del denaro29. Il denaro originariamente rappresenta il mezzo con cui si esprime l’interazione fra gli uomini, per poi diventare, secondo l’Autore, dopo l’avvento dell’industrializzazione, autonomo da questo rapporto, trasformandosi da mezzo a fine. Nella Filosofia del denaro, si riscontra peraltro la specificità di Simmel come “sociologo della conoscenza”. Le sue analisi avvicinano alla comprensione dell’esigenza umana di comunicare, di rapportarsi ad altri attraverso lo scambio d’esperienze. Ciò risponde alle aspettative che ogni attore sociale ha nei confronti degli altri attori, in relazione alla codifica che offre il processo comunicativo. Il suo interesse per le forme comunicative non si limita a quelle che possono essere codificate ed interpretate, ma si estende soprattutto verso le forme d’interazione difficili da rappresentare e da codificare a causa della loro fugacità d’azione e d’intervento nei meccanismi relazionali. Nella Filosofia del denaro, il denaro stesso è analizzato nel suo carattere costitutivamente simbolico. La società individuata da Simmel è una società sostenuta da una trasformazione che

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Silvia Fornari 96 investe i diversi campi dell’azione umana e tra questi quello dell’azione economica. L’economia passa dal baratto, in cui i rapporti sociali tra le sue componenti sono vincolati da legami affettivi, di conoscenza diretta dei singoli, (un legame profondo definito da Tönnies “legame di viso”), ad un’economia monetaria in cui si sono perduti i caratteri economici tradizionali e la capacità relazionale tra gli attori sociali risulta essere non più vincolante, (in questo essa è sempre più legata a un controllo monetario nei confronti dei diversi aspetti della vita dell’uomo). Le relazioni monetarie diventano sempre più oggettive e scisse dalla soggettività del legame precedente. Colui che produce non conosce la destinazione del suo lavoro, cambiano i vincoli, i rapporti relazionali: l’interesse della ricerca di Simmel verte soprattutto su questi aspetti relazionali. La scissione del valore monetario dal desiderio umano di ottenere un qualche bene è una relazione che mette in luce il grande cambiamento sociale realizzatosi. La prima parte del lavoro di Simmel, secondo il suo intento, è rivolta ad indicare i prerequisiti, le condizioni iniziali, presenti nelle menti, nelle relazioni sociali e nelle strutture logiche della realtà implicati dal concetto di denaro. Nelle sue intenzioni non opera il tentativo di elaborare un lavoro a carattere economico, né filosofico, né storico: il suo è uno studio sulle precondizioni che portano all’origine del denaro. Alla base della sua ricostruzione teorica, Simmel pone il concetto di “scambio” in rapporto alla relazionalità sociale30. In proposito, Simmel annota: «Ogni interazione deve essere considerata uno scambio. Ciò vale per ogni conversazione, per ogni amore (…), per ogni gioco o, semplicemente, per uno sguardo. E non regge la differenza, che pare sussistere, che nel rapporto di interazione si dà ciò che non si ha, mentre nello scambio soltanto ciò che si ha»31. Lo sviluppo dell’economia monetaria determina una profon-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 97 da variazione, sia nei rapporti di tipo economico sia nei rapporti relazionali, in particolare nei processi di interazione più diretta. Simmel si fa interprete di questo passaggio alla società moderna, indagando e cercando di comprendere come sia avvenuta la transizione dalla società tradizionale a quella moderna. Separa l’analisi delle forme sociali dai contenuti psichici individuali, introducendo la “teoria del valore”. Nell’ambito di tale teoria il valore è considerato tale non per una caratteristica intrinseca, ma come prodotto di un processo di separazione tra il soggetto e l’oggetto dell’indagine32. L’oggetto in sé non ha valore «Indipendentemente dal significato empirico o trascendentale, in cui si parla di «cose» distinguendole dal soggetto, il valore non è in nessun caso una loro «caratteristica», ma soltanto un giudizio su di loro che risiede nel soggetto»33. Il concetto di valore per Simmel è una sensazione, fa parte del mondo soggettivo, poiché è l’individuo con la sua personalità che attribuisce valore agli oggetti. Nello stesso tempo tra soggetto ed oggetto non esiste una separazione netta, radicale; si tratta di due categorie che nelle prime fasi della vita interiore si trovano in uno stato d’indifferenza. Solo successivamente viene a crearsi una differenziazione tra il soggetto e l’oggetto e l’aumento della distanza tra loro è proporzionale al crescere del valore dell’oggetto. Il valore economico rappresenta l’oggettivazione dei valori soggettivi. Per spiegare questo passaggio, Simmel scrive: «Si può così dire che il valore di un oggetto poggia sì sulla sua capacità d’essere desiderato, ma su un desiderio che ha perduto la sua assoluta impulsività (…) se l’oggetto vuol restare un valore economico, può aumentare il suo quantum di valore al punto in cui diventa praticamente un valore assoluto. La distanza tra l’Io e l’oggetto desiderato può diventare talmente ampia, sia per le reali difficoltà di appropriazione, sia per l’esorbitante livello del prezzo, sia per preoccupazioni morali o di altro genere che si contrappongono alla attrazione che esso eser-

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Silvia Fornari 98 cita, che non si giunge neppure ad un effettivo atto di volontà, ma il desiderio si spegne o diventa una pallida aspirazione. La distanza tra soggetto e oggetto, il cui aumento genera il valore, almeno in senso economico, ha quindi un limite inferiore e superiore, così che la formula che la misura del valore è uguale alla misura della resistenza che si contrappone all’acquisizione di oggetti desiderati in rapporto alle opportunità naturali, produttive e sociali – non risulta corretta»34. Se, come si è visto, lo scambio è la manifestazione fondamentale dei processi sociali, manifestazione individuata già nella Differenziazione sociale e nel concetto di intersecazione delle cerchie sociali, (della capacità relazione dell’uomo moderno), ora nella Filosofia del denaro la vita moderna diviene una totalità, al cui interno il denaro diventa, per usare le parole di David Frisby: «(…) il ragno che tesse la rete della società»35. Il denaro assurge al compito di facilitatore nei rapporti sociali, nella differenziazione e nell’intersecarsi della fitta rete di relazioni sociali. Nel 1908 Simmel pubblica Soziologie e due anni dopo dichiara la sua estraneità alle scienze sociali, determinato in questa decisione dalla fredda accoglienza ricevuta del suo lavoro, anche fuori Germania. I suoi lettori non riescono a cogliere il significato dell’opera. In ragione della complessa e singolare struttura scientifica dell’opera, per molti anni gli interpreti lo sottoporranno a prolungate analisi, non solo per rintracciane le motivazioni di fondo, ma soprattutto per riuscire a scoprirne i principi strutturali. Per questa ragione, gli esegeti di quest’opera simmeliana hanno dato risposte diverse al problema di definire univocamente il significato del testo36. Nel 1917, il lavoro è ripresentato da Simmel in una nuova edizione che mantiene intatto l’impianto strutturale iniziale, apportando delle variazioni nell’esposizione delle diverse temati-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 99 che. Otthein Rammstedt, nel suo intervento al Convegno Internazionale di Salerno del 1998, analizza le differenze presenti in queste due diverse edizioni37. In Soziologie del 1908 la base è rappresentata dall’approccio forma-contenuto, mentre nella pubblicazione del 1917 l’aspetto formale rappresenta per Simmel solo una parte del lavoro, messo ora in relazione con altre tematiche. La differenza tra le due pubblicazioni è presente soprattutto nell’impostazione inversa dei capitoli. Rammstedt individua, come tematica di fondo di Soziologie, la “sfasatura ottica” ossia il cambiamento della percezione visiva, nel senso che ciò che si percepisce è completamente diverso da ciò che si vede. Ciò che viene a modificarsi è lo stesso paradigma conoscitivo, ossia la stessa percezione della realtà. La pubblicazione del 1908 (Sociologie), dopo il primo capitolo introduttivo, cerca di spiegare le origini della società attraverso l’uso degli a priori, che egli deriva dall’impostazione gnoseologica di Immanuel Kant (1724-1804)38. Come si vedrà meglio in seguito, Simmel utilizza gli a priori per comprendere le forme di “sociazione” che rendono possibile la società. L’a priori simmeliano è però concettualmente diverso dall’a priori in senso kantiano. Per Kant, l’a priori rappresenta la conoscenza del mondo materiale, il quale si fonda sulla presenza di un soggetto umano conoscente; per Simmel, l’a priori non individua solo l’Io, ma anche il suo reciproco, il Tu: il suo fondamento teoretico si realizza nel rapporto fra l’Io e il Tu, nel rapporto con un altro soggetto che conosce se stesso solo attraverso la sua alterità. Questo processo è alla base del concetto di “sociazione” simmeliana, da cui derivano i tre a priori della sociazione, espressi nel paragrafo del primo capitolo di Sociologia39, sinteticamente definiti dell’individualità, del ruolo e della struttura. Il primo a priori definisce “la mediazione della socievolezza”: per Simmel il soggetto non nasce come individuo sociale;

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Silvia Fornari 100 sua caratteristica fondamentale è l’essere predisposto all’interazione sociale. Ogni soggetto possiede una propria individualità estranea alla socializzazione e ai ruoli cui deve conformarsi quando entra in società; ruoli che creano la sua personale “tipizzazione”. L’individuo, di cui parla Simmel, è un soggetto in grado di mantenere distinte le sue caratteristiche individuali, senza farsi coinvolgere mai totalmente dai meccanismi sociali; è quindi un essere autonomo. Simmel scrive in proposito: «(…) gli elementi interiori ed esteriori tra individuo e società non sono determinazioni che esistono l’una accanto all’altra, (…), ma sono essi che individuano l’intera posizione unitaria dell’uomo che vive in società. (…) come sintesi e contemporaneità delle due determinazioni, (…) dell’essere membro e dell’essere per sé, dell’essere prodotto e contenuto per mezzo della società e della vita che muove dal proprio centro e per amore del proprio centro»40. Il secondo a priori ci spiega come l’azione sia sempre azione sociale. Nell’interazione fra due soggetti sociali, l’uno crea un’immagine generalizzata dell’altro in quanto, reciprocamente, nessuno di essi avrà mai la possibilità di conoscere completamente l’altro. Si crea un rapporto tra i due soggetti come prodotto di un’astrazione sociale, un processo di “idealizzazione”. Il ruolo, in questa situazione, è implicito, poiché è indicato dall’ambiente sociale in cui si realizza l’azione; in questo senso, essa rappresenta la realtà dell’individuo. I ruoli sociali che quest’ultimo riveste dipendono dalla propria “tipizzazione”: «Certamente gli individui, al pari delle professioni e delle situazioni sociali, si differenziano secondo la misura di quell’«inoltre» che essi possiedono o ammettono insieme con il loro contenuto sociale»41. Questa condizione evidenzia come la vita dell’individuo non sia determinata solo dal suo vivere in società: l’individuo è contemporaneamente membro della società e soggetto per se stesso, si sente parte della società ma mantiene anche la personale

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 101 individualità. Simmel evidenzia come queste due parti, dello stesso soggetto possano sembrare in contraddizione, mentre sono la rappresentazione di un’unità che si può definire “essere sociale”: ogni individuo si può sentire terminus a quo e terminus ad quem, in modo da rendere possibile la forma sociale tipica dell’età moderna42. L’ultimo a priori riguarda la “struttura” ed è definito come a priori della disuguaglianza, poiché postula che la società possa esistere solo come insieme di elementi differenziati. I singoli individui rappresentano gli elementi differenziati, i quali realizzano la propria esistenza attraverso la posizione occupata nello spazio sociale: «Che ogni individuo sia di per sé orientato dalla sua qualità verso una determinata posizione nell’ambito del suo milieu sociale; che questa posizione che idealmente gli appartiene sia anche realmente presente nel complesso sociale – questo è il presupposto in base al quale l’individuo vive la sua vita sociale e che si può definire come il valore di universalità inerente all’individualità»43. La realizzazione dell’a priori per Simmel è possibile solo quando si riesce a trovare una correlazione con gli altri individui, “con le cerchie circostanti”44, altrimenti non può dirsi avvenuto il processo associativo: «Finché l’individuo non realizza o non trova realizzato questo a priori della sua esistenza sociale vale a dire la penetrante correlazione del suo essere individuale con le cerchie circostanti, la necessità integrante per la vita del tutto della sua particolarità determinata dalla vita personale interiore – fino ad allora egli non è associato, e la società non è quell’attività reciproca priva di lacune che il suo concetto enuncia»45. La differenziazione dei soggetti è possibile in una società strutturata sulla divisione del lavoro. Il concretizzarsi di questo terzo a priori è possibile solo nell’integrazione delle diverse professioni, delle funzioni sociali svolte e nel riconoscimento

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Silvia Fornari 102 del loro valore, in base al concetto di Beruf; «(…) l’idea che per ogni personalità vi sia, nell’ambito della società, una posizione e funzione alla quale essa è “chiamata”, e l’imperativo di cercare finché la si trova»46. Come si vede, la vocazione alla professione proposta da Simmel è un’interpretazione positiva dell’inserimento dell’individuo nelle società. Per spiegare meglio le problematiche legate alla costituzione della struttura sociale, Simmel utilizza il riferimento alla categoria degli impiegati, all’ordinamento nel quale svolgono la loro funzione all’interno dell’intera struttura: «Ciò che è qui cosciente, sistematica determinazione di contenuti di rendimento, nella totalità della società è naturalmente un inestricabile e complesso gioco di funzioni e le posizioni in essa non sono attribuite da una volontà costruttiva, ma sono intelligibili solo attraverso la produzione reale e l’esperienza degli individui. (…) la vita della società si svolge (…) così come se ogni elemento fosse già predisposto per la posizione che occupa all’interno del tutto»47. La società diventa possibile nel processo di “sociazione”, in cui l’individuo realizza l’interazione tra l’Io e il Tu, analizzando il proprio sé. La casualità dei rapporti che ognuno di noi intesse con gli altri, determina la forma stessa del proprio vivere in società48. «I processi di coscienza con i quali l’associazione si compie – l’unità a partire dai molti, la determinazione reciproca degli individui, il significato reciproco degli individui per la totalità degli altri e di questa totalità per l’individuo – hanno luogo in base a questo presupposto di principi, non già astrattamente consapevole ma che si esprime nella realtà della prassi: il presupposto secondo cui l’individualità del singolo trova un posto nella struttura dell’universalità (…). La connessione casuale che intesse ciascun elemento sociale nell’essere e nell’agire dell’altro, (dà) luogo alla rete esteriore della società»49. Successivamente alle elaborazioni teoriche qui brevemente

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 103 richiamate, gli interessi di Simmel tornano alle tematiche filosofiche, metafisiche ed estetiche, ambiti di studio che non aveva peraltro abbandonato nemmeno nel cosiddetto periodo sociologico. Ne sono testimonianza una trentina di brevi testi, pubblicati anonimamente tra il 1897 e il 1907 dalla rivista “Jugend”50 di Monaco, che a quel tempo si occupava, del movimento filosofico ed artistico dell’art nouveau. I testi sono conosciuti con il titolo Momentbilder sub specie aeternitatis (Istantanee sub specie aeternitatis), scritti in forme letterarie diverse come aforismi, poesie, favole, riflessioni, raccontini, che non presentano mai la firma di Simmel per esteso, ma solo una sigla “S.” o “G.S.”. Dopo la pubblicazione curate dallo stesso Autore, questi scritti non sono stati più ripubblicati o curati51, perché ritenuti racconti a carattere impressionistico e poco attendibili, come ha fatto accuratamente notare Alessandro Dal Lago52. Per Otthein Rammstedt si tratta invece di un primo interesse di Simmel per le tematiche filosofiche, che caratterizzeranno successivamente le opere più importanti. Messo da parte il progetto di realizzare un’opera che contenga in sé un sapere complessivo, nella seconda fase della sua riflessione Simmel affronta i “temi della vita”. Pensiamo a Schopenhauer und Nietzsche (Schopenhauer e Nietzsche, 1906), Hauptprobleme der Philosophie (I problemi fondamentali della filosofia, 1910) (il primo libro di Simmel tradotto in italiano da A. Banfi), Philosophische Kultur (Cultura filosofica, 1911), opera peraltro ricca delle sue intuizioni migliori. La pubblicazione della prima edizione di quest’ultimo lavoro, con una tiratura di diecimila copie, andrà esaurita in sei settimane. Nel periodo di docenza a Strasburgo, pur se limitato nella sua attività accademica, Simmel è intellettualmente molto produttivo. Nel 1916 pubblica la conferenza Das problem der historischen Zeit (Il problema storico del tempo)53, ed appare il suo lavoro su Rembrandt. Ein kunstphilosophischer Versuch,

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Silvia Fornari 104 (Rembrandt. Un saggio di filosofia dell’arte)54, pubblicato nel 1919, dopo la sua morte, in cui sono raccolti i suoi pensieri sull’arte. Nel 1917 pubblica il piccolo volume, l’ultimo a carattere sociologico, nato dalle sue lezioni a Strasburgo, Grundfragen der Soziologie. Individuum und Gesellschaft (I problemi fondamentali della sociologia. Individuo e società)55, ricco d’intuizioni nei riguardi delle organizzazioni societarie. Nello stesso periodo l’interesse simmeliano si rivolge anche alla filosofia della storia, cui dedicherà una gran mole di saggi che entreranno a far parte dell’edizione riveduta di Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie, (I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza)56, opera che non riuscirà a portare a termine. Nel 1917, Simmel pubblica i saggi sulla guerra e sulle posizioni degli intellettuali sull’argomento, fra cui Eine Fastenpredigt. Von dem Opfer der Wohlhabenden nella rivista “Frankfurter Zeitung”, Das Goethebuch in “Die Neue Rundschau” Die Karikatur in “Der Tag” (Berlin), Panta rhei in “Simplicissimus”, Die historische Formung, Individualismus in “Marsyas”. Del 1918 sono invece Der Konflickt der modern Kultur (Il conflitto della cultura moderna)57 e Lebensanschauung. Vier metapsysiche Kapitel (Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici) 58, ultimo testo da lui curato, che rappresentano la più alta produzione a carattere filosofico dell’intero corpus delle sue opere. L’interesse centrale dei Quattro capitoli metafisici è il “concetto di vita”, inteso come superamento della forma, come un flusso vitale ininterrotto, come istanza inarrestabile che produce continuamente forme e nello stesso tempo le distrugge per crearne di nuove59.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 105 2. La lettura simmeliana di Kant

La prima fase del pensiero simmeliano è solitamente ricondotta all’interno di un quadro teorico positivistico evoluzionistico arricchito dalla lezione del criticismo kantiano. In quest’ottica, la conoscenza del mondo, determinata da forme a priori dipendenti dalla costituzione ontologica e psicologica del soggetto, non appare più nei termini aristotelici dell’adeguazione dell’intelletto alle cose, bensì si presenta come prodotto del soggetto stesso, la cui validità, per Simmel, consisterebbe nella sua utilità per la vita della specie umana. Più in particolare, a detta di Simmel, l’interpretazione della filosofia kantiana, che concepisce la conoscenza come un’indagine sulle facoltà psichiche umane, va vista nell’ambito del suo risultato, il quale pone limiti all’efficienza e all’importanza dell’intelletto da tre diversi lati. Innanzi tutto, Kant mostra come l’intelletto debba considerarsi privo del diritto, ingenuamente affermato dal realismo metafisico, di conoscere le cose al di là del mondo dell’esperienza e, quindi, di conoscere l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima, la libertà etica, il senso e lo scopo della totalità del mondo, che starebbero dietro il suo apparire fenomenico. Nell’ottica kantiana, la comprensione di ciò che sta al di là dall’esperienza spetterebbe piuttosto alla ragione pratica, in quanto solo la volontà morale dell’uomo sarebbe per Kant in grado di gettare un ponte verso la dimensione sovraempirica; in effetti, per non restare un mero conato frammentario senza rapporto con l’esistenza in generale, la morale è tenuta a prendere le distanze dall’intelletto stesso, cercando altrove i principi della propria legittimazione. Nella prospettiva simmeliana, il secondo limite imposto all’intelletto, e sempre a vantaggio della volontà, sarebbe dovuto

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Silvia Fornari 106 al valore della vita. Secondo Kant, in effetti, la nostra esistenza non può ricevere alcun valore dalle funzioni dell’intelletto, che riguardano solo una conoscenza di dati. Essa lo riceve piuttosto solo da quelle energie con cui l’uomo è signore sulla materia delle cose. Kantianamente, la nostra vita non può avere altro valore che quello che noi stessi le diamo; e possiamo farlo solo nel volere pratico, non attraverso il conoscere, i cui contenuti e la cui facoltà ci sono assegnati indipendentemente da noi. In terzo luogo, come oggetto del conoscere, per Kant ha valore esclusivamente l’apparizione sensibile delle cose, solo la loro immagine in noi, ma non il loro essere interno e per se stesso esistente. Solo in un punto un tale essere ci sarebbe accessibile, ossia nella nostra azione, che non è meramente ricettiva ma creatrice. Dunque, solo nell’azione l’uomo sarebbe realmente se stesso. Se, in tal modo, appare la decisiva e tipica tendenza del sistema kantiano a rivolgere il proprio interesse centrale non al pensiero, ma al volere, nondimeno, secondo Simmel, non deve sfuggire che in Kant resta preponderante un certo intellettualismo sostanziale. Si tratta di comprendere che l’elaborazione intellettuale dell’esistenza ingloba, pur sempre in sé, anche gli aspetti fondamentali dell’agire pratico (che per Kant resta, appunto, la dimensione principale della vita). Per questa ragione, Simmel ritiene che sia un errore considerare come anti-intellettualistica la posizione etica di Kant. Sia Kant che il suo sistema sono, infatti, per Simmel, costitutivamente intellettualistici. Ciò sarebbe provato dal fatto che l’interesse predominante, in Kant, è quello di dimostrare che le norme valide per il pensiero sono ugualmente valide per tutti gli ambiti vitali. La filosofia kantiana deriverebbe la propria specifica colorazione proprio dal fatto che nessuna passione o sentimento – addirittura nessun istinto – ne starebbero alla base, come invece avviene in Platone ed Epicuro, in Plotino e Bruno

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 107 o come – ad una più attenta considerazione – avviene, secondo Simmel, anche in Spinoza e in Hegel, per non parlare di Fichte e Schopenhauer. Per questa ragione, Simmel è convinto che la filosofia kantiana scaturisca interamente dall’affermazione del primato dell’elemento intellettuale, sebbene in Kant l’intellettualismo assuma una forma più compiuta di quanto non lo fosse quella del precedente razionalismo. In questo senso, la forza del pensiero logico si mostra in Kant tanto più forte in quanto non ripete il vano tentativo razionalistico di rimuovere in anticipo ciò che per sua natura non si lascia ridurre al momento puramente intellettuale. Infatti, l’autonomia del sentimento, il potere della volontà, sono pur sempre riconosciuti a partire da un’analisi che trova le proprie radici nell’attività razionale. Nell’ottica della prospettiva simmeliana si assiste al più grande e raffinato trionfo della mentalità logico-concettuale, per la quale l’agire pratico è messo sì in relazione alla volontà etica dell’uomo ma, al tempo stesso, quest’ultima viene a sua volta determinata in base a una norma puramente logica. Sennonché, per Simmel, l’inflessibile rigore della morale e dell’etica kantiana non può essere interamente accolto, almeno per la parte in cui, appunto, esso discende dall’assolutizzazione di quell’elemento logico che ne sta alla base e che vorrebbe imporre alla vita, nel suo complesso, la forma dell’esattezza matematica. Altri grandi maestri di morale, nota Simmel, per i quali tuttavia la radice della legittimazione dell’etica era posta al di là di una «ragione» logicamente strutturata, non furono affatto dello stesso rigore: né Buddha né Gesù, né Marco Aurelio né San Francesco. Ciò mostra ancora di più che tutta la fondazione dell’etica in Kant non mutua la sua pretesa di valere in modo rigoroso da una tendenza spirituale della vita impostata sull’affermazione del

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Silvia Fornari 108 primato della sfera pratica, ma sul primato della dimensione logico-concettuale. Per Simmel, ciò spiegherebbe anche come mai Kant, in cui apparentemente l’interesse etico domina di gran lunga quello teoretico, abbia problematizzato solo i casi quotidiani e per così dire grossolani della vita etica. Così, nota ancora Simmel, ciò che nei fatti morali è accessibile ai concetti più universali è trattato da Kant con straordinaria ampiezza e precisione, mentre tutte le questioni più profonde e sottili dell’etica, gli estremi conflitti, le complicazioni del sentire, le potenze oscure che sono in noi, la cui valutazione morale ci lascia così spesso smarriti, sono praticamente ignorate. La conclusione di Simmel è che Kant evidenzia qui una mancanza di acume, la quale a sua volta conferma come dal suo punto di vista solo la penetrabilità mediante il pensiero logico sia in grado di decidere ciò che può rientrare nell’ambito di una conoscenza oggettivamente fondata. Da qui la critica che Simmel, pur recuperando gran parte dell’impostazione kantiana, muoverà all’intellettualismo di Kant. Se la logica intellettualistica del criticismo ortodosso trova il suo oggetto proprio nei contenuti della vita, in quanto essa – metodicamente sistematizzata e con una validità in sé fondata – venga elevata a scienza, non bisogna altresì dimenticare che proprio la vita, in quanto processo sempre variato, non può essere ridotta agli schemi della nostra attività intellettuale. Con la scienza, secondo Simmel, i contenuti e i risultati del processo vitale si sono, nel modo più inequivocabile, allontanati da esso. E in questo percorso, Kant occupa un ruolo determinante. L’allontanamento dell’intelletto dalla concretezza dei processi vitali nelle opere kantiane diventa addirittura il principale oggetto di studio, tanto più significativo, in quanto proprio la filosofia, a differenza delle altre scienze, dovrebbe predisporre a rendere evidente il processo stesso della vita.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 109 A questo punto, nella prospettiva simmeliana, il problema è stabilire se l’intera filosofia di Kant possa essere riletta in un modo più ampio e profondo, oltrepassando il dualismo che ne struttura l’impostazione di fondo. Tutto ciò però, a detta di Simmel, richiede una rielaborazione dei principali temi della gnoseologia kantiana. In questo lavoro di rielaborazione, Simmel assume come punto fermo l’idea che l’eliminazione dell’empirismo sensistico mediante il nuovo concetto di esperienza, come costrutto (Gebilde) determinato attraverso la formazione (Formung) non sensibile-spirituale del materiale sensibile, sia ancora oggi una scoperta assolutamente centrale. Tuttavia, per Simmel, le forme del conoscere date a priori non possono possedere universalità e necessità; non solo perché non è più così importante e decisivo per l’uomo moderno stabilire degli a priori, ma soprattutto perché gli a priori sono essi stessi storici. In effetti, l’intuizione fondamentale che sta alla base della sociologia simmeliana è che gli a priori sono realtà variabili nel tempo e nello spazio. Contrariamente a Kant, appunto, Simmel mostra che gli a priori possiedono un’origine pratica e nascono dai bisogni vitali. Pur non essendo un mero prodotto sociale o convenzionale, gli a priori si originano in quanto sono praticamente “utili”, nel contatto sperimentale con le condizioni della vita. Una volta formati, gli a priori fungono come fattori di selezione, volti a ridurre la complessità e la caoticità del molteplice empirico. Tale selezione determina ciò che per noi è rilevante, secondo un progetto pratico che ordina il nostro orizzonte semantico60. Adottando il punto di vista pragmatistico, fatto valere da autori come William James (18421910), John Dewey (1859-1952) e Charles Sanders Peirce (18391916), Simmel assegna alla conoscenza un carattere sostanzialmente pratico. In quest’ottica, il conoscere, nelle sue molteplici forme, non è finalizzato al coglimento di verità teoretiche, ma è

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Silvia Fornari 110 un processo di adattamento all’ambiente, volto a garantire la sopravvivenza dell’uomo. L’impostazione di Simmel viene così a configurarsi come una teoria non realistica della conoscenza, nel senso che quest’ultima, appunto, non è più considerata come se fosse una pura rappresentazione oggettiva della realtà esterna. Il conoscere è invece considerato come il risultato, sempre parziale, di un’attività interpretativa del soggetto conoscente. Il fatto che oggi l’uomo possa credere che i processi del pensiero induttivo siano sufficienti a soddisfare il bisogno di conoscenza non deve, per Simmel, trarre in inganno. Certo, a sua detta, corrisponde meglio dall’odierno sentimento della vita credere, anziché a un rigido “una volta per tutte”, piuttosto a uno sviluppo continuo del nostro pensiero. E tuttavia, dal punto di vista simmeliano, tale sviluppo non va in alcun modo esaltato semplicemente come «progresso» che si compie secondo la ritmica, ancora misteriosa, dell’organico: lo sviluppo, il cui concetto dobbiamo far valere per la vita, è piuttosto qualcosa che deriva da un impulso interno e non è guidato, come nella serie di sviluppi pratici o singolari, oggettivamente determinati, da un valore finale previsto in anticipo. Scrive Simmel: «(…) la pretesa di conoscenze assolutamente esenti da correzione mi sembra un misconoscimento filisteo del fatto che l’uomo, in base a tutta la sua posizione nel mondo, è l’essere che osa, e che per lui in ogni senso, anche nel senso teoretico, “questa è la cosa che conta”. E in definitiva l’uomo che fa i conti con una insicurezza del teoretico e del pratico e, con la ineluttabilità della occasione (chance), ha una sicurezza molto più grande e una fiducia molto più profonda nella vita di colui che pretende una garanzia del cento per cento prima di fare un passo. Al fondamento dell’a priori, quando in esso l’accento cade su questo lato, sta in agguato un segreto scetticismo nei riguardi della vita. Perciò Goethe, con la sua filosofia incondizionata nella vita, non sapeva proprio che cosa farsene dell’a priori»61.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 111 In altri termini, si tratta di fare con Kant ciò che lo stesso Kant ha fatto con la fondazione logico-trascendentale dell’idealismo. Kant, infatti, rinuncia, ad una simile fondazione. Dal suo punto di vista, è un fatto che il nostro rappresentare non possa trascendere se stesso; così come è un fatto che l’io rimanga pur sempre un io, separato dal non io da un abisso invalicabile. E se anche quel ponte fosse stato gettato e il non io si fondesse in un’identità essenziale con l’io, così che la conoscenza dell’oggetto fosse una conoscenza di sé, anche quest’ultima non farebbe che muoversi in rappresentazioni. Neppure l’identità del portatore di queste rappresentazioni con il loro oggetto potrebbe togliere questo dualismo, che oppone la rappresentazione come tale all’in sé del suo oggetto, proprio in quanto quest’ultimo non è una rappresentazione. È per questi motivi che Kant rinuncia alla fondazione logico-trascendentale dell’idealismo. Analogamente, tuttavia, si dovrà pure rinunciare a considerare gli a priori come se fossero, a loro volta, delle realtà in sé, sottratte alla contingenza e alla storicità. Per Simmel, la storicità non è altro che una forma variabile dell’Erleben, ossia il prodotto di un’interpretazione che non può sottrarsi alla sua radicale contingenza. Non ci sono così leggi universali nella storia. Anzi, l’esigenza di reperire “leggi universali” per quell’accadere che chiamiamo “storia” finisce con il dissolvere il concetto specifico di storia62. In effetti, secondo Simmel, noi possiamo anche isolare una certa classe di fenomeni e raccoglierla unitariamente sotto un concetto che sia funzionale alla prassi del conoscere e, tuttavia, «(…) rimangono sempre fenomeni che non svelano le loro forze e i loro elementi più profondi, e nel momento in cui vogliamo discendere fino a quegli elementi ultimi cercando di dedurre da essi il loro risultato visibile o complesso, ecco che la loro differenziazione fin qui giustificata viene a infrangersi, ed essi

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Silvia Fornari 112 s’intrecciano nel gioco di insieme delle energie cosmiche: quella sfera circoscritta della “storia” non riesce più a fornire cause o leggi sufficienti per spiegare ogni suo singolo elemento»63. La “legge storica” della differenziazione, come norma determinante la storia universale, indica invece, per Simmel, un secondo tipo di interpretazione storica. Infatti, l’insieme delle attività necessarie alla conservazione della vita è eseguito, nelle epoche primitive, da ciascun individuo e il progresso consiste nel fatto che tali attività vengono sempre più ripartite tra gli individui e che ognuno, anziché molte, ne svolge una sola e sempre più specializzata. L’affinamento della vita effettiva, la diversificazione degli interessi che proprio attraverso questo processo tornano a intrecciarsi organicamente, l’eliminazione delle forme di socializzazione violenta, l’istituzione di associazioni dalla sempre maggiore funzionalità oggettiva – tutte queste sono trasformazioni che nell’ottica simmeliana possono senz’altro essere ricondotte al concetto di differenziazione. A produrre queste singole trasformazioni sarebbero certe singole forze particolari sollecitate dalla necessità, o da costellazioni casuali, i cui risultati solo in un secondo momento sono riassunti nel concetto di differenziazione. La differenziazione, per Simmel, è ciò che risulta dopo l’intervento di tutte queste forze e non la si può porre al di sopra di esse come forza collettiva, né come fonte di energia unitaria, di cui solo la casualità delle situazioni chiamerebbe a un’attuazione fenomenica diversa certe quantità parziali. Tuttavia, il problema storico non si riferisce, affatto esclusivamente, a quei processi reali fondamentali e alle loro forze motrici individuali. Al contrario, una volta che tali fatti siano stati ricondotti sotto il concetto di differenziazione, noi, nota Simmel, esigiamo di conoscere i molteplici gradi e tipi in cui tale differenziazione si articola, le regolarità delle sue manifestazioni fenomeniche, la sua connessione con gli altri concetti che riassumono i processi primari da un’uguale distanza – come

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 113 i concetti di libertà, ritmo di sviluppo, coscienza collettiva, forma e contenuto dei movimenti sociali, le loro ripercussioni nelle formazioni oggettive del diritto, del costume della tecnica, e molti altri ancora. Naturalmente Simmel non si riferisce, qui, a rapporti e sviluppi di tipo logico-concettuale; piuttosto, egli è interessato agli eventi storici concreti e alle loro regolarità, compresi in relazione alla loro manifestazione fenomenica globale esprimibile in termini concettuali. Così, quando certi eventi storici o certe situazioni, prodotti da forze singole, sono designati come differenziazione o integrazione, come tensione e liberazione di energie sociali, come costituzione di strati sociali, come accelerazione o irrigidimento dei processi di vita del gruppo, – questi non vanno intesi come puri concetti universali, che designerebbero quanto comune a certi dati primari, né puri simboli, che rappresenterebbero per quei dati un sistema di segni, senza avere nessuna relazione di contenuto con loro. Piuttosto, tali concetti partecipano in certa misura sia dell’una che dell’altra categoria, in quanto, se colgono i singoli fattori storici in base al loro risultato come manifestazione fenomenica globale, il concetto che esprime questa manifestazione si colloca tuttavia in una regione a sé stante e, pur essendo nutrito dalla fonte della realtà immediata, ha tuttavia elevato tale realtà a una nuova unità, come fa un corpo organico col proprio nutrimento. Perciò, la funzione di questi concetti storici e delle loro applicazioni non è solo di superare la quantità e la qualità dei fenomeni storici in quanto inconoscibile nella sua interezza. Questo compito, infatti, ha in ultima analisi solo un carattere negativo mentre, per Simmel, il vero problema è quello di interpretare il loro ruolo nella scienza esistente. A questo livello, il concetto di “legge storica” riceve un significato del tutto diverso. Di fronte a una “legge” dello sviluppo storico, come per esempio quella secondo cui ogni grande

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Silvia Fornari 114 gruppo percorre gli stadi della giovinezza, della maturità e della vecchiaia, si può negare che essa renda possibile scorgere, in tale sequenza, le forze motrici capaci di spiegare i singoli fatti così riassunti. Ora, se noi sentiamo tuttavia che a questo tipo di asserti è inerente un qualche significato di verità – a prescindere dalla contestabilità del loro contenuto specifico – e se l’immagine dello sviluppo storico ci si presenta innumerevoli volte attraverso concetti di questo tipo, con tutto ciò viene alla luce un’esigenza conoscitiva che non coincide più con quella della causalità immediata ed elementare. Infatti, una volta avvenuta la riorganizzazione dei singoli eventi concreti, in questi concetti storici più elevati si modificano anche quelle connessioni con cui, da essi, si ricava una conoscenza. Pertanto, le “leggi storiche” sono leggi sempre parziali e rivedibili64. Ciò non significa consegnare la storia ad una radicale prospettiva relativistica. In effetti, il principio di utilità, che Simmel pone alla base della formazione degli a priori, si traduce in una fondazione non relativistica di una teoria della “selezione naturale” delle conoscenze: la forma di conoscenza che si afferma è sempre quella in grado di avere una migliore presa sul reale65. Lo stesso Simmel preciserà che la sua concezione può apparire relativistica solo se si pretende dalla storia ciò che per essa è del tutto contraddittorio: ossia di descrivere le cose “così come sono realmente state”, una pretesa questa che non coincide affatto con l’esigenza della verità, perché fa di un rapporto funzionale una concordanza meccanica66.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 115 3. La filosofia della vita: oltre il realismo e il relativismo

Le origini della “Filosofia della vita” L’indagine filosofica simmeliana si lega e supera l’analisi sociologica, per poi intrecciarsi in altri campi come l’educazione, l’estetica, ma anche la politica e l’etica. Simmel è criticato per la vastità dei suoi interessi e la policromia delle posizioni elaborate nell’ampia produzione, accusato di non seguire un percorso regolare nell’esposizione delle sue idee, di assecondare l’istinto e una curiosità personale. A questa critica è possibile rispondere: Simmel non ci fornisce una visione della realtà unitaria ed univoca, perché non considera la vita dell’uomo tale da poter essere incasellata in rigidi schemi prestabiliti. Questa concezione afferma, dunque, l’impossibilità di sintetizzare o condensare i saperi della vita, poiché non esiste nessun meccanismo artificiale in grado di irrigidire, legare la capacità vitale della nostra vita. La vita è intesa come eterno fluire, come un fiume che è arginato dalle regole sociali, che tendono a limitare le nostre azioni, ma questi argini non sono mai troppo alti per riuscire a sedare la nostra espansione nel momento della piena: non esistono, quindi, trasposizioni letterali, concetti in grado di frenare la fluidità della nostra vita67. Il pensiero che traspare in questa linea filosofica è il frutto della tramontata fiducia nei confronti del progresso. Gli autori che pensavano di riuscire a trasformare la realtà sociale, con l’ausilio del razionalismo positivista, hanno assistito al proprio insuccesso. Il positivismo, per spiegare i comportamenti umani secondo il rigore scientifico professato, deve creare dei principi permanenti ed universali, impossibili da realizzare nella vita quotidiana68. Il periodo compreso tra il 1890 ed il 1910 vede diffondersi

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Silvia Fornari 116 questo senso d’incapacità di comprendere, nella loro complessità, i processi sociali. “La filosofia della vita” si fa interprete di questo malessere scientifico, dichiarando l’impossibilità di dare delle risposte complete alla complessità umana. Con la pura razionalità non è possibile comprendere le reazioni sociali dell’uomo, dalle più semplici, alle più complesse: «(…) la vita non si lascia ridurre a ragione e può essere compresa solo vivendo»69. La razionalità scientifica è superata dalla ricerca di una conoscenza soggettiva, in cui l’interesse si pone sull’emotività e l’irrazionalità dell’uomo moderno. Il problema scientifico diventa come realizzare la costruzione sociale, se i metodi razionali del positivismo non sono più in grado di rispondere alla complessità della realtà sociale, mentre del processo d’industrializzazione si cominciano ad evidenziare gli aspetti negativi e non più quelli positivi. La scienza si rivolge alla soggettività, agli aspetti emotivi ed irrazionali, mettendo da parte l’oggettività rigorosa dell’Ottocento. In questo passaggio, anche la scienza sociale deve formalizzare il suo metodo di studio su basi soggettive, superando l’idea di una realtà oggettiva. I teorici che non condividono questa visione della scienza, accusano i soggettivisti d’irrazionalismo, con una conseguente perdita del valore scientifico dei loro studi. Si afferma l’interpretazione dell’uomo moderno come soggetto mosso da forze irrazionali ed incontrollabili, incapace di razionalizzare le sue azioni. La realtà non è più un prodotto razionale dell’uomo, può essere solo interpretata70. In questo particolare orientamento filosofico-scientifico s’inseriscono gli studi di Simmel. L’opera Schulpädagogik rappresenta un particolare momento della sua vita personale e scientifica, testimonianza dell’ultima fase del suo pensiero. Le intuizioni che si colgono nel saggio non sono lontane o slegate dalle precedenti elaborazioni culturali. Kracauer parla di “essenza” senza “fondamento”, ma in Simmel tutte le manifestazioni spi-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 117 rituali hanno dei collegamenti tra loro, infinite relazioni che snodano il reticolato dei suoi pensieri. Kracauer scrive: «(…) così guidati è possibile orientarsi attraverso il labirinto di pensieri del filosofo con le sue molteplici diramazioni disposte a raggiera, senza contare tutti i percorsi ed i passaggi laterali (…)»71. Il lavoro di Simmel supera l’isolamento delle idee, per liberarle da false catene che tendono ad irrigidire il pensiero in strade già ben determinate. Simmel compone e scompone i rapporti personali, allargando o restringendo le maglie del suo reticolato di pensieri. La funzione assegnata da Simmel al concetto di “vita” è essenzialmente critica. Il desiderio di superare la visione evolutiva, mista ai temi romantici e naturalistici, si realizza nell’affermazione filosofica vitalistica. La soluzione della “vita” presentata da Simmel è, però, interpretata come filosofia della crisi, nel senso negativo del termine, da molti allievi e studiosi, tanto che nel testo di Antonio Banfi72 troviamo un errore nel titolo che ci segnala questa distinzione. Nell’indice del libro Filosofi contemporanei (a cura di R. Cantoni) si legge: cap. V. “Georg Simmel e la Filosofia della Crisi”, sfogliando il libro a p.161 il capitolo riporta il titolo “Georg Simmel e la Filosofia della Vita”. Forse si tratta solo di un errore di stampa o meglio una svista durante il controllo editoriale, però è rilevante che l’errore riguardi proprio la distinzione tra “Filosofia della vita” e “Filosofia della Crisi”. Nasce il dubbio se Banfi pensi alla filosofia di Simmel in senso vitalistico o se anche lui veda questo tratto negativo della crisi filosofico-culturale. Su quanto si legge nelle notazioni e nei riferimenti presentati da Banfi all’analisi simmeliana, traspare la stima e la condivisione del pensiero filosofico-pedagogico di Simmel, per questo è difficile valutare il senso dell’errore sopra esposto73. All’impostazione della “Filosofia della vita” è legata tutta la cultura tedesca d’inizio Novecento. Simmel torna alla filosofia riaffermando il suo primato sulla scienza pura, ed in questo sen-

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Silvia Fornari 118 so s’inserisce pienamente nel dibattito per la rinascita della filosofia tedesca. Il positivismo della seconda metà dell’Ottocento trova anche in Germania i suoi difensori. Si ricordano tra gli altri: Wilhelm Max Wundt (1832-1920), Hermann Cohen (1842-1918) e Alois Riehl (1844-1924), i quali nei loro diversi indirizzi di studio si riconoscono in un tratto comune: l’affermazione della scienza come teoria della conoscenza sulla filosofia. Il positivismo pone le basi per la nascita e lo sviluppo di nuove scienze, caratterizzate da un rinnovato approccio metodologico: la stessa sociologia deve la sua paternità alla cultura positivista. Simmel si forma nella scuola tedesca; alcuni degli Autori citati sono i suoi maestri, insieme a Dilthey padre dello storicismo tedesco, Windelband esponente della scuola neokantiana e fondatore della Scuola del Baden, dai quali apprende gli strumenti per l’indagine sociologica, tanto che nei suoi primi lavori è facile rintracciare il frutto di queste diverse esperienze scientifiche. L’attività scientifica simmeliana si avvia in questo particolare clima culturale che caratterizza, con influenze e sfumature proprie, la Francia, dove nasce il pensiero positivista, l’Inghilterra e l’Italia. L’evoluzione culturale del pensiero simmeliano si rintraccia nei lavori principali e soprattutto in tutta la produzione saggistica, segnando il passo dell’influenza positivistica e lo sviluppo di una nuova riflessione filosofica. La “filosofia della vita” è la corrente di pensiero che si afferma in Germania nel periodo imperialistico, senza però svilupparsi in una vera e propria scuola filosofica. Si parla di una tendenza che fa sentire la propria voce e trova dei seguaci i quali se ne fanno interpreti. Il significato semantico del termine è ovvio, non abbisogna d’ulteriori spiegazioni e cela un fondamento, spiegato da Gert Schmidt: «(…) la filosofia è il ricordarsi di sé della vita che si riproduce continuamente, se quindi in senso lato la filosofia non può essere intesa senza la «vita», allora l’aver co-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 119 niato il termine «filosofia della vita» indica un’emergenza, un’emergenza della filosofia che, come pare, dopo Hegel e con Schopenhauer sfocia nella necessità di rivedere il programma della pretesa affermativa della filosofia, una revisione che seguendo Dilthey fino alla sua forsennata prosecuzione compiuta da Klages, denominiamo appunto “filosofia della vita”»74. Simmel conosce questa corrente di pensiero già nella prima fase dei suoi studi, quando segue le lezioni del professor Wilhelm Dilthey. La filosofia della vita, espressa da Dilthey, è fortemente influenzata dalle prime riflessioni della Völkerpsychologie (psicologia del popolo) e Simmel riprende quest’orientamento per creare uno studio socio-psicologico. Simmel non condivide in toto l’interpretazione di questa corrente di pensiero espressa da Dilthey, tanto da distaccarsi subito dalla posizione del suo maestro. Gli storici di Simmel difficilmente ricordano Dilthey come il primo maestro della filosofia della vita. Simmel condivide, invece, alcuni punti dell’analisi filosofica del maestro, come la contrapposizione tra scienza e filosofia. Quest’interesse filosofico iniziale porta Simmel nel vivo della discussione tra scienze della cultura e della morale, un ambito di studio le cui scelte non sono condivise dal mondo accademico ufficiale, che lo accusa di “relativismo”, un’etichetta che segna tutte le sue vicende accademiche successive75. La filosofia della vita nel pensiero di Simmel segue una strada che influenza anche le successive, per trovare poi nell’ultima fase della sua vita, quella “metafisica” il completamento del suo pensiero filosofico. Antonio Banfi a tale riguardo scrive: «(…) gli scritti di Simmel esercitano (…) le loro affinità con la filosofia trascendentale e fenomenologica – per la formazione di una coscienza filosofica libera da ogni atteggiamento dogmatico (…) Simmel fu ed è maestro a tutta la nuova generazione»76. Si pensi all’uso degli a-priori, utilizzato per definire l’io ed il mondo, il loro rapporto antitetico77, nell’irrisolvibilità di que-

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Silvia Fornari 120 ste relazioni bipolari. In ciò si dispiega il significato della vita, nella sua legge universale in cui le relazioni antinomiche fondamentali si risolvono, s’intrecciano in un processo infinito. Uno dei suoi allievi, Walter Benjamin (1892-1940), così spiega il valore e il significato delle sue trattazioni: «(…) è al servizio della filosofia della vita e si basa su un impressionismo psicologico il quale, antitetico a ogni sistematizzazione, si orienta verso la conoscenza essenziale dei fenomeni intellettuali individuali (…) La filosofia di Simmel implica già un passaggio dalla rigorosa filosofia accademica verso un orientamento poetico o saggistico»78. È un’analisi che Benjamin riprende per i suoi studi sulla sociologia della vita moderna. Alla base dell’incomprensione accademica simmeliana in certa parte rientra il suo interesse per la riflessione sulla “filosofia della vita”, tale da rendere difficile la valorizzazione del suo pensiero. È opportuno in tal senso evidenziare gli aspetti che rendono difficile l’accoglimento dei sostenitori della “filosofia della vita”. Coloro che elaborano e si fanno interpreti di questa corrente sono i filosofi e gli studiosi della fine del XIX secolo, i quali vivono la drammaticità della trasformazione epocale e della grave crisi che colpisce il mondo intellettuale. In tutti i settori dell’agire umano si creano gravi ripercussioni, prodotte dal repentino cambiamento che propone i suoi frutti a cavallo fra il XIX e l’inizio del XX secolo. Simmel, sia nei lavori giovanili sia in quelli della maturità, si fa interprete di questa realtà, criticando le correnti filosofiche imperanti. È possibile leggere questo passaggio, nella prima edizione di Soziologie (1908), in cui Simmel si preoccupa di spiegare il processo delle interazioni sociali a partire dalla forma “associazione”, con una ottica prettamente sociologica nella comprensione delle trasformazioni sociali. Simmel propone una visione delle

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 121 successioni di vita che spingono l’individuo e il gruppo ad agire. Pur proponendo un’immagine sociologica globale del problema, Simmel ritorna alle spiegazioni filosofiche quando esamina, nello specifico, i fenomeni legati alle dinamiche sociali. Il suo fine è dare valore al movimento sociale dell’uomo, nella sua costante produzione d’intersecazioni, per comprendere gli effetti che questo processo comporta negli individui. Comprendere le motivazioni che portano all’affermazione della filosofia della vita, è possibile solo facendo riferimento al periodo culturale e storico in cui nasce: l’epoca dell’imperialismo tedesco. Questa corrente filosofica non nasce casualmente, ma trova una spinta propulsiva a partire dalle intuizioni filosofiche di Henry Bergson in Francia e dal movimento pragmatista inglese. La filosofia della vita presentata da Simmel, come quella di Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900)79 o Ludwing Klages (1872-1956)80, è una filosofia irrazionalistica, con un valore di protesta contro ogni interpretazione chiusa o dogmatica della realtà. Nietzsche e Klages rifiutano le convenzioni della società borghese, la quale tende a porre le sue ancore sul terreno dei valori convenzionali e moralizzanti, criticando ogni ideologia che tende ad aprire gli orizzonti di vita dell’uomo moderno. Per Simmel si tratta di un “relativismo vitalistico”: un interesse rivolto alla comprensione delle dinamiche di differenziazione interna alla società, dei complessi rapporti della vita spirituale, nell’intreccio di complessità sociali. Simmel riesce a determinarne i tratti distintivi della complessità sociale, infrangendo gli schemi dei principi e dei valori tradizionali, affermando il proprio distacco da essi e dalla ragione, idealmente e dogmaticamente intesa81. La linea filosofica iniziale di Simmel parte dunque dal “relativismo”: egli attribuisce al dover essere l’indipendenza dalle situazioni storiche. Nell’opera I problemi fondamentali della fi-

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Silvia Fornari 122 losofia (1910), individua altri due regni oltre a quelli rappresentati dal “soggetto” e dall’oggetto”: un terzo regno (dritte Reich) delle “idee”, in cui si coglie il problema morale ed un quarto regno del “dover essere”. In uno dei suoi primi studi, Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie (I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza, 1892), Simmel pone in termini kantiani i problemi che rendono possibili e fondanti, nella loro autonomia, le scienze storico-sociali. Gli elementi della conoscenza che egli utilizza si ritrovano nell’esperienza, superando la visione di Kant e dei Neokantiani. Non esiste un a priori indipendente dall’esperienza per la comprensione della ricerca storica. La ricerca storica è fatta da uomini storici, i quali mutano essi stessi con il mutare della storia. Non esiste un fatto o un attore storico più importante di un altro, ognuno deve essere considerato in relazione al momento “il fatto è importante perché interessa chi lo considera”. È fondante la relazione ai valori, che diventa il criterio di scelta dei fatti storici, valori che riguardano lo storico in quanto individuo, non valori relativi al fatto storico. Lo storico che individua Simmel è colui che si deve occupare dei singoli avvenimenti nella loro individualità. Si tratta di un procedimento di comprensione psicologica che deve cogliere, attraverso il Verstehen (intendere) e il Nachbilden (riprodurre), la vita spirituale ed interiore dei singoli individui, le cui relazioni danno origine ai fatti storici. Simmel precisa che l’identità tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto non rappresenta una garanzia per la validità della conoscenza storica. Le Accademie tedesche non condividono le teorie filosofiche di questa corrente. Il concetto vitalistico si diffonde al di fuori dei comitati scientifici, tramite il passa parola. Accarino parla di una corrente ideale che si associa ad una ristretta rosa di

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 123 nomi cui Simmel spetta il titolo di co-fondatore e non di epigono o di discepolo82. Le idee si scambiano nelle dissertazioni, negli incontri culturali, nei salotti più importanti della città di Berlino, veri centri divulgativi e ricettivi dei movimenti culturali più all’avanguardia. Simmel, grazie alla sua frequentazione dei salotti e all’amicizia intercorsa con Stefan George, riesce a diffondere quest’idea filosofica. L’opera di diffusione si realizza sino alla sua scomparsa (1918), nel primo dopoguerra: la letteratura filosofica dei salotti borghesi del tempo segue le felici intuizioni della “filosofia della vita”. Negli anni precedenti alla prima Guerra Mondiale, Simmel è uno dei pochi sostenitori di questa corrente. Successivamente nella direzione di una ricomposizione filosofica si muovono: Ernst Cassirer (1874-1945)83, Emil Lasck (1875-1915)84 e, nel primo dopoguerra, Edmund Husserl85, (per citare coloro che avviano il dibattito). Il loro accordo si realizza nella riaffermazione del primato della filosofia sulla ricerca scientifica. Da quando il positivismo ha dato l’avvio ad indagini scientifiche originali e aperto il dibattito metodologico, ogni nuova scienza riesce a delimitare i propri confini e si è data un fondamento epistemologico: superata questa fase gli studiosi non sono più costretti a giustificare i propri studi ed interessi, avvalorando ogni teoria con ulteriori domande. Le scienze nate nel positivismo vedono riconosciuto il proprio valore e l’interesse degli studiosi può ora ritornare ad indagare su piani più profondi dell’animo umano. Lasciate da parte le problematiche materiali che giustificano le scienze, si ritorna a ricercare le verità essenziali. Le ricerche empiriche lasciano il posto ai principi regolatori del pensiero umano: «L’uomo non vive più in un universo soltanto fisico ma in un universo simbolico. Il linguaggio, il mito, l’arte e la religione fanno parte di questo universo, sono i fili che costituiscono il tessuto simboli-

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Silvia Fornari 124 co, la aggrovigliata trama della umana esperienza. Ogni progresso nel campo del pensiero e della esperienza rafforza e affina questa rete»86. Cassirer e gli altri Autori si propongono di indagare la logica interna allo sviluppo delle categorie conoscitive, come la storia della scienza e la filosofia, le quali seguono un filone unitario e non possono fare a meno l’una dell’altra. La filosofia e la storia scientifica sono rappresentative di un dualismo che si muove per dare unità alla logica del pensiero umano, che nel corso della storia evidenzia le condizioni di validità. La filosofia della vita si pone come indagine filosofica per superare e liberare dai pregiudizi le indagini filosofiche di queste correnti. Husserl intende fondare una logica pura, alla ricerca dell’essenza dei modi della nostra coscienza, lontana dall’analisi psicologica, poiché i fatti non devono essere riferiti ad una particolare coscienza né essere delimitati da confini spazio-temporali. La sua ricerca diventa scienza dei fenomeni, “fenomenologia”, in cui si studiano le essenze e non i fatti della scienza. Per riuscire in questo processo fenomenologico deve essere sospesa la nostra capacità di dare giudizi e allontanata ogni affermazione di realtà. Colui che opera questa ricerca mette tra parentesi il mondo, sospende la sua capacità di affermazione della realtà, rivolgendosi solo alla conoscenza dell’essenza dei singoli atti con i quali la nostra coscienza crea il legame con la realtà. Il mondo tra parentesi non è un mondo dimenticato, ma sospeso, un fenomeno prodotto dalla nostra coscienza, il cui oggetto d’interesse si sposta dalla realtà del mondo ai fenomeni con i quali il mondo stesso si manifesta alla nostra coscienza. Per Husserl l’oggetto della ricerca fenomenologica è l’intenzionalità della coscienza, la quale si costituisce degli atti con i quali crea i suoi rapporti con gli oggetti ed i modi in cui questi oggetti si presentano alla coscienza stessa. La realizzazione di questo processo avviene attraverso il succedersi di esperienze

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 125 vissute, caratterizzate da percezioni, ricordi, sogni, ecc., in cui Husserl distingue un aspetto soggettivo (noesis) e un aspetto oggettivo (noema). Questi studi caratterizzano la prima parte della ricerca di Husserl. L’interesse maggiore delle sue ricerche si rintraccia nelle opere degli anni Trenta, si pensi a: Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie (La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 1936), in cui espone il nuovo concetto di Lebensweit (mondo della vita), come superamento della ricerca sull’esperienza vissuta che aveva caratterizzato le opere precedenti. Il mondo della vita è in contrapposizione con il mondo della scienza, ed è rappresentazione del nostro vivere intuitivo, arricchito dall’esperienza reale nel suo farsi. Il mondo della scienza intuitivamente ne fa parte, nei suoi dati pre-scientifici in cui si fondano le operazioni della scienza. La comprensione filosofica del mondo della vita si realizza con la capacità di sospendere il proprio giudizio nei confronti delle definizioni date dalle scienze oggettive e della stessa idea di conoscenza oggettiva. Con questa visione filosofica, l’indagine si sposta nuovamente verso il soggetto, lasciando da parte l’oggetto, sostituendo la visione oggettiva, razionale con l’idea di visione trascendentale. Husserl parla di trascendentalismo, indicando con tale termine uno sviluppo soggettivo per la formazione dell’essere nel mondo, il quale razionalizza il suo pensiero oggettivandolo. La concezione filosofica di Husserl diviene pura contemplazione, dove l’uomo è uno spettatore disinteressato nei confronti dell’oggetto e verso i suoi aspetti pratici. La fenomenologia di Husserl pone alla base della sua ricerca il bisogno di ritornare alla “vita”, intesa come visione della verità, la stessa esigenza che si riscontra nella Lebensphilosophie di Simmel.

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Silvia Fornari 126 La forma simmeliana Simmel, sin dalle prime opere, si preoccupa di dare spiegazione al concetto di valore. Il suo legame con la Scuola del Baden e le scelte emerse dal primo Congresso dell’Associazione Tedesca di Sociologia, lo portano verso una teorizzazione valoriale. Per Simmel esiste il regno delle norme e del dover essere; concetti e valori non hanno pretesa di oggettivazione duratura, poiché sono dei contenuti ideali. L’essere dei mondi ideali li fa rientrare in una dimensione pluralistica e relativistica. Questi mondi hanno tali caratteristiche poiché i valori che li determinano non sono dei valori trascendentali e non caratterizzano intellettualmente in modo stabile la realtà umana. Si tratta di valori relativi la cui origine si riscontra nella formazione d’aspetti psichici, base delle relazioni intersoggettive. Le categorie di riferimento non sono date una volta per sempre, ma si formano solo grazie all’abilità dei singoli soggetti di ricercare, nella propria forza vitale, la capacità di reazione alla vita. L’oggettivazione culturale partecipa alla definizione formativa delle singole personalità. Si tende a formare una struttura filosofica complessa in cui partecipano, nello stesso tempo, soggetto, oggetto, trascendenza ed immanenza, generati da un processo d’osmosi. Simmel scrive: «Con ciò intendo designare quei contenuti la cui realizzazione, in forma psichica che fisica non può rappresentarsi sotto la categoria dell’essere e del non essere, ma sotto quella del dover essere»87. Si ritiene che se nel nostro quotidiano esiste una forma esatta, geometrica, che non trova nessun corrispondente, nelle forme che esistono nella realtà, queste «(…) rimangono isolate l’una di fronte alle altre»88. Nella categoria del “dover essere” rientrano le “esigenze ideali”89, le quali possono aspirare al raggiungimento di strutture e

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 127 funzioni diverse da quelle dei contenuti ideali. Rappresentano delle categorie d’azione e come tali sono vere sia che noi le realizziamo sia che noi non le realizziamo. Il termine in sé “forma” è fatto oggetto di critica, tanto che gli studi contemporanei di sociologia utilizzano la parola “struttura”, per indicare la forma delle organizzazioni sociali. Gli studi di Simmel, nei riguardi dei concetti di status, norma, ruolo e sulle aspettative sociali, ancora oggi sono gli elementi strutturali dell’odierna disciplina relazionale e degli studi sui gruppi sociali. Simmel ha il merito di aver dato forma ai concetti sociali, che solo successivamente si sono riempiti di contenuti specifici, con riferimenti a casi concreti della vita moderna. Nella società non si trovano però forme pure, poiché queste non possono esistere come sono teorizzate da Simmel; si tratta di forme tipizzate, ossia perfezione concettuale di una forma specifica, che ci rappresenta un tipo di realtà sociale, ma impossibile da trovare così teorizzata. L’interesse di Simmel nel voler comprendere la struttura organizzativa delle forme che creano un fatto sociale, lo portano a distinguere la forma dal suo contenuto. Simmel si preoccupa di comprendere la struttura esterna dell’evento sociale, non il contenuto, analizza la diversità delle relazioni sociali e come quindi le diverse forme entrano in relazione, ma non espone il suo pensiero nei riguardi dei contenuti, come specifiche rappresentazioni delle diverse sfaccettature della realtà sociale concreta. Simmel si occupa della problematica del rapporto tra vita e forma nel corso di tutta la sua produzione scientifica ma, significativamente, questo rapporto si esplicita in Lebensphilosophie, il testamento spirituale di Simmel, e in Der Konflickt der modern Kultur, in cui si evidenzia la difficoltà del vivere nella società moderna, la tragedia della vita moderna e il contrasto tra il processo creativo della vita e i prodotti dell’evento medesimo. In questa lettera la civiltà moderna è caratterizzata dalla

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Silvia Fornari 128 lotta contro ogni forma d’irrigidimento e fissazione delle sue forme, in tutti i campi di azione dell’uomo dal «(…) contrasto tra la vita che, dopo aver generato le forme, cerca di risolverle di nuovo in sé e di impedire il loro consolidarsi in prodotti irrigiditi e fissati, e le forme che si ribellano al divenire da cui sono sorte»90. La civiltà moderna non determina i contrasti nella struttura storica, ma il conflitto è interno alla stessa civiltà e come tale porta ad un contrasto eterno in seno alla vita, che trova la sua radice nella metafisica. La vita rappresenta la difficoltà di convogliare i significati della vita spirituale con le forme culturali. La vita, che originariamente si caratterizza di un eterno fluire, di un processo vitale fluido deve trovare una forma di riferimento, un’oggettivazione culturale che crea i confini, le linee di demarcazione del suo flusso vitale, cristallizzando il processo. La cultura nell’analisi simmeliana blocca il processo vitale, dando una forma alla vita, divenendo la sintesi tra la vita e la forma, ma è incapace di rappresentarne l’organicità del processo: «[I] prodotti dei processi vitali hanno la particolarità che già nel momento del loro nascere posseggono una loro propria permanente fissità, la quale non ha più nulla a che fare con l’incessante ritmo della vita stessa, con il suo salire e discendere, col suo continuo rinnovarsi, col suo inesausto ramificarsi e riunificarsi»91. La forma e la vita si caratterizzano di quest’opposizione presente in tutte le manifestazioni dell’oggettivazione culturale, in cui la vita si muove, movimento che crea forme sempre nuove, che portano al mutamento delle forme culturali stesse. La sostituzione delle forme si realizza poiché la vita ha bisogno di una forma esterna che la contiene. La necessità di una forma crea un processo vitale, un movimento interno per sostituire la vecchia forma con una nuova: «Essa si muove tra morire e divenire, divenire e morire»92.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 129 Un eterno fluire cui Simmel si riferisce per spiegare il conflitto esistente nella cultura moderna, in cui la vita è sempre più costretta entro forme stabilite, rigide, cornici della vitalità che chiede di manifestarsi. In quest’ottica è possibile pensare anche alle forme artistiche del tempo, alle avanguardie, all’espressionismo tedesco come manifestazioni contro le forme culturali cristallizzate sotto il peso delle accademie che chiedono di potersi manifestare liberamente. Con Simmel si passa dall’interesse dei filosofi per il contenuto della forma, alle considerazioni sulla fluidità del processo formale, di come avvengono gli scambi e le relazioni tra i diversi contenitori, rappresentazioni delle vite. Simmel ricerca gli elementi che rendono liberi i legami vitali e non più costretti dal contenuto della forma. Questo passaggio è fondante di tutta la nuova filosofia simmeliana che trova i riferimenti originari nel pensiero di Nietzsche e Bergson, verso l’istituzione di un nuovo studio metafisico. La manifestazione più chiara di questo pensiero si rintraccia in Philosophie Kultur93, in cui Simmel si avvicina a passo veloce verso la filosofia della vita, superando il relativismo attraverso la drammatizzazione di un rinnovato processo metafisico. Per spiegare questo passaggio, Simmel utilizza la metafora del contadino che in punto di morte dice ai suoi figli che nel campo è sepolto un tesoro. I figli iniziano a scavare in tutto il campo senza trovare nessun tesoro, ma il tesoro lo trovano l’anno successivo quando il raccolto di quel campo è tre volte il raccolto degli anni precedenti, poiché è stato arato profondamente; «Noi non troveremo il tesoro, ma il mondo, che abbiamo dissodato per ricercarlo, porterà allo spirito un raccolto tre volte maggiore (…) questo scavare è la necessità e l’intima determinatezza del nostro spirito»94.

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Silvia Fornari 130 Il relativismo simmeliano Windelband parla del relativismo simmeliano, un “ismo” considerato con disprezzo nel mondo filosofico tedesco, tanto da poter oggi parlare del coraggio di Simmel per aver tentato di uscire dagli schemi filosofici consolidati delle accademie. Windelband scrive: «Il relativismo è la “filosofia” della persona blasé che non crede più a nulla (…) oppure del ragazzaccio metropolitano che fa spallucce e irride con fare insolente qualunque cosa»95. Per Köhnke, si tratta di un’evoluzione del pensiero filosofico tedesco importante, per comprendere lo sviluppo del relativismo simmeliano. Lo stesso scrive che il relativismo simmeliano si presenta con: «(…) quel particolare carattere che fa sì che esso abbia come presupposto la critica scettico-corrosiva e come obiettivo la creazione di nuovi punti fermi in modo da situarsi quindi nel senso letterale della parola fra positivsmo e neokantismo»96. Secondo la concezione simmeliana la nostra personalità, l’io, si forma grazie al conflitto. Nella nostra vita sociale, più sono strette le relazioni che instauriamo e più complessa diviene la dominazione dei conflitti. Simmel scrive: «(…) quanto più ci sforziamo di foggiare armonicamente la vita, quanto più strette relazioni cerchiamo di porre tra le due parti, quanto più passionalmente insomma la coscienza dell’io tende a dominare i suoi contenuti, tanto più la vita deve diventare ricca di conflitti»97. Sia il conflitto sia l’antitesi prodotta dall’io rendono possibile la vita e la coscienza. Il conflitto è un tema fondamentale degli studi simmeliani. Con la pubblicazione di Über soziale Differenzierung (La differenziazione sociale, 1890), con il sottotitolo Soziologische und psychologische Untersuchungen (Ricerche sociologiche e psicologiche), si evidenzia il forte influsso filosofico e i primi aspetti relativistici del pensiero simmelia-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 131 no. Appare già in quest’opera la polemica contro i neo kantiani, che Simmel propone nelle opere d’inizio ’900, quando ormai dichiara apertamente il distacco dall’interesse sociologico. Con la pubblicazione di Schopenhauer und Nietzsche (Schopenhauer e Nietzsche) nel 1906, e di Hauptprobleme der Philosophie (I problemi fondamentali della filosofia) nel 1910, Simmel si avvicina al più alto relativismo, ritenendo che la sola scienza sociale non sia in grado di spiegare le complesse motivazioni che portano ai conflitti sociali. Una società complessa, dinamica e plurale, crea una molteplicità di “dover essere”, in cui il singolo soggetto partecipa al gioco delle interazioni sociali, modificando la sua costituzione psicologica. Le categorie dell’essere e del dover essere possono provare ad allontanarsi dai contenuti specifici e dalle esigenze ideali, per creare l’insieme delle forme spirituali che servono a Simmel per spiegare l’esistenza di un mondo di valori capaci di indirizzare e dare senso all’attività umana: «Il conflitto di doveri è cioè come fenomeno tipico, il prodotto di un’alta e differenziata evoluzione, dell’interesse e della partecipazione dell’individuo a forme sempre più varie e in pieno sviluppo, di carattere sociale, religioso, intellettuale e professionale»98. La conflittualità sociale è un referente per la valutazione della cultura, ma anche della propria capacità di sperimentare la vita e dare risposte alla vita stessa. Se un soggetto con i suoi sentimenti, segue le impressioni della realtà, cerca delle mediazioni alla capacità relazionale, anche nel suo interno sarà caratterizzato da conflitti. Più ampi si fanno i conflitti interni, maggiore è la capacità di sperimentare il conflitto di doveri e di riuscire ad interpretare la profondità delle richieste «(…) che gli rivolgono le cose, gli uomini, le idee»99. Il conflitto etico, per Simmel, si basa sull’estensione e l’approfondirsi della cultura. La diretta conseguenza di questo pensiero si realizza nell’idea che l’integrazione degli individui nel-

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Silvia Fornari 132 l’organizzazione sociale, rende tipica, non assolutistica ed esclusiva, ogni considerazione della realtà. Tanto che la vita «(…) divenendo un principio regolativo della ragione, si scompone in innumerevoli sequenze, tante quante sono le reazioni delle anime di fronte alla totalità dell’essere»100. Si sancisce il relativismo della vita dell’uomo, ma anche di tutte le verità filosofiche poiché lo spirito è mutabile e creatore d’eterni mutamenti, tali da generare diverse visioni della vita, capaci di coesistere in una realtà altamente conflittuale. Le categorie di riferimento non si possono considerare dei paradigmi codificati, arginati in sedi prestabilite, ma si tratta di categorie in grado di rinnovarsi, cambiando gli strumenti concettuali di riferimento, come i valori e le norme. Luckás ricorda il significato che traspariva dagli incontri con il suo maestro sul significato della ricchezza di spirito; a proposito scrive: «Questo essere-ricco-di-spirito significa l’intuizione fulminea e l’espressione frappant – pregnante di una fattispecie filosofica ancora inedita, la capacità di vedere con tanta forza il più piccolo e inessenziale fenomeno della vita quotidiana sub specie philosophiae, così che esso diviene trasparente e nella sua trasparenza si fa visibile una relazione formale eterna del senso filosofico»101. La base d’ogni civiltà, per Simmel, è rappresentata dalla capacità di produrre forme in grado di acquisire una propria autonoma e di contrapporsi alla vita da cui sono nate. La produzione delle forme spirituali è resa possibile grazie alla soggettività insita in ogni vita, ma la vita non può in ogni modo impedire alle forme di rendersi poi indipendenti dalla vita stessa. Nell’ultimo anno di vita, Simmel configura la relatività dei saperi filosofici, compresi i contenuti e le “esigenze ideali”, teorizzando la relatività d’ogni singolo aspetto della vita, tanto che diviene impossibile pensare oltre la vita e ciò, nonostante l’impostazione relativistica, finisce per concepire un carattere

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 133 assoluto alla vita stessa. Pietro Rossi (1930) delinea, con molta chiarezza, questo passaggio dal relativismo alla filosofia della vita: «Il riconoscimento della relatività di ogni aspetto della vita umana conduce così all’affermazione dell’impossibilità di andar oltre la vita e ciò che in essa si rivela; ma in tale maniera la relatività designa il carattere assoluto della vita stessa. La vita si avvia a divenire il principio incondizionato dal quale traggono origine tutte le manifestazioni dell’attività dell’uomo; e la prospettiva relativistica tende a trasformarsi in una filosofia della vita»102. Simmel passa dunque, nelle sue ultime riflessioni, da un’analisi a carattere storico-sociale alla “metafisica della vita”. Il principio di riferimento incondizionato è la vita, tutte le altre manifestazioni sono studiate in relazione a questo presupposto. Con questo passaggio, Simmel supera la ragione storica espressa da Dilthey che aveva accolto all’inizio dei suoi studi. Riconoscere la storicità dell’uomo significa individuare di volta in volta i condizionamenti che su di essa agiscono. Al superamento di questa concezione Simmel presenta la relatività come designazione dell’intranscendibilità della vita, che diviene il principio incondizionato per spiegare tutte le attività dell’uomo103. L’allievo italiano Antonio Banfi legge nei lavori di Simmel una linea filosofica che lo porta ad affermare: «Anche per il Simmel filosofia è essenzialmente filosofia della cultura»104. La posizione filosofica simmeliana supera le tre correnti di pensiero presenti nel dibattito culturale di fine Novecento, in Germania. La sua filosofia passa attraverso l’empirismo-psicologico di Dilthey, il critico-trascendentale di Cassirer, ed il metafisico-unitario di Kant. L’atteggiamento presente nei suoi lavori non ha mai un carattere trascendentale: il presupposto simmeliano è di tipo fenomenologico in cui, al centro dell’interesse, è posto l’uomo, o meglio l’individuo. L’individuo rappresenta la spontaneità dell’agire, in cui si assiste ad una tensione originale tra la realtà ed il valore, tra la vita e l’idea105.

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Silvia Fornari 134 Il concetto di senso della personalità e del momento di universalità interiore è elaborato nella seconda parte della riflessione filosofica simmeliana, sviluppatasi nell’analisi delle personalità dominanti la cultura e nell’analisi dei diversi campi in cui si è sviluppata la cultura stessa. Di questo periodo sono i lavori più importanti su Kant, Nietzsche, Schopenhauer, Goethe, Rembrandt, Rodin ed altri. Per giungere alla definizione di metafisica della vita, Simmel parte dalle opere di Arthur Schopenhauer (1788-1860)106 e Nietzsche: in questi Autori s’intrecciano i significati del valore della vita, come principi costitutivi del reale e c’è accordo nel considerare la vita dominata da principi irrazionalistici. Per Schopenhauer il mondo è rappresentazione, costituita da due metà essenziali, necessarie ed inseparabili: il soggetto e l’oggetto. Il soggetto della rappresentazione è fuori del tempo e dallo spazio, mentre l’oggetto è condizionato dalle forme a priori dello spazio e del tempo e rappresenta ciò che è conosciuto. Ogni cosa esiste nello spazio e nel tempo. Il soggetto e l’oggetto sono inseparabili anche nel pensiero, in quanto ogni metà: «(…) non ha senso né esistenza se non per mezzo dell’altra e in ordine all’altra, ovvero ciascuna esiste con l’altra e con essa si dilegua»107. Schopenhauer non accetta il “materialismo”, come negazione del soggetto, né il “realismo” che vede nella realtà esterna il riflesso della nostra mente. Da questa visione il mondo «(…) come ci appare nella sua immediatezza e che viene considerato come la realtà in sé è invece un insieme di rappresentazioni condizionate dalle forme a priori della coscienza che, per Schopenhauer, sono il tempo e lo spazio e la casualità»108. Il mondo è la rappresentazione ordinata, in base alle categorie dello spazio, del tempo e della casualità. Il nostro intelletto ordina e sistema, attraverso queste categorie, i dati e i nessi tra i diversi oggetti. Questo mondo è puro “fenomeno”, non rappresenta la cosa in sé, ma è quell’oggetto per quel soggetto. Questo

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 135 fenomeno è illusione ed apparenza, ciò che copre il volto delle cose stesse, ma è possibile raggiungere anche l’essenza della realtà attraverso il “noumeno”109. L’essenza del nostro essere è la volontà, possibile da conoscere solo attraverso una profonda immersione in noi stessi. Schopenhauer attraverso la volontà, cerca il principio di conoscenza al di fuori della vita stessa: «(…) la volontà è la sostanza intima, il nocciolo di ogni cosa particolare e del tutto; è quella che appare nella forza naturale cieca, e quella che si manifesta nella condotta ragionata dell’uomo»110. Schopenhauer giunge all’affermazione che “la vita è dolore e la storia è cieco caso. Così come il progresso è un’illusione”, ogni ottimismo è ingiustificato, le stesse vicende storiche sono caratterizzate dal “destino”, come tragico ripetersi della stessa vicenda, ma in forme diverse. La schiavitù dell’uomo è data dalla propria volontà e per liberarsi da questa condizione l’uomo ha diversi mezzi a propria disposizione; è proprio della vita dell’uomo tentare di liberarsi da questa prigione. Una possibile soluzione alla perenne insoddisfazione è data dalla capacità dell’uomo di capire che la realtà è pura volontà, e che egli può redimersi da questa condizione attraverso l’arte o l’ascesi. L’arte è intesa come contemplazione delle idee, come forma eterna, modello, oggettivazione della stessa volontà, secondo l’insegnamento di Platone. Questo tipo di liberazione è però momentanea, temporale, poiché non è in grado di annullare la volontà, ma porta ad una forma di lacerazione, sofferenza, dolore e bisogno. Schopenhauer parla di piacere estetico, dato dalla capacità dell’uomo di immergersi in uno stato contemplativo puro per riuscire a liberarsi, per un istante, da ogni desiderio o preoccupazione. Ci giunge l’immagine di un uomo felice solo se la sua volontà non è più libera di esprimersi, è ridotta al nulla, oppure

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Silvia Fornari 136 in quel piccolo istante in cui si libera dalla schiavitù della volontà nell’estasi estetica, che però svanisce rapidamente, quando la vita e la volontà stessa riprendono il sopravvento. L’essere è pura volontà e la sua libertà è determinata dalla capacità dell’uomo di mantenere la propria volontà libera; ma la liberazione in sé non può riposare che sul nulla della volontà. Per spiegare questo, Schopenhauer segue gli insegnamenti della religione buddista ed in generale della filosofia indiana, che pone le basi della propria dottrina nella capacità di annullare la volontà. La conclusione della filosofia di Schopenhauer si basa su due possibili soluzioni: «Coloro che sono mossi dal volere, a loro dopo la soppressione della volontà rimane il nulla»; «Coloro per i quali la volontà si è convertita e soppressa, questo mondo così reale, è il nulla»111. L’uomo per potersi liberare completamente dal dolore della vita ha un’unica possibilità: l’ascesi. La vera radice del male è la nostra volontà di vivere, e l’uomo attraverso l’ascesi ha la possibilità di liberarsi dalla noia e dal dolore del vivere e raggiungere la vera libertà. La liberazione dell’uomo, in questo caso, avviene attraverso la redenzione, in altre parole attraverso la capacità di entrare in uno stato di grazia. L’ascesi permette all’uomo di allontanarsi dalla volontà di vita, dal suo legame con gli oggetti. Liberandosi da ogni impulso terreno, annullando completamente la propria volontà, riesce a placare la sua anima: «Quando la voluntas diventa noluntas l’uomo è redento»112. Nelle opere di Schopenhauer appare la negazione vitale che Simmel, (nel testo Schopenhauer und Nietzsche. Ein Vortragszyklus)113, contrappone per contrasto al pensiero di Friedrich Nietzsche, il quale diversamente dal primo vede nella vita lo scopo ed il valore assoluto. Nietzsche, per Simmel, simboleggia il primo esponente dell’intrascendibilità della vita, poiché cerca dentro la vita stessa la sua realizzazione. La vita non è negazione, fuga e rinuncia, ma

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 137 pura ammissione ed esaltazione dionisiaca dell’élan vital, anche nelle sue manifestazioni più crudeli. Nelle opere del primo periodo, Nietzsche pensa che contro la crudeltà, il dolore e l’irrazionale che caratterizzano la vita, l’unica via di soluzione sia l’arte. L’arte si caratterizza nella stessa forma dicotomica presente in Schopenhauer. Lo spirito dionisiaco (dove la natura è in accordo con l’umanità e che è forza istintiva, salute ed ebbrezza creativa), si contrappone allo spirito apollineo (dove è presenta la visione del sogno, segno della modernizzazione e dell’arte)114. Nelle opere successive: Morgenröthe (Aurora, 1881); Die fröhliche Wissenschaft (La gaia scienza, 1882), Nietzsche si distacca dal pensiero di Schopenhauer e soprattutto da Richard Wagner (1813-1883)115 di cui aveva subito l’influenza. Nietzsche rifiuta il pessimismo romantico, manifestazione dei rinunciatari, dei falliti e dei vinti, espressione del pensiero di Schopenhauer, in cui si manifesta chiaramente una profonda rassegnazione, rinuncia e fuga dalla vita. Da Wagner si distacca non ammettendo il pessimismo di chi accetta la vita pur conoscendo la dolorosa tragicità delle sue manifestazioni. Si tratta, per Nietzsche, di un distacco doloroso che significa allontanarsi dal pessimismo e dalla rassegnazione di stampo romantico. L’Idealismo, il Positivismo e l’Evoluzionismo per l’Autore hanno la pretesa di voler camuffare con giustificazioni metafisiche l’uomo: l’Idealismo, tramite la creazione di un “antimondo”, il Positivismo, ingabbiando la realtà in una maglia di rigidi riferimenti teorici e l’Evoluzionismo di Darwin con la pretesa di dimostrare che in natura i deboli sottostanno alle leggi dei più forti. Di fronte a questa realtà, Nietzsche propone un rinnovato “Illuminismo” che rinasce più forte dopo la fase romantica. Il nuovo illuminismo elimina le interpretazioni dogmatiche, critica le forme religiose e riconosce il limite dell’umano, con lucida consapevolezza. Non si tratta dell’ottimismo illusorio che

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Silvia Fornari 138 caratterizza il pensiero del primo illuminismo, ma nemmeno della rassegnazione nei confronti della vita dichiarata da Schopenhauer e Wagner116. La sfida di Nietzsche, alle correnti di pensiero sopra menzionate, continua con l’idea di smascherare le teorie troppo umane da loro espresse. L’istinto di Dionisio117, l’uomo greco che ama la vita, in una forma terrestre, è usato dall’Autore per annunciare la morte di Cristo e lottare contro il Cristianesimo. Per Nietzsche, il Cristianesimo è la negazione di tutta la cultura greca, poiché rende schiava l’umanità, esaltando la morale dei deboli e dei vinti, contro tutto ciò che rappresenta il bello e l’aristocratico. Nietzsche condanna il Cristianesimo, ma non nega la figura di Cristo, il quale rappresenta la vera libertà spirituale imprigionata dopo la sua crocifissione dalla Chiesa e dal pensiero cristiano, che vive per combattere contro tutto ciò che è nobile ed aristocratico. Il Nichilismo di Nietzsche è determinato dal togliere la maschera alle illusioni. La perdita della copertura illusoria crea il vuoto, l’abisso, il nulla. Con la caduta delle illusioni che hanno caratterizzato la vita degli uomini da millenni, l’uomo si ritrova solo, senza più valori e morali di riferimento: «(…) non c’è nessuna provvidenza; nessun ordine cosmico (…) il caos, non come assenza di necessità, ma nel senso di una mancanza di ordine o di struttura, di forma, di bellezza, di saggezza (…)»118. La realtà umana non può essere spiegata come perseguimento del fine in senso rettilineo, come spiega il Cristianesimo, ma nemmeno in senso progressivo come interpretazione dello storicismo hegeliano. Tutte le cose ritornano, l’amor fati, è l’accettazione da parte di Nietzsche dell’eterno ritorno, come consenso della vita. Si tratta di accettare il cambiamento e educare un nuovo uomo, un superuomo. Solo l’uomo può creare questo cambiamento, lottare per costruire una nuova terra, con valori di riferimento nuovi, allontanandosi dai legami del passato: «Ai vecchi doveri il superuomo sostituisce la propria volontà»119.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 139 Nietzsche riporta al centro dell’interesse l’uomo, che dall’insegnamento di Protagora, diviene “misura di tutte le cose”. La volontà di potenza del superuomo risiede nel suo amore per la vita, nella capacità di creare il senso nella vita terrena, come «(…) simbologia dell’inarrestabile flusso della vita che si espande oltre ogni limite»120. È un pensiero lontano dall’interpretazione nefasta che, dell’opera del filosofo, propone successivamente l’ideologia nazista in Germania. Per Simmel, Nietzsche rappresenta un’apertura verso il riconoscimento dell’intrascendibilità della vita, ricercando nell’uomo, nella sua vita, le fondamenta di tutte le sue manifestazioni. L’incontro con il filosofo tedesco si realizza anche grazie alla frequentazione, da parte di Simmel, del circolo culturale di Stefan George. Il concetto dinamico della realtà è la concezione filosofica di Nietzsche che Simmel fa propria, unendola alla speculazione filosofica di J. W. Von Goethe (1749-1832)121 e di I. Kant, cui dedica dei volumi e le sue prime lezioni libere all’Università di Berlino122. Simmel in Kant und Goethe123 contrappone il pensiero di Kant a Goethe. Da Kant, Simmel riprende il criticismo, i limiti kantiani della ragione umana, attraverso l’impossibilità d’ogni metafisica di dimostrarsi come sapere scientifico. Le categorie kantiane rappresentano la validità incondizionata del pensiero oggettivo. Attraverso Goethe, Simmel risente della filosofia romantica, dell’arte, della forza creatrice artistica, del pensiero soggettivo. L’ideale goethiano, come fiore della vita, si stabilisce nel rapporto «(…) tra l’io e la natura, tra la vita e le categorie, tra l’esperienza e la forma»124. Ricordando che Goethe, pur essendo un romantico, critica gli eccessi della corrente romantica e si rivolge alla ricerca di un assoluto verso una conciliazione tra la forma e la vita125.

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Silvia Fornari 140 L’analisi dello spirito oggettivo e di quello soggettivo, è un tema apparso già nella Filosofia del denaro e che Simmel ripropone come ricerca perché la filosofia riesca a raggiungere un accordo tra le due forme. In Kant predomina il pensiero oggettivo mentre Goethe, per Simmel, rappresenta lo spirito soggettivo: da qui l’intenzione di conciliare il pensiero dei due autori per perseguire la possibile affermazione dell’umanità, per raggiungere un armonico equilibrio tra pensiero oggettivo e soggettivo. Armonia spirituale che lo storico Rossi evidenzia in una visione romantica della realtà, in cui: «(…) la filosofia della vita acquista la propria fisionomia dottrinale. L’abbandono del postulato critico è ormai compiuto; e il suo posto è preso dal presupposto centrale della filosofia romantica, l’identità del finito e dell’infinito. La vita viene intesa appunto come un principio incondizionato, (…) il realizzarsi della vita nelle sue forme è quindi il processo di finitizzazione dell’infinito (…) secondo il pensiero romantico – la realtà si costituisce e si svolge»126. Si tratta del passaggio dalla prima concezione relativistica simmeliana, alla “filosofia della vita” dell’ultima fase dei suoi lavori. “Filosofia della vita” che modifica i contorni di riferimento personali dell’Autore. Simmel anche in questa fase finale di studio è etichettato da alcuni come “romantico”, evidenziando un riferimento certo al Romanticismo ed alle affinità con la “Filosofia della vita”127.

La “Filosofia della vita” in Georg Simmel La riflessione di Simmel sulla “filosofia della vita” si organizza a partire dagli scritti di filosofia della cultura, dove sono evidenti i riferimenti al pensiero di Kant, Goethe, Schopenhauer e Nietzsche. Landmann rintraccia le origini di questa terza fase “metafisica” di Simmel, che continua fino alla sua morte (1918),

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 141 dal 1908 (anno di pubblicazione di Soziologie). Sono quindi dieci gli anni dedicati all’indagine filosofica sul concetto di vita, in senso “vitalistico”, con le successive pubblicazioni di Philosophische Kultur (Filosofia della cultura, 1911) e dei vari saggi apparsi tra il 1916-17 nella rivista “Logos”, dove Simmel supera il pensiero relativista per avvicinarsi alla complessità delle aperture vitalistiche ed irrazionaliste, espresse in modo completo nell’ultima opera, Lebensanschauung (L’intuizione della vita), il più raffinato progetto sul tema128. Nei Quattro capitoli metafisici, Simmel sintetizza la Vitaltheorie (teoria della vita), che si caratterizza di due parti in grado di generare dinamismo vitale. Coser parla di esaltazione lirica di Simmel per la vita e la sua capacità di produrre energia vitale. La vita è in grado di rompere gli argini della forma-vita, tanto da creare Mehr-Leben (più-vita) e la trascendenza definita Mehr-als-Leben (più-che-vita)129, come verrà meglio chiarito in seguito. Il concetto di vita è presente anche nell’opera più conosciuta, La filosofia del denaro (1900)130, in cui il concetto di valore, di scambio, supera la pura categoria economica per approdare nel campo della cultura e giungere poi al centro del suo interesse, la “filosofia della vita”. Simmel in quest’opera scompone il rapporto con il denaro degli individui, per spiegare le implicazioni soggettive degli stessi. Si passa, così, da un’interazione sociale con scambi relazionali forti fra gli individui, aiutata anche dal processo economico del baratto, a forme di mercificazione, dove le relazioni personali sono mediate dal valore dell’oggetto, attraverso l’uso del denaro. Il denaro, assegnando un valore ad ogni merce, non ha più bisogno dell’intermediazione relazionale dell’individuo, che si realizzava con il baratto o la contrattazione. Per spiegare la complessità dei nuovi scambi economici, Simmel propone l’esempio dei distributori automatici, dove il rapporto relazionale tra il

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Silvia Fornari 142 cliente ed il venditore perde in toto di ogni significato. Considerazioni teoriche che all’inizio del Novecento potevano non trovare riscontro nell’interesse degli studiosi, ma che oggi rappresentano analisi reali della situazione economica odierna, dove le nostre interazioni economiche sono sempre più mediate da un valore nemmeno più oggettivo, ma virtuale. Il denaro in contante, carta o moneta, nella società moderna è sostituito da mezzi tecnici che ci allontanano anche dal significato dello scambio della merce in cambio di denaro sonante. Con una carta di credito, un bancomat, facciamo i nostri acquisti sulla base di un valore virtuale del nostro denaro depositato in banca. In quest’analisi simmeliana la vita economica diviene pura fenomenologia: «(…) poiché il senso dell’oggetto economico come tale sussiste nella relatività, e il significato del danaro sta proprio nel farsi sempre più espressione della relatività. La qualità del danaro è di rappresentare la relatività economica degli oggetti in se stessa»131. Il denaro, con il suo valore simbolico e la sua oggettività, secondo Fabrizio Desideri, simula meglio di ogni altra forma il ritmo della vita, la fluidità del movimento nell’unificazione sia di processo e contenuto (Leben), sia tra soggetto ed oggetto (Erleben)132. Il denaro, nel suo senso simbolico, non ha confini; per spiegarlo Simmel scrive: «Il denaro (…) è assolutamente privo di forma, non contiene in sé il minimo accenno ad un andamento regolare di ascesa e declino dei contenuti della vita, si presenta in ogni momento con la stessa freschezza ed efficacia»133. Continua parafrasando il senso vitalistico e la capacità d’adattamento del denaro ai diversi contenitori che lo possono contenere: «È molto significativo che si chiami liquido il denaro in circolazione: (…) come un liquido, è privo di confini interni e si adatta, senza opporre resistenza, ai confini esterni del recipiente solido che di volta in volta lo contiene»134.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 143 Il valore fondante del denaro, come pone in evidenza Simmel, è la sua capacità di essere malleabile, pratico e adattabile ad ogni singolare situazione, tanto da rendere le nostre manifestazioni personali più libere di esprimersi, più individuali e più puramente oggettive: «Ma non più in quanto vita, bensì in quanto spirito: condensato oggettivo della vita, sua spettrale e potente attrazione»135. La caratteristica principale della vita è posta nella capacità di produrre dal suo interno “più vita”, nuovi flussi vitali, capaci di dare forma alla propria individualità in “più che vita”: «Questo “più” non si aggiunge alla vita come elemento accidentale si può aggiungere a qualcosa di già finito in sé e qualitativamente stabile; al contrario, vita è il processo che in ogni sua posizione – anche la più infima – attrae a sé qualcosa per trasformarlo in vita. La vita, qualunque sia il suo valore assoluto, esiste solo in quanto è “più vita”; finché la vita è essa crea vita; infatti anche l’autoconservazione fisiologica è continua creazione di nuova vita”136. La vita dell’uomo diviene un eterno fluire, in cui il tempo non può essere scisso, dove non esistono scansioni temporali; in ogni istante, la vita dell’uomo si caratterizza di passato, presente e futuro. Nello stesso tempo si creano forme vitali, con proprie caratteristiche individuali precise, scisse da altre forme. La vita si caratterizza di due aspetti distinti: il fluire eterno e la presenza di una forma concreta: «(…) definita, obbiettivata in mille soggetti e contenuti, (che) lungi dal potersi astrattamente contrapporre, sono, per Simmel, complementari»137. La complementarietà porta all’autotrascendenza della vita stessa, poiché la capacità di superare i propri limiti vitali è interna alla vita stessa. Lo studio simmeliano si basa sulla comprensione del rapporto dialettico tra le forme e la vita e tutta l’ultima parte dei suoi scritti è dedicata a questo tema. Ogni istante di vita si realizza in un eterno presente, ed in questa concezione si legge il forte legame con la filosofia di

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Silvia Fornari 144 Bergson. Il senso della vita come fluire non è ripreso da Simmel nel senso della filosofia di Eraclito, nella sua forma di panta rei (“tutto scorre”)138. Alessandro Dal Lago spiega il procedere della vita in Simmel non come “tutto scorre”, ma come processo che si realizza per antinomie, nella continua contrapposizione delle infinite forme generate dalla vita: «(…) non si può parlare soltanto di flusso, ma del duplice movimento per cui il processo vitale scorre e si irrigidisce in forme, per procedere oltre»139. Il divenire come “più che vita” di Simmel, trascende la vita biologica, estendendosi a tutte le forme dell’espressione umana, artistica ed etica. Pensiero che supera le posizioni di Nietzsche e di Bergson. I lavori degli ultimi anni si allontanano dalle generalizzazioni della problematica tra “spirito oggettivo” e “spirito soggettivo”, per divenire studio metastorico, proponendo una lettura diversificata della forma in rapporto alla vita: «La vita crea sempre forme stabili nelle quali rimane vincolata, ma è allo stesso tempo più di se stessa, più che vita: tende continuamente a superare queste forme vincolanti»140. Lo spirito dell’uomo tende a rimanere imprigionato in una forma chiusa, che egli stesso si è creato, mentre dall’altra parte tende a superare questa chiusura della forma stessa, creando un continuo processo di apertura e chiusura della struttura. Il singolo individuo, per essere libero deve uscire dalla chiusa forma che lo incasella nella struttura sociale, deve superare le regole stabilite dal ruolo svolto all’interno di questa società costrittiva, in rapporti prestabiliti da altri, che gli riconoscono il suo essere uomo sociale. In questo contesto, Simmel sviluppa una filosofia della vita in cui la vita diviene un assoluto, ma che non è mai tale perché alla ricerca di una propria dimensione personale: «La vita creativa genera continuamente qualcosa che non è di per sé più vita,

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 145 qualcosa contro cui la vita muove, qualcosa che si oppone a essa con esigenze sue proprie e che non può esprimere se non in forme che sono e significano qualcosa di loro proprio diritto e indipendentemente da essa»141. La posizione espressa da Simmel in questi ultimi anni è frutto di un’evoluzione del suo pensiero, ma il concetto relativistico della vita è possibile rintracciarlo anche nei primi lavori. Il pensiero vitalistico simmeliano trova molti oppositori, tra i quali si ricorda György Lukács, il quale gli rimprovera di aver fatto un’analisi astratta ed indefinita, parlando della vita come forma, senza rintracciare in questa le ripercussioni economiche e politiche della realtà sociale del suo tempo. Lo stesso Lukács scrive: «La scoperta della pluralità di posizioni filosofiche è per lui meta finale e fine a se stessa, non mezzo per la scoperta di un sistema molteplicemente organizzato e tuttavia unitario. Spesso, a causa di questa tendenza pluralistica, non sistematica, del suo pensiero, è stato definito un “relativista”. A mio avviso ingiustamente. Perché relativismo significa il dubbio circa la validità incondizionata delle singole possibili posizioni (…) ed è perciò del tutto indipendente dalla domanda, se la nostra immagine del mondo abbia un carattere monastico o pluralistico»142. Simmel non si è fatto carico, secondo Lukács, di accusare specifiche autorità, ma ha accettato passivamente lo status quo del momento. Si tratta di una dura accusa di superficialità ideologica, che un uomo pieno di spirito profondo avrebbe dovuto saper superare: «Simmel invece si attiene saldamente all’assolutezza di ogni singola posizione, egli ne considera ognuna come necessaria e incondizionata, soltanto non crede che esista al mondo una qualche presa di posizione, che abbracci realmente la totalità della vita. Ognuna offre soltanto un aspetto: un aspetto aprioristico e necessario, ma tuttavia soltanto un aspetto e non la totalità stessa»143.

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Silvia Fornari 146 Tra i critici al pensiero relativistico e della “Filosofia della vita” è importante citare Heinrich Rickert, il filosofo tedesco, uno dei maestri di Simmel. Gli studi di Rickert sono volti al raggiungimento della validità oggettiva e universale della conoscenza, dimostrando l’indipendenza dalle condizioni soggettive che la determina. La filosofia sistematica di Rickert ha il compito di distinguere il piano della realtà da quello dei valori, spiegando la relazione che esiste tra i due piani a garanzia della capacità relazionale e dei significati dei soggetti sociali. Questo passaggio è evidente soprattutto in Die Philosophie des Lebens (La filosofia della vita)144, in cui Rickert polemizza aspramente contro tutti gli esponenti della “filosofia della vita” da Nietzsche a Simmel, da James a Bergson. Autori che con le loro opere affermano il primato della vita contro le sclerotizzazioni della filosofia e dei suoi sistemi, incapaci di comprendere la vita stessa. É una critica rivolta anche alla problematica dei valori e in particolare alla polemica contro la storicizzazione dei valori stessi.

4. Simmel impressionista o espressionista?

Una possibile lettura dell’Autore, in conclusione al lavoro di analisi biografica e di critica, consente di dare una spiegazione alle diverse polarità d’interpretazione. Il pensiero, gli scritti simmeliani, sono interpretati in modi diversi, con parole che tentano di incasellare la fluidità delle sue manifestazioni. Alcuni critici individuano la particolarità dei suoi scritti, definito a volte come il “pensatore della crisi”145, altre come il più importante esponente del “relativismo” e della “filosofia della vita”: «(…) etichettato di volta in volta “flâneur”,

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 147 “filosofo dilettante”, “intellettuale da salotto”, “pensatore formale” (…)»146. Termini usati per sminuire e ridicolizzare l’apporto scientifico al dibattito culturale del tempo. Tra i critici del pensiero simmeliano, alcuni mettono in luce la positività delle espressioni esposte nei suoi scritti, tra questi lo studioso italiano Giusso, che parla di Simmel nei termini di un «dialettico-mondano»147. Caratteristica rilevata, per il gusto di riportare con minuziosa attenzione i più piccoli aspetti della società, con dovizia d’immagine ed attenzione alle sfumature del comportamento sociale: «[Simmel si è] impegnato a ricercare le “fondazioni aprioristiche” della moda e della tecnica finanziaria, delle differenziazioni sociale e delle forme della visione pittorica (…)»148. Questa forma pittorica si presenta lungo tutto il cammino cartaceo di Simmel. L’interesse verso le diverse forme d’arte, moderna ed antica, influenza direttamente i modi e le espressioni utilizzate per dare significato e valore alla ricerca intellettuale. Tra i diversi termini utilizzati appare anche l’immagine più estetizzante, che considera Simmel un autore “impressionista”. Nei suoi scritti, la penna tratteggia le linee e i colori come in un dipinto di Monet, o forse con la tragedia delle sue analisi risponde ai tratti distintivi di un quadro espressionista? Simmel conosce direttamente lo splendore delle arti. Nei suoi viaggi in Francia, in Italia vive direttamente l’esperienza artistica dei dipinti policromi di Monet, delle sculture di Rodin, delle musiche di Strauss, del teatro di Ibsen e di Strinberg, dell’arte medicea e rinascimentale e delle esperienze culturali frutto del nuovo secolo, il Novecento. Simmel parla dell’arte, scrive d’arte e dell’esteriorità artistiche come l’estetica del volto, il ritratto, la caricatura, i paesaggi, la cornice, scrive sugli artisti: Michelangelo, Rembrandt, Rodin149. Si occupa delle diverse forme artistiche, del teatro e della musica, nelle espressioni più alte e in quelle minori. In lui si

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Silvia Fornari 148 delinea un interesse estetico, artistico, senza mai tracciare una linea di demarcazione, «(…) vi è una straordinaria ricchezza di intuizioni, di analisi, di raccordi, di analogie: «frammenti» di teoria, (…)»150. Le sue analisi sono lontane dagli studi degli storici d’arte o dalle interpretazioni di alcuni filosofi: non esiste un sistema di riferimento nelle intuizioni artistiche o estetiche, si tratta di esplorare un campo che riguarda la profondità dell’animo umano. Simmel ripercorre il filo della conoscenza umana, nelle sue tante sfaccettature la complessità dell’essere soggetto, in una realtà veloce, impossibile da cristallizzare in una forma statica e definita. Per mettere a punto una giusta valutazione e rilettura della sua opera, sono di seguito esposte le caratteristiche principali delle due correnti artistiche, che sembrano fare da contorno all’interpretazione critica della produzione simmeliana, come già accennato in precedenza. Le due correnti sono: l’impressionismo francese e l’espressionismo tedesco, due forme artistiche opposte, ma che riescono ad incarnare la dualità del pensiero simmeliano. L’impressionismo è un movimento diffusosi a Parigi tra il 1860 e il 1870, caratterizzato da una forte carica innovativa che si presenta ufficialmente al pubblico con una mostra di soli esponenti impressionisti nel 1874, nello studio fotografico di Paul Nadar (1820-1910). Il nome nasce da un commento critico del giornalista satirico L. Leroy della testata “Chiarivari”, a proposito di un quadro di Claude Monet (1840-1926) (Impression, soleil levant, 1872, oggi al Museo Marmottan di Parigi), e pur formulato in senso dispregiativo, è utilizzato dagli stessi artisti in segno di sfida. Tra i maggiori esponenti di questa corrente si ricordano tra gli altri: Gustave Coubert (1819-1877), Edouard Manet (1832-1883), Alfred Sisley (1839-1899), Auguste Renoir (1841-1919), Edgar Degas (1834-1917), Paul Cézanne (1839-1906), Camille Pisarro (1831-1903)151.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 149 Gli impressionisti non seguono delle formulazioni artistiche ed estetiche di gruppo, sono animati invece da inclinazioni ed interessi individuali. La loro unione è determinata dal rifiuto dell’impronta realista, della forma “classica” e “romantica”, che connota l’arte accademica, che a sua volta non riconosce il valore innovativo di questa forma artistica. Gli impressionisti rifiutano, nelle loro opere, il soggetto stereotipato, l’illuminazione artificiale, le tecniche pittoriche in uso negli atelier, dove i modelli sono illuminati e l’immagine da dipingere è strutturata in un piedistallo. Il luogo preferito per comporre è en plein-air, perché offre all’artista la possibilità di porsi di fronte alla realtà libero da altre impressioni, lontano da schemi mentali ed esperienze visive che rischiano di imprigionare il suo spirito pittorico. I luoghi preferiti dagli artisti sono diversi in particolare: la foresta di Fontainebleau e i paesaggi delle rive del fiume Senna o dell’Oise sono in grado di suscitare suggestive immagini visive. L’acqua con le sue rifrazioni riesce meglio nell’uso della pennellata veloce, immediata, senza ritocchi, offrendo impressioni della luminosità dell’acqua, delle diverse sfumature cromatiche. Le più alte impressioni, su questo tema, sono rese dai dipinti di Monet. Alcuni pittori sono interessati anche ai movimenti della vita moderna. Dipingono i frequentatori dei boulevards, dei caffèconcerto o dei teatri, con toni che non lasciano presagire i burrascosi cambiamenti sociali, ma mirano a rappresentare frammenti di vita reale colti nella loro unicità. Occorre a questo punto chiarire meglio il rapporto del pittore impressionista con la realtà: dipingere en plein-air, ritrarre momenti di vita del tempo non significa perseguire un realismo oggettivo e fotografico. L’obiettivo del pittore impressionista non è ritrarre la realtà in sé, ma la sensazione, l’impressione da loro suscitata. Il soggetto non è, per tornare al quadro di Monet prima citato (Impression: soleil levant), l’alba ma la percezione

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Silvia Fornari 150 soggettiva che il pittore ha dell’alba in un gioco e in un momento particolare. È in ogni modo vero che, rispetto a movimenti futuri più avanzati (cubismo, astrattismo), nell’impressionismo rimane ancora un legame con la realtà, seppur mediata soggettivamente. Sul finire del 1880, dopo le vendite dei lavori e i primi riconoscimenti ufficiali, l’impressionismo è superato dagli artisti che rifiutano il carattere sensibile, in ultima analisi, ancora realista di questa corrente: Henry de Toulouse-Lautrec (1864-1901), Paul Gauguin (1848-1903), Vincent van Gogh (1853-1890) e Eduard Munch (1863-1944). Nel significato, nei toni dell’impressionismo, si realizza in parte il riconoscimento della forma saggistica che caratterizza la produzione simmeliana. La lotta tra la vita e la forma, come appare nei quadri, così emerge in Simmel nella rappresentazione della quotidianità che supera la forma statica e fissa delle accademie universitarie. In questa forma è possibile tratteggiare le opere giovanili, della prima fase della produzione, dove ancora è forte il richiamo alla fiducia positivista nei confronti dei progressi scientifici e tecnologici della società moderna. Inoltre, la conoscenza diretta di questa forma artistica interessa Simmel, nella personale capacità di aprirsi alle innovazioni artistiche e culturali prodotte nel suo tempo. Simmel conosce gli impressionisti, la rapidità delle pennellate, la capacità di dare impressioni della realtà, con tocchi rapidi e senza contorni definiti, anche se da ciò non si ricava l’unica descrizione possibile e soddisfacente della restante produzione simmeliana. In questo senso, Dino Formaggio scrive: «Simmel poteva indubbiamente amare l’impressionismo (…), ma Monet (…), era ormai molto lontano nel tempo, ed era da dentro gli annunci dell’espressionismo, semmai, ossia di un ben altro (…) senso del mondo, che egli “vedeva” e giudicava quei fenomeni»152. La tragedia culturale, la lotta tra la vita e la forma di Simmel, è il segno dei gravi eventi in preparazione all’apertura del No-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 151 vecento. Nelle opere degli impressionisti la vita trova un possibile riscatto, ma anche i seguaci di questa corrente sul finire dell’Ottocento si accorgono che la visione sfumata della realtà non segue le linee del cambiamento sociale. Simmel è un’impressionista, tratteggia con la sua scrittura i contorni della società, sfumando la cornice, non ci sono chiusure e definitive soluzioni ai problemi. La lotta tra la vita e la forma qualificano tutta la produzione simmeliana, che non a caso trova una possibile conclusione con l’adesione completa alla “Filosofia della vita”, come esaltazione della soggettività umana, contro l’insofferenza e l’isolamento di una massa incapace di porre delle critiche all’isolamento dei processi di modernizzazione: «(…) Simmel era così immerso nel fluire della vita culturale del suo tempo e così tenacemente convinto dell’insolubile contraddizione fra vita e forma da non restare imbrigliato nella visione dell’impressionismo che comunque finiva con l’ancorarsi ad una forma»153. Le vicende che caratterizzano la seconda fase della produzione simmeliana si allontanano dalle sfumature di un dipinto di Monet, per rintracciare nelle descrizioni dei mutamenti sociali, il tono, i segni robusti, il rifiuto radicale per ogni stile e forma stabile delle descrizioni pittoriche espressioniste. L’espressionismo tedesco è un movimento artistico e culturale, sviluppatosi in Germania tra il 1910 ed il 1920, dalla confluenza di due radici distinte: Fauves (belve) in Francia, Die Brücke (il ponte) in Germania. Le origini di questa corrente artistica, sono rintracciabili in un atteggiamento d’opposizione alla visione sensitiva e alle rappresentazioni della realtà tipiche degli impressionisti. La nuova corrente è la manifestazione di un sentimento personale, in contrasto con le regole stabilite dalla società, in funzione di una rappresentazione artistica della vita moderna, prodotta dal desiderio di rinascita, di ricostruire tutto ex-novo a cominciare dalla società:

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Silvia Fornari 152 «(…) l’espressionismo che tentò di rappresentare un mondo in cui ogni cosa contiene il suo contrario, in cui conflitto, tensione e contraddizione sono ineliminabili»154. Le due correnti artistiche, i Fauves e i Die Brücke, sono influenzate dal pensiero filosofico di Bergson e Nietzsche. Il primo parla della coscienza come vita, un unico slancio vitale, profondamente creativo, un continuo flusso tra i pensieri e i fenomeni. Per il secondo, la coscienza è l’esistenza, intesa come “volontà” di esistere, come potenza primigenia, energia vitale per l’affermazione della vita in se stessa in lotta contro la rigidezza degli schemi logici, l’inerzia del passato che opprime il presente, la totale negazione della storia. Il Die Brücke si sviluppa in Germania quando la situazione è confusa: in campo artistico oltre al piatto naturalismo delle accademie, sostenuto dall’ambiente conservatore della Germania guglielmina, esistono sbiaditi riflessi dell’impressionismo francese. Occorre ricominciare dal nulla: per questo motivo, come i fauves francesi, i nuovi artisti si rifanno all’arte dei primitivi come unica testimonianza della pura creatività umana. La polemica sociale, che si evidenzia nei loro lavori, non si traduce solo nella scelta dell’artista di abbandonare la qualità intellettuale borghese per quella del lavoratore, uomo del popolo. La borghesia entra in causa, come responsabile della mancata autenticità dell’esistenza sociale, del vivere nella società. Fallisce l’impresa umana, Nietzsche ne parla come totale negatività della storia; se l’esistenza è una lotta, significa che esistono delle forze negative che creano opposizione; se l’esistenza è auto-creazione, il meccanico lavoro industriale è anti-creativo e quindi distruttivo. Distrugge la società in classi dirigenti e dirette, distrugge il senso del lavoro separando l’ideazione e l’esecuzione155. Per gli espressionisti, l’immagine è creatrice di realtà, non registrazione o presentazione ottica. Fanno uso di colori acces-

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 153 si, di contrasti forti fra i toni per spiegare l’espressività degli stati d’animo, le tensioni psicologiche, la violenza dei segni, la deformazione e l’aggressività delle figure e degli oggetti della natura. Scelgono i temi della realtà urbana, per evidenziare i problemi sociali creati dalla modernità, dalla crescita demografica, dall’inurbamento dei cittadini. Simmel della modernità mette in risalto la volontà di distruggere ogni forma precostituita, chiusa, una gabbia incapace di dare, far fluire la vita. Il processo vitale in se, crea delle forme stabili, specifiche, che tendono a propria vita, indipendenti dalla vita stessa che le produce, capaci di muoversi nel flusso vitale. Si tratta di un processo vitale in cui la vita crea un movimento fluido, continuo impossibile da arginare in una forma stabile, definita, tali da determinare il conflitto tra la forma e la vita. Il movimento espressionista per Simmel è una possibile risposta all’eterno conflitto, poiché questa forma d’arte, diversamente dall’impressionismo, non tenta di sostituirsi ad altre forme già date, come può essere la forma classica: «(…) lascia che la vita si esprima nella sua immediatezza, rifiutando ogni forma o tecnica prestabilita»156. Il movimento artistico dell’espressionismo sorge contro l’ideologia scientista del positivismo, dell’impressionismo, del realismo naturalistico, ed ha il merito di aver liberato l’arte tedesca dalle accademie e d’averla resa indipendente da quella francese, ma soprattutto di aver aperto la strada alla ricerca artistica moderna, capace di evocare un movimento dall’esterno verso l’interno; è la rappresentazione della realtà (oggetto), che s’imprime nella coscienza (soggetto), ed esce fuori nell’incantesimo delle sfumature e dei giochi di luce riflessa157: «(…) l’oggetto reale è in rapporto d’interazione con tutto ciò che fluttua o permane intorno a lui mentre il contenuto dell’opera d’arte ha reciso questi fili e fonde soltanto i suoi propri elementi in un’unità autosufficiente»158.

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Silvia Fornari 154 I temi tradizionali dei paesaggi, i nudi, le nature morte, i ritratti, sono fissati nelle apparenze esterne e nei loro mondi interiori, attraverso la forza del colore puro, portato ad una straordinaria intensità luminosa, capace di divenire violenza cromatica. Lo spirito della modernità, per Simmel, porta ad un ipertrofismo della realtà soggettiva, riducendo ogni esperienza a pura interiorizzazione. La modernità si realizza nell’intendere, nello spiegare, nel rappresentare, nel portare in scena. L’espressionismo è un movimento in cui è il soggetto che imprime su di sé l’oggetto, manifestazioni artistiche insieme all’impressionismo che presuppongono la presenza dell’artista in toto. Simmel, come teorico della crisi, rintraccia i suoi caratteri salienti nei toni dell’espressionismo: la conflittualità dell’uomo moderno, la crisi del suo vivere quotidiano nella lotta tra la vita e la forma, lotta che riproduce il dramma e l’angoscia della vita moderna. Gli avvenimenti dei primi del Novecento, che preludono allo scoppio del primo conflitto Mondiale, allontanano la celebrazione impressionistica della vita dall’orizzonte intellettuale simmeliano. La tragicità del vivere si evince nei temi delle sue opere, che esprimono un’attenzione verso forme di vita lontane dalle indagini scientifiche universitarie. Simmel descrive le minoranze, le forze che, con la propria soggettività, caratterizzano la differenziazione della società moderna. Kracauer scrive: «Egli scompone, per esempio, l’essenza della femminilità o descrive l’intima struttura di determinati tipi come l’avaro o l’avventuriero. (…) Mai Simmel considera suo compito registrare la causale compresenza di singole caratteristiche essenziali come invece fa il puro empirico»159. Sono questi temi cari agli espressionisti tedeschi, i quali sono alla ricerca di una possibile rinascita sociale. Il cambiamento della società è possibile solo occupandosi dalle sue origini, il rapporto “uomo-donna”.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 155 Nel periodo espressionista c’è un interesse, quasi morboso, per il sesso, perché la società moderna tende a deformare la sessualità umana, la rende alienante, negativa, perversa, in una realtà come quella industriale che vive con il senso dell’onnipotenza e si dibatte con una frustrazione interna, personale. L’arte tenta la ricostruzione, riconvertendo in bello, ciò che la società ha convertito in brutto. Anche nell’arte espressionista troviamo un fine etico importante, il suo scopo non è realizzare una sterile critica alla società tedesca, ma esprimere una volontà e un desiderio di cambiare e costruire una società giusta. Per l’artista tedesco ciò è un impegno e un dovere sociale come lo è per gli studiosi delle scienze sociologiche. Possiamo così spiegarci l’interesse ed a volte l’ossessione per le tematiche sessuali, per le problematiche riguardanti la strutturazione del matrimonio e della famiglia. Solo attraverso l’analisi dei rapporti più intimi, intensi, nati dalle singole interazioni fra soggetti, si definisce l’organizzazione sociale più ampia. Sono le singole soggettività che con il loro vissuto, le personali interazioni quotidiane, portano alla formazione del proprio sé più intimo e fondante. Simmel si occupa del “rapporto fra i sessi” già nella prima fase degli studi sociologici, intorno al 1880, per poi tornare ad approfondire il tema anche nella Sociologia, del 1908. Successivamente l’argomento è riproposto in Schulpädagogik160, in un’appendice sull’istruzione sessuale161. La sociologia è la scienza utilizzata dal Nostro, per ragionare sul tema, poiché i rapporti tra i sessi sono soggetti a mutamenti evolutivi e presentano un carattere di variabilità e relatività, tipici di un qualunque evento sociale. L’interesse mostrato da Simmel per il tema, non è nuovo, si lega alla nascita del movimento femminile, ai mutamenti dei rapporti fra uomo e donna; le conseguenze su diverse forme di matrimonio e la nuova struttura familiare. I rapporti sociali si

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Silvia Fornari 156 sono evoluti e modificati, rispetto a forme di un passato recente, frutto della rivoluzione industriale europea. L’inurbamento industriale, lo sviluppo delle metropoli, porta alla trasformazione della famiglia, che da realtà patriarcale, contadina, cambia forma e sostanza divenendo nucleare, inurbata e fortemente differenziata.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 157 Note 1

Molti sono gli studiosi che sostengono quest’ipotesi; in effetti, mancando una biografia completa realizzata dall’Autore o dai suoi eredi, non possediamo fonti sicure rispetto a quanto gli viene ancor oggi attribuito. Il lavoro biografico più accurato è quello realizzato dal filosofo tedesco M. Landmann, grazie al quale oggi è possibile conoscere le opere di Simmel. 2 In Italia il lavoro bibliografico più ampio sulla produzione di Simmel è stato realizzato da A. Cavalli, in Filosofia del denaro, UTET, Torino 1984. Per una bibliografia completa ancora oggi si deve far riferimento a quella curata da Kurt Gassen in K. Gassen, M. Ladmann curatori, Buch des Dankes an Georg Simmel. Briefe, Erinnerungen, Bibliographie, Duncker & Humblot, Berlin 1958, pubblicata in occasione del primo centenario della nascita del filosofo tedesco. Il testo contiene: lettere, testimonianze, materiale biografico sulla vita e l’ambiente in cui è vissuto G. Simmel. 3 C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, Bulzoni, Roma 1974–21976, pp. XVIII-XIX. 4 La cultura della crisi si sviluppa e trova i suoi esponenti nel periodo storico tra le due guerre mondiali, in cui nascono delle riflessioni pessimistiche sulla propria epoca in tutta Europa. Si tratta della critica della civiltà occidentale, dominata da un catastrofismo che vede prossima la fine dei tempi. Al centro di queste riflessioni è posta la tecnica come origine del dominio sulla natura, del mondo, della calcolabilità e dello sfruttamento; la tecnica come generatrice dell’imbarbarimento collettivo, in quella civiltà di massa vista come ultima trasformazione di una società non organica. Questo pessimismo culturale dà luogo ad una vera e propria corrente di pensiero, quella che è soliti definire “letteratura della crisi”. Una testimonianza italiana d’eccezione è proprio quella del filosofo Antonio Banfi che negli anni 193435, progetta una vasta opera sull’idea di crisi della civiltà e sul movimento culturale a cui essa dà luogo. Di questo lavoro sono rimasti solo due taccuini di appunti stesi in previsione di questo lavoro mai portato a termine. Cfr., M. Nacci, Tecnica e cultura della crisi (1914-

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Silvia Fornari 158 1939), Loescher, Torino 1982; Cfr., A. Banfi, La crisi, All’insegna del pesce d’oro, Milano 1967. 5 A. Cavalli, Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, Comunità, Milano 1998, p. X. 6 Cfr. G. Simmel, Der Krieg und die geistigen Entscheidungen (La guerra e le decisioni spirituali), Duncker & Humblot, Lipsia 1917 - 21920. 7 L. Perucchi, I significati del visibile, in G. Simmel, Il volto e il ritratto, Il Mulino, Bologna 1985, p. 11. 8 Cfr. G. Schmidt, Simmel: dal relativismo alla filosofia della vita. Una relazione, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXXIII, 2/1992, pp. 265-269. 9 Henri-Louis Bergson, filosofo francese. Studia prima matematica poi filosofia, conseguendo il dottorato nel 1889. Dal 1897 Bergson insegna all’École normale e poi al Collège de France. Riceve in tutto l’arco della sua vita molti riconoscimenti e onorificenze ufficiali, sino al Premio Nobel per la letteratura nel 1928. Lascia l’insegnamento per motivi di salute e si dedica completamente ai suoi principali interessi filosofici, come la religione. Ricordiamo solo alcune delle sue opere più importanti: Essai sur les donées immediates de la conscience (Saggio sui dati immediati della coscienza, 1889); L’èvolution crèatrice (L’evoluzione creatrice, 1907); La pensée et le mouvant (Il pensiero e il movente, 1934). 10 G. Simmel, Sociologia, op. cit., pp. 8-9. 11 G. Simmel, La differenziazione sociale, Laterza, Roma-Bari 1982 – 41998, p. 4. 12 A. Cavalli, Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. XX. 13 D. Frisby, Georg Simmel, Il Mulino, Bologna 1985, p. 20. 14 Cfr., G. Simmel, La differenziazione sociale, op. cit., cap. VI, pp. 139-174. 15 D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 86. 16 In Italia: G. Simmel, Il problema della sociologia, in “Rivista Italiana di Sociologia”, IV, II, Marzo-Aprile 1900, pp. 214-216. 17 W. Lepenies, Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza, Il Mulino, Bologna 1987, p. 289.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 159 Content accessed by Alma Mater Studiorum - Univ. di Bologna [IP address 137.204.24.180] on 28/02/2019

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P. Jedlowski, Il mondo in questione. Introduzione alla storia del pensiero sociologico, Carocci, Roma 1998, op. cit., p. 102. 19 Si tratta di un termine difficile da tradurre. Alessandro Cavalli parla di effetto di reciprocità: «(…) una concezione della realtà (…) come rete di relazioni di influenza reciproca tra una pluralità di elementi», tratto da Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. XVI. 20 Anche questa parola tedesca in una lingua diversa non rende come nel significato originale dato dall’Autore. Per questo motivo, diversi sono i termini utilizzati dagli studiosi italiani. Alessandro Cavalli nella sua traduzione parla: «(Del) processo mediante il quale s’instaurano e si mantengono le relazioni di azione reciproca tra elementi sociali (individui, gruppi, ma anche intere società)», tratto da Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. XVI. 21 Si rimanda, per una trattazione più completa sull’argomento, al terzo capitolo. 22 G. Simmel, Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia, intr. A. Dal Lago, Feltrinelli, Milano 1970, p. 34. 23 G. Turnatori, Presentazione, in G. Simmel, La Socievolezza, Armando, Roma 1997, p. 13. 24 Cfr. G. Simmel, Philosophische Kultur. Gesammelte Essais, W. Klinkhardt, Leipzig 1911; tr. it., Saggi di cultura filosofica, Neri Pozza, Vicenza 1998. 25 G. Turnatori, Presentazione, in G. Simmel, La Socievolezza, op. cit., p. 14. 26 G. Simmel, La Socievolezza, op. cit., pp. 37-38. 27 Ivi, p. 38. 28 Ivi, p. 39. 29 G. Simmel, Filosofia del denaro (Philosophie des Geldes, Duncker & Humblot, Leipzig 1900; 21907), a cura di A. Cavalli e L. Perucchi, op. cit. Vedi voce Filosofia del denaro di A. Banfi nel Dizionario letterario delle opere e dei personaggi, III, Bompiani, Milano 1956, p. 421. 30 D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., pp. 112-113. 31 G. Simmel, La filosofia del denaro, op. cit., pp. 125-126. 32 A. Cavalli, Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. XIX.

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G. Simmel, La filosofia del denaro, op. cit., p. 99. G. Simmel, La filosofia del denaro, op. cit., p. 111. 35 D. Frisby, Georg Simmel, op. cit., p. 116. 36 Ricordiamo tra gli altri: D.N. Levine, Introduction, in G. Simmel, On Individuality and social Forms, University of Chicago Press, Chicago 1971; R. Mayntz, Georg Simmel, in International Encyclopedia of the Social Sciences, Macmillan, New York 1968, pp. 251258; B. Nedelmann, Strukturprinzipien der soziologischen Denkweise Georg Simmel, in “Kölner Zeitschrift für Soziologie und Sozialpsychologie”, 32/1980, Deroghe-Gurcel L. –Water P., La “Sociologie” de Georg Simmel (1908). Éléments actuels de modélisation sociale, Puf, Paris 2002. 37 Rammstedt nel corso dei lavori propone lo studio sulle differenze tra la prima pubblicazione di Groesse Soziologie del 1908, e la pubblicazione della Kleine Soziologie del 1917. A tutt’oggi non ne sono stati pubblicati gli atti. Prima di questo convegno in Italia si ricorda quello del 1991, svoltosi a Torino in collaborazione con i dipartimenti di Filosofia e di Scienze sociali, il Goethe Institut e il CNR. Il Convegno torinese segna il rinnovato interesse per l’Autore da parte degli studiosi italiani. Cfr. O. Rammstedt, Il programma e le premesse della sociologia di Simmel, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXX, 2/1992, pp. 181-213; cfr. L. Deroghe – Gurcel, P. Watier, La “Sociologie” de Georg Simmel (1908). Éléments actuels de modélisation social, Puf, Paris 2002. 38 Cfr. I. Kant, Critica della ragione pura (Kritik der reinen Vernuft, 1781), Laterza, Roma-Bari 1996. Opera in cui Kant analizza l’Estetica e la Logica trascendentali. La Logica si distingue in Analitica e Dialettica. Gli a priori sono analizzati distintamente: nell’Estetica si studiano le forme a priori della sensibilità, i modi in cui i dati empirici devono essere recepiti, dati che rappresentano i fenomeni nello spazio e nel tempo, rendendoli diversi dalla cosa in sé; nell’Analitica gli a priori rappresentano le forme dell’intelletto. Queste forme identificano le funzioni attive della ragione umana, in grado di riorganizzare i dati prodotti dalla sensibilità, i quali uniti alle categorie (sostanza, casualità, azione reciproca, ecc.) rappresentano i suoi a priori. L’elemento che permette la sintesi degli a priori è l’io-penso, ossia l’unità suprema dell’appercezione. Nella Dialettica trascendentale Kant 34

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 161 analizza le idee, le quali rappresentano la totalità dei concetti che non possono essere prodotti dalla sensibilità umana. Le tre idee espresse da Kant, poiché sono rappresentative delle totalità possono operare solo come guide per l’organizzazione del sapere, senza nessuna pretesa di realtà. In altre opere minori, Kant estende l’analisi della prima “Critica”, scrivendo la Critica della ragion pratica (Kritik der praktischen Vernunft, 1788) e la Critica del giudizio (Kritik der Urtheilskraft, 1790). 39 G. Simmel, Excursus: Com’è possibile la società, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., pp. 26-39. 40 G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna, op. cit., pp. 31-32. 41 G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. 32. 42 Ivi, pp. 35-36. 43 Ivi, p. 37. 44 Ibidem. 45 Ibidem. 46 Ivi, p. 38. 47 G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna, op. cit., pp. 34-35. 48 G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. 38. 49 Ibidem. 50 La rivista di Monaco “Jugend”, è fondata nel 1896. Dalla rivista prende il nome il movimento filosofico ed artistico dello Jugendstil (Stile della gioventù). 51 La raccolta e la pubblicazione di questi brevi testi è contenuta in: O. Rammstedt (a cura di), George Simmel Gesamtausgabe, vol. XVII, Suhrkamp, Franckfurt a M. 1992. In Italia sono stati riportati alcuni brevi racconti nel numero monografico, dedicato a Simmel, della rivista “Aut Aut”, Georg Simmel. Le forme e il tempo, 257/1993, pp. 15-19. 52 A. Dal Lago, Le antinomie dell’esistenza. Simmel e la filosofia della vita, in “Aut Aut”, 257/1993, pp. 85-86. 53 La trad. italiana stravolge i termini tedeschi traducendo: La forma della storia, nato dall’unione di: Das Problem der historischen Zeit, 1916 e Die historische Formung, 1917-18, a cura di F. Desideri, pres. G. Cantillo, Edizioni 10/17, Salerno 1987. 54 Di quest’opera esistono diverse traduzioni italiane: Rembrandt. L’arte religioso-creatrice, trad. parziale di E. Goldstein, intr. di A.

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Silvia Fornari 162 Banfi, F.lli Pallotta, Roma 1931; nuova trad. integrale a cura di G. Gabetta, Georg Rembrandt. Un saggio di filosofia dell’arte, SE, Milano 1991. 55 G. Simmel, Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia, intr. di A. Dal Lago, op. cit. 56 G. Simmel, I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza, intr. V. D’Anna, Marietti, Casale Monferrato 1982. 57 G. Simmel, Der Konflikt der modernen Kultur. Ein Vortrag, Duncker & Humblot, Müchen-Leipzig 1918 (31926; successivamente compreso in Das individuelle Gesetz. Philosophische Exkurse, Frankfurt am Main 1968); tr. it. Il conflitto della civiltà moderna, trad. e pref. di G. Rensi, Bocca, Torino 1925. Seconda traduzione riproposta con alcune modifiche: Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, a cura di C. Mongardini, op. cit. 58 Cfr. G. Simmel, Lebensanschauung. Vier metaphysische Kapitel, Duncker & Humblot, München-Leipzig 1918, 21922; tr. it. di F. Sternheim, Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici, contiene: La legge individuale (1913), con una nota introduttiva di A. Banfi, Bompiani, Milano 1938. Nuova trad. a cura di G. Antinolfi, Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici, Guida, Napoli 1990; Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 21997. 59 In specifico il tema riguardante il “concetto di vita”, verrà affrontato nel paragrafo dedicato alla “Filosofia della vita” simmeliana. 60 Cfr. G. Simmel, Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie (1892), tr. it., I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza, trad. di G. Cunico, intr. V. D’Anna, Marietti, Casale Monferrato 1982. 61 G. Simmel, Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici, Guida, Napoli 1997, p. 90. 62 Cfr. G. Simmel, I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza, op. cit., p. 97. 63 Ibidem. 64 Kant era un idealista trascendentale, ma anche un realista metafisico (Hans Albert, discepolo di K. R. Popper) e ciò implica che nella sua concezione la realtà esiste anche se non possiamo conoscerla in

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 163 un realismo minimale. L’esistenza, la cosa in se, in Kant è data come premessa. 65 R. Boudon, La teoria della conoscenza nella “Filosofia del denaro” di Simmel, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, Studi su Georg Simmel, IV/1989, p. 480. 66 Cfr. G. Simmel, I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza, op. cit. 67 M. Vozza, Il sapere della superficie da Nietzsche a Simmel, Liguori, Napoli 1988, pp. 78-79. 68 G. Di Giovanni, Teoria della conoscenza e filosofia della vita in Georg Simmel, De Luca, Roma 1968, p. 20. 69 A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna 1995, p. 149. 70 Ivi, pp. 149-150. 71 S. Kracauer, Georg Simmel, in S. Kracauer, La massa come ornamento, Prismi, Napoli 1982, p. 44. 72 Cfr. A. Banfi, Filosofi Contemporanei, (a cura di) R. Cantoni, Parenti, Milano 1961. 73 Non avendo la possibilità di intervistare A. Banfi sulla distorsione editoriale rimaniamo con il dubbio. 74 G. Schmidt, Simmel: dal relativismo alla filosofia della vita. Una relazione, in op. cit., pp. 258-259. 75 Ivi, pp. 262-263. 76 A. Banfi, Il pensiero filosofico e pedagogico di G. Simmel, in “Rivista Pedagogica”, XXIV, Luglio-Ottobre 1931, IV, p. 481. 77 Si può far riferimento anche a: A. Dal Lago, Le antinomie dell’esistenza. Simmel e la filosofia della vita, in op. cit., pp. 85-104. 78 W. Benjamin, Gesammelte Schriften, Suhrkamp, Frankfurt, 1980, voll. 5, vol. II, 2, p. 810. 79 Friedrich Wilhelm Nietzsche, filosofo tedesco. I suoi interessi iniziali sono rivolti agli studi teologici, per poi dedicarsi alla filologia classica, seguendo i corsi di F. W. Ritschl, all’Università di Boon e poi presso Lipsia. Giovanissimo fu nominato professore di filologia classica all’università di Basilea, dove insegna J. Burckhardt e il teologo F. Overbeck. Nel 1871 N. si arruola nella guerra franco-tedesca come infermiere, pubblicando poi il suo primo lavoro ad alta validità

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Silvia Fornari 164 filosofica: Die Geburt der Tragödie aus Geiste der Musik (La nascita della tragedia dallo spirito alla musica, 1871), in onore del suo amico R. Wagner. Riprende da Schopenhauer la contrapposizione tra “fenomeno” e “noumeno”, tra principio individuationis e “volontà”, N. propone una distinzione tra l’arte di Apollo, la scultura, dall’arte di Dionisio l’arte non figurativa della musica. Tra il 1873 e il 1876 pubblica le quattro Unzeitgemässe Bertrachtungen (Considerazioni inattuali): David Strauss, der Bekenner und der Schriftsteller (David Strauss, l’uomo di fede e lo scrittore, 1873); Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben (Sull’utilità e il danno della storia per la vita, 1874), in cui N. polemizza con i suoi contemporanei divorati dalla febbre per la storia, proponendo per il passato un atteggiamento critico, che porti alla distruzione delle cristallizzazioni che impediscono nuove forme di vita; Schopenhauer als Erzieher (Schopenhauer come educatore, 1874); e Richard Wagner in Bayreuth (Richard Wagner a Bayreuth, 1876) in cui s’intravede il progressivo rifiuto di N. del pessimismo e dell’ascesi di Schopenhauer. A causa di una grave malattia N. è costretto a lasciare nel 1879 l’insegnamento. L’Università di Basilea concede una pensione all’Autore che gli permette di curarsi e di vivere isolato tra la Francia e l’Italia. In questo periodo pubblica i lavori più importanti: Morgenröthe (Aurora, 1881); Die fröhliche Wissenschaft (La gaia scienza, 1882) in cui N. parla della morte di Dio, per annunciare la morte della tradizione metafisica europea in tutti i suoi valori di riferimento e nei suoi successivi sviluppi, preludio alle dottrine del superuomo e l’eterno ritorno all’uguale; Also sprach Zarathustra (Così parlò Zaratrustra, 1883-85), opera con la quale si suole indicare la piena maturità filosofica di N. Una serie di altre opere segnano la sua vita sino al 1889, anno in cui si chiude la vita cosciente di N. Muore a Weimar in casa della sorella nel 1900, la quale aveva fondato nel 1894 l’Archivio Nietzsche. Il suo pensiero, per la complessità e la difficoltà d’interpretazione è stato spesso travisato, realizzando un’immagine non sempre veritiera del filosofo tedesco. In Italia le sue opere sono state curate da G. Colli e M. Montinari, dal 1964 in avanti, Opere, Adelphi, Milano; si ricordano inoltre: Nietzsche-Rohde-Wilamowitz-Wagner, La polemica sull’arte tragica, (a cura di) F. Serpa, Sansoni, Firenze 1972; F. Nietzsche, Di là dal bene

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 165 e dal male, introd. di G. Penzo, Mursia, Milano 1977; F. Nietzsche, L’anticristo, (a cura di) G. Penzo, Mursia, Milano 1982. 80 Ludwing Klages, psicologo e filosofo tedesco. Si dedica allo studio del carattere e dei problemi della personalità, giungendo alla formulazione di una visione antintellettualistica e vitalistica del mondo nella sua principale opera speculativa, Der Geist als Widersacher der Seele, (Lo spirito come antagonista dell’anima, 1929-32). La sua psicologia si fonda su tre caratteri fondamentali: il corpo (Leib) come insieme dei dati fisiologici, l’anima (Seele) come insieme dei comportamenti inconsapevoli e lo spirito (Geist) che comprende le attività razionali. La diversità nei rapporti tra anima e spirito dà origine ai caratteri che si riflettono nella calligrafia, determinando la possibilità di studio degli effetti sulla natura umana. 81 Cfr. G. Simmel, La differenziazione sociale. Ricerche sociologiche e psicologiche (Über soziale Differenzierung. Soziologische und psychologische Untersuchungen, Duncker & Humblot, Leipzig, 1890), tr. it. e cura di B. Accarino, pref. di F. Ferrarotti, Laterza, Roma-Bari 1982, 41998; G. Simmel, L’intersecazione dei cerchi sociali, tr. it. di V. Forzoni, in “Nuova Collana di Economisti” (a cura di R. Michels), vol. XII, UTET, Torino 1934, pp. 263-306. 82 B. Accarino, Introduzione all’edizione italiana, in G. Simmel, La differenziazione sociale, op. cit., p. XX. 83 Ernst Cassirer (Breslavia 1874 – Princeton, New Jersey 1945), filosofo e storico tedesco, studia filosofia a Marburgo sotto la guida di Cohen e Nartorp. Docente di filosofia, insegna a Berlino, Amburgo, Göteborg (Svezia) sino a quando, nel 1940, non si trasferisce negli Stati Uniti all’Università di Yale. Tra le sue opere più importanti si ricordano: Il problema della conoscenza nelle filosofia e nella scienza dell’età moderna (I e II voll. 1906-1907, sino al IV uscito postumo). L’opera completa, nel nostro paese, è stata tradotta con il titolo; Storia della filosofia moderna. Tra le opere di natura teoretica, è del 1910, Substanzbegriff und Funktionsbergriff (Concetto di sostanza e concetto di funzione), in cui sostiene che gli oggetti della scienza sono costituiti non già da sostanze, ma da funzioni. Cassirer ricerca le strutture conoscitive che consentono di costituire siffatti oggetti, ampliando l’indagine dalla scienza alle attività in generale. Nel 1929 pubbli-

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Silvia Fornari 166 ca, Philosophie der symbolischen Formen (Filosofia delle forme simboliche), che è ripreso nelle fasi svedese e americana. Le strutture di cui parla sono individuate nelle espressioni simboliche e nel linguaggio che da semplice strumento comunicativo diventa momento costitutivo dell’oggetto stesso, in un processo di organizzazione simbolica diventa oggetto stesso del pensiero. Del 1944 è An Essay on Man (Un saggio sull’uomo), in cui riassume i risultati delle sue ricerche. L’uomo deve essere definito non come animal rationale (animale razionale), ma come animal symbolicum (animale simbolico), perché proprio il linguaggio e la produzione simbolica sono gli elementi che rendono l’uomo dissimile dagli animali. 84 Emil Lask, filosofo tedesco, studia a Friburgo con H. Rickert e ad Heidelberg con W. Windelband, nella stessa città ottiene la cattedra che era stata di K. Fischer, diventando anche amico ed estimatore del pensiero di G. Lukács. Il suo pensiero parte dalla problematica neokantiana, nel progetto di accordare la tradizione platonica-aristotelica con la filosofia di Kant. Nella seconda fase la sua ricerca si rivolge al soggetto, risolto poi in un dualismo tra la materia e la forma, relativo e assoluto, finito ed infinito, in cui è possibile rintracciare i primi fondamenti della filosofia occidentale del Novecento. Muore ancora giovane nel 1915, lasciando incompiuta gran parte del suo pensiero; molte delle opere sono pubblicate postume. Si ricordano: Fichtes Idealismus und die Geschichte (L’idealismo di Fichte e la storia, 1902), Die Logik der Philosophie und die Kategorienlehre (La logica della filosofia e la dottrina delle categorie), Die Lehre vom Urteil (La dottrina del giudizio, 1912). 85 Per l’analisi dell’Autore, vedi primo capitolo. 86 Citazione di Ernst Cassirer, tratta da: G. Reale, D. Antiseri, M. Laeng, Filosofia e pedagogia dalle origini ad oggi, vol. III, La Scuola, Brescia 1995, p. 301. 87 G. Simmel, I Problemi fondamentali della filosofia, tr. it. e introd. di A. Banfi, ILI, Milano 1972, p. 125. 88 Ibidem. 89 Argomento trattato da Simmel nel cap. IV di: I Problemi fondamentali della filosofia, op. cit., pp. 125-178. 90 P. Rossi, Lo storicismo tedesco contemporaneo, Einaudi, Torino 1956-21971, p. 231.

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G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna, op. cit., p. 105. Ivi, p. 107. 93 Cfr. G. Simmel, Philosophische Kultur. Gesammelte Essais, op. cit. 94 M. Monaldi, Introduzione, in G. Simmel, Saggi di cultura filosofica, op. cit., pp. 10-11. 95 K. Ch. Köhnke, Il giovane Georg Simmel tra positivismo e neokantismo?, in “Rassegna Italiana di Sociologia” XXX, 2/1992, p. 229. 96 Ivi, p. 230; corsivo dell’Autore. 97 G. Simmel, I Problemi fondamentali della filosofia, op. cit., pp. 162-163. 98 Ivi, p. 162. 99 Ibidem. 100 G. Di Giovanni, Teoria della conoscenza e filosofia della vita in Georg Simmel, op. cit., p. 38. 101 G. Lukács, Georg Simmel (1918), tr. it. in G. Simmel, Arte e civiltà, a cura di D. Formaggio e L. Perucchi, ISEDI, Milano 1976, p. 117. 102 Ivi, p. 228. 103 Ivi, p. 229. 104 A. Banfi, La problematicità dell’educazione e il pensiero filosofico-pedagogico di G. Simmel, in A. Banfi, La problematicità dell’educazione e il pensiero pedagogico, La Nuova Italia, Firenze 1973, p. 484. 105 Pensiero che possiamo rintracciare nell’analisi che Simmel dedica a Kant. 106 Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco. A causa dei continui spostamenti della famiglia segue un’educazione irregolare, sino al 1805 quando riprende gli studi presso l’Università di Berlino, Gottinga e Jena, dove si laurea nel 1813. Pubblica Über das Sehen und die Farben (Sulla vista e i colori, 1816), in cui difende la teoria di Goethe sui colori, ma l’opera maggiore è Die Welt als Wille und Vorstellung (Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819, 2 voll., tr. it. P. SavjLopez e G. Di Lorenzo, Laterza, Bari, 1984). Insieme ad G. W. F. Hegel nel 1820 consegue l’abilitazione all’insegnamento universitario, con scarso successo dei suoi corsi liberi e le conseguenti pressioni accademiche, tanto che nel 1831 si trasferisce a Francoforte sul 92

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Silvia Fornari 168 Meno, vivendo grazie all’ingente patrimonio di famiglia sino alla morte. Fuori dell’accademia non smette di polemizzare contro l’idealismo tedesco e la “ciarlaneria” di J. G. Fichte, F. W. J. Schelling e lo stesso Hegel. Pubblica successivamente: Über den Willen in der Natur (La volontà nella natura, 1836, tr. it. di I. Vecchiotti, Laterza, Roma-Bari 1981); Über die Freiheit des menschlichen Willens (La libertà del volere umano, 1839, tr. it. di E. Pocar, Laterza, Bari 1981); Über das Fundament der Moral (Il fondamento della morale, 1841, tr. it. di E. Pocar, Laterza, Bari 1981). Solo con la pubblicazione di Parerga und Paralipomena (Parerga e paralipomena, 1841, a cura di E. Amendola Kühn, G. Colli e M. Montinari, Boringhieri, Torino 1963) S. raggiunge la notorietà che caratterizza tutte le successive pubblicazioni, sino a divenire, dopo la sua morte, un punto di riferimento per i filosofi contemporanei, ma anche per i romanzieri europei come: Tolstoj, Maupassant, Zola, Anatole France, Kafka e Mann. Tema filosofico centrale della trattazione è l’opera ed il pensiero di I. Kant, che S. considera il punto d’approdo della filosofia moderna. Di Kant accetta la distinzione tra “fenomeno” (come rappresentazione, ossia “conoscenza”) e “noumeno” (come volontà). La volontà è una forza cieca che il singolo individuo può cogliere nella sua interiorità, ma che si rivela come irrazionale, priva di scopi, di fini, tesa ad affermarsi e perpetuarsi indefinitamente. Con il suo lavoro S. è definito l’iniziatore del pensiero irrazionale, che si sviluppa in Europa a cavallo tra le due guerre mondiali. Sicuramente nei suoi scritti è possibile leggere la critica alla Kultur e ai valori rappresentativi della classe borghese, ed individua come suo successore il pensiero di F. W. Nietzsche. 107 G. Reale – D. Antiseri – M. Laeng, Filosofia e pedagogia dalle origini ad oggi, cap. VI “I grandi contestatori del sistema hegeliano”, op. cit., pp. 164-165. 108 Ivi, p. 165. 109 Il “noumeno” è un termine greco che significa “ciò che è concepito dall’intelletto”; a volte è usato nella letteratura filosofica antica per designare genericamente “ciò che è pensato”. Il termine assume un significato preciso con l’opera di Kant Critica della ragione pura, in cui utilizza questa parola identificandolo come possibile oggetto di un’intuizione intellettuale pura come “cosa in sé”. La conoscenza dei

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 169 fenomeni però non è cosa in sé, ma conoscenza che si estende oltre l’esperienza umana, tanto che è impossibile dare una definizione positiva della cosa in sé o del “noumeno”. Solo partendo da una concezione negativa è possibile definire il termine “noumeno”, come limite intrinseco della conoscenza umana. 110 G. Reale – D. Antiseri – M. Laeng, Filosofia e pedagogia dalle origini ad oggi, op. cit., p. 168. 111 Ivi, pp. 166-168. 112 Ivi, p. 171. 113 G. Simmel, Schopenhauer und Nietzsche. Ein Vortragszyklus, Leipzig, 1907, tr. parziale e pref. di G. Perticone, Schopenhauer e Nietzsche, Paravia, Torino 1923; nuova traduzione integrale, a cura di A. Olivieri, Schopenhauer e Nietzsche, Ponte alle Grazie, Firenze 1995. 114 Cfr. M. Maffesoli, Il vuoto delle apparenze, Garzanti, Milano 1993. 115 Richard Wagner è un compositore tedesco, ricordato non solo per le sue grandi doti di musicista, ma anche come scrittore di drammi musicali. La sua passione per la letteratura matura nella fase giovanile, quando studia i classici della più grande tradizione letteraria tedesca e gli scritti sull’epopea medievale. Wagner è il teorico dell’opera d’arte “totale”, intesa come sintesi di tutte le arti (poesia, musica, danza); pensiero che influenza significativamente gli esponenti del decadentismo. Tra le opere letterarie si ricordano: Die Kunst und die Revolution (L’arte e la rivoluzione, 1849), Das Kunstwerk der Zukunft (L’opera dell’arte dell’avvenire, 1850), Opera und Drama (L’opera e il dramma, 1851) e per conoscere la personalità del compositore Mein Leben (La mia vita, 1870). 116 G. Reale – D. Antiseri – M. Laeng, Filosofia e pedagogia dalle origini ad oggi, op. cit., pp. 306-307. 117 Cfr. M. Maffesoli, L’ombra di Dionisio: «una sociologia delle passioni», pref. di F. Alberoni, Garzanti, Milano 1990. 118 G. Reale – D. Antiseri – M. Laeng, Filosofia e pedagogia dalle origini ad oggi, op. cit., p. 310. 119 Ibidem. 120 G. Di Giovanni, Teoria della conoscenza e filosofia della vita in Georg Simmel, op. cit., p. 40.

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Johann Wolfgang Von Goethe. Poeta tedesco, ricordato per il suo pensiero filosofico, anche se lo stesso volle mantenere un certo distacco dai filosofi di professione. Nei suoi scritti, anche se non è possibile considerarli dei veri lavori filosofici, contengono importanti idee filosofiche, legate al pensiero romantico, con riferimenti al concetto panteistico della natura. La natura è paragonata alla divinità, un tutto armonico in una perpetua trasformazione, ogni suo singolo aspetto ne è la sua manifestazione. La natura analizzata nella sua capacità di cambiare, una continua metamorfosi, che porta alla sua crescita, in un processo polare: la “concentrazione” e l’espansione”. G. supera la concezione meccanicistica ed evolutiva, proponendo una visione organicistica della natura. Il pensiero di G. è influenzato: dall’ideale estetico, dal concetto di bello della cultura greca. La bellezza è il frutto dell’armonico rapporto tra il tutto e le singole parti, tra l’uomo e la natura, ripresi dal pensiero di I. Kant e di J. C. F. Schiller. Tra le opere di Goethe si ricordano: Die Natur (La natura, frammento del 1781-82); Die Metamorphose der Pflanzen (Metamorfosi delle piante, 1790); Bildung und Umbildung der organischen Natur, (Formazione e trasformazione della natura organica, 1807); Zur Farbenlehre (Della teoria dei colori, 1810). 122 Cfr. G. Simmel, Goethe, Klinkhardt & Biermann, Leipzig 1913, 5 1923; G. Simmel, Kant, 16 Vorlesungen, gehalten an der Berliner Universität, Duncker & Humblot, Leipzig 1904, (31913, 41918, 61924); tr. it. Kant. Sedici lezioni tenute all’Università di Berlino, intr. e trad. di G. Nirchio, Cedam, Padova 1953. Nuova trad. a cura di A. Marini e A. Vigorelli, Kant. Sedici lezioni berlinesi, Unicopli, Milano 1986, 2 1999. Su I. Kant, Simmel ne tratta nella tesi di dottorato, dal titolo Das Wesen der Materie nach Kants Physischer Monadologie (L’essenza della materia secondo la monadologia fisica di Kant). 123 Cfr. G. Simmel, Kant und Goethe, Bard, Marquandt, Berlin, 1906 (con il sottotitolo Zur Geschichte der modernen Weltanschauung, Kurt Wolff Verlag, Leipzig-München 31916); tr. it. Kant e Goethe: una storia della moderna concezione del mondo, s.e., Como 1995. 124 G. Di Giovanni, Teoria della conoscenza e filosofia della vita in Georg Simmel, op. cit., p. 41. 125 P. Rossi, Lo storicismo tedesco contemporaneo, op. cit., p. 232. 126 Ivi, p. 233.

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Dell’argomento si è occupato F. D’Andrea, Soggettività e dinamiche culturali in G. Simmel, Jouvence, Roma 1999; dove nell’ultimo capitolo: “Ipotesi di lettura: Simmel Romantico?”, propone una nuova lettura del pensiero simmeliano. L’ipotesi su Simmel romantico qui si svolge indipendentemente dall’analisi del legame dell’Autore con il pensiero di Goethe, il poeta tedesco, che per quanto tenti di allontanarsi dal Romanticismo, rimane in ogni modo uno dei suoi più grandi esponenti. 128 G. Schmidt, Simmel: dal relativismo alla filosofia della vita. Una relazione, op. cit., pp. 264-265. 129 L. Coser, Georg Simmel, in L. Coser, I maestri del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna 1983, pp. 292-293. 130 Cfr. G. Simmel, La Filosofia del Denaro, op. cit., cap. VI “Lo stile della vita”, pp. 607-718. 131 Ivi, p. 513. 132 F. Desideri, Il confine delle forme. Dalla “Philosophie des Geldes” alla “Lebensanschauung”, in “Aut Aut”, 257/1993, pp. 111-112. 133 G. Simmel, La Filosofia del Denaro, op. cit., p 695. 134 Ivi, pp. 695-696. 135 F. Desideri, Il confine delle forme. Dalla “Philosophie des Geldes” alla “Lebensanschauung”, in op. cit., p. 112. 136 G. Simmel, Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici, Bompiani, Milano 1938, p. 30. 137 G. Calabrò, Introduzione, in G. Simmel, L’etica e i problemi della cultura moderna, Guida, Napoli 1968, p. 28. 138 Al filosofo greco è stata attribuita la formula del “tutto scorre”, indicandolo come il filosofo della dottrina dell’eterno divenire, di cui non si ritrova traccia nei suoi frammenti. Quest’attribuzione è realizzata da gran parte della storiografia filosofica moderna per spiegare il carattere delle sue opere in un unico logos, che si esprime nella tensione che tiene uniti i contrari (come vita-morte, notte-giorno, ecc.), in una discorde armonia. L’espressione in questione è ripresa successivamente da W.F. Hegel per spiegare il fuoco che vive mutando continuamente se stesso e le cose con cui crea un contatto. La realtà per Eraclito si può caratterizzare sia come identità di opposti, sia come eterno fluire di una parte nell’altra.

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A. Dal Lago, Le antinomie dell’esistenza. Simmel e la filosofia della vita, in op. cit., p. 89. 140 A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, op. cit., cap.7 “Marxismo, filosofia della vita, sociologia formale”, p. 170. 141 Citazione ripresa da: A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, op. cit., p. 170. 142 G. Lukács, Georg Simmel (1918), tr. it. in G. Simmel, Arte e civiltà, op. cit., p. 120. 143 Ibidem. 144 Cfr. H. Rickert, Die Philosophie des Lebens, Mohr, Tübingen 1920. 145 Cfr. A. Dal Lago, Il conflitto della modernità. Il pensiero di Georg Simmel, Il Mulino, Bologna 1994,.pp. 34-39. 146 F. D’Andrea, Soggettività e dinamiche culturali in G. Simmel, op. cit., p. 9. 147 L. Giusso, Lo storicismo tedesco, Bocca, Milano 1944, p. 159. 148 Ivi, p. 136. 149 Si ricorda la pubblicazione italiana dedicata ai saggi sull’arte: cfr. G. Simmel, Il volto e il ritratto, op. cit.. 150 L. Perucchi, I significati del visibile, in G. Simmel, Il volto e il ritratto, op. cit., p. 14. 151 G. C. Argan, L’arte moderna 1770-1970, Sansoni, Firenze 1985, p. 87. 152 D. Formaggio, Per una nuova lettura di Simmel, in G. Simmel, Arte e civiltà, op. cit., p. 4. 153 G. Turnatori, Presentazione, in G. Simmel, La Socievolezza, op. cit., p. 11. 154 Ibidem. 155 G.C. Argan, L’arte moderna 1770-1970, op. cit., pp. 277-292. 156 G. Turnatori, Presentazione, in op. cit., p. 12. 157 G. C. Argan, L’arte moderna 1770-1970, op. cit., pp. 87-89. 158 G. Simmel, L’ansa del vaso, in G. Simmel, Saggi di cultura filosofica, op. cit., p. 101. 159 S. Kracauer, Georg Simmel, in S. Kracauer, La massa come ornamento, Prismi, Napoli 1982, pp. 39-40. 160 Cfr. G. Simmel, Schulpädagogik. Vorlesungen gehalten and.

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Il pensiero di Georg Simmel: basi teoriche 173 Universität Strassburg, a cura di Karl Hauter, Verlag von A.W. Zickfekdt, Osterwieck/Harz 1922, tr. it. L’educazione in quanto vita, a cura di A. Erbetta, Il Segnalibro, Torino 1995. 161 G. Simmel, L’educazione in quanto vita, op. cit., pp. 161-169.

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GEORG SIMMEL

CAPITOLO III LA RICEZIONE DEL PENSIERO SIMMELIANO

1. I caratteri generali dell’interpretazione di Simmel Sono già state esposte le motivazioni delle difficoltà incontrate da Simmel nella ricerca di un riconoscimento da parte del mondo accademico tedesco. Difficoltà e critiche che seguiranno tutta la sua carriera universitaria e che investiranno non solo l’attività scientifica del Nostro, ma anche la sua persona e che si manterranno dopo la sua scomparsa, a conferma dell’opera di censura operata soprattutto dal mondo accademico nei confronti della produzione simmeliana. Simmel è criticato non solo dagli accademici contrari al suo pensiero scientifico, ma anche dagli allievi che assiduamente seguono i corsi universitari e i seminari privati in casa Simmel. Proprio questi ultimi avevano ricevuto dal maestro “un’eredità in contanti”, e tuttavia tale eredità era stata investita per lo più per screditare il pensiero scientifico del Nostro. É lo stesso Simmel ad usare questa espressione, ben consapevole di non poter lasciare né una “scuola”, né “epigoni”; privo oramai d’illusioni sul proprio destino intellettuale, come testimonia la seguente citazione: «So che morirò senza eredi spirituali (e va bene così). La mia eredità assomiglia a denaro in contanti, che è diviso tra molti eredi, di cui ognuno investe la sua parte in modo conforme alla sua natura, senza interessarsi dell’origine di quella eredità»1. È una previsione che vede ogni allievo libero di indirizzare e

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Silvia Fornari 176 spendere la propria eredità, ricevuta come patrimonio personale durante le lezioni dell’Autore. Può essere un’eredità esigua o immensa, rispetto alla prospettiva in cui è considerata: esigua perché è da condividere con molti, immensa perché ognuno è libero di farne l’uso che vuole. Simmel è cosciente che il suo capitale intellettuale è prezioso solo per alcuni allievi, mentre i più lo utilizzeranno per criticarlo e successivamente distaccarsene. Ma è un fatto che ancora oggi la sua eredità spirituale circoli liberamente, anche al di fuori della sociologia. Pur senza una scuola, egli influenzò significativamente la formazione di alcuni studenti, fra i quali ricordiamo György Lukács, Max Scheler (1874-1928), Ernst Bloch, Karl Mannhein (18931947), Kurt Gassen ed Antonio Banfi, per nominare solo coloro che svilupperanno una propria linea di pensiero nel panorama sociologico e filosofico della prima metà del Novecento e che non dimenticheranno le originali lezioni del loro professore. Non tutte le figure, qui sopra richiamate, sono inclini ad accettare incontrovertibilmente tutto il suo lavoro: Ernst Bloch è molto critico nei confronti del maestro, poiché a sua detta, l’approccio simmeliano offre molti stimoli e possibilità di analisi della realtà, ma non è in grado di dare soluzioni concrete alle nascenti contraddizioni della società moderna, le quali si evidenziano non solo nella filosofia, ma anche nella storia. Peraltro i vicini eventi bellici non favoriscono la libertà di gestione dei propri pensieri. Gli studenti di Simmel sono alla ricerca di certezze, che non riescono a ricevere nemmeno frequentando i suoi “privatissimi seminari”; la loro critica si rivolge all’incapacità del maestro di proporre una fondazione filosofica al suo pensiero per un proficuo lavoro futuro. Bloch, in un’intervista sulla sua vita e sul suo personale percorso intellettuale, alla domanda se le lezioni di Simmel abbiano influenzato il suo pensiero, così risponde: «Meno forse il

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La ricezione del pensiero simmeliano 177 pensiero che il modo di pensare. Il suo era un impressionismo filosofico. Comunque, prima di conoscerlo personalmente, mi aveva impressionato il fatto che esistesse una stretta conoscenza tra lui e Bergson. Mi colpiva quella lingua diversissima, che, non avendo in sé nulla di pedante né di epigonico, cercava finalmente di ristabilire un contatto con l’immane segreto del mondo in piccoli fenomeni. La sensibilità e la scioltezza della lingua con cui faceva filosofia convivevano con la stupefacente ampiezza dei temi: sia che scrivesse su Rembrandt o su Kant la tonalità del suo stile non mutava. Tutto ciò finì per affascinarmi perché faceva di Simmel una grossa eccezione tra i mezzi filosofi e fra quelli che non essendolo affatto occupavano una cattedra universitaria»2. L’esigenza di superare il maestro fu presente in molti allievi; in questo senso, l’interpretazione che Bloch dà del modus operandi di Simmel aiuta a comprendere i motivi che portarono alla rottura del rapporto tra i due: «(…) mi disturbava il continuo impressionismo, la costante eccitazione, il relativismo che ne consegue e che a tutto si avvinghia per ritrarsene subito dopo; mi disturbava quel discorrere senza una precisa affermazione, senza un punto fermo, quel costante tertium datur. In Simmel era impossibile trovare un pensiero dominante e assertivo, un’idea creativa su cui sostare e nella quale arrestarsi. Sempre e continuamente nuove impressioni (…) un relativismo vorace, cui si farebbe troppo onore definendolo un relativismo di principio. Non c’era nemmeno il principio»3. Un giudizio duro sul maestro, che l’allievo ed amico Lukács riprende, almeno in parte, nella lettera in memoria di Simmel. Lukács, pochi giorni dopo la morte di Simmel scrive l’epitaffio al suo maestro, quando il ricordo delle lezioni, degli incontri, dei suoi insegnamenti, è ancora vivo: dal suo ricordo traspare il fascino e la frammentarietà delle opere4. Lukács evidenzia, nel pensiero simmeliano, la capacità di

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Silvia Fornari 178 fornire impressioni critiche della realtà anche quando l’analisi verteva sul “più piccolo e inessenziale fenomeno della vita quotidiana”5. In Simmel, secondo Lukács, “manca il centro”, la capacità “di giungere a conclusioni definitive” e di proporre soluzioni tangibili: «Simmel è il più grande filosofo della crisi (Übergangsphilosoph) della nostra epoca, per racchiudere in una frase grandezza e confini; egli è il vero filosofo dell’impressionismo»6. Simmel rappresenta, secondo questa descrizione, il filosofo di un sentimento impressionistico che diviene modo di concepire la vita. La filosofia della vita, che caratterizza gli ultimi anni della sua produzione, è la testimonianza più alta della descrizione dell’allievo. Ancora oggi, a più d’ottant’anni dalla morte e dal giudizio critico di Lukács, Simmel è identificato come l’esponente della crisi culturale moderna, il filosofo impressionista, il relativista. Le sue analisi divengono l’essenza della forma filosofica stessa. Dalla lettura dei testi traspaiono le idee nelle quali, però, non sono delineate conclusioni definitive: l’opera rimane aperta, senza linee di contorno definite. È una scelta personale di Simmel, quella di non voler stabilire regole rigide nello studio della società moderna, non certo attribuibile ad una sua incapacità metodologica. Per Lukács, Simmel è impressionista anche nel suo modo di vivere e ciò traspare in ogni scritto, in ogni scelta. La letteratura critica su Simmel, del resto, non riuscirà ad abbandonare l’interpretazione esegetica di Lukács, che finirà con il condizionare tutta la futura ricezione del pensiero simmeliano. Occorre ricordare, tuttavia, che Lukács nutrì una grande ammirazione personale per Simmel, celata dietro un Ricordo7 troppo fresco, che risente del dolore e della delusione per le scelte degli ultimi anni di vita dell’Autore. Lukács così giustifica la mancanza di “discepoli” per Sim-

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La ricezione del pensiero simmeliano 179 mel: «(…) egli era un grande animatore, ma non era né un grande educatore, né – (…) – un pensatore preoccupato della compiutezza del suo pensiero»8. Un’affermazione questa in cui si ripresenta la difficoltà di leggere e di interpretare il Nostro. Egli è considerato ostinatamente un’impressionista e tuttavia la sua impostazione troverà conferme negli sviluppi novecenteschi dell’ermeneutica, per la quale non è possibile studiare la società ricorrendo esclusivamente al rigore metodologico delle scienze accademiche ufficiali. La produzione simmeliana si apre così a diverse interpretazioni, nessuna di per sé conclusiva: «(…) egli fin dall’inizio fu il rappresentante più espressivo del pluralismo metodologico; il phatos del suo fare filosofia sorse dalla sorprendente conoscenza della infinita molteplicità delle possibili posizioni e obiettivazioni filosofiche»9. Simmel diviene l’esponente del pensiero critico, per il suo criterio d’indagine che si allontana dalla rigorosità del metodo scientifico tradizionale, per la pluralità delle argomentazioni trattate, che s’identificano in una prima fase a carattere positivistico, per poi avvicinarsi alla metafisica della vita che caratterizza gli ultimi anni della sua produzione. Il suo mondo, contraddistinto da relazioni sociali profonde, dal tipo di rapporti che vanno costituendosi tra le diverse parti sociali, e il suo metodo “qualitativo” evidenziano la consapevolezza che l’uomo del Novecento non è più definibile attraverso una rigorosa e razionale spiegazione scientifica. L’individuo non può più essere considerato come parte di una totalità; il soggetto non è una semplice parte di un tutto che lo precomprende e lo rende intelligibile. L’individuo è ora una parte di un processo sociale frammentato e scindibile. Ciò rimanda ad un problema non ancora risolto, costantemente ripresentato dalle scienze sociali: se sia opportuno reputare l’individuo come parte del gruppo sociale o analizzarlo come singolo,

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Silvia Fornari 180 considerandolo un microcosmo che opera separatamente dagli altri attori sociali. Ma qui ciò che mette conto evidenziare è come la critica agli scritti simmeliani sia spesso riduttiva, poiché essa non tiene in considerazione le elaborazioni intellettuali che stanno alla base di essi, nonché lo stretto legame con le vicende storiche e culturali del suo tempo. Tra l’altro, questa critica si è spesso esercitata su singole parti dell’opera di Simmel, incasellando affermazioni entro schemi interpretativi troppo rigidi e non rispettosi della forte espressività della sua persona e del clima culturale in cui lo studioso operò. In realtà, Simmel è l’autore che meglio di altri riesce a descrivere la duplicità e l’ambivalenza presenti nel processo di modernizzazione. Simmel è identificato con “il pensiero tragico della cultura”, espressione utilizzata per indicare l’analisi della tragedia dell’uomo moderno, la difficoltà di gestire le trasformazioni che egli stesso crea: «(…) l’esperienza del presente nella società moderna appare differenziata, discontinua e frammentata (…) L’organizzazione sociale moderna è caratterizzata dalla centralità delle sfere della circolazione di merci e di individui, dello scambio e del consumo; dall’aumento parallelo della differenziazione sociale (…) della omogeneizzazione culturale (…) dalla trasformazione della cultura di idee in cultura di cose e di oggetti»10. Gli studiosi cercano risposte ai problemi posti dalla modernità, tra i quali emerge la crisi economica che nel frattempo veniva delineandosi. I sociologi assertori del positivismo trovano le loro risposte nella definizione di categorie scientifiche, ma ora che la fiducia nel progresso viene gradualmente a mancare è necessario dare altre certezze per il futuro. Alla sociologia, si richiede la teorizzazione e la valutazione storica della modernità e ai sociologi di interpretare le trasformazioni sociali. Il problema della sociologia non è pertanto risolvibile nella

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La ricezione del pensiero simmeliano 181 sola analisi metodologica, la quale non basta per risanare la frattura causata dalla difficoltà dell’individuo di vivere all’interno della società. Il comportamento del singolo individuo non è più visto come determinato dalle sue azioni incondizionate, separate dal resto del gruppo sociale, ma la sua azione viene a configurarsi come il risultato delle relazioni sociali, della personale capacità relazionale e di socializzazione, aspetti che Simmel esprime attraverso l’intersecazione di diverse cerchie sociali e delle distinte forme che esse sono in grado di determinare. La nostra personalità si origina dall’insieme dei legami che siamo in grado di stabilire nel corso della nostra vita, in base ai ruoli, alle relazioni intime o frivole che creiamo nel nostro quotidiano. Questa complessa analisi simmeliana rispecchia le difficili condizioni che caratterizzano il periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Lo stato di crisi politica e ideologica è la causa del verificarsi di rinnovati atteggiamenti spirituali che portano alla nascita di nuove correnti filosofiche, le quali sanciscono il distacco dalle obiettive certezze dell’età precedente. Il comune denominatore è la sfiducia verso la ragione, la fuga dalla realtà quotidiana, l’affiorare di un profondo senso di solitudine, se non proprio di angoscia. Nella prefazione alla traduzione italiana di Schulpädagogik11 così è sintetizzata la realtà in cui nasce la filosofia di Simmel: «(…) il problema della comprensione simmeliana sembra delinearsi entro i margini complessi e problematici di un filosofare postnietzscheano, interprete della dissoluzione hegeliana, erede della crisi positivistica, elaboratore concettuale delle nuove scienze storico-sociali»12. Questa presa di coscienza della crisi dei valori in filosofia si esprime attraverso la “Fenomenologia”, filosofia della crisi per antonomasia. Il filosofo, reso cauto dal fallimento delle certezze positivistiche, non si occupa più di conoscere le cose in sé, ma studia solo ciò che appare, i “fenomeni”, i quali rimangono le

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Silvia Fornari 182 sole realtà valide, gli unici dati concreti per dare valore al mondo ed alla vita. Non interessa più il “fatto” positivistico, ma l’“essenza”, tanto che il massimo esponente di questa corrente, Husserl, parla di “mondo tra parentesi”, e di “mondo della vita”13. Il mondo della vita non si può spiegare attraverso le scienze sperimentali; solo la filosofia, in quanto scienza fenomenica, può esaminare le strutture essenziali di ciò che appare. Si genera un forte sentimento individualistico, diverso dalla concezione dell’io individuale dei romantici. In quest’ultimo caso, l’io è mantenuto in un rapporto organico con gli altri soggetti, formando poi un movimento capace di suscitare e smuovere gli ideali in momenti particolari della storia. L’ideale fenomenologico, rappresentativo dell’intellettuale moderno, si colloca al di fuori della società o, in ogni modo, in contrapposizione alla stessa, rifiutando tutte le esperienze storiche e civili che caratterizzano il suo passato14. Nel campo artistico questa crisi di valori è ancora più sentita tanto che, dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento, si evidenzia una vera e propria rivoluzione, tale da delineare una frattura con il passato nelle condizioni rappresentative estetiche e nel modo di esprimersi15. L’esplodere delle contraddizioni, amplificate dallo sviluppo industriale e tecnologico dei principali stati occidentali, rende impensabile un ritorno alle “certezze”. L’equilibrio sembra impossibile da raggiungere all’interno di questa inquietante realtà16. Tutto ciò mostra come Simmel non possa essere indicato come il responsabile della “cultura della crisi”. Alessandro Cavalli è uno dei pochi studiosi che ha scagionato Simmel dall’accusa di essere un autore frammentario e asistematico nelle sue trattazioni sociologiche o di essere l’Autore della tragicità umana. Certo, Simmel non fornisce una spiegazione esaustiva dei principi che regolano la struttura delle sue tematiche «(…) che unificano come in un mosaico i diversi fram-

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La ricezione del pensiero simmeliano 183 menti della sua costruzione sociologica; ma a una lettura non superficiale questi principi emergono con sufficiente chiarezza come categorie sociologiche generali che percorrono trasversalmente i vari contributi»17. In realtà, alla base di rilievi critici mossi a Simmel, vi furono anche ragioni non strettamente teoriche, ma di altra natura. Al momento dello scoppio della prima Guerra Mondiale, Simmel assume posizioni di un nazionalismo estremo, in accordo con i sostenitori dell’intervento diretto della Germania nel primo conflitto mondiale. Per questa sua scelta è aspramente criticato da molti, in particolare da György Lukács ed Ernst Bloch. Bloch esprime duramente il suo disappunto per le scelte di Simmel, tanto che aspramente scrive in una lettera al maestro: «“Lei non ha mai cercato di dare una risposta definitiva a nulla, giammai. L’assoluto Le era affatto sospetto e precluso, anche l’aspirazione verso un qualche assoluto Le era preclusa. Buon per Lei! Ora l’ha alfine trovato. L’assoluto metafisico è ora per Lei la trincea tedesca!”»18. Con quest’ultima lettera, Bloch rompe tutti i rapporti con Simmel, sino all’ultimo incontro tra i due, avvenuto casualmente per strada. Poco tempo prima, nel 1914, Simmel era stato nominato professore ordinario a Strasburgo. La dura critica che gli rivolge Bloch è motivata soprattutto da una divergenza di vedute sui movimenti politici che si affermano in quegli anni. Inoltre, la critica che Bloch rivolge a Simmel è di entrare in un campo, quello della politica, senza averne le credenziali: «Che l’amico di Bergson, amante e ammiratore della cultura, della cucina e del vino francesi, approvasse la guerra, che lui libero docente con il titolo di professore straordinario, il quale come ebreo, non ottenne mai la nomina a Berlino (…), che egli stesso capitolasse, l’uomo che mi aveva detto: “La storiografia futura mostrerà che due sono state le epoche nefaste per la Germania.

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Silvia Fornari 184 La prima: la guerra dei trent’anni; la seconda: Guglielmo II”, tutto ciò mi era incomprensibile»19. Si tratta di una posizione condivisa anche da un’altra amica di Simmel, Margarete Susman, che proprio in quest’occasione decise di allontanarsi dal maestro ed amico. Bloch e Lukács comprendono, prima di Simmel, gli sviluppi e le atrocità di questa guerra e non riescono ad accettare il cambio di fronte, l’ondata di patriottismo passionale e di delirio bellicistico che colpisce molti tedeschi e lo stesso maestro. Il rifiuto della guerra e dello spirito prussiano è il primo passo che li spinge verso il marxismo, che conoscono, sino ad allora, solo come modello teorico. Lukács, proprio in quegli anni, torna in Ungheria per diventare, più tardi, ministro dell’istruzione nel governo di Béla Kun. L’allievo italiano di Simmel, Antonio Banfi non condivide la posizione politica assunta dal maestro negli ultimi anni della sua vita, ma diversamente da Bloch, non dichiara mai, in modo così duro, le proprie divergenze rispetto al pensiero politico simmeliano. Antonio Banfi è un filosofo impegnato in prima persona nel dibattito politico italiano, partecipa attivamente alla Resistenza italiana e si prodiga, alla fine della seconda guerra mondiale, per la ricostruzione politica e morale del Paese. L’ammirazione di Banfi per Simmel come persona gli fece superare qualunque divergenza ideologica. In nessuno scritto di Banfi, infatti, si trova una presa di distanza dal pensiero simmeliano. È interessante ricordare la posizione ideologica di un altro importante filosofo italiano, Benedetto Croce (di cui si parlerà successivamente), il quale conosce Simmel e ne apprezza lo spessore filosofico, ma anche lui rifiuta criticamente la scelta politica interventista del filosofo tedesco. Croce conosce la raccolta di saggi di Simmel sulla guerra, Der Krieg und die geistigen Entscheidungen. Reden und Aufsätze (La guerra e le decisioni spirituali)20, tanto da criticare aspramente il suo contenuto, o meglio

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La ricezione del pensiero simmeliano 185 il tono usato dal filosofo tedesco per spiegare le motivazioni filonazionalistiche che spingono lo stesso ad appoggiare l’entrata in guerra del suo Paese. Croce esprime sarcasticamente il giudizio su Simmel recensendo l’opuscolo dalle sue Pagine sulla guerra, si legge: «(…) è quel che si dice un ingegno elegante, ma di poca forza filosofica, e sembra che con la filosofia giochi come con un fioretto in sala di scherma»21; e riferendosi all’opera simmeliana, invita a leggere questo libretto: «(…) di uno scrittore a cui non sono mancati né il proposito della elevatezza e spassionatezza ed austerità morale, né lo sforzo di spremersi il cervello per dir cose profonde e nuove. Ma egli spremeva dove non era succo da spremere; e perciò le sue osservazioni (…) sono bensì sottili, e, come dicevamo, eleganti, ma possono tutt’al più valere solamente come suggestioni di futuri pensieri, tanto per ora sono inafferrabili o contestabili in ogni loro movenza»22. Del resto, Simmel non fu il solo esponente del mondo accademico che manifestò apertamente la sua adesione all’intervento bellico; molti rappresentanti della grande cultura tedesca si schierarono dalla parte degli interventisti, non da ultimo lo stesso Max Weber (al quale, la cosa non fu mai apertamente rimproverata). Entrambi gli studiosi, anzi, parteciperanno alla realizzazione di conferenze per le giovani reclute, in attesa di partire per il fronte. Questa è l’unica occasione in cui Simmel si schiererà nel dibattito politico tedesco. Si tratta dunque di un’eccezione rispetto agli abituali interessi simmeliani. Simmel si occupa piuttosto di filosofia, di sociologia; il suo problema è di analizzare la profondità del pensiero umano, indipendentemente dall’attualità politica del Paese, diversamente da molti intellettuali del tempo che liberamente si schierano all’interno dell’ampio dibattito politico tedesco. Si ritiene che a causa degli esiti della “guerra di trincea”, dopo il 1917, Simmel mutò radicalmente la propria posizione,

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Silvia Fornari 186 tanto che in una conferenza giunse ad affermare l’ideale di un’Europa unita e risanata dalle sue ferite: «Per tutta la vita mi sono sentito sempre un buon tedesco, senza avvertire mai una contraddizione col fatto di essere un buon europeo. (…) che l’Europa sia perduta, almeno per il tempo della mia vita, è un dolore che non supererò mai. Non solo la realtà, ma anche l’idea di Europa è scomparsa, perché non si tratta in ultima analisi di un’idea atemporale come quella di umanità o di bellezza, ma di un’idea storica, che certo ha abitato in un “iperuranios topos” anche se allo sfratto, alla possibilità di vivere questo avvenimento, non avevo mai pensato»23. Questa posizione si lega alla produzione filosofica dell’ultimo periodo, in cui l’interesse di Simmel è totalmente volto alla “filosofia della vita”, al cui interno la vita assume un primato rispetto alla filosofia. Quando Simmel avanza questa elaborazione, forse è a conoscenza della sua malattia e il suo percorso intellettuale muta: la personalità del soggetto supera la forma. Al riguardo scrive, in una lettera ad Hermann Keyserling: «La mia salute va molto male: di conseguenza la mia energia spirituale è notevolmente diminuita. Devo raccoglierla per terminare un libro a cui tengo molto perché rappresenta il briciolo di saggezza a cui sono giunto. Prima che sia terminato, nient’altro può esistere per me»24. Il lavoro cui si riferisce Simmel è Lebensanschauung, il suo ultimo scritto, prima del congedo dalla vita terrena. Dopo la morte di Simmel, la critica tenta di mettere ordine nella vasta produzione simmeliana e sarà proprio a partire da questo tentativo che nasceranno grandi divergenze esegetiche tra gli interpreti. A questo livello è opportuno evidenziare, oltre le motivazioni critiche esercitate dagli allievi e dai contemporanei di Simmel, le posizioni di quei critici che hanno posto alla nostra at-

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La ricezione del pensiero simmeliano 187 tenzione un altro elemento, le carenze metodologiche dei lavori simmeliani. Giudizi critici che senz’altro possono essere giustificati dalla mancanza di note, citazioni e riferimenti nel vasto corpus delle opere dell’Autore tedesco, ma soprattutto dall’assenza di un autentico approccio empirico alla realtà sociale. La rivalutazione odierna del pensiero simmeliano è riuscita ha rintracciare le basi epistemologiche delle sue asserzioni, che sono quindi presenti, chiaramente esplicitate soprattutto in un capitolo de La differenziazione sociale, dal titolo “L’intersecazione delle cerchie sociali”25 dedicato all’analisi delle relazioni sociali. In questo capitolo Simmel espone delle importanti riflessioni sulle relazioni sociali, che anticipano gli odierni studi sulla metodologia sociologica. Le indicazioni fornite da questo saggio simmeliano, rappresentano un punto di partenza per la moderna analisi esposta dai teorici della network analysis26. Merita qui di essere approfondita una delle possibili applicazioni del pensiero simmeliano alla ricerca sociologica attuale. La differenziazione sociale si può considerare un lavoro propedeutico dello studioso tedesco, scritto nel 1890 quando Simmel nella sua fase giovanile è influenzato dalle teorie evoluzionistiche di Spencer e Darwin. L’idea della “Sociologia” come scienza autonoma è ancora allo stato embrionale, ma quanto riportato da Simmel in quest’opera rimane un punto fermo anche per i lavori seguenti, soprattutto per le opere maggiori quali La Filosofia del denaro (1900) e Sociologia (1908). La teoria sociologica sulla differenziazione sociale è a fondamento di tutta la produzione simmeliana successiva; Simmel è riconosciuto come il teorico della differenza e rimane fedele alle teorizzazioni esposte nel “L’intersecazione di cerchie sociali”, tanto che nel 1908 introduce questo capitolo anche in Sociologia, senza apportare grandi modifiche di contenuto, quindi riconoscendone, anche a distanza di quasi vent’anni, il fondamento teorico.

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Silvia Fornari 188 Simmel nella Differenziazione sociale definisce la sociologia come scienza eclettica, prodotta dall’intersecazione di più dottrine scientifiche, che: «(…) non si volge al materiale grezzo elaborato da altre scienze, ma in quanto scienza per così dire alla seconda potenza crea nuove sintesi partendo da ciò che per quelle scienze è già una sintesi»27. La sociologia è una scienza capace di offrire un nuovo punto di vista; uno scibile in grado di trovare il suo specifico stato proprio sull’elaborazione di tale nuova prospettiva, che non può contare su di un materiale scientifico proprio, poiché come scienza si avvale dei prodotti di altre scienze. Le altre scienze prendono forma dal materiale di studio, mentre la sociologia deve riuscire a dare una forma al suo materiale di studio. Simmel si preoccupa di spiegare quali sono i motivi della necessità di produrre il materiale da studiare; in proposito si legge: «Quando una scienza dev’essere portata alla luce, bisogna partire dai problemi immediatamente dati, che sono sempre estremamente complessi e che solo gradualmente possono essere scomposti nei loro elementi. Il risultato più semplice del pensiero non è affatto il risultato del pensiero più semplice»28. La considerazione teorica espressa da Simmel è importante per evidenziare come, per riuscire a scomporre una realtà complessa, occorra un’elaborazione epistemologica d’alto livello. In questo senso la differenza tra il materiale della scienza e la scienza stessa è alla base dell’affermazione da parte di Simmel dell’impossibilità per la sociologia di postulare delle leggi, poiché gli elementi che compongono la società nel suo complesso, gli individui presi nella loro individualità, sono caratterizzati da fattori naturali che non si mantengono nel momento in cui entrano in relazione con altri membri della società. La società nel suo complesso non coincide con la somma degli individui sociali; il tutto non è solo la somma delle parti. Simmel giunge così a spiegare perché è impossibile stabilire delle leggi sociali:

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La ricezione del pensiero simmeliano 189 «Non si può quindi parlare di leggi dello sviluppo sociale. Non c’è dubbio che ogni elemento di una società si muova in base a leggi naturali; solo per il tutto non c’è una legge (…) pertanto non possiamo sapere, di fronte a due situazioni sociali che appaiono identiche, se in ciascuna di esse non siano latenti forze che nel momento immediatamente successivo facciano emergere da quelle situazioni fenomeni completamente diversi»29. Quest’affermazione ci porta a concludere, che se la società fosse solo una sintesi d’individui, il vero oggetto della scienza sarebbe costituito dai singoli e dal loro comportamento, eliminando ogni rimando al concetto di società generale. L’uomo, come elemento primo della società, «è invece la somma e il prodotto dei più svariati fattori»30, i quali si differenziano per qualità e funzionalità delle loro singole parti costitutive; l’individuo è costituito dall’insieme di cellule e di singoli atomi che compongono l’organismo nella sua complessità. Simmel parte da questa considerazione sulla complessità dell’organismo umano, per evidenziare l’impossibilità di fermarsi davanti all’individuo, poiché «(…) dobbiamo considerare anche questo come una sintesi soggettiva, mentre l’oggetto della scienza sarebbe costituito solo dalle componenti unitarie ed atomistiche della stessa»31. Per Simmel l’oggettività dello studio è data dalle relazioni sociali, dalla capacità dei singoli elementi di interagire tra loro, di creare “l’interazione delle parti”32, tanto che la sociologia non può avere come proprio oggetto di studio l’individuo, inteso come componente fondamentale della scienza. È possibile studiare un qualsiasi oggetto, nel momento in cui vi siano delle relazioni reciproche di dinamicità tra le sue parti. L’unità si realizza quando l’elemento sociale può stabilire una relazione dinamica tra le sue parti costitutive, tanto che le stesse, che noi consideriamo singole, non sono necessariamente degli individui, possono essere anche dei gruppi che dinamica-

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Silvia Fornari 190 mente creano le relazioni sociali e quindi costituiscono una società: «(…) la società è un’unità che consta di unità»33. L’interesse di Simmel in questo rapporto si concreta nello studio delle dinamiche sociali, dei movimenti che costruiscono l’unità “società”. Società che per Simmel è solo il nome con cui si descrivono le interazioni tra le singole parti. Le parole usate da Simmel per spiegare lo studio della scienza sociale sono tratte dal primo capitolo, in cui l’autore introduce il significato ed i fini della ricerca sociale. Proseguendo nell’opera simmeliana ci si addentra nella viva problematica della differenziazione sociale. Il capitolo in cui è possibile rintracciare i riferimenti teorici alle reti, è il quinto, già citato, dal titolo “L’intersecazione delle cerchie sociali”, che insieme al terzo capitolo “L’estensione del gruppo e lo sviluppo dell’individualità” ed al quarto capitolo “Il livello sociale”34, rappresentano i temi fondamentali per comprendere lo sviluppo delle individualità nella relazionalità sociale. È opportuno capire il portato epistemologico delle relazioni sociali nel pensiero simmeliano per riuscire ad introdurre il legame con la teoria della network analysis. Simmel non è il primo studioso ad occuparsi delle relazioni sociali, poiché lo studio sulle capacità relazionali nasce insieme alla scienza sociale; il merito di Simmel è di aver concentrato il proprio interesse sulla costruzione dei “legami sociali”, superando la visione di cosa vi sia prima o sotto ogni relazione sociale. Le relazioni sociali, nella concezione simmeliana, sono caratterizzate dalla capacità degli individui di stabilire rapporti con altri attori sociali, capacità importanti anche per stabilire il grado di libertà degli individui. Simmel realizza questo studio mettendo in evidenza, il nesso tra le relazioni sociali e la capacità degli individui di allargare la propria area di riferimento sociale. Il grado di libertà dipende dalla capacità degli individui di crea-

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La ricezione del pensiero simmeliano 191 re il maggior numero di relazioni sociali; con il diminuire delle relazioni sociali aumenta il legame con il proprio gruppo sociale d’appartenenza e ciò comporta una diminuzione della propria libertà e della capacità di compiere delle scelte autonome rispetto al gruppo. Al centro dell’analisi simmeliana è posta la capacità del singolo di farsi interprete della propria vita, di compiere delle scelte personali a fronte di un legame con un unico gruppo di riferimento. Già nella Filosofia del denaro, Simmel affrontando il tema dello scambio economico, parla dei movimenti reticolari e della costruzione delle reti sociali, come stimolo per le rappresentazioni sociali, trattando il tema dell’accelerazione dei tempi e delle funzioni sociali di riferimento; Brigitta Nedelmann a tale riguardo afferma: «Se abbiamo definito l’accelerazione del tempo della vita come pienezza e diversità di rappresentazioni [esse] non filtrano nella coscienza in modo isolato e separato, ma sono unite da fili d’associazione»35. Ritornando allo studio sulle cerchie sociali, Simmel volge il proprio interesse scientifico alla comprensione dei tipi di relazione che si stabiliscono tra le diverse forme sociali, definite cerchie, e soprattutto cerca di indagare se sia possibile realizzare la loro rappresentazione nello spazio. Ogni cerchia sociale si definisce in base alle azioni reciproche che i soggetti del raggruppamento realizzano sulla spinta motivazionale e/o dei loro interessi personali. La forma e il contenuto della cerchia sono dati dai principi strutturali dell’associazione, in base alle azioni reciproche all’interno del proprio gruppo ed in relazione con raggruppamenti esterni al proprio. Su questa base Simmel teorizza il concetto di “intersecazione delle cerchie sociali”, ossia la capacità di sviluppare un processo di comunicazione relazionale tra le diverse organizzazioni sociali, sia esse maggiori o minori. Le forme sociali simmeliane maggiori sono lo stato, la patria, ecc.; le minori possono essere la famiglia, le professioni, le associazioni sportive, religiose, ecc..

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Silvia Fornari 192 Per Simmel queste diverse forme associative, si caratterizzano in base al tipo di rapporto che s’instaura tra i membri all’interno della cerchia. Per spiegare questo passaggio Simmel propone come primo esempio il gruppo d’appartenenza più importante per ogni individuo, la famiglia: «[la quale] racchiude una quantità di individualità eterogenee, che in un primo tempo sono legate strettissimamente a questo vincolo»36. Si tratta della prima cerchia in cui si stabiliscono le relazioni sociali iniziali, successivamente la formazione personale ha bisogno di allargare le cerchie sociali di riferimento e di stabilire relazioni con individui esterni alla famiglia: «(…) ciascun singolo costruisce un legame con altre persone, che si trovano al di fuori di questa cerchia associativa originaria e che la sostituiscono stabilendo con lui una relazione fatta di identità oggettiva di disposizioni, inclinazioni, attività (…)»37. Esiste un movimento delle cerchie che permette di comunicare tra le diverse associazioni, di instaurare relazioni più concrete tali da permettere lo scambio tra le parti in causa. La disposizione delle cerchie sociali è di tipo “sincronico” quando queste si dispongono in una relazione concentrica38: pur se nate da una diversa struttura normativa, queste cerchie sociali, anche se ampliano la propria forma, tendono a non soffocare o cancellare le cerchie minori39. Si tenga presente sempre la famiglia, come cerchia di riferimento; la coesione interna al gruppo familiare si modifica nel momento in cui instaura un rapporto di scambio, di relazione sociale con altre cerchie di diverso genere. La linea di tendenza che porta alla modernità conduce ogni individuo a stabilire relazioni sociali diverse, e a partecipare a molte cerchie sociali ben definite, nessuna delle quali però controlla la sua personalità per intero o lo coinvolge integralmente. In tal modo diminuisce la dipendenza dai vincoli imposti dalla tradizione, tipici del mondo premoderno, e l’individuo acquisisce opportunità di sviluppo autonomo. Non a caso Simmel rileva in

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La ricezione del pensiero simmeliano 193 proposito che «(…) il numero delle varie cerchie nelle quali si trova il singolo è uno degli indici della civiltà. L’uomo moderno appartiene in prima istanza alla famiglia dei genitori, poi a quella fondata da lui stesso e perciò anche a quella della moglie, poi alla sua professione che già di per sé lo inserisce spesso in numerose cerchie di interessi (…)»40. Queste relazioni sono fondamentali, ogni individuo ha come riferimenti cerchie sociali di base, come la famiglia e l’ambiente di lavoro, cui si aggiungono numerose altre cerchie minori rappresentate dagli interessi esterni ai primi gruppi. Gli individui socializzati tendono ad entrare a far parte d’organizzazioni associative che li identificano come loro soci, amici, affiliati. Organizzazioni sportive, ricreative, culturali che rilasciano tesserini, gagliardetti, simboli a testimonianza della partecipazione a questa o altra associazione. Appartenere ad un unico gruppo, per Simmel, significa ostacolare l’espressione della propria individualità che tende a coincidere con quella degli altri membri, ma nel momento in cui cresce il numero dei gruppi di riferimento, e ciascun individuo va ad occupare nello spazio sociale una posizione determinata dall’intersecazione di molte cerchie, «(…) tanto più improbabile è che altre persone mostrino la stessa combinazione di gruppi e che le numerose cerchie si incrocino ancora una volta in un solo punto»41. Ciò significa che ogni individuo tende ad occupare nella sfera sociale una posizione unica. L’individualità simmeliana si caratterizza sulla base delle diverse qualità che ogni individuo è in grado di acquisire tramite le relazioni sociali. Nella complessità del contesto sociale, che caratterizza le società moderne, Simmel evidenzia il problema del condizionamento sociale, riconducibile alla responsabilità del singolo. Simmel si distacca dalle posizioni teoriche organicistiche, in cui la responsabilità personale dipende esclusivamente dalla complessità sociale. L’individuo, in questo tipo di organizzazione socia-

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Silvia Fornari 194 le unitaria, non gode di una propria responsabilità, la sua formazione dipende dalle colpe o dal bene che la società tutta è in grado di creare. Con il superamento delle teorie sociali positiviste, il singolo è visto come artefice del proprio agire, sia in una lettura positiva delle sue azioni sia in un contesto negativo, deviante42. In Simmel il senso di appartenenza alla società rende i singoli membri consapevoli della propria capacità relazionale, di far parte di una specifica classe sociale, e di gruppi distinti e lontani dalla prima cerchia di riferimento, che rimane sempre la famiglia. I diversi gruppi tra loro possono essere coordinati, mentre altri si coordinano in modo da creare nuove relazioni e contatti, mantenendo come riferimento fondante quel gruppo che costituisce «(…) il legame più originario partendo dal quale l’individuo, sulla base delle sue particolari qualità che lo distinguono dagli altri componenti della prima cerchia, si indirizza verso una cerchia più lontana»43. Il mantenimento del legame con la cerchia originaria è fondamentale per non perdere la connessione spazio-temporale. Soprattutto, come nota Simmel, l’analisi del concetto di massa rispetto alle scelte del singolo, determina una serie di importanti costrutti teorici in sociologia. Simmel si preoccupa di mettere a fuoco le differenze tra l’atteggiamento del gruppo e quello del singolo di fronte ad un’azione di scelta: «Le azioni di una associazione (…) hanno, rispetto a quelle dell’individuo, una sicurezza di orientamento e un’adeguatezza allo scopo prive di oscillazioni»44. In questo senso Simmel si preoccupa di comprendere come nella società moderna si possano raggiungere mete stabilite. Il singolo, come individuo libero di agire, è sottoposto ad una serie di condizionamenti forti, soprattutto all’interno di una realtà sociale complessa e diversificata. Molto spesso le decisioni prese dal singolo al di fuori del gruppo risentono di forti oscillazio-

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La ricezione del pensiero simmeliano 195 ni determinate dalla tensione della scelta. La possibilità d’azione dell’individuo è influenzata positivamente e negativamente da questa tensione, tanto da non avere le idee molto chiare rispetto alle decisioni assunte all’interno del gruppo di riferimento. Il gruppo quando agisce riesce a mantenere una maggiore stabilità decisionale, poiché nell’unità persegue lo scopo e l’obiettivo stabilito dall’associazione. Nell’opera La differenziazione sociale, Simmel analizza le cerchie sociali distinguendole in seno alla direzione presa: “orizzontale” e “verticale”. Le cerchie di appartenenza orizzontali individuano le costruzioni dei legami tra gli individui, che possono essere legami più o meno forti; la costruzione verticale evidenzia la differenziazione sul piano della stratificazione sociale (o dell’appartenenza a classi sociali), elemento esaminato anche dai teorici dell’élite45. Nello schema verticistico, i gruppi che appartengono ai livelli più elevati, si caratterizzano in un numero inferiore di membri, mentre ai livelli inferiori della piramide sociale, la base si allarga ed i gruppi che ne fanno parte sono maggiori. Nella concezione piramidale della differenziazione sociale, gli individui delle classi emergenti presentano dei tratti distintivi innovativi, capaci di distinguerli nei confronti dei livelli inferiori, soprattutto sono più indipendenti rispetto alle decisioni prese all’interno del gruppo. All’interno di un gruppo numeroso, i singoli membri del gruppo non sono in grado di perseguire delle mete autonomamente, sono più insicuri, è il gruppo con la sua struttura che aiuta nel perseguimento di obiettivi comuni di riferimento. Simmel scrive: «Il singolo è trascinato di qua e di là da sensazioni, impulsi e pensieri contraddittori: al suo spirito si offrono ogni momento molte possibilità di azione, tra le quali egli non sa sempre scegliere con esattezza oggettiva o anche solo con certezza soggettiva. Il gruppo sociale, invece, ha sempre le idee chiare su chi considerare amico e chi

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Silvia Fornari 196 nemico, e non tanto in senso teoretico, quanto nei casi in cui si tratta di agire»46. Il rapporto all’interno dei gruppi varia anche in relazione al tipo d’organizzazione gruppale, si pensi alla cerchia della famiglia, in cui le relazioni sono basate su di una relazionalità forte, su un legame primigenio indipendente dalle qualità estrinseche del singolo. Con l’uscita da questa cerchia la capacità di stabilire relazioni è determinata da legami che si stabiliscono in base alle disposizioni, inclinazioni, e attività dei singoli, sostituendo la relazionalità esteriore con una relazionalità di contenuto. Parlando di contenuto si deve pensare ad una relazionalità consapevole, determinata dalla libera scelta d’ogni individuo; usando le parole di Simmel: «La determinatezza della personalità diventa maggiore quando le cerchie che la determinano si trovano l’una accanto all’altra più di quanto siano concentriche»47. Simmel in questo capitolo evidenzia la capacità dell’individuo di vivere in una cerchia sociale ristretta, l’emergere della sua individualità dipende sia dalla ristrettezza del gruppo, sia dalla costruzione di un reticolato di legami più forti. Con l’ampliarsi della cerchia, i legami originari si allentano, si allontanano le cerchie di riferimento tanto da rendere più ampia la diversità tra gli individui che ne fanno parte. Il passaggio da una cerchia all’altra di ogni individuo, il posto che occupa all’interno delle cerchie, serve a capire le caratteristiche di ogni individualità, a comprendere la personalità che caratterizza gli attori sociali, i quali stando all’analisi di Paolo Jedlowski, influenzano con la loro costituzione interiore la moltiplicazione e la differenziazione delle stesse cerchie sociali; a tale riguardo si legge: «(…) le diverse cerchie sociali non sono distinte, ma sovrapposte: se così non fosse la società moderna non sarebbe “complessa”, ma solo costituita da un gran numero di società minuscole e separate. Ciò che fa la complessità è esattamente il fatto che ogni individuo è contemporanea-

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La ricezione del pensiero simmeliano 197 mente membro di una pluralità di gruppi, che si intersecano e si sovrappongono»48. L’appartenenza a diversi gruppi sociali genera la differenziazione sociale, che porta alla costituzione di una società complessa, in cui la complessità è data dalle aumentate possibilità di stabilire relazioni più o meno stabili, con persone vicine, ma anche molto lontane da noi e dalla nostra realtà sociale di riferimento. La crescita delle interazioni sociali, grazie anche all’uso di tecnologie avanzate per la comunicazione è diventato fattore di stimolo per gli scambi, favorendo l’evoluzione sociale e la radicale trasformazione delle società moderne. Simmel parla della capacità relazionale dei soggetti sociali, specificando alcuni tratti caratteristici che possono aiutare a comprendere il concetto di “rete di relazioni”. Per comprendere la connessione con il concetto di rete, faccio riferimento all’opera di Paola Di Nicola49 sulle reti, che parte dalla suddivisione degli elementi teorici simmeliani per spiegare il processo di rete. I livelli di riferimento sono due: “livello statico” e “livello dinamico”. Fanno parte del livello statico in primis la società come insieme di cerchie sociali, differenti per contenuto. Il contenuto d’ogni singola sfera o cerchio è dato dalle motivazioni, dalle aspirazioni, dagli interessi degli individui quando si relazionano fra loro. Ogni singola cerchia è caratterizzata da una forma con confini “mobili”, perché ogni individuo che entra a far parte di una o di un’altra cerchia con il suo portato personale influenza le relazioni interne, modificando il sistema d’azione reciproca. I confini sono però importanti per dare forma e contenuto ad ogni cerchia; sono gli scopi, i fini che identificano i membri della sfera, con dei propri codici distintivi. All’interno d’ogni cerchia si rintracciano delle componenti strutturali determinate dal grado d’appartenenza, dai livelli occupati, dalla capacità d’integrazione e di conflitto d’ogni singola sfera. L’ultimo elemento

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Silvia Fornari 198 che caratterizza il livello statico delle cerchie sociali è dato dalla possibilità per ogni individuo di appartenere a più di una sfera sociale, occupando nello spazio di riferimento diverse posizioni in base alle proprie scelte relazionali ed associative. Si può far parte di una cerchia centrale ed anche di una cerchia minore, occupando al suo interno ruoli diversi per grado ed importanza, evidenziando in ognuna di queste diverse cerchie peculiarità distinte50. Il livello statico è rappresentativo delle strutture organizzative sociali di tipo primitivo, le quali si caratterizzano di cerchie sociali differenti circa il loro contenuto. Queste cerchie hanno dei confini interni ed esterni determinati dagli interessi e dagli scopi perseguiti al loro interno, sono cerchie con confini mobili, poiché l’entrata o l’azione di un individuo estraneo ad una specifica cerchia apporta dei cambiamenti nel sistema di azione relazionale. In questo sistema statico ogni individuo appartiene ad una cerchia sociale specifica; se fa parte di cerchie sociali diverse il suo ruolo e la sua posizione sociale variano in base al tipo di cerchia51. Il livello dinamico individua il passaggio da cerchie concentriche (rappresentative delle strutture sociali primitive) a cerchie sociali attigue, allargando lo spazio di riferimento. Le cerchie sociali, che assumono il carattere specifico delle società complesse, si distinguono da quelle primitive per la vicinanza o lontananza spaziale tra le diverse sfere, le quali si possono unire dando origine a forme intersecanti tra loro, tanto che ogni individuo può far parte contemporaneamente di più cerchie sociali, liberandosi dal vincolo del locale e aumentando la sua capacità di scelta personale52. La dinamicità sociale si legge anche nei termini di un aumento del numero delle cerchie di riferimento d’ogni individuo. Se nella società tradizionale il numero delle sfere di riferimento è basso, ridotto all’appartenenza alle cerchie di base di ogni or-

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La ricezione del pensiero simmeliano 199 ganizzazione sociale (famiglia, lavoro, religione, stato), in una struttura sociale moderna il numero delle cerchie aumenta in rapporto ai criteri di crescita culturale degli individui. L’uomo non può più definirsi solo in base all’appartenenza ad una specifica ed indifferenziata cerchia sociale, ma la sua specificità sociale è data dalla capacità di scegliere liberamente, stimolato da motivazioni, attitudini personali, distinte da quelle di altri individui. Nel passaggio dal semplice al complesso, le azioni degli individui sono determinate da un processo di selezione, ossia di libera scelta individuale e non più dall’iscrizione generazionale ad una data classe sociale. In questo processo di trasformazione sociale per Simmel, come individuato anche da É. Durkheim nella Divisione del lavoro sociale, incidono i processi di differenziazione e divisione del lavoro, i quali «(…) in un primo momento (…) distribuiscono le cerchie di attività in modo tale che ad un individuo corrisponda un altro individuo o ad un gruppo un altro gruppo, ma ciascuno di essi comprenda una somma di relazioni qualitativamente diverse (…)»53. Simmel interpreta questa visione evolutiva, data dalla trasformazione della società, come un processo che continuamente produce nuove cerchie sociali, capaci di attrarre ed eliminare dalla loro influenza individui che possono appartenere anche a sfere di riferimento distinte. Si genera un processo di continua trasformazione e movimento sociale che Paola De Nicola individua «(…) all’interno di un più ampio processo di liberazione e ricollocazione degli individui che, in alcuni casi, è stato anche pesantemente osteggiato: processo che, in ultima analisi, altro non è che un processo di differenziazione sociale»54. Nel processo di differenziazione sociale Simmel distingue anche il luogo, lo spazio in cui si collocano le singole individualità. È proprio nel punto d’intersezione tra le diverse cerchie sociali che incontriamo l’individualità del singolo, il quale è

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Silvia Fornari 200 influenzato da ogni diversa sfera cui è collegato, che genera in lui, secondo il pensiero simmeliano, un conflitto dato dalla pluralità delle appartenenze sociali. Si tratta di conflitti: «(…) di natura esteriore e interiore che minacciano l’individuo con un dualismo psichico, anzi con una lacerazione (…) che rafforza l’unità personale»55. La difficoltà di gestione del conflitto interno all’individuo, nel trovarsi scisso tra due parti distinte, porta al rafforzamento della personalità del singolo, il quale nel dibattito tra dualismo e unità trova il sostegno: «(…) proprio perché la personalità è unità, essa è suscettibile di scissione; quanto più molteplici sono i gruppi di interessi che vogliono incontrarsi e trovare un accomodamento in noi, tanto più decisamente l’io diventa consapevole della sua unità»56. Da quanto riportato sopra, traspare il senso vitalistico e di fiducia nell’idea soggettiva dell’uomo moderno. Si evidenzia un Autore che considera il conflitto e l’interazione con parti differenti della società come momento di crescita, d’evoluzione d’ogni individuo. Solo colui che non cerca l’interazione con l’altro diverso da sé rimane ancorato ad un’unica visione della vita. Il collegamento con le nuove metodologie sociologiche offerte dall’applicazione della network analysis si basa proprio su queste considerazioni in merito alla relazionalità sociale offerte da Simmel. Simmel è il teorico della sociologia relazionale e “filosofo relazionale”. Già nella Filosofia del denaro, Simmel, anche se al momento della pubblicazione dell’opera ha già dichiarato il suo distacco dalla sociologia, osserva un approccio metodologico che segue le linee individuate nella precedente Differenziazione sociale. Per Marco Vozza lo scopo che caratterizza il lavoro sul denaro, non si realizza nella negazione di un’autonomia valoriale, ma si evidenzia nel tratto relazionale «(…) di istituire relazioni, connessioni analogiche di significato, sottraendo così i fenomeni al loro falso isolamento»57.

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La ricezione del pensiero simmeliano 201 Simmel, come testimoniato anche da Vozza, si può considerare il primo Autore che si distacca dalle posizioni organicistiche di Spencer, che considera la società come un organismo, come una struttura unitaria. Per Simmel l’oggetto della sociologia è lo studio dei processi di interazione e delle forme nate dall’azione reciproca tra gli attori sociali. La società è possibile solo se c’è interazione tra i soggetti sociali, i quali nei loro scambi vitali, di reciprocità condivisa, realizzano una fitta rete, «(…) interpretata come il punto d’intersecazione di innumerevoli fili sociali (…)»58. Da questa visione del pensiero sociologico simmeliano, è possibile giungere alle teorizzazioni metodologiche sul network, solo riportando i concetti di Wechselwirkung (interazione e reciprocità) e di Vergesellschaftung (associazioni-sociazioni)59. Alessandro Cavalli parla di sostituzione del termine Gesellschaft (società) con Vergesellschaftung, evidenziando il passaggio da una concezione unitaria all’analisi delle relazioni reciproche tra gli individui sociali. Simmel segna il passaggio, secondo alcuni critici, dalle analisi “macro-sociali”, che s’interessano dell’unità sociale nel loro complesso, a teorie riduttivistiche “micro-sociali”, occupandosi degli individui considerati come singoli, atomi del sistema sociale unitario60. Il passaggio è reale, Simmel introduce un punto di vista nuovo nell’indagine sociale, centrato sull’individuo, colui che agisce nell’organizzazione sociale. Questo cambio di prospettiva è fondamentale, per ritenere a maggiore ragione Simmel uno dei più importanti teorici classici della sociologia e per affermare la rilevanza delle sue felici intuizioni sulla società moderna. Usando le parole di Pierpaolo Donati, possiamo affermare che Simmel aiuta a dare una “visione della società come realtà relazionale”61, dal momento che la società moderna non può più essere descritta attraverso la distinzione strutturale per classi o per ceti; in questo progetto di trasformazione sociale s’inserisce la necessità di dare una nuova veste allo studio sociologico, in

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Silvia Fornari 202 particolare al lavoro nelle organizzazioni che operano in specifico nel campo del sociale. La società che si offre a noi: «(…) è «relazionale» non perché veda le relazioni, semmai accade il contrario, o perché le sappia affrontare in modo adeguato, ma perché differenzia le relazioni e gioca con esse secondo codici simbolici che le fanno implodere ed esplodere continuamente»62. Questo gioco della relazionalità, analizzato da molti settori delle comunicazioni e della cultura, è in stretto rapporto con una nuova caratteristica, che si è evidenziata nel pensiero di Simmel e che oggi specifica le società moderne, ossia la reticolarità, che possiamo descrivere come «(…) diffusione di «giochi relazionali»; affermazione delle identità sociali attraverso una specie di distruzione creativa delle solidarietà precedenti; creazione e gestione delle caratteristiche di «appartenenza» delle persone non come costruzioni di relazioni su basi stabili o ascritte, ma come negoziazione continua di relazioni scelte attraverso percorsi che non corrispondono a logiche funzionali o della prima modernità; crescita di forme associative, e anche «gruppali», che mescolano e combinano fra loro elementi informali e formali nell’uso e consumo delle relazioni»63. Su questa base si realizza una relazionalità dei membri della società complessa e diversificata, così sviluppata da rendere difficile la comprensione dei processi relazionali stessi, che oggi si caratterizzano di specificità proprie, rispetto alla capacità relazionale degli individui delle società preindustriali. Alla domanda se Simmel sia il teorico del pensiero reticolare, la risposta è insita nella negazione della dicotomia individuo-società. Simmel supera questa dicotomia poiché, quando si occupa del problema dell’individualità nella società moderna, non considera l’individuo al centro della società, ma al centro della rete di relazioni sociali. L’individuo, in tale prospettiva, appare come «(…) il punto geometrico dove si intersecano molteplici cerchie sociali e la sua identità si costituisce in un’opera

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La ricezione del pensiero simmeliano 203 incessante di attivazione e disattivazione, di darsi e di negarsi, di parole e di silenzi, di espressioni e di riservatezza»64. Dall’altra parte non c’è una società in contrapposizione all’individuo, che si oppone alle sue azioni, poiché la società «(…) non è altro che la somma di tutte le relazioni sociali»65. La società e l’individuo non sono quindi due realtà contrapposte tra loro, ma partecipano reciprocamente alla costituzione dell’unità sociale, tanto che l’una non può esistere senza l’altra parte. Dall’analisi degli aspetti metodologici presenti nelle opere simmeliane, risultano evidenti le caratteristiche stilistiche e costruttive tipiche del suo stile espositivo e dissertativo. Gli scritti di Simmel sono caratterizzati dalla possibilità di espandere, di ramificare ed esplorare in profondità, ogni paragrafo, ogni argomento presentato. Simmel parte da un nucleo centrale che rappresenta il tema di base, una questione generale dalla quale si diramano gli aspetti più particolari che rappresentano di per sé argomentazioni e trattati complessi, che riescono a vivere anche di luce propria, come testimoniato dalla vasta bibliografia personale. La caratteristica metodologica di base, che si è evidenziata ad un’attenta rilettura delle sue opere, resta la costruzione del pensiero simmeliano come struttura reticolare, definita da un nucleo centrale, da cui si diramano i fili della rete, i sotto argomenti che determinano la fitta rete delle sue trattazioni. La metodologia di ricerca, che si riscontra nelle opere di Simmel, presenta dei caratteri innovativi, rispetto alle definizioni formali ed all’approccio metodologico e stilistico utilizzato dai suoi colleghi delle accademie, tanto che l’allievo più fedele al pensiero simmeliano, Antonio Banfi, descrive con parole d’alta affezione la capacità del maestro di affrontare ogni differente tematica. Banfi scrive che Simmel riesce a raggiungere: «[l’] estremo assottigliarsi della ragione per seguire la testura del vivente, [attraverso] questo suo vario ed inquieto dialettizzarsi per

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Silvia Fornari 204 cogliere il ritmo mutevole della realtà, [in virtù di] questo scomporre in intuizioni i concetti e rendere trasparente in concetto l’intuizione»66. La caratteristica dello stile espositivo dello studioso berlinese traspare anche nel pensiero di E. Troeltsch, che con le sue parole rende ancora vive le vibrazioni che Simmel riusciva a produrre nei suoi studenti, i quali anche a distanza di tempo sentono maturare le sensazioni di quegli incontri di studio «(…) in cui innumerevoli fili che vibrano e modificano la luminosità riempiono tutta l’aria senza principio e senza fine»67. Gli scritti di Simmel evidenziano un complesso lavoro costruttivo, articolato in modo da risultare vivo ed autonomo in ogni singola ramificazione, tale da potersi ulteriormente sviluppare e dare origine ad un altro testo, come del resto lo stesso Autore fece spesso. Pensiamo ad alcuni capitoli presenti in Sociologia come: “Il problema della sociologia”, “Il segreto e la società segreta” o “L’intersecazione di cerchie sociali”, i quali possono vivere anche al di fuori del testo, tanto che in alcuni casi sono pubblicati come lavori autonomi, come approfondimenti di tematiche specifiche, in grado di mantenere una propria indagine indipendente rispetto al nucleo centrale della trattazione simmeliana. Questo schema metodologico che si è evidenziato nell’approfondimento dello studio sulla produzione scritta di Simmel, mostra il superamento stilistico della cultura positivistica ottocentesca ed il desiderio dell’Autore di avvicinarsi a nuove correnti di pensiero. Simmel si avvicina in questo modo alla filosofia relativista e soprattutto alle concezioni filosofiche della vita, correnti di pensiero che non trovano grandi sostenitori nel mondo accademico. Il superamento del pensiero positivista e l’avvicinamento alla filosofia di Bergson, conduce Simmel ad argomenti e trattazioni sociologiche nuove. Le tematiche evidenziate nella sua biblio-

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La ricezione del pensiero simmeliano 205 grafia si riferiscono agli elementi vitalistici che influenzano la società moderna. Simmel si preoccupa di dare forma e contenuto alla dimensione del tempo, dello spazio, dei numeri, i tre ordini di riferimento in cui si organizza la sociologia simmeliana. Una ramificazione di idee che necessitano di svilupparsi, ma anche di stabilire e mantenere saldo il proprio punto vitale, centrale, nucleo della ricerca; lo studio sociologico e la comprensione delle dinamiche sociali. Le ricerche di Simmel, i suoi studi, le idee, l’esposizione argomentativa delle sue tematiche, possono apparire disgregate, senza un evidente filo conduttore; quando invece ogni singolo riferimento trova una sua motivazione d’essere nel collegamento agli scritti precedenti, ai saggi, ad un paragrafo esposto in un capitolo già concluso. Nessun’idea rimane disgregata e chiusa rispetto a quanto sviluppato negli antecedenti lavori. Simmel mostra una capacità di aprirsi verso nuove forme mentali, che testimoniano l’uscita dagli schematismi razionali classici; tale apertura risente dei nuovi studi sulla psiche umana, la «rottura epistemologica dell’io» filtra nei suoi pensieri e si rintraccia nei suoi scritti, tanto da rendere arduo il lavoro di registrazione ed analisi della complessità espositiva dell’Autore. David Frisby evidenzia in proposito un pericolo quando si leggono i lavori di Simmel: «(…) che il lettore si perda in questo eterno vagabondare da un aspetto all’altro della vita sociale»68. Questa caratteristica è fonte di critica anche da parte di alcuni suoi studenti. In Simmel questa duplicità di lettura si lega al concetto filosofico di Nietzsche, dove la «volontà di sistema» è «volontà di menzogna», non esiste un’unica verità assoluta e unitaria, ma è necessario presentare le idee, nel loro insieme, il reticolato che possono creare, l’unione di diverse idee con altre, lasciando aperta la strada per nuove scoperte e per l’approfondimento degli argomenti. I nodi della rete rappresentano le spiegazioni dei legami, e nello stesso tempo ciò non determina la

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Silvia Fornari 206 necessità di chiudere l’argomento, ma offre spunti per allargare ed approfondire lo studio. Nelle opere di Simmel non troviamo un punto di chiusura, che conclude definitivamente i suoi elaborati; non è possibile affermare che il lavoro si concluda con quanto esposto, esiste sempre la possibilità di agganciarsi ad altre idee, di continuare ad entrare in un vortice di passaggi mentali, di cui la rete è la rappresentazione più esemplificativa. Il metodo di Simmel presenta delle innovazioni stilistiche ed espositive evidenti, rispetto alle definizioni formali e all’approccio metodologico applicativo, usato a quel tempo dai suoi colleghi accademici. Simmel è particolarmente attento alla vitalità delle sue esposizioni; come dimostra la forza suggestiva delle metafore utilizzate nel seguente passo: «Tra gli innumerevoli fili che formano la testura della realtà e il cui complesso dà al filosofo il suo caratteristico problema, la forma determinata del suo tipo spirituale gliene fa trascegliere uno; egli lo interpreta come quello che connette il tutto e da cui tutti gli altri derivano, egli lo segue, per quanto esso appaia alla superficie solo frammentariamente e spesso avvolto in altri, come l’unico che si continui per tutto l’intreccio, e lo intesse, oltre la relativa misura della sua manifestazione finita, nell’infinito e nell’assoluto»69. Alessandro Cavalli parla di Simmel come di colui che ha proposto una sociologia dai confini aperti e mobili verso la filosofia, la storia e la psicologia, basata sul passaggio tra analisi “micro” e “macro” sociologiche delle relazioni sociali70. Si è andati così ad accennare com’è possibile il legame di Simmel con le reti, una connessione che non forza il suo pensiero, ma lo introduce all’interno di un nuovo metodo di analisi della società, un modo determinato dalla complicazione degli scambi tra i soggetti. Le reti relazionali sono spesso caratterizzate da legami che non rispondono ai meccanismi individuati dagli studi sui processi di socializzazione primaria e secondaria

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La ricezione del pensiero simmeliano 207 della sociologia classica, ma da complesse reti esterne dalle quali possiamo capire il tipo di soggetti e quali caratteristiche li determinano. Si vuole intendere con questa definizione l’interazione del soggetto singolo nel gruppo, piccolo o grande, che va indagata analizzando il suo grado relazionale, il modo di realizzare il rapporto di socializzazione, attraverso l’uso della terminologia simmeliana di “socievolezza”. L’interesse di Simmel per le relazioni nasce dal desiderio di comprendere gli aspetti della vita quotidiana, dai micro rapporti, come struttura di base utile poi per la comprensione dei rapporti relazionali più ampi che s’inseriscono nelle analisi macro. L’attenzione per il gruppo, l’analisi di aspetti particolari e sino ad allora mai toccati, come la sessualità, le problematiche femminili e lo stesso interesse per i processi educativi, fanno di Simmel un autore da cui è possibile partire per avere una visione approfondita ed importante della realtà nella quale è nata e si è sviluppata la sociologia e soprattutto per riscoprire l’interesse verso argomenti che oggi rappresentato un aspetto fondamentale della vita relazionale e comportamentale.

2. La ricezione italiana

In Italia, nello stesso anno della fondazione dell’Année Sociologique (1897), nasce la Rivista Italiana di Sociologia, rivista che raccoglie gli interventi degli studiosi di ambiti disciplinari diversi dalla nascente sociologia, poiché ancora non esistono dei veri cultori della materia. I campi scientifici d’interesse sono soprattutto: l’economia, la storia, la statistica, il diritto.

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Silvia Fornari 208 Fanno parte del consiglio direttivo della rivista: A. Bosco, G. Cavaglieri, S. Cognetti De Martis, G. Sergi, V. Tangorra, E.E. Tedeschi, autori che accrescono il vivace dibattito sorto intorno alla scienza sociale. Gli intellettuali che intervengono nelle discussioni scientifiche della rivista sono diversi, italiani e stranieri, tra i quali si ricordano: V. Pareto, A. Loria, A. Ardigò, e tanti altri che arricchirono il dibattito sociologico riferendosi soprattutto alla produzione della rivista francese71. La Rivista Italiana di Sociologia nasce per dare fondamento scientifico alla sociologia. Un cammino che nel nostro Paese è ancora più arduo, rispetto all’ambiente culturale del resto d’Europa. Il pensiero positivista, in Italia, tarda a raggiungere una propria maturazione ed indipendenza culturale, sconfitto sul piano filosofico dallo spiritualismo e dal neo-idealismo e successivamente, sul piano politico, dal nazionalismo fascista e dal centralismo di Benito Mussolini. Antonio Banfi descrive la situazione culturale italiana dopo la morte di Simmel ed evidenzia la caduta culturale del nostro Paese; si legge: «Data da allora la decadenza boriosa delle nostre scuole e dei nostri studi, il dilettantismo sufficiente e disinvolto nel campo della cultura. Anche perché i problemi dell’ora premevano, né la cultura poteva riaffermare di fronte ad essi, se non per inutile snobismo, la sua ideale indipendenza. Ma chi più cercava di penetrar nel fondo della crisi sociale e politica eliminando gli inganni ideologici e i compromessi etici, si sentiva respinto ai margini della cultura stessa. Questa è la filosofia italiana s’erano scoperte in blocco idealiste, di un idealismo sterilizzato, privo di senso problematico e dialettico, di tensione tra reale e razionale, e perciò ingombrante come un vestito senza forma. Esso era insieme un alibi di fronte alla più profonda concretezza della crisi e una accettazione in blocco della storia, della Realpolitik contro l’«utopia», sia che consacrasse il regno dello spirito nell’equilibrio astratto ed indifferente delle forze storiche, che si chiamò

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La ricezione del pensiero simmeliano 209 libertà, e fu conservatorismo, sia che lo riconoscesse nel passo romano – o hitleriano – degli eventi, nell’intolleranza, nel manganello, nel monopolio capitalistico o nel totalitarismo imperiale»72. Nei primi anni del Novecento, si sviluppa concretamente un vivace movimento antipositivista, che produce una crisi del positivismo che si conclude solo dopo il primo conflitto mondiale, con l’affermazione definitiva del pensiero neoidealista di Benedetto Croce (1866-1952) e Giovanni Gentile (1875-1944)73. L’obiettivo primario del pensiero neoidealista italiano, che supera il concetto “idealista” in cui la realtà è concepita esclusivamente come movimento dialettico, è quello di dimostrare che la stessa realtà esiste solo nel momento in cui è presente alla coscienza (pensiero/spirito/io), nella misura in cui è pensata, contemporanea all’atto del pensiero stesso. L’impostazione idealista italiana si distacca dall’idealismo classico tedesco, che non identifica la realtà con il contenuto attuale della coscienza e non la considera quindi contemporanea allo spirito cosciente. Il neoidealismo italiano giunge così alla negazione di ogni realtà che si costituisca come immutabile al di là del divenire della coscienza, sino a negare ogni struttura che si pone come immutabile all’interno della coscienza: «Lo spirito (la mente) non deve cioè essere inteso come qualcosa che “esiste in sé e per sé”, al di sopra della storia (come appunto accade a Hegel, secondo Croce e Gentile), ma come tutto calato nella storia e anzi come l’essenza e la condizione stessa fondamentale della storicità»74. Il proposito di Croce e Gentile è raggiungere un’egemonia intellettuale, in cui la filosofia è studio dello spirito, di uno spirito non metafisico, ma pensiero storico, filosofia che si risolve nella “storiografia”. I problemi studiati dalla filosofia neoidealista sono tangibili, concreti, riguardano i particolari problemi della vita dello spirito. La cultura italiana è percorsa da fermenti, desideri di conquiste spirituali, spinte dalla riscoperta di

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Silvia Fornari 210 interessi religiosi e filosofici nuovi, in cui Gentile sottolinea l’attualità dello “spirito” e Croce evidenzia il concetto di contemporaneità della storia, affermando «(…) la realtà è spirito e lo spirito è storia; la storia è autoproduzione della realtà, ossia individuazione dello spirito, che non rimane chiuso in una sua astratta universalità»75. Il sentimento antipositivista investe i giovani intellettuali, alla ricerca di un’assoluta creatività dell’Io, dove l’Idea e la Volontà prevalgano sulle circostanze esterne, alla ricerca di esperienze uniche e irripetibili. Croce cerca, nello spirito dei giovani intellettuali, la possibilità di esercitare una strenua opposizione contro la cultura positivista76. Lo stesso dichiara: «(…) io, vinte le angosce sentimentali del distacco dalla religione, mi acquietai presto in una sorta di inconsapevole immanentismo, non interessandomi ad altro mondo che a quello in cui effettivamente vivevo (…) Ciò che veramente suscitava interessamento, e mi costringeva a filosofare per brama di luce, erano i problemi dell’arte, della vita morale, del diritto, e più tardi quelli della metodologia storica, ossia del lavoro che mi proponevo di esercitare»77. Nella rivista “La Critica”, è possibile rintracciare la tensione intellettuale delle intelligenze italiane dei primi anni cinquanta del Novecento, con le sue difficili vicende storiche. Croce e Gentile avevano stretto intorno a loro voci diverse, in accordo ed in disaccordo, che insieme collaboravano per apportare un profondo cambiamento nella cultura italiana: «Condanne o esaltazioni che non scendano al fondo di quella coscienza – e sia pure cattiva coscienza di un tempo e di una società – non servono né a un chiarimento storico, né a un processo di liberazione morale»78. Nella Rivista di Croce, si rintraccia il tentativo del filosofo e di Gentile di educare culturalmente l’Italia, ma soprattutto si coglie l’opera svolta per il processo di moralizzazione delle isti-

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La ricezione del pensiero simmeliano 211 tuzioni e delle categorie sociali, con lo scopo di far uscire il nostro Paese da un chiuso provincialismo, ed insegnarle un linguaggio europeo. Soltanto attraverso un’attenta analisi della Rivista e non solo leggendo l’Estetica (1902): «(…) è possibile coglier nel vivo non solo il moto del pensiero crociano, ma le vicende della cultura italiana fin dalla preparazione della prima guerra mondiale, con tutti gli equivoci, le illusioni, i malintesi che la caratterizzano»79. Per tali motivazioni è importante chiarire la posizione di Croce nella cultura italiana del Novecento, per eliminare parte di un pensiero dominante, da cui si evince che la causa principale del ritardo nello sviluppo della nostra cultura, nel periodo a cavallo tra il 1920-1952 è da attribuirsi esclusivamente all’operato del filosofo italiano. Analizzando il rapporto intercorso tra il Croce e la casa editrice Laterza di Bari, è possibile fare un’operazione di rilettura delle scelte crociane, rispetto alla diffusione della cultura in Italia. Si evidenzia chiaramente il fervido interesse del filosofo nei confronti degli Autori stranieri dell’epoca, ma anche dell’impossibilità di pubblicare le opere soprattutto degli Autori tedeschi come Windelband, Dilthey, Simmel, Weber e Freud a causa spesso dell’alto costo dei copyright stranieri. È necessario però ricordare che lo stesso Laterza fu costretto a negare la pubblicazione weberiana Protestantische Ethik un der “Geist” des Kapitalismus (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo), poiché la precedente traduzione e pubblicazione di un’opera dello stesso autore, Parlament und Regierung im neu geordneten Deutschland, non fu apprezzato dal pubblico più colto, quello dei professori, ciò per evidenziare il clima in cui è costretto ad operare lo stesso filosofo80. In questo modo è possibile spiegare i motivi dell’ingiustificata accusa nei confronti di Croce, quale organizzatore delle attività culturali all’interno della casa editrice Laterza, di aver

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Silvia Fornari 212 impedito la libera circolazione della produzione culturale straniera. Un’accusa che sembra trovare un fondamento nell’analisi del catalogo editoriale dagli anni 1902-1915, poiché gli unici nomi stranieri che incontriamo sono quelli di Josiah Royce (18551916) e Jules Lachelier (1832-1918). Croce in questa lettura ne esce come il sostenitore egemone dell’idealismo italiano a discapito di tutto il pensiero d’oltralpe81. Croce, nel minuzioso studio dei carteggi con l’editore Giovanni Laterza, appare nella sua reale figura di aperto intellettuale il quale ha subito l’attacco di una parte dei pensatori italiani che lo identificano in un personaggio scomodo per la nostra cultura, rappresentandolo come la causa prima del nostro ritardo intellettuale, con un orizzonte culturale limitato. Il filosofo italiano, invece, dall’inizio dai primi anni del Novecento ma anche durante la dittatura fascista, ha lavorato alacremente per far conosce in Italia le opere filosofiche più importanti della cultura tedesca e diffondere lo sviluppo di un pensiero in opposizione alla cultura positivista ottocentesca. Il clima culturale in cui opera Croce si fece ancora più rovente quando arrivò alla rottura definitiva del suo rapporto con Giovanni Gentile e la dittatura fascista. Lo stesso Benito Mussolini concluse il Congresso del 1925, capeggiato da Giovanni Gentile affermando: “Io non ho mai letto una pagina di Benedetto Croce”. Croce rispose a Mussolini con il “Manifesto degli intellettuali antifascisti”, e divenne da quel momento il simbolo della cultura italiana che il fascismo disprezzò aspramente. È importante ricordare che le difficoltà di approdo in quegli anni della cultura straniera in Italia, sono determinate dal regime culturale autarchico, il cui primo obiettivo è l’esaltazione del genio italiano e lo stesso Croce, paradossalmente, fu il primo ad essere accusato di voler sovvertire l’ordine nazionale, influenzando la nostra cultura con le idee provenienti dall’estero. L’editore Laterza dopo il Congresso, si trovò in una situazione difficile

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La ricezione del pensiero simmeliano 213 per il prosieguo del suo lavoro. I suoi due più importanti collaboratori Croce e Gentile avevano rotto i loro rapporti personali e culturali e lo stesso Laterza si trovò costretto nel 1928 a rompere la collaborazione con Giovanni Gentile, considerato il “filosofo del fascismo”, con il quale esistevano oltre i vincoli editoriali, un rapporto personale di stima e di rispetto82. Per questo motivo, Croce spinge l’editore Laterza a pubblicare i lavori più importanti della filosofia tedesca e a tenere in considerazione per una possibile pubblicazione delle opere di Windelband, Sulla libertà di volere e di Simmel, Problemi di Filosofia della Storia, i due autori che dichiarano il loro distacco dalla cultura positivista, avviando il dibattito verso la filosofia della conoscenza come critica alla pura indagine razionale, attraverso il riferimento ai valori morali di riferimento, capaci di svolgere una funzione regolativa sia nell’attività conoscitiva, sia nell’azione morale ed artistica83. Windelband, conosce e stima apertamente Croce ritenendolo un alleato prezioso nella critica al positivismo, tanto da invitarlo nel 1908 a tenere una conferenza per la sezione italiana al congresso internazionale di filosofia di Heidelberg, presieduto dallo stesso84. Croce ha la possibilità di conoscere gli Autori tedeschi, poiché collabora con la rivista tedesca “Logos”, che cominciò le sue pubblicazioni nel 1910, contando anche su edizioni parallele, russe ed italiane, che vedono la partecipazione di Boutroux, Croce, Husserl, Simmel, Rickert e Georg von Lucacs (pseudonimo con il quale si firmava György Lukács). La rivista tedesca opera nel periodo storico più difficile per la Germania a causa dagli eventi bellici, dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, alla nascita del Nazionalsocialismo, in cui si coglie un momento fondamentale della filosofia del Novecento, includendo al suo interno la polemica sul rapporto fra scienze della natura e scienze dello spirito, con i sostenitori del pensiero neokantiano, in-

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Silvia Fornari 214 cludendo gli esponenti dello storicismo e della filosofia della vita85. Croce con l’avvio della prima Guerra Mondiale fu accusato in Italia di tedeschismo e disfattismo, ricevendo invece l’ammirazione dei giovani Gramsci e Gobetti, riconoscendo come il filosofo napoletano fu uno dei pochi europei che non persero la testa, di fronte all’esaltazione della guerra. Croce riuscì a controllare «(…) le sue passioni di cittadino italiano e i doveri, che, secondo la sua concezione dell’intellettuale, egli considerava impliciti nella propria Beruf. Per questa scelta intellettuale e morale fu implacabile contro chiunque, si chiamasse pure Simmel, Bergson o Boutroux, cedesse alla tentazione di contaminare la cultura col nazionalismo»86. La dura critica di Croce agli intellettuali che mettono da parte i loro interessi scientifici per la difesa della patria non fa altro che danneggiare la loro scienza ed i loro studi, senza riuscire a portare nessun beneficio per la patria. Anche nel dopoguerra Croce mantiene la sua posizione sino a prendere apertamente le distanze da quella filosofia tedesca che aveva così tanto ammirato, sino a giungere nel 1926 all’inserimento dei nomi di Dilthey, Rickert e Simmel in un duro giudizio di critica nei confronti della filosofia tedesca contemporanea87. Croce, non si allontana, e non dimentica il movimento intellettuale tedesco, tanto che nell’immediato dopoguerra è attratto da uno dei massimi esponenti del tempo, Max Weber. Il filosofo napoletano che aveva dichiarato apertamente il suo rifiuto delle correnti sociologiche italiane, soprattutto del pensiero di Vilfredo Pareto, la cui opera principale (Il trattato di Sociologia Generale), fu definito dallo stesso “un caso di teratologia scientifica”88, era invece un grande estimatore del pensiero sociologico europeo, ricordando Simmel, Durkheim e Weber. Benedetto Croce nutre una sincera ammirazione per Max Weber, che ebbe occasione di conoscere al congresso di Heidel-

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La ricezione del pensiero simmeliano 215 berg, ricordando che fu lo stesso Croce a far tradurre la prima opera di Weber in Italia e nel 1920 commentò dolorosamente la scomparsa del grande intellettuale tedesco. Di Weber, Croce era molto interessato a Protestantische Ethik und der “Geist” des Kapitalismus, ma come affermato in precedenza non riuscì a farlo pubblicare da Laterza. L’interesse nei riguardi di questo complesso lavoro weberiano trova una corrispondenza in Italia anche da parte di Roberto Michels, che scrive un necrologio sulla “Nuova Antologia” nel 1920. È necessario però ricordare che il maggiore conoscitore sino agli anni venti del pensiero weberiano in Italia è Giovanni Ansaldo, il quale denuncia la mancanza di “uno spirito capitalistico” nel nostro Paese, come uno dei problemi principali, citando oltre l’opera di Weber, anche quella di Sombart, Der Bourgeois (Il Borghese, 1913) e Troeltsch, Soziallehren der christlichen Kirchen und Gruppen (Le teorie sociali della Chiesa e dei gruppi cristiani, 1917), quest’ultima fu proposta da Croce all’editore Laterza per la pubblicazione, ritenendola un’opera di prim’ordine e di alto interesse, non tanto per le riflessioni filosofiche contenute, ma per le indagini storiche intorno ad alcuni concetti morali di grande importanza nella vita spirituale e politica del mondo moderno89. Le dura critiche rivolte a Croce sono state in parte smussate a partire dal 1955 con il contributo di Eugenio Garin, il quale invita ad usare con prudenza il termine “provincialismo” ed a non cercare un capro espiatorio del ritardo culturale italiano nella “metafisica idealistica”, ricordando che nel 1911 Croce e Bergson parlavano un linguaggio comune, e tutti li capivano90. Le difficoltà sono invece anche da imputare ad un clima culturale ristretto ai propri interessi individuali e ben pochi riuscirono ad entrare nel dibattito tanto che si legge: «(…) erano solo “professori” quasi tutti i molti produttori di filosofia del momento: e se è grave errore sempre confondere il moto del pensiero con i cor-

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Silvia Fornari 216 si universitari, gravissimo diventa allorché la scuola cessa di aver risonanza nel paese, e le voci più significative ne restano fuori»91. In quest’acceso dibattito culturale italiano la presenza della “Rivista Italiana di Sociologia” è molto importante, pur se ristretta a soli trent’anni di attività, riuscendo in fasi alterne a portare avanti il suo compito, occupandosi delle tematiche sociologiche italiane ed aprendo la rivista all’ampio dibattito europeo. La Rivista tra gli altri presenta anche alcuni passi delle opere di Simmel, Autore, che com’esposto ampiamente, conosce il nostro Paese, ama il clima culturale, artistico e le forti influenze storiche che caratterizzano le grandi città italiane. Proprio dall’Italia Simmel riceve forti stimoli per i suoi lavori, incentivi e riconoscimenti già sul finire dell’Ottocento. Lo conosce l’operato della “R.I.S.” e alcuni suoi lavori sono presentati nei numeri della Rivista italiana, anche se non assiduamente. Nel 1900 è pubblicato tra i “Riassunti di Riviste” Il problema della sociologia92, base del pensiero sociologico simmeliano. Bisognerà attendere poi sino al 1906, per ritrovare nella Rivista altri articoli sull’Autore, anche se ricordiamo, che in questo periodo Simmel lavora assiduamente, pubblica una grande quantità di saggi ed opere complete, tradotte in molte lingue. Nel numero di Marzo-Aprile del 1906, nella sezione Etica sociale “Riassunti di Riviste”, compare un articolo con il nome di S. Simmel, Sociologia della povertà93, traduzione italiana di: Zur Soziologie der Armut, «Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik», XXII, Gennaio, 1906, (pp.1-30). Il nome di Simmel, Georg, è riportato come iniziale la lettera “S.”, al posto della lettera “G.”; si tratta sicuramente di un errore di stampa, e non del mancato riconoscimento dell’Autore tedesco94. Dal 1907 sino alla data della sua morte, avvenuta nel 1918, non compaiono altri scritti su Simmel e non si trova nessun ne-

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La ricezione del pensiero simmeliano 217 crologio dedicato alla figura dello studioso. È possibile, invece, rintracciare dei riferimenti all’Autore nei numeri del 1911 e del 1913, tra le notizie, con particolare riguardo al “Primo Congresso di Sociologia in Germania”95 ed al “Secondo Congresso di Sociologia in Germania”96. La prima traduzione italiana di un’opera simmeliana, precedente alle notizie apparse nelle pubblicazioni della “R.I.S.” è Das Problem der Sociologie (Il problema della sociologia), diffuso dalla “Riforma Sociale” (fasc. 7, sez. 2, anno VI, 1899). Si tratta di un primo debole segnale del riconoscimento del pensiero di Georg Simmel in Italia. Un successivo articolo dedicato al relativismo simmeliano appare nella rivista “Filosofia” (1907), con un intervento di A. Zoccoli, La concezione formale della sociologia secondo Simmel. Se dobbiamo però indicare il primo vero mediatore del pensiero simmeliano non è possibile dimenticare uno dei suoi allievi italiani, il filosofo Antonio Banfi (1886-1957)97, che s’interessa della traduzione di alcuni lavori di Simmel, a partire dalla prima traduzione completa di Hauptprobleme der Philosophie (I problemi fondamentali della filosofia, Vallecchi, Firenze 1920)98, con un saggio introduttivo a fondamento dello sviluppo del pensiero filosofico banfiano, Il relativismo critico e l’intuizione filosofica della vita nel pensiero di G. Simmel (pp.3-31), scritto dieci anni dopo da quando Banfi decide di seguire le lezioni di Simmel. Banfi, fu il solo a fare i conti con il pensiero di Simmel appena conseguita la seconda laurea in filosofia con il professor Piero Martinetti (1872-1943) presso l’accademia scientifica letteraria di Milano, dal quale apprende «(…) solidità metodica e rigore teorico, consapevolezza della responsabilità etica dei sistemi e suggestioni importanti per lo sviluppo di un razionalismo trascendentale (…)»99, decidendo poi di approfondire i suoi studi filosofici presso l’università di Berlino, non del tutto

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Silvia Fornari 218 appagato dagli studi condotti in Italia ed essendo infastidito dal provincialismo della cultura italiana. Il 28 Aprile del 1910, il giovane Banfi s’iscrive alla Königlische Friedrich-Wilhelm Universität di Berlino, per seguire le lezioni del prof. Simmel, insieme ad alcuni colleghi italiani partiti insieme a lui, Confucio Cotti e Andrea Caffi. Il periodo trascorso dal filosofo italiano a Berlino è breve, dal 1910 al 1911. Nel 1910, Banfi lega il pensiero simmeliano alle intuizioni che in lui erano maturate durante la stesura della sua tesi di laurea, ispirata dalla filosofia di Bergson, idee che caratterizzano tutta la sua produzione, sino all’ultimo scritto del 1957. L’allievo di Banfi, Fulvio Papi, descrive il pensiero di Simmel, tratto dal maestro, come «(…) il tentativo di offrire una risposta coerente ed organica alla crisi della cultura e della società contemporanea»100. Tuttavia, il giudizio di uno dei primi interpreti contemporanei di Simmel in Italia, Massimo Cacciari, in merito alla lettura banfiana del filosofo tedesco, è molto critico; egli si domanda se, ancora oggi101, sia giusto avvalersi, per studiare Simmel, della riflessione di Antonio Banfi, aggiungendo che nella rilettura del rapporto Simmel – Banfi, il nostro Paese ha visto sfumare la possibilità di conoscere la complessità delle riflessioni simmeliane. Banfi giunge a Berlino quando la crisi culturale che caratterizza il dibattito culturale tedesco è in una fase statica: i grandi eventi di fine Ottocento hanno fatto il loro corso, la discussione sociologica si è sviluppata con la pubblicazione dei lavori di Simmel, Weber, Sombart, Tönnies, ed anche il dibattito critico degli stessi ha raggiunto il suo culmine. Simmel in questo periodo: «(…) è già alla ricerca della sua «tradizione», di una immagine di sé. L’inizio della “scolastica” è imminente. Già Simmel trova i suoi allievi, i suoi “tradimenti”»102. Banfi non ha la possibilità di vivere da vicino la trasforma-

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La ricezione del pensiero simmeliano 219 zione della Kultur tedesca, la sua progressiva distruzione; ciò è per Cacciari un limite insuperabile, tale da determinare una lettura impoverita, cui sfugge la poliedricità dell’analisi simmeliana, ma soprattutto «(…) il senso di una cultura di crisi»103. È possibile ribattere a questa critica osservando che, sebbene Banfi non viva il dibattito intellettuale della Germania di fine Ottocento, nei due anni del suo soggiorno si pubblicano importanti lavori sulla crisi spirituale della Mitteleuropa precedente agli eventi bellici. Si pensi in proposito alle opere di R. Musil, L’uomo senza qualità; di F. Kafka, Diario 1910-23; di R. M. Rilke, Quaderni di Malte Laurids Brigge, del 1910; opere in cui drammaticamente si mostra la crisi esistenziale dell’uomo moderno e la dura critica alle forme burocratiche e di potere dell’epoca. Banfi dunque vive una breve esperienza, in un periodo incolore per il dibattito intellettuale berlinese, ma sente da vicino la vivacità di Berlino e trova in essa lo stimolo per proseguire gli studi e portare avanti la ricerca filosofica al suo rientro in Italia. L’allievo di Banfi, Fulvio Papi, descrive il periodo trascorso a Berlino dal maestro (1910-11), come una fase fondamentale, in cui conosce Simmel quando Banfi, pur giovane conosceva bene Hegel, e ciò lo aiutò: «(…) legittimava la sua giovanile festa spirituale, ma, contemporaneamente, consentiva di intravvedere, nella trama spumeggiante, un principio d’ordine. Simmel a Berlino dovette essere per Banfi l’alveo di un fiume in rapida, e io credo che abbia segnato così la certezza di un credito d’esperienza e l’accettazione felice di una sorte filosofica. Penso per questo segno che Banfi serbasse di Simmel una memoria decisiva»104. Se la cultura dell’epoca è in crisi ciò è determinato dall’immobilità, una staticità della civiltà contemporanea limitata in parte dalla direzione univoca dei movimenti degli uomini, delle idee, delle cose: «La morale trova crollato ogni definito si-

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Silvia Fornari 220 stema di valori, l’educazione constata l’impossibilità di una pedagogia unica, l’arte discute tutti i suoi mezzi e tutti i suoi fini, la religione sembra ormai esaurita in una funzione conservatrice, la filosofia manca di unità nella forma nel metodo nel contenuto (…)»105. Del resto, se il mondo scientifico tedesco dell’epoca è poco interessante per le menti dei giovani studiosi, ci sono anche intellettuali, come il professor Simmel, che offrono una possibile apertura verso nuove interpretazioni della realtà e delle sue problematiche. Banfi, insieme a pochi altri giovani, ha la possibilità di seguire sia le lezioni universitarie sia i seminari privati organizzati dal professor Simmel. Le sue lezioni sono lontane dal rigore delle accademie; coloro che vi accedono sono dei privilegiati, apprendono gli strumenti fondamentali per organizzare il proprio lavoro intellettuale: «(…) Banfi non si trovò nella condizione di un discepolo organizzato nella disciplina di una scuola, ma piuttosto di un ricercatore che trova lo strumento più adatto che gli serve per mantenere in vita la propria ipotesi e la trama di intuizioni che vi si connette»106. Banfi rimane per lungo tempo l’estimatore più grande del pensiero e della persona di Simmel, che ricorda, insieme a Martinetti ed Husserl, come uno dei suoi tre maestri di vita: «(…) maestri di un pensiero che è ricerca, libertà infinita e profonda responsabilità»107. Di Simmel, Banfi recupera l’analisi del rapporto tra vita e forme culturale: una relazione in continuo movimento, un divenire generato dall’esperienza dell’uomo che si realizza sul piano culturale, in un continuo intersecarsi di forme e di vita. Con questo spirito svincolato dalla chiusura culturale imperante nel nostro Paese, Banfi sviluppa la sua visione filosofica sotto l’influenza di tre diversi indirizzi; tale visione costituisce la sintesi della sua filosofia della cultura: «(…) con il Dilthey

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La ricezione del pensiero simmeliano 221 era la produttiva complessa spontaneità psicologica, come vivente trama della cultura che costituiva l’oggetto della ricerca; con le scuole neokantiane erano invece le leggi e i valori determinanti in forma autonoma le varie sfere della vita culturale; con l’idealismo noologico era infine l’unità vivente ed attiva di tali campi e del loro interiore processo»108. Il legame con il maestro non termina con il suo rientro in Italia; Banfi espone con orgoglio il pensiero di Simmel anche dopo la sua morte (1918) e pubblica un articolo specifico riferito al periodo di studio in Germania, pubblicato sulla “Voce” di Giuseppe Prezzolini (1882-1982)109. La prima traduzione curata da Banfi è I problemi fondamentali della filosofia, un lavoro “sistematico”, razionale, in cui si riscontra un iniziale interesse per la filosofia simmeliana110, mentre è ancora scarso l’interesse per l’aspetto sociologico. Banfi compie una scelta conoscendo e disponendo di gran parte della produzione simmeliana. Sceglie i lavori in cui non si evidenzia la conflittualità sociale e dove non si evince il contrasto del rapporto tra forma e vita, che caratterizza opere precedenti a: I problemi fondamentali della filosofia, lavoro che legge in Italia, poiché la pubblicazione è antecedente al suo soggiorno a Berlino. Lo stesso ebbe a scrivere nell’introduzione alla prima edizione del 1920: «La presente è la prima traduzione di un’opera del Simmel in italiano, e non dovrebbe essere l’ultima. (…) Questa traduzione è quanto più fedele interprete del pensiero e dell’atteggiamento dell’autore, ma non ha la pretesa di rendere la ritmicità nervosa e sostenuta dell’espressione del Simmel, la sensibilità dei contrasti, lo spostarsi rapido e l’intrecciarsi delle polarità intellettuali e sentimentali, il raccoglimento teso dei silenzi armonici, la precisione sottile e raffinata che corregge la sua concettualità nel richiamo ad un’insostituibile intuizione. Chi abbia letto il Simmel o ascoltato le sue lezioni, sa che una traduzione chiara, onesta e fedele, come questa

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Silvia Fornari 222 spera di essere, deve qualche po’ vergognarsi di tale, pur necessaria, servizievole semplicità»111. Banfi propone un programma dei lavori di Simmel in cui si colgono le nozioni relativistiche che lo stesso impartiva ai suoi allievi. Attraverso la scelta dei lavori da pubblicare, si evince come egli veda in Simmel un pensatore razionale ed equilibrato il quale procede risolvendo le contraddizioni dei suoi lavori precedenti. Da questo quadro, si delinea una visione univoca delle opere di Simmel che scompare nel corso degli ultimi vent’anni, con la traduzione di gran parte della produzione simmeliana (e si tratta molto spesso di pubblicazioni a puro carattere divulgativo). Cacciari critica l’univocità di Banfi, l’aver presentato solo una parte del pensiero simmeliano, istanze che permeavano tutta la cultura europea del tempo, ma che sono giunte nel nostro Paese in maniera “accomodata” e la conseguenza più diretta è stata la mancanza di energia propria, capace di permettere una “trascendenza” del pensiero al di fuori degli schemi culturali del nostro Paese, in un periodo in cui la cultura italiana è dominata dalla filosofia di Croce e Gentile112. Per queste ed altre critiche mosse alle scelte di Banfi nella traduzione delle opere simmeliane in Italia, Cacciari spiega la mancata presenza ed interpretazione di Simmel negli anni successivi alla sua scomparsa, tanto da scrivere all’inizio della ripresa del pensiero simmeliano nel nostro Paese: «Si intende soltanto dire che qui il “grosso” è ancora da fare – e non nei riguardi di Simmel, come tale, beninteso, bensì di tutti (sic.) il contesto culturale che lo comprendeva, nelle sue origini, nei suoi rapporti che coglie e che direttamente intenziona»113. La figura di Simmel, nell’immagine di Banfi, traspare in un ricordo molto intenso, quando il pensiero torna al tempo delle lezioni berlinesi. Riportiamo in proposito una citazione degna di nota, sia per il forte coinvolgimento emotivo di Banfi sia per il contrasto nei confronti delle descrizioni che altri allievi fanno

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La ricezione del pensiero simmeliano 223 del professor Simmel: «In piedi, sulla cattedra, segnava in punta di penna l’anatomia sottile dei pensieri e nel silenzio sospeso componeva e scomponeva le fila delle idee, la trama della vita, badando a che nulla si spezzasse (…) Amor vitae intellectualis, sentito e vissuto con una tale acutezza di spasimo, ma con una tale serenità di abbandono da ricordar l’Amor Dei spinoziano»114. Con questa descrizione, si compone l’immagine in cui si evidenziano i tratti distintivi della personalità di Simmel, in cui tra le righe della sua produzione è possibile rintracciare un profondo interesse rivolto allo sviluppo della persona nella sua totalità. Per introdurre quest’argomento si ricorda la testimonianza di Banfi, originata dal profondo legame e dell’ammirazione verso l’Autore tedesco, tanto da riuscire a cogliere nella loro complessità le sfumature più sottili della personalità simmelliana: «(…) una viva sensibilità per la ricchezza di struttura e il delicato intreccio dei piani e delle linee della vita, che la precisa acutezza dell’analisi pone in rilievo senza mai spezzare o confondere nell’inerte schematismo di formule generiche; un’espressione nervosa, vibrante ad ogni tonalità del pensiero, ma distendentesi in un ritmo indipendente da ogni parziale valutazione soggettiva (…)»115. In queste parole si rintraccia la nota personale di Simmel che caratterizza tutte le sue opere. Al proposito, Carlo Antoni parla di una sociologia di finezza e penetrazione filosofica e psicologica, tanto da rivelare una vanità di pensiero sociologico che, nel passaggio dalla formalizzazione delle categorie logiche ai concetti empirici, crea una “teoria della relazione”, che dovrebbe confluire in una filosofia della pratica. Si tratta di un pensiero sociologico che non riesce ad emanciparsi del tutto dalle sue pretese filosofico-psicologiche. Analisi che investe non solo il pensiero simmeliano, ma anche le opere di M. Weber e F. Tönnies, così come in generale tutta la sociologia tedesca dell’epoca116.

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Silvia Fornari 224 3. La ricezione americana

La vasta produzione, le idee culturali e scientifiche di Simmel oltrepassano i confini europei, riuscendo a trovare sostenitori anche negli Stati Uniti. I lavori simmeliani sono tradotti e pubblicati, tra il 1890 ed il 1900, dalla rivista di sociologia “American Journal of Sociology”, grazie al lavoro del suo fondatore Albion Small. La rivista si occupa della traduzione e della pubblicazione, a più riprese, di Über soziale Differenzierung. Soziologische und psychologische Untersuchungen, (La differenziazione sociale. Ricerche sociologiche e psicologiche, 1890), Einleitung in die Moralwissenschaft. Eine Kritik der ethischen Grundbegriffe (1892-1893)117 e di altri articoli e saggi. Il successo degli articoli di Simmel nella rivista spinge alcuni giovani studiosi americani a seguire le sue lezioni a Berlino. Tra gli altri Robert Park (1864-1944), che studia a Berlino sotto la guida di Simmel nell’anno accademico 1899-1900. Periodo di studio fecondo per Park, che insieme con Albion Woodbury Small (1854-1926) fonda la “Scuola di Chicago”, occupandosi delle tematiche tratte dalle opere di Simmel, come lo studio sulla distanza sociale, lo straniero, la metropoli e gli aspetti più particolari del comportamento umano, si pensi alle ricerche sulla civetteria, la conversazione, il segreto118. Il pensiero simmeliano, negli Stati Uniti, si diffonde come principale esponente della nuova scienza sociale. Dalle traduzioni simmeliane, gli studiosi americani ricavano gli aspetti scientifici e culturali per il superamento delle dottrine sociologiche positiviste e di matrice darwiniana che hanno avviato un autonomo piano metodologico, fondamentale per una sociologia americana che cerca la propria indipendenza dalle correnti europee119. La ricezione del pensiero simmeliano, sino agli anni ’50, si

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La ricezione del pensiero simmeliano 225 realizza grazie alle pubblicazioni e traduzioni di Robert Park, Ernest Winston Burgess (1886-1966), N. J. Spykman, e K. W. Wolff, riferendosi agli scritti a carattere sociologico, senza nessun riferimento al pensiero filosofico dello stesso. Simmel è un punto di riferimento importante per tutta la sociologia americana, tanto da avviare il dibattito sociologico dalle opere simmeliane. Lo stile simmeliano, lontano dal rigore delle accademie tedesche, se rappresenta un impedimento per la sua accettazione da parte del mondo scientifico europeo, è sicuramente un vantaggio per la diffusione del suo pensiero nella cultura americana. L’interesse di Simmel verso tematiche sociali particolari, partendo dall’interazione sociale, la cultura dei piccoli gruppi, l’interesse verso attori sociali specifici, si collega bene ad un Paese in evoluzione come il Nord dell’America. Simmel è considerato l’ispiratore della Scuola di Chicago, insieme al suo massimo esponente Georg H. Mead (18631931)120, e della sociologia della vita quotidiana, in modo particolare degli interazionisti simbolici; inoltre esercita una grande influenza sull’opera di Erving Goffman (1922-1982)121 e di Norbert Elias (1897-1991)122, sulle teorie dello scambio sociale di Georg C. Homans (1910-1989)123 e Peter M. Blau (1918)124, sulle teorie dell’ambivalenza strutturale, come il concetto di ruolo e dei gruppi di riferimento di Robert K. Merton (1910)125, sugli studi relativi alle dinamiche di gruppo, sulla neo-sistemica di Niklas Luhmann (1927-1998)126 ed in altri filoni teorici e di ricerca. La ricerca dei dettagli della cultura, delle relazioni sociali di Simmel, si realizza attraverso un metodo che oggi possiamo definire di “ricerca qualitativa”; tale metodo però non è riconosciuto dagli studiosi più tradizionalisti e da alcuni dei suoi allievi, volti ormai alle correnti più estremiste ed ortodosse del marxismo. La scuola di Chicago, che ha dato poi il via all’indagine di “micro sociologia”, trova nell’organizzazione sociale

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Silvia Fornari 226 americana un terreno molto fertile su cui lavorare non solo sul piano delle intuizioni teoriche, ma soprattutto nella realizzazione d’importanti ricerche sul campo, potendo disporre di una società molto eterogenea, determinata dall’incontro di razze e culture più diverse. Negli Stati Uniti, nessun altro sociologo tedesco del suo tempo riceve una così calda accoglienza. L’interesse scientifico nei confronti degli studi simmeliani fa sì che, nei primi anni del novecento, consistenti parti delle sue opere siano tradotte ed apprezzate dal pubblico di lingua inglese, non solo come prodotto europeo ma perché ricche d’intuizioni felici e di concezioni sociologiche che superano le barriere culturali e politiche della Germania guglielmina. Simmel è apprezzato nella sua veste sociologica, è considerato uno dei primi esponenti della corrente tedesca, quando ancora nel suo paese la sociologia non ha incontrato i favori degli accademici, tanto da non avere un corso d’insegnamento indipendente. La sociologia, sino al 1918 rimane ancorata alla filosofia e la stessa bibliografia di Simmel si configura più ricca in lingua inglese che non in quella tedesca. Nello stesso periodo in cui la rivista sociologica statunitense prima citata è ricca di contributi ed articoli interessanti, la “Archiv für Sozialwissenschaft und Sozialpolitik” è in piena crisi. Durante i lavori del secondo congresso di Berlino dell’Associazione tedesca di Sociologia, del 1913, gli animi non sono sereni; pur se il tema di studio riguarda la “nazionalità e il nazionalismo”, la problematica principale del convegno riguarda i “giudizi di valore”. In quest’occasione Max Weber, in disaccordo con gran parte dei partecipanti, annuncia la sua uscita dal comitato scientifico dell’associazione. Nello stesso anno anche Simmel si dimette, giustificando la sua uscita dal comitato direttivo con queste parole: «(…) i miei interessi e indirizzi di lavoro nel corso degli anni si sono rivolti totalmente alla filosofia pura e si

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La ricezione del pensiero simmeliano 227 sono distaccati dalla sociologia con un radicalismo che ha sorpreso me stesso»127. L’Associazione tedesca è abolita definitivamente nel 1933 a causa dell’avvento del nazionalsocialismo e per la conseguente perdita della cattedra di F. Tönnies, l’ultimo tra i fondatori, che continua a lavorarvi come presidente e che aveva mostrato una ferma opposizione al partito nazista. Si riscontra una gran differenza per la nascita della sociologia in Germania rispetto ad altre realtà europee, sicuramente rispetto all’Italia. Alessandro Cavalli, presenta un’interessante ipotesi riguardo a questa problematica, affermando come in Germania si assista alla nascita della scienza sociale all’interno delle stesse istituzioni accademiche, mentre negli altri paesi la sociologia nasce fuori dalle istituzioni, per poi iniziare un complesso processo per acquisire una posizione istituzionalizzata e per ricevere tutte le credenziali accademiche, come accade per il nostro Paese. Per i fautori dell’Associazione tedesca di sociologia, il problema è comprensibile nella definizione e nell’analisi del conflitto sociale, evidenziando l’impossibilità della soluzione, nella speranza di costruire condizioni di armonia sociale. La spaccatura all’interno di questa linea di pensiero si determina anche a causa degli avvenimenti politici del periodo, in relazione alle problematiche legate alle fasi iniziali dell’espansionismo coloniale. Weber, Sombart, Simmel e Tönnies sono gli strenui oppositori della costruzione della flotta tedesca e a favore del Verständigungsfriede (Il partito della pace), anche se si tratta di una pace negoziata, fazione contrapposta ai sostenitori della Siegestriede (Il partito della pace vittoriosa)128. Due partiti contrapposti fra loro, tra i sostenitori e gli avversari di quello che rappresenta solo l’inizio di un altro conflitto inevitabile, la prima Guerra Mondiale. Gli Autori che contribuiscono alla nascita della sociologia

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Silvia Fornari 228 tedesca hanno legami diretti con la classe dirigente dominante, tanto che la loro separazione successiva da un tale ambito d’influenza determina comunque un passaggio molto difficile: si formano nella stessa cultura che vogliono cambiare e quest’impronta rimane presente129 nella loro intera produzione scientifica. Si determina una netta rottura con il ceto intellettuale dominante. Per Alessandro Cavalli130 rompere con la concezione della storia ha il significato di una rottura epistemologica dell’estrema sinistra con l’establishment accademico. I fondatori della “Rivista Tedesca di Sociologia” sono alcuni degli autorevoli rappresentanti dell’establishment accademico, esponenti in prima persona di una realtà conservatrice. L’interesse verso gli studi simmeliani negli Stati Uniti non dura a lungo: intorno agli anni trenta si diffonde il metodo rigoroso di Talcott Parsons che, con la pubblicazione di The structure of Social Action131, avvia una nuova ricerca sociologica indirizzata verso la definizione di analisi globali sulla società, superando gli studi di micro sociologia. Lo “struttural-funzionalismo” parsoniano è debitore delle grandi teorie europee, di Durkheim, Weber, Pareto, dimenticando volutamente il lavoro simmeliano, di cui sicuramente Parsons è a conoscenza132. Con lo sviluppo dello “struttural-funzionalismo” parsoniano sono poste in secondo piano tutte le trattazioni scientifiche della Scuola di Chicago e dei suoi sostenitori.

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La ricezione del pensiero simmeliano 229 4. Il contributo di Simmel alla sociologia contemporanea Dopo l’avvento del pensiero parsoniano, la diffusione dell’opera di Simmel subisce una radicale restrizione. Ciò avviene anche in Europa, in concomitanza con la sua morte. In effetti, in Germania gli studi simmeliani saranno lentamente messi da parte, per scomparire completamente con l’insorgere del nazismo e della seconda guerra mondiale. Bisogna attendere la fine degli anni ’50 per assistere ad una ripresa completa del suo pensiero scientifico. L’unico esempio felice precedente a questo periodo è la pubblicazione nel 1938 dell’opera di Raymond Aron (1905-1983), Essai sur la théorie de l’historie dans l’Allemagne contemporaine133, in cui il pensiero di Simmel è individuato nel contesto generale dello storicismo tedesco, come fece successivamente in Italia anche Pietro Rossi134. Il tardivo riconoscimento dell’Autore, non solo in Italia ma anche in Germania, Francia e Spagna, porta negli anni ’70 ed ’80 ad una ripresa dell’interesse intorno al pensiero filosofico e sociologico simmeliano, tanto da intensificare le traduzioni e gli interventi per recuperare il ritardo accumulato. Sino agli anni ’70 il pensiero simmeliano si presentava in due parti distinte: Simmel filosofo, per la cultura europea e Simmel sociologo, per la cultura americana. Una visione parziale di una complessa personalità scientifica, che non tiene conto della formazione e delle influenze storico-culturali degli anni di vita. La complessità dell’immagine simmeliana, sembra rivalutarsi a partire da David Frisby per la ricerca inglese, da Donald N. Levine per lo studio americano e in Germania grazie alle analisi critiche di Jeinz-J. Dhame e K. C. Köhnke; senza dimenticare l’importante lavoro di verifica della datazione delle opere simmeliane135. È importante ricordare che se la rilettura di Simmel in Italia

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Silvia Fornari 230 ha dovuto fare i conti con una realtà intellettuale che con difficoltà ha accolto il pensiero simmeliano, maggiori difficoltà riguardano la lettura contemporanea dell’Autore nel suo Paese, la Germania. Si accennano qui di seguito, brevemente, i tratti distintivi dell’interpretazione simmeliana tedesca. L’interesse degli studiosi tedeschi si è appunto inizialmente nella ricostruzione minuziosa della vita e delle opere di Simmel, nell’analisi delle influenze e dell’ambiente intellettuale e culturale in cui opera il teorico tedesco. Queste pubblicazioni hanno saputo cogliere la complessità del clima culturale e le difficoltà accademiche, in cui si è trovato ad intervenire uno dei padri indiscussi della sociologia tedesca. Simmel come sappiamo sia in vita sia dopo la sua morte si è trovato a dibattere per difendere o in ogni modo promuovere un pensiero molto spesso scomodo e lontano dalle posizioni teoriche delle accademie ufficiali. Il mancato riconoscimento in vita e la rilettura tardiva del pensiero simmeliano da parte dei sociologi tedeschi risente pienamente di questo rifiuto e delle dure critiche a Simmel a favore di altri importanti esponenti della sociologia contemporanea, tanto che come scrive Accarino: «(…) ancora oggi si parla di Simmel, in Germania, quasi per riparare al torto di un’attenzione frammentaria quando non rituale, mentre famose rimangono alcune stizzose liquidazioni (Theodor W. Adorno) e mentre ancora manca un’edizione critica e (nei limiti del possibile) completa delle opere»136. Quando Accarino presenta questi fatti è il 1982, ad oggi l’edizione critica delle opere simmeliane non è stata ancora completata. Georg Simmel Gesamtausgabe ha preso avvio grazie alla curatela di Otthein Rammstedt, nel 1989, presso l’editore Surhkamp (Frankfurt am Main), il quale prevede la pubblicazione di ventiquattro volumi, per accogliere l’intero corpus dell’opera simmeliana, edita ed inedita. Sino ad oggi ne sono stati pubblicati circa la metà dell’opera completa. Il cambiamento d’interesse nello studio di Simmel ha com-

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La ricezione del pensiero simmeliano 231 portato una ripresa del discorso sull’Autore. Sino ad oggi, della sua vasta produzione intellettuale, sono state tradotte e curate le sue più importanti opere ed una piccola parte dei numerosi saggi ed articoli pubblicati dall’Autore nel corso di un trentennio. Questo rinnovato interesse verso Simmel ha ampliato lo studio e l’utilizzo del suo pensiero, citato a più riprese durante convegni137 e seminari, divenendo la base metodologica per molte ricerche, riconoscendo il valore dei suoi contributi, tematiche, oggi di rinnovata attualità. Per Alessandro Dal Lago, una spiegazione a questa tardiva considerazione del pensiero simmeliano è da attribuire ad un’affermazione incondizionata del modello “struttural-funzionalista” americano. Solo verso la fine degli anni ’60, quando si assiste all’attenuazione dell’influsso parsoniano nella cultura europea, riappare un rinnovato interesse per le tematiche simmeliane138. L’interesse degli ultimi quarant’anni intorno all’opera ed al pensiero simmeliano si è sviluppato non solo in Italia, ma in tutta Europa, soprattutto Germania e Francia e come si è visto nel paragrafo precedente anche negli Stati Uniti. L’Italia dopo Banfi, riesce a mantenere vivo per pochi anni l’interesse per l’opera simmeliana, in parte alimentato dalla vitalità dell’intervento del filosofo italiano, il quale, come già evidenziato, ha il merito, in ogni modo, di aver fatto conoscere Simmel ai filosofi italiani. Dopo un fugace intervento di traduzione italiana nel 1899139, lo studio e la presentazione di Simmel al pubblico italiano si realizza a partire dal 1919, con la prima traduzione di Banfi140. I successivi interventi per la traduzione e l’intervento del pensiero simmeliano sono definite grazie ai seguaci del filosofo italiano. Si ricordano i filosofi, Giacomo Perticone141, Giuseppe Rensi142, Emma Sola143, che si occupano delle opere filosofiche di Simmel o comunque evidenziano i tratti distintivi del pensiero simmeliano. Giacomo Perticone144, insieme a Banfi, è uno dei primi stu-

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Silvia Fornari 232 diosi italiani ad occuparsi del pensiero simmeliano in modo organico, non tanto per evidenziare la conoscenza personale del panorama filosofico europeo, ma per un profondo riconoscimento dello stesso, nelle tematiche trattate da Simmel. Sulla base delle opere simmeliane, Perticone opera una propria rilettura del sistema filosofico giuridico e politico. Nella prefazione alla prima opera pubblicata da Perticone su Simmel (Il relativismo) si legge: «[la concezione relativistica] non consiste nell’accordo con la realtà obiettiva, ma è la realizzazione dell’accordo con il tipo umano, che vive nel soggetto, non si riporta a qualcosa di obiettivo e di reale, non riflette lo spirito del filosofo; ma il mondo quale vi si disegna, cioè in conformità col tipo umano che rappresenta, e non secondo ciò che è in lui di subiettivo e di contingente (…)»145. Il filosofo italiano recupera le idee filosofiche, anche nella sua formulazione più relativistica, di Simmel e le utilizza per la critica alla teoria del diritto e dello Stato, riuscendo a fornire una visione del mondo umano articolata e complessa, dalla quale emergono ed in cui convergono i diversi momenti e forme della vita umana, dall’economia, dal diritto e dalla morale, sino a giungere all’arte, alla religione e alla filosofia. Nel momento in cui la coscienza illumina un particolare settore, questo diventa una molteplicità: «È una filosofia della vita filosofica, come della vita etica, economica, eccetera. Lo sforzo che essa compie, e nel quale si trova tutto il suo contenuto positivo, è quello di organizzare nell’unità tutte queste forme di vita, scoprendo un relativismo di coordinazione o di integrazione, dopo il relativismo di origine»146. Giuseppe Rensi si occupa della traduzione e della prefazione di uno dei più importanti lavori di Simmel pubblicato l’anno della sua scomparsa (1918). La conoscenza da parte di Rensi di Simmel si delinea nella lettura delle prime righe della prefazione, in cui si esalta la personalità e la vivacità intellettuale del

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La ricezione del pensiero simmeliano 233 filosofo tedesco, si legge: «[il] grande pensatore, che è uno dei pochissimi la cui immensa genialità ed acutezza s’imponga immediatamente e per la genuinità della sua forza alla mente di chi legge uno qualunque dei volumi di lui (…)»147. Rensi conosce bene il pensiero simmeliano, tanto da fare un’analisi puntuale delle fasi filosofiche di Simmel, individuando la prima fase “relativistica” ed una seconda fase caratterizzata dalla “filosofia della vita”. Fasi che lo stesso non considera in urto tra di loro: «(…) ma anzi il relativismo, motivo fondamentale della prima, trova nel motivo fondamentale della seconda, cioè nel concetto della “vita”, come il Simmel la concepisce, la sua integrazione e il suo coronamento»148. Rensi parla del relativismo simmeliano, introducendo un altro termine, lo definisce “scetticismo”, così come quando parla di relativizzazione, lo avvicina alla scetticizzazione149, per spiegare il processo di assolutizzazione simmeliana, ovvero il relativo, poiché «[l’] assoluto non è che un giuoco di parole»150. Questo passaggio è importante per il filosofo italiano al fine di dimostrare come la sua filosofia coincida con quella di Simmel: «(…) col quale mi sono incontrato, come s’incontrano due voci che, consonando senza sapere l’una dell’altra, attestano quale è la tonalità generale del momento»151. Con queste parole Rensi rimanda alla trattazione dei suoi volumi: «(…) Lineamenti di filosofia scettica (2a ediz.), La Scepsi estetica, La Filosofia dell’autorità, L’Irrazionale, Il Lavoro e l’Amore, Interiora Rerum, [in cui è possibile analizzare l’esposizione] della filosofia di Simmel [rinviando] alle pagine delle sue opere, che illustrano quanto sopra è detto, nonché sviluppi indipendenti d’alcune delle sue idee madri»152. Il pensiero filosofico di Rensi diviene importante, soprattutto come spunto per evidenziare la modernità di Simmel, nell’interpretazione della società contemporanea e superare la visione filosofica italiana. Egli scrive in conclusione alla prefazione:

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Silvia Fornari 234 «Possa, insieme con gli altri di lui che ora si diffondono in Italia, questo piccolo libro (…) essere utile a dissipare i fumi e il torpore del narcotico idealistico-assoluto che circola nel sangue di tanti efebi, così come esso sarà utile – più utile che qualche lungo trattato di economia o di politica – a far tosto comprendere, nella sua vera essenza profonda, la pericolosa, oscillante, misteriosa situazione della nostra attuale civiltà, con i suoi urti, le sue spezzature, le sue antitesi, e con quella sua multilateralità contraddittoria che, all’interno ed all’esterno, ci rende insieme intellettualmente orgogliosi e infelici»153. Emma Sola, nell’introduzione al Frammento sull’amore, ci presenta Simmel, attraverso una descrizione frutto dell’interpretazione simmeliana fatta per il pubblico italiano da Antonio Banfi. La vivacità intellettuale, l’interesse per il “problema” del pensiero moderno, la necessità di andare oltre i filosofi ed avvicinarsi allora ai poeti, per riuscire a cogliere l’individualità, risultano determinanti. Al proposito, si legge: «(…) i filosofi non gli bastano, o son troppo non umani; certe immediatezze le han solo i poeti. Solo un Goethe ha potuto lasciar testimonianza di tutta “la vivente esperienza dell’animo” (uso una felice frase del Banfi) nel suo divenire profondo che è per se stesso intuizione di trascendenza (…) la sua opera, più che puramente filosofica, è forse storico-psicologica (artistica, si deve aggiungere). Filosofo in stretto senso no, o non solo, o non volle; spirito filosofico – e altissimo – si»154. Simmel riesce a farsi conoscere in Italia subito dopo la sua morte, con pochi tratti, poiché poche sono le opere dell’Autore che sono tradotte nel nostro Paese, però si tratta dei lavori più significativi, in cui la complessità del pensiero simmeliano è già evidente in questi primi interventi. Il dualismo simmeliano, mostra già in questo piccolo frammento dedicato all’amore, rimasto incompiuto a causa della scomparsa dell’autore, ma che mantiene una grande organicità, tanto da riuscire ad evidenziare

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La ricezione del pensiero simmeliano 235 i tratti salienti della concezione vitalistica, dell’instabilità di tutti i rapporti umani e soprattutto la tragicità dell’esistenza umana: «[per Simmel] l’osservazione oggettiva del campo più strettamente suo, gli dava, al solito, un risultato duplice: da una parte il filosofo non deve che rappresentare nella loro unità (o anche – aggiungere – nei loro contrasti) gli impulsi etici dell’umanità; dall’altra egli dovrebbe essere un legislatore dell’umanità (…) la sua posizione è: cogliere la duplicità di elementi di cui non vi è coscienza, risolvere una confusione, oscillare fra i due punti non per questo annullati ma solo chiariti, e più che mai tenersi lontani da ogni dogmatismo, da ogni “risultato” che non sia la, ormai dopo Kant e Goethe e tutta l’ultima tradizione filosofica, ovvia affermazione dell’unità»155. Il doppio, la capacità di vedere i due lati del problema fanno di Simmel: «(…) il filosofo della duplicità: sotto duplice forma egli vede spesso le soluzioni dei problemi – e li lascia insoluti (…) dalla duplicità egli vede scaturire la tragedia (…) nella duplicità inavvertita egli scorge, abbiamo visto, l’errore di tutta l’inadeguatezza teorica e pratica; duplice in generale il risultato psicologico di una posizione di crisi (…)»156. Nell’interesse della filosofia italiana per l’Autore tedesco, in questi primi anni di analisi simmeliana, trova un piccolo spazio la traduzione curata dall’elitista Roberto Michels, il quale introduce un articolo simmeliano, chiaramente di matrice sociologica. Si tratta di uno dei più importanti capitoli della Differenziazione sociale, in cui Simmel spiega la complessità e la relazionalità dei rapporti sociali157. Nella lunga prefazione che Michels dedicata al dodicesimo volume della rivista “Nuova Collana di Economisti”, dal titolo “Politica ed Economia”, scrive poche righe per spiegare l’intervento di Simmel all’interno di questo numero della rivista. Michels presenta il pensiero di Labriola, In memoria del Manifesto dei Comunisti; Marx e Engels, Il Manifesto del Partito

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Silvia Fornari 236 Comunista; Loira, La Sintesi economica; Pareto, Il Capitale; Weber, Carismatica e i tipi del Potere (Autorità); ed infine Simmel, L’intersecazione dei cerchi sociali. Nella prefazione Michels spiega i motivi che lo hanno condotto, insieme al direttore della rivista, Giuseppe Bottai, ad occuparsi delle problematiche economiche insieme a temi che sembrano, ad una prima lettura lontani, ma che ad una lettura più attenta mostrano chiaramente l’esigenza di definire: «(…) i nessi della teoria economica cogli altri punti di vista, dai quali va considerata la vita sociale; e che quindi risulta giustificato, in un ultimo volume, far cenno ai tentativi di superare l’astrazione dell’economia per metterla in diretto rapporto con la politica e con la filosofia. A questo concetto si deve la presente raccolta»158. Agli autori italiani, Pareto, Labriola e Loria, i quali si sono occupati e si sono fatti interpreti del marxismo, Michels aggiunge tra questi Weber in veste di politologo, con la sua teoria sul potere ed in particolare sul concetto di carisma. Si tratta di «(…) due poli estremi, l’esposizione teorica di un eclettico (in senso buono del termine), il Simmel»159. Michels, ci presenta una piccola parte di un lavoro complesso come quello dedicato alla Differenziazione sociale, ma è comunque positivo notare il riferimento a Simmel, anche se poche sono le parole di introduzione a questo saggio. Il pensiero simmeliano inerente l’appartenenza ai gruppi sociali ed alla sua teoria, è associato al pensiero di un altro autore tedesco Adolph Günther, ma il nome più importante che viene associato alla teoria della fenomenologia della “appartenenza multipla” è il francese Gabriel Tarde, come precursore nelle analisi sulla folla, sul fanatismo: «(…) di cui, in confronto cogli altri gruppi, essa è contraddistinta, e quindi il maggior fanatismo di cui sono contrassegnate a loro volta quelle nazioni nelle quali l’esprit des foules predomini»160. Michels è in ogni modo a conoscenza delle precedenti traduzioni fatte dei lavori simmeliani, tanto da riferirsi in nota: «Di

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La ricezione del pensiero simmeliano 237 versioni italiane di scritti simmeliani abbiamo quello di Schopenhauer e Nietzsche, nella bella traduzione di G. PERTICONE. In questo libro il SIMMEL mette in guardia gli epigoni del filosofo tedesco di scambiare la teoria del superuomo colla propaganda per un frivolo egoismo e col voler canonizzare la licenza epicurea, mentre in verità il fatto di emergere non esclude punto, per chi emerge, il sorgere di un sentimento di responsabilità»161. Da quest’analisi si evidenzia chiaramente una lettura di Simmel, non filosofica, ma di quell’aspetto di Simmel, che lo stesso rinnegherà. Emerge l’aspetto politologico e sociologico, che non fa altro che dimostrare i diversi punti di vista che è possibile avere degli scritti simmeliani, e questo anche all’inizio dell’interesse rivolto all’Autore. Con queste prime analisi e traduzioni delle opere simmeliane si arriva al 1938, con l’ultimo intervento di Banfi, e bisognerà poi attendere la fine della seconda guerra mondiale, per assistere ad una ripresa del pensiero simmeliano, con la presentazione di altre importanti traduzioni di opere di Simmel, prevalentemente a carattere filosofico a cura di Giuseppina Nirchio, Gaetano Calabrò, Massimo Cacciari, Luciano Perucchi, sino giungere così all’inizio degli anni settanta162. Simmel ha così una sua visibilità nel nostro Paese, mediata dai filosofi italiani, i quali decidono e scelgono opere nelle quali è possibile rintracciare la problematica dell’irrazionalismo e da queste letture si crea una netta separazione con il pensiero simmeliano prettamente sociologico, aspetto che troverà una sua lettura solo a partire dagli anni Ottanta. Si accenna all’analisi di Calabrò, il quale si occupa prevalentemente del concetto etico, definito dallo stesso Simmel “la regione forse più dubbia di tutta la filosofia”. Il professor Calabrò nell’introduzione all’Etica e i problemi della cultura moderna, riesce a rintracciare un importante elemento, che accomuna le diverse posizioni espresse da Simmel nelle sue tratta-

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Silvia Fornari 238 zioni e che per lungo tempo sono state interpretate unicamente come punti di divergenza all’interno del pensiero simmeliano. L’elemento che accomuna queste tematiche «(…) è costituito dalla critica dei principi morali e della loro “insufficienza” a render conto dell’esperienza morale nella sua interezza. Tale “insufficienza” è stata, nel corso dell’evoluzione del suo pensiero, giustificata da Simmel in modo assai diverso (…) ma rappresenta un dato costante della sua prospettiva etica163. Sicuramente il passaggio finale di quest’introduzione ci fa capire quanto è importante «Il suo filosofare [come “esperimento”], espressione, (…) d’un momento di transizione, o di passaggio, di cui egli stesso, per il primo, fu pienamente consapevole. Non a caso egli anticipò chiaramente, e senza retorica, quel “malessere della civiltà”, che “noi più vecchi – egli scrive – vedemmo a poco a poco crescere fino al grado in cui non si tratta assolutamente più d’una nuova forma che intraprende la lotta contro una vecchia, ma si tratta della vita che, in ogni possibile sfera, si ribella contro questo suo dover scorrere in forme fisse di qualsiasi specie”»164. Di Cacciari si è già accennato nella polemica con Banfi, qui si vuole solo evidenziare l’interesse del filosofo italiano per gli aspetti della Kultur simmeliana, superando la visione relativista rintracciata come si è visto in precedenza in gran parte dei critici del pensiero simmeliano. Cacciari scrive nell’Introduzione ai Saggi di Estetica: «Tutta la filosofia di Simmel è spiegazione, in ogni senso, di queste due categorie: loro approfondimento e loro applicazione in tutti i campi e a tutti i livelli del Leben e della sua Philosophie»165, evidenziando come l’elemento distintivo delle comunicazioni simmeliane risiede nel aver reso dinamico il concetto di “relazione”, sino ad allora ancora statico nella concezione sociologica tedesca, e più «(…) precisamente, all’uso che Simmel opera della categoria della “relazione”»166. Cacciari evidenzia l’urgenza di un’analisi complessa del pensiero sim-

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La ricezione del pensiero simmeliano 239 meliano «(…) condotta al di fuori di qualsiasi “tradizione”, è tanto più urgente, nella misura, appunto, in cui la semplice “scoperta” di un autore, per quanto fuori dei canali di comunicazione dell’Accademia, non può (e non deve) più accontentare nessuno. Per un simile impegno, Simmel può ancora fornire un valido banco di prova»167 e rappresentare ancora oggi un importante esponente per la comprensione dei cambiamenti di cui è soggetta la società contemporanea. Sul finire degli anni Settanta, (come il lettore potrà vedere rifacendosi alla parte bibliografica), c’è un costante recupero di molte delle opere e della produzione saggistica simmeliana, appuntando un maggiore interesse nei riguardi di alcune tematiche specifiche come: le problematiche sociali, il perché esiste la società, il concetto di tragedia, di cultura e dell’individuo, ampliando gli argomenti trattati attraverso piccoli lavori di traduzione e recupero di alcuni tra i circa duecento saggi prodotti da Simmel nel corso della sua non lunga vita. È però necessario distinguere coloro che si sono occupati di tradurre opere più o meno importanti della produzione simmeliana, da coloro che hanno partecipato all’ampio dibattito sorto intorno al pensiero di Simmel. Gli Autori italiani che più di altri hanno appuntato il loro interesse intorno all’impostazione editoriale dell’Autore tedesco sono i sociologi contemporanei che operano in Italia e grazie alle loro considerazioni si è riusciti ad ampliare ed a far luce in un più ampio campo d’azione di uno dei più importanti testimoni della nascita della sociologia tedesca ed europea. Franco Ferrarotti nella prefazione alla traduzione italiana della Differenziazione sociale, pubblicata nel 1982, evidenzia questo scarso interesse verso Simmel, citando i pochi studiosi italiani che sino a quel momento si erano preoccupati di far conoscere alcuni delle più importanti opere del sociologo tedesco. Si legge: «È piuttosto stupefacente pensare che le opere maggiori di

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Silvia Fornari 240 Simmel, (…) siano costrette ad una così lunga e tormentosa anticamera. Ciò è tanto più curioso o inesplicabile se si consideri che idee, intuizioni e addirittura formulazioni simmeliane sono entrate, con un grado di consapevolezza certamente vario, nel vocabolario e nelle impostazioni di ricerca di molti sociologi della generazione più recente, i quali amano scambiare la loro scarsa dimestichezza coi classici per assoluta originalità e non danno segni di avvedersi di essere, nel più fortunato dei casi, petulanti pigmei seduti sulle spalle di pazienti giganti»168. I sociologi che meglio di altri si sono interessati di Simmel, oltre al suddetto Franco Ferrarotti, sono Carlo Mongardini, Alessandro Cavalli, Gianfranco Poggi, Alessandro Dal Lago e Bruno Accarino169. Come si può notare i tanti sociologici o cultori del pensiero sociologico che hanno pubblicato saggi e traduzioni su Simmel si incontrano quando il dibattito teorico e metodologico intorno all’Autore è già maturo, a partire dall’inizio degli anni ’90 sino ai giorni d’oggi. Simmel è citato e presente in ogni convegno, in ogni dibattito sulle odierne problematiche sociali, rappresentando un punto di partenza teorico fondamentale, ma anche un approdo sicuro per molte definizioni e spiegazioni della realtà sociale. Tuttavia merita di essere segnalato il fatto che l’esegesi simmeliana, a più di ottant’anni dalla sua scomparsa e ad un secolo di distanza dalla pubblicazione delle più importanti opere a carattere sociologico, non è riuscita a chiarire o comunque a comprendere profondamente il significato ed il valore di quanto esposto dallo stesso Simmel. È possibile affermare che non esiste un’unica direzione d’interessi, tale da generare un filo rosso d’unione tra coloro che si occupano in Italia di Simmel. I diversi interpreti, compresi i sociologi citati, hanno letto ed interpretato il pensiero simmeliano con un punto di vista proprio, dal quale è possibile dedurre una piccola parte delle tante interpretazioni possibili dei suoi lavori.

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La ricezione del pensiero simmeliano 241 Riuscire nell’impresa di trovare un punto di vista unitario, pensiamo non sia possibile, e non perché come sostengono alcuni il pensiero di Simmel è così complesso, frammentario e dualistico da non permettere di dare un’interpretazione nella quale tutti si possano ritrovare; piuttosto perché è la natura stessa della ricerca sociologica ad essere problematica. In conclusione, ci sembra di poter condividere quanto espreso in merito da Ferrarotti: «È tempo che la cultura italiana si apra all’apporto che essa può dare al chiarimento del difficile rapporto fra il gruppo e l’individuo, in particolare a far comprendere che i problemi dell’individuo non sono un fatto puramente individuale»170. La grande difficoltà è insita nel desiderio di trovare questa linea di unione tra le diverse opere prodotte dall’Autore tedesco, siano esse a carattere teorico o semplici appunti, citazioni o lezioni universitarie o annotazioni tratte dalla partecipazione di un esiguo gruppo di studenti nei suoi privatissimi seminari. Simmel non ha mai avuto la pretesa di riuscire a creare un lavoro organico o che in qualche modo riuscisse a completare l’interesse verso un’unica analisi della realtà circostante.

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Silvia Fornari 242 Note 1

G. Simmel, Aus dem nachgelassenen Tagebuche, in “Fragmente und Aufsätze aus dem Nachlass und Veröffentlichungen der letzen Jahre”, (a cura di) Gertrud Kantorowicz, Drei Masken Verlag, München 1923, tr. it., Diario postumo, in G. Simmel, Saggi di Estetica, Liviana, Padova 1970, p. 11. 2 E. Bloch, Marxismo e utopia, Ed. Riuniti, Roma 1984, p. 58. 3 Ivi, p. 60. 4 G. Lukács, Ricordo di Simmel in G. Simmel, Arte e civiltà, a cura di D. Formaggio e L. Perucchi, tr. it. di L. Perucchi, Isedi, Milano 1976, pp. 117-122, op. orig., Georg Simmel, in “Pester Lloyd”, 2 ottobre 1918, poi in: K. Gassen - M. Landmann (a cura di), Buch des Dankes an Georg Simmel. Briefe, Erinnerungen, Bibliographie, Duncker & Humblot, Berlin 1958. 5 G. Lukács, Ricordo di Simmel, in op. cit., p. 118. 6 Ivi, p. 117. 7 Ivi, pp. 117-122. 8 Ivi, p. 117. 9 Ivi, p. 119. 10 A. Martinelli, La modernizzazione, Laterza, Roma-Bari 1998, p. 24. 11 Cfr. G. Simmel, Schulpädagogik. Vorlesungen gehalten and. Universität Strassburg, a cura di Karl Hauter, Verlag von A.W. Zickfekdt, Osterwieck/Harz 1922, tr. it. L’educazione in quanto vita, a cura di A. Erbetta, Il Segnalibro, Torino 1995. 12 A. Erbetta, La testimonianza pedagogica di Georg Simmel, in G. Simmel, L’educazione in quanto vita, op. cit., pp. XI-XII. 13 Husserl parla del “mondo della vita” in La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, pubblicata postuma nel 1954, in cui l’Autore mostra la difficile situazione delle scienze in Europa. Le scienze non perdono validità scientifica, ma si evidenzia la crisi del significato che tali scienze rappresentano per l’uomo. Husserl critica le correnti scientifiche del naturalismo e dell’oggettivismo, soprattutto la pretesa di queste scienze di voler convalidare con le proprie conoscenze tutto il sapere dell’uomo; la scienza come uni-

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La ricezione del pensiero simmeliano 243 ca artefice di tutte le verità. Per Husserl l’uomo è libero di compiere le proprie scelte; così scrive: «(…) nella miseria della nostra vita (…) questa scienza non ha nulla da dirci. Essa esclude di principio quei problemi che sono i più scottanti per l’uomo, il quale, nei nostri tempi tormentati, si sente in balia del destino (…)», cfr. E. Husserl, La filosofia come scienza rigorosa, curatore F. Costa, Paravia, Torino 1958; Esperienza e giudizio, curatore F. Costa, Silva, Milano 1960; La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, curatore W. Biemel, tr. it. E. Filippini, Il Saggiatore, Milano 1968; ed anche, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, curatore E. Filippini, Einaudi, Torino 1970, rist. in 3 vol. 1982. 14 Aa.Vv., La società e le lettere, Principato, Milano 1979 – 61982, pp. 816-818. 15 Come approfondito nel secondo capitolo. 16 Op. cit., pp. 749-750. 17 A. Cavalli, Introduzione, in G. Simmel, Sociologia, Comuninità, Torino 1998, p. XXI. 18 E. Bloch, Marxismo e utopia, op. cit., p. 61. 19 Ivi, pp. 60-61. 20 Cfr., G. Simmel, Der Krieg und die geistigen Entscheidungen Reden und Aufsätze, Duncker & Humblot, München-Leipzing 1917 2 1920. 21 B. Croce, Pagine sulla guerra, Laterza, Bari 1919, 61965, pp. 184-185. 22 Ivi, p. 184. 23 Cfr., G. Simmel, Das individuelle Gesetz, (a cura di) M. Landmann, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1968, p. 244; tratto da L. Perucchi, G. Simmel, in G. Simmel, Arte e civiltà, op. cit., pp. 135-136. 24 Ivi, p. 136. 25 G. Simmel, “L’intersecazione delle cerchie sociali”, (Die Kreuzung sozialer Kreise) in La differenziazione sociale (Über soziale Differenzierung. Soziologische und psychologische Untersuchungen, Duncker & Humblot, Leipzig, 1890), tr. it. e cura di B. Accarino, pref. di F. Ferrarotti, Laterza, Roma-Bari 1982 - 21995, cap. V, pp. 119138; successivamente introdotto da Simmel anche in Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, 1908, tr. it. G.

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Silvia Fornari 244 Simmel, Sociologia, Comunità, Milano, 1998, cap. VI, pp. 347-391). In Italia Die Kreuzung sozialer Kreise, tr. it., V. Forzoni è presente anche in “Nuova Collana di Economisti”, (a cura di) R. Michels, vol. XII, UTET, Torino 1934, pp. 263-306. 26 La network analysis è un campo di indagine relativamente nuovo, nato per fare ricerca su ampi strati di popolazione e per visualizzare in modo schematico la realtà sociale nel suo complesso, costruendo una rete di riferimento e utilizzando specifiche tecniche della scienza statistica. In Italia il termine network analysis si traduce con analisi dei reticoli, sinonimo anche delle analisi strutturali. Cfr. A.M. Chiesi, L’analisi dei reticoli sociali: teoria e metodi, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXI, 2/1980; L’analisi dei reticoli sociali: un’introduzione alle tecniche, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXII, 4/ 1981. 27 G. Simmel, La differenziazione sociale, op. cit., p. 4. 28 Ivi, pp. 5-6. 29 Ivi, p. 13. 30 Ivi, p. 15. 31 Ivi, p. 16. 32 Ivi, p. 17. 33 Ivi, p. 18. 34 I tre capitoli fanno parte di: G. Simmel, La differenziazione sociale, op. cit. 35 B. Nedelmann, Accelerazione della vita moderna ed Erleben, in “Aut Aut”, 257/1993, p. 126. 36 G. Simmel, “L’intersecazione delle cerchie sociali”, in G. Simmel, La differenziazione sociale, op. cit., p. 120. 37 Ibidem. 38 Il termine “concentrico” serve per configurare le relazioni tipiche delle società meno evolute, quelle primitive. 39 In questo tipo di cerchie sociali, un individuo non può partecipare direttamente ad una cerchia sociale più vasta, ma può entrare in rapporto con essa solo in virtù del fatto di essere membro di una cerchia piccola. Un esempio è rappresentato da una tribù primitiva, la quale non è composta da singoli membri, ma da bande, clan, tribù, ecc. cui i singoli prendono parte direttamente. Il singolo è considerato per il gruppo originario di appartenenza, e non nella sua individualità.

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La ricezione del pensiero simmeliano 245 Esistono diversi principi organizzatori tra le cerchie sociali: organizzazione per “cerchi concentrici” (società premoderne e meno evolute), e per “cerchi intersecantesi” (società moderne o evolute). 40 G. Simmel, “L’intersecazione delle cerchie sociali”, in op. cit., p. 121. 41 Ivi, p. 122. 42 Cfr. A. Bixio, Contingenza e socialità dell’azione, pref. di F. Crespi, F. Angeli, Milano 1988. 43 Ivi, pp. 121-122. 44 G. Simmel, “L’estensione del gruppo e lo sviluppo dell’individualità “, in op. cit., p. 101. 45 V. Pareto (1848-1923), G. Mosca (1858-1941) e R. Michels (1876-1936). 46 G. Simmel, “L’estensione del gruppo e lo sviluppo dell’individualità “, in op. cit., p. 101. 47 G. Simmel, “L’intersecazione delle cerchie sociali”, in op. cit., p. 120. 48 P. Jedlowski, La memoria e la modernità, in F. D’Andrea (a cura di)., I paradigmi della modernità, EuRoma, Roma 1995, p. 25. 49 P. Di Nicola, La rete: metafora dell’appartenenza, F. Angeli, Milano 1998. 50 Ivi, pp. 42-43. 51 Ivi, p. 43. 52 Ibidem. 53 G. Simmel, “L’intersecazione delle cerchie sociali”, in op. cit., pp. 128-129. 54 P. Di Nicola, La rete: metafora dell’appartenenza, op. cit., p. 45. 55 Ibidem. 56 G. Simmel, “L’intersecazione di cerchie sociali”, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. 356. 57 M. Vozza, Il sapere della superficie, Liguori, Napoli 1988, p. 81. 58 G. Simmel, “L’intersecazione di cerchie sociali”, in op. cit., p. 356. 59 Termini di cui si è trattato già nel secondo capitolo. 60 A. Cavalli, “Introduzione”, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., pp. XVI-XVII. 61 P. Donati, L’intervento sociale in una «società reticolare»: nuovi

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Silvia Fornari 246 profili metodologici e professionali, in L. Sanicola (a cura di), Reti sociali e intervento professionale, Liguori, Napoli 1995, pp. 39-40. 62 Ivi, p. 42. 63 Ibidem. 64 A. Cavalli, “Introduzione”, in G. Simmel, Sociologia, op. cit., p. XXVI. 65 Ibidem. 66 A. Banfi, Tre Maestri, in “L’Illustrazione Italiana”, n.s., 44/1946, pp. 284-285. Articolo riprodotto prima nel volume postumo di A. Banfi, Umanità. Pagine autobiografiche, (a cura di) D. Banfi Malaguzzi, Ed. Franco, Reggio Emilia 1967, pp. 118-123; ora in: A. Banfi, Scritti letterari, Ed. Riuniti, Roma 1970, pp. 245-251; riferimento nota p. 248. 67 E. Troeltsch, Der Historismus und seine Probleme, Tübingen 1922, p. 571; ripreso da W. Lepenies, Le tre culture. Sociologia tra letteratura e scienza, Il Mulino, Bologna 1987, p. 293. 68 D. Frisby, Georg Simmel, Il Mulino, Bologna 1985, p. 11. 69 G. Simmel, I problemi fondamentali della filosofia, Vallecchi, Firenze 1972, pp. 55-56. 70 A. Cavalli, “Presentazione” a Georg Simmel e la modernità/ Georg Simmel und die Moderne, in “Annali di Sociologia”, 8/1992II, Università degli Studi di Trento, 1994, p. 9. 71 M.C. Federici, Alle radici della sociologia in Italia. La «Rivista italiana di sociologia», F. Angeli, Milano 1990, p. 17. 72 A. Banfi, Tre Maestri, in A. Banfi, Scritti letterari, Ed. Riuniti, Roma 1970, p. 249. 73 Cfr., M.C. Federici, La sociologia regina delle scienze, F. Angeli, Milano 1997, pp. 70-72. 74 E. Severino, La Filosofia contemporanea, BUR, Milano 2001, p. 151. 75 Ivi, p. 152. 76 Per un’analisi più attenta sulla situazione culturale italiana alle origini della sociologia si citano tra gli altri: Aa. Vv., La cultura italiana tra ‘800 e ‘900 e le origini del nazionalismo, Olschki, Firenze 1981; Aa. Vv., Il positivismo e la cultura italiana, a cura di E. R. Papa, F. Angeli, Milano 1985; M. Abbate, La filosofia di Benedetto

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La ricezione del pensiero simmeliano 247 Croce e la crisi della società italiana, Einaudi, Torino 1967; F. Crespi, Le vie della sociologia, Il Mulino, Bologna 1994; M.C. Federici, Alle radici della sociologia italiana. La «Rivista italiana di sociologia», op. cit.; M.C. Federici, La sociologia regina delle scienze, op. cit.; E. Garin, La cultura italiana fra Otto e Novecento, Laterza, RomaBari 1966; A. Izzo, Storia del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna 1991; G. Poggi, Il Positivismo, Laterza, Roma –Bari 1987; P. Rossi (a cura di), L’età del Positivismo, Il Mulino, Bologna 1986; M. A. Toscano, Divenire, dover essere. Lessico della sociologia positivista, F. Angeli, Milano 1990. 77 Cfr. E. Garin, Cronache di filosofia italiana 1990-1943, Laterza, Roma-Bari 1966, vol.I, p. 179. 78 Ivi, p. 221. 79 Ivi, p. 274. 80 D. Coli, Croce Laterza e la cultura europea, Il Mulino, Bologna 1983, p. 66. 81 Ivi, pp. 65-66. 82 Ivi, pp. 45-47. 83 Ibidem. 84 Ivi, p. 67. 85 E. Garin, Filosofia e scienze nel Novecento, Laterza, RomaBari (1977) 1978, pp. 70-71. 86 D. Coli, Croce Laterza e la cultura europea, op. cit., p. 80. 87 Ivi, pp. 81-82. 88 B. Croce, recensione a V. Pareto, Trattato di sociologia generale, Barbera, Firenze 1923, in “La Critica”, XXII, 1924, fasc. III, (pp. 172-173), p. 172. 89 D. Coli, Croce Laterza e la cultura europea, op. cit., pp. 85-86. 90 E. Garin, Cronache di filosofia italiana 1990-1943, op. cit., vol. II, p. 293. 91 Ibidem. 92 G. Simmel, Il problema della sociologia, in “Rivista Italiana di Sociologia”, IV, Marzo-Aprile 1900, II, pp. 214-216. 93 In “Rivista Italiana di Sociologia” X, Marzo-Aprile 1906, II, pp. 261-262. 94 Vedi riproduzione della rivista, riportata in Appendice.

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In “Rivista Italiana di Sociologia”, XV, Gennaio-Febbraio, 1911, I, pp. 165-167. 96 In “Rivista Italiana di Sociologia”, XVII, Gennaio-Febbraio, 1913, I, p. 151. 97 Antonio Banfi, filosofo e storico italiano. Dal 1924 è libero docente di filosofia, dal 1932 al 1956 è professore di storia della filosofia all’università di Milano. Partecipa attivamente al centro clandestino del partito comunista e nella Resistenza. Alla costituzione della Repubblica italiana è eletto senatore. Fondatore della rivista «Studi filosofici» (1940-49), s’impegna per il rinnovamento della cultura filosofia italiana. Il pensiero filosofico di Banfi è influenzato dal vitalismo di G. Simmel, dalla fenomenologia di E. Husserl, dal neokantismo dei filosofi di Marburgo e successivamente dal marxismo. Banfi definisce una linea filosofica basata sul “razionalismo critico”, in cui la ragione non è intesa, solo come puro razionalismo scientifico, ma come ragione filosofica rivolta alla comprensione del mondo della vita. Il filosofo italiano, nell’ultima fase della vita in cui si avvicina al marxismo, recupera l’umanesimo storico e la coscienza realistico-didattica. 98 Cfr. G. Simmel, I problemi fondamentali della filosofia (Hauptprobleme der Philosophie, Göschen, Leipzig 1910), tr.e intr. di A. Banfi, Vallecchi, Firenze 1920, 21922. Ristampa a cura di A Banfi, con la prefazione di F. Papi, ILI, Milano 1972; ultima ristampa a cura di F. Andolfi, Laterza, Roma 1996. 99 G.M. Bertin, Banfi, Cedam, Padova 1943, p. 51. 100 F. Papi, Il pensiero di Antonio Banfi, Parenti, Firenze 1961, p. 5. 101 Siamo nel 1970, quando Cacciari scrive l’introduzione ad una delle prime opere simmeliani tradotte dopo cinquant’anni di silenzio italiano sull’Autore tedesco; Cfr. M. Cacciari, Introduzione ai saggi estetici di Georg Simmel, in G. Simmel, Saggi di estetica, Liviana, Padova 1970. 102 M. Cacciari, Introduzione ai saggi estetici di Georg Simmel, in op. cit. p. XXII. 103 Ivi, p. XXIV. 104 F. Papi, Prefazione, in G. Simmel, I problemi fondamentali della filosofia, ILI, Milano 1972, pp. XLI-XLII.

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G. M. Bertin, Banfi, op. cit., p. 41. F. Papi, Il pensiero di Antonio Banfi, Parenti, Firenze 1961,

p. 19. 107

A. Banfi, Filosofi contemporanei, a cura di R. Cantoni, Parenti, Milano -Firenze 1961, p. 3. 108 A. Banfi, Il pensiero filosofico e pedagogico di G. Simmel, in “Rivista Pedagogica”, D. Alighieri, Milano 1931 (luglio-ottobre), IV, p. 484. 109 Riportato poi in: F. Papi, Il pensiero di Antonio Banfi, op. cit., pp. 8-18. 110 Ricordiamo le seguenti traduzioni simmeliane, nel primo periodo dopo la Prima Guerra Mondiale in Italia: Il problema della sociologia (Das problem der Soziologie, 1894), in “Riforma sociale”, VI, 1899, pp. 629-637; I problemi fondamentali della filosofia (Hauptprobleme der Philosophie, Göschen, Leipzig 1910), op. cit.; I1 Relativismo, (saggi vari), a cura e tr. it. di G. Perticone, Carabba, Lanciano 1922; Schopenhauer e Nietzsche (Schopenhauer und Nietzsche. Ein Vortragszyklus, Leipzig, 1907), tr. it. parziale e introd. di G. Perticone, Paravia, Torino 1923; Il conflitto della civiltà moderna (Der Konflikt der modernen Kultur. Ein Vortrag, 1918), tr. it. e pref. di G. Rensi, Bocca, Torino 1925; Frammento sull’amore (Fragmente über die Lieb. Aus dem Nach-lass Georg Simmels, in “Logos” X, 1/1921), tr. it. e cura di E. Sola, Athena, Milano s.d., (1927/1928); Rembrandt. L’arte religiosocreatrice (Rembrandt. Ein kunstphilosophischer Versuch, Kurt Wolff Verlag, Leipzig, 1916; tr. it parziale di E. Goldstein, intr. di A. Banfi, Doxa Claudiana, Roma 1931; Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici (Lebensanschauung. Vier metaphysische Kapitel, Duncker & Humblot, München-Leipzig, 1918), Bompiani, Milano 1938. 111 Citazione tratta dalla nota di F. Papi nella prefazione a G. Simmel, I problemi fondamentali della filosofia, op. cit., p. XLV. 112 M. Cacciari, Introduzione ai saggi estetici di Georg Simmel, in op. cit., p. XXVIII. 113 Ivi, p. XXIX. 114 A. Banfi, Tre Maestri, in op. cit., p. 248. 115 A. Banfi, Georg Simmel e la filosofia della crisi, in A. Banfi, Filosofi contemporanei, (a cura di) R. Cantoni, Parenti, Milano-Firenze 1961, p. 11.

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C. Antoni, Dallo Storicismo alla sociologia, Sansoni, Firenze 1951, pp. 179-180. 117 G. Simmel, Einleitung in die Moralwissenschaft. Eine Kritik der ethischen Grundbegriffe, Hertz, Berlino, 1892-1893, voll. I-II, (nuova edizione anastatica 1904 – 31911 – 41918 – 61924, ristampa anastatica, 2 voll., Scientia Verlag, Aalen 1964). Il primo volume è stato ristampato in G. Simmel, Gesamtausgabe, (a cura di) O. Rammstedt, vol. III, Suhrkamp, Frankfurt a.M. 1989; il secondo volume (a cura di) K. Ch. Köhnke, Suhrkamp, Frankfurt 1989/1991. 118 D.N. Levine, Introduction a G. Simmel, On Individuality and social Forms, University of Chicago Press, Chicago 1971, p. LIV. 119 Ricordiamo tra i tanti scritti di origine americana su Simmel: N. J. Spykman, The Social Theory of Georg Simmel, Chicago 1925, (ripr. fotomeccanica, New York 1966), contiene un’importante biografia e bibliografia di G. Simmel. 120 Georg H. Mead, filosofo e psicologo statunitense è allievo di J. Royce e W. James. Nel 1888 si reca in Germania per approfondire i suoi studi di psicologia con W. Wundt. Nei suoi studi sviluppa il tema, caratteristico del pragmatismo americano, della continuità tra l’universo e l’uomo, tra la natura e la coscienza, in opposizione a ogni forma di dualismo sia materialistico sia idealistico. Sviluppa la tesi sulla socialità dell’esperienza umana, in cui la personalità si costruisce nel rapporto con gli altri, in un equilibrio formato dall’interiorizzazione degli altri (me) e la risposta spontanea del soggetto (io). Le opere più significative sono: The Philosophy of the Present (La filosofia del presente, 1932); Mind, Self and Society (Mente, sé e società, 1934); The Philosophy of the Act (La filosofia dell’atto, 1938). 121 Erving Goffmann, riprende il metodo di analisi simmeliano per tradurlo in ricerche più specifiche nel campo dell’interazionismo simbolico, pensiamo a: E. Goffmann, Asylums, Einaudi, Torino 1968; E. Goffmann, Frame analysis, Harmondsworth, 1975; E. Goffmann, Il rituale dell’interazione, Il Mulino, Bologna 1971; E. Goffmann, Il comportamento in pubblico, Einaudi, Torino 1971; E. Goffmann, Espressione e identità, Mondatori, Milano 1979. 122 Norbert Elias, studia nelle sue ricerche i dettami dell’etichetta, le regole dello stile di vita formale, del cerimoniale, ampliando gli stu2

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La ricezione del pensiero simmeliano 251 di dei padri della sociologia tedesca, Weber, Sombart, Simmel, dai loro scritti sulle dinamiche di azione, potere, sulle pratiche minuziose della quotidianità. Tra i suoi maggiori lavori si ricordano: Die Gesellschaft der Individuen (La società degli individui, 1930); Über den Prozess der Zivilisation (Il processo della civiltà: I, La civiltà delle buone maniere, II, Potere e civiltà, 1936); The Establisched and the Outsider (L’inserito e l’escluso, 1965); Die Höfliche Gesellschaft (La società di corte, 1969), completando così l’analisi del comportamento in società e le sue regole; Über die Einsamkeit der Sterbenden in unseren Tagen (La solitudine del morente, 1982); Über die Zeit (Saggio sul tempo, 1984). La sua attività si caratterizza nell’attenta analisi dei materiali storici, facendone una rilettura sociologica, legato all’esame teoretico tipico della tradizione sociologica tedesca, eredità dei suoi maestri, utile per la lettura minuziosa dei fatti della vita quotidiana. Questi diventano gli indicatori dell’azione e delle dinamiche del mutamento sociale che si attivano nel processo di regole e codici culturali, all’interno di un agire mediato dalle istituzioni. 123 Georg C. Homans, sociologo statunitense, è considerato il fondatore della sociologia contemporanea dei piccoli gruppi, appartenente all’ampio filone della sociologia funzionalista americana. La sua opera più nota è The Human Group (Il gruppo umano, 1950). I suoi studi sono i più importanti per quanto riguarda le analisi microsociologiche d’impostazione neoempirista, corrente prevalente nel pensiero sociologico americano del secondo dopoguerra. 124 Peter Blau nasce a Vienna nel 1918, emigra con la sua famiglia negli USA nel 1939. Insegna sociologia nelle Università di Chicago (1953-1970), Columbia (1977-1988) e nell’Università del Nord Carolina (1970-1977, 1988). I suoi studi si rivolgono alla comprensione dell’organizzazione e delle strutture sociale, in particolare l’analisi delle organizzazioni burocratiche. Dell’ampia produzione si ricordano: Exchange and Power in Social Life (1964) e The American Occupational Structure (1967). 125 Robert K. Merton, nei suoi studi si interessa principalmente di teoria e storia della sociologia, di burocrazia, di teoria di medio raggio e di sociologia della scienza, di cui fu tra i fondatori insieme a G. Sarton. Le opere principali di Merton: Mass Perusasion (1946), The

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Silvia Fornari 252 Focused Interview (1956), Socioloy Today (1959), On the Shoulders of Giants (1964). 126 Niklas Luhmann, si laurea in giurisprudenza, lavora nell’amministrazione pubblica per poi dedicarsi agli studi di sociologia e storia della cultura. Tra le opere più importanti: Legitimation durch Verfahren (1969), Soziologische Aufklärung (1970), Rechtssoziologie (1972), Soziale Systeme (1985). 127 E. G. Jacoby, Die moderne Gesellschaft in sozialwissenschaftlichen Denken von Ferdinand Tönnies, Enke, Stuttgart s.d., p. 285, nota 92. 128 A. Cavalli, Considerazioni sull’origine della sociologia nella Germania Guglielmina, in Aa. Vv., Scienza narrazione e tempo, a cura di M. Salvati, F. Angeli, Milano 1985, p. 255. 129 Ivi, p. 256. 130 Ibidem. 131 Cfr. T. Parsons, The Structure of Social Action, McGraw-Hill, New York 1937, tr. it. La struttura dell’azione sociale, Il Mulino, Bologna 1968. 132 C. Mongardini, Aspetti della sociologia di Georg Simmel, in G. Simmel, Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, Bulzoni, Roma 1974-21976, p. IX. 133 R. Aron, Essai sur la théorie de l’historie dans l’Allemagne contemporaine. La philosophie critique de l’historie, PUF, Paris 1938, pp. 159-218 (31964, con il titolo, La philosophie critique de l’historie. Essai sur une théorie allemande de l’historie); Id., La sociologie allemande contemporaine, PUF, Paris 1935 - 31963. 134 P. Rossi, Lo storicismo tedesco contemporaneo, Einaudi, Torino 1956-21971, pp. 185-245, e in: Lo storicismo tedesco, UTET, Torino 1977, pp. 427-537. 135 P. Rossi, Introduzione, a Letture simmeliane, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXX, 2/1992, pp. 177-178. 136 B. Accarino, Introduzione all’edizione italiana, in G. Simmel, La differenziazione sociale, op. cit., p. XX. 137 A livello internazionale uno dei primi convegni a lui dedicati si svolse a Città del Messico nel 1982, in occasione del X Congresso Mondiale di Sociologia.

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A. Dal Lago, Il conflitto della modernità, Il Mulino, Bologna 1994, pp. 30-31. 139 La prima traduzione italiana di un saggio simmeliano è: 1l problema della sociologia (Das problem der Soziologie, 1894), tr. it. di A. Bartolomei in “Riforma sociale”, VI, 2/1899, pp. 629-637. 140 Si ricordano: I problemi fondamentali della filosofia (Hauptprobleme der Philosophie, Göschen, Leipzig, 1910), tr. it. e intr. di A. Banfi, Vallecchi, Firenze 1919–21920–41922. Antonio Banfi di altre due opere simmeliane, l’una a carattere filosofico-artistico: Rembrandt. L’arte religioso-creatrice (Rembrandt. Ein Kunstphilosophischer Versuch, a cura di Wolff K., Verlag, Leipzig 1916; nuova ed. con intr. di B. Wyss, Matthes & Seitz, 1985), tr. it. parziale di E. Goldstein, intr. di A. Banfi, F.lli Pallotta, Roma 1931; e la traduzione dell’ultimo lavoro simmeliano, rappresentativo della complessità del pensiero filosofico dell’Autore tedesco: Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici (Lebensanschauung. Vier metaphysische Kapitel, Duncker & Humblot, München-Leipzig 1918), tr. it. di F. Sternheim, contiene: “La legge individuale” (1913), con una nota introduttiva di A. Banfi, Bompiani, Milano 1938. 141 I1 Relativismo, (florilegio di estratti da varie opere di Simmel), tr. it. di G. Perticone, Carabba, Lanciano 1922; Schopenhauer e Nietzsche (Schopenhauer und Nietzsche. Ein Vortragszyklus, Leipzig, 1907), tr. it. parziale e pref. di G. Perticone, Paravia, Torino 1923. 142 Il conflitto della civiltà moderna (Der Konflikt der modernen Kultur. Ein Vortrag, 1918), tr. it. e pref. di G. Rensi, Bocca, Torino 1925. 143 Frammento sull’amore (Fragmente über die Liebe. Aus dem Nach-lass Georg Simmel, in “Logos” X, 1, 1921), tr. it. e cura di E. Sola, Athena, Milano 1927. 144 G. Perticone, La filosofia di G. Simmel, in Simmel G., Schopenhauer e Nietzsche, op. cit.. 145 G. Perticone, “Introduzione”, a G. Simmel, I1 Relativismo, op. cit., pp. 1-2. 146 G. Perticone, La filosofia di G. Simmel, in op. cit., p. 4. 147 G. Rensi, “Prefazione”, in G. Simmel, Il conflitto della civiltà moderna, op. cit., p. 5.

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Ivi, p. 6. Corsivo dell’Autore. Ivi, p. 21. 150 Ibidem. 151 Ivi, pp. 8-9. 152 Ivi, nota 1, p. 9. 153 Ivi, pp. 21-22. 154 E. Sola, “Introduzione”, in G. Simmel, Frammento sull’amore, op. cit., p. 6. 155 Ivi, p. 11. 156 Ivi, pp. 11-12. 157 “Intersecazione dei cerchi sociali” (Capitolo VI: “Die Kreuzung sozialer Kreise”, pp. 305-344, di Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, 1908). 158 R. Michels, “Prefazione”, a vol. XII, “Politica ed Economia”, in “Nuova Collana di Economisti”, op. cit., p. IX. 159 Ibidem. 160 Ivi, p. XLI. 161 Ivi, nota 1, p. XLI. 162 Si ricordano le traduzioni principali, per un quadro completo si rimanda alla bibliografia su G. Simmel Kant. Sedici lezioni tenute all’Università di Berlino (Kant. 16 Vorlesungen gehalten an der Berliner Universität, Duncker & Humblot, Leipzig 1904), tr. it. e intr. di G. Nirchio, Cedam, Padova 1953; L’etica e i problemi della cultura moderna [Georg Simmel Vorlesung «Ethik und Probleme der modernen Kultur» (1913), 1949] tr. di P. Pozzan e intr. di G. Calabrò, Guida, Napoli 1968; Saggi di estetica, tr. it. di M. Cacciari e L. Perucchi, intr. di M. Cacciari, Liviana, Padova 1970; Roma (Rom. Eine ästhetische Analyse, 1898), Firenze (Florenz, 1906), Venezia (Venedig, 1906-1907), tr. parziale, in M. Cacciari (a cura di), Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffler e Simmel, Officina, Roma 1973, pp. 94-113. 163 G. Calabrò, “Introduzione”, in G. Simmel, L’etica e i problemi della cultura moderna, op. cit., p. 8. 164 Ivi, p. 31. 165 M. Cacciari, Introduzione ai saggi estetici di Georg Simmel, in G. Simmel, Saggi di estetica, op. cit., p. X. 149

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Ibidem. Ivi, p. XXIX. 168 F. Ferrarotti, Prefazione, in G. Simmel, La differenziazione sociale, Laterza, Roma-Bari 1982 – 41998, pp. V-VI. 169 Si ricordano solo le traduzioni simmeliane più importanti in cui si evidenzia il loro contributo: Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, a cura di C. Mongardini, Bulzoni, Roma 1974 – 21976; La differenziazione sociale (Über soziale Differenzierung. Soziologische und psychologische Untersuchungen, Duncker & Humblot, Leipzig, 1890), tr. it. e cura di B. Accarino, pref. di F. Ferrarotti, Laterza, RomaBari 1982 – 41998; Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia (Grundfragen der Soziologie. Individuum und Gesellschaft, Göschen, Berlin 1917), tr. it. di C. Tomassoni, intr. di A. Dal Lago, Feltrinelli, Milano 1983; Filosofia del denaro (Philosophie des Geldes, Duncker & Humblot, Leipzig, 1900; 21907 accresciuta), a cura di A. Cavalli e L. Perucchi, UTET, Torino 1984; Sociologia, (Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, Duncker & Humblot, Leipzig, 1908) tr. it. di G. Giordano, intr. di A. Cavalli, Comunità, Milano 1989. 170 Ivi, p. X. 167

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Appendice

Rivista italiana di sociologia marzo-aprile 1906

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Silvia Fornari 260

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Appendice 261

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Bibliografia generale

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Bibliografia generale 267 Cavalli A., Considerazioni sull’origine della sociologia nella Germania Guglielmina, in Aa. Vv., Scienza narrazione e tempo, a cura di M. Salvati, F. Angeli, Milano 1985. Id., Georg Simmel e Max Weber: un confronto su alcune questioni di metodo, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXX, 4/ 1989, ottobre-dicembre, pp. 503-524. Id., La categoria del tempo in Simmel: una lettura sociologica, in “Aut Aut”, 257/1993, (numero monografico: Georg Simmel. Le forme e il tempo), pp. 73-84. Cirrone S., Sul rapporto Croce-Weber: una ipotesi, in Bruno A., Benedetto Croce trent’anni dopo, Laterza, Roma-Bari 1983, pp. 179-188. Coli D., Croce, Laterza e la cultura europea, Il Mulino, Bologna 1983. Colin F., Comunicazione e interazione, Il Mulino, Bologna 1979. Coser L.A., Georg Simmel, Englewood Cliffs Prentice Hall, New York 1965. Id., Le funzioni del conflitto sociale, Feltrinelli, Milano 1967. Id., I Maestri del pensiero sociologico, Il Mulino, Bologna 19831997-2001. Cesareo V., Sociologie e Educazione, La Nuova Italia, Firenze 1976. Crespi F., Mediazione simbolica e società, F. Angeli, Milano 1988. Id., Le vie della sociologia, Il Mulino, Bologna 1994. Id., Manuale di Sociologia della Cultura, Laterza, Roma – Bari 1996. Crespi F. – Fornari F., Introduzione alla Sociologia della Conoscenza, Donzelli, Roma 1998. Croce B., L’Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra, Ricciardi, Napoli 1919; Laterza, Bari 41965. D’Andrea F., I paradigmi della modernità, EuRoma, Roma 1995.

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Silvia Fornari 276 Id., Forme e giochi di società, (a cura di) A. Dal Lago, Feltrinelli, Milano 1983. Id., Filosofia del denaro, UTET, Torino 1984. Id., Bergson, in “Aut Aut”, 204/1984, novembre-dicembre, pp. 14-26. Id., Il volto e il ritratto, (a cura di.) L. Perucchi, Il Mulino, Bologna 1985. Id., La Moda, Ed. Riuniti, Roma 1985. Id., Il segreto e la società segreta, (a cura di) A. Zhok, Sugarco, Varese 1992. Id., Saggi di sociologia della religione, (a cura di) R. Cipriani e H.J. Helle, Borla, Roma 1993. Id., L’educazione in quanto vita (Schulpädagogik), Il Segnalibro, Torino 1995. Id., Schopenhauer e Nietzsche, (a cura di) A. Olivieri, Ponte delle Grazie, Firenze 1995. Id., Le metropoli e la vita dello spirito, (a cura di) P. Jedlowski, Armando, Roma 1995. Id., Sull’amore, tr. it. a cura di S. Belluzzo, Anabasi, Milano 1995. Id., Sull’Intimità, (a cura di) V. Cotesta, Armando, Roma 1996. Id., La socievolezza, (a cura di) G. Turnatori, Armando, Roma 1997. Id., Il denaro nella cultura moderna, (a cura di) N. Squicciarino, Armando, Roma 1998. Id., Sociologia, (a cura di) A. Cavalli, Comunità, Milano 1998. Id., Saggi di cultura filosofica, Neri Pozza, Vicenza 1998. Id., Kant. Sedici lezioni berlinesi, Unicopli, Milano 1999. Sombart W., Lusso e capitalismo, Unicopli, Milano1988. Id., Il Borghese, Guanda, Parma 1994. Sorokin P.A., La dinamica sociale e culturale, UTET, Torino 1975. Id., Mode e utopie nella sociologia moderna e scienze collegate, Barbera, Firenze 1965.

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Bibliografia generale 277 Taylor C., Il disagio della modernità, Laterza, Roma-Bari 1999. Thompson J.B., Mezzi di comunicazione e modernità, Il Mulino, Bologna 1995. Touraine A., Critica della modernità, Il Saggiatore, Milano 1993. Turnatori G., Flirt, Seduzione, Amore. Simmel e le emozioni, Anabasi, Milano 1994. Id., “Presentazione” e cura, in Simmel G., La socievolezza, Armando, Roma 1997. Vattimo G., La fine della modernità, Garzanti, Milano 1991. Vozza M., Il sapere della superficie, da Nietzsche a Simmel, Liguori, Napoli 1988. Id., Rilevanze epistemologia ed ermeneutica, Laterza, RomaBari 1990. Id., Il mondo delle cose prossime, Marietti, Casale Monferrato 1992. Weber M., L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, Rizzoli, Milano 1988. Id., Economia e società (vol. I -V), Comunità, Milano 1995. Id., Considerazioni intermedie. Il destino dell’Occidente, (a cura di) A. Ferrara, Armando, Roma 1995. Id., La politica come professione, (a cura di) L. Cavalli, Armando, Roma 1997. Wolff K. H, The Sociology of Georg Simmel, The Free Press of Glencoe, London 1964.

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Bibliografia su Georg Simmel

Nota bibliografica La produzione letteraria di Georg Simmel è molto intensa tanto da rendere difficile un lavoro completo di analisi di tutti gli scritti. Simmel pubblica a suo nome più di venticinque volumi e più di trecento saggi, tra recensioni ed altri scritti. Il mio interesse in questo lavoro bibliografico, si è incentrato nella ricerca delle traduzioni italiane e opere critiche, poiché dopo la bibliografia curata da Alessandro Cavalli non si trova nessun altro lavoro così completo e puntale, anche se negli ultimi trent’anni l’interesse intorno al pensiero simmeliano si è rinnovato amplificando le analisi critiche di tutta la produzione scientifica simmeliana. Sono aumentate le pubblicazioni critiche e ne sono state rieditate le traduzioni delle opere più espressive di Simmel e gran parte della produzione saggistica, con un forte incremento nell’organizzazione di seminari, convegni dedicati alla figura dello studioso o come approfondimenti delle sue tematiche, in collaborazione con i più importanti studiosi europei ed internazionali dell’Autore. La difficile interpretazione del pensiero simmeliano determina lo sviluppo di diverse chiavi di lettura, ognuna delle quali con una propria pretesa di legittimità. La pubblicazione e la traduzione anche degli scritti minori è di aiuto per sfatare le etichette che per lungo tempo hanno identificato Simmel solo come il “filosofo della crisi” o dell’interprete della “fine del soggetto”, che tende ha ridurre lo spessore scientifico dell’Autore, tanto che a maggior ragione, usando le parole di Alessandro Cavalli, «(…) Simmel merita ancor oggi di essere letto e studiato. La sua opera resta una miniera in gran parte inesplorata»1. La biografia più completa di articoli e pubblicazioni ad oggi,

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Silvia Fornari 280 nel panorama internazionale, è l’opera curata da Kurt Gassen (Università di Greifswald) e Michael Landmann (Università di Basel), Buch des Dankes an Georg Simmel. Briefe, Erinnerungen,Bibliographie, Duncker & Humblot, Berlin 1958; pubblicata in occasione del primo centenario della nascita del filosofo, contenente interessante materiale biografico, lettere ed altro sulla vita e l’ambiente socio-politico della Germania di Georg Simmel. L’ultima pubblicazione completa riguardante la produzione del pensiero simmeliano è apparsa sempre in Germania a cura di Otthein Rammstedt, Georg Simmel, Gesamtausgabe2, la quale si compone ad oggi di 16 volumi. A ragione di una precedente pubblicazione in cui presento la bibliografia completa delle opere simmeliane3, in questa mi sono preoccupata di approfondire ed apportare gli aggiornamenti circa la continua produzione italiana sul pensiero e le opere di Georg Simmel.

Note 1

A. Cavalli, Introduzione, a G. Simmel, Sociologia, Comunità, Milano 1998, p. XXVII. 2 G. Simmel, Gesamtausgabe, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1989ad oggi. 3 S. Fornari (a cura di), Bibliografia completa su Georg Simmel, in M.C. Federici (a cura di), Georg Simmel e la sociologia omnicomprensiva, Morlacchi, Perugia 2001, pp. 303-358.

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Bibliografia su Georg Simmel 281 Traduzioni italiane (elenco per anno di pubblicazione) 11 problema della sociologia (Das problem der Soziologie, 1894), tr. it. di A., Bartolomei in “Riforma sociale”, VI, 2/ 1899, pp. 629-637; ora in Simmel G., Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, a cura di C. Mongardini, Bulzoni, Roma 1976. I problemi fondamentali della filosofia (Hauptprobleme der Philosophie, Göschen, Leipzig, 1910), tr. it. e intr. di A. Banfi, Vallecchi, Firenze 1919–21920–41922. Ristampa a cura di A. Banfi con la prefazione di F. Papi, ILI, Milano 1972; ultima ristampa a cura di F. Andolfi, Laterza, Roma 1996. I1 Relativismo, (florilegio di estratti da varie opere di Simmel), tr. it. di G. Perticone, Carabba, Lanciano 1922. Schopenhauer e Nietzsche (Schopenhauer und Nietzsche. Ein Vortragszyklus, Leipzig, 1907), tr. it. parziale e pref. di G. Perticone, Paravia, Torino 1923. Nuova traduzione integrale, a cura di A., Olivieri Schopenhauer e Nietzsche, Ponte alle Grazie, Firenze 1995. Il conflitto della civiltà moderna (Der Konflikt der modernen Kultur. Ein Vortrag, 1918), tr. it. e pref. di G. Rensi, Bocca, Torino 1925; SE, Milano 51999. Seconda traduzione riproposta con alcune modifiche: Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, a cura di C. Mongardini, Bulzoni, Roma 1974–21976. Frammento sull’amore (Fragmente über die Liebe. Aus dem Nach-lass Georg Simmel, in “Logos” X, 1, 1921), tr. it. e cura di E. Sola, Athena, Milano 1927. Nuova traduzione a cura di S. Belluzzo, Sull’amore (Fragmente über die liebe. Der Platonische und der moderne eros) Anabasi, Milano 1995. Rembrandt. L’arte religioso-creatrice (Rembrandt. Ein Kunstphilosophischer Versuch, a cura di Wolff K., Verlag, Leipzig

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Silvia Fornari 282 1916; nuova ed. con intr. di B. Wyss, Matthes & Seitz, 1985), tr. it. parziale di E. Goldstein, intr. di A. Banfi, F.lli Pallotta, Roma 1931. Nuova tr. it. integrale a cura di G. Gavetta, Georg Rembrandt: un saggio di filosofia dell’arte, SE, Milano 1991. “Intersecazione dei cerchi sociali” (Capitolo VI: “Die Kreuzung sozialer Kreise”, pp. 305-344, di Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, 1908), tr. it. di V. Forzoni, in “Nuova Collana di Economisti” (a cura di) R. Michels, vol. XII, UTET, Torino 1934, pp. 263-306. Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici (Lebensanschauung. Vier metaphysische Kapitel, Duncker & Humblot, München-Leipzig 1918), tr. it. di F. Sternheim, contiene: “La legge individuale” (1913), con una nota introduttiva di A. Banfi, Bompiani, Milano 1938. Nuova tr. it. a cura di G. Antinolfi, Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici, Guida, Napoli 1990, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 21997. Kant. Sedici lezioni tenute all’Università di Berlino (Kant. 16 Vorlesungen gehalten an der Berliner Universität, Duncker & Humblot, Leipzig 1904), tr. it. e intr. di G. Nirchio, Cedam, Padova 1953; Kant. Sedici lezioni berlinesi, tr. it. a cura di A. Marini e A. Vigorelli, Unicopli, Milano 1986–41999. L’etica e i problemi della cultura moderna (Georg Simmel Vorlesung «Ethik und Probleme der modernen Kultur» (1913), 1949) tr. di P. Pozzan e intr. di G. Calabrò, Guida, Napoli 1968. L’anima e le forme, tr. it. di S. Bologna, Sugar, Milano 1963. “Il denaro e lo stile di vita”, in F. Ferrarotti (a cura di), La sociologia, Milano 1967 (tr. parziale del VI capitolo della Philosophie des Geldes); riportato poi in: Fabris G., Sociologia dei consumi, Hoepli, Milano 1971, pp. 161-171. Saggi di estetica, tr. it. di M. Cacciari e L. Perucchi, intr. di M. Cacciari, Liviana, Padova 1970. (contiene la traduzione dei seguenti saggi e di pagine del diario di Simmel: Brücke und

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Bibliografia su Georg Simmel 283 Tür, 1909; Das Christentum und die Kunst, 1907, Germanischer und klassisch - romanischer Stil, 1918; Der Schauspieler und die Wirklichkeit, 1912; L’art pour l’art, 1914; tratti da Fragmente und Aufsätze aus dem Nachlass und Veroeffentlichungen der letzen jahre, a cura di G. Kantorowicz, 1923: Aus dem nachgelassenem Tagebuche (pp. 3-46); Gesetzmässigkeit im Kunstwerk (pp. 213-228); Zum Problem des Naturalismus (pp. 269-304). Roma (Rom. Eine ästhetische Analyse, 1898), Firenze (Florenz, 1906), Venezia (Venedig, 1906-1907), tr. parziale, in Cacciari M. (a cura di), Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffler e Simmel, Officina, Roma 1973, pp. 94-113. “Individuo e società” (Grundfragen der Soziologie (Individuum und Gesellschaft) capitolo IV: Individuum und Gesellschaft in Lebensanschauungen des 18. und 19. Jahrhunderts (Beispiel der philosophischen Soziologie), 1917), a cura di D. Confrancesco, tr. it. di L. Battaglia, in “Controcorrente”, 4/ 1974. “Il problema della sociologia”, in Izzo A. (a cura di), Storia del pensiero sociologico, 2 voll., Il Mulino, Bologna 1975, pp. 85-104. Il conflitto della cultura moderna e altri saggi, a cura di C. Mongardini, Bulzoni, Roma 1974–21976. Contiene i seguenti saggi: Das problem des Soziologie, 1894; tratto da Soziologie. Untersuchungen über die Formen der Vergellschaftung; seconda parte del primo capitolo: Exkurs über das Problem: wie ist die Gesellschaft möglich?, 1908; Comment les formes sociales se maintiennent, 1897; tratto da Soziologie, op. cit., capitolo IV: Der Streit, 1908; Der Konflikt der modernen Kultur, 1918, in appendice: Durkheim E., “La sociologia e il suo dominio scientifico”, 1900. Arte e civiltà, (saggi vari), a cura di D. Formaggio e L. Perucchi,

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Silvia Fornari 284 tr. it. di L. Perucchi, Isedi, Milano 1976. Contiene i seguenti saggi: Die Mode, in Philosophische Kultur, 1911; Soziologische Ästhetik, 1896; Nietzsche und Kant, 1906; Über die dritte Dimension in der Kunst, 1906; Zur Metaphisik des Todes, 1910-1911; Der Henkel, in Philosophische Kultur, 1911; Der Begriff und die Tragödie der Kultur, 1910-1911; in appendice: una lettera di Simmel a R. M. Rilke del 9 agosto 1908; “Ricordo di Simmel” di Lukács G.; “Georg Simmel”, di Perucchi L.. I presupposti psicologici della ricerca storica (Die Probleme der Geschichtsphilosophie, cap. I: Von den psychologischen Voraussetzungen in der Geschichtsforschung, 1892), tr. it.di Barbera S. e P. Rossi; contiene: Il problema della sociologia (Soziologie: Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, cap. I: Das Problem der Soziologie, 1908); tr. it. di G. Giordano, L’essenza del comprendere storico (Vom Wesen des historischen Verstehens, 1918); tr. it.di S. Barbera e P. Rossi, in Rossi P. (a cura di), Lo storicismo tedesco, UTET, Torino 1977. Il dominio (Soziologie der Über - und Unterordnung, 1907), a cura di C. Mongardini, Bulzoni, Roma 1978. “Sulla psicologia del pudore” (Zur Psychologie der Scham, 1901), Accarino B. (a cura di) in “Il piccolo Hans”, 32/1981, pp. 40-53. “La rovina” (Die Ruine, 1911), tr. it. di G. Carchia, in “Rivista di Estetica”, XXI, 8/1981, pp. 121-127. La differenziazione sociale (Über soziale Differenzierung. Soziologische und psychologische Untersuchungen, Duncker & Humblot, Leipzig, 1890), tr. it. e cura di B. Accarino, pref. di F. Ferrarotti, Laterza, Roma-Bari 1982–41998. I problemi della filosofia della storia. Uno studio di teoria della conoscenza (Die Probleme der Geschichtsphilosophie. Eine erkenntnistheorethische Studie, Duncker & Humblot, Leip-

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Bibliografia su Georg Simmel 285 zig, 1892), tr. it.di G. Cunico, intr. V. D’Anna, Marietti, Casale Monferrato 1982–21996, Marietti, Genova 42001. Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia (Grundfragen der Soziologie. Individuum und Gesellschaft, Göschen, Berlin 1917), tr. it.di C. Tomassoni, intr. di A. Dal Lago, Feltrinelli, Milano 1983. “Sulla discrezione”, in “Il Manifesto”, 305/1983, p. 7. “Henry Bergson”, in “Aut Aut”, 204/1983, pp. 14-26. Filosofia del denaro (Philosophie des Geldes, Duncker & Humblot, Leipzig, 1900; 2a ediz. accresciuta, 1907), a cura di A. Cavalli e L. Perucchi, UTET, Torino 1984. La moda (Zur Psychologie der Mode. Soziologische Studie, 1895), a cura di D. Formaggio e L. Perucchi, Ed. Riuniti, Roma 1985; ristampa a cura di L. Perucchi, con uno scritto di G. Lukács, Se, Milano 1996–Mondadori, Milano 21998. Nuova traduzione e cura di M. Monaldi, La moda e altri saggi di cultura filosofica (Philosophie der Mode, Berlin, 1905), Longanesi, Milano 1985; ristampato con il titolo Saggi di cultura filosofica, Guanda, Parma 1993; Neri Pozza, Vicenza 31998; contiene: “Concetto e tragedia della cultura”. Il volto e il ritratto. Saggi sull’arte, tr. it.e cura di L. Perucchi, Il Mulino, Bologna 1985. “Il dominio della tecnica” in Maldonado T. (a cura di), Tecnica e cultura: il dibattito tedesco fra Bismark e Weimar, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 37-46. La forma della storia (Das Problem der historischen Zeit, 1916; Die historische Formung, 1917-18), a cura di F. Desideri, pres. G. Cantillo, Edizioni 10/17, Salerno 1987–21988. Sociologia, (Soziologie.Untersuchungen über die Formen der Vergesellschaftung, Duncker & Humblot, Leipzig, 1908) tr. it. di G. Giordano, intr. di A. Cavalli, Comunità, Milano 1989. Nuova edizione economica, Comunità, Milano 1998. Il segreto e la società segreta (Das Geheimnis und die geheime

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Silvia Fornari 286 Gesellschaft, 1906/08), tr. it.di G. Quattrocchi, (a cura di) A. Zhok, SugarCo, Carnago 1992. Lo straniero (Exkurs über den Fremden, in Soziologie Untersuchung über die Formen der Vergesellschaftung (1908), De Gruyter, Berlin 51968, pp. 509-512), tr. it. in, di S. Tabboni (a cura di), Vicinanza e lontananza. Modelli e figure dello straniero come categoria sociologica, F. Angeli, Milano 4 1993. “Il problema dello stile” (Das Problem des Stiles, in “Dekorative Kunst”, 1908), in “Aut Aut”, 257/1993, pp. 7-14. “Istantanee sub specie aeternitatis” (articoli pubblicati tra il 1897 e il 1907 nella rivista “Jugend” di Monaco) in “Aut Aut”, 257/1993, pp. 15-19. Saggi di sociologia della religione (Gesammelte Schriften zur Religionssoziologie, Duncker & Humblot, Berlin 1989), tr. it. di M. Marroni, pref. di R. Cipriani, intr. di H. J., Helle, Borla, Roma 1993. Psicologia della civetteria, Graphos, Genova 1993. Saggi di cultura filosofica, (Philosophische Kultur. Gesammelte Essays, Klinkhardt, Leipzig 1911, ristampa con postfazione di J. Habermas, Wagenbach, Berlin 1983), tr. it.di M. Monaldi, Guanda, Parma 1993, Neri Pozza, Vicenza 31998. Flirt, seduzione, amore: Simmel e le emozioni, a cura di G. Turnatori, Anabasi, Milano1994. La religione (Die Religion, 1906/1912), tr. it.e intr. di C. Mongardini, Bulzoni, Roma 1994. La legge individuale e altri saggi, tr. it. di G. Barbolini, intr. e cura di F. Andolfi, Pratiche, Parma 1995. Kant e Goethe: una storia della moderna concezione del mondo, (Kant und Goethe, Bard, Marquandt, Berlin 1906 (successive edizioni con il sottotitolo Zur Geschichte der modernen Weltanschauung, (a cura di) Wolff K., Verlag, LeipzigMünchen 31916), Ibis, Como 1995.

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Bibliografia su Georg Simmel 287 L’educazione in quanto vita, (Schulpädagogik. Vorlesungen, 1922), tr. it. di F. Coppellotti, intr. di A. Erbetta, Il Segnalibro, Torino 1995. Sull’amore, (Schriften zur philosophie und Soziologie der Geschlechter, parte del materiale inedito lasciato da G. Simmel) tr. it. di S. Belluzzo, Anabasi, Milano 1995. Sull’intimità (Zur Psychologie der Scham, 1901; Psychologie der Diskretion, 1906; Dankbarkeit. Ein soziologischer Versuch, 1907; Psychologie des Schmuckes, 1908) tr. it. di M. Sordini, intr. di V. Cotesta, Armando, Roma 1996. La socievolezza (Die Gesellingkeit, 1917) tr. it. di E. Dosaggio, intr. di G. Turnatori, Armando, Roma 1997. Filosofia dell’attore (Zur Philosophie des Schauspielers; Zur Philosophie des Schauspielers: Aus dem Nachlas herausgeben), con un commento di Max Weber; a cura di F. Monceri, ETS, Pisa 1998. Il denaro nella cultura moderna, (a cura di) Squicciarino N., tr. it. di P. Gheri, Armando, Roma 1998. La tecnica e modernità nella Germania di fine Ottocento, (a cura di) N. Squicciarino, Armando, Roma 2000. Il conflitto della cultura moderna: una conferenza, tr. it. e cura di F. Ingravalle, Edizioni di Ar, Padova 2001. La traduzione italiana di Die Grosssträdte und das Geisteleben, in “Jahrbuch der Gege-Stift-ung” (1903), è apparso in Italia in diverse edizioni: La metropoli e la vita mentale, in Wright Mills T.C. (a cura di), Immagini dell’uomo, Comunità, Milano 1965, pp. 525-540. Metropoli e personalità, in Martinotti G. (a cura di), Città e analisi sociologica, Marsilio, Padova 1968, pp. 275-289. La metropoli e la vita mentale, in Izzo A. (a cura di), Storia del pensiero sociologico, voll. II, I Classici, Il Mulino, Bologna 1975. La metropoli e la vita spirituale, in Maldonado T. (a cura di),

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Silvia Fornari 288 Tecnica e cultura: il dibattito tedesco fra Bismark e Weimar, Feltrinelli, Milano 1987, pp. 65-79. Le metropoli e la vita dello spirito, P. Jedlowski (a cura di), Armando, Roma 1995–21998.

Traduzioni parziali apparse nella R.I.S (Rivista Italiana di Sociologia) “Il problema della sociologia”, Anno IV, Fasc. II, Marzo-Aprile 1900, pp. 214-216. “Sociologia della povertà”, Anno X, Fasc. II, Marzo-Aprile 1906, pp. 261-262. Critica Italiana Aa.Vv., Studi su G. Simmel, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXX, 4/1989. Aa. Vv., Letture Simmeliane, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXXIII, 2/1992. Accarino B., Il fidanzamento sociale. Sfera pubblica e decisione individuale in G. Simmel, in “Il Centauro”, I, 1981, pp. 53-77, pubblicato poi in: Accarino B., Le figure del consenso. Soggetto morale e istituzioni politiche nella filosofia moderna, Milella, Lecce 1989, pp. 133-161. Id., Introduzione a Georg Simmel, in “Il Piccolo Hans”, 32/1981, pp. 32-39. Id., cura e introduzione a Simmel G., La differenziazione sociale, Laterza, Roma-Bari 1982. Id., La democrazia insicura: etica e politica in Georg Simmel, Guida, Napoli 1982. Id., Simmel, pensatore della transizione, in “Il Mulino”, 2/85, pp. 355-361. Id., Chi desidera è perduto: due libri di Simmel sui sessi, la moda, il denaro, in “Il Mulino”, 5/1986.

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Bibliografia su Georg Simmel 289 Id., Ordine e consenso: soggetto morale e istituzioni politiche nella filosofia moderna, Milella, Lecce 1989. Id., Simmel ritrovato, in “Aut Aut”, 231/1989, pp. 115-119. Id., Ordine e crisi in Simmel, in “Annali di Sociologia”, 8/1992, II, pp. 59-101. Id., Le cose che chiamano. Tempo e istituzioni in Simmel, in “Aut Aut”, 257/1993, (numero monografico: Georg Simmel. Le forme e il tempo), pp. 35-58. Andolfi F., Introduzione, a G. Simmel, La legge individuale, Pratiche, Parma 1995. Ardigò A., Per una sociologia oltre il post-moderno, Laterza, Bari 1988. Banfi A., “Il relativismo critico e l’intuizione filosofica della vita nel pensiero di G. Simmel” intr. a Simmel G., I problemi fondamentali della filosofia, Vallecchi, Firenze 1922 (ILI, Milano 21972, pp. 3-31); anche in Banfi A., Opere, Ist. A. Banfi, Reggio Emilia 1986, I vol. La filosofia e la vita spirituale e altri scritti di filosofia e religione (1910-1929), pp. 275-300. Id., “Introduzione a G. Simmel” in Simmel G., Rembrandt. L’arte religioso-creatrice, F.lli Pallotta, Roma 1931. Id., Il pensiero filosofico e pedagogico di G. Simmel, in “Rivista Pedagogica”, XXIV, luglio-ottobre 1931, pp. 481-521. Id., La problematicità dell’educazione e il pensiero filosofico e pedagogico di G. Simmel, in Banfi A., La problematicità dell’educazione e il pensiero pedagogico, La Nuova Italia, Firenze 1961–21973, pp. 194-257. Id., Simmel e la filosofia della vita (apparso già in “Rivista Pedagogica”, 1931, con il titolo: Il pensiero filosofico e pedagogico di G. Simmel), in Simmel G., Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici, Bompiani, Milano 1938, ristampato in Banfi A., Filosofi contemporanei, R. Cantoni (a cura di), Parenti, Milano 1951-21961, pp. 161-212.

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Silvia Fornari 290 Id., Tre Maestri, in Banfi A., Scritti Letterari, (a cura di) C. Cordié, Ed. Riuniti, Roma 1970, pp. 245-251. Id., Il relativismo critico e l’intuizione filosofica della vita nel pensiero di G. Simmel, in Banfi A., Opere, Ist. A. Banfi, Reggio Emilia 1986, vol. I, pp. 275-300. Battaglia L., Filosofia e sociologia nell’ultimo Simmel: a proposito di due recenti traduzioni della “Grundfragen der Soziologie”, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXVI, 3/ 1985, pp. 457-483. Battaglia L., Il problema della “cultura femminile” nel pensiero di Georg Simmel e la sua rilevanza per il dibattito teorico contemporaneo, in “Annali di Sociologia”, 8/1992, II, pp. 257-318. Bazzani F., Georg Simmel, la differenziazione sociale, in “Dimensioni”, 25/1982, pp. 129-134. Tedeschi G., Una nostalgia romantica, in “Il Mulino”, 298/1985, pp. 347-354. Bodei R., Tempi e mondi possibili. Arte, avventura, straniero in Georg Simmel, in “Aut Aut”, 257/1993, (numero monografico: Georg Simmel. Le forme e il tempo), pp. 59-71. Boella L., Visibilit et surface. Le possible et l’inconnu dans le concept de forme de Georg Simmel, in “Social Science Information”, 25/1986, pp. 925-943. Id., Dietro il paesaggio: saggio su Simmel, Unicopli, Milano 1988. Bonacchi G., L’una e i molti. La differenza “astuta” di G. Simmel, in “Memoria. Rivista di storia delle donne”, 1/1981, pp. 14-25. Borsari A., “Premessa”, in “Aut Aut”, 257/1993, (numero monografico: Georg Simmel. Le forme e il tempo), pp. 3-5. Burgazzoli L., Lo straniero nel pensiero di Georg Simmel, in Dal Lago A. (a cura di), Lo straniero e il nemico, Costa & Nolan, Genova-Milano 1998, pp. 64-80.

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Bibliografia su Georg Simmel 291 Cacciari M., Introduzione ai saggi estetici di Georg Simmel, in Simmel G., Saggi di estetica, Liviana, Padova 1970, pp. IXXLVII. Id., Dialettica del negativo e metropoli, in Cacciari M. (a cura di), Metropolis. Saggi sulla grande città di Sombart, Endell, Scheffler e Simmel, Officina, Roma 1973. Calabrò A. R., Georg Simmel: la sociologia dell’ambivalenza, in “Quaderni di Sociologia”, vol. XXXVIII-XXXIX, 8/199495, pp. 160-185. Calabrò G., La legge individuale, Morano, Napoli 1963. Id., “Introduzione”, in Simmel G., L’etica e i problemi della cultura moderna, Guida Editori, Napoli 1968. Id., Etica e cultura moderna in Georg Simmel, in Calabrò G., La società «fuori tutela», Guida Editori, Napoli 1970. Id., Situazione e decisione sui «conflitti morali», in Piovani P. (a cura di), L’etica della situazione, Guida Editori, Napoli 1974. Carchia G., La modernità come fascinazione: Georg Simmel e la filosofia del denaro, in Carchia G., La legittimazione dell’arte: studi sull’intelligibile estetico, Guida, Napoli 1982. Cavalli A., Scambio e valore nel pensiero di G. Simmel, in “Il Politico”, XLII, 3/1977, pp. 553-560. Id., Introduzione e cura di Simmel G., Sociologia, tr. it. di G. Giordano, Comunità, Milano 1989. Id., Georg Simmel e Max Weber: un confronto su alcune questioni di metodo, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXX, 4/1989, ottobre-dicembre, pp. 503-524. Id., “Presentazione” a Georg Simmel e la modernità/ Georg Simmel und die Moderne, in “Annali di Sociologia”, 8/1992-II, Università degli Studi di Trento, 1994, p. 9. Id., “Simmel e Weber: convergenze e divergenze” in “Annali di Sociologia”, 8/1992-II, Università degli Studi di Trento, 1994, pp. 117-132.

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Silvia Fornari 292 Id., La categoria del tempo in Simmel: una lettura sociologica, in “Aut Aut”, 257/1993, (numero monografico: Georg Simmel. Le forme e il tempo), pp. 73-84. Cavalli A. – Perucchi L., “Introduzione” a Simmel G., La Filosofia del denaro, UTET, Torino 1984, pp. 7-50. Id., La filosofia del denaro di G. Simmel, in “La critica sociologica”, 69/1984, pp. 122-164. Cipriani R., cura e pref. a Simmel G., Saggi di sociologia della religione, intr. di H. J. Helle, Borla, Roma 1993. Ciusa N., Precisazioni sul “recupero della trascendenza” nello storicismo relativistico di Georg Simmel, in “I problemi della pedagogia”, 1-2/1985, pp. 73-88. D’Andrea F., Georg Simmel e il problema della Sociologia: evoluzione di un pensiero, in “Sociologia”, XXXII, 2-3/1998, pp. 35-60. Id., Soggettività e dinamiche culturali in G. Simmel, Jouvence, Roma 1999. Id., Semplicemente complesso. Paradossi di Simmel e paradigmi di Morin, in Federici M.C. (a cura di), Georg Simmel e la sociologia omnicomprensiva, Morlacchi, Perugia 2001, pp. 153. Id., (a cura di), tr. it., Levine D. N., Simmel come educatore: sull’individualità e la cultura moderna, in Federici M.C. (a cura di), Georg Simmel e la sociologia omnicomprensiva, Morlacchi, Perugia 2001, pp. 241-257. Id., (a cura di), tr. it., Watier P., L’immaginario dell’individuo nella sociologia di G. Simmel, in Federici M.C. (a cura di), Georg Simmel e la sociologia omnicomprensiva, Morlacchi, Perugia 2001, pp. 261-278. D’Anna V., Georg Simmel: dalla filosofia del denaro alla filosofia della vita, De Donato, Bari 1982. Id., Introduzione e cura a Simmel G., I problemi della filosofia della storia, Marietti, Casale Monferrato 1982.

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Bibliografia su Georg Simmel 293 Id., Il denaro e il terzo regno: dualismo e unità della vita nella filosofia di Georg Simmel, CLUEB, Bologna 1996. Dal Lago A., Alienazione sociale e crisi dell’intelletto, in “Il Politico”, 2/1974. Id., La comunicazione impossibile: Simmel e il destino della relazione sociale, in “Quaderni di Sociologia”, Torino XXVII, 1/1978. Id., Simulazione, lotta e strategia: sulla natura e sulla funzione del gioco in sociologia, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, Bologna, XIX, 3/1978. Id., Introduzione e cura a Simmel G., Forme e giochi di società. Problemi fondamentali della sociologia, Feltrinelli, Milano 1983. Id., Georg Simmel, conflitto e tragedia, in Dal Lago A., Il Politeismo moderno, Unicopli, Milano 1985. Id., Il fatale dominio della modernità, in “L’indice dei libri del mese”, 1/1985. Id., Sociologia e tragedia in Simmel. Note sull’interpretazione di un classico controverso, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXVI, 3/1985, pp. 484-503. Id., Il reial simmeliano, in “Quaderni di Sociologia”, 7/1987. Id., Oltre il metodo. Interpretazione e scienze sociali, Unicopli, Milano 1989. Id., Simmel nostro contemporaneo, in “Rassegna Italiana di Sociologia”, XXX, 4/1989, ottobre-dicembre, pp. 525-550. Id., La tragedia della cultura: saggio su Simmel, Il Mulino, Bologna 1990. Id., Le antinomie dell’esistenza. Simmel e la filosofia della vita, in “Aut Aut”, 257/1993, (numero monografico: Georg Simmel. Le forme e il tempo), pp. 85-104. Id., Il Conflitto della modernità. Il pensiero di Georg Simmel, Il Mulino, Bologna 1994. Del Grosso Destrieri L., Tra filosofia e sociologia: Georg Sim-

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