Antigone. I canti 8862274440, 9788862274449

La presente edizione dei "cantica" dell'"Antigone" di Sofocle si propone di studiare la tradizi

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Antigone. I canti
 8862274440, 9788862274449

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S O F O C L E · A N T I G O N E . I Canti

isbn 978-88-6227-444-9 (brossura) isbn 978-88-6227-445-6 (e-book)

ANTIGONE I Canti SOFOCL E a cura di f r a n c e s co g. g i a n nac h i

i c a n t i d e l t e at ro g r e co · 4 .

PISA · ROMA FABRI ZI O SERRA EDI TORE 2011

I CANTI

DEL

TEATRO

GRECO

Collana diretta da Bruno Gentili e Pietro Giannini

UNIVERSITÀ

DEGLI

CENTRO

SULLA

STUDI

DI

URBINO

INTERNAZIONALE

GRECIA

ANTICA

DI

CARLO

STUDI

(CISGA)

BO

ANTIGONE I Canti SOFOCLE

A

CURA

FRANCESCO

PISA FABRIZIO

G.

DI GIANNACHI

- ROMA SERRA 2011

EDITORE

Sono rigorosamente vietati la riproduzione, la traduzione, l'adattamento, anche

parziale o per estratti, per qualsiasi uso e con qualsiasi mezzo effettuati, compresi la copia fotostatica, il microfilm, la memorizzazione elettronica, ecc.,

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DI Pisa

Via Santa Bibbiana 28, 1 56127 Pisa, tel. +39 050542332, fax +39 050574888, [email protected] UFFICI DI ROMA Via Carlo Emanuele I 48, 1 00185 Roma, tel. +39 0670493456, fax +39 0670476605, [email protected] ISBN 978-88-6227-444-9 (brossura) ISBN 978-88-6227-445-6 (e-book)

Impaginazione a cura di Francesco G. Giannachi. Volume stampato con il contributo del Comune di Soleto (LE) e della Banca Popolare Pugliese.

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[anca Popolare Puglese

SOMMARIO Avvertenza

Introduzione

Sigla Abbreviazioni metriche

Struttura metrica dell’Antigone Parodo Primo stasimo

Secondo stasimo Terzo stasimo Quarto stasimo Quinto stasimo Primo commo

Indice prosodico e metrico Bibliografia

Abbreviazioni bibliografiche

103 105 107

AVVERTENZA I 1, TESTO dei cantica dell’Antigone è corredato da un apparato testuale, in cui sono state registrate sopratutto le varianti mag-

giormente rilevanti ai fini dell’interpretazione metrica, e da un apparato colometrico nel quale si registrano le varianti della tradizione manoscritta rispetto alla sistemazione per cola adottata nel testo. Gli apparati sono per lo più di tipo negativo, tranne nei casi in cui, per

motivi di chiarezza, viene usata la forma positiva. In particolar modo ciò accade nell’apparato colometrico allorché la divisione dei cola accolta nel testo è proposta dall’editore o è attestata da un massimo di tre manoscritti. Nel secondo apparato sono in corsivo le parti di testo estranee a quelle esaminate. Ogni coppia strofica è seguita da un breve commento diviso in tre sezioni. Nella prima si offre una concisa descrizione generale dell’assetto colometrico dei manoscritti e si discutono i passi maggiormen-

te problematici. In questa sezione si fa riferimento quasi esclusivamente alla tradizione manoscritta e solo in alcuni casi si descrivono o si discutono le scelte degli editori moderni che per la divisione metrica dei passi lirici non hanno tenuto presente la colometria dei testimoni pervenutici, ma hanno seguito criteri per lo più soggettivi.

La seconda sezione del commento analizza l'edizione bizantina dei cori dell’Antigone realizzata da Demetrio Triclinio agli inizi del XIV s. e corredata da scoli metrici, individuando e discutendo sopratutto

i punti in cui il filologo tessalonicense si è discostato dalla paradosis antica. La terza sezione esamina le problematiche testuali di maggiore rilievo e cerca di giustificare le scelte effettuate. Tutti i manoscritti sono stati letti su riproduzione da microfilm in bianco e nero, tranne II per il quale è stata disponibile una fotografia a colori, L che è stato letto anche nel facsimile pubblicato da Thom-

pson e Jebb nel 1885 e A e Zp che sono stati visionati direttamente sugli originali. Per la descrizione e l’interpretazione delle forme metriche ci si è attenuti in generale alla terminologia attestata nelle fonti antiche.

INTRODUZIONE A PRESENTE edizione dei cantica dell’Antigone di Sofocle si propone di studiare la tradizione manoscritta dei passi lirici di questa tragedia e valutare l'attendibilità della colometria trasmessa. Accostarsi allo studio della colometria dei testi lirici non significa accettare fideisticamente i dati offerti dalla tradizione manoscritta, senza

analizzarli in maniera critica ed alla luce delle conoscenze metriche che possiamo derivare dagli antichi. Vuol dire, invece, avere una base

di partenza su cui lavorare e non negare aprioristicamente la validità della sistemazione metrica offerta dalla paradosis, dal momento

che

l'autorità dei manoscritti è unanimemente riconosciuta per il testo. Lo studio critico della colometria antica ha il fine, innanzitutto, di

verificare se dai manoscritti giunti sino a noi sia possibile ricostruire la sistemazione metrica che il testo lirico presentava nell'edizione alessandrina,' ovvero il punto più lontano cui si possa attingere con la recensio dei testimoni in nostro possesso, ed in secondo luogo di analizzare quanto è stato ricostruito e valutarlo sulla base della dottrina metrica antica.

Negli ultimi anni si è molto discusso sull’origine della colometria * In una nota aggiunta nel 1969 all'introduzione dell’edizione sofoclea, A. Dain (cfr. pp. LXVI-LXVII della ristampa del 1989) sosteneva che nel corso della storia la colometria dei testi tragici è stata stabilita per ben tre volte e cioè la prima volta nel periodo alessandrino, quando la divisione per cola si sarebbe sostituita alla scriptio continua, la seconda nel periodo romano e la terza, secondo una testimonianza della Suda (5. v. Edyévwoc), “sotto il regno di Anastasio” (molto probabilmente Anastasio I, che regnò dal 491 al 518) per opera del grammatico Eugenio. Dain affermava, inoltre, che della prima colometria per Sofocle non è sopravvissuto nulla; la seconda è quella che ritroviamo nei papiri pervenutici, poi confluita nei manoscritti medievali, e che si ispirava alla teorie metriche di Efestione; della terza non ci resta alcuna traccia. Secondo Dain, quindi, la filologia moderna potrebbe al massimo giungere al testo di età romana. La tesi secondo cui edizioni di questo periodo, qualora ce ne siano state, abbiano interessato la colometria, dovrebbe essere meglio documentata. I papiri tardo-antichi, inoltre, potrebbero riprodurre senza dubbio una sistemazione metrica molto più antica della loro età. Sorprende anche il fatto che dell’opera ben più recente di Eugenio non possa essere rimasto nulla. Studi successivi a Dain sostengono che il grammatico bizantino abbia forse interpretato le sequenze metriche della colometria tradita, piuttosto che dividere ex novo il testo per cola (cfr. Mastronarde-Bremer 1982, p. 151; Tessier 1995, p. 27 n. 45; Gentili-Lomiento 2003, p. 7 n. 25). 11

tramandata da papiri e codici medievali e, mentre Fleming, Kopff e Gentili pensano che alla base della sistemazione alessandrina ci siano stati dei testimoni molto più antichi corredati da notazione musicale, altri studiosi sostengono che prima delle edizioni alessandrine i testi circolassero senza la possibilità di individuare visivamente le sequenze metriche delle parti cantate. La colometria dunque, secondo quest’ultima corrente di studi, sarebbe stata una ‘invenzione’ di Aristofane di Bisanzio,” così come, ad esempio, la divisione dei testi

poetici compiuta da Apollonio Eidografo sulla base dei diversi generi musicali sarebbe avvenuta solo grazie alla sensibilità musicale del filologo e non con l’ausilio delle note antiche. Rimane, comunque, un fatto importante e cioè l'impossibilità per noi moderni di andare oltre l'edizione dei filologi del Museo con i mezzi in nostro possesso. Un dato di grande interesse è rappresenta-

to dalla divisione colometrica di alcune iscrizioni risalenti al periodo dei tre grandi drammaturghi che può far luce sul modo pre-alessandrino di sistemare i testi lirici per brevi unità metriche o cola.’ Le edizioni colometriche dei testi lirici pubblicate negli ultimi anni hanno cominciato a dimostrare che è possibile ricostruire l’assetto colometrico dell’edizione alessandrina e che esso risulta quasi sempre valido ed analizzabile. In questi studi, di solito, si cerca di interpretare su basi teoriche i dati della tradizione o, nei rari casi di

paradosis colometrica corrotta, di proporre delle soluzioni alternative che possano rendere conto del modo in cui la sistemazione metrica si è deteriorata e risultino meno invasive possibile rispetto al testo ? Seondo quanto affermava Wilamowitz (cfr. Wilamowitz 1889, pp. 142-143) Aristofane di Bisanzio avrebbe diviso i testi lirici secondo un principio retorico e non metrico. Lo stesso filologo tedesco, però, qualche anno più tardi (cfr. Wilamowitz 1900, pp. 41-42) sosteneva che gli alessandrini avessero

conosciuto testi con notazione musica-

le, sebbene dubitasse che quella musica risalisse direttamente ad Euripide. Riguardo all'attività di Aristofane di Bisanzio, il fatto che il filologo alessandrino abbia lavorato sul testo di Pindaro attingendo a materiale metrico precedente è attestato dallo scolio metrico a Pind. OL. 2, c. 48a. Per una più ampia discussione delle teorie di Wilamowitz e dello scolio ad Οἱ. 2 cfr. Giannini 2010, p. 21. Su Aristofane si veda anche quanto affermato da Pordomingo 2005, p. 193: “plus qu'un initiateur, Aristophane devrait, peut-être, être considéré comme celui qui systématisa, perfectionna et régularisa une pratique pré-existente dont certains papyrus attestent l’existence”. 3 Cfr. Prauscello 2006, pp. 28-33. 4 Lo studio delle epigrafi arcaiche e classiche che riportano una divisione per cola lirici dovrebbe essere svolto in maniera sistematica, analizzando tutti i repertori a disposizione. Di particolare interesse, comunque, è quanto già detto in Gentili 1968; Moranti 1972; Gallavotti 1979; Hansen 1975 e 1984; Gentili-Lomiento 2003, p. 7. 12

tradito. Il fatto che nella tradizione colometrica dei testi possano essere rintracciate delle precise tipologie d'errore’ o che in alcuni casi qualcuna di esse sia comune a tutta la tradizione antica di un passo e richieda l'emendamento, non intacca il valore complessivo della co-

lometria antica. È un dato ormai acquisito che la ricostruzione della colometria è un aspetto della ricostruzione del testo e segue gli stessi procedimenti della critica testuale.° Gli editori che non si attengono strettamente alla colometria antica hanno sinora utilizzato, per individuare la fine di verso, sia i tre

criteri stabiliti da A. Boeckh (1. fine di parola generalizzata in tutte le occorrenze; 2. presenza dello iato; 3. presenza di sillaba breve in

tempo forte) sia la propria sensibilità ritmica, generando così un ampio numero di divisioni metriche per uno stesso passo, a volte anche molto diverse le une dalle altre. Ogni editore, infatti, ha ricostruito

la metrica delle sezioni liriche nel modo che personalmente riteneva più simile alla prassi dell'autore antico.” Esistono, comunque, numerosi casi in cui le edizioni moderne, consapevolmente o meno, prefe-

riscono seguire in una stessa tragedia, o addirittura nello stesso passo lirico, per alcune sezioni la colometria dei manoscritti e per altre una divisione metrica dettata dal gusto personale. Un esempio abbastanza eloquente può essere la prima coppia strofica della parodo dell Antigone. Su undici cola trasmessi dalla paradosis, gli editori moderni hanno pubblicato otto secondo la colometria antica (vv. 100-103=117-

120 € 106-109a—124-124) ed hanno modificato tre (vv. 104-106=121-123),

disponendoli su due versi (cfr. nella strofe ἁἀμέρας βλέφαρον Aroxaivu; τῶν ὑπὲρ ῥεέϑρων μολοῦσα —u-uvu-v-u).5 Il risultato ottenuto è un gliconeo con chiusa spondaica, ovvero con fine impura, ed un ipponatteo. La colometria antica permette di evitare la presenza di una struttura metrica molto rara come il ‘dragged glyconic’, dal momento che nei codici questi versi sono divisi su tre cola e si possono individuare in sequenza le strutture hemiascl 1/do/rei? all’interno di un contesto ritmico formato prevalentemente da metri 5 Cfr. Santè 2007, p. 196. $ Cfr. Lomiento 2008. 7 Il discorso diviene più complicato allorché gli editori affermano di voler descrivere la struttura metrica di un'ode sulla base del contenuto e della forma dell’ode stessa. Lascia perplessi, infatti, la possibilità di rintracciare all’interno del testo lirico antico degli elementi che facciano luce sulla sua divisione metrica e sull’interpretazione delle sequenze così ottenute. Cfr. per questa tendenza West 1982, p. 33. 8 Questa è la colometria di Schroeder, Dain, Lloyd-Jones - Wilson, Dawe e Griffith. ? Cfr. Itsumi 1984, pp. 75-77.

13

eolici. Non meraviglia la presenza di un docmio in un contesto gliconico, vista l'appartenenza di entrambe le strutture alla stessa famiglia degli antispasti.” La stessa situazione si presenta ancora per la prima

coppia strofica del primo stasimo dove per i primi cinque cola (vv. 332-335=342-346) è stata rispettata la colometria antica e per la restante porzione della diade (vv. 336-341=347-352) si è preferita una divisione abbastanza diversa da quella trasmessa dai manoscritti, che vede la

seguente successione di metri: 2ia/zian/alcm/alcm/sp ithyph.* Lasciando da parte la difficoltà di analisi che comporta l’ultimo verso, la colometria dei codici offre la sequenza prost/ia reig*/hem"/2an/rei{/

ithyph che di certo non è deteriore rispetto a quella dei moderni, né meno in sintonia con i precedenti vv. 332-335=342-346 in cui sono pre-

senti dei metri gliconici. Nell’Antigone solo in tre casi la colometria antica è stata totalmente accolta e cioè: la prima coppia strofica del terzo stasimo (vv. 781-790—791-800) nelle edizioni di Lloyd-Jones -

Wilson e Griffith; la seconda e la quarta diade del primo commo (vv. 1271-1276=1294-1299/ 1300 € 1317-1325=1339/ 1340-1347) da Dain-Mazon, Dale, Lloyd-Jones - Wilson, Dawe e Griffith.

Queste poche riflessioni vogliono sottolineare che la sistemazione per cola offerta dalla paradosis, qualora ci siano buoni motivi per considerarla accettabile sotto il profilo metrico, deve essere tenuta in

debita considerazione dagli editori dei testi lirici. Qualunque sia l’origine della colometria tramandata

dai manoscritti, resta il fatto che

essa nella maggior parte dei casi risulta dotata di coerenza metrica interna ed è l’unica ad essere basata sul dato positivo della tradizione e non sulla discrezione o sul gusto ritmico dei moderni. Un problema che si pone nello studio della colometria è la scelta di una variante colometrica allorché la tradizione si presenti discorde. In questo caso due criteri di scelta molto importanti sono: a) la validità della lezione sotto il profilo dell'analisi metrica; b) l'integrità del rapporto responsivo nei testimoni. Altri criteri da seguire sono: c) la preferenza di una lezione colometrica tramandata dal maggior numero

di testimoni; d) il confronto con il contesto ritmico dell’in-

tera coppia strofica; e) l'attendibilità di un manoscritto che conserva 1° Cfr. Hephaest. pp. 31, 15-20 - 34, 1-21 Consbr. 7 L'interpretazione metrica è quella proposta da Dawe. La stessa divisione metrica del testo è in Schroeder, Dain, Lloyd-Jones - Wilson, Dawe e Griffith. A proposito del rapporto tra colometria antica e moderna nella prima coppia strofica del secondo stasimo (vv. 583-593=594-603) rimandiamo a quanto viene detto in Kopff 2001, p. 275.

14

sempre una colometria valida a fronte di uno che riporta un’impaginazione nella maggior parte dei casi corrotta e con i rapporti di responsione compromessi.* Forniamo qui alcuni esempi. Ai vv. 134-135 della parodo i manoscritti L, A, K, A, V e Zp dividono i due cola nella

strofe nel modo seguente: / ἀντιτύπᾳ δ᾽ ἐπὶ γᾷ πέσε τανταλωϑεὶς ἢ!

πυρφόρος ὃς τότε μαινομένᾳ ξὺν ὁρμᾷ), mentre solo il codice V riporta una colometria diversa e cioè: / ἀντιτύπα δ᾽ ἐπὶ γᾷ] πέσε τανταλωϑεὶς

πυρφόρος

ὃς

τότε) μαινομένᾳ

ξὺν

ὁρμᾷ

βακχεύων

ërénve/. È evidente che la colometria di V non può essere accolta sia perché il maggior numero dei manoscritti concorda con una sistemazione metricamente valida, che trova riscontro nell’antistrofe,

sia perché V in questo caso, come in numerosi altri, presenta una

divisione metrica del tutto personale che non sembra seguire alcun criterio metrico.

Per quanto riguarda i vv. 606-606a=617-617a del secondo stasimo, nella strofe essi sono divisi in Le A su due cola (τὰν 009° ὕπνος pet/ ποϑ᾽

ὁ πάντ᾽

ai-

ἀγρεύων)" mentre in tutti i restanti codici (K, A, V,

ΖΡ) vengono uniti insieme. Nell’antistrofe tutta la tradizione concordemente congiunge i due cola su uno stesso rigo ()Ἷ πολλοῖς δ᾽ ἀπάτα χουφονόων ἐρώτων 7). In base al criterio b) esposto sopra (integrità della responsione strofica all’interno della diade) dovremmo accogliere la colometria che tutti i codici riportano per l’antistrofe e che K, A, V e Zp presentano nella strofe e considerare la colometria della

strofe in L e A il frutto della divisione su due righi di una sequenza metrica abbastanza lunga. Invece la colometria testimoniata da Le A perla strofe permette di ottenere due reiziani, in linea con l’andamento ritmico della coppia strofica, ed inoltre le due strutture ricorrono identiche in successione, ed ancora una volta strettamente legate dalla sinafia verbale, come clausola della diade (vv. 614-614a=625-625a).

La colometria antica, inoltre, ha il pregio di isolare per tre volte (vv. 606a= 6174; 609=629; 614a=625a) in questa diade su un unico colon la

struttura metrica vo-v-- (reig”) che a ragione Griffith nell'edizione

cantabrigense dell’Antigone considera “the basic motif of this stanza” 8 È il caso, ad esempio, per la tradizione metrica dell’Antigone dei codici L, A, K ed A, che per la maggior parte dei casi offrono una colometria ottima, e del codice V che presenta spesso sistemazioni colometriche inaccettabili. 14 Cfr. gli apparati colometrici alle coppie strofiche e quanto già detto in Giannachi

2009, p. 22. 5 πάντ᾽ ἀγρεύων mento dd loc.

è correzione di Jebb. I codici tramandano παντογήρως. Cfr. com-

15

(p. 223). Per questi motivi si è preferito accogliere la colometria che gli autorevoli L e A tramandano per la strofe.” I manoscritti utilizzati

Per quanto riguarda i criteri di selezione dei codici medievali rimandiamo a quanto già detto in Giannachi 2009, pp. 13-15. Ribadiamo in questa sede che si è preferito utilizzare sopratutto i manoscritti più antichi (L, A, K ed A). Il codice V è

stato letto in quanto testimone

di quella che Turyn 1952 chiama ‘famiglia 4’ ed ancora una volta si è deciso di mettere alla prova la classificazione di Turyn dal punto di vista della colometria. Come già per l’Edipo Re, si è visto che una sistemazione stemmatica per la tradizione sofoclea è impossibile da realizzare. Infine l'indagine sul codice ΖΡ è stata portata avanti in quanto, già iniziata a proposito dell’Edipo Re, essa ha contribuito ad identificare ΖΡ come una ‘copia di studio’ di Demetrio Triclinio.?®® I manoscritti che tramandano l'edizione sofoclea di Triclinio sono stati studiati, unitamente

agli scoli metrici scritti dal bizantino,

in

quanto la colometria stabilita in epoca paleologa è una tappa impor16 Quest'ultimo editore accoglie per la clausola della diade (vv. 614-614a—625-625a) la divisione dei codici, separando un reig da un reig (a differenza di tutti gli altri studiosi che hanno unito i due cola in un unico verso), ma a vv. 606-606a=617-617a congiunge i due cola, in linea con tutti gli editori precedenti. 7 Il fatto che tutti i manoscritti esaminati riportino nell’antistrofe i due cola uniti su uno stesso rigo (ἡ πολλοῖς δ᾽ ἀπάτα κουφονόων ἐρώτων7) può considerarsi un errore d’archetipo nato dal ricongiungimento della sinafia verbale πολλοῖς δ᾽ ἀπάτα χουφονόων ἐρώτων7). Sotto il profilo dell'analisi metrica la sequenza -—+ ὑππυύυπυ-- può essere intesa come un trimetro ionico 4 maiore che presenta un trocheo nel terzo metron. Questa l’interpretazione di Gentili-Lomiento 2003, pp. 170171. Tutti gli editori moderni dell’ Antigone hanno unito i due cola in un unico verso che è stato analizzato come anceps+2cho+ba (Dawe e Griffith) o più comunemente come dodecasillabo coriambico (Dale e Pohlsander). A. M. Dale notava, comunque, la difficoltà di interpretare questa struttura, ed affermava a proposito di questo passo dell’Antigone: “a mixture of aeolo-choriambic and ionic but many uncertainties. Is there a ‘major’ ionic and are 606=617 and 614=625 examples of it and are 612=623 a catalectic form?” (cfr. Dale 1971, pp. 20-21, e si veda anche Dale 1968, p. 137). Gentili 1950 proponeva l’analisi nhemiascl I aristoph. Van Nes Ditmars 1992, pp. 64-65 chiama questa struttura ‘agesicoreo con espansione coriambica’ ma sulla definizione di agesicoreo cfr. le riserve di Gentili 2010, p. 87. 18 A proposito del codice A cfr. quanto già detto in Giannachi 2009, pp. 20-21 € relativa bibliografia. 19 Cfr. Dawe 1973, I pp. 3-81 e Giannachi 2009, pp. 22-23. 2° Cfr. Giannachi 2010a.

16

tante all’interno della tradizione del testo e testimonia l'interesse me-

trico di un filologo bizantino che avrebbe potuto disporre anche di rami di tradizione a noi ormai inaccessibili.

Rivolgo sentiti ringraziamenti ai proff. Bruno Gentili e Pietro Giannini per aver seguito con cura e pazienza tutte le fasi di questo lavoro ed averlo, infine, accolto nella collana de “I canti del teatro greco”. Ringrazio, inoltre, il prof. Andrea Tessier e la dott.sa Lorenza Savi-

gnago per la scrupolosa revisione del testo edi preziosi suggerimenti, il dott. Saulo Delle Donne e la dott. sa Alessandra Manieri per la costante assistenza durante l'impaginazione del volume, la dott.sa Maria Elena Della Bona per l’aiuto fornitomi nella fase di correzione delle bozze. La pubblicazione del presente volume è stata possibile grazie al contributo economico della Banca Popolare Pugliese e del Comune di Soleto (Le) che si sono dimostrati particolarmente sensibili nel sostenere la ricerca scientifica. Ad entrambe le istituzioni va un vivo e cordiale ringraziamento.

17

SIGLA Papyri IT

P Oxy. 3686 (vv. 109-122)

Is. ex.-IIs. in.

Codices L

Laur. 32,9

A

Leid. B. P G. 60 A

saec. X

saec. X

K

Laur. 31, 10

saec. XII med.

A

Paris. gr. 2712

saec. XIII

V

Marc. gr. 468 (— 653)

saec. XIII ex. — XIV

Zp

Marc. gr. Z 617 (= 810)

saec. XIV

Codices Tricliniani T Ta Tm Te Tr

Paris. gr. 2711

saec. XIV in. — med.

Marc. gr. Z 470 saec. XV med. Mod. Est. a. T. 9.2 saec. XV med. Neap. II F 34 saec. XV ex. - XVI in. consensus Triclinianorum codicum

cod. A post correctionem cod. A ante correctionem

varia lectio vel correctio plerumque s.l. signo γρ(άφεται) finis versus

praeposito

finis strofae hiatus

libera, quae dicitur, responsio in antistropha muta cum liquida positionem faciens metrum acephalum metrum catalecticum metrum acephalum et catalecticum 19

ianA

ia hypercat x X metr. Tricl.

{}

metrum brachycatalectum metrum hypercatalectum scholia vetera scholia metrica Triclinii editoris supplementum verba quae editor delenda censet

20

ABBREVIAZIONI adon an anacr aristoph ascl'i ba cho cr dim?

METRICHE* adonio anapesto anacreontico

aristofanio

asclepiadeo minore baccheo coriambo cretico

dimetro polischematico docmio

enoplio χπύυ- a X-uvuTuT2

en”

glyc

gliconeo

hem®

hemiepes maschile

hemiascl

emiasclepiadeo

hipp

ipponatteo

hypodo

ipodocmio

ia

giambo ionico 4 maiore ionico 4 minore itifallico lecizio molosso

107

ioni ithyph

lecyth mol pacon palim parthen pher

phal

peone palimbaccheo parteneo ferecrateo faleceo

# Per le sigle cfr. Gentili-Lomiento 2003.

prassilleo prosodiaco X- vu X-uvuTtut

reiziano -U-

ut uv

telesilleo

22

STRUTTURA METRICA DELL'ANTIGONE Prologo: 1-99

trimetri giambici Parodo: 100-154 strofe α΄: 100-1094

dimetri anapestici: 110-116 antistrofe α΄: 117-126 dimetri anapestici: 127-133 strofe β΄: 134-140

dimetri anapestici: 141-147 antistrofe β΄: 148-154 dimetri anapestici: 155-161 Primo episodio: 162-331

trimetri giambici Primo stasimo: 332-337

strofe α΄: 332-341 antistrofe strofe β΄: antistrofe Secondo episodio:

α΄: 342-352 353-364 β΄: 365-375 376-581

dimetri anapestici: 376-383 trimetri giambici: 384-525 dimetri anapestici: 526-530 trimetri giambici: 531-581 Secondo stasimo: 583-625a strofe α΄: 583-593 antistrofe a‘: 504-603 strofe β΄: 604-614a

antistrofe β΄: 615-625a

Terzo episodio: 626-780 dimetri anapestici: 626-630 trimetri giambici: 631-780 Terzo stasimo: 781-882

strofe α΄: 781-790 23

antistrofe α΄: 791-800 dimetri anapestici: 801-805

strofe β΄: 806-816

dimetri anapestici: 817-822 antistrofe β΄: 823-833

dimetri anapestici: 834-838 strofe γ΄: 839-856 antistrofe γ΄: 858-875

epodo: 876-882 Quarto episodio: 883-943

trimetri giambici: 883-928 dimetri anapestici: 929-943 Quarto stasimo: 944-987

strofe α΄: 044-054 antistrofe α΄: 955-965 strofe β΄: 968-978 antistrofe β΄: 979-987 Quinto episodio: 988-1114

trimetri giambici Quinto stasimo: 1115-1154

strofe α΄: 1115-1125 antistrofe α΄: 1126-1136

strofe β΄: 1137-1145 antistrofe β΄: 1146-1154 Esodo: 1155-1353 trimetri giambici: 1155-1256

dimetri anapestici: 1257-1260 commo:

1261-1347

strofe α΄; 1261-1269 trimetro giambico: 1270 strofe β΄: 1271-1276 trimetri giambici: 1277-1283

antistrofe α΄: 1284-1292 trimetro giambico: 1293 antistrofe β΄: 1294-1299/1300 trimetri giambici: 1301-1305 strofe γ΄: 1306-1311 trimetri giambici: 1312-1316

strofe δ΄: 1317-1325 trimetri giambici: 1326-1327

24

antistrofe γ΄: 1328-1333 trimetri giambici: 1334-1338 antistrofe è‘: 1339 /1340-1347

dimetri anapestici: 1348-1353

25

PARODO 100-1094 str. a’

ne

ἀχτὶς

3231

ἀελίου,

τὸ

=

117-126

Sr

χάλ-

λιστον ἑπταπύλῳ φανὲν Θήβα τῶν πρότερον φάος, ἐφάνϑης ποτ᾽, ὦ χρυσέας duéoac βλέφαρον, ὁ Διρχαίων ὑπὲρ ΜΝ Ν ῥεέθρων μολοῦσα, x ; ; , τὸν λεύχκασπιν ᾿Αργόϑεν ϑφῶτα, βάντα πανσαγίᾳ ; ; 2 4 φυγάδα πρόδρομον, ὀξυτόρῳ " x χινήσασα χαλινῷ.

100 101

105

1098

100 ἀελίοιο Α 102 πρότερον codd.: IT(v. 109a), L A, K, A, V ΖΡ, Tr A: προτέρων rell. 107 ἀργόϑεν LAKAVZp: ἀργόϑε πρὶν Tr, ἀπ᾿ ἀργόϑεν Erfurdt, ᾿Απιόϑεν Ahrens, ἀργέζον Boeckh, ἀργογενὴ Wolff, Ἰναχόϑεν

Mekler ant. α΄

109 ὀξυτέρῳ KAVZp στὰς δ᾽ ὑπὲρ μελάϑρων φονίαισιν ἀμφιχανὼν κύκλῳ Ξλόγχαις ἐπτάπυλον στόμα ἔβα πρίν rod ἁμετέρων αἱμάτων γένυσιν 6 sul . πλησϑῆναί «ς» χαὶ στεφάνωμα πύργων 5 0 > πευχάενϑ᾽ Ἥφαιστον ἑλεῖν’ ϑτοῖος ἀμφὶ vet’ ἐτάϑη πάταγος Αρεος ἀντιπάλῳ δυσχείρωμα δράκοντος:

118 120

1248 125

codd.: II(vv. 117-123), L A, K, A, V ΖΡ, Tr 117-118 φονίαισιν LAAZp: φονῷῶσιν K*, φοναῖσιν KP, φοινίαισιν VII, φονώσαισιν Bothe 122 te suppl. Tr 126 δράκοντος V: δράκοντι rell.

27

100/117 101/118 102/119 103/120

—Z-

uv (S)u-uu-v5-00 ὑππύυπυυ-

glyc glyc (-teles) glyc dimP

104/121 105/122 106/123 107/124

πύπυυSo NE ES #50

hemiascl I do reiz? AdimP

108/124a

"-πυπύυπυυ-

dimP

109/125 1094 7126

1-3 1-2

υυυυυυττως: πππυυ--}

dim? pher

117-119 / φονίαισιν - ἑπτάπυλονἡ V 100-101 τὸ xdA-/LAA: coniungunt KVZp

1

117 goviar-/ ego: povi-/ LAAZPTr,

2 34

116) - μελάϑρων V 118 / ἀμφιχανὼν Zp* (-arorv omisso), / τ-αισιν ZpP° 119-120 / στόμα - ἁμετέρων V

455 5-7

103-104 coniungunt VZp 121-123 coniungit V

5-6 6-8 6-7 8

121-122 coniungit Zp 105-107 / διρκαίων - τὸν) 105-106 coniungit Zp 107 ἀργόϑε πρὶν) Tr

8-9

107-108 / λεύκασπιν - ravoayia/ 124-124a coniungit V

10-11

109-109a / φυγάδα - κινήσασα) V

11

125-126 coniungit V 109a / χαλινῷ - πολυνεέκης (v. 110)/ V

28

go-/K, / ξύν 9° ἱπποκόμοις (v.

V

Colometria

cc. 1-2: La lezione

φονίαισιν

ai vv. 117-118 (c. 1), riportata dai ma-

noscritti più antichi (Le A seguiti da A e V) e che sembra essere quella genuina, dà luogo ad un interessante problema di responsione. Nella strofe, infatti, troviamo un regolare gliconeo che termina con un giambo (ἀκτὶς

ἀελίου

τὸ

xdi-

—u-uu-v-)

e nell’antistrofe, se-

guendo la divisione colometrica dei codici ( povi-/), un improbabile gliconeo chiuso da due brevi (στὰς δ᾽ ὑπὲρ μελάϑρων φονί- -ὦ συ που) in sinafia verbale.” Per poter conservare φονίαισιν è necessario intervenire sulla colometria del passo,” facendo terminare il

primo colon dell’antistrofe a poviar-/(e non a povi-/)" ed ipotizzando la sinizesi tra ed ar. Tale intervento comporta una responsione libera al colon 2, dal momento

che al gliconeo

-λιστον ἑπταπύλῳ φανέν ue) -σιν ἀμφιχανὼν κύχλῳ v— vu),

della strofe

(v. 101

risponde un telesilleo (v. 118

cc. 3-6, 11:

χκινησασα χαλι ον cp

αμετεραί

ορϑεις vixcol οἕεα κλαζων αἱ ὧν ὑπερεπταί Rev

yLovi |

2° Cfr. Itsumi 1984, pp. 66 e 75-78; Gentili-Lomiento 2003, p. 155 ss. À proposito di un gliconeo chiuso da due brevi cfr. Tessier 1997, pp. 312-315 in cui si discute il caso di Soph. Phil. 184 στικτῶν À λασίων μετά (---vv-vv) e si difende la lezione μετὰ contro le correzioni moderne (cfr. uét ἣ di Hermann, pet ὧν di Burges, μέσῳ di Meineke, πέλας di Lehrs) che mirano a ripristinare una lunga in fine di colon. Bisogna sottolineare che il v. 184 risponde nella strofe al v. 173 νοσεῖ μὲν νόσον ἀγρίαν (—-vv—v+) e, dunque, lo schema generale del colon è "——vv—v® con brevis in longo finale.

2 Cfr. Giannachi 2010. 24 L'errore colometrico, evidentemente d’archetipo, potrebbe essere stato provocato dalla confusione di uno scriba nel tagliare la parola in questione dopo la prima occorrenza della lettera iota (govi-), anziché dopo la seconda (φονίαι-). Parliamo in questo caso di sinizesi e non di consonantizzazione di iota, dal momento che l’esito vocalico del fenomeno è di una sillaba lunga e non breve (cfr. Gentili-Lomiento 2003, PP. 24-25). # Per responsioni dello stesso tipo cfr. Eur. El. 120-135 in cui ad un gliconeo acefalo (telesilleo) della strofe risponde uno intero nell’antistrofe; Heracl. 355-364 in cui troviamo, secondo la colometria dei codici L e B la responsione npher-pher ed Heracl. 770-777 dove troviamo la responsione hipp=glyc (cfr. Fileni 2006, pp. 43-51 € 67-77).

29

] k Ie Lo ὑελαϑοί aupryavov xf ] ς entamviov στί..]α J ποϑ ἀμετερὼν Jov γενυσιν

var και Ἰνῳμί P Oxy. 3686, pur nella sua frammentarietà, ci offre alcuni dati colometrici utili e cioè l’inizio di colon a κινήσασα (c. 11)” nella strofe e la fine di colon a στ[όμα (c. 3), ἁμετέρων (c. 4), γένυσιν (c. 5) e καί (ὦ 6) nell’antistrofe. L'assetto colometrico di II è confermato da L, A, K, A, Tr ed in parte ΖΡ. cc. 7-10: per questi cola si segue la sistemazione offerta da L, A, K

ed A che riportano perfetta responsione tra le due parti della coppia strofica. Il codice V presenta in generale una colometria molto corrotta, con frequenti accorpamenti di due cola sullo stesso rigo e l’obliterazione dei corretti confini di fine strofe ed inizio antistrofe. Zp, benché meno interessato da corruttele colometriche, per quattro volte in questa diade unisce due cola sullo stesso rigo (str.: cc. 1-2, 4-5, 67; ant.: cc. 5-6). La colometria di Demetrio Triclinio

cc. 1-2: Ai cc. 1-2 Triclinio accetta nell’antistrofe la lezione φοινίαισιν che trovava in un ramo

della tradizione, visto che è attestata anche

dal codice V. Egli interpreta il c. 1 come ἀντισπαστικὸν γλυκώνειον δίμετρον duatdAnatov:

ἐκ διτροχαίου καὶ διϊάμβου.3È chiaro che

la scansione e l’analisi di Triclinio si riferiscono solo alla prima occorrenza della strofe (ἀκτὶς

ἀελίου

τὸ xdi- -ΟηαἾ οὐ --ὖὦ --ὐ, La scelta

di Triclinio non pare ammissibile dal momento che la lezione φοινί6 27 colon prime 28

Cfr. Cockle 1984, p.121, Daris 2003, pp. 92 e 96 e Giannachi 2010, pp. 31-33 € 39. In questo caso, oltre all’inizio, possiamo ricavare con certezza anche la fine di a χαλινῷ dal momento che al rigo successivo il margine sinistro è integro e le parole sono ὃν ἐφ᾽ ἁμετέρᾳ (v. 110). Cfr. X metr. Tricl. 71, 10-12 Tessier.

30

comporterebbe la presenza di brevis in longo in tempo forte nell’ultima sillaba del gliconeo, in un caso, però, di sinafia verbale.

c. 6: Nei manoscritti il docmio della strofe (διρκαίων ὑπέρ ---